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FORUM 1
esterno - 2011 - Spazio aperto |
In
margine ai propositi del Presidente MONTI, per la crescita economica |

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Nino Luciani*, |
Per la crescita, il
rilancio degli investimenti e la lotta mediatica all'evasione fiscale
non sono tra loro conciliabili.
Scoperchiamo anche la "furberia" dello Stato in questa "lotta" !
Priorità alle de-statalizzazioni , più che alle
"liberalizzazioni" ! |
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| * Professore Ordinario di
scienza delle finanze |
POI,
DOPO IL DECLASSAMENTO DELL'ITALIA IN CLASSE BBB' ,
riproporrei alcuni punti ( di precedenti edizioni), volti ad affrontare i mercati
in modo più puntuale : |
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1) Abolire
l'imposta sugli interessi dei BTp, perchè sono una partita di giro,
trasferita** sulla spesa dello Stato e,
dunque, l'abolizione sarà compensata da corrispondente minor spesa dello
Stato;
2) Inventare un "ombrello fiscale" per i titoli di Stato, in attesa che la BCE
possa fare da
prestatore di ultima istanza. Clicca su ombrello;
3) ripristinare elementi della legge bancaria del 1936, abolita per introdurre la banca
universale nel 1993.
(Quella distinzione, nel 1936, fra banche a breve e banche a
medio-lungo termine è ancora importante...).
.
Nota. L'azione della BCE sul mercato secondario pare navigare a vista.
Serve un criterio preciso, che potrebbe essere l'immissione di liquidità fino svalutare
l' del 30%. Un cambio $/=1:1 avrebbe l'effetto, sia di aprire alle
esportazioni (unico strumento di pronta efficacia per la crescita), sia di smorzare la
pressione estera sul mercato dei titoli italiani, considerato che il 50% dei Buoni
italiani sta presso proprietari esteri.
_____________________________________________________ |
| ** La traslazione avviene
perchè il sottoscrittore di BTp guarda al rendimento netto da imposta. Pertanto se, sul
mercato (internazionale o interno) il tasso di rendimento netto fosse, poniamo 5%,
il Tesoro dovrà dare al sottoscrittore un rendimento lordo tale che, al netto da imposta,
percepisca comunque 5% netto. Ad es., se
l'imposta è 12,50%, il rendimento lordo dei BUONI dovrà essere r =
0,05 / (1-0,125) = 5,7143%. Infatti, togliendo a 5,7143%
il 12,5%, rimane 5% netto. |
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Nino
Luciani, Per la crescita, il rilancio degli investimenti ...
1.- Lotta
all'evasione fiscale ? Nel pieno del dibattito, di queste settimane, sulla
fiscalità a oltranza per salvare l'Italia dal fallimento finanziario, il problema
dell'evasione fiscale (vale dire, il problema di indurre tutti a fare la loro parte di
sacrificio, e che uno non paghi per un altro) ha assunto una drammaticità inusuale.
Lo comprendo, pur con qualche distinguo, che dirò più avanti.
Ma, prima, va inquadrato il problema:
a) L'imposta non è grandine che cade sui raccolti e li distrugge
(parole di L. Einaudi). La ragione fondamentale dell'alta pressione fiscale in Italia sta
nella scelta (a suo tempo) di dotare la nostra gente dei servizi sociali e delle
infrastrutture fondamentali per una vita civile e umana decorosa, uniformemente nel Paese.
Se non vogliamo pagare tasse, dobbiamo anche voler tagliare lo "lo Stato
sociale". E' un problema di scelta.
In questa fase, c'è poi il problema di sostenere la domanda sul mercato, e
non è il momento per tagliare la spesa pubblica, salvo che per gli sprechi evidenti.
Riprendo questo discorso più avanti.
b) Pagare tutti per pagare di meno ? In una fase in cui sono
chiesti grandi sacrifici, è abbastanza odioso che ci sia chi si sottrae alla sua parte di
sacrificio. Tuttavia, il punto caldo è se davvero c'è l'evasore totale, e se è il
momento di calcare la mano.
Pongo sul tavolo tre affermazioni del Governatore della Banca d'Italia,
seguite a ruota nel giro di pochi giorni, perchè mi sembrano tra loro inconciliabili, e
meno che meno conciliabili con l'obiettivo di rilanciare la crescita e l'occupazione.
1) Occorre colpire l'evasione fiscale;
2) la pressione fiscale è al 45,5% del PIL.
3) due imprese su tre sono in difficoltà.
Circa il punto 1), osservo che in Italia (per la tassazione
diretta) l'imponibile è, di norma, il "reddito prodotto", la cui fetta
imprenditoriale (i profitti) non è quantificabile con esattezza, dovendo essere definito
al netto dei fattori di rischio. Neppure l'imprenditore sa esattamente quant'è il suo
reddito "effettivo", di anno in anno. E proprio negli errori di calcolo sta una
spiegazione del fallimento di parte delle imprese.
Circa il punto 2), osservo che il fatto oggettivo, che il gettito
fiscale è il 45% del PIL, mostra (in prima approssimazione) che, nel complesso, il
sistema fiscale "tiene", perchè quello che scappa da determinate
imposte è recuperato con le altre. Mi allargo: l'evasione che c'è è quella fisiologica,
la cui soglia va abbassata, mediante l'efficienza dei controlli burocratici e il
miglioramento dell'educazione civica (no agli scandali mediatici !) .
Non solo questo: l'evasione è anche una conseguenza di certa
"furberia" dello Stato. Nel 1992 (è l'anno della precedente grande
crisi italiana, Governo Amato, che svalutò la lira) la pressione fiscale era arrivata al
39% del PIL e anche allora c'era la lotta all'evasione ( "pagare tutti, per
pagare meno" ).
Invece si è passati all'attuale 45,5% del PIL (dall'allora 39% del PIL ).
Dunque il maggiore introito non è stato usato per abbassare le aliquote per i paganti.
Sono convinto che anche il recupero degli ultimi evasori non sarà bilanciato
dall'abbassamento delle aliquote e che, anzi, di questo passo si arriverà alla pressione
fiscale al 60% del PIL.
E siccome abbiamo anche un problema di rilancio della crescita, mi domando
perchè, adesso, questa accentuazione della "lotta all'evasione" .... Ma vediamo
meglio.
2. Le vie per incoraggiare gli investimenti. In questa fase, due
imprese su tre sono in difficoltà (parola di Governatore della B.d' I.
). La prima regola è restituire ottimismo al mercato, riportandolo a stabilità.
Se non ci fossero problemi di bilancio dello Stato e una pressione fiscale al
45% del PIL, lo strumento tipico per la crescita "dovrebbe essere" la spesa
pubblica aggiuntiva (parola di Keynes).
Dato questo limite, dobbiamo incentivare gli investimenti, in modo
alternativo. Sappiamo che le imprese finanziano gli investimenti tramite i profitti (altra
parola di Keynes). Ma se, oggi, 2 imprese su 3 sono in difficoltà, evidentemente non ci
sono profitti. Come incentivare gli investimenti ?
a) Uso di strumenti fiscali selettivi. L'alternativa alla
spesa pubblica è lo strumento fiscale. Due le vie:
- defiscalizzare i profitti reinvestiti (lo sgravio fiscale si dovrebbe
autofinanziare, nel tempo, grazie alla relativa maggiore produzione);
- tassare i redditi medio-alti, perchè con relativa alta propensione al
risparmio, per dirottare il gettito verso il finanziamento delle opere pubbliche (per
creare occupazione) e per il sostegno diretto dei poveri. Questo il Governo Monti l'ha
fatto sotto forma di tassazione patrimoniale.
- cessare immediatamente gli anatemi mediatici contro
l'evasione fiscale, perchè producono danni oltre il recinto: nel senso che gli
imprenditori, sotto tiro pregiudiziale, si sentono sviliti a intraprendere.
b) La priorità è per "Meno Stato e più Mercato",
più che per le "liberalizzazioni". (A parte che il Governo Monti ha
poco tempo davanti e che, se mette troppa carne sul fuoco, rischia di cadere di suo),
il fatto che la gente comune abbia percepito la manovra fiscale di MONTI come prevalente
penosità rivela probabilmente che la popolazione non "apprezza" i
servizi sociali, e che probabilmente ci troviamo nel tratto discendente della curva di
Laffer.
Al tempo stesso, non si può negare che la scuola pubblica sia
scadente, che per una visita specialistica o per una radiografia occorre fare lunghe file
di attesa ..., che la giustizia statale non ci sia . Ed è' un fatto, che le imprese
pubbliche offrono beni e servizi scadenti e generano disavanzi ....Negli anni '70-'80 le
cose andavano meglio.
Dunque, lo Stato sociale e lo Stato imprenditore andrebbero ridimensionati o
ripensati organizzativamente.
La tematica della transizione dallo Stato al Mercato non è nuova in
Italia. Essa si impose all'attenzione generale nei primi anni ' 90, in
coincidenza con la caduta dell'Unione Sovietica. Si percepì che le cause della crisi
economica italiana (del '92) derivavano dal grado di statalizzazione dell'economia
italiana (pro-quota statalizzazione: URSS 100%, Italia 60%). Anzi, diciamo che
la transizione dell'Italia dallo Stato al Mercato sarebbe dovuta essere la missione
storica dell'allora astro Berlusconi. Rinvio ad un mio intervento del 1993 (clicca
su: I problemi della transizione), in
una conferenza pubblica a Saint Vincent.
Verso le privatizzazioni delle imprese pubbliche, in Italia, qualcosa è
stato fatto (ad es., nel sistema bancario; altro es., l'ENEL è rimasto un
monopolio, ma sotto il 50% del suo capitale azionario, Alitalia... ). Ma rimane molto
altro da fare, come è stato rimarcato dall'ultimo rapporto (giugno 2011) di CATRICALA',
allora Presidente dell'Antitrust ed ora SottoSegretario alla Presidenza del
Consiglio.
c) OK anche alle liberalizzazioni, ma se il Governo MONTI avesse più tempo
davanti... Nell'agenda del Governo MONTI, le cosiddette
"liberalizzazioni" sembrano prospettate come un "feticcio" liberatorio
delle nostre rigidità.
Il problema sotteso è quello di far funzionare correttamente l'economia di
mercato, diciamo meglio, la concorrenza tra le imprese (a vantaggio dell'abbassamento dei
prezzi al consumo).
E' al tempo stesso sotto gli occhi di tutti (si pensi ai Grandi magazzini, ai
Supermercati) che la via per l'efficienza sta invece in una transizione verso i monopoli
(parola di Schumpeter) e magari fermandosi un attimo prima, perchè rimanga comunque una
concorrenza, sia pur tra quasi-monopoli).
Nel campo del "mercato del lavoro", certe
questioni come la "licenziabilità per giusta causa" è solo
una questione di civiltà. La pregiudiziale è che l'uomo non è una merce, poi verrà
l'aspetto economico. Lo stesso si convenne, a suo tempo, con l'abolizione della
schiavitù.
Farei altre distinzioni. Ad es., nel caso dei tassisti, più
che picchiarli, serve condizionarli facendo funzionare gli autobus e le metropolitane
della città e del loro interland. Nel caso delle Ferrovie dello Stato, il maggior
contrasto del traffico automobilistico stradale cominciò, a suo tempo, con gli Intercity,
vale dire col miglioramento della qualità del servizio ferroviario. Infatti, prima, pur
praticando prezzi bassi, il servizio vedeva i clienti passare alla automobile, più
costosa.
Le liberalizzazioni "troppo concentrate" nel tempo, spero non
sanino la malattia, facendo il morto. NINO LUCIANI |
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Nino Luciani*, Dopo la svolta dell'UE, che vieta alla BCE,
il fare da "prestatore di ultima istanza", per gli Stati,
LA VIA ESTREMA E' PUNTARE SU
DI NOI
creando un "ombrello fiscale"
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a) Per un "ombrello fiscale" in Italia, per i BTp non collocati;
b) I BTp - day siano coordinati con l'ombrello
c) E se, poi, i due nuovi fondi europei potranno essere usati in questo
modo mirato, sarebbe il modo giusto, per il bene di tutti
.
* Professore Ordinario di scienza dlele finanze |
1.- Per un "ombrello fiscale". Nella nuova situazione che si
è determinata nell'UE in queste settimane, in particolare il veto fermo della Germania a
che la BCE possa fare da prestatore di ultima istanza, la via che rimane
(per la crisi finanziaria dell'Italia) è creare qualcosa che ne svolga la stessa: tale è
un "ombrello fiscale" per i BTP non collocati sul mercato.
Ma, prima di chiarire di cosa si tratti, riassumo le proposte
delle precedenti edizioni: le vie di uscita, per affrontare il debito pubblico e
pareggiare il bilancio in tempi brevi, "dovrebbero" essere:
a) la
fiscalità (vero essendo che
l'Italia ha un sistema fiscale rispettabile) :
- per lo Stato, un'imposta straordinaria sul reddito delle
persone fisiche (secondo un criterio di progressività, art. 53 della Costituzione);
- per gli Enti locali, l'ICI (+IMU) in esclusiva, ma
aliquota moderata (tale da essere pagata col reddito), e riduzione dei trasferimenti
statali agli Enti locali;
- l'abolizione dell'imposta sul reddito dei Buoni del
Tesoro (gravosa partita di giro, che va a disturbare
i tassi di interesse sul mercato);
- no al taglio della spesa pubblica corrente (la domanda
sul mercato non va depressa ... e lo Stato sociale di base va salvaguardato nei suoi
caratteri portanti. Altro è il taglio strutturale della spesa pubblica nell'ordine del
10% del PIL, in una programmazione di 5-10 anni, che oggi sarebbe cosa fatta, se non
avevamo al governo dei "furbi", assolutamente inadeguati);
b) il
pareggio del bilancio statale in Costituzione, per gli Stati che hanno un rapporto debito/PIL non in regola con
Maastricht;
c) l'ombrello
della Banca Centrale Europea
per i bond degli Stati, eventualemte non collocati: in pratica, la fabbricazione di carta
moneta (magari fino a svalutare l'Euro del 20%, e arrivare ad un cambio /$ di 1:1 ).
A quanti invocano, rispetto al Governo Monti, una maggiore equità fiscale,
direi a loro che è una richiesta fondata se considerano anche i benerici della
spesa pubblica (stato sociale ...). L'imposta non è grandine.
Le eccezioni del medio-lungo termine (da affrontare subito) dovrebbero essere:
- la razionalizzazione del sistema pensionistico. Il sistema contributivo è il migliore in teoria, il più
difficile da applicare, per la difficoltà di garantire la coerenza tra la indicizzazione
e la sostenibilità delle future pensioni, mediante il PIL futuro. Pertanto, sul numero
degli anni necessari per andare in pensione, io non farei grandi questioni. Invece, non
approverei mai un sistema contributivo senza un "minimo" di garanzie, circa la
indicizzazione reale, eventualmente da controllare in determinate scadenze temporali);
- l'avvio della privatizzazzione degli immobili pubblici e delle attività
produttive pubbliche "non di rilevanza strategica" economica o sociale.
2.- Cos'è
l'ombrello fiscale. L'idea
dell'ombrello fiscale è fare uno strumento sostitutivo dell'ombrello monetario, negato
dall'UE, in base al criterio fondamentale europeo (evidenziato in queste
settimane) che ogni Stato "debba" fare da sè, senza contare sugli altri Stati.
Circa i due fondi europei (EMS e ETFS) torno più avanti
L'ombrello fiscale dovrebbe accompagnare le emissioni di BTp e CTZ ad un tasso
di interesse prefissato (non i BOT in quanto questi dovrebbero autofinanziarsi
normalmente nel corso dell'anno, trattandosi di titoli per la copertura di disavanzi di
cassa).
Precisamente, la legge dovrebbe autorizzare il Governo a coprire la quota di
titoli, eventualmente non collocata, mediante un prelievo fiscale straordinbario, in tempo
reale (diciamo mensile), con variazione proporzionale delle aliquote IRPEF, tanto quanto
serve per finanziare lo "scoperto".
Vediamo quanto potrebbe essere l'onere straordinario. Dai
"COMUNICATI" del Ministero dell'Economia e delle Finanza risulta che le
emissioni dei quattro trimestri del 2011 (salvo, dice il testo, "possibili ulteriori
emissioni, sulla base delle condizioni dei mercati", e dunque non per fabbisogni
assolutamente necessari) sono programmate in totali 80 miliardi.
Prendiamo in considerazione il gettito IRPEF. In un anno, esso è grosso modo
165 miliardi, pari all'11% del PIL.
Ipotizzando in 16 miliardi (vale dire, nel 20% di 80 miliardi), l'ammontare
di bond non collocato presso il pubblico, il prelievo IRPEF totale dovrebbe essere 181
miliardi in un anno, pari al 12% del PIL. Dunque l'ombrello dovrebbe consistere in una
addizionale IRPEF del 10%, eventualmente modulabile in modo differenziato per le classi di
reddito (meno del 10% per i redditi medio-bassi, più del 10% per i redditi medio-alti).
Sarebbe un prelievo straordinario eccessivo per impedire un disastro
finanziario per l'intero Paese ?
3.- Sui due Fondi
Europei EMS e ETFS. Questi
fondi, così come annunciati, appaiono avere poco più che la valenza generica della
seconda firma, nella cambiale. Non è poco, ma può non essere sufficiente in caso di
mancata collocazione di titoli per poi rimborsare dei titoli in scadenza. Suggerirei
che il meccanismo di impiego vada configurato specificamente come un "ombrello
fiscale" a supporto di quello particolare degli Stati.
Torno sul veto tedesco, a che la BCE faccia da prestatore di ultima
istanza. A mio avviso l'autorizzazione formale sarebbe importante alla BCE, in
termini di deterrenza, anche se accompagnata dalla raccomandazione di non farne uso, o di
farne uso solo con autorizzazione dell'UE caso per caso.
4.- Importanza del BTP-
Day.
a) In queste
settimane l'ABC - Associazione Bancaria Italiana ha lanciato il BTP-Day per il 28 nov. 2011 e per il 12 dic.
2011, vale dire un appello al patriottismo degli italiani per comprare (il 28 nov.)
i titoli di Stato, sul mercato secondario, senza l'onere della spesa di commissione
bancaria; e comprare il 12 dic. i titoli di nuova emissione (in prima emissione non c'è,
per definizione, la commissione bancaria).
Mi sembra una iniziativa importante e di grande senso di responsabilità,
anche ai fini del successo dell'ombrello (vedi sopra) che venisse adottato dal Tesoro.
N.Luciani |
Dall'
Unione Europea all' Italia, e dall' Italia all' Italia.
CONTRIBUTO AL DIBATTITO SULLA CRISI ECONOMICA |
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Un commento agli ultimi
provvedimenti dell'U.E. |
Apprezzabile la solidarietà dell'UE ai Paesi a rischio insolvenza debito.
Criticabile, invece :
- il divieto alla BCE di essere prestatore di ultima istanza (l'attribuzione di
questa funzione, sia pur con raccomandazione di usarla solo in extremis, è essenziale per
evitare il rischio di panico dei depositanti delle banche );
- il non aver imposto agli Stati l'inserimento del vincolo del pareggio del
bilancio, in Costituzione, qualora con debito pubblico maggiore del 60% del PIL (vedi
Maastricht);
- il non avere aggiornato la definizione di "banca mista", o "banca
universale". |
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Il criterio di decisione
per l'Italia è ( prima di tutto) puntare su se stessa, e precisamente : |
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a) usare il potere
sovrano "fiscale" (sui redditi medio-alti) per il pareggio già nel bilancio
2011, in corso ;
b) autorizzare il Tesoro, all'occorrenza, a convertire obbligatoriamente i titoli
in scadenza, in nuovi titoli
a scadenza poliennale ( 5 anni ? ), al tasso medio delle ultime 5
aste. Questa conversione è pericolosa ?
c) mantenere (ma non aumentare) il livello attuale della spesa pubblica, ma dare
libertà ai Comuni... ;
d) cominciare a smussare il debito pubblico avviando la liquidazione del patrimonio
non strategico;
e) mettere in Costituzione l'obbligo del pareggio del bilancio, finchè il debito
supererà il 60% del PIL ; |
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Quale
Governo dovrebbe fare queste cose ?
Qualunque Governo sotto elezioni (2013) si espone all'insuccesso elettorale e,
dunque, va in crisi già
di suo per questo tipo di decisioni (alzare le imposte; è improponibile il taglio
della spesa pubblica).
Perchè dovrebbe farlo Berlusconi, invece impegnato, da anni, a ridurre la
fiscalità, ma senza farlo ?
Per questo, all'estero nessuno crede più al "furbo" Berlusconi.
NO ALLE ELEZIONI ANTICIPATE. RESTEREBBERO COMUNQUE
I PROBLEMI. PER L'ITALIA SERVE UN GOVERNO PDL-PD.
C'è da fare anche la riforma della Governance dello Stato, prima delle
elezioni. |
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1. Premessa. Il turbine monetario in corso è la conseguenza della guerra in
IRAQ e in AFGHANISTAN.
In termini economici, si tratta del fatto che la
"domanda pubblica" ha, a suo tempo, sollecitato il sistema economico a produrre
beni per la guerra, e adesso il sistema economico "deve convertirsi" per
produrre beni per la pace. Questo richiede qualche tempo, soprattutto negli Stati Uniti,
in rapporto al maggior sforzo bellico.
In termini finanziari, si tratta del fatto che il
debito pubblico, con cui è stata finanziata la guerra, pesa su noi come una montagna (in
primis sugli Stati Uniti, dove il debito pubblico è oggi il 100% del PIL). La crisi dei
mutui sub prime fu una conseguenza.
In passato, subito dopo la guerra il "grande debito" veniva
cancellato con l'inflazione, vale dire con potenti immissioni di liquidità nel sistema
economico, per il rimborso dei titoli. Qualcosa del genere, sia pur molto meno, è stato
già fatto in USA e difatti sono più avanti di noi nel passo al dopo crisi. Non così in
Europa, dove prevale la memoria dei tedeschi della loro grande inflazione del 1924, che
dissestò il sistema democratico e preparò l'avvento di Hitler.
2. Il primo passo, da cui ripartire. Il ritorno della pace permetterà sicuramente di
rimettere le cose apposto. Ma se il primo passo, da cui ripartire, dovrà essere lo
sviluppo (non la cancellazione, neppure in piccola parte, del debito), bisogna convincersi
che la crisi economca e finanziaria ha la sua causa primaria nella caduta della domanda
"effettiva", vale dire di una domanda che c'è potenzialmente, ma che non può
esprimersi perchè non accompagnata da potere di acquisto. Ci sono, però, i presupposti
per sostenera la domanda, perchè la capacità produttiva pre-crisi è rimasta intatta,
anzi il settore automobilistico si è già convertito dentro e fuori l'Italia.
La spiegazione lapalissiana è quella di Keynes: il danaro è finito
nelle mani di chi ha una relativa alta propensione al risparmio-tesaurizzazione. Ma
la soluzione non può essere, oggi, di tipo Keynesano in senso banale (vale
dire con spesa pubblica in disavanzo), ma comunque sempre di logica Keynesiana, vale dire:
a) Va sostenuta la domanda sotto forma di "non
diminuire" l'attuale spesa pubblica, perchè questo aggraverebbe i problemi di caduta
della domanda effettiva. E questo è esattamente l'opposto di quanto fatto dai tagli
lineari su tutto il settore pubblico, nel luglio dello scorso 2010 (applicati da Tremonti,
in applicazione delle raccomandazioni dell'U.E.);
b) Va pareggiato il bilancio statale 2011 mediante un
prelievo fiscale straordinario sui redditi medio-alti (perchè con alta
propensione al risparmio). In questa fase, infatti, lo Stato ritarda a
pagare i propri fornitori...
c) Avviare la vendita il patrimonio immobiliare
pubblico non strategico, sia pur con la necessaria gradualità.
Non mi occupo delle questioni economiche strutturali (vedi: la riforma del
mercato del lavoro), in quanto le ritengo fuori tema. Libera l'UE, di dire il proprio
parere, ma non si mischi più di tanto sui temi di politica economica, di competenza degli
elettori, purchè il debito sia fatto rientrare nei parametri di Maastricht.
3. La via scelta dall'U.E. . Il grande debito è il principale ostacolo alla riattivazione del
circuito del reddito, dal momento che si tratta di denaro che non torna a chi l'ha
prestato, e che genera a sua volta resistenze a nuovi prestiti e quindi alimenta la
tesaurizzazione.
Nella situazione di crisi di fiducia dei mercati, la via maestra doveva
essere un rimborso significativo del debito pubblico (diciamo, qualcosa nell'ordine del
20%) nell'unico modo possibile: vale dire con denaro tratto da sottoscrizione di titoli di
Stato da parte della BCE (osia con fabbricazione di carta moneta). Considerato che la
capacità produttiva pre-crisi è rimasta intatta, questa liquidità non si tradurrebbe in
inflazione di entità tale e quale.
Al contrario l'UE, nei confronti degli Stati, ha scelto di fare come
farebbe l'avallante di una cambiale, dare la seconda firma, pensando di rassicurare i
mercati circa la solvibilità del Paese debitore. Nei confronti delle banche, l'UE non ha
scelto nulla. Vediamo perchè.
- Fondo salva-Stati. Questo Fondo, portato a 1000 miliardi
di , dovrebbe essere costituito con versamenti degli Stati ed emissione di
obbligazioni (eurobond). Questo vuol dire che esso verrebbe alimentato dai gettiti fiscali
o da emissioni di titoli, e dunque costituito con moneta già in circolazione. L'unico
vantaggio di questa via è distogliere dal panico le famiglie detentrici di titoli del
debito pubblico. Al momento, esso sarebbe cosa più che sufficiente, se dentro le banche
non ci fossero voragini, a parte il problema insoluto, di fondo, che è l'ammortamento del
debito pubblico.
- Ricapitalizzazione delle banche. Per immunizzarle, queste sarebbero
obbligate ad avere un capitale proprio, grosso modo, pari al 9% dei prestiti fatti alla
clientela, nel presupposto che, in caso di insolvenza della clientela stessa, le banche
siano capaci di provvedere comunque (attingendo a questo fondo) a restituire il
denaro ai depositanti.
Questo fondo verrebbe costituito con denaro delle banche, con sottoscrizioni del
pubblico e degli Stati o, in ultima istanza, con sottoscrizoni del Fondo salva-Stati (con
queste ultime due vie, si avvia oggettivamentesi una parziale statitizzazione delle
banche). In soldoni, il patrimonio bancario verrebbe alimentato con moneta già in
circolazione.
4. Commento sulla via "raccomandata"
dall'UE all'Italia . Mi pare evidente che
la via trovata sia un potenzialmente boomerang. Oppure, si ritiene che l'UE sia troppo
grande per fallire ?
a) Stati. In se stesso il debito pubblico dello Stato italiano è
ammortizzabile in 20 anni con una rata pari al 10% del PIL, al tasso del 5%. Si direbbe
che non v'è motivo di allarme, a parte le banche.
Data la sua entità (120% del PIL) non in regola con Maastricht, l'UE avrebbe
dovuto imporre agli Stati di mettere in
Costituzione il vincolo del pareggio del bilancio, se con debito maggiore del del
60% del PIL. Questo vincolo assoluto non comporta il taglio della
spesa pubblica, purchè sia bilanciato da corrospondenti entrate.
b) Banche. Il coefficiente suddetto
di capitalizzazione è "niente e nessuno" in caso di panico del pubblico (per
timore di perdere i propri risparmi), e il rischio c'è in caso di fallimento di una
grossa banca. ( Ci sarebbe anche da ridire sul fatto che non sia stata ridiscussa la
riserva obbligatoria (oggi, per quanto ne so, si è nell'intorno del 10-12%, e che pemette
alle banche di creare moneta bancaria, grosso modo pari 8-10 volte l'ammontare dei
depositi bancari: veramente troppo).
In caso di rischio fallimento di banche, lo Stato sarebbe obbligato a intervenire,
soccorrendole, eventualmente attingendo al Fondo salva-Stati.
E poichè la crisi delle banche è stata generata dall'aver sottoscritto, con
denaro a breve, dei titoli a scadenza poliennale (anche titoli azionari), sarebbe stato il caso che l'UE rivedesse la definizione
di "banca mista" (o banca universale) .
Mi ha sorpreso che il governo italiano, che dovrebbe saperne qualcosa di suo
(dacchè per la analoga crisi degli anni '30, la legge bancaria del 1936, rimasta fino al
1993, fece la separazione tra banche a breve termine e banche a medio-lungo
termine, e tra banca e industria. Questa esperienza doveva
essere portata sul tavolo dell'U.E. .
c) Sul ruolo della BCE. In questa situazione, la BCE non
svolge il ruolo di prestatore di ultima istanza, ma potrà operare solo sul mercato
secondario. In passato, in Italia, nei tempi più bui (quelli dei vari dopo guerra) i
debiti venivano pagati con moneta aggiuntiva (via emissione di titoli del Tesoro,
sottoscritti dalla Banca d'Italia) a cui seguiva l'inflazione (che in pratica era come
cancellare il debito).
L'inflazione non piace a nessuno, ma è una necessità un minimo di respiro.
A mio modo di vedere, c'è l'urgenza di abbattere il grande debito almeno per il 20%.
Questo avrebbe anche riflessi sul cambio / $, e dunque effetti positivi sullo
sviluppo (... più esportazioni...).
Curiosità. Lo Stato italiano potrebbe
"riscontare" presso la BCE i titoli delle banche, acquistati per aiutarne la
ricapitalizzazione ? Se sì, (ammesso e non concesso che la BCE li trattenga in
portafoglio) si avrebbe l'equivalente di un intervento sul mercato primario, e (forse) una
qualche svalutazione dell'euro ... .
Ma tant'è che, ultimamente, il cambio / $ è tornato a salire ..., il
contrario di quanto riterrei auspicabile. NINO LUCIANI |
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Berlusconi
incartato, in quanto per l'emergenza finanziaria serve il fisco,
ma aveva promesso il contrario dal 1994 ... , e nel 2013 ci sono le elezioni |
L'ITALIA PUO' E DEVE SALVARSI DA SOLA,
ma con un governo PDL-PD (con o senza Berlusconi)
che salverebbe anche le unità (necessarie) del PDL e del PD
e salverebbe la legislatura. Poi ... si vedrà ... |
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- Perchè la fiscalità è la via maestra per affrontare le emergenze, legate
al debito, e precisamente quelle create dalle insolvenze bancarie;
- Perchè, se si vuole lo sviluppo, la priorità è sbloccare il commercio estero,
e anche qui serve usare la fiscalità, ma in forma di diversa struttura del sistema
fiscale;
- Perchè la svalutazione dell'Euro, nell'ordine del 30%, è una necessità.
Assurdo morire di asfissia monetaria, mentre è intatta la capacità produttiva del
sistema economico. |
|
1.- LE BASI PER
UNA IMPOSTAZIONE CORRETTA DEL PROBLEMA FINANZIARIO, ATTUALE. La
tesi qui sostenuta è che i problemi della grande emergenza finanziaria, attuale, si
possono affrontare correttamente solo con lo strumento fiscale. L'alternativa
(quella di abbattimenti immediati, consistenti della spesa pubblica) esporrebbe il
paese alla rivoluzione sociale, perchè metterebbe le famiglie sulla strada, dalla sera
alla mattina, e interromperebbe i servizi sociali essenziali.
Il potere fiscale è l'espressione massima del potere sovrano dello
Stato, e che lo distingue dai prezzi di mercato, che sono pagamenti volontari. Se lo Stato
c'è deve dimostare di essere capace di esercitare questo potere.
Mi parrebbe anche del tutto ovvio che la "fiscalità sopra le
righe" vada spiegata agli italiani solo come intervento straordinario. In
contemporanea deve partire il processo di abbattimento della spesa pubblica, e delle
privatizzazioni del patrimonio pubblico (escluse le imprese strategiche), ma in una
gradualità. Teniamo a mente che, dopo l'unificazione, la Germania dell'Ovest ha impiegato
20 anni per recepire nella propria economia di mercato la Germania dell'Est.
Rispetto a questo percorso, il Governo Berlusconi si trova
incartato. "Deve" usare la fiscalità", ma si era invece impegnato per la
riduzione della fiscalità, fin dal 1994 e per la riforma dello Stato (il federalismo
amministrativo e fiscale, sono solo nominali). Anzi, ha creato, anche ultimamente, dei
disavanzi annuali (vedi tabella sotto), che si sono aggiunti al debito.
Ma sia chiaro che la montagna del debito non è stata fatta da
Berlusconi ma dal "Centro-sinistra" (collusivi il vecchio PC e DS nelle Regioni
in cui governavano, e in parlamento ), ben inteso, per motivi importanti e nobili
(ne parliamo nel successivo par. 2). Lo si vede dagli anni in cui il debito si è formato
(vedi ancora la tabella del debito più sopra).
| milioni di euro |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
2006 |
2007 |
2008 |
2009 |
2010 |
2011 |
| Entrate |
353.040 |
361.792 |
392.803 |
437.456 |
426.769 |
432.037 |
480.043 |
499.671 |
496.658 |
446.162 |
443.448 |
446.949 |
| Spese |
-399.532 |
-414.287 |
-436.746 |
-451.628 |
-445.235 |
-462.487 |
-467.105 |
-490.346 |
-532.362 |
-517.796 |
-498.202 |
-486.602 |
| Saldo |
-46.492 |
-52.495 |
-43.943 |
-14.172 |
-18.466 |
-30.450 |
12.938 |
9.325 |
-35.704 |
-71.634 |
-54.754 |
-39.653 |
Dunque, poichè oggi per l'Italia non c'è alternativa alla fiscalità,
la sola via onorevole per Berlusconi, per evitare di far morire SANSONE (cioè lui) e i
FILISTEI (cioè tutti noi), è lasciare spazio ad una coalizione di emergenza "PDL+PD
(con lui o senza di lui).
a) Debito pubblico. Preso da solo, il
debito attuale non è fuori le righe, più di tanto. Basti pensare che, se si ipotizza che
lo Stato voglia ripianare tutto il debito, (in condizioni di bilancio in pareggio, e
dunque il debito statale attuale non aumenti), un piano di ammortamento
totale in 20 anni comporta una rata di ammortamento, grosso modo, pari al 10% del PIL
attuale, al tasso di interesse del 5%.
Però, per il vincolo di Maastricht, si può conservare un debito fino
al 60% del PIL, e quindi la rata annuale è minore, più gli interessi sul debito
pendente.
Tuttavia siamo in una stagione anormale, in quanto lo Stato deve far
fronte anche al debito bancario.
b) Debito bancario. Per lo Stato il problema del
"suo" debito si ingrandisce se lo Stato debba affrontare casi di insolvenza
bancaria, che manderebbe in rovina i risparmiatori o fors'anche (a causa del possibile
panico generale) tutto il risparmio delle famiglie. Per questo lo Stato non può far
fallire le banche: si scatenerebbe una rivoluzione sociale (si pensi all'Albania, una
decina di anni fa ...).
L''attuale situazione di esposizione delle banche è la conseguenza di
una legge bancaria permissiva, quella che ha istituito la banca "mista" o banca
universale, e invece da rivedere (qualcosa che ripristini la distinzione tra il credito a
breve termine, dal credito a medio-lungo termine).
Fino a poco tempo fa, la riserva obbligatoria bancaria era nell'intorno del
10% dei depositi in moneta legale (adesso ci sono alcune restrizioni, in relazione alla
solvibilità specifica dei clienti). Questo vuol dire che le banche potevano creare moneta
bancaria, grosso modo, 10 volte i depositi dei clienti. Dunque se, per qualche accidente,
il pubblico impazzito, corresse in banca per prelevare i propri depositi in moneta legale,
le banche non avrebbero avuto il denaro sufficiente.
c) Commercio estero e sviluppo. Per il bilancio statale
c'è anche il problema di sostenere lo sviluppo. Nel caso dell'Italia, fin da quando
andavamo alla scuola media, abbiamo imparato che è povera di materie prime ma, che grazie
alla propria intelligenza e al proprio progresso tecnologico, poteva importare materie e
trasformarle aumentando il proprio PIL. Ma dal 2001 (anno di
arrivo dell'EURO) il commercio estero italiano si trova prigioniero in una gola profonda.
I prezzi italiani in EURO si sono trovati, in pochi mesi, in caduta di competitivà
nell'ordine del 25%. Questo vuol dire che, se non si rianima adeguatamente il commercio
estero, ogni manovra per lo sviluppo avrà meri effetti monetari.
Approfondiamo separatamente le tre tematiche.
2) LE ORIGINI DEL GRANDE DEBITO PUBBLICO. Storicamente, il grande "debito pubblico" è
nato per finanziare le grandi guerre. Questo è anche il caso recentissimo degli Stati
Uniti d'America per le guerre in IRAQ e in AFGHANISTAN, e di altri Paesi, pro-quota
concorso in queste guerre C'è dentro anche l'Italia (più per il Libano, la Libia).
Negli ultimi 50 anni abbiamo conosciuto una nuova causa del
"grande debito pubblico": quella di finanziare il welfare
(scuola, sanità) e le grandi infrastrutture (autostrade), uniformemente nel Paese.
E' anche il caso di paesi a democrazia recente (Grecia, Spagna ...) che hanno conosciuto
lo stadio dello sviluppo economico, ma accompagnato dal permanere di gravi disuguaglianze
sociali e territoriali.
Per l'Italia questa fase è iniziata nel 1961, con i Governi di centro-sinistra
('ingresso del PSI nella coalizione DC+PSDI+PRI), ed espulsione del PLI. Per
finanziare il grande welfare, i governi di centro-sinistra aveva due vie:
1) l'imposta straordinaria sul reddito (meglio dire un aumento consistente delle
aliquote, per un dieci, vent'anni);
2) il "grande debito pubblico", da restituire con piccole rate fiscali
per un dato tempo, come farebbe ogni famiglia che si fa la casa con un mutuo.
La seconda via fu pensata come la più comoda e praticabile per grandi investimenti
pubblici. Faceva contenti i capitalisti che potevano impiegare in modo sicuro il danaro
liquido ad un tasso di interesse conveniente, faceva comodo ai diseredati, che potevano
fruire gratis della scuola, della sanità e di tanti servizi sociali, e faeva comodo ai
grandi partiti, che potevano lucrare tangenti sulla grande spesa pubblica.
La tabella del debito, sopra riportata, dice tutto in estrema sintesi. Si
passa da un debito del 30% del PIL nel 1961, al debito del 120% nel 1994 (quando entra
Berlusconi sulla scena politica e i partiti del centro sinistra vanno in dissoluzione).
Nel seguito, il livello rimarrà alto, salvo poco poco
più che palliativi. Perchè ? Nella storia d'Italia il problema del grande
debito è stato risolto con la semplice cancellazione, vale dire con la grande inflazione.
Chi fosse ancora al mondo, di quei tempi, saprebbe che nel dopo guerra i risparmi
dell'ante guerra (titoli di Stato) erano diventati "pugni di mosche". Il
meccanismo era semplice. La banca d'Italia comprava, senza limiti, con fabbricazione di
carta moneta i titoli Stato. Passata la guerra, il debito veniva rimborsato con emissioni
straordinare di Buoni del Tesoro, comprati dalla Banca d'Italia, meglio dire con
fabbricazione di carta moneta aggiuntiva che andava a rimborsare debito rimasto uguale,
nominalmente.
Ma oggi, dopo l'adesione all'Euro, questo gioco non è più possibile. Dopo
Maastricht, la fabbricazione di carta moneta è a Francoforte. Adesso i debiti vanno
onorati, e non distrutti con l'inflazione. Questo ha costituito, per i Governi Italiani,
un imprevisto incidente di percorso.
Ma potrà essere sempre così ? Di fronte all'entità del monte debiti in
Europa (Italia, Grecia, Spagna,...), e al contagio bancario (che estenderebbe l'infezione
a Francia, Germania, ...) la "etica monetaria" non potrà essere salvaguardata
in toto. Non si può e non di deve morire di moneta, mentre il sistema produttivo ha
inalterata tutta la sua capacità di produzione. Ma neppure si può nè si deve
distruggere il risparmio delle famiglie.
Una svalutazione dell'euro, rispetto al dollaro, è gia nei fatti. E'
accettabile portare il cambio euro/dollaro verso 1:1 .
La via è che il "Fondo salva Stati" sia alimentato da
fabbricazione di carta moneta. Precisamente gli Stati con eccesso di debito dovrebbero
rimborsare al pubblico una parte del debito con nuova emissione di debito, sottoscritto
dalla BCE, vale dire con fabbricazione di carta moneta. Ciò darebbe al sistema economico
la necessaria liquidità, l'euro perderà un ulteriore x% nei confronti del dollaro.
Last but not list. Finchè non ci sarà una Unità Politica in Europa, il
vincolo del pareggio dei bilancio è in qualche modo un vincolo necessario, almeno per gli
Stati con debito debito elevato.
3 ) RUOLO DELLA LEVA FISCALE ANCHE PER AFFRONTARE I PROBLEMI DEL COMMERCIO
ESTERO.
Per l'Italia, povera di materie prime, è
vitale importare materie prime. Ogni stimolo monetario della domanda interna è soggetta a
scaricarsi in aumento dei prezzi, se non ci sono adeguate materie prime e semilavorati da
trasformare in beni finali di consumo e di investimento. Un tempo gli sbilanci dei conti
con l'estero erano sanati con la manovra del cambio. Ma oggi, in seguito all'Euro, questo
potere non c'è. C'è, però, lo strumento fiscale.
Una strada fondamentale di base, è sgonfiare i prezzi interni, sostituendo
le imposte indirette (che vanno ad aggiungersi ai prezzi) con le imposte dirette, a
parità di prelievo. Qui la maggiore indiziata è l'IVA, che Berlusconi ha portato al 21%.
Torniamo alle importazioni. Queste sono soggette all'IVA interna (mentre le
esportazioni sono soggette all'IVA estera)
Si conclude che gravando sulle importazioni, sono stati fatti guai
non da poco.
Ma un altro aiutino, fuori dall'area euro, potrà venire da un ulteriore sua
svalutazione.
NINO LUCIANI, Ordinario di scienza delle Finanze
|
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| 1861-1960 Debito 1961-2011 |
ITALIA - DEBITO PUBBLICO DAL 1961 AL 2011 IN
% DEL PIL
( Vedi sotto, per i cento
anni precedenti, 1861 - 1960 )
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Relazione della Presidente
Dr.ssa Emma Marcegaglia
Roma 26 maggio 2011 (stralcio)
"Priorità a
stabilita' dei conti pubblici ed a crescita economica"
"Ma l'opera deve essere di lunga lena e costante
nel tempo, e non destabilizzare le aspettative delle famiglie e delle imprese con annunci
estemporanei a cui spesso non sono seguiti passi concreti" |

