"Universitas News" l'assemblea sindacale "on line" del SUN. Visite: n. 20.466 nel 2010, da 23 Paesi

For translation of this page in english, click on:  http://www.google.com/intl/it/toolbar/ie/index.html

Ministro Profumo a Commissione Cultura della Camera: completare la riforma e rifinanziare la ricerca e l'universita.
nettuno-trasp-gif.GIF (3346 byte)
*

UNIVERSITAS  News

Foglio on line sull'università, con  Forum di politica generale aperto a tutti.
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7- Tel  347 9470152 - nino.luciani@alice.it
Vedi anche:
http://www2.dse.unibo.it/luciani/index.htm

*

NINO LUCIANI, Direttore responsabile

it.gif (865 byte) gb.gif (917 byte)

nino-2010.jpg (23198 byte)
 Nino Luciani

Comité de Patronage: Francesco Bonsignori, Alfredo De Paz, Elena Ferracini,  Dario Fertilio,
Enrico Lorenzini, Nino Luciani,  Bruno Lunelli, Marco Merafina,  Franco Sandrolini

  PAESI VISITATORI  nel 2010: Italy, United States, United Kingdom, Germany, France, Netherlands, Ukraine, Poland, Russian Federation, Belgium, Canada, Switzerland, Greece, China, Finland, Denmark, Morocco, Spain, Israel, Sweden, Luxembourg, Romania, Australia, Costa Rica, Latvia, Turkey, Brazil, Malta, Austria, Moldova, Republic of Korea, Republic of South Africa, Malaysia, Bulgaria, Slovenia, Tunisia, United Arab Emirates, San Marino, Czech Republic, Egypt, India, Netherlands Antilles, Indonesia, Slovakia, Hong Kong, Croatia, Georgia, Senegal, Vietnam, Brunei Darussalam, Japan, Colombia, Macedonia, Mexico, Peru, Ireland, Aruba, Uruguay, Albania, Belarus, Philippines, Algeria, Portugal, Lithuania, Cote D'Ivoire, Hungary, Europe, Kuwait, Norway, Bolivia, Pakistan, Chile, Togo, Venezuela, Kenya, Panama, Iran, Islamic Republic of, Estonia, Argentina, Satellite Provider, Bahrain, Lebanon

EDIZIONE  DI  GENNAIO   2012

Attesa risposta del Ministro Profumo alla Lettera dell' Intersindacale Universitaria, del 24 novembre, che faceva richiesta di incontro su stato di "estrema criticità dell'Università".CLICCA: HOME

Crisi economica. Luciani: Se due imprese su tre sono in difficoltà, il rilancio degli investimenti e la demonizzazione dell'
evasione fiscale non sono conciliabili. Priorità a destatalizza-
zioni, più che a "liberalizzazioni". CLICCA su: FORUM1
Dopo i bandi miur per i Fondi "PRIN" e  "Futuro in Ricerca", Gianni Porzi, Critiche al Ministro Profumo. Commenti da più parti dell'Università italiana. CLICCA su: FORUM4 Per dibattito su metodo e criteri per la riforma della Governance, che dovrà riguardare Governo e legge elettorale per Parlamento. CLICCA su: FORUM2
Bologna: Regolamento per le chiamate, dentro la lista degli abilitati.Niente concorso. Commento:concorsopoli fu strumen- talizzata, per abolire i concorsi. CLICCA su: Stato giuridico CEUB - CENTRO UNIVERSITARIO RESIDENZIALE Srl di Bertinoro (Ateneo Bologna, proprietà 1/3 del capitale. Quali i motivi della situazione debitoria ? Clicca su: FORUM3
Ministro Profumo illustra a Commissione Cultura della Came-
ra proprio Documento Programmatico: completare la riforma e rifinanziare Ricerca e Università. CLICCA su RUBRICA
Bologna, Spunta (per presunto abuso di potere del Rettore) un caso "PAM" (titolo di Professore dell'Alma Mater), dopo"flop" dei "professori emeriti" a Giurisprudenza.CLICCA: ARTICOLI

Tribunale di Perugia Sentenza n. 109/11, in data 27/1/2011, riammette il prof. Nino Luciani nel Cipur, Clicca su: Trib-Perugia

Per le pagine interne, clicca direttamente su:

HOME

Conf-Com

News e ARTICOLI

RUBRICA

Stato giuridico

FORUM1

FORUM2

FORUM3

Forum 4

News e ARTICOLI  - 2011

dionigi--bello.jpg (3172 byte)



Bologna. Spunta
(a carico del Rettore, per presunto abuso di potere)
un nuovo caso  "PAM" (titolo di "Professore dell'Alma Mater"),
dopo il  "flop" dei "professori emeriti" a Giurisprudenza

UN COLLEGA, DOPO LE DIMISSIONI ANTICIPATE DI DUE ANNI,
AVEVA FATTO REGOLARE DOMANDA DEL TITOLO DI PAM

  FATTO. Un nostro Collega, il prof. P.L.P., ordinario di matematica, classe 1943, oltre 40 anni di servizio in varie Facoltà dell'Ateneo (da molti anni a Ingegneria) aveva presentato domanda (febbraio 2011) di riconoscimento del titolo onorario di professore dell'Alma Mater (divenuta "PAM"), di cui è presupposto la cessazione dal servizio, in anticipo di più di due anni rispetto al pensionamento per limiti di età (prima 70 anni+2, oggi 70 anni, dal 19 gennaio 2011, avendo la legge Gelmini abolito il biennio dopo i 70 anni).
  
  FONTI GIURIDICHE. La delibera fondamentale del Senato Accademico è del 28 feb. 2010 (di seguito ripotata).
   Segue una delibera del Senato, del 28 giugno 2011,  per "rivedere il criterio di determinazione della durata della qualifica onoraria di "Professore e Ricercatore dell'Alma Mater" in seguito all'abolizione, prevista dall'art. 25 della L. 240/2010 (cd. Riforma Gelmini), della possibilità di presentare l'istanza di permanenza in servizio ai sensi dell'art. 16 del D. Lgs. 503/1992 da parte del personale docente e ricercatore". Segue infine una delibera del 13 dic. 2011 per "Individuare il termine di cessazione dal servizio per volontarie dimissioni del personale docente che presenta la domanda di "Professore dell'Alma Mater".
   Come si legge nella delibera fondamentale, per il riconoscimento del titolo non è sufficiente il requisito della rinuncia all'ultimo biennio di servizio, ma è anche disposto (si veggano le ultime righe della delibera del 28.2.2010) , relativamente alla domanda del dimissionario, che : "La valutazione delle richieste compete al Magnifico Rettore che, sentiti anche i responsabili delle strutture coinvolte, decide sulla base dell'apprezzamento degli alti meriti scientifici del richiedente o delle rilevanti benemerenze accademiche acquisite nel corso della carriera".

  NEL MERITO, a fronte della "richiesta", il rettore ha risposto NO (unica risposta del Rettorato). Clicca su Lettera.
   Come si può leggere, essa è motivata:
   1)  dalla difficoltà di dargli (in aggiunta al titolo) attrezzature e spazi (si tratta di un matematico, e quindi non si direbbe abbisogni di grosse attrezzature, servendogli poco più di un PC e programmi matematici - NdR);
  2) dà una attenzione al fare spazio ai giovani (ma egli occupa una stanzetta, in locali notoriamente semivuoti);
  3) dalla opportunità di  stringere sui requisiti per il riconoscimento, in analogia a quanto fatto per l'Emeritato.
   
   Riportandoci adesso alla delibera del Senato, si trova che il Rettore deve decidere unicamente per meriti scientifici, dopo aver "sentiti anche i responsabili delle strutture coinvolte".
   Come si ben notare, tornando di nuovo alla lettera del Rettore, in essa non solo non "consta" il parere delle strutture coinvolte, ma i motivi addotti non sono pertinenti ai motivi adducibili in base alla delibera del Senato.
    Se si potesse sostenere che il Rettore ha motivato il NO con le ragioni di cui alla delibera del Senato, si potrebbe solo contestargli di avere omesso il parere dei competenti, pur se rimane una perplessità nel fatto che egli è un latinista, mentre il richiedente è un matematico.
    Tuttavia, le cose non stanno così. Egli ha motivato con ragioni, che non sono quelle di cui alla delibera del Senato, e quindi con motivazioni inammissibili, sul piano ufficiale.
    Si nota, infine, che la lettera, per il carattere come è espressa, pare più un fatto personale del rettore, che una comunicazione ufficiale, preparata dagli Uffici dell'Amministrazione, contro la quale il richiedente possa ricorrere alla magistratura amministrativa.
   Last not not least: non vorrei che si arrivasse, nel nostro Ateneo, ai tempi delle monarchie assolute, quando i titoli erano distribuiti dal Re per il controllo del consenso. Non siamo (credo) a questo punto. Ma la strada è quella. N. LUCIANI

 

Delibera Senato Accademico  23 febbraio 2010

RICONOSCIMENTO DELLA QUALIFICA DI “PROFESSORE DELL’ALMA MATER”
O ”RICERCATORE DELL’ALMA MATER”

   Il Magnifico Rettore informa i Senatori che il documento che viene sottoposto alla loro attenzione (che ha registrato l’unanime consenso in sede di Giunta nella seduta di ieri) rappresenta, all’esito della approfondita istruttoria svolta, un opportuno bilanciamento delle istanze volte da un lato ad un equo riconoscimento, all’atto del collocamento a riposo, degli alti meriti scientifici e benemerenze accademiche acquisite dai docenti nel corso della loro carriera lavorativa e dall’altro ad incentivare il necessario ricambio generazionale nei ruoli universitari a favore dei più giovani. Chiarita la ratio dell’intervento, che va nella direzione di non disperdere i saperi dei docenti prossimi al collocamento a riposo, ne illustra i contenuti più qualificanti (per la cui disamina di merito si fa rinvio al documento che fa parte integrante della presente delibera).
   Si tratta del primo atto promosso dalla Giunta nel contesto di un più articolato piano di interventi allo studio che riguardano l’intero arco della carriera dei docenti, per valorizzarne competenze ed esperienze e rafforzarne il senso di appartenenza all’istituzione universitaria.
Dopo aver dato lettura della missiva a sua firma con la quale oggi stesso provvederà a darne notizia a tutto il personale docente e ricercatore, e resi ai Senatori i primi chiarimenti su alcune parti di testo, comunica che saranno a breve predisposte dai competenti Uffici le linee guida di carattere tecnico operativo che consentiranno di definire con puntualità ogni profilo procedurale e di dettaglio.
   Il Senato Accademico in forma unanime, preso atto del favorevole parere espresso dalla Giunta di Ateneo, condividendo lo spirito della proposta e le sue finalità, approva il documento di seguito trascritto avente ad oggetto Riconoscimento della qualifica di “professore dell’alma mater” o ”ricercatore dell’alma mater” :
“I docenti e ricercatori rappresentano un patrimonio che va riconosciuto e valorizzato a partire dal loro ingresso fino all’uscita dai ruoli e oltre.
In tal senso è importante che l’Ateneo assuma un’esplicita ottica di valorizzazione delle esperienze e dei risultati del personale docente e ricercatore durante l’intero arco di vita accademica, creando le condizioni che facilitino il conseguimento degli obiettivi scientifici, culturali e didattici delle persone e offrendo i giusti riconoscimenti per il lavoro svolto, per il coinvolgimento personale nella vita universitaria e per l’impegno volto a conseguire le finalità dell’Ateneo.
Il presente atto costituisce un primo intervento di valorizzazione del personale docente e ricercatore che risponda alla necessità dell’Ateneo di comporre due diverse esigenze:

   • riconoscere l’esperienza del personale docente e ricercatore che si sta avvicinando alla conclusione della carriera e la legittima aspirazione a rimanere all’interno della comunità accademica per completare i propri progetti di studio e ricerca;
   • favorire il ricambio generazionale per le progressioni di carriera e per il reclutamento dei giovani studiosi.
A tal fine tutti i docenti attualmente in servizio di ruolo, che abbiano maturato il requisito per il pensionamento di vecchiaia (per gli uomini dai 65 ai 70 anni, per le donne dai 61 ai 70) e che abbiano proposto istanza di pensionamento, nell’anno precedente alla data di effettiva cessazione dal servizio possono fare richiesta di riconoscimento della qualifica di “Professore dell’Alma Mater” o ”Ricercatore dell’Alma Mater”. In caso di accoglimento dell’istanza, tale qualifica avrà decorrenza dal giorno successivo alla data di effettiva cessazione.   [
In via transitoria possono fare richiesta di riconoscimento della qualifica anche i docenti e ricercatori che abbiano presentato istanza di biennio di trattenimento in servizio, previa rinuncia alla medesima. ] .
    I ricercatori possono presentare l’istanza nell’anno precedente la data di cessazione del servizio. Il riconoscimento della qualifica di “Professore dell’Alma Mater” o ”Ricercatore dell’Alma Mater” è disposto per il periodo di tempo massimo di permanenza in ruolo comprensivo del biennio di trattenimento in servizio. 
    Oltre a mantenere la posta elettronica istituzionale, comparire nel portale di Ateneo con indicazione della qualifica di “Professore o Ricercatore dell’Alma Mater”, accedere alle risorse bibliografiche on-line e accedere alla rete wireless Almawi-fi di Ateneo, il riconoscimento della qualifica comporta la possibilità di:
   - continuare la ricerca scientifica usufruendo di adeguati spazi di lavoro e della copertura assicurativa per infortuni e responsabilità civile;
  - collaborare a titolo gratuito alle attività di didattica e ricerca delle strutture di riferimento nonché ad altre iniziative in coordinamento con i responsabili delle strutture stesse.  
    Resta ferma la possibilità, secondo la normativa in materia, di accedere a contratti di insegnamento previsti dagli ordinamenti didattici delle Facoltà e/o a contratti di collaborazione con il Dipartimento. La qualifica non consente, ovviamente, l’assunzione di incarichi di responsabilità istituzionale o gestionale o la partecipazione ad organi e collegi per i quali la legge preveda la posizione di professore in servizio.
    La valutazione delle richieste compete al Magnifico Rettore che, sentiti anche i responsabili delle strutture coinvolte, decide sulla base dell’apprezzamento degli alti meriti scientifici del richiedente o delle rilevanti benemerenze accademiche acquisite nel corso della carriera”.

LETTERA

lettera-dionigi-papini.jpg (63787 byte)

 

Marco_Merafina1.JPG (4304 byte)
Marco Merafina
Coordinatore



NUOVE  PRESE  DI  POSIZIONE
PER  LEVARE  IL  TAPPO  DELLA  LEGGE  GELMINI SULL'UNIVERSITA

modica-06.jpeg.jpg (2924 byte)
Luciano Modica

Dal CNRU
Comitato Nazionale Ricercatori Universitari

 

                         COMUNICATO

CONSIDERATO che la legge di Legge di Stabilita' (del 13 dicembre 2010, n. 220, all'Art.1 comma 24) ha approvato un piano straordinario per la chiamata di professori di seconda fascia per ciascuno degli anni 2011-2016 a incremento del F.F.O. delle universita' e che tali fondi di reclutamento straordinario sono determinati in deroga al turn-over, al vincolo della distribuzione dei punti organico nelle diverse percentuali e al vincolo del 90% del rapporto AF/FFO;

- CONSIDERATO che lo stanziamento di questi fondi ha rappresentato l'unica risposta del Governo alla mobilitazione di tutti i Ricercatori durante i giorni dell'approvazione della Riforma che, occorre ricordarlo, fu approvata soprattutto perche' prevedeva lo stanziamento dei fondi per il piano di reclutamento straordinario e per gli scatti meritocratici;

- VISTO che il decreto per l'utilizzo delle risorse destinate al piano straordinario per la chiamata di professori di seconda fascia a oggi (12.12.2011) non e' ancora stato approvato;

- CONSIDERATO che i concorsi per la II fascia sono fermi dal 2008;

- VISTO che al 12.12.2011 non e' ancora stato approvato il decreto per le abilitazioni e che questa carenza di fatto impedisce un pieno utilizzo delle risorse destinate al piano straordinario,

il Coordinamento Nazionale dei Ricercatori Universitari (CNRU)

                                 CHIEDE
- che l'utilizzo delle risorse destinate al piano straordinario sia traslato di un anno, vale a dire che siano spendibili a partire dal 2012 e fino al 2017, ovvero che la quota spendibile per l'anno 2011 sia destinata solo agli idonei esterni di procedure per la progressione a professore di II fascia, considerato che i concorsi della I e II sessione 2008 dovrebbero essere stati banditi con copertura finanziaria e nel rispetto delle normative previgenti in termini di punti organico e turnover;
- che sia chiarito che, poiche' tale finanziamento e' integrativo alla quota di F.F.O. destinata agli atenei, non deve essere utilizzato per la copertura delle chiamate previste nella programmazione ordinaria;
- che il finanziamento straordinario sia utilizzabile da parte degli atenei solo dopo aver utilizzato le risorse ordinarie individuate in fase di programmazione e definizione dei punti organico per la II fascia;
- che, nel caso di utilizzo per la chiamata di Ricercatori interni all'ateneo, le risorse risparmiate riconfluiscano nello stesso fondo straordinario e siano utilizzabili secondo gli stessi vincoli;
- che l'utilizzo dell'assegnazione straordinaria sia vincolato a una programmazione triennale degli organici che coinvolga tutte le componenti di ciascun ateneo e che sia incentrata sulle esigenze di didattica e di ricerca.

Importante
LETTERA APERTA
di LUCIANO MODICA
(già Presidente della CRUI, già SottoSegretario al MIUR)

al Ministro Profumo

"L'UNIVERSITA' DIMENTICATA "

                        Caro Ministro Profumo,
l’università italiana vive da dieci anni una situazione sempre più difficile.
  Lei ne è una figura autorevole e non c’è quindi bisogno di illustrarle i dati oggettivi che sono reperibili in qualunque analisi internazionale indipendente: una cronica carenza di finanziamenti, soprattutto per le infrastrutture e per la ricerca; un carico contributivo sulle famiglie degli studenti tra i maggiori in Europa; un drastico ridimensionamento numerico del personale docente e tecnico.
   Sono tutti fattori che hanno indebolito l’azione e la capacità innovativa degli atenei italiani. Ma ancor più li ha indeboliti il furioso attacco mediatico alla credibilità del sistema che, anche se giustamente motivato da gravi episodi di malcostume da estirpare con decisione, ha finito col travolgere la fiducia nell’intera università.
   Questa fiducia deve essere assolutamente ristabilita. E’ il primo obiettivo politico di un Ministro che non si voglia trasformare nello spietato accusatore dello stesso sistema che governa.
    E’ un obiettivo per il quale ci sono tutti i presupposti. Infatti la ricerca universitaria italiana dà ancora oggi risultati eccellenti su scala internazionale, soprattutto se rapportati all’esiguità dei finanziamenti e del numero di ricercatori.
  La formazione degli studenti, pur in presenza di problemi infrastrutturali e organizzativi, è di ottimo livello se comparata con gli standard europei.
   Il ruolo culturale, economico e sociale di ciascun ateneo nel suo territorio è in costante crescita e permette di recuperare importanti spazi di sviluppo.
  La dedizione al lavoro del personale universitario è, salvo eccezioni, ammirevole nonostante che cominci a diffondersi scoramento.

   Si tratta di un patrimonio nazionale che va difeso e rafforzato, non svilito e disperso. Non c’è del resto alcuna speranza di sviluppo duraturo per un Paese che non “ama” la sua università.
   E’ giusto che le chieda sempre i massimi risultati e la massima trasparenza, ma anche che ne riconosca il ruolo cruciale. Servono dunque chiare discontinuità rispetto al recente passato.
   In questo momento di crisi non sarà facile reperire risorse finanziarie che compensino i pesanti tagli già subiti o addirittura riportino il finanziamento a crescere gradualmente verso le medie europee. I segnali di inversione di rotta, forse limitati in termini finanziari, devono però essere forti in termini politici.
    Si ridia innanzitutto più autonomia e meno burocrazia agli atenei e contemporaneamente si punti ad una valutazione stringente della qualità dei risultati ottenuti, senza sconti e senza ritardi. La si smetta con l’esasperato centralismo dirigistico, col delirio dei prerequisiti numerici, con la confusione dei ruoli negli organi di governo e di controllo del sistema.

Le leggi potranno essere modificate o abrogate nei loro aspetti meno condivisibili ma intanto vanno applicate in forma non occhiuta né burocratica, attenti a incentivare le innovazioni e le pratiche più efficaci per un miglioramento continuo, piuttosto che il cieco rispetto delle norme.
   La ricerca universitaria va rivalutata perché costituisce l’ossatura e la parte maggiore del sistema ricerca del Paese, oltre che il presupposto per una formazione avanzata di buona qualità. Si privilegi la curiosità innovativa e l’avanzamento della conoscenza, in ogni campo. Si sostengano i progetti di ricerca di interesse nazionale il cui finanziamento è sceso ai minimi storici, per giunta in uno stato di perenne incertezza su tempi e regole, ma si riveda il meccanismo di assegnazione dei finanziamenti con l’uso di metodologie e competenze internazionali per eliminare i conflitti di interesse. Non si dimentichino le dotazioni infrastrutturali universitarie, il cui capitolo sul bilancio statale è stato chiuso nel 2002 e mai più riaperto.

   Sono ormai al lumicino tanto che spesso le condizioni logistiche di lavoro sono da terzo mondo e la strumentazione scientifica obsolescente.
  Sulla didattica il Ministero, anche in vista della valutazione e dell’accreditamento, monitori e indirizzi senza imposizioni burocratiche il passaggio dalle facoltà ai dipartimenti per evitare che nei corsi di studio si indeboliscano la progettazione culturale, soprattutto negli aspetti multidisciplinari, e l’organizzazione.
   Un altro settore in cui l’Italia è paurosamente indietro è il welfare studentesco, in particolare per il sostegno agli studenti capaci e meritevoli provenienti da famiglie non abbienti.
   Ne risultano ostacolate sia la mobilità sociale che quella geografica, mentre diminuiscono gli immatricolati e non aumentano come dovrebbero le percentuali di laureati sulla popolazione attiva. Occorre innanzitutto garantire i servizi del diritto allo studio a tutti coloro che rientrano nei requisiti di reddito e merito per le famiglie prive di mezzi.
    Ma occorre intervenire, con prestazioni graduate rispetto alle necessità, anche nei confronti di studenti meritevoli provenienti da famiglie con mezzi ridotti. Non si dimentichi poi che tutti gli studenti hanno diritto ad avere gli strumenti e le opportunità per una soddisfacente crescita personale, culturale e professionale, per una rapida conquista dell’indipendenza, per una compiuta cittadinanza attiva.
  Occorre infine riaprire e regolarizzare sia il reclutamento di giovani ricercatori e professori di talento, sia le progressioni di carriera per coloro che lo meritano. Il sistema è bloccato da anni, la sua fluida regolarità è un miraggio.
   Con le ultime leggi i giovani hanno visto aumentare sempre più l’età d’ingresso nei ruoli universitari. Così molti hanno rinunciato a questa carriera o hanno accettato offerte di lavoro all’estero. Si sciolgano almeno le incertezze delle nuove procedure concorsuali, semplificandole e accelerandole sia per i professori che per i ricercatori a tempo determinato, lasciando la funzione meritocratica alla valutazione ex post piuttosto che a intricate regole ex ante. Sono punti su cui è possibile registrare concordia e consenso ampi. Auguri di buon lavoro! Luciano Modica

  Fonte:  “Europa”,  9 dicembre 2011

 

Edizioni precedenti

Bologna, " Laboratorio Urbano * "
di Paola Bonora, Raffaella Lamberti, Cesare Minghini, Walter Vitali, Ivana Calvi, Chiara Sebastiani, Vando Borghi,
Lorenza Maluccelli, Giuseppe Scandurra, Piergiorgio Rocchi, Sergio Bonora, Marzia Vaccari, Giorgia Boldrini, Mauro Felicori, Maurizio Sobrero, Andrea Margelli, Leonardo Setti, Silvia Zamboni, Cristina Brasili, Silvano Bertini, Daniele Dieci

sobrero1.jpg (3299 byte)
Maurizio Sobrero


DOCUMENTO SULL'UNIVERSITA'
di Maurizio Sobrero * e Walter Vitali **

Illustrato dal Prof. Sobrero, all'Archiginnasio,
Bologna, venerdì  4  novembre  2011.

Presenti: il Rettore Ivano Dionigi e il Sindaco Virginio Merola.
Presidenza di Raffaella Lamberti

vitali-sen.jpeg (2905 byte)Walter Vitali

* M. Sobrero, Membro della Giunta, Univ. di Bologna ** W.Vitali, Senatore del Partito Democratico
M. Sobrero - W. Vitali, Documento sull'università
Sommario: 1 . Il rapporto tra città, università e innovazione nella società della conoscenza - 2. Università. Il lungo iter parlamentare -  3. Le politiche per l'innovazione - 4. Uno sguardo oltre confine - 5. Alcune proposte.

STRALCIO. Per il testo intero, clicca su:Laboratorio Urrbano

  LE PRPOSTE. Le università, la ricerca e l'innovazione devono essere considerate al pari dell'occupazione, del welfare e dei trasporti, ossia problemi che interessano le città e la cittadinanza nel loro insieme, non solo questioni per addetti ai lavori. Le vicende finanziarie e legislative che le riguardano sono un problema di tutti, poiché da esse dipende la nostra capacità di uscire dalla crisi. Le comunità cittadine non possono rimanere indifferenti se viene sprecato un patrimonio di saperi e di opportunità che appartiene a tutta la comunità. Dalle città deve venire pertanto un forte impulso ad una politica nazionale in materia, superando l'estraneità e la sostanziale indifferenza delle comunità cittadine per questi temi. E' un compito che spetta agli amministratori locali e regionali, ai rappresentanti della società organizzata, ma anche ai mezzi di informazione e alle espressioni diffuse della cittadinanza attiva. Tutto questo è ancor più vero in una situazione di drammatica crisi finanziaria come quella che stiamo vivendo.
   E' significativo che, mentre si discute di deficit, di debito, di infrastrutture, di semplificazione per le imprese e di pensioni, non si parli invece di università e di ricerca. Non lo fa il governo, ma non lo fanno nemmeno le opposizioni e le parti sociali. Non se ne parla nemmeno in relazione alle politiche per la crescita e lo sviluppo economico, quando invece ne sarebbero i fattori trainanti fondamentali. I nostri giovani hanno davanti a loro un futuro peggiore di quello dei loro genitori, e questo alimenta la protesta mondiale nei confronti di un'economia sempre più prigioniera della finanza. In Italia il tasso di disoccupazione giovanile tra i 18 e i 29 anni sfiora il 30%. L'ingresso nel mercato del lavoro avviene tardi, soprattutto in forme precarie e con salari di ingresso bassi, costringendo i giovani a stare a lungo con la famiglia di origine.
  Tutto questo costituisce un fattore formidabile di depressione della crescita e dello sviluppo. L'investimento in università, ricerca e innovazione è il contributo maggiore che( si possa dare al futuro delle nuove generazioni.
  Chi sente di avere una responsabilità di qualunque tipo verso la comunità alla quale appartiene non può dimenticarselo, perché non rimane più molto tempo: o tentiamo ora di riagganciare il treno dello sviluppo, che si sta visibilmente allontanando da noi, oppure sarà troppo tardi. Siamo consapevoli che le proposte che avanziamo rappresentano una scelta forte di priorità che la politica nazionale finora non ha avuto né la capacità né il coraggio di compiere. Ma stiamo vivendo insieme all'Europa un momento di grande difficoltà, ed è in momenti come questi che un paese può trovare le energie per risorgere.

N. Luciani, Breve nota introduttiva

 1.- Il Documento è stato illustrato dal prof. Maurizio Sobrero, ma senza potere arrivare alle "proposte". Qui le riprendiamo. Esso :
- dopo un atto di fede nell'Università (perchè dà, "alla umanità, sviluppo culturale, scientifico e tecnico");
- e aver illustrato otto " indiscutibili criticità" (e altro) dell'università italiana, consistenti in :
   • un numero di laureati inferiore rispetto a quanto accade in altri paesi comparabili con il nostro;
   • un costo complessivo tutt'altro che contenuto in rapporto ai risultati;
  • servizi per i docenti e gli studenti generalmente peggiori; •forti disparità territoriali nonostante la permanenza del valore legale del titolo di studio;
  • inefficienze marcate ed iniquità nei processi di reclutamento del personale docente e ricercatore;
  • scarsa chiarezza su responsabilità e meriti;
  • forti inefficienze gestionalì chiaramente visibili da numerosi casi di sostanziale dissesto finanziario;
  • una proliferazione di particolarismi e localismi privi di un reale radicamento con gli sbocchi professionali offerti;
conclude con 8 proposte risolutive (vedi a fianco).


  2.-  Nel documento si rileva che tutte le università italiane sono molto indietro nella graduatoria mondiale ma che Bologna è quella relativamente più su.
  Direi che la diagnosi è grosso modo quella del PD fino al momento dell'approvazione della legge Gelmini in Senato (28 luglio 2010), tutto d'amore con la diagnosi e terapia del Governo ( fino al ribaltone di posizione del PD alla Camera, sulla spinta di alcuni valorosi: Vassallo, Ghizzoni, ...). Direi anche che le proposte hanno poco a che fare con la diagnosi ( grosso modo, etichette riprese da qua e là, senza filtro critico). Ad es.:
- quelle statistiche internazionali sono fondate su dati statistici eterogenei (pur se portanti le stesse denominazioni nei vari Paesi ), e quindi largamente meri esercizi matematici .
- Vogliamo anche dare il tempo alle aree disagiate di far crescere, anche presso di loro, delle università valide, di cui hanno vitale bisogno ? Ma qui è una questione di risorse finanziarie, non di qualità dei professori. Infatti la differenza qualitativa di un professore del Nord non può essere gran che diversa da quella di uno del Sud, perchè le selezioni sono state controllate da Associazioni nazionali di professori dei settori disciplinari.
- quella distinzione tra università virtuose e non virtuose (da premiare le une e punire le altre) è fondata su parametri fatti con statistiche, a volte vecchie di 5 anni .
- quei dati sul numero dei professori e degli studenti non portano a ritenere eccessivo il numero dei professori in Italia. Infatti, da essi si trae che c'è 1 professore ogni 55 studenti; e (aggiungendo i ricercatori) 1 docente ogni 31 studenti. La media OCSE (2007) era 1 professore ogni 15,8 studenti (OCSE, Education at a glance).
  Ma andiamo alle proposte. Sono valide autonomamente, perchè sorette da un "comune sentire". NL

  
  Le nostre proposte si rivolgono a interlocutori istituzionali diversi, a seconda del loro ambito, e possono far parte di un pacchetto che le città si impegnano a praticare nel proprio contesto urbano e territoriale e a sottoporre a Governo e Parlamento, anche in vista dei prossimi provvedimenti da assumere in materia economica. Esse riguardano:

1. la necessità di puntare sulla formazione del capitale umano. La società della conoscenza e dell'innovazione non nasce per caso, ma dall'intelligenza e dal sapere delle persone. Investire in istruzione significa creare le basi per poter ottenere dei frutti collettivi da queste intelligenze e da questi saperi. Ciò passa certamente attraverso investimenti nel corpo insegnante e nelle infrastrutture, ma anche attraverso il sostegno costante ai capaci e meritevoli, così come previsto dall'articolo 34 della Costituzione. Per realizzare politiche per l'università e l'innovazione, dunque, è necessario smettere di pensare solo alla ricerca e allo sfruttamento commerciale come monadi splendidamente isolate dal contesto e reintepretare in chiave moderna il concetto di sviluppo e di welfare basato sul sapere e l'innovazione;

2. il finanziamento di nuovi campus universitari in dieci atenei di qualità, per consentire loro di collocarsi ai primi posti nelle classifiche internazionali. Secondo alcune stime attendibili, se la revisione della spesa delle amministrazioni dello Stato (spending review) che è stata inserita nella legge di conversione del decreto di agosto, la n. 148 del 2011, fosse compiuta seriamente, in tempi relativamente brevi si potrebbero produrre risparmi ricorrenti pari a 5-10 miliardi di euro l'anno. Basti pensare che la spesa per beni e servizi dei ministeri è aumentata del 18% dal 2008 al 2010. Altre stime valutano in circa 5 miliardi l'anno, da destinare alla riduzione del debito, il possibile ricavato di un piano efficace di dismissioni patrimoniali. C'è quindi la possibilità, se si assume questa priorità nella politica nazionale, di destinare 1 miliardo di euro all'anno una tantum nel quinquennio 2012-2016, la metà di quello che ha stanziato la Francia, al finanziamento di nuovi campus universitari in dieci atenei di qualità che presentino progetti valutati da una commissione formata da esperti di fama internazionale. Per accedere a tale finanziamento di 500 milioni di euro per ognuno dei dieci atenei, i progetti devono riguardare lo sviluppo dell'edilizia destinata alla didattica, l'adeguamento delle strutture per la ricerca e il trasferimento tecnologico verso le imprese (Parchi tecnologici, tecnopoli, incubatori per le start-up), l'incremento della dotazione di alloggi per studenti, docenti e ricercatori, la realizzazione di strutture destinate alle attività culturali, ricreative e sportive. Gli atenei richiedenti devono necessariamente corrispondere a parametri di qualità certificati dall'ANVUR, l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, e devono proporsi l'aggregazione di più università della stessa regione. I nuovi comparti di sviluppo universitario avrebbero effetti benefici sulle città nel loro complesso, creando nuovi poli di attrattività internazionale, di circolazione di idee e di persone destinate ad arricchire la vitalità della comunità urbana in ogni campo;

3. la stabilità del FFO per il funzionamento ordinario delle università, con un incremento programmato nel decennio 2012-2021 sia per avvicinare la spesa italiana alla media OCSE, sia per far fronte ai costi dei nuovi campus. Nello stesso arco temporale, la quota distribuita agli atenei in base alla spesa storica deve progressivamente esaurirsi e tutto l'FFO deve essere distribuito in base agli indicatori di qualità della didattica e della ricerca;

4. l'incremento programmato nel decennio 2012-2021 del fondo da ripartire tra le regioni per la concessione dei prestiti d'onore e l'erogazione delle borse di studio per studenti, elevando dal 20% al 25% la quota massima delle loro contribuzioni, con il vincolo di assegnare almeno il 50% dei maggiori introiti ai servizi per gli studenti e alle borse di studio per i meritevoli;

