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Sindaco di Bologna lancia un appello perchè una "università internazionale" venga a collocarsi a Bologna, e offre gratis un terreno per l'edificazione.
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UNIVERSITAS  News

Foglio on line sull'università, con  Forum di politica generale aperto a tutti.
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7- Tel  347 9470152 - nino.luciani@libero.it

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                               NINO LUCIANI, Direttore responsabile

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 Nino Luciani

Comité de Patronage: Francesco Bonsignori,Alfredo De Paz,Elena Ferracini, Dario Fertilio, Enrico Lorenzini, Nino Luciani,Bruno Lunelli,Marco Merafina, Franco Sandrolini

  PAESI VISITATORI  nel 2010: Italy, United States, United Kingdom, Germany, France, Netherlands, Ukraine, Poland, Russian Federation, Belgium, Canada, Switzerland, Greece, China, Finland, Denmark, Morocco, Spain, Israel, Sweden, Luxembourg, Romania, Australia, Costa Rica, Latvia, Turkey, Brazil, Malta, Austria, Moldova, Republic of Korea, Republic of South Africa, Malaysia, Bulgaria, Slovenia, Tunisia, United Arab Emirates, San Marino, Czech Republic, Egypt, India, Netherlands Antilles, Indonesia, Slovakia, Hong Kong, Croatia, Georgia, Senegal, Vietnam, Brunei Darussalam, Japan, Colombia, Macedonia, Mexico, Peru, Ireland, Aruba, Uruguay, Albania, Belarus, Philippines, Algeria, Portugal, Lithuania, Cote D'Ivoire, Hungary, Europe, Kuwait, Norway, Bolivia, Pakistan, Chile, Togo, Venezuela, Kenya, Panama, Iran, Islamic Republic of, Estonia, Argentina, Satellite Provider, Bahrain, Lebanon

Edizione di aprile   2012 - For translation in english, click on: http://translate.google.it/

Bologna, Piano Metropolitano, Sindaco Merola invoca "università internazionale" a Bologna. Su internazionalità di Bologna iniziative fin dal Rettorato di Fabio Roversi Monaco, in contiguità con lo "Studio Petroniano". CLICCA: Home/12 Lavoro: riforma Monti -  Fornero tra diritto privato e diritto pubblico. Sulla posizione della Sig.ra S.Camusso. Per  assicurazione obbligatoria contro il rischio di disoc- cupazione. Perchè ignorati i "ricercatori precari" dell'università? CLICCA su: Forum 1/12
Universita' di Bologna, Consiglio di amministrazione prende atto del presunto esito valutazione dei dirigenti, tutti "valutati" positivamente (meno uno) dal direttore generale, ma "intoccabili" da parte del CdA. CLICCA su: Articoli/12 Governo Monti verso riforma fiscale ? Sintesi riforma fiscale Cosciani del 1970, quale "viatico" alla nuova. Ma tutto inutile senza la tempestività di spesa del gettito. Per uso "deflazionistico" dell'IVA per sblocco esportazioni. CLICCA   su: Forum 2/12
Università di Bologna. In soffitta le gloriose vecchie Facoltà. Gli insegnamenti saranno ripartiti tra 11 Scuole. Commeno di G. Porzi, Consigliere di Amministrazione. CLICCA su: Rubrica/12 Su proposta del Comune di Bologna: Università di Bologna aderisce al Patto per la Giustizia della città di Bologna. Interrogativi sulla competenza della università in questo campo.  CLICCA su: Forum 4/12
Professori Associati. Università di Bologna chiude il capitolo della collocazione forzata in pensione a 68 anni massimi, dei professori associati. Anche questi, come i prof. ordinari, potranno andare in pensione a 70 anni. CLICCA su: Forum 3/12 Marco Merafina, "Il Piano straordinario di reclutamento del Governi è una soluzione alla questione dei ricercatori ?". Neo-Ministro Profumo dice di volere la riforma Gelmini, ma perde tempo e non trova i soldi per applicarla. CLICCA: Stato/12

Tribunale di Perugia Sentenza n. 109/11, in data 27/1/2011, riammette il prof. Nino Luciani nel Cipur, Clicca su: Trib-Perugia

Per le pagine delle edizioni 2011 e precedenti, clicca su:

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FORUM 2 - 2012

 


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Verso una nuova riforma fiscale ?  ATTESO  IL  DDL  DEL  GOVERNO  " MONTI "

Frattanto, sottoponiamo, non in contrapposizione,  ma come utile
riflessione preparatoria, una sintesi  della  riforma Cosciani del 1970.

