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Publio Fiori
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Di nuovo sulla "unità dei
cattolici" in politica
Importante Lettera aperta di Publio Fiori
"Il risveglio dei cattolici in politica"
* Avvocato, Uomo
della DC di Roma, Sottosegretario di Stato nei primi anni '90, professore
nell'Università di Roma. Per una nota più nel particolare, clicca su: http://it.wikipedia.org/wiki/Publio_Fiori |

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Nota introduttiva.
Propongo ai lettori del nostro Foglio una importante Lettera aperta di Pubblio Fiori.
Più volte su queste pagine, sono tornato sulla questione della ricostruzione di un
partito cattolico in Italia, e vi ha dato motivo di discussione recentemente il Card. Angelo Bagnasco, peraltro
confermando la posizione di altri presuli italiani, grosso modo riassumibili nella
formula: "sì al ritorno, ma in termini di apporti personali".
Publio Fiori è stato ed è una importante e nota personalità della cattolicità
di Roma, già uomo della DC e di governo. La sua lettera è mossa da alcuni convegni
recenti di varie associazioni cattoliche, laiche, riprese dai mass media.
La tesi di Fiori è netta, grosso modo così riassumibile: "senza
l'unione, non esiste proposta politica dei cattolici".
Ritengo questa tesi estremamente lucida e vera. Basti pensare che è
sufficiente l'unione politica, anche solo di poche persone di altro pensiero, per mettere
a tacere altro pensiero, pur se condiviso da tantissimi, ma espresso singolarmente.
Ritengo anche che la riportata posizione dei presuli italiani sia più
opportunistica, che vera. Magari venisse davvero qualcuno capace di dare unità politica
ai cattolici, s'intende in compagnia e dialettica con le "unità" di altre idee.
N.Luciani |
Publio
FIORI, Il risveglio dei cattolici in politica*
In poco più di un mese si sono svolti molti
convegni del cattolicesimo politico di cui quattro particolarmente interessanti: a Norcia
i cattolici del PDL, a Todi i cattolici "moderati", a Roma (Piazza di Pietra) i
"democristiani" per l'anniversario dell'unità d'Italia e sempre a Roma (Domus
Mariae) i "cattolici democratici". Nel momento in cui i cattolici sentono il
dovere di recuperare un proprio ruolo nella politica nazionale riemergono le distinzioni
che avevano animato la vita della DC. Si riparte, cioè, dalle correnti con un dibattito
che, anziché accentrarsi sulle cose da fare (politica di bilancio) per superare l'attuale
crisi con riforme ispirate ai principi della dottrina sociale cristiana e del popolarismo
sturziano, ci si sofferma sulla collocazione politica con riferimento agli attuali
schieramenti. Ieri, con la DC, le correnti si distinguevano prevalentemente sui contenuti
dell'azione politica; oggi l'impressione è che il problema di fondo sia quello di
difendere la propria posizione nello schieramento di appartenenza. Ma questo atteggiamento
nega in radice la possibilità di un recupero dell'unità politica dei cattolici perché
viene meno quel presupposto di fondo che fu la principale connotazione della DC, la
ricerca cioè di una mediazione tra le varie anime del partito per arrivare ad un progetto
condiviso che tenga conto delle varie rappresentanze sociali che si riconoscevano nello
Scudo Crociato. Da questi convegni è emerso, invece, il chiaro obiettivo di trovare una
mediazione con i componenti del partito e dello schieramento di cui quei cattolici fanno
parte. Illuminante è stata da questo punto di vista la brillante relazione del neo
Ministro Riccardi che ha sottolineato con forza la vocazione del cattolicesimo politico a
ricercare sempre intese, alleanze, mediazioni con gli altri partiti. Rievocazione vera (De
Gasperi con i centristi, Fanfani con i socialisti, Moro e la solidarietà nazionale) ma
che difetta di una considerazione preliminare. E' vero che la DC di allora ricercava e
trovava la collaborazione politica con gli altri partiti, ma prima garantiva l'unità dei
democristiani. E quando si profilava l'eventualità di rotture, o peggio, di scissioni,
prima lavorava per ricucire il tessuto interno del partito e, solo dopo, si concludevano
le mediazioni necessarie per aprire nuovi fronti politici. Oggi, invece, assistiamo ad un
approccio diverso, direi inverso.
Invece di ricostruire quell'unità che è
indispensabile per far uscire i cattolici dall'insignificanza politica, sembra prevalere
la spinta a "rivendicare" le scelte fatte in favore di questo o di quello
schieramento. Confermando così la legittimità della diaspora e la indisponibilità a
ricostruire una comune piattaforma etica, ideale, politica e programmatica. Perché siano
tutti d'accordo sui c.d. "principi non negoziabili", ma non basta. Perché, a
parte il sospetto che la sola adesione a tali principi possa essere talvolta anche
strumentale, rimane il fatto che l'impegno politico si caratterizza per i contenuti
programmatici. Infatti, se i principi etici non trovano un riferimento nei programmi
politici diventano enunciazioni astratte valide come propaganda volta a
"catturare" il consenso del Mondo cattolico. La "centralità" della
persona, i suoi diritti naturali e la sua dignità si difendono con un sistema di norme
che, nel rispetto della Costituzione, vadano in questa direzione. Ciò significa una serie
di leggi che riconoscano realmente la "Sovranità popolare" (nuova legge
elettorale) e che, ad esempio, rendano effettivi il principio di eguaglianza, il diritto
al lavoro, l'equità fiscale, la tutela della famiglia, il diritto a giuste retribuzioni e
pensioni, ecc. ecc. E' su questo versante che si gioca il futuro del cattolicesimo
politico e non "barricandosi" dentro il PDL, il PD o in un TERZO POLO di cui non
si riesce a comprendere la reale identità, stante la diversità culturale e politica dei
partiti che ne fanno parte. Dinanzi a tale scenario noi di RINASCITA POPOLARE non pensiamo
alla ricomposizione del partito dei cattolici ma, più semplicemente ad un partito di
cattolici o meglio ad una federazione di persone, iniziative e movimenti che, ispirandosi
ai principi della dottrina sociale cristiana e del popolarismo sturziano, intendano fare
politica in autonomia senza dover sottostare al ricatto dell'appartenenza ad uno degli
attuali schieramenti che hanno partecipato, comunque, allo sfascio di questa Seconda
Repubblica. E la nostra posizione si articola su due precise direttive: - il carattere
federale dell'organizzazione che garantisca l'autonomia: - e l'identità di chi aderisce e
il contenuto programmatico del progetto che testimoni l'apertura di una nuova fase della
politica nazionale fondata su concrete proposte per i problemi del Paese anziché sulle
formule e sugli schieramenti.
E' su questi due punti che va verificata la
possibilità di mettere insieme una rappresentanza politica di cattolici fondata sui
principi non negoziabili, ma articolata anche su un concreto programma di riforme che
siano la trasposizione in chiave politica di quei principi. A questo proposito ci tengo a
sottolineare che le ipotesi di "ammucchiate" senza anima e senza reali programmi
di cui si dibatte in varie sedi ("grande coalizione", "governo
istituzionale", "nuovo compromesso storico") tra forze politiche che hanno
tradizioni, valori e principi contrapposti e incompatibili non ci convincono. Riteniamo
che i governi e le coalizioni non possano essere occasionali e debbano nascere su una
"etica condivisa" che rispetti i valori di riferimento di tutte le componenti.
Da parte nostra, oltre ai "diritti non negoziabili" abbiamo fin dall'inizio
indicato le nostre linee programmatiche.
.....
.....
Attendo le Vostre considerazioni. Cordialmente. Publio Fiori
(N.d.R.: il seguito, 26 righe, prosegue con considerazioni
di tipo programmatico, collegate con il governo Monti.).
Roma 25 novembre 2011 |
MAROCCO
LA NUOVA COSTITUZIONE
IN LINGUA ITALIANA
Traduzione di Bouchaib Khaline* |

Re Mohammed VI e la sua famiglia
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Nota. La nuova
Costituzione del Marocco è stata approvata dal corpo elettorale il 1 luglio 2011.
Avendone ottenuta la traduzione in lingua italiana, ci è sembrato di interesse dei
Colleghi porgerla loro in italiano, a parte che molti di essi l'hanno già letta in
inglese o francese.
Essa ha trasformato la governance del Marocco da monarchia
assoluta in monarchia costituzionale.
Non v'è alcun argomento per sostenere in assoluto la preferenza di
una forma di governo rispetto all'altra. Come, però, ci hanno insegnato gli storici della
rivoluzione francese, nessuna forma di governo può reggere se non è coerente con
l'evoluzione della cultura e dell'economia di un popolo.
In questo senso abbiamo ravvisato, nel Re, una grande
lungimiranza e saggezza l'aver scelto la via della monarchia costituzionale (noi in Italia
abbiamo iniziato il percorso democratico con una monarchia costituzionale nel 1848, con lo
Statuto Albertino), anche memori dei non pochi regicidi avvenuti in Paesi arabi, poi
sfociati in dittature feroci. Questo vuol dire che l'accelerazione dei processi politici
porta a guai, se i popoli non sono maturi.
Per la effettività della riforma, raccomanderei al Re di dare
molta importanza a proporre anche una buona legge elettorale e proporrei che il re nomini
il primo ministro, ma su designazione della camera dei rappresentanti. Il motivo è che
una eventuale sfiducia della Camera al primo ministro sarebbe una sfiducia anche al re che
l'ha nominato, cosa da evitare. |
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IL SISTEMA DI GOVERNANCE (in breve)
Fonte: http://www.ambasciatadelmarocco.it/
Il Regno
del Marocco, Stato musulmano sovrano, la cui lingua ufficiale è lArabo, costituisce
una parte del Grande Magreb Arabo. È uno Stato Africano che inoltre, si prefigge, tra uno
dei suoi principali obbiettivi, la realizzazione dellUnità Africana.
Consapevole della necessità di collocare la propria azione nellambito
degli organismi internazionali, dei quali è membro attivo e dinamico, il Regno del
Marocco sottoscrive ai principi, diritti e obblighi derivanti dalle Carte dei suddetti
organismi e riafferma il suo rispetto dei diritti dellUomo come quelli
universalmente riconosciuti.
La Costituzione marocchina riafferma, tra laltro, la determinazione del Regno
a operare al fine del mantenimento della pace e della sicurezza nel mondo.
Il Marocco è una monarchia costituzionale, democratica e sociale. Le
revisioni Costituzionali che il Regno ha subìto si collocano nellambito di
unevoluzione costante delle istituzioni costituzionali fin dal periodo
dellindipendenza.
Il testo attuale della Costituzione rappresenta il raggiungimento di
unopera di sintesi avviata da Sua Maestà il Re Hassan II, negli anni 1962, 1970,
1972, 1992, 1996.
Lultima per data, ovvero quella del 13 settembre 1996, si è prefissata come
obbiettivo ladattamento delle istituzioni a uno spirito orientato verso la
salvaguardia delle tradizioni e dellautenticità del Regno.
Ciò si può vedere attraverso le innovazioni introdotte nel testo della Costituzione,
ossia :
1 Listituzione di un sistema parlamentare bicamerale
mediante la creazione di una Camera intitolata "Camera dei Consiglieri" composta
dai rappresentanti delle camere Professionali, dei lavoratori dipendenti, e delle
collettività locali. Questa Camera si avvale di poteri deliberativi simili a quelli della
Camera dei rappresentanti, con una posizione di primato per questultima, e si avvale
della facoltà di dimettere il governo secondo condizioni specifiche.
2 Lelezione di tutti i membri della Camera dei Rappresentanti al
suffragio universale diretto.
3 La reintroduzione dei "Piani di Sviluppo", che vanno a
sostituire i "Programmi Economici e sociali integrati". La loro elaborazione è
di competenza del Consiglio Superiore della Promozione Nazionale del Piano.
4 Linnalzamento dello statuto della Corte dei Conti, la quale è
ormai una istituzione costituzionale la cui missione è in particolare, quella di
garantire il controllo superiore dellesecuzione delle Leggi di finanze, in
contemporanea alla creazione di Corti dei Conti regionali.
5 Lelezione della Regione come Collettività locale, accanto
alle Prefetture, Province, e Comuni del Regno.
6 Il diritto di proprietà e la libertà di intraprendere sono
garantiti dalla Costituzione del Regno.
La Promozione dellUomo
Oltre ai diritti e protezioni riconosciuti e
garantiti nel primo titolo della Costituzione, una nuova disposizione riafferma
solennemente il rispetto del Regno del Marocco ai diritti dellUomo "come quelli
che sono riconosciuti." Questa aggiunta sancisce levoluzione che il Marocco ha
visto nel corso degli ultimi anni in fatto di rafforzamento e ampliamento delle libertà
individuali e collettive.
Tra laltro, la nuova Costituzione prevede lattuazione di un
Consiglio economico e Sociale. Questa nuova Istituzione simboleggia la prevalenza del
fattore sociale ed economico nelle scelte e nellazione politica del Marocco agli
albori del XXI ° Secolo.
Rapporti tra il Governo e Parlamento
Il Primo Ministro può impegnare la responsabilità del Governo dinanzi alla Camera dei
Rappresentanti, su una dichiarazione di politica generale oppure sul voto di un testo.
La fiducia può essere rifiutata, oppure il testo respinto, solo dopo la raggiunta
maggioranza assoluta dei membri componenti la Camera dei Rappresentanti.
Il voto può intervenire soltanto tre giorni interi dopo che la questione di fiducia sia
stata stabilita.
Il rifiuto di fiducia implica le dimissioni collettive del Governo.
La Camera dei Rappresentanti può mettere in discussione la responsabilità del Governo
mediante il voto di una mozione di censura. Tale mozione è approvata dalla Camera dei
Rappresentanti solo attraverso un voto ottenuto alla maggioranza assoluta dei membri che
la compongono. Il voto può intervenire solo tre giorni interi dopo la deposizione della
mozione.
Il voto di censura implica le dimissioni collettive del Governo.
Quando il Governo è stato censurato dalla Camera dei Rappresentanti, nessuna mozione di
censura della Camera dei Rappresentanti può essere accolta durante il termine di un anno.
La Camera dei Consiglieri può votare delle mozioni di ammonimento o delle mozioni di
censura del Governo.
La mozione di ammonimento al Governo deve essere firmata almeno dal terzo dei
membri della Camera dei Consiglieri. Deve essere votata alla maggioranza assoluta dei
membri che compongono la Camera. Il voto può intervenire solo dopo tre giorni interi dopo
la deposizione della mozione.
Il testo dellammonimento è immediatamente indirizzato dal Presidente della Camera
dei Consiglieri al Primo Ministro che dispone di un termine di sei giorni per presentare
dinanzi alla Camera dei Consiglieri la posizione del Governo sulle motivazioni
dellavviso.
La mozione di censura può essere accolta solo se firmata da almeno il terzo dei membri
che compongono la Camera dei Consiglieri. E approvata dalla Camera solo da un voto
preso alla maggioranza dei 2/3 dei membri che la compongono. Il voto può intervenire
soltanto tre giorni interi dopo la deposizione della mozione.
Il voto di censura implica le dimissioni collettive del Governo.
Quando il Governo è stato censurato dalla Camera dei Consiglieri, nessuna mozione di
censura della Camera dei Consiglieri può essere accolta durante il termine di anno.
Il Parlamento
Il Parlamento è composto di due Camere, la Camera dei
Rappresentanti e la Camera dei Consiglieri. I loro membri vengono eletti dalla
Nazione. Il loro diritto di voto è personale e non può essere delegato. (art. 36 della
Costituzione).
Modalità di elezione del Parlamento
I membri della Camera dei Rappresentanti sono eletti per cinque anni
al suffragio universale diretto. La legislatura ha termine allapertura
della sessione di ottobre del quinto anno successivo allelezione della Camera.
Il Presidente è eletto prima, allinizio della legislatura, e in seguito alla
sessione di aprile del terzo anno di questultima, e per il periodo rimanente a
decorrere dalla medesima.
I membri dellufficio di presidenza sono eletti alla rappresentazione proporzionale
dei gruppi per la durata di un anno.
La Camera dei Consiglieri comprende nella proporzione dei 3/5 dei
membri eletti in ogni regione da un collegio elettorale composto da rappresentanti delle
collettività locali, e in una proporzione dei 2/5 dei membri eletti per ogni regione da
collegi elettorali composti da eletti delle Camere Professionali, dei membri eletti a
livello nazionale da un collegio elettorale composto dai rappresentanti dei lavoratori
dipendenti.
I membri della Camera dei Consiglieri sono eletti per nove anni. La Camera dei Consiglieri
è rinnovabile per terzo ogni tre anni. I seggi oggetto del primo e del secondo rinnovo
saranno sorteggiati.
Il Presidente della Camera dei Consiglieri e i membri dellufficio di presidenza sono
eletti allinizio della sessione di ottobre, in occasione di ogni rinnovo della
Camera, i membri dellufficio sono eletti alla rappresentazione proporzionale dei
gruppi.
Il Parlamento tiene le proprie sedute durante due sessioni allanno, può essere
riunito in sessione straordinaria, sia su richiesta della maggioranza assoluta dei membri
delluna delle due Camere, sia per decreto.
Le sedute delle Camere del Parlamento sono pubbliche.
La legge è votata dal Parlamento.
Liniziativa delle leggi appartiene congiuntamente al Primo Ministro e ai membri del
Parlamento.
I progetti di legge vengono depositati presso una delle due Camere.
Ogni progetto o proposta di legge viene esaminato successivamente dalle due Camere del
Parlamento allo scopo di giungere alladozione di un testo unico. La Camera
consultata per prima esamina il testo del progetto di legge presentato dal Governo o della
proposta di legge iscritta; una Camera consultata con un testo votato dallaltra
Camera, delibera sul testo che le viene trasmesso.
La Camera dei Rappresentanti può mettere in discussione la responsabilità
del Governo mediante il voto di una mozione di censura. Tale mozione può essere accolta
solo se firmata da almeno il quarto dei membri componenti la Camera.
La mozione di censura è approvata dalla Camera dei Rappresentanti solo mediante un voto
ottenuto alla maggioranza assoluta dei membri che la compongono.
Il voto può intervenire solo tre giorni interi dopo la deposizione della mozione.
Il voto di censura implica le dimissioni collettive del Governo.
La Camera dei Consiglieri può votare delle mozioni di ammonimento oppure delle mozioni di
censura del Governo.
La mozione di ammonimento al Governo deve essere firmata da almeno il terzo dei membri
della Camera dei Consiglieri.
Essa deve essere votata alla maggioranza assoluta dei membri che compongono la Camera. Il
voto può intervenire solo tre giorni dopo la deposizione della mozione.
Il Governo
Il Governo è composto dal Primo Ministro e dai Ministri. E
responsabile dinanzi al Re e dinanzi al Parlamento. Garantisce lesecuzione delle
leggi e dispone dellamministrazione.
Il Primo Ministro è nominato dal Re.
I membri del Governo sono nominati dal Re, su proposta del Primo Ministro.
Il Primo Ministro ha liniziativa delle leggi; esercita il potere regolamentare e
assume la responsabilità della coordinazione delle attività ministeriali.
Il Primo Ministro può impegnare la responsabilità del Governo dinanzi alla Camera dei
Rappresentanti, su dichiarazione di politica generale o su voto di un testo.
Nessun progetto di legge può essere depositato a cura del Primo Ministro presso una delle
due Camere prima che vi sia stata delibera in sede di Consiglio di Ministri.
Il Consiglio dei Ministri viene consultato, previamente ad ogni decisione:
- su questioni riguardanti la politica generale dello Stato;
- sulla dichiarazione di stato di assedio;
- su la dichiarazione di guerra;
- sullimpegno della responsabilità del Governo dinanzi alla Camera dei
Rappresentanti;
- su dei progetti di legge, prima del deposito presso una delle due Camere;
- sui decreti regolamentari;
- sul progetto di piano;
- sul progetto di revisione della Costituzione . |
IL TESTO INTEGRALE DELLA
NUOVA COSTITUZIONE
PREAMBOLO
Fedele alla sua scelta irreversibile per costruire uno Stato
democratico costituzionale, il Regno del Marocco persegue con decisione il processo di
consolidamento e rafforzamento delle istituzioni di uno stato moderno, avendo fondato sui
principi della partecipazione, del pluralismo e del buon governo. Egli sviluppa una
società inclusiva in cui tutti godono della sicurezza, libertà, pari opportunità,
rispetto della dignità e della giustizia sociale nel quadro del principio di correlazione
tra diritti e doveri di cittadinanza .
Stato musulmano sovrano, impegnato per l'unità nazionale e l'integrità territoriale, il
Regno del Marocco intende preservare, nella sua pienezza e la diversità, l'identità
nazionale, una e indivisibile. L'unità, forgiata dalla convergenza dei suoi componenti
arabo-islamico, e amazigh sahariana-Hassani, è stata nutrita e arricchita dei suoi
affluenti africane, andaluse, ebraiche e mediterranee. Il rilievo dato alle Islam nel
deposito nazionale è accoppiato con l'impegno del popolo marocchino ai valori di
apertura, di moderazione, tolleranza e dialogo per la comprensione reciproca fra tutte le
culture e le civiltà del mondo.
Riconoscendo la necessità di rafforzare il ruolo che merita sulla scena mondiale, il
Regno del Marocco, membro attivo di organizzazioni internazionali, impegnate a
sottoscrivere i diritti, principi e gli obblighi sotto la loro rispettivi statuti e
convenzioni, si riafferma il suo impegno per i diritti umani universalmente riconosciuti,
e la sua volontà di continuare a lavorare per preservare la pace e la sicurezza nel
mondo.
Sulla base di questi valori e principi e sostenuta da sopportare il suo impegno a
rafforzare i legami di fratellanza, cooperazione, solidarietà e collaborazione
costruttiva con gli altri Stati, e di lavorare per il progresso comune, il Regno del
Marocco , Stati Uniti, pienamente sovrano, appartenente al Maghreb Grand, ribadisce la
seguente e comporti:
- Lavorare per la costruzione dell'Unione del Maghreb, come opzione strategica;
- Approfondire il senso di appartenenza al mondo arabo-islamico Ummah, e rafforzare i
legami di fraternità e di solidarietà con i suoi popoli fratelli;
- Rafforzare i rapporti di cooperazione e solidarietà con i popoli e paesi africani tra
cui il Sahel e del Sahara;
- Per intensificare i contatti in stretta collaborazione e partenariato con i paesi vicini
dell'area euro-mediterranea;
- Aumentare e diversificare le sue relazioni di amicizia e il suo rapporto con scambi a
livello umano, i legami economici, scientifici, tecnici e culturali con tutti i paesi del
mondo;
- Rafforzare Sud-Sud;
- Proteggere e promuovere le caratteristiche dei diritti umani e del diritto umanitario
internazionale e contribuire al loro sviluppo nella loro indivisibilità e
l'universalità;
- Banner e combattere la discriminazione contro chiunque in base al sesso, colore, credo,
cultura, origine sociale o di origine regionale, lingua, disabilità o di qualche
circostanza personale qualunque;
- Accordo con le convenzioni internazionali regolarmente ratificate da lui, secondo le
disposizioni della Costituzione e le leggi del Regno, secondo la propria identità
nazionale immutabile, e al momento della pubblicazione di queste convenzioni, la regola
sulla legge del paese, e di conseguenza allineare le disposizioni pertinenti del diritto
nazionale.
Questo preambolo è parte integrante della presente Costituzione.
PARTE I - DISPOSIZIONI GENERALI
ARTICOLO I
- Il Marocco è una monarchia costituzionale, democratica, parlamentare e sociale.
Il sistema costituzionale del Regno si basa sulla separazione, i rapporti di forza e di
collaborazione, così come la cittadinanza e la democrazia partecipativa e dei principi di
buon governo e la correlazione tra responsabilità e accountability.
La nazione si basa sulla sua costante vita collettiva unificante in questo caso l'Islam
moderato, l'unità nazionale, con molti affluenti, la monarchia costituzionale e la scelta
democratica.
L'organizzazione territoriale del Regno è decentralizzato, basato su una
regionalizzazione avanzata.
ARTICOLO 2
La sovranità appartiene al popolo che la esercita direttamente tramite referendum o
indirettamente attraverso i suoi rappresentanti.
La nazione sceglie i suoi rappresentanti nelle istituzioni elette attraverso il voto
libero, sincero e regolare.
ARTICOLO 3
L'Islam è la religione dello Stato, che garantisce a tutti il libero esercizio della
religione.
ARTICOLO 4
L'emblema del Regno è una bandiera rossa al centro di una stella a cinque punte verdi.
Il motto del Regno è DIO, IL PAESE, IL RE.
ARTICOLO 5
Arabo rimane la lingua ufficiale dello Stato.
Lo Stato lavora per proteggere e sviluppare la lingua araba, e la promozione del suo
utilizzo.
Analogamente, il amazigh è una lingua ufficiale dello Stato, come patrimonio comune di
tutti i marocchini, senza eccezioni.
Una legge organica definisce il processo di attuazione del carattere ufficiale di quella
lingua, e le condizioni della sua integrazione nelle aree di insegnamento e la priorità
della vita pubblica, al fine di consentirgli di svolgere la sua funzione di futuri lingua
ufficiale.
Lo Stato lavora per preservare la Hassani, come parte della cultura marocchina identità
uniti, e la protezione delle espressioni culturali e idiomi praticato in Marocco. Allo
stesso modo, si assicura la coerenza della politica linguistica e culturale nazionale e
l'apprendimento e la padronanza delle lingue straniere più comunemente usati in tutto il
mondo come strumento di comunicazione, integrazione e interazione con società della
conoscenza, e apertura alle diverse culture e civiltà contemporanea.
Ci deve essere una lingua nazionale e della cultura marocchina, responsabile in
particolare per la tutela e lo sviluppo di arabo e amazigh e marocchini diverse
espressioni culturali, che costituiscono un patrimonio autentico e una fonte di
ispirazione oggi.
Esso comprende tutte le istituzioni impegnate in questi settori. Una legge organica
determina le funzioni, la composizione e le procedure operative.
ARTICOLO 6
La legge è l'espressione suprema della volontà della nazione. Tutte le persone o
entità, compresi i governi, sono uguali dinanzi ad esso e obbligato a fornirle.
Le autorità pubbliche stanno lavorando per creare le condizioni per generalizzare
l'efficacia della libertà e dell'uguaglianza dei cittadini e la loro partecipazione alla
vita politica, economica, culturale e sociale.
Hanno affermato i principi di costituzionalità, di gerarchia e alla pubblicità
obbligatoria delle norme giuridiche.
La legge può avere effetto retroattivo.
ARTICOLO 7
I partiti politici stanno lavorando per l'inquadramento e della formazione dei cittadini,
promuovere la loro partecipazione alla vita nazionale e di governance. Essi contribuiscono
alla espressione della volontà degli elettori e partecipare all'esercizio del potere,
basata sul pluralismo e l'alternanza con mezzi democratici, attraverso le istituzioni
costituzionali.
La loro costituzione e le loro attività sono gratuite, in conformità con la Costituzione
e la legge.
Non ci può essere partito unico.
I partiti politici non possono essere e basate su religione, diritti linguistici, etnici o
regionali, o, più in generale, a qualsiasi titolo discriminatoria o contraria a uomo.
(cioè non possono essere di stampo religioso, etnico o regionale e esercitare qualsiasi
azione discriminatoria e contraria e lede la dignità del uomo)
Essi non possono essere progettati per minare l'Islam, la monarchia, principi
costituzionali, o le fondamenta democratiche di unità nazionale e dell'integrità
territoriale del Regno.
L'organizzazione e il funzionamento dei partiti politici devono attenersi a principi
democratici.
Una legge organica determina, secondo i principi enunciati nel presente articolo, comprese
le norme relative alla costituzione e attività dei partiti politici, i criteri per la
concessione del sostegno finanziario dello Stato, nonché le procedure per il monitoraggio
finanziamento.
ARTICOLO 8
Le organizzazioni sindacali dei lavoratori, camere professionali ( organizzazioni di
categoria e dell'imprenditoria) e associazioni di categoria dei datori di lavoro
contribuiscono alla difesa e promozione dei diritti e degli interessi di gruppi economici
che rappresentano. La loro costituzione e le loro attività, in conformità con la
Costituzione e la legge, sono libere
Le strutture e il funzionamento di queste organizzazioni devono attenersi a principi
democratici.
I governi lavorano per promuovere la contrattazione collettiva e l'incoraggiamento della
conclusione dei contratti collettivi previsti dalla legge.
La legge stabilisce le norme relative in particolare alla formazione di sindacati, le
attività ed i criteri per la concessione di sostegno finanziario dello Stato, nonché
meccanismi per il controllo del loro finanziamento.
ARTICOLO 9
I partiti politici e sindacati non può essere sospeso o sciolto dal governo e solamente
con un ordine dalla magistratura.
ARTICOLO 10
La Costituzione garantisce lo status dell'opposizione parlamentare conferendo gli stessi
diritti per permetterle di svolgere adeguatamente i suoi compiti relativi alla vita
parlamentare e politica. Essa garantisce, in particolare, l'opposizione il diritto di:
- Libertà di opinione, di espressione e di riunione;
- Airtime nei media ufficiali, in proporzione alla loro rappresentazione;
- Il beneficio di finanziamenti pubblici, in conformità della legge;
- L'effettiva partecipazione al processo legislativo, compresa la quotazione delle
bollette nell'ordine del giorno delle due Camere del Parlamento;
- Un'effettiva partecipazione al controllo del lavoro del governo, in particolare
attraverso i movimenti della censura e l'arresto del governo, così come le interrogazioni
orali al Governo e all'interno delle commissioni parlamentari d'inchiesta;
- Contributo per la proposta e l'elezione dei membri da eleggere alla Corte
Costituzionale;
- Una rappresentazione appropriata per le operazioni interne di entrambe le Camere del
Parlamento;
- Il presidente della commissione incaricata della legislazione della Camera dei
Rappresentanti;
- Avere mezzi adeguati per garantire le sue funzioni istituzionali;
- Partecipazione attiva diplomazia parlamentare per difendere la giusta causa della
nazione e dei suoi interessi vitali;
- Contributo per la gestione e la rappresentanza dei cittadini attraverso i partiti
politici che si formano e in conformità con le disposizioni di cui all'articolo 7 della
presente Costituzione;
- L'esercizio del potere a livello locale, regionale e nazionale, attraverso il
cambiamento democratico, e in base alle disposizioni della presente Costituzione.
I gruppi di opposizione si attende un contributo attivo e costruttivo nel lavoro
parlamentare.
Modalità di esercizio da parte di gruppi di opposizione dei diritti sopra sono attaccati,
a seconda dei casi, da leggi organiche o leggi o dalle norme di ciascuna Camera del
Parlamento.
ARTICOLO 11
La forma libera, onesta e trasparente la base della legittimità della rappresentanza
democratica.
Le autorità pubbliche sono tenute a rispettare un rigoroso la neutralità nei confronti
dei candidati e la non discriminazione tra di loro.
La legge definisce le norme per garantire un equo accesso ai media pubblici e il pieno
godimento dei diritti e delle libertà fondamentali relative a campagne elettorali e di
voto. Le autorità incaricate di organizzare le elezioni per garantire l'applicazione di
queste regole.
La legge definisce i termini e le condizioni di osservazione indipendente e neutrale delle
elezioni in conformità con le norme internazionalmente riconosciute.
Chiunque viola le disposizioni e le regole di correttezza e trasparenza delle elezioni è
punibile dalla legge.
I governi implementare i mezzi necessari per promuovere la partecipazione dei cittadini
alle elezioni.
ARTICOLO 12
Associazioni della società civile e organizzazioni non governative si formano e operare
liberamente, nel rispetto della Costituzione e della legge.
Non possono essere sospeso o sciolto dal governo che in un ordine del tribunale.
Associazioni interessate alla vita pubblica e le organizzazioni non governative,
contribuiscono, nel quadro della democrazia partecipativa, dello sviluppo, implementazione
e valutazione dei progetti e delle decisioni delle istituzioni elette e delle autorità
pubbliche. Queste istituzioni e le autorità devono organizzare questo contributo in
conformità con i termini e le condizioni stabilite dalla legge.
L'organizzazione e il funzionamento di associazioni e organizzazioni non governative
devono attenersi a principi democratici.
ARTICOLO 13
Le autorità pubbliche stanno lavorando per creare spazi di dialogo, di coinvolgere i
diversi attori sociali allo sviluppo, all'attuazione e alla valutazione delle politiche
pubbliche.
ARTICOLO 14
I cittadini hanno alle condizioni e termini stabiliti da una legge organica, il diritto di
presentare proposte legislative. Uno o più della Casa possono sponsorizzare le mozioni
parlamentari competenti e tradurle in proposte legislative o domanda il governo in virtù
dei poteri al Parlamento.
ARTICOLO 15
I cittadini hanno il diritto di presentare petizioni al governo.
Una legge organica determina le condizioni e le modalità di esercizio di tale diritto.
ARTICOLO 16
Il Regno del Marocco sta lavorando per proteggere i diritti e interessi legittimi dei
cittadini marocchini residenti all'estero, nel rispetto del diritto internazionale e le
leggi dei paesi ospitanti. Che attribuisce a mantenere e sviluppare i loro legami umani,
compresi culturale, con il Regno e per preservare la loro identità nazionale.
Si lavora per promuovere il loro contributo allo sviluppo della loro patria, in Marocco, e
più stretti legami di amicizia e di cooperazione con i governi e le aziende in paesi in
cui risiedono o di cui sono cittadini.
ARTICOLO 17
Marocchini residenti all'estero godono pieni diritti di cittadinanza, compreso il diritto
di elettorato attivo e passivo. Possono candidarsi alle elezioni le liste elettorali, e
locale, regionale e nazionale. La legge stabilisce criteri specifici per l'eleggibilità e
incompatibilità. Determina anche le condizioni e le modalità per l'esercizio del diritto
di elettorato attivo e passivo dal paese di residenza.
ARTICOLO 18
Le autorità pubbliche stanno lavorando per garantire la più ampia partecipazione dei
marocchini residenti all'estero, le istituzioni e la governance di consulenza creata dalla
Costituzione o dalla legge.
PARTE II - DIRITTI FONDAMENTALI E LIBERTÀ
ARTICOLO 19
Gli uomini e le donne godono di pari diritti umani e libertà di civili, politici,
economici, sociali, culturali e ambientali, come indicato in questa e altre disposizioni
della Costituzione, così come le convenzioni e patti debitamente ratificato dal Regno e
che, in conformità con le disposizioni della Costituzione, delle costanti e le leggi del
Regno.
Il governo marocchino sta lavorando per raggiungere la parità tra uomini e donne.
E 'creata per questo scopo, una Autorità per l'uguaglianza e la lotta contro ogni forma
di discriminazione.
ARTICOLO 20
Il diritto alla vita è il diritto primario di ogni essere umano. La legge tutela questo
diritto.
ARTICOLO 21
Tutti hanno diritto alla sicurezza delle loro persone, le loro famiglie ei loro beni.
Le autorità pubbliche garantire la sicurezza delle persone e del territorio nazionale in
conformità con i diritti fondamentali e le libertà garantite a tutti.
ARTICOLO 22
Non può essere privato della integrità fisica o morale di nessuno, in nessuna
circostanza da qualsiasi persona qualsiasi, privato o pubblico.
Nessuno può infliggere a un altro, sotto qualunque pretesto, crudeli, inumane, degradanti
o compromettere la dignità.
La pratica della tortura in ogni sua forma e da chiunque è un crimine punito dalla legge.
ARTICOLO 23
Nessuno può essere arrestato, detenuto, processato o condannato se non nei casi e modi
previsti dalla legge.
Detenzione arbitraria o sparizione forzata delitti e segreti sono di estrema gravità ed
esporre i loro autori per la punizione più severa.
Chiunque sia arrestato deve essere informato immediatamente, in modo che possano capire, i
motivi della sua detenzione e dei suoi diritti, compreso il diritto di rimanere in
silenzio. Deve avere, al più presto, assistenza legale e la possibilità di comunicazione
con i parenti, secondo la legge.
La presunzione di innocenza e il diritto a un processo equo è garantito.
Una persona detenuta godono dei diritti fondamentali e condizioni umane di detenzione. Si
può beneficiare di una formazione e la riabilitazione.
È vietato l'incitamento al razzismo, odio e violenza.
Genocidio, crimini contro l'umanità, crimini di guerra e di tutte le violazioni gravi e
sistematiche dei diritti umani è punito dalla legge.
ARTICOLO 24
Ogni individuo ha il diritto di proteggere la sua privacy.
Il domicilio è inviolabile. La ricerca può avvenire solo alle condizioni e modalità
previste dalla legge.
Comunicazioni private in qualsiasi forma, è segreto. Soltanto il giudice può
autorizzare, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla legge, l'accesso ai
contenuti, la divulgazione totale o parziale o invocazione a scapito di chiunque.
È garantito per tutti, la libertà di circolazione e soggiorno nel territorio nazionale,
di lasciare e tornare, a norma di legge.
ARTICOLO 25
Sono garantite la libertà di pensiero, di opinione e di espressione in tutte le sue
forme.
Sono garantite la libertà della creazione, la pubblicazione e la mostra nella ricerca
letteraria e artistica e scientifica e tecnica.
ARTICOLO 26
I governi di fornire, con mezzi adeguati, sostenere lo sviluppo della creazione culturale
e artistico, e la ricerca scientifica e tecnica, e la promozione dello sport. Essi
promuovono lo sviluppo e l'organizzazione di queste aree in modo indipendente e su base
democratica e professionale specifico.
ARTICOLO 27
I cittadini hanno il diritto di accedere alle informazioni detenute dalle autorità
pubbliche, istituzioni ed organi elettivi di un pubblico servizio.
Il diritto all'informazione non può essere limitata dalla legge, al fine di proteggere
tutti gli aspetti della difesa nazionale, sicurezza interna ed esterna dello Stato, e la
privacy delle persone, prevenire la violazione dei diritti e le libertà enunciati in
questa Costituzione e per proteggere le fonti e le aree specificamente determinati dalla
legge.
ARTICOLO 28
La libertà di stampa è garantita e non può essere limitato da alcuna forma di censura
preventiva.
Tutti hanno diritto di esprimere e diffondere liberamente i soli limiti espressamente
previsti dalla legge, informazioni, idee e opinioni.
Governi incoraggiano l'organizzazione del settore dei quotidiani in modo indipendente e su
base democratica, e che stabilisce le norme legali ed etiche che lo riguardano.
La legge stabilisce le regole di organizzazione e controllo dei mezzi di comunicazione.
Garantisce l'accesso a questi mezzi nel rispetto del pluralismo linguistico, culturale e
lo sviluppo politico della società marocchina.
Ai sensi dell'art 165 della Costituzione, l'Alta Autorità della Comunicazione Audiovisiva
garantisce la conformità con questo pluralismo.
ARTICOLO 29
Sono garantite la libertà di riunione, di riunione, manifestazione pacifica, di
associazione e l'appartenenza sindacale e politica. La legge stabilisce le condizioni per
l'esercizio di queste libertà.
Il diritto di sciopero è garantito. Una legge organica determina le condizioni e le
modalità del suo esercizio.
ARTICOLO 30
Hanno diritto di voto, tutti i cittadini che godono dei diritti civili e politici
importanti. La legge dispone provvedimenti per facilitare l'accesso paritario di donne e
uomini alle cariche eletti.
Il voto è personale e un dovere nazionale.
Stranieri godere della libertà concessa ai cittadini in Marocco, a norma di legge.Quelli
di loro che risiedono in Marocco possono partecipare alle elezioni locali in base alla
legge, l'applicazione delle convenzioni internazionali o da prassi di reciprocità.
Le condizioni per la concessione di estradizione e di asilo sono definiti per legge.
ARTICOLO 31
Le autorità statali, enti pubblici e locali stanno lavorando per mobilitare tutti i mezzi
disponibili per facilitare l'accesso paritario dei cittadini alle condizioni che
permettono loro di godere dei diritti:
- Assistenza sanitaria;
- Assistenza sociale, la copertura sanitaria e di solidarietà reciproca e organizzato
dallo Stato;
- Una formazione moderna, accessibile e di qualità;
- Istruzione per l'attaccamento all'identità nazionale marocchina e costanti immutabili;
- Formazione professionale e di educazione fisica e arte;
- Alloggio dignitoso;
- Al lavoro e il sostegno del governo per la ricerca di lavoro o di lavoro autonomo;
- Accesso al servizio pubblico in base al merito;
- L'accesso all'acqua e un ambiente sano;
- Sviluppo sostenibile.
ARTICOLO 32
La famiglia, fondata sul rapporto del matrimonio è l'unità fondamentale della società.
Lo Stato sta lavorando per garantire per legge la protezione della famiglia in materie
giuridiche, economiche e sociali, per garantire la sua unità, la stabilità e la
conservazione.
Essa garantisce pari tutela giuridica e sociale e morale eguale considerazione a tutti i
bambini, indipendentemente dal loro stato civile.
L'istruzione di base è un diritto del bambino e un obbligo verso la famiglia e lo Stato.
Ci sarà un Consiglio consultivo della famiglia e dell'infanzia.
ARTICOLO 33
Spetta ai governi di adottare tutte le misure appropriate per:
- Estendere e generalizzare la partecipazione dei giovani nello sviluppo sociale,
economico, culturale e politica;
- Aiuto ai giovani a integrarsi nella vita lavorativa e delle associazioni e fornire
assistenza ai bisognosi di educazione speciale, sociale o professionale;
- Facilitare l'accesso dei giovani alla cultura, scienza, tecnologia, arte, sport e tempo
libero, creando le condizioni per la completa diffusione della loro creative e innovative
in tutti questi settori;
E 'creato a questo scopo un Consiglio consultivo della Gioventù e l'azione della
comunità.
ARTICOLO 34
Governi a sviluppare e attuare politiche per individuali e gruppi con bisogni speciali.A
tal fine, essi includono:
- Curare e prevenire la vulnerabilità di talune categorie di donne e madri, i bambini e
gli anziani;
- Riabilita e integrarsi nella società civile e il fisicamente e mentalmente sensomotorie
e facilitare il godimento dei diritti e delle libertà per tutti.
ARTICOLO 35
Il diritto alla proprietà è garantito.
La legge può limitare la portata e l'esercizio, se le esigenze di sviluppo economico e
sociale della nazione lo richiedono. Non può essere effettuata l'espropriazione nei casi
e modalità previste dalla legge.
Lo Stato garantisce la libertà di impresa e della libera concorrenza. Si sforza di
raggiungere uno sviluppo umano sostenibile, in grado di consentire il consolidamento della
giustizia sociale e la conservazione delle risorse naturali e diritti nazionali delle
generazioni future.
Lo Stato deve garantire pari opportunità per tutti e una protezione specifica per le
persone socialmente svantaggiate.
ARTICOLO 36
Reati connessi ai conflitti di interessi, insider trading e tutti i reati finanziari sono
punibili dalla legge.
Le autorità pubbliche hanno l'obbligo di prevenire e punire secondo la legge, qualsiasi
forma di criminalità legati all'attività di governo e degli enti pubblici, l'utilizzo
dei fondi a loro disposizione, per l'aggiudicazione e la gestione dei contratti pubblica.
Commercio di influenza e privilegi, abusi di posizione dominante e di monopolio, e tutte
le altre pratiche contrarie ai principi di concorrenza libera e leale nei rapporti
economici, sono sanciti dalla legge.
Ci deve essere una integrità nazionale e la lotta contro la corruzione.
ARTICOLO 37
Tutti i cittadini dovrebbero rispettare la Costituzione e la legge. Essi devono esercitare
i diritti e le libertà garantite dalla Costituzione in uno spirito di responsabilità e
impegnati cittadinanza come l'esercizio dei diritti è correlata con l'esercizio delle
funzioni.
ARTICOLO 38
Tutti i cittadini contribuiscono alla difesa della patria e la sua integrità territoriale
contro ogni aggressione o minaccia.
ARTICOLO 39
Tutto il sostegno, in proporzione al loro potere contributivo, l'ufficio pubblico che solo
la legge può, secondo le modalità previste dalla presente Costituzione, creare e
distribuire.
ARTICOLO 40
Tutto il sostegno e solidalmente in proporzione ai loro mezzi, le spese che richiede lo
sviluppo del Paese, e quelle derivanti da calamità nazionale e disastri naturali.
TITOLO III - LE ROYALTY
ARTICOLO 41
Re, Comandante dei Credenti, assicura il rispetto per l'Islam. Egli è il garante della
libertà di culto.
Presiede il Consiglio superiore degli ulema, incaricato di studiare i problemi in esame.
Il Consiglio è l'unico organo autorizzato a imporre il punto di vista religioso (fatwa),
ufficialmente approvato, i problemi prima e che, sulla base dei precetti principi e
disegni tollerante dell'Islam.
L', le funzioni e le procedure di composizione del Consiglio è fissato dal decreto.
Gli esercizi da re prerogative dahirs religioso insito nella costituzione di Al Imarat
Mouminine assegnato esclusivamente da questo articolo.
ARTICOLO 42
Il Re, Capo dello Stato, il suo rappresentante supremo, simbolo dell'unità della nazione,
garante della perpetuazione e la continuità di Stato e di supremo arbitro tra le
istituzioni, assicura il rispetto della Costituzione, il diritto funzionamento delle
istituzioni costituzionali, la protezione della scelta democratica e dei diritti e le
libertà dei cittadini e delle comunità, e rispetto degli impegni internazionali del
Regno.
Egli è il garante della indipendenza del Regno e la sua integrità territoriale, entro i
suoi confini autentica.
Il re esegue queste operazioni usando i poteri espressamente conferiti dalla Costituzione
ed esercitare per decreto.
Regi decreti, ad eccezione di quelli di cui agli articoli 41, 44 (secondo comma), 47
(commi 1 e 6), 51, 57, 59, 130 (primo comma) e 174 sono controfirmati dal Capo del
Governo.
ARTICOLO 43
Corona del Marocco e dei suoi diritti costituzionali sono ereditati e tramandati di padre
in figlio, ai discendenti in linea diretta maschile e primogenitura SA MAJESTELE
ROIMOHAMMED VI, a meno che il re non si riferisce nella sua vita, un successore del suo
figlio, diverso dal suo figlio maggiore. Quando non ci sono discendenti maschi in linea
diretta di successione al trono è investito in linea collaterale più vicina maschile e
alle stesse condizioni.
ARTICOLO 44
Il Re è un minore fino a diciotto anni di età. Durante la minoranza del re, un Consiglio
di Reggenza esercita i poteri e diritti costituzionali della Corona, tranne quelle
relative alla revisione della Costituzione. Il Consiglio di Reggenza deve servire come
corpo consultivo del re fino a che non raggiunge l'età di venti anni di età.
Il Consiglio di Reggenza è presieduto dal Presidente della Corte Costituzionale. Si
compone, inoltre, il capo del governo, il presidente della Camera dei Rappresentanti, il
presidente della Camera dei Consiglieri, il Presidente e Delegato del Consiglio Superiore
della Magistratura, il Segretario Generale del Consiglio Superiore degli Ulema e dieci
persone nominate dal re stesso.
Le regole di funzionamento del Consiglio di Reggenza è stabilito dalla legge organica.
ARTICOLO 45
Il Re ha una lista civile.
ARTICOLO 46
La persona del Re è inviolabile e il rispetto che merita.
ARTICOLO 47
Il re nomina il capo del governo in seno al partito è uscito in vista delle elezioni alla
Camera dei Rappresentanti, e alla luce dei loro risultati.
Su proposta del capo del governo, nomina i membri del governo.
Il Re può, a sua discrezione, e previa consultazione del Capo del Governo, revocare la
nomina di uno o più membri del governo.
Il capo del governo può chiedere al re di revocare la nomina di uno o più membri del
governo.
Il capo del governo può chiedere al re di revocare la nomina di uno o più membri del
governo a causa della loro dimissioni individuali o collettivi.
A seguito delle dimissioni del capo del governo, il Re terminato le funzioni dell'intero
governo.
Il governo si è dimesso affari correnti fino alla formazione del nuovo governo.
ARTICOLO 48
Il re presiede il Consiglio dei ministri composto dal Capo del Governo e dei Ministri.
Il Consiglio dei ministri si riunisce a iniziativa del Re o su richiesta del capo del
governo.
Il Re, sulla base di un ordine del giorno specifico, delegato per il capo del governo,
presiederà una riunione del Consiglio dei ministri.
ARTICOLO 49
Il Consiglio dei ministri esamina:
- Indirizzi strategici della politica dello Stato;
- Progetto di revisione della Costituzione;
- Progetti di legge organica;
- Guida generale del disegno di legge finanziaria;
- Disegno di legge quadro di cui all'articolo 71 (secondo comma) della Costituzione;
- La legge di amnistia progetto;
- Progetti di testi relativi alla militare;
- La dichiarazione di legge marziale;
- La dichiarazione di guerra;
- Il progetto di cui al punto 104 della presente Costituzione;
- La nomina sulla nomina del capo del governo e su iniziativa del ministro interessato,
alla civile Wali della Banca Al Maghrib, ambasciatore, Wali e Governatore, e capi di
amministrazioni di Homeland Security del Regno, così come funzionari delle istituzioni
pubbliche e aziende strategiche. Una legge organica stabilisce l'elenco delle imprese
strategiche e delle istituzioni.
ARTICOLO 50
Il re promulga la legge entro trenta giorni dalla trasmissione al Governo della legge
definitivamente approvata.
La legge emanata così deve essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno entro un
termine non superiore a un mese, a decorrere dalla data di Dahir della sua promulgazione.
ARTICOLO 51
Il Re può sciogliere con proprio decreto, entrambe le Camere del Parlamento o uno di essi
ai sensi degli articoli 96, 97 e 98.
ARTICOLO 52
Il Re può inviare messaggi alla nazione e al Parlamento. I messaggi vengono letti di
fronte ad uno e l'altra e non può essere alcun dibattito.
ARTICOLO 53
Il Re è il Capo Supremo delle Forze Armate Reali. Egli nomina i membri e può delegare
tale diritto.
ARTICOLO 54
Ci sarà un Consiglio supremo per la sicurezza, come un forum per il dialogo sulle
strategie per la sicurezza interna ed esterna del paese, e la gestione delle situazioni di
crisi, che assicura anche l'istituzionalizzazione di norme di buon governo safe .
Il re presiede il Consiglio e può delegare al capo del governo della riunione di
Presidenza del Consiglio, sulla base di un ordine del giorno specifico.
Il Consiglio supremo per la sicurezza comprende, oltre al Capo del Governo, il Presidente
della Camera dei Rappresentanti, il presidente della Camera dei Consiglieri, il Delegato
capo del Consiglio superiore della magistratura e dei Ministri degli Affari Interni
Esteri, Giustizia e amministrazione della difesa nazionale, e funzionari delle autorità
competenti in materia di sicurezza, alti ufficiali delle Forze Armate Reale e qualsiasi
altra persona la cui presenza è utile nel lavoro del Consiglio.
Le regole del consiglio stabilisce le regole della sua organizzazione e il funzionamento.
ARTICOLO 55
Il Re accredita gli ambasciatori di potenze straniere e organizzazioni internazionali.
Ambasciatori o rappresentanti di organizzazioni internazionali sono accreditati presso di
lui.
E 'segni e ratifica i trattati. Tuttavia, i trattati di pace o di unione, o quelli
relativi alla delimitazione delle frontiere, gli accordi commerciali, o quelle che
coinvolgono le finanze dello Stato o la cui attuazione richiede una legislazione ed ai
trattati sui diritti umani e delle libertà individuali e collettive dei cittadini, può
essere ratificata solo dopo essere stato approvato dalla legge.
Il Re può presentare al Parlamento qualsiasi altro trattato prima della sua ratifica.
Se la Corte costituzionale, su istanza del re o del Presidente della Camera dei Deputati o
del Presidente della Camera dei Consiglieri o il sesto membro della Camera o del primo
trimestre dei membri della Seconda Sezione, ha detto che un impegno internazionale
contiene una disposizione contraria alla Costituzione, la ratifica può avvenire solo dopo
la revisione della Costituzione.
ARTICOLO 56
Re presiede il Consiglio superiore della magistratura.
ARTICOLO 57
Il re approva la nomina di Dahir giudici da parte del Consiglio Superiore della
Magistratura.
ARTICOLO 58
Il re ha la prerogativa di misericordia.
ARTICOLO 59
Quando l'integrità del territorio nazionale è minacciata o se si verificano eventi che
ostacolano il normale funzionamento delle istituzioni costituzionali, il Re, previa
consultazione con il capo del governo, il presidente della Camera dei Rappresentanti, il
presidente della Camera di Consiglieri e il Presidente della Corte Costituzionale, e ha
inviato un messaggio alla nazione da decreto che dichiara lo stato d'emergenza. Di
conseguenza, il Re ha il potere di prendere misure imposte dalla difesa dell'integrità
territoriale e ritorno in meno tempo, il normale funzionamento delle istituzioni
costituzionali.
Parlamento non può essere sciolta durante l'esercizio dei poteri eccezionali.
I diritti e le libertà fondamentali in questa Costituzione deve essere garantita.
Si è conclusa lo stato di emergenza nello stesso modo come la sua proclamazione, non
appena le condizioni che hanno giustificato non esistono più.
PARTE IV - IL LEGISLATORE
L'organizzazione del Parlamento
ARTICOLO 60
Il Parlamento ha due camere, la Camera dei Rappresentanti e la Camera dei Consiglieri. I
loro membri tenere il loro mandato dalla Nazione. Il loro diritto di voto è personale e
non può essere delegato.
L'opposizione è una componente essenziale delle due Camere. Partecipa alle funzioni di
legislazione e di controllo, come previsto, soprattutto in questo titolo.
ARTICOLO 61
Ogni membro di ciascuna Camera che dà la sua appartenenza politica per conto del quale ha
corso per l'elezione o di un gruppo o di un gruppo a cui appartiene, viene spogliato del
suo mandato.
La Corte costituzionale, su istanza del Presidente della Camera interessata, ha detto che
il posto vacante e in conformità con il regolamento interno della casa in questione, che
fissa anche i termini e le modalità di ricorso alla Corte costituzionale.
ARTICOLO 62
I membri della Camera dei rappresentanti sono eletti per cinque anni a suffragio
universale diretto. Il mandato scade in occasione dell'apertura della sessione di ottobre
del quinto anno dopo l'elezione della Camera.
Il numero dei rappresentanti, il sistema elettorale, i principi di riorganizzazione, i
requisiti di idoneità, il regime delle incompatibilità, le norme che limitano il numero
di incarichi di amministratore e l'organizzazione delle controversie elettorali, sono
fissati da una legge organica.
Il presidente e gli ufficiali della Camera dei rappresentanti e dei presidenti delle
commissioni permanenti ei loro uffici sono eletti all'inizio del periodo, poi il terzo
anno di esso in occasione della riunione di aprile e il restante periodo di tale termine.
L'elezione dei dirigenti avviene in rappresentanza proporzionale dei gruppi.
ARTICOLO 63
La Camera dei Consulenti comprende almeno 90 membri e un massimo di 120, eletto a
suffragio universale indiretto per sei anni, secondo il seguente:
- Tre quinti dei membri che rappresentano gli enti locali. Questo numero è destinato alle
regioni del Regno in proporzione alle rispettive popolazioni e di equità osservando tra
le regioni. Il terzo riservato per la regione è eletto in ogni regione dal consiglio
regionale tra i suoi membri. I restanti due terzi sono eletti da un collegio elettorale
composto nella regione da parte di membri dei consigli comunali, provinciali e
prefettizie;
- Due quinti dei membri eletti in ciascuna regione da collegi elettorali composti da
rappresentanti eletti delle organizzazioni professionali e le organizzazioni dei datori di
lavoro ', e membri eletti a livello nazionale da un collegio elettorale composto da
rappresentanti dei lavoratori.
Il numero dei membri della Camera dei Consiglieri e il loro sistema elettorale, il numero
di quelli da eleggere per ciascuna delle circoscrizioni, la ripartizione dei seggi per
regione, i requisiti di ammissibilità e il regime delle incompatibilità, le regole che
limitano la cumulativa mandati, e l'organizzazione delle controversie elettorali, sono
fissati da una legge organica.
Il Presidente della Camera dei Consiglieri e dei membri del Bureau e dei presidenti delle
commissioni permanenti ei loro uffici sono eletti all'inizio del periodo, poi dopo la
metà della legislatura e per il restante periodo del termine .
L'elezione dei dirigenti avviene in rappresentanza proporzionale dei gruppi.
ARTICOLO 64
Nessun membro del Parlamento può essere perseguito, arrestato, detenuto o giudicato per
un parere o un voto nell'esercizio delle sue funzioni, tranne se il parere set perché la
forma monarchica di governo, la religione musulmana o costituisce una violazione del
rispetto dovuto al re.
ARTICOLO 65
Il Parlamento è in sessione per due sessioni all'anno. Il re presiede l'apertura della
prima sessione di iniziare il secondo Venerdì del mese di ottobre. La seconda sessione
inizia il secondo Venerdì del mese di aprile.
Quando il Parlamento si riunisce almeno quattro mesi, durante ogni sessione, la sessione
può essere aggiornato con decreto.
ARTICOLO 66
Il Parlamento può essere convocata in sessione straordinaria, sia per decreto o su
richiesta di un terzo dei membri della Camera dei Rappresentanti o la maggioranza della
Camera dei Consiglieri.
Sessioni speciali che il Parlamento tiene sulla base di un ordine del giorno
specifico.Quando si è esaurita, la sessione è terminata per decreto.
ARTICOLO 67
I ministri hanno accesso a ciascuna Camera e dei loro comitati. Essi possono farsi
assistere da commissari nominati da loro.
Oltre alle Commissioni permanenti di cui al paragrafo precedente, può essere creato su
iniziativa del re o la richiesta di un terzo dei membri della Camera dei rappresentanti, o
di un terzo dei membri della Camera dei Consiglieri, all'interno di ogni entrambe le
Camere, le commissioni d'inchiesta costituita per raccogliere le informazioni su questioni
specifiche o la gestione dei servizi, imprese e istituzioni pubbliche, e presentare i loro
risultati alla Camera in questione.
Non può essere creato commissione d'inchiesta in cui i fatti hanno portato ad azioni
legali fino a quando tali procedimenti sono in corso. Se una commissione è già stata
creata, la sua missione scade l'apertura di una inchiesta giudiziaria sui fatti che ha
motivato la sua creazione.
Commissioni di inchiesta sono temporanei. La loro missione si conclude con la
presentazione del loro rapporto per l'Ufficio della Casa in questione e, se del caso,
rinvio alla corte del Presidente di questa Assemblea.
Un incontro pubblico è riservata dalla Camera dei rispettivi per la discussione dei
rapporti delle commissioni d'inchiesta.
Una legge organica determina le modalità di funzionamento di questi comitati.
ARTCOLO 68
Le sedute delle Camere del Parlamento sono pubbliche. Il verbale dei dibattiti è
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Parlamento.
Ciascuna Camera può tenere riunioni private su richiesta del capo del governo o di un
terzo dei suoi membri.
Le riunioni del Comitato del Parlamento sono segreti. Regolamenti interni delle due Camere
del Parlamento di cui il caso e le regole per lo svolgimento di queste Commissioni
pubbliche riunioni.
Il Parlamento tiene riunioni congiunte delle due Camere, in particolare nei seguenti casi:
- L'apertura del Re della sessione parlamentare, il secondo Venerdì del mese di ottobre,
e gli indirizzi dei messaggi Royal al Parlamento;
- L'adozione della revisione della Costituzione, in conformità con la sezione 174;
- Le dichiarazioni del capo del governo;
- La presentazione della legge annuale progetto di bilancio;
- I discorsi dei capi di Stato e di governi stranieri.
Il capo del Governo può anche chiedere al Presidente della Camera dei Rappresentanti e
del Presidente della Camera dei Consiglieri di tenere riunioni congiunte di entrambe le
camere per la presentazione delle informazioni sui casi con un carattere di importanza
nazionale.
Le riunioni congiunte si svolgono sotto la presidenza del Presidente della Camera dei
Rappresentanti. Regole interne di entrambe le Camere determina le modalità e le regole di
tali riunioni;
Oltre alle sessioni congiunte, le Commissioni permanenti del Parlamento può tenere
riunioni congiunte per ascoltare le informazioni relative ai casi con un carattere
significativo nazionale e in conformità con le regole stabilite dalle norme interne di
entrambe le Camere.
ARTICOLO 69
Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento di procedura e di voto. Tuttavia, non può
essere attuato fino a quando non vengono dichiarati dalla Corte costituzionale secondo le
disposizioni della presente Costituzione.
Due rami del Parlamento sono tenuti, nello sviluppo dei loro rispettivi regolamenti,
tenendo conto degli imperativi della loro armonizzazione e la complementarità, per
garantire l'efficienza dei lavori parlamentari.
Il regolamento interno deve contenere:
- Le regole di appartenenza, l'appartenenza e il funzionamento dei gruppi e dei gruppi
parlamentari e dei diritti specifici concessi ai gruppi di opposizione;
- Gli obblighi di effettiva partecipazione dei membri delle commissioni e sessioni
plenarie, comprese le sanzioni per le assenze;
- Il numero, le finalità e l'organizzazione delle commissioni permanenti, riservandosi la
presidenza di uno o due di queste commissioni per l'opposizione, fatte salve le
disposizioni di cui all'articolo 10 della presente Costituzione.
Poteri del Parlamento
ARTICOLO 70
Il Parlamento esercita il potere legislativo.
Passa leggi, monitoraggio e valuta l'azione di governo delle politiche pubbliche.
L'attivazione di legislazione può permettere al governo, per un periodo limitato e per un
obiettivo specifico, che dovrà assumere decreto misure che sono normalmente una questione
di diritto. Gli ordini sono efficaci loro pubblicazione, ma deve essere presentata entro
il termine fissato dalla delegazione legislativa, la ratifica del Parlamento. La legge
delega si estingue sullo scioglimento delle due Camere del Parlamento o di uno di loro.
ARTICOLO 71
Sono una questione di diritto, in aggiunta alle materie espressamente assegnate in altri
articoli della Costituzione:
- I diritti e le libertà fondamentali contenute nel preambolo e altri articoli di questa
Costituzione;
- Stato di famiglia e stato civile;
- I principi e le regole del sistema sanitario;
- Il sistema dei media audiovisivi e la stampa in tutte le sue forme;
- Amnesty International;
- Nazionalità e condizione dello straniero;
- La determinazione dei reati e delle sanzioni ad essi applicabili;
- La magistratura e la creazione di nuove categorie di giurisdizione;
- Procedura civile e procedura penale;
- Il sistema carcerario;
- Lo stato generale del servizio pubblico;
- Le garanzie fondamentali riconosciute ai civili e militari;
- Lo stato dei servizi e delle forze dell'ordine;
- Il sistema di governo locale, i principi della delimitazione dei loro territori;
- Il sistema elettorale degli enti locali, i principi dei confini elettorali;
- Il sistema fiscale e, i tassi di base e le modalità di riscossione delle imposte;
- Lo status giuridico della questione della moneta e lo stato della banca centrale;
- Il sistema delle dogane;
- Il sistema degli obblighi civile e commerciale, diritto societario e delle cooperative;
- I diritti reali immobiliari e programmi pubblici, privati e collettivi;
- Il sistema di trasporto;
- I rapporti di lavoro, la previdenza sociale, infortuni sul lavoro e malattie
professionali;
- Il sistema di banche, compagnie di assicurazione e di mutuo;
- Il sistema delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione;
- Pianificazione urbana e regionale;
- Le norme in materia di gestione ambientale, tutela delle risorse naturali e sviluppo
sostenibile;
- Il sistema di acqua e di silvicoltura e pesca;
- Determinare la direzione e l'organizzazione generale dell'istruzione, della ricerca
scientifica e formazione professionale;
- La creazione di istituzioni pubbliche e le altre persone giuridiche di diritto pubblico;
- La nazionalizzazione delle imprese e il sistema di privatizzazione.
Oltre alle materie di cui al comma precedente, il Parlamento ha il potere di emanare leggi
relative al conseguimento degli obiettivi di base della vita economica, sociale, stato
ambientale e culturale.
ARTICOLO 72
Materie diverse da quelle in materia di diritto sono in campo normativo.
ARTICOLO 73
Testi presi in forma legislativa può essere modificata per decreto, previo parere
conforme della Corte costituzionale, quando si sono verificati in un'area dedicata per
l'esercizio del potere regolamentare.
ARTICOLO 74
Lo stato di assedio può essere dichiarata dal regio decreto controfirmato dal Capo del
Governo, per un periodo di trenta giorni. Questo periodo può essere prorogato solo per
legge.
ARTICOLO 75
Parlamento ha approvato la legge di bilancio, presentata da priorità alla Camera dei
Rappresentanti, come previsto da una legge organica. Ciò determina la natura delle
informazioni, i documenti ei dati necessari ad arricchire i dibattiti parlamentari sul
disegno di legge finanziaria.
Spese in conto capitale necessario per realizzare i piani strategici di sviluppo o
programmi pluriennali, sono passati solo una volta, dopo l'approvazione dello stesso da
parte del Parlamento e sarà rinnovata automaticamente per tutta la durata. Solo il
governo ha il diritto di file bollette di modificare il programma e adottato.
Se alla fine dell'anno fiscale, il disegno di legge finanziaria è passato o meno superato
a causa della sua presentazione alla Corte Costituzionale ai sensi della sezione 132 di
questa Costituzione, il governo apre con decreto i fondi necessari per lo svolgimento dei
servizi pubblici e l'esercizio della loro missione, secondo le proposte di bilancio
presentate per l'approvazione.
In questo caso, i ricavi continuano ad essere applicate in conformità alle leggi e
regolamenti riguardanti l'eccezione, però, le entrate per l'eliminazione proposto nel
disegno di legge finanziaria. Quanto a coloro per i quali il progetto ha detto comporta
una riduzione dei tassi, sarà applicata la tariffa nuova proposta.
ARTICOLO 76
Il Governo presenta annualmente al Parlamento una legge per risolvere la legge finanziaria
per l'anno precedente. Questa legge prevede lo stock dei bilanci di capitale il cui
mandato è scaduto.
ARTICOLO 77
Il parlamento e il governo deve garantire la conservazione dell'equilibrio delle finanze
statali.
Il governo può opporsi le proprie ragioni, l'inammissibilità di qualsiasi proposta o
modifica introdotta dai membri del Parlamento in cui la loro adozione sarebbe risultato in
relazione alla legge finanziaria, una riduzione delle risorse pubbliche e la creazione o
peggioramento cariche pubbliche.
L'esercizio del potere legislativo
ARTICOLO 78
L'iniziativa legislativa appartiene congiuntamente al capo del governo e membri del
Parlamento.
Le fatture sono depositate in primo luogo sul tavolo della Camera dei Rappresentanti.
Tuttavia, le fatture per le quali enti locali, lo sviluppo regionale e degli affari
sociali si depositano principalmente l'ufficio della Camera dei Consiglieri.
ARTICOLO 79
Il governo può dichiarare l'inadeguatezza di qualsiasi proposta o emendamento che non è
una questione di diritto.
In caso di disaccordo, la Corte costituzionale decide, entro otto giorni, su richiesta del
Presidente della due Camere del Parlamento o il capo del governo.
ARTICOLO 80
Progetti e proposte legislative presentate per l'esame alle commissioni il cui lavoro
continua tra le sessioni.
ARTICOLO 81
Il governo può prendere tra le sessioni, con l'accordo delle commissioni competenti delle
due Camere, decreto-legge che deve essere durante la successiva sessione regolare del
Parlamento, soggetta a ratifica di essa.
La bozza di decreto-legge è previsto sulla tabella della Camera dei Rappresentanti.E
'considerato successivamente dalle commissioni competenti delle due Camere per raggiungere
una decisione congiunta entro sei giorni. In caso contrario, la decisione viene presa
dalla commissione competente della Camera dei Rappresentanti.
ARTICOLO 82
L'agenda di ogni camera è determinata dalla sua presidenza. Esso comprende le fatture e
le bollette, la priorità secondo l'ordine che il governo ha impostato.
Un giorno al mese almeno è riservata per l'esame di progetti di legge, compresi quelli
dell'opposizione.
ARTICOLO 83
I membri di ciascuna Camera del Parlamento e il governo hanno il diritto di emendamento.
Dopo l'apertura del dibattito, il governo può opporsi all'esame di qualsiasi emendamento
che non è mai stato presentato alla commissione interessata.
Se la richiesta del governo, la Camera che fare con il testo in discussione, si pronuncia
con un solo voto su tutto o parte di esso, conservando solo gli emendamenti proposti o
accettati dal Governo. La Camera può opporsi a tale procedura a maggioranza dei suoi
membri.
ARTICOLO 84
Qualsiasi progetto di legge o disegno di legge è esaminato successivamente dalle due
Camere del Parlamento per ottenere l'adozione di un testo identico. La Camera dei
Rappresentanti delibera sulle bollette primo e proposte legislative avviate dai membri
della Camera dei Consiglieri deve discutere prima le bollette iniziata dai suoi membri.
Una casa in un testo approvato dalla Camera altri, discute il testo è stato trasmesso.
La Camera dei Rappresentanti in ultima analisi, ha adottato il testo discusso. Il voto
può avvenire a maggioranza assoluta dei membri presenti, nel caso del testo relativo agli
enti locali e settori collegati allo sviluppo regionale e affari sociali.
ARTICOLO 85
I progetti di legge organico e le proposte sono oggetto di una votazione dalla Camera dei
Rappresentanti solo dopo un periodo di dieci giorni dal deposito presso l'ufficio della
Camera e la stessa procedura di cui all'articolo 84. Sono infine adottato a maggioranza
dei presenti che del Consiglio. Tuttavia, quando un progetto o una proposta di legge
organica sulla Camera dei Consiglieri, o alle autorità locali o degli affari sociali, la
votazione ha luogo a maggioranza dei membri della Camera.
Leggi organiche relative alla Camera dei Consiglieri deve essere passato in termini
identici da entrambe le Camere del Parlamento.
Leggi organiche sarà promulgata finché la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla
loro conformità con la Costituzione.
ARTICOLO 86
Leggi organiche in questa Costituzione sono stati presentati per l'approvazione al
Parlamento in un periodo non superiore alla durata della legislatura successiva alla
promulgazione della Costituzione.
TITOLO V - POTERE ESECUTIVO
ARTICOLO 87
Il governo è costituito dal Capo del Governo e dei Ministri, e può includere anche i
segretari di Stato.
Una legge organica definisce, in particolare, le norme che disciplinano l'organizzazione e
lo svolgimento di attività di governo, e lo status dei suoi membri.
Determina anche se in contrasto con la funzione di governo, le norme che limitano
l'accumulo di funzioni, così come quelle che disciplinano la spedizione, da parte del
governo uscente, da parte del governo uscente, gli affari istituzionali
ARTICOLO 88
Dopo la nomina di membri del governo dal re, il capo del governo e mostre prima di due
rami del Parlamento, il programma da realizzare. Questo programma deve chiare linee guida
per l'azione che il Governo intende condurre nei vari settori dell'attività nazionale,
anche in settori rilevanti per la politica economica, sociale, ambientale, culturale e
degli affari esteri.
Questo programma è oggetto di dibattito in entrambe le Camere. E 'seguita da un voto
della Camera dei Rappresentanti.
Il Governo è investito dopo guadagnando la fiducia della Camera dei Rappresentanti, ha
espresso con il voto della maggioranza assoluta dei componenti di quella casa, a favore
del programma di Governo
I ministri sono responsabili, ciascuno nella zona sotto la sua carica e come parte del
governo di solidarietà, l'attuazione della politica del governo.
Ministri svolgere le missioni assegnate loro dal capo del governo. Essi riferiscono al
Consiglio di Governo.
Essi possono delegare alcune delle proprie responsabilità ai segretari di Stato.
ARTICOLO 94
I membri del governo sono penalmente responsabili dinanzi ai giudici delle Nazioni Unite
per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni.
La legge determina le modalità di questa responsabilità.
TITOLO VI - RAPPORTI TRA I POTERI
Il rapporto tra il Re e il legislativo
ARTICOLO 95
Il Re può applicare a entrambe le Camere del Parlamento ha reso una nuova lettura di
qualsiasi legge o proposta di legge.
La richiesta di una nuova lettura è fatta a mezzo posta. Questa nuova interpretazione non
può essere rifiutata.
ARTICOLO 96
Il Re, previa consultazione con il presidente della Corte Costituzionale e ha informato il
Capo del Governo, il Presidente della Camera dei Rappresentanti e del Presidente della
Camera dei Consiglieri, dal decreto di scioglimento delle due Camere o una di esse
soltanto.
Lo scioglimento avviene dopo il messaggio dal re alla nazione.
ARTICOLO 97
L'elezione del nuovo Parlamento o la Casa nuova arriva due mesi, al più tardi, dopo lo
scioglimento.
ARTICOLO 98
Quando una casa è sciolto, il suo successore potrebbe essere solo un anno dopo la sua
elezione, a meno che non maggioranza di governo non può essere raggiunto entro la Camera
dei rappresentanti appena eletto.
ARTICOLO 99
La dichiarazione di guerra, ha deciso in Consiglio dei Ministri, a norma dell'articolo 49
della presente Costituzione, avviene dopo la notifica da parte del re in Parlamento.
I rapporti tra legislativo ed esecutivo
ARTICOLO 100
Una sessione a settimana è riservata a ciascuna Camera di priorità alle domande dei
membri di questi ultimi e le risposte dei governi.
Il governo deve rispondere entro venti giorni dalla data in cui è stato sequestro della
questione.
Le risposte alle domande di politica è dato dal capo del governo. Una seduta al mese è
riservata a coloro domande e le risposte possono essere presentate alla Camera interessato
entro trenta giorni dalla data di trasmissione al capo del governo.
ARTICOLO 101
Il capo del Governo presenta al Parlamento una relazione sull'andamento dei lavori per
l'azione di governo, di propria iniziativa o su richiesta di un terzo dei membri della
Camera dei Rappresentanti o la maggioranza della Camera dei Consiglieri.
Una riunione annuale è riservato dal Parlamento per la discussione e valutazione delle
politiche pubbliche.
ARTICOLO 102
Le commissioni competenti in entrambe le Camere possono chiedere un funzionari udito e
istituzioni governative e imprese, in presenza e sotto la responsabilità dei ministri
responsabili per loro.
ARTICOLO 103
Il capo del Governo può impegnare la responsabilità del governo alla Camera dei
Rappresentanti, una dichiarazione di politica o di una votazione sul testo.
La fiducia non può essere rifiutata o ha respinto il testo a maggioranza assoluta dei
membri della Camera dei Rappresentanti.
La votazione si svolgerà tre giorni chiaro dopo la questione della fiducia è stata
sollevata.
Il rifiuto della fiducia comporta le dimissioni del governo.
ARTICOLO 104
Il capo del governo può sciogliere la Camera dei rappresentanti, con decreto del
Consiglio dei ministri, sentito il Re, il presidente della Camera e il Presidente della
Corte Costituzionale.
L'attuale capo del governo alla Camera dei Rappresentanti dichiarazioni comprese le
ragioni e gli scopi della presente decisione.
ARTICOLO 105
La Camera dei Rappresentanti può mettere in discussione la responsabilità del governo
attraverso il voto di una mozione di censura. Questo è ammissibile solo se è
sottoscritta da almeno un quinto dei membri della Camera uno.
La mozione di censura è approvata dalla Camera dei rappresentanti con il voto della
maggioranza assoluta dei suoi membri.
Il voto può avvenire solo tre giorni dopo il deposito della mozione. Il voto di censura
comporta le dimissioni del governo.
Quando il governo è censurato dalla Camera dei Rappresentanti, nessuna mozione di
sfiducia della Camera è ammissibile per un periodo di un anno.
ARTICOLO 106
La Camera dei Consiglieri può interrogare il governo per mezzo di una mozione firmata da
almeno un quinto dei suoi componenti. Non può essere passato, tre giorni dopo la sua
presentazione, a maggioranza assoluta dei componenti di questa Assemblea.
Il testo della mozione interpellanza è immediatamente rivolto dal Presidente della Camera
dei Consulenti del capo del governo, che ha un periodo di sei giorni a comparire dinanzi
alla Camera la risposta del governo. Questa è seguita da un dibattito senza votazione.
TITOLO VII - LA MAGISTRATURA
L'indipendenza della magistratura
ARTICOLO 107
La magistratura è indipendente dal potere legislativo e potere esecutivo.
Il re è il garante dell'indipendenza della magistratura.
ARTICOLO 108
I giudici sono nominati a vita.
ARTICOLO 109
Ogni intervento è vietata nei casi portati davanti alla giustizia. Nella sua funzione
giurisdizionale, il giudice non può ordinare o ricevere istruzioni o essere sottoposti ad
alcuna pressione.
Ogni volta che ritiene che la sua indipendenza è minacciata, il giudice deve entrare nel
Consiglio superiore della magistratura.
Il mancato dal giudice nel suo dovere di indipendenza e imparzialità, è una colpa grave
professionale, fatte salve le eventuali conseguenze legali.
La legge punisce chiunque cerchi di influenzare il giudice illegalmente.
ARTICOLO 110
I giudici sono tenuti a fare solo l'applicazione della legge. Le decisioni della Corte
sono fatte esclusivamente sulla base della applicazione imparziale della legge.
I pubblici ministeri sono tenuti all'applicazione della legge e deve essere conforme alle
istruzioni scritte da parte dell'autorità gerarchica.
ARTICOLO 111
I giudici hanno la libertà di espressione, compatibile con il loro dovere di riservatezza
e di etica giudiziaria.
Essi possono appartenere a associazioni o per creare associazioni professionali, in
conformità con i doveri di imparzialità e di indipendenza previsti dalla legge.
Essi non possono unirsi a partiti politici o sindacati.
ARTICOLO 112
Lo stato dei giudici è fissato da una legge organica.
Il Consiglio supremo della magistratura
ARTICOLO 113
Il Consiglio supremo della magistratura applica le garanzie accordate ai giudici, con
particolare riguardo alla loro indipendenza, la loro nomina, promozione, il pensionamento
e la loro disciplina.
Su sua iniziativa, prepara relazioni sullo stato della giustizia e del sistema
giudiziario, e formula raccomandazioni appropriate al riguardo.
Su richiesta del re, del governo o del Parlamento, i pareri del Consiglio su questioni di
questioni relative alla giustizia, fatto salvo il principio della separazione dei poteri.
ARTICOLO 114
Singole decisioni del Consiglio supremo della magistratura è oggetto di ricorso per abuso
di potere, prima il più alto tribunale amministrativo del Regno.
ARTICOLO 115
Il Consiglio supremo della magistratura è presieduto dal re. Si compone di:
- Il Primo Presidente della Corte Suprema di Presidente designato;
- Re del Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione;
- Il presidente della Prima Sezione della Corte di Cassazione;
- 4 eletti, tra i quali, da parte dei giudici magistrati di appello;
- 6 eletti, tra i quali, dai magistrati dei tribunali di primo grado;
La rappresentanza dei giudici donne deve essere assicurato tra i dieci membri eletti, in
proporzione alla loro presenza nel corpo della magistratura.
- Il mediatore;
- Presidente del Consiglio Nazionale dei Diritti Umani;
- 5 persone nominate dal re, noti per la loro competenza, imparzialità e integrità,
oltre che per il loro contributo distinti a favore della indipendenza della magistratura e
dello Stato di diritto, un membro viene nominato dal Segretario generale del Consiglio
superiore degli ulema.
ARTICOLO 116
Il Consiglio supremo della magistratura è di almeno due sessioni all'anno.
Ha l'autonomia amministrativa e finanziaria.
In ambito disciplinare, il Consiglio supremo della magistratura è frequentato da giudici,
ispettori esperti.
L'elezione, l'organizzazione e il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura
ed i criteri per la gestione delle carriere dei giudici e le regole del procedimento
disciplinare è fissata da una legge organica.
Nei casi che riguardano magistrati, il Consiglio supremo della magistratura considera la
valutazione relazioni preparate dall'autorità gerarchica a cui riferire.
I diritti dei contendenti,
regole della giustizia
ARTICOLO 117
Il giudice è responsabile della tutela dei diritti e delle libertà e la sicurezza
giuridica degli individui e dei gruppi, così come l'applicazione della legge.
ARTICOLO 118
L'accesso alla giustizia è garantito ad ogni persona per difendere i loro diritti ed
interessi tutelati dalla legge.
Tutti gli atti giuridici, normativi o individuale, prese in materia amministrativa, può
essere oggetto di ricorso dinanzi al giudice amministrativo competente.
ARTICOLO 119
Ogni persona accusata è presunto innocente fino a condanna da un tribunale passata in
giudicato.
ARTICOLO 120
Ogni individuo ha diritto ad un processo equo e una decisione in tempi ragionevoli.
I diritti della difesa garantito in tutti i tribunali.
ARTICOLO 121
Nei casi in cui previsto dalla legge, la giustizia è gratuito per coloro che non hanno le
risorse per citare in giudizio.
ARTICOLO 122
Danni causati da errori giudiziari sono indennizzabili a spese dello Stato.
ARTICOLO 123
Le udienze sono pubbliche, salvo che la legge disponga altrimenti.
ARTICOLO 124
Le sentenze sono resi ed eseguite in nome del re e secondo la legge.
ARTICOLO 125
Tutte le sentenze devono essere motivate e pronunciate in pubblica udienza, come previsto
dalla legge.
ARTICOLO 126
Sentenze definitive sono vincolanti per tutti.
Le autorità pubbliche dovrebbero fornire la necessaria assistenza quando viene richiesto
durante il processo. Essi sono inoltre tenuti a fornire assistenza alla esecuzione delle
decisioni.
ARTICOLO 127
Organi giurisdizionali ordinari o speciali sono stati creati dalla legge.
Non può essere creato in tribunale speciale.
ARTICOLO 128
La polizia che agisce sotto l'autorità dei pubblici ministeri e giudici per tutte le
questioni relative alle indagini e verifiche necessarie per l'accertamento dei reati, i
trasgressori l'arresto e l'istituzione della verità.
TITOLO VIII - DELLA CORTE COSTITUZIONALE
ARTICOLO 129
Ci sarà una Corte costituzionale.
ARTICOLO 130
La Corte costituzionale è composta da dodici membri nominati per un periodo di nove anni.
Sei membri sono nominati dal re, tra cui un membro nominato dal Segretario Generale del
Consiglio Superiore degli Ulema, e sei membri sono eletti, per metà dalla Camera dei
Rappresentanti, la metà della Camera dei Consiglieri tra i candidati nominati
dall'Ufficio di ogni casa, dopo un voto segreto e la maggioranza dei due terzi dei
componenti di ciascuna Camera.
Se entrambe le Camere del Parlamento o di uno di essi non si eleggono i membri del di cui
sopra entro il periodo necessario per il rinnovo, la Corte esercita le sue funzioni e
prende decisioni sulla base di una membri del quorum ignorando non ancora eletto.
Ogni classe di appartenenza può essere rinnovato per un terzo ogni tre anni.
Il presidente della Corte costituzionale è nominato dal re fra i membri che compongono la
Corte.
I membri della Corte costituzionale sono scelti tra persone con alta formazione in campo
giuridico e in una sentenza giudiziaria, dottrinale o amministrativa, che hanno esercitato
la loro professione da oltre quindici anni, e noti per la loro imparzialità ed integrità
.
ARTICOLO 131
Una legge organica determina le regole di organizzazione e funzionamento della Corte
costituzionale, e la procedura da seguire prima e la situazione dei suoi membri.
Determina inoltre le funzioni incompatibili, comprese quelle relative ai professionisti,
stabilisce le condizioni dei primi due tre anni rinnovi e le procedure per la sostituzione
di membri inattivi, si è dimesso o è morto mentre era in carica.
ARTICOLO 132
La Corte costituzionale esercita i poteri ad essa attribuiti dagli articoli della
Costituzione e le disposizioni di leggi organiche. Essa inoltre decidere sul corretto
svolgimento delle elezioni dei membri del Parlamento e del referendum.
Leggi organiche, prima della loro promulgazione e dei regolamenti della Camera dei
Rappresentanti e la Camera dei Consiglieri, prima della realizzazione, deve essere
presentata alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sulla loro conformità con la
Costituzione.
Allo stesso fine, le leggi e gli impegni internazionali può essere deferita alla Corte
costituzionale prima della loro promulgazione o ratifica da parte del Re, il capo del
governo, il presidente della Camera dei Rappresentanti, il presidente della Camera dei
Consiglieri, o il quinto membro della Camera dei Rappresentanti o quaranta membri della
Camera dei Consiglieri.
Nei casi previsti dai commi secondo e terzo del presente articolo, la Corte Costituzionale
si pronuncia entro un mese dalla notifica. Tuttavia, su richiesta del governo, se c'è
urgenza, tale termine è ridotto a otto giorni.
In questi casi, rinvio alla Corte costituzionale sospende il termine per la promulgazione.
Si decide sulla legittimità della elezione dei membri del Parlamento entro un anno dalla
data di scadenza del termine legale di ricorso. Tuttavia, la Corte può, al di là di
questo periodo per giusta causa, se il numero dei ricorsi o natura richiede.
ARTICOLO 133
La Corte costituzionale è competente a intrattenere un 'eccezione di incostituzionalità
sollevata nel corso di un processo, quando supportate da una delle parti che la legge su
cui l'esito del caso, viola i diritti e le libertà garantiti dalla Costituzione.
Una legge organica determina le condizioni e le modalità di applicazione del presente
articolo.
ARTICOLO 134
Una disposizione dichiarata incostituzionale sulla base dell'articolo 132 della presente
Costituzione è promulgata o attuate. Una disposizione dichiarata incostituzionale sulla
base dell'articolo 133 si estingue alla data fissata dalla Corte nella sua decisione.
Le decisioni della Corte costituzionale non sono soggette ad appello. Essi sono vincolanti
per le autorità pubbliche e tutte le autorità amministrative e giudiziarie.
TITOLO IX - REGIONI E ENTI LOCALI
ARTICOLO 135
Le autorità locali del Regno sono le regioni, prefetture, province e comuni.
Essi sono persone giuridiche di diritto pubblico e di gestire i propri affari in modo
democratico.
I Consigli delle regioni e dei comuni sono eletti a suffragio universale diretto.
Qualsiasi altra autorità locale è creato per legge, se del caso, in sostituzione di uno
o più località di cui al primo comma.
ARTICOLO 136
L'organizzazione territoriale del Regno si basa sui principi di autonomia, la cooperazione
e la solidarietà. Assicura la partecipazione delle popolazioni colpite a gestire il loro
business e il loro contributo per la promozione integrata e lo sviluppo umano sostenibile.
ARTICOLO 137
Regioni e altri enti locali coinvolti nell'attuazione della politica generale della
politica statale e regionale attraverso i loro rappresentanti alla Camera dei Consiglieri.
ARTICOLO 138
I presidenti dei consigli regionali e i presidenti di altre collettività territoriali
eseguono le deliberazioni e decisioni di questi consigli.
ARTICOLO 139
Meccanismi partecipativi di dialogo e concertazione sono fissati dai Consigli delle
regioni e degli altri Consigli territoriali per favorire la partecipazione dei cittadini e
delle associazioni nello sviluppo e monitoraggio dei programmi di sviluppo.
I cittadini e le associazioni possono esercitare il diritto di petizione per richiedere
l'iscrizione all'ordine del giorno del Consiglio, una questione di interesse.
ARTICOLO 140
Sulla base del principio di sussidiarietà, gli enti locali hanno competenze specifiche,
competenze, condivise con lo Stato e coloro che sono trasferibili da lui.
Regioni e altri enti territoriali hanno nei loro rispettivi campi e nella loro
giurisdizione, l'autorità di regolamentazione per l'esercizio delle loro funzioni.
ARTICOLO 141
Regioni e altre autorità locali hanno le proprie risorse finanziarie e le risorse
finanziarie assegnate dallo Stato.
Qualsiasi trasferimento di poteri dallo Stato alle amministrazioni locali devono essere
accompagnati da un corrispondente trasferimento di risorse.
ARTICOLO 142
È stato creato per un determinato periodo, alle regioni, un fondo di promozione sociale
per l'inversione di deficit nello sviluppo umano, infrastrutture e attrezzature.
Ci sono, inoltre, un interregionale fondo di solidarietà per un'equa distribuzione delle
risorse per ridurre le disparità tra le regioni.
ARTICOLO 143,
Nessuna autorità locale non può esercitare autorità su un altro.
Nello sviluppo e monitoraggio dei programmi di sviluppo regionale e dei modelli regionali
di pianificazione territoriale, la regione offre, sotto la guida del presidente
dell'Associazione, un ruolo preminente rispetto ad altre comunità, nel rispetto delle
competenze proprio loro.
Quando l'assistenza di numerose autorità locali è necessario per un progetto, le
comunità colpite concordare le modalità della loro cooperazione.
ARTICOLO 144
Le autorità locali possono formare gruppi per la condivisione delle risorse e programmi.
ARTICOLO 145
Negli enti locali, i walis di regioni e i governatori di province e prefetture
rappresentano il governo centrale.
A nome del governo, essi assicurano l'applicazione delle leggi, mettono in opera i
regolamenti e le decisioni del governo ed esercitano il controllo amministrativo.
I Walis e governatori hanno assistono i presidenti delle autorità locali tra cui i
presidenti dei consigli regionali per l'attuazione di piani e programmi di sviluppo.
Sotto l'autorità dei ministri interessati, coordinano le attività dei servizi decentrati
del governo centrale e garantire il corretto funzionamento.
ARTICOLO 146
Una legge organica dello Stato:
- Le condizioni per una gestione democratica della loro affari da parte delle regioni e di
altre autorità territoriali, il numero dei consiglieri, le regole di ammissibilità,
incompatibilità e dove proibito il cumulo dei mandati, e il sistema elettorale e
disposizioni volte ad assicurare una maggiore partecipazione delle donne in questi
consigli;
- Le condizioni per l'attuazione delle deliberazioni e decisioni dei consigli regionali e
altre autorità locali, ai sensi del punto 138;
- Le condizioni per l'esercizio del diritto di petizione ai sensi dell'articolo 139
sezione;
- Le competenze, le abilità, condiviso con lo Stato e quelli che loro sono trasferibili
alle regioni e altri enti locali, ai sensi dell'articolo 140;
- Il sistema finanziario delle regioni e degli altri enti locali;
- L'origine delle risorse finanziarie delle regioni e degli altri enti territoriali, a
norma dell'articolo 141;
- Le risorse e le procedure dei fondi per migliorare la solidarietà sociale e
inter-regionale di cui al punto 142;
- I termini e le condizioni di formazione dei gruppi di cui all'articolo 144;
- Le disposizioni di promuovere lo sviluppo delle intercomunale ed i meccanismi per
garantire l'adattamento della organizzazione territoriale a tale scopo;
- Regole di governance per il corretto funzionamento del self-government, il controllo
della gestione dei fondi e dei programmi, la valutazione delle azioni e responsabilità.
TITOLO X - LA CORTE DEI CONTI
ARTICOLO 147
La Corte dei conti è l'istituzioni superiori di controllo del Regno. La sua indipendenza
è garantita dalla Costituzione.
La Corte dei conti è responsabile per la tutela dei principi e dei valori del buon
governo, trasparenza e responsabilità dello Stato e degli enti pubblici.
La Corte dei conti il compito di monitorare le prestazioni delle leggi finanziarie di alto
livello. Assicura la regolarità delle spese e delle entrate agenzie sotto il suo
controllo in base alla legge e valuta la gestione. E le sanzioni, se del caso, le
violazioni delle norme che regolano tali operazioni.
La Corte dei Conti controlla e monitora le dichiarazioni di beni, revisioni dei conti dei
partiti politici e verifica la regolarità delle spese delle elezioni.
ARTICOLO 148
La Corte dei conti assiste il Parlamento in materia di controllo della finanza
pubblica.Lei risponde alle domande e consultazioni legate alle funzioni di legislazione,
controllo e valutazione, effettuata da parte del Parlamento e della finanza pubblica.
La Corte dei conti assiste il giudice.
La Corte dei conti assiste il governo in settori di sua competenza ai sensi di legge.
Si pubblica tutti i suoi lavori tra cui relazioni speciali e delle decisioni giudiziarie.
Esso presenta una relazione annuale al Re di tutte le sue attività, trasmette anche al
Capo del Governo e dei Presidenti delle due Camere del Parlamento. Questo rapporto è
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno.
Una dichiarazione di attività della Corte è presentato dal suo Presidente prima al
Parlamento. E 'seguita da una discussione.
ARTICOLO 149
La Corte dei Conti Regionale è responsabile per l'audit e la gestione delle regioni e
degli altri enti territoriali e loro raggruppamenti.
Essi eventuale sanzione, violazioni delle norme che regolano le operazioni finanziarie
pubbliche.
ARTICOLO 150
La composizione, organizzazione, funzioni e procedure di lavoro della Corte dei conti e
dei tribunali regionali dei conti sono stabilite dalla legge.
TITOLO XI - DEL CONSIGLIO ECONOMICO, SOCIALE E AMBIENTALE
ARTICOLO 151
È istituito un Comitato economico, sociale e ambientale.
ARTICOLO 152
E' istiruito Economico, sociale e ambientale può essere consultato dal governo, la Camera
dei Rappresentanti e la Camera dei Consiglieri su tutte le questioni della vita economica,
sociale o ambientale.
Dà il suo parere sugli orientamenti generali dell'economia nazionale e dello sviluppo
sostenibile.
ARTICOLO 153
La composizione, l'organizzazione, le funzioni e le procedure operative del Consiglio
economico, sociale e ambientale sono determinate da una legge organica.
TITOLO XII - BUON GOVERNO
Principi generali
ARTICOLO 154
I servizi pubblici sono organizzati sulla base della parità di accesso dei cittadini, la
copertura equa del territorio nazionale e la continuità dei servizi.
Sono soggetti a standard di qualità, trasparenza, responsabilità e responsabilità, e
deve essere governato da principi e valori democratici sanciti dalla Costituzione.
ARTICOLO 155
Gli agenti svolgono le loro funzioni secondo i principi dello Stato di diritto,
neutralità, trasparenza, correttezza, e di interesse generale.
ARTICOLO 156
I servizi pubblici siano adattate ai loro utenti e tenere traccia delle loro osservazioni,
suggerimenti e reclami.
Essi rappresentano per la gestione dei fondi pubblici in conformità della legislazione in
vigore e soggetti a questo proposito, gli obblighi di monitoraggio e valutazione.
ARTICOLO 157
Una carta dei servizi pubblici stabilisce tutte le regole di buon governo per l'operazione
del governo, regioni e altri enti locali ed enti pubblici.
ARTICOLO 158
Qualsiasi persona eletta o nominata, pubblici uffici deve stabilire, con le modalità
previste dalla legge, una dichiarazione scritta di beni e le attività da essa detenute,
direttamente o indirettamente, al suo insediamento, durante l'attività e cessazione della
stessa.
ARTICOLO 159
Gli organismi incaricati di buon governo sono indipendenti. Hanno il sostegno di organi
statali. La legge può, se necessario, creare istanze aggiuntive di regolamentazione e
buona governance.
ARTICOLO 160
Tutte le istituzioni e gli organismi di cui agli articoli da 161 a 170 di questa
Costituzione deve presentare una relazione sulla propria attività almeno una volta
all'anno. Questi rapporti sono presentati al Parlamento e sono oggetto di dibattito.
Istituzioni e gli organismi a tutela dei diritti e delle libertà, del buon governo,
sviluppo umano e sostenibile e la democrazia partecipativa
Le istanze di tutela e promozione dei diritti umani
ARTICOLO 161
Il Consiglio nazionale per i diritti umani è un'istituzione indipendente e pluralista
nazionale, costituito per affrontare tutte le questioni relative alla difesa e alla tutela
dei diritti umani e delle libertà, la garanzia di piena e la promozione e la
conservazione della dignità, i diritti e le libertà individuali e collettive dei
cittadini, e questo nel rispetto di riferimento nazionale e universale nel campo.
ARTICOLO 162
Il mediatore è una missione indipendente nazionale e specializzate, come parte della la
relazioni tra amministrazione e utenti, per difendere i diritti, per rafforzare lo Stato
di diritto e di diffondere i principi della giustizia e della correttezza, e dei valori
morali e trasparenza nella gestione del governo, istituzioni pubbliche, enti locali e le
agenzie investiti di potere pubblico.
ARTICOLO 163
Il Consiglio della comunità marocchina all'estero, è il principale responsabile per il
rilascio di pareri sulla direzione delle politiche pubbliche per assicurare i marocchini
che vivono all'estero di mantenere stretti legami con la propria identità marocchina,
misure volte per garantire i loro diritti e salvaguardare i loro interessi, e contribuire
allo sviluppo umano sostenibile dei loro paesi di origine e il suo progresso.
ARTICOLO 164
L'autorità responsabile per le pari opportunità e la lotta contro ogni forma di
discriminazione, istituito ai sensi dell'articolo 19 di questa Costituzione, provvedono in
particolare il rispetto dei diritti e delle libertà previste in quella sezione, fatte
salve le responsabilità del Consiglio nazionale per i diritti umani.
Le istanze di buon governo e di regolazione
ARTICOLO 165
L'Alta Autorità della Comunicazione Audiovisiva è un'istituzione responsabile per
assicurare il rispetto per l'espressione pluralistica di opinione e di pensiero e il
diritto d'informazione nel settore degli audiovisivi e questo, secondo il valori di
civiltà e le leggi fondamentali del Regno.
ARTICOLO 166
Il Consiglio della concorrenza è un'autorità amministrativa indipendente, come parte
della organizzazione di una concorrenza libera e leale, per garantire trasparenza e
correttezza nelle relazioni economiche, in particolare attraverso l'analisi ed il
controllo della concorrenza di mercato, controllo delle pratiche anticoncorrenziali,
pratiche commerciali sleali e le operazioni di concentrazione economica e del monopolio.
ARTICOLO 167
L'integrità nazionale e la lotta contro la corruzione, istituita ai sensi della sezione
36, tra cui la missione di coordinare, controllare e monitorare l'attuazione delle
politiche per prevenire e combattere contro corruzione, per raccogliere e diffondere
informazioni in questo settore, di contribuire alla moralizzazione della vita pubblica e
rafforzare i principi di buon governo, cultura del servizio pubblico e dei valori della
cittadinanza responsabile.
Organi di promuovere lo sviluppo umano sostenibile e la democrazia partecipativa
ARTICOLO 168
Ci sarà un Consiglio supremo di istruzione, formazione e ricerca scientifica.
Questo Consiglio è un organo consultivo competente per il rilascio il proprio parere su
tutte le politiche pubbliche e sulle questioni di interesse nazionale per la ricerca, la
formazione e scientifica, così come gli obiettivi e il funzionamento delle agenzie
responsabili di queste aree. Essa contribuisce inoltre alla valutazione delle politiche
pubbliche e programmi condotti in questi settori.
ARTICOLO 169
Il Consiglio consultivo della famiglia e bambini, istituito ai sensi della sezione 32
della presente Costituzione, ha la missione di monitorare la situazione della famiglia e
dei bambini, per dare il suo parere sui piani nazionali per queste zone, a condurre il
dibattito pubblico sulle politiche familiari e per monitorare l'attuazione dei programmi
nazionali avviati da vari dipartimenti, strutture e agenzie.
ARTICOLO 170
Il Consiglio della Gioventù e l'azione comunitaria istituito ai sensi dell'articolo 33
della presente Costituzione, è un organo consultivo in materia di tutela dei minori e la
promozione della vita comunitaria. E 'responsabile per lo studio e monitoraggio di tali
aree e temi di avanzare proposte su qualsiasi argomento di uno sviluppo economico, sociale
e culturale di diretto interesse per i giovani e l'azione della comunità, e lo sviluppo
delle energie creative dei giovani , e incoraggiare la partecipazione alla vita nazionale,
in uno spirito di cittadinanza responsabile.
ARTICOLO 171
Le leggi determineranno la composizione, l'organizzazione, i poteri e le regole di
funzionamento delle istituzioni e degli enti di cui alle sezioni 160-170 di questa
Costituzione e, se del caso, le situazioni di incompatibilità.
TITOLO XIII - REVISIONE DELLA COSTITUZIONE
ARTICOLO 172
L'iniziativa di modifica della Costituzione appartiene al Re, il capo del governo alla
Camera dei Rappresentanti e la Camera dei Consiglieri.
Il Re può fare riferimento direttamente al referendum il progetto di revisione che prende
l'iniziativa.
ARTICOLO 173
La proposta di revisione presentata da uno o più membri delle due Camere del Parlamento
sono adottate a maggioranza dei due terzi dei suoi membri.
Questa proposta è soggetta alla Casa altri che adotta la stessa maggioranza dei due terzi
dei suoi membri.
La proposta di modifica formulate dal Capo del Governo è soggetta alle Gabinetto previa
delibera del Consiglio di Governo.
ARTICOLO 174
Progetti e proposte di revisione della Costituzione sono oggetto di un referendum per
decreto.
La revisione della Costituzione sarà definitiva dopo l'approvazione con un referendum.
Il Re, previa consultazione con il presidente della Corte Costituzionale, presentata per
decreto in Parlamento un progetto di revisione di talune disposizioni della Costituzione.
Il Parlamento, convocato dal re in entrambe le camere insieme, che approva la maggioranza
dei due terzi dei membri.
Il Regolamento della Camera dei Rappresentanti stabilisce le modalità di applicazione
della presente disposizione.
La Corte costituzionale controlla il processo a causa della revisione e proclamare i
risultati.
ARTICOLO 175
Nessuna recensione non può contenere disposizioni relative al Islam, la forma monarchica
di governo, la scelta democratica della nazione o l'acquis in materia di libertà e
diritti fondamentali sanciti nella Costituzione.
TITOLO XIV - DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI
ARTICOLO 176
Fino alla elezione delle Camere del Parlamento ai sensi della presente Costituzione, le
Camere attualmente in servizio continuano ad assumere le loro responsabilità, anche
passando le leggi necessarie per l'attuazione delle nuove Camere del Parlamento, fatte
salve le ai sensi della sezione 51 della presente Costituzione.
ARTICOLO 177
Il Consiglio costituzionale in conformità continuare ad esercitare le sue funzioni fino a
quando l'installazione della Corte costituzionale le cui abilità e criteri per la nomina
dei membri sono stati determinati dalla presente Costituzione.
ARTICOLO 178
Il Consiglio superiore della magistratura, attualmente in servizio continuano ad
esercitare i suoi poteri fino a quando l'installazione del Consiglio superiore della
magistratura in base alla Costituzione.
ARTICOLO 179
I testi in vigore relative alle istituzioni e agli organi di cui al titolo XII, così come
il Consiglio economico e sociale e il Board of Education, restano in vigore finché non
verrà sostituito in conformità con le disposizioni della presente Costituzione.
ARTICOLO 180
Fatte salve le disposizioni transitorie in questo titolo, è abrogato il testo della
Costituzione revisionata, promulgata dal Dahir n ° 1-96-157 del 23 Jumada I 1417 (7
ottobre 1996). |
* Fonte: http://www.ajyalitalia.it/forum/discussioni-generali-vf45/traduzione-italiano-della-nuova-costituzione-del-regno-del-marocco-vt4639.htm |
Ripreso dalla CEI - Conferenza Episcopale
Italiana
http://www.chiesacattolica.it/ |

