For translation of this page in english, click on:  http://www.google.com/intl/it/toolbar/ie/index.html

Conferenza Nazionale per "faccia a faccia" tra Governo e Sindacati su DDL "Reclutamento e Governance" (n. 1905, Senato) -- Per autonomia finanziaria università, con responsabilità
nettuno-man-gif.GIF (3394 byte)


UNIVERSITAS  News

Foglio on line sull'università, con  Forum di politica generale aperto a tutti.
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7- Tel  347 9470152 -
nino.luciani@alice.it
Vedi anche:
http://www2.dse.unibo.it/luciani/index.htm

nino-16.jpg (9108 byte)

NINO LUCIANI, Direttore responsabile

it.gif (865 byte)  gb.gif (917 byte)  home page di N.L

Comité de Patronage: Francesco Bonsignori, Alfredo De Paz, Elena Ferracini,  Dario Fertilio, Adriano Guarnieri, Enrico Lorenzini, Nino Luciani,  Bruno Lunelli, Merafina Marco, Gianni Porzi, Franco Sandrolini, Vittorio Tomasi

PAESI VISITATORI nel 2007: Italy, United States, Sweden, France, Switzerland, Germany, Great Britain, Spain, Brazil, Malaysia, Pakistan, Canada, Poland, Uruguay, Portugal, Turkey, Netherlands, China, Mexico, Syria, Czech Republic, Greece, Austria, Peru, South Korea, Norway, Croatia, South Africa, Ukraine, Costa Rica, Romania, Belgium, Japan, Dominican Republic, Vatican City State, Bulgaria, Argentina, San Marino, Luxembourg

Per le pagine interne, clicca su:

Visite n. 32.311 nel 2009

HOME News e ARTICOLI RUBRICA STATO GIURIDICO FORUM 1 esterno FORUM 2 esterno FORUM 3 locale

***
FORUM 1 esterno - 2010 - Spazio aperto

Per il Ministro M.   GELMINI e per l'Assessore Prov.le T.  ZANNI

Voci dalla lontana periferia del Delta del Po

mappa-delta po.jpg (26902 byte)

nave-romana.jpg (9422 byte)
Nave romana,  1° secolo a.C.

Documento sulla scuola del Delta del Po
e della antica città di Comacchio

trepponti.jpg (14079 byte)
Trepponti

NOTA. Il Delta del Po (Emilia Romagna) ha un territorio di Km 893 e una popolazione di  68.232 abitanti, 9 Comuni.
   Le scuole superiori di II grado sono organizzate in due mega-plessi: uno a Codigoro, con il Liceo Scientifico, gli Istituti tecnici e la ex-scuola magistrale, con 750-800 studenti; il secondo al Lido Estensi, con gli Istituti professionali e il Liceo classico a indirizzo linguistico, con 500 studenti.
  I risultati scolastici, in termini di numero di diplomati e di laureati ogni 100 abitanti, danno in coda il delta, tra i Comuni della provincia di Ferrara. Il fattore determinante è la grande distanza delle famiglie dai due plessi (uno al centro-nord, l'altro all'estremo confine Sud), a parte una qualche sfiducia ( a torto o a ragione) delle famiglie nella qualità delle scuole, dato che un numero rilevante di esse privilegia scuole ulteriormente più lontane (Ferrara, Ravenna, Adria).
  Il primo rimedio a questa situazione è la riorganizzazione delle scuole in tre plessi, con un diverso posizionamento (uno a Codigoro, uno a Comacchio-città, uno a Migliarino-Ostellato), seguendo il criterio di minimizzare i costi totali, costituiti dal costo delle scuole e dal costo dei trasporti pubblici scolastici.

Comitato promotore della Conferenza della scuola, del 2008*
DOCUMENTO PER LA SCUOLA SUPERIORE DI  II° GRADO
DELL'AREA DEL DELTA DEL PO (Emilia- Romagna)
Comacchio, 29 ottobre 2009

1.- Premessa. Il Comitato per la scuola, riunito a Comacchio il 29 ottobre 2009, ha approvato un Documento, contenente alcune “Linee guida per la scuola superiore di II grado”, risultate dalle conclusioni della Conferenza tenuta a Comacchio l'11 dicembre 2008, con la partecipazione di 4 professori universitari.
  Il Documento ha per argomenti:
  a) la situazione complessiva del Delta;
  b) la situazione di Comacchio, inserita nell’area complessiva del Delta.
Il Documento prende in considerazione solo il problema della localizzazione delle scuole di II grado, sotto l’aspetto della vicinanza alle famiglie, fisicamente, tenendo conto degli orientamenti del Ministero per la riorganizzazione e programmazione delle scuole. Esso, invece, non si occupa dei problemi organizzativi e didattici, interni alla scuola.

  2.- La situazione nell’Area del Delta. Alla luce delle statistiche illustrate nella Conferenza del 2008, il Delta, pur avendo fatto grandi progressi rispetto a 30 anni fa, ha alcune criticità, che ne evidenziano un ritardo, rispetto a Ferrara e al resto della Provincia.
In estrema sintesi, queste criticità risultano:
  a) dal numero di diplomati ogni 100 abitanti: 27,75% a Ferrara; 18,86% a Codigoro; 17,31% a Comacchio;
  b) dal numero di laureati ogni 100 abitanti: 11,71% a Ferrara; 3,32% a Codigoro; 2,58% a Comacchio.
Pur se i fattori limitanti sono tanti (tra essi, il funzionamento delle scuole), il fattore probabilmente più grave è quello della distanza fisica delle famiglie dalle scuole.
- Dal punto di vista delle famiglie, la scuola pubblica dev’essere accessibile in termini distanza, perché il dover fare ogni giorno una lunga percorrenza, già al mattino fa arrivare i ragazzi, stanchi, a scuola; e, nel pomeriggio, viene a mancare il tempo per ripassare, a casa, quanto imparato la mattina, per supplire ad eventuali lacune recuperando sui libri quanto eventualmente non compreso la mattina, dal docente.
- Dal punto di vista ministeriale, c’è un problema di costi, costituiti dal costo della scuola in senso stretto, e dal costo del trasporto scolastico. Ad es., una sola grande scuola per un grande territorio, può forse costare meno di due scuole, ma costa tantissimo in termini di trasporto.

   Nel caso del Delta, attualmente, ci sono due grandi plessi scolastici (Codigoro e Lido Estensi) e, in entrambi, non sono presenti tutti gli indirizzi. A Codigoro manca il Liceo Classico; al Lido Estensi non ci sono gli Istituti tecnici e c’è un Liceo classico a indirizzo linguistico, che è un ripiego e che non è conforme ai nuovi indirizzi ministeriali.
   Dal punto di vista della localizzazione, il plesso di Codigoro, pur se baricentrico rispetto al Delta mantiene il peso della grande distanza da molte famiglie (ad. es., Goro, Gorino), pur tenendo conto del miglioramento recente dei mezzi di trasporto.
Lido Estensi, a sua volta, è addirittura all’estremo confine Sud del Delta, e questo pone un altro grande problema per le famiglie dei Comuni del confine Nord-Ovest.
Dal punto della dimensione il plesso di Codigoro è troppo grande, così da creare diseconomie proprie delle macro-strutture, e difficoltà di gestione didattica e amministrativa.
C’è, poi, un Istituto di Agraria a Ostellato, che ha problemi di sopravvivenza numerica studentesca. Questo Istituto va salvato in una ottica di riordino organizzativo delle scuole del Delta.

  In considerazione dei disagi, derivanti dalla distanza sia rispetto a Codigoro, sia rispetto ad altri centri scolastici (Ferrara, Adria, Ravenna), molte famiglie privilegiano (a modo loro) la qualità della scuola, e dunque fanno scelte a favore di queste tre città.
Questo risulta valere anche per Comacchio, dalla quale esce giornalmente un numero elevato di giovani, con oneri di trasporto (e conseguenti disagi per gli studenti) tra i più elevati nella provincia.

  B) Linee per il futuro. Il problema della distanza non può essere risolto mediante un semplice aumento degli autobus, ma partendo dal riordino delle infrastrutture viarie e dalla riorganizzazione territoriale delle scuole, e questa ipotesi può essere impostata correttamene solo partendo da un quadro complessivo, aggiornato, del territorio sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista sociale.
Sembra fuori discussione che l’area di Comacchio, grazie al turismo, abbia oggi un ruolo strategico totalmente nuovo, rispetto agli anni ’60 e ’70, quando furono fatte le grandi scelte di localizzazione a Codigoro.
Questa valutazione pone in primo piano i problemi di riequilibrio e sviluppo economico del territorio nel suo complesso, rispetto al quale sono centrali il riordino delle infrastrutture viarie (in particolare per il collegamenti tra l’interno e la costa e viceversa) ed il recupero ambientale.
Rispetto alle esigenze dello sviluppo economico del Delta, la scuola è il fattore strategico più importante.
In conclusione, il Comitato suggerisce, sia per lo sviluppo economico, sia per la scuola:
  1) un nuovo piano territoriale del Delta per le infrastrutture viarie, per rendere possibili trasporti migliori. In questo senso appaiono prioritari:
  a) un asse stradale veloce tra Codigoro e Comacchio;
  b) una metropolitana su rotaia ferroviaria tra Migliarino-Ostellato e Comacchio-Portogaribaldi, e che potrà essere estesa a Portomaggiore, già collegata a Bologna con ferrovia, e così collegare il Delta con Bologna.
  2) tre plessi polivalenti di II grado: uno a Codigoro, uno a Migliarino-Ostellato, e uno a Comacchio.
Oltre la conferma del Liceo Scientifico a Codigoro, si propone il Liceo classico a Comacchio-città”.

  C) La posizione della città di Comacchio.
La città di Comacchio è, tuttora, totalmente sguarnita delle scuole di II grado, e questo suscita una grande meraviglia in quanti, da fuori, sono a conoscenza della antica storia della città ed, oggi, del ritrovato primato in campo economico nel Delta.
  Questa constatazione stride col fatto che a Comacchio città, ad esempio, da anni opera Palazzo Bellini (con la Biblioteca Civica "L. A. Muratori", l' Archivio Storico, la Sala Polivalente, la Galleria d' Arte), che potrebbe svolgere una funzione complementare importantissima per la scuola.
  Negli anni ’70 Comacchio ha perduto il Seminario che, storicamente, era il “Liceo Classico” del Delta, considerato che ad esso affluivano i giovani delle varie parrocchie, e che una buona parte usciva dal Seminario per poi laurearsi. Esso era fondamentale per la formazione della classe dirigente.
  Questa perdita non risulta essere stata minimamente alleviata dal posizionamento successivo, al Lido Estensi, del Liceo Classico a Indirizzo Linguistico.
  Per spiegare come Comacchio-città sia del tutto sguarnita di scuole di II grado, occorre risalire agli anni ’50-’60, in cui la città ha conosciuto un periodo di notevole degrado. E’ il periodo in cui furono fatte le grandi scelte per la scuola pubblica in Italia, fu chiuso il Seminario e tolta la Diocesi. Ma la storia ha, poi, smentito quanti la ritenevano destinata ad un declino inarrestabile.
  La scuola è strategica per lo svolgimento del nuovo ruolo della città e, particolarmente, quella per la formazione della classe dirigente locale e per la cultura dell’ambiente. Ciò suggerisce di posizionare a Comacchio città tutto il plesso del Lido Estensi e prioritariamente il LICEO CLASSICO.
  In considerazione del fatto che la distanza tra Comacchio città e gli altri Comuni rimane (pur se è minore, in confronto al Lido Estensi) va vista positivamente anche la istituzione di un College o di un Ostello per la gioventù, in modo che i giovani che vogliono restare in città (vicino alla scuola) durante la settimana, possano farlo.

  Comacchio 29 ottobre 2009

*Comitato promotore della Conferenza della scuola,  del 2008:
RAG. BELLOTTI CONCETTO , DR. BENEVENTI MARIO, DR. BINI GIUSEPPE, PROF. BONAZZA VINCENZO, GEN. BOSCO ANTONIO (U), RAG. CARLI PAOLO, PROF. FELLETTI SPADAZZI NENO , SIG. FERRONI MARCO, PROF. GATTI LORENZO, RAG. GUIDI MARGHERITA , PROF. LUCIANI NINO , DR. PERSANTI GIANNI, DR. SAMARITANI NINO , RAG. SCRIGNOLI FAUSTO, DON ZAGHI PIER GIORGIO, DR. ZAGO WALTER, SIG. ZANNI TONINO.

 

La questione dell'aggancio dei  PROF  alla DIRIGENZA STATALE
e quella del diritto alla pensione, per gli incarichi retribuiti


Due nuove SENTENZE: una a  FAVORE, l'altra a SFAVORE

 

Questa sentenza dispone che il trattamento retributivo dei professori universitari
non è collegato a quello dei dirigenti statali

  Questa sentenza dispone un autonomo trattamento pensionistico per il servizio in qualità di assistente ordinario, in aggiunta al servizio di prof. incaricato interno.


TAR - Tribunale Amministrativo Regionale dell'Emilia Romagna, Sez. I - Sentenza n. 942/09, depositata il 11 giugno 2009
                             (Stralcio)

Sul ricorso proposto contro l'Università di Bologna,
   …
  I ricorrenti, tutti docenti universitari di vario livello, agiscono per il riconoscimento del diritto alla corresponsione delle differenze retributive connesse agli aumenti stipendiali previsti dall'art. 1 della L. n. 34/1997 per i dirigenti dello Stato. Lamentano in buona sostanza, gli interessati, che nei loro confronti non sia stata fatta applicazione dell'art. 36 del D.P.R n. 328/1980 il quale avrebbe sancito un chiaro e diretto collegamento dei trattamenti economici relativi ai professori universitari e ai dirigenti statali. Ne sarebbe derivato, a parere degli istanti, un mancato adeguamento delle retribuzioni dei ricorrenti in dipendenza dell'omesso riconoscimento, dell'indennità di posizione, invece, attribuita ai dirigenti generali dello Stato per gli anni 1996 e 1997. Il ricorso é infondato.

La materia, peraltro assai risalente, è stata da tempo affrontata e chiarita, sia dalla Corte Costituzionale che dalla giurisprudenza amministrativa. Già con la sentenza n. 219 del 17 luglio 1975 la Corte aveva sancito, in ordine al riassetto del pubblico impiego e in particolare con riguardo al trattamento economico dei professori universitari, non una correlazione permanente ed immutabile, ma soltanto una tendenziale equiparazione delle posizioni retributive. In questo senso è stato chiarito che gli art. 73/3° c. L. n. 11 luglio 1984 n. 312 e 36/8° c. D.P.R. n. 382/1980 hanno esclusivamente commisurato il trattamento economico dei professori universitari dell'ultima classe di stipendio a quello goduta dai dirigenti generali di classe A dello Stato senza creare alcuna sovrapposizione o alcuna identità di situazioni ( Tar Piemonte n. 62/1993 ) E' stato ulteriormente precisato che equiparazione tendenziale non significa uniformità totale né ingenera dubbi sull'obiettiva diversità delle funzioni professionali anzidette con la conseguente possibilità di uno sviluppo differenziato dei trattamenti economici, sempre nel rispetto dei canoni costituzionali di riferimento (TAR Marche n. 349/1986 ).

In conclusione appare del tutto evidente che l'art. 36 della L. n. 382/1980, pur conservando ai professori universitari la già acquisita equiparazione del trattamento dirigenziale, ha dettato una disciplina uniforme per tutti i docenti, senza distinzione e dunque esso rilevi quale mero parametro di calcolo della retribuzione di questi ultimi, essendo per ogni altro aspetto del tutto differenti le retribuzioni delle due categorie di dipendenti pubblici. Ne discende che il riconoscimento di emolumenti strettamente ed inscindibilmente correlati all'esercizio di funzioni proprie della. dirigenza statale non appare compatibile con il quadro interpretativo appena tracciato e quindi il ricorso deve essere respinto.

  Per questi motivi, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe lo respinge.

 


Corte dei Conti - Sezione giurisdizionale per la  Emilia Romagna - SENTENZA n. 996/06/C, depositata il 27.9.2006
, confermata in appello dalla SEZIONE PRIMA GIUR. CENTRALE con sentenza N. 446/2008/A.
                                   (Stralcio)

 Con il provvedimento n. 26568 del 21.9.1995 il Rettore della Universita' di Bologna negava al ricorrente trattamento pensionistico per il sevizio prestato dal prof. … in qualita' di assistente ordinario dall' 1.11.1973 all' 1.8.1985, avendo costituito titolo per la nomina a professore associato.
  L' amministrazione pone a sostegno della propria deliberazione la previsione dell' art. 133 del T.U. 29.12.1973, n. 1092, che, come e' noto, prescrive il divieto di cumulo del trattamento di quiescenza rispetto a quello di attivita' di servizio quando si sia in presenza di servizi che siano l' uno la continuazione dell'altro, come ribadito nella compiuta memoria depositata l' 8.3.2006.
   Risulta agli atti che il ricorrente era stato dipendente dell' Universita' di Bologna con l' incarico di “ incaricato esterno” dall' 1.11.1966 al 30.10.1973 ed “interno” dall' 1.11.1973 sino all' 1.8.1985, ed “assistente ordinario” dall' 1.11.1973 all'1.8.1985, nonche' nominato “professore associato confermato” dal 20.3.1985 ad oggi.
  Risulta, altresi', che con deliberazioni E.N.P.A.S. del 4.11.1991 e 22.4.1991, veniva riconosciuto al ricorrente indennita' di buonuscita anche per il servizio prestato in qualita' di assistente ordinario, ma nulla gli era corrisposto a titolo di indennita' sostitutiva di pensione per quel servizio.
  Reputa questo Giudice che sia corretta l' interpretazione fornita dalla parte ricorrente, secondo cui il solo servizio di professore incaricato e' stato valutato ai fini della nomina a professore associato confermato, in quanto l' art. 50 del D.P.R. n. 382 dell' 11.7.1980 pone come requisito per la partecipazione al giudizio di idoneita' una delle due qualifiche di professore incaricato o assistente ordinario alternativamente e non cumulativamente; nei fatti e' dato, inoltre, rilevare che la nomina del prof. … e' avvenuta come “professore associato confermato”, in prosecuzione del ruolo di professore incaricato e non di “non confermato”, come sarebbe avvenuto in prosecuzione del ruolo di assistente ordinario.
   Ancora, il riconoscimento di una buonuscita per il servizio prestato dal ricorrente in qualita' di assistente ordinario, che invece e' avvenuto con le citate delibere del 1991, non sarebbe giustificabile alla luce di una continuazione professionale come invocata dall'amministrazione.
  Resta assorbita ogni ulteriore censura.
  Il ricorso, pertanto, si manifesta  giuridicamente fondato e se ne dispone l' accoglimento e per gli effetti si dichiara il diritto del ricorrente alla liquidazione di autonomo trattamento pensionistico (assegno sostitutivo) per il servizio prestato presso l' Universita' di Bologna, Facolta' di Scienze MM. FF. NN. in qualita' di assistente ordinario dall' 1.11.1973 all' 1.8.1985.
….
  Per questi motivi, la Corte dei conti … accoglie  il ricorso in epigrafe, come in motivazione.

 

 



EDIZIONI PRECEDENTI

 

****

La sentenza sulla costituzionalità della legge sul Fuori Ruolo

corte-cost.jpg (14868 byte)

Avvertenza. In precedente servizio avvevamo data informazione che a luglio sarebbe uscita la sentenza della Corte Costituzionale sul ricorso di numerosi Tar, per presunta incostituzionalità della legge statale sulla progressiva abolizione del Fuori Ruolo dei docenti universitari. Questa Sentenza c'è stata il 16 luglio u.s. .
In questo servizio, riportiamo il dispositivo della sentenza, ed il commento di un Collega esperto (che ha voluto conservare la riservatezza sul suo nome) sul grado di rilevanza della sentenza.

SENTENZA N. 236, ANNO 2009, del 16 luglio 2009"

DISPOSITIVO: " La CORTE COSTITUZIONALE dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 434, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2008), nella parte in cui si applica ai professori universitari per i quali sia stato disposto il collocamento fuori ruolo con formale provvedimento amministrativo e che hanno iniziato il corso del relativo periodo."

Nei ricorsi, il motivo più forte di opposizione alla legge era stata la sua presunta "irretroattività".

Su questo la Corte ha precisato:
"La norma impugnata sembra porsi in violazione dell'art. 3 Cost "per la retroattività dei suoi contenuti precettivi".
"Questa Corte ha affermato più volte che l'irretroattività della legge è principio di carattere costituzionale soltanto per le norme penali, in quanto sancito dall'art. 25 Cost.
Per le norme non penali la retroattività delle leggi è consentita, ma nel rispetto dei principi di ragionevolezza e di eguaglianza.
In questo quadro sono,
- in primo luogo, legittimamente retroattive sul piano costituzionale le norme interpretative, in quanto affermano una delle possibili varianti di senso già desumibili dalla lettera della disposizione interpretata.
   Anche norme innovative con efficacia retroattiva sono legittime (ad eccezione delle norme penali punitive), purché la retroattività trovi adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza e non contrasti con altri valori ed interessi costituzionalmente protetti, tra i quali va inclusa anche la tutela dell'affidamento legittimamente sorto nei destinatari, in quanto principio connaturato allo Stato di diritto".

In questo senso, una volta che un decreto rettorale è stato emanato legittimamente e ha prodotto degli effetti, esso non può essere revocato se va a ledere "un diritto legittimamente sorto nei destinatari".

Anche Sentenza del Consiglio di Stato sulla negazione dei 2 anni, dopo i 70 di età

  Nel nostro Ateneo di Bologna c'erano stati non pochi ricorsi al TAR dell’Emilia Romagna, che aveva sospeso i decreti rettorali relativi, in attesa del giudizio.
I ricorrenti opponevano la illegittimità del dimissionamento generalizzato dei docenti al limite dell'età pensionabile, senza riguardo alla applicazione prudente che la nuova legge raccomanda, per prima, nel concedere i 2 anni aggiuntivi di servizio, ex-
art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992.
Sopravviene, in seguito a ricorso dell'Ateneo, una sentenza del Consigio di Stato che conferma le decisioni del TAR.
  In conclusione le negazioni del biennio sono legittime, solo se motivate da caso a caso, in relazione alle necessità didattiche.
  Questo comporta (N.d.R.) che, caso per caso, ogni decisione dovrà passare per le Facoltà, gli organi competenti per valutare le relative esigenze.
  Si potrebbe opinare che è solo una questione di ritardo. Questo accadrebbe se il CdA confermasse i dimissionamenti motivando, a sua discrezione, caso per caso. E questo è verissimo.
  C'è, però, a Bologna un fatto nuovo: che è stato eletto un nuovo Rettore, che entrerà in carica il 1 nov. 2009.
  Vedremo come andrà a finire.

 

logounibo.jpg (9658 byte)

Riferimento all’ Art. 72 del  Decreto legge n. 112 del 2008, di modifica
l''art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992, relativo al diritto ai 2 anni
di proroga del servizio, dopo l'età pensionabile

In attesa dell'esito dei ricorsi al TAR contro l''Ateneo di Bologna

CIRCOLARE DEL MINISTERO DELLA FUNZIONE PUBBLICA

per  la interpretazione corretta della legge

NOTA. L'università italiana subisce in questa fase la scure del Governo che taglia i posti di professore senza un collegamento con l' inserimento dei giovani, così che la scienza accumulata venga trasmessa a loro, che a loro volta ne proseguiranno l'incremento (senza partire da zero) e la trasmissione ai loro successori.
  Ma ecco che, da noi, subiamo anche la sindrome di Sansone. Calzolari vuole che: "muoia Sansone con tutti i Filistei ". Cos'altro è il dimissionamento generalizzato dei docenti al limite dell'età pensionabile, senza riguardo alla applicazione prudente che la nuova legge raccomanda, per prima, nel concedere i 2 anni aggiuntivi di servizio, ex-
art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992 ?
  
Si ricorda, in proposito, che nel nostro Ateneo ci sono già stati non pochi ricorsi al TAR dell’Emilia Romagna, che ha sospeso i decreti rettorali relativi, in attesa del giudizio.

CIRCOLARE N. 10 del DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA

 Riferimento all’ Art. 72 - "Personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo". Decreto legge n. 112 del 2008 - "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione delta finanza pubblica e la perequazione -tributaria».

 Con il decreto legge n. 112 de! 2008, convertito con modifiche in legge n. 133 del 2008 sono state previste innovazioni in materia di trattenimento in servizio dei pubblici dipendenti ed è stata disciplinata la risoluzione dei contratto di lavoro per i dipendenti che abbiano maturato 40 anni di anzianità contributiva. Chi vi è interessato trova qui di seguito il punto 2 della Circolare Ministeriale, per favorire la corretta interpretazione della complessa legge.
  

 ......
......

 2. Disposizioni relative al trattenimento in servizio (commi da 7 a 10). 

La modifica del regime del trattenimento in servizio.
   I commi da 7 a 10 dell’art. 72 del d.l. n. 112 hanno innovato la disciplina di cui all’art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992, modificando il regime dei trattenimenti in servizio. L’art. 16 comma 1 del citato decreto, come modificato, prevede: “È in facoltà dei dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere in servizio, con effetto dalla data di entrata in vigore della legge 23 ottobre 1992, n. 421, per un periodo massimo di un biennio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo per essi previsti. In tal caso è data facoltà all'amministrazione, in base alle proprie esigenze organizzative e funzionali, di accogliere la richiesta in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti ed in funzione dell'efficiente andamento dei servizi. La domanda di trattenimento va presentata all'amministrazione di appartenenza dai ventiquattro ai dodici mesi precedenti il compimento del limite di età per il collocamento a riposo previsto dal proprio ordinamento.” 

Mentre secondo la disciplina previgente, in caso di domanda, l’amministrazione non era titolare di discrezionalità nel disporre il trattenimento, dovendolo in ogni caso accordare, in base al nuovo regime l’istanza di trattenimento è soggetta a valutazione discrezionale e quindi può non essere accolta dal datore di lavoro. La valutazione deve tener conto di alcune condizioni oggettive:
-             le esigenze organizzative e funzionali dell’amministrazione,
-            la particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti e l’efficiente andamento dei servizi.

In proposito, è opportuno che ciascuna amministrazione adotti preventivamente dei criteri generali per regolare i trattenimenti in servizio, tenendo conto delle proprie peculiarità, in modo da evitare condotte contraddittorie o incoerenti.
   Tali criteri si configurano quale atto di indirizzo generale e quindi, in linea con quanto previsto dall’art. 4, comma 1, lett. a) e b), del d.lgs. n. 165 del 2001 dovrebbero essere contenuti nell’atto di programmazione dei fabbisogni professionali o adottati dall’autorità politica o dagli organi di indirizzo. Nel compiere le valutazioni, che dovranno trovare riscontro nella motivazione dell’atto, sarà opportuno tenere in debita considerazione il parere del responsabile della struttura nella quale il richiedente è inserito.
   Considerato che, in base alla normativa vigente, il trattenimento in servizio viene disposto in relazione alle esigenze dell’amministrazione e che il citato art. 16 stabilisce che esso può avere la durata massima di un biennio, lo stesso può essere motivatamente accordato anche per un periodo inferiore al biennio. 

La nuova disposizione fissa poi dei termini per la presentazione dell’istanza da parte dell’interessato e, cioè, dai 24 ai 12 mesi antecedenti il compimento del limite di età per il collocamento a riposo previsto dal proprio ordinamento. La previsione di tali termini è funzionale alle esigenze organizzative dell’amministrazione, che deve poter compiere una valutazione a medio termine nell’ambito della programmazione dei fabbisogni professionali. In tale contesto si spiegano anche le norme di cui ai commi 9 e 10, che prevedono interventi di riesame di fattispecie già concesse, in quanto riferite a trattenimenti in servizio con decorrenze spostate nel tempo, che quindi devono essere rivalutate anche al fine di rendere reale ed immediata l’efficacia del nuovo regime. 

La fase transitoria.
   Una volta enunciata la disciplina di regime nel comma 7, i commi da 8 a 10 dettano le regole da applicare per gestire la fase transitoria.
   In particolare, il comma 9 dispone che: “Le amministrazioni di cui al comma 7 riconsiderano, con provvedimento motivato, tenuto conto di quanto ivi previsto, i provvedimenti di trattenimento in servizio già adottati con decorrenza dal 1° gennaio al 31 dicembre 2009.”
    Il successivo comma 10 prevede invece che: “I trattenimenti in servizio già autorizzati con effetto a decorrere dal 1° gennaio 2010 decadono ed i dipendenti interessati al trattenimento sono tenuti a presentare una nuova istanza nei termini di cui al comma 7.”.
  Il comma 8, come risultante dalle modifiche apportate in sede di conversione, recita: “Sono fatti salvi i trattenimenti in servizio in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto e quelli disposti con riferimento alle domande di trattenimento presentate nei sei mesi successivi alla data di entrata in vigore del presente decreto.”.
    L’interpretazione del comma 8 citato va compiuta tenendo conto della complessiva disciplina e, quindi, la disposizione deve essere considerata in relazione a quanto previsto dal precedente comma 7 e dai successivi commi 9 e 10.

 Ciò premesso, la modifica del comma, operata in sede di conversione, innanzi tutto consente di superare una lacuna che presentava il testo originario del decreto legge in riferimento all’ipotesi di istanza di trattenimento presentata da coloro i quali avrebbero compiuto il limite di età per il collocamento a riposo prima di 12 mesi dopo l’entrata in vigore del decreto legge (25 giugno 2008), termine fissato dal terzo periodo dell’art. 16 comma 1 come modificato dal d.l. n. 112. Infatti, in base a quanto previsto dal vigente comma 8 dell’art. 72, anche coloro che compiono il limite massimo di età prima del 25 giugno 2009, se non hanno già provveduto in precedenza a presentare la relativa domanda, possono produrre istanza di trattenimento.
   In sostanza, i dipendenti che compiono il limite massimo di età entro il 25 giugno 2009 e che intendono chiedere il trattenimento in servizio debbono presentare la relativa domanda all’amministrazione di appartenenza entro il 27 dicembre 2008. Si tratta di casi in cui il periodo di trattenimento in servizio può iniziare a decorrere nell’anno 2008 o nell’anno 2009.
   Peraltro, la disciplina relativa alla gestione della fase transitoria di cui al comma 8 dell’art. 72 rende possibile la presentazione della domanda di trattenimento entro il termine del 27 dicembre 2008 anche a coloro che compiranno il limite massimo di età entro il 27 dicembre 2009 che non hanno provveduto alla presentazione della stessa rispettando il termine dei 12 mesi.
   Se, ad esempio, un soggetto dovesse compiere il limite massimo di età il 1° agosto 2009 e non avesse già provveduto a presentare la domanda di trattenimento, ha facoltà di farlo entro il 27 dicembre 2008, in quanto la norma prevede espressamente la deroga, durante la fase transitoria, al rispetto dei termini di cui al comma 7. 

Resta inteso che coloro che compiranno il limite massimo di età successivamente al 27 dicembre 2009 saranno tenuti al rispetto dei termini di cui al comma 7 dell’art.72.
   Inoltre, in base alla nuova norma, sono fatte salve le eventuali istanze presentate prima del 25 giugno 2008 che ancora non fossero state esaminate dall’amministrazione.
   Occorre precisare poi che le domande presentate entro la predetta data del 27 dicembre 2008 sono soggette ad un regime differenziato a seconda che la decorrenza del trattenimento sia precedente o successiva al 1 gennaio 2009. Infatti, il comma 8 in esame deve essere letto in connessione con il successivo comma 9, il quale, come visto, prescrive alle amministrazioni di riconsiderare i trattenimenti già disposti con decorrenza 1 gennaio 2009 alla luce della nuova disciplina (di cui al comma 7). In tale contesto, il regime applicabile alle domande di trattenimento con medesima decorrenza deve essere analogo.
   Quindi, le domande presentate nel periodo antecedente all’entrata in vigore del decreto legge non ancora evase dall’amministrazione e quelle presentate entro i 6 mesi successivi l’entrata in vigore del decreto stesso debbono essere valutate a seconda della data di decorrenza del trattenimento:
   - se la decorrenza del trattenimento è precedente al 31 dicembre 2008, l’istanza dell’interessato deve essere accolta e il trattenimento deve essere disposto; in tal caso, infatti, trova applicazione il precedente regime, di cui all’art. 16 del d.lgs. n. 503 del 1992 prima della modifica operata con il d.l. n. 112, secondo il quale l’amministrazione non aveva discrezionalità nel concedere il trattenimento;
  - se invece la decorrenza del trattenimento è successiva al 31 dicembre 2008, allora la domanda di trattenimento va valutata in base a quanto previsto dall’art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992 come modificato dal comma 7 dell’art. 72 del d.l. 112 e, conseguentemente, la decisione sul trattenimento deve essere il frutto di una ponderazione discrezionale da parte dell’amministrazione alla luce dei parametri individuati dalla norma (esigenze organizzative e funzionali dell’amministrazione, particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti e l’efficiente andamento dei servizi). 