Emma Marcegaglia
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N. Luciani:
"E chi dovrebbe prendersi questo impegno ?
a) Berlusconi, a metà della sua seconda legislatura, è ancora al punto di
partenza;
b) Un Governo Bersani, di alternativa, è ancora lontano dall'aver
rassicurato l'elettorato, circa il ritorno di
certe "infamità" del Governo Prodi ( il farsi
percepire dall'elettoraro come un governo tassatore, un governo
incapace di prendere decisioni, un governo precario
in politica estera ). Ma potrebbe lavorarci sopra,
magari col concorso di Casini, in vista di mettere
in piedi il Terzo Polo nella successiva legislatura. |
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Dalla Confindustria - Assemblea Annuale
(Stralcio dalla Relazione. Per trovare l'originale,
integrale, clicca su: Marcegaglia
E. Marcegaglia, L'Italia. La stabilità dei conti pubblici.
" La politica economica italiana
deve essere guidata da due priorita' , due vere emergenze, da affrontare
contemporaneamente. La stabilita' dei conti pubblici e la crescita economica.
Senza la stabilita' rischiamo di diventare un Paese finanziariamente non
affidabile nei confronti dei partner europei e dei mercati finanziari.
Senza la crescita non daremo prospettive all'economia e alla societa' italiane. E
gli stessi obiettivi di finanza pubblica diventeranno irraggiungibili.
Intorno a queste due priorita' occorre estendere la consapevolezza
dell'opinione pubblica. Sono indispensabili l'unita' e la determinazione da parte della
politica, la capacita' di risposta delle istituzioni.
Consapevolezza, unita' e capacita' di risposta sono le tre condizioni che oggi
mancano. Serve un progetto condiviso. L'opera riformatrice deve essere di lunga
lena e costante nel tempo, per essere credibile e non destabilizzare le
aspettative delle famiglie e delle imprese con annunci estemporanei a cui spesso
non sono seguiti passi concreti.
La tenuta dei conti pubblici ci ha risparmiato di finire nell'occhio del ciclone
dell'eurodebito. Un merito che riconosciamo al Ministro dell'Economia e al Governo.
Ma nella vita pubblica e tra la gente non e' tramontata la convinzione che il
bilancio pubblico sia una stanza di compensazione delle tensioni sociali, la fonte diretta
della crescita dei posti di lavoro.
La stagione della spesa facile deve essere considerata chiusa per sempre.
Noi abbiamo sempre chiesto una riduzione della spesa pubblica.
Secondo gli obiettivi del Governo tra il 2010 e il 2014 la spesa pubblica al netto degli
interessi si deve ridurre in termini reali del 7% per raggiungere il pareggio di bilancio.
Tagli di spesa di questa entita' impongono un ripensamento
complessivo della funzione dello Stato e riforme profonde. Non si possono
risolvere i problemi con i tagli lineari nelle spese correnti e la scure sugli
investimenti pubblici.
Occorre scegliere. Occorrono interventi che non siano solo di quantita' ma
siano soprattutto di qualita' , per aiutare la crescita. Occorre coinvolgere tutte le
forze politiche e sociali. Occorre la revisione di tutte le voci che compongono le uscite
del bilancio, comprese quelle per il welfare e per il pubblico impiego, che rappresentano
i tre quarti della spesa primaria.
L'articolazione federalista dello Stato non e' in contrasto con l'Unita' e
deve servire a migliorare l'efficienza della macchina pubblica e a effettuare i necessari
risparmi.
Per ora si conosce la dimensione dei tagli, ma non gli interventi per
realizzarli. Senza un profondo cambiamento dei meccanismi che governano
la spesa nei principali comparti, nessuno puo' escludere che al freno di oggi non segua
puntualmente un grande rimbalzo della spesa domani, come piu' volte avvenuto in passato.
Occorre ridurre cio' che lo Stato fa oggi, lasciando piu' spazio ai privati e
al mercato. Uno Stato che smetta di fare male il troppo che fa e che invece faccia
bene l'essenziale che deve.
Ma cosi' non e' . Infatti, la presenza pubblica diretta nell'economia si e'
estesa in questi anni in ambiti sempre piu' impropri, con vere derive patologiche. E'
esemplare, a questo riguardo, la proliferazione delle societa' partecipate da
amministrazioni locali, alle quali non e' stato ancora posto rimedio nonostante i
ripetuti interventi normativi. Queste societa' fanno concorrenza sleale alle imprese
private e hanno un livello di efficienza inaccettabile: quattro quinti di esse sono in
perdita. Andrebbero vendute e i mercati di riferimento liberalizzati, con Autorita' di
regolazione forti e indipendenti, a tutela dei consumatori.
Tra poche settimane saremo chiamati a votare alcuni referendum che, se
approvati, metterebbero uno stop al gia' bassissimo grado di affidamento ai privati della
gestione dei servizi pubblici locali e impedirebbero gli investimenti nelle infrastrutture
idriche.
Va ricordato che gia' oggi la gestione degli acquedotti e' per oltre il 90%
nelle mani pubbliche, con livelli di dispersione che raggiungono punte del 40%. I
proponenti di questi referendum danno messaggi fuorvianti o addirittura falsi.
L'acqua come bene pubblico che sarebbe in pericolo e andrebbe difeso da
rapaci interessi privati. Al contrario, l'acqua e' e restera' un bene pubblico. Cio' che
va privatizzata e' la sua distribuzione. Ci dicano i proponenti del referendum: come
intendono poi gestire l'aumento del livello di inefficienza idrica e del debito pubblico?
Chi pagherebbe i 60 miliardi di investimenti che saranno necessari nei prossimi anni?
Legato alla spesa pubblica c'e' il tema dei costi della politica. Sappiamo
bene che questa voce incide relativamente poco sul bilancio pubblico, ma e' una questione
fondamentale.
Diciamolo chiaro: la politica a tutti i livelli in Italia da' ancora troppa
occupazione a troppa gente e in un momento cosi' grave in cui tutto il Paese e' chiamato a
fare grandi sacrifici e' del tutto impensabile che non sia la politica per prima a ridurre
drasticamente i suoi privilegi.
La precedente finanziaria aveva cominciato timidamente un percorso di
ridimensionamento. Quel che e' stato realizzato fino ad oggi e' insufficiente. Le
resistenze sono estese, radicate, fortissime. " E. M. |
Nino Luciani*, In margine
alle priorità della Pres. Marcegaglia, e sui modi di realizzarle. * Ordinario di
Scienza delle Finanze, Univ. di Bologna
_________________________
Sintesi. "Distinguere tra "manovra congiunturale" e "manovra
strutturale". Per sanare i conti pubblici, la prima vuole, oggi, l'uso immediato
dell'imposta. L'altra vuole il bisturi sulla spesa pubblica, ma in un orizzonte di 5-10
anni, perchè ben più problematica e dolorosa.
Dopo, si abbasserà (finalmente) la pressione fiscale.
Ma, si è visto, questo non lo può fare
TREMONTI.
1.- Le idee valide della Pres. Marcegaglia. Ritengo che le idee della Pres.
Marcegaglia siano patrimonio del 90% dei partiti italiani, e dunque ci metto dentro anche
il centro-sinistra, alla grande (altro è la estrema sinistra comunista). Ma da qui, a
dire che mi sento tranquillo su una alta probabilità (a destra o a sinistra) che siano
attuabili queste idee della Pres. Marcegaglia, ci passa molta acqua. Ma andiamo per gradi.
Perchè idee valide. Il fallimento dei sistemi comunisti (pur con tutti i mezzi che
avevano per attuarli ! ) ha evidenziato che questi sistemi non possono funzionare
democraticamente e che sono perdenti (in confronto all'economia di mercato), non tanto per
le idealità di uguaglianza, ma perchè lo strumento attuativo di cui si valgono è
l'eccesso di burocrazia. In queste condizioni è molto centrata l'opzione della Pres.
Marcegaglia, per " uno Stato che smetta di fare male il troppo che fa, e che invece
faccia bene l'essenziale che deve".
2.- Ma se è così, perchè non farlo subito ? Occorre distinguere tra manovre
congiunturali e manovre strutturali.
Per i problemi di bilancio, non puoi tagliare all'improvviso le spese correnti, perchè
non puoi mettere le famiglie (dei dipendenti pubblici) sulla strada, dalla sera alla
mattina (i casi estremi di disagio sociale, li vediamo in Grecia, Spagna, Portogallo).
Invece con un aumento dell'imposta dell'1% sul reddito di tutti, peschi
molto, e gravi poco individualmente. Ma dovevi farlo lo scorso anno.
La crisi dell'economia, poi, richiede il sostegno dei consumi. Se tagli i redditi
dei dipendenti pubblici, colpisci categorie con alta propensione al consumo. Invece i
redditi medio-alti hanno alta propensione al risparmio. A questi va chiesto di più (come
imposta) che ai redditi medio bassi.
Non vuoi gravare sui tuoi elettori (di centro destra) ? Ma allora è un problema
"non economico".
Congiunturalmente parlando, avresti anche larma della modifica della struttura
del sistema fiscale: lo sgravio da imposta indiretta, bilanciato da uguale
aggravio di imposta diretta. In questo caso, il moltiplicatore del PIL è grosso modo pari
alla "unità": vale dire, in un gradualità temporale, generi un aumento del PIL
pari allo sgravio. (Invece la riforma fiscale di Berlusconi punta all'incontrario).
3.- Torniamo alla manovra strutturale. Per riprendere a crescere, l'Italia deve
liberare risorse per gli investimenti, e questo pone un problema di alternativa tra Stato
e mercato, a favore del mercato (portare la spesa pubblica del 55% del PIL attuale al
45%).
La Germania Federale, nell'incorporare la Germania dell'Est (1990), aveva il problema di
farla transitare alla economia di mercato. Ha impiegato 20 anni. La Pres. Marcegaglia ne
è consapevole :"L'opera riformatrice (in Italia) deve essere di lunga lena e
costante nel tempo".
Per ridurre il debito pubblico, dovresti anche liquidare, cum grano salis, una
parte del patrimonio statale disponibile.
Ma attenzione, economicamente, il taglio della spesa pubblica non vuol dire
tagliare i servizi pubblici, bensì convertire le imprese pubbliche in imprese
private (posto che sia possibile internalizzare le "esternalità"), in
modo da garantire la continuità dei servizi. Non si è fatto così con l'Alitalia ? Non
solo questo...
Qui vale anche la lagnanza della Pres. Marcegaglia che lamenta "la
proliferazione delle societa' partecipate da amministrazioni locali". E' noto che
sono una fonte di disavanzi, che finanzia i partiti (non senpre).
In tema di federalismo, direi, invece, che la Pres. sia stata
troppo "sorvolante". Quì l'alternativa è tra Stato ed Enti locali.
Non è "federalismo" quello che aumenta le imposte locali, ma
non taglia (per un uguale ammontare) le imposte statali.
Ben altro che il federalismo che "unisce".
4.- E Chi dovrebbe applicare la ricetta della Pres. Marcegaglia ?
a) Berlusconi ha fallito sugli obiettivi fondamentali, perfino sul federalismo.
Bossi ha poco da ridere.
Ma egli torna a riproporci la riforma fiscale e Tremonti gli osserva che "non
si può fare la riforma del fisco in deficit".
La osservazione, anzichè suscitare la nostra lode, ci irrita. OK per la
tenuta dei conti pubblici. Ma Egli non ha lavorato, nei quasi otto anni al MEF, per
ridurre con gradualità la spesa pubblica, e realizzare oggi le condizioni per abbassare
la pressione fiscale.
Potrebbe Berlusconi usare i prossimi due anni per recuperare
? Se
vuole tentare il miracolo, la prima cosa da fare è mettere al MEF un ministro che creda
in queste cose, e licenziare TREMONTI.
b) Bersani è una alternativa valida ? Egli è politicamente sulla strada
giusta, quando mira a riunire la sinistra.
Ma, solo tre anni fa, un governo di sinistra è stato mandato a casa, a causa di
certe "infamità" ( a) farsi percepire come un governo tassatore; b) essere
incapace di prendere decisioni;c) essere poco affidabile in politica estera).
Veltroni era andato alle urne da solo, al più con IDV e con i RADICALI, per
sottrarsi a quelle "infamità". Ma, poi, Veltroni non ha vinto le elezioni.
Dunque Bersani dovrà fare sia una coalizione, sia rassicurare l'elettorato circa
le preoccupazioni di Veltroni (in primis la coalizione deve concordare alla
unanimità la regola di decisione, al suo interno).
c) Casini e il terzo polo ? E' una prospettiva legata al possibile
disfacimento del PDL e dovremo ancora attendere.
Al momento, sarebbe già tanto se Egli convergesse con Bersani per costruire l'alternativa
di governo, e rimediare alle inadempienze di Berlusconi. NL |
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BERLUSCONI
VUOLE "CAMBIARE LA COSTITUZIONE E
L'ARCHITETTURA ISTITUZIONALE" COL VOTO DETERMINANTE DEI
"RESPONSABILI" |

Pier Luigi Bersani
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Berlusconi:
"Magistratura eversiva"
Sì ad un accordo PDL- PD per fare la riforma della Governance
e ripristinare l'equilibrio tra i poteri forti dello Stato.
Per l'incoraggiamento, da parte dei poteri economici forti.
Se questo passaggio non funzionasse, il via del popolo
al PARTITO della NAZIONE è solo una questione di tempo |