Angelo Bagnasco
|
Nuova
"prolusione" del Card. Angelo Bagnasco
al Consiglio della Conferenza dei Vescovi
Ancona 24-27 gennaio 2011 (stralcio da:
" ...
deterioramento del costume e del linguaggio pubblico, nonché
la reciproca, sistematica denigrazione, poiché così è il senso civico a
corrompersi, complicando ogni ipotesi di rinascimento anche politico".
"racconti che, se confermati rilevano stili di vita incompatibili con la dignità
delle persone e il decoro delle istituzioni ..." |

Perdono di Ambrogio a Teodosio, 309.
Duomo di Milano - Tela di A. van Dick |
Dalla CEI - Conferenza Episcopale Italiana
CONSIGLIO PERMANENTE,
Ancona, 26 - 29 settembre 2011
PROLUSIONE DEL CARDINALE PRESIDENTE
(Stralcio dei
paragrafi 8, 9, 10)
|
Venerati
e cari Confratelli,
......................................................................
......................................................................
8. Conosciamo le preoccupazioni che pulsano nel
corpo vivo del Paese, e non ci sfugge certo quel che, a più riprese, si è tentato di
fare e ancora si sta facendo per fronteggiarle.
L'impressione tuttavia è che, stando a quel che s'è visto, non sia
purtroppo ancora sufficiente. Colpisce la riluttanza a riconoscere l'esatta serietà della
situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie; amareggia il metodo
scombinato con cui a tratti si procede, dando l'impressione che il regolamento dei
conti personali sia prevalente rispetto ai compiti istituzionali e al portamento richiesto
dalla scena pubblica, specialmente in tempi di austerità.
Rattrista il deterioramento del costume e del linguaggio
pubblico, nonché la reciproca, sistematica denigrazione, poiché così è il senso civico
a corrompersi, complicando ogni ipotesi di rinascimento anche politico.
Mortifica soprattutto dover prendere atto di comportamenti non solo contrari
al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui.
Non è la prima volta che ci occorre di annotarlo: chiunque sceglie la
militanza politica, deve essere consapevole "della misura e della sobrietà, della
disciplina e dell'onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda"
(Prolusione al Consiglio Permanente del 21-24 settembre 2009 e del 24-27 gennaio 2011). Si rincorrono, con mesta sollecitudine,
racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente
compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita
pubblica.
Da più parti, nelle ultime settimane,
si sono elevate voci che invocavano nostri pronunciamenti. Forse che
davvero è mancata in questi anni la voce responsabile del Magistero ecclesiale che
chiedeva e chiede orizzonti di vita buona, libera dal pansessualismo e dal relativismo
amorale?
Annotava giorni fa il professor Franco Casavola, Presidente emerito
della Corte Costituzionale: "L'unica voce che denuncia i guasti della società della
politica è quella della Chiesa cattolica" (Corriere della sera, 20 settembre 2011).
Lo citiamo non per vantare titoli, ma per invitare tutti a non cercare alibi. Ci commuove
sentire la fiducia e la gratitudine che vengono espresse quando, come Vescovi, ci rechiamo
nei molteplici ambienti di lavoro delle nostre città, campagne, porti. Ci commuovono
soprattutto le parole della gente più semplice, dei lavoratori più umili: noi vi siamo
grati per la vostra gratitudine che ci riconosce Pastori e amici, riferimenti affidabili
là dove, per voi e le vostre famiglie, guadagnate un pane spesso difficile e a volte
incerto.
I vostri sentimenti ci invitano all'umiltà, responsabili
come siamo del patrimonio di fiducia che ci confidate. Ci incoraggiano a esservi sempre
più vicini ovunque, per raccogliere le ansie e le gioie dei vostri cuori, continuando a
dar loro voce ed espressione. Noi nulla chiediamo, se |
Nino Luciani, In margine alla richiesta di "pronunciamenti" della CEI su
"racconti che, se comprovati, rilevano stili di vita incompatibili con la dignità delle
persone e il decoro delle istituzioni e della vita
pubblica".
1.- Premessa. La Prolusione centra fatti di costume di persone impegnate nelle
istituzioni. Questi fatti attengono sia alla morale pubblica, sia al costume pubblico, tra
cui la denigrazione reciproca e sistematica tra i leader ... per arrivare, infine, alla
evasione fiscale, resa oggi più attuale a causa della crisi finanziaria italiana, europea
e americana.
Insomma, nelle considerazioni del Cardinale ce n'è per tutti e dunque, quasi
quasi (aggiungiamo noi): "Chi è senza peccato, lanci la prima pietra".
2.- Sui "racconti che, se comprovati ...".
Preferisco azioni puntuali, altrimenti è meglio non vedere.
Le considerazioni, a voce alta, del Cardinale , sono mosse da detti
"racconti", che la stampa ha collegato, inequocabilmente, al Presidenre
Berlusconi. Per riferirsi a detti "racconti", evidentemente il Cardinale si è
fatto qualche convinzione, pur con la riserva: "se comprovati".
Siccome, racconti con questo argomento vanno in giro da un anno e mezzo, mi
aggiungerei a quelli che hanno chiesto "pronunciamenti" al Cardinale.
Il Vescovo Ambrogio (390 d.c.) non ci pensò due volte a fermare Teodoso,
all'ingresso della sua Chiesa, credendolo colpevole del massacro di Salonicco ( 7000
persone), fino a imporgli di fare penitenza e di fare la domanda pubblica di perdono.
Così raccontano gli storici.
Se il Cardinale avesse fatto tempestivamente una uguale, chiara, azione verso
Berlusconi, questi forse si sarebbe fermato e avrebbe già domandato perdono agli
Italiani, e tutto l'inghippo già sarebbe stato chiuso.
3.- Sarebbero utili anche raccomandazioni più mirate, ad es.:
a) in favore della osservanza della Costituzione... .
Questa dice che le elezioni si fanno ogni 5 anni, e il Governo è eletto per 5 anni, e
comunque fino a quando ha la fiducia delle Camere.
Riprendiano le accennate "denigrazioni" tra i leader.
Perchè non dire chiaramente ai partiti di opposiziobe che chiedere a
Berlusconi di dimettersi (pur avendo la la fiducia delle Camere) è contrario alla
Costituziobe ?
Questo vale anche per Berlusconi, quando faceva lo stesso nei confronti di Prodi.
Questa opposizione, che adesso vuole prendere anzi tempo il posto di
Berlusconi, pensa che ci siamo dimenticati che due anni e mezzo non è stata confermata
dall'elettorato.
b) in favore della osservanza di princìpi etici nel fare la elettorale. La
legge elettorale attuale manda in parlamento gente non sempre la migliore. Non sarà
il voto di preferenza che fa individuare i migliori, perchè il grande pubblico non
conosce i candidati. Servono alcuni requisiti preventivi.
Per il parlamento:
a) i candidati devono avere il certificato penale pulito;
b) va data la precedenza a candidati che già esperienze politiche negli enti locali.
Ci sono, poi, regole specifiche ordinate alla "buona politica":
a) Servono governi di legislatura perchè i problemi richedono anni, con:
a1) il Presidente del Consiglio eletto dalle camere o eletto direttamente dal
popolo per l'intera legislatura, tra una rosa di nomi che, preventivamente, siano stati i
più votati in almeno 5 Regioni.
a2) un parlamento capace di prendere decisioni, vale dire non polverizzato.
Preferirei:
- niente sbarramenti all'entrata:
- il premio di maggioranza (su base nazionale, sia alla camera che al senato)
alla coalizione maggiore;
- il divieto di formare gruppi parlamentari con numero di membri minore del
20% della camera di appartenenza;
- si sancisca per legge che è immorale cambiare casacca, durante il mandato e che
sia dimesso chi lo fa (invece, si può, si deve fare tutta la opposizione che si vuole, ma
all'interno del partito o del gruppo). Nino Luciani |
non di starvi accanto con il rispetto e l'amore di
Cristo e della Chiesa. Tornando allo scenario generale, è l'esibizione talora a colpire.
Come colpisce l'ingente mole di strumenti di indagine messa in campo su questi versanti,
quando altri restano disattesi e indisturbati. E colpisce la dovizia delle cronache a ciò
dedicate. Nessun equivoco tuttavia può qui annidarsi. La responsabilità morale ha
una gerarchia interna che si evidenzia da sé, a prescindere dalle strumentalizzazioni che
pur non mancano. I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se
stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà.
Ammorbano l'aria e appesantiscono il cammino comune. Tanto più ciò è destinato ad
accadere in una società mediatizzata, in cui lo svelamento del torbido, oltre a essere
compito di vigilanza, diventa contagioso ed è motore di mercato. Da una situazione
abnorme se ne generano altre, e l'equilibrio generale ne risente in maniera progressiva.
È nota la difficoltà a innescare la marcia di uno sviluppo che
riduca la mancanza di lavoro, ed è noto il peso che i provvedimenti economici hanno
caricato sulle famiglie; non si può, rispetto a queste dinamiche, assecondare scelte
dissipatorie e banalizzanti. La collettività guarda con sgomento gli attori della scena
pubblica e l'immagine del Paese all'esterno ne viene pericolosamente fiaccata.
Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi, e sono rese ancor
più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire
seriamente il bene generale, allora non ci sono né vincitori né vinti: ognuno è
chiamato a comportamenti responsabili e nobili.
La storia ne darà atto. Solo comportamenti congrui ed esemplari,
infatti, commisurati alla durezza della situazione, hanno titolo per convincere a
desistere dal pericoloso gioco dei veti e degli egoismi incrociati.
9. La questione morale, complessivamente intesa,
non è un'invenzione mediatica: nella dimensione politica, come in ciascun altro ambito
privato o pubblico, essa è un'evenienza grave, che ha in sé un appello urgente.
Non è una debolezza esclusiva di una parte soltanto
e non riguarda semplicemente i singoli, ma gruppi, strutture, ordinamenti, a proposito dei
quali è necessario che ciascuna istituzione rispetti rigorosamente i propri ambiti di
competenza e di azione, anche nell'esercizio del reciproco controllo.
Nessuno può negare la generosa dedizione e la limpida rettitudine di
molti che operano nella gestione della cosa pubblica, come pure dell'economia, della
finanza e dell'impresa: a costoro vanno rinnovati stima e convinto incoraggiamento.
Si noti tuttavia che la questione morale, quando intacca la politica, ha
innegabili incidenze culturali ed educative. Contribuisce, di fatto, a propagare la
cultura di un'esistenza facile e gaudente, quando questa dovrebbe lasciare il passo alla
cultura della serietà e del sacrificio, fondamentale per imparare a prendere
responsabilmente la vita.
Ecco perché si tratta non solo di fare in maniera diversa, ma di
pensare diversamente: c'è da purificare l'aria, perché le nuove generazioni - crescendo
- non restino avvelenate.
Chi rientra oggi nella classe dirigente del Paese deve sapere
che ha doveri specifici di trasparenza ed economicità: se non altro, per rispettare i
cittadini e non umiliare i poveri. Specie in situazioni come quella attuale, ci
è d'obbligo richiamare il principio prevalente dell'equità che va assunto con rigore e
applicato senza sconti, rendendo meno insopportabili gli aggiustamenti più austeri. È
sull'impegno a combattere la corruzione, piovra inesausta dai tentacoli mobilissimi, che
la politica oggi è chiamata a severo esame. L'improprio sfruttamento della funzione
pubblica è grave per le scelte a cascata che esso determina e per i legami che possono
pesare anche a distanza di tempo. Non si capisce quale legittimazione possano avere in un
consorzio democratico i comitati di affari che, non previsti dall'ordinamento, si
auto-impongono attraverso il reticolo clientelare, andando a intasare la vita pubblica con
remunerazioni - in genere - tutt'altro che popolari. E pur tuttavia il loro maggior costo
sta nella capziosità dei condizionamenti, nell'intermediazione appaltistica, nei
suggerimenti interessati di nomine e promozioni. Al punto in cui siamo, è essenziale
drenare tutte le risorse disponibili - intellettuali, economiche e di tempo -
convogliandole verso l'utilità comune. Solo per questa via si può salvare dal discredito
generalizzato il sistema della rappresentanza, il quale deve dotarsi di anticorpi
adeguati, cominciando a riconoscere ai cittadini la titolarità loro dovuta.
10. Laltro fronte vitale per la nostra democrazia è
limpegno di contrasto allevasione fiscale. Difficile
sottrarsi allimpressione che non tutto sia stato finora messo in campo per rimuovere
questo cancro sociale, che sta soffocando leconomia e prosciugando
laffidabilità civile delle classi più abbienti. Il grottesco sistema delle
società di comodo che consentono labbattimento artificioso dei redditi
appare alla luce dei fatti non solo indecoroso ma anche insostenibile sotto
il profilo etico. Bisogna che gli onesti si sentano stimati, e i virtuosi siano premiati.
Sono tanti i cittadini per bene e le famiglie che adempiono positivamente i
loro compiti. A una osservazione attenta, le ragioni per cui guardare avanti ci sono: la
strada si è fatta più impervia e il consumismo potrebbe averci fiaccato, ma il popolo
italiano odierno sa di non essere da meno delle generazioni che lhanno preceduto. E
sa anche che le conquiste di ieri hanno oggi bisogno di essere riguadagnate: il
«parassitismo esistenziale» infatti è solo istinto di psicologie fragili e derelitte.
Il brontolio sordo non aiuta a vivere meglio, demotiva anzi ulteriormente.
La gente di questo Paese dà il meglio di sé nei momenti difficili:
certo, le occorre per questo un obiettivo credibile, per cui valga la pena impegnarsi.
Questo obiettivo cè, e coincide con il portare lItalia fuori dal guado in cui
si trova anche per un certo scoramento. Portarla fuori perché sia allaltezza delle
proprie responsabilità storiche e culturali. Il che significa darle il futuro che merita,
e che serve al mondo intero. LItalia ha una missione da compiere, lha avuta
nel passato e lha per il futuro.
Non deve autodenigrarsi! Bisogna dunque reagire con freschezza
di visione e nuovo entusiasmo, senza il quale è difficile rilanciare qualunque crescita,
perseguire qualunque sviluppo. La Chiesa pellegrina in Italia non intende sottrarsi alle
attese e alle responsabilità che le competono. Negli ultimi anni, in coincidenza col
dispiegarsi della crisi, essa ha intensificato la propria capillare presenza, a cerniera
tra il territorio e i bisogni della gente. Le iniziative molteplici e straordinarie delle
diocesi e quella stessa «Il prestito della speranza» promossa dalla
Conferenza Episcopale Italiana, si sono aggiunte alla fitta rete di vicinanza e di
solidarietà quotidiana; e testimoniano la partecipazione sincera della comunità credente
alle ansie comuni. Nel frattempo, anche il moltiplicarsi di impegni a favore delle
popolazioni più colpite e quelle più derelitte del mondo documenta la tensione che ci
pervade, e ci ha indotti a operare ogni risparmio e potare poste di bilancio consolidate
per concentrarci sui fronti oggi più esposti.
Fidandoci dellaiuto di Dio che mai manca, siamo intensamente
grati alla Caritas e alla Migrantes per quanto fanno ogni giorno, al di fuori di qualsiasi
pubblicità, canalizzando e dando sbocchi ravvicinati e credibili alla carità della
Chiesa e di molti italiani. Quanto alla discussione, non sempre garbata e informata, che
cè stata negli ultimi tempi circa le risorse della Chiesa, facciamo solo notare che
per noi, sacerdoti e Vescovi, e per la nostra sussistenza, basta in realtà poco. Così
come per la gestione degli enti dipendenti dalle diocesi: essa si ispira ai criteri della
trasparenza, senza i quali non potrebbe sussistere lestimazione da parte di molti.
Se abusi si dovessero accertare, siano perseguiti secondo giustizia, in linea con le norme
vigenti. Per il resto, ci affidiamo allintelligenza e allonestà degli uomini,
segnalando che risposte a nostro avviso esaurienti, seppur non troppo considerate, sono
già state offerte allopinione pubblica: segnalo per tutte la pagina a firma di
Patrizia Clementi, pubblicata su Avvenire lo scorso 21 agosto.
:::::::::::::: |
|
PER INDAGINE CONOSCITIVA
SUL "VALORE LEGALE" DEL TITOLO DI STUDIO
L'Intersindacale Nazionale Universitaria in audizione al Senato
UNA
DICHIARAZIONE CHIARA E MOTIVATA, IN FAVORE
|
ADU,
ANDU, CISAL-Docenti universitari, CISL-Università, CNRU, CNU, CoNPAss, FLC-CGIL, LINK,
RETE29Aprile, SNALS-Università, SUN - Universitas News, UDU, UGL-Università, UILPA-UR,
USB-Pubblico impiego
Roma, 7 giugno 2011
Comunicato unitario sul Valore legale del
titolo di studio.
Letto e consegnato alla Commissione Istruzione del Senato
Come associazioni e organizzazioni della docenza e degli studenti, crediamo che il valore
legale del titolo di studio rappresenti un elemento di certezza indispensabile nel nostro
Paese e una funzione di garanzia dello Stato sullequità e sulla correttezza dei
rapporti tra i cittadini, che individua con certezza i contenuti di conoscenza da
acquisire nellUniversità.
Riteniamo, inoltre, che laudizione di oggi abbia ad oggetto un argomento che non
pare coerente neanche con gli stessi contenuti della legge 240/10. Infatti, pur non
condividendo questa Legge, evidenziamo come già vi si preveda lattribuzione
allANVUR di competenze funzionali alla verifica della qualità dei corsi di studio.
Consideriamo il
mantenimento del valore legale del titolo di studio un dato centrale del sistema
universitario italiano e paventiamo che la sua abolizione possa incrementare le
diseguaglianze sociali ed economiche.
Ricordiamo, infine, come
la raccomandazione del Consiglio dei Ministri europeo del 16 maggio 2007 esalti la
responsabilità pubblica nellistruzione superiore; in particolare dette
responsabilità non debbano essere orientate esclusivamente al mercato e non possano
essere demandate in nessun modo ai privati nelle loro funzioni essenziali, soprattutto
riguardo alle attività di valutazione. |
CRUI
- Conferenza dei Rettori Italiani |

Marco Mancini
|
La CRUI si dà un nuovo
Presidente:
MARCO MANCINI *
* Nato nel 1957, prof.
ordinario di Glottologia e Linguistica nellUniversità degli studi
della Tuscia (Viterbo) |
|
LE PRIME DICHIARAZIONI DEL NEO-ELETTO
(Testo ripreso dal sito della CRUI)
Il mio mandato inizia in una fase molto delicata per
luniversità. ha detto Mancini subito dopo lelezione
Lapplicazione della 240/10 richiede attenzione e responsabilità. Se condotta
con la dovuta partecipazione e con grande senso delle istituzioni può trasformarsi in una
vera e propria opportunità per il rinnovamento e il rilancio delle università. E il
ruolo della CRUI in questa fase sarà cruciale.
Daltra parte lopinione pubblica ha delluniversità
unimmagine opaca e puramente difensiva, costruita spesso sullenfasi ossessiva
dei difetti e sullassordante silenzio rispetto ai risultati e alle eccellenze
ha aggiunto il nuovo Presidente della CRUI Questa logica va ribaltata.
La CRUI dovrà farsi amplificatore di una nuova visione delluniversità, basata sui
fatti e non sugli slogan, che porti a conoscenza della politica e dellopinione
pubblica ciò che luniversità sta facendo e continuerà a fare per il Paese.
Tuttavia sarebbe ingenuo pensare che qualunque progetto di rilancio possa essere
fatto a costo zero ha concluso Mancini Accanto allimpegno
delluniversità nei confronti della società è necessaria una rinnovata presa di
coscienza da parte dello Stato e della politica rispetto alla partita che si sta giocando
sul piano internazionale. Il progressivo definanziamento delluniversità sta
conducendo linnovazione nel nostro Paese a minimi epocali, che difficilmente potremo
recuperare se la tendenza non si inverte immediatamente. Proseguire sulla strada che vede
lalta formazione e la ricerca come spese e non come investimenti equivale a mettere
una pesantissima ipoteca sul futuro di intere generazioni. Nellanno in cui ricorre
il centocinquantesimo anniversario della nostra storia comune sarebbe auspicabile un
segnale evidente, e non semplicemente accennato, di un cambiamento di tendenza. |
Nino
Luciani, Alcuni riferimenti per riprendere il cammino, anzi
una lettera di Piero Tosi del dic. 2005
La vicenda, del dissolvimento del sistema universitario attuale, nasce dalla
sottomissione della CRUI, all'idea (del Governo) della "valutazione basata su dati
oggettivi", in cambio della promessa del rifinanziamento dell'università, ma solo
dopo.
In realtà si trattava di un trucco mediatico, che usava strimentalmente alcuni
scandali concorsuali (veri !), per dissolvere il sistema universitario pubblico.
Per memoria, si sappia che il cosiddetto sistema della valutazione fu una
invenzione della "sinistra", proposta in parlamento sul finire della
approvazione della legge Moratti nel 2005, allora respinta dalla Moratti, e poi ripresa
dalla Gelmini. Questo spiega perchè destra e sinistra marciarono d'amore e d'accordo fino
al 29 luglio 2010, quando la legge Gelmini ebbe il primo test in Senato.
Solo più tardi subentrerà il divorzio tra destra e sinistra, quando quel
trucco fu scoperto.
Tutti i Rettori e professori sanno che quella "valutazione" è una
ricognizione statistica di indizi oggettivi di produzione di ricerca, che sono utili alla
valutazione "vera", se sono soggetti a giudizio di commissioni scientifiche.
Direi, a questo punto, se CRUI di nuovo ci deve essere, che
occorra un risveglio, e riprendere il cammino laddove fu interrotto (quello di Piero TOSI), in primis, e seguire
"attivamente" la formazione dei decreti attuativi della nuova legge. Questo
vuole dire ricostituire l'unità dei Rettori e richiamare le associazioni unversitarie al
tavolo della CRUI.
Direi che i punti di comune memoria dovrebbero essere:
1) L'università è "una" e deve aver sedi uniformemente nel Paese:
almeno una università "regionale", e che dovrà essere finanziata
aggiuntivamente se non ha i mezzi (questo per un periodo transitorio, in attesa della
maturazione dei numeri).
2) ll FFO gira attualmente intorno a 7 miliardi lanno. Nel 2002 (anno delle
prime turbolenze didattiche delle Università italiane) il FFO fu di 6,2 miliardi. Tenuto
conto che, a causa dellEuro, in quegli anni scoppio la grande inflazione che
dimezzo' il potere dacquisto del reddito fisso (lavoro
dipendente e pensionati, in generale), il FFO, se fosse riportato in termini
reali a quello del 2002, dovrebbe essere di 12 miliardi;
4) Il DPEF - Documento di programmazione economica e finanziaria del Governo (Allegato,
pag. 37, luglio 2010) indica in 15,8 (ripreso da un documento dell'OCSE) il rapporto
tra studenti e professori di ruolo da applicare nelle Università. Si chiarisca cosa
intendeva il Governo con questo parametro. |
Roma, 21 dicembre 2005
Da Piero TOSI, Presidente della CRUI
Ai Rettori delle Università ed Istituti Universitari Italiani
Cari Colleghi, facendo seguito alla discussione nell'Assemblea del 15
dicembre, mi permetto qui, di seguito, di riprendere con voi il discorso sulla
"Costituente per l'Università" riassumendo le impostazioni che abbiamo
convenuto di adottare ed insieme uno schema di lavoro per i singoli gruppi nei quali si
articolerà 1'attività che intendiamo sviluppare. Lo scopo che ci si propone con la
Costituente non è tanto quello di mettere a punto od affinare le proposte che la CRUI ha
sviluppato nell'ultimo periodo sui singoli argomenti e di farli conoscere all'esterno.
In realtà, "la Costituente" dovrebbe avere un diverso
scopo: essa dovrebbe rappresentare l'occasione per provocare un dibattito ordinato sui
temi che ci stanno più a cuore evitando che tale dibattito si esaurisca
nell'improvvisazione e nella povertà degli slogan.
Lo scopo è di far sì che la CRUI, con tale iniziativa, si trovi a guidare
ed indirizzare un vero e proprio movimento di riflessione comune della società italiana,
in sue significative articolazioni, sull'Università. Non ci nascondiamo che lo scopo sia
ambizioso, ma sappiamo che sarà tanto più compiutamente raggiunto quanto più
riusciremo, pur senza rinunciare ad un ruolo di forte presenza e di guida discreta e ferma
del dibattito, ad aprire la riflessione sui temi dell'università ad un pubblico ampio e
variegato, espressione di sensibilità diverse e anche antagoniste: nella misura in cui
sapremo coinvolgerle e chiamarle al confronto, infatti, potremmo proporre, alla fine del
processo, il risultato di sintesi del dibattito come frutto di un confronto senza
pregiudizi ed ostilità, che certamente non potrà essere accusato di autoreferenzialità.
Ed è dunque essenziale che ci si impegni da parte nostra più nello svolgere tale ruolo
di stimolo e di indirizzo che non nel riproporre nuovamente ipotesi di soluzioni che, se
anteposte al dibattito, sarebbero percepite come il frutto di un pregiudizio o, peggio, di
un preconcetto.
Credo non sia necessario ribadire che, nelle forme ritenute più congrue, ciascuno
dei Colleghi del Comitato di Presidenza che guiderà i singoli gruppi si porrà il
problema di realizzare forme di coinvolgimento di esponenti della società civile e del
mondo della cultura che, nei singoli casi, appaiano più adeguati a partecipare ad un
dibattito a più voci. La scelta di tali esponenti sarà, naturalmente, frutto della
iniziativa e della responsabilità di ciascun gruppo: ma credo che nessuno di noi farà a
meno del suggerimento e dell'ausilio dei Colleghi, nel faticoso compito di individuare gli
interlocutori più adatti.
È essenziale, inoltre, comprendere che la "Costituente", nel suo
valore oggettivo e nei suoi esiti, si accrediterà con tanta maggior forza quanto maggiore
sarà il coinvolgimento di esponenti autorevoli della società civile e delle diverse
componenti del nostro mondo universitario. La Conferenza, dal canto suo, sarà tanto più
fortemente legittimata a sostenere rispetto all'opinione pubblica ed alle stesse forze
politiche le proprie richieste quanto più queste saranno adeguatamente supportate dal
convinto sostegno di significative componenti dell'insieme dei protagonisti del dibattito
che saremo stati in grado di suscitare e promuovere. Stabilire se il coinvolgimento delle
componenti delle università debba essere limitato alla organizzazione di alcuni momenti
di confronto interno ai singoli organi di ciascun Ateneo, ovvero estesa sino a comprendere
l'espressione di contributi come elementi di arricchimento del dibattito da parte di
alcune componenti quali Dipartimenti o Facoltà delle diverse sedi, è questione che può
trovare soluzioni diverse. a seconda della tipologia dei temi e della concreta
disponibilità delle strutture universitarie a rendersi protagoniste di tale dibattito.
Va osservato, infine, che l'iniziativa, per i caratteri appena descritti, va
considerata un processo che si apre ora ma che è destinata a chiudersi solo nei prossimi
mesi, dopo l'insediamento del nuovo Governo. In conformità a quanto fu annunciato nella
Relazione di settembre, la Costituente dovrebbe essere infatti la struttura organizzativa
di un dibattito che abbia anche, come propria finalità, quello di richiedere alle forze
politiche che vinceranno le prossime elezioni l'impegno a promuovere gli Stati
generali dell'Università: sede di confronto adeguata per
ottenere impegni precisi per il futuro del nostro sistema universitario. Sul piano più
propriamente operativo, i lavori della Costituente dovranno essere dunque sviluppati
attraverso una serie di incontri di carattere istruttorio per la stesura di un documento
finale.
.....
.....
Con i migliori auguri di buon lavoro, un cordiale saluto a tutti, confidando per
tutti in un anno 2006 più sereno.
PIERO TOSI, Presidente della CRUI |
|
|
Nel 150°
anniversario dell'Unità d'Italia:
Ulteriori motivi di orgoglio e felicità per la gente d'Italia |
 |
In piena unione con tutti gli italiani,
Universitas news vuole concorrere a festeggiare l'unità politica d'Italia, con
due contributi:
| 1 - |
con due passi del Canzoniere
di F. Petrarca, imparato a scuola,
fin da piccoli; |
| 2- |
offrendo un lungo elenco, pur se "incompleto",
delle invenzioni degli Italici, fin dalle origini storiche |
|

Francesco Petrarca
|
Dal CANZONIERE DI FRANCESCO PETRARCA (1300)
" Italia mia, benché 'l parlar sia indarno
a le piaghe mortali
che nel bel corpo tuo sí spesse veggio,
piacemi almen che ' miei sospir' sian quali
spera 'l Tevero et l'Arno,
e 'l Po, dove doglioso et grave or seggio.
Rettor del cielo, io cheggio
che la pietà che Ti condusse in terra
Ti volga al Tuo dilecto almo paese.
Vedi, Segnor cortese,
di che lievi cagion' che crudel guerra;
e i cor', che 'ndura et serra
Marte superbo et fero,
apri Tu, Padre, e 'ntenerisci et snoda;
ivi fa che 'l Tuo vero,
qual io mi sia, per la mia lingua s'oda.
....... |
.....
" Non è questo 'l terren ch'i' toccai pria?
Non è questo il mio nido
ove nudrito fui sí dolcemente?
Non è questa la patria in ch'io mi fido,
madre benigna et pia,
che copre l'un et l'altro mio parente?
Perdio, questo la mente
talor vi mova, et con pietà guardate
le lagrime del popol doloroso,
che sol da voi riposo
dopo Dio spera; et pur che voi mostriate
segno alcun di pietate,
vertú contra furore
prenderà l'arme, et fia 'l combatter corto:
ché l'antiquo valore
ne gli italici cor' non è anchor morto. |
INVENZIONI DEL
"GENIO DEGLI ITALICI"
Elenco incompleto, ricostruito in
modo libero, di elementi presi dal libro di: Rino Camilleri,
Doveroso elogio degli Italiani, Ed. BUR, 2001) e qui riorganizzato in
ordine alfabetico |
| -
Acido salicilico, inventato d al Raffaele Piria, e che con aggiunta di acido acetico (nel
1897, da parte di Felix Hoffman) diverrà l'aspirina, nel XIX secolo; - Acqua di
colonia, inventata da Giovanni Maria Farina nel XVIII secolo;
- Aereo a reazione inventato da Giovanni Caproni e Secondo Campini nel XX secolo;
- Albero a camme, compare in Toscana nel X secolo;
- Albero di bompresso (che permette di navigare col vento di fianco) , inventata dai
Romani nel I secolo d.C..;
- Aliscafo inventato da Enrico Forlanini nel XX secolo.;
- Ammoniaca (prima, solo gassosa) liquefatta da Liberato Giovanni Baccelli, nel
XIX secolo;
- Anatomia patologica, fondata da Giovanni Battista Morgagni (1761);
- Anello di fidanzamento con diamante, compare a Venezia nel XV secolo;
- Anticiclone delle Azzorre, scoperto da Luigi De Marchi, nel XIX secolo;
- Armi da fuoco portatili compaiono in Italia nel XIII secolo;
- Assicurazioni sulla vita, inventate da Lorenzo Tonti nel XVII secolo ;
- Asteroide, Cerere, il primo è scoperto da Giuseppe Piazzi, nel XIX secolo.;
- Autostrada del mondo, la prima nel mondo è la Milano-Laghi nel XX secolo;
- Bagni termali nel II secolo a.C., a Roma;
- Balestra, inventata dai Romani nel I secolo d.C.;
- Banca moderna, la prima nasce a Genova nel XV secolo;
- Barile, inventato dai Romani nel I secolo d.C.;
- Barometro inventato da Evangelista Torricelli nel XVII secolo;
- Bicicletta, ideata da Leonardo da Vinci nel XV secolo;
- Bilancia idrostatica, ottenuta da Archimede, in base al principio di Archimede, nel
III secolo a.C.;
- Bodoni, caratteri tipografici, ideati da Giambattista Bodoni nel XVIII secolo ;
- Bombarda compare in Italia nel XIII secolo;
- Caffettiera moka express, inventata da Alfonso Dialetti) nel XX secolo;
- Calcestruzzo, entra in uso a Napoli, fatto con pietra vulcanica (pozzolana, da
Pozzuoli), calce e acqua, nel II secolo a.C.;
- Calcio fiorentino, primo gioco di palla a squadre nasce a Firenze nel XIII secolo ;
- Calendario ""giuliano", introdotto da Giulio Cesare nel 46 a.C.";
- Calendario "gregoriano" (ancora valido) nel 1582 dal papa Gregorio
XIII.";
- Calzini (udones) compaiono a Roma nel IV secolo a. C. ;
- Campo magnetico rotante, inventato da Galileo Ferraris, nel XIX secolo;
- Canale di Suez, progettato da Luigi Negrelli, nel XIX secolo ;
- Cannocchiale astronomico, inventato da Galileo Galilei nel XVII secolo;
- Carrello cinematografico inventato da Giovanni Pastrone nel XX secolo;
- Carrucola, inventata nel IV secolo a.C. da Archila di Tarante;
- Carta stagnola, compare in Italia nel XV secolo;
- Cellule cancerogene, individuate da Renato Dulbecco (Nobel per la medicina) nel XX
secolo ;
- Champagne, inventato dal benedettino Francesco Scacchi (1335), tre secoli prima di
Perignon;
- Compasso, inventata dai Romani nel I secolo d.C.;
- Concerto musicale , creato dal bolognese Adriano Banchieri nel XVI secolo;
- Corsivo, inventato da Aldo Manuzio nel XV secolo;
- Crema emolliente inventata da Galeno nel II secolo d.C.;
- Cruciverba inventato da Giuseppe Airoldi nel XIX secolo ;
- Cupola (la prima è quella del Pantheon), inventata dai Romani nel I secolo d.C. ;
- Declinazione magnetica, intuita da Cristoforo Colombo nel XV secolo;
- Dentiera inventata nel VIII secolo a.C dagli etruschi (che trapiantano anche denti
d'oro, d'avorio e d'osso).;
- Dizionario alfabetico, il primo è compilato dal bergamasco Ambrogio Calepino nel XVI
secolo. ;
- Docente universitaria donna, Laura Bassi, la prima nella storia ;
- Elettroshock, inventato da Ugo Cerletti nel XX secolo. ;
- Elicottero moderno inventato da Corradino d'Ascanio nel XX secolo.;
- Enciclopedia delle scienze, la prima ("Naturalis Historia") è di Plinio il
Vecchio nel 77 d.C.;
- Energia elettrica per via geotermica, ottenuta da Piero Ginori Conti nel XX secolo
(1904);
- Fattore di crescita neurale, scoperto da Rita Levi Montalcini (Nobel per la medicina)
nel XX secolo;
- Fecondazione artificiale, ideata da Lazzaro Spallanzani, nel XIX secolo. ;
- Ferro da stiro, inventata dai Romani nel I secolo d.C.;
- Fisarmonica, inventata da Paolo Soprani, nel XIX secolo.;
- Forchetta, compare in Toscana nell'XI secolo;
- Fotografia della corona solare, la prima - 1842 - è fatta di Maiocchi, nel XIX
secolo;
- Funicolare, la prima a Napoli, nel XIX secolo ;
- Futurismo inventato da Filippo Tommaso Marinetti nel XX secolo.;
- Gelato, inventato dal toscano Bernardo Buontalenti nel XIV secolo;
- Generatore di corrente (dinamo), inventato da Antonio Pacinotti , nel XIX secolo;
- Gioco del lotto, il primo, nasce a Genova nel XVI secolo;
- Lampadina di Edison, migliorata da Arturo Malignani (portandone la durata da 100 ore
a 800 ore, e da luce rossastra a luce bianca e intensa), nel XIX secolo;
- Legge di Avogadro (volumi uguali di gas, alla stessa temperatura e pressione,
contengono lo stesso numero di molecole), scoperta da Amedeo Avogadro, nel XIX secolo. ;
- Libri tascabili, inventati da Aldo Manuzio nel XV secolo ;
- Macchia rossa di Giove, scoperta da Giandomenico Cassini nel XVII secolo ;
- Macchina da scrivere, inventata da Giuseppe Ravizza, nel XIX secolo.;
- Macchina seminatrice, inventata dal bolognese Taddeo Cavallini nel XVI secolo;
- Malattie infettive, individuate, per primo, da Gerolamo Fracastoro nel XVI secolo;
- Mappa di Marte, la prima è disegnata da Francesco Fontana nel XVII secolo;
- Martello pneumatico, inventato da Ernesto Curri nel XX secolo; |
-
Melodramma, ideato da Jacopo Peri XVI secolo; - Metodo scientifico moderno: i suoi
caratteri sono dettati per primo da G. Galilei nel XVII secolo;
- Microchip, inventato da Federico Faggin ) nel XX secolo;
- Moderna elica navale, ideata da Giuseppe Ludovico Ressel, triestino, nel XIX secolo;
- Moto alternato in rotatorio e altro: la macchina per la trasformazione dell'uno
nell'altra è inventata da Leonardo da Vinci nel XV secolo;
- Motore a scoppio, creato da Felice Matteucci ed Eugenio Barsanti nel XIX secolo;
- Motore a stella per aerei inventato da Alessando Anziani nel XX secolo.;
- Motore elettrico, ideato da Galileo Ferraris nel XIX secolo (1883);
- Musica "Jazz" , inventata dall'italo-americano Nick La Rocca (1917, primo
disco) ) nel XX secolo;
- Neuroni, scoperti da Camillo Golgi (premio Nobel per la medicina) , nel XIX secolo ;
- Nitroglicerina (su cui lavor, poi, Alfredo Nobel per ottenere la dinamite -
1867), inventata da Ascanio Sobrero nel XIX secolo;
- Notazione musicale è ideata da . Guido d'Arezzo nell'XI secolo;
- Novella, genere letterario creato da Giovanni Boccaccio nel XIV secolo;
- Nutella, inventata da Michele Ferrero) nel XX secolo;
- Ocarina, costruita da Giovanni Donati, nel XIX secolo.;
- Occhiali compaiono a Pisa nel XIII secolo ;
- Orologio meccanico, detto ""svegliatore monastico"" perchè in
uso nei monasteri, compare nell'XI secolo";
- Orologio pubblico: i primi comparvero su campanili, in Italia, nell'anno 1000;
- Oscillazioni isocrone del pendolo: le relative leggi sono intuite da Galileo Galilei
nel XVII secolo;
- Pantaloni, i primi sono fatti a Venezia nel XVI secolo nel XVI secolo;
- Pantelegrafo (antenato del fax) creato da Giovanni Caselli nel XIX secolo.;
- Particelle Zeta, individuate da Carlo Rubbia (Nobel per la fsica) nel XX
secolo.;
- Partita doppia della contabilità è creata da Luca Pacioli nel XV secolo;
- Periodo di rotazione di Venere, scoperto da Giovanni Schiaparelli, nel XIX secolo;
- Pianoforte, costruito da Bartolomeo Cristofari nel XVIII secolo;
- Pila elettrica, inventata da Alessandro Volta, nel XIX secolo;
- "Pinocchio", il libro più tradotto dopo la Bibbia, scritto da Carlo
Lorenzini (""Collodi""), nel XIX secolo;
- Pistola a tamburo (nel 1833, due anni prima di Colt), inventata da Francesco Antonio
Broccu, nel XIX secolo.;
- Pizza, compare a Napoli nel X secolo ;
- Pneumotorace artificiale per la cura della tubercolosi, inventato da Carlo Forlanini,
nel XIX secolo.;
- Polipropilene (cioè, la plastica) inventato da Giulio Natta nel XX secolo.;
- Polo nord, sorvolato la prima volta Da Umberto Nobile, con un dirigibile, nel XX
secolo;
- Portolano, il primo compare a Pisa nel XIII secolo;
- Preservativo moderno, ideato da Gabriele Falloppio nel XVI secolo;
- Prospettiva, le sue regole sono elaborate e codificate, rispettivamente, da Filippo
Brunelleschi e da Leon Battista Alberti nel XIV secolo;
- Protuberanze solari scoperte da Angelo Secchi , nel XIX secolo;
- Quotidiano, introdotto nel I secolo a. C. da Giulio Cesare con gli Acta Diurna che
informano delle decisioni del Senato;
- Radio, inventata da Guglielmo Marconi nel XX secolo;
- Radiogoniometro (determina la provenienza dei campi magnetici e il trasmettitore che
li emette), inventato da Alessandro Artom nel XX secolo;
- Raggi cosmici , scoperti da Bruno Rossi nel XX secolo.;
- Reazione nucleare a catena, provocata da Enrico Fermi nel XX secolo;
- Riscaldamento centralizzato, inventata dai Romani nel I secolo d.C.;
- Rubinetto creato dai romani nel I secolo a.C.;
- Ruota da bicicletta lenticolare, inventata da Antonio Dal Monte ) nel XX secolo;
- Salsa piccante compare a Roma nel III secolo a.C.;
- Satelliti di Giove, scoperti da Galileo Galilei nel XVII secolo;
- Sciopero (il primo della storia - 1378 - a Firenze, da parte dei "ciompi"
fiorentini, lavoratori della lana; il secondo a Londra - 1396 - da parte dei marinai
veneziani)";
- Scooter inventato da Corradino d'Ascanio nel XX secolo;
- Sfigmomanometro, inventato da Scipione Riva Rocci, nel XIX secolo. ;
- Siluro, inventato da Giovanni Battista Luppis, nel XIX secolo.;
- Sismografo, inventato da Luigi Palmieri , nel XIX secolo;
- Sonetto è inventato dal siciliano Jacopo da Lentini nel XIII secolo;
- Spaccio pubblico di acquavite, il primo compare a Modena nel XV secolo;
- Stenografia inventata nel 63 a.C. Marco Tullio Tirono.;
- Suole per scarpe in gomma, create da Vitale Bramani nel XX secolo. ;
- Telefono, inventato da Antonio Meucci, nel XIX secolo;
- Telescrivente inventata da Luigi Cerebotani nel XX secolo.;
- Teorema di Pitagora, inventato da Pitagora, nel VI secolo a.C , a Crotone.;
- Termocoppia (che misura piccole differenze di temperatura) ideata da Leopoldo Nobili,
nel XIX secolo.;
- Termodinamica, le relative leggi sono scoperte da Galileo Galilei nel XVII secolo;
- Termometro inventato da Santorio Santorio nel XVII secolo;
- Torta nuziale (che viene buttata addosso alla sposa) introdotta da Romani nel I
secolo a.C..;
- Trapianto di pelle, il primo è eseguito da Gaspare Tagliacozzo nel XVI secolo;
- Trasporto pubblico a trazione elettrica, il primo a Firenze, nel XIX secolo (1890);
- Trattato di architettura, il primo è di Vitruvio nel I secolo d.C. ;
- Università, la prima nasce a Bologna nel XI secolo (988 ?);
- Vaccino contro la pertosse (tramite ingegneria genetica), scoperto da Rino Rappuoli)
nel XX secolo;
- Vento solare, scoperto da Bruno Rossi nel XX secolo.;
- Violino, costruito da Gasparo Bardotti nel XVI secolo;
- Vite, inventata nel IV secolo a.C. da Archila di Tarante. ;
- Vite senza fine, ottenuta da Archimede, nel III secolo a.C.;
-Volta a crociera, compare a Roma nel II secolo d.C. |
Federalismo fiscale municipale
Boomerang
per la Lega Nord |
La
cartina di tornasole perchè il federalismo sia
una cosa vera è il taglio
delle unghie dello Stato, a favore dei Comuni, almeno sul fronte fiscale,
vale dire una diversa ripartizione delle attuali imposte, tra lo Stato e i Comuni.
Ma questo non sta avvenendo, anzi si va verso la creazione di
imposte
aggiuntive per i Comuni, con danno grave per tutti i cittadini (Nord e Sud).
|
Nino Luciani*, Federalismo
fiscale, boomerang sulla Lega Nord
Premessa. In questo articolo, integro quello
della precedente edizione ( "FEDERALISMO
FISCALE" DEI COMUNI ? ) . Il punto è che la legge delega
(vista per quell'articolo) mi era apparsa un buon viatico per il federalismo fiscale dei
Comuni, perchè pareva farsi carico anche dei problemi "negativi" creati dal
federalismo, e accettabili se minimizzati.
Ma in chiusura del sipario, le cose stanno prendendo un'altra piega,
per cui il negativo prevarra' sul positivo. E questo spiega il cambiamento di posizione
(adesso contrario) del Sen. Mario Baldassarri, prof. ordinario. di economia.
Riprendo da alcuni punti.
1) I grandi Comuni svolgono oggi compiti fondamanetali per i
servizi sociali e per l'economia, e tuttavia sono costretti ad operare in grande
compressione, a causa del fatto che le loro finanze dipendono largamente da trasferimenti
dallo Stato e dalle Regioni.
Dalla Relazione Generale sulla situazione economica del Paese (2009,
Ministero dell'economia e delle finanze, vol. III, pag. 224) risulta che le entrate
totali dei Comuni sono 75 miliardi di euro, di cui solo 21 miliardi da entrate tributarie,
e la differenza (54 miliardi) viene da trasferimenti dallo Stato e dalle Regioni.
Il fatto che la differenza venga da trasferimenti, vuol
dire che, per programmare le spese, debbono prima attendere tutte approvazioni annuali
delle leggi di bilancio (di Stato e Regioni), che arrivano localmente con grandi ritardi.
Ne deriva anche che i Comuni sono costretti a ricorrere alle banche per anticipazioni,
almeno per l'urgenza, e questo fa sì una parte dei soldi si perda in interessi pagati
alle banche (3 miliardi).
Si conclude che è necessario dotarli di entrate fiscali proprie,
almeno per un 60-70% ( in luogo del 28% attuale ). 2)
NO ad una fiscalità troppo differenziata, e aggiuntiva, da Comune a Comune. A
causa delle diverse capacità contributive e dei diversi gusti locali, ci sarà una
fiscalità troppo differenziata, che finirà per distorcere la libera circolazione delle
persone, dei capitali, delle merci. E' tornare ai dazi fiscali, aboliti nel 1931.
E' una problematica analoga a quella che si è posta agli Stati europei
quando si sono proposti di fare il Mercato Comune e poi l'Unione Europea.
Per fare un esempio, l'imposta di soggiorno fu abolita 20 anni fa, su richiesta
della Germania. Perchè adesso la si vuole rimettere ? L' IMU sulle seconde case graverà
sui non residenti, che (non votando) non potranno controllare i Sindaci dove insistono le
case e ne deriveranno degli abusi fiscali, e anche un incentivo per i Comuni turistici ad
espandere l'edificabilità, senza più rispetto per il territorio (vedi Lidi di
Comacchio).
In generale ogni fiscalità differenziale (ossia in più o in meno) da
Comune a Comune crea una distorsione, tra territori, incompatibile con l'economia di
mercato, perchè non vi corrispondono automaticamente maggiori servizi comunali.
Ma siccome i Comuni vanno dotati di entrate proprie, il solo modo di minimizzare
gli effetti distorsivi è definire un sistema fiscale nazionale unitario, e su
questa base ripartire le varie imposte tra gli enti dei vari livelli.
Questo è un discorso molto semplificato e ci sarebbero molte precisazioni da
fare... .
Tuttavia, non si sta facendo così. Il motivo è che lo Stato,
trovandosi in difficoltà, vuole conservare le proprie entrate fiscali. La conseguenza è
che il federalismo viene fatto con imposte aggiuntive, ma questa è una
contraddizione rispetto al concetto di federalismo, che ha un senso solo se lo Stato
diminuisce il proprio spazio, a favore degli enti locali..
Non è finita. Alcune di queste imposte sono, poi, relativamente di gettito
modesto, rispetto al costo amministrativo di riscossione. A cosa serve una imposta che
procura 100 euro, se il prelevarle costa 150 ?
3) Il criterio per la quantificazione del riparto. Nel
programma di governo, l'abbattimento della fiscalità sarebbe dovuto essere conseguente
all'abbattimento della spesa pubblica. E una cosa di questo genere richiede un programma
graduale di riforma strutturale dello Stato, in più anni (almeno 10).
I Governi di Berlusconi stanno avvicinandosi ai 10 anni, ma da
Tremonti abbiamo visto solo tagli congiunturali a man bassa, molto dannosi. Non si fa
così.
Il risultato è che il federalismo di Tremonti, non essendo
successivo alla riforma dello Stato, può essere solo un aggravio di fiscalità per il
cittadino, e quindi un inganno rispetto a come era stato giustificato.
Qualora si persistesse nel farlo in queste condizioni, e
quindi con imposte aggiuntive, i cittadini del Nord non rideranno: in questo senso il
federalismo fiscale si sta risolvendo in boomerang per la Lega Nord.
Entrate dei Comuni - 2008
| |
milioni di |
% |
| Entrate tributarie |
20.985 |
28,1% |
| Trasferimenti statali |
16.911 |
22,7% |
| Trasferimenti da altri enti pubblici |
13.302 |
17,8% |
| Altr entrate |
23.379 |
31,3% |
| Totale |
74.577 |
100,0% |
|
Una idea per la quantificazione del riparto delle entrate tra Stato e
Comuni, viene dalla tabella, qui a fianco.
Si vede che, in totale, i trasferimenti pubblici sono il 40,5% delle
entrate dei Comuni.
Di essi, i trasferimenti statali sono il 22,7% del totale.
Teoricamente, questi dovrebbero cessare ed essere sostituiti da quote di tributi erariali
ceduti direttamente ai Comuni.
Ci sono, poi, trasferimenti da enti pubblici per il 17,8%. Presumo che,
per gran parte, siano soldi trasferiti dallo Stato alle Regioni, e da queste girati ai
Comuni. Teoricamente, anche questi dovrebbero cessare ed essere sostituiti da quote di
tributi erariali ceduti direttamente ai Comuni. |
4) Rimane da considerare la partita dei trasferimenti statali ai Comuni
( poca roba al Nord). Questa impostazione vale, però, solo come criterio di
base, perchè rimane aperto il problema che ci sia un fondo statale perequativo. Infatti,
pur a federalismo attuato, sopratutto in prima attuazione, lo Stato dovrebbe di
garantire ai Comuni almeno la stessa cifra, di prima della nuova legge (in attesa di
finanziarli in base al costo standard, a tempo debito).
Dei suddetti trasferimenti, la metà circa (pari al 20% del totale delle
entrate) potrebbe costituire il Fondo perequativo totale, di cui uno Statale e uno
Regionale. Anche questo criterio, qui indicato velocamente, andrà perfezionato con cifre
di dettaglio, di cui non si dispone, dai documenti ufficiali.
La detta garanzia varrà, però, in pratica, soprattutto per il Sud, perchè
con relativa bassa capacità contributiva.
5) Conclusioni. Il federalismo fiscale può partire validamente solo
se fondato su un diverso riparto delle "attuali imposte", tra Stato e Comuni.
No a imposte aggiuntive.
Se così non fosse, i cittadini della Lega Nord rischierebbero di
essere doppiamente gabbati: pagherebbero imposte aggiuntive, ma perderebbero parte dei
trasferimenti statali, senza avere servizi aggiuntivi, senza considerare che la
correlazione "maggiori imposte, maggiori servizi" non è automatica.
Nino Luciani
* Professore Ordinario di Scienza delle Finanze |
Nino Luciani*, Auspicabile la partenza del federalismo
fiscale,
in uno spirito unitario nazionale, viatico per riforma Governabilità dello Stato
* Ordinario di scienza delle finanze
. |
1.- "Federalismo fiscale" versus Governabilità dello Stato. Mi
parrebbe importante dare il via al federalismo fiscale municipale, in uno spirito unitario
dei partiti di maggioranza e di opposizione. Non è un fatto solo della Lega Nord.
Non è, poi, trascurabile che, esso può essere di grande apporto alla
rasserenamento della politica, in favore della riforma della Governabilità dello Stato.
Tutto più difficile se i Comuni stanno male.
Ma andando indietro nella storia dello Stato unitario, fino a
150 anni fa, si trova che lo Stato unitario ha represso, in alternanza di periodi, le
autonomie e l'ha fatto con lo strumento finanziario: da un lato obbligare Comuni a molte
funzioni, dall'altro far dipendere dal centro il grosso del finanziamento. Ma lasciamo il
pianto e pensiamo al futuro.
E' un fatto che i grandi Comuni svolgono oggi compiti fondamentali per
la socialità e per lo sviluppo del Paese. Si pensi alle varie imprese municipalizzate, di
area ampia, per l'acqua, il gas, la nettezza urbana, la tutela ambientale.
Pertanto, il dare una adeguata autonomia finanziaria ai Comuni,
con entrate fiscali certe, è non solo una necessità funzionale e programmatica, ma anche
una ragione di economia di costi. Basti pensare al monte "interessi" su debiti,
che i Comuni debbono pagare a titolo di anticipazione finanziaria alle banche, per ritardo
dei finanziamenti statali.
2.- Tuttavia l'autonomia fiscale crea problemi nuovi, che vanno
minimizzati.
a) Le ragioni dello Stato unitario richiedono la libera
circolazione delle merci, delle persone e dei capitali nel territorio dello Stato. Per
questo i dazi comunali furono aboliti nel 1931. Essi erano anche diversi da Comune a
Comune.
Però, una pluralità di imposte diversificate da Comune a Comune, e
da Stato a Comune, possono essere l'equivalente del ritorno ai dazi. Il modo di
minimizzare questo impatto è definire preliminarmente un sistema fiscale
unitario e, dentro questo sistema, ripartire le fonti fiscali tra Stato e Comuni,
con facoltà di variare le aliquote dentro un range.
Nella tradizione della scienza delle finanze, andrebbero date ai
Comuni le imposte sul patrimomio e le imposte sui consumi (o quote di essi).
b) Il federalismo fiscale è per definizione fondato su una
pluralità degli enti tassatori (Stato, Regioni, Province, Comuni),
mentre "la tasca del contribuente è unica". Questa
pluralità crea per sua natura una "concorrenza" tra enti. Chi arriva primo è
avvantaggiato nel portare via ....e l'ultimo può rimanere asciutto. Per questo, una
qualche decisione ci dev'essere a monte, sulla pressione fiscale globale massima,
non superabile, eventualmente distintamente tra grandi aree del Paese.
La decisione potrebbe essere presa dal parlamento, su proposta
delle Regioni, in un orizzonte temporale quinquennale, a inizio legislatura
c) la capacità contributiva nei Comuni è diseguale da area ad area.
Ne deriva che nei vari Comuni, il gettito è differenziato, e questo è un impedimento
alla prestazioni di servizi sociali uniformemente nel Paese.
Al tempo tesso, questa uniformità è un interesse generale. Infatti:
- se un bergamasco ha bisogno dell'ospedale mentre si trova a Palermo, deve
potersi curare a Palermo e subito, non dovere tornare a Bergamo, quando sarà troppo
tardi;
- se i servizi ortopedici del Sud sono inefficienti, i meridionali
intaseranno gli ospedali di Bologna, cosa che avviene, con grosse fila di attesa per
tutti, compreso per gli Emiliani..
Per questo il riequilibrio finanziario dello Stato rimane
fondamentale, per cifre consistenti, e con vincolo di destinazione.
d) I nostri Comuni sono tanti e molto diversi come dimensione. Precisamente
ci sono 8.150 Comuni, di cui il 75% ha meno di 2000 abitanti, e altri ulteriormente
meno. Ne deriva l'attribuzione del potere fiscale uniforne è spesso un non senso, come
pure la distribuzione del fondo statale perequativo in base al costo standard è non ha
senso.
Se devono calare i costi amministrativi, occorre ridisegnare le
dimensioni comunali "di base" per l'attribuzione di funzioni. Si potrebbe
prendere a riferimento l'area provinciale, e attribuire al Comune di area provinciale
"tutte" le funzioni comunali, ma con facoltà di delegare, a cascata, ai Comuni
minori ricompresi nell'area, parte delle funzioni medesime in ragione della dimensione.
Sarebbe lo stesso schema del decentramento attuale dei Comuni nei confronti dei quartieri
e frazioni).
Non credo alle soluzioni, tipo incentivo alle associazioni tra comuni
e alle consorziazioni.
In ogni caso, in prima attuazione, lo Stato deve garantire che il
fondo perequativo a ciascun "Comune di area provinciale" un finanziamento non
minore del costo storico.
Conclusione. Direi che l'attuale legge sul federalismo
fiscale vada largamente nel senso sopra indicato, meno per il riordino territoriale dei
Comuni.
Direi anche che, una volta che si assumesse come riferimento locale il
Comune di area provinciale, si dovrebbero attribuire a questo grande Comune anche le funzioni
delle Province, invece da abolire. Nino Luciani |
Sulla politica economica del
Governo |
VISTOSE INSUFFICIENZE DEL GOVERNO NEL
RISOLVERE LA CRISI ECONOMICA
Serve una decisa politica di rilancio dei consumi e delle esportazioni
LE CIFRE CHE PARLANO DA SOLE SU TREMONTI
***
|
1.- "Crisi
economica". La ricostituzione del flusso circolare del reddito passa
per il rilancio dei consumi. Questo richiede l'apporto delle classi di reddito medio-alte,
notoriamente con relativa più alta propensione al risparmio, anzi ulteriormente aumentata
nell'attuale periodo di incertezzza generale. Lo vediamo dal risveglio degli acquisti di
beni rifugio.
Il Governo non lo fatto, verosimilmente, perchè quelle classi
sono l'elettorato di Berlusconi. Anzi il governo ha chiesto sacrifici (con la manovra
d'estate) solo ai dipendenti pubblici, vale dire a classi di reddito medio-basse, che non
hanno alta propensione al risparmio (ma al consumo). Dunque ha anche contribuito ad
aggravare la crisi economica.
Quanto agli investimenti, li dovrebbero fare gli imprenditori, che però
nella presente congiuntura sono pessimisti, perchè non vedono come a collocare i loro
prodotti.
L'unica grande eccezione è il settore automobilistico, poichè quello
americano ha reagito (anche aiutato dal governo federale) perchè era un settore diventato
obsoleto a causa del caro-petrolio (precisamente, le loro automobili consumavano troppa
benzina, divenuta molto cara), e questo ha giocato a favore della nostra FIAT, già
esperta nel fare automobili a basso consumo.
C'è, poi, il problema del commercio estero, in sofferenza dai primi
tempi dell'euro (2001-2002). Lo riprendo al par. 4 .2.- Le vie
teoriche risolvere. Le vie classiche, per risolvere la crisi, sono l'immissione
di liquidità nel sistema e l'azione combinata della spesa pubblica, secondo la classica
ricetta Keynesiana.
La prima via è stata applicata, ma non è bastata da sola perchè il
"il cavallo non beve", vale dire gli imprenditori non chiedono prestiti anche a
tasso zero, salvo che per evitare il fallimento.
Serviva la mano pubblica per contrastare il ciclo in modo deciso. Ma in Italia il
settore pubblico non è in condizioni di smuovere alcunchè. Lo Stato non paga neppure i
propri fornitori (ovvero li paga con ritardi inimmaginabili).
Classicamente parlando, prima dell'euro la situazione finanziaria dello Stato
italiano non è stata mai un grande problema, in caso di necessità di espandere la spesa
pubblica, perchè il tandem Stato-Banca d'Italia permetteva allo Stato di finanziarsi
tramite fabbricazione di carta moneta (anticipazioni di corrente e ombrello della Banca
d'Italua per titoli del debito pubblico, eventualmente non collocati presso il pubblico),
con il risultato accessorio di creare inflazione e di cancellare in parte il debito
pubblico.
Non solo questo. L'inflazione interna veniva annullata nei confronti
dell'estero, con la manovra del cambio, e così le esportazioni non ne soffrivano. (In
pratica, lo Stato sanava se stesso derubando il cittadino.) Ma dopo l'euro, gli Stati sono
stati ricondotti a normali operatori economici. In caso di insolvenza saranno esposti al
fallimento, come tutti i comuni mortali.
Questo, ... solo sul piano dei princìpi. In realtà, se fallisse uno Stato,
una grossa banca ..., sarebbero dolori per tutti i cittadini. E allora la BCE non
potrebbe stare a guardare .... E infatti la BCE è tornata a fare qualcosa anche verso gli
Stati (acquisto di titoli del debito pubblico). Ma questo è poco, per cui non può essere
rinviato un qualche ricollegamento diretto del potere monetario col potere fiscale, a
livello europeo.
Ma torniamo alla situazione reale. |
3.- Sui margini per intervenire.
a) Alcune cifre essenziali. Per individuare le possibii vie per
interventi efficaci, dobbiamo partire dalle cifre, sia pure in essenziale. La parte
colorata è relativa agli anni dei Governi Berlusconi.
Nella tabella 1, si vede che dal 2001 al 2005 le entrate sono aumentate,
ma le spese sono aumentate piu' che in proporzione, cosi che il saldo negativo è pure
aumentato. Lo stesso è avvenuto nel 2008 e 2009: Nel 2010 il saldo negativo diminuisce,
però è ben maggiore che nei due anni di Prodi.
Nella tabella 2 (ultima riga), si vede che il debito pubblico è
salito dal 2001 al 2005, e dal 2008 al 2011 (ed è salito anche nei due anni di Prodi, ma
con una dinamica ben minore che durante i governi Berlusconi).
Tabella 1 |
STATO - Spese in milioni di Euro (bilancio di
competenza)
|
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
2006 |
2007 |
2008 |
2009 |
2010 |
2011 |
| Entrate** |
353.040 |
361.792 |
392.803 |
437.456 |
426.769 |
432.037 |
480.043 |
499.671 |
496.658 |
446.162 |
443.448 |
446.949 |
| Spese* |
399.532 |
414.287 |
436.746 |
451.628 |
445.235 |
462.487 |
467105 |
490.346 |
532.362 |
517.796 |
498.202 |
486.602 |
| Saldo |
-46.492 |
-52.495 |
-43.943 |
-14.172 |
-18.466 |
-30.450 |
12.938 |
9.325 |
-35.704 |
-71.634 |
-54.754 |
-39.653 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| PIL a prezzi di mercato |
1.191 |
1.249 |
1.295 |
1.335 |
1.392 |
1.429 |
1.485 |
1.546 |
1.568 |
1.521 |
1.536* |
------ |
|
|
Tabella 2 |
STATO - Debito pubblico, di
anno in anno in milioni di Euro, e totale accumulato*
|
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
2006 |
2007 |
2008 |
2009 |
2010 |
2011 |
| Entrate |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| Prestiti accesi |
176,7 |
205,5 |
212,2 |
237,5 |
209,7 |
195,4 |
182,1 |
182,7 |
222,5 |
296,1 |
224,7 |
210,0 |
| Prestiti rimborsati |
165,4 |
189,1 |
192,7 |
232,8 |
183,7 |
174,0 |
158,1 |
167,0 |
189,0 |
216,0 |
284,7 |
260,9 |
| Saldi annuali |
11,3 |
16,3 |
19,4 |
4,8 |
25,9 |
21,3 |
24,0 |
15,8 |
33,7 |
80,1 |
-60,0 |
-51,0 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| DEBITO PUBBLICO Accumulato |
1.256 |
1.310 |
1.319 |
1.322 |
1.445 |
1.513 |
1.582 |
1.600 |
1.663 |
1.761 |
1.824 |
------ |
|
* stima
** in conto corrente e in conto capitale.
Fonti: ISTAT, Annuario statistico italiano, anni da 2002 a 2008 - Cifre al netto
del rimborso dei prestiti pubblici.
Ragioneria Generale dello Stato,
per le cifre relative a 2009-10-11. |
b) Le vie praticabili efficaci. In tempi di saldo molto rosso del
bilancio, ma anche di crisi economica per mancanza di "domanda effettiva", il
classico modo, da parte dello Stato, è un aumento della pressione fiscale, quanto basta
per mettere in sicurezza la solvibilità dello Stato.
Ma occorre anche fare qualcosa per il futuro. Preso atto che i lavori
pubblici avranno ancora bisogno di tempi lunghi, mentre servono interventi di sblocco
subito; preso atto che i vari incentivi per il risparmio energetico e per la
micro-edilizia non hanno prodotto risultati sufficienti, la via è lo sgravio fiscale per
i redditi medio-bassi, da finanziare con un uguale aggravio fiscale dei redditi
medio-alti.
Questa via è suggerita dalla considerazione che le classi di reddito
medio-alte non stanno spendendo (anzi stanno investendo in beni rifugio), e che le classi
di reddito medio-basse hanno una relativa maggior propensione al consumo, ma non
dispongono di potere d'acquisto..
4.- Commercio estero. Solo 4 mesi dopo l'arrivo
dell'euro (2001), la Banca d'Italia rilevava una perdita di competitività dell'8%, del
commercio estero; e dopo 8 mesi, del 25%. Il motivo era che i prezzi interni erano saliti
rispetto ai prezzi esteri.
Allo stato attuale, in cui lo Stato italiano non può più svalutare il
cambio, la sola alternativa è la politica fiscale: non quella di alterare la concorrenza
(ad es., ammortamenti fiscali accelerati per le imprese esportatrici, perchè in contrasto
con i trattati), ma quella di strutturare il sistema fiscale in modo da sterilizzarne gli
effetti monetari.
La premessa è che le imposte indirette hanno effetti immediati sui
prezzi; non le imposte dirette. Su questa base, un modo è ridurre di 1-2% tutte le
aliquote delle imposte indirette, e aumentare di 1-2% tutte le aliquote delle imposte
dirette.
Il prelievo fiscale non cambia, ma diminuisce l'impatto sui prezzi
interni. Questo aiuta le esportazioni.
Ma, a questo proposito, l'annunciata riforma fiscale del governo punta
ad aumentare le imposte indirette, e a ridurre le imposte dirette. E questo è il
contrario di quello che serve.
5.- Last but not least: il nostro debito è meno rosso di quanto
"appare". Il debito pubblico italiano, pur essendo fuori margine (120%
del PIL, in luogo di 60% come d'obbligo, in base ai trattati europei) è meno rosso di
quanto "appare".
Il motivo è che (Fonte: Relazione annuale della Banca di Italia, dove però
non ho trovato la cifra esatta), grosso modo, il 60% del PIL è posseduta da soggetti
esteri, e il 60% da sogetti italiani.
In qualche modo, la cifra posseduta da cittadini italiani va
considerata "meno rossa" dell'altra, nel senso che il debito verso cittadini
italiani è pagato con imposte a carico di cittadini italiani (in altri termini, grosso
modo, il medesimo cittadino è, ad un tempo, creditore e debitore verso lo Stato), come
dire, l'una mano lava l'altra. Nino Luciani |
Dalla CEI - Conferenza Episcopale
Italiana |
Dalla C.E.I. - Conferenza Episcopale Italiana |

