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Ministro Profumo a Commissione Cultura della Camera: completare la riforma e rifinanziare la ricerca e l'universita.
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UNIVERSITAS  News

Foglio on line sull'università, con  Forum di politica generale aperto a tutti.
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7- Tel  347 9470152 - nino.luciani@alice.it
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NINO LUCIANI, Direttore responsabile

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 Nino Luciani

Comité de Patronage: Francesco Bonsignori, Alfredo De Paz, Elena Ferracini,  Dario Fertilio,
Enrico Lorenzini, Nino Luciani,  Bruno Lunelli, Marco Merafina,  Franco Sandrolini

  PAESI VISITATORI  nel 2010: Italy, United States, United Kingdom, Germany, France, Netherlands, Ukraine, Poland, Russian Federation, Belgium, Canada, Switzerland, Greece, China, Finland, Denmark, Morocco, Spain, Israel, Sweden, Luxembourg, Romania, Australia, Costa Rica, Latvia, Turkey, Brazil, Malta, Austria, Moldova, Republic of Korea, Republic of South Africa, Malaysia, Bulgaria, Slovenia, Tunisia, United Arab Emirates, San Marino, Czech Republic, Egypt, India, Netherlands Antilles, Indonesia, Slovakia, Hong Kong, Croatia, Georgia, Senegal, Vietnam, Brunei Darussalam, Japan, Colombia, Macedonia, Mexico, Peru, Ireland, Aruba, Uruguay, Albania, Belarus, Philippines, Algeria, Portugal, Lithuania, Cote D'Ivoire, Hungary, Europe, Kuwait, Norway, Bolivia, Pakistan, Chile, Togo, Venezuela, Kenya, Panama, Iran, Islamic Republic of, Estonia, Argentina, Satellite Provider, Bahrain, Lebanon

EDIZIONE  DI  GENNAIO   2012

Attesa risposta del Ministro Profumo alla Lettera dell' Intersindacale Universitaria, del 24 novembre, che faceva richiesta di incontro su stato di "estrema criticità dell'Università".CLICCA: HOME

Crisi economica. Luciani: Se due imprese su tre sono in difficoltà, il rilancio degli investimenti e la demonizzazione dell'
evasione fiscale non sono conciliabili. Priorità a destatalizza-
zioni, più che a "liberalizzazioni". CLICCA su: FORUM1
Dopo i bandi miur per i Fondi "PRIN" e  "Futuro in Ricerca", Gianni Porzi, Critiche al Ministro Profumo. Commenti da più parti dell'Università italiana. CLICCA su: FORUM4 Per dibattito su metodo e criteri per la riforma della Governance, che dovrà riguardare Governo e legge elettorale per Parlamento. CLICCA su: FORUM2
Bologna: Regolamento per le chiamate, dentro la lista degli abilitati.Niente concorso. Commento:concorsopoli fu strumen- talizzata, per abolire i concorsi. CLICCA su: Stato giuridico CEUB - CENTRO UNIVERSITARIO RESIDENZIALE Srl di Bertinoro (Ateneo Bologna, proprietà 1/3 del capitale. Quali i motivi della situazione debitoria ? Clicca su: FORUM3
Ministro Profumo illustra a Commissione Cultura della Came-
ra proprio Documento Programmatico: completare la riforma e rifinanziare Ricerca e Università. CLICCA su RUBRICA
Bologna, Spunta (per presunto abuso di potere del Rettore) un caso "PAM" (titolo di Professore dell'Alma Mater), dopo"flop" dei "professori emeriti" a Giurisprudenza.CLICCA: ARTICOLI

Tribunale di Perugia Sentenza n. 109/11, in data 27/1/2011, riammette il prof. Nino Luciani nel Cipur, Clicca su: Trib-Perugia

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In margine ai propositi del Presidente MONTI, per la crescita economica

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Nino Luciani*,

Per la crescita, il   rilancio degli investimenti  e la lotta  mediatica all'evasione fiscale   non sono tra loro conciliabili.
Scoperchiamo anche  la "furberia" dello Stato in questa "lotta" !

Priorità alle de-statalizzazioni , più che alle "liberalizzazioni"  !

* Professore Ordinario di scienza delle finanze

POI,  DOPO IL DECLASSAMENTO DELL'ITALIA IN CLASSE BBB' ,
riproporrei alcuni punti ( di precedenti edizioni), volti ad affrontare i mercati in modo più puntuale :

1) Abolire l'imposta sugli interessi dei BTp,  perchè sono una  partita di giro, trasferita** sulla spesa dello Stato e,
   dunque, l'abolizione sarà compensata da corrispondente minor spesa dello Stato;
2) Inventare un "ombrello fiscale" per i titoli di Stato, in attesa che la BCE possa fare da
   prestatore di ultima istanza. Clicca su ombrello;
3) ripristinare elementi della legge bancaria del 1936, abolita per introdurre la banca universale nel 1993
.
    (Quella distinzione, nel 1936, fra banche a breve e banche a medio-lungo termine è ancora importante...).
.
Nota. L'azione della BCE sul mercato secondario pare navigare a vista. Serve un criterio preciso, che potrebbe essere l'immissione di liquidità fino svalutare l'€ del 30%. Un cambio $/€=1:1 avrebbe l'effetto, sia di aprire alle esportazioni (unico strumento di pronta efficacia per la crescita), sia di smorzare la pressione estera sul mercato dei titoli italiani, considerato che il 50% dei Buoni italiani sta presso proprietari esteri.
_____________________________________________________
** La traslazione avviene perchè il sottoscrittore di BTp guarda al rendimento netto da imposta. Pertanto se, sul mercato (internazionale o interno) il tasso di rendimento netto fosse, poniamo 5%, il Tesoro dovrà dare al sottoscrittore un rendimento lordo tale che, al netto da imposta, percepisca comunque 5% netto. Ad es., se l'imposta è 12,50%, il rendimento lordo dei BUONI dovrà essere  r = 0,05 / (1-0,125) = 5,7143%. Infatti, togliendo a 5,7143% il 12,5%, rimane 5% netto.

Nino Luciani, Per la crescita, il  rilancio degli investimenti  ...

1.- Lotta all'evasione fiscale ? Nel pieno del dibattito, di queste settimane, sulla fiscalità a oltranza per salvare l'Italia dal fallimento finanziario, il problema dell'evasione fiscale (vale dire, il problema di indurre tutti a fare la loro parte di sacrificio, e che uno non paghi per un altro) ha assunto una drammaticità inusuale.
    Lo comprendo, pur con qualche distinguo, che dirò più avanti.   Ma, prima, va inquadrato il problema:
   a) L'imposta non è grandine che cade sui raccolti e li distrugge (parole di L. Einaudi). La ragione fondamentale dell'alta pressione fiscale in Italia sta nella scelta (a suo tempo) di dotare la nostra gente dei servizi sociali e delle infrastrutture fondamentali per una vita civile e umana decorosa, uniformemente nel Paese. Se non vogliamo pagare tasse, dobbiamo anche voler tagliare lo "lo Stato sociale". E' un problema di scelta.
   In questa fase, c'è poi il problema di sostenere la domanda sul mercato, e non è il momento per tagliare la spesa pubblica, salvo che per gli sprechi evidenti. Riprendo questo discorso più avanti.
   b) Pagare tutti per pagare di meno ? In una fase in cui sono chiesti grandi sacrifici, è abbastanza odioso che ci sia chi si sottrae alla sua parte di sacrificio. Tuttavia, il punto caldo è se davvero c'è l'evasore totale, e se è il momento di calcare la mano.
   Pongo sul tavolo tre affermazioni del Governatore della Banca d'Italia, seguite a ruota nel giro di pochi giorni, perchè mi sembrano tra loro inconciliabili, e meno che meno conciliabili con l'obiettivo di rilanciare la crescita e l'occupazione.
  1) Occorre colpire l'evasione fiscale;
  2) la pressione fiscale è al 45,5% del PIL.
  3) due imprese su tre sono in difficoltà.
     Circa il punto 1), osservo che in Italia (per la tassazione diretta) l'imponibile è, di norma,  il "reddito prodotto", la cui fetta imprenditoriale (i profitti) non è quantificabile con esattezza, dovendo essere definito al netto dei fattori di rischio. Neppure l'imprenditore sa esattamente quant'è il suo reddito "effettivo", di anno in anno. E proprio negli errori di calcolo sta una spiegazione del fallimento di parte delle imprese.
   Circa il punto 2), osservo che il fatto oggettivo, che il gettito fiscale è il 45% del PIL, mostra (in prima approssimazione) che, nel complesso, il sistema fiscale "tiene", perchè quello che scappa da determinate imposte è recuperato con le altre. Mi allargo: l'evasione che c'è è quella fisiologica, la cui soglia va abbassata, mediante l'efficienza dei controlli burocratici e il miglioramento dell'educazione civica (no agli scandali mediatici !) .
   Non solo questo: l'evasione è anche una conseguenza di certa "furberia" dello Stato. Nel 1992 (è l'anno della precedente grande crisi italiana, Governo Amato, che svalutò la lira) la pressione fiscale era arrivata al 39% del PIL e anche allora c'era la lotta all'evasione ( "pagare tutti, per pagare meno" ).
   Invece si è passati all'attuale 45,5% del PIL (dall'allora 39% del PIL ). Dunque il maggiore introito non è stato usato per abbassare le aliquote per i paganti.
   Sono convinto che anche il recupero degli ultimi evasori non sarà bilanciato dall'abbassamento delle aliquote e che, anzi, di questo passo si arriverà alla pressione fiscale al 60% del PIL.
   E siccome abbiamo anche un problema di rilancio della crescita, mi domando perchè, adesso, questa accentuazione della "lotta all'evasione" .... Ma vediamo meglio.

 2. Le vie per incoraggiare gli investimenti. In questa fase, due imprese su tre sono in difficoltà (parola di Governatore della B.d' I. ). La prima regola è restituire ottimismo al mercato, riportandolo a stabilità.
   Se non ci fossero problemi di bilancio dello Stato e una pressione fiscale al 45% del PIL, lo strumento tipico per la crescita "dovrebbe essere" la spesa pubblica aggiuntiva (parola di Keynes).
    Dato questo limite, dobbiamo incentivare gli investimenti, in modo alternativo. Sappiamo che le imprese finanziano gli investimenti tramite i profitti (altra parola di Keynes). Ma se, oggi, 2 imprese su 3 sono in difficoltà, evidentemente non ci sono profitti. Come incentivare gli investimenti ?
  a) Uso di strumenti fiscali selettivi. L'alternativa alla spesa pubblica è lo strumento fiscale. Due le vie:
   - defiscalizzare i profitti reinvestiti (lo sgravio fiscale si dovrebbe autofinanziare, nel tempo, grazie alla relativa maggiore produzione);
   - tassare i redditi medio-alti, perchè con relativa alta propensione al risparmio, per dirottare il gettito verso il finanziamento delle opere pubbliche (per creare occupazione) e per il sostegno diretto dei poveri. Questo il Governo Monti l'ha fatto sotto forma di tassazione patrimoniale.
    - cessare immediatamente gli anatemi mediatici contro l'evasione fiscale, perchè producono danni oltre il recinto: nel senso che gli imprenditori, sotto tiro pregiudiziale, si sentono sviliti a intraprendere.
   
   b) La priorità è per "Meno Stato e più Mercato", più che per le "liberalizzazioni". (A parte che il Governo Monti ha poco tempo davanti e che, se mette troppa carne sul fuoco, rischia di cadere di suo), il fatto che la gente comune abbia percepito la manovra fiscale di MONTI come prevalente penosità rivela probabilmente che la popolazione non "apprezza" i servizi sociali, e che probabilmente ci troviamo nel tratto discendente della curva di Laffer.
    Al tempo stesso, non si può negare che la scuola pubblica sia scadente, che per una visita specialistica o per una radiografia occorre fare lunghe file di attesa ..., che la giustizia statale non ci sia . Ed è' un fatto, che le imprese pubbliche offrono beni e servizi scadenti e generano disavanzi ....Negli anni '70-'80 le cose andavano meglio.
   Dunque, lo Stato sociale e lo Stato imprenditore andrebbero ridimensionati o ripensati organizzativamente.
   La tematica della transizione dallo Stato al Mercato non è nuova in Italia. Essa si impose all'attenzione generale nei  primi anni ' 90, in coincidenza con la caduta dell'Unione Sovietica. Si percepì che le cause della crisi economica italiana (del '92) derivavano dal grado di statalizzazione dell'economia italiana (pro-quota statalizzazione: URSS 100%, Italia 60%).   Anzi, diciamo che la transizione dell'Italia dallo Stato al Mercato sarebbe dovuta essere la missione storica dell'allora astro Berlusconi. Rinvio ad un  mio intervento del 1993 (clicca su: I problemi della transizione), in una conferenza pubblica a Saint Vincent.  
   Verso le privatizzazioni delle imprese pubbliche, in Italia, qualcosa è stato fatto (ad es., nel sistema bancario; altro es., l'ENEL  è rimasto un monopolio, ma sotto il 50% del suo capitale azionario, Alitalia... ). Ma rimane molto altro da fare, come è stato rimarcato dall'ultimo rapporto (giugno 2011) di CATRICALA', allora Presidente dell'Antitrust ed ora SottoSegretario alla Presidenza del Consiglio.
  c) OK anche alle liberalizzazioni, ma se il Governo MONTI avesse più tempo davanti... Nell'agenda del Governo MONTI, le cosiddette "liberalizzazioni" sembrano prospettate come un "feticcio" liberatorio delle nostre rigidità.
   Il problema sotteso è quello di far funzionare correttamente l'economia di mercato, diciamo meglio, la concorrenza tra le imprese (a vantaggio dell'abbassamento dei prezzi al consumo).
   E' al tempo stesso sotto gli occhi di tutti (si pensi ai Grandi magazzini, ai Supermercati) che la via per l'efficienza sta invece in una transizione verso i monopoli (parola di Schumpeter) e magari fermandosi un attimo prima, perchè rimanga comunque una concorrenza, sia pur tra quasi-monopoli).
   Nel campo del "mercato del lavoro", certe questioni come la "licenziabilità per giusta causa" è solo una questione di civiltà. La pregiudiziale è che l'uomo non è una merce, poi verrà l'aspetto economico. Lo stesso si convenne, a suo tempo, con l'abolizione della schiavitù.
   Farei altre distinzioni. Ad es., nel caso dei tassisti, più che picchiarli, serve condizionarli facendo funzionare gli autobus e le metropolitane della città e del loro interland. Nel caso delle Ferrovie dello Stato, il maggior contrasto del traffico automobilistico stradale cominciò, a suo tempo, con gli Intercity, vale dire col miglioramento della qualità del servizio ferroviario. Infatti, prima, pur praticando prezzi bassi, il servizio vedeva i clienti passare alla automobile, più costosa.
    Le liberalizzazioni "troppo concentrate" nel tempo, spero non sanino la malattia, facendo il morto. NINO LUCIANI  

 

 

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Nino Luciani*, Dopo la svolta dell'UE, che vieta alla BCE,
il fare da "prestatore di ultima istanza", per gli Stati,
LA  VIA  ESTREMA  E'  PUNTARE  SU   DI  NOI
creando un "
ombrello fiscale"

                                  a)   Per un "ombrello fiscale" in Italia,  per i BTp non collocati;
                                   b) I  BTp - day siano coordinati con l'ombrello
                                   c) E se, poi, i due nuovi fondi europei potranno essere usati  in questo
                                       modo   mirato, sarebbe il modo giusto, per il bene di tutti
.
* Professore Ordinario di scienza dlele finanze

1.- Per un "ombrello fiscale". Nella nuova situazione che si è determinata nell'UE in queste settimane, in particolare il veto fermo della Germania a che la BCE possa fare da prestatore di ultima istanza, la via che rimane (per la crisi finanziaria dell'Italia) è creare qualcosa che ne svolga la stessa: tale è un "ombrello fiscale" per i BTP non collocati sul mercato.
    Ma, prima di chiarire di cosa si tratti, riassumo le proposte delle precedenti edizioni: le vie di uscita, per affrontare il debito pubblico e pareggiare il bilancio in tempi brevi, "dovrebbero" essere:
  a)
  la fiscalità (vero essendo che l'Italia ha un sistema fiscale rispettabile) :
      - per lo Stato, un'imposta straordinaria sul reddito delle persone fisiche (secondo un criterio di progressività, art. 53 della Costituzione);
      - per gli Enti locali, l'ICI (+IMU) in esclusiva, ma aliquota moderata (tale da essere pagata col reddito), e riduzione dei trasferimenti statali agli Enti locali;
      - l'abolizione dell'imposta sul reddito dei Buoni del Tesoro (gravosa partita di giro, che va a disturbare
         i tassi di interesse sul mercato);
      - no al taglio della spesa pubblica corrente (la domanda sul mercato non va depressa ... e lo Stato sociale di base va salvaguardato nei suoi caratteri portanti. Altro è il taglio strutturale della spesa pubblica nell'ordine del 10% del PIL, in una programmazione di 5-10 anni, che oggi sarebbe cosa fatta, se non avevamo al governo dei "furbi", assolutamente inadeguati);
 
b)    il pareggio del bilancio statale in Costituzione, per gli Stati che hanno un rapporto debito/PIL non in regola con Maastricht;
 
c)   l'ombrello della Banca Centrale Europea per i bond degli Stati, eventualemte non collocati: in pratica, la fabbricazione di carta moneta (magari fino a svalutare l'Euro del 20%, e arrivare ad un cambio €/$ di 1:1 ).

   A quanti invocano, rispetto al Governo Monti, una maggiore equità fiscale, direi a loro che è una richiesta fondata  se considerano anche i benerici della spesa pubblica (stato sociale ...). L'imposta non è grandine.  
  Le eccezioni del medio-lungo termine (da affrontare subito) dovrebbero essere:
  - la razionalizzazione del
sistema pensionistico. Il sistema contributivo è il migliore in teoria, il più difficile da applicare, per la difficoltà di garantire la coerenza tra la indicizzazione e la sostenibilità delle future pensioni, mediante il PIL futuro. Pertanto, sul numero degli anni necessari per andare in pensione, io non farei grandi questioni. Invece, non approverei mai un sistema contributivo senza un "minimo" di garanzie, circa la indicizzazione reale, eventualmente da controllare in determinate scadenze temporali);
  - l'avvio della privatizzazzione degli immobili pubblici e delle attività produttive pubbliche "non di rilevanza strategica" economica o sociale.

  
2.- Cos'è l'ombrello fiscale. L'idea dell'ombrello fiscale è fare uno strumento sostitutivo dell'ombrello monetario, negato dall'UE, in base al criterio fondamentale europeo (evidenziato in queste settimane) che ogni Stato "debba" fare da sè, senza contare sugli altri Stati. Circa i due fondi europei (EMS e ETFS) torno più avanti
   L'ombrello fiscale dovrebbe accompagnare le emissioni di BTp e CTZ ad un tasso di interesse prefissato (non i BOT in quanto questi dovrebbero autofinanziarsi normalmente nel corso dell'anno, trattandosi di titoli per la copertura di disavanzi di cassa).
   Precisamente, la legge dovrebbe autorizzare il Governo a coprire la quota di titoli, eventualmente non collocata, mediante un prelievo fiscale straordinbario, in tempo reale (diciamo mensile), con variazione proporzionale delle aliquote IRPEF, tanto quanto serve per finanziare lo "scoperto".
   Vediamo quanto potrebbe essere l'onere straordinario. Dai "COMUNICATI" del Ministero dell'Economia e delle Finanza risulta che le emissioni dei quattro trimestri del 2011 (salvo, dice il testo, "possibili ulteriori emissioni, sulla base delle condizioni dei mercati", e dunque non per fabbisogni assolutamente necessari) sono programmate in totali € 80 miliardi.
   Prendiamo in considerazione il gettito IRPEF. In un anno, esso è grosso modo € 165 miliardi, pari all'11% del PIL.
   Ipotizzando in 16 miliardi (vale dire, nel 20% di 80 miliardi), l'ammontare di bond non collocato presso il pubblico, il prelievo IRPEF totale dovrebbe essere 181 miliardi in un anno, pari al 12% del PIL. Dunque l'ombrello dovrebbe consistere in una addizionale IRPEF del 10%, eventualmente modulabile in modo differenziato per le classi di reddito (meno del 10% per i redditi medio-bassi, più del 10% per i redditi medio-alti).
   Sarebbe un prelievo straordinario eccessivo per impedire un disastro finanziario per l'intero Paese ?

3.- Sui due Fondi Europei EMS e  ETFS. Questi fondi, così come annunciati, appaiono avere poco più che la valenza generica della seconda firma, nella cambiale. Non è poco, ma può non essere sufficiente in caso di mancata collocazione di titoli per poi rimborsare dei titoli in scadenza.  Suggerirei che il meccanismo di impiego vada configurato specificamente come un "ombrello fiscale" a supporto di quello particolare degli Stati.
   Torno sul veto tedesco, a che la BCE faccia da prestatore di ultima istanza. A mio avviso l'autorizzazione formale sarebbe importante alla BCE, in termini di deterrenza, anche se accompagnata dalla raccomandazione di non farne uso, o di farne uso solo con autorizzazione dell'UE caso per caso.
  

4.- Importanza del BTP- Day.
 
a) In queste settimane l'ABC - Associazione Bancaria Italiana ha lanciato il BTP-Day per il 28 nov. 2011 e per il 12 dic. 2011, vale dire un appello al patriottismo degli italiani per comprare (il 28 nov.)   i titoli di Stato, sul mercato secondario, senza l'onere della spesa di commissione bancaria; e comprare il 12 dic. i titoli di nuova emissione (in prima emissione non c'è, per definizione, la commissione bancaria).
   Mi sembra una iniziativa importante e di grande senso di responsabilità, anche ai fini del successo dell'ombrello (vedi sopra) che venisse adottato dal Tesoro. N.Luciani  

 

EDIZIONI  PRECEDENTI

Dall' Unione  Europea all' Italia,  e dall' Italia all' Italia.
CONTRIBUTO AL DIBATTITO SULLA CRISI ECONOMICA


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Un commento agli ultimi provvedimenti dell'U.E.

Apprezzabile la solidarietà dell'UE ai Paesi a rischio insolvenza debito.
Criticabile, invece :
  - il divieto alla BCE di essere prestatore di ultima istanza (l'attribuzione di questa funzione, sia pur con raccomandazione di usarla solo in extremis, è essenziale per evitare il rischio di panico dei depositanti delle banche );
  - il non aver imposto agli Stati l'inserimento del vincolo del pareggio del bilancio, in Costituzione, qualora con debito pubblico maggiore del 60% del PIL (vedi Maastricht);
- il non avere aggiornato la definizione di "banca mista", o "banca universale".

Il criterio di decisione per l'Italia è ( prima di tutto)  puntare su se stessa, e precisamente :

a) usare il potere sovrano "fiscale" (sui redditi medio-alti) per il pareggio già nel bilancio 2011, in corso ;
b) autorizzare il Tesoro, all'occorrenza, a convertire obbligatoriamente i titoli in scadenza, in nuovi titoli
   a scadenza poliennale ( 5 anni ? ), al tasso medio delle ultime 5 aste. Questa conversione è pericolosa ?
c) mantenere (ma non aumentare) il livello attuale della spesa pubblica, ma dare libertà ai Comuni... ;
d) cominciare a smussare il debito pubblico avviando la liquidazione del patrimonio non strategico;
e) mettere in Costituzione l'obbligo del pareggio del bilancio, finchè il debito supererà il 60% del PIL ;

Quale Governo dovrebbe fare queste cose ?
Qualunque Governo sotto elezioni (2013) si espone all'insuccesso elettorale e, dunque, va in crisi già
di suo per questo tipo di decisioni (alzare le imposte; è improponibile il taglio della spesa pubblica).
Perchè dovrebbe farlo Berlusconi, invece impegnato, da anni, a ridurre la fiscalità, ma senza farlo ?
Per questo, all'estero nessuno crede più al "furbo" Berlusconi.

NO ALLE ELEZIONI ANTICIPATE. RESTEREBBERO COMUNQUE
I PROBLEMI.  PER  L'ITALIA  SERVE  UN GOVERNO PDL-PD.

C'è da fare anche la riforma della Governance dello Stato, prima delle elezioni.

1. Premessa. Il turbine monetario in corso è la conseguenza della guerra in IRAQ e in AFGHANISTAN.
   In termini economici, si tratta del fatto che la "domanda pubblica" ha, a suo tempo, sollecitato il sistema economico a produrre beni per la guerra, e adesso il sistema economico "deve convertirsi" per produrre beni per la pace. Questo richiede qualche tempo, soprattutto negli Stati Uniti, in rapporto al maggior sforzo bellico.
   In termini finanziari, si tratta del fatto che il debito pubblico, con cui è stata finanziata la guerra, pesa su noi come una montagna (in primis sugli Stati Uniti, dove il debito pubblico è oggi il 100% del PIL). La crisi dei mutui sub prime fu una conseguenza.
   In passato, subito dopo la guerra il "grande debito" veniva cancellato con l'inflazione, vale dire con potenti immissioni di liquidità nel sistema economico, per il rimborso dei titoli. Qualcosa del genere, sia pur molto meno, è stato già fatto in USA e difatti sono più avanti di noi nel passo al dopo crisi. Non così in Europa, dove prevale la memoria dei tedeschi della loro grande inflazione del 1924, che dissestò il sistema democratico e preparò l'avvento di Hitler.

2. Il primo passo, da cui ripartire. Il ritorno della pace permetterà sicuramente di rimettere le cose apposto. Ma se il primo passo, da cui ripartire, dovrà essere lo sviluppo (non la cancellazione, neppure in piccola parte, del debito), bisogna convincersi che la crisi economca e finanziaria ha la sua causa primaria nella caduta della domanda "effettiva", vale dire di una domanda che c'è potenzialmente, ma che non può esprimersi perchè non accompagnata da potere di acquisto. Ci sono, però, i presupposti per sostenera la domanda, perchè la capacità produttiva pre-crisi è rimasta intatta, anzi il settore automobilistico si è già convertito dentro e fuori l'Italia.
   La spiegazione lapalissiana è quella di Keynes: il danaro è finito nelle mani di chi ha una relativa alta propensione al risparmio-tesaurizzazione. Ma la soluzione non può essere, oggi, di tipo Keynesano in senso banale (vale dire con spesa pubblica in disavanzo), ma comunque sempre di logica Keynesiana, vale dire:
  a) Va sostenuta la domanda sotto forma di "non diminuire" l'attuale spesa pubblica, perchè questo aggraverebbe i problemi di caduta della domanda effettiva. E questo è esattamente l'opposto di quanto fatto dai tagli lineari su tutto il settore pubblico, nel luglio dello scorso 2010 (applicati da Tremonti, in applicazione delle raccomandazioni dell'U.E.);
  b) Va pareggiato il bilancio statale 2011 mediante un prelievo fiscale straordinario sui redditi medio-alti (perchè con alta propensione al risparmio). In questa fase, infatti, lo Stato ritarda a pagare i propri fornitori...
 c) Avviare la vendita il patrimonio immobiliare pubblico non strategico, sia pur con la necessaria gradualità.
  Non mi occupo delle questioni economiche strutturali (vedi: la riforma del mercato del lavoro), in quanto le ritengo fuori tema. Libera l'UE, di dire il proprio parere, ma non si mischi più di tanto sui temi di politica economica, di competenza degli elettori, purchè il debito sia fatto rientrare nei parametri di Maastricht.
 
3. La via scelta dall'U.E.  . Il grande debito è il principale ostacolo alla riattivazione del circuito del reddito, dal momento che si tratta di denaro che non torna a chi l'ha prestato, e che genera a sua volta resistenze a nuovi prestiti e quindi alimenta la tesaurizzazione.
  Nella situazione di crisi di fiducia dei mercati, la via maestra doveva essere un rimborso significativo del debito pubblico (diciamo, qualcosa nell'ordine del 20%) nell'unico modo possibile: vale dire con denaro tratto da sottoscrizione di titoli di Stato da parte della BCE (osia con fabbricazione di carta moneta). Considerato che la capacità produttiva pre-crisi è rimasta intatta, questa liquidità non si tradurrebbe in inflazione di entità tale e quale.
   Al contrario l'UE, nei confronti degli Stati, ha scelto di fare come farebbe l'avallante di una cambiale, dare la seconda firma, pensando di rassicurare i mercati circa la solvibilità del Paese debitore. Nei confronti delle banche, l'UE non ha scelto nulla.  Vediamo perchè.   
- Fondo salva-Stati. Questo Fondo, portato a 1000 miliardi di €, dovrebbe essere costituito con versamenti degli Stati ed emissione di obbligazioni (eurobond). Questo vuol dire che esso verrebbe alimentato dai gettiti fiscali o da emissioni di titoli, e dunque costituito con moneta già in circolazione. L'unico vantaggio di questa via è distogliere dal panico le famiglie detentrici di titoli del debito pubblico. Al momento, esso sarebbe cosa più che sufficiente, se dentro le banche non ci fossero voragini, a parte il problema insoluto, di fondo, che è l'ammortamento del debito pubblico.
- Ricapitalizzazione delle banche. Per immunizzarle, queste sarebbero obbligate ad avere un capitale proprio, grosso modo, pari al 9% dei prestiti fatti alla clientela, nel presupposto che, in caso di insolvenza della clientela stessa, le banche siano capaci di  provvedere comunque (attingendo a questo fondo) a restituire il denaro ai depositanti.
  Questo fondo verrebbe costituito con denaro delle banche, con sottoscrizioni del pubblico e degli Stati o, in ultima istanza, con sottoscrizoni del Fondo salva-Stati (con queste ultime due vie, si avvia oggettivamentesi una parziale statitizzazione delle banche). In soldoni, il patrimonio bancario verrebbe alimentato con moneta già in circolazione.


4. Commento sulla via "raccomandata" dall'UE all'Italia .
Mi pare evidente che la via trovata sia un potenzialmente boomerang. Oppure, si ritiene che l'UE sia troppo grande per fallire ?
  a) Stati. In se stesso il debito pubblico dello Stato italiano è ammortizzabile in 20 anni con una rata pari al 10% del PIL, al tasso del 5%. Si direbbe che non v'è motivo di allarme, a parte le banche.
  Data la sua entità (120% del PIL) non in regola con Maastricht, l'UE avrebbe dovuto imporre agli Stati di  mettere
in Costituzione il vincolo del pareggio del bilancio, se con debito maggiore del  del 60% del PIL. Questo vincolo assoluto non comporta il taglio della spesa pubblica, purchè sia bilanciato da corrospondenti entrate.
  b) Banche. Il coefficiente suddetto di capitalizzazione è "niente e nessuno" in caso di panico del pubblico (per timore di perdere i propri risparmi), e il rischio c'è in caso di fallimento di una grossa banca. ( Ci sarebbe anche da ridire sul fatto che non sia stata ridiscussa la riserva obbligatoria (oggi, per quanto ne so, si è nell'intorno del 10-12%, e che pemette alle banche di creare moneta bancaria, grosso modo pari 8-10 volte l'ammontare dei depositi bancari: veramente troppo).
  In caso di rischio fallimento di banche, lo Stato sarebbe obbligato a intervenire, soccorrendole, eventualmente attingendo al Fondo salva-Stati.
  E poichè la crisi delle banche è stata generata dall'aver sottoscritto, con denaro a breve, dei titoli a scadenza poliennale (anche titoli azionari),
sarebbe stato il caso che l'UE rivedesse la definizione di "banca mista" (o banca universale) .
   Mi ha sorpreso che il governo italiano, che dovrebbe saperne qualcosa di suo (dacchè per la analoga crisi degli anni '30, la legge bancaria del 1936, rimasta fino al 1993, fece la separazione tra banche a breve termine e banche a medio-lungo termine, e  tra banca e industria. Questa esperienza doveva essere portata sul tavolo dell'U.E. .
   c) Sul ruolo della BCE. In questa situazione, la BCE non svolge il ruolo di prestatore di ultima istanza, ma potrà operare solo sul mercato secondario. In passato, in Italia, nei tempi più bui (quelli dei vari dopo guerra) i debiti venivano pagati con moneta aggiuntiva (via emissione di titoli del Tesoro, sottoscritti dalla Banca d'Italia) a cui seguiva l'inflazione (che in pratica era come cancellare il debito).
   L'inflazione non piace a nessuno, ma è una necessità un minimo di respiro. A mio modo di vedere, c'è l'urgenza di abbattere il grande debito almeno per il 20%. Questo avrebbe anche riflessi sul cambio € / $, e dunque effetti positivi sullo sviluppo (... più esportazioni...).
   Curiosità.  Lo Stato  italiano potrebbe "riscontare" presso la BCE i titoli delle banche, acquistati per aiutarne la ricapitalizzazione ? Se sì, (ammesso e non concesso che la BCE li trattenga in portafoglio) si avrebbe l'equivalente di un intervento sul mercato primario, e (forse) una qualche svalutazione dell'euro ... .
   Ma tant'è che, ultimamente, il cambio € / $ è tornato a salire ..., il contrario di quanto riterrei auspicabile. NINO LUCIANI

 

Berlusconi incartato, in quanto per l'emergenza finanziaria serve il fisco,
ma aveva promesso il contrario dal 1994 ... , e nel  2013 ci sono le elezioni

L'ITALIA PUO'  E  DEVE SALVARSI DA SOLA,
ma con un governo PDL-PD (con o senza Berlusconi)
che salverebbe anche le unità (necessarie) del PDL e del PD
e salverebbe la legislatura. Poi ... si vedrà ...

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- Perchè la fiscalità è la via maestra  per affrontare le emergenze, legate al debito, e precisamente quelle create dalle insolvenze bancarie;
  
- Perchè, se si vuole lo sviluppo, la priorità è sbloccare il commercio estero, e anche qui serve usare la fiscalità, ma in forma di diversa struttura del sistema fiscale;
- Perchè la svalutazione dell'Euro, nell'ordine del 30%, è una necessità. Assurdo morire di asfissia monetaria, mentre è intatta la capacità produttiva del sistema economico.

I DATI STORICI SUL GRANDE DEBITO: 1861-1960  e  1961-2011

1.- LE BASI PER UNA IMPOSTAZIONE CORRETTA DEL PROBLEMA FINANZIARIO, ATTUALE. La tesi qui sostenuta è che i problemi della grande emergenza finanziaria, attuale, si possono affrontare correttamente solo con lo strumento fiscale. L'alternativa (quella di abbattimenti immediati, consistenti della spesa pubblica)  esporrebbe il paese alla rivoluzione sociale, perchè metterebbe le famiglie sulla strada, dalla sera alla mattina, e interromperebbe i servizi sociali essenziali.
   Il potere fiscale è l'espressione massima del potere sovrano dello Stato, e che lo distingue dai prezzi di mercato, che sono pagamenti volontari. Se lo Stato c'è deve dimostare di essere capace di esercitare questo potere.
   Mi parrebbe anche del tutto ovvio che la "fiscalità sopra le righe" vada spiegata agli italiani solo come intervento straordinario. In contemporanea deve partire il processo di abbattimento della spesa pubblica, e delle privatizzazioni del patrimonio pubblico (escluse le imprese strategiche), ma in una gradualità. Teniamo a mente che, dopo l'unificazione, la Germania dell'Ovest ha impiegato 20 anni per recepire nella propria economia di mercato la Germania dell'Est.

     Rispetto a questo percorso, il Governo Berlusconi si trova incartato. "Deve" usare la fiscalità", ma si era invece impegnato per la riduzione della fiscalità, fin dal 1994 e per la riforma dello Stato (il federalismo amministrativo e fiscale, sono solo nominali). Anzi, ha creato, anche ultimamente, dei disavanzi annuali (vedi tabella sotto), che si sono aggiunti al debito.
    Ma sia chiaro che la montagna del debito non è stata fatta da Berlusconi ma dal "Centro-sinistra" (collusivi il vecchio PC e DS nelle Regioni in cui governavano, e in parlamento ), ben inteso, per motivi importanti e nobili (ne parliamo nel successivo par. 2). Lo si vede dagli anni in cui il debito si è formato (vedi ancora la tabella del debito più sopra).  
milioni di euro 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
Entrate 353.040 361.792 392.803 437.456 426.769 432.037 480.043 499.671 496.658 446.162 443.448 446.949
Spese -399.532 -414.287 -436.746 -451.628 -445.235 -462.487 -467.105 -490.346 -532.362 -517.796 -498.202 -486.602
Saldo -46.492 -52.495 -43.943 -14.172 -18.466 -30.450 12.938 9.325 -35.704 -71.634 -54.754 -39.653

  Dunque, poichè oggi per l'Italia non c'è alternativa alla fiscalità, la sola via onorevole per Berlusconi, per evitare di far morire SANSONE (cioè lui) e i FILISTEI (cioè tutti noi), è lasciare spazio ad una coalizione di emergenza "PDL+PD (con lui o senza di lui).

  a) Debito pubblico. Preso da solo, il debito attuale non è fuori le righe, più di tanto. Basti pensare che, se si ipotizza che lo Stato voglia ripianare tutto il debito, (in condizioni di bilancio in pareggio, e dunque il debito statale attuale non aumenti), un piano di ammortamento totale in 20 anni comporta una rata di ammortamento, grosso modo, pari al 10% del PIL attuale, al tasso di interesse del 5%.
 Però, per  il vincolo di Maastricht, si può conservare un debito fino al 60% del PIL, e quindi la rata annuale è minore, più gli interessi sul debito pendente.
   Tuttavia siamo in una stagione anormale, in quanto lo Stato deve far fronte anche al debito bancario.
b)  Debito bancario. Per lo Stato il problema del "suo" debito si ingrandisce se lo Stato debba affrontare casi di insolvenza bancaria, che manderebbe in rovina i risparmiatori o fors'anche (a causa del possibile panico generale) tutto il risparmio delle famiglie. Per questo lo Stato non può far fallire le banche: si scatenerebbe una rivoluzione sociale (si pensi all'Albania, una decina di anni fa ...).
   L''attuale situazione di esposizione delle banche è la conseguenza di una legge bancaria permissiva, quella che ha istituito la banca "mista" o banca universale, e invece da rivedere (qualcosa che ripristini la distinzione tra il credito a breve termine, dal credito a medio-lungo termine).
  Fino a poco tempo fa, la riserva obbligatoria bancaria era nell'intorno del 10% dei depositi in moneta legale (adesso ci sono alcune restrizioni, in relazione alla solvibilità specifica dei clienti). Questo vuol dire che le banche potevano creare moneta bancaria, grosso modo, 10 volte i depositi dei clienti. Dunque se, per qualche accidente, il pubblico impazzito, corresse in banca per prelevare i propri depositi in moneta legale, le banche non avrebbero avuto il denaro sufficiente.
  c) Commercio estero e sviluppo. Per il bilancio statale c'è anche il problema di sostenere lo sviluppo. Nel caso dell'Italia, fin da quando andavamo alla scuola media, abbiamo imparato che è povera di materie prime ma, che grazie alla propria intelligenza e al proprio progresso tecnologico, poteva importare materie e trasformarle aumentando il proprio PIL.     Ma dal 2001 (anno di arrivo dell'EURO) il commercio estero italiano si trova prigioniero in una gola profonda. I prezzi italiani in EURO si sono trovati, in pochi mesi, in caduta di competitivà nell'ordine del 25%. Questo vuol dire che, se non si rianima adeguatamente il commercio estero, ogni manovra per lo sviluppo avrà meri effetti monetari.
  Approfondiamo separatamente le tre tematiche.

