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COMUNE di BOLOGNA - UNIVERITA' di BOLOGNA
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Su proposta del Comune di
Bologna
Università di Bologna aderisce al Patto per la Giustizia della città di Bologna |
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Il Comune di Bologna ha posto all'attenzione del
Rettore un testo di Protocollo d'intesa per la costituzione del Patto per la Giustizia
della Città di Bologna. proponendo l'adesione allo stesso Protocollo.
Il Protocollo dovrebbe integrarsi con il più generale Piano
Strategico Metropolitano per la Città di Bologna, al quale l'Ateneo aveva già aderito.
In specifico il Protocollo , collocato nell'alveo del più ampio
processo di partecipazione fra le istituzioni locali per il rilancio del territorio nel
panorama nazionale e internazionale, avrà ad oggetto, tra l'altro, la promozione, da
parte degli attori coinvolti, di forme di collaborazione per attivare e realizzare
iniziative e progetti volti a migliorare l'efficienza e la qualificazione dei servizi
della giustizia civile e penale per la città di Bologna.
Non è stato chiarito da nessuno come l'Università possa occuparsi di
giustizia in compagnia con il Comune, nè se questa adesione è solo morale o comporta
spese a carico dell'università.
Sta di fatto che il Rettore vi ha aderito con un Decreto di urgenza, poi
ratificato dal CdA.
In particolare il protocollo mira alla promozione da parte di Amministrazioni
Pubbliche Locali ed Enti del Territorio di forme di collaborazione per attivare e
realizzare iniziative e progetti volti a migliorare l.efficienza e la qualificazione dei
servizi della giustizia civile e penale per la città di Bologna e che si pone l.obiettivo
di assolvere, da un lato, ad una funzione ricognitiva delle proficue collaborazioni
realizzate e, dall.altro lato, ad una funzione costitutiva di un nuovo e più articolato
sistema di stabili relazioni istituzionali sui temi della giustizia, ai fini di un
miglioramento dei servizi.
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BOLOGNA - ELEZIONE DEL SENATO ACCADEMICO
APPROVATO IL REGOLAMENTO ELETTORALE ( 7 feb. 2012)
Per trovare il testo, clicca su: elezioni
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Gianni Porzi*, MALA TEMPORA CURRUNT
* Università di Bologna, Membro del CdA |

Gianni Porzi
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MALA TEMPORA CURRUNT
Con
lapprovazione del Regolamento per lelezione delle componenti dei
Direttori di Dipartimento e del Personale Docente, Ricercatore e Tecnico Amministrativo
nel Senato Accademico (avvenuta il 7 febbraio u.s.) si chiude la fase preparatoria
per il nuovo assetto della governance dellAteneo. Non ritengo che in tale
occasione sia stata scritta una bella pagina della storia dellAlma Mater, anche se
certamente non la peggiore - primato che a mio avviso spetta allapprovazione dello
Statuto del luglio scorso - ma una continuazione di quella linea di politica universitaria
della quale non credo sia un vanto per lAteneo.
In occasione dellapprovazione di tale Regolamento in CdA, il sottoscritto
e il collega Giorgini hanno presentato due emendamenti, entrambi
finalizzati a che del nuovo Senato Accademico potessero far parte tutte le componenti del
corpo docente, nel rispetto del principio democratico della massima rappresentatività.
Infatti, lemendamento di Giorgini poneva la incompatibilità dei Direttori di
Dipartimento a candidarsi quali Rappresentanti darea, essendo già a loro riservati
10 posti nel Senato, e il mio prevedeva che per ciascuna delle 5 aree elettorali fosse
eletto un Prof. di I fascia, un Prof. di II fascia e un Ricercatore.
Se entrambi gli emendamenti fossero stati approvati, avrebbero fatto parte
del nuovo S.A. 10 Direttori, 5 Prof. di I fascia, 5 Prof. di II fascia e 5 Ricercatori; il
Senato sarebbe stato così lorgano accademico in cui, non solo le aree (peraltro
prevalentemente di tipo elettorale), ma anche tutte le componenti della docenza sarebbero
state rappresentate in accordo al principio di rappresentanza democratica della comunità
universitaria peraltro previsto dallart. 6, comma 1 dello Statuto.