Silvio Berlusconi
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SINTESI.
La magistratura appare determinata a completare la operazione mani pulite, di cui si
direbbe veda in Berlusconi lultimo sfuggito. Ma per Berlusconi: "La
Magistratura è eversiva". In realtà, è questione di sbilanciamento tra potere
giudiziario e potere politico, per caduta del ruolo costituzionale dei partiti..
Nei fatti, pur dopo ben due riforme
della legge elettorale, la contraddizione (nel Paese), tra Costituzione materiale e
costituzione formale, ostacola il normale funzionamento della Governance dello Stato.
In questa questione, lunica via di uscita del nostro uomo del
fare è la riforma, scendendo a patti col PD, il maggior partito della sinistra
laica (i vituperati comunisti), e che contiene anche la sinistra
democristiana.
Se questo passaggio non funzionasse, il via popolare al Partito della Nazione è solo una
questione di tempo. Sarebbe il ritorno ad una normale routine, di governance secondo
lattuale Costituzione, ma anche la cessazione (comunque auspicabile) dell'attuale
conflitto tra Costituzione formale e Costituzione materiale.
1.- Sullo straripamento della magistratura. La
questione dello straripamento della magistratura, in politica, è posta da più parti, dal
1992-94, quando l'operazione "mani pulite" spazzò via un'intera generazione
politica. Il medesimo straripamento è lamentato, a suo danno, da Berlusconi, quasi
appendice dell'operazione "mani pulite".
Che lo straripamento persista, anche a prescindere da B, è un fatto. Lo
abbiamo visto recentemente anche in Comuni medio-grandi, sotto elezioni amministrative,
con lo scattare di manette a carico di assessori uscenti, quasi ad orientare l'elettorato
verso l'alternanza (poi, magari, talvolta, qualcuno verrà assolto).
Sia chiaro, che la magistratura non opera motu proprio, ma perchè ci sono
denunce, che di solito vengono da avversari politici concorrenti. E sia anche chiaro che,
se lo straripamento supera determinate dimensioni, è perchè l'opinione pubblica lo
sostiene. I magistrati sono, in primo luogo, l'espressione dei comuni sentimenti. Questo
sentimento lo vediamo, in questi giorni, anche dentro il PDL (cos'altro signfica la
recente presa di distanza della MORATTI da TASSINI, a proposito di un appello di
quest'ultimo contro ... la "magistratura" ?).
Non è, poi, un gran discorso che "chi ha avuto il sostegno degli
elettori" abbia comunque il diritto di governare. Vale sempre la presunzione che
"egli" già in origine fosse in pace con la legge. Ma se, poi, la presunzione
risulta infondata... .
Nè si strumentalizzi troppo il fatto dei "numeri". Nel nostro caso
non si tratta di "voti maggioritari" nel paese, ma solo nel parlamento grazie al
premio di maggioranza dato alla "maggiore minoranza" (30% ? );
Concluderei per l'opportunità (e perchè non c'è altra via di uscita), che
B. rispetti la magistratura, nè tuoni troppo contro la "lentezza" dei processi,
se è vero che questa "lentezza" è (in parte) creata dal suo governo, in quanto
nega le risorse, necessarie al normale funzionamento. Si vegga la relazione, di
quest'anno, del Primo Presidente della Cassazione.
2.- Perchè il sistema politico va in tilt. I politici
sono dei comuni mortali. Essi fanno politica per i problemi di "interesse
generale", ma sono motivati da un "interesse personale" (un reddito,
l'ambizione di stare sul moggio, tanti altri motivi legittimi, così come fa un normale
imprenditore). Vi sono anche le eccezioni: santi, poeti, navigatori che lo fanno in modo
disinteressato, perchè hanno qualcosa "dentro". Ma, ahimè, se il
"sistema" li blocca, poco riescono a fare.
L'azione politica dà buon frutto se opera in un quadro virtuoso
competitivo, per cui i migliori sono premiati, e dunque, incoraggiati ad andare avanti; i
peggiori sono ritirati. Non sempre il meccanismo della sostituzione funziona, in
primo luogo perchè il grande pubblico non è in condizioni di capirci bene e ancor meno
di risolvere in modo diretto.
Nei sistemi democratici si è inventato il meccanismo dell'alternanza tra i
grandi partiti, perchè si ritiene che in generale chi ha governato per 5-10 anni
abbia già dato il meglio di se, e vada sostituito.
Quando questo meccanismo auto-salvifico si inceppa, il politico tende anzi a
catturare il consenso, strumentalizzando la Pubblica Amministrazione (es. fare assumere
personale, che gli assicura il voto; arricchirsi vincolando le imprese aspiranti alla
concessione dei lavori pubblici, al pagamento di tangenti al partito o a se stesso).
Tale è la situazione d'Italia, diagnosticata nei primi anni ' 90. Se questa
visione è corretta, lo straripamento della magistratura è stato qualcosa che attiene
agli equilibri tra i poteri costituzionali dello Stato. Ergo, il rientro nei
ranghi è soggetto solo alla legge della bilancia: il potere caricato su un piattello va
sotto, se quello sull'altro piattello è vuoto; e i due piattelli tornano a stare in
bilancia, se il potere mancante si ricostruisce su quello vuoto.
3. Come ripristinare l'equilibrio tra i grandi poteri dello Stato. Se è
vero che lo straripamento è una questione di sbilanciamento tra i grandi poteri, la
soluzione del rebus sta nel riposizionamento dei partiti al loro posto, sulla base di un
meccanismo virtuoso.
Torniamo, al concetto espresso: la via è la ricostituzione del meccanismo
dell'alternanza, come antidoto alla corruzione dei partiti, e con tutti i relativi nuovi
accorgimenti, suggeriti dalla esperienza ( le elezioni primarie "vere" per
ognuno dei partiti ..., il certificato penale in regola, la preferenza "unica"
tra le candidature, ...).
Non solo questo: l'alternanza va prefigurata per governi di
legislatura, per permettere ai cittadini un giudizio con buon fondamento, e
perchè i problemi di lungo termine richiedono governi di legislatura.
Per la veriità, questo lavoro è stato avviato, con due riforme della legge
elettorale, ma esso ancora non funziona:
- per un verso c'è una Costituzione materiale, fondata su
una legge ordinaria che vuole il candidato "Premier" indicato al momento delle
elezioni, e per l'intera legislatura, sia pur sostenuto da una maggioranza assoluta
bulgara, creata artificialmente per la coalizione di maggioranza relativa, senza qualche
soglia minima;
- per un altro verso, c'è una Costituzione formale che vuole la
conservazione del Premier, durante la legislatura, solo se ha la fiducia delle Camere.
E' essenziale sanare questo dualismo, e la strada sarebbe di adeguare la
Costituzione formale a quella materiale.
I partiti di minoranza oggi ritengono, invece, prioritaria la riforma della
legge elettorale. Ma Berlusconi, il 14 dic. 2010, ha detto alla Camera: "sono
disposto a discutere su tutto, fuori che sul bipolarismo". Su questo punto, io
concordo con Berlusconi: in assenza della riforma costituzionale della Governance, il
bipolarismo è la soluzione meno peggio, ma richiederà troppo tempo, per essere
metabolizzato dal sistema politico. Per questo serve un intervento anticipatore.
4.- Per un grande accordo PDL- PD, e per l'incoraggiamento da
parte dei poteri economici forti. L'eccezionalità storica dei problemi richiede
un accordo tra il PDL e il PD, in quanto sono le maggiori forze politiche in campo.
Voglio anche concedere che la Magistratura voglia capitalizzare il potere
accumulato, e dunque anch'essa (non operando i meccanismi automatici bilancianti, dentro
il CSM - Consiglio Superiore della Magistratura) sia incorsa nello stesso difetto dei
partiti di governo della prima repubblica: strumentalizzare la funzione pubblica per
auto-conservarsi.
Pertanto, ai fini di un ricacciamento all'indietro, serve doppiamente la
solidità delle grandi forze politiche.
Giunti a questo punto, ci ricordiamo che la rivoluzione francese ci aveva insegnato
che il potere politico, se non è sorretto dal potere economico-industriale, non va da
nessuna parte.
Anzi, la mancanza di una co-interessenza tra le due forze, fa cadere la politica.
Scopriamo qui che Berlusconi è debole non solo per mano di magistratura, ma anche perchè
non è sorretto dai poteri economici forti.
La Confindustria spesso si lamenta: "siamo stati
lasciati soli". Dentro il grande potere finanziario, ci sono segnali di presa di
distanza. Chi ha seguìto il ricambio del vertice della "Generali
Assicurazioni" ha motivo di pensarlo.
Si chiariscano le posizioni e, si incoraggi apertamente la riforma
costituzionale.
Se questo passaggio non funzionasse, il via popolare al PARTITO della NAZIONE
(i vari centristi ... fino a destra, anche per dissolvimento del partito di B.) sarebbe
solo una questione di tempo. Sarebbe un ritorno alla Costituzione della prima repubblica
... Non sarebbe forse un grande ritorno, pur se la cessazione del conflitto attuale tra
Costituzione formale e Costituzione materiale sarebbe comunque auspicabile. NL |
Dalla CEI
- Conferenza Episcopale Italiana
CONSIGLIO PERMANENTE,
Ancona, 24 - 27 gennaio 2011
PROLUSIONE DEL CARDINALE PRESIDENTE
Stralcio dei parr. 5, 6, 7
Venerati e cari Confratelli,
.........
5. La crisi economica e finanziaria che, a partire dal 2009, ha
investito in pratica il mondo intero non è finita. E che non sia esaurita lo dicono
studiosi ed economisti, ma del fatto abbiamo conferma anche nella concreta vicinanza alla
gente, nostra e dei nostri cari sacerdoti, ai quali indirizziamo il pensiero grato e
fraterno. Non mancano germi di nuovo, segnali di ripresa e di innovazione, con
esperimenti rilevanti nelle relazioni lavorative, ma persistono varie situazioni
impaludate. E dentro ciascuna di esse ci sono persone e, di conseguenza, famiglie
in grande allarme e in comprensibile sofferenza. Noi siamo anzitutto con loro.
Contribuisce poi ad impensierirci
ulteriormente il senso di spaesamento che perdura, non come un'atmosfera evidentemente
artificiosa e momentanea, ma come stato d'animo concreto, affatto passeggero. Per questo
resta sempre necessario ascoltare per meglio comprendere e opportunamente decidere. Ad
esempio, la contestazione studentesca, sviluppatasi nelle settimane
precedenti il Natale, è un fatto che merita una riflessione non scontata. Non si
è trattato di un evento ripetitivo del passato; troppo diverse le situazioni e le
condizioni.
Certo, hanno inquietato gli innesti di
violenza e di grave devastazione che si sono registrati. Si è parlato di infiltrazioni
improprie, e non tutti né ovunque sono stati pronti a dissociarsi dalla violenza. Ma in
ogni campo bisogna dare ascolto alle preoccupazioni reali e ai dubbi sinceri per meglio
capirsi e per poter procedere con l'apporto più ampio e onesto possibile. Riconoscendo
anche, come è accaduto non di rado, che l'esperienza diretta e concreta del nuovo ha
riservato sorprese positive, magari non subito colte nella concitazione degli animi e
degli eventi.
Resta l'esigenza evidente, comunque, che ogni
riforma richiede risorse indispensabili. La prospettiva infatti del ridimensionamento di
quello che ai giovani appare come il più consistente cespite di spesa che lo Stato
stanzia in loro favore, deve essere apparsa incomprensibile. Ma oltre a queste motivazioni
psicologiche - di impellenza immediata - ci sono quelle lunghe, ossia la consapevolezza
che essi hanno di arrivare alla ribalta in cui dovrebbe cominciare la vita adulta e
autonoma, quando una serie di condizioni sono diventate sfavorevoli.
Si dice che questa sia la prima generazione della decrescita, e la si chiama
generazione inascoltata o non garantita.
La disoccupazione giovanile
è un dramma per l'intera società, e non solo per i giovani direttamente interessati.
Stando alle statistiche, ci sono oltre due milioni di giovani tra i
15 e 34 anni che non studiano, non lavorano, né ormai cercano più un impiego.
Dicono di saper già di non trovarne uno stabile e sono poco disponibili ad abbracciarne
uno qualsiasi.
La svalutazione del lavoro manuale, anche specializzato, è evidente. E questo non
è un bene. Il mondo degli adulti, secondo le diverse responsabilità, è in debito nei
confronti delle nuove generazioni, "in debito di futuro".
I giovani non vogliono certo essere accarezzati come degli eterni
adolescenti, desiderano essere considerati responsabili e quindi trattati con serietà, ma
chiedono di non sentirsi soli, gettati nella vita e privi di possibilità.
6. In un documento del nostro Episcopato pubblicato trent'anni or
sono e che ebbe a suo tempo una notevole accoglienza (La Chiesa italiana e le prospettive
del Paese, 1981), si diceva icasticamente: "Il consumismo ha fiaccato tutti" (n.
11). Ed eravamo appena agli inizi di quel processo di trasformazione che interesserà
l'Italia e l'Occidente nei decenni a seguire, e troverà rappresentazione nella cosiddetta
"modernità liquida" dominata da quella che alcuni hanno definito
"ideologia del mercato".
Colpisce l'efficacia di quella predizione, dove ad apparire centrato è in
particolare il verbo usato: "fiaccare".
La desertificazione valoriale ha prosciugato l'aria e rarefatto
il respiro. La cultura della seduzione ha indubbiamente raffinato le aspettative ma ha
soprattutto adulterato le proposte. Ha così potuto affermarsi un'idea balzana della vita,
secondo cui tutto è a portata di mano, basta pretenderlo. Una sorta di ubriacatura, alle
cui lusinghe ha - in realtà - ceduto una parte soltanto della società. Però il calco di
quel pensiero è entrato sgomitando nella testa di molti, come un pensiero molesto che
pretende ascolto. Un ascolto peraltro che diventava sempre più improbabile, considerato
il nuovo clima sociale, determinato da un volano economico che senza tanti complimenti si
era messo a girare all'incontrario. Noi siamo testimoni della dignità con cui la nostra
gente sta normalmente reagendo alle difficoltà che si sono presentate, arrivando a
configurare un andamento diverso nel passo del mondo. Sembrava che il trend della crescita
dovesse tutto sommato aumentare sempre, in un movimento espansivo che avrebbe via via
incluso sempre nuove fette di popolazione.
Invece la crisi si è presentata come una sorta di
drenaggio generale, obbligando un po' tutti a rivedere le proprie ambizioni. C'è
una verità, forse non troppo detta, ma che la gente ha intuito abbastanza presto: si
stava vivendo al di sopra delle proprie possibilità.
Bisogna allora imprimere una moderazione complessiva dell'andamento di vita,
senza dimenticare - anzi! - tutti coloro che già prima vivevano sul filo e oggi si
trovano sotto.
Con bilanci meno ambiziosi, occorre far fronte a tutte le necessità di
una società moderna, per di più senza poter più contare sullo sfogo del debito pubblico
che invece dovrà rientrare.
Ma che fare se ognuno difende a spada tratta il livello di vita già
acquisito? Questo è il punto in cui i problemi dei giovani vengono a coincidere con le
questioni di ordine generale: bisogna infrangere l'involucro individualista e tornare a
pensare con la categoria comunitaria del "noi", perché tutto va ricalibrato
secondo un diverso soggetto.
Anziché una somma di tanti "io", sicuramente legittimi e forse un po'
pretenziosi, occorre insediare il plurale che abita in ogni famiglia, il plurale di cui si
compone ogni società. |
Nino Luciani, In
margine a "avventurismi", vale dire sulla crisi costituzionale della Governance
in Italia. Anche un mio consiglio personale a Berlusconi.
Premessa. Il
Cardinale ha detto: " E' possibile che taluni sottili veleni si insinuino nelle
psicologie come nelle relazioni, e in tal modo - Dio non voglia! - si affermino modelli
mentali e di comportamento radicalmente faziosi.
"Forse che questo non sarebbe un attentato grave alla coesione sociale?... È
necessario fermarsi in tempo - tutti - ..., dando ascolto alla voce del Paese che chiede
di essere accompagnato con lungimiranza ed efficacia senza avventurismi, a
cominciare dal fronte dell'etica della vita, della famiglia, della solidarietà e del
lavoro".
1.- Secondo me, il punto focale è aggiornare la Costituzione. La detta
"possibilità", ventilata dal Cardinale ha forse un suo fondamento, e tuttavia
per una governabilità "senza aventurismi", il punto focale è
partire dalla consapevolezza che la Costituzione della Repubblica ha prefigurato il solco
entro cui anche i veleni, nelle relazioni sociali, possono stare legittimamente. Infatti,
se è rispettata la Costituzione, i veleni stanno in bottiglia, e non arrivano a uccidere
il sistema politico.
In questa fase storica, il governo eletto è quello di Berlusconi, ma tutti
i giorni l'opposizione lo invita ad andare a casa.
E altrettanto faceva Berlusconi, tre anni fa, nei confronti del governo Prodi, e
anzi tramava, ai limiti dell'eversione, per attirare senatori a tradire la sua
"maggioranza".
Questo non depone bene per l'Opposizione.
Soprattutto si nota un accanimento sulla persona, mentre
servirebbero proposte sulle cose che il cardinale indica, per
tutti, come prioritarie: "etica, famiglia, solidarietà, lavoro".
2.- Dove aggiornare la Costituzione. Il motivo, per cui i veleni non stanno in
bottiglia, è dovuto al fatto che la classe politica è, oggi, molto eterogenea, in
confronto ai tempi della DC e del PSI, del PCI. Allora, si arrivava in parlamento
solo venendo dai "partiti", nei quali (art.49 della Costituzione) "i
cittadini si associavano ... per concorrere con metodo democratico a determinare la
politica nazionale" e i partiti avevano delle vere e proprie scuole. Di conseguenza
c'era anche un maggior senso delle istituzioni e dello Stato
Oggi, invece, il parlamento è "anche" un porto di mare, dove arrivano
"gabellieri" (nel senso del vangelo), imprese partito-familiari, anche
delinquenti ..., per vendere il voto, in cambio di un buono stipendio e dell'immunità
parlamentare.
In questa mutata situazione, buon senso vorrebbe che il PDL e il PD (i due
maggiori partiti antagonisti) si mettessero intorno a un tavolo per riformare il sistema
della Governance, in modo che anche in Italia accada (come negli USA, in Francia,
in Germania,...) che "chiunque sia eletto" (possibilmente col certificato penale
in regola) possa attuare il programma con il tempo necessario (appunto 5 anni), e sia
pienamente responsabilizzato a fine legislatura, sulle cose che ha fatto.
Ritengo che non sia prova di senso delle istituzioni chiedere
ogni giorno le dimissioni del Presidente del Consiglio, pur se:
1) solo due mesi fa, le Camere hanno confermato la fiducia;
2) non c'e' una sentenza della magistratura che lo dichiari decaduto dai pubblici
uffici.
Ritengo anche inqualificabile che la TV pubblica amplifichi la richiesta. E'
come spargere calunnie, senza mai piu' ripescarle in toto.
E ritengo non sia prova di senso delle istituzioni il fatto che Procuratori
della Repubblica colloquino con la stampa circa lo stato delle loro indagini. Un
"vero" funzionario dello Stato si esprime solo nelle forme e riti previsti dalla
legge.
3.- Adesso parliamo di Berlusconi. La Costituzione italiana è tra le più sagge
tra le Costituzioni al mondo. Soprattutto i Padri Costituenti sapevano che, per il
carattere latino, un italiano che abbia potere, cambia natura e vuole fare il dittatore.
Lo vediamo adesso anche da piccole cose: uno, appena diventato ministro, si mette a
fumare il sigaro cubano e fa sfoggio di superiorità. Potrei fare i nomi di miei comuni
amici, e che ho perso per sempre, dopo che sono divenuti ministri.
Lo vediamo dalle insofferenze (anzi dal discredito) di Berlusconi verso la Carta
Costituzionale.
Perchè lui dice che i giudici della Corte Costituzionale sono contro di lui
perchè sono "comunisti" ? Questo è veramente troppo.
Come possono, i cittadini pensanti, stare tranquilli se hanno un Presidente del
Consiglio che disprezza la Costituzione e i giudici costituzionali ?
4.- Andiamo oltre: Berlusconi lasci il governo e si dedichi al suo partito. Lui
ha una certa età, e certi by pass al cuore ...
L'opera storicamente più importante che è riuscito a fare, entrando in
politica, è stata di dare continuità alla Democrazia Cristiana e al PSI, vale dire
riempire (al centro) un vuoto di potere pericolissimo per l'Italia, e anche realizzare il
"bipolarismo", che è la via più prossima (pur se insufficiente) per la
governabilità (in assenza della elezione diretta del Premier).
Di ciò tenuto conto, egli dovrebbe pensare seriamente a stabilizzare questa
importante via che ha dato all'Italia.
E' chiaro (almeno a me) che, in caso di caduta politica traumatica, tutto il suo
impianto andrà in fumo, e Forza Italia si scioglierà e i suoi amici andranno in
diaspora..
Domando se Berlusconi ha mai pensato seriamente alla sua creatura.
Per questo, se Berlusconi lasciasse il Governo e si dedicasse al Partito (aprendo
fin da adesso ad un successore, se ce l'ha...), farebbe bene alla Italia perchè darebbe
un futuro alla sua creatura (Forza Italia) e forse renderebbe possibile subito un governo
di grande coalizione (PDL+PD) per le riforme costituzionali.
Nino Luciani |
Non sarà un'operazione facile, ma occorrerà convertire una parte di
ciò che eravamo abituati a considerare nella nostra esclusiva disponibilità, e metterlo
nella disponibilità di tutti. E naturalmente chi nel frattempo aveva accumulato di più,
qualcosa di più ora deve mettere a disposizione. Quando un anno e mezzo fa cercavamo di
trovare il senso di ciò che la crisi poteva richiedere, si parlò ad un certo punto di
una necessaria conversione degli stili di vita. Ora ci siamo arrivati. C'è
un'alfabetizzazione etica su questa nuova stagione che occorre saper alimentare anche al
livello dei nostri gruppi, delle nostre associazioni, dei nostri movimenti.
Se una parte di reddito va ridistribuita per poter corrispondere alle
essenziali attese delle ultime generazioni, che diversamente rimarrebbero sul lastrico,
ecco che c'è un lavoro di rimotivazione da compiere per dare un orizzonte convincente
alla dose di sacrifici che bisogna affrontare.
Si torna qui alla sfida educativa che ci siamo prefissi. Nella mentalità più diffusa, la sofferenza è l'ambito oscuro
della vita che è meglio mettere tra parentesi, e da cui in ogni caso è necessario
preservare i più giovani. Ma questo, pur scaturito dalle migliori intenzioni, è
l'autoinganno più fatale che si sia indotto nei figli, nei nipoti, nei discepoli.
Tentando di preservarli dalle difficoltà e dalle durezze dell'esistenza, si
rischia di far crescere persone fragili, poco realiste e poco generose.
Se a questo si aggiunge una rappresentazione fasulla dell'esistenza, volta
a perseguire un successo basato sull'artificiosità, la scalata furba, il guadagno facile,
l'ostentazione e il mercimonio di sé, ecco che il disastro antropologico in qualche modo
si compie a danno soprattutto di chi è in formazione. "Non esiste una vita
senza sacrificio", ammoniva il Papa parlando proprio ai giovani (Omelia nella
Domenica delle Palme, 5 aprile 2010), non si può diventare liberi da sé "senza
osare il grande Sì" (ib). E poi spiegava : "Se getto uno sguardo retrospettivo
sulla mia vita personale, devo dire che proprio i momenti in cui ho detto "sì"
ad una rinuncia sono stati momenti grandi ed importanti della mia vita" (ib).
Anche la crescente allergia che si registra nei confronti dell'evasione
fiscale è un segnale positivo, che va assecondato. Adesso più che mai è il
momento di pagare tutti nella giusta misura le tasse che la comunità impone, a fronte dei
servizi che si ricevono. Bisogna snellire e semplificare, ma nessuno è moralmente
autorizzato ad autodecretarsi il livello fiscale. Chi fa il furbo non va ammirato né
emulato. Il settimo comandamento, "Non rubare", resiste con tutta la sua
intrinseca perentorietà anche in una prospettiva sociale.
7. L'intelligenza collettiva ha il dovere di
riscattare l'istituto familiare dalle visioni ristrette e impacciate in cui è stato
relegato. I riconoscimenti che nell'ultimo periodo sono giunti da istituzioni
insospettabili alla famiglia italiana quale soggetto-baluardo della finanza nazionale e
salvadanaio in grado di riequilibrare la finanza pubblica agli occhi delle autorità
europee, acquistano oggi il valore di una riabilitazione culturale della famiglia stessa
dinanzi a quei grandi poteri da cui è stata spesso ignorata.
Conviene appena ricordare che tale esito non nasce in modo
accidentale, ma è il risultato paziente dell'antropologia di riferimento della nostra
cultura, per la quale da sempre noi viviamo anzitutto in una società di famiglie.
Questa è la campata sotto la quale l'Italia vive, avendo ? sotto il profilo
sociologico ? una connotazione sua propria, la quale ha ripercussioni decisive a livello
educativo, nel contenimento dei disagi giovanili, nella resa scolastica, nelle strategie
di prevenzione sociale, nel recupero dalle dipendenze, nella comunicazione
intergenerazionale.
Va da sé che una ricognizione lucida della condizione
nazionale deve portare il Paese a darsi una politica familiare preveggente, che mantenga
la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, e aperta alla vita, quale base per
rilanciare il Paese, e rilanciarlo sul proprio caratteristico equilibrio esistenziale,
dunque senza ossessivi cedimenti alla struttura del "soggetto singolare".
Le risultanze della Conferenza nazionale sulla
Famiglia, svoltasi di recente a Milano, vanno indubbiamente in questa direzione e meritano
- sia per il versante culturale sia per il versante politico-fiscale - la pronta
considerazione delle forze politiche.
L'individuazione del "fattore famiglia" come criterio ad oggi più
evoluto, in quanto più equilibrato rispetto ad ipotesi precedenti, suggerisce che
l'auspicata, urgente riforma del fisco dispone già di un elemento centrale di grande
convergenza. Diremo anche noi con Benedetto XVI che tutto ciò che si fa per sostenere il
matrimonio e la famiglia accresce la grandezza dell'uomo, rafforzando nel contempo la
società.
Come ho già più volte auspicato, bisogna che il nostro Paese
superi, in modo rapido e definitivo, la convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre
più minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione politica e istituzionale, per la
quale i poteri non solo si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli, in una logica
conflittuale che perdura ormai da troppi anni.
Si moltiplicano notizie che riferiscono di
comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci - veri o presunti - di
stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si
chiede a che cosa sia dovuta l'ingente mole di strumenti di indagine.
In tale modo, passando da una situazione abnorme all'altra, è
l'equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l'immagine generale
del Paese. La collettività, infatti, guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e
respira un evidente disagio morale. La vita di una democrazia - sappiamo - si compone di
delicati e necessari equilibri, poggia sulla capacità da parte di ciascuno di
auto-limitarsi, di mantenersi cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle
proprie prerogative. "Muoversi secondo una prospettiva di responsabilità ? ammoniva
il Papa in occasione dell'ultima Settimana Sociale ? comporta la disponibilità ad uscire
dalla ricerca del proprio interesse esclusivo per perseguire insieme il bene del
Paese" (Benedetto XVI, Messaggio alla 46a Settimana Sociale dei cattolici italiani,
12 ottobre 2010).
Come ho già avuto modo di dire, "chiunque accetta di
assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della
disciplina e dell'onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda (cfr
art. 54)" (Prolusione al Consiglio Permanente, 21-24 settembre 2009, n. 8). Dalla
situazione presente - comunque si chiariranno le cose - nessuno ricaverà realmente motivo
per rallegrarsi, né per ritenersi vincitore. Troppi oggi - seppur ciascuno a modo suo -
contribuiscono al turbamento generale, a una certa confusione, a un clima di reciproca
delegittimazione. E questo - facile a prevedersi - potrebbe lasciare nell'animo collettivo
segni anche profondi, se non vere e proprie ferite.
La comunità nazionale ha indubbiamente una propria robustezza e
non si lascia facilmente incantare né distrarre dai propri compiti quotidiani. Tuttavia,
è possibile che taluni sottili veleni si insinuino nelle psicologie come nelle relazioni,
e in tal modo - Dio non voglia! - si affermino modelli mentali e di comportamento
radicalmente faziosi.
Forse che questo non sarebbe un attentato grave alla coesione sociale? E
quale futuro comune potrà risultare, se il terreno in cui il Paese vive rimanesse
inquinato?
È necessario fermarsi - tutti - in tempo, fare chiarezza in modo sollecito e
pacato, e nelle sedi appropriate, dando ascolto alla voce del Paese che chiede di essere
accompagnato con lungimiranza ed efficacia senza avventurismi, a cominciare dal fronte
dell'etica della vita, della famiglia, della solidarietà e del lavoro.
.........
........" |
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PierLuigi Bersani
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Dopo il voto di fiducia del 14 dicembre 2010:
Il governo Berlusconi in atterraggio morbido,
in attesa del PARTITO DELLA NAZIONE
Ma per adesso e per i prossimi due anni
serve la
"GRANDE COALIZIONE" PDL + PD |
Silvio Berusconi
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N. Luciani, Per la
"grande coalizione", per fare la riforma della Governance. Poi, verrà chi
verrà ...1.- Il problema sempre quello: la
debolezza di Governance dello Stato. La prima ragione per considerare
finita la stagione di questo Governo Berlusconi sta nei numeri: è un Governo da "3
voti" di maggioranza. Ma da qui a dedurre che è nell'interesse del paese andare alle
elezioni anticipate, corre molta acqua.
La seconda ragione è che anche Prodi soffrì della stessa malattia:
solo "3 voti" di maggioranza e dunque c'è in giro da anni una malattia
infettiva, la debolezza strutturale di Governance, a cui sarà soggetto anche in futuro
chiunque vincerà le nuove elezioni.
Mi parrebbe evidente, di conseguenza, che il voto della Camera vada
interpretato come un atterraggio morbido al Governo Berlusconi, in attesa delle elezioni,
le quali però hanno un senso compiuto solo dopo aver corretto le regole, in modo da porre
fine a questa malattia costituzionale, a parte considerazioni sui danni all'Italia, da
anni allo stesso punto di partenza, per i propri problemi economici e sociali.
Lo strumento per farlo è solo una "grande coalizione PDL+PD
", presieduta da "uno" del PDL . Andrebbe anche bene un
monocolore PDL, con appoggio esterno PD.
Berlusconi, quale Presidente del PDL, rompa la righe e
metta ognuno di fronte alle proprie responsabilità. Un NO sarebbe sarebbe solo una
"squalifica" per chi glielo oppone, e sicuramente non un demerito per lui.
Sia chiaro che si tratterebbe solo di una soluzione ponte, però
fondamentale per incidere su questa malattia.
2.- Bipolarismo riveduto e corretto, o nuova Governance ? Mi
parrebbe che la partenza, per qualunque idea costruttiva, siano le parole del Premier
BERLUSCONI, alla Camera il 14 dicembre 2010, per la fiducia. Berlusconi ha
detto:"Sono disposto a trattare su qualunque cosa ... ( programma, composizione del
governo, di tutto ...), ma non "sul bipolarismo".
Invece, dall'altra parte (diciamo tutti, meno la Lega), la
priorità assoluta è stata la "riforma della legge elettorale",
in funzione "anti-bipolarismo".
Ma il parlamento ha detto NO e allora bisogna fermarsi, e anzi capire
la follia di questa idea ..., e invece la saggezza delle parole di Berlusconi.
E se questo non viene capito dagli "altri", è meglio un
governo che non faccia nulla e lasci al paese reale di andare avanti in modo spontaneo con
le proprie forze, che il ritorno al caos finale della Prima Repubblica.
a) una "nuova Governance", in altermativa al bipolarismo ?
La legge elettorale attuale, con premio di maggioranza alla coalizione, non è un tabù,
ma al momento il "bipolarismo" è la via meno peggio per la
governabilità, visto che un referendum bocciò, a suo tempo, la riforma
costituzionale del secondo governo Berlusconi, che prevedeva l'elezione diretta popolare
del Premier; e visto che un referendum più recente ha bocciato il dispositivo che apriva
al "bipartitismo" (dando il premio di maggioranza al partito di maggioranza
relativa).
Ma, in alternativa, una via di uscita potrebbe fare eleggere
il Premier, dal parlamento, per un tempo prefissato di legislatura (in modo
analogo a come avviene per il capo dello Stato) e prevedere la possibilità della sfiducia
con maggioranza qualificata.
E se anche questa strada è sbarrata, il bipolarismo non si dovrebbe
toccare, e se lo vuole solo Berlusconi..., ben venga Berlusconi (a parte
questioni di altra natura, che addolorano tutti).
Beninteso, si può anche pensare di migliorare il
"bipolarismo" non disdegnando "mezzucci", purchè in quel senso, e per
esempio disporre che non sia ammessa la formazione di gruppi parlamentari con meno del 30%
dei membri della camera di appartenenza, e che il finanziamento pubblico sia dato ai
partiti solo attraverso un gruppo parlamentare.
3.- In attesa del Partito della Nazione. Il bipolarismo
è debole perchè l'Italia rimane un Paese dei campanili. Servirebbe uno sforzo verso la
coesione delle idee storicamente portanti, e verso regole di decisioni più moderne.
Sul primo punto (coesione delle idee), non può non riconoscere che
(pur tra tanti distinguo, da campanile), ci siano in Italia due grandi filoni storici: uno
è quello di centro-sinistra (che raccoglie comunisti, socialisti, liberal-sociali,
minoranze cattoliche), e l'altro è di centro destra (che raccoglie il grosso dei
cattolici, il grosso dei liberali, liberisti conservatori).
Del primo gruppo, l'idea che l'unisce è quella della moralità
sociale e della laicità e a-moralità dello Stato. C'è anche tutto il resto, ma
più o meno in ombra.
Del secondo gruppo, l'idea che l'unifica è quello della iniziativa
privata e della libertà, non avulse dall'etica e dalla religione
(soprattutto cattolica).
Rispetto alla possibilità di due grandi aggregazioni (una di centro
sinistra e una di centro destra), ci troviamo tuttora in una fase di transizione, che si
sarebbe già concluso se non ci fosse stato il flop del Governo di centro-sinistra di
PRODI, e che ha improvvisamente riaperto uno spazio al Berlusconismo, già allora, avviato
al suo termine.
Ma pur con questa prolunga, è solo una questione di tempo perchè il
collante del PDL è l'interesse privato e aziendalistico, non certo una formazione di base
etico-morale riferibile ai grandi filoni etico-sociali (a parte, persone singole ad esso
approdate). Dunque, venuto meno Berlusconi, il PDL è destinato ad una rapida
dissoluzione, a meno che spunti subito un successore, ed Egli riesca a reggere il
PDL (fronte giudiziario permettendo). In ogni caso, diviene di interesse per
l'Italia la prospettiva dell'annunciato partito della nazione, anche perchè fatto
di partiti provenienti da partiti radicati nella tradizione italiana.
Ma andiamo per gradi.
Perchè il Partito della nazione ? Perchè ha l'UDC e l'ex-AN sono
eredi naturali, anche di idee, del PDL. Ma non è detto che abbia successo. I fattori
determinanti saranno soprattutto tre:
a) il primo è il peso che l'etica economica e religiosa potrà avere
come collante, ciò che manca al PDL ;
b) il secondo è il peso che in esso potrà avere la regola
decisionale del Partito, dato per scontata la libertà di espressione dei suoi membri
(cosa che nel PDL, comunque, è parsa non esserci). Sono convinto che in questa area non
ci siano i contrasti economici e di coscienza esistenziali che hanno straziato la
"sinistra" dentro il Governo Prodi.
Tuttavia i suoi componenti vengono da esperienze politiche molto
diverse e dunque i dubbi sono fondati.
4.- E in attesa di cos'altro ? Un pensiero al PD per le prossime
elezioni. Il ruolo del PdN sarà sicuramente determinante per far perdere il PDL,
perchè toglierà voti da quella parte, e non è detto che non vinca le elezioni se
l'elettorato centrista cattolico punterà i piedi, considerandolo sostituto adeguato del
PDL.
Ma resta in piedi l'incognita PD. Se l'elettorato farà in tempo a
dimenticarsi il flop di Prodi e diventerà più attento sul fronte fiscale, non è escluso
che (grazie al successo del PdN nell'erodere voti sul PdL) non si ritrovi partito di
maggioranza relativa e vinca le elezioni. E, inoltre, anche il PD deve convincere di
essere capace di prendere decisioni. NL. |
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In coda alla Convention di Perugia (Bastia
Umbra) il 6-7 nov. 2010
La CRISI DI GOVERNO e la VICENDA "popolare" di FINI a Perugia
(Basta Umbra)
Adesso sopravvengono le manifestazioni degli studenti
universitari
a spingere per accelerare la fine del Berlusconismo in politica |
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La vicenda di FINI a Perugia (tutto pieno, all'interno di
un edificio immenso e, più, all'esterno): quella di trovarsi
circondato da quella folla di élite medio-alta, anche socialista,
che si risveglia in determinati momenti della storia d'Ialia
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PierLuigi Bersani
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BERSANI assecondi, senza strumentalizzazioni,
quanti vogliono portare a termine
la legislatura, meglio se con una "grande
coalizione" su un "programma obbligato".
Bossi partecipi, guardando avanti ...
I rapporti umani sono importanti...
ma la vita è breve e non c'è più tempo.
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Umberto Bossi
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A FINI la candidatura a Premier ?
Dipende dal peso che i partiti danno al fatto
che:
* |
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- FINI è determinante per la revoca
della fiducia della Camera a Berlusconi;
- FINI è stato il cofondatore del PDL, partito che ha vinto le elezioni e viene secondo
in graduatoria, dopo B. ;
- FINI può attrarre l'elettorato-bene del PDL. |
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Il programma "obbligato" : |
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1) risolvere la crisi economica con azioni più forti
e chiare, che richiedono anche il sacrificio delle
classi di reddito medio-alte, oggi impossibile a Berlusconi perchè
sono il suo elettorato ;
2) fare le riforme costituzionali della Governance dello Stato e del Senato federale ;
3) modificare la legge elettorale ( proporzionale con sbarramento, "un" voto di
preferenza );
4) completare il federalismo fiscale ;
5) continuare nel migliorare la sicurezza dei cittadini, nel mondo globale . |
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N. Luciani, Nessuna demonizzazione di Berlusconi, ma bisogna guardare al
futuro. Il
solo governo per obiettivi costituzionali è una "grande
coalizione" PDL+PD+FLI+Lega+...1.- In questa fase storica dell'Italia. In questa fase, c'è un
"programma obbligato" del governo, se è vero che potè
cadere PRODI con pochi voti di margine, così come può cadere BERLUSCONI, con
molti voti di margine.
Il programma obbligato è:
- la a riforma costituzionale della Governance per "governi di legislatura";
- il connesso sistema elettorale (ma solo dopo ..) perche' chi è eletto non sia, con la
stessa facilità. un professore
universitario o un commerciante sia pur intelligentissimo, ma senza una
preparazione politica di base;
- la continuazione del programma per la crisi economica, anzi una azione più determinata,
che Berlusconi non può
o non vuol fare, perchè si dovrebbe chiedere sacrifici ai ceti sociali, che sono
il suo elettorato
Chi il nuovo capo del governo ? In via teorica,
potrebbe essere uno qualsiasi, tra i segretari dei partiti che ci stanno, ma FINI ha
titoli validi per alcune ragioni:
- FINI è il solo che, in questa fase, puo' determinare la revoca della fiducia
della camera, a Berlusconi;
- FINI è stato il cofondatore del PDL, partito che ha vinto le eleazioni e quindi,
dopo Berlusconi, viene lui in graduatoria.
Per la rilevanza del "programma obbligato", sono essenziali
le forze storiche d'Italia (cattolici, laici, socialisti), e quelle (pur se di formazione
politica recente) direttamente collegate alle antiche tradizioni comunali, a parte che la
Lega Nord è l'altro partito che ha vinto le elezioni e chiede la riforma federale dello
Stato.
La Lega, a sua volta, deve capire che, a causa della differente capacità
contributiva delle varie regioni del Paese,
diverrà temporaneamente più importante il ruolo equilibratore dell Stato centrale tra i
vari enti locali e quello per lo sviluppo economico del Mezzogiorno.
Sul ruolo di CASINI, e degli altri, ben vengano, se condividono il
programma, ma senza troppi bisantinismi. Casini, meno degli altri perchè, avendo lui
avuto a suo tempo la possibilita' di salvare PRODI (sostituendo i 3 voti di Mastella,
con i suoi 40 voti in Senato) non lo ha fatto. Se lo avesse fatto, ci avrebbe evitato un
governo tragi-comico (quello di Berlusconi, per le sue infinite palle al piede giudiziarie
- ahimè mi dispiace) e avrebbe posto le basi per la rinascita della DC (Democrazia
Cristiana, rinnovata moralmente e generazionalmente) e forse per la propria candidatura a
Premier,
nella successiva legislatura. Ma ha buttato via il bambino con le sue mani e da lì ho
capito che Casini non è un leader.
2.- Basta con una democrazia con
"investiture" in Italia ! Rimembrando, da Gregorio VII a Enrico IV, da
Fini a Berlusconi. Narra la storia che, l'imperatore germanico Enrico IV,
essendo stato scomunicato da papa Gregorio VII, ed essendo conseguentemente stato
dichiarato decaduto dai feudatari tedeschi, si recò a Canossa (1077), dove era il papa,
"protetto" dalla marchesa Matilde. Per tre giorni, narra la storia, (il castello
circondato di neve) l'imperatore implorò pentito, a piedi scalzi, il perdono del papa. Il
perdono sembrava non arrivare mai, finchè... arrivò.
Il motivo dello scomunica erano le investiture dei Vescovi. L'imperatore voleva
essere lui a proporre al papa i Vescovi da nominare, mentre il papa la pensava ben
diversamente. Alla fine, Enrico IV, per ottenere il perdono del papa e il reincarico a
imperatore, si dichiarò pentito e promise di rinunciare alle investiture dei Vescovi.
Ma, poi, narra la storia, una volta ristabilito nei poteri, egli piombò in
Germania, sottomise i feudatari e fu di nuovo in Italia per muovere guerra al grande papa,
fino a circondarlo prigioniero a Castel S.Angelo e nominare papa un "antipapa".
Di tutto questo mi sono ricordato, non per assimilare FINI a GREGORIO VII, ne'
BERLUSCONI ad ENRICO IV, ma per certe analogie che funzionano sempre.
E' un fatto che da anni abbiamo una Democrazia usurpata,
perchè:
1) ci sono anche noi delle INVESTITURE tutt'altro che papali in Parlamento; e ai
Parlamentari è chiesto solo di dire SI' al governo, sotto forma di questione di fiducia e
di minaccia di perdere il posto (o con elezioni anticipate, e mancata riproposizione della
candidatura);
2) la legge dà la "maggioranza assoluta" alla coalizione di
"maggioranza relativa", pur se solo col 30%, e questa è una anomalia che
si spiega solo con la perdita di ogni pudore antidemocratico. Basti pensare allo scandalo
che fu menato contro De Gasperi, quando ottenne una legge elettorale che dava un premio di
maggioranza al partito maggiore, purchè fosse già maggioritario di suo (50%+1 dei voti).
3.- Facciamo un passo indietro: la vicenda di Fini a Perugia (Bastia
Umbra). La grande stampa ha raccontato che Fini, a Perugia, ha inviato un
ultimatum a Berlusconi: "Dimettiti, perchè sei entrato in un vicolo cieco". Non
solo questo( segue una mia sintesi libera):
a) hai tradito il Sud, perchè sei prigioniero di Bossi. Voglio anch'io il federalismo, ma
con un occhio speciale alle aree
a bassa capacità contributiva;
b) il tuo programma economico è di conservazione della ricchezza per chi ce l'ha. Va bene
la salvaguardia del bilancio
dello Stato, ma dentro il bilancio occorre fare delle scelte guardando
al futuro. Tu demolisci lo Stato sociale. Non
vedi le istanze dei giovani che chiedono spazio. Non ti accorgi
dei troppi che non hanno il primum vivere: Sei troppo
duro con gli immigrati;
f) la tua moralità, quale "appare", non è apposto (poi, in privato, sono
fatti tuoi). Hai danneggiato l'immagine dell'Italia.
Per me la vicenda di Fini, a Perugia, è stata soprattutto un'altra cosa.
FINI ha molto faticato per pronunciare la fatidica frase
"Dimettiti". L'ha fatto alla fine di un discorso estenuante (un'ora e mezza,
elencando i lati positivi e negativi del governo Berlusconi) sicchè, alla fine, sui volti
del pubblico quasi si leggeva la delusione. E invece, alla fine quella parola
è venuta.
.Quel pubblico era un popolo oceanico, venuto da ogni parte di Italia. Era l'Italia
laica, cattolica, patriottica, e anche socialista (anche del PDL, di cui palesava la crisi
interna). Molti del Sud. Non avevo mai visto tanto popolo, dai tempi di Mario Segni a
Firenze, tanti anni fa: quello stesso tipo di popolo.
In sintesi, direi che la vicenda di Fini è stata di essersi trovato
circondato da quella élite medio-alta del nostro Paese, che si risveglia in determinati
momenti della storia d'Ialia, da lui stesso prefigurata o, forse, in cui era
venuto a trovarsi (un po' inconsapevolmente), che vedeva in lui una guida
per la rinascita democratica delle istituzioni democratiche.
A sostegno,
adesso sopravvengono le manifestazioni degli studenti universitari.
3. La "Ruota" di FINI. La
"Ruota" di Fini è l'Italia matura per alcuni aggiornamenti della Costituzione
che vada nel verso di dare risposte efficaci ai problemi annosi della Governance dello
Stato (dopo quelli, risolti degli enti locali), per:
- Governi di legislatura;
- una rappresentanza parlamentare della Italia "unitaria" e
"federalista";
- una legge elettorale proporzionale, con sbarramento significativo, così di dare
rappresentatività, ma non
polverizzazione del parlamento, ma anche certe modalità di
garanzia della scelta delle persone migliori, per
professione e moralità, da incaricare per la politica.
Tornando alla scelta delle persone, mi parrebbe fondamentale che
le persone abbiano il certificato penale pulito e che
ne siano resi pubblici titoli professionali e le esperienze. Sono per il voto di
preferenza, ma "un solo voto".
Per le carica di Presidente del Consiglio, auspicherei che ci sia l'elezione
diretta, ma di candidati che abbiano
preventivamene ottenuto un determinato consenso popolare in almeno tre regioni.
Per il Parlamento auspicherei una Camera a elezione universale, e un Senato delle
regioni. Nino Luciani |
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L'
IMPERATORE ENRICO IV penitente davanti al papa GREGORIO VII a Canossa,
1077
 |
Monito
di una vicenda conclusa con un grande errore di Gregorio VII, e da non ripetere |
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Gianfranco Fini
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Nino Luciani, Dopo Fini (a Mirabello) ..., "il re è
nudo", come già Prodi dopo Mastella,
ed il bipartitismo è risultato un artificio.
Ciò ripropone in Italia la attualità della
riforma della Governance dello Stato.
Per la "grande coalizione" (Monocolore PDL,
con appoggio esterno PD) per fare la riforma della Governance dello Stato, perchè anche
l'Italia abbia governi di legislatura !
Fatto questo, si potrà parlare
di riforma della legge elettorale |

Silvio Berlusconi
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N.Luciani, Le ragioni per continuare
la legislatura, ma con un'altra rotta: riforma della governance dello Stato e della legge
elettorale, continuità della politica congiunturale. Perchè la "grande
coalizione" PDL+PD
1.- Le ragioni per "non fare" le elezioni.
Ci sono almeno tre buone ragioni per fare subito un nuovo governo:
- la prima è la continuità della politica congiunturale, perchè la "crisi
economica" non può aspettare;
- la seconda è fare le essenziali riforme costituzionali perchè anche lItalia
abbia "governi di legislatura";
- la terza è che le eventuali elezioni sarebbero "devianti", perchè
finirebbero per essere poste come un plebiscito pro o contro Berlusconi, anzichè essere
incentrate sui problemi aperti.
a) La prima ragione è lesigenza di aumentare gli interventi
di politica congiunturale, anche tenuto conto che il saldo passivo della bilancia dei
pagamenti internazionali concorre a determinare una diminuzione della liquidità del
sistema economic. La via maestra è puntare a ricostituire il circuito del flusso del
reddito creando domanda "effettiva" (vale dire, accompagnata da potere di
acquisto). In questa fase, le soluzioni appropriate sono:
a) lo Stato paghi i propri fornitori;
b) in via temporanea, "sgravi fiscali" a favore dei redditi medio-bassi (perchè
con relativa alta propensione al consumo), e recupero del mancato gettito fiscale con
"aggravi fiscali" sui redditi medio-alti (perchè con relativa bassa propensione
al consumo). Le recenti statistiche, del risparmio impiegato in beni rifugio, avvalorano
queste indicazioni di soluzione.
b) La seconda ragione è fare la riforma della Governance dello Stato. Essa
viene dai motivi della crisi, che è la "defezione di una "costola"
della maggioranza", ma che è la stessa cosa già avvenuta per Prodi, e che ben
conosciamo annosamente. Pertanto sarebbe dovere di tutti, e primariamente dei partiti
eredi dellarco costituzionale, fare la riforma della Governance. Dopo Fini
(Mirabello), il "re è nudo" irrimediabilmentte ed il "bipartitismo per
l'Italia" è risultato un artificio (ahimè)..
Si può essere a favore o contro il governo. Ma il punto non è questo, bensì che, una
volta che le libere elezioni diano vita ad un governo, questo deve avere il tempo per
applicare il programma, compresi i punti che richiedono anni per essere avviati (le
privatizzazioni, le infrastrutture come ponti, strade, ...).
c) La terza ragione è che le eventuali elezioni finirebbero per essere un
plebiscito pro o contro Berlusconi, novello Napoleone III, e questo sarebbe il massimo
della "deviazione" rispetto ai problemi. C'è, poi, che anche il prossimo potrà
tornare a cadere, in seguito a nuove defezioni. E c'è che Berlusconi perderebbe le
elezioni, perchè :
- non è mai successo che "uno" vinca contro "tutti" ma, caso
mai, solo se riesce a dividere la controparte (gli "Orazi e Curiazi" restano
emblematici);
- Nel caso di Berlusconi ( come già nel caso di Prodi), il problema non è solo questione
di numeri. Prodi cadde perché già era classificato, nel Paese, come "governo
tassatore" che spaventò il ceto medio (sia pur mascherato come "lotta
allevasione fiscale"). Ce lo ricorda questa canzone: http://www.youtube.com/watch?v=DReqqnN9Mz0&feature=related.
- Berlusconi è annosamente deludente sul piano programmatico. Restano,
infatti, elusi i punti fondamentali del suo programma di abbattere la fiscalità, come
conseguenza di meno Stato e più mercato. E', però, una responsabilità che va condivisa
con TREMONTI, anzi quasi tutta di Tremonti. Questi rilievi non fanno venire meno la
qualifica del suo governo come di "governo del fare"
(la "monnezza
di Napoli" fu un problema enorme
);
- il suo elettorato è stanco di non vedere un termine al tempo che Berlusconi dedica a
difendersi dalla magistratura, trascurando di conseguenza il programma. Lo smarcamento di
Fini è anche questo.
2. - Quale Governance? Alcuni anni fa, ho fatto
un "Comitato per la nuova legge elettorale", e fui ricevuto dal Governo
(SottoSegretario Paolo Naccarato, del Governo Prodi). Clicca su: http://www.impegnopoliticocattolici.bo.it/
. La ratio era che la legge elettorale si poteva cambiare solo dopo avere riformato la
Governance dello Stato. Il motivo è che non si può buttare via anche quel poco di
stabilità dei governi, dataci dalla legge vigente, senza aver (prima) trovato di meglio.
Il progetto avanzato dal Comitato va, dunque, nel senso di cambiare la legge elettorale,
ma dopo aver riformato la Governance dello Stato.
a) Riforma della Governance. La soluzione proposta è il Semi-Presidenzialismo,
vale dire un Premier eletto dal popolo (o anche dal parlamento, però per l'intera
legilatura), rieleggibile una seconda volta, e che convive col Presidente della Repubblica
per la controfirma degli atti, sotto il profilo di costituzionalità.
La proposta ha avuto critiche dagli anziani, perchè temevano che un Premier forte possa
approfittare per fare una nuova dittatura in Italia.
Per tenere conto della osservazione, gli argomenti sono tantissimi. Quello più a portata
di mano è il ruolo del federalismo regionale come potere bilanciante il
maggior potere centrale. Infatti, il federalismo di Bossi va nel senso di
diminuire il potere centrale. Ma c'è anche chi non ama un federalismo che divide. In
questo senso con un Premier più forte, in associazione ad un maggiore potere
locale, si ha rispettivamente un antidoto contro la disgregrazione dello Stato e un
antidoto contro la dittatura.
b) Legge elettorale. La legge elettorale proposta è per una rappresentanza
proporzionale del parlamento, con sbarramento del 2%, ma col vincolo che la
costituzione dei gruppi parlamentari sia ammessa solo se il gruppo ha almeno il 10-15% dei
membri della camera di appartenenza.
Vorrei chiarire che questo vincolo, circa la possibilità di formazione dei gruppi
parlamentari, è in alernativa a sbarramenti alti (10% ?), che possono mortificare la
possibilittà di successo di idee nuove e di uomini nuovi.
E inoltre proposto il voto di preferenza per i candidati (ma "un" solo
voto), con obbligo di pubblicazione del curriculum vitae, autenticato da notaio.
Su questo punto, vorrei chiarire che la pubblicità del curriculum mira a separare i
"buoni" dai "cattivi" (si fa per dire, ma è un problema veramente
importante, quanto difficile), almeno per quanto è possibile.
3.- Quale governo. Per la "grande coalizione": "monocolore PDL, con
appoggio esterno PD
Mi sembra che un progrmma di questo tipo non sia attuabile in Italia senza l'apporto
dei due maggiori partiti, sia pure di opposto indirizzo poltico, e questo non solo per
fatto numerico (alla Camera, PDL seggi 237, PD seggi 206; al Senato,
PDL seggi 135, PD seggi 113). E' essenziale che l'appoggio dei due maggiori partiti (sia
pur di diverso indirizzo) sia reciprocamente da loro riconosciuto come determinante. Ben
venga l'apporto di altre forze.
La via, che mi sembrerebbe più opportuna (per evitare troppe complicazioni, soprattutto
di immagine), è un Governo monocolore, a guida PDL (Berlusconi), con
lappoggio esterno (determinante) del PD.
La nuova maggioranza dovrebbe proporsi i tre obiettivi: Governance, legge elettorale,
politica congiunturale.
Fatto questo, si dovrebbe passare a completare la legislatura secondo le
vie ordinarie. |
|
|
BANCA
d'ITALIA, 31 maggio 2010: Assemblea Ordinaria dei Partecipanti |
Le "S-considerazioni" del Governatore a favore della manovra del Governo:
quelle che hanno dirottato sulla "evasione fiscale"
la responsabilità della "macelleria sociale" del Governo
LUCIANI:
Il taglio della spesa pubblica è vitale per l'Italia, ma non
va fatta con tagli a man bassa, bensì con le dismissioni del "patrimonio non
necessario" e dei "servizi non fondamentali" dello Stato agli enti locali e
al settore privato (vedi Alitalia non tagliata,
ma dismessa), seguendo il programma della già annunciata riforma fiscale federale. |