2) LE ORIGINI DEL GRANDE DEBITO PUBBLICO. Storicamente, il grande "debito pubblico" è nato per finanziare le grandi guerre. Questo è anche il caso recentissimo degli Stati Uniti d'America per le guerre in IRAQ e in AFGHANISTAN, e di altri Paesi, pro-quota concorso in queste guerre C'è dentro anche  l'Italia (più per il Libano, la Libia).
   Negli ultimi 50 anni abbiamo conosciuto una nuova causa del "grande debito pubblico": quella di  finanziare il welfare (scuola, sanità) e le grandi infrastrutture (autostrade), uniformemente nel Paese. E' anche il caso di paesi a democrazia recente (Grecia, Spagna ...) che hanno conosciuto lo stadio dello sviluppo economico, ma accompagnato dal permanere di gravi disuguaglianze sociali e territoriali.
  Per l'Italia questa fase è iniziata nel 1961, con i Governi di centro-sinistra ('ingresso del PSI nella coalizione DC+PSDI+PRI), ed espulsione del PLI.  Per finanziare il grande welfare, i governi di centro-sinistra aveva due vie:
  1) l'imposta straordinaria sul reddito (meglio dire un aumento consistente delle aliquote, per un dieci, vent'anni);
  2) il "grande debito pubblico", da restituire con piccole rate fiscali per un dato tempo, come farebbe ogni famiglia che si fa la casa con un mutuo.
  La seconda via fu pensata come la più comoda e praticabile per grandi investimenti pubblici. Faceva contenti i capitalisti che potevano impiegare in modo sicuro il danaro liquido ad un tasso di interesse conveniente, faceva comodo ai diseredati, che potevano fruire gratis della scuola, della sanità e di tanti servizi sociali, e faeva comodo ai grandi partiti, che potevano lucrare tangenti sulla grande spesa pubblica.
   La tabella del debito, sopra riportata, dice tutto in estrema sintesi. Si passa da un debito del 30% del PIL nel 1961, al debito del 120% nel 1994 (quando entra Berlusconi sulla scena politica e i partiti del centro sinistra vanno in dissoluzione).      Nel seguito, il livello rimarrà alto, salvo poco poco più che palliativi. Perchè ? Nella storia d'Italia il problema del grande debito è stato risolto con la semplice cancellazione, vale dire con la grande inflazione. Chi fosse ancora al mondo, di quei tempi, saprebbe che nel dopo guerra i risparmi dell'ante guerra (titoli di Stato) erano diventati "pugni di mosche". Il meccanismo era semplice. La banca d'Italia comprava, senza limiti, con fabbricazione di carta moneta i titoli Stato. Passata la guerra, il debito veniva rimborsato con emissioni straordinare di Buoni del Tesoro, comprati dalla Banca d'Italia, meglio dire con fabbricazione di carta moneta aggiuntiva che andava a rimborsare debito rimasto uguale, nominalmente.
   Ma oggi, dopo l'adesione all'Euro, questo gioco non è più possibile. Dopo Maastricht, la fabbricazione di carta moneta è a Francoforte. Adesso i debiti vanno onorati, e non distrutti con l'inflazione. Questo ha costituito, per i Governi Italiani, un imprevisto incidente di percorso.
   Ma potrà essere sempre così ? Di fronte all'entità del monte debiti in Europa (Italia, Grecia, Spagna,...), e al contagio bancario (che estenderebbe l'infezione a Francia, Germania, ...) la "etica monetaria" non potrà essere salvaguardata in toto. Non si può e non di deve morire di moneta, mentre il sistema produttivo ha inalterata tutta la sua capacità di produzione. Ma neppure si può nè si deve distruggere il risparmio delle famiglie.
    Una svalutazione dell'euro, rispetto al dollaro, è gia nei fatti. E' accettabile portare il cambio euro/dollaro verso 1:1 .
   La via è che il "Fondo salva Stati" sia alimentato da fabbricazione di carta moneta. Precisamente gli Stati con eccesso di debito dovrebbero rimborsare al pubblico una parte del debito con nuova emissione di debito, sottoscritto dalla BCE, vale dire con fabbricazione di carta moneta. Ciò darebbe al sistema economico la necessaria liquidità, l'euro perderà un ulteriore x% nei confronti del dollaro.
   Last but not list. Finchè non ci sarà una Unità Politica in Europa, il vincolo del pareggio dei bilancio è in qualche modo un vincolo necessario, almeno per gli Stati con debito debito elevato.

  3 ) RUOLO DELLA LEVA FISCALE ANCHE PER AFFRONTARE I PROBLEMI DEL COMMERCIO ESTERO.
  
Per l'Italia, povera di materie prime, è vitale importare materie prime. Ogni stimolo monetario della domanda interna è soggetta a scaricarsi in aumento dei prezzi, se non ci sono adeguate materie prime e semilavorati da trasformare in beni finali di consumo e di investimento. Un tempo gli sbilanci dei conti con l'estero erano sanati con la manovra del cambio. Ma oggi, in seguito all'Euro, questo potere non c'è. C'è, però, lo strumento fiscale.
   Una strada fondamentale di base, è sgonfiare i prezzi interni, sostituendo le imposte indirette (che vanno ad aggiungersi ai prezzi) con le imposte dirette, a parità di prelievo. Qui la maggiore indiziata è l'IVA, che Berlusconi ha portato al 21%.
   Torniamo alle importazioni. Queste sono soggette all'IVA interna (mentre le esportazioni sono soggette all'IVA estera)
  Si conclude che gravando sulle importazioni, sono stati fatti guai non da poco.
  Ma un altro aiutino, fuori dall'area euro, potrà venire da un ulteriore sua svalutazione.
                                                                               NINO LUCIANI, Ordinario di scienza delle Finanze

        1861-1960                                                                            Debito 1961-2011

                         ITALIA - DEBITO PUBBLICO DAL 1961 AL 2011 IN % DEL PIL
              
  ( Vedi sotto, per i cento anni precedenti, 1861 -  1960 )

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Relazione della Presidente Dr.ssa Emma Marcegaglia
Roma 26 maggio 2011 (stralcio)

"Priorità a stabilita' dei conti pubblici ed a crescita economica"
"Ma l'opera deve essere di lunga lena e costante nel tempo, e non destabilizzare le aspettative delle famiglie e delle imprese con annunci estemporanei a cui spesso non sono seguiti passi concreti"

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Emma Marcegaglia

  N. Luciani: "E chi dovrebbe prendersi questo impegno ?
a)  Berlusconi, a metà della sua seconda legislatura, è ancora al punto di partenza;
b)  Un Governo Bersani, di alternativa, è ancora lontano dall'aver rassicurato l'elettorato, circa il ritorno di
     certe "infamità" del Governo Prodi ( il farsi percepire dall'elettoraro come un governo tassatore, un governo
      incapace di prendere decisioni, un governo precario in politica estera ). Ma potrebbe lavorarci sopra,
      magari col concorso di Casini, in vista di mettere in piedi il Terzo Polo nella successiva legislatura.

Dalla Confindustria - Assemblea Annuale
(Stralcio dalla Relazione. Per trovare l'originale,
integrale, clicca su: Marcegaglia


E. Marcegaglia
, L'Italia. La stabilità dei conti  pubblici.

"  La politica economica italiana deve essere guidata da due priorita' , due vere emergenze, da affrontare contemporaneamente. La stabilita' dei conti pubblici e la crescita economica.
   Senza la stabilita' rischiamo di diventare un Paese finanziariamente non affidabile nei confronti dei partner europei e dei mercati finanziari.
  Senza la crescita non daremo prospettive all'economia e alla societa' italiane. E gli stessi obiettivi di finanza pubblica diventeranno irraggiungibili.
  Intorno a queste due priorita' occorre estendere la consapevolezza dell'opinione pubblica. Sono indispensabili l'unita' e la determinazione da parte della politica, la capacita' di risposta delle istituzioni.
  Consapevolezza, unita' e capacita' di risposta sono le tre condizioni che oggi mancano. Serve un progetto condiviso. L'opera riformatrice deve essere di lunga lena e costante nel tempo, per essere credibile e non destabilizzare le aspettative delle famiglie e delle imprese con annunci estemporanei a cui spesso non sono seguiti passi concreti.
  La tenuta dei conti pubblici ci ha risparmiato di finire nell'occhio del ciclone dell'eurodebito. Un merito che riconosciamo al Ministro dell'Economia e al Governo.
   Ma nella vita pubblica e tra la gente non e' tramontata la convinzione che il bilancio pubblico sia una stanza di compensazione delle tensioni sociali, la fonte diretta della crescita dei posti di lavoro.
   La stagione della spesa facile deve essere considerata chiusa per sempre.
   Noi abbiamo sempre chiesto una riduzione della spesa pubblica. Secondo gli obiettivi del Governo tra il 2010 e il 2014 la spesa pubblica al netto degli interessi si deve ridurre in termini reali del 7% per raggiungere il pareggio di bilancio.
   Tagli di spesa di questa entita' impongono un ripensamento complessivo della funzione dello Stato e riforme profonde. Non si possono risolvere i problemi con i tagli lineari nelle spese correnti e la scure sugli investimenti pubblici.
   Occorre scegliere. Occorrono interventi che non siano solo di quantita' ma siano soprattutto di qualita' , per aiutare la crescita. Occorre coinvolgere tutte le forze politiche e sociali. Occorre la revisione di tutte le voci che compongono le uscite del bilancio, comprese quelle per il welfare e per il pubblico impiego, che rappresentano i tre quarti della spesa primaria.
  L'articolazione federalista dello Stato non e' in contrasto con l'Unita' e deve servire a migliorare l'efficienza della macchina pubblica e a effettuare i necessari risparmi.
   Per ora si conosce la dimensione dei tagli, ma non gli interventi per realizzarli. Senza un profondo cambiamento dei meccanismi che governano la spesa nei principali comparti, nessuno puo' escludere che al freno di oggi non segua puntualmente un grande rimbalzo della spesa domani, come piu' volte avvenuto in passato.
   Occorre ridurre cio' che lo Stato fa oggi, lasciando piu' spazio ai privati e al mercato. Uno Stato che smetta di fare male il troppo che fa e che invece faccia bene l'essenziale che deve.
   Ma cosi' non e' . Infatti, la presenza pubblica diretta nell'economia si e' estesa in questi anni in ambiti sempre piu' impropri, con vere derive patologiche. E' esemplare, a questo riguardo, la proliferazione delle societa' partecipate da amministrazioni locali, alle quali non e' stato ancora posto rimedio nonostante i ripetuti interventi normativi. Queste societa' fanno concorrenza sleale alle imprese private e hanno un livello di efficienza inaccettabile: quattro quinti di esse sono in perdita. Andrebbero vendute e i mercati di riferimento liberalizzati, con Autorita' di regolazione forti e indipendenti, a tutela dei consumatori.
   Tra poche settimane saremo chiamati a votare alcuni referendum che, se approvati, metterebbero uno stop al gia' bassissimo grado di affidamento ai privati della gestione dei servizi pubblici locali e impedirebbero gli investimenti nelle infrastrutture idriche.
   Va ricordato che gia' oggi la gestione degli acquedotti e' per oltre il 90% nelle mani pubbliche, con livelli di dispersione che raggiungono punte del 40%. I proponenti di questi referendum danno messaggi fuorvianti o addirittura falsi.
   L'acqua come bene pubblico che sarebbe in pericolo e andrebbe difeso da rapaci interessi privati. Al contrario, l'acqua e' e restera' un bene pubblico. Cio' che va privatizzata e' la sua distribuzione. Ci dicano i proponenti del referendum: come intendono poi gestire l'aumento del livello di inefficienza idrica e del debito pubblico? Chi pagherebbe i 60 miliardi di investimenti che saranno necessari nei prossimi anni?
   Legato alla spesa pubblica c'e' il tema dei costi della politica. Sappiamo bene che questa voce incide relativamente poco sul bilancio pubblico, ma e' una questione fondamentale.
   Diciamolo chiaro: la politica a tutti i livelli in Italia da' ancora troppa occupazione a troppa gente e in un momento cosi' grave in cui tutto il Paese e' chiamato a fare grandi sacrifici e' del tutto impensabile che non sia la politica per prima a ridurre drasticamente i suoi privilegi.
   La precedente finanziaria aveva cominciato timidamente un percorso di ridimensionamento. Quel che e' stato realizzato fino ad oggi e' insufficiente. Le resistenze sono estese, radicate, fortissime. " E. M.

Nino Luciani*, In margine alle priorità della Pres. Marcegaglia, e sui modi di realizzarle.

* Ordinario di Scienza delle Finanze, Univ. di Bologna
_________________________
  Sintesi. "Distinguere tra "manovra congiunturale" e "manovra strutturale". Per sanare i conti pubblici, la prima vuole, oggi, l'uso immediato dell'imposta. L'altra vuole il bisturi sulla spesa pubblica, ma in un orizzonte di 5-10 anni, perchè ben più problematica e dolorosa.
  Dopo, si abbasserà (finalmente) la pressione fiscale.
  
Ma, si è visto, questo non lo può fare TREMONTI.

1.- Le idee valide della Pres. Marcegaglia. Ritengo che le idee della Pres. Marcegaglia siano patrimonio del 90% dei partiti italiani, e dunque ci metto dentro anche il centro-sinistra, alla grande (altro è la estrema sinistra comunista). Ma da qui, a dire che mi sento tranquillo su una alta probabilità (a destra o a sinistra) che siano attuabili queste idee della Pres. Marcegaglia, ci passa molta acqua. Ma andiamo per gradi.
Perchè idee valide. Il fallimento dei sistemi comunisti (pur con tutti i mezzi che avevano per attuarli ! ) ha evidenziato che questi sistemi non possono funzionare democraticamente e che sono perdenti (in confronto all'economia di mercato), non tanto per le idealità di uguaglianza, ma perchè lo strumento attuativo di cui si valgono è l'eccesso di burocrazia. In queste condizioni è molto centrata l'opzione della Pres. Marcegaglia, per " uno Stato che smetta di fare male il troppo che fa, e che invece faccia bene l'essenziale che deve".
2.- Ma se è così, perchè non farlo subito ? Occorre distinguere tra manovre congiunturali e manovre strutturali.
Per i problemi di bilancio, non puoi tagliare all'improvviso le spese correnti, perchè non puoi mettere le famiglie (dei dipendenti pubblici) sulla strada, dalla sera alla mattina (i casi estremi di disagio sociale, li vediamo in Grecia, Spagna, Portogallo). Invece con un aumento dell'imposta dell'1% sul reddito di tutti, peschi molto, e gravi poco individualmente. Ma dovevi farlo lo scorso anno.
  La crisi dell'economia, poi, richiede il sostegno dei consumi. Se tagli i redditi dei dipendenti pubblici, colpisci categorie con alta propensione al consumo. Invece i redditi medio-alti hanno alta propensione al risparmio. A questi va chiesto di più (come imposta) che ai redditi medio bassi.
  Non vuoi gravare sui tuoi elettori (di centro destra) ? Ma allora è un problema "non economico".
Congiunturalmente parlando, avresti anche l’arma della modifica della struttura del sistema fiscale: lo sgravio da imposta indiretta, bilanciato da uguale aggravio di imposta diretta. In questo caso, il moltiplicatore del PIL è grosso modo pari alla "unità": vale dire, in un gradualità temporale, generi un aumento del PIL pari allo sgravio. (Invece la riforma fiscale di Berlusconi punta all'incontrario).
3.- Torniamo alla manovra strutturale. Per riprendere a crescere, l'Italia deve liberare risorse per gli investimenti, e questo pone un problema di alternativa tra Stato e mercato, a favore del mercato (portare la spesa pubblica del 55% del PIL attuale al 45%).
La Germania Federale, nell'incorporare la Germania dell'Est (1990), aveva il problema di farla transitare alla economia di mercato. Ha impiegato 20 anni. La Pres. Marcegaglia ne è consapevole :"L'opera riformatrice (in Italia) deve essere di lunga lena e costante nel tempo".
  Per ridurre il debito pubblico, dovresti anche liquidare, cum grano salis, una parte del patrimonio statale disponibile.
  Ma attenzione, economicamente, il taglio della spesa pubblica non vuol dire tagliare i servizi pubblici, bensì convertire le imprese pubbliche in imprese private (posto che sia possibile internalizzare le "esternalità"), in modo da garantire la continuità dei servizi. Non si è fatto così con l'Alitalia ? Non solo questo...
    Qui vale anche la lagnanza della Pres. Marcegaglia che lamenta "la proliferazione delle societa' partecipate da amministrazioni locali". E' noto che sono una fonte di disavanzi, che finanzia i partiti (non senpre).
  In tema di federalismo, direi, invece, che la Pres. sia stata troppo "sorvolante". Quì l'alternativa è tra Stato ed Enti locali.     Non è "federalismo" quello che aumenta le imposte locali, ma non taglia (per un uguale ammontare) le imposte statali.
   Ben altro che il federalismo che "unisce".
4.- E Chi dovrebbe applicare la ricetta della Pres. Marcegaglia ?
  a) Berlusconi
ha fallito sugli obiettivi fondamentali, perfino sul federalismo. Bossi ha poco da ridere.
  Ma egli torna a riproporci la riforma fiscale e Tremonti gli osserva che "non si può fare la riforma del fisco in deficit".
  La osservazione, anzichè suscitare la nostra lode, ci irrita. OK per la tenuta dei conti pubblici. Ma Egli non ha lavorato, nei quasi otto anni al MEF, per ridurre con gradualità la spesa pubblica, e realizzare oggi le condizioni per abbassare la pressione fiscale.
  Potrebbe Berlusconi usare i prossimi due anni per recuperare …? Se vuole tentare il miracolo, la prima cosa da fare è mettere al MEF un ministro che creda in queste cose, e licenziare TREMONTI.
  b) Bersani è una alternativa valida ? Egli è politicamente sulla strada giusta, quando mira a riunire la sinistra.
  Ma, solo tre anni fa, un governo di sinistra è stato mandato a casa, a causa di certe "infamità" ( a) farsi percepire come un governo tassatore; b) essere incapace di prendere decisioni;c) essere poco affidabile in politica estera).
  Veltroni era andato alle urne da solo, al più con IDV e con i RADICALI, per sottrarsi a quelle "infamità". Ma, poi, Veltroni non ha vinto le elezioni.
  Dunque Bersani dovrà fare sia una coalizione, sia rassicurare l'elettorato circa le preoccupazioni di Veltroni (in primis la coalizione deve concordare alla unanimità la regola di decisione, al suo interno).
  c) Casini e il terzo polo ? E' una prospettiva legata al possibile disfacimento del PDL e dovremo ancora attendere.
Al momento, sarebbe già tanto se Egli convergesse con Bersani per costruire l'alternativa di governo, e rimediare alle inadempienze di Berlusconi. NL

 

BERLUSCONI   VUOLE "CAMBIARE  LA  COSTITUZIONE E  L'ARCHITETTURA ISTITUZIONALE" COL VOTO  DETERMINANTE  DEI   "RESPONSABILI"

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Pier Luigi Bersani

Berlusconi: "Magistratura eversiva"

Sì ad un accordo PDL- PD per fare la riforma della Governance
e ripristinare l'equilibrio tra i poteri forti dello Stato.
Per l'incoraggiamento, da parte dei poteri economici forti.

Se questo passaggio non funzionasse, il via del popolo
al PARTITO della NAZIONE è solo una questione di tempo

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Silvio Berlusconi

SINTESI. La magistratura appare determinata a completare  la “operazione mani pulite”, di cui si direbbe veda in Berlusconi l’ultimo sfuggito. Ma per Berlusconi: "La Magistratura è eversiva". In realtà, è questione di sbilanciamento tra potere giudiziario e potere politico, per caduta del ruolo costituzionale dei partiti..
   Nei fatti, pur dopo ben due riforme della legge elettorale, la contraddizione (nel Paese), tra Costituzione materiale e costituzione formale, ostacola il normale funzionamento della Governance dello Stato.
  In questa questione, l’unica via di uscita del nostro “uomo del fare” è la riforma, scendendo a patti col PD, il maggior partito della sinistra laica (i “vituperati comunisti”), e che contiene anche la sinistra democristiana.
  Se questo passaggio non funzionasse, il via popolare al “
Partito della Nazione” è solo una questione di tempo. Sarebbe il ritorno ad una normale routine, di governance secondo l’attuale Costituzione, ma anche la cessazione (comunque auspicabile) dell'attuale conflitto tra Costituzione formale e Costituzione materiale.

1.- Sullo straripamento della magistratura. La questione dello straripamento della magistratura, in politica, è posta da più parti, dal 1992-94, quando l'operazione "mani pulite" spazzò via un'intera generazione politica. Il medesimo straripamento è lamentato, a suo danno, da Berlusconi, quasi appendice dell'operazione "mani pulite".
  Che lo straripamento persista, anche a prescindere da B, è un fatto. Lo abbiamo visto recentemente anche in Comuni medio-grandi, sotto elezioni amministrative, con lo scattare di manette a carico di assessori uscenti, quasi ad orientare l'elettorato verso l'alternanza (poi, magari, talvolta, qualcuno verrà assolto).
   Sia chiaro, che la magistratura non opera motu proprio, ma perchè ci sono denunce, che di solito vengono da avversari politici concorrenti. E sia anche chiaro che, se lo straripamento supera determinate dimensioni, è perchè l'opinione pubblica lo sostiene. I magistrati sono, in primo luogo, l'espressione dei comuni sentimenti. Questo sentimento lo vediamo, in questi giorni, anche dentro il PDL (cos'altro signfica la recente presa di distanza della MORATTI da TASSINI, a proposito di un appello di quest'ultimo contro ... la "magistratura" ?).
    Non è, poi, un gran discorso che "chi ha avuto il sostegno degli elettori" abbia comunque il diritto di governare. Vale sempre la presunzione che "egli" già in origine fosse in pace con la legge. Ma se, poi, la presunzione risulta infondata... .
   Nè si strumentalizzi troppo il fatto dei "numeri". Nel nostro caso non si tratta di "voti maggioritari" nel paese, ma solo nel parlamento grazie al premio di maggioranza dato alla "maggiore minoranza" (30% ? );
   Concluderei per l'opportunità (e perchè non c'è altra via di uscita), che B. rispetti la magistratura, nè tuoni troppo contro la "lentezza" dei processi, se è vero che questa "lentezza" è (in parte) creata dal suo governo, in quanto nega le risorse, necessarie al normale funzionamento. Si vegga la relazione, di quest'anno, del Primo Presidente della Cassazione.

2.- Perchè il sistema politico va in tilt. I politici sono dei comuni mortali. Essi fanno politica per i problemi di "interesse generale", ma sono motivati da un "interesse personale" (un reddito, l'ambizione di stare sul moggio, tanti altri motivi legittimi, così come fa un normale imprenditore). Vi sono anche le eccezioni: santi, poeti, navigatori che lo fanno in modo disinteressato, perchè hanno qualcosa "dentro". Ma, ahimè, se il "sistema" li blocca, poco riescono a fare.
   L'azione politica dà buon frutto se opera in un quadro virtuoso competitivo, per cui i migliori sono premiati, e dunque, incoraggiati ad andare avanti; i peggiori sono ritirati.  Non sempre il meccanismo della sostituzione funziona, in primo luogo perchè il grande pubblico non è in condizioni di capirci bene e ancor meno di risolvere in modo diretto.
  Nei sistemi democratici si è inventato il meccanismo dell'alternanza tra i grandi partiti, perchè si ritiene che in generale chi ha governato per 5-10 anni abbia già dato il meglio di se, e vada sostituito.
   Quando questo meccanismo auto-salvifico si inceppa, il politico tende anzi a catturare il consenso, strumentalizzando la Pubblica Amministrazione (es. fare assumere personale, che gli assicura il voto; arricchirsi vincolando le imprese aspiranti alla concessione dei lavori pubblici, al pagamento di tangenti al partito o a se stesso).
   Tale è la situazione d'Italia, diagnosticata nei primi anni ' 90. Se questa visione è corretta, lo straripamento della magistratura è stato qualcosa che attiene agli equilibri tra i poteri costituzionali dello Stato. Ergo, il rientro nei ranghi è soggetto solo alla legge della bilancia: il potere caricato su un piattello va sotto, se quello sull'altro piattello è vuoto; e i due piattelli tornano a stare in bilancia, se il potere mancante si ricostruisce su quello vuoto.

3. Come ripristinare l'equilibrio tra i grandi poteri dello Stato. Se è vero che lo straripamento è una questione di sbilanciamento tra i grandi poteri, la soluzione del rebus sta nel riposizionamento dei partiti al loro posto, sulla base di un meccanismo virtuoso.
   Torniamo, al concetto espresso: la via è la ricostituzione del meccanismo dell'alternanza, come antidoto alla corruzione dei partiti, e con tutti i relativi nuovi accorgimenti, suggeriti dalla esperienza ( le elezioni primarie "vere" per ognuno dei partiti ..., il certificato penale in regola, la preferenza "unica" tra le candidature, ...).
   Non solo questo: l'alternanza va prefigurata per governi di legislatura, per permettere ai cittadini un giudizio con buon fondamento, e perchè i problemi di lungo termine richiedono governi di legislatura.
  Per la veriità, questo lavoro è stato avviato, con due riforme della legge elettorale, ma esso ancora non funziona:
   - per un verso c'è una Costituzione materiale, fondata su una legge ordinaria che vuole il candidato "Premier" indicato al momento delle elezioni, e per l'intera legislatura, sia pur sostenuto da una maggioranza assoluta bulgara, creata artificialmente per la coalizione di maggioranza relativa, senza qualche soglia minima;
  - per un altro verso, c'è una Costituzione formale che vuole la conservazione del Premier, durante la legislatura, solo se ha la fiducia delle Camere.
  E' essenziale sanare questo dualismo, e la strada sarebbe di adeguare la Costituzione formale a quella materiale.
   I partiti di minoranza oggi ritengono, invece, prioritaria la riforma della legge elettorale. Ma Berlusconi, il 14 dic. 2010, ha detto alla Camera: "sono disposto a discutere su tutto, fuori che sul bipolarismo". Su questo punto, io concordo con Berlusconi: in assenza della riforma costituzionale della Governance, il bipolarismo è la soluzione meno peggio, ma richiederà troppo tempo, per essere metabolizzato dal sistema politico. Per questo serve un intervento anticipatore.

4.- Per un grande accordo PDL- PD, e per l'incoraggiamento da parte dei poteri economici forti. L'eccezionalità storica dei problemi richiede un accordo tra il PDL e il PD, in quanto sono le maggiori forze politiche in campo.
   Voglio anche concedere che la Magistratura voglia capitalizzare il potere accumulato, e dunque anch'essa (non operando i meccanismi automatici bilancianti, dentro il CSM - Consiglio Superiore della Magistratura) sia incorsa nello stesso difetto dei partiti di governo della prima repubblica: strumentalizzare la funzione pubblica per auto-conservarsi.
   Pertanto, ai fini di un ricacciamento all'indietro, serve doppiamente la solidità delle grandi forze politiche.
  Giunti a questo punto, ci ricordiamo che la rivoluzione francese ci aveva insegnato che il potere politico, se non è sorretto dal potere economico-industriale, non va da nessuna parte.
  Anzi, la mancanza di una co-interessenza tra le due forze, fa cadere la politica. Scopriamo qui che Berlusconi è debole non solo per mano di magistratura, ma anche perchè non è sorretto dai poteri economici forti.
   La Confindustria spesso si lamenta: "siamo stati lasciati soli". Dentro il grande potere finanziario, ci sono segnali di presa di distanza. Chi ha seguìto il ricambio del vertice della "Generali Assicurazioni" ha motivo di pensarlo.
   Si chiariscano le posizioni e, si incoraggi apertamente la riforma costituzionale.
   Se questo passaggio non funzionasse, il via popolare al PARTITO della NAZIONE (i vari centristi ... fino a destra, anche per dissolvimento del partito di B.) sarebbe solo una questione di tempo. Sarebbe un ritorno alla Costituzione della prima repubblica ... Non sarebbe forse un grande ritorno, pur se la cessazione del conflitto attuale tra Costituzione formale e Costituzione materiale sarebbe comunque auspicabile. NL

 

Ripreso dalla CEI - Conferenza Episcopale Italiana

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Recente "prolusione" del Card. Angelo Bagnasco
al Consiglio della Conferenza dei Vescovi

Ancona 24-27 gennaio 2011 (stralcio)

"Dare voce al Paese, che chiede di essere
accompagnato con lungimiranza ed efficacia,
senza avventurismi"

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Angelo Bagnasco

http://www.chiesacattolica.it/cci2009/index.html;
http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/allegati/17596/Prolusione_24_01_2011.doc

Dalla CEI -  Conferenza Episcopale Italiana

CONSIGLIO PERMANENTE,
Ancona, 24 - 27 gennaio 2011

PROLUSIONE DEL CARDINALE PRESIDENTE
Stralcio dei parr. 5, 6, 7

                   Venerati e cari Confratelli,
                                   .........
  5. La crisi economica e finanziaria che, a partire dal 2009, ha investito in pratica il mondo intero non è finita. E che non sia esaurita lo dicono studiosi ed economisti, ma del fatto abbiamo conferma anche nella concreta vicinanza alla gente, nostra e dei nostri cari sacerdoti, ai quali indirizziamo il pensiero grato e fraterno. Non mancano germi di nuovo, segnali di ripresa e di innovazione, con esperimenti rilevanti nelle relazioni lavorative, ma persistono varie situazioni impaludate. E dentro ciascuna di esse ci sono persone e, di conseguenza, famiglie in grande allarme e in comprensibile sofferenza. Noi siamo anzitutto con loro.

   Contribuisce poi ad impensierirci ulteriormente il senso di spaesamento che perdura, non come un'atmosfera evidentemente artificiosa e momentanea, ma come stato d'animo concreto, affatto passeggero. Per questo resta sempre necessario ascoltare per meglio comprendere e opportunamente decidere. Ad esempio, la contestazione studentesca, sviluppatasi nelle settimane precedenti il Natale, è un fatto che merita una riflessione non scontata. Non si è trattato di un evento ripetitivo del passato; troppo diverse le situazioni e le condizioni.

   Certo, hanno inquietato gli innesti di violenza e di grave devastazione che si sono registrati. Si è parlato di infiltrazioni improprie, e non tutti né ovunque sono stati pronti a dissociarsi dalla violenza. Ma in ogni campo bisogna dare ascolto alle preoccupazioni reali e ai dubbi sinceri per meglio capirsi e per poter procedere con l'apporto più ampio e onesto possibile. Riconoscendo anche, come è accaduto non di rado, che l'esperienza diretta e concreta del nuovo ha riservato sorprese positive, magari non subito colte nella concitazione degli animi e degli eventi.

   Resta l'esigenza evidente, comunque, che ogni riforma richiede risorse indispensabili. La prospettiva infatti del ridimensionamento di quello che ai giovani appare come il più consistente cespite di spesa che lo Stato stanzia in loro favore, deve essere apparsa incomprensibile. Ma oltre a queste motivazioni psicologiche - di impellenza immediata - ci sono quelle lunghe, ossia la consapevolezza che essi hanno di arrivare alla ribalta in cui dovrebbe cominciare la vita adulta e autonoma, quando una serie di condizioni sono diventate sfavorevoli.
   Si dice che questa sia la prima generazione della decrescita, e la si chiama generazione inascoltata o non garantita.

   La disoccupazione giovanile è un dramma per l'intera società, e non solo per i giovani direttamente interessati.
   Stando alle statistiche, ci sono oltre due milioni di giovani tra i 15 e 34 anni che non studiano, non lavorano, né ormai cercano più un impiego. Dicono di saper già di non trovarne uno stabile e sono poco disponibili ad abbracciarne uno qualsiasi.
  La svalutazione del lavoro manuale, anche specializzato, è evidente. E questo non è un bene. Il mondo degli adulti, secondo le diverse responsabilità, è in debito nei confronti delle nuove generazioni, "in debito di futuro".
  I  giovani non vogliono certo essere accarezzati come degli eterni adolescenti, desiderano essere considerati responsabili e quindi trattati con serietà, ma chiedono di non sentirsi soli, gettati nella vita e privi di possibilità.

  6. In un documento del nostro Episcopato pubblicato trent'anni or sono e che ebbe a suo tempo una notevole accoglienza (La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, 1981), si diceva icasticamente: "Il consumismo ha fiaccato tutti" (n. 11). Ed eravamo appena agli inizi di quel processo di trasformazione che interesserà l'Italia e l'Occidente nei decenni a seguire, e troverà rappresentazione nella cosiddetta "modernità liquida" dominata da quella che alcuni hanno definito "ideologia del mercato".
   Colpisce l'efficacia di quella predizione, dove ad apparire centrato è in particolare il verbo usato: "fiaccare".

  La desertificazione valoriale ha prosciugato l'aria e rarefatto il respiro. La cultura della seduzione ha indubbiamente raffinato le aspettative ma ha soprattutto adulterato le proposte. Ha così potuto affermarsi un'idea balzana della vita, secondo cui tutto è a portata di mano, basta pretenderlo. Una sorta di ubriacatura, alle cui lusinghe ha - in realtà - ceduto una parte soltanto della società. Però il calco di quel pensiero è entrato sgomitando nella testa di molti, come un pensiero molesto che pretende ascolto. Un ascolto peraltro che diventava sempre più improbabile, considerato il nuovo clima sociale, determinato da un volano economico che senza tanti complimenti si era messo a girare all'incontrario. Noi siamo testimoni della dignità con cui la nostra gente sta normalmente reagendo alle difficoltà che si sono presentate, arrivando a configurare un andamento diverso nel passo del mondo. Sembrava che il trend della crescita dovesse tutto sommato aumentare sempre, in un movimento espansivo che avrebbe via via incluso sempre nuove fette di popolazione.

   Invece la crisi si è presentata come una sorta di drenaggio generale, obbligando un po' tutti a rivedere le proprie ambizioni. C'è una verità, forse non troppo detta, ma che la gente ha intuito abbastanza presto: si stava vivendo al di sopra delle proprie possibilità.
   Bisogna allora imprimere una moderazione complessiva dell'andamento di vita, senza dimenticare - anzi! - tutti coloro che già prima vivevano sul filo e oggi si trovano sotto.
    Con bilanci meno ambiziosi, occorre far fronte a tutte le necessità di una società moderna, per di più senza poter più contare sullo sfogo del debito pubblico che invece dovrà rientrare.
   Ma che fare se ognuno difende a spada tratta il livello di vita già acquisito? Questo è il punto in cui i problemi dei giovani vengono a coincidere con le questioni di ordine generale: bisogna infrangere l'involucro individualista e tornare a pensare con la categoria comunitaria del "noi", perché tutto va ricalibrato secondo un diverso soggetto.
  Anziché una somma di tanti "io", sicuramente legittimi e forse un po' pretenziosi, occorre insediare il plurale che abita in ogni famiglia, il plurale di cui si compone ogni società.

Nino Luciani, In margine a "avventurismi", vale dire sulla crisi costituzionale della Governance in Italia. Anche un mio consiglio personale a Berlusconi.
 
Premessa. Il Cardinale ha detto: " E' possibile che taluni sottili veleni si insinuino nelle psicologie come nelle relazioni, e in tal modo - Dio non voglia! - si affermino modelli mentali e di comportamento radicalmente faziosi.
  "Forse che questo non sarebbe un attentato grave alla coesione sociale?... È necessario fermarsi in tempo - tutti - ..., dando ascolto alla voce del Paese che chiede di essere accompagnato con lungimiranza ed efficacia senza avventurismi, a cominciare dal fronte dell'etica della vita, della famiglia, della solidarietà e del lavoro"
.

1.- Secondo me, il punto focale è aggiornare la Costituzione.
La detta "possibilità", ventilata dal Cardinale ha forse un suo fondamento, e tuttavia per una governabilità "senza aventurismi", il punto focale è partire dalla consapevolezza che la Costituzione della Repubblica ha prefigurato il solco entro cui anche i veleni, nelle relazioni sociali, possono stare legittimamente. Infatti, se è rispettata la Costituzione, i veleni stanno in bottiglia, e non arrivano a uccidere il sistema politico.
    In questa fase storica, il governo eletto è quello di Berlusconi, ma tutti i giorni l'opposizione lo invita ad andare a casa.
  E altrettanto faceva Berlusconi, tre anni fa, nei confronti del governo Prodi, e anzi tramava, ai limiti dell'eversione, per attirare senatori a tradire la sua "maggioranza".
    Questo non depone bene per l'Opposizione.
   Soprattutto si nota un accanimento sulla persona, mentre servirebbero proposte sulle cose che il cardinale indica, per tutti, come prioritarie:
"etica, famiglia, solidarietà, lavoro".

2.- Dove aggiornare la Costituzione.
Il motivo, per cui i veleni non stanno in bottiglia, è dovuto al fatto che la classe politica è, oggi, molto eterogenea, in confronto ai tempi della DC e del PSI, del PCI.  Allora, si arrivava in parlamento solo venendo dai "partiti", nei quali (art.49 della Costituzione) "i cittadini si associavano ... per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale" e i partiti avevano delle vere e proprie scuole. Di conseguenza c'era anche un maggior senso delle istituzioni e dello Stato
  Oggi, invece, il parlamento è "anche" un porto di mare, dove arrivano "gabellieri" (nel senso del vangelo), imprese partito-familiari, anche delinquenti ..., per vendere il voto, in cambio di un buono stipendio e dell'immunità parlamentare.
  In questa mutata situazione, buon senso vorrebbe che il PDL e il PD (i due maggiori partiti antagonisti) si mettessero intorno a un tavolo per riformare il sistema della Governance, in modo che anche in Italia accada (come negli USA, in Francia, in Germania,...) che "chiunque sia eletto" (possibilmente col certificato penale in regola) possa attuare il programma con il tempo necessario (appunto 5 anni), e sia pienamente responsabilizzato a fine legislatura, sulle cose che ha fatto.
   Ritengo che non sia prova di senso delle istituzioni chiedere ogni giorno le dimissioni del Presidente del Consiglio, pur se:
  1) solo due mesi fa, le Camere hanno confermato la fiducia;
  2) non c'e' una sentenza della magistratura che lo dichiari decaduto dai pubblici uffici.
   Ritengo anche inqualificabile che la TV pubblica amplifichi la richiesta. E' come spargere calunnie, senza mai piu' ripescarle in toto.
   E ritengo non sia prova di senso delle istituzioni il fatto che Procuratori della Repubblica colloquino con la stampa circa lo stato delle loro indagini. Un "vero" funzionario dello Stato si esprime solo nelle forme e riti previsti dalla legge.
 