|
La prolusione del Card. Angelo Bagnasco
al Consiglio della Conferenza dei Vescovi
Roma 27-30 sett. 2010, stralcio dei paragrafi 7, 8, 9, 10
"L' Italia sembra, su alcuni fronti,
tornare sempre al punto di partenza" |
Angelo
Bagnascoo
|
|
CONSIGLIO
PERMANENTE, Roma, 27 - 30 sett. 2010
Fonte: http://www.chiesacattolica.it/
PROLUSIONE DEL CARDINALE PRESIDENTE
Venerati e cari Confratelli,
.........
.........
7. Nonostante alcuni risultati nel tempo, la nostra
amata Italia sembra, su alcuni fronti, tornare sempre al punto di partenza:
istruisce i problemi, comincia a metter mano alle soluzioni, ma non riesce a restare
concentrata sull'opera fino a concluderla.
Da decenni si parla di riforme, le si scandisce, e - tuttavia -
quando saranno varate? Quando si arriverà al confronto serio e decisivo, quello che non
è perdita di tempo, ma ricerca della mediazione più alta e sollecita possibile? Il Paese
non può attardarsi: povero di risorse prime, più di altri deve far conto sull'efficienza
del sistema e su una sempre più marcata valorizzazione delle risorse umane.
Bisogna, per questo, avviare meccanismi di coinvolgimento e di
partecipazione non fittizi. Qui, qualche interessante segnale c'è, seppure molte restano
ancora le resistenze. Le sfide derivanti dalla globalizzazione impongono una quota di
flessibilità e adattabilità che non può essere artificiosamente ostacolata, ma neppure
strumentalmente usata per indebolire la dignità di chi lavora. Se partecipazione si
vuole, ed è sempre più necessaria, occorre che vi siano i requisiti perché ogni parte
in causa esprima il meglio - non il peggio - di sé.
È il momento di deporre realmente i personalismi, che mai hanno a che
fare con il bene comune, e di mettere in campo un supplemento di reciproca lealtà e una
dose massiccia di buon senso per raggiungere il risultato non di individui, gruppi o
categorie, ma del Paese. La fiducia che i cittadini esprimono verso chi li rappresenta è
un onore e una responsabilità che non ammette sconti di nessun tipo. Cambiare si può. Le
famiglie reagiscono, le persone crescono, e anche la collettività può farlo nella misura
in cui comprende che l'esito di progresso diventa pane condiviso. E bisogna far presto! Il
nostro vigoroso invito a rilevare la moralità intrinseca ai processi di innovazione non
nasconde alcun conformismo. Lo facciamo non per un'idea esorbitante del nostro ruolo, ma
per il comandamento che impone anche a noi di amare Dio sopra ogni cosa, e insieme - ma è
solo l'altra faccia della medaglia - di difendere chi è indifeso, sia che si veda sia che
non si veda ancora. Bisogna comprendere che se si ritardano le decisioni vitali, se non si
accoglie integralmente la vita, se si rinviano senza giusto motivo scadenze di
ordinamento, se si contribuisce ad apparati ridondanti, se si lasciano in vigore norme non
solo superate ma dannose, se si eludono con malizia i sistemi di controllo, se si falcidia
con mezzi impropri il concorrente, se non si pagano le tasse, se si disprezza il
merito
si è nel torto, si cade nell'ingiustizia. Ma lo scopo di ogni partecipazione
politica è proprio la giustizia, e per questo occorre produrre lo sforzo necessario - cui
la Chiesa non mancherà moralmente di contribuire - per superare la logica del
favoritismo, della non trasparenza, del tornaconto. A tutela della società ci sono le
forze dell'ordine, ma è vile scaricare su di loro ciò che meglio si risolve attraverso
relazioni sociali vigili e coscienziose. Quando le risorse si fanno più misurate, anche
gli sprechi e il lusso ostentato diventano meno tollerabili. In qualunque campo, quando si
ricoprono incarichi di visibilità, il contegno è indivisibile dal ruolo. Quando si ha
responsabilità di scrittura o di parola pubblica, si può essere penetranti senza
sfiorare il sopruso o scivolare nella contesa violenta. Il linguaggio in uso nella
scena pubblica deve essere confacente a civiltà ed educazione. Fa malinconia
l'illusione di risultare spiritosi o più "incisivi", quando a patire le
conseguenze è tutto un costume generale. Svuotare le parole, o renderle equivalenti
quando non lo sono, è - a modo suo - un furto. Come Vescovi, sentiamo di dover esprimere
stima e incoraggiare quanti si battono con abnegazione in politica; facciamo pressione
perché si sappiano coinvolgere i giovani, pur se ciò significa circoscrivere ambizioni
di chi già vi opera. Ai cattolici con doti di mente e di cuore diciamo di buttarsi
nell'agone, di investire il loro patrimonio di credibilità, per rendere più credibile
tutta la politica. Lasciamo volentieri ai competenti il compito di definire i modi di
ingaggio e le regole proprie della convivenza. A noi tocca però segnalare come una
"città" la si costruisca tutti insieme, dall'alto e dal basso, in una sfida che
non scova alibi nella diserzione altrui. Le maturazioni generali hanno bisogno di
avanguardie: ognuno deve interrogarsi se è chiamato a un simile compito.
8. Volendo tuttavia indicare con un concetto sintetico ciò che è essenziale ad
ogni "città", dobbiamo per forza evocare il bene comune, fulcro dinamico di
questa visione, fondamentale baricentro di una comunità che voglia essere equilibrata. In
una recente occasione mi ero permesso di confidare un "sogno", di quelli che si
fanno ad occhi aperti: ossia che, senza disconoscere quanto di positivo già c'è, e
magari con la cooperazione scaturente dalle esperienze presenti sul campo, possa sorgere
una generazione nuova di italiani e di cattolici che sentono la cosa pubblica come fatto
importante e decisivo, che credono fermamente nella politica come forma di carità
autentica perché volta a segnare il destino di tutti (cfr Prolusione al Consiglio
Permanente, 25 gennaio 2010). Torneremo anche in seguito su questo tema. Fin d'ora vorrei
però dire quello che è il cuore, il motore di quanto andiamo ad auspicare: l'ideale
cioè del bene comune (cfr Benedetto XVI, Caritas in veritate, n. 7).
L'Italia, nel suo complesso, ha bisogno di riscoprire la bellezza del bene comune
perseguito nell'azione politica come nella vita quotidiana dei cittadini. Ha bisogno di
una leva di italiani, e di cattolici, che senza presunzioni aderiscono al discrimine del
bene comune, danno lucentezza alla sua plausibilità, così che aiuti ad individuare le
soluzioni che meritano di essere perseguite. Alla luce di questo ideale, e nella data
"realtà storica i cristiani, agendo come singoli cittadini, o in forma associata,
costituiscono una forza benefica e pacifica di cambiamento profondo, favorendo lo sviluppo
delle potenzialità interne alla realtà stessa" (Benedetto XVI, Omelia per il
Bicentenario della nascita di Leone XIII, Carpineto Romano, 5 settembre 2010). Si profila
così la figura di un protagonismo costruttivo per quanti credenti, ma anche non-credenti,
intendono fare la propria parte nella vita nazionale come nei municipi, nelle istituzioni
sociali come nella vivace realtà civile, nella realtà del non profit come nelle
associazioni culturali, oltre che naturalmente nel campo dei doveri propri del singolo:
ovunque ci si collochi, la ricerca del bene comune concreto diventa una sorta di bussola,
l'indice per misurare urgenze e priorità.
Non a caso esso facilita, di volta in volta, l'individuazione del punto di arrivo
potenzialmente più ragionevole (cfr Benedetto XVI, Discorso alle Autorità civili in
Westminster Hall, 17 settembre 2010).
Ricorrente è, nella nostra cultura pubblica, un certo interrogarsi
sui cattolici: dove sono, come si pongono, cosa fanno. Anche nell'ultima estate
queste domande sono ritornate. Risposte, magari interessanti, suonano spesso unilaterali,
condizionate fatalmente dal punto di osservazione. Ebbene, vorremmo che fosse il bene
comune la bandiera che nel cuore si serve, la divisa che consente di identificare là dove
sono i cattolici, ma - ripeto - non solo loro.
Non dimentichiamo, infatti, che "la
ragione è capace" di distinguere "ciò che è bene fare e ciò che è bene non
fare |
Nino Luciani, In margine, su due punti:
- Perchè l'immobilismo su importanti decisioni, in Italia, pur tra tanto fervore
delle parole ?
- E quale può essere, nella cultura pubblica, il ruolo dei cattolici ?1.- Sull'immobilismo sulle decisioni ... .
Penso derivi:
- a) da un sistema di poteri (Esecutivo, Parlamento, Magistratura) non
adeguato ai tempi;
- b) da una legge elettorale furbesca, per la scelta delle persone, che non
permette vere scelte.
Cominciamo dal primo punto. Qui troviamo che:
a) il sistema costituzionale fonda il governo sulla fiducia delle Camere,
revocabile in ogni momento. Ma le Camere non hanno, spesso, cognizione di causa dei
problemi;
b) la magistratura ha la possibilità di incursione a 360° sugli altri poteri, sia
pur indirettamente colpendo le persone, e non sempre con fondamento.
Questa, diciamo, elasticità dei rapporti tra i tre poteri concorre a
determinare la instabilità permanente degli equilibri politici, e la ricerca di un altro.
E poichè l'evolvere degli equilibri alimenta aspettative di vantaggio per i
partiti e loro gruppo interni, a seconda dell'evolvere della situazione, ecco che essi
sono in mobilitazione permanente per influenzare la sua evoluzione in un senso o
nell'altro.
In particolare, poi, l'attuale quadro politico porta ancora in sè il fiele
dell'interruzione traumatica del Governo Prodi, complice l'intraprendenza del successore,
nel promettere "opportunità" di carriera politica agli eventuali traditori. Ma,
come dice il Vangelo, "chi di spada ferisce, di spada perisce". Questa
faida, tuttavia, va assolutamente interrotta.
Sul piano generale, le intemperanze di ogni genere, di questi tempi, sono
il frutto di una specie di disadattamento ambientale politico. Quei politici che trovi normali
persone nella vita quotidiana, le ritrovi agire in modo strano nello scenario politico, e
non le riconosci più.
Fatta la diagnosi, il richiamo del Cardinale ad un "linguaggio in uso nella scena pubblica, confacente a
civiltà ed educazione" è, più che per le persone, per i responsabili
delle modifiche del sistema di Governance.
Penso che, se si dà stabilità al sistema di Governance, tutte le azioni
che traggono vantaggio dalla instabilità (comprese quelle di eventuali magistrati),
dovrebbero automaticamente normalizzarsi.
2.- Verso la riforma della Governance ?
Magistratura. Nei rapporti tra i poteri, la magistratura
non può essere zittita. Tuttavia la decisione di inizio di procedimenti, nei confronti di
autorità politiche, si dovrebbe ammettere solo se presa da collegi di almeno 3
giudici.
Governo. Penso che sarebbe errato cambiare la
legge elettorale disgiuntamente dal sistema di governance (lo vediamo nel fatto che la
legge attuale, pur dando un premio di maggioranza alla coalizione maggiore, non ha dato
stabilità a Prodi, nè la dà a Berlusconi, e in più schiavizza i parlamentari).
In questo senso la riforma della Governance dovrebbe venire prima.
Penso che si dovrebbe modificare la Costituzione per prevedere un "governo
di legislatura", eletto direttamente dal popolo o dal parlamento.
Per la legge elettorale del Premier, l'elettorato dovrebbe votare tra i
candidati che abbiano superato un determinato quorum in almeno tre regioni: una del Nord,
una del Centro, una del Sud.
Parlamento. La sua struttura dovrebbe riflettere l'assetto
regionale: la Camera dei deputati potrebbe essere a rappresentanza universale; il Senato a
rappresentanza delle regioni, magari col solo potere consultivo (parere obbligatorio, ma
non vincolante) alla Camera dei deputati.
Per la legge elettorale del parlamento:
a) Va applicata la proporzionalità della
rappresentanza?
Il problema non va risolto
aprioristicamente, ma con un compromesso tra "rappresentatività" e
"capacità decisionale" dell'organo.
Un parlamento polverizzato può essere incapace di prendere decisioni in
tempo reale. Un quorum elevato è un ostacolo alle decisioni e immorale se incentiva
logrolling contro natura (io voto per te, e tu voti per me, anche se abbiamo idee
diverse). Si potrebbe proporre il quorum del 50%+1 in prima lettura, e la maggioranza
relativa (ma non minore di ...), in seconda lettura.
b) ci dev'essere la possibilità, per l'elettore, di
esprimere la preferenza per i candidati ? Un referendum, anni fa, abolì
le preferenze (4, allora), perchè erano divenute un fattore inquinante delle scelte.
- sono inquinanti se l'elettore, che la esprime, non conosce i candidati (e questo
è il caso generale, per un comune elettore) e, poi, su questa ignoranza si inserisce
l'abilità "deviante" dei capi-partito.
Lo vediamo nel fatto che una persona normale non potrà mai avere più di
50-100 preferenze (quelle della famiglia, dei parenti, degli amici). Invece il
capo-corrente di un partito può contare su associazioni culturali e professionali, per
cui i propri candidati riescono sempre a battere un candidato isolato;
- possono essere inquinate se la lista è bloccata sulle scelte di un capo di un
partito, che vuole candidare solo i propri seguaci. E' l'accusa facile, di moda oggi, a
Berlusconi. Ma pochi partiti sono senza peccato.
Conclusione. La via potrebbe essere una mistione, ossia:
- che, in ogni partito, la scelta dei candidati sia fatta da una commissione di
probiviri a elezione universale, dentro il partito; e che la scelta sia in base a criteri
oggettivi;
- che, in sede di elezioni, l'elettore possa esprimere una
preferenza tra i candidati.
3.- Quale può essere, nella
cultura pubblica, il ruolo dei cattolici ? Su questa domanda (del Cardinale, e
allora del card. Tettamanzi), ho seguìto a Bologna, alcuni anni fa, la settimana sociale
dei cattolici. Su per giù, anche nella settimana sociale di Reggio Calabria di questi
giorni, ritroviamo l'invito della Gerarchia, ai cattolici, a occuparsi di politica,
ma non nella forma di un partito. Ho letto cose analoghe, di Padre Bartolomeo
Sorge, qualche tempo fa.
Sono del parere che questa indicazione sia, ad un tempo, un pò
furbesca e un pò retorica.
- un pò furbesca. Essa evita, alla Gerarchia. gli strali dei
cattolici sparsi tra i vari partiti, se c'è l'indicazione ecclesiastica a favore di un
partito specifico;
- un pò retorica. La promozione efficace di una idea, di un
programma, c'è solo se i credenti si coalizzano sull'idea e sul programma.
A mio modo di vedere, promuovere un partito dei cattolici non vuol
dire mirare ad uno Stato teocratico o confessionale. La Turchia ha,
tuttora, al governo un partito islamico, ma che è prima di tutto "laico".
Il governo dell'Italia della DC cadde perchè la DC era divenuta corrotta, e
per mancato rinnovamento. Come è caduta la DC, così potrebbe rinascere una nuova DC e
non è detto che essa torni a prevaricare, nè a prevalere. Dovrà guadagnarsi il pane col
sudore, come tutti.
Ma un partito dei cattolici non nasce all'improvviso. La via potrebbe essere
quella di promuovere una associazione politica dei cattolici, guidata da quelli che hanno
avuto in questi anni la regia della "settimana sociale dei cattolici", e
che sia aperta a tutti i cattolici.
Per una idea dei miei sforzi "inutili" in questo campo,
clicca su: http://www.impegnopoliticocattolici.bo.it/
. NL |
| per il conseguimento di quella felicità che sta
a cuore a ciascuno, e che impone anche una responsabilità verso gli altri"
(Benedetto XVI, All'Udienza generale, 5 agosto 2010). È proprio l'esperienza
condotta dal di dentro delle cose, in nome della ragione e quindi della morale naturale,
che diventa il giudizio più evidente sul relativismo secondo cui non ci sarebbero
riferimenti etici da privilegiare né alcuna gerarchia di valore. Parlando di questo tema,
il Santo Padre si chiedeva se non fosse proprio qui il punto dov'è agganciata la
spiegazione dei "valori non negoziabili". Che tali sono non in ragione di una
pregiudiziale cattolica, che vizierebbe la comprensione oggettiva dei fatti della vita. La
Chiesa, in realtà, nel suggerire valutazioni per la ricerca biomedica o sulle formazioni
sociali e familiari, attinge al patrimonio comune dell'umanità, ricordando la linea di
confine oltre la quale l'umanesimo si fa apparente, e il progresso si rivela essere un
regresso, non rispettando i valori primi e costitutivi della civiltà: vita, famiglia,
libertà religiosa e libertà educativa. Beni che sono il fondamento che garantisce ogni
altro necessario valore, declinato sul versante della giustizia e della solidarietà
sociale, che da sempre è nel cuore del Vangelo e della Chiesa. Quale solidarietà, ad
esempio, se si rifiuta o si sopprime la vita, specialmente la più debole? È nella morale
naturale che le istituzioni internazionali possono trovare un "terreno solido e
duraturo" per elaborare e perfezionare la dottrina dei diritti; infatti "come
potrebbe esserci un dialogo fecondo tra le culture senza valori comuni, diritti e principi
stabili, universali, intesi allo stesso modo da tutti?" (Benedetto XVI, Discorso al
Consiglio d'Europa, 8 settembre 2010). Il dogmatismo quale imputazione, in pratica, non
regge. In una fase politica nella quale si comincia a ragionare di agenda bioetica come
"rastrello" ancora schematico di un'antropologia completa da portare al
confronto tra le forze politiche, e dove i cattolici variamente dislocati sono chiamati a
giocare un ruolo convergente e propulsivo, non sarà male avere in serbo queste
prospettive provenienti anche di recente dal Magistero. Dai responsabili nazionali
dell'associazionismo cattolico sono venute, nell'ultimo periodo, indicazioni confortanti
in questo senso. Confidiamo che la prossima Settimana Sociale, in programma a Reggio
Calabria dal 14 al 17 ottobre, non farà mancare, dalla visuale che le è propria, un
apporto di sviluppo coerente. La presenza peraltro in terra calabra di una considerevole
compagine ecclesiale, rappresentativa del Paese, è fin d'ora segno della stima che tutti
abbiamo verso una regione in cui si va esprimendo un'importante reazione al fenomeno
malavitoso. I magistrati e le forze dell'ordine, sotto tiro proprio per la progressiva
efficacia della loro azione, sappiano che la Chiesa è con loro contro la violenza oscura
che uccide la speranza. Le comunità di Calabria, come di tutto il Meridione, devono
sentirsi sostenute dalla solidarietà e dall'ammirazione delle Chiese sorelle, impegnate a
loro volta nel far fronte ad una propagazione del fenomeno malavitoso della quale non è
più lecito ormai dubitare. 9. Una parola mi permetto di dire su alcune
questioni aperte, e che hanno un chiaro rilievo antropologico. Sul versante della crisi
economica, innegabile è la percezione di una più marcata fragilità, benché
talune fasce di popolazione sembrino non essere state toccate dalla crisi. Da queste pure
è ragionevole attendersi standard di vita consoni alla condizione generale, e una
sensibilità verso le indubbie esigenze di solidarietà. Alle banche presenti nel nostro
territorio sentiamo di dover chiedere che, anche sfidando un apparente paradosso, adottino
criteri del massimo favore razionalmente possibile nel valutare le richieste di
finanziamento avanzate dalle imprese. L'impatto sociale della crisi, per come essa si sta
evolvendo, dipende ora in buona misura da un loro più sensibile interessamento. Ci
auguriamo, altresì, che il diritto dei lavoratori disoccupati, in mobilità o licenziati,
sia tenuto nel debito conto e il loro potenziale possa essere quanto prima reintegrato. La
disponibilità delle parti a dialogare costruttivamente esiste, e non mancano in questo
campo segnali concreti. È fondamentale che, nel frattempo, non siano ritirati dallo Stato
gli ammortizzatori sociali. Deve in particolare stare a cuore a tutti il destino dei
giovani: non si procede ignorando le loro legittime aspettative. La nostra agricoltura ha
bisogno di alcuni interventi che la rinforzino, facendola tornare un settore che attrae
vocazioni, non le espelle: che il territorio sia lavorato, e da esso si ricavino prodotti
di qualità, è interesse generale. Qui si situa la domanda di tracciabilità dei
prodotti, attraverso filiere limpide e plausibili, possibilmente più corte. La
scuola vive settimane importanti: uniamo la nostra voce a quella dei Vescovi che
già si sono rivolti ai diversi attori scolastici, augurando una stagione fervida di
impegno, così che i risultati superino i problemi. Non mancano, per l'università
come per le scuole superiori, novità importanti che meriterà sperimentare, cogliendone
tutte le possibili virtualità. Decisiva ci appare una concorde insistenza sulla qualità
della scuola, attorno a cui preparazione personale dei docenti, riconoscimento della
specifica professionalità, sistema di valutazione e adeguate risorse convergono quali
fattori interdipendenti. Su tutto, però, è la dignità della scuola-istituzione che va
salvata per ciò che, a cascata, ne deriva. Ci sono potenzialità inespresse che vanno
sprigionate, al fine di realizzare una concreta libertà di educazione da parte delle
famiglie, garanzia a sua volta di autentica qualità, consolidando in una logica
anti-sprechi la rete di scuole e tradizioni educative di cui è ricco il nostro
territorio. Lo stesso problema dei cosiddetti "precari" andrà
risolto su vie di giustizia e solidarietà, prendendo tutti coscienza che meditate regole
di sistema devono nel futuro impedire il riprodursi di situazioni problematiche e
dolorose. Diversi sono stati gli episodi dolorosi in ambito sanitario,
con vittime innocenti e famiglie disperate. Trovare la morte per negligenza o
inadeguatezza là dove si va per nascere o ricevere cure, è uno spregio non tollerabile,
che offusca la dedizione di tanti professionisti. I morti sul lavoro sembrano in via di
diminuzione, ma ogni singolo caso è di troppo, insopportabile per la coscienza del Paese.
In particolare, è nei subappalti che va condotta la disamina in grado di condurre
definitivamente fuori dall'emergenza. La condizione delle carceri è
stata e resta un fardello pesante non solo per noi - sacerdoti e Vescovi - che le
visitiamo, e per coloro che quotidianamente vi operano, ma per tutti. Da tempo si parla di
un "piano carceri", intanto però ogni cittadino, anche colpevole, conserva la
dignità su cui far conto per il riscatto. Ci sono imprenditori illuminati che, insieme
all'autorità carceraria, stanno sperimentando formule interessanti di lavoro all'interno
e di commercializzazione esterna per quanto prodotto in carcere. È una via di speranza,
poiché include prospettive di riabilitazione e di concreto reinserimento. La violenza
sulle donne è drammatico fenomeno che porta a mettere sotto accusa in genere
l'uomo, spesso giovane, che si fa attore di comportamenti irragionevoli e talora bestiali.
C'entra qui l'educazione, ma anche l'auto-educazione che ciascuno deve acquisire per
sapersi controllare, stabilendo con ogni persona rapporti di pari dignità. Anche altri
gruppi sociali sono stati, purtroppo, presi di mira da gesti assurdamente violenti e
discriminatori, qualche volta anche a sfondo razzista. La questione, poi, dell'ospitalità
che va offerta ai Rom si è di recente imposta a livello europeo, il più
idoneo ad evitare soluzioni che umilino il senso di responsabilità del continente. Sono
scenari diversi di quella frontiera educativa che oggi attraversa ogni comunità, eludere
la quale significa arrendersi non in una singola controversia, ma alla sfida trasversale e
decisiva circa il nostro futuro.
10. Il federalismo è l'importante riforma in via di
definizione, delicata sotto diversi profili, anche perché irreversibile. Bisogna non
nascondersi che col federalismo cresce lo spessore delle responsabilità da esercitare
localmente. Gestire un Paese come il nostro in chiave federalista presuppone una diffusa
capacità di selezionare con rigore gli obiettivi, scadenzarli, argomentare le scelte, e
saper dire dei no anche a chi si conosce. Riuscire a rispettare i vincoli di bilancio,
rimanendo attenti alle implicanze umanistiche connesse con l'amministrazione politica,
diventerà un'attitudine inderogabile, che presuppone sì un'abilità tecnico-gestionale,
non però questa soltanto. Diversamente prevarranno le spinte ad un contrattualismo
esasperato e ad una demagogia variamente declinata. È il momento insomma di sviluppare
quel confronto ampio che è richiesto dal salto culturale senza il quale non si dà
riforma. E questa potrà prendere positivamente forma in una logica di lealtà reciproca,
in verticale e in orizzontale, estranea alle forme del ricatto come alla catena dei
risarcimenti interminabili. Meglio che tra le pieghe non si annidino equivoci o ipocrisie
che nel nuovo assetto non mancherebbero di appesantire il passo comune. La riforma non
deraglierà se potrà incardinarsi in un forte senso di unità e indivisibilità della
Nazione: il tricolore è ben radicato nel cuore del nostro popolo. È poi una
consapevolezza acquisita che si debba procedere con una concomitante riforma
fiscale. Se non si combinano insieme federalismo e sussidiarietà, ma anche
sviluppo e unità nazionale, col superamento di entrambe le sindromi, del vittimismo da
una parte e dell'elargizione dall'altra, la sfida difficilmente si potrà vincere. La
Chiesa, con la sua capillarità e la rete delle sue istituzioni, intende fare per intero
la propria parte, come in altri momenti cruciali, perché si realizzi un federalismo
solidale. Preferiamo ricordare in partenza che ci sono condizioni morali e culturali
indispensabili, non perché si nutrano riserve sull'ipotesi in sé, ma perché
l'esperienza fa edotti su virtù e debolezze. Se ciascuna parte non si sforzerà di
percepire le fondate preoccupazioni degli altri, e non sarà disposta a farsene
ragionevolmente carico, non riusciremo a stringere un nuovo, necessario patto nazionale
che ci vincoli moralmente e ad un tempo liberi le energie migliori. Nel centocinquantesimo
dell'Unità d'Italia nulla di meno serve, come già ci permettevamo di annotare in una
precedente occasione. Le celebrazioni, che nel frattempo si vanno succedendo, ci rendono
ancor più persuasi che l'unità politica e istituzionale include un'unità interiore e
spirituale che merita di essere perseguita come contributo vitale offerto a tutto il
Paese. Il rinforzato profilo istituzionale assegnato a "Roma capitale" non può
certo eludere la domanda di esemplarità, inclusiva di una vocazione unica rispetto alla
coscienza del mondo. Si accennava in precedenza alla riforma fiscale che presto sarà in
cantiere. Sono in molti a sperare in criteri di maggiore equità, in un disegno di Stato
né astratto né anonimo. Va da sé che, in una democrazia anche economica, chi più
possiede più deve contribuire. Per il bene concreto dell'Italia, ci auguriamo sia
finalmente l'occasione per centrare una riforma a vantaggio del soggetto che per tutti -
aziende, sindacati, scuola
- è decisivo, cioè la famiglia, e si provveda così ad
arrestarne l'impoverimento in atto da tempo, e che rischia di simboleggiare il suo declino
culturale. I dati demografici possono illudere solamente coloro che vogliono illudersi. Di
recente non sono mancate, come non mancheranno domani, le provocazioni che inducono a un
certo risveglio. Con queste riforme lo Stato dirà ai cittadini come pensa di proiettarsi
in avanti. È pur vero che nella decisione di avere figli entrano in gioco motivazioni
varie e complesse di tipo culturale, e tuttavia, se dobbiamo dar credito alle statistiche,
già oggi le coppie desiderano in media 2,2 figli, mentre ne nascono solo 1,4. Il che
dimostra ciò che peraltro è eloquente anche dall'esperienza di Paesi prossimi al nostro:
le misure economiche, messe o non messe a sostegno della famiglia, sono un fattore
decisivo. Assegnare alla famiglia ciò che le serve, e non illudersi che questa farà ad
oltranza scelte eroiche o - a seconda dei punti di vista - autolesionistiche, non può da
alcuno essere ragionevolmente scambiato per un'opzione ideologica. La Chiesa è impegnata
per promuovere anche culturalmente l'istituto familiare e per questo fortemente sconsiglia
"iniziative legislative che implichino una rivalutazione di modelli alternativi della
vita di coppia e della famiglia" (Benedetto XVI, Discorso al nuovo Ambasciatore di
Germania, 13 settembre 2010). |
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Corrado Calabrò
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RELAZIONE annuale al Parlamento
del Presidente Corrado Calabrò, 6 luglio 2010 |
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| SOMMARIO 1.- Telecomunicazioni: il processo di
liberalizzazione dà i suoi frutti. 2.- La televisione di oggi è già digitale. 3.-
Libertà di informazione / Servizio pubblico. 4.- Le tecnologie ridisegnano l'editoria:
governare la trasformazione. 5.- Informazione, trasparenza e correttezza alla base della
tutela del consumatore. 6.- Indipendenza. 7.- Pensare digitale. 8.- La visione - di
sistema - che ancora manca. 9.- Investire per uscire prima dalla crisi e tornare a
crescere. 10.- Il contributo dell'Autorità: regole e suggerimenti per un'agenda per
l'Italia. 1.- Telecomunicazioni: il processo di liberalizzazione
dà i suoi frutti. Persino nel 2009, annus horribilis, il settore delle
telecomunicazioni ha sostanzialmente tenuto. Nel mondo, il settore delle telecomunicazioni
ha generato ricavi per 980 miliardi di euro. Anche in Italia le telecomunicazioni hanno
confermato il loro peso, quantificabile intorno al 3% del PIL. Continua l'espansione dei
volumi anche se i ricavi totali del settore, pari a quasi 44 miliardi di euro, sono
diminuiti del 3,3% rispetto al 2008. Tutti i principali operatori hanno chiuso i loro
bilanci in attivo. E questo malgrado la pressione competitiva garantita dalle nostre
regole abbia portato all'ulteriore diminuzione dei prezzi. Le telecomunicazioni sono state
e sono l'unico servizio con una dinamica marcatamente anti inflattiva. Dal 1995 all'aprile
2010 l'indice dei prezzi al consumo del settore è diminuito da 100 a 69, a fronte di un
aumento dell'inflazione di oltre il 30%. I prezzi di tutti gli altri servizi sono
considerevolmente aumentati. "Nella telefonia la liberalizzazione ha
funzionato". Nel comparto della telefonia mobile abbiamo uno dei mercati più
competitivi del mondo. Dal 2002 a fine marzo 2010 più di 24 milioni di utenti hanno
cambiato gestore. In esito alla nostra tenace azione ora si può cambiare gestore in tre
giorni trasferendo il credito residuo. Ciò non toglie, ovviamente, che i costi della
terminazione mobile debbano essere rivisti alla luce della Raccomandazione europea. I
cittadini non devono pagare un costo superiore a quello efficiente, anche se questo
surplus viene poi in parte restituito all'utente mediante gli sconti promozionali e i
pacchetti. Inoltre la discesa delle chiamate fisso mobile per l'utenza non riflette
appieno la discesa dei prezzi all'ingrosso. Se il mercato non dovesse funzionare
interverremo. E' incessante l'introduzione di innovazioni (dall'IP TV al 3G, dalla larga
banda mobile agli smartphone intelligenti), che stanno determinando una vera e propria
trasformazione della società. Nella rete fissa la quota di mercato di Telecom Italia è
scesa sotto il 74%, con un calo di quasi 20 punti in 5 anni. Il nostro sistema
regolamentare ha portato l'Italia ad essere fra i leaders europei nel full unbundling, con
oltre 4,3 milioni di linee attive a marzo 2010. Dopo le incomprensioni iniziali, Open
Access si candida ad essere un benchmark per l'Europa, come già Open reach; e la
puntualità degli interventi correttivi dell'Organo di vigilanza per la parità di accesso
alla rete lo conferma. Ma alla validità del modello deve indefettibilmente e
indilazionabilmente corrispondere la coerenza dei comportamenti, che spetta
prioritariamente a questa Autorità valutare.
2.- La televisione di oggi è già digitale. Il 2010
rappresenta un anno di svolta per il sistema televisivo italiano. La tecnologia analogica,
che ha accompagnato gli italiani negli ultimi 50 anni, è ormai in via di avanzata
sostituzione da parte del sistema digitale. Sono già all digital sei Regioni d'Italia.
Nel corso di quest'anno è prevista la completa digitalizzazione del Nord Italia. Nel 2011
avverranno gli switch-off nelle Regioni del versante adriatico ed, infine, nel 2012
passeranno al digitale la Toscana, l'Umbria, la Sicilia e la Calabria. Con uno sforzo, la
digitalizzazione potrebbe essere completata entro il 2011, come indica una recente
Raccomandazione europea e come auspica il Vice Ministro Romani. Alla fine del 2010 il 70%
delle famiglie sarà digitalizzato. Già oggi l'ascolto della TV digitale su tutte le
piattaforme (terrestre, satellite, IPTV) ha superato, con il 51,2%, l'ascolto della TV
analogica. Il numero delle famiglie dotate di almeno un ricevitore digitale terrestre è
salito a gennaio di quest'anno a oltre 15 milioni, mentre una quota consistente dei nuovi
decoder viene acquistata per adeguare al digitale anche i secondi e terzi televisori di
casa. I ricavi del comparto televisivo si mantengono consistenti, segnando un incremento
dell'1,7% rispetto al 2008. I ricavi complessivi da pay-tv (in crescita) e da pubblicità
(in discesa) si sono ulteriormente avvicinati. La modifica delle regole sulla pubblicità
ha indotto la Commissione europea a chiudere la procedura d'infrazione pendente nei
confronti dell'Italia. Continuiamo a vigilare monitorando le trasmissioni. Lo spostamento
delle risorse pubblicitarie dalla TV tradizionale ad internet non è stato della stessa
portata che in altri Paesi. Il settore televisivo italiano è essenzialmente tripartito:
Rai- Mediaset-Sky, con gli altri operatori minori e le TV locali che faticano a trovare
spazi concorrenziali. Si conferma che la TV digitale multicanale frammenta l'audience
anche dei canali generalisti tradizionali; nondimeno Rai e Mediaset conservano quote di
ascolti ancora assai rilevanti sulle quali l'avvento della pay tv sta incidendo
lentamente. Ci siamo battuti affinché la produzione indipendente di contenuti audiovisivi
venga tutelata. In questo quadro la TV locale -che gioca un ruolo importante ai fini del
pluralismo dell'informazione- con il digitale può concentrarsi sulla qualità e
sull'informazione locale. Riempire l'etere di monoscopi o programmi ripetuti è
un'occupazione dello spettro che non serve a nessuno e danneggia l'insieme. Il mese scorso
abbiamo approvato il piano delle frequenze. Non ci credeva nessuno. E' la prima volta che
un piano delle frequenze che abbia un'effettiva probabilità di attuazione viene adottato
in Italia: permette risorse per le TV nazionali (con 5 nuovi multiplex a gara), per l'alta
definizione, per le TV locali (con almeno 13 mux, che corrispondono a 65 programmi locali
per ogni Regione), per la radio, e consente di liberare 9 canali TV da destinare alla
larga banda wireless, come chiede la Commissione europea. L'Italia è il secondo Paese
europeo per diffusione della banda larga mobile. Ma se non interveniamo rapidamente, con
il tasso attuale di diffusione degli smartphones, la nostra rete mobile rischia il
collasso. L'AGCOM, con vivo apprezzamento della commissaria Kroes, sta portando avanti, in
Europa e in Italia, una politica finalizzata alla liberazione in tempi brevi delle
frequenze radio. Contiamo di rendere disponibili circa 300 Mhz da mettere all' asta per la
larga banda. La radio rimane l'insostituibile compagna di tanti italiani e
un'indispensabile risorsa per il pluralismo. Il piano delle frequenze garantisce anche
risorse per la radio digitale. Abbiamo attuato quest'anno la nuova disciplina sulla
vendita collettiva dei diritti sportivi. 3.- Libertà di informazione / Servizio pubblico.
La libertà d'informazione è forse una libertà superiore ad altre costituzionalmente
protette, e come tale va difesa da ogni tentativo di compressione. Il Trattato di Lisbona
pone il pluralismo dell'informazione alla base dei principi fondanti dell'Unione europea.
Si tratta di un parametro di legittimità della legge che deve essere valutato con
attenzione in qualunque intervento normativo nazionale. Lo stesso Trattato peraltro
include tra i diritti fondamentali dell'Unione il rispetto della dignità umana e della
vita privata e familiare nonché il diritto a un processo equo. In uno Stato di diritto
solo la verità processuale dopo un giudizio definitivo può privare l'uomo della dignità
e dell'onorabilità. La verità televisiva, mediatica, la diffusione di indiscrezioni e
illazioni pongono sotto nuovi aspetti il problema della tutela della dignità umana. La
via che l'Autorità ha privilegiato è quella dell'autogestione. In base al Codice di
autoregolamentazione sulla rappresentazione in TV di fatti relativi a indagini e processi
in corso, l'apposito Comitato -costituito dai rappresentanti delle emittenti televisive ma
anche dell'Ordine dei giornalisti e della Federazione nazionale della stampa e presieduto
da un ex presidente della Corte costituzionale- ha richiamato l'esigenza di attenersi alla
veridicità, alla completezza, all'imparzialità ed al rispetto del contraddittorio,
verificando e garantendo che i fatti e le circostanze rappresentati trovino rispondenza
obiettiva in fonti suscettibili di riscontro, secondo le varie fasi delle indagini o dei
processi. L'accesso senza discriminazioni ai mezzi di informazione delle forze politiche e
sociali va tutelato; specialmente in un sistema concentrato (tripolare) come quello
italiano. La Rai non ha le risorse sufficienti per migliorare la rete trasmissiva, per
investire nell'alta definizione e nella televisione su internet, svolgendo quel ruolo di
pivot delle nuove tecnologie segnato nelle nostre Linee guida. Si liberino quindi gli
elementi imprenditoriali con un assetto diverso della governance, svincolato dai partiti,
che valorizzi la capacità gestionale e decisionale (con le correlative responsabilità);
si chiarisca e si renda più trasparente ed accountable agli utenti il ruolo della TV
pubblica. La Rai, comunque, deve acquisire effettivamente le risorse del canone, con un
sistema di riscossione che riduca l'evasione, anche per migliorare la qualità; la
soluzione c'è; basta volerla. Finalmente il mini-qualitel ci ha fornito indicazioni che
la Rai dovrebbe tenere in conto nel formare il palinsesto del servizio pubblico. Sistemi
diversi di formazione delle regole sulla comunicazione politica per la TV pubblica e per
quella privata danno adito a sfasature e distorsioni. Gli orientamenti della Corte
costituzionale sui programmi di informazione sono stati ribaditi dalla recente
giurisprudenza del TAR. Ad essi si è immediatamente conformata questa Autorità, che alla
giurisdizione del TAR è soggetta. Non così la Rai, in quanto le regole dettate dalla
Commissione parlamentare di vigilanza non sono sottoposte al vaglio del giudice
amministrativo. Ma le considerazioni da questo espresse dovrebbero essere criteri guida
per tutti. Internet trasforma la televisione e la radio e queste a loro volta trasformano
internet. Le maggiori emittenti nazionali hanno iniziato a rendere disponibile la
programmazione su internet, il che muta il palinsesto tradizionale in una serie di clips
audio-video fruibili singolarmente, in diretta o in differita. L'Autorità ha avviato una
consultazione pubblica su queste nuove forme di televisione (catch-up e over the top TV)
al fine di determinare se il regime giuridico debba essere differenziato da quello per la
TV tradizionale. I seri problemi generati da internet non obliterano la sua insostituibile
funzione informativa. È stato giustamente osservato che se ci fosse stato internet
l'Olocausto non avrebbe potuto essere ignorato. Anche nell'analisi di mercato che abbiamo
avviato per verificare la situazione del pluralismo in Italia emerge, dai primi risultati,
il ruolo crescente di internet. In considerazione di ciò e dell'eterogeneità dei
riferimenti attuali si palesa la necessità di una ridefinizione per via legislativa delle
aree economiche rilevanti ai fini del Sistema integrato delle comunicazioni (SIC).
4.- Le tecnologie ridisegnano l'editoria: governare la trasformazione.
L'editoria, specie quella quotidiana, rappresenta ancora il secondo mezzo di diffusione
dell'informazione, e, quindi, un forte presidio per il pluralismo. Ma la lettura dei
quotidiani è in strutturale diminuzione e nulla è avvenuto in questo anno per
incentivarla. Non c'è stato recupero di risorse pubblicitarie dei giornali da internet,
nel quale invece crescono le risorse attratte dai motori di ricerca. I principali giornali
ormai integrano la versione cartacea con i servizi on line, che vengono aggiornati
continuamente. Due mesi fa il premio Pulitzer per il giornalismo investigativo è stato
assegnato ad un sito internet, ProPublica.org. La rete non cancella l'industria del
giornalismo; la cambia. E' essenziale che la funzione del giornalista non venga meno; il
giornalista ha un compito informativo indeclinabile e non sostituibile dal flusso di
notizie che scorre nella rete. Le nuove applicazioni tecnologiche (e-readers o tablet-pc,
come l'i-pad) sono un'occasione per riavvicinare i giovani alla lettura dei giornali e dei
libri; può esserci una nuova stagione per la lettura, in un nuovo formato. Opportunamente
il Governo ha previsto incentivi ai giovani per la larga banda. Se nella prossima
finanziaria si prevedesse che gli studenti possono fruire di un bonus governativo per
l'abbonamento gratuito a un quotidiano on line, si potrebbero centrare due obiettivi:
diffusione della larga banda e diffusione dei giornali. Diffondere i libri di testo in via
elettronica comporterebbe un risparmio per le famiglie e potrebbe arricchire i libri di
contenuti multimediali, suscitando l'interesse dei ragazzi.
5.- Informazione, trasparenza e correttezza alla base della tutela del
consumatore. La trasparenza e le certezze per il consumatore sui prezzi e sulla
qualità dei servizi non sono ancora sufficienti. Siamo intervenuti ripetutamente per
reprimere comportamenti che danno effimeri benefici ma che in definitiva danneggiano la
credibilità del settore. Le chiamate tariffate a scatti dai cellulari possono far
lievitare i costi delle chiamate, specialmente nelle aree dove la copertura è difficile.
Abbiamo preteso che ogni operatore introduca e mantenga un piano tariffario al secondo,
con il prezzo massimo degli SMS in linea con il Regolamento europeo. L'utente deve avere
il controllo della spesa telefonica; non possono esserci automatismi che portino a
bollette esorbitanti. Abbiamo introdotto un sistema di accreditamento di motori di ricerca
che faciliti il confronto delle tariffe telefoniche. I costi per la navigazione internet
in roaming sono altissimi. Insisteremo presso la UE per l'abbattimento di questi costi. I
cittadini non conoscono la qualità della propria connessione a larga banda. Da ottobre
sarà possibile scaricare un software sviluppato da AGCOM per misurare la qualità. L'anno
trascorso ha visto un importante passo in avanti nell'attuazione dell'articolazione
territoriale dell'Autorità, con il conferimento di ulteriori deleghe ai Co.re.com. . In
tal modo, i Co.re.com. si profilano quali garanti e mediatori tra le istituzioni
regionali, gli operatori del settore e i cittadini; in coerenza con la logica di governo
del territorio, ridefinita con la riforma del Titolo V della Costituzione, che ha nella
sussidiarietà il principio cardine. Le istanze presentate dagli utenti ai Co.re.com. sono
state 43.095 (a fronte delle 38.590 dell'anno precedente); il tasso di efficacia del
processo di conciliazione è aumentato fino al 62% (nel 2008 era di circa il 50%). E' un
modello paragiurisdizionale che funziona, come riconosciuto anche dalla Corte di giustizia
europea. I procedimenti sanzionatori avviati dall'Autorità nel 2009 (96) sono stati il
doppio di quelli nel 2008. Il totale delle sanzioni irrogate è stato di 5,2 milioni di
euro. Grazie alle Associazioni dei consumatori per la loro costante azione di vigilanza e
di stimolo. Preziosa è la collaborazione della Guardia di finanza e della Polizia
postale.
6.- Indipendenza. Le Autorità indipendenti non nascono dalla
mente di Zeus, come Atena. Ma o sono indipendenti o non hanno motivo di essere.
L'indipendenza va verificata ogni giorno. Nessuno degli atti istituzionali e delle
decisioni collegiali adottati dall'Autorità ha risentito delle pressioni e insistenze che
possono essere state esercitate, da qualsiasi parte. Peraltro, l'indipendenza può e deve
essere rafforzata - nel concetto, nei requisiti e nelle garanzie per i membri
dell'Autorità, nonché nelle consequenziali responsabilità di questi- conformandosi al
paradigma della Direttiva UE, che va recepita sollecitamente (come abbiamo fatto presente
al Governo), anche perché da quest'anno l'Autorità è parte integrante del sistema
europeo delle Autorità indipendenti di settore. L'indipendenza si preserva pure con
l'autonomia economica e finanziaria. Noi non viviamo col finanziamento dello Stato,
viviamo sostanzialmente col contributo degli operatori. Ogni distoglimento di tale
contributo dalla sua destinazione si traduce in una tassazione occulta e si pone in
contrasto col diritto comunitario, il quale prevede che il finanziamento degli operatori
di settore sia imputabile ad un numerus clausus di attività, puntualmente elencate nelle
Direttive europee.
7.- Pensare digitale. Da qualche settimana l'Europa ha
un'Agenda digitale. A pochi mesi dal lancio del broadband plan americano, la Commissione
europea ha varato la sua manovra che mira a recuperare la minore velocità di sviluppo
delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, realizzando un mercato digitale
europeo alimentato da reti internet ultraveloci e da applicazioni interoperabili. E
l'Italia? Ancora una volta noi abbiamo prefigurato prima degli altri la realtà in
divenire, ma poi questa ha sorpassato la nostra capacità realizzatrice. Le
telecomunicazioni sono nella più grande fase di trasformazione da 70 anni in qua. Finora
il servizio in voce ha fornito il 70% dei ricavi e parte preponderante degli utili, ma i
volumi di traffico in rete crescono vigorosamente ogni anno, anche in un sistema-Paese
ancora poco digitale qual è il nostro. La rete attuale presenta ormai molteplici
situazioni di saturazione sia per la rete fissa che per quella mobile. Il futuro
presuppone l'ultra banda, le reti di nuova generazione in fibra ottica con capacità di
trasmissione sopra i 50 Mbit/s. Ma gli stessi dati che ci vedono ai primi posti in Europa
sul fronte dei prezzi dei servizi tradizionali e della concorrenza infrastrutturata, ci
classificano sotto la media UE per diffusione della banda larga; siamo sotto la media
anche per il numero di famiglie connesse a internet, oltre che per la diffusione degli
acquisti on-line e per il contributo dell'ICT al PIL. Il nostro Paese è il fanalino di
coda nel commercio e nei servizi elettronici. Le nostre imprese vendono poco sul web; la
quota di esportazioni legate all'ICT è pari al 2,2% e relega l'Italia al penultimo posto
in Europa.
8.- La visione - di sistema - che ancora manca. A cosa si deve
una situazione così depressa nonostante il livello e i bassi prezzi del nostro sistema di
telecomunicazioni? Sono molteplici i fattori che influiscono sulla domanda. L'UE ha
tuttavia rilevato che l'Italia ha il record degli acquisti on line dei biglietti del treno
e dell'aereo. Come mai? Oltre a non fare più la coda, l'utente non paga i diritti di
emissione e non deve necessariamente stampare il biglietto. Se l'Italia vuole essere on
line deve rimuovere le remore mentali e azzerare i balzelli digitali. Su questo tema
devono collaborare le Autorità di settore (AGCM, AGCOM, Banca d'Italia) e il Governo. Il
ragionamento secondo logiche passatiste, per cui bisognerebbe creare le condizioni della
domanda prima di investire in nuove infrastrutture, riduce all'immobilismo. Per le nuove
tecnologie, i percorsi di creazione e stimolo di domanda e offerta vanno di pari passo. In
un ecosistema ogni singola parte cresce con il tutto; è una visione olistica delle reti e
delle relazioni che si sviluppano. Il tema chiave dell'Agenda europea è proprio la
visione unitaria dell'ecosistema digitale. Vodafone, Wind e Fastweb hanno avanzato
congiuntamente uno schema di piano, cui ha aderito anche Tiscali, che postula, in una
prima fase, investimenti (propri e altrui) per 2,5 miliardi di euro al fine di realizzare
una rete in fibra destinata a connettere una parte rilevante della popolazione entro 5
anni. Telecom Italia, a sua volta, ha illustrato il 10 giugno scorso all'Autorità il suo
piano che annuncia fino a 7 miliardi di investimenti nei primi 3 anni (2010-1012), inclusi
gli interventi necessari per il rilegamento in fibra delle centrali (backhauling), che ha
carattere prioritario. L'obiettivo immediato, per quanto riguarda la rete di accesso, è
quello di collegare con la fibra ottica le unità immobiliari nelle 13 maggiori città
italiane entro il 2015. In altre 125 città l'accesso in fibra arriverebbe
successivamente. Lo switch off è legato al raggiungimento di determinate soglie di
traffico. Ogni imprenditore ha diritto di fare i suoi piani industriali e l'Autorità
asseconderà ogni iniziativa, nel rispetto delle regole, in particolare di quelle
sull'accesso. Ma rilevo che l'Agenda digitale europea prevede che almeno il 50% delle
famiglie europee utilizzi un collegamento superiore ai 100 Mbps entro il 2020. I piani
proposti portano a questo risultato? Il piano Telecom consiste in parte in un progetto
industriale che tende a uno sviluppo della rete ad alta velocità strettamente
dimensionato sulle richieste attuali dell'utenza e su quelle ravvicinatamente attese.
Questa è la parte in atto finanziata e scadenzabile in piani esecutivi. Da parte sua lo
schema di piano degli operatori alternativi non è certo in uno stadio più avanzato di
attuabilità, subordinato, com'è, ad alcune condizioni, prima fra tutte a quella del
finanziamento. L'impressione è dunque che le pur apprezzabili idee progettuali proposte
offrano una visione di quello che si può fare, ma non ancora di quello che concretamente
ci si impegna a fare. C'è, inoltre, parziale sovrapposizione delle aree geografiche
d'intervento, senza coordinamento delle opere di posa. Per raggiungere gli obiettivi
dell'Agenda digitale servono piani operativi. Ci vuole quindi -sia pure, se del caso,
integrativamenteun'iniziativa complessiva, un progetto Italia per una fiber Nation, che
eviti costose duplicazioni delle infrastrutture civili e faccia fare al Paese il salto di
qualità di cui ha bisogno. Per centrare l'obiettivo della Digital Agenda sono necessari
accordi, coordinati a livello nazionale, tra operatori di telecomunicazioni,
Amministrazioni territoriali, altri eventuali imprenditori, finalizzati alla progressiva
conversione alla fibra di determinate aree territoriali. Ciò darebbe al progetto
prospettive di redditività con il carattere di certezza tipico delle utilities e
aprirebbe potenzialmente la porta al finanziamento di investitori istituzionali, quale, in
primis, la Cassa depositi e prestiti. Seguiamo con attenzione e interesse il tavolo
tecnico a tal fine convocato dal Vice ministro Romani. Non stiamo suggerendo progetti
lunari. La Regione Lombardia e la Provincia di Trento hanno già in corso progetti di tale
tipo. Progetti sperimentali sono stati avviati anche in alcuni quartieri urbani. In
Francia il Governo ha lanciato un piano nazionale per l'economia digitale e l'ultra banda;
i principali operatori hanno deciso di coordinarsi per realizzare una rete in fibra; la
legge ha imposto a tutti gli operatori la condivisione delle cablature condominiali; il
regolatore ha posto a consultazione pubblica il quadro regolamentare per lo sviluppo della
fibra che differenzia le regole per le aree urbane da quelle a bassa densità di traffico.
9.- Investire per uscire prima dalla crisi e tornare a crescere. Ma
è compatibile il progetto di una fiber Nation con l'obiettivo -assolutamente prioritario
e non compromettibile- della stabilità? "Una stabilità duratura dei mercati si ha
solo con la ripresa della crescita, perché non va dimenticato che questa crisi è
soprattutto una crisi di competitività". L'Italia non cresce da 15 anni. La crescita
dei Paesi è legata a fattori strutturanti fondamentali. La rivoluzione della larga banda,
dell'alta velocità trasmissiva, è comparabile con le grandi rivoluzioni industriali del
secolo scorso. Certo è tempo di risparmi. Ma l'investimento in fibra ottica è visto
negli USA e altrove anche come una exit strategy. Da noi l'OCSE ha stimato che basterebbe
un risparmio annuo fra l'1,41% e l'1,7% per 10 anni sulle spese effettuate nei settori
dell'elettricità, sanità, trasporti e educazione per giustificare in Italia la
costruzione di una nuova rete. Secondo uno studio di Confindustria, i risparmi ottenibili
nel sistema sanitario mediante l'utilizzazione della larga banda si aggirerebbero sul 10%:
cifra importante se si tiene conto dell'enorme ammontare della spesa sanitaria. E sarebbe
di circa 10 miliardi l'anno il risparmio applicabile alla bolletta energetica nazionale
per effetto dell'ottimizzazione del controllo dei consumi e delle erogazioni. L'Autorità
(col programma di ricerca ISBUL) ha commissionato a qualificati atenei italiani una
valutazione dell'impatto di una nuova rete in fibra sull'economia nazionale, ottenendo
stime coerenti con gli studi internazionali. Rinunciare a un tale progetto non comporta
dunque solo la rinuncia del nostro Paese a svolgere un futuro da protagonista
nell'innovazione, ma anche una sua minore capacità di reazione alla crisi economica
contingente, realizzando dei risparmi. Il tessuto socio-economico dell'Italia (reti di
piccole e medie imprese, prodotti ad alto valore aggiunto, concentrazione per distretti
industriali, turismo e servizi) beneficerebbe della larga banda più di altri Paesi
europei. Bisogna saper fare delle scelte, privilegiando i fattori strutturali di sviluppo
che internazionalizzino la nostra economia.
10.- Il contributo dell'Autorità: regole e suggerimenti per un'agenda
per l'Italia. Come negli USA, e come hanno fatto di recente l'UE e i principali
Paesi europei, serve quindi un'Agenda digitale su misura per l'Italia, che concentri lo
sforzo e colga le specificità del sistema produttivo e sociale nazionale e fissi gli
obiettivi normativi e programmatici dei prossimi 3-5 anni. L'Autorità farà la sua parte,
dettando regole che, garantendo l'accesso: - riconoscano, con fini incentivanti, un premio
di rischio per il capitale investito; - favoriscano gli investimenti condivisi; -
garantiscano la neutralità tecnologica e la parità di condizioni nell'utilizzazione
delle infrastrutture comuni. Affronteremo anche il tema della transizione dal rame alla
fibra dando certezza delle modalità e dei tempi. Ma questo non basta. Il settore pubblico
può fare molto, anche in tempi di rigore di bilancio. Innanzi tutto coordinando gli
interventi. Ci vuole un riordinamento radicale, un organico disegno legislativo che
componga ed essenzializzi molteplici misure: - Norme quadro per la costruzione e
condivisione delle infrastrutture che affranchino dalle molteplici autorizzazioni e/o
concessioni; - Completamento delle norme sull'interoperabilità dei servizi della PA e
sanità on line; - Norme per la liberalizzazione delle transazioni on line e il commercio
elettronico; - Norme sulla sicurezza delle reti; - Liberazione delle radiofrequenze per la
larghissima banda e meno vincoli per il Wi-fi; - Utilizzazione di parte dei proventi delle
aste delle radiofrequenze per gli incentivi alla larga banda e per la riduzione del
digital divide; - Contributi per la rottamazione degli apparati informatici obsoleti; -
Elevazione del tetto del credito d'imposta per gli investimenti delle imprese e riduzione
delle imposte sui finanziamenti a lungo termine per interventi strutturali. Agevolazioni
fiscali per l'impiego di capitali privati nel finanziamento di progetti di lungo periodo
con forti esternalità positive (tra cui le reti NGN) possono rappresentare una valida
alternativa all'impiego di risorse di bilancio sempre più scarse. Subito dopo andrà
affrontata la riforma del diritto d'autore, bilanciando, come evidenziato dall'Autorità
nella sua recente indagine conoscitiva, i diritti degli autori e quello degli utenti che
navigano in rete. Daremo seguito alla regolamentazione che la legge ci affida; ma non ci
si può nascondere che la pirateria informatica è diventata un problema di portata
enorme. Gli autori sono privati della remunerazione loro dovuta e gli investimenti nella
rete vengono scoraggiati quando l'accesso non avviene nei modi normali ma tramite motori
di ricerca e aggregatori di contenuto che si sottraggono a ogni pagamento sia agli autori
che agli operatori proprietari della rete. L'Autorità non ha il ruolo che il presidente
Obama ha assegnato all'omologa Autorità statunitense (la Federal Communications
Commission). Tuttavia sia la sua legge istitutiva che la recente legge sulla Concorrenza
le attribuiscono la facoltà di fare segnalazioni al Governo. Assolveremo a questo compito
di "segnalatore". Le autostrade delle nuove comunicazioni sono il fertilizzante
principale di quell'economia della conoscenza che si attesta come nuovo paradigma di
modello capitalistico partecipato. Ma senza lo stock di capitale infrastrutturale fisico
nelle reti di nuova generazione i nuovi investimenti renderanno sempre meno, accrescendo
il divario con i Paesi a maggiore velocità. Per realizzare una rete in fibra ottica ci
vogliono dai quattro agli otto anni. Bisogna dunque pensarci oggi. Perché domani l'oggi
potrebbe essere ormai, irrecuperabilmente, l'ieri. |
  |
Disegno di Legge sulle
intercettazioni telefoniche - Senato n. 1611
Approvato dal Senato, con modificazioni, il
10 giugno 2010. Passa alla Camera
|
NOTA. Questo Disegno di legge è stato molto
contrastato, dentro e fuori la "maggioranza". Da alcuni (soprattutto del mondo
della stampa) ritenuto "liberticida", da altri un mezzo di difesa dei cittadini
dal cannibalismo di magistrati e stampa.
Francamente, non abbiamo la preparazione tecnica per un giudizio,
anche perchè è stata sollevata molta polvere, che ha ostacolato un filtro sulle
argomentazioni.
Trattandosi, tuttavia, di materia di libertà, lo giriamo tale e quale senza
commento, dentro l'università perchè ognuno si faccia del disegno la convinzione che
crede.
A loro volta, i Colleghi della materia, se vogliono, potranno darci qualche
lume, che pubblicheremmo volentieri. |
Senato - Legislatura 16º
- Disegno di legge N. 1611
Art. 1.
1. Allarticolo 36, comma 1, del codice di
procedura penale, dopo la lettera h) è aggiunta la seguente:
«h-bis) se ha
pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli».
2. Allarticolo 53 del codice di procedura penale sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2, nel primo periodo,
dopo le parole: «lettere a), b), d), e)» sono inserite le seguenti: «e h-bis),
nonché se risulta iscritto nel registro di cui allarticolo 335 per il reato
previsto dallarticolo 379-bis del codice penale, in relazione al procedimento
assegnatogli, sentito in tale caso il capo dellufficio competente ai sensi
dellarticolo 11, al fine di valutare la effettiva sussistenza di ragioni oggettive
per provvedere alla sostituzione»;
b) al comma 2, è
aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il procuratore generale procede allo stesso modo
se il capo dellufficio e il magistrato assegnatario risultano indagati per il reato
previsto dallarticolo 379-bis del codice penale, ovvero hanno rilasciato
dichiarazioni pubbliche in merito al procedimento.»;
c) dopo il comma 2 è inserito il
seguente:
«2-bis. Di ogni iscrizione di magistrati nel
registro di cui allarticolo 335 per il reato previsto dallarticolo 379-bis del
codice penale, il procuratore della Repubblica informa immediatamente il capo
dellufficio presso cui il magistrato indagato presta servizio ovvero il procuratore
generale nellipotesi che indagati risultino il capo dellufficio e il
magistrato assegnatario».
3. Allarticolo 103 del codice di procedura penale sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 5 è aggiunto, in fine,
il seguente periodo: «Il divieto opera anche nel caso di intercettazione eseguita su
utenza diversa da quella in uso al difensore o agli altri soggetti incaricati.»;
b) dopo il comma 5 è
inserito il seguente:
«5-bis. Ferma restando leventuale
responsabilità penale, costituiscono illecito disciplinare lannotazione,
linformativa, anche verbale, e lutilizzazione delle conversazioni o
comunicazioni di cui al comma 5».
4. Allarticolo 114, comma 2, del codice di procedura penale
è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Di tali atti è sempre consentita la
pubblicazione per riassunto».
5. Allarticolo 114 del codice di procedura penale,
dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:
«2-bis. È vietata la pubblicazione, anche
parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione e degli atti relativi a
conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche
ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti
dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine
delludienza preliminare.
2-ter. È vietata la pubblicazione, anche
parziale, per riassunto o nel contenuto, delle richieste e delle ordinanze emesse in
materia di misure cautelari. Di tali atti è tuttavia consentita la pubblicazione nel
contenuto dopo che la persona sottoposta alle indagini o il suo difensore abbiano avuto
conoscenza dellordinanza del giudice, fatta eccezione per le parti che riproducono
la documentazione e gli atti di cui al comma 2-bis».
6. Dopo il comma 6-bis dellarticolo 114 del
codice di procedura penale è inserito il seguente:
«6-ter. Sono vietate la pubblicazione e la diffusione dei
nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali loro
affidati. Il divieto relativo alle immagini non si applica allipotesi di cui
allarticolo 147 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del
presente codice, nonché quando, ai fini dellesercizio del diritto di cronaca, la
rappresentazione dellavvenimento non possa essere separata dallimmagine del
magistrato».
7. Allarticolo 114 del codice di procedura penale, il comma
7 è sostituito dal seguente:
«7. È in ogni caso vietata la pubblicazione, anche
parziale o per riassunto, della documentazione, degli atti e dei contenuti relativi a
conversazioni o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche di cui sia stata
ordinata la distruzione ai sensi degli articoli 269 e 271. È altresì vietata la
pubblicazione, anche parziale o per riassunto, della documentazione, degli atti e dei
contenuti relativi a conversazioni o a flussi di comunicazioni telematiche riguardanti
fatti, circostanze e persone estranee alle indagini, di cui sia stata disposta
lespunzione ai sensi dellarticolo 268, comma 7-bis».
8. Allarticolo 115 del codice di procedura penale, il comma
2 è sostituito dal seguente:
«2. Di ogni iscrizione nel registro degli indagati per
fatti costituenti reato di violazione del divieto di pubblicazione commessi dalle persone
indicate al comma 1, il procuratore della Repubblica procedente informa immediatamente
lorgano titolare del potere disciplinare, che nei successivi trenta giorni, ove
siano state verificate la gravità del fatto e la sussistenza di elementi di
responsabilità, e sentito il presunto autore del fatto, dispone la sospensione cautelare
dal servizio o dallesercizio della professione fino a tre mesi».
9. Al comma 2 dellarticolo 240 del codice di procedura
penale, nel secondo periodo, dopo le parole: «per i documenti formati attraverso la
raccolta illegale di informazioni» sono aggiunte le seguenti: «e per i documenti, i
supporti e gli atti relativi alle riprese e registrazioni fraudolente di cui
allarticolo 616-bis del codice penale, salvi i casi in cui la punibilità è
esclusa ai sensi del secondo comma del medesimo articolo».
10. Larticolo 266 del codice di procedura penale
è sostituito dal seguente:
«Art. 266. - (Limiti di ammissibilità). 1. Lintercettazione
di conversazioni o comunicazioni telefoniche, di altre forme di telecomunicazione, di
immagini mediante riprese visive e lacquisizione della documentazione del traffico
delle conversazioni o comunicazioni sono consentite nei procedimenti relativi ai seguenti
reati:
a) delitti non colposi per i quali
è prevista la pena dellergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque
anni determinata a norma dellarticolo 4;
b) delitti contro la
pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore
nel massimo a cinque anni determinata a norma dellarticolo 4;
c) delitti concernenti sostanze
stupefacenti o psicotrope;
d) delitti concernenti le armi e le
sostanze esplosive;
e) delitti di contrabbando;
f) reati di ingiuria, minaccia,
usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate, manipolazione
del mercato, molestia o disturbo delle persone col mezzo del telefono, atti persecutori;
g) delitti previsti
dallarticolo 600-ter, terzo comma, del codice penale, anche se relativi al
materiale pornografico di cui allarticolo 600-quater.1 del medesimo codice.
2. Negli stessi casi è consentita
lintercettazione di comunicazioni tra presenti solo se vi è fondato motivo di
ritenere che nei luoghi ove è disposta si stia svolgendo lattività criminosa.
Tuttavia, qualora dalle indagini svolte emerga che lintercettazione potrebbe
consentire lacquisizione di elementi fondamentali per laccertamento del reato
per cui si procede o che dallintercettazione possano emergere indicazioni rilevanti
per impedire la commissione di taluno dei reati indicati nel comma 1, e la stessa debba
essere eseguita in luoghi diversi da quelli indicati dallarticolo 614 del codice
penale, il pubblico ministero, con decreto eventualmente reiterabile ricorrendone i
presupposti, dispone le operazioni per non oltre tre giorni, secondo le modalità indicate
nellarticolo 267, comma 3-bis».
11. Allarticolo 267 del codice di procedura penale sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 è sostituito dai
seguenti:
«1. Il pubblico ministero richiede lautorizzazione a
disporre le operazioni previste dallarticolo 266 al tribunale del capoluogo del
distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente, che decide in composizione
collegiale. La richiesta contiene, a pena di inammissibilità, lassenso scritto del
procuratore della Repubblica ovvero del procuratore aggiunto o del magistrato
appositamente delegati. Lautorizzazione è data con decreto, motivato
contestualmente e non successivamente modificabile o sostituibile, quando ricorrono
congiuntamente i seguenti presupposti:
a) sussistono gravi indizi di
reato;
b) nei casi di
intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche o di altre forme di
telecomunicazione, le utenze sono intestate o effettivamente e attualmente in uso a
soggetti indagati ovvero sono intestate o effettivamente e attualmente in uso a soggetti
diversi che, sulla base di specifici atti di indagine, risultano a conoscenza dei fatti
per i quali si procede e sussistono concreti elementi per ritenere che le relative
conversazioni o comunicazioni siano attinenti ai medesimi fatti;
c) nei casi di acquisizione della
documentazione del traffico relativo a conversazioni o comunicazioni telefoniche o ad
altre forme di telecomunicazione, le utenze sono o sono state intestate o effettivamente
in uso a soggetti indagati ovvero a soggetti diversi che, sulla base di specifici atti di
indagine, risultano a conoscenza dei fatti per i quali si procede;
d) nei casi di intercettazioni di
immagini mediante riprese visive, i luoghi appartengono a soggetti indagati o sono agli
stessi effettivamente e attualmente in uso, ovvero appartengono o sono effettivamente e
attualmente in uso a soggetti diversi che, sulla base di specifici atti di indagine,
risultano a conoscenza dei fatti per i quali si procede e sussistono concreti elementi per
ritenere che le relative condotte siano attinenti ai medesimi fatti;
e) le operazioni sono assolutamente
indispensabili ai fini della prosecuzione delle indagini.
1.1 Nel decreto con cui autorizza le operazioni,
il tribunale deve, con autonoma valutazione, dare conto dei relativi presupposti, che
devono essere espressamente e analiticamente indicati.
1.2. Il pubblico ministero, insieme con la
richiesta di autorizzazione, trasmette al tribunale il fascicolo contenente tutti gli atti
di indagine fino a quel momento compiuti.»;
b) il comma 1-bis è
sostituito dal seguente:
«1-bis. Nella valutazione dei gravi indizi di reato si
applicano le disposizioni di cui agli articoli 192, commi 3 e 4, 195, comma 7, e 203.»;
c) il comma 2 è sostituito dal
seguente:
«2. Nei casi di urgenza, quando vi è fondato motivo di
ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio alle indagini, il pubblico
ministero dispone le operazioni previste dallarticolo 266 con decreto, motivato
contestualmente e non successivamente modificabile o sostituibile, che va comunicato
immediatamente e comunque non oltre tre giorni al tribunale indicato nel comma 1. Il
tribunale, entro tre giorni dalla richiesta, decide sulla convalida con decreto, motivato
contestualmente e non successivamente modificabile o sostituibile. Se il decreto del
pubblico ministero non viene convalidato nel termine stabilito, le operazioni previste
dallarticolo 266 non possono essere proseguite e i risultati di esse non possono
essere utilizzati.»;
d) il comma 3 è sostituito dai
seguenti:
«3. Il decreto del pubblico ministero che dispone
lintercettazione indica le modalità e la durata delle operazioni per un periodo
massimo di trenta giorni, anche non continuativi. Il pubblico ministero dà immediata
comunicazione al tribunale della sospensione delle operazioni e della loro ripresa. Su
richiesta motivata del pubblico ministero, contenente lindicazione dei risultati
acquisiti, la durata delle operazioni può essere prorogata dal tribunale fino a quindici
giorni, anche non continuativi. Una ulteriore proroga delle operazioni fino a quindici
giorni, anche non continuativi, può essere autorizzata qualora siano emersi nuovi
elementi, specificamente indicati nel provvedimento di proroga unitamente ai presupposti
di cui al comma 1. Quando, sulla base di specifici atti di indagine, emerge
lesigenza di impedire che lattività delittuosa sia portata a conseguenze
ulteriori, ovvero che siano commessi altri reati, il pubblico ministero può richiedere
nuovamente una proroga delle operazioni fino a quindici giorni, anche non continuativi.
3-bis. Se dalle indagini emerge che le operazioni
di cui allarticolo 266 possono consentire lacquisizione di elementi
fondamentali per laccertamento del reato per cui si procede o che da esse possono
emergere indicazioni rilevanti per impedire la commissione di taluno dei reati indicati
nel comma 1 dellarticolo 266, e sono scaduti i termini indicati nel comma 3 del
presente articolo, il pubblico ministero, con decreto eventualmente reiterabile
ricorrendone i presupposti, dispone le operazioni con le modalità di cui al comma 2, per
non oltre tre giorni. In tal caso trasmette al tribunale gli atti rilevanti ai fini della
convalida, anche per via telematica.
3-ter. Quando le operazioni di cui allarticolo 266
sono necessarie per lo svolgimento delle indagini in relazione a delitti di cui
allarticolo 51, commi 3-bis e 3-quater, lautorizzazione di cui
ai commi precedenti è data se vi sono sufficienti indizi di reato. Nella valutazione dei
sufficienti indizi si applica larticolo 203. La durata delle operazioni non può
superare i quaranta giorni, ma può essere prorogata dal tribunale con decreto motivato
per periodi successivi di venti giorni, qualora permangano gli stessi presupposti, entro i
termini di durata massima delle indagini preliminari. Nei casi di urgenza, alla proroga
provvede direttamente il pubblico ministero ai sensi del comma 2. Lintercettazione
di comunicazioni tra presenti di cui al comma 2 dellarticolo 266, disposta in un
procedimento relativo ai delitti di cui al presente comma, è consentita anche se non vi
è motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposta si stia svolgendo lattività
criminosa.
3-quater. Nel decreto di cui al comma 3 il pubblico
ministero indica lufficiale di polizia giudiziaria responsabile del corretto
adempimento delle operazioni, nei casi in cui non vi procede personalmente.»;
e) al comma 4 è
aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nei casi di cui al comma 3-ter il
pubblico ministero e lufficiale di polizia giudiziaria possono farsi coadiuvare da
agenti di polizia giudiziaria.»;
f) il comma 5 è
sostituito dal seguente:
«5. In apposito registro riservato tenuto in
ogni procura della Repubblica sono annotati, secondo un ordine cronologico, la data e
lora di emissione e la data e lora di deposito in cancelleria o in segreteria
dei decreti che dispongono, autorizzano, convalidano o prorogano le intercettazioni e, per
ciascuna intercettazione, linizio e il termine delle operazioni».
12. Allarticolo 268 del codice di procedura penale sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) i commi 1, 2 e 3 sono sostituiti
dai seguenti:
«1. Le comunicazioni intercettate sono registrate e delle
operazioni è redatto verbale. I verbali e i supporti delle registrazioni sono custoditi
nellarchivio riservato di cui allarticolo 269.
2. Il verbale di cui al comma 1 contiene
lindicazione degli estremi del decreto che ha disposto lintercettazione, la
descrizione delle modalità di registrazione, lannotazione del giorno e
dellora di inizio e di cessazione dellintercettazione; nel medesimo verbale
sono altresì annotati cronologicamente, per ogni comunicazione intercettata, i
riferimenti temporali della comunicazione e quelli relativi allascolto, la
trascrizione sommaria del contenuto, nonché i nominativi delle persone che hanno
provveduto alla loro annotazione.
3. Le operazioni di registrazione sono compiute per mezzo
degli impianti installati nei centri di intercettazione telefonica istituiti presso ogni
distretto di corte dappello. Le operazioni di ascolto sono compiute mediante gli
impianti installati presso la competente procura della Repubblica ovvero, previa
autorizzazione del pubblico ministero, presso i servizi di polizia giudiziaria delegati
per le indagini.»;
b) dopo il comma 3-bis
è inserito il seguente:
«3-ter. Ai procuratori generali presso la corte
dappello e ai procuratori della Repubblica territorialmente competenti sono
attribuiti i poteri di gestione, vigilanza, controllo e ispezione, rispettivamente, dei
centri di intercettazione e dei punti di ascolto di cui al comma 3.»;
c) i commi 4, 5 e 6 sono sostituiti
dai seguenti:
«4. I verbali e le registrazioni sono immediatamente
trasmessi al pubblico ministero. Entro cinque giorni dalla conclusione delle operazioni,
il pubblico ministero deposita in segreteria i verbali e le registrazioni attinenti al
procedimento insieme con i decreti che hanno disposto, autorizzato, convalidato o
prorogato lintercettazione, rimanendovi per il tempo fissato dal pubblico ministero,
comunque non inferiore a quindici giorni, salvo che il tribunale, su istanza delle parti,
tenuto conto del loro numero nonché del numero e della complessità delle
intercettazioni, non riconosca necessaria una proroga.
5. Se dal deposito può derivare un grave
pregiudizio per le indagini, il tribunale autorizza motivatamente il pubblico ministero a
ritardarlo non oltre la data di emissione dellavviso della conclusione delle
indagini preliminari.
6. Ai difensori delle parti è immediatamente dato avviso
che, entro il termine di cui ai commi 4 e 5, hanno facoltà di prendere visione dei
verbali e dei decreti che hanno disposto, autorizzato, convalidato o prorogato
lintercettazione e di ascoltare le registrazioni ovvero di prendere visione delle
videoregistrazioni o cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche. È
vietato il rilascio di copia dei verbali, dei supporti e dei decreti.»;
d) dopo il comma 6 sono
inseriti i seguenti:
«6-bis. È vietato disporre lo stralcio delle
registrazioni e dei verbali attinenti al procedimento prima del deposito previsto dal
comma 4.
6-ter. Scaduto il termine, il pubblico ministero
trasmette immediatamente i decreti, i verbali e le registrazioni al tribunale, il quale
fissa la data delludienza in camera di consiglio per lacquisizione delle
conversazioni o dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche indicati dalle
parti, che non appaiono manifestamente irrilevanti, procedendo anche dufficio allo
stralcio delle registrazioni e dei verbali di cui è vietata lutilizzazione. Il
tribunale decide in camera di consiglio a norma dellarticolo 127.»;
e) i commi 7 e 8 sono
sostituiti dai seguenti:
«7. Il tribunale, qualora lo ritenga necessario ai fini
della decisione da assumere, dispone la trascrizione integrale delle registrazioni
acquisite ovvero la stampa in forma intelligibile delle informazioni contenute nei flussi
di comunicazioni informatiche o telematiche acquisite, osservando le forme, i modi e le
garanzie previsti per lespletamento delle perizie. Le trascrizioni o le stampe sono
inserite nel fascicolo per il dibattimento.
7-bis. È sempre vietata la trascrizione delle
parti di conversazioni riguardanti esclusivamente fatti, circostanze e persone estranei
alle indagini. Il tribunale in ogni caso dispone che i nomi o i riferimenti identificativi
di soggetti estranei alle indagini siano espunti dalle trascrizioni delle conversazioni.
8. I difensori possono estrarre copia delle trascrizioni e
fare eseguire la trasposizione delle registrazioni su supporto informatico. In caso di
intercettazione di flussi di comunicazioni informatiche o telematiche i difensori possono
richiedere copia su idoneo supporto dei flussi intercettati, ovvero copia della stampa
prevista dal comma 7».
13. Allarticolo 269 del codice di procedura penale
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 è sostituito dal
seguente:
«1. I verbali e i supporti contenenti le registrazioni
sono conservati integralmente in un apposito archivio riservato tenuto presso
lufficio del pubblico ministero che ha disposto lintercettazione, con divieto
di allegazione, anche solo parziale, al fascicolo.»;
b) al comma 2, primo periodo, dopo
le parole: «non più soggetta a impugnazione» sono aggiunte le seguenti: «e delle
stesse è disposta la distruzione nelle forme di cui al comma 3»;
c) ai commi 2 e 3, la
parola: «giudice», ovunque ricorre, è sostituita dalla seguente: «tribunale».
14. Allarticolo 270 del codice di procedura
penale, il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. I risultati delle intercettazioni non possono essere
utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali le intercettazioni sono state
disposte, salvo che risultino indispensabili per laccertamento dei delitti di cui
agli articoli 51, commi 3-bis e 3-quater, e 407, comma 2, lettera a),
del presente codice, nonché per laccertamento dei delitti di cui agli articoli 241,
256, 257, 416-ter, 419, 600-ter, secondo comma, e 600-quinquies del
codice penale, e non siano state dichiarate inutilizzabili nel procedimento in cui sono
state disposte».
15. Allarticolo 271, comma 1, del codice di procedura
penale, le parole: «e 268 commi 1 e 3» sono sostituite dalle seguenti: «e 268, commi 1,
3, 5, 6 e 6-bis».
16. Allarticolo 271 del codice di procedura
penale, dopo il comma 1 è inserito il seguente:
«1-bis. I risultati delle intercettazioni non
possono essere utilizzati qualora, nelludienza preliminare o nel dibattimento, il
fatto risulti diverso e in relazione ad esso non sussistano i limiti di ammissibilità
previsti dallarticolo 266».
17. Allarticolo 292 del codice di procedura penale, dopo il
comma 2-ter é inserito il seguente:
«2-quater. Nellordinanza le intercettazioni di
conversazioni, comunicazioni telefoniche o telematiche possono essere richiamate soltanto
nel contenuto e sono inserite in un apposito fascicolo allegato agli atti».
18. Allarticolo 293 del codice di procedura penale, al comma
3 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In ogni caso i difensori possono prendere
visione del contenuto integrale dellintercettazione, richiamata nellordinanza
per lapplicazione delle misure».
19. Allarticolo 295, comma 3, del codice di
procedura penale, dopo il primo periodo è inserito il seguente: «Non si applica il
limite di durata massima delle operazioni previsto nellarticolo 267, comma 3».
20. Allarticolo 329, comma 1, del codice di procedura
penale, le parole: «Gli atti dindagine» sono sostituite dalle seguenti: «Gli atti
e le attività dindagine».
21. Allarticolo 329 del codice di procedura penale, il comma
2 è sostituito dal seguente:
«2. Quando è necessario per la prosecuzione
delle indagini, il pubblico ministero può chiedere al giudice lautorizzazione alla
pubblicazione di singoli atti o di parti di essi. In tal caso gli atti pubblicati sono
depositati presso la segreteria del pubblico ministero».
22. Alla parte seconda, libro V, titolo I, del codice di procedura
penale, dopo larticolo 329 è aggiunto il seguente:
«Art. 329-bis. - (Obbligo del segreto per le intercettazioni).
1. I verbali, le registrazioni e i supporti relativi alle conversazioni o ai
flussi di comunicazioni informatiche o telematiche custoditi nellarchivio riservato
previsto dallarticolo 269, non acquisiti al procedimento, nonché la documentazione
comunque ad essi inerente, sono sempre coperti dal segreto.
2. I documenti che contengono dati inerenti a
conversazioni o comunicazioni telefoniche, informatiche o telematiche, illecitamente
formati o acquisiti, e i documenti redatti attraverso la raccolta illecita di
informazioni, ove non acquisiti al procedimento, sono sempre coperti dal segreto; i
medesimi documenti, se acquisiti al procedimento, sono coperti dal segreto fino alla
chiusura delle indagini preliminari».
23. Allarticolo 380, comma 2, lettera m),
del codice di procedura penale, dopo le parole: «o dalle lettere a), b), c), d),»
sono inserite le seguenti: «e), e-bis),».
24. Allarticolo 89 delle norme di attuazione, di
coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo
28 luglio 1989, n. 271, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 è
abrogato;
b) al comma 2, le parole:
«I nastri contenenti le registrazioni» sono sostituite dalle seguenti: «I supporti
contenenti le registrazioni e i flussi di comunicazioni informatiche o telematiche» e
dopo le parole: «previsto dallarticolo 267, comma 5» sono inserite le seguenti:
«, nonché il numero che risulta dal registro delle notizie di reato di cui
allarticolo 335»;
c) dopo il comma 2 è aggiunto il
seguente:
«2-bis. Il procuratore della Repubblica designa
un funzionario responsabile del servizio di intercettazione, della tenuta del registro
riservato delle intercettazioni e dellarchivio riservato nel quale sono custoditi i
verbali e i supporti».
25. Allarticolo 129 delle norme di attuazione, di
coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo
28 luglio 1989, n. 271, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, primo periodo, dopo
le parole: «dellimputazione» sono aggiunte le seguenti: «, con espressa menzione
degli articoli di legge che si assumono violati, nonché della data e del luogo del
fatto»;
b) il comma 2 è
sostituito dal seguente:
«2. Quando lazione penale è esercitata
nei confronti di un ecclesiastico o di un religioso del culto cattolico,
linformazione è inviata allautorità ecclesiastica di cui ai commi 2-ter e
2-quater.»;
c) dopo il comma 2 sono
inseriti i seguenti:
«2-bis. Il pubblico ministero invia
linformazione anche quando taluno dei soggetti indicati nei commi 1 e 2 è stato
arrestato o fermato, ovvero quando è stata applicata nei suoi confronti la misura della
custodia cautelare; nei casi in cui risulta indagato un ecclesiastico o un religioso del
culto cattolico invia, altresì, linformazione quando è stata applicata nei suoi
confronti ogni altra misura cautelare personale, nonché quando procede allinvio
dellinformazione di garanzia di cui allarticolo 369 del codice.
2-ter. Quando risulta indagato o imputato un
vescovo diocesano, prelato territoriale, coadiutore, ausiliare, titolare o emerito, o un
ordinario di luogo equiparato a un vescovo diocesano, abate di unabbazia
territoriale o sacerdote che, durante la vacanza della sede, svolge lufficio di
amministratore della diocesi, il pubblico ministero invia linformazione al cardinale
Segretario di Stato.
2-quater. Quando risulta indagato o imputato un sacerdote
secolare o appartenente a un istituto di vita consacrata o a una società di vita
apostolica, il pubblico ministero invia linformazione allordinario diocesano
nella cui circoscrizione territoriale ha sede la procura della Repubblica competente.»;
d) il comma 3-bis è
abrogato.
26. Allarticolo 147 delle norme di attuazione, di
coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo
28 luglio 1989, n. 271, il comma 2 è sostituto dal seguente:
«2. Lautorizzazione può essere data, anche senza il
consenso delle parti, dal presidente della corte dappello, quando sussiste un
interesse sociale particolarmente rilevante alla conoscenza del dibattimento».
27. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) larticolo 379-bis è
sostituito dal seguente:
«Art. 379-bis. - (Rivelazione illecita di segreti inerenti a
un procedimento penale). Salvo che il fatto costituisca più grave reato,
chiunque rivela indebitamente notizie inerenti ad atti o a documentazione del procedimento
penale coperti dal segreto, dei quali è venuto a conoscenza in ragione del proprio
ufficio o servizio svolti in un procedimento penale, o ne agevola in qualsiasi modo la
conoscenza, è punito con la reclusione da uno a sei anni.
Se il fatto è commesso per colpa, la pena è della
reclusione fino a un anno.
Chiunque, dopo avere rilasciato dichiarazioni nel corso delle
indagini preliminari, non osserva il divieto imposto dal pubblico ministero ai sensi
dellarticolo 391-quinquies del codice di procedura penale è punito con la
reclusione fino a un anno.
Le pene sono aumentate se il fatto concerne comunicazioni di
servizio di appartenenti al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza o ai servizi
di informazione per la sicurezza.
Per i reati di cui al presente articolo la competenza è
determinata ai sensi dellarticolo 11 del codice di procedura penale.»;
b) allarticolo 614,
primo comma, le parole: «di privata dimora» sono sostituite dalla seguente: «privato»;
c) dopo larticolo
616 è inserito il seguente:
«Art. 616-bis. - (Riprese e registrazioni
fraudolente). Chiunque fraudolentemente effettua riprese o registrazioni di
comunicazioni e conversazioni a cui partecipa, o comunque effettuate in sua presenza, è
punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni se ne fa uso senza il consenso degli
interessati.
La punibilità è esclusa:
a) quando le riprese o
registrazioni di cui al primo comma sono utilizzate nellambito di un procedimento
innanzi allautorità amministrativa ovvero giudiziaria ordinaria o amministrativa o
nellambito di un procedimento volto alla definizione di una controversia;
b) quando le riprese o
registrazioni di cui al primo comma sono effettuate nellambito delle attività di
difesa della sicurezza dello Stato;
c) quando le riprese o le
registrazioni di cui al primo comma sono effettuate ai fini della attività di cronaca da
giornalisti appartenenti allordine professionale.
Il delitto è punibile a querela della persona
offesa.»;
d) allarticolo 617 è
aggiunto, in fine, il seguente comma:
«Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque
pubblica intercettazioni in violazione dellarticolo 114, comma 7, del codice di
procedura penale è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.»;
e) dopo larticolo 617-sexies
è inserito il seguente:
«Art. 617-septies. - (Accesso abusivo ad atti del procedimento
penale). Chiunque mediante modalità o attività illecita prende diretta
cognizione di atti del procedimento penale coperti dal segreto è punito con la pena della
reclusione da uno a tre anni. Se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o
incaricato di pubblico servizio la pena è della reclusione da due a sei anni.»;
f) allarticolo 684, le
parole: «con lammenda da euro 51 a euro 258» sono sostituite dalle seguenti: «con
lammenda da euro 1.000 a euro 5.000»;
g) allarticolo 684
sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
«La stessa pena di cui al primo comma si applica per la
violazione dei divieti previsti dallarticolo 114, comma 6-ter, del codice di
procedura penale.
Se il fatto di cui al primo comma riguarda le
intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche o di altre forme di
telecomunicazione, le immagini mediante riprese visive o lacquisizione della
documentazione del traffico delle conversazioni o comunicazioni stesse, la pena è
dellarresto fino a trenta giorni o dellammenda da euro 2.000 a euro 10.000.»;
h) al libro III, titolo
I, capo I, sezione III, paragrafo 1, dopo larticolo 685 è aggiunto il seguente:
«Art. 685-bis. - (Omesso controllo in relazione alle
operazioni di intercettazione). Salva la responsabilità dellautore della
pubblicazione e fuori dei casi di concorso, i soggetti di cui agli articoli 268, comma 3-ter,
del codice di procedura penale e 89, comma 2-bis, delle norme di attuazione, di
coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo
28 luglio 1989, n. 271, che omettono di esercitare il controllo necessario ad
impedire lindebita cognizione di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni
telefoniche, di altre forme di telecomunicazione, di immagini mediante riprese visive e
della documentazione del traffico della conversazione o comunicazione stessa di cui
allarticolo 266, comma 1, del codice di procedura penale, sono puniti con
lammenda da euro 500 a euro 1.032».
28. Larticolo 25-novies (Induzione a non rendere
dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci allautorità giudiziaria) del
decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è sostituito dai seguenti:
«Art. 25-decies. - (Induzione a non rendere dichiarazioni o a
rendere dichiarazioni mendaci allautorità giudiziaria). 1. In relazione
alla commissione del delitto di cui allarticolo 377-bis del codice penale, si
applica allente la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote.
Art. 25-undecies. - (Pubblicazione arbitraria di atti
di un procedimento penale). 1. In relazione alla commissione del reato previsto
dallarticolo 617, quarto comma, del codice penale, si applica allente la
sanzione pecuniaria da cento a trecento quote.
2. In relazione alla commissione del reato previsto
dallarticolo 684 del codice penale, si applica allente la sanzione pecuniaria
da cento a duecento quote».
29. Allarticolo 8 della legge 8 febbraio 1948,
n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il terzo comma è inserito
il seguente:
«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni
o le rettifiche sono effettuate ai sensi dellarticolo 32 del testo unico dei servizi
di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005,
n. 177. Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici
diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro
quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa
metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si
riferiscono.»;
b) al quarto comma, dopo le parole:
«devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «, senza commento,»;
c) dopo il quarto comma
è inserito il seguente:
«Per la stampa non periodica lautore dello
scritto, ovvero i soggetti di cui allarticolo 57-bis del codice penale,
provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cura e spese
su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle
dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai
quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della
loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non
abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata,
entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e
deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che lha determinata.»;
d) al quinto comma, le parole:
«trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma» sono sostituite dalle seguenti:
«trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti
informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, e
sesto comma» e le parole: «in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo e quarto
comma» sono sostituite dalle seguenti: «in violazione di quanto disposto dal secondo,
terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani
e periodici diffusi per via telematica, quinto e sesto comma»;
e) dopo il quinto comma
è inserito il seguente:
«Della stessa procedura può avvalersi lautore
delloffesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il
responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva, o delle trasmissioni informatiche
o telematiche, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica,
non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta».
30. Al titolo I, capo VI, delle norme di attuazione, di
coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo
28 luglio 1989, n. 271, dopo larticolo 90 è aggiunto il seguente:
«Art. 90-bis. - (Spese di gestione e di amministrazione in
materia di intercettazioni telefoniche e ambientali). 1. Entro il 31 marzo di
ogni anno ciascun procuratore della Repubblica trasmette al Ministro della giustizia una
relazione sulle spese di gestione e di amministrazione riferite alle intercettazioni
telefoniche e ambientali effettuate nellanno precedente. Ai fini del controllo sulla
gestione amministrativa di cui alla legge 14 gennaio 1994, n. 20, la relazione è
trasmessa dal Ministro della giustizia al procuratore generale della Corte dei conti».
31. Allarticolo 4 della legge 20 giugno 2003, n. 140,
dopo il comma 4 sono aggiunti i seguenti:
«4-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano
anche quando lautorità giudiziaria esegue nei confronti di soggetti diversi da
quelli indicati nel comma 1 intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o
comunicazioni, ovvero acquisisce tabulati di comunicazioni, allorché da qualsiasi atto di
indagine emerga che le operazioni medesime sono comunque finalizzate, anche
indirettamente, ad accedere alla sfera delle comunicazioni del parlamentare.
4-ter. I verbali e i supporti contenenti le
operazioni di cui al comma 1 sono inseriti in fascicolo separato e conservati in apposita
sezione dellarchivio riservato di cui allarticolo 269, comma 1, del codice di
procedura penale».
32. Allarticolo 6 della legge 20 giugno 2003,
n. 140, dopo il comma 6 è aggiunto il seguente:
«6-bis. I verbali e i supporti contenenti le registrazioni
di cui al comma 1 sono immediatamente trasmessi al procuratore della Repubblica, che ne
dispone linserimento in un fascicolo separato, conservato in apposita sezione
dellarchivio riservato di cui allarticolo 269, comma 1, del codice di
procedura penale. Salvo quanto previsto al comma 1, della loro sussistenza è data
riservata comunicazione al parlamentare interessato alla conclusione delle indagini
preliminari».
33. Con decreto del Ministro della giustizia, sentito il Consiglio
superiore della magistratura, è stabilito annualmente lo stanziamento complessivo massimo
di spesa per il servizio riguardante le operazioni di intercettazione ripartito per
ciascun distretto di corte di appello. Il procuratore generale della corte di appello
provvede alla ripartizione dello stanziamento tra le singole procure della Repubblica. Il
limite di spesa può essere derogato su richiesta del procuratore capo al procuratore
generale per comprovate sopravvenute esigenze investigative.
34. Al fine del contenimento della spesa pubblica per
operazioni di intercettazione, con decreto dei Ministri della giustizia, dello sviluppo
economico e per la pubblica amministrazione e linnovazione, da adottare entro
centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le
tariffe per la fornitura dei servizi connessi allesecuzione delle operazioni di
intercettazione da parte delle società concessionarie di pubblici servizi di telefonia.
35. Allattuazione del comma 33 si provvede nellambito
delle risorse previste a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico del
bilancio dello Stato.
36. Larticolo 13 del decreto-legge 13 maggio 1991,
n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, e
successive modificazioni, è abrogato.
37. Al codice in materia di protezione dei dati personali, di cui
al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) allarticolo 139,
il comma 5 è sostituito dai seguenti:
«5. In caso di violazione delle prescrizioni contenute nel
codice di deontologia o, comunque, delle disposizioni di cui agli articoli 11 e 137 del
presente codice, il Garante può vietare il trattamento o disporne il blocco ai sensi
dellarticolo 143, comma 1, lettera c).
5-bis. Nellesercizio dei compiti di cui
agli articoli 143, comma 1, lettere b) e c), e 154, comma 1, lettere c) e
d), il Garante può anche prescrivere, quale misura necessaria a tutela
dellinteressato, la pubblicazione o diffusione in una o più testate della decisione
che accerta la violazione, per intero o per estratto, ovvero di una dichiarazione
riassuntiva della medesima violazione.
5-ter. Nei casi di cui al comma 5-bis, il Consiglio
nazionale e il competente consiglio dellOrdine dei giornalisti, anche in relazione
alla responsabilità disciplinare, nonché, ove lo ritengano, le associazioni
rappresentative di editori possono far pervenire documenti e la richiesta di essere
sentiti.
5-quater. La pubblicazione o diffusione di cui al comma 5-bis
è effettuata gratuitamente nel termine e secondo le modalità prescritti con la
decisione, anche per quanto riguarda la collocazione, le relative caratteristiche anche
tipografiche e leventuale menzione di parti interessate. Per le modalità e le spese
riguardanti la pubblicazione o diffusione disposta su testate diverse da quelle attraverso
le quali è stata commessa la violazione, si osservano le disposizioni di cui
allarticolo 15 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11
luglio 2003, n. 284.»;
b) allarticolo 170,
comma 1, dopo le parole: «26, comma 2, 90,» sono inserite le seguenti: «139, comma 5-bis,».
38. Allarticolo 2, comma 1, del decreto legislativo 23
febbraio 2006, n. 109, dopo la lettera h) è inserita la seguente:
«h-bis) linserimento nella
motivazione di un provvedimento giudiziario di circostanze relative a fatti personali di
terzi estranei, che non rilevano a fini processuali».
39. Salvo quanto previsto ai commi 40, 41 e 42, le disposizioni di
modifica del codice di procedura penale contenute nella presente legge non si applicano,
nei procedimenti pendenti alla data della sua entrata in vigore, alle operazioni di cui
allarticolo 266 del codice di procedura penale per le quali è già stato emesso il
provvedimento di autorizzazione o di proroga. In tali casi, fatta salva la validità delle
operazioni precedentemente disposte, le stesse non possono ulteriormente proseguire, a
decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, per un tempo superiore
alla durata massima stabilita nellarticolo 267 del codice di procedura penale, come
modificato dal comma 11 del presente articolo.
40. Le disposizioni di cui agli articoli 114, 268, comma
7-bis, 329 e 329-bis del codice di procedura penale, nonché le disposizioni
di cui agli articoli 129 e 147 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie
del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271,
come modificate o introdotte dal presente articolo, si applicano anche ai procedimenti
pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge.
41. Le disposizioni di cui allarticolo 267, comma 1, del
codice di procedura penale, limitatamente allattribuzione della competenza al
tribunale del capoluogo del distretto e alla composizione collegiale dello stesso,
acquistano efficacia decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge. Fino a tale data continuano a trovare applicazione le disposizioni precedentemente
vigenti.
42. Le disposizioni di cui al comma 3 dellarticolo 268 del
codice di procedura penale, come sostituito dal comma 12 del presente articolo, si
applicano decorsi tre mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dellapposito
decreto del Ministro della giustizia che dispone lentrata in funzione dei centri di
intercettazione telefonica di cui al medesimo comma 3 dellarticolo 268. Fino a tale
data continuano a trovare applicazione le disposizioni del comma 3 dellarticolo 268
del codice di procedura penale nel testo vigente prima della data di entrata in vigore
della presente legge. |
Dalla CEI - Conferenza Episcopale Italiana
e della Diocesi di Genova:
in un recente convegno di preparazione alle celebrazioni per l'unità d'Italia |
Giriamo dentro l'Università un recente messaggio del
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana |
o |
Il messaggio del Card. Angelo Bagnasco:
"Per un nuovo
innamoramento del nostro
essere italiani, dentro lEuropa unita e in
un mondo più equilibratamente globale" |
Angelo
Bagnasco
|
|
Convegno per i 150 anni dell'Unità d'Italia Promosso dal Comitato
per le Settimane Sociali della CEI e dall'Arcidiocesi di Genova . 3.5.2010
Documento: "Messaggio
del Card. Bagnasco"
Fonte: http://www.chiesacattolica.it/
Cari Confratelli nell'Episcopato, Autorità, Amici, ringrazio tutti
per la presenza di oggi e per il conforto che anche così date ai nostri sforzi ed al
nostro cammino.
1.- Perché questa celebrazione. Come mons.
Miglio e gli amici del Comitato Scientifico ed Organizzatore delle Settimane Sociali dei
Cattolici Italiani possono testimoniare, in qualità di arcivescovo di Genova ho accettato
con grande convinzione la proposta di realizzare insieme un incontro dedicato
all'imminente 150.mo anniversario dell'unità politica d'Italia. Credo infatti fermamente
che sia opportuno partecipare con tutte le nostre energie culturali, e nelle forme più
varie, alle celebrazioni del prossimo anno. Per questo occorre prepararsi seriamente, e
questo è lo scopo cui l'incontro di oggi intende recare un contributo. Non ci sfuggono i
rischi, già in qualche caso visibili, cui quel dibattito è esposto. Ma non ci sfuggono
neppure i grandi valori e le grandi verità storiche che una seria ricerca ed un confronto
adeguato potrebbero illuminare. Vi invito tutti a ritenere che quest'ultimo sia uno scopo
per cui vale la pena affrontare quei rischi e impegnare tutte le energie intellettuali e
morali di cui disponiamo perché quei rischi siano evitati. L'unica cosa che dobbiamo
temere è una cattiva ricerca storica, una propaganda ideologica - di qualsiasi segno -
spacciata per verità storica. Se invece sapremo cogliere in modo adeguato questo
appuntamento, che cade proprio in un momento in cui anche il nostro Paese è alle prese
con dure prove, renderemo un grande dono a tutti quegli uomini e quelle donne, quelle
famiglie e quelle associazioni, quelle istituzioni, che con generosità si stanno
spendendo per la ripresa. Sapremo donare loro una maggiore coscienza del fondamento e del
valore del loro sforzo e della loro generosità ordinaria e non di rado straordinaria.
Glielo dobbiamo - innanzitutto lo debbono i Pastori - e per altre ragioni lo debbono gli
studiosi, tanto a coloro che quotidianamente si impegnano per il bene comune alla luce e
con la forza della fede cristiana, quanto a coloro che spalla a spalla con questi portano
il peso e l'onore della stessa responsabilità in virtù di ragioni diverse cui va tutto
il nostro rispetto. La scorsa settimana, con una sobrietà esemplare ed eloquente,
Benedetto XVI ed il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, ci hanno
testimoniato come la causa della concordia e del bene comune del Paese valga la dedizione
personale della preghiera e dell'azione. Con gli amici del Comitato condivido senz'altro
che una matura coscienza storica sia una condizione essenziale per la ricerca di questa
concordia e per il servizio al bene comune. È per questa nobile ragione, e non per
conformismo, che ci lasciamo interpellare da un anniversario. Come il Novecento ci ha
duramente insegnato, tanto la banale dimenticanza della storia quanto l'oblìo della
memoria intenzionalmente prodotto e diffuso, o ancora la sua deformazione e la produzione
di miti, sono precondizioni della barbarie che, inevitabilmente, prende la forma della
negazione della vita umana e della sua dignità.
2.- Funzione e valore della coscienza storica di
questi 150 anni. Non è mio compito entrare nel merito delle questioni che
affronteremo oggi, e ringrazio il professore Ganpaolo Romanato ed il rettore Giuseppe
Dalla Torre per l'aiuto che ci daranno. Sento però il dovere di sottolineare che fare
memoria ed esercizio di seria analisi storiografica a riguardo di questi 150 anni di
storia politica unitaria d'Italia ci aiuta a comprendere, tra le altre, due ragioni per
cui una matura e critica coscienza storica alimenta una misura alta di concordia civile e
l'esercizio condiviso della responsabilità per il bene comune. In primo luogo è evidente
a tutti che la storia di questi 150 anni di unità politica d'Italia testimonia in modo
inequivoco come, a condizione di una elevata tensione morale, anche nei momenti più
difficili, certo non meno di quelli attuali, sia possibile perseguire e conseguire accordi
che per lunghi periodi consentono una convivenza civile di grande qualità. Tali accordi
si riconoscono perché da un lato segnano l' incontro tra differenze, e dall'altro
consentono a queste differenze di svilupparsi secondo quello che don Luigi Sturzo chiamava
il "sano agonismo della libertà". Tali accordi, e la storiografia più seria
concordemente ce lo ribadisce, non sono mai accordi eticamente neutri, accordi tecnici,
astratti proclami, ma patti di amicizia civile consapevolmente contratti ed esplicitamente
fondati su specifiche opzioni di valore. Volendo essere efficaci, questi patti sanno
essere anche storicamente determinati. Ma proprio per questo ci obbligano: se qualcosa del
genere è stato reale, certamente è anche possibile, e dunque dovrebbe essere ricercato
anche per l'oggi. E allora, come non riconoscere qualcosa del genere nel patto
costituzionale stipulato nel 1948, per il quale tanti cattolici, insieme a tanti uomini e
donne di buona volontà seppero spendere intelligenza ed anche versare il proprio sangue?
La grandezza di quel patto non sta in una sua astratta perfezione, ma nell'averci
consentito di andare avanti per una strada buona. Esso diede certezza e sostanza, sin
dall'inizio, tanto all'orientamento quanto alla possibilità della riforma e
dell'aggiornamento. In secondo luogo, una matura coscienza storica serve la ricerca della
concordia e la responsabilità per il bene comune, perché libera da miti e di conseguenza
dalla coazione a ripetere. La ricerca storica svela continuamente quell'impasto di
intuizione e limite, di bene e di male, da cui la vicenda umana è formata. Una rigorosa
analisi storica, a suo modo, serve così anche il riconoscimento dello spazio della
trascendenza e di una trascendenza anche storicamente rilevante. Una seria analisi
storica, infatti, per un verso relativizza sempre personalità, eventi, processi e
giudizi, e per altro verso esige l'uso di criteri svelando che non è la realtà che li
produce né che li detta. Duro ed esemplare è il lavoro dello storico, di grande valore
umanistico ed umanizzante: lo insegnarono dapprima i grandi dell'umanesimo cristiano e
prima ancora i primi maestri della storia in senso moderno che non a caso vanno cercati
tra i Padri della Chiesa. Una matura coscienza storica sa comporre passione e distacco
critico. Non a caso alcuni dei più grandi italiani, alcuni di coloro che - in ogni senso
- più si sono spesi per il paese ed il suo futuro hanno prodotto critiche severe ma
costruttive. Questo non ne ha fatto in alcun modo dei revisionisti o dei nostalgici, ma
alcuni tra i più affidabili ed afficaci leader culturali e politici della avventura
nazionale unitaria. Ancora una volta il mio pensiero va al prete di Caltagirone, don Luigi
Sturzo, ma sappiamo anche che tutte le più grandi tradizioni culturali e politiche del
nostro paese possono vantare - a comune beneficio - la ricchezza di maestri le cui lezioni
hanno trasmesso passione e responsabilità emendate da ingiustificate mitizzazioni,
schiettezza di critica esente da nostalgia e da revisionismo.
3.- Un servizio alla speranza di cui oggi abbiamo
bisogno. Per queste ed altre convergenti ragioni, lo ripeto, la ricorrenza
dei 150 anni dall'Unità dell'Italia dovrebbe trasformarsi in una felice occasione per un
nuovo innamoramento del nostro essere italiani, dentro l'Europa unita e in un mondo più
equilibratamente globale. A questo scopo la diocesi di Genova ed il Comitato delle
Settimane Sociali hanno voluto dare un primo positivo contributo. Storici ed esperti vari
hanno discusso negli ultimi mesi sul carattere dei festeggiamenti e sulle opere da
lasciare a ricordo. Noi pensiamo che ci sia qualcosa di importante da far succedere nelle
coscienze: far riemergere il senso positivo di un essere italiani. Servono visioni grandi,
non per fare della retorica, ma per nutrire gli spiriti e seminare nuovo, ragionevole
ottimismo. Il modo di ricordare questo prossimo anniversario deve alimentare la cultura
dello stare insieme. In questo, le nostre comunità cristiane sono chiamate a fare la loro
parte.
L'Italia deve scoprire ancora una volta che può contare sempre sulla Chiesa, sulla
sua missione, sul suo spirito di sacrificio e la sua volontà di dono. Ma un tale nuovo
ottimismo (con il Comitato si può e forse si deve parlare di |
Nino Luciani, C'è un rapporto tra questo
messaggio e il federalismo fiscale di Bossi ? Distinzione
tra federalismo che unisce e quello che divide l'Italia, e imprescindibilità di uno
"zoccolo duro" per le "entrate fiscali dello Stato. 1.- Per un federalismo che
unisce. Nel messaggio del cardinale, la parola "federalismo" non è
nominata. Ma, a cos'altro si riferirebbe il suo appello allo "innamoramento del
nostro essere italiani", mentre da più parti si leva, nel Paese, la domanda se il
federalismo di Bossi è in contrasto con l'unità nazionale ? Perchè Napolitano (1
maggio) aveva ritenuto di precisare che il federalismo non è in contrasto con l'unità
nazionale ?
Dell'alternativa tra federalismo e centralismo si discute fin dai tempi del
Risorgimento per l'unità di Italia, e proprio in relazione al modo migliore di fare
l'unità di Italia. Non è forse vero che, allora, lo Stato Pontificio fu il maggiore
ostacolo all'unificazione mediante un patto federale tra gli "stati regionali"
di allora ? Dunque è molto opportuno questo inserimento del cardinale, in quanto
introduce la distinzione tra "Chiesa cattolica" e "Stato Pontificio".
E non è forse vero che la Costituzione repubblicana ha prefigurato un
sistema di autonomie locali, che unisce ?
Evidentemente, c'è un federalismo che unisce e un federalismo che divide...
. Ma andiamo per gradi
2.- I requisiti essenziali di un federalismo fiscale che unisce.
Ferme le ragioni teoriche in favore del federalismo (vale dire esso responsabilizza i
cittadini e gli enti locali, ecc. ecc.), tuttavia la prima cartina di tornasolè è capire
come è prefigurato il sistema fiscale.
Il nodo è che mentre in uno stato federale subentrano all'unico
decisore (Stato) più livelli di enti territoriali tassatori (Stato,
Regioni, Province, Comuni) la tasca del contribuente rimane "una sola".
Cosa accadrebbe se lo Stato, come ente più forte, pescasse per sè tutta la
capacità fiscale del contribuente?
In questi anni, lo Stato ha compensato il taglio dei propri trasferimenti
agli enti locali con la "riattribuzione" di nuovo potere fiscale, ma poi molto
enti locali non hanno trovato il modo di esercitarlo, in quanto la pressione fiscale
globale era già sopra il limite di sopportabilità.
Si conclude che l'unitarietà della decisione di prelievo è una
condizione per un federalismo che unisce e questo va fatto in modo coerente col vincolo
dell'unicità della tasca del contribuente, la cui capacità contributiva ha un limite.
Ciò postula un sistema fiscale unitario. Dopo avere fatto questo,
gli enti dovranno contrattare e competere correntemente per spartirsi la disponibilità
totale delimitata, e dunque controllare reciprocamente la validità economica delle loro
rispettive richieste, e tuttavia al netto di uno zoccolo duro delle
entrate fiscali dello Stato, che il parlamento decide originariamente.
Questo "zoccolo duro" è la garanzia del ruolo dello
"Stato unitario" e della "unità dell'Italia del Nord e dell'Italia del
Sud".
La prima conclusione è che il federalismo che
"unisce" si fonda:
- su un sistema fiscale unitario;
- su una pressione fiscale "totale" che va decisa unitariamente (dal
Parlamento nazionale ?), sia pur in modo variabile nel tempo (di legislatura in
legistatura ?);
- su un criterio di riparto delle fonti fiscali, tra lo Stato ed i livelli
inferiori di Enti.
3.- I requisiti essenziali del
criterio di ripartizione dei compiti tra lo Stato e gli altri Enti. Qui, Il
criterio di base è affidare allo Stato i compiti di interesse nazionale e agli Enti
minori i compiti di interesse locale.
Il criterio, facile da enunciare (ma necessario), è pieno di falle nel caso
degli enti locali. Ci sono gli "spillover" che, nel mondo interdipendente e
globale di oggi, sono la regola, e non più l'eccezione. Chi non vede che sull'autobus (a
basso ticket) delle nostre città circolano normalmente dei giapponesi ? E chi non
vede che negli ospedali del nord vanno molto normalmente dei meridionali ? Chi paga in
questi casi ?
Direi che l'elenco dei compiti che la nostra Costituzione (art. 115) affida
alle Regioni sia efficace e più che sufficiente. In questo elenco non c'è la
sanità, la scuola, l'università.
La seconda conclusione è il federalismo che unisce non decentra
queste funzioni.
C'è dell'altro. Il fatto che lo Stato abbia dato (da anni) la delega di
gestione della sanità alle Regioni, ha creato danni infiniti. Chi non vede la difformità
di servizi degli ospedali, da Regione a Regione ? E che dire dei "costi di
intermediazione infiniti delle "sanità regionali", incluso probabile
finanziamento occulto dei partiti politici ? Ho sempre pensato che la burocrazia statale
(in quanto selezionata solo per concorso pubblico) sia 10 volte migliore di quella
regionale (esclusa, forse, qualche Regione che viene dalla tradizione austriaca)
4.- I requisiti del criterio di
dimensionamenro degli Enti territoriali. Poco dopo l'unità d'Italia, furono
istituite le Province (un centinaio). Era l'unco modo di realizzare il colloquio veloce
tra lo Stato e i Comuni, data l'impossibilità per lo Stato di un colloquio veloce con
più di 8.000 Comuni.
Ben venga l'ulteriore semplificazione creando una ventina di Regioni. Ma
allora è venuta a cessare la ragione per conservare le Province (ma su
queste torno più avanti).
Degli 8000 e più Comuni, quelli capoluogo di provincia (poco
più di 100 ) hanno più di 20.000 abitanti.
Di tutti gli altri 2.400 hanno meno di 2.000 abitanti; e 6.000 si
avvicinano a 5000 abitanti.
Le ragioni storiche dell'origine di Comuni così piccoli sono note. Allora
aveva significato che capillarmente esistessero tanti centri di servizio. Ma è anche
evidente che quelle situazioni sono radicalmente mutate.
Vediamo le dimensioni minime, necessarie, per alcuni servizi comunali:
- per un'area giochi ed attrezzature sportive per ragazzi di 11-14 si richiedono,
per una gestione efficiente, circa 10.800 abitanti servibili;
- per un'area dello stesso tipo per ragazzi di età superiore ai 14 anni si
richiedono 20.000 abitanti;
- per un centro polisportivo si richiedono 250.000 persone: - per un asilo nido si
richiedono 2000-4000 abitanti servibili;
- per una scuola elementare, 600-7.000 abitanti;
- per una scuola media, 2.000-16.000 abitanti;
- per una scuola secondaria superiore, 50.000 abitanti; - per un centro sanitario
elementare, 10.000 abitanti; - per un ospedale di II grado, 150.000-350.000 abitanti;
In rapporto a queste dimensioni, solo 1.000 Comuni
sono idonei per un'area giochi per ragazzi di 11-14 anni; solo 292 sono idonei per un'area
giochi per ragazzi di età su-periore a 14 anni; solo 42 sono idonei per un centro
polisportivo; solo 80 per un ospedale di II grado.
In conclusione, il presupposto, per riattribuire agli enti
locali il potere fiscale, è porre mano alla inadeguatezza della dimensione di gran parte
degli attuali Comuni ad essere soggetti efficienti di autonomia amministrativa.
Va ricordato che già varie leggi hanno cercato di porre rimedio a questa
polverizzazione, ma invano.
Penso che un criterio valido sia insistere sull'idea delle aree
metropolitane, e precisamente:
a) i grandi Comuni capoluoghi di Provincia andrebbero unificati con le
corrispondenti Province, in modo da avere dei Comuni metropolitani che assommano le
funzioni Comuni capoluoghi di Provincia e della Provincia;
b) Prefigurare il rapporto, tra il Comune metropolitano e tutti gli altri,
nello stesso modo come oggi è prefigurato il rapporto tra grandi Comuni e i relativi
quartieri e frazioni.
Questo comporta che il Comune metropolitano divenga titolare primario
di tutti i compiti comunali svolti nel proprio territorio, e li ripartisca ex-novo in base
alla idoneità dei Comuni minori (oggi), a seconda della loro dimensione.
5. Conclusioni. I requisiti elencati sono
essenziali per ottenere un federalismo che rispetta il contribuente e responsabilizza la
spesa.
Troviamo qualcosa di questi requisiti essenziali nel federalismo di Bossi ?
Direi nessuno. E allora è un federalismo che divide. |
| speranza) non matura se non nel crogiolo
del pensiero animato da domande impegnative. Sostiamo un attimo, allora, e proviamo a
pensare. Riflettiamo su noi stessi, su quello che eravamo, e su quello che oggi dopo tanti
e rapidi successi rischiamo di compromettere. Stiamo progressivamente perdendo la fiducia
in noi stessi, stiamo assumendo stati d'animo e stili di vita che finiscono col
destrutturare la società intera? Quella energia morale che avevamo dentro ed ha
consentito ad una nazione, uscita dalla guerra in condizioni del tutto penose, di
ritrovarsi in qualche decennio tra le prime al mondo, quella forza vitale che fine ha
fatto? Perché il vincolo che ci aveva legato nella stagione della ricostruzione
post-bellica e del lancio del Paese stesso sulla scena internazionale, ed aveva retto
nonostante profondi dislivelli sociali e serie fratture ideologiche, è sembrato da un
certo punto in avanti non unirci più? Una matura coscienza storica, e la pazienza del
pensiero, sono indispensabili per affrontare questi interrogativi. Non sono sufficienti,
certo, ma sono necessari per mantenere allo stesso tempo un orientamento certo ed una
vivace disponibilità alla riforma, al rinnovamento, all'aggiornamento. Ancora una volta
siamo di fronte all'arduo imperativo etico e spirituale di comporre fedeltà e riforma,
che nella storia sempre vivono solo insieme. Non lo si prenda come una espressione di
campanilismo, e del resto in questa scelta sono stato preceduto dal Comitato. A me pare
molto appropriato che questo incontro di studi abbia luogo in questa città. Genova è
città di antiche tradizioni cristiane, città tra le prime nell'avventura della forma
repubblicana, città che molto (molto sangue, molta anima, e molto intelletto) ha dato
all'Italia dal Risorgimento, alla liberazione, agli anni duri della lotta al terrorismo.
Genova è da sempre città aperta all'Europa ed al mondo. Città attraverso cui sono
passati i processi e le novità, città che è stata più movimento che vertice, porto e
ponte più che punto di arrivo e di stasi. 4.-
Cosa comprendere meglio. Noi oggi chiediamo a chi studia di aiutarci a
comprendere, non risparmiando in serietà scientifica, severità, attitudine critica ed
autocritica, gli eventi che abbiamo alle spalle, ed in particolare quelli che hanno
immediatamente preceduto e quelli successivi all'unità politica di una Italia non nata
certo 150 anni fa e la cui vita civile non è mezzo ma fine, mentre ad essere mezzo e non
fine sono le forme delle istituzioni che in ogni ambito civile operano e la cui
adeguatezza va sempre di nuovo valutata con la misura del concorso reale e non
semplicemente dichiarato al bene comune. Chiediamo di aiutarci a prendere atto che
ciascuno degli eventi di questa storia ha un suo volto, e che acquista significato anche
in relazione alle alternative possibili. Chiediamo loro di aiutarci a comprendere come -
anche in queste vicende - si è dipanato quanto è visibile del mistero grande e
drammatico della libertà umana che agisce in contesti concreti. Chiediamo di aiutarci a
riconoscere il nostro debito nei confronti di coloro - noti e ignoti - che in questa
storia sono stati fedeli servitori del bene comune, non di rado pagando per ciò prezzi
altissimi. Già sappiano, del resto, che la Chiesa ha saputo riconoscere in alcuni di
questi protagonisti i segni della Santità. In modo sempre più cosciente dobbiamo essere
fieri e grati per quanto le generazioni precedenti hanno fatto con ammirevole spirito di
sacrificio e senso di grande responsabilità. Esse hanno operato avendo nel cuore non
solamente il miglioramento delle loro condizioni di vita, ma anche il desiderio di
consegnare ai propri figli - a noi, dunque - un futuro più vivibile e degno, impostato
sul benessere come su valori morali autentici e solidi. La loro opera ha consentito a
ciascuno di sentirsi parte di un "noi". Chiediamo agli studiosi di aiutarci a
comprendere meglio quello che il nostro popolo forse in modo intuitivo, ma a volte con una
prontezza ed uno slancio profetici, sa riconoscere senza indugio. Da Vescovo ho vissuto
episodi drammatici, penso alla tragedia di Nassirija, e penso anche alle recenti calamità
naturali che hanno segnato alcuni regioni d'Italia. Il nostro popolo, specialmente la
gente semplice che tira la vita, sa sempre quando è in gioco la causa comune, il bene
comune. In un certo senso, questo 150.mo anniversario, senza indulgere ad alcuna retorica,
deve aiutare anche un nuovo incontro tra quelle che - con una espressione molto imprecisa,
ma efficace - qualcuno ha chiamato cultura "alta" e cultura "diffusa".
Chiediamo a chi fa ricerca di aiutarci a crescere nella consapevolezza del valore umano e
civile delle istituzioni, politiche, economiche, familiari e di altro tipo. L'indifferenza
verso le istituzioni è una mancanza grave e crescente, e prelude alle più varie forme di
frattura nel Paese ("verticali" ed "orizzontali") che lo renderebbero
incapace di affrontare le sfide che gli si presentano. Anche in questo caso, ed anche
dalla lezione della memoria, dobbiamo essere aiutati a declinare insieme fedeltà.
4.-
Prospettiva della Settimana Sociale e senso concreto delle celebrazioni. Noi
intendiamo tutto questo come indispensabile per corrispondere al caldo invito a spenderci
per il bene comune che di recente Benedetto XVI ci ha rivolto. Esso non è un invito impersonale o qualunquistico, ma rivolto a
persone concrete: «È prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dallaltra, di quel
complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente,
culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende la forma di polis, di città»
(Caritas in veritate, n. 7).
Il bene comune deve essere la stella polare per tutti, al fine di costruire un futuro
veramente umano per tutti. Lesito del grande sforzo di discernimento che in questi
mesi il Comitato per le Settimane Sociali ha promosso e stimolato nelle nostre Chiese, e
non solo, ora ci conforta restituendoci la testimonianza che una tale tensione è
largamente condivisa, forse più di quanto potessimo immaginare. A me pare molto
significativo che noi tutti siamo arrivati a desiderare e poi a realizzare il momento di
studio di oggi pomeriggio dentro questo percorso di discernimento, di declinazione del
bene comune, di elaborazione di una agenda di speranza per il nostro Paese.
Credo che proprio questo sia lo spirito giusto per affrontare lanniversario ormai
vicino. La tensione al bene comune può avvelersi grandemente di una matura coscienza
storica di questo tratto di storia politica unitaria. Elaborare lagenda di speranza
sulla quale siamo al lavoro e la cui pubblicazione è ormai imminente richiede e sviluppa
quellequilibro di spirito di fedeltà e spirito di riforma cui grandemente giova una
memoria storica critica, severa, accurata, aperta, scevra da denigrazioni e da
mitizzazioni, da nostalgie revisioniste come da fanatismi infantili e massimamente
pericolosi.
5.- A servizio del valore
anche civile dellamicizia della Chiesa. La missione stessa della Chiesa ha
bisogno di occasioni come quella di oggi. Anche
quando per la propria missione la Chiesa è chiamata ad annunciare una verità scomoda,
essa resta con chiunque amica. Essa infatti non ha avversari, ma davanti a sé ha solo
persone a cui parla in verità. Questo servizio non può non essere colto nel suo
intreccio di verità e carità, e rimane vivo e libero da qualsiasi possibile
strumentalizzazione di parte. Esso è illuminato dalla luce di Cristo e, nel contempo,
dalla consapevolezza che «la ragione e la fede collaborano (
), indica la grandezza
delluomo, ma anche la sua miseria quando egli disconosce il richiamo della verità
morale» (Caritas in veritate, n. 75). Daltro canto, come Vescovi, avvertiamo
necessaria una costante e umile verifica della condotta nostra e delle nostre comunità.
Dunque, per sua natura, un dialogo serio sulla storia condivisa ci aiuta a praticare un
confronto schietto ed a mantenere viva un umile vigilanza anche su noi stessi. Così, esso
ci aiuta anche, e non in piccola parte, a praticare e sostanziare quella amicizia
cristiana che vuole essere, e storicamente in Italia è stata, soprattutto nei momenti
più difficili, cemento di amicizia civile.
NellEtica nicomachea
Aristotele ci insegnava che è lamicizia che tiene insieme le città. Ecco, noi,
come Chiesa, non ci sentiamo estranei a questa idea ed a questa esperienza. Cerchiamo di
viverla, sia come fedeltà che come riforma, ed in ciò proviamo a spendere tutti il
nostro amore, che in Gesù è amore a Dio ed amore alluomo.
Il fare memoria critica della storia non esaurisce certo il nostro impegno, ma contribuisce a predisporci allopera di un
futuro da condividere, che è opera cu la Chiesa è chiamata in quanto segno e strumento,
allo stesso tempo, «dellintima unione con Dio» e «dellunità del genere
umano». |
|
Dalla CEI - Conferenza Episcopale Italiana, Documento
sull'Italia e il meridione |
Giriamo all'interno dell'Università un recente documento della
Conferenza Episcopale Italiana |