Inoltre, garantire una rappresentanza più ampia possibile sarebbe
stato opportuno anche per evitare la formazione di cartelli elettorali (possibilità
affatto remota) che darebbe una brutta immagine dellAlma Mater e potrebbe anche
creare dannosi attriti allinterno della stessa comunità accademica.
Essendo stati respinti entrambi gli emendamenti (15 contrari e 8 favorevoli),
il CdA ha sostanzialmente fatto una scelta ben precisa, e cioè ignorare quei principi
fondamentali della rappresentatività democratica nella governance
dellAteneo, perfino nel caso di un organo collegiale quale il nuovo S.A. che avrà
il solo compito di formulare proposte e pareri, essendo tutto il potere decisionale in
capo al nuovo CdA.
Ho la fondata sensazione che lAteneo si trovi a dover affrontare un
lungo periodo di oscurantismo durante il quale il potere sarà gestito da una ristretta
oligarchia.
Viene così annullato quel tasso di democrazia, garantito dal precedente
Statuto (risalente a circa 20 anni fa), per lasciare il posto al ben noto
dirigismo.
Invece della democrazia reale andrà così in scena, purtroppo, la sua
parodia.
Presto molti, e in particolare i meno giovani, rimpiangeranno il DPR 382 (del
lontano 1980) al quale mise mano il Senatore Prof. Spadolini, profondo conoscitore del
mondo universitario, uomo di grande cultura, politico di alto
profilo e persona che aveva un profondo senso delle Istituzioni e della democrazia.
Non era certamente
uomo che avesse bisogno, per farsi ricordare dalla storia, di legare il proprio nome ad
una Legge, in quanto, grazie alla sua levatura, sarebbe rimasto comunque negli annali
della storia politica e culturale italiana.
Quella fu una Riforma veramente epocale in
quanto era innovativa e proiettata nel futuro, rappresentando una netta discontinuità con
il passato.
Invece di
tenere il DPR 382 come punto di riferimento fondamentale per una modernizzazione
dellUniversità, con la Legge 240 sono stati erosi spazi allautonomia
universitaria, in particolare per quanto riguarda la governance;
e nello specifico lAlma Mater ha poi contribuito sia con uno Statuto che concentra
tutto il potere nei vertici dellAteneo, sia con il recente Regolamento che non
garantisce il principio della più ampia rappresentanza possibile del corpo docente nel
nuovo S.A.
La Legge 240 lasciava spazi, seppur
limitati, per una governance meno verticistica,
ma lAlma Mater ha deciso di non utilizzarli, scelta che invece è stata fatta dagli
Atenei di Genova, Parma e dal Politecnico di Torino, questultimo essendosi opposto
anche al ricorso amministrativo intentato dal Ministero.
Personalmente ho
potuto constatare come il concetto di democrazia venga sbandierato, a parole, ma al
momento di metterlo in pratica emergono in modo evidente forti quanto estese resistenze. Spesso
infatti il termine democrazia viene usato come grimaldello per
accedere al potere e, una volta raggiunto, il grimaldello viene prontamente seppellito e
addirittura parole quali democraticità e
trasparenza vengono rimosse, quasi procurassero
un certo fastidio. Forse, perché sono termini ritenuti un po sovversivi, per chi è
al potere. Gianni Porzi |
Dopo
i bandi miur per i Fondi "PRIN" e "Futuro in Ricerca",
commenti da più parti
dell'Università italiana |

Gianni Porzi
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Gianni Porzi*, Critiche al Ministro Profumo
già dopo pochi giorni dal suo insediamento**
(su "il Sole - 24 ORE", 3, 4, 5, 7, 10 gennaio
2012)
* Università di Bologna |
| Nota. Il 3 gennaio 2012, la
pubblicazione dei Bandi ministeriali per i Fondi "PRIN" e "Futuro in
Ricerca" aveva suscitato, il 3 gennaio 2012 (su Il Sole - 24 ORE) i commenti di due
illustri professori di Pisa, ai quali (avendo essi, presumibilmente, toccato nervi
scoperti) il nuovo Ministro rispondeva a tamburo battente, il 4 gennaio, sullo stesso
