|
| |
Un
altro caso su cui discutere nel nostro Ateneo |

Adriana Galvani
|
Lasciata scadere una "idoneità" a "Professore Associato".
Per Geografia non c'era un posto di II Fascia
La Dr.ssa Galvani è
Ricercatrice di Geografia Economica presso la Facoltà di Economia.
Ella, pur avendo ottenuto l'idoneità, punti 5/5, nel settore M-GGR-01
presso l'università di Macerata, non è stata inquadrata come "professore
associato" per l'insegnamento di Geografia dalla propria Facoltà di Economia, prima
della scadenza della validità dell'idoneità.
|
Nota. Risulta
che il mancato inquadramento sia stato determinato dalla valutazione della Facoltà,
Preside il prof. GianLuca Fiorentini, di non ritenere necessario destinare alla Geografia
un posto di IIa Fascia.
Si direbbe sorprendente questa motivazione nei tempi odierni in cui, in
tutto il mondo, è centrale la lotta per il clima, e dunque per la difesa ambientale,
posto che la geografia è la base nello studio dell'ambiente, della pianificazione
economica e dello sviluppo eco-sostenibile.
Quanto avvenuto è anche colpevole perchè, non solo, c'era la
disponibilità di budget, ma la candidata (in caso di inquadramento in IIa
Fascia), sarebbe costata all'Ateneo meno di prima, per il fatto che sarebbe stata
collocata al I° livello stipendiale dei prof. associati, che è più basso di quello di
provenienza. In tal caso, infatti, la legge prevede l'attribuzione di un assegno ad
personam, così da far percepire una retribuzione uguale a quella di provenienza. Così,
per tanti anni fino a far recuperare (all'Università) il credito (assegno ad personam).
In pratica, per il personale avanti con l'età, il recupero non avviene neppure totalmente,
perchè maturano gli anni per la collocazione in quiescenza.
Questa anomalia, per cui ad uno viene negato l'inquadramento per motivi pretestuosi
di costo, era stata a suo tempo rappresentata dai sindacati al Rettore Calzolari e al
Direttore Amministrativo, come ingiustizia generale che colpisce tutti i ricercatori e
associati anziani. Egli si era impegnato a correggerla, ma poi non mantenne. Nino Luciani |
Profilo scientifico e didattico di Adriana
Galvani
(Fonte: http://www.unibo.it/SitoWebDocente/default.htm?upn=adriana.galvani%40unibo.it&TabControl1=TabCV
)
- Ricercatore di Antropogeografia, con idoneità a
professore associato, alla Facoltà di Economia di Bologna, dove tiene gli incarichi di
Geografa del Turismo al corso teledidattico NETTUNO e di Sociologia del Turismo alla
Facoltà di Lingue.
- Incaricata dell'insegnamento di Project Management e di Didattica della
Geografia presso l'Università di Bolzano.
- Svolge l'insegnamento di Ecoturismo presso l'Università di Scutari in Albania.
- Ha numerosi titoli post-laurea e parla cinque lingue.
- Conta 300 pubblicazioni in tre lingue, tra cui quattro volumi ed è nel comitato
scientifico di quattro riviste, di cui tre straniere, oltre a collaborare con altre
riviste ed associazioni scientifiche.
- E' direttore didattico del consorzio interuniversitario di formazione INFORMENT.
- Ha gestito una summer school ed ha insegnato alla SSIS e al CTS.
- E' coordinatrice di tre progetti Erasmus ed ha avuto borse COMETT, LEONARDO, COST,
Socrates, Grundtvig.
- Collabora al progetto CNR Italia-Cina di gestione integrata e comparata delle coste ai
fini della salvaguardia costiera. E' membro di UNeECC, gruppo di studio sulle capitali
europee della cultura.
- Esperto valutatore per l'Unione Europea per "the Education, Audiovisual and Culture
Executive Agency in the framework of the management of the Community programmes in the
fields of education, audiovisual, culture, youth and citizenship".
- Ha vinto una selezione per progetti dell'European Science Foundation e due selezioni
della National Science Foundation degli USA in cui è l'unica italiana.
- Diploma di merito scientifico della National Science Foundation della Georgia;
- Collabora con l'Università di Cluj Napoca (Romania) per progetti di sviluppo
territoriale e con European Travel Commission e con la UNWTO.
- Partecipa ai progetti di sviluppo della ECOSOC (Commissione Economico Sociale dell'ONU).
- Coordinatore del gruppo Tourism, Travel, Transport dell'European Association of
Geographers, dove è l'unica italiana.
- Fa parte dell'European Tematic Network HERODOT.
- E' stata visiting Professor alla Freie Universität di Berlino, alla University of
Scutari (2003, 2006, 2007, 2009), a Yale, Wien, Monash (Melbourne), ANU (Canberra), UHA
(Mulhouse), al Karolinska Insitute of Stockholm, Oujda (Morocco), all'Autonoma de Madrid,
a Waseda (Tokyo), alla Brown University (Providence-USA), a University of Chicago,
University of Auckland, University of Girona, University of York (UK), University of
Granada.
Elenco delle Pubblicazioni
1) Storia del vecchio catasto ferrarese, in «La Pianura», n.4, Ferrara, 1985, pp.74-75.
2) Tipologia del sistema di vendita al minuto in provincia di Ferrara, La Pianura, n.1,
Ferrara, 1986, pp.49-51.
3) Una fotocopia per la geografia, In «Scuola e Didattica», Anno XXXI, n.8, 5 gennaio
1986, pp.38-39.
4) I tetti di Montagna, In «Economia e Ambiente», Anno V, n.1-2, gennaio-giugno 1986,
pp.79-86.
5) Il censimento delle abitazioni, Ferrara, 1986, n. 8-9, pp. 41-44.
6) Il post-industriale a Ferrara, La Pianura, n.3-4, Ferrara, 1986, pp. 41-44.
7) Andamento e fenomeni dei matrimoni a Viterbo, in «Tuscia Economica», n.1, 1986,
pp.21-23.
8) Nota sullo Stato Civile degli Ampezzani, Cortina Oggi, Anno XI, n.3, marzo 1986, p.15.
9) Proposte per il tempo libero uno Cortina, Cortina Oggi, Anno XI, n.6, giugno 1986,
pp.9-11.
10) La Pianura ferrarese ricca e fertile Come la favolosa California, A Ferrara n.71986,
p.13.
11) A Ferrara la coppia resiste: solo l'1% di separati o divorziati, Ferrara, 1986, n.8-9,
pp.45-46.
12) Disoccupazione uno Cortina? Cortina Oggi, Anno XI, n.11, pag.11 novembre 1986,.
13) Cortina nel Mirino degli esperti stranieri, Cortina Oggi, Anno XI, 12, dicembre 1986,
pp.13-14.
14) Lo sviluppo edilizio dei Lidi di Comacchio, La Pianura, n.4, 1987, pp.42-49.
15) Economia e psicologia nel movimento turistico di Cortina d'Ampezzo, In Atti del Coll.
Intern: "Immagine soggettiva e ambiente", Milano, Unicopli, 1987, pp.415-424.
16) L'invecchiamento della Popolazione Ferrarese-Tendenze e Squilibri territoriali, La
Pianura, n.3, Ferrara, 1987, pp.36-47.
17) Désequilibres dans l'edificazione di una zona d'une récent développement
touristique, In «Atti del Convegno UGI»: «Le développement du tourisme dans les
espaces voisins des grandes de zone touristique frequentazione", Sousse, ONTT, 1987,
pp.132-152.
18) Origine et mouvements de la main-d'oeuvre touristique à Cortina d'Ampezzo, Universite
'de Lille, «Hommes et Terres du Nord», n.4, 1987, pp. 240-246.
19) La nuova mappa dei servizi nel territorio ferrarese, La Pianura, n.1 Ferrara, 1988,
pp.19-27.
20) Nota sull'antropizzazione Litoraneo del territorio emiliano, in Bondesan M., Elmi C.,
Nesci O., Dal Cin R., Veggiani A., (a cura di) «Guida alle escursioni»Del Gruppo
Nazionale di Geografia Fisica e geomorfologia, Riccione-Delta del Po, 21-24 giugno 1988,
Bologna, Lo Scarabeo, 1988, pp. 83-89.
21) Consistenza e della provenienza turistica Manodopera uno Cortina d'Ampezzo, In
Rassegna di Studi Turistici, Anno XXIII, n.3-4, luglio-dic. 1988, pp. 255-277.
22)Tra passato e futuro Turismo, in "Atti del Convegn Naz.:« Turismo e ambiente
Nella società post-»Industriale, Milano, 9-10 marzo 1989, Milano, FAST-TCI, 1989,
pp.273-282.
23) "I Toponimi, segni del passato nel territorio ferrarese", «La Pianura»,
n.3, Ferrara, 1989, pp.47-55.
24) Dal numero al Concetto, in Atti del XXV Congr. Geogr. Ital., Taormina, 3-7ottobre 1989,
vol.IV, pp.443-454.
25) Albertville 1992, in «Cortina Oggi», XV, n.5, maggio 1990, p.9.
26) Rivisitiamo Il concetto di Sviluppo, in «La Geografia nelle Scuole», XXXV, (1990),
pp.147-151.
27) L'analfabetismo nel Ferrarese, In Studi in onore di Osvaldo Baldacci, La lettura
geografica, il linguaggio geografico, i contenuti geografici a servizio dell'Uomo,
Bologna, Patron, 1991, pp.411-428.
28) L'organizzazione dell'insegnamento della geografia ei testi scolastici della Germania,
in «La Geografia nelle Scuole», XXXVI (1991), n.2, pp.196-198.
29) Aspetti socio economici di Un'area Destinate uno Parco", In CREMONINI S., (a cura
di)," Atti delle Giornate di Studio: Pianura della Romanità", S. Pietro in
Casale, 7-8 aprile 1990, bologn uno, Comune di S. Pietro in Casale, Ministero per i Beni
Culturali e Ambientali, 1991, pp.445-470.
30) Turismo ed Industria nelle Dolomiti, In Atti della XII Conferenza Italiana di Scienze
Regionali, Messina-Taormina, 21-24 ottobre 1991, dell'AISRe, 1991, vol.II, pp.243-266.
31) I Francesi a Ferrara, «Rassegna di Studi Turistici», 1991, XXVI, n.3-4, pp.287-300.
32) Il Turismo a Cortina d'Ampezzo-Dalle origini agli anni'90, Bologna, Lo Scarabeo, 1992.
33) La GeografiaNelle Università francesi. Una valutazione tematica, «Geografia», XV,
1992 n.58-59, pp.52-62.
34) Bicicletta, che passione! in «La Pianura», n.2, Ferrara, 1992, pp.41-44.
35) Turismo di montagna a Cortina d'Ampezzo: la sostenibilità e la saturazione,
«Simposio della Commissione Turismo dell'IGU:" Da saturazione per la sostenibilità
», Denver, agosto 1992, in« Tourism Recreation Research », Lucknow, Vol.XVIII, n.1,
1993, pp.27-32.
36) Spazio geografico e Attrazione Nelle discoteche, «Politica del Turismo», Anno X,
n.2-3, marzo-giugno 1993, pp.50-58.
37) Intelligenza del territorio, In Bencardino F., (a cura di) Oriente Occidente, Scritti
in memoria di V. Langella, Istituto Univ.. Orientale, Dipartimento di Studi Asiatici
Università di Napoli, Napoli, 1993, pp. 521-539.
38) I trasporti nel Camerun, In «Boll.Soc.Geogr.Ital.», Roma, Serie X, vol IX (1993),
pp.403-414.
39) L'acquicoltura "una rivoluzione azzurra", In «La Pianura», n.1, 1994,
Ferrara, pp.20-25.
40) Acquicoltura L'a Goro, In F. Citarella, (a cura di), «Studi in onore di Domenico
Ruocco", Napoli, Loffredo, 1994, pp.179-194.
41) Turismo in Camerun: aspetti quantitativi, in Actes du Colloque de Marrakech 20-24/10/91,
in «Revue de la Faculté des Lettres et des Sciences Humaine», Université Cadi Ayyad,
Marrakech, n ° .10, 1994. pp.129-142.
42) Sustainable Tourism Development, In «Bollettino tematico», OMT / WTO, Centro di
documentazione, Madrid, n.1, 1995.
43) Il Consiglio Europeo per il Turismo, In «Boll.Soc.Geogr.Ital.», Serie XI, vol. XII,
fasc.2-3, aprile-sett.1995, pp. 337-39.
44) Un'analisi dell'economia ferrarese Tramite i dati CERVED delle Camere di Commercio, In
«La Pianura», Ferrara, n. 3, 1995, pp.20-33.
45) Tra Ferrara centralità e marginalità nei processi di internazionalizzazione, in F.
Dini (a cura di), Industria e Geografia, Torino, Giappichelli, 1995, pp.315-322.
46) L'idea vincente: il "Villaggio Globale" e l'indifferenza
localizzativa", In« La Pianura », Ferrara, n.2, 1996, pp.23-26.
47) Soluzioni Les aux exigences d'environnement sur la Rivière de Rimini, In
«Méditerranée», Tome 84, n.3, 1996, pp.23-26.
48) A. GALVANI, MAJAKOS R., NAPOLITANO P., La delittuosità per associazione di tipo
mafioso-Prospettive in atto e rilievi territoriali, Bologna, Stampa in proprio, 1996.
49) L'economia dell'Emilia Romagna nel contesto internazionale, In Cencini C., (a cura
di), Emilia Romagna, Bologna, Patron, 1996, pp. 279-295.
50) Internazionalizzazione dell'economia L '-Il ruolo della cultura, In «La Geografia
nelle Scuole», Anno XLI, n. 6, nov-dic. 1996, pp. 8-12.
51) Aspetti dell'utilizzazione della spiaggia di Volano, In «Atti del XXVI Congresso
Geogr.Ital.», Genova, 4-9 maggio 1992, Roma, Treccani, 1996, pp.699-703.
52) Il GATT e il turismo, In «Riv. Geogr.It. », CIII. (1996), n.1, pp.89-96.
53) Le politiche della Spagna per la riqualificazione del turismo, In F. Citarella,
Turismo e diffusione territoriale dello Sviluppo sostenibile, Atti del VI Convegno Naz. E
I ° Conv. Europeo del Comitato Sc. Naz Interdiscipl. "Psicologia e Turismo":
Scienza e Impresa per un turismo venire dell'Incontro cultura, Ravello 4-7 ottobre 1995,
Napoli, Loffredo, 1997, pp.201-208.
54) L'Albero della Conoscenza, In Naish M., (a cura di), «Atti della Conferenza UGI,
Commissione Educazione: valori in Geografia Istruzione», Londra, 5-7 aprile 1997, London,
University of London, Institute of Education, 1997, pp. 106-110.
55) I progetti turistici Europa per l', In «Boll.Soc.Geogr.Ital.», Serie XII, vol. II,
fasc.4, ott-dic.1997, pp. 634-37.
56) Oltre il viaggio, In ANDREOTTI G., Geografia Culturale, Trento, Editr. La Grafica,
1997, p. 197-230.
57) Oltre il viaggio, In CORNA PELLEGRINI G., Demetrio D., (a cura di), Viaggio e racconti
di viaggio Nelle esperienze di giovani e adulti, Milano, CLUEM, 1997, pp. 38-41.
58) Il Sistema Alta Velocità e la riqualificazione del nodo ferroviario di Bologna, In
Giornata di studio in onore di M. Fondi, Università degli Studi di Napoli "Federico
II", Napoli, A. Guida Edit. 1998, pp.607-626.
59) L'industria petrolchimica e l'ambiente, In Viganoni L., Temi e problemi di Geografia,
Roma, Gangemi, 1998, pp. 97-104.
60) A. GALVANI, KENT A., L'Associazione geografica e la sua annuale Cconference: alcune
ricerche di mercato, in Atti del Simposio IGU, Commissione su istruzione geografica:
Cultura, geografia e Geographical Education, Oporto, 23-30 Agosto1998, Lisbona,
Universidade Aberta, 1998, pp. 93-117.
61) Dalle alla Geografie Geografia, In «Scuola e Didattica», Anno XLIV, n. 11, 15 febbr.
1999, pp. 40-43.
62) Introduzione (traduzione e) un JP: Lozato Giotart, "Geografia del Turismo",
Milano, Angeli, 1999.
63) La politica ambientale della Spagna per un recupero del turismo Costiero, In «Boll.
