"Universitas News" l'assemblea sindacale "on line" del SUN. Visite: numero 32.311 nel 2009

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Presto in Aula, al Senato, la riforma Gelmini, mentre resta la determinazione dei Ricercatori (41 % dei docenti di ruolo) )di non fare domanda di insegnamenti. In forse la programmazione didattica degli Atenei per il prossimo anno 2010/11.
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UNIVERSITAS  News

Foglio on line sull'università, con  Forum di politica generale aperto a tutti.
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7- Tel  347 9470152 - nino.luciani@alice.it
Vedi anche:
http://www2.dse.unibo.it/luciani/index.htm

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NINO LUCIANI, Direttore responsabile

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Comité de Patronage: Francesco Bonsignori, Alfredo De Paz, Elena Ferracini,  Dario Fertilio, Enrico Lorenzini, Nino Luciani,  Bruno Lunelli, Merafina Marco, Gianni Porzi, Franco Sandrolini, Vittorio Tomasi

  PAESI VISITATORI nel 2009: Italy, United States, Sweden, France, Switzerland, Germany, Great Britain, Spain, Brazil, Malaysia, Pakistan, Canada, Poland, Uruguay, Portugal, Turkey, Netherlands, China, Mexico, Syria, Czech Republic, Greece, Austria, Peru,
South Korea, Norway, Croatia, South Africa, Ukraine, Costa Rica, Romania, Belgium, Japan, Dominican Republic, Vatican City State, Bulgaria, Argentina, San Marino, Luxembourg

E'  tuttora in corso la raccolta di firme (al momento, più di 1400) a favore di una "Mozione della Conferenza dei Presidi delle Facolta' di Scienze e Tecnologie del 6 Maggio 2010", contro lo smantellamento progressivo della università pubblica, dai vari governi. Per partecipare, clicca su: http://w3.disg.uniroma1.it/unira/index.php

In questa edizione di giugno  2010 

1 .- Da Mauro Degli Esposti e Marco Geraci (Universita' di Manchester), su Bulletin of Italian Politics, una storia di "corsi e ricorsi" alla G.Vico, le riforme universitarie italiane dal 1980. La riforma Gelmini all'insegna del Gattopardo? CLICCA su: HOME  
2.- Le "s-considerazioni" del Governatore a favore della Manovra del Governo. Sì al taglio della spesa pubblica, ma dopo dismissioni dei servizi agli enti locali e al settore privato. No a macelleria sociale. CLICCA su: FORUM1
3 .- Lettera al Presidente Berlusconi sulla riforma "Gelmini", a cui il Presidente non ha dato risposta. CLICCA su: RUBRICA  
4.- In "Aula" al Senato a luglio, la riforma Gelmini. Il "testo finito" della Commissione Istruzione. Relatore Valditara rivendica di aver "fatto giustizia" per i Ricercatori a tempo indeterminato, dando la "chiamata diretta". CLICCA su: STATO GIURIDICO 
5.- Il Disegno di Legge sulle intercettazioni telefoniche, approvato dal Senato. No comment. CLICCA su: FORUM2  
6.- Vito D'Andrea, Per la messa ad esaurimento degli "Associati", non del ruolo dei Ricercatori. CLICCA su: FORUM3  
7.- Bologna: nuove inquietudini dal caso Delbono, dopo la notizia "giornalistica" di rinvio a giudizio. Da verifica risulta che la riammissione è avvenuta con procedimento improprio e in condizioni di conflitto di interessi ideologici. CLICCA  su: News

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Università di Roma "La Sapienza"

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Vito D'Andrea

Proposta di emendamento al DDL Gemini, Senato 1905

Vito D'Andrea*, Per la messa ad esaurimento della Fascia
degli Associati, non del ruolo dei Ricercatori

  * Professore Associato di Chirurgia Generale.
    Presidente del Comitato Promotore della FPA - Federazione dei Collegi dei Professori
     Associati. Per un curriculum, clicca su: http://vitodandrea.it/breve_cv.htm

1.-  Premessa. Il titolo III del Disegno di Legge governativo di riforma dell'Università, approvato il 28/10/2009 in Consiglio dei Ministri e presentato al Senato il 03/12/2009, mette ad esaurimento il ruolo dei Ricercatori universitari e, pertanto, penalizza i giovani che aspirano a diventare Ricercatori di ruolo, gli stessi Ricercatori di ruolo, che vengono messi ad esaurimento, ed i Professori Associati, che vengono retrocessi dal II al I livello della carriera universitaria.
   L'Italia ha 2 Ricercatori per mille lavoratori, Francia,Germania e Gran Bretagna ne hanno 4 per mille, Giappone,Svezia ed U.S.A. ne hanno 6 per mille ed infine la Finlandia ne ha 7 per mille!
   L'Italia ha pochi ma buoni Ricercatori: se consideriamo l'indice di citazioni dei lavori scientifici dei nostri Ricercatori nel Science Citation Index, l'Italia è al 2° posto tra i Paesi OCSE subito dopo la Gran Bretagna.      Nel testo originario del DDL non c'era scritto, come affermato nel D.P.R. 382/1980, che "l'Università è la sede primaria della Ricerca Scientifica": il DDL sembra privilegiare il modello di "Teaching University" piuttosto che quello di "Research University". L'Università Italiana necessita di più Ricercatori, come avviene in Francia ( 20.000 Ordinari + 37.000 Ricercatori) ed in Germania ( 37.000 Ordinari + 131.000 Ricercatori). In questi due Paesi, il ruolo del Professore Universitario è unico e non è distinto in due fasce. E' più ragionevole, dunque, mettere ad esaurimento la II fascia dei Professori Associati anziché il ruolo dei Ricercatori.

2.- Storia. Lo Stato Giuridico dei Professori Associati è disciplinato dalle norme relative ai Professori Ordinari" : è l'Art.22 del D.P.R. 382/1980, tutt'ora vigente; "…sono riservate ai professori ordinari le funzioni di rettore, preside di facoltà, direttore di dipartimento e di consiglio di corso di laurea, nonché le funzioni di coordinamento dei corsi di dottorato di ricerca e le funzioni di coordinamento di gruppi di ricerca…" : è l'Art. 16 del D.P.R. 382/1980. " Nell'assegnazione dei posti di professore ordinario da mettere biennalmente a concorso, il Ministro della pubblica istruzione deve tenere conto, anche in deroga ai criteri programmatici stabiliti nel piano formulato ai sensi del precedente art. 2 e nel limite del 20 per cento dei posti da assegnare, delle eventuali richieste avanzate, per le discipline ricoperte, da professori associati che abbiano maturato nove anni di insegnamento in qualita' di professore incaricato nella stessa disciplina o gruppi di discipline. Tali richieste, presentate alle facolta', devono essere inoltrate unitamente alle richieste della facolta'" : è l'Art.5 del D.P.R. 382/1980. Pertanto il ruolo del Professore Universitario è unico e distinto in due fasce, la I fascia degli Ordinari e la II fascia degli Associati: tra le due fasce c'è una sottile differenza, limitata all'elettorato passivo per le cariche accademiche, mentre c'è una sostanziale equiparazione didattica e scientifica.
   Il Parlamento ha voluto approvare una norma di legge, l'Art.5 del D.P.R. 382/1980, per riconoscere che dopo 9 anni di titolarità d'insegnamento i professori associati confermati hanno diritto di entrare nella I fascia dei professori ordinari.
   Lo stipendio di un Professore Associato Confermato dopo 9 anni nel ruolo è superiore a quello di un Professore Straordinario: pertanto il passaggio dalla II alla I fascia non comporta un aumento di spesa, ma, al contrario, un risparmio per l'Amministrazione dello Stato.
   Tale risparmio si avrebbe non solo all'atto della presa di servizio nel nuovo ruolo, ma continuerebbe negli anni successivi considerando il differenziale tra lo stipendio del professore associato che permanesse nel suo ruolo e quello che avrebbe se transitato nella I fascia. Il sorpasso stipendiale si otterrebbe solo a partire dal 18° anno di permanenza nel ruolo di professore ordinario (cosa improbabile considerando l'età media degli associati con 12 anni di anzianità, tre anni prima della conferma + 9 anni dopo la conferma) come evidenziato in uno studio del CIPUR di cui si allega il link: http://www.cipur.it/Studi%20e%20pubblicazioni/quaderno1.pdf .

3. Considerazioni e proposta di emendamento.  Un ulteriore risparmio per l'Amministrazione dello Stato deriva dalla riduzione del numero di concorsi da espletare: i "budget" che si liberano, unitamente al differenziale di spesa risparmiato per ciascun associato che transiti nel ruolo unico, possono essere interamente destinati al reclutamento dei giovani ricercatori anche al fine di attuare un rapido ricambio generazionale.
   Se la norma, già introdotta con la legge "Moratti" n°230/2005, che ha messo ad esaurimento il ruolo dei Ricercatori a partire dal 1° Ottobre 2013, dovesse essere confermata ed anzi, anticipata dalla riforma del Ministro Gelmini ( Atto Senato DDL n°1905 ), quella sottile differenza esistente tra Ordinari e Associati diventerebbe un abisso incolmabile, perché gli Associati sarebbero retrocessi dal II al I livello della carriera universitaria, andando a costituire la fascia d'ingresso e di reclutamento nei ruoli universitari.
    Chi conosce l'Università, sa bene che i motivi per cui un Professore Associato Confermato non diventa Ordinario dopo 9 anni di titolarità d'insegnamento possono essere molteplici e quasi mai riconducibili al demerito didattico-scientifico: 1) non c'è il "budget" disponibile: il passaggio dalla II alla I fascia costa all'Università 30 punti di "budget"; 2) il "Maestro" è andato in pensione o è morto: nei concorsi universitari, il ruolo del "Maestro" è fondamentale; 3) il candidato non fa parte della "cordata" giusta.
  L'ultimo censimento dei docenti universitari italiani ha dato i seguenti risultati ( fonte: La Stampa, 07/09/2009 ): ORDINARI = 19.625 ASSOCIATI = 18.733 .
   Nei prossimi 8 anni, il 50% dei docenti universitari italiani andrà in pensione: pertanto, lo scorrimento degli Associati con 12 anni di anzianità nel ruolo ( 9 + 3 prima della conferma ) nella I fascia degli Ordinari non determina un aumento dell'organico della I fascia e libera risorse da destinare al reclutamento dei giovani.

Proposta di EMENDAMENTO AL DDL n°1905

TITOLO III

1.La fascia dei Professori Associati è messa ad esaurimento. I Professori Associati transitano nella I fascia dei Professori Ordinari al compimento dei 9 anni nel ruolo.

 


EDIZIONI PRECEDENTI

Ateneo di Bologna:  Rendiconto 2009, approvato dal Consiglio di Amministrazione

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Gianni Porzi




Relazione del prof. Gianni Porzi*


        
* Membro del Consiglio di Amministraziobe, Rappresentante del Governo

1.- Premessa. Nell’esame del bilancio consuntivo 2009 mi è stata molto utile non solo la relazione del Collegio dei Revisori dei Conti, ma anche quella allegata al bilancio stesso predisposta dall’Area di Ragioneria e redatta in modo chiaro.
   Ringrazio di nuovo il M.R. per aver accolto la mia richiesta (nella precedente seduta) di rinvio dell’approvazione del bilancio essendo un atto amministrativo molto importante (non solo economico, ma anche politico perché offre anche l’occasione per utili riflessioni) e la cui lettura richiede un tempo adeguato. In tal modo mi è stato possibile un esame più accurato del consuntivo 2009 grazie al quale ho potuto individuare alcuni elementi degni di nota e che ritengo di dover sottolineare.

  2.-  Per quanto concerne il capitolo Servizi di supporto (sistemi informativi, servizi bibliotecari, cultura e comunicazione), si nota che :
a)  al 31/12/08 il personale che operava nell’ambito dei sistemi informativi dell’Ateneo ammontava a 79 unità così suddivise:
-  58 unità al CeSIA (Centro Servizi Informatici d’Ateneo)
- 15 unità al DSAW (Direzione Sviluppo Attività Web)
- 6 unità al SIA (Sistema Informativo di Ateneo), per una spesa globale lorda di circa 3,2 Ml, alla quale va ovviamente aggiunto l’importo relativo alla dotazione.
b) al 31/12/09 detto personale ha subito un notevole incremento (oltre il 40%) avendo raggiunto le 112 unità così suddivise:
- 66 unità al CeSIA
- 35 unità al DSAW, più che raddoppiate
- 11 unità al SIA, quasi raddoppiate, per una spesa globale lorda di circa 4,25 Ml (cioè 1 Ml in più rispetto all’anno precedente) alla quale va aggiunto l’importo relativo alla dotazione che ammonta a circa 10,3 Ml.
   Mi viene spontaneo chiedermi quante borse di dottorato potevano essere attivate con 1 Ml di Euro. Sono certamente scelte politiche delle quali però il CdA dovrebbe essere portato a conoscenza e sulle quali i Consiglieri dovrebbero poter assumere decisioni ponderate essendo stati opportunamente informati sulle varie situazioni. Era numericamente così scarso il personale in tale settore da richiedere un aumento così consistente?
   Da notare poi che in tale valutazione non sono stati presi in considerazione il Centro e-learning, il Sistema Bibliotecario d’Ateneo (SBA) e il Centro Inter-Bibliotecario (CIB) che nel complesso contano 37 unità di personale per una spesa lorda di 1,35 Ml.
   Ritengo che l’aumento di personale addetto, sotto varie forme, all’informatizzazione dell’Ateneo sia eccessivo e ciò è dovuto, probabilmente, ma non solo, al fatto che le assunzioni del Personale T.A. non vengono fatte in base ad una programmazione avendo ben presente la situazione globale dell’impiego di tale Personale, cioè una fotografia della sua distribuzione che consenta una valutazione oggettiva delle necessità dei vari settori. Non é possibile né accettabile “navigare a vista”. Ritengo infine che il frazionamento del personale dedicato ai sistemi informativi in più strutture non giovi all’efficienza, ma anzi abbia come conseguenza un numero di addetti superiore all’effettiva necessità. Pertanto, oltre al SIA, ritengo auspicabile, in occasione della ristrutturazione amministrativa, che anche il DSAW venga inglobato nel CeSIA.
- Nel 2009 si è raggiunto un rapporto Personale T.A./Personale docente di 0,97 e ciò a causa di un significativo calo del Personale Docente : a fronte infatti di 108 cessazione si sono registrate solo 12 assunzioni, contro le 145 del Personale T.A. (slide 18). Ritengo che tale rapporto sia già abbastanza elevato e quindi non vada superato, anzi. E’ indubbio che un Ateneo grande come il nostro comporti una gestione tecnico/amministrativa complessa e quindi necessiti di un adeguato numero di Personale T.A., ma non dimentichiamo che la funzione primaria è quella della didattica e della ricerca, senza le quali verrebbe meno la missione fondamentale.
- La spesa per i T.A. a contratto nel 2009 è stata di 4,22 Ml a fronte dei 2,3 del 2008, cioè si è registrato un notevole aumento (83,5%) che mi chiedo se sia adeguatamente giustificato.
- Al 31/12/09 si registra un numero consistente di EP a tempo indeterminato, cioè 191, ai quali vanno aggiunte 2 unità a tempo determinato. Sarebbe utile sapere se per tale figura si è raggiunto il numero massimo oppure vi sono concorsi in atto e in caso affermativo quanti sono.

3.- Per quanto riguarda la voce Economie è molto evidente lo scostamento, in certi casi per nulla trascurabile, tra il previsto e l’accertato.
  Sono state registrate maggiori entrate per circa 18 Ml di Euro, rispetto alla previsione, dovute in larga misura ad un maggior trasferimento di risorse dallo Stato (+14 Ml). Tale scostamento, a mio avviso, è da attribuire ad una previsione eccessivamente cauta, anzi direi pessimistica. Nel 2009 abbiamo infatti assistito all’enfatizzazione dell’emergenza che ha inciso negativamente in particolare sugli investimenti in edilizia.
E’ significativo l’aumento delle entrate contributive studentesche (+2,65 Ml rispetto alle previsioni) che ha portato a sforare, seppur di poco, il limite del 20% del FFO imposto dalla Legge. Si impone quindi una certa attenzione su questo fronte.

  Sul fronte delle spese, sono abbastanza sorprendenti le economie che si riscontrano. A fronte di economie in competenza, che ammontano globalmente a circa il 10% rispetto alle previsioni definitive (slide 15), la voce che si discosta maggiormente, sia in termini assoluti (-33,4 Ml) che in termini percentuali (-26,8%) è quella relativa alle attività strumentali in cui la parte del leone, con 15,18 Ml, viene fatta dal capitolo “fondi e accantonamenti”.
Significative, quanto sorprendenti, sono anche le economie in competenza nel capitolo di spesa “Risorse umane”, in particolare per quanto concerne il personale a tempo determinato (-34,2%).
L’economia netta globale si attesta alla non trascurabile somma di 21,5 Ml.
 
   Vorrei infine spendere due parole sull’edilizia sottolineando che non è stato fatto alcun investimento in tale settore. La ricerca scientifica ha bisogno non solo di Ricercatori e di tecnici, ma anche di strutture adeguate, altrimenti non è possibile accedere ai finanziamenti europei; mi risulta vi siano ancora strutture non a norma. Ci si è limitati alla manutenzione e alla gestione dell’esistente. Di conseguenza, non sono stati accesi prestiti in un momento peraltro favorevole dal punto di vista dei tassi di interesse.

4.-  Concludo dichiarando il mio voto favorevole e chiedendo al M.R. una particolare attenzione, aggiungerei anche coraggio, per quanto concerne gli investimenti in edilizia.
Chiedo inoltre al M.R., e non solo, di attivarsi al massimo per reperire risorse esterne da Enti pubblici e privati, in questo momento più che mai necessarie. Nel 2009 si è infatti registrato un consistente calo di finanziamenti su questo fronte rispetto al 2008 (-35%) ed ancor più rispetto al 2007 (-41%).
Ritengo sia necessaria una maggiore attenzione nelle assunzioni del Personale T.A. e nella sua distribuzione nei vari settori; la riorganizzazione dell’amministrazione va vista anche come occasione per una razionalizzazione e un impiego ottimale delle risorse umane.
Vorrei infine invitare il M.R. a informare tempestivamente il CdA sui trasferimenti di fondi governativi affinché si possano, in corso d’opera, fare gli opportuni aggiustamenti di bilancio, evitando scostamenti tra previsto e accertato quali quelli emersi nel bilancio 2009.
Nota della Redazione. Si riporta un prospetto riassuntivo del rendiconto finanziario del 2009, in confronto a quello dell'anno precedente, in cui sono evidenziati alcuni elementi significativi.

Bilancio consuntivo dell'Ateneoo: quadro complessivo ( milioni di € )

 Anno

2008

2009

  Spese correnti e in conto capitale (al netto da partite di giro)

 € 708,1

         € 704,5

  Entrate correnti (al netto da partite di giro), di cui:      

€ 732,5

          691,6
  Avanzo (+) , Disavanzo (-)

           € +24,4

         €  - 12,9

Dentro le entrate:

                           FFO-Fondo di Finanziamento Ordinario

€ 402,4

€ 406,4

                           Contributi studenteschi (al netto rimborsi anni precedenti)

€ 107,4*

€ 84,5*

                           Rapporto contributi studenteschi/FFO

     26,9%

     20,7%

* Si precisa che questi dati "apparentemente" troppo diversi tra loro, non sono omogenei ai fini del confronto, perchè la "diversità" è, almeno in parte, dovuta al mutamento del sistema di applicazione dei contributi.