Silvio Berlusconi
|
| No a
macelleria sociale. Per subito, per fare cassa la retta via alternativa è un piccolo
aumento, per 2 anni, delle aliquote IRPEF, anche perchè, in un Paese civile, i
sacrifici vanno ripartiti su tutti i cittadini in base a capacità contributiva (art. 53
Cost.), non con "macelleria sociale". Va confermata la lotta alla evasione
fiscale come fatto di routine, non come pretesto per aumentare la pressione fiscale.* |
Il Decreto ha alterato il quadro politico dei rapporti tra la destra e la sinistra, in
quanto il settore pubblico è, per quest'ultima, una sorta di articolo di fede e dunque
tagliare a man bassa il settore pubblico è come toccare dei nervi scoperti. Il riflesso
è una rinnovata difficoltà di dialogo per fare la riforma federale dello Stato, per la
quale servono dei quorum di approvazione molto alti.
Lo stesso è dei rapporti tra PDL e Lega Nord, in quanto l'applicazione del
Decreto (causa resistenze sociali) impegnerà il Governo ore 24/24 nel 2011 e 2012, e
anche le battaglie frontali di Berlusconi per la riforma della giustizia turberanno la
dialettica tra la Lega e il PD e IDV. |
Direi,
a questo punto, che alla Lega Nord rimanga poca possibilità di salvare la riforma
federale.
La via per risolvere è solo una secca correzione del Decreto, nel
senso qui proposto, e invocare la priorità assoluta per la riforma federale, fino
a mettere sul tavolo il piatto della fiducia. |
|
|
 |
M. Draghi, Considerazioni ...
Stralcio dalle:
"Considerazioni finali", Assemblea Ordinaria dei Partecipanti Roma".
Roma, 31 maggio 2010
|
..
" L'evoluzione della crisi e la cooperazione internazionale.
Un anno e mezzo fa il fallimento di Lehman Brothers apriva
scenari gravi per la finanza e l'economia del mondo. L'azione di autorità monetarie e
governi arginava il collasso della fiducia di operatori finanziari, risparmiatori,
investitori, consumatori. Nell'insieme dei paesi del G7 il sostegno dei bilanci pubblici
all'economia superava nel 2009 i 5 punti percentuali del PIL. I tassi reali d'interesse a
breve termine divenivano negativi, le banche centrali fornivano liquidità in misura senza
precedenti.
..
Disavanzi e debiti pubblici sono aumentati vistosamente. Al sollievo per la
catastrofe evitata è subentrata nei mercati finanziari internazionali l'ansia improvvisa
per la sostenibilità di debiti sovrani crescenti. Le vendite colpiscono titoli di Stati
che hanno ampi deficit di bilancio o alti livelli di debito pubblico; soprattutto, quelli
di paesi dove queste due caratteristiche si combinano con una bassa crescita economica.
Quanto più questa è debole, tanto più esigente, pressante, è la richiesta degli
investitori internazionali di un rapido rientro dagli squilibri nei conti pubblici.
Per questi paesi non c'è alternativa al fissare rapidamente un
itinerario di riequilibrio del bilancio, con una ricomposizione della spesa corrente e con
riforme strutturali che favoriscano l'innalzamento del potenziale produttivo e la
competitività.
..
Ma è probabile che il processo non avvenga in tempi rapidi; i
disavanzi dovranno essere finanziati, richiederanno mercati solidi e trasparenti.
Le lezioni della crisi.
La radice della crisi che investe il mondo da quasi tre anni sta in carenze
regolamentari e di vigilanza nelle piazze finanziarie più importanti.
La politica monetaria espansiva condotta negli Stati Uniti dalla fine
degli anni novanta ha contribuito a creare un ambiente finanziario favorevole all'aumento
esplosivo dell'indebitamento privato e all'aggravarsi degli squilibri globali; questi
fattori hanno acuito gli effetti della crisi e ne hanno favorita la trasmissione. Ne
discendono chiare indicazioni per il futuro, riguardo sia al sistema di regolamentazione
finanziaria, sia alle politiche monetarie.
Dall'inizio della crisi il Financial Stability Board (FSB) è stato
investito dalle massime istanze politiche mondiali della responsabilità di disegnare il
quadro regolamentare in cui opererà l'industria finanziaria negli anni a venire.
Ho più volte descritto le linee che hanno guidato, che guidano questo
disegno....
L'agenda si sviluppa su quattro filoni:
i) definire regole generali per le banche: un patrimonio più robusto, una
leva finanziaria più contenuta, il controllo dei rischi di liquidità ne sono i pilastri;
ii) introdurre disposizioni specifiche per gli intermediari sistemici,
dirette a ridurre la probabilità di un loro eventuale fallimento; a permetterne, ove
questo si produca, una gestione ordinata e arginarne il contagio;
iii) ridurre la rilevanza dei rating nella supervisione, al tempo
stesso accrescendo la concorrenza tra le agenzie di rating e controllando efficacemente
l'integrità dei loro processi decisionali, la trasparenza dei loro giudizi;
iv) aumentare la trasparenza delle contrattazioni sui mercati
finanziari già regolamentati; ricondurre i mercati over the counter entro un quadro di
regole globalmente condivise che impongano contratti standard e il regolamento delle
transazioni presso controparti centrali assoggettate a vigilanza.
Per il primo blocco di riforme la convergenza internazionale
deve essere massima, altrimenti l'arbitraggio regolamentare e l'integrazione tra i mercati
ne vanificheranno l'applicazione.
Per il secondo blocco è più opportuno parlare di armonizzazione
minima: tutti dovranno prendere delle misure nei confronti degli intermediari sistemici,
ma è illusorio pensare che modi e tempi di attuazione siano gli stessi per tutti i paesi,
perché troppo grande è la diversità di istituzioni, mercati, modelli di business,
storie economiche. Solo quando governi e regolatori potranno lasciar fallire le
istituzioni che lo meritano, senza provocare catastrofi come quella seguita al fallimento
di Lehman, essi avranno riacquistato vera indipendenza rispetto all'industria dei servizi
finanziari.
Negli Stati Uniti è in corso di definizione un ambizioso progetto
di riforma della regolamentazione del sistema finanziario; negli aspetti di cooperazione
internazionale esso è coerente con l'agenda del FSB. I lavori del Board si stanno
svolgendo secondo il calendario previsto. Ma gli appuntamenti di quest'anno sono decisivi.
La scadenza più importante è la presentazione al Summit del G20 di Seoul, il prossimo
novembre, delle nuove regole che riformeranno l'accordo di Basilea 2. .....
L'area dell'euro.
La politica monetaria dell'area è da tempo fortemente
espansiva. Ha assicurato condizioni ordinate nel sistema del credito, ha fornito sostegno
alla ripresa dell'economia in presenza di aspettative di inflazione moderate e saldamente
ancorate alla stabilità dei prezzi. Le misure eccezionali di espansione della liquidità
hanno evitato una crisi sistemica; hanno compresso i tassi di interesse sul mercato
monetario e contribuito alla riduzione di quelli sui prestiti alle imprese e alle
famiglie.
Per estendere l'accesso ai fondi da parte degli intermediari, le
operazioni di rifinanziamento sono state effettuate a tasso fisso e con pieno
soddisfacimento della domanda; è stata ampliata la gamma di attività finanziarie
utilizzabili come garanzia; la durata delle operazioni è stata allungata a 12 mesi.
Alla fine dell'anno scorso, il Consiglio direttivo, pur non rinnovando
alcune operazioni eccezionali ritenute non più indispensabili, ha continuato a garantire
tutta la liquidità necessaria al sostegno dell'economia e del sistema finanziario.
Ma negli ultimi mesi le conseguenze della crisi hanno messo alla
prova la coesione dell'area.
L'imponente creazione di debito pubblico, in una fase
in cui arrivano a scadenza sui mercati quantità straordinarie di obbligazioni bancarie,
ha improvvisamente accresciuto il premio di rischio su alcuni debitori sovrani.
Per la Grecia la questione si poneva da tempo: la perdita di
credibilità dei conti pubblici, l'entità del deficit, del debito, del disavanzo corrente
della bilancia dei pagamenti, la debole struttura industriale con dinamiche salariali
insostenibili precipitavano quel paese in una crisi fiscale che le autorità greche
tardavano a percepire. |
Nino Luciani, Una questione di fiducia nella capacità
dello Stato di pagare ..., ma da risolvere in altro modo
* professore ordinario di scienza delle finanze
*
Quadro macro-finanziario, 2009, in miliardi di
(Fonte Banca d'Italia, Relazione, per il
2009)
- pil 1.521;
- debito pubblico 1.761 ( di cui 42,7% sottoscritto
da non residenti in Italia)
- spesa pubblica 800, (52,5% pil), di cui:
- spesa pubblica locale 255,0 miliardi (31,9%);
- entrate totali pubbliche 718 (47,2% del pil)
- disavanzo di bilancio, coperto con indebitamento
per 80 miiardi (5,3% del pil). |
1.- Un problema di "credibilità", forse non ben risolto. La
manovra del Governo (Decreto Legge 31.5.2010) è stata giustificata dal Governatore come necessità di
rasserenare i mercati internazionali circa la solvibilità dello Stato italiano dei propri
debiti.
In premessa mi collego al particolare che, in campo monetario e
finanziario, ciò che più conta non è la effettiva solvibilità di un debitore, ma il
"credere" che egli sia capace di pagare.
Per quanto riguarda le banche ordinarie, esse creano "moneta
bancaria" (sono i vari "assegni" ...), grosso modo pari a 10-12 volte
l'ammontare dei depositi del pubblico* . Dunque se, all'improvviso (anche solo per panico)
il pubblico dubitasse della solvibilità delle banche e corresse per avere il
"contante" in moneta legale, tutte fallirebbero, per mancanza di disponibilità.
Questo spiega perchè, nei mesi scorsi, è sopravvenuta la garanzia
degli Stati, a fronte di insolvenze bancarie, e questo è bastato perchè il pericolo di
fallimento delle banche ordinarie rientrasse. Ma adesso sono gli Stati, in sofferenza
(Grecia,...) e dunque c'è un rebus ben più grave.
Il taglio della spesa
pubblica deve rimanere un punto fisso. La retta via non è, però, il taglio a man
bassa, ma la dismissione del "patrimonio non necessario" e dei servizi "non
fondamentali" dello Stato al settore privato (vedi Alitalia) e agli enti locali e
questo richiede tempo. La sede è la riforma federale dello Stato, come da programma
avviato. (Sul retto concetto di federalismo fiscale, clicca su Bossi).
Per l'immediato, la via più semplice (in sede di conversione del
D.L.) è applicare la regola già pronta: un piccolo aumento IRPEF, per 2 anni, su tutti
(art. 53 Cost.).
2.- Tradizionalmente
il piatto forte, che rende garanti gli Stati, è il potere fiscale. Il potere
fiscale è, infatti, il potere, di ultima istanza, che gli Stati hanno di pareggiare i
conti usando un potere di imperio sui cittadini, all'occorrenza.
La manovra del Governo italiano non ha, però, fatto leva sul potere
fiscale ..., ma sul taglio della spesa pubblica e, marginalmente, sul recupero
dell'evasione fiscale.
Gravando su un settore limitato (ma anche strategico), si è creato un
peso insopportabile su "una parte" dei cittadini, col rischio di boomerang, in
caso di rivolta. Questo comprometterebbe definitivamente la "credibilità" dello
Stato. Ne traggo che Tremonti è un temerario.
Non si è anche calcolato che il "risparmio di spesa"
(per mancato turnover) è solo apparente, perché lo Stato dovrà gravare su altro
capitolo la spesa per "ammortizzare" i disoccupati.
3.- Scaricare la
responsabilità della "macelleria sociale" sulla evasione fiscale, è ammettere
la impotenza fiscale dello Stato. Draghi ha denunciato mancata IVA per 30
miliardi all'anno. C'è, poi, la perdita di ICI, per un numero imprecisato di case
non iscritte i catasto.
Ha difeso il Governo, adducendo che avrebbe fatto "macelleria
sociale" per colpa dell'evasione fiscale.
Questa è una dichiarazione di "impotenza" dello Stato
(altro che "sovranità" !) e anche mendace.
Imposterei il problema in altro modo:
a) Il "ladrismo" dell'uomo (evasione
fiscale, inclusa) ha da sempre accompagnato l'uomo (a volte, per il piacere della
perversione, a volte per fame e per sopravvivere, a volte per rivendicare una qualche
ragione "santissima"). Per conservare il fenomeno in limiti fisiologici, basta
che lo Stato faccia la lotta anti-evasione come fatto di routine, senza inutili
schiamazzi.
b) Ma, allora, il nostro Stato è un colabrodo?
Le cifre, quelle vere, provano il contrario. Infatti la pressione
fiscale (p. 148 della Relazione B.d'I.) è il 47,2% del PIL. Questa è una prova di ferro;
c) No a una definizione "deviante" di evasione
fiscale. Una cosa è la evasione della "persona" da una
"singola" imposta, altra cosa è la evasione della "persona"
dall'insieme delle imposte.
Non esiste un "evasore totale". Se riesco a salvarmi
dall'IVA del dentista, perchè mi fa uno sconto senza fattura, non mi salvo dall'IRPEF,
dal bollo dell'automobile, dall'IVA sulla frutta del supermercato ... . Anzi le imposte
"meno evase" hanno aliquote alte per recuperare su quelle evase. E anche
ammesso, che d'ora in poi, tutti paghino l'IVA sul dentista, e siano calate le aliquote
sulle altre imposte, in totale uno pagherebbe come prima.
In altri termini, non è vero quanto dice Draghi (pag. 12), che la
"evasione fiscale richieda tasse più elevate per chi le paga".
d) C'è dell'altro. Una cosa è l'imposta come
giuridicamente definita, una cosa è l'imposta come pagata, a traslazione avvenuta. L'IVA
è ripartita di fatto tra produttore e consumatore in modo diverso dalla ripartizione
giuridica (dipende dal'andamento dei costi, e dalla elasticità della domanda). L'imposta
sui salari finisce, in parte, sulle imprese per effetto della traslazione regressiva,
perchè il sindacato fa le trattative sul netto, non sul lordo.
e) C'è ancora dell'altro. I grandi imprenditori di
Confindustria gridano contro l'evasione fiscale per schiacciare le piccole imprese. Sono
cose "notorie".
4.- La questione
della crescita. L'aumento dell'IRPEF per tutti sarebbe stato anche un modo di
sostenere la crescita.
Questa tesi è legata al presupposto della validità della prima legge
Keynesiana: "i redditi medio-alti risparmiano più che in proporzione, al crescere
del reddito". Poi, in tempi di insicurezza generale, la quota risparmiata
aumenta.
Si conclude che i tempi della ripresa economica si allungano a causa
dei ritardi di spesa di queste classi di redditieri.
Per stimolarli a tornare al più presto nel circuito dei capitali, la
politica degli incentivi su una serie di acquisti è stata un'ottima cosa. Ma forse è
stato poco.
Un aumento straordinario (sia pur piccolo) dell'IRPEF potrebbe essere
importante a quel fine. Meglio ancora se, esplicitamente, ci fosse anche un abbattimento
degli imponibili al di sotto di 20.000, perché questi redditi già vanno nel
circuito dei capitali, e quindi sono da evitare le spese amministrative per tassarli.
* Alla cifra "10 volte circa", si arriva per somma di: 2% ex-
disposizioni UE; 2% al fondo interbancario; un deposito da 0,09% a 10% disposto dalla
Banca d'Italia, a seconda della rischiosità delle operazioni ...
Nino Luciani |
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Così come, nel caso del debito privato
americano, le incertezze nella gestione politica e l'assenza di meccanismi di risoluzione
delle crisi aggravavano la situazione, nel caso greco la difficoltà in Europa di trovare
un accordo su un piano di salvataggio, ma anche l'indisponibilità di un processo che
permetta una gestione ordinata delle crisi debitorie degli Stati sovrani, hanno
amplificato il danno e il contagio, e insieme accresciuto l'azzardo morale.
A paralizzare i mercati era la prospettiva che la crisi
fiscale dello Stato greco si traducesse, attraverso il peggioramento nella
qualità delle garanzie, in un collasso del suo sistema bancario, che non
avrebbe più avuto accesso al rifinanziamento della BCE.
Si aggiungevano timori sul conto delle banche di altri
paesi più esposte nei confronti di controparti greche. Il rischio diveniva sistemico: la
liquidità interbancaria si inaridiva, le borse cadevano.
La BCE e le banche centrali nazionali intervenivano prontamente, conservando
la possibilità di accettare collaterale con rating più basso; riattivando l'offerta
illimitata di liquidità nelle operazioni di rifinanziamento a lungo termine; avviando,
con il Securities Markets Programme, acquisti di titoli per ripristinare il
funzionamento di mercati divenuti illiquidi.
I governi dei paesi dell'area e l'Unione europea, d'intesa con
il Fondo monetario internazionale (FMI), stanziavano 110 miliardi di euro per
finanziamenti a favore della Grecia; predisponevano uno schema di assistenza finanziaria
ai debitori sovrani dell'area che dovessero incorrere in una crisi di liquidità, in grado
di mobilitare risorse fino a 750 miliardi, con un contributo del FMI. I paesi
beneficiari dovranno predisporre programmi di risanamento che, se
approvati dal Consiglio europeo, verranno sottoposti a verifiche periodiche. Il Consiglio
direttivo della BCE, nel valutare le circostanze eccezionali che hanno giustificato
l'intervento sul mercato dei titoli pubblici, ha ritenuto che fosse a repentaglio il
funzionamento dei canali di trasmissione della politica monetaria, che la stabilità del
sistema finanziario dell'euro fosse a rischio.
La BCE sterilizza questi interventi, che non finanziano i disavanzi
pubblici. La sua indipendenza non è in discussione. Queste misure dovranno rientrare
al più presto, non appena i mercati torneranno a scambiare in maniera autonoma i
titoli dei paesi interessati.
....
Gli eventi recenti ripropongono con maggior forza l'antico problema di
un governo economico dell'Europa. È urgente un rafforzamento del Patto di stabilità e
crescita: l'impegno a raggiungere un saldo di bilancio strutturale in pareggio o in avanzo
va reso cogente, introducendo sanzioni, anche politiche, in caso di inadempienze; va
assicurata l'integrità delle informazioni statistiche, in particolare quelle di finanza
pubblica. Vanno introdotti anche per le politiche strutturali vincoli e impegni cogenti.
....
L'economia italiana.
L'esplodere della crisi greca potrebbe cambiare il quadro di riferimento.
Alcuni governi europei hanno preso misure dirette al rientro del disavanzo..
.
.
Il Governo italiano ha ribadito l'obiettivo di ridurre il deficit al di
sotto della soglia del 3 per cento del PIL nel 2012; ha confermato l'impegno al
raggiungimento del pareggio di bilancio su un orizzonte temporale più esteso; ha
anticipato la definizione delle misure correttive per il biennio 2011-12.
Secondo le valutazioni ufficiali, gli interventi recentemente
approvati dal Consiglio dei Ministri determinano una riduzione del disavanzo tendenziale
pari a 24,9 miliardi nel 2012; riguardano le principali voci di spesa, si concentrano sui
costi di funzionamento delle amministrazioni.
La manovra mira a portare la crescita della spesa primaria corrente al
di sotto dell'1 per cento annuo nel biennio 2011-12, determinando una riduzione della sua
incidenza sul PIL di oltre due punti. Negli ultimi dieci anni la spesa è cresciuta in
media del 4,6 per cento l'anno, aumentando di quasi 6 punti in rapporto al PIL. Quindi è
necessario un attento scrutinio degli effetti della manovra per garantire il conseguimento
degli obiettivi.
.
..
Competitività e crescita
..
In molte altre occasioni abbiamo affrontato il tema delle riforme
strutturali. La crisi le rende più urgenti: la caduta del prodotto accresce
l'onere per il finanziamento dell'amministrazione pubblica; i costi dell'evasione
fiscale e della corruzione divengono ancora più insopportabili; la stagnazione
distrugge capitale umano, soprattutto tra i giovani.
La gestione del turnover nel pubblico impiego e i tagli
alle spese discrezionali dei ministeri recentemente decisi dal Governo devono
fornire l'occasione per ripensare il perimetro e l'articolazione delle amministrazioni,
per razionalizzare l'allocazione delle risorse, riducendo sprechi e duplicazioni
tra enti e livelli di governo. Occorre un disegno esteso all'intero comparto
pubblico, che accompagni le iniziative già avviate per aumentare la produttività della
pubblica amministrazione attraverso la valutazione dell'operato dei dirigenti e dei
risultati delle strutture.
Il federalismo fiscale deve aumentare l'efficienza
nell'uso delle risorse. Solo un vincolo di bilancio forte, accompagnato
dalla necessaria autonomia impositiva, può rendere trasparente il costo
fiscale di ogni decisione e responsabilizzare i centri di spesa.
La definizione dei costi e dei fabbisogni standard a cui saranno
commisurati, con la necessaria componente di solidarietà, i trasferimenti statali dovrà
fare riferimento alle migliori pratiche; ciascun ente dovrà mantenere il proprio bilancio
in pareggio, al netto degli investimenti, come previsto dall'articolo 119 della
Costituzione; l'ammontare complessivo della spesa locale per investimenti
andrà fissato per un periodo pluriennale, in coerenza con gli obiettivi di indebitamento
netto delle Amministrazioni pubbliche.
Proseguendo lungo le linee tracciate per le regioni con disavanzi
sanitari, è opportuno rafforzare il sistema di vincoli e disincentivi per gli
enti che non rispettano le regole.
L'evasione fiscale è un freno alla crescita perché
richiede tasse più elevate per chi le paga; riduce le risorse per le politiche sociali,
ostacola gli interventi a favore dei cittadini con redditi modesti.
Il cuneo fiscale sul lavoro è di circa 5 punti
superiore alla media degli altri paesi dell'area dell'euro, il prelievo sui redditi da
lavoro più bassi e quello sulle imprese, includendo l'Irap, sono più elevati di 6 punti.
Secondo stime dell'Istat, il valore aggiunto sommerso ammonta al 16 per cento del PIL.
Confrontando i dati della contabilità nazionale con le dichiarazioni dei contribuenti, si
può valutare che tra il 2005 e il 2008 il 30 per cento della base imponibile dell'IVA sia
stato evaso: in termini di gettito, sono oltre 30 miliardi l'anno, 2 punti di PIL.
Il Governo ha introdotto misure di contrasto all'evasione
fiscale. L'obiettivo immediato è il contenimento del disavanzo, ma in
una prospettiva di medio termine la riduzione dell'evasione deve essere una leva di
sviluppo, deve consentire quella delle aliquote; il nesso fra le due azioni va reso
visibile ai contribuenti. .....Mario Draghi |
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Confindustria:
Convegno di Parma, 10 aprile 2010: Libertà e benessere:lItalia al
futuro |

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Nel corso di un discorso di economia industriale
alla presenza del Presidente del Consiglio
e mentre in Commissione Istruzione del
Senato si discuteva
se inserire o no dei membri esterni nei CdA delle Università
La Presidente di Confindustria lancia
un appello a salvaguardia della riforma GELMINI
dell'Università, e contro i "baroni" |