Da quanto esposto risulta chiaro che la norma contenuta nel comma 8 dell’art. 72 in esame non consente di per sé di far salvi i trattenimenti che hanno decorrenza successiva al 1 gennaio 2009, poiché questi sono assoggettati al nuovo regime, con la conseguenza che l’accoglimento dell’istanza è subordinato alla valutazione discrezionale positiva dell’amministrazione stessa.
   Resta inteso che, secondo quanto previsto dal citato comma 8, rimangono comunque salvi i trattenimenti già in corso alla data di entrata in vigore del decreto legge.
   Inoltre, in base alla previsione del comma 10, i trattenimenti già disposti con decorrenza 1 gennaio 2010 decadono automaticamente e le relative domande debbono essere ripresentate nei termini di cui al novellato art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992. 

Il raccordo con le previsioni di cui al comma 11 dell’art. 72.
 
 Occorre evidenziare che l’applicazione delle norme ora esaminate deve essere raccordata con la nuova disciplina sulla risoluzione del contratto di lavoro contenuta nel comma 11 dell’art. 72 in riferimento a quei dipendenti che hanno maturato il requisito dell’anzianità contributiva di 40 anni, secondo quanto si dirà nel paragrafo 3.

Trattenimento in servizio del dipendente privo dei requisiti contributivi minimi per il diritto a pensione.
    Si segnala infine che, in linea con i principi enunciati dalla Corte costituzionale, in caso di domanda, l’amministrazione è comunque tenuta a disporre il trattenimento in servizio per quei dipendenti che non hanno ancora raggiunto il requisito di contribuzione minimo per la maturazione del diritto a pensione (Corte costituzionale, n. 282 del 1991, nella quale si afferma che: “Il principio (…) secondo cui non può essere preclusa, senza violare l’art. 38, secondo comma della Costituzione, la possibilità per il personale (…) che al compimento del sessantacinquesimo anno – quale che sia la data di assunzione – non abbia ancora maturato il diritto a pensione, di derogare a tale limite per il collocamento a riposo, al solo scopo di completare il periodo minimo di servizio richiesto dalla legge per il conseguimento di tale diritto, non può che avere (…) valenza generale.”.

 

 

 

ELEZIONI DEL RETTORE


Riceviamo e giriamo dall'Associazione "AGORA"
(di  E. Lorenzini  e  G. Porzi)

Le domande poste da AGORA' ai Candidati sono sotto riportate, ma in sintesi si riducevano a rispondere al quesito della continuità o meno con questa gestione, che al di là del cumulo di incarichi ad 'alcuni', ha fatto diminuire il numero degli studenti di 18.000 unità. Bisognerà che i Colleghi leggano tra le righe, perchè ciò che si chiedeva era la concreta prova di quanto affermato. Auguri a tutti, nel bene supremo dell' Ateneo, che si raggiunge non con sofisticate tecniche contabili, ma soprattutto con capacità gestionali e tagliando sperperi e velleità inutili di 'grandeur '.

lorenzini.JPG (8676 byte)
Enrico Lorenzini

QUESTIONARIO ai CANDIDATI a RETTORE

barbiroliG2.jpg (2811 byte)

candidati-rettore.jpg (16976 byte)

GC. Barbiroli Dario Braga G. Cantelli Forti Andrea Segrè G. Sassatelli Roberto Grandi Ivano Dionigi


Due domande

 1) in quali delibere - quelle che rappresentano nel loro complesso l' attuazione della politica rettorale - negli ultimi anni di tua permanenza in uno degli Organi Accademici hai manifestato (o l' avresti manifestata se presente ) una significativa differenziazione rispetto agli ODG presentati. Ricordane un paio.

2) quali delle attuali scelte del Rettore ritieni siano state particolarmente negative rispetto alla difficile situazione presente , come ti sei opposto e quale sarebbe una buona soluzione ( visto anche quanto dichiarato da Roversi- Monaco su ''Il sole-24 ore'' di mercoledi passato: '' Diversamente da quel che molti sostengono, l'ateneo di BO ha ricevuto finanziamenti in abbondanza , non certo meno di altri Atenei. '' )

Nota. "Il prof. Barbiroli non ha risposto ai quesiti, ma la sua posizione è chiarissima, ' di rifacimento totale ', e in più essendo partito in forte ritardo ...deve svolgere in continuazione colloqui" (E.L.)

Dario Braga

  Cari Lorenzini e Porzi vi ringrazio molto per l' opera che svolgete di continuo stimolo al dibattito in Ateneo. Nel merito dei vostri quesiti la mia risposta non sarà dettagliata vista la quantità di delibere sulle quali si potrebbe aprire un dibattito. Il mio progetto è disponibile da un anno e mezzo e ne ho pubblicato diversi stralci sulla stampa locale. Sono intervenuto di volta in volta anche su argomenti "hot" quali la discussione sullo statuto, la politica delle risorse, la FAM, la Romagna, il problema del finanziamento del dottorato di ricerca, la "piramide di genere", il rapporto con il mondo delle imprese, la questione edilizia e l'urbanistica universitaria. Sul "che fare ?" non posso che rimandarvi a quella fonte, pubblica, aperta e dalla quale tanti hanno attinto. Su eventi recenti, ci tengo, però, a darvi la mia opinione. Ho condiviso, ad esempio, la decisione di adottare il limite dei 70 anni come da DL133 ma ho anche proposto (per ora inascoltato) di introdurre una forma contrattuale snella e sostanzialmente non onerosa, legata alla didattica e/o alla ricerca, per continuare ad avvalersi dei colleghi senior laddove utile alle facoltà o ai dipartimenti. Non ho condiviso l'allarme sul dottorato di ricerca, convinto come ero e sono che: a) le risorse avrebbero dovuto essere reperite da subito attingendo ad altre voci di bilancio in apparenza "comprimibili" (comunicazione, partime studentesco, tutorato ecc - dove sta scritto che il dottorato di ricerca deve essere in carico esclusivamente all'area della ricerca ? ... il "bologna process" lo colloca correttamente al terzo livello della formazione...) (b) si sarebbe anche potuto adottare una politica più selettiva agendo sui dottorati manifestatamente improduttivi dal punto di vista scientifico. Non ho condiviso i ritardi, e nemmeno la bozza che ho avuto modo di vedere, per la formulazione dei contratti per ricercatore. Abbiamo, però, bisogno di questo strumento con urgenza.(cont.)

G. Cantelli Forti

Cari Colleghi, con il programma che è in corso di invio per e-mail, rispondo in maniera più ampia e più compiuta ai vostri quesiti. Dal 2000, le mie posizioni critiche sono ben note in quanto a differenza di altri Componenti degli Organi accademici, ho ritenuto doveroso esprimerle pubblicamente e farle riportare puntualmente nei verbali del Senato Accademico, prima, e del Consiglio di Amministrazione, poi. Proprio il fatto di avere espresso ben prima dell'avvio della campagna elettorale numerosi rilievi critici, necessari anche se impopolari, rende credibile l'impegno di mettere a disposizione di tutta la Comunità Accademica le mie competenze gestionali e amministrative. Queste sono documentate dai risultati ottenuti negli incarichi istituzionali che ho ricoperto e ancora ricopro. Scorrendo l'ampio fascicolo di tutti i miei interventi in Consiglio di Amministrazione 2005-2008, posso in particolare segnalare la mia opposizione a: - programmi di interventi dell'Ufficio Tecnico, mancate o sospese realizzazioni edilizie nell'ambito del Policlinico S.Orsola-Malpighi - trasferimento dei beni dei Dipartimenti Universitari ai DAI (Dipartimenti ad attività integrata) - riorganizzazione dell'Amministrazione con proposta di istituzione della figura del Direttore Generale - proliferazione della nomina di Dirigenti - trasferimento di consulenti esterni con assunzione in posizioni di EP - posizione critica sulla questione UNIMATICA - "fattispecie" di selezione per la copertura della posizione di Dirigente presso il Polo di Rimini - opportunità e modalità di selezione del nuovo Direttore Amministrativo Per quanto concerne la seconda domanda, credo che gli esempi che ho riportato siano indicativi di scelte da me non condivise in senso istituzionale e verso le quali appunto mi sono opposto con interventi da me scritti e riportati a verbale. In particolare, numerosi di questi interventi riguardano la gestione del bilancio, gli sprechi e la non corrispondenza tra le costanti lamentele di mancanza di fondi assegnati dal Ministero rispetto a quanto effettivamente risultato dalla tabelle ministeriali stesse. Vi ringrazio e vi saluto cordialmente. Giorgio Cantelli Forti

Andrea Segrè

   Cari Colleghi, non ritengo di dover dare una risposta puntuale ai quesiti sollevati, piuttosto mi preme sottolineare che la discontinuità da voi richiamata corre lungo tutto il mio programma rettorale, senza tuttavia disconoscere ciò che ha reso grande la nostra Università. Lo sforzo che intendo compiere insieme alla Comunità di docenti, ricercatori, studenti e personale tecnico-amministrativo rappresenta un'occasione ed una sfida per migliorare il sistema di governo del nostro Ateneo, che presenta accanto a indubbi punti di forza, anche innegabili aspetti critici. Nel mio programma ho scritto che occorre un progetto coraggioso, di rinnovamento e rilancio che si ponga in forte discontinuità con la situazione attuale. Una discontinuità che pone, fra le funzioni delle due amministrazioni, un salto di efficienza e di cambiamento dei meccanismi di governo della nostra Università. Un'azione partecipata in grado di valorizzare l'eredità storica e la vocazione nazionale e internazionale del nostro Ateneo in una logica mirata al superamento di sterili contrapposizioni. Un caro saluto Andrea Segrè

G. Sassatelli

Caro Lorenzini, scusa se rispondo solo ora al tuo messaggio del 7 aprile. Mi è facile risponderti. Ho sempre tenuto in Senato Accademico una coerente posizione di vigilanza critica su quanto veniva discusso e proposto. Sono stato coerentemente "all'opposizione" tutte le volte (molte) in cui vedevoc ose che non andavano. Poi vedo che recentemente "essere all'opposizione" è diventato di moda. Magari se qualcuno dei receti "oppositori" si fosse "scoperto" un po' di tempo fa...mi sarei sentito meno solo. Visto che mi fai domande precise...mi è facile risponderti. Perchè sono state molte le occasioni in cui ho espresso una mia "significativa differenziazione rispetto agli ODG presentati". Ne cito solo alcune. Quando si è discusso del turn-over 2088, poco prima dell'estate. Qui, più o meno da solo ho cercato di fare in modo che venissero dati più punti possibile alle Facoltà visto che forse sarebbe stata l'ultima occasione di avere concorsi (e così è stato). Ho scritto lettere al Rettore e ho sostenuto questa cosa in Senato, con molta convinzione. Niente da fare, naturalmente Sulle modifiche di Statuto e in particiolare sulla possibilità di prorogare gli organi per riuscire a fare la modifica di Statuo. Anche qui ho avuto una posizione che è stata...battuta Sulle modalità di aumento delle tasse. Qui invece in Senato, dopo accesa discussione nella quale ho avuto parte molto attiva siamo riusciti a modificare una proposta della Giunta - unico caso che ricordo. Non sto a ricordare altri episodi. Quanto alla tua seconda domanda "quali delle attuali scelte del rettore siano state particolarmente negativa rispetto alla..." credo sia sufficiente che tu tenga conto di quanto dico da un po' di mesi in campagna elettorale. E magari se hai pazienza guarda un po' di documenti sul mio sito www.giuseppesassatelli.it Cari saluti Beppe Sassatelli

Roberto Grandi

   Cari Lorenzini e Porzi,
mi scuso per il ritardo ma in questo periodo le sollecitazioni sono numerose. Con cordialità. 1. Qualche anno fa è stata approvata una delibera che attribuiva la Palazzina della Viola alle Relazioni Internazionali, che non hanno una sede propria nonostante debbano trattare le relazione con oltre 3000 studenti di scambio e il primo approccio (di carattere amministrativo) con tutti i docenti e ricercatori che passano dal nostro Ateneo. In qualsiasi parte del mondo è questa una sede prestigiosa perché costituisce, con il Rettorato, il biglietto da visita di una università. Inoltre, questa ristrutturazione avrebbe offerto all'Ateneo un'altra aula per conferenze a disposizione di tutti. La mia differenziazione non è nei confronti della delibera, che condivido totalmente, ma nei confronti di ciò che è avvenuto successivamente. Una delibera che giudico positiva per l'Ateneo è rimasta sostanzialmente lettera morta per almeno cinque anni. La Palazzina della Viola è tuttora inutilizzata e da ristrutturare e le Relazioni Internazionali sono ancora prive di una sede. Mi domando se ho fatto tutto quello che avrei potuto o dovuto fare perché, di solito, prima di imputare responsabilità agli altri mi interrogo sulle mie. Un aspetto che mi lascia perplesso fa riferimento alla questione del "rinnovo dello Statuto d'Ateneo". Non essendo riusciti ad autoriformarci lo dovremo fare in seguito alla approvazione del decreto legge sulla Governance. In questo caso la mia perplessità è sui tempi e sulle modalità. Anche in questo caso mi domando se l'insuccesso è dovuto alla volontà di una sola persona o alla responsabilità di tanti che, pur sedendo nella Congiunta di Ateneo e avendo la possibilità di influenzare i temi e i tempi del dibattito, hanno fatto in modo che si sia arrivati a un nulla di fatto? 2. Non ho letto il Sole 24 Ore a cui si fa riferimento e non so quindi che cosa abbia dichiarato il collega Roversi Monaco. Per quanto riguarda quella che definite la "difficile situazione presente" ho elaborato un programma (che invito ciascuno di voi a leggere: www.robertograndi2009.it) molto dettagliato in cui sono presenti: a) una analisi del contesto locale, nazionale e internazionale b) le misure concrete che per ciascuna area tematica propongo. Il contesto in cui ci muoviamo è,a mio avviso, radicalmente cambiato rispetto a quello degli ultimi otto anni, tanto che le misure che propongo sono radicalmente diverse, nella maggioranza dei casi, da quelle proposte in precedenza. Questo non per il gusto di marcare una qualche discontinuità, ma perché la realtà che mi troverò davanti come Rettore, se sarò eletto, ha marcato una ampia discontinuità con il passato. Roberto Grandi

Ivano Dionigi

Caro Enrico, ti ringrazio per la sollecitazione, e mi scuso per non averti già risposto. Come tu sai, a più riprese e con diversi ruoli sono stato negli Organi di Ateneo (Consiglio di Amministrazione e Senato Accademico); è stata mia prassi rendere sempre conto ai Colleghi che mi hanno eletto (avendo ricoperto solo cariche elettive) e consultarmi con loro anche a fronte di decisioni delicate e impegnative; a quegli stessi Colleghi che nelle varie scadenze mi hanno empre riconfermato la loro fiducia. E così ho fatto anche negli ultimi 6 alla guida del Collegio dei Direttori: dove a fronte di diverse problematiche e anche molte "anime" ho cercato sempre di adoperarmi per quello che mi ostino a chiamare e credere "il bene comune". Capirai che anche in questa occasione, pur in presenza della tua cortese e comprensibile istanza, desidero attenermi al mio comportamento abituale. Con la cordialità e la stima di sempre. Ivano Dionigi

(Braga continua). Non ho condiviso le recenti scelte di bandire un elevato numero di avanzamenti verticali e di nuovi posti di EP per la riconversione di contratti di dirigenza, né ho condiviso la delibera che ha dato avvio alla procedura di selezione del nuovo direttore amministrativo prima della elezione del nuovo Rettore (fermo restando che il Rettore eletto potrà scegliere un candidato/a tra la rosa proposta dalla commissione oppure chiedere che la selezione sia ribandita per mancanza di idonei). Ho invece condiviso la politica di stimolo alla ricerca scientifica e ho applaudito ai risultati ottenuti in sede di raccolta di finanziamenti europei - mentre non condivido (con luci eombre) la gestione delle trattative sui tecnopoli con la Regione. A proposito dei rapporti con la Regione, non condivido né la gestione delle trattative sulla integrazione stipendiale del personale universitario con attività clinica, né - complessivamente - la gestione del rapporto con il SSR e con le Aziende Sanitarie di nostro riferimento. Ad esempio il personale universitario presso l' Azienda USL andava/va/andrà molto meglio tutelato. Non condivido la spinta a realizzare i progetti di ARIC "tutti e subito". Le risorse sono poche e occorre tempo per sperimentare le diverse iniziative. Il "lancio simultaneo" di tutte le iniziative di ARIC - prescindendo dal merito - non è una buona scelta organizzativa e gestionale. Meglio sarebbe stato, anche in considerazione della transizione in atto, graduarne l'implementazione. Non ho condiviso la gestione della vicenda "statuto", né ho condiviso la decisione della congiunta, dove molte voci che oggi si fanno sentire hanno taciuto quando si trattava di reclamare il voto per i ricercatori. In ultimo sottolineo alcuni aspetti del bilancio. Il bilancio 2009 non è un "bilancio di guerra". Sono necessarie delle razionalizzazioni e dei rientri di spesa, certamente è possibile tagliare in maniera selettiva su alcune voci che ho già elencato in passato e reindirizzare la spesa. La mia idea è quella di perseguire una massiccia liberalizzazione per consentire ai dipartimenti di acquisire risorse direttamente. Ho invocato una "Bassanini d'Ateneo" per la semplificazione burocratica, indispensabile per rendere più efficace la capacità di attrarre finanziamenti dall'esterno sia dalla ricerca sia dalla formazione. Avviando una tenace e "non guardo in faccia a nessuno" campagna di razionalizzazione della spesa è possibile presentarsi ai tavoli di trattativa - in particolare quello con il governo nazionale e con il governo regionale - con le carte in regola e confrontarsi con i diversi governi avendo a cuore l'esclusivo interesse dell'Università. Credo - e lo sostengo con vigore - che il Rettore Calzolari abbia dato un contributo importante a radicare il concetto della necessità della valutazione per decidere la politica di allocazione delle risorse. Molto c'è ancora da fare, ma il lavoro è ben impostato.Credo anche che presentarsi oggi a un governo che sta agendo in maniera severa sul sistema universitario (notate il termine "severo") con il bilancio in ordine sia stato il miglior risultato che si potesse ottenere e ci dà una grande carta da giocare su quel tavolo di trattativa. Come vedete coerentemente con la mia scelta di totale autonomia né condivido né butto via a scatola chiusa. Ci sarebbe ancora molto da dire: edilizia, reclutamento, offerta formativa, gestione del conto terzi, ecc ma per questo non posso che rimandare al programma su www.dariobraga.it che sta ricevendo l'appoggio palese di tanti colleghi di aree diverse. Sperando con questo di aver contribuito alla vostra iniziativa cordialmente vi saluto Dario Braga

 

 

           

 

 

     

 

   

 

 

 

 


pilo'.jpg (4489 byte)
Virginio Pilo'

Virginio Pilo'
A parte la "parzialità" di certa stampa che ha oscurato alcuni candidati ...
****

Chi andrà al ballottaggio con

CANTELLI FORTI ?


DIONIGI *
oppure  SEGRE' ** ?
***

* appoggiato dal PD

**appoggiato dalla CGIL e da ambienti cattolici


Premessa.
Trovo la campagna elettorale riportata dai quotidiani locali assolutamente squilibrata e ben lungi dal rappresentare una pur minima condizione di parità espressiva.
Quale differenza rispetto agli incontri pubblici con i Candidati a Rettore, patrocinati dal “Gruppo dei 30”... !
Credo che le vistose lacune e, viceversa, gli spazi concessi dai quotidiani siano il riflesso di una sottintesa etichettatura “politica” appiccicata addosso ai candidati fin troppo schematica e poco  adatta ad un utile ragionamento sulla realtà universitaria.
Senza tornare sulle supposte “appartenenze” politiche, ribadisco, tuttavia, che l’estrema trasversalità politica della docenza universitaria mal si adatta ad una lettura classica da “scienze politiche”; più conveniente è adottare lenti che permettano di decifrare i vari “committenti” o “sponsor” dei candidati, come ho già suggerito a proposito delle “relazioni” tra Regione Emilia Romagna e Università nell’era di Calzolari.
Tramite queste lenti è dunque possibile leggere il ruolo di partiti, sindacati ed associazioni che, più o meno velatamente, supportano il proprio candidato.

Lo stato dell’arte.
I miei ultimi ragionamenti, sicuramente aleatori e soggetti a rapida smentita, sono maturati soprattutto dall’impressione ricevuta nei confronti pubblici promossi dal “Gruppo dei 30” e dai miei “sondaggi” personali che svolgevo a margine di queste iniziative con i candidati e la loro efficacia argomentativa.
Ho dunque l’impressione che, a pochi giorni dal primo turno di votazioni, la lotta si sia fatta più serrata tra i due principali “delfini” della continuità, Segrè e Dionigi, per la conquista del posto al ballottaggio, in opposizione al principale candidato della discontinuità, Cantelli Forti.
A naso, infatti, direi che le principali possibilità di competizione si giochino in questa terna.
E’ naturale immaginare i turni successivi caratterizzati da una frenetica ricerca di “apparentamenti” tra i candidati esclusi dal ballottaggio con gli sfidanti finali.  
Analogamente a quanto avviene per le elezioni amministrative, è fisiologico che ciò avvenga. Sarebbe bello, tuttavia, se ciò avvenisse in trasparenza ed a fronte di affinità programmatiche, e non altro.
Mi pare anche di percepire un certo movimento anticipato rispetto a questi “accordi” che, se possono ritenersi fisiologici DOPO il primo turno di votazioni, appaiono quanto meno “bizzarri” PRIMA.

La geopolitica accademica.
Qui una nuova premessa è necessaria. Il “partitone” bolognese, il PD, è oggi letteralmente terrorizzato dall’idea della possibile perdita del Comune di Bologna alle elezioni amministrative del 6 e 7 giugno p.v. . Destinato ad un sicuro ballottaggio, il PD non può permettersi certo il lusso di perdere anche il nostro ateneo, secondo ente per importanza cittadina e finanche regionale.  
Immagino dunque una sua strategia che si articola in una trama tendente a ricucire e trattenere, come la tela di un ragno, ambiti e personalità che, disincantati da nove anni di reggenza calzolariana, difficilmente potrebbero sentirsi rappresentati fin dal primo turno da un unico candidato. Tanto più, poi, se questi fosse diretta espressione del rettore uscente.
E’ scontato, dunque, il lavoro sotterraneo del “partitone” bolognese in appoggio di Dionigi. Rilevo invece una “simpatia” più accentuata della CGIL nei confronti di Segrè. Quest’ultimo, l’ho già detto, gode della simpatia dell’ambiente cattolico/solidaristico, sicché è un prezioso collettore da tenersi in alta considerazione.  
L’approccio, seppure possa apparire schizofrenico, è però articolazione di un’unica intelligenza. Sono questi, in fondo, gli “apparati” che muovono in favore di una ricercata continuità.
Grandi, pur appartenendo a pieno titolo a certa nomenklatura, non mi pare in grado di raggruppare grandi numeri, tali almeno da arrivare al ballottaggio.
Le facoltà umanistiche, pur nell’imbarazzo della scelta tra ben tre candidati, paiono decisamente orientate verso una conservazione dell’attuale establishement.
Parziale eccezione sembra incarnarla Braga, eclettico e obliquo rispetto ai “confini geoaccademici” attuali, e raccoglitore di un endorsement di tutto rispetto.
Braga, sostenuto per lo più dalla sua Facoltà (Scienze), ottiene infatti l’esplicito appoggio di un certo numero di docenti di Lettere, Scienze Politiche, Giurisprudenza e, soprattutto, di Ingegneria. Potrebbe quindi scombinare certi asset che, da quest’ultima Facoltà, sono indispensabili per garantire la continuità di Calzolari.   Il possibile “Pierino” della situazione diventa dunque oggetto di concupiscenza per certuni. Per chi…?
Sarò malizioso, ma le visite di Braga al DEIS, l’attuale “cabina di regia” di Calzolari, mi paiono indirizzate fin da ora ad una “convergenza” su Dionigi, il delfino su cui si stanno indirizzando gli sforzi ora più consistenti di Calzolari, anziché su Segrè come parevano invece in un primo tempo.
Insieme a Grandi, dunque, potrebbe configurarsi un valido “portatore d’acqua” nel momento decisivo, ovvero al ballottaggio. In conclusione, non mi stupirei se, subito dopo i primi turni di “tutti contro tutti”, dovessimo assistere ad una “convergenza” di Braga, Grandi, Segrè e Dionigi sul più votato tra loro. Sempre maliziosamente, credo che l’accordo sia già esistente.
Personalmente rimango della mia iniziale convinzione, ovvero che Dionigi sia l’espressione finanche più “dura” della continuità calzolariana, mentre Segrè ne rappresenta la versione più “dialogante”.            In ogni caso, entrambi sarebbero comunque rigidamente subordinati ad un quadro politico capace di passare – e decidere - tranquillamente sopra le loro teste.

L’opposizione all’establishement.
Se le cose stanno così, per ciò che riguarda la continuità, la possibile discontinuità vede in posizione sicuramente privilegiata Cantelli Forti. Ben inserito e conosciuto in ambito nazionale e profondo conoscitore dei meccanismi amministrativi (anche più dei nostri stessi dirigenti…) e già capace “oppositore” di Calzolari, è in grado di dialogare e lavorare allo sviluppo dell’Ateneo garantendo anche la collaborazione delle Amministrazioni di sicura fede PD.
Lo sviluppo del Polo di Rimini, di cui è presidente, grazie alla collaborazione ottenuta da parte del Comune e della Provincia di Rimini, dei principali soggetti economici e di tutte le autorità locali, parla da sé. Un tangibile esempio di idee e concretezza apprezzate da tutti, da “destra” a “sinistra”.
Il suo handicap, tuttavia, è l’isolamento in caso di apparentamenti al secondo turno.
Il fronte dell’opposizione, infatti, pur avendo molti punti in comune non riesce a fare squadra.
Barbiroli rappresenta la monotematicità dell’istanza di riscrittura di regole di trasparenza e pubblicità degli atti amministrativi. Ne condivido pienamente lo spirito e la proposizione, per ragioni di idealità ed ancor più per esperienza vissuta.
Difficile, però, che il suo canto solitario possa avere soddisfazione se vince la “conservazione”…
L’altro personaggio forte, ascrivibile al fronte dei sinceri “critici” al governo di Calzolari, Sassatelli, rilascia dichiarazioni di “contrarietà ad accordi per prorettorati ai turni successivi”. Altra bella proposizione, ma segnale che mal si concilia, purtroppo, per chi continua a sperare invece in una possibile “squadra di governo” in cui l’apporto di una persona come Sassatelli sarebbe un preziosissimo valore aggiunto.

E se…? Fantarettorato o utopia?
Sono affascinato dall’idea di un “fantarettorato” che potrebbe disegnarsi intorno a Cantelli e Sassatelli.
 Dato il contesto, mi pare questa, oggi, la più sicura espressione di indipendenza, capacità di dialogo con tutti i soggetti istituzionali e non, unita ad una collaudata capacità amministrativa.
Sono queste, in fondo, le condizioni essenziali per riacquisire l’autorevolezza necessaria per il rilancio di un Ateneo che, accanto alla gloria ed al blasone del più antico Studio mondiale, vive un declino che oggi pare inarrestabile.
Ma è proprio necessario che rimanga, appunto, un’idea “fantastica”…? Virginio Pilò.

 

ELEZIONI DEL RETTORE

pilo'.jpg (4489 byte)
Virginio Pilo'

                                                              
                                                 Virginio Pilo'

      L’Università di Bologna, … cassa sussidiaria della Regione ?

                   Anche un profilo dei candidati, uno per uno ...:


- quelli del “partito di Calzolari" (Grandi, Dionigi, Segrè) e
- quelli del“partito di opposizione a Calzolari" (Sassateli, Cantelli).
- Eclettico (Braga)
1.- I “partiti” della docenza. Se dobbiamo indicare, per economia di ragionamento, diversi “partiti” a cui iscrivere i diversi candidati, possiamo individuare il “partito di Calzolari”  e il “partito dell’opposizione a Calzolari”.

2.- Il contesto politico e la vittoria del “partito di Calzolari”.   Il primo, va da sé, vede alla sua testa un potente alleato, il “partito della Direzione Amministrativa” attuale, che altri non è che il trait d’union con l’Ente più forte sul territorio: la Regione Emilia Romagna. Lo avrò scritto tantissime volte, ma è sempre bene ribadirlo: è il rapporto assolutamente squilibrato tra l’Università e la Regione una delle principali cause dell’attuale dissesto (e decadenza) del nostro ateneo, ad iniziare dai pasticci – più volte denunciati – consumati intorno alla Facoltà di Medicina e con spese che ancora l’ateneo si trascinerà per “eredità”. Un rapporto che “pagava” proprio la stessa elezione di Calzolari in nome di una “riconquista” del Partitone sull’istituzione più importante e numerosa in Emilia Romagna dopo la Regione, soprattutto dopo aver ricevuto la scoppola della sconfitta amministrativa del Comune di Bologna ad opera di Guazzaloca.
La precedente esperienza “imperiale” di Roversi Monaco, dopo un’iniziale collaborazione, era stata mal tollerata dall’allora PCI, poi PDS, poi…., ed occorreva un “fido” in Via Zamboni 33. Calzolari, “coadiuvato” (diretto) da una Direzione Amministrativa nota per la sua “amicizia” coi piani alti di Viale Aldo Moro, si presentava come il candidato ideale per eseguire interessi che, in realtà, poco e male si sarebbero conciliati con l’Università.  Il finanziamento di importanti opere edilizie della Sanità Regionale, non a caso, sarà infatti coperto dall’ateneo bolognese. Più volte è stato detto che Bissoni, l’Assessore Regionale alla Sanità, era il vero redattore di tante discusse e discutibili delibere presentate in CdA. L’Università di Bologna, insomma, è diventata una cassa sussidiaria della Regione. A ciò si aggiunga una lunga serie di spese per consulenze e/o “progetti” che, a seguito di puntigliose e coraggiose denunce ed atti da parte di ALCUNI Consiglieri d’Amministrazione e Senatori Accademici, sono state oggetto di ricorsi, di interrogazioni parlamentari e persino di condanne. Il profilo politico di Calzolari era, fin dal primo anno, sicuramente imbarazzante. Già si intuiva chi e cosa avesse “servito”. Il bilancio di fine mandato è divenuto poi talmente imbarazzante da indurre i suoi stessi “delfini” a cercare di marcarne le distanze.