                                               

Antica Diocesi di Comacchio

Patrocinio Istituto di Cultura Antica Diocesi di Comacchio e Parco del Delta del Po,  con la partecipazione di Docenti dell'Università di Bologna e del CNR, e del Direttore del Parco Delta

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Presentazione di due libri: - V. FERRONI, Per non dimenticare ...
- A. GALVANI, I Lidi sulla costa del Delta del Po

Resoconto della Conferenza di Comacchio sui due libri:
rispettivamente, di storia sulla vita di don Vito e  di ambiente

Pubblicazione delle relazioni del Dott. Giorgio Tomasi
e di Don Pier Giorgio Zaghi, Vicario Foraneo del Vicariato di San Cassiano

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Nota. Il primo libro, di carattere religioso e sociale, racconta la vita di un prete, collegata con quella della Diocesi di Comacchio e della citta', dall'anteguerra ai giorni nostri. Don Vito era stato Vicario della Diocesi.
  Il secondo libro (di una ricercatrice dell'Universita' di Bologna, nota in ambienti internazionali) esamina il modo come il Delta del Po ha trovato il proprio sviluppo, in seguito a grandi modificazioni del paesaggio (per urbanizzazione, motorizzazione, turismo), ma sconfinando in fenomeni di invivibilità (inquinamento del mare, attraversamento della mortale strada Romea negli abitati di Vaccolino e San Giuseppe, ingorgo al ponte di Portogaribaldi).
  Più di recente, preso atto della impossibilità di autorità locali di governare grandi eventi, una legge regionale ha istituito il "Parco Delta del Po".
  La Conferenza è stata seguìta con molto interesse (sala 70 posti, tutti occupati, più una decina di posti in piedi). Dal dibattito, è risultato che le relazioni, sul libro di don Vito, hanno toccato alcuni nervi, tuttora scoperti, quali la scomparsa dei Salesiani e la soppressione della Diocesi (clicca su testamento).
  Alla domanda sulle possibilità di ricostruire la Diocesi (circa il relativo territorio, clicca su Carta di Amsterdam), Don Zaghi non ha potuto rispondere, dovendo assentarsi per celebrare la Messa, a Portogaribaldi. Vi ha supplito il prof. Luciani, che attingendo al libro di don Vito, ha ricordato:
-  come la Diocesi sia venuta meno per la totale mancanza di preti del Delta;
- che la chiusura del Seminario è stata determinta dalla concorrenza delle scuole pubbliche, diffuse dallo Stato capillarmente nel Delta dal 1961 in poi;
- che il fenomeno della assenza di vocazioni locali permane, pur se è comparso recentemente un fenomeno di vocazioni tra laureati delle Università statali;
- ma che è prematura ogni previsione di ricaduta positiva locale, nel breve-medio termine.
   Secondo Luciani ha, invece, fondamento la proposta di separazione del patrimonio della ex-Diocesi di Comacchio da quello della Diocesi di Ferrara (trattasi: delle chiese, del vescovado, del seminario, delle biblioteche ..., beni di cui la gran parte non produce reddito, e tutti comportano delle grandi spese di manutenzione, perchè vecchi edifici). Per una problematica analoga, l'Università di Bologna ha istituito dei rispettivi Consigli di Polo nelle Sedi di Forlì, Rimini, Ravenna, infine resi "ad unum" dal Consiglio di Amministrazione dell'Alma Mater. In modo analogo si potrebbe istituire un Consiglio di Amministrazione della Sede di Comacchio, e rappresentato nel Consiglio della Diocesi di Ferrara. Tra, l'altro, sul piano giuridico, c'è il problema di garantire la destinazione dei redditi di alcuni lasciti, di privati, a favore di specifiche "chiese" della ex- Diocesi. Questa separazione potrebbe, poi, più tardi, facilitare la ricostruzione della Diocesi di Comacchio, nuove condizioni permettendo. NL

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Pier Giorgio Zaghi

 

  G. Zaghi, Il metodo religioso di don Vito, la sua opera per il recupero del peso socio-educativo della chiesa locale e il suo testamento per la "diocesi"   di Comacchio

   Premesse:
  1.-  Questo mio intervento è un doveroso omaggio a Mons. Vito Ferroni, figura eminente che ha onorato il presbiterio della Diocesi di Comacchio prima e di Ferrara-Comacchio poi. A lui mi lega una consuetudine ultracinquantennale di vita, che ha fatto sgorgare in me ammirazione, devozione e riconoscenza per l’Educatore prima e per il Confratello e “Superiore” poi, in un lungo tratto di cammino sacerdotale percorso insieme.
  2.-  In questa breve esposizione mi affido, ovviamente, alle luminose e puntuali risposte che Mons. Vito Ferroni offre alle domande dell’intervistatore, Dott. Giorgio Tomasi, e al ricco corredo di documenti, raccolti le une e gli altri nel volume “Per non dimenticare” che stiamo presentando questa sera. Sicuramente la mia relazione è lacunosa per la mia scarsa preparazione ma anche, in un certo senso, parziale perché filtrata inevitabilmente dalla mia sensibilità. Chiedo pertanto, preventivamente, scusa se deluderò qualche aspettativa.
  3.-  Mi preme, infine, ribadire la mia intenzione di rendere omaggio a Mons. Vito Ferroni, escludendo qualsiasi altra finalità più o meno indiretta e/o nascosta.

  1. Il metodo religioso di Don Vito.
   La locandina di presentazione di questo incontro indica tre punti per questa rilettura del libro “Per non dimenticare”, il primo dei quali recita: “Il metodo religioso di don Vito”.
   Francamente non so dire quanto le scelte pastorali operate dal nostro sacerdote siano state frutto di precise analisi e di conseguenti scelte o piuttosto derivate da una naturale inclinazione dell’animo e suggerite dalle circostanze ambientali e temporali in cui l’attività sacerdotale di Don Vito si è svolta.
   L’arco di sessant’anni è molto vasto e molto variegato e va dall’ultimo periodo anteguerra a tutto il periodo bellico, dal fervore della rinascita intorno agli anni cinquanta del secolo scorso all’evento solare del Concilio Ecumenico Vaticano II°, dal post-Concilio alle prime luci del nuovo millennio. Mi rendo conto che sarebbe importante una precisa e diretta collocazione dell’operato di Don Vito in questi diversi contesti con riferimenti al quadro storico, sociologico, culturale ed ecclesiale: mi dispiace di non esserne capace e di dovermi limitare agli accenni che ne fa Don Vito stesso nel suo libro.
   Il primo elemento che mi piace sottolineare è il periodo di formazione del futuro sacerdote presso il Seminario Regionale di Bologna. Monsignore scrive in proposito: “Gli studi presso il seminario regionale portarono un respiro nuovo ed ampio, la formazione spirituale e culturale era più completa ed adeguata ai tempi. (…) Andare a scuola per certe materie, come l’italiano e la storia in liceo, la S. Scrittura, la morale e la storia ecclesiastica in teologia, era un incanto” (p. 19).
   Questo “respiro nuovo ed ampio” è sicuramente una caratteristica, se non una chiave interpretativa, di tutta l’azione pastorale di Don Vito. I primi passi, dopo un breve periodo come segretario del Vescovo Babini e poi come cappellano a San Cassiano, li muove alla Chiesa del Rosario in Comacchio. Scrive: “Mons. Babini (…) mi nominò rettore ed amministratore del S. Rosario in Comacchio. Per me fu un incarico graditissimo perché consideravo il servizio di cappellano in duomo come provvisorio ed invece la rettoria del Rosario come servizio permanente. Era una chiesa che amavo fin da giovane seminarista, una chiesa che poi in seguito mi avrebbe dato tante soddisfazioni spirituali perché mi permetteva di esprimere il mio zelo in tutta libertà”(p.21). E, ancora, ad una nuova domanda dell’interlocutore, risponde: “Il rettorato della Chiesa del Rosario e l’insegnamento in Seminario furono le due esperienze che (…) contrassegnarono l’intero mio apostolato. Il Rosario mi preparò alla parrocchia (…). Avevo ventisei anni: un forte desiderio di lavorare come pastore; in duomo non mi era consentito perché il mio incarico era giuridicamente “provvisorio” e “temporaneo”: mi dedicai in toto al Rosario, non dico a fare il parroco, ma quasi. E questo purtroppo mi procurò fastidi ed incomprensioni (…). A parte le sofferenze e i richiami, da me mal tollerati, furono anni spiritualmente fervidi. (…) Per me, sacerdote, era una vera gioia quotidiana il vivere quella vita”(p. 24).
   Sono proprio questi “fastidi ed incomprensioni”, “sofferenze e richiami” che, per contrasto, fanno risaltare quel “respiro nuovo ed ampio” che animava l’apostolato del giovane sacerdote, che si esprimeva anche nel curare l’Azione Cattolica: “Venni nominato assistente diocesano della gioventù maschile di Azione Cattolica, così il mio campo di lavoro si allargò all’intera diocesi” (p. 21).
   Il lavoro apostolico nell’Azione Cattolica si è sviluppato negli anni, con mansioni ed incarichi diversi (vedi curriculum vitae a pag. 53): anni definiti da Monsignore “fervidi e gloriosi” (p. 28) e scrive: “il servizio di delegato per l’Azione Cattolica mi ha permesso di vivere sempre più a contatto con i laici più impegnati, di ammirare la loro fede ed il loro spirito di sacrificio, di vivere con loro quel famoso trinomio che era scritto sulle prime bandiere dell’Azione Cattolica: P.A.S. ossia preghiera, azione, sacrificio” (p. 29).
   Momento privilegiato del suo porsi nella Chiesa con un “respiro nuovo ed ampio” è stato per don Vito l’esperienza di parroco a Massafiscaglia (18.1.1948-28.9.1957): “Quando nel 1948 sono arrivato a fare il Parroco di Massafiscaglia mi sono sentito a mio agio… finalmente si realizzava il mio sogno” (p. 27). “I miei quasi 10 anni di Massa sono indimenticabili. Non sono state tutte rose né tutto un successo, ma sono stati anni ricchi di attività pastorali per tutte le categorie di persone” (p. 28). Ritornerò più avanti sulla esperienza parrocchiale di Massafiscaglia. Ora mi preme continuare a delineare per brevi cenni il metodo religioso di don Vito.
   Nel settembre del 1957 Monsignore viene nominato Rettore del Seminario Vescovile di Comacchio, succedendo a Mons. Luigi Carli: questa è una ulteriore tappa fondamentale per cogliere lo spirito, il modo di porsi di don Vito in un ambito di responsabilità così importante e delicata quale è la formazione dei candidati al sacerdozio. E anche qui appare il “respiro nuovo ed ampio” che porta Monsignore a definire il suo decennio di rettorato come una “svolta” (p. 32), così descritta: “Mi sono sforzato di instaurare in seminario uno spirito di famiglia, considerandomi padre nei confronti dei seminaristi per aiutarli a realizzare la loro vocazione, e fratello nei confronti dei collaboratori ed insegnanti nella comune ricerca di quelle formule educative che meglio potevano tornare vantaggiose per la formazione seminaristica” (p. 33). I tempi tuttavia incalzano, a Roma si celebra il Concilio Vaticano II°, nuovi fermenti si affacciano nella società e nella Chiesa. Monsignore, vigile ed aperto come sempre, avverte il cambiamento ed annota: “Già il 26 luglio 1965, con mia lettera, avevo segnalato a mons. Mocellini le difficoltà del reclutamento per il seminario minore, ed anche le critiche che già si diffondevano nei riguardi dei superiori del seminario considerati dei “superati”. Al compiersi del mio decennio di rettorato, in data 12 febbraio 1967, io presentai al vescovo le mie dimissioni per fine giugno 1967, motivandole ‘non come una fuga dalle responsabilità, ma la logica conclusione di una mia personale riflessione , questa: per realizzare i nuovi adattamenti che i seminari minori esigono, s’impone anche il cambiamento delle persone’ ” (p. 34).
   Queste dimissioni sono un atto altamente significativo che da le dimensioni della sensibilità, della apertura e della generosa abnegazione di quel “respiro nuovo ed ampio” che ha legato come filo rosso il metodo religioso di don Vito e che ritroviamo puntualmente nell’ultima tappa, la più importante, delicata e prestigiosa, del suo servizio pastorale: la esperienza di Vicario Generale dal 1961 al 1987 (26 anni!), al fianco di ben quattro vescovi. Già questo dato è estremamente significativo e mostra la grande capacità di Monsignor Ferroni di ascolto paziente, di adattamento responsabile, di mediazione efficace. Questi 26 anni furono per la diocesi di Comacchio particolarmente densi di avvenimenti, di cambiamenti, di attese, di speranze e di delusioni: torneremo su questi aspetti. Monsignore ha attraversato questi eventi non da burocrate, ma da uomo di Dio vigile e sapiente, aperto e generoso.
   Nella omelia delle sue nozze di diamante, rivolgendosi ai sacerdoti suoi collaboratori e primi destinatari del suo servizio vicariale, così si esprime: “Non dimentico soprattutto voi, sacerdoti carissimi, confratelli anziani e giovani che mi avete accettato e sopportato per tanti anni; mi avete aiutato mirabilmente – nel mio servizio di rettore del Seminario e di vicario generale della ex Diocesi di Comacchio -  nei quali ho sempre ammirato ed apprezzato lo spirito di sacrificio e la dedizione al ministero, spesso ingrato, e la fedeltà nell’amicizia” (p. 99).


 

G. Tomasi, Mons VITO FERRONI
e L’OPERA SALESIANA
a COMACCHIO

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Giorgio Tomasi

    Per devozione e amicizia ho accettato volentieri l’incarico di parlarvi molto semplicemente di mons. Vito Ferroni e della presenza dei salesiani in Comacchio.
  Conosco mons. Vito Ferroni da almeno 70 anni e quando circa 15 anni fa mi chiese se volevo collaborare con lui a ricordare i salesiani gli risposi che la mia memoria era limitata all’infanzia. Età nella quale avevo frequentato l’oratorio, avendo anche il piacere di conoscere don Brusasca, a Comacchio dal 1932 al 1937, il direttore dell’oratorio salesiano, un sacerdote umile e paterno, amico di Don Bosco.
  Mons. Ferroni allora aprì un armadio e mi mostrò una quantità di scritti, lettere e articoli ben conservati. “Qui, mi disse, troverai tutta la storia dei salesiani di Comacchio, c’è solo da metterli in ordine. Falli vedere anche a mons. Samaritani che potrà fare il commento”.
E così nacque l’idea di scrivere il libro “I Salesiani e Comacchio”.
  Vito Ferroni è nato nel 1915 a Comacchio. Dotato di fede profonda e modesto di comportamenti, nel corso la sua lunga missione sacerdotale ha ispirato e ancora ne sono convinto ispira le menti e i cuori di molti nostri compaesani. Credo si possa dire che da ragazzo è stato spiritualmente allevato dai salesiani.
   La venuta dei salesiani a Comacchio è stata voluta dal vescovo Tullio Sericci, che ne aveva fatto una prima richiesta già a don Bosco nel 1886 e successivamente con insistenza al successore don Rua.
Mons. Sericci voleva che essi realizzassero un oratorio e una scuola di arti e mestieri per l’educazione e la formazione professionale dei fanciulli della città.
   Occorreva trovare un appannaggio economico sufficiente per il mantenimento e la crescita della famiglia salesiana.
Il problema fu in parte risolto grazie alla generosità della concittadina Teodolinda Pilati, la quale aveva personalmente conosciuto don Giovanni Bosco.
  Il primo sacerdote salesiano, don Notario, arrivò a Comacchio nel 1894, e in pochi anni nel 1899 crearono un oratorio che sarà forse il principale centro di formazione religiosa e di sviluppo della personalità per centinaia di fanciulli, nati e cresciuti durante la loro intensa attività missionaria in città.
  I sacerdoti erano evidentemente dotati di una preparazione culturale capace di convivere con le più varie differenze di carattere dei ragazzi. Inoltre essi erano riusciti a formare e unire un gruppo di giovani moralmente solidi, ai quali avevano affidato il compito di sorvegliare che durante i giochi spesso molto vivaci non insorgessero litigi o scontri violenti.
   All’oratorio un gruppo di giovani attori metteva in scena commedie a volte serie a volte burlesche, aperte a tutti con grande successo di pubblico.
  Don Brusasca, don Rubino, don Pietro Cabiati sono stati ricordati a lungo con sincera gratitudine dalla popolazione comacchiese, che comprendeva ed apprezzava l’educazione morale, religiosa e anche scolastica che trasmettevano alla gioventù.
Per aiutarli si era formato in paese un gruppo di Dame Patronesse che offrivano cooperazione e aiuto economico.
  L’educazione ricevuta e soprattutto l’esempio di vita ha certamente reso tutti coloro che li hanno conosciuti degli uomini migliori. Fra essi desidero ricordare in particolare quelli che sarebbero divenuti sacerdoti: don Gaetano Carli, don Appiano Guidi, don Gino Cinti, un grande studioso e benemerito storico di Comacchio come mons. Antonio Samaritani, i vescovi Giacinto Tamburini e Luigi Maria Carli.
  Un ricordo particolare merita il salesiano don Francesco Mariani che durante la guerra 1939 – 1945, incurante del pericolo a cui si esponeva a causa delle milizie tedesche, diede ospitalità e aiuti economici a numerosi prigionieri inglesi in fuga da campi di concentramento.
Giustamente nel 1955 l’amministrazione comunale riconobbe il suo grande eroismo e gli conferì la medaglia d’oro al valor civile.
  L’oratorio fu veramente una resurrezione per un paese allora povero e da secoli isolato dalle valli, ma ricco di bambini.
  Quale combinazione migliore, formatori entusiasti della fede e giovani cuori ancora puliti.
Ma il paese povero non offriva ai salesiani risorse economiche sufficienti alla loro missione. Così vivevano miseramente di saltuarie offerte.
   La congregazione salesiana riteneva necessario che alla famiglia dei sacerdoti salesiani di Comacchio fosse affidata la cura di una parrocchia.
Il vescovo Mosconi nel 1953 aveva promesso quella del Rosario.
Seguirono tentativi di accordi che però non trovarono soluzione. Per questo nacquero e si approfondirono degli attriti fra la congregazione salesiana e l’amministrazione diocesana. Attriti che dopo 62 anni di permanenza salesiana in città, si conclusero con la chiusura dell’oratorio e la partenza dei sacerdoti il primo dicembre 1956.
   Un grande malumore era diffuso tra la popolazione.
Si costituì un comitato di exallievi salesiani e ad esso si associò anche il vescovo. Si scrisse al papa e al rettor maggiore salesiano. Anche il sindaco di Comacchio scrisse al rettore.
   Ma la decisione salesiana evidentemente era stata presa dopo una matura valutazione della situazione comacchiese e soprattutto per la mancato affidamento della parrocchia del Rosario. Così scrisse agli exallievi salesiani di Comacchio Antonio Zarattini (fratello di mons. Giuseppe Zarattini)  il giorno stesso del suo incontro con il rettor maggiore dei salesiani il primo dicembre 1956.
   Alla fine del 1957 entra in scena don Vito venuto a Comacchio, essendo finito il suo mandato di arciprete a Massafiscaglia, ove risiedeva dal 1948.
Nominato vicario generale della diocesi nel 1961 e direttore diocesano del movimento salesiano, inizia rapporti epistolari con il delegato salesiano regionale don Ceresa.
Nel 1978 l’arcivescovo di Ferrara e vescovo di Comacchio mons. Franceschi scrive al sindaco di Comacchio proponendo modifiche al piano regolatore, per poter dare ai salesiani attività sportive in valle Raibosola.
   Nel 1980 mons. Ferroni scrive ancora all’ispettore salesiano sollecitando l’invio di salesiani nella nuova parrocchia di valle Raibosola. E finalmente l’11 gennaio 1981 al salesiano don Gianni Caimi viene affidata la parrocchia di valle Raibosola, dopo una assenza di 25 anni.
Per la popolazione tutta e soprattutto per il numeroso gruppo degli exallievi salesiani fu una vittoria di mons. Vito Ferroni.
   Un articolo del primo settembre sul Bollettino Salesiano intitolato “Don Bosco ritorna a Comacchio” dà un giusto riconoscimento e scrive “chi più di tutti si è impegnato per riavere don Bosco a Comacchio è il vicario mons. Vito Ferroni”.
   C’era veramente da rimanere meravigliati al vedere l’entusiasmo che don Gianni sollevava tra la persone di qualsiasi età e di ogni credo politico.
Purtroppo l’arrivo del sacerdote era semplicemente una missione esplorativa. I dirigenti della congregazione ritenevano che venisse loro affidata una parrocchia estesa che potesse ospitare e sostenere una famiglia salesiana numerosa, di almeno 4 – 5 sacerdoti, che avrebbero creato un centro educativo e sportivo per i giovani di Comacchio.
Mons. Ferroni ancora una volta fece insistenti pressioni sui dirigenti diocesani perchè si venisse incontro alle richieste dei superiori salesiani.
Ma la diocesi di Comacchio, dopo un’esistenza di 1.500 anni, era arrivata alla sua fine.
Fine che venne segnata da un decreto pontificio dell’8 ottobre 1986, che decideva la chiusura del vescovado di Comacchio.
   Tramontò così anche la possibilità che i salesiani avessero una adeguata sistemazione.
L’8 dicembre 1987 don Gianni dovette obbedire ai superiori e abbandonò la città.
Ricordo le lacrime sincere che rigavano il volto di molte persone che assistevano alla sua messa di addio.
   Ma la cura pastorale di mons. Vito Ferroni per il suo gregge non venne meno. Egli riuscì a mantenere in una associazione di circa 200 – 250 exallievi salesiani la devozione verso Don Bosco, invitandoli a partecipare a conferenze ecclesiastiche e incontri mensili.
Tuttora gli exallievi sono almeno un centinaio e con gratitudine pensano a mons. Vito Ferroni che con le sue solide convinzioni li ha mantenuti sulla retta via morale e religiosa.
    Grazie mons. Vito Ferroni e grazie a voi ascoltatori. GT

    Risaltava la sua tenacia di voler comunque trovare sempre l’aspetto positivo in ogni situazione guidato da quel “respiro nuovo ed ampio” della sua formazione e anche, bisogna sottolinearlo, da un grande senso di umiltà avulso da ogni ambizione carrierista: scrive a riprova: “Qualcuno, osservando i miei 60 anni di sacerdozio (…) potrà pensare che io abbia lavorato per fare carriera. E’ un’ipotesi che non regge. Io sono il prete che ha desiderato sempre e solo di fare il parroco. I miei incarichi li ho sempre conseguiti esclusivamente per chiamata dei superiori” (p. 27). Ulteriore conferma di quest’ ultimo aspetto sono le varie lettere di dimissione dai propri incarichi presentate da Monsignore ai vari Vescovi, specie in occasione dei loro avvicendamenti, riportate in appendice nel libro da pag. 100 a pag. 104.    A conclusione di questo punto mi piace riportare una affermazione di Don Vito, in riferimento alla sua mancata nomina ad arciprete della cattedrale di Comacchio nel 1941, che a mio parere sintetizza molto bene il suo metodo religioso, definito come di “taglio pastorale più conciliante che politicamente combattivo, più formativo che impegnato nel sociale” (p. 26). Quasi per paradosso, questa definizione mi permette di introdurmi nel secondo punto della mia relazione.