E proponiamo anche  un  uso "deflazionistico" della riduzione dell'IVA,
per compensare il perduto potere sul cambio, a pro esportazioni

                         E lo Stato, se vuol tassare autorevolmente, impari ad essere serio per primo.  Ad es., tenga conto che :
.
- a) l'IVA è sui costi, nei casi (tanti) in cui, di fatto, non è trasferibile sul consumatore;
- b) il valore patrimoniale è sopravvalutato se è calcolato moltiplicando la rendita per 100 (peggio per 160), perchè ciò equivale a

   capitalizzare al tasso dell'1% (o meno), mentre il tasso effettivo è nell'intorno del 5% (per cui, il moltiplicatore realistico è 20);
- c) che il costo amministrativo del prelievo potrebbe superare il gettito (questo accade tassando imponibili bassi);
- d) va contro la crescita, se non spende tempestivamente il gettito fiscale (es.: se paga i fornitori con ritardi irragionevoli )

UNA  RIFORMA  FISCALE   EQUA,  E  PER  LA  CRESCITA   DELL'ECONOMIA ?

  Nota. Non desti meraviglia riandare ad una riforma di 42 anni fa. Il motivo è che fu la prima (e unica) riforma fiscale organica dell'Italia democratica, post-fascista, e che fu l'espressione della tradizione della scienza delle finanze italiana. Si tratta, dunque, di un viatico fondamentale per una nuova riforma.
  Non solo per questo motivo: i vari inserimenti successivi, a pezzettini (ICIAP, INVIM, IRAP, ..., poi ripensati), erano motivati dal fatto che (all'ultimo) la legge di riforma aveva eliminato la finanza locale (in attesa di rimetterla entro 4 anni...). Il motivo è che anche allora non c'era pace circa l'assetto federale dello Stato, e l'ordinamento regionale era ancora  in viaggio. Del resto, anche il recente  "federalismo fiscale" tale non è, perchè fatto con imposte locali meramente aggiuntive, non con un diverso riparto delle imposte tra Stato ed enti locali (a favore di questi ultimi), dentro un prefissato sistema fiscale nazionale unitario  (come richiedeva la riforma Cosciani).
   Ci sono, poi, fatti nuovi sopravvenuti (la perdita del potere monetario dello Stato; una evasione fiscale abnorne per eccesso di pressione fiscale; eccesso di ritardo dello Stato nel pagare i fornitori. Di questi mi occupo nella nota qui sotto.
   La tassazione ha, a sua volta, una autorevolezza se lo Stato è serio nel modo di attuarla. Rinvio ai punti a), b), c), d) più sopra. In particolare, il fatto che lo Stato spenda tempestivamente quanto autorizzato dalla legge di bilancio (il 50% del PIL, è tantissimo) è lo strumento più importante per la crescita. Monti lo sa ?

Ripartendo dalla riforma "C. Cosciani"
(
"Ministero del Bilancio, Progetto di programma di sviluppo economico per il quinquennio 1965-69,
cap. XXIII - Finanza Pubblica, p. 163 e ss.)

LA RIFORMA DEL SISTEMA TRIBUTARIO

" 20. - II nuovo sistema tributario, più aderente agli schemi vigenti negli altri Paesi della Comunità Economica Europea, dovrà rispondere a requisiti ben determinati.
  
a) In primo luogo, il sistema dovrà essere manovrabile, in modo da poter essere adattato, quando occorra, alle fondamentali esigenze e finalità di politica economica. Il sistema tributario deve, perciò, tendere ad una articolazione basata su pochi tributi di carattere fondamentale e su tassi relativamente moderati ma da applicarsi su una massa imponibile la più ampia possibile.
   A tal fine si rende necessaria: l'eliminazione di tutti quei tributi che creano distorsioni nell'impiego economico delle risorse e determinano inutili aggravi dei costi; la loro sostituzione con tributi efficienti non soltanto dal punto di vista fiscale, ma anche da quello della politica economica; la revisione e la razionalizzazione delle esenzioni.
 
b) In secondo luogo, il sistema tributario deve risultare chiaro, in modo che il contribuente possa rendersi facilmente conto dell'onere che gli viene addossato. Il contribuente ha diritto di esigere che le imposte siano trasparenti e che non si creino processi di illusione finanziaria, lasciando bassi i tassi di imposta formali e tuttavia aggravandoli - spesso in misura sensibile - con una serie di addizionali. A tal fine è necessario il conglobamento, in linea di massima, di tutte le imposte, sovrimposte e addizionali, a qualsiasi titolo prelevate e senza riguardo all'ente cui sono dovute, in un'unica imposta. Ciò significa l'abolizione di tutti i prelievi tributar! non statali e il conglobamento dei vari tassi in un'unica aliquota del tributo erariale.
 
c) In terzo luogo, il sistema tributario deve assicurare una progressività perequata e logica.

d) In quarto luogo, la struttura della finanza degli enti territoriali minori deve essere coordinata con quella della finanza statale, per evitare conflitti nelle politiche finanziarie ed economiche perseguite. (Nel rapporto del 1965, viene rimarcato il dualismo tra "più livelli di enti tassatori" e la "unica tasca" del contribuente, e pertanto la concorrenzialità degli enti nel pescare dalla "unica tasca" va subordinata al rispetto di un tetto alla pressione fiscale globale - N.d.R.).

