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INTERSINDACALE UNIVERSITARIA DI
BOLOGNA
CISL Università CNU Comitato Naz.le Universitario CoNPAss
Coordinamento Naz.le Proff. Associati BO "Docenti Preoccupati" FLC
CGIL Università di Bologna SUN Universitas News UIL Ricerca Università
AFAM Sede, via Giacomo 20, Università di Bologna
COMUNICATO SULLA DELIBERA FINALE
DELL'ATENEO DI BOLOGNA
SULLO STATUTO, DOPO I RILIEVI DEL MIUR
Nella giornata del 7 dicembre 2011 il Consiglio di
Amministrazione e il Senato Accademico si sono pronunciati sulla proposta avanzata dal
Rettore in merito allaccoglimento o meno dei numerosi rilievi avanzati dal Miur al
testo approvato a luglio. Alcuni di questi rilievi riprendevano le osservazioni che questa
Intersindacale aveva inviato al Ministero. In particolare: - l'illegittimita' di demandare
a Regolamenti alcune scelte essenziali che andrebbero invece definite all'interno dello
Statuto. Si evidenziava, in questo campo, la gravissima anomalia di demandare ad un
Regolamento la modifica dello Statuto, con possibilita' di vanificare ad usum principis
alcuni elementi che la legge vuole salvaguardati nella presente stesura dello Statuto; -
l'illegittimita', nell'elezione del SA, di annullare la scheda qualora le due preferenze
esprimibili non siano una di genere maschile, una femminile: il principio della parita' di
genere può e deve essere garantito tramite il meccanismo di formazione delle liste e non
certo tramite l'annullamento della volonta' dell'elettore, - forti perplessita' in merito
alla decisione di inibire l'accesso agli organi accademici a chi abbia ricoperto cariche
sindacali nell'anno precedente alla nomina. Una norma punitiva e di dubbia
costituzionalita'.
Per contro altre osservazioni del Ministero hanno un segno
regressivo, quali il velato suggerimento di eliminazione della Consulta del personale
tecnico-amministrativo (il cui accoglimento avrebbe fatto venir meno l'unica possibilita'
da parte del personale TA di indicare un candidato al CdA) e la richiesta di eliminare la
rappresentanza del personale tecnico e amministrativo dai Consigli delle Scuole/Facolta'.
Il Consiglio di Amministrazione e il Senato Accademico hanno
approvato le proposte del Rettore, respingendo la gran parte delle osservazioni del Miur.
Registriamo con soddisfazione leliminazione della norma di inibizione
dellaccesso agli organi accademici a chi abbia ricoperto incarichi sindacali
nellultimo anno. Ma a nostro giudizio non e' stata colta loccasione, in un
nuovo scenario politico, per ripensare alcune scelte, migliorando la trasparenza, la
democrazia nellAteneo e la più ampia condivisione, che fin qui e' mancata.
Si conclude il processo di approvazione del nuovo statuto
dellUniversita' di Bologna. Non possiamo che ribadire quanto già scrivemmo alla
fine di luglio in occasione della sua approvazione. Le scelte politiche contenute nello
statuto sono state il frutto della decisione di una minoranza ristretta, mentre la gran
parte della comunita' accademica non vi si riconosce, lo abbiamo dimostrato con la
consultazione referendaria autogestita di fine giugno.
In particolare, lorgano principale dellAteneo, il
Consiglio di Amministrazione, sara' designato in modo verticistico e non eletto, e non
sara' revocabile nemmeno dalla massima espressione della comunita', il Senato accademico.
Tali scelte autoritarie e non condivise sono state giustificate con
un mistificatorio riferimento allefficienza e allindipendenza; al contrario
noi riteniamo che solo la partecipazione e la collegialita' possano garantire quella
qualita' del lavoro, dei servizi, della ricerca e della didattica che e' piu' che mai
necessaria in questa fase.
La responsabilita' dellavvio di questo processo
distruttivo risiede ovviamente nel Governo nazionale, ma anche nelle incertezze delle
allora opposizioni, mentre la convinta attuazione della legge, in modo persino
peggiorativa rispetto al dettato originario, rimane a carico del Rettore e degli Organi
Accademici.
Bologna 8 dicembre
Nota. In data 28 nov. 2011 il MIUR ha
restituito, con osservazioni, il progetto di riforma dello Statuto Generale dell'Univ. di
Bologna. A loro volta, l'Intersindacale aveva inviato al Miur proprie
"Osservazioni giuridiche, anche a seguito di propri Rferendum sulla legittimità
democratica dello Statuto. Qui di seguito è pubblicato il testo integrale del Miur.
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Per il testo integrale della Lettera del Miur con i rilievi sullo Statuto:
CLICCA su: Statuto-rilievi Miur |
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Bologna, In attesa del responso del MIUR (entro il 26 nov. 2011) per il nuovo
Statuto
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Per i Dipartimenti
Rettore Dionigi anticipa la riforma
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Ivano Dionigi, rettore
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Le
principali novità, in sintesi:
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1) Istituiti 33 "nuovi"
dipartimenti, in luogo dei 72 attuali
2) I docenti di ruolo sono 2950 (erano 3.392 nel 2001)
3) La composizione media di un dipartimento è di 89 membri |
Breve nota. Il DPR 382/80 aveva
istituito i dipartimenti, con autonomia amministrativa, come forma di decentramento
all'interno degli Atenei.
Prima c'erano gli Istituti, che si occupavano della ricerca, ma
amministrativamente tutto affluiva al centro del rettorato, dove si verificavano
intasamenti delle pratiche e lunghe attese.
Con la legge Gelmini un dipartimento deve avere almeno 40 docenti di ruolo. Lo
Statuto eleva a 50 il minimo, ma come si vede dalla tabella sottostante, si è andati
molto più su. Nel 1980 la decisione fu di decentrare per abbassare i costi; adesso si
centralizza, ma ancora per abbassare i costi.
A cosa servono gli Uffici del Rettorato, se non dare utili indicazioni
tecniche ai professori, circa le soglie o i range standard ?
Chi ha pratica di amministrazione del dipartimento, sa che un dipartimento
di 30 membri è già su una soglia complicata da gestire. La Gelmini ne vuole almeno 40,
ma Dionigi va molto più in pratica. E' più realista del re.
Questo non vuol dire che caleranno i costi. Al contrario essi aumenteranno a causa
delle diseconomie di scala. Tutto sarà più lento, e il tempo costa. |
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DENOMINAZIONE DEI DIPARTIMENTI
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NUMERO DOCENTI DI RUOLO |
1 |
Dipartimento: ARCHITETTURA E PIANIFICAZIONE TERRITORIALE |
47 |
2 |
Dipartimento: CHIMICA "CIAMICIAN" |
77 |
3 |
Dipartimento: DELLE ARTI VISIVE, PERFORMATIVE E MEDIALI - |
49 |
4 |
Dipartimento: FARMACIA E BIOTECNOLOGIE |
121 |
5 |
Dipartimento: FILOLOGIA CLASSICA E ITALIANISTICA |
68 |
6 |
Dipartimento: FILOSOFIA E DISCIPLINE DELLA COMUNICAZIONE |
60 |
7 |
Dipartimento: FISICA E ASTRONOMIA |
126 |
8 |
Dipartimento: INFORMATICA: SCIENZA E INGEGNERIA |
74 |
9 |
Dipartimento: INGEGNERIA CIVILE, AMBIENTALE E DEI MATERIALI |
105 |
10 |
Dipartimento: INGEGNERIA DELL'ENERGIA ELETTRICA E DELL'INFORMAZIONE G. MARCONI -
DEI |
109 |
11 |
Dipartimento: INGEGNERIA INDUSTRIALE |
87 |
12 |
Dipartimento: LINGUE E LETTERATURE STRANIERE MODERNE |
65 |
13 |
Dipartimento: MATEMATICA |
106 |
14 |
Dipartimento: MEDICINA SPECIALISTICA, DIAGNOSTICA E |
157 |
15 |
Dipartimento: PSICOLOGIA |
70 |
16 |
Dipartimento: SCIENZE AGRARIE |
89 |
17 |
Dipartimento: SCIENZE AZIENDALI |
94 |
18 |
Dipartimento: SCIENZE BIOLOGICHE, GEOLOGICHE E AMBIENTALI |
82 |
19 |
Dipartimento: SCIENZE BIOMEDICHE E NEUROMOTORIE |
126 |
20 |
Dipartimento: SCIENZE DELL'EDUCAZIONE "GIOVANNI MARIA |
73 |
21 |
Dipartimento: SCIENZE E TECNOLOGIE AGRO-ALIMENTARI |
73 |
22 |
Dipartimento: SCIENZE E TECNOLOGIE DELLA CHIMICA INDUSTRIALE |
68 |
23 |
Dipartimento: SCIENZE ECONOMICHE |
99 |
24 |
Dipartimento: SCIENZE GIURIDICHE "A. CICU" |
160 |
25 |
Dipartimento: SCIENZE MEDICHE E CHIRURGICHE |
166 |
26 |
Dipartimento: SCIENZE MEDICHE VETERINARIE |
104 |
27 |
Dipartimento: SCIENZE PER LA QUALITA' DELLA VITA |
43 |
28 |
Dipartimento: SCIENZE POLITICHE E SOCIALI |
93 |
29 |
Dipartimento: SCIENZE STATISTICHE "PAOLO FORTUNATI" |
69 |
30 |
Dipartimento: SOCIOLOGIA E DIRITTO |
67 |
31 |
Dipartimento: STORIA, ARCHEOLOGIA, GEOGRAFIA E ANTROPOLOGIA |
127 |
32 |
Dipartimento: STORIE E METODI PER LA CONSERVAZIONE DEI BENI |
43 |
33 |
Dipartimento: STUDI INTERDISCIPLINARI SU TRADUZIONE, LINGUE |
52 |
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Totale
docenti di ruolo |
2950 |
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Bologna.
La Intersindacale Universitaria locale
ha inviato al Ministero proprie "osservazioni giuridiche",
a tutela dell'Università |
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L'Università aveva inviato, a fine luglio, il nuovo
Statuto al MIUR, che ha tempo
"entro novembre 2011" per approvarlo
TESTO ORIGINALE DELLE "OSSERVAZIONI"
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Ivano Dionigi, rettore
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Le
principali illegittimità (tra le 11 segnalate):
1) L'inquadramento della Romagna è
"fuori legge", soprattutto finanziariamente;
2) Violata la autonomia del Consiglio di Amministrazione, rispetto al Rettore;
3) Indefinito il sistema elettorale dei membri del Senato (perchè rinviato
ad un futuro Regolamento);
4) Indefinite le "5 aree elettorali del Senato", in luogo delle
"6" attuali.
5) Parziale nei confronti degli studenti;
6) Ambiguo verso le "quote rosa" .
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LE
OSSERVAZIONI GIURIDICHE
-Allon. Sig. Ministro del
Ministero dellIstruzione, Università, Ricerca
Oggetto: Osservazioni
"giuridiche" avverso le proposte di nuovo Statuto dellUniversità Alma
Mater Studiorum Università di Bologna, approvate dagli OO.AA. in data 27 luglio
2011
I sottoscritti, ai fini delle presenti osservazioni
tutti domiciliati in Bologna, via S. Giacomo, n. 20, presso SEDE Sindacati Universitari,
Università di Bologna, sono rappresentanti delle seguenti Associazioni, costituenti
lINTERSINDACALE della UNIVERSITÀ DI BOLOGNA:
- CISL UNIVERSITÀ (MAURIZIO TURCHI)
- CNU COMITATO NAZIONALE UNIVERSITARIO (ANNA MARIA DI
PIETRA)
- CONPASS COORDINAMENTO NAZ.LE PROFESSORI ASSOCIATI
BO (MAURIZIO MATTEUZZI)
- DOCENTI PREOCCUPATI (SERGIO BRASINI)
- FLC CGIL UNIVERSITÀ DI BOLOGNA (SANDRA SOSTER)
- SUN UNIVERSITAS NEWS (NINO LUCIANI)
- UIL RICERCA UNIVERSITÀ AFAM (RAFFAELE PILEGGI)
nellinteresse delle quali
richiedono lintervento durgenza dellon. Sig. Ministro, quale Autorità
di vigilanza, affinché egli voglia a sua volta richiedere ai competenti OO.AA.
dellAlma Mater Studiorum Università di Bologna le seguenti modifiche alla
proposta di nuovo Statuto dellAteneo approvata in data 27 luglio 2011.
Ad avviso dei sottoscritti si è infatti
di fronte ad un atto statutario per certi versi illegittimo, per altri versi inopportuno,
per altri versi al contempo illegittimo ed inopportuno.
In via generale
Va opportunamente ricordato che fin
dallinizio del procedimento di modifica e di approvazione del nuovo Statuto i
sottoscritti hanno chiesto che nel procedimento di formazione dellatto e poi di
approvazione venissero rispettati i generali principi di legge sul procedimento
amministrativo, in particolare quelli relativi a chiarezza e trasparenza, a rispetto del
principio del contraddittorio nei confronti di quanti operano nellAteneo bolognese
ma non fanno parte degli OO.AA., di congruità dei termini assegnati per intervenire ed
interloquire una volta conosciute le proposte di modifica (anche nel loro farsi); nonché
quelli di motivazione delle scelte amministrative specie allorquando esse risultavano
palesemente e fin dallinizio in violazione del principio di democraticità e
palesemente tali da sovvertire il disegno legislativo circa il nuovo assetto da darsi agli
Organi di governo degli atenei italiani, ciò che con termine corrente si designa quale governance.
Ogni iniziativa dei sottoscritti
non ha trovato alcuna attenzione (il tutto per di più senza che fosse portata motivazione
alcuna al riguardo), e di queste richieste si allega copia a far parte integrante del
presente atto.
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LA LETTERA
DI ACCOMPAGNAMENTO
-Allon. Sig. Ministro del
Ministero dellIstruzione, Università, Ricerca
Signor Ministro,
le ricorrenti Organizzazioni si ritengono direttamente e gravemente danneggiate
dall'adozione del nuovo Statuto approvato dagli OA e trasmesso a questo Ministero, per i
seguenti motivi, che enunciamo in questa lettera, e che sono illustrati sotto
laspetto giuridico nel Documento allegato:
1) Lo Statuto è illogico e incompleto. Esso basa tutti i meccanismi elettorali su
di una entità né definita né precisata, e cioè quella di "area scientifica".
Si noti bene che il concetto di "area" non è definito nel testo dello Statuto,
né nella legge 240 a cui esso risponde. Non si dice mai né cosa siano, né quali siano
le aree. Pertanto lo Statuto stesso risulta illogico e incompleto, ed a fortiori
inapplicabile;
2) Lo Statuto demanda diverse scelte essenziali ai regolamenti, ponendo gli stessi
sullo stesso piano dello Statuto stesso, e di fatto sottraendo quindi le decisioni
essenziali agli Organi previsti dalla Legge, demandandoli invece ad Organi e/o persone
diversi da quelli propri, ciò che è contro ogni principio di giurisprudenza, ed
esplicitamente contraddice il dettato della 240/10. Pertanto lo Statuto è illegittimo.
3) Lo Statuto prevede precise discriminazioni all'accesso agli Organi, inibendone
l'appartenenza in particolare per il CdA e per la Consulta del personale tecnico
amministrativo a chi abbia ricoperto cariche politiche o sindacali nell'anno precedente la
nomina. Si ritiene che questo limite relativo alle cariche politiche e sindacali sia
meramente lesivo dei diritti costituzionali, valevoli per tutti i cittadini. Esso inoltre
prefigura un atteggiamento fortemente antisindacale. Pertanto lo Statuto è
incostituzionale.
Per tutte queste ragioni, le scriventi Organizzazioni si ritengono
direttamente ed inequivocabilmente danneggiate dalla denegata eventualità che lo Statuto
in oggetto venisse accolto in questa forma dal Ministero, e perciò a Lei si rivolgono
perché non si producano danni maggiori ed ulteriori. Aggiungiamo che le scriventi
Organizzazioni hanno ampiamente provato con una consultazione autogestita all'interno dei
lavoratori dell'Ateneo, assai partecipata (2300 voti validi circa), che oltre il 90% del
personale è assolutamente contraria alle decisioni che lo Statuto ha poi assunto, in
totale dispregio delle volontà così decisamente ed inequivocabilmente manifestate.
Bologna 23 settembre 2011
F.to: INTERSINDACALE UNIVERSITARIA DI BOLOGNA
- CISL UNIVERSITÀ (MAURIZIO TURCHI)
- CNU COMITATO NAZIONALE UNIVERSITARIO (ANNA MARIA DI PIETRA)
- CONPASS COORDINAMENTO NAZ.LE PROFESSORI ASSOCIATI BO (MAURIZIO MATTEUZZI)
- DOCENTI PREOCCUPATI (SERGIO BRASINI)
- FLC CGIL UNIVERSITÀ DI BOLOGNA (SANDRA SOSTER)
- SUN UNIVERSITAS NEWS (NINO LUCIANI)
- UIL RICERCA UNIVERSITÀ AFAM (RAFFAELE PILEGGI) |
| Si segnala
fin da ora, in quanto è evidente la palese illegittimità commessa, che le notizie sulle
proposte di modifica nonché il testo delle proposte medesime sono stati resi disponibili
solo con grande ritardo rispetto al termine ultimo di approvazione e, forse anche per
questo, sono stati concessi agli interessati termini brevissimi per intervenire, termini
certamente non congrui specie allorquando gli interessati sono Associazioni come le
sottoscritte, nelle quali la formazione della volontà richiede la consultazione con gli
associati e il confronto con le altre associazioni.
Più precisamente e valga il vero:
la Commissione ad hoc è stata insediata alla
fine di marzo 2010;
per due volte furono promessi dal Rettore al
Consiglio di Amministrazione (si noti: non alle sottoscritte Associazioni) incontri con la
Commissione per un confronto che, durante la costruzione dello Statuto, sarebbe stato
sicuramente molto utile: ma queste promesse non vennero mantenute;
dopo oltre un anno di silenzio, il 17 maggio
2011 fu annunciata la fine dei lavori della Commissione e la bozza di Statuto resa nota
solo al Personale dellAteneo. Fino a quel momento nulla trapelò perché il Rettore
aveva deciso di "secretare" i lavori della Commissione anche agli Organi
Accademici.
A sanare queste illegittimità,
non è stata certamente sufficiente laudizione concessa alle sottoscritte
associazioni in data 31 marzo 2011, in quanto nelloccasione è stato, dal Rettore,
presentato un testo largamente incompleto, con promessa di un seguito, per cui non era
possibile una conoscenza almeno di massima delle proposte, con leffetto che il
principio del contraddittorio è stato del tutto violato.
Da ciò un ulteriore vizio di
palese illegittimità, che qui si denuncia.
A causa di questo illegittimo
comportamento i sottoscritti si sono trovati costretti a sottoporre alla comunità
dellAteneo un vero e proprio referendum, che con tutte le garanzie del caso
(in particolare per quanto riguarda laccertamento della titolarità del diritto di
voto) si è svolto nei giorni 28, 29, 30 giugno 2011.
Il referendum, che ha
riguardato le proposte della speciale Commissione per lo Statuto nominata dagli OO.AA. e
rese note in data 17 maggio 2011, proponeva i seguenti quattro quesiti:
1.- Volete che i membri di tutti
gli organi collegiali, compreso il Consiglio di Amministrazione, (a parte quelli
determinati di diritto in base alla Legge), siano eletti democraticamente, garantendo la
rappresentanza paritetica di genere e di fascia per la componente di ricercatori e docenti
e la rappresentanza del personale tecnico e amm.vo ?
2.- Volete che i Direttori di
Dipartimento, i Presidi/Presidenti delle Scuole/Facoltà, e i Coordinatori dei Campus
siano democraticamente eletti e non designati dal Rettore?
3.- Volete che il Senato abbia il
diritto di revocare la fiducia ai membri del Consiglio di Amministrazione da esso
designati?
4.- Volete che nellelezione del Rettore
sia garantita una più adeguata pesatura del voto del personale tecnico e amministrativo?
Il referendum ha avuto il
seguente esito:
- n.ro 2.299 partecipanti (di cui 43 voti telematici
non validi e annullati), che hanno espresso il proprio voto su un totale di circa 6710
aventi diritto (somma dei PO + PA + RIC + TA + Assegnisti, aventi diritto al voto) così
specificati:
- Primo quesito: n.ro 2162 (pari al 95,83% dei
votanti) risposte "SI" al quesito; n.ro 94 risposte "NO" al
quesito;
- Secondo quesito: n.ro 2205 (pari al 97,74
dei votanti) risposte "SI" al quesito; n.ro 50 risposte "NO" al
quesito;
- Terzo quesito: n.ro 2128 (pari al 94,33 dei
votanti) risposte "SI" al quesito; n.ro 128 risposte "NO" al
quesito;
- Quarto quesito n.ro 1863 (pari al 82,58% dei
votanti) risposte "SI" al quesito; n.ro 393 risposte "NO" al
quesito.