Emma Marcegaglia
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Nota. Come
professori universitari, soprattutto di economia, giriamo volentieri, quasi
di routine, all'interno dell'Università l'importante discorso della
Presidente di Confindustria, peraltro solo riassunto dai giornali (anche da "Il
Sole-24 ORE").
Ci ha, tuttavia, toccato negativamente il passo (nel suo discorso) contro le
"baronie universitarie",
alla presenza del Presidente del Consiglio, privilegio che, invece, non è dato ai
"baroni" universitari. Questo spiega il commento a fianco.Emma
Marcegaglia, Testo integrale del discorso
Presidente Berlusconi, Ministro Sacconi, Autorità, Cari colleghi,
permettetemi innanzitutto un grazie di cuore a un amico,
Daniele Pezzoni, presidente degli Industriali di Parma, che ha fatto un lavoro
straordinario. Questo evento è straordinario e molto del successo lo dobbiamo a te
Daniele, e all'Unione Industriali di Parma. Grazie per quello che avete fatto.
Oggi è un momento importante: con questo convegno vogliamo voltare
pagina. E chiedere al Paese di fare la stessa cosa. Guardando questa sala, posso
affermarlo con certezza, perché quello che vedo è incredibile. Non solo per numero,
perché siamo tantissimi, ma perché da questa sala si sente crescere un'energia vitale
vera, forte, seria. L'energia di chi sa di essere il motore dello sviluppo del paese. E di
chi sa che stiamo vivendo un momento chiave, in cui è necessario realizzare cambiamenti
veri, significativi. Noi siamo pronti. Questo è il nostro messaggio di oggi.
In questo convegno - che si inserisce nella serie di appuntamenti
dedicati al Centenario di Confindustria - abbiamo discusso del lavoro del Centro Studi che
ha analizzato la storia economica e sociale del paese, dall'Unità d'Italia ad oggi. Il
documento mette in evidenza i tanti punti di forza, ma sottolinea anche quelli che restano
punti di debolezza. Soprattutto, allunga lo sguardo sul futuro: abbiamo di fronte un mondo
nuovo e la consapevolezza che dobbiamo agire, e bene, se vogliamo vincere la sfida che ci
viene dal nuovo scenario. In questi 150 anni di storia l'Italia ha compiuto giganteschi
passi avanti. Lo ha ricordato ieri il direttore del nostro Centro Studi, Luca Paolazzi -
permettetemi di ringraziarlo, perché ha fatto un gran lavoro, così come tutto lo staff
di Confindustria - in questi 150 anni, il nostro reddito è cresciuto di 8 volte. Le
aspettative di vita di 2,6 ed è aumentata la popolazione. L'industria ha guidato questo
sviluppo. La grande, inizialmente, poi la piccola impresa che resta il motore fondamentale
per la crescita del paese.
Accanto a questi risultati importanti, però, la nostra analisi
dimostra che negli ultimi dieci anni l'Italia ha cominciato a declinare. Ha ragione il
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: ci sono imprese che, nonostante la crisi,
sono andate avanti, hanno continuato ad esportare e a vincere le sfide competitive. Ma se
guardiamo al paese nel suo complesso, se guardiamo al Pil pro capite, al costo del lavoro
per unità di prodotto, scopriamo che in questi ultimi dieci anni ci siamo fermati. Anzi,
siamo scivolati sulla china del declino. Ed è per questo che oggi, da questa sala, deve
salire forte la nostra voce: dobbiamo unire le forze e voltare pagina, perché questo è
quello che richiede la situazione.
In questi due anni abbiamo attraversato, come tutti i paesi del mondo,
una crisi devastante. La peggiore degli ultimi cinquant'anni. Il Governo, noi
imprenditori, i sindacati, tutti insieme abbiamo lavorato per evitare il peggio. Peraltro,
in condizioni svantaggiate, perché ci siamo trovati ad affrontare la crisi con un debito
pubblico elevato e quindi, con margini di manovra molto bassi. Ma ci siamo uniti: abbiamo
tenuto la barra dritta e soprattutto, abbiamo salvaguardato la coesione sociale. Noi, non
siamo finiti come la Grecia. Oggi, però, lo ribadisco, dobbiamo voltare pagina. I dati
scientifici ci dicono che nell'insieme il paese sta declinando. Ci sono problemi di Pil
pro capite: secondo il Csc, negli ultimi sette anni il nostro Pil pro capite è rimasto
fermo. Negli ultimi due anni è addirittura arretrato del 4%. Dobbiamo riprendere la
capacità di guardare al futuro, a un progetto di lungo termine, che, però, come tutte le
strategie di lungo respiro, va declinato giorno per giorno. Serve un progetto fatto non
solo di obiettivi a tre, quattro anni, ma anche di obiettivi da raggiungere tra uno-due
mesi, tra uno, due anni. Se ci uniamo, se lavoriamo insieme senza divisioni, possiamo
farcela. Possiamo tornare a crescere quanto e forse anche più degli altri. È un
obiettivo possibile.
Nel dibattito di ieri, ma anche in quello di questa mattina, questo
concetto è emerso in modo netto. Abbiamo davanti tre anni importanti, non ci sono
scadenze elettorali e c'è una maggioranza di governo chiara. È un momento eccezionale:
noi imprenditori siamo chiamati a uno sforzo enorme. L'agenda economica dei prossimi anni
la detteranno i paesi emergenti, Cina innanzitutto. Dobbiamo cambiare il nostro modo di
fare impresa. Lavorare sui costi e capire come raggiungere quei paesi, non solo per
vendere, ma anche per andare a produrre. Noi sentiamo il peso di questo sforzo, ma
vogliamo sostenerlo. È fondamentale, però, che il paese ci segua, si metta al nostro
fianco e ci aiuti a vincere la sfida. Non possiamo più essere lasciati soli. Il governo,
la politica, devono assumersi l'onere di decidere: e servono decisioni chiare, serie, da
prendere in fretta.
Dal sondaggio presentato dal Csc, emerge un dato preciso. Nonostante
gli imprenditori siano preoccupati per una crisi che resta molto forte, sono anche la
fetta più ottimista del paese. Il 52% degli imprenditori intervistati ritiene, infatti,
che la competitività delle proprie imprese da qui a cinque anni possa migliorare. Il 23%
sostiene che non peggiorerà. Se guardiamo alla popolazione, scopriamo maggiore pessimismo
e paura. Gli imprenditori ci credono. Noi vogliamo andare avanti ma, ribadisco, chiediamo
l'assunzione di decisioni dalle quali ormai non si può più prescindere.
Noi ti poniamo, presidente Berlusconi, e poniamo a tutto il paese, un
obiettivo comune. Ritornare a crescere almeno del 2% di Pil l'anno. In questi due anni
siamo decresciuti del 6%. Ma anche gli anni precedenti, siamo cresciuti dello 0,8%,
dell'1%, dell'1,2%. Se cresciamo del 2% di Pil l'anno per i prossimi 3 anni, significa
avere 50 miliardi di euro in più di ricchezza da distribuire. Significa creare 700mila
posti di lavoro in più. Significa tornare su quel percorso di crescita importante che
negli ultimi dieci anni abbiamo perso.
Lavoriamoci, insieme, sul serio. L'abbiamo già fatto in passato.
Possiamo tornare a farlo. Crediamoci. Muoviamoci in questa direzione, agendo su 3 livelli
diversi. Il primo, è il livello europeo: ci sono decisioni che vanno prese in Europa. Il
secondo, è il livello nazionale, quello delle decisioni che la nostra politica deve
prendere. Il terzo, è il livello delle scelte che dipendono da noi e dalla società
italiana nel suo complesso.
L'Europa. Oggi ho parlato con il presidente Trichet evidenziandogli un problema che
ci sta molto a cuore. Quello di una restrizione del credito - evidente e
chiara - che preoccupa molto i nostri imprenditori.
È vero. Confindustria, il governo, le banche, tutti insieme abbiamo fatto il
possibile: la moratoria, il Fondo di garanzia per le Pmi. Ma noi pensiamo che la
restrizione del credito possa peggiorare. A parte qualche caso raro, i bilanci del
2009saranno nettamente peggiori rispetto a quelli del 2008, il che vuol dire che la
qualità del credito di molte delle nostre imprese si abbasserà. Ma nello stesso tempo
avremo maggiore necessità di finanziamento proprio per cogliere i primi, piccoli segnali
di ripresa.
Sulle nostre teste, pende la spada di Damocle di Basilea 3. È
un tema importante, presidente Berlusconi, che sottopongo alla tua attenzione, perché di
questo noi siamo molto preoccupati. In una fase storica come l'attuale chiedere alle
banche di alzare troppo l'asticella dei requisiti patrimoniali, non va bene. In un momento
come questo la priorità deve essere ritornare a finanziare le imprese sane.
Quelle che scommettono sul futuro, anche in una |
Nino Luciani, L'appoggio diretto della Presidente
di Confindustria alla riforma Gelmini, conferma quanto da più parti sussurrato da mesi:
trattarsi di un progetto, che la Gelmini (per non saper nè leggere
nè scrivere di università) ha affidato a Confindustria, nota per la pesantezza
preconcetta contro la Pubblica Amministrazione e l'Università pubblica.
Direi, anzi, che "un bel tacer non fu mai scritto".
1.- Premessa. Il Convegno di Parma si caratterizza per la
"carica" della Presidente di Confindustria, nel dettare l'agenda al Presidente
del Consiglio, invitato e presente, e anche per alcuni allargamenti, alla Pubblica
Amministrazione (non tutti senza fondamento), e alla università (invece, tutti senza
fondamento), il che non vuole dire che l'università non abbia delle responsabilità.
Infatti, la Presidente:
a) da del "tu" al Presidente del Consiiglio;
b) elenca le "7" priorità di Confindustria;
c) chiede al Presidente Berlusconi di dare, a maggio, la risposta all'Assemblea
generale di Confindustria. E se sì, "è pronta a collaborare anche di più
di quanto fatto finora".
Nello specifico della "ricerca e innnovazione", la
Presidente ha "dato atto al ministro Gelmini di aver presentato una riforma
dell'università molto importante", e inveito contro "alcuni emendamenti che,
se approvati, annullerebbero ogni elemento innovativo" . Trattasi, (come è
stato precisato nei giorni successivi, da "Il Sole-24 ORE") di emendamenti per
abolire la presenza degli esterni nei Consigli di Amministrazione delle Università. Detti
esterni, pari al 40% nel testo originario, sono stati, poi, ridotti al 27% nel nuovo
testo, approvato dalla Commissione Istruzione del Senato. Ma vediamo
meglio, prima nel complesso e poi con qualche particolare.
2.- Il quadro nel complesso. Viene usata la legge ordinaria per svuotare tre principi
costituzionali:
1) l'autonomia universitaria (art. 33), centralizzando ulteriormente il
potere finanziario;
2) il diritto allo studio (art. 34), creando una sorta di élite dei
meritevoli, ma trascurando che le difficoltà finanziarie delle università ostacolano il
soccorso dei bisognosi e meritevoli; e data la diversità di situazioni da università a
università, il diritto allo studio non è applicato in modo uniforme nello Stato;
3) l'obbligo (come regola) delle assunzioni di personale mediante concorso,
nella Pubblica Amministrazione (art. 97). Con la nuova regola le assunzioni per contratto
saranno tre, quattro volte il personale di ruolo (a Bologna, adesso, è già doppio).
3. Qualche dettaglio:
- Sulla questione degli esterni. Va premesso che il Consiglio di
Amministrazione delle Università (così a Bologna) non è un organo esecutivo (come nel
diritto privato: vedi Società per Azioni), ma un organo di rappresentanza delle categorie
(professori di I, II, III Fascia, personale tecnico e amministrativo); e che il Senato
Accademico è un organo di rappresentanza delle Facoltà e dei Dipartimenti e delle aree
scientifiche.
Dunque, in un organo di rappresentanza, ha poco senso inserire degli
"esterni". Eppure a Bologna, ce li abbiamo messi da tempo, e funzionano quando
sono dei professori universitari, delegati dagli esterni per loro scelta. Nel caso di
Bologna il rappresentante del Governo è un professore.
Quando, invece, gli esterni non sono dei professori, i risultati sono
nulli, anzi dannosi perchè si annoiano, poco capiscono di quel che si dice e, di solito,
votano secondo le indicazioni del Rettore.
Ma nel caso del nuovo CdA (del DDL), le cose cambierebbero
radicalmente. Esso, diviene, infatti, un Organo Esecutivo, sul modello delle società per
azioni, ma con la differenza che nelle Università questi esterni non sarebbero motivati
dalla aspettativa di utili, per cui non vi avrebbero alcun interesse. (Andrebbe detto che
questo tipo di organo c'è già negli Atenei e si chiama "Giunta", eventualmente
allargata ai ProRettori, come a Bologna).
Per principio, sono favorevole comunque a mettere degli
esterni nel CdA (o Giunta, che dir si voglia). Ma attenzione
a non entrare nel ridicolo.
Il problema è favorire un rapporto organico permanente tra Università e
Industria. Ma quello che, fin qui, si è riusciti a fare è solo a livello
individuale con contratti di ricerca per conto terzi, ma con ostacoli immensi (perchè una
legge dello Stato autorizza le Università a trattenere, sulla pelle dei Ricercatori,
quasi il 30% dell'utile del Ricercatori, per cui (detratti anche gli oneri previdenziali e
le imposte sul reddito) al Ricercatore rimane quasi niente. E quindi, per arrivare un
domani, a presenze (non solo formali) di esterni nel CdA, bisogna partire dalla
costruzione di un vero e proprio sistema di rapporti individuali.
Dunque, la nostra Emma non sa proprio nulla di questo.
- Sulla questione della valutazione. La valutazione a cui fa
riferimento la Presidente è quella basata sul numero delle pubblicazioni, distinte anche
per qualità della collocazione editoriale.
Da anni, a Bologna l'abbiamo introdotta, ma non si creda che i risultati
siano il massimo. Il motivo è che il vino non si conosce dalla bottiglia, ma bevendolo.
Dunque, il problema è quello del corretto funzionamento delle Commissioni scientifiche
che vadano a guardare dentro gli elaborati. Ma, come si sa, da anni i concorsi per la
progressione in carriera sono molto rallentati, in primo luogo dal Governo.
C'è, poi, che le Commissioni sono "corporative"
(quelle, pur elette dai settori "nazionali", sono ben controllate dalle
istanze localistiche in base a pratiche di logrolling). Ma il DDL affida le formazione
delle commissioni interamente alle università locali, accrescendo il localismo. E allora
di cosa stiamo parlando?
Dunque anche qui la nostra Emma non sa proprio niente.
- Le contraddizioni esistenziali del DDL 1905. Esso vuole mettere
d'accordo il principio della autonomia dell'Università con l'aumento del controllo
finanziario statale sulla gestione locale.
Questo è un principio contraddittorio: vale dire, è improbabile che,
ad un tempo, si prendano decisioni dure a Roma, e che esse siano applicate fedelmente da
organi eletti localmente. E' anche contraddittorio pretendere che le Università facciano
bilancio e obbligarle a fare socialità (ossia, in nome del diritto allo studio, art, 34
Cost.) limitare la libertà di determinare i contributi studenteschi.
Ne consegue che (anche dopo l'aumento del controllo centrale, e che è
"lontano" per sua natura) la spesa locale continuerà a restare senza controllo
e, alla fine, dovrà essere ancora pagata a piè di lista, se non si vuole che scoppi la
rivoluzione.
Perchè questo schema funzioni occorre che il decisore locale sia nominato
dal centro.
Ma siccome, al contrario, il DDL Gelmini è costretta a rispettare la
Costituzione (che vuole la autonomia universitaria), la via che responsabilizza le
università (verso l'utenza) è:
- dotarle di autonomia finanziaria, con entrate proprie (i contributi
studenteschi), determinate liberamente agli stretti fini di pareggio del bilancio, fermo
il FFO - Fondo di finanziamento dello Stato, e sottoporre i bilanci universitari al
controllo preventivo e successivo della Corte dei Conti;
- il compito del diritto allo studio sia assunto dallo Stato, direttamente, creando
un apposito fondo presso il MIUR, eventualmente dando delega di gestione alle
Regioni. Nino Luciani |
situazione critica come l'attuale. È evidente che, nel medio-lungo termine,
servono banche più patrimonializzate. Ma ora porre ulteriori requisiti restringenti sulle
banche, vuol dire una cosa sola: andare tutti a fondo. Le banche dovranno fare scelte che
le costringeranno a erogare meno credito alle imprese e le imprese non avranno credito
adeguato per sostenere questo po' di miglioramento che c'è. Il che significherà appunto
andare tutti a fondo. Presidente Berlusconi, ti chiedo di farti carico di questo problema
e di portarlo a livello europeo. I banchieri centrali ragionano in un modo, noi dobbiamo
ragionare in maniera pragmatica e concreta. E chiediamo alla politica di assumere una
posizione forte a livello europeo per evitare che questo problema si trasformi in un
boomerang gravissimo. È un impegno molto forte, presidente, che ti chiedo a favore
dell'industria vera, di quella che produce e genera posti di lavoro.
C'è un secondo aspetto più ampio che voglio sottolineare e che
riguarda sempre l'Europa. Nel nostro Continente si respira un clima difficile. Di grande
criticità. È come se si fosse smarrita la logica dell'integrazione, che ha segnato anche
il successo dei nostri paesi. E come se in tutte le grandi capitali europee si respirasse
un'aria di nazionalismo, di voglia di tornare indietro, di egoismi. L'Europa oggi vive una
situazione di scarsa crescita, di disavanzi crescenti, di gap competitivi tra i paesi che
ne fanno parte: Germania e Grecia, per esempio, sono divise da un differenziale enorme. E
tutto quello che è stato fatto finora non ha ridotto questa distanza. Anzi, in un certo
senso l'ha ulteriormente accresciuta. E la crisi greca ha evidenziato questo aspetto. Se
agiamo esclusivamente tagliando i disavanzi e le retribuzioni all'interno dei singoli
paesi, andiamo nella direzione di distruggere l'Unione e il mercato europei. Sarebbe un
danno enorme, non solo per i paesi più deboli, ma anche per quelli più forti, Germania
compresa, che oggi non sembrano accorgersi con chiarezza di questo pericolo.
Confindustria ritiene che, insieme alla giusta politica del
rigore sui conti pubblici, che anche per il nostro paese è un valore importante, occorre
che l'Europa riprenda il suo percorso di crescita e si impegni a ridurre i gap tra paesi
più forti e paesi più deboli. Se non agiamo in questo senso, la situazione rischia di
sfuggirci di mano. E per noi, questo, è un altro elemento di grande preoccupazione.
Pensiamo, per esempio, che l'Europa potrebbe finalmente decidere di emettere gli Union
Bonds. Avere, cioè, accanto a debiti pubblici nazionali, un debito pubblico europeo. Che
non deve servire per andare a coprire la spesa pubblica improduttiva, ma deve essere
destinato agli investimenti in infrastrutture, in ricerca, innovazione, in sostenibilità
ambientale. Per ridare una crescita vera all'Europa. Presidente Berlusconi, so che è
difficile, ma ti chiediamo di intervenire anche su questo tema, perché se l'Europa
continuerà a stare ferma, il rischio è che si allontani ancora di più da imprese e
cittadini europei, che non la percepiranno più come una casa comune, ma come una gabbia.
Vengo ora al secondo livello, quello delle decisioni che dobbiamo
prendere a casa nostra. Credo sia chiaro a tutti - ed è stato ben evidenziato dalla
ricerca del Csc - che bassa crescita significa bassi salari, minor potere di acquisto,
difficoltà maggiore ad affrontare il problema del debito pubblico, significa non avere
capacità di migliorare la produttività del lavoro che, come ricordava prima Rubini, è
uno dei punti fondamentali per i quali l'Italia non cresce. Voglio ricordare un dato
abbastanza allarmante: da quando siamo entrati nell'euro, il costo del lavoro per unità
di prodotto è cresciuto in Italia di circa il 25% in più di quello dell'eurozona. Il che
vuol dire che, nonostante i salari italiani siano mediamente più bassi rispetto alla
media europea, la nostra produttività è ancora più bassa. C'è dunque non solo un
problema di produttività, ma anche di competitività. Come affrontarlo?
Le elezioni regionali sono finite. E, presidente, permettimi,
un'osservazione: la campagna elettorale è stata pessima. È stata una campagna di liti,
di screzi, di accuse anche alla più alta carica dello Stato, il presidente Napolitano. Di
tutto si è parlato, tranne che di programmi. Adesso, però, è alle spalle. Ed è
evidente che le urne hanno emesso un risultato chiaro: la maggioranza di governo ne esce
rafforzata. Contrariamente a quanto avvenuto in altri grandi paesi europei, la Francia,
per esempio, dove invece la maggioranza è stata sanzionata dal voto. Adesso - presidente
Berlusconi - dovete dimostrare di essere quel governo della cultura del fare per cui tanti
italiani vi continuano a dare fiducia. La vittoria alle politiche del 2008 vi ha affidato
un compito impegnativo. Queste elezioni regionali, in un certo senso, vi offrono una prova
ulteriore, ma è l'ultima. È quella senza appello. Perché oggi, tutti insieme, governo
in testa, dobbiamo dimostrare di voler superare i problemi dell'Italia. Oggi ci sono le
condizioni per farlo. Il governo deve dare prova di preferire i fatti alle polemiche. Le
decisioni ai rinvii, ai rimpalli di responsabilità. È venuto il momento di fare quello
che il paese non è stato in grado di fare negli ultimi quindici anni. E di farlo insieme
E vengo velocemente ai problemi che, dal nostro punto di vista, è fondamentale
affrontare.
Alle riforme istituzionali abbiamo sempre riconosciuto grande
importanza. E ci siamo battuti per realizzarle. Ma oggi - e lo sottolineano anche i
sondaggi - la priorità sono le riforme economiche, quelle che possono ridare slancio al
paese e rafforzare nelle imprese la capacità di stare sui mercati. Certo, resta
importante provare a realizzare anche le riforme istituzionali, cercando la maggiore
alleanza possibile con le forze sociali e l'opposizione. La storia di questo paese
dimostra che quando si è cercato di fare riforme a colpi di maggioranza, non si è fatto
nulla di buono. Penso, per esempio, allo scontro che ha prodotto la pessima riforma del
Titolo V nel 2001, di cui ancora paghiamo lo scotto. O alla mancata conferma della riforma
costituzionale del 2006. Ma la priorità sono le riforme economiche. Tu stesso, presidente
Berlusconi, hai ricordato una serie di provvedimenti adottati, sulle quali abbiamo
collaborato: gli ammortizzatori sociali, il fondo di garanzia, la Tremonti Ter. Misure che
hanno attenuato i colpi della crisi: del resto, i limiti del debito pubblico non ci
permettevano di fare di più. Ma oggi è tempo di assumere scelte più forti per
sprigionare energie e dare a questo paese la capacità di tornare a crescere. E gli ambiti
in cui serve decidere sono, a nostro avviso, sei.
Il primo: la macchina pubblica. Credo che questo
paese abbia un cancro enorme, un'ingerenza pubblica fortissima: lo Stato fa troppe cose
che non dovrebbe fare e quelle che dovrebbe fare, le fa male. Ci sono stati diversi
tentativi di riforma. Mi rendo conto che è più facile dirlo che farlo, ma imprese e
cittadini hanno urgente necessità di vedere, non più solo percepire, miglioramenti
concreti. Lavoriamo seriamente per semplificare la macchina burocratica e porre fine alla
logica di uno Stato che carica costi e inefficienze sulle spalle di imprese e cittadini.
Voglio citare un dato: spesso sentiamo dire che la spesa pubblica in Italia è difficile
da tagliare. Bene, in Italia la spesa pubblica corrente al netto degli interessi è stata
nel 2009 pari al 43,5%. 3,7 punti di Pil in più del 2005. 6,2 in più del 2000. Il che
vuol dire che la spesa corrente in questo paese continua a crescere. Durante la crisi noi
imprenditori, ma anche i lavoratori, i cittadini, abbiamo tutti stretto la cinghia.
Abbiamo ridotto i costi per cercare di far sopravvivere le imprese e mantenere il maggior
numero possibile di posti di lavoro. Adesso, presidente Berlusconi, deve stringere la
cinghia anche lo Stato: lavoriamo insieme per arrivare a un taglio della spesa pubblica
corrente di un 1% di Pil l'anno per i prossimi tre anni. In Germania lo hanno fatto,
diminuendo tra il 2003 e il 2007 di 4 punti percentuali la spesa corrente. Siamo
consapevoli che è difficile. E siamo pronti a mobilitarci. Il segretario Bonanni, prima
nel suo intervento, si è detto dello stesso avviso: le parti sociali sane di questo paese
sono pronte a collaborare per questo obiettivo, che è la vera, grande sfida che il paese
ha davanti. Gli sprechi non sono più tollerabili. Un esempio. Ieri il ministro Tremonti
ha ricordato che la spesa per pensioni di invalidità ammonta a 16 miliardi di euro e che
è aumentata moltissimo in questi ultimi anni. Ha anche ricordato che di questi 16
miliardi, 4 vanno agli invalidi, 12 non si sa bene a chi. Investiamo anche più risorse
per gli invalidi veri, per chi se ne occupa, ma staniamo quelli falsi. Facciamolo subito:
domani. Altro esempio. Gli enti inutili. Abbiamo parlato a lungo di abolirli. Anche
perché, oltre a rappresentare un costo economico, per giustificare la loro presenza
impongono ulteriore burocrazia sulle spalle di cittadini e imprese. Il ministro Calderoli
- che ha la stima di Confindustria - ha presentato, molti mesi fa, un disegno legge per
tagliare gli enti inutili, disegno che abbiamo condiviso e che adesso - ci risulta - sia
fermo in Parlamento. Approvatelo. Subito. Vi sosterremo e cercheremo di vincere insieme a
voi eventuali resistenze. Altro esempio ancora. È stato presentato un disegno di legge
per revocare qualche migliaio di consiglieri delle municipalizzate. Facciamolo. Perché
non è solo un problema di costi, che certo sono importanti: è anche un problema di
giustizia. In un momento in cui tutti stiamo tirando la cinghia, vedere un enorme apparato
pubblico che invece di fare sacrifici, continua ad aumentare i suoi costi, è
inaccettabile. Ultimo aspetto. Confindustria condivide l'idea di lavorare sul tema della
giustizia, perché una giustizia inefficiente e dai tempi lunghi allontana gli
investimenti e complica la vita di cittadini e imprese.
Secondo ambito, altrettanto importante:
le infrastrutture. Confindustria riconosce al governo di aver tentato strade
nuove, ad esempio con la Legge Obiettivo, e al ministro Matteoli di aver compiuto alcuni
positivi passi avanti, che abbiamo condiviso. I risultati, però, non sono ancora
soddisfacenti. E anche qui serve un'operazione verità. Il governo ha detto che le risorse
stanziate ammontano a 11,3 miliardi di euro. Di questi, ad oggi, ne è stato speso poco
più di un miliardo. Confindustria aveva sottolineato la necessità che un altro miliardo
fosse stanziato per le piccole opere, quelle che possono partire subito. Secondo i dati
dell'Ance di questo miliardo ne sono stati spesi solo 20 milioni di euro. Vogliamo sapere
a quanto ammontano realmente le risorse da spendere e poi vogliamo che vengano spese.
Anche su questo siamo pronti a mobilitarci, perché l'investimento in infrastrutture può
essere un ottimo volano di crescita per il paese. E su questo tema delle infrastrutture,
permettetemi una precisazione. I fondi strutturali europei 2007-2013 saranno gli ultimi
destinati all'Italia, perché poi verranno indirizzati ad altri paesi in ritardo di
sviluppo. Ci sono vari capitoli in questi fondi: uno dei fondamentali è proprio quello
sulle infrastrutture. E se guardiamo a quello che sta accadendo sulla programmazione
2007-2013, emerge una situazione preoccupante. Abbiamo speso solo il 6% di questi fondi e
ancora una volta nella logica di sempre: disperdendoli in mille rivoli. Proponiamo,
presidente Berlusconi, di rinegoziare questi fondi con l'Unione europea, concentrandoli su
poche opere infrastrutturali vere, forti, capaci disegnare una svolta. Evitiamo l'ennesimo
spreco, evitiamo che queste risorse finiscano disperse o, peggio, nelle mani della
criminalità organizzata che, soprattutto nel Mezzogiorno, avvelena la società civile e
l'imprenditoria. Anche su questo siamo disponibili a lavorare insieme: abbiamo già
elaborato alcune proposte, le mettiamo a disposizione del governo. Piano casa: siamo
d'accordo, ma variamolo. Oggi abbiamo nuovi presidenti regionali, eletti sia nelle file
della maggioranza che dell'opposizione: impegnateli a varare il piano casa nel più breve
tempo possibile. Stiamo parlando di 40-50 miliardi di euro da mettere in moto: è una
cifra importantissima.
Terzo ambito: ricerca e innovazione. È molto
probabile che la Cina detterà l'agenda economica del futuro, ma l'Italia, le imprese
italiane, possono reggere il confronto. Possono vincerlo. Non possiamo però pensare di
competere con i costi cinesi. Dobbiamo giocare su un altro fronte: prodotti più
innovativi, più tecnologici, dal design più ricercato. Serve una scelta strategica sui
temi della ricerca e dell'innovazione. Serve da parte delle imprese, ma anche da parte del
paese, del governo. Le imprese non chiedono strumenti particolari: gli strumenti ci sono
già. Bisogna farli funzionare. Il credito d'imposta per la ricerca, per esempio, c'è, ma
va finanziato. Senza soluzioni alla clic day, che umiliano gli imprenditori seri, che
investono. Su questo, presidente Berlusconi, ti chiedo di prendere un impegno di almeno 1
miliardo di euro a favore della ricerca per i prossimi tre anni, per dare la possibilità
agli imprenditori che vogliono investire di avere strumenti chiari, efficaci, automatici
che possano aiutarci a sviluppare meglio i nostri prodotti, le nostre innovazioni e la
nostra ricerca. Sempre in quest'ambito è determinante la formazione del capitale umano,
la scuola, l'università. Confindustria dà atto al ministro Gelmini di aver presentato
una riforma dell'università molto importante, perché per la prima volta, dopo anni,
riammette nell'università i meccanismi del merito, della valutazione, della
internazionalizzazione. E - finalmente - abbatte lo strapotere
delle baronie. Ma anche qui, c'è preoccupazione, perché ci risulta che
alcuni emendamenti presentati in Parlamento, se approvati, annullerebbero ogni elemento
innovativo della riforma. Quindi, attenzione: le scelte di coraggio, una volta assunte,
vanno portate avanti fino in fondo.
Quarto ambito: il fisco. In questi due giorni
abbiamo parlato molto di fisco. È noto che la situazione in Italia è molto problematica,
per i cittadini, per i lavoratori, per le imprese. In più, c'è un'enorme evasione
fiscale, per cui chi paga le tasse ne paga in quantità non più sostenibile. Dobbiamo
mettere mano a una seria riforma fiscale. Confindustria su questo è disponibile a
lavorare anche con il sindacato. Sono d'accordo con quanto detto dal segretario Bonanni:
lavoriamo insieme per arrivare entro tre anni a questa riforma. Con un'avvertenza: che la
riforma complessiva del fisco sia a tre anni, ma non possiamo aspettare tre anni per
vedere qualche segnale. Dobbiamo farlo prima: lavoriamo con davanti il traguardo dei tre
anni, ma diamo alcuni segni concreti il più velocemente possibile. E credo l'obiettivo
sia molto chiaro: vanno abbassate le tasse su chi tiene in piedi questo paese, cioè
imprese e cittadini. Per le imprese, il tema fondamentale è l'Irap, tassa assolutamente
ingiusta: cominciando da una graduale riduzione a partire dalla sua componente costo del
lavoro, rendendola progressivamente deducibile dalla base imponibile. Ragioniamoci.
Federalismo fiscale. È un'altra riforma molto
importante. E anche qui non è più tempo di parlare, ma di fare. E bene, lavorando sul
serio, senza aumenti di spesa pubblica, ma anzi, responsabilizzando gli amministratori
locali, riducendo gli sprechi e liberando risorse per la crescita. Dissipando alcuni
timori. Ci sono regioni che hanno significativi deficit sanitari, ebbene, queste regioni
non devono poter rinegoziare la spesa sanitaria, ma fare un percorso vero e chiaro di
rientro dei deficit, soprattutto quelle del Sud dove la sanità è uno scandalo nazionale.
Il federalismo fiscale è una grande occasione: vuol dire dare più poteri alle Regioni,
ai presidenti regionali, ma anche più responsabilità. C'è una cosa molto chiara che
voglio dire: i presidenti che non si dimostreranno capaci di mantenere i costi standard,
vanno mandati a casa, non devono essere più rieletti perché la responsabilità e la
buona amministrazione è il valore che deve fare la differenza.
Altro ambito: l'energia. Confindustria ha
fortemente appoggiato la scelta del governo di tornare al nucleare. È una scelta
imprescindibile per il nostro paese. Dobbiamo andare avanti, e farlo con serietà. E anche
qui, purtroppo, c'è una conflittualità istituzionale tra Stato e Regioni, con il
rischio, ancora una volta, di bloccare tutto e di pagare un conto pesante. Siamo l'unico
paese rimasto fuori dal nucleare. Oggi abbiamo un mix energetico che ci condanna ad avere
un costo dell'energia che è fino al 90% superiore alla Francia, fino al 70% della Spagna.
Numeri che conosciamo benissimo: per questo, l'opzione nucleare è irrimandabile. Ed è
importante coordinarsi con le Regioni per la scelta dei siti, ma se poi le Regioni non
decidono, bisogna andare avanti lo stesso. Anche su questo, presidente Berlusconi, siamo
pronti a mobilitarci, pure nei confronti dell'opinione pubblica, perché deve essere
chiaro a tutti che senza l'opzione nucleare non andiamo da nessuna parte.
Ultimo ambito: l'impegno a favore della legalità.
Ci siamo, siamo pronti a collaborare anche di più di quanto fatto finora, perché
è una scelta di campo fondamentale se vogliamo restituire dignità civile e crescita
economica a un territorio chiave del nostro paese che è il Mezzogiorno d'Italia.
Vengo alla conclusione: i problemi da affrontare e le risposte da
dare sono noti. L'importante però è capire che questo è il momento di andare
oltre le promesse. Tutti insieme dobbiamo assumerci impegni seri, darci una road
map, tempi di azione certi e rispettarli.
Questo è quello che oggi i 5mila imprenditori presenti chiedono al
governo. Ti chiedono, presidente Berlusconi, di ragionare sulle priorità che abbiamo
indicato e di assumerti impegni seri il prima possibile. Sarebbe bello che all'Assemblea
generale di Confindustria, a maggio, tu venissi e ci dessi una risposta.
Noi, la nostra risposta, la diamo oggi. Continueremo ad impegnarci
con coraggio e tenacia per mantenere le nostre imprese, i posti di lavoro, per aumentare
l'innovazione e la qualità dei nostri prodotti, per aumentare la nostra dimensione. Noi
ci siamo. Siamo pronti a fare ancora di più e non ci sottraiamo alla responsabilità
importantissima di contribuire alla crescita di questo paese. Noi questo impegno lo
assumiamo con forza.
Ma il paese deve fare altrettanto. Deve voltare pagina, cambiare e
sposare con coraggio le scelte del mercato, del merito, della concorrenza. Deve fare di
questi valori, scelte di vita forti e condivise, perché è da qui che può venire la
crescita. In proposito, voglio soffermarmi su alcune recenti dichiarazioni che
preoccupano: ci sono componenti importanti della società - penso ai commercianti o ai
professionisti - che stanno tentando di far fare un passo indietro alle liberalizzazioni,
invocando chiusure e protezioni. Non è accettabile. Lo ha sottolineato ieri il presidente
Catricalà in modo autorevole: sentire richieste di tariffe minime da parte dei
professionisti, non ha senso. Ci mettiamo tutti in fila per chiedere una tariffa minima?
Non è più immaginabile che una fetta di paese viva sussidiata dallo Stato scaricando
costi e inefficienze su chi invece vive di concorrenza e di mercato. Su questo, presidente
Berlusconi, ti prego di prestare la massima attenzione, perché non possiamo più
sopportare due pesi e due misure.
Cari amici, credo - e chiudo sul serio - che ogni tanto faccia bene
guardare alla storia passata. Bene, se guardo a quello che questo paese è stato capace di
fare dal dopoguerra ad oggi, ritrovo molta fiducia. Perché il paese ha avuto una grande
capacità di sviluppare crescita, innovazione, benessere, mobilità sociale. Erano in
molti a considerarci poco più che un paese rurale: noi invece abbiamo compiuto una specie
di miracolo.
Ecco, oggi dobbiamo cercare di ripercorrere quella strada. Noi ci
crediamo. La nostra Italia, l'Italia di cui noi facciamo parte, quella che vogliamo, è
un'Italia che ha idee, qualità, che si batte sui mercati e continua a credere nel futuro.
Che anche in questa crisi devastante è riuscita ad andare avanti. Noi non abbiamo paura.
E dobbiamo infondere al paese questo stesso coraggio. Questa stessa voglia di fare. Questa
stessa voglia di vincere. Questa stessa voglia di tornare ad essere un paese forte, che
guarda al futuro con fiducia e ottimismo.
Noi imprenditori ci crediamo e lavoreremo ogni giorno per questo
risultato. Grazie. Emma Marcegaglia |
|
La questione dell'aggancio dei PROF alla DIRIGENZA STATALE
e quella del diritto alla pensione, per gli incarichi retribuiti
Due nuove SENTENZE: una a FAVORE, l'altra a SFAVORE |
Questa sentenza dispone che il
trattamento retributivo dei professori universitari
non è collegato a quello dei dirigenti statali |
Questa sentenza dispone un autonomo trattamento pensionistico per il servizio in qualità
di assistente ordinario, in aggiunta al servizio di prof. incaricato interno. |
TAR - Tribunale Amministrativo Regionale dell'Emilia Romagna, Sez. I - Sentenza n.
942/09, depositata il 11 giugno 2009
(Stralcio)
Sul ricorso proposto contro l'Università di Bologna,
I ricorrenti, tutti docenti universitari di vario livello, agiscono per il
riconoscimento del diritto alla corresponsione delle differenze retributive connesse agli
aumenti stipendiali previsti dall'art. 1 della L. n. 34/1997 per i dirigenti dello Stato.
Lamentano in buona sostanza, gli interessati, che nei loro confronti non sia stata fatta
applicazione dell'art. 36 del D.P.R n. 328/1980 il quale avrebbe sancito un chiaro e
diretto collegamento dei trattamenti economici relativi ai professori universitari e ai
dirigenti statali. Ne sarebbe derivato, a parere degli istanti, un mancato adeguamento
delle retribuzioni dei ricorrenti in dipendenza dell'omesso riconoscimento,
dell'indennità di posizione, invece, attribuita ai dirigenti generali dello Stato per gli
anni 1996 e 1997. Il ricorso é infondato.
La materia, peraltro assai risalente, è stata da tempo
affrontata e chiarita, sia dalla Corte Costituzionale che dalla giurisprudenza
amministrativa. Già con la sentenza n. 219 del 17 luglio 1975 la Corte aveva sancito, in
ordine al riassetto del pubblico impiego e in particolare con riguardo al trattamento
economico dei professori universitari, non una correlazione permanente ed immutabile, ma
soltanto una tendenziale equiparazione delle posizioni retributive. In questo senso è
stato chiarito che gli art. 73/3° c. L. n. 11 luglio 1984 n. 312 e 36/8° c. D.P.R. n.
382/1980 hanno esclusivamente commisurato il trattamento economico dei professori
universitari dell'ultima classe di stipendio a quello goduta dai dirigenti generali di
classe A dello Stato senza creare alcuna sovrapposizione o alcuna identità di situazioni
( Tar Piemonte n. 62/1993 ) E' stato ulteriormente precisato che equiparazione tendenziale
non significa uniformità totale né ingenera dubbi sull'obiettiva diversità delle
funzioni professionali anzidette con la conseguente possibilità di uno sviluppo
differenziato dei trattamenti economici, sempre nel rispetto dei canoni costituzionali di
riferimento (TAR Marche n. 349/1986 ).
In conclusione appare del tutto evidente che l'art. 36
della L. n. 382/1980, pur conservando ai professori universitari la già acquisita
equiparazione del trattamento dirigenziale, ha dettato una disciplina uniforme per tutti i
docenti, senza distinzione e dunque esso rilevi quale mero parametro di calcolo della
retribuzione di questi ultimi, essendo per ogni altro aspetto del tutto differenti le
retribuzioni delle due categorie di dipendenti pubblici. Ne discende che il riconoscimento
di emolumenti strettamente ed inscindibilmente correlati all'esercizio di funzioni proprie
della. dirigenza statale non appare compatibile con il quadro interpretativo appena
tracciato e quindi il ricorso deve essere respinto.
Per questi motivi, definitivamente pronunciando sul ricorso in
epigrafe lo respinge.
|
Corte dei Conti - Sezione giurisdizionale per la Emilia Romagna - SENTENZA n. 996/06/C, depositata il 27.9.2006, confermata in
appello dalla SEZIONE PRIMA GIUR. CENTRALE con sentenza N. 446/2008/A.
(Stralcio)
Con
il provvedimento n. 26568 del 21.9.1995 il Rettore della Universita' di Bologna negava al
ricorrente trattamento pensionistico per il sevizio prestato dal prof.
in qualita'
di assistente ordinario dall' 1.11.1973 all' 1.8.1985, avendo costituito titolo per la
nomina a professore associato.
L' amministrazione pone a sostegno della propria
deliberazione la previsione dell' art. 133 del T.U. 29.12.1973, n. 1092, che, come e'
noto, prescrive il divieto di cumulo del trattamento di quiescenza rispetto a quello di
attivita' di servizio quando si sia in presenza di servizi che siano l' uno la
continuazione dell'altro, come ribadito nella compiuta memoria depositata l' 8.3.2006.
Risulta agli atti che il ricorrente era stato
dipendente dell' Universita' di Bologna con l' incarico di incaricato esterno
dall' 1.11.1966 al 30.10.1973 ed
interno dall' 1.11.1973 sino all' 1.8.1985, ed assistente
ordinario dall' 1.11.1973 all'1.8.1985, nonche' nominato professore associato
confermato dal 20.3.1985 ad oggi.
Risulta, altresi', che con deliberazioni E.N.P.A.S.
del 4.11.1991 e 22.4.1991, veniva riconosciuto al ricorrente indennita' di buonuscita
anche per il servizio prestato in qualita' di assistente ordinario, ma nulla gli era
corrisposto a titolo di indennita' sostitutiva di pensione per quel servizio.
Reputa questo Giudice che sia corretta l'
interpretazione fornita dalla parte ricorrente, secondo cui il solo servizio di professore
incaricato e' stato valutato ai fini della nomina a professore associato confermato, in
quanto l' art. 50 del D.P.R. n. 382 dell' 11.7.1980 pone come requisito per la
partecipazione al giudizio di idoneita' una delle due qualifiche di professore incaricato
o assistente ordinario alternativamente e non cumulativamente; nei fatti e' dato, inoltre,
rilevare che la nomina del prof.
e' avvenuta come professore associato
confermato, in prosecuzione del ruolo di professore incaricato e non di non
confermato, come sarebbe avvenuto in prosecuzione del ruolo di assistente ordinario.
Ancora, il riconoscimento di una buonuscita per il
servizio prestato dal ricorrente in qualita' di assistente ordinario, che invece e'
avvenuto con le citate delibere del 1991, non sarebbe giustificabile alla luce di una
continuazione professionale come invocata dall'amministrazione.
Resta assorbita ogni ulteriore censura.
Il ricorso, pertanto, si manifesta giuridicamente fondato e se ne dispone l'
accoglimento e per gli effetti si dichiara il diritto del ricorrente alla liquidazione di
autonomo trattamento pensionistico (assegno sostitutivo) per il servizio prestato presso
l' Universita' di Bologna, Facolta' di Scienze MM. FF. NN. in qualita' di assistente
ordinario dall' 1.11.1973 all' 1.8.1985.
.
Per questi motivi, la Corte
dei conti
accoglie il ricorso in
epigrafe, come in motivazione. |
|
La
sentenza sulla costituzionalità della legge sul Fuori Ruolo |
 |
Avvertenza.
In precedente servizio avvevamo data informazione che a luglio sarebbe uscita la
sentenza della Corte Costituzionale sul ricorso di numerosi Tar, per presunta
incostituzionalità della legge statale sulla progressiva abolizione del Fuori Ruolo dei
docenti universitari. Questa Sentenza c'è stata il 16 luglio u.s. .
In questo servizio, riportiamo il dispositivo della sentenza, ed il commento di un Collega
esperto (che ha voluto conservare la riservatezza sul suo nome) sul grado di rilevanza
della sentenza.
SENTENZA N. 236, ANNO 2009, del 16 luglio 2009"
DISPOSITIVO: " La CORTE COSTITUZIONALE dichiara
l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 434, della legge 24 dicembre 2007, n.
244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello
Stato - legge finanziaria 2008), nella parte in cui si applica ai professori
universitari per i quali sia stato disposto il collocamento fuori ruolo con formale
provvedimento amministrativo e che hanno iniziato il corso del relativo periodo."Nei
ricorsi, il motivo più forte di opposizione alla legge era stata la sua presunta
"irretroattività".
Su questo la Corte ha precisato:
"La norma impugnata sembra porsi in violazione dell'art. 3 Cost
"per la retroattività dei suoi contenuti precettivi".
"Questa Corte ha affermato più volte che l'irretroattività della legge è
principio di carattere costituzionale soltanto per le norme penali, in quanto sancito
dall'art. 25 Cost.
Per le norme non penali la retroattività delle leggi è consentita, ma nel
rispetto dei principi di ragionevolezza e di eguaglianza.
In questo quadro sono,
- in primo luogo, legittimamente retroattive sul piano costituzionale le norme
interpretative, in quanto affermano una delle possibili varianti di senso già desumibili
dalla lettera della disposizione interpretata.
Anche norme innovative con efficacia retroattiva sono legittime (ad
eccezione delle norme penali punitive), purché la retroattività trovi adeguata
giustificazione sul piano della ragionevolezza e non contrasti con altri valori ed
interessi costituzionalmente protetti, tra i quali va inclusa anche la tutela
dell'affidamento legittimamente sorto nei destinatari, in quanto principio connaturato
allo Stato di diritto".
In questo senso, una volta che un decreto rettorale è stato emanato
legittimamente e ha prodotto degli effetti, esso non può essere revocato se va a ledere "un
diritto legittimamente sorto nei destinatari". |
Anche Sentenza del Consiglio
di Stato sulla negazione dei 2 anni, dopo i 70 di età Nel nostro Ateneo di Bologna c'erano stati non pochi
ricorsi al TAR dellEmilia Romagna, che aveva sospeso i decreti rettorali relativi,
in attesa del giudizio.
I ricorrenti opponevano la illegittimità del dimissionamento generalizzato dei
docenti al limite dell'età pensionabile, senza riguardo alla applicazione prudente che la
nuova legge raccomanda, per prima, nel concedere i 2 anni aggiuntivi di servizio, ex-art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del
1992.
Sopravviene, in seguito a ricorso dell'Ateneo, una sentenza del Consigio di Stato che
conferma le decisioni del TAR.
In conclusione le negazioni del biennio sono legittime, solo se motivate da caso a
caso, in relazione alle necessità didattiche.
Questo comporta (N.d.R.) che, caso per caso, ogni decisione dovrà passare per le
Facoltà, gli organi competenti per valutare le relative esigenze.
Si potrebbe opinare che è solo una questione di ritardo. Questo accadrebbe se il
CdA confermasse i dimissionamenti motivando, a sua discrezione, caso per caso. E questo è
verissimo.
C'è, però, a Bologna un fatto nuovo: che è stato eletto un nuovo Rettore, che
entrerà in carica il 1 nov. 2009.
Vedremo come andrà a finire. |
|
 |
Riferimento
all Art. 72 del Decreto legge n. 112 del 2008, di modifica
l''art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992, relativo al
diritto ai 2 anni
di proroga del servizio, dopo l'età pensionabile
In attesa dell'esito dei ricorsi al TAR
contro l''Ateneo di Bologna
CIRCOLARE DEL MINISTERO DELLA FUNZIONE PUBBLICA
per la interpretazione corretta della legge |
NOTA.
L'università italiana subisce in questa fase la scure del Governo che taglia i posti di
professore senza un collegamento con l' inserimento dei giovani, così che la scienza
accumulata venga trasmessa a loro, che a loro volta ne proseguiranno l'incremento (senza
partire da zero) e la trasmissione ai loro successori.
Ma ecco che, da noi, subiamo anche la sindrome di Sansone. Calzolari vuole che:
"muoia Sansone con tutti i Filistei ". Cos'altro è il dimissionamento
generalizzato dei docenti al limite dell'età pensionabile, senza riguardo alla
applicazione prudente che la nuova legge raccomanda, per prima, nel concedere i 2 anni
aggiuntivi di servizio, ex-art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del
1992 ?
Si
ricorda, in proposito, che nel nostro Ateneo ci sono già stati non pochi ricorsi al TAR
dellEmilia Romagna, che ha sospeso i decreti rettorali relativi, in attesa del
giudizio.
CIRCOLARE N. 10 del DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA
Riferimento all Art. 72 - "Personale dipendente prossimo al
compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo". Decreto legge n. 112
del 2008 - "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la
competitività, la stabilizzazione delta finanza pubblica e la perequazione -tributaria».
Con il decreto legge n. 112
de! 2008, convertito con modifiche in legge n. 133 del 2008 sono state previste
innovazioni in materia di trattenimento in servizio dei pubblici dipendenti ed è stata
disciplinata la risoluzione dei contratto di lavoro per i dipendenti che abbiano maturato
40 anni di anzianità contributiva. Chi vi è interessato trova qui di seguito il punto 2
della Circolare Ministeriale, per favorire la corretta interpretazione della complessa
legge.
......
......
2. Disposizioni relative al
trattenimento in servizio (commi da 7 a 10).
La
modifica del regime del trattenimento in servizio.
I commi da 7 a 10 dellart. 72 del d.l.
n. 112 hanno innovato la disciplina di cui allart. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del
1992, modificando il regime dei trattenimenti in servizio. Lart. 16 comma 1 del
citato decreto, come modificato, prevede: È in facoltà dei dipendenti civili
dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere in servizio, con effetto
dalla data di entrata in vigore della legge 23 ottobre 1992, n. 421, per un periodo
massimo di un biennio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo per essi
previsti. In tal caso è data facoltà all'amministrazione, in base alle proprie esigenze
organizzative e funzionali, di accogliere la richiesta in relazione alla particolare
esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti ed in
funzione dell'efficiente andamento dei servizi. La domanda di trattenimento va presentata
all'amministrazione di appartenenza dai ventiquattro ai dodici mesi precedenti il
compimento del limite di età per il collocamento a riposo previsto dal proprio
ordinamento.
Mentre
secondo la disciplina previgente, in caso di domanda, lamministrazione non era
titolare di discrezionalità nel disporre il trattenimento, dovendolo in ogni caso
accordare, in base al nuovo regime listanza
di trattenimento è soggetta a valutazione discrezionale e quindi può non essere
accolta dal datore di lavoro. La valutazione deve tener conto di alcune condizioni
oggettive:
-
le
esigenze organizzative e funzionali dellamministrazione,
-
la particolare
esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti e
lefficiente andamento dei servizi.
In
proposito, è opportuno che ciascuna amministrazione adotti preventivamente dei criteri
generali per regolare i trattenimenti in servizio, tenendo conto delle proprie
peculiarità, in modo da evitare condotte contraddittorie o incoerenti.
Tali criteri si configurano quale atto di indirizzo generale e quindi,
in linea con quanto previsto dallart. 4, comma 1, lett. a) e b), del d.lgs. n. 165
del 2001 dovrebbero essere contenuti nellatto di programmazione dei fabbisogni
professionali o adottati dallautorità politica o dagli organi di indirizzo. Nel
compiere le valutazioni, che dovranno trovare riscontro nella motivazione dellatto,
sarà opportuno tenere in debita considerazione il parere del responsabile della struttura
nella quale il richiedente è inserito.
Considerato che, in base alla normativa vigente, il trattenimento in
servizio viene disposto in relazione alle esigenze dellamministrazione e che il
citato art. 16 stabilisce che esso può avere la durata massima di un biennio, lo
stesso può essere motivatamente accordato anche per un periodo inferiore al biennio.
La
nuova disposizione fissa poi dei termini per la presentazione dellistanza da parte
dellinteressato e, cioè, dai 24 ai 12 mesi antecedenti il compimento del limite di
età per il collocamento a riposo previsto dal proprio ordinamento. La previsione di tali
termini è funzionale alle esigenze organizzative dellamministrazione, che deve
poter compiere una valutazione a medio termine nellambito della programmazione dei
fabbisogni professionali. In tale contesto si spiegano anche le norme di cui ai commi 9 e
10, che prevedono interventi di riesame di fattispecie già concesse, in quanto riferite a
trattenimenti in servizio con decorrenze spostate nel tempo, che quindi devono essere
rivalutate anche al fine di rendere reale ed immediata lefficacia del nuovo regime.
La
fase transitoria.
Una volta enunciata la disciplina di regime
nel comma 7, i commi da 8 a 10 dettano le regole da applicare per gestire la fase
transitoria.
In particolare, il comma 9 dispone che: Le amministrazioni di
cui al comma 7 riconsiderano, con provvedimento motivato, tenuto conto di quanto ivi
previsto, i provvedimenti di trattenimento in servizio già adottati con decorrenza dal
1° gennaio al 31 dicembre 2009.
Il successivo comma 10
prevede invece che: I trattenimenti in servizio già autorizzati con effetto a
decorrere dal 1° gennaio 2010 decadono ed i dipendenti interessati al trattenimento sono
tenuti a presentare una nuova istanza nei termini di cui al comma 7..
Il comma 8, come risultante dalle modifiche apportate in sede di
conversione, recita: Sono fatti salvi i trattenimenti in servizio in essere alla
data di entrata in vigore del presente decreto e quelli disposti con riferimento alle
domande di trattenimento presentate nei sei mesi successivi alla data di entrata in vigore
del presente decreto..
Linterpretazione del comma 8 citato va compiuta tenendo
conto della complessiva disciplina e, quindi, la disposizione deve essere considerata in
relazione a quanto previsto dal precedente comma 7 e dai successivi commi 9 e 10.
Ciò
premesso, la modifica del comma, operata in sede di conversione, innanzi tutto consente di
superare una lacuna che presentava il testo originario del decreto legge in riferimento
allipotesi di istanza di trattenimento presentata da coloro i quali avrebbero
compiuto il limite di età per il collocamento a riposo prima di 12 mesi dopo
lentrata in vigore del decreto legge (25 giugno 2008), termine fissato dal terzo
periodo dellart. 16 comma 1 come modificato dal d.l. n. 112. Infatti, in base a
quanto previsto dal vigente comma 8 dellart. 72, anche coloro che compiono il limite
massimo di età prima del 25 giugno 2009, se non hanno già provveduto in precedenza a
presentare la relativa domanda, possono produrre istanza di trattenimento.
In sostanza, i dipendenti che compiono il limite massimo di età entro
il 25 giugno 2009 e che intendono chiedere il trattenimento in servizio debbono presentare
la relativa domanda allamministrazione di appartenenza entro il 27 dicembre 2008. Si
tratta di casi in cui il periodo di trattenimento in servizio può iniziare a decorrere
nellanno 2008 o nellanno 2009.
Peraltro, la disciplina relativa alla gestione della fase transitoria
di cui al comma 8 dellart. 72 rende possibile la presentazione della domanda di
trattenimento entro il termine del 27 dicembre 2008 anche a coloro che compiranno il
limite massimo di età entro il 27 dicembre 2009 che non hanno provveduto alla
presentazione della stessa rispettando il termine dei 12 mesi.
Se, ad esempio, un soggetto dovesse compiere il limite massimo di età
il 1° agosto 2009 e non avesse già provveduto a presentare la domanda di trattenimento,
ha facoltà di farlo entro il 27 dicembre 2008, in quanto la norma prevede espressamente
la deroga, durante la fase transitoria, al rispetto dei termini di cui al comma 7.
Resta
inteso che coloro che compiranno il limite massimo di età successivamente al 27 dicembre
2009 saranno tenuti al rispetto dei termini di cui al comma 7 dellart.72.
Inoltre, in base alla nuova norma, sono fatte salve le eventuali
istanze presentate prima del 25 giugno 2008 che ancora non fossero state esaminate
dallamministrazione.
Occorre precisare poi che le domande presentate entro la predetta data
del 27 dicembre 2008 sono soggette ad un regime differenziato a seconda che la decorrenza
del trattenimento sia precedente o successiva al 1 gennaio 2009. Infatti, il comma 8 in
esame deve essere letto in connessione con il successivo comma 9, il quale, come visto,
prescrive alle amministrazioni di riconsiderare i trattenimenti già disposti con
decorrenza 1 gennaio 2009 alla luce della nuova disciplina (di cui al comma 7). In tale
contesto, il regime applicabile alle domande di trattenimento con medesima decorrenza deve
essere analogo.
Quindi, le domande presentate nel periodo antecedente allentrata
in vigore del decreto legge non ancora evase dallamministrazione e quelle presentate
entro i 6 mesi successivi lentrata in vigore del decreto stesso debbono essere
valutate a seconda della data di decorrenza del trattenimento:
- se la decorrenza del
trattenimento è precedente al 31 dicembre 2008, listanza dellinteressato deve
essere accolta e il trattenimento deve essere disposto; in tal caso, infatti, trova
applicazione il precedente regime, di cui allart. 16 del d.lgs. n. 503 del 1992
prima della modifica operata con il d.l. n. 112, secondo il quale lamministrazione
non aveva discrezionalità nel concedere il trattenimento;
- se
invece la decorrenza del trattenimento è successiva al 31 dicembre 2008, allora la
domanda di trattenimento va valutata in base a quanto previsto dallart. 16 comma 1
del d.lgs. n. 503 del 1992 come modificato dal comma 7 dellart. 72 del d.l. 112 e,
conseguentemente, la decisione sul trattenimento deve essere il frutto di una ponderazione
discrezionale da parte dellamministrazione alla luce dei parametri individuati dalla
norma (esigenze organizzative e funzionali dellamministrazione, particolare
esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti e
lefficiente andamento dei servizi).
Da
quanto esposto risulta chiaro che la norma contenuta nel comma 8 dellart. 72 in
esame non consente di per sé di far salvi i trattenimenti che hanno decorrenza successiva
al 1 gennaio 2009, poiché questi sono assoggettati al nuovo regime, con la conseguenza
che laccoglimento dellistanza è subordinato alla valutazione discrezionale
positiva dellamministrazione stessa.
Resta inteso che, secondo quanto previsto dal citato comma 8,
rimangono comunque salvi i trattenimenti già in corso alla data di entrata in vigore del
decreto legge.
Inoltre, in base alla previsione del comma 10, i trattenimenti già
disposti con decorrenza 1 gennaio 2010 decadono automaticamente e le relative domande
debbono essere ripresentate nei termini di cui al novellato art. 16 comma 1 del d.lgs. n.
503 del 1992.
Il
raccordo con le previsioni di cui al comma 11 dellart. 72.
Occorre evidenziare che lapplicazione delle norme ora
esaminate deve essere raccordata con la nuova disciplina sulla risoluzione del contratto
di lavoro contenuta nel comma 11 dellart. 72 in riferimento a quei dipendenti che
hanno maturato il requisito dellanzianità contributiva di 40 anni, secondo quanto
si dirà nel paragrafo 3.
Trattenimento
in servizio del dipendente privo dei requisiti contributivi minimi per il diritto a
pensione.
Si segnala infine che, in linea con i principi enunciati
dalla Corte costituzionale, in caso di domanda, lamministrazione è comunque tenuta
a disporre il trattenimento in servizio per quei dipendenti che non hanno ancora raggiunto
il requisito di contribuzione minimo per la maturazione del diritto a pensione (Corte
costituzionale, n. 282 del 1991, nella quale si afferma che: Il principio
(
) secondo cui non può essere preclusa, senza violare lart. 38, secondo comma
della Costituzione, la possibilità per il personale (
) che al compimento del
sessantacinquesimo anno quale che sia la data di assunzione non abbia ancora
maturato il diritto a pensione, di derogare a tale limite per il collocamento a riposo, al
solo scopo di completare il periodo minimo di servizio richiesto dalla legge per il
conseguimento di tale diritto, non può che avere (
) valenza generale.. |
Riceviamo e giriamo dall'Associazione "AGORA"
(di E. Lorenzini e G. Porzi)
Le domande poste da AGORA' ai Candidati sono sotto riportate, ma in sintesi si
riducevano a rispondere al quesito della continuità o meno con questa gestione, che al di
là del cumulo di incarichi ad 'alcuni', ha fatto diminuire il numero degli studenti di
18.000 unità. Bisognerà che i Colleghi leggano tra le righe, perchè ciò che si
chiedeva era la concreta prova di quanto affermato. Auguri a tutti, nel bene supremo dell'
Ateneo, che si raggiunge non con sofisticate tecniche contabili, ma soprattutto con
capacità gestionali e tagliando sperperi e velleità inutili di 'grandeur '.
|