    2. La sua opera per il recupero del peso socio-educativo della Chiesa locale.
    Due premesse veloci a questo aspetto importante dell’opera sacerdotale di Monsignor Ferroni: - Anzitutto è da notare che, salvo casi molto eccezionali, l’opera di qualsiasi sacerdote, soprattutto se a diretto contatto con la gente come, ad esempio, quella di un parroco in genere, pur essendo specificamente religiosa nelle motivazioni di partenza e nelle finalità, ha comunque un risvolto socio-educativo più o meno accentuato e caratterizzato, a seconda delle circostanze di persone, di luoghi e di tempi. - Seconda premessa: proprio a questo riguardo, sarebbe indispensabile un chiaro e puntuale riferimento alle situazioni e condizioni sociali e culturali che formano il contesto ambientale in cui l’opera pastorale di Monsignore si colloca e con cui inevitabilmente interagisce. E, ahimè, questo riferimento non sono, purtroppo, in grado di offrirvelo. Come dicevo, devo limitarmi ai pochi elementi cui si accenna nel libro di Don Vito.
   Affidiamoci alla testimonianza di Monsignore, il quale, riferendosi alla sua opera a Massafiscaglia, nel dopoguerra, scrive: “Sono riuscito a sanare tante situazioni matrimoniali irregolari, a portare in chiesa tanti uomini, ad entrare in tutte le famiglie, se non per ragioni spirituali, per ragioni umanitarie come: far ottenere la pensione di guerra o di vecchiaia, aiutarli a fare la denuncia dei redditi, ad ottenere l’assegnazione di un podere del Delta ecc. Tutte le vie erano buone pur di arrivare a dialogare, a parlare di Dio a chi non ci pensava” (p. 28). Queste erano situazioni non solo frequenti ma addirittura comuni nelle nostre terre in quei tempi e la Chiesa con i suoi sacerdoti, i suoi mezzi limitati, le sue strutture, si è resa presente fattivamente, senza clamori. Era comunque sempre la finalità religiosa la molla, come sottolinea Don Vito, aggiungendo che queste esperienze sono servite “a realizzare la mia personalità di pastore (…), a toccare con mano, da vicino, le fatiche, le croci della gente, a lottare con loro contro le ingiustizie e i soprusi, ma anche a godere con loro per le nascite, i successi dei figli, i matrimoni, ecc.”(p. 28-29).
   Già abbiamo visto Monsignore impegnato per lunghi periodi come Assistente dell’Azione Cattolica e in questa veste ha notevolmente contribuito alla formazione cristiana e quindi anche umana e culturale specialmente della gioventù, sia a Comacchio che a Massafiscaglia e in tutta la diocesi e annota: “ Assieme agli assistenti diocesani dei rami e ai dirigenti curammo molto la cultura religiosa e la formazione cristiana” (p. 30). E ancora: “Il mio impegno era soprattutto rivolto alla cultura religiosa, ai corsi di esercizi spirituali, specie per la gioventù, all’organizzazione dell’annuale convegno o assemblea diocesana” (p. 28).
   A rimarcare la ispirazione religiosa che, in maniera limpida e lineare, ha sempre guidato l’operato di don Vito, merita segnalare quanto scrive a riguardo del rapporto tra attività pastorale della Chiesa e gli organismi politici. Cito abbondantemente: “Avevo imparato che l’A.C. andava mantenuta al di sopra e al di fuori di ogni movimento politico e solo diretta a formare dei cattolici praticanti e degli apostoli per la diffusione del regno di Dio. Durante il mio servizio pastorale a Massafiscaglia e sempre nel mio ministero per l’A.C. diocesana tenni presente questo principio e mai confusi l’A.C. con la politica. (…) Quanto ai Comitati Civici mi sono limitato ad accettarli e a permettere che svolgessero il loro servizio pubblicitario in parrocchia, ma autonomamente. (…) La comunità di Massafiscaglia, allora, era rossa più che mai. Era necessario non confondere l’attività religiosa con quella civile e politica. (…) Più che attività di propaganda facemmo preghiere e sensibilizzammo i pochi credenti che frequentavano la Chiesa. (…) I tempi erano difficili e pericolosi: bisognava difendere soprattutto la libertà della Chiesa” (p. 30-31).

    3. Il suo testamento per la “diocesi” di Comacchio.
    Nel libro intervista di Monsignor Ferroni ci sono due temi delicati, che, sia le domande dell’intervistatore che le risposte dell’intervistato mettono in relazione tra di loro: la contestazione sessantottina in senso lato e la fine dell’autonomia della diocesi di Comacchio in quanto tale. Io, ovviamente, debbo limitarmi a relazionare, pur avendo vissuto abbastanza da vicino quegli eventi.
  Scrive Monsignore: “La contestazione cominciò nel 1964 con il rifiuto da parte di alcuni giovani prossimi al sacerdozio di venire a trascorrere le vacanze, come era consuetudine, nella villa del Seminario a Loiano (BO) ed ebbe una manifestazione clamorosa a Vallombrosa (FI) durante una serie di incontri estivi sul tema della “pastorale” e si concretizzò nei fatti pratici particolarmente negli anni 1969-1975. Io interpreto quel periodo – in sé - (continua Monsignore) come ricco di grazia per la chiesa comacchiese e da ricordare come uno dei più vivi ed efficienti anche se turbato da comuni difficoltà. In ordine alla temuta fusione della diocesi è certo che la contestazione dell’ultimo periodo (1964-1969) dell’episcopato di Mons. Mocellini lo indusse a chiedere alla Congregazione dei Vescovi, nella seconda visita ad limina del 1967, quale era la sorte della diocesi di Comacchio: se l’autonomia o la fusione con Ferrara. Credo che la contestazione sessantottina abbia affrettato la nomina dell’amministratore apostolico nella persona di Mons. Mosconi, allora arcivescovo di Ferrara” (p. 39-40).
  Fin qui la parola di Monsignore. Io penso, a questo punto, che meriti di essere riportata parte della domanda numero 16 di pagina 41: “Come visse quegli anni segnati da disobbedienze disciplinari e da gruppi contestatori che portarono il vescovo a chiedere a Roma la fusione della diocesi di Comacchio con Ferrara, anche per carenza di sacerdoti e di risorse economiche?”.
   Ci sarebbe da chiedersi quanto quell’ “anche per” renda giustizia alla gerarchia dell’importanza delle cose citate in domanda. Monsignore, tra l’altro, risponde: “Tutti abbiamo sofferto in quel troppo lungo travagliato periodo e Monsignor Mosconi più di noi. (…) Le sue decisioni trovarono opposizione nei laici di Comacchio che diedero vita, a sua insaputa, ad un ‘Comitato per il vescovo residenziale a Comacchio’ e che il 13 agosto 1970, festa del patrono San Cassiano, inviarono un esposto al S. Padre chiedendo un vescovo residenziale. Mons. Mosconi ne fu fortemente amareggiato e minacciò le dimissioni. Io, vivendo accanto a Mons. Mosconi che ho sempre profondamente amato ed ammirato per il suo zelo, la sua fede, la sua generosità senza limiti, ho condiviso le sue pene, ma non sempre le sue scelte e decisioni. Esistono, nell’archivio della Curia, le mie lettere di dissenso e i miei interventi in Consiglio presbiterale che confermano quanto vi dico” (p. 41-42).
  
   Credo importante ed illuminante riportare per esteso quanto Monsignore lesse davanti ai membri dei Consigli presbiterale e pastorale della diocesi, riuniti in seduta congiunta il 7 novembre 1974:
  “1 - Sono convinto che la Chiesa svolge la sua missione di evangelizzazione e di santi­ficazione più facilmente in una Diocesi di modeste proporzioni che in una Diocesi vasta. Non mi fermo a darne le ragioni che sono facilmente intuibili.
  2 - Come sacerdote nato a Comacchio e che ha esercitato in Diocesi di Comacchio il ministero pastorale per ben 36 anni, ricon­fermo il mio amore alla Diocesi, e manife­sto il mio rammarico nel constatarne la smobilitazione e l’ormai imminente fine.
  3 - Mi è stato riferito che la maggioranza del clero diocesano ha espresso la volontà, per motivi diversi - credo preminente quello di  una miglior sistemazione pastorale ed eco­nomica del clero giovane - di una unione totale con Ferrara; non mi oppongo alla volontà della maggioranza che oggi trova corrispondenza anche nella volontà della S. Sede manifestata attraverso documenti a S. E. Mons. Arcivescovo, nostro Ammini-strato­re Apostolico, e mi dichiaro lealmente disponibile al lavoro che deve portare all’u­nione.
  4 - Esprimo il voto che si tratti di una unione totale che - pur tenendo presenti le diversità sociologiche delle nostre popola­zioni - non mantenga in piedi discrimina­zioni o diffidenze, ma tenda, gradualmente, da parte nostra e di Ferrara, alla unione totale e completa nel reciproco rispetto e nella generosa collaborazione” (p. 69).

   All’amministrazione apostolica di Mons. Mosconi fece seguito, nel 1976, la designa-zione di Monsignor Filippo Franceschi ad Arcivescovo di Ferrara e a Vescovo di Comacchio, con due nomine distinte. Monsignore scrive: “La sua nomina a vescovo di Comacchio, avvenuta dopo una così lunga amministrazione apostolica e con bolla distinta da quella di arcivescovo di Ferrara, pur comportando l’unione nella sua persona delle due diocesi, mi illuse che potessimo conservare l’autonomia della diocesi. (…) Perché non sperare?” (p. 43). Fu quella una speranza breve. Mons. Franceschi, ormai in partenza per la sua nuova sede vescovile, Padova, “dovendo rispondere al Card. Baggio, prefetto della Congregazione dei Vescovi, che gli aveva mandato per conoscenza e con richiesta di un suo parere in merito, una copia della supplica inviata al S. Padre dai nostri Consigli Presbiterale e Pastorale, mi chiamò e mi informò che avrebbe risposto, contrariamente a quanto io speravo, che la diocesi ‘mancava di effettive strutture e del necessario ad una vita autonoma’ ” (p. 44).
   Ed arrivò nel settembre 1986, da attuare nel maggio 1987, il decreto romano della fusione delle due diocesi di Ferrara e di Comacchio nella Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio. Questa la valutazione di Monsignor Ferroni: “A malincuore obbediamo… E’ forte il timore di una caduta pastorale e religiosa. Oggi, a dodici anni dal provvedimento, già si riscontra, almeno nel nostro territorio, un calo di interesse per tutto quello che è vita cristiana. Sì, durante questi dodici anni sono nate a Comacchio due nuove istituzioni: il 21 settembre 1988 l’Istituto di Cultura ‘Antica Diocesi di Comacchio’ per la salvaguardia dei grandi valori culturali del nostro territorio, e l’8 dicembre 1993 la Confraternita Santa Maria in Aula Regia per conservare ed accrescere, se è possibile, la devozione alla Madonna e la pietà popolare. Mi auguro vivamente che servano a vivificare il tessuto religioso del nostro popolo” (p. 46).
   Sollecitato dall’intervistatore a condividere il suo sogno per Comacchio (vedi domanda n.19 di p. 47), Monsignor Vito così risponde: “Coltivo il ‘sogno’ che Comacchio possa riavere, col tempo, la sua ‘autonomia’, con un vescovo proprio, il suo seminario e tutte le attività pastorali che hanno reso glorioso il nostro passato sia come vita religiosa sia come organizzazione. Ovviamente è un ‘sogno’, ma lasciatemi morire ‘sognando’. Nulla contro Ferrara. La ‘fusione’, l’accentramento di tutte le attività a Ferrara: tutto conforme alla volontà della Chiesa italiana in questo momento storico, ma sappiamo che la storia ha i suoi ‘ritorni’, è già avvenuto in passato, può ripetersi in futuro, perché non è detto che la Chiesa non si accorga che le diocesi di media grandezza, come era Comacchio al momento della ‘fusione’, servano meglio alla evangelizzazione delle diocesi vaste e popolose” (p. 49).
   Giunto al termine di questa carrellata di citazioni, mi rendo conto quanto essa sia lacunosa e parziale: rinnovo la mia richiesta di scuse alla Vostra bontà e pazienza. Mi piace concludere con alcune parole pronunciate, quasi come un commiato, da Monsignor Vito Ferroni nella omelia per il suo giubileo di diamante nella concattedrale di Comacchio il 17 luglio 1998: “Ho servito Dio e la Chiesa ininterrottamente per 60 anni: ho lavorato con le ginocchia, pregando; con la mente escogitando ogni mezzo per annunciare le verità del vangelo, ma soprattutto ho lavorato con il cuore, amando sinceramente, e volendo bene – sempre – a quanti Dio mi ha fatto incontrare, a Comacchio, a Massafiscaglia, ovunque sono andato come sacerdote, da Volano a Spina, da Gorino a Medelana, prima della fusione, ed ora nell’intera diocesi di Ferrara-Comacchio” (p. 98). Don Piergiorgio Zaghi


CARTA DI AMSTERDAM, 1705

La carta di Amsterdam, utilizzata da Napoleone per la campagna d'Italia del 1798 ( qui sotto riportata) dà un'idea efficace del territorio della ex-Diocesi, in quanto coincideva largamente con quello del Delta Po (a sud del Po).
  Le parrocchie storiche, sia pur acquisite in una successione temporale, erano: Comacchio, Vaccolino, San Giovanni, Campolungo, Ostellato, Libolla, Pomposa, Codigoro, Mezzogoro, Massenzatica, Lagosanto, Mesola, Bosco Mesola, Goro, Medelana, Rovereto, Alberlungo, Migliarino, Migliaro, Santa Margherita, Fiscaglia e Massafiscaglia.
  Le località cerchiate sono relative a parrocchie storiche, salvo alcune acquisite più di recente, come Medelana (1947).
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EDIZIONI PRECEDENTI

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Un altro caso su cui discutere nel nostro Ateneo

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Adriana Galvani


Lasciata scadere una "idoneità"  a "Professore Associato".
Per  Geografia non c'era un  posto di II Fascia

  La Dr.ssa Galvani è Ricercatrice di Geografia Economica presso la Facoltà di Economia.
  Ella, pur avendo ottenuto l'idoneità, punti 5/5, nel settore M-GGR-01 presso l'università di Macerata, non è stata inquadrata come "professore associato" per l'insegnamento di Geografia dalla propria Facoltà di Economia, prima della scadenza della validità dell'idoneità.

Nota. Risulta che il mancato inquadramento sia stato determinato dalla valutazione della Facoltà, Preside il prof. GianLuca Fiorentini, di non ritenere necessario destinare alla Geografia un posto di IIa Fascia. 
  Si direbbe sorprendente questa motivazione nei tempi odierni in cui, in tutto il mondo, è centrale la lotta per il clima, e dunque per la difesa ambientale, posto che la geografia è la base nello studio dell'ambiente, della pianificazione economica e  dello sviluppo eco-sostenibile.
  Quanto avvenuto è anche colpevole perchè, non solo, c'era la disponibilità di budget, ma la candidata (in caso di inquadramento in IIa Fascia), sarebbe costata all'Ateneo meno di prima, per il fatto che sarebbe stata collocata al I° livello stipendiale dei prof. associati, che è più basso di quello di provenienza. In tal caso, infatti, la legge prevede l'attribuzione di un assegno ad personam, così da far percepire una retribuzione uguale a quella di provenienza. Così, per tanti anni fino a far recuperare (all'Università) il credito (assegno ad personam). In pratica, per il personale avanti con l'età, il recupero non avviene neppure totalmente, perchè maturano gli anni per la collocazione in quiescenza.
Questa anomalia, per cui ad uno viene negato l'inquadramento per motivi pretestuosi di costo, era stata a suo tempo rappresentata dai sindacati al Rettore Calzolari e al Direttore Amministrativo, come ingiustizia generale che colpisce tutti i ricercatori e associati anziani. Egli si era impegnato a correggerla, ma poi non mantenne. Nino Luciani

Profilo scientifico e didattico di Adriana Galvani
(Fonte: http://www.unibo.it/SitoWebDocente/default.htm?upn=adriana.galvani%40unibo.it&TabControl1=TabCV )

  - Ricercatore di Antropogeografia, con idoneità a professore associato, alla Facoltà di Economia di Bologna, dove tiene gli incarichi di Geografa del Turismo al corso teledidattico NETTUNO e di Sociologia del Turismo alla Facoltà di Lingue.
  - Incaricata dell'insegnamento di Project Management e di Didattica della Geografia presso l'Università di Bolzano.
- Svolge l'insegnamento di Ecoturismo presso l'Università di Scutari in Albania.
- Ha numerosi titoli post-laurea e parla cinque lingue.
- Conta 300 pubblicazioni in tre lingue, tra cui quattro volumi ed è nel comitato scientifico di quattro riviste, di cui tre straniere, oltre a collaborare con altre riviste ed associazioni scientifiche.
-  E' direttore didattico del consorzio interuniversitario di formazione INFORMENT.
- Ha gestito una summer school ed ha insegnato alla SSIS e al CTS.
- E' coordinatrice di tre progetti Erasmus ed ha avuto borse COMETT, LEONARDO, COST, Socrates, Grundtvig.
- Collabora al progetto CNR Italia-Cina di gestione integrata e comparata delle coste ai fini della salvaguardia costiera. E' membro di UNeECC, gruppo di studio sulle capitali europee della cultura.
- Esperto valutatore per l'Unione Europea per "the Education, Audiovisual and Culture Executive Agency in the framework of the management of the Community programmes in the fields of education, audiovisual, culture, youth and citizenship".
- Ha vinto una selezione per progetti dell'European Science Foundation e due selezioni della National Science Foundation degli USA in cui è l'unica italiana.
- Diploma di merito scientifico della National Science Foundation della Georgia;
- Collabora con l'Università di Cluj Napoca (Romania) per progetti di sviluppo territoriale e con European Travel Commission e con la UNWTO.
- Partecipa ai progetti di sviluppo della ECOSOC (Commissione Economico Sociale dell'ONU).
- Coordinatore del gruppo Tourism, Travel, Transport dell'European Association of Geographers, dove è l'unica italiana.
- Fa parte dell'European Tematic Network HERODOT.
- E' stata visiting Professor alla Freie Universität di Berlino, alla University of Scutari (2003, 2006, 2007, 2009), a Yale, Wien, Monash (Melbourne), ANU (Canberra), UHA (Mulhouse), al Karolinska Insitute of Stockholm, Oujda (Morocco), all'Autonoma de Madrid, a Waseda (Tokyo), alla Brown University (Providence-USA), a University of Chicago, University of Auckland, University of Girona, University of York (UK), University of Granada.