3.- Il “partito dell’opposizione a Calzolari”.   Quanto mai eterogeneo, mi ha visto tra i suoi (ideali) aderenti. Dapprima in veste di rappresentante sindacale, poi in veste “istituzionale” di Consigliere d’Amministrazione, sono stato tra coloro che (forse tra i primi) hanno denunciato quanto qui sopra accennato. Premetto che non ho mai avuto, né ho adesso, difficoltà ad esprimere la mia identità politica: sono comunista. Con tale premessa non ho mai nemmeno incontrato difficoltà ad incontrare e confrontarmi con vari docenti che, al mio pari, pur essendo di orientamento profondamente diverso dal mio, quando non addirittura opposto, condividevano le identiche preoccupazioni sulla “tenuta istituzionale” dell’Università di Bologna  retta da siffatta dirigenza.  Le differenze di vedute sui vari argomenti, dalla contrattazione nazionale a quella integrativa, restavano evidentemente nell’assunzione dei rispettivi ruoli di rappresentanti di diversi “ceti”. Fisiologico e “salutare”, direi… Non fosse altro che una totale armonia e sintonia contrattuale tra docenti e tecnici amministrativi, più che “difficile”, la reputo “innaturale” nel contesto odierno. Tuttavia… Le differenze di impostazione “contrattuale”, spesso, svanivano allorquando si doveva discutere di utilizzo dei fondi (non indifferenti, vista l’entità…) per progetti che, come già detto, mal si conciliavano con gli interessi dell’Università. Intorno al tema del rispetto istituzionale dell’Università e della sua ragione sociale ho dunque sperimentato, non senza una certa sorpresa, una “concordanza” con persone che mai avrei ritenuto possibili “alleati”.  Eppure è successo. Non sono stato, dunque, il solo a denunciare ed opporsi a scelte operate da Calzolari & Co. Alcuni di questi, lo dico con soddisfazione, sono oggi tra i candidati a Rettore oppure lo sostengono.

4.- Tre delfini, un pesce remora, due pesci pilota. E una sorpresa dell’ultima ora.  Per quanto sia dunque comodo e conveniente oggi dire: “io mi sono opposto”, pochi lo possono realmente rivendicare. Il potere che si è costruito intorno a Calzolari, grazie anche alla regia della Direzione Amministrativa (ed anche alla connivenza di certi sindacati), ha visto e vede tuttora tra i suoi ranghi alcuni degli attuali candidati Rettore.

a) I tre delfini (Grandi, Dionigi, Segrè), in ordine decrescente di “investimento”. 
- Roberto Grandi, Il Prorettore agli Esteri è di sicuro quello di più lunga data e di più stretta osservanza, avendo “collaborato” praticamente, per tutto il mandato di Calzolari, ed avendolo avuto anche come suo testimone di nozze. La sua esperienza immediatamente precedente era stata quella di Assessore al Comune di Bologna nella Giunta Vitali, dopo esser stato “image maker” di Romano Prodi. Oggi, tra le altre, annovera la carica di Presidente dell’Associazione Collegio di Cina ed è responsabile della Comunicazione per il Partito Democratico di Bologna. E’ tra i sostenitori delle proposte di Aquis e, a parer mio, rappresenta l’anima tecnocratica dell’attuale CRUI. Una continuità oggettiva, dunque, con l’era Calzolari.
- Ivano Dionigi è stato Consigliere Comunale di Bologna, dal 1990 al 1999, sotto le insegne del PDS. Soltanto nel 1994 viene chiamato presso il nostro ateneo da Venezia, ateneo presso cui era docente. Persona sicuramente intelligente ma, unitamente a Grandi, fin troppo di “apparato” perché possa garantire all’Ateneo un’indispensabile indipendenza da certi potentati politici. Mi pare che rappresenti  il rafforzamento (!!!) della gestione Calzolari.
- Andrea Segrè, autore di libri come “Agricoltura russa e sovietica. Tragedia di un'utopia”. Libro edito dalla CUSL, ovvero Cielle, e “Albania, Balcani e dintorni, Viaggi nei paesi post-comunisti dopo la caduta del muro”.  Si può definire un cattolico solidale. E’ stato   tra i firmatari a sostegno di Walter Veltroni per la segreteria del PD.  Considerato un “enfant prodige” per i suoi progetti su un’economia sostenibile anche dal punto di vista ecologico, appare come il principale tra i delfini, proprio per la scarsa o minore compromissione col “partitone” oggi in affanno. Rappresenta la moderna “sinistra” (quella con le avvertenze di cui sopra…) che si desidera in certi ambiti: quella più che moderata e che tanto piace a Cielle.  E’ su di lui, innanzitutto, che si punta per una successione nel segno di una continuità appena un po’ più temperata.

b) Un pesce remora.
  Dario Braga ricopre attualmente la carica di Direttore dell'Istituto Studi Avanzati. Non si segnala per attività extra accademiche, e ciò è probabilmente un merito di questi tempi, ma non brilla nemmeno per alcun tipo di attività o partecipazione a discussioni sul governo dell’Ateneo. Né in passato, né sulle recenti proposte di Modifica allo Statuto di Ateneo. Più che inclassificabile, mi pare che adotti un personalissimo eclettismo espositivo per agganciarsi ad altri nel tentativo di acquisire una visibilità altrimenti difficile poiché privo di una precisa identità.

c) I due pesci pilota.
- Giuseppe Sassatelli, anche lui tra i firmatari per Veltroni segretario, è tuttavia quello più distante dalla politica dei partiti parlamentari. Sarà forse questa sua peculiarità che gli rende facile il dialogo con tutti, ad iniziare dagli studenti,  anche quelli più “arrabbiati”. Un “low profile” politico, un’autonomia di giudizio ed una sensibilità da vero umanista poco avvezza ai tecnicismi, lo rendono però “indigesto” a certa parte politica che vuole continuare a considerare l’Università di Bologna un “suo terreno di conquista”.  La sua presidenza della Facoltà di Lettere, dal segno nettamente differente del precedente Walter Tega (quest’ultimo, non a caso, grande sostenitore ed elettore di Calzolari), aveva fatto intuire a molti che “un altro rettore” sarebbe stato possibile – ed augurabile – già dalle elezioni rettorali del 2005. Purtroppo, non volle tuttavia partecipare.  Per questi motivi, se non altro, lo possiamo annoverare se non tra gli “oppositori”, sicuramente tra i “critici” di Calzolari.
- Giorgio Cantelli è comunque il candidato sicuramente più indigeribile proprio per quella parte politica. Egli si era già presentato in competizione, proprio contro Calzolari, nelle elezioni rettorali del 2000. Fu sconfitto scontando, oltre l’etichettatura di delfino “roversiano”, una sua iniziale partecipazione, in qualità di Assessore alla Sanità, alla Giunta Comunale di Bologna capitanata da Guazzaloca, ovvero colui che per la prima volta aveva distrutto la “fortezza” del “partitone”.   Un’onta che fece il giro del mondo e che gli allora DS fecero di tutto affinché fosse lavata al più presto. L’Università fu appunto uno dei primi terreni su cui consumare la rivincita. Con gli esiti che conosciamo… Seppure possa apparire un po’ troppo paludato, è pur vero che è stato proprio lui in questi anni il docente più capace, competente e tenace “oppositore” di Calzolari.  La sua indubbia competenza lo ha portato ad essere poi nominato, in qualità di Rappresentante del Governo, in Consiglio di Amministrazione. Capace di intrecciare relazioni praticamente con chiunque e con reciproca soddisfazione, si è rivelato un vero osso duro per il Rettore e la Direzione Amministrativa. La sua promessa di rinnovamento poggia, dunque, sulle credenziali più titolate.

d) E una sorpresa all'ultima ora ....
-  Giancarlo Barbiroli, all’improvviso…. Da sempre attivo, e promotore del Forum, attento sulla revisione e sulle modifiche da apportare allo Statuto di Ateneo, propone in definitiva un’unica istanza: il controllo democratico e trasparente degli organi di governo, ad iniziare dai poteri del Rettore che sarà eletto. Si inserisce a pieno titolo nel segno di “opposizione” al sistema di governo dei nove anni di Calzolari.  Quasi certamente sconterà questa apparizione estemporanea, ma la sua istanza è comunque degna di considerazione e dovrebbe essere condivisa da tutti gli aspiranti rettore.

5.- Postfazione. Sono consapevole che questi pochi elementi qui raffazzonatamene assemblati non sono certo sufficienti a formulare un giudizio compiuto e tale da indirizzare una scelta. Rappresentano soltanto, infatti, un sassolino in quello stagno di dichiarazioni e propositi che rendono tutti i candidati rettore così simili - troppo! - tra loro. Voi che leggete, almeno, potrete tenerne conto oppure no. Io, pur avendo facoltà di giudizio, e per sballato che possa apparire, non lo potrò comunque esercitare: sono solo un bidello, dunque non posso votare!  VP

 

ELEZIONI DEL RETTORE
In tema di ri-finanziamento delle università pubbliche in italia,
con risorse "non statali": il caso di Bologna

cantelli.JPG (2995 byte)Giorgio Cantelli Forti

  
   G. Cantelli Forti,  "In un momento di contrazione del finanziamento statale,
sarà necessario attivarsi per reperire risorse aggiuntive a quelle dello Stato,
e sapersi rapportare con gli enti locali e il privato"

In passato l'Ateneo si era attrezzato di strumenti al fine di reperire risorse
(la Fondazione Alma Mater, la Fondazione Alma Medicina, già AlmaGen, partecipazione
a Società di capitale quali Inrnerio SpA e 13 spin off accademici, ecc……..), ma poi ...

 Giorgio Cantelli Forti, Sulla questione del ri-finanziamento del nostro Ateneo

 1.- Il momento economicamente difficile che stiamo attraversando e che sta investendo i Paesi avanzati è sotto gli occhi di tutti e non può quindi essere ignorato. E' quindi necessario essere pronti ad anni in cui le risorse provenienti dallo Stato saranno probabilmente destinate a diminuire.
   Nell'ultimo decennio il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) ha subito un progressivo incremento: si è passati infatti dai 302 Ml di Euro nel 2000 ai 402 nel 2008 (va notato che nell'ultima assegnazione sono inclusi 15,5 Ml di Euro per la copertura dei maggiori oneri del personale e rinnovo contrattuali).
   Dal prossimo anno è annunciata una contrazione dell'FFO e pertanto sarà necessario operare con molta incisività sul fronte della razionalizzazione e riqualificazione della spesa, ma sarà indispensabile anche attivarsi per reperire risorse aggiuntive a quelle dello Stato. L'Ateneo dovrà quindi o rilanciare le iniziative già a suo tempo messe in campo per reperire risorse nel territorio, se ritenute ancora valide, oppure studiare nuove strategie alternative.

  2.- In passato l'Ateneo si era attrezzato di strumenti al fine di reperire risorse (la Fondazione Alma Mater, la Fondazione Alma Medicina, già AlmaGen, partecipazione a Società di capitale quali Inrnerio SpA e 13 spin off accademici, ecc……..), ma non mi è stato possibile sapere, anche in qualità di Rappresentante del Governo in CdA, se abbiano o meno raggiunto l'obiettivo.
  La Fondazione Alma Mater non mi risulta sia mai stata fonte di risorse per l'Ateneo, anzi.
   Inoltre i contratti di ricerca per conto terzi subiscono un prelievo del 20% a favore dell'Amministrazione e ciò non incoraggia certo i finanziatori esterni, che tra l'altro non sempre ricevono un consuntivo analitico del finanziamento erogato.
   Anche delle Società Spin Off non sono noti i risultati: se ci sono delle perdite chi dovrà coprirle?
   Per rapportarsi col mondo esterno e chiederne il sostegno economico è fondamentale che certe realtà, ad oggi sfuggite a qualsiasi controllo, vengano riportate sotto il controllo dell'Ateneo.
    Prioritariamente è necessario mettere ordine nei conti propri e in quelli delle collegate/controllate (i bilanci delle quali non è dato conoscere, sebbene ripetutamente richiesti), presentare un bilancio consolidato preventivo e anche, più importante, quello consuntivo, presentare un bilancio sociale per dare la misura di quanto l'azione dell'Ateneo sia stata efficiente ed efficace
  .
  3.- E' necessario quindi rivedere tutto il sistema messo in campo per reperire risorse esterne, contestualizzarlo ed eventualmente attivare nuovi canali per raggiungere l'obiettivo con strumenti idonei o rendere tali gli esistenti. Occorre mettere in campo una vera e propria campagna di acquisizione di risorse esterne aggiuntive, ma è fondamentale che vi sia una costante ed autorevole presenza dell'Ateneo in tutte le Sedi locali dove vengono destinati i vari investimenti. 
  L'Ateneo deve partecipare con autorevolezza al tavolo insieme alle Istituzioni pubbliche locali e rapportarsi con il Privato (Fondazioni di varia origine, Associazioni di categoria, Associazioni sindacali,……) al fine di poter aprire trattative per essere presente attivamente nei piani di sviluppo sia a livello locale che regionale.

 


alma-bo-trasp.gif (7394 byte)

Bologna: Iscrizioni studentesche ancora in calo

Il Rettore e il ProRettore per gli studenti  hanno illustrato , prima  (4 dic. 2008),
dei risultati statistici positivi, e poi (9 dicembre 2008) hanno rettificato che c'era
stato un errore, per colpa di un non meglio precisato "bug dell'applicativo",
che avrebbe indotto "l'Ateneo a dare i numeri" (parole del Carlino del 17.12.08)


Protesta di Giorgio Cantelli Forti, candidato Rettore,
ripresa dal Carlino Bologna:
"SI DIMETTA"

   Nota. Qui sono riportate le due conferenze stampa, tenute dal Rettore P.U. Calzolari e dalla Pro-Rettore agli studenti, Paola Monari, per presentare l'evento positivo (presunto) e  quello negativo. I relativi testi li ho ripresi tra due fonti, tra quante ho ritenuto più rispecchianti quanto realmente accaduto nelle due conferenze.
  Qui a destra,  sono riportati i dati statistici delle iscrizioni di Bologna, dal 2001 al 2008, ripresi dal MIUR, Ufficio Statistica.
  Ha destato qualche curiostà l'enfasi positiva su entrambi gli eventi, di segno opposto pur se, per quello "negativo", una interpretazione autentica dei dati statistici sarebbe potuta (molto più semplicemente) venire da una indagine casuale (non dico campionaria) presso gli studenti passati ad altri Atenei, per conoscere da loro direttamente il motivo dell'abbandono. N. Luciani

Numero studenti. Fonte MIUR
Anno

Bologna

Italia

2001/02 102.311 1.707.121
2002/03 102.321 --
2003/04 101.951 --
2004/05 99.173 --
2005/06 96.323 --
2006/07 91.888 1.780.743
2007/08 87.982 1.808.665

Dalla conferenza stampa del 4 dic. 2008. Testo ripreso da
Unibo Magazine, Luigi Valeri)

      pallottoliere.gif (5024 byte)
Un regalo per P.Monari

   Sono 20.870 gli immatricolati all’Università di Bologna al 28 novembre; 1.364 in più rispetto alla stessa data e comunque sopra il dato definitivo del 2007: un balzo del +7 per cento. E’ la prima volta da tre anni che le immatricolazioni all’ateneo registrano un incremento: l’anno passato la flessione era stata del -6,8%. Per iscriversi c’è ancora tempo fino al 31 dicembre.  

Che stavolta tirasse un’aria diversa si era cominciato a sospettarlo già al primo rilevamento di fine settembre (-2,9%); il recupero di 20 giorni fa (-1,1%) aveva iniziato a far sperare i più ottimisti; la svolta è infine arrivata con le ultime settimane di novembre.  

"L’incremento – spiega il rettore Pier Ugo Calzolari - può essere dovuto alle lauree magistrali (quelle post-laurea triennale) e se così fosse sarebbe la conferma del successo della strategia formativa dell’ateneo. Noi puntiamo sulle lauree magistrali: sono quelle che attraggono i giovani più preparati, motivati e brillanti".  

"Per esserne sicuri però e capire la vera natura della crescita – precisa il prorettore agli studenti Paola Monari – bisognerà attendere dati definitivi, elaborazioni e andamento nazionale, anche se non ci aspettiamo che il risultato di fine anno possa scostarsi molto dall’attuale".  

Il boom delle matricole trascina verso l’alto quasi tutte le Facoltà, con poche eccezioni. Conservazione dei beni culturali conferma il suo primato (+51,3%), così come Economia a Forlì (+41%), che insieme alla sede di Rimini (+20%), compensano e superano di 255 nuovi arrivati la riduzione più contenuta del previsto di Economia a Bologna (-5,4%). Tra le altre Facoltà in crescita consistente ritroviamo Scienze statistiche (+19,0%) e Psicologia (+17,2%) in testa all’ultima classifica Censis tra le omologhe italiane. Buon risultato anche ad Ingegneria, che sorprende a Bologna (+11,2%), incassando un saldo positivo di 226 studenti nonostante la lieve flessione di Cesena (-2,5%). Grande rimonta di Scienze motorie (+15,5%), partita col segno meno a fine settembre, e si attenua la diminuzione di Veterinaria (-6,8%) interamente imputabile all’abbassamento da parte del ministero del numero programmato, comunque avviato a saturazione.  

Tra le big sopra i 1000 immatricolati, oltre alla crescita di Economia e Ingegneria, tengono Giurisprudenza (+0,7%) e Lettere (-0,7%), mentre salgono Scienze (+8,5%), Scienze della formazione (+3,0%) e Medicina (+14,3%).  

Tutti col segno più i campus in regione: Bologna cresce, per la prima volta dall’apertura delle iscrizioni, del +4,7% con 14.941 matricole; Cesena del +4,6% (1.267 matricole), Forlì del +18,2% (2.057), Ravenna del +29% (947), Rimini del +7% (1.658)."

monari-paola1.jpeg.jpg (3497 byte)
   Dalla conferenza stampa del 9.12.08
   Testo ripreso da Corriere di Bologa,
    Marina Amaduzzi, stralcio parte
    pertinente)

   L'Alma Mater continua a perdere matricole, seppure con una frenata rispetto all'anno scorso. Al 30 settembre le nuove iscrizioni alle lauree triennali e a cielo unico (eccetto Economia che le chiude il 10 ottobre ed Ingegneria il 31 ottobre) registrano un -2,9% (10.275 matricole, contro le 10.590 del 2007).
   In discesa la sede centrale (-4,1%), il polo di Rimini (-11,2%) e quello di Cesena (-1,5%), mentre sono in aumento Ravenna (+20,8%) e Forlì (+1,l%). "Non sono dati definitivi", mettono in guardia il rettore Pier Ugo Calzolari e il pro-rettore agli studenti Paola Monari, "le prenotazioni degli studenti sono in media il 4,5% in più rispetto a quelli che hanno già pagato la rata, le famiglie aspettano l'ultimissimo giorno, è l'effetto della crisi".
   Al di là della girandola di numeri, elaborati in ritardo e tra varie "difficoltà tecniche" da via Zamboni (per esempio le immatricolazioni dell'anno scorso erano 13.397 un anno fa, in calo del 5,8% rispetto al 2006, e non quasi tremila in meno come è stato detto ieri), l'Alma Mater continua a perdere iscritti, un fenomeno nato almeno tre-quattro anni fa e che tuttavia non allarma i vertici. "Non fosse per le ragioni finanziarie - dice il rettore - non saremmo preoccupati dal calo degli studenti, che sono eccessivi rispetto al corpo docente, un rapporto che ci penalizza nelle classifiche nazionali e internazionali". "È bene che si riducano gli studenti", conferma Monari, "Bologna si qualifica con la ricerca e con le lauree specialistiche e magistrali i cui iscritti raddoppiano ogni anno", precisa Calzolari.
    Consola la ridistribuzione delle matricole in Romagna, "più attrattiva di Bologna - riconosce il rettore -, con servizi più qualificati, grazie ai forti interventi delle amministrazioni e degli enti privati locali". Le famiglie iscrivono i figli vicino a casa, possibilmente in città meno care della nostra, dove uno studente spende in media 1.050 euro al mese come dimostrò una ricerca presentata qualche mese fa. Ciò nonostante l'Alma Mater mantiene la quota più alta di fuori sede (48,7%) tra tutte le università italiane.

Tra le facoltà che vanno a gonfie vele spicca Psicologia (+21% di immatricolati), facoltà in testa alle classifiche del Censis da un paio d'anni, e Conservazione dei beni culturali a Ravenna (+37,2%), "beneficiata probabilmente da attività di ricerca internazionale". Tra quelle in perdita ci sono Scienze motorie (-40%) e Veterinaria ( -34,6%), il cui dato è condizionato dalla riduzione da parte del ministero del numero programmato e dai ritardi nei pagamenti. Scienze della Formazione (-13,7%) sconta invece la cancellazione a livello nazionale della laurea in Scienze della formazione primaria. Lettere e filosofia con 1.716 iscritti è la facoltà al top per numero di iscritti, ma anch'essa in calo (-9,4%), "soprattutto nei corsi tipo il Dams - precisa Monari - mentre vanno bene le lettere classiche".
   II calo di Veterinaria infine "si spiega con il ritardo dei pagamenti, perché la graduatoria era tutta coperta dopo il test d'ingresso". Seppure desiderato, il calo di matricole in città avrà delle ripercussioni nel medio periodo, ma "non incide né sulle tasse studentesche, che non sono mai legate al numero di iscritti", come assicura Monari, "né sul piano degli interventi edilizi - dice Calzolari -, le esigenze di spazi restano immutate, questi cali sono irrisori, semmai abbiamo stabilito delle priorità, Farmacia e biotecnologia al Navile, un investimento da circa 100 milioni di euro, e Scienze motorie al Terrapieno".

 

ATENEO DI BOLOGNA: in corso, dall'8 luglio u.s. e da concludere il 31 ott, l'Assemblea Congiunta del CdA e del Senato per la modifica dello Statuto Generale di Ateneo.
Ordine del giorno del Consiglio Comunale di Bologna  a  favore degli studenti

La scelta di fondo ancora aperta: DEMOCRAZIA o CENTRALISMO DEMOCRATICO ?

porzi.jpg (18678 byte)
Gianni Porzi,
Membro del Senato

    
  
   

                Gianni PORZI
, SUL PROGETTO DI REVISIONE DELLO STATUTO
                ALL'O.D.G. dell'ASSEMBLEA CONGIUNTA DEL CDA E DEL SENATO


   

   NOTA. La discussione per la modifica di statuto ha avuto 5 riunioni, finora. Gli argomenti trattati hanno riguardato aspetti generali e, ultimamente, le funzioni degli organi. Le decisioni sono state in parte unanimi,  e in parte a maggioranza, con opposizioni non trascurabili.
   Qui sotto è riportato la esposizione critica riassuntiva di un Membro della Assemblea Congiunta, con rilievi sull'accentuazione verticistica e centralistica del potere rettorale, rispetto allo Statuto vigente. Se posso dire, la modalità per cui un organo di vertice nomina tutti gli altri, a cascata, è il "centralismo democratico dell'Unione Sovietica. Al contrario, una "governance"  democratica è fondata sulla separazione dei poteri, come delineato da Montesquieu nell'opera "De l'esprit des lois" (Lo spirito delle leggi), e dunque si richiede l'autonomia degli organi, e il loro armonico reciproco contrappeso, a tutela delle libertà.
   E' interessante al riguardo, l'emendamento preannunciato (vedi documento per l' Assemblea Congiunta del 25.VII.08) dal Preside Sassatelli, candidato Rettore, che, quale "meccanismo compensativo" dell'eccesso di potere che andrebbe al Rettore, propone "un meccanismo di sfiducia", per cui "il Rettore possa subire in qualsiasi momento un controllo del suo operato, da parte degli Organi di governo."
   Tuttavia (se posso dire) la vera battaglia per la democrazia si fonda sulla autonomia degli Organi rispetto all'Esecutivo (mi riporto a "l'esprit des lois") e dando a loro un Presidente diverso dalla persona del Rettore (anche se proposto da lui). Così è nel Consiglio Comunale, alla Camera, al Senato. L'ostacolo maggiore alla loro autonomia viene oggi dalla norma per la loro elezione, perchè polverizza la rappresentanza ("un" eletto per "ogni corporazione ammessa") e che sbilancia il potere degli Organi, verso l'Esecutivo e l' Amministrazione. Dunque, va proposta una norma che aggreghi le corporazioni, in base a qualche somiglianza. E' la stessa problematica della legge elettorale nazionale, degli scorsi mesi, per i parlamentari. NL


    
         ll nuovo Statuto non riguarda le elezioni
per il triennio 2008/2009-2010/2011,
   indette per il 23 ott. 2008, per il rinnovo del CdA e del Senato, ma solo la elezione
  del prossimo   rettore, nel 2009.
       

    Tra i membri  uscenti e   ri-candidati per il Consiglio di Amministrazione:
                              
                    -   l'ottima ANTONELLA ZAGO.

A-Zago.JPG (3299 byte)
Antonella Zago

                  
 

                    -   la prof. LILLA MARIA CRISAFULLI
                       nota in tutta Italia per la sua grande battaglia, su "Il Sole 24 ORE" a

                       difesa della dignità dei professori, e che raccolse 161 firme.

crisafulli1.jpeg.jpg (3139 byte)Lilla Maria Crisafulli

 
Gianni Porzi.  La proposta del nuovo Statuto appare centralistica e verticistica poiché conferisce al Rettore un potere eccessivo,  come risulta evidente dai punti seguenti :
- la Giunta, sulla quale è concentrato l’effettivo potere, è sostanzialmente di nomina Rettorale essendo composta dai pro-Rettori designati dal S.A., ma su “proposta” del Rettore;
- il CdA, oltre al Vicario e al Dir. Amministrativo, è costituito da 8 membri nominati dal S.A., ma su una “rosa di nomi proposta” dal Rettore, e da altri 4 membri esterni anch’essi nominati dal S.A.
- il Rettore presiede tutti e tre gli Organi (Senato, CdA e Giunta)
- il Rettore nomina anche i Presidenti del Consiglio di Polo.
Al Rettore verrebbe pertanto attribuito un potere quasi “assoluto”, cioè di gran lunga maggiore di quello previsto dall’attuale Statuto. Purtroppo, un tale sistema di governance, secondo me, assomiglierebbe al tristemente noto “centralismo democratico” o “democrazia guidata” oppure, per essere più attuali, si potrebbe parlare di “deriva autoritaria”. Un tale sistema sarebbe accettabile, obtorto collo a mio parere, solo se il Rettore fosse “illuminato”, come auspicato dal Prof. Capano in un suo articolo sul Corriere della Sera; ma chi ci garantisce che sia e rimanga “illuminato”? E se ciò non dovesse accadere?
A mio avviso, per realizzare una maggiore efficienza ed efficacia nel governo dell’Ateneo non era necessaria una rivoluzione copernicana dell’attuale Statuto per il quale sarebbero state sufficienti alcune modifiche, ma, piuttosto sarebbe stata molto importante una profonda revisione dei Regolamenti. D’altra parte lo stesso Magnifico Rettore fino ad alcuni mesi fa in più di un’occasione affermava che un nuovo Statuto non sarebbe stata la “panacea”. Ora, invece, sembra che il nuovo assetto previsto dalla bozza Canestrari risolverebbe quasi tutti i problemi della governance.

Io ne dubito fortemente, anzi, ritengo che si determinerà una più forte frattura fra tutta la comunità accademica e i vertici decisionali, con conseguenze molto negative. Sono d’accordo con il pro-Rettore Gambetta quando afferma che “molti dei difetti attuali non sono certo responsabilità dello Statuto, ma del nostro comportamento consolidato. Cambiamo lo Statuto, ma


COMUNE DI BOLOGNA
Consiglio Comunale

 Ordine del giorno: "Composizione CDA Ateneo e e rappresentanti degli studenti", approvato all'unanimità dal Consiglio Comunale con 25 voti favorevoli, nessun contrario e nessuno astenuto.

NOTA della Redazione. Per gli studenti la rappresentanza è nel Consiglio Studentesco, organo consultivo di rango statutario pari a quello del CDA.

    Premesso che il Senato Accademico e il Consiglio d’Amministrazione dell’Università di Bologna hanno approvato le linee guida per la riforma dello Statuto generale d’Ateneo che prevedono una nuova composizione del suddetto C.d.A..
   Il nuovo testo, che a breve si andrà ad approvare, richiederà criteri di competenza e non più di rappresentatività e questo comporterà l’esclusione dei rappresentanti degli studenti in seno al Consiglio di amministrazione.
   Fino ad oggi gli studenti in tale Organo davano voce a 80.000 utenti, avevano la possibilità di incidere sulla contribuzione studentesca e potevano, grazie ad azioni positive, indicare le priorità e le necessità degli studenti che sceglievano Bologna come sede dei propri studi.
   Valutato che il Consiglio comunale ha sempre guardato con attenzione le problematiche che interessano gli studenti universitari, concentrandosi in particolare su bisogni e richieste provenienti da quel mondo.

                          Il Consiglio comunale:

  incoraggia sempre la rappresentanza come sinonimo di una cittadinanza attiva, consapevole e responsabile, e non può escludere una categoria come gli studenti che alla nostra città ha dato e continua a dare molto sotto tutti i profili;
  valuta negativamente l’intendimento di escludere dal Consiglio di amministrazione, organo deputato a discutere e decidere anche in materia di contribuzione studentesca, i Rappresentanti degli studenti, considerando il ruolo fondamentale che essi hanno per l’Università degli studi di Bologna e per la nostra città.

  Presentatori dell'OdG: Valentina Castaldini , P. Foschini, D.Carella, L.Tomassini, G.Bignami e F.Critelli

chi cambierà la testa delle persone?” Secondo il prof. Gambetta “bisogna fare molta attenzione all’equilibrio dei poteri” ed aggiunge che “quando si cercano maggiore efficienza ed efficacia c’è la strada verso la concentrazione dei poteri, ma anche quella del decentramento e del principio di sussidiarietà”.
  La Commissione Canestrari ha scelto la “concentrazione dei poteri”, scelta condivisa anche dal Magnifico Rettore, nonostante in più di un’occasione avesse osservato che l’attuale Statuto dava molto potere al Rettore. Potere che ora verrebbe notevolmente aumentato in nome di una presunta maggiore efficienza ed efficacia nel governo dell’Ateneo, senza peraltro prevedere alcun contrappeso. Tale eccesso di potere andrebbe, a mio parere, decisamente attenuato, cosa però non facile avendo, la bozza proposta, una struttura ben poco flessibile. Un controbilanciamento potrebbe esser rappresentato dall’introduzione dell’istituto della sfiducia da parte però di un Organo “eletto” (come avviene nelle democrazie rappresentative) e non nominato, perché in tal caso sarebbe più formale che sostanziale.

Elezione e mandato del Rettore
Non condivido il metodo proposto per l’elezione del Rettore (cioè in un turno unico col sistema del voto supplementare) perché non consentirebbe, come da più parti sostenuto, di convergere verso una scelta largamente condivisa. Il vincitore potrebbe essere poco rappresentativo della volontà dell’elettorato, a causa anche di una seconda preferenza espressa probabilmente con una certa casualità. Riterrei invece nettamente preferibile un’elezione come quella del Sindaco (largamente collaudata e condivisa) con l’eventuale ballottaggio tra i due Candidati più votati dopo una settimana dal primo turno. In linea di principio non sono contrario a possibili accordi fra Candidati nell’arco di tempo tra il primo ed il secondo turno, purché non siano solo elettorali, ma avvengano sulla base di una consistente condivisione del programma.
La durata del mandato sia del Rettore che dei membri degli OO.AA. dovrebbe essere uguale (a mio avviso un triennio rinnovabile una sola volta) e si dovrebbe poter realizzare il rinnovo contestuale del maggior numero possibile delle cariche accademiche (eccezion fatta per Presidi e Direttori le cui cariche potrebbero essere sfasate).

Senato Accademico
Organo al quale verrebbe attribuita la funzione di programmare e vigilare (come? e con quali strumenti? e quali sarebbero le eventuali “sanzioni”?) sugli indirizzi generali per quanto concerne la didattica e la ricerca scientifica. Attenzione però, perché spetterebbe al CdA stabilire i criteri per la distribuzione del personale docente e ricercatore, per l’attivazione dei corsi di studio e per la ripartizione dei finanziamenti per la ricerca. Il S.A. elaborerebbe quindi la programmazione strategica e il CdA avrebbe però la funzione di fissare i criteri per la distribuzione delle risorse ed anche per l’attivazione di corsi di studio.
Così come concepito, il S.A. sarebbe un Organo privato di poteri perché trasferiti alla Giunta.
A mio avviso il S.A. dovrebbe essere composto da tutti i Presidi (e non da una rappresentanza di 12, come previsto nella bozza) e da un pari numero di Direttori “eletti”.
Non condivido inoltre che le eventuali modifiche di Statuto possano essere deliberate dal solo S.A., sarebbe invece auspicabile un “S.A. allargato” a tutti i Direttori che dovrebbe tuttavia sentire le varie componenti dell’Ateneo attraverso Facoltà e/o Dipartimenti.