Silvio Berlusconi
|
CEI, La Chiesa in Italia
e la questione meridionale
|
Le parole
chiave di questo Documento sono "questione meridionale", "federalismo",
"classe dirigente", "soggetti del proprio
sviluppo" |
Angelo
Bagnasco
|
|
Cei Conferenza Episcopale Italiana.
DDocumento dell'Episcopato italiano, 24
feb 2010
Clicca su: http://www.chiesacattolica.it/
Voce: Documenti ufficiali
1. La Chiesa in Italia e la questione meridionale
A ventanni dalla pubblicazione del documento Sviluppo
nella solidarietà.
Chiesa italiana e Mezzogiorno,
vogliamo riprendere la riflessione sul cammino della solidarietà nel nostro Paese, con
particolare attenzione al Meridione dItalia e ai suoi problemi irrisolti,
riproponendoli allattenzione della comunità ecclesiale nazionale, nella convinzione
«degli ineludibili doveri della solidarietà sociale e della comunione ecclesiale
[
] alla luce dellinsegnamento del Vangelo e con spirito costruttivo di
speranza» .
Torniamo sullargomento non solo per celebrare lanniversario del documento, né
in primo luogo per stilare un bilancio delle cose fatte o omesse, e neppure per registrare
con ingenua soddisfazione la qualificata presenza delle strutture ecclesiali nella vita
quotidiana della società meridionale, ma per
intervenire in un dibattito che coinvolge tanti soggetti e ribadire la consapevolezza del
dovere e della volontà della Chiesa di essere presente e solidale in ogni parte
dItalia, per promuovere un autentico sviluppo di tutto il Paese. Nel 1989
sostenemmo: «il Paese non crescerà, se non insieme» . Anche oggi
riteniamo indispensabile che lintera nazione conservi e accresca ciò che ha
costruito nel tempo. Il bene comune, infatti, è molto più della somma del bene delle
singole parti .
Ci spingono a intervenire la constatazione del perdurare del problema meridionale,
anche se non nelle medesime forme e proporzioni del passato, e, strettamente connessi, il
nostro compito pastorale e la responsabilità morale per le Chiese che sono in Italia. A
ciò si aggiunge la consapevolezza della travagliata fase economica che anche il
nostro Paese sta attraversando. Questi fattori si coniugano con una
trasformazione politico-istituzionale, che ha nel federalismo un punto nevralgico,
e con unevoluzione socio-culturale, in cui si combinano il crescente pluralismo
delle opzioni ideali ed etiche e linserimento di nuove presenze etnico-religiose per
effetto dei fenomeni migratori. Non si può, infine, tralasciare la trasformazione della
religiosità degli italiani che, pur conservando un carattere popolare, fortemente
radicato soprattutto nel Sud, conosce processi di erosione per effetto di correnti di
secolarizzazione.
Affrontare la questione meridionale diventa
in tale maniera un modo per dire una parola incisiva sullItalia di oggi e sul
cammino delle nostre Chiese. Tanti sono gli aspetti che si impongono allattenzione:
anzitutto il richiamo alla necessaria solidarietà nazionale, alla
critica coraggiosa delle deficienze, alla necessità di far crescere il senso civico di
tutta la popolazione, allurgenza di superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti. Questi
aspetti rendono difficile farsi carico della responsabilità di essere soggetto
del proprio sviluppo. Sul versante pastorale, vogliamo anche cogliere
loccasione per incoraggiare le comunità stesse, affinché continuino a essere
luoghi esemplari di nuovi rapporti interpersonali e fermento di una società rinnovata,
ambienti in cui crescono veri credenti e buoni cittadini. A richiamare, poi, la nostra
attenzione - e non per ultime - sono le molteplici potenzialità delle regioni
meridionali, che hanno contribuito allo sviluppo del Nord e che, soprattutto grazie ai
giovani, rappresentano uno dei bacini più promettenti per la crescita dellintero
Paese.
Facciamo appello alle non poche risorse presenti nelle popolazioni e nelle comunità
ecclesiali del Sud, a una volontà autonoma di riscatto, alla necessità di
contare sulle proprie forze come condizione insostituibile per valorizzare tutte
le espressioni di solidarietà che devono provenire dallItalia intera
nellarticolazione di una sussidiarietà organica. La prospettiva della condivisione
e dellimpegno educativo diventa in questa ottica lunica veramente credibile ed
efficace. |
Nino
Luciani, Come avere una "classe dirigente" ?
Serve una nuova legge elettorale ..., e serve anche
(per subito) il buon comportamento personale di rispetto delle regole sui rapporti tra le
istituzioni dello Stato. E serve la riforma della magistratura 1.- Classe dirigente. Riprendo, tra le parole chiave,
quella che presuppone le altre, nel senso che, senza "classe dirigente", non si
va da nessuna parte.
a) Il punto di maggior debolezza è, per me, la legge elettorale,
che non permette una adeguata selezione della classe dirigente. A quando una legge
elettorale, con un Premier, a elezione diretta popolare, magari preceduta da una
pre-selezione regionale ? E con un Parlamento con legge proporzionale, su base nazionale,
ma con sbarramento del 10% dei voti ? In Italia il bipolarismo è prematuro, come si è
visto da un recente referendum, ma la strada va preparata.
b) Ma sembrerebbe anche che un altro punto di debolezza sia il non avere un buon
livello generale "professionale" dei politici.
Attualmente l'effetto più distruttivo di questa mancanza di
professionalità "politica" è il conflitto tra potere esecutivo e
magistratura della giustizia, senza più il rispetto delle regole dei rapporti tra le
istituzioni. Eppure, la vecchia saggezza biblica ci aveva detto: "Serba ordinem et
ordo servabit te".
Non va confusa la conflittualità tra
organi dello Stato, con la dialettica tra Maggioranza e Opposizione
parlamentare, e tra le parti sociali, e tra i movimenti di opinione. Questa rientra nella
normalità della democrazia e dei relativi strumenti di comunicazione sociale.
Poi, altra cosa sono i processi nei tribunali, altra cosa sono i processi
giornalistici, in TV, senza garanzie di contradittorio tra le parti, per il pubblico
divertimento sulle spalle altrui. I tempi dei gladiatori, al Colosseo, non erano finiti ?
2.- L'unità dello Stato non ammette conflitti tra istituzioni.
Sotto il profilo della definizione, lo Stato è unitario, pur se le sue funzioni sono
ripartite tra organi "separati". Per risolvere il problema del conflitto
giornaliero tra Governo e Magistratura, facendo affidamento sulle persone, basterebbe
riportarsi ai due compiti primari della magistratura:
a) "ne cives ad arma ruant";
b) attuare la giustizia secondo la legge.
Pur in caso di carenza del secondo, dovrebbe comunque prevalere il primo.
Quante volte, ogni giorno, ognuno di noi manda giù qualche rospo, per evitare
complicazioni maggiori !
Invece, siamo afflitti tutti i giorni da un Presidente del Consiglio che si
incozza con la Magistratura (e viceversa, pur se sotto il manto "candido" del
dovere applicare la legge).
Come può la magistratura operare "ne cives ad arma ruant", se il
Presidente la prende di petto ogni giorno ?
3.- Però il problema della giustizia va affrontato. Ma la
prevalenza del primo compito, sul secondo, non deve fare chiudere gli occhi sulle carenze
dei Giudici (lentezza dei processi, politicizzazione di alcuni giudici, selezione
inadeguata dei giudici).
L'organo abilitato a riportare ad unità le cose è il parlamento,
insieme col Governo.
Non c'era in Parlamento una legge già approvata, durante il
precedente Governo Berlusconi, e che Mastella fece sospendere all'ultimo momento ?
Su questo, il Ministro Alfano, anzichè essere "più realista del
re", potrebbe ri-presentare in Parlamento quella riforma e farlo pensando alla
giustizia per un uomo comune, anche per Berlusconi, ma per quando non sarà più
Presidente del Consiglio.
Per evitare le gaffe più frequenti dei nostri giudici, sarebbe urgente una
disposizione che dica che "nessuna ipotesi di reato, compreso l'avviso di garanzia,
può avere corso se non è ratificata da un collegio di tre giudici, a maggioranza".
NL |
|
L'attentato a Berlusconi è la punta
dell'iceberg dell'ingorgo dello Stato.
ADESSO BERLUSCONI DEVE AFFRONTARE L'ICEBERG, SOTT'ACQUA |

Silvio Berlusconi
|
N. LUCIANI* |
La
cartina di tornasole per Berlusconi è colpire la "grande corruzione",
che ha radici nella "spesa pubblica". Tagli
queste radici ... |
|
-
Un'occhiata alla crisi finanziaria della Francia, sotto rivoluzione de 1789.
- Anche un'occhiata alle "cose che di possono fare per la giustizia",
secondo Vincenzo Carbone, Primo Presidente della Corte di Cassazione.
|
* Prof.
ordinario di Scienza delle Finanze nell'Università di Bologna |
|
Giorgio
Spini, La crisi finanziaria
e la società francese, 1789*.
* Stralcio da: Disegno storico della civiltà italiana, Vol. III, Cremonese
editore, Roma, 1958, p.
"Il caos raggiungeva l'apice nel campo della pubblica finanza. Per
le guerre affrontate durante tutto il secolo XVIII e per le spese esorbitanti della corte,
i monarchi francesi avevano dovuto imporre forti contributi ai propri sudditi. Ma poiché
nobiltà e clero erano esenti o quasi da imposte, tutto il carico fiscale si riversava sul
resto dei cittadini o Terzo Stato. Per di più l'apparato fiscale era così corrotto, che
buona parte del denaro versato dal contribuente non raggiungeva le casse dello Stato, ma
si perdeva nelle tasche degli appaltatori dell'esazione dei tributi. E quindi, benché
l'esazione risultasse estremamente gravosa per il contribuente e fosse condotta con metodi
addirittura barbarici, la corona non arrivava mai ad avere mezzi a sufficienza e doveva
perciò ricorrere a prestiti di banchieri privati, che approfittavano della corruzione
della burocrazia per esigere interessi altissimi, aggravando il marasma finanziario dello
Stato. Pur così prospera economicamente, la Francia dal punto di vista finanziario, era
ai limiti della bancarotta. (Continua: Giorgio Spini ) |
Vincenzo
Carbone, Le cose che si possono fare per la giustizia*.
Stralcio del par. VI, dalla "Relazione sulla amministrazione della Giustizia
nell'anno 2009" del Primo Presidente della Corte di Cassazione". Omesse
note e tabelle. 1)
Auto-organizzazione e capacità
di gestione: competenza e diligenza del Magistrato.
A cominciare da quello che possiamo fare già a normativa vigente: migliorare
lorganizzazione e ottimizzare lattività tenendo conto dei risultati raggiunti
in alcune sedi, le cd. best-practices. Se il servizio-Giustizia ha certamente
le sue peculiarità, sarebbe un errore trascurare, come troppo spesso è stato fatto in
passato, i rilevanti profili attinenti alla efficienza, allefficacia e alla
economicità e alla organizzazione, che in questo accomunano gli uffici giudiziari agli
altri uffici pubblici che rendono servizi pubblici diversi (ma, in questo,
analoghi) dal servizio-Giustizia. La soluzione del problema dei
problemi che affligge il nostro sistema giudiziario, dato dalla necessità di
ridurre i tempi processuali, richiede certamente riforme di ordine strutturale, che
involgono la distribuzione delle risorse umane e materiali sul territorio,
larchitettura del
(Continua: Vincenzo Carbone ) |
Nino Luciani, Sotto la punta dell'iceberg, all'origine dello attentato a Berlusconi, ... 1. La premessa: la "grande corruzione" in
Italia nasce dalla "grande spesa pubblica". L'attentato a Berlusconi
(13 dic. 2009) è solo il segnale più appariscente dell'ingorgo dello Stato, da 20 ormai
(1992, Governo Amato), e che prende nome di crisi del commercio estero, intasamento della
giustizia, taglio delle spese per l'università e la ricerca, crisi finanziaria dello
Stato. Attualmente, non è più solo questione di una pressione fiscale arrivata al 43%
del PIL (30% nel 1960) e di un debito pubblico arrivato al 118% del PIL (29% nel 1960), ma
anche di uno Stato che non paga i propri fornitori (si discorre di 60-70 miliardi di
euro), con arretrati finanche di 2 anni e rischi di insolvenza, che evocano quelli della
Grecia.
Come è possibile che lo Stato, pur manovrando un fiume immenso di
danaro, si sia ridotto a non pagare i fornitori?
La risposta semplice è che dentro la "grande spesa" pubblica
si annida la grande corruzione, frutto della complicità tra Stato e Industria, per la
spartizione del denaro pubblico. La la modalità è la moltiplicazione artificiale dei
costi, inclusivi di tangenti agli uni e |