5. la considerazione delle persone e delle comunità universitarie come potenziale inespresso per lo sviluppo delle città. Nelle università non ci sono solo le comunità studentesche che consumano e delle quali si continua a vedere prevalentemente il contributo economico al territorio. Gli atenei sono datori di lavoro sia per il personale docente e ricercatore, sia per quello tecnico e amministrativo, a cui vanno aggiunti i titolari delle diverse tipologie di contratto di lavoro a tempo determinato, come gli assegnisti e i borsisti di ricerca e, con la legge del 2010, i ricercatori stessi. Queste comunità esprimono una domanda tipica delle popolazioni giovanili (momenti di aggregazione culturale, luoghi e occasioni di incontro, servizi ricreativi e sportivi) e di altre classi di età, in modo particolare per quanto riguarda i servizi per l'infanzia e per la scuola, insieme a tutte le forme di sostegno per le donne che lavorano. In una prospettiva di crescente mobilità studentesca e di internazionalizzazione delle università, i docenti e i ricercatori che vi si recano temporaneamente hanno le stesse esigenze del personale qualificato di cui le imprese hanno bisogno. Ma le università possono anche essere un integratore di servizi culturali avanzati unico nel loro genere. Ciò vale per i loro sistemi museali e bibliotecari al servizio della didattica delle scuole cittadine, per il loro ruolo nei piani di marketing territoriale, per l'apertura alla cittadinanza delle loro attività attraverso specifiche iniziative formative e per il contributo che studenti e docenti possono dare alla vitalità della scena culturale delle rispettive città;

6. la realizzazione di programmi urbanistici per lo sviluppo delle università, con i relativi servizi per gli studenti e il personale. In tutte le città vanno promosse verifiche sullo stato di attuazione dei programmi di edilizia universitaria, anche al fine di predisporre i progetti per i dieci campus di livello europeo e mondiale. A Bologna, per esempio, il primo Protocollo di intesa tra università e città è stato sottoscritto nel 1994 ed è stato successivamente aggiornato nel 1999 e nel 2001. Le intese prevedono, fra l'altro, la realizzazione di nuovi comparti urbanistici destinati all'università con residenze e servizi, ma non sono stati ancora realizzati, nonostante il lungo tempo trascorso, a causa della mancanza dei finanziamenti statali. Al momento il costo previsto degli investimenti nel loro complesso è di 250-300 milioni di euro, posta una necessaria verifica circa l'adeguatezza delle previsioni in relazione a un'università che deve raggiungere nuovi traguardi internazionali nei prossimi decenni ed essere collocata nel contesto metropolitano e regionale, considerando anche tutte le problematiche relative al pendolarismo e ai trasporti. Per quanto riguarda il mercato delle abitazioni in affitto, va innanzitutto promossa una disciplina legislativa che faccia emergere il nero ed incoraggi il ricorso a regolari contratti. Deve essere incentivata la realizzazione di studentati e residenze per studenti e docenti, totalmente o parzialmente sussidiate, attraverso interventi di social housing congiunti tra pubblico e privato, forme di quasi mercato legate a progetti promossi da cooperative e sostegno strutturale a progetti specifici direttamente gestiti dalle università. Si tratta di un ambito particolarmente adatto a sperimentare forme evolute di partenariato tra pubblico e privato, utilizzando anche l'evoluzione in questa direzione degli indirizzi dell'Unione europea;

7. la valorizzazione della componente giovanile rappresentata dalla comunità studentesca, in modo particolare per quanto riguarda gli studenti stranieri. C'è una tendenza alla internazionalizzazione delle università che va incentivata, certamente per quanto riguarda i docenti e i ricercatori, ma ancor di più per la popolazione studentesca. L'impatto sociale del programma Erasmus in Europa è ormai un dato consolidato, soprattutto per le università che si sono mosse meglio in questo senso, anche grazie ad un tessuto urbano fornito di oggettive capacità attrattive. La novità sostanziale con la quale è necessario confrontarsi riguarda lo spazio dell'istruzione extra europeo. In molti casi, grazie a operazioni lungimiranti, esistono già realtà di collegamento con i paesi di nuovo sviluppo ed in particolare con la Cina, ma vi sono spazi molto ampi di azione per rivolgersi anche ad altre aree come India e Sud America, avendo grande attenzione per i paesi africani. La valorizzazione della presenza nel contesto urbano di giovani studenti stranieri rappresenta l'occasione per internazionalizzare le nostre città e per consolidare le politiche volte all'inclusione e alla interazione tra comunità che provengono da culture e paesi diversi;

8. la creazione di una figura istituzionale nel governo che sia focalizzata sulle politiche per l'innovazione, con il compito specifico di indirizzare e coordinare le competenze ora frammentate. E' la prima cosa se vogliamo fare davvero qualcosa e non continuare solo a parlare dell'importanza di questi temi. Prima di un qualunque intervento tecnico è necessario un forte segnale politico. Nell'attuale caratterizzazione istituzionale ciò può essere realizzato o attraverso un poco realistico spacchettamento" delle competenze in materia tra i vari ministeri interessati ed una riattribuzione, con relative risorse, ad un ministero ad hoc, oppure da un presidio istituzionale incardinato nella Presidenza del Consiglio, con specifici obblighi di coordinamento interministeriale in materia, che condizioni l'effettivo utilizzo delle risorse allocate;

9. l'affermazione del principio secondo il quale le risorse investite nel sostegno dell'offerta sono sprecate, se non si interviene anche sulla domanda di ricerca e innnovazione. Anche ragionando a risorse costanti, e considerare le risorse aggiuntive che pure sarebbero necessarie, è concretamente possibile lavorare attraverso riforme a costo zero che intervengano sulla concorrenza, sul mercato del lavoro dei ricercatori, affinché competenza e merito siano preferiti a privilegi e stabilità, sul coordinamento con le politiche europee e ancor più con quelle regionali, per esempio per un più efficace utilizzo dei fondi strutturali;

10. la riconsiderazione del ruolo della domanda pubblica in innovazione e ricerca con particolare riferimento ai nuovi investimenti. Essa è ritualmente percepita come fonte di sprechi, inefficienze e corruzione, mentre in realtà, come si può ben vedere dai documenti di indirizzo dei piani di investimento in ricerca e innovazione dall'Europa, agli USA, alla Cina, è un elemento trainante per lo sviluppo dei mercati per le nuove tecnologie. Si pensi a casi concreti come quello della sanità, che non significa solo acquisto di farmaci, ma di un vastissimo insieme di beni ad alto contenuto tecnologico (es. apparecchiature, strumenti, protesi, prodotti biomedicali, etc.). Oppure al caso dei trasporti, dove la componente di investimento pubblico rimane di gran lunga prevalente, senza tralasciare l'adozione di ICT, di cui si parla già da tempo. Qui un forte sostegno agli strumenti più evoluti del Public Procurement, come ad esempio il dialogo competitivo, già previsti sul piano normativo dalle direttive europee sugli appalti pubblici, può rappresentare una modalità concreta di intervento su regole fondamentali senza necessità di copertura finanziaria;

11. il riconoscimento del ruolo insostituibile dello Stato in economia nel campo dei beni pubblici, poiché alcuni di questi sono fondamentali per lo sviluppo di innovazione. Il tema degli investimenti in grande infrastrutture abilitanti è reso più complesso dalle attuali condizioni della finanza pubblica, ma non è meno rilevante in un momento di stagnazione con prospettive di crescita contenute anche nel medio termine. Questo è un campo spinoso anche sul versante del dibattito politico, poiché prevede un'inversione di tendenza rispetto al ruolo del pubblico in beni che sono stati profondamente cambiati dal processo di privatizzazione. L'accesa discussione sul possibile scorporo della rete da Telecom Italia è indicativa in tal senso, e l'apparente soddisfazione dei privati rispetto alla promessa di stanziamento recente di fondi per la banda larga, già messa in discussione, è un chiaro segnale dell'impossibilità di attivare investimenti concreti e significativi su queste infrastrutture se si esclude un diretto impegno del pubblico. Senza investimenti pubblici non ci sarebbe Internet. Senza la nazionalizzazione delle società elettriche degli anni '60 non avremmo una rete come quella attuale, e lo stesso vale per le ferrovie. Senza intervento dello Stato non sarebbe iniziata la scoperta dello spazio e non avremmo beneficiato di una serie lunghissima di innovazioni, che si sono direttamente tradotte in applicazioni concrete a cui facciamo riferimento quotidianamente .
   Se vogliamo che parole come NGN, Smart Grid e simili non restino sigle anonime, bisogna avere il coraggio di orientare la spesa pubblica non solo su ponti e strade, ma anche sulla riorganizzazione delle infrastrutture abilitanti, inclusi gli assetti proprietari.

* Fonte: http://www.laboratoriourbano.info/chi-siamo/

 

EDIZIONI PRECEDENTI


IL RETTORE DIONIGI alla FESTA dell'UNITA'
Bologna 16 settembre 2011

rettore-festa-unita16set-2001.jpeg.jpg (26217 byte)Foto ripresa dal Carlino

"Rettore barricadero" ? (Corriere di Bologna, p. 7, 17 set )

   1.- Il 15 settembre u.s. aveva avuto luogo in S. Lucia (Aula Magna, 900 posti) la cerimonia di commemorazione della Magna Charta Universitatum, con l'adesione di ulteriori 23 università di vari Paesi. Era evidente che Bologna fruiva del buon nome, sparso nel mondo, frutto del lavoro di secoli. E' noto che la Magna Charta proclama i valori universali della cultura, della ricerca, e   specificamente della libertà di ricerca.
   Ma l'Aula era coperta solo per 1/3, tra cui le delegazioni che avevano accompagnato i rispettivi Rettori.
    Questo mi è sembrato un fatto anomalo, perchè è tradizione che l'Aula si riempia in seguito alle chiamate del Rettore.

  2.- Davanti all'entrata principale, c'era un picchetto, altrettanto anomalo, che distribuiva un volantino, in  cui gli veniva contestato di predicare bene, ma di razzolare male, e precisamente:
  a) di predicare bene, nel senso che aveva dichiarato : "[La Magna Charta] e' l'occasione per riscoprire la nostra funzione sociale, per riaffermare il principio dell'autonomia, quella legislazione interiore dell'intelletto e della cultura che ci contraddistingue. Abbiamo bisogno di un ritorno all'autonomia, non puo' essere che ogni anno veniamo massacrati da riforme e circolari. Fateci vivere, poi esaminateci e nella valutazione si mantenga fede ai patti: risorse premio a chi se le merita. […] Speriamo che si fermi la politica dei tagli, perché la crescita si fa solo con la cultura, la formazione e la ricerca. I veri temi del Paese sono due: lotta all'evasione e prospettive per i giovani";
  b) di razzolare male, nel senso che, solo qualche mese fa (luglio)   aveva varato uno statuto anti-libertario, in aperto conflitto con la Intersindacale Universitaria locale, e perfino in conflitto con un referendum, a larga partecipazione: anzi aveva applicato la legge GELMINI, di riforma universitaria, molto oltre la severità di Governance richiesta dalla legge .

3.- Ulteriormente chiarendo, Dionigi era venuto a trovarsi in conflitto con   la sua base elettorale, notoriamente di sinistra.
    Ecco una importante spiegazione di quelle assenze a S.Lucia, anzi veramente tante, per cui essi sono, probabilmente, il segno di una disaffezione più generale dei professori.
    Dionigi preoccupato ? Il giorno dopo (16 set.), la TV locale ci ha mostrato un Dionigi alle Festa dell'Unità (vale dire, a quella festa molto popolare, che proviene dalla storia del Partito Comunista).

    In quella stessa circostanza, riferisce la stampa locale, Dionigi aveva rincarato la dose contro il Governo: "Ai giovani lasciamo solo debiti".

4.- Ci viene un dubbio: Dionigi ha avviato una nuova fase politica nell'Ateneo, quella per il recupero della propria base elettorale ?
  Se l'obiettivo è recuperare spazi di libertà scientifica per l'Atenei, penso che la strada della Festa dell'Unità sia la meno convincente.
  I partiti, di qualunque corrente, hanno sempre cercato di catturare la cultura, per trarne benefici in termini di consenso elettorale. E dunque, mettersi sotto l'ala di un partito, non è sicuramente un modo di difendere la libertà di ricerca e di insegnamento.
  Di sicuro, questo vale anche per il suo elettorato universitario di sinistra. Se così non fosse, perchè questo elettorato avrebbe sostenuto con tantta forza il referendum dei sindacati e delle assoziazioni universitarie ?
  Direi proprio che una Università, a maggior ragione una Università-simbolo nella storia e nel mondo, non si deve confondere con un partito, e neppure alimentare il dubbio di fumo in tal senso. Nino Luciani

 


CONTRIBUTI STUDENTESCHI, SOPRA IL 20% DEL FFO
TAR  condanna l'Ateneo di Chieti

    Nota. La questione del FFO delle Università si intreccia con la determinazione dei contributi studenteschi: nel senso che, per legge, il loro ammontare non può superare il 20% del FFO - Fondo statale per il Finanziamento Ordinario.
   Ma in questi anni, a causa del calare del FFO (soprattutto in termini di potere d'acquisto della moneta) è venuto sopraggiungere una strozzatura del bilancio delle università: quello di dovere abbassare i contributi, per effetto della riduzione del FFO. L'adempimento era contro natura per le università, e infattu la metà ha abbondantemente superato il limite.
   Tra queste si direbbe ci sia stata anche Bologna, giacchè è pendente un ricorso al TAR dell'Emilia Romagna, contro il superamento del limite.
   Nel caso di Chieti, si è venuto a sapere di un analogo ricorso, il cui esito (il 20.3.2011) è stato a favore degli studenti.
  La conseguenza è che l'università dovra' restituire agli studenti il mal tolto. Qui sotto riportiamo la relativa sentenza.

N. 00217/2011 REG.PROV.COLL.
N. 00599/2007 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo
sezione staccata di Pescara (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 599 del 2007, proposto da: Domenico Tucci, quale presidente dell’associazione "360 gradi", Enzo Di Marzo, Stefania Cianfrone e Antonella Golinelli, rappresentati e difesi dall'avv. Fabrizio Rulli, con domicilio eletto presso il suo studio, in Pescara, viale D'Annunzio 24;

contro

L’Universita' degli Studi di Chieti "G.D'Annunzio", rappresentata e difesa dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato de L'Aquila, domiciliata per legge in L'Aquila, via Portici S.Berardino;

                                                                        per l'annullamento
della deliberazione del Consiglio di amministrazione dell’Università degli Studi di data 27 luglio 2007 contenente il Manifesto generale degli studi per il 2007 - 2008 recante tra l’altro la determinazione degli importi dei contributi universitari posti a carico degli studenti;
della delibera del Senato accademico di data 16 luglio 2007.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Universita' degli Studi di Chieti "G. D'Annunzio";
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 marzo 2011 il presidente Umberto Zuballi e uditi l'avv. Rulli Fabrizio per i ricorrenti e l'avv. distrettuale dello Stato Pardi Domenico per l'Amministrazione resistente;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

                                                                              FATTO
I ricorrenti sono studenti iscritti all’Università mentre l’associazione che ricorre ha come scopo statutario quello di tutelare i diritti degli studenti.
A sostegno illustrano i seguenti motivi di ricorso:
1. Violazione dell’art. 32 comma D dello Statuto dell’Università, in quanto non è stato assunto il parere obbligatorio del Senato degli Studenti.
2 Violazione art 5 comma 1 del dPR 306 del 1997, recante il regolamento sui contributi universitari. La contribuzione studentesca non può superare il 20 % del finanziamento ordinario statale, mentre nel caso il limite risulta superato per giungere al 22,78 %.
Resiste in giudizio l’Avvocatura dello Stato che a confutazione del ricorso deposita una relazione dell’amministrazione. Osserva in particolare come mancherebbe in capo agli studenti la legittimazione attiva, né era necessario acquisire il parere del Senato degli studenti.
Infine, nel corso della pubblica udienza del 10 marzo 2011 la causa è stata trattenuta in decisione.

                                                                           DIRITTO
Oggetto del presente ricorso sono la deliberazione del Consiglio di amministrazione dell’Università degli Studi di data 27 luglio 2007 contenente il Manifesto generale degli studi per il 2007 - 2008 recante tra l’altro la determinazione degli importi dei contributi universitari posti a carico degli studenti e la pregressa delibera del Senato accademico di data 16 luglio 2007.
Gli studenti e l’associazione che si occupa di tutelare in vario modo gli studenti stessi appaiono legittimati al ricorso, in quanto l’atto impugnato lede gli interessi economici degli allievi universitari e il loro diritto alla partecipazione alla determinazione delle rette.
Va subito evidenziato che il ricorso risulta fondato.
Invero, la stessa amministrazione ammette che il Senato degli studenti non è stato sentito sulla questione; orbene, l’art 32 dello Statuto prevede che il Senato degli studenti deve obbligatoriamente esprimere il proprio parere sulla contribuzione da porre a carico degli studenti, con un parere obbligatorio ma non vincolante. Ovviamente il parere assume comunque rilevanza, anche se potrebbe essere disatteso, perché con la sua forza persuasiva in grado di influenzare la successiva determinazione.
Quanto alla seconda censura, l’amministrazione afferma che l’unico dato certo è quello consuntivo, su cui calcolare la percentuale massima.
Orbene, proprio dal bilancio consuntivo emerge che il finanziamento assegnato risulta per il 2007 pari a euro 82.370.817, per cui la percentuale a carico degli studenti risulta superiore al limite massimo del 20 %.
Il ricorso va quindi accolto e i provvedimenti gravati vanno annullati.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate in dispositivo.

                                                                            P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo sezione staccata di Pescara (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie come da motivazione.
Condanna l’Università al pagamento a favore dei ricorrenti delle spese e onorari di giudizio, che liquida in complessivi euro 3.000 (tre mila), oltre agli accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Pescara nella camera di consiglio del giorno 10 marzo 2011 con l'intervento dei magistrati:
Umberto Zuballi, Presidente, Estensore
Michele Eliantonio, Consigliere
Dino Nazzaro, Consigliere

IL PRESIDENTE, ESTENSORE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 31/03/2011
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

 


Ateneo di Bologna: una vecchia questione sulla firma degli Atti amministrativi


Rettore "firma facile (?)" ... di atto illegittimo
.
Disparità di trattamento verso i professori PAM.

Se si è trattato di svista, riemerge la necessità della controfirma del
dirigente amm.vo del settore, che garantisca la legittimità dell'atto.

dionigi2-cappello.jpeg.jpg (3308 byte)
Ivano Dionigi

    Nota. 1.- Risulta che, il 27.12.2010, il rettore ha emanato, un atto che riconosceva la qualifica di "professore onorario dell'Alma Mater" ad un Collega il quale non era in possesso del requisito previsto per legge: dunque, se così fosse l’atto sarebbe illegittimo e il Rettore dovrebbe annullarlo d’ufficio.
   Vediamo la fattispecie. Per delibera del Senato Accademico, il requisito per ottenere la qualifica di “professore onorario dell’alma Mater” è la rinuncia del Professore al diritto al biennio, dopo i 70 anni, ex-art.16 del D. Lgs. 503/92.
  Va ricordato che la legge 133/2008, art. 72, ha subordinato il diritto al biennio al fatto che l'università accetti le domande per necessità didattiche.
   Poichè questo professore non aveva fatto domanda per il biennio (e addirittura aveva chiesto il titolo senza aver, prima, fatto domanda per il biennio aggiuntivo), e dunque l'università non gli aveva riconosciuto il diritto di restare, egli non era in condizioni di rinunciare ad un diritto non acquisito, e dunque mancava il presupposto per l'attribuzione, da parte del Rettore, del diritto a fregiarsi del titolo di professore onorario dell'Alma Mater.
  Se così è, si sarebbe fatto felice solo "qualcuno", in quanto l'Ateneo non ha usato lo stesso trattamento a quanti avevano fatto domanda per il biennio, ed anzi era stato loro risposto: "no grazie, non abbiamo bisogno", ex-art. 72, c. 7.
   Sta, poi, di fatto che quel diritto ai 2 anni aggiuntivi sarà cassato definitivamente dalla legge Gelmini 29 gennaio 240/2011, perchè l'art. 25 dispone che " L’articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, non si applica a professori e ricercatori universitari. I provvedimenti adottati dalle università ai sensi della predetta norma decadono alla data di entrata in vigore della presente legge, ad eccezione di quelli che hanno già iniziato a produrre i loro effetti". Nel caso de quo, gli effetti (vale dire il decorso del biennio aggiuntivo) sarebbero decorsi dal prossimo 1 nov. 2013 (perchè nato nel 1943).

  2.- Il rilievo al Rettore (che ha firmato l'atto, forse inavvedutamente) è meritevole di marcatura, perchè è riconducibile ad una fattispecie generale, che affligge molti Colleghi (Presidi, Direttori di Dipartimento,...): quella di dover firmare (per mancanza di tempo, quasi per forza maggiore) montagne di atti, senza poterli visionare il tempo che serve.
   In generale, il firmare montagne di atti senza vedere bene .... può arrecare conseguenze pesanti (ne sa qualcosa il Dipartimento di Scienze Economiche), e perfino le manette nei casi più gravi.
  La riforma dello Statuto, in corso nell'Ateneo, è una occasione per correggere l'anomalia, sulla base del principio, già nelle leggi, della separazione tra politica e amministrazione: Il problema può essere risolto decidendo che il Rettore (il Preside, il Direttore del Dipartimento) firmino gli atti per parte politica, mentre i Responsabili amministrativi li firmino preventivamente assumendo la responsabilità della loro legittimità. Vale dire gli atti vanno al Rettore, solo dopo che il Dirigente amm.vo li ha firmati, assumendone la responsabilità circa la conformità alla legge. NINO LUCIANI

melchiorre-Scan10017.JPG (55926 byte)

 


Ateneo di Bologna:
"Fondazione  ALMA MATER" verso un  nuovo assetto

VellaFrancesco.jpg (2275 byte)
Francesco Vella
Presidente Fondazione

Per diversificare fonti finanziarie dell'Ateneo

CdA dice
"SÌ"  alla trasformazione della   Fondazione  ALMA MATER" in  una  fondazione universitaria di diritto privato, ex-DPR  254/2001

Sotto è riportato uno stralcio del DPR

Silenzio del Rettore su " ALMA MATER Srl "

dionigi2-cappello.jpeg.jpg (3308 byte)
Ivano Dionigi

Le grandi linee approvate dal CdA

   La FAM dovrà acquisire lo status di fondazione universitaria, di diritto speciale, ai sensi del D.P.R. 254/2001*.
  Questo permette alla Fondazione di acquisire la personalità giuridica e conseguentemente la responsabilità patrimoniale nei limiti del capitale conferito .
    Le fondazioni universitarie si configurano come strumenti operativi degli Atenei di riferimento, ai quali spetta definire le linee guida dell'attività di tali fondazioni, approvare il piano pluriennale delle attività delle stesse e verificare l'attuazione delle suddette linee guida.
   A fronte dello speciale collegamento con l'ente di riferimento, le fondazioni universitarie, sono legittimate a svolgere per essi attività di collaborazione, consulenza, assistenza, servizio, supporto e promozione.
 

   L'attuale Fondazione Alma Mater è, invece, un ente regolato dal codice civile, ma istituito da un ente di diritto pubblico, e cioè dall'Ateneo. Insomma essa è un vero monstrum giuridico, perchè sfugge ai controlli tipici degli enti di diritto pubblico e a quelli di contabilità pubblica.
  Lo si è utilizzato come una sorta di organismo di missione dell'Ateneo caratterizzato da autonomia nella definizione delle attività volte al perseguimento delle finalità statutarie della FAM medesima.

  Tra le linee di azione ora proposte, le più attese sono :
   - il ruolo di service della Fondazione tra il mondo universitario e il territorio (e particolarmente tra aziende e università) per alta formazione, progetti speciali, consulenza e ricerca, servizi, fund raising e merchandising;
  - superare la problematica di sovrapposizioni tra i ruoli di FAM e di altri attori istituzionali, che ha caratterizzato il primo periodo di attività della Fondazione e che il nuovo assetto direttivo e gestionale intende risolvere, definendo con chiarezza competenze e ambiti di intervento;
  - promozione e sostegno alla ricerca e al trasferimento della conoscenza, privilegiando quei settori di riferimento che non risultano già coperti da altre realtà istituzionali cui l'Ateneo partecipa;
  - l'attività di FAM quale gestore di sovvenzioni globali, con riferimento ai finanziamenti erogati dal Fondo Sociale Europeo e al previsto rinnovo del consorzio Spinner per il prossimo triennio.

_______________________________________________

* STRALCIO dal "DPR 254/2001. Regolamento recante criteri e modalita' per la costituzione di fondazioni universitarie di diritto privato, a norma dell'articolo 59, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388".

Art. 1- Personalita' giuridica delle fondazioni e finalita' 
1.....  le universita' statali,... al fine di realizzare l'acquisizione di beni e servizi alle migliori condizioni di mercato, nonche' per lo svolgimento delle attivita' strumentali e di supporto alla didattica e alla ricerca, possono costituire, singolarmente o in forma associata, fondazioni di diritto privato disciplinate, per quanto non espressamente previsto dal presente regolamento, dal codice civile e dalle relative disposizioni di attuazione.
....
3. Il riconoscimento della personalita' giuridica e' concesso ai sensi dell'articolo 1 del regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361.
4. Le fondazioni sono persone giuridiche private senza fini di lucro ed operano esclusivamente nell'interesse degli enti di riferimento.
5. Gli enti di riferimento esercitano nei confronti della fondazione le funzioni di indirizzo e di riscontro sull'effettiva coerenza dell'attivita' delle fondazioni con l'interesse degli enti medesimi.
6. Le fondazioni perseguono i propri scopi con tutte le modalita' consentite dalla loro natura giuridica ed operano nel rispetto di principi di economicita' della gestione. Non e' ammessa sotto qualsiasi forma la distribuzione di utili. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attivita' previste dagli statuti sono utilizzati interamente per perseguire gli scopi della fondazione.

Art. 2.- Tipologie di attivita' attribuibili alle fondazioni
   1. Le fondazioni possono svolgere, a favore e per conto degli enti di riferimento, una o piu' delle seguenti tipologie di attivita',secondo quanto previsto dai rispettivi statuti:
a) l'acquisizione di beni e servizi alle migliori condizioni di mercato;
b) lo svolgimento di attivita' strumentali e di supporto della didattica e della ricerca scientifica e tecnologica, con specifico riguardo:
1) alla promozione e sostegno finanziario alle attivita' didattiche, formative e di ricerca;
2) alla promozione e allo svolgimento di attivita' integrative e sussidiarie alla didattica ed alla ricerca;
3) alla realizzazione di servizi e di iniziative diretti a favorire le condizioni di studio;
4) alla promozione e supporto delle attivita' di cooperazione scientifica e culturale degli enti di riferimento con istituzioni nazionali ed internazionali;
5) alla realizzazione e gestione, nell'ambito della programmazione degli enti di riferimento, di strutture di edilizia universitaria e di altre strutture di servizio strumentali e di supporto all'attivita' istituzionale degli enti di riferimento;
6) alla promozione e attuazione di iniziative a sostegno del trasferimento dei risultati della ricerca, della creazione di nuove imprenditorialita' originate dalla ricerca ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera b), n. 1), del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297, della valorizzazione economica dei risultati delle ricerche, anche attraverso la tutela brevettale;
7) al supporto all'organizzazione di stages e di altre attivita' formative, nonche' ad iniziative di formazione a distanza.

N. Luciani, Sarà vera gloria ?

1.- Premessa.
Della Fondazione e di quella anomalia, da essa generata, che si chiama "Alma Mater Srl", già abbiamo fatto un servizio, a cui rinviamo (Clicca su "inchiesta").
  Ricordo anche che nel secondo incontro elettorale dei candidati a rettore (aprile 2009),  si era discussa la opportunità di diversificare le fonti di finanziamento della nostra università, attraverso una rinnovata ricerca del dialogo con gli enti pubblici e privati della regione.
   Con questa mira, si era fatto riferimento alla Fondazione Alma Mater, come strumento di reperimento di finanziamenti, in un rinnovato rapporto con gli enti pubblici e il mondo delle imprese.

    Precisamente, il prof. Giulio Ghetti, aveva proposto di trasformare la Fondazione attuale in una Fondazione di diritto universitario.

 2.-  Sfiducia di due consiglieri di amministrazione.

   Va preso atto con soddisfazione di questo passo del rettore Dionigi, ma non va sottovalutata la sfiducia di due consiglieri di amministrazione: "Cosa mai può far pensare che le cose cambieranno, come saldo di bilancio, rispetto alla vecchia Fondazione ? ".
   I punti focali vertono:
  a)  sul peso, nella attività della nuova Fondazione, che potrà avere una diversa modulazione degli obiettivi, e qui domina su tutti le ricerca di un diverso rapporto tra l'Università e il territorio;
  b) chi soni i soggetti che saranno disponibili a condividere i rischi del nuovo percorso.
  Sul punto a), è una buona partenza la dichiarata consapevolezza, del Presidente Vella, della centralità di nuovi rapporti tra università e territorio.
   a1- Tuttavia, la situazione che ereditiamo è quella di un inesistente rapporto tra imprese e università, derivante dalla sclerosità dell'Ateneo. Es.: per perfezionare un contratto di ricerca, i tempi sono di solito mesi, e un'azienda ha bisogno di decisioni in tempo reale. Occorrerà tempo (e fatti) per modificare i comportamenti e recuperare stima;
  a2- Sul versante dei "contratti di ricerca per conto terzi", c'è una consuetudine sfocata, altrettanto consolidata, di rapporti diretti tra docenti e imprese, intermediati dai dipartimenti, soprattutto tecnologici. Questi rapporti non hanno mai superato una certa soglia, perchè distorti da comportamenti "mafiosi" dell'ateneo.
  Trattasi di una trattenuta, sull' "utile" del contratto, variabile dal 21% al 40% (dipende dalla % di utile, rispetto al finanziamento), a favore del personale della amministrazione centrale. A causa di questa trattenuta (che si aggiunge alle imposte sul redditi e ai contributi previdenziali), i ricercatori sono disincentivati a cercare contratti
   La trattenura era motivata, a suo tempo, dalle prestazioni dell'amministrazione centrale (per perfezionare i contratti) per conto degli Istituti. Ma poi, in seguito al DPR 382/80, gli istituti furono sostituiti dai Dipartimenti, dotati di autonomia amministrativa. Dunque cadeva la ragione della trattenuta, e che essendo stata mantenuta è divenuta un "pizzo" mafioso. Sulla storia e la modalità di calcolo della trattenura, clicca su: finanziamento privato.
   Della conoscenza di questa anomalia e della volontà di abbatterla, nulla risulta nel "riferimento" al CdA.
    Sul punto b), viene naturale domandarsi chi potranno essere i soci privati e pubblici dell'Ateneo, nella nuova Fondazione.
   Se questa dovrà accollarsi i debiti di quella precedente, i vecchi soci potrebbero rifiutarsi di diventare nuovi soci (per tanti motivi, che si possono immaginare: eccesso di onerosità ereditata, l'essere stati by-passati quando venivano assunti impegni di spesa; perchè non ne condivide i nuovi obiettivi).
   L'Ateneo dove troverà i quattrini ?  In passato le spese delle università venivano finanziate, a piè di lista, dallo Stato, e invece oggi la situazione è molto cambiata, dopo la legge Gelmini. Gli "altri" soci, ci staranno ancora con un Ateneo, che finanziariamente non è quello di prima ?


 3. "Altri modi" di sostegno, dello Stato, agli Atenei ?
  
In compenso, ci sono alcune leggi (completamente ignorate nel "riferimento" al CdA) che incentivano i finanziamenti privati allle università. Ricordo:
  - la legge finanziaria n. 296 del 2006, art. 280, che ha disposto un credito di imposta del "15% dei costi di ricerca e sviluppo riferiti a contratti (di privati - n.d.r:) stipulati con università ...";
  - il TUIR, art. 10, lettera l-quater, che indica, tra gli oneri deducibili ai fini fiscali , "le erogazioni liberali in denaro effettuate a favore di universita', fondazioni universitarie di cui all'articolo 59, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, del Fondo per il merito degli studenti universitari,.... ". ai bisogni finanziari degli Atenei.
   Su queste leggi (e, sperabilmente, su nuove, più generose e intelligenti verso il futuro dell'Italia) la Fondazione potrebbe fare un pensiero.

4. Sulle sovrapposizioni di competenze tra università e fondazione ? Nel "riferimento" per il CdA, v'è un accenno esplicito alla opportunità di evitare dette sovrapposizioni. Ma di cosa si tratta, nulla è stato detto.
  Master. Personalmente considero sovrapposizioni di competenze i "master", gestiti dalla Fondazione, e che potrebbero essere gestiti direttamente dall'Università.
  Essi, non solo portano comunque, in qualche modo, a duplicazioni di uffici (delle due istituzioni) per le stesse cose, ma anche sono fonte di corruzione, nel senso che le discipline dei master finiscono per essere affidate a "persone" del potere, e dunque per generare consenso e voti a quelli del potere. Ciò è fattore deviante la corretta gestione della didattica.

