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Bologna. Spunta (a carico del Rettore, per presunto abuso di potere)
un nuovo caso "PAM" (titolo di "Professore dell'Alma Mater"),
dopo il "flop" dei "professori emeriti" a Giurisprudenza
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UN COLLEGA, DOPO LE
DIMISSIONI ANTICIPATE DI DUE ANNI,
AVEVA FATTO REGOLARE DOMANDA DEL TITOLO DI PAM |
FATTO. Un nostro Collega, il prof. P.L.P.,
ordinario di matematica, classe 1943, oltre 40 anni di servizio in varie Facoltà
dell'Ateneo (da molti anni a Ingegneria) aveva presentato domanda (febbraio 2011) di
riconoscimento del titolo onorario di professore dell'Alma Mater (divenuta
"PAM"), di cui è presupposto la cessazione dal servizio, in anticipo di più di
due anni rispetto al pensionamento per limiti di età (prima 70 anni+2, oggi 70 anni, dal
19 gennaio 2011, avendo la legge Gelmini abolito il biennio dopo i 70 anni).
FONTI GIURIDICHE. La delibera fondamentale
del Senato Accademico è del 28 feb. 2010 (di seguito ripotata).
Segue una delibera del Senato, del 28 giugno 2011, per
"rivedere il criterio di determinazione della durata della qualifica onoraria di
"Professore e Ricercatore dell'Alma Mater" in seguito all'abolizione, prevista
dall'art. 25 della L. 240/2010 (cd. Riforma Gelmini), della possibilità di presentare
l'istanza di permanenza in servizio ai sensi dell'art. 16 del D. Lgs. 503/1992 da parte
del personale docente e ricercatore". Segue infine una delibera del 13
dic. 2011 per "Individuare il termine di cessazione dal servizio per volontarie
dimissioni del personale docente che presenta la domanda di "Professore dell'Alma
Mater".
Come si legge nella delibera fondamentale, per il riconoscimento del
titolo non è sufficiente il requisito della rinuncia all'ultimo biennio di servizio, ma
è anche disposto (si veggano le ultime righe della delibera del 28.2.2010) ,
relativamente alla domanda del dimissionario, che : "La
valutazione delle richieste compete al Magnifico Rettore che, sentiti anche i responsabili
delle strutture coinvolte, decide sulla base dell'apprezzamento degli alti meriti
scientifici del richiedente o delle rilevanti benemerenze accademiche acquisite nel corso
della carriera".
NEL MERITO, a fronte della "richiesta", il
rettore ha risposto NO (unica risposta del Rettorato). Clicca su Lettera.
Come si può leggere, essa è motivata:
1) dalla difficoltà di dargli (in aggiunta al titolo)
attrezzature e spazi (si tratta di un matematico, e quindi non si direbbe abbisogni di
grosse attrezzature, servendogli poco più di un PC e programmi matematici - NdR);
2) dà una attenzione al fare spazio ai giovani (ma egli occupa una
stanzetta, in locali notoriamente semivuoti);
3) dalla opportunità di stringere sui requisiti per il
riconoscimento, in analogia a quanto fatto per l'Emeritato.
Riportandoci adesso alla delibera del Senato, si trova che il Rettore
deve decidere unicamente per meriti scientifici, dopo aver "sentiti anche i
responsabili delle strutture coinvolte".
Come si ben notare, tornando di nuovo alla lettera del Rettore, in
essa non solo non "consta" il parere delle strutture coinvolte, ma i motivi
addotti non sono pertinenti ai motivi adducibili in base alla delibera del Senato.
Se si potesse sostenere che il Rettore ha motivato il NO con le
ragioni di cui alla delibera del Senato, si potrebbe solo contestargli di avere omesso il
parere dei competenti, pur se rimane una perplessità nel fatto che egli è un latinista,
mentre il richiedente è un matematico.
Tuttavia, le cose non stanno così. Egli ha motivato con
ragioni, che non sono quelle di cui alla delibera del Senato, e quindi con motivazioni
inammissibili, sul piano ufficiale.
Si nota, infine, che la lettera, per il carattere come è
espressa, pare più un fatto personale del rettore, che una comunicazione ufficiale,
preparata dagli Uffici dell'Amministrazione, contro la quale il richiedente possa
ricorrere alla magistratura amministrativa.
Last not not least: non vorrei che si arrivasse, nel
nostro Ateneo, ai tempi delle monarchie assolute, quando i titoli erano distribuiti dal Re
per il controllo del consenso. Non siamo (credo) a questo punto. Ma la strada è quella.
N. LUCIANI |
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Delibera Senato
Accademico 23 febbraio 2010
RICONOSCIMENTO DELLA
QUALIFICA DI PROFESSORE DELLALMA MATER
O RICERCATORE DELLALMA MATER
Il Magnifico Rettore informa i Senatori che il
documento che viene sottoposto alla loro attenzione (che ha registrato lunanime
consenso in sede di Giunta nella seduta di ieri) rappresenta, allesito della
approfondita istruttoria svolta, un opportuno bilanciamento delle istanze volte da un lato
ad un equo riconoscimento, allatto del collocamento a riposo, degli alti meriti
scientifici e benemerenze accademiche acquisite dai docenti nel corso della loro carriera
lavorativa e dallaltro ad incentivare il necessario ricambio generazionale nei ruoli
universitari a favore dei più giovani. Chiarita la ratio dellintervento, che va
nella direzione di non disperdere i saperi dei docenti prossimi al collocamento a riposo,
ne illustra i contenuti più qualificanti (per la cui disamina di merito si fa rinvio al
documento che fa parte integrante della presente delibera).
Si tratta del primo atto promosso
dalla Giunta nel contesto di un più articolato piano di interventi allo studio che
riguardano lintero arco della carriera dei docenti, per valorizzarne competenze ed
esperienze e rafforzarne il senso di appartenenza allistituzione universitaria.
Dopo aver dato lettura della missiva a sua firma con la quale oggi stesso provvederà a
darne notizia a tutto il personale docente e ricercatore, e resi ai Senatori i primi
chiarimenti su alcune parti di testo, comunica che saranno a breve predisposte dai
competenti Uffici le linee guida di carattere tecnico operativo che consentiranno di
definire con puntualità ogni profilo procedurale e di dettaglio.
Il Senato Accademico in forma unanime, preso atto del favorevole parere
espresso dalla Giunta di Ateneo, condividendo lo spirito della proposta e le sue
finalità, approva il documento di seguito trascritto avente ad oggetto Riconoscimento della qualifica di professore
dellalma mater o ricercatore dellalma mater :
I docenti e ricercatori rappresentano un patrimonio che va riconosciuto e
valorizzato a partire dal loro ingresso fino alluscita dai ruoli e oltre.
In tal senso è importante che lAteneo assuma unesplicita ottica di
valorizzazione delle esperienze e dei risultati del personale docente e ricercatore
durante lintero arco di vita accademica, creando le condizioni che facilitino il
conseguimento degli obiettivi scientifici, culturali e didattici delle persone e offrendo
i giusti riconoscimenti per il lavoro svolto, per il coinvolgimento personale nella vita
universitaria e per limpegno volto a conseguire le finalità dellAteneo.
Il presente atto costituisce un primo intervento di valorizzazione del personale docente e
ricercatore che risponda alla necessità dellAteneo di comporre due diverse
esigenze:
riconoscere lesperienza del personale docente e
ricercatore che si sta avvicinando alla conclusione della carriera e la legittima
aspirazione a rimanere allinterno della comunità accademica per completare i propri
progetti di studio e ricerca;
favorire il ricambio generazionale per le progressioni di carriera e
per il reclutamento dei giovani studiosi.
A tal fine tutti i docenti attualmente in servizio di ruolo, che abbiano maturato il
requisito per il pensionamento di vecchiaia (per gli uomini dai 65 ai 70 anni, per le
donne dai 61 ai 70) e che abbiano proposto istanza di pensionamento, nellanno
precedente alla data di effettiva cessazione dal servizio possono fare richiesta di
riconoscimento della qualifica di Professore
dellAlma Mater o Ricercatore dellAlma Mater. In caso di
accoglimento dellistanza, tale qualifica avrà decorrenza dal giorno successivo alla
data di effettiva cessazione.
[In via transitoria possono fare richiesta di riconoscimento
della qualifica anche i docenti e ricercatori che abbiano presentato istanza di biennio di
trattenimento in servizio, previa rinuncia alla medesima. ] .
I ricercatori possono presentare listanza nellanno
precedente la data di cessazione del servizio. Il riconoscimento della qualifica di
Professore dellAlma Mater o Ricercatore dellAlma Mater
è disposto per il periodo di tempo massimo di permanenza in ruolo comprensivo del biennio
di trattenimento in servizio.
Oltre a mantenere la posta elettronica istituzionale, comparire nel
portale di Ateneo con indicazione della qualifica di Professore o Ricercatore
dellAlma Mater, accedere alle risorse bibliografiche on-line e accedere alla
rete wireless Almawi-fi di Ateneo, il riconoscimento della qualifica comporta la
possibilità di:
- continuare la ricerca scientifica usufruendo di adeguati spazi di lavoro e
della copertura assicurativa per infortuni e responsabilità civile;
- collaborare a titolo gratuito alle attività di didattica e ricerca delle
strutture di riferimento nonché ad altre iniziative in coordinamento con i responsabili
delle strutture stesse.
Resta ferma la possibilità, secondo la normativa in materia, di
accedere a contratti di insegnamento previsti dagli ordinamenti didattici delle Facoltà
e/o a contratti di collaborazione con il Dipartimento. La qualifica non consente,
ovviamente, lassunzione di incarichi di responsabilità istituzionale o gestionale o
la partecipazione ad organi e collegi per i quali la legge preveda la posizione di
professore in servizio.
La valutazione delle richieste
compete al Magnifico Rettore che, sentiti anche i responsabili delle strutture coinvolte,
decide sulla base dellapprezzamento degli alti
meriti scientifici del richiedente o delle rilevanti benemerenze accademiche acquisite nel
corso della carriera. |

Marco Merafina
Coordinatore
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NUOVE PRESE DI POSIZIONE
PER LEVARE IL TAPPO DELLA LEGGE GELMINI SULL'UNIVERSITA
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Luciano Modica
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Dal CNRU
Comitato Nazionale Ricercatori Universitari
COMUNICATO
CONSIDERATO che la legge di Legge di Stabilita' (del 13 dicembre 2010, n. 220, all'Art.1
comma 24) ha approvato un piano straordinario per la chiamata di professori di seconda
fascia per ciascuno degli anni 2011-2016 a incremento del F.F.O. delle universita' e che
tali fondi di reclutamento straordinario sono determinati in deroga al turn-over, al
vincolo della distribuzione dei punti organico nelle diverse percentuali e al vincolo del
90% del rapporto AF/FFO;
- CONSIDERATO che lo stanziamento di questi fondi ha rappresentato l'unica risposta del
Governo alla mobilitazione di tutti i Ricercatori durante i giorni dell'approvazione della
Riforma che, occorre ricordarlo, fu approvata soprattutto perche' prevedeva lo
stanziamento dei fondi per il piano di reclutamento straordinario e per gli scatti
meritocratici;
- VISTO che il decreto per l'utilizzo delle risorse destinate al piano straordinario per
la chiamata di professori di seconda fascia a oggi (12.12.2011) non e' ancora stato
approvato;
- CONSIDERATO che i concorsi per la II fascia sono fermi dal 2008;
- VISTO che al 12.12.2011 non e' ancora stato approvato il decreto per le abilitazioni e
che questa carenza di fatto impedisce un pieno utilizzo delle risorse destinate al piano
straordinario,
il Coordinamento Nazionale dei Ricercatori Universitari (CNRU)
CHIEDE
- che l'utilizzo delle risorse destinate al piano straordinario sia traslato di un anno,
vale a dire che siano spendibili a partire dal 2012 e fino al 2017, ovvero che la quota
spendibile per l'anno 2011 sia destinata solo agli idonei esterni di procedure per la
progressione a professore di II fascia, considerato che i concorsi della I e II sessione
2008 dovrebbero essere stati banditi con copertura finanziaria e nel rispetto delle
normative previgenti in termini di punti organico e turnover;
- che sia chiarito che, poiche' tale finanziamento e' integrativo alla quota di F.F.O.
destinata agli atenei, non deve essere utilizzato per la copertura delle chiamate previste
nella programmazione ordinaria;
- che il finanziamento straordinario sia utilizzabile da parte degli atenei solo dopo aver
utilizzato le risorse ordinarie individuate in fase di programmazione e definizione dei
punti organico per la II fascia;
- che, nel caso di utilizzo per la chiamata di Ricercatori interni all'ateneo, le risorse
risparmiate riconfluiscano nello stesso fondo straordinario e siano utilizzabili secondo
gli stessi vincoli;
- che l'utilizzo dell'assegnazione straordinaria sia vincolato a una programmazione
triennale degli organici che coinvolga tutte le componenti di ciascun ateneo e che sia
incentrata sulle esigenze di didattica e di ricerca. |
Importante
LETTERA APERTA
di LUCIANO MODICA
(già Presidente della CRUI, già SottoSegretario al MIUR)
al Ministro Profumo
"L'UNIVERSITA' DIMENTICATA "
Caro Ministro Profumo,
luniversità italiana vive da dieci anni una situazione sempre più
difficile.
Lei ne è una figura autorevole e non cè quindi bisogno di
illustrarle i dati oggettivi che sono reperibili in qualunque analisi internazionale
indipendente: una cronica carenza di finanziamenti, soprattutto per le infrastrutture e
per la ricerca; un carico contributivo sulle famiglie degli studenti tra i maggiori in
Europa; un drastico ridimensionamento numerico del personale docente e tecnico.
Sono tutti fattori che hanno indebolito lazione e la capacità
innovativa degli atenei italiani. Ma ancor più li ha indeboliti il furioso attacco
mediatico alla credibilità del sistema che, anche se giustamente motivato da gravi
episodi di malcostume da estirpare con decisione, ha finito col travolgere la fiducia
nellintera università.
Questa fiducia deve essere assolutamente ristabilita. E il primo
obiettivo politico di un Ministro che non si voglia trasformare nello spietato accusatore
dello stesso sistema che governa.
E un obiettivo per il quale ci sono tutti i presupposti.
Infatti la ricerca universitaria italiana dà ancora oggi risultati eccellenti su scala
internazionale, soprattutto se rapportati allesiguità dei finanziamenti e del
numero di ricercatori.
La formazione degli studenti, pur in presenza di problemi infrastrutturali e
organizzativi, è di ottimo livello se comparata con gli standard europei.
Il ruolo culturale, economico e sociale di ciascun ateneo nel suo
territorio è in costante crescita e permette di recuperare importanti spazi di sviluppo.
La dedizione al lavoro del personale universitario è, salvo eccezioni,
ammirevole nonostante che cominci a diffondersi scoramento.
Si tratta di un patrimonio nazionale che va difeso e
rafforzato, non svilito e disperso. Non cè del resto alcuna speranza di sviluppo
duraturo per un Paese che non ama la sua università.
E giusto che le chieda sempre i massimi risultati e la massima
trasparenza, ma anche che ne riconosca il ruolo cruciale. Servono dunque chiare
discontinuità rispetto al recente passato.
In questo momento di crisi non sarà facile reperire risorse
finanziarie che compensino i pesanti tagli già subiti o addirittura riportino il
finanziamento a crescere gradualmente verso le medie europee. I segnali di inversione di
rotta, forse limitati in termini finanziari, devono però essere forti in termini
politici.
Si ridia innanzitutto più autonomia e meno burocrazia agli
atenei e contemporaneamente si punti ad una valutazione stringente della qualità dei
risultati ottenuti, senza sconti e senza ritardi. La si smetta con lesasperato
centralismo dirigistico, col delirio dei prerequisiti numerici, con la confusione dei
ruoli negli organi di governo e di controllo del sistema.
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Le leggi potranno essere
modificate o abrogate nei loro aspetti meno condivisibili ma intanto vanno applicate in
forma non occhiuta né burocratica, attenti a incentivare le innovazioni e le pratiche
più efficaci per un miglioramento continuo, piuttosto che il cieco rispetto delle norme.
La ricerca universitaria va rivalutata perché costituisce
lossatura e la parte maggiore del sistema ricerca del Paese, oltre che il
presupposto per una formazione avanzata di buona qualità. Si privilegi la curiosità
innovativa e lavanzamento della conoscenza, in ogni campo. Si sostengano i progetti
di ricerca di interesse nazionale il cui finanziamento è sceso ai minimi storici, per
giunta in uno stato di perenne incertezza su tempi e regole, ma si riveda il meccanismo di
assegnazione dei finanziamenti con luso di metodologie e competenze internazionali
per eliminare i conflitti di interesse. Non si dimentichino le dotazioni infrastrutturali
universitarie, il cui capitolo sul bilancio statale è stato chiuso nel 2002 e mai più
riaperto.
Sono ormai al lumicino tanto che spesso le condizioni
logistiche di lavoro sono da terzo mondo e la strumentazione scientifica obsolescente.
Sulla didattica il Ministero, anche in vista della valutazione e
dellaccreditamento, monitori e indirizzi senza imposizioni burocratiche il passaggio
dalle facoltà ai dipartimenti per evitare che nei corsi di studio si indeboliscano la
progettazione culturale, soprattutto negli aspetti multidisciplinari, e
lorganizzazione.
Un altro settore in cui lItalia è paurosamente indietro è il
welfare studentesco, in particolare per il sostegno agli studenti capaci e meritevoli
provenienti da famiglie non abbienti.
Ne risultano ostacolate sia la mobilità sociale che quella
geografica, mentre diminuiscono gli immatricolati e non aumentano come dovrebbero le
percentuali di laureati sulla popolazione attiva. Occorre innanzitutto garantire i servizi
del diritto allo studio a tutti coloro che rientrano nei requisiti di reddito e merito per
le famiglie prive di mezzi.
Ma occorre intervenire, con prestazioni graduate rispetto alle
necessità, anche nei confronti di studenti meritevoli provenienti da famiglie con mezzi
ridotti. Non si dimentichi poi che tutti gli studenti hanno diritto ad avere gli strumenti
e le opportunità per una soddisfacente crescita personale, culturale e professionale, per
una rapida conquista dellindipendenza, per una compiuta cittadinanza attiva.
Occorre infine riaprire e regolarizzare sia il reclutamento di giovani
ricercatori e professori di talento, sia le progressioni di carriera per coloro che lo
meritano. Il sistema è bloccato da anni, la sua fluida regolarità è un miraggio.
Con le ultime leggi i giovani hanno visto aumentare sempre più
letà dingresso nei ruoli universitari. Così molti hanno rinunciato a questa
carriera o hanno accettato offerte di lavoro allestero. Si sciolgano almeno le
incertezze delle nuove procedure concorsuali, semplificandole e accelerandole sia per i
professori che per i ricercatori a tempo determinato, lasciando la funzione meritocratica
alla valutazione ex post piuttosto che a intricate regole ex ante. Sono punti su cui è
possibile registrare concordia e consenso ampi. Auguri di buon lavoro! Luciano
Modica |
Fonte: Europa, 9 dicembre
2011 |
Bologna, " Laboratorio Urbano * "
di Paola Bonora, Raffaella Lamberti, Cesare Minghini, Walter
Vitali, Ivana Calvi, Chiara Sebastiani, Vando Borghi,
Lorenza Maluccelli, Giuseppe Scandurra, Piergiorgio Rocchi, Sergio Bonora, Marzia Vaccari,
Giorgia Boldrini, Mauro Felicori, Maurizio Sobrero, Andrea Margelli,
Leonardo Setti, Silvia Zamboni, Cristina Brasili, Silvano Bertini, Daniele Dieci |

Maurizio Sobrero
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DOCUMENTO SULL'UNIVERSITA'
di Maurizio Sobrero * e Walter Vitali **
Illustrato dal Prof.
Sobrero, all'Archiginnasio,
Bologna, venerdì 4 novembre 2011.
Presenti: il Rettore Ivano Dionigi e il Sindaco
Virginio Merola.
Presidenza di Raffaella Lamberti |
Walter Vitali
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| * M. Sobrero, Membro della Giunta, Univ. di
Bologna |
** W.Vitali, Senatore del Partito Democratico |
M. Sobrero - W. Vitali, Documento
sull'università
Sommario: 1 . Il rapporto tra città, università e innovazione
nella società della conoscenza - 2. Università. Il lungo iter parlamentare - 3. Le
politiche per l'innovazione - 4. Uno sguardo oltre confine - 5. Alcune proposte.STRALCIO.
Per il testo intero, clicca su:Laboratorio Urrbano
LE PRPOSTE. Le università, la ricerca e l'innovazione
devono essere considerate al pari dell'occupazione, del welfare e dei trasporti, ossia
problemi che interessano le città e la cittadinanza nel loro insieme, non solo questioni
per addetti ai lavori. Le vicende finanziarie e legislative che le riguardano sono un
problema di tutti, poiché da esse dipende la nostra capacità di uscire dalla crisi. Le
comunità cittadine non possono rimanere indifferenti se viene sprecato un patrimonio di
saperi e di opportunità che appartiene a tutta la comunità. Dalle città deve venire
pertanto un forte impulso ad una politica nazionale in materia, superando l'estraneità e
la sostanziale indifferenza delle comunità cittadine per questi temi. E' un compito che
spetta agli amministratori locali e regionali, ai rappresentanti della società
organizzata, ma anche ai mezzi di informazione e alle espressioni diffuse della
cittadinanza attiva. Tutto questo è ancor più vero in una situazione di drammatica crisi
finanziaria come quella che stiamo vivendo.
E' significativo che, mentre si discute di deficit, di debito, di
infrastrutture, di semplificazione per le imprese e di pensioni, non si parli invece di
università e di ricerca. Non lo fa il governo, ma non lo fanno nemmeno le opposizioni e
le parti sociali. Non se ne parla nemmeno in relazione alle politiche per la crescita e lo
sviluppo economico, quando invece ne sarebbero i fattori trainanti fondamentali. I nostri
giovani hanno davanti a loro un futuro peggiore di quello dei loro genitori, e questo
alimenta la protesta mondiale nei confronti di un'economia sempre più prigioniera della
finanza. In Italia il tasso di disoccupazione giovanile tra i 18 e i 29 anni sfiora il
30%. L'ingresso nel mercato del lavoro avviene tardi, soprattutto in forme precarie e con
salari di ingresso bassi, costringendo i giovani a stare a lungo con la famiglia di
origine.
Tutto questo costituisce un fattore formidabile di depressione della
crescita e dello sviluppo. L'investimento in università, ricerca e innovazione è il
contributo maggiore che( si possa dare al futuro delle nuove generazioni.
Chi sente di avere una responsabilità di qualunque tipo verso la comunità
alla quale appartiene non può dimenticarselo, perché non rimane più molto tempo: o
tentiamo ora di riagganciare il treno dello sviluppo, che si sta visibilmente allontanando
da noi, oppure sarà troppo tardi. Siamo consapevoli che le proposte che avanziamo
rappresentano una scelta forte di priorità che la politica nazionale finora non ha avuto
né la capacità né il coraggio di compiere. Ma stiamo vivendo insieme all'Europa un
momento di grande difficoltà, ed è in momenti come questi che un paese può trovare le
energie per risorgere. |
N. Luciani, Breve nota introduttiva
1.- Il Documento è stato illustrato dal prof. Maurizio Sobrero, ma senza
potere arrivare alle "proposte". Qui le riprendiamo. Esso :
- dopo un atto di fede nell'Università
(perchè dà, "alla umanità, sviluppo culturale, scientifico e tecnico");
- e aver illustrato otto " indiscutibili
criticità" (e altro) dell'università italiana, consistenti in :
un numero di laureati inferiore rispetto a quanto accade in altri
paesi comparabili con il nostro;
un costo complessivo tutt'altro che contenuto in rapporto ai
risultati;
servizi per i docenti e gli studenti generalmente peggiori; forti
disparità territoriali nonostante la permanenza del valore legale del titolo di studio;
inefficienze marcate ed iniquità nei processi di reclutamento del personale
docente e ricercatore;
scarsa chiarezza su responsabilità e meriti;
forti inefficienze gestionalì chiaramente visibili da numerosi casi di
sostanziale dissesto finanziario;
una proliferazione di particolarismi e localismi privi di un reale
radicamento con gli sbocchi professionali offerti;
- conclude con 8 proposte risolutive
(vedi a fianco).
2.- Nel documento si rileva che tutte le università italiane sono
molto indietro nella graduatoria mondiale ma che Bologna è quella relativamente più su.
Direi che la diagnosi è grosso modo quella del PD fino al momento
dell'approvazione della legge Gelmini in Senato (28 luglio 2010), tutto d'amore con la
diagnosi e terapia del Governo ( fino al ribaltone di posizione del PD alla Camera, sulla
spinta di alcuni valorosi: Vassallo, Ghizzoni, ...). Direi anche che le proposte hanno
poco a che fare con la diagnosi ( grosso modo, etichette riprese da qua e là, senza
filtro critico). Ad es.:
- quelle statistiche internazionali sono fondate su dati statistici eterogenei (pur
se portanti le stesse denominazioni nei vari Paesi ), e quindi largamente meri esercizi
matematici .
- Vogliamo anche dare il tempo alle aree disagiate di far crescere, anche presso di
loro, delle università valide, di cui hanno vitale bisogno ? Ma qui è una
questione di risorse finanziarie, non di qualità dei professori. Infatti
la differenza qualitativa di un professore del Nord non può essere gran che diversa da
quella di uno del Sud, perchè le selezioni sono state controllate da Associazioni
nazionali di professori dei settori disciplinari.
- quella distinzione tra università virtuose e non virtuose (da premiare le une e
punire le altre) è fondata su parametri fatti con statistiche, a volte vecchie di 5 anni
.
- quei dati sul numero dei professori e degli studenti non portano a ritenere
eccessivo il numero dei professori in Italia. Infatti, da essi si trae che c'è 1
professore ogni 55 studenti; e (aggiungendo i ricercatori) 1 docente ogni 31 studenti. La
media OCSE (2007) era 1 professore ogni 15,8 studenti (OCSE, Education at a glance).
Ma andiamo alle proposte. Sono valide autonomamente, perchè sorette da un
"comune sentire". NL |
Le nostre proposte si rivolgono a interlocutori
istituzionali diversi, a seconda del loro ambito, e possono far parte di un pacchetto che
le città si impegnano a praticare nel proprio contesto urbano e territoriale e a
sottoporre a Governo e Parlamento, anche in vista dei prossimi provvedimenti da assumere
in materia economica. Esse riguardano: 1. la necessità
di puntare sulla formazione del capitale umano. La società della conoscenza e
dell'innovazione non nasce per caso, ma dall'intelligenza e dal sapere delle persone.
Investire in istruzione significa creare le basi per poter ottenere dei frutti collettivi
da queste intelligenze e da questi saperi. Ciò passa certamente attraverso investimenti
nel corpo insegnante e nelle infrastrutture, ma anche attraverso il sostegno costante ai
capaci e meritevoli, così come previsto dall'articolo 34 della Costituzione. Per
realizzare politiche per l'università e l'innovazione, dunque, è necessario smettere di
pensare solo alla ricerca e allo sfruttamento commerciale come monadi splendidamente
isolate dal contesto e reintepretare in chiave moderna il concetto di sviluppo e di
welfare basato sul sapere e l'innovazione;
2. il finanziamento di nuovi campus universitari in dieci
atenei di qualità, per consentire loro di collocarsi ai primi posti nelle classifiche
internazionali. Secondo alcune stime attendibili, se la revisione della spesa delle
amministrazioni dello Stato (spending review) che è stata inserita nella legge di
conversione del decreto di agosto, la n. 148 del 2011, fosse compiuta seriamente, in tempi
relativamente brevi si potrebbero produrre risparmi ricorrenti pari a 5-10 miliardi di
euro l'anno. Basti pensare che la spesa per beni e servizi dei ministeri è aumentata del
18% dal 2008 al 2010. Altre stime valutano in circa 5 miliardi l'anno, da destinare alla
riduzione del debito, il possibile ricavato di un piano efficace di dismissioni
patrimoniali. C'è quindi la possibilità, se si assume questa priorità nella politica
nazionale, di destinare 1 miliardo di euro all'anno una tantum nel quinquennio 2012-2016,
la metà di quello che ha stanziato la Francia, al finanziamento di nuovi campus
universitari in dieci atenei di qualità che presentino progetti valutati da una
commissione formata da esperti di fama internazionale. Per accedere a tale finanziamento
di 500 milioni di euro per ognuno dei dieci atenei, i progetti devono riguardare lo
sviluppo dell'edilizia destinata alla didattica, l'adeguamento delle strutture per la
ricerca e il trasferimento tecnologico verso le imprese (Parchi tecnologici, tecnopoli,
incubatori per le start-up), l'incremento della dotazione di alloggi per studenti, docenti
e ricercatori, la realizzazione di strutture destinate alle attività culturali,
ricreative e sportive. Gli atenei richiedenti devono necessariamente corrispondere a
parametri di qualità certificati dall'ANVUR, l'Agenzia nazionale di valutazione del
sistema universitario e della ricerca, e devono proporsi l'aggregazione di più
università della stessa regione. I nuovi comparti di sviluppo universitario avrebbero
effetti benefici sulle città nel loro complesso, creando nuovi poli di attrattività
internazionale, di circolazione di idee e di persone destinate ad arricchire la vitalità
della comunità urbana in ogni campo;
3. la stabilità del FFO per il funzionamento ordinario delle
università, con un incremento programmato nel decennio 2012-2021 sia per avvicinare la
spesa italiana alla media OCSE, sia per far fronte ai costi dei nuovi campus. Nello stesso
arco temporale, la quota distribuita agli atenei in base alla spesa storica deve
progressivamente esaurirsi e tutto l'FFO deve essere distribuito in base agli indicatori
di qualità della didattica e della ricerca;
4. l'incremento programmato nel decennio 2012-2021 del fondo da
ripartire tra le regioni per la concessione dei prestiti d'onore e l'erogazione delle
borse di studio per studenti, elevando dal 20% al 25% la quota massima delle loro
contribuzioni, con il vincolo di assegnare almeno il 50% dei maggiori introiti ai servizi
per gli studenti e alle borse di studio per i meritevoli;
5. la considerazione delle persone e delle comunità
universitarie come potenziale inespresso per lo sviluppo delle città. Nelle università
non ci sono solo le comunità studentesche che consumano e delle quali si continua a
vedere prevalentemente il contributo economico al territorio. Gli atenei sono datori di
lavoro sia per il personale docente e ricercatore, sia per quello tecnico e
amministrativo, a cui vanno aggiunti i titolari delle diverse tipologie di contratto di
lavoro a tempo determinato, come gli assegnisti e i borsisti di ricerca e, con la legge
del 2010, i ricercatori stessi. Queste comunità esprimono una domanda tipica delle
popolazioni giovanili (momenti di aggregazione culturale, luoghi e occasioni di incontro,
servizi ricreativi e sportivi) e di altre classi di età, in modo particolare per quanto
riguarda i servizi per l'infanzia e per la scuola, insieme a tutte le forme di sostegno
per le donne che lavorano. In una prospettiva di crescente mobilità studentesca e di
internazionalizzazione delle università, i docenti e i ricercatori che vi si recano
temporaneamente hanno le stesse esigenze del personale qualificato di cui le imprese hanno
bisogno. Ma le università possono anche essere un integratore di servizi culturali
avanzati unico nel loro genere. Ciò vale per i loro sistemi museali e bibliotecari al
servizio della didattica delle scuole cittadine, per il loro ruolo nei piani di marketing
territoriale, per l'apertura alla cittadinanza delle loro attività attraverso specifiche
iniziative formative e per il contributo che studenti e docenti possono dare alla
vitalità della scena culturale delle rispettive città;
6. la realizzazione di programmi urbanistici per lo sviluppo
delle università, con i relativi servizi per gli studenti e il personale. In tutte le
città vanno promosse verifiche sullo stato di attuazione dei programmi di edilizia
universitaria, anche al fine di predisporre i progetti per i dieci campus di livello
europeo e mondiale. A Bologna, per esempio, il primo Protocollo di intesa tra università
e città è stato sottoscritto nel 1994 ed è stato successivamente aggiornato nel 1999 e
nel 2001. Le intese prevedono, fra l'altro, la realizzazione di nuovi comparti urbanistici
destinati all'università con residenze e servizi, ma non sono stati ancora realizzati,
nonostante il lungo tempo trascorso, a causa della mancanza dei finanziamenti statali. Al
momento il costo previsto degli investimenti nel loro complesso è di 250-300 milioni di
euro, posta una necessaria verifica circa l'adeguatezza delle previsioni in relazione a
un'università che deve raggiungere nuovi traguardi internazionali nei prossimi decenni ed
essere collocata nel contesto metropolitano e regionale, considerando anche tutte le
problematiche relative al pendolarismo e ai trasporti. Per quanto riguarda il mercato
delle abitazioni in affitto, va innanzitutto promossa una disciplina legislativa che
faccia emergere il nero ed incoraggi il ricorso a regolari contratti. Deve essere
incentivata la realizzazione di studentati e residenze per studenti e docenti, totalmente
o parzialmente sussidiate, attraverso interventi di social housing congiunti tra pubblico
e privato, forme di quasi mercato legate a progetti promossi da cooperative e sostegno
strutturale a progetti specifici direttamente gestiti dalle università. Si tratta di un
ambito particolarmente adatto a sperimentare forme evolute di partenariato tra pubblico e
privato, utilizzando anche l'evoluzione in questa direzione degli indirizzi dell'Unione
europea;
7. la valorizzazione della componente giovanile rappresentata
dalla comunità studentesca, in modo particolare per quanto riguarda gli studenti
stranieri. C'è una tendenza alla internazionalizzazione delle università che va
incentivata, certamente per quanto riguarda i docenti e i ricercatori, ma ancor di più
per la popolazione studentesca. L'impatto sociale del programma Erasmus in Europa è ormai
un dato consolidato, soprattutto per le università che si sono mosse meglio in questo
senso, anche grazie ad un tessuto urbano fornito di oggettive capacità attrattive. La
novità sostanziale con la quale è necessario confrontarsi riguarda lo spazio
dell'istruzione extra europeo. In molti casi, grazie a operazioni lungimiranti, esistono
già realtà di collegamento con i paesi di nuovo sviluppo ed in particolare con la Cina,
ma vi sono spazi molto ampi di azione per rivolgersi anche ad altre aree come India e Sud
America, avendo grande attenzione per i paesi africani. La valorizzazione della presenza
nel contesto urbano di giovani studenti stranieri rappresenta l'occasione per
internazionalizzare le nostre città e per consolidare le politiche volte all'inclusione e
alla interazione tra comunità che provengono da culture e paesi diversi;
8. la creazione di una figura istituzionale nel governo che sia
focalizzata sulle politiche per l'innovazione, con il compito specifico di indirizzare e
coordinare le competenze ora frammentate. E' la prima cosa se vogliamo fare davvero
qualcosa e non continuare solo a parlare dell'importanza di questi temi. Prima di un
qualunque intervento tecnico è necessario un forte segnale politico. Nell'attuale
caratterizzazione istituzionale ciò può essere realizzato o attraverso un poco
realistico spacchettamento" delle competenze in materia tra i vari ministeri
interessati ed una riattribuzione, con relative risorse, ad un ministero ad hoc, oppure da
un presidio istituzionale incardinato nella Presidenza del Consiglio, con specifici
obblighi di coordinamento interministeriale in materia, che condizioni l'effettivo
utilizzo delle risorse allocate;
9. l'affermazione del principio secondo il quale le risorse
investite nel sostegno dell'offerta sono sprecate, se non si interviene anche sulla
domanda di ricerca e innnovazione. Anche ragionando a risorse costanti, e considerare le
risorse aggiuntive che pure sarebbero necessarie, è concretamente possibile lavorare
attraverso riforme a costo zero che intervengano sulla concorrenza, sul mercato del lavoro
dei ricercatori, affinché competenza e merito siano preferiti a privilegi e stabilità,
sul coordinamento con le politiche europee e ancor più con quelle regionali, per esempio
per un più efficace utilizzo dei fondi strutturali;
10. la riconsiderazione del ruolo della domanda pubblica in
innovazione e ricerca con particolare riferimento ai nuovi investimenti. Essa è
ritualmente percepita come fonte di sprechi, inefficienze e corruzione, mentre in realtà,
come si può ben vedere dai documenti di indirizzo dei piani di investimento in ricerca e
innovazione dall'Europa, agli USA, alla Cina, è un elemento trainante per lo sviluppo dei
mercati per le nuove tecnologie. Si pensi a casi concreti come quello della sanità, che
non significa solo acquisto di farmaci, ma di un vastissimo insieme di beni ad alto
contenuto tecnologico (es. apparecchiature, strumenti, protesi, prodotti biomedicali,
etc.). Oppure al caso dei trasporti, dove la componente di investimento pubblico rimane di
gran lunga prevalente, senza tralasciare l'adozione di ICT, di cui si parla già da tempo.