Elenco delle Pubblicazioni
1) Storia del vecchio catasto ferrarese, in «La Pianura», n.4, Ferrara, 1985, pp.74-75.
2) Tipologia del sistema di vendita al minuto in provincia di Ferrara, La Pianura, n.1, Ferrara, 1986, pp.49-51.
3) Una fotocopia per la geografia, In «Scuola e Didattica», Anno XXXI, n.8, 5 gennaio 1986, pp.38-39.
4) I tetti di Montagna, In «Economia e Ambiente», Anno V, n.1-2, gennaio-giugno 1986, pp.79-86.
5) Il censimento delle abitazioni, Ferrara, 1986, n. 8-9, pp. 41-44.
6) Il post-industriale a Ferrara, La Pianura, n.3-4, Ferrara, 1986, pp. 41-44.
7) Andamento e fenomeni dei matrimoni a Viterbo, in «Tuscia Economica», n.1, 1986, pp.21-23.
8) Nota sullo Stato Civile degli Ampezzani, Cortina Oggi, Anno XI, n.3, marzo 1986, p.15.
9) Proposte per il tempo libero uno Cortina, Cortina Oggi, Anno XI, n.6, giugno 1986, pp.9-11.
10) La Pianura ferrarese ricca e fertile Come la favolosa California, A Ferrara n.71986, p.13.
11) A Ferrara la coppia resiste: solo l'1% di separati o divorziati, Ferrara, 1986, n.8-9, pp.45-46.
12) Disoccupazione uno Cortina? Cortina Oggi, Anno XI, n.11, pag.11 novembre 1986,.
13) Cortina nel Mirino degli esperti stranieri, Cortina Oggi, Anno XI, 12, dicembre 1986, pp.13-14.
14) Lo sviluppo edilizio dei Lidi di Comacchio, La Pianura, n.4, 1987, pp.42-49.
15) Economia e psicologia nel movimento turistico di Cortina d'Ampezzo, In Atti del Coll. Intern: "Immagine soggettiva e ambiente", Milano, Unicopli, 1987, pp.415-424.
16) L'invecchiamento della Popolazione Ferrarese-Tendenze e Squilibri territoriali, La Pianura, n.3, Ferrara, 1987, pp.36-47.
17) Désequilibres dans l'edificazione di una zona d'une récent développement touristique, In «Atti del Convegno UGI»: «Le développement du tourisme dans les espaces voisins des grandes de zone touristique frequentazione", Sousse, ONTT, 1987, pp.132-152.
18) Origine et mouvements de la main-d'oeuvre touristique à Cortina d'Ampezzo, Universite 'de Lille, «Hommes et Terres du Nord», n.4, 1987, pp. 240-246.
19) La nuova mappa dei servizi nel territorio ferrarese, La Pianura, n.1 Ferrara, 1988, pp.19-27.
20) Nota sull'antropizzazione Litoraneo del territorio emiliano, in Bondesan M., Elmi C., Nesci O., Dal Cin R., Veggiani A., (a cura di) «Guida alle escursioni»Del Gruppo Nazionale di Geografia Fisica e geomorfologia, Riccione-Delta del Po, 21-24 giugno 1988, Bologna, Lo Scarabeo, 1988, pp. 83-89.
21) Consistenza e della provenienza turistica Manodopera uno Cortina d'Ampezzo, In Rassegna di Studi Turistici, Anno XXIII, n.3-4, luglio-dic. 1988, pp. 255-277.
22)Tra passato e futuro Turismo, in "Atti del Convegn Naz.:« Turismo e ambiente Nella società post-»Industriale, Milano, 9-10 marzo 1989, Milano, FAST-TCI, 1989, pp.273-282.
23) "I Toponimi, segni del passato nel territorio ferrarese", «La Pianura», n.3, Ferrara, 1989, pp.47-55.
24) Dal numero al Concetto, in Atti del XXV Congr. Geogr. Ital., Taormina, 3-7ottobre 1989, vol.IV, pp.443-454.
25) Albertville 1992, in «Cortina Oggi», XV, n.5, maggio 1990, p.9.
26) Rivisitiamo Il concetto di Sviluppo, in «La Geografia nelle Scuole», XXXV, (1990), pp.147-151.
27) L'analfabetismo nel Ferrarese, In Studi in onore di Osvaldo Baldacci, La lettura geografica, il linguaggio geografico, i contenuti geografici a servizio dell'Uomo, Bologna, Patron, 1991, pp.411-428.
28) L'organizzazione dell'insegnamento della geografia ei testi scolastici della Germania, in «La Geografia nelle Scuole», XXXVI (1991), n.2, pp.196-198.
29) Aspetti socio economici di Un'area Destinate uno Parco", In CREMONINI S., (a cura di)," Atti delle Giornate di Studio: Pianura della Romanità", S. Pietro in Casale, 7-8 aprile 1990, bologn uno, Comune di S. Pietro in Casale, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, 1991, pp.445-470.
30) Turismo ed Industria nelle Dolomiti, In Atti della XII Conferenza Italiana di Scienze Regionali, Messina-Taormina, 21-24 ottobre 1991, dell'AISRe, 1991, vol.II, pp.243-266.
31) I Francesi a Ferrara, «Rassegna di Studi Turistici», 1991, XXVI, n.3-4, pp.287-300.
32) Il Turismo a Cortina d'Ampezzo-Dalle origini agli anni'90, Bologna, Lo Scarabeo, 1992.
33) La GeografiaNelle Università francesi. Una valutazione tematica, «Geografia», XV, 1992 n.58-59, pp.52-62.
34) Bicicletta, che passione! in «La Pianura», n.2, Ferrara, 1992, pp.41-44.
35) Turismo di montagna a Cortina d'Ampezzo: la sostenibilità e la saturazione, «Simposio della Commissione Turismo dell'IGU:" Da saturazione per la sostenibilità », Denver, agosto 1992, in« Tourism Recreation Research », Lucknow, Vol.XVIII, n.1, 1993, pp.27-32.
36) Spazio geografico e Attrazione Nelle discoteche, «Politica del Turismo», Anno X, n.2-3, marzo-giugno 1993, pp.50-58.
37) Intelligenza del territorio, In Bencardino F., (a cura di) Oriente Occidente, Scritti in memoria di V. Langella, Istituto Univ.. Orientale, Dipartimento di Studi Asiatici Università di Napoli, Napoli, 1993, pp. 521-539.
38) I trasporti nel Camerun, In «Boll.Soc.Geogr.Ital.», Roma, Serie X, vol IX (1993), pp.403-414.
39) L'acquicoltura "una rivoluzione azzurra", In «La Pianura», n.1, 1994, Ferrara, pp.20-25.
40) Acquicoltura L'a Goro, In F. Citarella, (a cura di), «Studi in onore di Domenico Ruocco", Napoli, Loffredo, 1994, pp.179-194.
41) Turismo in Camerun: aspetti quantitativi, in Actes du Colloque de Marrakech 20-24/10/91, in «Revue de la Faculté des Lettres et des Sciences Humaine», Université Cadi Ayyad, Marrakech, n ° .10, 1994. pp.129-142.
42) Sustainable Tourism Development, In «Bollettino tematico», OMT / WTO, Centro di documentazione, Madrid, n.1, 1995.
43) Il Consiglio Europeo per il Turismo, In «Boll.Soc.Geogr.Ital.», Serie XI, vol. XII, fasc.2-3, aprile-sett.1995, pp. 337-39.
44) Un'analisi dell'economia ferrarese Tramite i dati CERVED delle Camere di Commercio, In «La Pianura», Ferrara, n. 3, 1995, pp.20-33.
45) Tra Ferrara centralità e marginalità nei processi di internazionalizzazione, in F. Dini (a cura di), Industria e Geografia, Torino, Giappichelli, 1995, pp.315-322.
46) L'idea vincente: il "Villaggio Globale" e l'indifferenza localizzativa", In« La Pianura », Ferrara, n.2, 1996, pp.23-26.
47) Soluzioni Les aux exigences d'environnement sur la Rivière de Rimini, In «Méditerranée», Tome 84, n.3, 1996, pp.23-26.
48) A. GALVANI, MAJAKOS R., NAPOLITANO P., La delittuosità per associazione di tipo mafioso-Prospettive in atto e rilievi territoriali, Bologna, Stampa in proprio, 1996.
49) L'economia dell'Emilia Romagna nel contesto internazionale, In Cencini C., (a cura di), Emilia Romagna, Bologna, Patron, 1996, pp. 279-295.
50) Internazionalizzazione dell'economia L '-Il ruolo della cultura, In «La Geografia nelle Scuole», Anno XLI, n. 6, nov-dic. 1996, pp. 8-12.
51) Aspetti dell'utilizzazione della spiaggia di Volano, In «Atti del XXVI Congresso Geogr.Ital.», Genova, 4-9 maggio 1992, Roma, Treccani, 1996, pp.699-703.
52) Il GATT e il turismo, In «Riv. Geogr.It. », CIII. (1996), n.1, pp.89-96.
53) Le politiche della Spagna per la riqualificazione del turismo, In F. Citarella, Turismo e diffusione territoriale dello Sviluppo sostenibile, Atti del VI Convegno Naz. E I ° Conv. Europeo del Comitato Sc. Naz Interdiscipl. "Psicologia e Turismo": Scienza e Impresa per un turismo venire dell'Incontro cultura, Ravello 4-7 ottobre 1995, Napoli, Loffredo, 1997, pp.201-208.
54) L'Albero della Conoscenza, In Naish M., (a cura di), «Atti della Conferenza UGI, Commissione Educazione: valori in Geografia Istruzione», Londra, 5-7 aprile 1997, London, University of London, Institute of Education, 1997, pp. 106-110.
55) I progetti turistici Europa per l', In «Boll.Soc.Geogr.Ital.», Serie XII, vol. II, fasc.4, ott-dic.1997, pp. 634-37.
56) Oltre il viaggio, In ANDREOTTI G., Geografia Culturale, Trento, Editr. La Grafica, 1997, p. 197-230.
57) Oltre il viaggio, In CORNA PELLEGRINI G., Demetrio D., (a cura di), Viaggio e racconti di viaggio Nelle esperienze di giovani e adulti, Milano, CLUEM, 1997, pp. 38-41.
58) Il Sistema Alta Velocità e la riqualificazione del nodo ferroviario di Bologna, In Giornata di studio in onore di M. Fondi, Università degli Studi di Napoli "Federico II", Napoli, A. Guida Edit. 1998, pp.607-626.
59) L'industria petrolchimica e l'ambiente, In Viganoni L., Temi e problemi di Geografia, Roma, Gangemi, 1998, pp. 97-104.
60) A. GALVANI, KENT A., L'Associazione geografica e la sua annuale Cconference: alcune ricerche di mercato, in Atti del Simposio IGU, Commissione su istruzione geografica: Cultura, geografia e Geographical Education, Oporto, 23-30 Agosto1998, Lisbona, Universidade Aberta, 1998, pp. 93-117.
61) Dalle alla Geografie Geografia, In «Scuola e Didattica», Anno XLIV, n. 11, 15 febbr. 1999, pp. 40-43.
62) Introduzione (traduzione e) un JP: Lozato Giotart, "Geografia del Turismo", Milano, Angeli, 1999.
63) La politica ambientale della Spagna per un recupero del turismo Costiero, In «Boll. Soc. Geogr. Ital. », Serie XII, vol. IV, Fasc. n.1, gennaio-marzo 1999, pp. 105-124.
64) Evoluzione dinamica della proprietà fondiaria nei Territori della bonifica ferrarese, In La Pianura, CCIAA, Ferrara n.2, 1999, pp. 41-54.
65) Comacchio Dieci disgrazie, in Manzi E. e M. Schmidt di Friedberg (a cura di) Paesaggio e Ssustainability, Global Change, Mediterranean Historic Centres, Università degli Studi di Pavia, Milano, ediz Guerini, 1999, pp. 263-270.
66) Bill Gates a scuola, in «Scuola e Didattica», Anno XLIV, n. 13, 15 marzo 1999, pp. 37-39.
67) Sviluppo turistico e insediamento rurale Sulle coste di Comacchio, In P. Dagradi, Scritti Geografici in Ricordo di Mario Ortolani, Memorie della Società Geografica Italiana, Roma, Società Geografica Italiana, vol. LXI, 1999, pp. 305-319.
68) Dalla Lira ALL'EURO, in «La Geografia nelle Scuole», Anno XLIV, n. 6, novembre-dicembre, 1999, pp.10-13.
69)Cortina d'Ampezzo - Territorio-Popolazione-Turisti, In El el par Lunario 2000 de ra Società Coperatia de Anpezo, La Cooperativa di Cortina, Cortina, 2000, p. 14.
70) La didattica dell'ambiente, in «La Geografia nelle Scuole», Anno XLV, n. 1-2, gennaio-aprile 2000, pp.10-13.
71) Etica ed educazione in un mondo che cambia, in «Scuola e Didattica», Anno XLIV, n. 17, 15 maggio 2000, pp. 39-40.
72) Di educazione ambientale: la prospettiva italiana, In «Observatorio Medioambiental», Madrid, Universidad Complutense, n.3, luglio-sett. 2000, pp. 123-133.
73) Bologna Anversa 1998-1598, in Federzoni L. (a cura di), I Fiamminghi e l'Europa - Lo spazio e la sua rappresentazione, Bologna, Patron, 2001, pp. 189-210.
74) Politica e didattica dell'ambiente, in «Scuola e Didattica», Anno XLVI, n. 9, 15 gennaio 2001, pp. 28-31.
75) La realtà del quotidiano e l'irrealtà del viaggio, In G. ANDREOTTI E Salgaro S. (a cura), Atti delle Giornate di Geografia Culturale, Geografia culturale: idee ed esperienze, Trento, Artimedia, 2001, pp. 457-471.
76) La pianificazione integrata dei trasporti a Bologna, In L. LAGO (a cura di), «Atti del XXVII Congresso Geografico Nazionale», Trieste "21-25/5/96, Bologna, Patron, 2001, pp.580-588.
77) Il mondo dei giovani è un Mondo Digitale, in «La Geografia nelle Scuole», Anno XLVI, n. 1, gennaio-febbraio 2001, pp.17-18.
78) I circuiti turistici. Progetto di Master per imprenditori turistici, in «Ambiente, Società, Territorio», Anno I, n. 3, maggio-giugno 2001, pp.104-106.
79) La pianificazione per Un approccio sostenibile al patrimonio ambientale e culturale, In Mautone M., I Beni Culturali. Risorse per l'organizzazione del territorio, Bologna, Patron, 2001, pp. 415-437.

80) Produzione-riciclaggio delle materie plastiche e Ambiente, In Studi in Ricordo di Guido Barbina, Forum - Ed. Univ. Udin .- Udine, 2001, pp. 465-476.
81) La Bolognadei Grandi Eventi: Città della Cultura Europea 2000, in «Il Carrobbio», n. XXVII, Bologna, 2001, pp. 259-278.
82) La necessità di un dinamismo didattico, In HOUTSONEN L., TAMMILEHTO M. (a cura di), Atti del Convegno UGI: Pratiche innovative in Geographical Education, Helsinki, 2001, pp.101-105.
83) Innovazioni tecnologiche per il risparmio di materie prime e l'Aumento produttivo in agricoltura, in MENEGATTI B., TINACCI MOSSELLO M., ZERBI M.C., Sviluppo sostenibile un locale Scala, GRISS, Bologna, Patron, 2001, pp.205-217.
84) C. Cencini, GALVANI A., B. MENEGATTI, Paesaggi e parchi dell'Emilia per una: Romagna struttura reticolare, In BRANDIS P. (a cura), Economica L'Importanza sociale ed di un'efficiente gestione del sistema dei Parchi e delle Aree protette, Genova, Brigati, 2001, pp. 179-194.
85) Turismo Totale, Collana Appunti e Ricerche, n.9, Università degli Studi di Bologna-Sede di Rimini-Biblioteca, Rimini, Guaraldi, 2001, pp.48.
86) Da Bologna a Seoul, un Pyeongyang, In «Boll.Soc.Geogr.Ital.», Roma, Serie XII, vol IV, fasc. 4, ott-dic.2001, pp.725-734.
87) Necessità di un dinamismo didattico, In «Ambiente, Società, Territorio», Anno II, n.3, gennaio-febbraio 2002, pp.49-51.
88) I prodotti tipici agroalimentari italiani nel quadro della valorizzazione ambientale, in «Observatorio Medioambiental», Madrid, Universidad Complutense, vol.5, n.7-8, 2002, pp. 127-148.
89) La Ristrutturazione di borghi rurali A fini turistici, in PERSI P. (a cura), Beni Culturali Territoriali Regionali, Siti, ville e sedi rurali di residenza, culto, lavoro tra ricerca e didattica, Atti del Convegno di Studi-Urbino, 27-29 settembre 2001, Urbino, Università di Urbino, AGEI, AIIG, 2002, pp. 25-32.
90) Turismo di lusso, in Madau C., SCANU G. (a cura di), La Sardegna nel mondo Mediterraneo - Le tendenze evolutive delle attività turistiche, Atti del V Convegno Internazionale di Studi, Sassari, 28-30 ottobre 1998, Bologna, Patron, 2001, pp.205-218.
91) Comparsa e diffusione spazio-temporale del nuovo virus Ebola, De Santis G.M.P. Salute e Migrazione, Atti del VII Seminario Internazionale di Geografia Medica, Verona, 13-15 settembre 2001, UGI, AGEI, Università di Verona, Perugia, Ed. RUX., 2002, pp.103-115.
92) Una pianificazione turistica di successo internazionale: Cancún, Collana Appunti e Ricerche, n.1/2003, Università degli Studi di Bologna-Sede di Rimini-Biblioteca, Rimini, Guaraldi, 2003, pp.27.
93) Il turismo contro la povertà, in MELBARDE Zinaida (ed.), Lo sviluppo sostenibile del turismo: tendenze, esperienze, possibilità, Atti dell'International Scientific Conference, Riga, 25 Aprile 2003, School of Business Administration, Università di Turiba, Riga (Lettonia), 2003, pp.125-129.
94) Bologna, Città della Cultura Europea 2000, in AGEI, Atti del XXVIII Congresso Geografico Italiano, Roma 18-22 giugno 2000, (a cura di Calafiore G., Palagiano C., PARATORE E.), 3 voll., Pp.3043-3052 , Roma, Edigeo, 2003.
95) Una "delizia" ritrovata, in PERSI P., Atti del Convegno: Mia diletta quiete. Ville e grandi residenze gentilizie di campagna tra Sviluppo regionale e identità locale. Geografi e territorialisti a confronto, Treia, 6-8 giungo 2003, Università di Urbino, CNR-Progetto Finalizzato Beni Culturali, Città di Treia, Tipografia San Giuseppe, Pollenza, 2003, pp. 75-82.
96) Verso un'educazione sostenibile?, in «Ambiente, Società, Territorio», Anno III, n. 4-5, 2003, pp.109-111.
97) Turismo sostenibile da Rio a Johannesburg, in «Journal of Hospitality & Tourism», Cultura & Ambiente Conservation Society, Jahnsi, (India), vol. I, n.1, novembre 2003, pp. 43-65.
98) La cultura Quale requisito Indispensabile per la salvaguardia dell'ambiente naturale e umano, In CUSIMANO G. (a cura), Atti del Convegno: Ciclopi e Sirene-Geografie del Culturale Contatto, Cefalù, 20 settembre 2002, Palermo, Università di Palermo, Facoltà di Lettere e Filosofia, 2003, pp. 293-302.
99) Gli itinerari del gusto, a Savelli A., Turismo, territorio, identità. Nell'area mediterranea ricerche ed esperienze, Collana dell'Associazione Mediterranea di Sociologia del Turismo, Milano, F. Angeli, 2004.
100) La politica europea per il turismo, in ADAMO F. (a cura di),Turismo e Territorio in Italia, Contributi alle Giornate di Geografia del Turismo, Novara, 2001-2002, Bologna, Patron, 2004.
101) Ecoturismo, Bologna, Edizioni Martina, 2004.
102) Le donne dalla foresta alla città (Abstract), IGU International Conference, Glasgow, 2004.
103) Turismo sostenibile, in Cohesive Thinking. Verso un futuro sostenibile. Relazione del Sustainable European Regions Network, DG Politica regionale innovativo programma di azione dell'Unione europea, Cardiff, 2004, pp.42-47.
104) L'Obiettivo 2 per l'Emilia Romagna: la zona orientale sub, in P. DI CARLO, MO Retti L.,Nuove politiche per il mondo agricolo: multifunzionalità e sviluppo integrato del territorio, Bologna, Patron, 2004, pp.377-391.
105) Un nuovo Approccio culturale al cibo, In PALAGIANO C. DE SANTIS G. (a cura), Geografia dell'Alimentazione, Atti dell'Ottavo Seminario Internazionale di Geografia Medica, Roma 16-18 Dicembre 2004, Perugia, Rux, 2005, pp.141-150.
106) Alla scoperta Geografia, in «Ambiente, Società Territorio», Anno L, Serie V, n. 1 Gennaio-Febbr. 2005, pp. 24-25.
107) Il MICROCREDITO contro la povertà, in «Boll. Soc. Geogr. It. », Serie XII, Vol.X, n.2, Aprile-Giugno 2005, pp. 375-387.
108) Il progetto "Tellus", in «Scuola e Didattica», Anno LI, n. 6, 15 novembre 2005, Brescia, pp. 20-23.
109) Il turismo sostenibile per l'Europa del Terzo Millennio,Documenti per la Discussione, pre-stampa della Biblioteca "Walter Bigiavi", N. 252, Bologna, Dicembre 2005, 44 pagg.
110) Back to the Future in «Observatorio Medioambiental», vol.8, 2005, Universidad Complutense, Madrid, pp.17-28.
111) Emirati Arabi Uniti, in McColl RW (Ed.) Encyclopedia of World Geography, Libri Golson, NY, USA, 2005, p. 930.
112) Xinjang, in McColl RW (Ed.) Encyclopedia of World Geography, Libri Golson, NY, USA, 2005, pp.998 - 999.
113) Gli Ambienti Tsunami Estreme - Calamità naturali in grado di trasformare in luoghi idilliaci Estreme Environments. CD-Rom realizzato per Fondazione europea della scienza, 2005.
114) L'Emilia Romagna Nell'Unione Europea, In L'agricoltura di qualità dell'Emilia Romagna nell'Unione Europea, in Grillotti DI GIACOMO MG (a cura di), Atti del Convegno: Agri-Cultura d'Italia: Paesaggi, Valori e Sapori - Gruppo di Ricerca Nazionale GECOAGRI -- Geografia Comparata delle Aree Agricole Europee ed Extraeuropee, FAO-Roma, 4-12 Luglio 2005, CD-Rom, WIP Edizioni, 2005.
115) Riflessioni Dopo il 2005: Anno Internazionale del Microcredito, in «Ambiente, Società Territorio»,  Anno LI, Serie VI, n. 1, gennaio-Febbr. 2006, pp. 24-26.
116) La faticosa apertura all'Occidente dell'Albania, In Salgaro S. (a cura di), Scritti in onore di Roberto Bernardi, Bologna, Patron, 2006, pp. 409-426.
117) La sfida della sufficienza alimentare attraverso sale colture tolleranti, Nella vita in ambienti estremi, European Science Foundation, Paesi Bassi, Link Springer, luglio 2007.
118) La sfida della sufficienza alimentare attraverso sale colture tolleranti, in Review in Environmental Science and Biotechnology, Springer, On-line-14 novembre 2006. http://springerlink.com/content/762m9425w5m53712/
119) La sfida della sufficienza alimentare attraverso sale di colture resistenti, in Review in Scienze Ambientali e Biotecnologie, agosto 2007, n.6, pp. 3-16, Review Paper, Paesi Bassi, Link Springer.
120) Il Territorio delle Delizie Ferraresi, Documenti per la Discussione, pre-stampa della Biblioteca "Walter Bigiavi", N. 253, Bologna, Giugno 2006, 16 pagg.
121) Mostre eventi sociali collegati: Ore cocktail, banchetti, cene sociali, In Journal of Hospitality and Tourism, Cultura & Ambiente Conservation Society, Jahnsi, (India), vol. 4 giugno 2006, n. 1, pp.1-18.
122) Marketing del turismo culturale, In RAI A. (a cura di), Sostenibilità, redditività e di successo del turismo, Kanishka Publishers, New Delhi, 2007, pp. 322-332.
123) GALVANI A., G. CASTELLI, CASTELLI S., MARABINI F., MERTZANIS A., Nuove proposte per la zona costiera - Cartografia e le sue applicazioni: l'esempio Laguna di Venezia, In KUNGOLOS A., ARAVOSSIS K., KARAGIANNIDIS A., Samaras P. (eds.), Proceedings of "First International Conference on Environmental Management, Engineering, Planning and Economics", 24-28/6/2007, Skiathos (GR ), CEMEPE, 2007, pp708-714.
124) La protezione dei bambini contro lo Sfruttamento sessuale nel turismo, in Bollettino della Società Geografica Italiana, Vol. XII, Roma, aprile-giugno 2007, pp. 433-446.
125) GALVANI A., Cavallero S., La valorizzazione turistica del territorio: le sagre ei Grandi Eventi, La Pianura, n. 1, CCIAA, Ferrara, 2007, pp. 41-50.
126) Ferrara: modello internazionale di gestione ambientale, In CARDINALE B., Sviluppo Glo-Cale e Società nei Paesi del Sistema Adriatico, Atti del Convegno Internazionale, Teramo, 9-11 giugno 2004, Società Geografica Italiana, Roma, 2005, pp. 235-248.
127) GALVANI A., Ciabatti M., MARABINI F., cura degli Atti del Covegno: Cina-Italia, bilaterale Simposio sulle zone costiere: Evolution e di salvaguardia, Bologna, CNR, Università di Bologna, 4-8 novembre 2007, Bologna , Lo Scarabeo, 2007.
128) GALVANI A., ANGELI MG, CASTELLI S., GASPARETTO P., MARABINI F., MERTZANIS A., PONTONI F., Processi erosivi ed i rischi connessi nella zona costiera,in R. McInnes, JAKEWAYS J., H. Fairbank, MATHIE E. (eds.),. Frane e cambiamenti climatici: Sfide e soluzioni, London, Taylor & Francis, 2007, pp. 415-418.
129) Nuova politica UE per le zone costiere, In MARABINI F., GALVANI A., Ciabatti M. (a cura di), Atti del Convegno: Cina-Italia, bilaterale Simposio sulle zone costiere: Evolution e di salvaguardia, Bologna, CNR, 4-8 novembre 2007, Bologna, Lo Scarabeo, 2007, pp. 41-47.
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131) ANGELI MG, GALVANI A., GASPARETTO P., MARABINI F., MERTZANIS A., PONTONI F., L'evoluzione della zona costiera della Regione Marche e il cambiamento climatico, in MARABINI F., GALVANI A., Ciabatti M. (a cura di), Atti del Convegno: Cina-Italia, bilaterale Simposio sulle zone costiere: Evolution e di salvaguardia, Bologna, CNR, 4-8 novembre 2007, Bologna, Lo Scarabeo , 2007, pp. 93-97.
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152) Nuove icone in Tourism, in Asian Journal of Tourism and Hospitality Research, Universidad de Castilla-La Mancha, Anno I, n.2, 2008, pp104-117.
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Relazioni e Recensioni
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3) Relazione del Colloquio Internazionale sul tema: "Immagine soggettiva e ambiente-Problemi, applicazioni e strategie della ricerca»,« Geografia », Anno X, n.1, Genn.-mar.1987, pp.36-37.
4) Relazione del Simposio della Commissione I.G.U. di Geografia del Turismo e del Tempo Libero, Sousse, giugno 1987, «Geografia», Anno XI, n.2, aprile-giugno1988, pp.74-75.
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7) Relazione del Convegno Internazionale: "Dolomiti Domani", Cortina, 24-25 agosto 1990La Geografia nelle Scuole »XXXVI, 1991, n.1, pp.86-88.
8) Relazione del "Primo Festival Internazionale di Geografia:"Una festa Attorno alle scienze della Terra e dell'Uomo»,« La Geografia nelle Scuole », XXXVI, 1991 n.1, pp.85-86).
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10) Relazione del Convegno: "Per il futuro dell'ambiente urbano: il Libro Verde della Comunità Europea ", in «Geografia», Anno XV, n.4, aprile-sett.1992, p.67.
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50) L. Steward, Viaggiare si spera. A Golden Age of Travel Writing, London, Theniju, 2006, 306 pp. in «Annali di Ricerche e Studi di Geografia», Bologna, Anno LXIII, (2007), n.3-4, luglio-dicembre 2007, pp. 101-103.