3.- Adesso parliamo di Berlusconi.
La Costituzione italiana è tra le più sagge tra le Costituzioni al mondo. Soprattutto i Padri Costituenti sapevano che, per il carattere latino, un italiano che abbia potere, cambia natura e vuole fare il dittatore.
  Lo vediamo adesso anche da piccole cose: uno, appena diventato ministro, si mette a fumare il sigaro cubano e fa sfoggio di superiorità. Potrei fare i nomi di miei comuni amici, e che ho perso per sempre, dopo che sono divenuti ministri.
  Lo vediamo dalle insofferenze (anzi dal discredito) di Berlusconi verso la Carta Costituzionale.
   Perchè lui dice che i giudici della Corte Costituzionale sono contro di lui perchè sono "comunisti" ? Questo è veramente troppo.
  Come possono, i cittadini pensanti, stare tranquilli se hanno un Presidente del Consiglio che disprezza la Costituzione e i giudici costituzionali ?

4.- Andiamo oltre: Berlusconi lasci il governo e si dedichi al suo partito.
Lui ha una certa età, e certi by pass al cuore ...
   L'opera storicamente più importante che è riuscito a fare, entrando in politica, è stata di dare continuità alla Democrazia Cristiana e al PSI, vale dire riempire (al centro) un vuoto di potere pericolissimo per l'Italia, e anche realizzare il "bipolarismo", che è la via più prossima (pur se insufficiente) per la governabilità (in assenza della elezione diretta del Premier).
   Di ciò tenuto conto, egli dovrebbe pensare seriamente a stabilizzare questa importante via che ha dato all'Italia.
  E' chiaro (almeno a me) che, in caso di caduta politica traumatica, tutto il suo impianto andrà in fumo, e Forza Italia si scioglierà e i suoi amici andranno in diaspora..
  Domando se Berlusconi ha mai pensato seriamente alla sua creatura.
  Per questo, se Berlusconi lasciasse il Governo e si dedicasse al Partito (aprendo fin da adesso ad un successore, se ce l'ha...), farebbe bene alla Italia perchè darebbe un futuro alla sua creatura (Forza Italia) e forse renderebbe possibile subito un governo di grande coalizione (PDL+PD) per le riforme costituzionali.         Nino Luciani

  
    Non sarà un'operazione facile, ma occorrerà convertire una parte di ciò che eravamo abituati a considerare nella nostra esclusiva disponibilità, e metterlo nella disponibilità di tutti. E naturalmente chi nel frattempo aveva accumulato di più, qualcosa di più ora deve mettere a disposizione. Quando un anno e mezzo fa cercavamo di trovare il senso di ciò che la crisi poteva richiedere, si parlò ad un certo punto di una necessaria conversione degli stili di vita. Ora ci siamo arrivati. C'è un'alfabetizzazione etica su questa nuova stagione che occorre saper alimentare anche al livello dei nostri gruppi, delle nostre associazioni, dei nostri movimenti.
   Se una parte di reddito va ridistribuita per poter corrispondere alle essenziali attese delle ultime generazioni, che diversamente rimarrebbero sul lastrico, ecco che c'è un lavoro di rimotivazione da compiere per dare un orizzonte convincente alla dose di sacrifici che bisogna affrontare.
   Si torna qui alla sfida educativa che ci siamo prefissi.

   Nella mentalità più diffusa, la sofferenza è l'ambito oscuro della vita che è meglio mettere tra parentesi, e da cui in ogni caso è necessario preservare i più giovani. Ma questo, pur scaturito dalle migliori intenzioni, è l'autoinganno più fatale che si sia indotto nei figli, nei nipoti, nei discepoli.
   Tentando di preservarli dalle difficoltà e dalle durezze dell'esistenza, si rischia di far crescere persone fragili, poco realiste e poco generose.
  Se a questo si aggiunge una rappresentazione fasulla dell'esistenza, volta a perseguire un successo basato sull'artificiosità, la scalata furba, il guadagno facile, l'ostentazione e il mercimonio di sé, ecco che il disastro antropologico in qualche modo si compie a danno soprattutto di chi è in formazione. "Non esiste una vita senza sacrificio", ammoniva il Papa parlando proprio ai giovani (Omelia nella Domenica delle Palme, 5 aprile 2010), non si può diventare liberi da sé "senza osare il grande Sì" (ib). E poi spiegava : "Se getto uno sguardo retrospettivo sulla mia vita personale, devo dire che proprio i momenti in cui ho detto "sì" ad una rinuncia sono stati momenti grandi ed importanti della mia vita" (ib).

  Anche la crescente allergia che si registra nei confronti dell'evasione fiscale è un segnale positivo, che va assecondato. Adesso più che mai è il momento di pagare tutti nella giusta misura le tasse che la comunità impone, a fronte dei servizi che si ricevono. Bisogna snellire e semplificare, ma nessuno è moralmente autorizzato ad autodecretarsi il livello fiscale. Chi fa il furbo non va ammirato né emulato. Il settimo comandamento, "Non rubare", resiste con tutta la sua intrinseca perentorietà anche in una prospettiva sociale.

   7. L'intelligenza collettiva ha il dovere di riscattare l'istituto familiare dalle visioni ristrette e impacciate in cui è stato relegato. I riconoscimenti che nell'ultimo periodo sono giunti da istituzioni insospettabili alla famiglia italiana quale soggetto-baluardo della finanza nazionale e salvadanaio in grado di riequilibrare la finanza pubblica agli occhi delle autorità europee, acquistano oggi il valore di una riabilitazione culturale della famiglia stessa dinanzi a quei grandi poteri da cui è stata spesso ignorata.

  Conviene appena ricordare che tale esito non nasce in modo accidentale, ma è il risultato paziente dell'antropologia di riferimento della nostra cultura, per la quale da sempre noi viviamo anzitutto in una società di famiglie.
   Questa è la campata sotto la quale l'Italia vive, avendo ? sotto il profilo sociologico ? una connotazione sua propria, la quale ha ripercussioni decisive a livello educativo, nel contenimento dei disagi giovanili, nella resa scolastica, nelle strategie di prevenzione sociale, nel recupero dalle dipendenze, nella comunicazione intergenerazionale.

   Va da sé che una ricognizione lucida della condizione nazionale deve portare il Paese a darsi una politica familiare preveggente, che mantenga la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, e aperta alla vita, quale base per rilanciare il Paese, e rilanciarlo sul proprio caratteristico equilibrio esistenziale, dunque senza ossessivi cedimenti alla struttura del "soggetto singolare".

    Le risultanze della Conferenza nazionale sulla Famiglia, svoltasi di recente a Milano, vanno indubbiamente in questa direzione e meritano - sia per il versante culturale sia per il versante politico-fiscale - la pronta considerazione delle forze politiche.
   L'individuazione del "fattore famiglia" come criterio ad oggi più evoluto, in quanto più equilibrato rispetto ad ipotesi precedenti, suggerisce che l'auspicata, urgente riforma del fisco dispone già di un elemento centrale di grande convergenza. Diremo anche noi con Benedetto XVI che tutto ciò che si fa per sostenere il matrimonio e la famiglia accresce la grandezza dell'uomo, rafforzando nel contempo la società.
   Come ho già più volte auspicato, bisogna che il nostro Paese superi, in modo rapido e definitivo, la convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre più minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione politica e istituzionale, per la quale i poteri non solo si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli, in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni.

   Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci - veri o presunti - di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l'ingente mole di strumenti di indagine.

  In tale modo, passando da una situazione abnorme all'altra, è l'equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l'immagine generale del Paese. La collettività, infatti, guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale. La vita di una democrazia - sappiamo - si compone di delicati e necessari equilibri, poggia sulla capacità da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie prerogative. "Muoversi secondo una prospettiva di responsabilità ? ammoniva il Papa in occasione dell'ultima Settimana Sociale ? comporta la disponibilità ad uscire dalla ricerca del proprio interesse esclusivo per perseguire insieme il bene del Paese" (Benedetto XVI, Messaggio alla 46a Settimana Sociale dei cattolici italiani, 12 ottobre 2010).

   Come ho già avuto modo di dire, "chiunque accetta di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell'onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda (cfr art. 54)" (Prolusione al Consiglio Permanente, 21-24 settembre 2009, n. 8). Dalla situazione presente - comunque si chiariranno le cose - nessuno ricaverà realmente motivo per rallegrarsi, né per ritenersi vincitore. Troppi oggi - seppur ciascuno a modo suo - contribuiscono al turbamento generale, a una certa confusione, a un clima di reciproca delegittimazione. E questo - facile a prevedersi - potrebbe lasciare nell'animo collettivo segni anche profondi, se non vere e proprie ferite.

  La comunità nazionale ha indubbiamente una propria robustezza e non si lascia facilmente incantare né distrarre dai propri compiti quotidiani. Tuttavia, è possibile che taluni sottili veleni si insinuino nelle psicologie come nelle relazioni, e in tal modo - Dio non voglia! - si affermino modelli mentali e di comportamento radicalmente faziosi.
  Forse che questo non sarebbe un attentato grave alla coesione sociale? E quale futuro comune potrà risultare, se il terreno in cui il Paese vive rimanesse inquinato?
   È necessario fermarsi - tutti - in tempo, fare chiarezza in modo sollecito e pacato, e nelle sedi appropriate, dando ascolto alla voce del Paese che chiede di essere accompagnato con lungimiranza ed efficacia senza avventurismi, a cominciare dal fronte dell'etica della vita, della famiglia, della solidarietà e del lavoro.
.........
........"

 


CRISI DI GOVERNO

bersani.jpg (9725 byte)

PierLuigi Bersani

Dopo il voto di fiducia del 14 dicembre 2010:

Il governo Berlusconi in atterraggio morbido,
in attesa del PARTITO DELLA NAZIONE

Ma per adesso e per i prossimi due anni
serve  la
"GRANDE COALIZIONE" PDL +  PD

berlusconi-papa.jpg (4834 byte)Silvio Berusconi


 
N. Luciani
, Per la "grande coalizione", per fare la riforma della Governance. Poi, verrà chi verrà ...

1.- Il problema sempre quello: la debolezza di Governance dello Stato.  La prima ragione per considerare finita la stagione di questo Governo Berlusconi sta nei numeri: è un Governo da "3 voti" di maggioranza. Ma da qui a dedurre che è nell'interesse del paese andare alle elezioni anticipate, corre molta acqua.
   La seconda ragione è che anche Prodi soffrì della stessa malattia: solo "3 voti" di maggioranza e dunque c'è in giro da anni una malattia infettiva, la debolezza strutturale di Governance, a cui sarà soggetto anche in futuro chiunque vincerà le nuove elezioni.
   Mi parrebbe evidente, di conseguenza, che il voto della Camera vada interpretato come un atterraggio morbido al Governo Berlusconi, in attesa delle elezioni, le quali però hanno un senso compiuto solo dopo aver corretto le regole, in modo da porre fine a questa malattia costituzionale, a parte considerazioni sui danni all'Italia, da anni allo stesso punto di partenza, per i propri problemi economici e sociali.
   Lo strumento per farlo è solo una "grande coalizione PDL+PD ", presieduta da "uno" del PDL . Andrebbe anche bene un monocolore PDL, con appoggio esterno PD.
  Berlusconi, quale Presidente del PDL, rompa la righe e metta ognuno di fronte alle proprie responsabilità. Un NO sarebbe sarebbe solo una "squalifica" per chi glielo oppone, e sicuramente non un demerito per lui.
  Sia chiaro che si tratterebbe solo di una soluzione ponte, però fondamentale per incidere su questa malattia.

2.- Bipolarismo riveduto e corretto, o nuova Governance ? Mi parrebbe che la partenza, per qualunque idea costruttiva, siano le parole del Premier BERLUSCONI, alla Camera il 14 dicembre 2010, per la fiducia. Berlusconi ha detto:"Sono disposto a trattare su qualunque cosa ... ( programma, composizione del governo, di tutto ...), ma non "sul bipolarismo".
    Invece, dall'altra parte (diciamo tutti, meno la Lega), la priorità assoluta è stata la "riforma della legge elettorale", in funzione "anti-bipolarismo".
   Ma il parlamento ha detto NO e allora bisogna fermarsi, e anzi capire la follia di questa idea ..., e invece la saggezza delle parole di Berlusconi.
   E se questo non viene capito dagli "altri", è meglio un governo che non faccia nulla e lasci al paese reale di andare avanti in modo spontaneo con le proprie forze, che il ritorno al caos finale della Prima Repubblica.
  a) una "nuova Governance", in altermativa al bipolarismo ? La legge elettorale attuale, con premio di maggioranza alla coalizione, non è un tabù, ma al momento il "bipolarismo" è la via meno peggio per la governabilità, visto che un referendum bocciò, a suo tempo, la riforma costituzionale del secondo governo Berlusconi, che prevedeva l'elezione diretta popolare del Premier; e visto che un referendum più recente ha bocciato il dispositivo che apriva al "bipartitismo" (dando il premio di maggioranza al partito di maggioranza relativa).
   Ma, in alternativa, una via di uscita potrebbe fare eleggere il Premier, dal parlamento, per un tempo prefissato di legislatura (in modo analogo a come avviene per il capo dello Stato) e prevedere la possibilità della sfiducia con maggioranza qualificata.
   E se anche questa strada è sbarrata, il bipolarismo non si dovrebbe toccare, e se lo vuole solo Berlusconi..., ben venga Berlusconi (a parte questioni di altra natura, che addolorano tutti).
   Beninteso, si può anche pensare di migliorare il "bipolarismo" non disdegnando "mezzucci", purchè in quel senso, e per esempio disporre che non sia ammessa la formazione di gruppi parlamentari con meno del 30% dei membri della camera di appartenenza, e che il finanziamento pubblico sia dato ai partiti solo attraverso un gruppo parlamentare.

 3.- In attesa del Partito della Nazione. Il bipolarismo è debole perchè l'Italia rimane un Paese dei campanili. Servirebbe uno sforzo verso la coesione delle idee storicamente portanti, e verso regole di decisioni più moderne.
   Sul primo punto (coesione delle idee), non può non riconoscere che (pur tra tanti distinguo, da campanile), ci siano in Italia due grandi filoni storici: uno è quello di centro-sinistra (che raccoglie comunisti, socialisti, liberal-sociali, minoranze cattoliche), e l'altro è di centro destra (che raccoglie il grosso dei cattolici, il grosso dei liberali, liberisti conservatori).
   Del primo gruppo, l'idea che l'unisce è quella della moralità sociale e della laicità e a-moralità dello Stato. C'è anche tutto il resto, ma più o meno in ombra.
   Del secondo gruppo, l'idea che l'unifica è quello della iniziativa privata e della libertà, non avulse dall'etica e dalla religione (soprattutto cattolica).
   Rispetto alla possibilità di due grandi aggregazioni (una di centro sinistra e una di centro destra), ci troviamo tuttora in una fase di transizione, che si sarebbe già concluso se non ci fosse stato il flop del Governo di centro-sinistra di PRODI, e che ha improvvisamente riaperto uno spazio al Berlusconismo, già allora, avviato al suo termine.
  Ma pur con questa prolunga, è solo una questione di tempo perchè il collante del PDL è l'interesse privato e aziendalistico, non certo una formazione di base etico-morale riferibile ai grandi filoni etico-sociali (a parte, persone singole ad esso approdate). Dunque, venuto meno Berlusconi, il PDL è destinato ad una rapida dissoluzione, a meno che spunti subito un successore, ed Egli riesca a reggere il PDL (fronte giudiziario permettendo). In ogni caso, diviene di interesse per l'Italia la prospettiva dell'annunciato partito della nazione, anche perchè fatto di partiti provenienti da partiti radicati nella tradizione italiana.
  Ma andiamo per gradi.
  Perchè il Partito della nazione ? Perchè ha l'UDC e l'ex-AN sono eredi naturali, anche di idee, del PDL. Ma non è detto che abbia successo. I fattori determinanti saranno soprattutto tre:

   a) il primo è il peso che l'etica economica e religiosa potrà avere come collante, ciò che manca al  PDL ;
   b) il secondo è il peso che in esso potrà avere la regola decisionale del Partito, dato per scontata la libertà di espressione dei suoi membri (cosa che nel PDL, comunque, è parsa non esserci). Sono convinto che in questa area non ci siano i contrasti economici e di coscienza esistenziali che hanno straziato la "sinistra" dentro il Governo Prodi.
   Tuttavia i suoi componenti vengono da esperienze politiche molto diverse e dunque i dubbi sono fondati.

4.- E in attesa di cos'altro ? Un pensiero al PD per le prossime elezioni. Il ruolo del PdN sarà sicuramente determinante per far perdere il PDL, perchè toglierà voti da quella parte, e non è detto che non vinca le elezioni se l'elettorato centrista cattolico punterà i piedi, considerandolo sostituto adeguato del PDL.
   Ma resta in piedi l'incognita PD. Se l'elettorato farà in tempo a dimenticarsi il flop di Prodi e diventerà più attento sul fronte fiscale, non è escluso che (grazie al successo del PdN nell'erodere voti sul PdL) non si ritrovi partito di maggioranza relativa e vinca le elezioni. E, inoltre, anche il PD deve convincere di essere capace di prendere decisioni.  NL.  

 

In coda alla Convention di  Perugia (Bastia Umbra) il 6-7 nov. 2010

La CRISI DI GOVERNO e 
la VICENDA "popolare" di FINI a Perugia   (Basta Umbra)
Adesso sopravvengono le manifestazioni degli studenti universitari
a spingere per accelerare la fine del Berlusconismo in politica

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La vicenda di FINI a Perugia
(tutto pieno, all'interno di
un edificio immenso e, più, all'esterno)
: quella di trovarsi
circondato da quella folla di élite medio-alta, anche socialista,
che si risveglia in determinati momenti della storia d'Ialia

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PierLuigi Bersani


BERSANI assecondi, senza strumentalizzazioni,
quanti vogliono portare a termine
la legislatura, meglio se con una "grande
coalizione" su un  "programma obbligato".

Bossi partecipi, guardando avanti ...
I rapporti umani sono importanti...
ma la vita è breve e non c'è più tempo.

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Umberto Bossi


                               A FINI la candidatura a Premier ?
                    Dipende dal peso che i partiti danno al fatto che:                                     
*

- FINI è determinante per la revoca della fiducia della Camera a Berlusconi;
- FINI è stato il cofondatore del PDL, partito che ha vinto le elezioni e viene secondo in graduatoria, dopo B. ;
- FINI  può attrarre l'elettorato-bene del PDL.

                                Il programma "obbligato" :
1) risolvere la crisi economica con azioni più forti e chiare, che richiedono anche il sacrificio delle
    classi di reddito medio-alte, oggi impossibile a Berlusconi perchè sono il suo elettorato ;
2) fare le riforme costituzionali della Governance dello Stato e del Senato federale ;
3) modificare la legge elettorale ( proporzionale con sbarramento, "un" voto di preferenza );
4) completare il federalismo fiscale ;
5) continuare nel migliorare la sicurezza dei cittadini, nel mondo globale .

 
N. Luciani
, Nessuna demonizzazione di Berlusconi, ma bisogna guardare al futuro.  Il
  solo governo  per obiettivi  costituzionali è una "grande coalizione"  PDL+PD+FLI+Lega+...

1.- In questa fase storica dell'Italia. In questa fase, c'è un "programma obbligato" del governo, se è vero che potè
  cadere PRODI con pochi voti di margine, così come può cadere BERLUSCONI, con molti voti di margine.
   Il programma obbligato è:
- la a riforma costituzionale della Governance per "governi di legislatura";
- il connesso sistema elettorale (ma solo dopo ..) perche' chi è eletto non sia, con la stessa facilità. un professore
   universitario o un commerciante sia pur intelligentissimo, ma senza una preparazione politica di base;
- la continuazione del programma per la crisi economica, anzi una azione più determinata, che Berlusconi non può
  o non vuol fare, perchè si dovrebbe chiedere sacrifici ai ceti sociali, che sono il suo elettorato
   Chi il nuovo  capo del governo ? In via teorica, potrebbe essere uno qualsiasi, tra i segretari dei partiti che ci stanno, ma FINI ha titoli validi per alcune ragioni:
  - FINI è il solo che, in questa fase, puo' determinare la revoca della fiducia della camera, a Berlusconi;
  - FINI è stato il cofondatore del PDL, partito che ha vinto le eleazioni e quindi, dopo Berlusconi, viene lui in graduatoria.

    Per la rilevanza del "programma obbligato", sono essenziali le forze storiche d'Italia (cattolici, laici, socialisti), e quelle (pur se di formazione politica recente) direttamente collegate alle antiche tradizioni comunali, a parte che la Lega Nord è l'altro partito che ha vinto le elezioni e chiede la riforma federale dello Stato.
   La Lega, a sua volta, deve capire che, a causa della differente capacità contributiva delle varie regioni del Paese,
diverrà temporaneamente più importante il ruolo equilibratore dell Stato centrale tra i vari enti locali e quello per lo sviluppo economico del Mezzogiorno.
    Sul ruolo di CASINI, e degli altri, ben vengano, se condividono il programma, ma senza troppi bisantinismi. Casini, meno degli altri perchè, avendo lui avuto a suo tempo la possibilita' di salvare PRODI (sostituendo i 3 voti di Mastella,
con i suoi 40 voti in Senato) non lo ha fatto. Se lo avesse fatto, ci avrebbe evitato un governo tragi-comico (quello di Berlusconi, per le sue infinite palle al piede giudiziarie - ahimè mi dispiace) e avrebbe posto le basi per la rinascita della DC (Democrazia Cristiana, rinnovata moralmente e generazionalmente) e forse per la propria candidatura a Premier,
nella successiva legislatura. Ma ha buttato via il bambino con le sue mani e da lì ho capito che Casini non è un leader.

   2.- Basta con una democrazia con "investiture" in Italia !  Rimembrando, da Gregorio VII a Enrico IV, da Fini a Berlusconi.  Narra la storia che, l'imperatore germanico Enrico IV, essendo stato scomunicato da papa Gregorio VII, ed essendo conseguentemente stato dichiarato decaduto dai feudatari tedeschi, si recò a Canossa (1077), dove era il papa, "protetto" dalla marchesa Matilde. Per tre giorni, narra la storia, (il castello circondato di neve) l'imperatore implorò pentito, a piedi scalzi, il perdono del papa. Il perdono sembrava non arrivare mai, finchè... arrivò.
  Il motivo dello scomunica erano le investiture dei Vescovi. L'imperatore voleva essere lui a proporre al papa i Vescovi da nominare, mentre il papa la pensava ben diversamente. Alla fine, Enrico IV, per ottenere il perdono del papa e il reincarico a imperatore, si dichiarò pentito e promise di rinunciare alle investiture dei Vescovi.
  Ma, poi, narra la storia, una volta ristabilito nei poteri, egli piombò in Germania, sottomise i feudatari e fu di nuovo in Italia per muovere guerra al grande papa, fino a circondarlo prigioniero a Castel S.Angelo e nominare papa un "antipapa".
  Di tutto questo mi sono ricordato, non per assimilare FINI a GREGORIO VII, ne' BERLUSCONI ad ENRICO IV,  ma per certe analogie che funzionano sempre.

   E' un fatto che da anni abbiamo una Democrazia usurpata, perchè:
  1) ci sono anche noi delle INVESTITURE tutt'altro che papali in Parlamento; e ai Parlamentari è chiesto solo di dire SI' al governo, sotto forma di questione di fiducia e di minaccia di perdere il posto (o con elezioni anticipate, e mancata riproposizione della candidatura);
  2) la legge dà la "maggioranza assoluta" alla coalizione di "maggioranza relativa", pur se solo col  30%, e questa è una anomalia che si spiega solo con la perdita di ogni pudore antidemocratico. Basti pensare allo scandalo che fu menato contro De Gasperi, quando ottenne una legge elettorale che dava un premio di maggioranza al partito maggiore, purchè fosse già maggioritario di suo (50%+1 dei voti).
 
  3.- Facciamo un passo indietro: la vicenda di Fini a Perugia (Bastia Umbra). La grande stampa ha raccontato che Fini, a Perugia, ha inviato un ultimatum a Berlusconi: "Dimettiti, perchè sei entrato in un vicolo cieco". Non solo questo( segue una mia sintesi libera):
a) hai tradito il Sud, perchè sei prigioniero di Bossi. Voglio anch'io il federalismo, ma con un occhio speciale alle aree
   a bassa capacità contributiva;
b) il tuo programma economico è di conservazione della ricchezza per chi ce l'ha. Va bene la salvaguardia del bilancio
    dello Stato, ma dentro il bilancio occorre fare delle scelte guardando al futuro. Tu demolisci lo Stato sociale. Non
     vedi le istanze dei giovani che chiedono spazio. Non ti accorgi dei troppi che non hanno il primum vivere: Sei troppo
     duro con gli immigrati;
f)  la tua moralità, quale "appare", non è apposto (poi, in privato, sono fatti tuoi). Hai danneggiato l'immagine dell'Italia.

  Per me la vicenda di Fini, a Perugia, è stata soprattutto un'altra cosa.
  FINI
ha molto faticato per pronunciare la fatidica frase "Dimettiti". L'ha fatto alla fine di un discorso estenuante (un'ora e mezza, elencando i lati positivi e negativi del governo Berlusconi) sicchè, alla fine, sui volti del pubblico quasi si leggeva la delusione.   E invece, alla fine quella parola è venuta.
 .Quel pubblico era un popolo oceanico, venuto da ogni parte di Italia. Era l'Italia laica, cattolica, patriottica, e anche socialista (anche del PDL, di cui palesava la crisi interna). Molti del Sud. Non avevo mai visto tanto popolo, dai tempi di Mario Segni a Firenze, tanti anni fa: quello stesso tipo di popolo.
   In sintesi, direi che la vicenda di Fini è stata di essersi trovato circondato da quella élite medio-alta del nostro Paese, che si risveglia in determinati momenti della storia d'Ialia, da lui stesso prefigurata o, forse, in cui era venuto a trovarsi (un po'  inconsapevolmente), che vedeva in lui una guida per la rinascita democratica delle istituzioni democratiche.
  
A  sostegno, adesso sopravvengono le manifestazioni degli studenti universitari.
  
   3. La "Ruota" di FINI.  La "Ruota" di Fini è l'Italia matura per alcuni aggiornamenti della Costituzione che vada nel verso di dare risposte efficaci ai problemi annosi della Governance dello Stato (dopo quelli, risolti degli enti locali), per:
  - Governi di legislatura;
  - una rappresentanza parlamentare della Italia "unitaria" e "federalista";
  - una legge elettorale proporzionale, con sbarramento significativo, così di dare rappresentatività, ma non
     polverizzazione del parlamento, ma anche certe modalità di garanzia della scelta delle persone migliori, per
     professione e moralità, da incaricare per la politica.
  
     Tornando alla scelta delle persone, mi parrebbe fondamentale che le persone abbiano il certificato penale pulito e che
  ne siano resi pubblici titoli professionali e le esperienze. Sono per il voto di preferenza, ma "un solo voto".
   Per le carica di Presidente del Consiglio, auspicherei che ci sia l'elezione diretta, ma di candidati che abbiano
preventivamene ottenuto un determinato consenso popolare in almeno tre regioni.
  Per il Parlamento auspicherei una Camera a elezione universale, e un Senato delle regioni. Nino Luciani

L' IMPERATORE ENRICO IV  penitente  davanti al papa GREGORIO VII  a Canossa, 1077
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Monito di una vicenda conclusa con un grande errore di Gregorio VII, e da non ripetere

 


EDIZIONI PRECEDENTI

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Gianfranco Fini

Nino Luciani, Dopo Fini (a Mirabello) ..., "il re è nudo", come già Prodi dopo Mastella,
ed il bipartitismo è risultato un artificio.
Ciò ripropone in Italia la attualità della
riforma della Governance dello Stato.


Per la "grande coalizione" (Monocolore PDL, con appoggio esterno PD) per fare la riforma della Governance dello Stato, perchè anche l'Italia abbia governi di legislatura !
Fatto questo, si potrà parlare
di riforma della legge elettorale

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Silvio Berlusconi

N.Luciani, Le ragioni per continuare la legislatura, ma con un'altra rotta: riforma della governance dello Stato e della legge elettorale, continuità della politica congiunturale. Perchè la "grande coalizione" PDL+PD

1.- Le ragioni per "non fare" le elezioni. Ci sono almeno tre buone ragioni per fare subito un nuovo governo:
- la prima è la continuità della politica congiunturale, perchè la "crisi economica" non può aspettare;
- la seconda è fare le essenziali riforme costituzionali perchè anche l’Italia abbia "governi di legislatura";
- la terza è che le eventuali elezioni sarebbero "devianti", perchè finirebbero per essere poste come un plebiscito pro o contro Berlusconi, anzichè essere incentrate sui problemi aperti.

a) La prima ragione è l’esigenza di aumentare gli interventi di politica congiunturale, anche tenuto conto che il saldo passivo della bilancia dei pagamenti internazionali concorre a determinare una diminuzione della liquidità del sistema economic. La via maestra è puntare a ricostituire il circuito del flusso del reddito creando domanda "effettiva" (vale dire, accompagnata da potere di acquisto). In questa fase, le soluzioni appropriate sono:
a) lo Stato paghi i propri fornitori;
b) in via temporanea, "sgravi fiscali" a favore dei redditi medio-bassi (perchè con relativa alta propensione al consumo), e recupero del mancato gettito fiscale con "aggravi fiscali" sui redditi medio-alti (perchè con relativa bassa propensione al consumo). Le recenti statistiche, del risparmio impiegato in beni rifugio, avvalorano queste indicazioni di soluzione.

b) La seconda ragione è fare la riforma della Governance dello Stato. Essa viene dai motivi della crisi, che è la "defezione di una "costola" della maggioranza", ma che è la stessa cosa già avvenuta per Prodi, e che ben conosciamo annosamente. Pertanto sarebbe dovere di tutti, e primariamente dei partiti eredi dell’arco costituzionale, fare la riforma della Governance. Dopo Fini (Mirabello), il "re è nudo" irrimediabilmentte ed il "bipartitismo per l'Italia" è risultato un artificio (ahimè)..
Si può essere a favore o contro il governo. Ma il punto non è questo, bensì che, una volta che le libere elezioni diano vita ad un governo, questo deve avere il tempo per applicare il programma, compresi i punti che richiedono anni per essere avviati (le privatizzazioni, le infrastrutture come ponti, strade, ...).

c) La terza ragione è che le eventuali elezioni finirebbero per essere un plebiscito pro o contro Berlusconi, novello Napoleone III, e questo sarebbe il massimo della "deviazione" rispetto ai problemi. C'è, poi, che anche il prossimo potrà tornare a cadere, in seguito a nuove defezioni. E c'è che Berlusconi perderebbe le elezioni, perchè :
-  non è mai successo che "uno" vinca contro "tutti" ma, caso mai, solo se riesce a dividere la controparte (gli "Orazi e Curiazi" restano emblematici);
- Nel caso di Berlusconi ( come già nel caso di Prodi), il problema non è solo questione di numeri. Prodi cadde perché già era classificato, nel Paese, come "governo tassatore" che spaventò il ceto medio (sia pur mascherato come "lotta all’evasione fiscale"). Ce lo ricorda questa canzone:
http://www.youtube.com/watch?v=DReqqnN9Mz0&feature=related.
- Berlusconi è annosamente deludente sul piano programmatico. Restano, infatti, elusi i punti fondamentali del suo programma di abbattere la fiscalità, come conseguenza di meno Stato e più mercato. E', però, una responsabilità che va condivisa con TREMONTI, anzi quasi tutta di Tremonti. Questi rilievi non fanno venire meno la qualifica del suo governo come di "governo del fare" … (la "monnezza di Napoli" fu un problema enorme …);
- il suo elettorato è stanco di non vedere un termine al tempo che Berlusconi dedica a difendersi dalla magistratura, trascurando di conseguenza il programma. Lo smarcamento di Fini è anche questo.

2. - Quale Governance? Alcuni anni fa, ho fatto un "Comitato per la nuova legge elettorale", e fui ricevuto dal Governo (SottoSegretario Paolo Naccarato, del Governo Prodi). Clicca su: http://www.impegnopoliticocattolici.bo.it/ . La ratio era che la legge elettorale si poteva cambiare solo dopo avere riformato la Governance dello Stato. Il motivo è che non si può buttare via anche quel poco di stabilità dei governi, dataci dalla legge vigente, senza aver (prima) trovato di meglio.
Il progetto avanzato dal Comitato va, dunque, nel senso di cambiare la legge elettorale, ma dopo aver riformato la Governance dello Stato.

a) Riforma della Governance. La soluzione proposta è il Semi-Presidenzialismo, vale dire un Premier eletto dal popolo (o anche dal parlamento, però per l'intera legilatura), rieleggibile una seconda volta, e che convive col Presidente della Repubblica per la controfirma degli atti, sotto il profilo di costituzionalità.
La proposta ha avuto critiche dagli anziani, perchè temevano che un Premier forte possa approfittare per fare una nuova dittatura in Italia.
Per tenere conto della osservazione, gli argomenti sono tantissimi. Quello più a portata di mano è il ruolo del federalismo regionale come potere bilanciante il maggior potere centrale. Infatti, il federalismo di Bossi va nel senso di diminuire il potere centrale. Ma c'è anche chi non ama un federalismo che divide. In questo senso con un Premier più forte,  in associazione ad un maggiore potere locale, si ha rispettivamente un antidoto contro la disgregrazione dello Stato e un antidoto contro la dittatura.

b) Legge elettorale. La legge elettorale proposta è per una rappresentanza proporzionale del parlamento, con sbarramento del 2%, ma col vincolo che la costituzione dei gruppi parlamentari sia ammessa solo se il gruppo ha almeno il 10-15% dei membri della camera di appartenenza.
Vorrei chiarire che questo vincolo, circa la possibilità di formazione dei gruppi parlamentari, è in alernativa a sbarramenti alti (10% ?), che possono mortificare la possibilittà di successo di idee nuove e di uomini nuovi.
E’ inoltre proposto il voto di preferenza per i candidati (ma "un" solo voto), con obbligo di pubblicazione del curriculum vitae, autenticato da notaio.
Su questo punto, vorrei chiarire che la pubblicità del curriculum mira a separare i "buoni" dai "cattivi" (si fa per dire, ma è un problema veramente importante, quanto difficile), almeno per quanto è possibile.

3.- Quale governo. Per la "grande coalizione":  "monocolore PDL, con appoggio esterno PD
Mi sembra che un progrmma di questo tipo non sia attuabile in Italia senza l'apporto dei due maggiori partiti, sia pure di opposto indirizzo poltico, e questo non solo per fatto numerico (alla Camera, PDL seggi 237, PD seggi 206; al Senato, PDL seggi 135, PD seggi 113). E' essenziale che l'appoggio dei due maggiori partiti (sia pur di diverso indirizzo) sia reciprocamente da loro riconosciuto come determinante. Ben venga l'apporto di altre forze.
La via, che mi sembrerebbe più opportuna (per evitare troppe complicazioni, soprattutto di immagine), è un Governo monocolore, a guida PDL (Berlusconi), con l’appoggio esterno (determinante) del PD.
La nuova maggioranza dovrebbe proporsi i tre obiettivi: Governance, legge elettorale, politica congiunturale.

Fatto questo, si dovrebbe passare a completare la legislatura secondo le vie ordinarie.

 

BANCA d'ITALIA, 31 maggio 2010: Assemblea Ordinaria dei Partecipanti


Le "S-considerazioni" del Governatore a favore della manovra del Governo:

quelle che hanno dirottato sulla "evasione fiscale"
la responsabilità della "macelleria sociale" del Governo

  LUCIANI: Il taglio della spesa pubblica è vitale per l'Italia, ma non va fatta con tagli a man bassa, bensì con le dismissioni del "patrimonio non necessario" e dei "servizi non fondamentali" dello Stato agli enti locali e al settore privato (vedi Alitalia non tagliata,
ma dismessa), seguendo il programma della già annunciata riforma fiscale federale.

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Silvio Berlusconi

 No a macelleria sociale. Per subito, per fare cassa la retta via alternativa è un piccolo aumento, per 2 anni, delle aliquote IRPEF, anche perchè, in un Paese civile, i sacrifici vanno ripartiti su tutti i cittadini in base a capacità contributiva (art. 53 Cost.), non con "macelleria sociale". Va confermata la lotta alla evasione fiscale come fatto di routine, non come pretesto per aumentare la pressione fiscale.*
  Il Decreto ha alterato il quadro politico dei rapporti tra la destra e la sinistra, in quanto il settore pubblico è, per quest'ultima, una sorta di articolo di fede e dunque tagliare a man bassa il settore pubblico è come toccare dei nervi scoperti. Il riflesso è una rinnovata difficoltà di dialogo per fare la riforma federale dello Stato, per la quale servono dei quorum di approvazione molto alti.
  Lo stesso è dei rapporti tra PDL e Lega Nord, in quanto l'applicazione del Decreto (causa resistenze sociali) impegnerà il Governo ore 24/24 nel 2011 e 2012, e anche le battaglie frontali di Berlusconi per la riforma della giustizia turberanno la dialettica tra la Lega e il PD e IDV. 
  Direi, a questo punto, che alla Lega Nord rimanga poca possibilità di salvare la riforma federale.
  La via per risolvere è solo una secca correzione del Decreto, nel senso qui proposto, e invocare la priorità assoluta per la riforma federale, fino a mettere sul tavolo il piatto della fiducia.
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M. Draghi, Considerazioni ...

Stralcio dalle:
"Considerazioni finali", Assemblea Ordinaria dei Partecipanti Roma".
Roma,  31 maggio 2010

…..
 " L'evoluzione della crisi e la cooperazione internazionale.
    Un anno e mezzo fa il fallimento di Lehman Brothers apriva scenari gravi per la finanza e l'economia del mondo. L'azione di autorità monetarie e governi arginava il collasso della fiducia di operatori finanziari, risparmiatori, investitori, consumatori. Nell'insieme dei paesi del G7 il sostegno dei bilanci pubblici all'economia superava nel 2009 i 5 punti percentuali del PIL. I tassi reali d'interesse a breve termine divenivano negativi, le banche centrali fornivano liquidità in misura senza precedenti.
…..
  Disavanzi e debiti pubblici sono aumentati vistosamente. Al sollievo per la catastrofe evitata è subentrata nei mercati finanziari internazionali l'ansia improvvisa per la sostenibilità di debiti sovrani crescenti. Le vendite colpiscono titoli di Stati che hanno ampi deficit di bilancio o alti livelli di debito pubblico; soprattutto, quelli di paesi dove queste due caratteristiche si combinano con una bassa crescita economica. Quanto più questa è debole, tanto più esigente, pressante, è la richiesta degli investitori internazionali di un rapido rientro dagli squilibri nei conti pubblici.
    Per questi paesi non c'è alternativa al fissare rapidamente un itinerario di riequilibrio del bilancio, con una ricomposizione della spesa corrente e con riforme strutturali che favoriscano l'innalzamento del potenziale produttivo e la competitività.
…..
   Ma è probabile che il processo non avvenga in tempi rapidi; i disavanzi dovranno essere finanziati, richiederanno mercati solidi e trasparenti.