  Perchè, poi,  per gli "incaricati" non sono stati richiesti i prescritti "nulla osta" delle Facoltà ? (Vedi inchiesta del nuovo Rettore).
  Spin Off. Ci sono gli "Spin Off", attività private svolte dentro i Dipartimenti. Essi sono stati istituiti a Bologna con Decreto Rettorale (2002), in applicazione del D.Lgs 297/1999. Poco ne sappiamo, oltre alla ragione sociale e agli scopi, pur se l'Ateneo ne è socio (10% del capitale). Non ho mai trovato traccia nel bilancio dell'Ateneo sotto forma di "utili" o "perdite" pro-quota capitale partecipato.
  Questa materia andrebbe riconsiderata dalla nuova Fondazione, per verificarne la coerenza degli "spin off" con i fini istituzionali dell'Ateneo.
  Alma mater Srl".  Resterà una "Alma mater Srl", con la finalità di svuotare i poteri della Fondazione, e generare rapporti economici al di fuori del controllo istituzionale?
  Anche di questa si tace nel "riferimento". Nino Luciani

 
   2. Per il perseguimento delle finalita' di cui al comma 1 le fondazioni possono, fra l'altro:
a) promuovere la raccolta di fondi privati e pubblici e la richiesta di contributi pubblici e privati locali, nazionali, europei e internazionali da destinare agli scopi della fondazione;
b) stipulare contratti, convenzioni, accordi o intese con soggetti pubblici o privati;
c) amministrare e gestire i beni di cui abbiano la proprieta' o il possesso, nonche' le strutture universitarie delle quali le sia stata affidata la gestione;
d) sostenere lo svolgimento di attivita' di formazione, ricerca e trasferimento tecnologico, anche attraverso la gestione operativa di strutture scientifiche e/o tecnologiche degli enti di riferimento;
e) promuovere la costituzione o partecipare a consorzi, associazioni o fondazioni che condividono le medesime finalita', nonche' a strutture di ricerca, alta formazione e trasferimento tecnologico in Italia e all'estero, ivi comprese societa' di capitali strumentali a dette strutture. Nel caso di partecipazione a tali societa' di capitali la partecipazione non puo' superare il cinquanta per cento dell'intero capitale sociale;
f) promuovere e partecipare ad iniziative congiunte con altri istituti nazionali, stranieri, con amministrazioni ed organismi internazionali e, in genere, con operatori economico e sociali, pubblici o privati;
g) promuovere seminari, conferenze e convegni anche con altre istituzioni e organizzazioni nazionali ed internazionali o partecipare ad analoghe iniziative promosse da altri soggetti.
3. Le fondazioni agevolano la partecipazione alla propria attivita' di enti e amministrazioni pubbliche e di soggetti privati, sviluppando ed incrementando la necessaria rete di relazioni nazionali ed internazionali funzionali al raggiungimento dei propri fini
........
Art. 4. - Patrimonio
1. Il patrimonio della fondazione e' costituito:
a) dalla dotazione iniziale in beni mobili e/o immobili conferita dai fondatori all'atto della costituzione;
b) dai beni mobili ed immobili che perverranno alla fondazione a qualsiasi titolo, nonche' da contributi, donazioni e lasciti di persone fisiche e giuridiche pubbliche e private, la cui accettazione sia deliberata, previo gradimento degli enti di riferimento, dal consiglio di amministrazione della fondazione e che il consiglio stesso decida di imputare a patrimonio;
c) dai proventi delle attivita' proprie che il consiglio di amministrazione deliberi di destinare ad incremento del patrimonio;
d) dagli utili, derivanti dalle contribuzioni di cui all'articolo 6, che il consiglio di amministrazione decida di imputare a patrimonio;
e) dai fondi di riserva costituiti con eventuali avanzi di gestione. 
Art. 5. - Fondi di gestione
1. Per l'adempimento dei propri compiti le fondazioni dispongono:
a) di ogni eventuale provento, contributo, donazione o lascito destinato all'attuazione degli scopi statutari e non espressamente destinato all'incremento del patrimonio;
b) dei redditi provenienti dalla gestione del patrimonio;
c) dei corrispettivi per le prestazioni di cui all'articolo 12, comma 3. 
Art. 6. - Partecipazioni ed adesioni
1. Partecipano alla costituzione della fondazione, oltre agli enti di riferimento, gli enti e le amministrazioni pubbliche e i soggetti privati individuati dagli enti di riferimento medesimi che abbiano accettato di contribuire, nella misura indicata nello statuto, al fondo di dotazione iniziale e al fondo di gestione della fondazione mediante contributi in denaro, in attivita' o in beni materiali e immateriali. Tali soggetti assumono la qualifica di "Fondatori".
2. Assumono la qualifica di "Partecipanti istituzionali" alla fondazione, previo gradimento della stessa e dell'ente di riferimento, enti ed amministrazioni pubbliche e soggetti privati che condividendo le finalita' della fondazione, contribuiscono alla realizzazione dei suoi scopi mediante contributi in denaro annuali o pluriennali, in attivita' o beni materiali e immateriali, in misura non inferiore a quella all'uopo stabilita annualmente dal consiglio di amministrazione della fondazione.
3. Assumono la qualifica di "Partecipanti" enti ed amministrazioni pubbliche e soggetti privati che contribuiscono in via non continuativa agli scopi della fondazione con mezzi e risorse in misura non inferiore a quella all'uopo stabilita dal consiglio di amministrazione della fondazione. 

Seguono artt.da 7 a 15 per statuto.

 


In seguito ad una recente sentenza del "Tribunale dell'UE"
sull'uso delle lingue tedesca, inglese e francese nell'Unione

logo-unibo-oro1.JPG (4141 byte)

Per una discussione sempre rinviata
sull'uso della lingua inglese nel dibattito scientifico

"Solo  Inglese" ?
oppure
" Italiano  e  inglese" ?

 
1.- Premessa. Il problema qui sottoposto ai Colleghi riguarda l'uso della lingua inglese nel dibattito scientifico e nei congressi internazionali, e che è una cosa diversa dal fatto qui raccontato, ma solo in parte.
  L'occasione scatenante, per così dire, viene da una recente sentenza (3 feb. 2011 ) del Tribunale della Unione Europea (Sesta Sezione) che annullava un bando di concorso dell'UE, in seguito a ricorso del Governo Italiano contro un bando di concorso della Commissione europea, pubblicato in tedesco, inglese e francese.
  Secondo il Governo italiano la restrizione della pubblicazione alle sole tre lingue è discriminatoria nei confronti dei cittadini europei che parlano le altre 20 lingue ufficiali, in quanto non hanno la pari opportunità di venire a conoscenza dei posti a concorso.
   Per notizia, i precedenti ricorsi analoghi del Governo italiano erano stati respinti.

2.- Perchè l'inglese nel dibattito scientifico ? Mi sembra utile chiarire subito che l'uso di una lingua di largo uso internazionale è una necessità per la conoscenza dei risultati delle ricerche locali, e anche per la verifica, in area ampia internazionale, della validità delle scoperte scientifiche locali, e anche per la loro diffusione, perchè chiunque ne possa trarre beneficio.
  In questo senso, il problema qui posto non è quello della adeguatezza dell'inglese, ai suddetti fini, ma un'altra cosa: quello del danno che deriva agli scienziati dei singoli Paesi, se l'inglese è usato con criteri monopolistici, soppiantando tutte le altre lingue.

3.- Veniamo al danno. Ho potuto constatare, nei congressi internazionali di economia pubblica, che l'uso esclusivo dell'inglese crea (nel dibattito) una supremazia intellettuale dei colleghi di madre lingua inglese, rispetto agli altri (a conoscenza dell'inglese).
  Diciamo anche che l'inglese, parlato da un austriaco o da un cinese, è difficilissimo da capire e seguire nei dettagli.   Ci sono altre considerazioni:
  a) Chiunque di noi pensa direttamente nella madre lingua, e di conseguenza la parlata in inglese è in qualche modo distorsiva rispetto ad una parlata corretta in inglese, a causa di una certa sintassi delle proposizioni,... e cosi' via.
  b) Alla lunga, questo monopolio crea una vera a propria colonizzazione dei Paesi di lingua inglese, nei confronti degli altri, e finanche la distruzione delle scuole scientifiche locali.
  Il meccaniso della colonizzazione scientifica consiste nel fatto che i nostri giovani, appena possono, scappano negli Stati Uniti, in Inghilterra ... (a causa dell'inglese, da imparare) e del fatto che ivi la ricerca e' meglio remunerata, che in patria.
  Ne deriva che i nostri giovani trascurano di conoscere in profondità la tradizione scientifica italiana, e invece imparano quella dei Paesi dove vanno a fare studio. Accade di constatare che vecchi e noti teoremi della scuola italiana sono proposti da nostri giovani, rientrati in patria, come novità dei Paesi di temporanea emigrazione.
  Ma un tempo non era così. Negli anni '60 (1960-70) gli americani venivano in Italia, per approfondire la conoscenza della scuola italiana di sienza delle finanze (è il caso del Premio Nobel, James Buchanan). Ma adesso queste cose sono divenute impensabili. Questo è un danno per tutti, anche sul piano internazionale.

4. Quale rimedio ?
Sarebbe bene affrontare il problema, innanzitutto, già a livello internazionale. A mio parere, il rimedio dovrebbe essere l'obbligatorietà del multi-linguismo, sia pure in limiti ragionevoli. Ad esempio, si potrebbe cominciare con l'ammettere che chiunque possa parlare in madre lingue, ma ci sia la traduzione simultanea in alcune altre lingue più diffuse: vale dire, oltre l'inglese (sempre), le principali lingue europee, il cinese, altre ...., parlate dai partecipanti (di cui si ha la conoscenza preventiva).
   Purtroppo anche questa via non è la più semplice, perchè il traduttore dovrebbe essere anche studioso del campo scientifico.

5. No al provincialimo a oltranza. Ci sono, poi, anche degli eccessi, ad es., in certi dipartimenti delle singole universita', la comunicazione dei vari seminari, avviene in lingua inglese, mentre poi (di fatto) il seminario si svolgera'  in italiano. A mio parere, chi non è orgoglioso della propria lingua anche in apparernza, si comporta in modo snobbistico. Nino Luciani

 


Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) 2010
.

repubblica_logo.jpg (131229 byte)


Pubblicato il Decreto Ministeriale 21 dicembre 2010 n. 655
( http://attiministeriali.miur.it/anno-2010/dicembre/dm-21122010.aspx )

INTERVISTA AL PROF. GIANNI PORZI
RAPPRESENTANTE DEL GOVERNO NEL CDA  ATENEO DI BOLOGNA
PER IL BILANCIO PREVISIONE DI BOLOGNA 2011

porzi.jpeg.jpg (53789 byte)
Guanni Porzi

LA CIFRA  TOTALE DEGLI   ATENEI  IN ITALIA  (in milioni di € )

 Anno

2008 (consuntivo)

2009
(consuntivo)

2010 (previsione assestata)

 FFO

  €    6.801,5

€   6.946,1

€   6.256,385

Fondo annuale straordinario art. 2, c. 428 L.F. 2008

   €     550,0

       €      550,0           €      550,00
Incremento dotazione finanziaria FFO, L.F.   2009           €      400,00
Totale

    €   7.351,5

      €    7.496,1

          €   7.216,40

    Nota. Si chiarisce:
   -  che la cifra di €  6.256,385 contiene € 50,0 milioni in più, rispetto alla previsione di bilancio ( 6.216,385) perchè

    aumentata della  rivalutazione delle borse di dottorato;
   -  che la cifra di €  550,00 non figura nel suddetto Decreto di ripartizione, perchè furono già stati ripartiti con decreto

    interministeriale (MIUR - MEF) del 25 ottobre 2010.

 
   L' INTERVISTA AL CONSIGLIERE DI AMMINISTRZIONE

Premessa.  Il 14 dicembre 2010 il CdA ha varato il Bilancio preventivo 2011 sul quale ho voluto raccogliere le valutazioni del prof. Porzi (Rappresentante del Governo) che mi ha esternato la propria soddisfazione per il fatto che il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) del 2010 non ha subito quella drastica diminuzione da molti pronosticata. Infatti, secondo Porzi, la diminuzione sul nazionale è nell'ordine del 3,7% rispetto al 2009, e per quanto riguarda Bologna non è escludere che possa ricevere la stessa quota del 2009, quale Ateneo "virtuoso".

D. : quali sono i punti sui quali hai posto l’accento in occasione del dibattito sul bilancio?
R. : innanzi tutto ciò che desta una certa preoccupazione per quanto riguarda le entrate è che l’incidenza del finanziamento statale sulle entrate complessive è in progressivo aumento, essendo passata dal 53% del 2009 al 61%, mettendo in evidenza una decrescente capacità dell’Ateneo a reperire risorse al di fuori dell’FFO. Ciò rappresenta sicuramente una criticità.

D. : per quanto concerne invece le voci di spesa?
R. : è stato previsto uno stanziamento di 2 Ml di Euro per "misure volte ad agevolare i diritti fondamentali delle Persone e delle famiglie". E’ certamente una scelta condivisibile, ma ciò che ritenevo fosse necessario era indicare da subito, per evitare poi interpretazioni strumentali, i criteri in base ai quali ripartire tale somma, suggerimento che non è stato però recepito. Altra scelta condivisibile è l’aver messo in bilancio 4 Ml di Euro (pari a circa l’1% dell’FFO) per il turn-over del Personale. Ma, visti i numerosi pensionamenti, ho chiesto se non era possibile mettere a disposizione una risorsa più consistente, tale cioè da consentire la chiamata di tutti gli idonei. Ovviamente, nel rispetto della Legge Bassanini che impone il limite del 90% al rapporto tra le spese degli Assegni fissi (cioè gli stipendi del Personale a tempo indeterminato) e l’FFO. Su questo tema ho solo avuto l’assicurazione dal Magnifico Rettore che è sua intenzione far sì che tutti gli idonei vengano chiamati entro i prossimi tre anni.

D. : e per quanto riguarda gli studenti?
R. : un dato che desta perplessità è lo sforamento di 8 punti percentuali del rapporto tra l’ammontare della contribuzione studentesca e l’FFO, rapporto che è previsto al 28% contro il 20% di Legge, come peraltro ha evidenziato anche il Presidente del Collegio dei Revisori. Ho fatto notare che, a fronte di un incremento delle entrate contributive (sono previsti +3,1 Ml rispetto al 2010), sorprendentemente, l’impegno per gli "interventi a favore degli studenti" è ben al di sotto (-17,7%) del bilancio assestato al 25/10 ed ancor più rispetto alle previsioni iniziali 2010. Ho fatto presente che si dovrebbero invece prevedere risorse maggiori perché lo studente va attirato non solo offrendo una didattica di alto livello, ma anche attraverso interventi mirati, quali i posti-alloggio, le anticipazioni di cassa per l’erogazione tempestiva delle borse di studio erogate tardivamente dall’Azienda regionale, le facilities per punti-studio e punti-stesura tesi, ma su questo terreno, inspiegabilmente, non mi hanno seguito neanche i diretti interessati, gli studenti.

D. : e per quanto riguarda l’edilizia che è un capitolo di spesa molto importante ?
R. : purtroppo, l’impegno finanziario per l’edilizia fa riferimento solo a interventi di risanamento, di manutenzione, di messa a norma, etc., ma nulla è previsto per interventi relativi a nuovi insediamenti. Ho quindi fatto notare che questi meriterebbero invece maggiore attenzione in quanto servono a dare impulso a Facoltà attualmente in sofferenza di adeguate strutture.

D. : nel complesso mi sembra di capire che ritieni sia stato fatto un buon bilancio preventivo
R. : ho votato a favore perché, tutto sommato, è un bilancio accettabile, anche se vi sono situazioni non condivisibili, come ad esempio il fatto che l’avanzo di 25 Ml, utilizzati per il pareggio, è prevalentemente dovuto alle maggiori entrate statali (+9 Ml), alle maggiori contribuzioni studentesche (+8 Ml) e solo 8 Ml alle economie di spesa. Mi sarei atteso una maggiore incidenza di quest’ultima voce, occorre tagliare le spese superflue nel rispetto del più volte citato principio di economicità. A tale proposito, ad esempio, non ritengo sia percepito come un messaggio positivo il non aver operato tagli a spese quali "manutenzione ed esercizio automezzi", "locazione e noleggio attrezzature e mezzi di trasporto", oltre all’aver prevista una spesa di 20.000 Euro per "mezzi di trasporto".

 


Università di Bologna: caso  DELBONO tornato di attualità,
dopo il patteggiamento e una lettera ai cittadini

***

dionigi-1cappello.JPG (3480 byte)Ivano Dionigi



In margine alla Lettera ai cittadini di Bologna

UNA  DOMANDA  AL  RETTORE

 

 1.-  Sulla vicenda del prof. Flavio Delbono, il Rettore Dionigi  risulta aver sempre taciuto nel senso che ha evitato di prendere ogni posizione, anche a fronte di eminenti giuristi (ci riferiamo al prof. Franco Carinci) che lo richiamavano al dovere di iniziare un procedimento disciplinare. Di tutto questo in passato ci siamo interessati.

   La vicenda ritorna ora di attualità a seguito del patteggiamento con il quale il prof. Delbono ha chiuso una prima tranche dell’inchiesta in cui è coinvolto. La stampa locale ne ha dato ampia notizia, riportando anche la lunga lettera del prof. DELBONO ai Bolognesi. Nella cronaca di Bologna de Il Resto del Carlino di sabato 4 dicembre il giornalista Gilberto Dondi, dando notizia del patteggiamento, scrive: “salvo complicazioni da parte dell’Alma Mater, salverà la cattedra dell’ex sindaco ora tornato all’università”. Sottolinea, poi, che rimangono aperti altri due filoni di indagine, e cioè la richiesta di rinvio a giudizio per il bonus “e il terzo filone d’inchiesta, il più delicato e temuto, quello sulla corruzione”. Nell’articolo si dà anche notizia che il Commissario al Comune dr.ssa Cancellieri ha giustificato il fatto che il Comune non si è costituito parte civile perché “quelle sono scelte politiche”.

  2.- A proposito della lunga "lettera" del prof. Delbono ai Bolognesi (pubblicata da la Repubblica il 3 nov. u.s.), forse sarebbe stato utile che, in luogo di una nuova autodifesa, essa fosse la dichiarazione pubblica di un pentimento per aver recato danno al Comune, alla Regione, e anche all'Università di Bologna, e inoltre l'esplicito desiderio di voler pagare quanto possibile "pagare" in termini di sacrificio personale. Caso mai, si poteva aggiungere la preghiera, ai cittadini e alla universita', di tenere conto delle eventuali cose buone e del sacrificio personale, per anni, al loro servizio.
   Fatto questo, forse per i cittadini il caso era chiuso, anche perche' e' notorio che, in complesso, il servizio al grande pubblico da' un saldo negativo alle persone che l'hanno prestato. Sia chiaro che l'averlo ricordato non significa che uno possa o debba farsi giustizia da se'.
   Non commento, nello specifico, le parole dell'ex Sindaco.
   Per altro verso, rimane per noi una perplessita' il silenzio a oltranza del Rettore dell'Universita e di piu', da questo momento, perche' il patteggiamento del reato e della pena sembra dover giuridicamente salvare Delbono dalla interdizione dai pubblici uffici.
  Nel patteggiamento rientra anche il risarcimento del danno anche all’immagine, che il prof. Delbono ha effettuato a favore della Regione.
  L’Università non era costituita parte civile (anche questa è stata una scelta politica, come quella del Comune ?), e dunque se ne deve dedurre che, secondo il Rettore, essa non ha ravvisato di aver subito alcun danno etico e morale, insomma un danno alla propria immagine.

3.- Preservare l'università da ulteriore danno, come conseguenza della conservazione di Delbono nell'insegnamento, si direbbe che, da parte del Rettore, è essenziale .
   E se i due filoni dell’inchiesta ancora aperti si chiudessero negativamente per il prof. Delbono, che farà il Rettore ? e che figura avrà fatto ?
   Sia chiaro che con questa considerazione non si richiede l'esclusione di Belbono dallo insegnamento, ma che sia vagliata la sua posizione alla luce del "Codice etico".
  Non si puo' accettare, al tempo stesso, che il codice etico rimanga sotto una coltre di polvere, oppure si rimanga in attesa di non so cosa.
   Il Codice etico è stato adottato dal nostro Ateneo qualche anno fa e l'allora Rettore Calzolari si fece gran vanto. Non solo, esso è previsto anche dal DdL Gelmini .
   Restiamo in attesa della decisione del Magnifico Rettore o anche di quanti occupano posti negli organi collegiali di Ateneo.  Nino Luciani

 


Mentre l'Ateneo di Bologna annaspa nel sostituire i Ricercatori, in astensione dagli insegnamenti a causa del mancato riconoscimento giuridico della funzione docente,
i professori chiedono lumi al Rettore sul modo come intende risolvere il problema

marini.jpg (2687 byte)
Marina Marini



M. MARINI, A PROPOSITO DELL'IPOTESI DI AFFIDARE A PROFESSORI A CONTRATTO
I CORSI CHE I RICERCATORI SI RIFIUTANO DI TENERE PER PROTESTA
NEI CONFRONTI DEL TRATTAMENTO LORO RISERVATO NELLA "LEGGE GELMINI"

   Si è ventilata da parte di molti Presidi (e, se non sbaglio, anche del Rettore) la possibilità di ricorrere a personale a contratto per "far partire comunque" i corsi che i ricercatori in protesta hanno lasciato vacanti.
  Sono doverose a questo proposito alcune considerazioni.
  1.- . In primo luogo, la situazione creata dalla protesta dei ricercatori sarebbe stata prevedibile. È stato quanto meno incauto affidare al volontariato (perché di vero volontariato si tratta) una percentuale altissima di corsi (in alcune lauree triennali fino ai due terzi del totale).
   Ai ricercatori è stato fatto credere che gli incarichi, soprattutto se "stabilizzati", avrebbero costituito un titolo preferenziale per l'avanzamento di carriera.
  Erano promesse fatte in cattiva fede, perché l'auspicata sanatoria non sarebbe stata comunque nelle facoltà di Presidenti di Corso di Laurea e Presidi. Erano promesse che distoglievano i ricercatori dalla ricerca e fornivano una manovalanza sottocosto alla didattica pletorica di corsi e corsettini sorti spesso per consentire a qualche docente di crearsi dei piccoli potentati e a qualche settore disciplinare sovrabbondante di giustificare la sua sovrabbondanza.
   Naturalmente alcuni ricercatori non cercavano che una buona scusa per giustificare la loro scarsa produttività scientifica, ma i più, pur sapendo che le promesse erano aleatorie, non ha osato rischiare di perdere una possibile occasione: troppe volte all'università si erano viste "sanatorie" e leggine "ad hoc".
   E allora, anno dopo anno, uno, due, tre corsi, gratuiti sì, ma tenuti con passione e professionalità, e per questo gratificanti. E ora una legge che è una doccia fredda su tali aleatorie prospettive e, anzi, li bacchetta se la produttività scientifica non è stata "eccellente".
2.- In secondo luogo, la situazione creata dalla protesta dei ricercatori, almeno in alcune facoltà, non è giunta inattesa.
   I ricercatori avevano fatto, in tempo utile, una domanda di incarico "sub condicione". Ma Presidi e Presidenti di Corso di Laurea hanno preferito credere che avrebbe prevalso l'abituale docilità dei ricercatori, il loro desiderio di non creare problemi ai colleghi e agli studenti, la passione e l'orgoglio di insegnare. Hanno sottovaluatato la portata devastante che il "decreto Gelmini" avrebbe avuto su di loro.
   Presidi e Presidenti di Corso di Laurea non avrebbero dovuto favorire la moltiplicazione di corsi privi di titolare e comunque, in vista della protesta annunciata, avrebbero dovuto e potuto riorganizzare per tempo la didattica (accorpamenti di alcuni corsi, chiusura di altri).
   Del resto, il decreto Gelmini si pone proprio l'obiettivo della riorganizzazione degli Atenei per favorirne una gestione meno dispendiosa.
   Allora, perché non cominciare proprio dai corsi non coperti da titolari? Ma la proposta di ricorrere a personale a contratto è ancora peggio, per l'Università, del blocco della didattica.  Affidare incarichi di insegnamento a persone non qualificate significa, da parte delle stesse istituzioni universitarie, svalutare la figura del docente universitario.
   Se passa l'idea che chiunque possa insegnare all'università, non ci saranno più argini di decenza e si potrebbe anche configurare un'inadempienza nei confronti degli studenti, che pagano le tasse per avere un insegnamento da parte di docenti universitari e hanno il diritto di non ritrovarsi in cattedra, seppure in via provvisoria, insegnanti di scuola precari, medici ospedalieri, figure emergenti da un indefinito sottobosco di disoccupati...
   Chi avrà conferito tali incarichi sarà privato automaticamente di ogni autorevolezza nel momento in cui dovrà scegliere il vincitore di un concorso o chiamarlo in facoltà. Purtroppo non mancano alcuni precedenti.
   Alcuni Corsi di Laurea in Romagna sono stati aperti senza valutare se ci fosse la possibilità di coprire alcuni importanti corsi di base, cedendo alla spinta degli Enti Patrocinatori e al desiderio di alcuni docenti di scalare un dubbio cursus honorum.
   Non dovrebbe insospettire il fatto che massaie e saltimbanchi si offrano come docenti gratuiti? Potrebbero in qualche caso esservi soluzioni alternative alla chiusura dei corsi da una parte e alla stipula di contratti con personale esterno dall'altra.
   Soluzioni che non ledono i diritti dei ricercatori:
   -  innanzitutto verificare che i docenti di prima e di seconda fascia dei settori interessati, che hanno il dovere di fare didattica, siano impegnati appieno (e avrebbero dovuto già esserlo, invece di cedere i loro compiti ai ricercatori);
  -  in secondo luogo, impiegare, su base volontaria e gratuita, i docenti mandati incautamente in pensione anzitempo senza che si verificasse che i loro corsi fossero coperti.
   E poi una considerazione economica. Abbiamo subito sanguinosi tagli alle risorse dei dipartimenti, alle borse di dottorato, ai fondi per la ricerca...
   Da dove si prenderebbero i soldi per i contratti? Perché, se tali risorse erano disponibili, non sono state date ai ricercatori per pagare il loro impegno didattico "extra"? Possiamo garantire una levata di scudi da parte di tutti, in primis i Direttori di Dipartimento, se per pagare i professori a contratto si dovessero coartrare ulteriormente i fondi già tagliati o se si "trovassero" delle risorse finanziarie precedentemente occultate o, infine, si realizzassero dei risparmi inopinati, i cui ricavi si dovrebbero devolvere ad altri scopi. Infine, non è passato per la mente a nessuno che, conferendo incarichi a personale esterno, si alimenta ulteriormente il precariato e si creano ulteriori illusioni e aspettative?
   Vogliano proseguire e, anzi, peggiorare, nella strada del comportamento incauto?  Marina Marini

 


Ateneo di Bologna: "Fondazione  ALMA MATER" e  "ALMA MATER Srl"

dionigi-1cappello.JPG (3480 byte)Ivano Dionigi

 Le conclusioni di una inchiesta del Rettore sulla Fondazione:
"NULLA DI IRREGOLARE"

MA, PRIMA, IL RETTORE AVEVA RINNOVATO TOTALMENTE I VERTICI DEI DUE ENTI.
E AFFIORA UN CONFLITTO D'INTERESSI DELL'AUDITOR

LUCIANI: Insoddisfazione per poca trasparenza  delle linee di azione di questo Rettore
circa la Fondazione, nonostante gli impegni presi in campagna elettorale.
Anche perplessità sul suo silenzio sulla Società di diritto privato a "socio unico".

N. Luciani, Sulla Fondazione e l'Alma Mater Srl: finanziarie dell'Ateneo o enti inutili ?

1.- Anteprima.  Nel secondo incontro preelettorale dei candidati a rettore (aprile 2009), organizzato dal "Gruppo dei trenta", in considerazione della restrizione del finanziamento statale alle università,  si era discussa la opportunità di diversificare le fonti di finanziamento della nostra università, attraverso una rinnovata ricerca del dialogo con gli enti pubblici e privati della regione.
Con questa mira, si era discusso della Fondazione Alma Mater, per farne lo strumento di reperimento di finanziamenti in un rinnovato rapporto con gli enti pubblici e il mondo delle imprese.  Dionigi aveva detto parole favorevoli. Inoltre, era stato   proposto (Giulio Ghetti, durante il dibattito e riprendendo una sua precedente proposta di quando era membro della Giunta d'Ateneo) di trasformare la Fondazione attuale in una Fondazione di diritto pubblico universitario.
   Già da allora, poi, circolava la notizia di accuse di presunte irregolarità amministrative alla Fondazione, da parte di alcuni Consiglieri di Amministrazione. Ed era emersa una novità (veramente vecchia di qualche anno, ma trascurata) : la esistenza di  Alma Mater S.r.l., una società di diritto privato, in affiancamento alla Fondazione "socio unico".

   In particolare, a proposito della Srl veniva lamentato che l'uso di "scatole cinesi" avesse condotto alla "assoluta mancanza di controllo delle risorse o ancora di più alla mancata valutazione costi/benefici", mentre "quando si parla di denaro pubblico tutto deve'essere trasparente" (A. Zago).
  Si perverrà, poi, alla elezione del candidato Ivano Dionigi, a Rettore, ed al rinnovato esplodere di nuove accuse alla Fondazione, in CdA, per cui il nuovo Rettore aveva ravvisato gli estremi per ordinare una inchiesta sulla stessa. Arriviamo al luglio u.s. in cui il Rettore ha comunicato i risultati dell'inchiesta.

  Non è finita.
 
2.-  Risultati dell'inchiesta. Il Rettore ha detto: "da parte degli Enti finanziatori è stato effettuato un controllo amministrativo/contabile di I° livello di tipo analitico che ha coinvolto tutti i costi oggetto di rendiconto. E' stato effettuato un controllo documentale di tutti i giustificativi di spesa e un riscontro degli stessi con la contabilità generale ed analitica della Fondazione. Al controllo di I° livello è poi seguita una verifica di II° livello condotta da soggetti indipendenti dagli Enti finanziatori sia per verificare l'operato del controllo di I° livello per quanto concerne la correttezza dei documenti amministrativi/contabili, sia le procedure di gestione utilizzate. Inoltre, per quanto concerne gli incarichi affidati da FAM, nella relazione dell'Auditor Dr. Umberto Melloni non è stato ravvisato alcun profilo di illegittimità."
Sempre a detta del Rettore, eventuali dubbi circa l'esistenza di irregolarità, riguardano dei Docenti dell’Ateneo che hanno percepito compensi per attività extra-istituzionali senza chiederne la preventiva autorizzazione all'Ateneo. Infatti, in base al Regolamento sull’autorizzazione degli incarichi extraistituzionali del personale docente e ricercatore a tempo pieno (D.R. 379 del 5.10.98), tale Personale prima di assumere incarichi extraistituzionali deve richiedere l’autorizzazione alla Facoltà di appartenenza.

  Infine, per quanto concerne gli incarichi affidati da FAM, nella relazione dell'Auditor Dr. Umberto Melloni non è stato ravvisato alcun profilo di illegittimità."
   Tutto bene ? Possiamo solo constatare che Dionigi, già a febbraio, aveva rinnovato totalmente il CdA della Fondazione, e lo stesso ha fatto successivamente per la Alma Mater Srl, alla scadenza dei mandati rispettivi.

  E possiamo anche constatare che l'Auditor  Dr. Umberto Melloni era e lo e' tuttora, ad un tempo, revisore della Fondazione e membro del collegio sindacale della Alma Srl, e dunque in conflitto di interessi, perchè controllore e controllato.

3.- Sull posizione finanziaria della Fondazione e della Società "Alma Mater".
a) Fondazione. Il bilancio consuntivo, 2008 ( presentato nel 2009) dà una perdita di esercizio di € 267.322, per differenza tra Ricavi € 7.024.378,  e Costi € 7.198.789 e imposte di 92.911.
  La Fondazione ha un patrimonio netto di € 4.185.052,  e debiti di € 4.418.085.

  Dal bilancio, si trae che fa attività di: "alta formazione", proventi € 2.436.548 , di cui € 1.349.317 per la gestione dei master; progetti del fondo sociale europeo, proventi € 3.116.576; consulenze e ricerche, proventi € 1.166.561; attività di Fundraising e Merchandising, proventi (€ 269.716).
  Tra le voci, il maggior ricavo viene dai master. Ma la relativa attività di incasso non è un vero e proprio un servizio meritevole di essere pagato, e quindi la trattenuta sugli incassi si  configura più come una "tangente" (diciamo una tassa) a carico dei corsi di master, che un corrispettivo dovuto ( tutti master hanno propri segretari che provvedono agli adempimenti amministrativi).
   Risulta dalle dichiarazioni del rettore Calzolari (Verbale del CdA dell'Ateneo, 24.7.09) che  "il CdA, al momento di affidare alla Fondazione la gestione dei master, stabilì che, dei proventi delle iscrizioni, venisse attribuita all'Ateneo il 10%, di cui il 7,5% trattenuto dalla Fondazione". La cifra in bilancio per la gestione dei master è (€ 1.349.317).
  Tuttavia, nel bilancio consuntivo 2008 dell'Ateneo l'entrata per "quota di iscrizione master" è €  4.383.499,30, e l'uscita (non è indicato a favore di chi) è € 4.060.998,96. Il 7,5% di €  4.383.499,30 è € 328.762,45, che è ben diversa da quella segnata nel bilancio della Fondazione (ossia € 1.349.317). Constato solo queste "presunte" diversità, ma non sono in condizioni di affermare che ci sono delle effettive difformità, rispetto alle decisioni del CdA dell'Ateneo.

Fondazione Alma Mater , Perdita di esercizio  (Dal conto economico, p. 33)
2005 2006 2007 2008

€ -367.848

€ -141.023 € - 58.728 € -267.322

b) Società Alma Mater Srl. Il bilancio consuntivo 2008 ( presentato nel 2009) dà un utile di € 70, per differenza tra Ricavi € 1.146.934,  e Costi € 1.152.425 e imposte di 3.575.
   La voce di spesa più grossa (€ 1.020.695) è per  per servizi commissionati in esterno (Costi per progetti, costi ricerca commerciale, costi per servizi commerciali), tra cui si evidenziano  "viaggi alberghi", "prestazioni professionali servizi commerciali", consulenze legali e tributarie", "servizi amministrativi", "buoni pasto", "consulenze lavoro", "compenso collaboratori".
   Da segnalare che, tra i proventi, ci sono quelli (determinanti ai fini del pareggio, €  343.717) derivanti dalla gestione di Villa Pallavicini (che è di proprietà dell'università). Dunque, è come se il pareggio sia avvenuto a carico della Università.
  Il patrimonio netto dalla SrL è di €  55.559. I debiti sono di € 573.760.

Società Alma Mater  S.r.l, Utile di esercizio (Dal conto economico , p. 4)

    2007 2008
    € - 2.651,00 €  70,00

Questi dati pongono alcune domande: "chi ripiana i debiti accumulati ? Si giustificano spese di 1.020.695 Euro a fronte di ricavi di 1.146.934 ? Si giustifica un debito della Srl più di 10 volte il valore del patrimonio? Che senso ha tenere in piedi la FAM e la Srl, se con debiti notevoli ? Sono la conseguenza di fatti strutturali o di una cattiva gestione ?

4.- Storia della Fondazione e della Società Alma mater S.r.l. 
a) Fondazione. Essa è stata costituita il 21.12.1996 per operare, senza scopo di lucro, quale di struttura di collegamento tra l'Ateneo e l'intera società (si vegga la sintesi delle attività, più sopra). La fondazione è una normale fondazione di diritto civile, e cioè tra quelle regolate dal codice civile.
  I soci fondatori furono la Fondazione della Cassa di Risparmio di Bologna e l'Università di Bologna. Attualmente l'Assemblea dei soci risulterebbe costituita da "18 organizzazioni", ma i cui nomi non è stato possibile reperire nè dal sito internet della Fondazione, nè dalla Camera di Commercio di Bologna
.
. Il primo presidente è stato Filippi Piera. Seguono Walter Tega, Francesco Vella (attualmente in carica).
  Il Consiglio di Amministrazione è composto da 15-16 membri ed è presieduto dal Rettore.
  Per Statuto (art.14, Statuto) gli eventuali avanzi sono reimpiegati per attività della Fondazione, o per incremento del patrimonio.

b) Società "Alma Mater S.r.l" . Questa società di diritto privato viene costituita dalla Fondazione il 24.07.2002 (mentre è Rettore P.U. Calzolari). Ne è "socio unico" la Fondazione. Essa, per delibera del detto Consiglio ( 24.6.2002) "è finalizzata alla gestione delle attività a carattere commerciale della Fondazione". Questa finalità è inserita nello Statuto della Srl con interpretazione estensiva: "compiere qualsiasi operazioni commerciale, industriale, mobiliare ed immobiliare necessaria o utile per il conseguimento dell'oggetto sociale, nonchè l'attività finanziaria strettamente collegata o strumentale rispetto al conseguimento dell'oggetto sociale" e "ricorrere a qualsiasi forma di finanziamento con istituti di credito". Per Statuto (art. 24) gli utili sono destinati secondo la delibera dell'Assemblea.
  Essendo la Fondazione lo  "unico socio", il Presidente della Fondazione è anche il Presidente di Alma Mater (W. Tega, nel 2008). Il primo presidente è stato Filippi Piera. Seguono Walter Tega e Francesco Vella (attuale).
   Il Consiglio di Amministrazione, nominato dal Presidente della Fondazione, è composto da 3 a 7 membri.
  NOTA. Da atti della Srl del 1998, risulta che i membri del Consiglio di Amministrazione erano: P.U. Calzolari (Presidente) , W.TEga,  G. Cappiello, A. Grandi, G. Masetti. Tra essi, P.U. Calzolari, W. Tega, G. Cappiello erano anche membri del Consiglio di Amministrazione della Fondazione.