Qui un forte sostegno agli strumenti più evoluti del Public Procurement, come ad esempio
il dialogo competitivo, già previsti sul piano normativo dalle direttive europee sugli
appalti pubblici, può rappresentare una modalità concreta di intervento su regole
fondamentali senza necessità di copertura finanziaria;
11. il riconoscimento del ruolo insostituibile dello Stato in
economia nel campo dei beni pubblici, poiché alcuni di questi sono fondamentali per lo
sviluppo di innovazione. Il tema degli investimenti in grande infrastrutture abilitanti è
reso più complesso dalle attuali condizioni della finanza pubblica, ma non è meno
rilevante in un momento di stagnazione con prospettive di crescita contenute anche nel
medio termine. Questo è un campo spinoso anche sul versante del dibattito politico,
poiché prevede un'inversione di tendenza rispetto al ruolo del pubblico in beni che sono
stati profondamente cambiati dal processo di privatizzazione. L'accesa discussione sul
possibile scorporo della rete da Telecom Italia è indicativa in tal senso, e l'apparente
soddisfazione dei privati rispetto alla promessa di stanziamento recente di fondi per la
banda larga, già messa in discussione, è un chiaro segnale dell'impossibilità di
attivare investimenti concreti e significativi su queste infrastrutture se si esclude un
diretto impegno del pubblico. Senza investimenti pubblici non ci sarebbe Internet. Senza
la nazionalizzazione delle società elettriche degli anni '60 non avremmo una rete come
quella attuale, e lo stesso vale per le ferrovie. Senza intervento dello Stato non sarebbe
iniziata la scoperta dello spazio e non avremmo beneficiato di una serie lunghissima di
innovazioni, che si sono direttamente tradotte in applicazioni concrete a cui facciamo
riferimento quotidianamente .
Se vogliamo che parole come NGN, Smart Grid e simili non restino sigle
anonime, bisogna avere il coraggio di orientare la spesa pubblica non solo su ponti e
strade, ma anche sulla riorganizzazione delle infrastrutture abilitanti, inclusi gli
assetti proprietari. |
|
| * Fonte:
http://www.laboratoriourbano.info/chi-siamo/ |
IL RETTORE DIONIGI alla FESTA dell'UNITA'
Bologna 16 settembre 2011
|
Foto ripresa dal Carlino
|
"Rettore
barricadero" ? (Corriere di Bologna, p. 7, 17 set )
1.- Il 15 settembre u.s. aveva avuto luogo in S. Lucia
(Aula Magna, 900 posti) la cerimonia di commemorazione della Magna Charta Universitatum,
con l'adesione di ulteriori 23 università di vari Paesi. Era evidente che Bologna fruiva
del buon nome, sparso nel mondo, frutto del lavoro di secoli. E'
noto che la Magna Charta proclama i valori universali della cultura, della ricerca, e
specificamente della libertà di ricerca.
Ma l'Aula era coperta solo per 1/3, tra cui le delegazioni che avevano
accompagnato i rispettivi Rettori.
Questo mi è sembrato un fatto anomalo, perchè è tradizione
che l'Aula si riempia in seguito alle chiamate del Rettore.
2.- Davanti all'entrata principale, c'era un picchetto, altrettanto anomalo,
che distribuiva un volantino, in cui gli veniva contestato di predicare bene, ma di
razzolare male, e precisamente:
a) di predicare bene, nel senso che aveva dichiarato : "[La
Magna Charta] e' l'occasione per riscoprire la nostra funzione sociale, per riaffermare il
principio dell'autonomia, quella legislazione interiore dell'intelletto e della cultura
che ci contraddistingue. Abbiamo bisogno di un ritorno all'autonomia, non puo' essere che
ogni anno veniamo massacrati da riforme e circolari. Fateci vivere, poi esaminateci e
nella valutazione si mantenga fede ai patti: risorse premio a chi se le merita. [
]
Speriamo che si fermi la politica dei tagli, perché la crescita si fa solo con la
cultura, la formazione e la ricerca. I veri temi del Paese sono due: lotta all'evasione e
prospettive per i giovani";
b) di razzolare male, nel senso che, solo qualche mese fa (luglio)
aveva varato uno statuto anti-libertario, in aperto conflitto con la Intersindacale
Universitaria locale, e perfino in conflitto con un referendum, a larga partecipazione:
anzi aveva applicato la legge GELMINI, di riforma universitaria, molto oltre la severità
di Governance richiesta dalla legge .
3.- Ulteriormente chiarendo, Dionigi era venuto a trovarsi in conflitto con
la sua base elettorale, notoriamente di sinistra.
Ecco una importante spiegazione di quelle assenze a S.Lucia,
anzi veramente tante, per cui essi sono, probabilmente, il segno di una disaffezione più
generale dei professori.
Dionigi preoccupato ? Il giorno dopo (16 set.), la TV locale ci ha
mostrato un Dionigi alle Festa dell'Unità (vale dire, a quella festa molto popolare, che
proviene dalla storia del Partito Comunista).
In quella stessa circostanza, riferisce la stampa locale,
Dionigi aveva rincarato la dose contro il Governo: "Ai giovani lasciamo solo
debiti".
4.- Ci viene un dubbio: Dionigi ha avviato una nuova fase politica
nell'Ateneo, quella per il recupero della propria base elettorale ?
Se l'obiettivo è recuperare spazi di libertà scientifica per l'Atenei,
penso che la strada della Festa dell'Unità sia la meno convincente.
I partiti, di qualunque corrente, hanno sempre cercato di catturare la
cultura, per trarne benefici in termini di consenso elettorale. E dunque, mettersi sotto
l'ala di un partito, non è sicuramente un modo di difendere la libertà di ricerca e di
insegnamento.
Di sicuro, questo vale anche per il suo elettorato universitario di
sinistra. Se così non fosse, perchè questo elettorato avrebbe sostenuto con tantta forza
il referendum dei sindacati e delle assoziazioni universitarie ?
Direi proprio che una Università, a maggior ragione una Università-simbolo
nella storia e nel mondo, non si deve confondere con un partito, e neppure alimentare il
dubbio di fumo in tal senso. Nino Luciani |
CONTRIBUTI STUDENTESCHI, SOPRA IL 20% DEL FFO
TAR condanna l'Ateneo di Chieti
|
Nota. La questione del FFO delle Università si intreccia con la determinazione
dei contributi studenteschi: nel senso che, per legge, il loro
ammontare non può superare il 20% del FFO - Fondo statale per il Finanziamento Ordinario.
Ma in questi anni, a causa del calare del FFO (soprattutto in termini
di potere d'acquisto della moneta) è venuto sopraggiungere una strozzatura del bilancio
delle università: quello di dovere abbassare i contributi, per effetto della riduzione
del FFO. L'adempimento era contro natura per le università, e infattu la metà ha
abbondantemente superato il limite.
Tra queste si direbbe ci sia stata anche Bologna, giacchè è pendente
un ricorso al TAR dell'Emilia Romagna, contro il superamento del limite.
Nel caso di Chieti, si è venuto a sapere di un analogo ricorso, il
cui esito (il 20.3.2011) è stato a favore degli studenti.
La conseguenza è che l'università dovra' restituire agli studenti il mal
tolto. Qui sotto riportiamo la relativa sentenza. |
N. 00217/2011
REG.PROV.COLL.
N. 00599/2007 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo
sezione staccata di Pescara (Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 599 del 2007, proposto da:
Domenico Tucci, quale presidente dellassociazione "360 gradi", Enzo Di
Marzo, Stefania Cianfrone e Antonella Golinelli, rappresentati e difesi dall'avv. Fabrizio
Rulli, con domicilio eletto presso il suo studio, in Pescara, viale D'Annunzio 24;
contro
LUniversita' degli Studi di Chieti "G.D'Annunzio",
rappresentata e difesa dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato de L'Aquila, domiciliata
per legge in L'Aquila, via Portici S.Berardino;
per l'annullamento
della deliberazione del Consiglio di amministrazione dellUniversità degli Studi di
data 27 luglio 2007 contenente il Manifesto generale degli studi per il 2007 - 2008
recante tra laltro la determinazione degli importi dei contributi universitari posti
a carico degli studenti;
della delibera del Senato accademico di data 16 luglio 2007.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dellUniversita' degli Studi di Chieti
"G. D'Annunzio";
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 marzo 2011 il presidente Umberto Zuballi e
uditi l'avv. Rulli Fabrizio per i ricorrenti e l'avv. distrettuale dello Stato Pardi
Domenico per l'Amministrazione resistente;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
I ricorrenti sono studenti iscritti allUniversità mentre lassociazione che
ricorre ha come scopo statutario quello di tutelare i diritti degli studenti.
A sostegno illustrano i seguenti motivi di ricorso:
1. Violazione dellart. 32 comma D dello Statuto dellUniversità, in quanto non
è stato assunto il parere obbligatorio del Senato degli Studenti.
2 Violazione art 5 comma 1 del dPR 306 del 1997, recante il regolamento sui contributi
universitari. La contribuzione studentesca non può superare il 20 % del finanziamento
ordinario statale, mentre nel caso il limite risulta superato per giungere al 22,78 %.
Resiste in giudizio lAvvocatura dello Stato che a confutazione del ricorso deposita
una relazione dellamministrazione. Osserva in particolare come mancherebbe in capo
agli studenti la legittimazione attiva, né era necessario acquisire il parere del Senato
degli studenti.
Infine, nel corso della pubblica udienza del 10 marzo 2011 la causa è stata trattenuta in
decisione.
DIRITTO
Oggetto del presente ricorso sono la deliberazione del Consiglio di amministrazione
dellUniversità degli Studi di data 27 luglio 2007 contenente il Manifesto generale
degli studi per il 2007 - 2008 recante tra laltro la determinazione degli importi
dei contributi universitari posti a carico degli studenti e la pregressa delibera del
Senato accademico di data 16 luglio 2007.
Gli studenti e lassociazione che si occupa di tutelare in vario modo gli studenti
stessi appaiono legittimati al ricorso, in quanto latto impugnato lede gli interessi
economici degli allievi universitari e il loro diritto alla partecipazione alla
determinazione delle rette.
Va subito evidenziato che il ricorso risulta fondato.
Invero, la stessa amministrazione ammette che il Senato degli studenti non è stato
sentito sulla questione; orbene, lart 32 dello Statuto prevede che il Senato degli
studenti deve obbligatoriamente esprimere il proprio parere sulla contribuzione da porre a
carico degli studenti, con un parere obbligatorio ma non vincolante. Ovviamente il parere
assume comunque rilevanza, anche se potrebbe essere disatteso, perché con la sua forza
persuasiva in grado di influenzare la successiva determinazione.
Quanto alla seconda censura, lamministrazione afferma che lunico dato certo è
quello consuntivo, su cui calcolare la percentuale massima.
Orbene, proprio dal bilancio consuntivo emerge che il finanziamento assegnato risulta
per il 2007 pari a euro 82.370.817, per cui la percentuale a carico degli studenti risulta
superiore al limite massimo del 20 %.
Il ricorso va quindi accolto e i provvedimenti gravati vanno annullati.
Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo sezione staccata di Pescara (Sezione
Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie
come da motivazione.
Condanna lUniversità al pagamento a favore dei ricorrenti delle spese e onorari di
giudizio, che liquida in complessivi euro 3.000 (tre mila), oltre agli accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Pescara nella camera di consiglio del giorno 10 marzo 2011 con
l'intervento dei magistrati:
Umberto Zuballi, Presidente, Estensore
Michele Eliantonio, Consigliere
Dino Nazzaro, Consigliere
IL PRESIDENTE, ESTENSORE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 31/03/2011
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.) |
Ateneo di Bologna: una vecchia questione sulla firma degli Atti amministrativi
|
Rettore "firma facile (?)" ... di atto illegittimo.
Disparità di trattamento verso i professori PAM.
Se si è trattato di svista, riemerge la necessità della
controfirma del
dirigente amm.vo del settore, che garantisca la legittimità dell'atto.
|

Ivano Dionigi
|
|
Nota. 1.- Risulta che, il 27.12.2010, il rettore ha emanato, un atto che
riconosceva la qualifica di "professore onorario dell'Alma Mater" ad un Collega
il quale non era in possesso del requisito previsto per legge: dunque, se così fosse
latto sarebbe illegittimo e il Rettore dovrebbe annullarlo dufficio.
Vediamo la fattispecie. Per delibera del Senato Accademico, il
requisito per ottenere la qualifica di professore onorario dellalma
Mater è la rinuncia del Professore al diritto al biennio, dopo i 70 anni, ex-art.16
del D. Lgs. 503/92.
Va ricordato che la legge 133/2008, art. 72, ha subordinato il diritto al
biennio al fatto che l'università accetti le domande per necessità didattiche.
Poichè questo professore non aveva fatto domanda per il biennio (e
addirittura aveva chiesto il titolo senza aver, prima, fatto domanda per il biennio
aggiuntivo), e dunque l'università non gli aveva riconosciuto il diritto di restare, egli
non era in condizioni di rinunciare ad un diritto non acquisito, e dunque mancava il
presupposto per l'attribuzione, da parte del Rettore, del diritto a fregiarsi del titolo
di professore onorario dell'Alma Mater.
Se così è, si sarebbe fatto felice solo "qualcuno", in quanto
l'Ateneo non ha usato lo stesso trattamento a quanti avevano fatto domanda per il biennio,
ed anzi era stato loro risposto: "no grazie, non abbiamo bisogno", ex-art. 72,
c. 7.
Sta, poi, di fatto che quel diritto ai 2 anni aggiuntivi sarà cassato
definitivamente dalla legge Gelmini 29 gennaio 240/2011, perchè l'art. 25 dispone che
" Larticolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, non si applica
a professori e ricercatori universitari. I provvedimenti adottati dalle università ai
sensi della predetta norma decadono alla data di entrata in vigore della presente legge,
ad eccezione di quelli che hanno già iniziato a produrre i loro effetti". Nel caso
de quo, gli effetti (vale dire il decorso del biennio aggiuntivo) sarebbero decorsi dal
prossimo 1 nov. 2013 (perchè nato nel 1943).
2.- Il rilievo al Rettore (che ha firmato l'atto, forse
inavvedutamente) è meritevole di marcatura, perchè è riconducibile ad
una fattispecie generale, che affligge molti Colleghi (Presidi, Direttori di
Dipartimento,...): quella di dover firmare (per mancanza di tempo, quasi per forza
maggiore) montagne di atti, senza poterli visionare il tempo che serve.
In generale, il firmare montagne di atti senza vedere bene .... può
arrecare conseguenze pesanti (ne sa qualcosa il Dipartimento di Scienze Economiche), e
perfino le manette nei casi più gravi.
La riforma dello Statuto, in corso nell'Ateneo, è una occasione per correggere
l'anomalia, sulla base del principio, già nelle leggi, della separazione tra politica e
amministrazione: Il problema può essere risolto decidendo che il Rettore (il Preside, il
Direttore del Dipartimento) firmino gli atti per parte politica, mentre i Responsabili
amministrativi li firmino preventivamente assumendo la responsabilità della loro
legittimità. Vale dire gli atti vanno al Rettore, solo dopo che il Dirigente amm.vo li ha
firmati, assumendone la responsabilità circa la conformità alla legge. NINO LUCIANI |

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Ateneo di Bologna: "Fondazione ALMA MATER"
verso un nuovo assetto
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Francesco Vella
Presidente Fondazione
|
Per diversificare
fonti finanziarie dell'Ateneo
CdA dice "SÌ"
alla trasformazione della Fondazione ALMA MATER" in una
fondazione universitaria di diritto privato, ex-DPR 254/2001
Sotto è riportato uno stralcio del DPR
Silenzio del Rettore su " ALMA MATER
Srl " |

Ivano Dionigi
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Le grandi linee
approvate dal CdA
La FAM dovrà acquisire lo status di
fondazione universitaria, di diritto speciale, ai sensi del D.P.R. 254/2001*.
Questo permette alla Fondazione di acquisire la personalità giuridica e
conseguentemente la responsabilità patrimoniale nei limiti del capitale conferito .
Le fondazioni universitarie si configurano come strumenti
operativi degli Atenei di riferimento, ai quali spetta definire le linee guida
dell'attività di tali fondazioni, approvare il piano pluriennale delle attività delle
stesse e verificare l'attuazione delle suddette linee guida.
A fronte dello speciale collegamento con l'ente di riferimento, le
fondazioni universitarie, sono legittimate a svolgere per essi attività di
collaborazione, consulenza, assistenza, servizio, supporto e promozione.
L'attuale Fondazione Alma Mater è, invece, un ente
regolato dal codice civile, ma istituito da un ente di diritto pubblico, e cioè
dall'Ateneo. Insomma essa è un vero monstrum giuridico, perchè sfugge ai controlli
tipici degli enti di diritto pubblico e a quelli di contabilità pubblica.
Lo si è utilizzato come una sorta di organismo di missione dell'Ateneo
caratterizzato da autonomia nella definizione delle attività volte al perseguimento delle
finalità statutarie della FAM medesima.
Tra le linee di azione ora proposte, le più attese sono :
- il ruolo di service della Fondazione tra il mondo universitario e il
territorio (e particolarmente tra aziende e università) per alta formazione, progetti
speciali, consulenza e ricerca, servizi, fund raising e merchandising;
- superare la problematica di sovrapposizioni tra i ruoli di FAM e di altri
attori istituzionali, che ha caratterizzato il primo periodo di attività della Fondazione
e che il nuovo assetto direttivo e gestionale intende risolvere, definendo con chiarezza
competenze e ambiti di intervento;
- promozione e sostegno alla ricerca e al trasferimento della conoscenza,
privilegiando quei settori di riferimento che non risultano già coperti da altre realtà
istituzionali cui l'Ateneo partecipa;
- l'attività di FAM quale gestore di sovvenzioni globali, con riferimento
ai finanziamenti erogati dal Fondo Sociale Europeo e al previsto rinnovo del consorzio
Spinner per il prossimo triennio.
_______________________________________________
* STRALCIO dal "DPR 254/2001. Regolamento recante criteri e
modalita' per la costituzione di fondazioni universitarie di diritto privato, a norma
dell'articolo 59, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388".
Art. 1- Personalita' giuridica delle fondazioni e
finalita'
1..... le universita' statali,... al fine di realizzare l'acquisizione di
beni e servizi alle migliori condizioni di mercato, nonche' per lo svolgimento delle
attivita' strumentali e di supporto alla didattica e alla ricerca, possono costituire,
singolarmente o in forma associata, fondazioni di diritto privato disciplinate, per quanto
non espressamente previsto dal presente regolamento, dal codice civile e dalle relative
disposizioni di attuazione.
....
3. Il riconoscimento della personalita' giuridica e' concesso ai sensi
dell'articolo 1 del regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10
febbraio 2000, n. 361.
4. Le fondazioni sono persone giuridiche private senza fini di lucro ed operano
esclusivamente nell'interesse degli enti di riferimento.
5. Gli enti di riferimento esercitano nei confronti della fondazione le funzioni di
indirizzo e di riscontro sull'effettiva coerenza dell'attivita' delle fondazioni con
l'interesse degli enti medesimi.
6. Le fondazioni perseguono i propri scopi con tutte le modalita' consentite dalla
loro natura giuridica ed operano nel rispetto di principi di economicita' della gestione.
Non e' ammessa sotto qualsiasi forma la distribuzione di utili. Eventuali proventi,
rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attivita' previste dagli statuti
sono utilizzati interamente per perseguire gli scopi della fondazione.
Art. 2.- Tipologie di attivita' attribuibili alle
fondazioni
1. Le fondazioni possono svolgere, a favore e per conto degli enti di
riferimento, una o piu' delle seguenti tipologie di attivita',secondo quanto previsto dai
rispettivi statuti:
a) l'acquisizione di beni e servizi alle migliori condizioni di mercato;
b) lo svolgimento di attivita' strumentali e di supporto della didattica e della
ricerca scientifica e tecnologica, con specifico riguardo:
1) alla promozione e sostegno finanziario alle attivita' didattiche, formative e di
ricerca;
2) alla promozione e allo svolgimento di attivita' integrative e sussidiarie alla
didattica ed alla ricerca;
3) alla realizzazione di servizi e di iniziative diretti a favorire le condizioni
di studio;
4) alla promozione e supporto delle attivita' di cooperazione scientifica e
culturale degli enti di riferimento con istituzioni nazionali ed internazionali;
5) alla realizzazione e gestione, nell'ambito della programmazione degli enti di
riferimento, di strutture di edilizia universitaria e di altre strutture di servizio
strumentali e di supporto all'attivita' istituzionale degli enti di riferimento;
6) alla promozione e attuazione di iniziative a sostegno del trasferimento dei
risultati della ricerca, della creazione di nuove imprenditorialita' originate dalla
ricerca ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera b), n. 1), del decreto legislativo 27
luglio 1999, n. 297, della valorizzazione economica dei risultati delle ricerche, anche
attraverso la tutela brevettale;
7) al supporto all'organizzazione di stages e di altre attivita' formative, nonche'
ad iniziative di formazione a distanza. |
N.
Luciani, Sarà vera gloria ?
1.- Premessa. Della Fondazione e di quella anomalia, da essa generata, che
si chiama "Alma Mater Srl", già abbiamo fatto un servizio, a cui rinviamo
(Clicca su "inchiesta").
Ricordo anche che nel secondo incontro elettorale dei candidati a rettore
(aprile 2009), si era discussa la opportunità di diversificare le fonti di
finanziamento della nostra università, attraverso una rinnovata ricerca del dialogo con
gli enti pubblici e privati della regione.
Con questa mira, si era fatto riferimento alla Fondazione Alma Mater, come
strumento di reperimento di finanziamenti, in un rinnovato rapporto con gli enti pubblici
e il mondo delle imprese.
Precisamente, il prof. Giulio Ghetti, aveva proposto di
trasformare la Fondazione attuale in una Fondazione di diritto universitario.
2.- Sfiducia di due consiglieri di amministrazione.
Va preso atto con soddisfazione di questo passo del rettore Dionigi,
ma non va sottovalutata la sfiducia di due consiglieri di amministrazione: "Cosa mai
può far pensare che le cose cambieranno, come saldo di bilancio, rispetto alla vecchia
Fondazione ? ".
I punti focali vertono:
a) sul peso, nella attività della nuova Fondazione,
che potrà avere una diversa modulazione degli obiettivi, e qui domina su tutti le ricerca
di un diverso rapporto tra l'Università e il territorio;
b) chi soni i soggetti che saranno disponibili a
condividere i rischi del nuovo percorso.
Sul punto a), è una buona partenza la dichiarata
consapevolezza, del Presidente Vella, della centralità di nuovi rapporti
tra università e territorio.
a1- Tuttavia,
la situazione che ereditiamo è quella di un inesistente rapporto tra imprese e
università, derivante dalla sclerosità dell'Ateneo. Es.: per perfezionare un contratto
di ricerca, i tempi sono di solito mesi, e un'azienda ha bisogno di decisioni in tempo
reale. Occorrerà tempo (e fatti) per modificare i
comportamenti e recuperare stima;
a2- Sul versante dei "contratti di ricerca per
conto terzi", c'è una consuetudine sfocata, altrettanto consolidata, di rapporti
diretti tra docenti e imprese, intermediati dai dipartimenti, soprattutto tecnologici.
Questi rapporti non hanno mai superato una certa soglia, perchè distorti
da comportamenti "mafiosi" dell'ateneo.
Trattasi di una trattenuta, sull' "utile" del contratto, variabile
dal 21% al 40% (dipende dalla % di utile, rispetto al finanziamento), a favore del
personale della amministrazione centrale. A causa di questa trattenuta (che
si aggiunge alle imposte sul redditi e ai contributi previdenziali), i ricercatori sono
disincentivati a cercare contratti
La trattenura era motivata, a suo tempo, dalle prestazioni
dell'amministrazione centrale (per perfezionare i contratti) per conto degli Istituti. Ma
poi, in seguito al DPR 382/80, gli istituti furono sostituiti dai Dipartimenti, dotati di
autonomia amministrativa. Dunque cadeva la ragione della trattenuta, e che essendo stata
mantenuta è divenuta un "pizzo" mafioso. Sulla storia e la modalità di calcolo
della trattenura, clicca su: finanziamento
privato.
Della conoscenza di questa anomalia e della volontà di abbatterla,
nulla risulta nel "riferimento" al CdA.
Sul punto b), viene naturale
domandarsi chi potranno essere i soci privati e pubblici dell'Ateneo, nella nuova
Fondazione.
Se questa dovrà accollarsi i debiti di quella precedente, i vecchi soci
potrebbero rifiutarsi di diventare nuovi soci (per tanti motivi, che si possono
immaginare: eccesso di onerosità ereditata, l'essere stati by-passati quando venivano
assunti impegni di spesa; perchè non ne condivide i nuovi obiettivi).
L'Ateneo dove troverà i quattrini ? In passato le spese delle
università venivano finanziate, a piè di lista, dallo Stato, e invece oggi la situazione
è molto cambiata, dopo la legge Gelmini. Gli "altri" soci, ci staranno ancora
con un Ateneo, che finanziariamente non è quello di prima ?
3. "Altri modi" di sostegno, dello Stato,
agli Atenei ?
In compenso, ci sono alcune leggi (completamente ignorate nel
"riferimento" al CdA) che incentivano i finanziamenti privati allle università.
Ricordo:
- la legge finanziaria n. 296 del 2006, art. 280, che ha disposto un credito
di imposta del "15% dei costi di ricerca e sviluppo riferiti a contratti (di privati
- n.d.r:) stipulati con università ...";
- il TUIR, art. 10, lettera l-quater, che indica, tra gli oneri deducibili
ai fini fiscali , "le erogazioni liberali in denaro effettuate a favore di
universita', fondazioni universitarie di cui all'articolo 59, comma 3, della legge 23
dicembre 2000, n. 388, del Fondo per il merito degli studenti universitari,....
". ai bisogni finanziari degli Atenei.
Su queste leggi (e, sperabilmente, su nuove, più generose e
intelligenti verso il futuro dell'Italia) la Fondazione potrebbe fare un pensiero.
4. Sulle sovrapposizioni di competenze tra università e fondazione ?
Nel "riferimento" per il CdA, v'è un accenno esplicito alla opportunità
di evitare dette sovrapposizioni. Ma di cosa si tratta, nulla è stato detto.
Master. Personalmente considero sovrapposizioni di competenze
i "master", gestiti dalla Fondazione, e che potrebbero essere gestiti
direttamente dall'Università.
Essi, non solo portano comunque, in qualche modo, a duplicazioni di uffici (delle
due istituzioni) per le stesse cose, ma anche sono fonte di corruzione, nel senso che le
discipline dei master finiscono per essere affidate a "persone" del potere, e
dunque per generare consenso e voti a quelli del potere. Ciò è fattore deviante la
corretta gestione della didattica.
Perchè, poi, per gli "incaricati" non sono stati richiesti
i prescritti "nulla osta" delle Facoltà ? (Vedi inchiesta del nuovo Rettore).
Spin Off. Ci sono gli "Spin Off", attività private svolte dentro i
Dipartimenti. Essi sono stati istituiti a Bologna con Decreto Rettorale (2002), in
applicazione del D.Lgs 297/1999. Poco ne sappiamo, oltre alla ragione sociale e agli
scopi, pur se l'Ateneo ne è socio (10% del capitale). Non ho mai trovato traccia nel
bilancio dell'Ateneo sotto forma di "utili" o "perdite" pro-quota
capitale partecipato.
Questa materia andrebbe riconsiderata dalla nuova Fondazione, per
verificarne la coerenza degli "spin off" con i fini istituzionali dell'Ateneo.
Alma mater Srl". Resterà una "Alma mater
Srl", con la finalità di svuotare i poteri della Fondazione, e generare rapporti
economici al di fuori del controllo istituzionale?
Anche di questa si tace nel "riferimento". Nino Luciani |
2. Per il perseguimento delle finalita' di cui al comma 1 le
fondazioni possono, fra l'altro:
a) promuovere la raccolta di fondi privati e pubblici e la richiesta di contributi
pubblici e privati locali, nazionali, europei e internazionali da destinare agli scopi
della fondazione;
b) stipulare contratti, convenzioni, accordi o intese con soggetti pubblici o
privati;
c) amministrare e gestire i beni di cui abbiano la proprieta' o il possesso,
nonche' le strutture universitarie delle quali le sia stata affidata la gestione;
d) sostenere lo svolgimento di attivita' di formazione, ricerca e trasferimento
tecnologico, anche attraverso la gestione operativa di strutture scientifiche e/o
tecnologiche degli enti di riferimento;
e) promuovere la costituzione o partecipare a consorzi, associazioni o fondazioni
che condividono le medesime finalita', nonche' a strutture di ricerca, alta formazione e
trasferimento tecnologico in Italia e all'estero, ivi comprese societa' di capitali
strumentali a dette strutture. Nel caso di partecipazione a tali societa' di capitali la
partecipazione non puo' superare il cinquanta per cento dell'intero capitale sociale;
f) promuovere e partecipare ad iniziative congiunte con altri istituti nazionali,
stranieri, con amministrazioni ed organismi internazionali e, in genere, con operatori
economico e sociali, pubblici o privati;
g) promuovere seminari, conferenze e convegni anche con altre istituzioni e
organizzazioni nazionali ed internazionali o partecipare ad analoghe iniziative promosse
da altri soggetti.
3. Le fondazioni agevolano la partecipazione alla propria attivita' di enti e
amministrazioni pubbliche e di soggetti privati, sviluppando ed incrementando la
necessaria rete di relazioni nazionali ed internazionali funzionali al raggiungimento dei
propri fini
........
Art. 4. - Patrimonio
1. Il patrimonio della fondazione e' costituito:
a) dalla dotazione iniziale in beni mobili e/o immobili conferita dai fondatori
all'atto della costituzione;
b) dai beni mobili ed immobili che perverranno alla fondazione a qualsiasi titolo,
nonche' da contributi, donazioni e lasciti di persone fisiche e giuridiche pubbliche e
private, la cui accettazione sia deliberata, previo gradimento degli enti di riferimento,
dal consiglio di amministrazione della fondazione e che il consiglio stesso decida di
imputare a patrimonio;
c) dai proventi delle attivita' proprie che il consiglio di amministrazione
deliberi di destinare ad incremento del patrimonio;
d) dagli utili, derivanti dalle contribuzioni di cui all'articolo 6, che il
consiglio di amministrazione decida di imputare a patrimonio;
e) dai fondi di riserva costituiti con eventuali avanzi di gestione.
Art. 5. - Fondi di gestione
1. Per l'adempimento dei propri compiti le fondazioni dispongono:
a) di ogni eventuale provento, contributo, donazione o lascito destinato
all'attuazione degli scopi statutari e non espressamente destinato all'incremento del
patrimonio;
b) dei redditi provenienti dalla gestione del patrimonio;
c) dei corrispettivi per le prestazioni di cui all'articolo 12, comma 3.
Art. 6. - Partecipazioni ed adesioni
1. Partecipano alla costituzione della fondazione, oltre agli enti di riferimento,
gli enti e le amministrazioni pubbliche e i soggetti privati individuati dagli enti di
riferimento medesimi che abbiano accettato di contribuire, nella misura indicata nello
statuto, al fondo di dotazione iniziale e al fondo di gestione della fondazione mediante
contributi in denaro, in attivita' o in beni materiali e immateriali. Tali soggetti
assumono la qualifica di "Fondatori".
2. Assumono la qualifica di "Partecipanti istituzionali" alla fondazione,
previo gradimento della stessa e dell'ente di riferimento, enti ed amministrazioni
pubbliche e soggetti privati che condividendo le finalita' della fondazione,
contribuiscono alla realizzazione dei suoi scopi mediante contributi in denaro annuali o
pluriennali, in attivita' o beni materiali e immateriali, in misura non inferiore a quella
all'uopo stabilita annualmente dal consiglio di amministrazione della fondazione.
3. Assumono la qualifica di "Partecipanti" enti ed amministrazioni
pubbliche e soggetti privati che contribuiscono in via non continuativa agli scopi della
fondazione con mezzi e risorse in misura non inferiore a quella all'uopo stabilita dal
consiglio di amministrazione della fondazione.
Seguono artt.da 7 a 15 per statuto. |
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In seguito ad una recente sentenza del "Tribunale
dell'UE"
sull'uso delle lingue tedesca, inglese e francese nell'Unione
|
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Per
una discussione sempre rinviata
sull'uso della lingua inglese nel dibattito scientifico
"Solo Inglese" ?
oppure
" Italiano e inglese" ? |
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1.- Premessa. Il problema qui sottoposto ai Colleghi riguarda
l'uso della lingua inglese nel dibattito scientifico e nei congressi internazionali, e che
è una cosa diversa dal fatto qui raccontato, ma solo in parte.
L'occasione scatenante, per così dire, viene da una recente sentenza (3 feb. 2011
) del Tribunale della Unione Europea (Sesta Sezione) che annullava un bando di concorso
dell'UE, in seguito a ricorso del Governo Italiano contro un bando di concorso della
Commissione europea, pubblicato in tedesco, inglese e francese.