  Le lezioni della crisi.
  La radice della crisi che investe il mondo da quasi tre anni sta in carenze regolamentari e di vigilanza nelle piazze finanziarie più importanti.
   La politica monetaria espansiva condotta negli Stati Uniti dalla fine degli anni novanta ha contribuito a creare un ambiente finanziario favorevole all'aumento esplosivo dell'indebitamento privato e all'aggravarsi degli squilibri globali; questi fattori hanno acuito gli effetti della crisi e ne hanno favorita la trasmissione. Ne discendono chiare indicazioni per il futuro, riguardo sia al sistema di regolamentazione finanziaria, sia alle politiche monetarie.
   Dall'inizio della crisi il Financial Stability Board (FSB) è stato investito dalle massime istanze politiche mondiali della responsabilità di disegnare il quadro regolamentare in cui opererà l'industria finanziaria negli anni a venire.
   Ho più volte descritto le linee che hanno guidato, che guidano questo disegno....
   L'agenda si sviluppa su quattro filoni:
  i) definire regole generali per le banche: un patrimonio più robusto, una leva finanziaria più contenuta, il controllo dei rischi di liquidità ne sono i pilastri;
  ii) introdurre disposizioni specifiche per gli intermediari sistemici, dirette a ridurre la probabilità di un loro eventuale fallimento; a permetterne, ove questo si produca, una gestione ordinata e arginarne il contagio;
   iii) ridurre la rilevanza dei rating nella supervisione, al tempo stesso accrescendo la concorrenza tra le agenzie di rating e controllando efficacemente l'integrità dei loro processi decisionali, la trasparenza dei loro giudizi;
   iv) aumentare la trasparenza delle contrattazioni sui mercati finanziari già regolamentati; ricondurre i mercati over the counter entro un quadro di regole globalmente condivise che impongano contratti standard e il regolamento delle transazioni presso controparti centrali assoggettate a vigilanza.

    Per il primo blocco di riforme la convergenza internazionale deve essere massima, altrimenti l'arbitraggio regolamentare e l'integrazione tra i mercati ne vanificheranno l'applicazione.
   Per il secondo blocco è più opportuno parlare di armonizzazione minima: tutti dovranno prendere delle misure nei confronti degli intermediari sistemici, ma è illusorio pensare che modi e tempi di attuazione siano gli stessi per tutti i paesi, perché troppo grande è la diversità di istituzioni, mercati, modelli di business, storie economiche. Solo quando governi e regolatori potranno lasciar fallire le istituzioni che lo meritano, senza provocare catastrofi come quella seguita al fallimento di Lehman, essi avranno riacquistato vera indipendenza rispetto all'industria dei servizi finanziari.

   Negli Stati Uniti è in corso di definizione un ambizioso progetto di riforma della regolamentazione del sistema finanziario; negli aspetti di cooperazione internazionale esso è coerente con l'agenda del FSB. I lavori del Board si stanno svolgendo secondo il calendario previsto. Ma gli appuntamenti di quest'anno sono decisivi. La scadenza più importante è la presentazione al Summit del G20 di Seoul, il prossimo novembre, delle nuove regole che riformeranno l'accordo di Basilea 2. .....

   L'area dell'euro.
    La politica monetaria dell'area è da tempo fortemente espansiva. Ha assicurato condizioni ordinate nel sistema del credito, ha fornito sostegno alla ripresa dell'economia in presenza di aspettative di inflazione moderate e saldamente ancorate alla stabilità dei prezzi. Le misure eccezionali di espansione della liquidità hanno evitato una crisi sistemica; hanno compresso i tassi di interesse sul mercato monetario e contribuito alla riduzione di quelli sui prestiti alle imprese e alle famiglie.
   Per estendere l'accesso ai fondi da parte degli intermediari, le operazioni di rifinanziamento sono state effettuate a tasso fisso e con pieno soddisfacimento della domanda; è stata ampliata la gamma di attività finanziarie utilizzabili come garanzia; la durata delle operazioni è stata allungata a 12 mesi.
   Alla fine dell'anno scorso, il Consiglio direttivo, pur non rinnovando alcune operazioni eccezionali ritenute non più indispensabili, ha continuato a garantire tutta la liquidità necessaria al sostegno dell'economia e del sistema finanziario.

   Ma negli ultimi mesi le conseguenze della crisi hanno messo alla prova la coesione dell'area.
   L'imponente creazione di debito pubblico, in una fase in cui arrivano a scadenza sui mercati quantità straordinarie di obbligazioni bancarie, ha improvvisamente accresciuto il premio di rischio su alcuni debitori sovrani.
   Per la Grecia la questione si poneva da tempo: la perdita di credibilità dei conti pubblici, l'entità del deficit, del debito, del disavanzo corrente della bilancia dei pagamenti, la debole struttura industriale con dinamiche salariali insostenibili precipitavano quel paese in una crisi fiscale che le autorità greche tardavano a percepire.


Nino Luciani,
Una questione di fiducia nella capacità dello Stato di pagare ..., ma da risolvere in altro modo

  * professore ordinario di  scienza delle finanze
*

Quadro macro-finanziario, 2009, in miliardi di €
   (Fonte Banca d'Italia, Relazione, per il 2009)

- pil € 1.521;
- debito pubblico € 1.761 ( di cui 42,7% sottoscritto
     da non residenti in Italia)
- spesa pubblica € 800, (52,5% pil), di cui:
    - spesa pubblica locale € 255,0 miliardi (31,9%);
- entrate totali pubbliche € 718 (47,2% del pil)
- disavanzo di bilancio, coperto con indebitamento
   per € 80 miiardi (5,3% del pil).

   1.- Un problema di "credibilità", forse non ben risolto. La manovra del Governo (Decreto Legge 31.5.2010) è stata giustificata dal Governatore come necessità di rasserenare i mercati internazionali circa la solvibilità dello Stato italiano dei propri debiti.
    In premessa mi collego al particolare che, in campo monetario e finanziario, ciò che più conta non è la effettiva solvibilità di un debitore, ma il "credere" che egli sia capace di pagare.
   Per quanto riguarda le banche ordinarie, esse creano "moneta bancaria" (sono i vari "assegni" ...), grosso modo pari a 10-12 volte l'ammontare dei depositi del pubblico* . Dunque se, all'improvviso (anche solo per panico) il pubblico dubitasse della solvibilità delle banche e corresse per avere il "contante" in moneta legale, tutte fallirebbero, per mancanza di disponibilità.
   Questo spiega perchè, nei mesi scorsi, è sopravvenuta la garanzia degli Stati, a fronte di insolvenze bancarie, e questo è bastato perchè il pericolo di fallimento delle banche ordinarie rientrasse. Ma adesso sono gli Stati, in sofferenza (Grecia,...) e dunque c'è un rebus ben più grave.

  Il taglio della spesa pubblica deve rimanere un punto fisso.  La retta via non è, però, il taglio a man bassa, ma la dismissione del "patrimonio non necessario" e dei servizi "non fondamentali" dello Stato al settore privato (vedi Alitalia) e agli enti locali e questo richiede tempo. La sede è la riforma federale dello Stato, come da programma avviato. (Sul retto concetto di federalismo fiscale, clicca su Bossi).
   Per l'immediato, la via più semplice (in sede di conversione del D.L.) è applicare la regola già pronta: un piccolo aumento IRPEF, per 2 anni, su tutti (art. 53 Cost.).

2.- Tradizionalmente il piatto forte, che rende garanti gli Stati, è il potere fiscale. Il potere fiscale è, infatti, il potere, di ultima istanza, che gli Stati hanno di pareggiare i conti usando un potere di imperio sui cittadini, all'occorrenza.
   La manovra del Governo italiano non ha, però, fatto leva sul potere fiscale ..., ma sul taglio della spesa pubblica e, marginalmente, sul recupero dell'evasione fiscale.
   Gravando su un settore limitato (ma anche strategico), si è creato un peso insopportabile su "una parte" dei cittadini, col rischio di boomerang, in caso di rivolta. Questo comprometterebbe definitivamente la "credibilità" dello Stato. Ne traggo che Tremonti è un temerario.
    Non si è anche calcolato che il "risparmio di spesa" (per mancato turnover) è solo apparente, perché lo Stato dovrà gravare su altro capitolo la spesa per "ammortizzare" i disoccupati.

3.- Scaricare la responsabilità della "macelleria sociale" sulla evasione fiscale, è ammettere la impotenza fiscale dello Stato. Draghi ha denunciato mancata IVA per 30 miliardi all'anno.  C'è, poi, la perdita di ICI, per un numero imprecisato di case non iscritte i catasto.
   Ha difeso il Governo, adducendo che avrebbe fatto "macelleria sociale" per colpa dell'evasione fiscale.
   Questa è una dichiarazione di "impotenza" dello Stato (altro che "sovranità" !) e anche mendace.
   Imposterei il problema in altro modo:
   a) Il "ladrismo" dell'uomo (evasione fiscale, inclusa) ha da sempre accompagnato l'uomo (a volte, per il piacere della perversione, a volte per fame e per sopravvivere, a volte per rivendicare una qualche ragione "santissima"). Per conservare il fenomeno in limiti fisiologici, basta che lo Stato faccia la lotta anti-evasione come fatto di routine, senza inutili schiamazzi.
   b) Ma, allora, il nostro Stato è un colabrodo?
   Le cifre, quelle vere, provano il contrario. Infatti la pressione fiscale (p. 148 della Relazione B.d'I.) è il 47,2% del PIL. Questa è una prova di ferro;
    c) No a una definizione "deviante" di evasione fiscale. Una cosa è la evasione della "persona" da una "singola" imposta, altra cosa è la evasione della "persona" dall'insieme delle imposte.
   Non esiste un "evasore totale". Se riesco a salvarmi dall'IVA del dentista, perchè mi fa uno sconto senza fattura, non mi salvo dall'IRPEF, dal bollo dell'automobile, dall'IVA sulla frutta del supermercato ... . Anzi le imposte "meno evase" hanno aliquote alte per recuperare su quelle evase. E anche ammesso, che d'ora in poi, tutti paghino l'IVA sul dentista, e siano calate le aliquote sulle altre imposte, in totale uno pagherebbe come prima.
   In altri termini, non è vero quanto dice Draghi (pag. 12), che la "evasione fiscale richieda tasse più elevate per chi le paga".
   d) C'è dell'altro. Una cosa è l'imposta come giuridicamente definita, una cosa è l'imposta come pagata, a traslazione avvenuta. L'IVA è ripartita di fatto tra produttore e consumatore in modo diverso dalla ripartizione giuridica (dipende dal'andamento dei costi, e dalla elasticità della domanda). L'imposta sui salari finisce, in parte, sulle imprese per effetto della traslazione regressiva, perchè il sindacato fa le trattative sul netto, non sul lordo.
   e) C'è ancora dell'altro. I grandi imprenditori di Confindustria gridano contro l'evasione fiscale per schiacciare le piccole imprese. Sono cose "notorie".

4.- La questione della crescita. L'aumento dell'IRPEF per tutti sarebbe stato anche un modo di sostenere la crescita.
   Questa tesi è legata al presupposto della validità della prima legge Keynesiana: "i redditi medio-alti risparmiano più che in proporzione, al crescere del reddito".  Poi, in tempi di insicurezza generale, la quota risparmiata aumenta.
   Si conclude che i tempi della ripresa economica si allungano a causa dei ritardi di spesa di queste classi di redditieri.
   Per stimolarli a tornare al più presto nel circuito dei capitali, la politica degli incentivi su una serie di acquisti è stata un'ottima cosa. Ma forse è stato poco.
   Un aumento straordinario (sia pur piccolo) dell'IRPEF potrebbe essere importante a quel fine. Meglio ancora se, esplicitamente, ci fosse anche un abbattimento degli imponibili al di sotto di € 20.000, perché questi redditi già vanno nel circuito dei capitali, e quindi sono da evitare le spese amministrative per tassarli.
  

* Alla cifra "10 volte circa", si arriva per somma di: 2% ex- disposizioni UE; 2% al fondo interbancario; un deposito da 0,09% a 10% disposto dalla Banca d'Italia, a seconda della rischiosità delle operazioni ... 

                    Nino Luciani

    Così come, nel caso del debito privato americano, le incertezze nella gestione politica e l'assenza di meccanismi di risoluzione delle crisi aggravavano la situazione, nel caso greco la difficoltà in Europa di trovare un accordo su un piano di salvataggio, ma anche l'indisponibilità di un processo che permetta una gestione ordinata delle crisi debitorie degli Stati sovrani, hanno amplificato il danno e il contagio, e insieme accresciuto l'azzardo morale.
   A paralizzare i mercati era la prospettiva che la crisi fiscale dello Stato greco si traducesse, attraverso il peggioramento nella qualità delle garanzie, in un collasso  del suo sistema bancario,  che non avrebbe più avuto accesso al rifinanziamento della BCE. 
     Si aggiungevano timori sul conto delle banche di altri paesi più esposte nei confronti di controparti greche. Il rischio diveniva sistemico: la liquidità interbancaria si inaridiva, le borse cadevano. 
  La BCE e le banche centrali nazionali intervenivano prontamente, conservando la possibilità di accettare collaterale con rating più basso; riattivando l'offerta illimitata di liquidità nelle operazioni di rifinanziamento a lungo termine; avviando, con il Securities Markets Programme, acquisti di titoli per ripristinare il funzionamento di mercati divenuti illiquidi.
    I governi dei paesi dell'area e l'Unione europea, d'intesa con il Fondo monetario internazionale (FMI), stanziavano 110 miliardi di euro per finanziamenti a favore della Grecia; predisponevano uno schema di assistenza finanziaria ai debitori sovrani dell'area che dovessero incorrere in una crisi di liquidità, in grado di mobilitare risorse fino a 750 miliardi, con un contributo del FMI.  I paesi beneficiari dovranno predisporre programmi di risanamento che, se approvati dal Consiglio europeo, verranno sottoposti a verifiche periodiche. Il Consiglio direttivo della BCE, nel valutare le circostanze eccezionali che hanno giustificato l'intervento sul mercato dei titoli pubblici, ha ritenuto che fosse a repentaglio il funzionamento dei canali di trasmissione della politica monetaria, che la stabilità del sistema finanziario dell'euro fosse a rischio.
   La BCE sterilizza questi interventi, che non finanziano i disavanzi pubblici. La sua indipendenza non è in discussione. Queste misure dovranno rientrare al più presto, non appena i mercati torneranno a scambiare in maniera autonoma i titoli dei paesi interessati.
   ....
   Gli eventi recenti ripropongono con maggior forza l'antico problema di un governo economico dell'Europa. È urgente un rafforzamento del Patto di stabilità e crescita: l'impegno a raggiungere un saldo di bilancio strutturale in pareggio o in avanzo va reso cogente, introducendo sanzioni, anche politiche, in caso di inadempienze; va assicurata l'integrità delle informazioni statistiche, in particolare quelle di finanza pubblica. Vanno introdotti anche per le politiche strutturali vincoli e impegni cogenti.
  ....
  L'economia italiana.
  L'esplodere della crisi greca potrebbe cambiare il quadro di riferimento. Alcuni governi europei hanno preso misure dirette al rientro del disavanzo.. …. ….
  Il Governo italiano ha ribadito l'obiettivo di ridurre il deficit al di sotto della soglia del 3 per cento del PIL nel 2012; ha confermato l'impegno al raggiungimento del pareggio di bilancio su un orizzonte temporale più esteso; ha anticipato la definizione delle misure correttive per il biennio 2011-12.
   Secondo le valutazioni ufficiali, gli interventi recentemente approvati dal Consiglio dei Ministri determinano una riduzione del disavanzo tendenziale pari a 24,9 miliardi nel 2012; riguardano le principali voci di spesa, si concentrano sui costi di funzionamento delle amministrazioni.
   La manovra mira a portare la crescita della spesa primaria corrente al di sotto dell'1 per cento annuo nel biennio 2011-12, determinando una riduzione della sua incidenza sul PIL di oltre due punti. Negli ultimi dieci anni la spesa è cresciuta in media del 4,6 per cento l'anno, aumentando di quasi 6 punti in rapporto al PIL. Quindi è necessario un attento scrutinio degli effetti della manovra per garantire il conseguimento degli obiettivi.
.…..
   Competitività e crescita …..
    In molte altre occasioni abbiamo affrontato il tema delle riforme strutturali. La crisi le rende più urgenti: la caduta del prodotto accresce l'onere per il finanziamento dell'amministrazione pubblica; i costi dell'evasione fiscale e della corruzione divengono ancora più insopportabili; la stagnazione distrugge capitale umano, soprattutto tra i giovani.
   La gestione del turnover nel pubblico impiego e i tagli alle spese discrezionali dei ministeri recentemente decisi dal Governo devono fornire l'occasione per ripensare il perimetro e l'articolazione delle amministrazioni, per razionalizzare l'allocazione delle risorse, riducendo sprechi e duplicazioni tra enti e livelli di governo. Occorre un disegno esteso all'intero comparto pubblico, che accompagni le iniziative già avviate per aumentare la produttività della pubblica amministrazione attraverso la valutazione dell'operato dei dirigenti e dei risultati delle strutture.
   Il federalismo fiscale deve aumentare l'efficienza nell'uso delle risorse. Solo un vincolo di bilancio forte, accompagnato dalla necessaria autonomia impositiva, può rendere trasparente il costo fiscale di ogni decisione e responsabilizzare i centri di spesa.
   La definizione dei costi e dei fabbisogni standard a cui saranno commisurati, con la necessaria componente di solidarietà, i trasferimenti statali dovrà fare riferimento alle migliori pratiche; ciascun ente dovrà mantenere il proprio bilancio in pareggio, al netto degli investimenti, come previsto dall'articolo 119 della Costituzione; l'ammontare complessivo della spesa locale per investimenti andrà fissato per un periodo pluriennale, in coerenza con gli obiettivi di indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche.
     Proseguendo lungo le linee tracciate per le regioni con disavanzi sanitari, è opportuno rafforzare il sistema di vincoli e disincentivi per gli enti che non rispettano le regole.
   L'evasione fiscale è un freno alla crescita perché richiede tasse più elevate per chi le paga; riduce le risorse per le politiche sociali, ostacola gli interventi a favore dei cittadini con redditi modesti.
   Il cuneo fiscale sul lavoro è di circa 5 punti superiore alla media degli altri paesi dell'area dell'euro, il prelievo sui redditi da lavoro più bassi e quello sulle imprese, includendo l'Irap, sono più elevati di 6 punti. Secondo stime dell'Istat, il valore aggiunto sommerso ammonta al 16 per cento del PIL. Confrontando i dati della contabilità nazionale con le dichiarazioni dei contribuenti, si può valutare che tra il 2005 e il 2008 il 30 per cento della base imponibile dell'IVA sia stato evaso: in termini di gettito, sono oltre 30 miliardi l'anno, 2 punti di PIL.
     Il Governo ha introdotto misure di contrasto all'evasione fiscale. L'obiettivo immediato è il contenimento del disavanzo, ma in una prospettiva di medio termine la riduzione dell'evasione deve essere una leva di sviluppo, deve consentire quella delle aliquote; il nesso fra le due azioni va reso visibile ai contribuenti. .....Mario Draghi

 

Confindustria: Convegno di Parma, 10 aprile 2010:  “Libertà e benessere:l’Italia al futuro”

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Nel corso di un discorso di economia industriale
alla presenza del Presidente del Consiglio

e mentre in Commissione Istruzione del Senato si discuteva
se inserire o no dei membri esterni nei CdA delle Università


La Presidente di Confindustria lancia
un appello a salvaguardia della riforma GELMINI
dell'Università, e contro i "baroni"

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Emma Marcegaglia

  Nota. Come professori universitari, soprattutto di economia, giriamo volentieri, quasi di routine, all'interno dell'Università l'importante discorso della Presidente di Confindustria, peraltro solo riassunto dai giornali (anche da "Il Sole-24 ORE").
  Ci ha, tuttavia, toccato negativamente il passo (nel suo discorso) contro le "baronie universitarie", alla presenza del Presidente del Consiglio, privilegio che, invece, non è dato ai "baroni" universitari. Questo spiega il commento a fianco.

Emma Marcegaglia, Testo integrale del discorso

Presidente Berlusconi, Ministro Sacconi, Autorità, Cari colleghi,

    permettetemi innanzitutto un grazie di cuore a un amico, Daniele Pezzoni, presidente degli Industriali di Parma, che ha fatto un lavoro straordinario. Questo evento è straordinario e molto del successo lo dobbiamo a te Daniele, e all'Unione Industriali di Parma. Grazie per quello che avete fatto.
   Oggi è un momento importante: con questo convegno vogliamo voltare pagina. E chiedere al Paese di fare la stessa cosa. Guardando questa sala, posso affermarlo con certezza, perché quello che vedo è incredibile. Non solo per numero, perché siamo tantissimi, ma perché da questa sala si sente crescere un'energia vitale vera, forte, seria. L'energia di chi sa di essere il motore dello sviluppo del paese. E di chi sa che stiamo vivendo un momento chiave, in cui è necessario realizzare cambiamenti veri, significativi. Noi siamo pronti. Questo è il nostro messaggio di oggi.
   In questo convegno - che si inserisce nella serie di appuntamenti dedicati al Centenario di Confindustria - abbiamo discusso del lavoro del Centro Studi che ha analizzato la storia economica e sociale del paese, dall'Unità d'Italia ad oggi. Il documento mette in evidenza i tanti punti di forza, ma sottolinea anche quelli che restano punti di debolezza. Soprattutto, allunga lo sguardo sul futuro: abbiamo di fronte un mondo nuovo e la consapevolezza che dobbiamo agire, e bene, se vogliamo vincere la sfida che ci viene dal nuovo scenario. In questi 150 anni di storia l'Italia ha compiuto giganteschi passi avanti. Lo ha ricordato ieri il direttore del nostro Centro Studi, Luca Paolazzi - permettetemi di ringraziarlo, perché ha fatto un gran lavoro, così come tutto lo staff di Confindustria - in questi 150 anni, il nostro reddito è cresciuto di 8 volte. Le aspettative di vita di 2,6 ed è aumentata la popolazione. L'industria ha guidato questo sviluppo. La grande, inizialmente, poi la piccola impresa che resta il motore fondamentale per la crescita del paese.
    Accanto a questi risultati importanti, però, la nostra analisi dimostra che negli ultimi dieci anni l'Italia ha cominciato a declinare. Ha ragione il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: ci sono imprese che, nonostante la crisi, sono andate avanti, hanno continuato ad esportare e a vincere le sfide competitive. Ma se guardiamo al paese nel suo complesso, se guardiamo al Pil pro capite, al costo del lavoro per unità di prodotto, scopriamo che in questi ultimi dieci anni ci siamo fermati. Anzi, siamo scivolati sulla china del declino. Ed è per questo che oggi, da questa sala, deve salire forte la nostra voce: dobbiamo unire le forze e voltare pagina, perché questo è quello che richiede la situazione.
   In questi due anni abbiamo attraversato, come tutti i paesi del mondo, una crisi devastante. La peggiore degli ultimi cinquant'anni. Il Governo, noi imprenditori, i sindacati, tutti insieme abbiamo lavorato per evitare il peggio. Peraltro, in condizioni svantaggiate, perché ci siamo trovati ad affrontare la crisi con un debito pubblico elevato e quindi, con margini di manovra molto bassi. Ma ci siamo uniti: abbiamo tenuto la barra dritta e soprattutto, abbiamo salvaguardato la coesione sociale. Noi, non siamo finiti come la Grecia. Oggi, però, lo ribadisco, dobbiamo voltare pagina. I dati scientifici ci dicono che nell'insieme il paese sta declinando. Ci sono problemi di Pil pro capite: secondo il Csc, negli ultimi sette anni il nostro Pil pro capite è rimasto fermo. Negli ultimi due anni è addirittura arretrato del 4%. Dobbiamo riprendere la capacità di guardare al futuro, a un progetto di lungo termine, che, però, come tutte le strategie di lungo respiro, va declinato giorno per giorno. Serve un progetto fatto non solo di obiettivi a tre, quattro anni, ma anche di obiettivi da raggiungere tra uno-due mesi, tra uno, due anni. Se ci uniamo, se lavoriamo insieme senza divisioni, possiamo farcela. Possiamo tornare a crescere quanto e forse anche più degli altri. È un obiettivo possibile.
   Nel dibattito di ieri, ma anche in quello di questa mattina, questo concetto è emerso in modo netto. Abbiamo davanti tre anni importanti, non ci sono scadenze elettorali e c'è una maggioranza di governo chiara. È un momento eccezionale: noi imprenditori siamo chiamati a uno sforzo enorme. L'agenda economica dei prossimi anni la detteranno i paesi emergenti, Cina innanzitutto. Dobbiamo cambiare il nostro modo di fare impresa. Lavorare sui costi e capire come raggiungere quei paesi, non solo per vendere, ma anche per andare a produrre. Noi sentiamo il peso di questo sforzo, ma vogliamo sostenerlo. È fondamentale, però, che il paese ci segua, si metta al nostro fianco e ci aiuti a vincere la sfida. Non possiamo più essere lasciati soli. Il governo, la politica, devono assumersi l'onere di decidere: e servono decisioni chiare, serie, da prendere in fretta.
   Dal sondaggio presentato dal Csc, emerge un dato preciso. Nonostante gli imprenditori siano preoccupati per una crisi che resta molto forte, sono anche la fetta più ottimista del paese. Il 52% degli imprenditori intervistati ritiene, infatti, che la competitività delle proprie imprese da qui a cinque anni possa migliorare. Il 23% sostiene che non peggiorerà. Se guardiamo alla popolazione, scopriamo maggiore pessimismo e paura. Gli imprenditori ci credono. Noi vogliamo andare avanti ma, ribadisco, chiediamo l'assunzione di decisioni dalle quali ormai non si può più prescindere.
   Noi ti poniamo, presidente Berlusconi, e poniamo a tutto il paese, un obiettivo comune. Ritornare a crescere almeno del 2% di Pil l'anno. In questi due anni siamo decresciuti del 6%. Ma anche gli anni precedenti, siamo cresciuti dello 0,8%, dell'1%, dell'1,2%. Se cresciamo del 2% di Pil l'anno per i prossimi 3 anni, significa avere 50 miliardi di euro in più di ricchezza da distribuire. Significa creare 700mila posti di lavoro in più. Significa tornare su quel percorso di crescita importante che negli ultimi dieci anni abbiamo perso.
   Lavoriamoci, insieme, sul serio. L'abbiamo già fatto in passato. Possiamo tornare a farlo. Crediamoci. Muoviamoci in questa direzione, agendo su 3 livelli diversi. Il primo, è il livello europeo: ci sono decisioni che vanno prese in Europa. Il secondo, è il livello nazionale, quello delle decisioni che la nostra politica deve prendere. Il terzo, è il livello delle scelte che dipendono da noi e dalla società italiana nel suo complesso.
L'Europa. Oggi ho parlato con il presidente Trichet evidenziandogli un problema che ci sta molto a cuore.    Quello di una restrizione del credito - evidente e chiara - che preoccupa molto i nostri imprenditori.
È vero. Confindustria, il governo, le banche, tutti insieme abbiamo fatto il possibile: la moratoria, il Fondo di garanzia per le Pmi. Ma noi pensiamo che la  restrizione del credito possa peggiorare. A parte qualche caso raro, i bilanci del 2009saranno nettamente peggiori rispetto a quelli del 2008, il che vuol dire che la qualità del credito di molte delle nostre imprese si abbasserà. Ma nello stesso tempo avremo maggiore necessità di finanziamento proprio per cogliere i primi, piccoli segnali di ripresa.
    Sulle nostre teste, pende la spada di Damocle di Basilea 3. È un tema importante, presidente Berlusconi, che sottopongo alla tua attenzione, perché di questo noi siamo molto preoccupati. In una fase storica come l'attuale chiedere alle banche di alzare troppo l'asticella dei requisiti patrimoniali, non va bene. In un momento come questo la priorità deve essere ritornare a finanziare le imprese sane.
   Quelle che scommettono sul futuro, anche in una

  Nino Luciani, L'appoggio diretto della Presidente di Confindustria alla riforma Gelmini, conferma quanto da più parti sussurrato da mesi: trattarsi di un progetto, che la Gelmini (per non saper nè leggere nè scrivere di università) ha affidato a Confindustria, nota per la pesantezza preconcetta contro la Pubblica Amministrazione e l'Università pubblica.
   Direi, anzi, che "un bel tacer non fu mai scritto".


1.- Premessa.
 Il Convegno di Parma si caratterizza per la "carica" della Presidente di Confindustria, nel dettare l'agenda al Presidente del Consiglio, invitato e presente, e anche per alcuni allargamenti, alla Pubblica Amministrazione (non tutti senza fondamento), e alla università (invece, tutti senza fondamento), il che non vuole dire che l'università non abbia delle responsabilità. Infatti, la Presidente:
a) da del "tu" al Presidente del Consiiglio;
b) elenca le "7" priorità di Confindustria;
c) chiede al Presidente Berlusconi di dare, a maggio, la risposta all'Assemblea generale di Confindustria. E se sì, "è pronta a collaborare anche di più di quanto fatto finora".
  Nello specifico della "ricerca e innnovazione", la Presidente ha "
dato atto al ministro Gelmini di aver presentato una riforma dell'università molto importante", e inveito contro "alcuni emendamenti che, se approvati, annullerebbero ogni elemento innovativo" . Trattasi, (come è stato precisato nei giorni successivi, da "Il Sole-24 ORE") di emendamenti per abolire la presenza degli esterni nei Consigli di Amministrazione delle Università. Detti esterni, pari al 40% nel testo originario, sono stati, poi, ridotti al 27% nel nuovo testo, approvato dalla Commissione Istruzione del Senato. Ma vediamo meglio, prima nel complesso e poi con qualche particolare.

2.- Il quadro nel complesso. Viene usata la legge ordinaria per svuotare tre principi costituzionali:
   1) l'autonomia universitaria (art. 33), centralizzando ulteriormente il potere finanziario;
   2) il diritto allo studio (art. 34), creando una sorta di élite dei meritevoli, ma trascurando che le difficoltà finanziarie delle università ostacolano il soccorso dei bisognosi e meritevoli; e data la diversità di situazioni da università a università, il diritto allo studio non è applicato in modo uniforme nello Stato;
   3) l'obbligo (come regola) delle assunzioni di personale mediante concorso, nella Pubblica Amministrazione (art. 97). Con la nuova regola le assunzioni per contratto saranno tre, quattro volte il personale di ruolo (a Bologna, adesso, è già doppio).

 
3. Qualche dettaglio:
- Sulla questione degli esterni.
Va premesso che il Consiglio di Amministrazione delle Università (così a Bologna) non è un organo esecutivo (come nel diritto privato: vedi Società per Azioni), ma un organo di rappresentanza delle categorie (professori di I, II, III Fascia, personale tecnico e amministrativo); e che il Senato Accademico è un organo di rappresentanza delle Facoltà e dei Dipartimenti e delle aree scientifiche.
   Dunque, in un organo di rappresentanza, ha poco senso inserire degli "esterni". Eppure a Bologna, ce li abbiamo messi da tempo, e funzionano quando sono dei professori universitari, delegati dagli esterni per loro scelta. Nel caso di Bologna il rappresentante del Governo è un professore.
   Quando, invece, gli esterni non sono dei professori, i risultati sono nulli, anzi dannosi perchè si annoiano, poco capiscono di quel che si dice e, di solito, votano secondo le indicazioni del Rettore.
   Ma nel caso del nuovo CdA (del DDL), le cose cambierebbero radicalmente. Esso, diviene, infatti, un Organo Esecutivo, sul modello delle società per azioni, ma con la differenza che nelle Università questi esterni non sarebbero motivati dalla aspettativa di utili, per cui non vi avrebbero alcun interesse. (Andrebbe detto che questo tipo di organo c'è già negli Atenei e si chiama "Giunta", eventualmente allargata ai ProRettori, come a Bologna).
  Per principio, sono favorevole comunque a mettere degli esterni nel CdA (o Giunta, che dir si voglia). Ma attenzione a non entrare nel ridicolo.
  Il problema è favorire un rapporto organico permanente tra Università e Industria. Ma quello che, fin qui, si è riusciti a fare è solo a livello individuale con contratti di ricerca per conto terzi, ma con ostacoli immensi (perchè una legge dello Stato autorizza le Università a trattenere, sulla pelle dei Ricercatori, quasi il 30% dell'utile del Ricercatori, per cui (detratti anche gli oneri previdenziali e le imposte sul reddito) al Ricercatore rimane quasi niente. E quindi, per arrivare un domani, a presenze (non solo formali) di esterni nel CdA, bisogna partire dalla costruzione di un vero e proprio sistema di rapporti individuali.
  Dunque, la nostra Emma non sa proprio nulla di questo.

- Sulla questione della valutazione. La valutazione a cui fa riferimento la Presidente è quella basata sul numero delle pubblicazioni, distinte anche per qualità della collocazione editoriale.
  Da anni, a Bologna l'abbiamo introdotta, ma non si creda che i risultati siano il massimo. Il motivo è che il vino non si conosce dalla bottiglia, ma bevendolo. Dunque, il problema è quello del corretto funzionamento delle Commissioni scientifiche che vadano a guardare dentro gli elaborati. Ma, come si sa, da anni i concorsi per la progressione in carriera sono molto rallentati, in primo luogo dal Governo.
   C'è, poi, che le Commissioni  sono "corporative" (quelle, pur elette dai settori "nazionali", sono ben controllate dalle istanze localistiche in base a pratiche di logrolling). Ma il DDL affida le formazione delle commissioni interamente alle università locali, accrescendo il localismo. E allora di cosa stiamo parlando?
  Dunque anche qui la nostra Emma non sa proprio niente.

- Le contraddizioni esistenziali del DDL 1905.
Esso vuole mettere d'accordo il principio della autonomia dell'Università con l'aumento del controllo finanziario statale sulla gestione locale.
   Questo è un principio contraddittorio: vale dire, è improbabile che, ad un tempo, si prendano decisioni dure a Roma, e che esse siano applicate fedelmente da organi eletti localmente. E' anche contraddittorio pretendere che le Università facciano bilancio e obbligarle a fare socialità (ossia, in nome del diritto allo studio, art, 34 Cost.) limitare la libertà di determinare i contributi studenteschi.
  Ne consegue che (anche dopo l'aumento del controllo centrale, e che è "lontano" per sua natura) la spesa locale continuerà a restare senza controllo e, alla fine, dovrà essere ancora pagata a piè di lista, se non si vuole che scoppi la rivoluzione.
  Perchè questo schema funzioni occorre che il decisore locale sia nominato dal centro.
  Ma siccome, al contrario, il DDL Gelmini è costretta a rispettare la Costituzione (che vuole la autonomia universitaria), la via che responsabilizza le università (verso l'utenza) è:
-  dotarle di autonomia finanziaria, con entrate proprie (i contributi studenteschi), determinate liberamente agli stretti fini di pareggio del bilancio, fermo il FFO - Fondo di finanziamento dello Stato, e sottoporre i bilanci universitari al controllo preventivo e successivo della Corte dei Conti;
 - il compito del diritto allo studio sia assunto dallo Stato, direttamente, creando un apposito fondo presso il MIUR, eventualmente dando delega di gestione alle Regioni. Nino Luciani

situazione critica come l'attuale. È evidente che, nel medio-lungo termine, servono banche più patrimonializzate. Ma ora porre ulteriori requisiti restringenti sulle banche, vuol dire una cosa sola: andare tutti a fondo. Le banche dovranno fare scelte che le costringeranno a erogare meno credito alle imprese e le imprese non avranno credito adeguato per sostenere questo po' di miglioramento che c'è. Il che significherà appunto andare tutti a fondo. Presidente Berlusconi, ti chiedo di farti carico di questo problema e di portarlo a livello europeo. I banchieri centrali ragionano in un modo, noi dobbiamo ragionare in maniera pragmatica e concreta. E chiediamo alla politica di assumere una posizione forte a livello europeo per evitare che questo problema si trasformi in un boomerang gravissimo. È un impegno molto forte, presidente, che ti chiedo a favore dell'industria vera, di quella che produce e genera posti di lavoro.
   C'è un secondo aspetto più ampio che voglio sottolineare e che riguarda sempre l'Europa. Nel nostro Continente si respira un clima difficile. Di grande criticità. È come se si fosse smarrita la logica dell'integrazione, che ha segnato anche il successo dei nostri paesi. E come se in tutte le grandi capitali europee si respirasse un'aria di nazionalismo, di voglia di tornare indietro, di egoismi. L'Europa oggi vive una situazione di scarsa crescita, di disavanzi crescenti, di gap competitivi tra i paesi che ne fanno parte: Germania e Grecia, per esempio, sono divise da un differenziale enorme. E tutto quello che è stato fatto finora non ha ridotto questa distanza. Anzi, in un certo senso l'ha ulteriormente accresciuta. E la crisi greca ha evidenziato questo aspetto. Se agiamo esclusivamente tagliando i disavanzi e le retribuzioni all'interno dei singoli paesi, andiamo nella direzione di distruggere l'Unione e il mercato europei. Sarebbe un danno enorme, non solo per i paesi più deboli, ma anche per quelli più forti, Germania compresa, che oggi non sembrano accorgersi con chiarezza di questo pericolo.
    Confindustria ritiene che, insieme alla giusta politica del rigore sui conti pubblici, che anche per il nostro paese è un valore importante, occorre che l'Europa riprenda il suo percorso di crescita e si impegni a ridurre i gap tra paesi più forti e paesi più deboli. Se non agiamo in questo senso, la situazione rischia di sfuggirci di mano. E per noi, questo, è un altro elemento di grande preoccupazione. Pensiamo, per esempio, che l'Europa potrebbe finalmente decidere di emettere gli Union Bonds. Avere, cioè, accanto a debiti pubblici nazionali, un debito pubblico europeo. Che non deve servire per andare a coprire la spesa pubblica improduttiva, ma deve essere destinato agli investimenti in infrastrutture, in ricerca, innovazione, in sostenibilità ambientale. Per ridare una crescita vera all'Europa. Presidente Berlusconi, so che è difficile, ma ti chiediamo di intervenire anche su questo tema, perché se l'Europa continuerà a stare ferma, il rischio è che si allontani ancora di più da imprese e cittadini europei, che non la percepiranno più come una casa comune, ma come una gabbia.
   Vengo ora al secondo livello, quello delle decisioni che dobbiamo prendere a casa nostra. Credo sia chiaro a tutti - ed è stato ben evidenziato dalla ricerca del Csc - che bassa crescita significa bassi salari, minor potere di acquisto, difficoltà maggiore ad affrontare il problema del debito pubblico, significa non avere capacità di migliorare la produttività del lavoro che, come ricordava prima Rubini, è uno dei punti fondamentali per i quali l'Italia non cresce. Voglio ricordare un dato abbastanza allarmante: da quando siamo entrati nell'euro, il costo del lavoro per unità di prodotto è cresciuto in Italia di circa il 25% in più di quello dell'eurozona. Il che vuol dire che, nonostante i salari italiani siano mediamente più bassi rispetto alla media europea, la nostra produttività è ancora più bassa. C'è dunque non solo un problema di produttività, ma anche di competitività. Come affrontarlo?
   Le elezioni regionali sono finite. E, presidente, permettimi, un'osservazione: la campagna elettorale è stata pessima. È stata una campagna di liti, di screzi, di accuse anche alla più alta carica dello Stato, il presidente Napolitano. Di tutto si è parlato, tranne che di programmi. Adesso, però, è alle spalle. Ed è evidente che le urne hanno emesso un risultato chiaro: la maggioranza di governo ne esce rafforzata. Contrariamente a quanto avvenuto in altri grandi paesi europei, la Francia, per esempio, dove invece la maggioranza è stata sanzionata dal voto. Adesso - presidente Berlusconi - dovete dimostrare di essere quel governo della cultura del fare per cui tanti italiani vi continuano a dare fiducia. La vittoria alle politiche del 2008 vi ha affidato un compito impegnativo. Queste elezioni regionali, in un certo senso, vi offrono una prova ulteriore, ma è l'ultima. È quella senza appello. Perché oggi, tutti insieme, governo in testa, dobbiamo dimostrare di voler superare i problemi dell'Italia. Oggi ci sono le condizioni per farlo. Il governo deve dare prova di preferire i fatti alle polemiche. Le decisioni ai rinvii, ai rimpalli di responsabilità. È venuto il momento di fare quello che il paese non è stato in grado di fare negli ultimi quindici anni. E di farlo insieme

   E vengo velocemente ai problemi che, dal nostro punto di vista, è fondamentale affrontare.