Consiglio di Amministrazione
Organo responsabile della programmazione amministrativa, finanziaria e patrimoniale che trasforma i piani di sviluppo, elaborati dal S.A., in piani finanziari verificandone la compatibilità finanziaria e che dovrebbe “essere formato ed operare in conformità al criterio di competenza”.
La nomina dei membri del CdA verrebbe fatta dal S.A., cosa che non condivido perché tali nomine sarebbero “fortemente condizionate” dal Rettore.
Ho forti perplessità anche sulla composizione del CdA, che, sostanzialmente, risulterebbe in mano al Rettore : infatti, 8 membri non sarebbero eletti, ma nominati dal S.A. e anche sulla nomina dei 4 membri esterni il Rettore potrebbe esercitare un notevole condizionamento.
Non mi sembra accettabile che il CdA debba essere costituito da sole “persone qualificate e competenti nel campo dell’amministrazione” (*) (quindi accesso possibile solo a giuristi ed economisti?) perché in CdA si trattano anche questioni di “politica universitaria” (ad esempio, criteri per la ripartizione del Personale docente e T.A., per l’attivazione di corsi di studio, per la ripartizione di finanziamenti per la ricerca) e non solo di tipo strettamente economico/finanziarie. La dicotomia rappresentanza-competenza potrebbe essere risolta mantenendo il principio della rappresentanza nel CdA (membri eletti fra Personale docente e T.A. e studenti) ed istituendo una Commissione bilancio di soli competenti in materia scelti dal pro-Rettore al bilancio, programmazione e finanziamenti, pro-Rettore che a sua volta dovrebbe far parte di diritto del CdA.
Per quanto concerne i “membri esterni” riterrei doveroso riservare un seggio al rappresentante del Governo, come peraltro previsto dallo Statuto vigente (essendo l’Università pubblica e lo Stato il maggior finanziatore) e almeno 2 seggi ai finanziatori esterni più importanti o a loro rappresentanti.
Per quanto concerne la composizione del CdA, oltre al pro-Rettore vicario e ai 6 pro-Rettori (al decentramento, alla ricerca e relazioni internazionali, alla didattica e formazione, al bilancio- programmazione-finanziamenti, all’edilizia e infrastrutture, nonché per gli studenti e al diritto allo studio), sarebbe auspicabile anche un pro-Rettore alla programmazione, organizzazione, gestione amministrativa e del personale T.A. che operi in sintonia con il Direttore Amministrativo.
Come già detto, il CdA verrebbe ad avere un certo potere di indirizzo sulla didattica in quanto fra le varie funzioni vi sarebbe anche quella di stabilire i criteri per la distribuzione del personale docente e ricercatore nonché per l’attivazione dei corsi di studio, mentre i criteri per la programmazione didattica spetterebbero invece al S.A. Potrebbe sembrare una sovrapposizione di funzioni dei due Organi, ma in realtà così non è perché il S.A. elaborerebbe la programmazione didattica, ma il CdA deciderebbe, in base alle disponibilità economiche, sulla distribuzione del personale docente e ricercatore nonché sull’attivazione dei corsi di studio. Cioè l’inverso di quanto accade attualmente. Comunque, la decisione ultima spetterebbe solo alla Giunta.

Giunta
La bozza di Statuto prevede che sia l’Organo esecutivo al quale spetterebbero tutte le competenze.
Il “concorso alla nomina” dei membri della Giunta, cioè dei pro-Rettori, da parte del S.A. è una foglia di fico perchè nella realtà tali nomine sarebbero largamente “gestite” dal Rettore.
In particolare, alla Giunta spetterebbe non solo la ripartizione delle risorse finanziarie relative al personale docente, ma anche l’attivazione dei Corsi di studio sulla base della programmazione didattica elaborata dal S.A. e dei criteri stabiliti dal CdA (criteri che potrebbero però anche essere in parte disattesi e in tal caso, cosa accadrebbe? Verrebbe estratto il cartellino giallo?).
Pertanto, appare evidente che essendo la Giunta l’Organo esecutivo, al quale spetterebbero tutte le competenze, S.A. e CdA non avrebbero alcun potere effettivo, ma solo funzioni di indirizzo (possono cioè deliberare criteri, indirizzi ed esprimere liberamente pareri, ma non vincolanti).
Alla Giunta, e non al CdA, spetterebbe anche la nomina dei Dirigenti.
Risulta evidente che nella Giunta verrebbe concentrato il potere, sicuramente molto di più di quello previsto dal vigente Statuto.

La questione “Romagna”
Sul tema “scottante”, quanto complesso, della Romagna, nella Congiunta del 26 settembre, si è sviluppato un dibattito piuttosto “vivace” originato da una proposta del prof. Gambetta (pro-Rettore per le sedi decentrate) e fortemente sostenuta dal Dr. Mingozzi (Rappresentante degli Enti locali delle sedi decentrate) e dal Dr. Chicchi (Rappresentante degli Enti convenzionati con l’Ateneo per il funzionamento delle sedi decentrate). La richiesta consisteva nel dare maggior peso alle sedi decentrate nella governance dell’Ateneo prevedendo nello Statuto che la Giunta fosse espressione della struttura multicampus dell’Ateneo (cioè una presenza dei Poli romagnoli nella Giunta). La richiesta non è stata recepita dalla Congiunta che ha ribadito la natura policentrica dell’Ateneo inserendo come premessa nella bozza di Statuto la frase “Per quanto concerne il funzionamento e la composizione degli OO.AA. si dovrà tener conto della struttura policentrica dell'Ateneo”, garanzia che non è stata però ritenuta sufficiente dai due rappresentanti degli Enti locali romagnoli.
Interessante e condivisibile, a mio avviso, è stato l’intervento del Prof. Giorgio Cantelli Forti che ha illustrato la sua visione del sistema multicampus. Secondo il Prof. Cantelli ogni Polo dovrebbe avere una sua autonomia di gestione tramite proprie Facoltà e Dipartimenti indirizzati su una precisa “missione didattico-scientifica” basata su un obiettivo strategico e caratterizzante, al fine di evitare inutili doppioni dannosi per l’Ateneo sia sul piano economico che delle immatricolazioni.
Il Prof. Cantelli sostiene che le iniziative nelle sedi romagnole dovrebbero poter contare sulla capacità di autogoverno gestionale al fine di drenare maggiori risorse dal territorio, potendo dare in prima persona garanzie ai finanziatori locali. Una tale visione costituirebbe inoltre un ostacolo per chi invece pensa ad un’autonomia “politica” della Romagna che porterebbe inesorabilmente alla divisione in due Atenei.
                                                                               Gianni Porzi

(*) A proposito della necessità da più parti invocata, Magnifico Rettore incluso, della presenza nel CdA di “persone qualificate e competenti nel campo dell’amministrazione”, può essere utile ricordare quanto accaduto recentemente, cioè in un periodo di  notevoli difficoltà finanziarie per l’Ateneo, come, da oltre due anni, ci ricorda spesso il Magnifico Rettore.

   Nell’aprile 2008 il CdA deliberò a maggioranza l’attivazione di ben 22 contratti biennali, per una spesa di oltre 1.500.000 Euro, per “esigenze del portale d’Ateneo”. La pratica fu presentata e sostenuta dal Direttore Amministrativo (persona per definizione qualificata e competente nel campo dell’amministrazione) e i pochi contrari (tra i quali non mi risulta vi fosse il Magnifico Rettore) appartenevano alla categoria delle così dette “persone non qualificate e non competenti” (tralascio volutamente i nomi).
   E fin qui non vi sarebbe nulla da eccepire se non tenessimo però presente che il Personale T.A. che presidia lo sviluppo e la gestione dei servizi informatici dell’Ateneo conta complessivamente 75 unità così distribuite : 52 nel Centro Servizi Informatici d’Ateneo (CeSIA) che si occupano dello sviluppo e della gestione dei servizi informativi, della sicurezza e della rete d’Ateneo, 15 nella Direzione Sviluppo Attività Web (DSAW) che si occupano dello sviluppo e della gestione dei siti e dei server web e 7 presso l’Ufficio Dirigenziale Progetto Sistema Informatico d’Ateneo (SIA) che si occupa dell’analisi e della progettazione dei sistemi informativi.
   Ergo, è poi così importante essere persone qualificate e competenti nel campo dell’amministrazione? Oppure, come afferma il prof. Gambetta, molti difetti attuali non sono imputabili allo Statuto, ma al nostro “comportamento?” Comportamento che, io aggiungerei, non sempre é in stretta relazione con la competenza specifica, competenza che se viene richiesta ai membri del CdA dovrebbe essere pretesa anche per i Direttori e a maggior ragione per il Rettore

 

ATENEO DI BOLOGNA: LA COMMISSIONE CANESTRARI  HA TERMINATO I LAVORI
Convocata dal Rettore, per l' 8 luglio p.m. , l'assemblea "congiunta" di CdA e Senato

alma-bo-trasp.gif (7394 byte)


     
Pubblichiamo il testo della Commissione (peraltro già sulla stampa), seguendo la prassi parlamentare, molto seria, che pubblica in originale i disegni di legge prima della loro calendarizzazione per la
discussione in parlamento, perchè i cittadini liberi e uguali possano fare proposte migliorative

 

Relazione della Commissione tecnica per la revisione
dello Statuto generale d’Ateneo

Proposizioni normative

Premesse e principi

· Lo Statuto generale di Ateneo determina l’ordinamento autonomo dell’Università degli Studi di Bologna al fine dell’autodeterminazione e dell’autogoverno del corpo accademico.
· Gli organi di vertice dell’Ateneo non sono espressione né diretta né indiretta di rappresentanza politica. I professori, i ricercatori, il personale tecnico-amministrativo e gli studenti concorrono al funzionamento dell’Ateneo ed al raggiungimento delle finalità in vista delle quali l’Università è stata istituita ed opera. Il personale tecnico-amministrativo svolge le funzioni gestionali per tutti i profili tecnici ed amministrativi riguardanti l’azione dell’Ateneo.
· L’Ateneo promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.
· L’amministrazione e l’organizzazione dell’Ateneo garantiscono ed attuano i principi di non aggravamento e non duplicazione delle procedure e delle competenze
· Qualora, in forza di determinazioni e deliberazioni dell’Ateneo e delle relative strutture, ai professori, ai ricercatori, al personale tecnico-amministrativo ed agli studenti vengano richiesti adempimenti, per il relativo riscontro deve essere previsto un tempo ragionevole e modalità proporzionate.
· Nella ripartizione delle risorse, l’Ateneo rende preventivamente e tempestivamente noti i requisiti ed i criteri per l’attribuzione e l’eventuale selezione tra una pluralità di aspiranti e mantiene fermi tali requisiti e criteri per il tempo necessario alla messa in opera delle azioni e misure che costituiscono la finalità dell’attribuzione delle predette risorse.
· La richiesta e l’attuazione di processi di riorganizzazione nei metodi, nelle procedure e nelle strutture, così come i


No al Centralismo democratico
nella millenaria Alma Mater

  Ad una prima lettura, il testo sembra recepire la proposta del Grupppo dei 30, di nominare una Giunta dei Pro-Rettori analoga alla Giunta Comunale.
   Ma, poi, guardando dentro, scaturisce un progetto involutivo, perfino rispetto allo Statuto vigente.
   L'Università non è un ente strumentale organizzato secondo il principio di gerarchia; il rettore non è organo di vertice, ma un primus inter pares; gli organi non possono essere nominati "a cascata" (il senato nomina il CdA; il Rettore nomina i prorettori che per statuto vanno far parte di diritto della Giunta; il rettore nomina il presidente del Polo romagnolo), ecc.
    Non può essere introdotto il centralismo democratico laddove deve regnare la vera democrazia
   Neppure si può confondere il governare con l'amministrare, come invece ivi si fa.

  Ci sono, poi, anche illegittimità ovvie. Il CdA, ivi fatto nominare dal Senato, potrebbe anche essere migliore dell'attuale, ma la legge lo vuole a elezione diretta. Infatti, in difformità a quanto generalmente ritenuto, la legge n. 56/2002 ha disposto per la libera composizione di entrambi (ossia non sono più obbligatorie le categorie), però non ha innovato circa la elezione diretta. Infatti, l'art. 4, c. 2, recita solo: "Gli statuti delle Università disciplinano l'elettorato attivo per le cariche accademiche e la composizione degli organi collegiali".
    Criticabile, poi, sotto il profilo dell'ingegneria costituzionale, anche la mancata uniformazione della durata in carica del Rettore (oggi 4 anni) a quella del CdA e del Senato (confermata a 3 anni, solo per questi)
.  NL

meccanismi di valutazione, sono vincolati al non aggravamento dei costi nonché degli impegni temporali del personale docente e tecnico-amministrativo al fine della buona amministrazione e dell’efficienza delle azioni dell’Ateneo.

I. - L’Ateneo policentrico
·
L’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna è un ateneo policentrico che si articola su cinque sedi: Bologna , Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini.

II . Sull’elettorato attivo per l'elezione del Rettore
· L' elettorato attivo per l'elezione del Rettore spetta:
a) ai professori di ruolo e fuori ruolo;
b) ai ricercatori; (*)
c) al personale tecnico-amministrativo. I voti espressi saranno calcolati nella misura del 10% dei voti validi; (*)
d) ai rappresentanti degli studenti negli organi di Ateneo.

(*) per approfondimenti si rinvia al documento n. 6 allegato ("Partecipazione del personale tecnico-amministrativo all’elezione del Rettore") ed al documento n. 7 allegato ("Partecipazione dei ricercatori all’elezione del Rettore").

III . Sulla votazione per l'elezione del Rettore
·
Le candidature per l’elezione del Rettore debbono essere formalizzate entro il trentesimo giorno anteriore alla data stabilita per la votazione.
· L’elezione del Rettore si svolge in un turno unico mediante il sistema del voto supplementare, con le seguenti modalità:
a) ciascun elettore esprime due preferenze in un tassativo ordine di priorità;
b) risulta eletto il candidato che abbia raggiunto la maggioranza assoluta dei voti, sommando le prime preferenze espresse;
c) qualora nessuno dei candidati abbia raggiunto la suddetta maggioranza assoluta, si procede al computo dei voti espressi secondo un sistema di calcolo del voto supplementare.

Proposta "a" per il computo dei voti
(voto supplementare rettificato con applicazione a scalare)

Proposta "b" per il computo dei voti
(voto supplementare standard)


·
Si procede al computo dei voti espressi secondo un sistema rettificato di calcolo del voto supplementare, con applicazione a scalare.
· Ai fini di cui sopra, si formula la graduatoria preliminare dei candidati secondo l'ordine del totale delle prime preferenze da ciascuno di essi ottenute. Quindi si procede, nei confronti dei candidati ricompresi nella graduatoria, all'attribuzione delle seconde preferenze risultanti dalle schede elettorali del candidato che ha ottenuto il minor numero di prime preferenze, il quale viene contestualmente escluso dalla procedura a scalare di computo dei voti.
· Qualora nessuno dei candidati abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, si procede progressivamente con la formulazione di nuove graduatorie a scalare e con attribuzione delle seconde preferenze risultanti dalle schede elettorali dei candidati che si trovano all'ultimo posto delle graduatorie successivamente formulate, i quali, graduatoria per graduatoria, vengono di volta in volta esclusi dalla procedura a scalare di computo dei voti.
· Si procede alla formazione progressiva delle graduatorie a scalare secondo il meccanismo di cui sopra, fino a che uno dei candidati non abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei voti. In caso contrario si proseguirà, nella formazione progressiva della graduatoria, fino a che rimangano in competizione, per il computo dei voti, due candidati; tra di essi risulta eletto chi abbia riportato il maggior numero di preferenze. (*)


·
Si procede alla formulazione della graduatoria sulla base delle prime preferenze ottenute dai vari candidati e tenendo conto degli ex aequo.

· Ai primi due candidati risultanti dalla suddetta graduatoria, vengono attribuite le seconde preferenze espresse nelle schede elettorali degli altri candidati di cui alla graduatoria.

· Risulta eletto il candidato che, sulla base dell'attribuzione supplementare delle preferenze, abbia riportato il maggior numero di voti. (*)

(*) Un'ulteriore alternativa per il computo dei voti, rispetto a quelle sopraindicate (voto supplementare rettificato con applicazione a scalare; voto supplementare standard), potrebbe essere rappresentata dal computo dei voti secondo il c.d. "full preferential voting". Si deve avvertire che questo sistema risulta congruo con un numero ridotto di candidati, proprio perché tutti i candidati debbono (pena la nullità della scheda) essere votati seppure in un ordine di preferenza ("full" preferential voting); occorrerebbe dunque operare con dinamiche che portino ad un numero ragionevolmente ridotto di candidati.
   - Le candidature per l'elezione del Rettore debbono essere formalizzate entro il trentesimo giorno anteriore alla data stabilita per la votazione.
   - L’elezione del Rettore si svolge in un turno unico mediante il sistema del voto preferenziale integrale, con le seguenti modalità:
    a) ciascun elettore esprime il voto per tutti i candidati secondo un ordine di preferenza. La mancata espressione anche di una sola preferenza determina la nullità della scheda elettorale;
   b) risulta eletto il candidato che abbia raggiunto la maggioranza assoluta dei voti, sommando le prime preferenze espresse;
    c) qualora nessuno dei candidati abbia raggiunto la suddetta maggioranza assoluta, si procede al computo dei voti espressi, secondo un sistema di calcolo che tiene conto di tutte le preferenze, come di seguito indicato:
    - si formula la graduatoria preliminare dei candidati secondo l'ordine del totale delle prime preferenze da ciascuno di essi ottenute. Quindi si procede, nei confronti dei candidati ricompresi nella graduatoria, all'attribuzione delle seconde preferenze risultanti dalle schede elettorali del candidato che ha ottenuto il minor numero di prime preferenze, il quale viene contestualmente escluso dalla procedura a scalare di computo dei voti.
    - Qualora nessuno dei candidati abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, si procede progressivamente con la formulazione di nuove graduatorie a scalare e con attribuzione delle seconde o successive preferenze ai candidati ancora non estromessi dalla graduatoria, in quanto non all'ultimo posto della medesima; le preferenze così attribuite sono quelle risultanti dalle schede elettorali dei candidati che si trovano all'ultimo posto delle graduatorie successivamente formulate, i quali, graduatoria per graduatoria, vengono di volta in volta esclusi dalla procedura a scalare di computo dei voti.
    - Si procede alla formazione progressiva delle graduatorie a scalare secondo il meccanismo di cui sopra, fino a che uno dei candidati non abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei voti.

IV.- Gli Organi generali di governo dell’Ateneo

· Gli Organi centrali di governo dell'Università sono il Rettore, il Senato Accademico, il Consiglio di Amministrazione e la Giunta d’Ateneo. Sono altresì organi di rilevanza generale per l’Ateneo, nell'ambito delle rispettive competenze, il Consiglio studentesco e il Garante d'Ateneo.

V.- Il Rettore
· Il Rettore ha la rappresentanza legale ed istituzionale dell'Ateneo e costituisce il vertice della relativa organizzazione.
· Il Rettore assicura il coordinamento dell'attività degli Organi di Ateneo ed indirizza le attività di gestione delle strutture e degli uffici dell'Università, al fine di garantirne
un'azione coerente, economica, efficiente ed efficace.
· Ai fini di cui al punto precedente, il Rettore annovera tra le proprie attribuzioni quelle di convocazione e presidenza dei seguenti organi:
a) il Senato Accademico;
b) il Consiglio di Amministrazione;
c) la Giunta d'Ateneo.
· Spetta al Rettore:
- proporre al Senato la nomina dei Pro-rettori;
- proporre al Senato la nomina dei Presidenti dei poli scientifico-didattici;
- nominare il Direttore Amministrativo, sentito il Consiglio di Amministrazione;
[le ulteriori funzioni del Rettore sono indicate nell’art. 34 del vigente Statuto generale d’Ateneo]
· Il Rettore designa direttamente un Pro-rettore vicario, scelto fra i professori di ruolo di prima fascia. Il Pro-rettore vicario sostituisce il Rettore in ogni sua funzione in caso di assenza o impedimento. Il Pro-rettore vicario è componente di diritto del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico e della Giunta d'Ateneo.

VI. Il Consiglio di Amministrazione

Funzioni:
·
Il Consiglio di Amministrazione è l’organo responsabile della programmazione amministrativa, finanziaria e patrimoniale dell'Ateneo. In questi ambiti generali di competenza, spetta in particolare al Consiglio di Amministrazione deliberare in ordine ai seguenti oggetti:
- criteri di ripartizione delle risorse finanziare tra le strutture scientifiche, didattiche ed amministrative;
- criteri per la ripartizione del personale tecnico-amministrativo tra le strutture;
- criteri per la distribuzione del personale docente e ricercatore alle strutture;
- criteri per l’attivazione dei corsi di studio;
- criteri per la ripartizione dei finanziamenti per la ricerca;
- provvedimenti relativi alle contribuzioni studentesche su proposta della Giunta;
- Regolamento di Amministrazione, Finanza e Contabilità;
- Regolamenti relativi all’Organizzazione e al Personale tecnico-amministrativo;
- linee di indirizzo per la Contrattazione integrativa;
- Bilancio di previsione e Conto consuntivo;
- Piano edilizio;
- Sistema di valutazione dei dirigenti.
· Spetta, altresì, al Consiglio di Amministrazione esprimere indirizzi e pareri sui Piani pluriennali di sviluppo in relazione alle proprie competenze;
· Il Consiglio di Amministrazione esercita le proprie funzioni operando al fine di massimizzare l’efficienza allocativa e la qualità delle attività istituzionali dell’Ateneo nel rispetto dei criteri di economicità, efficacia, buona amministrazione ed imparzialità.
· Il Consiglio di Amministrazione viene convocato dal Rettore in via ordinaria almeno una volta ogni due mesi e, in via straordinaria, quando ne faccia richiesta almeno un terzo dei suoi membri.

Composizione del Consiglio di Amministrazione:
·
Il Consiglio di Amministrazione e' costituito con Decreto del Rettore ed e' composto da:
a) il Rettore (che lo presiede);
b) il Pro-rettore vicario;
c) il Direttore amministrativo, che esercita anche le funzioni di segretario, assistito per la verbalizzazione da un funzionario da lui designato;
d) 8 componenti, tra i soggetti interni all’Ateneo e non collocati in posizione di aspettativa, quiescenza o simili, nominati dal Senato Accademico sulla base di una rosa di nominativi formata dal Rettore con un numero almeno doppio di candidati (oppure su candidatura libera);
e) 4 componenti tra soggetti esterni all’Ateneo individuati come segue:

Ipotesi a

Ipotesi b

Nomina del Senato su proposta di "stake-holders" esterni, da individuare periodicamente a seconda dei piani di sviluppo e degli obiettivi istituzionali che l’Ateneo intende darsi.
Lista esemplificativa di possibili "stakeholders" esterni:
- le fondazioni bancarie che insistono sul territorio metropolitano della città di Bologna (proposta avanzata di concerto dai presidenti delle fondazioni);
- le fondazioni bancarie che insistono nelle 4 sedi romagnole dell’ateneo (proposta avanzata di concerto dai presidenti delle fondazioni);
- gli interessi economici che insistono sul territorio metropolitano della città di Bologna (es. proposta avanzata di concerto dai presidenti della Confindustria, della Camera di Commercio e ….. della provincia di Bologna);
- gli interessi economici che insistono sui territori delle 4 sedi romagnole dell’ateneo, (es. proposta avanzata di concerto dai presidenti della Confindustria, della Camera di Commercio e ….. della provincia di Bologna);
- le istituzioni politiche territoriali su proposta avanzata di concerto tra il presidente della regione Emilia-Romagna e i sindaci delle cinque città in cui ha sede l’ateneo;
- il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca;
- il Ministro dell’Economia e Finanze
- il Ministro dei Beni e Attività Culturali
- il Presidente della Regione ER
- il Presidente della Provincia di ….
- le società e fondazioni di supporto del decentramento romagnolo (con proposta avanzata di concerto dai presidenti delle società);
- l’associazione degli Alumni
- Abi
- Confindustria
……
…..

Nomina del Senato, su proposta del Rettore (oppure su candidature volontarie prodotte a seguito di bando pubblico), di soggetti esterni all’Ateneo provvisti di curriculum altamente qualificato nel campo della amministrazione o gestione presso enti pubblici o privati, anche senza personalità giuridica

• La scelta dei componenti di cui alla lett. d) del punto che precede viene operata sia da parte del Rettore che del Senato sulla base dei curricula professionali dei candidati.
• I componenti da designare tra soggetti esterni non possono essere componenti di organi o dipendenti di altri Atenei italiani e non possono ricoprire cariche elettive o di governo presso lo Stato, le Regioni, i Comuni o altri enti pubblici territoriali né cariche direttive o gestionali presso partiti politici o associazioni sindacali e di categoria.

Durata in carica:
Ipotesi A:
• Il Consiglio di Amministrazione e' rinnovato ogni tre anni. I membri del Consiglio non possono svolgere più di due mandati consecutivi.

Ipotesi B
• Il mandato, non rinnovabile, dei consiglieri di amministrazione dura 6 anni. Ogni tre anni si procede al rinnovo di metà dei membri del Consiglio di Amministrazione di cui alla lett. d) sopra elencata sulla base di un meccanismo di rotazione stabilito con apposito regolamento approvato dal Senato accademico.
• In sede di prima attuazione, relativamente ai 12 consiglieri di cui alle sopra riportate lett. d) ed e), sulla composizione del Consiglio di Amministrazione, il meccanismo di rotazione è il seguente:
prima ipotesi
x) si procede alla nomina ex-novo dei 12 membri ed immediatamente si estraggono a sorte i nominativi dei 6 consiglieri (4 di cui alla lett. d, 2 di cui alla lett. e, che dureranno in carica 3 anni;
seconda ipotesi
y) si procede a nominare 6 consiglieri (4 di cui alla lett. d, 2 di cui alla lett. e) tra i membri del Consiglio uscente che abbiano svolto solo un mandato. Tali soggetti così nominati durano in carica per 3 anni.

VII. Il Senato Accademico

Funzioni:
·
Il Senato Accademico è l’organo che, assieme al Rettore, rappresenta unitariamente i professori, i ricercatori, il personale tecnico-amministrativo e gli studenti dell’Ateneo. Ad esso compete la vigilanza sull’attuazione dello Statuto nonché l’indirizzo generale di tutte le strutture di Ateneo, al fine di assicurare da parte di esse la coerenza con le finalità e con la funzione in relazione alle quali le stesse sono costituite e devono operare. Restano ferme le funzioni di rappresentanza legale ed istituzionale che spettano al Rettore. Il Senato Accademico è titolare della funzione di determinazione dell’ordinamento autonomo dell’Ateneo e ad esso competono le deliberazioni recanti modifiche allo Statuto generale d’Ateneo.
· Il Senato Accademico esercita tutte le competenze relative alla programmazione e al coordinamento delle attività didattiche e di ricerca dell'Ateneo, fatte salve le attribuzioni delle singole strutture didattiche e scientifiche. In particolare spetta al Senato Accademico deliberare in ordine ai seguenti oggetti:
- nomina dei membri del Consiglio di Amministrazione secondo quanto sopra previsto;
- concorso alla nomina dei membri della Giunta di Ateneo secondo quanto sotto previsto;
- Piano pluriennale di sviluppo sentito il Consiglio di Amministrazione;
- parere su Bilancio di previsione e sul Conto consuntivo;
- criteri per la programmazione didattica;
- [le ulteriori funzioni del Senato Accademico sono indicate nell’art. 36 del vigente Statuto generale d’Ateneo]
- …………………..…………………………………………………………………

Composizione:
·
Il Senato Accademico è composto da:
a) il Rettore (che lo presiede);
b) il Pro-rettore Vicario;
c) il Pro-rettore al Decentramento;
d) 12 presidi in rappresentanza delle strutture didattiche (oppure tutti i presidi);
e) 12 Direttori di Dipartimento in rappresentanza delle strutture scientifiche;
f) 2 rappresentanti dei professori di ruolo di I fascia;
g) 2 rappresentanti dei professori di ruolo di II fascia
h) 2 rappresentanti dei ricercatori;
i) 5 rappresentanti degli studenti;
j) 5 rappresentanti del personale tecnico-amministrativo;
k) 2 Direttori delle Scuole di Dottorato di ricerca;
l) 1 (o 2) presidenti dei Poli scientifico-didattici delle sedi collocate in Romagna;
m) 1 Rappresentante dei dottorandi.
· I componenti di cui alle lett. d), e), k) sono rispettivamente individuati sulla base di un procedimento di designazione collegiale da parte dei Presidi o dei Direttori che si riuniscono con il solo compito di procedere alle suddette designazioni.
· I componenti di cui alle lett. f), g), h), i), j), m) sono eletti direttamente dalle componenti di riferimento.
· Il Direttore Amministrativo partecipa al Senato Accademico con voto consultivo.

Durata in carica:
·
Il Senato dura in carica tre anni.

Lavori del Senato Accademico:
·
Il Senato Accademico è convocato dal Rettore in via ordinaria almeno una volta ogni due mesi e, in via straordinaria, quando ne faccia richiesta almeno un quarto dei suoi membri.

· Le modalità di funzionamento interno del Senato Accademico sono stabilite da uno specifico regolamento che deve essere approvato dalla maggioranza degli aventi diritto. Detto regolamento prevede la formazione di Commissioni istruttorie (formate anche da membri dell’Ateneo esterni al Senato stesso, purché non maggioritari) finalizzate ad approfondire l’analisi e le proposte sulle materie di competenza del Senato. Dette Commissioni hanno il potere di acquisire dall’Amministrazione universitaria tutte le informazioni necessarie alla loro attività e di ascoltare i Prorettori di settore e i Dirigenti delle Aree.

VIII. La Giunta d’Ateneo

·
La Giunta di Ateneo è l’organo collegiale esecutivo dell’Università. Ad essa spettano tutte le competenze, escluse quelle di gestione tecnico-amministrativa, che non siano attribuite dallo Statuto e dai Regolamenti agli altri Organi generali dell’Ateneo, alle strutture dello stesso, quali Facoltà, Dipartimenti, Scuole di Dottorato di ricerca e Poli scientifico-didattici ovvero al Direttore Amministrativo e ai Dirigenti.

Funzioni:
·
Spetta in particolare alla Giunta di Ateneo:
elaborare e gestire i Progetti esecutivi del Piano pluriennale di sviluppo;
attuare la ripartizione delle risorse finanziarie e quelle relative al personale docente tra le strutture amministrative, didattiche e scientifiche sulla base dei criteri stabiliti dal Consiglio di Amministrazione;
gestire le politiche del personale tecnico-amministrativo nel rispetto delle competenze del Direttore Amministrativo e sulla base degli indirizzi stabiliti da Consiglio di Amministrazione;
proporre annualmente al Consiglio di Amministrazione l’ammontare della contribuzione studentesca;
decidere sull’attivazione dei corsi di studio sulla base dei criteri definiti dal Consiglio di Amministrazione;
nominare i dirigenti;
approvare gli obiettivi dirigenziali;
approvare i Regolamenti di organizzazione della struttura amministrativo-gestionale.

Composizione della Giunta di Ateneo:
·
La Giunta di Ateneo è composta da:
a) il Rettore (che la presiede);
b) il Pro-rettore vicario;
c) il Direttore amministrativo, che esercita anche le funzioni di segretario, assistito per la verbalizzazione da un funzionario da lui designato;
d) il Pro-rettore al Decentramento;
e) il Pro-rettore alla Ricerca e alle Relazioni Internazionali;
f) il Pro-rettore alla Didattica e Formazione;
g) il Pro-rettore al Bilancio, Programmazione e Finanziamenti;
h) il Pro-rettore all’Edilizia e alle infrastrutture;
i) il Pro-rettore agli Studenti e al Diritto allo studio.
· I Pro-rettori di settore, con la sola esclusione del Pro-rettore Vicario, sono designati dal Senato su proposta del Rettore. Essi restano in carica per la durata del mandato rettorale.
· La carica di Pro-rettore è incompatibile con qualsiasi carica istituzionale dell’Ateneo.
· Il Presidente del Consiglio Studentesco partecipa alla Giunta di Ateneo con voto consultivo.