Secondo il Governo italiano la restrizione della pubblicazione alle sole tre lingue
è discriminatoria nei confronti dei cittadini europei che parlano le altre 20 lingue
ufficiali, in quanto non hanno la pari opportunità di venire a conoscenza dei posti a
concorso.
Per notizia, i precedenti ricorsi analoghi del Governo italiano erano stati
respinti.2.- Perchè l'inglese nel dibattito scientifico ? Mi sembra utile
chiarire subito che l'uso di una lingua di largo uso internazionale è una necessità per
la conoscenza dei risultati delle ricerche locali, e anche per la verifica, in area ampia
internazionale, della validità delle scoperte scientifiche locali, e anche per la loro
diffusione, perchè chiunque ne possa trarre beneficio.
In questo senso, il problema qui posto non è quello della adeguatezza
dell'inglese, ai suddetti fini, ma un'altra cosa: quello del danno che deriva agli
scienziati dei singoli Paesi, se l'inglese è usato con criteri monopolistici,
soppiantando tutte le altre lingue.
3.- Veniamo al danno. Ho potuto constatare, nei congressi internazionali di
economia pubblica, che l'uso esclusivo dell'inglese crea (nel dibattito) una supremazia
intellettuale dei colleghi di madre lingua inglese, rispetto agli altri (a conoscenza
dell'inglese).
Diciamo anche che l'inglese, parlato da un austriaco o da un cinese, è
difficilissimo da capire e seguire nei dettagli. Ci sono altre considerazioni:
a) Chiunque di noi pensa direttamente nella madre lingua, e di conseguenza la
parlata in inglese è in qualche modo distorsiva rispetto ad una parlata corretta in
inglese, a causa di una certa sintassi delle proposizioni,... e cosi' via.
b) Alla lunga, questo monopolio crea una vera a propria colonizzazione dei Paesi di
lingua inglese, nei confronti degli altri, e finanche la distruzione delle scuole
scientifiche locali.
Il meccaniso della colonizzazione scientifica consiste nel fatto che i nostri
giovani, appena possono, scappano negli Stati Uniti, in Inghilterra ... (a causa
dell'inglese, da imparare) e del fatto che ivi la ricerca e' meglio remunerata, che in
patria.
Ne deriva che i nostri giovani trascurano di conoscere in profondità la tradizione
scientifica italiana, e invece imparano quella dei Paesi dove vanno a fare studio. Accade
di constatare che vecchi e noti teoremi della scuola italiana sono proposti da nostri
giovani, rientrati in patria, come novità dei Paesi di temporanea emigrazione.
Ma un tempo non era così. Negli anni '60 (1960-70) gli americani venivano in
Italia, per approfondire la conoscenza della scuola italiana di sienza delle finanze (è
il caso del Premio Nobel, James Buchanan). Ma adesso queste cose sono divenute
impensabili. Questo è un danno per tutti, anche sul piano internazionale.
4. Quale rimedio ? Sarebbe bene affrontare il problema, innanzitutto, già a livello
internazionale. A mio parere, il rimedio dovrebbe essere l'obbligatorietà del
multi-linguismo, sia pure in limiti ragionevoli. Ad esempio, si potrebbe cominciare con
l'ammettere che chiunque possa parlare in madre lingue, ma ci sia la traduzione simultanea
in alcune altre lingue più diffuse: vale dire, oltre l'inglese (sempre), le principali
lingue europee, il cinese, altre ...., parlate dai partecipanti (di cui si ha la
conoscenza preventiva).
Purtroppo anche questa via non è la più semplice, perchè il traduttore
dovrebbe essere anche studioso del campo scientifico.
5. No al provincialimo a oltranza. Ci sono, poi, anche degli eccessi,
ad es., in certi dipartimenti delle singole universita', la comunicazione dei vari
seminari, avviene in lingua inglese, mentre poi (di fatto) il seminario si svolgera'
in italiano. A mio parere, chi non è orgoglioso della propria lingua anche in apparernza,
si comporta in modo snobbistico. Nino Luciani |
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|
Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) 2010
.
|
LA CIFRA TOTALE DEGLI
ATENEI IN ITALIA (in milioni di ) |
| Anno |
2008 (consuntivo) |
2009
(consuntivo) |
2010
(previsione assestata) |
| FFO |
6.801,5 |
6.946,1 |
6.256,385 |
| Fondo annuale straordinario art. 2, c. 428 L.F. 2008 |
550,0 |
550,0 |
550,00 |
| Incremento dotazione finanziaria FFO, L.F. 2009 |
|
|
400,00 |
| Totale |
7.351,5 |
7.496,1 |
7.216,40 |
Nota. Si chiarisce:
- che la cifra di 6.256,385 contiene 50,0 milioni
in più, rispetto alla previsione di bilancio ( 6.216,385) perchè
aumentata della rivalutazione delle borse di dottorato;
- che la cifra di 550,00 non figura nel suddetto Decreto
di ripartizione, perchè furono già stati ripartiti con decreto
interministeriale (MIUR - MEF) del 25 ottobre 2010. |
L' INTERVISTA AL CONSIGLIERE DI AMMINISTRZIONE
Premessa. Il 14 dicembre 2010 il CdA ha varato il Bilancio preventivo 2011 sul quale ho
voluto raccogliere le valutazioni del prof. Porzi (Rappresentante del Governo) che mi ha
esternato la propria soddisfazione per il fatto che il Fondo di Finanziamento Ordinario
(FFO) del 2010 non ha subito quella drastica diminuzione da molti pronosticata. Infatti,
secondo Porzi, la diminuzione sul nazionale è nell'ordine del 3,7% rispetto al 2009, e
per quanto riguarda Bologna non è escludere che possa ricevere la stessa quota del 2009,
quale Ateneo "virtuoso".
D. : quali
sono i punti sui quali hai posto laccento in occasione del dibattito sul bilancio?
R. : innanzi tutto ciò che
desta una certa preoccupazione per quanto riguarda le entrate è che lincidenza del
finanziamento statale sulle entrate complessive è in progressivo aumento, essendo passata
dal 53% del 2009 al 61%, mettendo in evidenza una decrescente capacità dellAteneo a
reperire risorse al di fuori dellFFO. Ciò rappresenta sicuramente una criticità.
D. : per
quanto concerne invece le voci di spesa?
R. : è stato previsto uno
stanziamento di 2 Ml di Euro per "misure volte ad agevolare i diritti fondamentali
delle Persone e delle famiglie". E certamente una scelta condivisibile, ma ciò
che ritenevo fosse necessario era indicare da subito, per evitare poi interpretazioni
strumentali, i criteri in base ai quali ripartire tale somma, suggerimento che non è
stato però recepito. Altra scelta condivisibile è laver messo in bilancio 4 Ml di
Euro (pari a circa l1% dellFFO) per il turn-over del Personale. Ma, visti i
numerosi pensionamenti, ho chiesto se non era possibile mettere a disposizione una risorsa
più consistente, tale cioè da consentire la chiamata di tutti gli idonei. Ovviamente,
nel rispetto della Legge Bassanini che impone il limite del 90% al rapporto tra le spese
degli Assegni fissi (cioè gli stipendi del Personale a tempo indeterminato) e lFFO.
Su questo tema ho solo avuto lassicurazione dal Magnifico Rettore che è sua
intenzione far sì che tutti gli idonei vengano chiamati entro i prossimi tre anni.
D. : e
per quanto riguarda gli studenti?
R. : un dato che desta
perplessità è lo sforamento di 8 punti percentuali del rapporto tra lammontare
della contribuzione studentesca e lFFO, rapporto che è previsto al 28% contro il
20% di Legge, come peraltro ha evidenziato anche il Presidente del Collegio dei Revisori.
Ho fatto notare che, a fronte di un incremento delle entrate contributive (sono previsti
+3,1 Ml rispetto al 2010), sorprendentemente, limpegno per gli "interventi a
favore degli studenti" è ben al di sotto (-17,7%) del bilancio assestato al 25/10 ed
ancor più rispetto alle previsioni iniziali 2010. Ho fatto presente che si dovrebbero
invece prevedere risorse maggiori perché lo studente va attirato non solo offrendo una
didattica di alto livello, ma anche attraverso interventi mirati, quali i posti-alloggio,
le anticipazioni di cassa per lerogazione tempestiva delle borse di studio erogate
tardivamente dallAzienda regionale, le facilities per punti-studio e punti-stesura
tesi, ma su questo terreno, inspiegabilmente, non mi hanno seguito neanche i diretti
interessati, gli studenti.
D. : e
per quanto riguarda ledilizia che è un capitolo di spesa molto importante ?
R. : purtroppo,
limpegno finanziario per ledilizia fa riferimento solo a interventi di
risanamento, di manutenzione, di messa a norma, etc., ma nulla è previsto per interventi
relativi a nuovi insediamenti. Ho quindi fatto notare che questi meriterebbero invece
maggiore attenzione in quanto servono a dare impulso a Facoltà attualmente in sofferenza
di adeguate strutture.
D. : nel
complesso mi sembra di capire che ritieni sia stato fatto un buon bilancio preventivo
R. : ho votato a favore
perché, tutto sommato, è un bilancio accettabile, anche se vi sono situazioni non
condivisibili, come ad esempio il fatto che lavanzo di 25 Ml, utilizzati per il
pareggio, è prevalentemente dovuto alle maggiori entrate statali (+9 Ml), alle maggiori
contribuzioni studentesche (+8 Ml) e solo 8 Ml alle economie di spesa. Mi sarei atteso una
maggiore incidenza di questultima voce, occorre tagliare le spese superflue nel
rispetto del più volte citato principio di economicità. A tale proposito, ad esempio,
non ritengo sia percepito come un messaggio positivo il non aver operato tagli a spese
quali "manutenzione ed esercizio automezzi", "locazione e noleggio
attrezzature e mezzi di trasporto", oltre allaver prevista una spesa di 20.000
Euro per "mezzi di trasporto". |
Università di Bologna: caso DELBONO tornato di
attualità,
dopo il patteggiamento e una lettera ai cittadini
*** |
Ivano Dionigi
|
In margine alla Lettera ai cittadini di Bologna
UNA DOMANDA AL RETTORE
|
| 1.- Sulla vicenda del
prof. Flavio Delbono, il Rettore Dionigi risulta aver sempre taciuto nel senso che
ha evitato di prendere ogni posizione, anche a fronte di eminenti giuristi (ci riferiamo
al prof. Franco Carinci) che lo richiamavano al dovere di iniziare un procedimento
disciplinare. Di tutto questo in passato ci siamo interessati.
La vicenda ritorna ora di attualità a seguito del patteggiamento con il quale il prof.
Delbono ha chiuso una prima tranche dellinchiesta in cui è coinvolto. La stampa
locale ne ha dato ampia notizia, riportando anche la lunga lettera del prof. DELBONO ai
Bolognesi. Nella cronaca di Bologna de Il Resto del Carlino di sabato 4 dicembre il
giornalista Gilberto Dondi, dando notizia del patteggiamento, scrive: salvo
complicazioni da parte dellAlma Mater, salverà la cattedra dellex sindaco ora
tornato alluniversità. Sottolinea, poi, che rimangono aperti altri due filoni
di indagine, e cioè la richiesta di rinvio a giudizio per il bonus e il terzo
filone dinchiesta, il più delicato e temuto, quello sulla corruzione.
Nellarticolo si dà anche notizia che il Commissario al Comune dr.ssa Cancellieri ha
giustificato il fatto che il Comune non si è costituito parte civile perché quelle
sono scelte politiche.
2.- A proposito della lunga "lettera" del prof. Delbono ai
Bolognesi (pubblicata da la Repubblica il 3 nov. u.s.), forse sarebbe stato utile che, in
luogo di una nuova autodifesa, essa fosse la dichiarazione pubblica di un pentimento per
aver recato danno al Comune, alla Regione, e anche all'Università di Bologna, e inoltre
l'esplicito desiderio di voler pagare quanto possibile "pagare" in termini di
sacrificio personale. Caso mai, si poteva aggiungere la preghiera, ai cittadini e alla
universita', di tenere conto delle eventuali cose buone e del sacrificio personale, per
anni, al loro servizio.
Fatto questo, forse per i cittadini il caso era chiuso, anche perche'
e' notorio che, in complesso, il servizio al grande pubblico da' un saldo negativo alle
persone che l'hanno prestato. Sia chiaro che l'averlo ricordato non significa che uno
possa o debba farsi giustizia da se'.
Non commento, nello specifico, le parole dell'ex Sindaco.
Per altro verso, rimane per noi una perplessita' il silenzio a
oltranza del Rettore dell'Universita e di piu', da questo momento, perche' il
patteggiamento del reato e della pena sembra dover giuridicamente salvare Delbono dalla
interdizione dai pubblici uffici.
Nel patteggiamento rientra anche il risarcimento del danno anche
allimmagine, che il prof. Delbono ha effettuato a favore della Regione.
LUniversità non era costituita parte civile (anche questa è stata
una scelta politica, come quella del Comune ?), e dunque se ne deve dedurre che, secondo
il Rettore, essa non ha ravvisato di aver subito alcun danno etico e morale, insomma un
danno alla propria immagine.
3.- Preservare l'università da ulteriore danno, come conseguenza della
conservazione di Delbono nell'insegnamento, si direbbe che, da parte del Rettore, è
essenziale .
E se i due filoni dellinchiesta ancora aperti si chiudessero
negativamente per il prof. Delbono, che farà il Rettore ? e che figura avrà fatto ?
Sia chiaro che con questa considerazione non si richiede l'esclusione
di Belbono dallo insegnamento, ma che sia vagliata la sua posizione alla luce del
"Codice etico".
Non si puo' accettare, al tempo stesso, che il codice etico rimanga sotto
una coltre di polvere, oppure si rimanga in attesa di non so cosa.
Il Codice etico è stato adottato dal nostro Ateneo qualche anno fa e
l'allora Rettore Calzolari si fece gran vanto. Non solo, esso è previsto anche dal DdL
Gelmini .
Restiamo in attesa della decisione del Magnifico Rettore o anche di
quanti occupano posti negli organi collegiali di Ateneo. Nino Luciani |
Mentre l'Ateneo di Bologna annaspa nel sostituire i Ricercatori, in astensione dagli
insegnamenti a causa del mancato riconoscimento giuridico della funzione docente,
i professori chiedono lumi al Rettore sul modo come intende risolvere il problema
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Marina Marini
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M. MARINI, A PROPOSITO DELL'IPOTESI DI AFFIDARE A PROFESSORI A CONTRATTO
I CORSI CHE I RICERCATORI SI RIFIUTANO DI TENERE PER PROTESTA
NEI CONFRONTI DEL TRATTAMENTO LORO RISERVATO NELLA "LEGGE GELMINI"
|
Si è ventilata da
parte di molti Presidi (e, se non sbaglio, anche del Rettore) la possibilità di ricorrere
a personale a contratto per "far partire comunque" i corsi che i ricercatori in
protesta hanno lasciato vacanti.
Sono doverose a questo proposito alcune considerazioni.
1.- . In primo luogo, la situazione creata dalla protesta dei ricercatori
sarebbe stata prevedibile. È stato quanto meno incauto affidare al volontariato (perché
di vero volontariato si tratta) una percentuale altissima di corsi (in alcune lauree
triennali fino ai due terzi del totale).
Ai ricercatori è stato fatto credere che gli incarichi, soprattutto
se "stabilizzati", avrebbero costituito un titolo preferenziale per
l'avanzamento di carriera.
Erano promesse fatte in cattiva fede, perché l'auspicata sanatoria non
sarebbe stata comunque nelle facoltà di Presidenti di Corso di Laurea e Presidi. Erano
promesse che distoglievano i ricercatori dalla ricerca e fornivano una manovalanza
sottocosto alla didattica pletorica di corsi e corsettini sorti spesso per consentire a
qualche docente di crearsi dei piccoli potentati e a qualche settore disciplinare
sovrabbondante di giustificare la sua sovrabbondanza.
Naturalmente alcuni ricercatori non cercavano che una buona scusa per
giustificare la loro scarsa produttività scientifica, ma i più, pur sapendo che le
promesse erano aleatorie, non ha osato rischiare di perdere una possibile occasione:
troppe volte all'università si erano viste "sanatorie" e leggine "ad
hoc".
E allora, anno dopo anno, uno, due, tre corsi, gratuiti sì, ma tenuti
con passione e professionalità, e per questo gratificanti. E ora una legge che è una
doccia fredda su tali aleatorie prospettive e, anzi, li bacchetta se la produttività
scientifica non è stata "eccellente".
2.- In secondo luogo, la situazione creata dalla protesta dei ricercatori, almeno
in alcune facoltà, non è giunta inattesa.
I ricercatori avevano fatto, in tempo utile, una domanda di incarico
"sub condicione". Ma Presidi e Presidenti di Corso di Laurea hanno preferito
credere che avrebbe prevalso l'abituale docilità dei ricercatori, il loro desiderio di
non creare problemi ai colleghi e agli studenti, la passione e l'orgoglio di insegnare.
Hanno sottovaluatato la portata devastante che il "decreto Gelmini" avrebbe
avuto su di loro.
Presidi e Presidenti di Corso di Laurea non avrebbero dovuto favorire
la moltiplicazione di corsi privi di titolare e comunque, in vista della protesta
annunciata, avrebbero dovuto e potuto riorganizzare per tempo la didattica (accorpamenti
di alcuni corsi, chiusura di altri).
Del resto, il decreto Gelmini si pone proprio l'obiettivo della
riorganizzazione degli Atenei per favorirne una gestione meno dispendiosa.
Allora, perché non cominciare proprio dai corsi non coperti da
titolari? Ma la proposta di ricorrere a personale a contratto è ancora peggio, per
l'Università, del blocco della didattica. Affidare incarichi di insegnamento a
persone non qualificate significa, da parte delle stesse istituzioni universitarie,
svalutare la figura del docente universitario.
Se passa l'idea che chiunque possa insegnare all'università, non ci
saranno più argini di decenza e si potrebbe anche configurare un'inadempienza nei
confronti degli studenti, che pagano le tasse per avere un insegnamento da parte di
docenti universitari e hanno il diritto di non ritrovarsi in cattedra, seppure in via
provvisoria, insegnanti di scuola precari, medici ospedalieri, figure emergenti da un
indefinito sottobosco di disoccupati...
Chi avrà conferito tali incarichi sarà privato automaticamente di
ogni autorevolezza nel momento in cui dovrà scegliere il vincitore di un concorso o
chiamarlo in facoltà. Purtroppo non mancano alcuni precedenti.
Alcuni Corsi di Laurea in Romagna sono stati aperti senza valutare se
ci fosse la possibilità di coprire alcuni importanti corsi di base, cedendo alla spinta
degli Enti Patrocinatori e al desiderio di alcuni docenti di scalare un dubbio cursus
honorum.
Non dovrebbe insospettire il fatto che massaie e saltimbanchi si
offrano come docenti gratuiti? Potrebbero in qualche caso esservi soluzioni alternative
alla chiusura dei corsi da una parte e alla stipula di contratti con personale esterno
dall'altra.
Soluzioni che non ledono i diritti dei ricercatori:
- innanzitutto verificare che i docenti di prima e di seconda
fascia dei settori interessati, che hanno il dovere di fare didattica, siano impegnati
appieno (e avrebbero dovuto già esserlo, invece di cedere i loro compiti ai ricercatori);
- in secondo luogo, impiegare, su base volontaria e gratuita, i
docenti mandati incautamente in pensione anzitempo senza che si verificasse che i loro
corsi fossero coperti.
E poi una considerazione economica. Abbiamo subito sanguinosi tagli
alle risorse dei dipartimenti, alle borse di dottorato, ai fondi per la ricerca...
Da dove si prenderebbero i soldi per i contratti? Perché, se tali
risorse erano disponibili, non sono state date ai ricercatori per pagare il loro impegno
didattico "extra"? Possiamo garantire una levata di scudi da parte di tutti, in
primis i Direttori di Dipartimento, se per pagare i professori a contratto si dovessero
coartrare ulteriormente i fondi già tagliati o se si "trovassero" delle risorse
finanziarie precedentemente occultate o, infine, si realizzassero dei risparmi inopinati,
i cui ricavi si dovrebbero devolvere ad altri scopi. Infine, non è passato per la mente a
nessuno che, conferendo incarichi a personale esterno, si alimenta ulteriormente il
precariato e si creano ulteriori illusioni e aspettative?
Vogliano proseguire e, anzi, peggiorare, nella strada del
comportamento incauto? Marina Marini |
Ateneo di Bologna: "Fondazione ALMA MATER" e "ALMA MATER
Srl"
|
Ivano Dionigi
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Le conclusioni di una inchiesta del Rettore
sulla Fondazione:
"NULLA DI IRREGOLARE"
MA, PRIMA, IL RETTORE AVEVA
RINNOVATO TOTALMENTE I VERTICI DEI DUE ENTI.
E AFFIORA UN CONFLITTO D'INTERESSI DELL'AUDITOR
LUCIANI: Insoddisfazione per poca trasparenza delle linee di azione di questo
Rettore
circa la Fondazione, nonostante gli impegni presi in campagna elettorale.
Anche perplessità sul suo silenzio sulla Società di diritto privato a "socio
unico". |
| N. Luciani, Sulla Fondazione e
l'Alma Mater Srl: finanziarie dell'Ateneo o enti inutili ? 1.-
Anteprima. Nel secondo incontro preelettorale dei candidati a rettore
(aprile 2009), organizzato dal "Gruppo dei trenta", in considerazione della
restrizione del finanziamento statale alle università, si era discussa la
opportunità di diversificare le fonti di finanziamento della nostra università,
attraverso una rinnovata ricerca del dialogo con gli enti pubblici e privati della
regione.
Con questa mira, si era discusso della Fondazione Alma Mater, per farne lo strumento di
reperimento di finanziamenti in un rinnovato rapporto con gli enti pubblici e il mondo
delle imprese. Dionigi aveva detto parole favorevoli. Inoltre, era stato
proposto (Giulio Ghetti, durante il dibattito e riprendendo una sua precedente proposta di
quando era membro della Giunta d'Ateneo) di trasformare la Fondazione attuale in una
Fondazione di diritto pubblico universitario.
Già da allora, poi, circolava la notizia di accuse di presunte
irregolarità amministrative alla Fondazione, da parte di alcuni Consiglieri di
Amministrazione. Ed era emersa una novità (veramente vecchia di qualche anno, ma
trascurata) : la esistenza di Alma Mater S.r.l., una società di diritto privato, in
affiancamento alla Fondazione "socio unico".
In particolare, a proposito della Srl veniva lamentato che l'uso di
"scatole cinesi" avesse condotto alla "assoluta mancanza di controllo delle
risorse o ancora di più alla mancata valutazione costi/benefici", mentre
"quando si parla di denaro pubblico tutto deve'essere trasparente" (A. Zago).
Si perverrà, poi, alla elezione del candidato Ivano Dionigi, a Rettore, ed al
rinnovato esplodere di nuove accuse alla Fondazione, in CdA, per cui il nuovo Rettore
aveva ravvisato gli estremi per ordinare una inchiesta sulla stessa. Arriviamo al
luglio u.s. in cui il Rettore ha comunicato i risultati dell'inchiesta.
Non è finita.
2.- Risultati dell'inchiesta. Il Rettore ha detto: "da
parte degli Enti finanziatori è stato effettuato un controllo amministrativo/contabile di
I° livello di tipo analitico che ha coinvolto tutti i costi oggetto di rendiconto. E'
stato effettuato un controllo documentale di tutti i giustificativi di spesa e un
riscontro degli stessi con la contabilità generale ed analitica della Fondazione. Al
controllo di I° livello è poi seguita una verifica di II° livello condotta da soggetti
indipendenti dagli Enti finanziatori sia per verificare l'operato del controllo di I°
livello per quanto concerne la correttezza dei documenti amministrativi/contabili, sia le
procedure di gestione utilizzate. Inoltre, per quanto concerne gli incarichi affidati da
FAM, nella relazione dell'Auditor Dr. Umberto Melloni non è stato ravvisato alcun profilo
di illegittimità."
Sempre a detta del Rettore, eventuali dubbi circa l'esistenza di irregolarità, riguardano
dei Docenti dellAteneo che hanno percepito compensi per attività
extra-istituzionali senza chiederne la preventiva autorizzazione all'Ateneo. Infatti, in
base al Regolamento sullautorizzazione degli incarichi extraistituzionali del
personale docente e ricercatore a tempo pieno (D.R. 379 del 5.10.98), tale Personale prima
di assumere incarichi extraistituzionali deve richiedere lautorizzazione alla
Facoltà di appartenenza.
Infine, per quanto concerne gli incarichi affidati da FAM, nella relazione
dell'Auditor Dr. Umberto Melloni non è stato ravvisato alcun profilo di
illegittimità."
Tutto bene ? Possiamo solo constatare che Dionigi, già a
febbraio, aveva rinnovato totalmente il CdA della Fondazione, e lo stesso ha fatto
successivamente per la Alma Mater Srl, alla scadenza dei mandati rispettivi.
E possiamo anche constatare che l'Auditor Dr. Umberto Melloni era e
lo e' tuttora, ad un tempo, revisore della Fondazione e membro del collegio
sindacale della Alma Srl, e dunque in conflitto di interessi, perchè controllore e
controllato.
3.- Sull posizione finanziaria della Fondazione e della Società "Alma
Mater".
a) Fondazione. Il bilancio consuntivo, 2008 ( presentato nel 2009) dà
una perdita di esercizio di 267.322, per differenza tra Ricavi
7.024.378, e Costi 7.198.789 e imposte di 92.911.
La Fondazione ha un patrimonio netto di 4.185.052, e debiti di
4.418.085.
Dal bilancio, si trae che fa attività di: "alta formazione",
proventi 2.436.548 , di cui 1.349.317 per la gestione dei master;
progetti del fondo sociale europeo, proventi 3.116.576; consulenze e ricerche,
proventi 1.166.561; attività di Fundraising e Merchandising, proventi (
269.716).
Tra le voci, il maggior ricavo viene dai master. Ma la relativa attività di
incasso non è un vero e proprio un servizio meritevole di essere pagato, e quindi la
trattenuta sugli incassi si configura più come una "tangente" (diciamo
una tassa) a carico dei corsi di master, che un corrispettivo dovuto ( tutti master hanno
propri segretari che provvedono agli adempimenti amministrativi).
Risulta dalle dichiarazioni del rettore Calzolari (Verbale del
CdA dell'Ateneo, 24.7.09) che "il CdA, al momento di affidare alla
Fondazione la gestione dei master, stabilì che, dei proventi delle iscrizioni, venisse
attribuita all'Ateneo il 10%, di cui il 7,5% trattenuto dalla Fondazione". La cifra
in bilancio per la gestione dei master è ( 1.349.317).
Tuttavia, nel bilancio consuntivo 2008 dell'Ateneo l'entrata per "quota
di iscrizione master" è 4.383.499,30, e l'uscita (non è indicato a
favore di chi) è 4.060.998,96. Il 7,5% di 4.383.499,30 è
328.762,45, che è ben diversa da quella segnata nel bilancio della Fondazione (ossia
1.349.317). Constato solo queste "presunte" diversità, ma non sono in
condizioni di affermare che ci sono delle effettive difformità, rispetto alle decisioni
del CdA dell'Ateneo.
| Fondazione Alma Mater , Perdita di esercizio (Dal
conto economico, p. 33) |
| 2005 |
2006 |
2007 |
2008 |
-367.848 |
-141.023 |
- 58.728 |
-267.322 |
b) Società Alma Mater Srl. Il bilancio consuntivo 2008 ( presentato nel
2009) dà un utile di 70, per differenza tra Ricavi 1.146.934, e Costi
1.152.425 e imposte di 3.575.
La voce di spesa più grossa ( 1.020.695) è per per servizi
commissionati in esterno (Costi per progetti, costi ricerca commerciale, costi
per servizi commerciali), tra cui si evidenziano "viaggi alberghi",
"prestazioni professionali servizi commerciali", consulenze legali e
tributarie", "servizi amministrativi", "buoni pasto",
"consulenze lavoro", "compenso collaboratori".
Da segnalare che, tra i proventi, ci sono quelli (determinanti ai fini del
pareggio, 343.717) derivanti dalla gestione di Villa Pallavicini (che è di
proprietà dell'università). Dunque, è come se il pareggio sia avvenuto a carico della
Università.
Il patrimonio netto dalla SrL è di 55.559. I debiti sono di
573.760.Società Alma Mater S.r.l, Utile di esercizio (Dal
conto economico , p. 4) |
| |
|
2007 |
2008 |
| |
|
- 2.651,00 |
70,00 |
Questi dati pongono alcune domande: "chi ripiana i debiti accumulati ? Si
giustificano spese di 1.020.695 Euro a fronte di ricavi di 1.146.934 ? Si giustifica un
debito della Srl più di 10 volte il valore del patrimonio? Che senso ha tenere in piedi
la FAM e la Srl, se con debiti notevoli ? Sono la conseguenza di fatti strutturali o di
una cattiva gestione ?
4.- Storia della Fondazione e della Società Alma mater S.r.l.
a) Fondazione. Essa è stata costituita il 21.12.1996 per operare, senza
scopo di lucro, quale di struttura di collegamento tra l'Ateneo e l'intera società (si
vegga la sintesi delle attività, più sopra). La fondazione è una normale fondazione di
diritto civile, e cioè tra quelle regolate dal codice civile.
I soci fondatori furono la Fondazione della Cassa di Risparmio di Bologna e
l'Università di Bologna. Attualmente l'Assemblea dei soci risulterebbe costituita da
"18 organizzazioni", ma i cui nomi non è stato possibile reperire nè dal sito
internet della Fondazione, nè dalla Camera di Commercio di Bologna.
. Il primo presidente è stato Filippi Piera. Seguono Walter Tega, Francesco Vella
(attualmente in carica).
Il Consiglio di Amministrazione è composto da 15-16 membri ed è presieduto dal
Rettore.
Per Statuto (art.14, Statuto) gli eventuali avanzi sono reimpiegati per attività
della Fondazione, o per incremento del patrimonio.
b) Società "Alma Mater S.r.l" . Questa società di
diritto privato viene costituita dalla Fondazione il 24.07.2002 (mentre è Rettore
P.U. Calzolari). Ne è "socio unico" la Fondazione. Essa, per delibera del detto
Consiglio ( 24.6.2002) "è finalizzata alla gestione delle attività a carattere
commerciale della Fondazione". Questa finalità è inserita nello Statuto della Srl
con interpretazione estensiva: "compiere qualsiasi operazioni commerciale,
industriale, mobiliare ed immobiliare necessaria o utile per il conseguimento dell'oggetto
sociale, nonchè l'attività finanziaria strettamente collegata o strumentale rispetto al
conseguimento dell'oggetto sociale" e "ricorrere a qualsiasi forma di
finanziamento con istituti di credito". Per Statuto (art. 24) gli utili sono
destinati secondo la delibera dell'Assemblea.
Essendo la Fondazione lo "unico socio", il
Presidente della Fondazione è anche il Presidente di Alma Mater (W. Tega, nel 2008). Il
primo presidente è stato Filippi Piera. Seguono Walter Tega e Francesco Vella (attuale).
Il Consiglio di Amministrazione, nominato dal Presidente della Fondazione, è
composto da 3 a 7 membri.
NOTA. Da atti della Srl del 1998, risulta che i membri del
Consiglio di Amministrazione erano: P.U. Calzolari (Presidente) , W.TEga, G.
Cappiello, A. Grandi, G. Masetti. Tra essi, P.U. Calzolari, W. Tega, G. Cappiello erano
anche membri del Consiglio di Amministrazione della Fondazione.
Questa società ha assunto tutta una serie di partecipazioni in
numerose società ed organismi ( Associazione Collegio di Cina, CNA
Innovazione, Consorzio Alma Cube, Consorzio I Tech Off , Consorzio Isfod, Consorzio Noi
Con, Consorzio Profingest, Consorzio Scholè, Consorzio Sinapsi, Consorzio Spinner,
Consorzio So.Lig Ergo S.r.l., Idea S.r.l. , Unimatica S.p.a. ), in ognuno
di essi facendosi rappresentare da propri designati (per lo più membri dei consiglio
della Fondazione e/o della s.r.l., con relativi compensi), così creando una serie di
partecipazioni "a grappolo", le quali presentano notevoli problemi di controllo
da parte di chi le ha costituite o vi partecipa , in mancanza di un bilancio consolidato
di tutte le società nel loro insieme. E notorio infatti che quasi sempre le
società a grappolo finiscono per accumulare perdite che poi verranno
scaricate sui soci inconsapevoli.
5.- Conclusioni. Per la Fondazione, la
situazione sopra descritta depone molto negativamente sulle possibilità di reperire
finanziamenti esterni per l'Ateneo, e quindi per l'urgenza di una sua riforma, nel senso
di farla divenire non soltanto una fondazione universitaria vera e propria, ma una
"casa di vetro" per trasparenza, e una fonte di entrate (e non un costo) per
l'Ateneo.
La voce più interessante, è l'attività di "Fund raising"
(raccolta fondi). Essa, prevista già in origine dallo Statuto, ha dato introiti minimali.
In effetti, perchè essa funzioni, dovrebbe essere collegata alla detraibilità fiscale
degli eventuali finanziamenti privati.
Questa possibilità, oggi sopravvenuta nella legge, sia pur con limiti,
protrebbe essere una via nuova per farvi affidamento, ma occorre anche rassicurare i
donatori, circa la destinazione dei loro fondi.
Ciò ripropone quanto detto in campagna elettorale: essere necessario
modificare la Fondazione da ente di diritto civile in ente di diritto
speciale, in modo da far subentrare gli opportuni controlli di legge sulla
gestione e sulla destinazione dei fondi.
I controlli non fanno paura a chi non ha nulla da nascondere.
C'è, poi, la questione della Alma Mater Srl. La
costituzione di una società di diritto privato, per sostituire la Fondazione in alcune
delle sue attività, si può solo capire come modo di sottrarre i dirigenti della
Fondazione alle regole degli "enti morali", nel prendere decisioni. Questo
fatto, per cui la Fondazione abdica alle sue funzioni, e le affida a pochi (3-4 membri),
parrebbe non meritevole di apprezzamento.
Un secondo profilo, che potrebbe in qualche modo giustificarne la
costituzione, riguarda i limiti alla responsabilità patrimoniale. Infatti, una normale
Srl risponde nei limiti del capitale sociale.
Invece in una Srl a "unico socio", se esso è una
persona giuridica, il socio risponde illimitatamente (art. 2497 c.c.) . Dunque il
comportamento della Srl , sottoposta a poco controllo, potrebbe creare anche problemi
finanziari alla Fondazione (che risponde nei limiti del proprio capitale). Nino Luciani |
|
Ateneo di Bologna: nuove inquietudini dal caso Delbono, dopo la notizia
"giornalistica" di rinvio a giudizio, accompagnata da intervista sul Corriere
|
Dopo la riammissione del prof. Delbono all'insegnamento, più
che il "pieno rispetto delle prescrizioni normative
vigenti"
da una verifica sul procedimento risulta
che è valso un procedimento "improprio", e
in condizioni di conflitto di interessi ideologici |

Gianluca Fiorentini |
N. Luciani, Verifica
sul procedimento, dopo che Delbono è stato riammesso all'insegnamento...