Soc. Geogr. Ital. », Serie XII, vol. IV, Fasc. n.1, gennaio-marzo 1999, pp. 105-124.
64) Evoluzione dinamica della proprietà fondiaria nei Territori della bonifica ferrarese,
In La Pianura, CCIAA, Ferrara n.2, 1999, pp. 41-54.
65) Comacchio Dieci disgrazie, in Manzi E. e M. Schmidt di Friedberg (a cura di) Paesaggio
e Ssustainability, Global Change, Mediterranean Historic Centres, Università degli Studi
di Pavia, Milano, ediz Guerini, 1999, pp. 263-270.
66) Bill Gates a scuola, in «Scuola e Didattica», Anno XLIV, n. 13, 15 marzo 1999, pp.
37-39.
67) Sviluppo turistico e insediamento rurale Sulle coste di Comacchio, In P. Dagradi,
Scritti Geografici in Ricordo di Mario Ortolani, Memorie della Società Geografica
Italiana, Roma, Società Geografica Italiana, vol. LXI, 1999, pp. 305-319.
68) Dalla Lira ALL'EURO, in «La Geografia nelle Scuole», Anno XLIV, n. 6,
novembre-dicembre, 1999, pp.10-13.
69)Cortina d'Ampezzo - Territorio-Popolazione-Turisti, In El el par Lunario 2000 de ra
Società Coperatia de Anpezo, La Cooperativa di Cortina, Cortina, 2000, p. 14.
70) La didattica dell'ambiente, in «La Geografia nelle Scuole», Anno XLV, n. 1-2,
gennaio-aprile 2000, pp.10-13.
71) Etica ed educazione in un mondo che cambia, in «Scuola e Didattica», Anno XLIV, n.
17, 15 maggio 2000, pp. 39-40.
72) Di educazione ambientale: la prospettiva italiana, In «Observatorio Medioambiental»,
Madrid, Universidad Complutense, n.3, luglio-sett. 2000, pp. 123-133.
73) Bologna Anversa 1998-1598, in Federzoni L. (a cura di), I Fiamminghi e l'Europa - Lo
spazio e la sua rappresentazione, Bologna, Patron, 2001, pp. 189-210.
74) Politica e didattica dell'ambiente, in «Scuola e Didattica», Anno XLVI, n. 9, 15
gennaio 2001, pp. 28-31.
75) La realtà del quotidiano e l'irrealtà del viaggio, In G. ANDREOTTI E Salgaro S. (a
cura), Atti delle Giornate di Geografia Culturale, Geografia culturale: idee ed
esperienze, Trento, Artimedia, 2001, pp. 457-471.
76) La pianificazione integrata dei trasporti a Bologna, In L. LAGO (a cura di), «Atti
del XXVII Congresso Geografico Nazionale», Trieste "21-25/5/96, Bologna, Patron,
2001, pp.580-588.
77) Il mondo dei giovani è un Mondo Digitale, in «La Geografia nelle Scuole», Anno
XLVI, n. 1, gennaio-febbraio 2001, pp.17-18.
78) I circuiti turistici. Progetto di Master per imprenditori turistici, in «Ambiente,
Società, Territorio», Anno I, n. 3, maggio-giugno 2001, pp.104-106.
79) La pianificazione per Un approccio sostenibile al patrimonio ambientale e culturale,
In Mautone M., I Beni Culturali. Risorse per l'organizzazione del territorio, Bologna,
Patron, 2001, pp. 415-437.
80) Produzione-riciclaggio delle materie plastiche e Ambiente, In Studi in Ricordo
di Guido Barbina, Forum - Ed. Univ. Udin .- Udine, 2001, pp. 465-476.
81) La Bolognadei Grandi Eventi: Città della Cultura Europea 2000, in «Il Carrobbio»,
n. XXVII, Bologna, 2001, pp. 259-278.
82) La necessità di un dinamismo didattico, In HOUTSONEN L., TAMMILEHTO M. (a cura di),
Atti del Convegno UGI: Pratiche innovative in Geographical Education, Helsinki, 2001,
pp.101-105.
83) Innovazioni tecnologiche per il risparmio di materie prime e l'Aumento produttivo in
agricoltura, in MENEGATTI B., TINACCI MOSSELLO M., ZERBI M.C., Sviluppo sostenibile un
locale Scala, GRISS, Bologna, Patron, 2001, pp.205-217.
84) C. Cencini, GALVANI A., B. MENEGATTI, Paesaggi e parchi dell'Emilia per una: Romagna
struttura reticolare, In BRANDIS P. (a cura), Economica L'Importanza sociale ed di
un'efficiente gestione del sistema dei Parchi e delle Aree protette, Genova, Brigati,
2001, pp. 179-194.
85) Turismo Totale, Collana Appunti e Ricerche, n.9, Università degli Studi di
Bologna-Sede di Rimini-Biblioteca, Rimini, Guaraldi, 2001, pp.48.
86) Da Bologna a Seoul, un Pyeongyang, In «Boll.Soc.Geogr.Ital.», Roma, Serie XII, vol
IV, fasc. 4, ott-dic.2001, pp.725-734.
87) Necessità di un dinamismo didattico, In «Ambiente, Società, Territorio», Anno II,
n.3, gennaio-febbraio 2002, pp.49-51.
88) I prodotti tipici agroalimentari italiani nel quadro della valorizzazione ambientale,
in «Observatorio Medioambiental», Madrid, Universidad Complutense, vol.5, n.7-8, 2002,
pp. 127-148.
89) La Ristrutturazione di borghi rurali A fini turistici, in PERSI P. (a cura), Beni
Culturali Territoriali Regionali, Siti, ville e sedi rurali di residenza, culto, lavoro
tra ricerca e didattica, Atti del Convegno di Studi-Urbino, 27-29 settembre 2001, Urbino,
Università di Urbino, AGEI, AIIG, 2002, pp. 25-32.
90) Turismo di lusso, in Madau C., SCANU G. (a cura di), La Sardegna nel mondo
Mediterraneo - Le tendenze evolutive delle attività turistiche, Atti del V Convegno
Internazionale di Studi, Sassari, 28-30 ottobre 1998, Bologna, Patron, 2001, pp.205-218.
91) Comparsa e diffusione spazio-temporale del nuovo virus Ebola, De Santis G.M.P. Salute
e Migrazione, Atti del VII Seminario Internazionale di Geografia Medica, Verona, 13-15
settembre 2001, UGI, AGEI, Università di Verona, Perugia, Ed. RUX., 2002, pp.103-115.
92) Una pianificazione turistica di successo internazionale: Cancún, Collana Appunti e
Ricerche, n.1/2003, Università degli Studi di Bologna-Sede di Rimini-Biblioteca, Rimini,
Guaraldi, 2003, pp.27.
93) Il turismo contro la povertà, in MELBARDE Zinaida (ed.), Lo sviluppo sostenibile del
turismo: tendenze, esperienze, possibilità, Atti dell'International Scientific
Conference, Riga, 25 Aprile 2003, School of Business Administration, Università di
Turiba, Riga (Lettonia), 2003, pp.125-129.
94) Bologna, Città della Cultura Europea 2000, in AGEI, Atti del XXVIII Congresso
Geografico Italiano, Roma 18-22 giugno 2000, (a cura di Calafiore G., Palagiano C.,
PARATORE E.), 3 voll., Pp.3043-3052 , Roma, Edigeo, 2003.
95) Una "delizia" ritrovata, in PERSI P., Atti del Convegno: Mia diletta quiete.
Ville e grandi residenze gentilizie di campagna tra Sviluppo regionale e identità locale.
Geografi e territorialisti a confronto, Treia, 6-8 giungo 2003, Università di Urbino,
CNR-Progetto Finalizzato Beni Culturali, Città di Treia, Tipografia San Giuseppe,
Pollenza, 2003, pp. 75-82.
96) Verso un'educazione sostenibile?, in «Ambiente, Società, Territorio», Anno III, n.
4-5, 2003, pp.109-111.
97) Turismo sostenibile da Rio a Johannesburg, in «Journal of Hospitality &
Tourism», Cultura & Ambiente Conservation Society, Jahnsi, (India), vol. I, n.1,
novembre 2003, pp. 43-65.
98) La cultura Quale requisito Indispensabile per la salvaguardia dell'ambiente naturale e
umano, In CUSIMANO G. (a cura), Atti del Convegno: Ciclopi e Sirene-Geografie del
Culturale Contatto, Cefalù, 20 settembre 2002, Palermo, Università di Palermo, Facoltà
di Lettere e Filosofia, 2003, pp. 293-302.
99) Gli itinerari del gusto, a Savelli A., Turismo, territorio, identità. Nell'area
mediterranea ricerche ed esperienze, Collana dell'Associazione Mediterranea di Sociologia
del Turismo, Milano, F. Angeli, 2004.
100) La politica europea per il turismo, in ADAMO F. (a cura di),Turismo e Territorio in
Italia, Contributi alle Giornate di Geografia del Turismo, Novara, 2001-2002, Bologna,
Patron, 2004.
101) Ecoturismo, Bologna, Edizioni Martina, 2004.
102) Le donne dalla foresta alla città (Abstract), IGU International Conference, Glasgow,
2004.
103) Turismo sostenibile, in Cohesive Thinking. Verso un futuro sostenibile. Relazione del
Sustainable European Regions Network, DG Politica regionale innovativo programma di azione
dell'Unione europea, Cardiff, 2004, pp.42-47.
104) L'Obiettivo 2 per l'Emilia Romagna: la zona orientale sub, in P. DI CARLO, MO Retti
L.,Nuove politiche per il mondo agricolo: multifunzionalità e sviluppo integrato del
territorio, Bologna, Patron, 2004, pp.377-391.
105) Un nuovo Approccio culturale al cibo, In PALAGIANO C. DE SANTIS G. (a cura),
Geografia dell'Alimentazione, Atti dell'Ottavo Seminario Internazionale di Geografia
Medica, Roma 16-18 Dicembre 2004, Perugia, Rux, 2005, pp.141-150.
106) Alla scoperta Geografia, in «Ambiente, Società Territorio», Anno L, Serie V, n. 1
Gennaio-Febbr. 2005, pp. 24-25.
107) Il MICROCREDITO contro la povertà, in «Boll. Soc. Geogr. It. », Serie XII, Vol.X,
n.2, Aprile-Giugno 2005, pp. 375-387.
108) Il progetto "Tellus", in «Scuola e Didattica», Anno LI, n. 6, 15 novembre
2005, Brescia, pp. 20-23.
109) Il turismo sostenibile per l'Europa del Terzo Millennio,Documenti per la Discussione,
pre-stampa della Biblioteca "Walter Bigiavi", N. 252, Bologna, Dicembre 2005, 44
pagg.
110) Back to the Future in «Observatorio Medioambiental», vol.8, 2005, Universidad
Complutense, Madrid, pp.17-28.
111) Emirati Arabi Uniti, in McColl RW (Ed.) Encyclopedia of World Geography, Libri
Golson, NY, USA, 2005, p. 930.
112) Xinjang, in McColl RW (Ed.) Encyclopedia of World Geography, Libri Golson, NY, USA,
2005, pp.998 - 999.
113) Gli Ambienti Tsunami Estreme - Calamità naturali in grado di trasformare in luoghi
idilliaci Estreme Environments. CD-Rom realizzato per Fondazione europea della scienza,
2005.
114) L'Emilia Romagna Nell'Unione Europea, In L'agricoltura di qualità dell'Emilia
Romagna nell'Unione Europea, in Grillotti DI GIACOMO MG (a cura di), Atti del Convegno:
Agri-Cultura d'Italia: Paesaggi, Valori e Sapori - Gruppo di Ricerca Nazionale GECOAGRI --
Geografia Comparata delle Aree Agricole Europee ed Extraeuropee, FAO-Roma, 4-12 Luglio
2005, CD-Rom, WIP Edizioni, 2005.
115) Riflessioni Dopo il 2005: Anno Internazionale del Microcredito, in «Ambiente,
Società Territorio», Anno LI, Serie VI, n.
1, gennaio-Febbr. 2006, pp. 24-26.
116) La faticosa apertura all'Occidente dell'Albania, In Salgaro S. (a cura di), Scritti
in onore di Roberto Bernardi, Bologna, Patron, 2006, pp. 409-426.
117) La sfida della sufficienza alimentare attraverso sale colture tolleranti, Nella vita
in ambienti estremi, European Science Foundation, Paesi Bassi, Link Springer, luglio 2007.
118) La sfida della sufficienza alimentare attraverso sale colture tolleranti, in Review
in Environmental Science and Biotechnology, Springer, On-line-14 novembre 2006.
http://springerlink.com/content/762m9425w5m53712/
119) La sfida della sufficienza alimentare attraverso sale di colture resistenti, in
Review in Scienze Ambientali e Biotecnologie, agosto 2007, n.6, pp. 3-16, Review Paper,
Paesi Bassi, Link Springer.
120) Il Territorio delle Delizie Ferraresi, Documenti per la Discussione, pre-stampa della
Biblioteca "Walter Bigiavi", N. 253, Bologna, Giugno 2006, 16 pagg.
121) Mostre eventi sociali collegati: Ore cocktail, banchetti, cene sociali, In Journal of
Hospitality and Tourism, Cultura & Ambiente Conservation Society, Jahnsi, (India),
vol. 4 giugno 2006, n. 1, pp.1-18.
122) Marketing del turismo culturale, In RAI A. (a cura di), Sostenibilità, redditività
e di successo del turismo, Kanishka Publishers, New Delhi, 2007, pp. 322-332.
123) GALVANI A., G. CASTELLI, CASTELLI S., MARABINI F., MERTZANIS A., Nuove proposte per
la zona costiera - Cartografia e le sue applicazioni: l'esempio Laguna di Venezia, In
KUNGOLOS A., ARAVOSSIS K., KARAGIANNIDIS A., Samaras P. (eds.), Proceedings of "First
International Conference on Environmental Management, Engineering, Planning and
Economics", 24-28/6/2007, Skiathos (GR ), CEMEPE, 2007, pp708-714.
124) La protezione dei bambini contro lo Sfruttamento sessuale nel turismo, in Bollettino
della Società Geografica Italiana, Vol. XII, Roma, aprile-giugno 2007, pp. 433-446.
125) GALVANI A., Cavallero S., La valorizzazione turistica del territorio: le sagre ei
Grandi Eventi, La Pianura, n. 1, CCIAA, Ferrara, 2007, pp. 41-50.
126) Ferrara: modello internazionale di gestione ambientale, In CARDINALE B., Sviluppo
Glo-Cale e Società nei Paesi del Sistema Adriatico, Atti del Convegno Internazionale,
Teramo, 9-11 giugno 2004, Società Geografica Italiana, Roma, 2005, pp. 235-248.
127) GALVANI A., Ciabatti M., MARABINI F., cura degli Atti del Covegno: Cina-Italia,
bilaterale Simposio sulle zone costiere: Evolution e di salvaguardia, Bologna, CNR,
Università di Bologna, 4-8 novembre 2007, Bologna , Lo Scarabeo, 2007.
128) GALVANI A., ANGELI MG, CASTELLI S., GASPARETTO P., MARABINI F., MERTZANIS A., PONTONI
F., Processi erosivi ed i rischi connessi nella zona costiera,in R. McInnes, JAKEWAYS J.,
H. Fairbank, MATHIE E. (eds.),. Frane e cambiamenti climatici: Sfide e soluzioni, London,
Taylor & Francis, 2007, pp. 415-418.
129) Nuova politica UE per le zone costiere, In MARABINI F., GALVANI A., Ciabatti M. (a
cura di), Atti del Convegno: Cina-Italia, bilaterale Simposio sulle zone costiere:
Evolution e di salvaguardia, Bologna, CNR, 4-8 novembre 2007, Bologna, Lo Scarabeo, 2007,
pp. 41-47.
130) GALVANI A, MARABINI S., Gestione del mare e la rivendicazione della zona di
competenza: la situazione cinese, In MARABINI F., GALVANI A., Ciabatti M. (a cura di),
Atti del Convegno: Cina-Italia, bilaterale Simposio sulle zone costiere: Evolution e di
salvaguardia, Bologna, CNR, 4-8 novembre 2007, Bologna, Lo Scarabeo, 2007, pp. 51-55.