giornale. La cosa non finiva qui. Seguivano ulteriori 5 commentatori, sullo stesso
giornale (si vegga l'elenco, qui sotto). Pubblichiamo qui il commento
del prof. Gianni Porzi dell'Università di Bologna. NL |
Gianni Porzi, Sintesi degli
interventi
I professori Fabio Beltram, Direttore della Scuola Normale
di Pisa, e Chiara Carrozza, Direttrice della Scuola Superiore S. Anna di
Pisa, hanno decisamente criticato, in un articolo su "Il Sole 24 ore", i bandi
relativi sia ai PRIN che ai fondi "Futuro in Ricerca". La critica
sostanzialmente consiste nel fatto che la procedura di selezione non è basata
esclusivamente sulla validità dei progetti in quanto sono stati introdotti dei limiti sia
al numero di progetti che possono essere proposti da un Ateneo, sia a quanti giovani
possono proporre la propria ricerca in una specifica Università. Tutto essendo
parametrato su una frazione dell'entità numerica del personale di ruolo nel singolo
Ateneo. Nei bandi in questione viene richiesta agli Atenei una preselezione dei progetti
sulla base del numero delle proposte presentate nei singoli s.s.d. Con tale scelta tutti
verrebbero messi sullo stesso piano quando invece la distribuzione delle buone idee,
affermano Beltram e Carrozza, non è un fatto statistico, ma è strettamente connessa con
la qualità delle strutture e delle persone. I due Docenti sostengono che un tale
approccio quantitativo porterà alla formazione di cordate e di turnazioni
nell'assegnazione dei fondi di ricerca e quindi con una scarsa incidenza del merito. Molto critico è stato anche il prof. Guido
Tabellini, Rettore della Bocconi, che in un articolo, sempre su "Il Sole 24
ore", dal titolo "La concorrenza tra le Università non deve sparire"
ritiene che si tratti sostanzialmente di una distribuzione a pioggia per l'incapacità di
selezionare in base al merito e che le eccellenze italiane essendo disperse in sedi
diverse non sono in grado di raggiungere una massa critica. Non condivide anche il fatto
che siano ammessi al finanziamento solo progetti che prevedono la collaborazione di almeno
5 unità di ricerca (cioè gruppi di ricercatori appartenenti a Dipartimenti diversi) e
siano invece esclusi i progetti individuali o con un numero inferiore di ricercatori. Il
Rettore Tabellini giudica incomprensibili le procedure previste per l'assegnazione di
fondi, procedure che non trovano riscontro nelle migliori prassi internazionali e pertanto
aggraveranno la situazione. Ritiene inoltre che se si vogliono rendere più efficaci le
procedure di finanziamento della ricerca occorre istituire un'agenzia indipendente che si
occupi di tali procedure lasciando al Ministero solo il compito di stabilire gli importi
aggregati e la suddivisione per aree disciplinari. Il prof. Tabellini chiude il suo
intervento dicendo che la priorità di questo Governo è affrontare l'emergenza economica
e non riformare scuola e università; c'è bisogno di una migliore allocazione delle
risorse non solo nell'economia privata, ma anche nelle scuole e nell'università.
Alle critiche il Ministro
ha risposto, a mio avviso non in modo puntuale, con un'intervista rilasciata a "Il
Sole 24 ore", affermando che il suo intento è di corresponsabilizzare le Università
attraverso la preselezione dei progetti che dovranno poi essere sottoposti alla
valutazione a livello nazionale. Secondo il Ministro occorre incentivare l'aggregazione di
ricercatori su gruppi di progetto, cioè la formazione di team in grado di interagire al
meglio.
Sul tema sono poi intervenuti, sempre su
"Il Sole 24 ore", anche i professori Frati, Rettore della
Sapienza di Roma, e Braga, pro-Rettore alla ricerca dell'Università di
Bologna, il primo a difesa dell'operato del Ministro e il secondo a salvaguardia delle
ricerche di punta nell'area delle scienze umani e sociali.
Altro commento è venuto dal prof. Pier
Luigi Celli.