di super-profitti agli altri per compensarli
della complicità. In questo modo il denaro del contribuente, una volta arrivato alle
casse dello Stato, viene intercettato e deviato dai "politici del male" verso
rivoli "privati".
Inoltre, sempre dentro lo Stato, c'è l'uso strumentale della Pubblica
Amministrazione per la cattura del consenso. La modalità è l'assunzione diretta di
personale senza concorso, sulla base della affidabilità partitica, oppure la concessione
della gestione di pubblici servizi ad enti esterni (soprattutto cooperative): in questo
secondo caso, l'assunzione senza concorso è legale.
Ci sono anche politici di grande integrità morale, ma sono incatenati se il
difetto è nel "sistema".
2. Brevi riferimenti ai primi correttivi, e alla storia recente
dello Stato. Il primo rimedio tentato è stato il finanziamento pubblico dei
partiti, poi abrogato nel 1993 da un referendum (votanti 77% degli aventi diritto, 90% dei
voti per l'abrogazione), e reintrodotto (1996) sotto forma di rimborso delle spese
elettorali ai partiti. Altro rimedio è l'attribuzione di buone remunerazioni ai
parlamentari, per liberarli dalle preoccupazioni delle prime necessità (molte per i
parlamentari, checchè se ne dica con troppa faciloneria).
Secondo gli storici dell'economia, il capitalismo moderno (inteso come
grande concentrazione di capitali in poche mani private) nasce con le grandi opere
pubbliche.
Queste "deviazioni" si mantengono in limiti relativamente
modesti, finchè lo Stato svolge i compiti stretti, propri dello Stato. Essa avrà,
invece, un terreno fecondo con l'ampliamento dei compiti dello Stato nel sociale. Nell'Italia
moderna la grande svolta è avvenuta nel 1961 con i governi di centro-sinistra (entrata
dei Socialisti nel governo, espulsione dei Liberali) e che, in una gradualità, faranno
dell'Italia un Paese para-socialista (il peso dello Stato nell'economia passerà dal 30%,
nel 1960, al 60% nel 2000 - oggi 55%).
Nel 1960 fu ritenuto che, grazie al boom economico (1958), l'Italia
avesse raggiunto uno straordinario sviluppo industriale, ma che l'aumento del PIL
fosse andato in poche tasche, mentre permanevano ampie aree di sottosviluppo nel
mezzogiorno e mancanza di servizi essenziali (scuola, sanità, elettricità) che andavano
erogati in modo uniforme in tutte le aree del Paese, per fare dell'Italia un Paese
moderno. (Personalmente ho masticato queste cose molto da vicino, perchè il mio primo
lavoro fu al CIR-Comitato Interministeriale per la Ricostruzione, poi divenuto CIPE -
Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica).
2.- La via per colpire la grande corruzione sta nel taglio della spesa
pubblica. Sono tuttora convinto che (quella del 1961) sia stata una scelta
storica fondamentale, ma anche che ne sia conseguita una deriva fuori limite, e questo in
primo luogo perchè il sistema politico-costituzionale (soprattutto, la mancanza di
correttivi, quale l'alternanza tra i partiti in Governi di legislatura) non fu forte
abbastanza da incanalare gli eventi. Il detto di G. ANDREOTTI, secondo cui "il potere
logora chi non ce l'ha" è lo specchio massimo della sfacciataggine e
dell'incoscienza dell'ultimo periodo di quei governi in Italia. Ma non dimentichiamo che,
prima, il massimo dell'arroganza era stata la "teoria della irreversibilità del
centro-sinistra", di A. MORO.
Torniamo agli storici dell'economia. Penso che la grande spesa pubblica sia
stata la via della grande corruzione della politica e dell'industria, e che questo abbia
aperto la via all'intervento della magistratura nella politica italiana.
Ma sono passati anni, e tuttora l'onda della giustizia non appare rientrare
in limiti normali, segno evidente di un perdurante sovraccarico di lavoro. Per sbloccare,
dobbiamo raddoppiare il numero dei magistrati ?
Bisogna distinguere i casi personali, dal problema di massa. Sui casi
personali, la giustizia deve fare il suo corso.
Invece sul problema di massa, occorre fermarsi un attimo. Raddoppiare lo
sforzo punitivo ci metterebbe sulla stessa deriva, in cui si imbattè l'Unione Sovietica.
Per spiegare questo, va fatto passo indietro. Nei sistemi a
pianificazione centralizzata, manca l'incentivo personale (tipo, il profitto che c'è
nelle imprese del mercato), per ottimizzare l'efficienza. Là gli obiettivi sono dettati
dall'Ufficio di pianificazione, le strutture produttive sono organizzate in base a
parametri standard, gli strumenti di attuazione degli obiettivi sono soprattutto le pene
per i non ottemperanti. Non occorre ricordare le lacrime e sangue di quei regimi.
Torniamo alla corruzione in Italia. Raddoppiare i magistrati ci metterebbe
in una deriva, tipo Unione Sovietica, anche perchè, se essa viene dalla spesa pubblica,
l''uso "deviato" della spesa pubblica sarà senza fine. In questo senso, il male
va aggredito riportando la spesa pubblica in limiti più normali per l'Italia (penserei ad
una spesa pubblica da ricondurre al 40-45% del PIL, in luogo dell'attuale 55%),
concentrando l'azione dello "Stato sociale" sulle cose veramente importanti e
necessarie (scuola, università, sanità, giustizia).
Ma ci dovrà essere anche qualche ritocco costituzionale, inclusa la
rivisitazione dell'uso del concorso pubblico per l'assunzione di personale. Esso dovrà
essere assoluto sia nella Pubblica Amministrazione, statale e locale (art. 97,
Costituzione), ed essere esteso agli enti "privati" nei quali la partecipazione
pubblica, al capitale, sia maggioritaria.
3.- Ma nessuna illusione, sarà un compito difficile. Non è
facile abbattere la spesa pubblica. Il "segreto" per realizzarala non è
abbattere i servizi della Pubblica Amministrazione, ma privatizzarli, e questo richiede
una gradualità.
Già il secondo Governo Berlusconi aveva assunto impegno di abbassare
la spesa pubblica e, di conseguenza, le tasse. Ma non vi è riuscito. Poi ci ha provato
Prodi, e siccome è più facile (per sanare il bilancio) aumentare le tasse, che ridurre
le spese (anche perchè le une sono ripartite proporzionalmente tra molte persone, e
toccano i sacrifici marginali; invece le spese hanno un nome e cognome, e i loro tagli
suscitano subito violente reazioni), egli ha scelto la prima strada. Ma storicamente era
una strada antistorica, e ha pagato elettoralmente, prima, e in parlamento, poi.
Abbiamo un nuovo Governo Berlusconi, ancora per ridurre la spesa
pubblica. Vi riuscirà ? Il problema è se ha capito il "segreto"
(privatizzazioni). Poi c'è il problema se il suo elettorato lo seguirà.
Esso è fatto di coloro che si sono arricchiti, dal 2001 in qua, e che
non vogliono arretrare. I fornitori di beni allo Stato e agli enti locali storcerebbero il
naso. Ma nei liberi professionisti, commercianti, grande pubblico c'è l'attesa della
conseguente riforma fiscale (livello e struttura delle imposte).
C'è dell'altro. Quella lotta all'evasione fiscale, così accanita,
del governo Prodi, ha fatto tremare quell'elettorato, perchè essa null'altro era che la
rivendicazione (da parte della sinistra) di una fetta della torta andata agli imprenditori
(Berlusconi incluso?) dalla spartizione del danaro pubblico o comunque dalla Pubblica
Amministrazione, sia pur legittimamente.
Torniamo all'attentato. Cos'altro è, ancora oggi, la guerra a Berlusconi se
non, ancora, la coda di quella rivendicazione del presunto "mal tolto" ?
Poi,... i motivi si trovano sempre.
Tutt'altro problema è la riforma della Giustizia. E'
un vecchio problema, che va ben oltre Berlusconi-persona, perchè è collegato al fatto
che, cronicamente, la Giustizia italiana è molto "ingiusta" sia nei confronti
dei "giusti" (per tardività), sia nei confronti dei colpevoli, perchè il
ritardo li favorisce.
Anche un'occhiata alla crisi finanziaria della Francia, sotto
rivoluzione (1789). Sono convinto che andiamo incontro a tempi ulteriormente
difficili. Riporto qui a fianco un passo dello storico Giorgio Spini, che ci racconta
la situazione finanziaria della Francia, sotto la rivoluzione (1789). Vi ho trovato
qualche analogia con l'Italia di oggi. Ma c'è chi pensa che "erano altri tempi e
altre situazioni", e poi ... che "oggi siamo sotto la tutela
della U.E." . N.L.
Giorgio Spini, Disegno storico della civiltà italiana, Vol.
III, Cremonese editore, Roma, 1958, p.
(continua) L'unico rimedio a questo stato di cose consisteva in una
radicale riforma delle strutture politiche e sociali del paese. La convinzione della
necessità indilazionabile di una tale riforma cominciava ormai a penetrare in seno agli
stessi ordini privilegiati del clero e della nobiltà, portando in essi una profonda
divisione fra i sostenitori di quell'andazzo tradizionale di cose, che una fortunata
espressione doveva battezzare in seguito come l'Ancien Régime per antonomasia, ed i
partigiani delle nuove idee di eguaglianza, di umanità e di libertà, seminate
dall'Illuminismo.
Da secoli la nobiltà francese era divisa fra i nobili di spada, discendenti
dalle casate feudali, e i nobili di toga francese, composti dagli alti magistrati dello
Stato, soliti a trasmettersi di padre in figlio i propri uffici e le prerogative nobiliari
ad essi connesse. E da secoli, inoltre, era tradizionale nella nobiltà di toga
l'insofferenza per gli arbìtri della corona e le dissipazioni della corte.
Tutt'altro che cordiali erano però anche i rapporti fra la grande nobiltà
divoratrice insaziabile di prebende, e la piccola nobiltà delle province, ovvero la massa
dei cadetti dell'aristocrazia, esclusi dalla successione a favore dei primogeniti, e
costituenti quindi una vera e propria plebe nobiliare, ròsa dalla miseria e dallo
scontento. A spingere, infine, una quantità di nobili nel campo dei novatori avevano
contribuito la propaganda degli illuministi, accolta con applauso negli stessi salotti
aristocratici, e l'esempio suggestivo della vicina monarchia costituzionale d'Inghilterra
o della repubblica degli Stati Uniti, per cui più di un nobile francese - come il
marchese di Lafayette e i fratelli De Lameth - era accorso a combattere nella guerra
d'Indipendenza.
Non meno divisi erano gli ecclesiastici, fra l'alto clero, reclutato
nell'aristocrazia e con questa solidale nelle idee e negli interessi, e il basso clero,
quasi sempre reclutato nel Terzo Stato, che di esso condivideva tutte le miserie e gli
aneliti di giustizia. Né spente infine erano le secolari dispute fra i Gesuiti e i
Giansenisti, ovvero fra gli Ultramontani, sostenitori dell'assoluta potestà
del papa, e i Gallicani, fautori dell'autonomia del clero francese, da Roma.
Di fronte a meno di 300.000 privilegiati, stava invece la massa enorme del
Terzo Stato, unanime nel proprio sdegno e nella propria richiesta di riforme. Di esso il
grosso, dal punto di vista numerico, era formato dai contadini, la vera bestia da soma
della società francese, su cui tutti i più pesanti carichi venivano a gravare, dalle
imposte del re alle decime del clero, dai censi alle corvées della nobiltà. A causa
appunto di questo sfruttamento, i campagnoli francesi conducevano una vita in genere assai
grama, quantunque fossero passati, quasi dovunque, dallo stato di servi della gleba a
quello di liberi affittuari. Universale, pertanto, ne era lo spirito di ribellione e il
desiderio di raggiungere un tenore di vita più sopportabile, mediante la propria
trasformazione, da fittavoli della nobiltà, in proprietari della terra lavorata.
Misere erano anche le condizioni degli operai e degli artigiani. Nel Settecento,
tuttavia, erano rare le grandi fabbriche, e, quindi, la maggior parte degli operai si
trovava sparpagliata in una infinità di piccole imprese semi-artigianali e tale
dispersione, unita alla mancanza di tradizioni politiche e di organizzazione del
proletariato francese, faceva sì che minimo ne fosse il peso nella vita pubblica. In
pochi centri soltanto, come Parigi, esistevano notevoli masse operaie, capaci
all'occasione di far sentire la propria voce attraverso violente agitazioni di piazza. .
Di tutto il Terzo Stato, dunque, la parte più colta, politicamente matura ed
insieme più influenzata dall'esempio anglo-americano e della idee illuministiche, era la borghesia
degli affari e delle professioni liberali. Attiva, intraprendente, non di rado assai
ricca, essa era al tempo stesso sufficientemente colpita nei propri interessi
dall'anacronistico sistema politico-sociale vigente e sufficientemente forte e preparata
per reagire. Proprio alla borghesia (corrispondente, oggi, all'elettorato
più affezionato a Berlusconi - N.d.R.), pertanto, doveva spettare l'iniziativa
piú vivace del movimento rivoluzionario e della sua guida politica." |
Vincenzo Carbone, Le cose che si possono fare per la giustizia
Per il testo integrale della Relazione,
clicca su: http://www.cortedicassazione.it/DocumentiPrimaPag/InaugurazioneAG/InaugurazioneAG.asp(continua) sistema processuale
che oggi consente la generalizzata esperibilità dei diversi mezzi di gravame, la
realizzazione del processo telematico e, più in generale, la diffusione in tutte le sedi
giudiziarie delle moderne tecnologie, per citare solo alcuni dei possibili ambiti di
intervento.
I modelli organizzativi devono valorizzare il "principio di
responsabilità" del giudice. Occorre ripensare alle ragioni che costituiscono il
fondamento e la giustificazione del ruolo del giudicante: costui non solo deve esercitare
la facultas ius dicendi , decidendo le singole controversie sottoposte al suo esame in
applicazione della legge; il Giudice deve anche essere consapevole di erogare un servizio
essenziale ai cittadini, servizio che deve essere reso in tempi ragionevoli, secondo i
bisogni della moderna società civile. Ogni ingiustificato ritardo nella definizione della
controversia, oltre a produrre dei costi economico-sociali, ha, infatti, una ulteriore,
immediata e negativa ricaduta su di un bene fondamentale: la fiducia che la collettività
ripone nel corpo magistratuale. La responsabilità del Magistrato, nell'esercizio delle
funzioni giudiziarie, non si limita al contenuto della decisione, ma deve involgere anche
la qualità del servizio reso, nel senso di preservare la fiducia tra i cittadini e la
magistratura, bene prezioso che il mondo anglosassone individua con l'icastica espressione
public confidence. La percezione che della giustizia ha ogni singolo cittadino rappresenta
di per sé un valore e deve essere adeguatamente tutelata da ogni " operatore del
diritto". Le norme di riferimento sono gli artt. 97 (sul "buon andamento")
e 111 Cost. (laddove stabilisce che la legge assicura la " durata ragionevole"
del processo), nonché l'art. 47- quater dell'ordinamento giudiziario, cui ora si aggiunge
l'art. 47 della Carta dei diritti contenuta nel Trattato di Lisbona. La "ragionevole
durata" del processo prevista dall'art. 111, comma 2, Cost. è oggi ribadita
nell'attuale art. 47 della Carta dei diritti, che ha "lo stesso valore giuridico dei
Trattati", con il riconoscimento che sussiste il diritto di ogni persona ad un
ricorso effettivo "esaminato equamente, pubblicamente entro un termine
ragionevole" da un Giudice imparziale. L'obbligo della "durata ragionevole"
del processo, quindi, sorto come principio innovativo della CEDU, introdotto
nell'ordinamento italiano come elemento portante del "giusto processo" (art.
111, commi 1 e 2, Cost.), assurge oggi a principio fondamentale del sistema giuridico
europeo, con tutte le ulteriori conseguenze e ripercussioni che ciò potrà comportare.
Ebbene, proprio il contenuto dei compiti organizzativi e di vigilanza che la legge
ordinamentale assegna al presidente di sezione evidenzia che ogni singolo Giudice è
destinatario di un preciso dovere di cooperazione, rispetto alla funzionalità
dell'ufficio giudiziario di appartenenza. Il Giudice ha il dovere di curare adeguatamente
l'organizzazione del proprio lavoro - la c.d. agenda del Giudice - secondo modelli
gestionali non limitati alla mera attività di udienza od improntati al modello
organizzativo-comportamentale di tradizione individualistica. Diversamente, ogni Giudice
deve farsi manager di se stesso, consapevole del fatto che la propria attività si
inserisce coralmente nel contesto dell'ufficio in cui il medesimo Magistrato si trova ad
operare. Il Giudice interagisce, infatti, nell'ambito di una rete istituzionale plurale di
relazioni (si pensi ai rapporti con i pool investigativi, alle conferenze di servizi con i
cancellieri, ai protocolli con gli Ordini professionali ed alle intese con altri
ausiliari). La funzionalità del servizio richiede che ogni Giudice coordini
consapevolmente la propria attività con quella dei colleghi, delle parti, del personale
amministrativo. La diffusione capillare della cultura dell'organizzazione non solo ha una
immediata positiva ricaduta sulla funzionalità del sistema giudiziario; essa rappresenta
per il singolo Giudice un preciso valore aggiunto, in termini di qualificazione
professionale. Solo organizzando adeguatamente la propria attività nei termini ora
accennati il Giudice può verificare costantemente il rapporto tra sopravvenienze e cause
definite, affrontare le emergenze di settore, assicurare decisioni in tempi solleciti,
salvaguardandone la qualità tecnica e la adeguatezza motivazionale. Occorre, sul punto,
considerare che a seguito delle recenti riforme ordinamentali la capacità organizzativa
costituisce un proprium del bagaglio professionale del Magistrato. L'art. 11, d.lgs. n.
160/2006, nel delineare i parametri che vengono in rilievo nella valutazione della
professionalità dei magistrati espressamente richiama, oltre alla preparazione giuridica
ed al relativo grado di aggiornamento, in relazione alle funzioni concretamente
esercitate, il "possesso delle tecniche di argomentazione e di indagine, anche in
relazione all'esito degli affari nelle successive fasi e nei gradi del procedimento e del
giudizio ovvero alla conduzione dell'udienza da parte di chi la dirige o la presiede,
all'idoneità a utilizzare, dirigere e controllare l'apporto dei collaboratori e degli
ausiliari". E la Circolare consiliare n. 20691/2007, recante Nuovi criteri per la
valutazione di professionalità dei magistrati a seguito della legge 30 luglio 2007, n.
111, ha inserito tra gli indicatori della capacità professionale l'< attitudine del
Magistrato ad organizzare il proprio lavoro. L'ordinamento stabilisce che il Magistrato
può essere chiamato a rispondere in ragione dei " risultati " della propria
attività, sotto il profilo disciplinare, oltre che civile e contabile. In altri termini,
coerentemente rispetto alla descritta cornice ordina mentale, il legislatore ha attribuito
una specifica rilevanza anche ai " risultati" dell'attività giudiziaria svolta
dal singolo Magistrato, incidenti sul piano della funzionalità dell'ufficio, trattandosi
di evenienze discendenti dal mancato rispetto dei predetti obblighi di diligenza
organizzativa che rientrano nel complessivo profilo professionale del giusdicente. Ed
invero, il reiterato, grave e ingiustificato ritardo nel compimento degli atti relativi
all'esercizio delle funzioni costituisce illecito disciplinare, ai sensi dell'art. 2,
comma 1, lett. q), del d. lgs. n. 109/2006. Oltre a ciò, il medesimo art. 2, d.lgs. n.
109/2006, con specifico riferimento ai dirigenti degli uffici, ai presidenti di sezione o
di un collegio (comma 1, lett. dd), sanziona disciplinarmente l'omessa comunicazione agli
organi competenti di fatti che possono costituire illecito disciplinare compiuti da
magistrati dell'ufficio, della sezione o del collegio. Si può, quindi, affermare che
l'inefficienza del singolo Magistrato refluisce anche verso i dirigenti giudiziari, i
quali vengono sanzionati per l'omessa segnalazione di fatti di rilievo disciplinare
compiuti dai magistrati dell'ufficio, atteso che, come ora considerato, tra le condotte
deontologicamente rilevanti, si rinviene il ritardo nel compimento degli atti relativi
all'esercizio delle funzioni giurisdizionali. Le disposizioni in tema di responsabilità
disciplinare dei dirigenti giudiziari confermano, allora, la fondatezza dei rilievi sopra
svolti circa la necessità di superare sistemi organizzativi di tradizione
individualistica, per approdare ad un modello di ufficio giudiziario, nel quale
l'attenzione venga posta sulla funzionalità del servizio reso ai cittadini e quindi sui
" risultati" che il sinergico intervento dei singoli magistrati consente in
concreto di garantire. Sotto il profilo della responsabilità contabile, deve poi
ricordarsi la disposizione di cui all'art. 5, L. n. 89/2001, c.d. legge Pinto, ove si
prevede che il decreto di accoglimento della domanda di equa riparazione, in caso di
accertata violazione del termine ragionevole di durata del processo, venga comunicato al
procuratore generale della Corte dei Conti " ai fini dell'eventuale avvio del
procedimento di responsabilità", nonché ai titolari dell'azione disciplinare dei
dipendenti pubblici comunque interessati dal procedimento. Anche detta disposizione induce
a ritenere che l'ordinamento ponga a carico del Magistrato una precisa clausola generale
di responsabilità per la qualità del servizio giudiziario reso, responsabilità da
declinarsi sotto i diversi profili - disciplinare o contabile - ora esaminati. Deve
rilevarsi che i principi ora richiamati in tema di " responsabilità del
Giudice" per i " risultati " dell'attività giudiziaria trovano espresso
riscontro in diverse fonti sovranazionali. L'art. 6, della Convenzione per la salvaguardia
dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali , firmata a Roma il 4 novembre 1950,
riconosce, invero, il diritto di ogni persona ad un processo equo, celebrato in un "
tempo ragionevole", da parte di un tribunale indipendente ed imparziale. Si osserva
poi che l'art. 6, comma 1, del Trattato sull'Unione europea - nella versione consolidata a
seguito delle modifiche introdotte dal Trattato approvato a Lisbona il 13 dicembre 2007 -
stabilisce che " l'Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella
Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 7 dicembre 2000, adattata il 12
dicembre 2007 a Strasburgo, che ha lo steso valore giuridico dei trattati ". E l'art.
47 della richiamata Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, corrispondente al
contenuto dell'art. 6, par. 1, della Convezione EDU, riconosce il diritto di ogni persona
" a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine
ragionevole da un Giudice indipendente e imparziale, precostituito per legge". Le
disposizioni ora richiamate collocano sistematicamente il diritto ad un processo equo tra
i diritti fondamentali della persona e consacrano il principio in forza del quale la
domanda di Giustizia deve necessariamente essere evasa in un tempo ragionevole: perciò
può fondatamente affermarsi che justice delayed is justice denied. Conseguentemente, le
richiamate disposizioni vieppiù giustificano la diretta responsabilità del Magistrato
per la qualità del servizio erogato nei confronti dei cittadini, trattandosi di un
servizio immediatamente incidente sui diritti fondamentali delle persona. Occorre,
altresì, considerare che l'attenzione da parte di ogni Giudice ai problemi organizzativi
della propria attività, anche in relazione alle possibili ricadute sulla "
immagine" di efficienza del sistema giudiziario complessivamente inteso, rappresenta
uno " standard etico" che caratterizza l'attività dei singoli giudici - e
quindi l'azione della magistratura - generalmente condiviso nelle moderne democrazie: si
richiamano, al riguardo, i noti " Principi di Bangalore". Nei noti
"principi di Bangalore", il Giudice ha il dovere non solo di essere
"imparziale e indipendente" ma anche, con la stessa intensità,
"competente" e "diligente", cioè "preparato in diritto" e
"capace di risolvere problemi organizzativi". I principi di Bangalore, ed il
relativo Commentario, sono stati elaborati dal Gruppo giudiziario per il rafforzamento
dell'integrità dei giudici (JGSJI), operante in seno alle Nazioni Unite. L'elaborazione
dei Principi di Bangalore è maturata nell'ambito della specifica azione di contrasto alla
corruzione giudiziaria svolta dall'ONU ed è avvenuta in un ambiente di common law. Non di
meno, i Principi ambiscono ad assurgere a punto di riferimento, di natura sovra-nazionale,
per la deontologia giudiziaria ed anche per la codificazione, in sede nazionale, delle
ipotesi di responsabilità disciplinare dei magistrati. Ai fini di interesse, si rileva
che tra i Principi inseriti nel c.d. Codice di Bangalore si rinvengono la Competenza e la
Diligenza del Giudice. Nel Commentario al Codice di Bangalore si chiarisce, in
particolare, che la " diligenza" involge anche la capacità del Giudice di
risolvere i problemi relativi all'organizzazione delle risorse umane e materiali di cui
l'ufficio dispone; si sottolinea che nell'ambito della propria formazione permanente il
Magistrato deve specificamente curare gli aspetti relativi all'organizzazione degli uffici
giudiziari; e si evidenzia che il Giudice deve adoperarsi per garantire effettività al
principio della durata ragionevole del processo. A quest'ultimo riguardo nel Commentario
ai Principi di Bangalore si dichiara espressamente: che il Giudice deve depositare i
propri provvedimenti senza ritardo; e che deve farsi promotore di protocolli che
consentano alle parti litiganti di conoscere lo stato di trattazione delle cause e dei
prevedibili tempi di definizione. Le considerazioni ora svolte evidenziano che viene
delineandosi un sistema normativo integrato di fonti capace di coniugare principi presenti
nei diversi ordinamenti giuridici nazionali - e che trova espressione in documenti
internazionali - fondati sul comune intento di garantire effettiva tutela ai diritti
fondamentali della persona umana, nell'ambito degli ordinamenti democratici. Ciò è
particolarmente verificabile con riferimento ai principi del giusto processo e della
ragionevole durata dei procedimenti giudiziari, ai quali è intimamente connesso, come si
è visto, quello della diretta responsabilità dei giudici rispetto ai " risultati
" della attività svolta: è in tale ambito, infatti, che si registra un quadro di
modelli concettuali e di soluzioni giuridiche che perseguono il comune obiettivo di
garantire ad ogni persona il diritto " a che la sua causa sia esaminata equamente,
pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un Giudice indipendente ed
imparziale" (Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, art. 47, comma II,
cit.). Non mancano le prime, spontanee applicazioni. Si indicano alcuni esempi concreti: -
"agenda del processo", in cui il Giudice, a seguito della ricognizione della
controversia concorda con le parti un percorso processuale differenziato a seconda della
tipologia della controversia a valle del tentativo di conciliazione (precisazione delle
conclusioni di causa documentale, nomina del consulente in caso di problemi tecnici, prova
per testi negli altri casi); - accorpamento dei fascicoli per materia e in considerazione
della serialità e, talvolta, della provenienza geografica; - udienze tematiche, evitando
quelle di mero rinvio; - uso accorto della condanna alle spese e delle preclusioni
processuali; - motivazioni stringate (secondo l'esperienza francese e tedesca), da
adottare, per i giudici collegiali, in camera di consiglio; - leale collaborazione con le
cancellerie per una efficiente ripartizione del lavoro tra giudici e personale
amministrativo; - uso del "diagramma di flusso" (cd. flow chart) negli uffici
giudiziari, per monitorare lo stato dei singoli fascicoli, evidenziando i punti - e i
soggetti - del procedimento di maggiore sofferenza; - organizzazione informatica del
processo e degli uffici.
2) Uno sforzo straordinario per la riduzione
dell'arretrato. Urge un "piano straordinario" per l'eliminazione
dell'arretrato, separato dalla trattazione della pendenza fisiologica, che "porti a
sistema" le best practices, da raccogliere e pubblicare on line. Si potrebbe fornire,
così, la massima conoscibilità e diffusione alle "migliori pratiche" che già
oggi, se adottate estensivamente, potrebbero migliorare il servizio-Giustizia "a
costo zero". Il "piano straordinario" potrebbe anche essere strutturato in
maniera differenziata a seconda dei diversi uffici. L'importante è una strategia
"mirata": - accorpare le trattazioni per materia o per altri criteri; affidarsi
ad appositi collegi-stralcio, o a magistrati volenterosi, che siano disponibili oltre il
normale lavoro di ufficio; - fornire adeguata assistenza, come già avviene in altri
Paesi, con strutture di supporto e/o giovani la cui attività potrebbe essere equiparata
al tirocinio obbligatorio. Si dovrebbero anche immaginare forme di incentivazione,
quantomeno sul piano della valutazione di merito. Con una buona sinergia tra
organizzazione e giurisdizione, e con una forte collaborazione di tutti i soggetti
coinvolti (Corti, CSM, Ministero), si possono raggiungere risultati ambiziosi. Al di là
della degiurisdizionalizzazione di procedure, un'inversione di tendenza è possibile anche
a legislazione vigente, ma ciò richiede una condizione dove ampia sia la convergenza di
tutti gli utenti del servizio. Va considerato che l'"arretrato" non deve
confondersi con la "pendenza", ovvero il "magazzino esistente",
perché in quest'ultimo sono ricompresi anche i procedimenti iscritti il giorno prima, che
rientrano nella pendenza "fisiologica". Nel settore civile, già adesso, con gli
opportuni investimenti nel settore informatico, è possibile realizzare la
informatizzazione delle procedure per i decreti ingiuntivi e per le cause seriali; è
possibile una gestione separata delle cause che hanno come parte processuale i c.d.
"grandi utenti", (INPS, INAIL, etc.). L'arretrato va affrontato e gestito
secondo una pluralità di criteri, sistematicamente coordinati, che non sono soltanto
quello temporale, ma anche quello per materia, per collocazione geografica, per tipologia
di azione, per stato del processo, etc., facendo ricorso a qualsiasi elemento utile per
accorpare la trattazione dei casi analoghi. Inoltre, il problema dell'efficienza e
dell'efficacia del lavoro degli uffici giudiziari, cui si lega quello dei carichi
esigibili, è ricchissimo di sfaccettature. Infatti investe: a) un problema di rapporto
con gli standard di rendimento; b) il problema dei tempi di svolgimento dei processi; c)
quello dei tempi di deposito dei provvedimenti; d) quello dei profili disciplinari che
possono avere rilievo a causa di situazioni di carico insostenibile; e) quello
dell'immagine della giurisdizione dinanzi ai cittadini, dinanzi alle istituzioni
nazionali, dinanzi alle istituzioni europee.
Particolare attenzione va dedicata al riassorbimento
dell'arretrato presso la Corte di Cassazione. La selezione dei processi cui assicurare una
trattazione adeguata alla funzione nomofilattica, è prioritaria. Occorre, però,
distinguere tra processo civile e penale, perché in Cassazione quest'ultimo risponde ai
canoni del giusto processo ed è definito in un tempo ragionevole, pur se è costretto a
scontare le criticità dei gradi di merito. In penale, il ruolo della Settima Sezione si
sta rivelando fondamentale con la realizzazione di veri uffici spoglio presso le singole
sezioni, una rotazione tra i magistrati addetti alla Settima, in modo da evitare inutili
duplicazioni di letture processuali, e creare posizioni di disaffezione lavorativa. Ha
trovato adesso una disciplina legislativa anche la struttura che è stata realizzata per
l'esame preliminare dei ricorsi civili. È un intervento che ha suscitato anche dubbi e
perplessità. Rimane essenziale evitare quegli errori che hanno ritardato la messa a
regime della Settima penale, sovrapponendo i problemi risolubili attraverso
l'interpretazione giurisprudenziale con quelli strettamente organizzativi. Importante
rimane la valorizzazione del sistema di governo orizzontale della Corte, per adeguare la
sua organizzazione ai compiti, con il coinvolgimento dei Presidenti non titolari
nell'organizzazione della sezione, per la formazione dei ruoli d'udienza, per
l'individuazione dei filoni seriali delle cause, per la fissazione e trattazione di cause
collegate. Per questo occorrono anche spazi di agibilità nell'ufficio. Con queste
condizioni il servizio Giustizia può funzionare. Queste affermazioni trovano riscontro
proprio dall'esperienza maturata in Cassazione, dove una situazione di grave sofferenza
della giurisdizione è stata resa compatibile con gli standard del giusto processo.
Facciamo parlare i dati di un caso esemplare: quello della seconda Sezione penale. Con la
sinergia di un (moderato) rafforzamento del contingente di magistrati, della cancelleria e
della logistica, una robusta pianificazione centralizzata in stretto raccordo con la
presidenza della Cassazione, una riorganizzazione dell' "ufficio spoglio" e
soprattutto la richiesta di sforzi straordinari a tutti (anche con doppi collegi nella
stessa giornata, per definire quanto più possibile in un'unica udienza, protratta fino a
tarda sera), entro aprile 2010 l'arretrato della sezione (7.000 cause nel 2008) sarà
completamente smaltito e, dopo l'intervento straordinario, il tempo stimato tra l'arrivo
in sezione e la celebrazione di un processo è ridotto da cinque anni a cinque-sei mesi.
La celebrazione di un processo giusto in tempo ragionevole è una realtà. Alla fine di
ottobre 2008 la Seconda sezione penale presentava una capacità di risposta alla domanda
di Giustizia assolutamente deficitaria: 6914 processi pendenti, tra cui alcune centinaia
pervenuti nel 2004 e non ancora fissati per il dibattimento, un organico di magistrati
ridotto a 12 rispetto ai 22 previsti, una cancelleria incapace di fare fronte ad una
simile emergenza per difficoltà operative ed insufficienza di personale addetto, una
percentuale di processi rinviati per nullità delle notifiche pari al 25%, un ruolo
dell'Ufficio spoglio insoddisfacente rispetto alla potenziale utilizzazione della Settima
sezione; soltanto una percentuale inferiore al 25% dei ricorsi spogliati veniva infatti
trasmessa per la declaratoria d'inammissibilità. Questa situazione è stata affrontata
con una serie di provvedimenti che in modo sinergico sono confluiti verso l'obiettivo
comune di un giusto processo in tempi ragionevoli. È stato cioè elaborato un progetto di
intervento condiviso dalla Prima Presidenza, dal Presidente di sezione e da tutti i
consiglieri e dal personale amministrativo, con la consapevolezza che, in ogni caso, a
tutti sarebbe stato richiesto, seppur per un tempo limitato, circa un anno, uno sforzo
straordinario. Il primo intervento ha riguardato il riallineamento dell'organico dei
magistrati della sezione e quello del personale amministrativo, con l'assegnazione di
ulteriori dieci consiglieri e di un presidente non titolare (organico 22 consiglieri e 2
presidenti) e la copertura del posto della dirigente amministrativa, l'assegnazione di
alcuni elementi amministrativi in via definitiva e di un altro in applicazione temporanea.
Si è proceduto poi al riesame di tutti processi già formalmente spogliati e in attesa di
fissazione in pubblica udienza. Sono stati estrapolati i processi che avrebbero in realtà
meritato la destinazione alla Settima sezione in ragione della chiara inammissibilità dei
ricorsi. Sono stati così realizzati ruoli di udienza pubblica numericamente pesanti
(fissazione anche di 80 processi), ma comunque definibili in un'unica udienza, seppur
protratta fino a tarda sera. Sono stati organizzati doppi collegi nella stessa giornata in
modo da incrementare il numero delle udienze. E' stato poi riorganizzato l'Ufficio
spoglio. I magistrati addetti sono passati da due a cinque. Sono stati fissati criteri per
lo spoglio condivisi e rigorosi. La percentuale dei processi trasmessi alla Settima
sezione ha superato la percentuale del 50%. A ciascuno dei magistrati addetti allo spoglio
è stata assegnata una stanza. Ciò ha consentito di lavorare in maniera dignitosa e,
soprattutto, di assicurare quotidianamente la presenza in sezione di almeno quattro
magistrati, oltre quella del Presidente e dei magistrati impegnati in udienza. È stata
così incrementata la sinergia lavorativa tra i magistrati e il personale amministrativo e
si sono ottimizzati i risultati della nuova organizzazione lavorativa degli uffici di
cancelleria. Risultati eccellenti sono derivati dall'individuazione di un responsabile per
la verifica della ritualità delle notifiche. Questo intervento, unito alla scelta di
utilizzare la possibilità prevista dall'art. 148, comma 2 c.p.p. di eseguire le notifiche
a mezzo fax, ha portato ad un abbattimento verticale della percentuale delle nullità, che
nel mese di settembre 2009 è stata pari allo 0%. Sono stati poi rivisti i criteri di
assegnazione dei magistrati alla Settima sezione. È stato deciso che i processi trasmessi
per la declaratoria di inammissibilità fossero trattati dagli stessi spogliatori di
sezione. Si è evitata una duplicazione di lettura e, con l'introduzione di un sistema di
rotazione, tra tutte le sezioni della Corte, nella composizione dei collegi per i
rispettivi processi, si è eliminato il pericolo di una disaffezione lavorativa dei
magistrati addetti alla Settima. Ad ottobre 2009 l'obiettivo fissato inizialmente può
dirsi raggiunto. I numeri assoluti dei processi fissati e non definiti sono diminuiti di
oltre il 33%, da 6914 a 4336. I processi di competenza della Seconda sezione sono stati
tutti fissati per la definizione entro l'aprile 2010, ad eccezione di settecento processi
pervenuti negli ultimi due mesi del 2009 che rappresentano la fisiologica pendenza; il
tempo stimato tra l'arrivo in sezione e la loro celebrazione è di cinque - sei mesi,
utile per assicurare la rituale notifica degli avvisi. Presso la Seconda Sezione non
esiste più arretrato. Può essere assicurata all'utenza una laboriosità intelligente.
3) Autonomia gestionale e contabile, con conseguente
incremento della responsabilizzazione e dei controlli. Le "buone idee"
vanno accompagnate da più flessibilità e autonomia gestionale. È necessario allentare
la centralizzazione della spesa e responsabilizzare gli uffici della Cassazione e delle
Corti d'Appello. L'autonomia conferisce al soggetto una forte responsabilizzazione con
attenta e doverosa attività di controllo, realizzando in tal modo un sistema "a
rete" più moderno ed efficiente di quello burocratico-piramidale che spinge verso
l'irresponsabilità e il compromesso. Da anni si chiede l'autonomia contabile già
concessa ad altre Corti o organi indipendenti (Corte costituzionale, Consiglio di Stato, i
singoli TAR, Corte dei conti, Avvocatura dello Stato e numerose Authority), per gestire in
modo efficiente e responsabile gli uffici, pur tenendo conto di un bilancio sempre più
ristretto. Dal bilancio consuntivo 2009, si evince che per la Corte di Cassazione vi è
stato un impegno di spesa pari ad euro 114.442.904,42 comprensivo delle somme destinate al
funzionamento dell'Ufficio e di quelle volte al pagamento di stipendi ed emolumenti
accessori da corrispondere ai magistrati ed al personale giudiziario. La predetta somma ha
un'incidenza sul bilancio del Ministero della Giustizia pari all' 1,519% e su quello dello
Stato pari allo 0,023%. Le sole spese di gestione dell'Ufficio (esclusi i costi relativi
al personale) ammontano ad euro 2.411.171,39. Tra le voci di spesa più significative si
distinguono le spese postali (circa 1.366.553,57 euro), quelle per la gestione del
servizio automezzi (euro 158.265,37), per lo smaltimento rifiuti (euro 153.495,89), per il
funzionamento degli uffici (euro 202.945,73), per i foto-riproduttori (euro 169.238,50),
per le spese d'ufficio (euro 189.172,50), per l'informatica (euro 584.277,74) ed infine
per l'acquisizione di beni e macchinari vari (euro 314.300,58). I risultati di alcune
indagini di mercato effettuate informalmente dagli uffici amministrativi della Corte
inducono a ritenere che, al di là delle indicazioni fornite dall'ultima finanziaria, sono
comunque possibili ulteriori interventi volti all'eliminazione degli sprechi. Ad esempio,
sarebbe possibile intervenire, alla luce della più recente normativa volta a promuovere
l'uso della posta elettronica e ad attuare il processo telematico, per ridurre le spese
postali, stipulando nuovi contratti più vantaggiosi per l'Amministrazione. Analogamente,
risulta auspicabile la riduzione delle spese per lo smaltimento dei rifiuti mediante una
più attenta analisi dei relativi contratti. Importante contrazione di spesa potrebbe
realizzarsi a mezzo della riorganizzazione del servizio di accompagnamento dei magistrati,
il quale ben potrebbe essere affidato a società private, come ormai in uso presso
numerosi enti ed imprese. Tale esternalizzazione, non solo produrrebbe cospicui risparmi
per la dismissione dei parco auto e l'eliminazione dei relativi costi di gestione e
manutenzione, ma consentirebbe il recupero dei dipendenti attualmente addetti al servizio,
da impiegarsi più proficuamente presso gli uffici e le cancellerie della Corte o, in
alternativa, nella sorveglianza degli accessi alle cancellerie, esigenza questa fortemente
sentita negli ultimi tempi ed evidenziata da numerose inchieste giornalistiche. Tale
mansione risulterebbe peraltro in linea con i nuovi profili professionali individuati nel
contratto integrativo appena stipulato e, allo stato, al vaglio della Corte dei Conti. I
risparmi di spesa appena descritti e gli altri che si potrebbero di certo realizzare
nell'anno 2010, trovano ostacolo nella limitata autonomia gestionale e
finanziario/contabile della Corte. Dover dipendere dall'Amministrazione centrale significa
impedire ai singoli uffici ed in particolare alla Corte di Cassazione ed alle diverse
Corti d'Appello, di assumere qualunque iniziativa manageriale tesa al risparmio. Certo,
risultati apprezzabili sono stati raggiunti anche senza richiedere alcun sostegno
economico. La realizzazione, nel giro di un mese, dell'enorme archivio presso i locali
assegnati dall'Amministrazione centrale in una zona periferica della città, è avvenuta a
costo zero, poiché la Corte, è riuscita ad impiegare risorse interne per trasporto,
catalogazione atti e creazione di un sistema informatizzato di gestione e collegamento tra
gli uffici di piazza Cavour e l'anzidetto archivio. Tra le iniziative finalizzate ad una
maggiore efficienza dei servizi, senza alcun stanziamento da parte dell'Amministrazione
centrale, si distingue anche quella che ha portato alla stipula di convenzioni con diverse
università italiane aventi lo scopo di acquisire la collaborazione di tirocinanti
qualificati per l'assistenza al Magistrato nelle ricerche di informatica giuridica, senza
così distogliere il personale dalle cancellerie. E' pure allo studio la possibilità di
siglare accordi con altre amministrazioni pubbliche al fine di migliorare il servizio
complessivo da rendere al cittadino-utente. È doveroso, infine, segnalare che la recente
istituzione dell'Ufficio relazioni con il pubblico e dei correlati sportelli periferici è
avvenuta senza sovvenzione alcuna: persino i corsi di formazione sono tenuti
gratuitamente, come spesso accade, da funzionari direttivi della Corte. Tutto ciò
rappresenta però una minima parte di quanto si sarebbe potuto fare. Se le Corti fossero
guidate da dirigenti responsabilmente impegnati a garantire, non solo un corretto
svolgimento dei processi nel più breve tempo possibile, ma anche a combattere gli sprechi
che da sempre caratterizzano la pubblica amministrazione senza esclusione del sistema
Giustizia, potrebbero raggiungersi sorprendenti obiettivi. Decentrare e responsabilizzare
la Corte di Cassazione e le Corti d'Appello nella gestione autonoma della spesa, sono le
uniche strade percorribili per favorire in concreto l'applicazione di sistemi di gestione
manageriali da parte dei dirigenti; avrebbe termine anche quella strana prassi che porta i
diversi Uffici a spendere più di quanto necessario per non rendere le somme in avanzo
all'Amministrazione centrale. Tale diffusa tendenza è dettata dal concreto timore di
vedersi ridurre gli stanziamenti futuri, atteso che le necessità degli uffici sono di
norma preventivate in base a quanto risultato necessario nei passati esercizi. La maggiore
autonomia degli Uffici, con conseguente possibilità di gestire somme preventivamente
assegnate, diventa allora non più procrastinabile anche ai fini della razionalizzazione
della spesa pubblica. Sul punto, occorre precisare che ogni Ufficio incamera gettiti
attraverso 1'esazione del contributo unificato e dei diritti di cancelleria per il
rilascio di copia degli atti. La sola Corte di Cassazione ha percepito, nell'anno 2009,
euro 6.339.250,04 di contributo unificato ed euro 545.827,00 di diritti di copie. Inoltre,
i canoni di abbonamento alla banca dati giuridica ItalgiureWeb hanno portato introiti per
euro 431.306,00. Il totale riscosso dalla Corte di Cassazione ammonta dunque, per l'anno
2009, ad una somma pari ad euro 7.316.383,09. Tale considerevole gettito deve essere
rapportato a quanto stanziato per la Cassazione per il funzionamento dell'Ufficio,
nell'anno 2009, che allo stato, risulta pari ad euro 2.411.171,39. Il virtuale bilancio
dell'Ufficio chiude dunque con un attivo di euro 4.905.211,70 che sicuramente avrebbe
fatto registrare ulteriori attività se si fosse realizzata la auspicata autonomia. Se
queste osservazioni possono dirsi valide per la suprema Corte, a maggior ragione, visto il
diverso numero dei procedimenti e la possibilità di incamerare maggiori somme per il
contributo unificato, possono ritenersi idonee per le Corti territoriali. Del resto è
ormai noto che la riconosciuta maggiore autonomia non può che rafforzare comportamenti di
tipo imprenditoriale, orientati all'innovazione e, non da ultimo, al risparmio. Non sembra
però sufficiente che siano concesse solo contabilità generale e bilancio d'esercizio,
occorrendo interventi normativi per la realizzazione di ambiti di autonomia sostanziale,
sotto i diversi profili dell'autonomia gestionale, organizzativa e almeno parzialmente
finanziaria, ovviamente confermando una responsabilità complessiva sui risultati
conseguiti. A tal fine, dovrebbero essere sviluppati idonei strumenti di indirizzo e
controllo da parte dell'Amministrazione centrale. Solo dalla combinazione tra
decentramento/responsabilizzazione e valutazione/controllo potrà derivare l'auspicato
salto di qualità di cui il servizio "Giustizia" nutre forte bisogno. Non si
chiedono più risorse o elargizioni, ma si vuole utilizzare al meglio quelle esistenti,
evitando una gestione burocratica, lontana dalle esigenze del servizio che la Cassazione
deve rendere al Paese.
4) I risparmi "interni" al sistema e
l'eliminazione degli sprechi. Oltre a chiedere risorse aggiuntive si deve evitare
di disperdere quelle oggi disponibili. Gli sprechi di risorse non derivano solo da
inefficienze organizzative, ma anche da norme obsolete e onerose. Con l'ultima legge
finanziaria (l. n. 259 del 2009) è stato fatto un primo e parziale tentativo per ridurli.
Si è intervenuti - ma, si ripete, solo in parte - sui costi delle intercettazioni, sulle
spese di Giustizia, sulla irrazionalità della pubblicazione delle sentenze penali a mezzo
stampa. In particolare, sono stati effettuati i seguenti interventi: a) in materia di
intercettazioni, l'art. 2, comma 211, prevede la gratuità del rilascio delle informazioni
contenute nei tabulati relativi al traffico telefonico in materia di intercettazioni.
L'analisi dei costi sostenuti in materia di intercettazioni negli ultimi sei anni
evidenzia, per i tabulati, un costo medio di 17 milioni di euro, che costituisce il
risparmio di spesa annuo fino all'emanazione del decreto di fissazione del ristoro di tali
costi. b) in materia di spese di Giustizia, l'art. 2, comma 212, modificando la vigente
normativa contenuta nel comma 2 dell'articolo 13 del decreto del Presidente della
Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, dispone che i processi esecutivi mobiliari di valore
inferiore ad euro 2500 vengano sottoposti a contributo unificato per un importo pari ad
euro 30. c) si prevede inoltre l'introduzione del contributo unificato per i processi di
opposizione alle sanzioni amministrative di cui all'articolo 23 della legge 24 novembre
1981, n. 689. La normativa in vigore prevede che gli atti del processo e la decisione sono
esenti da ogni tassa ed imposta; la nuova disciplina prevede, invece, che gli atti del
processo siano soggetti al pagamento del contributo unificato di cui all'articolo 13 del
decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, nonché delle spese
forfetizzate secondo l'importo fissato all'articolo 30 del medesimo D.P.R. La disposizione
prevede altresì l'introduzione del contributo unificato anche nelle cause di lavoro o
concernenti rapporti di pubblico impiego, e nelle cause in materia di previdenza e
assistenza obbligatorie, limitatamente, però, al ricorso per Cassazione. Sulla base dei
dati della Direzione generale di statistica del Ministero della Giustizia, si può stimare
che il numero dei procedimenti esecutivi mobiliari fino a 2500 euro, per l'anno 2008, è
pari a 250.000; tali procedimenti risulterebbero, dunque, sottoposti al pagamento di un
contributo unificato pari a 30 euro. Si può stimare, inoltre, che, per lo stesso anno, il
numero dei procedimenti per opposizione a sanzioni amministrative attualmente, esenti dal
pagamento del contributo, ammonti a circa 1.250.000. Di questi, circa l'70% rientrerebbe
nel primo scaglione (contributo unificato pari a 30 euro) e il 30% nel secondo scaglione
(contributo unificato pari a 70 euro). È possibile stimare in circa 7.000 all'anno il
numero dei ricorsi per Cassazione concernenti le cause di lavoro o rapporti di pubblico
impiego, nonché previdenza e assistenza obbligatoria. Si prevede un importo unitario del
contributo unificato di 103,30. Le modifiche proposte determinerebbero, dunque, un nuovo
gettito pari a un totale di 60.723.100 euro. d) l'art. 2, comma 213, prevede la
possibilità di provvedere, tramite convenzioni, alla gestione dei crediti relativi alle
spese di Giustizia conseguenti ai provvedimenti passati in giudicato al 31 dicembre 2007.
Tali gestioni afferiscono, in particolare, alla definizione di modalità più celeri per
la gestione amministrativa dei citati crediti, attualmente curata dagli stessi uffici
giudiziari presso i quali sono maturati, con conseguente inevitabile andamento oggi
condizionato dalle necessità di assicurare contemporaneamente le ordinarie incombenze
amministrative funzionali all'espletamento delle attività giudiziarie. Con il
perfezionamento delle nuove modalità di gestione indicate, invece, si consentirà di
assicurare le attività gestionali occorrenti per assicurare l'effettivo recupero del
credito attraverso l'ausilio di soggetti specializzati del settore e che svolgeranno tali
attività con risorse a tal fine dedicate, senza dovere limitare il relativo impegno a
quanto ordinariamente residuale rispetto ad altre incombenze amministrative (come detto,
quelle connesse all'ordinario funzionamento delle altre, spesso impellenti e
indifferibili, competenze essenziali per lo svolgimento della funzione giudiziaria).
Attraverso la valorizzazione di tali apporti, sarà concretamente possibile rendere più
efficiente la gestione amministrativa dei crediti indicati, aumentando la percentuale di
riscossione degli stessi, oltre a recuperare importanti risorse per l'ordinaria attività
amministrativa a supporto della funzione giudiziaria. Al fine di quantificare le risorse
che deriveranno dall'affidamento della gestione, si evidenzia che dall'analisi dei dati
comunicati dalla Direzione generale di statistica, l'ammontare delle somme rimaste da
recuperare è pari complessivamente a 3.372.352.314,17 di cui euro 3.368.767.125,35
riguardante la materia penale e 3.585.188,82 riguardante la materia civile. Si precisa che
i dati relativi all'anno 2004 sono frutto di una stima. Considerato che il tasso di
recupero medio oscilla tra l'8 e il 9 %, è ragionevole ritenere che l'affidamento del
credito a soggetti privati possa consentire incremento percentuale delle somme recuperate
del 5%, pari ad una percentuale complessiva del 13,5 (8,5% + 5%)da recuperare. Il recupero
complessivo ammonterebbe quindi ad euro 455.267.562, con un maggior introito di
168.617.616 euro nel triennio 2010/2012 (56.205.872 euro all'anno). e) l'art. 2, commi
216-218, interviene sulla semplificazione della pubblicazione delle sentenze penali a
mezzo stampa, disponendo la pubblicazione del provvedimento sul sito internet e la
contestuale pubblicazione di un avviso di dimensione ridotte contenente la sola
indicazione degli estremi della sentenza e dell'indirizzo del sito internet di
pubblicazione. L'andamento delle spese di pubblicazione delle sentenze degli ultimi
quattro anni evidenzia un costo medio di 3.692.029,15, con un picco di circa 5 milioni di
euro sostenuto nell'anno 2008. Il risparmio complessivo annuo, al netto delle spese che si
dovranno sostenere per gli avvisi di dimensione ridotta, è pari a circa 3 milioni di
euro, ipotizzando una spesa pari al 20% del costo totale attualmente sostenuto. Ma si
può, e si deve, fare di più. Si può fare di più nei settori in cui si è già
intervenuti: spese di Giustizia, il cui recupero è ancora troppo basso rispetto al
dovuto; spese per le intercettazioni, su cui paghiamo i canoni più alti d'Europa;
pubblicazione obbligatoria sulla stampa a pagamento e non gratuita sul sito istituzionale
di svariate sentenze. Si può intervenire in svariati altri settori, pure da tempo
individuati dai Magistrati: ad es., in materia di processi agli imputati irreperibili, che
vengono celebrati con il rito più dispendioso, quello dibattimentale, senza che ciò sia
di alcuna utilità né per l'imputato né per il sistema, ovvero in materia di
ripartizione di funzioni tra magistrati e personale amministrativo, essendoci oggi molte
competenze che potrebbero essere svolte dalle cancellerie e non ai giudici.
Le disfunzioni più gravi ed evidenti riguardano
l'organizzazione territoriale delle sedi giudiziarie e la cd. "legge Pinto". a)
l'organizzazione territoriale delle sedi giudiziarie Occorre con urgenza un riordino delle
circoscrizioni giudiziarie, la cui distribuzione ottocentesca contrasta con i principi di
buona organizzazione degli uffici pubblici. In Italia ci sono 165 Tribunali e relative
procure, di cui non pochi istituiti con leggi speciali ad hoc, e 220 sezioni distaccate di
Tribunali. Di questi, 93 Tribunali e Procure, che rappresentano il 56% degli uffici
giudiziari, hanno non più di 20 Magistrati, e circa 60 hanno sede in territori che già
possono contare sull'esistenza di un Tribunale nella sede del capoluogo provinciale
(abbiamo 19 Tribunali in Sicilia, con 4 Corti d'Appello, e 17 Tribunali in Piemonte; a
Sulmona il Tribunale più piccolo ha 1 Presidente e 3 Giudici). Ciò provoca costi di
gestione altissimi e continui rischi di blocco nelle sedi più piccole, per l'assenza
anche di un solo Giudice. La strada era stata già aperta con la soppressione delle
preture e degli uffici circondariali del p.m. con il dlg.s 19 febbraio 1998 n. 51 (artt. 1
e 2), determinando, all'art. 33, il nuovo organico dei magistrati presso gli altri uffici
giudiziari. Si comprendono le resistenze locali, ma non sono sostenibili 93 circoscrizioni
giudiziarie (circa il 56% del totale) con meno di 20 magistrati. In attesa di un riordino
organico, si potrebbero almeno trasformare, in via transitoria, i Tribunali periferici in
sezioni distaccate del Tribunale del capoluogo di Provincia. Ciò consentirebbe di
conservare intatta la rete territoriale, ma di centralizzare in capo al presidente del
Tribunale provinciale la gestione del personale e delle risorse, con ben maggiore
efficienza e flessibilità, rendendo un servizio migliore, anche nelle stesse sedi
distaccate. In altri paesi si è già provveduto sia all'accorpamento dei Tribunali
piccoli e medio-piccoli sia alla ripartizione nel 2007 dei Tribunali grandi come quello di
Parigi, suddiviso in quattro sedi più funzionali ed efficienti in virtù del principio di
" une organisation territoriale rationalisée". b) la improcrastinabile riforma
della legge-Pinto. Quanto ai gravissimi e assurdi costi della legge-Pinto, il Governo -
raccogliendo l'invito che l'anno scorso proveniva da quest'Aula - ha presentato in
Parlamento (il 10 marzo 2009) un intervento organico di riforma nell'ambito del disegno di
legge A.S. n. 1440. Si propone (art. 23 dell'A.S. n. 1440) una nuova disciplina, ben
articolata ed equilibrata, volta ad accelerare sia il processo principale che l'intero
procedimento-Pinto. Quest'ultimo, rispetto all'attuale strutturazione interamente
giurisdizionale contenziosa - che grava oggi abnormemente sul lavoro delle corti di
appello, ossia sull'ufficio giudiziario già di gran lunga più oberato dal carico di
lavoro arretrato e, pertanto, troppo spesso vittima e allo stesso tempo carnefice
dell'irragionevole durata dei processi - verrebbe dalla riforma ripartito in una prima
fase necessaria di tipo monitorio e paragiurisdizionale (in certo assimilabile a un
procedimento di volontaria giurisdizione) assai agevolmente gestibile dai presidenti delle
corti di appello con l'ausilio, ivi espressamente previsto, degli uffici di cancelleria e
di magistrati delegati appartenenti a qualsiasi ufficio giudiziario del Distretto; ed in
una seconda fase propriamente giurisdizionale che, però, sarebbe meramente eventuale -
nonché, prevedibilmente, piuttosto infrequente, alla stregua del complessivo disegno
legislativo - solo quest'ultima in effetti gravante sulle corti di appello. L'approvazione
della riforma porterebbe una significativa riduzione delle domande di equa riparazione,
nonché del carico oggi gravante sulle Corti di appello (tra il 50% e il 90%). Inoltre, si
azzererebbero quegli incresciosi fenomeni della c.d. "Pintobis", ossia la
richiesta del danno anche per il ritardo nella conclusione del procedimento-Pinto. E ci
sono ormai casi anche di Pinto- ter e di Pinto- quater. I vantaggi potenziali per la
finanza pubblica sono evidenti. Ciò viene confermato dalla relazione tecnica della
Ragioneria generale dello Stato. In realtà, a un beneficio economico senz'altro
notevolissimo (peraltro senz'altro assai maggiore di quello minimale riscontrato dalla
RGS, dovuto al fatto che quest'ultima non si deve discostare da stime prudenzialissime) si
sommerebbe un beneficio assai maggiore per l'aggravio degli uffici giudiziari che - non
dovendo disperdere ulteriori energie anche umane per indennizzare i ritardi già
verificatisi - potrebbero profondere gli stessi mezzi (oltre a quelli patrimoniali
risparmiati da una riduzione degli indennizzi da liquidare) per far fronte all'ordinario
lavoro e aggredire l'arretrato già formatosi, così riducendo l'angolo di quel piano
inclinato sul quale, a velocità finora sempre maggiori, stanno scivolando l'efficienza e
l'efficacia dell'amministrazione della Giustizia in Italia. Il ricordato testo, però, non
ha fatto molta strada in Parlamento. Le medesime disposizioni sono state inserite
nell'A.S. n. 1880 (ora A.C. n. 3137), approvato dal Senato e trasmesso alla Camera.
L'auspicio è che la riforma della legge-Pinto possa quanto prima divenire legge dello
Stato. Altrimenti, i 267 milioni di debito e gli 11.343 procedimenti pendenti per
legge-Pinto continueranno ad incrementarsi a ritmo esponenziale, sottraendo sempre più
energie al bilancio pubblico e all'ordinario svolgimento della funzione giurisdizionale.
Perché continuare a sprecare tante risorse per risarcire i danni dell'arretrato, quando
potrebbero essere destinate a smaltirlo? Il Ministero della giustizia ha pagato, fino al
2009, 150 milioni di euro di risarcimento per legge- Pinto, ha un debito ancora esistente,
fino al 2008, di 86 milioni di euro e per il solo anno 2009, sono già stati contratti 31
milioni di debiti, per un totale ammontante a 267 milioni di euro. L'unica notazione da
aggiungere, ad ulteriore riprova dell'incremento esponenziale dei costi e
dell'impressionante tetto, ormai raggiunto, è che il fabbisogno delle Corti, delegate al
pagamento per debito Pinto, pari, a gennaio 2009, ad euro 56.777.439,23, nello stesso
periodo dell'anno da poco iniziato è passato ad euro 89.195.741,59 con un incremento
complessivo del 69,96 %. Oltre ai costi l'ingorgo giudiziario a causa della legge Pinto si
dimostra superiore ad ogni previsione: solo nel primo semestre del 2009 le corti d'appello
hanno definito 11.343 procedimenti per Legge Pinto e per la prima volta risultano ricorsi
Pinto per controversie davanti al Giudice di pace: 115 nel 2009 (fonte: Ministero della
Giustizia, Dipartimento per gli affari di Giustizia). Peraltro, nel primo semestre del
2009 risultano sopravvenuti 18.033 procedimenti a fronte dei 13.784 del medesimo periodo
dell' anno precedente, con un incremento, in generale, del 30,8 % che tocca, in alcune
sedi, punte considerevoli fra le quali spiccano il 521 % di Trieste, il 217,4 % di
Cagliari, il 156,6 % di Genova e, infine, il 120, 6 % di Potenza. Conseguentemente, nel
primo semestre del 2009, l'incremento delle pendenze finali è stato del 43,1 % (grazie
anche a sedi, come Brescia, in cui si registra un decremento del 45%). Complessivamente,
nel primo semestre del 2009 risultano pendenti 37.393 procedimenti, con un incremento del
43,1 % rispetto al medesimo periodo del 2008 (in cui risultavano pendenti 26.132
procedimenti).
5) La comunicazione e il silenzio: i processi al di
fuori degli uffici giudiziari. Il lavoro del Giudice - e il mio vuole essere un
invito tanto sereno quanto determinato - richiede decoro e riservatezza. I "Principi
di Bangalore sulla deontologia giudiziaria" (adottati nell'ambito del Comitato dei
diritti dell'uomo presso l'ONU) affermano che " un giudice, come qualsiasi altro
cittadino, ha il diritto alla libertà d'espressione, di convinzione, di associazione e di
riunione, ma nell'esercizio di tali diritti ogni giudice si condurrà sempre in modo da
salvaguardare la dignità e la funzione giurisdizionale e l'imparzialità e indipendenza
della magistratura". Il Diritto non si applica nel dibattito sui media. Desta
perplessità la partecipazione di giudici ai talk show televisivi ove si ricostruiscono
delitti oggetto di indagini, e persino di processi in corso, alla ricerca di una verità
"mediatica" diversa da quella processuale. Siffatta tipologia di programmi -
assistita, a quanto pare, da elevati indici di gradimento - non può, di certo, ritenersi
vietata dall'ordinamento, ancorché debba costantemente aversi cura che sia adeguatamente
rappresentato il fenomeno come strutturato per offrire soltanto una realtà immaginifica o
virtuale, eventualmente idonea a sovrapporsi, per forza di persuasione, negli utenti a
quella diversa accertata nelle sedi a ciò deputate. Del pari l'ordinamento, in via di
principio, non pone divieti a che il Magistrato, svolga in piena libertà quelle attività
che costituiscono espressioni di diritti fondamentali, quali la libera manifestazione del
pensiero, di associazione, di esplicazione della personalità e ciò al di là del
condivisibile principio assiomatico secondo il quale "i processi si fanno in
tribunale e non in televisione" e del bonario, provocatorio monito di recente,
autorevolmente formulato a lavorare di più e ad andare meno in televisione o a convegni
mediatici. Il Magistrato che partecipi a siffatte trasmissioni deve tener conto degli
obblighi del codice deontologico (art. 6) che impongono, nei rapporti con la stampa e
altri mezzi di comunicazione di massa, di ispirarsi sempre a criteri di equilibrio e
misura, a pena di sanzioni disciplinare (art. 2 lett. v, z, aa, bb). La Giustizia non ha
bisogno di audience, ma di fiducioso rispetto. Si deve, peraltro, prendere atto con
compiacimento che, con singolare sintonia, la Corte in sede penale, di recente, ha
statuito, nella subjecta materia (v. Cass. sez. V.n.1558/2009), principi affatto
coincidenti con gli approdi cui è pervenuto il codice di autoregolamentazione adottato a
conclusioni dei lavori svolti presso l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni,
frutto dell'accordo tra l'Ordine dei giornalisti e la Federazione nazionale della stampa,
sottoscritto anche da Rai, Mediaset, Telecom Italia media s.p.a. ed altri. Detto accordo
risulta comunicato in data 25 maggio 2009 al CSM che, nella seduta del 22 luglio 2009, ne
ha preso atto con viva soddisfazione. Le regole elaborate nelle sedi sopra citate
contemplano, esemplificativamente: - il rispetto del contraddittorio e del principio di
non colpevolezza; - l'adozione di modalità espressive e tecniche comunicative che
consentano all'utenza adeguata comprensione della vicenda; - il rispetto della
riservatezza, dignità e decoro altrui ed in special modo della vittima o di altri
soggetti non indagati; - il dovere di una chiara informazione circa le differenze tra
documentazione e cronaca, tra cronaca e commento, tra indagato, imputato e condannato, fra
pubblico ministero e Giudice, tra carattere definitivo e non definitivo dei provvedimenti;
- l'obbligo di completezza e approfondimento della notizia con la imprescindibile
precisazione, se del caso, che eventuali ipotesi coltivate non hanno trovato alcuna
conferma in sede di investigazione; - la verifica dell'attualità della notizia ed
attualità dell'interesse pubblico, anche al fine di definire un giusto contemperamento
col diritto all'oblio consistente nel giusto interesse di ogni persona a non restare
indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore ed alla sua
reputazione la reiterata pubblicizzazione di notizie che, in passato, sono state
legittimamente divulgate. La comprovata, abituale osservanza delle suddette regole,
condivise dalle parti, dovrà costituire un preciso parametro di valutazione da parte del
Magistrato anche in ordine alla valutazione di compatibilità della sua presenza e
partecipazione con il prestigio dell'ordine giudiziario. Fermo il principio di piena
libertà di manifestazione del pensiero, il Magistrato si ispira a criteri di equilibrio e
misura nel rilasciare dichiarazioni ed interviste ai giornali e agli altri mezzi di
comunicazione di massa. " |
|
Togliere l'RAP e l'IMPOSTA sugli interessi
dei BUONI del TESORO ? |

Silvio Berlusconi
|
Nino Luciani*, Sugli ulteriori interventi per l'uscita dalla crisi economica
* Prof. ordinario di
Scienza delle Finanze nell'Univ. di Bologna
|
Le priorità:
a) azione per il commercio estero, volano principale per l'Italia;
b) riduzione del debito pubblico (in questi giorni, 1.787 miliardi). |
|
Gli strumenti, più a portata di mano:
a) abolizione dell'IRAP;
b) abolizione dell'imposta sugli interessi dei titoli di Stato. |
Anche un occhio alla legge
bancaria, per filtri ai rapporti tra mercati monetario e finanziario. |
|
1.-
Ripartiamo da una sommaria diagnosi della crisi economica. Nessun
intervento è razionalmente proponibile se non si riparte da una diagnosi della crisi
economica. Su questo, in precedente nota, ho
ragionevolmente ipotizzato che le ragioni della crisi finanziaria (da cui è derivata
quella economica) sia la conseguenza di due eventi:
1) uno di natura economica, collegata a vari fattori, e
specificamente:
a) alla fine della guerra in IRAQ, che ha creato un brusco calo della
domanda pubblica di prodotti per la guerra (un caso analogo si era visto, precedentemente,
nei primi anni ' 90 a seguito della fine della guerra fredda), e di conseguenza una
crisi strutturale delle industrie produttrici per la guerra;
b) all'aumento del prezzo del petrolio, come conseguenza della sua scarsità
relativa, per il surriscaldarsi della domanda dei grandi paesi asiatici e
per le esigenze della guerra;
c) alla crisi delle industrie automobilistiche, come conseguenza del caro
petrolio, a partire dai Paesi nei quali maggiore era lo spreco dei carburanti da petrolio;
e alle conseguenze sull'indotto;
2) uno di natura finanziaria, collegata a vari altri fattori,
quali:
a) il sostegno finanziario ad oltranza degli investimenti nelle industrie
per la guerra, del tutto al di fuori di quella sana visione, per la quale la moneta a
breve termine non va impiegata per il lungo termine (tali i finanziamenti di investimenti
in impianti produttivi per la guerra);
b) l'accumularsi di liquidità presso mani con relativa alta propensione al
risparmio (in questo caso, soprattutto i paesi produttori di petrolio).
In queste condizioni il circuito dei capitali si è bloccato, e da
qui si è generata una serie di effetti paralizzante a domino: la disoccupazione, il mutuo
per la casa non pagato, le banche in crisi, e così via.
Il tutto potrà avere una attenuazione dalla eventuale
intensificazione della guerra in Afganistan, ma di nuovo, dopo la guerra, una nuova crisi
si replicherà, in proporzione.
2.- Cosa ha fatto di importante il
nostro Governo. In questo scenario la crisi più preoccupante è stata quella
delle banche, anche perchè, di norma, le banche prestano danaro in misura pari al 90%
circa dei depositi. Pertanto, in caso di diffusione di sfiducia sulle banche, se il
pubblico accorresse massiccio a chiedere i proprio denaro a breve, le banche non sarebbero
in condizioni di pagare.
Di fronte alla prospettiva di una catastrofe tanto grave (la perdita
dei propri risparmi, da parte delle famiglie) il Governo ha retto con grande decisione
assumendo la garanzia della solvenza bancaria. Ma noi, in Italia, avevamo
già sperimentato le crisi bancarie degli anni '30 e sapevamo. Penso,
però, che sia stata solo quello l'intervento (ma determinante) del Governo.
E' stato anche fondamentale la creazione di moneta da parte della BCE.
Ma se "il cavallo non beve", l'offerta di liquidita non basta. E lo vediamo col
senno di poi: in questo senso è necessaria la manovra del bilancio pubblico.
Il secondo intervento, più ovvio, sarebbe dovuto essere l'aggravio
fiscale temporaneo sui redditi medio-alti (1-2% del reddito) bilanciato da sgravio a
favore dei redditi medio-bassi: perchè gli uni hanno propensione relativamente alta al
risparmio, e gli altri propensione relativamente alta alla spesa. Ma questo non poteva
essere fatto da un Governo che ha avuto i voti dalle classi di reddito medio-alto.
Ci sono stati i poco più che simbolici "ammortizzatori
sociali", e le bravate di Berlusconi, in TV, in favore dell'ottimismo.
C'è stata una legge per la detassazione degli utili reinvestiti. Ma
questa è una manovra per il lungo termine, non per l'immediato (che è ciò che serve).
C'è stato il via per un elenco di investimenti pubblici. Ma anche questo,a
causa della lentezza,agisce nel lungo termine.
L'unico fatto di vero rilievo, immediato, è stato il turismo estivo.
E' stata questa la maggiore occasione in cui i nostri cittadini con relativa alta
propensione al risparmio hanno rimesso in circolo il loro danaro. E' questo che ha creato
un vantaggio all'Italia, in confronto agli altri Paesi Europei.
3. Quali ulteriori interventi, al più presto
possibile. Nel caso dell'Italia, il volano più importante è il
commercio estero, che però è in sofferenza strutturale, accumulata fin dai primi passi
dell'Euro. Rispetto a questo problema, la via da percorrere è agire sul livello dei
prezzi interni, e questo ci porta ad alcune manovre fiscali.
a) Abolizione dell'IRAP. Essa è possibile e necessaria.
A riguardo della possibilità, quanti si stracciano le vesti
argomentano che si creerebbe un vuoto finanziario per la sanità, nei bilanci delle
Regioni, trascurano che da troppo tempo si spreca troppo denaro pubblico per una sanità
che non c'è. Forse sono un mistero le lunghe file di attesa per una visita specialistica,
una radiografia ... anche in Regioni importanti come l'Emilia Romagna ?
Si può, magari, argomentare che non sarebbe buono demolire la sanità
pubblica dalla sera alla mattina. D'accordo, si faccia con gradualità, ma non troppo.
C'è, poi, anche l'impegno fondamentale elettorale del Governo al taglio della spesa
pubblica). La sanità pubblica, se deve funnzionare ancora come adesso, è
meglio restringerla alla cose veramente necessarie: gli interventi chirurgici, le malattie
contagiose, l'assistenza medica gratuita ai cittadini con reddito inferiore al minimo
vitale. Da altra parte, conviene a tutti pagare meno
imposte, ma avere davvero la sanità, a pagamento (di sicuro inferiore alle imposte, oggi
pagate).
A riguardo della necessità di abolire l'IRAP,
occorre avere in mente che essa è una imposta sul valore aggiunto, e che si scarica sui
prezzi (anche se la legge non crea un diritto di scarico, come per l'IVA).
In Italia l'abolizione avrebbe effetti deflazionistici, benefici per
agevolare la concorrenza delle nostre imprese esportatrici e benefici per incentivare la
domanda interna, grazie allo sgonfiamento dei prezzi.
b) Abolizione dell'imposta sugli interessi dei titoli del debito
pubblico. In Italia il debito pubblico è il maggior ostacolo al libero mercato.
L'imposta sugli interessi del debito pubblico aumenta fittiziamente l'ingessamento di
tutto il sistema. Una sua abolizione farebbe calare anche le spese dello Stato e, dunque,
nel caso esaminato, aiuterebbe l'abolizione dell'IRAP.
Già, ... perchè l'investitore guarda agli interessi "netti da
imposta". Dunque, l'imposta sugli interessi è, di fatto, pagata dallo Stato sotto
forma di interessi maggiori di quelli dovuti, se l'investitore non fosse soggetto di
imposta. Anche questa manovra ridurrebbe la spesa pubblica, e dunque andrebbe per il verso
di agevolare l'abolizione dell'IRAP.
c) Rimane, sul tappeto, il problema di rivedere la legge bancaria.
Serve meglio delineare i rapporti tra mercato monetario e mercato finanziario, alla luce
degli eccessi di "deviazione" avvenuti, soprattutto negli USA (ma con
contagi su alcune banche italiane). Va mantenuta la "banca mista" così come
adesso ? Le anticipazioni su titoli vanno sottoposte a regole meglio definite ? Le
partecipazioni incrociate tra banche e imprese sarebbero da vietare ? L'Italia, per la sua
specifica esperienza, dal 1936 al 1993, potrebbe avere qualcosa da dire anche agli
altri Paesi. NLUCIANI |
Il
tema di cui si discute: "Se L' ITALIA va VERSO UNA DITTATURA" |

Silvio Berlusconi
|
Democrazia in pericolo
in Italia ? No, democrazia anomala, e da anni ...
Il motivo è che, in luogo del controllo del parlamento sul governo,
- negli anni '90 il controllo è stato fatto dalla Magistratura;
- adesso è fatto dai mass media, in misura prevalente;
- e, per necessità, c'è l'azione sopra le righe, del Capo dello Stato.
Il nodo da sciogliere è restituire al parlamento le sue funzioni, ma anche dare al
governo una stabilità, costituzionalmente regolata con binario molto diritto |
|
|
Le vie per sciogliere
il nodo sono:
a) l'attuazione di un bipolarismo coeso al proprio interno, e ciò richiede che ognuno dei
due poli sia capace di prendere decisioni sulla base di una regola condivisa (questo
anche in considerazione che il "bipartitismo" è stato respinto da un
recente referendum popolare);
b) la riforma costituzionale del sistema di governo, con l'elezione diretta del Premier. |
1.- La crisi della democrazia in Italia.
Stando agli storici, la democrazia è quella "cosa", che Milziade conquistò per
la Grecia e per noi Europei, nel 490 a.C. a Maratona sconfiggendo Dario I, Gran Re dei
Medi e dei Persiani; ed è ancora quella "cosa" che Temistocle consolidò
definitivamente nel 480 a.C., a Salamina, sconfiggendo Serse (successore di Dario).
Quella "cosa" è la democrazia, che è il diritto dei popoli alla
libertà, con il solo limite di chinare il capo davanti alla legge.
In termini filosofici, la democrazia è quel sistema politico in cui la
"opposizione" è legittimata, ha piena libertà di critica del Governo, ed è
titolata all' alternanza rispetto al partito che fa il Governo.
Ma, allora, di cosa ci lamentiamo ? Il nodo dell'impasse è che la
"opposizione" ha un senso, politicamente, se vive mediante il parlamento, vale
dire mediante la rappresentanza del popolo per "maggioranza" e
"minoranza", preso atto che la democrazia diretta non può esistere
materialmente. Appunto..., il nodo è la questione del parlamento, che oggi è
completamente controllato dal Governo, e dunque non svolge più la sua funzione.
In Italia, la fine della prima Repubblica per mano
giudiziaria, negli anni '90, ha segnato la prima crisi della democrazia in Italia. Già
..., perchè i Governi cadevano ogni 6 mesi, e la strumentazione della "cosa
pubblica" (non l'alternanza, e la moralizzazione conseguente) era divenuta la via,
attraverso la quale il potere politico catturava il consenso e si auto-alimentava. Ed, a
quel punto, ecco il potere giudiziario a demolirne i presunti responsabili: tali i grandi
partiti (la "Democrazia Cristiana" e il PSI, che già erano stati l'architrave
della democrazia subentrata al fascismo, oltre al PCI).
Il controllo della Magistratura sul Governo è stata la prima
anomalia della nostra democrazia.
2. Berlusconi ha salvato la democrazia ? E' un fatto che la
nascita del partito di Forza Italia ha in qualche modo riempito il vuoto di potere,
lasciato dagli scomparsi DC e PSI e, inoltre, ha impedito al PCI di succedere alla DC.
E' stato un bene impedire al PCI di assumere il Governo? Personalmente, non
ho avuto più dubbi, dopo gli anni '70, sulla vocazione assolutamente democratica del PCI
(rifiuto della lotta armata, come mezzo di conquista del potere; numerose prese di
distanza dai metodi dell'URSS, anche anteriormente,
).
Tuttavia, tant'è che le cose sono andate diversamente. Anzi, sono stato fra
quelli che hanno benedetto Forza Italia e poi anche le successive alternanze delle
coalizioni.
Invece ho avuto riserve su Berlusconi, da quando è stato anche lui
investito dalla Magistratura.
E adesso che abbiamo visto il seguito... possiamo dire che il vuoto
lasciato dalla DC sia stato riempito efficacemente, in termini di democrazia ?
E' un fatto che il potere di Berlusconi si regge sul collegamento diretto
col popolo sulla base di una nuova "moralità pubblica", quella di chiedere il
voto impegnandosi su un programma. Questo può avvenire grazie al progresso tecnico nel
campo della comunicazione.
E come Berlusconi si vale dei mass media per colloquiare col popolo, così
"altri" si valgono dei mass media per il controllo del Governo. Questo controllo
è la seconca anomalia della democrazia, (dopo quella relativa alla
Magistratura negli anni '90.
L'interrogatorio del Premier, ieri sera (martedì 15 sett) sul primo
canale della televisione pubblica, è la prova visibile che il controllo del governo è
fatto, oggi, da una sorta di tribunale del popolo, i cui giudici sono i
giornalisti della grande INFORMAZIONE, e il capo del governo è chiamato a rispondere
direttamente al popolo.
Ritengo che sia assolutamente da respingere un meccanismo che ha, come
effetto conseguente, che il Premier si occupi di rintuzzare personalmente i mass media,
magari distraendosi dal "buon governo".
Direi anche che le dimissioni "obbligate" del direttore di
AVVENIRE sia un caso di intimidazione grave e di arroganza, questa volta sulla
Chiesa Cattolica, da parte di un giornalista che rientra nel suo sistema di potere.
E chissà quanti altri casi ci sono di persone che si sentono potenzialmente intimidite,
soprattutto imprenditori, i più vulnerabili tra quelli che osassero esprimere
"opinioni".
Infine il fatto, che non ci sia stato (martedì) il plebiscito
dell'audience, confligge con i sondaggi d'opinione del Premier.
2.- In queste anomalie, la Costituzione c'entra
molto, per fortuna. I Padri Costituenti, nel prefigurare il sistema democratico
per l'Italia, si preoccuparono di introdurre alcuni meccanismi atti a scongiurare il
ritorno di un nuovo dittatore in Italia, quali:
a) il Premier vive sulla fiducia del Parlamento, revocabile in ogni momento;
b) il Capo dello Stato firma gli atti del Governo, a garanzia della loro
costituzionalità;
c) la stampa è libera;
d) la magistratura è indipendente dal Governo, sia pur subordinatamente a talune
grane procurabili dal Governo (perché ha la competenza di finanziarne ... le spese di
funzionamento, e dunque la possibilità di limitarle ...).
Dei meccanismi elencati, il primo vive oggi solo sulla carta, da
anni. Se permane democrazia in Italia, è solo perchè sono intervenuti
surrettiziamente gli altri meccanismi, prefigurati dai Padri Costituenti.
Questa non è la normalità, ma la via non è il taglio della testa a
Berlusconi. La storia romana ci racconta che Giulio Cesare, tornato vincitore dalle
Gallie, volle comandare a Roma. E siccome solo la riviviscenza del Senato avrebbe potuto
condizionarlo, egli riformò il Senato, portando a 900 il numero dei Senatori (tutti
"amici suoi", dicono gli storici), così da diluire il potere dei residui
Senatori (del partito aristocratico), vecchi amici di Pompeo.
La storia romana ci racconta anche di un manipolo di ribelli (tra cui Marco
Bruto, "figlio suo"), che uccise Cesare, ritenendo che questo sarebbe stato
l'unico modo di salvare la Repubblica. Sappiamo che le cose andarono ben diversamente,
perchè il popolo amava Cesare e perché il motivo della crisi della repubblica non era
Cesare, ma la debolezza del Senato, non più capace di prendere decisioni al passo coi
tempi.
4. Rivitalizzare il parlamento. Torniamo a
noi. Una democrazia entra in crisi quando non riesce a prendere decisioni al passo coi
tempi. Nel caso dei Romani c'era da rivitalizzare il Senato in rapporto ad un grande
impero, da salvaguardare, con problemi mondiali. Nel caso nostro il compito è assai più
limitato: quello di continuare a stare attaccati ad un grande "impero" che c'è
già ed è solido: l'U.E. .
Ai tempi nostri, gran parte della debolezza del parlamento va riferita alla
sinistra, perchè non rappresentata nel suo intero. Peggio: prima, il Governo Prodi è
stato lo specchio della incapacità della sinistra di prendere decisioni: troppe
discussioni e finanche, dopo le "poche" decisioni, trovare in piazza alcuni
ministri a marciare contro il Governo, alle cui decisioni avevano partecipato poco prima.
Penso che il Governo Berlusconi sia un regalo della sinistra (meglio dire,
della situazione che dura da anni).
Ma adesso che abbiamo un Governo capace di prendere decisioni, la sinistra
ci lasci in pace per i quattro anni che spettano a questo Governo legittimo (avevano detto
le stesse cose, a suo tempo, contro Berlusconi che tramava contro Prodi).
Al punto in cui siamo, il fatto, che Berlusconi non sia molto democratico,
non significa che non meriti rispetto perché è stato eletto legittimamente. C'è, poi,
che la storia ci ha dato delle dittature illuminate. La Chiesa Cattolica è una monarchia
assoluta e il nostro Papa non è forse un "dittatore illuminato" ?
Direi che, se motivi di lamento ci sono, la cosa va centrata sulla qualità
delle sua decisioni, più che sulla persona.
4.- Nella ricostruzione del parlamento, il ruolo della sinistra c'entra
molto. Il parlamento non potrà riappropriarsi delle sue funzioni, se la sinistra
non svolgerà al suo interno la propria funzione in modo credibile.
La sinistra (tutti i partiti che dal centro guardano verso sinistra) si
caratterizza per una gran bella cosa: quella di discutere dal basso i problemi, e anzi
discutere sempre, sempre, sempre, dalla mattina alla sera.
La sinistra ha, però, anche un grande difetto: quello di essere divisa, e
questo le impedisce di prendere decisioni
).
Molto dipende dall'estremo attaccamento di molti alle proprie idee. Ma le
decisioni bisogna prenderle
e allora il nodo è un grande dibattito tra loro per
concordare le regole di decisione. Per alcune cose (che ne identificano
le caratteristiche esistenziali) serve la unanimità (ma che sono una, due, tre al
massimo). Per le altre, la regola della maggioranza assoluta basta e avanza. Dopo la
discussione, in cui si possa sostenere tutto e il contrario di tutto
poi, una volta
presa la decisione, questa va portata avanti unanimemente. Questa è la grande
scommessa della sinistra.
Senza una "grande sinistra" capace di prendere decisioni,
non riavremo un parlamento secondo la Costituzione.
5. Ricostruito il parlamento, potremo porre mano alla Costituzione.
Negli USA, l'elezione diretta del Presidente non impedisce al Parlamento di funzionare.
Anzi, questo guadagna in autonomia, perché dalle proprie decisioni non è generata la
caduta del Presidente.
Questo è un grande nodo che va affrontato, se non si vuole tornare a
far cadere i governi ogni 6 mesi.
A quanti (come me) sono preoccupati e temono che una repubblica
presidenziale ci porti direttamente alla dittatura di Berlusconi, dico che potremmo
salvaguardare la figura del Capo dello Stato, anzi rafforzarne i poteri di controllo
diretto costituzionale sugli atti del Governo.
E dico che oggi c'è un potere delle Regioni, che conta molto per il
bilanciamento dei poteri, c'è un quadro europeo di riferimento, c'è una accresciuta
educazione scolastica della popolazione e ci sono dei sindacati dei lavoratori molto
forti.
Nino Luciani |
La lettera del Papa al Presidente del G8, On. Dr.
Silvio Berlusconi
"PER INVESTIMENTI SULL'UOMO"
e "per lo sradicamento delle cause della povertà
estrema"
|

Joseph Alois Ratzinger, papa
|
Di
questa lettera, sono state dette molte parole sui giornali. Per un apporto alla
chiarezza e alla verità, ho ritenuto di riprodurre l'originale per i Colleghi
universitari.
La chiave del messaggio è un appello all'aiuto ai poveri, ma non in termini
di beneficenza, bensì di investimenti sull'uomo. Anche la premura per
l'Africa mi è sembrata opportuna, ma da collegare alla chiosa si Obama, nel G8: "il
futuro dell'Africa dipende dall'Africa" - N.d.R.), che ci riporta agli
"investimenti sull'uomo".
A ridosso di questo mio commento, voglio ricordare la "Populorum
progressio" del papa Paolo VI, perchè fu una rigorosa impostazione della
problematica della povertà in termini di investimenti per lo sviluppo, direttamente nei
Paesi poveri. Direi che questo genere di aiuto, oltre che umanitario, è anche più
"conveniente", e che la spesa, per ricacciare in mare i migranti, è
contro natura perchè, nel medio-lungo periodo, nessuno potrà soffocare il diritto delle
persone ad una vita migliore nei luoghi dove "vedono" possibile una vita
migliore.
Con l'occasione mi sono ricordato di un grande progetto di
irrigazione, di moda 30 anni fa, di cui non ho più sentito parlare. Si trattava di
canalizzare verso il Sahara l'acqua dei Grandi Laghi sotto l'equatore, che va perduta
nell'Oceano. N.L. |
Chi vuole può trovare
l'originale della Populorum progressio, cliccando su: http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum_it.html
Per una prima occhiata, ne riporto qui sotto i titoli del Sommario |
Onorevole
Signor Presidente,
in vista del prossimo G8 dei Capi di Stato e di Governo del Gruppo dei Paesi più
Industrializzati, che si svolgerà all'Aquila nei giorni 8-10 luglio prossimi sotto la
presidenza italiana, mi è gradito inviare un cordiale saluto a Lei e a tutti i
partecipanti.
Colgo poi volentieri l'occasione per offrire un contributo alla
riflessione sulle tematiche dell'incontro, come in passato ho già avuto modo di fare.
Sono stato informato dai miei collaboratori circa l'impegno con cui il
Governo, che Ella ha l'onore di presiedere, si sta preparando a quest'importante
appuntamento, e so quale attenzione abbia riservato alle riflessioni, che, sulle tematiche
dell'imminente Vertice, hanno formulato la Santa Sede, la Chiesa Cattolica in Italia e il
mondo cattolico in generale, nonché Rappresentanti di altre religioni.
L a partecipazione di Capi di Stato o di Governo, non solo del G8 ma
di molte altre Nazioni, farà sì che le decisioni da adottare, per trovare vie di
soluzione condivise sui principali problemi che incidono su economia, pace e sicurezza
internazionale, possano rispecchiare più fedelmente i punti di vista e le attese delle
popolazioni di tutti i Continenti.
Questa partecipazione allargata alle discussioni del prossimo Vertice appare
pertanto quanto mai opportuna, tenendo conto delle molteplici problematiche dell'attuale
mondo altamente interconnesso e interdipendente. Mi riferisco, in particolare, alle sfide
della crisi economico-finanziaria in corso, così come ai dati preoccupanti del fenomeno
dei cambiamenti climatici, che non possono non spingere a un saggio discernimento e a
nuove progettualità per "'convertire' il modello di sviluppo globale" (cfr.
Benedetto XVI, Angelus , 12 novembre 2006), rendendolo capace di promuovere, in maniera
efficace, uno sviluppo umano integrale, ispirato ai valori della solidarietà umana e
della carità nella verità.
Alcune di queste tematiche vengono affrontate anche nella mia terza
Enciclica Caritas in veritate , che proprio nei prossimi giorni verrà presentata alla
stampa.
In preparazione al Grande Giubileo del 2000, su impulso di Giovanni
Paolo II, la Santa Sede ebbe a prestare grande attenzione ai lavori del G8. Il mio
venerato Predecessore era infatti persuaso che la liberazione dei Paesi più poveri dal
fardello del debito e, più in generale, lo sradicamento delle cause della
povertà estrema nel mondo dipendevano dalla piena assunzione delle
responsabilità solidali nei confronti di tutta l'umanità, che hanno i Governi e gli
Stati economicamente più avanzati. Responsabilità che non sono venute meno, anzi sono
diventate oggi ancora più pressanti.
Nel passato recente, in parte grazie alla spinta che il Grande
Giubileo del 2000 ha dato alla ricerca di soluzioni adeguate alle problematiche relative
al debito e alla vulnerabilità economica dell'Africa e di altri Paesi poveri, in parte
grazie ai notevoli cambiamenti nello scenario economico e politico mondiale, la
maggioranza dei Paesi meno sviluppati ha potuto godere di un periodo di straordinaria
crescita, che ha consentito a molti di essi di sperare nel conseguimento dell'obiettivo
fissato dalla Comunità internazionale alla soglia del terzo millennio, quello cioè di
sconfiggere la povertà estrema entro il 2015.
Purtroppo, la crisi finanziaria ed economica, che investe
l'intero Pianeta dall'inizio del 2008, ha mutato il panorama, cosicché è reale il
rischio non solo che si spengano le speranze di uscire dalla povertà estrema, ma che anzi
cadano nella miseria pure popolazioni finora beneficiarie di un minimo benessere
materiale.
I noltre, l'attuale crisi economica mondiale comporta la minaccia della
cancellazione o della drastica riduzione dei piani di aiuto internazionale, specialmente in
favore dell'Africa e degli altri Paesi economicamente meno sviluppati. E
pertanto, con la stessa forza con cui Giovanni Paolo II chiese il condono del debito
estero, vorrei anch'io fare appello ai Paesi membri del G8, agli altri Stati rappresentati
e ai Governi del mondo intero, affinché l'aiuto allo sviluppo, soprattutto quello
rivolto a ' valorizzare' la ' risorsa umana', sia mantenuto e potenziato, non
solo nonostante la crisi, ma proprio perché di essa è una delle principali vie di
soluzione. Non è infatti investendo sull'uomo - su tutti gli uomini e le donne della
Terra - che si potrà riuscire ad allontanare in modo efficace le preoccupanti prospettive
di recessione mondiale?
Non è in verità questa la strada per ottenere, per quanto
possibile, un andamento dell'economia mondiale a beneficio degli abitanti di ogni Paese,
ricco e povero, grande e piccolo? I l tema dell'accesso all'educazione è intimamente
connesso all'efficacia della cooperazione internazionale.
Se allora è vero che occorre 'investire' sugli uomini,
l'obiettivo dell'educazione basica per tutti, senza esclusioni, entro il 2015,
non solo va mantenuto, bensì rafforzato generosamente. L'educazione è condizione
indispensabile per il funzionamento della democrazia, per la lotta contro la corruzione,
per l'esercizio dei diritti politici, economici e sociali e per la ripresa effettiva di
tutti gli Stati, poveri e ricchi.
Ed applicando rettamente il principio della sussidiarietà, il
sostegno allo sviluppo non può non tener conto della capillare azione educatrice che
svolgono la Chiesa cattolica e altre Confessioni religiose nelle regioni più povere e
abbandonate del Globo. |
POPULORUM PROGRESSIO
LO SVILUPPO DEI POPOLI
26 marzo 1967
Introduzione, LA QUESTIONE SOCIALE È OGGI MONDIALE
Sviluppo dei popoli
Insegnamento sociale dei papi
Il fatto maggiore
I Nostri viaggi
Giustizia e pace
Prima parte, PER UNO SVILUPPO INTEGRALE DELL'UOMO
1. I dati del problema
Aspirazioni degli uomini
Colonizzazione e colonialismo
Squilibrio crescente
Aumentata presa di coscienza
Urti di civiltà
Conclusione
2. La chiesa e lo sviluppo
L'opera dei missionari
Chiesa e mondo
Visione cristiana dello sviluppo
Vocazione e crescita
Dovere personale e comunitario
Scala dei valori
Crescita ambivalente
Verso una condizione più umana
L'ideale da perseguire
3. L'opera da compiere
La destinazione universale dei beni
La proprietà
L'uso dei redditi
L'industrializzazione
Capitalismo liberale
Il lavoro e la sua ambivalenza
L'urgenza dell'opera da compiere
Tentazione della violenza
Rivoluzione
Riforma
Programmi e pianificazione al servizio dell'uomo
Alfabetizzazione
Famiglia
Demografia
Organizzazioni professionali
Pluralismo legittimo
Formazione culturale
Tentazione materialistica
Conclusione
Verso un umanesimo plenario
Seconda parte, VERSO LO SVILUPPO SOLIDALE DELL'UMANITÀ
Fraternità dei popoli
1. L'assistenza dei deboli
Lotta contro la fame, oggi e domani
Dovere di solidarietà
Il superfluo
Programmi
Fondo mondiale: vantaggi e urgenza
Dialogo da instaurare: sua necessità
2. Equità nelle relazioni commerciali
Distorsione crescente, al di là del liberalismo
Giustizia dei contratti a livello dei popoli
Misure da prendere
Convenzioni internazionali
Ostacoli da superare: nazionalismo e razzismo
Verso un mondo solidale
Tutti i popoli artefici del loro destino
3. La carità universale
Doveri connessi con l'ospitalità
Dramma dei giovani studenti e dei lavoratori emigrati
Senso sociale
Missione di sviluppo
Qualità degli esperti
Dialoghi di civiltà
Appello ai giovani
Preghiera e azione
Conclusione: Lo sviluppo è il nuovo nome della pace
Uscire dall'isolamento
Verso un'autorità mondiale efficace
Fondate speranze in un mondo migliore
Tutti solidali
APPELLO FINALE
Cattolici
Cristiani e credenti
Uomini di buona volontà
Uomini di stato
Uomini di pensiero
Tutti all'opera
PAOLO PP. VI |
A gli illustri partecipanti all'incontro
del G8, mi preme altresì ricordare che la misura dell'efficacia tecnica dei provvedimenti
da adottare per uscire dalla crisi coincide con la misura della sua valenza etica. Occorre
cioè tener presenti le concrete esigenze umane e familiari: mi riferisco, ad esempio,
all'effettiva creazione di posti di lavoro per tutti, che consentano ai lavoratori e alle
lavoratrici di provvedere in maniera degna ai bisogni della famiglia, e di assolvere alla
primaria responsabilità che hanno nell'educare i figli e nell'essere protagonisti nelle
comunità di cui sono parte. "Una società in cui questo diritto sia sistematicamente
negato, - ebbe a scrivere Giovanni Paolo II - in cui le misure di politica economica non
consentano ai lavoratori di raggiungere livelli soddisfa - centi di occupazione, non può
conseguire né la sua legittimazione etica né la pace sociale" ( Centesimus annus,
43; cfr. Id., Laborem excercens, 18).
E proprio a tale scopo, si impone l'urgenza di un equo sistema commerciale internazionale,
dando attuazione - e se necessario persino andando oltre - alle decisioni prese a Doha nel
2001, in favore dello sviluppo. Auspico che ogni energia creativa venga impiegata per
assolvere agli impegni assunti al Vertice Onu del Millennio circa l'eliminazione della
povertà estrema entro il 2015.
È doveroso riformare l'architettura finanziaria internazionale per assicurare il
coordinamento efficace delle politiche nazionali, evitando la speculazione creditizia e
garantendo un'ampia disponibilità internazionale di credito pubblico e privato al
servizio della produzione e del lavoro, specialmente nei Paesi e nelle regioni più
disagiati. L a legittimazione etica degli impegni politici del G8 esigerà naturalmente
che essi siano confrontati con il pensiero e le necessità di tutta la Comunità
Internazionale.
A tal fine, appare importante rafforzare il multilateralismo, non solo per le questioni
economiche, ma per l'intero spettro delle tematiche riguardanti la pace, la sicurezza
mondiale, il disarmo, la salute, la salvaguardia dell'ambiente e delle risorse naturali
per le generazioni presenti e future.
L'allargamento del G8 ad altre regioni costituisce senz'altro un importante e
significativo progresso; tuttavia nel momento dei negoziati e delle decisioni concrete ed
operative, bisogna tenere in attenta considerazione tutte le istanze, non solo quelle dei
Paesi più importanti o con un più marcato successo economico. Solo questo può infatti
rendere tali decisioni realmente applicabili e sostenibili nel tempo.
Si ascolti pertanto la voce dell'Africa e dei Paesi meno sviluppati economicamente! Si
ricerchino modi efficaci per collegare le decisioni dei vari raggruppamenti dei Paesi,
compreso il G8, all'Assemblea delle Nazioni Unite, dove ogni Nazione, quale che sia il suo
peso politico ed economico, può legittimamente esprimersi in una situazione di
uguaglianza con le altre.
V orrei infine aggiungere che è quanto mai significativa la scelta del Governo Italiano
di ospitare il G8 nella città dell'Aquila, scelta approvata e condivisa dagli altri Stati
membri ed invitati.
Siamo stati tutti testimoni della generosa solidarietà del Popolo italiano e di altre
Nazioni, di Organismi nazionali ed internazionali verso le popolazioni abruzzesi colpite
dal sisma. Questa mobilitazione solidale potrebbe costituire un invito per i membri del G8
e per i Governi e i Popoli del mondo ad affrontare uniti le attuali sfide che pongono
improrogabilmente l'umanità di fronte a scelte decisive per il destino stesso dell'uomo,
intimamente connesso con quello del creato.
O norevole Signor Presidente, mentre imploro l'assistenza di Dio su tutti i presenti al
prossimo G8 dell'Aquila e sulle iniziative multilaterali intese a risolvere la crisi
economico-finanziaria e a garantire un futuro di pace e di prosperità per tutti gli
uomini e le donne senza nessuna esclusione, colgo volentieri l'occasione per esprimerLe
nuovamente la mia stima e, assicurando la mia preghiera, Le porgo un deferente e cordiale
saluto. Benedetto XVI |
|
CRISI
ECONOMICA : "Una questione di soldi veri ?"
Berlusconi fa del teatrino,
finanche nei consessi internazionali,
perchè pensa che la crisi sia soprattutto psicologica. Invece,
serve incisività |

Silvio Berlusconi
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Nino Luciani*, CRISI. La via per ritrovare
"soldi veri",*
vale dire per ricostruire il mercato monetario:
1) Presupposto è ripristinare la
separazione tra il
mercato monetario e il mercato finanziario;
2) impiegare la leva fiscale in senso redistributivo;
3) il deficit spending, finanziato da fabbricazione di carta
moneta aggiuntiva, in un quadro europeo,
per fare una
parziale svalutazione dell'euro, tanta quanta quella del
dollaro (grosso modo, il 20% in due anni),
anche per
salvaguardare il cambio. |