131) ANGELI MG, GALVANI A., GASPARETTO P., MARABINI F., MERTZANIS A., PONTONI F.,
L'evoluzione della zona costiera della Regione Marche e il cambiamento climatico, in
MARABINI F., GALVANI A., Ciabatti M. (a cura di), Atti del Convegno: Cina-Italia,
bilaterale Simposio sulle zone costiere: Evolution e di salvaguardia, Bologna, CNR, 4-8
novembre 2007, Bologna, Lo Scarabeo , 2007, pp. 93-97.
132) MERTZANIS A., MARABINI F., GALVANI A., CASTELLI S., CASTELLI G., Interventi dell'uomo
e delle alterazioni delle caratteristiche geomorfologiche in alcune parti della zona
costiera della costa ionica (Epiro-Grecia), in MARABINI F., GALVANI A., Ciabatti M. (a
cura di), Atti del Convegno: Cina-Italia, bilaterale Simposio sulle zone costiere:
Evolution e di salvaguardia, Bologna, CNR, 4-8 novembre 2007, Bologna, Lo Scarabeo, 2007,
pp. 181-186.
133) MERTZANIS A., MARABINI F., GALVANI A., Papadopoulos A., CASTELLI S., CASTELLI G.,
Comparativa osservazioni della evoluzione temporale geomorfologica delle zone costiere in
Grecia e nord-est Italia, in MARABINI F., GALVANI A., Ciabatti M. (a cura di), Atti del
Convegno: Cina-Italia, bilaterale Simposio sulle zone costiere: Evolution e di
salvaguardia, Bologna, CNR, 4-8 novembre 2007, Bologna, Lo Scarabeo , 2007, pp.187-192.
134) A scuola A spasso per il mondo, In «Riforma e» Didattica - Tra Formazione e
Ricerca, Anno XI, n.2, marzo-aprile 2007, Reggio Calabria, Falzea Editore, pp. 23-26.
135) Le Regioni EUROPEE tra sostenibilità e governance: il caso di studio della Slesia,
in PERSI P., Atti del III Convegno Internazionale Beni Culturali, Urbino, 5-7 ottobre 2006,
«Recondita Armonia - Il paesaggio tra progetto e governo del territorio», Università
degli Studi di Urbino, AGEI, Grapho 5, Fano, 2007, pp.
604-611.
136) Orme del passato-Sentieri del Futuro, in AMS-ACTA, CD-ROM, Università di Bologna,
Bologna 2007.
137) L'Economia Italiana Nella Relazione Annuale della Banca d'Italia del 2006, in
Ambiente Società Territorio, Anno LII, Nuova Serie VII, n.5, sett.-ott. 2007, pp. 29-30.
138)Geografia della Danza - Tra Rapporto Uomo e Ambiente in «La nostra Geografia -
Montagna, Ambiente e Turismo, Giornale Ufficiale della Associazione Italiana Insegnanti di
Geografia Sezione Trentino-Alto Adige», Anno VII, n.2, Inverno 2007, pp.61-63.
139) Ferrara e la poetica dello spazio geografico, In Rarità, utilità e bellezza
nell'evoluzione del mosaico paesistico-culturale, «Rivista di agro-alimentare - Paesaggio
e Ambiente» dell'Università di Udine, vol. X, n 3, marzo 2007, pp.252-259.
140) Un progetto turistico MANCATO, a Savelli A., Spazio turistico e società globale,
Milano, Franco Angeli, Associazione Mediterranea di Sociologia del Turismo, 2007,
pp.255-276.
141) L'uomo sfiora con le sue ali L'Aurora (Giordano Bruno), In Di Blasi A., Geografia.
Dialogo tra le Generazioni, Atti del XXIX Congresso Geografico Italiano, vol. I, Bologna,
Patron, 2007, pp.91-92.
142) La città territorio, in AVERSANO V. (a cura di), Toponimi e Antroponimi:
Beni-documento e Spie di Identità per la Lettura, la Didattica e il Governo del
Territorio, Atti del Convegno int. di Studi, Vietri sul Mare, 14-16 novembre 2002,
Università degli Studi di Salerno, Rubbettino ed., Salerno, 2007, 2voll., pp.767-787.
143) La Legislación de la BONIFICACION en Italia y Los Consorcios de BONIFICACION de
Aguas, in M & A, Revista Electrónica de Medioambiente, Universidad Complutense,
Madrid, n.4, 2007, pp. 11-17.
144) Evoluzione storica del Delta del Danubio, in CORBAU C., Pagliaro S. (a cura di),
Coste: Prevenire, Programmare, Pianificare, Atti del Convegno di Maratea, 15-17 maggio
2008, in Studi e Ricerche - Collana dell'autorità di Bacino della Basilicata, Potenza,
n.9, maggio 2008, pp. 87-94.
145) Evoluzione storica del Delta del Danubio, poster, in Atti del Convegno di Maratea,
15-17 maggio 2008, «Studi e Ricerche - Collana dell'autorità di Bacino della
Basilicata», Potenza, n.9, maggio 2008.
146) LOST: la mancanza di sinergia Theory, (Capitolo di libro), in InterCafe Case Study 2:
sistemi di acquacoltura estensiva e le relazioni tra le parti interessate e prospettive
diverse scale spaziali e livelli istituzionali, Delta del Po, in Italia, pp. 38-47 -
Intercafe @ Delta del Po - costo del programma, 2008.
147) Cognitive Instructional Design in
Geographical Education, in Donert K., Wall G. (a cura di), Prospettive future in
Geografia, Herodot Conference Proceedings 4-7 settembre 2008, Liverpool Hope University
Press, 2008, pp.341-350.
148) La Romania APRE le porte all'Europa, in Ambiente Società Territorio, Anno
LII, Nuova Serie VIII, n.3-4, magg.-ag. 2008, pp. 43-45.
149) Demografiche e modelli economici in italiano del turismo, nel secolo scorso, Paper
presented e Abstract al XXXI Congresso IGU, Tunisi, 12-15 Agosto 2008.
150) Quale futuro per l'agricoltura? in CASTIELLO N. (a cura di) Scritti in onore di
Carmelo Formica, Napoli, Università degli Studi Federico II - Dip.. Analisi dei Processi
ELPT, 2008, pp. 403-410.
151) Il Patrimonio Mondiale dell'UNESCO nell'Europa allargata, in Asian Journal of Tourism
and Hospitality Research, Universidad de Castilla-La Mancha, Anno I, n.2, 2008,
pp.104-117.
152) Nuove icone in Tourism, in Asian
Journal of Tourism and Hospitality Research, Universidad de Castilla-La Mancha, Anno I,
n.2, 2008, pp104-117.
153) Punti di forza e di debolezza del Giappone Nella compagine economico-politica
globale, In FUMAGALLI M. (a cura), Nuova geografia delle macro Regioni. L'Asia orientale
si confronta con il mondo, Rimini, Maggioli, 2009, pp. 295-319.
154) Food Intake in paesi africani, In AMR, delle Nazioni Unite, New York, 2009.
155) Dalla fama di cereali alla fame di energia: il Cappio per i Paesi Poveri, In Cencini
C., L. Federzoni, MENEGATTI B. (a cura), Una vita per la Geografia. Scritti in onore di
Piero Dagradi, Bologna, Patron, 2009, pp. 357-376.
156) La legislazione della I bonifica e Consorzi di bonifica in Italia, AMS Acta,
Università di Bologna, depositato c / o La Biblioteca Nazionale di Firenze il 04/06/2009,
ID 2750.
157) Le immagini sono colorate parole in un mondo multi-color, In Donert K., ARI Y.,
Attard M., O'Reilly G., SCHMEINCHK D. (a cura di), La diversità geografica, Berlino, MBV,
2009, pp. 31-37.
158) Il Palazzo, in PERSI P. (a cura di), Territori contesi. Campi del sapere, identità
locali, istituzioni, progettualità paesaggistica, Atti del IV Convegno Internazionale
Beni Culturali, Pollenza 11-13/7/2008, Università di Urbino, AIIG Marche, Comune di
Pollenza, 2009, pp.148-154.
159), Galvani A., Georgiadis T., Marabini F., Caraivan G., Constantinescu S., Stanica A.,
Evoluzione recente del Delta del Danubio in base uno documenti cartografici. Working
Paper, depositato c / o BNCF 1/10/2009, ID 2610, 66 pagg ..
160) I Lidi del Delta del Po, Bologna, Lo Scarabeo, 2009 (Monografia).
Relazioni e Recensioni
1) Energia dolce a Ferrara, «Economia e Ambiente», Anno V, n.4, ott-dic.1986,
pp.99-102.
2) Relazione del Convegno Internazionale
sul tema: "Maintien et équilibre des grandes zone touristiques saturées",
In« Geografia », Anno X, n.1, Genn.-marzo 1987, pp.35-36.
3) Relazione del Colloquio Internazionale
sul tema: "Immagine soggettiva e ambiente-Problemi, applicazioni e strategie della
ricerca»,« Geografia », Anno X, n.1, Genn.-mar.1987, pp.36-37.
4) Relazione del Simposio della Commissione
I.G.U. di Geografia del Turismo e del Tempo Libero, Sousse, giugno 1987, «Geografia»,
Anno XI, n.2, aprile-giugno1988, pp.74-75.
5) Relazione del I Convegno Intern. di
Studi su: "La dinamica dei rapporti nei Paesi Montani", Cortina 24-9-88, Cortina
Oggi, Anno XIII, n.12, dicembre 1988, p.15, e Anno XIV, n.1, gennaio 1989, p .16.
6) XIX Giornate di Geografia del Turismo in
Francia, In «Geografia», Anno XIII, n.4, ott .- dic.1990, pp.137-139.
7) Relazione del Convegno Internazionale: "Dolomiti
Domani", Cortina, 24-25 agosto 1990,« La Geografia nelle Scuole »XXXVI, 1991,
n.1, pp.86-88.
8) Relazione del "Primo Festival
Internazionale di Geografia:"Una festa Attorno alle scienze della Terra e
dell'Uomo»,« La Geografia nelle Scuole », XXXVI, 1991 n.1, pp.85-86).
9) La repubblica monastica del monte Athos in
Grecia, Di R. Majacos, «Geografia», Anno XIV, (1991), n.4, p.126.
10) Relazione del Convegno: "Per il futuro
dell'ambiente urbano: il Libro Verde della Comunità Europea ", in «Geografia»,
Anno XV, n.4, aprile-sett.1992, p.67.
11) Méditerrannée et tourisme, Di
JPLozato-Giotart, «Boll.Soc.Geogr.Ital.», Roma, Serie XI, vol.IX (1992), n.7-9,
luglio-sett., Pp.587-589.
12) Cortina - Vista da Cortina "Capital-da
vista Cortina" Sci ", in «Cortina Oggi», Anno XVI, n.3, marzo 1994,
p.13.tr
13) L'insegnamento della geografia Nelle
università tedesche, in «La Geografia nelle Scuole», XIL, n.5 sett.-ott. 1994, pp.
269-271.
14) Turismo Alternative di V. Smith, e
Eadington R., in «Annali di Ricerche e Studi di Geografia», Bologna, Anno L, n.1-2,
gennaio-giugno 1994, pp. 31-33.
15) Baleari: a proposito di turismo. in
«Boll. Soc. Geogr. It. », Serie XI,
Vol.XII, n.4, Ott .- Dic.1995, pp. 540-541.
16) Per una nuova idea di Parco Naturale,
In «Boll. Soc. Geogr. It. », Serie XII, Vol.II, n.3, Luglio-sett. 1997, pp. 419-421.
17) Proposte per un riequilibrio del rapporto
uomo-ambiente", Relazione del Convegno: "Vivere sul Volano,
Migliarino, 13 sett. 1997, in «Rivista Geografica Italiana», Anno CIV, fasc.4-Dic. 1997,
pp.702-703.
18) La Conferenzaannuale della
associazione geografica, Relazione della Conferenza: "Challenging
Geografia", Londra 2-4 aprile 1997, in «Rivista Geografica Italiana», Anno CIV,
fasc.4-Dic. 1997, pp.692-694.
19) P. Erlich, Erlich A., Per Salvare il
pianeta, In «Annali di Ricerche e Studi di Geografia», Bologna, Anno LIII, n.1-4,
gennaio-dicembre, 1997, pp. 56-59.
20) Le associazioni per il turismo: il WTTC,
in «Boll. Soc. Geogr. It. », Serie XII, Vol.III, n.3-4 Luglio-Dic. 1998, pp. 635-638.
21)Delta chiama Delta, In «La Pianura»,
n.1, Ferrara, 1998, pp.41-44.
22) I valori didattica della geografia Nella,
In «La Geografia nelle Scuole», XLIII, (1998), pp. 41-43.
23) Il Simposio di Oporto sulla didattica della
geografia, In «La Geografia nelle Scuole», XLIV, (1999), n.1, genn-febbr. pp. 19-20.
24) EcoNETT, in «La Geografia nelle
Scuole», XLIV, (1999), n.4, luglio-ag.1999. pp. 92-93.
25) Il programma "Green Globe",
in «Rivista Geografica Italiana», Anno CVI, fasc.4-Dic. 1999, pp. 630-632.
26) La VII Conventiondi "Delta
chiama Delta", in «Rivista Geografica Italiana», Anno CVII, fasc.2-Giugno 2000,
pp. 276-279.
27) Nota Alcune Sulle attività del Congresso
Internazionale UGI di Seoul, , in «Boll. Soc. Geogr. It. », Serie XII,
Vol.VI, n.1-2, Genn-Giugno 2001, pp. 279-281.
28) Il Simposio IGU-CGE di Helsinki, In
«Ambiente, Società, Territorio», Anno II, n.1, gennaio-febbraio 2002, pp.18-22.
29) CATER E.,
Lowman G., (eds.). Ecoturismo,
Chichester, Whiley & Sons, 1994, ristampa III, 1996, pp. 218, in «Annali di Ricerche
e Studi di Geografia» Bologna, Patron, Genn .- Dic. 1998-99, Anno LIV-LV, fasc. 1-4,
pp.45-47.
30) DEWAILLLY J.M., FLAMENT, E., Le Tourisme, Parigi, SEDES, 2000, pagg.190 in
«Boll.Soc.Geogr.Ital.», Roma, Serie XII, vol VII, aprile-giugno 2002, pp.466-467.
31) Europolis, In «Boll.Soc.Geogr.Ital.», Roma, Serie XII, vol VII, aprile-giugno
2002, pp.446-448.
32) La XXXIIIFiera EIMA di Bologna, in «Boll.Soc.Geogr.Ital.», Roma, Serie
XII, vol VIII, gennaio-marzo 2003., Pp. 182-185.
33) R. BARNETT, Griffin A. (a cura di), La fine della conoscenza in Higher Education,
London, Cassel, 1997, pp. 192, in «Annali di Ricerche e Studi di Geografia», Bologna,
Patron, Anno LVII, n.1-4, gennaio-dicembre 2001, pp.73-75.
34) R. Sharpley, Turismo, Turisti e
Società, In «Journal of Sustainable Tourism», Sheffield (UK), Vol.12, n.6, 2004,
pp. 549-551.
35) R. Sharpley, Turismo, Turisti e Società, In «BSGI», Roma, vol. IX,
n.3, luglio-sett. 2004, pp.822-823.
36) HARRIL R., Guida di Buone Pratiche per il turismo e Destination Management, In
«Boll. Soc. Geogr. It. », Serie XII, Vol.X, n.1, Gennaio-Marzo 2005, pp. 210-211.
37) OMT / WTO, Un Thesaurus del turismo e del tempo libero, In «Boll. Soc. Geogr.
It. », Serie XII, Vol.X, n.2, Aprile-Giugno 2005, pp. 429-430.
38) M0in ------------- isterio de Commercio y Turismo de Espana, Il Sistema di Qualità
Turistica Spagnola, in «Boll. Soc. Geogr. It. », Serie XII, Vol.X, n.3,
Luglio-Settembre 2005, pp. 643-645.
39) Nelson R.R. (a cura di), Current
Issues in Convention and Exhibition Fondo per lo sviluppo, in «Journal of Sustainable
Tourism», Sheffield (UK), Vol.14, n.2, 2006, pp. 220-222.
40) C. COOPER, C. HALL M., Oceania: Un manuale turismo,, in «Journal of
Sustainable Tourism», Sheffield (UK), Vol.14, n. 4, 2006, pp. 416-418.