   Questa società ha assunto tutta una serie di partecipazioni in numerose società ed organismi ( Associazione Collegio di Cina, CNA Innovazione, Consorzio Alma Cube, Consorzio I Tech Off , Consorzio Isfod, Consorzio Noi Con,  Consorzio Profingest, Consorzio Scholè, Consorzio Sinapsi, Consorzio Spinner, Consorzio So.Lig Ergo S.r.l., Idea S.r.l. , Unimatica S.p.a. ), in ognuno di essi facendosi rappresentare da propri designati (per lo più membri dei consiglio della Fondazione e/o della s.r.l., con relativi compensi), così creando una serie di partecipazioni "a grappolo", le quali presentano notevoli problemi di controllo da parte di chi le ha costituite o vi partecipa , in mancanza di un bilancio consolidato di tutte le società nel loro insieme. E’ notorio infatti che quasi sempre le “società a grappolo” finiscono per accumulare perdite che poi verranno “scaricate” sui soci inconsapevoli.

5.- Conclusioni. Per la Fondazione, la situazione sopra descritta depone molto negativamente sulle possibilità di reperire finanziamenti esterni per l'Ateneo, e quindi per l'urgenza di una sua riforma, nel senso di farla divenire non soltanto una fondazione universitaria vera e propria, ma una "casa di vetro" per trasparenza, e una fonte di entrate (e non un costo) per l'Ateneo.
La voce più interessante, è l'attività di "Fund raising"
(raccolta fondi). Essa, prevista già in origine dallo Statuto, ha dato introiti minimali. In effetti, perchè essa funzioni, dovrebbe essere collegata alla detraibilità fiscale degli eventuali finanziamenti privati.
  Questa possibilità, oggi sopravvenuta nella legge, sia pur con limiti, protrebbe essere una via nuova per farvi affidamento, ma occorre anche rassicurare i donatori, circa la destinazione dei loro fondi.
  Ciò ripropone quanto detto in campagna elettorale: essere necessario modificare la Fondazione da ente di diritto civile in ente di diritto speciale, in modo da far subentrare gli opportuni controlli di legge sulla gestione e sulla  destinazione dei fondi.
  I controlli non fanno paura a chi non ha nulla da nascondere.
  C'è, poi, la questione della Alma Mater Srl. La costituzione di una società di diritto privato, per sostituire la Fondazione in alcune delle sue attività, si può solo capire come modo di sottrarre i dirigenti della Fondazione alle regole degli "enti morali", nel prendere decisioni. Questo fatto, per cui la Fondazione abdica alle sue funzioni, e le affida a pochi (3-4 membri), parrebbe non meritevole di apprezzamento.
   Un secondo profilo, che potrebbe in qualche modo giustificarne la costituzione, riguarda i limiti alla responsabilità patrimoniale. Infatti, una normale Srl risponde nei limiti del capitale sociale.

    Invece in una Srl a "unico socio", se esso è una persona giuridica, il socio risponde illimitatamente (art. 2497 c.c.) . Dunque il comportamento della Srl , sottoposta a poco controllo, potrebbe creare anche problemi finanziari alla Fondazione (che risponde nei limiti del proprio capitale). Nino Luciani

 


Ateneo di Bologna: nuove inquietudini dal caso Delbono, dopo la notizia
"giornalistica" di rinvio a giudizio, accompagnata da intervista sul Corriere

Dopo la riammissione del prof. Delbono all'insegnamento, più che il "pieno rispetto delle prescrizioni normative vigenti"

da una verifica sul procedimento risulta
che è valso un procedimento "improprio", e
in condizioni di conflitto di interessi ideologici

fiorentini-gianluca.jpg (1974 byte)
Gianluca Fiorentini

N. Luciani,  Verifica sul procedimento, dopo che Delbono è stato riammesso all'insegnamento...

 1.-  Tuttora il Rettore non ha motivato alla Comunità scientifica le ragioni per cui non ha applicato il Codice Etico e il Codice di comportamento dell'Ateneo, nei confronti del prof. Delbono.
   L'occasione sarebbe stata quella di pubblicare i "puntuali chiarimenti" forniti al Senato ill 23 marzo 2010, ma non scritti sul verbale, per dimostrare la osservanza, di lui,  della normativa vigente.
   Il problema, adesso, (al di là della presunta "colpevolezza" di Delbono) è il fatto che il Rettore abbia riassunto su di sè ogni valutazione, dopo aver sentiti i pareri di "autorevoli giuslavorisiti ed amministrativisti".
   Il Rettore non è un "ras". Anche lui è soggetto alle regole.  Egli può e deve sentire chi vuole, ma non esautorare gli organi collegiali, previsti dall'ordinamento universitario. E se essi sentenzieranno che non v'è colpa, tanto meglio.  E' solo rispettando le regole che il rettore colloquia correttamente e democraticamente con la "propria" Comunità scientifica.
   Va pur dato atto che Egli, come noi, conosce le cose in questione solo dai giornali, vale dire non da atti di notifica della autorità giudiziaria. Ma, come una indagine di polizia può muovere anche da una semplice telefonata anonima, davvero egli può continuare a non vedere e a non sentire il turbamento della opinione pubblica, senza fare dubitare della sua neutralità verso la parte politica di sua comune provenienza ?

2.-  Vi sono, poi, dei fatti che dimostrano essere stato applicato un procedimento "improprio", per cui la Comunità scientifica  è venuta a trovarsi nella impossibilità di dare indicazioni dirette sul caso.  
   Come regola, la procedura per l'ammissione all'insegnamento e per il conferimento di incarichi di insegnamenti spetta al Consiglio di Facoltà che decide, sulla proposta del Preside. Nel caso nostro il Preside è il prof. Gianluca Fiorentini (già membro del Comitato Elettorale di Delbono, per le elezioni a Sindaco di Bologna), ed attualmente anche ProRettore alla Didattica.
    Per pratica invalsa, in questi anni, alcuni Consigli di Facoltà hanno delegato il Consiglio di Presidenza (un organo ristretto) per le decisioni su varie materie, in quanto divenuti troppo pletorici, e quindi poco efficienti.
   E', inoltre, previsto dall'ordinamento che il Preside possa agire d'urgenza, salvo ratifica del Consiglio di Facoltà o del Consiglio di Presidenza.   Nel caso de quo la procedura è stata:
   a) In data 22 febbraio 2010 il Preside ha fatto, d'urgenza, un decreto di conferimento di insegnamento a Delbono;
   b) In data 23 febbraio, il Preside ha portato il decreto per la ratifica, al Consiglio di Presidenza, (composto da G. Fiorentini, R. Orsi, G. Tassinari, A. Stefanelli, E. Bajo, D. Spelta, M. Chiuselli, D. Foschi, J. Lattari), che ha approvato alla unanimità dei presenti (8/9, in quanto uno, non il Preside, era assente).
  c) In data 24 febbraio, il Preside ha dato comunicazione delle decisioni al Consiglio di Facoltà.
  d) In data 23 marzo la decisione è stata sottoposta al Senato.
 
1) Sull'urgenza. Il Preside ha motivato l'urgenza col fatto che, poichè il prof. Massimo Motta non è rientrato in servizio entro il 1 febbraio 2010, egli ha dovuto coprire l'insegnamento urgentemente (dati i tempi stretti di programmazione didattica) col solo professore nella Facoltà, nel settore, a meno che si volesse provvedere con supplenza retribuita ad un esterno.
   Il presupposto dell'urgenza è contraddetto da circostanze oggettive. Infatti, il Consiglio di Presidenza era convocato per il giorno successivo, a quello dell'avvenuto Decreto del Preside. Dunque è verosimile che il ritardo di un giorno non avrebbe pregiudicato nulla.
   E siccome, a sua volta, il Consiglio di Facoltà era convocato per l'indomani della seduta del Consiglio di Presidenza, e poichè si trattava di un caso veramente difficile e speciale, il senso delle istituzioni avrebbe suggerito di portar la discussione e approvazione in Consiglio di Facoltà, titolare primario della decisione.


2) Una procedura da "centralismo democratico". La modalità della decisione ricorda, paro paro, il centralismo democratico di sovietica memoria. Ivi si partiva dall'assioma che il popolo prendesse direttamente le decisioni, e infatti "tutto" era sottoposto alla ratifica popolare, ma:
-  prima, la decisione veniva presa dal Segretario generale del PCUS (uno che faceva maggioranza da solo), poi portata in un Esecutivo di "4 gatti";
 -  poi al Comitato Centrale, dove i "4 gatti" erano maggioritari;
-  poi al parlamento, dove i membri del Comitato centrale erano maggioritari (per definizione), e così di seguito, fino al popolo (e guai se qualcuno si fosse permesso...di chiedere qualche chiarimento).

 3)   Anche un conflitto d'interessi. Poichè le delibere del Consiglio sono sottoposte, di routine, al controllo degli uffici dell'Ateneo, e poichè a capo degli uffici didattici c'è Fiorentini, in questo caso nella veste dil Pro-Rettore, ecco anche profilarsi il fatto che Fiorentini (Preside, e già membro del Comitato Elettorale di Delbono) è controllato da Fiorentini, ProRettore alla didattica, in una evidente posizione di conflitto di interessi ideologici. Questo conflitto si rileva dal verbale del Senato (vedi sotto).

4) Anche esautorazione del Senato. Dal verbale si deduce che il Rettore, Presidente del Senato, non ha chiesto al Senato di "approvare", ma di  "prendere atto", e il Senato ha preso atto "in forma unanime".   La marcatura della unanimità di questa "presa d'atto" è inutile, salvo per l'essere un autogoal, perchè rivela che Fiorentini (presente) ha votato a favore di se stesso.  Invece, per evitare conflitto d'interessi ideologici, egli doveva uscire dall'aula durante la votazione, e farlo verbalizzare.
  Riprendiamo il filo iniziale: Massimo Motta che fine ha fatto? Risulta dagli atti che egli, professore straordinario dell'Ateneo di Bologna (tra l'altro, giovane e super-titolato) sia cessato dal servizio, a gennaio, nell'Unversità di Bologna, per dimissioni e successivo trasferimento in altra università. E' stata una perdita veramente notevole per l''Alma Mater, ma a cui è seguito nulla più che il silenzio. No comment.  N. Luciani

Verbale della delibera del Consiglio di Presidenza della Facoltà

Consiglio di Presidenza - 23 febbraio 2010

2.1 Ratifica Decreto attribuzione insegnamento di Economia dei mercati.

   II preside propone la ratifica del consiglio per il proprio decreto prot. 193, III.8, emanato il 22 febbraio 2010 con il quale, stante l'urgenza, ha provveduto a conferire a Flavio Delbono l'insegnamento di Economia dei mercati - risultato scoperto a seguito della cessazione in servizio per volontarie dimissioni di Massimo Motta - per il corso di laurea in Economia e diritto, a.a. 2009/2010, per 9 cfu e complessive 60 ore.
   II preside illustra le motivazioni che hanno portato al provvedimento di attribuzione dell'incarico a Flavio Delbono che, sottolinea, rappresenta un atto dovuto conseguente al verificarsi di una serie di presupposti di fatto e di diritto che passa rapidamente ad illustrare.
    Innanzitutto chiarisce che con le dimissioni rese da Massimo Motta - che avrebbe dovuto rientrare in servizio il 1 febbraio al termine del congedo per motivo di studio - si doveva ovviare in tempi rapidi, a causa dell'approssimarsi dell'inizio delle lezioni, al problema della mancata copertura nel settore SECS-P/01dell'insegnamento di Economia dei mercati, di cui Massimo Motta era il responsabile.
    Riferisce quindi che in casi come questi le linee di indirizzo della programmazione didattica (deliberate dal Senato Accademico) richiedono di verificare se all'interno del settore dell'insegnamento scoperto o eventualmente in settori affini non vi sia una disponibilità di docenza non utilizzata, consentendo, solo in caso negativo, alla facoltà, che assegna l'incarico, di nc supplenze retribuite.
    Ricorda che proprio nel mese di febbraio si dimetteva dalla carica di sindaco Flavio Delbono che si trovava in aspettativa obbligatoria proprio in virtù della carica rivestita di sindaco e che venendo meno questa condizione era un atto dovuto per la facoltà reintegrarlo nel ruolo di professore ordinario, previo naturalmente suo assenso, come in effetti è avvenuto con la sua presa di servizio del 18 febbraio 2010. A quel punto era d'obbligo, tenuto conto delle linee di indirizzo della programmazione didattica summenzionate, prendere in considerazione la disponibilità di docenza di Flavio Delbono per coprire l'insegnamento di Economia dei mercati, considerato che oltre ad essere professore di ruolo nel settore di tale insegnamento scoperto, era anche in debito di docenza, avendo zero ore di insegnamento in attivo, rientrando pertanto all'interno del suo debito istituzionale.
   Diversamente, ricorrere ad una supplenza retribuita avrebbe rappresentato un costo immotivato da far sostenere alla facoltà. Stante pertanto l'urgenza il preside riferisce che ha provveduto ad emanare il decreto per l'attribuzione dell'incarico, decreto che ora viene sottoposto alla ratifica del consiglio.
  II consiglio di presidenza all'unanimità approva.

Verbale del Consiglio di Facolta' di Economia,  24 febbraio 2010

1.1. Cessazione dall'ufficio di professore straordinario i Massimo Motta
Il preside comunica che dal 1/2/2010 Massimo Motta è cessato dal servizio per volontarie dimissioni.
Il consiglio di facoltà prende atto.

1.2. Presa di servizio di Flavio Delbono
Il preside comunica che il 18/02/2010 è rientrato in servìzio dall'aspettativa Flavio Delbono, ordinario nel ssd SECS-/P01, "Economia politica".
Il consiglio di facoltà prende atto.

Verbale della delibera del Senato

Riunione S.A del 23/3/2010

COMUNICAZIONE DEL MAGNIFICO RETTORE IN MERITO ALLA RIPRESA DELL'ATTIVITA' ACCADEMICA DA PARTE DEL PROF. FLAVIO  DELBONO.

  Il Magnifico Rettore, anche a seguito di notizie divulgate a mezzo stampa, ravvisa l'esigenza di fornire a questo Senato puntuali chiarimenti in merito alle circostanze e motivazioni che hanno indotto, di recente, l'Amministrazione a reintegrare il Prof. Flavio Delbono nei ruoli della docenza universitaria.  La vicenda, per la sua delicatezza e rilevanza, è stata gestita  - assicura - nel pieno rispetto delle prescrizioni normative vigenti, avvalendosi anche del parere di autorevoli giuslavorisiti ed amministrativisti.

  Il Prof. Fiorentini interviene, nella propria qualità di Preside della Facoltà di Economia, al fine di precisare che, nei fatti, si è trattato di un reintegro in ruolo, presso la Facoltà di appartenenza, di per sé conseguente, come atto dovuto, alla cessazione del periodo di aspettativa per motivi politici, a suo tempo riconosciuto al Prof. Delbono; in tal senso le dimissioni dalla carica di Sindaco intervenute in data 17 febbraio scorso hanno implicato l'effetto di porre termine al citato periodo di aspettativa, con reintegro nei ruoli universitari dal giorno successivo.  

   Aggiunge che, a seguito della cessazione dai ruoli (dal 31 gennaio scorso) del Prof. Massimo Motta, al quale era stato in precedenza affidato l'insegnamento di Economia dei Mercati del Corso di Laurea in Economia e Diritto, la Facoltà, verificato che il Prof. Delbono era l'unico docente privo di ore di didattica e che non vi erano ulteriori disponibilità di docenza, gli ha conferito detto insegnamento in quanto coerente con il Settore disciplinare di inquadramento. Tale atto di conferimento si pone pertanto in piena coerenza e sintonia con le linee di indirizzo di programmazione didattica deliberate da questo Ateneo.

Il Senato Accademico, in forma unanime, prende atto.

 

Ancora  in evidenza, dall'edizione precedente

Ateneo di Bologna: una questione di separazione tra "politica"
e  "università",  che la "giustizia universitaria" deve risolvere

dionigi-cappello.jpg (3480 byte)Ivano Dionigi



Il caso DELBONO finisce per lambire il Rettorato... ,
per cui quasi quasi il Rettore sarebbe tenuto a dare
una spiegazione alla Comunità scientifica, visto che
non l'ha data a CdA e Senato


fiorentini-gianluca.jpg (1974 byte)
Gianluca Fiorentini

  Il motivo è che le omissioni finiscono per essere associate, pur se con fantasia, a eccessivi  precedenti legami con Delbono, di persone apicali del Rettorato. Il caso più "in" è quello di Gianluca Fiorentini, che fu membro del Comitato Elettorale di Delbono, pur essendo Preside già allora, ed attualmente è ProRettore.  


            Nino Luciani, Mi spiego meglio ...


  I fatti oggettivi rilevanti, a carico del Rettore, sono:

  1) Per un verso il Rettore ha applicato il Regolamento dell'Ateneo, che ne colloca l'insegnamento al II ciclo, e questo (di fatto) ha sottratto Delbono all'ira degli studenti;

  2) Per un altro verso, egli non ha applicato il Codice Etico e il Codice di comportamento che l'Ateneo si è dati nella propria autonomia e che sanzionano ogni comportamento di, anche possibile, mobbing, sia all'interno che all'esterno dell'Ateneo, compiuti da personale dell'Alma Mater, e questo ha sottratto Delbono alla "giustizia universitaria";

  3) Per un terzo verso egli non ha applicato la legge Brunetta che impone l'obbligatorietà del procedimento disciplinare anche indipendentemente dal processo penale (e questo ha sottratto Delbono alla "giustizia amministrativa statale").
   Riprendo, in proposito, dalla cronaca di Bologna di un quotidiano nazionale, l'opinione di un illustre Docente dell'Ateneo (si vegga a fianco).
   
   Potrei quasi dire che, personalmente, se l'ex-Sindaco di Bologna, e nostro Professore, chiedesse perdono alla Comunità scientifica per i fatti da lui stesso ammessi, e riportati dalla stampa, e si dichiarasse pentito, per me il caso sarebbe chiuso.
   E' , però, un fatto, che le sue dimissioni da Sindaco hanno sconvolto la vita locale, per cui l'etica della società civile richiede anche una "riparazione" nei modi di legge.
  Queste dimissioni hanno anche, in qualche modo, sconvolto l'Università, in quanto non si è persa la memoria del fatto che egli era stato invitato dal Rettore, a Santa Lucia, in occasione della inaugurazione dell'Anno Accademico, e con tanto ardore da fargli pronunciare un discorso pubblico e finanche la proclamazione di un matrimonio tra Comune di Bologna e Università.
  Non solo, ma al momento delle elezioni del nuovo Rettore, Delbono aveva votato e dichiarato pubblicamente di avere votato per Dionigi.
  Non solo questo: ben due Presidi, di allora e tuttora, fecero parte del suo Comitato elettorale.
  Beninteso, anche i professori hanno le loro idee politiche ed hanno diritto di manifestarle. Ma non è ammesso dall'etica universitaria mescolare l'Istituzione con i partiti politici.
  Di grazia, come faremo a difendere la libertà di insegnamento e di ricerca, se portiamo in testa il "cappellino del partito", insieme al "tocco accademico" ?
  E se, poi, capita che uno di quei Presidi diventa anche ProRettore alla Didattica, proprio quello che decide personalmente, circa la riammissione di Delbono all'insegnamento, allora non ci sto più.
  Ho già detto, più sopra, che sarei personalmente disposto metterci una pietra sopra, se Delbono avesse dichiarato un pubblico pentimento. Ma voglio anche precisare che non mi sento vicino nè a quelli che, sui giornali, hanno invocato una "riflessione" prima di ammetterlo in servizio, nè a quelli che invocano la "canea", parola usata dal Rettore, in quanto solo dopo una "condanna della magistratura", sarebbe giustificata l'esclusione, e fino ad allora sarebbe da presumersi l'innocenza.
  Trovo ipocrita quest'ultima tesi, se è vero (e ciò risulterebbe) che Delbono ha già fatto delle pubbliche ammissioni.
  Per me, le cose sono molto più semplici. Come c'è una "giustizia sportiva", che tutela lo sport in tempi brevi, in attesa dei tempi lunghi della giustizia statale, così esiste una "giustizia universitaria" per tutelare, altrettanto in tempi brevi, l'università. Difatti ci sono un Codice etico ed un Codice di comportamento che l'AlmaMater si è dati nella propria autonomia.
  Il Rettore non vuole dare inizio ai relativi procedimenti disciplinari, quasi che ciò rientrasse in una sua autonoma valutazione e conseguente discrezionalità ? Sappia che se ne assume la responsabilità sotto ogni diverso profilo, giudiziale e non, e che la cosa non rimane dentro il Rettorato, come è stato dimostrato da tante lettere di cittadini bolognesi ai giornali locali e alla cronaca di Bologna di quotidiani nazionali.
   Il Rettore Dionigi dovrebbe spiegarne i motivi alla Comunità scientifica che ha l'ha eletto, e che dunque se, a sua volta, non procedesse come per legge e secondo quanto impongono i Due codici, mantenendo un silenzio inspiegabile, incorrerebbe, a sua volta, in una rispettiva responsabilità. Nino Luciani 

carinci.JPG (313824 byte)

Comitato
delbono-comitato-elet.jpg (73524 byte)

 



EDIZIONI PRECEDENTI

 

****


alma-bo-marron.gif (7475 byte)


In margine al Discorso del Rettore, in Inaugurazione dell'anno accademico

Gianni Porzi*, L'ATENEO NEL  2010

Anche notizie dal CdA: Rapporto di A. Zago e F. Lopriore

* Rappresentante del Governo nel CdA dell'Università di Bologna

CdA, Rapporto di Antonella ZAGO e F. LOPRIORE
Notizie 1.- Sul Dr. G. Colpani, neo Direttore Amm.vo, sul Delegato al Personale e sul discusso bando...
2.- Sulla Azienda Agraria

1. - Dr. Giuseppe Colpani, Cda del 19 gennaio

a) Il dott. Colpani, nuovo direttore amministrativo dell'ateneo, ha presentato il suo programma di lavoro definendo come prioritaria la riorganizzazione dell'amministrazione nel senso di un forte snellimento con riduzione anche del numero di dirigenti. Si è soffermato inoltre sulla valutazione degli stessi sostenendo che, se molto è stato fatto nel passato, oggi comunque si deve intervenire per semplificare gli indicatori della valutazione e definire in modo più chiaro e semplice la filiera delle responsabilità. Anche i comportamenti del dirigente, e non solo quindi il risultato raggiunto, risulta per il direttore amministrativo un elemento importante. Sul fronte risorse è necessario, secondo Colpani, un controllo di gestione che porti ad una migliore verifica dei flussi.

Il rapporto con il personale tecnico amministrativo invece dovrebbe essere improntato alla fine della contrapposizione tra personale docente e personale tecnico amministrativo in quanto quest'ultimo, pur non essendo sempre impegnato direttamente nella didattica e nella ricerca, svolge comunque un ruolo determinante nell'attività generale e per questo deve essere considerato una risorsa importante.

Crediamo che con la sua essenzialità, chiarezza e soprattutto precisione, il dottor Colpani si sia soffermato su punti sui quali anche noi da tempo abbiamo chiesto di intervenire. Ad oggi ovviamente non possiamo esprimere una fiducia incondizionata in quanto purtroppo l'esperienza passata ci ha dimostrato ancora una volta che sono i fatti a fare la differenza e non le parole. Ci sentiamo comunque di esprimere il nostro apprezzamento auspicando di poter presto verificare che finalmente nel nostro ateneo alle “belle parole” e alle “buone intenzione” possano seguire anche delle “buone azioni”.

b) La delega al Personale  e il discusso bando ... .Un momento importante che segnerà davvero una svolta oppure una piena continuità con il passato - e la nostra piena delusione -, sarà la nomina del delegato al personale che ancora non c'è. Abbiamo già chiesto formalmente, e più volte, al Rettore di non riconfermare il professor Gatta. Non abbiamo bisogno di una così forte continuità con quella politica ingiustamente persecutoria per il personale tecnico amministrativo che ha portato ad umiliazioni gratuite per il personale e diseconomie on indifferenti per l'ateneo. Solo un nuovo delegato al personale potrebbe ad oggi convincerci che davvero questo Rettore e il direttore amministrativo hanno intenzione di cambiare davvero rotta!

Il tanto discusso bando per l'assunzione di un esterno al DSAW (Direzione e Sviluppo delle Attività Web) è stata ancora una volta affrontata in consiglio di amministrazione. Dopo le interrogazioni del professor Porzi e l'integrazione di Zago nel merito di tale selezione, il Rettore ha deciso di sospendere la procedura di selezione. Tale scelta si fonda però non sul fatto che il rettore abbia scelto di non coprire più il posto, come qualcuno ultimamente ha comunicato al personale tecnico amministrativo, ma da un problema di interpretazione normativa sulla quale non c'è stata chiarezza fino a qualche giorno fa. Le tante interrogazioni che a partire dal 29 settembre 2009 sono state presentate da Zago, Lopriore e Porzi, dove i tre consiglieri sostenevano che l'Università è sottoposta al controllo preventivo della Corte dei Conti hanno visto le risposte, reiterate fino al 15 Gennaio 2010, della dottoressa Fabbro prima e del dottor

Gianni Porzi, L'Ateneo nel 2010

   1.-
Negli ultimi tempi ho sentito spesso dichiarazioni di grande preoccupazione per il destino dell'Istruzione in Italia, e dell'Università in particolare, a causa dei tagli annunciati nella Finanziaria 2009 che dovevano ammontare a 678 Ml, cioè il 10% dei 6.826 Ml stanziati nel 2009.
   Grida d'allarme da più parti (alcuni strumentali) perché con i tagli all'Istruzione veniva minacciata la Cultura del nostro Paese il cui futuro veniva frequentemente dipinto a tinte fosche. Nessuno però che abbia ricordato che fino al 2009, incluso, i finanziamenti statali erogati alle Università italiane sono stati in costante crescita.
  Il Rettore, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Accademico 2009-10, ha espresso forti preoccupazioni per i pesanti tagli del fondo finanziamento ordinario che potrebbero arrivare nel 2011. Era infatti già a conoscenza che, grazie al grande impegno profuso dal Ministro Gelmini nel reperire maggiori risorse finanziarie per l'Università e anche alle entrate derivanti dallo scudo fiscale, la Finanziaria 2010 ci aveva riservato la gradita sorpresa di un taglio nettamente inferiore ai 678 Ml previsti, e cioè di 278 Ml (pari al 4% del finanziamento erogato nel 2009).
  Tenendo poi presente che verranno stanziati anche 40 Ml per nuovi posti di Ricercatore (circa 800), il taglio risulta ulteriormente ridimensionato.
  Il nostro Ateneo, presumibilmente subirà una diminuzione del finanziamento ordinario di 15-16 Ml (cioè, 385 Ml contro i 400 Ml ricevuti nel 2009), calo che non creerà particolari problemi per il bilancio del 2010.
  E' ovvio che i tagli non sono graditi da parte di chi deve subirli, ma è cosa poco piacevole anche per chi è costretto a farli. Dico costretto perché è a tutti nota la crisi economica che ha colpito il nostro Paese, e non solo; inoltre, il 2009 è stato, purtroppo, anche un anno funestato da calamità naturali molto gravi sotto tutti gli aspetti.
  Non può essere tuttavia ignorato che nel nostro Ateneo vi sono spese non tutte essenziali che vanno quindi eliminate senza esitazioni e ritengo sia questa l'occasione per gestire con rigore le risorse disponibili e per mettere ordine nei conti operando una riqualificazione e una razionalizzazione della spesa.
  Non vorrei essere pessimista, ma probabilmente il periodo della costante crescita dei finanziamenti statali é finito e quindi chi ha responsabilità nel governo dell'Ateneo dovrà utilizzare tutte le risorse (umane e finanziarie) in modo più oculato attenendosi al "principio di economicità" al quale l'Ateneo non ritengo si sia sempre ispirato (anche in tempi recenti, nonostante la crisi economica fosse già alle porte. Testimonianza ne è il numero eccessivo di Corsi, di Docenti esterni, di Dirigenti e di contratti con personale esterno non sempre essenziali (finiti anche recentemente sulla stampa locale).
Mi auguro che i nuovi Vertici dell'Ateneo, coadiuvati da Organi Accademici consapevoli della grande responsabilità morale e giuridica della quale sono investiti, riescano in questo compito impegnativo. Occorrerà, da parte di tutti coloro che hanno responsabilità di governo e in particolare del Rettore, molta determinazione e polso ben saldo per tenere la barra dritta verso l'obiettivo di interesse comune, anche per la Città di Bologna, e cioè quello di riportare l'Alma Mater ad occupare livelli più consoni al suo prestigioso passato. Anche perché ciò consentirà all'Ateneo di ricevere "risorse aggiuntive" grazie ai criteri di valutazione del Ministero in base ai quali agli Atenei migliori andrà quella "quota premiale" pari al 7% del finanziamento ordinario totale. Gianni Porzi

Menna poi, che sostenevano il contrario! Finalmente, seppur con ritardo, è stata fatta un po' di chiarezza e come avete visto è arrivata una nuova circolare, la terza in 5 mesi, che sostiene appunto che tali contratti debbano essere inviati alla Corte dei Conti.
  Nel frattempo, la selezione è già avvenuta, ma la stipula del contratto di cui tanto si è discusso è stata sospesa in attesa dell'esito del controllo della Corte dei Conti e non ritirata definitivamente".
  A proposito di bandi di selezioni di professionalità di questo tipo come anche di quella che verrà bandita per l'ufficio stampa (vedi interventi completi sul sito) Lopriore ha evidenzito che molto spesso il personale interno, seppur in possesso dei requisiti professionali del caso e pur avanzando la propria disponibilità non riescono ad accedere a tali posizioni semplicemente perchè il direttore o responsabile di struttura non concede il nulla osta. Ha chiesto che tale problema venga immediatamente risolto concedendo così al personale interno la possibilità di esprimere la propria professionalità con un conseguente risparmio anche per l'amministrazione.
  In questa vicenda un plauso di merito va dato anche a coloro che ci segnalarono l'erronea interpretazione della direzione amministrativa e che convintamente condividemmo. Ci riferiamo ai diversi colleghi che, a dispetto delle loro capacità e delle loro responsabilità, non "superano" mai le progressioni da EP"!! Chissà com'è?        AZ, FL


2. - Sul personale tecnico-amministrativo e l'Azienda Agraria (CdA del 15 Dicembre 2009)

2.1.- Personale. Due sono state le richieste rivolte al Rettore da Antonella Zago e Francesco Lopriore, rappresentanti del personale tecnico amministrativo in Consiglio di Amministrazione:
a) un semplice impegno scritto a trovare risorse per il personale tecnico amministrativo che ha visto ridursi il fondo integrativo di 1 milione di euro nel solo 2009;
b)  e una garanzia di lavoro per i dipendenti dell'azienda agraria che da molti anni vivono una situazione di drammatica precarietà: se si ammalano sono letteralmente espulsi e se piove non sono pagati.

Ci aspettavamo un segnale di apertura nei confronti del personale ma questo non solo non è avvenuto ma le motivazioni addotte dal rettore sono davvero preoccupanti. “Non sono certo di poter fare quanto mi chiedete”. Se il rettore uscente decideva da solo e snobbava spesso il Consiglio di Amministrazione, il nuovo rettore sembra non aver chiaro il suo ruolo: proporre al Consiglio la sua politica del personale e intervenire prendendosi le responsabilità in caso di carenza dei dirigenti!
Se sulle risorse la questione verrà da noi riproposta con la speranza che la decisione finale vada nel senso di un riconoscimento dello sforzo notevole che al personale amministrativo verrà chiesto nel 2010 data la riorganizzazione dell'intero ateneo sulla base della riforma Gelmini, più grave è la posizione di incertezza del Rettore sulla questione degli operai agricoli.

2.2. Azienda Agraria. La nostra richiesta infatti era semplice: in attesa di entrare nel merito della riorganizzazione della Azienda Agraria, garantire i contratti a tutti gli operai agricoli che da anni ci lavorano in attesa di definire le mosse future facendogli così passare un Natale sereno. Il rettore ha garantito il rinnovo del direttore gestionale – un esterno pagato più di 5 mila euro al mese per tre giornate lavorative a settimana - ma non si è impegnato invece sugli operai. Il direttore gestionale ha un contratto di prestatore d'opera e secondo il rettore è l'unico che può intervenire e decidere in autonomia sui contratti da rinnovare.
  Ecco cosa ci sconvolge! Come può essere che un esterno che gestisce una struttura dell'ateneo di Bologna possa decidere in autonomia il fabbisogno?
Sembra che il rettore non abbia chiaro il suo ruolo: la definizione della politica del personale compete al Consiglio di Amministrazione e nemmeno un direttore di dipartimento può autonomamente decidere chi e come assumere se non in pochissimi casi in cui le attività sono legate a dei progetti. All'Azienda Agraria invece il personale lavora con contratti che scadono ogni anno e svolge mansioni di ordinaria amministrazione. Un esempio è la manutenzione dei parchi e dei giardini dell'ateneo, funzione svolta appunto dalla sezione parchi e giardini della stessa azienda. I giardini non sono diminuiti ma sembra che ci siano dei dubbi sull'apertura di alcuni contratti di lavoro per gennaio 2010. Qualcuno perderà il posto? Chiedevamo una rassicurazione in tal senso: perchè far passare un Natale sulla graticola ad alcuni lavoratori?
   Avevamo posto la questione al rettore al momento del suo insediamento e il fatto che ancora oggi non ci sia stata risposta è grave. Comprendiamo che il timore del Rettore può essere dato anche dalle mancanze che i dirigenti del personale hanno dimostrato in questi ultimi anni nello svolgere il loro lavoro. Questi ultimi, e soprattutto l'attuale, infatti, avrebbero dovuto intervenire molto prima con una definizione giuridica della situazione e con un aggiustamento definitivo della questione. Invece se ne sono disinteressati e hanno lasciato fare al direttore esterno.
  D'altronde non ci sono sanzioni! O meglio dei lavoratori sembra che a nessuno gliene importi! Dal nuovo rettore però ci aspettavamo idee chiare e scelte radicali.
   Soprattutto quando si tratta di garantire semplicemente un Natale sereno a lavoratori che da tempo hanno garantito i servizi all'ateneo! Costa veramente poco! Le condizioni per intervenire ci sono tutte: l'azienda è una articolazione dell'università e non una azienda privata, esiste una latitanza nel dare risposte certe e risolutive da parte dell'attuale dirigente del personale e non esiste un progetto di riorganizzazione o di tagli del personale definiti dal Consiglio di Amministrazione! Il rettore secondo noi ha quindi il potere di intervenire!
Ad oggi i rapporti con i lavoratori non possono che peggiorare!                                                             AZ, FL

 


alma-bo-marron.gif (7475 byte)


Diffuso da AFORUM  l'andamento delle immatricolazioni
degli studenti per il 2009-10

Risultato confortante nel complesso: + 3%

ALMA MATER STUDIORUM - UNIVERSITA' DI BOLOGNA

Nota. Unicamente per chiarezza, si fa notare che le variazioni percentuali riguardano i dati di ottobre 2009
rispetto ai dati di ottobre 2008. Il fatto di aver riportato i dati di dicembre 2008 indica solo che, probabilmente,
i dati di ottobre 2009 saranno rivisti al rialzo, a fine anno.