Funzionamento:
·
La Giunta di Ateneo è convocata dal Rettore in via ordinaria almeno una volta ogni mese.
· Le deliberazioni della Giunta sono valide se assunte con la maggioranza degli aventi diritto. Tutte le deliberazioni della Giunta debbono essere rese note, al Consiglio di Amministrazione ed al Senato Accademico, anche per estratto, entro tre giorni dalla decisione; su richiesta di questi ultimi, nei tempi necessari per la collazione amministrativa, viene fornita copia integrale della deliberazione.
· I Pro-rettori di settore indirizzano le attività delle Aree di competenza con adeguata consultazione e informazione dei destinatari delle decisioni. I Pro-rettori attivano altresì forme di consultazione e collaborazione permanente con i Presidi, i Direttori di Dipartimento e i Direttori delle Scuole di dottorato di ricerca.
· Con apposito regolamento possono essere previste apposite Commissioni consultive, rispettivamente in materia di "Studenti e Diritto allo studio" e "Personale".

IX. Sulle Strutture

Le Strutture dell’università:
·
L'Ateneo si articola in strutture accademiche (didattiche e scientifiche) e in strutture amministrative di servizio (centrali, periferiche ed integrate)
· Le strutture di servizio centrali, periferiche ed integrate sono disciplinate nella parte ….. del presente Statuto.

Le Strutture didattiche e scientifiche
·
Le strutture didattico-scientifiche dell’Ateneo sono le Facoltà, i Dipartimenti e le Scuole di dottorato di ricerca.
· Le Facoltà sono primariamente preposte al coordinamento e all’organizzazione delle attività didattiche. I Dipartimenti sono primariamente preposti all’organizzazione, alla gestione e all’espletamento delle attività di ricerca. Le Scuole di Dottorato di ricerca sono primariamente preposte al coordinamento, all'organizzazione e alla gestione delle attività relative ai corsi di studio di terzo livello.
· Al fine di garantire il necessario coordinamento fra attività di didattica e di ricerca, ogni Consiglio di Facoltà individua i Dipartimenti che dovranno fornire il supporto scientifico ed eventualmente anche organizzativo alle attività dei singoli corsi di studio. Al fine del raggiungimento dei propri scopi istituzionali, le Scuole di Dottorato di ricerca, di intesa con le Facoltà e i Dipartimenti di riferimento, individuano gli impegni dei singoli docenti e ricercatori nelle proprie attività.
· Le Facoltà, i Dipartimenti e le Scuole di Dottorato di ricerca possono avvalersi, al fine di supportare le proprie attività istituzionali, dei Centri di servizio integrati (poli scientifico-didattici).

Le Facoltà (*):
[si v. l’art. 16 del vigente Statuto generale d’Ateneo]

· Le Facoltà si coordinano con i Dipartimenti e le Scuole di dottorato di ricerca al fine di poter garantire l’adeguata copertura didattica dei corsi di dottorato.

(*) La Commissione tecnica prende atto che esiste la questione dell’eventuale allargamento ai ricercatori dell’elettorato attivo per il Preside e della composizione del Consiglio di Facoltà. In linea generale la Commissione osserva comunque che l’eventuale allargamento della composizione del Consiglio di Facoltà dovrebbe essere accompagnato da una revisione delle competenze e dei meccanismi di funzionamento dello stesso (quorum strutturale e funzionale, composizione variabile in relazione agli oggetti deliberativi).

I Presidi:
[si v. l’art. 17 del vigente Statuto generale d’Ateneo]
· Il Preside è eletto a scrutinio segreto a maggioranza assoluta dei votanti, che costituiscano la maggioranza assoluta degli aventi diritto, in essi compresi tutti i professori fuori ruolo per raggiunti limiti di età, nelle prime due votazioni; in caso di mancata elezione si ricorre al ballottaggio tra i due candidati che abbiano riportato il maggior numero di voti nell'ultima votazione valida risultando eletto, in caso di parità, il più anziano in ruolo e, in caso di ulteriore parità, il più anziano di età. Le votazioni devono svolgersi nel periodo compreso tra i cinque e i tre mesi prima della scadenza del mandato del Preside in carica.
· Al Preside possono essere stabilmente delegate funzioni di ordinaria amministrazione da parte del Consiglio di Facoltà.

I Consigli di Facoltà (*):

[si v. l’art. 18 del vigente Statuto generale d’Ateneo.
(*) La Commissione tecnica prende atto che esiste la questione dell’eventuale allargamento ai ricercatori dell’elettorato attivo per il Preside e della composizione del Consiglio di Facoltà. In linea generale la Commissione osserva comunque che l’eventuale allargamento della composizione del Consiglio di Facoltà dovrebbe essere accompagnato da una revisione delle competenze e dei meccanismi di funzionamento dello stesso (quorum strutturale e funzionale, composizione variabile in relazione agli oggetti deliberativi).

I Dipartimenti:
·
I Dipartimenti promuovono e coordinano, di norma tra più Facoltà, le attività di ricerca di uno o più settori disciplinari omogenei per finalità o per metodi di ricerca. Essi inoltre collaborano all'attività didattica con le Facoltà e le Scuole di Dottorato mettendo a disposizione le proprie risorse umane e strumentali, al fine della loro migliore utilizzazione.
[si v. l’art. 21 del vigente Statuto generale d’Ateneo]

· Al Direttore possono essere stabilmente delegate funzioni di ordinaria amministrazione da parte del Consiglio di Dipartimento.

Le Scuole di Dottorato di ricerca:
·
Le Scuole di Dottorato di ricerca organizzano, coordinano e gestiscono i dottorati di ricerca e possono collaborare, in pieno accordo con le Facoltà e i Dipartimenti di riferimento, alle attività dei corsi di laurea magistrale particolarmente finalizzati alla formazione alla ricerca.
· Le Scuole di Dottorato di ricerca si coordinano, per la programmazione didattica e i contenuti formativi dei programmi dottorali, con le Facoltà e i Dipartimenti di riferimento.
· A ciascuna Scuola di Dottorato di ricerca è preposto un Direttore, nominato dal Rettore su proposta del Comitato direttivo, organo di governo collegiale della Scuola. Il Direttore della Scuola di Dottorato di ricerca può essere designato al di fuori del Comitato direttivo.
· Il Comitato direttivo delle Scuole è composto dai Presidi e dai Direttori delle Facoltà e dei Dipartimenti di riferimento della Scuola, quali risultanti dai relativi decreti istitutivi e dal Regolamento sui Dottorati di ricerca.

X. Le Strutture amministrative integrate

I Poli scientifico-didattici, in generale:
·
Il Polo scientifico-didattico è una struttura amministrativa per la gestione integrata dei servizi delle strutture didattiche e scientifiche alla quale vengono attribuite specifiche e ben definite competenze.
· Ai Poli scientifico-didattici vengono assegnate le risorse necessarie per il mantenimento della struttura organizzativa sulla base della ripartizione delle risorse stabilita dal Consiglio di Amministrazione. Ai Poli vengono altresì anche trasferite le risorse finanziarie spettanti, sempre sulla base dei criteri stabiliti dal Consiglio di Amministrazione, alle strutture didattiche e scientifiche gestite dai Poli stessi.
· I Poli scientifico-didattici possono reperire autonomamente risorse provenienti da fonti esterne.
· I Poli scientifico-didattici costituiscono strutture specifiche necessarie per il coordinamento e la gestione delle attività svolte nelle sedi dell’Ateneo collocate in Romagna. Essi possono essere costituiti, con delibera del Consiglio di Amministrazione, di intesa con il Senato Accademico, anche nella sede bolognese qualora vi sia l’accordo di un numero congruo di Facoltà e/o Dipartimenti, sulla base di un piano organico di gestione amministrativa.
· L’assetto organizzativo ed istituzionale dei Poli eventualmente costituiti nella sede di Bologna viene stabilito da un apposito Regolamento approvato dal Consiglio di amministrazione, sentito il Senato Accademico.

XI. Sul Decentramento
·
Il Polo scientifico-didattico costituisce la struttura organizzativa principale per il coordinamento organizzativo e la gestione delle attività didattiche e di ricerca svolte dall’Ateneo nelle sue sedi ufficiali in Romagna.
· Il Polo scientifico-didattico in sede decentrata è retto dal Consiglio del Polo.
Il Consiglio del Polo è formato da:
- il presidente del Consiglio di Polo;
- i responsabili delle strutture didattiche e scientifiche incardinate nella sede;
- un rappresentante per ciascuna Facoltà, incardinata nelle altre sedi dell’Ateneo, che abbia attivato corsi di laurea nella sede decentrata (mediante regolamento approvato dal Senato possono essere previste, laddove necessario e comunque nel rispetto del principio di proporzionalità, forme di aggregazione della rappresentanza delle Facoltà);
- due rappresentanti degli studenti eletto dai rappresentanti degli studenti nei consigli di corso di laurea attivati nella sede;
- un rappresentante del personale tecnico-amministrativo;
- un rappresentante nominato dall’ente di sostegno della sede.
· Il presidente del Consiglio di Polo è nominato dal Rettore tra i professori ordinari incardinati nella sede, sentiti i responsabili delle strutture didattiche e scientifiche ivi operanti
· Ai Poli scientifico-didattici delle sedi decentrate vengono assegnate le risorse necessarie per il mantenimento della struttura organizzativa sulla base della ripartizione delle risorse stabilita dal Consiglio di Amministrazione. Ai Poli vengono anche trasferite le risorse finanziarie spettanti, sempre sulla base dei criteri stabiliti dal Consiglio di Amministrazione, alle strutture didattiche e scientifiche incardinate nella sede. I poli possono reperire autonomamente risorse provenienti da fonti esterne.
· Le competenze generali del Consiglio di Polo sono:
- la programmazione organizzativa e finanziaria, sulla base delle risorse disponibili;
- il coordinamento organizzativo delle attività didattiche e scientifiche svolte nella sede
- la programmazione dei progetti e dei servizi in materia di diritto allo studio -rivolti agli studenti iscritti ai corsi di studio del Polo, nell’ambito degli obiettivi stabiliti dalla programmazione strategica di Ateneo e delle linee guida approvate dagli Organi di Ateneo;
- la definizione degli interventi di sviluppo e gestione del patrimonio edilizio del Polo e, più in generale, degli interventi e dei servizi di supporto logistico, nell’ambito dei piani e programmi di sviluppo edilizio di Ateneo;
- l’approvazione dell’offerta formativa post lauream (master e corsi di alta formazione), nell’ambito degli obiettivi stabiliti dalla programmazione strategica di Ateneo e delle linee guida approvate dagli Organi di Ateneo;
· In particolare spetta al Consiglio di polo:
- definire i criteri per la ripartizione delle risorse finanziarie e di personale tecnico-amministrativo tra le strutture didattiche, scientifiche e di servizio;
- formulare proposte in materia di contribuzione degli studenti;
- individuare e verificare la realizzazione degli interventi attuativi previsti dal piano di sviluppo edilizio ;
- approvare i programmi dei dirigenti e dei responsabili delle strutture nel rispetto delle disposizioni in materia.
· La posizione di vertice della struttura amministrativa dei Poli è di tipo dirigenziale. La nomina del dirigente è effettuata di intesa con il Presidente del Polo.
· Ulteriori autonomie spettano ai Poli che superino la soglia dimensionale del….. % studenti iscritti o che realizzino tra di loro forme di integrazione funzionale e complessivamente superino la predetta soglia dimensionale
. In particolari, in questi casi spettano ai Poli:
- la gestione del piano di fabbisogno del personale tecnico-amministrativo (concorsi e progressioni verticali), e del personale in servizio (fatte salve le competenze spettanti agli altri organi e uffici dell’Ateneo, nell’ambito delle risorse attribuite al Polo e nel rispetto delle linee guida di Ateneo,)
- la gestione delle procedure per docenti e ricercatori a contratto;
- la gestione autonoma, fatto salvo il necessario coordinamento con l’amministrazione centrale, delle relazioni internazionali e dei servizi agli studenti attinenti alla mobilità studentesca internazionale;
- la completa gestione delle competenze in materia di diritto allo studio (fatto salvo il necessario coordinamento e la ricerca di ogni possibile sinergia a livello di Ateneo);
- la completa gestione del patrimonio edilizio del Polo (tutte le procedure di gara e dei contratti, anche di locazione) e, più in generale, degli interventi e dei servizi di supporto logistico;
- la completa gestione dell’offerta formativa post lauream (master e corsi di alta formazione).
· Il presidente del Polo:
- convoca e presiede il Consiglio;
- rappresenta il Rettore nella sede e con gli enti di riferimento esterno, ivi compreso il potere di firme di atti e convenzioni;
- indirizza le attività organizzative, gestionali e finanziarie di competenza del Polo scientifico-didattico;
- al presidente di Polo possono
essere stabilmente delegate funzioni di ordinaria amministrazione da parte del Consiglio di Polo.
· Funge da organismo di coordinamento dei poli decentrati un Comitato che comprende i Presidenti dei Consigli di polo e un rappresentante degli enti territoriali interessati per ciascun Polo. Alle riunioni del comitato di coordinamento partecipa uno studente designato dal Consiglio studentesco tra gli studenti iscritti ai corsi di laurea delle sedi decentrate. Il comitato di coordinamento e' presieduto dal Rettore o dal Pro-rettore al Decentramento.
In particolare il comitato di coordinamento esprime un parere obbligatorio relativamente a:
a) i piani di sviluppo strategico dell’ateneo;
b) linee guida in materia di programmazione dei progetti e dei servizi in materia di diritto allo studio;
c) i trasferimenti di personale docente e ricercatore da e per le sedi decentrate;
d) la definizione dell’offerta formativa delle sedi decentrate.
· Il Comitato di coordinamento può avanzare proposte agli organi di governo dell’Ateneo rispetto a questioni di comune interesse per le sedi decentrate, ivi compresa la programmazione e la formazione del personale tecnico-amministrativo. Gli organi collegiali sono tenuti a rispondere entro 60 giorni dalla formalizzazione delle proposte.

XII. Sui Rapporti tra Università e Servizio Sanitario Nazionale
· Ai professori e ricercatori della Facoltà di Medicina e Chirurgia che, per assolvere i compiti istituzionali di tipo didattico e scientifico, debbono svolgere attività assistenziali l’Università assicura l’accesso e l’utilizzazione di adeguate strutture sanitarie, proprie o acquisite attraverso rapporti convenzionali. I rapporti convenzionali sono instaurati, nel rispetto delle normative comunitarie, nazionali e regionali, con le articolazioni nazionali, regionali e locali del Servizio Sanitario Nazionale, le strutture private accreditate da detto Servizio e gli istituti e centri di ricerca bio-medica nazionali e internazionali. Per analoghe o complementari finalità istituzionali dei professori e ricercatori di altre Facoltà (Farmacia, Medicina Veterinaria, Psicologia e altre interessate) l’Università può instaurare ulteriori rapporti convenzionali con i suddetti enti.
· Le attività assistenziali svolte dai professori e ricercatori universitari sono finalizzate all’assolvimento dei loro prioritari compiti istituzionali didattici e scientifici. Gli atti convenzionali tutelano la finalità istituzionale delle attività assistenziali svolte dal personale universitario, nel rispetto dei criteri di economicità e produttività applicati nella gestione delle strutture convenzionate.
· L’attribuzione di compiti e responsabilità assistenziali a professori e ricercatori avviene nel rispetto delle prerogative del loro stato giuridico e in coerenza con il principio della piena valorizzazione delle competenze professionali (assistenziali, didattiche e scientifiche).
· La formazione degli studenti iscritti ai vari corsi di studio della Facoltà di Medicina e Chirurgia (corsi di laurea, corsi di laurea magistrale, Scuole di dottorato di ricerca, scuole di specializzazione) avviene in coerenza con gli standard qualitativi e quantitativi definiti dalle normative comunitarie e nazionali e dagli ordinamenti didattici dei vari corsi di studio.
· L’Università può istituire, in attuazione della programmazione sanitaria nazionale e regionale, proprie strutture clinico-sanitarie, utilizzando idonei strumenti giuridici e finanziari, inclusa la partecipazione ad apposite figure ed organismi di diritto pubblico o di diritto privato.
· L’Università disciplina, attraverso il Regolamento della Facoltà di Medicina e Chirurgia, l’organizzazione della didattica dei singoli corsi di studio dell’area sanitaria nell’ambito di aree assistenziali omogenee degli enti convenzionati. I rapporti convenzionali vengono di norma instaurati con enti che assicurano l’utilizzazione di aree funzionali organizzate in unità operative coerenti con gli obiettivi formativi definiti dagli ordinamenti didattici dei corsi di studio.
· I Regolamenti dell’Ateneo prevedono condizioni e modalità di decentramento di attività amministrative a supporto delle attività svolte nell’ambito delle suddette aree assistenziali omogenee.

 

ATENEO DI BOLOGNA: premiati i Dirigenti

alma-bo-trasp.gif (7394 byte)


        Premiati i  17 Dirigenti  in base ai risultati
(peraltro non resi noti detti risultati)

Il CdA ne ha  "preso atto"

 
Cda del 18 marzo 2008:

  Nella seduta del 18 marzo il Direttore Amministrativo ha relazionato sulla VALUTAZIONE DEI DIRIGENTI, circa gli obiettivi attuati nel 2007

  I dirigenti valutati sono 17:  Ersilia Barbieri, Laura Bertazzoni, Luisa Consolini, Stefano Corazza, Alice Corradi, Michela Dalla Vite, Francesco Faina, Giovanna Falsetti, Giovanna Filippini, Sanzio Gamberini, Morena Gervasi, Michele Menna, Monica Passarini, Carlo Polacchini, Bruno Quarta, Maria Cristina Raboni, Paolo Vicini.

   Eseguiti i conteggi dell’insieme degli obiettivi di comportamento e degli obiettivi quantitativi assegnati, è risultato che:
-  n° 13 dirigenti hanno ottenuto una valutazione "Sopra le aspettative" che corrisponde a un’indennità di risultato pari al 30% della propria indennità di posizione;
-  n° 2 dirigenti hanno ottenuto una valutazione "Conforme alle aspettative" che corrisponde a un’indennità di risultato pari al 25% della propria indennità di posizione;
- n° 2 dirigenti hanno ottenuto una valutazione "Parzialmente conforme alle aspettative" che corrisponde ad un’indennità di risultato pari al 20% della propria indennità di posizione.

   La spesa trova copertura sugli stanziamenti previsti sulla Cat./Cap. F.S. 1.04.05 "Retribuzione variabile dirigenti a tempo indeterminato" (disponibilità in bilancio € 644.869,35, da ripartire tra 7 dirigenti) e sulla Cat./Cap. F.S. 1.04.06 "Retribuzione personale dirigenziale a tempo determinato" (disponibilità in bilancio € 2.370.675,18, da ripartire tra 10 dirigenti). Queste cifre sono qui riprese direttamente dal bilancio 2008.

Perplessità su altri aspetti, suscitati
dalla lettura del verbale del CdA:

1) Il Cda "prende atto" (dunque non approva)
2) Compare un Collegio dei Dirigenti, non previsto in Statuto
3) Altro, da altra fonte: dirigenti divenuti 25

1.-  La formula di approvazione finale recita: "Il Consiglio di Amministrazione prende atto".
  Questo vuol dire che il CdA non ha espresso alcun apprezzamento e ringraziamento ai propri Dirigenti, e questo è abbastanza inquietante.
   Ma, poi, ricordando che, sotto la direzione amministrativa FABBRO, c'è una politica che mira a  limitare il CdA nelle ingerenze sulla dirigenza, il tutto è presto spiegato. Si ricorda che già, alcuni mesi, ci fu una diatriba, sollevata dal prof. Lorenzini, sul fatto che il CdA fu costretto a prendere atto della endicontazione della FABBRO sulla Dirigenza, circa l'attuazione degli obiettivi dirigenziali per il 2007.
   Ciò ripropone l'annosa questione sulla esautorazione del CdA, nel senso che se prende atto, non decide, e invece dovrebbe decidere e dunque la formula dovrebbe essere "Il Consiglio di Amministrazione approva (oppure: non approva), e questo perché c’è una responsabile contabile dei Consiglieri verso la legge (Corte dei Conti).
   Invece, dallo stesso verbale, per la proposta di  OBIETTIVI DIRIGENZIALI 2008, "il Consiglio di Amministrazione approva".
  2.  Dal seguito del verbale del CdA risulta, poi, l’esistenza di un "Collegio dei Dirigenti".
   L’esistenza di una struttura del genere non risulta nello Statuto Generale di Ateneo. La cosa è rilevante perché un Collegio siffatto ha un potere politico molto grande, che i dirigenti possono fare valere nei confronti dei professori, i soli che a livello di Organi esecutivi (Gruppo dei Pro-Rettori, Giunta) dovrebbero avere potere politico.
   3.- Risulta, infine, da altre fonti che, frattanto, i Dirigenti sono divenuti 25, di cui 7 di ruolo, e 18 a contratto, di cui 2 sono comandati presso la Fondazione Alma Mater.NL

 

L'intervento di Dario Braga, "uomo nuovo", proveniente da fuori degli organi di Ateneo

braga-dario.jpg (4817 byte)
Dario Braga

          
        Dario Braga
*:
” Per uno Statuto di autonomia  e di efficienza ...
 
    .... e per un Governo dell’Ateneo, con un Rettore primo ministro e Prorettori-ministri,
    scelti dal Rettore con "portafoglio" e responsabilità di firma, con nomina revocabile”

  * Ordinario di Chimica della Facoltà di Scienze M. F. N., Direttore dell'Istituto di Studi Avanzati
    dell'Alma Mater Studiorum


  1. Premessa.
Indirizzare verso uno Statuto di autonomia ed efficienza …
    Ritengo più opportuno discutere, prima, di come aggiornare la missione dell'Ateneo e i suoi obiettivi futuri e, poi, pormi il problema di come modificare lo Statuto per consentire il raggiungimento degli obiettivi. Insomma ... prima stabilire la meta e poi scegliere il percorso. Anzi, una volta stabilita la meta, il percorso lo farei scegliere a giuristi, economisti e amministrativisti esperti, che articolino il dettaglio istituzionale della nostra missione. Questi potrebbero anche proporci più modelli di Statuto, diversi percorsi per raggiungere la medesima meta, fra i quali il corpo docente potrebbe scegliere, magari mediante lo strumento referendario.(Non dimentichiamo, tuttavia, che l’art 11 c. 3 dell’attuale statuto affida alla maggioranza assoluta di CdA e SA la approvazione del nuovo. Bisogna quindi pensare anche a una modifica transitoria).

2. Obiettivi fondamentali. In cerca dell'Università che vogliamo, dobbiamo pensare in grande ma guardare a Bologna, per prima cosa, perchè lo statuto è uno strumento per governare. In maniera schematica, quattro sono, a mio avviso, gli obiettivi fondamentali:
a) rafforzamento della autonomia: autonomia dell'Università nei confronti del Ministero e, all’interno dell’Ateneo autonomia delle strutture rispetto agli organi centrali (cfr. art 42). L'autonomia di gestione genera responsabilità mentre la centralizzazione porta alla rappresentanza: due modi opposti di concepire il governo. L'autonomia politica e di spesa richiede inoltre efficienti strumenti di valutazione e un’amministrazione che lavori di concerto con la docenza.
b) Distinzione dei poteri e individuazione di responsabilità degli organi: il CdA e il SA hanno al momento ruoli e poteri confusi, così come li hanno Facoltà e Dipartimenti, cosicché direttori e presidi spesso agiscono da "rappresentanti" degli interessi di aggregazioni di docenti piuttosto che da amministratori. Le rappresentanze negli organi svolgono il più delle volte funzioni puramente notarili. 
c) Trasparenza e tracciabilità dei processi decisionali:

Ripartizione dei votanti per Facoltà,
nella elezione del nuovo Rettore
(a cura della Redazione)

Facoltà di Agraria,

188

Facoltà di Architettura "Aldo Rossi", Cesena,

33

Facoltà di Chimica Industriale,

101

Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali,

63

Facoltà di Economia,

117

Facoltà di Economia (Sede di Forlì),

49

Facoltà di Economia (Sede di Rimini)

49

Facoltà di Farmacia,

120

Facoltà di Giurisprudenza,

150

Facoltà di Ingegneria,

354

Facoltà di Ingegneria II,

71

Facoltà di Lettere e Filosofia,

320

Facoltà di Lingue e Letterature Straniere,

90

Facoltà di Medicina e Chirurgia,

509

Facoltà di Medicina Veterinaria,

105

Facoltà di Psicologia,

52

Facoltà di Scienze della Formazione,

98

Facoltà di Scienze Mat. Fisiche e Naturali

416

Facoltà di Scienze Motorie,

34

Facoltà di Scienze Politiche,

106

Facoltà di Scienze Politiche II "R. Ruffilli",

64

Facoltà di Scienze Statistiche,

68

Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori,

48

Totale

3.205

diminuzione del numero dei tavoli, commissioni, riequilibri ecc.
d) Efficienza gestionale, snellimento delle procedure e de-burocratizzazione: Funzione guida della componente accademica esercitata su basi di competenza. Condivisione delle procedure e ricerca di un linguaggio e un terreno di lavoro comuni tra personale docente e tecnico-amministrativo. Analisi della "sedimentazione normativa", riduzione del numero di ratifiche, revisione dei profili professionali di accesso alle carriere PTA ecc., valutazione della performance, incentivazione. Tutto questo modo farà crescere, non ci si sorprenda, la democraticità.

3.- Qualche ipotesi sullo Statuto:

- Un governo, con un Rettore primo ministro e Prorettori-ministri scelti dal Rettore con "portafoglio" e responsabilità di firma, con nomina revocabile. Il Consiglio dei Prorettori sostituisce la Giunta.
Il mandato del Rettore come ora 4+4 oppure di 5 anni non rinnovabile.
- Le Presidenze di Polo: delegati del Rettore (o, in alternativa, un solo Prorettore per le sedi decentrate).(Incidentalmente: il concetto di "sedi decentrate" va superato, è un po' come i "non-docenti", un non-qualche cosa, in fondo che differenza fa se una facoltà è a Ozzano o a Forlì? O se un Dipartimento è a Bologna o a Rimini. Semmai può far differenza avere una Facoltà a Cesena e un Dipartimento di riferimento a Bologna…).
- Un Senato Accademico che indirizza lo sviluppo delle attività accademiche, formazione e ricerca, fatto da Presidi, Direttori e semmai da Direttori di scuole di dottorato (le Scuole di dottorato acquisiranno nel tempo sempre maggiore rilevanza perché rappresentano il terzo livello del Bologna process). In SA anche adeguate rappresentanze di studenti, dottorandi e assegnisti. (Il numero di senatori è troppo ampio - occorre prevedere meccanismi di elezione per aggregazione e/o per soglia che tengano conto sia della numerosità dei corsi sia del numero di afferenti).
- Consiglio di Amministrazione con potere deliberante su finanza e bilancio, programmazione edilizia, ecc (come ora art 37). Composizione mista universitaria-esterna, "stakeholders" (MIUR, Comune, Regione, organizzazioni industriali, SSN, altro) e accademica. In CdA adeguate rappresentanze di personale tecnico amministrativo.(Sempre al fine di aumentare efficienza e trasparenza non dovrebbe essere consentito dallo Statuto, che i rappresentanti di "stakeholders" in CdA siano dipendenti dell'Università di Bologna.).
- Elettorato del Rettore: professori e ricercatori tutti ! Quella dei ricercatori dai consigli di facoltà e dall’elettorato attivo del Rettore una esclusione anacronistica e deresponsabilizzante.
Credo anche che l'estensione del voto al personale tecnico amministrativo con voto ponderato (come hanno fatto altri grandi atenei, ad esempio a Padova è il 7%) vada fatta e sia utile a generare senso di appartenza e di partecipazione. Credo anche che il voto del personale non debba essere tale da condizionare il governo della formazione e della ricerca che compete istituzionalmente al corpo docente.

4.- Risorse: attribuire il personale docente e ricercatore, così come quello tecnico-amministrativo, ai Dipartimenti, restituendo alle Facoltà il compito primario di organizzare i livelli formativi.
(Per l'attività di ricerca ogni docente afferisce a un solo Dipartimento mentre spesso tiene insegnamenti in Facoltà diverse e li muta nel tempo. Ciononostante il "budget" dei posti è gestito dalle Facoltà e non dai Dipartimenti, come invece avviene nella maggior parte dei sistemi accademici europei. Risolvere questa contraddizione sarebbe una vera rivoluzione copernicana.)

- Multicampus
: alle strutture della Romagna va data autonomia vera e pari opportunità di sviluppo.

- Area sanitaria
: una adeguata organizzazione interna e una parziale autonomia statutaria per le facoltà di Area sanitaria (medicina ma anche veterinaria, farmacia e psicologia) e i loro dipartimenti di riferimento per la peculiarità della interazione con il SSN (in parte già delineata dall'art 55 attuale.) 

5.- Conclusioni. La riforma dello Statuto è una responsabilità grande: non possiamo né "partorire un topolino" né fare di questa revisione una tela di Penelope che ognuno cuce e scuce a seconda dei propri interessi.
Quanto farà l'Università di Bologna non riguarda solo noi. Siamo e restiamo Università leader, le nostre scelte influenzeranno quelle di altri e quindi influenzeranno il sistema universitario nazionale.
Nel richiamo conclusivo vorrei sottolineare che la complessità dei problemi richiede senso pratico e onestà intellettuale. Forse non tutti i colleghi hanno compreso che oggi il personale docente e quello tecnico “mangiano nello stesso piatto”, accedono cioè alle stesse risorse. E che è compito di chi governa di volta in volta decidere, ascoltando le varie istanze, se è più opportuno, ad esempio, un nuovo posto da ricercatore o un nuovo posto di tecnico o di amministrativo, o la chiamata di un professore o l’acquisto di uno strumento, o l’espansione di una biblioteca. Per governare questa complessità serve uno strumento adeguato.
Abbiamo inoltre un problema di sovradimensionamento amministrativo e gestionale: 73 dipartimenti, decine di centri interdipartimentali e di altri centri di spesa costituiscono un carico immenso sulla gestione e disperdono le energie e le competenze. Anche qui occorre un ragionamento “laico” che abbia come algoritmo di riferimento il buon uso delle risorse e non gli interessi di questa o quella parte.
Non dimentichiamo che l’Università è cambiata. L’Università oggi ha quattro gambe, non più solo due. Non si deve occupare più solo di formazione e di ricerca, che certo rimangono le funzioni principali, ma deve occuparsi oggi anche di “vendere” le sue competenze (servizi, assistenza, attività per conto terzi, spinoff e trasferimento di conoscenze) nonché di acquisire risorse dall’esterno (dall’Europa, dai sostenitori, dal territorio circostante). Sono compiti nuovi e ineludibili, che richiedono una struttura di governo adeguata. DB

 

Dopo la nota del Prof. Giulio Ghetti

marini1.jpg (3848 byte)
Marina Marini

          
       

      Marina Marini*,   A proposito di verbalizzazione degli esami

 
   *
Associato di BIOLOGIA E GENETICA della Facoltà di Medicina


AVVERTENZA. Il problema di legittimità sollevato dal prof. Ghetti, è ora ripreso dalla prof.ssa Marini con riferimento al fatto che il software dell'Ateneo, preimpostato, non accetta più di 2 firme per commissione d'esami. Ma cosa succede se, poi, nei fatti, l'insegnamento è costruito per integrazione dei moduli di piu di 2 docenti ?