21. - La vasta riforma del nostro sistema tributario richiede un adeguato scaglionamento nel tempo ed una attuazione per tappe successive debitamente coordinate tra loro, sia per consentire all'Amministrazione di adeguare un poco alla volta la propria attrezzatura ai nuovi compiti, sia per facilitare ai contribuenti la comprensione e la accettazione delle modificazioni introdotte, sia, infine, per agevolarne l'inserimento nell'equilibrio di mercato. Per quanto riguarda il prossimo quinquennio possono essere previsti per l'azione pubblica i seguenti obiettivi concernenti la riorganizzazione degli uffici, le imposte dirette, le imposte indirette, la finanza locale, l'allargamento della base imponibile.

a) riorganizzazione degli uffici (parte omessa)

b) Imposte dirette. Nel quinquennio 1965-69 potranno essere adottati, in conformità allo schema di riforma dianzi delineato, i seguenti provvedimenti:
  a) incorporazione nell'imposta personale sul reddito complessivo, con opportuni adattamenti, dell'imposta di famiglia, delle attuali cedolari (terreni, fabbricati, redditi agrari e ricchezza mobile) e di tutte le imposte addizionali comunque denominate e da qualsiasi ente percepite;
  b) istituzione di un'imposta reale, a tasso proporzionale ed uniforme, onde conservare l'attuale discriminazione tra i redditi di capitale e quelli di lavoro, da attribuire agli Enti locali, con tassi variabili entro limiti ristretti, e il cui accertamento verrebbe conservato allo Stato;
   c) assorbimento di tutti i tributi gravanti sulle società di capitali e sulle altre persone giuridiche in una unica imposta sulle società;
  d) revisione dell'imposta sulle successioni e sulle donazioni. Tali provvedimenti potranno essere emanati entro il 1966 ed entrare in vigore dal 1967.

c) Imposte indirette. II progetto di direttiva della Comunità Economica Europea prevede l'armonizzazione delle imposte sulla cifra di affari sulla base del valore aggiunto, da effettuarsi in due tappe: emanazione delle relative leggi nazionali entro il 31 dicembre 1967 ed entrata in vigore dal 1° gennaio 1970. Si tratta di un impegno al quale il nostro Paese non può sottrarsi. Sono d'altra parte evidenti le difficoltà di soddisfare tale impegno nei termini fissati, e le cautele che devono essere assicurate perché l'introduzione delle riforme non turbi l'andamento del gettito e la struttura dei prezzi. Inoltre, il successo della riforma è legato alla riduzione delle attuali aliquote delle imposte dirette, la cui elevatezza costituisce uno stimolo all'evasione. L'introduzione di un'imposta sul valore aggiunto implica un perfezionato accertamento contabile dei redditi delle imprese, che non può essere assicurato con gli attuali mezzi a disposizione del Ministero delle Finanze. Queste considerazioni hanno consigliato il Governo italiano a chiedere talune modifiche al progetto di direttiva della CEE, come la facoltà di istituire l'imposta monofase* sulla fase precedente il commercio al dettaglio, nonché la proroga di due anni dei termini previsti. Il Ministero delle Finanze, tuttavia, farà ogni sforzo per avviare la riforma alla fine del prossimo quinquennio. Contemporaneamente all'imposta sul valore aggiunto sarà istituita, come suo necessario complemento, l'imposta monofase da applicare prima del passaggio del prodotto al dettaglio, restando l'ultima fase riservata all'imposta locale sui consumi.
   Questa imposta monofase, a tassi discriminati, prima del passaggio al dettaglio, avrà anche la funzione di contenere l'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto in modo da ridurre gli stimoli alla evasione. L'assorbimento, previsto dallo schema di riforma, di altri tributi indiretti nell'imposta sul valore aggiunto formerà oggetto di successivi provvedimenti.
   Si potrà, tuttavia, procedere nel quinquennio ad una semplificazione dell'imposta di registro ed alla formazione di testi unici delle norme relative ad altre imposte di cui non sia prevista la radicale trasformazione.

d) Finanza locale. Per la finanza locale i provvedimenti da adottare sono di due ordini. I provvedimenti di riforma del sistema statale di imposizione diretta, che saranno adottati nel quinquennio, comporteranno la sostituzione dell'imposta di famiglia, delle imposte cedolari sui redditi e delle connesse sovrimposte ed addizionali con un'unica imposta uniforme sui redditi patrimoniali. Nello stesso tempo si provvederà alla revisione dell'imposta sulle aree fabbricabili alla luce dell'esperienza dei primi anni di applicazione. Sempre nel quinquennio dovrà essere riveduto, correlativamente alle modifiche introdotte, il sistema delle partecipazioni degli Enti locali alle entrate statali e dei contributi. Quanto alle imposte comunali di consumo, una riforma organica e completa non potrà essere attuata che ad avvenuta trasformazione dell'imposta generale sull'entrata.