Immatricolazioni degli studenti

27ott.2008
(a)

31dic. 2008
(b)

27ott.2009
(c)

Variazione % (c/a)

TOTALE ATENEO "Alma Mater"

16493

17002

+3,09%

Sede Di Bologna

11815

14100

12113

+2,52%

Facolta' Di Agraria

215

251

302

+40,47%

Facolta' Di Chimica Industriale

105

111

79

-24,76%

Facolta' Di Economia

946

1130

980

+3,59%

Facolta' Di Farmacia

585

632

811

+38,63%

Facolta' Di Giurisprudenza

934

1019

1162

+24,41%

Facolta' Di Ingegneria

1775

2072

1715

-3,38%

Facolta' Di Lettere E Filosofia

2364

3049

2175

-7,99%

Facolta' Di Lingue E Letterature Straniere

825

912

842

+2,06%

Facolta' Di Medicina E Chirurgia

717

760

694

-3,21%

Facolta' Di Medicina Veterinaria

135

170

116

-14,07%

Facolta' Di Psicologia

15

51

13

-13,33%

Facolta' Di Scienze Della Formazione

909

1063

807

-11,22%

Facolta' Di Scienze Mat. Fisiche E Naturali

1187

1472

1129

-4,89%

Facolta' Di Scienze Motorie

217

286

189

-12,90%

Facolta' Di Scienze Politiche 966

893

749

-16,13%

Facolta' Di Scienze Statistiche

137

229

133

-2,92%

Sede Di Cesena

899

1187

924

+2,78%

Facolta' Di Agraria

109

123

105

-3,67%

Facolta' Di Architettura

136

138

117

-13,97%

Facolta' Di Medicina Veterinaria

33

37

46

+39,39%

Facolta' Di Psicologia

349

548

340

-2,58%

Facolta' Di Scienze Mat. Fisiche E Naturali

86

110

69

-19,77%

Seconda Facolta Di Ingegneria

186

231

247

+32,80%

Sede Di Forli’

1648

1965

1598

-3,03%

Facolta' Di Economia - Sede Di Forli'

608

741

529

-12,99%

Facolta' Di Scienze Politiche "Roberto Ruffilli" (Con Sede A Forli')

673

764

675

+0,30%

Scuola Superiore Di Lingue Moderne P.I.ET.

210

272

199

-5,24%

Seconda Fac. Di Ingegneria -Sede A Cesena

157

188

195

+24,20%

Sede Di Ravenna

753

919

839

+11,42%

Facolta' Di Chimica Industriale

14

15

29

+107,14%

Facolta' Di Conservazione Dei Beni Culturali

201

313

187

-6,97%

Facolta' Di Giurisprudenza

210

231

241

+14,76%

Facolta' Di Ingegneria

94

113

181

+92,55%

Facolta' Di Medicina E Chirurgia

142

143

141

-0,70%

Facolta' Di Scienze Mat. Fisiche E Naturali

92

104

60

-34,78%

Sede Di Rimini

1378

1572

1528

+10,89%

Facolta' Di Chimica Industriale

33

35

30

-9,09%

Facolta' Di Economia - Sede Di Rimini

460

546

501

+8,91%

Facolta' Di Farmacia

190

201

242

+27,37%

Facolta' Di Lettere E Filosofia

205

257

235

+14,63%

Facolta' Di Medicina E Chirurgia

212

212

193

-8,96%

Facolta' Di Scienze Della Formazione

128

157

180

+40,63%

Facolta' Di Scienze Motorie

101

102

90

-10,89%

Facolta' Di Scienze Statistiche

49

62

57

+16,33%

Totale Ateneo

16493

19743

17002

+3,09%

Fonte. Elaborazioni su dati AFORM dell'Ateneo di Bologna

 



EDIZIONI PRECEDENTI

 

****

miur.jpeg (9021 byte)

Il Decreto Direttoriale
del Dr. Antonello Masia

8 luglio 2009 prot. n. 82/2009

   FONDI ALLE UNIVERSITA' per totali € 63.578.634,00
(di cui € 3.707.923,00 per Bologna.   Fonte: http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0015Atti_M/7895Progra_cf2.htm)
per la programmazione delle stesse in base a indicatori di merito (D.M. Mussi n.506/ 2007)
(Fonte:http://programmazione-triennale.cineca.it/report/home_indicatori.php)

   Nell'estate il Governo ha distribuito alle università statali e non statali, ed istituti ad ordinamento speciale una quota del FFO per il 2009 (legge finanziaria 2009, tabella C e modifiche) per la programmazione e valutazione delle università in base a indicatori di merito. Questi erano stati inventati dal Ministro Fabio MUSSI nel 2007. Sono riportati qui sotto, perchè chiunque constati che si tratta di meri dati statistici, che non hanno nulla a che fare con la promozione della "meritocrazia", quella "cosa" inventata dai Cinesi per salvare il sistema comunista, dopo la rivolta di piazza Tien An Men, 1989.
   Quella "cosa", inventata da chi "crede" (come Mussi) in quel sistema, si può capire. Ma oggi c'è un Ministro "liberale"...
   E' anche colpevole presunzione credere che, da Roma, si possa regolare le Università locali, anche nelle piccole cose.  

Indicatori (o parametri) di merito del Decreto Ministeriale 18 ottobre 2007 prot. n. 506/2007, usati dal D.D. (vedi sopra) per la valutazione (ex post) dei risultati dell'attuazione dei programmi delle Università.

NOTA. Gli Indicatori sono costruiti attingendo a dati statistici degli anni 2004, 2005, 2006, 2007, 2008. La loro esposizione, qui sotto, è in parte riscritta da noi per una facile lettura e comprensione.

A) Indicatori dell' OFFERTA FORMATIVA



 A.1*. - Rapporto tra Numero (di corsi di laurea e di laurea magistrale in possesso dei requisiti qualificanti attivati
)
e Numero (di corsi di laurea e di laurea magistrale complessivamente attivati)

- A.2* .- Rapporto tra Numero (di immatricolati ai corsi di laurea magistrale, che hanno conseguito la laurea in un altro Ateneo in un numero di anni non superiore alla durata normale delle stessa, aumentata di un anno) e Numero (di immatricolati totali ai corsi di laurea magistrale)

- A.3 - Rapporto tra Numero (di docenti di ruolo appartenenti a SSD di base e caratterizzanti i corsi di laurea e di laurea magistrale attivati) e Numero (di corsi di laurea e di laurea magistrale attivati)

B) RICERCA SCIENTIFICA
- B.1*.- Rapporto tra Numero (di professori di ruolo e di ricercatori di ruolo che hanno avuto giudizio positivo su PRIN, FAR e FIRB) e Numero (di professori di ruolo e di ricercatori di ruolo appartenenti all’Ateneo)

- B.2.- Rapporto tra Numero (di borse di studio a concorso per il dottorato di ricerca) e Numero (di corsi di dottorato di ricerca attivati)

- B.3 .- Rapporto tra Numero (di borse di studio a concorso per il dottorato di ricerca finanziate dall’esterno) e Numero (di borse di studio a concorso per il dottorato di ricerca)

- B.4  - Rapporto tra Uscite (di bilancio per la ricerca scientifica) e Numero (di professori di ruolo e di ricercatori - di ruolo, ovvero di cui all’art. 1, comma 14, della legge n. 230/2005- ).

- B.5. - Rapporto tra Entrate (di bilancio per la ricerca scientifica provenienti da entità esterne all’Ateneo) ed Entrate (di bilancio complessive per la ricerca scientifica).

C) SERVIZI A FAVORE DEGLI STUDENTI


- C.1.- Rapporto tra Numero (di studenti che abbiano acquisito almeno 50 CFU nell’a.a. t-1, iscritti al secondo anno dello stesso corso di studio nell’anno t) e Numero (di studenti immatricolati nell’anno t-1)

- C.2 .-  Rapporto tra Numero (di studenti iscritti che hanno avviato uno stage) e Numero (di studenti iscritti nell’Ateneo)

- C.3* .- Rapporto tra Numero (di laureati, che hanno svolto uno stage post-laurea (in Italia o all’estero) entro un anno dal conseguimento del titolo e Numero (di laureati)

- C.4* .- Rapporto tra Numero (di laureati dellanno t che hanno trovato lavoro entro un anno dal conseguimento del titolo) e Numero (di laureati dello stesso anno)

- C.5* .- Rapporto tra Numero (di CFU acquisiti in apprendimento permanente) e Numero (di CFU acquisiti nei corsi di studio nello stesso anno)


D) PROGRAMMI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE
- D.1 .- Rapporto tra Numero (di studenti iscritti, che hanno partecipato a programmi di mobilità internazionale) e Numero (di studenti iscritti nello stesso anno)

- D.2 .- Rapporto tra Numero (di studenti stranieri iscritti ai corsi di laurea magistrale) e Numero (di studenti iscritti ai corsi di laurea magistrale)

- B.3 .- Rapporto tra Numero (di studenti stranieri iscritti ai corsi di dottorato) e Numero (di studenti iscritti ai corsi di dottorato)

- B.4 .- Rapporto tra Entrate (di bilancio acquisite mediante contratti/convenzioni con agenzie e enti, esteri e internazionali) ed Entrate di bilancio (complessive, al netto di quelle in conto capitale e per partite di giro)

E) DATI RELATIVI AL PERSONALE, IVI COMPRESO IL RICORSO ALLA  MOBILITA'

- E.1 .- Rapporto tra Costo (del personale di ruolo e non) ed Entrate (di bilancio complessive, al netto di quelle in conto capitale e per partite di giro)

- E.2 .- Rapporto tra Punti organico (utilizzati per l’assunzione di professori ordinari e associati dall’Ateneo, precedentemente non appartenenti allo stesso Ateneo) e Punti organico (complessivamente utilizzati dall’Ateneo)

- E.3.- Rapporto tra Punti organico (destinati a Facoltà con rapporto studenti/docenti di ruolo superiore alla mediana nazionale) e Punti organico (complessivamente destinati per il personale dell’Ateneo

- E.4 - Rapporto tra Punti organico (utilizzati per l’assunzione di ricercatori) e Punti organico (utilizzati complessivamente.)

* Indicatore non calcolato, perché i dati sono parzialmente disponibili o totalmente indisponibili.
Nino Luciani, Indicatori di risultato ?
E se, invece, si ripartisse dalla legge Ruberti del 1989, pur se da adeguare ai tempi ?

1.- Dubbi sull'efficacia degli indicatori. Pur ipotizzando a-priori, come adeguati, questi indicatori, viene istintivo domandarsi se essi sono idonei a promuovere il "buongoverno".
  a1) Per l'indicatore A.1, la risposta può essere SI', ma va fatta una distinzione da caso a caso. In una università nascente, in un'area depressa, è necessaria una tolleranza per un determinato numero di anni, finchè essa prenda piede.
  Inoltre, dal punto di vista del bilancio pubblico, c'è anche il costo del trasporto (se le sedi sono molte nel territorio, i costi di trasporto pubblico sono bassi; se le sedi sono poche, i costi di trasporto sono alti).
  a2) Questo indicatore non è modificabile dai comportamenti di un Ateneo;
.....
.....
c1) Questo indicatore può valere per promuovere comportamenti virtuosi, ma anche il contrario (es.: promuovere tutti gli studenti, anche i non meritevoli, per ottenere maggiori finanziamenti).
....
....
2.- Altro tipo di osservazioni. I dati statistici utilizzati per costruire gli indicatori, a volte sono relativi a vari anni addietro, a volte sono incompleti, altre volte non esistono. Purtroppo questo è il destino delle strutture pubbliche: serve incentivare il merito, ma i meccanismi premiali non possono funzionare.
  E' permesso ricordare che l'Unione Sovietica è crollata largamente per la difficoltà di guidare le strutture produttive in base a criteri economici ? E' permesso ricordare che la ritrovata "meritocrazia cinese" è fondata sul "socialismo di mercato, vale dire facendo regolare le imprese pubbliche con i prezzi di mercato ?
  Nelle strutture pubbliche gli indicatori statistici vanno utilizzati come  "ultima spiaggia", quando non c’è nessun indicatore di merito, a cui attaccarsi per incentivare risultati virtuosi. E questo è il caso (più frequente) della Pubblica Amministrazione, i cui servizi sono ad utilità "totalmente indivisibile".
   Invece, nel caso dell'università, è possibile applicare il criterio del beneficio (tipico del mercato), perché l’insegnamento universitario ha una utilità "parzialmente divisibile". In questo senso è possibile applicare il criterio del beneficio: vale dire un prezzo (pro quota "parte divisibile") ai richiedenti il servizio e, invece, il finanziamento statale, per la restante parte "indivisibile" ( ossia a "utilità pubblica").
  Ma, occorre farlo cum grano salis, perchè c'è di mezzo il diritto allo studio. Vediamo poi.

   4.- Legge Ruberti n. 168/1987, art. 7. Direi che questa legge abbia dato l'autonomia finanziaria, salvaguardando (sia pur in parte) il criterio del beneficio. Più tardi, non sarà più così. Vediamo:
 a)  L'art. 7 disponeva che le entrate delle università siano "trasferimenti dello Stato" e "contributi obbligatori nei limiti della normativa vigente".
   Per trovare questi limiti occorre risalire alla legge 1551/1951 (una curiosità: fu firmata da A. De Gasperi).
b)  La Legge 1551/1951 dispone:
 1. - il contributo statale alle università (art. 1), da ripartire (si noti bene) "tenendo presenti principalmente il numero delle facoltà e degli studenti, il tipo delle facoltà, lo stato delle attrezzature scientifiche, le necessità dell'assistenza agli studenti."
 2. - le tasse, sopratasse, contributi, diritti di segreteria degli studenti, fissate dalla legge;
 3. - che il CdA delle Università possa istituire:
  - un contributo integrativo unico studentesco per 3 anni (art. 8);
  - speciali contributi studenteschi per biblioteche e per ogni istituto scientifico, destinati a spese di laboratorio, di esercitazioni e di riscaldamento (art. 11);
  - contributi fino alla misura di lire 1000 per ciascuno studente in corso e fuori corso, per le attività assistenziali e sportive delle organizzazioni rappresentative studentesche;
  - un contributo suppletivo (pari al 30% della tassa annuale di iscrizione) per gli gli studenti appartenenti a famiglie che dispongano di un reddito complessivo annuo superiore a tre milioni di lire. 

 5.- Legge 537/1993.  Dopo Ruberti, come novità viene istituito il FFO, "nel quale sono comprese una quota base (da ripartirsi tra le università in misura proporzionale alla somma dei trasferimenti statali e delle spese sostenute direttamente dallo Stato per ciascuna università nell'esercizio 1993), e una quota di riequilibrio, da ripartirsi sulla base di criteri relativi a standard dei costi di produzione per studente e agli obiettivi di qualificazione della ricerca, tenuto conto delle dimensioni e condizioni ambientali e strutturali".
  La genericità della legge fu eccessiva. Inizierà da qui l'arbitrio dei vari governi, e la graduale deresponsabilizzazione sia del Governo sia delle Università e di conseguenza saranno necessari nuovi correttivi con legge 306.

6.- La successiva Legge 306/1997 dispone:
- art. 2.  "I contributi universitari sono determinati autonomamente dalle università in relazione ad obiettivi di adeguamento della didattica e dei servizi per gli studenti, nonchè sulla base della specificità del percorso formativo";
 - purchè (art.3) "secondo criteri di equità e solidarietà" e comunque (art. 5) "la contribuzione studentesca non può eccedere il 20% del finanziamento ordinario annuale dello Stato".
  Segue la legge 449/1997, con limite anche dal lato spesa: (art. 5) "Le spese fisse e obbligatorie per il personale di ruolo delle università statali non possono eccedere il 90 per cento del fondo per il finanziamento ordinario";
  e seguirà tutto il resto ...., più tardi, finchè si arriverà alla meritocrazia cinese attuale, da cui abbiamo preso le mosse in questo commento.

 5.- Conclusione: la retta via finanziaria. Direi che sia da reintrodurre la legge Ruberti, salvo adeguamenti al tempo.
  Precisamente andrebbe separata l’amministrazione locale (da far regolare con criteri aziendali), dal diritto allo studio (da caricare sullo Stato, che lo gestisce in modo diretto). Di conseguenza:
 1) le università delibererebbero liberamente i contributi studenteschi, fermo rigorosamente il pareggio del bilancio;
 2) il FFO andrebbe ripartito tra le università in base al numero degli studenti, moltiplicato il costo standard per studente.
   Metterei il solo vincolo che il numero degli studenti per insegnamento non possa superare un determinato numero (es. 60 studenti per le materie umanistiche; 30 per le materie associate a prove di laboratorio);
  4) lo Stato dovrebbe erogare direttamente borse di studio o bonus università, differenziatamente per studente in base al merito e al bisogno. Nino Luciani

P.S.- Quanto sopra riguarda solo la parte finanziaria. Le grandi regole per il controllo di qualità del processo e del prodotto (didattica, concorsi, …) dovrebbero restare prerogative centralizzate

 

Disegno di legge quadro (informale del Miur) in materia di organi di governo, organizzazione e qualità del sistema universitario, riordino del reclutamento dei professori e dei ricercatori universitari e delega sul diritto allo studio
gelmini1.jpeg.jpg (2772 byte)  


TESTO ORIGINALE


EMENDAMENTI proposti dal prof. Nino Luciani, ord. di Scienza delle Finanze nell’Università di Bologna, già membro del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico Integrato dell'Univ. di Bologna.
TITOLO I Nuovo testo, risultante, dopo gli emendamenti
ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA UNIVERSITARIO  
Articolo 1  
   
Autonomia e responsabilità delle università  
1. Le università sono sede della libera formazione e della trasmissione critica dei saperi, coniugano in modo organico ricerca e didattica avanzata e continuata e operano per il progresso culturale, civile ed economico della Repubblica. 1. Le università sono sede della libera formazione e della trasmissione critica dei saperi, coniugano in modo organico ricerca e didattica avanzata e continuata e operano per il progresso culturale, civile ed economico della Repubblica.
2. In attuazione dell'articolo 33 della Costituzione ciascuna università opera ispirandosi a princípi di autonomia e di responsabilità. 2. In attuazione dell'articolo 33 della Costituzione ciascuna università opera ispirandosi a princípi di autonomia e di responsabilità.
  Lo Stato finanzia la gestione corrente delle Università in base a piani decennali, nei quali sono concordate le prestazioni, richieste, di ricerca e di didattica a favore dello Stato e, per esso, agli studenti.
  L’applicazione dei criteri, di cui ai commi precedenti, è subordinata all’accreditamento delle Università medesime presso lo Stato.
  L’accreditamento avviene sulla base della verifica dei requisiti tecnici standard delle Università circa la dimensione, in termini di numero di studenti, e di organico del personale docente, tecnico e amministrativo.
  Fermo quanto previsto dall'art. 3 e, tenuto conto della legge vigente  (sui Megatanei …), le università con un numero di studenti superiore a 40.000 dovranno essere frazionate.
  Le Facoltà con un numero di studenti superiore a 7.000 devono essere frazionate.
  Sono ammesse temporaneamente università con un numero di studenti inferiore ad un determinato standard,  se esse sono riconosciuto dallo Stati come università regionali, e comunque per una durata non superiore ad un determinato tempo (20 anni ?)
  Il finanziamento statale in conto corrente delle Università avviene in rapporto al numero degli studenti differenziamente tra università umanistiche e università scientifiche, e tuttavia previa verifica dei requisiti tecnici dei corsi di studio, i cui insegnamenti non potranno avere, singolarmente, un numero di studenti superiore ad un determinato minimo e massimo, e differenziatamente tra insegnamenti tecnici ed insegnamenti umanistici, e con ulteriori eccezioni relative agli insegnamenti di importanza strategica nazionale.
Sono abrogate le norme vigenti sul riparto del FFO in base a parametri multipli differenziati.
  Le Università operano sulla base di programmi annuali e decennali.
  Esse sono tenute al pareggio del bilancio. Sono abrogate le norme che pongono limiti alla discrezionalità di spesa delle università, ad eccezione di quelle relative ai finanziamenti statali e destinazione vincolata.
  Le Università sono dotate di finanziamenti costituiti:
  - dal finanziamento statale in conto corrente, proporzionato al numero degli studenti;
  - da prestiti statali di medio-lungo termine, in relazione a investimenti. In ogni caso l’ammontare dei prestiti non può superare una somma tale per cui la somma degli interessi superi il 25% del finanziamento statale della gestione corrente;
  - dai contributi studenteschi, determinati liberamente, e comunque col vincolo che essi non superino il 30% della spesa corrente, tenuto conto delle norme sul diritto allo studio, di cui al comma 3;
  - da altre entrate provenienti da privati e da enti pubblici a titolo di liberalità o controprestazioni di servizi (insegnamenti, ricerca scientifica, altri servizi).
3. Al fine di rimuovere le barriere di accesso all’istruzione universitaria degli studenti meritevoli e privi di mezzi il Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, di seguito denominato "Ministero", attua e monitora specifici programmi per la concreta realizzazione del diritto allo studio. 3. Al fine di rimuovere le barriere di accesso all’istruzione universitaria degli studenti meritevoli e privi di mezzi il Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, di seguito denominato "Ministero", attua e monitora specifici programmi per la concreta realizzazione del diritto allo studio.
Lo Stato finanzia il diritto allo studio con rapporto diretto con gli studenti, tenuto conto del bisogno e del merito.
Il finanziamento avviene sotto forma di borse di studio e di “buoni università” spendibili per le iscrizioni ai corsi di laurea triennale e magistrale, presso le università da loro scelte liberamente.
Sono abrogate le norme sul diritto allo studio di competenza delle università.
   
4. Il Ministero fissa obiettivi e indirizzi strategici per il sistema universitario e le sue componenti e ne verifica e valuta i risultati secondo criteri di qualità, trasparenza e promozione del merito, anche in riferimento alle migliori pratiche diffuse a livello internazionale, garantendo una distribuzione delle risorse pubbliche coerente rispetto agli indirizzi e ai risultati. 4. Il Ministero, una volta fissa fissati, ai sensi del comma 2,  gli obiettivi e indirizzi strategici per il sistema universitario e le sue componenti e ne verifica e valuta i risultati secondo criteri di qualità, trasparenza e promozione del merito, anche in riferimento alle migliori pratiche diffuse a livello internazionale, garantendo una distribuzione delle risorse pubbliche coerente rispetto agli indirizzi e ai risultati.
   
Articolo 2 Articolo 2
   
Organi di governo delle università  
   
1. Le università statali, nel quadro del complessivo processo di riordino della pubblica amministrazione, provvedono entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge a modificare i propri statuti ai sensi dell’articolo 6 della legge 3 maggio 1989, n. 168, secondo principi di semplificazione, efficienza ed efficacia, con l’osservanza dei seguenti vincoli e criteri direttivi: 1. Le università statali, nel quadro del complessivo processo di riordino della pubblica amministrazione, provvedono entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge a modificare i propri statuti ai sensi dell’articolo 6 della legge 3 maggio 1989, n. 168, secondo principi di semplificazione, efficienza ed efficacia, con l’osservanza dei seguenti vincoli e criteri direttivi:
   
a) adozione di un codice etico anche al fine di individuare le situazioni di incompatibilità e di conflitto di interesse e predisporre opportune misure per eliminarle; a) adozione di un codice etico anche al fine di individuare le situazioni di incompatibilità e di conflitto di interesse e predisporre opportune misure per eliminarle;
   
b) attribuzione al rettore della rappresentanza legale dell’università e delle funzioni di indirizzo, di iniziativa, di coordinamento; della responsabilità primaria nell’attuazione di tutte le attività istituzionali dell’ateneo e delle delibere del consiglio di amministrazione secondo criteri di qualità e nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza, trasparenza e meritocrazia; del compito di proporre e dare attuazione al documento di programmazione strategica triennale di ateneo di cui all’articolo 1-ter del decreto legge del 31 gennaio 2005, n. 7, convertito con modificazioni nella legge n. 43 del 2005 e successive modificazioni e del bilancio di previsione annuale; di tutte le funzioni non espressamente attribuite ad altri organi; b1) attribuzione al rettore della rappresentanza legale dell’università e delle funzioni di indirizzo, di iniziativa, di coordinamento; della responsabilità primaria nell’attuazione di tutte le attività istituzionali dell’ateneo e delle delibere del consiglio di amministrazione secondo criteri di qualità e nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza, trasparenza e meritocrazia; del compito di proporre e dare attuazione al documento di programmazione strategica triennale di ateneo di cui all’articolo 1-ter del decreto legge del 31 gennaio 2005, n. 7, convertito con modificazioni nella legge n. 43 del 2005 e successive modificazioni e del bilancio di previsione annuale; di tutte le funzioni non espressamente attribuite ad altri organi;
  b2) E’ ammesso il voto di sfiducia al Rettore, da parte del Senato o del Consiglio di Amministrazione, in caso di inadempienza esecutiva delle delibere per oltre 3 mesi dalla delibera, o di inottemperanze gravi allo statuto, o di indignità morale.
  Il voto avviene in base a mozione sottoscritta da almeno un terzo dei componenti.
   
  b2) Nelle università con più di 10.000 studenti, è istituita obbligatoriamente una Giunta di Pro-Rettori, scelti dal Rettore tra persone competenti, anche esterne all’università, con delega per determinati settori amministrativi, in rapporto a corrispondenti dirigenti dell’Amministrazione.
   
c) determinazione delle modalità di elezione con voto ponderato del rettore tra i professori ordinari in servizio presso qualunque università italiana, o di livello equipollente in una università straniera, in possesso di comprovata competenza ed esperienza di gestione, anche a livello internazionale, nel settore universitario, della ricerca o delle istituzioni culturali; c1) determinazione delle modalità di elezione con voto ponderato del rettore tra i professori ordinari in servizio presso qualunque università italiana, o di livello equipollente in una università straniera, in possesso di comprovata competenza ed esperienza di gestione, anche a livello internazionale, nel settore universitario, della ricerca o delle istituzioni culturali;
  sono candidabili a Rettore i professori ordinari, anche di altro ateneo, che ottengono la designazione, con voto a maggioranza, di almeno tre facoltà locali;
  c2) le elezioni avvengono in tre turni:
  - è eletto al primo turno chi consegue la maggioranza assoluta degli aventi diritto
  - al secondo turno si vota tra i primi tre più votati;
  - al terzo turno avviene il ballottaggio tra i primi due;
  c3) l’elettorato attivo è attribuito ai Ricercatori a tempo indeterminato, ai professori di ruolo, agli studenti eletti come rappresentanti degli studenti nei consigli di facoltà, al personale tecnico e amministrativo per una quota del 10% del numero totale dei professori e ricercatori a tempo indeterminato.
   
d) durata della carica di rettore per non più di due mandati ed un massimo di otto anni, ovvero sei anni nel caso di mandato unico non rinnovabile; d) durata della carica di rettore per non più di due mandati ed un massimo di otto anni, ovvero sei anni nel caso di mandato unico non rinnovabile;
   
e) attribuzione al senato accademico, costituito per almeno due terzi da docenti di ruolo dell’università, e comunque da un numero di membri proporzionato alle dimensioni dell’ateneo non superiore a 35 unità, compresi il rettore e una rappresentanza degli studenti, della competenza a formulare indirizzi e pareri in materia di didattica e di ricerca, ad approvare i regolamenti ad esse relativi previo parere favorevole del consiglio di amministrazione e a svolgere funzioni di coordinamento e di raccordo con i dipartimenti e con le scuole di cui alla lettera n); e) attribuzione al senato accademico, costituito per almeno due terzi da docenti di ruolo dell’università, e comunque da un numero di membri proporzionato alle dimensioni dell’ateneo non superiore a 35 unità, più compresi il rettore e il Presidente del Consiglio Studentesco, di cui al comma h2 una rappresentanza del gli studenti, della competenza a formulare indirizzi e pareri in materia di didattica e di ricerca, ad approvare i regolamenti ad esse relativi previo parere favorevole del consiglio di amministrazione e a svolgere funzioni di coordinamento e di raccordo con i dipartimenti e con le scuole di cui alla lettera n);
  i professori di ruolo sono eletti dal corpo docente, metà tra i presidi e metà tra i direttori di dipartimento in carica o già in carica, sulla base di liste concorrenti. In ogni lista dovrà esserci almeno un candidato afferente ad una delle aree scientifiche dell’Ateneo, come indicate nello Statuto.
  Sono eletti i candidati delle prime due liste, per ordine di voti riportati.
  E’ ammesso un solo voto di preferenza.
  Il Senato è presieduto dal rettore.
  I membri del Senato hanno accesso agli atti amministrativi, in relazione all’oggetto delle delibere.
  Gli ordini del giorno sono inviati almeno 7 giorni prima delle riunioni, escluso il giorno di invio e il giorno della riunione.
  Di norma gli atti sono istruiti da Commissioni, composte pariteticamente da membri del Senato e del Consiglio di Amministrazione, prima di essere proposti per la delibera del Senato e del Consiglio di Amministrazione..
  Allo scopo di impedire il voto di scambio, la delibera relativa ai corsi di studio o alla istituzione di Facoltà e Dipartimenti, deve aver luogo separatamente per corso di studio, pena la loro nullità.
   
f) attribuzione al consiglio di amministrazione delle funzioni di indirizzo strategico, di approvazione della programmazione finanziaria e contabile, di vigilanza sulla sostenibilità finanziaria delle attività istituzionali e di controllo; della competenza a nominare, su proposta del rettore, il personale docente e tecnico-amministrativo, ad attivare corsi e sedi, ad adottare il regolamento di amministrazione e contabilità, a deliberare il conto consuntivo e, su proposta del rettore e previo parere del senato accademico per gli aspetti di competenza, il documento di programmazione strategica di cui alla lettera b); f) attribuzione al consiglio di amministrazione delle funzioni di indirizzo strategico, di approvazione della programmazione economica, finanziaria e contabile, di vigilanza sulla sostenibilità finanziaria delle attività istituzionali e di controllo; della competenza a nominare, su proposta del rettore, il personale docente e tecnico-amministrativo, ad attivare corsi e sedi, ad adottare il regolamento di amministrazione e contabilità, a deliberare il conto consuntivo e, su proposta del rettore e previo parere del senato accademico per gli aspetti di competenza, il documento di programmazione strategica di cui alla lettera b);
   
g) composizione del consiglio di amministrazione nel numero massimo di undici componenti, compresi il rettore membro di diritto ed una rappresentanza degli studenti; previsione che i restanti componenti siano designati o prescelti secondo modalità previste dallo statuto, anche a seguito di avvisi pubblici, tra personalità italiane o straniere in possesso di comprovate competenze in campo gestionale e di un’esperienza professionale di alto livello; previsione della non appartenenza di almeno il 40 per cento dei consiglieri ai ruoli dell’ateneo a decorrere dai tre anni precedenti alla designazione, per tutta la durata dell’incarico e nei tre anni successivi; previsione che il presidente del consiglio di amministrazione sia eletto dal consiglio a maggioranza qualificata di due terzi degli aventi diritto; g) composizione del consiglio di amministrazione nel numero massimo di undici 32 componenti, più compresi il rettore membro di diritto ed una rappresentanza degli studenti;

previsione che il Presidente del Consiglio di Amministrazione, sia eletto dal Consiglio, tra i propri membri, persone diverse dal Rettore

 

 

 

  previsione che una parte dei restanti componenti siano designati o prescelti secondo modalità previste dallo statuto, anche a seguito di avvisi pubblici, tra personalità italiane o straniere in possesso di comprovate competenze in campo gestionale e di un’esperienza professionale di alto livello;
  previsione che detti restanti componenti siano designati dagli enti finanziatori dell’Università, con elezioni in collegio unico;
  previsione della non appartenenza di non più del 70% almeno il 40 per cento dei consiglieri ai ruoli dell’ateneo a decorrere dai tre anni precedenti alla designazione, per tutta la durata dell’incarico e nei tre anni successivi; previsione che il presidente del consiglio di amministrazione sia eletto dal consiglio a maggioranza qualificata di due terzi degli aventi diritto;
  I membri interni, sono eletti per liste concorrenti, separatamente per aree di competenza tecnica. Sono eletti i candidati, con più preferenze, della prima lista, per ordine di voti riportati.
  E’ ammesso un solo voto di preferenza.
  I membri del Consiglio hanno accesso agli atti amministrativi, in relazione all’oggetto delle delibere.
  Gli ordini del giorno sono inviati almeno 7 giorni prima delle riunioni, escluso il giorno di invio e il giorno della riunione.
  Di norma gli atti sono istruiti da Commissioni, prima di essere proposti per la delibera del Consiglio.
   