1.- Tuttora il Rettore non ha motivato alla Comunità scientifica le
ragioni per cui non ha applicato il Codice Etico e il Codice di comportamento dell'Ateneo,
nei confronti del prof. Delbono.
L'occasione sarebbe stata quella di pubblicare i "puntuali
chiarimenti" forniti al Senato ill 23 marzo
2010, ma non scritti sul verbale, per dimostrare la osservanza, di lui, della
normativa vigente.
Il problema, adesso, (al di là della presunta
"colpevolezza" di Delbono) è il fatto che il Rettore abbia riassunto su di sè
ogni valutazione, dopo aver sentiti i pareri di "autorevoli giuslavorisiti
ed amministrativisti".
Il Rettore non è un "ras". Anche lui è soggetto alle
regole. Egli può e deve sentire chi vuole, ma non esautorare gli organi collegiali,
previsti dall'ordinamento universitario. E se essi sentenzieranno che non v'è colpa,
tanto meglio. E' solo rispettando le regole che il rettore colloquia correttamente e
democraticamente con la "propria" Comunità scientifica.
Va pur dato atto che Egli, come noi, conosce le cose in questione solo
dai giornali, vale dire non da atti di notifica della autorità giudiziaria. Ma, come una
indagine di polizia può muovere anche da una semplice telefonata anonima, davvero egli
può continuare a non vedere e a non sentire il turbamento della opinione pubblica, senza
fare dubitare della sua neutralità verso la parte politica di sua comune provenienza ?
2.- Vi sono, poi, dei fatti che dimostrano essere stato applicato un
procedimento "improprio", per cui la Comunità scientifica è venuta a
trovarsi nella impossibilità di dare indicazioni dirette sul caso.
Come regola, la procedura per l'ammissione all'insegnamento e per il
conferimento di incarichi di insegnamenti spetta al Consiglio di Facoltà che decide,
sulla proposta del Preside. Nel caso nostro il Preside è il prof. Gianluca Fiorentini
(già membro del Comitato Elettorale di Delbono, per le elezioni a Sindaco di Bologna), ed
attualmente anche ProRettore alla Didattica.
Per pratica invalsa, in questi anni, alcuni Consigli di Facoltà
hanno delegato il Consiglio di Presidenza (un organo ristretto) per le decisioni su varie
materie, in quanto divenuti troppo pletorici, e quindi poco efficienti.
E', inoltre, previsto dall'ordinamento che il Preside possa agire
d'urgenza, salvo ratifica del Consiglio di Facoltà o del Consiglio di Presidenza.
Nel caso de quo la procedura è stata:
a) In data 22 febbraio 2010 il Preside ha fatto, d'urgenza, un decreto di conferimento di insegnamento a
Delbono;
b) In data 23 febbraio, il Preside ha portato il decreto per la
ratifica, al Consiglio di Presidenza, (composto
da G. Fiorentini, R. Orsi, G. Tassinari, A. Stefanelli, E. Bajo, D. Spelta, M. Chiuselli,
D. Foschi, J. Lattari), che ha approvato alla unanimità dei presenti (8/9, in quanto uno,
non il Preside, era assente).
c) In data 24 febbraio, il Preside ha dato comunicazione delle decisioni al
Consiglio di Facoltà.
d) In data 23 marzo la decisione è stata sottoposta al Senato.
1) Sull'urgenza. Il Preside ha motivato l'urgenza col fatto che,
poichè il prof. Massimo Motta non è rientrato in servizio entro il 1 febbraio 2010, egli
ha dovuto coprire l'insegnamento urgentemente (dati i tempi stretti di programmazione
didattica) col solo professore nella Facoltà, nel settore, a meno che si volesse
provvedere con supplenza retribuita ad un esterno.
Il presupposto dell'urgenza è contraddetto da circostanze oggettive.
Infatti, il Consiglio di Presidenza era convocato per il giorno successivo, a quello
dell'avvenuto Decreto del Preside. Dunque è verosimile che il ritardo di un giorno non
avrebbe pregiudicato nulla.
E siccome, a sua volta, il Consiglio di Facoltà era convocato per l'indomani
della seduta del Consiglio di Presidenza, e poichè si trattava di un caso veramente
difficile e speciale, il senso delle istituzioni avrebbe suggerito di portar la
discussione e approvazione in Consiglio di Facoltà, titolare primario della decisione.
2) Una procedura da "centralismo democratico". La
modalità della decisione ricorda, paro paro, il centralismo democratico di sovietica
memoria. Ivi si partiva dall'assioma che il popolo prendesse direttamente le decisioni, e
infatti "tutto" era sottoposto alla ratifica popolare, ma:
- prima, la decisione veniva presa dal Segretario generale del PCUS (uno che
faceva maggioranza da solo), poi portata in un Esecutivo di "4 gatti";
- poi al Comitato Centrale, dove i "4 gatti" erano
maggioritari;
- poi al parlamento, dove i membri del Comitato centrale erano maggioritari
(per definizione), e così di seguito, fino al popolo (e guai se qualcuno si fosse
permesso...di chiedere qualche chiarimento).
3) Anche un conflitto d'interessi. Poichè
le delibere del Consiglio sono sottoposte, di routine, al controllo degli uffici
dell'Ateneo, e poichè a capo degli uffici didattici c'è Fiorentini, in questo caso nella
veste dil Pro-Rettore, ecco anche profilarsi il fatto che Fiorentini (Preside, e già
membro del Comitato Elettorale di Delbono) è controllato da Fiorentini, ProRettore alla
didattica, in una evidente posizione di conflitto di interessi ideologici. Questo
conflitto si rileva dal verbale del Senato (vedi sotto).
4) Anche esautorazione del Senato. Dal verbale si deduce che il
Rettore, Presidente del Senato, non ha chiesto al Senato di "approvare",
ma di "prendere atto", e il Senato ha preso atto "in
forma unanime". La marcatura della unanimità di questa
"presa d'atto" è inutile, salvo per l'essere un autogoal, perchè rivela che
Fiorentini (presente) ha votato a favore di se stesso. Invece, per evitare conflitto
d'interessi ideologici, egli doveva uscire dall'aula durante la votazione, e farlo
verbalizzare.
Riprendiamo il filo iniziale: Massimo Motta
che fine ha fatto? Risulta dagli atti che egli, professore straordinario
dell'Ateneo di Bologna (tra l'altro, giovane e super-titolato) sia cessato dal servizio, a
gennaio, nell'Unversità di Bologna, per dimissioni e successivo trasferimento in altra
università. E' stata una perdita veramente notevole per l''Alma Mater, ma a cui è
seguito nulla più che il silenzio. No comment. N. Luciani
|
|
Verbale della delibera
del Consiglio di Presidenza della Facoltà |
Consiglio di Presidenza
- 23 febbraio 2010 |
| 2.1 Ratifica Decreto attribuzione insegnamento di
Economia dei mercati. II preside propone la
ratifica del consiglio per il proprio decreto prot. 193, III.8, emanato il 22 febbraio
2010 con il quale, stante l'urgenza, ha provveduto a conferire a
Flavio Delbono l'insegnamento di Economia dei mercati - risultato scoperto a seguito della
cessazione in servizio per volontarie dimissioni di Massimo Motta - per il corso di laurea
in Economia e diritto, a.a. 2009/2010, per 9 cfu e complessive 60 ore.
II preside illustra le motivazioni che hanno portato al provvedimento
di attribuzione dell'incarico a Flavio Delbono che, sottolinea, rappresenta un atto dovuto
conseguente al verificarsi di una serie di presupposti di fatto e di diritto che passa
rapidamente ad illustrare.
Innanzitutto chiarisce che con le dimissioni rese da Massimo
Motta - che avrebbe dovuto rientrare in servizio il 1 febbraio al termine del congedo per
motivo di studio - si doveva ovviare in tempi rapidi, a causa dell'approssimarsi
dell'inizio delle lezioni, al problema della mancata copertura nel settore
SECS-P/01dell'insegnamento di Economia dei mercati, di cui Massimo Motta era il
responsabile.
Riferisce quindi che in casi come questi le linee di indirizzo
della programmazione didattica (deliberate dal Senato Accademico) richiedono di verificare
se all'interno del settore dell'insegnamento scoperto o eventualmente in settori affini
non vi sia una disponibilità di docenza non utilizzata, consentendo, solo in caso
negativo, alla facoltà, che assegna l'incarico, di nc supplenze retribuite.
Ricorda che proprio nel mese di febbraio si dimetteva dalla
carica di sindaco Flavio Delbono che si trovava in aspettativa obbligatoria proprio in
virtù della carica rivestita di sindaco e che venendo meno questa condizione era un atto
dovuto per la facoltà reintegrarlo nel ruolo di professore ordinario, previo naturalmente
suo assenso, come in effetti è avvenuto con la sua presa di servizio del 18 febbraio
2010. A quel punto era d'obbligo, tenuto conto delle linee di indirizzo della
programmazione didattica summenzionate, prendere in considerazione la disponibilità di
docenza di Flavio Delbono per coprire l'insegnamento di Economia dei mercati, considerato
che oltre ad essere professore di ruolo nel settore di tale insegnamento scoperto, era
anche in debito di docenza, avendo zero ore di insegnamento in attivo, rientrando pertanto
all'interno del suo debito istituzionale.
Diversamente, ricorrere ad una supplenza retribuita avrebbe
rappresentato un costo immotivato da far sostenere alla facoltà. Stante pertanto
l'urgenza il preside riferisce che ha provveduto ad emanare il decreto per l'attribuzione
dell'incarico, decreto che ora viene sottoposto alla ratifica del consiglio.
II consiglio di presidenza all'unanimità approva. |
Verbale del Consiglio di Facolta' di
Economia, 24 febbraio 2010
1.1. Cessazione dall'ufficio di professore straordinario i Massimo Motta
Il preside comunica che dal 1/2/2010 Massimo Motta è cessato dal servizio per volontarie
dimissioni.
Il consiglio di facoltà prende atto.
1.2. Presa di servizio di Flavio Delbono
Il preside comunica che il 18/02/2010 è rientrato in servìzio dall'aspettativa Flavio
Delbono, ordinario nel ssd SECS-/P01, "Economia politica".
Il consiglio di facoltà prende atto. |
Verbale della delibera
del Senato |
Riunione S.A del 23/3/2010 |
| COMUNICAZIONE DEL MAGNIFICO RETTORE IN MERITO ALLA RIPRESA
DELL'ATTIVITA' ACCADEMICA DA PARTE DEL PROF. FLAVIO DELBONO.
Il Magnifico Rettore, anche a seguito di notizie divulgate a mezzo
stampa, ravvisa l'esigenza di fornire a questo Senato puntuali chiarimenti in merito alle
circostanze e motivazioni che hanno indotto, di recente, l'Amministrazione a reintegrare
il Prof. Flavio Delbono nei ruoli della docenza universitaria. La vicenda, per la
sua delicatezza e rilevanza, è stata gestita - assicura - nel pieno rispetto delle
prescrizioni normative vigenti, avvalendosi anche del parere di autorevoli giuslavorisiti
ed amministrativisti.
Il Prof. Fiorentini interviene, nella propria qualità
di Preside della Facoltà di Economia, al fine di precisare che, nei fatti, si è trattato
di un reintegro in ruolo, presso la Facoltà di appartenenza, di per sé conseguente, come
atto dovuto, alla cessazione del periodo di aspettativa per motivi politici, a suo tempo
riconosciuto al Prof. Delbono; in tal senso le dimissioni dalla carica di Sindaco
intervenute in data 17 febbraio scorso hanno implicato l'effetto di porre termine al
citato periodo di aspettativa, con reintegro nei ruoli universitari dal giorno successivo.
Aggiunge che, a seguito della cessazione dai ruoli (dal 31 gennaio
scorso) del Prof. Massimo Motta, al quale era stato in precedenza affidato l'insegnamento
di Economia dei Mercati del Corso di Laurea in Economia e Diritto, la Facoltà, verificato
che il Prof. Delbono era l'unico docente privo di ore di didattica e che non vi erano
ulteriori disponibilità di docenza, gli ha conferito detto insegnamento in quanto
coerente con il Settore disciplinare di inquadramento. Tale atto di conferimento si pone
pertanto in piena coerenza e sintonia con le linee di indirizzo di programmazione
didattica deliberate da questo Ateneo.
Il Senato Accademico, in forma unanime, prende atto. |
|
Ancora in evidenza,
dall'edizione precedente |
Ateneo
di Bologna: una questione di separazione tra "politica"
e "università", che la "giustizia universitaria" deve
risolvere |
Ivano Dionigi
|
Il caso DELBONO finisce per lambire il Rettorato... ,
per cui quasi quasi il Rettore sarebbe tenuto a dare
una spiegazione alla Comunità scientifica, visto che
non l'ha data a CdA e Senato
|

Gianluca Fiorentini |
| Il
motivo è che le omissioni finiscono per essere associate, pur se con fantasia, a
eccessivi precedenti legami con Delbono, di persone apicali del Rettorato. Il caso
più "in" è quello di Gianluca Fiorentini, che fu membro del Comitato Elettorale di Delbono, pur
essendo Preside già allora, ed attualmente è ProRettore. |
Nino Luciani, Mi
spiego meglio ...
I fatti oggettivi rilevanti, a
carico del Rettore, sono:
1) Per un verso il Rettore ha applicato il Regolamento dell'Ateneo, che ne
colloca l'insegnamento al II ciclo, e questo (di fatto) ha sottratto Delbono all'ira degli
studenti;
2) Per un altro verso, egli non ha applicato il Codice Etico e il Codice di
comportamento che l'Ateneo si è dati nella propria autonomia e che sanzionano ogni
comportamento di, anche possibile, mobbing, sia all'interno che all'esterno dell'Ateneo,
compiuti da personale dell'Alma Mater, e questo ha sottratto Delbono alla "giustizia
universitaria";
3) Per un terzo verso egli non ha applicato la legge Brunetta che impone
l'obbligatorietà del procedimento disciplinare anche indipendentemente dal processo
penale (e questo ha sottratto Delbono alla "giustizia amministrativa statale").
Riprendo, in proposito, dalla cronaca di Bologna di un quotidiano
nazionale, l'opinione di un illustre Docente dell'Ateneo (si vegga a fianco).
Potrei quasi dire che, personalmente, se l'ex-Sindaco di Bologna, e
nostro Professore, chiedesse perdono alla Comunità scientifica per i fatti da lui stesso
ammessi, e riportati dalla stampa, e si dichiarasse pentito, per me il caso sarebbe
chiuso.
E' , però, un fatto, che le sue dimissioni da Sindaco hanno sconvolto
la vita locale, per cui l'etica della società civile richiede anche una
"riparazione" nei modi di legge.
Queste dimissioni hanno anche, in qualche modo, sconvolto l'Università, in
quanto non si è persa la memoria del fatto che egli era stato invitato
dal Rettore, a Santa Lucia, in occasione della inaugurazione dell'Anno Accademico, e con
tanto ardore da fargli pronunciare un discorso pubblico e finanche la proclamazione di un matrimonio
tra Comune di Bologna e Università.
Non solo, ma al momento delle elezioni del nuovo Rettore, Delbono
aveva votato e dichiarato pubblicamente di avere votato per Dionigi.
Non solo questo: ben due Presidi, di allora e tuttora, fecero parte del suo
Comitato elettorale.
Beninteso, anche i professori hanno le loro idee politiche ed hanno diritto
di manifestarle. Ma non è ammesso dall'etica universitaria mescolare l'Istituzione con i
partiti politici.
Di grazia, come faremo a difendere la libertà di insegnamento e di
ricerca, se portiamo in testa il "cappellino del partito", insieme al
"tocco accademico" ?
E se, poi, capita che uno di quei Presidi diventa anche ProRettore alla
Didattica, proprio quello che decide personalmente, circa la riammissione di Delbono
all'insegnamento, allora non ci sto più.
Ho già detto, più sopra, che sarei personalmente disposto metterci una
pietra sopra, se Delbono avesse dichiarato un pubblico pentimento. Ma voglio anche
precisare che non mi sento vicino nè a quelli che, sui giornali, hanno invocato una
"riflessione" prima di ammetterlo in servizio, nè a quelli che invocano la
"canea", parola usata dal Rettore, in quanto solo dopo una "condanna della
magistratura", sarebbe giustificata l'esclusione, e fino ad allora sarebbe da
presumersi l'innocenza.
Trovo ipocrita quest'ultima tesi, se è vero (e ciò risulterebbe) che
Delbono ha già fatto delle pubbliche ammissioni.
Per me, le cose sono molto più semplici. Come c'è una "giustizia
sportiva", che tutela lo sport in tempi brevi, in attesa dei tempi lunghi
della giustizia statale, così esiste una "giustizia universitaria"
per tutelare, altrettanto in tempi brevi, l'università. Difatti ci sono un Codice
etico ed un Codice di comportamento che l'AlmaMater si è dati
nella propria autonomia.
Il Rettore non vuole dare inizio ai relativi procedimenti
disciplinari, quasi che ciò rientrasse in una sua autonoma valutazione e conseguente
discrezionalità ? Sappia che se ne assume la responsabilità sotto ogni diverso
profilo, giudiziale e non, e che la cosa non rimane dentro il Rettorato, come è
stato dimostrato da tante lettere di cittadini bolognesi ai giornali locali e alla cronaca
di Bologna di quotidiani nazionali.
Il Rettore Dionigi dovrebbe spiegarne i motivi alla Comunità
scientifica che ha l'ha eletto, e che dunque se, a sua volta, non procedesse come per
legge e secondo quanto impongono i Due codici, mantenendo un silenzio inspiegabile,
incorrerebbe, a sua volta, in una rispettiva responsabilità. Nino Luciani
|

|
|
Comitato

 |
In margine al Discorso del Rettore, in
Inaugurazione dell'anno accademico
Gianni Porzi*, L'ATENEO NEL
2010
Anche notizie dal CdA: Rapporto di A.
Zago e F. Lopriore
* Rappresentante del Governo nel CdA
dell'Università di Bologna |
CdA, Rapporto di Antonella ZAGO
e F. LOPRIORE
| Notizie |
1.- Sul Dr. G. Colpani, neo
Direttore Amm.vo, sul Delegato al Personale e sul
discusso bando...
2.- Sulla Azienda Agraria |
1. - Dr. Giuseppe Colpani, Cda del 19 gennaio
a) Il dott. Colpani, nuovo direttore amministrativo dell'ateneo, ha presentato il suo
programma di lavoro definendo come prioritaria la riorganizzazione dell'amministrazione
nel senso di un forte snellimento con riduzione anche del numero di dirigenti. Si è
soffermato inoltre sulla valutazione degli stessi sostenendo che, se molto è stato fatto
nel passato, oggi comunque si deve intervenire per semplificare gli indicatori della
valutazione e definire in modo più chiaro e semplice la filiera delle responsabilità.
Anche i comportamenti del dirigente, e non solo quindi il risultato raggiunto, risulta per
il direttore amministrativo un elemento importante. Sul fronte risorse è necessario,
secondo Colpani, un controllo di gestione che porti ad una migliore verifica dei flussi.
Il rapporto con il personale tecnico amministrativo invece dovrebbe essere improntato
alla fine della contrapposizione tra personale docente e personale tecnico amministrativo
in quanto quest'ultimo, pur non essendo sempre impegnato direttamente nella didattica e
nella ricerca, svolge comunque un ruolo determinante nell'attività generale e per questo
deve essere considerato una risorsa importante.
Crediamo che con la sua essenzialità, chiarezza e soprattutto precisione, il dottor
Colpani si sia soffermato su punti sui quali anche noi da tempo abbiamo chiesto di
intervenire. Ad oggi ovviamente non possiamo esprimere una fiducia incondizionata in
quanto purtroppo l'esperienza passata ci ha dimostrato ancora una volta che sono i fatti a
fare la differenza e non le parole. Ci sentiamo comunque di esprimere il nostro
apprezzamento auspicando di poter presto verificare che finalmente nel nostro ateneo alle
belle parole e alle buone intenzione possano seguire anche delle
buone azioni.
b) La delega al Personale e il discusso bando ... .Un momento
importante che segnerà davvero una svolta oppure una piena continuità con il passato - e
la nostra piena delusione -, sarà la nomina del delegato al personale che ancora non
c'è. Abbiamo già chiesto formalmente, e più volte, al Rettore di non riconfermare il
professor Gatta. Non abbiamo bisogno di una così forte continuità con quella politica
ingiustamente persecutoria per il personale tecnico amministrativo che ha portato ad
umiliazioni gratuite per il personale e diseconomie on indifferenti per l'ateneo. Solo un
nuovo delegato al personale potrebbe ad oggi convincerci che davvero questo Rettore e il
direttore amministrativo hanno intenzione di cambiare davvero rotta!
Il tanto discusso bando per l'assunzione di un esterno al DSAW
(Direzione e Sviluppo delle Attività Web) è stata ancora una volta affrontata in
consiglio di amministrazione. Dopo le interrogazioni del professor Porzi e l'integrazione
di Zago nel merito di tale selezione, il Rettore ha deciso di sospendere la procedura di
selezione. Tale scelta si fonda però non sul fatto che il rettore abbia scelto di non
coprire più il posto, come qualcuno ultimamente ha comunicato al personale tecnico
amministrativo, ma da un problema di interpretazione normativa sulla quale non c'è stata
chiarezza fino a qualche giorno fa. Le tante interrogazioni che a partire dal 29 settembre
2009 sono state presentate da Zago, Lopriore e Porzi, dove i tre consiglieri sostenevano
che l'Università è sottoposta al controllo preventivo della Corte dei Conti hanno visto
le risposte, reiterate fino al 15 Gennaio 2010, della dottoressa Fabbro prima e del
dottor |
Gianni
Porzi, L'Ateneo nel 2010
1.- Negli ultimi tempi ho sentito spesso dichiarazioni di grande
preoccupazione per il destino dell'Istruzione in Italia, e dell'Università in
particolare, a causa dei tagli annunciati nella Finanziaria 2009 che dovevano ammontare a
678 Ml, cioè il 10% dei 6.826 Ml stanziati nel 2009.
Grida d'allarme da più parti (alcuni strumentali) perché con i tagli
all'Istruzione veniva minacciata la Cultura del nostro Paese il cui futuro veniva
frequentemente dipinto a tinte fosche. Nessuno però che abbia ricordato che fino al 2009,
incluso, i finanziamenti statali erogati alle Università italiane sono stati in costante
crescita.
Il Rettore, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Accademico 2009-10, ha
espresso forti preoccupazioni per i pesanti tagli del fondo finanziamento ordinario che
potrebbero arrivare nel 2011. Era infatti già a conoscenza che, grazie al grande impegno
profuso dal Ministro Gelmini nel reperire maggiori risorse finanziarie per l'Università e
anche alle entrate derivanti dallo scudo fiscale, la Finanziaria 2010 ci aveva riservato
la gradita sorpresa di un taglio nettamente inferiore ai 678 Ml previsti, e cioè di 278
Ml (pari al 4% del finanziamento erogato nel 2009).
Tenendo poi presente che verranno stanziati anche 40 Ml per nuovi posti di
Ricercatore (circa 800), il taglio risulta ulteriormente ridimensionato.
Il nostro Ateneo, presumibilmente subirà una diminuzione del finanziamento
ordinario di 15-16 Ml (cioè, 385 Ml contro i 400 Ml ricevuti nel 2009), calo che non
creerà particolari problemi per il bilancio del 2010.
E' ovvio che i tagli non sono graditi da parte di chi deve subirli, ma è cosa poco
piacevole anche per chi è costretto a farli. Dico costretto perché è a tutti nota la
crisi economica che ha colpito il nostro Paese, e non solo; inoltre, il 2009 è stato,
purtroppo, anche un anno funestato da calamità naturali molto gravi sotto tutti gli
aspetti.
Non può essere tuttavia ignorato che nel nostro Ateneo vi sono spese non tutte
essenziali che vanno quindi eliminate senza esitazioni e ritengo sia questa l'occasione
per gestire con rigore le risorse disponibili e per mettere ordine nei conti operando una
riqualificazione e una razionalizzazione della spesa.
Non vorrei essere pessimista, ma probabilmente il periodo della costante crescita
dei finanziamenti statali é finito e quindi chi ha responsabilità nel governo
dell'Ateneo dovrà utilizzare tutte le risorse (umane e finanziarie) in modo più oculato
attenendosi al "principio di economicità" al quale l'Ateneo non ritengo si sia
sempre ispirato (anche in tempi recenti, nonostante la crisi economica fosse già alle
porte. Testimonianza ne è il numero eccessivo di Corsi, di Docenti esterni, di Dirigenti
e di contratti con personale esterno non sempre essenziali (finiti anche recentemente
sulla stampa locale).
Mi auguro che i nuovi Vertici dell'Ateneo, coadiuvati da Organi Accademici consapevoli
della grande responsabilità morale e giuridica della quale sono investiti, riescano in
questo compito impegnativo. Occorrerà, da parte di tutti coloro che hanno responsabilità
di governo e in particolare del Rettore, molta determinazione e polso ben saldo per tenere
la barra dritta verso l'obiettivo di interesse comune, anche per la Città di Bologna, e
cioè quello di riportare l'Alma Mater ad occupare livelli più consoni al suo prestigioso
passato. Anche perché ciò consentirà all'Ateneo di ricevere "risorse
aggiuntive" grazie ai criteri di valutazione del Ministero in base ai quali agli
Atenei migliori andrà quella "quota premiale" pari al 7% del finanziamento
ordinario totale. Gianni Porzi |
Menna poi, che sostenevano il contrario! Finalmente, seppur con ritardo,
è stata fatta un po' di chiarezza e come avete visto è arrivata una nuova circolare, la
terza in 5 mesi, che sostiene appunto che tali contratti debbano essere inviati alla Corte
dei Conti.
Nel frattempo, la selezione è già avvenuta, ma la stipula
del contratto di cui tanto si è discusso è stata sospesa in attesa dell'esito
del controllo della Corte dei Conti e non ritirata definitivamente".
A proposito di bandi di selezioni di professionalità di questo tipo
come anche di quella che verrà bandita per l'ufficio stampa (vedi interventi completi sul
sito) Lopriore ha evidenzito che molto spesso il personale interno, seppur in possesso dei
requisiti professionali del caso e pur avanzando la propria disponibilità non riescono ad
accedere a tali posizioni semplicemente perchè il direttore o responsabile di struttura
non concede il nulla osta. Ha chiesto che tale problema venga immediatamente risolto
concedendo così al personale interno la possibilità di esprimere la propria
professionalità con un conseguente risparmio anche per l'amministrazione.
In questa vicenda un plauso di merito va dato anche a coloro che ci segnalarono
l'erronea interpretazione della direzione amministrativa e che convintamente condividemmo.
Ci riferiamo ai diversi colleghi che, a dispetto delle loro capacità e delle loro
responsabilità, non "superano" mai le progressioni da EP"!! Chissà
com'è? AZ, FL
2. - Sul personale tecnico-amministrativo e l'Azienda Agraria (CdA del 15 Dicembre 2009)
2.1.- Personale. Due sono state le richieste rivolte al Rettore da
Antonella Zago e Francesco Lopriore, rappresentanti del personale tecnico amministrativo
in Consiglio di Amministrazione:
a) un semplice impegno scritto a trovare risorse per il personale tecnico amministrativo
che ha visto ridursi il fondo integrativo di 1 milione di euro nel solo 2009;
b) e una garanzia di lavoro per i dipendenti dell'azienda agraria che da molti anni
vivono una situazione di drammatica precarietà: se si ammalano sono letteralmente espulsi
e se piove non sono pagati.
Ci aspettavamo un segnale di apertura nei confronti del personale ma questo non solo
non è avvenuto ma le motivazioni addotte dal rettore sono davvero preoccupanti. Non
sono certo di poter fare quanto mi chiedete. Se il rettore uscente decideva da solo
e snobbava spesso il Consiglio di Amministrazione, il nuovo rettore sembra non aver chiaro
il suo ruolo: proporre al Consiglio la sua politica del personale e intervenire
prendendosi le responsabilità in caso di carenza dei dirigenti!
Se sulle risorse la questione verrà da noi riproposta con la speranza che la decisione
finale vada nel senso di un riconoscimento dello sforzo notevole che al personale
amministrativo verrà chiesto nel 2010 data la riorganizzazione dell'intero ateneo sulla
base della riforma Gelmini, più grave è la posizione di incertezza del Rettore sulla
questione degli operai agricoli.
2.2. Azienda Agraria. La nostra richiesta infatti era semplice: in
attesa di entrare nel merito della riorganizzazione della Azienda Agraria, garantire i
contratti a tutti gli operai agricoli che da anni ci lavorano in attesa di definire le
mosse future facendogli così passare un Natale sereno. Il rettore ha garantito il rinnovo
del direttore gestionale un esterno pagato più di 5 mila euro al mese per tre
giornate lavorative a settimana - ma non si è impegnato invece sugli operai. Il direttore
gestionale ha un contratto di prestatore d'opera e secondo il rettore è l'unico che può
intervenire e decidere in autonomia sui contratti da rinnovare.
Ecco cosa ci sconvolge! Come può essere che un esterno che gestisce una struttura
dell'ateneo di Bologna possa decidere in autonomia il fabbisogno?
Sembra che il rettore non abbia chiaro il suo ruolo: la definizione della politica del
personale compete al Consiglio di Amministrazione e nemmeno un direttore di dipartimento
può autonomamente decidere chi e come assumere se non in pochissimi casi in cui le
attività sono legate a dei progetti. All'Azienda Agraria invece il personale lavora con
contratti che scadono ogni anno e svolge mansioni di ordinaria amministrazione. Un esempio
è la manutenzione dei parchi e dei giardini dell'ateneo, funzione svolta appunto dalla
sezione parchi e giardini della stessa azienda. I giardini non sono diminuiti ma sembra
che ci siano dei dubbi sull'apertura di alcuni contratti di lavoro per gennaio 2010.
Qualcuno perderà il posto? Chiedevamo una rassicurazione in tal senso: perchè far
passare un Natale sulla graticola ad alcuni lavoratori?
Avevamo posto la questione al rettore al momento del suo insediamento e il
fatto che ancora oggi non ci sia stata risposta è grave. Comprendiamo che il timore del
Rettore può essere dato anche dalle mancanze che i dirigenti del personale hanno
dimostrato in questi ultimi anni nello svolgere il loro lavoro. Questi ultimi, e
soprattutto l'attuale, infatti, avrebbero dovuto intervenire molto prima con una
definizione giuridica della situazione e con un aggiustamento definitivo della questione.
Invece se ne sono disinteressati e hanno lasciato fare al direttore esterno.
D'altronde non ci sono sanzioni! O meglio dei lavoratori sembra che a nessuno
gliene importi! Dal nuovo rettore però ci aspettavamo idee chiare e scelte radicali.
Soprattutto quando si tratta di garantire semplicemente un Natale sereno a
lavoratori che da tempo hanno garantito i servizi all'ateneo! Costa veramente poco! Le
condizioni per intervenire ci sono tutte: l'azienda è una articolazione dell'università
e non una azienda privata, esiste una latitanza nel dare risposte certe e risolutive da
parte dell'attuale dirigente del personale e non esiste un progetto di riorganizzazione o
di tagli del personale definiti dal Consiglio di Amministrazione! Il rettore secondo noi
ha quindi il potere di intervenire!
Ad oggi i rapporti con i lavoratori non possono che peggiorare!
AZ, FL |
|
 |
Diffuso da AFORUM l'andamento delle immatricolazioni
degli studenti per il 2009-10
Risultato confortante nel complesso: +
3% |
ALMA MATER STUDIORUM -
UNIVERSITA' DI BOLOGNA
Nota. Unicamente per chiarezza, si fa notare che le
variazioni percentuali riguardano i dati di ottobre 2009
rispetto ai dati di ottobre 2008. Il fatto di aver riportato i dati di dicembre 2008
indica solo che, probabilmente,
i dati di ottobre 2009 saranno rivisti al rialzo, a fine anno.
| Immatricolazioni degli studenti |
27ott.2008
(a) |
31dic. 2008
(b) |
27ott.2009
(c) |
Variazione % (c/a) |
| TOTALE ATENEO "Alma Mater" |
16493 |
|
17002 |
+3,09% |
|
|
|
|
|
| Sede Di Bologna |
11815 |
14100 |
12113 |
+2,52% |
| Facolta' Di Agraria |
215 |
251 |
302 |
+40,47% |
| Facolta' Di Chimica Industriale |
105 |
111 |
79 |
-24,76% |
| Facolta' Di Economia |
946 |
1130 |
980 |
+3,59% |
| Facolta' Di Farmacia |
585 |
632 |
811 |
+38,63% |
| Facolta' Di Giurisprudenza |
934 |
1019 |
1162 |
+24,41% |
| Facolta' Di Ingegneria |
1775 |
2072 |
1715 |
-3,38% |
| Facolta' Di Lettere E Filosofia |
2364 |
3049 |
2175 |
-7,99% |
| Facolta' Di Lingue E Letterature Straniere |
825 |
912 |
842 |
+2,06% |
| Facolta' Di Medicina E Chirurgia |
717 |
760 |
694 |
-3,21% |
| Facolta' Di Medicina Veterinaria |
135 |
170 |
116 |
-14,07% |
| Facolta' Di Psicologia |
15 |
51 |
13 |
-13,33% |
| Facolta' Di Scienze Della Formazione |
909 |
1063 |
807 |
-11,22% |
| Facolta' Di Scienze Mat. Fisiche E Naturali |
1187 |
1472 |
1129 |
-4,89% |
| Facolta' Di Scienze Motorie |
217 |
286 |
189 |
-12,90% |
| Facolta' Di Scienze Politiche 966 |
893 |
|
749 |
-16,13% |
| Facolta' Di Scienze Statistiche |
137 |
229 |
133 |
-2,92% |
|
|
|
|
|
| Sede Di Cesena |
899 |
1187 |
924 |
+2,78% |
| Facolta' Di Agraria |
109 |
123 |
105 |
-3,67% |
| Facolta' Di Architettura |
136 |
138 |
117 |
-13,97% |
| Facolta' Di Medicina Veterinaria |
33 |
37 |
46 |
+39,39% |
| Facolta' Di Psicologia |
349 |
548 |
340 |
-2,58% |
| Facolta' Di Scienze Mat. Fisiche E Naturali |
86 |
110 |
69 |
-19,77% |
| Seconda Facolta Di Ingegneria |
186 |
231 |
247 |
+32,80% |
|
|
|
|
|
| Sede Di Forli |
1648 |
1965 |
1598 |
-3,03% |
| Facolta' Di Economia - Sede Di Forli' |
608 |
741 |
529 |
-12,99% |
| Facolta' Di Scienze Politiche "Roberto
Ruffilli" (Con Sede A Forli') |
673 |
764 |
675 |
+0,30% |
| Scuola Superiore Di Lingue Moderne P.I.ET. |
210 |
272 |
199 |
-5,24% |
| Seconda Fac. Di Ingegneria -Sede A Cesena |
157 |
188 |
195 |
+24,20% |
|
|
|
|
|
| Sede Di Ravenna |
753 |
919 |
839 |
+11,42% |
| Facolta' Di Chimica Industriale |
14 |
15 |
29 |
+107,14% |
| Facolta' Di Conservazione Dei Beni Culturali |
201 |
313 |
187 |
-6,97% |
| Facolta' Di Giurisprudenza |
210 |
231 |
241 |
+14,76% |
| Facolta' Di Ingegneria |
94 |
113 |
181 |
+92,55% |
| Facolta' Di Medicina E Chirurgia |
142 |
143 |
141 |
-0,70% |
| Facolta' Di Scienze Mat. Fisiche E Naturali |
92 |
104 |
60 |
-34,78% |
|
|
|
|
|
| Sede Di Rimini |
1378 |
1572 |
1528 |
+10,89% |
| Facolta' Di Chimica Industriale |
33 |
35 |
30 |
-9,09% |
| Facolta' Di Economia - Sede Di Rimini |
460 |
546 |
501 |
+8,91% |
| Facolta' Di Farmacia |
190 |
201 |
242 |
+27,37% |
| Facolta' Di Lettere E Filosofia |
205 |
257 |
235 |
+14,63% |
| Facolta' Di Medicina E Chirurgia |
212 |
212 |
193 |
-8,96% |
| Facolta' Di Scienze Della Formazione |
128 |
157 |
180 |
+40,63% |
| Facolta' Di Scienze Motorie |
101 |
102 |
90 |
-10,89% |
| Facolta' Di Scienze Statistiche |
49 |
62 |
57 |
+16,33% |
| Totale Ateneo |
16493 |
19743 |
17002 |
+3,09% |
|
| Fonte. Elaborazioni su dati AFORM dell'Ateneo di Bologna |
 |
Il Decreto Direttoriale
del Dr. Antonello Masia
8 luglio 2009 prot. n. 82/2009 |
FONDI ALLE UNIVERSITA' per totali
63.578.634,00
(di cui 3.707.923,00 per Bologna. Fonte: http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0015Atti_M/7895Progra_cf2.htm)
per la programmazione delle stesse in base a indicatori di
merito (D.M. Mussi n.506/ 2007)
(Fonte:http://programmazione-triennale.cineca.it/report/home_indicatori.php)
Nell'estate il Governo ha distribuito alle università
statali e non statali, ed istituti ad ordinamento speciale una quota del FFO per il 2009
(legge finanziaria 2009, tabella C e modifiche) per la programmazione e valutazione delle
università in base a indicatori di merito. Questi erano stati inventati dal Ministro
Fabio MUSSI nel 2007. Sono riportati qui sotto, perchè chiunque constati che si tratta di
meri dati statistici, che non hanno nulla a che fare con la promozione della
"meritocrazia", quella "cosa" inventata dai Cinesi per salvare il
sistema comunista, dopo la rivolta di piazza Tien An Men, 1989.