Nonostante una così ampia
partecipazione al referendum e un risultato così chiaro e significativo contro le
proposte della speciale Commissione per lo Statuto, con totale indifferenza gli OO.AA.
hanno proseguito per la strada imboccata fino a giungere alla conclusione del procedimento
ed approvare in data 27 luglio 2011 le proposte di modifica dello Statuto ora soggette al
controllo e allapprovazione dellon. sig. Ministro, proposte delle quali i
sottoscritti chiedono il rigetto in toto.
Sempre in via generale
Nella intera e non encomiabile
vicenda ha giocato un ruolo di primo piano la volontà del Rettore in carica, prof. Ivano
Dionigi, volontà alla quale si sono adeguati gli OO.AA. del tutto incuranti anche delle
voci di dissenso espresse da alcuni dei componenti: pochi ma certamente di tutto rilievo
visto che tra di essi vi è anche il prof. Gianni Porzi, consigliere di amministrazione
designato dallon. sig. Ministro (Intervento al CdA, Università di Bologna, 27
luglio 2011. Si vegga: Allegato D).
Il risultato che ne è scaturito è
quello di uno Statuto in cui il generale principio del bilanciamento dei poteri
e dunque della democraticità della governance di Ateneo voluta dalla legge
di riforma universitaria è stato stravolto a tutto favore del Rettore, e cioè di
un organo monocratico che con il nuovo Statuto sarebbe in grado di influenzare fortemente
la composizione degli altri OO.AA. (in particolare quella del Consiglio di
Amministrazione) che invece dovrebbero costituirne il naturale organo di checks and
balances, di controllo e contrappeso.
Di tutto questo si dirà
dettagliatamente più oltre a proposito delle scelte circa le modalità per la
composizione del Consiglio di Amministrazione (scelte che ulteriormente accentrano nel
Rettore il potere di governare autocraticamente lAteneo), ma fin da ora si vuole
sottolineare quanto assurdo sia il risultato: nel solo ma lungo mandato che la legge
consente al Rettore e che le proposte di Statuto bolognesi hanno assunto nella massima
estensione (6 anni) il Rettore diviene in grado di portare lAteneo ove meglio egli
preferisce senza risponderne al Corpo elettorale, né agli Organi che da quel Corpo
promanano e che per lappunto, nella volontà del legislatore, dovrebbero controllare
e controbilanciare il potere monocratico di un Rettore il quale, non potendo contare in
una rielezione, può essere portato ad esercitare le proprie funzioni in modo autoritario
e personalistico.
È, questo, uno dei principali vizi di
legittimità e di opportunità che inficia le proposte di Statuto, sottoposte ora
allapprovazione dellon. sig. Ministro.
Nei particolari
1. Bologna, ateneo con più sedi
nella Regione Emilia Romagna. Lo Statuto, con gli art. 1 e 23, c. 1 , definisce
lUniversità di Bologna "un Ateneo multicampus con più sedi, in varie
città della regione Emilia Romagna (Bologna, Cesena, Forli, Ravenna, Rimini). Le
sedi decentrate sono dotate di "autonomia gestionale, organizzativa e regolamentare".
Lart. 23, c. 4, stabilisce poi che
lAteneo assegna alle sedi decentrate le "risorse necessarie al loro
funzionamento", e inoltre che le sedi decentrate "possono reperire
autonomamente risorse esterne."
La previsione di un modello
organizzativo del tutto difforme da quelli consentiti dalla legge di riforma è
palesemente illegittima.
E vero che questa tipologia è
quella attuale dellAteneo di Bologna che, come è noto, si è sviluppato negli anni
per "gemmazione" e che, per lo più, ha trovato nella normativa interna
dellateneo una disciplina solo dopo che nel tempo si erano consolidate prassi: ma è
altrettanto vero che questa tipologia organizzativa non rientra né nel modello
dellUniversità unica nata per "fusione", né in quello
dellUniversità unica nata per "federazione" previsti
dallart. 3 della legge 240.
E pur vero che la legge medesima,
con lart. 1, comma 2, apre ad una terza tipologia organizzativa, per " le
Università che hanno conseguito la stabilità e la sostenibilità del bilancio, nonché
risultati di elevato livello nel campo della didattica e della ricerca", vale
dire la possibilità di "sperimentare propri modelli funzionali e
organizzativi, ivi comprese modalità di composizione e costituzione degli organi di
governo e forme sostenibili di organizzazione della didattica e della ricerca su base
policentrica, diverse da quelle tipiche" (art. 2 della legge).
Ma questa tipologia è sottoposta ai
criteri ministeriali "per lammissione alla sperimentazione e le modalità di
verifica periodica dei risultati conseguiti".
Nel caso di Bologna, le proposte di Statuto fanno fin
da ora riferimento a questa terza ipotesi, il che tuttavia è illegittimo in questa fase
tra laltro perché non sono ancora stati fissati i criteri ministeriali.
Non solo: nello Statuto è omessa la indicazione
delle risorse, associatamente ai principi del pareggio del bilancio, di cui lAteneo
possa disporre per raggiungere i propri obiettivi. Questa omissione rende anche
impossibile ogni necessaria valutazione delle condizioni di "stabilità e la
sostenibilità del bilancio", che sono il presupposto per richiedere
lapplicabilità di forme di autonomia organizzativa specifiche e diverse dalle due
consentite in via generale.
Tra laltro questa omissione è
anche grave in se stessa, perché fa mancare il presupposto per valutare la capacità
finanziaria di far fronte agli impegni.
Rimangono da vagliare le prime due
ipotesi. Precisamente, poichè mancano le condizioni per applicare la terza via, quella
praticabile non può che essere quella federativa o quella tipica tradizionale:
a) se lAteneo si intende un ateneo
federato, allora ogni sede dovrebbe avere entrate rispettive, amministrate in autonomia e
con bilancio proprio, e conferire risorse al "bilancio centrale" per i bisogni
comuni a tutte. Questa
ipotesi non ricorre assolutamente;
b) se lAteneo va inteso come un
ateneo unitario, le sedi decentrate sono da ritenere articolazioni dellateneo
unitario, secondo la tipologia tradizionale. In tale ipotesi, lassegnazione delle
risorse alle proprie strutture dovrebbe aver luogo con regole uguali per tutte. In questo
senso le forme di autonomia finanziaria delle sedi, previste dallo Statuto, non sono
legittimamente ammissibili, e specificamente non lo è quella di reperire risorse esterne,
qualora esse non siano ricondotte al bilancio unico dellAteneo.
2. LUniversità di Bologna, con una sede in
Argentina. Stranamente le proposte di nuovo Statuto, con lart. 34, attribuiscono
allAteneo il potere di costituire sedi allestero, ma omettono la indicazione
della sola sede estera attualmente esistente, quella in Argentina e precisamente a Buenos
Aires che esiste dal 1998.
Si ritiene che questa omissione
costituisca un fatto grave, sia per se stessa, sia perchè sottrae la sede di Buenos Aires
alla rendicontazione dovuta all'Ateneo da ognuna delle sedi estere.
3) Consiglio di Amministrazione
Lart. 7 , c. 5 stabilisce che il Senato
nomina "5 membri "interni" e "3 membri esterni", rispettivamente,
"sulla base di una rosa di candidati, almeno doppia rispetto al numero dei membri da
designare", e che le due rose siano proposte al Senato da un "Comitato di
Selezione" composto da 5 membri, di cui 3 nominati dal Rettore, e che decide a
maggioranza di 4/5 dei membri.
Inoltre il comma medesimo, quarto paragrafo,
stabilisce che dentro la rosa dei "membri esterni", il Rettore, la Consulta del
personale TA e la Consulta dei Sostenitori (intendi: finanziatori) propongono un
rispettivo candidato al Senato.
Nel sistema di checks and balances
previsto dalla legge 240 per la governance degli Atenei il Consiglio di
Amministrazione è certamente il più rilevante organo di controllo e di contrappeso, e
per ciò stesso deve essere autonomo dallEsecutivo (vale dire, dal Rettore e dai
Pro-Rettori).
La procedura di composizione del CdA che
le proposte vogliono introdurre non soltanto è finalizzata a garantire il controllo del
Rettore sul CdA, ma pone in essere una situazione di palese ed illegittimo conflitto di
interessi. Cio è conseguente al fatto che il Senato "deve" fare una
scelta solo tra nominativi scelti da un Comitato di Selezione nel quale il Rettore è
maggioritario, sia pur col limite che le decisioni sono valide se prese con maggioranza
qualificata, ma subito dopo mitigato dalla riserva, in ogni caso, al Rettore di proporre
un proprio candidato. Infatti, la forza propositiva eccessiva del Rettore rimane, perchè, anche se
mitigata dal quorum di 4/5 per la validita della delibera del Comitato, questa
mitigazione viene poi rivista dalla suddetta deroga per gli "esterni", tutta a
favore del potere del Rettore, della Consulta del personale e della Consulta dei
Sostenitori.
In particolare questa deroga appare
illegittima per lulteriore motivo che gli "esterni" sono praticamente
indistinguibili dagli "interni", se degli "interni"
dellUniversità (tale è il Rettore, e tali sono i membri della Consulta del
personale TA) possono indicare (al Senato) dei propri prescelti. In altri termini, questa
commistione di identità costituisce di per sé un conflitto di interessi.
Lo stesso è per la Consulta dei
Sostenitori "finanziatori", poiché il finanziatore è un portatore di interessi
propri, potenzialmente in conflitto con lautonomia dellUniversità. Lesperienza
negativa della antica legge comunale e provinciale non va dimenticata: anche in essa il
ruolo del cittadino elettore per censo (e cioè in quanto contribuente e dunque
principalmente preoccupato che la spesa pubblica non aumentasse e lo gravasse della
richiesta di ulteriori finanziamenti) costituì una esperienza negativa in quanto
subordinava ad interessi privati lamministrazione della cosa pubblica, in
particolare per la erogazione dei servizi.
4) Senato e sua autonomia deliberativa.
Conseguentemente al detto art. 7, c. 5, lettera c),
il Senato "deve" scegliere i membri del CdA" , solo" dentro una lista,
rigidamente fabbricata da "maggioranze esterne" al Senato (vale dire, da membri
dei Comitati di Selezione suddetti, controllati largamente dal Rettore).
Tutto questo limite non solo è lesivo del
potere di scelta autonoma del Senato, ma finisce per ulteriormente rafforzare il potere
accentrato nel Rettore, con ulteriore violazione di legge in relazione al più volte
richiamato sistema di checks and balances sul quale nella legge 240 si impernia il
rapporto tra gli OO.AA. .
5) Elezione dei membri del Senato con norma
regolamentare. Lart. 6, c. 6 delle proposte stabilisce che le modalità di
elezione del Senato siano demandate ad un Regolamento, senza però indicare princìpi e
criteri direttivi per lesercizio del potere regolamentare.
Questo rinvio senza limiti è illegittimo.
Infatti, si tratterebbe di regolamento con valore
statutario, ma che verrà approvato senza il procedimento e la forma statutari, e quindi
senza le garanzie di correttezza, trasparenza, ecc. proprie dello Statuto, in una materia
determinante per il corretto funzionamento dell'organo.
6) Modifiche future dello Statuto con regolamento.
Lart. 6, comma 3 lettera h) dispone che lo Statuto, approvato nelle forme previste
dalla legge, possa essere modificato in base ad un regolamento, anche qui senza indicare
princìpi e criteri direttivi.
Vale perciò quanto appena rilevato: è
illegittimo che lo Statuto possa essere modificato con un regolamento, avente il
valore di legge o statutario, ma senza alcuna garanzia statutaria quanto a forma e
procedimento.
7) Consiglio studentesco. Lart. 42, c.
5, lettera c, stabilisce che il Consiglio studentesco possa "designare la
rappresentanza degli studenti nel Consiglio di Dipartimento, chiamati a votare il
Direttore del dipartimento".
Si ritiene illegittimo che questo possa avere luogo
senza un quorum "adeguato", che tuteli la minoranza del Consiglio Studentesco.
8) Omissione della indicazione delle aree
scientifico-disciplinari. Lart. 6, c. 6, lettera c) e d) stabilisce,
indirettamente, che lAteneo sia ripartito in 5 aree scientifico disciplinari.
Nello Statuto vigente, dette aree sono 6.
Mutando il numero delle aree, rispetto alla
situazione preesistente, si stabilisce indirettamente che ne muti anche la composizione
interna.
Ne deriva una palese illegittimità poiché viene
disposta la elezione dei membri delle aree, ma senza potervi dare applicazione, anche
perchè la relativa delimitazione non è rinviata ad altra norma, a meno che non si tratti
ancora del rinvio ad un regolamento di cui allultimo paragrafo dellart. 6, c.
6.
9) Quote rosa. Lart. 6., c. 6, ultimo
paragrafo stabilisce che "gli elettori possono esprimere nella scheda elettorale uno
o due voti di preferenza" , e "se due" una di esse dovrà necessariamente
riguardare una candidata di genere femminile e laltra di genere maschile, pena
lannullamento della seconda preferenza".
Si ritiene che questo sia illegittimo perchè lesivo
del principio della pari opportunità. Infatti, se i votanti indicano una sola preferenza,
il risultato potrebbe essere lassenza totale di uno dei due generi.
10) Elettorato passivo limitato. Lart. 7
c. 5 stabilisce che i membri del CdA non possono ricoprire nè aver ricoperto cariche
politiche o sindacali nellanno precedente la nomina.
Lo stesso (per lart. 12, c. 5) è per la
composizione della Consulta del personale tecnico e amministrativo.
Si ritiene che questo limite relativo
alle cariche politiche e sindacali sia meramente lesivo dei diritti costituzionali,
valevoli per tutti i cittadini, non avendo esse alcuna rilevanza per portare interessi
economico-professionali.
Si osserva, inoltre, che il predetto limite,
essendo indicato subito di seguito alla lettera d), parrebbe valere solo per i membri
esterni, e non per gli interni, nè per gli studenti. Se questa interpretazione è
corretta, si ritiene che l'eccezione sia costituzionalmente illegittima. In ogni caso, si
ritiene opportuno che il dubbio vada sanato in esplicito.
Questo problema è sollevato in
particolare per il fatto che, nell'Ateneo, sono in essere delle Associazioni studentesche
che prestano servizi agli studenti, valendosi di risorse dell'Ateneo e che normalmente
organizzano la partecipazione degli studenti alle cariche elettive studentesche
universitarie, fino a riuscire a far eleggere candidati propri in CdA. Cio' considerato si
ritiene illegittimo non estendere il divieto di elettorato passivo agli studenti che sono
iscritti in dette associazioni.
Bologna 23 settembre 2011
F.to:INTERSINDACALE UNIVERSITARIA DI BOLOGNA:
- CISL UNIVERSITÀ (MAURIZIO TURCHI)
- CNU COMITATO NAZIONALE UNIVERSITARIO (ANNA MARIA DI PIETRA)
- CONPASS COORDINAMENTO NAZ.LE PROFESSORI ASSOCIATI BO (MAURIZIO MATTEUZZI)
- DOCENTI PREOCCUPATI (SERGIO BRASINI)
- FLC CGIL UNIVERSITÀ DI BOLOGNA (SANDRA SOSTER)
- SUN UNIVERSITAS NEWS (NINO LUCIANI)
- UIL RICERCA UNIVERSITÀ AFAM (RAFFAELE PILEGGI) |
|
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Prof. Gianni Porzi
|
.
Ateneo di Bologna: Consiglio di Amministrazione, 6-7 giugno.
Verso il traguardo l'approvazione del nuovo statuto
Nelle riunioni preliminari si sono delineate posizioni contrarie
al progetto, ma in un quadro di prevalente assuefazione al rettore
Gli interventi dei
Consiglieri PORZI* e MALTONI** |
* Rappresentante del Governo |
**Rappresentante del personale TA |
|

Dr.ssa Alessandra Malltoni
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Nota della redazione. Le
due riunioni del CdA hanno evidenziato un dualismo tra il pensiero generale
"esterno" presunto, e il pensiero "interno" che appare (meglio dire,
non appare..., lo spiego dopo) nel Cda e nel Senato.
All'esterno, si presume ci sia un ampio consenso sui concetti fondamentali
della democrazia, pur se questo consenso rimane sotto la cenere, salvo per quanto
constatato nell'assemblea generale del 23 maggio.
Del resto in un ente pubblico quale è l'ateneo, la democraticità dei
procedimenti, delle scelte conseguenti (insomma del modo di stesso di essere) deve essere
dato per presupposto, e forse è per questo che poi, nell'agire concreto, si ha poca cura
di questo principio fondamentale.
Negli Organi, e' stato confermato l'appiattimento dei più sull'Esecutivo,
anche in questa occasione così determinante per le sorti dell'Ateneo. La ragione di fondo
di questo appiattimento rimane la estrema polverizzazione (e forse anche la impreparazione
sui temi costituzionali) dei Consiglieri. Ognuno rappresenta se stesso e la sua isola con
la quale ha anche perso il contatto, fin dal giorno successivo a quello delle elezioni.
La domanda inevitabile è: "ma questo rettore, che dovrebbe aver
sofferto come noi per anni (dentro gli organi) la sopraffazione dei rettori suoi
predecessori, e che si era proposto per una battaglia di risveglio dei valori democratici
costituzionali nell'ateneo, perchè non vuole più "distinguersi" da i suoi
predecessori ?
La risposta più semplice è che chi comanda (pur se gli viene fatto
credere di comandare - l'Ateneo è tradizionalmente dominato da donne) non è il rettore.
Nei fatti, hanno sempre comandato i Dirigenti della Amministrazione, in rapporto diretto
con i Presidi, sia pur in modo disarmonico (da parte di questi). Ciò, in qualche modo, ha
prodotto del buono, ma anche molte insufficienze sotto il profilo dell'interesse generale.
Ma nel nuovo statuto, i presidi vengono estromessi dal Senato, che diviene
elettivo.
Se (come penso) sara' riprodotto il sistema elettivo del CdA attuale (non
quello del nuovo statuto), ci sara' di nuovo una grande frammentazione, e pertanto il
potere burocratico sara' assoluto sui professori, senza piu' la bussola dei presidi.
I Direttori di Dipartimento, come subentranti ai Presidi, non saranno capaci
di surrogarli, perche' solo con poteri ditattici "intermedi" (quelli
"finali" li hanno le scuole/facoltà) e perchè troppo numerosi e, tra loro,
meno armonici dei Presidi.
Per questo, per un rettore, l'essere attorniato da un "parlamento"
indipendente (CdA e Senato), e' essenziale per il buon governo.
Dionigi non si ribella come tutti noi, sottovalutando (penso) che un
rettore, da solo, non e' niente e nessuno, di fronte ai poteri forti della
'Amministrazione, e di più considerando la vastità dei problemi di un grande ateneo,
come il nostro.
E' il caso di dire: "muoviamoci tutti per liberare il
Rettore dall'Amministrazione" ?
Nino Luciani |
Gianni Porzi, Intervento sulla bozza di Statuto nel
CdA del 6/6/2011
Come è mio solito, sarò
diretto e non ricorrerò quindi a inutili rigiri di parole. La mia posizione sulla bozza
di Statuto proposta è nettamente critica, in particolare sulla Parte II. Cercherò, nel
minor tempo possibile, di motivare questa mia opinione.
Come ha giustamente
osservato un amico e Collega giurista, molto stimato, non solo da me e non solo come
Docente, tutte le Leggi succedutesi nel tempo e riguardanti lUniversità sono state
attente a salvare un dato di fatto fondamentale e cioè che lUniversità è una communitas nella quale vige il principio della democraticità
delle scelte e della rappresentatività di coloro che vi operano. Un esempio su tutti
ritengo sia stato il DPR 382 al quale mise mano il Sen. Prof.
Spadolini, che conosceva bene il mondo universitario, uomo di grande cultura, politico di
alto profilo e che aveva un profondo senso delle Istituzioni e della Democrazia.
Pertanto, il criterio
della democraticità deve essere assunto a elemento fondante della Istituzione e
quindi del suo Statuto. Ma nella bozza presentataci tale pietra fondante, sulla
quale costruire uno Statuto rispettoso dei principi di democraticità, è
sostanzialmente assente. Infatti, il Rettore non é più il primus inter pares, quindi lunico momento di
scelta democratica sarà quello della sua elezione. Il governo dellAteneo (sia nella
composizione che nelle modalità di costituzione degli Organi) subirebbe una drastica
spinta verticistica che andrebbe ben al di là di quanto previsto dalla stessa Lg 240.
Verrebbero così limitati fortemente, per non dire azzerati, i pochi spazi di democrazia e
non sarebbe neppure previsto un bilanciamento tra i poteri degli Organi. I margini di
manovra lasciati dalla Lg 240 non sono stati utilizzati per una sana iniezione di
democrazia, ma al contrario per accrescere il potere centrale.