h) durata in carica del consiglio di amministrazione per un massimo di quattro anni e rinnovabilità del mandato per una sola volta; h1) durata in carica del consiglio di amministrazione per un massimo di quattro anni e rinnovabilità del mandato per una sola volta;
  h2) E' istituito il Consiglio studentesco, composta da due studenti per ognuna delle Facoltà.
L'elezione avviene, con unica lista di candidati proposti da almeno 5 presentatori, in ogni Facoltà. E' ammesso un solo voto di preferenza. Sono eletti i primi due più votati.
Il CS esprime parere obbligatorio, ma non vincolante, sugli argomenti di rilevanza didattica di maggior rilevanza, prederminato dal Senato, e sui contributi studenteschi;
i) divieto per i componenti del consiglio di amministrazione, fatta eccezione per il rettore e limitatamente al senato accademico, di ricoprire altre cariche accademiche; di essere componente di altri organi dell’università salvo che del consiglio di dipartimento; di rivestire alcun incarico di natura politica per la durata del mandato e ricoprire la carica di rettore o far parte del consiglio di amministrazione o del senato accademico di altre università statali o non statali; previsione di una clausola di decadenza per i consiglieri che non partecipano con la dovuta continuità alle sedute del consiglio; i) divieto per i componenti del consiglio di amministrazione, fatta eccezione per il rettore e limitatamente al senato accademico, di ricoprire altre cariche accademiche; di essere componente di altri organi dell’università salvo che del consiglio di dipartimento; di rivestire alcun incarico di natura politica per la durata del mandato e ricoprire la carica di rettore o far parte del consiglio di amministrazione o del senato accademico di altre università statali o non statali; previsione di una clausola di decadenza per i consiglieri che non partecipano con la dovuta continuità alle sedute del consiglio;
   
j) sostituzione della figura del direttore amministrativo con la figura del direttore generale, da scegliere tra personalità di elevata qualificazione professionale ed esperienza in campo organizzativo e gestionale, titolare di incarico conferito dal consiglio d’amministrazione su proposta del rettore e regolato con contratto di lavoro a tempo determinato di durata non superiore a quattro anni; determinazione del trattamento economico spettante al direttore generale in conformità ai parametri fissati dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di seguito denominato "Ministro", di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze; previsione, in caso di conferimento dell’incarico a dipendente pubblico non appartenente al ruolo dell’ateneo, del collocamento in aspettativa del medesimo senza assegni per tutta la durata del contratto; attribuzione al direttore generale della gestione e dell’organizzazione complessiva dei servizi e del personale tecnico-amministrativo dell’ateneo; prevision j1) sostituzione della figura del direttore amministrativo con la figura del direttore generale, da scegliere tra personalità di elevata qualificazione professionale ed esperienza in campo organizzativo e gestionale, titolare di incarico conferito dal consiglio d’amministrazione su proposta del rettore e regolato con contratto di lavoro a tempo determinato di durata non superiore a quattro anni; determinazione del trattamento economico spettante al direttore generale in conformità ai parametri fissati dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di seguito denominato "Ministro", di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze; previsione, in caso di conferimento dell’incarico a dipendente pubblico non appartenente al ruolo dell’ateneo, del collocamento in aspettativa del medesimo senza assegni per tutta la durata del contratto; attribuzione al direttore generale della gestione e dell’organizzazione complessiva dei servizi e del personale tecnico-amministrativo dell’ateneo; previsio
  j2) Gli atti sottoposti, per la firma, al Rettore e ai Pro-Rettori, se istituiti, portano la firma preventiva del dirigente di competenza dell’Amministrazione, che ne assume la responsabilità personale circa la loro conformità alle leggi, allo statuto e alle norme amministrative dell’Ateneo.
  Analoga disposizione si applica nelle altre strutture di inferiore livello.
  J3) In seguito alla elezione del Rettore i dirigenti amministrativi decadono. Il nuovo Rettore decide entro 3 mesi dalla elezione, circa la loro conferma
   
k) composizione del collegio dei revisori dei conti in numero di cinque membri di cui tre effettivi e due supplenti, di cui un membro effettivo, con funzioni di presidente, scelto dall’università tra dirigenti e funzionari Ministro dell’economia e delle finanze ed uno effettivo e uno supplente tra i dirigenti del Ministero; rinnovabilità del loro mandato per una sola volta; previsione che l’incarico di revisore non può essere ricoperto da personale dipendente della medesima università; k) composizione del collegio dei revisori dei conti in numero di cinque membri di cui tre effettivi e due supplenti, di cui un membro effettivo, con funzioni di presidente, scelto dall’università tra dirigenti e funzionari Ministro dell’economia e delle finanze ed uno effettivo e uno supplente tra i dirigenti del Ministero; rinnovabilità del loro mandato per una sola volta; previsione che l’incarico di revisore non può essere ricoperto da personale dipendente della medesima università;
   
l) composizione del nucleo di valutazione con numero di componenti in prevalenza esterni all’ateneo; attribuzione al nucleo di valutazione del compito di verificare la qualità e l'efficacia dell’offerta didattica tenuto anche conto degli indicatori individuati dalle commissioni paritetiche docenti-studenti, anche ai fini delle procedure di accreditamento di cui all’articolo 7; l) composizione del nucleo di valutazione con numero di componenti in prevalenza esterni all’ateneo; attribuzione al nucleo di valutazione del compito di verificare la qualità e l'efficacia dell’offerta didattica tenuto anche conto degli indicatori individuati dalle commissioni paritetiche docenti-studenti, anche ai fini delle procedure di accreditamento di cui all’articolo 7;
   
m) riorganizzazione e semplificazione della articolazione interna degli atenei, con contestuale attribuzione al dipartimento delle responsabilità e delle funzioni finalizzate allo svolgimento della ricerca scientifica, delle attività didattiche e formative a tutti i livelli nonché delle attività rivolte all’esterno ad esse correlate o accessorie; m) riorganizzazione e semplificazione della articolazione interna degli atenei, con contestuale attribuzione al dipartimento delle responsabilità e delle funzioni finalizzate allo svolgimento della ricerca scientifica, delle attività didattiche e formative a tutti i livelli nonché delle attività rivolte all’esterno ad esse correlate o accessorie;
   
n) facoltà di istituire tra un congruo numero di dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di affinità o complementarietà disciplinare, ampie strutture di raccordo e supervisione denominate "scuole" che svolgono compiti di supervisione e razionalizzazione delle attività e dei servizi comuni, promuovono l’attivazione dei corsi di studio e ne coordinano il funzionamento e coordinano le proposte in materia di personale docente formulate dai dipartimenti in coerenza con la programmazione strategica di cui alla lettera b); il numero complessivo di tali strutture è proporzionato alle dimensioni dell’ateneo e in ogni caso non superiore a otto ovvero dodici nel caso di università con oltre tremila professori e ricercatori di ruolo a tempo indeterminato; n) facoltà di istituire tra un congruo numero di dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di affinità o complementarietà disciplinare, ampie strutture di raccordo e supervisione denominate "scuole" che svolgono compiti di supervisione e razionalizzazione delle attività e dei servizi comuni, promuovono l’attivazione dei corsi di studio e ne coordinano il funzionamento e coordinano le proposte in materia di personale docente formulate dai dipartimenti in coerenza con la programmazione strategica di cui alla lettera b); il numero complessivo di tali strutture è proporzionato alle dimensioni dell’ateneo e in ogni caso non superiore a otto ovvero dodici nel caso di università con oltre tremila professori e ricercatori di ruolo a tempo indeterminato;
   
o) afferenza dei corsi di laurea e laurea magistrale, anche ai fini della gestione amministrativa e contabile, al dipartimento i cui docenti svolgono la maggior parte degli insegnamenti di base e caratterizzanti del corso, garantendo in ogni caso a tutti i docenti afferenti al corso di prendere parte alle deliberazioni ad esso relative; afferenza alle scuole dei corsi a prevalente carattere interdisciplinare; o) afferenza dei corsi di laurea e laurea magistrale, anche ai fini della gestione amministrativa e contabile, al dipartimento i cui docenti svolgono la maggior parte degli insegnamenti di base e caratterizzanti del corso, garantendo in ogni caso a tutti i docenti afferenti al corso di prendere parte alle deliberazioni ad esso relative; afferenza alle scuole dei corsi a prevalente carattere interdisciplinare;
   
p) individuazione dell’organo deliberante delle scuole, ove istituite, in un collegio composto dai direttori dei dipartimenti in esse raggruppati, da una rappresentanza dei coordinatori dei corsi di studio e di dottorato che vi afferiscono e da una rappresentanza degli studenti; attribuzione delle funzioni di presidente del collegio ad un professore ordinario afferente alla struttura eletto dal collegio stesso ovvero nominato secondo modalità determinate dallo statuto; previsione della durata triennale della carica, della rinnovabilità della stessa per una sola volta e incompatibilità dell’incarico di presidente di scuola con le funzioni di presidente di scuola, direttore di dipartimento e coordinatore di corso di studio o di dottorato; p) individuazione dell’organo deliberante delle scuole, ove istituite, in un collegio composto dai direttori dei dipartimenti in esse raggruppati, da una rappresentanza dei coordinatori dei corsi di studio e di dottorato che vi afferiscono e da una rappresentanza degli studenti; attribuzione delle funzioni di presidente del collegio ad un professore ordinario afferente alla struttura eletto dal collegio stesso ovvero nominato secondo modalità determinate dallo statuto; previsione della durata triennale della carica, della rinnovabilità della stessa per una sola volta e incompatibilità dell’incarico di presidente di scuola con le funzioni di presidente di scuola, direttore di dipartimento e coordinatore di corso di studio o di dottorato;
   
q) facoltà, per le università con un organico di professori e ricercatori a tempo indeterminato inferiore a cinquecento unità, di individuare una articolazione organizzativa interna semplificata cui attribuire unitariamente le funzioni di cui alle lettere n), o) e p); q) facoltà, per le università con un organico di professori e ricercatori a tempo indeterminato inferiore a cinquecento unità, di individuare una articolazione organizzativa interna semplificata cui attribuire unitariamente le funzioni di cui alle lettere n), o) e p);
   
r) previsione dell'istituzione in ciascun dipartimento di una commissione paritetica docentistudenti per l’assicurazione della qualità della didattica, con la competenza ad esprimere il proprio parere sull’attivazione di nuovi corsi di studio, svolgere attività di monitoraggio dell’offerta formativa e contribuire alla valutazione dei risultati della stessa; r) previsione dell'istituzione in ciascuna Facoltà dipartimento di una commissione paritetica docenti studenti per l’assicurazione della qualità della didattica, con la competenza ad esprimere il proprio parere sull’attivazione di nuovi corsi di studio, svolgere attività di monitoraggio dell’offerta formativa e contribuire alla valutazione dei risultati della stessa;
   
s) previsione di principi a tutela della rappresentanza studentesca, ivi inclusa la possibilità di accesso, nel rispetto della vigente normativa, ai dati necessari per l’esplicazione dei compiti ad essa attribuiti; previsione della facoltà di attivare organi di coordinamento delle rappresentanze studentesche; s) previsione di principi a tutela della rappresentanza studentesca, ivi inclusa la possibilità di accesso, nel rispetto della vigente normativa, ai dati necessari per l’esplicazione dei compiti ad essa attribuiti; previsione della facoltà di attivare organi di coordinamento delle rappresentanze studentesche;
   
t) previsione che le ulteriori modifiche dello statuto siano adottate con le procedure di cui al comma 3. t) previsione che le ulteriori modifiche dello statuto siano adottate con le procedure di cui al comma 3.
   
2. Gli istituti di istruzione universitaria a ordinamento speciale adottano proprie modalità di organizzazione fatto salvo quanto previsto alle lettere a), b), c), d), f), g), h), i), j), k), l), e s). 2. Gli istituti di istruzione universitaria a ordinamento speciale adottano proprie modalità di organizzazione fatto salvo quanto previsto alle lettere a), b), c), d), f), g), h), i), j), k), l), e s).
   
3. Il testo contenente le modifiche statutarie di cui ai commi 1 e 2 è predisposto da apposito organo composto da non più di 15 membri, incluso il rettore con funzioni di presidente, designati pariteticamente dal senato accademico e dal consiglio di amministrazione, inclusa una rappresentanza degli studenti, e adottato con delibera del senato accademico e del consiglio di amministrazione, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. 3. Il testo contenente le modifiche statutarie di cui ai commi 1 e 2 è predisposto da apposito organo composto da non più di 15 membri, incluso il rettore con funzioni di presidente, designati pariteticamente dal senato accademico e dal consiglio di amministrazione, inclusa una rappresentanza degli studenti, e adottato con delibera del senato accademico e del consiglio di amministrazione, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica.
   
4. In caso di mancato rispetto del termine di cui al comma 1 il Ministero assegna all’università interessata un congruo termine per adottare le modifiche statutarie; decorso inutilmente tale termine, il Ministro costituisce una commissione composta da presidente e due membri in possesso di adeguate competenze professionali, con il compito di predisporre le opportune modifiche statutarie da sottoporre alla successiva approvazione ministeriale ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 168 del 1989. Ai componenti della commissione spetta esclusivamente il rimborso delle spese di missione con onere a carico dell’apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero. 4. In caso di mancato rispetto del termine di cui al comma 1 il Ministero assegna all’università interessata un congruo termine per adottare le modifiche statutarie; decorso inutilmente tale termine, il Ministro costituisce una commissione composta da presidente e due membri in possesso di adeguate competenze professionali, con il compito di predisporre le opportune modifiche statutarie da sottoporre alla successiva approvazione ministeriale ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 168 del 1989. Ai componenti della commissione spetta esclusivamente il rimborso delle spese di missione con onere a carico dell’apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero.
   
5. Al fine di sviluppare un organico ed efficiente sistema nazionale di dottorati di ricerca improntati alla valorizzazione della qualità e del merito secondo criteri di un ottimale utilizzo delle risorse e dell’adesione alle migliori pratiche internazionali, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 sono definiti, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, i principi ed i criteri per l’istituzione e la disciplina dei corsi di dottorato di ricerca e delle relative scuole. 5. Al fine di sviluppare un organico ed efficiente sistema nazionale di dottorati di ricerca improntati alla valorizzazione della qualità e del merito secondo criteri di un ottimale utilizzo delle risorse e dell’adesione alle migliori pratiche internazionali, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 sono definiti, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, i principi ed i criteri per l’istituzione e la disciplina dei corsi di dottorato di ricerca e delle relative scuole.
   
6. Entro 120 giorni dall’entrata un vigore della presente legge le università, fatto salvo quanto previsto alla lettera q) del comma 1, provvedono a riorganizzare i dipartimenti assicurando che a ciascun dipartimento afferisca un numero di professori e ricercatori a tempo indeterminato non inferiore a 30, ovvero 40 nelle università con un organico di professori e ricercatori a tempo indeterminato superiore a mille unità, e di ricercatori di cui all’articolo 1, comma 14 della legge 4 novembre 2005, n. 230, afferenti a settori scientifico-disciplinari omogenei. 6. Entro 120 giorni dall’entrata un vigore della presente legge le università, fatto salvo quanto previsto alla lettera q) del comma 1, provvedono a riorganizzare i dipartimenti assicurando che a ciascun dipartimento afferisca un numero di professori e ricercatori a tempo indeterminato non inferiore a 30, ovvero 40 nelle università con un organico di professori e ricercatori a tempo indeterminato superiore a mille unità, e di ricercatori di cui all’articolo 1, comma 14 della legge 4 novembre 2005, n. 230, afferenti a settori scientifico-disciplinari omogenei.
   
7. Il rispetto dei principi di semplificazione, efficienza ed efficacia di cui al comma 1 rientra tra i criteri di valutazione delle università valevoli ai fini dell’allocazione delle risorse statali. 7. Il rispetto dei principi di semplificazione, efficienza ed efficacia di cui al comma 1 rientra tra i criteri di valutazione delle università valevoli ai fini dell’allocazione delle risorse statali.
  Allo scopo di impedire il voto di scambio, le delibere degli organi collegiali di ogni livello, relative alla istituzione di insegnamenti e corsi di studio devono aver luogo con votazione separata per ognuno di essi, pena la loro nullità.
   
Articolo 3 Articolo 3
   
Fusione e aggregazione federativa degli atenei Fusione e aggregazione federativa degli atenei
   
1. Al fine di migliorare la qualità, l’efficienza e l’efficacia dell’attività didattica, di ricerca e gestionale e di ottimizzare l’utilizzazione delle strutture e delle risorse due o più università possono fondersi, ovvero aggregarsi, anche limitatamente ad alcuni settori di attività, in strutture federative sulla base di un progetto contenente, in forma analitica, le motivazioni, gli obiettivi e l’indicazione della procedura da seguire per l’adozione dello statuto della struttura federativa e le modifiche da apportare ai rispettivi statuti in conformità a principi di semplificazione, trasparenza ed efficienza. Il progetto dà conto altresì della compatibilità finanziaria della fusione ovvero dell’aggregazione. 1. Al fine di migliorare la qualità, l’efficienza e l’efficacia dell’attività didattica, di ricerca e gestionale e di ottimizzare l’utilizzazione delle strutture e delle risorse due o più università possono fondersi, ovvero aggregarsi, anche limitatamente ad alcuni settori di attività, in strutture federative sulla base di un progetto contenente, in forma analitica, le motivazioni, gli obiettivi e l’indicazione della procedura da seguire per l’adozione dello statuto della struttura federativa e le modifiche da apportare ai rispettivi statuti in conformità a principi di semplificazione, trasparenza ed efficienza. Il progetto dà conto altresì della compatibilità finanziaria della fusione ovvero dell’aggregazione.
  La forma federativa si intende relativa alla amministrazione, non alla struttura didattica dell’Ateneo che, invece, va impostata unitariamente.
   
2. Il progetto di cui al comma 1, approvato, su proposta del rettore, dal consiglio di amministrazione di ognuno degli atenei interessati, sentito il rispettivo senato accademico, è sottoposto all’esame del Ministero, il quale, acquisito il parere dell’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), emana il decreto di fusione ovvero di aggregazione federativa, che dispone altresì in merito ai trasferimenti finanziari e di personale. 2. Il progetto di cui al comma 1, approvato, su proposta del rettore, dal consiglio di amministrazione di ognuno degli atenei interessati, sentito il rispettivo senato accademico, è sottoposto all’esame del Ministero, il quale, acquisito il parere dell’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), emana il decreto di fusione ovvero di aggregazione federativa, che dispone altresì in merito ai trasferimenti finanziari e di personale.
   

 


ELEZIONI DEL RETTORE

Sempre più insistenti le voci che "parti politiche" premerebbero su Calzolari in favore di Ivano DIONIGI
rettore. Come è tradizione di questo sito, da sempre riteniamo che i partiti politici e le varie "chiese"
devono rimanere fuori dall'università. L'art. 33 della Costituzione lo obbliga. Gli elettori hanno questo diritto
e si ricordino che, in termini di forza elettorale, il favore di un rettore in scadenza vale "meno di zero".

cantelli-forti.jpg (5124 byte)
Giorgio Cantelli Forti

Proseguiamo la rassegna dei programmi dei Candidati

Giorgio CANTELLI FORTI


versus

   Ivano DIONIGI

dionigi1.jpeg.jpg (86895 byte)
Ivano Dionigi


Nino Luciani, Un breve identikit dei due

Giorgio Cantelli Forti ( 65 anni) è discontinuo rispetto all'attuale gestione dell'ateneo (l'abbiamo visto nelle battaglie in Consiglio di Amministrazione). Farmacologo e tossicologo. Ha esperienza di preside (Farmacia), è presidente del Polo di Rimini, e ha anche navigato in ambienti europei. E' uomo dal piglio manageriale e con le spalle grosse per affrontare problemi importanti e difficili.
  Punta al ripristino della legalità nel governo dell'ateneo.
  In primo luogo, perchè sia dei professori la guida della politica universitaria, e dei Dirigenti amministrativi la sua attuazione. In questo senso è per lui prioritara la riforma dello Statuto, in senso democratico: con un rettore "primus inter pares" e una squadra omogenea e con competenze ben definite e ci sia, sull'Esecutivo, il controllo democratico del Consiglio di Amm.ne e del Senato, mancato finora.
  In secondo luogo, perchè siano applicate fedelmente le leggi, in quanto il rispetto delle leggi è l'imprinting educativo, con cui i giovani devono uscire dall'università.
  In punti qualificanti del suo programma (da lui proposto in ordine di priorità) sono: 1. - La governance di un Ateneo policentrico .2.- Personale Docente e Ricercatore 3.- Gli Studenti e la didattica .4.- La ricerca .5.-Personale Tecnico e Amministrativo .6.- Internazionalizzazione .7.- Risorse e bilancio. 8. - Edilizia. 9. - Proposta di una nuova organizzazione dei servizi dell'ateneo. 10.- Università e città: rinnovare un rapporto.
   Ha manifestato prudenza nell'abolire di colpo il biennio (dopo i 70 anni), senza prima aver verificato la possibilità della sostituzione con nuove assunzioni.
  La priorità data alla riforma dello statuto rivela la sua consapevolezza che l'Ateneo è maturo per una governance democratica, che metta fine all'epoca dei Rettori con i "pieni poteri". Del resto la rivolta contro Fabio Roversi Monaco, sul finire del suo mandato, (ben lungi dall'oscurarne l'immensa opera) fu semplicemente la domanda della Comunità scientifica di partecipare alla sua gestione e di controllarlo.  Per questo (all'ultimo) sono stato fra quelli che, pur avendolo avversato lungamente per i metodi, gli avevano votato la proroga, pensandolo deciso a modificare lo Statuto. Ma non andò così, perchè il successivo CdA era risultato controllato dai rivoltosi. Alla fine del mandato, lo statuto di Roversi  risulterà in qualche modo sfasato rispetto ai tempi, e c'era l'aggravante che egli stava per consegnare al successore una macchina (lo statuto) di forza superiore alla "patente" in suo possesso (e che, anzi, si era impegnato a modificare, ma poi ... senza mantenere l'impegno, finendo per mandare in bestia Paolo Pombeni..., il cui progetto chiuse in un cassetto).
   Ivano Dionigi ( 62 anni) è continuo all'attuale rettore. Non ha esperienza di preside. Latinista. Inizia la sua carriera  politica in modo organico nel PCI e poi nel PDS (ma questo non va letto per forza come una cosa negativa), ed è membro del Comitato scientifico dell'Istituto Gramsci.
  Nonostante la lunga presenza negli Organi (Consiglio di Amm.ne e Senato, Direttore del Collegio dei Direttori di Dipartimento), appare più uomo di interessi culturali e filosofici, che uomo con capacità operativa di amministratore della cosa pubblica.
  Ha partecipato alla casta che portò al potere Calzolari, in opposizione a Fabio Roversi Monaco, ma con un affondo eccessivo (da cui mi distaccai alla fine del suo mandato), volto ad oscurare d'emblé la figura storica del grande Rettore.
  I punti qualificanti del programma (da lui proposto in ordine alfabetivo) sono: 1.- Amministrazione ". 2.- Didattica e Formazione " .3.- Dottorato di Ricerca ". 4.- Edilizia ". 5.- Facoltà Medica " .6.- Internazionalizzazione ". 7.- Multicampus " .8.- Programmazione ruoli " .9.- Questione studentesca ". 10.- Ricerca e Trasferimento tecnologico .11.- Risorse ". 12.- Statuto ".
  Nel suo programma, la priorità è l'Amministrazione, mentre la riforma dello Statuto è "davvero" al dodicesimo posto (l'ultimo), pur se sotto il velo dell'alfabeto.
  Il fatto che l'Amministrazione sia al primo posto non è, per se stesso, un punto di demerito, se non fosse che in questi anni abbiamo troppo sofferto di dittatura della burocrazia.
  E' coerente, con questa priorità, il fatto che la riforma dello Statuto sia il dodicesimo dei suoi pensieri. E siccome un uomo normale non può reggere da solo il peso di un ateneo grande come quello di Bologna, ecco spiegato perchè la Amministrazione occupa il primo posto nel suo programma.
Se ne trae l'immagine di un promesso rettore, all'insegna gattopardesca che "tutto cambi perchè nulla cambi". 
  Ma, fino al ''700, non facendo nulla, tutto sarebbe rimasto come prima. Non così nel 2000, e lo vediamo da Calzolari che, non avendo fatto nulla, ci lascia un ateneo con 20.000 studenti in meno.
  E adesso, dandosi egli da fare per garantire continuità alla sua linea e al suo gruppo, finirà per non farsi neppure ringraziare, un atto che formalmente sarebbe dovuto a chiunque ha lavorato dando quello che ha potuto.

I  PROGRAMMI  DEI   DUE  CANDIDATI

Per una visione dei programmi in originale, si vegga:


Giorgio CANTELLI FORTI

Programma ripreso da:
http://www.cantelliforti.it/

 


Ivano DIONIGI
Programma ripreso da:
http://www.ivanodionigi.it/

 


Elezioni del Rettore -  Notizie sui candidati

Il prof. Giuseppe Sassatelli, archeologo, già Preside:
apertamente "discontinuo", analitico, metodico, testardo quanto serve

donna-ermellino.jpg (10348 byte)


Dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, abbiamo ripescato
una vecchia Delega al Preside SASSATELLI perchè
ne rappresentasse i problemi al candidato rettore di allora

Si direbbe che, adesso, la Delega impegni Lui oggettivamente
, quale candidato a rettore

Qui sotto: il DOCUMENTO di delega approvato
all'unanimità dal Consiglio di Facoltà - 15 feb 2005

Sotto, anche la lettera di Lui al corpo accademico
dell'
Ateneo per comunicare la propria candidatura a Rettore

sassatelli.jpg (7953 byte)
Giuseppe Sassatelli

I punti del Documento della Facoltà di LF
1. La ricerca
2. La didattica
3. Gli spazi
4. Gli Organici.
5. Il governo dell'Ateneo
6. Ulteriori Riflessioni:
   a) I Dipartimenti
   b) L'Ateneo e la sua organizzazione
   c) Il rapporto tra gli Organi di Ateneo
   d) I rapporti con le sedi decentrate
       della Romagna

1. La ricerca.  Molti segnali, specie in questi ultimi tempi anche sull'onda di una discutibile politica nazionale, vanno nella direzione di un progressivo ridimensionamento del ruolo e dell'importanza della ricerca che si svolge all'interno della nostra Facoltà e della nostra area. Alla ricerca di ambito umanistico non viene di fatto riconosciuta pari dignità rispetto a quella delle altre aree dell'Ateneo e di conseguenza essa non viene adeguatamente sostenuta sul piano finanziario e delle attrezzature, con la conseguente difficoltà di mantenere i livelli di eccellenza che essa ha raggiunto in molti settori e che le sono ampiamente riconosciuti, anche sul piano internazionale. Occorre trovare meccanismi attraverso i quali la nostra ricerca, le sue strutture organizzative (Dipartimenti, Dottorati, Assegni ecc.), i suoi laboratori (Biblioteche in primo luogo, ma anche altre strutture laboratoriali di alta qualità), i suoi canali di finanziamento (progetti pluriennali, medie attrezzature, 60% e 40%, ed altro) non vengano continuamente messi in discussione e di fatto penalizzati. Fatte salve le peculiarità e le diversità delle singole aree e dei relativi costi, è necessario che si riconosca alla nostra ricerca il ruolo e il peso che essa effettivamente ha e un adeguato sostegno economico attraverso parametri certi e trasparenti che si basino, per tutti, solo ed esclusivamente sulla qualità dei risultati conseguiti e sul numero dei ricercatori impegnati, rivedendo gli attuali criteri di distribuzione delle risorse.

2. La didattica. Il numero molto alto degli studenti (sia nelle Lauree Triennali che nelle nuove Lauree Specialistiche le quali, attivate solo quest'anno, hanno già superato 700 iscritti), i numerosi Corsi di Studio e la loro complessa articolazione interna richiedono investimenti sempre maggiori. Occorre garantire da un lato condizioni quanto meno decorose e, ancora una volta, di pari dignità a tutti i nostri studenti (Aule, Biblioteche, Laboratori ecc.) e dall'altro una formazione di alto profilo. E per farlo servono impegni precisi sul piano delle risorse, degli spazi e della docenza. Il sostegno diretto alla didattica (contratti, tutorati, e altri necessari strumenti di supporto) deve essere rapportato al numero degli studenti, evitando disparità che non hanno ragione di essere visto che almeno per i servizi di base della didattica non dovrebbe esistere lo studente "pesato", così come lo intende oggi il Ministero, e il numero alto degli studenti deve essere preso nella giusta considerazione, senza contare il fatto che a termini di legge già ora diversi Corsi di Studio della nostra Facoltà dovrebbero essere sdoppiati. Bisogna evitare che la pluralità dei Corsi a cui i Docenti sono chiamati, il numero molto alto dei frequentanti e quindi degli esami e delle tesi provochino un pericoloso snaturamento della funzione docente sbilanciandola eccessivamente sulla didattica con grave danno per la ricerca.

3. Gli spazi. La esigenze delle didattica (e anche quelle della ricerca, ad essa strettamente collegata, specie per quanto riguarda le Lauree Specialistiche) richiedono un consistente aumento degli spazi con particolare riguardo alle aule, anche di piccole dimensioni, e ai laboratori in funzione soprattutto delle Specialistiche. Occorre predisporre un piano immediato per l'emergenza che è alle porte e un piano di più larga previsionalità che predefinisca la disponibilità di spazi che, nell'ambito dell'attuale centro storico e del plesso di via Zamboni, si rendano via via disponibili in modo da costituire un vero "Polo Didattico" della Facoltà che consenta tra l'altro un maggiore coordinamento delle diverse attività.

4. Gli Organici. Nelle ultime tornate la distribuzione di nuove risorse di personale docente e ricercatore si è basata soprattutto sulla necessità di dotare tutte le Facoltà, specie quelle della Romagna, dei numeri minimi di docenza previsti dalla legge per ogni Corso di Studio senza mai prendere in considerazione il fatto che il problema si potrebbe risolvere anche razionalizzando e diminuendo il numero dei Corsi di Studio attivati. Questo parametro non può più essere mantenuto e in questa operazione si deve invece tenere conto sempre di più dei numeri e in particolare del rapporto docenti-studenti che all'interno della nostra Facoltà è di quasi 1:60 se si considerano anche i ricercatori, e di oltre 1:80 se si considerano solo le due fasce docenti (associati e ordinari), un rapporto altissimo che, assieme ad Economia e a Giurisprudenza, ci pone ai livelli più sfavorevoli di tutto l'Ateneo e che non ci consente di erogare una didattica di alta qualità. In considerazione del fatto che ci sono Facoltà a numero chiuso e ci sono settori disciplinari che vanno comunque salvaguardati anche prescindendo dal numero degli studenti, tale parametro non potrà essere generalizzato. Si ritiene legittimo tuttavia ribadire che almeno il 70% dei posti nuovi e di quelli riequilibrio deve essere distribuito sulla base di questo criterio rapportato ai singoli Corsi di Laurea. E inoltre per garantire il livello raggiunto con alcuni docenti di grande prestigio nazionale e internazionale, andati fuori ruolo o in pensione di recente, la Facoltà ritiene indispensabile un provvedimento mirato dell'Ateneo che consenta di predisporre alcune chiamate esterne e di alto profilo.

5. Il governo dell'Ateneo e la "rappresentanza" della Facoltà. La Facoltà ritiene infine che all'interno degli Organi e delle cariche di governo dell'Ateneo debba esserci una sua significativa rappresentanza, qualificata sia per capacità che per competenza, e soprattutto proporzionata al peso quantitativo e qualitativo che la Facoltà oggettivamente detiene (quasi un quinto degli studenti dell'Ateneo e circa un settimo del personale docente e ricercatore) in modo da potere dare il suo contributo al governo dell'ateneo, con particolare riguardo ai punti sopra esposti, offrendo competenze e disponibilità che, proprio in quanto largamente rappresentative della Facoltà e condivise, siano ad essa sempre e comunque strettamente correlate.

6. Ulteriori Riflessioni
a)  I Dipartimenti. Per una Università che deve fondarsi su un intreccio profondo tra ricerca e didattica, intreccio particolarmente importante nell'organizzazione nel funzionamento delle Lauree Specialistiche, è essenziale riconoscere ai Dipartimenti un peso che corrisponda all'importanza del loro ruolo e delle loro funzioni nella vita e nella gestione della Facoltà (cosa che del resto già avviene) oltre che dell'Ateneo riconoscendo al Collegio dei Direttori meccanismi di partecipazione maggiore e più diretta al governo dell'Ateneo e dotando i Dipartimenti di risorse adeguate quanto meno alle molte funzioni che esplicano.

b) L'Ateneo e la sua organizzazione. La complessità sempre maggiore della struttura dell'Ateneo si è tradotta in un progressivo appesantimento del suo apparato organizzativo con ricadute pesanti anche sulla Facoltà e sui Dipartimenti i quali devono attenersi a procedure lunghe e complesse per l' esercizio delle loro funzioni. Occorre introdurre criteri e meccanismi di funzionamento che semplifichino radicalmente le procedure attuali allo scopo di ottenere in tempi rapidi una maggiore flessibilità ed una maggiore efficienza di tutto l'assetto organizzativo anche per evitare che docenti, personale tecnico-amministrativo e studenti, sempre più oberati da incombenze e da complicazioni gestionali, allentino il loro impegno e la loro disponibilità a collaborare.

c) Il rapporto tra gli Organi di Ateneo. Uno degli aspetti più evidenti delle complicazioni gestionali indicati al punto precedente è la scarsa chiarezza sulle prerogative e sulle funzioni dei diversi Organi di Ateneo (Senato Accademico, Consiglio di Amministrazione e Commissioni di Ateneo) e in particolare della Giunta di Ateneo della quale spesso non sono ben chiari i compiti e i ruoli. Ciò comporta inevitabilmente non solo inutili sovrapposizioni, ma anche contraddizioni o addirittura contrapposizioni nelle decisioni da prendere con un inevitabile appesantimento delle procedure che rischia in taluni casi di paralizzare o di rallentare fortemente la macchina organizzativa. Occorre una riflessione approfondita sulla composizione e sulle funzioni di questi Organi con particolare riguardo da un lato al ruolo delle Commissioni e dall'altro alla composizione e ai poteri della Giunta. d) I rapporti con le sedi decentrate della Romagna. Il decentramento in Romagna riguarda la Facoltà sia direttamente (due Corsi di Laurea ha sede a Rimini) che indirettamente cioè sul piano più generale dei rapporti tra Bologna e la Romagna che hanno comunque ricadute sulle strutture didattiche e scientifiche radicate a Bologna come le nostre. Va superata la sterile contrapposizione tra Bologna e la Romagna affrontando da un lato il problema di una seria programmazione di tipo culturale che individui i settori e le aree da potenziare in Romagna evitando duplicazioni inutili e concorrenziali; e cercando dall'altro risorse specifiche per il decentramento in Romagna in modo da alleggerire la pressione sulle risorse generali di Ateno. Il rapporto tra Bologna e la Romagna richiede una riflessione anche sul piano statutario per meglio calibrare il ruolo e lo spazio operativo dei Poli e delle loro articolazioni al fine di garantire una migliore programmazione di Ateneo e un più corretto rapporto con gli Enti locali.