e) Allargamento della base imponibile. La riforma da attuare, imperniata sulla semplificazione dei tributi e sulla riduzione delle aliquote globali, rende ancora più urgente l'allargamento della base imponibile attraverso l'esatto accertamento della materia tassabile ed il reperimento di quella che oggi sfugge, legalmente o illegalmente, all'imposizione.
   I provvedimenti saranno contemporaneamente rivolti alla riduzione delle esenzioni, alla prevenzione e repressione delle evasioni ed al perfezionamento della definizione legislativa di reddito imponibile e del suo accertamento, onde evitare rendite, salti e sperequazioni:
   a) la maggior parte delle esenzioni vigenti, rimaste prive di giustificazione, creano vuoti fiscali di rilievo, sono fonte di controversie e finiscono con l'essere un ostacolo ad una efficace politica degli incentivi fiscali. Il disegno di legge-delega, già presentato al Parlamento, dovrà essere opportunamente modificato ed approvato entro il 1966;
    b) il problema delle evasioni sarà, in parte, risolto attraverso la maggiore efficienza dell'amministrazione; saranno tuttavia indispensabili nuove disposizioni intese, da un lato, a perfezionare gli obblighi contabili dei contribuenti in genere e delle imprese, distinguendo le grandi dalle piccole e, dall'altro, al rafforzamento dei controlli e delle sanzioni. Queste norme potranno essere emanate parallelamente a quelle di riforma delle imposte dirette;
    c) l'accertamento della materia imponibile incontra notoriamente gravi difficoltà in conseguenza delle numerose controversie sulla nozione di reddito imponibile. È pertanto necessario, nel campo dei redditi mobiliari, rivedere anche il trattamento dei redditi saltuari in sede di imposta progressiva e la tassabilità di alcune plusvalenze.

   Nel campo, invece, dei redditi immobiliari si tratterà di ammodernare ed aggiornare il sistema catastale sia per i terreni sia per i fabbricati.
L'attuazione di detti provvedimenti richiede la preliminare meccanizzazione degli atti del catasto, a mezzo della quale si conseguirà anche la possibilità di fornire, 
per ciascun nominativo intestato, gli elementi da inserire nell'anagrafe tributaria ai fini dell'applicazione dell'imposta unica progressiva sul reddito. Le norme intese ad introdurre le descritte riforme potranno essere elaborate con una certa rapidità ed entrare in vigore entro il 1966. La loro attuazione pratica richiederà un periodo di anni abbastanza ampio, ma si potrà studiare la possibilità di un'applicazione graduale man mano che saranno state realizzate le premesse di ordine amministrativo."

Nino Luciani. Anche un "uso monetario" delle imposte per affrontare problemi nuovi (difficoltà del commercio estero ...)

1.- Quale impostazione per una riforma fiscale, equa socialmente e propizia alla crescita ? Tra le possibili impostazioni, applico la seguente:
- a parità di gettito tra le forme di imposta, applicare quella che ostacola meno lo sviluppo del PIL e dell'occupazione.
   Rispetto ad essa, ritengo che una base tuttora valida sia il rapporto della Commissione per la riforma tributaria del 1962, presieduta da C. Cosciani
   La sua attualità sta nel fatto che fu una "riforma organica" e che fu la prima riforma, in democrazia, in Italia, dopo quella fascista del 1923, e modificazioni.
   Per una ricognizione dei suoi aspetti innovativi, rinvio alla sintesi (qui a fianco) della riforma Cosciani, divenuta legge negli anni '70.

2. Problemi nuovi. Qui di seguito mi soffermo, invece, su alcuni problemi nuovi e  precisamente:  
- sulla perdita del potere monetario, da parte dello Stato, a cui si ricorreva di solito per sanare i disavanzi del commercio con l'estero. E' possibile usare la fiscalità per compiti "monetari" ?;
- sulla evasione fiscale abnorme, ma ben poco per “colpa” del contribuente.