41) J. DIAMOND, Collasso. Come le società scelgono di morire o di vivere,
Torino Einaudi, pp. 566, in «Ambiente, Società, Territorio», Anno LII, Nuova Serie
VII, n.1, gennaio-febbraio 2007, p. 44.
42) A. Il Petrosino, Viaggio in Italia di Valentina, Coll. Il Battello a Vapore, Casale
Monferrato (AL), Edizioni Piemme Junior, Ill di NON S., pp. 287, in «Riforma e»
Didattica - Tra Formazione e Ricerca, Anno XI, n.2, marzo-aprile 2007, Reggio Calabria,
Falzea Editore, p. 92.
43) HALL D.R. (ed.).Turismo e di transizione: la governance, la trasformazione e lo
sviluppo, In «Journal of Sustainable Tourism», Sheffield (UK), vol.16, n.1, 2008,
pp.125-127.
44) R. Zetter E WATSON G.B. (a cura di), Progettazione Città sostenibile nel mondo in
via di sviluppo, Burlington, Ashgate Publishing Company, 2006, pp.210, ill. Bibl., In
«Boll.Soc.Geogr.Ital.», Roma, Serie XII, vol XII, fasc. 4, ottobre-dicembre 2007, pp. 1036-1037.
45) PIRO F., Dall'Europa in Europa.Migrazioni e sviluppo economico, Cento (FE),
Effelle Editori, 2005, in «Annali di Ricerche e Studi di Geografia», Bologna, Anno LXII,
(2006), n.1-4, gennaio-dicembre 2006, pp. 123-124.
46) P. NOLAN, Il trasferimento in Cina, London, Wimbledon, Publisher Company, 2004,
in «Annali di Ricerche e Studi di Geografia», Bologna, Anno LXII, (2006), n.1-4,
gennaio-dicembre 2006, pp. 125-126.
47) Tian Yu CAO (ed.), I cinesi modello di sviluppo moderno, London, Routledge,
2005, 323 pp., In «Annali di Ricerche e Studi di Geografia», Bologna, Anno LXII, (2006),
n.1-4, gennaio-dicembre 2006, pp. 126-127.
48) Tremmel J.C., (a cura di), Manuale di giustizia intergenerazionale, Cheltenham,
Elgar Edwards, 2006, in «Journal of Sustainable Tourism», Sheffield (UK), vol.16, n.2,
2008, pp.252-255.
49) Un Simposio Sull'evoluzione Italia-Cina e la Tutela delle zone costiere, In
«Boll. Soc. Geogr. It. », Serie XIII, Vol.I n.1, Genn.-Marzo 2008, pp. 210-211.
50) L. Steward, Viaggiare si spera. A Golden Age of Travel Writing, London,
Theniju, 2006, 306 pp. in «Annali di Ricerche e Studi di Geografia», Bologna, Anno
LXIII, (2007), n.3-4, luglio-dicembre 2007, pp. 101-103. |

Francesco Chiodo |
Nel
nostro Ateneo è scoppiato il caso "CHIODO",
ovvero:
G. Ghetti*, IL PROBLEMA DELLA SALVAGUARDIA DELLE "SCUOLE"
quando tutto (anche il ddl del Ministro) ti rema contro
* Ordinario di diritto
pubblico, dell'Università di Bologna |

Giulio Ghetti
|
|
Giulio GHETTI, Il caso "Chiodo" e il problema delle
"Scuole"
1.- UNA NECESSARIA PREMESSA. In un tempo assai lontano,
che ci appare quasi appartenere alla preistoria, le Università si distinguevano tra loro
per la presenza di "maestri" cui il titolo spettava, perché
riconosciuto dalla comunità scientifica a motivo della originalità delle loro ricerche e
dell'impegno nella vita accademica; intorno ad essi si formavano "allievi"
legati da un idem sentire che andava al di là del credere in certe teorie o in altre, e
si estendeva al modo di vivere e di operare non solo nell'Università.
Maestri e allievi formavano le Scuole, e i risultati
della ricerca in esse svolto era poi trasferito in una didattica di alta qualità. Le
Scuole e chi le componeva costituivano l'Accademia, e cioè l'eccellenza all'interno del
mondo universitario.
Intorno agli anni '70 del secolo scorso nelle Facoltà di Medicina molti
"maestri" erano in realtà "baroni", e giustificavano questo mutamento
di status con la necessità di avere allievi ubbidienti e ligi perché l'assistenza
sanitaria - abbinata all'essere docenti universitari - lo richiedeva visto che alla fin
fine ogni responsabilità ricadeva sul "maestro" che era pure primario
ospedaliero; le Scuole mediche divennero così "gruppi di potere/pressione" e i
baroni premiavano i loro vassalli per motivi che quasi sempre ben poco avevano a che fare
con la meritocrazia scientifica, e ingaggiavano guerre con altre pseudoscuole per la
conquista del territorio (gli ospedali).
Tutto questo avvenne nelle Facoltà mediche e in qualche più limitata misura
si trasferì ad altre Facoltà; certo è che portò ad una situazione generale
deprecabile e deprecata la quale favorì la riforma generale attuata con il d.p.R. 382 del
1980: abbiamo scritto "situazione generale" perché non si riparò la
situazione delle sole Facoltà di Medicina e cioè non si incise la dove era il bubbone,
ma si fece di ogni erba un fascio e si gettarono le basi della situazione a cui oggi
vorrebbe in parte porre rimedio il progetto di legge Gelmini.
2.- UNA ULTERIORE NECESSARIA PREMESSA. Sempre in quei
tempi le Università erano poche e pochi erano i professori universitari, tanto che erano
definiti gli happy few. Fra queste persone di notevole livello vigevano regole di
educazione e di comportamento anche amministrativo, per cui era tra l'altro tipico che in
ogni Facoltà venisse riconosciuto al docente che aveva ben meritato, una sorta di diritto
di indicare il proprio successore affinché potesse realizzarsi la continuità didattica e
di ricerca, e al contempo garantire i più giovani tra gli allievi che rimanevano orfani
del "maestro". Nella mia esperienza anche questa regola di vita comune si è
andata affievolendo dopo il d.p.R. 382/1980, e oggi non viene più rispettata, se non in
casi sporadici, per lo più come effetto di un pesante "gioco di corridoio".
3.- IL CASO "CHIODO". La Facoltà di Medicina
di Bologna ha avuto spazio, spesso, sulla stampa non solo locale per i comportamenti di
alcuni suoi docenti in materia di concorsi: nulla di strano in sistema in cui lo stesso
presidente della Conferenza permanente dei Rettori è stato coinvolto e costretto alle
dimissioni dalla presidenza della CRUI e dal rettorato di Siena a seguito di una inchiesta
giudiziaria sulle stesse questioni.
E' accaduto in questi giorni che la stampa ha dato risalto ad una
situazione denunciata da un illustre docente medico bolognese, Francesco Chiodo,
che è stato professore ordinario di malattie infettive e direttore dell'Istituto di
malattie infettive dell'Università di Bologna: a lui, tra l'altro, è attribuito un
particolare contributo alla scoperta della possibilità di una significativa riduzione del
tasso di infezione HIV nei bambini nati con parto cesareo, rispetto ai nati per via
naturale.
Per "caso CHIODO" si intende quel grido di dolore
che egli ha lanciato quando, per essere andato in quiescenza per sua volontà un anno
prima della scadenza giuridica (per inciso: durante il Rettorato Calzolari si è cercato
in ogni modo di ottenere questo brillante risultato di allontanare anzitempo i migliori,
motivandolo con ragioni di maggior costo del docente anziano), ha visto contrapporre al
proprio allievo un SUCCESSORE, che non proviene dalla sua Scuola, anzi viene da fuori.
Il concorso non si è ancora svolto, ma la relativa certezza denunciata da
Chiodo scaturisce dalla modalità del bando che è di un concorso per trasferimento, vale
dire riservato a coloro che già occupano in Italia un posto di Ordinario, anziché per
concorso aperto a "tutti". In caso di "trasferimento", decide la
Facoltà, su proposta del Dipartimento. In caso di concorso "aperto", decide una
Commissione nazionale, con quanto ne consegue.
Sul piano della legittimità della decisione nulla possiamo dire perché non
conosciamo gli atti ed anche perché, a seguito della denuncia pubblica di Chiodo,
potrebbe aprirsi una inchiesta non solo amministrativa e in questi casi, come è noto, si
rompono tutti gli schemi formali tipici del diritto amministrativo e si guarda alla
sostanza dei fatti.
Sul piano della trasparenza, è evidente che un regolare concorso, aperto a
tutti, avrebbe certamente dato una opportunità anche agli allievi del prof. Chiodo, e
anzi avrebbe escluso il presunto predestinato per trasferimento. Già ... perchè in
Italia, per l'art. 2, lettera m), della legge 210/98 c'è "il divieto, per i
professori ordinari, associati e per i ricercatori, di partecipare in qualità di
candidati a valutazioni comparative per posti del medesimo livello".
Ma, ripetiamo, non esprimiamo alcun giudizio: le persone
che la stampa ha indicato come partecipanti a questa contestata decisione sono tutte
uomini d'onore, come Antonio disse di Bruto, e allo stato non vi è indizio o motivo
di dubitare che esse abbiano agito nello "interesse primario di Roma". Quel che
ci sembra emergere è che anche in questo caso l'antico costume del "maestro" di
indicare il proprio "successore" non ha trovato spazio: ma come si è detto, non
è il solo caso perché da anni questa regola di fair play è stata abbandonata.
4. IL PROBLEMA DELLA SALVAGURDIA DELLE SCUOLE. Da
sempre quando una amministrazione pubblica fa scelte di principio su procedimenti che
favoriscono qualcuno e danneggiano qualcun altro nascono discussioni, ma questo rientra
nella problematica tipica del diritto amministrativo e degli umani. Dunque, allo stato e
per quello che ci riguarda, nulla quaestio.
Ci interessa, invece (in un periodo in cui il governo vuole riformare
il reclutamento del personale docente) capire se l'Università guadagna o perde
da questo fatto, e come verrebbe regolato un simile problema se la riforma del ministro
Gelmini fosse già legge.
Innanzitutto, Ci pare che il fatto che il prof. Chiodo non abbia un ordinario
suo allievo, già pronto per la chiamata, va fatto risalire alle ristrettezze dei posti, a
cui i Governi da anni costringono le Università. Già il ministro Moratti bloccò le
assunzioni, a suo tempo, e così di seguito. Soprattutto sono state privilegiati i posti
di Ricercatore, anziché le selezioni dei Ricercatori e Associati già in servizio: di
questo non positivo risultato a Bologna siamo particolarmente debitori alla politica
squilibrata dell'ex-rettore Calzolari e degli Organi accademici che lo hanno affiancato.
Inoltre ci sembra che il "misfatto" abbia le sue prime origini nella
politica centralistica che da Roma vuole regolare tutto e tutti, e spesso è una politica
populistica.
Abbiamo detto in via di premessa che il creare e sviluppare delle scuole di
pensiero e di metodo è altamente meritorio per il progresso scientifico e per
l'educazione/formazione dei giovani studiosi. In questo senso è una aspirazione legittima
del fondatore della scuola che la scuola stessa continui e questo può aver luogo solo
attraverso gli allievi.
In tutti gli altri casi, se si vuole rinvigorire il "sangue" di una
Facoltà occorre attingere all'esterno, specie nel momento in cui - e sono anni che i vari
Ministri lo dicono - nel sistema universitario vanno introdotte meritocrazia e
concorrenza. Se si condividono questi principi generali di buon senso,
allora se ne deve condividere anche un terzo, e cioè che la valutazione
pregiudiziale se si sia in presenza dell'un caso o dell'altro caso deve essere del tutto
trasparente e motivata, anche in senso comparativo, e dunque non può essere
lasciata a decisioni che avvengano al di fuori degli organi collegiali amministrativi per
legge competenti, e cioè ai Dipartimenti, ai corsi di studio e alle Facoltà.
Nel caso delle Cliniche universitarie il fatto che il docente sia anche
primario per un certo reparto, divisione, ecc. coinvolge anche l'amministrazione
ospedaliera: non mancano nella legge generale sul procedimento amministrativo tempi e modi
in cui essa possa far valere le proprie oggettive esigenze. Ma, come si è già detto, nel
nostro sistema normativo, tutto questo non può accadere perchè nel caso di concorso
aperto a tutti (quello voluto dall'art. 97 della Costituzione per accedere ai pubblici
uffici: mai norma costituzionale fu tanto violata con continue eccezioni, e non solo nel
sistema universitario), un professore che sia già ordinario non può partecipare
al concorso. Il DDL Gelmini, presentato in questi giorni e che ha raccolto vasti
consensi bipartisan, privilegia la mobilità, sia pur con alcune eccezioni: in questo
cerca di porre rimedio a quelle carriere tutte interne, da "polli di stia", che
sono state favorite dai precedenti sistemi di selezione del corpo docente, tutti rivolti a
favorire il candidato interno per il quale era stato bandito il posto. In questo senso il
DDL Gelmini fa quello che può per chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati:
o, meglio, insediati, e lo rimarranno per anni, perpetuando abitudini di fatto che - non
si illuda il ministro - una norma di legge non può cambiare.
Ma così facendo il Progetto Di Legge (vogliamo usare l'acronimo PDL, così
estendiamo l'osservazione anche al partito politico di appartenenza del ministro ?) non si
accorge della contraddizione che pone in essere nel momento in cui vuole iniettare nel
sistema universitario dosi di meritocrazia e di concorrenza (e questo è certamente
necessario), però non solo non si pone neppure lontanamente il problema della
salvaguardia delle scuole scientifiche, ma neppure si preoccupa di abrogare l'art. 2,
lettera m), della legge 210/98, e cioè di una norma nata per ovviare a taluni limitati
casi di "sorpruso" che hanno fatto testo e che sono ben noti a chi abbia
memoria.
Forse il PDL si fida delle sole strutture burocratico-formali, e cioè dei
dipartimenti, delle Facoltà e dei corsi di studio (al riguardo è ben strano che
neppure il coraggioso ministro Gelmini - che per di più fa parte di un Governo che cerca
di attuare la semplificazione amministrativa - non abbia affrontato il problema della
convivenza/doppione tra Facoltà e corsi di studio quanto a competenze sulla didattica:
già il dpR 382 del 1980 evidenziava questa problematica ma non ebbe il coraggio di
sciogliere le Facoltà) e non ha fiducia in quelle strutture non formali quali
sono le Scuole accademiche che furono all'origine della fama delle nostre Università
medievali e che ancora sono presenti in molti settori disciplinari, che pure sono attive
all'estero e tanto contribuiscono a fare grandi e noti quegli Atenei che nelle varie
classifiche internazionali ci precedono, per non dire che ci distaccano. Il "caso
Chiodo" solleva questo problema e c'è da auspicare che il PDL se ne faccia carico. G.
GHETTI |
REGOLAMENTO DEL VOLONTARIATO PRESSO L'ALMA MATER STUDIORUM
Il Regolamento è stato deliberato dal CdA
il 16.06.2009. Esso, pur se rivolto a "chiunque", può essere di interesse
per i Docenti "senior" che desiderano rimanere nella struttura
dipartimentale.
L'art. 10 dispone, poi, che il volontario è coperto da assicurazione
a carico della Struttura ospitante. |
REGOLAMENTO DEL VOLONTARIATO PRESSO L'ALMA MATER STUDIORUM
Art.
1 Stato giuridico dei volontari
I volontari prestano attività occasionali e non sono vincolati da nessun obbligo di
prestazioni lavorative, né da alcun rapporto di lavoro con l'Ateneo.
L'attività dei volontari deve rivestire il carattere della complementarietà occasionale
e deve mantenere il requisito della non obbligatorietà per il volontario.
Le modalità e i tempi della prestazione devono essere definiti di comune accordo tra
volontario e struttura. Il volontario potrà interrompere la propria attività in
qualsiasi momento comunicandolo preventivamente e con un preavviso minimo, tale da non
pregiudicare lo svolgimento delle attività, al responsabile della struttura presso cui
opera.
La collaborazione dei volontari nelle attività dell'Ateneo non può essere sostitutiva di
mansioni proprie del personale dipendente né può prevedere l'esercizio di alcun potere,
potestà, autorità pubblica.