Quella "cosa", inventata da chi "crede" (come Mussi) in
quel sistema, si può capire. Ma oggi c'è un Ministro "liberale"...
E' anche colpevole presunzione credere che, da Roma, si possa regolare le
Università locali, anche nelle piccole cose. |
Indicatori (o parametri) di merito del Decreto Ministeriale 18 ottobre 2007 prot.
n. 506/2007, usati dal D.D. (vedi sopra) per la valutazione (ex post) dei risultati
dell'attuazione dei programmi delle Università.
NOTA. Gli Indicatori sono costruiti attingendo a dati statistici degli anni 2004,
2005, 2006, 2007, 2008. La loro esposizione, qui sotto, è in parte riscritta da noi per
una facile lettura e comprensione.
A) Indicatori dell' OFFERTA FORMATIVA
A.1*. - Rapporto tra Numero (di corsi di laurea e di laurea magistrale in possesso
dei requisiti qualificanti attivati)
e Numero (di corsi di laurea e di laurea magistrale complessivamente attivati)
- A.2* .- Rapporto tra Numero (di immatricolati ai corsi di laurea magistrale, che hanno
conseguito la laurea in un altro Ateneo in un numero di anni non superiore alla durata
normale delle stessa, aumentata di un anno) e Numero (di immatricolati totali ai corsi di
laurea magistrale)
- A.3 - Rapporto tra Numero (di docenti di ruolo appartenenti a SSD di base e
caratterizzanti i corsi di laurea e di laurea magistrale attivati) e Numero (di corsi di
laurea e di laurea magistrale attivati)
B) RICERCA SCIENTIFICA
- B.1*.- Rapporto tra Numero (di professori di ruolo e di ricercatori di ruolo che hanno
avuto giudizio positivo su PRIN, FAR e FIRB) e Numero (di professori di ruolo e di
ricercatori di ruolo appartenenti allAteneo)
- B.2.- Rapporto tra Numero (di borse di studio a concorso per il dottorato di ricerca) e
Numero (di corsi di dottorato di ricerca attivati)
- B.3 .- Rapporto tra Numero (di borse di studio a concorso per il dottorato di ricerca
finanziate dallesterno) e Numero (di borse di studio a concorso per il dottorato di
ricerca)
- B.4 - Rapporto tra Uscite (di bilancio per la
ricerca scientifica) e Numero (di professori di ruolo e di ricercatori - di ruolo, ovvero
di cui allart. 1, comma 14, della legge n. 230/2005- ).
- B.5. - Rapporto tra Entrate (di bilancio per la ricerca scientifica
provenienti da entità esterne allAteneo) ed Entrate (di bilancio
complessive per la ricerca scientifica).
C) SERVIZI A FAVORE DEGLI STUDENTI
- C.1.- Rapporto tra Numero (di studenti che abbiano acquisito almeno 50 CFU
nella.a. t-1, iscritti al secondo anno dello stesso corso di studio nellanno
t) e Numero (di studenti immatricolati nellanno t-1)
- C.2 .- Rapporto tra Numero (di studenti iscritti che hanno avviato uno stage) e
Numero (di studenti iscritti nellAteneo)
- C.3* .- Rapporto tra Numero (di laureati, che hanno svolto uno stage post-laurea (in
Italia o allestero) entro un anno dal conseguimento del titolo e Numero (di
laureati)
- C.4* .- Rapporto tra Numero (di laureati dellanno t che hanno trovato lavoro entro un
anno dal conseguimento del titolo) e Numero (di laureati dello stesso anno)
- C.5* .- Rapporto tra Numero (di CFU acquisiti in apprendimento permanente) e Numero (di
CFU acquisiti nei corsi di studio nello stesso anno)
D) PROGRAMMI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE
- D.1 .- Rapporto tra Numero (di studenti iscritti, che hanno partecipato a programmi di
mobilità internazionale) e Numero (di studenti iscritti nello stesso anno)
- D.2 .- Rapporto tra Numero (di studenti stranieri iscritti ai corsi di laurea
magistrale) e Numero (di studenti iscritti ai corsi di laurea magistrale)
- B.3 .- Rapporto tra Numero (di studenti stranieri iscritti ai corsi di dottorato) e
Numero (di studenti iscritti ai corsi di dottorato)
- B.4 .- Rapporto tra Entrate (di bilancio acquisite mediante
contratti/convenzioni con agenzie e enti, esteri e internazionali) ed Entrate di
bilancio (complessive, al netto di quelle in conto capitale e per partite di
giro)
E) DATI RELATIVI AL PERSONALE, IVI COMPRESO IL RICORSO ALLA MOBILITA'
- E.1 .- Rapporto tra Costo (del personale di ruolo e non) ed
Entrate (di bilancio complessive, al netto di quelle in conto capitale e per
partite di giro)
- E.2 .- Rapporto tra Punti organico (utilizzati per lassunzione di
professori ordinari e associati dallAteneo, precedentemente non appartenenti allo
stesso Ateneo) e Punti organico (complessivamente utilizzati
dallAteneo)
- E.3.- Rapporto tra Punti organico (destinati a Facoltà con rapporto
studenti/docenti di ruolo superiore alla mediana nazionale) e Punti organico
(complessivamente destinati per il personale dellAteneo
- E.4 - Rapporto tra Punti organico (utilizzati per lassunzione di
ricercatori) e Punti organico (utilizzati complessivamente.)
* Indicatore non calcolato, perché i dati sono parzialmente disponibili o
totalmente indisponibili. |
Nino Luciani,
Indicatori di risultato ?
E se, invece, si ripartisse dalla legge Ruberti del 1989, pur se da adeguare ai tempi ?1.- Dubbi sull'efficacia degli indicatori. Pur ipotizzando a-priori,
come adeguati, questi indicatori, viene istintivo domandarsi se essi sono idonei a
promuovere il "buongoverno".
a1) Per l'indicatore A.1, la risposta può essere SI', ma va fatta
una distinzione da caso a caso. In una università nascente, in un'area depressa, è
necessaria una tolleranza per un determinato numero di anni, finchè essa prenda piede.
Inoltre, dal punto di vista del bilancio pubblico, c'è anche il costo del
trasporto (se le sedi sono molte nel territorio, i costi di trasporto pubblico sono bassi;
se le sedi sono poche, i costi di trasporto sono alti).
a2) Questo indicatore non è modificabile dai comportamenti di un
Ateneo;
.....
.....
c1) Questo indicatore può valere per promuovere comportamenti virtuosi,
ma anche il contrario (es.: promuovere tutti gli studenti, anche i non meritevoli, per
ottenere maggiori finanziamenti).
....
....
2.- Altro tipo di osservazioni. I dati statistici utilizzati per
costruire gli indicatori, a volte sono relativi a vari anni addietro, a volte sono
incompleti, altre volte non esistono. Purtroppo questo è il destino delle strutture
pubbliche: serve incentivare il merito, ma i meccanismi premiali non possono funzionare.
E' permesso ricordare che l'Unione Sovietica è crollata largamente per la
difficoltà di guidare le strutture produttive in base a criteri economici ? E' permesso
ricordare che la ritrovata "meritocrazia cinese" è fondata sul "socialismo
di mercato, vale dire facendo regolare le imprese pubbliche con i prezzi di mercato ?
Nelle strutture pubbliche gli indicatori statistici vanno utilizzati come
"ultima spiaggia", quando non cè nessun indicatore di merito, a cui
attaccarsi per incentivare risultati virtuosi. E questo è il caso (più frequente) della
Pubblica Amministrazione, i cui servizi sono ad utilità "totalmente
indivisibile".
Invece, nel caso dell'università, è possibile applicare il
criterio del beneficio (tipico del mercato), perché linsegnamento universitario ha
una utilità "parzialmente divisibile". In questo senso è possibile applicare
il criterio del beneficio: vale dire un prezzo (pro quota "parte divisibile") ai
richiedenti il servizio e, invece, il finanziamento statale, per la restante parte
"indivisibile" ( ossia a "utilità pubblica").
Ma, occorre farlo cum grano salis, perchè c'è di mezzo il diritto
allo studio. Vediamo poi.
4.- Legge Ruberti n. 168/1987, art. 7. Direi che questa
legge abbia dato l'autonomia finanziaria, salvaguardando (sia pur in parte) il criterio
del beneficio. Più tardi, non sarà più così. Vediamo:
a) L'art. 7 disponeva che le entrate delle università siano
"trasferimenti dello Stato" e "contributi obbligatori nei limiti
della normativa vigente".
Per trovare questi limiti occorre risalire alla legge
1551/1951 (una curiosità: fu firmata da A. De Gasperi).
b) La Legge 1551/1951 dispone:
1. - il contributo statale alle università (art. 1), da ripartire (si noti bene)
"tenendo presenti principalmente il numero delle facoltà e degli studenti, il tipo
delle facoltà, lo stato delle attrezzature scientifiche, le necessità dell'assistenza
agli studenti."
2. - le tasse, sopratasse, contributi, diritti di segreteria degli studenti, fissate
dalla legge;
3. - che il CdA delle Università possa istituire:
- un contributo integrativo unico studentesco per 3 anni (art. 8);
- speciali contributi studenteschi per biblioteche e per ogni istituto scientifico,
destinati a spese di laboratorio, di esercitazioni e di riscaldamento (art. 11);
- contributi fino alla misura di lire 1000 per ciascuno studente in corso e fuori
corso, per le attività assistenziali e sportive delle organizzazioni rappresentative
studentesche;
- un contributo suppletivo (pari al 30% della tassa annuale di iscrizione) per gli
gli studenti appartenenti a famiglie che dispongano di un reddito complessivo annuo
superiore a tre milioni di lire.
5.- Legge 537/1993. Dopo Ruberti, come novità viene
istituito il FFO, "nel quale sono comprese una quota base (da ripartirsi tra le
università in misura proporzionale alla somma dei trasferimenti statali e delle spese
sostenute direttamente dallo Stato per ciascuna università nell'esercizio 1993), e una quota
di riequilibrio, da ripartirsi sulla base di criteri relativi a standard dei
costi di produzione per studente e agli obiettivi di qualificazione della ricerca, tenuto
conto delle dimensioni e condizioni ambientali e strutturali".
La genericità della legge fu eccessiva. Inizierà da qui l'arbitrio dei vari
governi, e la graduale deresponsabilizzazione sia del Governo sia delle Università e di
conseguenza saranno necessari nuovi correttivi con legge 306. |
6.- La successiva Legge 306/1997 dispone:
- art. 2. "I contributi universitari sono determinati autonomamente dalle
università in relazione ad obiettivi di adeguamento della didattica e dei servizi per gli
studenti, nonchè sulla base della specificità del percorso formativo";
- purchè (art.3) "secondo criteri di equità e
solidarietà" e comunque (art. 5) "la contribuzione studentesca non può
eccedere il 20% del finanziamento ordinario annuale dello Stato".
Segue la legge 449/1997, con limite anche dal lato spesa:
(art. 5) "Le spese fisse e obbligatorie per il personale di ruolo delle università
statali non possono eccedere il 90 per cento del fondo per il finanziamento
ordinario";
e seguirà tutto il resto ...., più tardi, finchè si arriverà alla
meritocrazia cinese attuale, da cui abbiamo preso le mosse in questo commento.
5.- Conclusione: la retta via finanziaria. Direi che sia da
reintrodurre la legge Ruberti, salvo adeguamenti al tempo.
Precisamente andrebbe separata lamministrazione locale (da far regolare con
criteri aziendali), dal diritto allo studio (da caricare sullo Stato, che lo gestisce in
modo diretto). Di conseguenza:
1) le università delibererebbero liberamente i contributi studenteschi, fermo
rigorosamente il pareggio del bilancio;
2) il FFO andrebbe ripartito tra le università in base al numero degli studenti,
moltiplicato il costo standard per studente.
Metterei il solo vincolo che il numero degli studenti per insegnamento non
possa superare un determinato numero (es. 60 studenti per le materie umanistiche; 30 per
le materie associate a prove di laboratorio);
4) lo Stato dovrebbe erogare direttamente borse di studio o bonus università,
differenziatamente per studente in base al merito e al bisogno. Nino Luciani
P.S.- Quanto sopra riguarda solo la parte finanziaria. Le grandi regole per il controllo
di qualità del processo e del prodotto (didattica, concorsi,
) dovrebbero restare
prerogative centralizzate |
|
| Disegno di legge quadro (informale
del Miur) in materia di organi di governo, organizzazione e qualità del sistema
universitario, riordino del reclutamento dei professori e dei ricercatori universitari e
delega sul diritto allo studio |
 |
TESTO ORIGINALE
|
|
EMENDAMENTI proposti dal prof. Nino Luciani, ord. di Scienza
delle Finanze nellUniversità di Bologna, già membro del Consiglio di
Amministrazione e del Senato Accademico Integrato dell'Univ. di Bologna. |
| TITOLO I |
Nuovo testo, risultante,
dopo gli emendamenti |
| ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA UNIVERSITARIO |
|
| Articolo 1 |
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| |
|
| Autonomia e responsabilità delle
università |
|
| 1. Le università sono sede della libera
formazione e della trasmissione critica dei saperi, coniugano in modo organico ricerca e
didattica avanzata e continuata e operano per il progresso culturale, civile ed economico
della Repubblica. |
1. Le università sono sede della libera
formazione e della trasmissione critica dei saperi, coniugano in modo organico ricerca e
didattica avanzata e continuata e operano per il progresso culturale, civile ed economico
della Repubblica. |
| 2. In attuazione dell'articolo 33 della
Costituzione ciascuna università opera ispirandosi a princípi di autonomia e di
responsabilità. |
2. In attuazione dell'articolo 33 della
Costituzione ciascuna università opera ispirandosi a princípi di autonomia e di
responsabilità. |
| |
Lo Stato finanzia la gestione corrente
delle Università in base a piani decennali, nei quali sono concordate le prestazioni,
richieste, di ricerca e di didattica a favore dello Stato e, per esso, agli studenti. |
| |
Lapplicazione dei criteri, di cui
ai commi precedenti, è subordinata allaccreditamento delle Università medesime
presso lo Stato. |
| |
Laccreditamento avviene sulla base
della verifica dei requisiti tecnici standard delle Università circa la dimensione, in
termini di numero di studenti, e di organico del personale docente, tecnico e
amministrativo. |
| |
Fermo quanto previsto dall'art. 3 e,
tenuto conto della legge vigente (sui Megatanei
), le università con un
numero di studenti superiore a 40.000 dovranno essere frazionate. |
| |
Le Facoltà con un numero di studenti
superiore a 7.000 devono essere frazionate. |
| |
Sono ammesse temporaneamente università
con un numero di studenti inferiore ad un determinato standard, se esse sono
riconosciuto dallo Stati come università regionali, e comunque per una durata non
superiore ad un determinato tempo (20 anni ?) |
| |
Il finanziamento statale in conto
corrente delle Università avviene in rapporto al numero degli studenti differenziamente
tra università umanistiche e università scientifiche, e tuttavia previa verifica dei
requisiti tecnici dei corsi di studio, i cui insegnamenti non potranno avere,
singolarmente, un numero di studenti superiore ad un determinato minimo e massimo, e
differenziatamente tra insegnamenti tecnici ed insegnamenti umanistici, e con ulteriori
eccezioni relative agli insegnamenti di importanza strategica nazionale.
Sono abrogate le norme vigenti sul riparto del FFO in base a parametri multipli
differenziati. |
| |
Le Università operano sulla base di
programmi annuali e decennali. |
| |
Esse sono tenute al pareggio del
bilancio. Sono abrogate le norme che pongono limiti alla discrezionalità di spesa delle
università, ad eccezione di quelle relative ai finanziamenti statali e destinazione
vincolata. |
| |
Le Università sono dotate di
finanziamenti costituiti: |
| |
- dal finanziamento statale in conto
corrente, proporzionato al numero degli studenti; |
| |
- da prestiti statali di medio-lungo
termine, in relazione a investimenti. In ogni caso lammontare dei prestiti non può
superare una somma tale per cui la somma degli interessi superi il 25% del finanziamento
statale della gestione corrente; |
| |
- dai contributi studenteschi,
determinati liberamente, e comunque col vincolo che essi non superino il 30% della spesa
corrente, tenuto conto delle norme sul diritto allo studio, di cui al comma 3; |
| |
- da altre entrate provenienti da
privati e da enti pubblici a titolo di liberalità o controprestazioni di servizi
(insegnamenti, ricerca scientifica, altri servizi). |
| 3. Al fine di rimuovere le barriere di
accesso allistruzione universitaria degli studenti meritevoli e privi di mezzi il
Ministero dellistruzione delluniversità e della ricerca, di seguito
denominato "Ministero", attua e monitora specifici programmi per la concreta
realizzazione del diritto allo studio. |
3. Al fine di rimuovere le barriere di
accesso allistruzione universitaria degli studenti meritevoli e privi di mezzi il
Ministero dellistruzione delluniversità e della ricerca, di seguito
denominato "Ministero", attua e monitora specifici programmi per la concreta
realizzazione del diritto allo studio.
Lo Stato finanzia il diritto allo studio con rapporto diretto con gli studenti,
tenuto conto del bisogno e del merito.
Il finanziamento avviene sotto forma di borse di studio e di buoni università
spendibili per le iscrizioni ai corsi di laurea triennale e magistrale, presso le
università da loro scelte liberamente.
Sono abrogate le norme sul diritto allo studio di competenza delle università. |
| |
|
| 4. Il Ministero fissa obiettivi e indirizzi
strategici per il sistema universitario e le sue componenti e ne verifica e valuta i
risultati secondo criteri di qualità, trasparenza e promozione del merito, anche in
riferimento alle migliori pratiche diffuse a livello internazionale, garantendo una
distribuzione delle risorse pubbliche coerente rispetto agli indirizzi e ai risultati. |
4. Il Ministero, una volta fissa
fissati, ai sensi del comma 2, gli obiettivi e indirizzi strategici per il
sistema universitario e le sue componenti e ne verifica e valuta i risultati secondo
criteri di qualità, trasparenza e promozione del merito, anche in riferimento alle
migliori pratiche diffuse a livello internazionale, garantendo una distribuzione delle
risorse pubbliche coerente rispetto agli indirizzi e ai risultati. |
| |
|
| Articolo 2 |
Articolo 2 |
| |
|
| Organi di governo delle università |
|
| |
|
| 1. Le università statali, nel quadro del
complessivo processo di riordino della pubblica amministrazione, provvedono entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge a modificare i propri statuti ai
sensi dellarticolo 6 della legge 3 maggio 1989, n. 168, secondo principi di
semplificazione, efficienza ed efficacia, con losservanza dei seguenti
vincoli e criteri direttivi: |
1. Le università statali, nel quadro del
complessivo processo di riordino della pubblica amministrazione, provvedono entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge a modificare i propri statuti ai
sensi dellarticolo 6 della legge 3 maggio 1989, n. 168, secondo principi di
semplificazione, efficienza ed efficacia, con losservanza dei seguenti
vincoli e criteri direttivi: |
| |
|
| a) adozione di un codice etico anche al
fine di individuare le situazioni di incompatibilità e di conflitto di interesse e
predisporre opportune misure per eliminarle; |
a) adozione di un codice etico anche al
fine di individuare le situazioni di incompatibilità e di conflitto di interesse e
predisporre opportune misure per eliminarle; |
| |
|
| b) attribuzione al rettore della
rappresentanza legale delluniversità e delle funzioni di indirizzo, di iniziativa,
di coordinamento; della responsabilità primaria nellattuazione di tutte le
attività istituzionali dellateneo e delle delibere del consiglio di amministrazione
secondo criteri di qualità e nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza,
trasparenza e meritocrazia; del compito di proporre e dare attuazione al documento di
programmazione strategica triennale di ateneo di cui allarticolo 1-ter del decreto
legge del 31 gennaio 2005, n. 7, convertito con modificazioni nella legge n. 43 del 2005 e
successive modificazioni e del bilancio di previsione annuale; di tutte le funzioni non
espressamente attribuite ad altri organi; |
b1) attribuzione al rettore della
rappresentanza legale delluniversità e delle funzioni di indirizzo, di iniziativa,
di coordinamento; della responsabilità primaria nellattuazione di tutte le
attività istituzionali dellateneo e delle delibere del consiglio di amministrazione
secondo criteri di qualità e nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza,
trasparenza e meritocrazia; del compito di proporre e dare attuazione al documento di
programmazione strategica triennale di ateneo di cui allarticolo 1-ter del decreto
legge del 31 gennaio 2005, n. 7, convertito con modificazioni nella legge n. 43 del 2005 e
successive modificazioni e del bilancio di previsione annuale; di tutte le funzioni non
espressamente attribuite ad altri organi; |
| |
b2) E ammesso il voto di sfiducia
al Rettore, da parte del Senato o del Consiglio di Amministrazione, in caso di
inadempienza esecutiva delle delibere per oltre 3 mesi dalla delibera, o di inottemperanze
gravi allo statuto, o di indignità morale. |
| |
Il voto avviene in base a mozione
sottoscritta da almeno un terzo dei componenti. |
| |
|
| |
b2) Nelle università con più di 10.000
studenti, è istituita obbligatoriamente una Giunta di Pro-Rettori, scelti dal Rettore tra
persone competenti, anche esterne alluniversità, con delega per determinati settori
amministrativi, in rapporto a corrispondenti dirigenti dellAmministrazione. |
| |
|
| c) determinazione delle modalità di
elezione con voto ponderato del rettore tra i professori ordinari in servizio presso
qualunque università italiana, o di livello equipollente in una università straniera, in
possesso di comprovata competenza ed esperienza di gestione, anche a livello
internazionale, nel settore universitario, della ricerca o delle istituzioni culturali; |
c1) determinazione delle modalità
di elezione con voto ponderato del rettore tra i professori ordinari in servizio presso
qualunque università italiana, o di livello equipollente in una università straniera, in
possesso di comprovata competenza ed esperienza di gestione, anche a livello
internazionale, nel settore universitario, della ricerca o delle istituzioni culturali; |
| |
sono candidabili a Rettore i professori
ordinari, anche di altro ateneo, che ottengono la designazione, con voto a maggioranza, di
almeno tre facoltà locali; |
| |
c2) le elezioni avvengono in tre turni: |
| |
- è eletto al primo turno chi consegue
la maggioranza assoluta degli aventi diritto |
| |
- al secondo turno si vota tra i primi
tre più votati; |
| |
- al terzo turno avviene il ballottaggio
tra i primi due; |
| |
c3) lelettorato attivo è
attribuito ai Ricercatori a tempo indeterminato, ai professori di ruolo, agli studenti
eletti come rappresentanti degli studenti nei consigli di facoltà, al personale tecnico e
amministrativo per una quota del 10% del numero totale dei professori e ricercatori a
tempo indeterminato. |
| |
|
| d) durata della carica di rettore per non
più di due mandati ed un massimo di otto anni, ovvero sei anni nel caso di mandato unico
non rinnovabile; |
d) durata della carica di rettore per non
più di due mandati ed un massimo di otto anni, ovvero sei anni nel caso di mandato unico
non rinnovabile; |
| |
|
| e) attribuzione al senato accademico,
costituito per almeno due terzi da docenti di ruolo delluniversità, e comunque da
un numero di membri proporzionato alle dimensioni dellateneo non superiore a 35
unità, compresi il rettore e una rappresentanza degli studenti, della competenza a
formulare indirizzi e pareri in materia di didattica e di ricerca, ad approvare i
regolamenti ad esse relativi previo parere favorevole del consiglio di amministrazione e a
svolgere funzioni di coordinamento e di raccordo con i dipartimenti e con le scuole di cui
alla lettera n); |
e) attribuzione al senato accademico,
costituito per almeno due terzi da docenti di ruolo
delluniversità, e comunque da un numero di membri proporzionato alle dimensioni
dellateneo non superiore a 35 unità, più compresi il rettore e
il Presidente del Consiglio Studentesco, di cui al comma h2 una
rappresentanza del gli studenti, della competenza a formulare indirizzi e pareri
in materia di didattica e di ricerca, ad approvare i regolamenti ad esse relativi previo
parere favorevole del consiglio di amministrazione e a svolgere funzioni di coordinamento
e di raccordo con i dipartimenti e con le scuole di cui alla lettera n); |
| |
i professori di ruolo sono eletti dal
corpo docente, metà tra i presidi e metà tra i direttori di dipartimento in carica o
già in carica, sulla base di liste concorrenti. In ogni lista dovrà esserci almeno un
candidato afferente ad una delle aree scientifiche dellAteneo, come indicate nello
Statuto. |
| |
Sono eletti i candidati delle prime due
liste, per ordine di voti riportati. |
| |
E ammesso un solo voto di
preferenza. |
| |
Il Senato è presieduto dal rettore. |
| |
I membri del Senato hanno accesso agli
atti amministrativi, in relazione alloggetto delle delibere. |
| |
Gli ordini del giorno sono inviati
almeno 7 giorni prima delle riunioni, escluso il giorno di invio e il giorno della
riunione. |
| |
Di norma gli atti sono istruiti da
Commissioni, composte pariteticamente da membri del Senato e del Consiglio di
Amministrazione, prima di essere proposti per la delibera del Senato e del Consiglio di
Amministrazione.. |
| |
Allo scopo di impedire il voto di
scambio, la delibera relativa ai corsi di studio o alla istituzione di Facoltà e
Dipartimenti, deve aver luogo separatamente per corso di studio, pena la loro nullità. |
| |
|
| f) attribuzione al consiglio di
amministrazione delle funzioni di indirizzo strategico, di approvazione della
programmazione finanziaria e contabile, di vigilanza sulla sostenibilità finanziaria
delle attività istituzionali e di controllo; della competenza a nominare, su proposta del
rettore, il personale docente e tecnico-amministrativo, ad attivare corsi e sedi, ad
adottare il regolamento di amministrazione e contabilità, a deliberare il conto
consuntivo e, su proposta del rettore e previo parere del senato accademico per gli
aspetti di competenza, il documento di programmazione strategica di cui alla lettera b); |
f) attribuzione al consiglio di
amministrazione delle funzioni di indirizzo strategico, di approvazione della
programmazione economica, finanziaria e contabile, di vigilanza sulla
sostenibilità finanziaria delle attività istituzionali e di controllo; della competenza
a nominare, su proposta del rettore, il personale docente e tecnico-amministrativo, ad
attivare corsi e sedi, ad adottare il regolamento di amministrazione e contabilità, a
deliberare il conto consuntivo e, su proposta del rettore e previo parere del senato
accademico per gli aspetti di competenza, il documento di programmazione strategica di cui
alla lettera b); |
| |
|
| g) composizione del consiglio di
amministrazione nel numero massimo di undici componenti, compresi il rettore membro di
diritto ed una rappresentanza degli studenti; previsione che i restanti componenti siano
designati o prescelti secondo modalità previste dallo statuto, anche a seguito di avvisi
pubblici, tra personalità italiane o straniere in possesso di comprovate competenze in
campo gestionale e di unesperienza professionale di alto livello; previsione della
non appartenenza di almeno il 40 per cento dei consiglieri ai ruoli dellateneo a
decorrere dai tre anni precedenti alla designazione, per tutta la durata
dellincarico e nei tre anni successivi; previsione che il presidente del consiglio
di amministrazione sia eletto dal consiglio a maggioranza qualificata di due terzi degli
aventi diritto; |
g) composizione del consiglio di
amministrazione nel numero massimo di undici 32 componenti, più
compresi il rettore membro di diritto ed una rappresentanza degli
studenti; previsione che il Presidente del Consiglio di
Amministrazione, sia eletto dal Consiglio, tra i propri membri, persone diverse dal
Rettore
|
| |
previsione che una parte dei
restanti componenti siano designati o prescelti secondo modalità previste dallo statuto,
anche a seguito di avvisi pubblici, tra personalità italiane o straniere in possesso di
comprovate competenze in campo gestionale e di unesperienza professionale di alto
livello; |
| |
previsione che detti restanti componenti
siano designati dagli enti finanziatori dellUniversità, con elezioni in collegio
unico; |
| |
previsione della non appartenenza
di non più del 70% almeno il 40 per cento dei consiglieri ai ruoli
dellateneo a decorrere dai tre anni precedenti alla designazione, per tutta la
durata dellincarico e nei tre anni successivi; previsione che il presidente del
consiglio di amministrazione sia eletto dal consiglio a maggioranza qualificata di due
terzi degli aventi diritto; |
| |
I membri interni, sono eletti per liste
concorrenti, separatamente per aree di competenza tecnica. Sono eletti i candidati, con
più preferenze, della prima lista, per ordine di voti riportati. |
| |
E ammesso un solo voto di
preferenza. |
| |
I membri del Consiglio hanno accesso
agli atti amministrativi, in relazione alloggetto delle delibere. |
| |
Gli ordini del giorno sono inviati
almeno 7 giorni prima delle riunioni, escluso il giorno di invio e il giorno della
riunione. |
| |
Di norma gli atti sono istruiti da
Commissioni, prima di essere proposti per la delibera del Consiglio. |
| |
|
| h) durata in carica del consiglio di
amministrazione per un massimo di quattro anni e rinnovabilità del mandato per una sola
volta; |
h1) durata in carica del consiglio di
amministrazione per un massimo di quattro anni e rinnovabilità del mandato per una sola
volta; |
| |
h2) E' istituito il Consiglio
studentesco, composta da due studenti per ognuna delle Facoltà.
L'elezione avviene, con unica lista di candidati proposti da almeno 5 presentatori, in
ogni Facoltà. E' ammesso un solo voto di preferenza. Sono eletti i primi due più votati.