   Alle riforme istituzionali abbiamo sempre riconosciuto grande importanza. E ci siamo battuti per realizzarle. Ma oggi - e lo sottolineano anche i sondaggi - la priorità sono le riforme economiche, quelle che possono ridare slancio al paese e rafforzare nelle imprese la capacità di stare sui mercati. Certo, resta importante provare a realizzare anche le riforme istituzionali, cercando la maggiore alleanza possibile con le forze sociali e l'opposizione. La storia di questo paese dimostra che quando si è cercato di fare riforme a colpi di maggioranza, non si è fatto nulla di buono. Penso, per esempio, allo scontro che ha prodotto la pessima riforma del Titolo V nel 2001, di cui ancora paghiamo lo scotto. O alla mancata conferma della riforma costituzionale del 2006. Ma la priorità sono le riforme economiche. Tu stesso, presidente Berlusconi, hai ricordato una serie di provvedimenti adottati, sulle quali abbiamo collaborato: gli ammortizzatori sociali, il fondo di garanzia, la Tremonti Ter. Misure che hanno attenuato i colpi della crisi: del resto, i limiti del debito pubblico non ci permettevano di fare di più. Ma oggi è tempo di assumere scelte più forti per sprigionare energie e dare a questo paese la capacità di tornare a crescere. E gli ambiti in cui serve decidere sono, a nostro avviso, sei.

   Il primo: la macchina pubblica. Credo che questo paese abbia un cancro enorme, un'ingerenza pubblica fortissima: lo Stato fa troppe cose che non dovrebbe fare e quelle che dovrebbe fare, le fa male. Ci sono stati diversi tentativi di riforma. Mi rendo conto che è più facile dirlo che farlo, ma imprese e cittadini hanno urgente necessità di vedere, non più solo percepire, miglioramenti concreti. Lavoriamo seriamente per semplificare la macchina burocratica e porre fine alla logica di uno Stato che carica costi e inefficienze sulle spalle di imprese e cittadini. Voglio citare un dato: spesso sentiamo dire che la spesa pubblica in Italia è difficile da tagliare. Bene, in Italia la spesa pubblica corrente al netto degli interessi è stata nel 2009 pari al 43,5%. 3,7 punti di Pil in più del 2005. 6,2 in più del 2000. Il che vuol dire che la spesa corrente in questo paese continua a crescere. Durante la crisi noi imprenditori, ma anche i lavoratori, i cittadini, abbiamo tutti stretto la cinghia. Abbiamo ridotto i costi per cercare di far sopravvivere le imprese e mantenere il maggior numero possibile di posti di lavoro. Adesso, presidente Berlusconi, deve stringere la cinghia anche lo Stato: lavoriamo insieme per arrivare a un taglio della spesa pubblica corrente di un 1% di Pil l'anno per i prossimi tre anni. In Germania lo hanno fatto, diminuendo tra il 2003 e il 2007 di 4 punti percentuali la spesa corrente. Siamo consapevoli che è difficile. E siamo pronti a mobilitarci. Il segretario Bonanni, prima nel suo intervento, si è detto dello stesso avviso: le parti sociali sane di questo paese sono pronte a collaborare per questo obiettivo, che è la vera, grande sfida che il paese ha davanti. Gli sprechi non sono più tollerabili. Un esempio. Ieri il ministro Tremonti ha ricordato che la spesa per pensioni di invalidità ammonta a 16 miliardi di euro e che è aumentata moltissimo in questi ultimi anni. Ha anche ricordato che di questi 16 miliardi, 4 vanno agli invalidi, 12 non si sa bene a chi. Investiamo anche più risorse per gli invalidi veri, per chi se ne occupa, ma staniamo quelli falsi. Facciamolo subito: domani. Altro esempio. Gli enti inutili. Abbiamo parlato a lungo di abolirli. Anche perché, oltre a rappresentare un costo economico, per giustificare la loro presenza impongono ulteriore burocrazia sulle spalle di cittadini e imprese. Il ministro Calderoli - che ha la stima di Confindustria - ha presentato, molti mesi fa, un disegno legge per tagliare gli enti inutili, disegno che abbiamo condiviso e che adesso - ci risulta - sia fermo in Parlamento. Approvatelo. Subito. Vi sosterremo e cercheremo di vincere insieme a voi eventuali resistenze. Altro esempio ancora. È stato presentato un disegno di legge per revocare qualche migliaio di consiglieri delle municipalizzate. Facciamolo. Perché non è solo un problema di costi, che certo sono importanti: è anche un problema di giustizia. In un momento in cui tutti stiamo tirando la cinghia, vedere un enorme apparato pubblico che invece di fare sacrifici, continua ad aumentare i suoi costi, è inaccettabile. Ultimo aspetto. Confindustria condivide l'idea di lavorare sul tema della giustizia, perché una giustizia inefficiente e dai tempi lunghi allontana gli investimenti e complica la vita di cittadini e imprese.

    Secondo ambito, altrettanto importante: le infrastrutture. Confindustria riconosce al governo di aver tentato strade nuove, ad esempio con la Legge Obiettivo, e al ministro Matteoli di aver compiuto alcuni positivi passi avanti, che abbiamo condiviso. I risultati, però, non sono ancora soddisfacenti. E anche qui serve un'operazione verità. Il governo ha detto che le risorse stanziate ammontano a 11,3 miliardi di euro. Di questi, ad oggi, ne è stato speso poco più di un miliardo. Confindustria aveva sottolineato la necessità che un altro miliardo fosse stanziato per le piccole opere, quelle che possono partire subito. Secondo i dati dell'Ance di questo miliardo ne sono stati spesi solo 20 milioni di euro. Vogliamo sapere a quanto ammontano realmente le risorse da spendere e poi vogliamo che vengano spese. Anche su questo siamo pronti a mobilitarci, perché l'investimento in infrastrutture può essere un ottimo volano di crescita per il paese. E su questo tema delle infrastrutture, permettetemi una precisazione. I fondi strutturali europei 2007-2013 saranno gli ultimi destinati all'Italia, perché poi verranno indirizzati ad altri paesi in ritardo di sviluppo. Ci sono vari capitoli in questi fondi: uno dei fondamentali è proprio quello sulle infrastrutture. E se guardiamo a quello che sta accadendo sulla programmazione 2007-2013, emerge una situazione preoccupante. Abbiamo speso solo il 6% di questi fondi e ancora una volta nella logica di sempre: disperdendoli in mille rivoli. Proponiamo, presidente Berlusconi, di rinegoziare questi fondi con l'Unione europea, concentrandoli su poche opere infrastrutturali vere, forti, capaci disegnare una svolta. Evitiamo l'ennesimo spreco, evitiamo che queste risorse finiscano disperse o, peggio, nelle mani della criminalità organizzata che, soprattutto nel Mezzogiorno, avvelena la società civile e l'imprenditoria. Anche su questo siamo disponibili a lavorare insieme: abbiamo già elaborato alcune proposte, le mettiamo a disposizione del governo. Piano casa: siamo d'accordo, ma variamolo. Oggi abbiamo nuovi presidenti regionali, eletti sia nelle file della maggioranza che dell'opposizione: impegnateli a varare il piano casa nel più breve tempo possibile. Stiamo parlando di 40-50 miliardi di euro da mettere in moto: è una cifra importantissima.

   Terzo ambito: ricerca e innovazione. È molto probabile che la Cina detterà l'agenda economica del futuro, ma l'Italia, le imprese italiane, possono reggere il confronto. Possono vincerlo. Non possiamo però pensare di competere con i costi cinesi. Dobbiamo giocare su un altro fronte: prodotti più innovativi, più tecnologici, dal design più ricercato. Serve una scelta strategica sui temi della ricerca e dell'innovazione. Serve da parte delle imprese, ma anche da parte del paese, del governo. Le imprese non chiedono strumenti particolari: gli strumenti ci sono già. Bisogna farli funzionare. Il credito d'imposta per la ricerca, per esempio, c'è, ma va finanziato. Senza soluzioni alla clic day, che umiliano gli imprenditori seri, che investono. Su questo, presidente Berlusconi, ti chiedo di prendere un impegno di almeno 1 miliardo di euro a favore della ricerca per i prossimi tre anni, per dare la possibilità agli imprenditori che vogliono investire di avere strumenti chiari, efficaci, automatici che possano aiutarci a sviluppare meglio i nostri prodotti, le nostre innovazioni e la nostra ricerca. Sempre in quest'ambito è determinante la formazione del capitale umano, la scuola, l'università. Confindustria dà atto al ministro Gelmini di aver presentato una riforma dell'università molto importante, perché per la prima volta, dopo anni, riammette nell'università i meccanismi del merito, della valutazione, della internazionalizzazione. E - finalmente - abbatte lo strapotere delle baronie. Ma anche qui, c'è preoccupazione, perché ci risulta che alcuni emendamenti presentati in Parlamento, se approvati, annullerebbero ogni elemento innovativo della riforma. Quindi, attenzione: le scelte di coraggio, una volta assunte, vanno portate avanti fino in fondo.

   Quarto ambito: il fisco. In questi due giorni abbiamo parlato molto di fisco. È noto che la situazione in Italia è molto problematica, per i cittadini, per i lavoratori, per le imprese. In più, c'è un'enorme evasione fiscale, per cui chi paga le tasse ne paga in quantità non più sostenibile. Dobbiamo mettere mano a una seria riforma fiscale. Confindustria su questo è disponibile a lavorare anche con il sindacato. Sono d'accordo con quanto detto dal segretario Bonanni: lavoriamo insieme per arrivare entro tre anni a questa riforma. Con un'avvertenza: che la riforma complessiva del fisco sia a tre anni, ma non possiamo aspettare tre anni per vedere qualche segnale. Dobbiamo farlo prima: lavoriamo con davanti il traguardo dei tre anni, ma diamo alcuni segni concreti il più velocemente possibile. E credo l'obiettivo sia molto chiaro: vanno abbassate le tasse su chi tiene in piedi questo paese, cioè imprese e cittadini. Per le imprese, il tema fondamentale è l'Irap, tassa assolutamente ingiusta: cominciando da una graduale riduzione a partire dalla sua componente costo del lavoro, rendendola progressivamente deducibile dalla base imponibile. Ragioniamoci.

   Federalismo fiscale. È un'altra riforma molto importante. E anche qui non è più tempo di parlare, ma di fare. E bene, lavorando sul serio, senza aumenti di spesa pubblica, ma anzi, responsabilizzando gli amministratori locali, riducendo gli sprechi e liberando risorse per la crescita. Dissipando alcuni timori. Ci sono regioni che hanno significativi deficit sanitari, ebbene, queste regioni non devono poter rinegoziare la spesa sanitaria, ma fare un percorso vero e chiaro di rientro dei deficit, soprattutto quelle del Sud dove la sanità è uno scandalo nazionale. Il federalismo fiscale è una grande occasione: vuol dire dare più poteri alle Regioni, ai presidenti regionali, ma anche più responsabilità. C'è una cosa molto chiara che voglio dire: i presidenti che non si dimostreranno capaci di mantenere i costi standard, vanno mandati a casa, non devono essere più rieletti perché la responsabilità e la buona amministrazione è il valore che deve fare la differenza.

   Altro ambito: l'energia. Confindustria ha fortemente appoggiato la scelta del governo di tornare al nucleare. È una scelta imprescindibile per il nostro paese. Dobbiamo andare avanti, e farlo con serietà. E anche qui, purtroppo, c'è una conflittualità istituzionale tra Stato e Regioni, con il rischio, ancora una volta, di bloccare tutto e di pagare un conto pesante. Siamo l'unico paese rimasto fuori dal nucleare. Oggi abbiamo un mix energetico che ci condanna ad avere un costo dell'energia che è fino al 90% superiore alla Francia, fino al 70% della Spagna. Numeri che conosciamo benissimo: per questo, l'opzione nucleare è irrimandabile. Ed è importante coordinarsi con le Regioni per la scelta dei siti, ma se poi le Regioni non decidono, bisogna andare avanti lo stesso. Anche su questo, presidente Berlusconi, siamo pronti a mobilitarci, pure nei confronti dell'opinione pubblica, perché deve essere chiaro a tutti che senza l'opzione nucleare non andiamo da nessuna parte.

   Ultimo ambito: l'impegno a favore della legalità. Ci siamo, siamo pronti a collaborare anche di più di quanto fatto finora, perché è una scelta di campo fondamentale se vogliamo restituire dignità civile e crescita economica a un territorio chiave del nostro paese che è il Mezzogiorno d'Italia.

   Vengo alla conclusione: i problemi da affrontare e le risposte da dare sono noti. L'importante però è capire che questo è il momento di andare oltre le promesse. Tutti insieme dobbiamo assumerci impegni seri, darci una road map, tempi di azione certi e rispettarli.

   Questo è quello che oggi i 5mila imprenditori presenti chiedono al governo. Ti chiedono, presidente Berlusconi, di ragionare sulle priorità che abbiamo indicato e di assumerti impegni seri il prima possibile. Sarebbe bello che all'Assemblea generale di Confindustria, a maggio, tu venissi e ci dessi una risposta.

   Noi, la nostra risposta, la diamo oggi. Continueremo ad impegnarci con coraggio e tenacia per mantenere le nostre imprese, i posti di lavoro, per aumentare l'innovazione e la qualità dei nostri prodotti, per aumentare la nostra dimensione. Noi ci siamo. Siamo pronti a fare ancora di più e non ci sottraiamo alla responsabilità importantissima di contribuire alla crescita di questo paese. Noi questo impegno lo assumiamo con forza.

  Ma il paese deve fare altrettanto. Deve voltare pagina, cambiare e sposare con coraggio le scelte del mercato, del merito, della concorrenza. Deve fare di questi valori, scelte di vita forti e condivise, perché è da qui che può venire la crescita. In proposito, voglio soffermarmi su alcune recenti dichiarazioni che preoccupano: ci sono componenti importanti della società - penso ai commercianti o ai professionisti - che stanno tentando di far fare un passo indietro alle liberalizzazioni, invocando chiusure e protezioni. Non è accettabile. Lo ha sottolineato ieri il presidente Catricalà in modo autorevole: sentire richieste di tariffe minime da parte dei professionisti, non ha senso. Ci mettiamo tutti in fila per chiedere una tariffa minima? Non è più immaginabile che una fetta di paese viva sussidiata dallo Stato scaricando costi e inefficienze su chi invece vive di concorrenza e di mercato. Su questo, presidente Berlusconi, ti prego di prestare la massima attenzione, perché non possiamo più sopportare due pesi e due misure.

  Cari amici, credo - e chiudo sul serio - che ogni tanto faccia bene guardare alla storia passata. Bene, se guardo a quello che questo paese è stato capace di fare dal dopoguerra ad oggi, ritrovo molta fiducia. Perché il paese ha avuto una grande capacità di sviluppare crescita, innovazione, benessere, mobilità sociale. Erano in molti a considerarci poco più che un paese rurale: noi invece abbiamo compiuto una specie di miracolo.

   Ecco, oggi dobbiamo cercare di ripercorrere quella strada. Noi ci crediamo. La nostra Italia, l'Italia di cui noi facciamo parte, quella che vogliamo, è un'Italia che ha idee, qualità, che si batte sui mercati e continua a credere nel futuro. Che anche in questa crisi devastante è riuscita ad andare avanti. Noi non abbiamo paura. E dobbiamo infondere al paese questo stesso coraggio. Questa stessa voglia di fare. Questa stessa voglia di vincere. Questa stessa voglia di tornare ad essere un paese forte, che guarda al futuro con fiducia e ottimismo.

   Noi imprenditori ci crediamo e lavoreremo ogni giorno per questo risultato. Grazie. Emma Marcegaglia

..

La questione dell'aggancio dei  PROF  alla DIRIGENZA STATALE
e quella del diritto alla pensione, per gli incarichi retribuiti


Due nuove SENTENZE: una a  FAVORE, l'altra a SFAVORE

 

Questa sentenza dispone che il trattamento retributivo dei professori universitari
non è collegato a quello dei dirigenti statali

  Questa sentenza dispone un autonomo trattamento pensionistico per il servizio in qualità di assistente ordinario, in aggiunta al servizio di prof. incaricato interno.


TAR - Tribunale Amministrativo Regionale dell'Emilia Romagna, Sez. I - Sentenza n. 942/09, depositata il 11 giugno 2009
                             (Stralcio)

Sul ricorso proposto contro l'Università di Bologna,
   …
  I ricorrenti, tutti docenti universitari di vario livello, agiscono per il riconoscimento del diritto alla corresponsione delle differenze retributive connesse agli aumenti stipendiali previsti dall'art. 1 della L. n. 34/1997 per i dirigenti dello Stato. Lamentano in buona sostanza, gli interessati, che nei loro confronti non sia stata fatta applicazione dell'art. 36 del D.P.R n. 328/1980 il quale avrebbe sancito un chiaro e diretto collegamento dei trattamenti economici relativi ai professori universitari e ai dirigenti statali. Ne sarebbe derivato, a parere degli istanti, un mancato adeguamento delle retribuzioni dei ricorrenti in dipendenza dell'omesso riconoscimento, dell'indennità di posizione, invece, attribuita ai dirigenti generali dello Stato per gli anni 1996 e 1997. Il ricorso é infondato.

La materia, peraltro assai risalente, è stata da tempo affrontata e chiarita, sia dalla Corte Costituzionale che dalla giurisprudenza amministrativa. Già con la sentenza n. 219 del 17 luglio 1975 la Corte aveva sancito, in ordine al riassetto del pubblico impiego e in particolare con riguardo al trattamento economico dei professori universitari, non una correlazione permanente ed immutabile, ma soltanto una tendenziale equiparazione delle posizioni retributive. In questo senso è stato chiarito che gli art. 73/3° c. L. n. 11 luglio 1984 n. 312 e 36/8° c. D.P.R. n. 382/1980 hanno esclusivamente commisurato il trattamento economico dei professori universitari dell'ultima classe di stipendio a quello goduta dai dirigenti generali di classe A dello Stato senza creare alcuna sovrapposizione o alcuna identità di situazioni ( Tar Piemonte n. 62/1993 ) E' stato ulteriormente precisato che equiparazione tendenziale non significa uniformità totale né ingenera dubbi sull'obiettiva diversità delle funzioni professionali anzidette con la conseguente possibilità di uno sviluppo differenziato dei trattamenti economici, sempre nel rispetto dei canoni costituzionali di riferimento (TAR Marche n. 349/1986 ).

In conclusione appare del tutto evidente che l'art. 36 della L. n. 382/1980, pur conservando ai professori universitari la già acquisita equiparazione del trattamento dirigenziale, ha dettato una disciplina uniforme per tutti i docenti, senza distinzione e dunque esso rilevi quale mero parametro di calcolo della retribuzione di questi ultimi, essendo per ogni altro aspetto del tutto differenti le retribuzioni delle due categorie di dipendenti pubblici. Ne discende che il riconoscimento di emolumenti strettamente ed inscindibilmente correlati all'esercizio di funzioni proprie della. dirigenza statale non appare compatibile con il quadro interpretativo appena tracciato e quindi il ricorso deve essere respinto.

  Per questi motivi, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe lo respinge.

 


Corte dei Conti - Sezione giurisdizionale per la  Emilia Romagna - SENTENZA n. 996/06/C, depositata il 27.9.2006
, confermata in appello dalla SEZIONE PRIMA GIUR. CENTRALE con sentenza N. 446/2008/A.
                                   (Stralcio)

 Con il provvedimento n. 26568 del 21.9.1995 il Rettore della Universita' di Bologna negava al ricorrente trattamento pensionistico per il sevizio prestato dal prof. … in qualita' di assistente ordinario dall' 1.11.1973 all' 1.8.1985, avendo costituito titolo per la nomina a professore associato.
  L' amministrazione pone a sostegno della propria deliberazione la previsione dell' art. 133 del T.U. 29.12.1973, n. 1092, che, come e' noto, prescrive il divieto di cumulo del trattamento di quiescenza rispetto a quello di attivita' di servizio quando si sia in presenza di servizi che siano l' uno la continuazione dell'altro, come ribadito nella compiuta memoria depositata l' 8.3.2006.
   Risulta agli atti che il ricorrente era stato dipendente dell' Universita' di Bologna con l' incarico di “ incaricato esterno” dall' 1.11.1966 al 30.10.1973 ed “interno” dall' 1.11.1973 sino all' 1.8.1985, ed “assistente ordinario” dall' 1.11.1973 all'1.8.1985, nonche' nominato “professore associato confermato” dal 20.3.1985 ad oggi.
  Risulta, altresi', che con deliberazioni E.N.P.A.S. del 4.11.1991 e 22.4.1991, veniva riconosciuto al ricorrente indennita' di buonuscita anche per il servizio prestato in qualita' di assistente ordinario, ma nulla gli era corrisposto a titolo di indennita' sostitutiva di pensione per quel servizio.
  Reputa questo Giudice che sia corretta l' interpretazione fornita dalla parte ricorrente, secondo cui il solo servizio di professore incaricato e' stato valutato ai fini della nomina a professore associato confermato, in quanto l' art. 50 del D.P.R. n. 382 dell' 11.7.1980 pone come requisito per la partecipazione al giudizio di idoneita' una delle due qualifiche di professore incaricato o assistente ordinario alternativamente e non cumulativamente; nei fatti e' dato, inoltre, rilevare che la nomina del prof. … e' avvenuta come “professore associato confermato”, in prosecuzione del ruolo di professore incaricato e non di “non confermato”, come sarebbe avvenuto in prosecuzione del ruolo di assistente ordinario.
   Ancora, il riconoscimento di una buonuscita per il servizio prestato dal ricorrente in qualita' di assistente ordinario, che invece e' avvenuto con le citate delibere del 1991, non sarebbe giustificabile alla luce di una continuazione professionale come invocata dall'amministrazione.
  Resta assorbita ogni ulteriore censura.
  Il ricorso, pertanto, si manifesta  giuridicamente fondato e se ne dispone l' accoglimento e per gli effetti si dichiara il diritto del ricorrente alla liquidazione di autonomo trattamento pensionistico (assegno sostitutivo) per il servizio prestato presso l' Universita' di Bologna, Facolta' di Scienze MM. FF. NN. in qualita' di assistente ordinario dall' 1.11.1973 all' 1.8.1985.
….
  Per questi motivi, la Corte dei conti … accoglie  il ricorso in epigrafe, come in motivazione.

 

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La sentenza sulla costituzionalità della legge sul Fuori Ruolo

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Avvertenza. In precedente servizio avvevamo data informazione che a luglio sarebbe uscita la sentenza della Corte Costituzionale sul ricorso di numerosi Tar, per presunta incostituzionalità della legge statale sulla progressiva abolizione del Fuori Ruolo dei docenti universitari. Questa Sentenza c'è stata il 16 luglio u.s. .
In questo servizio, riportiamo il dispositivo della sentenza, ed il commento di un Collega esperto (che ha voluto conservare la riservatezza sul suo nome) sul grado di rilevanza della sentenza.

SENTENZA N. 236, ANNO 2009, del 16 luglio 2009"

DISPOSITIVO: " La CORTE COSTITUZIONALE dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 434, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2008), nella parte in cui si applica ai professori universitari per i quali sia stato disposto il collocamento fuori ruolo con formale provvedimento amministrativo e che hanno iniziato il corso del relativo periodo."

Nei ricorsi, il motivo più forte di opposizione alla legge era stata la sua presunta "irretroattività".

Su questo la Corte ha precisato:
"La norma impugnata sembra porsi in violazione dell'art. 3 Cost "per la retroattività dei suoi contenuti precettivi".
"Questa Corte ha affermato più volte che l'irretroattività della legge è principio di carattere costituzionale soltanto per le norme penali, in quanto sancito dall'art. 25 Cost.
Per le norme non penali la retroattività delle leggi è consentita, ma nel rispetto dei principi di ragionevolezza e di eguaglianza.
In questo quadro sono,
- in primo luogo, legittimamente retroattive sul piano costituzionale le norme interpretative, in quanto affermano una delle possibili varianti di senso già desumibili dalla lettera della disposizione interpretata.
   Anche norme innovative con efficacia retroattiva sono legittime (ad eccezione delle norme penali punitive), purché la retroattività trovi adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza e non contrasti con altri valori ed interessi costituzionalmente protetti, tra i quali va inclusa anche la tutela dell'affidamento legittimamente sorto nei destinatari, in quanto principio connaturato allo Stato di diritto".

In questo senso, una volta che un decreto rettorale è stato emanato legittimamente e ha prodotto degli effetti, esso non può essere revocato se va a ledere "un diritto legittimamente sorto nei destinatari".

Anche Sentenza del Consiglio di Stato sulla negazione dei 2 anni, dopo i 70 di età

  Nel nostro Ateneo di Bologna c'erano stati non pochi ricorsi al TAR dell’Emilia Romagna, che aveva sospeso i decreti rettorali relativi, in attesa del giudizio.
I ricorrenti opponevano la illegittimità del dimissionamento generalizzato dei docenti al limite dell'età pensionabile, senza riguardo alla applicazione prudente che la nuova legge raccomanda, per prima, nel concedere i 2 anni aggiuntivi di servizio, ex-
art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992.
Sopravviene, in seguito a ricorso dell'Ateneo, una sentenza del Consigio di Stato che conferma le decisioni del TAR.
  In conclusione le negazioni del biennio sono legittime, solo se motivate da caso a caso, in relazione alle necessità didattiche.
  Questo comporta (N.d.R.) che, caso per caso, ogni decisione dovrà passare per le Facoltà, gli organi competenti per valutare le relative esigenze.
  Si potrebbe opinare che è solo una questione di ritardo. Questo accadrebbe se il CdA confermasse i dimissionamenti motivando, a sua discrezione, caso per caso. E questo è verissimo.
  C'è, però, a Bologna un fatto nuovo: che è stato eletto un nuovo Rettore, che entrerà in carica il 1 nov. 2009.
  Vedremo come andrà a finire.

 

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Riferimento all’ Art. 72 del  Decreto legge n. 112 del 2008, di modifica
l''art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992, relativo al diritto ai 2 anni
di proroga del servizio, dopo l'età pensionabile

In attesa dell'esito dei ricorsi al TAR contro l''Ateneo di Bologna

CIRCOLARE DEL MINISTERO DELLA FUNZIONE PUBBLICA

per  la interpretazione corretta della legge

NOTA. L'università italiana subisce in questa fase la scure del Governo che taglia i posti di professore senza un collegamento con l' inserimento dei giovani, così che la scienza accumulata venga trasmessa a loro, che a loro volta ne proseguiranno l'incremento (senza partire da zero) e la trasmissione ai loro successori.
  Ma ecco che, da noi, subiamo anche la sindrome di Sansone. Calzolari vuole che: "muoia Sansone con tutti i Filistei ". Cos'altro è il dimissionamento generalizzato dei docenti al limite dell'età pensionabile, senza riguardo alla applicazione prudente che la nuova legge raccomanda, per prima, nel concedere i 2 anni aggiuntivi di servizio, ex-
art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992 ?
  
Si ricorda, in proposito, che nel nostro Ateneo ci sono già stati non pochi ricorsi al TAR dell’Emilia Romagna, che ha sospeso i decreti rettorali relativi, in attesa del giudizio.

CIRCOLARE N. 10 del DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA

 Riferimento all’ Art. 72 - "Personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo". Decreto legge n. 112 del 2008 - "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione delta finanza pubblica e la perequazione -tributaria».

 Con il decreto legge n. 112 de! 2008, convertito con modifiche in legge n. 133 del 2008 sono state previste innovazioni in materia di trattenimento in servizio dei pubblici dipendenti ed è stata disciplinata la risoluzione dei contratto di lavoro per i dipendenti che abbiano maturato 40 anni di anzianità contributiva. Chi vi è interessato trova qui di seguito il punto 2 della Circolare Ministeriale, per favorire la corretta interpretazione della complessa legge.
  

 ......
......

 2. Disposizioni relative al trattenimento in servizio (commi da 7 a 10). 

La modifica del regime del trattenimento in servizio.
   I commi da 7 a 10 dell’art. 72 del d.l. n. 112 hanno innovato la disciplina di cui all’art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992, modificando il regime dei trattenimenti in servizio. L’art. 16 comma 1 del citato decreto, come modificato, prevede: “È in facoltà dei dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere in servizio, con effetto dalla data di entrata in vigore della legge 23 ottobre 1992, n. 421, per un periodo massimo di un biennio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo per essi previsti. In tal caso è data facoltà all'amministrazione, in base alle proprie esigenze organizzative e funzionali, di accogliere la richiesta in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti ed in funzione dell'efficiente andamento dei servizi. La domanda di trattenimento va presentata all'amministrazione di appartenenza dai ventiquattro ai dodici mesi precedenti il compimento del limite di età per il collocamento a riposo previsto dal proprio ordinamento.” 

Mentre secondo la disciplina previgente, in caso di domanda, l’amministrazione non era titolare di discrezionalità nel disporre il trattenimento, dovendolo in ogni caso accordare, in base al nuovo regime l’istanza di trattenimento è soggetta a valutazione discrezionale e quindi può non essere accolta dal datore di lavoro. La valutazione deve tener conto di alcune condizioni oggettive:
-             le esigenze organizzative e funzionali dell’amministrazione,
-            la particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti e l’efficiente andamento dei servizi.

In proposito, è opportuno che ciascuna amministrazione adotti preventivamente dei criteri generali per regolare i trattenimenti in servizio, tenendo conto delle proprie peculiarità, in modo da evitare condotte contraddittorie o incoerenti.
   Tali criteri si configurano quale atto di indirizzo generale e quindi, in linea con quanto previsto dall’art. 4, comma 1, lett. a) e b), del d.lgs. n. 165 del 2001 dovrebbero essere contenuti nell’atto di programmazione dei fabbisogni professionali o adottati dall’autorità politica o dagli organi di indirizzo. Nel compiere le valutazioni, che dovranno trovare riscontro nella motivazione dell’atto, sarà opportuno tenere in debita considerazione il parere del responsabile della struttura nella quale il richiedente è inserito.
   Considerato che, in base alla normativa vigente, il trattenimento in servizio viene disposto in relazione alle esigenze dell’amministrazione e che il citato art. 16 stabilisce che esso può avere la durata massima di un biennio, lo stesso può essere motivatamente accordato anche per un periodo inferiore al biennio. 

La nuova disposizione fissa poi dei termini per la presentazione dell’istanza da parte dell’interessato e, cioè, dai 24 ai 12 mesi antecedenti il compimento del limite di età per il collocamento a riposo previsto dal proprio ordinamento. La previsione di tali termini è funzionale alle esigenze organizzative dell’amministrazione, che deve poter compiere una valutazione a medio termine nell’ambito della programmazione dei fabbisogni professionali. In tale contesto si spiegano anche le norme di cui ai commi 9 e 10, che prevedono interventi di riesame di fattispecie già concesse, in quanto riferite a trattenimenti in servizio con decorrenze spostate nel tempo, che quindi devono essere rivalutate anche al fine di rendere reale ed immediata l’efficacia del nuovo regime. 

La fase transitoria.
   Una volta enunciata la disciplina di regime nel comma 7, i commi da 8 a 10 dettano le regole da applicare per gestire la fase transitoria.
   In particolare, il comma 9 dispone che: “Le amministrazioni di cui al comma 7 riconsiderano, con provvedimento motivato, tenuto conto di quanto ivi previsto, i provvedimenti di trattenimento in servizio già adottati con decorrenza dal 1° gennaio al 31 dicembre 2009.”
    Il successivo comma 10 prevede invece che: “I trattenimenti in servizio già autorizzati con effetto a decorrere dal 1° gennaio 2010 decadono ed i dipendenti interessati al trattenimento sono tenuti a presentare una nuova istanza nei termini di cui al comma 7.”.
  Il comma 8, come risultante dalle modifiche apportate in sede di conversione, recita: “Sono fatti salvi i trattenimenti in servizio in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto e quelli disposti con riferimento alle domande di trattenimento presentate nei sei mesi successivi alla data di entrata in vigore del presente decreto.”.
    L’interpretazione del comma 8 citato va compiuta tenendo conto della complessiva disciplina e, quindi, la disposizione deve essere considerata in relazione a quanto previsto dal precedente comma 7 e dai successivi commi 9 e 10.

 Ciò premesso, la modifica del comma, operata in sede di conversione, innanzi tutto consente di superare una lacuna che presentava il testo originario del decreto legge in riferimento all’ipotesi di istanza di trattenimento presentata da coloro i quali avrebbero compiuto il limite di età per il collocamento a riposo prima di 12 mesi dopo l’entrata in vigore del decreto legge (25 giugno 2008), termine fissato dal terzo periodo dell’art. 16 comma 1 come modificato dal d.l. n. 112. Infatti, in base a quanto previsto dal vigente comma 8 dell’art. 72, anche coloro che compiono il limite massimo di età prima del 25 giugno 2009, se non hanno già provveduto in precedenza a presentare la relativa domanda, possono produrre istanza di trattenimento.
   In sostanza, i dipendenti che compiono il limite massimo di età entro il 25 giugno 2009 e che intendono chiedere il trattenimento in servizio debbono presentare la relativa domanda all’amministrazione di appartenenza entro il 27 dicembre 2008. Si tratta di casi in cui il periodo di trattenimento in servizio può iniziare a decorrere nell’anno 2008 o nell’anno 2009.
   Peraltro, la disciplina relativa alla gestione della fase transitoria di cui al comma 8 dell’art. 72 rende possibile la presentazione della domanda di trattenimento entro il termine del 27 dicembre 2008 anche a coloro che compiranno il limite massimo di età entro il 27 dicembre 2009 che non hanno provveduto alla presentazione della stessa rispettando il termine dei 12 mesi.
   Se, ad esempio, un soggetto dovesse compiere il limite massimo di età il 1° agosto 2009 e non avesse già provveduto a presentare la domanda di trattenimento, ha facoltà di farlo entro il 27 dicembre 2008, in quanto la norma prevede espressamente la deroga, durante la fase transitoria, al rispetto dei termini di cui al comma 7. 

Resta inteso che coloro che compiranno il limite massimo di età successivamente al 27 dicembre 2009 saranno tenuti al rispetto dei termini di cui al comma 7 dell’art.72.
   Inoltre, in base alla nuova norma, sono fatte salve le eventuali istanze presentate prima del 25 giugno 2008 che ancora non fossero state esaminate dall’amministrazione.
   Occorre precisare poi che le domande presentate entro la predetta data del 27 dicembre 2008 sono soggette ad un regime differenziato a seconda che la decorrenza del trattenimento sia precedente o successiva al 1 gennaio 2009. Infatti, il comma 8 in esame deve essere letto in connessione con il successivo comma 9, il quale, come visto, prescrive alle amministrazioni di riconsiderare i trattenimenti già disposti con decorrenza 1 gennaio 2009 alla luce della nuova disciplina (di cui al comma 7). In tale contesto, il regime applicabile alle domande di trattenimento con medesima decorrenza deve essere analogo.
   Quindi, le domande presentate nel periodo antecedente all’entrata in vigore del decreto legge non ancora evase dall’amministrazione e quelle presentate entro i 6 mesi successivi l’entrata in vigore del decreto stesso debbono essere valutate a seconda della data di decorrenza del trattenimento:
   - se la decorrenza del trattenimento è precedente al 31 dicembre 2008, l’istanza dell’interessato deve essere accolta e il trattenimento deve essere disposto; in tal caso, infatti, trova applicazione il precedente regime, di cui all’art. 16 del d.lgs. n. 503 del 1992 prima della modifica operata con il d.l. n. 112, secondo il quale l’amministrazione non aveva discrezionalità nel concedere il trattenimento;
  - se invece la decorrenza del trattenimento è successiva al 31 dicembre 2008, allora la domanda di trattenimento va valutata in base a quanto previsto dall’art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992 come modificato dal comma 7 dell’art. 72 del d.l. 112 e, conseguentemente, la decisione sul trattenimento deve essere il frutto di una ponderazione discrezionale da parte dell’amministrazione alla luce dei parametri individuati dalla norma (esigenze organizzative e funzionali dell’amministrazione, particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti e l’efficiente andamento dei servizi). 

Da quanto esposto risulta chiaro che la norma contenuta nel comma 8 dell’art. 72 in esame non consente di per sé di far salvi i trattenimenti che hanno decorrenza successiva al 1 gennaio 2009, poiché questi sono assoggettati al nuovo regime, con la conseguenza che l’accoglimento dell’istanza è subordinato alla valutazione discrezionale positiva dell’amministrazione stessa.
   Resta inteso che, secondo quanto previsto dal citato comma 8, rimangono comunque salvi i trattenimenti già in corso alla data di entrata in vigore del decreto legge.
   Inoltre, in base alla previsione del comma 10, i trattenimenti già disposti con decorrenza 1 gennaio 2010 decadono automaticamente e le relative domande debbono essere ripresentate nei termini di cui al novellato art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992. 

Il raccordo con le previsioni di cui al comma 11 dell’art. 72.
 
 Occorre evidenziare che l’applicazione delle norme ora esaminate deve essere raccordata con la nuova disciplina sulla risoluzione del contratto di lavoro contenuta nel comma 11 dell’art. 72 in riferimento a quei dipendenti che hanno maturato il requisito dell’anzianità contributiva di 40 anni, secondo quanto si dirà nel paragrafo 3.