Elena Marcegaglia, Confindustria
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1.- Separazione tra mercato monetario e mercato finanziario. La
crisi che stiamo attraversando nasce dal fatto che la montagna di moneta legale, già in
precedenza in circolazione nel mondo, è sparita come se questa montagna sia finita
sott'acqua. Ma la moneta c'è, non è stata distrutta. A dispetto di questo fatto, le
merci restano in giacenza nei magazzini. Il motivo è che la domanda non è
"effettiva" (direbbe Keynes), ossia non è accompagnata da potere d'acquisto (da
"soldi veri", dice Marcegaglia).
Alle origini del vuoto monetario è la commistione tra mercato monetario
(mercato a breve) e mercato finanziario (mercato a medio-lungo termine), e sicuramente
molto ha giocato, sullo sfondo, il problema del finanziamento della guerra in IRAQ. Cadendo
la domanda (statale) di prodotti di guerra, le relative imprese devono chiudere o
convertirsi. Lo stesso vale per le industrie incompatibili con l'uso eccessivo del
petrolio (automobili americane).
Ma pur preso atto che lo scenario della guerra va allontanandosi, rimane il
problema della separazione tra mercato monetario e mercato finanziario, perchè quanto
successo, non succeda più. Guarda caso, noi italiani, a partire dalla legge bancaria del
1936, la separazione l'avevamo, ma (per adeguarci al resto del mondo) l'abbiamo abolita
nel 1993, inserendo la "banca mista".
Torniamo al mercato monetario.
Perchè la moneta legale è sparita ? Sotto il profilo
tecnico-ingegneristico è come se, in un grande canale circolare, piano, sia stata immessa
acqua in una determinata imboccatura, verso una determinata direzione, ma essa non ritorna
(in cambio di merci) dopo aver fatto il giro completo, per poi ricominciare a fare il
giro. La prima spiegazione è che la moneta è saltata nel circuito del mercato
finanziario, che non solo ha un orizzonte temporale medio-lungo, ma è stato anche
afflitto dalle insolvenze del settore produttivo dei beni per la guerra in IRAQ, in via di
cessazione. E' qualcosa di simile al principio di azione e reazione, proprio della fisica:
non ci può essere azione (della moneta), se non c'è una reazione uguale e contraria
(delle merci). La seconda spiegazione, quasi banale, data da J.M. Keynes, è che la moneta
è finita nelle mani di redditieri che hanno relativa alta propensione al risparmio,
intesa anche come tesaurizzazione perchè, in tempi di aspettative pessimistiche, chi ha
moneta buona se la tiene.
Se la diagnosi è corretta, il problema "monetario" consiste
semplicemente nel riattivare la circolazione, ma separatamente da quella del mercato
finanziario. Questa operazione, oggi, è molto più facile che in passato, perchè la
moneta è cartacea, e dunque è facile da produrre. Ben altra difficoltà ci sarebbe
se si dovesse produrre l'oro, come moneta; o se la crisi economica fosse una carenza di
produzione di merci.
Posto il problema in questi termini, tutto sembra ridursi ad una banalità. In
realtà la cosa è complicata, ma più si aspetta ad intervenire, e peggio è.
Ricominciamo.
2.- Come intervenire ? Nel panorama economico, ci sono delle
persone che, pur avendo potere di acquisto, non spendono; e ci sono persone che vorrebbero
spendere ma non hanno potere d' acquisto. In questo senso, il problema diviene quello di
rompere il dualismo. Per l'Italia, il punto di riferimento è la banca centrale europea, e
con essa la banca d'Italia.
Tuttavia, se il "cavallo non beve", la via del credito a buon
mercato, è utile solo per rinviare fallimenti in atto. Anche la "moral suasion"
di Berlusconi, a spendere, ha una valenza solo teorica, in quanto la gente tornerà a
spendere solo se trova rimossi i motivi di decelerazione della spesa, sia per consumi sia
per investimenti.
Il modo che rompe il dualismo è: a) attivare la leva fiscale in senso
redistributivo; b) immettere moneta aggiuntiva tramite il disavanzo di bilancio,
finanziato da moneta aggiuntiva, per svalutare intenzionalmente. Tutto questo, in via
transitoria, per sbloccare il sistema economico, dopo di che lo Stato dovrà ritirarsi.
Tuttavia, la dimensione "globale" della crisi pone all'Italia quanto meno
un coordinamento al livello europeo. Invece, guarda caso, dobbiamo assistere a duetti
"Francia-Germania", senza l'Italia. Eppure la Merkel è passata per l'Italia
qualche mese fa. E anche Sarkosy è passato da noi qualche settimana fa. E' una questione
di scarsa capacità di convincimento di Berlusconi nei confronti dei leader
"europei", o è il contrario ? Torniamo sugli strumenti.
a) la via fiscale in senso redistributivo. Da soli, l'unica
via, importante, che potremmo applicare, è quella fiscale in senso redistributivo, vale
dire va impiegata la tassazione per togliere moneta ai redditi medio-alti, perchè con
relativa alta propensione al risparmio, e sgravare i redditi medio-bassi perchè con
relativa alta propensione al consumo. Questo permette al bilancio di mantenere i pregressi
impegni di spesa, ed in poco tempo.
Negli USA, un'area piena di dollari è quella che ricomprende i settori, che
hanno prodotto beni per la guerra. Anche questi settori dovranno cedere alla fiscalità
una parte dei "superprofitti".
Tuttavia, qui c'è una problematica a double face.La prima fase della crisi
economica è nata in questi settori perchè, al venir meno della domanda pubblica di
prodotti per la guerra, essi hanno dovuto licenziare personale. E ciò ha innescato, a
domino, tutta una serie di inadempienze, da parte delle famiglie (mutui, ecc.). Questi
settori hanno adesso dei problemi di conversione industriale per prodotti di pace.
Dunque, questi settori dovranno cedere alla fiscalità una parte dei
"superprofitti", ma in un secondo tempo, dopo che avranno risolto i loro
problemi di conversione industriale
b) il deficit spending. La seconda via importante è
il deficit spending, ma a causa dei suoi effetti "monetari", essa è praticabile
sono in un concerto europeo di euro.
Esso serve a creare svalutazione monetaria. Questa politica ha due
risvolti: quello di prelevare "rispamio forzoso", attraverso l'aumento dei
prezzi; e quello di permettere allo Stato di spendere.
Nell'area del dollaro (dunque, anche fuori degli USA) il pieno di dollari sta
presso i Paesi petroliferi. Dunque, poichè la tesaurizzazione in dollari è fuori
dagli USA, nei confronti di questi Paesi non è applicabile la manovra fiscale. In questo
senso il solo modo di tassarli è svalutare il dollaro. Qualcosa del genere potremmo fare
in Europa per l'Euro, ma in coordinamento col dollaro, in modo da mantenere il cambio,
fisso.
Il risvolto del deficit spending, anche grazie alla sua entità, è di
permettere il finanziamento della spesa pubblica, soprattutto in lavori pubblici.
Questa via, però, non ha effetti immediati (salvo che in termini di
"aspettative" degli operatori), perchè passa per i procedimenti burocratici,
lenti per loro natura. L'importante è, comunque, che i processi siano avviati presto, in
modo da consolidare quanto avviato per la via fiscale (vedi punto a).
Una seconda via di spesa è il finanziamento delle povertà. Questa via può
essere rapidamemte attuata, se i percettori sono già nei ruoli amministrativi dello
Stato.
3.- COSA FA IL NOSTRO GOVERNO RISPETTO A QUESTE
INDICAZIONI ? Fa molto in termini di numero di decisioni, ma
poco in termini operativi. Vediamo qualche caso:
a) nulla in termini fiscali in senso redistributivo, che sarebbe
la via più efficace. Questa via sarebbe anche un "atto dovuto" da parte del
governo Berlusconi. Non abbiamo ancora dimenticato la "rapina del secolo",
lasciata passare sotto i suoi occhi, nel 2002-2003 ai danni del reddito fisso, a causa del
raddoppio dei prezzi, causa Euro (per errato calcolo del cambio lira/euro da parte del
pregresso governo Prodi e del governatore Fazio);
b) rilancio delle opere pubbliche. Esse sono di là da venire, a
causa della lentezza dei meccanismi burocratici;
c) sostegno delle banche. Anche questo va benissimo, perchè serve
ad impedire insolvenze verso i depositanti, e quindi evitare una catastrafe a domino.
Tuttavia questo serve solo a creare argini. Siamo ancora molto lontani dall'aggredire la
crisi finanziaria delle imprese.
d) sostegno dell'edilizia con mezzi amministrativi. Anche questo
va bene. Ma chi farà queste piccole opere, se non ha liquidità primaria ?
e) esportazioni. Queste sono assolutamente allo sbaraglio, perchè
la domanda estera non dipende da noi, almeno in modo diretto. Per questo settore, l'unico
modo nostro sarebbe di usare la politica fiscale come sostituto della politica monetaria
(che non è più nelle nostre mani). Usare la politica fiscale, in modo monetario, vuol
dire convertire (in parte) il sistema fiscale, sostituendo le imposte indirette con
imposte dirette, a parità di gettito.
C'è, poi, la questione del modesto appeal dell'Italia nei confronti della Francia
e della Germania. Questo è un grosso fattore di debolezza, per l'Italia. *Nino Luciani, Ordinario di scienza delle
finanze, Università di Bologna. |
Stato della giustizia in Italia |

Vincenzo Carbone
|
Vincenzo Carbone*, "Le principali cause della
crisi"
(Stralcio dalla relazione, Parte III).
* Primo Presidente della Corte di Cassazione |
Vincenzo Carbone, Relazione, Parte III - LE PRINCIPALI CAUSE DELLA CRISI
Sommario: "Le
cause principali della crisi"
1. Le cause esterne: 1.1. L'irrazionale distribuzione delle sedi
giudiziarie; 1.2. Le risorse (scarse) della Giustizia e le rigidità nel loro utilizzo;
1.3. Le modalità di accesso al sistema della Giustizia e l'"abuso del processo; 1.4.
Le ulteriori disfunzioni della domanda di Giustizia (mancanza di filtri equi ed efficaci,
che genera troppi avvocati)
2. Le cause interne: a) uso mediatico della Giustizia, da parte di
Giudici; b) politica di "potere" e "personalismo"; c) "carriere
parallele" da parte di Giudici, fuori ruolo a domanda per un tempo abnorme; d)
mancanza di una cultura dell'organizzazione e dell'efficienzaPremessa. Per affrontare una crisi è sempre necessario,
innanzitutto, individuarne e comprenderne con impietosa lucidità le cause, nella
consapevolezza che la Giustizia, come ogni sistema aperto, è sottoposta, come si è
detto, alla regola della causazione complessa: occorre analizzare tutti i fattori critici
e tenere presenti le loro interazioni, per agire consapevolmente in modo organico ed
evitare gli effetti inattesi e le conseguenze indesiderate, che così spesso si
accompagnano all'azione riformatrice. Per invertire il calo di fiducia non basta
individuare una criticità e aggredirla, ma occorre agire contestualmente sia sulle cause
esterne che su quelle interne al sistema stesso. Per rimuovere, o almeno correggere, le
prime è necessario innanzitutto un impegno del Parlamento e del Governo, che porti ad una
ridefinizione delle politiche. Per rimuovere le seconde è necessario, invece,
innanzitutto uno sforzo di tutti gli operatori, ai diversi livelli.
1 - LE CAUSE "ESTERNE": OFFERTA E DOMANDA DI
GIUSTIZIA
1.1. L'irrazionale distribuzione delle sedi giudiziarie. Una grave causa
di disfunzione è l'irrazionalità della attuale distribuzione delle sedi giudiziarie, che
sfugge ai più elementari principi di buona organizzazione degli uffici pubblici. In
Italia ci sono 165 Tribunali e relative procure, di cui non pochi istituiti con leggi
speciali ad hoc, e 220 sezioni distaccate di Tribunali. Di questi, 93 Tribunali e Procure,
che rappresentano il 56% degli uffici giudiziari, hanno non più di 20 Magistrati, e circa
60 hanno sede in territori che già possono contare sull'esistenza di un Tribunale nella
sede del capoluogo provinciale (abbiamo 19 Tribunali in Sicilia, con 4 Corti d'Appello, e
17 Tribunali in Piemonte; a Sulmona il Tribunale più piccolo ha 1 Presidente e 3
Giudici).
Ciò provoca costi di gestione altissimi e continui rischi di blocco dei
processi negli uffici più piccoli, per l'assenza anche di un sol Giudice. Si comprendono
le forti resistenze e le pressioni locali per mantenere un presidio di Giustizia sul
territorio. In attesa di un riordino organico (sulla base della "dimensione
organizzativa ottimale" degli uffici giudiziari), si potrebbero almeno trasformare
subito, in via transitoria, i circa 60 Tribunali periferici in sezioni distaccate del
Tribunale del capoluogo di Provincia. Ciò consentirebbe di conservare intatta la rete
territoriale, ma di centralizzare in capo al presidente del Tribunale provinciale la
gestione del personale e delle risorse, con ben maggiore efficienza e flessibilità,
rendendo un servizio migliore, anche nelle stesse sedi distaccate. In altri paesi si è
già provveduto sia all'accorpamento dei Tribunali piccoli e medio-piccoli sia alla
ripartizione nel 2007 dei Tribunali grandi come quello di Parigi, suddiviso in quattro
sedi più funzionali ed efficienti in virtù del principio di "une organisation
territoriale rationalisée".
1.2. Le risorse della Giustizia e le rigidità nel
loro utilizzo. Da molte parti si lamenta la scarsità delle risorse. Il problema
esiste, ma non si tratta di quello più grave, (anche in considerazione di quanto accade
negli |
Nino Luciani, Quattro osservazioni in libertà, ma anche un pò di
delusione per l'inadeguatezza della relazione
Questo commento è quello di "uno" (non del campo), che da
anni sente la cantilena della lentezza dei processi, ma che non ha mai guardato dentro,
per capire cosa succede. Ed ecco che, infine, mi sono letto tutta la relazione del
Procuratore Generale, e ne riporto solo la parte che riguarda i rimedi.
CAUSE ESTERNE. In breve sintesi, secondo il relatore, la gran parte dei
mali deriva da carenze strutturali:
1) Troppe sedi, di cui la gran parte di dimensione troppo piccola.
Questo non permette un impiego flessibile dei pochi giudici e cancellieri,(di
questi, ne servirebbero 2 per 1 giudice), ripartendoli all'occorrenza per le varie
esigenze. Una prima soluzione starebbe nel superare la frammentazione, ridefinendo
opportunamene le dimensioni delle varie sedi.
2) Scarsità delle risorse. Per il relatore il problema esiste,,
ma non è quello più grave. Davvero c'è da rimanere perplessi. Non c'è una cifra da cui
risulti quanti sono i giudici e i cancellieri mancanti (risulterebbe che per un giudice,
servono due cancellieri), e nemmeno c'è una cifra da cui risulti la necessità di
Computer e attrezzatire varie. Eppure dai giudici ci sono non poche voci, che lamentano
questo tipo di carenze.
3) Abuso del processo. Ci sono molte cause civili e penali, perchè
poco costose. Il relatore suggerisce un filtro (?), ma poi invoca lumi dalla teoria
delle scelte collettive, ma non va oltre.
Su questo versante, nel campo civile, secondo
detta teoria, una via è richiedere il pagamento anticipato del valore presunto della
causa, e da restituire in caso di vittoria. Tuttavia, poichè il servizio della giustizia
è un bene misto (pubblico e privato, con prevalenza del privato), solo una parte del
costo va addebitato al ricorrente (70% ?), eventualmente differenziando per classi di
redditieri.
Nel campo penale, il relatore tace. Qui è notorio che la
numerosità delle cause deriva dalla obbligatorietà dell'azione penale e dal periodo di
prescrizione dei reati, che incentiva azioni ritardanti i processi. C'è, poi, la
tipologia del processo penale, che è un processo "parlato", ossia in cui la
documentazione esterna conta poco, e dunque facilmente rivoltabile ("confessi, e poi
ritratti; confessi di nuovo, e di nuovo ritratti, e così il tempo passa). Anche qui il
Primo Presidente non si spreca.
A proposito della obbligatorietà dell'azione penale, si potrebbe forse
mettere qualche limite: ad esempio, separare le cause per tipologia di reati, e
sorteggiarne un 50%, per ogni tipologia.
A riguardo della prescrizione, si potrebbe farla decorrere solo dall'inizio del
processo, in modo da responsabilizzare i giudici in modo diretto, ed eventualmente
penalizzarli nella retribuzione, in caso di scatto della prescrizione.
3) Avvocati. Secondo il relatore ci sono troppi avvocati, non sempre
all'altezza del compito. Serve una migliore selezione nei concorsi per l'accesso
all'Ordine.
CAUSE INTERNE. Su queste il relatore è molto superficiale e breve.
1) Carriere parallele. Il Relatore lamenta l'abuso di giudici ("non
pochissimi"), che ottengono facilmente la collocazione "fuori ruolo", per
fare attività di giudici privati, e questo dà luogo a vere e proprie "carriere
parallele" a quelle dei giudici in servizio di ruolo.
Il relatore non propone rimedi. Ci si sarebbe almeno aspettato
che proponesse l'abolizione del fuori ruolo durante la carriera;
2) Mancanza di cultura dell'organizzazione e dell'efficienza da parte dei
Giudici. Il relatore non va oltre questo lamento.
Credo che ci sarebbe un modo di incentivare i giudici ad organizzarsi per
accelerare i processi: ad es. dare una retribuzione variabile al giudice, in base al
numero dei processi. La retribuzione, tuttavia, dovrebbe essere relativamente bassa (per
non incentivare la frettolosità)
P.S. Nella relazione è deplorato l'uso mediatico delle sentenze,
da parte di alcuni giudici, con effetto devastante sul buon nome della giustizia.
Nulla si dice della politicizzazione dei giudici e della separazione
delle carriere. NL |
altri Paesi). In effetti,
negli ultimi anni la spesa per la Giustizia risulta recessiva sia in valore assoluto sia
in relazione alle altre spese pubbliche. L'incidenza delle complessive spese per la
Giustizia sul Bilancio dello Stato oscilla dall' 1,11% del 2005, l'1,22% del 2006 e
l'1,15% del 2007, poi scende all' 1,07% del 2008 e, infine, all' 1,00% del 2009.
L'incidenza sul bilancio dello Stato delle spese di Giustizia (solo spese di
Giustizia, non includendo le spese per la Magistratura onoraria) oscilla, negli ultimi
anni, dallo 0,07 % (del 2005), allo 0,10 % (del 2006), allo 0,08% (del 2007) allo 0,06%
(del 2008 e del 2009).
La spesa per abitante è stata, così, ridotta da 134 euro nel 2008 a 127
euro nel 2009. In valore assoluto, gli stanziamenti per spese di Giustizia, negli anni
2006, 2007, 2008, si sono andati progressivamente riducendo dagli 8,22 miliardi di euro
del 2006, ai 7,26 miliardi del 2008, ai 6,55 miliardi di euro del 2008.
In crescente aumento è poi il costo per il Patrocinio a spese dello Stato
nel processo penale (d.p.r. n. 115 del 2002) I dati statistici disponibili (relativi
all'anno 2007) evidenziano, infatti, un elevato numero di persone interessate (109.330) ed
ammesse (94.041), con un totale di costi pari ad euro 84.916.200 di cui 79.431.890 per
onorari ai difensori.
Altri Paesi hanno scelto la via non degli incrementi "a pioggia",
ma degli investimenti "mirati" per il recupero dell'efficienza: si tratta di un
esempio che merita comunque attenzione.
In Francia, parte degli stanziamenti del bilancio francese per la Giustizia è
stata espressamente preordinata a rendere decisioni giudiziarie più rapidamente ed
efficacemente, a tal fine indicando l'aumento del bilancio dei servizi giudiziari (del
3,8%), la destinazione di 427 milioni d' euro alla reforme de la carte judiciaire, il
reimpiego dei mezzi e lo sviluppo delle nuove tecnologie allo scopo di migliorare
l'efficacité della Giustizia (con un aumento del bilancio per l'informatica del 7,6%).
Ciò che appare più preoccupante è la rigidità e la
burocratizzazione delle forme di utilizzo delle risorse medesime, che spesso non consente
di svolgere le pur minime e necessarie funzioni strumentali, né di premiare il personale
più meritevole. Un sistema privo di una logistica razionale non può che essere
disfunzionale e lo spreco di risorse connesso a questa criticità potrebbe essere
fortemente ridotto con misure organizzative relativamente facili da assumere. Tali misure
richiedono, però, da parte dell'intera collettività e dei suoi rappresentanti, la
consapevolezza che è utile e necessario rinunciare alle "esternalità" che nel
tempo sono state caricate sul sistema Giustizia, con la moltiplicazione di sedi ispirata
da ragioni di campanile o di esigenze degli operatori, piuttosto che dei destinatari del
servizio. Sono necessarie regole più flessibili, anche in considerazione di esigenze non
omogenee degli uffici sul territorio. Va anche stigmatizzato il mancato raccordo tra
l'allocazione del potere di spesa, collegato al Ministero della Giustizia, e quella del
potere di organizzazione, che in parte fa capo al C.S.M: occorrerebbe avviare un dialogo
costruttivo tra entrambe le Istituzioni. 1.3.
Le modalità di accesso al sistema della Giustizia e l'"abuso del processo".
Se l'"offerta di Giustizia", pur con i problemi evidenziati, non è
differente da quella degli altri Paesi, ben diversa è la situazione della "domanda
di Giustizia". La moltiplicazione abnorme dei procedimenti pendenti deriva, in misura
considerevole, dalla mancanza, in Italia, di qualsiasi meccanismo di "filtro"
alla rilevanza e alla qualità delle controversie che possono essere portate dinanzi al
Giudice. La quantità di risorse che ciascun procedimento impegna è indipendente dalla
sua rilevanza, sociale od economica, e l'accesso alla Giustizia si rivela così,
illusorio, perché - come si è evidenziato all'inizio - la stessa facilità di accesso
diventa la causa prima di blocco del sistema. A ciò si aggiunga che la gestione dei
procedimenti è oggi di tipo pulviscolare: la stessa questione viene riproposta infinite
volte, impegnando ogni volta l'intero meccanismo di soluzione della controversia, in modo
che eventuali risposte non omogenee diventino fonti di ulteriori controversie. Si produce,
così, al tempo stesso, uno spreco di risorse e la produzione di orientamenti
contraddittori, che aumentano l'incertezza e diventano ulteriori fattori di
moltiplicazione del contenzioso. Un'ulteriore caratteristica del nostro tempo è il
passaggio dall'abuso del diritto all'abuso del processo, per il raggiungimento di scopi
diversi dalla soluzione della lite o per conseguire vantaggi economici. Si assiste sempre
più spesso, infatti, ad un fenomeno di distorsione nell'utilizzo del processo, non più
come strumento per risolvere una controversia ed accertare la regola applicabile al caso
concreto, ma piuttosto come strumento di dilazione dei tempi nell'adempimento di
obbligazioni e, ancor peggio, di strumento volto ad assicurare utilità del tutto estranee
alla funzione del processo stesso. Se la tutela dell'interesse sostanziale è la ragione
della attribuzione della potestas agendi e ne segna il confine, l'esercizio dell'azione in
forme eccedenti, o devianti, rispetto alla tutela attribuita configura abuso del processo
e lede il principio del giusto processo, inteso come risposta alla domanda della parte.
L'abuso della situazione sostanziale, in quanto attuata nel e tramite il processo si
risolve in abuso dello stesso e viola il precetto dell'art. 111 Cost. . Il principio,
affermato in riferimento al divieto di frazionamento giudiziale di un credito unitario -
derivante dalla regola generale di correttezza e buona fede nei rapporti obbligatori, in
relazione al dovere inderogabile di solidarietà di cui all'art. 2 Cost. - si arricchisce
di un ulteriore profilo di contrarietà allo stesso 111 Cost. dal punto di vista della
ragionevole durata del processo. L'effetto inflattivo, riconducibile alla possibile
moltiplicazione dei giudizi, lede la ragionevole durata per l'evidente antinomia tra la
moltiplicazione dei processi e il contenimento della loro durata. Si realizza così per la
Giustizia, come per altri beni pubblici, il fenomeno dei "free riders": soggetti
che usufruiscono di un bene pubblico, il cui costo è sostenuto da tutta la
collettività - estraendone utilità private ed aggravando, quindi, il costo per gli altri
soggetti. Nel caso di specie, tale costo non deriva soltanto dallo spreco di risorse che
un ricorso distorto allo strumento del processo comporta, ma anche da un ulteriore e forse
più grave effetto: la moltiplicazione di controversie produce, infatti, un intasamento
del sistema, che non solo eroga il servizio ad un costo più alto di quello dovuto, ma
spesso non riesce neanche più ad erogare il servizio in tempi ragionevoli. L'illusione di
un accesso del tutto indiscriminato al servizio Giustizia si traduce, così, in effetti,
in una restrizione del servizio per chi ne ha davvero bisogno e nella distrazione di un
bene pubblico dalla sua vera e propria funzione. Anche per la Giustizia occorrerebbe,
dunque, affrontare, come è stato fatto sulla base della teoria delle scelte collettive
per altri servizi e beni pubblici, il problema delle condizioni per la fruizione del bene
pubblico stesso, conciliando l'ampiezza dell'accesso con misure volte ad evitare un uso
distorto del bene ed un'appropriazione parziale dei vantaggi del servizio.
1.4. Le ulteriori disfunzioni della domanda di
Giustizia. Il dato numerico relativo agli avvocati in Italia risente, invero, di
una rilevante oscillazione ove si raffrontino gli iscritti al Consiglio degli Ordini
Forensi d'Europa, il CCBE (Conseil des Barreaux Européens - Council of Bars and Law
Societies of Europe), con gli iscritti alla Cassa nazionale forense (al 31 dicembre 2007,
gli iscritti al CCBE erano 213.081, a fronte dei 136.750 e 143.976 iscritti alla Cassa
nazionale forense, rispettivamente, alla fine del 2007 e del 2008). L'inagevole
reperimento di un dato univoco, dimostra, peraltro, la necessità di una riforma della
professione forense che non trascuri, tra l'altro, la mera gestione degli elenchi dei
singoli Ordini in diretto collegamento con l'Ordine nazionale, con la Cassa di previdenza
forense e con il CCBE. Muovendo dal dato fornito dalla Cassa nazionale forense, aggiornato
al 31 dicembre 2008, vi sono 143.976 iscritti, di cui 41.931 iscritti all'Albo speciale
degli avvocati cassazionisti, 313 avvocati dell'INPS, 253 avvocati dell'INAIL ed altri
avvocati di enti pubblici), oltre 389 tra avvocati e procuratori dello Stato.
Fa comunque riflettere il dato complessivo, fornito dal CCBE, del numero
degli avvocati italiani comparato al numero degli avvocati europei: solo l'Italia supera
la soglia dei 200.000 avvocati (più del 30% del totale europeo calcolato dal CCBE),
mentre gli altri Paesi si attestano ben al di sotto di questa cifra (la Spagna con
154.953, la Germania con 146.910, il Regno Unito con 139.789, seguite dalla Francia con
solo 47.765 avvocati). Il CCBE rappresenta più di 700.000 avvocati europei attraverso gli
ordini forensi suoi membri, appartenenti a 31 Stati membri e a 10 paesi osservatori.
Il divario aumenta, e di molto, se si considerano gli avvocati patrocinanti
dinanzi alle Corti di suprema istanza: in Italia vi sono 41.921 cassazionisti, ma manca
l'albo nazionale con le condizioni di assunzione che non sia il mero dato anagrafico, in
Francia essi sono solo 95 (Cour de cassation, Annuaire 2008, pag. 149-153) e in Germania,
al 1 agosto 2007, appena 44 (www.Bundesgerichtshof.de).
Significativa l'esperienza tedesca: il numero degli avvocati non è previsto
espressamente, tuttavia sussiste una specifica procedura di selezione per l'abilitazione
al patrocinio dinanzi al Bundesgerichtshof (artt. 164 e segg. della legge federale
sull'avvocatura - Bundesrechtsanwaltsordnung [BRO] approvata il 1 agosto 1959), tramite
una selezione effettuata da un comitato (Wahlausschuss) composto dal Presidente del
Bundesgerichtshof, dai presidenti delle dodici sezioni civili della Corte, da membri del
consiglio federale dell'ordine degli avvocati e dai membri del consiglio dell'ordine degli
avvocati abilitati al patrocinio dinanzi al Bundesgerichtshof. Sulla proposta di
designazione formulata dal suddetto comitato decide il Ministro della Giustizia.
Con recente ordinanza (Bundesverfassungsgericht, Beschluss 27.02.2008, 1 BvR
1295/07) la Corte costituzionale federale ha dichiarato la legittimità costituzionale di
tale disciplina, sottolineando, in particolare, che l'obbligo degli avvocati abilitati di
concentrare la loro attività esclusivamente sui processi in materia civile dinanzi al
Bundesgerichtshof ed il limitato numero degli stessi, garantiscono la loro perfetta
conoscenza della giurisprudenza del Bundesgerichtshof e la loro elevata qualificazione
giuridica e consente loro di esercitare una funzione di garanzia e promozione della
giurisprudenza al più alto livello L'ordinanza riconosce altresì la funzione di filtro
esercitata dagli avvocati abilitati al patrocinio dinanzi al Bundesgerichtshof. Ulteriori
elementi di riflessione provengono dal confronto di questi dati con il numero di
Magistrati e notai, nei quali l'Italia non si discosta di molto dalla media europea: nel
2008, si hanno "soltanto" 4.675 Notai e 8.359 Magistrati (così ripartiti: 6.242
giudicanti e 2.117 requirenti). Come appare dal grafico, su 100.000 abitanti vi sono circa
241 avvocati, 15 giudici e 8 notai.
Nella relazione scritta è documentato, in forma grafica, il tasso di
litigiosità, presso i Tribunali, in rapporto al numero di avvocati e al bacino di utenza
dei Tribunali aggiornati con i dati ISTAT sulla popolazione al 31 dicembre 2007.
I dati si riferiscono ai giudizi di cognizione ordinaria (tav. 1) e al contenzioso
previdenziale (tav. 2); seguono, per i giudizi innanzi al Giudice di pace, la tav. 3 con
riferimento alle opposizioni a sanzioni amministrative e la tav. 4 con riferimento al
risarcimento danni da circolazione stradale.
In un libero mercato di servizi, la moltiplicazione del numero degli
operatori è sempre un dato positivo. Ma nel caso della Giustizia gli avvocati da un lato
offrono un servizio alle parti, dall'altro lo richiedono al sistema pubblico. Occorre,
allora, valutare, anche avvalendosi dell'esperienza degli altri Paesi, fino a quando tale
abbondanza di operatori sia davvero funzionale a dar voce alle giuste pretese dei
cittadini, e quando invece l'assenza di un numero chiuso (come accade per Notai e Giudici)
non comporti, invece, un surplus di domanda di Giustizia, rispondente non più solo, e non
più tanto, alle suddette pretese. Tale surplus ricade a carico del sistema, e potrebbe
costituire una delle cause per le quali le risorse destinate dall'Italia risultano
insufficienti rispetto ad altri Paesi con analoga "offerta" di Giustizia ma con
ben minore, e più "filtrata", "domanda". Nessun intervento di
riorganizzazione della Giustizia appare credibile se si concentra solo sullo stock di
processi esistente e non si fa carico di porre filtri - equi ed efficaci - al flow dei
nuovi accessi.
2 - LE CAUSE "INTERNE".
a) uso mediatico della Giustizia, da parte di Giudici;
La crisi di fiducia nella Giustizia deriva, come si è già detto, anche da
cause interne alla Magistratura. Si tratta di pochi e isolati casi, ma che purtroppo hanno
una rilevanza clamorosa, anche per l'enfasi mediatica che inevitabilmente li circonda.
C'è stato un cambiamento di rotta, ma l'impegno deve essere ampliato, rafforzato e
condiviso da tutti. In più di un caso, si avverte la carenza, o l'insufficienza, di
quello che dovrebbe essere un "costume comune" di tutti i Giudici, che abbia
alla sua base la responsabile condivisione di valori etici e comportamenti istituzionali
da assumere come propri, caratteristici, inviolabili e inscindibilmente connessi alla
stessa funzione giudiziaria. Quello del Giudice è un "mestiere" difficile:
immersi nel mondo, nel "contesto" sociale, per assicurare la Giustizia con
altruismo e con sacrificio, ma senza anelare a fama e potere. In primo luogo, il Giudice
deve evitare "tentazioni mediatiche".
Le Juge ne parle que de son siège: il Giudice comunica all'esterno
il proprio lavoro attraverso la qualità e la tempestività dei provvedimenti che emana,
non grazie alla popolarità delle trasmissioni cui partecipa o delle interviste che
rilascia. Queste esternazioni personali rischiano di costituire, nella maggior parte dei
casi, fonte di equivoci, se non di possibili strumentalizzazioni, perché forniscono a
queste dichiarazioni, non istituzionali, una notorietà maggiore di quella rivolta alle
decisioni del Magistrato, e fanno perdere di vista la finalità propria dell'attività
giudiziaria che è quella di pervenire, con solerzia e tempestività, ad una decisione che
sia - ma che anche appaia - super partes, pronunciata nell'ambito del processo, e non al
di fuori di esso. Certo, come abbiamo già avuto modo di rilevare, con il conforto di
altri autorevoli interventi, oltre a un più rigoroso richiamo dei Giudici ai propri
doveri di riservatezza, occorrerebbe, contestualmente, evitare la realizzazione di veri e
propri "processi mediatici", simulando al di fuori degli uffici giudiziari, e
magari anche con la partecipazione di Magistrati, lo svolgimento di un giudizio mentre è
ancora in corso il processo nelle sedi istituzionali. La Giustizia deve essere
trasparente, ma deve svolgersi nelle sedi proprie, lasciando ai media il doveroso ed
essenziale compito di informare l'opinione pubblica, ma non di sostituirsi alla funzione
giudiziaria.
b) politica di "potere" e "personalismo".
Un'altra disfunzione deriva dal considerare, talvolta, l'esercizio della giurisdizione
alla stregua dell'esercizio di un "potere", con la conseguente distrazione dal
senso del servizio pubblico che sempre deve accompagnarci. Vi sono vari modi in cui tale
disfunzione si realizza, ad esempio: - come esercizio di potere nei confronti delle parti,
che devono alla fine "subire" passivamente le inefficienze o la pigrizia di
alcuni nella conduzione del processo; - come esercizio di potere nei confronti di altri
colleghi, come dimostrano purtroppo casi recenti di scontri, tutti interni alla
Magistratura, ai quali mai avremmo voluto assistere; - come esercizio di potere nei
confronti della società, come avviene nei casi di "auto-indagini" condotte solo
nel perseguimento di una personale ricostruzione accusatoria. A tale grave problematica
corrisponde, però, una duplice e altrettanto grave incapacità del sistema. Da un lato,
un'incapacità degli altri poteri pubblici di migliorare l'esercizio delle proprie
funzioni istituzionali, fino ad arrivare a casi di rottura del principio di legalità, che
inducono lo stesso sistema a spingere i Magistrati ad una impropria funzione di
"supplenza". Dall'altro, un'incapacità di provvedere sollecitamente, in sede
disciplinare, nei confronti del Magistrato che sbaglia, sì da restituire all'indipendenza
della Magistratura il ruolo di valore essenziale di rilievo istituzionale e non di opaco
scudo posto a difesa di privilegi corporativi. Solo così si realizza la migliore garanzia
contro ogni tentazione di assoggettamento della Magistratura ad altri e diversi poteri.
Non mancano, poi, manifestazioni di una sorta di "narcisismo autoreferenziale",
che induce, tra l'altro, all'emanazione di quelle che il compianto collega Borré definiva
"sentenze corsare", le quali si pongono in palese e talvolta immotivato
contrasto con consolidati indirizzi giurisprudenziali. Ciò, da un lato, costringe le
parti - se ancora possibile - ad un ulteriore, defatigante grado di giudizio e,
dall'altro, aumenta l'incertezza e anche il degrado istituzionale.
c) "carriere parallele" da parte di Giudici, fuori ruolo a
domanda per un tempo abnorme. Vi è, poi, il rischio di "carriere
parallele". Ritengo che una permanenza temporanea al servizio delle Istituzioni
pubbliche possa arricchire il bagaglio culturale e professionale del Giudice e costituire
una costruttiva esperienza. Ma il fatto che vi siano colleghi, anche non pochissimi, ai
quali la disciplina vigente - tra le pieghe delle varie regole e nell'assenza di
considerazione dei periodi già trascorsi - consente di restare collocati fuori ruolo per
molti e molti anni, sottraendosi così per buona parte della loro carriera ai fondamentali
compiti istituzionali, rischia di trasformare tale costruttiva esperienza in una sorta di
"carriera parallela", alla quale non dovrebbe accedersi tramite il concorso in
Magistratura.
d) mancanza di una cultura dell'organizzazione e dell'efficienza.
Ma la causa a mio avviso più grave di tutte - poiché è anche la più diffusa, la meno
avvertita, la più giustificata - risiede nella mancanza, nell'ambito della Magistratura,
di una cultura diffusa dell'organizzazione e dell'efficienza, che si affianchi alla
cultura del Diritto. Troppo spesso il Magistrato, ancora oggi, continua intimamente a
ritenere di dover essere solo un bravo giurista, non anche un efficiente dispensatore del
servizio. Il meglio è spesso nemico del bene; il riconoscere Giustizia tardivamente
equivale spesso a non riconoscerla; la realizzazione di sentenze ponderose, dotte e
giuridicamente impeccabili, ma cronicamente tardive, è grave quanto la perpetrazione di
un'ingiustizia.
Come diceva De Nicola "giustizia lenta non è giustizia". La
mancanza di una cultura di direzione dell'ufficio, di imposizione di regole più
efficienti, di prevenzione e sanzione dei ritardi, di informatizzazione del lavoro, ci
induce a considerare come eccezionali i risultati - noti come best practices, anche in s
ede internazionale - ottenuti da alcuni uffici giudiziari grazie ad un'efficace
organizzazione laddove tali risultati dovrebbero costituire, invece, la regola, e cioè la
conseguenza naturale di un'applicazione diffusa, negli uffici giudiziari, del principio di
buon andamento dell'amministrazione di cui all'art. 97 della Costituzione.
Come per tutte le organizzazioni complesse, occorre accettare sino in fondo
la logica di sistema e di servizio della Giustizia, con la conseguente condivisione ed
implementazione di modelli organizzativi volti ad assicurare la funzionalità e
l'efficienza dell'attività giudiziaria, ed evitare invece il doppio rischio dell'anomia
organizzativa - che consente a ciascuno di sottrarsi a logiche di funzionamento collettivo
per perseguire percorsi individuali - e della burocratizzazione, attenta solo alle
"voci di dentro" della corporazione e non alle esigenze e alle aspettative dei
cittadini e della collettività.VC |
|
CRISI ECONOMICA : diagnosi e consigli al Governo |

Silvio Berlusconi
|
Nino Luciani*, "Le conseguenze economiche della
pace"
e la via per contrastare il
ciclo
1) Rilancio dei lavori pubblici.
(Tra le opere prioritarie, la Nuova Romea, E55,
in considerazione del numero di morti, sulla "vecchia
statale 309");
2) sostegno delle esportazioni, usando la politica fiscale come sostituto
della politica monetaria, non più tra i poteri diretti
dello Stato.
* Ordinario di scienza delle finanze, Università di Bologna |

Giulio Tremonti
|
Il titolo "Le conseguenze economiche della pace" è ripreso da un celebre
opuscoletto di J.M.Keynes, scritto al ritorno della conferenza di Parigi, del 1919, a cui
non potè restare fino alla fine (per il Governo inglese), per problemi di salute.
Quel titolo era stato da lui ripreso da un rapporto del conte
Brockdorf-Rantzau, alle Potenze alleate, "sugli effetti delle condizioni di pace
sulla situazione della popolazione tedesca".
Quel volumetto è ben noto per aver suggerito di non punire la
Germania con l'imposizione del pagamento di danni di guerra, che avrebbero impedito alla
Germania un pronto ristabilimento del suo sistema industriale, e dunque di aiutare
l'Inghilterra con la ripresa reciproca del commercio internazionale.
Questa via è quella, che viene seguita oggi nel mondo. Tralasciamo, dunque,
questo quadro, e vediamo cosa dovrebbero fare, al loro interno, i Paesi in
recessione. Questo pone un problema di diagnosi, per poi giustificare degli strumenti, sia
pur in interpretazione molto semplificata, per un grande pubblico, e per Tremonti
(giurista tributario).
1.- Motivi. Allora si proveniva dalla prima
guerra mondiale. Guarda caso, anche adesso proveniamo da una guerra: quella in IRAK. Ma
separiamo l'Italia dall'area del dollaro (USA) e vediamo come la crisi finanziaria vada
collegata alla recessione indotta dalla pace.
- Negli USA ( e Paesi sostenitori), c'è stata una fase 1, il
momento in cui è nata la guerra. C'è una domanda pubblica di prodotti per la guerra, e
il sistema produttivo americano viene impegnato alla produzione di beni per la guerra. Ma
l'impegno sarà superiore alle previsioni (la guerra durerà 7 anni). Lo sforzo viene
sostenuto dalle banche d'affari, molto anche al di là delle regole (con la connivenza dei
pubblici poteri).
- Segue una fase 2, in cui la guerra comincia a cessare. La
domanda pubblica di beni per la guerra decelera. Il sistema produttivo di guerra si trova
in crisi. Cominiciano le prime insolvenze verso le banche. Cominciano i primi
licenziamenti di mano d'opera. Seguono le insolvenze delle famiglie verso le banche (mutui
casa, ecc.). Il sistema bancario si trova in difficoltà nella restituzione dei depositi.
In Europa, la caduta della domanda dall'area del dollaro lo
vediamo subito dal calo del cambio dell'Euro in Dollari: per un Euro si scende da un
massimo di Dollari 1,60 (nel luglio 2008) ad un minimo di Dollari 1,26.
In Italia, preesiste l'onda lunga dell'inflazione, causa Euro,
dal 2001-02. Quell'inflazione impoverì del 50% i cittadini a reddito fisso, e arricchì
(corrispondentemente) quelli a reddito variabile (professionisti, commercianti, imprese).
Per la prima legge Keynesiana, cade la domanda dei percettori di reddito fisso, perchè
non "effettiva" (ossia non accompagnata da potere di acquisto). Ma essa non è
controbilanciata da quella dei cittadini a reddito variabile medio-alto. Questi hanno una
propensione al risparmio, più che proporzionale al salire del reddito.
Sotto il profilo congiunturale, il risultato finale è la recessione:
la merce c'è, ma rimane nei magazzini.
In Italia, preesiste (sempre come effetto dell'inflazione, causa
Euro), una situazione strutturale pesante delle imprese che vendono per l'estero, non più
protette dalla svalutazione della lira. Questa situazione è stata in parte recuperata col
progresso tecnico (aumento di produttività), ma pare inarrestabile. L'Export è il 23%
del PIL. Si direbbe un settore strategico, e del resto lo sappiamo fin da quando andavamo
a scuola che l'Italia è povera di materie prime e non potrebbe sopravvivere se non
operando sull'estero.
2. Gli strumenti. In recessione
congiunturale, per parte bancaria (BCE) lo strumento classico (già in via di
applicazione) è la riduzione del tasso di interesse. Ma il credito passa soprattutto per
il sistema produttivo e, in tempi di pessimismo, il "cavallo non beve". La
moneta offerta, anche se a tasso zero, non viene domandata.
Dopo Kyenes, la via che risolve è l'intervento, esogeno, dello Stato.
Tre sono le tipologie che raccomanderei per creare una domanda "effettiva":
a) l'attuazione dei progetti già pronti di lavori pubblici e
l'uso della politica fiscale, come sostituto della politica monetaria (un potere
che l'Italia ha ceduto alla BCE).
b) i lavori pubblici dovrebbero essere finanziati con aumento
temporaneo dell'aliquota IRPEF sui redditi medio-alti, perchè con relativa alta
propensione al risparmio, e (se necessario) con BPT decennali.
c) le esportazioni dovrebbero essere sostenute stabilmente con una
politica fiscale deflattiva (ossia che riduca il livello generale dei prezzi interni). Si
tratterebbe di ridurre le imposte indirette "non trasferibili", e recuperare la
perdita gravando le imposte dirette. Nel nostro caso, andrebbe abolita subito l'IRAP
(imposta indiretta, sul valore aggiunto) e recuperato il gettito con la tassazione diretta
dei redditi. NL |
In margine al DDL delega del Governo sul "
FEDERALISMO FISCALE" |

Silvio Berlusconi
|
Nino Luciani*, Federalismo fiscale per l'Italia:
Regioni o Comuni ? Ovvero l'importanza:
- di una preventiva verifica
dell'idoneità territoriale dei Comuni a spendere
bene il gettito, derivante dai maggiori poteri
fiscali;
- di un
"tetto alla pressione fiscale "globale" dei vari enti tassatori, che
aumentano, mentre la tasca del contribuente rimane
"unica";
-
di attribuire solo alle Regioni il potere fiscale "locale" che, poi, lo
riattribuiranno ai Comuni, in base alle
idoneità territoriali a dati compiti
* Ordinario
di scienza delle finanze, Università di Bologna |

Umberto Bossi
|
Il Consiglio dei Mnistri del 3 ott. 2008 ha approvato un disegno di legge delega per il
federalismo fiscale.
A mio modo di vedere questo disegno dovrebbe tener conto della
cornice locale, in cui esso si colloca. Questa nota ha lo scopo di segnalare questa
cornice, come contributo al dibattito per una migliore efficacia del progetto.
In premessa, direi la opportuntà di dare un'occhiata (almeno per
conoscerla) alla precedente grande riforma radicale del sistema fiscale, quella del 1970,
di cui al rapporto del Presidente della Commissione per la riforma tributaria, Cesare
Cosciani (pubblicata da Giuffrè ed. nel 1965, se ben ricordo), che portava la tradizione
della scienza delle finanze italiana. La proposta fu, poi, inserita nel primo
"Progetto di programma di sviluppo economico per il 1965-69 (Ministero del Bilancio,
Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1965). Ne traggo alcuni spunti, con altri miei
personali, tratti da due miei Saggi sul federalismo fiscale, sulla Rivista TRIBUTI, n.
8/1997 e n. 5/1999, Ministero Finanze, Roma.
1) Più tassatori, una sola tasca del contribuente. La Commissione
avvertì preliminarmente che, anche in un processo che allarghi il numero degli enti
tassatori, oltre lo Stato (e nel federalismo fiscale, questo avviene per definizione), il
potere fiscale deve essere esercitato in modo armonico, rispetto alla tasca del
contribuente che, comunque, rimane "unica". Se (poniamo) l'ente più forte
prelevasse tutta la capacità contributiva di un cittadino, gli enti più deboli sarebbero
costretti a raschiare nel barile del contribuente, con le conseguenze che si lasciano
immaginare per questi enti e per il cittadino.
2) Dimensioni territoriali efficienti degli enti. Il potere fiscale va attribuito agli enti, previa la
verifica della loro capacità di spendere in modo economico le entrate.
Ricordo che i Comuni sono 8153, e di
essi 2.400 hanno meno di 2.000 abitanti; e 6.000 si avvicinano a 5000 abitanti.
Le ragioni storiche dell'origine di Comuni così piccoli sono note. Allora
aveva significato che capillarmente esistessero tanti centri di servizio. Ma è anche
evidente che quelle situazioni sono radicalmente mutate.
Ma vediamo le dimensioni minime,
necessarie, per alcuni servizi comunali:
- per un'area giochi ed attrezzature sportive per ragazzi di 11-14 si richie-dono, per una
gestione efficiente, circa 10.800 abitanti servibili;
- per un'area dello stesso tipo per ragazzi di età superiore ai 14 anni si ri-chiedono
20.000 abitanti;
- per un centro polisportivo si richiedono 250.000 persone:
- per un asilo nido si richiedono 2000-4000 abitanti servibili;
- per una scuola elementare, 600-7.000 abitanti;
- per una scuola media, 2.000-16.000 abitanti;
- per una scuola secondaria superiore, 50.000 abitanti;
- per un centro sanitario elementare, 10.000 abitanti;
- per un ospedale di II grado, 150.000-350.000 abitanti.
In rapporto a queste dimensioni, solo 1.000 Comuni sono idonei per un'area giochi per
ragazzi di 11-14 anni; solo 292 sono idonei per un'area gio-chi per ragazzi di età
superiore a 14 anni; solo 42 sono idonei per un centro polisportivo; solo 80 per un
ospedale di II grado, e così via.
3) Le corrette conseguenze dei due
punti.
3.1) Punto 1).
Per l'armonia delle pressioni fiscali degli enti, il riparto delle imposte, tra loro,
dovrebbe avvenire dopo avere definito un sistema fiscale unitario sul piano nazionale, e
il parlamento dovrebbe di fissare il tetto della pressione fiscale globale, in
un orizzonte pluriennale (almeno tre anni). A sua volta, il riparto percentuale del
gettito dovrebbe aver luogo con contrattazione tra Stato e Regioni.
Ricordo, poi, che il potere politico si identifica largamente
nel potere fiscale. E poichè il riordino territoriale dei Comuni dovrebbe essere
tipicamente un compito regionale (già lo è, ma funziona poco) , suggerirei che il potere
fiscale locale sia dato solo alle Regioni. Queste, a loro volta, ripartiranno le imposte
regionali tra i rispettivi Comuni.
Ricordo anche che, già in sede di rapporto della Commissione
economica del Ministero per la costituente (1946), la sezione finanza rilevò che i Comuni
sono dei pessimi tassatori, in ragione dei rapporti di amicizia e parentela locale tra il
sindaco e assessori verso i cittadini locali. Anche sotto questo aspetto, l'esclusiva del
potere fiscale alle Regioni sarebbe importante. D'altra parte, già attualmente i Comuni
minori delegano a grandi concessionari la riscossione.
3.2) Punto 2). Un rimedio istintivo
potrebbe essere la eliminazione di tutti i Comuni con una dimensione inferiore ad un
determinato limite. Ma va ricordato che una legge, sul decentramento comunale, permette ai
Comuni maggiori di ulteriormente decentrare a Frazioni e Quartieri dati compiti. Queste
legge ha dato buoni frutti, perchè ha stimolato la partecipazione dei cittadini alla vita
democratica.
Per questo, la mia proposta è di ridefinire i Comuni-capoluogo di
Provincia come Comuni metropolitani con i poteri propri e con quelle
delle Province (da abolire, di conseguenza) e di riconfigurare i rapporti di tutti i
Comuni minori, con quello metropolitano, allo stesso modo dei quartieri e frazioni con il
Comune maggiore.
Su questa base, il Comune metropolitano assumerebbe tutti i poteri dei
Comuni minori e riattribuirebbe a loro solo i compiti amministrabili in modo efficiente,
in base alla dimensione.
I campi nei quali maggiormente si evidenzia la necessità dell'accorpamento non
sono solo i vari servizi sociali, ma anche l'accertamento e la riscossione delle imposte.
4. Quali imposte attribuire agli enti locali.
4.1) La Commissione tributaria del 1965 suggerì di dare agli enti locali
due imposte: a) l'imposta sui redditi patrimoniali (ciò non impedisce di esentare la
prima casa); e l'imposta monofase sui consumi finali.
Sono di questa stessa idea. Riguardo alla imposta monofase, la Commissione
la propose in affiancamento all'IVA, ma per ridurre l'aliquota di quest'ultima.
Questa idea è cosa saggia perchè l'evasione dall'IVA è in gran
parte dovuta alla sua aliquota, troppo vistosa.
Voglio anche chiarire che la somma dei valori aggiunti parziali di un
bene è uguale al valore finale del medesimo. Dunque, sono due imposte di uguale gettito,
a parità di aliquota. Muta, invece, il procedimento di esazione: nel caso dell'IVA, per
uno stesso bene, l'imposta gira per i territori dove nascono i valori aggiunti parziali.
Invece, nel caso dell'imposta monofase l'imposta è solo locale.
4.2) Uniformità di determinati servizi sul piano nazionale.
Tenuto conto che una pressione fiscale locale uniforme genera gettiti diversificati da
ente a ente, ma anche della assoluta necessità che dati servizi ci siano in tutti i
Comuni, la Commissione suggerì il finanziamento statale, dei Comuni, sulla base di
parametri oggettivi inversamente proporzionali al grado di sviluppo locale.
Sono di questa stessa idea, ossia di usare parametri oggettivi,
perchè l'attribuzione di una vera autonomia deve escludere la discrezionalità del
finanziatore che cambia idea di anno in anno. Penso anche che il finanziamento statale
debba coprire l'interezza dei costi di detti servizi, sulla base di parametri di costo
standard. NL |
Ateneo di Bologna
SOLLEVAZIONE DEI PROFESSORI CONTRO "Il Sole 24
ORE".
Al giornale, che aveva scritto: "Al Professore
bastano 3 ore di lavoro al giorno", i proff. replicano:
"Al Professore non bastano 24 ore di lavoro al
giorno" |

|
Hanno firmato il testo:
(testo aggiornato in tempo reale)
Lilla Maria Crisafulli, Keir Douglas Elam, Gianfranco
Pasquino, Niva Lorenzini, Roberto Grandi, Paola Monari, Maurelio Boari, Dario Braga,
Giuseppe Olmi, Donna Miller,Vera Negri Zamagni, Antonio Corradi, Domenica Tonelli,
Adalberto Falaschini, Patricia Brasili, Carlo Ferrari, Giorgio Corazza, Piero Pieri,
Andrea Fassò, Enrico Santarelli, Mauro Fabrizio, Michele La Rosa, Nino Luciani, Gian
Paolo Brizzi, Mauro Pesce, Luciano Margara, Louann Haarman, Sandro De Maria, Stefano
Ciurli, Giovan Francesco Lanzara, Giuseppe Sassatelli, Fabrizio Frasnedi, Elisabetta
Magni, Moreno Paolini, Anna Maria Gentili, Ruggero Campagnoli, Paolo Sorcinelli, Fabio
Panzieri, Alberto Martelli, Mauro Perani, Diego Savoia, Ignazio Druidi, Angela Donati,
Emilio Tagliavini, Piera Carla Cicogna, Giorgio Dragoni, Luciano Bononi, Giorgio
Tassinari, Agostino Trombetti, Marco Dalla Rosa, Piergiorgio Battistelli, Rafael Lozano
Miralles, Luisa Avellini, Roberto Laschi, Claudio Sartori, Alberto Destro, Aldo Andreani,
Roberto Guidorzi, Gabriella Campadelli-Fiume, Piero Piazzi, Carmelina Imbroscio, Daniela
Gallingani, Cecilia Pietropoli, Umberto Mazzucchi, Alessandra Giovagnoli, Carla Corradi,
Ignazio Masulli, Lorenzo Quilici, Maria Teresa Rodriguez Estrada, Fabio Foresti, Pier
Giorgio Ardeni, Loretta Gregorini, Elisabetta Alvoni, Cristina Bragaglia, Pierfrancesco
Callieri, Stefano Toso, Federico Carpi, Alfredo Cottignoli, Vinicio Tammaro, Giorgio
Sartor, Carlo Guarnieri, Giuliana Cardillo, Giuseppe Monsagrati, Vincenzo Giulio Albano,
Scialpi Fabio, Marina Colangelo, Giorgio Basevi, Romano Zannoli, Gianni Faccioli,
Annamaria Billi, Victor Ugo Ceccherelli, Rita Gatti, Carlo Filippucci, Bruno Andrea
Melandri, Achille Franchini, Giuseppina La Face, Rossella Capozzi, Pierpaolo Donati,
Teresa Ciapparoni, Maria Zalambani, Francesco Bossi, Carla Consolini, Giliberto Capano,
Antonio Genovese, Mariagrazia Contini, Claudio Ciavatta, Luciano Formisano, Patrizia
Caraffi, Emma Beseghi, Paolo Edgardo Todesco, Giovanni Cimbalo, Anna Mandich, Fulvio
Pezzarossa, Gilmo Vianello, Marie Rieger, Francesco La Polla¸ Massimo Pavarini, Federico
Bertoni, Valentina Poggi, Gualtiero Calboli, Antonella Ceccagno, Maria Giuseppina
Muzzarelli, Francesca Emiliani, Fabio DallOlio, Pierluigi Lenzi, Carminella Biondi,
Stefano Maini, Andrea Battistini, Paolo Leonardi, Giovanni Gentile Marchetti, Eraldo
Seren, Luigi Contadini, Maurizio Fabbri, Andrea Battista Vai, Paola Filippi, Andrea Lodi,
Anna Maria Ferreri, Achille Umani Ronchi, Giuliana Benvenuti, Maria Gioia Tavoni, Maurizio
Ascari, Luisa Brunori, Laura Landi, Donatella Serafini-Fracassini, Anna Laura Trombetti,
Roberto Mulinacci, Carlo Bertucci, Roberto Amici, Lorenzo Gradoni, Cosimo Caneve, Danilo
Montesi, Renzo Davoli, Antonio Messina, Alan Bertossi, Srefano Ferretti, Davide Sangiorgi,
Claudio Sacerdoti Coen, Paola Salomoni, Fabio Vitali, Vittorio Ghini, Ugo dal Lago, Ozalp
Babauglu. |
|
Nota.
Come economista della finanza pubblica sono abbonato, da anni, al "Il Sole 24
ORE", perchè quotidiano di alto valore professionale nel campo economico e
finanziario in Italia e nel mondo.
Ma, in totale dissonanza con questa intonazione di alto profilo, alberga,
invece in esso, anche abbastanza spesso un qualche brusio, che rispecchia la tradizione
sindacale "padronale" dei suoi proprietari contro la cultura e la scuola. Già,
perchè il popolo istruito prende coscienza dei diritti umani e del lavoro, e allora
sciopera ...
In particolare alberga nel giornale una certa maldicenza, direi di moda,
contro i professori universitari. Qui, sotto, i colleghi di Bologna hanno messo nero su
bianco.
Ma, per parte mia, voglio anche ricordare alcuni dati statistici che
dovrebbero parlare da soli a chiunque, se non chiude le orecchie:
- i docenti di ruolo sono 62.000 circa;
- gli insegnamenti-annuali equivalenti sono 117.000-120.000 circa ;
- gli studenti sono 1.809.000 circa
- i laureati sono 300.000 all'anno, circa.
Dunque, si direbbe che il lavoro non manchi.
Quanto ai doveri di stato giuridico:
a) il compito primario del docente universitario è la ricerca. Qui non
c'è un limite di orario, come di un operaio che stacca il lavoro in un determinato
orario. La ricerca è tale che il docente continua a pensare, anche in privato alle cose
che "cerca". C'è anche chi si alza di notte per prendere appunti su un problema
che il cervello gli ha risolto in automatico;
b) le 350 ore di didattica frontale, richieste dallo stato giuridico,
sono il "minimo dovuto" all'interno del tempo della ricerca. Questo vuol
dire che le ore effettive di didattica possono essere di più. Sono talmente di più, in
media, che spesso uno aspetta le vacanze con un senso di liberazione, perchè finalmente
potrà terminare in pace una ricerca, mai conclusa a causa dell'eccesso di didattica;
c) ci sono le riunioni del Consiglio di Facoltà almeno una volta al
mese (5 ore); ogni docente appartiene ad almeno due Consigli di corso di laurea, ad un
consiglio di dipartimento. ....;
d) occorre partecipare ai congressi, per la discussione collegiale dei
contributi scientifici.
Mi fermo, ma ci sarebbe da parlare anche delle retribuzioni... NL |
Hanno inoltre aderito:
Francesco Saverio Trincia (Roma La Sapienza);Alessandro Gebbia (Roma
La Sapienza); Isabella Imperiali (Roma La Sapienza); Marina Caffiero (Roma La Sapienza);
Biancamaria Frabotta (Roma La Sapienza); Alonso Marini (Roma La Sapienza); Marina Beer
(Roma La Sapienza); Lidia Capo (Roma La Sapienza), Alfonso Archi (Roma La Sapienza),
Francesco Silva (Milano Bicocca), Giovanna Silvani (Università di Parma); Diego Saglia
(Università di Parma); Annamaria Sportelli (Università di Bari), Lia Guerra (Università
di Pavia), Roberto Francavilla (Università di Siena), Francesca Saggini, (Universita
della Tuscia,Viterbo), Sandra Puccini (Universita della Tuscia, Viterbo), Barabara Piqué
(Universita della Tuscia,Viterbo), Saverio Ricci (Universita della Tuscia, Viterbo),
Raffaele Caldarelli (Università della Tuscia, Viterbo), Mariagrazia Russo (Università
della Tuscia, Viterbo), Guido Samarani (Università Ca Foscari, Venezia), Federico
Alberto Greselin (Università Ca Foscari, Venezia), Carlo M. Bajetta, (Universita'
della Valle d'Aosta, Michele Marrapodi (Università di Palermo), Elio Di Piazza
(Università di Palermo), Camilla Miglio (Università di Napoli, lOrientale), Gemma
Persico (Università di Catania), Sebastiano Grasso (Università di Catania), Carmela
Nocera (Università di Catania), Massimo Schilirò (Università di Catania),Gioia
Zaganelli (Università di Urbino), Paolo Mariti, (Università di Pisa), Gianfranco Lotito. |
Il testo sottoscritto dai
113 docenti
AVVERTENZA. I Colleghi in Italia e
all'estero che volessero dare l'adesione, scrivano
alla prof.ssa CRISAFULLI (e-mail: lilla.crisafulli@unibo.it), Senatrice Accademica, prima
firmataria.
"Al Professore
non bastano 24 ore di lavoro al giorno"
Premessa: un insieme di pregiudizi e luoghi comuni
I sottoscritti docenti dellAlma Mater - Università degli Studi di Bologna, a
seguito dell'ennesimo articolo apparso su un quotidiano italiano ("Al
Professore bastano 3 ore di lavoro al giorno", Il Sole 24 Ore, 26 maggio 2008), denigratorio
nei confronti dell'Università pubblica italiana e dei docenti che lavorano al suo
interno, con sempre maggiore fatica e sempre meno incentivi e
considerazione, desiderano esprimere la loro amarezza e la loro indignazione. Il
contesto nel quale larticolo è apparso è quello della proposta riforma del
Pubblico Impiego, e il suo titolo, che dovrebbe riassumere lo sfascio
pubblico, appunto da riformare, riguarda in primo luogo lUniversità
pubblica italiana.
Tuttavia, al di là della discutibile qualità dellarticolo, ciò che seriamente
preoccupa i sottoscritti è il quadro del tutto inesatto che offre della situazione
attuale negli atenei italiani, nonché i preconcetti e pregiudizi che larticolo,
come altri precedenti interventi mediatici, tradisce nei confronti di tutta una categoria
professionale. Il docente universitario, si legge nellarticolo, ha un impegno
didattico di 250 ore/anno per il tempo parziale, e 350 per il tempo pieno. Dati che sono
falsati alla radice, perché tengono conto solo di una normativa
ministeriale che nulla a che fare con il reale stato delle cose.
I dati reali
Si dovrebbe partire da ben altri dati, quelli presentati nel corso del convegno svoltosi a
Modena il 29 maggio del consorzio universitario AlmaLaurea, che annovera 51 università
italiane, sul profilo dei laureati 2007, dove sono emersi invece risultati molto
lusinghieri. Il Consorzio ha presentato un rapporto che costituisce un punto di
riferimento importante per coloro che guardano al sistema di istruzione superiore del
Paese come ad un fattore nevralgico dello sviluppo. La popolazione osservata, in 46 dei 51
atenei consorziati, sfiora complessivamente le 185 mila unità. Il campo di osservazione
copre oltre il 64 per cento del sistema universitario italiano e garantisce la sostanziale
rappresentatività a livello nazionale per gruppo disciplinare, per genere e per
ripartizione territoriale (Nord, Centro e Sud),
La situazione presenta quasi ovunque segnali di netto miglioramento nei confronti dei
laureati del 2001 ed anche dellanno 2006. Si è osservato innanzitutto il contrarsi
delletà alla laurea (da 28 a 27 anni). Il dato è tanto più apprezzabile perché
si realizza in simultanea con lelevarsi delletà allimmatricolazione (da
20,0 a 20,9 anni), frutto dellaccesso agli studi universitari di nuove fasce di
popolazione. È aumentata, parallelamente, la percentuale dei laureati in età inferiore
ai 23 anni, che riguarda oggi 18 laureati su cento. Diminuisce il ritardo alla laurea, che
in media consisteva nel 69 per cento in più del tempo previsto dagli ordinamenti nel
2001, e che è divenuto oggi pari al 45 per cento. La stessa percentuale di laureati in
corso, 9,5 per cento allinizio del periodo considerato, raggiunge nel 2007 il 37,9
per cento. Inoltre, fra i laureati dellultima generazione osservata, 72 su cento
acquisiscano con la laurea un titolo che entra per la prima volta nella famiglia
dorigine.
E migliorata, inoltre, la frequenza alle lezioni: per 65 laureati su cento riguarda
più dei tre quarti degli insegnamenti previsti, e la diffusione nel bagaglio formativo
dei laureati degli stage (che riguardano nellultimo anno 51 laureati su cento).
Migliorano anche le conoscenze linguistiche (nellintervallo la conoscenza
almeno buona dellinglese scritto e parlato continua ad aumentare,
seppure di poco) e quelle informatiche (aumenta di 10 punti la conoscenza dei fogli
elettronici e di quasi 3 la conoscenza di strumenti multimedia). 87 laureati su cento, si
dichiarano complessivamente soddisfatti dellesperienza di studi compiuta. Anche se
solo 69 laureati su cento la ripeterebbero nello stesso corso e nello stesso ateneo.
Completano il quadro la crescente domanda di formazione post-laurea (che nel 2007 ha
riguardato 66 laureati su cento), così come aumentano le esperienze di studio
allestero (12 per cento).
Concluso il corso di primo livello, 80 laureati su cento dichiarano lintenzione di
proseguire gli studi. Nellesperienza formativa dei laureati specialistici
puri si riscontrano indici particolarmente elevati di frequenza alle lezioni
(79 laureati su cento dichiarano di avere frequentato regolarmente più dei tre quarti
degli insegnamenti previsti). Lesperienza compiuta anche con la laurea specialistica
risulta ampiamente apprezzata (se sono decisamente soddisfatti 42 laureati su cento, altri
48 esprimono comunque una valutazione positiva) tanto che la gran parte (78 per cento) la
ripeterebbe nelle stesse condizioni (stesso corso e stesso ateneo).
Lesperienza di tirocinio e stage, poi, è più che raddoppiata fra i laureati
dallavvio della riforma. Nel 2007 ha riguardato, infatti, oltre la metà del
complesso dei laureati, sottolineando il crescente impegno delle università e la positiva
collaborazione con il mondo del lavoro (l80 per cento dei tirocini sono stati svolti
al di fuori delluniversità). Nei laureati specialistici a ciclo unico letà
media alla laurea raggiunge complessivamente i 26,7 anni. Particolarmente positive
risultano le performance di questi laureati sintetizzabili: nella votazione di laurea (in
media 106,2 su 110); nella regolarità con cui riescono a concludere gli studi quasi la
metà di loro (48 per cento); e nellesperienza di studi allestero con
programmi comunitari (che riguardano 8 laureati su cento contro 6 per il complesso dei
laureati).
Lattuale realtà della ricerca
Inoltre, i luoghi comuni che vengono frequentemente ripetuti o riciclati come
in questo caso - sui docenti universitari si riferiscono ad una presunta realtà che
risponde soltanto ad una inesatta o superficiale conoscenza della situazione universitaria
italiana.
Chi scrive indagini sullo stato delluniversità pubblica italiana
dovrebbe, come minimo impegno professionale, aggiornarsi sullo stato di questa
istituzione, cosa che invece avviene molto raramente. Qualche decennio fa, prima delle
molteplici riforme che si sono succedute, era forse possibile per un docente universitario
italiano limitare limpegno didattico ad un solo corso annuale; godersi lunghi
periodi di ricerca; avere assistenti che lo affiancavano sia per la ricerca sia per la
didattica, tanto che, nei confronti dei colleghi europei, sembrava vantarsi qualche
privilegio (mai quello dello stipendio, da sempre fra i più bassi in Europa). Oggi, tale
quadro si è totalmente rovesciato. Oggi, i docenti italiani fanno più ore di lezioni
frontali, di esami, di tesi, di amministrazione di molti loro corrispettivi europei e
nordamericani, senza voler rinunciare minimamente al tempo dedicato alla ricerca che è
missione principale del docente universitario, e fondamentale anche per realizzare una
docenza e didattica a livello adeguato. Tuttavia, oggi il tempo realmente a disposizione
per la ricerca si è drammaticamente ridotto, pur essendosi imposto anche in Italia il
diktat anglosassone del Publish or Perish, grazie allintroduzione (per
altri versi sacrosanta) di sistemi di valutazione della produttività scientifica. Il
risultato è la sempre più impellente richiesta di una costante performance di ricerca,
da una parte, e dallaltra dei margini sempre più ristretti di tempo per adempiervi.
Per non parlare dellimpossibilità di formare le nuove leve, di portare avanti gli
studenti più bravi e meritevoli e di dar loro qualche prospettiva, a causa del taglio
drastico del numero delle borse di studio, della riduzione dei posti di dottorato e della
esiguità dei posti di ricercatori.
Le Università italiane sono state lasciate in totale solitudine a cavarsela di fronte a
continue e talvolta contraddittorie riforme (riforme non accompagnate da adeguate
risorse finanziarie), anzi, in soli due anni
più di 500 milioni di euro sono stati stornati dalle sue legittime finalità - cioè dal
budget destinato ad incrementare l'FFO alle Università e ad incrementare i fondi per la
ricerca scientifica e per l'offerta didattica - e invece spostati ad altre voci di
spesa (emergenze trasporti). Nonostante questo, limpegno profuso dai ricercatori ha
fatto sì che le agenzie internazionali abbiano posto diverse università pubbliche
italiane in posizioni di medio-alto livello nel 'ranking' degli atenei mondiali.
e della didattica
Lultima (per ora) riforma universitaria ha imposto a molte Facoltà il doppio
percorso di laurea triennale e laurea specialistica (il cosiddetto 3+2), e, di
conseguenza, una maggiore tipologia di corsi e moduli (triennali, specialistici, corsi
professionalizzanti) e un impegno didattico trasversale e spesso interdisciplinare. Del
resto, anche in quelle Facoltà dove non è stata adottata la riforma 3+2, è stato
aumentato il numero degli anni complessivi, e sono stati introdotti altresì corsi brevi e
nuovi percorsi professionali che hanno obbligato i docenti a moltiplicare e diversificare
il loro impegno didattico.
Questo comporta che se si vuole fare una didattica di livello universitario, le lezioni vanno preparate e diversificate sulla base della
popolazione studentesca cui si rivolgono, con studio ed aggiornamento costanti che si
quantificano in molte ore di lavoro e di ricerca quotidiana. A tutto ciò si devono
aggiungere le ore ufficiali e ufficiose di ricevimento studenti, di correzione e
discussione di tesi e tesine, di preparazione e correzione di esami scritti e orali,
nonché per creare contatti e sottoscrivere convenzioni con il mondo del lavoro per lo
svolgimento efficace di stage e tirocini. Si aggiungano poi le ore spese in varie
commissioni didattiche e di ricerca, in sedute sempre più frequenti di Corso di laurea,
di Indirizzo, di Facoltà, di Ateneo, e limpegno profuso presso scuole e collegi di
Dottorati e di Master e di commissioni di concorso locali e nazionali.
Non solo, ma lindicazione governativa a costruire percorsi sempre più specialistici
e professionalizzanti ha obbligato le strutture, e dunque i docenti che vi afferiscono,
nonostante gli alti numeri degli studenti iscritti ai singoli corsi delle Università
pubbliche, a cercare quanto più possibile di avviare una didattica che sia insieme
frontale e individuale, tutoriale e di laboratorio, a fronte di un personale praticamente
dimezzato rispetto a qualche anno fa a causa del prolungato blocco del turnover
(pochissime nuove assunzioni e ondate sempre più grandi di pensionamento, che porteranno
peraltro gli Atenei italiani ad un preoccupante svuotamento entro il 2012-2015), e a
fronte degli adempimenti amministravi e burocratici sempre più pressanti e numerosi.
Cosa
dire poi dellimpegno sul fronte dellinternazionalizzazione, voluta giustamente
dai governi locali e nazionali, e che presso le Università italiane ha ottenuto risultati
eccellenti (nel numero di scambi studenti nellambito dei programmi Socrates-Erasmus,
di convezioni Overseas, di titoli congiunti, di Marie Curie, etc, e, di conseguenza, di
fondi assegnati al sistema universitario dalle Commissioni Europee) e che ha permesso a
migliaia di studenti italiani di fare utili esperienze di studio e di ricerca
allestero arricchendo la propria personalità e un necessario quanto spendibile
curriculum professionale. Risultati che si devono anche allimpegno profuso e mal
riconosciuto, dei docenti e ricercatori dei nostri Atenei, e che hanno
fatto acquisire allItalia diversi punti nella valutazione europea.
Una situazione incomprensibile e dannosa
Nonostante limpegno nella ricerca e nella didattica di tutti i suoi componenti,
l'Università italiana pubblica resta da tempo al centro di un tiro al bersaglio dal quale
non esiste un organo accademico nazionale che sembri capace di difenderla. Siamo
lasciati sempre più soli, quando non addirittura attaccati e umiliati dalle istituzioni e
dai media, e così lo sono i nostri studenti: isolati da e in una società che ha
dimenticato che il valore fondamentale del mondo civile è quello
dell'istruzione. Mentre in altri paesi europei, come la Francia, la Gran Bretagna e la
Spagna, linvestimento nella ricerca e nella formazione universitaria è una
priorità di governo, in Italia la parola dordine sembra quella di svilire ricerca,
cultura e formazione.
Anche se i fondi per la ricerca e per la didattica sono sempre meno e le
richieste di impegno orario, di pre-pensionamento, di imparare a fare a meno di contratti,
di lettori, di tecnici capaci, di nuovi posti di ricercatori, sono sempre maggiori, i
docenti non vogliono essere una corporazione e non vanno trattati come lobbisti.
Infine, se l articolo di legge che
riguarda limpegno orario dei docenti è contenuto nel d.p.r. 382/1980, art. 10, i
dati sono estratti dalla Ragioneria dello Stato che quantifica il nostro lavoro partendo da minimi ministeriali, ed introducendo poi un
correttivo per ulteriori attività istituzionali, incrementando tali minimi di un fattore
arbitrario (per un professore a tempo pieno da 350 a 950). Ma dal rapporto non si evince
in alcun modo se la ricerca debba essere inglobata in questo monte ore o se non sia tenuta
in conto del tutto, e proprio la ricerca
che resta dovere fondamentale dellUniversità.
Così come abbiamo visto nel caso della didattica e delle attività ad essa
connesse, ci si chiede ancor di più per la ricerca come possano essere calcolabili tutte
le attività che essa implica e che sono ormai ritenute indispensabili: i progetti di
ricerca, strategici, nazionali e internazionali, la sperimentazione di laboratorio, la
consultazione di archivi e biblioteche, il tempo di osservazione, di riflessione e di
scrittura, i contatti, le collaborazioni, la disseminazione dei risultati, e, non ultimo,
le pubblicazioni di volumi, articoli in riviste o lorganizzazione di e la
partecipazione a convegni nazionali e internazionali? Tutte attività che richiedono un
lungo e continuativo lavoro, non misurabile in modo convenzionale con un orario, ma certo
non compreso nel monte ore indicato.
Chiediamo che la attività della Università e degli operatori della ricerca sia valutata
e considerata in modo realistico, e non in base a parametri di minimo ministeriali,
Chiediamo che finalmente si sostenga il comparto ricerca e istruzione, chiediamo di non
parlarne più in modo approssimativo o, peggio, dispregiativo, ma che si avvii una seria
politica di rilancio dellUniversità pubblica italiana.
I docenti universitari italiani sono fieri di essere educatori e ricercatori,
una fonte di progresso intellettuale, morale e sociale, e chiedono di non essere
sottoposti a continui processi. La ricerca scientifica italiana, e forse la nostra
coscienza sociale e comunitaria, oggi e ancor più domani, dipendono anche dalla
conservazione e dal miglioramento della qualità del nostro lavoro. E se ovunque, specie
allUniversità, la qualità dovrebbe prevalere sulla quantità, in realtà non
basterebbero neppure le 24 ore giornaliere per tener testa a quello che la coscienza del
docente e l'immaginazione e curiosità del ricercatore che è in ognuno di noi ci spingono
a fare, per l'evoluzione scientifica dei nostri studenti e l'aggiornamento e
approfondimento delle conoscenze nei nostri settori disciplinari. |
L' ITALIA del dopo ELEZIONI
POLITICHE: larga maggioranza a BERLUSCONI |

Silvio Berlusconii |
L'Italia della "maggioranza" in euforia, ma con
Bossi "cruciale"
(Lega Nord: 60 seggi alla Camera e 26 seggi al Senato, essenziali per fare
maggioranza)
Per la scossa del sistema politico sono stati
determinanti i mass media e anche alcuni modi,
quasi eversivi, del futuro Premier che prometteva collocazioni
politiche ai traditori di Prodi.
Ma voglio domandare:
"E' molto diverso conquistare il potere con l'uso delle armi
o con la manipolazione delle coscienze incaute, con l'uso delle televisioni di
massa ?" |
|
I
fattori più profondi della scossa al sistema politico sono stati: |
| 1) |
Da un lato, la
rabbia dei percettori di reddito fisso, rimasti impoveriti dalla grande inflazione del
2001-2003, causa l'EURO; e, dall'altro, la preoccupazione dei percettori di
redditi variabili (beneficiati) di non arretrare per mano fiscale; |
| 2) |
La sprovvedutezza
politica della sinistra italiana, fattasi capire a rovescio rispetto all'intenzione
di soccorrere il reddito fisso (vedi punto 1), fino a trovarsi contraria la somma
dei danneggiati e dei beneficiati dall'inflazione; |
| 3) |
Gli interventi
preconcetti della magistratura sul Ministro della Giustizia, Mastella, questa volta preso
dal panico; |
| 4) |
Fors'anche la
debolezza del Presidente Napolitano, che ha sciolto entrambe le camere,
anzichè solo quella (Senato) che non funzionava (ex-art. 88 Cost.). |
|
17
apr. 2008, Il giudizio dell'Economist su Berlusconi
(e, en passant, sulle università
italiane, con estensione impropria, quasi da vomito. Ma perchè ? - N.d.R.)
"Italy embraces
Silvio, again and again"
(stralcio dalla traduzione di http://bnoise.wordpress.com/
2008/04/18/economist-e-la-vittoria-di-berlusconi/
Silvio Berlusconi è la scatola a
sorpresa ( jack-in-the-box) della politica Europea. Nelle elezioni politiche del 13 e 14
aprile, gli elettori italiani hanno deciso e la sua figura sempre sorridente è spuntata
ancora una volta. Deriso, circondato per anni da domande sulla sua probità e sul
conflitto di interessi tra il suo impero mediatico e il suo incarico politico, Berlusconi
è stato tuttavia scelto per diventare primo ministro per la terza volta.
In un paese abituato a indebolire le coalizioni (il governo uscente di
centro-sinistra guidato da Romano Prodi è durato meno di due anni) gli elettori hanno
dato al Popolo della Libertà di Berlusconi e ai suoi alleati uninusuale, solida
maggioranza.
......
Il successo principale di Prodi è stato far scendere il deficit di bilancio
fino al 3% del PIL, come richiesto dalle regole dellUnione Europea. Ma ne ha pagato
il prezzo. Il ministro delle finanze uscente, ..., ha alzato le tasse e combattuto
levasione fiscale - una combinazione che ha reso il governo estremamente impopolare.
..
Gli italiani si svegliano il 15 aprile e si ritrovano in un paese ancora una
volta dominato da conservatori. Ma di che tipo? Il progressi della Lega Nord, un naturale
serbatoio di voti di protesta, suggeriscono che un gran numero di elettori cercano rifugio
dai terrori della globalizzazione. Il partito di Umberto Bossi è sia anti-immigrati che
protezionista.
.
Quella italiana resta una delle economie più regolamentate
dellEuropa occidentale. E anche bloccata da uninflazione più
alta e una più bassa crescita di produttività di ogni altro paese nella zona Euro, ed
ha, come risultato, costantemente perso competitività. Limpatto della lenta
crescita si nutre di se stesso. Se lItalia fosse cresciuta con la media europea nel
passato decennio, il suo debito pubblico sarebbe passato da più del 100% del PIL a circa
l80%; e non avrebbe avuto bisogno di alzare il carico fiscale al 43.5% del PIL per
soddisfare gli obiettivi fissati dal patto di stabilità dellUE.
..
Leconomia conta troppo sulle piccole e medie imprese nelle industrie
tradizionali come il tessile, le calzature, elettrodomestici e mobili. Queste industrie
sono le più esposte alla concorrenza a basso costo proveniente dalla Cina e dal resto
dellAsia.
I servizi sono sottosviluppati. Anche nel turismo, dove ha un vantaggio
naturale, negli ultimi 30 anni lItalia è scesa dalla prima alla quinta posizione
come meta turistica più popolare. Listruzione è un disastro. LItalia fa
peggio di qualsiasi altro nellEuropa occidentale nel PISA test dellOCSE. Le
università sembrano mandate avanti per il beneficio dei
professori. LItalia non ha sue università nella top 100 mondiale. Nel 1970, il 30%
dei professori universitari erano sopra i 45 anni; oggi sono il 70%.
...
Ci sono alcuni motivi di speranza, comunque.
Loccupazione in Italia è buona: la disoccupazione è al minimo
storico in 30 anni. Le esportazioni sono in pieno boom, nonostante leuro forte,
perché le compagnie puntano sul valore aggiunto (non si dice, però che il deficit del
commercio estero è rimasto incolmabile, dopo l'euro, perchè l'import è aumentato più
dell'export - N.d.R). La più grande società privata del paese, la Fiat, si è rialzata.
Le banche italiane hanno migliorato sotto lo stimolo della competizione, e hanno in gran
parte evitato il debito che sta trascinando giù i rivali in Europa.
Se il nuovo governo desse il via libera agli imprenditori italiani,
sicuramente questi risponderebbero (positivamente). Lo farà? A volte Berlusconi è
sembrato cogliere la gravità della condizione italiana. Ma quello che rimane in dubbio è
se egli è veramente votato alle riforme liberali, o addirittura se capisce che queste
sono incompatibili col nazionalismo economico.
Il suo passato incarico non è stato incoraggiante. Niente
è stato fatto per scuotere la miriade di categorie protette in Italia, dai tassisti ai
notai alle farmacie ai piccoli commercianti. Scuole e università sono rimaste in larga
parte non riformate; la pubblica amministrazione è stata appena sfiorata. Le
privatizzazioni sono state realizzate con maggior determinazioni dai governi di
centro-sinistra ..... |
|
Nino
Luciani*, Ma adesso, una volta che il popolo ha votato, basta contorcersi
sull'esito....
Se il programma annunciato è una cosa vera, ben venga una politica aperta al
mercato e di riforma dello Stato, a partire dalle autonomie locali e dal federalismo
fiscale.
Quello, però, che l'Economist non sa ... è che Berlusconi è un
solista perchè è senza il supporto delle istituzioni, e che non si è ancora reso conto
di quanto questo fatto peserà sulle sue quotazioni di statista... * professore ordinario di scienza delle
finanze nell'Università di Bologna
Vedo anch'io il "berlusconismo" come
il dilettantismo in politica, ma sarebbe il caso di guardare più a fondo e di dargli più
consiglio che un rigetto, visto che gli italiani l'hanno scelto.
Il "berlusconismo" ha avuto ingresso in Italia per riempire un
vuoto creatosi drammaticamente negli anni 92-94, con la caduta della DC e del PSI. Quella
caduta era fisiologica perchè (per una serie di ragioni storiche: la guerra fredda nel
mondo, una legge elettorale proporzionale), la corruzione aveva invaso lo Stato e i
rapporti tra Stato e Industria. Essa era la conseguenza del fatto che, per troppo tempo,
non c'era stato la normale alternanza tra i partiti al governo (che, invece, c'era negli
Stati Uniti e nei principali paesi europei). L'aspetto pù deteriore di quelle
deviazioni era la cattura del consenso mediante l'uso spregiudicato della spesa pubblica.
Tra le deviazioni, una risulterà, poi, determinante nella caduta della
qualità della politica: un massiccio pensionamento anticipato dell'alta dirigenza statale
('incentivato da un governo Andreotti), così da interrompere la regolare trasmissione
delle competenze ai "giovani" (diciamo) subentranti. Per lunga tradizione, lo
Stato aveva goduto di una qualificata classe dirigente burocratica, grazie all'uso
sistematico del pubblico concorso nelle assunzioni di personale (cosa che, ad es., non
c'era negli enti locali). In quel periodo, poi, (quello che va dal dopo guerra agli anni
92-94), c'era anche il fatto che i partiti avevano dei quadri dirigenziali allevati con
cura e metodo. Così era della DC e del PSI, ma non sarà affatto così per Forza Italia e
per la Lega Nord, partiti senza strutture organizzate.
Tornando a Berlusconi, le cose dette da lui in ogni dove (ad es. contro i
"post-comunisti, incrollobabili come vecchia testa, a parte le parole
"nuove") hanno perfino la mia simpatia, ossia dice cose vere (ma non sempre, ad
es., è fuori discussione che il PCI abbia concorso alla salvezza della democrazia in
Italia).
Ma oggi, ricomparendo in politica mettendo in conto la riforma dello Stato
senza l'aiuto delle istituzioni, ha confermato di essere ancora un dilettante. Anzi nelle
scorse settimane ha perfino dichiarato di avere, contro, le istituzioni e di volere
sburocratizzare la Pubblica Amministrazione e licenziare un gran numero di
dipendenti, .
Egli ha pensato di passare ... posizionando, quanto più ha potuto, i posti
di parlamentare e di ministri in base a criteri di stretta lealtà personale, quasi la via
sicura per imporsi aprioristicamente. Dire, invece, che occorra, prima, definire la
nuova struttura dello Stato in rapporto alle prestazioni di beni e servizi pubblici da
preservare in mano pubblica, ed a quelle da privatizzare.
Dentro la riforma dello Stato, la prima grande partita, storicamente
matura, sarebbe il riordino delle autonomie locali e il connesso "federalismo
fiscale". Già ..., perchè la creazione delle Regioni nel 1970 non è stato
accompagnato da una simultaneo alleggerimento dei compiti identici, già dello Stato, nè
dal riordino (sempre in simultanea) del sistema dei comuni (infatti, rimasti oltre 8.000,
di cui il 75% con una popolazione minore di 2000 abitanti, e strumentalizzati dallo Stato
per controbilanciare le Regioni). Il problema non è l'abolizione del 75% dei Comuni, ma
una loro armonizzazione rispetto ai Comuni metropolitani. Si dovrebbero anche abolire le
Province, trasferendone i compiti ai Comuni metropolitani.
Torniamo all'inizio. Berlusconi rimarrà un "dilettante in
politica"? Di recente ha dichiarato che si appresta a ripartire valendosi delle
precedenti esperienze di governo. Queste sono un fatto reale, e almeno questo non gli si
può contestare. NL |
|
ITALIA VERSO LE ELEZIONI POLITICHE ANTICIPATE |