Art. 2 Soggetti che possono prestare attività di volontariato
presso l'Ateneo
Possono essere ammessi a prestare la propria opera di volontariato i cittadini italiani,
comunitari, extracomunitari purché legittimamente residenti nel territorio della Stato,
di ambo i sessi in possesso dei seguenti requisiti:
- età non inferiore agli anni 18;
- idoneità fisica all'attività, certificata dal medico di base;
- non aver riportato condanne penali per reati dolosi;
- avere adeguata conoscenza della lingua italiana.
Art. 3 Attivazione della procedura di richiesta di volontari
La procedura per ospitare uno o più volontari può essere attivata da una singola
struttura di Ateneo, da più strutture associate o dall'Ateneo in generale.
La struttura (o le strutture) interessata deve redigere un breve profilo del volontario (o
dei volontari) indicando le principali caratteristiche dell'attività e la sede in cui
l'attività verrà svolta.
Il profilo verrà tradotto in un avviso cui dovrà essere data pubblicità con una
comunicazione sul portale di Ateneo.
Art. 4 - modalità di presentazione della domanda da parte del volontario
I soggetti interessati a svolgere attività di volontariato devono presentare domanda
secondo le modalità indicate nell'avviso di cui al precedente articolo 3.
Alla domanda deve essere allegato il curriculum dell'aspirante volontario.
Art. 5 Modalità di valutazione delle domande
Le domande pervenute verranno inserite in un elenco di aspiranti volontari. La struttura
interessata ad ospitare il volontario procederà a chiamate nominative dei volontari
inseriti in elenco.
La chiamata potrà avvenire:
in base alla mera valutazione del curriculum degli aspiranti volontari;
a seguito di un breve colloquio (in aggiunta alla valutazione del curriculum) con gli
aspiranti volontari secondo le modalità indicate nell'avviso;
con altre modalità indicate nell'avviso.
Il volontario individuato deve presentare al responsabile della struttura che lo ospita:
il certificato del medico di base con il quale si attesta lidoneità psico-fisica
allo svolgimento delle attività che verranno svolte. Tale certificato verrà conservato
presso la struttura stessa e dovrà essere rinnovato annualmente a cura del volontario.
Qualora le attività svolte lo richiedano il volontario dovrà presentare il libretto
sanitario;
un'autocertificazione che dichiari il possesso dei requisiti di cui al presente
regolamento e di quelli eventualmente richiesti dall'avviso di cui all'art. 3
Il responsabile della struttura conserva un fascicolo nominativo del volontario contenente
tutta la documentazione che lo riguarda.
Art. 6 Validità degli elenchi di disponibilità
La validità degli elenchi degli aspiranti volontari è di 12 mesi.
Art. 7 Referente per i volontari
Ad ogni volontario è assegnato un referente con cui deve coordinarsi per quel che
riguarda lo svolgimento delle proprie attività. Il referente è, di regola, il
responsabile della struttura presso cui il volontario opera. Il responsabile della
struttura può indicare, in sua vece, un altro funzionario della struttura stessa. In
referente deve in particolare:
coordinare e indirizzare il volontario nello svolgimento delle attività;
accertare che i volontari siano in possesso dei requisiti previsti dal presente
regolamento, dall'avviso di cui all'art. 3, delle necessarie certificazioni tecniche e
pratiche, delle idoneità psico-fisiche eventualmente necessarie allo svolgimento delle
specifiche attività;
vigilare sullo svolgimento delle attività, avendo cura di verificare che i volontari
operino in modo tale da non ledere i diritti, gli interessi, le prerogative degli
eventuali utenti e/o fruitori, gli interessi, il buon nome, il decoro
dell'Amministrazione, che le attività siano svolte con modalità tecnicamente corrette e,
qualora previsto, nel rispetto delle normative specifiche di settore;
verificare i risultati delle attività concordate;
mantenere i collegamenti con gli uffici dell'Amministrazione, curando tra laltro il
controllo e la trasmissione di eventuale documentazione ai fini del rimborso spese.
verificare la corretta tenuta del fascicolo del volontario.
Allinizio delle attività il referente predispone, di comune accordo con il
volontario, il programma operativo per la realizzazione delle attività stesse.
I volontari si atterranno alle disposizioni convenute con il referente per quanto riguarda
le modalità di svolgimento delle attività e luso degli strumenti a ciò necessari.
Art. 8 Svolgimento delle attività
Qualora le attività richiedessero competenze particolari e specifiche, diverse da quelle
già in possesso dei volontari, lAmministrazione si impegnerà a fornire occasioni
concrete di formazione ed aggiornamento, secondo modalità da concordare con i volontari
stessi, che saranno tenuti a partecipare alle iniziative di cui sopra.
Per garantire la necessaria programmazione delle attività, i volontari dovranno
impegnarsi affinché le prestazioni siano rese con continuità, per il periodo
preventivamente concordato, pur mantenendo il carattere occasionale del rapporto.
I volontari si impegneranno a dare tempestiva comunicazione, al responsabile della
struttura presso cui prestano la propria opera, delle interruzioni che dovessero
intervenire nello svolgimento delle attività.
La Struttura cui il volontario afferisce è tenuta a comunicargli tempestivamente ogni
evento che possa incidere sullo svolgimento delle attività.
I volontari impegnati in attività che prevedano il contatto con il pubblico saranno
provvisti, a cura dellAmministrazione stessa, di cartellino identificativo che
consenta limmediata riconoscibilità da parte dellutenza.
Art. 9 Compensi e rimborsi
Lattività dei volontari è prestata a titolo gratuito.
L'amministrazione, previa verifica della regolarità della documentazione presentata dal
volontario, potrà rimborsare spese sostenute, per lo svolgimento del l'attività di
volontariato o le attività ad essa accessorie (es. le spese per la partecipazione a corsi
di formazione o per missione). Le attività che comportano spese da parte del volontario
devono essere espressamente e preventivamente approvate dal referente e dal responsabile
della struttura.
Per quel che riguarda i rimborsi si rinvia alle regole applicate per i rimborsi delle
spese del personale TA.
Art. 10 Coperture assicurative
Tutti coloro che prestano la propria opera per attività di volontariato saranno
assicurati, con spesa a carico della struttura ospitante, contro i rischi di infortunio in
cui potrebbero incorrere, in servizio o in itinere, nonché contro i rischi di
responsabilità civile verso terzi conseguente a colpa nello svolgimento delle mansioni
loro affidate.
I volontari svolgeranno la loro attività in conformità con quanto disposto dal D.LGS.
626/94 e successive modificazioni ed integrazioni. Sarà cura dei referenti informare i
volontari sul contenuto delle normative vigenti in materia di sicurezza sul lavoro e
sullutilizzo di eventuali dispositivi di protezione individuali.
Art. 11 Cessazione dellattività
L'attività dei volontari può cessare:
- per loro espressa rinuncia
- qualora, per qualsiasi motivo, venisse meno per la struttura ospitante l'esigenza di
utilizzare il volontario, o qualora il comportamento del volontario non fosse consono
all'attività svolta: in questo caso la struttura ospitante provvede, con comunicazione
motivata all'interruzione del rapporto con il volontario;
- per accertata perdita dei requisiti e delle condizioni necessarie per lo svolgimento
delle attività.
I volontari saranno cancellati dagli elenchi:
- per loro espressa rinuncia;
- per accertata perdita dei requisiti e delle condizioni necessarie per liscrizione.
Art. 12 Norme finali
LAteneo si impegna a promuovere ogni possibile momento e occasione di confronto tra
il volontariato organizzato e i singoli volontari, affinché questi ultimi possano
accogliere le complesse e ricche sollecitazioni offerte dalla vita associativa.
Il presente regolamento del Volontariato presso lAlma Mater Studiorum
Università di Bologna, potrà essere aggiornato, sulla base di eventuali esigenze non
attualmente prevedibili, al fine di consentire ulteriori opportunità. |
A rinforzo del dibattito alla "Tavola"
del Senato, domani 14 luglio |

Bruno Lunelli
|
"GIAVAZZI MI E' PIACIUTO ...
ma si è dimenticato delle spese per il personale amministrativo, pari o superiore
a quella per la docenza"
e c'è anche che i laureati ante (3+2)
erano migliori ...
|

Francesco Giavazzi
|
| Bruno Lunelli*, A proposito
delle verità di Giavazzi L'articolo di Giavazzi,
"Prova di verità per gli atenei" in Corriere 24.06.09, mi appare largamente
condivisibile, ma non considera due punti a mio avviso rilevanti:
1. L'enorme spesa amministrativa degli atenei, in parecchi casi pari o superiore
a quella per docenza e ricerca, che sono i prodotti dell'università. Dovrebbe essere
ridimensionata, altrimenti viene di fatto modificata la funzione degli atenei e non c'è
finanziamento che basti.
Come corollario, occorre ridare il ruolo centrale che gli spetta
all'attualmente irrilevante funzione docente, che, se è a reale livello universitario, è
molto impegnativa (difficile tenere più di un corso), ma è quella che dà i risultati
più utili al Paese sia ell'immediato che a tempi lunghi ("formazione di capitale
umano").
2. Riferendomi soprattutto alle facoltà scientifiche e tecnologiche, gli
attuali programmi sono talmente ridotti e mal congegnati da dare laureati di livello
nettamente inferiore a quelli ante 3+2, quando le lauree italiane facevano aggio sui PhD
stranieri. L'università per essere utile alla nazione deve fornire competenze, non
titoli, che avendo in Italia riconoscimento giuridico, servono in troppi casi a trovare
una sinecura in qualche pubblica amministrazione.
Come corollario, occorre riconoscere che una laurea (effettiva) non è
per tutti, ma per chi sia adatto allo studio e disposto al notevole impegno e sacrificio
che tale attività comunque comporta. Diversamente, si creano solo spostati.
*Professore di chimicafisica 1961-2005 nelle Università di Padova e Bologna |
Per memoria: il testo a cui B.
Lunelli si riferisce
(Francesco Giavazzi , I COMPORTAMENTI DA CAMBIARE,
Prova di verità per gli atenei, Corriere della Sera, 24 giugno 2009)
"La legge finanziaria dello scorso anno ha ridotto drasticamente i finanziamenti alle
università: meno 10% circa nel 2010, fino al 18% l'anno successivo. E' evidente che con
le regole attuali, e con il 18% di finanziamenti in meno, la maggior parte delle
università chiuderebbe. Non penso fosse questa l'intenzione del governo, bensì quella di
obbligare i nostri atenei a modificare radicalmente i loro comportamenti e ad adottare
riforme profonde.
Tre sono i problemi da affrontare:
1) cambiare la governance delle università. Oggi i rettori sono eletti da una
platea amplissima che include anche i bidelli. Una volta eletti, non sono liberi perché
debitori dei loro grandi elettori. Sono anche "irresponsabili " perché
controllano il cda delle università, l'organo che in teoria dovrebbe valutarli;
2) ripensare i criteri con cui sono ripartiti i finanziamenti, perché se i tagli
colpissero nello stesso modo atenei buoni e cattivi, il risultato sarebbe un decadimento
generale della didattica e della ricerca. Per farlo occorre mettere in piedi un buon
sistema di valutazione;
3) correggere le modalità di reclutamento dei professori perché i concorsi
pubblici hanno fallito e si sono dimostrati non riformabili.
In questo primo anno il ministro Gelmini ha preso qualche decisione
coraggiosa: in autunno ha bloccato una tornata di concorsi che si preannunciava tutta
truccata (ma dopo aver cambiato con un decreto le regole per la scelta delle commissioni,
di quei concorsi non si sa più nulla); ha deciso che il 5% dei fondi pubblici per il
correnteanno accademico (l' anno è praticamente
finito, ma i fondi alle università non sono |
ancora
stati assegnati) venga ripartito sulla base dei risultati della ricerca.
Il ministro ha anche preparato un disegno di legge (circola in rete)
che innova le modalità di reclutamento, eliminando i ricercatori e adottando il metodo,
basato sulle effettive attività di ricerca, della tenure track comune nelle migliori
università al mondo.
.....
.....
Ma la legge del ministro Gelmini, annunciata da mesi, viene
rimandata di settimana in settimana. Perché?
Un ostacolo sono i gattopardi delle università (rettori e molti
professori) che premono perché nulla cambi. Un altro sono i sindacati tetragoni nella
difesa dell'ope legis. Un altro infine è il ministro dell'Economia che non rinuncia ai
tagli.
Non possiamo fare gli struzzi: anche se le riforme del ministro Gelmini
andranno in porto, l'unico modo per tenere aperte le università con i fondi previsti in
finanziaria è alzare significativamente le rette degli studenti, introducendo nello
stesso tempo borse di studio di pari valore per i meno abbienti. Io sono d'accordo,
perché l'università di fatto gratuita è un trasferimento dai poveri ai ricchi, ma se
questa è la strada occorre il coraggio di dirlo.
Ciò che non si può fare è aspettare senza far nulla, e lasciare che
a novembre le università chiudano." |
|
RESOCONTO della
Conferenza regionale sulle Università delle Romagne
avvenuta a Bologna, Fac. di Ingegneria, il 5 maggio 2009 - Breve resoconto |
| 
|
Tema: " Secessione, Federazione, Unione con
Bologna ?"
Incontro con i Presidenti degli Enti Finanziatori
(Prof. Piero Gallina ( Serinar), Rag. Giannantonio Mingozzi (Fondazione Flaminia),
Dott. Luciano Chicchi ( Uni.Rimini SpA)
Introduzione storica del prof. Giulio Ghetti
|

Giulio Ghetti
|
|
|
| Giulio Ghetti, Introduzione
storica 1.- I primi monenti. Perdonerete alcuni
ricordi personali, che credo utili all'attuale dibattito.
Il mio primo incontro con la questione (o, se si preferisce, il
problema) "Università delle Romagna" è stato all'inizio degli anni '70, in una
Commissione di studio voluta dalla Regione che era stata appena costituita.
La Commissione era presieduta da Umberto Romagnoli e ne facevano parte per
Bologna Fabio Roversi Monaco e Marco Cammelli, per Modena Marco Onado, per Parma - se non
erro - Giancarlo Forestieri: io rappresentavo Ferrara, della quale ero il Prorettore.
Eravamo tutti giovani professori universitari, i nostri ragionamenti
non erano "politici" ma tecnici. Il mondo della ricerca e della didattica di
quegli anni va ricordato: Internet non esisteva e gli studiosi corrispondevano tra loro
con posta e telefono, libri on line non se ne potevano consultare, al più si faceva
riferimento alla Biblioteca Nazionale, l' E-learning non era diffuso. Un
insediamento universitario richiedeva dunque moltissimi mezzi, libri, spazi.
In quella situazione concludemmo e scrivemmo nella nostra
relazione finale, che "si potevano fare" (dunque parlavamo di più Sedi, così
prendendo atto che la Romagna non era un corpo unico ed omogeneo, ma bensì "le
Romagne"), ma a due condizioni essenziali affinché l'esperimento avesse successo:
- che in quelle Sedi si istituissero corsi specialistici non presenti a
Bologna (e, in parte, a Ferrara, per certe vocazioni vicine a quelle ravennati) per
evidenti motivi di non concorrenza e di corretta allocazione delle risorse umane e
finanziarie;
- e che fossero università non solo per la didattica ma anche per la
ricerca (Umberto Romagnoli suggerì che per ottenere questo risultato occorreva un impegno
degli Enti locali nell'utilizzare per consulenza i docenti della Sede, in modo da
"ancorarli" alla comunità locale).
Non doveva essere una colonizzazione. Eravamo anche
tutti d'accordo che non si doveva trattare di una colonizzazione: Bologna, per dimensioni
e localizzazione la più vocata a realizzare l'intervento, avrebbe poi dovuto ritirarsi e
lasciare totale autonomia alle nuovo Sedi romagnole, il tutto all'interno di un organico
sistema regionale dell'istruzione universitaria.
2.- Gli ulteriori incontri. Come si vede, la questione è
antica; comunque la relazione sparì in qualche cassetto anche perché la materia
"istruzione universitaria" non era tra quelle di competenza legislativa
regionale concorrente.
Il secondo incontro ebbe luogo il 18 marzo 1980, appena fui nominato
Preside della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Bologna, nella quale
nel frattempo mi ero trasferito. Subito il prof. Gola richiamò la
mia attenzione su due necessità:
- riformare la Scuola della Facoltà a fini speciali sul turismo che
esisteva in Rimini;
- e chiamare a Bologna due macroeconomisti, Stefano Zamagni e D'Adda.