Trattenimento in servizio del dipendente privo dei requisiti contributivi minimi per il diritto a pensione.
    Si segnala infine che, in linea con i principi enunciati dalla Corte costituzionale, in caso di domanda, l’amministrazione è comunque tenuta a disporre il trattenimento in servizio per quei dipendenti che non hanno ancora raggiunto il requisito di contribuzione minimo per la maturazione del diritto a pensione (Corte costituzionale, n. 282 del 1991, nella quale si afferma che: “Il principio (…) secondo cui non può essere preclusa, senza violare l’art. 38, secondo comma della Costituzione, la possibilità per il personale (…) che al compimento del sessantacinquesimo anno – quale che sia la data di assunzione – non abbia ancora maturato il diritto a pensione, di derogare a tale limite per il collocamento a riposo, al solo scopo di completare il periodo minimo di servizio richiesto dalla legge per il conseguimento di tale diritto, non può che avere (…) valenza generale.”.

 

ELEZIONI DEL RETTORE


Riceviamo e giriamo dall'Associazione "AGORA"
(di  E. Lorenzini  e  G. Porzi)

Le domande poste da AGORA' ai Candidati sono sotto riportate, ma in sintesi si riducevano a rispondere al quesito della continuità o meno con questa gestione, che al di là del cumulo di incarichi ad 'alcuni', ha fatto diminuire il numero degli studenti di 18.000 unità. Bisognerà che i Colleghi leggano tra le righe, perchè ciò che si chiedeva era la concreta prova di quanto affermato. Auguri a tutti, nel bene supremo dell' Ateneo, che si raggiunge non con sofisticate tecniche contabili, ma soprattutto con capacità gestionali e tagliando sperperi e velleità inutili di 'grandeur '.

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Enrico Lorenzini

QUESTIONARIO ai CANDIDATI a RETTORE

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GC. Barbiroli Dario Braga G. Cantelli Forti Andrea Segrè G. Sassatelli Roberto Grandi Ivano Dionigi


Due domande

 1) in quali delibere - quelle che rappresentano nel loro complesso l' attuazione della politica rettorale - negli ultimi anni di tua permanenza in uno degli Organi Accademici hai manifestato (o l' avresti manifestata se presente ) una significativa differenziazione rispetto agli ODG presentati. Ricordane un paio.

2) quali delle attuali scelte del Rettore ritieni siano state particolarmente negative rispetto alla difficile situazione presente , come ti sei opposto e quale sarebbe una buona soluzione ( visto anche quanto dichiarato da Roversi- Monaco su ''Il sole-24 ore'' di mercoledi passato: '' Diversamente da quel che molti sostengono, l'ateneo di BO ha ricevuto finanziamenti in abbondanza , non certo meno di altri Atenei. '' )

Nota. "Il prof. Barbiroli non ha risposto ai quesiti, ma la sua posizione è chiarissima, ' di rifacimento totale ', e in più essendo partito in forte ritardo ...deve svolgere in continuazione colloqui" (E.L.)

Dario Braga

  Cari Lorenzini e Porzi vi ringrazio molto per l' opera che svolgete di continuo stimolo al dibattito in Ateneo. Nel merito dei vostri quesiti la mia risposta non sarà dettagliata vista la quantità di delibere sulle quali si potrebbe aprire un dibattito. Il mio progetto è disponibile da un anno e mezzo e ne ho pubblicato diversi stralci sulla stampa locale. Sono intervenuto di volta in volta anche su argomenti "hot" quali la discussione sullo statuto, la politica delle risorse, la FAM, la Romagna, il problema del finanziamento del dottorato di ricerca, la "piramide di genere", il rapporto con il mondo delle imprese, la questione edilizia e l'urbanistica universitaria. Sul "che fare ?" non posso che rimandarvi a quella fonte, pubblica, aperta e dalla quale tanti hanno attinto. Su eventi recenti, ci tengo, però, a darvi la mia opinione. Ho condiviso, ad esempio, la decisione di adottare il limite dei 70 anni come da DL133 ma ho anche proposto (per ora inascoltato) di introdurre una forma contrattuale snella e sostanzialmente non onerosa, legata alla didattica e/o alla ricerca, per continuare ad avvalersi dei colleghi senior laddove utile alle facoltà o ai dipartimenti. Non ho condiviso l'allarme sul dottorato di ricerca, convinto come ero e sono che: a) le risorse avrebbero dovuto essere reperite da subito attingendo ad altre voci di bilancio in apparenza "comprimibili" (comunicazione, partime studentesco, tutorato ecc - dove sta scritto che il dottorato di ricerca deve essere in carico esclusivamente all'area della ricerca ? ... il "bologna process" lo colloca correttamente al terzo livello della formazione...) (b) si sarebbe anche potuto adottare una politica più selettiva agendo sui dottorati manifestatamente improduttivi dal punto di vista scientifico. Non ho condiviso i ritardi, e nemmeno la bozza che ho avuto modo di vedere, per la formulazione dei contratti per ricercatore. Abbiamo, però, bisogno di questo strumento con urgenza.(cont.)

G. Cantelli Forti

Cari Colleghi, con il programma che è in corso di invio per e-mail, rispondo in maniera più ampia e più compiuta ai vostri quesiti. Dal 2000, le mie posizioni critiche sono ben note in quanto a differenza di altri Componenti degli Organi accademici, ho ritenuto doveroso esprimerle pubblicamente e farle riportare puntualmente nei verbali del Senato Accademico, prima, e del Consiglio di Amministrazione, poi. Proprio il fatto di avere espresso ben prima dell'avvio della campagna elettorale numerosi rilievi critici, necessari anche se impopolari, rende credibile l'impegno di mettere a disposizione di tutta la Comunità Accademica le mie competenze gestionali e amministrative. Queste sono documentate dai risultati ottenuti negli incarichi istituzionali che ho ricoperto e ancora ricopro. Scorrendo l'ampio fascicolo di tutti i miei interventi in Consiglio di Amministrazione 2005-2008, posso in particolare segnalare la mia opposizione a: - programmi di interventi dell'Ufficio Tecnico, mancate o sospese realizzazioni edilizie nell'ambito del Policlinico S.Orsola-Malpighi - trasferimento dei beni dei Dipartimenti Universitari ai DAI (Dipartimenti ad attività integrata) - riorganizzazione dell'Amministrazione con proposta di istituzione della figura del Direttore Generale - proliferazione della nomina di Dirigenti - trasferimento di consulenti esterni con assunzione in posizioni di EP - posizione critica sulla questione UNIMATICA - "fattispecie" di selezione per la copertura della posizione di Dirigente presso il Polo di Rimini - opportunità e modalità di selezione del nuovo Direttore Amministrativo Per quanto concerne la seconda domanda, credo che gli esempi che ho riportato siano indicativi di scelte da me non condivise in senso istituzionale e verso le quali appunto mi sono opposto con interventi da me scritti e riportati a verbale. In particolare, numerosi di questi interventi riguardano la gestione del bilancio, gli sprechi e la non corrispondenza tra le costanti lamentele di mancanza di fondi assegnati dal Ministero rispetto a quanto effettivamente risultato dalla tabelle ministeriali stesse. Vi ringrazio e vi saluto cordialmente. Giorgio Cantelli Forti

Andrea Segrè

   Cari Colleghi, non ritengo di dover dare una risposta puntuale ai quesiti sollevati, piuttosto mi preme sottolineare che la discontinuità da voi richiamata corre lungo tutto il mio programma rettorale, senza tuttavia disconoscere ciò che ha reso grande la nostra Università. Lo sforzo che intendo compiere insieme alla Comunità di docenti, ricercatori, studenti e personale tecnico-amministrativo rappresenta un'occasione ed una sfida per migliorare il sistema di governo del nostro Ateneo, che presenta accanto a indubbi punti di forza, anche innegabili aspetti critici. Nel mio programma ho scritto che occorre un progetto coraggioso, di rinnovamento e rilancio che si ponga in forte discontinuità con la situazione attuale. Una discontinuità che pone, fra le funzioni delle due amministrazioni, un salto di efficienza e di cambiamento dei meccanismi di governo della nostra Università. Un'azione partecipata in grado di valorizzare l'eredità storica e la vocazione nazionale e internazionale del nostro Ateneo in una logica mirata al superamento di sterili contrapposizioni. Un caro saluto Andrea Segrè

G. Sassatelli

Caro Lorenzini, scusa se rispondo solo ora al tuo messaggio del 7 aprile. Mi è facile risponderti. Ho sempre tenuto in Senato Accademico una coerente posizione di vigilanza critica su quanto veniva discusso e proposto. Sono stato coerentemente "all'opposizione" tutte le volte (molte) in cui vedevoc ose che non andavano. Poi vedo che recentemente "essere all'opposizione" è diventato di moda. Magari se qualcuno dei receti "oppositori" si fosse "scoperto" un po' di tempo fa...mi sarei sentito meno solo. Visto che mi fai domande precise...mi è facile risponderti. Perchè sono state molte le occasioni in cui ho espresso una mia "significativa differenziazione rispetto agli ODG presentati". Ne cito solo alcune. Quando si è discusso del turn-over 2088, poco prima dell'estate. Qui, più o meno da solo ho cercato di fare in modo che venissero dati più punti possibile alle Facoltà visto che forse sarebbe stata l'ultima occasione di avere concorsi (e così è stato). Ho scritto lettere al Rettore e ho sostenuto questa cosa in Senato, con molta convinzione. Niente da fare, naturalmente Sulle modifiche di Statuto e in particiolare sulla possibilità di prorogare gli organi per riuscire a fare la modifica di Statuo. Anche qui ho avuto una posizione che è stata...battuta Sulle modalità di aumento delle tasse. Qui invece in Senato, dopo accesa discussione nella quale ho avuto parte molto attiva siamo riusciti a modificare una proposta della Giunta - unico caso che ricordo. Non sto a ricordare altri episodi. Quanto alla tua seconda domanda "quali delle attuali scelte del rettore siano state particolarmente negativa rispetto alla..." credo sia sufficiente che tu tenga conto di quanto dico da un po' di mesi in campagna elettorale. E magari se hai pazienza guarda un po' di documenti sul mio sito www.giuseppesassatelli.it Cari saluti Beppe Sassatelli

Roberto Grandi

   Cari Lorenzini e Porzi,
mi scuso per il ritardo ma in questo periodo le sollecitazioni sono numerose. Con cordialità. 1. Qualche anno fa è stata approvata una delibera che attribuiva la Palazzina della Viola alle Relazioni Internazionali, che non hanno una sede propria nonostante debbano trattare le relazione con oltre 3000 studenti di scambio e il primo approccio (di carattere amministrativo) con tutti i docenti e ricercatori che passano dal nostro Ateneo. In qualsiasi parte del mondo è questa una sede prestigiosa perché costituisce, con il Rettorato, il biglietto da visita di una università. Inoltre, questa ristrutturazione avrebbe offerto all'Ateneo un'altra aula per conferenze a disposizione di tutti. La mia differenziazione non è nei confronti della delibera, che condivido totalmente, ma nei confronti di ciò che è avvenuto successivamente. Una delibera che giudico positiva per l'Ateneo è rimasta sostanzialmente lettera morta per almeno cinque anni. La Palazzina della Viola è tuttora inutilizzata e da ristrutturare e le Relazioni Internazionali sono ancora prive di una sede. Mi domando se ho fatto tutto quello che avrei potuto o dovuto fare perché, di solito, prima di imputare responsabilità agli altri mi interrogo sulle mie. Un aspetto che mi lascia perplesso fa riferimento alla questione del "rinnovo dello Statuto d'Ateneo". Non essendo riusciti ad autoriformarci lo dovremo fare in seguito alla approvazione del decreto legge sulla Governance. In questo caso la mia perplessità è sui tempi e sulle modalità. Anche in questo caso mi domando se l'insuccesso è dovuto alla volontà di una sola persona o alla responsabilità di tanti che, pur sedendo nella Congiunta di Ateneo e avendo la possibilità di influenzare i temi e i tempi del dibattito, hanno fatto in modo che si sia arrivati a un nulla di fatto? 2. Non ho letto il Sole 24 Ore a cui si fa riferimento e non so quindi che cosa abbia dichiarato il collega Roversi Monaco. Per quanto riguarda quella che definite la "difficile situazione presente" ho elaborato un programma (che invito ciascuno di voi a leggere: www.robertograndi2009.it) molto dettagliato in cui sono presenti: a) una analisi del contesto locale, nazionale e internazionale b) le misure concrete che per ciascuna area tematica propongo. Il contesto in cui ci muoviamo è,a mio avviso, radicalmente cambiato rispetto a quello degli ultimi otto anni, tanto che le misure che propongo sono radicalmente diverse, nella maggioranza dei casi, da quelle proposte in precedenza. Questo non per il gusto di marcare una qualche discontinuità, ma perché la realtà che mi troverò davanti come Rettore, se sarò eletto, ha marcato una ampia discontinuità con il passato. Roberto Grandi

Ivano Dionigi

Caro Enrico, ti ringrazio per la sollecitazione, e mi scuso per non averti già risposto. Come tu sai, a più riprese e con diversi ruoli sono stato negli Organi di Ateneo (Consiglio di Amministrazione e Senato Accademico); è stata mia prassi rendere sempre conto ai Colleghi che mi hanno eletto (avendo ricoperto solo cariche elettive) e consultarmi con loro anche a fronte di decisioni delicate e impegnative; a quegli stessi Colleghi che nelle varie scadenze mi hanno empre riconfermato la loro fiducia. E così ho fatto anche negli ultimi 6 alla guida del Collegio dei Direttori: dove a fronte di diverse problematiche e anche molte "anime" ho cercato sempre di adoperarmi per quello che mi ostino a chiamare e credere "il bene comune". Capirai che anche in questa occasione, pur in presenza della tua cortese e comprensibile istanza, desidero attenermi al mio comportamento abituale. Con la cordialità e la stima di sempre. Ivano Dionigi

(Braga continua). Non ho condiviso le recenti scelte di bandire un elevato numero di avanzamenti verticali e di nuovi posti di EP per la riconversione di contratti di dirigenza, né ho condiviso la delibera che ha dato avvio alla procedura di selezione del nuovo direttore amministrativo prima della elezione del nuovo Rettore (fermo restando che il Rettore eletto potrà scegliere un candidato/a tra la rosa proposta dalla commissione oppure chiedere che la selezione sia ribandita per mancanza di idonei). Ho invece condiviso la politica di stimolo alla ricerca scientifica e ho applaudito ai risultati ottenuti in sede di raccolta di finanziamenti europei - mentre non condivido (con luci eombre) la gestione delle trattative sui tecnopoli con la Regione. A proposito dei rapporti con la Regione, non condivido né la gestione delle trattative sulla integrazione stipendiale del personale universitario con attività clinica, né - complessivamente - la gestione del rapporto con il SSR e con le Aziende Sanitarie di nostro riferimento. Ad esempio il personale universitario presso l' Azienda USL andava/va/andrà molto meglio tutelato. Non condivido la spinta a realizzare i progetti di ARIC "tutti e subito". Le risorse sono poche e occorre tempo per sperimentare le diverse iniziative. Il "lancio simultaneo" di tutte le iniziative di ARIC - prescindendo dal merito - non è una buona scelta organizzativa e gestionale. Meglio sarebbe stato, anche in considerazione della transizione in atto, graduarne l'implementazione. Non ho condiviso la gestione della vicenda "statuto", né ho condiviso la decisione della congiunta, dove molte voci che oggi si fanno sentire hanno taciuto quando si trattava di reclamare il voto per i ricercatori. In ultimo sottolineo alcuni aspetti del bilancio. Il bilancio 2009 non è un "bilancio di guerra". Sono necessarie delle razionalizzazioni e dei rientri di spesa, certamente è possibile tagliare in maniera selettiva su alcune voci che ho già elencato in passato e reindirizzare la spesa. La mia idea è quella di perseguire una massiccia liberalizzazione per consentire ai dipartimenti di acquisire risorse direttamente. Ho invocato una "Bassanini d'Ateneo" per la semplificazione burocratica, indispensabile per rendere più efficace la capacità di attrarre finanziamenti dall'esterno sia dalla ricerca sia dalla formazione. Avviando una tenace e "non guardo in faccia a nessuno" campagna di razionalizzazione della spesa è possibile presentarsi ai tavoli di trattativa - in particolare quello con il governo nazionale e con il governo regionale - con le carte in regola e confrontarsi con i diversi governi avendo a cuore l'esclusivo interesse dell'Università. Credo - e lo sostengo con vigore - che il Rettore Calzolari abbia dato un contributo importante a radicare il concetto della necessità della valutazione per decidere la politica di allocazione delle risorse. Molto c'è ancora da fare, ma il lavoro è ben impostato.Credo anche che presentarsi oggi a un governo che sta agendo in maniera severa sul sistema universitario (notate il termine "severo") con il bilancio in ordine sia stato il miglior risultato che si potesse ottenere e ci dà una grande carta da giocare su quel tavolo di trattativa. Come vedete coerentemente con la mia scelta di totale autonomia né condivido né butto via a scatola chiusa. Ci sarebbe ancora molto da dire: edilizia, reclutamento, offerta formativa, gestione del conto terzi, ecc ma per questo non posso che rimandare al programma su www.dariobraga.it che sta ricevendo l'appoggio palese di tanti colleghi di aree diverse. Sperando con questo di aver contribuito alla vostra iniziativa cordialmente vi saluto Dario Braga

 


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Virginio Pilo'

Virginio Pilo'
A parte la "parzialità" di certa stampa che ha oscurato alcuni candidati ...
****

Chi andrà al ballottaggio con

CANTELLI FORTI ?


DIONIGI *
oppure  SEGRE' ** ?
***

* appoggiato dal PD

**appoggiato dalla CGIL e da ambienti cattolici


Premessa.
Trovo la campagna elettorale riportata dai quotidiani locali assolutamente squilibrata e ben lungi dal rappresentare una pur minima condizione di parità espressiva.
Quale differenza rispetto agli incontri pubblici con i Candidati a Rettore, patrocinati dal “Gruppo dei 30”... !
Credo che le vistose lacune e, viceversa, gli spazi concessi dai quotidiani siano il riflesso di una sottintesa etichettatura “politica” appiccicata addosso ai candidati fin troppo schematica e poco  adatta ad un utile ragionamento sulla realtà universitaria.
Senza tornare sulle supposte “appartenenze” politiche, ribadisco, tuttavia, che l’estrema trasversalità politica della docenza universitaria mal si adatta ad una lettura classica da “scienze politiche”; più conveniente è adottare lenti che permettano di decifrare i vari “committenti” o “sponsor” dei candidati, come ho già suggerito a proposito delle “relazioni” tra Regione Emilia Romagna e Università nell’era di Calzolari.
Tramite queste lenti è dunque possibile leggere il ruolo di partiti, sindacati ed associazioni che, più o meno velatamente, supportano il proprio candidato.

Lo stato dell’arte.
I miei ultimi ragionamenti, sicuramente aleatori e soggetti a rapida smentita, sono maturati soprattutto dall’impressione ricevuta nei confronti pubblici promossi dal “Gruppo dei 30” e dai miei “sondaggi” personali che svolgevo a margine di queste iniziative con i candidati e la loro efficacia argomentativa.
Ho dunque l’impressione che, a pochi giorni dal primo turno di votazioni, la lotta si sia fatta più serrata tra i due principali “delfini” della continuità, Segrè e Dionigi, per la conquista del posto al ballottaggio, in opposizione al principale candidato della discontinuità, Cantelli Forti.
A naso, infatti, direi che le principali possibilità di competizione si giochino in questa terna.
E’ naturale immaginare i turni successivi caratterizzati da una frenetica ricerca di “apparentamenti” tra i candidati esclusi dal ballottaggio con gli sfidanti finali.  
Analogamente a quanto avviene per le elezioni amministrative, è fisiologico che ciò avvenga. Sarebbe bello, tuttavia, se ciò avvenisse in trasparenza ed a fronte di affinità programmatiche, e non altro.
Mi pare anche di percepire un certo movimento anticipato rispetto a questi “accordi” che, se possono ritenersi fisiologici DOPO il primo turno di votazioni, appaiono quanto meno “bizzarri” PRIMA.

La geopolitica accademica.
Qui una nuova premessa è necessaria. Il “partitone” bolognese, il PD, è oggi letteralmente terrorizzato dall’idea della possibile perdita del Comune di Bologna alle elezioni amministrative del 6 e 7 giugno p.v. . Destinato ad un sicuro ballottaggio, il PD non può permettersi certo il lusso di perdere anche il nostro ateneo, secondo ente per importanza cittadina e finanche regionale.  
Immagino dunque una sua strategia che si articola in una trama tendente a ricucire e trattenere, come la tela di un ragno, ambiti e personalità che, disincantati da nove anni di reggenza calzolariana, difficilmente potrebbero sentirsi rappresentati fin dal primo turno da un unico candidato. Tanto più, poi, se questi fosse diretta espressione del rettore uscente.
E’ scontato, dunque, il lavoro sotterraneo del “partitone” bolognese in appoggio di Dionigi. Rilevo invece una “simpatia” più accentuata della CGIL nei confronti di Segrè. Quest’ultimo, l’ho già detto, gode della simpatia dell’ambiente cattolico/solidaristico, sicché è un prezioso collettore da tenersi in alta considerazione.  
L’approccio, seppure possa apparire schizofrenico, è però articolazione di un’unica intelligenza. Sono questi, in fondo, gli “apparati” che muovono in favore di una ricercata continuità.
Grandi, pur appartenendo a pieno titolo a certa nomenklatura, non mi pare in grado di raggruppare grandi numeri, tali almeno da arrivare al ballottaggio.
Le facoltà umanistiche, pur nell’imbarazzo della scelta tra ben tre candidati, paiono decisamente orientate verso una conservazione dell’attuale establishement.
Parziale eccezione sembra incarnarla Braga, eclettico e obliquo rispetto ai “confini geoaccademici” attuali, e raccoglitore di un endorsement di tutto rispetto.
Braga, sostenuto per lo più dalla sua Facoltà (Scienze), ottiene infatti l’esplicito appoggio di un certo numero di docenti di Lettere, Scienze Politiche, Giurisprudenza e, soprattutto, di Ingegneria. Potrebbe quindi scombinare certi asset che, da quest’ultima Facoltà, sono indispensabili per garantire la continuità di Calzolari.   Il possibile “Pierino” della situazione diventa dunque oggetto di concupiscenza per certuni. Per chi…?
Sarò malizioso, ma le visite di Braga al DEIS, l’attuale “cabina di regia” di Calzolari, mi paiono indirizzate fin da ora ad una “convergenza” su Dionigi, il delfino su cui si stanno indirizzando gli sforzi ora più consistenti di Calzolari, anziché su Segrè come parevano invece in un primo tempo.
Insieme a Grandi, dunque, potrebbe configurarsi un valido “portatore d’acqua” nel momento decisivo, ovvero al ballottaggio. In conclusione, non mi stupirei se, subito dopo i primi turni di “tutti contro tutti”, dovessimo assistere ad una “convergenza” di Braga, Grandi, Segrè e Dionigi sul più votato tra loro. Sempre maliziosamente, credo che l’accordo sia già esistente.
Personalmente rimango della mia iniziale convinzione, ovvero che Dionigi sia l’espressione finanche più “dura” della continuità calzolariana, mentre Segrè ne rappresenta la versione più “dialogante”.            In ogni caso, entrambi sarebbero comunque rigidamente subordinati ad un quadro politico capace di passare – e decidere - tranquillamente sopra le loro teste.

L’opposizione all’establishement.
Se le cose stanno così, per ciò che riguarda la continuità, la possibile discontinuità vede in posizione sicuramente privilegiata Cantelli Forti. Ben inserito e conosciuto in ambito nazionale e profondo conoscitore dei meccanismi amministrativi (anche più dei nostri stessi dirigenti…) e già capace “oppositore” di Calzolari, è in grado di dialogare e lavorare allo sviluppo dell’Ateneo garantendo anche la collaborazione delle Amministrazioni di sicura fede PD.
Lo sviluppo del Polo di Rimini, di cui è presidente, grazie alla collaborazione ottenuta da parte del Comune e della Provincia di Rimini, dei principali soggetti economici e di tutte le autorità locali, parla da sé. Un tangibile esempio di idee e concretezza apprezzate da tutti, da “destra” a “sinistra”.
Il suo handicap, tuttavia, è l’isolamento in caso di apparentamenti al secondo turno.
Il fronte dell’opposizione, infatti, pur avendo molti punti in comune non riesce a fare squadra.
Barbiroli rappresenta la monotematicità dell’istanza di riscrittura di regole di trasparenza e pubblicità degli atti amministrativi. Ne condivido pienamente lo spirito e la proposizione, per ragioni di idealità ed ancor più per esperienza vissuta.
Difficile, però, che il suo canto solitario possa avere soddisfazione se vince la “conservazione”…
L’altro personaggio forte, ascrivibile al fronte dei sinceri “critici” al governo di Calzolari, Sassatelli, rilascia dichiarazioni di “contrarietà ad accordi per prorettorati ai turni successivi”. Altra bella proposizione, ma segnale che mal si concilia, purtroppo, per chi continua a sperare invece in una possibile “squadra di governo” in cui l’apporto di una persona come Sassatelli sarebbe un preziosissimo valore aggiunto.

E se…? Fantarettorato o utopia?
Sono affascinato dall’idea di un “fantarettorato” che potrebbe disegnarsi intorno a Cantelli e Sassatelli.
 Dato il contesto, mi pare questa, oggi, la più sicura espressione di indipendenza, capacità di dialogo con tutti i soggetti istituzionali e non, unita ad una collaudata capacità amministrativa.
Sono queste, in fondo, le condizioni essenziali per riacquisire l’autorevolezza necessaria per il rilancio di un Ateneo che, accanto alla gloria ed al blasone del più antico Studio mondiale, vive un declino che oggi pare inarrestabile.
Ma è proprio necessario che rimanga, appunto, un’idea “fantastica”…? Virginio Pilò.

 

ELEZIONI DEL RETTORE

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Virginio Pilo'

                                                              
                                                 Virginio Pilo'

      L’Università di Bologna, … cassa sussidiaria della Regione ?

                   Anche un profilo dei candidati, uno per uno ...:


- quelli del “partito di Calzolari" (Grandi, Dionigi, Segrè) e
- quelli del“partito di opposizione a Calzolari" (Sassateli, Cantelli).
- Eclettico (Braga)
1.- I “partiti” della docenza. Se dobbiamo indicare, per economia di ragionamento, diversi “partiti” a cui iscrivere i diversi candidati, possiamo individuare il “partito di Calzolari”  e il “partito dell’opposizione a Calzolari”.

2.- Il contesto politico e la vittoria del “partito di Calzolari”.   Il primo, va da sé, vede alla sua testa un potente alleato, il “partito della Direzione Amministrativa” attuale, che altri non è che il trait d’union con l’Ente più forte sul territorio: la Regione Emilia Romagna. Lo avrò scritto tantissime volte, ma è sempre bene ribadirlo: è il rapporto assolutamente squilibrato tra l’Università e la Regione una delle principali cause dell’attuale dissesto (e decadenza) del nostro ateneo, ad iniziare dai pasticci – più volte denunciati – consumati intorno alla Facoltà di Medicina e con spese che ancora l’ateneo si trascinerà per “eredità”. Un rapporto che “pagava” proprio la stessa elezione di Calzolari in nome di una “riconquista” del Partitone sull’istituzione più importante e numerosa in Emilia Romagna dopo la Regione, soprattutto dopo aver ricevuto la scoppola della sconfitta amministrativa del Comune di Bologna ad opera di Guazzaloca.
La precedente esperienza “imperiale” di Roversi Monaco, dopo un’iniziale collaborazione, era stata mal tollerata dall’allora PCI, poi PDS, poi…., ed occorreva un “fido” in Via Zamboni 33. Calzolari, “coadiuvato” (diretto) da una Direzione Amministrativa nota per la sua “amicizia” coi piani alti di Viale Aldo Moro, si presentava come il candidato ideale per eseguire interessi che, in realtà, poco e male si sarebbero conciliati con l’Università.  Il finanziamento di importanti opere edilizie della Sanità Regionale, non a caso, sarà infatti coperto dall’ateneo bolognese. Più volte è stato detto che Bissoni, l’Assessore Regionale alla Sanità, era il vero redattore di tante discusse e discutibili delibere presentate in CdA. L’Università di Bologna, insomma, è diventata una cassa sussidiaria della Regione. A ciò si aggiunga una lunga serie di spese per consulenze e/o “progetti” che, a seguito di puntigliose e coraggiose denunce ed atti da parte di ALCUNI Consiglieri d’Amministrazione e Senatori Accademici, sono state oggetto di ricorsi, di interrogazioni parlamentari e persino di condanne. Il profilo politico di Calzolari era, fin dal primo anno, sicuramente imbarazzante. Già si intuiva chi e cosa avesse “servito”. Il bilancio di fine mandato è divenuto poi talmente imbarazzante da indurre i suoi stessi “delfini” a cercare di marcarne le distanze.

3.- Il “partito dell’opposizione a Calzolari”.   Quanto mai eterogeneo, mi ha visto tra i suoi (ideali) aderenti. Dapprima in veste di rappresentante sindacale, poi in veste “istituzionale” di Consigliere d’Amministrazione, sono stato tra coloro che (forse tra i primi) hanno denunciato quanto qui sopra accennato. Premetto che non ho mai avuto, né ho adesso, difficoltà ad esprimere la mia identità politica: sono comunista. Con tale premessa non ho mai nemmeno incontrato difficoltà ad incontrare e confrontarmi con vari docenti che, al mio pari, pur essendo di orientamento profondamente diverso dal mio, quando non addirittura opposto, condividevano le identiche preoccupazioni sulla “tenuta istituzionale” dell’Università di Bologna  retta da siffatta dirigenza.  Le differenze di vedute sui vari argomenti, dalla contrattazione nazionale a quella integrativa, restavano evidentemente nell’assunzione dei rispettivi ruoli di rappresentanti di diversi “ceti”. Fisiologico e “salutare”, direi… Non fosse altro che una totale armonia e sintonia contrattuale tra docenti e tecnici amministrativi, più che “difficile”, la reputo “innaturale” nel contesto odierno. Tuttavia… Le differenze di impostazione “contrattuale”, spesso, svanivano allorquando si doveva discutere di utilizzo dei fondi (non indifferenti, vista l’entità…) per progetti che, come già detto, mal si conciliavano con gli interessi dell’Università. Intorno al tema del rispetto istituzionale dell’Università e della sua ragione sociale ho dunque sperimentato, non senza una certa sorpresa, una “concordanza” con persone che mai avrei ritenuto possibili “alleati”.  Eppure è successo. Non sono stato, dunque, il solo a denunciare ed opporsi a scelte operate da Calzolari & Co. Alcuni di questi, lo dico con soddisfazione, sono oggi tra i candidati a Rettore oppure lo sostengono.

4.- Tre delfini, un pesce remora, due pesci pilota. E una sorpresa dell’ultima ora.  Per quanto sia dunque comodo e conveniente oggi dire: “io mi sono opposto”, pochi lo possono realmente rivendicare. Il potere che si è costruito intorno a Calzolari, grazie anche alla regia della Direzione Amministrativa (ed anche alla connivenza di certi sindacati), ha visto e vede tuttora tra i suoi ranghi alcuni degli attuali candidati Rettore.

a) I tre delfini (Grandi, Dionigi, Segrè), in ordine decrescente di “investimento”. 
- Roberto Grandi, Il Prorettore agli Esteri è di sicuro quello di più lunga data e di più stretta osservanza, avendo “collaborato” praticamente, per tutto il mandato di Calzolari, ed avendolo avuto anche come suo testimone di nozze. La sua esperienza immediatamente precedente era stata quella di Assessore al Comune di Bologna nella Giunta Vitali, dopo esser stato “image maker” di Romano Prodi. Oggi, tra le altre, annovera la carica di Presidente dell’Associazione Collegio di Cina ed è responsabile della Comunicazione per il Partito Democratico di Bologna. E’ tra i sostenitori delle proposte di Aquis e, a parer mio, rappresenta l’anima tecnocratica dell’attuale CRUI. Una continuità oggettiva, dunque, con l’era Calzolari.
- Ivano Dionigi è stato Consigliere Comunale di Bologna, dal 1990 al 1999, sotto le insegne del PDS. Soltanto nel 1994 viene chiamato presso il nostro ateneo da Venezia, ateneo presso cui era docente. Persona sicuramente intelligente ma, unitamente a Grandi, fin troppo di “apparato” perché possa garantire all’Ateneo un’indispensabile indipendenza da certi potentati politici. Mi pare che rappresenti  il rafforzamento (!!!) della gestione Calzolari.
- Andrea Segrè, autore di libri come “Agricoltura russa e sovietica. Tragedia di un'utopia”. Libro edito dalla CUSL, ovvero Cielle, e “Albania, Balcani e dintorni, Viaggi nei paesi post-comunisti dopo la caduta del muro”.  Si può definire un cattolico solidale. E’ stato   tra i firmatari a sostegno di Walter Veltroni per la segreteria del PD.  Considerato un “enfant prodige” per i suoi progetti su un’economia sostenibile anche dal punto di vista ecologico, appare come il principale tra i delfini, proprio per la scarsa o minore compromissione col “partitone” oggi in affanno. Rappresenta la moderna “sinistra” (quella con le avvertenze di cui sopra…) che si desidera in certi ambiti: quella più che moderata e che tanto piace a Cielle.  E’ su di lui, innanzitutto, che si punta per una successione nel segno di una continuità appena un po’ più temperata.

b) Un pesce remora.
  Dario Braga ricopre attualmente la carica di Direttore dell'Istituto Studi Avanzati. Non si segnala per attività extra accademiche, e ciò è probabilmente un merito di questi tempi, ma non brilla nemmeno per alcun tipo di attività o partecipazione a discussioni sul governo dell’Ateneo. Né in passato, né sulle recenti proposte di Modifica allo Statuto di Ateneo. Più che inclassificabile, mi pare che adotti un personalissimo eclettismo espositivo per agganciarsi ad altri nel tentativo di acquisire una visibilità altrimenti difficile poiché privo di una precisa identità.

c) I due pesci pilota.
- Giuseppe Sassatelli, anche lui tra i firmatari per Veltroni segretario, è tuttavia quello più distante dalla politica dei partiti parlamentari. Sarà forse questa sua peculiarità che gli rende facile il dialogo con tutti, ad iniziare dagli studenti,  anche quelli più “arrabbiati”. Un “low profile” politico, un’autonomia di giudizio ed una sensibilità da vero umanista poco avvezza ai tecnicismi, lo rendono però “indigesto” a certa parte politica che vuole continuare a considerare l’Università di Bologna un “suo terreno di conquista”.  La sua presidenza della Facoltà di Lettere, dal segno nettamente differente del precedente Walter Tega (quest’ultimo, non a caso, grande sostenitore ed elettore di Calzolari), aveva fatto intuire a molti che “un altro rettore” sarebbe stato possibile – ed augurabile – già dalle elezioni rettorali del 2005. Purtroppo, non volle tuttavia partecipare.  Per questi motivi, se non altro, lo possiamo annoverare se non tra gli “oppositori”, sicuramente tra i “critici” di Calzolari.
- Giorgio Cantelli è comunque il candidato sicuramente più indigeribile proprio per quella parte politica. Egli si era già presentato in competizione, proprio contro Calzolari, nelle elezioni rettorali del 2000. Fu sconfitto scontando, oltre l’etichettatura di delfino “roversiano”, una sua iniziale partecipazione, in qualità di Assessore alla Sanità, alla Giunta Comunale di Bologna capitanata da Guazzaloca, ovvero colui che per la prima volta aveva distrutto la “fortezza” del “partitone”.   Un’onta che fece il giro del mondo e che gli allora DS fecero di tutto affinché fosse lavata al più presto. L’Università fu appunto uno dei primi terreni su cui consumare la rivincita. Con gli esiti che conosciamo… Seppure possa apparire un po’ troppo paludato, è pur vero che è stato proprio lui in questi anni il docente più capace, competente e tenace “oppositore” di Calzolari.  La sua indubbia competenza lo ha portato ad essere poi nominato, in qualità di Rappresentante del Governo, in Consiglio di Amministrazione. Capace di intrecciare relazioni praticamente con chiunque e con reciproca soddisfazione, si è rivelato un vero osso duro per il Rettore e la Direzione Amministrativa. La sua promessa di rinnovamento poggia, dunque, sulle credenziali più titolate.

d) E una sorpresa all'ultima ora ....
-  Giancarlo Barbiroli, all’improvviso…. Da sempre attivo, e promotore del Forum, attento sulla revisione e sulle modifiche da apportare allo Statuto di Ateneo, propone in definitiva un’unica istanza: il controllo democratico e trasparente degli organi di governo, ad iniziare dai poteri del Rettore che sarà eletto. Si inserisce a pieno titolo nel segno di “opposizione” al sistema di governo dei nove anni di Calzolari.  Quasi certamente sconterà questa apparizione estemporanea, ma la sua istanza è comunque degna di considerazione e dovrebbe essere condivisa da tutti gli aspiranti rettore.

5.- Postfazione. Sono consapevole che questi pochi elementi qui raffazzonatamene assemblati non sono certo sufficienti a formulare un giudizio compiuto e tale da indirizzare una scelta. Rappresentano soltanto, infatti, un sassolino in quello stagno di dichiarazioni e propositi che rendono tutti i candidati rettore così simili - troppo! - tra loro. Voi che leggete, almeno, potrete tenerne conto oppure no. Io, pur avendo facoltà di giudizio, e per sballato che possa apparire, non lo potrò comunque esercitare: sono solo un bidello, dunque non posso votare!  VP

 

ELEZIONI DEL RETTORE
In tema di ri-finanziamento delle università pubbliche in italia,
con risorse "non statali": il caso di Bologna

cantelli.JPG (2995 byte)Giorgio Cantelli Forti

  
   G. Cantelli Forti,  "In un momento di contrazione del finanziamento statale,
sarà necessario attivarsi per reperire risorse aggiuntive a quelle dello Stato,
e sapersi rapportare con gli enti locali e il privato"

In passato l'Ateneo si era attrezzato di strumenti al fine di reperire risorse
(la Fondazione Alma Mater, la Fondazione Alma Medicina, già AlmaGen, partecipazione
a Società di capitale quali Inrnerio SpA e 13 spin off accademici, ecc……..), ma poi ...

 Giorgio Cantelli Forti, Sulla questione del ri-finanziamento del nostro Ateneo

 1.- Il momento economicamente difficile che stiamo attraversando e che sta investendo i Paesi avanzati è sotto gli occhi di tutti e non può quindi essere ignorato. E' quindi necessario essere pronti ad anni in cui le risorse provenienti dallo Stato saranno probabilmente destinate a diminuire.
   Nell'ultimo decennio il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) ha subito un progressivo incremento: si è passati infatti dai 302 Ml di Euro nel 2000 ai 402 nel 2008 (va notato che nell'ultima assegnazione sono inclusi 15,5 Ml di Euro per la copertura dei maggiori oneri del personale e rinnovo contrattuali).
   Dal prossimo anno è annunciata una contrazione dell'FFO e pertanto sarà necessario operare con molta incisività sul fronte della razionalizzazione e riqualificazione della spesa, ma sarà indispensabile anche attivarsi per reperire risorse aggiuntive a quelle dello Stato. L'Ateneo dovrà quindi o rilanciare le iniziative già a suo tempo messe in campo per reperire risorse nel territorio, se ritenute ancora valide, oppure studiare nuove strategie alternative.