 

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Francesco Chiodo

Nel nostro Ateneo è scoppiato il caso "CHIODO",
ovvero:

G. Ghetti*, IL PROBLEMA DELLA SALVAGUARDIA DELLE "SCUOLE"
quando tutto (anche il ddl del Ministro)  ti rema contro

* Ordinario di diritto pubblico, dell'Università di Bologna

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Giulio Ghetti


Giulio GHETTI, Il caso "Chiodo" e il problema delle "Scuole"

1.- UNA NECESSARIA PREMESSA. In un tempo assai lontano, che ci appare quasi appartenere alla preistoria, le Università si distinguevano tra loro per la presenza di "maestri" cui il titolo spettava, perché riconosciuto dalla comunità scientifica a motivo della originalità delle loro ricerche e dell'impegno nella vita accademica; intorno ad essi si formavano "allievi" legati da un idem sentire che andava al di là del credere in certe teorie o in altre, e si estendeva al modo di vivere e di operare non solo nell'Università.
   Maestri e allievi formavano le Scuole, e i risultati della ricerca in esse svolto era poi trasferito in una didattica di alta qualità. Le Scuole e chi le componeva costituivano l'Accademia, e cioè l'eccellenza all'interno del mondo universitario.
  Intorno agli anni '70 del secolo scorso nelle Facoltà di Medicina molti "maestri" erano in realtà "baroni", e giustificavano questo mutamento di status con la necessità di avere allievi ubbidienti e ligi perché l'assistenza sanitaria - abbinata all'essere docenti universitari - lo richiedeva visto che alla fin fine ogni responsabilità ricadeva sul "maestro" che era pure primario ospedaliero; le Scuole mediche divennero così "gruppi di potere/pressione" e i baroni premiavano i loro vassalli per motivi che quasi sempre ben poco avevano a che fare con la meritocrazia scientifica, e ingaggiavano guerre con altre pseudoscuole per la conquista del territorio (gli ospedali).
   Tutto questo avvenne nelle Facoltà mediche e in qualche più limitata misura si trasferì ad altre Facoltà; certo è che portò ad una situazione generale deprecabile e deprecata la quale favorì la riforma generale attuata con il d.p.R. 382 del 1980: abbiamo scritto "situazione generale" perché non si riparò la situazione delle sole Facoltà di Medicina e cioè non si incise la dove era il bubbone, ma si fece di ogni erba un fascio e si gettarono le basi della situazione a cui oggi vorrebbe in parte porre rimedio il progetto di legge Gelmini.

2.- UNA ULTERIORE NECESSARIA PREMESSA. Sempre in quei tempi le Università erano poche e pochi erano i professori universitari, tanto che erano definiti gli happy few. Fra queste persone di notevole livello vigevano regole di educazione e di comportamento anche amministrativo, per cui era tra l'altro tipico che in ogni Facoltà venisse riconosciuto al docente che aveva ben meritato, una sorta di diritto di indicare il proprio successore affinché potesse realizzarsi la continuità didattica e di ricerca, e al contempo garantire i più giovani tra gli allievi che rimanevano orfani del "maestro". Nella mia esperienza anche questa regola di vita comune si è andata affievolendo dopo il d.p.R. 382/1980, e oggi non viene più rispettata, se non in casi sporadici, per lo più come effetto di un pesante "gioco di corridoio".

3.- IL CASO "CHIODO". La Facoltà di Medicina di Bologna ha avuto spazio, spesso, sulla stampa non solo locale per i comportamenti di alcuni suoi docenti in materia di concorsi: nulla di strano in sistema in cui lo stesso presidente della Conferenza permanente dei Rettori è stato coinvolto e costretto alle dimissioni dalla presidenza della CRUI e dal rettorato di Siena a seguito di una inchiesta giudiziaria sulle stesse questioni.
  E' accaduto in questi giorni che la stampa ha dato risalto ad una situazione denunciata da un illustre docente medico bolognese, Francesco Chiodo, che è stato professore ordinario di malattie infettive e direttore dell'Istituto di malattie infettive dell'Università di Bologna: a lui, tra l'altro, è attribuito un particolare contributo alla scoperta della possibilità di una significativa riduzione del tasso di infezione HIV nei bambini nati con parto cesareo, rispetto ai nati per via naturale.
   Per "caso CHIODO" si intende quel grido di dolore che egli ha lanciato quando, per essere andato in quiescenza per sua volontà un anno prima della scadenza giuridica (per inciso: durante il Rettorato Calzolari si è cercato in ogni modo di ottenere questo brillante risultato di allontanare anzitempo i migliori, motivandolo con ragioni di maggior costo del docente anziano), ha visto contrapporre al proprio allievo un SUCCESSORE, che non proviene dalla sua Scuola, anzi viene da fuori.
   Il concorso non si è ancora svolto, ma la relativa certezza denunciata da Chiodo scaturisce dalla modalità del bando che è di un concorso per trasferimento, vale dire riservato a coloro che già occupano in Italia un posto di Ordinario, anziché per concorso aperto a "tutti". In caso di "trasferimento", decide la Facoltà, su proposta del Dipartimento. In caso di concorso "aperto", decide una Commissione nazionale, con quanto ne consegue.
   Sul piano della legittimità della decisione nulla possiamo dire perché non conosciamo gli atti ed anche perché, a seguito della denuncia pubblica di Chiodo, potrebbe aprirsi una inchiesta non solo amministrativa e in questi casi, come è noto, si rompono tutti gli schemi formali tipici del diritto amministrativo e si guarda alla sostanza dei fatti.
   Sul piano della trasparenza, è evidente che un regolare concorso, aperto a tutti, avrebbe certamente dato una opportunità anche agli allievi del prof. Chiodo, e anzi avrebbe escluso il presunto predestinato per trasferimento. Già ... perchè in Italia, per l'art. 2, lettera m), della legge 210/98 c'è "il divieto, per i professori ordinari, associati e per i ricercatori, di partecipare in qualità di candidati a valutazioni comparative per posti del medesimo livello".       Ma, ripetiamo, non esprimiamo alcun giudizio: le persone che la stampa ha indicato come partecipanti a questa contestata decisione sono tutte uomini d'onore, come Antonio disse  di Bruto, e allo stato non vi è indizio o motivo di dubitare che esse abbiano agito nello "interesse primario di Roma". Quel che ci sembra emergere è che anche in questo caso l'antico costume del "maestro" di indicare il proprio "successore" non ha trovato spazio: ma come si è detto, non è il solo caso perché da anni questa regola di fair play è stata abbandonata.

4. IL PROBLEMA DELLA SALVAGURDIA DELLE SCUOLE. Da sempre quando una amministrazione pubblica fa scelte di principio su procedimenti che favoriscono qualcuno e danneggiano qualcun altro nascono discussioni, ma questo rientra nella problematica tipica del diritto amministrativo e degli umani. Dunque, allo stato e per quello che ci riguarda, nulla quaestio.
   Ci interessa, invece (in un periodo in cui il governo vuole riformare il reclutamento del personale docente) capire se l'Università guadagna o perde da questo fatto, e come verrebbe regolato un simile problema se la riforma del ministro Gelmini fosse già legge.
   Innanzitutto, Ci pare che il fatto che il prof. Chiodo non abbia un ordinario suo allievo, già pronto per la chiamata, va fatto risalire alle ristrettezze dei posti, a cui i Governi da anni costringono le Università. Già il ministro Moratti bloccò le assunzioni, a suo tempo, e così di seguito. Soprattutto sono state privilegiati i posti di Ricercatore, anziché le selezioni dei Ricercatori e Associati già in servizio: di questo non positivo risultato a Bologna siamo particolarmente debitori alla politica squilibrata dell'ex-rettore Calzolari e degli Organi accademici che lo hanno affiancato.
  Inoltre ci sembra che il "misfatto" abbia le sue prime origini nella politica centralistica che da Roma vuole regolare tutto e tutti, e spesso è una politica populistica.
  Abbiamo detto in via di premessa che il creare e sviluppare delle scuole di pensiero e di metodo è altamente meritorio per il progresso scientifico e per l'educazione/formazione dei giovani studiosi. In questo senso è una aspirazione legittima del fondatore della scuola che la scuola stessa continui e questo può aver luogo solo attraverso gli allievi.
  In tutti gli altri casi, se si vuole rinvigorire il "sangue" di una Facoltà occorre attingere all'esterno, specie nel momento in cui - e sono anni che i vari Ministri lo dicono - nel sistema universitario vanno introdotte meritocrazia e concorrenza. Se si condividono questi principi generali di buon senso, allora se ne deve condividere anche un terzo, e cioè che la valutazione pregiudiziale se si sia in presenza dell'un caso o dell'altro caso deve essere del tutto trasparente e motivata, anche in senso comparativo, e dunque non può essere lasciata a decisioni che avvengano al di fuori degli organi collegiali amministrativi per legge competenti, e cioè ai Dipartimenti, ai corsi di studio e alle Facoltà.
   Nel caso delle Cliniche universitarie il fatto che il docente sia anche primario per un certo reparto, divisione, ecc. coinvolge anche l'amministrazione ospedaliera: non mancano nella legge generale sul procedimento amministrativo tempi e modi in cui essa possa far valere le proprie oggettive esigenze. Ma, come si è già detto, nel nostro sistema normativo, tutto questo non può accadere perchè nel caso di concorso aperto a tutti (quello voluto dall'art. 97 della Costituzione per accedere ai pubblici uffici: mai norma costituzionale fu tanto violata con continue eccezioni, e non solo nel sistema universitario), un professore che sia già ordinario non può partecipare al concorso. Il DDL Gelmini, presentato in questi giorni e che ha raccolto vasti consensi bipartisan, privilegia la mobilità, sia pur con alcune eccezioni: in questo cerca di porre rimedio a quelle carriere tutte interne, da "polli di stia", che sono state favorite dai precedenti sistemi di selezione del corpo docente, tutti rivolti a favorire il candidato interno per il quale era stato bandito il posto. In questo senso il DDL Gelmini fa quello che può per chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati: o, meglio, insediati, e lo rimarranno per anni, perpetuando abitudini di fatto che - non si illuda il ministro - una norma di legge non può cambiare.
  Ma così facendo il Progetto Di Legge (vogliamo usare l'acronimo PDL, così estendiamo l'osservazione anche al partito politico di appartenenza del ministro ?) non si accorge della contraddizione che pone in essere nel momento in cui vuole iniettare nel sistema universitario dosi di meritocrazia e di concorrenza (e questo è certamente necessario), però non solo non si pone neppure lontanamente il problema della salvaguardia delle scuole scientifiche, ma neppure si preoccupa di abrogare l'art. 2, lettera m), della legge 210/98, e cioè di una norma nata per ovviare a taluni limitati casi di "sorpruso" che hanno fatto testo e che sono ben noti a chi abbia memoria.
  Forse il PDL si fida delle sole strutture burocratico-formali, e cioè dei dipartimenti, delle Facoltà e dei corsi di studio (al riguardo è ben strano che neppure il coraggioso ministro Gelmini - che per di più fa parte di un Governo che cerca di attuare la semplificazione amministrativa - non abbia affrontato il problema della convivenza/doppione tra Facoltà e corsi di studio quanto a competenze sulla didattica: già il dpR 382 del 1980 evidenziava questa problematica ma non ebbe il coraggio di sciogliere le Facoltà) e non ha fiducia in quelle strutture non formali quali sono le Scuole accademiche che furono all'origine della fama delle nostre Università medievali e che ancora sono presenti in molti settori disciplinari, che pure sono attive all'estero e tanto contribuiscono a fare grandi e noti quegli Atenei che nelle varie classifiche internazionali ci precedono, per non dire che ci distaccano. Il "caso Chiodo" solleva questo problema e c'è da auspicare che il PDL se ne faccia carico. G. GHETTI

 

 



EDIZIONI PRECEDENTI

 

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REGOLAMENTO DEL VOLONTARIATO  PRESSO L'ALMA MATER STUDIORUM

  Il Regolamento è stato deliberato dal CdA il 16.06.2009.  Esso, pur se rivolto a "chiunque", può essere di interesse per i Docenti  "senior" che desiderano rimanere nella struttura dipartimentale.
   L'art. 10 dispone, poi, che il volontario è coperto da assicurazione a carico della Struttura ospitante.


REGOLAMENTO DEL VOLONTARIATO PRESSO L'ALMA MATER STUDIORUM

Art. 1 – Stato giuridico dei volontari
I volontari prestano attività occasionali e non sono vincolati da nessun obbligo di prestazioni lavorative, né da alcun rapporto di lavoro con l'Ateneo.
L'attività dei volontari deve rivestire il carattere della complementarietà occasionale e deve mantenere il requisito della non obbligatorietà per il volontario.
Le modalità e i tempi della prestazione devono essere definiti di comune accordo tra volontario e struttura. Il volontario potrà interrompere la propria attività in qualsiasi momento comunicandolo preventivamente e con un preavviso minimo, tale da non pregiudicare lo svolgimento delle attività, al responsabile della struttura presso cui opera.
La collaborazione dei volontari nelle attività dell'Ateneo non può essere sostitutiva di mansioni proprie del personale dipendente né può prevedere l'esercizio di alcun potere, potestà, autorità pubblica.

Art. 2 – Soggetti che possono prestare attività di volontariato presso l'Ateneo
Possono essere ammessi a prestare la propria opera di volontariato i cittadini italiani, comunitari, extracomunitari purché legittimamente residenti nel territorio della Stato, di ambo i sessi in possesso dei seguenti requisiti:
- età non inferiore agli anni 18;
- idoneità fisica all'attività, certificata dal medico di base;
- non aver riportato condanne penali per reati dolosi;
- avere adeguata conoscenza della lingua italiana.

Art. 3 – Attivazione della procedura di richiesta di volontari
La procedura per ospitare uno o più volontari può essere attivata da una singola struttura di Ateneo, da più strutture associate o dall'Ateneo in generale.
La struttura (o le strutture) interessata deve redigere un breve profilo del volontario (o dei volontari) indicando le principali caratteristiche dell'attività e la sede in cui l'attività verrà svolta.
Il profilo verrà tradotto in un avviso cui dovrà essere data pubblicità con una comunicazione sul portale di Ateneo.

Art. 4 - modalità di presentazione della domanda da parte del volontario
I soggetti interessati a svolgere attività di volontariato devono presentare domanda secondo le modalità indicate nell'avviso di cui al precedente articolo 3.
Alla domanda deve essere allegato il curriculum dell'aspirante volontario.