a) Perdita del potere monetario. Dall’arrivo dell’euro, il commercio estero italiano è in tilt, per perdita di competitività internazionale.
  La questione qui esaminata è, pertanto, la seguente: “è possibile l'uso "monetario" di strumenti fiscali, per sostenere il commercio estero ?”
   Un tempo le difficoltà del commercio estero si affrontavano svalutando la lira (l'ultima è del 1992), e tutto si sbloccava. Adesso non è più così.
   Con l'arrivo dell'Euro, è scoppiata l'inflazione, e i prezzi interni (in €) sono risultati in forte aumento, rispetto ai prezzi in altre valute. Precisamente i prezzi, in dollari, delle esportazioni sono aumentati del 78%, e i prezzi in dollari delle importazioni sono aumentati del 96%.
   Vediamo qualche dato sui cambi (si  veggano i due grafici, più sotto).
   L'Euro è stato molto rivalutato rispetto allo Yen Giapponese e al Dollaro USA fino al 2009. Dopo il 2009 la situazione si è invertita verso lo Yen e, invece, rimasta ancora la tensione verso il Dollaro, ma meno. In questo periodo, le esportazioni e le importazioni sono rimaste, grosso modo, costanti in termini reali, e comunque importanti in termini di PIL: esportazioni, pari al 25,9% del PIL); importazioni pari al 27,% del PIL, così da mantenere il loro peso strategico, come  principale volano della economia italiana, notoriamente povera di materie prime.
    Concludiamo per la necessità di un intervento "monetario" della riforma fiscale pro-commercio estero.
   Risulta dalle statistiche che, pur in queste condizioni, i saldi sono stati quasi nulli, grazie a competitività recuperata con ristrutturazioni.
    Per il futuro prossimo, lo sblocco naturale può venire solo dalla soppressione del divario tra prezzi interni e prezzi esterni. Se non interverrà una svalutazione dell'Euro verso il Dollaro nell'ordine del 30%, il solo rimedio possibile va cercato in area fiscale, ferme le regole della concorrenza.
   Quali strumenti fiscali con effetti "monetari" ? R.A Mundell, economista premio - Nobel aveva fatto uno studio (nel 1967), in cui aveva "dimostrato la convenienza ad uno impiego specializzato delle leve monetarie e fiscali (dedicare all'equilibrio dei conti con l'estero, la leva monetaria, ed alla stabilità dei prezzi interni la leva fiscale). Io, poi, (Rivista Bancaria, 1974) avevo fatto uno studio in cui avevo dimostrato che la leva fiscale aveva anche effetti sui conti con l'estero.
  Abbassare l'IVA ? Tradizionalmente le imposte indirette sono ritenute scaricarsi sui prezzi (non le dirette, pur se è tesi semplificata). Dunque, se la riforma fiscale sostituisse parte dell'IRPEF con aumento dell'IVA, il commercio estero ne avrebbe ulteriore difficoltà.
    Veramente, il discorso è un pò più complicato, in quanto nel commercio vige il principio della tassazione del Paese di destinazione (trascuriamo la normativa in elaborazione all'interno dell'UE, e che prevede aliquote tra il 15% e 25%).   Pertanto l'IVA sull'export è restituita e quella all'import è caricata.
   Tuttavia, l'import - export non è un circuito a parte, e pertanto gli effetti interni (es. aumento del costo del lavoro, che non può non essere adeguato al nuovo costo della vita; parte delle importazioni maggiorate di IVA è destinato a usi interni, ...) avrebbero importanti effetti monetari sulle imprese esportatrici.
   (Ma c'è anche chi pensa a tutt'altro: aiutare l'export abbassando il costo del lavoro, con il taglio dei contributi sociali sul lavoro, e compensando il taglio con aumento dell'IVA,  M. Bordignon, Il Sole 24 ORE, 12.3.2012 ). Non concordo, perchè i "contributi sociali" a carico del datore di lavoro sono imposte speciali sui costi; e anche l'IVA è un'imposta sui costi di produzione, per la parte non trasferita, e quindi non cambia nulla, pro-quota.
   Concluderei per proporre il contrario: sostituire l'IVA con imposte sul reddito e sui patrimoni. Queste hanno anche il vantaggio di essere direzionabili in modo più equo.

3.- Evasione fiscale abnorme. L'abnormità della attuale evasione fiscale ha il suo primo fondamento  nello eccesso di pressione fiscale (45% del PIL).
   In termini complessivi, si direbbe che il fisco funzioni già troppo. In termini interpersonali, dal punto di vista dell'equità le imposte indirette sarebbero consigliabili perchè gli evasori fiscali (quelli che non pagano le imposte dirette, a parte che c'è anche evasione sull'IVA) pagherebbero. Siamo nella stessa situazione dell'Ancien Régime quando le imposte più eque erano quelle indirette, dato che clero e nobiltà non pagavano imposte dirette.
   Tuttavia questa tesi vive su una presunzione: che le imposte indirette siano totalmente trasferibili (come vorrebbe la legge).
   Ma questo non è, salvo per i beni a domanda rigida. Per questo, l'aspetto più negativo di queste imposte è che, in parte, colpiscono una capacità contributiva solo presunta, che in realtà non c'è, e restano largamente sui costi, nelle fasi di caduta della domanda "effettiva".
   A questo punto, se c’è chi si oppone a pagare l’IVA perché non ha capacità contributiva, è “costituzionalmente” nel giusto. Non dimentichiamo i suicidi di imprenditori, i tanti fallimenti di imprese nel 2011, le grandi difficolta' di credito in questa fase, che provano non esservi capacita' contributiva da tassare.   