Aggiunse che Stefano, per capacità, carattere e conoscenza
dell'ambiente visto che era riminese, poteva essere la persona giusta anche per riformare
la Scuola.
Feci entrambe le cose, e Stefano Zamagni iniziò la riforma della
Scuola, ma i tempi furono lunghi: basti pensare che è solo del 1993 la mia nomina a
presidente dell'appena istituito Corso di laurea in Economia del turismo in Rimini.
Il terzo incontro è stato assai più ampio, nel clima generale
del frazionamento dei Mega Atenei: coadiuvando il Rettore prof. Roversi Monaco che questo
innovativo sviluppo ideò e sostenne nel Progetto Multicampus, me ne sono occupato dal
1995 al 2002, per un primo triennio quale componente del Senato accademico e della Giunta
d'Ateneo e presidente della Prima Commissione d'Ateneo Bilancio e Programmazione (dunque,
quella che "aveva in mano la cassa"), poi per il successivo triennio quale
componente del Consiglio di Amministrazione e della Giunta d'Ateneo e presidente della
Commissione d'Ateneo per il Personale Tecnico Amministrativo.
3.- Anche contributi personali. A queste attività
ufficiali se ne sono aggiunte di personali: per anni sono stato consulente legale del
Comune di Rimini, Sindaco il dr. Giuseppe Chicchi, e questo mi ha enormemente facilitato
per meglio consolidare l'insediamento di Rimini; sempre nello stesso periodo sono stato
consulente legale della Provincia e talora anche del Comune di Ravenna, e con il carissimo
amico dr. Benito Venturi operammo di comune accordo nel cercare di consolidare
quell'insediamento che la tragica scomparsa di Raoul Gardini aveva improvvisamente
lasciato in stato di precarietà.
Richiamate queste esperienze personali ed aggiungendo che io sono di
origine faentina e dunque sensibile alla questione romagnola, non posso che ripetere
quelle che da sempre sono state le mie convinzioni:
3. 1. L'istruzione universitaria è un
importante fattore di sviluppo economico nazionale e locale, se bene e
scientemente gestita; lo è tanto più da quando appartenere o meno al mondo della ICT
segna il confine tra sviluppo e stasi (o sottosviluppo) ;
3. 2. occorre riconoscere e valorizzare le specificità dei singoli
territori in cui le Sedi sono collocate, il che significa che si devono
realizzare Università delle Romane.
Lo stato attuale della informatizzazione nelle sue varie forme
(E-learning, collegamenti di rete, accesso a biblioteche online, ecc.) e quello che è
subito dietro la porta riduce grandemente i problemi finanziari;
3. 3. E' stato un errore di cui paghiamo ancora oggi
i frutti avvelenati, che in queste Sedi e in contemporanea non siano stati
istituiti anche i Dipartimenti, che sono le strutture di ricerca: e senza ricerca
non vi è didattica di qualità.
Non mi soffermo, per carità di patria, sulle ragioni pratiche di
ciò: voglio soltanto ricordare a chi lo avesse dimenticato che in parte questo errore
nasce anche dall'attuazione del dpR 382 del 1980, quando la Commissione Mengozzi fece
passare nell'Università di Bologna il solo modello del Dipartimento unisettoriale e non
accettò i Dipartimenti fra più settori di ricerca, quelli interdisciplinari, che proprio
nelle Romagne avrebbero potuto meglio collocarsi e dare i migliori risultati ;
3.4. Altro errore è stato il modo di attuare il dpR 382/80
nella parte in cui disegna il rapporto tra Dipartimenti di riferimento, e Facoltà che
tali li dichiarano: i Dipartimenti sono stati resi "innocui", trasformati nei
"serbatoi" dai quali la Facoltà trae i propri docenti.
Il disegno normativo era del tutto opposto: nel Dipartimento si
determinano gli indirizzi di ricerca e la si svolge, è dunque il luogo in cui si
determinano le basi degli indirizzi per una didattica di qualità.
3. 5. Ha complicato le cose l'accettare che gli "enti di
sostegno" avessero forme giuridiche diverse tra loro, perché ciò ha
complicato i rapporti e i "linguaggi" tra essi e un ente pubblico monolitico
come è l'Ateneo di Bologna;
3. 6. la mancanza di un sistema informatizzato con moduli di
contabilità analitica, economico-patrimoniale, e direzionale-strategica, ha da tempo reso
assai difficile - per non dire impossibile - conoscere e misurare da Bologna l'esatta
situazione delle Sedi romagnole nei rapporti con la Casa madre. |
Breve resoconto
della Conferenza
Il 5 maggio 2009, nell'Aula Magna della Facoltà di
Ingegneria, si è svolto l'incontro che il Gruppo dei 30 ha organizzato con gli esponenti
degli "Enti di sostegno" delle Sedi di Romagna. Infatti, sugli incontri tenuti
dai candidati al rettorato nelle Sedi la stampa bolognese ha riportato notizie
contraddittorie rispetto a quelle della stampa locale; a ciò si aggiunge, a parere dei
30, che i programmi dei candidati sulla questione dello sviluppo delle Sedi non sono del
tutto chiari.
Da ciò l'incontro per dare spazio alla voce degli "Enti di
sostegno" e la domanda loro rivolta: cosa vi attendete dal nuovo Rettore ? Nonché
per poter orientare gli elettori nella scelta del nuovo Rettore. Per gli Enti di sostegno
hanno partecipato il prof. Piero Gallina, Presidente di SERINAR (Forlì-Cesena); il dr.
Luciano Chicchi, presidente di Uni.Rimini SpA (Rimini); il rag. Giannontonio Mingozzi
della Fondazione Flaminia (Ravenna).
Tra i candidati al rettorato erano presenti i proff.ri G. Barbiroli, G.
Cantelli Forti, R. Grandi, G. Sassatelli.
L'incontro e le motivazioni di esso sono state brevemente illustrate
dal prof. Nino Luciani; il prof. Giulio Ghetti ha poi ripercorso la nascita e lo sviluppo
di quella che ancora oggi è la "questione" o il "problema"
dell'università in Romagna, partendo dalle conclusioni raggiunte alla fine degli anni '60
da una commissione di studio voluta dall'appena istituita Regione Emilia Romagna e
presieduta dal prof. Umberto Romagnoli e della quale egli stesso fece parte (la Relazione
Ghetti viene pubblicata a parte).
Nei loro interventi gli esponenti degli enti di sostegno hanno
ricordato che ognuno di loro ha acquisito negli anni esperienze e competenze di come si
partecipa e come si opera in organi collegiali di amministrazioni pubbliche e private, e
sulla base di queste personali esperienze hanno definito del tutto inaccettabili i
procedimenti decisionali, i tempi con i quali vengono condotti e conclusi, il
funzionamento complessivo dell'Amministrazione centrale bolognese che essi ben conoscono
quali componenti del Consiglio di Amministrazione dell'Ateneo e nelle riunioni congiunte
con il Senato Accademico.
Il tutto aggravato, come ha sottolineato il dr. Mingozzi, da un sentimento
di acredine nei confronti delle Sedi romagnole, che spesso traspare nei dibattiti.
Altrettanto unanime è stata la risposta alla domanda principale: la Romagna, che è
realtà economica e sociale non omogenea, in questi anni ha avuto un ulteriore forte e
diffuso sviluppo economico al quale non si è accompagnato un pari e altrettanto diffuso
sviluppo dello spessore culturale, e cioè proprio di ciò che aveva motivato e motiva gli
enti pubblici e le forze economiche locali a sostenere con cifre di tutto rilievo le Sedi
universitarie, le quali solo in parte e in misura diversa a seconda degli insediamenti
hanno saputo inserirsi nella realtà culturale, sociale ed economica locale.
In pratica e negli ultimi anni, quella che all'inizio era partita come
una operazione di deconcentrazione si è trasformata via via in una operazione di mero
decentramento. Da ciò la comune richiesta ai candidati che il nuovo Rettore si ponga in
posizione di netta discontinuità rispetto a questo andazzo, e ponga la "questione
Romagna" tra le sue priorità.
Al riguardo il prof. Gallina, partendo dall'esperienza di Forlì-Cesena che
è quella maggiormente articolata anche per la presenza di tre Dipartimenti locali, ha
ricordato che al momento della legge sul frazionamento dei Mega Atenei l'Università di
Bologna aveva circa 80.000 studenti; che oggi nelle Sedi romagnole vi è circa il 25%
degli iscritti complessivi; e che nonostante tutto questo la Sede di Bologna non è
riuscita a diminuire il numero dei propri iscritti.
Ha anche ricordato che in una importante relazione pubblicata
all'estero l'esperienza del Multicampus è stata segnalata tra quelle più originali e
positive.
Di particolare interesse è stato l'intervento del dr.
Chicchi, il quale ha ribaltato la domanda iniziale: è la Romagna che, per poter
poi prendere le proprie decisioni, chiede a Bologna di dire con grande urgenza (non più
di due anni prima che il fenomeno sia irreversibile) "cosa vuol fare da grande",
visto che la città sta sempre più trasformandosi in un mero centro di burocrazia
regionale, nel quale l'Ateneo non ha saputo mantenere quel ruolo di centro di formazione e
di trasferimento culturale di alta qualità che aveva potenziato con l'esperienza del IX
Centenario, della cosiddetta Carta di Bologna, ecc. Il dr. Chicchi ha aggiunto che in
questo più vasto contesto e considerato che oramai l'Emilia gravita nell'ambito del Nord
dell'Italia e dell'Europa, la Romagna è rimasta l'unica reale opportunità per Bologna -
dunque anche per la Sede universitaria di Bologna - di poter uscire dalla stasi alla quale
inevitabilmente segue il declino anche economico.
Perciò ed a loro volta le Sedi di Romagna non possono in alcun
modo essere considerate un problema, né si deve trascurare quanto in esse è stato
investito dagli enti pubblici e dalle forze economiche locali, anche attraverso l'acquisto
e la ristrutturazione di importanti edifici storici che poi sono stati destinati
all'Università.. Il dr. Mingozzi, richiamata brevemente l'esperienza di Ravenna, ha
sottolineato come alcuni dei corsi di laurea ivi consolidatisi costuiscono un esempio per
la Sede di Bologna, anche per la capacità di rispondere a reali esigenze della società
civile e per la dimostrata capacità di inserire rapidamente il laureato nel mondo del
lavoro. Nei propri interventi i candidati al Rettorato hanno preso atto di quanto
dichiarato dagli esponenti degli Enti di sostegno, ed hanno confermato il proprio impegno
per la Romagna, rinviando a quanto esposto nei propri programmi elettorali. |
Ancora oggi la Relazione ARag2009 al Bilancio 2008 fornisce un
quadro assai approssimativo di questo rapporto, né potrebbe fare diversamente a fronte di
un sistema contabile inadeguato.
Ma, ripeto, queste sono mie personali convinzioni. Mi sembra
significativo che nella ampia (108 pagine) Relazione ARag 2009 al Bilancio consuntivo 2008
solo due pagine siano dedicate al Multicampus; così come ha una valenza simbolica che le
elezioni del Rettore abbiano un seggio solo a Bologna, e che i Colleghi che sono
incardinati nelle Sedi delle Romagne debbano venire a Bologna per esprimere il proprio
voto.
Dalla Relazione ARag 2009 si trae poi conferma che la maggior
parte dei grandi programmi e progetti (e della spesa relativa) riguarda direttamente la
Casa madre; al più questi programmi potranno avere una "ricaduta" sulle Sedi.
La mancanza di un "bilancio consolidato" rende arduo ogni raffronto tanto che
ARag si limita a dare notizia che ogni Polo ha autonomia di bilancio, e perciò un proprio
conto consuntivo, che viene "allegato al rendiconto di Ateneo". Ci viene solo
detto che i trasferimenti sono drasticamente diminuiti: dai 19.244.310,19 Euro del 2006 ai
16.564.640,84 del 2008, anche se a questi trasferimenti devono aggiungersi gli affitti
pagati direttamente dalla Amministrazione Generale per locali situati nei Poli della
Romagna (3,53 ml euro nel 2008 e 3,38 ml euro nel 2007) e tasse ed imposte varie (0,21 ml
euro nel 2008 e 0,22 ml euro nel 2007). La differenza tra le varie Sedi è evidenziata da
dati numerici sui trasferimenti: di qualità non si parla, del resto non spetta ad ARag
(che però in altre parti della Relazione dà precisi giudizi di merito, qualità e bontà
dei progetti sostenuti) A fronte di questa situazione ognuno è libero di dare
l'interpretazione che vuole e si può andare tra due estremi, vi è chi ritiene che le
Romagne siano costate troppo alla Sede di Bologna in termini non solo finanziari, ma anche
di risorse umane; e chi ritiene l'esatto contrario. Saperlo con esattezza non è
possibile. I programmi dei candidati al Rettorato sulla questione "Romagna" (di
"Romagne" non mi sembra si parli, almeno nel senso che io dò alla diversa
terminologia) si differenziano a seconda delle personali esperienze condotte in loco,
della adesione totale o parziale all'una o all'altra opinione diffusa fra gli elettori
(costo eccessivo, oppure no). Anche la stampa collabora a questa situazione confusa: gli
incontri tra i candidati e quanti nelle Sedi vi hanno partecipato a vario titolo, sono
stati riportati dalla cronaca di Bologna in un modo, nella cronaca locale in modo assai
diverso e per lo più critico (almeno per quanto io ho potuto leggere). Indice che vi è
una diversa percezione. Da tutto questo nasce l'incontro di oggi: il Gruppo dei 30, del
quale mi onoro di fare parte e che mi ha chiesto questa breve introduzione, ha
riconosciuto la necessità che in piena campagna elettorale per il nuovo Rettore, in un
clima in cui tutti i candidati dichiarano di voler una più o meno pronunciata
discontinuità rispetto a un passato che sta per concludersi, abbiano voce proprio a
Bologna coloro che rappresentano gli "enti di sostegno". Vogliamo che essi ci
dicano cosa ne pensano del rapporto con la Casa di Bologna, se la sentano madre o
matrigna; quale modello hanno in mente (secessione, federazione, unione ?) e
sull'opportunità, o non, della scelta del decentramento di Bologna, o della esplorazione
della possibilità di rivisitare la legge sui mega atenei (frazionamento), se questo è
sentito come un bene per tutti . Giulio Ghetti |
|
|
| 
|
Tema: " Secessione, Federazione, Unione con
Bologna ?"
Incontro con i
Presidenti degli Enti Finanziatori
(Serinar, Fondazione Flaminia, Uni.Rimini SpA)
Introduzione storica del prof. Giulio Ghetti
Il 5 maggio 2009, ore 17,15 alla
Facoltà di Ingegneria
Viale Risorgimento 2, Aula Magna
Aperto a tutti: personale docente, tecnico e
amministrativo, stampa |

|
|
|
La lettera inviata ai Presidenti
degli Enti
|
Signori
Presidenti degli Enti Finanziatori |
|
Vi ringrazio di avere accettato di venire, come relatori in prima persona,
alla conferenza in oggetto.
In questo mesi di dibattito pubblico per la elezione del nuovo Rettore,
l'argomento "ROMAGNA" è emerso ripetutamente nei vari incontri, anche
all'interno di temi molto diversi.
Tuttavia, una cosa è il punto di vista dei docenti (ossia dal lato offerta
didattica), una cosa è il punto di vista degli enti finanziatori delle Sedi Romagnole
(ossia dal lato domanda). In questo senso è emersa la opportunità e necessità di
ottenere il punto di vista degli Enti Finanziatori, circa la loro visione organizzativa
delle sedi locali, per il futuro.
Unicamente a titolo di aiuto alla omogeneità degli interventi (in quanto non
sono state fatte riunioni preliminari preparatorie) segnalo due riferimenti:
1) il primo è un recente articolo del prof. Farneti (già Preside a Forlì)
che riporta e commenta il pensiero del
Sen. Melandri, messo su carta, prima di lasciarci.
Per vederlo, si clicchi su: http://www.universitas.bo.it/rubrica2008.htm#RUBRICA%20Speciale;
2) il secondo è ricordare il dibattito nelle origini, sulle scelte di
Bologna per la Romagna.
In quella fase di pre-impianto, una legge nazionale voleva che i Mega Atenei
fossero frazionati, e destinava (allo scopo) dei finanziamenti. Precisamente, un Ateneo
con più di 40.000 studenti doveva essere frazionato, e anche una facoltà con più di
7.000 studenti doveva essere frazionata.