Il CS esprime parere obbligatorio, ma non vincolante, sugli argomenti di rilevanza
didattica di maggior rilevanza, prederminato dal Senato, e sui contributi studenteschi; |
| i) divieto per i componenti del consiglio
di amministrazione, fatta eccezione per il rettore e limitatamente al senato accademico,
di ricoprire altre cariche accademiche; di essere componente di altri organi
delluniversità salvo che del consiglio di dipartimento; di rivestire alcun incarico
di natura politica per la durata del mandato e ricoprire la carica di rettore o far parte
del consiglio di amministrazione o del senato accademico di altre università statali o
non statali; previsione di una clausola di decadenza per i consiglieri che non partecipano
con la dovuta continuità alle sedute del consiglio; |
i) divieto per i componenti del consiglio
di amministrazione, fatta eccezione per il rettore e limitatamente al senato accademico,
di ricoprire altre cariche accademiche; di essere componente di altri organi
delluniversità salvo che del consiglio di dipartimento; di rivestire alcun incarico
di natura politica per la durata del mandato e ricoprire la carica di rettore o far parte
del consiglio di amministrazione o del senato accademico di altre università statali o
non statali; previsione di una clausola di decadenza per i consiglieri che non partecipano
con la dovuta continuità alle sedute del consiglio; |
| |
|
| j) sostituzione della figura del direttore
amministrativo con la figura del direttore generale, da scegliere tra personalità di
elevata qualificazione professionale ed esperienza in campo organizzativo e gestionale,
titolare di incarico conferito dal consiglio damministrazione su proposta del
rettore e regolato con contratto di lavoro a tempo determinato di durata non superiore a
quattro anni; determinazione del trattamento economico spettante al direttore generale in
conformità ai parametri fissati dal Ministro dellistruzione, delluniversità
e della ricerca, di seguito denominato "Ministro", di concerto con il Ministro
delleconomia e delle finanze; previsione, in caso di conferimento dellincarico
a dipendente pubblico non appartenente al ruolo dellateneo, del collocamento in
aspettativa del medesimo senza assegni per tutta la durata del contratto; attribuzione al
direttore generale della gestione e dellorganizzazione complessiva dei servizi e del
personale tecnico-amministrativo dellateneo; prevision |
j1) sostituzione della figura del
direttore amministrativo con la figura del direttore generale, da scegliere tra
personalità di elevata qualificazione professionale ed esperienza in campo organizzativo
e gestionale, titolare di incarico conferito dal consiglio damministrazione su
proposta del rettore e regolato con contratto di lavoro a tempo determinato di durata non
superiore a quattro anni; determinazione del trattamento economico spettante al direttore
generale in conformità ai parametri fissati dal Ministro dellistruzione,
delluniversità e della ricerca, di seguito denominato "Ministro", di
concerto con il Ministro delleconomia e delle finanze; previsione, in caso di
conferimento dellincarico a dipendente pubblico non appartenente al ruolo
dellateneo, del collocamento in aspettativa del medesimo senza assegni per tutta la
durata del contratto; attribuzione al direttore generale della gestione e
dellorganizzazione complessiva dei servizi e del personale tecnico-amministrativo
dellateneo; previsio |
| |
j2) Gli atti sottoposti, per la firma,
al Rettore e ai Pro-Rettori, se istituiti, portano la firma preventiva del dirigente di
competenza dellAmministrazione, che ne assume la responsabilità personale circa la
loro conformità alle leggi, allo statuto e alle norme amministrative dellAteneo. |
| |
Analoga disposizione si applica nelle
altre strutture di inferiore livello. |
| |
J3) In seguito alla elezione del Rettore
i dirigenti amministrativi decadono. Il nuovo Rettore decide entro 3 mesi dalla elezione,
circa la loro conferma |
| |
|
| k) composizione del collegio dei revisori
dei conti in numero di cinque membri di cui tre effettivi e due supplenti, di cui un
membro effettivo, con funzioni di presidente, scelto dalluniversità tra dirigenti e
funzionari Ministro delleconomia e delle finanze ed uno effettivo e uno supplente
tra i dirigenti del Ministero; rinnovabilità del loro mandato per una sola volta;
previsione che lincarico di revisore non può essere ricoperto da personale
dipendente della medesima università; |
k) composizione del collegio dei revisori
dei conti in numero di cinque membri di cui tre effettivi e due supplenti, di cui un
membro effettivo, con funzioni di presidente, scelto dalluniversità tra dirigenti e
funzionari Ministro delleconomia e delle finanze ed uno effettivo e uno supplente
tra i dirigenti del Ministero; rinnovabilità del loro mandato per una sola volta;
previsione che lincarico di revisore non può essere ricoperto da personale
dipendente della medesima università; |
| |
|
| l) composizione del nucleo di valutazione
con numero di componenti in prevalenza esterni allateneo; attribuzione al nucleo di
valutazione del compito di verificare la qualità e l'efficacia dellofferta
didattica tenuto anche conto degli indicatori individuati dalle commissioni paritetiche
docenti-studenti, anche ai fini delle procedure di accreditamento di cui allarticolo
7; |
l) composizione del nucleo di valutazione
con numero di componenti in prevalenza esterni allateneo; attribuzione al nucleo di
valutazione del compito di verificare la qualità e l'efficacia dellofferta
didattica tenuto anche conto degli indicatori individuati dalle commissioni paritetiche
docenti-studenti, anche ai fini delle procedure di accreditamento di cui allarticolo
7; |
| |
|
| m) riorganizzazione e semplificazione della
articolazione interna degli atenei, con contestuale attribuzione al dipartimento delle
responsabilità e delle funzioni finalizzate allo svolgimento della ricerca scientifica,
delle attività didattiche e formative a tutti i livelli nonché delle attività rivolte
allesterno ad esse correlate o accessorie; |
m) riorganizzazione e
semplificazione della articolazione interna degli atenei, con contestuale attribuzione al
dipartimento delle responsabilità e delle funzioni finalizzate allo svolgimento della
ricerca scientifica, delle attività didattiche e formative a tutti i livelli nonché
delle attività rivolte allesterno ad esse correlate o accessorie; |
| |
|
| n) facoltà di istituire tra un congruo
numero di dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di affinità o
complementarietà disciplinare, ampie strutture di raccordo e supervisione denominate
"scuole" che svolgono compiti di supervisione e razionalizzazione delle
attività e dei servizi comuni, promuovono lattivazione dei corsi di studio e ne
coordinano il funzionamento e coordinano le proposte in materia di personale docente
formulate dai dipartimenti in coerenza con la programmazione strategica di cui alla
lettera b); il numero complessivo di tali strutture è proporzionato alle dimensioni
dellateneo e in ogni caso non superiore a otto ovvero dodici nel caso di università
con oltre tremila professori e ricercatori di ruolo a tempo indeterminato; |
n) facoltà di istituire tra un
congruo numero di dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di affinità o
complementarietà disciplinare, ampie strutture di raccordo e supervisione denominate
"scuole" che svolgono compiti di supervisione e razionalizzazione delle
attività e dei servizi comuni, promuovono lattivazione dei corsi di studio e ne
coordinano il funzionamento e coordinano le proposte in materia di personale docente
formulate dai dipartimenti in coerenza con la programmazione strategica di cui alla
lettera b); il numero complessivo di tali strutture è proporzionato alle dimensioni
dellateneo e in ogni caso non superiore a otto ovvero dodici nel caso di università
con oltre tremila professori e ricercatori di ruolo a tempo indeterminato; |
| |
|
| o) afferenza dei corsi di laurea e laurea
magistrale, anche ai fini della gestione amministrativa e contabile, al dipartimento i cui
docenti svolgono la maggior parte degli insegnamenti di base e caratterizzanti del corso,
garantendo in ogni caso a tutti i docenti afferenti al corso di prendere parte alle
deliberazioni ad esso relative; afferenza alle scuole dei corsi a prevalente carattere
interdisciplinare; |
o) afferenza dei corsi di laurea e
laurea magistrale, anche ai fini della gestione amministrativa e contabile, al
dipartimento i cui docenti svolgono la maggior parte degli insegnamenti di base e
caratterizzanti del corso, garantendo in ogni caso a tutti i docenti afferenti al corso di
prendere parte alle deliberazioni ad esso relative; afferenza alle scuole dei corsi a
prevalente carattere interdisciplinare; |
| |
|
| p) individuazione dellorgano
deliberante delle scuole, ove istituite, in un collegio composto dai direttori dei
dipartimenti in esse raggruppati, da una rappresentanza dei coordinatori dei corsi di
studio e di dottorato che vi afferiscono e da una rappresentanza degli studenti;
attribuzione delle funzioni di presidente del collegio ad un professore ordinario
afferente alla struttura eletto dal collegio stesso ovvero nominato secondo modalità
determinate dallo statuto; previsione della durata triennale della carica, della
rinnovabilità della stessa per una sola volta e incompatibilità dellincarico di
presidente di scuola con le funzioni di presidente di scuola, direttore di dipartimento e
coordinatore di corso di studio o di dottorato; |
p) individuazione dellorgano
deliberante delle scuole, ove istituite, in un collegio composto dai direttori dei
dipartimenti in esse raggruppati, da una rappresentanza dei coordinatori dei corsi di
studio e di dottorato che vi afferiscono e da una rappresentanza degli studenti;
attribuzione delle funzioni di presidente del collegio ad un professore ordinario
afferente alla struttura eletto dal collegio stesso ovvero nominato secondo modalità
determinate dallo statuto; previsione della durata triennale della carica, della
rinnovabilità della stessa per una sola volta e incompatibilità dellincarico di
presidente di scuola con le funzioni di presidente di scuola, direttore di dipartimento e
coordinatore di corso di studio o di dottorato; |
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|
| q) facoltà, per le università con un
organico di professori e ricercatori a tempo indeterminato inferiore a cinquecento unità,
di individuare una articolazione organizzativa interna semplificata cui attribuire
unitariamente le funzioni di cui alle lettere n), o) e p); |
q) facoltà, per le università con
un organico di professori e ricercatori a tempo indeterminato inferiore a cinquecento
unità, di individuare una articolazione organizzativa interna semplificata cui attribuire
unitariamente le funzioni di cui alle lettere n), o) e p); |
| |
|
| r) previsione dell'istituzione in ciascun
dipartimento di una commissione paritetica docentistudenti per lassicurazione della
qualità della didattica, con la competenza ad esprimere il proprio parere
sullattivazione di nuovi corsi di studio, svolgere attività di monitoraggio
dellofferta formativa e contribuire alla valutazione dei risultati della stessa; |
r) previsione dell'istituzione in ciascuna
Facoltà dipartimento di una commissione paritetica docenti studenti
per lassicurazione della qualità della didattica, con la competenza ad esprimere il
proprio parere sullattivazione di nuovi corsi di studio, svolgere attività di
monitoraggio dellofferta formativa e contribuire alla valutazione dei risultati
della stessa; |
| |
|
| s) previsione di principi a tutela della
rappresentanza studentesca, ivi inclusa la possibilità di accesso, nel rispetto della
vigente normativa, ai dati necessari per lesplicazione dei compiti ad essa
attribuiti; previsione della facoltà di attivare organi di coordinamento delle
rappresentanze studentesche; |
s) previsione di principi a tutela della
rappresentanza studentesca, ivi inclusa la possibilità di accesso, nel rispetto della
vigente normativa, ai dati necessari per lesplicazione dei compiti ad essa
attribuiti; previsione della facoltà di attivare organi di coordinamento delle
rappresentanze studentesche; |
| |
|
| t) previsione che le ulteriori modifiche
dello statuto siano adottate con le procedure di cui al comma 3. |
t) previsione che le ulteriori modifiche
dello statuto siano adottate con le procedure di cui al comma 3. |
| |
|
| 2. Gli istituti di istruzione universitaria
a ordinamento speciale adottano proprie modalità di organizzazione fatto salvo quanto
previsto alle lettere a), b), c), d), f), g), h), i), j), k), l), e s). |
2. Gli istituti di istruzione universitaria
a ordinamento speciale adottano proprie modalità di organizzazione fatto salvo quanto
previsto alle lettere a), b), c), d), f), g), h), i), j), k), l), e s). |
| |
|
| 3. Il testo contenente le modifiche
statutarie di cui ai commi 1 e 2 è predisposto da apposito organo composto da non più di
15 membri, incluso il rettore con funzioni di presidente, designati pariteticamente dal
senato accademico e dal consiglio di amministrazione, inclusa una rappresentanza degli
studenti, e adottato con delibera del senato accademico e del consiglio di
amministrazione, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. |
3. Il testo contenente le modifiche
statutarie di cui ai commi 1 e 2 è predisposto da apposito organo composto da non più di
15 membri, incluso il rettore con funzioni di presidente, designati pariteticamente dal
senato accademico e dal consiglio di amministrazione, inclusa una rappresentanza degli
studenti, e adottato con delibera del senato accademico e del consiglio di
amministrazione, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. |
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|
| 4. In caso di mancato rispetto del termine
di cui al comma 1 il Ministero assegna alluniversità interessata un congruo termine
per adottare le modifiche statutarie; decorso inutilmente tale termine, il Ministro
costituisce una commissione composta da presidente e due membri in possesso di adeguate
competenze professionali, con il compito di predisporre le opportune modifiche statutarie
da sottoporre alla successiva approvazione ministeriale ai sensi dellarticolo 6
della legge n. 168 del 1989. Ai componenti della commissione spetta esclusivamente il
rimborso delle spese di missione con onere a carico dellapposito capitolo dello
stato di previsione del Ministero. |
4. In caso di mancato rispetto del termine
di cui al comma 1 il Ministero assegna alluniversità interessata un congruo termine
per adottare le modifiche statutarie; decorso inutilmente tale termine, il Ministro
costituisce una commissione composta da presidente e due membri in possesso di adeguate
competenze professionali, con il compito di predisporre le opportune modifiche statutarie
da sottoporre alla successiva approvazione ministeriale ai sensi dellarticolo 6
della legge n. 168 del 1989. Ai componenti della commissione spetta esclusivamente il
rimborso delle spese di missione con onere a carico dellapposito capitolo dello
stato di previsione del Ministero. |
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|
| 5. Al fine di sviluppare un organico ed
efficiente sistema nazionale di dottorati di ricerca improntati alla valorizzazione della
qualità e del merito secondo criteri di un ottimale utilizzo delle risorse e
delladesione alle migliori pratiche internazionali, entro 120 giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro, adottato ai sensi
dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 sono definiti, nel rispetto
dei principi di cui allarticolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, i principi ed i
criteri per listituzione e la disciplina dei corsi di dottorato di ricerca e delle
relative scuole. |
5. Al fine di sviluppare un organico ed
efficiente sistema nazionale di dottorati di ricerca improntati alla valorizzazione della
qualità e del merito secondo criteri di un ottimale utilizzo delle risorse e
delladesione alle migliori pratiche internazionali, entro 120 giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro, adottato ai sensi
dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 sono definiti, nel rispetto
dei principi di cui allarticolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, i principi ed i
criteri per listituzione e la disciplina dei corsi di dottorato di ricerca e delle
relative scuole. |
| |
|
| 6. Entro 120 giorni dallentrata un
vigore della presente legge le università, fatto salvo quanto previsto alla lettera q)
del comma 1, provvedono a riorganizzare i dipartimenti assicurando che a ciascun
dipartimento afferisca un numero di professori e ricercatori a tempo indeterminato non
inferiore a 30, ovvero 40 nelle università con un organico di professori e ricercatori a
tempo indeterminato superiore a mille unità, e di ricercatori di cui allarticolo 1,
comma 14 della legge 4 novembre 2005, n. 230, afferenti a settori scientifico-disciplinari
omogenei. |
6. Entro 120 giorni dallentrata un
vigore della presente legge le università, fatto salvo quanto previsto alla lettera q)
del comma 1, provvedono a riorganizzare i dipartimenti assicurando che a ciascun
dipartimento afferisca un numero di professori e ricercatori a tempo indeterminato non
inferiore a 30, ovvero 40 nelle università con un organico di professori e ricercatori a
tempo indeterminato superiore a mille unità, e di ricercatori di cui allarticolo 1,
comma 14 della legge 4 novembre 2005, n. 230, afferenti a settori scientifico-disciplinari
omogenei. |
| |
|
| 7. Il rispetto dei principi di
semplificazione, efficienza ed efficacia di cui al comma 1 rientra tra i criteri di
valutazione delle università valevoli ai fini dellallocazione delle risorse
statali. |
7. Il rispetto dei principi di
semplificazione, efficienza ed efficacia di cui al comma 1 rientra tra i criteri di
valutazione delle università valevoli ai fini dellallocazione delle risorse
statali. |
| |
Allo scopo di impedire il voto di
scambio, le delibere degli organi collegiali di ogni livello, relative alla istituzione di
insegnamenti e corsi di studio devono aver luogo con votazione separata per ognuno di
essi, pena la loro nullità. |
| |
|
| Articolo 3 |
Articolo 3 |
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|
| Fusione e aggregazione federativa degli
atenei |
Fusione e aggregazione federativa degli
atenei |
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|
| 1. Al fine di migliorare la qualità,
lefficienza e lefficacia dellattività didattica, di ricerca e
gestionale e di ottimizzare lutilizzazione delle strutture e delle risorse due o
più università possono fondersi, ovvero aggregarsi, anche limitatamente ad alcuni
settori di attività, in strutture federative sulla base di un progetto contenente, in
forma analitica, le motivazioni, gli obiettivi e lindicazione della procedura da
seguire per ladozione dello statuto della struttura federativa e le modifiche da
apportare ai rispettivi statuti in conformità a principi di semplificazione, trasparenza
ed efficienza. Il progetto dà conto altresì della compatibilità finanziaria della
fusione ovvero dellaggregazione. |
1. Al fine di migliorare la qualità,
lefficienza e lefficacia dellattività didattica, di ricerca e
gestionale e di ottimizzare lutilizzazione delle strutture e delle risorse due o
più università possono fondersi, ovvero aggregarsi, anche limitatamente ad alcuni
settori di attività, in strutture federative sulla base di un progetto contenente, in
forma analitica, le motivazioni, gli obiettivi e lindicazione della procedura da
seguire per ladozione dello statuto della struttura federativa e le modifiche da
apportare ai rispettivi statuti in conformità a principi di semplificazione, trasparenza
ed efficienza. Il progetto dà conto altresì della compatibilità finanziaria della
fusione ovvero dellaggregazione. |
| |
La forma federativa si intende relativa
alla amministrazione, non alla struttura didattica dellAteneo che, invece, va
impostata unitariamente. |
| |
|
| 2. Il progetto di cui al comma 1,
approvato, su proposta del rettore, dal consiglio di amministrazione di ognuno degli
atenei interessati, sentito il rispettivo senato accademico, è sottoposto allesame
del Ministero, il quale, acquisito il parere dellAgenzia nazionale per la
valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), emana il decreto di fusione
ovvero di aggregazione federativa, che dispone altresì in merito ai trasferimenti
finanziari e di personale. |
2. Il progetto di cui al comma 1,
approvato, su proposta del rettore, dal consiglio di amministrazione di ognuno degli
atenei interessati, sentito il rispettivo senato accademico, è sottoposto allesame
del Ministero, il quale, acquisito il parere dellAgenzia nazionale per la
valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), emana il decreto di fusione
ovvero di aggregazione federativa, che dispone altresì in merito ai trasferimenti
finanziari e di personale. |
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|
Sempre più insistenti le voci che
"parti politiche" premerebbero su Calzolari in favore di Ivano DIONIGI
rettore. Come è tradizione di questo sito, da sempre riteniamo che i partiti politici e
le varie "chiese"
devono rimanere fuori dall'università. L'art. 33 della Costituzione lo obbliga. Gli
elettori hanno questo diritto
e si ricordino che, in termini di forza elettorale, il favore di un
rettore in scadenza vale "meno di zero". |

Giorgio Cantelli Forti
|
Proseguiamo la
rassegna dei programmi dei Candidati
Giorgio CANTELLI FORTI
versus
Ivano DIONIGI |

Ivano Dionigi
|
Nino Luciani, Un breve identikit dei due
Giorgio Cantelli Forti
( 65 anni) è discontinuo rispetto all'attuale gestione dell'ateneo (l'abbiamo visto
nelle battaglie in Consiglio di Amministrazione). Farmacologo e tossicologo. Ha esperienza
di preside (Farmacia), è presidente del Polo di Rimini, e ha anche navigato in ambienti
europei. E' uomo dal piglio manageriale e con le spalle grosse per
affrontare problemi importanti e difficili.
Punta al ripristino della legalità nel governo dell'ateneo.
In primo luogo, perchè sia dei professori la guida della
politica universitaria, e dei Dirigenti amministrativi la sua attuazione. In questo senso
è per lui prioritara la riforma dello Statuto, in senso democratico: con un rettore
"primus inter pares" e una squadra omogenea e con competenze
ben definite e ci sia, sull'Esecutivo, il controllo democratico del Consiglio di Amm.ne e
del Senato, mancato finora.
In secondo luogo, perchè siano applicate fedelmente le
leggi, in quanto il rispetto delle leggi è l'imprinting educativo, con cui i giovani
devono uscire dall'università.
In punti qualificanti del suo programma (da lui proposto in
ordine di priorità) sono: 1. - La governance
di un Ateneo policentrico .2.- Personale Docente e Ricercatore 3.- Gli Studenti e la
didattica .4.- La ricerca .5.-Personale Tecnico e Amministrativo .6.-
Internazionalizzazione .7.- Risorse e bilancio. 8. - Edilizia. 9. - Proposta di una nuova
organizzazione dei servizi dell'ateneo. 10.- Università e città: rinnovare un rapporto.
Ha manifestato prudenza nell'abolire di colpo il biennio (dopo i 70
anni), senza prima aver verificato la possibilità della sostituzione con nuove
assunzioni.
La priorità data alla riforma dello statuto rivela la sua
consapevolezza che l'Ateneo è maturo per una governance democratica, che metta fine
all'epoca dei Rettori con i "pieni poteri". Del resto la rivolta contro Fabio
Roversi Monaco, sul finire del suo mandato, (ben lungi dall'oscurarne l'immensa opera) fu
semplicemente la domanda della Comunità scientifica di partecipare alla sua gestione e di
controllarlo. Per questo (all'ultimo) sono stato fra quelli che, pur avendolo
avversato lungamente per i metodi, gli avevano votato la proroga, pensandolo deciso a
modificare lo Statuto. Ma non andò così, perchè il successivo CdA era risultato
controllato dai rivoltosi. Alla fine del mandato, lo statuto di Roversi risulterà
in qualche modo sfasato rispetto ai tempi, e c'era l'aggravante che egli stava per
consegnare al successore una macchina (lo statuto) di forza superiore alla
"patente" in suo possesso (e che, anzi, si era impegnato a modificare, ma poi
... senza mantenere l'impegno, finendo per mandare in bestia Paolo Pombeni..., il cui
progetto chiuse in un cassetto). |
Ivano Dionigi (
62 anni) è continuo all'attuale rettore. Non ha esperienza di preside. Latinista.
Inizia la sua carriera politica in modo organico nel PCI e poi nel PDS (ma questo
non va letto per forza come una cosa negativa), ed è membro del Comitato scientifico
dell'Istituto Gramsci.
Nonostante la lunga presenza negli Organi (Consiglio di Amm.ne e Senato,
Direttore del Collegio dei Direttori di Dipartimento), appare più uomo di interessi
culturali e filosofici, che uomo con capacità operativa di amministratore della cosa
pubblica.
Ha partecipato alla casta che portò al potere Calzolari, in
opposizione a Fabio Roversi Monaco, ma con un affondo eccessivo (da cui mi distaccai alla
fine del suo mandato), volto ad oscurare d'emblé la figura storica del grande Rettore.
I punti qualificanti del programma (da lui proposto in ordine
alfabetivo) sono: 1.- Amministrazione ". 2.- Didattica e Formazione " .3.-
Dottorato di Ricerca ". 4.- Edilizia ". 5.- Facoltà Medica " .6.-
Internazionalizzazione ". 7.- Multicampus " .8.- Programmazione ruoli "
.9.- Questione studentesca ". 10.- Ricerca e Trasferimento tecnologico .11.- Risorse
". 12.- Statuto ".
Nel suo programma, la priorità è l'Amministrazione,
mentre la riforma dello Statuto è "davvero" al dodicesimo
posto (l'ultimo), pur se sotto il velo dell'alfabeto.
Il fatto che l'Amministrazione sia al primo posto non è, per se stesso, un
punto di demerito, se non fosse che in questi anni abbiamo troppo sofferto di dittatura
della burocrazia.
E' coerente, con questa priorità, il fatto che la riforma dello Statuto sia il
dodicesimo dei suoi pensieri. E siccome un uomo normale non può reggere da solo il peso
di un ateneo grande come quello di Bologna, ecco spiegato perchè la Amministrazione
occupa il primo posto nel suo programma. Se ne trae l'immagine di un
promesso rettore, all'insegna gattopardesca che "tutto cambi perchè nulla
cambi".
Ma, fino al ''700, non facendo nulla, tutto sarebbe rimasto come prima. Non
così nel 2000, e lo vediamo da Calzolari che, non avendo fatto nulla, ci lascia un ateneo
con 20.000 studenti in meno.
E adesso, dandosi egli da fare per garantire continuità alla sua linea e al
suo gruppo, finirà per non farsi neppure ringraziare, un atto che formalmente sarebbe
dovuto a chiunque ha lavorato dando quello che ha potuto. |
|
I
PROGRAMMI DEI DUE CANDIDATI
Per una visione dei programmi in
originale, si vegga:
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Elezioni del Rettore - Notizie sui candidati
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Il prof.
Giuseppe Sassatelli, archeologo, già Preside:
apertamente "discontinuo", analitico, metodico, testardo
quanto serve |
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Dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, abbiamo ripescato
una vecchia Delega al Preside SASSATELLI perchè
ne rappresentasse i problemi al candidato rettore di allora
Si direbbe che, adesso, la Delega impegni Lui oggettivamente, quale
candidato a rettore
Qui sotto: il DOCUMENTO di delega approvato
all'unanimità dal Consiglio di Facoltà - 15 feb 2005
Sotto, anche la lettera di Lui al corpo accademico dell'
Ateneo per comunicare la propria candidatura a Rettore
|

Giuseppe Sassatelli
|
I punti del Documento della Facoltà di LF
1. La ricerca
2. La didattica
3. Gli spazi
4. Gli Organici.
5. Il governo dell'Ateneo
6. Ulteriori Riflessioni:
a) I Dipartimenti
b) L'Ateneo e la sua organizzazione
c) Il rapporto tra gli Organi di Ateneo
d) I rapporti con le sedi decentrate
della Romagna1. La ricerca.
Molti segnali, specie in questi ultimi tempi anche sull'onda di una discutibile
politica nazionale, vanno nella direzione di un progressivo ridimensionamento del ruolo e
dell'importanza della ricerca che si svolge all'interno della nostra Facoltà e della
nostra area. Alla ricerca di ambito umanistico non viene di fatto riconosciuta pari
dignità rispetto a quella delle altre aree dell'Ateneo e di conseguenza essa non viene
adeguatamente sostenuta sul piano finanziario e delle attrezzature, con la conseguente
difficoltà di mantenere i livelli di eccellenza che essa ha raggiunto in molti settori e
che le sono ampiamente riconosciuti, anche sul piano internazionale. Occorre trovare
meccanismi attraverso i quali la nostra ricerca, le sue strutture organizzative
(Dipartimenti, Dottorati, Assegni ecc.), i suoi laboratori (Biblioteche in primo luogo, ma
anche altre strutture laboratoriali di alta qualità), i suoi canali di finanziamento
(progetti pluriennali, medie attrezzature, 60% e 40%, ed altro) non vengano continuamente
messi in discussione e di fatto penalizzati. Fatte salve le peculiarità e le diversità
delle singole aree e dei relativi costi, è necessario che si riconosca alla nostra
ricerca il ruolo e il peso che essa effettivamente ha e un adeguato sostegno economico
attraverso parametri certi e trasparenti che si basino, per tutti, solo ed esclusivamente
sulla qualità dei risultati conseguiti e sul numero dei ricercatori impegnati, rivedendo
gli attuali criteri di distribuzione delle risorse.
2. La didattica. Il numero molto alto degli studenti (sia nelle Lauree
Triennali che nelle nuove Lauree Specialistiche le quali, attivate solo quest'anno, hanno
già superato 700 iscritti), i numerosi Corsi di Studio e la loro complessa articolazione
interna richiedono investimenti sempre maggiori. Occorre garantire da un lato condizioni
quanto meno decorose e, ancora una volta, di pari dignità a tutti i nostri studenti
(Aule, Biblioteche, Laboratori ecc.) e dall'altro una formazione di alto profilo. E per
farlo servono impegni precisi sul piano delle risorse, degli spazi e della docenza. Il
sostegno diretto alla didattica (contratti, tutorati, e altri necessari strumenti di
supporto) deve essere rapportato al numero degli studenti, evitando disparità che non
hanno ragione di essere visto che almeno per i servizi di base della didattica non
dovrebbe esistere lo studente "pesato", così come lo intende oggi il Ministero,
e il numero alto degli studenti deve essere preso nella giusta considerazione, senza
contare il fatto che a termini di legge già ora diversi Corsi di Studio della nostra
Facoltà dovrebbero essere sdoppiati. Bisogna evitare che la pluralità dei Corsi a cui i
Docenti sono chiamati, il numero molto alto dei frequentanti e quindi degli esami e delle
tesi provochino un pericoloso snaturamento della funzione docente sbilanciandola
eccessivamente sulla didattica con grave danno per la ricerca.
3. Gli spazi. La esigenze delle didattica (e anche quelle della
ricerca, ad essa strettamente collegata, specie per quanto riguarda le Lauree
Specialistiche) richiedono un consistente aumento degli spazi con particolare riguardo
alle aule, anche di piccole dimensioni, e ai laboratori in funzione soprattutto delle
Specialistiche. Occorre predisporre un piano immediato per l'emergenza che è alle porte e
un piano di più larga previsionalità che predefinisca la disponibilità di spazi che,
nell'ambito dell'attuale centro storico e del plesso di via Zamboni, si rendano via via
disponibili in modo da costituire un vero "Polo Didattico" della Facoltà che
consenta tra l'altro un maggiore coordinamento delle diverse attività.
4. Gli Organici. Nelle ultime tornate la distribuzione di nuove
risorse di personale docente e ricercatore si è basata soprattutto sulla necessità di
dotare tutte le Facoltà, specie quelle della Romagna, dei numeri minimi di docenza
previsti dalla legge per ogni Corso di Studio senza mai prendere in considerazione il
fatto che il problema si potrebbe risolvere anche razionalizzando e diminuendo il numero
dei Corsi di Studio attivati. Questo parametro non può più essere mantenuto e in questa
operazione si deve invece tenere conto sempre di più dei numeri e in particolare del
rapporto docenti-studenti che all'interno della nostra Facoltà è di quasi 1:60 se si
considerano anche i ricercatori, e di oltre 1:80 se si considerano solo le due fasce
docenti (associati e ordinari), un rapporto altissimo che, assieme ad Economia e a
Giurisprudenza, ci pone ai livelli più sfavorevoli di tutto l'Ateneo e che non ci
consente di erogare una didattica di alta qualità. In considerazione del fatto che ci
sono Facoltà a numero chiuso e ci sono settori disciplinari che vanno comunque
salvaguardati anche prescindendo dal numero degli studenti, tale parametro non potrà
essere generalizzato. Si ritiene legittimo tuttavia ribadire che almeno il 70% dei posti
nuovi e di quelli riequilibrio deve essere distribuito sulla base di questo criterio
rapportato ai singoli Corsi di Laurea. E inoltre per garantire il livello raggiunto con
alcuni docenti di grande prestigio nazionale e internazionale, andati fuori ruolo o in
pensione di recente, la Facoltà ritiene indispensabile un provvedimento mirato
dell'Ateneo che consenta di predisporre alcune chiamate esterne e di alto profilo.
5. Il governo dell'Ateneo e la "rappresentanza" della
Facoltà. La Facoltà ritiene infine che all'interno degli Organi e delle cariche di
governo dell'Ateneo debba esserci una sua significativa rappresentanza, qualificata sia
per capacità che per competenza, e soprattutto proporzionata al peso quantitativo e
qualitativo che la Facoltà oggettivamente detiene (quasi un quinto degli studenti
dell'Ateneo e circa un settimo del personale docente e ricercatore) in modo da potere dare
il suo contributo al governo dell'ateneo, con particolare riguardo ai punti sopra esposti,
offrendo competenze e disponibilità che, proprio in quanto largamente rappresentative
della Facoltà e condivise, siano ad essa sempre e comunque strettamente correlate.
6. Ulteriori Riflessioni
a) I Dipartimenti. Per una Università che deve fondarsi su un
intreccio profondo tra ricerca e didattica, intreccio particolarmente importante
nell'organizzazione nel funzionamento delle Lauree Specialistiche, è essenziale
riconoscere ai Dipartimenti un peso che corrisponda all'importanza del loro ruolo e delle
loro funzioni nella vita e nella gestione della Facoltà (cosa che del resto già avviene)
oltre che dell'Ateneo riconoscendo al Collegio dei Direttori meccanismi di partecipazione
maggiore e più diretta al governo dell'Ateneo e dotando i Dipartimenti di risorse
adeguate quanto meno alle molte funzioni che esplicano.
b) L'Ateneo e la sua organizzazione. La complessità sempre maggiore
della struttura dell'Ateneo si è tradotta in un progressivo appesantimento del suo
apparato organizzativo con ricadute pesanti anche sulla Facoltà e sui Dipartimenti i
quali devono attenersi a procedure lunghe e complesse per l' esercizio delle loro
funzioni. Occorre introdurre criteri e meccanismi di funzionamento che semplifichino
radicalmente le procedure attuali allo scopo di ottenere in tempi rapidi una maggiore
flessibilità ed una maggiore efficienza di tutto l'assetto organizzativo anche per
evitare che docenti, personale tecnico-amministrativo e studenti, sempre più oberati da
incombenze e da complicazioni gestionali, allentino il loro impegno e la loro
disponibilità a collaborare.
c) Il rapporto tra gli Organi di Ateneo. Uno degli aspetti più
evidenti delle complicazioni gestionali indicati al punto precedente è la scarsa
chiarezza sulle prerogative e sulle funzioni dei diversi Organi di Ateneo (Senato
Accademico, Consiglio di Amministrazione e Commissioni di Ateneo) e in particolare della
Giunta di Ateneo della quale spesso non sono ben chiari i compiti e i ruoli. Ciò comporta
inevitabilmente non solo inutili sovrapposizioni, ma anche contraddizioni o addirittura
contrapposizioni nelle decisioni da prendere con un inevitabile appesantimento delle
procedure che rischia in taluni casi di paralizzare o di rallentare fortemente la macchina
organizzativa. Occorre una riflessione approfondita sulla composizione e sulle funzioni di
questi Organi con particolare riguardo da un lato al ruolo delle Commissioni e dall'altro
alla composizione e ai poteri della Giunta. d) I rapporti con le sedi decentrate
della Romagna. Il decentramento in Romagna riguarda la Facoltà sia direttamente
(due Corsi di Laurea ha sede a Rimini) che indirettamente cioè sul piano più generale
dei rapporti tra Bologna e la Romagna che hanno comunque ricadute sulle strutture
didattiche e scientifiche radicate a Bologna come le nostre. Va superata la sterile
contrapposizione tra Bologna e la Romagna affrontando da un lato il problema di una seria
programmazione di tipo culturale che individui i settori e le aree da potenziare in
Romagna evitando duplicazioni inutili e concorrenziali; e cercando dall'altro risorse
specifiche per il decentramento in Romagna in modo da alleggerire la pressione sulle
risorse generali di Ateno. Il rapporto tra Bologna e la Romagna richiede una riflessione
anche sul piano statutario per meglio calibrare il ruolo e lo spazio operativo dei Poli e
delle loro articolazioni al fine di garantire una migliore programmazione di Ateneo e un
più corretto rapporto con gli Enti locali. |
LA LETTERA del giugno 2008 -
Alle colleghe e ai colleghi dell'Università di Bologna
Carissime colleghe e carissimi colleghi,
desidero comunicarvi che ho deciso di porre la mia candidatura alla
elezione del Rettore per il quadriennio 2009-2013.
1.- La elezione del Rettore non è più una questione di Facoltà o di aree,
ma è un problema di persone, di esperienza, di consapevolezza dei
problemi e di formulazione di idee, in modo del tutto trasversale rispetto alla
collocazione accademica e disciplinare di ciascuno di noi.
E allora:
- sulla base della mia esperienza personale, prima come Direttore di
Dipartimento e poi come Preside di Facoltà, con 12 anni di presenza in Senato
Accademico (6 anni come rappresentante d'area-Direttore di Dipartimento e 6 anni come
Preside);
- considerando le sollecitazioni che mi sono giunte da più parti,
particolarmente significative perchè trasversali e variegate,
- ho preso la decisione di candidarmi.
Non sono in grado ora come ora di proporvi un programma definito
e articolato perché questo dovrà scaturire da più stretti colloqui che nei prossimi
mesi spero di avere con molti di voi e dai quali trarrò gli elementi per costruire un
progetto di governo.
Mi pare tuttavia indispensabile rendervi partecipi di alcune
considerazioni preliminari sulla nostra Università, su quanto ci attende nei prossimi
anni e soprattutto sui problemi che il nuovo Rettore dovrà affrontare.
2.- Questo è un momento che pare drammatico per l'Università
italiana.
Capisco che questa asserzione non giovi a chi cerca consenso (e forse
anche per questo se ne è parlato poco); ma non credo sia saggio ignorare i problemi che
vanno invece conosciuti e analizzati per individuarne le soluzioni più adeguate.