Una sostanziale difesa dei bandi è venuta
anche da parte del prof. Gianluigi Condorelli (Direttore del Dipartimento
di Medicina del CNR) su "Il Sole 24 ore" del 10 gennaio. Concludo questa sintesi
sul dibattito, pacato e costruttivo, che si è sviluppato sui bandi per i PRIN e per i
fondi "Futuro in Ricerca" con una personale opinione. Innanzi tutto, la
diversità di opinioni ritengo sia una ricchezza indispensabile nella ricerca delle
soluzioni migliori; la dialettica, se intellettualmente onesta e non ideologica, come
nella fattispecie, è fondamentale per realizzare obiettivi condivisi e ambiziosi. |
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(seguito di Gianni Porzi)
Critiche al Ministro Profumo, già dopo pochi giorni dal suo insediamento.
A mio avviso, le critiche fatte ai bandi non sono del tutto
infondate e in particolare condivido pienamente quanto rilevato dal Rettore della Bocconi
e cioè che non è giusto, né a mio avviso corretto, che in nome di non so cosa, vengano
esclusi a priori i progetti individuali o con un numero di ricercatori inferiore a quanto
richiesto dal bando.
In particolare in settori di tipo umanistico, giuridico,
socio-economico, vi sono eccellenti individualità che sarebbe un grave errore non
sostenere o addirittura emarginare.
Incentivare l'aggregazione di ricercatori su progetti
rilevanti per poter essere competitivi anche a livello internazionale è indubbiamente
importante, ma non ritengo giusto immolare le singole eccellenze sull'altare
dell'internazionalizzazione o della interdisciplinarità "a tutti i costi".
Per quanto concerne poi la preselezione dei progetti da parte dei
singoli Atenei, ritengo che questa andrebbe eventualmente relegata al mero controllo della
correttezza formale della richiesta di finanziamento. Non credo infatti che, per rendere
più veloce il momento decisionale, si possa, anche solo in parte, trascurare la
meritocrazia in base a parametri peraltro discutibili.
Infine, è del tutto condivisibile la proposta del Rettore della
Bocconi di istituire un'agenzia veramente indipendente alla quale affidare le procedure di
finanziamento della ricerca lasciando al Ministero solo il compito di stabilire l'entità
degli stanziamenti e la suddivisione per aree disciplinari. La proposta è sicuramente
buona, ma va tenuto presente che la sua riuscita sarebbe sempre legata al senso di
responsabilità, all'etica di coloro che dovrebbero valutare e quindi stilare una
graduatoria delle richieste di finanziamento in base alla qualità sia del progetto che
dei proponenti.
Sono convinto che la condicio sine qua non per la buona riuscita
di qualsiasi valutazione, che è sempre un processo molto delicato, è la moralità di chi
è chiamato a giudicare; non è sufficiente essere culturalmente all'altezza del compito,
ma è necessario esserlo anche eticamente.
In qualunque tipo di valutazione sono indispensabili due requisiti
inscindibili, cioè competenza ed eticità. Nel nostro Paese non sempre il secondo
requisito è all'altezza del primo e troppo spesso i concorsi universitari, e non solo, ne
sono una dimostrazione.
Gianni Porzi
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Da "Il Sole 24 ORE" :
- Fabio Beltram, Chiara Carrozza, Lettera a Profumo: Caro ministro, così la ricerca parte
con il piede sbagliato, 3 Gennaio 2011
- Francesco Profumo, Intervista al Ministro, di Francesco Antonioli, 4 gennaio 2011
- Guido Tabellini, La concorrenza tra le Università non deve sparire, 5 gennaio 2011
- Luigi Frati, Soltanto come sistema si può svettare all'estero, 7 gennaio 2011
- Dario Braga, Meritocrazia anche per gli studi culturali, 7 gennaio 2011
- Pier Luigi Celli, Meno ripiegamenti miopi e più aperture per il futuro dei giovani
laureati, 7 gennaio 2011
- Gianluigi Condorelli, Trasparenza e merito nei bandi promossi dal ministro Profumo, 10
gennaio 2011 |
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** P.S. - SI informano i lettori che, dopo il Commento del prof. Porzi, il
MIUR ha emanato due decreti ( D.M.
2/2012 per il FIRB, e D.D. 12.1.2012 per Futuro in Ricerca), che in parte
modificano i precedenti. |
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