Art. 5 – Modalità di valutazione delle domande
Le domande pervenute verranno inserite in un elenco di aspiranti volontari. La struttura interessata ad ospitare il volontario procederà a chiamate nominative dei volontari inseriti in elenco.
La chiamata potrà avvenire:
in base alla mera valutazione del curriculum degli aspiranti volontari;
a seguito di un breve colloquio (in aggiunta alla valutazione del curriculum) con gli aspiranti volontari secondo le modalità indicate nell'avviso;
con altre modalità indicate nell'avviso.
Il volontario individuato deve presentare al responsabile della struttura che lo ospita:
il certificato del medico di base con il quale si attesta l’idoneità psico-fisica allo svolgimento delle attività che verranno svolte. Tale certificato verrà conservato presso la struttura stessa e dovrà essere rinnovato annualmente a cura del volontario. Qualora le attività svolte lo richiedano il volontario dovrà presentare il libretto sanitario;
un'autocertificazione che dichiari il possesso dei requisiti di cui al presente regolamento e di quelli eventualmente richiesti dall'avviso di cui all'art. 3
Il responsabile della struttura conserva un fascicolo nominativo del volontario contenente tutta la documentazione che lo riguarda.

Art. 6 – Validità degli elenchi di disponibilità
La validità degli elenchi degli aspiranti volontari è di 12 mesi.

Art. 7 – Referente per i volontari
Ad ogni volontario è assegnato un referente con cui deve coordinarsi per quel che riguarda lo svolgimento delle proprie attività. Il referente è, di regola, il responsabile della struttura presso cui il volontario opera. Il responsabile della struttura può indicare, in sua vece, un altro funzionario della struttura stessa. In referente deve in particolare:
coordinare e indirizzare il volontario nello svolgimento delle attività;
accertare che i volontari siano in possesso dei requisiti previsti dal presente regolamento, dall'avviso di cui all'art. 3, delle necessarie certificazioni tecniche e pratiche, delle idoneità psico-fisiche eventualmente necessarie allo svolgimento delle specifiche attività;
vigilare sullo svolgimento delle attività, avendo cura di verificare che i volontari operino in modo tale da non ledere i diritti, gli interessi, le prerogative degli eventuali utenti e/o fruitori, gli interessi, il buon nome, il decoro dell'Amministrazione, che le attività siano svolte con modalità tecnicamente corrette e, qualora previsto, nel rispetto delle normative specifiche di settore;
verificare i risultati delle attività concordate;
mantenere i collegamenti con gli uffici dell'Amministrazione, curando tra l’altro il controllo e la trasmissione di eventuale documentazione ai fini del rimborso spese.
verificare la corretta tenuta del fascicolo del volontario.
All’inizio delle attività il referente predispone, di comune accordo con il volontario, il programma operativo per la realizzazione delle attività stesse.
I volontari si atterranno alle disposizioni convenute con il referente per quanto riguarda le modalità di svolgimento delle attività e l’uso degli strumenti a ciò necessari.

Art. 8 – Svolgimento delle attività
Qualora le attività richiedessero competenze particolari e specifiche, diverse da quelle già in possesso dei volontari, l’Amministrazione si impegnerà a fornire occasioni concrete di formazione ed aggiornamento, secondo modalità da concordare con i volontari stessi, che saranno tenuti a partecipare alle iniziative di cui sopra.
Per garantire la necessaria programmazione delle attività, i volontari dovranno impegnarsi affinché le prestazioni siano rese con continuità, per il periodo preventivamente concordato, pur mantenendo il carattere occasionale del rapporto.
I volontari si impegneranno a dare tempestiva comunicazione, al responsabile della struttura presso cui prestano la propria opera, delle interruzioni che dovessero intervenire nello svolgimento delle attività.
La Struttura cui il volontario afferisce è tenuta a comunicargli tempestivamente ogni evento che possa incidere sullo svolgimento delle attività.
I volontari impegnati in attività che prevedano il contatto con il pubblico saranno provvisti, a cura dell’Amministrazione stessa, di cartellino identificativo che consenta l’immediata riconoscibilità da parte dell’utenza.

Art. 9 – Compensi e rimborsi
L’attività dei volontari è prestata a titolo gratuito.
L'amministrazione, previa verifica della regolarità della documentazione presentata dal volontario, potrà rimborsare spese sostenute, per lo svolgimento del l'attività di volontariato o le attività ad essa accessorie (es. le spese per la partecipazione a corsi di formazione o per missione). Le attività che comportano spese da parte del volontario devono essere espressamente e preventivamente approvate dal referente e dal responsabile della struttura.
Per quel che riguarda i rimborsi si rinvia alle regole applicate per i rimborsi delle spese del personale TA.
Art. 10 – Coperture assicurative
Tutti coloro che prestano la propria opera per attività di volontariato saranno assicurati, con spesa a carico della struttura ospitante, contro i rischi di infortunio in cui potrebbero incorrere, in servizio o in itinere, nonché contro i rischi di responsabilità civile verso terzi conseguente a colpa nello svolgimento delle mansioni loro affidate.
I volontari svolgeranno la loro attività in conformità con quanto disposto dal D.LGS. 626/94 e successive modificazioni ed integrazioni. Sarà cura dei referenti informare i volontari sul contenuto delle normative vigenti in materia di sicurezza sul lavoro e sull’utilizzo di eventuali dispositivi di protezione individuali.

Art. 11 – Cessazione dell’attività
L'attività dei volontari può cessare:
- per loro espressa rinuncia
- qualora, per qualsiasi motivo, venisse meno per la struttura ospitante l'esigenza di utilizzare il volontario, o qualora il comportamento del volontario non fosse consono all'attività svolta: in questo caso la struttura ospitante provvede, con comunicazione motivata all'interruzione del rapporto con il volontario;
- per accertata perdita dei requisiti e delle condizioni necessarie per lo svolgimento delle attività.
I volontari saranno cancellati dagli elenchi:
- per loro espressa rinuncia;
- per accertata perdita dei requisiti e delle condizioni necessarie per l’iscrizione.

Art. 12 – Norme finali
L’Ateneo si impegna a promuovere ogni possibile momento e occasione di confronto tra il volontariato organizzato e i singoli volontari, affinché questi ultimi possano accogliere le complesse e ricche sollecitazioni offerte dalla vita associativa.
Il presente regolamento del Volontariato presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, potrà essere aggiornato, sulla base di eventuali esigenze non attualmente prevedibili, al fine di consentire ulteriori opportunità.

 

 

 

A rinforzo del dibattito alla "Tavola" del Senato, domani 14 luglio

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Bruno Lunelli



"GIAVAZZI MI E' PIACIUTO ...
ma si è dimenticato delle spese per il personale amministrativo, pari o superiore
a quella per la docenza"

e c'è anche che i laureati ante (3+2)
erano migliori ...

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Francesco Giavazzi

Bruno Lunelli*, A proposito delle verità di Giavazzi

  L'articolo  di Giavazzi, "Prova di verità per gli atenei" in Corriere 24.06.09, mi appare largamente condivisibile, ma non considera due punti a mio avviso rilevanti:

1. L'enorme spesa amministrativa degli atenei, in parecchi casi pari o superiore a quella per docenza e ricerca, che sono i prodotti dell'università. Dovrebbe essere ridimensionata, altrimenti viene di fatto modificata la funzione degli atenei e non c'è finanziamento che basti.
   Come corollario, occorre ridare il ruolo centrale che gli spetta all'attualmente irrilevante funzione docente, che, se è a reale livello universitario, è molto impegnativa (difficile tenere più di un corso), ma è quella che dà i risultati più utili al Paese sia ell'immediato che a tempi lunghi ("formazione di capitale umano").

  2. Riferendomi soprattutto alle facoltà scientifiche e tecnologiche, gli attuali programmi sono talmente ridotti e mal congegnati da dare laureati di livello nettamente inferiore a quelli ante 3+2, quando le lauree italiane facevano aggio sui PhD stranieri. L'università per essere utile alla nazione deve fornire competenze, non titoli, che avendo in Italia riconoscimento giuridico, servono in troppi casi a trovare una sinecura in qualche pubblica amministrazione.
   Come corollario, occorre riconoscere che una laurea (effettiva) non è per tutti, ma per chi sia adatto allo studio e disposto al notevole impegno e sacrificio che tale attività comunque comporta. Diversamente, si creano solo spostati.

*Professore di chimicafisica 1961-2005 nelle Università di Padova e Bologna

Per memoria: il testo a cui B. Lunelli si riferisce
(Francesco Giavazzi , I COMPORTAMENTI DA CAMBIARE, Prova di verità per gli atenei, Corriere della Sera, 24 giugno 2009)

   "La legge finanziaria dello scorso anno ha ridotto drasticamente i finanziamenti alle università: meno 10% circa nel 2010, fino al 18% l'anno successivo. E' evidente che con le regole attuali, e con il 18% di finanziamenti in meno, la maggior parte delle università chiuderebbe. Non penso fosse questa l'intenzione del governo, bensì quella di obbligare i nostri atenei a modificare radicalmente i loro comportamenti e ad adottare riforme profonde.
   Tre sono i problemi da affrontare:
1) cambiare la governance delle università. Oggi i rettori sono eletti da una platea amplissima che include anche i bidelli. Una volta eletti, non sono liberi perché debitori dei loro grandi elettori. Sono anche "irresponsabili " perché controllano il cda delle università, l'organo che in teoria dovrebbe valutarli;
2) ripensare i criteri con cui sono ripartiti i finanziamenti, perché se i tagli colpissero nello stesso modo atenei buoni e cattivi, il risultato sarebbe un decadimento generale della didattica e della ricerca. Per farlo occorre mettere in piedi un buon sistema di valutazione;
3) correggere le modalità di reclutamento dei professori perché i concorsi pubblici hanno fallito e si sono dimostrati non riformabili.
   In questo primo anno il ministro Gelmini ha preso qualche decisione coraggiosa: in autunno ha bloccato una tornata di concorsi che si preannunciava tutta truccata (ma dopo aver cambiato con un decreto le regole per la scelta delle commissioni, di quei concorsi non si sa più nulla); ha deciso che il 5% dei fondi pubblici per il correnteanno accademico (l' anno è praticamente finito, ma i fondi alle università non sono

ancora stati assegnati) venga ripartito sulla base dei risultati della ricerca.
   Il ministro ha anche preparato un disegno di legge (circola in rete) che innova le modalità di reclutamento, eliminando i ricercatori e adottando il metodo, basato sulle effettive attività di ricerca, della tenure track comune nelle migliori università al mondo.
    .....
    .....
    Ma la legge del ministro Gelmini, annunciata da mesi, viene rimandata di settimana in settimana. Perché?
   Un ostacolo sono i gattopardi delle università (rettori e molti professori) che premono perché nulla cambi. Un altro sono i sindacati tetragoni nella difesa dell'ope legis. Un altro infine è il ministro dell'Economia che non rinuncia ai tagli.
  Non possiamo fare gli struzzi: anche se le riforme del ministro Gelmini andranno in porto, l'unico modo per tenere aperte le università con i fondi previsti in finanziaria è alzare significativamente le rette degli studenti, introducendo nello stesso tempo borse di studio di pari valore per i meno abbienti. Io sono d'accordo, perché l'università di fatto gratuita è un trasferimento dai poveri ai ricchi, ma se questa è la strada occorre il coraggio di dirlo.
   Ciò che non si può fare è aspettare senza far nulla, e lasciare che a novembre le università chiudano."

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RESOCONTO della
Conferenza regionale sulle Università delle Romagne
avvenuta a Bologna, Fac. di Ingegneria, il 5 maggio 2009 - Breve resoconto

 

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          Tema: " Secessione, Federazione, Unione  con Bologna ?"


Incontro con i Presidenti degli Enti Finanziatori

(Prof. Piero Gallina ( Serinar), Rag. Giannantonio Mingozzi (Fondazione Flaminia), Dott. Luciano Chicchi ( Uni.Rimini SpA)


Introduzione storica del prof. Giulio Ghetti

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Giulio Ghetti

Giulio Ghetti, Introduzione storica

1.- I primi monenti. Perdonerete alcuni ricordi personali, che credo utili all'attuale dibattito.
   Il mio primo incontro con la questione (o, se si preferisce, il problema) "Università delle Romagna" è stato all'inizio degli anni '70, in una Commissione di studio voluta dalla Regione che era stata appena costituita.
  La Commissione era presieduta da Umberto Romagnoli e ne facevano parte per Bologna Fabio Roversi Monaco e Marco Cammelli, per Modena Marco Onado, per Parma - se non erro - Giancarlo Forestieri: io rappresentavo Ferrara, della quale ero il Prorettore.
   Eravamo tutti giovani professori universitari, i nostri ragionamenti non erano "politici" ma tecnici. Il mondo della ricerca e della didattica di quegli anni va ricordato: Internet non esisteva e gli studiosi corrispondevano tra loro con posta e telefono, libri on line non se ne potevano consultare, al più si faceva riferimento alla Biblioteca Nazionale, l' E-learning non era diffuso. Un insediamento universitario richiedeva dunque moltissimi mezzi, libri, spazi.
    In quella situazione concludemmo e scrivemmo nella nostra relazione finale, che "si potevano fare" (dunque parlavamo di più Sedi, così prendendo atto che la Romagna non era un corpo unico ed omogeneo, ma bensì "le Romagne"), ma a due condizioni essenziali affinché l'esperimento avesse successo:
  - che in quelle Sedi si istituissero corsi specialistici non presenti a Bologna (e, in parte, a Ferrara, per certe vocazioni vicine a quelle ravennati) per evidenti motivi di non concorrenza e di corretta allocazione delle risorse umane e finanziarie;
   - e che fossero università non solo per la didattica ma anche per la ricerca (Umberto Romagnoli suggerì che per ottenere questo risultato occorreva un impegno degli Enti locali nell'utilizzare per consulenza i docenti della Sede, in modo da "ancorarli" alla comunità locale).
  Non doveva essere una colonizzazione.  Eravamo anche tutti d'accordo che non si doveva trattare di una colonizzazione: Bologna, per dimensioni e localizzazione la più vocata a realizzare l'intervento, avrebbe poi dovuto ritirarsi e lasciare totale autonomia alle nuovo Sedi romagnole, il tutto all'interno di un organico sistema regionale dell'istruzione universitaria.
  2.- Gli ulteriori incontri. Come si vede, la questione è antica; comunque la relazione sparì in qualche cassetto anche perché la materia "istruzione universitaria" non era tra quelle di competenza legislativa regionale concorrente.
   Il secondo incontro ebbe luogo il 18 marzo 1980, appena fui nominato Preside della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Bologna, nella quale nel frattempo mi ero trasferito.     Subito il prof. Gola richiamò la mia attenzione su due necessità:
  -  riformare la Scuola della Facoltà a fini speciali sul turismo che esisteva in Rimini;
  - e chiamare a Bologna due macroeconomisti, Stefano Zamagni e D'Adda.
   Aggiunse che Stefano, per capacità, carattere e conoscenza dell'ambiente visto che era riminese, poteva essere la persona giusta anche per riformare la Scuola.
   Feci entrambe le cose, e Stefano Zamagni iniziò la riforma della Scuola, ma i tempi furono lunghi: basti pensare che è solo del 1993 la mia nomina a presidente dell'appena istituito Corso di laurea in Economia del turismo in Rimini.
    Il terzo incontro è stato assai più ampio, nel clima generale del frazionamento dei Mega Atenei: coadiuvando il Rettore prof. Roversi Monaco che questo innovativo sviluppo ideò e sostenne nel Progetto Multicampus, me ne sono occupato dal 1995 al 2002, per un primo triennio quale componente del Senato accademico e della Giunta d'Ateneo e presidente della Prima Commissione d'Ateneo Bilancio e Programmazione (dunque, quella che "aveva in mano la cassa"), poi per il successivo triennio quale componente del Consiglio di Amministrazione e della Giunta d'Ateneo e presidente della Commissione d'Ateneo per il Personale Tecnico Amministrativo.
  3.- Anche contributi personali.  A queste attività ufficiali se ne sono aggiunte di personali: per anni sono stato consulente legale del Comune di Rimini, Sindaco il dr. Giuseppe Chicchi, e questo mi ha enormemente facilitato per meglio consolidare l'insediamento di Rimini; sempre nello stesso periodo sono stato consulente legale della Provincia e talora anche del Comune di Ravenna, e con il carissimo amico dr. Benito Venturi operammo di comune accordo nel cercare di consolidare quell'insediamento che la tragica scomparsa di Raoul Gardini aveva improvvisamente lasciato in stato di precarietà.
   Richiamate queste esperienze personali ed aggiungendo che io sono di origine faentina e dunque sensibile alla questione romagnola, non posso che ripetere quelle che da sempre sono state le mie convinzioni:
   3. 1. L'istruzione universitaria è un importante fattore di sviluppo economico nazionale e locale, se bene e scientemente gestita; lo è tanto più da quando appartenere o meno al mondo della ICT segna il confine tra sviluppo e stasi (o sottosviluppo) ;
  3. 2. occorre riconoscere e valorizzare le specificità dei singoli territori in cui le Sedi sono collocate, il che significa che si devono realizzare Università delle Romane.
   Lo stato attuale della informatizzazione nelle sue varie forme (E-learning, collegamenti di rete, accesso a biblioteche online, ecc.) e quello che è subito dietro la porta riduce grandemente i problemi finanziari;
   3. 3. E' stato un errore di cui paghiamo ancora oggi i frutti avvelenati, che in queste Sedi e in contemporanea non siano stati istituiti anche i Dipartimenti, che sono le strutture di ricerca: e senza ricerca non vi è didattica di qualità.
   Non mi soffermo, per carità di patria, sulle ragioni pratiche di ciò: voglio soltanto ricordare a chi lo avesse dimenticato che in parte questo errore nasce anche dall'attuazione del dpR 382 del 1980, quando la Commissione Mengozzi fece passare nell'Università di Bologna il solo modello del Dipartimento unisettoriale e non accettò i Dipartimenti fra più settori di ricerca, quelli interdisciplinari, che proprio nelle Romagne avrebbero potuto meglio collocarsi e dare i migliori risultati ;
  3.4. Altro errore è stato il modo di attuare il dpR 382/80 nella parte in cui disegna il rapporto tra Dipartimenti di riferimento, e Facoltà che tali li dichiarano: i Dipartimenti sono stati resi "innocui", trasformati nei "serbatoi" dai quali la Facoltà trae i propri docenti.
   Il disegno normativo era del tutto opposto: nel Dipartimento si determinano gli indirizzi di ricerca e la si svolge, è dunque il luogo in cui si determinano le basi degli indirizzi per una didattica di qualità.
  3. 5. Ha complicato le cose l'accettare che gli "enti di sostegno" avessero forme giuridiche diverse tra loro, perché ciò ha complicato i rapporti e i "linguaggi" tra essi e un ente pubblico monolitico come è l'Ateneo di Bologna;
3. 6. la mancanza di un sistema informatizzato con moduli di contabilità analitica, economico-patrimoniale, e direzionale-strategica, ha da tempo reso assai difficile - per non dire impossibile - conoscere e misurare da Bologna l'esatta situazione delle Sedi romagnole nei rapporti con la Casa madre.   