Dai recenti provvedimenti del Governo, come le pesanti e progressive
decurtazioni del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), le gravi limitazioni al turn-over
dei prossimi anni, la possibilità di trasformare le Università in Fondazioni, o anche
l'allungamento su base triennale degli scatti stipendiali, disgiunto da qualsiasi proposta
di introdurre virtuosi meccanismi di controllo e di premiazione selettiva,
si deduce chiaramente che si è ormai radicata a livello governativo
una linea, purtroppo comune a tutte le forze politiche, di scarsissima considerazione
dell'Università pubblica la quale dovrà 'rassegnarsi' nei prossimi anni ad avere sempre
minori finanziamenti governativi e a cercare inevitabilmente nuove forme di sostegno
economico, tutte da inventare e da costruire.
3.- A questi si devono aggiungere i problemi interni del
nostro bilancio, forse enfatizzati in questi ultimi anni, ma di certo non
trascurabili se si tiene conto del fatto che i semplici aumenti stipendiali vanno ad
erodere le capacità di investimento su strutture e personale.
Se saremo costretti a sacrifici dovremo farlo però all'interno di
progetti complessivi e di lunga durata, evitando quei repentini cambiamenti di rotta che
in questi ultimi anni ci hanno impedito una programmazione consapevole.
Noi docenti dobbiamo essere rassicurati sul recupero pieno della
nostra funzione e del nostro ruolo alleggerendoci dalle molte incombenze istituzionali e
organizzative e consentendoci di guadagnare tempo per la ricerca e per lo studio, nella
convinzione che ciò consentirà alla nostra Università di mantenere o di guadagnare
posizioni nelle classifiche internazionali all'interno delle quali già ora gode di
importanti riconoscimenti.
4.- Il futuro Rettore dovrà conoscere bene sia i meccanismi della
ricerca (Dipartimenti) che quelli della didattica (Facoltà) perché nessuno, in
una Università di grande tradizione come la nostra, potrà mai pensare seriamente di
separare questi due fondamentali aspetti della struttura universitaria che si alimentano e
si arricchiscono reciprocamente.
La nostra Università è molto invecchiata e la necessità di aprire
ai giovani non deve limitarsi solo al reclutamento dei ricercatori, che pure va sostenuto,
ma deve riguardare anche l'immissione dei più bravi tra questi nella docenza con la
possibilità quindi di assumere funzioni direttive e di responsabilità.
5.- L'Università è diventata una machina molto grande e
complessa, tale da richiedere, per un governo efficace, strumenti e meccanismi
assolutamente innovativi per evitare che la 'complessità', di fatto una
ricchezza, si trasformi in complicazione. E in questa necessaria rivisitazione
dell'apparato amministrativo sarà necessaria una distinzione tra chi ha la
responsabilità politica di prendere le decisioni e chi ha il compito di definire
meccanismi e procedure per metterle in pratica con rapidità ed efficacia.
Le procedure troppo complesse vanno eliminate quando dipendono da noi;
vanno combattute nelle sedi opportune quando dipendono dal governo centrale.
L'apparato amministrativo deve tornare al servizio delle decisioni
'politiche', deve essere semplificato e deve essere in piena sintonia con gli organi
dell'Ateneo.
6.- L'Università deve intrecciare un corretto
rapporto con la città (Bologna) non solo per la necessità di trovare soluzioni
rapide e condivise ai problemi degli studenti e della loro accoglienza, superando le
attuali forme speculative su questa presenza, ma anche perché l'Università deve trovare
nuove capacità e nuovi modi per mettere in campo, nelle città e nei loro territori
(Bologna e Romagna), le sue eccellenze nella innovazione e nella ricerca e le sue
capacità di entrare nel mercato delle cultura e dei servizi.
Va superata per Bologna l'attuale contrapposizione tra due corpi
separati i cui unici punto di contatto sembrano essere la speculazione sugli alloggi e il
degrado ambientale di certe aree delle città e della zona universitaria.
Nei suoi rapporti con le città e con il mondo esterno l'Università
deve riaffermare e difendere i valori della sua autonomia, anche e soprattutto dalla
"politica", centrale e locale, nella consapevolezza che qualsiasi tangenza,
attuale o passata, possa in qualche modo offuscare questo importante valore.
Ciò è particolarmente evidente per la Facoltà di Medicina e
Chirurgia i cui rapporti con la Regione e con il Servizio Sanitario Nazionale devono
riguadagnare posizioni sul piano dell'autonomia e del reciproco riconoscimento di ruoli e
funzioni, al di sopra e al di fuori di qualsiasi pressione e sconfinamento.
La Facoltà di Medicina è una Facoltà 'speciale' proprio per
queste sue caratteristiche; ma è comunque una Facoltà dell'Ateneo e come tale le deve
essere garantito il diritto a programmare e decidere la sua ricerca e la sua didattica,
senza isolamenti e autarchie, ma anche senza pressioni troppo pesanti e ingiustificate.
7.- Alla Romagna, realtà consolidata del nostro
decentramento con soluzioni che potrebbero essere utilmente adottate anche nella sede
bolognese, va dedicato uno sforzo definitivo per conseguire l'obiettivo di un
vero 'campus', dove le singole sedi siano in grado di interagire pariteticamente tra loro
e con la sede storica.
Tale sforzo dovrebbe concretizzarsi prevalentemente:
- nella trasformazione o nell'accorpamento in Facoltà di quei Corsi
di Laurea che hanno la 'Facoltà madre' a Bologna;
- oltre che nel radicamento della ricerca attraverso
l'istituzione di nuovi Dipartimenti per i settori di ricerca nuovi o la costituzione di
sedi o sezioni di Dipartimento (o anche forme meno strutturate e più flessibili di
ricerca come ad esempio 'Dipartimenti tematici') per evitare sia inutili duplicazioni di
strutture che 'insiemi' scientificamente eterogenei che finirebbero con il sovrapporsi
alle Facoltà.
Ciò consentirà una effettiva pariteticità tra sede bolognese e sedi
romagnole il cui attuale assetto organizzativo va comunque sostenuto anche per favorire
quest'ultimo passaggio.
8.- Il recentissimo documento della Commissione per la
revisione dello Statuto può costituire un importante passo verso quelle riforme
che sono sempre più urgenti.
Il mutamento degli assetti di governo dove la semplificazione e
l'efficacia dei processi decisionali non devono essere disgiunti dalla trasparenza e da
una buona rappresentatività;
e il cambiamento del meccanismo per l'elezione del Rettore con un
turno unico che senza sminuire il peso del voto eviterebbe 'contrattazioni' non sempre
virtuose tra candidati,
sono due ottimi punti di partenza per quel cambiamento che non
possiamo più rinviare.
Se la volontà politica espressa da molti è sincera e convinta non ci
dovrebbero essere ostacoli per procedere rapidamente e in tempo utile con quella revisione
della Statuto che tra l'altro sarebbe opportuno venisse fatta da chi, Organi e Rettore,
avendo governato in questi anni, conoscono bene difetti e carenze del nostro Ateneo.
9.- La complessità delle situazioni e la gravità dei problemi,
locali e nazionali, impongono una svolta radicale e fortemente innovativa, un giro di boa
che reimposti struttura e organizzazione della nostra Università.
Ed è su questo che vorrei si concentrasse il dibattito della prossima
campagna elettorale partendo dalla conoscenza reale dei molti problemi da risolvere, dalla
proposta di metodi appropriati per risolverli e di cose da fare, dalla individuazione di
persone capaci e dalla elaborazione di un progetto che non può derivare da una meccanica
giustapposizione di ogni singola aspettativa, ma deve ispirarsi ad un disegno complessivo
e di condivisa utilità generale.
Ed è proprio sulle idee e sulle cose, non sulle promesse, sia di
cariche sia di soluzioni demagogiche, che va cercato e ottenuto il consenso.
E' una sfida difficile e complessa alla quale dedicherò il mio
tempo nei prossimi mesi nella convinzione di potere dare un contributo a questo nostro
Ateneo che merita un futuro degno del suo passato.
Lavorerò insieme con voi alla stesura di una programma dettagliato
che naturalmente vi invierò appena terminato. Già da ora sono a disposizione per
incontri, contatti e scambi di idee, naturalmente anche via e-mail dove mi potrete
raggiungere con facilità. Molti cari saluti. GS |
Il Consiglio delega il Preside a illustrare e discutere questi punti con i Presidi
delle altre Facoltà dell'area umanistica e di altre aree vicine, con l'obiettivo di
coinvolgerle nell'analisi e nelle proposte in modo tale che esse possano essere fatte
proprie auspicabilmente da tutta l'area umanistica (e anche da un'area più vasta) e come
tali essere presentate al Rettore in carica, oltre che ad altri eventuali candidati. Il
Consiglio delega infine il Preside a sottoporre prima di tutto al Rettore in carica, che
ha reso noto la sua intenzione di ricandidarsi, e anche agli altri eventuali candidati
tutti i punti sopra esposti, richiedendo per ciascuno di essi una chiara ed esplicita
presa di posizione sulla base della quale i colleghi della Facoltà discuteranno e
valuteranno il comportamento da tenere nelle prossime elezioni. Bologna 15
feb 2005 |
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Piero Tosi
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Sullo STATO DEI RAPPORTI TRA GOVERNO e UNIVERSITA'
e domande sulla CRUI, a partire da quella di Piero TOSI |
Riferimenti :
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- Audizione del Presidente della CRUI De
Cleva al Senato
- Lettera di AQUIS al
MINISTRO GELMINI MariaStella
- Lettera del Senato Acc. Univ. di
Bologna al MIN. GELMINI MariaStella
- Notizie del Prof. Piero TOSI |
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1.- La CRUI e lo strappo tra governi e università. La difficoltà
in cui si trovano le università italiane, nasce:
a) dalla loro impossibilità ad auto-riformarsi per mancanza di una
"guida comune" (si pensi al "sistema dei prezzi", come "guida
comune" della economia di mercato);
b) dalla carenza di progettualità dei governi, via via
succedutisi (quelli a cui spetterebbe di fornire i punti di comune riferimento, come
"guida comune"), più che dal calante supporto finanziario statale. Questo
ha generato, ormai da anni, uno strappo tra le due istituzioni.
Alla carenza di progettualità dei governi, la CRUI di alcuni anni fa
aveva cercato rimedi con importanti iniziative, volti a aiutare la parte politica, ma non
disgiunta dal "muso duro" quando la parte politica si rivelava "un sordo
che non vuol sentire". Il ricordo delle minacciate "dimissioni dei
Rettori", dall'allora Presidente della CRUI Piero Tosi, è ancora vivo in noi. E che
dire dei congressi oceanici all'Auditorium di Roma, al Foro Italico ?
Già..., ma dov'è finito Piero Tosi ? Su questo riprenderemo il filo,
più sotto.
Non è che la CRUI sia sparita del tutto. Se allunghiamo l'occhio al Senato,
vi troviamo una Audizione di tutto rispetto, alla Commissione Istruzione,
nelle scorse settimane. Ma questa Audizione, se fatta da noi, finirebbe lì. Non
è, invece, così, se fatta dalla CRUI, che ha anche il dovere dell'azione. Da
anni, ormai, c'è la totale assenza di una strategia che unisca le forze e le idee, in
collegamento con gli studenti e con l'opinione pubblica italiana, per aver udienza dal
Governo.
Come si spiega il vuoto della CRUI ? E quale la via per il suo risveglio ?
2.- Come si spiega il vuoto attuale della CRUI. L'indizio più ovvio ci
viene dalla sua situazione interna. Oggi la CRUI ha un socio di maggioranza (AQUIS) , che
scrive direttamente delle lettere al Ministro, e dentro AQUIS c'è, a sua volta, un socio
privilegiato (l'Università di Bologna) che, a sua volta scrive direttamente al Ministro.
La caratteristica politica di queste lettere non è la descrizione della
situazione generale dell'università, nel bene e nel male, ma la invocazione della
valutazione delle università afferenti, da parte del Ministro, quasi una lettera
"pietosa" per commuovere il Ministro, così da permettere a loro di dimostrare
di aver meriti e dunque il ri-finanziamento. Non vogliamo discutere del fondamento di
questi meriti, perchè l'indagine
conoscitiva del Senato, voluta del Sen. Prof. Valditara, basta e avanza per un
giudizio.
3.- E quale la via per il risveglio della CRUI ?
Mettiamoci in testa che, da sempre, i politici gradiscono le proposte dirette del settore
di competenza (meno grane ...), purchè portate concordemente. Si intende, poi, che,
poichè ci sarà qualche settore concorrente (perchè anch'esso finanziato dallo Stato),
dovrà essere compito del governo indicare il quadro di riferimento, all'interno del quale
l'università possa muoversi (es., i requisiti di accreditamento delle università, il
numero minimo delle sedi nel territorio, l'organico dei docenti...). Ma se il
Governo è incapace di fare la sua parte (cosa che è, oggi), si può procedere basandosi
su più ipotesi ed, eventualmente, il Governo si pronuncerà in un secondo momento.
Per parte CRUI, nel 2005 essa già svolgeva un ruolo di interlocuzione
propositiva: da un lato, con il Governo e con il Parlamento; e, da altro lato, con le
Comunità accademiche in tutte le loro articolazioni ed espressioni.
Era stata lanciata l'idea di una Costituente per
luniversità, per affrontare problemi irrisolti, sciogliere nodi antichi e
difficili, proporre una nuova governance, adeguata ai tempi, rivedere la composizione e le
funzioni degli Organi, ristrutturare lo stato giuridico dei docenti, i concorsi e gli
avanzamenti di carriera, ispirandosi allEuropa.
Tutto questo è sparito. Anzi, come sopra accennato, la CRUI appare,
oggi, divisa di fatto in tronconi che addirittura si combattono. Questo, di sicuro, darà
solo delusioni agli studenti e alla società civile. L''abbiamo visto, al tempo della
Moratti, quando abbiamo letto di "raggiri", denunciati troppo tardi da un
sindacato universitario, che aveva creduto che la trattativa privata (con la
Moratti) premiasse i "solisti".
Ma rimane il dovere dell'azione. E allora la via è il rilancio
dell'idea della Costituente per l'università, e dell'unità.
4.- Notizie del Prof. Piero Tosi. Il ricordo della
"forza" della Crui, in quegli anni, mi ha fatto ripensare a lui. Perchè è
caduto dall'altare alla polvere ? Sapevo che era incorso in guai giudiziari, poi superati,
e sapevo, dalla stampa, che qualcos'altro era riemerso recentemente. Forse altri, oltre a
me, si è fatto la stessa domanda su Piero Tosi e sulla CRUI.
Davvero, quella vicenda mi ha sconcertato. Da un lato avevo piena fiducia
nella Magistratura ( e l'ho tuttora); da altro lato avevo constatato personalmente, nelle
varie riunioni alla CRUI, la "montagna", quale lui era per correttezza,
sensibilità, intelligenza, capacità politica e organizzativa. Dunque, veniva ad
evidenziarsi un grande contrasto tra le due situazioni (quella della sospensione dalle
funzioni, da parte della magistratura, e quella derivante dalla stima accumulata in lui).
Ricordo che, nel 2005 si cominciò a leggere di un suo potenziale
utilizzo in ruoli di Governo. Che sia stata questa l'origine delle denunce
"private", che poi hanno fatto muovere la magistratura ? Non si può non
considerare che egli riassumeva in se, molto visibilmente, la forza politica di
rappresentante della CRUI, un organismo stimato e temuto. Ho accennato sopra ai congressi
oceanici all'Auditorium di Roma, che sicuramente erano una "promessa" importante
per l'avvenire della libertà scientifica in Italia.
Risulta che, allinizio del 2006, Piero Tosi fu raggiunto da "avvisi di
garanzia", sulla base di indagini condotte dal capo della Procura di Siena fin
dal 2002, ma tenute silenti fino ad allora. Tutto si basava su una costruzione a castello,
che vedeva alla base presunte facilitazioni in un concorso di ricercatore in Oculistica
avute dal di lui figlio, per vincerlo. Si diceva che avrebbe favorito il suo direttore, e
premiato il direttore amministrativo dell'università di Siena, per aver
sconsigliato a presentarsi al concorso un altro candidato e così via.
Risulta che il castello franò, perché il concorso è stato riconosciuto
assolutamente regolare, che la Commissione è stata riconosciuta di aver giudicato al
meglio, e che il direttore della Clinica era esente da qualsiasi addebito.
Risulta anche, dai giornali di questi ultimi mesi, che luniversità di Siena
sia nellocchio del ciclone per un dissesto finanziario; e risulta che, dalla
fine di aprile, debba rispondere di problemi di natura prevalentemente amministrativa
inerenti non ai problemi dell'università, ma ancora alle questioni sollevate all'inizio
del 2006.
Per memoria, in quegli anni luniversità di Siena fu valutata più volte la
prima in Italia e in più indagini (Censis, Comitato nazionale di valutazione, Campus,
ecc.).
Audizione del prof. DE CLEVA
Senato, Commissione istruzione
29.1.2009
"Egli pone in luce la svolta determinatasi nel 1994 nel momento in cui si è avviato
il superamento della preesistente fase di disordine attraverso la distribuzione di risorse
sulla base di parametri di carattere più generale. Evidenzia infatti che, nel periodo
precedente, si erano creati squilibri nell'assegnazione dei fondi, per eliminare i quali
occorreva elaborare criteri certi, anche al fine di incentivare un meccanismo virtuoso.
Nel ritenere positiva l'evoluzione dell'ultimo quindicennio, fa presente altresì
che in tale periodo l'idea di fondo era di aumentare le risorse per il comparto
universitario, giudicato sottofinanziato rispetto alla media europea. Rileva tuttavia
criticamente come tale percorso si sia interrotto con il decreto-legge n. 112. Dà indi
conto delle innovazioni introdotte a partire dal 2004, anno in cui il Comitato nazionale
per la valutazione del sistema universitario (CNVSU) ha predisposto un modello -
perfezionato anche con l'apporto della CRUI - per la distribuzione del Fondo di
finanziamento ordinario (FFO) ancorato alla domanda in termini di iscritti, ai risultati
dei processi formativi, nonché agli esiti dell'attività di ricerca. Si è tuttavia
registrata una crescita delle dotazioni delle università inferiore all'aumento della
spesa, anche in ragione dell'elevato costo del personale. Nel periodo 2001-2007 hanno
inciso sul comparto le nuove disposizioni sul reclutamento nonché la riforma degli
ordinamenti didattici: il cosiddetto "3+2" è stato infatti introdotto in
maniera accelerata senza vincoli per l'aumento di corsi. Ciò ha provocato, prosegue, la
polverizzazione degli insegnamenti, non arginata dagli atenei, cui si è aggiunta la
contrazione oggettiva del FFO nonché la proliferazione delle sedi, registratasi a risorse
invariate. Sottolinea quindi come tale circostanza abbia aumentato le difficoltà per gli
atenei che sono in gran parte oltre il limite del 90 per cento delle spese. Nel lamentare
che nel 2010 il costo del personale sarà ben superiore al totale del FFO, tiene a
precisare che, se da un lato, sono state ridotte altre risorse quali ad esempio gli
stanziamenti per l'edilizia universitaria e quelli per i progetti di ricerca di interesse
nazionale (PRIN), dall'altro sono lievemente aumentate le entrate provenienti da altri
soggetti, tra cui le attività in conto terzi e i contributi degli studenti e di
istituzioni europee. Con particolare riferimento alla proliferazione dei corsi, reputa
indispensabile rafforzare i vincoli, analogamente a quanto fece il governo Prodi in
termini ad esempio di requisiti minimi di docenza. Puntualizza in proposito che l'eccesso
di corsi spesso è stato incentivato dagli enti locali. Registra altresì con rammarico
gli scarsi investimenti con riferimento al diritto allo studio, di cui beneficia solo il 2
per cento degli studenti, ed esprime forte preoccupazione rispetto ai pesanti tagli che
colpiranno l'università a partire dal 2010. Dal prossimo anno, infatti, gli atenei
potranno esclusivamente pagare gli stipendi, azzerando ogni altro tipo di attività. Fa
presente poi che le università stanno applicando la possibilità di non concedere i due
anni di permanenza in servizio per i docenti e il pensionamento forzato dei dipendenti.
Pur riconoscendo la necessità di migliorare l'utilizzo delle risorse, ritiene che sia
opportuno un intervento organico in particolare sul sistema di governo e sul reclutamento,
accompagnato da un aggiornamento del modello di finanziamento. In proposito, giudica
essenziale introdurre criteri che, nel rispetto dell'autonomia, impongano precise
responsabilità agli atenei, anche attraverso ad esempio la previsione di organici
standard. Invita poi a considerare l'ipotesi di promuovere reti e consorzi, onde elevare
il livello qualitativo, favorendo al contempo la specializzazione, altrimenti lo scenario
futuro sarà assolutamente insopportabile per il comparto |
La lettera di AQUIS al Min. Gelmini, 26.2.09
Gentile Ministro,
abbiamo già avuto modo di illustrarLe, incontrandoLa il 28 novembre scorso, la posizione
dei rettori aderenti ad AQUIS sulla problematica dei finanziamenti degli Atenei italiani.
Abbiamo visto con soddisfazione un primo riconoscimento delle richieste da
noi avanzate nell'art. 2 della Legge 1/2009, ove si prevede che il 7% del FF0 venga
ripartito tra gli Atenei considerando "a) la qualità dell'offerta formativa e i
risultati dei processi formativi; b) la qualità della ricerca scientifica".
Riteniamo tuttavia che non sia possibile prescindere da un
riconoscimento effettivo e concreto della situazione di sottofinanziamento nella quale si
trovano alcuni Atenei italiani, per la mancata applicazione negli anni scorsi della
necessaria dinamica per il raggiungimento del riequilibrio secondo quanto previsto dal
modello CNVSU per lassegnazione del finanziamento statale agli Atenei.
Anche altre questioni abbiamo il dovere di sottoporre alla Sua attenzione. Ed
abbiamo pertanto deciso di affidare le nostre proposte alla lettera aperta che oggi
diffondiamo: la prima di tali questioni riguarda l'attivazione di procedure efficaci di
valutazione e lutilizzazione dei dati già disponibili, cosi da poter introdurre
elementi di tipo qualitativo, specialmente con riferimento alle attività di ricerca,
nelle procedure di allocazione dei fondi pubblici alle Università. E' necessario,
altresì, affrontare questioni sinora trascurate relative alla presenza dell'area medica
nei nostri Atenei.
Ma è fondamentale riprendere il tema cruciale dei fondi alle
Università alla luce delle norme di finanza pubblica approvate per i prossimi anni,
proponendo un metodo nuovo di ragionamento al Governo del Paese. L'approvazione della
Legge 1/2009 costituisce dunque solo un primo passo, pur importante, nella direzione
giusta, quella che AQUIS ha proposto fin dall'avvio della sua costituzione. Ora è
necessario dare attuazione a questa norma con ulteriori provvedimenti coerenti allo
spirito ed alla lettera della norma stessa. (continua qui sotto) |
La lettera del S.A. Università
di Bologna , al Ministro, 16 febb. 2009
Illustre Signor Ministro,
il Senato Accademico dellUniversità di Bologna Le invia questo appello urgente a
volere riconsiderare il finanziamento ordinario delle università per gli anni 2010 e
successivi. Tutti i tentativi di bilancio di previsione che abbiamo effettuato portano
invariabilmente alla stessa conclusione che già da tempo avevamo anticipato: la
situazione finanziaria sarà semplicemente ingestibile.
Le citiamo un solo risultato. Fa riferimento alla nostra Università e deriva
da calcoli analitici accurati: nel 2010, pur immaginando un turn-over nullo e dunque
assumendo a vantaggio del bilancio tutte le risorse conseguenti, lequilibrio del
bilancio richiederà che la spesa per la gestione (spesa totale meno la spesa non
contraibile) debba essere ridotta del 40%! Ricerca, didattica, servizi agli studenti,
sistemi informativi e bibliotecari, internazionalizzazione, edilizia e manutenzione, ecc.
subiranno un danno irreversibile. Verranno di colpo vanificati tutti gli sforzi che le
buone università italiane hanno affrontato in questi duri anni per mantenere il contatto
con luniversità europea. Questo nostro è lunico
ateneo italiano entro i primi 200 mondiali nella valutazione del Times ed è ancora il
primo nella classifica Webometrics, ma è certo che da queste classifiche scomparirà
rapidamente poiché questi risultati non dipendono soltanto dalla qualità
dellinvestimento ma anche, e in modo determinante, dallentità delle risorse
investite.
Le proponiamo di riflettere sullavvenire dei giovani ricercatori che si
vedranno precluso, questa volta in modo pressoché totale, lunico accesso agli
ambienti della ricerca ancora attivi in questo nostro paese e cioè quelli universitari.
Il brain drain, che noi attualmente lamentiamo, diventerà rapidamente un brain waste:
sarà la dissipazione della risorsa più preziosa per un paese già in grave difficoltà
di competitività ancor prima dellarrivo della crisi mondiale.
Non creda, signor Ministro, che questi argomenti contengano amplificazioni
della realtà delle cose. Consideri, per esempio, che un taglio interno del 40 % sulle
spese per la ricerca imporrà una seria limitazione nei dottorati e nei contratti di di
ricerca. Noi siamo convinti che le conseguenze dei tagli previsti dalla finanziaria
approvata nel luglio 2008 non siano state sufficientemente valutate. E certamente
sfuggito il fatto, per esempio, che, aggirandosi la spesa fissa per il personale
nellintorno del 90% del FFO, una riduzione dellordine del 10% per il 2010
avrebbe lasciato a mala pena i fondi per gli stipendi.
Probabilmente si immaginava che la contrazione del turn-over avrebbe
compensato il taglio del FFO e invece non è così: in molti atenei, soprattutto nei
maggiori, la riduzione del turn-over non bilancia nemmeno lincremento automatico
della spesa fissa per il personale.
E stato valutato che, riducendo il denominatore del rapporto
"spesa per il personale/FFO" nella misura prevista nel solo 2010 (senza contare
gli anni successivi) quasi tutte le università si troveranno con valori di quel rapporto
superiori al 90%? Con la conseguenza che esse non potranno più bandire concorsi a norma
dellart. 1 della L. 1/2009? E che cosa dovremo fare in relazione alla contribuzione
studentesca, che dovrebbe essere ridotta?
Qualcuno ha sostenuto la tesi che gli atenei devono cercare al di fuori le
risorse mancanti, ma si tratta di ipotesi frutto di scarsa conoscenza della realtà. Il
taglio 2010 per Unibo corrisponde a circa 40 M: sfidiamo chiunque ad immaginare
sorgenti esterne disponibili a fornire ogni anno una somma di queste dimensioni.
Basterebbe questo argomento per riconoscere che lipotesi delle fondazioni
universitarie non sarà praticabile se non in poche sedi favorite dalle condizioni al
contorno.
Noi La invitiamo ad adoprarsi affinché venga eliminata o sostanzialmente
ridotta quella che appare una vera amputazione delle risorse per le università e che ci
pone in controtendenza in Europa. Ella si sta lodevolmente cimentando con la riforma
generale dellUniversità, ma a poco varrebbe costruire una governance più
efficiente, per esempio, se poi dovesse essere applicata ad istituzioni esangui o non più
reattive.
Noi La invitiamo, altresì, signor Ministro, a volere considerare con
attenzione la necessità di non ignorare lingiustizia di modi di ripartizione
delle risorse che hanno generato negli ultimi dieci anni squilibri pesantissimi rispetto
ai criteri standard che lo stesso MIUR si era dato: alcuni sistemi universitari hanno
ottenuto 1000 M in più ed altri 1000 M in meno. Noi riteniamo indispensabile
che parte del 7% premiale venga destinato agli atenei che bene hanno meritato e che sono
rimasti sottofinanziati.
Unultima questione Le sottoponiamo, che si collega alla considerazione
precedente. E ormai impraticabile il ricorso a norme uniformi per un sistema, come
quello universitario, che presenta un panorama caratterizzato dalla disomogeneità. Ci
sono compiti speciali che alcuni atenei hanno assunto per effetto di dispositivi di legge:
è il caso di Unibo, per esempio, che ha operato un decentramento in Romagna sulla base
del Piano Triennale, mantenendo lunità dellateneo, ricevendo gli elogi
recenti del CNVSU per la qualità della didattica e della ricerca, facendo risparmiare
1000 M in dieci anni al Governo e non avendo ricevuto alcun sostegno specifico da
dieci anni a questa parte. Pertanto, Le sottoponiamo ancora la proposta di dar vita a veri
e propri accordi di programma, almeno per i maggiori atenei, che prevedano impegni,
verifiche e corrispondenti risorse.
Le inviamo i nostri omaggi.
F-to Il Senato Accademico dellAlma Mater Studiorum-Università di Bologna |
(Continua AQUIS) 1. La
premessa necessaria per questo è la riaffermazione della necessità di
ricorrere senza indugio all'utilizzo di adeguati strumenti di valutazione dei risultati
del lavoro degli atenei nel nostro Paese. C'è un'anomalia tutta italiana nella situazione
attuale: in nessun Paese al mondo esiste un sistema universitario fondato sul principio
dell'autonomia degli atenei senza che l'applicazione di tale principio sia accompagnata da
processi rigorosi di valutazione di come quegli atenei hanno esercitato i poteri di
autogoverno che l'autonomia attribuisce loro.
Per questo chiediamo che il CIVR (Comitato di indirizzo e valutazione
della ricerca) riprenda subito il suo lavoro, purtroppo interrotto ormai da più di due
anni, e che il CNVSU (Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario) sia
messo in condizione di continuare a svolgere le attività svolte negli anni scorsi,
potenziandone anzi le funzioni. Ciò nell'attesa del varo in tempi i più rapidi possibili
di un'Agenzia nazionale di valutazione che accorpi le funzioni di entrambi questi
organismi per dare ancora maggiore organicità ed efficienza ad un serio processo di
valutazione, ormai non più rinviabile, degli atenei italiani. 2.
Chiediamo che la ripartizione della quota del 7% del Fondo di Finanziamento
Ordinario - inclusi i 550 mil euro della Legge n. 244 - sia effettuata sulla base del
modello elaborato dal CNVSU che già contiene al proprio interno elementi di valutazione
della qualità delle performance degli Atenei, modificato, tuttavia, cosi da far pesare in
modo assai più significativo (almeno il 50%) i risultati delle attività di ricerca degli
atenei, così come sono già da oggi valutabili. La mancata applicazione negli anni scorsi
del modello CNVSU ha portato ad accentuare lo squilibrio tra gli atenei quanto a
ripartizione delle risorse pubbliche, penalizzando quindi atenei che avrebbero avuto
diritto a quote di finanziamento più consistenti proprio sulla base della qualità delle
loro performance nella didattica e nella ricerca. oltre che nella gestione del loro
bilancio.
Chiediamo quindi che una quota pari alla metà di quella cui ammonta il fondo
del 7% assuma un effettivo significato di fondo di premialità ? sulla base dei criteri
indicati nella Legge 1/2009 che integrano e rafforzano quelli alla base del modello CNVSU
? e sia destinata ad accelerare il processo di riequilibrio tra gli atenei, rinviato da
troppi anni, o comunque sia ripartita in base a qualsiasi altro criterio che riconosca
crediti passati di Atenei sottofinanziati.
Senza questa accelerazione del riequilibrio il sistema universitario
nazionale continuerà a perpetuare una situazione di intollerabile ingiustizia. Il modello
CNVSU potrà, in un futuro che ci auguriamo molto prossimo, essere migliorato anche grazie
ai risultati del lavoro dell'agenzia nazionale di valutazione che dovrà essere istituita.
Sarà così possibile introdurre ulteriori elementi di individuazione della qualità delle
performance degli Atenei, insieme ad altri parametri, come, ad esempio, taluni opportuni
indicatori di contesto. Ma non sarebbe in alcun modo accettabile un "colpo di
spugna" che azzerasse la situazione ignorando anni e anni di sottofinanziamento di
numerosi Atenei in aree diverse del Paese. Il sottofinanziamento accumulato da alcuni
sistemi universitari regionali è diventato ormai tale da creare una situazione iniqua e
insostenibile. Va altresì precisato che all'interno di ciascuna Regione vi sono
situazioni tra loro differenziate con Atenei sottofinanziati ed Atenei sovrafinanziati
all'interno della medesima Regione.
3. Il sistema universitario nazionale presenta anche una
situazione di grave sofferenza da parte di quegli atenei che hanno al loro interno una
Facoltà di medicina, che interagisce con il Sistema Sanitario Nazionale sia attraverso
policlinici a gestione diretta, sia con aziende ospedaliere-universitarie miste o
integrate. Questi atenei forniscono prestazioni di carattere sanitario ai cittadini
attraverso il lavoro dei clinici universitari, i cui compiti istituzionali prevedono
un'inscindibile integrazione di funzioni didattiche, scientifiche ed, appunto,
assistenziali, oltre che attraverso il lavoro del personale paramedico universitario.
Per questo motivo, dunque, il costo complessivo del personale che svolge
anche compiti assistenziali inquadrato nei ruoli degli atenei ricomprende al proprio
interno una quota di fondi per stipendi destinata a pagare prestazioni di tipo
assistenziale che può essere quantificata come pari ad un terzo dell'ammontare
complessivo degli stipendi del personale universitario in convenzione con il Servizio
Sanitario Nazionale (un terzo didattica, un terzo ricerca, un terzo assistenza).
In altri termini, un terzo del lavoro, inteso come attività lavorativa
complessiva, prestato da tale personale, si configura come prestazioni professionali che
riducono, in termini di costi, la spesa a carico del Ministero della salute, per gravare
invece sul bilancio del Ministero dell'università, e quindi sui bilanci degli atenei che
hanno una Facoltà di medicina al loro interno. Da calcoli effettuati si può desumere che
la cifra cui complessivamente ammonta per tutte le università la spesa destinata sui
rispettivi bilanci per l'erogazione di prestazioni assistenziali è di circa 350 milioni
di euro.
Chiediamo quindi che una somma di pari ammontare sia trasferita dal bilancio del
Ministero della salute a quello del Ministero dell'università, così che sia poi
ripartita pro quota per ristorare i bilanci degli atenei che hanno al loro interno una
Facoltà di medicina.
4. La manovra finanziaria dell'estate scorsa, con i provvedimenti
normativi collegati, ridurrà di circa il 10% i finanziamenti pubblici alle università.
Il nostro Paese già oggi investe sensibilmente meno sul PIL per formazione superiore e
ricerca-innovazione di quanto non facciano i Paesi europei nostri partner ma anche nostri
concorrenti sullo scenario mondiale. Alcuni di questi Paesi, come Francia, Germania, ora
la stessa Spagna, hanno deciso di aumentare i loro investimenti per queste voci del
bilancio pubblico dei loro Stati, proprio per far fronte con lungimiranza alla crisi
economica globale potenziando e migliorando il "capitale umano".
E' estremamente preoccupante che nell'insieme delle manovre
economico-finanziarie del Governo per fronteggiare la difficilissima situazione attuale
non sia inserito alcun provvedimento in grado di stimolare ricerca e innovazione
all'interno del sistema-Paese attraverso una migliore e più efficace utilizzazione ed una
valorizzazione delle potenzialità delle università italiane, o almeno di una parte di
esse.