Silvio Berlusconi |
Nino LUCIANI, Due parole, in libertà...
TROVANDO DUE GRANDI PARTITI, tra loro ALERNATIVI,
L'ELETTORE AVRA' LA POSSIBILITA' DI SCEGLIERE DIRETTAMENTE il PROGRAMMA e il GOVERNO
Questo è un passo avanti fondamentale per una democrazia governante nel nostro Paese
|

Walter Veltroni |
Tuttavia con questa
legge elettorale, al Senato i seggi saranno ripartiti al 50%, tra i 2 grandi partiti
Questo attribuirà un ruolo di bilancia al partito di Casini
(UNIONE DI CENTRO),
perchè in posizione mediana e più vicino ai due come programma |
Le POSSIBILITA' REALI, diverranno, di conseguenza:
1) un GOVERNO di Centro-Destra (Berlusconi - Casini);
2) un GOVERNO di Centro-Sinistra (Veltroni - Casini)
Guiderà il Governo
chi dei due avrà la "maggioranza" alla Camera,
grazie al premio al partito maggiore, anche per un solo voto, e che avrà il 55%
dei seggi.
Questa previsione si fonda sulla ipotesi che al Senato la soglia di sbarramento
(8%)
sarà superata solo da: PD, PDL, Sinistra ARCOBALENO, UDC, LEGA NORD
E per l'università cosa ci sarà di buono? Credo nulla, se nella legislatura
che si apre, non trova l'unità e un ministro "professore universitario" |
Due parole, in libertà...
1. Quale programma ? Nelle elezioni
politiche, l'indirizzo programmatico è il punto principale. Ma su questo non mi sento
molto preoccupato, perchè ritengo che le altermative reali oggi in campo (Berlusconi,
Casini, Veltroni - in ordine alfabetico) siano tutte centrate sul proposito di restituire
all'economia di mercato il suo spazio vitale, ma senza tornare indietro rispetto alle
fondamentali conquiste civili del nostro popolo (direi 55% al mercato e 45% allo Stato).
Spero che sia davvero così anche per Berlusconi.
Questo loro convincimento comune viene, credo, anche dal fatto che la
vicenda del Governo Prodi ha evidenziato l'errore, per l'economia del Paese, di volere
sanare il bilancio con una ulteriore aumento della pressione fiscale, in luogo
dell'abbattimento della spesa pubblica, pur se il recupero dell'evasione avrebbe
abbondantemente risolto il problema del pareggio ( col famoso, ma anche scandaloso,
"tesoretto").
2. Veltroni ha anticipato il risultato dei referendum di Segni e Guzzetta.
Questo va apprezzato. Dalle vicende degli scorsi anni è
risultato che la possibilità di scegliere tra "due coalizioni eterogenee" era
un ritorno all'indietro, come ai tempi della DC, in cui i governi si facevano dopo le
elezioni, e cadevano ogni 6 mesi. Prodi è caduto dopo due anni, ma questo non cambia di
molto le cose.
A quel punto, l'unica via era una nuova battaglia referendaria, in
modo che il premio di maggioranza fosse dato al partito maggiore (anzichè alla
coalizione). I referendum sono stati rinviati, per il precipitare delle elezioni.
Ma qualcuno, che ha nome VELTRONI, ha fatto l'atto coraggioso,
proprio di un giovane, di volere presentare, da solo, il PD, per cui avremo la stessa cosa
... come se il referendum abbia avuto luogo. Gli va dato anche merito di aver indotto
Berlusconi a seguirlo.
3. Un Governo che rivaluterà Casini ? La legge
elettorale darà a qualcuno una maggioranza netta alla Camera. Invece al Senato i due
partiti maggiori (PD; PDL ?) saranno alla pari, poco più poco meno, compresa la
possibilità dell'inverso di quanto avverrà alla Camera. Questo aprirà un ruolo di
bilancia ai partiti minori, che però saranno pochissimi (perchè uno sbarramento dell'8%
è veramente un ostacolo molto grande).
Si possono fare molte congetture ma, in tale ipotesi, la
probabilità più alta è che ci sarà un ruolo di bilancia per Casini perchè in
posizione mediana e vicino ad entrambi come programma.
Non si può, poi, escludere che gli elettori daranno un input, che avvii a
chiudere la fase transitoria apertasi al centro, nel 1992-94, con la scioglimento della DC
e del PSI. Credo che un voto significativo all'Unione di Centro (UDC - ROSA BIANCA)
aprirebbe stabilmente la via ad un bipartitismo democratico in Italia, grazie alla
partecipazione dei Cattolici, oggi polverizzati, ma ai quali - nella storia d'Italia -
spetta "un" posto (non ho detto due) al tavolo della politica.
4. E per l'Università cosa ci sarà di buono ? Non c'è
nulla che possa far pensare a qualcosa di buono. L'abbiamo constatato con un Governo di
centro-destra (vedi la Moratti), ma anche col successivo Governo di centro-sinistra
(Mussi-Modica). Avendo noi (intendo i nostri vari spezzoni) lavato i panni sporchi in
piazza, anzichè in famiglia, e per troppo tempo, abbiamo accumulato una pessima
reputazione e non sarà facile tornare indietro.
L'unica grande esperienza positiva è stato il lavoro di
riaggregazione svolto dalla CRUI-Presidenza Piero TOSI, di fronte al "comune
nemico" (la MORATTI). Dunque, ancora l'unica speranza positiva è che la CRUI torni a
svolgere quel ruolo, perchè solo l'unità e proposte innovative possono imporre al nuovo
Governo, di essere considerati. NL |
GOVERNO IN DIFFICOLTA' AL SENATO, a causa del "voto di
scambio" ?
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA, art. 88: "Il Presidente della Repubblica può,
sentiti i loro presidenti, sciogliere le Camere o ANCHE UNA SOLA DI ESSE". |

R. Prodi
|
PRODI: "Cado perchè hanno corrotto alcuni
senatori"
BERLUSCONI:
"Offro una collocazione politica
a chi si sente escluso dal Partito Democratico" |

S. Berlusconi
|
LUCIANI: "Si sciolga quella, delle due camere, presa in ostaggio col voto di scambio,
a parte che l'UDC potrebbe pensare un pò più da grande (vedi le "due parole",
qui sotto),
e valersi dell'attuale posizione strategica nel "mezzo del parlamento" |
| LUCIANI,
Governo in difficoltà al Senato ? 1.-
L'Università non ha avuto nulla, da anni, sia dal Governo di centro destra di Berlusconi,
sia da questo Governo. E allora dovrebbe stare con le mani in mano, mentre la democrazia
politica dell'Italia è in difficoltà, per l'inceppamento del sistema, che impedisce
perfino ai politici buoni (di destra e sinistra) di prendere decisioni per il Paese ?
Direi proprio di NO. Anzi, c'è un motivo in più per soccorrere la patria, che vuole che
il governo democraticamente eletto abbia i 5 anni per attuare il suo programma.
Le dichiarazioni di questi giorni, del Presidente del Consiglio, ("cado
perchè hanno corrotto alcuni senatori") gridano allerta al cospetto degli italiani,
unici depositari della "sovranità popolare". Anche nella fase di decadenza della DC, c'era il commercio dei voti, ma in
segreto, e chi veniva scoperto era quanto meno criticato. Ora non c'è più neppure il
pudore e lo si dice apertamente.
2.- Gli studi più moderni di public choice hanno messo in luce che anche i
politici sono dei comuni mortali. E, dunque, anche i politici, come gli imprenditori,
fanno politica per un profitto, per un arricchimento personale, sia pur mediante una opera
finalizzata al soddisfacimento dei bisogni pubblici.
Tuttavia come, nel mercato, ci sono delle "deviazioni" per
catturare il consumatore con la concorrenza sleale (basso prezzo, ma di prodotti
adulterati), o con la conquista di posizioni dominanti (monopoli, cartelli ...,) così
anche in politica ci sono "deviazioni" per catturare il voto.
Nella attuale fase storica, si è acquisito che l'alternanza tra le cariche,
alle scadenze elettorali, è il miglior contrasto alle "deviazioni".
Si è anche acquisito che la durata delle legislature deve permettere delle scelte
di medio-lungo andare. E allora anche il giudizio degli elettori sul governo è fondato
solo se passano i 5 anni. Sono, questi, dei superiori valori per
il bene di tutti, e che giocheranno anche a favore della opposizione quando, domani,
tornerà al governo. E chi è anziano deve capire .....
e avere fiducia nei giovani. Il suo turno è passato. NL |
|
Solo
due parole all'UDC ...
1) Il Governo deve restare per i 5 anni, perchè eletto
democraticamente.
2) Frattanto, si dovrebbe:
a) votare le leggi buone (per se stesse, non per gli effetti sulla durata del
governo
b) modificare la costituzione disponendo per la
elezione diretta del Premier ; |

P.F. Casini,
Presidente UDC
|
c)
fare una legge elettorale proporzionale, con voto di preferenza ai candidati e abolizione
delle firme per la presentazione delle candidature.
(Clicca su nuova legge). |
MOTIVAZIONI
1.- Nel sistema politico italiano, permane una contraddizione tra la volontà degli
elettori di scegliere direttamente il Presidente del Consiglio (nella legge vigente già
devessere indicato il candidato Premier) e la Costituzione che ancora richiede la
successiva fiducia al Governo, da parte del Parlamento, cosicché subito dopo le elezioni
cè chi lavora per fare cadere il Governo. Questa fase dovrebbe essere chiusa
adeguando la Costituzione alla maturità della coscienza popolare: vale dire con
l'elezione diretta del Premier, contemperata da maggiori poteri di garanzia costituzionale
del capo dello Stato.
2.- Il secondo passo è ricostruire la rappresentanza unitaria del
ceto medio in parlamento e questo richiede una legge elettorale proporzionale, che
tuttavia non pone problemi di durata del governo, se il Premier è eletto direttamente dal
popolo.
Per spiegare questa idea, occorre portare il pensiero alla nostra storia recente. Dal
1992-94, in seguito alla caduta della DC e del PSI, si è formato un vuoto al centro dello
schieramento politico italiano, per il venir meno della mediazione inter-classista,
tradizionalmente svolta da quei partiti. Oggi i partiti di centro, riemersi nel frattempo,
sono caduti in ostaggio dentro due, rispettive, grandi coalizioni "bipolari" di
appartenenza, che tuttavia vivono con grande difficoltà al proprio interno.
Per ricostruire il ruolo inter-classista dei partiti di centro |
| (salvo
quello dellelezione del Premier, che dovrebbe passare definitivamente al popolo), è
necessario cambiare la legge elettorale in senso proporzionale. 3.- C'è, poi,la circostanza che, nelle elezioni 2006, si sono presentati 74
partiti, sia pur afferenti alle due principali coalizioni, dei quali solo un piccolissimo
numero (i partiti che hanno superato la soglia di sbarramento) ha potuto ottenere una
rappresentanza in Parlamento. E molti altri partiti si sarebbero presentati, se la
procedura voluta dal governo Berlusconi non avesse strozzato i tempi tecnici per la
raccolta delle firme. Questa anomalia va sottoposta a discussione perché le
"piccole" forze sono il seme nuovo che fa rinascere la politica.Una buona legge
elettorale deve farsi carico della inclusione dei piccoli partiti, favorendone
laggregazione e al tempo stesso evitando ostacoli odiosi, come uno sbarramento
troppo alto, o la raccolta delle firme di presentazione delle candidature.
4. La storia, "magistra vitae", ci dice che la
classe politica al governo "deve" coincidere con le forze economiche e sociali
dominanti e, quando si realizza un distacco da questa fattispecie, (ad esempio, a seguito
di grandi mutamenti tecnologici), è inevitabile che subentrino vuoti di potere e anche
rivoluzioni, finchè la coincidenza suddetta torni a riprodursi in contenuti nuovi,
conformi ai mutamenti avvenuti. La rivoluzione francese è rimasta "maestra", su
questa problematica. Nel caso dell'Italia di oggi, il 75% della forza economica è
riferibile al "ceto medio", che numericamente è anche il 75% dell'elettorato.
Questa area trova nel "centro degli schieramenti politici" la sua rappresentanza
naturale. Pertanto, una legge proporzionale (con sbarramento), ricostruendo il
"centro", sarebbe un sicuro apporto alla stabilità del quadro politico, e
darebbe a ognuno il suo, anche alle ali estreme della politica e alle diverse etnie
regionali.
5. Nella attuale situazione storica dellItalia, anche
il "bipartitismo" sarebbe prematuro. E pur vero che tra le forme di
democrazia parlamentare, il sistema "bipartitico" è teoricamente il più vicino
alla democrazia diretta, perché permette all'elettorato la chiara scelta del governo e
del programma già fin dal momento delle elezioni e genera una efficace competizione tra i
due partiti concorrenti.
Tuttavia, il bipartitismo riesce a svolgere detto ruolo se i "due partiti"
girano intorno al 50% dei voti, frutto di una omogeneità al loro interno, dopo un
adeguato un processo storico di confronto e armonizzazione tra i partecipanti
socio-geografici. Questo non è ancora il caso dellItalia e pertanto, il forzare il
bipartitismo (ad es. con premi di maggioranza al partito di maggioranza
"relativa" col 30%"), genererebbe linstabilità politica, perchè
metterebbe in minoranza la "maggioranza", costituita dalla somma degli esclusi.
Ben diverso potrebbe essere il giudizio se il partito di maggioranza relativa fosse
nell'intorno del 50% dei voti. NL |
|
TESORO: "Libro verde sulla
spesa pubblica" (università inclusa)
Spendere meglio: alcune prime indicazioni |

Tommaso Padoa Schioppa
|
Nel Rapporto della Commissione Tecnica per la
Finanza Pubblica,
inclusa dal Ministro Padoa Schioppa anche la parte universitaria
La Commissione: G. MURARO (Presidente),
M. BORDIGNON, C. BURATTI, D. MARCHETTA, V. PERRONE, G. PISAURO, G. POLA, R. RIZZO, S.
VISALLI, A. ZANARDI
|

Gilberto Muraro
|
Ministero
dellEconomia e delle Finanze - Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica.
Misure per il risanamento finanziario e
la incentivazione dellefficacia e dellefficienza del sistema universitario.
Roma, 31 luglio 2007 INDICE
1. I problemi del sistema universitario italiano - 2. I criteri di finanziamento - 2.1 Il
Fondo di Finanziamento Ordinario - 2.2 Il modello del CNVSU - 3. Interventi da attuarsi
nel breve termine - 3.1 Interventi per la stabilità finanziaria - 3.2 Interventi per
lefficacia della programmazione finanziaria - 3.3 Interventi per leffettiva
applicazione delle regole - 3.4 Interventi per lincentivazione e il riequilibrio -
4. Conclusioni
1. I problemi del sistema universitario italiano
LUniversità italiana ha attraversato negli ultimi 15 anni un profondo cambiamento,
le cui tappe più significative sono rappresentate dallattribuzione
dellautonomia finanziaria (legge 537/1993), dal decentramento dei concorsi (legge
210/1998) e dalla riforma degli ordinamenti didattici (cosiddetto 3 + 2, di cui al Dm
509/1999). Il quadro degli effetti di tali trasformazioni è variegato. Alcuni risultati
sono positivi. La riforma didattica, in base ai dati disponibili, sembra avere avuto
successo nel correggere alcune storture del nostro ordinamento. E aumentata la
percentuale degli studenti delle superiori che hanno scelto di proseguire gli studi
iscrivendosi allUniversità; sono calati gli abbandoni; si è ridotta
lincidenza dei fuori corso sul complesso degli iscritti e, parallelamente, è
aumentato il numero degli studenti che si laureano negli anni di studio previsti
dallordinamento; è cresciuto rapidamente il numero di laureati, avvicinando
lItalia agli altri paesi europei. Sono tutti esiti confortanti, anche se, per
esprimere un giudizio definitivo, bisognerà attendere qualche anno, per poter analizzare
più compiutamente pure gli esiti delle lauree specialistiche (o magistrali) e per
verificare le tendenze che emergono dai dati sugli anni accademici 2004-05 e 2005-06 che,
in termini di immatricolati, sono in controtendenza, mostrando una riduzione della
percentuale di studenti delle superiori che proseguono gli studi.
Altri aspetti appaiono critici, anche se non si presentano con la |
|
LUCIANI,
Breve introduzione. Dopo tanti anni di
estrema aria di sufficienza del Ministero del Tesoro nei giudizi sulla Università
italiana (TREMONTI permane il massimo della follia "razionale", solo sua), viene
finalmente da quella parte una diagnosi valida sulla situazione reale dell'Università e
sulle sue aspirazioni.
Non poteva avvenire altrimenti anche solo pensando al Presidente della
Commissione, tra l'altro, già Rettore dell'Università di Padova e ivi caduto, al momento
del rinnovo della carica, per eccesso di rigore.
D'altra parte, credo e spero non me ne vorranno i numerosi Colleghi di
Scienza delle Finanze, in Commissione, se chiedo a loro (ma anche al Ministro) di
appellare ai contributi critici della comunità scientifica, come del resto apparsi già
in passato, su questo Foglio, per questi problemi.
Personalmente ritengo che il rapporto pecchi troppo di verginità di
accademia, laddove neppure lontanamente si accorge dei motivi dei mali principali
dell'Università italiana:
- proliferazione degli atenei;
- frammentazione degli insegnamenti;
- dequalificazione della ricerca nei campi umanistici ed economici;
- colonizzazione del sapere italiano da parte del mondo di lingua inglese;
- censimento dei docenti effettivi (anche di quelli non strutturati, almeno tre
volte i professori di ruolo), ai fini del calcolo del rapporto reale tra docenti e
studenti.
Frattanto gli interessati trovano qui a fianco il testo integrale della
Commissione, note escluse (Doc.2007/3 BIS, 31 luglio
2007). NL |
stessa intensità
in tutti gli atenei. Si ricordano in particolare:
la proliferazione dei corsi di laurea triennale e specialistica, non sempre
rispondenti ai bisogni della società e del sistema produttivo, con conseguente aumento
del carico didattico a danno dellattività ricerca e con la moltiplicazione dei
professori a contratto e delle supplenze: fenomeni che hanno giustamente portato il
Ministero dellUniversità e della Ricerca ad imporre requisiti minimi per
lattivazione di corsi di studio;
la diffusione di sedi universitarie di modeste dimensioni, scarsamente dotate di
strutture e di personale di ruolo incardinato nellateneo;
il rapporto docenti/studenti inadeguato (più basso che negli altri paesi avanzati)
e che non è migliorato, nonostante lassunzione di numerosi docenti e ricercatori,
perché il numero di docenti è cresciuto in linea con quello degli studenti iscritti;
gli scarsi servizi accessori (mensa, alloggi, ecc.) messi a disposizione degli
studenti fuori sede, forse anche a causa di difficoltà di coordinamento fra le Regioni,
responsabili per il diritto allo studio, e le Università;
un numero di borse di studio insufficiente e di importo inadeguato, cosicché
lItalia è oggi lunico paese avanzato a razionare le borse ai meritevoli;
nel complesso, una prevalenza troppo forte dei finanziamenti agli atenei sui
finanziamenti agli studenti;
lo scarso ricorso a meccanismi di selezione degli studenti allingresso
(matricole), salvo poche eccezioni riguardanti nuove Facoltà e alcuni corsi di laurea;
la mancata attivazione dei servizi di supporto agli studenti per il recupero di
eventuali debiti formativi accertati alla loro iscrizione;
il tardivo avvio della valutazione delle attività didattiche e di ricerca (i cui
risultati dovrebbero essere diffusi per guidare le scelte degli studenti);
una bassa mobilità degli studenti dalla loro provincia di residenza e a maggior
ragione da e verso lestero; in particolare, la presenza di studenti stranieri è ben
al di sotto di quella che si osserva in Inghilterra, Francia e Germania, probabilmente
anche in conseguenza del fatto che la quasi totalità dei corsi è in italiano. Nel
complesso, per leffetto congiunto di alcune carenze sopra esposte, nel sistema
universitario italiano si registra la sostanziale assenza di qualunque meccanismo
concorrenziale che premi gli atenei meglio in grado di rispondere adeguatamente alla
domanda proveniente dalle famiglie e dalle imprese.
Per quanto riguarda le risorse disponibili, oltre al già ricordato basso rapporto tra
docenti e studenti, lItalia si segnala per:
unincidenza della spesa per lUniversità sul PIL ai valori minimi fra i
paesi di area OCSE, con laggravante di un tasso di crescita fra il 2000 e il 2003
fra i più bassi in assoluto5;
un costo per studente di soli 5.658 dollari a parità di potere di acquisto, contro
la media UE 19 di 6.962 e una media OCSE di 8.093, largamente inferiore a quella di
singoli paesi con cui lItalia compete sui mercati internazionali.
Altri aspetti negativi legati alla gestione delle Università sono:
un sistema di governance delle Università con una marcata tendenza
allautoreferenzialità, riflessa nella composizione e nei ruoli del Senato
accademico e del Consiglio di amministrazione;
un sistema di remunerazione "rigida" dei docenti, che non ricompensa il
maggiore impegno e la qualità del lavoro prestato né nella didattica né nella ricerca;
meccanismi concorsuali inefficienti, che non sempre hanno premiato la qualità dei
candidati;
una composizione del corpo docente inadeguata, con troppi professori ordinari e
associati rispetto al numero dei ricercatori. In effetti, oggi la docenza universitaria -
con 18.000 ordinari, altrettanti associati e 21.000 ricercatori6 - appare più simile ad
un cilindro che non ad una piramide. Per anni le Università hanno preferito spendere
risorse per garantire la progressione di carriera dei docenti piuttosto che assumere nuovi
ricercatori: linvecchiamento del corpo docente dipende sostanzialmente da questo. A
questi problemi strutturali se ne sono recentemente aggiunti altri di natura
economico-finanziaria, legati in parte allinsufficiente e discontinua dinamica dei
finanziamenti pubblici e in parte alluso disinvolto, da parte di vari atenei,
dellautonomia universitaria, in particolare nei riguardi del reclutamento e della
promozione del personale docente. Molto sinteticamente, la situazione finanziaria, che in
termini complessivi è illustrata in Tabella 1, si presenta in questi termini:
il sistema universitario soffre di una generale carenza di finanziamento,
aggravatasi negli ultimi anni a seguito dei tagli imposti dalle leggi finanziarie;
il finanziamento è prevalentemente basato sulla spesa storica: il Fondo di
Finanziamento Ordinario (FFO) ha collegamenti modesti con lattività di ricerca e
didattica;
nonostante lesistenza fin dal 1998 di un vincolo relativo alla quota massima
del 90% delle spese fisse per il personale di ruolo sul FFO, peraltro attenuato con un
metodo di calcolo meno stringente a partire dal 2004, alcune Università hanno superato
questo tetto;
la crescita della spesa per il personale è stata favorita dal processo accelerato
di reclutamento e di promozione, avvenuto con unampia sottostima dei costi medi a
regime da parte di alcune Università;
vi sono in prospettiva seri problemi di squilibrio finanziario, anche nelle
Università gestite in modo più oculato, qualora dovesse perdurare la dinamica
discontinua del FFO dellultimo periodo, con bassi o nulli tassi di crescita in
alcuni anni, che hanno addossato ai bilanci delle Università il costo degli aumenti
automatici delle retribuzioni (scatti stipendiali per anzianità, adeguamento annuale alla
media degli incrementi per il personale non contrattualizzato delle pubbliche
amministrazioni, incrementi stipendiali per i contratti nazionali del personale tecnico-
amministrativo );
le Università possono esercitare solo parzialmente la propria autonomia per quanto
riguarda le entrate derivanti dal finanziamento da parte degli studenti, in quanto è
previsto che tali entrate non possano superare il 20% del FFO (anche se, in pratica, il
vincolo sembra essere stato superato da alcuni atenei con vari accorgimenti); e tale
vincolo è diventato più stringente a fronte della dinamica dei costi e della mancata
crescita del FFO;
desta infine preoccupazione la consistenza dellindebitamento di alcune
Università a fronte di rilevanti investimenti e delle riduzioni dei finanziamenti statali
per ledilizia.
2. I criteri di finanziamento
Alle anzidette criticità del sistema universitario si è cercato di porre rimedio, almeno
in parte, con una serie di misure di contenimento della spesa e di incentivazione di
comportamenti di sana gestione, ma con risultati non del tutto soddisfacenti per la loro
ridotta entità e, soprattutto, per la loro variabilità negli anni. Si illustrano di
seguito gli interventi normativi e amministrativi più rilevanti.
2.1. Il Fondo di Finanziamento Ordinario Come è noto, le premesse dellattuale
sistema di finanziamento del sistema universitario sono state poste con la riforma avviata
con la legge 537/93 che, introducendo lautonomia finanziaria degli atenei, ha
definito un sistema basato sul FFO, quantificato in base al criterio della spesa storica
per singole voci, sulla cui allocazione interna le Università hanno avuto piena
autonomia. Parallelamente, e quale logico complemento dellautonomia, sono state
introdotte attività di valutazione da utilizzare per orientare gli atenei verso il
conseguimento degli obiettivi sottesi al finanziamento del sistema universitario. La prima
applicazione di interventi finanziari predisposti sulla base di valutazioni quantitative e
qualitative è stata attivata nel 1995, con la ripartizione della "quota di
riequilibrio" del FFO, destinata a correggere gradualmente il criterio della spesa
storica attraverso la previsione di quote crescenti dello stesso FFO da destinare a
finalità di riequilibrio tra gli atenei7. Il FFO è cresciuto nel corso degli anni ma con
una dinamica che in alcuni degli anni più recenti è risultata inferiore al tasso di
inflazione e, soprattutto, alla dinamica delle retribuzioni, delle quali, in base
allart. 5 della legge 537/93, si sarebbe dovuto tener conto annualmente per
incrementare le assegnazioni del FFO ( Tabella 2). Parallelamente, la quota di
riequilibrio è cresciuta dall1,5% nel 1995 al 9,5% nel 2003, dando luogo ad una
riduzione degli squilibri che, alla fine del 2003, risultavano contenuti nella fascia del
± 20 % (Figura 1). Ladozione di criteri stabili nel tempo ha fornito inoltre a
ciascun ateneo incentivi al miglioramento della propria gestione e dei propri risultati
nonché elementi di consapevolezza della propria posizione relativa nellambito del
sistema. Dal 2004 è in vigore un nuovo modello di valutazione proposto dal Comitato
Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario (CNVSU), di cui si dirà in
seguito, che è stato applicato su un ammontare di risorse molto modesto e variabile negli
anni, volendo garantire prioritariamente assegnazioni corrispondenti al FFO consolidabile
dellanno precedente: 29 mln. di euro nel 2004, 150 mln. nel 2005, 250 mln. nel 20068
e solo 40,6 mln. nel 2007. Nel contempo, in aggiunta alle assegnazioni con finalità di
riequilibrio, nel corso del tempo sono state attribuite agli atenei risorse, in alcuni
casi consolidate nel FFO e in altri casi una tantum, destinate alla generalità degli
atenei per finalità varie (accelerazione del riequilibrio, assistenza ai disabili,
contratti con studiosi impegnati allestero, mobilità dei docenti, assegni di
ricerca, collaboratori linguistici, cooperazione interuniversitaria, banda larga GARR,
ecc. ) e a sostegno di specifici atenei sulla base di accordi tra di essi e il Ministero.
Nellanno 1998 (con la legge 449/97) sono stati invece introdotti vincoli per le
assunzioni del personale a tempo indeterminato, sia docente che non docente: è stato
fatto divieto alle Università di procedere a nuove assunzioni nei casi in cui la spesa
per assegni fissi al personale di ruolo risultasse eccedente il 90% del FFO, se non nel
limite del 35% del risparmio determinato dalle cessazioni dellanno precedente. A
fronte di queste disposizioni, comunque, come rilevato dal CNVSU, non sono state ancora
applicate procedure per garantire il rispetto della norma, con precise sanzioni nei casi
di inosservanza della stessa. Anzi, il vincolo del 90% delle spese per il personale sul
FFO è stato indebolito con la legge 143/04 che lo ha ridefinito in modo
"virtuale", non tenendo conto per il suo calcolo degli incrementi stipendiali
annuali e di 1/3 della spesa per il personale convenzionato con il Servizio Sanitario
Nazionale (SSN). Il vincolo è stato allentato anche intervenendo sul denominatore del
rapporto, precisamente tenendo conto nella quantificazione del FFO anche delle risorse a
disposizione delle Università in conseguenza di convenzioni stabili per assunzione di
personale. In termini quantitativi, il correttivo che ha inciso finanziariamente di più
è quello relativo alla riduzione di 1/3 della spesa per il personale convenzionato con il
SSN (pari al 5,52% del FFO), seguito dalla riduzione per incrementi stipendiali annuali
(pari al 2,54%). Pur con questa definizione "debole" del vincolo, quattro
Università,9 anche di rilevanti dimensioni, hanno superato il limite del 90% ( Tabella
3). Peraltro, indipendentemente dalle motivazioni contingenti che hanno indotto
allallentamento del vincolo, la natura obbligatoria delle anzidette due voci di
spesa deve indurre a guardare oltre il mero rispetto formale della disposizione normativa,
in base al quale il problema sembrerebbe avere una portata circoscritta. Ai fini della
valutazione della stabilità finanziaria del sistema, infatti, va sottolineato che
lindicatore più appropriato è il vincolo quale originariamente definito dalla
legge n. 449/1997; e rispetto a questo il numero delle Università con più del 90% del
FFO assorbito dalle spese per il personale risulta ben maggiore,10 coinvolgendo atenei di
grande dimensione, particolarmente esposti dal punto di vista del personale convenzionato
con il SSN anche in ragione della disomogenea trasformazione di policlinici
originariamente a gestione diretta. Le implicazioni negative sulla rigidità della
struttura finanziaria del sistema sono evidenti. E oggetto di ampio dibattito se il
sistema universitario sostenga oneri impropri per il personale convenzionato con il SSN,
in quanto tale personale svolge attività di assistenza oltre che di insegnamento e
ricerca; ma la soluzione al problema non può consistere nello scorporo
"virtuale" di questa spesa. In assenza di soluzioni strutturali che
eventualmente riconducano al SSN questi oneri, gli stipendi del personale universitario
convenzionato con il SSN vanno inclusi interamente nella spesa fissa di personale degli
atenei per evitare di sottovalutare il problema della rigidità dei bilanci delle
Università. Rispetto allevoluzione critica della situazione finanziaria degli
atenei, sono stati operati tentativi di rendere più stringente il controllo sui conti
delle Università. Si ricorda, a questo proposito, che la legge 30 dicembre 2004, n. 311
(legge finanziaria 2005) ha escluso le Università dal blocco delle assunzioni di
personale ma con il comma 105 dellart. 1 ha stabilito lobbligo per le
Università di predisporre programmi triennali del fabbisogno di personale (docente,
ricercatore e tecnico-amministrativo, a tempo determinato e indeterminato), tenuto conto
delle risorse a tal fine stanziate nei rispettivi bilanci, da sottoporre al MIUR per la
valutazione della coerenza con le risorse stanziate nel FFO e del rispetto del vincolo del
90%. Considerati gli sfondamenti dei tetti di spesa per oneri di personale, appare
evidente come tali disposizioni non siano state puntualmente applicate e come il sistema
non sia stato, in effetti, adeguatamente tenuto sotto controllo nonostante
lintroduzione di una procedura informatica (denominata Proper) a ciò finalizzata11.
Successivamente, con la legge 31 marzo 2005, n. 43, di conversione del D.L. 31 gennaio
2005, n. 7, si stabilì che, a decorrere dal 2006, le Università, anche al fine di
perseguire obiettivi di efficacia e qualità dei servizi, entro il 30 giugno di ogni anno
adottassero programmi triennali coerenti con le linee generali di indirizzo definite con
decreto del Ministro dellistruzione, dellUniversità e della ricerca
scientifica, sentita la CRUI, il CUN e il Consiglio nazionale degli studenti universitari,
tenuto altresì conto delle risorse acquisibili autonomamente dai singoli atenei. Questa
previsione normativa non si è tuttavia concretizzata nei tempi previsti , in quanto il
primo decreto di attuazione, relativo alla Programmazione 2007-2009, è stato appena
emanato ( D.M. 3 luglio 2007, n. 362/2007, registrato dalla Corte dei Conti il 27 luglio
2007). Infine va rilevato che per la stabilità finanziaria del sistema un altro elemento
che merita attenzione è il peso dellindebitamento. La legge 168/89 art. 7, comma 5,
disponeva limiti allindebitamento delle Università e precisamente stabiliva che
lonere dellammortamento annuo dei mutui (unica forma di indebitamento
previsto) non dovesse eccedere il 15% delle spese di funzionamento. Oggi, in conseguenza
delle modifiche introdotte dalla legge 105/2003, la voce "spese di
funzionamento" non è più calcolabile in quanto tutte le voci di finanziamento prima
previste sono confluite in capo al FFO; sicché il vincolo andrebbe definito con
riferimento al ben più ampio FFO. In sostanza, oggi manca una norma di controllo sulla
sostenibilità dellindebitamento e cè da temere che alcune Università
abbiano raggiunto, con diverse modalità, livelli di debito preoccupanti. La valenza di
questo problema varia in ragione della condizione specifica di ciascun ateneo: se
lonere dellammortamento è elevato in atenei che già hanno sforato o sono
prossimi a sforare il vincolo del 90%, la stabilità finanziaria è compromessa. In
generale, comunque, il problema dellindebitamento va considerato con attenzione per
tutto il sistema universitario in quanto aggiunge un forte elemento di rigidità a quelli
già esistenti. La situazione di crescente squilibrio finanziario aiuta a capire perché
negli ultimi anni il FFO sia stato allocato quasi esclusivamente sulla base delle quote
storiche di spesa, nonostante la predisposizione, da parte del CNVSU, di un modello di
ripartizione basato su criteri di valutazione ampiamente condivisi dagli attori coinvolti
(MIUR e CRUI). Dal punto di vista della "qualità" della spesa, le implicazioni
di questo orientamento per quanto riguarda lallocazione delle risorse tra i diversi
atenei sono molto significative. Infatti, rispetto ad una ripartizione teorica del FFO
secondo la formula del CNVSU, la situazione attuale presenta marcate differenze:
Università finanziate in eccesso (fino al 36%) e Università finanziate per difetto (fino
al 43,1%)12 ( Tabella 4). Anche se è comprensibile che ladozione di un nuovo
modello avvenga con gradualità per consentire agli atenei di assumere consapevolezza dei
cambiamenti che ne derivano sul proprio posizionamento, la scelta di intervenire soltanto
con un ammontare di risorse molto limitato, peraltro addizionale rispetto al FFO, ha
sostanzialmente comportato, pur senza unesplicita abrogazione, linterruzione
del processo positivo innescato dalla legge 537/93 verso luso efficiente ed efficace
della spesa pubblica. Anzi, può considerarsi un risultato negativo il fatto che anche
atenei sovradimensionati finanziariamente in base al modello del CNVSU abbiano ricevuto
comunque una quota di tali risorse, anche se soltanto in proporzione al loro
"peso" calcolato nel sistema.
2. 2. Il modello del CNVSU
La formula del CNVSU ha sostituito i criteri di riparto del fondo di riequilibrio
utilizzati fino al 2003. Il modello di ripartizione del FFO elaborato dal CNVSU
rappresenta uno strumento efficace, che può probabilmente essere ancora migliorato,
accrescendo gli effetti positivi sullefficacia ed efficienza del sistema
universitario. Il modello, formulato nel 2004 e modificato nel 2005 accogliendo parte
delle osservazioni formulate dalla CRUI, tiene conto dei seguenti elementi:
30% - domanda da soddisfare (numero di iscritti);
30% - risultati di processi formativi (CFU acquisiti dagli studenti);
30% - risultati della ricerca scientifica;
10% - incentivi speciali.
La domanda è espressa in termini di studenti full time equivalenti (FTE) pesati per la
classe di Corso di laurea (i C.L. sono raggruppati in classi omogenee), ulteriormente
pesati per un fattore di correzione di Ateneo, KA, legato al rispetto dei requisiti minimi
dei corsi e al "fattore qualità" nella fornitura del servizio13. Dal 2004 al
2006, tuttavia, gli studenti part-time, non essendo omogenee tra le Università le
possibilità di iscrizione, hanno avuto lo stesso peso degli studenti full time. Si sono
ignorati, inoltre, gli iscritti al primo anno, perché i numerosi abbandoni entro il primo
anno14 potrebbero creare distorsioni (sono possibili comportamenti opportunistici delle
Università miranti alla massimizzazione delle entrate derivanti da nuovi immatricolati
che non proseguono gli studi). Si è quindi tenuto conto solo degli studenti iscritti agli
anni successivi. I risultati dei processi formativi sono misurati:
per il 20%, dai CFU guadagnati (si considerano solo i CFU guadagnati in n+1 anni di
corso, dove n indica la durata legale del corso di laurea);
per il 10%, dal numero di laureati dellanno ponderati con dei coefficienti
che tengono conto del tempo impiegato per conseguire il titolo rispetto alla durata
"normale" del corso di studi.
In applicazioni successive, quando saranno pienamente operative le Anagrafi degli studenti
e dei laureati, il "fattore qualità didattica" dovrebbe tener conto, secondo
quanto indicato dal CNVSU, di:
accreditamento del corso;
riscontro occupazionale dei laureati;
successo negli studi successivi;
gradimento ex post da parte dei laureati.
Nel 2004, 2005 e 2006 il fattore correttivo di ateneo KA è stato utilizzato soltanto per
modulare la "domanda", e i coefficienti di ponderazione dei C.L. nel calcolo dei
risultati sono stati assunti uguali a 1. Circa il peso da attribuire ai risultati della
ricerca, la formula del CNVSU considera il "potenziale di ricerca" in base al
numero di docenti, ricercatori, borsisti, assegnisti, ecc., opportunamente pesati secondo
la categoria di appartenenza e ulteriormente ponderati per indicatori di partecipazione e
di successo nella richiesta di fondi PRIN nel triennio precedente, cui si aggiunge il
numero di ricercatori "virtuali" calcolato in base ai fondi esterni ottenuti
dallateneo per attività di ricerca.15 Per il 2006 la valorizzazione del fattore
"ricerca" tiene conto dei risultati della valutazione operata dal CIVR. Il 10%
per incentivi specifici non è stato assegnato. Il modello CNVSU sommariamente illustrato
ha ottenuto in prevalenza giudizi positivi, pur essendo considerato passibile di
miglioramenti, come messo in evidenza nella valutazione espressa dalla CRUI (doc. 1/04 e
doc. 04/05). Su questo piano si attende la costituenda Agenzia di valutazione del sistema
universitario e della ricerca (ANVUR), che si troverà dunque a gestire uneredità
impegnativa.
3. Interventi da attuarsi nel breve termine
Parte dei problemi evidenziati nei paragrafi precedenti può essere risolta soltanto con
interventi di medio-lungo termine di varia natura, che vanno dalla riforma dello stato
giuridico dei docenti alla individuazione di nuove forme di governance e agli interventi
nelledilizia per il diritto allo studio. Nel breve periodo è tuttavia possibile,
attraverso il ricorso allo strumento finanziario, introdurre nel sistema elementi di
incentivazione verso luso efficiente ed efficace delle risorse. Coerentemente con
lincarico ricevuto dal Ministro delleconomia e delle finanze, la Commissione
si è mossa proprio in tale direzione e ha cercato quindi di individuare una serie di
interventi urgenti diretti a:
assicurare la stabilità finanziaria degli atenei attraverso la dinamica
pluriennale delle entrate e ladozione sistematica del metodo della programmazione;
garantire leffettiva applicazione delle regole di sana gestione degli atenei;
rafforzare i meccanismi di incentivazione dei comportamenti virtuosi.
Le misure specifiche per il conseguimento di tali obiettivi vanno definite in coerenza con
i principi di autonomia e responsabilità che devono presiedere al finanziamento del
sistema universitario, cioè consentendo alle Università di assumere decisioni
sullallocazione delle risorse e subendone poi le conseguenze positive e negative. In
altre termini, occorre passare da un sistema prescrittivo, che si è dimostrato di fatto
inefficace, ad un rigoroso sistema di valutazione costante dei risultati cui commisurare
il finanziamento statale. 3.1. Interventi per la stabilità finanziaria Come già
sottolineato, esiste il rischio concreto di dissesto finanziario per un certo numero di
atenei, ed esso è destinato ad accrescersi e a coinvolgere un numero crescente di
Università se non si provvederà ad assicurare nei prossimi anni un ammontare di risorse
adeguato alle necessità di funzionamento del sistema universitario. Bisogna evitare che
si ripeta in questo settore quanto si è verificato per la sanità, ovvero una spirale di
sottovalutazioni del fabbisogno, sfondamenti dei vincoli di bilancio, interventi a
sanatoria che conducono inevitabilmente a forme di irresponsabilità gestionale. Le
risorse a disposizione del sistema universitario sono definite con la legge finanziaria di
anno in anno, sia per quanto riguarda la spesa corrente che la spesa in conto capitale, e
questo non consente agli atenei di esplicare capacità di programmazione e sviluppare
comportamenti responsabili. Assicurare risorse adeguate su un orizzonte almeno triennale
è condizione necessaria per pretendere il puntuale rispetto dei vincoli di spesa per il
personale e per lindebitamento imposti agli atenei e per sanzionare, anche
severamente, gli eventuali comportamenti devianti. In linea con quanto detto sopra, per
quanto riguarda la spesa di parte corrente, la Commissione ritiene necessario garantire
una dinamica certa dellandamento del FFO per tenere conto dellincremento annuo
automatico del costo del lavoro, esclusi i maggiori oneri che derivano dalle decisioni
delle singole Università in merito a nuove assunzioni o a passaggi ad un ruolo di livello
superiore mediante concorso; esclusi, cioè, i maggiori costi che conseguono alle
decisioni discrezionali dei singoli atenei riguardo alla politica del personale. La
Commissione, inoltre, ritiene corretto garantire la copertura con il FFO
dellincremento degli altri costi dovuto allinflazione. Nel definire la formula
per lindicizzazione, occorre pensare allincidenza tipica di tali oneri sul
FFO, astraendo dai casi anomali per eccesso e per difetto. La misura dell85% appare
allora appropriata. Occorre peraltro scomporre la spesa tra personale docente, soggetto ad
aumenti di legge, e personale tecnico amministrativo, soggetto ad aumenti in base a
contratto nazionale. In mancanza di indicazioni prescrittive, conviene basarsi sulla media
del sistema e adottare quindi le percentuali del 68% per docenti ( pari a circa il 58% sul
FFO) e del 32% per i tecnici e amministrativi ( circa il 27% sul FFO). andrebbe definito
uno stanziamento almeno triennale, in tal modo definendo lambito nel quale il MUR
può assumere impegni finanziari e consentendo alle Università di programmare il proprio
sviluppo con certezza delle risorse disponibili. Sarebbe inoltre auspicabile un
ampliamento dellautonomia degli atenei per quanto riguarda le tasse universitarie.
In coerenza con il livello medio della contribuzione studentesca negli altri paesi
europei, si suggerisce di consentire che gli atenei aumentino le tasse, fino ad
unincidenza pari al 25% del FFO16, con vincolo di destinazione di almeno il 50% dei
maggiori introiti ai servizi agli studenti e alle borse di studio per i meritevoli.
3.2 . Interventi per lefficacia della programmazione finanziaria
La Commissione sottolinea la necessità che, congiuntamente allaumento delle risorse
consolidate del FFO e alla previsione pluriennale delle spese per ledilizia, siano
assunte misure adeguate a garantire la stabilità finanziaria degli atenei. Il
conseguimento di questo obiettivo richiede, ovviamente, che tutte le Università
rispettino i vincoli previsti dalla normativa vigente, richiamati nella sezione
precedente, ma richiede anche che ciascun ateneo consideri le particolari condizioni
strutturali proprie che possono suggerire o di promuovere unincisiva azione di
reperimento di altre entrate oppure di rendere ancora più restrittivi, nel caso
specifico, i vincoli previsti a livello nazionale (per esempio, in presenza di elevate
spese di manutenzione ordinaria per il patrimonio edilizio o di oneri di ammortamento di
mutui consistenti, il tetto del 90%, in carenza di altre entrate, può essere non
compatibile con le altre previsioni di spesa). Laccurata programmazione della spesa,
con particolare riguardo agli oneri del personale, è di fondamentale importanza per
assicurare gli equilibri di bilancio, in quanto:
a) le assunzioni di personale (in particolare quello docente) danno origine a un costo
fortemente crescente nel tempo, sia per lordinaria dinamica automatica delle
retribuzioni, sia per i passaggi di ruolo/livello conseguenti allo svolgimento dei
concorsi che con lautonomia dellUniversità sono passati sotto il controllo
esclusivo degli atenei;
b) le Università hanno, in genere, scarsi margini di manovra per acquisire entrate con
caratteri di stabilità nel tempo.
Come si è detto precedentemente, lobbligo della programmazione è espressamente
previsto dal comma 105 dellart. 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge
finanziaria 2005), in base al quale le Università devono predisporre programmi triennali
del fabbisogno di personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo, a tempo
determinato e indeterminato, tenuto conto delle risorse a tal fine stanziate nei
rispettivi bilanci. I programmi vanno sottoposti al MIUR per la valutazione della coerenza
con le risorse stanziate nel FFO e del rispetto del vincolo del 90%. Inoltre, la legge 31
marzo 2005, n. 43 di conversione del D.L. 31 gennaio 2005, n. 7, prevede che, a decorrere
dal 2006, le Università, anche al fine di perseguire obiettivi di efficacia e qualità
dei servizi, entro il 30 giugno di ogni anno adottino programmi triennali coerenti con le
linee generali di indirizzo definite con decreto del MIUR, tenuto altresì conto delle
risorse acquisibili autonomamente dai singoli atenei. Si è tuttavia detto che questa
disposizione comincia solo ora ad essere operante, dato che è proprio in questi giorni, e
quindi con forte ritardo, che viene ufficialmente diffuso il decreto di attuazione,
relativo alla Programmazione 2007-2009. Inoltre, i programmi predisposti dalle Università
ai sensi del comma 105 dellart. 1 della legge finanziaria 2005, così come quelli
predisposti sulla base della precedente normativa, ancorché analizzati 16 Sembra
opportuno fare riferimento al FFO calcolato piuttosto che a quello annuale, anche
considerando che il dato annuale viene generalmente conosciuto solo ad esercizio avanzato.
attraverso apposita procedura informatica del Ministero, non hanno ancora dato luogo, per
quanto risulta alla Commissione, a nessuna forma di intervento né ex ante né ex post. La
Commissione ritiene essenziale riaffermare con decisione il ruolo della programmazione e
altresì migliorare la qualità della programmazione stessa. A questo proposito, il
vincolo del 90% delle spese fisse e obbligatorie di personale sul FFO, reso meno
restrittivo dalla legge 4 giugno 2004, n.143 e successive proroghe annuali, dovrebbe
tornare alla formulazione originaria contenuta nellart. 51 della legge 27 dicembre
1997, n. 449. In altri termini, le spese fisse e obbligatorie andrebbero calcolate tenendo
conto anche dei maggiori costi derivanti dagli incrementi retributivi di docenti e
ricercatori e del personale tecnico e amministrativo, nonché di quel terzo delle spese,
attualmente decurtato, per il personale universitario, docente e non docente, che presta
servizio in regime convenzionale con il SSN17. Si tratta di una misura necessaria al fine
di assicurare la trasparenza sulle effettive condizioni della gestione degli atenei e
coerente con la garanzia di una dinamica minima del FFO commisurata alla dinamica delle
retribuzioni (vedi punto 3.1). La Commissione ritiene invece che sia opportuno, nella
quantificazione del rapporto tra spese fisse di personale e FFO, mantenere i correttivi
volti a tenere conto della differenza tra FFO consolidato e FFO "teorico"
(derivante dallapplicazione della formula CNVSU) e delle maggiori risorse a
disposizione delle Università in conseguenza di convenzioni per assunzione di
personale18. Per quanto riguarda questultimo elemento correttivo, la Commissione
ritiene che tali convenzioni debbano avere durata ventennale e debbano essere accompagnate
da adeguate garanzie. In secondo luogo, per evitare il riproporsi della situazione
attualmente esistente, cioè lassunzione di decisioni di spesa basate sulla
sottovalutazione ex ante della spesa a regime, la Commissione ritiene che vadano imposti
agli atenei comportamenti uniformi e di maggiore cautela. Bisogna assicurarsi che le
Università, nel programmare i concorsi e le assunzioni di personale, tengano conto del
costo prospettico che graverà sui loro bilanci, confrontandolo con le risorse che il
turn-over atteso renderà disponibili. In carenza di ciò, la forte dinamica delle
retribuzioni dovuta alle progressioni di carriera, oltre che ai rinnovi contrattuali e
agli scatti automatici, porrebbe una seria ipoteca sui conti degli esercizi futuri. Oggi,
a fronte di alcuni atenei virtuosi, ve ne sono altri che si sono comportati e si
comportano in modo meno oculato, confidando nellintervento dello Stato a sanatoria
delle proprie posizioni debitorie. Il problema può essere affrontato adottando
limpiego di una delle due metodologie seguenti: 1. nei programmi triennali le
Università, attraverso unopportuna integrazione dei criteri utilizzati
nellattuale procedura Proper, imputano per ogni nuova posizione i relativi costi
medi calcolati sullarco della intera carriera, destinando a un fondo di riserva i
risparmi di spesa che si verificheranno nei primi anni (quando il costo effettivo del
personale è inferiore a quello medio utilizzato nella programmazione); il fondo di
riserva garantirà il pagamento delle retribuzioni negli ultimi anni della carriera,
quando gli oneri effettivi saranno superiori al costo medio. Le risorse stanziate sul
fondo di riserva possono essere utilizzate soltanto in impieghi che consentano con
certezza il rientro dei capitali entro il termine in cui dovranno presumibilmente rendersi
disponibili per coprire i maggiori costi retributivi; 2. le Università che si ritengono
in grado di effettuare stime attendibili dei costi futuri del personale predispongono
piani decennali a scorrimento (in luogo di quelli triennali), da sottoporre ad
approvazione ministeriale, in cui venga dimostrata, anno per anno, la copertura degli
aumenti retributivi per ricostruzioni di carriera e scatti di anzianità con risorse certe
(tipicamente quote di cessazioni future non utilizzabili in seguito per reclutamento).
Questa procedura è ammissibile solo se da parte di MEF/MUR si renderà disponibile un
software per assicurare ladozione di una metodologia omogenea di calcolo della
dinamica retributiva su un arco decennale. Nel contempo, va monitorata lattuazione
di tali programmi, al fine di verificarne la correttezza e lattendibilità. La prima
soluzione è quella che probabilmente garantisce di più la certezza dei risultati, anche
se i controlli sulluso temporaneo dei fondi di riserva può essere problematico. Si
prospetta tuttavia anche la seconda, perché si confida che nuove regole, congrue e
condivise, rendano possibile, affidabile e controllabile la programmazione decennale da
parte degli atenei. Unultima nota riguarda i limiti allindebitamento. La
stabilità finanziaria del sistema richiede che venga introdotto un vincolo effettivo
allindebitamento, superando la previsione ormai obsoleta dellart. 7, comma 5
della legge 168/89. La nuova regola va definita sulla base di ulteriori approfondimenti,
che dovranno consentire anche di capire meglio il fenomeno del crescente ricorso degli
atenei alla costituzione di enti e fondazioni collaterali che aumentano positivamente le
possibilità operative ma potrebbero anche agevolare il non rispetto dei vincoli. La
Commissione ritiene comunque che il nuovo limite per rimborsi e interessi dovrebbe essere
compreso nellintervallo 2- 4% del FFO. Tale limite più severo al livello di
indebitamento dovrebbe daltro lato consentire di ampliare le forme possibili di
indebitamento, al di là dei mutui, e dovrebbe accompagnarsi a opportune regole di rientro
graduale per gli atenei che lo avessero già superato.
3.3 Interventi per leffettiva applicazione delle regole
Come si è visto nel paragrafo 2.1, la regola del 90% di incidenza massima delle spese
fisse e obbligatorie di personale sul FFO non è stata rispettata da quattro atenei,
nonostante tale regola sia stata allentata dallart 5 della legge n. 143/2004. Le
Università non in regola nel 2006 sarebbero state addirittura diciannove se la regola non
fosse stata modificata. Tra gli atenei che avrebbero sfondato il tetto del 90% senza le
correzioni del 2004, alcuni presentano anche un elevato indebitamento. Si prospettano
quindi difficoltà finanziarie di una certa gravità che si sarebbero potute evitare con
una gestione più accorta da parte degli atenei e con un migliore sistema di controllo. La
Commissione suggerisce quindi di dare piena attuazione al disposto della legge 449/97 che
restringe la possibilità di nuove assunzioni, per gli atenei che abbiano già superato il
limite del 90% delle spese di personale su FFO, al 35% dellimporto liberatosi a
seguito di cessazioni; ma con la rinnovata avvertenza di determinare lincidenza di
tali spese tenendo conto, come nella disposizione originaria, dei maggiori costi derivanti
dagli incrementi retributivi nonché dellintera spesa per il personale universitario
convenzionato con il SSN (e concedendo la sola attenuazione, rispetto alla formulazione
originaria, di considerare le convenzioni almeno ventennali). Si intende che questo
vincolo deve operare per tali atenei in aggiunta allobbligo generale qui proposto
della programmazione decennale o del fondo di riserva: nel senso che per essi, finché non
scendano sotto il menzionato limite del 90%, vale il limite più restrittivo tra quello
emergente dal vincolo del 35% e quello emergente dal metodo della programmazione o della
riserva. La Commissione ritiene, inoltre, che misure specifiche vadano previste per gli
atenei che hanno già superato il limite del 90% delle spese di personale sul FFO e sono
in stato di potenziale dissesto perché negli ultimi due anni hanno avuto, al netto delle
poste finanziarie, un saldo di bilancio negativo (ovviamente calcolando lincidenza
nel modo appena detto). Per queste Università va previsto lobbligo di presentare un
Piano di risanamento, da sottoporre allapprovazione congiunta del MUR e del MEF, di
durata non superiore a 10 anni, compatibilmente con un livello di turn-over del 20% da
calcolare in base ai costi medi. Considerata la recente esperienza caratterizzata da norme
disattese, la Commissione ritiene che vada riposta particolare attenzione nella
definizione delle procedure di monitoraggio e nella previsione di eventuali sanzioni per
la mancata attuazione del piano stesso. Il monitoraggio dovrebbe essere affidato al
Collegio dei revisori: il Collegio, nel quale va ovviamente mantenuto il rappresentante
del MEF ( con spese a carico dellUniversità, anche se da queste lasciato in
soprannumero), dovrebbe certificare con cadenza almeno trimestrale losservanza del
Piano. In caso di grave inadempienze rispetto agli obblighi di attuazione del Piano,
lateneo potrebbe essere sottoposto a sanzioni adeguate senza escludere
lipotesi estrema del commissariamento. Leffettiva applicazione delle regole di
buona gestione può essere anche ottenuta in una certa misura, senza costrizione del
livello di autonomia delle Università, premiando gli atenei che abbiano conseguito
positivi risultati, in linea con quanto prevedeva
3.4. Interventi per lincentivazione e il riequilibrio La Commissione ritiene
essenziale che, accanto alle misure di stabilizzazione e di risanamento finanziario del
sistema, riprenda adeguato spazio la quota di finanziamento attribuibile sulla base di
schemi incentivanti e riequilibranti. Va ricordato a tale riguardo come il processo di
riequilibrio avviato nel 1994 con la formula Giarda, che produceva in sostanza un
progressivo avvicinamento delle dotazioni finanziarie di ciascun ateneo al rispettivo
costo standard della didattica, non sia stato completato. Daltro lato, la scelta
strategica di premiare gli atenei con maggiore volontà e capacità di formulare e
realizzare una buona programmazione è ribadita nellart 1-ter della legge 31 marzo
2005, n. 43, di conversione del DL 31 gennaio 2005, n. 7. Al contempo va di nuovo
sottolineato come la ripresa dellincentivazione a livelli importanti richieda che
sia garantita una crescita sufficiente e certa del FFO. Se così non fosse, laumento
della quota destinata allincentivazione sottrarrebbe risorse al finanziamento della
quota consolidata del Fondo, con il risultato che talune Università potrebbero trovarsi
in difficoltà per quanto riguarda il rispetto del vincolo del 90% e gli equilibri di
bilancio in generale. In questa situazione, caratterizzata da validi indirizzi strategici
ma anche da pesanti vincoli, la Commissione ritiene di poter realisticamente formulare due
raccomandazioni. La prima è che la formula definita dal CNVSU (con le eventuali modifiche
indicate di seguito) possa essere utilizzata per allocare già nel 2008 una quota del 5%
circa del FFO tra le Università non soggette a piani di risanamento e che tale quota sia
gradualmente aumentata secondo un sentiero di crescita definito ex ante su base
pluriennale. La seconda è che, considerando come il divario tra atenei in termini di
dotazione di risorse sia molto marcato rispetto alla ripartizione teorica del CNVSU (vedi
par. 2.1), la ripartizione di risorse addizionali sia destinata esclusivamente agli atenei
sottofinanziati con riferimento al modello teorico, in modo da attenuare le distorsioni
ancora oggi derivanti dalla spesa storica19. Si riprenderebbe così, a distanza di qualche
anno, un percorso virtuoso che è stato bruscamente interrotto con evidenti conseguenze
negative sul sistema. A questa finalità potrebbero essere destinate le risorse del Fondo
per la programmazione e lo sviluppo, che diventerebbero consolidate nel FFO. Si ritiene
peraltro ragionevole proporre le modifiche di seguito indicate alla già pregevole formula
del CNVSU, in base alla futura disponibilità di dati attendibili. Esse si segnalano alla
costituenda ANVUR, cui si raccomanda anche di incorporare nel Modello gli indicatori
ministeriali menzionati nel citato D.M. 362/2007 sulla programmazione universitaria
2007-2009 in modo da fornire agli atenei un riferimento univoco.
Per quanto riguarda la domanda:
pesare di più gli studenti che provengono da sedi distanti e abbiano conseguito il
diploma di scuola superiore con un punteggio elevato e/o abbiano superato i test di
accesso alla Facoltà (ove previsti) con un punteggio elevato, nonché gli studenti
stranieri;
pesare di più gli studenti dei C.L.S. che provengono da altre Università e
abbiano conseguito la laurea triennale negli anni previsti dallordinamento aumentati
di una unità. Per quanto riguarda i risultati dei processi formativi, nulla è possibile
nel breve termine, perché bisogna completare la rilevazione longitudinale (per coorti)
della carriera degli studenti e il follow up nel mondo del lavoro. Nel medio termine, si
suggerisce di tenere conto dei risultati degli studenti in corsi di laurea successivi e
dellinserimento nel mondo del lavoro, in particolare considerando:
la percentuale di laureati occupati a un anno dalla laurea sul totale dei laureati
della medesima coorte;
la percentuale di studenti che ottengono la laurea specialistica (magistrale) tre
anni dopo la laurea triennale. Per quanto riguarda i risultati della ricerca:
aumentare il peso delle valutazioni ex post del CIVR, opportunamente integrate dai
risultati - in termini di partecipazione e successi - conseguiti dagli atenei
nellambito dei bandi di cofinanziamento comunitario del VI Programma Quadro
conclusosi nel 2006(allargando in futuro lesame ai risultati conseguiti più in
generale nei progetti europei formulati su base competitiva)20. Inoltre si può utilizzare
il 10% per progetti speciali per:
incentivare la mobilità studentesca;
sostenere i centri di eccellenza;
premiare linternazionalizzazione (scambio di docenti e studenti; doppia
laurea, italiana e straniera; uso della lingua inglese nei corsi, ecc.)
incentivare ladozione di strumenti per la valutazione degli studenti al
momento dellimmatricolazione, non necessariamente con funzioni selettive ma per
verificarne le potenzialità;
incentivare le azioni di supporto per il recupero di eventuali debiti formativi
accertati;
premiare le Università che si sottopongano volontariamente allaccreditamento
da parte di agenzie indipendenti che operino secondo standard internazionali.
Ultimo, ma davvero non meno importante, strumento di incentivazione per gli atenei , una
più generosa politica del diritto allo studio che venga finalizzata allaumento
della mobilità dei migliori studenti, in tal modo attivando una positiva concorrenza tra
le sedi. Essa può avvalersi di stimoli indiretti, attraverso lampliamento delle
residenze e delle strutture di servizio per studenti. 20 La valutazione del CIVR si basa
sui prodotti 2001-2003. E ovvio attendersi dalla costituenda ANVUR una sollecita
riedizione del processo valutativo che potrebbe utilmente estendersi , magari su base
campionaria, al confronto tra risultati attesi e risultati conseguiti nei progetti PRIN.
Ma serve anche un intervento diretto sulle borse di studio, che ne ampli il numero e ne
aumenti limporto unitario, soprattutto per i non residenti. La richiesta di
aumentare il finanziamento erogato direttamente agli studenti rispetto a quello dato agli
atenei è stata formulata da più parti da tempo , sulla scorta di positive esperienze
estere, e ha acquisito di recente maggior vigore. E una strada che va in realtà
attentamente esplorata prima di seguirla, come ogni rilevante novità straniera ancora non
sperimentata nellambito della nostra struttura. Tuttavia non ci sono dubbi che
qualche passo in tale direzione possa essere fatto con alta probabilità di risultati
positivi. La Commissione auspica pertanto una comune riflessione tra Stato, Regioni e
Università sul tema del diritto allo studio, volta a potenziare il Fondo integrativo
nazionale e a definire nuovi criteri che stimolino la mobilità degli studenti migliori,
esplorando anche lipotesi di un sistema di valutazione del merito omogeneo su base
nazionale. Pure lo strumento dei prestiti donore, da assegnare in base al puro
merito, andrebbe utilizzato estesamente : le delusioni sin qui registrate non devono
impedire il tentativo di rilancio, considerando che tali prestiti possono contribuire
efficacemente alla mobilità studentesca e aiutano in ogni caso a diffondere tra i giovani
lassunzione di autonoma responsabilità. E appena il caso di notare come
simile prospettiva di potenziamento della politica del diritto allo studio avvalori la
raccomandazione sopra formulata di consentire un innalzamento di tasse e contributi fino
ad unincidenza del 25% sul FFO con il vincolo di destinare almeno la metà del
maggior introito a borse di studio e servizi per gli studenti.
4. Conclusioni
La Commissione, pur consapevole della natura non finanziaria di vari e rilevanti problemi
della formazione universitaria in Italia, ritiene che interventi per la razionalizzazione
del finanziamento del sistema universitario siano necessari e non differibili. Ritiene
altresì che tali interventi vadano disegnati alla luce dei seguenti obiettivi:
a) rafforzare lautonomia delle Università;
b) garantire la stabilità finanziaria del sistema;
c) potenziare il modello incentivante. In questa prospettiva la Commissione formula le
raccomandazioni che seguono. Come insieme di diritti e doveri, esse vogliono configurare
la base di un nuovo "patto" tra Governo e Università, capace di conferire un
maggiore livello di efficacia e di efficienza allattività di formazione superiore e
di ricerca, che è fattore cruciale per la crescita del Paese.
1. Gli atenei devono subire le conseguenze finanziarie delle proprie decisioni autonome ma
non sopportare i costi di decisioni assunte allesterno, con leccezione di
misure transitorie ed effettivamente sopportabili dal sistema universitario che siano
imposte dalla politica di risanamento del bilancio pubblico.
2. La dinamica del FFO deve essere garantita nel tempo per tenere conto degli aumenti
automatici degli oneri del personale di ruolo nonché dellaumento degli altri costi
a causa dellinflazione. Agli atenei dovrebbe quindi essere tendenzialmente garantita
( restando aperta la questione se la situazione di finanza pubblica consenta o meno di
applicare per intero la regola già per il 2008) una dinamica del FFO pari almeno alla
media ponderata delle variazioni dei seguenti indici: indice delle retribuzioni del
personale non contrattualizzato delle pubbliche amministrazioni, stabilito con DCPM (peso
0,58); indice delle retribuzioni del personale tecnico amministrativo ( peso 0,27); indice
generale dei prezzi al consumo (peso 0,15).
3. Il finanziamento delledilizia va garantito su base almeno triennale, con
valutazione attendibile e trasparente del fabbisogno comparato degli atenei.
4. Va reso molto più stringente il vincolo allindebitamento degli atenei, ivi
incluso il debito degli enti da questi controllati, imponendo che lonere annuo, per
rimborsi e interessi, non possa superare una bassa percentuale del FFO ( da definirsi ma
comunque nellintervallo 2- 4%), daltro lato consentendo forme di debito
diverse dai mutui e prevedendo opportune regole per il graduale rientro entro il nuovo
limite, se già superato.
5. Gli atenei devono poter aumentare le tasse universitarie fino alla concorrenza del 25%
del FFO, con vincolo di destinazione di almeno il 50% dei maggiori introiti ai servizi
agli studenti e alle borse di studio per i meritevoli.
6. La programmazione del fabbisogno di personale docente va effettuata utilizzando una
misura effettiva del vincolo del 90% di incidenza di tali spese sul FFO, senza escludere
quindi gli aumenti stipendiali e il 33% della spesa per il personale convenzionato con il
SSN. Le spese per il personale finanziate da entrate derivanti da convenzioni non vanno
prese in considerazione nella quantificazione del vincolo, purché tali convenzioni
abbiano durata almeno ventennale e siano accompagnate da adeguate garanzie.
7. Le decisioni di spesa in materia di personale devono essere assunte con una valutazione
realistica dei costi futuri, che tenga conto della crescita delle retribuzioni nel tempo
per aumenti automatici e sviluppi di carriera. Questo obiettivo può essere conseguito con
strumenti alternativi: i) ogni nuova posizione va quantificata con riferimento al costo
medio calcolato sullarco della intera carriera, destinando a un fondo di riserva i
risparmi di spesa che si verificheranno nei primi anni (quando il costo effettivo del
personale è inferiore a quello medio utilizzato nella programmazione); ii) ogni nuova
posizione può essere quantificata al costo iniziale a condizione che lUniversità
formuli, ottenendo esplicita approvazione ministeriale, un programma decennale a
scorrimento per il personale docente e tecnico-amministrativo, da cui risulti la
sostenibilità finanziaria delle assunzioni attraverso la dimostrazione, anno per anno,
della copertura degli aumenti retributivi per ricostruzioni di carriera e scatti di
anzianità con risorse certe (tipicamente con quote di cessazioni future, che diventano
quindi non utilizzabili in seguito per reclutamento). La metodologia sub ii) offre
adeguate garanzie per la stabilità finanziaria del sistema solo se da parte di MEF/MUR
sarà reso disponibile un software per assicurare lomogeneità della metodologia
nella predisposizione dei programmi e ne sarà controllata lapplicazione, al fine di
verificarne la correttezza e lattendibilità.
8. Le Università che hanno superato il limite del 90% delle spese di personale sul FFO
vanno sottoposte al vincolo di assunzioni limitate al 35% dellimporto liberato dalle
cessazioni: vincolo già in vigore, che va applicato calcolando le spese nel modo indicato
al punto 6. e non con le attenuazioni attuali.
9. Le Università che, oltre ad avere superato tale limite, appaiano in stato di
potenziale dissesto, perché negli ultimi due anni hanno avuto un saldo di bilancio
negativo (al netto delle poste finanziarie), devono presentare un Piano di risanamento di
durata non superiore a 10 anni da sottoporre alla approvazione congiunta del MUR e del
MEF. Il Piano deve prevedere la limitazione delle assunzioni entro il 20% delle cessazioni
e laumento obbligatorio e graduale delle tasse di iscrizione fino al 25% del FFO.
E fatto obbligo al collegio dei revisori, in cui va ovviamente mantenuto il
rappresentante del MEF ( con spese a carico dellUniversità, anche se da queste
lasciato in soprannumero), di certificare con cadenza almeno trimestrale losservanza
del Piano. Linosservanza del suddetto Piano dovrebbe comportare adeguate sanzioni,
senza escludere nel caso estremo il commissariamento dellateneo.
10. A partire dal 2008 va ripreso il percorso virtuoso, secondo un sentiero di crescita
dei finanziamenti definito ex ante su base pluriennale, che porta a riequilibrare la
dotazione degli atenei nonché a premiare gli atenei con i migliori risultati sul piano
della ricerca e della didattica (con lovvia avvertenza che la parte relativa al
riequilibrio si consolida mentre quella relativa al premio è valutata e riassegnata
periodicamente).
11. In attesa dellentrata in funzione della costituenda ANVUR e delle regole che
essa detterà, già per il 2008 una quota del 5% del FFO va ripartita tra le Università
non soggette a piani di risanamento sulla base della formula CNVSU (eventualmente
modificata in base alle indicazioni del punto 13).
12. Le risorse del Fondo per la programmazione e lo sviluppo devono confluire nel FFO,
essere ripartite integralmente secondo la formula CNVSU ( e in futuro secondo le
indicazioni dellANVUR) ed essere destinate esclusivamente agli atenei che rispetto
al modello teorico risultano sottofinanziati.
13. Sempre in attesa di future indicazioni da parte dellANVUR, la formula CNVSU va
modificata nel tempo, in base alla disponibilità di dati attendibili, in modo da rendere
maggiore il peso della qualità dellinsegnamento e della ricerca nella
determinazione delle quote spettanti ai singoli atenei. Per quanto riguarda i risultati
della ricerca, già da ora va aumentato il peso delle valutazioni CIVR, integrate dai
risultati conseguiti nel VI Programma Quadro europeo. Si propone anche di destinare il 10%
a progetti speciali per incentivare la mobilità studentesca,
linternazionalizzazione degli atenei, lintroduzione di meccanismi di
valutazione degli studenti che chiedono limmatricolazione, le azioni di supporto per
il recupero di eventuali debiti formativi accertati nonché per premiare i centri di
eccellenza e le Università che si sottopongano volontariamente allaccreditamento da
parte di agenzie indipendenti che operino secondo standard internazionali.
14. Si raccomanda infine un rafforzamento della politica del diritto allo studio, sia sul
fronte dei servizi sia su quello del finanziamento erogato direttamente agli studenti. Si
auspica che un accordo tra Stato, Regioni e Università porti ad aumentare il Fondo
integrativo nazionale e a definire nuovi criteri che stimolino la mobilità degli studenti
migliori, in tal modo potenziando la positiva competizione tra atenei. Anche lo strumento
dei prestiti donore erogati in base al puro merito andrebbe rilanciato, nonostante
le delusioni del passato, poiché tali prestiti possono contribuire efficacemente alla
mobilità studentesca e aiutano in ogni caso a diffondere tra i giovani lassunzione
di autonome responsabilità. |
|
"Chiudere la fase di transizione dalla prima
alla seconda repubblica, con l'elezione diretta del
Presidente del Consiglio e legge elettorale proporzionale"
LIQUIDARE PRESTO IL
BERLUSCONISMO "DILETTANTE"
E RIPORTARE AL GOVERNO IL CETO MEDIO
|
I
have a dream:
the regicide
 |
Pubblichiamo
qui una proposta di legge elettorale, mirante a porre un porre un termine
alla lunga transizione, dalla prima alla seconda repubblica, iniziata nel 1992 e
mai conclusa
La proposta è stata avanzata da un
"COMITATO promotore della nuova elettorale",
costituito a Bologna il 27 marzo 2007, da 20 piccoli partiti, che
non hanno rappresentanza in Parlamento, e il cui nome non indichiamo, per evitare code, e
invece privilegiare il contenuto, come fatto di tutti.
Detto Comitato è stato ricevuto e ascoltato dal Governo il 1 giugno 2007,
nella persona del SottoSegretario di Stato Dr. Paolo Naccarato. Dell'incontro è stato
reso un comunicato congiunto, ripreso dalle principali agenzie.
Sono stimolato a pubblicare la proposta, in reazione alla tristezza del dover
subire, ogni giorno ormai, il linguaggio tra dilettante ed eversivo, senza più
limiti, di Berlusconi, leader del maggior partito di opposizione. Non entro nel merito
delle sue idee politiche (anzi le condivido in parte, a cominciare dall'opposizione
all'eccesso di fiscalità), ma ritengo sia eversivo chiedere ogni giorno le elezioni
anticipate, senza che abbia avuto luogo un voto di sfiducia di almeno una delle camere, al
governo; anzi che egli faccia una opposizione pregiudiziale, in parlamento, saltando i
problemi, a danno dell'Italia. E trovo doppiamente eversivo scherzare con certe parole di
altri tempi (il regicidio: vedi Corriere della Sera, 15 giugno 2007), in cui l'uccisione
del tiranno era moralmente giustificata (vedi il canonico BOTERO, nel 1700), come l'unica
via per liberare il popolo da eccesso di soprusi di ogni tipo, e tornare alla normalità
della vita quotidiana. Mi meraviglio che nessun giudice si sia occupato di quella parola,
anche perchè usata per aizzare il popolo.
Che si tratti di persona pericolosa per la democrazia già era emerso quando
fece una riforma costituzionale (bocciata da un referendum) che prevedeva il potere del
Presidente del consiglio di sciogliere le camere, in caso di sfiducia al governo.
Aggiungerei che è anche sbagliato, da parte di una certa stampa, confondere l'opposizione
attuale di molti al governo, col richiamo di Berlusconi al governo, anche perchè già è
stata sperimentato l'infedeltà al programma liberale, per il quale già aveva avuto il
voto nel 2001. NL |
La
PROPOSTA di NUOVA LEGGE ELETTORALE
In estrema sintesi la proposta vuole:
1) l'elezione diretta del Presidente del Consiglio, contemperata da maggiori poteri di
garanzia costituzionale del Presidente della Repubblica.
2) la proporzionalità, con sbarramento del 2%, per l'elezione dei membri del Parlamento.
3) il voto di preferenza sui candidati (un solo voto).
4) labolizione delle firme per la presentazione delle candidature.
MOTIVAZIONI
La proposta vuole chiudere la fase di transizione dalla
prima alla seconda Repubblica. Precisamente:
a) vuole eliminare la contraddizione attuale tra la volontà degli
elettori di scegliere direttamente il Presidente del Consiglio (la legge vigente
dispone che sia indicato il candidato Premier) e la Costituzione che ancora richiede la
successiva fiducia al Governo, da parte del Parlamento, cosicché subito dopo le elezioni
può cadere il Governo;
b) vuole riportare il "ceto medio" (la forza
economica maggiore) nel governo del Paese, ricostruendo un grande "partito
democratico di centro" (analogo al "partito democratico" dei
DS+DL-Margherita, sul centro-sinistra), dopo il vuoto che si è formato dal 1992-94, in
seguito alla caduta della DC e del PSI. Oggi il ceto medio, essendo rappresentato
frazionatamente all'interno di due, rispettive, grandi coalizioni "bipolari", è
caduto in ostaggio delle aree estreme delle rispettive due coalizioni.
IL TESTO DELLA PROPOSTA DI LEGGE
1.- ELEZIONE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
(da approvare con modifiche costituzionali e con legge ordinaria)
a) Il Presidente del Consiglio è eletto a suffragio
universale diretto, tra i candidati che hanno ottenuto la nomina a candidato
nelle elezioni primarie. Qualora nessun candidato ottenga la maggioranza assoluta, si
passa al ballottaggio tra i due più votati. Non è eleggibile chi abbia già svolto due
mandati consecutivi. Il Premier nomina e revoca i Ministri, che sono insediati dopo la
loro presentazione alle Camere. Le Camere, con voto motivato, possono esprimere la
sfiducia a singoli Ministri.
b) Elezioni primarie. Tre mesi prima delle elezioni
del Presidente del Consiglio, sono fatte, in base a disposizioni di legge, le elezioni
primarie per scegliere i candidati a Premier. Le candidature possono essere presentare,
con un rispettivo programma, da partiti e associazioni annotate all'Ufficio del Pubblico
Registro
c) Ottiene la nomina a candidato, per ogni rispettivo partito o
associazione, chi abbia ottenuto il maggior numero di voti, purchè il rispettivo partito
o associazione abbia ottenuto più del 10% dei voti degli elettori di almeno 5 Regioni.
2.- NUOVI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. Le leggi
e gli atti del Governo, aventi forza di legge, possono essere rinviati preventivamente
alla Corte Costituzionale, per il parere di costituzionalità, dal Capo dello Stato di
propria iniziativa o su richiesta di 1/3 di una delle Camere o di 5 Consigli Regionali. In
caso di parere negativo non ha luogo la promulgazione.
3.- ELEZIONE DEL PARLAMENTO
a) Il parlamento è eletto a suffragio universale con
riparto dei seggi, tra i partiti, proporzionalmente a voti ottenuti, al netto di
uno sbarramento del 2% dei voti elettorali sia per il partito che si presenti da solo, sia
per la coalizione.
b) La partecipazione dei partiti alle elezioni non richiede firme di
presentazione.
c) Il diritto di voto include la possibilità di esprimere una
preferenza
d) Rimborso delle spese elettorali. I partiti hanno diritto al
rimborso delle spese elettorali, proporzionalmente ai voti riportati. Tuttavia, nel caso
di partiti federati presentatisi in unica lista o in coalizione, il partito che
esca dalla federazione o dalla coalizione perde il diritto al rimborso. |
All'Università
di Bologna, su invito dell'AIDU - Associazione Italiana Docenti Universitari |