Enrico Lorenzini
|
|
QUESTIONARIO ai
CANDIDATI a RETTORE |
| GC. Barbiroli |
Dario Braga |
G. Cantelli Forti |
Andrea Segrè |
G. Sassatelli |
Roberto Grandi |
Ivano Dionigi |
Due domande
|
1) in
quali delibere - quelle che rappresentano nel loro complesso l' attuazione della politica
rettorale - negli ultimi anni di tua permanenza in uno degli Organi Accademici hai
manifestato (o l' avresti manifestata se presente ) una significativa differenziazione
rispetto agli ODG presentati. Ricordane un paio. 2) quali delle attuali
scelte del Rettore ritieni siano state particolarmente negative rispetto alla difficile
situazione presente , come ti sei opposto e quale sarebbe una buona soluzione ( visto
anche quanto dichiarato da Roversi- Monaco su ''Il sole-24 ore'' di mercoledi passato: ''
Diversamente da quel che molti sostengono, l'ateneo di BO ha ricevuto finanziamenti in
abbondanza , non certo meno di altri Atenei. '' ) |
Nota. "Il prof. Barbiroli non ha risposto ai quesiti, ma
la sua posizione è chiarissima, ' di rifacimento totale ', e in più essendo partito in
forte ritardo ...deve svolgere in continuazione colloqui" (E.L.) |
|
Dario
Braga
Cari Lorenzini e Porzi vi
ringrazio molto per l' opera che svolgete di continuo stimolo al dibattito in Ateneo. Nel
merito dei vostri quesiti la mia risposta non sarà dettagliata vista la quantità di
delibere sulle quali si potrebbe aprire un dibattito. Il mio progetto è disponibile da un
anno e mezzo e ne ho pubblicato diversi stralci sulla stampa locale. Sono intervenuto di
volta in volta anche su argomenti "hot" quali la discussione sullo statuto, la
politica delle risorse, la FAM, la Romagna, il problema del finanziamento del dottorato di
ricerca, la "piramide di genere", il rapporto con il mondo delle imprese, la
questione edilizia e l'urbanistica universitaria. Sul "che fare ?" non posso che
rimandarvi a quella fonte, pubblica, aperta e dalla quale tanti hanno attinto. Su eventi
recenti, ci tengo, però, a darvi la mia opinione. Ho condiviso, ad esempio, la decisione
di adottare il limite dei 70 anni come da DL133 ma ho anche proposto (per ora inascoltato)
di introdurre una forma contrattuale snella e sostanzialmente non onerosa, legata alla
didattica e/o alla ricerca, per continuare ad avvalersi dei colleghi senior laddove utile
alle facoltà o ai dipartimenti. Non ho condiviso l'allarme sul dottorato di ricerca,
convinto come ero e sono che: a) le risorse avrebbero dovuto essere reperite da subito
attingendo ad altre voci di bilancio in apparenza "comprimibili" (comunicazione,
partime studentesco, tutorato ecc - dove sta scritto che il dottorato di ricerca deve
essere in carico esclusivamente all'area della ricerca ? ... il "bologna
process" lo colloca correttamente al terzo livello della formazione...) (b) si
sarebbe anche potuto adottare una politica più selettiva agendo sui dottorati
manifestatamente improduttivi dal punto di vista scientifico. Non ho condiviso i ritardi,
e nemmeno la bozza che ho avuto modo di vedere, per la formulazione dei contratti per
ricercatore. Abbiamo, però, bisogno di questo strumento con urgenza.(cont.) |
G.
Cantelli Forti
Cari Colleghi, con il programma che è in corso
di invio per e-mail, rispondo in maniera più ampia e più compiuta ai vostri quesiti. Dal
2000, le mie posizioni critiche sono ben note in quanto a differenza di altri Componenti
degli Organi accademici, ho ritenuto doveroso esprimerle pubblicamente e farle riportare
puntualmente nei verbali del Senato Accademico, prima, e del Consiglio di Amministrazione,
poi. Proprio il fatto di avere espresso ben prima dell'avvio della campagna elettorale
numerosi rilievi critici, necessari anche se impopolari, rende credibile l'impegno di
mettere a disposizione di tutta la Comunità Accademica le mie competenze gestionali e
amministrative. Queste sono documentate dai risultati ottenuti negli incarichi
istituzionali che ho ricoperto e ancora ricopro. Scorrendo l'ampio fascicolo di tutti i
miei interventi in Consiglio di Amministrazione 2005-2008, posso in particolare segnalare
la mia opposizione a: - programmi di interventi dell'Ufficio Tecnico, mancate o sospese
realizzazioni edilizie nell'ambito del Policlinico S.Orsola-Malpighi - trasferimento dei
beni dei Dipartimenti Universitari ai DAI (Dipartimenti ad attività integrata) -
riorganizzazione dell'Amministrazione con proposta di istituzione della figura del
Direttore Generale - proliferazione della nomina di Dirigenti - trasferimento di
consulenti esterni con assunzione in posizioni di EP - posizione critica sulla questione
UNIMATICA - "fattispecie" di selezione per la copertura della posizione di
Dirigente presso il Polo di Rimini - opportunità e modalità di selezione del nuovo
Direttore Amministrativo Per quanto concerne la seconda domanda, credo che gli esempi che
ho riportato siano indicativi di scelte da me non condivise in senso istituzionale e verso
le quali appunto mi sono opposto con interventi da me scritti e riportati a verbale. In
particolare, numerosi di questi interventi riguardano la gestione del bilancio, gli
sprechi e la non corrispondenza tra le costanti lamentele di mancanza di fondi assegnati
dal Ministero rispetto a quanto effettivamente risultato dalla tabelle ministeriali
stesse. Vi ringrazio e vi saluto cordialmente. Giorgio Cantelli Forti |
Andrea
Segrè
Cari
Colleghi, non ritengo di dover dare una risposta puntuale ai quesiti sollevati, piuttosto
mi preme sottolineare che la discontinuità da voi richiamata corre lungo tutto il mio
programma rettorale, senza tuttavia disconoscere ciò che ha reso grande la nostra
Università. Lo sforzo che intendo compiere insieme alla Comunità di docenti,
ricercatori, studenti e personale tecnico-amministrativo rappresenta un'occasione ed una
sfida per migliorare il sistema di governo del nostro Ateneo, che presenta accanto a
indubbi punti di forza, anche innegabili aspetti critici. Nel mio programma ho scritto che
occorre un progetto coraggioso, di rinnovamento e rilancio che si ponga in forte
discontinuità con la situazione attuale. Una discontinuità che pone, fra le funzioni
delle due amministrazioni, un salto di efficienza e di cambiamento dei meccanismi di
governo della nostra Università. Un'azione partecipata in grado di valorizzare l'eredità
storica e la vocazione nazionale e internazionale del nostro Ateneo in una logica mirata
al superamento di sterili contrapposizioni. Un caro saluto Andrea Segrè |
G. Sassatelli
Caro Lorenzini, scusa se rispondo solo ora al tuo messaggio del 7 aprile. Mi è facile
risponderti. Ho sempre tenuto in Senato Accademico una coerente posizione di vigilanza
critica su quanto veniva discusso e proposto. Sono stato coerentemente
"all'opposizione" tutte le volte (molte) in cui vedevoc ose che non andavano.
Poi vedo che recentemente "essere all'opposizione" è diventato di moda. Magari
se qualcuno dei receti "oppositori" si fosse "scoperto" un po' di
tempo fa...mi sarei sentito meno solo. Visto che mi fai domande precise...mi è facile
risponderti. Perchè sono state molte le occasioni in cui ho espresso una mia
"significativa differenziazione rispetto agli ODG presentati". Ne cito solo
alcune. Quando si è discusso del turn-over 2088, poco prima dell'estate. Qui, più o meno
da solo ho cercato di fare in modo che venissero dati più punti possibile alle Facoltà
visto che forse sarebbe stata l'ultima occasione di avere concorsi (e così è stato). Ho
scritto lettere al Rettore e ho sostenuto questa cosa in Senato, con molta convinzione.
Niente da fare, naturalmente Sulle modifiche di Statuto e in particiolare sulla
possibilità di prorogare gli organi per riuscire a fare la modifica di Statuo. Anche qui
ho avuto una posizione che è stata...battuta Sulle modalità di aumento delle tasse. Qui
invece in Senato, dopo accesa discussione nella quale ho avuto parte molto attiva siamo
riusciti a modificare una proposta della Giunta - unico caso che ricordo. Non sto a
ricordare altri episodi. Quanto alla tua seconda domanda "quali delle attuali scelte
del rettore siano state particolarmente negativa rispetto alla..." credo sia
sufficiente che tu tenga conto di quanto dico da un po' di mesi in campagna elettorale. E
magari se hai pazienza guarda un po' di documenti sul mio sito www.giuseppesassatelli.it
Cari saluti Beppe Sassatelli |
Roberto
Grandi
Cari Lorenzini e Porzi,
mi scuso per il ritardo ma in questo periodo le sollecitazioni sono numerose. Con
cordialità. 1. Qualche anno fa è stata approvata una delibera che attribuiva la
Palazzina della Viola alle Relazioni Internazionali, che non hanno una sede propria
nonostante debbano trattare le relazione con oltre 3000 studenti di scambio e il primo
approccio (di carattere amministrativo) con tutti i docenti e ricercatori che passano dal
nostro Ateneo. In qualsiasi parte del mondo è questa una sede prestigiosa perché
costituisce, con il Rettorato, il biglietto da visita di una università. Inoltre, questa
ristrutturazione avrebbe offerto all'Ateneo un'altra aula per conferenze a disposizione di
tutti. La mia differenziazione non è nei confronti della delibera, che condivido
totalmente, ma nei confronti di ciò che è avvenuto successivamente. Una delibera che
giudico positiva per l'Ateneo è rimasta sostanzialmente lettera morta per almeno cinque
anni. La Palazzina della Viola è tuttora inutilizzata e da ristrutturare e le Relazioni
Internazionali sono ancora prive di una sede. Mi domando se ho fatto tutto quello che
avrei potuto o dovuto fare perché, di solito, prima di imputare responsabilità agli
altri mi interrogo sulle mie. Un aspetto che mi lascia perplesso fa riferimento alla
questione del "rinnovo dello Statuto d'Ateneo". Non essendo riusciti ad
autoriformarci lo dovremo fare in seguito alla approvazione del decreto legge sulla
Governance. In questo caso la mia perplessità è sui tempi e sulle modalità. Anche in
questo caso mi domando se l'insuccesso è dovuto alla volontà di una sola persona o alla
responsabilità di tanti che, pur sedendo nella Congiunta di Ateneo e avendo la
possibilità di influenzare i temi e i tempi del dibattito, hanno fatto in modo che si sia
arrivati a un nulla di fatto? 2. Non ho letto il Sole 24 Ore a cui si fa riferimento e non
so quindi che cosa abbia dichiarato il collega Roversi Monaco. Per quanto riguarda quella
che definite la "difficile situazione presente" ho elaborato un programma (che
invito ciascuno di voi a leggere: www.robertograndi2009.it) molto dettagliato in cui sono
presenti: a) una analisi del contesto locale, nazionale e internazionale b) le misure
concrete che per ciascuna area tematica propongo. Il contesto in cui ci muoviamo è,a mio
avviso, radicalmente cambiato rispetto a quello degli ultimi otto anni, tanto che le
misure che propongo sono radicalmente diverse, nella maggioranza dei casi, da quelle
proposte in precedenza. Questo non per il gusto di marcare una qualche discontinuità, ma
perché la realtà che mi troverò davanti come Rettore, se sarò eletto, ha marcato una
ampia discontinuità con il passato. Roberto Grandi |
Ivano
Dionigi
Caro Enrico, ti ringrazio per la
sollecitazione, e mi scuso per non averti già risposto. Come tu sai, a più riprese e con
diversi ruoli sono stato negli Organi di Ateneo (Consiglio di Amministrazione e Senato
Accademico); è stata mia prassi rendere sempre conto ai Colleghi che mi hanno eletto
(avendo ricoperto solo cariche elettive) e consultarmi con loro anche a fronte di
decisioni delicate e impegnative; a quegli stessi Colleghi che nelle varie scadenze mi
hanno empre riconfermato la loro fiducia. E così ho fatto anche negli ultimi 6 alla guida
del Collegio dei Direttori: dove a fronte di diverse problematiche e anche molte
"anime" ho cercato sempre di adoperarmi per quello che mi ostino a chiamare e
credere "il bene comune". Capirai che anche in questa occasione, pur in presenza
della tua cortese e comprensibile istanza, desidero attenermi al mio comportamento
abituale. Con la cordialità e la stima di sempre. Ivano Dionigi
|
(Braga continua). Non ho condiviso le recenti scelte di
bandire un elevato numero di avanzamenti verticali e di nuovi posti di EP per la
riconversione di contratti di dirigenza, né ho condiviso la delibera che ha dato avvio
alla procedura di selezione del nuovo direttore amministrativo prima della elezione del
nuovo Rettore (fermo restando che il Rettore eletto potrà scegliere un candidato/a tra la
rosa proposta dalla commissione oppure chiedere che la selezione sia ribandita per
mancanza di idonei). Ho invece condiviso la politica di stimolo alla ricerca scientifica e
ho applaudito ai risultati ottenuti in sede di raccolta di finanziamenti europei - mentre
non condivido (con luci eombre) la gestione delle trattative sui tecnopoli con la Regione.
A proposito dei rapporti con la Regione, non condivido né la gestione delle trattative
sulla integrazione stipendiale del personale universitario con attività clinica, né -
complessivamente - la gestione del rapporto con il SSR e con le Aziende Sanitarie di
nostro riferimento. Ad esempio il personale universitario presso l' Azienda USL
andava/va/andrà molto meglio tutelato. Non condivido la spinta a realizzare i progetti di
ARIC "tutti e subito". Le risorse sono poche e occorre tempo per sperimentare le
diverse iniziative. Il "lancio simultaneo" di tutte le iniziative di ARIC -
prescindendo dal merito - non è una buona scelta organizzativa e gestionale. Meglio
sarebbe stato, anche in considerazione della transizione in atto, graduarne
l'implementazione. Non ho condiviso la gestione della vicenda "statuto", né ho
condiviso la decisione della congiunta, dove molte voci che oggi si fanno sentire hanno
taciuto quando si trattava di reclamare il voto per i ricercatori. In ultimo sottolineo
alcuni aspetti del bilancio. Il bilancio 2009 non è un "bilancio di guerra".
Sono necessarie delle razionalizzazioni e dei rientri di spesa, certamente è possibile
tagliare in maniera selettiva su alcune voci che ho già elencato in passato e
reindirizzare la spesa. La mia idea è quella di perseguire una massiccia liberalizzazione
per consentire ai dipartimenti di acquisire risorse direttamente. Ho invocato una
"Bassanini d'Ateneo" per la semplificazione burocratica, indispensabile per
rendere più efficace la capacità di attrarre finanziamenti dall'esterno sia dalla
ricerca sia dalla formazione. Avviando una tenace e "non guardo in faccia a
nessuno" campagna di razionalizzazione della spesa è possibile presentarsi ai tavoli
di trattativa - in particolare quello con il governo nazionale e con il governo regionale
- con le carte in regola e confrontarsi con i diversi governi avendo a cuore l'esclusivo
interesse dell'Università. Credo - e lo sostengo con vigore - che il Rettore Calzolari
abbia dato un contributo importante a radicare il concetto della necessità della
valutazione per decidere la politica di allocazione delle risorse. Molto c'è ancora da
fare, ma il lavoro è ben impostato.Credo anche che presentarsi oggi a un governo che sta
agendo in maniera severa sul sistema universitario (notate il termine "severo")
con il bilancio in ordine sia stato il miglior risultato che si potesse ottenere e ci dà
una grande carta da giocare su quel tavolo di trattativa. Come vedete coerentemente con la
mia scelta di totale autonomia né condivido né butto via a scatola chiusa. Ci sarebbe
ancora molto da dire: edilizia, reclutamento, offerta formativa, gestione del conto terzi,
ecc ma per questo non posso che rimandare al programma su www.dariobraga.it che sta
ricevendo l'appoggio palese di tanti colleghi di aree diverse. Sperando con questo di aver
contribuito alla vostra iniziativa cordialmente vi saluto Dario Braga |

Virginio Pilo'
|
Virginio
Pilo'
A parte la "parzialità"
di certa stampa che ha oscurato alcuni candidati ...
**** |
|
Chi andrà
al ballottaggio con
CANTELLI FORTI ?
DIONIGI * oppure SEGRE' ** ?
***
|
|
| * appoggiato dal PD |
**appoggiato dalla CGIL e da ambienti cattolici |
|
Premessa.
Trovo la campagna elettorale riportata dai quotidiani locali assolutamente squilibrata e
ben lungi dal rappresentare una pur minima condizione di parità espressiva.
Quale differenza rispetto agli incontri pubblici con i Candidati a Rettore, patrocinati
dal Gruppo dei 30... !
Credo che le vistose lacune e, viceversa, gli spazi concessi dai quotidiani siano il
riflesso di una sottintesa etichettatura politica appiccicata addosso ai
candidati fin troppo schematica e poco adatta
ad un utile ragionamento sulla realtà universitaria.
Senza tornare sulle supposte appartenenze politiche, ribadisco, tuttavia, che
lestrema trasversalità politica della docenza universitaria mal si adatta ad una
lettura classica da scienze politiche; più conveniente è adottare lenti che
permettano di decifrare i vari committenti o sponsor dei
candidati, come ho già suggerito a proposito delle relazioni tra Regione
Emilia Romagna e Università nellera di Calzolari.
Tramite queste lenti è dunque possibile leggere il ruolo di partiti, sindacati ed
associazioni che, più o meno velatamente, supportano il proprio candidato.
Lo stato dellarte.
I miei ultimi ragionamenti, sicuramente aleatori e soggetti a rapida smentita,
sono maturati soprattutto dallimpressione ricevuta nei confronti pubblici promossi
dal Gruppo dei 30 e dai miei sondaggi personali che svolgevo a
margine di queste iniziative con i candidati e la loro efficacia argomentativa.
Ho dunque limpressione che, a pochi giorni dal primo turno di votazioni, la
lotta si sia fatta più serrata tra i due principali delfini della
continuità, Segrè e Dionigi, per la conquista del posto al ballottaggio, in opposizione
al principale candidato della discontinuità, Cantelli Forti.
A naso, infatti, direi che le principali possibilità di competizione si giochino in
questa terna.
E naturale immaginare i turni successivi caratterizzati da una frenetica ricerca di
apparentamenti tra i candidati esclusi dal ballottaggio con gli sfidanti
finali.
Analogamente a quanto avviene per le elezioni amministrative, è fisiologico che ciò
avvenga. Sarebbe bello, tuttavia, se ciò avvenisse in trasparenza ed a fronte di
affinità programmatiche, e non altro.
Mi pare anche di percepire un certo movimento anticipato rispetto a questi
accordi che, se possono ritenersi fisiologici DOPO il primo turno di
votazioni, appaiono quanto meno bizzarri PRIMA.
La geopolitica accademica.
Qui una nuova premessa è necessaria. Il partitone bolognese, il PD,
è oggi letteralmente terrorizzato dallidea della possibile perdita del Comune di
Bologna alle elezioni amministrative del 6 e 7 giugno p.v. . Destinato ad un sicuro
ballottaggio, il PD non può permettersi certo il lusso di perdere anche il nostro ateneo,
secondo ente per importanza cittadina e finanche regionale.
Immagino dunque una sua strategia che si articola in una trama tendente a ricucire e
trattenere, come la tela di un ragno, ambiti e personalità che, disincantati da nove anni
di reggenza calzolariana, difficilmente potrebbero sentirsi rappresentati fin dal primo
turno da un unico candidato. Tanto più, poi, se questi fosse diretta espressione del
rettore uscente.
E scontato, dunque, il lavoro sotterraneo del partitone bolognese in
appoggio di Dionigi. Rilevo invece una
simpatia più accentuata della CGIL nei confronti di Segrè. Questultimo, lho già detto,
gode della simpatia dellambiente cattolico/solidaristico, sicché è un prezioso
collettore da tenersi in alta considerazione.
Lapproccio, seppure possa apparire schizofrenico, è però articolazione di
ununica intelligenza. Sono questi, in fondo, gli apparati che muovono in
favore di una ricercata continuità.
Grandi, pur appartenendo a pieno titolo a certa
nomenklatura, non mi pare in grado di raggruppare grandi numeri, tali almeno da arrivare
al ballottaggio.
Le facoltà umanistiche, pur nellimbarazzo della scelta tra ben tre candidati,
paiono decisamente orientate verso una conservazione dellattuale establishement.
Parziale eccezione sembra incarnarla Braga,
eclettico e obliquo rispetto ai confini geoaccademici attuali, e raccoglitore
di un endorsement di tutto rispetto.
Braga, sostenuto per lo più dalla sua Facoltà (Scienze), ottiene infatti
lesplicito appoggio di un certo numero di docenti di Lettere, Scienze Politiche,
Giurisprudenza e, soprattutto, di Ingegneria. Potrebbe quindi scombinare certi asset che,
da questultima Facoltà, sono indispensabili per garantire la continuità di
Calzolari. Il possibile
Pierino della situazione diventa dunque oggetto di concupiscenza per certuni.
Per chi
?
Sarò malizioso, ma le visite di Braga al DEIS, lattuale cabina di regia
di Calzolari, mi paiono indirizzate fin da ora ad una convergenza su Dionigi,
il delfino su cui si stanno indirizzando gli sforzi ora più consistenti di Calzolari,
anziché su Segrè come parevano invece in un primo tempo.
Insieme a Grandi, dunque, potrebbe configurarsi un valido portatore
dacqua nel momento decisivo, ovvero al ballottaggio. In conclusione, non mi
stupirei se, subito dopo i primi turni di tutti contro tutti, dovessimo
assistere ad una convergenza di Braga, Grandi, Segrè e Dionigi sul più
votato tra loro. Sempre maliziosamente, credo che laccordo sia già esistente.
Personalmente rimango della mia iniziale convinzione, ovvero che Dionigi sia
lespressione finanche più dura della continuità calzolariana, mentre
Segrè ne rappresenta la versione più dialogante. In
ogni caso, entrambi sarebbero comunque rigidamente subordinati ad un quadro politico
capace di passare e decidere - tranquillamente sopra le loro teste.
Lopposizione allestablishement.
Se le cose stanno così, per ciò che riguarda la continuità, la possibile
discontinuità vede in posizione sicuramente privilegiata Cantelli Forti. Ben inserito e
conosciuto in ambito nazionale e profondo conoscitore dei meccanismi amministrativi (anche
più dei nostri stessi dirigenti
) e già capace oppositore di Calzolari,
è in grado di dialogare e lavorare allo sviluppo dellAteneo garantendo anche la
collaborazione delle Amministrazioni di sicura fede PD.
Lo sviluppo del Polo di Rimini, di cui è presidente, grazie alla collaborazione ottenuta
da parte del Comune e della Provincia di Rimini, dei principali soggetti economici e di
tutte le autorità locali, parla da sé. Un tangibile esempio di idee e concretezza
apprezzate da tutti, da destra a sinistra.
Il suo handicap, tuttavia, è lisolamento in caso di apparentamenti al secondo
turno.
Il fronte dellopposizione, infatti, pur avendo molti punti in comune non riesce a
fare squadra.
Barbiroli rappresenta la monotematicità dellistanza di riscrittura di regole di
trasparenza e pubblicità degli atti amministrativi. Ne condivido pienamente lo spirito e
la proposizione, per ragioni di idealità ed ancor più per esperienza vissuta.
Difficile, però, che il suo canto solitario possa avere soddisfazione se vince la
conservazione
Laltro personaggio forte, ascrivibile al fronte dei sinceri critici al
governo di Calzolari, Sassatelli, rilascia dichiarazioni di contrarietà ad accordi
per prorettorati ai turni successivi. Altra bella proposizione, ma segnale che mal
si concilia, purtroppo, per chi continua a sperare invece in una possibile squadra
di governo in cui lapporto di una persona come Sassatelli sarebbe un
preziosissimo valore aggiunto.
E se
? Fantarettorato o utopia?
Sono affascinato dallidea di un fantarettorato che potrebbe
disegnarsi intorno a Cantelli e Sassatelli.
Dato il contesto, mi pare questa, oggi,
la più sicura espressione di indipendenza, capacità di dialogo con tutti i soggetti
istituzionali e non, unita ad una collaudata capacità amministrativa.
Sono queste, in fondo, le condizioni essenziali per riacquisire lautorevolezza
necessaria per il rilancio di un Ateneo che, accanto alla gloria ed al blasone del più
antico Studio mondiale, vive un declino che oggi pare inarrestabile.
Ma è proprio necessario che rimanga, appunto, unidea fantastica
?
Virginio Pilò. |

Virginio Pilo'
|
Virginio Pilo'
LUniversità di Bologna,
cassa sussidiaria della Regione ?
Anche un profilo dei candidati,
uno per uno ...: |
|
- quelli del partito di
Calzolari" (Grandi, Dionigi, Segrè) e
- quelli delpartito di opposizione a Calzolari" (Sassateli,
Cantelli).
- Eclettico (Braga) |
|
|
| 1.- I partiti
della docenza. Se dobbiamo indicare, per economia di ragionamento, diversi
partiti a cui iscrivere i diversi candidati, possiamo individuare il
partito di Calzolari e il partito dellopposizione a
Calzolari. 2.- Il contesto politico e la vittoria del
partito di Calzolari. Il primo, va da sé, vede alla sua
testa un potente alleato, il partito della Direzione Amministrativa attuale,
che altri non è che il trait dunion con lEnte più forte sul territorio: la
Regione Emilia Romagna. Lo avrò scritto tantissime volte, ma è sempre bene ribadirlo: è
il rapporto assolutamente squilibrato tra lUniversità e la Regione una delle
principali cause dellattuale dissesto (e decadenza) del nostro ateneo, ad iniziare
dai pasticci più volte denunciati consumati intorno alla Facoltà di
Medicina e con spese che ancora lateneo si trascinerà per eredità. Un
rapporto che pagava proprio la stessa elezione di Calzolari in nome di una
riconquista del Partitone sullistituzione più importante e numerosa in
Emilia Romagna dopo la Regione, soprattutto dopo aver ricevuto la scoppola della sconfitta
amministrativa del Comune di Bologna ad opera di Guazzaloca.
La precedente esperienza imperiale di Roversi Monaco, dopo
uniniziale collaborazione, era stata mal tollerata dallallora PCI, poi PDS,
poi
., ed occorreva un fido in Via Zamboni 33. Calzolari,
coadiuvato (diretto) da una Direzione Amministrativa nota per la sua
amicizia coi piani alti di Viale Aldo Moro, si presentava come il candidato
ideale per eseguire interessi che, in realtà, poco e male si sarebbero conciliati con
lUniversità. Il finanziamento di importanti opere edilizie della Sanità
Regionale, non a caso, sarà infatti coperto dallateneo bolognese. Più volte è
stato detto che Bissoni, lAssessore Regionale alla Sanità, era il vero redattore di
tante discusse e discutibili delibere presentate in CdA. LUniversità di Bologna,
insomma, è diventata una cassa sussidiaria della Regione. A ciò si aggiunga una lunga
serie di spese per consulenze e/o progetti che, a seguito di puntigliose e
coraggiose denunce ed atti da parte di ALCUNI Consiglieri dAmministrazione e
Senatori Accademici, sono state oggetto di ricorsi, di interrogazioni parlamentari e
persino di condanne. Il profilo politico di Calzolari era, fin dal primo anno, sicuramente
imbarazzante. Già si intuiva chi e cosa avesse servito. Il bilancio di fine
mandato è divenuto poi talmente imbarazzante da indurre i suoi stessi delfini
a cercare di marcarne le distanze.
3.- Il partito dellopposizione a Calzolari.
Quanto mai eterogeneo, mi ha visto tra i suoi (ideali) aderenti. Dapprima in veste
di rappresentante sindacale, poi in veste istituzionale di Consigliere
dAmministrazione, sono stato tra coloro che (forse tra i primi) hanno denunciato
quanto qui sopra accennato. Premetto che non ho mai avuto, né ho adesso, difficoltà ad
esprimere la mia identità politica: sono comunista. Con tale premessa non ho mai nemmeno
incontrato difficoltà ad incontrare e confrontarmi con vari docenti che, al mio pari, pur
essendo di orientamento profondamente diverso dal mio, quando non addirittura opposto,
condividevano le identiche preoccupazioni sulla tenuta istituzionale
dellUniversità di Bologna retta da siffatta dirigenza. Le differenze di
vedute sui vari argomenti, dalla contrattazione nazionale a quella integrativa, restavano
evidentemente nellassunzione dei rispettivi ruoli di rappresentanti di diversi
ceti. Fisiologico e salutare, direi
Non fosse altro che una
totale armonia e sintonia contrattuale tra docenti e tecnici amministrativi, più che
difficile, la reputo innaturale nel contesto odierno.
Tuttavia
Le differenze di impostazione contrattuale, spesso, svanivano
allorquando si doveva discutere di utilizzo dei fondi (non indifferenti, vista
lentità
) per progetti che, come già detto, mal si conciliavano con gli
interessi dellUniversità. Intorno al tema del rispetto istituzionale
dellUniversità e della sua ragione sociale ho dunque sperimentato, non senza una
certa sorpresa, una concordanza con persone che mai avrei ritenuto possibili
alleati. Eppure è successo. Non sono stato, dunque, il solo a
denunciare ed opporsi a scelte operate da Calzolari & Co. Alcuni di questi, lo dico
con soddisfazione, sono oggi tra i candidati a Rettore oppure lo sostengono.
4.- Tre delfini, un pesce remora, due pesci pilota. E una sorpresa
dellultima ora. Per quanto sia dunque comodo e conveniente oggi dire:
io mi sono opposto, pochi lo possono realmente rivendicare. Il potere che si
è costruito intorno a Calzolari, grazie anche alla regia della Direzione Amministrativa
(ed anche alla connivenza di certi sindacati), ha visto e vede tuttora tra i suoi ranghi
alcuni degli attuali candidati Rettore.
a) I tre delfini (Grandi, Dionigi, Segrè), in ordine decrescente di
investimento.
- Roberto Grandi, Il Prorettore agli Esteri è di sicuro quello di
più lunga data e di più stretta osservanza, avendo collaborato praticamente,
per tutto il mandato di Calzolari, ed avendolo avuto anche come suo testimone di nozze. La
sua esperienza immediatamente precedente era stata quella di Assessore al Comune di
Bologna nella Giunta Vitali, dopo esser stato image maker di Romano Prodi.
Oggi, tra le altre, annovera la carica di Presidente dellAssociazione Collegio di
Cina ed è responsabile della Comunicazione per il Partito Democratico di Bologna. E
tra i sostenitori delle proposte di Aquis e, a parer mio, rappresenta lanima
tecnocratica dellattuale CRUI. Una continuità oggettiva, dunque, con lera
Calzolari.
- Ivano Dionigi è stato Consigliere Comunale di Bologna, dal 1990
al 1999, sotto le insegne del PDS. Soltanto nel 1994 viene chiamato presso il nostro
ateneo da Venezia, ateneo presso cui era docente. Persona sicuramente intelligente ma,
unitamente a Grandi, fin troppo di apparato perché possa garantire
allAteneo unindispensabile indipendenza da certi potentati politici. Mi pare
che rappresenti il rafforzamento (!!!) della gestione Calzolari.
- Andrea Segrè, autore di libri come Agricoltura russa e
sovietica. Tragedia di un'utopia. Libro edito dalla CUSL, ovvero Cielle, e
Albania, Balcani e dintorni, Viaggi nei paesi post-comunisti dopo la caduta del
muro. Si può definire un cattolico solidale. E stato tra i
firmatari a sostegno di Walter Veltroni per la segreteria del PD. Considerato un
enfant prodige per i suoi progetti su uneconomia sostenibile anche dal
punto di vista ecologico, appare come il principale tra i delfini, proprio per la scarsa o
minore compromissione col partitone oggi in affanno. Rappresenta la moderna
sinistra (quella con le avvertenze di cui sopra
) che si desidera in
certi ambiti: quella più che moderata e che tanto piace a Cielle. E su di
lui, innanzitutto, che si punta per una successione nel segno di una continuità appena un
po più temperata.
b) Un pesce remora.
Dario Braga ricopre attualmente la carica di Direttore
dell'Istituto Studi Avanzati. Non si segnala per attività extra accademiche, e ciò è
probabilmente un merito di questi tempi, ma non brilla nemmeno per alcun tipo di attività
o partecipazione a discussioni sul governo dellAteneo. Né in passato, né sulle
recenti proposte di Modifica allo Statuto di Ateneo. Più che inclassificabile, mi pare
che adotti un personalissimo eclettismo espositivo per agganciarsi ad altri nel tentativo
di acquisire una visibilità altrimenti difficile poiché privo di una precisa identità.
c) I due pesci pilota.
- Giuseppe Sassatelli, anche lui tra i firmatari per Veltroni
segretario, è tuttavia quello più distante dalla politica dei partiti parlamentari.
Sarà forse questa sua peculiarità che gli rende facile il dialogo con tutti, ad iniziare
dagli studenti, anche quelli più arrabbiati. Un low profile
politico, unautonomia di giudizio ed una sensibilità da vero umanista poco avvezza
ai tecnicismi, lo rendono però indigesto a certa parte politica che vuole
continuare a considerare lUniversità di Bologna un suo terreno di
conquista. La sua presidenza della Facoltà di Lettere, dal segno nettamente
differente del precedente Walter Tega (questultimo, non a caso, grande sostenitore
ed elettore di Calzolari), aveva fatto intuire a molti che un altro rettore
sarebbe stato possibile ed augurabile già dalle elezioni rettorali del
2005. Purtroppo, non volle tuttavia partecipare. Per questi motivi, se non altro, lo
possiamo annoverare se non tra gli oppositori, sicuramente tra i
critici di Calzolari.
- Giorgio Cantelli è comunque il candidato sicuramente più
indigeribile proprio per quella parte politica. Egli si era già presentato in
competizione, proprio contro Calzolari, nelle elezioni rettorali del 2000. Fu sconfitto
scontando, oltre letichettatura di delfino roversiano, una sua iniziale
partecipazione, in qualità di Assessore alla Sanità, alla Giunta Comunale di Bologna
capitanata da Guazzaloca, ovvero colui che per la prima volta aveva distrutto la
fortezza del partitone. Unonta che fece il giro del
mondo e che gli allora DS fecero di tutto affinché fosse lavata al più presto.
LUniversità fu appunto uno dei primi terreni su cui consumare la rivincita. Con gli
esiti che conosciamo
Seppure possa apparire un po troppo paludato, è pur vero
che è stato proprio lui in questi anni il docente più capace, competente e tenace
oppositore di Calzolari. La sua indubbia competenza lo ha portato ad
essere poi nominato, in qualità di Rappresentante del Governo, in Consiglio di
Amministrazione. Capace di intrecciare relazioni praticamente con chiunque e con reciproca
soddisfazione, si è rivelato un vero osso duro per il Rettore e la Direzione
Amministrativa. La sua promessa di rinnovamento poggia, dunque, sulle credenziali più
titolate.
d) E una sorpresa all'ultima ora ....
- Giancarlo Barbiroli, allimprovviso
. Da sempre
attivo, e promotore del Forum, attento sulla revisione e sulle modifiche da apportare allo
Statuto di Ateneo, propone in definitiva ununica istanza: il controllo democratico e
trasparente degli organi di governo, ad iniziare dai poteri del Rettore che sarà eletto.
Si inserisce a pieno titolo nel segno di opposizione al sistema di governo dei
nove anni di Calzolari. Quasi certamente sconterà questa apparizione estemporanea,
ma la sua istanza è comunque degna di considerazione e dovrebbe essere condivisa da tutti
gli aspiranti rettore.
5.- Postfazione. Sono consapevole che questi pochi elementi qui
raffazzonatamene assemblati non sono certo sufficienti a formulare un giudizio compiuto e
tale da indirizzare una scelta. Rappresentano soltanto, infatti, un sassolino in quello
stagno di dichiarazioni e propositi che rendono tutti i candidati rettore così simili -
troppo! - tra loro. Voi che leggete, almeno, potrete tenerne conto oppure no. Io, pur
avendo facoltà di giudizio, e per sballato che possa apparire, non lo potrò comunque
esercitare: sono solo un bidello, dunque non posso votare! VP |
ELEZIONI DEL
RETTORE
In tema di ri-finanziamento delle università pubbliche in italia,
con risorse "non statali": il caso di Bologna |
Giorgio
Cantelli Forti
|
|
G. Cantelli
Forti, "In un momento di contrazione del
finanziamento statale,
sarà necessario attivarsi per reperire risorse aggiuntive a quelle dello Stato,
e sapersi rapportare con gli enti locali e il privato"
In passato l'Ateneo si era attrezzato di
strumenti al fine di reperire risorse
(la Fondazione Alma Mater, la Fondazione Alma Medicina, già AlmaGen,
partecipazione
a Società di capitale quali Inrnerio SpA e 13 spin off accademici,
ecc
..), ma poi ... |
Giorgio Cantelli Forti, Sulla
questione del ri-finanziamento del nostro Ateneo
1.- Il momento economicamente difficile che stiamo attraversando e
che sta investendo i Paesi avanzati è sotto gli occhi di tutti e non può quindi essere
ignorato. E' quindi necessario essere pronti ad anni in cui le risorse provenienti dallo
Stato saranno probabilmente destinate a diminuire.
Nell'ultimo decennio il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) ha subito un
progressivo incremento: si è passati infatti dai 302 Ml di Euro nel 2000 ai 402 nel 2008
(va notato che nell'ultima assegnazione sono inclusi 15,5 Ml di Euro per la copertura dei
maggiori oneri del personale e rinnovo contrattuali).
Dal prossimo anno è annunciata una contrazione dell'FFO e pertanto sarà
necessario operare con molta incisività sul fronte della razionalizzazione e
riqualificazione della spesa, ma sarà indispensabile anche attivarsi per reperire risorse
aggiuntive a quelle dello Stato. L'Ateneo dovrà quindi o rilanciare le iniziative già a
suo tempo messe in campo per reperire risorse nel territorio, se ritenute ancora valide,
oppure studiare nuove strategie alternative.
2.- In passato l'Ateneo si era attrezzato di strumenti al fine di reperire risorse
(la Fondazione Alma Mater, la Fondazione Alma Medicina, già AlmaGen, partecipazione a
Società di capitale quali Inrnerio SpA e 13 spin off accademici, ecc
..), ma
non mi è stato possibile sapere, anche in qualità di Rappresentante del Governo in CdA,
se abbiano o meno raggiunto l'obiettivo.
La Fondazione Alma Mater non mi risulta sia mai stata fonte di risorse per
l'Ateneo, anzi.
Inoltre i contratti di ricerca per conto terzi subiscono un prelievo del 20%
a favore dell'Amministrazione e ciò non incoraggia certo i finanziatori esterni, che tra
l'altro non sempre ricevono un consuntivo analitico del finanziamento erogato.
Anche delle Società Spin Off non sono noti i risultati: se ci sono delle
perdite chi dovrà coprirle?
Per rapportarsi col mondo esterno e chiederne il sostegno economico è
fondamentale che certe realtà, ad oggi sfuggite a qualsiasi controllo, vengano riportate
sotto il controllo dell'Ateneo.
Prioritariamente è necessario mettere ordine nei conti propri e in
quelli delle collegate/controllate (i bilanci delle quali non è dato conoscere, sebbene
ripetutamente richiesti), presentare un bilancio consolidato preventivo e anche, più
importante, quello consuntivo, presentare un bilancio sociale per dare la misura di quanto
l'azione dell'Ateneo sia stata efficiente ed efficace
.
3.- E' necessario quindi rivedere tutto il sistema messo in campo per reperire
risorse esterne, contestualizzarlo ed eventualmente attivare nuovi canali per raggiungere
l'obiettivo con strumenti idonei o rendere tali gli esistenti. Occorre mettere in campo
una vera e propria campagna di acquisizione di risorse esterne aggiuntive, ma è
fondamentale che vi sia una costante ed autorevole presenza dell'Ateneo in tutte le Sedi
locali dove vengono destinati i vari investimenti.
L'Ateneo deve partecipare con autorevolezza al tavolo insieme alle Istituzioni
pubbliche locali e rapportarsi con il Privato (Fondazioni di varia origine, Associazioni
di categoria, Associazioni sindacali,
) al fine di poter aprire trattative per
essere presente attivamente nei piani di sviluppo sia a livello locale che regionale. |
 |
Bologna:
Iscrizioni studentesche ancora in calo
Il Rettore e il ProRettore per gli
studenti hanno illustrato , prima (4 dic. 2008),
dei risultati statistici positivi, e poi (9 dicembre 2008) hanno rettificato che
c'era
stato un errore, per colpa di un non meglio precisato "bug
dell'applicativo",
che avrebbe indotto "l'Ateneo a dare i numeri" (parole del Carlino del
17.12.08)
Protesta di Giorgio Cantelli Forti, candidato Rettore,
ripresa dal Carlino Bologna: "SI DIMETTA" |
|
Nota.
Qui sono riportate le due conferenze stampa, tenute dal Rettore P.U. Calzolari e dalla
Pro-Rettore agli studenti, Paola Monari, per presentare l'evento positivo (presunto)
e quello negativo. I relativi testi li ho ripresi tra due fonti, tra quante ho
ritenuto più rispecchianti quanto realmente accaduto nelle due conferenze.
Qui a destra, sono riportati i dati statistici delle iscrizioni di Bologna,
dal 2001 al 2008, ripresi dal MIUR, Ufficio Statistica.
Ha destato qualche curiostà l'enfasi positiva su entrambi gli eventi, di segno
opposto pur se, per quello "negativo", una interpretazione autentica dei dati
statistici sarebbe potuta (molto più semplicemente) venire da una indagine casuale (non
dico campionaria) presso gli studenti passati ad altri Atenei, per conoscere da loro
direttamente il motivo dell'abbandono. N. Luciani |
Numero studenti. Fonte MIUR
| Anno |
Bologna |
Italia |
| 2001/02 |
102.311 |
1.707.121 |
| 2002/03 |
102.321 |
-- |
| 2003/04 |
101.951 |
-- |
| 2004/05 |
99.173 |
-- |
| 2005/06 |
96.323 |
-- |
| 2006/07 |
91.888 |
1.780.743 |
| 2007/08 |
87.982 |
1.808.665 |
|
|
Dalla conferenza stampa del 4 dic. 2008. Testo ripreso da
Unibo Magazine, Luigi Valeri) |