  2.- In passato l'Ateneo si era attrezzato di strumenti al fine di reperire risorse (la Fondazione Alma Mater, la Fondazione Alma Medicina, già AlmaGen, partecipazione a Società di capitale quali Inrnerio SpA e 13 spin off accademici, ecc……..), ma non mi è stato possibile sapere, anche in qualità di Rappresentante del Governo in CdA, se abbiano o meno raggiunto l'obiettivo.
  La Fondazione Alma Mater non mi risulta sia mai stata fonte di risorse per l'Ateneo, anzi.
   Inoltre i contratti di ricerca per conto terzi subiscono un prelievo del 20% a favore dell'Amministrazione e ciò non incoraggia certo i finanziatori esterni, che tra l'altro non sempre ricevono un consuntivo analitico del finanziamento erogato.
   Anche delle Società Spin Off non sono noti i risultati: se ci sono delle perdite chi dovrà coprirle?
   Per rapportarsi col mondo esterno e chiederne il sostegno economico è fondamentale che certe realtà, ad oggi sfuggite a qualsiasi controllo, vengano riportate sotto il controllo dell'Ateneo.
    Prioritariamente è necessario mettere ordine nei conti propri e in quelli delle collegate/controllate (i bilanci delle quali non è dato conoscere, sebbene ripetutamente richiesti), presentare un bilancio consolidato preventivo e anche, più importante, quello consuntivo, presentare un bilancio sociale per dare la misura di quanto l'azione dell'Ateneo sia stata efficiente ed efficace
  .
  3.- E' necessario quindi rivedere tutto il sistema messo in campo per reperire risorse esterne, contestualizzarlo ed eventualmente attivare nuovi canali per raggiungere l'obiettivo con strumenti idonei o rendere tali gli esistenti. Occorre mettere in campo una vera e propria campagna di acquisizione di risorse esterne aggiuntive, ma è fondamentale che vi sia una costante ed autorevole presenza dell'Ateneo in tutte le Sedi locali dove vengono destinati i vari investimenti. 
  L'Ateneo deve partecipare con autorevolezza al tavolo insieme alle Istituzioni pubbliche locali e rapportarsi con il Privato (Fondazioni di varia origine, Associazioni di categoria, Associazioni sindacali,……) al fine di poter aprire trattative per essere presente attivamente nei piani di sviluppo sia a livello locale che regionale.

 


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Bologna: Iscrizioni studentesche ancora in calo

Il Rettore e il ProRettore per gli studenti  hanno illustrato , prima  (4 dic. 2008),
dei risultati statistici positivi, e poi (9 dicembre 2008) hanno rettificato che c'era
stato un errore, per colpa di un non meglio precisato "bug dell'applicativo",
che avrebbe indotto "l'Ateneo a dare i numeri" (parole del Carlino del 17.12.08)


Protesta di Giorgio Cantelli Forti, candidato Rettore,
ripresa dal Carlino Bologna:
"SI DIMETTA"

   Nota. Qui sono riportate le due conferenze stampa, tenute dal Rettore P.U. Calzolari e dalla Pro-Rettore agli studenti, Paola Monari, per presentare l'evento positivo (presunto) e  quello negativo. I relativi testi li ho ripresi tra due fonti, tra quante ho ritenuto più rispecchianti quanto realmente accaduto nelle due conferenze.
  Qui a destra,  sono riportati i dati statistici delle iscrizioni di Bologna, dal 2001 al 2008, ripresi dal MIUR, Ufficio Statistica.
  Ha destato qualche curiostà l'enfasi positiva su entrambi gli eventi, di segno opposto pur se, per quello "negativo", una interpretazione autentica dei dati statistici sarebbe potuta (molto più semplicemente) venire da una indagine casuale (non dico campionaria) presso gli studenti passati ad altri Atenei, per conoscere da loro direttamente il motivo dell'abbandono. N. Luciani

Numero studenti. Fonte MIUR
Anno

Bologna

Italia

2001/02 102.311 1.707.121
2002/03 102.321 --
2003/04 101.951 --
2004/05 99.173 --
2005/06 96.323 --
2006/07 91.888 1.780.743
2007/08 87.982 1.808.665

Dalla conferenza stampa del 4 dic. 2008. Testo ripreso da
Unibo Magazine, Luigi Valeri)

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Un regalo per P.Monari

   Sono 20.870 gli immatricolati all’Università di Bologna al 28 novembre; 1.364 in più rispetto alla stessa data e comunque sopra il dato definitivo del 2007: un balzo del +7 per cento. E’ la prima volta da tre anni che le immatricolazioni all’ateneo registrano un incremento: l’anno passato la flessione era stata del -6,8%. Per iscriversi c’è ancora tempo fino al 31 dicembre.  

Che stavolta tirasse un’aria diversa si era cominciato a sospettarlo già al primo rilevamento di fine settembre (-2,9%); il recupero di 20 giorni fa (-1,1%) aveva iniziato a far sperare i più ottimisti; la svolta è infine arrivata con le ultime settimane di novembre.  

"L’incremento – spiega il rettore Pier Ugo Calzolari - può essere dovuto alle lauree magistrali (quelle post-laurea triennale) e se così fosse sarebbe la conferma del successo della strategia formativa dell’ateneo. Noi puntiamo sulle lauree magistrali: sono quelle che attraggono i giovani più preparati, motivati e brillanti".  

"Per esserne sicuri però e capire la vera natura della crescita – precisa il prorettore agli studenti Paola Monari – bisognerà attendere dati definitivi, elaborazioni e andamento nazionale, anche se non ci aspettiamo che il risultato di fine anno possa scostarsi molto dall’attuale".  

Il boom delle matricole trascina verso l’alto quasi tutte le Facoltà, con poche eccezioni. Conservazione dei beni culturali conferma il suo primato (+51,3%), così come Economia a Forlì (+41%), che insieme alla sede di Rimini (+20%), compensano e superano di 255 nuovi arrivati la riduzione più contenuta del previsto di Economia a Bologna (-5,4%). Tra le altre Facoltà in crescita consistente ritroviamo Scienze statistiche (+19,0%) e Psicologia (+17,2%) in testa all’ultima classifica Censis tra le omologhe italiane. Buon risultato anche ad Ingegneria, che sorprende a Bologna (+11,2%), incassando un saldo positivo di 226 studenti nonostante la lieve flessione di Cesena (-2,5%). Grande rimonta di Scienze motorie (+15,5%), partita col segno meno a fine settembre, e si attenua la diminuzione di Veterinaria (-6,8%) interamente imputabile all’abbassamento da parte del ministero del numero programmato, comunque avviato a saturazione.  

Tra le big sopra i 1000 immatricolati, oltre alla crescita di Economia e Ingegneria, tengono Giurisprudenza (+0,7%) e Lettere (-0,7%), mentre salgono Scienze (+8,5%), Scienze della formazione (+3,0%) e Medicina (+14,3%).  

Tutti col segno più i campus in regione: Bologna cresce, per la prima volta dall’apertura delle iscrizioni, del +4,7% con 14.941 matricole; Cesena del +4,6% (1.267 matricole), Forlì del +18,2% (2.057), Ravenna del +29% (947), Rimini del +7% (1.658)."

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   Dalla conferenza stampa del 9.12.08
   Testo ripreso da Corriere di Bologa,
    Marina Amaduzzi, stralcio parte
    pertinente)

   L'Alma Mater continua a perdere matricole, seppure con una frenata rispetto all'anno scorso. Al 30 settembre le nuove iscrizioni alle lauree triennali e a cielo unico (eccetto Economia che le chiude il 10 ottobre ed Ingegneria il 31 ottobre) registrano un -2,9% (10.275 matricole, contro le 10.590 del 2007).
   In discesa la sede centrale (-4,1%), il polo di Rimini (-11,2%) e quello di Cesena (-1,5%), mentre sono in aumento Ravenna (+20,8%) e Forlì (+1,l%). "Non sono dati definitivi", mettono in guardia il rettore Pier Ugo Calzolari e il pro-rettore agli studenti Paola Monari, "le prenotazioni degli studenti sono in media il 4,5% in più rispetto a quelli che hanno già pagato la rata, le famiglie aspettano l'ultimissimo giorno, è l'effetto della crisi".
   Al di là della girandola di numeri, elaborati in ritardo e tra varie "difficoltà tecniche" da via Zamboni (per esempio le immatricolazioni dell'anno scorso erano 13.397 un anno fa, in calo del 5,8% rispetto al 2006, e non quasi tremila in meno come è stato detto ieri), l'Alma Mater continua a perdere iscritti, un fenomeno nato almeno tre-quattro anni fa e che tuttavia non allarma i vertici. "Non fosse per le ragioni finanziarie - dice il rettore - non saremmo preoccupati dal calo degli studenti, che sono eccessivi rispetto al corpo docente, un rapporto che ci penalizza nelle classifiche nazionali e internazionali". "È bene che si riducano gli studenti", conferma Monari, "Bologna si qualifica con la ricerca e con le lauree specialistiche e magistrali i cui iscritti raddoppiano ogni anno", precisa Calzolari.
    Consola la ridistribuzione delle matricole in Romagna, "più attrattiva di Bologna - riconosce il rettore -, con servizi più qualificati, grazie ai forti interventi delle amministrazioni e degli enti privati locali". Le famiglie iscrivono i figli vicino a casa, possibilmente in città meno care della nostra, dove uno studente spende in media 1.050 euro al mese come dimostrò una ricerca presentata qualche mese fa. Ciò nonostante l'Alma Mater mantiene la quota più alta di fuori sede (48,7%) tra tutte le università italiane.

Tra le facoltà che vanno a gonfie vele spicca Psicologia (+21% di immatricolati), facoltà in testa alle classifiche del Censis da un paio d'anni, e Conservazione dei beni culturali a Ravenna (+37,2%), "beneficiata probabilmente da attività di ricerca internazionale". Tra quelle in perdita ci sono Scienze motorie (-40%) e Veterinaria ( -34,6%), il cui dato è condizionato dalla riduzione da parte del ministero del numero programmato e dai ritardi nei pagamenti. Scienze della Formazione (-13,7%) sconta invece la cancellazione a livello nazionale della laurea in Scienze della formazione primaria. Lettere e filosofia con 1.716 iscritti è la facoltà al top per numero di iscritti, ma anch'essa in calo (-9,4%), "soprattutto nei corsi tipo il Dams - precisa Monari - mentre vanno bene le lettere classiche".
   II calo di Veterinaria infine "si spiega con il ritardo dei pagamenti, perché la graduatoria era tutta coperta dopo il test d'ingresso". Seppure desiderato, il calo di matricole in città avrà delle ripercussioni nel medio periodo, ma "non incide né sulle tasse studentesche, che non sono mai legate al numero di iscritti", come assicura Monari, "né sul piano degli interventi edilizi - dice Calzolari -, le esigenze di spazi restano immutate, questi cali sono irrisori, semmai abbiamo stabilito delle priorità, Farmacia e biotecnologia al Navile, un investimento da circa 100 milioni di euro, e Scienze motorie al Terrapieno".

 

ATENEO DI BOLOGNA: in corso, dall'8 luglio u.s. e da concludere il 31 ott, l'Assemblea Congiunta del CdA e del Senato per la modifica dello Statuto Generale di Ateneo.
Ordine del giorno del Consiglio Comunale di Bologna  a  favore degli studenti

La scelta di fondo ancora aperta: DEMOCRAZIA o CENTRALISMO DEMOCRATICO ?

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Gianni Porzi,
Membro del Senato

    
  
   

                Gianni PORZI
, SUL PROGETTO DI REVISIONE DELLO STATUTO
                ALL'O.D.G. dell'ASSEMBLEA CONGIUNTA DEL CDA E DEL SENATO


   

   NOTA. La discussione per la modifica di statuto ha avuto 5 riunioni, finora. Gli argomenti trattati hanno riguardato aspetti generali e, ultimamente, le funzioni degli organi. Le decisioni sono state in parte unanimi,  e in parte a maggioranza, con opposizioni non trascurabili.
   Qui sotto è riportato la esposizione critica riassuntiva di un Membro della Assemblea Congiunta, con rilievi sull'accentuazione verticistica e centralistica del potere rettorale, rispetto allo Statuto vigente. Se posso dire, la modalità per cui un organo di vertice nomina tutti gli altri, a cascata, è il "centralismo democratico dell'Unione Sovietica. Al contrario, una "governance"  democratica è fondata sulla separazione dei poteri, come delineato da Montesquieu nell'opera "De l'esprit des lois" (Lo spirito delle leggi), e dunque si richiede l'autonomia degli organi, e il loro armonico reciproco contrappeso, a tutela delle libertà.
   E' interessante al riguardo, l'emendamento preannunciato (vedi documento per l' Assemblea Congiunta del 25.VII.08) dal Preside Sassatelli, candidato Rettore, che, quale "meccanismo compensativo" dell'eccesso di potere che andrebbe al Rettore, propone "un meccanismo di sfiducia", per cui "il Rettore possa subire in qualsiasi momento un controllo del suo operato, da parte degli Organi di governo."
   Tuttavia (se posso dire) la vera battaglia per la democrazia si fonda sulla autonomia degli Organi rispetto all'Esecutivo (mi riporto a "l'esprit des lois") e dando a loro un Presidente diverso dalla persona del Rettore (anche se proposto da lui). Così è nel Consiglio Comunale, alla Camera, al Senato. L'ostacolo maggiore alla loro autonomia viene oggi dalla norma per la loro elezione, perchè polverizza la rappresentanza ("un" eletto per "ogni corporazione ammessa") e che sbilancia il potere degli Organi, verso l'Esecutivo e l' Amministrazione. Dunque, va proposta una norma che aggreghi le corporazioni, in base a qualche somiglianza. E' la stessa problematica della legge elettorale nazionale, degli scorsi mesi, per i parlamentari. NL


    
         ll nuovo Statuto non riguarda le elezioni
per il triennio 2008/2009-2010/2011,
   indette per il 23 ott. 2008, per il rinnovo del CdA e del Senato, ma solo la elezione
  del prossimo   rettore, nel 2009.
       

    Tra i membri  uscenti e   ri-candidati per il Consiglio di Amministrazione:
                              
                    -   l'ottima ANTONELLA ZAGO.

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Antonella Zago

                  
 

                    -   la prof. LILLA MARIA CRISAFULLI
                       nota in tutta Italia per la sua grande battaglia, su "Il Sole 24 ORE" a

                       difesa della dignità dei professori, e che raccolse 161 firme.

crisafulli1.jpeg.jpg (3139 byte)Lilla Maria Crisafulli

 
Gianni Porzi.  La proposta del nuovo Statuto appare centralistica e verticistica poiché conferisce al Rettore un potere eccessivo,  come risulta evidente dai punti seguenti :
- la Giunta, sulla quale è concentrato l’effettivo potere, è sostanzialmente di nomina Rettorale essendo composta dai pro-Rettori designati dal S.A., ma su “proposta” del Rettore;
- il CdA, oltre al Vicario e al Dir. Amministrativo, è costituito da 8 membri nominati dal S.A., ma su una “rosa di nomi proposta” dal Rettore, e da altri 4 membri esterni anch’essi nominati dal S.A.
- il Rettore presiede tutti e tre gli Organi (Senato, CdA e Giunta)
- il Rettore nomina anche i Presidenti del Consiglio di Polo.
Al Rettore verrebbe pertanto attribuito un potere quasi “assoluto”, cioè di gran lunga maggiore di quello previsto dall’attuale Statuto. Purtroppo, un tale sistema di governance, secondo me, assomiglierebbe al tristemente noto “centralismo democratico” o “democrazia guidata” oppure, per essere più attuali, si potrebbe parlare di “deriva autoritaria”. Un tale sistema sarebbe accettabile, obtorto collo a mio parere, solo se il Rettore fosse “illuminato”, come auspicato dal Prof. Capano in un suo articolo sul Corriere della Sera; ma chi ci garantisce che sia e rimanga “illuminato”? E se ciò non dovesse accadere?
A mio avviso, per realizzare una maggiore efficienza ed efficacia nel governo dell’Ateneo non era necessaria una rivoluzione copernicana dell’attuale Statuto per il quale sarebbero state sufficienti alcune modifiche, ma, piuttosto sarebbe stata molto importante una profonda revisione dei Regolamenti. D’altra parte lo stesso Magnifico Rettore fino ad alcuni mesi fa in più di un’occasione affermava che un nuovo Statuto non sarebbe stata la “panacea”. Ora, invece, sembra che il nuovo assetto previsto dalla bozza Canestrari risolverebbe quasi tutti i problemi della governance.

Io ne dubito fortemente, anzi, ritengo che si determinerà una più forte frattura fra tutta la comunità accademica e i vertici decisionali, con conseguenze molto negative. Sono d’accordo con il pro-Rettore Gambetta quando afferma che “molti dei difetti attuali non sono certo responsabilità dello Statuto, ma del nostro comportamento consolidato. Cambiamo lo Statuto, ma


COMUNE DI BOLOGNA
Consiglio Comunale

 Ordine del giorno: "Composizione CDA Ateneo e e rappresentanti degli studenti", approvato all'unanimità dal Consiglio Comunale con 25 voti favorevoli, nessun contrario e nessuno astenuto.

NOTA della Redazione. Per gli studenti la rappresentanza è nel Consiglio Studentesco, organo consultivo di rango statutario pari a quello del CDA.

    Premesso che il Senato Accademico e il Consiglio d’Amministrazione dell’Università di Bologna hanno approvato le linee guida per la riforma dello Statuto generale d’Ateneo che prevedono una nuova composizione del suddetto C.d.A..
   Il nuovo testo, che a breve si andrà ad approvare, richiederà criteri di competenza e non più di rappresentatività e questo comporterà l’esclusione dei rappresentanti degli studenti in seno al Consiglio di amministrazione.
   Fino ad oggi gli studenti in tale Organo davano voce a 80.000 utenti, avevano la possibilità di incidere sulla contribuzione studentesca e potevano, grazie ad azioni positive, indicare le priorità e le necessità degli studenti che sceglievano Bologna come sede dei propri studi.
   Valutato che il Consiglio comunale ha sempre guardato con attenzione le problematiche che interessano gli studenti universitari, concentrandosi in particolare su bisogni e richieste provenienti da quel mondo.

                          Il Consiglio comunale:

  incoraggia sempre la rappresentanza come sinonimo di una cittadinanza attiva, consapevole e responsabile, e non può escludere una categoria come gli studenti che alla nostra città ha dato e continua a dare molto sotto tutti i profili;
  valuta negativamente l’intendimento di escludere dal Consiglio di amministrazione, organo deputato a discutere e decidere anche in materia di contribuzione studentesca, i Rappresentanti degli studenti, considerando il ruolo fondamentale che essi hanno per l’Università degli studi di Bologna e per la nostra città.

  Presentatori dell'OdG: Valentina Castaldini , P. Foschini, D.Carella, L.Tomassini, G.Bignami e F.Critelli

chi cambierà la testa delle persone?” Secondo il prof. Gambetta “bisogna fare molta attenzione all’equilibrio dei poteri” ed aggiunge che “quando si cercano maggiore efficienza ed efficacia c’è la strada verso la concentrazione dei poteri, ma anche quella del decentramento e del principio di sussidiarietà”.
  La Commissione Canestrari ha scelto la “concentrazione dei poteri”, scelta condivisa anche dal Magnifico Rettore, nonostante in più di un’occasione avesse osservato che l’attuale Statuto dava molto potere al Rettore. Potere che ora verrebbe notevolmente aumentato in nome di una presunta maggiore efficienza ed efficacia nel governo dell’Ateneo, senza peraltro prevedere alcun contrappeso. Tale eccesso di potere andrebbe, a mio parere, decisamente attenuato, cosa però non facile avendo, la bozza proposta, una struttura ben poco flessibile. Un controbilanciamento potrebbe esser rappresentato dall’introduzione dell’istituto della sfiducia da parte però di un Organo “eletto” (come avviene nelle democrazie rappresentative) e non nominato, perché in tal caso sarebbe più formale che sostanziale.

Elezione e mandato del Rettore
Non condivido il metodo proposto per l’elezione del Rettore (cioè in un turno unico col sistema del voto supplementare) perché non consentirebbe, come da più parti sostenuto, di convergere verso una scelta largamente condivisa. Il vincitore potrebbe essere poco rappresentativo della volontà dell’elettorato, a causa anche di una seconda preferenza espressa probabilmente con una certa casualità. Riterrei invece nettamente preferibile un’elezione come quella del Sindaco (largamente collaudata e condivisa) con l’eventuale ballottaggio tra i due Candidati più votati dopo una settimana dal primo turno. In linea di principio non sono contrario a possibili accordi fra Candidati nell’arco di tempo tra il primo ed il secondo turno, purché non siano solo elettorali, ma avvengano sulla base di una consistente condivisione del programma.
La durata del mandato sia del Rettore che dei membri degli OO.AA. dovrebbe essere uguale (a mio avviso un triennio rinnovabile una sola volta) e si dovrebbe poter realizzare il rinnovo contestuale del maggior numero possibile delle cariche accademiche (eccezion fatta per Presidi e Direttori le cui cariche potrebbero essere sfasate).

Senato Accademico
Organo al quale verrebbe attribuita la funzione di programmare e vigilare (come? e con quali strumenti? e quali sarebbero le eventuali “sanzioni”?) sugli indirizzi generali per quanto concerne la didattica e la ricerca scientifica. Attenzione però, perché spetterebbe al CdA stabilire i criteri per la distribuzione del personale docente e ricercatore, per l’attivazione dei corsi di studio e per la ripartizione dei finanziamenti per la ricerca. Il S.A. elaborerebbe quindi la programmazione strategica e il CdA avrebbe però la funzione di fissare i criteri per la distribuzione delle risorse ed anche per l’attivazione di corsi di studio.
Così come concepito, il S.A. sarebbe un Organo privato di poteri perché trasferiti alla Giunta.
A mio avviso il S.A. dovrebbe essere composto da tutti i Presidi (e non da una rappresentanza di 12, come previsto nella bozza) e da un pari numero di Direttori “eletti”.
Non condivido inoltre che le eventuali modifiche di Statuto possano essere deliberate dal solo S.A., sarebbe invece auspicabile un “S.A. allargato” a tutti i Direttori che dovrebbe tuttavia sentire le varie componenti dell’Ateneo attraverso Facoltà e/o Dipartimenti.

Consiglio di Amministrazione
Organo responsabile della programmazione amministrativa, finanziaria e patrimoniale che trasforma i piani di sviluppo, elaborati dal S.A., in piani finanziari verificandone la compatibilità finanziaria e che dovrebbe “essere formato ed operare in conformità al criterio di competenza”.
La nomina dei membri del CdA verrebbe fatta dal S.A., cosa che non condivido perché tali nomine sarebbero “fortemente condizionate” dal Rettore.
Ho forti perplessità anche sulla composizione del CdA, che, sostanzialmente, risulterebbe in mano al Rettore : infatti, 8 membri non sarebbero eletti, ma nominati dal S.A. e anche sulla nomina dei 4 membri esterni il Rettore potrebbe esercitare un notevole condizionamento.
Non mi sembra accettabile che il CdA debba essere costituito da sole “persone qualificate e competenti nel campo dell’amministrazione” (*) (quindi accesso possibile solo a giuristi ed economisti?) perché in CdA si trattano anche questioni di “politica universitaria” (ad esempio, criteri per la ripartizione del Personale docente e T.A., per l’attivazione di corsi di studio, per la ripartizione di finanziamenti per la ricerca) e non solo di tipo strettamente economico/finanziarie. La dicotomia rappresentanza-competenza potrebbe essere risolta mantenendo il principio della rappresentanza nel CdA (membri eletti fra Personale docente e T.A. e studenti) ed istituendo una Commissione bilancio di soli competenti in materia scelti dal pro-Rettore al bilancio, programmazione e finanziamenti, pro-Rettore che a sua volta dovrebbe far parte di diritto del CdA.
Per quanto concerne i “membri esterni” riterrei doveroso riservare un seggio al rappresentante del Governo, come peraltro previsto dallo Statuto vigente (essendo l’Università pubblica e lo Stato il maggior finanziatore) e almeno 2 seggi ai finanziatori esterni più importanti o a loro rappresentanti.
Per quanto concerne la composizione del CdA, oltre al pro-Rettore vicario e ai 6 pro-Rettori (al decentramento, alla ricerca e relazioni internazionali, alla didattica e formazione, al bilancio- programmazione-finanziamenti, all’edilizia e infrastrutture, nonché per gli studenti e al diritto allo studio), sarebbe auspicabile anche un pro-Rettore alla programmazione, organizzazione, gestione amministrativa e del personale T.A. che operi in sintonia con il Direttore Amministrativo.
Come già detto, il CdA verrebbe ad avere un certo potere di indirizzo sulla didattica in quanto fra le varie funzioni vi sarebbe anche quella di stabilire i criteri per la distribuzione del personale docente e ricercatore nonché per l’attivazione dei corsi di studio, mentre i criteri per la programmazione didattica spetterebbero invece al S.A. Potrebbe sembrare una sovrapposizione di funzioni dei due Organi, ma in realtà così non è perché il S.A. elaborerebbe la programmazione didattica, ma il CdA deciderebbe, in base alle disponibilità economiche, sulla distribuzione del personale docente e ricercatore nonché sull’attivazione dei corsi di studio. Cioè l’inverso di quanto accade attualmente. Comunque, la decisione ultima spetterebbe solo alla Giunta.

Giunta
La bozza di Statuto prevede che sia l’Organo esecutivo al quale spetterebbero tutte le competenze.
Il “concorso alla nomina” dei membri della Giunta, cioè dei pro-Rettori, da parte del S.A. è una foglia di fico perchè nella realtà tali nomine sarebbero largamente “gestite” dal Rettore.
In particolare, alla Giunta spetterebbe non solo la ripartizione delle risorse finanziarie relative al personale docente, ma anche l’attivazione dei Corsi di studio sulla base della programmazione didattica elaborata dal S.A. e dei criteri stabiliti dal CdA (criteri che potrebbero però anche essere in parte disattesi e in tal caso, cosa accadrebbe? Verrebbe estratto il cartellino giallo?).
Pertanto, appare evidente che essendo la Giunta l’Organo esecutivo, al quale spetterebbero tutte le competenze, S.A. e CdA non avrebbero alcun potere effettivo, ma solo funzioni di indirizzo (possono cioè deliberare criteri, indirizzi ed esprimere liberamente pareri, ma non vincolanti).
Alla Giunta, e non al CdA, spetterebbe anche la nomina dei Dirigenti.
Risulta evidente che nella Giunta verrebbe concentrato il potere, sicuramente molto di più di quello previsto dal vigente Statuto.

La questione “Romagna”
Sul tema “scottante”, quanto complesso, della Romagna, nella Congiunta del 26 settembre, si è sviluppato un dibattito piuttosto “vivace” originato da una proposta del prof. Gambetta (pro-Rettore per le sedi decentrate) e fortemente sostenuta dal Dr. Mingozzi (Rappresentante degli Enti locali delle sedi decentrate) e dal Dr. Chicchi (Rappresentante degli Enti convenzionati con l’Ateneo per il funzionamento delle sedi decentrate). La richiesta consisteva nel dare maggior peso alle sedi decentrate nella governance dell’Ateneo prevedendo nello Statuto che la Giunta fosse espressione della struttura multicampus dell’Ateneo (cioè una presenza dei Poli romagnoli nella Giunta). La richiesta non è stata recepita dalla Congiunta che ha ribadito la natura policentrica dell’Ateneo inserendo come premessa nella bozza di Statuto la frase “Per quanto concerne il funzionamento e la composizione degli OO.AA. si dovrà tener conto della struttura policentrica dell'Ateneo”, garanzia che non è stata però ritenuta sufficiente dai due rappresentanti degli Enti locali romagnoli.
Interessante e condivisibile, a mio avviso, è stato l’intervento del Prof. Giorgio Cantelli Forti che ha illustrato la sua visione del sistema multicampus. Secondo il Prof. Cantelli ogni Polo dovrebbe avere una sua autonomia di gestione tramite proprie Facoltà e Dipartimenti indirizzati su una precisa “missione didattico-scientifica” basata su un obiettivo strategico e caratterizzante, al fine di evitare inutili doppioni dannosi per l’Ateneo sia sul piano economico che delle immatricolazioni.
Il Prof. Cantelli sostiene che le iniziative nelle sedi romagnole dovrebbero poter contare sulla capacità di autogoverno gestionale al fine di drenare maggiori risorse dal territorio, potendo dare in prima persona garanzie ai finanziatori locali. Una tale visione costituirebbe inoltre un ostacolo per chi invece pensa ad un’autonomia “politica” della Romagna che porterebbe inesorabilmente alla divisione in due Atenei.
                                                                               Gianni Porzi

(*) A proposito della necessità da più parti invocata, Magnifico Rettore incluso, della presenza nel CdA di “persone qualificate e competenti nel campo dell’amministrazione”, può essere utile ricordare quanto accaduto recentemente, cioè in un periodo di  notevoli difficoltà finanziarie per l’Ateneo, come, da oltre due anni, ci ricorda spesso il Magnifico Rettore.

   Nell’aprile 2008 il CdA deliberò a maggioranza l’attivazione di ben 22 contratti biennali, per una spesa di oltre 1.500.000 Euro, per “esigenze del portale d’Ateneo”. La pratica fu presentata e sostenuta dal Direttore Amministrativo (persona per definizione qualificata e competente nel campo dell’amministrazione) e i pochi contrari (tra i quali non mi risulta vi fosse il Magnifico Rettore) appartenevano alla categoria delle così dette “persone non qualificate e non competenti” (tralascio volutamente i nomi).
   E fin qui non vi sarebbe nulla da eccepire se non tenessimo però presente che il Personale T.A. che presidia lo sviluppo e la gestione dei servizi informatici dell’Ateneo conta complessivamente 75 unità così distribuite : 52 nel Centro Servizi Informatici d’Ateneo (CeSIA) che si occupano dello sviluppo e della gestione dei servizi informativi, della sicurezza e della rete d’Ateneo, 15 nella Direzione Sviluppo Attività Web (DSAW) che si occupano dello sviluppo e della gestione dei siti e dei server web e 7 presso l’Ufficio Dirigenziale Progetto Sistema Informatico d’Ateneo (SIA) che si occupa dell’analisi e della progettazione dei sistemi informativi.
   Ergo, è poi così importante essere persone qualificate e competenti nel campo dell’amministrazione? Oppure, come afferma il prof. Gambetta, molti difetti attuali non sono imputabili allo Statuto, ma al nostro “comportamento?” Comportamento che, io aggiungerei, non sempre é in stretta relazione con la competenza specifica, competenza che se viene richiesta ai membri del CdA dovrebbe essere pretesa anche per i Direttori e a maggior ragione per il Rettore

 

ATENEO DI BOLOGNA: LA COMMISSIONE CANESTRARI  HA TERMINATO I LAVORI
Convocata dal Rettore, per l' 8 luglio p.m. , l'assemblea "congiunta" di CdA e Senato

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Pubblichiamo il testo della Commissione (peraltro già sulla stampa), seguendo la prassi parlamentare, molto seria, che pubblica in originale i disegni di legge prima della loro calendarizzazione per la
discussione in parlamento, perchè i cittadini liberi e uguali possano fare proposte migliorative

 

Relazione della Commissione tecnica per la revisione
dello Statuto generale d’Ateneo

Proposizioni normative

Premesse e principi

· Lo Statuto generale di Ateneo determina l’ordinamento autonomo dell’Università degli Studi di Bologna al fine dell’autodeterminazione e dell’autogoverno del corpo accademico.
· Gli organi di vertice dell’Ateneo non sono espressione né diretta né indiretta di rappresentanza politica. I professori, i ricercatori, il personale tecnico-amministrativo e gli studenti concorrono al funzionamento dell’Ateneo ed al raggiungimento delle finalità in vista delle quali l’Università è stata istituita ed opera. Il personale tecnico-amministrativo svolge le funzioni gestionali per tutti i profili tecnici ed amministrativi riguardanti l’azione dell’Ateneo.
· L’Ateneo promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.
· L’amministrazione e l’organizzazione dell’Ateneo garantiscono ed attuano i principi di non aggravamento e non duplicazione delle procedure e delle competenze
· Qualora, in forza di determinazioni e deliberazioni dell’Ateneo e delle relative strutture, ai professori, ai ricercatori, al personale tecnico-amministrativo ed agli studenti vengano richiesti adempimenti, per il relativo riscontro deve essere previsto un tempo ragionevole e modalità proporzionate.
· Nella ripartizione delle risorse, l’Ateneo rende preventivamente e tempestivamente noti i requisiti ed i criteri per l’attribuzione e l’eventuale selezione tra una pluralità di aspiranti e mantiene fermi tali requisiti e criteri per il tempo necessario alla messa in opera delle azioni e misure che costituiscono la finalità dell’attribuzione delle predette risorse.
· La richiesta e l’attuazione di processi di riorganizzazione nei metodi, nelle procedure e nelle strutture, così come i


No al Centralismo democratico
nella millenaria Alma Mater

  Ad una prima lettura, il testo sembra recepire la proposta del Grupppo dei 30, di nominare una Giunta dei Pro-Rettori analoga alla Giunta Comunale.
   Ma, poi, guardando dentro, scaturisce un progetto involutivo, perfino rispetto allo Statuto vigente.
   L'Università non è un ente strumentale organizzato secondo il principio di gerarchia; il rettore non è organo di vertice, ma un primus inter pares; gli organi non possono essere nominati "a cascata" (il senato nomina il CdA; il Rettore nomina i prorettori che per statuto vanno far parte di diritto della Giunta; il rettore nomina il presidente del Polo romagnolo), ecc.
    Non può essere introdotto il centralismo democratico laddove deve regnare la vera democrazia
   Neppure si può confondere il governare con l'amministrare, come invece ivi si fa.

  Ci sono, poi, anche illegittimità ovvie. Il CdA, ivi fatto nominare dal Senato, potrebbe anche essere migliore dell'attuale, ma la legge lo vuole a elezione diretta. Infatti, in difformità a quanto generalmente ritenuto, la legge n. 56/2002 ha disposto per la libera composizione di entrambi (ossia non sono più obbligatorie le categorie), però non ha innovato circa la elezione diretta. Infatti, l'art. 4, c. 2, recita solo: "Gli statuti delle Università disciplinano l'elettorato attivo per le cariche accademiche e la composizione degli organi collegiali".
    Criticabile, poi, sotto il profilo dell'ingegneria costituzionale, anche la mancata uniformazione della durata in carica del Rettore (oggi 4 anni) a quella del CdA e del Senato (confermata a 3 anni, solo per questi)
.  NL

meccanismi di valutazione, sono vincolati al non aggravamento dei costi nonché degli impegni temporali del personale docente e tecnico-amministrativo al fine della buona amministrazione e dell’efficienza delle azioni dell’Ateneo.

I. - L’Ateneo policentrico
·
L’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna è un ateneo policentrico che si articola su cinque sedi: Bologna , Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini.

II . Sull’elettorato attivo per l'elezione del Rettore
· L' elettorato attivo per l'elezione del Rettore spetta:
a) ai professori di ruolo e fuori ruolo;
b) ai ricercatori; (*)
c) al personale tecnico-amministrativo. I voti espressi saranno calcolati nella misura del 10% dei voti validi; (*)
d) ai rappresentanti degli studenti negli organi di Ateneo.

(*) per approfondimenti si rinvia al documento n. 6 allegato ("Partecipazione del personale tecnico-amministrativo all’elezione del Rettore") ed al documento n. 7 allegato ("Partecipazione dei ricercatori all’elezione del Rettore").

III . Sulla votazione per l'elezione del Rettore
·
Le candidature per l’elezione del Rettore debbono essere formalizzate entro il trentesimo giorno anteriore alla data stabilita per la votazione.
· L’elezione del Rettore si svolge in un turno unico mediante il sistema del voto supplementare, con le seguenti modalità:
a) ciascun elettore esprime due preferenze in un tassativo ordine di priorità;
b) risulta eletto il candidato che abbia raggiunto la maggioranza assoluta dei voti, sommando le prime preferenze espresse;
c) qualora nessuno dei candidati abbia raggiunto la suddetta maggioranza assoluta, si procede al computo dei voti espressi secondo un sistema di calcolo del voto supplementare.

Proposta "a" per il computo dei voti
(voto supplementare rettificato con applicazione a scalare)

Proposta "b" per il computo dei voti
(voto supplementare standard)


·
Si procede al computo dei voti espressi secondo un sistema rettificato di calcolo del voto supplementare, con applicazione a scalare.
· Ai fini di cui sopra, si formula la graduatoria preliminare dei candidati secondo l'ordine del totale delle prime preferenze da ciascuno di essi ottenute. Quindi si procede, nei confronti dei candidati ricompresi nella graduatoria, all'attribuzione delle seconde preferenze risultanti dalle schede elettorali del candidato che ha ottenuto il minor numero di prime preferenze, il quale viene contestualmente escluso dalla procedura a scalare di computo dei voti.
· Qualora nessuno dei candidati abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, si procede progressivamente con la formulazione di nuove graduatorie a scalare e con attribuzione delle seconde preferenze risultanti dalle schede elettorali dei candidati che si trovano all'ultimo posto delle graduatorie successivamente formulate, i quali, graduatoria per graduatoria, vengono di volta in volta esclusi dalla procedura a scalare di computo dei voti.
· Si procede alla formazione progressiva delle graduatorie a scalare secondo il meccanismo di cui sopra, fino a che uno dei candidati non abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei voti. In caso contrario si proseguirà, nella formazione progressiva della graduatoria, fino a che rimangano in competizione, per il computo dei voti, due candidati; tra di essi risulta eletto chi abbia riportato il maggior numero di preferenze. (*)


·
Si procede alla formulazione della graduatoria sulla base delle prime preferenze ottenute dai vari candidati e tenendo conto degli ex aequo.

· Ai primi due candidati risultanti dalla suddetta graduatoria, vengono attribuite le seconde preferenze espresse nelle schede elettorali degli altri candidati di cui alla graduatoria.