Carlo Caffarra, Cardinale
|
Sulla scia di Papa Joseph RATZINGER all'Università di Regensburg |
Il Cardinale di Bologna scende
nell'AGORA' universitaria e parla ai professori
di "FEDE e RAGIONE" |

|
|
Prima lezione* - 15 novembre 2006
"Fede e ragione: una difficile ma
necessaria convivenza"
* La seconda e la terza lezione si
trovano in: http://www.caffarra.it/2006.php
C. CAFFARRA, Proemio.
Il problema dei rapporti fra ragione e fede, nella cultura dellOccidente, può ben
essere detto un nido di difficoltà senza fine e si presenta come il nodo di tutti i
problemi sulla risoluzione ultima della verità dellesistenza per luomo
itinerante nel tempo [C. Fabro, in Ass. Teol. Ita ( a cura di) I teologi del Dio vivo, ed.
Ancora, Milano 1968, pag. 245].
La difficoltà posta da questo binomio nasce dal fatto che esso fa sorgere da sé come
molteplici centri concentrici, la tensione fra filosofia e teologia, scienza e fede,
ragione e rivelazione
fino alla dimensione politica del rapporto fede e sfera
pubblica, Chiesa e Stato.
Ovviamente in tre lezioni non posso che affrontare qualche aspetto di questo "nido di
difficoltà". Procederò comunque nel modo seguente.
Inizierò da una riflessione sulla famosa conferenza tenuta da Benedetto XVI
allUniversità di Regensburg. Proseguirò poi riflettendo sui due momenti essenziali
del rapporto: la ragione in ricerca, in cammino verso la fede [intellectus
quaerens fidem]; la fede che chiede di penetrare sempre più intensamente la
ragione [fides quaerens intellectum]. Lincontro di fede-ragione
avviene due volte. Prima volta: preparazione della ragione per latto del credere;
seconda volta: cooperazione della ragione colla fede allinterno della comunità dei
credenti per avere una qualche intelligenza dei divini Misteri.
Come vedete, parlo del "matrimonio damore e daccordo": non di
"separazioni [consensuali o conflittuali], né di "divorzi" [rottura del
vincolo vera e propria]. Non ne abbiamo il tempo; mi limiterò a qualche accenno nella
prima riflessione.LEZIONE PRIMA: L'incontro
fede-ragione: urgenza improrogabile
Nella prima lezione prenderemo come pagina di riferimento la lezione tenuta
da Benedetto XVI allUniversità di Regensburg. È unottima base per tutte le
riflessioni seguenti. Ne suppongo la lettura attenta.
Partiamo da un fatto storico: allinizio dellevangelizzazione
fuori dai confini geografici e culturali della religione ebraica è accaduto
unincontro fra la fede cristiana e la parte migliore del pensiero greco. È stato un
incontro che per la nascita e lo sviluppo del cristianesimo ha avuto un significato
decisivo. È uno di quegli eventi storici nei quali si rivela unesigenza strutturale
dello spirito: un evento appunto denso di significato.
Non è ora il caso di descrivere questo incontro in tutto ciò che lo
costituisce e nelle sue alterne vicende. Né il Papa lo fa nella sua conferenza. Ma la
domanda di fondo è la seguente: lincontro Gerusalemme-Atene che cosa significa in
sostanza? Per essere meglio guidati a cogliere la risposta che il Papa dà a questa
domanda, richiamo anche lattenzione su una circostanza in cui è avvenuto
lincontro. I missionari cristiani, ad iniziare da Paolo, quando annunciavano il
Vangelo agli Ebrei entravano nei loro luoghi di culto, le Sinagoghe: era un dialogo sul
piano squisitamente della fede religiosa. Quando invece si rivolgono ai pagani, il loro
interlocutore non è "il sacerdote": è il "filosofo"; e normalmente i
luoghi di annunci sono le "agorá". Al greco cioè essi
presentano la loro fede come vera, e quindi meritevole di essere accolta da chi ha la
passione della ricerca della verità mediante lunico mezzo di cui la natura ha
dotato luomo, la ragione. Se volessimo esprimere brevemente e sommariamente il
contenuto della coscienza che il missionario cristiano aveva di se stesso, lo potremmo
fare colle seguenti parole: "ciò che annuncio è vero e quindi lo posso e lo
devo dire ad ogni persona".
La cosa diventa ancora più chiara se teniamo presente che cosa il greco
intendeva parlando di "filosofia". "La filosofia appariva
come un
esercizio del pensiero, della volontà, di tutto lessere, per cercare di pervenire
ad uno stato, la sapienza, che daltronde era quasi inaccessibile alluomo"
[P. Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi, Torino 2005, pag. 156].
Vorrei fermarmi ancora un momento su questo punto poiché mi sembra una delle fondamentali
chiavi di lettura della conferenza di Regensburg, e quindi uno dei nodi della nostra
riflessione.
Laccettazione di una proposta religiosa può accadere non a causa del fatto che sia
ritenuta vera. Ma perché la si può ritenere "socialmente utile", oppure
"psicologicamente beatificante". Si può perfino ritenere che la domanda sulla
verità della proposta religiosa sia priva di senso, allo stesso modo che se chiedessi:
"che colore hanno le sinfonie di Mozart". Come estendere
la categoria del colore alludibile è un non senso, così estendere la categoria
della "verità-falsità" al messaggio religioso è unindebita estensione
di quella categoria medesima. Ebbene, lincontro Vangelo-grecità è avvenuto in un
piano completamente diverso da questo appena schizzato, poiché si è giocato sul piano
della ragione, e dunque circa ciò che è vero ciò che è falso. E siamo al nodo
centrale, credo, della conferenza di Regensburg.
Il fatto storico di cui stiamo parlando il dinamismo intrinseco della
missione presso il greco non è accaduto per caso; costituisce il concreto
realizzarsi di unesigenza strutturale, intrinseca sia alla fede cristiana sia alla
ragione umana: quella di incontrarsi e non di scontrarsi; quello di allearsi e non di
confliggere; quello di conoscersi e non di ignorarsi.
Che cosa concettualmente queste metafore significhino, cercherò precisamente di dirlo nel
corso di queste lezioni. Per il momento voglio riprendere su alcuni punti la formulazione
metaforica sopra enunciata.
Ho parlato di "esigenza strutturale della fede cristiana". Per
completezza non bisogna dimenticare come precisamente non fa il S. Padre che
è unesigenza, questa, che possiamo verificare anche nella fede ebraica, se leggiamo
con attenzione la S. Scrittura. In una parola: il Dio biblico si rivela come
"Logos" e come "logos" agisce.
Ho parlato di "esigenza strutturale". Ciò significa che la fede cristiana non
si giustappone alla ragione come estranea alla medesima, ma è dal suo interno stesso che
chiama la ragione. Vedremo meglio in seguito che cosa significa tutto questo. Ma
come dice il S. Padre, ed è un punto di somma importanza anche la ragione come
tale incontra la fede cristiana, a meno che essa, la ragione, non decida di restringere il
suo ambito ed il suo uso; a meno che non decreti unautolimitazione del suo
esercizio al verificabile nel senso stretto del termine. Ovviamente, se
non superiamo questa limitazione autodecretata della ragione, questa non avrà alcuna
possibilità di incontrarsi colla fede. Ma anche questo tema, centrale
nella riflessione del S. Padre, lo riprenderò in seguito.
Fatte queste sintetiche sottolineature che sarebbero bisognose di ben più prolungati
approfondimenti, ritorniamo allaffermazione secondo la quale lincontro storico
del Vangelo colla parte migliore del pensiero greco rivela unesigenza strutturale
della fede cristiana e della ragione umana. Se così stanno le cose, lavvicinamento
interiore, che si è avuto tra fede biblica e linterrogarsi proprio del pensiero
greco sul piano filosofico, è un dato che ci obbliga anche oggi. Come e se cristiani;
come persone ragionevoli.
Come cristiani e quindi come credenti. Il patrimonio greco,
debitamente purificato è una parte integrante della fede cristiana. In che senso? Nel
senso che agire contro ragione è in contraddizione con la natura di Dio.
Non è solo questa unidea greca culturalmente da relativizzare, ma è tale
sempre ed ovunque [È questo il significato vero della citazione di Manuele II Paleologo].
E pertanto latto del credere è un atto ragionevole e non irragionevole [contro
la ragione], e quindi libero. Dire che credere è irragionevole equivale a dire
"circolo quadrato". Esiste una profonda sintonia, armonia fra la ragione umana e
la natura divina. Noto di passaggio: è la grande intuizione di Agostino sulla quale
egli costruisce la sua dottrina della conoscenza; intuizione sostanzialmente ripresa
da Tommaso e che come annota il S. Padre cominciò ad oscurarsi nella
filosofia e teologia nominalista. |
|
N. LUCIANI, Un breve commento ...
1.-Metodo corretto e profondità di analisi. Pur se il cimentarsi all'Università in materia di
fede è una gara dura per chiunque (perchè alla Università si accetta solo il metodo
scientifico), il Cardinale è apparso presto all'altezza della situazione, perchè egli si
è proposto alla stessa stregua dei "filosofi" che discutevano
nell'"agorà" greca con metodo scientifico.
Anche la serietà del metodo, e la
profondità della analisi, sono apparse fuori discussione, così da suscitare nei
professori un sentimento di simpatia e anche di gratitudine per aver egli cercato di
portare luce in un campo, che per molti ancora rimane buio. E sia benedetto lui che ha
questa luce.
E' pur vero che nella terza lezione, egli si
rivelerà "dogmatico" non poco (e con qualche difficoltà per il dialogo con
altre religioni - su questo, torno alla fine), ma non senza fondamento, date le ipotesi.
Il teorema del Cardinale è stato: "La nostra fede non è vana, se Gesù è
risorto". "Questa ipotesi è vera perchè è testimoniata da 12 apostoli".
Daltro canto tutte le verità storiche sono basate sulla testimonianza dei fatti:
noi conosciamo gli eventi perché qualcuno li ha riferiti.
2.- La ragione dovrebbe auto-limitarsi? Nella sua analisi, il Cardinale
ha posto, come condizione (perchè la ragione incontri la fede), che la ragione non si
auto-limiti, ossia non rifiuti di accettare
tutto ciò che non è dimostrato scientificamente.
Se per "dimostrazione
scientifica" si intende solo quanto verificato con la sperimentazione, la ragione non
potrebbe incontrarsi anche con discipline scientifiche come l'economia, la filosofia, la
matematica.
Se, invece, per dimostrazione
scientifica si intende anche quanto dimostrato in via logica deduttiva o induttiva, a
partire da date ipotesi (qualsiasi), nulla osta ad un incontro della ragione con la fede.
Anzi sarebbe una miopia scientifica limitarsi
per scelta. Ci sono casi di fisica, visti in teoria pura con molto anticipo, rispetto alla
possibilità della sperimentazione, (le onde elettromagnetiche furono percepite nel sec.
XIX da Maxwell, e poi da Hertz, ma sperimentate da G. Marconi, nel sec. XX).
3.- Potrebbe, invece, la fede porre
dei limiti alla ragione ? Il
Cardinale ha giustificato dei limiti alla ragione, qualora le azioni ad essa conseguenti
arrechino danno al "bene comune umano". Questo, lo trovo contraddittorio, se la
motivazione è un pretesto per interventi ex-cathedra fuori confine (ma qual'è il saggio
che non cade in contraddizione?). Qui il pensiero corre ai molti freni del potere
religioso, non solo cattolico, al progresso scientifico (e con molte sofferenze umane,
quali il rogo, la prigione, la tortura). Col senno di poi, direi anzi che la scienza abbia
dato molti contributi alla "rosa della fede", sgravandola di petali che non le
appartenevano (i presunti "misteri di fede"), e ciò ha permesso di andare più
vicino al suo nocciolo. In questo senso la scienza ha facilitato la convivenza tra
fede e ragione.
Oggi il pensiero corre anche alla
controversia sulla ricerca scientifica sulle cellule staminali. Sto col Cardinale, al
momento, perchè, in questo campo, non abbiamo certezza scientifica delle opposte tesi (se
esse contengano o non un uomo intero).
Invece, vi sono stati storicamente molti casi
che non si sono rivelati fondati scientificamente. Ad es., fu destituito di verità
scientifica che "il sole giri intorno alla terra", perchè è risultata non vera
l'ipotesi (legittima, come possibile presupposto, ma con riserva di conferma) legata al
grido di Giosuè: "Fermati, o Sole!".
4.- Quid se la ragione sragionasse, per carenza di intelletto? Ci sono
altri casi in cui mi ritrovo pienamente col
Cardinale. Nel caso della recente guerra dei Balcani, "tutti" pensavano di avere
ragione: chi per motivi etnici, chi per motivi religiosi, chi per motivi di povertà. E
così quei popoli si sono fatti la guerra, fino a massacrarsi, e trovarsi in casa un
esercito invasore. Quando, in base alla "ragione", si arriva alla catastrofe,
direi che ci sono errori di valutazione, e va fatto un passo indietro.
Ma chi giudica della ragione, se all'origine
c'è una carenza di intelletto dell'uomo ? Ci
sono, come estrema risorsa, i tribunali ("ne cives ad arma ruant"). Devono
essere "tribunali della
Inquisizione"o "tribunali laici"
(ossia super-partes)? In quali limiti va oggi riaffermato una "infallibilità"
del magistero ecclesiale" in materia di "fede", dopo i molti successi della
scienza ?
Davanti alla difficoltà del giudizio,
l'umiltà e il sano pragmatismo sono supremi princìpi per tutti.
5.- Quid se fosse, invece, la fede a risultare contro il "bene comune
dell'uomo"? Il caso degli
ostacoli ai matrimoni tra persone di diversa religione è molto rilevante ai fini della
"non integrazione" sociale.
Coloro che hanno una fede si sentono
investiti del dovere di proclamarla e raccomandare di divulgarla.
Taluna religione sconsiglia il
matrimonio. Altra fa delle differenze, a seconda che l'appartenente sia uomo o donna.
Altra fa raccomandazioni più o meno rigide e,
per esempio, che si spieghino ai figli le differenze tra le due religioni, perchè
facciano una scelta, quando possibile.
Nei Paesi
con diversa etnia e diversa religione, spesso le etnie sono rimaste divise, a volte
convivendo pacificamente per secoli, altre volte sfociando in sanguinosi conflitti (guerre
dei balcani).
Invece, in altri Paesi con
diversa etnia, ma uguale religione, le etnie si sono mescolate fino a determinare
una nuova popolazione. E' il caso dell'Inghilterra (tra Sassoni e Normanni), è
il caso dell'Italia (un caso estremo di mescolanza di razze).
Direi dunque che il dogmatismo dovrebbe
fare un passo indietro, nei casi specifici di "male comune dell'uomo". Non è
questione di sostenere il "relativismo" delle religioni pur di far avanzare il
dialogo interreligioso, ma di riesaminare il fondamento dello "assolutismo", se
l'effetto è contrario al "bene comune dell'uomo". Ciò prescinde dal
considerare che lo Stato-laico dovrebbe comunque rimuovere gli ostacoli alla libertà
personale. NL |
Come
persone ragionevoli. Riprendo un tema appena accennato sopra. In fondo la domanda è
la seguente: possiamo accettare che la ragione umana non giudichi, non verifichi la
verità della risposta ai grandi interrogativi propriamente umani, cioè quelli del
"da dove" e del "verso dove", e quelli etici circa lesercizio
della propria libertà? È questa oggi una domanda che non può più essere censurata;
anzi esige una risposta urgente, data la situazione storica in cui lOccidente è
venuto a trovarsi. Richiamo lattenzione su due possibili sviluppi argomentativi.
Ho già avuto occasione altre volte di richiamare lattenzione sul fatto
che unidea ed un esercizio di ragione mutilata sta rendendo impossibile una vita
comune fra le persone anche della stessa città. Se la ragione non è competente a
pronunciarsi sulla validità delle concezioni di vita buona poiché queste sono solo
espressioni di preferenze soggettive, ne deriva che in senso forte
non esiste alcun bene umano comune; se non esiste bene comune umano, può
tenerci assieme solo lutilità e linteresse.
Una ragione mutilata diventa inoltre incapace di un vero dialogo delle
culture e delle religioni, di cui oggi abbiamo un così urgente bisogno. Solo un accenno
argomentativo. Come è possibile un dialogo con culture profondamente impregnate di senso
religioso da parte di chi ritiene che lesperienza religiosa sia un fatto meramente
privato o da privatizzare? La necessità del dialogo coincide con la necessità di
ritrovare lintera misura della ragione.
Tuttavia una corrente profonda di pensiero, a partire soprattutto dalla
Riforma protestante, ha contestato lobbligo teoretico e culturale di custodire nel
suo significato più profondo lincontro della fede cristiana con la grecità. È
istruttivo che richiamiamo nei suoi elementi essenziali questa contestazione, sempre
seguendo il testo della conferenza di Regensburg.
Storicamente laffermazione della totale estraneità della ragione
dalla fede coincide colla Riforma luterana. La salvaguardia di ciò che la Parola detta da
Dio alluomo rivela, è possibile solo se viene sacrificata dal credente la ragione,
dal rifiuto cioè di un modo di pensare che non derivi esclusivamente dalla Rivelazione
stessa. Lopposto di ciò che scrisse S. Gregorio di Nazianzo: "la fede è il
compimento [plerosis] del nostro logos" [Discorso teol., III, 21; PG36, 104]. È la
purezza della fede sia in quanto scelta del singolo sia nei suoi contenuti che esige di
non allearsi col logos umano.
Il secondo momento è costituito dallaffermazione che
è necessario ritenere estranea al cristianesimo ogni costruzione speculativa tesa ad
avere una intelligenza sempre più profonda della Rivelazione cristiana. Questa infatti
più precisamente il messaggio autentico di Gesù è un messaggio morale
umanitario. Esso, mediante lesercizio della ragione storico-critico, deve essere
svestito di tutta la dogmatica cristiana, come per esempio la fede nella divinità di
Gesù e nella Trinità di Dio. Si ha indubbiamente un esercizio della ragione
allinterno della fede cristiana, ma di una ragione che come dicevo si
è automutilata. Nel senso che essa si riduce ad essere usata come puro strumento di
critica storica.
Il terzo momento è costituito dalla consapevolezza, oggi
assai acuta, della molteplicità di culture e della necessità che il cristianesimo non si
identifichi con nessuna di esse. Ne deriva la necessità che si deve "svestire"
il cristianesimo della sua veste occidentale ed in primo luogo della sua veste greca;
ritornare così al punto che precedeva questo "abbigliamento"; ed in seguito
inculturare la fede cristiana nelle varie culture. Cè una esigenza assolutamente
accettabile in questa ultima posizione.
Tuttavia essa non può, non deve ignorare in primo luogo che la prima predicazione
cristiana si è espressa nella lingua greca e porta quindi impresso in sé stessa lo
spirito greco. In secondo luogo, e soprattutto, lincontro della fede cristiana colla
grecità ha espresso alcune esigenze fondamentali attenenti al rapporto fede-ragione come
rapporto costitutivo dellesperienza cristiana. Ed è a questo livello che
lincontro della fede cristiana col logos greco costituisce un punto di non ritorno
per chi affronta il cristianesimo e per la Chiesa stessa. Dobbiamo allora alla fine di
questa riflessione costruita sulla conferenza di Regensburg esprimere in maniera
concettualmente la più rigorosa possibile le questioni fondamentali che sono emerse nella
coscienza delluomo a causa dellincontro della fede col logos greco, e che sono
impreteribili per chiunque voglia acconsentire liberamente alla proposta cristiana di
vita.
In sintesi. La questione fondamentale è quella di definire
il paradigma della ragionevolezza della fede cristiana per mostrare che: a) la scelta di
credere alla predicazione cristiana è ragionevole [la ragione che va verso la fede]; b)
la fede cristiana esige di essere pensata dalla ragione [la fede che va verso la ragione].
In altre parole, dal punto di vista cristiano come già dissi il rapporto
fede-ragione si istituisce due volte, o avviene in due momenti: prima come
"preparazione alla fede" da parte della ragione in ordine allaccettazione
della fede medesima; poi come collaborazione, cooperazione della ragione allinterno
della fede per lappropriazione del contenuto della fede medesima.
Perché la definizione del paradigma di ragionevolezza presupposta nella decisione di
credere sia possibile, è necessario mostrare che: a) non esiste un modello di
razionalità univoco ed esclusivo, quello cioè della ragione impersonale; b) la fede
cristiana non può essere relegata nellambito dellemozione, del sentire oppure
della funzionalità sociale e/o psicologica.
Voglio terminare con un testo di S. Gregorio di Nazianzo: "Al Logos soltanto resto
attaccato, come servitore del Logos, e non potrei mai volontariamente dimenticarmi di
questo bene, ma lo onoro, lo prediligo e me ne rallegro più di tutte quelle cose insieme
di cui la folla è solita rallegrarsi" [Orazione 6,2].
I Padri amavano dire che la fede cristiana era la filosofia vera e la vera paideia. CC |
|

Disegno
di LEGGE FINANZIARIA 2007, art. 26 - Biocarburanti |

Pier Luigi Bersani
Ministro per lo SVILUPPO
|
Seguire il referendum della CALIFORNIA ?
Il
Governo dice: PRODURRE SOIA, MAIS e quant'altro
PER FARE BIOCARBURANTI ...
Ma conviene ? Qui sotto si trova un articolo di Ugo Bertone,
a proposito di un Referendum in California, che potrebbe
essere di qualche lume per la nostra Italia
|
Dopo un interesse, più o meno convinto, dell'U.E. a favore dei
biocarburanti, come additivo alla benzina
Nella legge finanziaria cresce l'opzione a favore dei
"biocarburanti" (rispetto alle indicazioni della U.E., accolte dal precedente
governo). Questo viene fatto mediante l'applicazione ad essi di una aliquota fiscale
ridotta (ossia il 20%, e temporaneamente, di quella applicata sul gasolio per
autotrazione).
E' un passo ancora timido, ma importante, da segnalare. Il motivo di questa
timidezza è il dubbio che l'agricoltura non sia in condizioni di supportare il relativo
compito (quello di fare, a costi competitivi, le relative produzioni da trasformare in
bio-carburanti).
Ahimè, questa timidezza non tiene in conto che il costo del petrolio ha
superato da anni il costo sopportabile per le economie occidentali. Infatti il suo costo
non è più solo il prezzo del petrolio, ma anche i costi per la sicurezza interna e
internazionale (basti pensare alle guerre che facciamo ormai in tutto il mondo, per
assicurarci le forniture di petrolio), per parare quel terrorismo che ci piomba addosso
per le nostre presunte colpe nei confronti dei popoli dei Paesi produttori di petrolio.
(Siamo "colpevoli" di pagare poco il petrolio e siamo colpevoli di dare i soldi
(del petrolio) a governi dittatoriali, che se ne servono per conservare il potere, tenendo
in povertà i loro popoli).
Per una visione larga del
problema, sottoponiamo ai lettori liberi l'allegato articolo, che va a commentare un
referendum, celebrato in CALIFORNIA in questo mese di novembre, circa l'alternativa tra
petrolio e produzioni agricole tra trasformare in carburanti per i trasporti.
"Il
sogno di liberarsi dalla dittatura del petrolio"... , di Ugo Bertone
(stralcio da: http://quelchemipiace.blogspot.com/2006/09/il-ruolo-delletanolo-la-lunga-strada.html, 17
sett. 2006 )
Per alimentare un decimo delle macchine americane servirebbe un terzo
dellattuale produzione di zucchero e cereali negli Stati Uniti. Nel suo bestseller
"The Coming Oil Crisis", Colin Campbell, geologo laureato ad Oxford, 40 anni di
lavoro nellindustria, sostiene che ormai il petrolio finirà prima che emerga una
qualche convincente forma di alternativa energetica. Non tutti sono così pessimisti di
fronte al pericolo del greggio energetico. Nella palestra del futuro vale pure
limmagine muscolare che viene dal governatore della California, Arnold
Schwarzenegger, uno che di muscoli se ne intende. "Credo ci voglia un grosso sforzo
ha detto per consumare di meno ma ce la possiamo fare. Come non lo so, ma
una cosa mi è chiara: se voglio perdere dieci chili entro lestate devo darmi da
fare in palestra. Certo, in quel caso il grasso protesta: non mi attaccare, io ti voglio
bene. Ora sono le compagnie petrolifere a protestare. Fanno il loro mestiere".
Così Schwarzy, alla ricerca di una causa popolare e vincente, si schiera in
vista del referendum di novembre, quando i cittadini della California dovranno
pronunciarsi sulla "Proposition 87", che prevede di imporre una tassa di
estrazione su ogni barile che le compagnie petrolifere tirano fuori dai pozzi dello stato
per un gettito, si prevede, di almeno quattro miliardi di dollari che, secondo il comitato
che ha lanciato la proposta, dovranno essere spesi per incentivare luso dei
carburanti alternativi. Una calamità, dicono naturalmente le Big Oil (Chevron,
ExxonMobil, Shell e Occidental Petroleum) che, per scongiurare limposta, si sono
tassate per 30 milioni di dollari per finanziare la campagna per il no. E cè chi
sospetta che la grande scoperta petrolifera di Chevron nel Golfo del Messico, annunciata
con grande enfasi in settimana, sia una mossa pubblicitaria per migliorare
limmagine, pessima, delle Big Oil presso lopinione pubblica Usa. Sul fronte
dei nemici dei petrolieri, a sostegno del referendum, ci sono infatti nomi importanti:
gente del cinema, come il produttore Stephen Bing, venture capitalist di Silicon Valley
come John Doerr o Vinod Khosla, uno dei pionieri della new economy, tra i fondatori nel
1982 di Sun Microsystems e il primo a credere a suo tempo in Amazon o in Netscape, il
navigatore da cui nacque Aol. Oggi, per lui, indiano di Phuna,
come per i compagni di cordata, la nuova " Big Thing" non passa dalla Grande
Rete o da un chip. Ma dalletanolo, ovvero dal carburante estratto dai cereali o
dallo zucchero che, fino al 2012, potrà godere di incentivi governativi che lo rendono
competitivo rispetto ai carburanti tradizionali. La scommessa, insomma, è di migliorare,
entro cinque anni, tecniche e carburanti al punto da sfidare la concorrenza del petrolio.
Purché, naturalmente, il prezzo del petrolio si mantenga alto, almeno sopra i 50 dollari.
Altrimenti, il risveglio sarà amaro. Lindiano di Silicon Valley, uno
che ha saputo ai tempi trasformare gli otto milioni affidatigli dai banchieri di San
Francisco in due miliardi di dollari sonanti, sa però che la partita non si giocherà in
laboratorio. In palio ci sono tanti soldi ma, più ancora la sicurezza nazionale. E non a
caso lindiano che ama letanolo ha arruolato un luogotenente deccezione:
R. James Woolsey, 65 anni, già direttore della Cia tra il 93 e il 95. Chi
meglio di lui per spiegare al Congresso che non si può star con le mani in mano in attesa
di una congiura di palazzo a Riyad o di un blitz dei pasdaran di Ahmadinejad.
Khosla, nella sua battaglia per letanolo, è in buona compagnia: lo
stesso Bill Gates ha investito nella Pacific Ethanol, di cui oggi è lazionista
numero uno. Certo, per uno come lui, unoperazione da 87 milioni di dollari (tanto
cè voluto per diventare lazionista numero uno dellazienda , per cui lui
ha grandi ambizioni) è ben poca cosa. Ma la tendenza è chiara: lAmerica che ha
vinto la sfida della produttività grazie al software e al Web accetta la sfida
dellenergia. A suon di dollari, di venture capital, di speculazioni in Borsa e
fuori. Con qualche sorpresa. Indovinate, ad esempio, chi ha finanziato (600 milioni di
dollari) il prototipo della Tesla Roadstar, la prima auto elettrica con prestazioni degne
di una Ferrari: da zero a 90 allora in quattro secondi, 200 allora la
velocità massima, più di 340 dopo una ricarica supplementare. Si tratta nientemeno che
di Larry Page e Sergej Brin, i due fondatori di Google, assieme ad una schiera di top
manager di eBay e Pay-Pal. Anche loro, a modo loro, sono coinvolti nel grande rodeo
dellenergia, la partita più globale che ci sia, la palestra per scienziati
visionari, spie in pensione, tecnologi visionari e finanzieri a caccia della grande
avventura.
La realtà è che si parla molto, come è giusto, degli scenari politici o
strategici provocati dal caro greggio. E ancor di più si tenta di indovinare il giusto
prezzo delloro nero, districandosi a breve tra le mosse di Caracas o di Teheran,
oppure, a medio-lungo termine, tra le previsioni dei catastrofisti che annunciano la fine
del petrolio (il "peak oil", cioè il massimo della produzione è già stato
toccato per qualcuno, per altri lo sarà entro il 2010) e quelli che, come Leonardo
Maugeri, brillante testa duovo dellEni che gode di audience mondiale, ci
rassicura ricordandoci come in Iraq, dallinizio del XX secolo, sono stati trivellati
solo 2.500 pozzi contro un milione circa in Texas, a dimostrazione che il medio oriente
(ma non solo) può darci ancora tante sorprese e preziosi barili (ce ne sono almeno 2.000
milioni di miliardi, il doppio di quanto prodotto finora secondo lo Us Geological Survey).
Ma si parla poco degli effetti che la stagione dei rialzi sta provocando risvegliando
ricerche vecchie e sepolte o eccitando nuovi appetiti in questa corsa alla pietra
filosofale del XXI secolo che si svolge in tanti, spesso inattesi palcoscenici, talora
frutto inatteso di una storia che arriva da lontano. Il film della moderna alchimia può
cominciare dai laboratori del Mit, dove Gregory Stephanopoulos, docente di Ingegneria
chimica, "allena" i microbi che dovranno trasformare le biomasse in etanolo da
mettere nel motore.
Anche questa, come spesso capita nella storia dellinnovazione (vi
ricordate lorigine di Internet) è una storia che nasce dallincrocio tra le
esigenze del Pentagono e la genialità degli scienziati. Tutto comincia, infatti, nel 1950
quando lesercito americano incarica un microbiologo, Elwyn T. Reese, di trovare un
modo per annientare uno strano fungo tropicale che si era letteralmente mangiato le
uniformi dei marine a Guadalcanal.
Ma Reese si guardò bene dal fare il killer, convincendo Washington che
era assai più sensato cercare di capire quali enzimi permettevano al fungo di spezzare le
strutture molecolari dei tessuti o della cellulosa liberando cellule di zucchero. Da
allora le ricerche sono andate avanti, con alterna fortuna e interesse. Fino ad oggi. Ora,
infatti, quel microbo può cambiare il mondo, cancellando buona parte degli handicap che
frenano lo sviluppo delletanolo. Per alimentare un decimo del parco macchine
americano, infatti,sarebbe necessario un terzo dellattuale produzione di cereali
Usa. E il discorso è ancora più complicato per lEuropa: per sostituire il 5,75 per
cento del carburante usato nella Ue, occorre il 19 per cento della superficie arabile
dellUnione europea. Tutto potrebbe cambiare, però, se il nostro microbo fosse in
grado di trasformare in zucchero da carburante tutti gli scarti del grano o di altre
biomasse. A crederci sono in tanti, almeno in trenta. E tra questi cè la Iogen ,
una società dello Iowa che già oggi produce etanolo da cellulosa, ma ancora a prezzi
troppo elevati. Ma attenzione. In Iogen, benedetta dai programmi dello stesso George W.
Bush, cè nientemeno che Goldman Sachs, il colosso delle banche daffari Usa. E
a volere un forte investimento della banca nel settore è stato nientemeno che Henry Hank
Paulson, oggi segretario del Tesoro a Washington.
Non è certo lunico caso di matrimonio tra Wall Street e
lecocombustibile. Anzi, la storia di maggior successo lha scritta finora un
giovane banchiere di Morgan Stanley, Leigh Abramson, oggi 37 anni. Quando Abramson,
laureato in storia allAmherst Institute è approdato a Peoria, Illinois, per
studiare uneventuale acquisto (a mo di garanzia) di una quota della Aventine
Renewable Energy, non sapeva nemmeno cosa fosse lMtbe, il biocombustibile prodotto
da metanolo di sintesi. Ma il prezzo era buono , il venditore, travolto dallo scandalo
Enron, costretto a vendere a meno della metà del costo sostenuto per trasformare un
vecchio zuccherificio in un impianto per la benzina verde. E dopo otto mesi di clausura a
Pekin, Illinois, Abramson convinse i superiori a sospendere i 66 milioni richiesti: oggi
Aventine vale in Borsa poco meno di 800 milioni di dollari. Storie di soldi, oltre che di
tecnologia. Come quella della Platinum Energy Resources di Houston, fondata da Barry
Kostiner, 34 anni, faccia dangelo, fegato dacciaio. Di petrolio, confessa, ne
sa poco.
Ma con una laurea in matematica del Mit in saccoccia, Kostiner ha
capito che la fortuna saprà arridere a chi troverà il sistema di far fruttare in
quattrini sonanti il greggio che sta ancora sottoterra. E ha inventato un sistema niente
male: lo Spac (special purpose acquisition company). Si tratta di società in cui si
investe senza sapere come e dove i quattrini verranno investiti. Solo in un secondo
momento, il finanziere sceglierà la "preda" (con lassenso di un comitato
di garanti). In questo modo Kostiner ha raccolto più di 100 milioni di dollari al Pink
Sheets, il mercato più speculativo tra le Borse Usa, dove, dice la Sec, "sono
quotate le società più rischiose"e li ha in vestiti in una piccola società
petrolifera, la Tandem Energy che possiede alcune vecchie concessioni mai sfruttare in
Texas. Sembra la storia di James Dean nel "Gigante": speriamo che Kostiner non
si sfracelli pure lui sulle strade del Texas. Difficile trovare un matematico altrettanto
simpatico.
Ma guai a pensare che la corsa al Santo Graal dellenergia pulita
sia cosa appannaggio solo di università Usa o di centri di potere della finanza Usa.
Certo, alla caccia grossa partecipano gli scienziati che hanno fatto gavetta
nellamministrazione militare. Come Erik Straser, solo 36 anni ma un passato ai
segretissimi National laboratory di Los Alamos lasciati per sviluppare, con i quattrini
raccolti dal solito venture capitalist batterie ad energia solare. Ma la soluzione può
venire dal carbone ripulito secondo i procedimenti studiati dagli scandinavi della
Vattenfall. O nascondersi nella savana di Secunda, a due ore e mezza di jeep da
Johannesbugh dove i moderni alchimisti della Sasol trasformano il carbone in carburante.
Non stupisca la scoperta di un Sud Africa ad alta tecnologia. Per
decenni gli scienziati hanno scartato, perché troppo costosa, la pista della
trasformazione del carbone in benzina o gasolio. Ma il Sud Africa dellapartheid,
colpito dallembargo dellOpec, negli anni Settanta ha investito una fortuna
(sei miliardi di dollari dellepoca), per procurarsi il carburante. Oggi, a questi
prezzi, quellinvestimento si è rivelato una fortuna. E Sasol ha appena chiuso un
contratto monstre con la Cina: 27 mini impianti da costruire nella Mongolia cinese, a
ridosso delle miniere di carbone. Già, i cinesi, i nuovi consumatori che hanno sconvolto
la mappa del petrolio più degli sceicchi o di Hugo Chávez. Sono affamati di petrolio,
non dimenticano i buoni affari. Hanno cominciato a produrre etanolo, grazie allaiuto
del Brasile e agli incentivi del governo.
Allimprovviso, per merito di centinaia di impianti
"pirata"cresciuti per sfruttare gli incentivi di stato, il Drago è diventato il
secondo produttore al mondo e il primo esportatore di etanolo. Perché gli aiuti al
settore di Washington (che, per le pressioni dei farmers, im-Il Brasile è lunico
paese al mondo dove nelle stazioni di servizio è possibile scegliere tra carburante
tradizionale ed etanolo semplice porta con il contagocce dal Brasile) si sono rivelati una
calamita formidabile per i petrolieri del grano di Pechino. Anche in Brasile la fortuna è
nata da una decisione "politically uncorrect". La decisione di puntare su una
soluzione autarchica nacque negli anni Settanta, sotto il tallone del regime militare.
Oggi il Brasile è lunico paese al mondo dove, alla stazione di
servizio, si può scegliere tra la benzina normale, la miscela (etanolo più benzina) o
letanolo semplice. E nella sterminata prateria del sud il colosso di stato, la
Petrobrás, ha costruito la fabbrica di Araucária, un impianto così importante che
Ignacio Lula da Silva lha scelto, nello scorso giugno, come palcoscenico per
annunciare, in via ufficiale, la sua candidatura per un secondo mandato presidenziale.
Difficile trovare un luogo più solenne: quel giorno, infatti,
cominciava in via ufficiale pure la produzione dellH-bio, il brevetto più
importante mai uscito dai laboratori brasiliani. H-Bio, in sintesi, è un estratto
dellolio di soia o di girasole che, mescolato con un comune diesel, può funzionare
da carburante per un qualsiasi motore, senza alcuna modifica: il sogno di liberarsi dalla
dittatura del petrolio, insomma, non è più remoto dellincubo di restare a secco.
Perché, se non avete ancora deciso se essere ottimisti o pessimisti, se credere che il
"peak oil" (cioè il punto massimo della produzione) sia stato ormai raggiunto o
no, potete divertirvi con i tanti blog sulla materia (the oil drum, Aspo, Energy Bulletin
per citare i più noti).
Troverete di tutto: ingegneri ecologisti a favore delleolico,
ecologisti animalisti che denunciano i crimini delleolico (le pale delle turbine
ammazzano molti uccelli protetti); repliche degli ingegneri che sostengono che i gatti
uccidono più delle pale; altri animalisti che scendono in difesa dei gatti. Difficile
raccapezzarsi. Ma una cosa emerge: il petrolio andrà su e giù. Ma quella
dellenergia non è una bolla come quella della tecnologia, assicurano Khosla e
amici, gente che di bolle se ne intende. UB |
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Consiglio di Amministrazione dell'Ateneo: riceviamo e giriamo |

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Dalla
"Lettera del 4 ottobre, del Cons. Prof. Enrico
Lorenzini" a tutti i Colleghi
Verso la revisione dello Statuto ?
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Cari Colleghi,
nel CDA del 3 ottobre c.a.si è
aperta un'ampia discussione sul punto n. 4 dellO.D.G. "Assetto e valutazione
della dirigenza- informativa" . L'ODG è stato inserito a seguito della
interrogazione presentata in Luglio da sei Consiglieri.
Tuttavia l'interpellanza non chiedeva una informativa, ma proponeva che
il CDA esaminasse gli obiettivi dirigenziali per il 2006, evitando i ritardi già avvenuti
sia nel 2004 che nel 2005.
Secondo il parere di alcuni di noi, il CDA, pur essendo
responsabile come da statuto delle nomine dirigenziali e dell'approvazione degli obiettivi
annuali dei dirigenti, non è messo nella condizione di essere informato in proposito.
La stessa interrogazione riguardava anche il "sistema di
attribuzione delle deleghe e riparto delle competenze": l'ODG n 5 ha lo stesso titolo
con l'aggiunta di "informativa". Tale delibera non è stata neppure illustrata e
quindi non vi è stata nessuna discussione.
Mi corre infine l'obbligo di precisare che l'argomento "Revisione
dello Statuto su linee di indirizzo condivise (maggiore democrazia e partecipazione del
Corpo Accademico, ecc)" riscuote anche l'interesse del Rettore e pertanto penso che
vi sarà presto l'avvio di un dibattito generale.
Con viva cordialità.
ENRICO LORENZINI
Bologna, Ateneo, 4 ottobre 2006 |

|
Lettera
del Cons. Prof. Enrico Lorenzini a tutti i Colleghi dell'Ateneo Segnalata la richiesta di 6 Consiglieri di
inserire 3 argomenti all'o.d.g:
1) Assetto e valutazione della dirigenza
2) Sistema dell'attribuzione delle deleghe e riparto delle
competenz
3) Revisione dello Statuto su linee di indirizzo
condivise |

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Cari Colleghi,
dopo alcune brevi comunicazioni del Rettore, si è trovata
una accettabile soluzione al problema, già sollevato dai rappresentanti sindacali,
inerente al recupero delle somme legate al contenzioso ex-lege 63/89, a seguito di una
sentenza del Consiglio di Stato.
La seduta è stata poi incentrata finalmente anche su tematiche di grande
rilievo e quindi non solo sull'ordinaria amministrazione.
Si segnala, a tal proposito, che sei Consiglieri hanno presentato, ai sensi
dell'Art 2 Comma 1 del regolamento di funzionamento del CDA, la richiesta di inserimento
(vedi a destra, N.d.R.), all'ordine del giorno dei Consigli di Amministrazione dei
prossimi mesi di Settembre e Ottobre, degli argomenti che riguardano:
- sistema dell'attribuzione delle deleghe e riparto delle competenze (ad esempio in
riferimento alla Giunta, mai attribuite);
- assetto, discussione e valutazione del quadro dirigenziale;
- revisione dello Statuto su linee di indirizzo condivise (maggiore democrazia e
partecipazione del Corpo Accademico- vedi decisioni ex-60%).
In realtà penso che questi siano alcuni degli argomenti che un
Consiglio di Amministrazione, da solo o con il Senato, dovrebbe trattare prioritariamente,
poichè di grande valenza.
Tra l'ordinaria amministrazione, segnalo che sono stati ratificati gli
ODG 9.2, 9.3, 9.4 che trattano dei contributi per le pubblicazioni di Riviste e Monografie
e per Convegni di rilievo internazionale. Pare opportuno che anche i relativi
regolamenti per l'assegnazione siano aggiornati come accennato durante la
discussione.
L'ODG 10.2 "Servizio Studenti disabili: resoconto attività 2005 e
programmazione anno 2006" è stato approvato all'unanimità, pur essendo state
sollevate alcune perplessità. Infatti questo argomento merita una maggiore
concertazione con i molti Colleghi che mi scrivono anche perchè interessati direttamente
e perchè hanno le competenze di realizzare un vero servizio efficace. Nello specifico,
sulle barriere architettoniche, siamo purtroppo ancora all'anno zero.
E' stato approvato il punto 10.4 "Giornate dell'Orientamento 2007",
tema sul quale lo stesso Rettore ha proposto un futuro approfondimento. EL
Bologna 18 luglio 2006 |
|
7 luglio 2006
Consiglio di Ammistrazione dell'Ateneo
Le richieste dei 6 Consiglieri **
Oggetto: Richieste
presentate ai sensi dell'art. 2 comma 1 del Regolamento di funzionamento del
CdA" su argomenti specifici, ed in particolare:
- Sistema dell'attribuzione delle deleghe e riparto delle competenze;
- Assetto e valutazione della dirigenza;
- Revisione dello Statuto su linee di indirizzo condivise.
In Consiglio tali argomenti sono stati affrontati solo parzialmente
in forma estemporanea:
pertanto i sottoscritti * chiedono al Magnifico Rettore di voler convocare
un'apposita seduta del CdA nel mese di settembre con tali voci all'ordine del giorno,
ovvero di portare in discussione questi argomenti distribuiti nelle prossime sedute
calendarizzate.
Cantelli
forti Giorgio
Longo
Giovanni
Lorenzini
Enrico
Manzo
Patrizia
Muccino
Maria
Zago
Antonella
* (qui elencati in ordine alfabetico - N.d.R)
**NOTA: I 3 argomenti sono stati, poi, inseriti dal Magnifico Rettore all'o.d.g.
del 19 sett., con lo impegno di una loro discussione in una successiva riunione |
|
REFERENDUM COSTITUZIONALE - Risultati
rilevanti per l'ITALIA |
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Dopo il NO alla riforma
costituzionale, appianata la via alla Governabilità del Paese
E aperta una fase storica che,
con l'espulsione graduale di Berlusconi
dalla scena politica, crea un vuoto al "grande centro", e si conclude
col ritorno dei cattolici, socialisti e liberali nell'area storica naturale, in
vista
delle elezioni politiche del 2011, senza più il pericolo di "salvatori della
patria" |
Verso il
riassetto al centro dello schieramento politico in Italia, con due "grandi
partiti" al centro ?
Come risultato delle elezioni, il primo a partire dovrà essere quello sull'emisfero
destro del centro:
"PARTITO NUOVO dei DEMOCRATICI e LIBERI", dentro il PPE - Partito Popolare
Europeo
Il modo come si sono svolte le elezioni del 2006, e con il
relativo sistema elettorale, ha confermato il permanere di anomalie gravi nella formazione
dellalternanza tra le forze politiche al GOVERNO, e dunque ha anche evidenziato la
necessità, per l'Italia, di una democrazia normale, in cui il popolo possa
scegliere, già in origine, tra due grandi partiti, eventualmente preceduto da elezioni
primarie.
Per la individuazione di una soluzione, un punto di partenza obbligato è la
considerazione che, in seguito alla demolizione nel 1992-94 di grandi partiti della storia
dItalia, come la DC e il PSI, si è creato un vuoto politico riempito
artificialmente (perchè senza basi morali e culturali storiche) da Silvio BERLUSCONI con
FI, partito-azienda molto portatore di interessi personali e poco portatore degli
interessi generali del Paese.
Sta, poi, di fatto che le elezioni politiche 2006 (e più radicalmente il referendum
costituzionale) hanno estromesso Silvio BERLUSCONI dal Governo, e ciò apre ad uno
scenario totalmente nuovo in Italia che, in una gradualità, e probabilmente per le
prossime elezioni politiche del 2011, produrrà un riassetto, al Centro, nello
schieramento dei partiti in Italia.
In questo quadro va valutata la possibilità che la democrazia in Italia trovi una sua
normalizzazione, mediante la formazione di due grandi partiti nazionali e inter-classisti,
e che dovranno avere, rispettivamente, un riferimento europeo nel PPE Partito
Popolare Europeo e nellINTERNAZIONALE SOCIALISTA.
Questa idea dà per scontato che sia storicamente non più proponibile per lItalia
lobiettivo di un solo grande centro inter-classista (come la vecchia DC) che si
presenta come tale alle elezioni, e che dopo le elezioni sceglie le alleanze per fare il
Governo. La tesi da privilegiare è, invece, che lelettorato di oggi si sente
sufficientemente maturo per scegliere direttamente il Governo, già al momento delle
elezioni politiche.
Nelle elezioni 2006, si sono presentati 74 partiti, sia pur afferenti a due principali
COALIZIONI, dei quali solo un piccolissimo numero (i partiti che hanno superato la soglia
di sbarramento) ha potuto ottenere una rappresentanza in Parlamento. Questo esercito
costituisce il bacino naturale più immediato di aspiranti all'avvio della costruzione di
un PARTITO NUOVO al centro, orientato verso uno dei due grandi partiti da
costruire come tappa finale. Ma non va, al tempo stesso, mai dimenticato che lUDC
costituisce al momento la fetta più importante della ricostruzione visibile della DC pur
se, al momento, non sufficientemente matura per avventurarsi in grandi compiti storici in
Italia, come quello illustrato in queste linee. E dunque, prima o poi, lUDC non
potrà non prendervi parte, in itinere.
I risultati elettorali hanno altresì ammonito coloro che, con grave e infondata
presunzione, hanno fondato le loro fortune su nomi storici importanti, come quello di
DEMOCRAZIA CRISTIANA, ma senza avere una squadra numerosa e valida, così da ottenere
credito dallelettorato.
La stessa prospettiva si apre a sinistra, sia pur con qualche rallentamento, imposto dalla
necessità di tenere in piedi la squadra di Governo.
In questo scenario dovrà essere delineata una nuova legge elettorale per il
parlamento nazionale.
1) Come un Partito Nuovo. La costruzione di un
PARTITO NUOVO sul centro-destra dello schieramento politico italiano, è qui considerata
quale soluzione ad un problema vitale della democrazia in Italia, che sembrava presentarsi
nel medio termine, e che invece, dopo le elezioni politiche 2006 si rivela possibile con
la rioccupazione del proprio spazio naturale, lasciato libero da FI. Il processo,
tuttavia, potrà essere attuato solo in una gradualità, che inizialmente è fondato
sullemisfero destro del centro. In un secondo tempo, i risultati del dialogo tra i
due emisferi di destra e sinistra del centro, potranno divenire una base per il dialogo con le rispettive estreme, a destra o
sinistra.
I due emisferi di sinistra e destra del centro contengono i ¾ dellelettorato e
della ricchezza totale del paese, per cui la prospettiva di un bipolarismo moderato ha un
fondamenti di probabilità per lItalia. In questa prospettiva molto dipenderà dalla
possibilità di un accordo di tutti i centristi per una legge elettorale ad hoc, e dunque
con uno spazio anche per i partiti estremi, a destra e sinistra, ma senza possibilità di
ricatti, come avviene da anni dentro il centro-destra e il centro-sinistra..
2) Un dato da cui partire è la debolezza
strutturale di Forza Italia. Una volta preso atto, anzi solo in quanto ciò, che la
debolezza di FI delinea la realizzazione della condizione per il ridisegno del
centro-destra, su basi nuove, si pone il
problema di uno strumento valevole a pilotare in modo ragionato il fatto nuovo. Questo
strumento è un PARTITO nuovo, collocato al CENTRO, che ha come riferimento europeo il PPE
- Partito Popolare Europeo, alternativo allINTERNAZIONALE SOCIALISTA, invece
riferimento dell'altro emisfero del centro.
Questo dato viene suggerito dal fatto che, tuttora, Forza Italia non ha la struttura
organizzativa di un partito, nel senso tradizionale. Essa è quella di un partito-azienda,
che vive (attraverso i mass media) sullimmagine della persona del suo Leader, e
dunque appare verosimile che, al venir meno del personaggi, quel partito si scioglierà.
Da qui la prospettiva del nuovo vuoto, e che dovrà essere riempito dai partiti
tradizionali, organizzati. In questo senso loperazione non va intesa come contro
qualcuno (come Forza Italia), ma come problematica di riequilibrio dentro il centro
destra, come conseguenza del possibile movimento del suo elettorato.
3) Lapporto dei Cattolici e Laici. In questa costruzione è di grande importanza
valutare quale possa essere lapporto dei Cattolici e Laici. Qui va ricordata la
domanda di partecipazione dei Cattolici alla vita politica, come emersa nel corso della
Settimana sociale dei Cattolici, a ottobre del 2004 a Bologna.
In quella circostanza il clero, il papa, i cardinali hanno sollecitato il ritorno dei
Cattolici ad occuparsi di politica, pur se in un modo nuovo che nel passato, in cui essi
avevano come riferimento un unico partito la Democrazia Cristiana esperienza
che, tuttavia, la Chiesa considerava esaurita.
Questa circostanza, collegata col problema del vuoto al Centro, che è atteso in
prospettiva, indica la possibilità del rientro organizzato dei Cattolici per
lapprontamento del nuovo strumento di riempimento di quel vuoto. Inoltre, questa
stessa possibilità va considerata con riferimento alla confluenza di altre culture, che
già hanno dato contributi storici fondamentali allunità di Italia: quali i
Repubblicani, i Liberali, i Socialisti, Socialdemocratici, la cui concezione laica dello
Stato ha sempre permesso una costruttiva collaborazione tra la cultura Laica e quella
Cattolica e Cristiana, in generale. Il PARTITO NUOVO, dunque, ha valori cristiani e laici
ed è primo amico delleconomia di mercato, ma tiene fermi alcuni paletti sul fronte
del sociale e dei diritti naturali (FAMIGLIA, SCUOLA, EDUCAZIONE, GIOVANI, VECCHI,
AMMALATI, BENI PRIMARI, e non solo per gli Italiani). NL
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ELEZIONI POLITICHE - Risultati rilevanti per
l'ITALIA |

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Diradato il fumo, troviamo infine l'arrosto ...
E' stata restituita al Parlamento la sua
funzione,
con un sufficiente ruolo guida del Governo
Ma la via della Governabilità
sarà appianata solo con il No
nel Referendum del 25 giugno alla Costituzione di Bossi-Berlusconi
( e risanando i conti statali solo con meno spesa pubblica. NO TAX ) |
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Per un REGIONALISMO AMMINISTRATIVO, senza poteri legislativi regionali
Per la salvaguardia della COSTITUZIONE DEMOCRATICA del 1948
In RIASSUNTO, la governabilità passa per la capacità di risanamento dei conti pubblici e
di sviluppo della economia. Sono due obiettivi che presuppongono il ripensamento totale
del sistema delle autonomie regionali, provinciali e comunali, secondo il concetto che
l'autonomia è cosa buona se comprende la responsabilità fiscale.
Queste scelte passano per il NO al Referendum del 25 giugno sulla
Costituzione di Bossi-Berlusconi, perchè il dissesto dei conti pubblici ha il suo primo
fattore nel federalismo regionale introdotto dal precedente Governo di centro-sinistra e
che la Costituzione di Bossi ha ampliato fuori misura.
C'è, poi, la questione della nuova forma di governo, introdotta dalla
Costituzione di Berlusconi, che è pericolosa per la democrazia, e questo è un secondo
motivo per il No nel Referendum. |
Nino LUCIANI. Diradato il fumo
post-elettorale, troviamo l'arrosto: è restituita al Parlamento la sua funzione,
ed è lasciato al Governo un sufficiente ruolo guida, se lo vuole. Tuttavia, la via
della governabilità sarà appianata solo con il referendum costituzionale sul federalismo
regionale di Bossi e la forma di governo di Berlusconi.
1) Perchè il Parlamento ha recuperato la sua funzione. Il fumo
post-elettorale è la rabbia degli "esclusi", che è un fatto di persone, non di
interessi popolari, ma del tutto normale per lunga tradizione, nel dopo elezioni: tanto
più se i perdenti sono a un tiro di schioppo dai "vincitori". La sostanza che
rimane acquisita è invece che il Parlamento ha recuperato (dopo molto tempo) la sua
funzione di rappresentanza forte dei cittadini, e questo grazie al fatto che, in Senato,
la "maggioranza" governativa è risicata: nel senso che non sarà possibile al
Governo "imporre" al Parlamento qualsiasi "colpo di mano", con l'abuso
dei voti di fiducia (cosa su cui hanno eccelso sia i governi di destra che di sinistra).
Esso dovrà, invece, trattare con la propria "maggioranza", ma anche con la
"minoranza", sulle questioni rilevanti per la democrazia e le libertà, come le
modifiche della Costituzione e per le tasse.
Negli Stati Uniti, questo è molto normale, anche perchè in Senato c'è una
maggioranza diversa da quella del Congresso. Ciò non ostacola il buon funzionamento del
sistema democratico, anzi accresce le possibilità di saggezza per le grandi scelte.
Ma, naturalmente, non va preso sottogamba il problema della governabilità.
Negli USA, il problema non si pone, perchè il Presidente è eletto direttamente dal
popolo. Da noi, esso è stato, oggi, risolto col fatto che il Governo ha 2 voti di
maggioranza al Senato: quanto basta per stare in piedi, e quanto necessario per non
prevaricare sul Parlamento.
Ma la governabilità è anche il frutto di come si impostano i problemi.
Molto dipende dal non dimenticare mai quel 5-10% di elettorato, che ha lasciato PRODI
all'ultimo momento, preoccupato di scansare le tasse minacciate da BERTINOTTI. (Quelle
tasse sulle rendite finanziarie .... sono abbastanza ridicole, anche solo a pensare che è
lo Stato a generare quelle rendite, direttamene e indirettamente, come conseguenza del suo
debito - Ma vi tornerò in altra occasione). Recuperare in Parlamento la fiducia di questo
elettorato è essenziale per PRODI, anche perchè esso sarà sempre più il fattore da
bilancino, nelle elezioni politiche, così da determinare la maggioranza. C'è, poi, lo
"strano" buon senso dell'italiano medio, per il quale un governo vale l'altro.
2) Ma, poi, c'è la questione del referendum del 25 giugno, sulla
Costituzione di Bossi-Berlusconi.
La crescita della spesa pubblica ha nelle autonomie regionali la sua falla
primaria, perchè disgiunta (ma non si può fare diversamente) da responsabilità fiscale.
Questa falla era stata già aperta dal precedente Governo di centro-sinistra, ma con la
Costituzione di Bossi la spesa pubblica diverrebbe totalmente ingovernabile. Per questo,
la bocciatura della devolution, oltre che necessaria, dovrebbe essere
solo il primo passo per ridiscutere tutto, tra maggioranza e opposizione, in modo da
pervenire ad un testo largamente condiviso. Motivi ?
a) l'ulteriore ampliamento dei poteri legislativi delle Regioni
(la sanità, la scuola, sicurezza, ecc.), non essendo controbilanciato da responsabilità
fiscale, incentiva i Governi regionali (per catturare il consenso locale) a spendere
senza limiti automatici. In questo sistema, è il Governo nazionale che, invece, è
incaricato di affrontare l'impopolarirà di applicare le imposte, e finanche incolpato
dalle Regioni di non trovare soldi sufficienti.
Il nostro federalismo attribuisce alle Regioni un potere legislativo, e
questo accentua la babele delle lingue tra i cittadini delle diverse Regioni.
Per creare un freno alla spesa occorrerebbe dare alle Regioni il potere
fiscale. Ma l'attribuzione di potere fiscale, è, però, solo la conseguenza di
una corretta definizione astratta di federalismo. In pratica, quando (come da noi) le
dimensioni dei territori è piccola, esso diviene un rimedio peggiore del male. Infatti,
il federalismo fiscale da origine, per sua natura, ad una pluralità di tasse tra
Regione a Regione, a seconda delle preferenze e delle diverse entità della spesa, le cui
conseguenze più immediate sono:
- l'alterazione della concorrenza tra le imprese delle diverse Regioni, e la
discriminazione contro le Regioni più povere;
- l'accentuazione della concorrenza fiscale tra più enti tassatori (Stato, Regioni,
Province, Comuni), mentre la tasca del contribuente è "unica". Se l'Ente più
forte (lo diverrebbe la Regione) prelevasse da solo il 50% del reddito dei cittadini, gli
altri Enti dovrebbero aggiungersi comunque, in quella tasca, per prelevare soldi ? E'
dunque evidente che, in senso lato, il federalismo fiscale non è attuabile nei piccoli
Stati (come l'Italia).
Si conclude che il federalismo regionale va definito in stretti limiti, ed
associato ad una responsabilità fiscale nell'ambito di un sistema fiscale nazionale
unitario. Le integrazioni perequative dello Stato vanno, poi, definite su quote certe del
"PIL", differenziate da Regione a Regione, da permettere la programmazione
economica locale.
Inoltre, un sano federalismo va fondato su un regionalismo
amministrativo, senza poteri legislativi, e riguarda solo compiti di interesse regionale.
La sanità, la scuola, la sicurezza sono, invece, problemi nazionali.
Nel campo amministrativo ci sarebbe tanto lavoro da fare per limitare le
spese e recuperare efficienza. Basti pensare che in Italia i Comuni sono oltre 8.000, e di
essi i 3/4 hanno meno di 10.000 abitanti, per cui è impossibile fornire servizi sociali
efficienti, a basso costo. Occorre riordinare gli enti locali, accentrando molti compiti
nei Comuni metropolitani. Le Province dovrebbero essere abolite e, i loro compiti, dati ai
Comuni metropolitani.
c) La Costituzione di Berlusconi tocca anche la forma di
Governo, con un potenziale ruolo eversivo del Primo Ministro. Infatti:
- con l'art. 26 la candidatura a Primo Ministro è posta nelle elezioni politiche,
collegatamente, ai partiti che a lui si richiamano (grosso modo come è attualmente per il
Sindaco, nei Comuni);
- ma poi, con l'art. 28, il Primo Ministro deve avere la fiducia delle Camere. (Si
domanda: se egli è, in pratica, eletto direttamente dal popolo, a cosa gli serve la
fiducia delle Camere? Negli USA questo non avviene. Il motivo lo si trova nell'art. 23).
- con l'art. 23, in caso di sfiducia, "su richiesta del Primo
ministro, che ne assume la esclusiva responsabilità", "il Presidente della
Repubblica decreta lo scioglimento della Camera dei deputati ed indice le elezioni".
Questo significa che Berlusconi vuole un Primo Ministro che, con l'avallo del
popolo, tiene sempre sotto scacco il parlamento con la minaccia dello scioglimento; e
questo è molto peggio di adesso, in cui il Governo può abusare dei voti di fiducia.
Personalmente vorrei l'elezione diretta popolare del Primo Ministro, ma senza toccare il
ruolo del parlamento, quale rappresentante diretto del popolo, e presidio permanente delle
libertà democratiche. NL |
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ELEZIONI POLITICHE
2006
N. LUCIANI, Difendere la democrazia
in Italia, tornando al rispetto
del PARLAMENTO
Ma il primo passo è superare presto
il "POST-BERLUSCONISMO |
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Nino
LUCIANI. Chiedo venia ai Colleghi se, (in contrasto con la
tradizione), ma avendo non poco travagliato per le riforme universitarie con ministri e
parlamentari per tutto il tempo della legislatura, voglio adesso esternare la mia
opinione, sotto elezioni.
1.- Tornare al rispetto del Parlamento. Al di là dell'idea, che ognuno
di noi può avere, se BERLUSCONI abbia o non abbia, attuato il programma promesso o se
l'Unione di PRODI voglia aumentare le tasse, le coscienze democratiche sono state turbate
dal poco rispetto di Berlusconi per il Parlamento. Lo si è visto dai molti di voti di
fiducia, con cui (pur avendo una larga "Maggioranza") ha carpito al Parlamento
leggi importantissime (vedi: la riforma federale dello Stato, la riforma della
Magistratura, la legge elettorale, la riforma universitaria).
Cè dell'altro: la nuova Costituzione della Repubblica darà al Premier il
potere di sciogliere il Parlamento, in caso di sfiducia delle Camere. Questo fatto desta
preoccupazione, se associato a precedenti storici "ammonitori":
- in Italia la dittatura fascista iniziò (nel 1924) carpendo al
Parlamento i pieni poteri;
- in Francia, Carlo Luigi Bonaparte sciolse l'Assemblea Legislativa il 2 dicembre
1851, e promulgò una Costituzione, sancita dal plebiscito del 2 dicembre 1852, che lo
portò alla restaurazione imperiale col nome di Napoleone III .
Direi, poi, (passando solo apparentemente ad altro) che l'Italia non può più
permettersi, anche di fronte al mondo, di avere un Premier sempre sotto attacco
dalla Magistratura. A meno che, in Italia, vogliamo passare tutti alla legge
della giungla, dove lo Stato abolisce la Magistratura, e vince chi ha più forza o più
fantasia. |
2.- Spiego adesso il sotto-titolo
("superare presto il "post-Berlusonismo"). Esso è conseguenziale
al titolo, ma per poi allargarsi a questioni più minute.
Definisco "berlusconismo" il dilettantismo in politica, associato a
promozione di propri interessi, ai limiti delle righe, e magari con la voce grossa. E
definisco "post-berlusconismo" i tempi supplementari, seguìti alla disfatta
delle elezioni regionali dello scorso anno, di Forza Italia&C, che hanno confermata
esaurita la capacità propulsiva del "berlusconismo" (mi riferisco alla parte
qualificante del suo programma: "meno Stato, più Mercato").
Non si tratta di non apprezzare un lavoro imponente, che pure è stato fatto nei
più disparati campi (vedi: la riforma dei concorsi universitari, la riforma
dellart. 18 sul lavoro, il riordino del diritto societario, la riforma dei diritti
di proprietà industriale,
). Da ultimo, ma non ultimo, la legge SIRCHIA antifumo
nei locali pubblici, anzi forse la sola legge veramente importante del Governo Berlusconi,
perchè tocca direttamente la salute delle persone.
Ma il Governo non ha abbassato la spesa pubblica e la pressione fiscale,
come promesso. E c'è stata anche l'inazione del Governo in campi strategici, da cui sono
derivati infiniti guai ai lavoratori e pensionati. E' il caso dello aumento dei
prezzi, a causa dell''Euro. Quella inflazione ha diminuito del 50% il potere d'acquisto
del reddito fisso (stipendi, salari, pensioni) a vantaggio di altre mani, ed ha creato
grandi difficoltà alle esportazioni verso l'estero.
Nel complesso, prevale (almeno in me) il giudizio che il programma
qualificante non è stato attuato. E siccome, andando all'indietro, questo non
sarebbe il primo Governo che non attua il programma o che sgoverna, ebbene per questi casi
il criterio migliore resta quello dell'alternanza, perchè si impari anche in Italia
che, non applicando il programma, si è licenziati. Non ci si rattristi più di tanto
perchè, in politica, la sola scelta possibile è, di solito, la scelta "meno
peggio". 3.- E
che dire al possibile Governo PRODI ? Direi che rimane ferma la domanda
dell'elettorato centrista di avere un'Italia con meno Stato e più Mercato, purchè questo
non significhi tornare indietro rispetto ai diritti civili fondamentali conquistati a duro
prezzo dagli Italiani, negli ultimi 30 anni.
E' sicuro (per me) che la Sinistra ama più aumentare le
tasse, che ridurre le spese pubbliche. Ma il crollo dei Paesi
comunisti dell'Est ha, già, molto insegnato alla "sinistra italiana",
tantè che essa si presenta in associazione ad una forza centrista rilevante.
Sotto questo aspetto lalternanza, che ci viene prospettata, è più di
uomini che di programmi. Questo aspetto diviene tre volte rilevante se si somma
alla necessità di chiarezza per la democrazia e di ammonire chiunque ad applicare il
programma.
E quanto alla fede democratica della sinistra, mi stupisco che si debba
trovare ancora qualcuno che non si è accorto che, senza il soccorso dell'ex-PCI alla DC,
nei passati "anni bui", la democrazia non si sarebbe salvata in Italia.
Direi, infine, a PRODI che egli non dovrebbe ripetere
l'errore (del suo primo Governo, 10 anni fa), di pareggiare il bilancio dello Stato
iniziando, in un primo tempo, con l'errore di aumentare le imposte; e di rinviare alla
fase 2 la riduzione della spesa pubblica, per poi (forse) tornare a ridurre le imposte
alla fine. E' più impopolare ridurre la spesa che aumentare le imposte, per cui
(politicamente) conviene fare, prima, l'una cosa, quando ci sono davanti 5 anni di
legislatura e, dopo, ridurre le imposte (5-10%).
Direi anche a Bertinotti che non ho scordato che (a suo tempo)
egli tolse il sostegno a Prodi, solo due anni dopo il mandato di Governo... |
4.- Indicherei quattro punti strategici, urgenti, che il
"Post-Berlusconismo" avrebbe dovuto considerare nell'ultimo anno, e che
passerei al prossimo Governo: a) un diverso
comportamento verso l'Università pubblica (bastava a Berlusconi fare quanto promesso nel
suo CONTRATTO CON GLI ITALIANI, ma non mantenuto), perchè l'Università è la fabbrica
della classe dirigente del Paese e della ricerca scientifica. Questo comportava un
vero ridisegno delle Lauree, dequalificate dal precedente Governo. E comportava il
rifinanziamento dell'Università pubblica, con una particolare attenzione a quelle del Sud
, in modo che in ogni Regione si realizzi via via "una" Università di
dimensioni adeguate. In quale altro modo si vorrebbe anche combattere la criminalità
organizzata locale, se non formando nuova classe dirigente ?
b) il soccorso del commercio estero, in sofferenza da 4 anni.
Già da quando andavamo a scuola, abbiamo imparato che l'Italia è povera di materie
prime, ma che essa può riscattarsi importando e riesportando, previa trasformazione. Le
esportazioni (23% del PIL) sono il motore, numero 1, dell'intero sistema Italia.
Il Governo, è vero, non poteva più svalutare il cambio della Lira per sostenere
le esportazioni, ma aveva lo strumento fiscale, che avrebbe potuto usare con effetti
equivalenti (a parità di gettito). Le imposte da ridurre dovevano essere quelle
"indirette" (non quelle "dirette", secondo il
"berlusconismo") perchè esse riducono i prezzi interni e questo fa bene alle
esportazioni. La Germania (nostro partner di più diretto riferimento) ha un'IVA del 16%
(noi del 20%, oltre all'IRAP del 4,5%);
c) una politica per l'energia, che vada presto a sostituire
il petrolio con prodotti agricoli. Raoul GARDINI ci aveva detto che dalle produzioni
agricole (soia, mais, ecc.) possiamo ottenere subito carburanti. Solo in queste settimane
abbiamo avuto un piccolo provvedimento del Governo in tal senso, ma solo perchè in
applicazione di indicazioni della U.E. . Facendo molto di più in tal senso, soccorriamo
anche l'agricoltura, in crisi storica;
d) sanare il bilancio statale rimane un obbligo europeo per
qualunque Governo, e questo fa bene all'Italia, quale politica per accompagnare l'Euro in
senso "non inflazionistico". La via primaria è un abbattimento significativo
(7-8%) della spesa pubblica (48,8% nel 2001, 48,5% nel 2004), quale presupposto per
passare veramente anche alla riduzione della pressione fiscale (45,7% nel 2001, 45,2% nel
2004) (e non all'incontrario, come voleva fare il "berlusconismo"). Faccia
attenzione che la tassazione dei Buoni del Tesoro è controbilanciata, per traslazione sul
Tesoro, da una corrispondente spesa pubblica, perchè il risparmiatore guarda agli
"interessi netti". E faccia attenzione (ma dico a PRODI, perchè BERTINOTTTI
ascolti) che la giustizia fiscale non va impostata senza tener conto anche degli effetti
sugli investimenti e loccupazione. NL |
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Stefano Follesa
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Lettera di un giovane Architetto che vuole diventare
professore,
ma frattanto deve lavorare all'esterno dell'Università
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Stefano
FOLLESA, "Mi è stato riferito che in qualche commissione di concorso
la mancanza del titolo di dottore di ricerca sia diventata un ostacolo al superamento del
concorso, a dispetto delle pubblicazioni e delle docenze svolte. Ritengo che ciò non sia
corretto e mi auguro che qualcuno possa battersi per i giusti diritti di chi
dall'Università ha avuto moltissimi oneri e pochi onori.
Nel corso di circa quindici anni dimpegno costante
allinterno (da esterno) delluniversità ho attraversato tutte le possibili
forme di precariato (collaboratore alla didattica dopo la laurea, cultore della materia,
modulista nei laboratori, tutore universitario, docente a contratto ).
Per le tante ore trascorse nelle aule e nei corridoi della mia facoltà
ho avuto in cambio poche lire (poi euro) di rimborsi spese, ma la ricchezza del rapporto con gli studenti è stata forse più importante dei
soldi .
Non ho mai partecipato al concorso per dottorato di ricerca, sia perchè i
pochi posti erano veramente limitati (e spesso già assegnati), sia perchè ciò
mi avrebbe impedito di svolgere una attività lavorativa (non tutti nasciamo con
le spalle coperte). Ciò non mi ha comunque impedito di portare avanti le mie ricerche e
di programmare le pubblicazioni necessarie per affrontare il concorso per ricercatore.
Nel settore in cui opero (architettura - disegno industriale),
linsegnamento è strettamente legato all'attività professionale e personalmente non
ritengo si possano insegnare le discipline
progettuali senza aver mai praticato la professione.
Da qualche anno ho un mio corso allinterno della laurea triennale in
disegno industriale, corso che mi viene annualmente rinnovato attraverso bandi per
affidamenti ad esterni.
Limpegno che dedico alla didattica è ben superiore alle ore previste
nel contratto perché la preparazione delle lezioni, le revisioni desame, le
revisioni di tesi, lorganizzazione delle dispense e lorganizzazione dei contributi esterni impongono un impegno
consistente (se si ha rispetto per gli studenti) sia che uno sia esterno o strutturato.
Nel corso di laurea in cui opero la maggioranza delle docenze sono tenute da
contrattisti, studiosi e professionisti giovani o meno giovani che tengono le lezioni,
seguono le revisioni, sono tutori universitari per gli stage, gestiscono i propri esami e
partecipano alle commissioni dei colleghi,
seguono le tesi di laurea (dove poi però compaiono come correlatori), partecipano ai consigli di facoltà e a tutte le attività
interne; il tutto in cambio di un rimborso spese che talvolta non copre nemmeno le spese
per gli spostamenti.
Tutti i docenti esterni svolgono il proprio ruolo con una dedizione e una
passione talvolta superiori a quelle di qualche strutturato (le schede di valutazione che
gli studenti compilano spesso dicono questo). Nonostante una gestione del corso di laurea
affidata in massima parte ad esterni, ma sopratutto grazie alloperato dei pochi
strutturati e del preside, le lamentele degli studenti sono indirizzate quasi totalmente
alla mancanza di attrezzature e di strutture e solo in minima parte a carenze nella
didattica.
Il mio percorso è comune a quello di tante persone giovani o meno
giovani sulle cui spalle regge il presente e forse il futuro di molti corsi universitari.
Riterrei corretto che, visto che l'Università non è in grado di garantire un futuro da
strutturati a tutte queste persone (anche se dei minimi retributivi sarebbero veramente
auspicabili), possa perlomeno dare un segnale preciso con un riconoscimento del valore
delle docenze a contratto in sede concorsuale (cosa che attualmente non avviene) e un
inserimento di rappresentanti dei contrattisti nelle commissioni gestionali e decisionali
degli atenei. Questo rappresenterebbe una forma di rispetto per limpegno e la
passione delle tante persone che, pur consapevoli delle possibilità minime di inserimento
in ruolo, svolgono ugualmente il proprio lavoro(?) con estrema serietà." SF |
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO, ma non solo ... |

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LETTERA della prof.ssa Elena FERRACINI
per difesa dell'A.d.D.U. *
* ASSOCIAZIONE
"donne" DOCENTI UNIVERSITARIE
|
Caro Nino,
ora che si sono (quasi) spenti gli echi delle recenti elezioni per il rinnovo del CdA e
Senato Accademico, gradirei conoscere le motivazioni e/o gli antefatti che hanno ispirato
i tuoi interventi-commenti sulle candidature femminili; mi preme soprattutto dirti che la
discriminante da te usata, è, a mio avviso, becera e maldestra;
tuttavia, ognuno è libero di esprimersi come crede purchè lo faccia a titolo personale:
nel caso in questione deve essere chiaro che il "Comitè de Patronage" (la prof.
ne fa parte -N.d.R.) non c'entra affatto!
Ti chiedo perciò di pubblicare questa mia nel suddetto Foglio elettronico.
Colgo l'occasione per inviarti i miei saluti più cordiali ed i miei migliori auguri per
le prossime festività. Elena FERRACINI |
Cosa
era successo ?
Era successo
che, in un articolo relativo alle elezioni del Rettore, avevo titolato:
"BATTIAMOCI
PER LA RIFORMA DEGLI ORGANI !" Inoltre, la Associazione delle
Donne dovrebbe smettere di invitare le DONNE a votare CANDIDATE-DONNE, solo in
quanto DONNE."
e infine, dentro l'articolo, c'era scritto:
" Ciò inquina da anni il processo democratico dell'Ateneo. Ma fortunamente la
stragrande maggioranza delle DOCENTI universitarie non subisce questi inviti." NL
Cara Elena,
mi chiedi le motivazioni e/o gli antefatti del mio intervento, che (ti preciso) era
a titolo personale.
Premesso che ritengo l'AdDU una associazione legittima, perchè "non è
segreta" (come vuole la Costituzione della Repubblica) e perchè ha un obiettivo
bello (la "pari opportunità" per uomo e donna"), è però
notorio che |
l'Associazione è anche
una "lobby", che dà indicazioni di voto alle proprie iscritte nelle
elezioni del Rettore.
Nel caso delle recenti elezioni del Rettore, è notorio che c'era un
candidato-DONNA, ed è notorio che l'associazione ha concentrato il proprio voto su un
candidato-UOMO, facendolo vincere al primo turno, anzichè al secondo turno. Forse
ha fatto bene, per il superiore interesse dell'Ateneo, ma è una cosa diversa dalla
"pari opportunità" ... .
In generale, rientra nella logica della "pari opportunità"
anche il votare un uomo per una posizione, per ottenere in cambio da lui la collocazione
di una donna in un'altra posizione. Credo, però, che in questo caso si sia al limite
della coerenza con l'obiettivo principale (la "pari opportunità" per la
donna). Anche questo criterio di comportamento è, però,
legittimo, come sono sono legittimi, in politica, gli accordi di voto per avere più
forza.
Tuttavia, una volta che l'associazione entri nell'agone della politica,
diviene normale esporsi a plausi o a critiche da chiunque, a seconda del punto di
vista, circa gli interessi protetti o avversati.
Dovrei, forse, anche aggiungere che, nella civilissina Bologna, la
"donna" non alcun problema di protezione rispetto all'uomo. E direi anche
che nell'Ateneo di Bologna (almeno in dati settori - vedi l'Amministrazione) è caso, mai,
l'uomo che avrebbe bisogno di una propria "associazione per le pari
opportunità". NL |
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Guido Masetti, Preside
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RELAZIONE PER L'INAUGURAZIONE DEI CORSI AA-2005/06 - 16 nov. 2005
|
Breve
presentazione. Nel 70° anniversario dell'edificio storico della attuale Facoltà
di Ingegneria di Bologna, il Preside MASETTI ha svolto una relazione, che proponiamo
all'attenzione della comunità scientifica nazionale per due motivi:
a) il primo è l'interesse, per molti, ad avere notizie sulla storia della
Facoltà. Tra l'altro, si coglie un intreccio con G. Marconi, al quale la Facoltà
conferì la laurea ad honorem, e che indirettamente ricorda a tutti l'importanza della
ricerca individuale nel patrio lido italico, a parte che G. Marconi dovette andare
all'estero per fare i propri esperimenti in grande (Si clicchi, per curiosità, in questo
web su "GENIO DEGLI
ITALICI")
Si riporta alla fine la fotografia dell'edificio del 1935 (anche quello
attuale).
b) Il secondo motivo è che il Preside fa un primo rapporto sui
risultati del nuovo ordinamento didattico nella Facoltà nel momento di passaggio dal DM
509 al DM 270. Benchè il breve rapporto del Preside riguardi solo la propria Facoltà,
oggettivamente esso può essere un punto di riferimento per altri che, a casa propria, si
preoccupino di andare avanti, correggendo i gravi difetti dell'attuale ordinamento delle
lauree.
La relazione integrale è visibile sul web della Facoltà, cliccando su
Inaugurazione .
Qui di seguito c'è uno stralcio limitato agli aspetti didattici, che si
intende sottoporre alla comune riflessione. NL |
STRALCIO dalla Relazione (Parte
didattica) - Parole chiave commentate oralmente
1) Correlazione tra crediti acquisiti
(I° anno) e test di ingresso.
Dal confronto tra Crediti e Test, si direbbe che, in carriera, lo
studente si ritroverà con lo stesso punteggio ottenuto in ingresso, al momento del test,
prima di iscriversi nella Facoltà (N.d.R.)

| 2. - Flussi studenteschi
- Laurea triennale verso Laurea Specialistica |
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| Laureati della Laurea Triennale
entro dicembre |
22% (delle iscrizioni in origine) |
| Laureati della Laurea Triennale
in 3 anni |
45% |
| Laureati della Laurea Triennale
(stima) |
74% |
| *** |
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| Iscritti alla Laurea
Specialistica |
54% dei provenienti dalla LT |
| - Laureati della Laurea Triennale
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39% in 3 anni |
| - Laureati della Laurea Triennale |
15% in 4 anni |
| *** |
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| 3. - Carriera degli
Studenti della Laurea Triennale |
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| Realizzano 38-40 crediti/anno |
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| Nota: Essendo 60 i crediti
acquisibili, 30-40 sono troppo pochi !!! |
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| *** |
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| 4.- Perché risultati
così modesti ? |
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| DIFETTI STRUTTURALI |
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| - Eccessiva frammentazione delle
discipline |
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| - Numero degli esami: troppi |
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| - Corrispondenza CREDITI/Ore di
lavoro |
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| - Scarsa abitudine allo studio |
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| - Discipline di base ?? |
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| *** |
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| 5.- Qualità didattica:
dove migliorare |
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| LABORATORI |
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| - Aule, Sale studio |
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| TUTORI:
competenza/responsabilità |
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| CORSI DI RECUPERO per chi sta
perdendo il passo |
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| PERCORSI DI ECCELLENZA |
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| VALUTAZIONE STUDENTI: 70/100 |
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| AZIONI |
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| - Mancato rinnovo contratti con
esterni |
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| - Analisi con docenti e
Rappresentanze Universitarie |
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| *** |
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| 6.- Risorse: richieste
Corsi di Studio |
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| 180 Crediti per Laurea Triennale:
Crediti 210 (medio), sinergie |
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| 120 Crediti per Laurea
Specialistica: Crediti 160 (medio) |
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| *** |
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| 7.- Organico e carico
didattico della Facoltà di Ingegneria |
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| - 349 docenti e ricercatori |
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| - Carico didattico medio: 2,3
moduli/docente equivalente (140 ore) |
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| *** |
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| 8.- Come salvaguardare la
ricerca ? |
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| Ossia, come salvaguardare la
didattica avanzata ? |
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| Carico didattico medio: 2,3
moduli/docente equivalente (140 ore) |
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| *** |
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| 9.- 2006 è
lanno giusto per valutazione e "rivisitazione della didattica" |
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| CESURA Lauree
Triennali e e Lauree Magistrali (LM non è 2, non +2) |
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| Significato
"anno comune in ingresso"
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| *** |
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| 10.- Futuro/Risorse:
alcune problematiche |
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| RICONSIDERARE il numero dei Corsi
di Studio |
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| Laurea Magistrale < Laurea
Triennale |
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| Attivazioni ? |
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| Contenere il numero degli
Insegnamenti |
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| Nuove Tecnologie |
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| *** |
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| 11.- Alcune ipotesi per
Lauree Specialistiche/Lauree Magistrali |
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| PIU CREDITI PER LE TESI DI
LAUREA |
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| PROGETTI PER GRUPPI INSEGNAMENTI |
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| MAGGIORE ATTIVITA DI
LABORATORIO |
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