L'opinione pubblica italiana deve sapere che le scelte effettuate dal Governo
provocheranno, se non riviste e corrette, la morte del sistema della formazione superiore
e della ricerca pubblica nel nostro Paese, e renderanno impossibile competere a livello
internazionale anche a quegli Atenei che sono oggi ancora in condizione di farlo.
Chiediamo con forza che i "tagli" ai fondi per università e ricerca previsti
per il 2010 non siano effettuati nella forma e nell'entità prevista dalla manovra
finanziaria approvata lo scorso anno. Ma chiediamo anche che le somme cui ammonterebbero i
"tagli" indiscriminatamente previsti per il sistema universitario siano
ridistribuite tra gli atenei non "a pioggia", sulla base della cosiddetta
"spesa storica", bensì attraverso Io strumento degli "accordi di
programma", che stabiliscano un "patto di stabilità finanziaria" ateneo
per ateneo, in cui siano previsti obbiettivi precisi e puntuali di miglioramento della
qualità delle rispettive performance, da raggiungersi da parte di ciascun ateneo stesso
entro il prossimo triennio o quinquennio. Roma, 26 febbraio 2009
NOTA. Fanno parte di AQUIS i seguenti Atenei: Università degli Studi di Bologna
Università della Calabria Università degli Studi di Milano-Bicocca Università degli
Studi di Modena e Reggio Emilia Università degli Studi di Padova Università degli Studi
di Roma "Tor Vergata" Università degli Studi di Trento Università degli Studi
di Verona Università degli Studi "G. D'Annunzio" di Chieti-Pescara Università
del Salento di Lecce Università Politecnica della Marche Politecnico di Milano
Politecnico di Torino |
|
Bologna: SENATO ACCADEMICO. In atto il proseguimento dell'approvazione delle nuove lauree,
DM 270/04
|
 |
Il Senato Accademico cambia rotta, rispetto al passato ?
"Prima dell'eventuale attivazione dei corsi di cui è stata proposta
l'istituzione ci dovrà essere un quadro generale dei corsi in essere,
facoltà per facoltà, e degli oneri che tali attivazioni comporterebbero. "
|
Nota. Sono
in atto presso le Facoltà le approvazioni delle proposte dei nuovi corsi di laurea
magistrale (più qualche triennale), sia per trasformazione delle specialistiche sia per
aggiunta di nuovi corsi. Anche queste andranno in Senato.
Risulta che, a conclusione dell'iter, i corsi di studio, le proposte delle
Facoltà nell'intero Ateneo, saranno 236, di cui 31 di nuovo istituzione (dei passati
corsi, 11 sono stati accorpati o aboliti).
Si direbbe. a questo punto (pochè nel 2008/09 i corsi erano 226) che
l'Ateneo prosegua imperterrito la sua strada, del tutto alla faccia della nostra Ministra,
che per televisione si dichiara scandalizzata dei 5.500 corsi di laurea in Italia.
Mi risulta che nelle Facoltà il dibattito sia acceso e anche con una certa fronda che si
oppone almeno alla istituzione di nuovi corsi. Evidentemente qualcosa arriva alla
periferia, degli inviti della Ministra. Ma credo si debba anche capire che, senza una
precisa direttiva da Roma, le Facoltà non hanno nessun modo di orientarsi per applicare
gli indirizzi della Ministra.
C'è, poi anche il fatto che, di fronte alla societrà civile che si muove e
ai nuovi risultati della ricerca, le Facoltà sentono imperativo il diritto dovere di
innovare. Ma, poi, ovviamente rimane il punto interrogativo circa la concreta possibilità
di farlo, se poi la Ministra taglia i "soldini" e blocca le
"assunzioni".
Va rifiutata la demagogia vuota (compresa quella dei Ministri). Si deve
distinguere tra numero delle lauree e numero degli insegnamenti.
A riguardo del numero delle lauree, le Facoltà devono
istituirne quante ritengono opportuno, purchè non siano doppioni-equivalenti e abbiano
denominazioni chiare per le imprese e le famiglie. Un contributo chiarificatore vero lo
può fare, però, solo un organo centrale, in possesso di tutti gli elementi.
A riguardo del numero degli insegnamenti, la musica cambia
completamente. Il vero dramma sta qui, tenuto conto dei "tagli romani (a meno che non
ci sia il by-pass tramite assunzioni di docenti a contratto). E' qui che l'Ateneo deve
impegnarsi ad una vera strage, per accorpamento di molti insegnamenti.
Attualmente l'Ateneo conta 13.529 insegnamenti, in media 77 insegnamenti per
corso di laurea (per la laurea servono 20 esami, di norma), e 45 per corso laurea
specialistica/magistrale (per la laurea servono 12 esami, di norma). Nino Luciani |
ISTITUZIONE CORSI DI STUDIO E MODIFICA ORDINAMENTI DIDATTICI A.A. 2009/10
(MAGGIORANZA ASSOLUTA)
Senato 27 gennaio 2009-02-07 (Stralcio di delibera divulgata da membri del Senato)
Finalità: La
finalità del presente riferimento è quello di sottoporre allapprovazione del
Senato Accademico il piano delle proposte di istituzione dei corsi di studio e le
modifiche di ordinamento didattico ai sensi del DM 270/04, per la.a. 2009/10,
precisamente:
n. 8 corsi di studio di nuova istituzione;
n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle
corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nellallegato al DM 386/07;
n. 19 corsi di studio già riordinati ai sensi del DM 270/04 che
propongono modifiche di ordinamento didattico.
Premessa: Il Decreto Ministeriale
31/10/2007 ha stabilito il termine del 31/01/2009 per linserimento nella Banca dati
ministeriale delle proposte di modifica del Regolamento Didattico di Ateneo in adeguamento
al DM 270/04, intese:
a) alla trasformazione dei corsi già attivi con il DM 509/99;
b) alla istituzione di nuovi corsi di studio;
c) alla modifica degli ordinamenti didattici dei corsi di studio già
riordinati con il DM 270/04.
Presupposti normativi:
- D.M. 3/7/07 n. 362, con il quale sono state definite le linee generali di
indirizzo della programmazione delle Università per il triennio 2007-2009;
- DM 26/7/07 n. 386, con il quale sono state individuate le linee guida per
listituzione e lattivazione dei corsi di studio in attuazione dei DDMM
16/03/07;
- DM 18/10/2007 n. 506, con il quale sono stati definiti gli Indicatori per la
valutazione dei risultati dellattuazione dei programmi delle Università;
- DM 31/10/2007 n.544, con il quale sono stati definiti i requisiti necessari per
lattivazione dei corsi di studio ai sensi dellart. 9 co. 2 del DM 270/04.
Requisiti necessari:
a) requisiti di trasparenza;
b) requisiti per lassicurazione della qualità dei processi formativi;
c) requisiti di strutture e docenza di ruolo che devono essere disponibili
per sostenere i corsi e il grado di copertura necessario relativamente ai SSD che li
caratterizzano;
d) regole dimensionali relative agli studenti sostenibili per ciascun corso
di studio.
Nota. Lla.a. 2010/2011 è il termine per il
completo adeguamento alla riforma di cui al DM 270/04. Le proposte di trasformazione dei
corsi attivi con il DM 509/99 devono riguardare contestualmente tutti i corsi
dellAteneo afferenti alla medesima classe.
......
......
Proposte:
Alla data del 21/11/2008, scadenza del termine per la presentazione da parte delle
Facoltà delle proposte di istituzione/modifica di ordinamento ex DM 270/04, sono
pervenute le proposte contenute negli allegati 1 e 2 parti integranti del presente
riferimento, precisamente:
n. 8 corsi di studio di nuova istituzione (all. 1)
n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle
corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nellallegato al DM 386/07 (all.
1);
n. 19 corsi di studio già riordinati ai sensi del DM 270/04 che propongono
modifiche di ordinamento didattico (all. 2).
Nellallegato 1 sono riportate, per ciascun
gruppo di appartenenza della classe cui afferisce il corso di studio, le numerosità
minime richieste per lattivazione del MIUR e dellAteneo, nonché il numero di
immatricolati per la.a. 20008/2009 rilevato al 31/12/08.
Osservazioni degli Uffici: Dopo la riunione
della Commissione Didattica di Ateneo del 25/11/2008, gli Uffici hanno proceduto alla
verifica di congruità degli ordinamenti didattici proposti con tutte le disposizioni
vigenti. La verifica è risultata positiva per la quasi totalità dei corsi di studio
proposti. Nel caso di osservazioni, le Facoltà si sono adeguate. Inoltre:
1)Il Preside della Facoltà di Ingegneria, con decreto
durgenza n. 490 del 5/12/2008 da sottoporre a ratifica del Consiglio di Facoltà, ha
recepito le osservazioni degli Uffici. Per le lauree magistrali in Ingegneria elettronica
(LM-29), Information and Comunication Technology (LM-29) e Ingegneria delle
Telecomunicazioni (LM-27) la Facoltà ha previsto nellordinamento didattico un range
di CFU per la prova finale pari a 9-24, mentre il numero minimo di CFU stabilito
dalle linee guida di Ateneo è pari a 15. La Facoltà si è tuttavia impegnata a
prevedere nei piani didattici dei suddetti corsi di studio un numero minimo di CFU per la
prova finale pari a 15.
2)Il Consiglio della Facoltà di Giurisprudenza,
nella seduta del 26/11/08, ha approvato la proposta di istituzione del corso di laurea in
classe LM-14 per Operatore giuridico Italo-Francese, non essendo ammessa la
trasformazione dal corrispondente corso di studio attivato con il DM 509/99 in classe 31.
Tale classe non rientra nella tabella delle corrispondenze dei corsi 509/99-270/04
(allegato al DM 386/07), poiché con DM 25/11/2005 le classi di laurea e laurea magistrale
in Giurisprudenza sono state trasformate in laurea magistrale a ciclo unico. Gli Uffici
fanno presente che il corrispondente corso di studio attivato in classe 31 per la.a.
2008/09 ha registrato un numero di immatricolati pari a 19.
3)Il Consiglio della Facoltà di Medicina e Chirurgia,
nella seduta del 13/11/2008, ha segnalato che la Conferenza dei Presidenti di corso di
laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria ha licenziato un ordinamento nazionale al
quale anche il corso del nostro Ateneo si è adeguato. La Facoltà precisa che la modifica
sostanziale rispetto a quanto deliberato in prima istanza il 23/7/2008 riguarda la
tipologia dei 90 CFU di attività professionalizzante che, nella versione attuale, passa
dalle attività Caratterizzanti alle attività di tirocinio di tipologia
Altre. Questa assegnazione, insieme al rispetto dei valori minimi della
classe, ha comportato lattribuzione di soli 10 CFU alla prova finale, anziché 15
come auspicato dalle direttive di ateneo per le lauree magistrali.
Gli uffici fanno presente che la proposta formulata dalla Facoltà risulta coerente
con le linee guida di Ateneo che escludono le lauree magistrali a ciclo unico
dallobbligo dellindicazione di 15 CFU minimi per la prova finale.
4)Per i seguenti corsi di studio:
- L-40 Sociologia e scienze criminologiche per la sicurezza Facoltà di
Scienze Politiche Roberto Ruffilli;
- LM-81 Cooperazione internazionale, sviluppo e diritti umani Facoltà di Scienze
Statistiche nellordinamento didattico è stato indicato un numero massimo di crediti
riconoscibili per attività extrauniversitarie coerente con lart. 4 dei DDMM
16/3/2007 (60 CFU per le lauree e 40 CFU per le lauree magistrali). Si ricorda, tuttavia,
che il Senato Accademico del 18/12/2007 ha fissato il numero di 30 CFU quale limite
massimo di crediti riconoscibili per le attività extrauniversitarie, ad eccezione dei
riconoscimenti che rientrino nei casi previsti dalla legge 448/2001 e 286/2006.
5) Facoltà di Medicina Veterinaria:
Il Preside della Facoltà, a seguito delle osservazioni degli Uffici, con decreto
durgenza del 16 gennaio 09, ha proposto la rettifica di errori materiali
presenti nellordinamento didattico del corso di laurea magistrale in Biotecnologie
Animali cl. LM-9 relativamente alle conoscenze richieste per laccesso, così come
inserito nella Banca Dati RAD.
6)Facoltà di Ingegneria:
Corso di Laurea interateneo in Design del Prodotto Industriale (cl. L-4):
La Facoltà di Ingegneria di Bologna ha proposto fra le istituzioni dei corsi di
studio per la.a. 2009/2010, ai sensi del DM 270/04, il corso di laurea interfacoltà
con Lettere e Filosofia, Psicologia e Architettura in Design del Prodotto Industriale cl.
L-4.
Nella riunione del 5 dicembre 08 del Comitato di Coordinamento regionale dei
Rettori dellEmilia Romagna è emerso che, oltre al corso di Laurea in Design del
prodotto Industriale cl.L-4 proposto dal nostro Ateneo come corso interfacoltà, è
stato presentato un progetto simile (interateneo) da parte degli Atenei di Ferrara e di
Modena-Reggio Emilia.
Vista la forte similarità tra i due progetti e gli
ottimi rapporti tra le Università coinvolte, nonché le numerose collaborazioni già
esistenti tra i docenti delle Facoltà di Ingegneria e di Architettura dei nostri Atenei,
si è realizzato un unico progetto congiunto perseguendo i seguenti obiettivi principali:
a) istituire un corso di studi interateneo fra
le Università di Bologna, Ferrara, Modena-Reggio Emilia;
b) attivare il corso in rotazione tra gli Atenei
(quindi, ogni anno, solo uno degli Atenei sarà sede amministrativa del corso, per la
coorte che parte quellanno);
c) far concorrere docenti dei tre atenei
allattività didattica di ciascuna coorte di studenti, indipendentemente dalla sede
amministrativa che ha istituito la coorte.
Il lavoro, che ha coinvolto Prorettori alla formazione, Presidi e referenti
dArea delle tre Università è stato molto positivo.
Il progetto risultante è un corso di studi aventi denominazione, obiettivi
formativi, sbocchi occupazionali e quindi un ordinamento didattico coincidente con il
corso di laurea in Design del Prodotto Industriale, proposto dalla Facoltà di Ingegneria
di Bologna.
Successivamente, in data 20 gennaio 09, con decreto durgenza il Preside
della Facoltà di Ingegneria, da sottoporre a ratifica del prossimo Consiglio di Facoltà,
ha apportato una rettifica allordinamento didattico di cui sopra, nel range di
CFU dellambito Scienze economiche e sociali delle attività formative
caratterizzanti e, precisamente, lintervallo di CFU da 10-16 deve
essere sostituito con 8-16.
Si precisa che, condizione imprescindibile per listituzione del corso di
studi interateneo è che venga accettato dagli altri Atenei, lordinamento didattico
con la rettifica proposta del Preside di Ingegneria di Bologna.
Ciò premesso, si propone per
lapprovazione del Senato Accademico il corso di laurea inter-ateneo fra le
Università di Bologna, Ferrara, Modena-Reggio Emilia in Design del Prodotto Industriale
che sarà attivato dalla Facoltà di Ingegneria di Bologna, in sostituzione del corso
precedentemente proposto, con lintegrazione di cui sopra.
......
......
7) Gli Uffici informano che, nella seduta della
Commissione didattica di Ateneo del 20/1/2009, il Preside della II facoltà di Ingegneria
ha comunicato la modifica di denominazione del corso di laurea Magistrale in Ingegneria
elettronica e delle telecomunicazioni per lenergia e lambiente (cl. LM
-29) in Ingegneria elettronica e telecomunicazioni per lo sviluppo
sostenibile. La predetta modifica sarà approvata dal Consiglio di Facoltà già
programmato per il giorno 22/1/2009.
Pareri:
- La Commissione Didattica di Ateneo, nella seduta del
25/11/2008, ha espresso il seguente parere:
1) parere favorevole alle proposte di istituzione/modifica di ordinamento per
i seguenti corsi di studio indicati negli allegati 1 e 2 al riferimento degli uffici:
n. 8 corsi di studio di nuova istituzione;
n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle
corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nellallegato al DM 386/07; con
specifico riferimento al Corso di Laurea Magistrale in Odontoiatria e protesi dentaria,
esprime parere favorevole alla richiesta di deroga in merito al numero minimo di CFU da
assegnare alla prova finale, che passano da 15 a 10 tenuto conto sia di quanto disposto
dallo specifico Decreto sulla classe, sia dellesigenza di adeguarsi
allordinamento nazionale approvato dalla Conferenza dei Presidenti di corso di
laurea in Odontoiatria e protesi dentaria.
n. 19 corsi di studio già riordinati ai sensi del DM 270/04 che propongono
modifiche di ordinamento didattico.
2) Il suddetto parere resta condizionato a:
- positiva verifica degli ordinamenti didattici proposti da parte degli uffici;
- acquisizione e verifica delle delibere del Consiglio di Facoltà di
Giurisprudenza con cui si approva listituzione del corso di studio proposto;
- acquisizione del parere del Comitato di Coordinamento dei Poli
Scientifici-Didattici della Romagna per i corsi di studio da attivare nei Poli romagnoli.
3) Accoglie e fa proprie le osservazioni degli Uffici relative allindicazione
del numero massimo di CFU riconoscibili per le attività extrauniversitarie, per le quali
il Senato Accademico ha indicato il numero di 30 CFU quale limite massimo di crediti
riconoscibili, ad eccezione dei riconoscimenti che rientrino nei casi previsti dalla legge
448/2001 e 286/2006.
La Commissione Didattica nella seduta del 20/01/2009,
ha espresso i seguenti pareri:
1) parere favorevole alla proposta della Facoltà di Medicina Veterinaria con
decreto durgenza del Preside del 16 gennaio 09, concernente la rettifica di
errori materiali nellordinamento didattico del corso di laurea magistrale in
Biotecnologie Animali cl. LM-9, relativamente alle conoscenze richieste per
laccesso così come inserito nella Banca Dati RAD;
2) parere favorevole:
a. alla proposta di istituzione del corso di laurea in Design del Prodotto
Industriale (interateneo con le Università di Ferrara e Modena-Reggio Emilia);
b. allintegrazione dellordinamento didattico con la rettifica proposta
dal Preside della Facoltà di Ingegneria, con decreto durgenza del 20.01.09;
c. allestensione della partecipazione allinterateneo anche della II
Facoltà di Ingegneria, con sede a Cesena (a condizione di non dover contribuire con
docenti per assolvimento requisiti, ma con altre risorse, es. laboratori, supplenze,
ecc.);
d. al testo della convenzione allegata al riferimento degli Uffici.
La Commissione prende, infine, atto che eventuali modifiche al testo
dellordinamento didattico del Corso di Laurea in Design del prodotto industriale (CL
L-4) o alla convenzione con gli altri Atenei dovranno essere apportate con Decreto
durgenza del Magnifico Rettore.
3) parere favorevole alla proposta della II Facoltà di Ingegneria relativa alla
modifica della denominazione del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria
Elettronica e Telecomunicazioni per lenergia e lambiente cl. LM-29 in
Ingegneria elettronica e telecomunicazioni per lo sviluppo sostenibile,
subordinatamente alla approvazione del Consiglio di Facoltà programmato per il 22/1/2009.
- Il Comitato di Coordinamento dei Poli della Romagna,
nella seduta del 1/12/2008, ha espresso il seguente parere:
Il Comitato di Coordinamento dei Poli Romagnoli riunitosi in data 1 dicembre
u.s., ha espresso parere favorevole in merito alla proposta di istituzione dei Corsi di
studio, sotto riportati, condizionatamente allacquisizione del parere di competenza
dei rispettivi Consigli di Polo:
Facoltà di Ingegneria LM 24 Ingegneria dei sistemi edilizi e Urbani
sede di Ravenna
Facoltà di Scienze Motorie LM 47 Management delle attività motorie
e sportive sede di Rimini.
Il Comitato ha altresì espresso parere favorevole ai
Corsi di studio in trasformazione, come da allegato elenco.
- Il Consiglio di Polo di Ravenna, nella seduta del
15/12/2008, ha espresso parere favorevole alla proposta di istituzione della Laurea
Magistrale in Ingegneria dei sistemi edilizi e Urbani (cl. LM-24).
- Il Consiglio di Polo di Rimini, nella seduta del
17/12/2008, ha espresso parere favorevole alla proposta di istituzione della Laurea
Magistrale in Management delle attività motorie e sportive (cl. LM-47).
- Comitato Regionale di Coordinamento dellEmilia
Romagna: lo Staff del Rettore dellUniversità di Parma, con comunicazione per posta
elettronica in data 23/12/2008, nelle more dellinvio del verbale, ha comunicato che
il Comitato Regionale di Coordinamento dellEmilia Romagna, nella seduta del
5/12/2008, ha espresso parere favorevole alle proposte di istituzione dei nuovi corsi di
studio ex DM 270/04 per la.a. 2009/10 presentate dallUniversità di Bologna.
La proposta di istituzione del Corso di
Laurea inter-ateneo in Design del prodotto industriale verrà sottoposto alla riunione del
Comitato prevista per il giorno del 26/1 p.v.
- Il Nucleo di Valutazione di Ateneo nella
seduta del 23/12/2008, ha espresso il seguente parere:
Relazione del Nucleo di Valutazione di Ateneo sulle proposte di istituzione di
corsi di studio formulate dallAlma Mater Studiorum - Università di Bologna
per lA.A. 2009/10.
Il Nucleo di Valutazione di Ateneo, nella seduta del 23 dicembre 2008, ha
completato lesame delle proposte di istituzione di corsi di studio formulate ai
sensi del DM 270/04 dalle Facoltà dellAlma Mater Studiorum Università di
Bologna, per lanno accademico 2009/10 e precisamente:
n. 8 corsi di studio di nuova istituzione;
n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle
corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nellallegato al DM 386/07.
:::::::::::
PROPOSTA DI DELIBERA
Il Senato Accademico, acquisiti i pareri favorevoli della Commissione Didattica di
Ateneo, del Comitato di Coordinamento dei Poli della Romagna, dei Consigli di Polo
di Ravenna e Rimini, del Comitato Regionale di Coordinamento, del Nucleo di Valutazione di
Ateneo,
approva:
1) le proposte di istituzione per la.a. 2009/10 dei seguenti corsi di studio,
indicati nellall. 1 parte integrante della presente delibera, e i relativi
ordinamenti didattici inseriti nella banca dati ministeriale RAD:
- n. 8 corsi di studio di nuova istituzione;
- n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle
corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nellallegato al DM 386/07. Con
specifico riferimento al Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Odontoiatria e
protesi dentaria,
approva la proposta di adeguamento allordinamento nazionale licenziato dalla
Conferenza dei Presidenti di corso di laurea che prevede lassegnazione dei 90 CFU di
attività professionalizzante alle attività di tirocinio di tipologia Altre
con conseguente attribuzione di 10 CFU alla prova finale;
2) le proposte di modifica di ordinamento didattico, inserite nella banca dati
ministeriale RAD per la.a. 2009/10, per n. 19 corsi di studio, già
riordinati ai sensi del DM 270/04, indicati nellall.2 parte integrante della
presente delibera;
3) la proposta della Facoltà di ingegneria di attribuire un range di CFU per
la prova finale pari a 9-24 per le lauree magistrali in Ingegneria elettronica (LM-29),
Information and Comunication Technology (LM-29) e Ingegneria delle Telecomunicazioni
(LM-27), subordinatamente alla previsione nei rispettivi piani didattici di un numero
minimo di CFU per la prova finale pari a 15, in coerenza con le linee guida approvate dal
Senato Accademico;
4) linserimento negli ordinamenti didattici dei corsi
di:
- L-40 Sociologia e scienze criminologiche per la sicurezza Facoltà di
Scienze Politiche Roberto Ruffilli
- LM-81 Cooperazione internazionale, sviluppo e diritti umani Facoltà di Scienze
Statistiche di un numero massimo di crediti riconoscibili per attività extrauniversitarie
rispettivamente pari a 60 e 40, in coerenza con lart. 4 dei DDMM 16/3/2007.
Tuttavia ribadisce la propria precedente delibera del 18/12/2007 che ha fissato il
numero di 30 CFU quale limite massimo di crediti riconoscibili per le attività
extrauniversitarie, ad eccezione dei riconoscimenti che rientrino nei casi previsti dalle
leggi 448/2001 e 286/2006.
5) la proposta della Facoltà di Medicina Veterinaria trasmessa
con decreto durgenza del Preside del 16 gennaio 09, concernente la rettifica
di errori materiali nellordinamento didattico del corso di laurea magistrale in
Biotecnologie Animali cl. LM-9, relativamente alle conoscenze richieste per
laccesso, così come inserito nella Banca Dati RAD.
6)la proposta di istituzione del corso di laurea in Design del
Prodotto Industriale (interateneo con le Università di Ferrara e Modena-Reggio Emilia);
lintegrazione dellordinamento didattico con la rettifica proposta dal Preside
della Facoltà di Ingegneria, con decreto durgenza del
20.01.09;lestensione della partecipazione allinterateneo anche della II
Facoltà di Ingegneria, con sede a Cesena (a condizione di non dover contribuire con
docenti per assolvimento requisiti, ma con altre risorse, es. laboratori, supplenze,
ecc.); il testo della convenzione (allegato 3 parte integrante della presente delibera).
7) la proposta della II Facoltà di Ingegneria relativa alla
modifica della denominazione del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria
Elettronica e Telecomunicazioni per lenergia e lambiente cl. LM-29 in
Ingegneria elettronica e telecomunicazioni per lo sviluppo sostenibile,
subordinatamente alla approvazione del Consiglio di Facoltà programmato per il 22/1/2009. |
Sul BIENNIO (art. 16, D.Lgs 503/92), in aggiunta all' ETA' PER
IL COLLOCAMENTO A RIPOSO
Il 19 dic. 2008, il CdA è stato chiamato ad esprimersi sull'accogliere o respingere le
domande di biennio, in aggiunta
all'età per il collocamento a riposo, ma sulla base di una proposta della Burocrazia
contro i professori, che non era
accompagnata da sufficiente dimostrazione dell'interesse della Pubblica Amministrazione a
quella proposta |
 |
Il Senato Accademico approva una direttiva, proposta
dall'Amministrazione,
per cui la "negazione del biennio sia regola", e l'accoglimento sia
"eccezione"
Ma, poi, il nuovo CdA reagisce e, prima
di decidere, vuole
UNA COMMISSIONE DI STUDIO di CdA
e SENATO
Dalla direttiva, possibili pericoli
per la stabilità e qualità degli insegnamenti.
Va bene puntare sui professori a contratto,
già tantissimi nel nostro Ateneo ? |
I dati del problema:
- In base all'art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992, il dipendente può
chiedere (ed ottenere è un suo diritto) il trattenimento in servizio per un periodo
massimo di 2 anni, oltre i limiti di età per il collocamento a riposo;
- Ma, poi, i commi da 7 a 10 dell'art. 72 della L 133/2008 hanno stabilito che, in
futuro, il trattenimento in servizio è soggetto a valutazione discrezionale
dell'Amministrazione, e quindi può non essere accolta dal datore di lavoro.
Tuttavia, poichè la legge stessa obbliga l'Amministrazione ad adottare
preventivamente (ossia prima di rispondere alle domande) i criteri per il trattenimento in
servizio oltre tale limite di età gli Organi sono chiamati ad un atto di indirizzo
generale che definisca i criteri delle risposte, onde evitare personalismi e abusi. |
La delibera del Senato,
su proposta della Dr. Ines Fabbro:
" Il Senato Accademico, visto l'art. 16 comma 1 del d.lgs 503/1992 così come
modificato dal comma 7 della Legge 133;2008; considerato che l'istituto del trattenimento
in servizio è stato innovato rispetto alla disciplina precedente nel senso di rendere
soggetta a valutazione discrezionale l'istanza di trattenimento presentata dal dipendente;
preso atto, a conferma di quanto previsto nella predisposizione del documento di
previsione di spesa per il personale 2009 e anni successivi, che la regola generale
introdotta è il collocamento a riposo al compimento dei limiti di età e che deroghe a
tale principio devono essere nominativamente e singolarmente valutate e motivate alla luce
dei criteri contenuti nel co.5 dell'art. 72 della Legge 133/2008; preso atto che per
procedere alla valutazione individuale delle domande occorre prevedere sia la modalità
del procedimento istruttorio sia i criteri di valutazione, rinvia a una delibera da
assumere all'inizio del mese di gennaio la definizione dei criteri e dell'iter procedurale
per la valutazione delle domande di trattenimento in servizio del personale docente e
ricercatore." |
NOTA. Per quanto noto in base alle comunicazioni "personali", ma ben
documentate, di alcuni Membri degli Organi, l'Amministrazione ha consegnato agli stessi un
conto dal quale risulta la minore spesa, in caso di collocazione a riposo di tutte le
domande di trattenimento in servizio. Le domande di biennio erano 55. E pochè questo
conto era la solo motivazione della proposta di delibera, poi, approvata dal Senato,
sembra evidente che il conto stesso fosse (per l'Amministrazione) la prova ovvia del
vantaggio economico della delibera.
Per un vago lettore, come me, un conto siffatto è l'ennesima prova che,
sotto l'aspetto amministrativo, siamo ancora messi malissimo, per cui non rimane che
sperare nel nuovo Rettore. Il motivo è che la collocazione a riposo non non può
prescindere totalmente dall'interesse della Pubblica Amministrazione alla continuità
degli insegnamenti, in coerenza con l'ordinamento didattico (DM 270) approvato dagli
Organi di Ateneo.
Sotto questo profilo, vanno accostati almeno tre ordini di normativa:
a) quella che riguarda il pensionamento anticipato (vedi sopra);
b) quella che impone limitazioni alle riassunzioni, anche per le università
"virtuose" come Bologna, via via che avvengno i pensionamenti. Secondo questa
seconda normativa, ad ognuna delle uscite non può corrispondere "una" uguale
nuova assunzione, ma molto meno di "una". E allora, perchè l'Ateneo dovrebbe
auto-castrarsi, sapendo di non potere dare continuità a tutti gli insegnamenti che
verranno a cessare ?
c) come, eventualmente, l'Ateneo potrebbe coprire i buchi con personale a
contratto. Se l'Amministrazione vuole questo, lo dica fiduciosamente al suo CdA.
Ma, attenzione: una ulteriore, altra normativa vuole che non possano essere
istituiti corsi di laurea con soli professori a contratto. Ci dev'essere almeno un
determinato numero di professori di ruolo.
Unicamente per servizio ai Colleghi del CdA e del Senato (ma fors'anche al Rettore
?), pubblico qui di seguito il numero dei docenti di tutte le categorie, distintamente per
Facoltà, già in servizio presso il nostro Ateneo.
In questa tabella, è evidenziato l'impiego abnorme, già in atto, di
professori a contratto. Benchè la caduta delle iscrizioni studentesche (nell'intorno dei
20.000 dal 2001 al 2008) non sia mai stata spiegata, tuttavia, è un fatto che essa è
coincisa con l'esplosione numerica dei prof. a contratto, in questo stesso periodo, vale
dire con una "presunta" caduta della qualità della docenza nell'Ateneo. Dunque,
v'è almeno un buon motivo mettere di nuovo in dubbio l'efficienza dell'Amministrazione
che taglia i costi, ma con la testa nel sacco, per quanto attiene alla qualità degli
insegnamenti dell'Ateneo.
AVVERTENZA. Questi dati, recentissimi, sono stati ripresi dal web dell'Ateneo. Segnalo
l'anomalia della indicazione di quasi 3.000 docenti presso la sede centrale dell'Ateneo,
anzichè presso le Facoltà, ma così è scritto sul web.
Avverto, inoltre, che ho il dubbio che i dati relativi ai docenti non di ruolo non
siano stati depurati dalle cessazioni di servizio. Tuttavia, i Colleghi possono
rivolgersi direttamente all'Amministrazione, per maggiori lumi. In ogni caso io sono a
disposizione per mostrare a loro la mia fonte di informazione. N. Luciani |
Strutture in cui sono incardinati i docenti |
Professori
a contratto
|
Ordinari
Associati
Ricercatori |
Docenti
esterni
|
Docenti di 1a
e 2a fascia
|
| Alma Mater Studiorum
Università di Bologna, via Zamboni 33 |
2.001 |
- |
989 |
51 |
| Facoltà di Agraria |
42 |
188 |
0 |
0 |
| Facoltà di Architettura |
213 |
33 |
0 |
0 |
| Facoltà di Chimica Industriale |
8 |
101 |
0 |
0 |
| Facoltà di Conservazione dei
Beni Culturali |
74 |
63 |
0 |
0 |
| Facoltà di Economia |
200 |
117 |
0 |
0 |
| Facoltà di Economia a Forlì |
77 |
49 |
0 |
0 |
| Facoltà di Economia a Rimini |
37 |
49 |
0 |
0 |
| Facoltà di Farmacia |
113 |
120 |
0 |
0 |
| Facoltà di Giurisprudenza |
311 |
150 |
0 |
0 |
| Facoltà di Ingegneria |
407 |
354 |
0 |
0 |
| II Facoltà di Ingegneria a
Sede di Cesena |
42 |
71 |
0 |
0 |
| Facoltà di Lettere e Filosofia |
266 |
320 |
0 |
0 |
| Facoltà di Lingue e
Letterature Straniere |
79 |
90 |
0 |
0 |
| Facoltà di Medicina e
Chirurgia |
391 |
509 |
0 |
0 |
| Facoltà di Medicina
Veterinaria |
53 |
105 |
0 |
0 |
| Facoltà di Psicologia |
58 |
52 |
0 |
0 |
| Facoltà di Scienze della
Formazione |
436 |
98 |
0 |
0 |
| Facoltà di Scienze
Matematiche, Fisiche e Naturali |
224 |
416 |
0 |
0 |
| Facoltà di Scienze Motorie |
80 |
34 |
0 |
0 |
| Facoltà di Scienze Politiche |
122 |
106 |
0 |
0 |
| Facoltà di Scienze Politiche
"Roberto Ruffilli" |
107 |
64 |
0 |
0 |
| Facoltà di Scienze Statistiche |
27 |
68 |
0 |
0 |
| Scuola Superiore di Lingue
Moderne per Interpreti e Traduttori |
75 |
48 |
0 |
0 |
| Scuola di Specializzazione in
Insegnamento Secondario |
42 |
0 |
0 |
0 |
| Scuola di Specializzazione in
Professioni Legali |
40 |
0 |
0 |
0 |
| TOTALE |
5.525 |
3.205 |
989 |
51 |
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ELEZIONI del Consiglio di Amministrazione e del SENATO
RISULTATI
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Nettamente vincenti i "calzolariani",
tra cui si evidenzia Guido Masetti per la continuità didattica
Questo pone anche in "pole
position" un candidato rettore di continuità:
Andrea Segrè , Preside di Agraria, anche perchè l'unico
giovane !
Invece, non tracce significative del candidato di alternativa, Giorgio
Cantelli Forti
|
Ma c'è in giro il convincimento
che sono state votazioni nulle perchè,
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