Marina Marini. "In un recente CdL di Medicina si e' parlato della verbalizzazione Univex. Ho citato le critiche avanzate dal prof. Ghetti e ne ho aggiunto una mia, ossia il fatto che bastano 2 firme per la verbalizzazione elettronica, come peraltro per la verbalizazione cartacea, ma la verbalizzazione elettronica sembra favorire situazioni in cui, in caso di corsi integrati con piu' di 2 docenti di SSD diversi, i due docenti piu' "forti" (per numero di crediti e/o per posizione accademica, es due ordinari con colleghi ricercatori o associati), possano prevaricare sul/sui colleghi più deboli. Infatti l'esame (NON la sola verbalizzazione) potrebbe anche essere fatto dai soli due docenti "forti", ignorando del tutto la materia insegnata dagli altri docenti "deboli", che potrebbero essere non invitati in commissione. Il fatto che la verbalizzazione non richieda l'esplicito assenso dello studente e neppure la firma contestuale del secondo commissario si presta potenzialmente ad ogni sorta di abusi (es. esami falsi). Di fronte a questi dubbi di legttimità, molti docenti della Facoltà di Medicina hanno dichiarato di attendere dei chiarimenti prima di aderire al sistema Uniwex. Mi risulta che le critiche del prof. Ghetti siano state accolte dall'ammissione, decisamente naif, che i problemi di illegittimità sono fondati, ma che modificare il software sarebbe troppo complesso! Se è effettivamente così, sono veramente stupefatta del fatto che problemi gravi relativi al rispetto della legalità vengano consapevolmente ignorati dai vertici del nostro ateneo! Mi sembra un sintomo del diffondersi di una "cultura dell'illegalità legalizzata" che sto avvertendo un po' dappertutto e che, a mio parere, fa da pendant ad altri brutti costumi che stanno prendendo piede tra gli strati della nostra società che dovrebbero essere quelli "pensanti" e costituire il baluardo delle istituzioni, della convivenza e dell'eredità culturale dell'illuminismo. Mi riferisco a continui tentativi di travisamento della realtà, riscrittura della storia, schiacciamento delle minoranze, accoglimento di mitologie, dicerie, accettazione senza verifica di "dati e fatti" semplicemente perché avanzati da persone autorevoli o portatrici di istanze che si reputano giuste, abbandono del pensiero logico.... Sono convinta che la tecnica (in questo caso il software) DEBBA e POSSA piegarsi alle esigenze dell'uomo e non viceversa. Se la nostra amministrazione ha fatto la scelta di avvalersi di consulenti informatici non sufficientemente abili e troppo "disinvolti" deve fare un passo indietro e questi problemi vanno presentati in maniera ufficiale alle massime istanze". MM

 

Sulla
RIFORMA DELLO STATUTO GENERALE DI ATENEO

Documenti liberi di un Gruppo di lavoro

   Nel giugno-luglio 2007, in risposta all'invito del Rettore della primavera scorsa, un GRUPPO DI STUDIO ha messo assieme una prima bozza di documento, data una proposta preparata dai proff. GHETTI e LUCIANI. A queste riunioni hanno partecipato, a vario titolo (vale dire: a) come membri del Gruppo; b) come Osservatori-membri del Senato e del Consiglio di Amministrazione), rispettivamente:
a) CALBOLI GUALTIERO, CANTELLI FORTI GIORGIO, GHETTI GIULIO, GUARNIERI ADRIANO, LORENZINI ENRICO, LUCIANI NINO, MARCATO PAOLO STEFANO, PILO' VIRGINIO, PISI ANNA MARIA, POMBENI PAOLO, PORZI GIANNI, SANDROLINI FRANCO, TOMASI VITTORIO, ZAGO ANTONELLA. Ci sono state (è forse opportuno farne mezione) varie adesioni di Colleghi, impediti di partecipare.
b) MUCCINO MARIA, CRISAFULLI LILLA MARIA, DIONIGI IVANO, CANESTRARI STEFANO
  A conclusione dei lavoro, il GRUPPO ha costruito un primo documento, fondato sulla ipotesi che l'Ateneo rimanga centralizzato (sia pur con forme di autonomia in Romagna). Inoltre ha acquisito il vecchio documento della Commissione POMBENI (del 28 gennaio 2002), di cui si è fatto uno stralcio approvato da lui. Il documento è fondato sull' ipotesi che l'Ateneo divenga federale. Per memoria, la Commissione era composta da
 Alberto Destro, Paolo Guidicini, Pier Luigi Parmeggiani, Paolo Pombeni (Presidente), Eraldo Seren, Stefano Zamagni, Stefano Zunarelli.

il Documento della Commissione POMBENI
per l'ipotesi di preferenza per un ATENEO FEDERALE.

SINTESI. La struttura dell'Ateneo diviene federale:
1- le unità di base sono 5 "aree disciplinari";
2- gli esecutivi locali sono retti da un rispettivo ProRettore-Presidente, eletto dall'area;
3- gli organi collegiali deliberanti delle aree sono composti da: ProRettore, Presidi, Direttori di Dip., 2 studenti, 2 tecnici o amministrativi, 2 docenti, rettore;
4- il Rettore è eletto da 5 grandi elettori: i Collegi dei proff. ordinari (con 7 voti), dei proff. associati (con 5 voti), dei Ricercatori (con 3 voti), degli studenti (con 2 voti), del Personale amm.vo (con 2 voti);
5- Il Rettore si vale di un Gabinetto, composto da fiduciari, delegati per materia;
6- Il Consiglio di Amministrazione è composto da: 13 membri eletti, 7 esperti e 2   designati dalla assemblea unica dei grandi finanziatori;
7- Il Senato è composto da 21 membri elettivi (5 Presidi, 5 Direttori di Dip., 3 studenti, 3 amministrativi) e dai 5 ProRettori-Presidenti di area;
8- una Corte di equità fa da arbitrato amministrativo.

***********

 

Documento della Commissione POMBENI  per la riforma dello STATUTO dell'Ateneo

AVVERTENZA. Qui di seguito è ripreso la parte del documento, strettamente relativa al sistema di Governance dell’Ateneo. Si chiarisce anche che il documento della Commissione, dopo una premessa di impostazione generale, individuava tre possibilità di riordino del sistema di governance dell’Ateneo:
- una di "frazionamento" del Mega Ateneo in più Atenei, sul modello della legge che portava quel nome;
- una di riordino per "Poli territoriali", collegati da una struttura centrale, caratterizzati dalla condivisione di strutture;
- una per "aree scientifico disciplinari".
   Delle tre, la Commissione optò (ma non in modo rigido) per la terza di cui, qui si offre uno stralcio.

Ipotesi di GOVERNO  "FEDERALE" DELL’ UNIVERSITA’ DI BOLOGNA E SEDI DECENTRATE
CON UNITA' DI BASE COSTITUITE DA "AREE SCIENTIFICO-DISCIPLINARI"

  1.-   Per l’ipotesi di … una comunità … che federa settori disciplinari specifici di di didattica e ricerca (il significato originario della Universitas Studiorum è che federa le "Scuole" o le "Arti", l'organizzazione preferibile è quella per Aree Disciplinari.
   L’Università viene suddivisa in 5 Aree disciplinari, rette da un ProRettore, rispondenti grosso modo alle seguenti partizioni: 1. Scienze Umane e della Cultura; 2. Scienze Giuridiche, Politiche e Sociali; 3. Scienze Biologiche e Sanitarie; 4. Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali; 5. Scienze della Tecnologia e della Trasformazione
Di ciascuna Area fanno parte sia le Facoltà che i Dipartimenti. …
   Tutta l'attività di gestione e di governo ora accentrata a livello di Senato e Consiglio di Amministrazione diverrebbe di competenza esclusiva delle Aree, salve quelle attività generali e di indirizzo riservate a livello centrale.
L'Area sarebbe retta da un Consiglio di Area formato dal ProRettore Presidente dell'Area, dai Presidi delle Facoltà aderenti, dai Direttori dei Dipartimenti aderenti, da 2 rappresentanti degli Studenti (eletti per esempio dalle componenti studentesche rappresentate nelle Facoltà), da 2 rappresentanti del Personale tecnico-amministrativo, da 3 rappresentanti dei Docenti. Il Rettore è membro di diritto con voto di tutti i consigli di Area.
   Il ProRettore-Presidente è eletto con modalità da designarsi fra i Professori di prima fascia . Si possono proporre due varianti: o disporre una uniformità a livello di Ateneo, riproponendo il meccanismo di elezione del Rettore (vedi il punto dedicato a questo tema); oppure lasciare che ogni Area nel suo regolamento individui le modalità di elezione del proprio vertice.
   L'Area ha competenza esclusiva nella gestione dei mezzi messi a disposizione dall’Ateneo o che fosse in grado di procurarsi autonomamente (si potrebbe studiare per quest’ultimo caso un meccanismo di compensazione a favore dell'Ateneo, anche in vista di una redistribuzione verso le componenti senza colpa più deboli: es. la ricerca di base). In pratica gestirebbe per sé tutto quello che attualmente è gestito a livello centrale. (In questo senso l’Amministrazione centrale viene frazionata tra le Aree, salvo per i compiti di indirizzo generale e regolazione propri del centro – N.d.R.).
.....
   Le singole Aree potranno, nell’ambito dei regolamenti di cui ciascuna si doterà, prevedere, oltre a Facoltà e Dipartimenti, articolazioni specifiche ed originali al proprio interno o anche in consorzio fra più Aree, sia per creare comparti disciplinari funzionalmente omogenei, sia per gestire insediamenti decentrati sul territorio, sia per dare maggiore capacità operativa a proprie componenti impegnate in attività sperimentali di particolare interesse.
   Per le sedi decentrate sul territorio al di fuori dell'Area metropolitana di Bologna si potrà costituire un organismo denominato "Centro di promozione e gestione dell'Insediamento universitario di…" (Forlì, Rimini, Cesena, Ravenna, ecc.)" con il compito di raccogliere e gestire risorse aggiuntive per le necessità dell'insediamento, di promuovere iniziative volte a radicare la nuova realtà universitaria nel contesto territoriale, di realizzare il razionale sfruttamento delle risorse e di promuovere l'idea di appartenenza alle nuove realtà di Studenti, Docenti e Personale tecnico-amministrativo. Ogni "Centro" agirebbe nell'ambito delle Aree disciplinari presenti nell'insediamento di riferimento e sarebbe l'interfaccia operativa del Consiglio di amministrazione per gli interventi gestionali. …
In quest'ottica anche la sede bolognese potrebbe avere un suo "Centro".
Tutti i Presidenti dei "Centri" sarebbero membri con diritto di voto delle assise dei Senati di Area di pertinenza.
Un’organizzazione di questo tipo inevitabilmente cambia il quadro attuale dell’organizzazione…

   Trasformazione della attuale "Giunta" di Ateneo. In uno schema del tipo delineato essa non ha più alcuna ragion d’essere, e soprattutto non è più razionale sia composta da "ProRettori".
A nostro giudizio resterà un "ProRettore Vicario" di nomina Personale del Rettore, esattamente come alter ego, anche se, in una situazione che vede la contrazione decisa dell’attività di ordinaria amministrazione, ce ne sarà minor bisogno. Si potrebbe prevedere anche una delega di firma o di presenza che di volta in volta il Rettore può dare, se necessario e a sua discrezione, ad uno dei ProRettori provenienti dalle Aree.
La attuale Giunta andrebbe invece trasformata in un Gabinetto del Rettore, cioè in una struttura ristretta di collaboratori qualificati e fiduciari del Rettore per un certo numero di settori. I suoi membri avrebbero la qualifica di Delegati del Rettore per.. senza partecipare ad alcun organo, se non come invitati dallo stesso "ratione materiae".

   2.- Senato Accademico Centrale. Si avrà infine un Senato Accademico Centrale formato dai ProRettori-Presidenti eletti ai vertici delle 5 Aree, più 5 Direttori di Dipartimento (uno per Area) eletti da tutti gli aderenti ai Dipartimenti per ciascuna Area, più 5 Presidi di Facoltà (uno per Area) eletti da tutti i membri delle Facoltà di ciascun Area, più 3 membri eletti dal Consiglio Studentesco. Ad essi si dovrebbero aggiungere 3 membri eletti fra il Personale tecnico-amministrativo. (21 persone in tutto).
I ProRettori, Direttori di Dipartimento e Presidi di ogni area dovrebbero essere incardinati ciascuno in una Facoltà diversa, al fine di garantire l'equilibrata rappresentanza delle diverse componenti.

   3. Il Consiglio di Amministrazione
   Il Consiglio di Amministrazione andrà eletto … secondo un principio per cui chi sceglie sono le componenti accademiche, ma non solo fra loro stesse, bensì anche fra esperti esterni che possano garantire una certa "terzietà" rispetto al corpo che amministrano.
   Per l'individuazione di questi esperti esterni un meccanismo individuato per una prima riflessione potrebbe essere il seguente. Ciascuna componente strutturata (dunque o le Aree Disciplinari, o i Poli Territoriali + il Collegio dei Direttori di Dipartimento) predispone liste di esperti nell'amministrazione dell'istruzione avanzata e della ricerca, che andranno individuati al di fuori del Personale in servizio a qualunque titolo nell'Ateneo di Bologna e al di fuori del Personale Docente di altri Atenei Nazionali. All'interno di queste liste complessive vengono estratti i membri del Consiglio di Amministrazione per la quota attribuita agli esperti esterni: l'incertezza del meccanismo di estrazione obbliga tutti a fare designazioni il più "neutre" possibili per garantirsi comunque una efficienza nello svolgimento dei compiti. Il numero di questi membri dovrebbe essere limitato. per esempio 5. Costoro integrano la propria componente eleggendo a maggioranza qualificata altri 2 membri che rispondano alla medesima tipologia.
   Eventuali grandi finanziatori dell'Ateneo per il periodo in cui concorrono al finanziamento potrebbero essere ammessi ad integrare il Consiglio di Amministrazione con ulteriori 2 membri designati di comune accordo dall'assemblea dei grandi finanziatori.
   Le rappresentanze delle categorie, previste per legge, saranno stabilite nella seguente misura: 4 ai Professori ordinari, 3 ai Professori Associati, 2 ai Ricercatori, 2 al Personale tecnico amministrativo, 2 agli Studenti. Eccetto che per gli Studenti, gli altri membri sono eletti direttamente dalle categorie a suffragio universale con preferenza unica. I rappresentanti degli Studenti sono eletti dal Consiglio studentesco, anche al proprio esterno, sempre con preferenza unica.
  Il Consiglio opera avendo alle sue dirette dipendenze tre Nuclei di Valutazione (vedi punto 6), rispettivamente per la attività didattica dei Docenti e delle strutture, alla valutazione della attività di ricerca dei Docenti e delle strutture e alla produttività del sistema amministrativo-gestionale.
   Compiti del Consiglio di Amministrazione. Presieduto dal Rettore, ed elegge nel suo seno a maggioranza qualificata un Vice-Presidente scelto fra i membri "esperti", sono la gestione finanziaria e patrimoniale dell'Ateneo, l'individuazione dei criteri di distribuzione delle risorse disponibili fra le varie componenti e la loro concreta ripartizione, nonché il controllo sulla correttezza finanziaria e gestionale degli organismi amministrativi.

   4. Il Rettore - Nuovo ruolo. Meno figura di gestione della macchina e più "leader di riferimento" dell'Ateneo, sia come garante della "giustizia interna" (bilanciato sviluppo fra le componenti, omogeneità delle regole generali, ecc.), sia come interlocutore con la realtà "extra moenia". Possibilità per lui di operare su progettualità e di essere l'organo che valorizza l'istituzione nel suo complesso.
  In uno schema come quello che stiamo immaginando il ruolo del Rettore risulta più importante ed incisivo, ma anche, come già accennato, ridisegnato rispetto alla forma attuale.
  Il Rettore ricopre infatti contemporaneamente due funzioni: a) rappresentante dell'Ateneo verso l'esterno, ma non nel semplice significato burocratico e "giudiziario" attuale, bensì in quanto espressione della "missione" che l'Ateneo si auto-assegna in ogni mandato; b) punto di equilibrio della federazione scientifico-didattica sia nel rapporto fra le Aree o fra i Poli (a seconda della scelta che si farà), sia nel rapporto fra le componenti della vita associata (Docenti delle varie fasce, Studenti, Personale Tecnico-Amministrativo).
   Per questo è estremamente importante che il sistema di elezione del Rettore sia studiato in maniera appropriata e in modo tale da legittimare la sua investitura in rapporto ai compiti particolarmente rilevanti che si sono appena delineati.
   Suggeriamo le linee di una possibile riforma che, seppure un po' complessa, potrebbe avere un suo fascino istituzionale.

  1. Il Rettore è eletto fra i Professori ordinari dell’Università di Bologna. Dura in carica 5 anni
  2. Il Rettore è eletto dai 5 Collegi elettorali che formano il corpo elettorale dell’Università di Bologna secondo quanto di seguito stabilito.
  3. I Collegi elettorali che partecipano alla scelta del Rettore sono: il Collegio dei Professori Ordinari, Il Collegio dei Professori Associati, Il Collegio dei Ricercatori, Il Collegio del Personale tecnico amministrativo, Il Collegio degli Studenti.
Sono membri del Collegio dei Professori Ordinari tutti coloro che rivestono questa qualifica presso l’Ateneo e che risultano nei ruoli al momento dello svolgimento della prima operazione della tornata elettorale. Se un membro decade da questa qualifica nel corso delle successive operazioni elettorali, mantiene comunque il diritto di voto sino alla conclusione delle procedure elettorali . Se vi sono immissioni nei ruoli nel corso delle operazioni elettorali, questi soggetti non partecipano alla tornata in corso. Il Collegio elettorale dei Professori ordinari dispone di 7 voti elettorali.
   Sono membri del Collegio dei Professori Associati tutti coloro che rivestono questa qualifica presso l’Ateneo e che risultano nei ruoli al momento dello svolgimento della prima operazione della tornata elettorale. Se un membro decade da questa qualifica nel corso delle successive operazioni elettorali, mantiene comunque il diritto di voto sino alla conclusione delle procedure elettorali. Se vi sono immissioni nei ruoli nel corso delle operazioni elettorali, questi soggetti non partecipano alla tornata in corso. Il Collegio elettorale dei Professori Associati dispone di 5 voti elettorali.
   Sono membri del Collegio dei Ricercatori tutti coloro che rivestono questa qualifica presso l’Ateneo e che risultano nei ruoli al momento dello svolgimento della prima operazione della tornata elettorale. Se un membro decade da questa qualifica nel corso delle successive operazioni elettorali, mantiene comunque il diritto di voto sino alla conclusione delle procedure elettorali . Se vi sono immissioni nei ruoli nel corso delle operazioni elettorali, questi soggetti non partecipano alla tornata in corso. Il Collegio elettorale dei Ricercatori dispone di 3 voti elettorali.
   Sono membri del Collegio del Personale tecnico-amministrativo tutti coloro che fanno parte dei relativi ruoli e che sono in servizio al momento dell’espletamento della prima operazione della tornata elettorale. Se vi sono immissioni nei ruoli nel corso delle operazioni elettorali, questi soggetti non partecipano alla tornata già aperta. Il Collegio elettorale del Personale tecnico amministrativo dispone di 2 voti elettorali.
   Sono membri del Collegio degli Studenti tutti gli Studenti iscritti all’Ateneo di Bologna al momento dell’espletamento delle operazioni iniziali della tornata elettorale, che siano in regola col pagamento delle tasse e che non risultino essere iscritti oltre il secondo anno fuori corso. Il Collegio elettorale degli Studenti dispone di 2 voti elettorali.

   Meccanismo di Voto. Ogni Collegio vota in forma autonoma, simultaneamente, con pubblicazione separata dei risultati. La responsabilità di convocazione dei singoli collegi elettorali spetta ai decani di ciascuno dei tre corpi accademici, al Direttore Amministrativo per il Personale tecnico-amministrativo, al Presidente del Consiglio degli Studenti per quello degli Studenti.
   In ciascun Collegio le operazioni di voto sono valide se ad esse partecipano almeno il 65% degli aventi diritto, salvo per il Collegio degli Studenti dove per la validità del voto è richiesta la partecipazione di almeno il 10% degli aventi diritto.
In prima votazione i voti elettorali a disposizione vengono così ripartiti:
  - per il Collegio dei Professori ordinari i 7 voti disponibili vanno tutti al candidato che abbia raccolto almeno il 65% dei voti espressi; ove nessun candidato raggiunga questo quorum, 4 voti elettorali vengono assegnati al candidato più votato, purché questi abbia raccolto almeno il 35% dei voti espressi e 3 voti elettorali vanno al secondo candidato più votato, purché questi abbia raccolto almeno il 20% dei voti espressi. Ove nessun candidato raggiungesse il quorum del 35% si avrebbe l’attribuzione di 2 voti elettorali ciascuno ai primi due candidati che avessero raggiunto almeno la soglia del 20%; in caso di mancato raggiungimento di questa soglia i voti elettorali non verrebbero assegnati.
  Per il Collegio dei Professori Associati i 5 voti disponibili vanno tutti al candidato meglio piazzato che abbia raccolto almeno il 65% dei voti espressi; ove nessun candidato raggiunga questo quorum, 3 voti elettorali vengono assegnati al candidato più votato, purché questi abbia raccolto almeno il 35% dei voti espressi e 2 voti elettorali vanno al secondo candidato più votato, purché questi abbia raccolto almeno il 20% dei voti espressi. Ove nessun candidato raggiunga il quorum del 35%, 2 voti elettorali ciascuno vanno ai primi due candidati più votati, purché questi abbiano raccolto ciascuno almeno il 20% dei voti espressi.; in caso di mancato raggiungimento di questa soglia i voti elettorali non verrebbero assegnati.
   Per il Collegio dei Ricercatori i 3 voti disponibili vanno tutti al candidato meglio piazzato che abbia raccolto almeno il 65% dei voti espressi; ove nessun candidato raggiunga questo quorum, 2 voti elettorali vanno al candidato più votato, purché questi abbia raccolto almeno il 35% dei voti espressi., mentre 1 voto elettorale va al secondo meglio piazzato purché abbia raccolto almeno il 20% dei voti espressi; se nessuno raccoglie il quorum del 35%, 1 voto elettorale ciascuno va ai due candidati meglio piazzati, purché ciascuno abbia raccolto almeno il 20% dei voti espressi; in caso di mancato raggiungimento di questa soglia i voti elettorali non verrebbero assegnati.
   Per il Collegio del Personale tecnico amministrativo i 2 voti disponibili vanno tutti al candidato meglio piazzato che abbia raccolto almeno il 65% dei voti espressi; ove nessun candidato raggiunga questo quorum, 1 voto elettorale ciascuno va ai due candidati meglio piazzati purché ciascuno abbia raccolto almeno il 20% dei voti espressi; in caso di mancato raggiungimento di questa soglia i voti elettorali non verrebbero assegnati.
   Per il Collegio degli Studenti i 2 voti disponibili vanno tutti al candidato meglio piazzato che abbia raccolto almeno il 65% dei voti espressi; ove nessun candidato raggiunga questo quorum, 1 voto elettorale ciascuno va ai due candidati meglio piazzati purché ciascuno abbia raccolto almeno il 20% dei voti espressi; in caso di mancato raggiungimento di questa soglia i voti elettorali non verrebbero assegnati.

   I risultati dei singoli collegi con l’attribuzione dei voti elettorali vengono trasmesse al decano dei Professori ordinari che presiede tutte le operazioni elettorali e che provvede a riunire l’attribuzione dei voti ottenuti nei vari collegi ai candidati.
    A questo punto:
   a) Se un candidato ha raccolto almeno 13 voti elettorali sui 19 disponibili è proclamato vincitore della competizione elettorale e Rettore dell’Università di Bologna;
   b) Se nessun candidato ha raccolto questa percentuale, si passa ad una successiva votazione (seconda tornata), sempre per collegi e con le modalità di seguito descritte, ma con possibilità di elettorato passivo solo per i primi tre migliori piazzati nella prima tornata. Nel caso più di un candidato avesse raccolto lo stesso numero di voti elettorali nelle prime tre posizioni, otterrà l’accesso alla seconda tornata quello fra i candidati con eguali voti che abbia avuto complessivamente un numero maggiore di voti sommando tutti quelli raccolti nei vari collegi.
   c) Se le operazioni elettorali non dessero alcun risultato in termini di voti elettorali attribuibili, si andrebbe a una ultima tornata con gli stessi quorum di votanti per la validità delle operazioni previsti per la prima tornata.
In questo caso però i voti elettorali di ciascun collegio vengono assegnati tutti al candidato più votato, quale che sia la sua percentuale di voti.
Risulta eletto il candidato che raccoglie il maggior numero di voti elettorali.

6.- Nuclei di Valutazione. Sono istituiti tre Nuclei di Valutazione, uno per la valutazione dell'Attività didattica dei Docenti e delle strutture dedicate alla didattica, uno per la valutazione dell'attività di ricerca svolta dai Docenti e dalle strutture, uno per la valutazione della produttività del sistema amministrativo e gestionale.
   I primi due Nuclei di Valutazione sono composti ciascuno di 7 personalità di alto livello scientifico e di riconosciuta competenza, 6 estratte a sorte 3 da un elenco di personalità attinenti alle discipline umanistiche e 3 da un elenco di personalità attinenti alle discipline scientifiche, elenchi che vengono formati sommando le indicazioni che provengono dal Senato Accademico, dai Senati di Area e dal Collegio dei Direttori di Dipartimento. Il settimo membro è designato a maggioranza di due terzi dai sei componenti ed assume il ruolo di Presidente.
   I Nuclei valutano quanto di loro pertinenza direttamente o anche avvalendosi di consulenze esterne qualora necessario. Sono dotati di un budget sia per il pagamento dei propri membri che per le spese derivanti dalle consulenze.
   I Nuclei stabiliscono scale di valutazione ed entro queste classificano sia i Docenti che le strutture. Dalla valutazione per la ricerca scientifica sono esclusi i Docenti che ricoprono cariche istituzionali per la durata del mandato e per i due anni successivi. La valutazione dei Docenti sulla didattica riguarda i carichi effettivamente assegnati e tiene conto delle modalità assegnate a ciascuno. I risultati finali di tutte le indagini ordinarie, che devono avere cadenza almeno biennale, sono pubblici, mentre per quanto riguarda gli iter di formazione delle valutazioni ed i lavori interni ai Nuclei i membri sono tenuti al segreto professionale sotto pena di decadenza.
    I membri dei nuclei debbono essere estranei ad ogni rapporto organico di qualunque natura con l'Ateneo Bolognese. La loro durata nella carica e quadriennale e non sono immediatamente rinnovabili.
…..

    7.- Corte di Equità .Il problema della tutela dei Diritti e della risoluzione dei conflitti è una problematica rilevante, per ora trattata solo marginalmente negli statuti, per lo più o in forma di "difensore civico" (GARANTE DI ATENEO, nel nostro attuale statuto) per quel che riguarda i diritti degli Studenti, o talora di "probi viri" per quanto riguarda i diritti dei Docenti (mentre nulla è previsto per il contenzioso, piuttosto ricco, fra organismi interni, specie fra autogoverno dei Docenti negli organismi e burocrazia di vertice).
   A nostro giudizio la figura del GARANTE DI ATENEO non si è dimostrata idonea, al di là dei meriti e della buona volontà delle persone che hanno rivestito e rivestono la carica.
   Al suo posto proponiamo la creazione di una Corte di Equità, cioè un organo collegiale che consenta la risoluzione del contenzioso, di qualunque natura, che si sviluppa in Ateneo. ….
    In quest'ambito andrebbe risolta anche la questione che solitamente si definisce del "difensore civico" degli Studenti.     Al consiglio studentesco si darà l'autorità di nominare un AVVOCATO DEGLI STUDENTI, il quale potrà, di propria iniziativa o su segnalazione degli Studenti, istruire pratiche a difesa di diritti violati da portare davanti alla Corte di Equità per una pronuncia. Ciò creerà una effettiva garanzia, evitando l'attuale situazione in cui il Garante è un raccoglitore di lamentele la cui veridicità non ci risulta venga sempre adeguatamente valutata e che si limita a trasmettere vaghe raccomandazioni agli organi accademici. Avremmo invece sempre il dovere dell'Avvocato degli Studenti di istruire la sua causa (se perde anche lui ci rimette la faccia) e la pronuncia della Corte che finirebbe per sanzionare anche i comportamenti scorretti di chi accusa senza fondamento.
    La Corte di Equità è formata da 5 membri, qualificati per l'esercizio del proprio compito (almeno 2 dovranno avere una comprovata cultura tecnico-giuridica) e posti, se dipendenti dall'Università di Bologna, in servizio esclusivo presso le attività della Corte. Essa agirebbe coi poteri del giudice arbitrale e senza vincolo di formalità, tranne quello della pubblicazione delle sentenze. Chi scegliesse di adire a questa corte dovrebbe contemporaneamente sottoscrivere una rinuncia ad adire le vie della giustizia ordinaria e amministrativa.

 

QUADRO DI SINTESI del Documento Pombeni, sopra presentato

UNITA’ FEDERALI DELL’ATENEO

Area disciplinare 1: "Scienze umane e della Cultura"

Area disciplinare 2: "Scienze giuridiche, politiche e sociali"

Area disciplinare 3: "Scienze biologiche e sanitarie"

Area disciplinare 4: "Scienze matematiche fisiche e naturali"

Area disciplinare 5: "Scienza della tecnologia
e trasformazione"

Nota. Le Aree divengono titolari dei poteri attuali del CdA e al Senato, escluse le attività generali e di indirizzo centrali


ESECUTIVI LOCALI

ProRettore-Presidente dell’Area 1, eletto

ProRettore-Presidente dell’Area 2, eletto

ProRettore-Presidente dell’Area 3, eletto

ProRettore-Presidente dell’Area 4, eletto

ProRettore-Presidente dell’Area 5, eletto


ORGANI COLLEGIALI DELIBERANTI DELLE AREE, A BOLOGNA o (aggiuntivamente) IN ROMAGNA,
con competenze amministrative, e di didattica e ricerca

Consiglio di Area 1:
- ProRettore
- Presidi
- Direttori dei Dip.ti
- 2 studenti
- 2 tecnici o amministrativi
- 2 docenti
- Rettore (di diritto)
Consiglio di Area 2:
- ProRettore
- Presidi
- Direttori dei Dip.ti
- 2 studenti
- 2 tecnici o amministrativi
- 2 docenti
- Rettore (di diritto)
Consiglio di Area 3:
- ProRettore
- Presidi
- Direttori dei Dip.ti
- 2 studenti
- 2 tecnici o amministrativi
- 2 docenti
- Rettore (di diritto)
Consiglio di Area 4:
- ProRettore
- Presidi
- Direttori dei Dip.ti
- 2 studenti
- 2 tecnici o amministrativi
- 2 docenti
-Rettore (di diritto)
Consiglio di Area 5:
- ProRettore
- Presidi
- Direttori dei Dip.ti
- 2 studenti
- 2 tecnici o amministrativi
- 2 docenti
- Rettore (di diritto)


ORGANI DELIBERANTI DI RIFERIMENTO DELLE SINGOLE AREE
(interfacce operative del Consiglio di Amministrazione per la gestione di risorse locali aggiuntive)

Centro di promozione e gestione della Sede di Bologna Centro di promozione e gestione della Sede di Forlì Centro di promozione e gestione della Sede di Rimini Centro di promozione e gestione della Sede di Cesena Centro di promozione e gestione della Sede di Ravenna


ESECUTIVO CENTRALE




RETTORE

Eletto con voto separato da 5 Collegi, che in totale dispongono di 19 voti elettorali:
- Collegio dei Proff. Ordinari, con 7 voti elettorali,
- Collegio dei Proff. Associati, con 5 voti elettorali
- Collegio dei Ricercatori, con 3 voti elettorali
- Collegio degli Studenti, con 2 voti elettorali
- Collegio del Personale Tecn. e Amm.vo, con 2 voti elettorali.
NOTA. I voti elettorali del Collegio sono ripartiti tra i candidati attribuendo un premio ai voti riportati da loro, a seconda della percentuale di voti, rispettiva.


Gabinetto del Rettore


Struttura di fiduciari del Rettore, delegati "ratione materia" (sostituisce la Giunta)


ORGANI COLLEGIALI DELIBERANTI CENTRALI

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Composizione: 13 membri elettivi, di cui 4 prof. Ordinari, 3 proff. Associati, 2 Ricercatori, 2 Tecnici o Amministrativi, 2 Studenti;
- 7 esperti esterni alle Università italiane, di cui 5 estratti a sorte e 2 votati tra "liste di esperti" predisposte dalle Aree e dai Collegi dei Direttori di Dipartimento;
- 2 designati dall’assemblea dei grandi finanziatori.
Compiti: gestione finanziaria e patrimoniale dell’Ateneo, individuazione dei criteri di distribuzione delle risorse, controllo sulla correttezza finanziaria e gestionale degli organismi amministrativi.