Un regalo per P.Monari |
Sono 20.870 gli immatricolati
allUniversità di Bologna al 28 novembre; 1.364 in più rispetto alla stessa data e
comunque sopra il dato definitivo del 2007: un balzo del +7 per cento. E la prima
volta da tre anni che le immatricolazioni allateneo registrano un incremento:
lanno passato la flessione era stata del -6,8%. Per iscriversi cè ancora
tempo fino al 31 dicembre.
Che stavolta tirasse unaria diversa si era cominciato
a sospettarlo già al primo rilevamento di fine settembre (-2,9%); il recupero di 20
giorni fa (-1,1%) aveva iniziato a far sperare i più ottimisti; la svolta è infine
arrivata con le ultime settimane di novembre.
"Lincremento spiega il rettore Pier Ugo
Calzolari - può essere dovuto alle lauree magistrali (quelle post-laurea triennale) e se
così fosse sarebbe la conferma del successo della strategia formativa dellateneo.
Noi puntiamo sulle lauree magistrali: sono quelle che attraggono i giovani più preparati,
motivati e brillanti".
"Per esserne sicuri però e capire la vera natura
della crescita precisa il prorettore agli studenti Paola Monari bisognerà
attendere dati definitivi, elaborazioni e andamento nazionale, anche se non ci aspettiamo
che il risultato di fine anno possa scostarsi molto dallattuale".
Il boom delle matricole trascina verso lalto quasi
tutte le Facoltà, con poche eccezioni. Conservazione dei beni culturali conferma il suo
primato (+51,3%), così come Economia a Forlì (+41%), che insieme alla sede di Rimini
(+20%), compensano e superano di 255 nuovi arrivati la riduzione più contenuta del
previsto di Economia a Bologna (-5,4%). Tra le altre Facoltà in crescita consistente
ritroviamo Scienze statistiche (+19,0%) e Psicologia (+17,2%) in testa allultima
classifica Censis tra le omologhe italiane. Buon risultato anche ad Ingegneria, che
sorprende a Bologna (+11,2%), incassando un saldo positivo di 226 studenti nonostante la
lieve flessione di Cesena (-2,5%). Grande rimonta di Scienze motorie (+15,5%), partita col
segno meno a fine settembre, e si attenua la diminuzione di Veterinaria (-6,8%)
interamente imputabile allabbassamento da parte del ministero del numero
programmato, comunque avviato a saturazione.
Tra le big sopra i 1000 immatricolati, oltre alla crescita
di Economia e Ingegneria, tengono Giurisprudenza (+0,7%) e Lettere (-0,7%), mentre salgono
Scienze (+8,5%), Scienze della formazione (+3,0%) e Medicina (+14,3%).
Tutti col segno più i campus in regione: Bologna cresce,
per la prima volta dallapertura delle iscrizioni, del +4,7% con 14.941 matricole;
Cesena del +4,6% (1.267 matricole), Forlì del +18,2% (2.057), Ravenna del +29% (947),
Rimini del +7% (1.658)." |
 |
Dalla conferenza stampa del 9.12.08
Testo ripreso da Corriere di Bologa,
Marina Amaduzzi, stralcio parte
pertinente) |
L'Alma Mater continua a perdere matricole,
seppure con una frenata rispetto all'anno scorso. Al 30 settembre le nuove iscrizioni alle
lauree triennali e a cielo unico (eccetto Economia che le chiude il 10 ottobre ed
Ingegneria il 31 ottobre) registrano un -2,9% (10.275 matricole, contro le 10.590 del
2007).
In discesa la sede centrale (-4,1%), il polo di Rimini (-11,2%) e quello di
Cesena (-1,5%), mentre sono in aumento Ravenna (+20,8%) e Forlì (+1,l%). "Non sono
dati definitivi", mettono in guardia il rettore Pier Ugo Calzolari e il pro-rettore
agli studenti Paola Monari, "le prenotazioni degli studenti sono in media il 4,5% in
più rispetto a quelli che hanno già pagato la rata, le famiglie aspettano l'ultimissimo
giorno, è l'effetto della crisi".
Al di là della girandola di numeri, elaborati in ritardo e tra varie
"difficoltà tecniche" da via Zamboni (per esempio le immatricolazioni dell'anno
scorso erano 13.397 un anno fa, in calo del 5,8% rispetto al 2006, e non quasi tremila in
meno come è stato detto ieri), l'Alma Mater continua a perdere iscritti, un fenomeno nato
almeno tre-quattro anni fa e che tuttavia non allarma i vertici. "Non fosse per le
ragioni finanziarie - dice il rettore - non saremmo preoccupati dal calo degli studenti,
che sono eccessivi rispetto al corpo docente, un rapporto che ci penalizza nelle
classifiche nazionali e internazionali". "È bene che si riducano gli
studenti", conferma Monari, "Bologna si qualifica con la ricerca e con le lauree
specialistiche e magistrali i cui iscritti raddoppiano ogni anno", precisa Calzolari.
Consola la ridistribuzione delle matricole in Romagna, "più
attrattiva di Bologna - riconosce il rettore -, con servizi più qualificati, grazie ai
forti interventi delle amministrazioni e degli enti privati locali". Le famiglie
iscrivono i figli vicino a casa, possibilmente in città meno care della nostra, dove uno
studente spende in media 1.050 euro al mese come dimostrò una ricerca presentata qualche
mese fa. Ciò nonostante l'Alma Mater mantiene la quota più alta di fuori sede (48,7%)
tra tutte le università italiane.
Tra le facoltà che vanno a gonfie vele spicca Psicologia (+21% di immatricolati),
facoltà in testa alle classifiche del Censis da un paio d'anni, e Conservazione dei beni
culturali a Ravenna (+37,2%), "beneficiata probabilmente da attività di ricerca
internazionale". Tra quelle in perdita ci sono Scienze motorie (-40%) e Veterinaria (
-34,6%), il cui dato è condizionato dalla riduzione da parte del ministero del numero
programmato e dai ritardi nei pagamenti. Scienze della Formazione (-13,7%) sconta invece
la cancellazione a livello nazionale della laurea in Scienze della formazione primaria.
Lettere e filosofia con 1.716 iscritti è la facoltà al top per numero di iscritti, ma
anch'essa in calo (-9,4%), "soprattutto nei corsi tipo il Dams - precisa Monari -
mentre vanno bene le lettere classiche".
II calo di Veterinaria infine "si spiega con il ritardo dei pagamenti,
perché la graduatoria era tutta coperta dopo il test d'ingresso". Seppure
desiderato, il calo di matricole in città avrà delle ripercussioni nel medio periodo, ma
"non incide né sulle tasse studentesche, che non sono mai legate al numero di
iscritti", come assicura Monari, "né sul piano degli interventi edilizi - dice
Calzolari -, le esigenze di spazi restano immutate, questi cali sono irrisori, semmai
abbiamo stabilito delle priorità, Farmacia e biotecnologia al Navile, un investimento da
circa 100 milioni di euro, e Scienze motorie al Terrapieno". |
|
ATENEO DI BOLOGNA: in corso, dall'8 luglio u.s. e da concludere il 31 ott,
l'Assemblea Congiunta del CdA e del Senato per la modifica dello Statuto Generale di
Ateneo.
Ordine del giorno del Consiglio Comunale di Bologna a favore degli studenti |
La scelta di fondo ancora
aperta: DEMOCRAZIA o CENTRALISMO DEMOCRATICO ? |

Gianni Porzi,
Membro del Senato
|
|
Gianni PORZI, SUL PROGETTO DI REVISIONE DELLO STATUTO
ALL'O.D.G. dell'ASSEMBLEA CONGIUNTA DEL CDA E DEL SENATO
|
NOTA. La discussione per la modifica di
statuto ha avuto 5 riunioni, finora. Gli argomenti trattati hanno
riguardato aspetti generali e, ultimamente, le funzioni degli organi. Le decisioni sono
state in parte unanimi, e in parte a maggioranza, con opposizioni non trascurabili.
Qui sotto è riportato la esposizione critica riassuntiva di un Membro
della Assemblea Congiunta, con rilievi sull'accentuazione verticistica e centralistica del
potere rettorale, rispetto allo Statuto vigente. Se posso dire, la modalità per cui un
organo di vertice nomina tutti gli altri, a cascata, è il "centralismo democratico
dell'Unione Sovietica. Al contrario, una "governance"
democratica è fondata sulla separazione dei poteri, come delineato da Montesquieu
nell'opera "De l'esprit des lois" (Lo spirito delle leggi), e
dunque si richiede l'autonomia degli organi, e il loro armonico reciproco contrappeso, a
tutela delle libertà.
E' interessante al riguardo, l'emendamento preannunciato (vedi
documento per l' Assemblea Congiunta del 25.VII.08) dal Preside Sassatelli,
candidato Rettore, che, quale "meccanismo compensativo"
dell'eccesso di potere che andrebbe al Rettore, propone "un meccanismo di
sfiducia", per cui "il Rettore possa subire in qualsiasi momento un controllo
del suo operato, da parte degli Organi di governo."
Tuttavia (se posso dire) la vera battaglia per la
democrazia si fonda sulla autonomia degli Organi rispetto all'Esecutivo (mi riporto a
"l'esprit des lois") e dando a loro un Presidente diverso dalla persona del
Rettore (anche se proposto da lui). Così è nel Consiglio Comunale, alla Camera,
al Senato. L'ostacolo maggiore alla loro autonomia viene oggi dalla norma per la loro
elezione, perchè polverizza la rappresentanza ("un"
eletto per "ogni corporazione ammessa") e che sbilancia il potere degli
Organi, verso l'Esecutivo e l' Amministrazione. Dunque, va proposta una norma che aggreghi
le corporazioni, in base a qualche somiglianza. E' la stessa problematica della legge
elettorale nazionale, degli scorsi mesi, per i parlamentari. NL
ll nuovo Statuto non riguarda le
elezioni per il triennio 2008/2009-2010/2011,
indette per il 23 ott. 2008, per il rinnovo del
CdA e del Senato, ma solo la elezione
del prossimo rettore, nel 2009.
Tra i membri uscenti e
ri-candidati per il Consiglio di Amministrazione:
- l'ottima ANTONELLA ZAGO. |

Antonella Zago
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- la prof. LILLA MARIA CRISAFULLI
nota in tutta Italia per la sua grande battaglia, su "Il Sole 24 ORE" a
difesa della dignità dei professori, e che
raccolse 161 firme. |
Lilla Maria Crisafulli
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Gianni Porzi. La proposta del nuovo Statuto appare
centralistica e verticistica poiché conferisce al Rettore un potere eccessivo, come risulta evidente dai punti seguenti :
- la Giunta, sulla quale è concentrato leffettivo potere, è sostanzialmente di
nomina Rettorale essendo composta dai pro-Rettori designati dal S.A., ma su
proposta del Rettore;
- il CdA, oltre al Vicario e al Dir. Amministrativo, è costituito da 8 membri nominati
dal S.A., ma su una rosa di nomi proposta dal Rettore, e da altri 4 membri
esterni anchessi nominati dal S.A.
- il Rettore presiede tutti e tre gli Organi (Senato, CdA e Giunta)
- il Rettore nomina anche i Presidenti del Consiglio di Polo.
Al Rettore verrebbe pertanto attribuito un potere quasi assoluto, cioè di
gran lunga maggiore di quello previsto dallattuale Statuto. Purtroppo, un tale
sistema di governance, secondo me, assomiglierebbe al tristemente noto centralismo
democratico o democrazia guidata oppure, per essere più attuali, si
potrebbe parlare di deriva autoritaria. Un tale sistema sarebbe accettabile, obtorto collo a mio parere, solo se il Rettore
fosse illuminato, come auspicato dal Prof. Capano in un suo articolo sul
Corriere della Sera; ma chi ci garantisce che sia e rimanga illuminato? E se
ciò non dovesse accadere?
A mio avviso, per realizzare una maggiore efficienza ed efficacia nel governo
dellAteneo non era necessaria una rivoluzione copernicana dellattuale Statuto
per il quale sarebbero state sufficienti alcune modifiche, ma, piuttosto sarebbe stata
molto importante una profonda revisione dei Regolamenti. Daltra parte lo stesso
Magnifico Rettore fino ad alcuni mesi fa in più di unoccasione affermava che un
nuovo Statuto non sarebbe stata la panacea. Ora, invece, sembra che il nuovo
assetto previsto dalla bozza Canestrari risolverebbe quasi tutti i problemi della
governance.
Io ne dubito fortemente, anzi, ritengo che si determinerà una più forte frattura
fra tutta la comunità accademica e i vertici decisionali, con conseguenze molto negative.
Sono daccordo con il pro-Rettore Gambetta quando afferma che molti dei difetti
attuali non sono certo responsabilità dello Statuto, ma del nostro comportamento
consolidato. Cambiamo lo Statuto, ma |
|
COMUNE DI BOLOGNA
Consiglio Comunale
Ordine del giorno: "Composizione CDA Ateneo
e e rappresentanti degli studenti", approvato all'unanimità dal Consiglio Comunale
con 25 voti favorevoli, nessun contrario e nessuno astenuto.
NOTA della Redazione. Per gli studenti la rappresentanza è
nel Consiglio Studentesco, organo consultivo di rango statutario pari a quello del CDA.
Premesso
che il Senato Accademico e il Consiglio dAmministrazione dellUniversità di
Bologna hanno approvato le linee guida per la riforma dello Statuto generale dAteneo
che prevedono una nuova composizione del suddetto C.d.A..
Il nuovo testo, che a
breve si andrà ad approvare, richiederà criteri di competenza e non più di
rappresentatività e questo comporterà lesclusione dei rappresentanti degli
studenti in seno al Consiglio di amministrazione.
Fino ad oggi gli studenti
in tale Organo davano voce a 80.000 utenti, avevano la possibilità di incidere sulla
contribuzione studentesca e potevano, grazie ad azioni positive, indicare le priorità e
le necessità degli studenti che sceglievano Bologna come sede dei propri studi.
Valutato che il Consiglio
comunale ha sempre guardato con attenzione le problematiche che interessano gli studenti
universitari, concentrandosi in particolare su bisogni e richieste provenienti da quel
mondo.
Il Consiglio comunale:
incoraggia
sempre la rappresentanza come sinonimo di una cittadinanza attiva, consapevole e
responsabile, e non può escludere una categoria come gli studenti che alla nostra città
ha dato e continua a dare molto sotto tutti i profili;
valuta negativamente
lintendimento di escludere dal Consiglio di amministrazione, organo deputato a
discutere e decidere anche in materia di contribuzione studentesca, i Rappresentanti degli
studenti, considerando il ruolo fondamentale che essi hanno per lUniversità degli
studi di Bologna e per la nostra città.
Presentatori
dell'OdG: Valentina Castaldini , P. Foschini, D.Carella, L.Tomassini, G.Bignami e
F.Critelli |
chi cambierà la
testa delle persone? Secondo il prof. Gambetta bisogna fare molta attenzione
allequilibrio dei poteri ed aggiunge che quando si cercano maggiore
efficienza ed efficacia cè la strada verso la concentrazione dei poteri, ma anche
quella del decentramento e del principio di sussidiarietà.
La Commissione Canestrari ha scelto la concentrazione dei
poteri, scelta condivisa anche dal Magnifico Rettore, nonostante in più di
unoccasione avesse osservato che lattuale Statuto dava molto potere al
Rettore. Potere che ora verrebbe notevolmente aumentato in nome di una presunta maggiore
efficienza ed efficacia nel governo dellAteneo, senza peraltro prevedere alcun
contrappeso. Tale eccesso di potere andrebbe, a mio parere, decisamente attenuato, cosa
però non facile avendo, la bozza proposta, una struttura ben poco flessibile. Un
controbilanciamento potrebbe esser rappresentato dallintroduzione dellistituto
della sfiducia da parte però di un Organo eletto (come avviene nelle
democrazie rappresentative) e non nominato, perché in tal caso sarebbe più formale che
sostanziale.
Elezione e mandato del Rettore
Non condivido il metodo proposto per lelezione del Rettore (cioè in un turno
unico col sistema del voto supplementare) perché non consentirebbe, come da più parti
sostenuto, di convergere verso una scelta largamente condivisa. Il vincitore potrebbe
essere poco rappresentativo della volontà dellelettorato, a causa anche di una
seconda preferenza espressa probabilmente con una certa casualità. Riterrei invece
nettamente preferibile unelezione come quella del Sindaco (largamente collaudata e
condivisa) con leventuale ballottaggio tra i due Candidati più votati dopo una
settimana dal primo turno. In linea di principio non sono contrario a possibili accordi
fra Candidati nellarco di tempo tra il primo ed il secondo turno, purché non siano
solo elettorali, ma avvengano sulla base di una consistente condivisione del programma.
La durata del mandato sia del Rettore che dei membri degli OO.AA. dovrebbe essere uguale
(a mio avviso un triennio rinnovabile una sola volta) e si dovrebbe poter realizzare il
rinnovo contestuale del maggior numero possibile delle cariche accademiche (eccezion fatta
per Presidi e Direttori le cui cariche potrebbero essere sfasate).
Senato Accademico
Organo al quale verrebbe attribuita la funzione di programmare e vigilare (come? e con
quali strumenti? e quali sarebbero le eventuali sanzioni?) sugli indirizzi
generali per quanto concerne la didattica e la ricerca scientifica. Attenzione però,
perché spetterebbe al CdA stabilire i criteri per la distribuzione del personale docente
e ricercatore, per lattivazione dei corsi di studio e per la ripartizione dei
finanziamenti per la ricerca. Il S.A. elaborerebbe quindi la programmazione strategica e
il CdA avrebbe però la funzione di fissare i criteri per la distribuzione delle risorse
ed anche per lattivazione di corsi di studio.
Così come concepito, il S.A. sarebbe un Organo privato di poteri perché trasferiti alla
Giunta.
A mio avviso il S.A. dovrebbe essere composto da tutti i Presidi (e non da una
rappresentanza di 12, come previsto nella bozza) e da un pari numero di Direttori
eletti.
Non condivido inoltre che le eventuali modifiche di Statuto possano essere deliberate dal
solo S.A., sarebbe invece auspicabile un S.A. allargato a tutti i Direttori
che dovrebbe tuttavia sentire le varie componenti dellAteneo attraverso Facoltà e/o
Dipartimenti.
Consiglio di Amministrazione
Organo responsabile della programmazione amministrativa, finanziaria e patrimoniale
che trasforma i piani di sviluppo, elaborati dal S.A., in piani finanziari verificandone
la compatibilità finanziaria e che dovrebbe essere formato ed operare in
conformità al criterio di competenza.
La nomina dei membri del CdA verrebbe fatta dal S.A., cosa che non condivido perché tali
nomine sarebbero fortemente condizionate dal Rettore.
Ho forti perplessità anche sulla composizione del CdA, che, sostanzialmente, risulterebbe
in mano al Rettore : infatti, 8 membri non sarebbero eletti, ma nominati dal S.A. e anche
sulla nomina dei 4 membri esterni il Rettore potrebbe esercitare un notevole
condizionamento.
Non mi sembra accettabile che il CdA debba essere costituito da sole persone
qualificate e competenti nel campo dellamministrazione (*) (quindi
accesso possibile solo a giuristi ed economisti?) perché in CdA si trattano anche
questioni di politica universitaria (ad esempio, criteri per la ripartizione
del Personale docente e T.A., per lattivazione di corsi di studio, per la
ripartizione di finanziamenti per la ricerca) e non solo di tipo strettamente
economico/finanziarie. La dicotomia rappresentanza-competenza potrebbe essere risolta
mantenendo il principio della rappresentanza nel CdA (membri eletti fra Personale docente
e T.A. e studenti) ed istituendo una Commissione bilancio di soli competenti in materia
scelti dal pro-Rettore al bilancio, programmazione e finanziamenti, pro-Rettore che a sua
volta dovrebbe far parte di diritto del CdA.
Per quanto concerne i membri esterni riterrei doveroso riservare un seggio al
rappresentante del Governo, come peraltro previsto dallo Statuto vigente (essendo
lUniversità pubblica e lo Stato il maggior finanziatore) e almeno 2 seggi ai
finanziatori esterni più importanti o a loro rappresentanti.
Per quanto concerne la composizione del CdA, oltre al pro-Rettore vicario e ai 6
pro-Rettori (al decentramento, alla ricerca e relazioni internazionali, alla didattica e
formazione, al bilancio- programmazione-finanziamenti, alledilizia e infrastrutture,
nonché per gli studenti e al diritto allo studio), sarebbe auspicabile anche un
pro-Rettore alla programmazione, organizzazione, gestione amministrativa e del personale
T.A. che operi in sintonia con il Direttore Amministrativo.
Come già detto, il CdA verrebbe ad avere un certo potere di indirizzo sulla didattica in
quanto fra le varie funzioni vi sarebbe anche quella di stabilire i criteri per la
distribuzione del personale docente e ricercatore nonché per lattivazione dei corsi
di studio, mentre i criteri per la programmazione didattica spetterebbero invece al S.A.
Potrebbe sembrare una sovrapposizione di funzioni dei due Organi, ma in realtà così non
è perché il S.A. elaborerebbe la programmazione didattica, ma il CdA deciderebbe, in
base alle disponibilità economiche, sulla distribuzione del personale docente e
ricercatore nonché sullattivazione dei corsi di studio. Cioè linverso di
quanto accade attualmente. Comunque, la decisione ultima spetterebbe solo alla Giunta.
Giunta
La bozza di Statuto prevede che sia lOrgano esecutivo al quale spetterebbero
tutte le competenze.
Il concorso alla nomina dei membri della Giunta, cioè dei pro-Rettori, da
parte del S.A. è una foglia di fico perchè nella realtà tali nomine sarebbero
largamente gestite dal Rettore.
In particolare, alla Giunta spetterebbe non solo la ripartizione delle risorse finanziarie
relative al personale docente, ma anche lattivazione dei Corsi di studio sulla base
della programmazione didattica elaborata dal S.A. e dei criteri stabiliti dal CdA (criteri
che potrebbero però anche essere in parte disattesi e in tal caso, cosa accadrebbe?
Verrebbe estratto il cartellino giallo?).
Pertanto, appare evidente che essendo la Giunta lOrgano esecutivo, al quale
spetterebbero tutte le competenze, S.A. e CdA non avrebbero alcun potere effettivo, ma
solo funzioni di indirizzo (possono cioè deliberare criteri, indirizzi ed esprimere
liberamente pareri, ma non vincolanti).
Alla Giunta, e non al CdA, spetterebbe anche la nomina dei Dirigenti.
Risulta evidente che nella Giunta verrebbe concentrato il potere, sicuramente molto di
più di quello previsto dal vigente Statuto.
La questione Romagna
Sul tema scottante, quanto complesso, della Romagna, nella Congiunta del
26 settembre, si è sviluppato un dibattito piuttosto vivace originato da una
proposta del prof. Gambetta (pro-Rettore per le sedi decentrate) e fortemente sostenuta
dal Dr. Mingozzi (Rappresentante degli Enti locali delle sedi decentrate) e dal Dr.
Chicchi (Rappresentante degli Enti convenzionati con lAteneo per il funzionamento
delle sedi decentrate). La richiesta consisteva nel dare maggior peso alle sedi decentrate
nella governance dellAteneo prevedendo nello Statuto che la Giunta fosse espressione
della struttura multicampus dellAteneo
(cioè una presenza dei Poli romagnoli nella Giunta). La richiesta non è stata recepita
dalla Congiunta che ha ribadito la natura policentrica dellAteneo inserendo come
premessa nella bozza di Statuto la frase Per quanto concerne il funzionamento e la
composizione degli OO.AA. si dovrà tener conto della struttura policentrica
dell'Ateneo, garanzia che non è stata però ritenuta sufficiente dai due
rappresentanti degli Enti locali romagnoli.
Interessante e condivisibile, a mio avviso, è stato lintervento del Prof. Giorgio
Cantelli Forti che ha illustrato la sua visione del sistema
multicampus. Secondo il Prof. Cantelli ogni Polo dovrebbe avere una sua autonomia di
gestione tramite proprie Facoltà e Dipartimenti indirizzati su una precisa missione
didattico-scientifica basata su un obiettivo strategico e caratterizzante, al fine
di evitare inutili doppioni dannosi per lAteneo sia sul piano economico che delle
immatricolazioni.
Il Prof. Cantelli sostiene che le iniziative nelle sedi romagnole dovrebbero poter contare
sulla capacità di autogoverno gestionale al fine di drenare maggiori risorse dal
territorio, potendo dare in prima persona garanzie ai finanziatori locali. Una tale
visione costituirebbe inoltre un ostacolo per chi invece pensa ad unautonomia
politica della Romagna che porterebbe inesorabilmente alla divisione in due
Atenei.
Gianni Porzi
(*) A proposito della necessità da più parti invocata, Magnifico Rettore incluso, della
presenza nel CdA di persone qualificate e competenti nel campo
dellamministrazione, può essere utile ricordare quanto accaduto recentemente,
cioè in un periodo di notevoli difficoltà
finanziarie per lAteneo, come, da oltre due anni, ci ricorda spesso il Magnifico
Rettore.
Nellaprile 2008 il CdA deliberò a maggioranza
lattivazione di ben 22 contratti biennali, per una spesa di oltre 1.500.000 Euro,
per esigenze del portale dAteneo. La pratica fu presentata e sostenuta
dal Direttore Amministrativo (persona per definizione qualificata e competente nel campo
dellamministrazione) e i pochi contrari (tra i quali non mi risulta vi fosse il
Magnifico Rettore) appartenevano alla categoria delle così dette persone non
qualificate e non competenti (tralascio volutamente i nomi).
E fin qui non vi sarebbe nulla da eccepire se non tenessimo però
presente che il Personale T.A. che presidia lo sviluppo e la gestione dei servizi
informatici dellAteneo conta complessivamente 75 unità così distribuite : 52 nel
Centro Servizi Informatici dAteneo (CeSIA) che si occupano dello sviluppo e della
gestione dei servizi informativi, della sicurezza e della rete dAteneo, 15 nella
Direzione Sviluppo Attività Web (DSAW) che si occupano dello sviluppo e della gestione
dei siti e dei server web e 7 presso lUfficio Dirigenziale Progetto Sistema
Informatico dAteneo (SIA) che si occupa dellanalisi e della progettazione dei
sistemi informativi.
Ergo, è poi così
importante essere persone qualificate e competenti nel campo dellamministrazione?
Oppure, come afferma il prof. Gambetta, molti difetti attuali non sono imputabili allo
Statuto, ma al nostro comportamento? Comportamento che, io aggiungerei, non
sempre é in stretta relazione con la competenza specifica, competenza che se viene
richiesta ai membri del CdA dovrebbe essere pretesa anche per i Direttori e a maggior
ragione per il Rettore |
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ATENEO DI BOLOGNA: LA COMMISSIONE CANESTRARI HA TERMINATO I LAVORI
Convocata dal Rettore, per l' 8 luglio p.m. , l'assemblea "congiunta" di CdA e
Senato |