Breve resoconto della Conferenza

  Il 5 maggio 2009, nell'Aula Magna della Facoltà di Ingegneria, si è svolto l'incontro che il Gruppo dei 30 ha organizzato con gli esponenti degli "Enti di sostegno" delle Sedi di Romagna. Infatti, sugli incontri tenuti dai candidati al rettorato nelle Sedi la stampa bolognese ha riportato notizie contraddittorie rispetto a quelle della stampa locale; a ciò si aggiunge, a parere dei 30, che i programmi dei candidati sulla questione dello sviluppo delle Sedi non sono del tutto chiari.
   Da ciò l'incontro per dare spazio alla voce degli "Enti di sostegno" e la domanda loro rivolta: cosa vi attendete dal nuovo Rettore ? Nonché per poter orientare gli elettori nella scelta del nuovo Rettore. Per gli Enti di sostegno hanno partecipato il prof. Piero Gallina, Presidente di SERINAR (Forlì-Cesena); il dr. Luciano Chicchi, presidente di Uni.Rimini SpA (Rimini); il rag. Giannontonio Mingozzi della Fondazione Flaminia (Ravenna).
  Tra i candidati al rettorato erano presenti i proff.ri G. Barbiroli, G. Cantelli Forti, R. Grandi, G. Sassatelli.
   L'incontro e le motivazioni di esso sono state brevemente illustrate dal prof. Nino Luciani; il prof. Giulio Ghetti ha poi ripercorso la nascita e lo sviluppo di quella che ancora oggi è la "questione" o il "problema" dell'università in Romagna, partendo dalle conclusioni raggiunte alla fine degli anni '60 da una commissione di studio voluta dall'appena istituita Regione Emilia Romagna e presieduta dal prof. Umberto Romagnoli e della quale egli stesso fece parte (la Relazione Ghetti viene pubblicata a parte).
    Nei loro interventi gli esponenti degli enti di sostegno hanno ricordato che ognuno di loro ha acquisito negli anni esperienze e competenze di come si partecipa e come si opera in organi collegiali di amministrazioni pubbliche e private, e sulla base di queste personali esperienze hanno definito del tutto inaccettabili i procedimenti decisionali, i tempi con i quali vengono condotti e conclusi, il funzionamento complessivo dell'Amministrazione centrale bolognese che essi ben conoscono quali componenti del Consiglio di Amministrazione dell'Ateneo e nelle riunioni congiunte con il Senato Accademico.
  Il tutto aggravato, come ha sottolineato il dr. Mingozzi, da un sentimento di acredine nei confronti delle Sedi romagnole, che spesso traspare nei dibattiti. Altrettanto unanime è stata la risposta alla domanda principale: la Romagna, che è realtà economica e sociale non omogenea, in questi anni ha avuto un ulteriore forte e diffuso sviluppo economico al quale non si è accompagnato un pari e altrettanto diffuso sviluppo dello spessore culturale, e cioè proprio di ciò che aveva motivato e motiva gli enti pubblici e le forze economiche locali a sostenere con cifre di tutto rilievo le Sedi universitarie, le quali solo in parte e in misura diversa a seconda degli insediamenti hanno saputo inserirsi nella realtà culturale, sociale ed economica locale.
   In pratica e negli ultimi anni, quella che all'inizio era partita come una operazione di deconcentrazione si è trasformata via via in una operazione di mero decentramento. Da ciò la comune richiesta ai candidati che il nuovo Rettore si ponga in posizione di netta discontinuità rispetto a questo andazzo, e ponga la "questione Romagna" tra le sue priorità.
  Al riguardo il prof. Gallina, partendo dall'esperienza di Forlì-Cesena che è quella maggiormente articolata anche per la presenza di tre Dipartimenti locali, ha ricordato che al momento della legge sul frazionamento dei Mega Atenei l'Università di Bologna aveva circa 80.000 studenti; che oggi nelle Sedi romagnole vi è circa il 25% degli iscritti complessivi; e che nonostante tutto questo la Sede di Bologna non è riuscita a diminuire il numero dei propri iscritti.
   Ha anche ricordato che in una importante relazione pubblicata all'estero l'esperienza del Multicampus è stata segnalata tra quelle più originali e positive.

  Di particolare interesse è stato l'intervento del dr. Chicchi, il quale ha ribaltato la domanda iniziale: è la Romagna che, per poter poi prendere le proprie decisioni, chiede a Bologna di dire con grande urgenza (non più di due anni prima che il fenomeno sia irreversibile) "cosa vuol fare da grande", visto che la città sta sempre più trasformandosi in un mero centro di burocrazia regionale, nel quale l'Ateneo non ha saputo mantenere quel ruolo di centro di formazione e di trasferimento culturale di alta qualità che aveva potenziato con l'esperienza del IX Centenario, della cosiddetta Carta di Bologna, ecc. Il dr. Chicchi ha aggiunto che in questo più vasto contesto e considerato che oramai l'Emilia gravita nell'ambito del Nord dell'Italia e dell'Europa, la Romagna è rimasta l'unica reale opportunità per Bologna - dunque anche per la Sede universitaria di Bologna - di poter uscire dalla stasi alla quale inevitabilmente segue il declino anche economico.
    Perciò ed a loro volta le Sedi di Romagna non possono in alcun modo essere considerate un problema, né si deve trascurare quanto in esse è stato investito dagli enti pubblici e dalle forze economiche locali, anche attraverso l'acquisto e la ristrutturazione di importanti edifici storici che poi sono stati destinati all'Università.. Il dr. Mingozzi, richiamata brevemente l'esperienza di Ravenna, ha sottolineato come alcuni dei corsi di laurea ivi consolidatisi costuiscono un esempio per la Sede di Bologna, anche per la capacità di rispondere a reali esigenze della società civile e per la dimostrata capacità di inserire rapidamente il laureato nel mondo del lavoro. Nei propri interventi i candidati al Rettorato hanno preso atto di quanto dichiarato dagli esponenti degli Enti di sostegno, ed hanno confermato il proprio impegno per la Romagna, rinviando a quanto esposto nei propri programmi elettorali.

Ancora oggi la Relazione ARag2009 al Bilancio 2008 fornisce un quadro assai approssimativo di questo rapporto, né potrebbe fare diversamente a fronte di un sistema contabile inadeguato.
   Ma, ripeto, queste sono mie personali convinzioni. Mi sembra significativo che nella ampia (108 pagine) Relazione ARag 2009 al Bilancio consuntivo 2008 solo due pagine siano dedicate al Multicampus; così come ha una valenza simbolica che le elezioni del Rettore abbiano un seggio solo a Bologna, e che i Colleghi che sono incardinati nelle Sedi delle Romagne debbano venire a Bologna per esprimere il proprio voto.
    Dalla Relazione ARag 2009 si trae poi conferma che la maggior parte dei grandi programmi e progetti (e della spesa relativa) riguarda direttamente la Casa madre; al più questi programmi potranno avere una "ricaduta" sulle Sedi. La mancanza di un "bilancio consolidato" rende arduo ogni raffronto tanto che ARag si limita a dare notizia che ogni Polo ha autonomia di bilancio, e perciò un proprio conto consuntivo, che viene "allegato al rendiconto di Ateneo". Ci viene solo detto che i trasferimenti sono drasticamente diminuiti: dai 19.244.310,19 Euro del 2006 ai 16.564.640,84 del 2008, anche se a questi trasferimenti devono aggiungersi gli affitti pagati direttamente dalla Amministrazione Generale per locali situati nei Poli della Romagna (3,53 ml euro nel 2008 e 3,38 ml euro nel 2007) e tasse ed imposte varie (0,21 ml euro nel 2008 e 0,22 ml euro nel 2007). La differenza tra le varie Sedi è evidenziata da dati numerici sui trasferimenti: di qualità non si parla, del resto non spetta ad ARag (che però in altre parti della Relazione dà precisi giudizi di merito, qualità e bontà dei progetti sostenuti) A fronte di questa situazione ognuno è libero di dare l'interpretazione che vuole e si può andare tra due estremi, vi è chi ritiene che le Romagne siano costate troppo alla Sede di Bologna in termini non solo finanziari, ma anche di risorse umane; e chi ritiene l'esatto contrario. Saperlo con esattezza non è possibile. I programmi dei candidati al Rettorato sulla questione "Romagna" (di "Romagne" non mi sembra si parli, almeno nel senso che io dò alla diversa terminologia) si differenziano a seconda delle personali esperienze condotte in loco, della adesione totale o parziale all'una o all'altra opinione diffusa fra gli elettori (costo eccessivo, oppure no). Anche la stampa collabora a questa situazione confusa: gli incontri tra i candidati e quanti nelle Sedi vi hanno partecipato a vario titolo, sono stati riportati dalla cronaca di Bologna in un modo, nella cronaca locale in modo assai diverso e per lo più critico (almeno per quanto io ho potuto leggere). Indice che vi è una diversa percezione. Da tutto questo nasce l'incontro di oggi: il Gruppo dei 30, del quale mi onoro di fare parte e che mi ha chiesto questa breve introduzione, ha riconosciuto la necessità che in piena campagna elettorale per il nuovo Rettore, in un clima in cui tutti i candidati dichiarano di voler una più o meno pronunciata discontinuità rispetto a un passato che sta per concludersi, abbiano voce proprio a Bologna coloro che rappresentano gli "enti di sostegno". Vogliamo che essi ci dicano cosa ne pensano del rapporto con la Casa di Bologna, se la sentano madre o matrigna; quale modello hanno in mente (secessione, federazione, unione ?) e sull'opportunità, o non, della scelta del decentramento di Bologna, o della esplorazione della possibilità di rivisitare la legge sui mega atenei (frazionamento), se questo è sentito come un bene per tutti . Giulio Ghetti

 

 

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          Tema: " Secessione, Federazione, Unione  con Bologna ?"

Incontro con i Presidenti degli Enti Finanziatori
(Serinar, Fondazione Flaminia, Uni.Rimini SpA)


Introduzione storica del prof. Giulio Ghetti

Il 5 maggio 2009, ore 17,15 alla Facoltà di Ingegneria
Viale Risorgimento 2, Aula Magna

Aperto a tutti:  personale docente, tecnico e amministrativo, stampa

 

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La lettera inviata ai Presidenti degli Enti

Signori Presidenti degli Enti Finanziatori

 
   Vi ringrazio di avere accettato di venire, come relatori in prima persona, alla conferenza in oggetto.
   In questo mesi di dibattito pubblico per la elezione del nuovo Rettore, l'argomento "ROMAGNA" è emerso ripetutamente nei vari incontri, anche all'interno di temi molto diversi.
   Tuttavia, una cosa è il punto di vista dei docenti (ossia dal lato offerta didattica), una cosa è il punto di vista degli enti finanziatori delle Sedi Romagnole (ossia dal lato domanda). In questo senso è emersa la opportunità e necessità di ottenere il punto di vista degli Enti Finanziatori, circa la loro visione organizzativa delle sedi locali, per il futuro.
   Unicamente a titolo di aiuto alla omogeneità degli interventi (in quanto non sono state fatte riunioni preliminari preparatorie) segnalo due riferimenti:
   1) il primo è un recente articolo del prof. Farneti (già Preside a Forlì) che riporta e commenta il pensiero del
Sen. Melandri, messo su carta, prima di lasciarci.
    Per vederlo, si clicchi su: http://www.universitas.bo.it/rubrica2008.htm#RUBRICA%20Speciale;
   2) il secondo è ricordare il dibattito nelle origini, sulle scelte di Bologna per la Romagna.
   In quella fase di pre-impianto, una legge nazionale voleva che i Mega Atenei fossero frazionati, e destinava (allo scopo) dei finanziamenti. Precisamente, un Ateneo con più di 40.000 studenti doveva essere frazionato, e anche una facoltà con più di 7.000 studenti doveva essere frazionata.
   Nei fatti, circolava una interpretazione parallela della legge medesima, secondo la quale l'uguale risultato si sarebbe potuto ottenere mediante il decentramento di Facoltà nei Comuni periferici. Nel senso che la sede centrale avrebbe ceduto personale e studenti alle sedi periferiche, e quindi si sarebbe smagrita per via naturale.
   A prescindere dalla correttezza delle previsioni (e oggi, col senno di poi, sappiamo come sono andate le cose), sotto il profilo giuridico le conseguenze sarebbero state molto diverse, vale dire:
   a) in caso di frazionamento, l''onere sarebbe dovuto essere tutto a carico dello Stato;
   b) in caso di decentramento, si imponeva quanto meno una partecipazione della Università-madre a favore delle sedi decentrate, oltre che una partecipazione degli enti locali.
   Anche su questo sappiamo, col senno di poi, come sono andate le cose.
   Vi attendo il 5 maggio 2009.
   Cordialità.                                                                                                        Nino Luciani

 

***


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Università di Bologna: ELEZIONI DEL RETTORE

Incontro degli Studenti con i 7 candidati a Rettore

Mercoledì 22 aprile, ore 17-19, via Belmeloro 14, Aula A
(Ingresso davanti alla Johns Hopkins University)

Aperto a tutti:  personale docente, tecnico e amministrativo, stampa


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Giancarlo Barbiroli


Patronage del "Gruppo dei Trenta"

(già-Gruppo per la riforma dello Statuto di Ateneo, meno i candidati a rettore)
Bolletta Fabrizio, Bollino Fernando, Carlo Borghi, Bruggi Diego, Bugiardini Raffaele,
Calboli Gualtiero, Carinci Franco Catizone Pietro, Di Pietra Anna Maria, Di Pietro Adriano,
Dragoni Giorgio, Fabrizio Mauro, Frabboni Franco, Ghetti Giulio, Guarnieri Adriano,
Lorenzini Enrico, Luciani Nino, Marcato Paolo Stefano, Marini Marina, Muccino Maria,
Nicoletti Roberto, Pilo' Virginio, Pisi Anna Maria, Pombeni Paolo, Porzi Gianni,
Prosperi Santino, Pupillo Paolo, Sandrolini Franco, Tomasi Vittorio, Zago Antonella

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Dario Braga G. Cantelli Forti Andrea Segrè G. Sassatelli Roberto Grandi Ivano Dionigi


Le domande degli Studenti

  Gli studenti intercettati appartengono ad associazioni di differente orientamento culturale. La cose migliore è consentire a loro di illustrare le rispettive domanda direttamente. Gli argomenti da loro preannunciati sono:

1) Didattica: aggiornamento corsi; passaggio dal decreto 509 al 270; recupero crediti passaggio tra le facoltà da laurea  triennale a triennale, o da triennale a magistrale; pubblicazione risultati test sulla didattica relativo ai docenti;  taglio del 50% didattica anno accademico 2009/2010);

2) Tasse: aumento tasse superiore all'inflazione, e non controbilanciato da aumento di servizi;

3) Sprechi: acqua, riscaldamenti, rifiuti da reinvestire in raccolta differenziata, uffici non utili (esempio consegna telefoni), economie mediante informatizzazione delle procedure;

3) Servizi: apertura segreterie più ampia;   informatizzazione maggiore; rafforzamento e miglioramento tecnologico dei laboratori; fondi per l'internazzionalizzazione; convenzione con la mensa, prezzi alti;   trasporti e convenzione con l'ATC ;

4) Spazi: apertura serale delle facoltà per eventi culturali e per dare gli sapzi giusti agli studenti; più aule studio e luoghi nei quali studiare fuori dall'orario universitario;

5) Affidamento, alle associazioni studentesche, dei servizi di supporto e dei servizi agli studenti, indicando  ipotesi concrete di lavoro che rendono possibile detto affidamento.

 


Sono in programma 4 incontri di Ateneo, nei prossimi quattro mesi, con i 6 candidati rettore.
Gli incontri hanno come oggetto argomenti specifici, preceduti da una relazione tecnica.
Di questi, il 1° incontro ha avuto luogo 1l 22 gennaio a Economia

Il  3° incontro pubblico è stato martedì  17 mar. ore 16-19
presso il CIAMICIAN, Aula  IV (al piano terra ), via Selmi 2

                                       La terza  domanda: "Governance"

 
  "Amministrare in un periodo di riforme da attuare e di crisi economica richiede una governance capace di affrontare tale situazione senza sacrificare la collegialità e il confronto, specie quando si tratta di governare un Ateneo policentrico come il nostro.
   Come intendono i candidati affrontare questa sfida?"

Nota.
Nella due campagne elettorali, l'attuale Rettore prof. Calzolari promise di giungere in tempi brevi alla riforma dello Statuto, soprattutto sotto gli aspetti fondamentali della riforma della governance centrale di Ateneo, del rendere effettiva la partecipazione alle scelte fondamentali, di allargare la rappresentatività negli Organi, di garantire la separazione tra compiti di governo, che spettano agli Organi accademici a tutti i livelli (da quello centrale a quelli periferici), e compiti di amministrazione.
   Nulla è stato fatto e tutti questi argomenti sono ancora oggetto di dibattito in questa campagna elettorale, con l'aggravante che in questi anni si è verificata una sorta di appiattimento degli Organi deliberanti (Senato, CdA) verso l'Esecutivo, e ciò ha svuotato l'indirizzo politico e il controllo degli Organi nei confronti dell'Esecutivo. Dentro l'Esecutivo, poi, c'è stata una netta dominanza dell'Apparato Amministrativo sui Professori (Rettore, ProRettori, Giunta).
    Poco efficace si è rivelato anche il ruolo degli studenti nel Consiglio Studentesco per scarsa capacità propositiva nei confronti degli Organi.
   Si tratta dunque di risolvere problemi antichi, via via aggravatisi, e per di più in un periodo di incisive riforme dell'istruzione universitaria che si basano sulla reale capacità di essere autonomi e innovativi, e di favorire il merito. 

 

Patronage del "Gruppo dei Trenta"
(ex-Gruppo per la riforma dello Statuto di Ateneo, meno i candidati a rettore)
 Barbiroli Bruno, Bolletta Fabrizio, Bollino Fernando, Bruggi Diego, Bugiardini Raffaele, Calboli Gualtiero,
Carinci Franco Catizone Pietro, Crisafulli Lilla Maria, Di Pietra Anna Maria, Di Pietro Adriano, Dragoni Giorgio,
Fabrizio Mauro, Frabboni Franco, Ghetti Giulio, Guarnieri Adriano, Lorenzini Enrico, Luciani Nino, Marcato Paolo Stefano, Marini Marina, Muccino Maria, Nicoletti Roberto, Pilo' Virginio, Pisi Anna Maria, Pombeni Paolo,
Porzi Gianni, Prosperi Santino, Pupillo Paolo, Sandrolini Franco, Tomasi Vittorio, Zago Antonella

I sei Candidati a Rettore

Dario Braga G. Cantelli Forti Andrea Segrè G. Sassatelli Roberto Grandi Ivano Dionigi


Sono in programma 4 incontri di Ateneo, nei prossimi quattro mesi, con i 6 candidati rettore.
Gli incontri hanno come oggetto argomenti specifici, preceduti da una relazione tecnica.
Di questi, il 1° incontro ha avuto luogo 1l 22 gennaio a Economia

Il  2° incontro è in programma per mercoledì  18 feb. ore 16-19
presso la Facoltà di LETTERE, Aula V (al 2° piano), via Zamboni 38

                                        La seconda domanda

   "Come pensano i candidati di rendere proficui i rapporti fra Ateneo, territorio ed enti locali e imprese, e costruire, con questi, dei solidi programmi collaborazione?
    E quali pensano i candidati che possano essere le strategie per reperire risorse finanziarie e salvaguardare la natura pubblica e generalista del nostro Ateneo?"  
  
    E visto che, per il reperimento di risorse finanziarie private, il nostro Ateneo ha predisposto da tempo degli strumenti potenzialmente importanti, pensano che questi strumenti possano ancora rappresentare una speranza per il rifinanziamento dell'ateneo ?"

  
P.S. Esempi degli strumenti accennati: la Fondazione Alma Mater, la partecipazione a Società di capitali ( Irnerio SpA; 13 Società Spin Off ), Contratti di ricerca per conto terzi ex-art. 66 dpr 382/80, Enti finanziari della Romagna.**
*

 

Patronage del "Gruppo dei Trenta"
(ex-Gruppo per la riforma dello Statuto di Ateneo, meno i candidati a rettore)
 Barbiroli Bruno, Bolletta Fabrizio, Bollino Fernando, Bruggi Diego, Bugiardini Raffaele, Calboli Gualtiero,
Carinci Franco Catizone Pietro, Crisafulli Lilla Maria, Di Pietra Anna Maria, Di Pietro Adriano, Dragoni Giorgio,
Fabrizio Mauro, Frabboni Franco, Ghetti Giulio, Guarnieri Adriano, Lorenzini Enrico, Luciani Nino, Marcato Paolo Stefano, Marini Marina, Muccino Maria, Nicoletti Roberto, Pilo' Virginio, Pisi Anna Maria, Pombeni Paolo,
Porzi Gianni, Prosperi Santino, Pupillo Paolo, Sandrolini Franco, Tomasi Vittorio, Zago Antonella

I sei Candidati a Rettore


Dario Braga


Giorgio Cantelli Forti


Andrea Segrè


Giuseppe Sassatelli


Roberto Grandi


Ivano Dionigi


Sono in programma 4 incontri di Ateneo, nei prossimi quattro mesi, con i 6 candidati rettore.
Gli incontri hanno come oggetto argomenti specifici, preceduti da una relazione tecnica.