Nei fatti, circolava una interpretazione parallela della legge medesima,
secondo la quale l'uguale risultato si sarebbe potuto ottenere mediante il decentramento
di Facoltà nei Comuni periferici. Nel senso che la sede centrale avrebbe ceduto personale
e studenti alle sedi periferiche, e quindi si sarebbe smagrita per via naturale.
A prescindere dalla correttezza delle previsioni (e oggi, col senno di poi,
sappiamo come sono andate le cose), sotto il profilo giuridico le conseguenze sarebbero
state molto diverse, vale dire:
a) in caso di frazionamento, l''onere sarebbe dovuto essere tutto a carico
dello Stato;
b) in caso di decentramento, si imponeva quanto meno una partecipazione della
Università-madre a favore delle sedi decentrate, oltre che una partecipazione degli enti
locali.
Anche su questo sappiamo, col senno di poi, come sono andate le cose.
Vi attendo il 5 maggio 2009.
Cordialità.
Nino Luciani |
|
|
 |
Università
di Bologna: ELEZIONI DEL RETTORE
Incontro degli Studenti con i 7 candidati a
Rettore
Mercoledì 22 aprile, ore 17-19, via
Belmeloro 14, Aula A
(Ingresso davanti alla Johns Hopkins University)
Aperto a tutti: personale
docente, tecnico e amministrativo, stampa |
|

Giancarlo Barbiroli
|
Patronage del "Gruppo dei Trenta"
(già-Gruppo per la riforma
dello Statuto di Ateneo, meno i candidati a rettore)
Bolletta Fabrizio, Bollino Fernando, Carlo Borghi, Bruggi Diego, Bugiardini Raffaele,
Calboli Gualtiero, Carinci Franco Catizone Pietro, Di Pietra Anna Maria, Di Pietro
Adriano,
Dragoni Giorgio, Fabrizio Mauro, Frabboni Franco, Ghetti Giulio, Guarnieri Adriano,
Lorenzini Enrico, Luciani Nino, Marcato Paolo Stefano, Marini Marina, Muccino Maria,
Nicoletti Roberto, Pilo' Virginio, Pisi Anna Maria, Pombeni Paolo, Porzi Gianni,
Prosperi Santino, Pupillo Paolo, Sandrolini Franco, Tomasi Vittorio, Zago Antonella
|
| Dario Braga |
G. Cantelli Forti |
Andrea Segrè |
G. Sassatelli |
Roberto Grandi |
Ivano Dionigi |
Le domande degli Studenti
|
Gli studenti intercettati appartengono ad associazioni di differente
orientamento culturale. La cose migliore è consentire a loro di illustrare le rispettive
domanda direttamente. Gli argomenti da loro preannunciati sono: 1) Didattica:
aggiornamento corsi; passaggio dal decreto 509 al 270; recupero crediti passaggio tra le
facoltà da laurea triennale a triennale, o da triennale a magistrale; pubblicazione
risultati test sulla didattica relativo ai docenti; taglio del 50% didattica anno
accademico 2009/2010);
2) Tasse: aumento tasse superiore all'inflazione, e non
controbilanciato da aumento di servizi;
3) Sprechi: acqua, riscaldamenti, rifiuti da reinvestire in
raccolta differenziata, uffici non utili (esempio consegna telefoni), economie mediante
informatizzazione delle procedure;
3) Servizi: apertura segreterie più ampia;
informatizzazione maggiore; rafforzamento e miglioramento tecnologico dei laboratori;
fondi per l'internazzionalizzazione; convenzione con la mensa, prezzi alti;
trasporti e convenzione con l'ATC ;
4) Spazi: apertura serale delle facoltà per eventi culturali e
per dare gli sapzi giusti agli studenti; più aule studio e luoghi nei quali studiare
fuori dall'orario universitario;
5) Affidamento, alle associazioni studentesche, dei servizi di
supporto e dei servizi agli studenti, indicando ipotesi concrete di lavoro che
rendono possibile detto affidamento. |
|
|
Sono in programma 4 incontri di Ateneo, nei prossimi quattro
mesi, con i 6 candidati rettore.
Gli incontri hanno come oggetto argomenti specifici, preceduti da una relazione tecnica.
Di questi, il 1° incontro ha avuto luogo 1l 22 gennaio a Economia
Il 3°
incontro pubblico è stato martedì 17 mar. ore 16-19
presso il CIAMICIAN, Aula IV (al piano terra ), via Selmi 2
|
La terza domanda: "Governance"
"Amministrare
in un periodo di riforme da attuare e di crisi economica richiede una governance capace di
affrontare tale situazione senza sacrificare la collegialità e il confronto, specie
quando si tratta di governare un Ateneo policentrico come il nostro.
Come intendono i candidati affrontare questa sfida?"
Nota. Nella due campagne elettorali, l'attuale Rettore prof.
Calzolari promise di giungere in tempi brevi alla riforma dello Statuto, soprattutto sotto
gli aspetti fondamentali della riforma della governance centrale di Ateneo, del rendere
effettiva la partecipazione alle scelte fondamentali, di allargare la rappresentatività
negli Organi, di garantire la separazione tra compiti di governo, che spettano agli Organi
accademici a tutti i livelli (da quello centrale a quelli periferici), e compiti di
amministrazione.
Nulla è stato fatto e tutti questi argomenti sono ancora oggetto di
dibattito in questa campagna elettorale, con l'aggravante che in questi anni si è
verificata una sorta di appiattimento degli Organi deliberanti (Senato, CdA) verso
l'Esecutivo, e ciò ha svuotato l'indirizzo politico e il controllo degli Organi nei
confronti dell'Esecutivo. Dentro l'Esecutivo, poi, c'è stata una netta dominanza
dell'Apparato Amministrativo sui Professori (Rettore, ProRettori, Giunta).
Poco efficace si è rivelato anche il ruolo degli
studenti nel Consiglio Studentesco per scarsa capacità propositiva nei confronti degli
Organi.
Si tratta dunque di risolvere problemi antichi, via via aggravatisi, e
per di più in un periodo di incisive riforme dell'istruzione universitaria che si basano
sulla reale capacità di essere autonomi e innovativi, e di favorire il merito. |
|
|
Patronage del
"Gruppo dei Trenta"
(ex-Gruppo per la riforma dello Statuto di Ateneo, meno i candidati a rettore)
Barbiroli Bruno, Bolletta Fabrizio, Bollino Fernando, Bruggi Diego,
Bugiardini Raffaele, Calboli Gualtiero,
Carinci Franco Catizone Pietro, Crisafulli Lilla Maria, Di Pietra Anna Maria, Di
Pietro Adriano, Dragoni Giorgio,
Fabrizio Mauro, Frabboni Franco, Ghetti Giulio, Guarnieri Adriano, Lorenzini
Enrico, Luciani Nino, Marcato Paolo Stefano, Marini Marina, Muccino Maria, Nicoletti
Roberto, Pilo' Virginio, Pisi Anna Maria, Pombeni Paolo,
Porzi Gianni, Prosperi Santino, Pupillo Paolo, Sandrolini Franco, Tomasi Vittorio,
Zago Antonella
I sei Candidati a Rettore |
| Dario Braga |
G. Cantelli Forti |
Andrea Segrè |
G. Sassatelli |
Roberto Grandi |
Ivano Dionigi |
Sono in programma 4 incontri di Ateneo, nei prossimi quattro
mesi, con i 6 candidati rettore.
Gli incontri hanno come oggetto argomenti specifici, preceduti da una relazione tecnica.
Di questi, il 1° incontro ha avuto luogo 1l 22 gennaio a Economia
Il 2°
incontro è in programma per mercoledì 18 feb. ore 16-19
presso la Facoltà di LETTERE, Aula V (al 2° piano), via Zamboni 38
|
La seconda domanda
"Come pensano i candidati di rendere proficui i rapporti
fra Ateneo, territorio ed enti locali e imprese, e costruire, con questi, dei solidi
programmi collaborazione?
E quali pensano i candidati che possano essere le strategie per
reperire risorse finanziarie e salvaguardare la natura pubblica e generalista del nostro
Ateneo?"
E visto che, per il reperimento di risorse finanziarie private,
il nostro Ateneo ha predisposto da tempo degli strumenti potenzialmente importanti,
pensano che questi strumenti possano ancora rappresentare una speranza per il
rifinanziamento dell'ateneo ?"
P.S. Esempi degli strumenti accennati: la Fondazione Alma
Mater, la partecipazione a Società di capitali ( Irnerio SpA; 13 Società Spin Off ),
Contratti di ricerca per conto terzi ex-art. 66 dpr 382/80, Enti finanziari della Romagna.**
* |
|
|
Patronage del
"Gruppo dei Trenta"
(ex-Gruppo per la riforma dello Statuto di Ateneo, meno i candidati a rettore)
Barbiroli Bruno, Bolletta Fabrizio, Bollino Fernando, Bruggi Diego,
Bugiardini Raffaele, Calboli Gualtiero,
Carinci Franco Catizone Pietro, Crisafulli Lilla Maria, Di Pietra Anna Maria, Di
Pietro Adriano, Dragoni Giorgio,
Fabrizio Mauro, Frabboni Franco, Ghetti Giulio, Guarnieri Adriano, Lorenzini
Enrico, Luciani Nino, Marcato Paolo Stefano, Marini Marina, Muccino Maria, Nicoletti
Roberto, Pilo' Virginio, Pisi Anna Maria, Pombeni Paolo,
Porzi Gianni, Prosperi Santino, Pupillo Paolo, Sandrolini Franco, Tomasi Vittorio,
Zago Antonella
I sei Candidati a Rettore |
Dario Braga
|
Giorgio Cantelli Forti
|
Andrea Segrè
|
Giuseppe Sassatelli
|
Roberto Grandi
|
Ivano Dionigi
|
Sono in programma 4 incontri di Ateneo, nei prossimi quattro
mesi, con i 6 candidati rettore.
Gli incontri hanno come oggetto argomenti specifici, preceduti da una relazione tecnica.
Il 1° incontro si è svolto
giovedì 22 gennaio, presso la Fac. di Economia,
è stata fatta ai 6 candidati una sola domanda: |
|
"Cari
Candidati,
in ogni organizzazione le persone che vi lavorano costituiscono il capitale
umano, e perciò devono
riconoscersi in essa e sentirsi orgogliosi di farne parte. Ritenete che questo
sentimento sia diffuso nell'Ateneo di Bologna e che si sia fatto abbastanza
in questi anni per alimentarlo, sia tra il personale docente che tra il
personale amministrativo e tra gli studenti ? E quali azioni voi adottereste
per promuoverlo ulteriormente? "
La RISPOSTA (riassunta da loro
stessi, ex-post) è stata: |
|
Dario Braga
Rispondo "NI".
O, meglio, rispondo:
- un "sì" convinto quando mi si chiede se il personale si riconosce
nell'Istituzione universitaria e se è orgoglioso di farne parte;
- e un "no" altrettanto convinto quando mi si chiede se si è fatto abbastanza
per alimentare il senso di appartenenza.
Il "sì" deriva dal fatto che la maggior parte di noi crede nella
istituzione universitaria e non lesina sforzi, né tempo, per realizzarne la missione.
A differenza dalla vulgata di questo periodo molti docenti e molti tecnici e
amministrativi lavorano molto, anzi lavorano sempre.
Il tempo libero viene spesso investito sulla produzione di sapere, scrivere
un libro, una pubblicazione, correggere esami scritti, leggere la letteratura ecc. .
Ma tutto questo non va bene, non è fisiologico, non si può costruire in modo
duraturo sul volontarismo.
Parafrasando Berthold Brecht "sventurata l'istituzione che ha bisogno di
eroi".
E veniamo alla seconda domanda. Cosa è che alimenta e rafforza il senso di
appartenenza?
Ho pensato a tre termini: trasparenza, responsabilità e pari opportunità.
La trasparenza è alla base del rapporto fiduciario tra amministratori ed
amministrati e tra aree culturali dell'Ateneo.
In questi anni questo rapporto si è andato incrinando per effetto del martellante
attacco esterno alla struttura accademica, del calo oggettivo delle risorse, ma anche di
una certa incapacità nostra di reagire in modo propositivo e costruttivo.
La ricostruzione del rapporto fiduciario passa per la riscoperta delle
ragioni dei nostri mestieri Il "che stiamo qui a fare?"
I docenti sono per produrre e trasferire conoscenza - giusto? Questi sono i
compiti dei docenti.
Il personale tecnico e amministrativo è qui per consentirci di fare tutto questo
al meglio. Aggiungo anche che oggi dobbiamo sempre più trovarci
da noi le risorse per la ricerca e quindi ancora di più ci occorre un rapporto fiduciario
con il personale tecnico e amministrativo e la condivisione degli obiettivi. Quindi - per
essere chiari:
- non va bene quando i docenti affrontano la amministrazione in via gerarchica ;
- e non va bene quando la amministrazione lavora per se stessa e perde il collegamento con
gli obiettivi primari quando non addirittura scarica sui docenti buona parte del lavoro di
tutti i giorni.
Banale? Ma la vita di tutti i giorni è fatta di cose banali. Potremmo
snocciolare il quotidiano cahier de doléance di rivoli di burocrazia quotidiana (basta
nominare le sigle UNIWEX, CONSIP ecc). La fiducia si costruisce sulla
trasparenza, sulla responsabilità e sulle pari opportunità.
Il sistema si opacizza - perde trasparenza - quando ha paura.
Guardate la questione della nomina del nuovo direttore amministrativo?
E' mai possibile che da noi, a Bologna, nel cuore dell'Italia vivace e
produttiva, dobbiamo stare a tremare e tramare e girare attorno a un elemento di così
lineare chiarezza quale la scelta di un nuovo direttoreamministrativo?
Si può pensare che il direttore amministrativo non sia scelto dal prossimo rettore
o insieme al prossimo rettore?
Possiamo mai pensare di far partire un nuovo corso con dei separati in casa?
Non ha senso.
Il senso di appartenenza riguarda anche gli studenti.
In primo luogo gli studenti. Studenti che blandiamo, che forse temiamo.
Ma gli studenti - anche loro e le loro famiglie - chiedono trasparenza,
chiedono qualità, chiedono regole e chiedono che noi si sia i primi a rispettarle.
Gli studenti sono l'anima dell'università, gran parte del suo capitale
umano, del capitale umano del Paese.
Lo studente che si riconosce nella sua università la ricorderà per tutta la
vita.
|
G. Cantelli Forti
La valorizzazione del capitale umano riveste una
importanza fondamentale per raggiungere l'efficienza, l'efficacia e la qualità di una
Istituzione quale il nostro Ateneo.
Per ottenere il miglior risultato possibile, e con p iena soddisfazione di tutti,
bisogna valorizzare il Personale nel suo complesso motivandolo ed impegnandolo su
obiettivi il più possibile condivisi.
Allo scopo occorre che le persone siano coinvolte nei progetti e messe in
condizioni di operare condividendo anche le scelte del modello organizzativo di lavoro.
Inoltre, un aspetto non meno rilevante è la progressione economica attraverso la
quale si possono premiare i meritevoli dando il giusto riconoscimento alla competenza e
all'impegno.
Questo è un primo importante atto per ridare l'orgoglio di appartenenza
all'Istituzione che in molti casi è purtroppo andato perso.
Vi sono molte situazioni nel nostro Ateneo che vanno profondamente riviste;
é indispensabile una globale riorganizzazione dello apparato amministrativo e una forte
attenzione per quanto concerne la riqualificazione tramite la valorizzazione delle
competenze.
In questi anni abbiamo assistito ad una ingiustificata proliferazione delle cariche
dirigenziali a contratto (anche in presidi di minore rilevanza, nonostante la situazione
economica) che ha contribuito non poco all'aumento di potere dei Vertici amministrativi,
come peraltro testimoniato anche dalla distribuzione del personale Tecnico e
.Amministrativo eccessivamente concentrato nella sede centrale, penalizzando così le
strutture periferiche.
Infatti, più della metà fa capo alla Amministrazione centrale ed il
rimanente svolge la sua attività presso le Facoltà e i Dipartimenti, cioè nei luoghi
vitali per l'Ateneo essendo deputati all'attività didattica e di ricerca.
Pertanto, è urgente una più razionale distribuzione e gestione del
Personale al fine di raggiungere una maggiore efficienza, produttività e quindi
economicità delle singole azioni amministrative.