Il sistema centralistico
proposto nella bozza, e che non ha nulla a che vedere con la democrazia, discende
dallaver immedesimato il Rettore nellIstituzione stessa.
Le nomine e le designazioni
in capo al Rettore sono non solo numerose, ma anche determinanti. Basti pensare al
meccanismo per la formazione del CdA, organo fondamentale a livello decisionale, la cui
composizione è de facto determinata dal Rettore per ben 8 membri su 11. Infatti,
lart. 6 della bozza prevede che il S.A. nomini i membri del CdA tra una rosa di
candidati individuata da un Comitato di Selezione costituito da 5 membri, dei quali 3
scelti dal Rettore stesso (che si assicura così la maggioranza nel Comitato) e 2 dal
Senato (che, in realtà, risulterebbero anch'essi scelti dal Rettore in quanto non ho mai
visto un Organo Accademico non accettare candidati proposti dal Rettore). Mi sembra un
classico esempio di finta democrazia che lascia pensare che la ratio del sistema proposto per la scelta dei
membri del CdA sia semplicemente quella di assicurarsene il controllo. Altrimenti,
lorgano poteva essere eletto direttamente dalla comunità accademica, o quantomeno
dal Senato Accademico, purché a scrutinio segreto e su una rosa proposta da
un Comitato veramente terzo.
In tempi in cui, grazie
allinformatica, si parla di democrazia diretta, non è comprensibile,
né accettabile, e direi anacronistico, un accentramento verticistico senza peraltro alcun
contrappeso, senza cioè un controbilanciamento del potere. Marco Aurelio, nei Pensieri,
esortava se stesso a non cesarizzarsi, a non
impregnarsi con la porpora, perché ciò può accadere.
E vero che laccentramento
del potere rende più veloce |
Alessandra Maltoni,
Intervento sulla
bozza di Statuto nel CdA del 6/6/2011 Magnifico Rettore,
sono anch'io dell'opinione che la bozza di Statuto che ci è stata presentata sia
carente di Democrazia. Lo dico sulla base della doverosa premessa che, affermando ciò,
non intendo affatto esprimere il sentimento (ovvero il timore) di una probabile deriva
"antidemocratica" da parte del nostro attuale Rettore. Intendo piuttosto
sottolineare un giudizio politico sulla scelta ipotizzata dal nuovo Statuto, che prospetta
un indirizzo (innovativo) di governo dell'Ateneo, d'ora in avanti basato sul potere di
nomina, non revocabile.
A tal proposito prendo a riferimento il documento dell'Intersindacale di Bologna
redatto dopo l'Assemblea di Ateneo del 23 maggio scorso, che il Magnifico Rettore ha già
ricevuto e che contiene proposte emendative molto importanti. Formulo l'auspicio che
queste proposte possano essere riprese e fatte proprie dal CdA nell'evolversi della
discussione. Per maggiore chiarezza parto da due concetti esemplificativi:
1. Innanzitutto l'Elettività' del CdA, paletto imprescindibile per ogni
comunità, sia essa accademica o di differente natura. Nessuna esigenza di
"tipicità" di funzioni, di snellezza e/o di velocità decisionale può portare
a derogare da questo principio irrinunciabile. Per nessun motivo si deve allontanare la
Base, viva e protagonista, dalle sue Rappresentanze!
2. Il secondo aspetto, che va inevitabilmente collegato al primo, è la
fiducia/sfiducia che dovrebbe sempre legare Senato Accademico e Direttore Generale (al di
là delle eventuali clausole previste dal suo contratto). Ebbene tale questione
attualmente non è affrontata nel nuovo Statuto.
Ricordo che la Nostra Democrazia Parlamentare (della quale tutti siamo
orgogliosi) è nata proprio nel momento in cui è stato restituito alla Comunità (cioè
alla Base) il potere di eleggere i suoi rappresentanti, sottoponendo questi ultimi al
controllo democratico collegato al vincolo di mandato. Questo parallelismo vale per ogni
comunità, sia essa di Popolo, generalmente inteso, sia essa di altro genere.
Per questi motivi AUSPICO vivamente che gli emendamenti appena richiamati siano
accolti e recepiti nel Nuovo Statuto che ci accingiamo a "varare".
Concludo con una considerazione che riguarda più direttamente la Componente
Tecnico/ Amministrativa che qui rappresento. Mi riferisco alla cosiddetta "Consulta
del Personale T/A" che, così com'è ora concepita, non rappresenta un organismo
valido ed effettivamente utile al Personale. Essa, senza la potestà di fornire pareri
obbligatori e vincolanti per il CdA (e quindi dotata di un ruolo meramente
"consultivo"), diviene un organismo pletorico e ornamentale, che non dà alcun
contributo sostanziale alle scelte strategiche dell'Ateneo.
Sappiamo tutti che quando si vuol dare ad un organismo solo la
"parvenza" di un ruolo, lo si caratterizza con la possibilità di esprimere
pareri facoltativi e mai decisivi. Ancora una volta dunque, per il Personale
Tecnico/Amministrativo, esserci o non esserci sarebbe la stessa identica cosa!!! .
ALESSANDRA MALTONI |
il momento
decisionale, ma è accettabile rinunciare al principio di rappresentatività democratica
per la rapidità nelledecisioni?
Al Monarca, per quanto illuminato possa essere,
preferisco, senza dubbio, la democrazia repubblicana, anche se è impegnativa e a volte
faticosa.
Lunico Organo
costituito su base elettiva è il Senato Accademico perché lo impone la Legge. Va
tuttavia ricordato che il Senato formula solo proposte e pareri, ma non ha alcun potere
decisionale essendo questo in capo al CdA.
Riprova che tutto il
modello organizzativo proposto non è democratico, si ha nellistituzione di nuovi
organismi con il solo potere consultivo (denominati infatti ausiliari) che non
possono quindi incidere nelle scelte che verranno fatte dal vertice. Devo ritenere che chi
ha redatto la bozza ha un qualche deficit di
democraticità e gli oltre 60 anni di democrazia nel nostro Paese sono serviti a ben poco,
purtroppo. Ciò che ci viene proposto non è il frutto di una partecipazione democratica
al processo di elaborazione perché si è voluto disegnare un sistema di potere
centralistico e verticistico. Ritengo sia il primo effetto dellart. 2, comma d)
della Lg 240 che ha introdotto il mandato unico di 6 anni per i Rettori che, non essendo
più sottoposti ad una verifica elettorale, potranno governare senza dover rendere conto
del proprio operato agli elettori.
E che dire sulle sedi della
Romagna? Lunico disegno organizzativo che intravedo è quello di ridurre
significativamente lautonomia sostanziale di tali sedi e accentrare sempre più
i momenti decisionali, invece di decentrare. Appare chiaro il
disegno di sottrarre agli attuali Presidenti di Polo eletti (che verranno
declassati a Coordinatori non eletti, ma designati dal Rettore), e quindi ai
Consigli attualmente eletti e alla Dirigenza di sede, quei compiti importanti descritti
nellart.26 dello Statuto vigente e trasferirli al pro-Rettore per le Sedi
decentrate. Ritengo tutto ciò inopportuno in quanto si determinerebbe un indebolimento
della struttura Multicampus non solo a livello territoriale, ma anche Ministeriale, col
risultato di vanificare anni e anni di lavoro i cui risultati nessuno può negare. Non va
dimenticato che il Multicampus è uno dei punti di forza dellAlma Mater sul quale
poter far leva per realizzare un Accordo di Programma ai sensi dellart.1 della
Lg.240.
Si parla di Scuole o Facoltà, i cui Presidenti peraltro sono
anchessi designati dal Rettore, e non si fa cenno a quante saranno né come verranno
raggruppati i Dipartimenti il cui numero non è ancora noto. Spero che il tutto non ci
venga comunicato in zona Cesarini. Nella bozza, inoltre, non si dice se il
Direttore verrà eletto o designato dal Rettore: non credo sia un lapsus, penso piuttosto si tratti di
unambiguità non casuale.
Se si accetta, come ritengo
si debba accettare, il principio di rappresentatività democratica, nel poco tempo
rimasto a disposizione per approvare lo Statuto non ritengo sia possibile apportare alla
bozza le necessarie modifiche per realizzare una governance
compiutamente democratica perché limpianto stesso sul quale si articola è privo di
quei principi elementari e fondamentali della democrazia rappresentativa.
Chi avesse un po di
pazienza, legga lo Statuto di Roma La Sapienza (emanato il 4/8/10); si potrà rendere
conto di come sia una governance con un
tasso minimale di democrazia: membri eletti in entrambi gli Organi e il
Direttore di Dipartimento eletto tra i Professori di ruolo, senza distinzione di fascia di
appartenenza.
Concludo con unamara constatazione: si assiste frequentemente ad
esercitazioni orali sul concetto di democrazia e come essa debba essere
realizzata, in particolare quella che si definisce come E-democracy e che sembra
essere la nuova frontiera (si pensi al
dibattito sulla proposta del Premier inglese David Cameron di sottoporre le leggi
alla consultazione preventiva degli elettori attraverso le moderne tecnologie
informatiche), ma raramente queste dotte discettazioni vengono poi messe in pratica, come
dimostra la bozza di Statuto proposta. GIANNI PORZI |
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Notizie da Venezia Cà Foscari (855 docenti) :
il primo statuto messo in pista (in Italia) |

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Testo originale del nuovo Statuto Generale di Ateneo
(Testo
approvato dalla Commissione per le modifiche dello Statuto nominata ai sensi
dellart. 2 comma 5 L. 240/2010) |

Carrari Carlo, Rettore
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STATUTO DELL'UNIVERSITA' CA' FOSCARI VENEZIA
INDICETITOLO I - PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1 - Natura e ruolo dell'Università
Art. 2 - Missione dell'Università
Art. 3 - Principi relativi all'azione dell'Università
Art. 4 - Corsi e titoli
Art. 5 - Internazionalizzazione
Art. 6 - Federazioni e Fusioni
Art. 7 - Partecipazione dell'Università a organismi pubblici e privati
TITOLO II - ORGANIZZAZIONE DELL'UNIVERSITÀ
Capo I - Organi e Strutture
Art. 8 - Organi dell'Università
Art. 9 - Strutture dell'Università
Capo II - Organi di governo
Sezione I - Rettore
Art. 10 - Funzioni del Rettore
Art. 11 - Elezione del Rettore
Art. 12 - Prorettori e delegati
Sezione- II Senato Accademico
Art. 13 - Funzioni del Senato Accademico
Art. 14 - Composizione del Senato Accademico
Sezione III - Consiglio di Amministrazione
Art. 15 - Funzioni del Consiglio di Amministrazione
Art. 16 - Composizione del Consiglio di Amministrazione
Capo III - Organi di controllo, consultivi e di garanzia Sezione
I - Organi di controllo
Art. 17 - Nucleo di Valutazione
Art. 18 - Collegio dei Revisori dei conti
Art. 19 - Collegio di Disciplina
Sezione II - Organi consultivi e di garanzia
Art. 20 - Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti
Art. 21 - Consulta dei Dottorandi
Art. 22 - Difensore degli Studenti
Art. 23 - Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione
del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni
Capo IV- Organi di gestione e strutture amministrative
Art. 24 - Caratteri dell'Amministrazione
Art. 25 - Direttore Generale
Art. 26 - Funzioni dirigenziali
Art. 27- Centri di erogazione di servizi
TITOLO III - ORGANIZZAZIONE DELLE STRUTTURE DI DIDATTICA E DI RICERCA
Capo I - Dipartimenti e Scuole Interdipartimentali
Art. 28 - Caratteristiche e funzioni dei Dipartimenti
Art. 29 - Modalità di costituzione dei Dipartimenti
Art. 30 - Articolazione interna dei Dipartimenti
Art. 31 - Consiglio di Dipartimento Art. 32 - Direttore di Dipartimento
Art. 33 - Giunta di Dipartimento
Art. 34 - Comitato per la ricerca
Art. 35 - Comitato per la didattica
Art. 36 - Segretario generale di Dipartimento
Art. 37 - Scuole interdipartimentali
Art. 38 - Collegi didattici
Art. 39 - Commissioni didattiche paritetiche docenti-studenti
Capo II - Altre strutture di didattica e di ricerca
Art. 40 - Corsi e scuole di Dottorato
Art. 41 - Scuole di Ateneo
Art. 42 - Scuole di Specializzazione
Art. 43 - Centri di Ricerca Interateneo
TITOLO IV - NORME COMUNI
Capo I - Organi Collegiali
Art. 44 - Funzionamento degli organi collegiali
Art. 45 - Rinnovo delle rappresentanze negli organi collegiali
Art. 46 - Decadenza e incompatibilità
Art. 47 - Indennità di carica
Capo II - Attività Normativa
Art. 48 - Tipi di Regolamento
Art. 49 - Contenuto dei Regolamenti di Ateneo
Art. 50 - Formazione dei Regolamenti
Art. 51 - Pareri - Scadenza termini
Art. 52 - Pubblicazione dello Statuto e dei Regolamenti Art. 53 - Modifiche dello
Statuto
Art. 54 - Codice etico
Art. 55 - Carta degli Impegni per la Sostenibilità
TITOLO V - DISPOSIZIONI FINALI E NORME TRANSITORIE
Art. 56 - Interpretazioni
Art. 57 - Elezione dei nuovi Organi di governo dell'Ateneo Art. 58 - Proroghe e
limiti al rinnovo dei mandati
Art. 59 - Regolamenti |
Maurizio Matteuzzi*, Una breve sintesi dei lavori, nel panorama delle Università
* Professore Associato di
Filosofia e Teoria dei Linguaggi |

Maurizio Matteuzzi
|
1.- Per quanto riguarda l'avanzamento dei lavori, non è certo facile fare un
quadro di una situazione così variegata e complessa. Sinteticamente, proviamo a mettere
in evidenza i punti che suscitano maggiori problematicità e divergenze. E' chiaro che il
riferimento in molti casi è all'orientamento che emerge al momento, anche se la
situazione è in itinere, e dunque passibile di evoluzioni in altre direzioni.
2.- Un punto che sicuramente suscita dibattito è la composizione
dell'elettorato attivo per la nomina del MR. Le questioni sul tappeto riguardano i RTI
(Ricercatori a tempo indeterinato), i RTD (Ricercatori a tempo deterinato), e i TA
(tecnico-amministrativi). In alcuni atenei, l'elettorato attivo spettava già ai RTI, su
base paritetica, una testa un voto. E' il caso ad esempio di Bologna. In altri atenei ciò
non era previsto, ad esempio alla Federico II e alla SUN.
La scelta di Ca' Foscari, unico caso già definitivo,
come detto, è stata la concessione dell'elettorato attivo paritetico a tutti i
ricercatori, anche ai nuovi a tempo definito. Altri atenei intendono distinguere i due
casi; altri ancora si stanno orientando verso la distinzione, all'interno della nuova
figura dei RTD, rispetto alla quale ovviamente mancano precedenti, tra le figure di
"tipo A" e quelle di "tipo B". Si argomenta infatti che mentre queste
seconde abbiano in qualche modo titolo ad esprimersi, appartenendo in qualche misura ad un
processo di validazione comunque "interno" (hanno diritto ad un giudizio
idoneativo), così non sarebbe per le prime, che dunque andrebbero escluse. Questo è un
orientamento attualmente in discussione a Palermo.
3.- Per quanto riguarda i TA, nella maggior parte dei casi essi
esprimevano già un voto pesato. Ca' Foscari stabilisce la quota nel 25%. In altri atenei,
la via seguita sembra essere invece quella dei così detti "grandi elettori",
con un meccanismo in due fasi, nella prima della quale i TA eleggono coloro che poi
voteranno per il MR in modo paritetico ai docenti, cioè una testa un voto. E' chiaro che
sulla questione vi è grande difformità di orientamento, in primis per la ragione che il
rapporto numerico docenti/TA è molto diverso nelle varie realtà.
4.- Altro punto caldo, anzi, probabilmente il più caldo, è
costituito naturalmente dalla composizione e dalle modalità di designazione del Consiglio
di Amministrazione, che nella nuova organizzazione appare in tutti i sensi il luogo
decisionale più alto.
Da un lato da più parti si richiede di determinare elettivamente i
membri interni. Più pareri giuridici del tutto convergenti hanno chiarito che questa
forma di determinazione non contrasta con il dettato legislativo, essendo una forma
ammissibile di designazione. Tale orientamento sta emergendo ad esempio a Trieste, la cui
commissione prevede un CdA di 11 membri: il MR, 2 studenti, 4 membri interni eletti, e 4
membri esterni designati dal Senato.
In contrapposizione, altri propongono che la determinazione dei membri
anche di estrazione accademica avvenga su designazione del Senato Accademico. In qualche
modo viene proposta l'analogia con quanto avviene in una società di capitale: il Senato
sarebbe l'analogo dell'assemblea dei soci, che nomina appunto un CdA. Il punto allora
diviene quello della possibilità, da parte del Senato, non solo di nominare, ma anche di
revocare il CdA. Questo renderebbe l'analogia completa.
Qualcuno ha sostenuto che tale capacità di revoca già
esisterebbe, essendo nel nuovo assetto sfiduciabile il MR. Tale tesi non pare tuttavia ben
fondata, per diverse ragioni, in primis che il cambiamento del MR non ha nella nuova
situazione diretta influenza sul CdA, tanto è vero che essi hanno durata temporale
differente. L'ipotesi di una designazione da parte del Senato, ma con potere di revoca, è
seriamente presa in considerazione, attualmente, ad esempio da Palermo.
Una soluzione mista sta invece emergendo a Salerno, dove il CdA
ipotizzato attualmente sarebbe costituito da due soli membri esterni, con i docenti
eletti, e gli altri membri designati dal Senato entro una rosa proposta dal MR. Il quadro
ovviamente si complica considerando altre variabili, come le rappresentanze dei TA e degli
attuali assegnisti, fugure peraltro destinate in breve tempo a scomparire, via via
sostituite dai nuovi RTD. Alcuni atenei propongono una più ampia rappresentanza dei TA
nel Senato, e una totale esclusione dal CdA; è il caso, ad esempio, di nuovo di Palermo.
5.- Altre ipotesi ancora di determinazione dei membri sono
quelle miste, o in due fasi, per cercare di bilanciare da una lato la rappresentatività,
fondandola su criteri elettivi, e la competenza, che dovrebbe essere garantita dalla
designazione diretta. Si pensa allora a designazioni finali da parte di Senato o MR, a
seconda degli atenei, ma entro una rosa di eletti. Ma c'è anche chi non esclude il
processo inverso.
6.- Come si vede emerge un quadro estremamente variegato e complesso,
ed è facilmente prevedibile che tale variabilità resterà anche nelle soluzioni finali.
Con l'aggiunta di un ulteriore elemento di complessità, quello delle aggregazioni o
federazioni in atto, che ingenerano ulteriori problemi di rappresentatività. E' il caso
ad esempio della federazione delle università campane, o di quelle del Veneto, o della
Toscana, o del Salento; processi in alcuni casi già avviati, in altri in corso di vaglio.
Maurizio Matteuzzi |
| TITOLO I - PRINCIPI FONDAMENTALI Art. 1 - Natura
e ruolo dell'Università 1. L'Università Ca' Foscari Venezia, di seguito denominata
"Università", è un'istituzione pubblica che è sede primaria di libera ricerca
scientifica e istruzione superiore. Ha personalità giuridica e piena capacità di diritto
pubblico e privato. 2. L'Università afferma il proprio carattere laico, pluralista e
libero da ogni condizionamento ideologico, confessionale, politico o economico. 3.
L'Università riconosce la propria appartenenza allo Spazio Europeo dell'Istruzione
Superiore e ne fa propri principi e strumenti. 4. A norma della Costituzione, e nei limiti
fissati dalla legge, l'Università gode di autonomia statutaria, regolamentare,
scientifica, didattica, organizzativa, finanziaria e contabile. 5. L'Università ha sede a
Venezia e può istituire sedi e succursali in Italia e all'Estero, nei limiti di quanto
previsto dalla normativa vigente.
Art. 2 - Missione dell'Università 1. Nel perseguimento dell'eccellenza nei
diversi campi di studio, l'Università promuove, garantisce e coordina la libera attività
di ricerca dei docenti, fornendo i necessari strumenti e attivando gli opportuni
incentivi. 2. Concorre, attraverso la pubblicità dei risultati scientifici conseguiti e
il libero confronto delle idee, allo sviluppo civile, culturale e scientifico della
comunità locale, nazionale e internazionale. 3. Favorisce il progresso tecnologico e la
trasmissione delle conoscenze contribuendo a progettare e costruire le competenze
scientifiche e professionali rispondenti alle esigenze dello sviluppo della società. 4.