LA LETTERA del giugno 2008

- Alle colleghe e ai colleghi dell'Università di Bologna

   Carissime colleghe e carissimi colleghi,

  desidero comunicarvi che ho deciso di porre la mia candidatura alla elezione del Rettore per il quadriennio 2009-2013.
1.-  La elezione del Rettore non è più una questione di Facoltà o di aree, ma è un problema di persone, di esperienza, di consapevolezza dei problemi e di formulazione di idee, in modo del tutto trasversale rispetto alla collocazione accademica e disciplinare di ciascuno di noi.
   E allora:
  - sulla base della mia esperienza personale, prima come Direttore di Dipartimento e poi come Preside di Facoltà, con 12 anni di presenza in Senato Accademico (6 anni come rappresentante d'area-Direttore di Dipartimento e 6 anni come Preside);
   - considerando le sollecitazioni che mi sono giunte da più parti, particolarmente significative perchè trasversali e variegate,
  - ho preso la decisione di candidarmi.
    Non sono in grado ora come ora di proporvi un programma definito e articolato perché questo dovrà scaturire da più stretti colloqui che nei prossimi mesi spero di avere con molti di voi e dai quali trarrò gli elementi per costruire un progetto di governo.
   Mi pare tuttavia indispensabile rendervi partecipi di alcune considerazioni preliminari sulla nostra Università, su quanto ci attende nei prossimi anni e soprattutto sui problemi che il nuovo Rettore dovrà affrontare.

  2.- Questo è un momento che pare drammatico per l'Università italiana.
   Capisco che questa asserzione non giovi a chi cerca consenso (e forse anche per questo se ne è parlato poco); ma non credo sia saggio ignorare i problemi che vanno invece conosciuti e analizzati per individuarne le soluzioni più adeguate.
   Dai recenti provvedimenti del Governo, come le pesanti e progressive decurtazioni del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), le gravi limitazioni al turn-over dei prossimi anni, la possibilità di trasformare le Università in Fondazioni, o anche l'allungamento su base triennale degli scatti stipendiali, disgiunto da qualsiasi proposta di introdurre virtuosi meccanismi di controllo e di premiazione selettiva,
   si deduce chiaramente che si è ormai radicata a livello governativo una linea, purtroppo comune a tutte le forze politiche, di scarsissima considerazione dell'Università pubblica la quale dovrà 'rassegnarsi' nei prossimi anni ad avere sempre minori finanziamenti governativi e a cercare inevitabilmente nuove forme di sostegno economico, tutte da inventare e da costruire.

   3.- A questi si devono aggiungere i problemi interni del nostro bilancio, forse enfatizzati in questi ultimi anni, ma di certo non trascurabili se si tiene conto del fatto che i semplici aumenti stipendiali vanno ad erodere le capacità di investimento su strutture e personale.
   Se saremo costretti a sacrifici dovremo farlo però all'interno di progetti complessivi e di lunga durata, evitando quei repentini cambiamenti di rotta che in questi ultimi anni ci hanno impedito una programmazione consapevole.
   Noi docenti dobbiamo essere rassicurati sul recupero pieno della nostra funzione e del nostro ruolo alleggerendoci dalle molte incombenze istituzionali e organizzative e consentendoci di guadagnare tempo per la ricerca e per lo studio, nella convinzione che ciò consentirà alla nostra Università di mantenere o di guadagnare posizioni nelle classifiche internazionali all'interno delle quali già ora gode di importanti riconoscimenti.
 
  4.- Il futuro Rettore dovrà conoscere bene sia i meccanismi della ricerca (Dipartimenti) che quelli della didattica (Facoltà) perché nessuno, in una Università di grande tradizione come la nostra, potrà mai pensare seriamente di separare questi due fondamentali aspetti della struttura universitaria che si alimentano e si arricchiscono reciprocamente.
   La nostra Università è molto invecchiata e la necessità di aprire ai giovani non deve limitarsi solo al reclutamento dei ricercatori, che pure va sostenuto, ma deve riguardare anche l'immissione dei più bravi tra questi nella docenza con la possibilità quindi di assumere funzioni direttive e di responsabilità.

  5.- L'Università è diventata una machina molto grande e complessa, tale da richiedere, per un governo efficace, strumenti e meccanismi assolutamente innovativi per evitare che la 'complessità', di fatto una ricchezza, si trasformi in complicazione. E in questa necessaria rivisitazione dell'apparato amministrativo sarà necessaria una distinzione tra chi ha la responsabilità politica di prendere le decisioni e chi ha il compito di definire meccanismi e procedure per metterle in pratica con rapidità ed efficacia.
   Le procedure troppo complesse vanno eliminate quando dipendono da noi; vanno combattute nelle sedi opportune quando dipendono dal governo centrale.
   L'apparato amministrativo deve tornare al servizio delle decisioni 'politiche', deve essere semplificato e deve essere in piena sintonia con gli organi dell'Ateneo.

    6.- L'Università deve intrecciare un corretto rapporto con la città (Bologna) non solo per la necessità di trovare soluzioni rapide e condivise ai problemi degli studenti e della loro accoglienza, superando le attuali forme speculative su questa presenza, ma anche perché l'Università deve trovare nuove capacità e nuovi modi per mettere in campo, nelle città e nei loro territori (Bologna e Romagna), le sue eccellenze nella innovazione e nella ricerca e le sue capacità di entrare nel mercato delle cultura e dei servizi.
   Va superata per Bologna l'attuale contrapposizione tra due corpi separati i cui unici punto di contatto sembrano essere la speculazione sugli alloggi e il degrado ambientale di certe aree delle città e della zona universitaria.
   Nei suoi rapporti con le città e con il mondo esterno l'Università deve riaffermare e difendere i valori della sua autonomia, anche e soprattutto dalla "politica", centrale e locale, nella consapevolezza che qualsiasi tangenza, attuale o passata, possa in qualche modo offuscare questo importante valore.
   Ciò è particolarmente evidente per la Facoltà di Medicina e Chirurgia i cui rapporti con la Regione e con il Servizio Sanitario Nazionale devono riguadagnare posizioni sul piano dell'autonomia e del reciproco riconoscimento di ruoli e funzioni, al di sopra e al di fuori di qualsiasi pressione e sconfinamento.
    La Facoltà di Medicina è una Facoltà 'speciale' proprio per queste sue caratteristiche; ma è comunque una Facoltà dell'Ateneo e come tale le deve essere garantito il diritto a programmare e decidere la sua ricerca e la sua didattica, senza isolamenti e autarchie, ma anche senza pressioni troppo pesanti e ingiustificate.

   7.- Alla Romagna, realtà consolidata del nostro decentramento con soluzioni che potrebbero essere utilmente adottate anche nella sede bolognese, va dedicato uno sforzo definitivo per conseguire l'obiettivo di un vero 'campus', dove le singole sedi siano in grado di interagire pariteticamente tra loro e con la sede storica.
   Tale sforzo dovrebbe concretizzarsi prevalentemente:
   - nella trasformazione o nell'accorpamento in Facoltà di quei Corsi di Laurea che hanno la 'Facoltà madre' a Bologna;
   -  oltre che nel radicamento della ricerca attraverso l'istituzione di nuovi Dipartimenti per i settori di ricerca nuovi o la costituzione di sedi o sezioni di Dipartimento (o anche forme meno strutturate e più flessibili di ricerca come ad esempio 'Dipartimenti tematici') per evitare sia inutili duplicazioni di strutture che 'insiemi' scientificamente eterogenei che finirebbero con il sovrapporsi alle Facoltà.
   Ciò consentirà una effettiva pariteticità tra sede bolognese e sedi romagnole il cui attuale assetto organizzativo va comunque sostenuto anche per favorire quest'ultimo passaggio.

   8.- Il recentissimo documento della Commissione per la revisione dello Statuto può costituire un importante passo verso quelle riforme che sono sempre più urgenti.
   Il mutamento degli assetti di governo dove la semplificazione e l'efficacia dei processi decisionali non devono essere disgiunti dalla trasparenza e da una buona rappresentatività;
   e il cambiamento del meccanismo per l'elezione del Rettore con un turno unico che senza sminuire il peso del voto eviterebbe 'contrattazioni' non sempre virtuose tra candidati,
    sono due ottimi punti di partenza per quel cambiamento che non possiamo più rinviare.
   Se la volontà politica espressa da molti è sincera e convinta non ci dovrebbero essere ostacoli per procedere rapidamente e in tempo utile con quella revisione della Statuto che tra l'altro sarebbe opportuno venisse fatta da chi, Organi e Rettore, avendo governato in questi anni, conoscono bene difetti e carenze del nostro Ateneo.

   9.- La complessità delle situazioni e la gravità dei problemi, locali e nazionali, impongono una svolta radicale e fortemente innovativa, un giro di boa che reimposti struttura e organizzazione della nostra Università.
   Ed è su questo che vorrei si concentrasse il dibattito della prossima campagna elettorale partendo dalla conoscenza reale dei molti problemi da risolvere, dalla proposta di metodi appropriati per risolverli e di cose da fare, dalla individuazione di persone capaci e dalla elaborazione di un progetto che non può derivare da una meccanica giustapposizione di ogni singola aspettativa, ma deve ispirarsi ad un disegno complessivo e di condivisa utilità generale.
   Ed è proprio sulle idee e sulle cose, non sulle promesse, sia di cariche sia di soluzioni demagogiche, che va cercato e ottenuto il consenso.
    E' una sfida difficile e complessa alla quale dedicherò il mio tempo nei prossimi mesi nella convinzione di potere dare un contributo a questo nostro Ateneo che merita un futuro degno del suo passato.
   Lavorerò insieme con voi alla stesura di una programma dettagliato che naturalmente vi invierò appena terminato. Già da ora sono a disposizione per incontri, contatti e scambi di idee, naturalmente anche via e-mail dove mi potrete raggiungere con facilità. Molti cari saluti.  GS


  Il Consiglio delega il Preside a illustrare e discutere questi punti con i Presidi delle altre Facoltà dell'area umanistica e di altre aree vicine, con l'obiettivo di coinvolgerle nell'analisi e nelle proposte in modo tale che esse possano essere fatte proprie auspicabilmente da tutta l'area umanistica (e anche da un'area più vasta) e come tali essere presentate al Rettore in carica, oltre che ad altri eventuali candidati.

Il Consiglio delega infine il Preside a sottoporre prima di tutto al Rettore in carica, che ha reso noto la sua intenzione di ricandidarsi, e anche agli altri eventuali candidati tutti i punti sopra esposti, richiedendo per ciascuno di essi una chiara ed esplicita presa di posizione sulla base della quale i colleghi della Facoltà discuteranno e valuteranno il comportamento da tenere nelle prossime elezioni.   Bologna 15 feb 2005

 

 

tosi.jpg (3632 byte)
Piero Tosi

logo_crui-X.gif (5785 byte)

Sullo STATO DEI RAPPORTI TRA GOVERNO e UNIVERSITA'
e domande sulla CRUI, a partire da quella di Piero TOSI


Riferimenti :


- Audizione del Presidente della CRUI De Cleva al Senato
- Lettera di AQUIS al MINISTRO GELMINI  MariaStella
- Lettera del Senato Acc. Univ. di Bologna al MIN. GELMINI  MariaStella
- Notizie  del Prof. Piero TOSI
 
1.-  La CRUI e lo strappo tra governi e università. La difficoltà in cui si trovano le università italiane, nasce:

   a) dalla loro impossibilità ad auto-riformarsi per mancanza di una "guida comune" (si pensi al "sistema dei prezzi", come "guida comune" della economia di mercato);
    b) dalla carenza di progettualità dei governi, via via succedutisi (quelli a cui spetterebbe di fornire i punti di comune riferimento, come "guida comune"), più che dal calante supporto finanziario statale. Questo ha generato, ormai da anni, uno strappo tra le due istituzioni.
   Alla carenza di progettualità dei governi, la CRUI di alcuni anni fa aveva cercato rimedi con importanti iniziative, volti a aiutare la parte politica, ma non disgiunta dal "muso duro" quando la parte politica si rivelava "un sordo che non vuol sentire". Il ricordo delle minacciate "dimissioni dei Rettori", dall'allora Presidente della CRUI Piero Tosi, è ancora vivo in noi. E che dire dei congressi oceanici all'Auditorium di Roma, al Foro Italico ?
   Già..., ma dov'è finito Piero Tosi ? Su questo riprenderemo il filo, più sotto.
   Non è che la CRUI sia sparita del tutto. Se allunghiamo l'occhio al Senato, vi troviamo una Audizione di tutto rispetto, alla Commissione Istruzione, nelle scorse settimane. Ma questa Audizione, se fatta da noi, finirebbe lì. Non è, invece, così, se fatta dalla CRUI, che ha anche il dovere dell'azione. Da anni, ormai, c'è la totale assenza di una strategia che unisca le forze e le idee, in collegamento con gli studenti e con l'opinione pubblica italiana, per aver udienza dal Governo.
  Come si spiega il vuoto della CRUI ? E quale la via per il suo risveglio ?
2.- Come si spiega il vuoto attuale della CRUI. L'indizio più ovvio ci viene dalla sua situazione interna. Oggi la CRUI ha un socio di maggioranza (AQUIS) , che scrive direttamente delle lettere al Ministro, e dentro AQUIS c'è, a sua volta, un socio privilegiato (l'Università di Bologna) che, a sua volta scrive direttamente al Ministro.

  La caratteristica politica di queste lettere non è la descrizione della situazione generale dell'università, nel bene e nel male, ma la invocazione della valutazione delle università afferenti, da parte del Ministro, quasi una lettera "pietosa" per commuovere il Ministro, così da permettere a loro di dimostrare di aver meriti e dunque il ri-finanziamento. Non vogliamo discutere del fondamento di questi meriti, perchè l'indagine conoscitiva del Senato, voluta del Sen. Prof. Valditara, basta e avanza per un giudizio.
    3.- E quale la via per il risveglio della CRUI ? Mettiamoci in testa che, da sempre, i politici gradiscono le proposte dirette del settore di competenza (meno grane ...), purchè portate concordemente. Si intende, poi, che, poichè ci sarà qualche settore concorrente (perchè anch'esso finanziato dallo Stato), dovrà essere compito del governo indicare il quadro di riferimento, all'interno del quale l'università possa muoversi (es., i requisiti di accreditamento delle università, il numero minimo delle sedi nel territorio,  l'organico dei docenti...). Ma se il Governo è incapace di fare la sua parte (cosa che è, oggi), si può procedere basandosi su più ipotesi ed, eventualmente, il Governo si pronuncerà in un secondo momento.
   Per parte CRUI, nel 2005 essa già svolgeva un ruolo di interlocuzione propositiva: da un lato, con il Governo e con il Parlamento; e, da altro lato, con le Comunità accademiche in tutte le loro articolazioni ed espressioni.

   Era stata lanciata l'idea di una Costituente per l’università, per affrontare problemi irrisolti, sciogliere nodi antichi e difficili, proporre una nuova governance, adeguata ai tempi, rivedere la composizione e le funzioni degli Organi, ristrutturare lo stato giuridico dei docenti, i concorsi e gli avanzamenti di carriera, ispirandosi all’Europa.
   Tutto questo è sparito. Anzi, come sopra accennato, la CRUI appare, oggi, divisa di fatto in tronconi che addirittura si combattono. Questo, di sicuro, darà solo delusioni agli studenti e alla società civile. L''abbiamo visto, al tempo della Moratti, quando abbiamo letto di "raggiri", denunciati troppo tardi da un sindacato universitario, che aveva creduto che la trattativa privata (con la Moratti)  premiasse i "solisti".
   Ma rimane il dovere dell'azione. E allora la via è il rilancio dell'idea della Costituente per l'università, e dell'unità.
4.- Notizie del Prof. Piero Tosi. Il ricordo della "forza" della Crui, in quegli anni, mi ha fatto ripensare a lui. Perchè è caduto dall'altare alla polvere ? Sapevo che era incorso in guai giudiziari, poi superati, e sapevo, dalla stampa, che qualcos'altro era riemerso recentemente. Forse altri, oltre a me, si è fatto la stessa domanda su Piero Tosi e sulla CRUI.
   Davvero, quella vicenda mi ha sconcertato. Da un lato avevo piena fiducia nella Magistratura ( e l'ho tuttora); da altro lato avevo constatato personalmente, nelle varie riunioni alla CRUI, la "montagna", quale lui era per correttezza, sensibilità, intelligenza, capacità politica e organizzativa. Dunque, veniva ad evidenziarsi un grande contrasto tra le due situazioni (quella della sospensione dalle funzioni, da parte della magistratura, e quella derivante dalla stima accumulata in lui).
  Ricordo che, nel 2005 si cominciò a leggere di un suo potenziale “utilizzo” in ruoli di Governo. Che sia stata questa l'origine delle denunce "private", che poi hanno fatto muovere la magistratura ? Non si può non considerare che egli riassumeva in se, molto visibilmente, la forza politica di rappresentante della CRUI, un organismo stimato e temuto. Ho accennato sopra ai congressi oceanici all'Auditorium di Roma, che sicuramente erano una "promessa" importante per l'avvenire della libertà scientifica in Italia.
  Risulta che, all’inizio del 2006, Piero Tosi fu raggiunto da "avvisi di garanzia", sulla base di indagini  condotte dal capo della Procura di Siena fin dal 2002, ma tenute silenti fino ad allora. Tutto si basava su una costruzione a castello, che vedeva alla base presunte facilitazioni in un concorso di ricercatore in Oculistica avute dal di lui figlio, per vincerlo. Si diceva che avrebbe favorito il suo direttore, e premiato il direttore  amministrativo dell'università di Siena, per aver sconsigliato a presentarsi al concorso un altro candidato e così via.
  Risulta che il castello franò, perché il concorso è stato riconosciuto assolutamente regolare, che la Commissione è stata riconosciuta di aver giudicato al meglio, e che il direttore della Clinica era esente da qualsiasi addebito.
  Risulta anche, dai giornali di questi ultimi mesi, che l’università di Siena sia nell’occhio del ciclone per un dissesto finanziario; e risulta che
, dalla fine di aprile, debba rispondere di problemi di natura prevalentemente amministrativa inerenti non ai problemi dell'università, ma ancora alle questioni sollevate all'inizio del 2006.
  Per memoria, in quegli anni l’università di Siena fu valutata più volte la prima in Italia e in più indagini (Censis, Comitato nazionale di valutazione, Campus, ecc.).

Audizione del prof. DE CLEVA
Senato, Commissione istruzione
29.1.2009

 
"Egli pone in luce la svolta determinatasi nel 1994 nel momento in cui si è avviato il superamento della preesistente fase di disordine attraverso la distribuzione di risorse sulla base di parametri di carattere più generale. Evidenzia infatti che, nel periodo precedente, si erano creati squilibri nell'assegnazione dei fondi, per eliminare i quali occorreva elaborare criteri certi, anche al fine di incentivare un meccanismo virtuoso.
  Nel ritenere positiva l'evoluzione dell'ultimo quindicennio, fa presente altresì che in tale periodo l'idea di fondo era di aumentare le risorse per il comparto universitario, giudicato sottofinanziato rispetto alla media europea. Rileva tuttavia criticamente come tale percorso si sia interrotto con il decreto-legge n. 112. Dà indi conto delle innovazioni introdotte a partire dal 2004, anno in cui il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (CNVSU) ha predisposto un modello - perfezionato anche con l'apporto della CRUI - per la distribuzione del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) ancorato alla domanda in termini di iscritti, ai risultati dei processi formativi, nonché agli esiti dell'attività di ricerca. Si è tuttavia registrata una crescita delle dotazioni delle università inferiore all'aumento della spesa, anche in ragione dell'elevato costo del personale. Nel periodo 2001-2007 hanno inciso sul comparto le nuove disposizioni sul reclutamento nonché la riforma degli ordinamenti didattici: il cosiddetto "3+2" è stato infatti introdotto in maniera accelerata senza vincoli per l'aumento di corsi. Ciò ha provocato, prosegue, la polverizzazione degli insegnamenti, non arginata dagli atenei, cui si è aggiunta la contrazione oggettiva del FFO nonché la proliferazione delle sedi, registratasi a risorse invariate. Sottolinea quindi come tale circostanza abbia aumentato le difficoltà per gli atenei che sono in gran parte oltre il limite del 90 per cento delle spese. Nel lamentare che nel 2010 il costo del personale sarà ben superiore al totale del FFO, tiene a precisare che, se da un lato, sono state ridotte altre risorse quali ad esempio gli stanziamenti per l'edilizia universitaria e quelli per i progetti di ricerca di interesse nazionale (PRIN), dall'altro sono lievemente aumentate le entrate provenienti da altri soggetti, tra cui le attività in conto terzi e i contributi degli studenti e di istituzioni europee. Con particolare riferimento alla proliferazione dei corsi, reputa indispensabile rafforzare i vincoli, analogamente a quanto fece il governo Prodi in termini ad esempio di requisiti minimi di docenza. Puntualizza in proposito che l'eccesso di corsi spesso è stato incentivato dagli enti locali. Registra altresì con rammarico gli scarsi investimenti con riferimento al diritto allo studio, di cui beneficia solo il 2 per cento degli studenti, ed esprime forte preoccupazione rispetto ai pesanti tagli che colpiranno l'università a partire dal 2010. Dal prossimo anno, infatti, gli atenei potranno esclusivamente pagare gli stipendi, azzerando ogni altro tipo di attività. Fa presente poi che le università stanno applicando la possibilità di non concedere i due anni di permanenza in servizio per i docenti e il pensionamento forzato dei dipendenti. Pur riconoscendo la necessità di migliorare l'utilizzo delle risorse, ritiene che sia opportuno un intervento organico in particolare sul sistema di governo e sul reclutamento, accompagnato da un aggiornamento del modello di finanziamento. In proposito, giudica essenziale introdurre criteri che, nel rispetto dell'autonomia, impongano precise responsabilità agli atenei, anche attraverso ad esempio la previsione di organici standard. Invita poi a considerare l'ipotesi di promuovere reti e consorzi, onde elevare il livello qualitativo, favorendo al contempo la specializzazione, altrimenti lo scenario futuro sarà assolutamente insopportabile per il comparto

La lettera di AQUIS al Min. Gelmini
,  26.2.09

   Gentile Ministro,
abbiamo già avuto modo di illustrarLe, incontrandoLa il 28 novembre scorso, la posizione dei rettori aderenti ad AQUIS sulla problematica dei finanziamenti degli Atenei italiani.
   Abbiamo visto con soddisfazione un primo riconoscimento delle richieste da noi avanzate nell'art. 2 della Legge 1/2009, ove si prevede che il 7% del FF0 venga ripartito tra gli Atenei considerando "a) la qualità dell'offerta formativa e i risultati dei processi formativi; b) la qualità della ricerca scientifica".
    Riteniamo tuttavia che non sia possibile prescindere da un riconoscimento effettivo e concreto della situazione di sottofinanziamento nella quale si trovano alcuni Atenei italiani, per la mancata applicazione negli anni scorsi della necessaria dinamica per il raggiungimento del riequilibrio secondo quanto previsto dal modello CNVSU per l’assegnazione del finanziamento statale agli Atenei.
   Anche altre questioni abbiamo il dovere di sottoporre alla Sua attenzione. Ed abbiamo pertanto deciso di affidare le nostre proposte alla lettera aperta che oggi diffondiamo: la prima di tali questioni riguarda l'attivazione di procedure efficaci di valutazione e l’utilizzazione dei dati già disponibili, cosi da poter introdurre elementi di tipo qualitativo, specialmente con riferimento alle attività di ricerca, nelle procedure di allocazione dei fondi pubblici alle Università. E' necessario, altresì, affrontare questioni sinora trascurate relative alla presenza dell'area medica nei nostri Atenei.
    Ma è fondamentale riprendere il tema cruciale dei fondi alle Università alla luce delle norme di finanza pubblica approvate per i prossimi anni, proponendo un metodo nuovo di ragionamento al Governo del Paese. L'approvazione della Legge 1/2009 costituisce dunque solo un primo passo, pur importante, nella direzione giusta, quella che AQUIS ha proposto fin dall'avvio della sua costituzione. Ora è necessario dare attuazione a questa norma con ulteriori provvedimenti coerenti allo spirito ed alla lettera della norma stessa.   (continua qui sotto)

La lettera del S.A. Università
di Bologna , al Ministro,
16 febb. 2009
 
Illustre Signor Ministro,
il Senato Accademico dell’Università di Bologna Le invia questo appello urgente a volere riconsiderare il finanziamento ordinario delle università per gli anni 2010 e successivi. Tutti i tentativi di bilancio di previsione che abbiamo effettuato portano invariabilmente alla stessa conclusione che già da tempo avevamo anticipato: la situazione finanziaria sarà semplicemente ingestibile.
   Le citiamo un solo risultato. Fa riferimento alla nostra Università e deriva da calcoli analitici accurati: nel 2010, pur immaginando un turn-over nullo e dunque assumendo a vantaggio del bilancio tutte le risorse conseguenti, l’equilibrio del bilancio richiederà che la spesa per la gestione (spesa totale meno la spesa non contraibile) debba essere ridotta del 40%! Ricerca, didattica, servizi agli studenti, sistemi informativi e bibliotecari, internazionalizzazione, edilizia e manutenzione, ecc. subiranno un danno irreversibile. Verranno di colpo vanificati tutti gli sforzi che le buone università italiane hanno affrontato in questi duri anni per mantenere il contatto con l’università europea.     Questo nostro è l’unico ateneo italiano entro i primi 200 mondiali nella valutazione del Times ed è ancora il primo nella classifica Webometrics, ma è certo che da queste classifiche scomparirà rapidamente poiché questi risultati non dipendono soltanto dalla qualità dell’investimento ma anche, e in modo determinante, dall’entità delle risorse investite.
   Le proponiamo di riflettere sull’avvenire dei giovani ricercatori che si vedranno precluso, questa volta in modo pressoché totale, l’unico accesso agli ambienti della ricerca ancora attivi in questo nostro paese e cioè quelli universitari. Il brain drain, che noi attualmente lamentiamo, diventerà rapidamente un brain waste: sarà la dissipazione della risorsa più preziosa per un paese già in grave difficoltà di competitività ancor prima dell’arrivo della crisi mondiale.
   Non creda, signor Ministro, che questi argomenti contengano amplificazioni della realtà delle cose. Consideri, per esempio, che un taglio interno del 40 % sulle spese per la ricerca imporrà una seria limitazione nei dottorati e nei contratti di di ricerca. Noi siamo convinti che le conseguenze dei tagli previsti dalla finanziaria approvata nel luglio 2008 non siano state sufficientemente valutate. E’ certamente sfuggito il fatto, per esempio, che, aggirandosi la spesa fissa per il personale nell’intorno del 90% del FFO, una riduzione dell’ordine del 10% per il 2010 avrebbe lasciato a mala pena i fondi per gli stipendi.
   Probabilmente si immaginava che la contrazione del turn-over avrebbe compensato il taglio del FFO e invece non è così: in molti atenei, soprattutto nei maggiori, la riduzione del turn-over non bilancia nemmeno l’incremento automatico della spesa fissa per il personale.
   E’ stato valutato che, riducendo il denominatore del rapporto "spesa per il personale/FFO" nella misura prevista nel solo 2010 (senza contare gli anni successivi) quasi tutte le università si troveranno con valori di quel rapporto superiori al 90%? Con la conseguenza che esse non potranno più bandire concorsi a norma dell’art. 1 della L. 1/2009? E che cosa dovremo fare in relazione alla contribuzione studentesca, che dovrebbe essere ridotta?
   Qualcuno ha sostenuto la tesi che gli atenei devono cercare al di fuori le risorse mancanti, ma si tratta di ipotesi frutto di scarsa conoscenza della realtà. Il taglio 2010 per Unibo corrisponde a circa 40 M€: sfidiamo chiunque ad immaginare sorgenti esterne disponibili a fornire ogni anno una somma di queste dimensioni. Basterebbe questo argomento per riconoscere che l’ipotesi delle fondazioni universitarie non sarà praticabile se non in poche sedi favorite dalle condizioni al contorno.
   Noi La invitiamo ad adoprarsi affinché venga eliminata o sostanzialmente ridotta quella che appare una vera amputazione delle risorse per le università e che ci pone in controtendenza in Europa. Ella si sta lodevolmente cimentando con la riforma generale dell’Università, ma a poco varrebbe costruire una governance più efficiente, per esempio, se poi dovesse essere applicata ad istituzioni esangui o non più reattive.
   Noi La invitiamo, altresì, signor Ministro, a volere considerare con attenzione la necessità di non ignorare l’ingiustizia di modi di ripartizione  delle risorse che hanno generato negli ultimi dieci anni squilibri pesantissimi rispetto ai criteri standard che lo stesso MIUR si era dato: alcuni sistemi universitari hanno ottenuto 1000 M€ in più ed altri 1000 M€ in meno. Noi riteniamo indispensabile che parte del 7% premiale venga destinato agli atenei che bene hanno meritato e che sono rimasti sottofinanziati.
   Un’ultima questione Le sottoponiamo, che si collega alla considerazione precedente. E’ ormai impraticabile il ricorso a norme uniformi per un sistema, come quello universitario, che presenta un panorama caratterizzato dalla disomogeneità. Ci sono compiti speciali che alcuni atenei hanno assunto per effetto di dispositivi di legge: è il caso di Unibo, per esempio, che ha operato un decentramento in Romagna sulla base del Piano Triennale, mantenendo l’unità dell’ateneo, ricevendo gli elogi recenti del CNVSU per la qualità della didattica e della ricerca, facendo risparmiare 1000 M€ in dieci anni al Governo e non avendo ricevuto alcun sostegno specifico da dieci anni a questa parte. Pertanto, Le sottoponiamo ancora la proposta di dar vita a veri e propri accordi di programma, almeno per i maggiori atenei, che prevedano impegni, verifiche e corrispondenti risorse.
  Le inviamo i nostri omaggi.
F-to Il Senato Accademico dell’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna
(Continua AQUIS) 1. La premessa necessaria per questo è la riaffermazione della  necessità di ricorrere senza indugio all'utilizzo di adeguati strumenti di valutazione dei risultati del lavoro degli atenei nel nostro Paese. C'è un'anomalia tutta italiana nella situazione attuale: in nessun Paese al mondo esiste un sistema universitario fondato sul principio dell'autonomia degli atenei senza che l'applicazione di tale principio sia accompagnata da processi rigorosi di valutazione di come quegli atenei hanno esercitato i poteri di autogoverno che l'autonomia attribuisce loro.
    Per questo chiediamo che il CIVR (Comitato di indirizzo e valutazione della ricerca) riprenda subito il suo lavoro, purtroppo interrotto ormai da più di due anni, e che il CNVSU (Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario) sia messo in condizione di continuare a svolgere le attività svolte negli anni scorsi, potenziandone anzi le funzioni. Ciò nell'attesa del varo in tempi i più rapidi possibili di un'Agenzia nazionale di valutazione che accorpi le funzioni di entrambi questi organismi per dare ancora maggiore organicità ed efficienza ad un serio processo di valutazione, ormai non più rinviabile, degli atenei italiani.  

  2. Chiediamo che la ripartizione della quota del 7% del Fondo di Finanziamento Ordinario - inclusi i 550 mil euro della Legge n. 244 - sia effettuata sulla base del modello elaborato dal CNVSU che già contiene al proprio interno elementi di valutazione della qualità delle performance degli Atenei, modificato, tuttavia, cosi da far pesare in modo assai più significativo (almeno il 50%) i risultati delle attività di ricerca degli atenei, così come sono già da oggi valutabili. La mancata applicazione negli anni scorsi del modello CNVSU ha portato ad accentuare lo squilibrio tra gli atenei quanto a ripartizione delle risorse pubbliche, penalizzando quindi atenei che avrebbero avuto diritto a quote di finanziamento più consistenti proprio sulla base della qualità delle loro performance nella didattica e nella ricerca. oltre che nella gestione del loro bilancio.
   Chiediamo quindi che una quota pari alla metà di quella cui ammonta il fondo del 7% assuma un effettivo significato di fondo di premialità ? sulla base dei criteri indicati nella Legge 1/2009 che integrano e rafforzano quelli alla base del modello CNVSU ? e sia destinata ad accelerare il processo di riequilibrio tra gli atenei, rinviato da troppi anni, o comunque sia ripartita in base a qualsiasi altro criterio che riconosca crediti passati di Atenei sottofinanziati.
   Senza questa accelerazione del riequilibrio il sistema universitario nazionale continuerà a perpetuare una situazione di intollerabile ingiustizia. Il modello CNVSU potrà, in un futuro che ci auguriamo molto prossimo, essere migliorato anche grazie ai risultati del lavoro dell'agenzia nazionale di valutazione che dovrà essere istituita. Sarà così possibile introdurre ulteriori elementi di individuazione della qualità delle performance degli Atenei, insieme ad altri parametri, come, ad esempio, taluni opportuni indicatori di contesto. Ma non sarebbe in alcun modo accettabile un "colpo di spugna" che azzerasse la situazione ignorando anni e anni di sottofinanziamento di numerosi Atenei in aree diverse del Paese. Il sottofinanziamento accumulato da alcuni sistemi universitari regionali è diventato ormai tale da creare una situazione iniqua e insostenibile. Va altresì precisato che all'interno di ciascuna Regione vi sono situazioni tra loro differenziate con Atenei sottofinanziati ed Atenei sovrafinanziati all'interno della medesima Regione.  

   3. Il sistema universitario nazionale presenta anche una situazione di grave sofferenza da parte di quegli atenei che hanno al loro interno una Facoltà di medicina, che interagisce con il Sistema Sanitario Nazionale sia attraverso policlinici a gestione diretta, sia con aziende ospedaliere-universitarie miste o integrate. Questi atenei forniscono prestazioni di carattere sanitario ai cittadini attraverso il lavoro dei clinici universitari, i cui compiti istituzionali prevedono un'inscindibile integrazione di funzioni didattiche, scientifiche ed, appunto, assistenziali, oltre che attraverso il lavoro del personale paramedico universitario.
   Per questo motivo, dunque, il costo complessivo del personale che svolge anche compiti assistenziali inquadrato nei ruoli degli atenei ricomprende al proprio interno una quota di fondi per stipendi destinata a pagare prestazioni di tipo assistenziale che può essere quantificata come pari ad un terzo dell'ammontare complessivo degli stipendi del personale universitario in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale (un terzo didattica, un terzo ricerca, un terzo assistenza).
    In altri termini, un terzo del lavoro, inteso come attività lavorativa complessiva, prestato da tale personale, si configura come prestazioni professionali che riducono, in termini di costi, la spesa a carico del Ministero della salute, per gravare invece sul bilancio del Ministero dell'università, e quindi sui bilanci degli atenei che hanno una Facoltà di medicina al loro interno. Da calcoli effettuati si può desumere che la cifra cui complessivamente ammonta per tutte le università la spesa destinata sui rispettivi bilanci per l'erogazione di prestazioni assistenziali è di circa 350 milioni di euro.
  Chiediamo quindi che una somma di pari ammontare sia trasferita dal bilancio del Ministero della salute a quello del Ministero dell'università, così che sia poi ripartita pro quota per ristorare i bilanci degli atenei che hanno al loro interno una Facoltà di medicina.  