L'attuale sistema non ha infatti portato ad un miglioramento della qualità
della amministrazione dell'Ateneo, da più parti invocata, e il Personale è stato più
volte disperso in "progetti di innovazione" che, oltre ai costi in assoluto, non
sono quasi mai stati valutati a posteriori.
Al nostro Ateneo oggi fanno capo 2905 unità di Personale tecnico e amministrativo
a tempo indeterminato oltre a 16 Dirigenti a contratto, contro solo 7 di ruolo.
Al numero eccessivo di Dirigenti vanno aggiunti 154 EP (Elevata Professionalità)
che presto aumenteranno grazie ai nuovi bandi voluti dal Direttore amministrativo, senza
considerare il personale con contratti a vario titolo.
Sono fermamente convinto che il ruolo del Personale tecnico e amministrativo è di
fondamentale importanza purché si realizzi una piena sintonia con il Corpo docente al
fine di rendere tutto il sistema il più armonioso possibile.
Occorre pertanto instaurare una maggior collaborazione tra Docenti e Amministrazione nel
rispetto reciproco delle funzioni e superando quella contrapposizione che non giova al
buon funzionamento dell'Istituzione.
Al Personale docente va riconosciuto quel ruolo centrale che istituzionalmente gli
compete e che in questi anni ha perso.
Pertanto, vanno forniti gli strumenti necessari affinché i Docenti tutti possano
svolgere al meglio le loro fondamentali attività (didattica e ricerca) per ridare
prestigio all'Alma Mater.
In questi anni si è purtroppo registrato uno scollamento tra i Colleghi e i
Vertici dell'Ateneo perché non si è realizzato il necessario dibattito sulle decisioni
strategiche e sulle procedure conseguenti; è venuta così a mancare un condizione
importante, cioè la condivisione da parte del Personale delle scelte operate dai Vertici.
Infine un Rettore deve farsi carico della politica del Personale
docente affinché, nei limiti concessi dal bilancio e dalle leggi vigenti, venga garantita
la progressione di carriera ai Colleghi meritevoli e si possano immettere giovani
promettenti, non solo facendo ricorso al "turn over", ma anche attraverso
l'acquisizione di finanziamenti da Istituzioni pubbliche e private. |
Andrea Segrè
Le prime tappe del mio
"viaggio" fra le sedi del nostro Ateneo sono state entusiasmanti.
Ho potuto approfondire i piccoli e grandi problemi della nostra Comunità, ma anche
di riconoscere la forte passione e l'impegno che connotano il lavoro della stragrande
maggioranza dei colleghi.
L'orgoglio, invece, mi sembra assai basso. In un altro incontro sullo Statuto, di
un paio di anni fa, avevo fatto riferimento al cosiddetto University Pride che in qualche
modo dovevamo "tirare" fuori.
Da allora non si è fatto molto, anzi. E anche l'immagine dell'Università nel
Paese non è migliorata. Del resto nel nostro Paese si parla molto di Università
("malata e denigrata" è il titolo di uno studio condotto dal collega Regini
delle Statale di Milano), ma l'Università parla poco al Paese.
Per essere uno strumento davvero efficace di sviluppo e di promozione sociale in un
paese avanzato, l'Università deve cogliere, con coraggio, la richiesta di rinnovarsi,
rendersi trasparente nella condotta e nei risultati, dimostrare con la forza dei fatti di
saper progettare, con impegno, un futuro degno della nostra tradizione.
Un progetto coraggioso, un progetto di rinnovamento e rilancio che si ponga in
forte discontinuità con la situazione attuale e con una visione di lungo periodo. Così
è anche, e sarà, per l'Alma Mater.
La Comunità dell'Alma Mater - gli studenti, i docenti e ricercatori, il personale
tecnico e amministrativo, il personale non strutturato - deve sostenere una forte azione
riformatrice e rinnovatrice per il rilancio della nostra Università.
Un'azione endogena e partecipata, perché soltanto la
nostra esperienza ci permetterà di trovare le soluzioni più adatte a valorizzare
soprattutto la straordinaria pluralità dei saperi che riesce ad esprimere.
È proprio da questa diversità culturale che dovremo estrarre nuova ricchezza,
fondamentale in un quadro di risorse sempre più limitate. Dovremo
uscire da una logica di sterili contrapposizioni e fare della complessità - sedi,
strutture, discipline - un valore aggiunto, che possa differenziare il nostro Ateneo da
altre realtà universitarie italiane.
Se il nostro futuro dovrà essere - e sarà - all'insegna della qualità e della
valutazione, due parole chiave che dovremo declinare operativamente con grande cura
applicandole a tutto il lavoro della Comunità (offerta formativa, ricerca scientifica,
didattica, amministrazione, servizi), saremo certamente capaci sia di migliorare la
qualità della nostra vita lavorativa sia di lavorare in un'ottica premiale e di
riallocazione delle risorse. Tutto questo in vista di un vantaggio concreto, un
"premio" speciale per tutti: lavorare in un ambiente migliore, più sano,
sicuro, curato, accessibile, abbattendo le barriere (non solo quelle architettoniche),
alleggerendo il peso di una burocrazia spesso eccessiva, riducendo e qualificando il
carico didattico, garantendo più tempo da dedicare utilmente alla ricerca. Un processo di
semplificazione che qualificherà e (ri)motiverà il lavoro di tutti noi, ciascuno nel
proprio ruolo e per le proprie responsabilità.
Il vero risultato sarà questo. Il resto, le risorse, verranno di conseguenza. Ma
soprattutto così ci riprenderemo anche il nostro orgoglio di appartenere all'Alma Mater.
|
G. Sassatelli
(atteso il testo)
|
Roberto Grandi
Mi riferisco ai dati di alcune
ricerche sul clima organizzativo e il benessere lavorativo realizzate allinterno del
nostro Ateneo.
Accanto ad aspetti positivi, ne emergono alcuni particolarmente critici:
a. un senso di scarsa condivisione delle scelte e delle politiche attuate
e una certa sfiducia sulla possibilità di vedere valorizzato in pieno il contributo
professionale e operativo di ciascuno;
b. una percezione problematica degli stili di direzione: favoritismi,
mancanza di feedback da parte dei superiori, poca chiarezza sugli spazi di manovra
personali;
c. la percezione di bassa equità organizzativa, ossia la sensazione di
investire nel proprio lavoro più di quanto si ottenga in cambio, di ricevere ricompense
non proporzionali al proprio investimento e di mettere più energia nel proprio lavoro di
quanto ne valga la pena.
Per incrementare il senso di appartenenza del personale amministrativo
interverrò, se sarò eletto Rettore, con immediatezza e decisione su diversi livelli:
a) riaffermare lidentità dellAlma Mater quale università
pubblica la cui missione fa riferimento alla diffusione della formazione, allo sviluppo
della ricerca e alla consapevolezza della responsabilità sociale che abbiamo nei
confronti della società;
b) organizzare nuove forme di governance che prevedano processi
decisionali semplificati, efficaci, inclusivi, partecipati e trasparenti con forme di
controllo condivise sulle decisioni prese, in maniera tale che ciascuno, a qualsiasi
livello gerarchico appartenga, debba rispondere del proprio operato;
c) distinguere in maniera chiara tra chi, per ruolo, ha
la responsabilità delle decisioni politiche (i docenti) e chi ha la responsabilità di
definire le procedure per attuarle con efficacia (il corpo amministrativo).
d) promuovere un ambiente di lavoro caratterizzato da stili di direzione
che tendano a valorizzare gli apporti di ciascuno, premiando la qualità e rifuggendo da
pratiche di favoritismo;
e) promuovere un ambiente di lavoro con una percezione diffusa di alta
equità organizzativa per fare sì che ciascuno di noi abbia la percezione di ricevere
dalla istituzione quanto dà e che lenergia posta venga riconosciuta;
f) ripensare la struttura amministrativa partendo dalle esigenze dei
Dipartimenti, Facoltà e Corsi di Studio in modo che lamministrazione centrale sia
funzionale alle strutture dove si porta avanti la didattica e la ricerca e non viceversa;
g) investire sulla professionalità di chi opera nellAteneo
adeguandola alle esigenze di una struttura che si è modificata radicalmente negli ultimi
anni. Queste sono alcune delle indicazione che, se sarò nominato Rettore, darò al nuovo
Direttore Amministrativo per orientare i suoi interventi sulla macchina amministrativa.
|
Ivano Dionigi
(atteso il testo)
|
|
RICEVIAMO
E GIRIAMO una libera introduzione di Gianni Porzi, all'incontro già avvenuto |
Gianni Porzi*, Quale Rettore per l'Università di Bologna ?
* Il Prof. Porzi, già Membro del Senato nel 2002-08, è stato nominato dal
Ministro Gelmini quale Delegato del Governo nel Consiglio di Amministrazione dello Ateneo.
Egli succede al Prof. Giorgio Cantelli Forti, resosi indisponibile per la conferma, in
quanto è candidato a Rettore. |

Prof. Gianni Porzi
|
Il prossimo 12 maggio
saremo chiamati ad eleggere il nuovo Rettore e quindi immagino che molti di noi si stiano
interrogando su come dovrebbe essere il Rettore del quale ha bisogno il nostro Ateneo. A
mio avviso, oggi più che mai, l'Ateneo ha bisogno di un Rettore che sia un vero leader.
Occorre una "leadership del fare e non solo del dire" (come auspicato anche dal
prof. Capano in un suo corsivo sul Corriere di Bologna), cioè una persona che agisca
senza eccedere in proclami (mi verrebbe da dire "meno sermoni e più azioni").
Un Rettore forte in quanto capace di gestire una macchina così
complessa quale il nostro Ateneo tenendo sempre ben saldo il timone, specialmente nei
momenti difficili o conflittuali, per perseguire gli obiettivi del programma elettorale.
Un Rettore in grado di tenere ben distinte e separate le due fondamentali funzioni,
cioè quella decisionale e quella esecutiva. Funzioni che, purtroppo, si sono sempre più
accentrate nelle mani dei vertici amministrativi i quali dovrebbero invece rappresentare
il "braccio esecutivo" dell'Istituzione.
Le responsabilità degli Organi Accademici, e quindi anche del
Rettore, nella scelte di "politica universitaria" sono completamente diverse da
quelle strettamente amministrative.
La macchina amministrativa deve realizzare, nel rispetto dello Statuto
e delle Leggi vigenti, le decisioni assunte dagli Organi Accademici ed il Rettore esserne
il garante. In sostanza, occorre un Rettore che torni ad affermare il "primato"
dei docenti e rimetta gli Studenti al centro della missione dell'Ateneo (come riportato
nelle Linee guida del Governo per l'Università). E' necessario voltare pagina, occorre
una netta discontinuità con un passato non particolarmente brillante sul piano della
gestione, della qualificazione della spesa, della razionalizzazione delle risorse
finanziarie e umane; alle parole e ai proclami non sempre ha fatto seguito un'adeguata
azione di governo. All'Università di Bologna non serve un Re, ma un Governatore, cioè un
Collega con esperienza e capacità gestionali di sistemi complessi ben comprovata dagli
incarichi ricoperti e da quanto realizzato. Un Rettore che abbia coraggio e capacità di
riorganizzare tutta la macchina Amministrativa valorizzando quelle professionalità che
non sempre sono state adeguatamente riconosciute. Un Collega, cosa non meno importante,
noto e apprezzato negli ambienti nazionali ed internazionali che contano e conoscitore di
quei meccanismi e canali indispensabili per reperire le risorse necessarie. Un Rettore che
sappia ridare il senso di appartenenza a tutto il Personale, Docente e non, che in questi
anni ha smarrito. Un Rettore che sappia tessere un "rapporto paritetico" con le
Amministrazioni locali (Comuni, Province e Regione) salvaguardando gli interessi
dell'Ateneo che rappresenta una risorsa per tutti. Un Rettore in grado di circondarsi di
validi collaboratori con i quali stabilire un rapporto dialettico costruttivo, perché la
complessità del sistema da gestire richiede inevitabilmente una caratteristica
fondamentale, cioè la capacità di demandare, e in Ateneo vi sono tante competenze di
Colleghi di alto profilo che rappresentano una grande risorsa. Un Rettore che sia garante
non solo della legalità, ma anche della equità e della trasparenza di tutti gli atti e
delle decisioni assunte, la trasparenza essendo garanzia di correttezza non solo formale,
ma anche sostanziale. Un Rettore, infine, che sia in condizioni tali da non poter mai
essere sospettato di nepotismo, ma che abbia come unico interesse e obiettivo quello di
togliere dalle secche il nostro Ateneo, dando prospettive concrete a tutti coloro che in
esso hanno operato ed operano con dedizione, passione e capacità. Gianni Porzi |
|
RICEVIAMO E GIRIAMO il
commento di Gianni Porzi sul 1° INCONTRO, già avvenuto |
Gianni Porzi, Questi incontri saranno tanto
più interessanti
in quanto siano incentrati meno sul "dire", e più sul
"fare"
L'incontro del 22 gennaio con i sei Candidati al Rettorato
(organizzato dai proff. Luciani, Calboli, Crisafulli, Ghetti e il sottoscritto) ritengo
sia stato molto utile perché è servito a mettere in evidenza le non marginali differenze
fra gli aspiranti alla carica di Rettore.
Ciò che è risultato palese è che tutti i Candidati sono critici verso
l'attuale gestione.
Ma alcuni di essi si dimenticano di aver "partecipato" e/o
"contribuito" a vario titolo e in varia misura all'attuale gestione dell'Ateneo
ricoprendo cariche per nomina diretta del Rettore, contrariamente ad altri che, invece,
sono sì stati negli Organi Accademici, ma in quanto eletti dai Colleghi o nominati dal
MIUR. La differenza non è marginale. |
L'atteggiamento dei primi (di
nomina rettorale) mi fa tornare alla mente certi comportamenti dell'On. Ugo La Malfa
(politico di grande spessore) che prima delle elezioni usciva tempestivamente dal Governo
e poi criticarlo in campagna elettorale (ma almeno lui aveva la correttezza di dimettersi
prima di "sparare" sull'esecutivo del quale aveva fatto parte).
Vi sono poi i critici dell'ultima ora, anche perché adesso è facile
criticare dal momento che i Vertici dell'Ateneo sono in scadenza, e quelli che invece sono
critici da anni e che hanno fatte battaglie anche difficili e si sono impegnati per un
cambiamento che appariva sempre più necessario. Quindi, a mio avviso va fatta una chiara
distinzione sia sulle responsabilità che sugli atteggiamenti che in certi casi ritengo
siano piuttosto strumentali : "l'elettorato è critico verso i Vertici ? e allora
critichiamoli, si guadagnano consensi."
Ritengo che i Candidati vadano giudicati su due fondamentali
indicatori : le proposte che mettono sul tappeto e ciò che hanno dimostrato di saper fare
nel passato.
Le idee possono anche essere valide, ma ciò che più conta è la capacità
nel saperle realizzare, la coerenza nei comportamenti e l'onestà intellettuale di
mantenere le promesse (cosa non accaduta in passato).
La cartina al tornasole ritengo siano gli atteggiamenti e i comportamenti
tenuti nelle varie sedi istituzionali locali, nazionali e internazionali e ciò che i
Candidati hanno concretamente realizzato in passato.
A mio avviso, vanno valutati non tanto per la loro attività scientifica,
per quanto importante essa sia, ma anche e soprattutto per quanto riguarda le capacità
manageriali perché la macchina che saranno chiamati a gestire è molto complessa e
richiede doti anche di tipo aziendalistico/imprenditoriale.
L'Ateneo sta sempre più diventando un'Azienda complessa che ha come compito
istituzionale quello di produrre laureati di buono/ottimo livello. Un giudizio sui
Candidati andrebbe quindi fatto su quello che hanno dimostrato di saper fare nei ruoli e
negli gli incarichi ricoperti (in merito a questo il recente passato dovrebbe averci
insegnato qualcosa). E proprio su questo aspetto ritengo che i Colleghi più attenti
avranno notato le non piccole differenze fra i sei sfidanti.
I prossimi incontri poi saranno ancora più interessanti, se
prevalentemente incentrati non tanto sul "dire", ma sul "fare", cioè
su come concretamente intendono realizzare le loro idee. In sostanza, come pensano di
tirare fuori dalle secche il nostro Ateneo. Gianni Porzi |
|
|