   Più in generale, in un sistema fiscale "civile" la capacità contributiva di base dovrebbe essere cercata nei redditi. Considerata, tuttavia, la difficoltà di quantificare i redditi d'impresa (e dunque anche la relativa facilità di occultarli) si potrebbe tassarli indirettamente: vale dire sotto forma di tassazione del patrimonio produttivo di reddito ( immobiliare e mobiliare, escluse le obbligazioni), in quanto facili da rintracciare.
  Teoricamente, tassare il reddito o il capitale è solo un percorso alternativo, perchè il capitale è pari al valore attuale del reddito: dunque capitale e reddito sono due facce della stessa medaglia.
 
  Il Governo ammette l'eccesso di pressione, e ci illude con un trucco mediatico, sbandierato da anni: "pagare tutto, per pagare meno". Nel 1993 la pressione fiscale era al 39% e anche allora si sbandierava quella illusione, e adesso è al 45%.
   Ma tant'è che, in risposta ai reclami del pubblico, questo Governo aveva introdotto un "fondo salvatasse" (per abbassare le aliquote, via via al recupero dell'evasione) per poi toglierlo e poi, reintrodurlo, e di nuovo toglierlo, anche per obiettive difficoltà di separare il recupero dell’evasione dal maggiore gettito.
   A mio avviso, la denominazione (anche se imperfetta) di fondo salva tasse, va formalizzata in una legge, affinchè il concetto non cada nel dimenticatoio.
   Direi, tuttavia, che, per la sua credibilità, quel fondo andrebbe collegato ad obiettivi strutturali di rango costituzionale ( pareggio del bilancio, già approvato in Costituzione, e ammortamento del debito pubblico per un rapporto debito/PIL del 60%, da realizzare, come da Trattati Europei).

   Ho da ridire anche sulla rivalutazione delle rendite catastali. Le rendite catastali (terreni e fabbricati) sono ritenute (giustamente) sottostimate. Ma, poi, il valore dei fabbricati è calcolato moltiplicando le rendite con il coefficiente 100.
  Il capitale è pari alla rendita moltiplicata per l'inverso del tasso di interesse. Se questo è 1%, il suo inverso è 100. Un tasso di interesse dell'1% (per la capitalizzazione della rendita), è manifestamente irreale (quello reale è nell'intorno del 5%). Dunque, ben venga la rivalutazione delle rendite, ma anche la rettifica del moltiplicatore. Al tasso del 5% il moltiplicatore è 20.
    Andiamo avanti: per le prossime dichiarazioni dei redditi, il fisco farà una rivalutazione del capitale, del 5%, rispetto allo scorso (pur se l'aumento non c'è stato), e applicherà un moltiplicatore di 160 (equivalente ad un tasso di interesse dello 0,625%). Dunque, ancora si correggerà una scorrettezza con  una aggravante della scorrettezza.

 4.- Concluderei che la via per abbattere la grande evasione è che lo Stato sia serio di suo, e sia abbattutta la pressione fiscale (ridurla al 40% sul PIL), ma che passa per l'abbattimento della spesa pubblica (max 45% del PIL).
    Questo non è possibile con scorciatoie. Servono anni e anni. Era la missione storica di Berlusconi (clicca su: Forum di S. Vincent, 1995) ma non l'ha fatto.             NINO LUCIANI

____________________________________________________
  P.S. La Commissione per la riforma era stata istituita nel 1962. Il Prof. Cesare Cosciani (Vice-Presidente)  ne pubblicò i lavori nel 1965 (Milano, F. Giuffrè, 1965). Il documento riassuntivo fu recepito dal Governo Italiano nel "Progetto di programma di sviluppo economico per il quinquennio 1965-69, (Ministero del Bilancio,  Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1965) e diverrà legge (non tutto) nel 1970.  Il testo, riportato qui sotto, è preso dal cap. XXIII (Finanza Pubblica).
     Membri della Commissione per lo studio della riforma tributaria, nominata con D. M. del Ministro Trabucchi, che la Presiedeva,  8 agosto 1962:
   Prof. Cesare Cosciani, Vice Presidente
   Prof. Enrico Allorio
   Prof. Antonio BerliriDott. Benedetto Bernardinetti
   Prof. Sergio Casaltoli
   Dott. Carmelo Di Stefano
   Prof. Francesco Forte
   Dott. Angelo Gallizia
   Dott. Antonio Gianquinto
   Dott. GIuseppe Potenza
   Dott. Aristide Salvatori
   Prof. Aldo Scotto
   Prof. Gaetano Stammati
   Prof. Sergio Steve
   Prof. Bruno Visentini
   Dott. Lello Zappalà

* Questa imposta non fu mai introdotta formalmente, per presunta incompatibilità con le regole comunitarie. Nei fatti essa vivrà sotto forma di IRAP.
   Non si confondano le parole della legge (che la chiamò "imposta diretta"), con i fatti. Già la scienza delle finanze italiana la classicò come seconda IVA e correttamente (qui l'esenzione dei beni strumentali vive sotto forma di detrazione dello ammortamento, dal valore aggiunto). Ricordo poi che la somma dei valori aggiunti "parziali" (al netto dell'ammortamento) è uguale al valore finale dei beni: dunque l'IRAP è un'imposta sui consumi finali.