SENATO

Composizione: 21 membri, di cui 5 ProRettori-Presidenti di Area, 5 Presidi eletti dall’Area, 5 Direttori di Dipartimenti eletti dall’Area, 3 studenti eletti dal Consiglio Studentesco, 3 tecnici e amministrativi eletti da tutto il relativo Personale.


NUCLEI DI VALUTAZIONE

Nucleo di Valutazione della Didattica Nucleo di Valutazione della Ricerca Nucleo di Valutazione Amministrazione


CORTE DI EQUITA’

(Struttura di arbitrato amministrativo interno, sostituisce l’attuale GARANTE DI ATENEO)

 

Ateneo di Bologna - MANIFESTAZIONI e OPINIONI

Dal FORUM
Coordinatore: Prof. Giancarlo Barbiroli

Richiesta una programmazione pluriennale, trasparente e condivisa, con criteri oggettivi, per l'attribuzione dei budget per la ricerca e la didattica.

Giulio Ghetti*

A proposito di verbalizzazione degli esami

* Ordinario di diritto della economia, Fac. di Economia

ghetti.jpg (3554 byte)
    A seguito della discussione avvenuta durante l'incontro organizzato dal FORUM martedì 11 dicembre ("Quali prospettive, e quali criteri, per lo sviluppo delle risorse umane nell'Università di Bologna"), si è constatata una forte convergenza su alcuni aspetti che riteniamo basilari per il futuro del nostro Ateneo e che così sintetizziamo.

 1) L’esigenza assoluta di avere certezze per il futuro, con riferimento al budget disponibile ogni anno, ma in un'ottica pluriennale. Si avverte infatti la necessità di una chiara programmazione basata sulla stretta correlazione tra offerta didattica e attività di ricerca, da un lato, e dimensione del corpo docente e ricercatore (ed altre risorse), dall'altro, come avviene in tutte le Università del mondo, superando l’anomalia tutta italiana del fare senza avere i mezzi. Occorre, quindi, avviare un percorso di programmazione pluriennale, trasparente e condiviso,e basato su criteri oggettivi,che tengano conto sia della ricerca che e della didattica.
   In particolare, appare non accettabile il blocco del turnover dei Docenti e Ricercatori, solo in parte superato con la decisione del Senato del 23 Ottobre, a fronte dell’invecchiamento del personale e del continuo aggravamento dei carichi didattici.

   2) Preoccupa la continua crescita numerica del personale amministrativo, a scapito - come è facile dimostrare - del turnover del personale docente e ricercatore, ma anche del personale tecnico. Ciò ha comportato anche una proliferazione talvolta immotivata di uffici, con la moltiplicazione dei dirigenti contrattualizzati.

   3) Infine è fortemente avvertita l'esigenza di una conoscenza diffusa degli aspetti fondamentali della vita e delle dinamiche dell'Ateneo, con adeguati strumenti di comunicazione, per dare concretezza e continuità ai rapporti d’interazione tra corpo Docente e rappresentati eletti negli Organi. Se questo non si verificherà,proseguirà e peggiorerà il distacco tra operato dei rappresentanti e le sensibilità e le esigenze dei docenti. GB

   Da tempo l'Ateneo di Bologna (e ora in particolare nella Facoltà di Economia) si chiede in modo imperativo al docente che, in quanto titolare dell'insegnamento, presiede la commissione degli esami di profitto, di procedere alla verbalizzazione degli stessi utilizzando strumenti elettronici. Ora si chiede che lo stesso sistema venga utilizzato per la compilazione del Registro delle lezioni e delle attività.
A fronte di queste richieste ho posto da subito una serie di quesiti giuridici, rimasti senza risposta anche dopo una copiosa corrispondenza.
I quesiti giuridici partono da questo ordine di considerazioni:
1.-  Sotto il profilo giuridico i verbali di esame sono atti amministrativi di un organo collegiale amministrativo (si perdoni la ripetizione, ma il linguaggio giuridico italiano è assai povero di termini specifici) con competenza alla valutazione; in quanto tali e ad ogni fine sono "atti pubblici" (con la conseguenza che, ad esempio e sotto il profilo penale, fanno piena prova di quanto in essi dichiarato fino a querela di falso). Come ogni verbale di organo collegiale amministrativo, essi sono sotto la responsabilità del segretario dell'organo, non del presidente. La ragione di questo generale principio sta nel fatto che in questo tipo di organo il presidente non ha poteri gerarchici e, dunque, la competenza data al segretario evita, per così dire, ogni tentazione di utilizzare poteri che non sono attribuiti dalla normativa. Prima domanda: perché deve essere il presidente della commissione il solo a disporre della card o password di accesso ?
2.-  I verbali sono altresì atti amministrativi recettizi, e cioè raggiungono la propria efficacia solo se comunicati al destinatario; anche la comunicazione (che ha luogo al momento in cui la commissione esprime il voto e di cui è prova la firma che lo studente appone sul verbale) è nelle competenze e dunque sotto la responsabilità del segretario della commissione. Seconda domanda: il programma informatico utilizzato tiene conto di tutto questo, e in particolare dà la prova che il procedimento amministrativo è stato regolarmente concluso
trasmissione compresa e registrazione della stessa, dal componente dell'organo collegiale che ne ha la competenza e funzione ?
3.- I verbali vengono trasmessi alle Segreterie di Facoltà che li elaborano a vari fini (ad esempio, per l'ammissione all'esame finale di laurea; per le borse di studio; per fini statistici; per il calcolo dei crediti; ecc). La trasmissione non è dunque un mero atto materiale, ma configura una ulteriore fase del procedimento amministrativo di valutazione, rientrante nella cosiddetta "fase dell'efficacia", ed ancora una volta è di competenza e sotto la responsabilità del segretario della commissione giudicatrice. Il tutto nell'ambito di un sistema giuridico che da illegittimità amministrative fa discendere l'obbligo di risarcimento dei danni derivati anche dalla lesione di interessi legittimi: il che significa, a titolo di esempio, che se al momento della laurea si rileva che un esame non pare sia stato sostenuto (ma invece è registrato nel libretto) perché il sistema informatico non ha correttamente funzionato in qualche sua parte, il danno che lo studente subisce deve essere risarcito. Terza domanda: il programma utilizzato dà la prova che l'organo collegiale Commissione ha effettuato la trasmissione e così completato la fase di propria competenza ? e, nel caso positivo, che la stessa è avvenuta perfettamente ? e di questo rimane traccia per la commissione, a discarica di ogni responsabilità del segretario della commissione al riguardo ?
4.- La card o password viene ora utilizzata anche per la compilazione del registro delle lezioni e delle attività. Escluso che la registrazione informatizzata possa essere utilizzata come sistema di controllo della presenza del docente (sotto il profilo giuridico l'utilizzo di un tale strumento dovrebbe avere trovato il preventivo accordo sindacale, ne viene la Quarta domanda: il programma utilizzato dà per ogni lezione o attività spazio sufficiente per le annotazioni necessarie (e che in primis servono al Preside per svolgere la funzione didattica di coordinamento tra gli insegnamenti che a lui annualmente compete) ?
tra i doveri di un docente universitario non vi è certamente quello di avere competenze per utilizzare macchine e programmi informatici, specie quando l'impiego di essi comporta assunzione di responsabilità giuridiche nei confronti di terzi e della stessa amministrazione di appartenenza. Non mi risulta che vi siano state modifiche, sotto questo aspetto, al mansionario del corpo docente e, conseguentemente, allo stato giuridico-retributivo. Quinta domanda: nel pretendere l'uso di questi mezzi informatici l'Ateneo ha provveduto al riguardo (è materia di contrattazione collettiva) o, nel caso negativo, ha messo a disposizione personale tecnico-amministrativo che svolga queste funzioni giuridiche (non sono, infatti, meri atti materiali) ? GG

 

Organizzato da AGORA' - Associazione per il Governo Responsabile dell’Ateneo
Presidente Gualtiero Calboli

Atti dell'incontro-convegno del 15.2.07
  al Dipartimento di Scienze Farmaceutiche

“Quale ‘governance’? Quale statuto?”

con le relazioni di Giorgio Cantelli Forti, Enrico Lorenzini,
Paolo Stefano Marcato, Giuseppe Sassatelli,  Andrea Segré

calboli.jpg (3132 byte)
Gualtiero Calboli

Nel quadro di una fase di studi e riflessioni sulla riforma della Governance dell'Ateneo di Bologna,
avviata dal Magnifico Rettore Pier Ugo Calzolari, pubblichiamo gli Atti del convegno organizzato da Agorà
nel febbraio u.s., cominciando con le relazioni dei Presidi di Lettere e di Agraria

Prof. Giuseppe Sassatelli,
Preside della Fac. di Lettere

1. Premessa.  Sul problema dei sistemi della "governance" dell’ateneo"  il mio intervento non potrà che essere costituito da una serie di considerazioni che derivano dalla mia esperienza di membro del Senato Accademico, prima come rappresentante dei Direttori di Dipartimento e poi come Preside di Facoltà, con tutti i limiti delle riflessioni che derivano da una esperienza concreta e che in quanto tali possono rischiare di restare episodici e privi di una visione complessiva del problema. Ma questo è nulla di più ho promesso a chi mi ha invitato e questo cercherò di fare sperando comunque di portare un contributo alla discussione.
   La nostra Università (come del resto le altre Università del paese) sta attraversando un periodo di grandi e continue trasformazioni sia per questioni esterne (si pensi solo alle varie riforme della didattica, l’ultima delle quali è in procinto di essere attivata e ci coinvolgerà nei prossimi mesi) sia per vicende interne al nostro Ateneo caratterizzato da forti cambiamenti organizzativi e strutturali. Credo di poter dire a questo riguardo, quasi anticipando le conclusioni della mia riflessione, che l’Università di Bologna ha subito in questi ultimi anni mutamenti continui e profondi nella direzione dell’ampliamento e della complessità che si sono tradotti il più delle volte in un aumento delle complicazioni. La maggiore complessità, che può essere un valore positivo, si è tradotta infatti in maggiore complicazione che invece è un valore fortemente negativo.
    Vorrei ora cercare di esemplificare questo assunto attraverso 3 punti: a) Considerazioni generali sull’Ateneo e sui suoi Organi di Governo; b) Considerazioni sulla Romagna; c) Considerazioni sulla ricerca.

2) Ateneo e Organi di Governo. E’ opinione largamente condivisa che lo Statuto di Ateneo debba essere modificato. E’ un impegno di vecchia data per il quale era stata istituita una apposita Commissione i cui lavori, per quanto lunghi, non hanno approdato ad alcuna proposta concreta. E anche in questo secondo mandato il Rettore ha fatto più volte riferimento ad un gruppo di lavoro o comunque ad una serie di riflessioni che si pongano come obiettivo la modifica dello Statuto. Pur in presenza di tante legittime sollecitazioni e propositi lo Statuto è rimasto, nelle lettera, tale e quale. Ma solo nella lettera perché di fatto sono state introdotte non poche modifiche. Si pensi solo alla composizione e ai compiti della Giunta. Questa, a norma di Statuto dovrebbe infatti essere composta dal Rettore, dal Pro-Rettore Vicario e dal Pro-Rettore alle sedi decentrate e da 6/8 persone che dovrebbero corrispondere ai Presidenti della Commissioni di Ateneo (Didattica, Ricerca, Bilancio, Edilizia, Personale, Rapporti con Istituzioni Esterne). In realtà la Giunta è oggi composta dal Rettore, dai 6 Pro-Rettori, dai 6 Presidenti delle Commissioni di Ateneo, dal Direttore Amministrativo, da un Rappresentante del Personale Tecnico-Amministrativo, da uno studente e da un Rappresentante della facoltà di Medicina per un totale di 17 persone. Come si può notare c’è una evidente contraddizione tra quello che prevede lo Statuto e quello che in realtà succede. E’ vero che nello stesso Statuto è compresa una norma che prevede una presenza allargata nella Giunta di altri membri (peraltro senza diritto di voto), ma questa norma è stata introdotta nel 2001 proprio come norma transitoria nell’attesa di procedere alla modifica dello stesso Statuto. Sono passati 6 anni, ma lo Statuto non è stato modificato e la norma transitoria esiste ancora. Tutto questo rappresenta un elemento di indubbia confusione al quale va aggiunto un meccanismo non sempre chiaro per la concessione delle deleghe alla Giunta da parte del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico. Per cui esiste una Giunta la cui composizione non risponde a normative precise e i cui compiti sono tutt’altro che definiti per cui molto spesso non sono chiari né il ruolo né le funzioni dei vari Organi. Si può capire che si sia ricorso a questo espediente per accelerare decisioni e processi di governo. Ma in questo modo il rischio che si corre è quello di molta confusione nei processi decisionali e di inevitabili sovrapposizioni (a volte anche contraddizioni) nelle funzioni dei vari Organi. Per evitare tutto questo forse basterebbe una rigorosa applicazione dello Statuto attuale anche per evitare che soprattutto il Senato si senta di fatto un poco svuotato dei suoi compiti e delle sue funzioni con la netta impressione – davvero molto negativa – che le decisioni che dovrebbero essere prese qui vengano in realtà prese altrove. Su questa credo si auspicabile tornare allo Statuto o comunque chiarire dettagliatamente funzioni e composizione dei vari Organi di governo dell’Ateneo, nell’attesa della tanto auspicata modifica di Statuto.

3) Romagna. Come sappiamo tutti il progetto di decentramento in Romagna è stato un investimento di grande rilievo che ha avuto esiti molto felici e risultati di grande importanza, sia per quanto riguarda gli studenti che ormai sono un quarto degli studenti dell’Ateneo, sia per quanto riguarda i docenti che cominciano a considerare l’incardinamento in Romagna come un fatto positivo sul quale investire. Al punto che in questi ultimi anni ci si sta ponendo concretamente un altro grande problema che è quello del "decentramento della ricerca". Solo con un consolidato e capillare decentramento della ricerca si potrà considerare completato il processo che dovrebbe avere come risultato una presenza paritetica, rispetto a Bologna, di strutture didattiche e scientifiche nelle diverse sedi romagnole. E per farlo forse sarà necessario adottare soluzioni flessibili e diverse a seconda dei casi, dalla costituzione di nuovi Dipartimenti quando si è in presenze di ambiti di ricerca assenti in Ateneo; oppure di sedi o sezioni di Dipartimento quando invece si tratta di ambiti di ricerca già presenti, evitando duplicazioni o proliferazioni di strutture che non avrebbero molto senso; oppure anche altre soluzioni che tengano conto delle singole specificità. Ma al di là di questo specifico problema vorrei portare la vostra attenzione su un aspetto di carattere generale. Per la fase di avvio e di assestamento del decentramento in Romagna sono stati costituiti i Poli Didattico-Scientifici, uno per sede: Forli, Cesena, Rimini e Ravenna. Questi Poli hanno un Consiglio di Polo nel quale siedono rappresentanti delle strutture didattiche e scientifiche ed esiste inoltre un Coordinamento dei quattro Poli. Se questi organismi hanno avuto un ruolo positivo e propulsivo in una fase di avvio e di radicamento del decentramento in Romagna ora rischiano di sovrapporsi o anche di collidere con gli organi centrali dell’Ateneo, Senato e Consiglio di Amministrazione. Non è sempre è facile infatti raccordare decisioni e progetti del Senato con quelli dei vari Consigli di Polo che da strutture di controllo e con funzioni prevalentemente organizzative si sono progressivamente trasformate in organi di decisone politica, autonoma e distinta da quella degli organi centrali. Credo sia assolutamente indispensabile una riflessione su questo punto e di conseguenza un coordinamento più stretto fra la sede centrale dell’Ateneo e le sue articolazioni in Romagna allo scopo di evitare sovrapposizioni, concorrenze immotivate e a volte anche contrasti tra sedi. Penso soltanto alle proposte di nuovi Corsi di Laurea che dovrebbe essere oggetto di decisioni fortemente coordinate all’interno dell’Ateneo anche per evitare una assurda concorrenza tra centro e periferia che danneggia entrambi. A questo punto occorre infatti pensare all’Università di Bologna come ad una Università unica all’interno della quale ci sono Facoltà che stanno a Bologna e Facoltà che stanno in Romagna, che però vanno considerate pariteticamente e indipendentemente dalla loro dislocazione topografica. Diverso è più complesso è il caso dei Corsi di Laurea decentrati di Facoltà che hanno sede a Bologna. Ma anche su questo con una attenta riflessione di carattere generale credo si possano trovare soluzioni accettabili e condivise per i diversi problemi.

4) Ricerca. Questo è un problema di fondo all’interno della nostra e di tutte le Università. Noi oggi siamo in presenza di un processo di valutazione della ricerca che giustamente è entrato nelle nostre strutture universitarie con un intreccio di metodi e di meccanismi che forse vanno affinati. Ci sono sia organismi nazionali che organismi locali deputati a questo compito. Ma le difficoltà sono molte: si pensi solo al problema di una valutazione unica della ricerca in presenza di tradizioni, strutture e modalità molto diverse di fare la ricerca nei vari ambiti o settori disciplinari. Occorre fare molta attenzione per evitare il rischio che metodi validi per determinati gruppi non si sovrappongano ad altri, penalizzandoli. Ma su questo punto il discorso si farebbe lungo e complicato. Vorrei invece soffermarmi su un altro punto che è quello del rilancio della ricerca. E’ un punto fermo della politica del nostro Rettore nel suo secondo mandato ed un punto salutato da tutti con grande adesione. E’ giusto rilanciare la ricerca in una Università che rischia di essere assorbita e stravolta dalla troppa didattica, recuperando una compito fondamentale del corpo docente e delle nostre strutture. Anche perché, è banale, ma va ribadito: non ci può essere una didattica di qualità, una didattica che si aggiorna e si rinnova continuamente se non c’è una buona ricerca. Questo giusto e condiviso rilancio della ricerca rischia però di prendere una direzione pericolosa che occorre cambiare. Alla base di alcune modifiche nei meccanismi di finanziamento della ricerca di Ateneo si sta pericolosamente consolidando l’idea che la buona ricerca è quella che si sostiene da sola o addirittura quella che riesce ad attirare fondi. Questo può anche essere uno dei parametri da considerare nella valutazione, ma occorre tenere presente che esiste anche una ricerca di base che non può avere grandi riscontri su questo piano e che va ugualmente sostenuta. Se non lo si fa si corre il rischio di incrementare solo la "ricerca applicata" a scapito di settori fondanti della nostra "Universitas dei saperi". Per rilanciare la ricerca occorre predisporre meccanismi che siano in grado di distinguere la buona ricerca, indipendentemente dalle sue ricadute economiche, e di sostenerla. E una buona ricerca significa una ricerca fortemente competitiva secondo parametri e modalità consolidati all’interno delle singole aree disciplinari, ovviamente in ambito internazionale. Se non si ha questo obiettivo o addirittura se a questo obiettivo se ne sostituiscono altri di taglio per così dire più aziendale si farebbe davvero un grave errore.

  Come ho anticipato in apertura le mie sono solo poche considerazioni, parziali e di dettaglio, su aspetti della vita e della organizzazione del nostro Ateneo, senza alcuna pretesa di essere riflessioni di carattere generale o teorico e senza alcuna proposta di soluzioni. Spero comunque che possano essere un utile contributo alla nostra discussione. GS

  Prof. Andrea Segrè
Preside della Fac. di Agraria

1.- Le domande: dall’autonomia partecipativa allo University Pride.
  Perché da qualche tempo ci si interroga sulla Governance e sullo Statuto? È necessaria una riforma complessiva, una nuova definizione del quadro normativo e dell’architettura del sistema? Può bastare solo un ritocco alla nostra "Costituzione" per rilanciare l’"Istituzione"? E ancora: la governance (istituzionale) di Ateneo funziona bene?  Se l’Università è il luogo "principe" dell’alta formazione, in che misura il Sistema Universitario risponde alle esigenze di formazione della società civile e ne serve lo sviluppo?
  Le domande si pongono perché si percepiscono le difficoltà del Sistema Universitario a soddisfare i fabbisogni di formazione necessari allo sviluppo della società civile. Si tratta di riportare l’Università alle origini della sua missione rimettendo il docente e lo studente al centro della vita universitaria, nel nuovo contesto delle relazioni sociali ed alla luce delle nuove prerogative affidate all’Istituzione.
L’Università deve ritornare ad essere una comunità ed essere percepita come tale con il compito precipuo della promozione dell’individuo attraverso il libero confronto delle idee, lo studio, l’elaborazione e la trasmissione delle conoscenze e la promozione della ricerca scientifica e tecnologica.
   Allora: come utilizzare l’autonomia al fine di riportare le Università ad essere "entità distinte e diverse, ognuna con le sue caratteristiche" (luoghi, tradizioni, competenze) senza ambiguità e contraddizioni, ma con una larga e condivisa partecipazione? L’autonomia deve essere percepita come valore ed essere attuata per rilanciare lo sviluppo non solo economico ma anche sociale e culturale del paese: un autonomia partecipativa.
   È necessario consolidare nell’opinione pubblica la consapevolezza che l’Università è il luogo dell’alta formazione e non delle baronie. Bisogna attivare un processo virtuoso di consensi che, partendo dagli studenti e passando attraverso le famiglie, le imprese (mondo produttivo) e le istituzioni (locali, nazionali, internazionali) - che poi sono i nostri portatori di interesse, i nostri interlocutori - arrivi al Parlamento e al Governo della Repubblica.
   Non bastano più le rappresentanze istituite (CRUI, CUN…) a sollecitare interventi finanziari e riforme strutturali a favore dell’Università. Non è solo questione dell’FFO, pur sapendo che esso è tutto ciò che abbiamo, ma, essendo l’Università espressione di una rete di valori affidati ai soggetti che la compongono, è necessario che tutti partecipino al rilancio dell’Istituzione in modo che situazioni paradossali non riassumano (con slogan) i suoi valori e non oscurino il suo prestigio nei diversi ambiti delle arti e delle scienze.
  Si tratta insomma di rivendicare di nuovo e con forza l’orgoglio dell’University: la nostra University Pride. Un percorso certamente lungo che deve trovare con l’intera società nuovi motivi d’intesa, di collaborazione, di sostegno finanziario per realizzare un progetto di comune interesse, nella consapevolezza di aver contributo con l’intero corpo accademico, gli studenti e dottorandi e il management alla realizzazione della sua missione.

2.- Partecipazione, responsabilità e sostenibilità dell’Alma Mater -
Quali sono, dunque, i fabbisogni di modifica del Governo e dello Statuto, anche alla luce del dibattito politico in corso? Il tema della governance è sicuramente centrale nelle problematiche del Sistema Universitario.
  Per quanto ci riguarda, si tratta di ridefinire nuovi modelli di organizzazione e conduzione dell’Ateneo, ovvero darsi strumenti operativi efficienti (e dunque efficaci) per conseguire le finalità su linee strategiche - missione, visione, valori, attributi distintivi e interlocutori - ed attuarne il governo attraverso l’attribuzione di responsabilità unicamente alla componente stabile dell’Accademia o con la possibilità di un maggior coinvolgimento della componente studentesca e della società civile e delle imprese.
  All’individuazione di nuove modalità di governo sembra possa essere data risposta con tre parole chiave: partecipazione, responsabilità e sostenibilità. Parole, per me assai importanti, perché, se opportunamente aggettivate e declinate, potrebbero darci una significativa misura di cosa si può fare per il nostro Ateneo.
L’autonomia ha rafforzato il potere della leadership, senza ben identificare le responsabilità sulle scelte operate. Il sistema di valutazione centrale e periferico è probabilmente inadeguato. Manca una partecipazione sentita, forte, autorevole del Corpo Accademico. La verifica delle responsabilità non può essere lasciata alla conclusione dei mandati degli Organi di Governo.
  Al rito celebrativo dell’inaugurazione dell’Anno Accademico potrebbe accompagnarsi un momento di confronto ampio, per esempio una verifica di indirizzo di metà mandato. Che peraltro nel nostro caso potrebbe configurarsi come una fase costituente per ridisegnare il governo di Ateneo.
   Fra i punti critici dell’attuale governance, tra gli altri, c’è l’esplicita mancata attribuzione di compiti-responsabilità al Rettore. Nel nostro statuto al Rettore è attribuita la funzione di rappresentanza mentre in altri a questa sono esplicitamente attribuite funzioni di iniziativa, attuazione e vigilanza. Gli stessi statuti in maniera esplicita attribuiscono al Senato Accademico le vere funzioni di governo quali le azioni di indirizzo, programmazione e coordinamento. Nella chiarezza dei ruoli, e nel richiamo della realtà, potrebbe essere opportuno attribuire esplicitamente al Rettore la responsabilità della direzione della politica generale dell’Ateneo: "il Rettore garantisce l’unicità di indirizzo politico, promuovendo e coordinando l’attività del Senato Accademico".
   Attribuendo al Rettore queste prerogative, ci si può allora interrogare sulla ragionevolezza dell’attuale Giunta, presente nello statuto bolognese e non in altri. La Giunta ha ora sostanzialmente competenze di governo, mentre le dovrebbero essere attribuite funzioni consultive. Il che pone indubbiamente qualche interrogativo sull’identificazione dei ruoli e sovrapposizione di competenze e va oltre le stesse funzioni degli Organi accademici.
   Attribuendo alla Giunta il ruolo consultivo potrebbe essere opportuno inserire due Pro-rettori rispettivamente per la Didattica e la Ricerca, attribuendo a quest’ultima quel ruolo istituzionale che le è proprio, e ridisegnando le funzioni del Collegio dei Direttori attualmente di mera consultazione.
   Come conseguire, nel quadro delle autonomie, la sostenibilità delle scelte di governo del nostro Ateneo? Non credo si possa tornare indietro sulle scelte allora fatte sul "Progetto del decongestionamento dell’Università di Bologna", riconosciuta fra le esperienze più significative di decentramento dei mega Atenei. Ad un decennio di avvio del decentramento romagnolo si impone una verifica proprio sulla sua sostenibilità.
Con la stessa logica perché non riflettere sul trasferimento alle Facoltà dell’autonomia finanziaria con l’obiettivo di dare una prospettiva credibile agli allievi per ristabilire quel rapporto fiduciario che questi devono avere con l’Istituzione Universitaria che tutt’ora mantiene un fascino non rintracciabile in altre.
   Non si tratta solo di affrontare il problema del rientro dei cervelli, ma di consentire alle Facoltà ed ai Dipartimenti indirizzi cogenti di programmazione delle loro attività su lungo periodo in un ordinato equilibrio fra impegni dell’attività didattica e dell’attività di ricerca.
   E infine perché non coniugare autonomia finanziaria e sostenibilità introducendo il Bilancio Sociale nel nostro Ateneo? Di quest’ultimo ho avuto modo di parlare in intervento che feci in occasione di un seminario organizzato da Agorà sull’Università e il mondo del lavoro (primavera 2004). Il tema oggi è ancora più attuale perché ci porterebbe proprio a definire la responsabilità sociale del mondo universitario in una visione che ponga particolare attenzione alle attività e ai risultati in termini di utilità sociale appunto, rispondendo a criteri di eticità e sostenibilità. Credo che di questi tempi sarebbe un esercizio utile e forse vitale. AS

 

ATENEO DI BOLOGNA: Finanziamento privato della ricerca  con contratto per conto terzi

calzolari1-nuovo.JPG (2205 byte)
Pier Ugo Calzolari

Delusione per questa voce del bilancio, con trend calante,
e delle cui ragioni occorrerà discutere finalmente
e prendere provvedimenti, se si vuole che abbiano effetti positivi
le recenti defiscalizzazioni introdotte dalla legge finanziaria

Le responsabilità del Rettore e del Direttore amministrativo:
aver gravato troppo sull'utile dei ricercatori
, anzichè proseguire i tentativi
di riforma avviati nell'Ateneo, alle fine del mandato di Fabio Roversi Monaco

Contratti:  il conto per un contratto di € 1000 Relazione tra Prelievo % dell'Ateneo e Utile% del ricercatore
Nota. Sul significato delle curve, vedi sotto.