4. La manovra finanziaria dell'estate scorsa, con i provvedimenti normativi collegati, ridurrà di circa il 10% i finanziamenti pubblici alle università. Il nostro Paese già oggi investe sensibilmente meno sul PIL per formazione superiore e ricerca-innovazione di quanto non facciano i Paesi europei nostri partner ma anche nostri concorrenti sullo scenario mondiale. Alcuni di questi Paesi, come Francia, Germania, ora la stessa Spagna, hanno deciso di aumentare i loro investimenti per queste voci del bilancio pubblico dei loro Stati, proprio per far fronte con lungimiranza alla crisi economica globale potenziando e migliorando il "capitale umano".
   E' estremamente preoccupante che nell'insieme delle manovre economico-finanziarie del Governo per fronteggiare la difficilissima situazione attuale non sia inserito alcun provvedimento in grado di stimolare ricerca e innovazione all'interno del sistema-Paese attraverso una migliore e più efficace utilizzazione ed una valorizzazione delle potenzialità delle università italiane, o almeno di una parte di esse.
   L'opinione pubblica italiana deve sapere che le scelte effettuate dal Governo provocheranno, se non riviste e corrette, la morte del sistema della formazione superiore e della ricerca pubblica nel nostro Paese, e renderanno impossibile competere a livello internazionale anche a quegli Atenei che sono oggi ancora in condizione di farlo. Chiediamo con forza che i "tagli" ai fondi per università e ricerca previsti per il 2010 non siano effettuati nella forma e nell'entità prevista dalla manovra finanziaria approvata lo scorso anno. Ma chiediamo anche che le somme cui ammonterebbero i "tagli" indiscriminatamente previsti per il sistema universitario siano ridistribuite tra gli atenei non "a pioggia", sulla base della cosiddetta "spesa storica", bensì attraverso Io strumento degli "accordi di programma", che stabiliscano un "patto di stabilità finanziaria" ateneo per ateneo, in cui siano previsti obbiettivi precisi e puntuali di miglioramento della qualità delle rispettive performance, da raggiungersi da parte di ciascun ateneo stesso entro il prossimo triennio o quinquennio. Roma, 26 febbraio 2009  

NOTA. Fanno parte di AQUIS i seguenti Atenei: Università degli Studi di Bologna Università della Calabria Università degli Studi di Milano-Bicocca Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia Università degli Studi di Padova Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" Università degli Studi di Trento Università degli Studi di Verona Università degli Studi "G. D'Annunzio" di Chieti-Pescara Università del Salento di Lecce Università Politecnica della Marche Politecnico di Milano Politecnico di Torino

 

 


Bologna: SENATO ACCADEMICO. In atto il proseguimento dell'approvazione delle nuove lauree, DM 270/04


alma-bo-marron.gif (7475 byte)


Il Senato Accademico cambia rotta, rispetto al passato ?

"Prima dell'eventuale attivazione dei corsi di cui è stata proposta
l'istituzione
ci dovrà essere un quadro generale dei corsi in essere,
facoltà per facoltà, e
degli oneri che tali attivazioni comporterebbero. "

  Nota. Sono in atto presso le Facoltà le approvazioni delle proposte dei nuovi corsi di laurea magistrale (più qualche triennale), sia per trasformazione delle specialistiche sia per aggiunta di nuovi corsi. Anche queste andranno in Senato.
   Risulta che, a conclusione dell'iter, i corsi di studio, le proposte delle Facoltà nell'intero Ateneo, saranno 236, di cui 31 di nuovo istituzione (dei passati corsi, 11 sono stati accorpati o aboliti).
   Si direbbe. a questo punto (pochè nel 2008/09 i corsi erano 226) che l'Ateneo prosegua imperterrito la sua strada, del tutto alla faccia della nostra Ministra, che per televisione si dichiara scandalizzata dei 5.500 corsi di laurea in Italia.
Mi risulta che nelle Facoltà il dibattito sia acceso e anche con una certa fronda che si oppone almeno alla istituzione di nuovi corsi. Evidentemente qualcosa arriva alla periferia, degli inviti della Ministra. Ma credo si debba anche capire che, senza una precisa direttiva da Roma, le Facoltà non hanno nessun modo di orientarsi per applicare gli indirizzi della Ministra.
   C'è, poi anche il fatto che, di fronte alla societrà civile che si muove e ai nuovi risultati della ricerca, le Facoltà sentono imperativo il diritto dovere di innovare. Ma, poi, ovviamente rimane il punto interrogativo circa la concreta possibilità di farlo, se poi la Ministra  taglia i "soldini" e blocca le "assunzioni".
   Va rifiutata la demagogia vuota (compresa quella dei Ministri). Si deve distinguere tra numero delle lauree e numero degli insegnamenti.
   A riguardo del numero delle lauree, le Facoltà devono istituirne quante ritengono opportuno, purchè non siano doppioni-equivalenti e abbiano denominazioni chiare per le imprese e le famiglie. Un contributo chiarificatore vero lo può fare, però, solo un organo centrale, in possesso di tutti gli elementi.
   A riguardo del numero degli insegnamenti, la musica cambia completamente. Il vero dramma sta qui, tenuto conto dei "tagli romani (a meno che non ci sia il by-pass tramite assunzioni di docenti a contratto). E' qui che l'Ateneo deve impegnarsi ad una vera strage, per accorpamento di molti insegnamenti.
   Attualmente l'Ateneo conta 13.529 insegnamenti, in media 77 insegnamenti per corso di laurea (per la laurea servono 20 esami, di norma), e 45 per corso laurea specialistica/magistrale (per la laurea servono 12 esami, di norma). Nino Luciani


ISTITUZIONE CORSI DI STUDIO E MODIFICA ORDINAMENTI DIDATTICI A.A. 2009/10 (MAGGIORANZA ASSOLUTA)
Senato 27 gennaio 2009-02-07 (Stralcio di delibera divulgata da membri del Senato)

Finalità: La finalità del presente riferimento è quello di sottoporre all’approvazione del Senato Accademico il piano delle proposte di istituzione dei corsi di studio e le modifiche di ordinamento didattico ai sensi del DM 270/04, per l’a.a. 2009/10, precisamente:
n. 8 corsi di studio di nuova istituzione;
n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nell’allegato al DM 386/07;
n. 19 corsi di studio già riordinati ai sensi del DM 270/04 che propongono modifiche di ordinamento didattico.

Premessa: Il Decreto Ministeriale 31/10/2007 ha stabilito il termine del 31/01/2009 per l’inserimento nella Banca dati ministeriale delle proposte di modifica del Regolamento Didattico di Ateneo in adeguamento al DM 270/04, intese:
a) alla trasformazione dei corsi già attivi con il DM 509/99;
b)  alla istituzione di nuovi corsi di studio;
c)  alla modifica degli ordinamenti didattici dei corsi di studio già riordinati con il DM 270/04.

Presupposti normativi:
- D.M. 3/7/07 n. 362, con il quale sono state definite le linee generali di indirizzo della programmazione delle Università per il triennio 2007-2009;
- DM 26/7/07 n. 386, con il quale sono state individuate le linee guida per l’istituzione e l’attivazione dei corsi di studio in attuazione dei DDMM 16/03/07;
- DM 18/10/2007 n. 506, con il quale sono stati definiti gli Indicatori per la valutazione dei risultati dell’attuazione dei programmi delle Università;
- DM 31/10/2007 n.544, con il quale sono stati definiti i requisiti necessari per l’attivazione dei corsi di studio ai sensi dell’art. 9 co. 2 del DM 270/04.

Requisiti necessari:
a)  requisiti di trasparenza;
b) requisiti per l’assicurazione della qualità dei processi formativi;
c)  requisiti di strutture e docenza di ruolo che devono essere disponibili per sostenere i corsi e il grado di copertura necessario relativamente ai SSD che li caratterizzano;
d)  regole dimensionali relative agli studenti sostenibili per ciascun corso di studio.

Nota. Ll’a.a. 2010/2011 è il termine per il completo adeguamento alla riforma di cui al DM 270/04. Le proposte di trasformazione dei corsi attivi con il DM 509/99 devono riguardare contestualmente tutti i corsi dell’Ateneo afferenti alla medesima classe. 

......
......

Proposte:
Alla data del 21/11/2008, scadenza del termine per la presentazione da parte delle Facoltà delle proposte di istituzione/modifica di ordinamento ex DM 270/04, sono pervenute le proposte contenute negli allegati 1 e 2 parti integranti del presente riferimento, precisamente:
n. 8 corsi di studio di nuova istituzione (all. 1)
n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nell’allegato al DM 386/07 (all. 1);
n. 19 corsi di studio già riordinati ai sensi del DM 270/04 che propongono modifiche di ordinamento didattico (all. 2). 

Nell’allegato 1 sono riportate, per ciascun gruppo di appartenenza della classe cui afferisce il corso di studio, le numerosità minime richieste per l’attivazione del MIUR e dell’Ateneo, nonché il numero di immatricolati per l’a.a. 20008/2009 rilevato al 31/12/08.

 Osservazioni degli Uffici: Dopo la riunione della Commissione Didattica di Ateneo del 25/11/2008, gli Uffici hanno proceduto alla verifica di congruità degli ordinamenti didattici proposti con tutte le disposizioni vigenti. La verifica è risultata positiva per la quasi totalità dei corsi di studio proposti. Nel caso di osservazioni, le Facoltà si sono adeguate. Inoltre:

1)Il Preside della Facoltà di Ingegneria, con decreto d’urgenza n. 490 del 5/12/2008 da sottoporre a ratifica del Consiglio di Facoltà, ha recepito le osservazioni degli Uffici. Per le lauree magistrali in Ingegneria elettronica (LM-29), Information and Comunication Technology (LM-29) e Ingegneria delle Telecomunicazioni (LM-27) la Facoltà ha previsto nell’ordinamento didattico un range di CFU per la prova finale pari a 9-24, mentre il numero minimo  di CFU stabilito dalle linee guida di Ateneo  è pari a 15. La Facoltà si è tuttavia impegnata a prevedere nei piani didattici dei suddetti corsi di studio un numero minimo di CFU per la prova finale pari a 15.

2)Il Consiglio della  Facoltà di Giurisprudenza, nella seduta del 26/11/08, ha approvato la proposta di istituzione del corso di laurea in classe LM-14  per Operatore giuridico Italo-Francese, non essendo ammessa la trasformazione dal corrispondente corso di studio attivato con il DM 509/99 in classe 31. Tale classe non rientra nella tabella delle corrispondenze dei corsi 509/99-270/04 (allegato al DM 386/07), poiché con DM 25/11/2005 le classi di laurea e laurea magistrale in Giurisprudenza sono state trasformate in laurea magistrale a ciclo unico. Gli Uffici fanno presente che il corrispondente corso di studio attivato in classe 31 per l’a.a. 2008/09 ha registrato un numero di immatricolati pari a 19.

3)Il Consiglio della Facoltà di Medicina e Chirurgia, nella seduta del 13/11/2008, ha segnalato che la Conferenza dei Presidenti di corso di laurea in  Odontoiatria e Protesi Dentaria ha licenziato un ordinamento nazionale al quale anche il corso del nostro Ateneo si è adeguato. La Facoltà precisa che la modifica sostanziale rispetto a quanto deliberato in prima istanza il 23/7/2008  riguarda la tipologia dei 90 CFU di attività professionalizzante che, nella versione attuale, passa dalle attività Caratterizzanti alle attività di tirocinio di tipologia “Altre”. Questa assegnazione, insieme al rispetto dei valori minimi della classe, ha comportato l’attribuzione di soli 10 CFU alla prova finale, anziché 15 come auspicato dalle direttive di ateneo per le lauree magistrali.
Gli uffici fanno presente che la proposta formulata dalla Facoltà risulta coerente con le linee guida di Ateneo che escludono le lauree magistrali a ciclo unico dall’obbligo dell’indicazione di 15 CFU minimi per la prova finale.

4)Per i seguenti corsi di studio:
- L-40 Sociologia e scienze criminologiche per la sicurezza – Facoltà di Scienze Politiche “Roberto Ruffilli”;
- LM-81 Cooperazione internazionale, sviluppo e diritti umani Facoltà di Scienze Statistiche nell’ordinamento didattico è stato indicato un numero massimo di crediti riconoscibili per attività extrauniversitarie coerente con l’art. 4 dei DDMM 16/3/2007 (60 CFU per le lauree e 40 CFU per le lauree magistrali). Si ricorda, tuttavia, che il Senato Accademico del 18/12/2007 ha fissato il numero di 30 CFU quale limite massimo di crediti riconoscibili per le attività extrauniversitarie, ad eccezione dei riconoscimenti che rientrino nei casi previsti dalla legge 448/2001 e 286/2006.

5) Facoltà di Medicina Veterinaria:
Il Preside della Facoltà, a seguito delle osservazioni degli Uffici, con decreto d’urgenza del 16 gennaio ’09, ha proposto la rettifica di errori materiali presenti nell’ordinamento didattico del corso di laurea magistrale in Biotecnologie Animali cl. LM-9 relativamente alle conoscenze richieste per l’accesso, così come inserito nella Banca Dati RAD.

6)Facoltà di Ingegneria:
Corso di Laurea interateneo in Design del Prodotto Industriale (cl. L-4):
La Facoltà di Ingegneria di Bologna ha proposto fra le istituzioni dei corsi di studio per l’a.a. 2009/2010, ai sensi del DM 270/04, il corso di laurea interfacoltà con Lettere e Filosofia, Psicologia e Architettura in Design del Prodotto Industriale cl. L-4.
Nella riunione del 5 dicembre 08 del Comitato di Coordinamento regionale dei Rettori dell’Emilia Romagna è emerso che, oltre al corso di Laurea in Design del prodotto Industriale cl.L-4 proposto dal nostro Ateneo come corso interfacoltà,  è stato presentato un progetto simile (interateneo) da parte degli Atenei di Ferrara e di Modena-Reggio Emilia.

Vista la forte similarità tra i due progetti e gli ottimi rapporti tra le Università coinvolte, nonché le numerose collaborazioni già esistenti tra i docenti delle Facoltà di Ingegneria e di Architettura dei nostri Atenei, si è realizzato un unico progetto congiunto perseguendo i seguenti obiettivi principali:
a)      istituire un corso di studi interateneo  fra le Università di Bologna, Ferrara, Modena-Reggio Emilia;
b)      attivare il corso in rotazione tra gli Atenei (quindi, ogni anno, solo uno degli Atenei sarà sede amministrativa del corso, per la coorte che parte quell’anno);
c)      far concorrere docenti dei tre atenei all’attività didattica di ciascuna coorte di studenti, indipendentemente dalla sede amministrativa che ha istituito la coorte.
Il lavoro, che ha coinvolto Prorettori alla formazione, Presidi e referenti d’Area delle tre Università è stato molto positivo.
Il progetto risultante è un corso di studi aventi denominazione, obiettivi formativi, sbocchi occupazionali e quindi un ordinamento didattico coincidente con il corso di laurea in Design del Prodotto Industriale, proposto dalla Facoltà di Ingegneria di Bologna.
Successivamente, in data 20 gennaio ’09, con decreto d’urgenza il Preside della Facoltà di Ingegneria, da sottoporre a ratifica del prossimo Consiglio di Facoltà, ha apportato una rettifica  all’ordinamento didattico di cui sopra, nel range di CFU dell’ambito “Scienze economiche e sociali” delle attività formative caratterizzanti e, precisamente, l’intervallo di CFU da  “10-16” deve essere sostituito con  “8-16.
Si precisa che, condizione imprescindibile per l’istituzione del corso di studi interateneo è che venga accettato dagli altri Atenei, l’ordinamento didattico con la rettifica proposta del Preside di Ingegneria di Bologna.  

Ciò premesso, si propone per l’approvazione del Senato Accademico il corso di laurea inter-ateneo  fra le Università di Bologna, Ferrara, Modena-Reggio Emilia in Design del Prodotto Industriale che sarà attivato dalla Facoltà di Ingegneria di Bologna, in sostituzione del corso precedentemente proposto, con l’integrazione di cui sopra.

......
......

7) Gli Uffici informano che, nella seduta della Commissione didattica di Ateneo del 20/1/2009, il Preside della II facoltà di Ingegneria ha comunicato la modifica di denominazione del corso di laurea Magistrale in Ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni per l’energia e l’ambiente (cl. LM -29)  in Ingegneria elettronica e telecomunicazioni per lo sviluppo sostenibile”. La predetta modifica sarà approvata dal Consiglio di Facoltà già programmato per il giorno 22/1/2009.

 Pareri:

- La Commissione Didattica di Ateneo, nella seduta del 25/11/2008, ha espresso il seguente parere:
“1) parere favorevole alle proposte di istituzione/modifica di ordinamento per i seguenti corsi di studio indicati negli allegati 1 e 2 al riferimento degli uffici:
n. 8 corsi di studio di nuova istituzione;
n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nell’allegato al DM 386/07; con specifico riferimento al Corso di Laurea Magistrale in Odontoiatria e protesi dentaria, esprime parere favorevole alla richiesta di deroga in merito al numero minimo di CFU da assegnare alla prova finale, che passano da 15 a 10 tenuto conto sia di quanto disposto dallo specifico Decreto sulla classe, sia dell’esigenza di adeguarsi all’ordinamento nazionale approvato dalla Conferenza dei Presidenti di corso di laurea in Odontoiatria e protesi dentaria.
n. 19 corsi di studio già riordinati ai sensi del DM 270/04 che propongono modifiche di ordinamento didattico.
2) Il suddetto parere resta condizionato a:
- positiva verifica degli ordinamenti didattici proposti da parte degli uffici;
- acquisizione e verifica delle delibere del Consiglio di Facoltà di Giurisprudenza con cui si approva l’istituzione del corso di  studio proposto;
- acquisizione del parere del Comitato di Coordinamento dei Poli Scientifici-Didattici della Romagna per i corsi di studio da attivare nei Poli romagnoli.
3) Accoglie e fa proprie le osservazioni degli Uffici relative all’indicazione del numero massimo di CFU riconoscibili per le attività extrauniversitarie, per le quali il Senato Accademico ha indicato il numero di  30 CFU quale limite massimo di crediti riconoscibili, ad eccezione dei riconoscimenti che rientrino nei casi previsti dalla legge 448/2001 e 286/2006.”

La Commissione Didattica nella seduta del 20/01/2009, ha espresso i seguenti pareri:
1) parere favorevole alla proposta della Facoltà di Medicina Veterinaria con decreto d’urgenza del Preside del 16 gennaio ’09, concernente la rettifica di errori materiali nell’ordinamento didattico del corso di laurea magistrale in Biotecnologie Animali cl. LM-9,  relativamente alle conoscenze richieste per l’accesso così come inserito nella Banca Dati RAD;
2) parere favorevole:
a. alla proposta di istituzione del corso di laurea in Design del Prodotto Industriale (interateneo con le Università di Ferrara e Modena-Reggio Emilia);
b. all’integrazione dell’ordinamento didattico con la rettifica proposta dal Preside della Facoltà di Ingegneria,  con decreto d’urgenza del 20.01.09;
c. all’estensione della partecipazione all’interateneo anche della II Facoltà di Ingegneria, con sede a Cesena (a condizione di non dover contribuire con docenti per assolvimento requisiti, ma con altre risorse, es. laboratori, supplenze, ecc.);
d. al testo della convenzione allegata al riferimento degli Uffici.
La Commissione prende, infine, atto che eventuali modifiche al testo dell’ordinamento didattico del Corso di Laurea in Design del prodotto industriale (CL L-4) o alla convenzione con gli altri Atenei dovranno essere apportate con Decreto d’urgenza del Magnifico Rettore.
3) parere favorevole alla proposta della II Facoltà di Ingegneria relativa alla  modifica  della denominazione del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Elettronica e Telecomunicazioni per l’energia e l’ambiente cl. LM-29 in “Ingegneria elettronica e telecomunicazioni per lo sviluppo sostenibile”, subordinatamente alla approvazione del Consiglio di Facoltà programmato per il 22/1/2009.

- Il Comitato di Coordinamento dei Poli della Romagna, nella seduta del 1/12/2008, ha espresso il seguente parere:
“Il Comitato di Coordinamento dei Poli Romagnoli riunitosi in data 1 dicembre u.s., ha espresso parere favorevole in merito alla proposta di istituzione dei Corsi di studio, sotto riportati, condizionatamente all’acquisizione del parere di competenza dei rispettivi Consigli di Polo:
Facoltà di Ingegneria – LM 24 – Ingegneria dei sistemi edilizi e Urbani – sede di Ravenna
Facoltà di Scienze Motorie – LM 47 – Management delle attività motorie e sportive – sede di Rimini.
     Il Comitato ha altresì espresso parere favorevole ai Corsi di studio in trasformazione, come da allegato elenco.”

- Il Consiglio di Polo di Ravenna, nella seduta del 15/12/2008, ha espresso parere favorevole alla proposta di istituzione della Laurea Magistrale in Ingegneria dei sistemi edilizi e Urbani (cl. LM-24).

- Il Consiglio di Polo di Rimini, nella seduta del 17/12/2008, ha espresso parere favorevole alla proposta di istituzione della  Laurea Magistrale in Management delle attività motorie e sportive (cl. LM-47).

- Comitato Regionale di Coordinamento dell’Emilia Romagna: lo Staff del Rettore dell’Università di Parma, con comunicazione per posta elettronica in data 23/12/2008, nelle more dell’invio del verbale, ha comunicato che il Comitato Regionale di Coordinamento dell’Emilia Romagna, nella seduta del 5/12/2008, ha espresso parere favorevole alle proposte di istituzione dei nuovi corsi di studio ex DM 270/04 per l’a.a. 2009/10 presentate dall’Università di Bologna.

   La proposta di istituzione del Corso di Laurea inter-ateneo in Design del prodotto industriale verrà sottoposto alla riunione del Comitato prevista per il giorno del 26/1 p.v.

- Il Nucleo di Valutazione di Ateneo nella seduta del 23/12/2008, ha espresso il seguente parere:
Relazione del Nucleo di Valutazione di Ateneo sulle proposte di istituzione di corsi di studio formulate dall’Alma Mater Studiorum -  Università di Bologna per l’A.A. 2009/10.
Il Nucleo di Valutazione di Ateneo, nella seduta del 23 dicembre 2008, ha completato l’esame delle proposte di istituzione di corsi di studio formulate ai sensi del DM 270/04 dalle Facoltà dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, per l’anno accademico 2009/10 e precisamente:
• n. 8 corsi di studio di nuova istituzione;
• n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nell’allegato al DM 386/07.

:::::::::::

PROPOSTA DI DELIBERA
Il Senato Accademico, acquisiti i pareri favorevoli della Commissione Didattica di Ateneo, del Comitato di  Coordinamento dei Poli della Romagna, dei Consigli di Polo di Ravenna e Rimini, del Comitato Regionale di Coordinamento, del Nucleo di Valutazione di Ateneo,
approva:
1) le proposte di istituzione per l’a.a. 2009/10 dei seguenti corsi di studio, indicati nell’all. 1 parte integrante della presente delibera, e i relativi ordinamenti didattici inseriti nella banca dati ministeriale “RAD”:
- n. 8 corsi di studio di nuova istituzione;
- n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nell’allegato al DM 386/07. Con specifico riferimento al Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Odontoiatria e protesi dentaria,

approva la proposta di adeguamento all’ordinamento nazionale licenziato dalla Conferenza dei Presidenti di corso di laurea che prevede l’assegnazione dei 90 CFU di attività professionalizzante alle attività di tirocinio di tipologia “Altre” con conseguente attribuzione di 10 CFU alla prova finale;
2) le proposte di modifica di ordinamento didattico, inserite nella banca dati ministeriale “RAD” per l’a.a. 2009/10, per n. 19 corsi di studio, già riordinati ai sensi del DM 270/04, indicati nell’all.2 parte integrante della presente delibera;
3) la proposta della Facoltà di ingegneria di attribuire  un range di CFU per la prova finale pari a 9-24 per le lauree magistrali in Ingegneria elettronica (LM-29), Information and Comunication Technology (LM-29) e Ingegneria delle Telecomunicazioni (LM-27), subordinatamente alla previsione nei rispettivi piani didattici di un numero minimo di CFU per la prova finale pari a 15, in coerenza con le linee guida approvate dal Senato Accademico;
4) l’inserimento  negli ordinamenti didattici dei corsi di:
- L-40 Sociologia e scienze criminologiche per la sicurezza – Facoltà di Scienze Politiche “Roberto Ruffilli”
- LM-81 Cooperazione internazionale, sviluppo e diritti umani Facoltà di Scienze Statistiche di un numero massimo di crediti riconoscibili per attività extrauniversitarie rispettivamente  pari a 60 e 40, in coerenza con l’art. 4 dei DDMM 16/3/2007. Tuttavia ribadisce la propria precedente delibera del  18/12/2007 che ha fissato il numero di 30 CFU quale limite massimo di crediti riconoscibili per le attività extrauniversitarie, ad eccezione dei riconoscimenti che rientrino nei casi previsti dalle leggi 448/2001 e 286/2006.
5) la proposta della Facoltà di Medicina Veterinaria trasmessa con decreto d’urgenza del Preside del 16 gennaio ’09, concernente la rettifica di errori materiali nell’ordinamento didattico del corso di laurea magistrale in Biotecnologie Animali cl. LM-9,  relativamente alle conoscenze richieste per l’accesso, così come inserito nella Banca Dati RAD.
6)la proposta di istituzione del corso di laurea in Design del Prodotto Industriale (interateneo con le Università di Ferrara e Modena-Reggio Emilia); l’integrazione dell’ordinamento didattico con la rettifica proposta dal Preside della Facoltà di Ingegneria,  con decreto d’urgenza del 20.01.09;l’estensione della partecipazione all’interateneo anche della II Facoltà di Ingegneria, con sede a Cesena (a condizione di non dover contribuire con docenti per assolvimento requisiti, ma con altre risorse, es. laboratori, supplenze, ecc.); il testo della convenzione (allegato 3 parte integrante della presente delibera).
7) la proposta della II Facoltà di Ingegneria relativa alla  modifica  della denominazione del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Elettronica e Telecomunicazioni per l’energia e l’ambiente cl. LM-29 in “Ingegneria elettronica e telecomunicazioni per lo sviluppo sostenibile”, subordinatamente alla approvazione del Consiglio di Facoltà programmato per il 22/1/2009. 

 

Sul BIENNIO (art. 16, D.Lgs 503/92),  in aggiunta all' ETA'  PER IL COLLOCAMENTO A RIPOSO
Il 19 dic. 2008, il CdA è stato chiamato ad esprimersi sull'accogliere o respingere le domande di biennio, in aggiunta
all'età per il collocamento a riposo, ma sulla base di una proposta della Burocrazia contro i professori, che non era
accompagnata da sufficiente dimostrazione dell'interesse della Pubblica Amministrazione a quella proposta


alma-bo-marron.gif (7475 byte)


Il Senato Accademico approva una direttiva,  proposta dall'Amministrazione,
per cui la "negazione del biennio sia regola", e l'accoglimento sia "eccezione"

Ma, poi, il nuovo CdA  reagisce e, prima di decidere, vuole
UNA  COMMISSIONE  DI  STUDIO  di   CdA  e  SENATO

Dalla direttiva, possibili pericoli per  la stabilità e qualità degli insegnamenti.
Va bene puntare sui professori a contratto, già tantissimi  nel nostro Ateneo ?

                  
                    I dati del problema
:
  
-  In base all'art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992, il dipendente può chiedere (ed ottenere è un suo diritto) il trattenimento in servizio per un periodo massimo di 2 anni, oltre i limiti di età per il collocamento a riposo;
-  Ma, poi, i commi da 7 a 10 dell'art. 72 della L 133/2008 hanno stabilito che, in futuro, il trattenimento in servizio è soggetto a valutazione discrezionale dell'Amministrazione, e quindi può non essere accolta dal datore di lavoro.
  Tuttavia, poichè la legge stessa obbliga l'Amministrazione ad adottare preventivamente (ossia prima di rispondere alle domande) i criteri per il trattenimento in servizio oltre tale limite di età gli Organi sono chiamati ad un atto di indirizzo generale che definisca i criteri delle risposte, onde evitare personalismi e abusi.
La delibera del Senato, su proposta della Dr. Ines Fabbro:

" Il Senato Accademico, visto l'art. 16 comma 1 del d.lgs 503/1992 così come modificato dal comma 7 della Legge 133;2008; considerato che l'istituto del trattenimento in servizio è stato innovato rispetto alla disciplina precedente nel senso di rendere soggetta a valutazione discrezionale l'istanza di trattenimento presentata dal dipendente; preso atto, a conferma di quanto previsto nella predisposizione del documento di previsione di spesa per il personale 2009 e anni successivi, che la regola generale introdotta è il collocamento a riposo al compimento dei limiti di età e che deroghe a tale principio devono essere nominativamente e singolarmente valutate e motivate alla luce dei criteri contenuti nel co.5 dell'art. 72 della Legge 133/2008; preso atto che per procedere alla valutazione individuale delle domande occorre prevedere sia la modalità del procedimento istruttorio sia i criteri di valutazione, rinvia a una delibera da assumere all'inizio del mese di gennaio la definizione dei criteri e dell'iter procedurale per la valutazione delle domande di trattenimento in servizio del personale docente e ricercatore."

NOTA. Per quanto noto in base alle comunicazioni "personali", ma ben documentate, di alcuni Membri degli Organi, l'Amministrazione ha consegnato agli stessi un conto dal quale risulta la minore spesa, in caso di collocazione a riposo di tutte le domande di trattenimento in servizio. Le domande di biennio erano 55. E pochè questo conto era la solo motivazione della proposta di delibera, poi, approvata dal Senato, sembra evidente che il conto stesso fosse (per l'Amministrazione) la prova ovvia del vantaggio economico della delibera.
   Per un vago lettore, come me, un conto siffatto è l'ennesima prova che, sotto l'aspetto amministrativo, siamo ancora  messi malissimo, per cui non rimane che sperare nel nuovo Rettore. Il motivo è che la collocazione a riposo non non può prescindere totalmente dall'interesse della Pubblica Amministrazione alla continuità degli insegnamenti, in coerenza con l'ordinamento didattico (DM 270) approvato dagli Organi di Ateneo.
   Sotto questo profilo, vanno accostati almeno tre ordini di normativa:
 a) quella che riguarda il pensionamento anticipato (vedi sopra);
  b) quella che impone limitazioni alle riassunzioni, anche per le università "virtuose" come Bologna, via via che avvengno i pensionamenti. Secondo questa seconda normativa, ad ognuna delle uscite non può corrispondere "una" uguale nuova assunzione, ma molto meno di "una". E allora, perchè l'Ateneo dovrebbe auto-castrarsi, sapendo di non potere dare continuità a tutti gli insegnamenti che verranno a cessare ?
  c) come, eventualmente, l'Ateneo potrebbe  coprire i buchi con personale a contratto. Se l'Amministrazione vuole questo, lo dica fiduciosamente al suo CdA.
   Ma, attenzione: una ulteriore, altra normativa vuole che non possano essere istituiti corsi di laurea con soli professori a contratto. Ci dev'essere almeno un determinato numero di professori di ruolo.
  Unicamente per servizio ai Colleghi del CdA e del Senato (ma fors'anche al Rettore ?), pubblico qui di seguito il numero dei docenti di tutte le categorie, distintamente per Facoltà, già in servizio presso il nostro Ateneo.
   In questa tabella, è evidenziato l'impiego abnorme, già in atto, di professori a contratto. Benchè la caduta delle iscrizioni studentesche (nell'intorno dei 20.000 dal 2001 al 2008) non sia mai stata spiegata, tuttavia, è un fatto che essa è coincisa con l'esplosione numerica dei prof. a contratto, in questo stesso periodo, vale dire con una "presunta" caduta della qualità della docenza nell'Ateneo. Dunque, v'è almeno un buon motivo mettere di nuovo in dubbio l'efficienza dell'Amministrazione che taglia i costi, ma con la testa nel sacco, per quanto attiene alla qualità degli insegnamenti dell'Ateneo.
 
AVVERTENZA. Questi dati, recentissimi, sono stati ripresi dal web dell'Ateneo. Segnalo l'anomalia della indicazione di quasi 3.000 docenti presso la sede centrale dell'Ateneo, anzichè presso le Facoltà, ma così è scritto sul web.
  Avverto, inoltre, che ho il dubbio che i dati relativi ai docenti non di ruolo non siano stati depurati dalle cessazioni di servizio. Tuttavia, i Colleghi possono   rivolgersi direttamente all'Amministrazione, per maggiori lumi. In ogni caso io sono a disposizione per mostrare a loro la mia fonte di informazione.  N. Luciani


Strutture in cui sono incardinati i docenti


Professori
a contratto

Ordinari Associati
Ricercatori


Docenti
esterni


Docenti di 1a
e 2a fascia

Alma Mater Studiorum Università di Bologna, via Zamboni 33

2.001

-

989

51

Facoltà di Agraria

42

188

0 0
Facoltà di Architettura

213

33

0 0
Facoltà di Chimica Industriale

8

101

0 0
Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali

74

63

0 0
Facoltà di Economia

200

117

0 0
Facoltà di Economia a Forlì

77

49

0 0
Facoltà di Economia a Rimini

37

49

0 0
Facoltà di Farmacia

113

120

0 0
Facoltà di Giurisprudenza

311

150

0 0
Facoltà di Ingegneria

407

354

0 0
II Facoltà di Ingegneria a Sede di Cesena

42

71

0 0
Facoltà di Lettere e Filosofia

266

320

0 0
Facoltà di Lingue e Letterature Straniere

79

90

0 0
Facoltà di Medicina e Chirurgia

391

509

0 0
Facoltà di Medicina Veterinaria

53

105

0 0
Facoltà di Psicologia

58

52

0 0
Facoltà di Scienze della Formazione

436

98

0 0
Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

224

416

0 0
Facoltà di Scienze Motorie

80

34

0 0
Facoltà di Scienze Politiche

122

106

0 0
Facoltà di Scienze Politiche "Roberto Ruffilli"

107

64

0 0
Facoltà di Scienze Statistiche

27

68

0 0
Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori

75

48

0 0
Scuola di Specializzazione in Insegnamento Secondario

42

0 0 0
Scuola di Specializzazione in Professioni Legali

40

0 0 0
TOTALE

5.525

3.205 989 51

 

alma-bo-marron.gif (7475 byte)


ELEZIONI del Consiglio di Amministrazione e del SENATO

RISULTATI

Nettamente vincenti i "calzolariani",
tra cui si evidenzia Guido Masetti per la continuità didattica

Questo pone anche in "pole position" un candidato rettore di continuità:
Andrea Segrè , Preside di Agraria, anche perchè l'unico giovane !

Invece, non tracce significative del candidato di alternativa, Giorgio Cantelli Forti

Ma c'è in giro il convincimento che sono state votazioni nulle perchè,