GRAFICI
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EDIZIONI PRECEDENTI


Dopo la bocciatura del Referendum elettorale
da parte della Corte Costituzionale

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Auspicabile un dibattito sul metodo e sui criteri per la riforma
della Governance, che dovrà riguardare Governo e Parlamento

LA RIFORMA ELETTORALE, SU QUALI BASI  ?

1) L'iniziativa dovrebbe venire dalle due maggiori forze politiche nazionali (PDL-PD), senza escludere l'apporto di una "forza terza" (il Governo Monti ? );
2) Nella riforma, va garantito per legge un orizzonte temporale medio-lungo per la Governance;

3) Il Premier potrebbe essere eletto dalle camere per 5 anni;
4) Il Parlamento di un Paese, dai mille campanili (come l'Italia) non può non avere una rappresentanza proporzionale, purchè unitaria sul piano nazionale e dunque con premio di maggioranza al partito di maggioranza relativa;

5) Va messo in Costituzione che i Gruppi parlamentari non possono avere un numero di membri minore del 30% dei membri della camera di appartenenza.

  
 1.-  Il bipolarismo, punto da cui ripartire per la riforma.
Cinicamente parlando, la storia mostra che la legge elettorale è un "prodotto" della parte politica più forte in parlamento, al di là dell'interesse generale. In teoria la parte politica più forte è il partito che ha vinto le ultime elezioni politiche e che si gioca tutto per salvaguardare la sua supremazia.
    In Italia, questa posizione "forte" del partito che ha vinto le elezioni, parrebbe confermata su determinati fatti (come la votazione parlamentare del 13 gennaio u.s. , a proposito del deputato Cosentino), ma non su altri in cui il governo Berlusconi è risultato eccessivamente inadeguato, e sicuramente se Berlusconi volesse andare ad elezioni anticipate, cosa che non è voluta da una parte rilevante dei deputati e senatori del PDL.

     Per questi motivi (vale dire, per il fatto che la "maggioranza di Berlusconi si è rifatta viva) assume rilevanza ripartire dalle dichiarazioni di Berlusconi, alla Camera il 14 dicembre 2010, in occasione del dibattito sulla mozione di fiducia.
   Egli, grosso modo, ha dichiarato: "Sono disponibile a discutere di tutto, fuorchè del sistema bipolare".

    E' noto, d'altra parte, che questa sua idea non è condivisa da altri importanti partiti in parlamento, che non vogliono il premio di maggioranza e vogliono il voto di preferenza.
   Ma è anche un fatto che l'idea bipolarista è un punto fermo, largamente maggioritario nel Paese, che non vuole più tornare ai Governi di 6 mesi, un anno ... degli ultimi tempi della DC - Democrazia Cristiana.

    Ed è altro fatto che, in Italia, il bipolarismo non è risuscito a darci "governi di legislatura", perchè poco dopo le elezioni, il Gruppo parlamentare di maggioranza ha cominciato a frazionarsi. Oggi alla Camera ci sono 8 gruppi parlamentari, di cui il Gruppo misto ha 8 sottogruppi.
    Su questa base, si concluderebbe che la legge bipolarista debba essere accompagnata da una norma di salvaguardia: ad es., non essere ammissibili in parlamento, dei Gruppi parlamentari con un numero minore del 30% dei membri della camera di appartenenza.