Il  1° incontro si è svolto giovedì 22 gennaio, presso la Fac. di Economia,
è stata fatta ai 6 candidati una sola  domanda:

La DOMANDA è stata:

"Cari Candidati,
in ogni organizzazione le persone che vi lavorano costituiscono il capitale umano, e perciò devono
riconoscersi in essa e sentirsi orgogliosi di farne parte. Ritenete che questo sentimento sia diffuso nell'Ateneo di Bologna e che si sia fatto abbastanza in questi anni per alimentarlo, sia tra il personale docente che tra il personale amministrativo e tra gli studenti ? E quali azioni voi adottereste per promuoverlo ulteriormente? "

La RISPOSTA (riassunta da loro stessi, ex-post) è stata:

Dario Braga

  Rispondo "NI".
  O, meglio, rispondo:
- un "sì" convinto quando mi si chiede se il personale si riconosce nell'Istituzione universitaria e se è orgoglioso di farne parte;
- e un "no" altrettanto convinto quando mi si chiede se si è fatto abbastanza per alimentare il senso di appartenenza.
  Il "sì" deriva dal fatto che la maggior parte di noi crede nella istituzione universitaria e non lesina sforzi, né tempo, per realizzarne la missione.
  A differenza dalla vulgata di questo periodo molti docenti e molti tecnici e amministrativi lavorano molto, anzi lavorano sempre.
   Il tempo libero viene spesso investito sulla produzione di sapere, scrivere un libro, una pubblicazione, correggere esami scritti, leggere la letteratura ecc. .
  Ma tutto questo non va bene, non è fisiologico, non si può costruire in modo duraturo sul volontarismo.
  Parafrasando Berthold Brecht "sventurata l'istituzione che ha bisogno di eroi".
  E veniamo alla seconda domanda. Cosa è che alimenta e rafforza il senso di appartenenza?
   Ho pensato a tre termini: trasparenza, responsabilità e pari opportunità.
  La trasparenza è alla base del rapporto fiduciario tra amministratori ed amministrati e tra aree culturali dell'Ateneo.
  In questi anni questo rapporto si è andato incrinando per effetto del martellante attacco esterno alla struttura accademica, del calo oggettivo delle risorse, ma anche di una certa incapacità nostra di reagire in modo propositivo e costruttivo.
   La ricostruzione del rapporto fiduciario passa per la riscoperta delle ragioni dei nostri mestieri Il "che stiamo qui a fare?"
   I docenti sono per produrre e trasferire conoscenza - giusto? Questi sono i compiti dei docenti.
  Il personale tecnico e amministrativo è qui per consentirci di fare tutto questo al meglio.     Aggiungo anche che oggi dobbiamo sempre più trovarci da noi le risorse per la ricerca e quindi ancora di più ci occorre un rapporto fiduciario con il personale tecnico e amministrativo e la condivisione degli obiettivi. Quindi - per essere chiari:
- non va bene quando i docenti affrontano la amministrazione in via gerarchica ;
- e non va bene quando la amministrazione lavora per se stessa e perde il collegamento con gli obiettivi primari quando non addirittura scarica sui docenti buona parte del lavoro di tutti i giorni.
   Banale? Ma la vita di tutti i giorni è fatta di cose banali. Potremmo snocciolare il quotidiano cahier de doléance di rivoli di burocrazia quotidiana (basta nominare le sigle UNIWEX, CONSIP ecc).   La fiducia si costruisce sulla trasparenza, sulla responsabilità e sulle pari opportunità.
  Il sistema si opacizza - perde trasparenza - quando ha paura.
   Guardate la questione della nomina del nuovo direttore amministrativo?
   E' mai possibile che da noi, a Bologna, nel cuore dell'Italia vivace e produttiva, dobbiamo stare a tremare e tramare e girare attorno a un elemento di così lineare chiarezza quale la scelta di un nuovo direttoreamministrativo
?
  Si può pensare che il direttore amministrativo non sia scelto dal prossimo rettore o insieme al prossimo rettore?
   Possiamo mai pensare di far partire un nuovo corso con dei separati in casa? Non ha senso.
   Il senso di appartenenza riguarda anche gli studenti.
   In primo luogo gli studenti. Studenti che blandiamo, che forse temiamo.
   Ma gli studenti - anche loro e le loro famiglie - chiedono trasparenza, chiedono qualità, chiedono regole e chiedono che noi si sia i primi a rispettarle.
    Gli studenti sono l'anima dell'università, gran parte del suo capitale umano, del capitale umano del Paese.
   Lo studente che si riconosce nella sua università la ricorderà per tutta la vita.

 

G. Cantelli Forti

La valorizzazione del capitale umano  riveste una importanza fondamentale per raggiungere l'efficienza, l'efficacia e la qualità di una Istituzione quale il nostro Ateneo.
  Per ottenere il miglior risultato possibile, e con p iena soddisfazione di tutti, bisogna valorizzare il Personale nel suo complesso motivandolo ed impegnandolo su obiettivi il più possibile condivisi.
  Allo scopo occorre che le persone siano coinvolte nei progetti e messe in condizioni di operare condividendo anche le scelte del modello organizzativo di lavoro.
  Inoltre, un aspetto non meno rilevante è la progressione economica attraverso la quale si possono premiare i meritevoli dando il giusto riconoscimento alla competenza e all'impegno.
  Questo è un primo importante atto per ridare l'orgoglio di appartenenza all'Istituzione che in molti casi è purtroppo andato perso.
  Vi sono molte situazioni nel nostro Ateneo che vanno profondamente riviste;
é indispensabile una globale riorganizzazione dello apparato amministrativo e una forte attenzione per quanto concerne la riqualificazione tramite la valorizzazione delle competenze.
In questi anni abbiamo assistito ad una ingiustificata proliferazione delle cariche dirigenziali a contratto (anche in presidi di minore rilevanza, nonostante la situazione economica) che ha contribuito non poco all'aumento di potere dei Vertici amministrativi, come peraltro testimoniato anche dalla distribuzione del personale Tecnico e .Amministrativo eccessivamente concentrato nella sede centrale, penalizzando così le strutture periferiche.
   Infatti, più della metà fa capo alla Amministrazione centrale ed il rimanente svolge la sua attività presso le Facoltà e i Dipartimenti, cioè nei luoghi vitali per l'Ateneo essendo deputati all'attività didattica e di ricerca.
   Pertanto, è urgente una più razionale distribuzione e gestione del Personale al fine di raggiungere una maggiore efficienza, produttività e quindi economicità delle singole azioni amministrative.
   L'attuale sistema non ha infatti portato ad un miglioramento della qualità della amministrazione dell'Ateneo, da più parti invocata, e il Personale è stato più volte disperso in "progetti di innovazione" che, oltre ai costi in assoluto, non sono quasi mai stati valutati a posteriori.
  Al nostro Ateneo oggi fanno capo 2905 unità di Personale tecnico e amministrativo a tempo indeterminato oltre a 16 Dirigenti a contratto, contro solo 7 di ruolo.
  Al numero eccessivo di Dirigenti vanno aggiunti 154 EP (Elevata Professionalità) che presto aumenteranno grazie ai nuovi bandi voluti dal Direttore amministrativo, senza considerare il personale con contratti a vario titolo.
  Sono fermamente convinto che il ruolo del Personale tecnico e amministrativo è di fondamentale importanza purché si realizzi una piena sintonia con il Corpo docente al fine di rendere tutto il sistema il più armonioso possibile.      Occorre pertanto instaurare una maggior collaborazione tra Docenti e Amministrazione nel rispetto reciproco delle funzioni e superando quella contrapposizione che non giova al buon funzionamento dell'Istituzione.
  Al Personale docente va riconosciuto quel ruolo centrale che istituzionalmente gli compete e che in questi anni ha perso.
  Pertanto, vanno forniti gli strumenti necessari affinché i Docenti tutti possano svolgere al meglio le loro fondamentali attività (didattica e ricerca) per ridare prestigio all'Alma Mater.
   In questi anni si è purtroppo registrato uno scollamento tra i Colleghi e i Vertici dell'Ateneo perché non si è realizzato il necessario dibattito sulle decisioni strategiche e sulle procedure conseguenti; è venuta così a mancare un condizione importante, cioè la condivisione da parte del Personale delle scelte operate dai Vertici.
    Infine un Rettore deve farsi carico della politica del Personale docente affinché, nei limiti concessi dal bilancio e dalle leggi vigenti, venga garantita la progressione di carriera ai Colleghi meritevoli e si possano immettere giovani promettenti, non solo facendo ricorso al "turn over", ma anche attraverso l'acquisizione di finanziamenti da Istituzioni pubbliche e private.

Andrea Segrè

   Le prime tappe del mio "viaggio" fra le sedi del nostro Ateneo sono state entusiasmanti.
  Ho potuto approfondire i piccoli e grandi problemi della nostra Comunità, ma anche di riconoscere la forte passione e l'impegno che connotano il lavoro della stragrande maggioranza dei colleghi.
  L'orgoglio, invece, mi sembra assai basso. In un altro incontro sullo Statuto, di un paio di anni fa, avevo fatto riferimento al cosiddetto University Pride che in qualche modo dovevamo "tirare" fuori.
  Da allora non si è fatto molto, anzi. E anche l'immagine dell'Università nel Paese non è migliorata. Del resto nel nostro Paese si parla molto di Università ("malata e denigrata" è il titolo di uno studio condotto dal collega Regini delle Statale di Milano), ma l'Università parla poco al Paese.
  Per essere uno strumento davvero efficace di sviluppo e di promozione sociale in un paese avanzato, l'Università deve cogliere, con coraggio, la richiesta di rinnovarsi, rendersi trasparente nella condotta e nei risultati, dimostrare con la forza dei fatti di saper progettare, con impegno, un futuro degno della nostra tradizione.
  Un progetto coraggioso, un progetto di rinnovamento e rilancio che si ponga in forte discontinuità con la situazione attuale e con una visione di lungo periodo. Così è anche, e sarà, per l'Alma Mater.
  La Comunità dell'Alma Mater - gli studenti, i docenti e ricercatori, il personale tecnico e amministrativo, il personale non strutturato - deve sostenere una forte azione riformatrice e rinnovatrice per il rilancio della nostra Università.       Un'azione endogena e partecipata, perché soltanto la nostra esperienza ci permetterà di trovare le soluzioni più adatte a valorizzare soprattutto la straordinaria pluralità dei saperi che riesce ad esprimere.
  È proprio da questa diversità culturale che dovremo estrarre nuova ricchezza, fondamentale in un quadro di risorse sempre più limitate.    Dovremo uscire da una logica di sterili contrapposizioni e fare della complessità - sedi, strutture, discipline - un valore aggiunto, che possa differenziare il nostro Ateneo da altre realtà universitarie italiane.
  Se il nostro futuro dovrà essere - e sarà - all'insegna della qualità e della valutazione, due parole chiave che dovremo declinare operativamente con grande cura applicandole a tutto il lavoro della Comunità (offerta formativa, ricerca scientifica, didattica, amministrazione, servizi), saremo certamente capaci sia di migliorare la qualità della nostra vita lavorativa sia di lavorare in un'ottica premiale e di riallocazione delle risorse. Tutto questo in vista di un vantaggio concreto, un "premio" speciale per tutti: lavorare in un ambiente migliore, più sano, sicuro, curato, accessibile, abbattendo le barriere (non solo quelle architettoniche), alleggerendo il peso di una burocrazia spesso eccessiva, riducendo e qualificando il carico didattico, garantendo più tempo da dedicare utilmente alla ricerca. Un processo di semplificazione che qualificherà e (ri)motiverà il lavoro di tutti noi, ciascuno nel proprio ruolo e per le proprie responsabilità.
  Il vero risultato sarà questo. Il resto, le risorse, verranno di conseguenza. Ma soprattutto così ci riprenderemo anche il nostro orgoglio di appartenere all'Alma Mater.

 

G. Sassatelli
(atteso il testo)

 

Roberto Grandi

   Mi riferisco  ai dati di alcune ricerche sul clima organizzativo e il benessere lavorativo realizzate all’interno del nostro Ateneo.
   Accanto ad aspetti positivi, ne emergono alcuni particolarmente critici:
a. un senso di scarsa condivisione delle scelte e delle politiche attuate e una certa sfiducia sulla possibilità di vedere valorizzato in pieno il contributo professionale e operativo di ciascuno;
b. una percezione problematica degli stili di direzione: favoritismi, mancanza di feedback da parte dei superiori, poca chiarezza sugli spazi di manovra personali;
c. la percezione di bassa equità organizzativa, ossia la sensazione di investire nel proprio lavoro più di quanto si ottenga in cambio, di ricevere ricompense non proporzionali al proprio investimento e di mettere più energia nel proprio lavoro di quanto ne valga la pena.
  Per incrementare il senso di appartenenza del personale amministrativo interverrò, se sarò eletto Rettore, con immediatezza e decisione su diversi livelli:
a) riaffermare l’identità dell’Alma Mater quale università pubblica la cui missione fa riferimento alla diffusione della formazione, allo sviluppo della ricerca e alla consapevolezza della responsabilità sociale che abbiamo nei confronti della società;
b) organizzare nuove forme di governance che prevedano processi decisionali semplificati, efficaci, inclusivi, partecipati e trasparenti con forme di controllo condivise sulle decisioni prese, in maniera tale che ciascuno, a qualsiasi livello gerarchico appartenga, debba rispondere del proprio operato;
c) distinguere in maniera chiara tra chi, per ruolo, ha la responsabilità delle decisioni politiche (i docenti) e chi ha la responsabilità di definire le procedure per attuarle con efficacia (il corpo amministrativo).
d) promuovere un ambiente di lavoro caratterizzato da stili di direzione che tendano a valorizzare gli apporti di ciascuno, premiando la qualità e rifuggendo da pratiche di favoritismo;
e) promuovere un ambiente di lavoro con una percezione diffusa di alta equità organizzativa per fare sì che ciascuno di noi abbia la percezione di ricevere dalla istituzione quanto dà e che l’energia posta venga riconosciuta;
f) ripensare la struttura amministrativa partendo dalle esigenze dei Dipartimenti, Facoltà e Corsi di Studio in modo che l’amministrazione centrale sia funzionale alle strutture dove si porta avanti la didattica e la ricerca e non viceversa;
g) investire sulla professionalità di chi opera nell’Ateneo adeguandola alle esigenze di una struttura che si è modificata radicalmente negli ultimi anni. Queste sono alcune delle indicazione che, se sarò nominato Rettore, darò al nuovo Direttore Amministrativo per orientare i suoi interventi sulla macchina amministrativa.

 

Ivano Dionigi
(atteso il testo)

 

 

RICEVIAMO E GIRIAMO una libera introduzione di Gianni Porzi, all'incontro già avvenuto


 
Gianni Porzi*, Quale Rettore per l'Università di Bologna ?

  * Il Prof. Porzi, già Membro del Senato nel 2002-08, è stato nominato dal Ministro Gelmini quale Delegato del Governo nel Consiglio di Amministrazione dello Ateneo. Egli succede al Prof. Giorgio Cantelli Forti, resosi indisponibile per la conferma, in quanto è candidato a Rettore. 

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Prof. Gianni Porzi

   Il prossimo 12 maggio saremo chiamati ad eleggere il nuovo Rettore e quindi immagino che molti di noi si stiano interrogando su come dovrebbe essere il Rettore del quale ha bisogno il nostro Ateneo. A mio avviso, oggi più che mai, l'Ateneo ha bisogno di un Rettore che sia un vero leader. Occorre una "leadership del fare e non solo del dire" (come auspicato anche dal prof. Capano in un suo corsivo sul Corriere di Bologna), cioè una persona che agisca senza eccedere in proclami (mi verrebbe da dire "meno sermoni e più azioni").
    Un Rettore forte in quanto capace di gestire una macchina così complessa quale il nostro Ateneo tenendo sempre ben saldo il timone, specialmente nei momenti difficili o conflittuali, per perseguire gli obiettivi del programma elettorale. Un Rettore in grado di  tenere ben distinte e separate le due fondamentali funzioni, cioè quella decisionale e quella esecutiva. Funzioni che, purtroppo, si sono sempre più accentrate nelle mani dei vertici amministrativi i quali dovrebbero invece rappresentare il "braccio esecutivo" dell'Istituzione.
   Le responsabilità degli Organi Accademici, e quindi anche del Rettore, nella scelte di "politica universitaria" sono completamente diverse da quelle strettamente amministrative.
   La macchina amministrativa deve realizzare, nel rispetto dello Statuto e delle Leggi vigenti, le decisioni assunte dagli Organi Accademici ed il Rettore esserne il garante. In sostanza, occorre un Rettore che torni ad affermare il "primato" dei docenti e rimetta gli Studenti al centro della missione dell'Ateneo (come riportato nelle Linee guida del Governo per l'Università). E' necessario voltare pagina, occorre una netta discontinuità con un passato non particolarmente brillante sul piano della gestione, della qualificazione della spesa, della razionalizzazione delle risorse finanziarie e umane; alle parole e ai proclami non sempre ha fatto seguito un'adeguata azione di governo. All'Università di Bologna non serve un Re, ma un Governatore, cioè un Collega con esperienza e capacità gestionali di sistemi complessi ben comprovata dagli incarichi ricoperti e da quanto realizzato. Un Rettore che abbia coraggio e capacità di riorganizzare tutta la macchina Amministrativa valorizzando quelle professionalità che non sempre sono state adeguatamente riconosciute. Un Collega, cosa non meno importante, noto e apprezzato negli ambienti nazionali ed internazionali che contano e conoscitore di quei meccanismi e canali indispensabili per reperire le risorse necessarie. Un Rettore che sappia ridare il senso di appartenenza a tutto il Personale, Docente e non, che in questi anni ha smarrito. Un Rettore che sappia tessere un "rapporto paritetico" con le Amministrazioni locali (Comuni, Province e Regione) salvaguardando gli interessi dell'Ateneo che rappresenta una risorsa per tutti. Un Rettore in grado di circondarsi di validi collaboratori con i quali stabilire un rapporto dialettico costruttivo, perché la complessità del sistema da gestire richiede inevitabilmente una caratteristica fondamentale, cioè la capacità di demandare, e in Ateneo vi sono tante competenze di Colleghi di alto profilo che rappresentano una grande risorsa. Un Rettore che sia garante non solo della legalità, ma anche della equità e della trasparenza di tutti gli atti e delle decisioni assunte, la trasparenza essendo garanzia di correttezza non solo formale, ma anche sostanziale. Un Rettore, infine, che sia in condizioni tali da non poter mai essere sospettato di nepotismo, ma che abbia come unico interesse e obiettivo quello di togliere dalle secche il nostro Ateneo, dando prospettive concrete a tutti coloro che in esso hanno operato ed operano con dedizione, passione e capacità. Gianni Porzi

 

RICEVIAMO E GIRIAMO il commento di Gianni Porzi sul 1° INCONTRO, già avvenuto


  Gianni Porzi, Questi incontri saranno tanto più interessanti
  in quanto siano incentrati meno sul "dire", e più sul  "fare"

   L'incontro del 22 gennaio con i sei Candidati al Rettorato (organizzato dai proff. Luciani, Calboli, Crisafulli, Ghetti e il sottoscritto) ritengo sia stato molto utile perché è servito a mettere in evidenza le non marginali differenze fra gli aspiranti alla carica di Rettore.
  Ciò che è risultato palese è che tutti i Candidati sono critici verso l'attuale gestione.
  Ma alcuni di essi si dimenticano di aver "partecipato" e/o "contribuito" a vario titolo e in varia misura all'attuale gestione dell'Ateneo ricoprendo cariche per nomina diretta del Rettore, contrariamente ad altri che, invece, sono sì stati negli Organi Accademici, ma in quanto eletti dai Colleghi o nominati dal MIUR. La differenza non è marginale.

  L'atteggiamento dei primi (di nomina rettorale) mi fa tornare alla mente certi comportamenti dell'On. Ugo La Malfa (politico di grande spessore) che prima delle elezioni usciva tempestivamente dal Governo e poi criticarlo in campagna elettorale (ma almeno lui aveva la correttezza di dimettersi prima di "sparare" sull'esecutivo del quale aveva fatto parte).
  Vi sono poi i critici dell'ultima ora, anche perché adesso è facile criticare dal momento che i Vertici dell'Ateneo sono in scadenza, e quelli che invece sono critici da anni e che hanno fatte battaglie anche difficili e si sono impegnati per un cambiamento che appariva sempre più necessario. Quindi, a mio avviso va fatta una chiara distinzione sia sulle responsabilità che sugli atteggiamenti che in certi casi ritengo siano piuttosto strumentali : "l'elettorato è critico verso i Vertici ? e allora critichiamoli, si guadagnano consensi."
   Ritengo che i Candidati vadano giudicati su due fondamentali indicatori : le proposte che mettono sul tappeto e ciò che hanno dimostrato di saper fare nel passato.
  Le idee possono anche essere valide, ma ciò che più conta è la capacità nel saperle realizzare, la coerenza nei comportamenti e l'onestà intellettuale di mantenere le promesse (cosa non accaduta in passato).
  La cartina al tornasole ritengo siano gli atteggiamenti e i comportamenti tenuti nelle varie sedi istituzionali locali, nazionali e internazionali e ciò che i Candidati hanno concretamente realizzato in passato.
  A mio avviso, vanno valutati non tanto per la loro attività scientifica, per quanto importante essa sia, ma anche e soprattutto per quanto riguarda le capacità manageriali perché la macchina che saranno chiamati a gestire è molto complessa e richiede doti anche di tipo aziendalistico/imprenditoriale.
  L'Ateneo sta sempre più diventando un'Azienda complessa che ha come compito istituzionale quello di produrre laureati di buono/ottimo livello. Un giudizio sui Candidati andrebbe quindi fatto su quello che hanno dimostrato di saper fare nei ruoli e negli gli incarichi ricoperti (in merito a questo il recente passato dovrebbe averci insegnato qualcosa). E proprio su questo aspetto ritengo che i Colleghi più attenti avranno notato le non piccole differenze fra i sei sfidanti.
   I prossimi incontri poi saranno ancora più interessanti, se prevalentemente incentrati non tanto sul "dire", ma sul "fare", cioè su come concretamente intendono realizzare le loro idee. In sostanza, come pensano di tirare fuori dalle secche il nostro Ateneo.  Gianni Porzi
 

        Anno 2010
       Direttore Responsabile del Foglio Indipendente on line: Prof. Nino Luciani  
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