Persegue la qualità più elevata dell'istruzione e la formazione della persona,
garantisce il diritto degli studenti a un sapere aperto e critico e a una preparazione
adeguata al loro inserimento sociale e professionale, organizzando anche, a tale scopo,
periodi di studio all'estero. 5. Valorizza le professionalità e le competenze presenti al
suo interno. 6. Promuove l'accesso ai più alti gradi di studio e il loro completamento
per i capaci e meritevoli anche se privi di mezzi, contribuendo a rimuovere ogni ostacolo
a una effettiva uguaglianza di opportunità. 7. Cura l'orientamento per l'iscrizione agli
studi universitari, organizza le attività di tutorato e quelle destinate a favorire
l'inserimento dei laureati nel mondo del lavoro. 8. Promuove attività culturali, sportive
e ricreative per gli studenti e il personale e sostiene le attività formative autogestite
dagli studenti. 9. Promuove la residenzialità degli studenti e del personale, in armonia
con la peculiarità del contesto urbano veneziano. 10. Sul piano internazionale
l'Università persegue tutte le forme di collaborazione atte a favorire la conoscenza e
l'arricchimento reciproco fra le culture, la circolazione del sapere e lo scambio di
studenti e di personale. 11. Favorisce i rapporti con le istituzioni pubbliche e private,
con le imprese e le altre forze produttive, partecipando attivamente alla definizione
delle politiche che riguardano lo sviluppo della ricerca e del territorio e promuovendo
l'inserimento dei propri studenti nella sociètà e nel mondo del lavoro. 12. Promuove le
relazioni con i propri ex studenti (alumni) per creare un'ampia comunità Cafoscarina che
favorisca la crescita dell'Ateneo e la valorizzazione del suo nome in tutto il mondo e che
ne rafforzi i legami con l'Università.
Art. 3 - Principi relativi all'azione dell'Università 1. L'Università
garantisce pari opportunità nella ricerca, nello studio e nel lavoro. 2. L'Università si
dota di un 'Codice etico', di un 'Codice di condotta per la prevenzione e la lotta contro
il fenomeno del mobbing" e di un 'Codice di condotta contro le molestie sessuali',
volti a evitare al suo interno ogni forma di discriminazione, diretta ed indiretta,
relativa al genere, all'età, all'orientamento sessuale, all'origine etnica, alla
disabilità, alla religione e alla lingua, ogni tipo di conflitti di interessi e qualsiasi
forma di nepotismo e favoritismo, per la prevenzione delle molestie sessuali e morali
(mobbing) per la tutela della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, delle
studentesse e degli studenti. 3. L'Università si dota di una Carta degli Impegni per la
Sostenibilità in cui definisce le regole e gli obiettivi volti a minimizzare il proprio
impatto sull'ambiente e sulle risorse naturali, ad aumentare la coesione sociale e a
ridurre le disuguaglianze al suo interno, a favorire la crescita culturale e il progresso
economico sostenibile del territorio. 4. Assume come valore fondamentale il benessere sui
luoghi di studio e di lavoro e predispone strategie di prevenzione per migliorare la
sicurezza e la qualità complessiva delle sue attività. 5. Favorisce, attraverso i propri
organi consultivi e di proposta, la partecipazione di tutte le sue componenti. 6 Adegua la
propria offerta didattica all'evoluzione della ricerca e della società e si impegna ad
arricchire il proprio patrimonio culturale e scientifico adoperandosi per accrescere le
risorse disponibili. 7. Attiva tutti i livelli di formazione universitaria previsti dallo
Statuto, assicurando la corretta utilizzazione delle strutture e il loro sviluppo
programmato. L'ordinamento degli studi è disciplinato dal Regolamento didattico di
Ateneo. 8. Le attività didattiche, comprese le attività tutoriali, sono organizzate in
funzione del soddisfacimento delle esigenze di apprendimento e di formazione dello
studente. 9. L'Università adotta la valutazione, anche ad opera di esperti esterni, come
sistema per misurare il valore scientifico e la qualità dell'attività didattica e di
ricerca, nonché l'efficacia e l'efficienza dell'attività di servizio delle proprie
strutture e il raggiungimento degli obiettivi strategici fissati, per le rispettive
competenze, dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione. 10. L'Università
elabora, dandone la massima diffusione e pubblicità, indicatori atti a assicurare un
utilizzo efficace dei fondi che essa destina alla ricerca e alla didattica, a quantificare
l'impiego delle risorse da parte delle proprie strutture organizzative, a valutare il
grado della loro utilizzazione e a valutare e verificare la congruenza tra obiettivi
prefissati e risultati realizzati. Il sistema di valutazione delle diverse attività
istituzionali è applicato, per l'assegnazione di risorse umane e finanziarie, alle
strutture organizzative della ricerca e della didattica nonché alle strutture
amministrative e tecniche. 11. Riconosce le rappresentanze sindacali dei dipendenti, che
partecipano all'organizzazione del lavoro nelle forme stabilite dalla legge e dalla
contrattazione collettiva nazionale. Si impegna a realizzare un sistema di relazioni
sindacali improntato alla trasparenza dei comportamenti delle parti e alla reciproca
collaborazione. 12. L'Università cura e incentiva l'aggiornamento professionale e la
formazione continua del proprio personale tecnico e amministrativo, anche organizzando
specifici corsi, e assicurandone una collocazione funzionale che, nel rispetto delle
normative vigenti, riconosca le professionalità specifiche e ne valorizzi l'apporto. 13.
Assicura la trasparenza degli atti e il diritto di accesso ai documenti amministrativi.
14. Cura che i diritti di titolarità o contitolarità della proprietà intellettuale e
industriale e dei diritti connessi si concilino con il principio della pubblicità dei
risultati della ricerca scientifica.
Art. 4 - Corsi e titoli 1. L'Università conferisce i seguenti titoli: a) Laurea
(L); b) Laurea Magistrale (LM); c) Diploma di Specializzazione (DS); d) Dottorato di
Ricerca (DR); e) Master Universitario di I e II livello (MU). 2. L'Università può
rilasciare attestati relativi alle altre attività di formazione alle quali essa
partecipa.
Art. 5 - Internazionalizzazione 1. L'Università favorisce la dimensione
internazionale delle attività di ricerca e di formazione anche attraverso la mobilità di
tutte le sue componenti, i contatti e gli accordi con istituzioni accademiche o di alto
profilo culturale di tutto il mondo, l'adesione a network e consorzi, lo scambio di
conoscenze scientifiche e di esperienze formative, il reclutamento di studenti,
ricercatori in formazione, ricercatori e docenti provenienti da altri Stati. 2.
L'Università riconosce il valore della mobilità come strumento di rafforzamento delle
conoscenze scientifiche e di sviluppo professionale in tutte le fasi della carriera del
personale. A tale scopo favorisce e promuove la mobilità nazionale, internazionale e
interdisciplinare, nonché quella fra il settore pubblico e privato. 3. L'Università
assume e promuove la caratterizzazione internazionale dei propri programmi di ricerca e
formativi, anche attraverso l'attivazione di corsi di studio in collaborazione con Atenei
di altri Paesi per il conseguimento di titoli congiunti o multipli, la revisione dei
curricula formativi e l'impiego diffuso di lingue diverse dall'italiano. Adotta strumenti
tecnologici adeguati al fine di favorire la diffusione internazionale delle proprie
attività formative. 4. L'Università cura la semplificazione di tutte le procedure
amministrative, allo scopo di favorire l'accesso alle proprie attività di ricerca e
formazione da parte di persone e istituzioni di altri Stati.
Art. 6 - Federazioni e Fusioni 1. Ai sensi di quanto previsto dalla normativa
vigente l'Università, anche limitatamente ad alcuni settori o strutture, può federarsi
ovvero fondersi con altri Atenei. La Federazione può avere luogo altresì tra
l'Università ed Enti o Istituzioni operanti nei settori della ricerca e dell'alta
formazione, ivi compresi gli istituti tecnici superiori.
Art. 7 - Partecipazione dell'Università a organismi pubblici e privati 1.
L'Università può partecipare a enti, società, fondazioni, consorzi o altre forme
associative di diritto pubblico o privato per lo svolgimento di attività strumentali alla
propria attività di ricerca e di didattica o comunque funzionali al perseguimento dei
propri fini istituzionali. Promuove, inoltre, la collaborazione con persone giuridiche
create secondo norme di diritto pubblico, con particolare attenzione ai Comuni, alle
Province e alle Regioni, che perseguano finalità di interesse strategico per l'Ateneo. 2.
Le partecipazioni sono deliberate dal Consiglio di Amministrazione, sentito il Senato
Accademico su quelle di rilievo strategico. Esse sono comunque subordinate ai seguenti
presupposti: a) disponibilità di risorse finanziarie e organizzative sufficienti; b)
destinazione della quota degli eventuali utili da attribuire all'Ateneo per finalità
istituzionali, scientifiche e didattiche; c) espressa previsione di patti parasociali a
salvaguardia dell'Università in occasione di eventuali aumenti di capitale della persona
giuridica partecipata; d) limitazione del concorso dell'Ateneo, qualora si dovessero
ripianare eventuali perdite, alla quota di partecipazione; e) diritto di recedere nel caso
in cui l'oggetto della persona giuridica partecipata venga modificato. 3. La
partecipazione dell'Università può essere costituita dal comodato di beni, mezzi o
strutture nel rispetto dei principi enunciati nel comma 2 del presente articolo, con oneri
a carico del comodatario. 4. La licenza dell'uso del marchio, per finalità non
istituzionali, fatto salvo il prestigio dell'Ateneo, è autorizzata dal Rettore. 5. La
rappresentanza dell'Università in seno agli organi amministrativi, tecnico-scientifici e
didattici degli Enti costituiti ai sensi del presente articolo può essere data anche a
docenti dell'Ateneo prescindendo dal loro regime di impegno didattico. In ogni caso, tale
rappresentanza è disposta con apposito decreto del Rettore. 6. È cura del Direttore
Generale tenere un elenco aggiornato di tutti gli organismi pubblici e privati cui
l'Università partecipa, così come dei rappresentanti da essa designati, e di renderne
possibile la consultazione a chiunque ne abbia interesse. 7. Il recesso dell'Ateneo dagli
organismi privati e pubblici ai quali partecipa avviene, su proposta del Rettore, con
delibera del Consiglio di Amministrazione.
TITOLO II - ORGANIZZAZIONE DELL'UNIVERSITÀ
Capo I - Organi e Strutture
Art. 8 - Organi dell'Università 1. L'Università opera come un sistema
complesso e integrato in tutte le sue componenti, e riflette al suo interno la distinzione
fra attività di indirizzo, di controllo e attività di gestione. 2. All'attività di
indirizzo sono preposti i seguenti Organi di governo: a) il Senato Accademico; b) il
Consiglio di Amministrazione; c) il Rettore. 3. Gli Organi di governo dell'Università
sono assistiti da organi di controllo, che sono: a) il Nucleo di Valutazione, per
l'attività scientifica, didattica e amministrativa; b) il Collegio dei Revisori dei
Conti, per la gestione finanziaria, contabile e patrimoniale. 4. Sull'operato degli organi
di governo e delle strutture di gestione vigilano il Difensore degli Studenti e il
Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di
chi lavora e contro le discriminazioni per le materie di competenza. 5. L'Organo cui è
affidata l'attività di gestione è il Direttore Generale, assistito dai dirigenti, che
rispondono dei relativi risultati, nonché dagli altri responsabili delle strutture
dell'Università.
Art. 9 - Strutture dell'Università 1. Sono strutture dell'Università: a)
l'Amministrazione; b) i Dipartimenti; c) le Scuole interdipartimentali; d) i Centri
interdipartimentali per la ricerca; e) i Centri di erogazione di servizi; f) le Scuole di
Ateneo; g) le Scuole di Specializzazione. 2. L'Università si avvale della Fondazione
Università Ca' Foscari Venezia per svolgere un'attività strumentale di sostegno alle
proprie attività di ricerca e didattica, con particolare riferimento alle iniziative che
abbiano un taglio interdisciplinare e/o internazionale. 3. L'Università agisce in
collaborazione con le altre Università, promuovendo iniziative comuni nel campo della
ricerca e della didattica, volte al raggiungimento di risultati di eccellenza nei singoli
ambiti di attività, attraverso l'istituzione di Corsi di studio, di Master o di Dottorati
interateneo e mediante la promozione o l'adesione a Centri Interuniversitari o ad altre
strutture di tipo federativo. 4. Le strutture amministrative dell'Università sono
organizzate in modo da assicurare l'economicità, la speditezza e la rispondenza al
pubblico interesse dell'azione amministrativa, nonché l'individuazione delle competenze e
delle connesse responsabilità. 5. L'Università persegue i propri fini didattici,
scientifici e organizzativi anche attraverso convenzioni e forme associative, quali
associazioni, consorzi, società e fondazioni, con altri soggetti pubblici e privati,
italiani e stranieri per attività in Italia e all'estero.
Capo II - Organi di governo
Sezione I Rettore
Art. 10 - Funzioni del Rettore 1. Il Rettore rappresenta l'Università e ha la
responsabilità del perseguimento delle finalità dell'Ateneo secondo criteri di qualità
e nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza, trasparenza e promozione del merito.
È organo di governo dell'Ateneo, assicura l'unitarietà degli indirizzi espressi dal
Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione e ne promuove e coordina
l'attuazione. 2. In particolare il Rettore: a) ha la rappresentanza legale dell'Ateneo; b)
convoca e presiede il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione e assicura
l'esecuzione delle rispettive delibere; c) propone al Senato Accademico i nomi dei
componenti del Consiglio di Amministrazione e del Presidente del Collegio dei Revisori dei
conti; d) propone al Consiglio di Amministrazione il nome della persona cui conferire
l'incarico di Direttore Generale; e) emana i provvedimenti di nomina delle cariche
istituzionali; f) propone il documento di programmazione strategica triennale di Ateneo al
Consiglio di Amministrazione, tenendo conto delle proposte e del parere del Senato
Accademico e del Nucleo di Valutazione; g) presenta al Consiglio di Amministrazione per
l'approvazione il bilancio di previsione e il conto consuntivo; h) garantisce il diritto
degli studenti ad una formazione adeguata e la trasparenza degli atti amministrativi; i)
stipula convenzioni e accordi in materia didattica, scientifica e culturale; l) emana lo
Statuto e i Regolamenti, nonché le loro modifiche; m) stipula i contratti per attività
di insegnamento; n) vigila sul buon andamento della ricerca e della didattica, esercitando
funzioni di indirizzo, iniziativa e coordinamento, così come sull'efficienza e la
correttezza dell'azione amministrativa, garantendo trasparenza e promozione del merito; o)
esercita il potere di annullamento per ragioni di legittimità su tutti gli atti degli
organi e delle strutture dell'Università; p) avvia i procedimenti disciplinari nei
confronti dei docenti, trasmettendo gli atti al Collegio di Disciplina e formulando una
motivata proposta in merito. Avvia i provvedimenti in caso di violazione del Codice etico
e propone al Senato Accademico la sanzione, qualora la materia non ricada fra le
competenze del Collegio di Disciplina; q) utilizza nella propria azione di indirizzo e
controllo le risultanze del lavoro del Nucleo di Valutazione; r) esercita ogni altra
attribuzione che gli sia demandata dall'ordinamento generale universitario, dallo Statuto
e dai Regolamenti di Ateneo, o che non sia espressamente attribuita ad altri organi dallo
Statuto; s) convoca almeno una volta l'anno un'assemblea di Ateneo alla quale presentare
il piano di sviluppo dell'Università. 3. In caso di necessità e urgenza il Rettore può
adottare provvedimenti di competenza del Senato Accademico e del Consiglio di
Amministrazione sottoponendoli a ratifica nella seduta immediatamente successiva. 4. Il
Rettore può optare all'inizio dell'anno accademico per una riduzione o esenzione
dell'impegno didattico, dandone comunicazione al Senato Accademico.
Art. 11 - Elezione del Rettore 1. Il Rettore è eletto fra i professori ordinari
in servizio presso le università italiane che abbiano optato o optino per il tempo pieno.
Dura in carica sei anni e non è rieleggibile. 2. L'elettorato attivo spetta: a) a tutti i
professori straordinari, ordinari, associati e ai ricercatori, anche a tempo determinato;
b) ai membri dell'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti; c) ai rappresentanti del
personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori ed esperti linguistici nel Senato
Accademico e nel Consiglio di Amministrazione; d) al personale tecnico e amministrativo e
ai collaboratori ed esperti linguistici, con l'esclusione dei rappresentanti menzionati
alla lett. c) del presente comma, in misura pari al 25% dei docenti elettori, secondo le
modalità stabilite dal Regolamento Generale di Ateneo. 3. Il Decano indice le elezioni
dopo il centottantesimo giorno antecedente la scadenza del mandato e ne fissa lo
svolgimento non prima di quaranta giorni dalla indizione e non oltre il 30 luglio. In caso
di anticipata cessazione dalla carica, il Decano indice le elezioni entro trenta giorni
dalla cessazione e ne fissa lo svolgimento non prima di quaranta e non oltre sessanta
giorni dalla indizione. In tal caso le funzioni del Rettore, limitatamente all'ordinaria
amministrazione, sono esercitate dal Prorettore vicario. 4. Il Rettore, nella prima
votazione, è eletto a maggioranza assoluta degli aventi diritto. Nella seconda e terza
votazione a maggioranza assoluta dei votanti. In caso di mancata elezione si procede al
ballottaggio fra i due candidati che nella terza votazione abbiano riportato il maggior
numero di voti. In caso di parità risulta eletto il candidato con maggiore anzianità di
ruolo o, in caso di ulteriore parità, il candidato con maggiore anzianità anagrafica. 5.
Il Rettore è proclamato eletto dal Decano dell'Università ed è nominato dal Ministro
dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Al Rettore spetta una indennità di
carica determinata, su proposta del Senato Accademico, dal Consiglio di Amministrazione.
6. In caso di assenza o di impedimento del Decano, l'elezione è indetta dal professore
ordinario che lo segue in ordine di anzianità, che provvede anche alla proclamazione. 7.
Il Rettore entra in carica il primo ottobre dell'anno in cui è stato eletto. Nel caso di
anticipata cessazione dalla carica del precedente Rettore, il Rettore eletto entra in
carica all'atto della proclamazione e vi rimane per i successivi sei anni.
Art. 12 - Prorettori e delegati 1. Il Rettore nomina tra i professori di ruolo
di prima fascia dell'Università a tempo indeterminato un Prorettore vicario. Questi
adotta, in caso di assenza o impedimento del Rettore, i provvedimenti di ordinaria
amministrazione. 2. Il Prorettore vicario esercita inoltre le funzioni che gli sono
delegate dal Rettore; partecipa, senza diritto di voto, alle adunanze del Consiglio di
Amministrazione e del Senato Accademico. 3. Il Prorettore vicario può optare all'inizio
dell'anno accademico per una riduzione dell'impegno didattico, dandone comunicazione al
Rettore e al Direttore del Dipartimento di appartenenza. 4. La carica di Prorettore
vicario è incompatibile con ogni altra carica istituzionale dell'Università e degli Enti
strumentali della stessa. 5. Nell'esercizio delle sue funzioni, il Rettore può avvalersi
di Prorettori e Delegati da lui scelti tra i docenti dell'Università e nominati con
proprio decreto, nel quale sono precisati i compiti e gli ambiti di competenza. Prorettori
e Delegati rispondono direttamente al Rettore del loro operato. Su argomenti relativi agli
ambiti di competenza, i Prorettori e i Delegati, su proposta del Rettore, possono far
parte delle commissioni istruttorie degli organi dell'Università e possono essere
invitati alle sedute del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione. I
Prorettori possono avere delega alla firma degli atti relativi agli ambiti di rispettiva
competenza. 6. I Prorettori possono optare all'inizio dell'anno accademico per una
riduzione dell'impegno didattico, dandone comunicazione al Rettore e al Direttore del
Dipartimento di appartenenza.