2.- Necessità di garantire per legge un orizzonte medio-lungo per la governabilità. Ma tant'è che, se le soluzioni elettorali migliori non albergano nel cuore degli uomini, nessuna mai (anche la più perfetta, tecnicamente) sarà applicata fedelmente.
    Nel cuore degli uomini c'è, in primo luogo, che l'interesse generale non possa vivere se ad esso non è agganciato l'interesse personale dei politici.
    Questa visione è oggi un "teorema" della scuola scientifica di public choice, "dimostrato", ormai anni fa, da J. Buchanan, premio Nobel, sostenuta in Italia da D. da Empoli (e anche da me), pur se non aliena dal suscitare scandalo, ad es. presso i Cattolici, secondo i quali lo scopo primario ed unico della politica è servire il bene comune. Se mi è consentito, rinvio ad una recensione, del 1993, di Sergio Quinzio ad un mio libro, sul settimanale SETTE del Corriere della Sera.
     Se posso insistere, la conferma di questo "teorema"  è sotto gli occhi di tutti,  in questi mesi, dacchè il il Governo MONTI è stato voluto da "tutti" per fare cose, che i grandi partiti non si sono sentiti di fare, perchè (facendolo) avrebbero certamente perduto le prossime elezioni.
     Il Presidente MONTI, a sua volta, ha ben rimarcato che questo criterio di comportamento dei politici costituisce il vero costo della politica (più che le retribuzioni, da loro carpite): precisamente il fatto che essi hanno un "orizzonte temporale" breve, per cui tutti i grandi problemi strutturali sono, di norma, continuamente rinviati. Perfino il Card. Bagnasco ha dichiarato, qualche mese fa, che in Italia, pur dichiarando tutti, da anni, di essere d'accordo su determinate riforme, si è sempre al punto di partenza.
    Per questo la riforma dovrà garantire per legge un orizzonte temporale medio-lungo per la Governance dello Stato, già all'inizio della legislatura.
    La Governance dello Stato è, forse, il maggiore dei problemi strutturali dell'Italia ma, di esso, quello della legge elettorale è solo una parte: vale dire un piede che resta zoppo, se non è associato ad altri piedi, riassumibili nel concetto di Governance costituzionale.
    La conclusione di questo secondo paragrafo è che per fare una legge ordinaria elettorale che funzioni serve, prima, una legge costituzionale per una nuova Governance dello Stato, e per questo serve una maggioranza qualificata.
    La ulteriore conclusione è che serve il dialogo diretto tra le due maggiori forze politiche nazionali (PDL-PD), a cui non dovrà mancare il contributo delle altre forze.

3. Quale Governance in Costituzione ? Per quanto riguarda il Governo  (per la cui riforma serve, prima, una legge costituzionale) mi verrebbe istintivo (guardando agli USA, alla Francia ...) che ci debba essere l'elezione diretta popolare del Premier.
   Personalmente ho fatto molte cose in questo senso (giungendo a fare un Comitato nazionale per le legge elettorale - si clicchi su http://www.impegnopoliticocattolici.bo.it/ ), ma devo dire che ho trovato uno zoccolo duro contrario, soprattutto tra gli anziani, ancora memori dell'esperienza fascista. C'è anche che  il temperamento latino porta i politici (appena acquistano potere) a collocarsi dall'altra parte della barricata, tra gli dei. Lo vedi, tra l'altro, dal repentino cambiamento di atteggiamento, per cui, appena "uno" diventa "qualcuno", si mette in bocca il sigaro toscano, in TV, e si gonfia il petto.
   Al tempo stesso è sotto gli occhi di tutti che, pur senza elezione diretta, noi in Italia abbiamo avuto dei grandi Presidenti della Repubblica (eletti dalle camere, come è noto), e dunque una buona soluzione potrebbe essere che il Premier sia eletto dalle camere per  un tempo prefissato (5 anni ?), rieleggile una seconda volta. E comunque, dovrebbe rimanere la figura del Presidente della Repubblica, con funzioni di controllo e garanzia costituzionale, come attualmente.
   Un'altra buona soluzione potrebbe essere quella di fare elezioni primarie nelle Regioni, ed ammettere a candidati Premier, con elezione diretta popolare, i candidati che hanno avuto più voti "primari" in almeno 3 Regioni.
    Per il Parlamento, in un Paese dai mille campanili, preferirei il riparto proporzionale senza sbarramento, ma col premio di maggioranza al partito di "maggioranza relativa"  (più che alla coalizione), caso mai col limite che la maggioranza relativa debba essere di almeno un terzo dei voti validi espressi. Vale dire dobbiamo spingere verso l'unità nazionale, ma senza sopprimere la nostra anima "locale".
   Metterei, inoltre, in Costituzione (non nel Regolamento delle camere), che non vanno ammessi Gruppi parlamentari con un numero di membri, inferiore ad un terzo dei membri della camera di appartenenza, e inoltre che il parlamentare che passa da un gruppo di maggioranza ad uno di minoranza, o viceversa, cessa dalla posizione di parlamentare.
    Riformulerei l'art. 67 dell'attuale costituzione nel senso che "ogni  membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mancato" , ma all'interno del Gruppo di appartenenza (aggiunta mia, quest'ultima). Vale dire uno è libero di dire e votare come vuole dentro il gruppo, ma fuori dal gruppo deve fare quello che la maggioranza ha deciso.
    Il voto di preferenza mi sembrerebbe una necessità, ma non perchè il popolo spiccio sappia scegliere candidati che non conosce, ma perchè possano farlo almeno le lobby, le associazioni ... , perchè le sole in condizioni di conoscere i candidati. Però, non più di una preferenza, se non si vuole che i parlamentari siano scelti da poche lobby, attraverso l'orientamento matematico delle preferenze, magari catturate a pagamento.
    Inoltre la possibilità di dare la preferenza serve a sottrarre il parlamentare dalla dipendenza stringente dal capo partito, e quindi a dargli qualche grado di libertà.  NL

 

 

        Anno 2012
       Direttore Responsabile del Foglio Indipendente on line: Prof. Nino Luciani  
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