A

Finanziamento (imponibile al netto di IVA)


1.000,00
B

IVA (20%)

200,00

C

Utile (per esempio, deciso che sia  il 30%)


300,00
D

Costo (es., materiale, attrezzature)

700,00

E

1° Trattenuta per Fondo Comune (20% dell’utile

60,00
F

2° Trattenuta (1% dell’utile)

3,00
g

3° Trattenuta (2,50% del costo)€

17,5
 

 

 
1

Quota compensi* (C-E-F)

237,00

2

Quota spese di funzionamento netto D-G


682,50

3

Quota complessiva trattenuta E+F+G

80,50
4

Quota fondo comune (E)

60,00
5 Quota al bilancio (F+G) 20,50
* Sulla quota compensi al ricercatore c’è una ulteriore trattenuta del 9-10% dal Dipartimento
art66-1.jpg (30152 byte)

STORIA RECENTE

  Il finanziamento privato della ricerca è la grande speranza del futuro dell'Università italiana, ma finora senza vederla decollare. L'entrata al bilancio di Bologna (1.100.000 di euro mediamente all'anno) non è da buttare, ma è decisamente inconfrontabile anche solo con i contributi studentschi, vicini ai 100.000.000 di euro. Va richiamata l'attenzione sul fatto che questa voce indica l'entrata all'Ateneo per trattenute varie sull'utile del ricercatore. Di conseguenza, per risalire al finanziamento privato totale della ricerca per contratti con terzi, occorre moltiplicare, grosso modo, per 10 volte la cifra suddetta.
  Questa cifra, di anno in anno (come si è mostrato nella RUBRICA SPECIALE) ha avuto un trend calante nel 2001-2006, come conseguenza di un Regolamento di questo Rettore, che ha penalizzato i compensi dei ricercatori, e ciò contrasta con tutte le sue dichiarazioni a favore della ricerca. La penalizzazione è consistita in un balzello sugli utili da devolvere al personale amministrativo.
   A causa di questa penalizzazione, si rischia di neutralizare, in entrata, i benefici derivanti dagli incentivi fiscali a favore dei finanziamenti privati della ricerca nelle università. A questo proposito, un esempio di incentivo è l'art. 280 della legge finanziaria n. 296 del 2006 che ha disposto un credito di imposta del "15% dei costi di ricerca e sviluppo riferiti a contratti (di privati - n.d.r:) stipulati con università ...". .
  Vediamo in cosa consiste detta penalizzazione. Nella nostra Università (ma non solo nella nostra, pur se ci sono delle differenze), oltre alle normali imposte sul reddito e agli oneri previdenziali, c'è una tassa universitaria, che varia dal 21% al 40% (dipende dalla % di utile, rispetto al finanziamento). Ciò rende poco appetibile l'operazione, così che alcuni ricercatori (anzi molti, si dice) preferiscono stipulare contratti direttamente (ad es., a nome di un struttura privata, a parte), ed evitare la tassa universitaria.
   In riferimento alle leggi recenti, l'art. 66 del DPR 382, seguìto dalla legge 24.4.1981, disponeva che gli Atenei trattenessero una parte dell'utile per alimentare un fondo comune da assegnare al personale dell'Amministrazione centrale oltre che per recuperare spese sostenute dall'Università per l'espletamento delle prestazioni medesime.
   Da noi, negli ultimi del mandato del Rettore F. Roversi Monaco (ossia dopo quasi 20 anni dal DPR 382), visti i risultati, emerse la preoccupazione di correggere la tassa stessa. Fu incaricato il prof. Adriano Di Pietro di proporre un rimedio, che   fu di eliminare almeno gli oneri previdenziali (cosa che richiedeva una nuova legge) o di ridurre la tassa, cosa che incontrò l'opposizione del Direttore amm.vo, tutore degli amministrativi (allora ero Consigliere di Amministrazione con Giulio Ghetti, che pure patrocinava una revisione della tassa) e non se ne fece più niente.
   La questione fu portata, poi, a livello nazionale (tra cui da me), anche perchè dopo la soppressione degli Istituti e l'istituzione dei Dipartimenti, non c'era più il motivo di quel balzello all'Amministrazione centrale. Venne la legge n. 370/1999, art. 4, c. 5, che delegificò la materia, ossia la "rimise alla autonoma determinazione degli Atenei".
   Si perviene così al DECRETO RETTORALE del 5 nov. 2001, firmato da Calzolari e dalla Fabbro (pubblicato qui di fianco). Con esso fu deciso che a   Bologna:
1) ci fosse una trattenuta del 20% sull'utile del ricercatore, a favore del personale dell'Amm.ne Centrale;
2) che ci fosse una ulteriore trattenuta dell'1% sull'utile medesimo, a favore del bilancio dell'Ateneo;
3) che ci fosse una ulteriore trattenuta del 2,5% sul costo, ossia sul residuo dopo aver detratto l'utile).
3) che comunque l'utile annuo del ricercatore non potese superare il 100% (prima era 30%) della retribuzione lorda.
4) C'è, poi, una prassi (non ne ho ancora trovato il fondamento giuridico), per cui sull'utile cè una ulteriore trattenuta del 9-10% a favore del Segretario del dipartimento del ricercatore, che trovo giusto, ma troppo.
   In altri termini lo scopo innovativo della delegificazione è stato vanificato, a parte l'aver portato il predetto tetto al 100% (ma inutilmente, dato la somma degli oneri).
   Più sopra, in questa "storia", è riportato un conto pratico, relativo all'ipotesi di un contratto di € 1000, in cui si ipotizza che il ricercatore voglia avere un utile (lordo) del 30%. A fianco è riportato poi un grafico che descrive l'entità del prelievo dell'Ateneo, per tutte le ipotesi di utile (dallo 0% al 100% del finanziamento). Precisamente ci sono due curve: quella in basso è il prelievo (in % dell'utile) dell'Amm.ne Centrale, e quello in alto è il prelievo % totale, ossia comprensivo di quanto va al Dipartimento (di solito il 9-10%).
    Preso a riferimento, la sola Amm.ne centrale, si vede che per una % del 10%, l'Amm.preleva il 43,5% dell'utile (51,4% se aggiungiamo il Dip.); per una % del 30% l'Amm.ne preleva il 26,8% (34,7% se aggiungiamo il Dip.); per una % del 100%, l'Amm.ne preleva il 21% (28,9% se aggiungiamo il Dip.).
   QUALE RIMEDIO ? A mio modo di vedere il rimedio è abbattere la tassa locale, in modo da incentivare i ricercatori a cercare finanziamenti, ed a riportare in Ateneo quelli usufruiti esternamente. Ciò farebbe aumentare le entrate, e di questo trarrebbero vantaggio anche gli amministrativi. Mi fermo qui, perchè desidererei preventivamente conoscere le idee dei Colleghi. NL

Il Regolamento dell'Ateneo di Bologna
per i contratti di ricerca per conto terzi
firmato dall'attuale Rettore il 5.11.2001

REGOLAMENTO INERENTE ALLE MODALITÀ DI RIPARTIZIONE DEI PROVENTI DERIVANTI DALLE PRESTAZIONI DI CUI ALL'ART. 66 DEL DPR 382/80 E DALL'ART. 49 DEL T.U. DELLE LEGGI SULL'ISTRUZIONE SUPERIORE

Provvedimento emanato con Decreto Rettorale in data 05/11/2001 n. 378 del registro generale dell'Ateneo n. 26 del registro interno dell'Ufficio

IL RETTORE VISTO il D.R. n. 84/2000 del 28.03.2000 relativo alla modifica del regolamento inerente alle modalità di ripartizione dei proventi derivanti dalle prestazioni di cui all'art. 66 del D.P.R. 382/80 e all'art. 49 del T.U. delle leggi sull'Istruzione Superiore; VISTA la delibera del Consiglio di Amministrazione del 23.10.2001 avente ad oggetto la modifica degli articoli 3, 5 e 6 del regolamento inerente alle modalità di ripartizione dei proventi derivanti dalle prestazioni di cui all'art. 66 del D.P.R. 382/80; PRESO ATTO che queste ultime implicano la revisione del regolamento, alla luce delle modifiche apportate agli articoli 3, 5 e 6; QUANT'ALTRO VISTO E CONSIDERATO;

DECRETA

Il regolamento inerente alle modalità di ripartizione dei proventi derivanti dalle prestazioni di cui all'art. 66 del D.P.R. 382/80 e all'art. 49 del T.U. delle leggi sull'Istruzione Superiore, di cui al D.R. n. 84/2000 del 28.03.2000, viene così riformulato:

Articolo 1.  È emanato il presente regolamento che disciplina le modalità di ripartizione dei proventi derivanti da attività di ricerca e consulenza, eseguite mediante contratti e convenzioni stipulati dall'Università di Bologna con Enti pubblici o privati, ai sensi dell'art. 66 del D.P.R. 382/80, nonché le attività svolte dalla Università medesima, ai sensi dell'art. 49 del T.U. delle Leggi sull'Istruzione Superiore, approvate con R.D. 31.8.1933 n. 1592. Ai fini di cui al presente regolamento per attività di ricerca e di consulenza per conto terzi si intendono quelle prestazioni eseguite dall'Università, avvalendosi delle proprie strutture, che non rientrino nei doveri istituzionali dell'Università stessa, ed in cui l'interesse del committente sia prevalente. L'esecuzione di tali prestazioni sarà affidata, di norma, ai Dipartimenti, alle Unità Complesse di Istituti, agli Istituti, ai Centri interdipartimentali ed ai singoli docenti a tempo pieno. Non sono disciplinate dal presente regolamento le prestazioni ambulatoriali e i servizi di diagnosi e cura effettuati negli Istituti e Cliniche universitarie di ricovero e cura, anche se gestiti direttamente dall'Università, poiché regolamentati dall'art. 10 del Decreto Interministeriale 9/11/1982 (relativo all'approvazione degli schemi-tipo di convenzione tra Regione e Università e tra Università e U.S.L.). Sono compresi nella presente normativa l'organizzazione e lo svolgimento, richiesti da Enti pubblici o privati, di corsi di formazione ed aggiornamento, che non rientrino fra i corsi di cui al D.P.R. 162/82 e non siano rivolti al personale universitario, e che non rientrino nei corsi aventi le finalità di cui all'art. 92 del D.P.R. 382/80.

Articolo 2.  Restano esclusi di norma dalla ripartizione dei proventi i contratti e le convenzioni stipulati con il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e con gli Enti pubblici di ricerca e sperimentazione di cui alla L. 20.3.1975 n. 70. Sono altresì esclusi dal regime di ripartizione i contratti e le convenzioni stipulati con Ministeri, con Enti pubblici o morali, anche esteri ed internazionali, per lo svolgimento di programmi di ricerca, a condizione che in tali attività risulti accertato, in maniera inequivocabile, il prevalente interesse dell'Università e che le prestazioni eseguite siano pertinenti ai fini dell'Università. Ai fini di cui al comma precedente, il Consiglio di Dipartimento, di Unità Complessa di Istituti, di Istituto o di Centro Interdipartimentale, in sede di esame della proposta, deve adeguatamente motivare se ritiene sussistere le condizioni illustrate; dovrà comunque essere informato il personale non docente della decisione adottata mediante affissione in apposito albo della relativa delibera. La decisione definitiva in merito all'esenzione dal riparto spetta, per i soli Istituti, al Consiglio di Amministrazione. Tale deroga al regime di cui all'art. 66 del D.P.R. 382/80 può essere consentita, solo in casi eccezionali, per le convenzioni ed i contratti stipulati con Enti privati, e in presenza delle condizioni stabilite per l'esenzione dal riparto dei corrispettivi (prevalente interesse dell'Università, le attività eseguite sono pertinenti ai fini dell'Università); la deliberazione del Consiglio di Amministrazione o del Consiglio di Dipartimento o di Unità Complessa di Istituti o di Centro Interdipartimentale deve comunque essere adottata dalla maggioranza dei 4/5 dei presenti. (segue con articolo 3).

Articolo 3. Ai fini della determinazione dei corrispettivi per l'esercizio delle attività indicate nel 1° comma dell'art. 1, dovrà tenersi conto delle seguenti voci: A) Costi e spese Costo sostenuto da Istituto, Unità Complessa di Istituti, Dipartimento o Centro interdipartimentale per far fronte a tutte le spese correlate alla conduzione della ricerca commissionata. L'ammontare delle spese generali, determinato in ragione del 2,5% dell'ammontare complessivo delle spese correlate alla ricerca commissionata, viene introitato a bilancio universitario. B) Utili in misura non inferiore al 30% della sommatoria delle spese di cui al punto A). Fermo restando quanto previsto al punto B), le spese di cui al punto A) possono essere compensate mediante cessione di attrezzature, ma solo parzialmente, nella misura in cui queste fanno fronte alle spese; in tal caso - fermo restando che deve essere assicurato, in denaro, un utile non inferiore al 30% della sommatoria delle spese - è possibile non operare la trattenuta del 2,5% in favore del Bilancio Universitario di cui all'art. 3/d, previa delibera del Consiglio di Amministrazione, necessaria anche nel caso dei contratti stipulati direttamente dai Dipartimenti, dalle Unità Complesse di Istituti e dai Centri Interdipartimentali. I corrispettivi e le tariffe da richiedere ai committenti (e fissati al lordo dell'IVA) per contratti e convenzioni sono stabiliti dai Consigli di Istituto o Dipartimento o Unità Complessa di Istituti o Centro Interdipartimentale e approvati dai rispettivi organi competenti. Gli Istituti, i Dipartimenti, le Unità Complesse di Istituti e i Centri Interdipartimentali dovranno comunque contabilizzare accuratamente i costi al fine del recupero dell'I.V.A. sugli acquisti. Per le prestazioni tariffabili si potrà fare riferimento alle tariffe vigenti presso gli Enti locali territoriali e a quelle determinate sulla base di disposizioni normative di carattere generale. Le tariffe vanno comunque aggiornate annualmente secondo l'indice ISTAT; ugualmente i corrispettivi dei contratti, qualora possibile. Il Consiglio di Amministrazione fissa annualmente l'importo minimo per prestazioni a pagamento del tipo sperimentazioni farmaci, effettuate sia da Istituti e Cliniche della Facoltà di Medicina e Chirurgia, sia da tutte quelle strutture che eseguono sperimentazioni farmaci in generale.

Articolo 4. Una quota parte degli utili derivanti dall'esecuzione delle attività previste dall'art. 1, pari all'1% dell'utile medesimo, viene destinata dagli Istituti e dalle Unità Complesse di Istituti alla copertura delle spese di carattere generale sostenute dall'Università. Tale disposizione non si applica ai contratti e convenzioni stipulati dai Dipartimenti e Centri Interdipartimentali.

Articolo 5. Ai fini dell'attuazione dell'art. 4 del d.l. del 28.5.1981 n. 255, convertito nella legge 24.7.1981 n. 391, una quota degli utili derivanti dalle prestazioni di cui al presente regolamento, pari al 20% dell'utile medesimo, verrà destinata al fondo comune di Ateneo e ripartita secondo i parametri di seguito indicati: a) personale tecnico-amministrativo appartenente al ruolo dirigenziale e personale tecnico-amministrativo cui è stato conferito l'incarico di funzioni dirigenziali: 4; b) personale tecnico-amministrativo appartenente alle categorie D ed E.P.: 3; c) personale tecnico-amministrativo appartenente alla categoria C: 2; d) personale tecnico-amministrativo appartenente alla categoria B: 1,5. Al personale non docente che collabora all'esecuzione delle prestazioni è comunque assicurato un compenso pari complessivamente alla quota spettante sulla ripartizione del fondo comune. Il personale non docente continua a concorrere alla ripartizione del fondo comune durante i periodi di assenza nei quali mantiene l'intero trattamento stipendiale.

Articolo 6 .Il personale docente e non docente che collabora all'esecuzione delle prestazioni disciplinate dal presente regolamento è compensato fino al limite della quota percentuale residua degli utili e comunque in misura non superiore al 100% della relativa retribuzione lorda. L'utilizzazione del personale non docente avviene nell'ambito dei compiti assegnati in base agli artt. 85 e 87 del D.P.R. 382/1980. I compensi spettanti ai sensi del 1° comma sono ripartiti tra il personale che ha partecipato alla prestazione anche in rapporto all'impegno orario richiesto, secondo i seguenti coefficienti comparativi: - personale docente di ruolo delle due fasce e professori incaricati: 3; - personale del ruolo dei ricercatori e assistenti ad esaurimento: 2,5; - personale tecnico-amministrativo appartenente alle categorie D ed E.P.: 2; - personale tecnico-amministrativo appartenente alle categorie B e C: 1,5. Alle persone che, sottoscrivendo la relazione finale, assumono responsabilità in proprio, i valori dei rapporti delle relative categorie sono aumentati di una unità. Le proposte di riparto dei proventi e quelle relative al personale che si intende utilizzare per l'esecuzione della ricerca vengono affisse all'albo dell'Istituto, Unità Complessa di Istituti, Dipartimento o Centro Interdipartimentale, a cura del Direttore del medesimo almeno 5 giorni prima della riunione del relativo Consiglio, affinché il personale tutto possa avanzare eventuali osservazioni, che dovranno comunque essere riportate a verbale nella delibera di approvazione. L'elenco del personale partecipante potrà essere aggiornato per eventuali esigenze emerse nel corso della ricerca.

Articolo 7. Il verbale relativo alla delibera del Consiglio di Istituto, Unità Complessa di Istituti, Dipartimento o Centro Interdipartimentale deve contenere: l'approvazione dell'esecuzione della prestazione, la ripartizione del corrispettivo fra utili e costi ovvero la richiesta di esenzione dal riparto, l'individuazione del responsabile scientifico e l'elenco del personale docente e non docente che si prevede di utilizzare nel corso della prestazione stessa. La delibera dovrà essere esposta all'albo dell'Istituto, Unità Complessa di Istituti, Dipartimento o Centro Interdipartimentale. Gli Istituti dovranno trasmettere le delibere all'Amministrazione centrale per l'inoltro al Consiglio di Amministrazione. Con la delibera di cui al presente articolo, le Unità Complesse di Istituti, i Dipartimenti e i Centri interdipartimentali autorizzano inoltre la stipula dell'atto dando mandato al Direttore, o ad altri. Le Unità Complesse di Istituti, i Dipartimenti ed i Centri interdipartimentali, inoltre, sono tenuti a comunicare all'Amministrazione i dati concernenti la stipulazione di contratti e convenzioni (anche quelli non soggetti a riparto), al fine di mantenere aggiornati i dati relativi alle attività di ricerca svolte presso l'Ateneo.

Articolo 8. Gli utili residui che dovessero risultare disponibili a seguito dei limiti della ripartizione di cui ai precedenti artt. 5 e 6 e delle minori spese sostenute, nonché a seguito di rinuncia alle quote da parte degli aventi diritto ai sensi dell'art. 6, devono essere destinati all'acquisto di materiale didattico e scientifico ed alle spese di funzionamento dell'Istituto, Unità Complessa di Istituti, Dipartimento o Centro Interdipartimentale che hanno eseguito le prestazioni di cui al presente regolamento. Il Consiglio di Amministrazione dell'Università e i Consigli dei singoli Dipartimenti, Unità Complesse di Istituti e Centri Interdipartimentali, in sede di predisposizione del conto consuntivo annuale, accerteranno gli utili di cui al primo comma, indicando, al contempo, la quota parte destinata a spese di investimento e quella destinata a spese di funzionamento. A tal fine il Consiglio di Amministrazione terrà conto delle indicazioni formulate dai predetti organismi.

Articolo 9. Entro il 30 aprile di ogni anno si procede alla ripartizione del fondo comune di cui all'art. 5 derivante dai proventi introitati durante il precedente esercizio. La quota di fondo comune non erogata a seguito dell'effettuazione dei conguagli di cui al secondo comma dell'art. 5 andrà ad incrementare il fondo comune dell'esercizio corrente.

Articolo 10. Le quote pari al 2,5% delle spese di cui all'art. 3, e pari all'1% degli utili a favore dei soli Istituti e Unità Complesse di Istituti, di cui all'art. 4, vengono introitate dal bilancio universitario, rispettivamente: - alla F.E. 01.16.09 "Percentuali al Bilancio per prestazioni conto terzi". La quota pari al 20% dell'utile di cui all'art. 5, viene introitata dal bilancio universitario: - alla F.E. 01.16.04 "Recupero 20% fondo comune art. 66 e prestazioni a pagamento" con corrispondente disponibilità in spese, alla F.S. 01.20.02 "fondo comune prestazioni conto terzi."

Articolo 11. Il presente regolamento ha validità per l'anno finanziario, rinnovabile automaticamente di anno in anno, salvo eventuali proposte di modifica da avanzare entro il 30 settembre di ogni anno.".

Il presente decreto è conservato nella raccolta dei regolamenti dell'Ateneo e pubblicato nel bollettino ufficiale dell'Ateneo.
Dal Rettorato, addì 5 novembre 2001

IL DIRETTORE AMMINISTRATIVO (f.to Dott.ssa Ines Fabbro)
IL RETTORE (f.to Prof. Pier Ugo Calzolari)

 

A conclusione della prima grave crisi politica del Governo PRODI

Napolitano.jpg (3529 byte)
Giorgio Napolitano

La INDICAZIONE di NAPOLITANO
Presidente della Repubblica Italiana:

"Mettere in conto, come prossima fase politica a metà legislatura,
un Governo istituzionale per fare una nuova legge elettorale"
 

Frattanto FOLLINI votando il Governo, da esterno,
è come si sia messo già al lavoro per la nuova fase

follini.jpg (2501 byte)
Marco Follini

    LUCIANI: detta fase dovrebbe preparare le basi per la ricostituzione dell'inter-classismo con 4-5 partiti,  in Parlamento, ma in modo nuovo rispetto a quello della vecchia DC (si vegga sotto).
    FOLLINI, poi, votando il Governo, da esterno, è come si sia messo già al lavoro per la nuova fase, a cominciare dallo scongiurare i baratri incombenti del berlusconismo. L'UDC ci pensi bene, anche perchè l'UDC potrebbe votare il Governo da esterno, ponendo esplicitamente come condizione l'impegno per una legge elettorale proporzionale, con sbarramento, e l'otterrebbe.

Gli ingredienti della fase 2, a metà legislatura:

1) OBIETTIVI:  chiudere definitivamente la transizione dalla 1a alla 2a Repubblica, aperta nel 1992-94 con la nascita di FI. Questa fase dovrebbe essere avviata con una legge proporzionale con sbarramento, che porti 4 - 5 partiti in parlamento, e con una riforma costituzionale per l'elezione diretta del Presidene del Consiglio, contemperata da un rafforzamento dei poteri di garanzia costituzionale del Capo dello Stato.

2) STRUMENTI, per fare la legge:
a) la formazione del partito democratico;
b) la formazione del partito del centro (UDEUR+ UDC+ 30 partitini centristi già in lista d'attesa);
c) un ri-orientamento di AN+FI verso il nuovo corso;
d) la formazione del partito unitario della sinistra, mediante armonizzazione di RC et Company

La prova del 9, perchè il conto torni, dovrebbe essere che Mister B sia lasciato libero di spifferare con le sue TV   (purchè senza esagerare nel far vedere che ROMA è MILANO), ma anche che non sia trascurata una modalità mediatica stabile per spiegare al nostro popolo la nuova direzione di marcia.

PERCHE' QUESTE PROPOSTE

   Ci troviamo in un grave impasse istituzionale, anche pericoloso per la democrazia, e questo a causa (non solo questo) di una legge elettorale fatta da Mister B,  che santo non è, e  credo che gli italiani lo sappiano se, solo qualche mese fa, hanno respinto, con referendum, una RIFORMA COSTITUZIONALE (del precedente Governo) che aveva creato apprensioni per la continuità della democrazia in Italia e problemi seri per l'unità nazionale.
   A riguardo del primo punto, non credo che gli italiani abbiamo dimenticato che la Costituzione,

LA LEGGE ELETTORALE che qui si propone:

    1.- Elezione del Parlamento
a) Il parlamento è eletto a suffragio universale con riparto dei seggi, tra i partiti, proporzionalmente ai voti ottenuti, al netto di uno sbarramento del 5% dei voti elettorali sia per il partito che si presenti da solo, sia per la coalizione.
b) La partecipazione dei partiti alle elezioni non richiede firme di presentazione.
c) Il diritto di voto include la possibilità di esprimere una preferenza.
    2.- Rimborso delle spese elettorali dei partiti
a) i partiti hanno diritto al rimborso delle spese elettorali, proporzionalmente ai voti riportati. Nel caso di partiti federati presentatisi in unica lista o in coalizione, il partito che esca dalla federazione o dalla coalizione perde il diritto al rimborso fin dall’origine.
    3.- Elezione del Presidente del Consiglio
a) Il Presidente del Consiglio è eletto a suffragio universale diretto, tra i candidati che hanno ottenuto la nomina a candidato nelle elezioni primarie.
Qualora nessun candidato ottenga la maggioranza assoluta, si passa al ballottaggio tra i due più votati.
Non è eleggibile chi abbia già svolto due mandati consecutivi.
Il Premier nomina e revoca i Ministri, che sono insediati, subordinatamente alla fiducia delle Camere.
b) Elezioni primarie. Tre mesi prima delle elezioni del Presidente del Consiglio, sono fatte, in base a disposizioni di legge, le elezioni primarie per scegliere i candidati a Premier.
Le candidature possono essere presentate, con un rispettivo programma, da partiti e associazioni annotate all’Ufficio del Pubblico Registro
c) Ottiene la nomina a candidato, per ogni rispettivo partito o associazione, chi abbia ottenuto il maggior numero di voti, purchè il rispettivo partito o associazione abbia ottenuto più del 10% dei voti degli elettori di almeno 5 Regioni
    4.- Nuovi poteri del Presidente della Repubblica
Le leggi e gli atti del Governo, aventi forza di legge, possono essere rinviati preventivamente alla Corte Costituzionale, per il parere di costituzionalità, dal Capo dello Stato di propria iniziativa o su richiesta di 1/3 di una delle Camere o di 5 Consigli Regionali.
  In caso di parere negativo non ha luogo la promulgazione.

fatta da Mister B, prevedeva lo scioglimento delle Camere, in caso di sfiducia al Premier, su semplice sua richiesta. Questo voleva dire la demolizione della sovranità popolare, giacchè il popolo può difendersi solo mediante un parlamento indipendente dal Governo.
  A riguardo del secondo punto, non credo che gli italiani abbiano dimenticato che la durezza fiscale ha la sua origine nel federalismo irresponsabile, già attuato dalla precedente riforma costituzionale (era un Governo di sinistra), e che il federalismo di  Bossi-Berlusconi avrebbe reso ulteriormente incomprimibile la fiscalità (a  parte tutte le chiacchiere di cui si riempiono la bocca. Del resto, quante volte l'UE aveva tirato le orecchie a Mister B !
  Non credo poi che gli italiani abbiano dimenticato che Mister B aveva chiesto (nel 2001) il voto per un programma liberale (a cui anch'io avevo creduto, ma adesso non più), che prevedeva la riduzione della pressione fiscale. E nemmeno hanno dimenticato che, poi, al quarto anno di legislatura (vale dire, ormai sotto le nuove elezioni), voleva ridurre l'imposta sul reddito, ma senza aver abbattuto nei precedenti tre anni la spesa pubblica e fatte le privatizzazioni. E allora giustamente FOLLINI glielo ha impedito, se non si voleva la bancarotta nei conti dello Stato, ed entrare in ulteriore rotta di collisione con l'U.E.
E che dire della riforma universitaria, che doveva andare verso l'autonomia all'Università pubblica (art. 33 della costituzione), e che invece è andata alla centralizzazione, e inoltre verso la precarizzazione dei ricercatori (ma, per fortuna, impedita dalla reazione compatta dei docenti e ricercatori).
E che dire della vicenda dell'EURO, il cui cambio con la LIRA era stato calcolato in modo errato dal precedente Governo PRODI, ma che entrò in funzione sotto il Governo di Mister B derubando il 50% del reddito fisso (col raddoppio dei prezzi) a favore del reddito variabile. Qui dentro ci sono i commercianti, i liberi professionisti, e le sue imprese). E cosa fece Mister B per impedire quel furto ? Non aveva il potere monetario, ma aveva quello fiscale, e  non fece nulla, salvo il "teatrino" al quarto anno ....
Non diremo, certamente, che MISTER B non abbia fatto nulladi buono nei 5 anni. Ad es.ha fatto la riforma del diritto societario, il divieto di fumo nei luoghi pubblichi. BENE. Ma questo è cosa diversa da un programma liberale.
  E che dire di qualcuno (DE GREGORIO) che vota per lui , e che non è bollato per traditore, mentre lo è FOLLINI perchè vota per il nuovo Governo ?
  Ritengo che l'indicazione di NAPOLITANO sia quella di una obiettiva difficoltà istituzionale della democrazia in Italia e dunque che, da questo momento, derivi per tutti il dovere di operare per un nuovo corso politico per la patria, che comporta superare la fase transitoria dalla prima alla seconda Repubblica, iniziat nel '92-'94 con la nascita di FI (a suo tempo meritoriamente per la democrazia in Italia), ma che attualmente ha i connotati dell'eversione (il potere per il potere).
  Dunque, se c'è qualcuno (FOLLINI) che ha il solito difetto di vedere e fare le cose in anticipo, dovremmo rendergli MERITO o DEMERITO ? Lo chiedo a Mister B, ma non per me che già la penso come FOLLINI. NL

 

ELEZIONI  del CUN - Consiglio Universitario Nazionale

donna1.gif (8369 byte)donna2.gif (1507 byte)

Risultati delle votazioni
dicembre 2006

Tra i professori ordinari e associati, si impongono le "cupole"
(tra i professori associati, perde Paolo Manzini - Cipur).
Tra i "volenterosi" ottimo risultato per il CNRU: eletti 6 ricercatori su 14
Fanalino di coda tra i "volenterosi": Nino Luciani, I Fascia, 3 voti


AREA 01 - Scienze matematiche e informatiche
Professori Ordinari: ANZELLOTTI Gabriele Univ. TRENTO SCIENZE MAT.FIS.NAT. MAT/05
Professori Associati: MANGIONE Vittorio Univ. PARMA SCIENZE MAT.FIS.NAT. MAT/03
Ricercatori Universitari: CENCIARELLI Pietro ROMA "La Sapienza" SCIENZE MAT.FIS.NAT. INF/01

AREA 02 - Scienze fisiche
Professori Ordinari: ROSSI Paolo Univ. PISA SCIENZE MAT.FIS.NAT. FIS/02
Professori Associati: CAPUZZO DOLCETTA Roberto Angelo ROMA "La Sapienza" SCIENZE MAT.FIS.NAT. FIS/05
Ricercatori Universitari: FRATTINI Romana Univ. VENEZIA SCIENZE MAT.FIS.NAT. FIS/03

AREA 03 - Scienze chimiche
Professori Ordinari: NOVELLINO Ettore Univ. NAPOLI FARMACIA CHIM/08
Professori Associati: MENZIANI Maria Cristina Univ. MODENA e R. E. SCIENZE MAT.FIS.NAT. CHIM/02
Ricercatori Universitari: MARINO Tiziana Univ. della CALABRIA SCIENZE MAT.FIS.NAT. CHIM/03

AREA 04 - Scienze della Terra
Professori Ordinari: MORRA Vincenzo Univ. NAPOLI SCIENZE MAT.FIS.NAT. GEO/07
Professori Associati: CAROSI Rodolfo Univ. PISA SCIENZE MAT.FIS.NAT. GEO/03
Ricercatori Universitari: CARMINATI Eugenio ROMA "La Sapienza" SCIENZE MAT.FIS.NAT. GEO/03

AREA 05 - Scienze biologiche
Professori Ordinari: CUOMO Vincenzo ROMA "La Sapienza" FARMACIA BIO/14
Professori Associati: CUCCO Marco PIEMONTE ORIENTALE SCIENZE MAT.FIS.NAT. BIO/05
Ricercatori Universitari: NARO Fabio ROMA "La Sapienza" MEDICINA e CHIRURGIA BIO/17

AREA 06 - Scienze mediche
Professori Ordinari: LENZI Andrea ROMA "La Sapienza" MEDICINA e CHIRURGIA MED/13
Professori Associati: AMORE Mario Univ. PARMA MEDICINA e CHIRURGIA MED/25
Ricercatori Universitari: REALACCI Massimo ROMA "La Sapienza" MEDICINA e CHIRURGIA MED/04

AREA 07 - Scienze agrarie e veterinarie
Professori Ordinari: RUSSO Vincenzo Univ. BOLOGNA AGRARIA AGR/19
Professori Associati: SANESI Giovanni Univ. BARI AGRARIA AGR/05
Ricercatori Universitari: TOSCANO Attilio Univ. CATANIA AGRARIA AGR/08

AREA 08 - Ingegneria civile ed Architettura
Professori Ordinari: SIVIERO Enzo IUAV - VENEZIA ARCHITETTURA ICAR/09
Professori Associati: LOSCO Giuseppe Univ. CAMERINO ARCHITETTURA ICAR/12
Ricercatori Universitari: MONTELLA Alfonso Univ. NAPOLI INGEGNERIA ICAR/04

AREA 09 - Ingegneria industriale e dell'informazione
Professori Ordinari:1 STELLA Andrea Univ. UDINE INGEGNERIA ING-IND/31
Professori Associati: POGGIOLINI Pierluigi Politecnico TORINO INGEGNERIA II ING-INF/03
Ricercatori Universitari: PIZZUTILO Fabrizio Politecnico MILANO ING. dei SISTEMI ING-INF/06

AREA 10 - Scienze dell'antichita', filologico-letterarie e storico-artistiche
Professori Ordinari: COSTA Simona Univ. ROMA TRE LETTERE e FILOSOFIA L-FIL-LET/11
Professori Associati: TORTORELLA Stefano ROMA "La Sapienza" SC.UMANIST.(Lett...) L-ANT/07
Ricercatori Universitari: RESTUCCIA Laura Univ. PALERMO LETTERE e FILOSOFIA L-FIL-LET/14

AREA 11 - Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche
Professori Ordinari: RUGGIU Luigi Univ. VENEZIA LETTERE e FILOSOFIA M-FIL/06
Professori Associati: BIAGIANTI Ivo Univ. SIENA LETTERE FILOSOFIA II M-STO/02
Ricercatori Universitari: ZILLI Sergio Univ. TRIESTE LETTERE e FILOSOFIA M-GGR/01

AREA 12 - Scienze giuridiche
Professori Ordinari: D'ANGELI Fiorella Univ. CASSINO GIURISPRUDENZA IUS/01
Professori Associati: BUSACCA Carlo Univ. MESSINA GIURISPRUDENZA IUS/18
Ricercatori Universitari: BASSU Giuseppe Francesco Univ. SASSARI GIURISPRUDENZA IUS/08

AREA 13 - Scienze economiche e statistiche
Professori Ordinari: FAVOTTO Francesco Univ. PADOVA ECONOMIA SECS-P/07
Professori Associati: PETRUCCI Alessandra Univ. FIRENZE PSICOLOGIA SECS-S/01
Ricercatori Universitari: RITROVATO Ezio Univ. BARI ECONOMIA SECS-P/12

AREA 14 - Scienze politiche e sociali
Professori Ordinari: FRUDA' Luigi Gabriele ROMA "La Sapienza" SC. COMUNICAZIONE SPS/07
Professori Associati: AMORETTI Francesco Univ. SALERNO LETTERE e FILOSOFIA SPS/04
Ricercatori Universitari: D'ANDREA Dimitri Univ. FIRENZE LETTERE e FILOSOFIA SPS/01

 

        Anno 2010
       Direttore Responsabile del Foglio Indipendente on line: Prof. Nino Luciani  
          UNIVERSITAS Notizie - Organo del SUN - SINDACATO UNIVERSITARIO NAZIONALE on Line - SEDE IN BOLOGNA
           MEMBRO  delle OO.UU.DD: ADU,ANDU, APU,CISAL-Università, CISL-Università,  CNRU, CNU, FIRU, FLC-CGIL, SNALS-Università, SUN, UILPA-UR, UGL

       Invia i tuoi articoli alla Redazione, all'indirizzo E-mail: nino.luciani@alice.it
     
I testi non sono censurati. Solo limite è la lunghezza: 40 righe. Le righe eccedenti sono tagliate dal P.C


   importante importante importante: Per informazioni di carattere generale sull'università in Italia, puoi cliccare direttamente sul sito: http://www.universitas.bo.it