Sezione II Senato Accademico
Art. 13 - Funzioni del Senato Accademico 1. Il Senato Accademico è organo di
governo dell'Ateneo. Esso contribuisce a elaborare le strategie dell'Ateneo; approva,
previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione, lo Statuto e il Regolamento
Generale di Ateneo; approva i Regolamenti di sua competenza ai sensi dell'art. 49;
esercita una funzione di programmazione, coordinamento e controllo delle attività
dell'Ateneo nel campo della ricerca e della didattica. 2. In particolare il Senato
Accademico: a) formula proposte ed esprime un parere obbligatorio sui piani pluriennali di
sviluppo dell'Ateneo, ivi compreso il documento di programmazione strategica triennale,
che il Rettore presenta al Consiglio di Amministrazione, indicando le priorità nella
destinazione delle risorse e i criteri di ripartizione delle medesime, in relazione agli
obiettivi della ricerca e della didattica; b) esprime parere obbligatorio sul bilancio di
previsione e sul conto consuntivo dell'Ateneo; c) formula proposte e pareri obbligatori in
materia di didattica, di ricerca e di servizi agli studenti; d) delibera, previo parere
favorevole del Consiglio di Amministrazione, le modifiche allo Statuto e al Regolamento
Generale di Ateneo, delibera le modifiche ai Regolamenti di sua competenza ai sensi
dell'art. 49; approva il Codice etico, previo parere favorevole del Consiglio di
Amministrazione; e) esprime parere obbligatorio sui Regolamenti di competenza del
Consiglio di Amministrazione nei casi previsti dall'art. 49; f) esprime parere
obbligatorio sui criteri generali di determinazione delle tasse e dei contributi degli
studenti e su ogni altra misura intesa a garantire il diritto allo studio; g) esprime
parere obbligatorio sull'istituzione, attivazione, modifica e disattivazione di Corsi,
Sedi, Dipartimenti, Scuole e altre strutture didattiche e di ricerca, anche
interuniversitarie, deliberate dal Consiglio di Amministrazione; h) propone al Consiglio
di Amministrazione la destinazione dei posti del personale docente sulla base delle
proposte deliberate dai Consigli di Dipartimento e del parere del Nucleo di Valutazione;
i) propone al Consiglio di Amministrazione la destinazione delle risorse in ordine alla
formazione dell'organico di Ateneo del personale tecnico e amministrativo; l) svolge
funzioni di coordinamento e di raccordo fra i Dipartimenti, le Scuole e le altre strutture
dell'Università e ne dirime gli eventuali conflitti; m) designa, su proposta del Rettore,
gli esperti esterni chiamati a fare parte del Consiglio di Amministrazione, il Presidente
del Collegio dei Revisori dei conti e i componenti del Collegio di Disciplina; n)
determina gli Organi e le strutture ai cui titolari o componenti può essere assegnata
un'indennità di carica, ivi compresi l'indennità di carica del Rettore e gli emolumenti
dei componenti del Consiglio di Amministrazione, e ne propone l'ammontare a quest'ultimo;
o) esprime pareri sui programmi edilizi dell'Ateneo, in vista delle delibere del Consiglio
di Amministrazione; p) commina le sanzioni in caso di violazione del Codice etico, su
proposta del Rettore e qualora la materia non ricada fra le competenze del Collegio di
Disciplina; q) esprime pareri su tutte le altre materie a esso sottoposte dal Rettore. 3.
Il Senato Accademico può proporre al corpo elettorale, con una maggioranza di almeno due
terzi dei suoi componenti, una mozione di sfiducia nei confronti del Rettore, non prima
che siano trascorsi due anni dall'inizio del suo mandato. Il Decano indice le votazioni
dopo trenta giorni dall'approvazione della mozione di sfiducia da parte del Senato
Accademico e ne fissa lo svolgimento non prima di quaranta giorni e non oltre sessanta
giorni dalla indizione. Gli aventi diritto al voto sono determinati ai sensi dell'art. 11,
comma 2, dello Statuto. La mozione di sfiducia nei confronti del Rettore è approvata dal
corpo elettorale con il voto favorevole della maggioranza assoluta degli aventi diritto.
La procedura di voto si svolge secondo le modalità stabilite dal Regolamento Generale di
Ateneo. Nel caso in cui il corpo elettorale approvi la mozione di sfiducia nei confronti
del Rettore, quest'ultimo cessa dalla carica all'atto della proclamazione del risultato
delle votazioni da parte del Decano. 4. In caso di anticipata cessazione del Rettore e
durante il periodo di reggenza del Prorettore vicario, il Senato Accademico opera in
regime di ordinaria amministrazione.
Art. 14 - Composizione del Senato Accademico 1. Fanno parte del Senato
Accademico: a) il Rettore; b) dodici docenti di ruolo, eletti dai docenti dell'Ateneo in
modo da rispettare le diverse aree scientifico-disciplinari presenti nell'Ateneo, di cui
almeno quattro Direttori di Dipartimento; se uno dei Direttori termina il proprio mandato
prima della scadenza del Senato, viene sostituito dal primo dei direttori non eletti; c)
tre rappresentanti del personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori ed esperti
linguistici eletti dall'insieme del personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori
ed esperti linguistici; d) tre rappresentanti degli studenti eletti dagli studenti
iscritti ai Corsi di Laurea, Laurea Magistrale e Dottorato di ricerca dell'Università. 2.
Le modalità elettorali per l'elezione del Senato Accademico sono stabilite dal
Regolamento Generale di Ateneo. 3. Le rappresentanze di cui alle lett. c) e d) del comma 1
del presente articolo partecipano a tutte le discussioni e hanno diritto di voto sulle
materie di cui all'art. 13, ad eccezione di quelle di cui alla lett. h) del comma 2
dell'art. 13 e di quelle implicanti valutazione sull'attività scientifica dei singoli
docenti o delle strutture. 4. Partecipano alle riunioni del Senato, senza diritto di voto,
il Prorettore vicario, il Direttore Generale e il Coordinatore del Nucleo di Valutazione.
5. Il Senato Accademico è presieduto dal Rettore. Le funzioni di segretario sono svolte
dal Direttore Generale o da persona da lui delegata. 6. Il Senato Accademico è convocato
dal Rettore ogni qualvolta questi lo ritenga opportuno o quando ne faccia motivata
richiesta almeno un terzo dei membri. Il Senato Accademico è comunque convocato almeno
una volta ogni tre mesi. 7. Il Senato Accademico dura in carica tre anni accademici, ad
eccezione dei rappresentanti degli studenti il cui mandato dura due anni accademici. Tutti
i suoi componenti sono immediatamente rinnovabili per una sola volta.
Sezione III Consiglio di Amministrazione
Art. 15 - Funzioni del Consiglio di Amministrazione 1. Il Consiglio di
Amministrazione è organo di governo dell'Ateneo. Esso svolge le funzioni di indirizzo
strategico e di controllo dell'attività amministrativa, finanziaria e patrimoniale
dell'Ateneo. 2. Il Consiglio di Amministrazione esprime parere obbligatorio sullo Statuto
e sul Regolamento Generale di Ateneo, sul Codice etico e sulle relative modifiche, nonché
esprime il proprio parere sui Regolamenti di cui all'art. 49 nei termini ivi previsti. 3.
Il Consiglio di Amministrazione delibera su: a) il bilancio di previsione e il conto
consuntivo, su proposta del Rettore e tenuto conto del parere del Senato Accademico per le
parti di sua competenza, e le variazioni al bilancio di previsione; il bilancio di
previsione e il conto consuntivo vanno trasmessi al Ministero dell'Istruzione,
dell'Università e della Ricerca e al Ministero dell'Economia e delle Finanze; b) i
Regolamenti di sua competenza ai sensi dell'art. 49 e le relative modifiche; c) i
programmi edilizi dell'Ateneo, sentito il Senato Accademico; d) i provvedimenti relativi
alle tasse e ai contributi a carico degli studenti, sentiti il Senato Accademico e
l'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti; e) la programmazione finanziaria annuale e
triennale; f) la programmazione annuale e triennale del personale, tenuto conto delle
priorità e dei criteri stabiliti dal Senato Accademico; g) le proposte di chiamata dei
docenti; h) le convenzioni di particolare rilievo per l'Ateneo, sentito il Senato
Accademico; i) la copertura finanziaria delle iniziative e attività approvate dal Senato
Accademico; in caso di delibera non positiva, l'argomento viene sottoposto per il riesame
al Senato Accademico; l) l'attivazione, la modifica e la disattivazione di Corsi, Sedi,
Dipartimenti, Scuole e altre strutture didattiche, di ricerca, anche interuniversitarie,
acquisito il parere obbligatorio del Senato Accademico; m) l'attivazione, la modifica e la
disattivazione di strutture e centri di servizio, anche interuniversitari; n) i progetti e
le modalità di attivazione delle federazioni e fusioni previsti dall'art. 3 L. 240/2010,
previo parere obbligatorio del Senato Accademico; o) tutti gli atti che rientrano nelle
competenze attribuitegli dalla legge, dallo Statuto e dai Regolamenti di Ateneo. 4. Il
Consiglio di Amministrazione delibera, in assenza dei rappresentanti degli studenti, in
materia di sanzioni disciplinari sui docenti, secondo quanto disposto dal successivo art.
19. 5. Il Consiglio di Amministrazione approva i piani pluriennali di sviluppo
dell'Ateneo, ivi compreso il documento di programmazione strategica triennale, sentite le
proposte e il parere obbligatorio del Senato Accademico in ordine alle priorità nella
destinazione e nella ripartizione delle risorse in relazione agli obiettivi della ricerca
e della didattica. 6. Il Consiglio di Amministrazione inoltre: a) conferisce e revoca
l'incarico di Direttore Generale; b) designa i membri del Nucleo di Valutazione; c)
approva le convenzioni e i contratti che comportino oneri o entrate per l'Università che
superino una soglia determinata dal medesimo Consiglio di Amministrazione; d) delibera, su
proposta del Senato Accademico, l'ammontare dell'indennità di carica del Rettore e di
quelle dei soggetti di cui alla lett. n) del comma 2 dell'art.13. 7. Il Consiglio di
Amministrazione è presieduto dal Rettore. Le funzioni di segretario sono svolte dal
Direttore Generale o da persona da lui delegata. 8. In caso di anticipata cessazione del
Rettore e durante il periodo di reggenza del Prorettore vicario, il Consiglio di
Amministrazione opera in regime di ordinaria amministrazione.
Art. 16 - Composizione del Consiglio di Amministrazione 1. Il Consiglio di
Amministrazione è composto da: a) il Rettore; b) da quattro a sei membri esterni
designati dal Senato Accademico su proposta del Rettore, che ne dispone la nomina con
proprio decreto; c) un rappresentante dei docenti, anche esterno all'Ateneo; d) un
rappresentante del personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori ed esperti
linguistici, anche esterno all'Ateneo; e) due rappresentanti eletti degli studenti,
iscritti ai Corsi di Laurea, Laurea Magistrale e Dottorato di ricerca dell'Università.
Partecipano alle riunioni, senza diritto di voto, il Prorettore vicario e il Direttore
Generale. Le modalità con cui sono scelti i rappresentanti dei docenti, del personale
tecnico e amministrativo e dei Collaboratori ed Esperti linguistici, nonché degli
studenti, sono stabilite dal Regolamento Generale di Ateneo. 2. I membri esterni del
Consiglio di Amministrazione non possono appartenere ai ruoli dell'Ateneo a decorrere dai
tre anni precedenti alla designazione e per tutta la durata dell'incarico; non possono
inoltre essere studenti dell'Università Ca' Foscari Venezia. 3. Tutti i componenti, ad
eccezione dei rappresentanti degli studenti, devono essere scelti fra: a) persone che
abbiano maturato la loro esperienza professionale attraverso l'esercizio di attività di
amministrazione, direzione o controllo presso società ed enti del settore pubblico o
privato, ovvero che abbiano svolto funzioni dirigenziali in amministrazioni pubbliche o
private, e che siano inoltre rappresentative di realtà economiche, istituzionali,
culturali e produttive del territorio; b) personalità di alto e riconosciuto livello
scientifico sul piano internazionale. La scelta dei componenti il Consiglio di
Amministrazione avviene nel rispetto del principio costituzionale delle pari opportunità
tra uomini e donne nell'accesso agli uffici pubblici. 4. Il Consiglio di Amministrazione
dura in carica tre anni accademici, ad eccezione dei rappresentanti degli studenti il cui
mandato è biennale, e i suoi componenti sono immediatamente rinnovabili per una sola
volta. 5. Il Consiglio di Amministrazione è convocato in via ordinaria dal Rettore almeno
una volta ogni tre mesi. Può essere convocato in qualsiasi momento dal Rettore, o quando
ne facciano richiesta almeno un terzo dei componenti.
Capo III - Organi di controllo, consultivi e di garanzia
Sezione I Organi di controllo
Art. 17 - Nucleo di Valutazione 1. Al Nucleo di Valutazione è attribuita la
funzione di verifica della qualità e dell'efficacia dell'offerta didattica, anche sulla
base degli indicatori individuati dalle commissioni paritetiche docenti-studenti, nonché
la funzione di verifica dell'attività di ricerca svolta dai Dipartimenti e della
congruità del curriculum scientifico o professionale dei titolari dei contratti di
insegnamento di cui all'art. 23 comma 1 L. 30 dicembre 2010, n. 240. Al Nucleo sono
altresì attribuite, in raccordo con l'attività dell'A.N.V.U.R., le funzioni previste
dall'art. 14 D. Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, relative alle procedure di valutazione delle
strutture e del personale, al fine di promuovere nelle università, in piena autonomia e
con modalità organizzative proprie, il merito e il miglioramento della performance
organizzativa e individuale. 2. Il Nucleo di Valutazione di Ateneo svolge tutte le
funzioni assegnategli dalla legge, dal presente Statuto e dai Regolamenti di Ateneo,
operando in conformità alle disposizioni ivi contenute. 3. Il Nucleo di Valutazione di
Ateneo è designato dal Consiglio di Amministrazione, sentito il Senato Accademico, ed è
nominato dal Rettore con proprio decreto. È composto da cinque a sette membri, incluso un
rappresentante degli studenti. I componenti, ad eccezione del rappresentante degli
studenti, devono essere di elevata qualificazione professionale e in prevalenza esterni
all'Ateneo, tenendo conto delle diverse aree scientifico-disciplinari presenti
nell'Ateneo; il loro curriculum è reso pubblico nel sito internet dell'Università. Il
Nucleo risponde al Rettore, dura in carica per tre anni, salvo quanto previsto all'art.
45, e i suoi componenti sono immediatamente rinnovabili per una sola volta. Il numero dei
componenti, le modalità della loro individuazione e il funzionamento dell'organo sono
disciplinati dal Regolamento Generale di Ateneo. Il coordinatore del Nucleo è individuato
dal Rettore con il decreto di nomina dell'organo. 4. L'Università assicura al Nucleo
l'autonomia operativa, il diritto di accesso ai dati e alle informazioni necessari,
nonché la pubblicità e la diffusione degli atti, nel rispetto della normativa a tutela
della riservatezza.
Art. 18 - Collegio dei Revisori dei conti 1. Il controllo sulla gestione
amministrativo-contabile, finanziaria e patrimoniale è demandato ad un Collegio dei
Revisori dei conti. 2. Il Collegio è composto da: a) un membro effettivo, con funzioni di
Presidente, designato dal Senato Accademico, su proposta del Rettore, tra i magistrati
amministrativi e contabili e gli avvocati dello Stato; b) un membro effettivo e uno
supplente, designati dal Ministero dell'Economia e delle Finanze; c) un membro effettivo e
uno supplente, scelti dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca tra
dirigenti e funzionari del Ministero stesso. Almeno due componenti del Collegio devono
essere iscritti al Registro dei revisori contabili. 3. I componenti del Collegio dei
Revisori dei conti sono nominati con decreto rettorale, durano in carica tre anni e
possono essere rinnovati per una sola volta. L'incarico di componente del Collegio non
può essere conferito a dipendenti dell'Università. 4. I compiti e le modalità di
funzionamento del Collegio sono stabiliti dal Regolamento per l'amministrazione, la
finanza e la contabilità.
Art. 19 - Collegio di Disciplina 1. Il controllo disciplinare sui docenti è
affidato a un Collegio di Disciplina, composto da un professore ordinario, un professore
associato confermato e un ricercatore confermato, tutti in regime di tempo pieno, nonché
da due professori ordinari supplenti, nominati dal Senato Accademico per un triennio
accademico, immediatamente rinnovabile per una sola volta. 2. Il Collegio opera secondo il
principio del giudizio fra pari, nel rispetto del contraddittorio. 3. Il Collegio svolge
la fase istruttoria dei procedimenti disciplinari, avviati dal Rettore secondo quanto
disposto dall'art. 10, comma 2, lett. p) e, uditi il Rettore o un suo delegato nonché il
docente sottoposto ad azione disciplinare, eventualmente assistito da un difensore di
fiducia, esprime in merito un parere conclusivo entro trenta giorni dall'avvio del
procedimento, trasmettendolo al Consiglio di Amministrazione. 4. Il Consiglio di
Amministrazione, senza la rappresentanza degli studenti, entro trenta giorni dalla
ricezione del parere del Collegio di Disciplina infligge la sanzione ovvero dispone
l'archiviazione del procedimento, conformemente al parere vincolante ricevuto. 5. Il
procedimento si estingue ove la decisione di cui al comma precedente non intervenga entro
180 giorni dalla data di trasmissione degli atti al Consiglio di Amministrazione.
Sezione II Organi consultivi e di garanzia
Art. 20 - Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti 1. L'Assemblea dei
Rappresentanti degli Studenti è Organo collegiale di rappresentanza degli studenti
iscritti ai Corsi di Laurea e di Laurea Magistrale; ha funzioni propositive ed è organo
consultivo del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione. 2. L'Assemblea dei
Rappresentanti degli Studenti è composta dai rappresentanti degli studenti in Senato
Accademico, in Consiglio di Amministrazione, nei Consigli di Dipartimento e nelle Giunte
delle Scuole interdipartimentali. 3. L'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti: a)
designa il Difensore degli Studenti; b) designa il rappresentante degli studenti nel
Nucleo di Valutazione; c) designa i rappresentanti degli studenti nel Comitato per lo
Sport Universitario; d) adotta, in conformità ai Regolamenti di Ateneo, il proprio
Regolamento interno; e) esprime parere su: I) per le parti di competenza, il Regolamento
Generale di Ateneo, il Codice etico e la Carta degli Impegni per la Sostenibilità; II) il
Regolamento delle attività formative autogestite dagli studenti e il Regolamento
didattico di Ateneo; III) la determinazione di contributi e tasse a carico degli studenti;
IV) gli interventi di attuazione del diritto allo studio; V) le modalità di
collaborazione degli studenti alle attività di servizio. 4. L'Assemblea dei
Rappresentanti degli Studenti elabora proposte su tutte le materie di interesse degli
studenti; in particolare è chiamata a formularle sulle materie di cui alla lettera e) del
comma 3 del presente articolo; svolge ogni altra funzione ad essa assegnata
dall'ordinamento universitario, dal presente Statuto e dai Regolamenti. 5. L'Assemblea dei
Rappresentanti degli Studenti elegge, tra i rappresentanti in Senato Accademico e in
Consiglio di Amministrazione, il Presidente dell'Assemblea, che dura in carica un biennio
accademico. 6. Il funzionamento dell'Assemblea e le modalità di elezione dei componenti
sono stabiliti dal Regolamento Generale di Ateneo. 7. Ai componenti dell'Assemblea è
garantita la possibilità di accesso, nel rispetto della vigente normativa, ai dati
necessari per l'esplicazione dei propri compiti istituzionali.
Art. 21 - Consulta dei Dottorandi 1. La Consulta dei Dottorandi è organo
collegiale di rappresentanza dei Dottorandi; ha funzioni propositive ed è organo
consultivo del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione. 2. La Consulta dei
Dottorandi è composta dai rappresentanti dei dottorandi eletti nel Senato Accademico, nel
Consiglio di Amministrazione, nei Consigli di Dipartimento, nei Consigli della/e Scuola/e
di Dottorato e nei Collegi dei docenti dei Dottorati di ricerca. 3. La Consulta dei
Dottorandi: a) adotta, in conformità ai Regolamenti di Ateneo, il proprio Regolamento
interno; b) esprime parere su: I) per le parti di competenza, il Regolamento Generale di
Ateneo, il Codice etico e la Carta degli Impegni per la Sostenibilità; II) proposte di
modifica dell'assetto organizzativo delle Scuole di Dottorato e dei Dottorati di ricerca.
4. La Consulta dei Dottorandi elabora proposte su tutte le materie di interesse dei
dottorandi; in particolare è chiamata a formularle sulle materie di cui alla lett. b) del
comma 3 del presente articolo; svolge ogni altra funzione ad essa assegnata
dall'ordinamento universitario, dal presente Statuto e dai Regolamenti. 5. La Consulta dei
Dottorandi elegge tra i suoi componenti il Presidente, che dura in carica un biennio
accademico. 6. Il funzionamento della Consulta e le modalità di elezione dei componenti
sono stabiliti dal Regolamento Generale di Ateneo. 7. Ai componenti della Consulta è
garantita la possibilità di accesso, nel rispetto della vigente normativa, ai dati
necessari per l'esplicazione dei propri compiti istituzionali.
Art. 22 - Difensore degli Studenti 1. È istituito il Difensore degli Studenti
dell'Ateneo. 2. Il Difensore è nominato dal Rettore su designazione dell'Assemblea dei
Rappresentanti degli Studenti, sentito il Senato Accademico, tra persone di comprovata
competenza professionale per un periodo di due anni accademici, rinnovabile immediatamente
per una sola volta. Il Consiglio di Amministrazione fissa i suoi emolumenti. 3. Il
Difensore degli Studenti è a disposizione di questi per assisterli nell'esercizio dei
loro diritti e per ricevere eventuali reclami o doglianze. Il Difensore ha diritto di
compiere accertamenti e riferisce al Rettore, che in relazione al caso concreto adotta gli
atti di competenza. Gli studenti che si rivolgono al Difensore hanno diritto, a loro
richiesta, all'anonimato e i loro nomi, come qualsiasi altro elemento idoneo ad
identificarli, sono esclusi dal diritto di accesso ai documenti amministrativi.