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Pubblichiamo il
testo della Commissione (peraltro già sulla stampa), seguendo la prassi
parlamentare, molto seria, che pubblica in originale i disegni di legge prima
della loro calendarizzazione per la discussione in parlamento, perchè i cittadini liberi e uguali
possano fare proposte migliorative
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| Relazione
della Commissione tecnica per la revisione
dello Statuto generale dAteneo
Proposizioni normative
Premesse e principi
· Lo
Statuto generale di Ateneo determina lordinamento autonomo dellUniversità
degli Studi di Bologna al fine dellautodeterminazione e dellautogoverno del
corpo accademico.
· Gli organi di vertice dellAteneo non sono espressione
né diretta né indiretta di rappresentanza politica. I professori, i ricercatori, il
personale tecnico-amministrativo e gli studenti concorrono al funzionamento
dellAteneo ed al raggiungimento delle finalità in vista delle quali
lUniversità è stata istituita ed opera. Il personale tecnico-amministrativo svolge
le funzioni gestionali per tutti i profili tecnici ed amministrativi riguardanti
lazione dellAteneo.
· LAteneo promuove con appositi provvedimenti le pari
opportunità tra donne e uomini.
· Lamministrazione e lorganizzazione
dellAteneo garantiscono ed attuano i principi di non aggravamento e non duplicazione
delle procedure e delle competenze
· Qualora, in forza di determinazioni e deliberazioni
dellAteneo e delle relative strutture, ai professori, ai ricercatori, al personale
tecnico-amministrativo ed agli studenti vengano richiesti adempimenti, per il relativo
riscontro deve essere previsto un tempo ragionevole e modalità proporzionate.
· Nella ripartizione delle risorse, lAteneo rende
preventivamente e tempestivamente noti i requisiti ed i criteri per lattribuzione e
leventuale selezione tra una pluralità di aspiranti e mantiene fermi tali requisiti
e criteri per il tempo necessario alla messa in opera delle azioni e misure che
costituiscono la finalità dellattribuzione delle predette risorse.
· La richiesta e lattuazione di processi di
riorganizzazione nei metodi, nelle procedure e nelle strutture, così come i |
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No al Centralismo democratico
nella millenaria Alma Mater
Ad una prima lettura, il testo sembra
recepire la proposta del Grupppo dei 30, di nominare una Giunta dei Pro-Rettori analoga
alla Giunta Comunale.
Ma, poi, guardando dentro, scaturisce un progetto involutivo, perfino
rispetto allo Statuto vigente.
L'Università non è un ente strumentale organizzato secondo il principio di
gerarchia; il rettore non è organo di vertice, ma un primus inter pares; gli organi non
possono essere nominati "a cascata" (il senato nomina il CdA; il Rettore nomina
i prorettori che per statuto vanno far parte di diritto della Giunta; il rettore nomina il
presidente del Polo romagnolo), ecc.
Non può essere introdotto il centralismo democratico laddove
deve regnare la vera democrazia
Neppure si può confondere il governare con l'amministrare, come invece ivi
si fa.
Ci sono, poi, anche illegittimità ovvie. Il
CdA, ivi fatto nominare dal Senato, potrebbe anche essere migliore dell'attuale, ma la
legge lo vuole a elezione diretta. Infatti, in difformità a quanto
generalmente ritenuto, la legge n. 56/2002 ha disposto per la libera composizione di
entrambi (ossia non sono più obbligatorie le categorie), però non ha innovato circa la
elezione diretta. Infatti, l'art. 4, c. 2, recita solo: "Gli
statuti delle Università disciplinano l'elettorato attivo per le cariche accademiche e la
composizione degli organi collegiali".
Criticabile, poi, sotto il profilo dell'ingegneria costituzionale,
anche la mancata uniformazione della durata in carica del Rettore (oggi 4 anni) a quella
del CdA e del Senato (confermata a 3 anni, solo per questi).
NL |
meccanismi di valutazione, sono vincolati al
non aggravamento dei costi nonché degli impegni temporali del personale docente e
tecnico-amministrativo al fine della buona amministrazione e dellefficienza delle
azioni dellAteneo.
I. - LAteneo policentrico
· LAlma Mater Studiorum Università di
Bologna è un ateneo policentrico che si articola su cinque sedi: Bologna , Cesena,
Forlì, Ravenna e Rimini.
II . Sullelettorato attivo per l'elezione del Rettore
· L' elettorato attivo per l'elezione del Rettore spetta:
a) ai professori di ruolo e fuori ruolo;
b) ai ricercatori; (*)
c) al personale tecnico-amministrativo. I voti espressi saranno calcolati nella misura del
10% dei voti validi; (*)
d) ai rappresentanti degli studenti negli organi di Ateneo.
(*) per approfondimenti si rinvia al documento n. 6 allegato ("Partecipazione del
personale tecnico-amministrativo allelezione del Rettore") ed al documento n. 7
allegato ("Partecipazione dei ricercatori allelezione del Rettore").
III . Sulla votazione per l'elezione del Rettore
· Le candidature per lelezione del Rettore
debbono essere formalizzate entro il trentesimo giorno anteriore alla data stabilita per
la votazione.
· Lelezione del Rettore si svolge in un turno unico
mediante il sistema del voto supplementare, con le seguenti modalità:
a) ciascun elettore esprime due preferenze in un tassativo ordine di priorità;
b) risulta eletto il candidato che abbia raggiunto la maggioranza assoluta dei voti,
sommando le prime preferenze espresse;
c) qualora nessuno dei candidati abbia raggiunto la suddetta maggioranza assoluta, si
procede al computo dei voti espressi secondo un sistema di calcolo del voto supplementare.
Proposta
"a" per il computo dei voti
(voto supplementare rettificato con applicazione a scalare) |
Proposta
"b" per il computo dei voti
(voto supplementare standard) |
· Si procede al computo dei voti espressi secondo un
sistema rettificato di calcolo del voto supplementare, con applicazione a scalare.
· Ai fini di cui sopra, si formula la graduatoria preliminare
dei candidati secondo l'ordine del totale delle prime preferenze da ciascuno di essi
ottenute. Quindi si procede, nei confronti dei candidati ricompresi nella graduatoria,
all'attribuzione delle seconde preferenze risultanti dalle schede elettorali del candidato
che ha ottenuto il minor numero di prime preferenze, il quale viene contestualmente
escluso dalla procedura a scalare di computo dei voti.
· Qualora nessuno dei candidati abbia ottenuto la maggioranza
assoluta dei voti, si procede progressivamente con la formulazione di nuove graduatorie a
scalare e con attribuzione delle seconde preferenze risultanti dalle schede elettorali dei
candidati che si trovano all'ultimo posto delle graduatorie successivamente formulate, i
quali, graduatoria per graduatoria, vengono di volta in volta esclusi dalla procedura a
scalare di computo dei voti.
· Si procede alla formazione progressiva delle graduatorie a
scalare secondo il meccanismo di cui sopra, fino a che uno dei candidati non abbia
ottenuto la maggioranza assoluta dei voti. In caso contrario si proseguirà, nella
formazione progressiva della graduatoria, fino a che rimangano in competizione, per il
computo dei voti, due candidati; tra di essi risulta eletto chi abbia riportato il maggior
numero di preferenze. (*)
|
· Si procede alla formulazione della graduatoria sulla
base delle prime preferenze ottenute dai vari candidati e tenendo conto degli ex aequo.
· Ai primi due candidati risultanti dalla suddetta
graduatoria, vengono attribuite le seconde preferenze espresse nelle schede elettorali
degli altri candidati di cui alla graduatoria.
· Risulta eletto il candidato che, sulla base
dell'attribuzione supplementare delle preferenze, abbia riportato il maggior numero di
voti. (*)
|
(*) Un'ulteriore alternativa per il computo
dei voti, rispetto a quelle sopraindicate (voto supplementare rettificato con applicazione
a scalare; voto supplementare standard), potrebbe essere rappresentata dal computo dei
voti secondo il c.d. "full preferential voting". Si deve avvertire che questo
sistema risulta congruo con un numero ridotto di candidati, proprio perché tutti i
candidati debbono (pena la nullità della scheda) essere votati seppure in un ordine di
preferenza ("full" preferential voting); occorrerebbe dunque operare con
dinamiche che portino ad un numero ragionevolmente ridotto di candidati.
- Le candidature per l'elezione del Rettore debbono essere formalizzate
entro il trentesimo giorno anteriore alla data stabilita per la votazione.
- Lelezione del Rettore si svolge in un turno unico mediante il sistema
del voto preferenziale integrale, con le seguenti modalità:
a) ciascun elettore esprime il voto per tutti i candidati secondo un
ordine di preferenza. La mancata espressione anche di una sola preferenza determina la
nullità della scheda elettorale;
b) risulta eletto il candidato che abbia raggiunto la maggioranza assoluta
dei voti, sommando le prime preferenze espresse;
c) qualora nessuno dei candidati abbia raggiunto la suddetta
maggioranza assoluta, si procede al computo dei voti espressi, secondo un sistema di
calcolo che tiene conto di tutte le preferenze, come di seguito indicato:
- si formula la graduatoria preliminare dei candidati secondo l'ordine
del totale delle prime preferenze da ciascuno di essi ottenute. Quindi si procede, nei
confronti dei candidati ricompresi nella graduatoria, all'attribuzione delle seconde
preferenze risultanti dalle schede elettorali del candidato che ha ottenuto il minor
numero di prime preferenze, il quale viene contestualmente escluso dalla procedura a
scalare di computo dei voti.
- Qualora nessuno dei candidati abbia ottenuto la maggioranza assoluta
dei voti, si procede progressivamente con la formulazione di nuove graduatorie a scalare e
con attribuzione delle seconde o successive preferenze ai candidati ancora non estromessi
dalla graduatoria, in quanto non all'ultimo posto della medesima; le preferenze così
attribuite sono quelle risultanti dalle schede elettorali dei candidati che si trovano
all'ultimo posto delle graduatorie successivamente formulate, i quali, graduatoria per
graduatoria, vengono di volta in volta esclusi dalla procedura a scalare di computo dei
voti.
- Si procede alla formazione progressiva delle graduatorie a scalare
secondo il meccanismo di cui sopra, fino a che uno dei candidati non abbia ottenuto la
maggioranza assoluta dei voti.
IV.- Gli Organi generali di governo dellAteneo
· Gli Organi centrali di governo dell'Università sono il
Rettore, il Senato Accademico, il Consiglio di Amministrazione e la Giunta dAteneo.
Sono altresì organi di rilevanza generale per lAteneo, nell'ambito delle rispettive
competenze, il Consiglio studentesco e il Garante d'Ateneo.
V.- Il Rettore
· Il Rettore ha la rappresentanza legale ed istituzionale
dell'Ateneo e costituisce il vertice della relativa organizzazione.
· Il Rettore assicura il coordinamento dell'attività degli
Organi di Ateneo ed indirizza le attività di gestione delle strutture e degli uffici
dell'Università, al fine di garantirne
un'azione coerente, economica, efficiente ed efficace.
· Ai fini di cui al punto precedente, il Rettore annovera tra
le proprie attribuzioni quelle di convocazione e presidenza dei seguenti organi:
a) il Senato Accademico;
b) il Consiglio di Amministrazione;
c) la Giunta d'Ateneo.
· Spetta al Rettore:
- proporre al Senato la nomina dei Pro-rettori;
- proporre al Senato la nomina dei Presidenti dei poli scientifico-didattici;
- nominare il Direttore Amministrativo, sentito il Consiglio di Amministrazione;
- [le ulteriori funzioni del Rettore sono indicate nellart. 34 del vigente
Statuto generale dAteneo]
· Il Rettore designa direttamente un Pro-rettore vicario,
scelto fra i professori di ruolo di prima fascia. Il Pro-rettore vicario sostituisce il
Rettore in ogni sua funzione in caso di assenza o impedimento. Il Pro-rettore vicario è
componente di diritto del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico e della
Giunta d'Ateneo.
VI. Il Consiglio di Amministrazione
Funzioni:
· Il Consiglio di Amministrazione è lorgano
responsabile della programmazione amministrativa, finanziaria e patrimoniale dell'Ateneo.
In questi ambiti generali di competenza, spetta in particolare al Consiglio di
Amministrazione deliberare in ordine ai seguenti oggetti:
- criteri di ripartizione delle risorse finanziare tra le strutture scientifiche,
didattiche ed amministrative;
- criteri per la ripartizione del personale tecnico-amministrativo tra le strutture;
- criteri per la distribuzione del personale docente e ricercatore alle strutture;
- criteri per lattivazione dei corsi di studio;
- criteri per la ripartizione dei finanziamenti per la ricerca;
- provvedimenti relativi alle contribuzioni studentesche su proposta della Giunta;
- Regolamento di Amministrazione, Finanza e Contabilità;
- Regolamenti relativi allOrganizzazione e al Personale tecnico-amministrativo;
- linee di indirizzo per la Contrattazione integrativa;
- Bilancio di previsione e Conto consuntivo;
- Piano edilizio;
- Sistema di valutazione dei dirigenti.
· Spetta, altresì, al Consiglio di Amministrazione esprimere
indirizzi e pareri sui Piani pluriennali di sviluppo in relazione alle proprie competenze;
· Il Consiglio di Amministrazione esercita le proprie funzioni
operando al fine di massimizzare lefficienza allocativa e la qualità delle
attività istituzionali dellAteneo nel rispetto dei criteri di economicità,
efficacia, buona amministrazione ed imparzialità.
· Il Consiglio di Amministrazione viene convocato dal Rettore
in via ordinaria almeno una volta ogni due mesi e, in via straordinaria, quando ne faccia
richiesta almeno un terzo dei suoi membri.
Composizione del Consiglio di Amministrazione:
· Il Consiglio di Amministrazione e' costituito con
Decreto del Rettore ed e' composto da:
a) il Rettore (che lo presiede);
b) il Pro-rettore vicario;
c) il Direttore amministrativo, che esercita anche le funzioni di segretario, assistito
per la verbalizzazione da un funzionario da lui designato;
d) 8 componenti, tra i soggetti interni allAteneo e non collocati in posizione di
aspettativa, quiescenza o simili, nominati dal Senato Accademico sulla base di una rosa di
nominativi formata dal Rettore con un numero almeno doppio di candidati (oppure su
candidatura libera);
e) 4 componenti tra soggetti esterni allAteneo individuati come segue:
Ipotesi a |
Ipotesi b |
Nomina del
Senato su proposta di "stake-holders" esterni, da individuare periodicamente a
seconda dei piani di sviluppo e degli obiettivi istituzionali che lAteneo intende
darsi.
Lista esemplificativa di possibili "stakeholders" esterni:
- le fondazioni bancarie che insistono sul territorio metropolitano della città di
Bologna (proposta avanzata di concerto dai presidenti delle fondazioni);
- le fondazioni bancarie che insistono nelle 4 sedi romagnole dellateneo (proposta
avanzata di concerto dai presidenti delle fondazioni);
- gli interessi economici che insistono sul territorio metropolitano della città di
Bologna (es. proposta avanzata di concerto dai presidenti della Confindustria, della
Camera di Commercio e
.. della provincia di Bologna);
- gli interessi economici che insistono sui territori delle 4 sedi romagnole
dellateneo, (es. proposta avanzata di concerto dai presidenti della Confindustria,
della Camera di Commercio e
.. della provincia di Bologna);
- le istituzioni politiche territoriali su proposta avanzata di concerto tra il presidente
della regione Emilia-Romagna e i sindaci delle cinque città in cui ha sede lateneo;
- il Ministro dellIstruzione, Università e Ricerca;
- il Ministro dellEconomia e Finanze
- il Ministro dei Beni e Attività Culturali
- il Presidente della Regione ER
- il Presidente della Provincia di
.
- le società e fondazioni di supporto del decentramento romagnolo (con proposta avanzata
di concerto dai presidenti delle società);
- lassociazione degli Alumni
- Abi
- Confindustria
.. |
Nomina del
Senato, su proposta del Rettore (oppure su candidature volontarie prodotte a seguito di
bando pubblico), di soggetti esterni allAteneo provvisti di curriculum altamente
qualificato nel campo della amministrazione o gestione presso enti pubblici o privati,
anche senza personalità giuridica |
La scelta dei componenti di cui alla lett. d) del punto che
precede viene operata sia da parte del Rettore che del Senato sulla base dei curricula
professionali dei candidati.
I componenti da designare tra soggetti esterni non possono essere componenti di
organi o dipendenti di altri Atenei italiani e non possono ricoprire cariche elettive o di
governo presso lo Stato, le Regioni, i Comuni o altri enti pubblici territoriali né
cariche direttive o gestionali presso partiti politici o associazioni sindacali e di
categoria.
Durata in carica:
Ipotesi A:
Il Consiglio di Amministrazione e' rinnovato ogni tre anni. I membri del Consiglio
non possono svolgere più di due mandati consecutivi.
Ipotesi B
Il mandato, non rinnovabile, dei consiglieri di amministrazione dura 6 anni. Ogni
tre anni si procede al rinnovo di metà dei membri del Consiglio di Amministrazione di cui
alla lett. d) sopra elencata sulla base di un meccanismo di rotazione stabilito con
apposito regolamento approvato dal Senato accademico.
In sede di prima attuazione, relativamente ai 12 consiglieri di cui alle sopra
riportate lett. d) ed e), sulla composizione del Consiglio di Amministrazione, il
meccanismo di rotazione è il seguente:
prima ipotesi
x) si procede alla nomina ex-novo dei 12 membri ed immediatamente si estraggono a sorte i
nominativi dei 6 consiglieri (4 di cui alla lett. d, 2 di cui alla lett. e, che dureranno
in carica 3 anni;
seconda ipotesi
y) si procede a nominare 6 consiglieri (4 di cui alla lett. d, 2 di cui alla lett. e) tra
i membri del Consiglio uscente che abbiano svolto solo un mandato. Tali soggetti così
nominati durano in carica per 3 anni.
VII. Il Senato Accademico
Funzioni:
· Il Senato Accademico è lorgano che, assieme
al Rettore, rappresenta unitariamente i professori, i ricercatori, il personale
tecnico-amministrativo e gli studenti dellAteneo. Ad esso compete la vigilanza
sullattuazione dello Statuto nonché lindirizzo generale di tutte le strutture
di Ateneo, al fine di assicurare da parte di esse la coerenza con le finalità e con la
funzione in relazione alle quali le stesse sono costituite e devono operare. Restano ferme
le funzioni di rappresentanza legale ed istituzionale che spettano al Rettore. Il Senato
Accademico è titolare della funzione di determinazione dellordinamento autonomo
dellAteneo e ad esso competono le deliberazioni recanti modifiche allo Statuto
generale dAteneo.
· Il Senato Accademico esercita tutte le competenze relative
alla programmazione e al coordinamento delle attività didattiche e di ricerca
dell'Ateneo, fatte salve le attribuzioni delle singole strutture didattiche e
scientifiche. In particolare spetta al Senato Accademico deliberare in ordine ai seguenti
oggetti:
- nomina dei membri del Consiglio di Amministrazione secondo quanto sopra previsto;
- concorso alla nomina dei membri della Giunta di Ateneo secondo quanto sotto previsto;
- Piano pluriennale di sviluppo sentito il Consiglio di Amministrazione;
- parere su Bilancio di previsione e sul Conto consuntivo;
- criteri per la programmazione didattica;
- [le ulteriori funzioni del Senato Accademico sono indicate nellart. 36 del
vigente Statuto generale dAteneo]
-
..
Composizione:
· Il Senato Accademico è composto da:
a) il Rettore (che lo presiede);
b) il Pro-rettore Vicario;
c) il Pro-rettore al Decentramento;
d) 12 presidi in rappresentanza delle strutture didattiche (oppure tutti i
presidi);
e) 12 Direttori di Dipartimento in rappresentanza delle strutture scientifiche;
f) 2 rappresentanti dei professori di ruolo di I fascia;
g) 2 rappresentanti dei professori di ruolo di II fascia
h) 2 rappresentanti dei ricercatori;
i) 5 rappresentanti degli studenti;
j) 5 rappresentanti del personale tecnico-amministrativo;
k) 2 Direttori delle Scuole di Dottorato di ricerca;
l) 1 (o 2) presidenti dei Poli scientifico-didattici delle sedi collocate in Romagna;
m) 1 Rappresentante dei dottorandi.
· I componenti di cui alle lett. d), e), k) sono
rispettivamente individuati sulla base di un procedimento di designazione collegiale da
parte dei Presidi o dei Direttori che si riuniscono con il solo compito di procedere alle
suddette designazioni.
· I componenti di cui alle lett. f), g), h), i), j), m) sono
eletti direttamente dalle componenti di riferimento.
· Il Direttore Amministrativo partecipa al Senato Accademico
con voto consultivo.
Durata in carica:
· Il Senato dura in carica tre anni.
Lavori del Senato Accademico:
· Il Senato Accademico è convocato dal Rettore in via
ordinaria almeno una volta ogni due mesi e, in via straordinaria, quando ne faccia
richiesta almeno un quarto dei suoi membri.
· Le modalità di funzionamento interno del Senato Accademico
sono stabilite da uno specifico regolamento che deve essere approvato dalla maggioranza
degli aventi diritto. Detto regolamento prevede la formazione di Commissioni istruttorie
(formate anche da membri dellAteneo esterni al Senato stesso, purché non
maggioritari) finalizzate ad approfondire lanalisi e le proposte sulle materie di
competenza del Senato. Dette Commissioni hanno il potere di acquisire
dallAmministrazione universitaria tutte le informazioni necessarie alla loro
attività e di ascoltare i Prorettori di settore e i Dirigenti delle Aree.
VIII. La Giunta dAteneo
· La Giunta di Ateneo è lorgano collegiale
esecutivo dellUniversità. Ad essa spettano tutte le competenze, escluse quelle di
gestione tecnico-amministrativa, che non siano attribuite dallo Statuto e dai Regolamenti
agli altri Organi generali dellAteneo, alle strutture dello stesso, quali Facoltà,
Dipartimenti, Scuole di Dottorato di ricerca e Poli scientifico-didattici ovvero al
Direttore Amministrativo e ai Dirigenti.
Funzioni:
· Spetta in particolare alla Giunta di Ateneo:
elaborare e gestire i Progetti esecutivi del Piano pluriennale di sviluppo;
attuare la ripartizione delle risorse finanziarie e quelle relative al personale docente
tra le strutture amministrative, didattiche e scientifiche sulla base dei criteri
stabiliti dal Consiglio di Amministrazione;
gestire le politiche del personale tecnico-amministrativo nel rispetto delle competenze
del Direttore Amministrativo e sulla base degli indirizzi stabiliti da Consiglio di
Amministrazione;
proporre annualmente al Consiglio di Amministrazione lammontare della contribuzione
studentesca;
decidere sullattivazione dei corsi di studio sulla base dei criteri definiti dal
Consiglio di Amministrazione;
nominare i dirigenti;
approvare gli obiettivi dirigenziali;
approvare i Regolamenti di organizzazione della struttura amministrativo-gestionale.
Composizione della Giunta di Ateneo:
· La Giunta di Ateneo è composta da:
a) il Rettore (che la presiede);
b) il Pro-rettore vicario;
c) il Direttore amministrativo, che esercita anche le funzioni di segretario, assistito
per la verbalizzazione da un funzionario da lui designato;
d) il Pro-rettore al Decentramento;
e) il Pro-rettore alla Ricerca e alle Relazioni Internazionali;
f) il Pro-rettore alla Didattica e Formazione;
g) il Pro-rettore al Bilancio, Programmazione e Finanziamenti;
h) il Pro-rettore allEdilizia e alle infrastrutture;
i) il Pro-rettore agli Studenti e al Diritto allo studio.
· I Pro-rettori di settore, con la sola esclusione del
Pro-rettore Vicario, sono designati dal Senato su proposta del Rettore. Essi restano in
carica per la durata del mandato rettorale.
· La carica di Pro-rettore è incompatibile con qualsiasi
carica istituzionale dellAteneo.
· Il Presidente del Consiglio Studentesco partecipa alla
Giunta di Ateneo con voto consultivo.
Funzionamento:
· La Giunta di Ateneo è convocata dal Rettore in via
ordinaria almeno una volta ogni mese.
· Le deliberazioni della Giunta sono valide se assunte con la
maggioranza degli aventi diritto. Tutte le deliberazioni della Giunta debbono essere rese
note, al Consiglio di Amministrazione ed al Senato Accademico, anche per estratto, entro
tre giorni dalla decisione; su richiesta di questi ultimi, nei tempi necessari per la
collazione amministrativa, viene fornita copia integrale della deliberazione.
· I Pro-rettori di settore indirizzano le attività delle Aree
di competenza con adeguata consultazione e informazione dei destinatari delle decisioni. I
Pro-rettori attivano altresì forme di consultazione e collaborazione permanente con i
Presidi, i Direttori di Dipartimento e i Direttori delle Scuole di dottorato di ricerca.
· Con apposito regolamento possono essere previste apposite
Commissioni consultive, rispettivamente in materia di "Studenti e Diritto allo
studio" e "Personale".
IX. Sulle Strutture
Le Strutture delluniversità:
· L'Ateneo si articola in strutture accademiche
(didattiche e scientifiche) e in strutture amministrative di servizio (centrali,
periferiche ed integrate)
· Le strutture di servizio centrali, periferiche ed integrate
sono disciplinate nella parte
.. del presente Statuto.
Le Strutture didattiche e scientifiche
· Le strutture didattico-scientifiche dellAteneo
sono le Facoltà, i Dipartimenti e le Scuole di dottorato di ricerca.
· Le Facoltà sono primariamente preposte al coordinamento e
allorganizzazione delle attività didattiche. I Dipartimenti sono primariamente
preposti allorganizzazione, alla gestione e allespletamento delle attività di
ricerca. Le Scuole di Dottorato di ricerca sono primariamente preposte al coordinamento,
all'organizzazione e alla gestione delle attività relative ai corsi di studio di terzo
livello.
· Al fine di garantire il necessario coordinamento fra
attività di didattica e di ricerca, ogni Consiglio di Facoltà individua i Dipartimenti
che dovranno fornire il supporto scientifico ed eventualmente anche organizzativo alle
attività dei singoli corsi di studio. Al fine del raggiungimento dei propri scopi
istituzionali, le Scuole di Dottorato di ricerca, di intesa con le Facoltà e i
Dipartimenti di riferimento, individuano gli impegni dei singoli docenti e ricercatori
nelle proprie attività.
· Le Facoltà, i Dipartimenti e le Scuole di Dottorato di
ricerca possono avvalersi, al fine di supportare le proprie attività istituzionali, dei
Centri di servizio integrati (poli scientifico-didattici).
Le Facoltà (*):
[si v. lart. 16 del vigente Statuto generale
dAteneo]
· Le Facoltà si coordinano con i
Dipartimenti e le Scuole di dottorato di ricerca al fine di poter garantire
ladeguata copertura didattica dei corsi di dottorato.
(*) La Commissione tecnica prende atto che esiste la questione delleventuale
allargamento ai ricercatori dellelettorato attivo per il Preside e della
composizione del Consiglio di Facoltà. In linea generale la Commissione osserva comunque
che leventuale allargamento della composizione del Consiglio di Facoltà dovrebbe
essere accompagnato da una revisione delle competenze e dei meccanismi di funzionamento
dello stesso (quorum strutturale e funzionale, composizione variabile in relazione agli
oggetti deliberativi).
I Presidi:
[si v. lart. 17 del vigente Statuto generale dAteneo]
· Il Preside è eletto a scrutinio segreto a maggioranza
assoluta dei votanti, che costituiscano la maggioranza assoluta degli aventi diritto, in
essi compresi tutti i professori fuori ruolo per raggiunti limiti di età, nelle prime due
votazioni; in caso di mancata elezione si ricorre al ballottaggio tra i due candidati che
abbiano riportato il maggior numero di voti nell'ultima votazione valida risultando
eletto, in caso di parità, il più anziano in ruolo e, in caso di ulteriore parità, il
più anziano di età. Le votazioni devono svolgersi nel periodo compreso tra i cinque e i
tre mesi prima della scadenza del mandato del Preside in carica.
· Al Preside possono essere stabilmente delegate funzioni di
ordinaria amministrazione da parte del Consiglio di Facoltà.
I Consigli di Facoltà (*):
[si v. lart. 18 del vigente Statuto generale dAteneo.
(*) La Commissione tecnica prende atto che esiste la questione delleventuale
allargamento ai ricercatori dellelettorato attivo per il Preside e della
composizione del Consiglio di Facoltà. In linea generale la Commissione osserva comunque
che leventuale allargamento della composizione del Consiglio di Facoltà dovrebbe
essere accompagnato da una revisione delle competenze e dei meccanismi di funzionamento
dello stesso (quorum strutturale e funzionale, composizione variabile in relazione agli
oggetti deliberativi).
I Dipartimenti:
· I Dipartimenti promuovono e coordinano, di norma tra
più Facoltà, le attività di ricerca di uno o più settori disciplinari omogenei per
finalità o per metodi di ricerca. Essi inoltre collaborano all'attività didattica con le
Facoltà e le Scuole di Dottorato mettendo a disposizione le proprie risorse umane e
strumentali, al fine della loro migliore utilizzazione.
[si v. lart. 21 del vigente Statuto generale dAteneo]
· Al Direttore possono essere stabilmente delegate funzioni di
ordinaria amministrazione da parte del Consiglio di Dipartimento.
Le Scuole di Dottorato di ricerca:
· Le Scuole di Dottorato di ricerca organizzano,
coordinano e gestiscono i dottorati di ricerca e possono collaborare, in pieno accordo con
le Facoltà e i Dipartimenti di riferimento, alle attività dei corsi di laurea magistrale
particolarmente finalizzati alla formazione alla ricerca.
· Le Scuole di Dottorato di ricerca si coordinano, per la
programmazione didattica e i contenuti formativi dei programmi dottorali, con le Facoltà
e i Dipartimenti di riferimento.
· A ciascuna Scuola di Dottorato di ricerca è preposto un
Direttore, nominato dal Rettore su proposta del Comitato direttivo, organo di governo
collegiale della Scuola. Il Direttore della Scuola di Dottorato di ricerca può essere
designato al di fuori del Comitato direttivo.
· Il Comitato direttivo delle Scuole è composto dai Presidi e
dai Direttori delle Facoltà e dei Dipartimenti di riferimento della Scuola, quali
risultanti dai relativi decreti istitutivi e dal Regolamento sui Dottorati di ricerca.
X. Le Strutture amministrative integrate
I Poli scientifico-didattici, in generale:
· Il Polo scientifico-didattico è una struttura
amministrativa per la gestione integrata dei servizi delle strutture didattiche e
scientifiche alla quale vengono attribuite specifiche e ben definite competenze.
· Ai Poli scientifico-didattici vengono assegnate le
risorse necessarie per il mantenimento della struttura organizzativa sulla base della
ripartizione delle risorse stabilita dal Consiglio di Amministrazione. Ai Poli vengono
altresì anche trasferite le risorse finanziarie spettanti, sempre sulla base dei criteri
stabiliti dal Consiglio di Amministrazione, alle strutture didattiche e scientifiche
gestite dai Poli stessi.
· I Poli scientifico-didattici possono reperire autonomamente
risorse provenienti da fonti esterne.
· I Poli scientifico-didattici costituiscono strutture
specifiche necessarie per il coordinamento e la gestione delle attività svolte nelle sedi
dellAteneo collocate in Romagna. Essi possono essere costituiti, con delibera del
Consiglio di Amministrazione, di intesa con il Senato Accademico, anche nella sede
bolognese qualora vi sia laccordo di un numero congruo di Facoltà e/o Dipartimenti,
sulla base di un piano organico di gestione amministrativa.
· Lassetto organizzativo ed istituzionale dei Poli
eventualmente costituiti nella sede di Bologna viene stabilito da un apposito Regolamento
approvato dal Consiglio di amministrazione, sentito il Senato Accademico.
XI. Sul Decentramento
· Il Polo scientifico-didattico costituisce la
struttura organizzativa principale per il coordinamento organizzativo e la gestione delle
attività didattiche e di ricerca svolte dallAteneo nelle sue sedi ufficiali in
Romagna.
· Il Polo scientifico-didattico in sede decentrata è retto
dal Consiglio del Polo.
Il Consiglio del Polo è formato da:
- il presidente del Consiglio di Polo;
- i responsabili delle strutture didattiche e scientifiche incardinate nella sede;
- un rappresentante per ciascuna Facoltà, incardinata nelle altre sedi dellAteneo,
che abbia attivato corsi di laurea nella sede decentrata (mediante regolamento approvato
dal Senato possono essere previste, laddove necessario e comunque nel rispetto del
principio di proporzionalità, forme di aggregazione della rappresentanza delle Facoltà);
- due rappresentanti degli studenti eletto dai rappresentanti degli studenti nei consigli
di corso di laurea attivati nella sede;
- un rappresentante del personale tecnico-amministrativo;
- un rappresentante nominato dallente di sostegno della sede.
· Il presidente del Consiglio di Polo è nominato dal Rettore
tra i professori ordinari incardinati nella sede, sentiti i responsabili delle strutture
didattiche e scientifiche ivi operanti
· Ai Poli scientifico-didattici delle sedi decentrate vengono
assegnate le risorse necessarie per il mantenimento della struttura organizzativa sulla
base della ripartizione delle risorse stabilita dal Consiglio di Amministrazione. Ai Poli
vengono anche trasferite le risorse finanziarie spettanti, sempre sulla base dei criteri
stabiliti dal Consiglio di Amministrazione, alle strutture didattiche e scientifiche
incardinate nella sede. I poli possono reperire autonomamente risorse provenienti da fonti
esterne.
· Le competenze generali del Consiglio di Polo sono:
- la programmazione organizzativa e finanziaria, sulla base delle risorse disponibili;
- il coordinamento organizzativo delle attività didattiche e scientifiche svolte nella
sede
- la programmazione dei progetti e dei servizi in materia di diritto allo studio -rivolti
agli studenti iscritti ai corsi di studio del Polo, nellambito degli obiettivi
stabiliti dalla programmazione strategica di Ateneo e delle linee guida approvate dagli
Organi di Ateneo;
- la definizione degli interventi di sviluppo e gestione del patrimonio edilizio del Polo
e, più in generale, degli interventi e dei servizi di supporto logistico,
nellambito dei piani e programmi di sviluppo edilizio di Ateneo;
- lapprovazione dellofferta formativa post lauream (master e corsi di
alta formazione), nellambito degli obiettivi stabiliti dalla programmazione
strategica di Ateneo e delle linee guida approvate dagli Organi di Ateneo;
· In particolare spetta al Consiglio di polo:
- definire i criteri per la ripartizione delle risorse finanziarie e di personale
tecnico-amministrativo tra le strutture didattiche, scientifiche e di servizio;
- formulare proposte in materia di contribuzione degli studenti;
- individuare e verificare la realizzazione degli interventi attuativi previsti dal piano
di sviluppo edilizio ;
- approvare i programmi dei dirigenti e dei responsabili delle strutture nel rispetto
delle disposizioni in materia.
· La posizione di vertice della struttura amministrativa dei
Poli è di tipo dirigenziale. La nomina del dirigente è effettuata di intesa con il
Presidente del Polo.
· Ulteriori autonomie spettano ai Poli che superino la soglia
dimensionale del
.. % studenti iscritti o che realizzino tra di loro forme di
integrazione funzionale e complessivamente superino la predetta soglia dimensionale . In particolari, in questi casi spettano
ai Poli:
- la gestione del piano di fabbisogno del personale tecnico-amministrativo (concorsi e
progressioni verticali), e del personale in servizio (fatte salve le competenze spettanti
agli altri organi e uffici dellAteneo, nellambito delle risorse attribuite al
Polo e nel rispetto delle linee guida di Ateneo,)
- la gestione delle procedure per docenti e ricercatori a contratto;
- la gestione autonoma, fatto salvo il necessario coordinamento con lamministrazione
centrale, delle relazioni internazionali e dei servizi agli studenti attinenti alla
mobilità studentesca internazionale;
- la completa gestione delle competenze in materia di diritto allo studio (fatto salvo il
necessario coordinamento e la ricerca di ogni possibile sinergia a livello di Ateneo);
- la completa gestione del patrimonio edilizio del Polo (tutte le procedure di gara e dei
contratti, anche di locazione) e, più in generale, degli interventi e dei servizi di
supporto logistico;
- la completa gestione dellofferta formativa post lauream (master e corsi di
alta formazione).
· Il presidente del Polo:
- convoca e presiede il Consiglio;
- rappresenta il Rettore nella sede e con gli enti di riferimento esterno, ivi compreso il
potere di firme di atti e convenzioni;
- indirizza le attività organizzative, gestionali e finanziarie di competenza del Polo
scientifico-didattico;
- al presidente di Polo possono essere stabilmente delegate funzioni di ordinaria amministrazione da parte del
Consiglio di Polo.
· Funge da organismo di coordinamento dei poli decentrati un
Comitato che comprende i Presidenti dei Consigli di polo e un rappresentante degli enti
territoriali interessati per ciascun Polo. Alle riunioni del comitato di coordinamento
partecipa uno studente designato dal Consiglio studentesco tra gli studenti iscritti ai
corsi di laurea delle sedi decentrate. Il comitato di coordinamento e' presieduto dal
Rettore o dal Pro-rettore al Decentramento.
In particolare il comitato di coordinamento esprime un parere obbligatorio relativamente
a:
a) i piani di sviluppo strategico dellateneo;
b) linee guida in materia di programmazione dei progetti e dei servizi in materia di
diritto allo studio;
c) i trasferimenti di personale docente e ricercatore da e per le sedi decentrate;
d) la definizione dellofferta formativa delle sedi decentrate.
· Il Comitato di coordinamento può avanzare proposte agli
organi di governo dellAteneo rispetto a questioni di comune interesse per le sedi
decentrate, ivi compresa la programmazione e la formazione del personale
tecnico-amministrativo. Gli organi collegiali sono tenuti a rispondere entro 60 giorni
dalla formalizzazione delle proposte.
XII. Sui Rapporti tra Università e Servizio Sanitario Nazionale
· Ai professori e ricercatori della Facoltà di Medicina e
Chirurgia che, per assolvere i compiti istituzionali di tipo didattico e scientifico,
debbono svolgere attività assistenziali lUniversità assicura laccesso e
lutilizzazione di adeguate strutture sanitarie, proprie o acquisite attraverso
rapporti convenzionali. I rapporti convenzionali sono instaurati, nel rispetto delle
normative comunitarie, nazionali e regionali, con le articolazioni nazionali, regionali e
locali del Servizio Sanitario Nazionale, le strutture private accreditate da detto
Servizio e gli istituti e centri di ricerca bio-medica nazionali e internazionali. Per
analoghe o complementari finalità istituzionali dei professori e ricercatori di altre
Facoltà (Farmacia, Medicina Veterinaria, Psicologia e altre interessate)
lUniversità può instaurare ulteriori rapporti convenzionali con i suddetti enti.
· Le attività assistenziali svolte dai professori e
ricercatori universitari sono finalizzate allassolvimento dei loro prioritari
compiti istituzionali didattici e scientifici. Gli atti convenzionali tutelano la
finalità istituzionale delle attività assistenziali svolte dal personale universitario,
nel rispetto dei criteri di economicità e produttività applicati nella gestione delle
strutture convenzionate.
· Lattribuzione di compiti e responsabilità
assistenziali a professori e ricercatori avviene nel rispetto delle prerogative del loro
stato giuridico e in coerenza con il principio della piena valorizzazione delle competenze
professionali (assistenziali, didattiche e scientifiche).
· La formazione degli studenti iscritti ai vari corsi di
studio della Facoltà di Medicina e Chirurgia (corsi di laurea, corsi di laurea
magistrale, Scuole di dottorato di ricerca, scuole di specializzazione) avviene in
coerenza con gli standard qualitativi e quantitativi definiti dalle normative comunitarie
e nazionali e dagli ordinamenti didattici dei vari corsi di studio.
· LUniversità può istituire, in attuazione della
programmazione sanitaria nazionale e regionale, proprie strutture clinico-sanitarie,
utilizzando idonei strumenti giuridici e finanziari, inclusa la partecipazione ad apposite
figure ed organismi di diritto pubblico o di diritto privato.
· LUniversità disciplina, attraverso il Regolamento
della Facoltà di Medicina e Chirurgia, lorganizzazione della didattica dei singoli
corsi di studio dellarea sanitaria nellambito di aree assistenziali omogenee
degli enti convenzionati. I rapporti convenzionali vengono di norma instaurati con enti
che assicurano lutilizzazione di aree funzionali organizzate in unità operative
coerenti con gli obiettivi formativi definiti dagli ordinamenti didattici dei corsi di
studio.
· I Regolamenti dellAteneo prevedono condizioni e
modalità di decentramento di attività amministrative a supporto delle attività svolte
nellambito delle suddette aree assistenziali omogenee. |
ATENEO DI BOLOGNA: premiati i Dirigenti |

|
Premiati
i 17 Dirigenti in base ai risultati
(peraltro non resi noti detti risultati)
Il CdA ne ha "preso atto"
|
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Cda del 18 marzo 2008:
Nella seduta del 18 marzo il Direttore Amministrativo ha relazionato sulla
VALUTAZIONE DEI DIRIGENTI, circa gli obiettivi attuati nel 2007
I dirigenti valutati sono 17: Ersilia Barbieri, Laura Bertazzoni, Luisa
Consolini, Stefano Corazza, Alice Corradi, Michela Dalla Vite, Francesco Faina, Giovanna
Falsetti, Giovanna Filippini, Sanzio Gamberini, Morena Gervasi, Michele Menna, Monica
Passarini, Carlo Polacchini, Bruno Quarta, Maria Cristina Raboni, Paolo Vicini.
Eseguiti i conteggi dellinsieme degli obiettivi di comportamento e
degli obiettivi quantitativi assegnati, è risultato che:
- n° 13 dirigenti hanno ottenuto una valutazione "Sopra le aspettative"
che corrisponde a unindennità di risultato pari al 30% della propria indennità di
posizione;
- n° 2 dirigenti hanno ottenuto una valutazione "Conforme alle
aspettative" che corrisponde a unindennità di risultato pari al 25% della
propria indennità di posizione;
- n° 2 dirigenti hanno ottenuto una valutazione "Parzialmente conforme alle
aspettative" che corrisponde ad unindennità di risultato pari al 20% della
propria indennità di posizione.
La spesa trova copertura sugli stanziamenti previsti sulla Cat./Cap. F.S.
1.04.05 "Retribuzione variabile dirigenti a tempo indeterminato" (disponibilità
in bilancio 644.869,35, da ripartire tra 7 dirigenti) e sulla Cat./Cap. F.S.
1.04.06 "Retribuzione personale dirigenziale a tempo determinato"
(disponibilità in bilancio 2.370.675,18, da ripartire tra 10
dirigenti). Queste cifre sono qui riprese direttamente dal bilancio 2008. |
Perplessità su altri
aspetti, suscitati
dalla lettura del verbale del CdA: |
1) Il Cda "prende atto" (dunque non approva)
2) Compare un Collegio dei Dirigenti, non previsto in Statuto
3) Altro, da altra fonte: dirigenti divenuti 25 |
1.- La formula di approvazione finale recita: "Il Consiglio
di Amministrazione prende atto".
Questo vuol dire che il CdA non ha espresso alcun apprezzamento e ringraziamento ai
propri Dirigenti, e questo è abbastanza inquietante.
Ma, poi, ricordando che, sotto la direzione amministrativa FABBRO, c'è una
politica che mira a limitare il CdA nelle ingerenze sulla dirigenza, il tutto è
presto spiegato. Si ricorda che già, alcuni mesi, ci fu una diatriba, sollevata dal prof.
Lorenzini, sul fatto che il CdA fu costretto a prendere atto della endicontazione della
FABBRO sulla Dirigenza, circa l'attuazione degli obiettivi dirigenziali per il 2007.
Ciò ripropone l'annosa questione sulla esautorazione del CdA, nel senso che
se prende atto, non decide, e invece dovrebbe decidere e dunque la formula dovrebbe essere
"Il Consiglio di Amministrazione approva (oppure: non approva), e questo perché
cè una responsabile contabile dei Consiglieri verso la legge (Corte dei Conti).
Invece, dallo stesso verbale, per la proposta di OBIETTIVI DIRIGENZIALI
2008, "il Consiglio di Amministrazione approva".
2. Dal seguito del verbale del CdA risulta, poi, lesistenza di un
"Collegio dei Dirigenti".
Lesistenza di una struttura del genere non risulta nello Statuto
Generale di Ateneo. La cosa è rilevante perché un Collegio siffatto ha un potere
politico molto grande, che i dirigenti possono fare valere nei confronti dei professori, i
soli che a livello di Organi esecutivi (Gruppo dei Pro-Rettori, Giunta) dovrebbero avere
potere politico.
3.- Risulta, infine, da altre fonti che, frattanto, i Dirigenti sono divenuti
25, di cui 7 di ruolo, e 18 a contratto, di cui 2 sono comandati presso la Fondazione Alma
Mater.NL |
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L'intervento
di Dario Braga, "uomo nuovo", proveniente da fuori degli organi
di Ateneo |
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Dario Braga
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Dario Braga*:
Per uno Statuto di autonomia e di efficienza ...
.... e per un Governo dellAteneo, con un Rettore
primo ministro e Prorettori-ministri,
scelti dal Rettore con "portafoglio" e responsabilità
di firma, con nomina revocabile * Ordinario di Chimica della Facoltà di Scienze M. F. N., Direttore
dell'Istituto di Studi Avanzati
dell'Alma Mater Studiorum |
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1. Premessa. Indirizzare verso uno Statuto di autonomia ed
efficienza
Ritengo più opportuno discutere, prima, di come aggiornare la
missione dell'Ateneo e i suoi obiettivi futuri e, poi, pormi il problema di come
modificare lo Statuto per consentire il raggiungimento degli obiettivi. Insomma ... prima
stabilire la meta e poi scegliere il percorso. Anzi, una volta stabilita la meta, il
percorso lo farei scegliere a giuristi, economisti e amministrativisti esperti, che
articolino il dettaglio istituzionale della nostra missione. Questi potrebbero anche
proporci più modelli di Statuto, diversi percorsi per raggiungere la medesima meta, fra i
quali il corpo docente potrebbe scegliere, magari mediante lo strumento referendario.(Non
dimentichiamo, tuttavia, che lart 11 c. 3 dellattuale statuto affida alla
maggioranza assoluta di CdA e SA la approvazione del nuovo. Bisogna quindi pensare anche a
una modifica transitoria).
2. Obiettivi fondamentali. In cerca dell'Università che vogliamo,
dobbiamo pensare in grande ma guardare a Bologna, per prima cosa, perchè lo statuto è
uno strumento per governare. In maniera schematica, quattro sono, a mio avviso, gli
obiettivi fondamentali:
a) rafforzamento della autonomia: autonomia dell'Università nei
confronti del Ministero e, allinterno dellAteneo autonomia delle strutture
rispetto agli organi centrali (cfr. art 42). L'autonomia di gestione genera
responsabilità mentre la centralizzazione porta alla rappresentanza: due modi opposti di
concepire il governo. L'autonomia politica e di spesa richiede inoltre efficienti
strumenti di valutazione e unamministrazione che lavori di concerto con la docenza.
b) Distinzione dei poteri e individuazione di responsabilità degli organi:
il CdA e il SA hanno al momento ruoli e poteri confusi, così come li hanno Facoltà e
Dipartimenti, cosicché direttori e presidi spesso agiscono da "rappresentanti"
degli interessi di aggregazioni di docenti piuttosto che da amministratori. Le
rappresentanze negli organi svolgono il più delle volte funzioni puramente notarili.
c) Trasparenza e tracciabilità dei processi decisionali: |
Ripartizione
dei votanti per Facoltà, | | |