· Risulta eletto il candidato che, sulla base dell'attribuzione supplementare delle preferenze, abbia riportato il maggior numero di voti. (*)

(*) Un'ulteriore alternativa per il computo dei voti, rispetto a quelle sopraindicate (voto supplementare rettificato con applicazione a scalare; voto supplementare standard), potrebbe essere rappresentata dal computo dei voti secondo il c.d. "full preferential voting". Si deve avvertire che questo sistema risulta congruo con un numero ridotto di candidati, proprio perché tutti i candidati debbono (pena la nullità della scheda) essere votati seppure in un ordine di preferenza ("full" preferential voting); occorrerebbe dunque operare con dinamiche che portino ad un numero ragionevolmente ridotto di candidati.
   - Le candidature per l'elezione del Rettore debbono essere formalizzate entro il trentesimo giorno anteriore alla data stabilita per la votazione.
   - L’elezione del Rettore si svolge in un turno unico mediante il sistema del voto preferenziale integrale, con le seguenti modalità:
    a) ciascun elettore esprime il voto per tutti i candidati secondo un ordine di preferenza. La mancata espressione anche di una sola preferenza determina la nullità della scheda elettorale;
   b) risulta eletto il candidato che abbia raggiunto la maggioranza assoluta dei voti, sommando le prime preferenze espresse;
    c) qualora nessuno dei candidati abbia raggiunto la suddetta maggioranza assoluta, si procede al computo dei voti espressi, secondo un sistema di calcolo che tiene conto di tutte le preferenze, come di seguito indicato:
    - si formula la graduatoria preliminare dei candidati secondo l'ordine del totale delle prime preferenze da ciascuno di essi ottenute. Quindi si procede, nei confronti dei candidati ricompresi nella graduatoria, all'attribuzione delle seconde preferenze risultanti dalle schede elettorali del candidato che ha ottenuto il minor numero di prime preferenze, il quale viene contestualmente escluso dalla procedura a scalare di computo dei voti.
    - Qualora nessuno dei candidati abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, si procede progressivamente con la formulazione di nuove graduatorie a scalare e con attribuzione delle seconde o successive preferenze ai candidati ancora non estromessi dalla graduatoria, in quanto non all'ultimo posto della medesima; le preferenze così attribuite sono quelle risultanti dalle schede elettorali dei candidati che si trovano all'ultimo posto delle graduatorie successivamente formulate, i quali, graduatoria per graduatoria, vengono di volta in volta esclusi dalla procedura a scalare di computo dei voti.
    - Si procede alla formazione progressiva delle graduatorie a scalare secondo il meccanismo di cui sopra, fino a che uno dei candidati non abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei voti.

IV.- Gli Organi generali di governo dell’Ateneo

· Gli Organi centrali di governo dell'Università sono il Rettore, il Senato Accademico, il Consiglio di Amministrazione e la Giunta d’Ateneo. Sono altresì organi di rilevanza generale per l’Ateneo, nell'ambito delle rispettive competenze, il Consiglio studentesco e il Garante d'Ateneo.

V.- Il Rettore
· Il Rettore ha la rappresentanza legale ed istituzionale dell'Ateneo e costituisce il vertice della relativa organizzazione.
· Il Rettore assicura il coordinamento dell'attività degli Organi di Ateneo ed indirizza le attività di gestione delle strutture e degli uffici dell'Università, al fine di garantirne
un'azione coerente, economica, efficiente ed efficace.
· Ai fini di cui al punto precedente, il Rettore annovera tra le proprie attribuzioni quelle di convocazione e presidenza dei seguenti organi:
a) il Senato Accademico;
b) il Consiglio di Amministrazione;
c) la Giunta d'Ateneo.
· Spetta al Rettore:
- proporre al Senato la nomina dei Pro-rettori;
- proporre al Senato la nomina dei Presidenti dei poli scientifico-didattici;
- nominare il Direttore Amministrativo, sentito il Consiglio di Amministrazione;
[le ulteriori funzioni del Rettore sono indicate nell’art. 34 del vigente Statuto generale d’Ateneo]
· Il Rettore designa direttamente un Pro-rettore vicario, scelto fra i professori di ruolo di prima fascia. Il Pro-rettore vicario sostituisce il Rettore in ogni sua funzione in caso di assenza o impedimento. Il Pro-rettore vicario è componente di diritto del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico e della Giunta d'Ateneo.

VI. Il Consiglio di Amministrazione

Funzioni:
·
Il Consiglio di Amministrazione è l’organo responsabile della programmazione amministrativa, finanziaria e patrimoniale dell'Ateneo. In questi ambiti generali di competenza, spetta in particolare al Consiglio di Amministrazione deliberare in ordine ai seguenti oggetti:
- criteri di ripartizione delle risorse finanziare tra le strutture scientifiche, didattiche ed amministrative;
- criteri per la ripartizione del personale tecnico-amministrativo tra le strutture;
- criteri per la distribuzione del personale docente e ricercatore alle strutture;
- criteri per l’attivazione dei corsi di studio;
- criteri per la ripartizione dei finanziamenti per la ricerca;
- provvedimenti relativi alle contribuzioni studentesche su proposta della Giunta;
- Regolamento di Amministrazione, Finanza e Contabilità;
- Regolamenti relativi all’Organizzazione e al Personale tecnico-amministrativo;
- linee di indirizzo per la Contrattazione integrativa;
- Bilancio di previsione e Conto consuntivo;
- Piano edilizio;
- Sistema di valutazione dei dirigenti.
· Spetta, altresì, al Consiglio di Amministrazione esprimere indirizzi e pareri sui Piani pluriennali di sviluppo in relazione alle proprie competenze;
· Il Consiglio di Amministrazione esercita le proprie funzioni operando al fine di massimizzare l’efficienza allocativa e la qualità delle attività istituzionali dell’Ateneo nel rispetto dei criteri di economicità, efficacia, buona amministrazione ed imparzialità.
· Il Consiglio di Amministrazione viene convocato dal Rettore in via ordinaria almeno una volta ogni due mesi e, in via straordinaria, quando ne faccia richiesta almeno un terzo dei suoi membri.

Composizione del Consiglio di Amministrazione:
·
Il Consiglio di Amministrazione e' costituito con Decreto del Rettore ed e' composto da:
a) il Rettore (che lo presiede);
b) il Pro-rettore vicario;
c) il Direttore amministrativo, che esercita anche le funzioni di segretario, assistito per la verbalizzazione da un funzionario da lui designato;
d) 8 componenti, tra i soggetti interni all’Ateneo e non collocati in posizione di aspettativa, quiescenza o simili, nominati dal Senato Accademico sulla base di una rosa di nominativi formata dal Rettore con un numero almeno doppio di candidati (oppure su candidatura libera);
e) 4 componenti tra soggetti esterni all’Ateneo individuati come segue:

Ipotesi a

Ipotesi b

Nomina del Senato su proposta di "stake-holders" esterni, da individuare periodicamente a seconda dei piani di sviluppo e degli obiettivi istituzionali che l’Ateneo intende darsi.
Lista esemplificativa di possibili "stakeholders" esterni:
- le fondazioni bancarie che insistono sul territorio metropolitano della città di Bologna (proposta avanzata di concerto dai presidenti delle fondazioni);
- le fondazioni bancarie che insistono nelle 4 sedi romagnole dell’ateneo (proposta avanzata di concerto dai presidenti delle fondazioni);
- gli interessi economici che insistono sul territorio metropolitano della città di Bologna (es. proposta avanzata di concerto dai presidenti della Confindustria, della Camera di Commercio e ….. della provincia di Bologna);
- gli interessi economici che insistono sui territori delle 4 sedi romagnole dell’ateneo, (es. proposta avanzata di concerto dai presidenti della Confindustria, della Camera di Commercio e ….. della provincia di Bologna);
- le istituzioni politiche territoriali su proposta avanzata di concerto tra il presidente della regione Emilia-Romagna e i sindaci delle cinque città in cui ha sede l’ateneo;
- il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca;
- il Ministro dell’Economia e Finanze
- il Ministro dei Beni e Attività Culturali
- il Presidente della Regione ER
- il Presidente della Provincia di ….
- le società e fondazioni di supporto del decentramento romagnolo (con proposta avanzata di concerto dai presidenti delle società);
- l’associazione degli Alumni
- Abi
- Confindustria
……
…..

Nomina del Senato, su proposta del Rettore (oppure su candidature volontarie prodotte a seguito di bando pubblico), di soggetti esterni all’Ateneo provvisti di curriculum altamente qualificato nel campo della amministrazione o gestione presso enti pubblici o privati, anche senza personalità giuridica

• La scelta dei componenti di cui alla lett. d) del punto che precede viene operata sia da parte del Rettore che del Senato sulla base dei curricula professionali dei candidati.
• I componenti da designare tra soggetti esterni non possono essere componenti di organi o dipendenti di altri Atenei italiani e non possono ricoprire cariche elettive o di governo presso lo Stato, le Regioni, i Comuni o altri enti pubblici territoriali né cariche direttive o gestionali presso partiti politici o associazioni sindacali e di categoria.

Durata in carica:
Ipotesi A:
• Il Consiglio di Amministrazione e' rinnovato ogni tre anni. I membri del Consiglio non possono svolgere più di due mandati consecutivi.

Ipotesi B
• Il mandato, non rinnovabile, dei consiglieri di amministrazione dura 6 anni. Ogni tre anni si procede al rinnovo di metà dei membri del Consiglio di Amministrazione di cui alla lett. d) sopra elencata sulla base di un meccanismo di rotazione stabilito con apposito regolamento approvato dal Senato accademico.
• In sede di prima attuazione, relativamente ai 12 consiglieri di cui alle sopra riportate lett. d) ed e), sulla composizione del Consiglio di Amministrazione, il meccanismo di rotazione è il seguente:
prima ipotesi
x) si procede alla nomina ex-novo dei 12 membri ed immediatamente si estraggono a sorte i nominativi dei 6 consiglieri (4 di cui alla lett. d, 2 di cui alla lett. e, che dureranno in carica 3 anni;
seconda ipotesi
y) si procede a nominare 6 consiglieri (4 di cui alla lett. d, 2 di cui alla lett. e) tra i membri del Consiglio uscente che abbiano svolto solo un mandato. Tali soggetti così nominati durano in carica per 3 anni.

VII. Il Senato Accademico

Funzioni:
·
Il Senato Accademico è l’organo che, assieme al Rettore, rappresenta unitariamente i professori, i ricercatori, il personale tecnico-amministrativo e gli studenti dell’Ateneo. Ad esso compete la vigilanza sull’attuazione dello Statuto nonché l’indirizzo generale di tutte le strutture di Ateneo, al fine di assicurare da parte di esse la coerenza con le finalità e con la funzione in relazione alle quali le stesse sono costituite e devono operare. Restano ferme le funzioni di rappresentanza legale ed istituzionale che spettano al Rettore. Il Senato Accademico è titolare della funzione di determinazione dell’ordinamento autonomo dell’Ateneo e ad esso competono le deliberazioni recanti modifiche allo Statuto generale d’Ateneo.
· Il Senato Accademico esercita tutte le competenze relative alla programmazione e al coordinamento delle attività didattiche e di ricerca dell'Ateneo, fatte salve le attribuzioni delle singole strutture didattiche e scientifiche. In particolare spetta al Senato Accademico deliberare in ordine ai seguenti oggetti:
- nomina dei membri del Consiglio di Amministrazione secondo quanto sopra previsto;
- concorso alla nomina dei membri della Giunta di Ateneo secondo quanto sotto previsto;
- Piano pluriennale di sviluppo sentito il Consiglio di Amministrazione;
- parere su Bilancio di previsione e sul Conto consuntivo;
- criteri per la programmazione didattica;
- [le ulteriori funzioni del Senato Accademico sono indicate nell’art. 36 del vigente Statuto generale d’Ateneo]
- …………………..…………………………………………………………………

Composizione:
·
Il Senato Accademico è composto da:
a) il Rettore (che lo presiede);
b) il Pro-rettore Vicario;
c) il Pro-rettore al Decentramento;
d) 12 presidi in rappresentanza delle strutture didattiche (oppure tutti i presidi);
e) 12 Direttori di Dipartimento in rappresentanza delle strutture scientifiche;
f) 2 rappresentanti dei professori di ruolo di I fascia;
g) 2 rappresentanti dei professori di ruolo di II fascia
h) 2 rappresentanti dei ricercatori;
i) 5 rappresentanti degli studenti;
j) 5 rappresentanti del personale tecnico-amministrativo;
k) 2 Direttori delle Scuole di Dottorato di ricerca;
l) 1 (o 2) presidenti dei Poli scientifico-didattici delle sedi collocate in Romagna;
m) 1 Rappresentante dei dottorandi.
· I componenti di cui alle lett. d), e), k) sono rispettivamente individuati sulla base di un procedimento di designazione collegiale da parte dei Presidi o dei Direttori che si riuniscono con il solo compito di procedere alle suddette designazioni.
· I componenti di cui alle lett. f), g), h), i), j), m) sono eletti direttamente dalle componenti di riferimento.
· Il Direttore Amministrativo partecipa al Senato Accademico con voto consultivo.

Durata in carica:
·
Il Senato dura in carica tre anni.

Lavori del Senato Accademico:
·
Il Senato Accademico è convocato dal Rettore in via ordinaria almeno una volta ogni due mesi e, in via straordinaria, quando ne faccia richiesta almeno un quarto dei suoi membri.

· Le modalità di funzionamento interno del Senato Accademico sono stabilite da uno specifico regolamento che deve essere approvato dalla maggioranza degli aventi diritto. Detto regolamento prevede la formazione di Commissioni istruttorie (formate anche da membri dell’Ateneo esterni al Senato stesso, purché non maggioritari) finalizzate ad approfondire l’analisi e le proposte sulle materie di competenza del Senato. Dette Commissioni hanno il potere di acquisire dall’Amministrazione universitaria tutte le informazioni necessarie alla loro attività e di ascoltare i Prorettori di settore e i Dirigenti delle Aree.

VIII. La Giunta d’Ateneo

·
La Giunta di Ateneo è l’organo collegiale esecutivo dell’Università. Ad essa spettano tutte le competenze, escluse quelle di gestione tecnico-amministrativa, che non siano attribuite dallo Statuto e dai Regolamenti agli altri Organi generali dell’Ateneo, alle strutture dello stesso, quali Facoltà, Dipartimenti, Scuole di Dottorato di ricerca e Poli scientifico-didattici ovvero al Direttore Amministrativo e ai Dirigenti.

Funzioni:
·
Spetta in particolare alla Giunta di Ateneo:
elaborare e gestire i Progetti esecutivi del Piano pluriennale di sviluppo;
attuare la ripartizione delle risorse finanziarie e quelle relative al personale docente tra le strutture amministrative, didattiche e scientifiche sulla base dei criteri stabiliti dal Consiglio di Amministrazione;
gestire le politiche del personale tecnico-amministrativo nel rispetto delle competenze del Direttore Amministrativo e sulla base degli indirizzi stabiliti da Consiglio di Amministrazione;
proporre annualmente al Consiglio di Amministrazione l’ammontare della contribuzione studentesca;
decidere sull’attivazione dei corsi di studio sulla base dei criteri definiti dal Consiglio di Amministrazione;
nominare i dirigenti;
approvare gli obiettivi dirigenziali;
approvare i Regolamenti di organizzazione della struttura amministrativo-gestionale.

Composizione della Giunta di Ateneo:
·
La Giunta di Ateneo è composta da:
a) il Rettore (che la presiede);
b) il Pro-rettore vicario;
c) il Direttore amministrativo, che esercita anche le funzioni di segretario, assistito per la verbalizzazione da un funzionario da lui designato;
d) il Pro-rettore al Decentramento;
e) il Pro-rettore alla Ricerca e alle Relazioni Internazionali;
f) il Pro-rettore alla Didattica e Formazione;
g) il Pro-rettore al Bilancio, Programmazione e Finanziamenti;
h) il Pro-rettore all’Edilizia e alle infrastrutture;
i) il Pro-rettore agli Studenti e al Diritto allo studio.
· I Pro-rettori di settore, con la sola esclusione del Pro-rettore Vicario, sono designati dal Senato su proposta del Rettore. Essi restano in carica per la durata del mandato rettorale.
· La carica di Pro-rettore è incompatibile con qualsiasi carica istituzionale dell’Ateneo.
· Il Presidente del Consiglio Studentesco partecipa alla Giunta di Ateneo con voto consultivo.

Funzionamento:
·
La Giunta di Ateneo è convocata dal Rettore in via ordinaria almeno una volta ogni mese.
· Le deliberazioni della Giunta sono valide se assunte con la maggioranza degli aventi diritto. Tutte le deliberazioni della Giunta debbono essere rese note, al Consiglio di Amministrazione ed al Senato Accademico, anche per estratto, entro tre giorni dalla decisione; su richiesta di questi ultimi, nei tempi necessari per la collazione amministrativa, viene fornita copia integrale della deliberazione.
· I Pro-rettori di settore indirizzano le attività delle Aree di competenza con adeguata consultazione e informazione dei destinatari delle decisioni. I Pro-rettori attivano altresì forme di consultazione e collaborazione permanente con i Presidi, i Direttori di Dipartimento e i Direttori delle Scuole di dottorato di ricerca.
· Con apposito regolamento possono essere previste apposite Commissioni consultive, rispettivamente in materia di "Studenti e Diritto allo studio" e "Personale".

IX. Sulle Strutture

Le Strutture dell’università:
·
L'Ateneo si articola in strutture accademiche (didattiche e scientifiche) e in strutture amministrative di servizio (centrali, periferiche ed integrate)
· Le strutture di servizio centrali, periferiche ed integrate sono disciplinate nella parte ….. del presente Statuto.

Le Strutture didattiche e scientifiche
·
Le strutture didattico-scientifiche dell’Ateneo sono le Facoltà, i Dipartimenti e le Scuole di dottorato di ricerca.
· Le Facoltà sono primariamente preposte al coordinamento e all’organizzazione delle attività didattiche. I Dipartimenti sono primariamente preposti all’organizzazione, alla gestione e all’espletamento delle attività di ricerca. Le Scuole di Dottorato di ricerca sono primariamente preposte al coordinamento, all'organizzazione e alla gestione delle attività relative ai corsi di studio di terzo livello.
· Al fine di garantire il necessario coordinamento fra attività di didattica e di ricerca, ogni Consiglio di Facoltà individua i Dipartimenti che dovranno fornire il supporto scientifico ed eventualmente anche organizzativo alle attività dei singoli corsi di studio. Al fine del raggiungimento dei propri scopi istituzionali, le Scuole di Dottorato di ricerca, di intesa con le Facoltà e i Dipartimenti di riferimento, individuano gli impegni dei singoli docenti e ricercatori nelle proprie attività.
· Le Facoltà, i Dipartimenti e le Scuole di Dottorato di ricerca possono avvalersi, al fine di supportare le proprie attività istituzionali, dei Centri di servizio integrati (poli scientifico-didattici).

Le Facoltà (*):
[si v. l’art. 16 del vigente Statuto generale d’Ateneo]

· Le Facoltà si coordinano con i Dipartimenti e le Scuole di dottorato di ricerca al fine di poter garantire l’adeguata copertura didattica dei corsi di dottorato.

(*) La Commissione tecnica prende atto che esiste la questione dell’eventuale allargamento ai ricercatori dell’elettorato attivo per il Preside e della composizione del Consiglio di Facoltà. In linea generale la Commissione osserva comunque che l’eventuale allargamento della composizione del Consiglio di Facoltà dovrebbe essere accompagnato da una revisione delle competenze e dei meccanismi di funzionamento dello stesso (quorum strutturale e funzionale, composizione variabile in relazione agli oggetti deliberativi).

I Presidi:
[si v. l’art. 17 del vigente Statuto generale d’Ateneo]
· Il Preside è eletto a scrutinio segreto a maggioranza assoluta dei votanti, che costituiscano la maggioranza assoluta degli aventi diritto, in essi compresi tutti i professori fuori ruolo per raggiunti limiti di età, nelle prime due votazioni; in caso di mancata elezione si ricorre al ballottaggio tra i due candidati che abbiano riportato il maggior numero di voti nell'ultima votazione valida risultando eletto, in caso di parità, il più anziano in ruolo e, in caso di ulteriore parità, il più anziano di età. Le votazioni devono svolgersi nel periodo compreso tra i cinque e i tre mesi prima della scadenza del mandato del Preside in carica.
· Al Preside possono essere stabilmente delegate funzioni di ordinaria amministrazione da parte del Consiglio di Facoltà.

I Consigli di Facoltà (*):

[si v. l’art. 18 del vigente Statuto generale d’Ateneo.
(*) La Commissione tecnica prende atto che esiste la questione dell’eventuale allargamento ai ricercatori dell’elettorato attivo per il Preside e della composizione del Consiglio di Facoltà. In linea generale la Commissione osserva comunque che l’eventuale allargamento della composizione del Consiglio di Facoltà dovrebbe essere accompagnato da una revisione delle competenze e dei meccanismi di funzionamento dello stesso (quorum strutturale e funzionale, composizione variabile in relazione agli oggetti deliberativi).

I Dipartimenti:
·
I Dipartimenti promuovono e coordinano, di norma tra più Facoltà, le attività di ricerca di uno o più settori disciplinari omogenei per finalità o per metodi di ricerca. Essi inoltre collaborano all'attività didattica con le Facoltà e le Scuole di Dottorato mettendo a disposizione le proprie risorse umane e strumentali, al fine della loro migliore utilizzazione.
[si v. l’art. 21 del vigente Statuto generale d’Ateneo]

· Al Direttore possono essere stabilmente delegate funzioni di ordinaria amministrazione da parte del Consiglio di Dipartimento.

Le Scuole di Dottorato di ricerca:
·
Le Scuole di Dottorato di ricerca organizzano, coordinano e gestiscono i dottorati di ricerca e possono collaborare, in pieno accordo con le Facoltà e i Dipartimenti di riferimento, alle attività dei corsi di laurea magistrale particolarmente finalizzati alla formazione alla ricerca.
· Le Scuole di Dottorato di ricerca si coordinano, per la programmazione didattica e i contenuti formativi dei programmi dottorali, con le Facoltà e i Dipartimenti di riferimento.
· A ciascuna Scuola di Dottorato di ricerca è preposto un Direttore, nominato dal Rettore su proposta del Comitato direttivo, organo di governo collegiale della Scuola. Il Direttore della Scuola di Dottorato di ricerca può essere designato al di fuori del Comitato direttivo.
· Il Comitato direttivo delle Scuole è composto dai Presidi e dai Direttori delle Facoltà e dei Dipartimenti di riferimento della Scuola, quali risultanti dai relativi decreti istitutivi e dal Regolamento sui Dottorati di ricerca.

X. Le Strutture amministrative integrate

I Poli scientifico-didattici, in generale:
·
Il Polo scientifico-didattico è una struttura amministrativa per la gestione integrata dei servizi delle strutture didattiche e scientifiche alla quale vengono attribuite specifiche e ben definite competenze.
· Ai Poli scientifico-didattici vengono assegnate le risorse necessarie per il mantenimento della struttura organizzativa sulla base della ripartizione delle risorse stabilita dal Consiglio di Amministrazione. Ai Poli vengono altresì anche trasferite le risorse finanziarie spettanti, sempre sulla base dei criteri stabiliti dal Consiglio di Amministrazione, alle strutture didattiche e scientifiche gestite dai Poli stessi.
· I Poli scientifico-didattici possono reperire autonomamente risorse provenienti da fonti esterne.
· I Poli scientifico-didattici costituiscono strutture specifiche necessarie per il coordinamento e la gestione delle attività svolte nelle sedi dell’Ateneo collocate in Romagna. Essi possono essere costituiti, con delibera del Consiglio di Amministrazione, di intesa con il Senato Accademico, anche nella sede bolognese qualora vi sia l’accordo di un numero congruo di Facoltà e/o Dipartimenti, sulla base di un piano organico di gestione amministrativa.
· L’assetto organizzativo ed istituzionale dei Poli eventualmente costituiti nella sede di Bologna viene stabilito da un apposito Regolamento approvato dal Consiglio di amministrazione, sentito il Senato Accademico.

XI. Sul Decentramento
·
Il Polo scientifico-didattico costituisce la struttura organizzativa principale per il coordinamento organizzativo e la gestione delle attività didattiche e di ricerca svolte dall’Ateneo nelle sue sedi ufficiali in Romagna.
· Il Polo scientifico-didattico in sede decentrata è retto dal Consiglio del Polo.
Il Consiglio del Polo è formato da:
- il presidente del Consiglio di Polo;
- i responsabili delle strutture didattiche e scientifiche incardinate nella sede;
- un rappresentante per ciascuna Facoltà, incardinata nelle altre sedi dell’Ateneo, che abbia attivato corsi di laurea nella sede decentrata (mediante regolamento approvato dal Senato possono essere previste, laddove necessario e comunque nel rispetto del principio di proporzionalità, forme di aggregazione della rappresentanza delle Facoltà);
- due rappresentanti degli studenti eletto dai rappresentanti degli studenti nei consigli di corso di laurea attivati nella sede;
- un rappresentante del personale tecnico-amministrativo;
- un rappresentante nominato dall’ente di sostegno della sede.
· Il presidente del Consiglio di Polo è nominato dal Rettore tra i professori ordinari incardinati nella sede, sentiti i responsabili delle strutture didattiche e scientifiche ivi operanti
· Ai Poli scientifico-didattici delle sedi decentrate vengono assegnate le risorse necessarie per il mantenimento della struttura organizzativa sulla base della ripartizione delle risorse stabilita dal Consiglio di Amministrazione. Ai Poli vengono anche trasferite le risorse finanziarie spettanti, sempre sulla base dei criteri stabiliti dal Consiglio di Amministrazione, alle strutture didattiche e scientifiche incardinate nella sede. I poli possono reperire autonomamente risorse provenienti da fonti esterne.
· Le competenze generali del Consiglio di Polo sono:
- la programmazione organizzativa e finanziaria, sulla base delle risorse disponibili;
- il coordinamento organizzativo delle attività didattiche e scientifiche svolte nella sede
- la programmazione dei progetti e dei servizi in materia di diritto allo studio -rivolti agli studenti iscritti ai corsi di studio del Polo, nell’ambito degli obiettivi stabiliti dalla programmazione strategica di Ateneo e delle linee guida approvate dagli Organi di Ateneo;
- la definizione degli interventi di sviluppo e gestione del patrimonio edilizio del Polo e, più in generale, degli interventi e dei servizi di supporto logistico, nell’ambito dei piani e programmi di sviluppo edilizio di Ateneo;
- l’approvazione dell’offerta formativa post lauream (master e corsi di alta formazione), nell’ambito degli obiettivi stabiliti dalla programmazione strategica di Ateneo e delle linee guida approvate dagli Organi di Ateneo;
· In particolare spetta al Consiglio di polo:
- definire i criteri per la ripartizione delle risorse finanziarie e di personale tecnico-amministrativo tra le strutture didattiche, scientifiche e di servizio;
- formulare proposte in materia di contribuzione degli studenti;
- individuare e verificare la realizzazione degli interventi attuativi previsti dal piano di sviluppo edilizio ;
- approvare i programmi dei dirigenti e dei responsabili delle strutture nel rispetto delle disposizioni in materia.
· La posizione di vertice della struttura amministrativa dei Poli è di tipo dirigenziale. La nomina del dirigente è effettuata di intesa con il Presidente del Polo.
· Ulteriori autonomie spettano ai Poli che superino la soglia dimensionale del….. % studenti iscritti o che realizzino tra di loro forme di integrazione funzionale e complessivamente superino la predetta soglia dimensionale
. In particolari, in questi casi spettano ai Poli:
- la gestione del piano di fabbisogno del personale tecnico-amministrativo (concorsi e progressioni verticali), e del personale in servizio (fatte salve le competenze spettanti agli altri organi e uffici dell’Ateneo, nell’ambito delle risorse attribuite al Polo e nel rispetto delle linee guida di Ateneo,)
- la gestione delle procedure per docenti e ricercatori a contratto;
- la gestione autonoma, fatto salvo il necessario coordinamento con l’amministrazione centrale, delle relazioni internazionali e dei servizi agli studenti attinenti alla mobilità studentesca internazionale;
- la completa gestione delle competenze in materia di diritto allo studio (fatto salvo il necessario coordinamento e la ricerca di ogni possibile sinergia a livello di Ateneo);
- la completa gestione del patrimonio edilizio del Polo (tutte le procedure di gara e dei contratti, anche di locazione) e, più in generale, degli interventi e dei servizi di supporto logistico;
- la completa gestione dell’offerta formativa post lauream (master e corsi di alta formazione).
· Il presidente del Polo:
- convoca e presiede il Consiglio;
- rappresenta il Rettore nella sede e con gli enti di riferimento esterno, ivi compreso il potere di firme di atti e convenzioni;
- indirizza le attività organizzative, gestionali e finanziarie di competenza del Polo scientifico-didattico;
- al presidente di Polo possono
essere stabilmente delegate funzioni di ordinaria amministrazione da parte del Consiglio di Polo.
· Funge da organismo di coordinamento dei poli decentrati un Comitato che comprende i Presidenti dei Consigli di polo e un rappresentante degli enti territoriali interessati per ciascun Polo. Alle riunioni del comitato di coordinamento partecipa uno studente designato dal Consiglio studentesco tra gli studenti iscritti ai corsi di laurea delle sedi decentrate. Il comitato di coordinamento e' presieduto dal Rettore o dal Pro-rettore al Decentramento.
In particolare il comitato di coordinamento esprime un parere obbligatorio relativamente a:
a) i piani di sviluppo strategico dell’ateneo;
b) linee guida in materia di programmazione dei progetti e dei servizi in materia di diritto allo studio;
c) i trasferimenti di personale docente e ricercatore da e per le sedi decentrate;
d) la definizione dell’offerta formativa delle sedi decentrate.
· Il Comitato di coordinamento può avanzare proposte agli organi di governo dell’Ateneo rispetto a questioni di comune interesse per le sedi decentrate, ivi compresa la programmazione e la formazione del personale tecnico-amministrativo. Gli organi collegiali sono tenuti a rispondere entro 60 giorni dalla formalizzazione delle proposte.

XII. Sui Rapporti tra Università e Servizio Sanitario Nazionale
· Ai professori e ricercatori della Facoltà di Medicina e Chirurgia che, per assolvere i compiti istituzionali di tipo didattico e scientifico, debbono svolgere attività assistenziali l’Università assicura l’accesso e l’utilizzazione di adeguate strutture sanitarie, proprie o acquisite attraverso rapporti convenzionali. I rapporti convenzionali sono instaurati, nel rispetto delle normative comunitarie, nazionali e regionali, con le articolazioni nazionali, regionali e locali del Servizio Sanitario Nazionale, le strutture private accreditate da detto Servizio e gli istituti e centri di ricerca bio-medica nazionali e internazionali. Per analoghe o complementari finalità istituzionali dei professori e ricercatori di altre Facoltà (Farmacia, Medicina Veterinaria, Psicologia e altre interessate) l’Università può instaurare ulteriori rapporti convenzionali con i suddetti enti.
· Le attività assistenziali svolte dai professori e ricercatori universitari sono finalizzate all’assolvimento dei loro prioritari compiti istituzionali didattici e scientifici. Gli atti convenzionali tutelano la finalità istituzionale delle attività assistenziali svolte dal personale universitario, nel rispetto dei criteri di economicità e produttività applicati nella gestione delle strutture convenzionate.
· L’attribuzione di compiti e responsabilità assistenziali a professori e ricercatori avviene nel rispetto delle prerogative del loro stato giuridico e in coerenza con il principio della piena valorizzazione delle competenze professionali (assistenziali, didattiche e scientifiche).
· La formazione degli studenti iscritti ai vari corsi di studio della Facoltà di Medicina e Chirurgia (corsi di laurea, corsi di laurea magistrale, Scuole di dottorato di ricerca, scuole di specializzazione) avviene in coerenza con gli standard qualitativi e quantitativi definiti dalle normative comunitarie e nazionali e dagli ordinamenti didattici dei vari corsi di studio.
· L’Università può istituire, in attuazione della programmazione sanitaria nazionale e regionale, proprie strutture clinico-sanitarie, utilizzando idonei strumenti giuridici e finanziari, inclusa la partecipazione ad apposite figure ed organismi di diritto pubblico o di diritto privato.
· L’Università disciplina, attraverso il Regolamento della Facoltà di Medicina e Chirurgia, l’organizzazione della didattica dei singoli corsi di studio dell’area sanitaria nell’ambito di aree assistenziali omogenee degli enti convenzionati. I rapporti convenzionali vengono di norma instaurati con enti che assicurano l’utilizzazione di aree funzionali organizzate in unità operative coerenti con gli obiettivi formativi definiti dagli ordinamenti didattici dei corsi di studio.
· I Regolamenti dell’Ateneo prevedono condizioni e modalità di decentramento di attività amministrative a supporto delle attività svolte nell’ambito delle suddette aree assistenziali omogenee.

 

ATENEO DI BOLOGNA: premiati i Dirigenti

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        Premiati i  17 Dirigenti  in base ai risultati
(peraltro non resi noti detti risultati)

Il CdA ne ha  "preso atto"

 
Cda del 18 marzo 2008:

  Nella seduta del 18 marzo il Direttore Amministrativo ha relazionato sulla VALUTAZIONE DEI DIRIGENTI, circa gli obiettivi attuati nel 2007

  I dirigenti valutati sono 17:  Ersilia Barbieri, Laura Bertazzoni, Luisa Consolini, Stefano Corazza, Alice Corradi, Michela Dalla Vite, Francesco Faina, Giovanna Falsetti, Giovanna Filippini, Sanzio Gamberini, Morena Gervasi, Michele Menna, Monica Passarini, Carlo Polacchini, Bruno Quarta, Maria Cristina Raboni, Paolo Vicini.

   Eseguiti i conteggi dell’insieme degli obiettivi di comportamento e degli obiettivi quantitativi assegnati, è risultato che:
-  n° 13 dirigenti hanno ottenuto una valutazione "Sopra le aspettative" che corrisponde a un’indennità di risultato pari al 30% della propria indennità di posizione;
-  n° 2 dirigenti hanno ottenuto una valutazione "Conforme alle aspettative" che corrisponde a un’indennità di risultato pari al 25% della propria indennità di posizione;
- n° 2 dirigenti hanno ottenuto una valutazione "Parzialmente conforme alle aspettative" che corrisponde ad un’indennità di risultato pari al 20% della propria indennità di posizione.

   La spesa trova copertura sugli stanziamenti previsti sulla Cat./Cap. F.S. 1.04.05 "Retribuzione variabile dirigenti a tempo indeterminato" (disponibilità in bilancio € 644.869,35, da ripartire tra 7 dirigenti) e sulla Cat./Cap. F.S. 1.04.06 "Retribuzione personale dirigenziale a tempo determinato" (disponibilità in bilancio € 2.370.675,18, da ripartire tra 10 dirigenti). Queste cifre sono qui riprese direttamente dal bilancio 2008.

Perplessità su altri aspetti, suscitati
dalla lettura del verbale del CdA:

1) Il Cda "prende atto" (dunque non approva)
2) Compare un Collegio dei Dirigenti, non previsto in Statuto
3) Altro, da altra fonte: dirigenti divenuti 25

1.-  La formula di approvazione finale recita: "Il Consiglio di Amministrazione prende atto".
  Questo vuol dire che il CdA non ha espresso alcun apprezzamento e ringraziamento ai propri Dirigenti, e questo è abbastanza inquietante.
   Ma, poi, ricordando che, sotto la direzione amministrativa FABBRO, c'è una politica che mira a  limitare il CdA nelle ingerenze sulla dirigenza, il tutto è presto spiegato. Si ricorda che già, alcuni mesi, ci fu una diatriba, sollevata dal prof. Lorenzini, sul fatto che il CdA fu costretto a prendere atto della endicontazione della FABBRO sulla Dirigenza, circa l'attuazione degli obiettivi dirigenziali per il 2007.
   Ciò ripropone l'annosa questione sulla esautorazione del CdA, nel senso che se prende atto, non decide, e invece dovrebbe decidere e dunque la formula dovrebbe essere "Il Consiglio di Amministrazione approva (oppure: non approva), e questo perché c’è una responsabile contabile dei Consiglieri verso la legge (Corte dei Conti).
   Invece, dallo stesso verbale, per la proposta di  OBIETTIVI DIRIGENZIALI 2008, "il Consiglio di Amministrazione approva".
  2.  Dal seguito del verbale del CdA risulta, poi, l’esistenza di un "Collegio dei Dirigenti".
   L’esistenza di una struttura del genere non risulta nello Statuto Generale di Ateneo. La cosa è rilevante perché un Collegio siffatto ha un potere politico molto grande, che i dirigenti possono fare valere nei confronti dei professori, i soli che a livello di Organi esecutivi (Gruppo dei Pro-Rettori, Giunta) dovrebbero avere potere politico.
   3.- Risulta, infine, da altre fonti che, frattanto, i Dirigenti sono divenuti 25, di cui 7 di ruolo, e 18 a contratto, di cui 2 sono comandati presso la Fondazione Alma Mater.NL

 

L'intervento di Dario Braga, "uomo nuovo", proveniente da fuori degli organi di Ateneo

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Dario Braga

          
        Dario Braga
*:
” Per uno Statuto di autonomia  e di efficienza ...
 
    .... e per un Governo dell’Ateneo, con un Rettore primo ministro e Prorettori-ministri,
    scelti dal Rettore con "portafoglio" e responsabilità di firma, con nomina revocabile”

  * Ordinario di Chimica della Facoltà di Scienze M. F. N., Direttore dell'Istituto di Studi Avanzati
    dell'Alma Mater Studiorum


  1. Premessa.
Indirizzare verso uno Statuto di autonomia ed efficienza …
    Ritengo più opportuno discutere, prima, di come aggiornare la missione dell'Ateneo e i suoi obiettivi futuri e, poi, pormi il problema di come modificare lo Statuto per consentire il raggiungimento degli obiettivi. Insomma ... prima stabilire la meta e poi scegliere il percorso. Anzi, una volta stabilita la meta, il percorso lo farei scegliere a giuristi, economisti e amministrativisti esperti, che articolino il dettaglio istituzionale della nostra missione. Questi potrebbero anche proporci più modelli di Statuto, diversi percorsi per raggiungere la medesima meta, fra i quali il corpo docente potrebbe scegliere, magari mediante lo strumento referendario.(Non dimentichiamo, tuttavia, che l’art 11 c. 3 dell’attuale statuto affida alla maggioranza assoluta di CdA e SA la approvazione del nuovo. Bisogna quindi pensare anche a una modifica transitoria).

2. Obiettivi fondamentali. In cerca dell'Università che vogliamo, dobbiamo pensare in grande ma guardare a Bologna, per prima cosa, perchè lo statuto è uno strumento per governare. In maniera schematica, quattro sono, a mio avviso, gli obiettivi fondamentali:
a) rafforzamento della autonomia: autonomia dell'Università nei confronti del Ministero e, all’interno dell’Ateneo autonomia delle strutture rispetto agli organi centrali (cfr. art 42). L'autonomia di gestione genera responsabilità mentre la centralizzazione porta alla rappresentanza: due modi opposti di concepire il governo. L'autonomia politica e di spesa richiede inoltre efficienti strumenti di valutazione e un’amministrazione che lavori di concerto con la docenza.
b) Distinzione dei poteri e individuazione di responsabilità degli organi: il CdA e il SA hanno al momento ruoli e poteri confusi, così come li hanno Facoltà e Dipartimenti, cosicché direttori e presidi spesso agiscono da "rappresentanti" degli interessi di aggregazioni di docenti piuttosto che da amministratori. Le rappresentanze negli organi svolgono il più delle volte funzioni puramente notarili. 
c) Trasparenza e tracciabilità dei processi decisionali:

Ripartizione dei votanti per Facoltà,