Art. 23 - Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione
del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni 1. Il Comitato unico di garanzia
per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le
discriminazioni promuove iniziative per l'attuazione delle pari opportunità e la
valorizzazione della differenza tra uomo e donna ai sensi della vigente legislazione
italiana e comunitaria, vigila sul rispetto del principio di non discriminazione di genere
e orientamento sessuale e assicura sostegno alle vittime di violazioni e sopraffazioni. Il
Comitato vigila altresì che non siano intraprese azioni di vessazione (mobbing)
all'interno dell'Università. 2. La composizione del Comitato è stabilita dal Regolamento
Generale di Ateneo. 3. Le funzioni del Comitato previste dal comma 1, sono integrate con
quelle previste dalla legislazione vigente in materia, adeguando altresì - ove prescritto
dalla legge - la denominazione dell'organo.
Capo IV- Organi di gestione e strutture amministrative
Art. 24 - Caratteri dell'Amministrazione 1. L'Università conforma
l'organizzazione e le attività delle proprie strutture alle esigenze generali di
efficienza, efficacia, trasparenza e semplificazione. 2. L'Università, nell'ambito della
propria autonomia, adotta con delibera del Consiglio di Amministrazione il piano di
organizzazione dei servizi necessario al perseguimento dei fini istituzionali.
Art. 25 - Direttore Generale 1. Il Direttore Generale è l'organo responsabile,
sulla base degli indirizzi forniti dal Consiglio di Amministrazione, della complessiva
gestione e organizzazione dei servizi, delle risorse strumentali e del personale tecnico e
amministrativo dell'Ateneo, nonché dei compiti previsti dalla normativa vigente in
materia di dirigenza nella Pubblica Amministrazione. Il Direttore Generale, inoltre: a)
cura l'attuazione dei programmi e degli obiettivi affidandone la gestione ai dirigenti; b)
partecipa agli organi di governo dell'Ateneo secondo le norme del presente Statuto; c)
verifica e controlla l'attività dei dirigenti ed esercita il potere sostitutivo in caso
di inerzia degli stessi; d) stipula i contratti dell'Università e sottoscrive le
convenzioni necessarie alla gestione; e) adotta gli atti che impegnano la spesa. 2. Il
Direttore Generale presenta annualmente al Consiglio di Amministrazione, al Senato
Accademico e al Nucleo di Valutazione una relazione sull'attività svolta, a cui sono
allegate le relazioni dei singoli responsabili dei servizi e delle strutture anche
decentrate. 3. L'incarico di Direttore Generale è attribuito dal Consiglio di
Amministrazione, su proposta del Rettore, sentito il parere del Senato Accademico, a
persona dotata di elevata qualificazione professionale e comprovata esperienza pluriennale
con funzioni dirigenziali individuato con selezione pubblica. L'incarico è a tempo
determinato, ha durata non superiore ai quattro anni ed è rinnovabile. 4. Il Direttore
Generale designa tra i Dirigenti dell'Ateneo chi lo sostituisce in caso di assenza o
impedimento.
Art. 26 - Funzioni dirigenziali 1. Secondo quanto previsto dalla normativa sulla
dirigenza statale, i dirigenti e i titolari di incarico di livello dirigenziale attuano,
per la parte di rispettiva competenza e secondo le direttive del Direttore Generale, i
programmi deliberati dagli organi accademici. Dispongono a tale scopo dei mezzi e del
personale ad essi attribuiti ed esercitano autonomi poteri di spesa per le attività,
secondo i limiti ad essi assegnati dal Direttore Generale. Essi provvedono alla
valutazione del personale assegnato nel rispetto del principio del merito e rispondono dei
risultati conseguiti in termini di efficienza nell'impiego delle risorse e di efficacia
nella gestione, in relazione agli obiettivi prefissati e ai comportamenti organizzativi
attivati, riferendone periodicamente, anche con proposte e pareri, al Direttore Generale.
2. Il Direttore Generale, in carenza di personale e per comprovate e oggettive esigenze di
servizio, può attribuire incarichi di livello dirigenziale a tempo determinato a soggetti
anche non di qualifica dirigenziale, di particolare e comprovata qualificazione
professionale e nel rispetto della disciplina vigente. 3. Gli atti di competenza dei
dirigenti possono essere soggetti ad avocazione da parte del Direttore Generale per
particolari motivi di necessità ed urgenza, specificatamente indicati nel provvedimento
di avocazione.
Art. 27- Centri di erogazione di servizi 1. I Centri di erogazione di servizi
forniscono servizi fondamentali o integrativi dell'attività didattica e di ricerca quali,
in particolare, i servizi librari, informatici, telematici, linguistici, tecnici,
statistici, di stampa ed editoriali. 2. Ai Centri di erogazione di servizi può essere
attribuita autonomia finanziaria e amministrativa nei limiti e secondo le modalità di cui
al Regolamento per l'amministrazione, la finanza e la contabilità. 3. Le modalità di
istituzione, organizzazione e funzionamento dei Centri di erogazione di servizi sono
disciplinate dal Regolamento Generale di Ateneo.
TITOLO III - ORGANIZZAZIONE DELLE STRUTTURE DI DIDATTICA E DI RICERCA
Capo I - Dipartimenti e Scuole Interdipartimentali
Art. 28 - Caratteristiche e funzioni dei Dipartimenti 1. I Dipartimenti
costituiscono la struttura fondamentale in cui si articola l'Ateneo per svolgere i suoi
compiti nell'ambito della ricerca e della didattica. 2. I Dipartimenti organizzano e
gestiscono: a) le attività di ricerca dei diversi settori scientifico-disciplinari che
confluiscono al loro interno; b) le attività didattiche dei corsi di Laurea e Laurea
Magistrale e delle Scuole di Specializzazione, nonché, assieme alle altre strutture
dell'Università eventualmente costituite a tale scopo, i Master Universitari, i Corsi di
Perfezionamento e i Corsi di Dottorato di ricerca. 3. I Dipartimenti hanno autonomia
finanziaria e amministrativa nelle forme e nei limiti previsti dai Regolamenti di Ateneo.
Hanno altresì autonomia regolamentare per le materie di propria competenza e per la
propria organizzazione, nei limiti previsti dal presente Statuto. 4. Ai Dipartimenti
afferiscono, previa richiesta approvata dal Consiglio di Dipartimento e dal Senato
Accademico, tutti i professori e i ricercatori. Ai Dipartimenti viene inoltre assegnato il
personale tecnico e amministrativo necessario per il suo funzionamento. 5. Fanno infine
riferimento ai Dipartimenti gli assegnisti e i professori a contratto, le cui ricerche o i
cui insegnamenti siano riferibili a settori scientifico-disciplinari pertinenti o affini
ai Dipartimenti stessi, nonché i cultori della materia e i Visiting Professors (Visiting
Researchers) i cui titoli siano stati attribuiti tramite delibera del Dipartimento. 6. I
Dipartimenti sottopongono al Senato Accademico le richieste di posti di ruolo docente,
nell'ambito del piano complessivo di sviluppo della ricerca e della didattica formulato al
loro interno. Essi deliberano inoltre sulle proposte di chiamata dei docenti nei settori
scientifico-disciplinari di loro competenza. 7. I Dipartimenti disciplinano il loro
funzionamento mediante l'adozione di apposito Regolamento, che deve essere approvato dal
Senato Accademico a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere obbligatorio del
Consiglio di Amministrazione.
Art. 29 - Modalità di costituzione dei Dipartimenti 1. L'istituzione di un
Dipartimento è deliberata dal Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio
del Senato Accademico, sulla base di un dettagliato progetto scientifico e didattico
presentato da un gruppo di docenti. Successivamente, il Consiglio di Amministrazione ne
delibera l'attivazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico, tenendo conto
della situazione logistica e strumentale della nuova struttura, nonché delle risorse
finanziarie e del personale tecnico e amministrativo necessari per il suo funzionamento.
2. Il numero di docenti necessari per presentare la proposta di istituzione e poi per
l'attivazione di un Dipartimento non può essere inferiore a 45. Qualora il numero dei
docenti di un Dipartimento scenda al di sotto del limite definito dalla legge, il Senato
Accademico ne propone la disattivazione al Consiglio di Amministrazione.
Art. 30 - Articolazione interna dei Dipartimenti 1. Sono organi del Dipartimento
il Direttore, la Giunta, il Consiglio e una Commissione didattica paritetica
docenti-studenti. 2. I Dipartimenti, sulla base del proprio Regolamento, possono essere
articolati al loro interno in Centri, Sezioni, Laboratori, istituiti con il voto
favorevole della maggioranza dei componenti del Consiglio di Dipartimento, qualora la
complessità delle aree culturali e scientifiche presenti in un singolo Dipartimento lo
renda opportuno. Sempre con il voto favorevole della maggioranza dei componenti il
Consiglio di Dipartimento può deliberarne la disattivazione. 3. Il Regolamento del
Dipartimento può prevedere inoltre i seguenti organi: un Comitato per la ricerca, per il
coordinamento delle attività di ricerca; dei Collegi didattici e/o un Comitato per la
didattica per il coordinamento delle attività didattiche, inclusi i Corsi di Dottorato.
4. Il Regolamento del Dipartimento può altresì prevedere l'istituzione di un Consiglio
scientifico, formato da docenti esterni all'Ateneo, anche stranieri, per la valutazione
delle proprie attività di ricerca.
Art. 31 - Consiglio di Dipartimento 1. Il Consiglio di Dipartimento è organo di
programmazione e di gestione del Dipartimento. In particolare il Consiglio: a) detta i
criteri generali per l'utilizzazione dei fondi assegnati al Dipartimento; b) detta i
criteri per l'impiego delle risorse e degli spazi assegnati al Dipartimento; c) approva,
su proposta del Direttore, il bilancio di previsione e il conto consuntivo; d) approva, in
conformità ai Regolamenti di Ateneo, il Regolamento di Dipartimento e il Regolamento
delle Scuole interdipartimentali e dei corsi di Dottorato, ove attivati; e) delibera sulle
proposte di posti di ruolo docente da sottoporre al Senato Accademico; f) delibera sulle
proposte di chiamata dei docenti; g) approva il piano dell'offerta formativa ad esso
sottoposto dal Comitato per la didattica, o ancora da una Scuola interdipartimentale o
interateneo, qualora il Dipartimento stesso abbia concorso alla sua attivazione; h)
delibera sulla attribuzione di responsabilità didattiche ai docenti del Dipartimento e
sulla copertura di tutti gli insegnamenti attivati; i) vigila in generale sul buon
andamento e sulla qualità delle attività didattiche e di ricerca; l) approva le
relazioni triennali sull'attività scientifica e didattica dei docenti; m) esprime un
parere sui congedi per ragioni di studio o di ricerca scientifica; n) promuove
l'internazionalizzazione dell'offerta formativa e della ricerca; o) approva i Programmi di
ricerca interdipartimentali sulla base di un accordo reciproco tra i Dipartimenti
interessati. p) trasmette annualmente al Rettore e al Senato Accademico una relazione
sull'attività svolta dal Dipartimento in materia di ricerca e di didattica. 2. Fanno
parte del Consiglio di Dipartimento: a) il Direttore, b) i professori e i ricercatori
afferenti al Dipartimento; c) rappresentanti del personale tecnico e amministrativo
assegnato al Dipartimento, in numero non inferiore a due; d) rappresentanti degli studenti
iscritti ai Corsi di Laurea, Laurea Magistrale, Corsi di specializzazione e al Dottorato
di ricerca, afferenti al Dipartimento, in numero non inferiore a tre e non superiore a
sei, individuati sulla base di quanto previsto dal Regolamento Generale di Ateneo; e) il
Segretario generale, che partecipa alle sedute con funzioni consultive e di
verbalizzazione; f) un rappresentante rispettivamente dei docenti a contratto, degli
assegnisti di ricerca e dei cultori della materia, senza diritto di voto e individuati
sulla base di quanto previsto dal Regolamento Generale di Ateneo. 3. In tutte le questioni
riguardanti le funzioni e l'attività del personale docente, e in particolare per le
questioni relative alle lettere e), f), h), l), m) del comma 1 del presente articolo, il
Consiglio di Dipartimento delibera nella composizione limitata ai soli docenti,
appartenenti alla fascia corrispondente e a quella superiore. Le altre modalità di
funzionamento del Consiglio di Dipartimento sono disciplinate dal Regolamento di
Dipartimento, nei limiti previsti dallo Statuto. 4. Il Consiglio di Dipartimento è
convocato dal Direttore. Viene in ogni caso convocato una volta ogni tre mesi o su
richiesta di almeno due terzi dei suoi membri. 5. I verbali del Consiglio di Dipartimento
portano la firma congiunta del Direttore e del Segretario generale.
Art. 32 - Direttore di Dipartimento 1. II Direttore rappresenta il Dipartimento.
Convoca e presiede il Consiglio e la Giunta, cura l'esecuzione delle rispettive delibere e
svolge tutte le funzioni non espressamente attribuite al Consiglio di Dipartimento. 2. Il
Direttore è eletto dal Consiglio di Dipartimento fra i professori ordinari a tempo pieno
e indeterminato, a maggioranza assoluta degli aventi diritto nella prima votazione e a
maggioranza assoluta dei votanti nelle votazioni successive, salva, in questa seconda
fase, la partecipazione al voto di almeno un terzo degli aventi diritto. La convocazione
del Consiglio deve contenere l'indicazione del luogo, della data e dell'ora di svolgimento
di almeno quattro votazioni che potranno tenersi nello stesso giorno o in giorni diversi.
3. Nel caso di accertata indisponibilità dei professori di prima fascia, alla carica di
Direttore può essere eletto un professore di seconda fascia confermato a tempo pieno
afferente al Dipartimento. 4. Il Direttore è nominato con decreto del Rettore, dura in
carica tre anni accademici ed è immediatamente rinnovabile una sola volta. 5. Il
Direttore può optare all'inizio dell'anno accademico per una riduzione dell'impegno
didattico, dandone comunicazione al Rettore. 6. Il Direttore designa tra i professori
ordinari o associati a tempo pieno e indeterminato del Dipartimento un Vicedirettore, che
lo sostituisce in caso di assenza o impedimento. Il Vicedirettore è nominato con decreto
del Rettore. 7. Il Direttore esercita il potere di avocazione sugli atti del Segretario
generale di Dipartimento solo per particolari motivi di necessità ed urgenza,
specificatamente indicati nel provvedimento, che viene tempestivamente portato a
conoscenza del Consiglio di Dipartimento. 8. In caso di necessità e urgenza il Direttore
può adottare provvedimenti di competenza del Consiglio di Dipartimento, sollecitandone la
ratifica nella seduta immediatamente successiva. 9. La carica di Direttore è
incompatibile con quella di Rettore, di Prorettore, di Delegato, di Coordinatore di
Collegio didattico, di Direttore di Scuola di Specializzazione, di Direttore di Scuola
interdipartimentale e di Direttore di Scuola di Dottorato; essa è incompatibile inoltre
con le cariche istituzionali del Sistema delle Biblioteche di Ateneo.
Art. 33 - Giunta di Dipartimento 1. La Giunta coadiuva il Direttore
nell'espletamento delle sue funzioni, svolge le funzioni eventualmente assegnatele dai
Regolamenti di Ateneo e quelle che il Consiglio di Dipartimento ritenga di doverle
delegare. 2. Fanno parte di diritto della Giunta il Direttore, che la convoca e la
presiede, il Vicedirettore, i delegati del Direttore che presiedono il Comitato per la
ricerca e il Comitato per la didattica, ove costituiti, ed un numero di docenti stabilito
nel Regolamento del Dipartimento. 3. Il Consiglio può delegare alla Giunta specifiche
funzioni, secondo le modalità e nei limiti determinati dal Regolamento di Dipartimento.
4. La Giunta è convocata e presieduta dal Direttore. Alla Giunta partecipa il Segretario
generale di Dipartimento, con funzioni consultive e di verbalizzazione. 5. La Giunta dura
in carica tre anni accademici e decade comunque con il Direttore.
Art. 34 - Comitato per la ricerca 1. Il Comitato per la ricerca, ove costituito,
svolge attività di coordinamento e promozione delle attività di ricerca, delle attività
per conto terzi e di fund raising del Dipartimento, ed esercita le funzioni eventualmente
assegnategli dal Consiglio. 2. Il Comitato è convocato e presieduto dal Direttore o da un
suo delegato ed è composto dai coordinatori dei Centri, Sezioni o Laboratori, ove
costituiti, e/o da un numero di docenti stabilito dal regolamento del Dipartimento. Questi
ultimi sono eletti dal Consiglio di Dipartimento a maggioranza assoluta. Al Comitato
partecipa, se ne viene fatta richiesta dal Direttore, anche il Segretario generale di
Dipartimento o un suo delegato con funzioni di verbalizzazione. 3. Il Comitato dura in
carica tre anni accademici.
Art. 35 - Comitato per la didattica 1. Il Comitato per la didattica, ove
costituito, coordina tutti i Corsi di studio attivati all'interno di un Dipartimento:
Corsi di Laurea e Laurea magistrale, Master universitari e Scuole di specializzazione e
Corsi di Dottorato. 2. Il Comitato per la didattica è presieduto dal Direttore di
Dipartimento o da un suo Delegato ed è formato dai Coordinatori dei Collegi dei vari
Corsi di studio attivati all'interno del Dipartimento. 3. Il Comitato per la didattica
coadiuva il Direttore nelle sue funzioni relative alla didattica e coordina l'attività
dei Collegi Didattici dei Corsi di Studio attivati all'interno del Dipartimento. 4. Il
Comitato per la didattica è l'organo di programmazione e coordinamento dell'attività
didattica del Dipartimento: a) propone al Dipartimento il piano dell'offerta formativa.
Esso è approvato dal Consiglio di Dipartimento, che contestualmente assegna le
responsabilità didattiche ai docenti afferenti al Dipartimento stesso; b) coordina le
attività didattiche programmate dai Collegi dei Corsi di studio, dei Master Universitari,
delle Scuole di Specializzazione e dei Corsi di Dottorato; c) organizza attività
culturali, formative e di orientamento rivolte agli studenti promuovendone
l'internazionalizzazione. 5. I Corsi di Studio attivati nei Dipartimenti possono
utilizzare la totalità dell'offerta formativa di Ca' Foscari per coprire tutti i CFU
necessari, dopo che i Dipartimenti ai quali fanno capo gli insegnamenti richiesti abbiano
espresso parere favorevole, in seguito ad una verifica di fattibilità con i docenti
titolari degli insegnamenti e con i Comitati per la didattica e le Scuole
interdipartimentali coinvolti o, qualora questi non esistessero, con i Collegi didattici.
6. Nel caso in cui i Corsi di Studio richiedano insegnamenti attivati ad hoc a docenti di
altri Dipartimenti, è necessario acquisire preliminarmente il consenso del docente
interessato e l'autorizzazione del Dipartimento di afferenza. L'assenso dei Dipartimenti
di afferenza è necessario anche nel caso in cui, per il raggiungimento dei requisiti
minimi qualitativi, i Corsi di Studio debbano ricorrere a docenti di altri Dipartimenti.
7. La decisione finale sulla acquisizione dei settori scientifico-disciplinari necessari
al raggiungimento dei requisiti quantitativi e qualitativi dei Corsi di Studio attivati
dai Dipartimenti spetta in ogni caso al Senato Accademico, sentito il Nucleo di
Valutazione.
Art. 36 - Segretario generale di Dipartimento 1. L'attività amministrativa, di
coordinamento e di direzione del personale tecnico e amministrativo è svolta dal
Segretario generale di Dipartimento, il cui incarico a tempo determinato è conferito,
all'interno del personale dell'Ateneo, dal Direttore Generale, sentito il Direttore del
Dipartimento, con atto scritto e può essere rinnovato con le medesime formalità. 2. Il
Direttore Generale, sentito il Direttore e il Segretario generale di Dipartimento, può
conferire con atto scritto l'incarico di Vicesegretario generale di Dipartimento,
all'interno del personale del Dipartimento stesso. 3. Il Segretario generale di
Dipartimento assicura l'esecuzione delle delibere assunte dagli organi del Dipartimento e
inoltre: a) assiste il Direttore del Dipartimento per le attività volte al migliore
funzionamento della struttura; b) coordina le attività gestionali, amministrative e
contabili, i servizi alla ricerca e alla didattica, le attività di comunicazione e fund
raising, assumendo la responsabilità dei conseguenti atti, nei limiti di quanto ad esso
imputabile; c) coordina e valuta le attività del personale tecnico e amministrativo
afferente al Dipartimento, cui è gerarchicamente sovraordinato, sentendo, nel caso di
personale tecnico e amministrativo di area scientifica, anche il parere del Direttore di
Dipartimento; d) partecipa anche con funzioni di segretario alle riunioni del Consiglio di
Dipartimento e della Giunta di Dipartimento, redige e firma congiuntamente con il
Direttore di Dipartimento il verbale, in conformità alle norme e ai Regolamenti di
Ateneo. 4. L'incarico di Segretario generale di Dipartimento può essere revocato dal
Direttore Generale, sentito il Direttore di Dipartimento, prima della scadenza con atto
scritto e motivato, in relazione ad intervenuti mutamenti organizzativi o in conseguenza
di specifico accertamento di risultati negativi.
Art. 37 - Scuole interdipartimentali 1. Per il coordinamento delle attività
didattiche di uno o più Corsi di studio interdipartimentali di rilievo strategico per
l'Ateneo, i Dipartimenti possono proporre di istituire e attivare apposite Scuole
interdipartimentali, le quali devono essere costituite da almeno due Dipartimenti. 2. Sono
organi della Scuola: a) il Direttore; b) i Collegi didattici dei singoli Corsi di Studio e
i Collegi docenti dei Corsi di dottorato, dei Master Universitari e delle Scuole di
specializzazione, ove presenti; c) una Giunta, convocata e presieduta dal Direttore della
Scuola, formata dai Direttori dei Dipartimenti che attivano la Scuola o dai loro delegati,
dai coordinatori dei Collegi presenti nella Scuola e da una rappresentanza degli studenti,
eletti secondo le modalità previste dal Regolamento Generale di Ateneo; d) una
Commissione paritetica docenti-studenti. 3. L'istituzione e l'attivazione delle Scuole
interdipartimentali sono proposte dai Consigli dei Dipartimenti coinvolti, a maggioranza
assoluta dei componenti. L'istituzione e l'attivazione e/o la partecipazione ad una Scuola
interdipartimentale impegna i Dipartimenti coinvolti a fornire le risorse necessarie alla
realizzazione dei prodotti formativi previsti nel progetto della Scuola stessa.
L'istituzione e l'attivazione delle Scuole interdipartimentali sono deliberate dal
Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico. 4.
L'elezione dei Coordinatori dei Collegi che fanno parte delle Scuole interdipartimentali e
l'elezione dei componenti dei Collegi dei Corsi di studio sono disciplinate dal
Regolamento Generale di Ateneo. 5. Il Direttore di una Scuola interdipartimentale è
eletto dalla Giunta della Scuola, tra i professori di ruolo di prima fascia a tempo pieno
afferenti ai Dipartimenti costituenti la Scuola, con l'esclusione dei Direttori, con la
maggioranza assoluta dei votanti nella prima votazione. In caso di mancata elezione si
procede al ballottaggio tra i due candidati che abbiano riportato il maggior numero di
voti. In caso di parità risulta eletto il candidato con maggiore anzianità di ruolo o,
in caso di ulteriore parità, il candidato con maggiore anzianità anagrafica. 6. Il
Direttore di una Scuola interdipartimentale è nominato con decreto del Rettore, dura in
carica tre anni accademici ed è immediatamente rinnovabile una sola volta. 7. La Giunta
della Scuola, acquisito il parere dei Consigli dei Dipartimenti costituenti la Scuola,
sottopone il Regolamento della Scuola all'approvazione del Senato Accademico, previo
parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 8. Le Scuole interdipartimentali
propongono ai Dipartimenti costituenti le singole Scuole, il piano dell'offerta formativa,
che è approvato dai singoli Consigli di Dipartimento, che contestualmente assegnano le
relative responsabilità didattiche ai docenti afferenti ai propri Dipartimenti. 9. Le
Scuole coordinano le attività didattiche programmate dai Collegi didattici dei Corsi di
studio, dei Master Universitari, delle Scuole di Specializzazione e organizzano attività
culturali, formative e di orientamento rivolte agli studenti, con particolare attenzione
all'internazionalizzazione. 10. I Corsi di studio attivati dalle Scuole
interdipartimentali possono utilizzare la totalità dell'offerta formativa di Ca' Foscari
per coprire tutti i CFU necessari, ovvero richiedere insegnamenti attivati ad hoc a
docenti di altri Dipartimenti rispetto a quelli costituenti le singole Scuole, seguendo in
entrambi i casi le stesse modalità previste all'art. 35, commi 5 e 6, per i Comitati per
la didattica. Si devono seguire le stesse modalità anche per il raggiungimento dei
requisiti minimi quantitativi e qualitativi, nel caso in cui i Corsi di studio attivati
dalle Scuole interdipartimentali abbiano bisogno di utilizzare docenti di altri
Dipartimenti rispetto a quelli costituenti la Scuola. 11. La decisione finale sulla
acquisizione dei settori scientifico-disciplinari necessari al raggiungimento dei
requisiti quantitativi e qualitativi dei Corsi di studio attivati dalle Scuole spetta in
ogni caso al Senato Accademico, sentito il Nucleo di Valutazione. 12. Dopo tre anni dalla
propria adesione i singoli Dipartimenti possono decidere di recedere da una Scuola, con
una delibera assunta dal Consiglio di Dipartimento a maggioranza assoluta dei componenti.
13. La disattivazione delle Scuole interdipartimentali è proposta dai Consigli dei
Dipartimenti coinvolti a maggioranza assoluta dei componenti in ciascun Dipartimento e con
la maggioranza dei Dipartimenti costituenti la Scuola. Sulla proposta di disattivazione
delibera il Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato
Accademico. La Scuola viene comunque disattivata qualora venga meno il requisito minimo
della partecipazione di almeno due Dipartimenti.
Art. 38 - Collegi didattici 1. I Collegi didattici organizzano l'attività di un
singolo Corso di studio o di più Corsi di studio, anche di classi diverse purché
omogenee dal punto di vista scientifico-culturale. 2. I Collegi didattici possono essere
istituiti autonomamente all'interno dei Dipartimenti o di una Scuola interdipartimentale.
3. I Collegi didattici sono nominati dai Consigli di Dipartimento interessati secondo le
modalità previste dal Regolamento Didattico di Ateneo. Essi sono formati da un minimo di
cinque a un massimo di nove docenti, uno dei quali ha funzione di Coordinatore. Il
Coordinatore deve essere un professore di prima o di seconda fascia, nominato dal
Consiglio di Dipartimento e fa parte del Comitato per la Didattica del Dipartimento o
della Giunta della Scuola, ove costituita. 4. I Collegi didattici e i loro Coordinatori
durano in carica tre anni accademici.
Art. 39 - Commissioni didattiche paritetiche docenti-studenti 1. Le Commissioni
didattiche paritetiche docenti-studenti costituiscono un osservatorio permanente delle
attività didattiche e del funzionamento dell'orientamento, del tutorato e del placement.
Svolgono attività di monitoraggio dell'offerta formativa e della qualità della didattica
nonché dell'attività di servizio agli studenti da parte dei docenti. Individuano
indicatori per la valutazione dei risultati dell'offerta formativa, della qualità della
didattica e dell'attività di servizio agli studenti e li propongono al Nucleo di
Valutazione. Formulano pareri sull'attivazione e soppressione di Corsi di studio. 2. Le
Commissioni sono composte da una rappresentanza paritetica di quattro docenti, designati
dal Consiglio di Dipartimento o dalla Giunta della Scuola interdipartimentale, e quattro
studenti iscritti ai diversi Corsi di studio attivati da un Dipartimento o coordinati da
una Scuola interdipartimentale, eletti secondo le modalità stabilite dal Regolamento
Generale di Ateneo. Il Consiglio o la Giunta nominano Presidente della Commissione uno dei
docenti da loro designati.
Capo II - Altre strutture di didattica e di ricerca
Art. 40 - Corsi e scuole di Dottorato 1. I Corsi sono istituiti e attivati su
proposta dei Dipartimenti e con delibera del Consiglio di Amministrazione, previo parere
obbligatorio del Senato Accademico, con lo scopo di assicurare alta formazione alla
ricerca e per fornire quindi, a livello internazionale, le competenze necessarie per
esercitare attività di ricerca e attività professionali di alta qualificazione. 2. I
Corsi di dottorato possono essere gestiti all'interno dei Dipartimenti o delle Scuole di
Dottorato, se attivate, anche a livello interateneo, nazionale e internazionale, o della
Scuola Dottorale di Ateneo se attivata. 3. L'Università può istituire una Scuola
Dottorale di Ateneo per il coordinamento delle attività dei Corsi di dottorato. 4. Per
ogni altra norma volta a regolarne la struttura e il funzionamento, si fa riferimento
all'apposito Regolamento dei Dottorati di ricerca di Ca' Foscari.
Art. 41 - Scuole di Ateneo 1. L'Università può istituire e attivare delle
Scuole di Ateneo per il coordinamento di attività didattiche diverse da quelle dei Corsi
di Laurea e di Laurea Magistrale. 2. Le Scuole di Ateneo possono essere rivolte a
coordinare i Corsi di dottorato di ricerca, Master Universitari, altre attività legate
alla formazione permanente o i corsi estivi.
Art. 42 - Scuole di Specializzazione 1. Le Scuole di Specializzazione sono
strutture didattiche anche interateneo che curano lo svolgimento e l'organizzazione di
attività didattiche finalizzate alla formazione di specialisti in settori professionali
determinati. 2. Le Scuole di Specializzazione sono istituite e attivate con delibera del
Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico, su
proposta di uno o più Dipartimenti, anche di altri atenei. 3. Sono organi delle Scuole di
Specializzazione: a) il Consiglio della Scuola; b) il Direttore. 4. Il Consiglio della
Scuola è composto da non meno di tre professori di ruolo dell'Ateneo e da un Direttore,
eletti dal Consiglio o dai Consigli di Dipartimento coinvolti, secondo le modalità
stabilite dal Regolamento Generale di Ateneo. 5. Il Direttore è nominato con decreto del
Rettore e presiede il Consiglio e sovrintende alle attività didattiche della Scuola; dura
in carica tre anni accademici ed è immediatamente rinnovabile una sola volta.
Art. 43 - Centri di Ricerca Interateneo 1. Centri di Ricerca Interateneo possono
essere costituiti tra uno o più Dipartimenti dell'Università Ca' Foscari Venezia con uno
o più Dipartimenti di altre università per lo svolgimento di attività di ricerca sulla
base di progetti a durata pluriennale. 2. L'istituzione e l'attivazione dei Centri di
Ricerca Interateneo, proposta dai Dipartimenti interessati, è approvata dal Consiglio di
Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico. 3. La delibera
costitutiva indica le strutture organizzative, il personale afferente, le risorse
assicurate dai Dipartimenti promotori e quelle complessivamente da reperire per il
funzionamento del Centro. La medesima delibera fissa le norme di funzionamento
amministrativo e contabile, la durata e le condizioni per il rinnovo.
TITOLO IV - NORME COMUNI
Capo I - Organi Collegiali
Art. 44 - Funzionamento degli organi collegiali 1. Per la validità delle
adunanze degli Organi collegiali è necessario che intervenga almeno la maggioranza
assoluta degli aventi diritto, salvo il caso in cui, per determinati argomenti, sia
diversamente disposto. Nel computo per determinare la maggioranza non si tiene conto di
quelli che abbiano giustificato la loro assenza o che debbano comunque ritenersi
giustificati. 2. Le delibere degli organi collegiali sono prese a maggioranza assoluta dei
presenti, salvo che, per determinati argomenti, sia diversamente disposto dallo Statuto e
dalla normativa vigente; in caso di parità prevale il voto del presidente. 3. Le delibere
degli organi collegiali sono immediatamente esecutive. Il processo verbale viene approvato
di regola nella seduta successiva, salvo che non vi si provveda seduta stante. 4. Il voto
di un organo collegiale contrario a una proposta del suo Presidente non comporta le
dimissioni dello stesso. 5. Fatto salvo quanto previsto per il Rettore ai sensi del
precedente art. 13 comma 3, il presidente di un organo collegiale cessa dalla carica in
caso di approvazione di una mozione di sfiducia approvata con voto palese dalla
maggioranza assoluta dei componenti. La mozione di sfiducia deve essere motivata e
sottoscritta da almeno tre quarti dei componenti, e viene messa in discussione non oltre
trenta giorni dalla sua presentazione. Se la mozione viene approvata, il Decano
dell'organo convoca entro trenta giorni le elezioni per la nomina del nuovo presidente. 6.
Il Segretario degli organi collegiali cura la tenuta del verbale delle sedute e può
essere coadiuvato da personale tecnico e amministrativo di livello adeguato.
Art. 45 - Rinnovo delle rappresentanze negli organi collegiali 1. I docenti e il
personale tecnico e amministrativo designati o eletti negli Organi collegiali previsti
dallo Statuto restano in carica tre anni accademici. 2. Le rappresentanze degli studenti
negli organi collegiali previsti dallo Statuto sono rinnovate ogni due anni accademici e
il relativo mandato è rinnovabile consecutivamente una sola volta. 3. I componenti
designati o eletti negli Organi collegiali di Ateneo e delle singole strutture possono
essere rinnovati consecutivamente per una sola volta. 4. La mancata designazione di uno o
più componenti, se minoritaria, non pregiudica la validità della composizione degli
Organi. 5. I titolari di cariche e i membri degli Organi collegiali continuano a rimanere
in carica per l'ordinaria amministrazione anche dopo la scadenza del proprio mandato, fino
alla loro sostituzione.
Art. 46 - Decadenza e incompatibilità 1. L'assenza del titolare di una carica,
salvo giustificato motivo, determina la decadenza dalla carica stessa, qualora si
protragga per un periodo continuativo superiore a tre mesi per gli organi monocratici e
per tre sedute consecutive per gli organi collegiali. 2. La condizione di professore a
tempo definito è incompatibile con l'esercizio di tutte le cariche accademiche previste
dallo Statuto e comporta la decadenza dalle stesse nel caso in cui siano già ricoperte al
ricorrere della suddetta condizione. 3. I componenti del Senato Accademico e del Consiglio
di Amministrazione non possono: a) ricoprire altre cariche accademiche, fatta eccezione
per il Rettore limitatamente al Senato Accademico e al Consiglio di Amministrazione e, per
i Direttori di Dipartimento, limitatamente allo stesso Senato, qualora risultino eletti a
farne parte; b) essere componenti di altri organi dell'Università salvo che del Consiglio
di Dipartimento, dell'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti e della Consulta dei
Dottorandi; c) ricoprire il ruolo di Direttore o Presidente delle Scuole di
Specializzazione o di far parte del Consiglio di Amministrazione delle Scuole di
Specializzazione; d) rivestire alcun incarico di natura politica per la durata del mandato
e di ricoprire la carica di Rettore o far parte del Consiglio di Amministrazione, del
Senato Accademico, del Nucleo di Valutazione o del Collegio dei Revisori dei conti di
altre università italiane statali, non statali o telematiche; e) svolgere funzioni
inerenti alla programmazione, al finanziamento e alla valutazione delle attività
universitarie nel Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca e nell'ANVUR;
f) ricoprire cariche esecutive in organizzazioni sindacali o di categoria, ovvero in
organizzazioni con cui l'Università intrattiene rapporti di natura commerciale. 4.
L'elettorato passivo per le cariche accademiche è riservato ai docenti che assicurano un
numero di anni di servizio almeno pari alla durata del mandato. 5. L'elettorato passivo
delle rappresentanze studentesche nel Senato Accademico, nel Consiglio di Amministrazione,
nel Nucleo di Valutazione, nei Consigli e nelle Commissioni paritetiche docenti-studenti
dei Dipartimenti, è attribuito agli studenti iscritti per la prima volta e non oltre il
primo anno fuori corso ai corsi di laurea, laurea magistrale e dottorato di ricerca
dell'Università.
Art. 47 - Indennità di carica 1. I titolari di più cariche, per le quali sia
prevista la corresponsione di indennità, sono tenuti ad optare per una sola di esse. 2.
L'assenza del titolare di una carica, protratta per un periodo continuativo superiore a
tre mesi, determina la sospensione della relativa indennità e l'assegnazione della stessa
al vicario, ove esista, fino al rientro in servizio del titolare.
Capo II - Attività Normativa
Art. 48 - Tipi di Regolamento 1. Sono Regolamenti di Ateneo: a) il Regolamento
Generale di Ateneo; b) il Regolamento Didattico di Ateneo; c) il Regolamento dei Dottorati
di ricerca; d) il Regolamento dei Corsi di Master Universitario; e) il Regolamento per
l'amministrazione, la finanza e la contabilità; f) il Regolamento delle attività
formative autogestite dagli studenti; g) il Regolamento di attuazione delle norme sul
procedimento amministrativo e sul diritto di accesso ai documenti amministrativi; h) il
Regolamento per la gestione, la tenuta e la tutela dei documenti amministrativi; i) il
Regolamento del Sistema delle Biblioteche di Ateneo; j) il Regolamento per
l'individuazione di criteri e modalità per lo svolgimento di attività di ricerca,
didattica, orientamento e tutorato da parte di professori e ricercatori; k) il Regolamento
per l'individuazione di criteri e modalità per la determinazione della retribuzione
aggiuntiva dei ricercatori ai quali sono affidati moduli o corsi; l) il Regolamento per
l'individuazione di modalità per l'autocertificazione e la verifica dell'effettivo
svolgimento dell'attività didattica e di servizio agli studenti e differenziazione dei
compiti didattici in relazione alle diverse aree scientifico-disciplinari; m) il
Regolamento sull'incompatibilità della posizione di docente con l'esercizio del commercio
e dell'industria; criteri e disciplina per la costituzione di spin-off e start-up
universitari; n) il Regolamento per la definizione di criteri e modalità per la
valutazione dell'impegno dei docenti ai fini dell'attribuzione degli scatti triennali; o)
il Regolamento per la previsione di compensi aggiuntivi per il personale docente e tecnico
amministrativo che contribuisce all'acquisizione di commesse conto terzi ovvero di
finanziamenti privati; p) il Regolamento per la disciplina della chiamata dei professori
di prima e di seconda fascia, nel rispetto del Codice etico e dei principi enunciati dalla
Carta Europea dei Ricercatori; q) il Regolamento per la disciplina delle modalità di
conferimento degli assegni di ricerca; r) il Regolamento per la disciplina delle procedure
per l'attribuzione di contratti di insegnamento; s) il Regolamento per la disciplina delle
procedure pubbliche per la selezione di ricercatori a tempo determinato; t) il Regolamento
per l'individuazione, nell'ambito dei criteri fissati con decreto del Ministero
dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, degli standard qualitativi riconosciuti
a livello internazionale da utilizzare per la valutazione ai fini della chiamata in ruolo
del titolare di contratto che abbia conseguito l'abilitazione scientifica ai sensi
dell'art. 16 L. 240/2010; u) il Regolamento per i visiting professor e i visiting
researcher; v) il Regolamento per i cultori della materia; w) i Regolamenti di
organizzazione delle strutture amministrative di Ateneo; x) ogni altro Regolamento che
disciplini materie di interesse dell'Università.
Art. 49 - Contenuto dei Regolamenti di Ateneo 1. Il Regolamento Generale di
Ateneo disciplina l'organizzazione e il funzionamento dell'Università nel suo complesso e
le modalità di elezione degli organi di governo e delle rappresentanze negli organi
collegiali previsti dallo Statuto; è deliberato dal Senato Accademico a maggioranza
assoluta dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 2. Il
Regolamento Didattico di Ateneo disciplina l'ordinamento degli studi di tutti i corsi per
i quali l'Università rilascia titoli universitari e di tutte le attività formative
previste dallo Statuto. Fissa i criteri generali per la formazione dei regolamenti delle
strutture didattiche. È deliberato dal Senato Accademico a maggioranza assoluta dei
componenti, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 3. Il Regolamento
delle Scuole dei Dottorati di ricerca e il Regolamento dei corsi di Master Universitario
sono approvati dal Senato Accademico a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere
favorevole del Consiglio di Amministrazione. 4. Il Regolamento per l'amministrazione, la
finanza e la contabilità disciplina i criteri di gestione, le relative procedure
amministrative e finanziarie e le connesse responsabilità, in modo da assicurare la
rapidità e l'efficienza dell'erogazione della spesa e il rispetto dell'equilibrio di
bilancio; disciplina altresì l'amministrazione del patrimonio, le forme di controllo
interno sull'efficienza e sui risultati di gestione complessiva tanto dell'Università,
quanto dei singoli centri di spesa. Il Regolamento è deliberato a maggioranza assoluta
dei componenti dal Consiglio di Amministrazione. 5. Il Regolamento delle attività
formative autogestite dagli studenti è deliberato dal Senato Accademico a maggioranza
assoluta dei componenti, previo parere obbligatorio dell'Assemblea dei Rappresentanti
degli Studenti. 6. Il Regolamento di attuazione delle norme sul procedimento
amministrativo e sul diritto di accesso ai documenti amministrativi stabilisce le
modalità di espletamento del procedimento amministrativo e le modalità di esercizio del
diritto di accesso ai documenti amministrativi; è deliberato dal Consiglio di
Amministrazione a maggioranza assoluta dei componenti. 7. Il Regolamento per la gestione,
la tenuta e la tutela dei documenti amministrativi è approvato dal Consiglio di
Amministrazione a maggioranza assoluta dei componenti. 8. Il Regolamento del Sistema delle
Biblioteche di Ateneo è approvato dal Consiglio di Amministrazione a maggioranza assoluta
dei componenti. 9. Tutti gli altri Regolamenti di Ateneo in materia di didattica e ricerca
sono approvati dal Senato Accademico a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere
favorevole del Consiglio di Amministrazione. 10. L'approvazione dei Regolamenti di cui
alle lettere j), l), q) dell'art. 48 del presente Statuto spetta al Senato Accademico, a
maggioranza assoluta dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di
Amministrazione. 11. L'approvazione dei Regolamenti di cui alle lettere k), m), n), o),
p), r), s), t) dell'art. 48 del presente Statuto spetta al Consiglio di Amministrazione, a
maggioranza assoluta dei componenti, previo parere obbligatorio del Senato Accademico. 12.
I Regolamenti di organizzazione delle strutture amministrative di Ateneo di cui alla
lettera w) dell'art. 48 sono approvati dal Consiglio di Amministrazione a maggioranza
assoluta dei componenti. 13. L'approvazione di ogni altro Regolamento spetta al Senato
Accademico e/o al Consiglio di Amministrazione, a maggioranza assoluta dei componenti, a
seconda degli ambiti di rispettiva competenza.
Art. 50 - Formazione dei Regolamenti 1. L'iniziativa per la formazione e la
modifica dei Regolamenti spetta al Rettore, al Direttore Generale o ad almeno un terzo dei
componenti dell'organo consiliare cui compete l'approvazione o il parere sugli stessi. 2.
I Regolamenti sono emanati con Decreto del Rettore e, salvo ragioni di urgenza, o di
differimento, entrano in vigore il settimo giorno successivo alla loro pubblicazione.
Art. 51 - Pareri - Scadenza termini 1. I pareri sui Regolamenti di Ateneo
richiesti a organi o strutture vanno espressi entro trenta giorni dal ricevimento del
testo, trascorsi i quali si procede comunque alla delibera definitiva.
Art. 52 - Pubblicazione dello Statuto e dei Regolamenti 1. L'Università
provvede a pubblicare lo Statuto e i Regolamenti nel proprio sito web.
Art. 53 - Modifiche dello Statuto 1. L'iniziativa di modifica dello Statuto
spetta al Rettore o ad almeno un terzo dei componenti del Senato Accademico o del
Consiglio di Amministrazione. 2. Le modifiche dello Statuto sono deliberate, previo parere
favorevole del Consiglio di Amministrazione, dal Senato Accademico con il voto favorevole
della maggioranza assoluta dei componenti. 3. La delibera di modifica dello Statuto entra
in vigore il quindicesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale.
Art. 54 - Codice etico 1. Il Codice etico dei docenti, degli studenti e del
personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori ed esperti linguistici determina i
valori fondamentali della comunità universitaria, promuove il riconoscimento e il
rispetto dei diritti individuali, nonché l'accettazione di doveri e responsabilità nei
confronti dell'istituzione di appartenenza, e definisce le regole di condotta nell'ambito
della comunità. Le norme in esso contenute sono volte ad evitare ogni forma di
discriminazione e di abuso, nonché a regolare i casi di conflitto di interessi o di
proprietà intellettuale. 2. È deliberato dal Senato Accademico con il voto favorevole
della maggioranza dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di
Amministrazione. 3. L'accertamento di violazioni del codice etico, fatte salve le
prerogative e le competenze connesse ai procedimenti disciplinari, porta all'irrogazione
di sanzioni che vanno, nel rispetto del principio della gradualità, dal rimprovero
scritto (nel caso di infrazione di minore rilievo) alla sospensione per un biennio degli
scatti di carriera. Comporta inoltre, nel caso di recidiva o infrazione grave,
l'impossibilità di ricoprire incarichi istituzionali. 4. Nel rispetto del principio del
contradditorio, l'accertamento della violazione e la decisione in merito all'irrogazione
della sanzione spetta al Senato Accademico, su proposta del Rettore. 5. Le procedure di
cui ai commi 3 e 4 del presente articolo e i rapporti tra procedimento disciplinare e
violazione del Codice etico sono definiti all'interno del Codice etico.
Art. 55 - Carta degli Impegni per la Sostenibilità 1. La Carta degli Impegni
per la Sostenibilità definisce gli obiettivi volti a minimizzare l'impatto
dell'Università sull'ambiente e sulle risorse naturali, ad aumentare la coesione sociale
e a ridurre le disuguaglianze al suo interno, a favorire la crescita culturale e il
progresso economico sostenibile del territorio. 2. È deliberata dal Consiglio di
Amministrazione, previo parere del Senato Accademico.
TITOLO V - DISPOSIZIONI FINALI E NORME TRANSITORIE
Art. 56 - Interpretazioni 1. Nello Statuto: a) per professori, s'intendono i
professori straordinari, ordinari ed associati e i professori a tempo determinato; b) per
docenti, s'intendono i professori straordinari, ordinari, associati e i professori a tempo
determinato ed i ricercatori, a tempo indeterminato e a tempo determinato; c) per
ricercatori, s'intendono anche gli assistenti universitari del ruolo ad esaurimento; d)
per studenti, s'intendono gli iscritti ai Corsi di Laurea, di Laurea Magistrale, delle
Scuole di Specializzazione, di Dottorato di ricerca, di Master, Scuole estive, Scuole
interateneo nell'Università Ca' Foscari Venezia; e) con l'espressione "personale
tecnico e amministrativo", s'intende tutto il personale dipendente non docente
dell'Università, compresi i collaboratori ed esperti linguistici, di ogni area funzionale
e categoria, compresa quella dirigenziale; f) con l'espressione "personale",
s'intende il personale docente, il personale tecnico e amministrativo e i collaboratori ed
esperti linguistici; g) con l'espressione "CFU" si intendono i Crediti Formativi
Universitari. 2. Nello Statuto, con l'espressione "è immediatamente rinnovabile per
una sola volta", usata per le cariche triennali elettive o soggette a designazione,
si intende che la durata della carica non può superare i sei anni su nove anni.
Art. 57 - Elezione dei nuovi Organi di governo dell'Ateneo 1. Il Senato
Accademico, composto sulla base del nuovo Statuto, deve insediarsi entro centoventi giorni
dalla pubblicazione del nuovo Statuto sulla Gazzetta Ufficiale. 2. Il Consiglio di
Amministrazione, composto sulla base del nuovo Statuto, deve insediarsi entro sessanta
giorni dall'insediamento del nuovo Senato Accademico.
Art. 58 - Proroghe e limiti al rinnovo dei mandati 1. I Presidi e i Consigli di
Facoltà, nonché gli altri Organi statutari previsti dal vecchio Statuto e non previsti
nel nuovo rimangono in carica fino a delibera di decadenza adottata dal Consiglio di
Amministrazione. 2. I componenti del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione
rimangono in carica fino all'insediamento dei nuovi organi di governo e, se stanno
ricoprendo il secondo mandato consecutivo, non sono immediatamente rinnovabili. 3. I
componenti del Nucleo di Valutazione e del Collegio dei Revisori dei conti rimangono in
carica fino all'insediamento dei nuovi componenti dei due Organi, che saranno designati
dai competenti Organi di governo di nuova composizione nella prima seduta utile e, se
stanno ricoprendo il secondo mandato consecutivo, non sono immediatamente rinnovabili. 4.
Il mandato del Rettore in carica all'entrata in vigore del presente Statuto è prorogato
di due anni accademici oltre la scadenza del mandato triennale. 5. Il mandato dei
Direttori di Dipartimento in carica all'entrata in vigore del presente Statuto termina in
coincidenza con la fine del mandato del nuovo Senato Accademico. Ai fini del computo del
limite di mandato (sei anni su nove) non si tiene conto del prolungamento, rispetto alla
durata triennale, previsto dal primo periodo del presente comma.
Art. 59 - Regolamenti 1. Entro dodici mesi dalla pubblicazione del nuovo Statuto
sulla Gazzetta Ufficiale, tutti i Regolamenti di Ateneo devono essere modificati sulla
base delle nuove normative. In caso contrario si applicano in quanto compatibili. |
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Bologna, Riforma dello Statuto dell'Università, in applicazione della
Legge Gelmini
Conferenza convocata dal Rettore, svolta il 17
feb 2011 |
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Il rettore esordisce con un' ammonizione messianica:
"L'università vive nel mondo,
ma non è di questo mondo",
e dopo egli la interpreta:
"vale dire, vive tra i privati, ma è pubblica".
Documento
ufficiale pubblicato il 15 marzo 2011 |

Ivano Dionigi, rettore
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Ma, poi, ... tra il pubblico si capisce solo la metà
del discorso, complice il microfono. Nè è fornito un proprio testo scritto e neppure
alcunchè che anticipi le conclusioni della "Commissione rettorale
per la riforma".
Conclusione: si trova confermata la politica e il metodo di questo Rettore:
"Se vôi l'ammirazione de l'amichi, nun
faje capì mai quello che dichi" (Trilussa)
Le conclusioni della
Commissione arriveranno il 15 marzo, ossia un mese dopo (clicca: Documento Commissione). Queste le
prime annotazioni:
1) Esse consistono in un ventaglio di riordino dei dipartimenti e delle
scuole/facoltà.
Nel documento c'è assenza totale di elementi relativi
alla nuova Governance. Questo significa che (circa il riordino dei
dipartmenti e scuole) l'attuale assetto di potere vuole fare trovare il fatto compiuto al
nuovo assetto di Governance, e ciò tradisce la legge di riforma che, anche se non piace,
va applicata fedelmente (prima la Governance, e dopo le decisioni sul riordino dei
dipartimenti e delle facoltà...);
2) Il Documento della Commissione prospetta il riordino dei dipartimenti e
scuole/facoltà come rimpasto dei centri decisionali locali esistenti. I membri dei
Dipartimenti dovranno essere almeno 50 docenti di ruolo, le scuole/facoltà potranno
essere 5-7, oppure 10-12 (?)....
Ciò tradisce di nuovo la legge, perchè la riduzione del numero dei
dipartimenti non porta necessariamente una economia dei costi. Esistono sia le economie di
scala sia le diseconomie di scala. Es.: l'eccesso di centralizzazione può portare molti
costi di trasporto e molte perdite di tempo per andare e tornare dal centro.
Per stare alla legge, che vuole una economia dìi costi, la priorità va
data all'anagrafe degli insegnamenti. Il motivo è che il numero delle scuole/facoltà
viene dopo al numero delle lauree, e queste vengono dopo il numero degli insegnamenti.
Infatti i costi sono generati dal numero degli insegnamenti, non da quello delle lauree.
Le diverse lauree sono, il più delle volte, un diverso modo di mettere insieme gli
insegnamenti. Con lo stesso tipo di mattoni, posso fare case molto diverse. |
Qui sotto sono riportati alcuni interventi, di
cui abbiamo ottenuto il testo scritto.
Essi sono al buio del documento della Commissione, perchè venuto dopo.
.
|
.
.
Marianna Sica, Studentessa |
|
" Il laboratorio di autoriforma sta cercando da tempo,
relazionandosi ai vari soggetti dell'università, di pensare la costruzione di un
cambiamento dell'università, che ..."
(continua)
|

Prof. Luigi Guerra, Preside
|
" Appartengo al numero
di coloro che si ritengono offesi come cittadini e come docenti dalla miopia culturale e
normativa ...."
(continua) |

Prof.Giuseppe Sassatelli, già Preside
|
"Condivido in primo luogo l'intenzione di partire da una idea
progettuale "alta" e di respiro, che vada ben al di là della semplice
riorganizzazione ..."
(continua) |

Maurizio Matteuzzi,
prof. Associato
.
|
" Ieri abbiamo letto su tutti i giornali che Berlusconi non
è "preoccupato". E' stato un conforto, ora siamo più certi di essere dalla
parte giusta ..."
(continua) ... |

Sergio Brasini,
Prof. Ordinario
.
|
"Magnifico Rettore, cari Colleghi, eccomi qua a rappresentare pubblicamente
linverno del nostro scontento.Prendo la parola.."
(continua) ... |
.

Dott.ssa Alessandra Maltoni, Personale tecnico e amm.vo
. |
"Magnifico Rettore, Cari Colleghi,
per il personale tecnico amministrativo non è certo facile inserirsi nel
percorso..."
(continua) ... |

CdA, Sig.ra Antonella Zago, Personale tecnico e amm.vo
.
|
"Non posso che condividere le richieste che altri hanno avanzato
sulla rappresentanza del personale dentro la commissione e ..."
(continua) ... |
Breve rapporto e sintesi della Conferenza,
per gli assenti delle varie università italiane |
1.-
Il pessimo microfono ha permesso di capire solo la metà delle cose dette dal
Rettore, e non suffragate dalla diffusione di un testo scritto (neppure successivamente,
pur essendone stato richiesto). La cosa, peraltro, è in linea con la politica di
questo rettore, a cui si addice un aforisma di TRILUSSA: "Se vôi l'ammirazione
de l'amichi, nun faje capì mai quello che dichi". E infatti, fin dai tempi della sua
elezione, non ha reso dichiarazioni programmatiche.
Questo criterio non è parso andare bene neppure per gli "amici" che
l'hanno votato, poichè nella Conferenza egli è risultato ampiamente scavalcato a
sinistra.
C'è dell'altro. Nei fatti, è risultato più realista del re. Ricordo tre fatti:
1) Da un anno egli ha nominato una Commissione per la riforma
dello Statuto componendola, senza passaggi elettivi dal basso, di 10 prof. ordinari, 2
studenti, 2 amministrativi (no prof. associati, no
Ricercatori).
2) Lo scorso anno, in un incontro voluto dai sindacati e associazioni
universitarie, a precisa domanda, aveva risposto che la riforma Gelmini, "pur se va
migliorata", premia la "meritocrazia", e la "meritocrazia fa rima con
democrazia" (?) ;
2.- In compenso il vuoto propositivo del rettore è stato riempito dai
numerosi interventi (l'Aula di Santa Lucia era stracolma, posti a sedere, 1000), centrati
sulla richiesta di precisi requisiti che il nuovo Statuto "dovrà avere", quali
democrazia, trasparenza, imparzialità, e tutela dell'identità storica dell'Ateneo, e
specificamente :
- eleggibilità e rappresentatività degli organi, anche con interpretazioni
estensive della legge, laddove questa lascia campo aperto, ad es. istituire un Consiglio
elettivo del personale tecnico e amministrativo, con parere obbligatorio, non vincolante,
per il CdA, in materia organizzativa; e un analogo Consiglio elettivo studentesco, che
oggi già c'è nel vecchio Statuto, ma senza parere obbligatorio nelle materie di più
diretto interesse studentesco;
- salvaguardia della tipicità della tradizione scientifica e didattica dell'Ateneo di
Bologna (vale dire, sì a riduzione del numero delle strutture scientifico-didattiche, ma
non seppellimento delle caratteristiche storiche qualificanti dell'Ateneo);
- diritto effettivo allo studio (vale dire chiari istituti a salvaguardia e
riconoscimento della possibilità di verifica degli studenti, circa l'offerta didattica; e
validi servizi esterni a supporto della sua frubilità),
3.- il rettore non ha commentato degli
argomenti sottoposti, anzi trinceratosi dietro l'addurre di essere lì per ascoltare,
ma non senza ammonire che "se entro il 15 luglio 2011 lo Statuto non sarà pronto,
l'Ateneo rischia il commissariamento".
4.- Poi, in seguito alla turbolenza verbale
degli studenti (ma anche di professori ordinari) , a tutto decisi, fuorchè a "essere
presi i giro", egli ha opposto che risponde non a loro, ma a quelli che
l'hanno eletto, cosa che gli ha suscitato un boomerang psicologico essendo stato, il prof.
Delbono, tra i suoi elettori, e avendo anzi (i due) avevano celebrato il matrimonio
Comune-Ateneo a Santa Lucia, solo 2 anni fa.
5.- Ciò ha finito per irritare
ulteriormente gli studenti, che gli hanno opposto : "Se la paura del rettore è il
commissariamento dell'università da parte del ministero, noi diciamo che la mancanza,
oggi, di risposte da parte del rettore determinerà un commissariamento da parte degli
studenti", ed a cui è seguita una irruzione di gruppo, con tanto di striscione in
opposizione alla Conferenza "mediatica" del Rettore.
|
| 1
Intervento personale Sergio Brasini, Professore
Ordinario di Statistica
Magnifico Rettore, cari Colleghi,
eccomi qua a rappresentare pubblicamente linverno del nostro scontento.
Prendo la parola come componente del gruppo dei Docenti Preoccupati e già conoscete la
nostra posizione di totale rigetto della cosiddetta contro-riforma Gelmini. Mi inserisco
nella discussione per segnalarvi laspetto che più mi preoccupa sul modello di
Università pubblica che ci attende negli anni a venire. Grazie al combinato disposto di
provvedimenti quali la Legge 133/2008, la Legge 240, i D.M. 17 e 50/2010 e, buon ultimo,
il cosiddetto Decreto mille proroghe, lesito finale più che prevedibile
sarà la chiusura di numerose Università, il ridimensionamento drastico di altre,
lulteriore riduzione dei fondi destinati alla ricerca, allinnovazione e al
diritto allo studio. Proprio con riferimento a questultimo aspetto, penso che i
provvedimenti citati mettano a rischio di tenuta uno dei più importanti elementi di
perequazione sociale presenti nella nostra Costituzione. Per la prima volta dopo 40 anni,
ad essere in pericolo è un pilastro democratico della nostra Società, cioè lidea
stessa di una Università aperta a tutti e tesa a favorire percorsi di ascesa sociale.
Due semplici numeri ci aiutano a capire qual è la posta in gioco: a metà degli anni
60 gli studenti universitari in Italia erano 400.000, oggi sfiorano i due milioni.
Da statistico non mi è difficile proiettare nel tempo le tendenze in atto per quanto
riguarda la consistenza e la composizione per età e per fasce del personale docente degli
Atenei, soprattutto alla luce dei futuri pensionamenti, del blocco del turn-over e della
prevista ulteriore riduzione dei fondi a disposizione del sistema universitario pubblico.
Perciò vi posso segnalare, con un livello di fiducia prossimo alla pratica
certezza, che in assenza di una drastica inversione di tendenza (al momento neppure
lontanamente immaginabile) tra qualche anno le Università pubbliche italiane saranno in
grado di servire e sostenere una popolazione studentesca non superiore alle
500.000 unità in base ai requisiti necessari di docenza. Una vera tragedia!
Senza una Università pubblica davvero aperta a tutti, i figli delle classi sociali più
disagiate, anche se capaci e meritevoli, torneranno in larga parte ad esserne esclusi. Chi
vorrà studiare decentemente, ma anche insegnare o fare ricerca, si dovrà rivolgere ai
privati, pagando, indebitandosi o gravando sulle famiglie di origine. Una prospettiva che
potrebbe fare gola a molti: dopo quello della salute, il mercato della formazione si
candida a diventare il nuovo grande affare dei nostri anni.
Il modello al quale tenderà a conformarsi lItalia è verosimilmente quello
dellUniversità americana (ovviamente finanziamenti esclusi!), intesa come sistema
nel suo complesso: dove oggi coesistono trenta o quaranta Atenei di grande livello e
alcune migliaia di City College o di State University che sono
perdonatemi il cinismo qualcosa a metà strada tra il riformatorio e la scuola di
avviamento professionale. Un sistema fondato su debiti e prestiti donore, che ormai
le stesse banche americane sono restie a concedere.
Un altro dei miei motivi di forte preoccupazione, dopo lapprovazione della Legge
240, è quello di una possibile crescita a dismisura della sfera di influenza dei Rettori.
Allo stesso modo mi preoccupa molto il tema della nuova composizione dei Consigli di
Amministrazione, investiti di un potere decisionale assoluto. In questi Consigli
siederanno membri esterni sostanzialmente scelti dai Rettori, che potrebbero essere
portatori di interessi altrettanto esterni agli Atenei. Se dai Consigli saranno eliminate
le rappresentanze elettive di personale docente, ricercatori e tecnici-amministrativi,
verranno meno quei principi di governance partecipata che hanno finora garantito
lesistenza di una pluralità di voci ed evitato linstaurarsi al governo degli
Atenei di una sorta di oligarchia tecnocratica.
Per tutti i motivi che ho ricordato sono profondamente convinto che in questa fase
straordinaria per la vita dellUniversità pubblica sia più che mai necessario un
nuovo patto fondativo tra tutte le componenti del nostro Ateneo (docenti, ricercatori,
personale tecnico-amministrativo, precari e studenti). Vorrei che lAteneo di
Bologna, per la sua storica autorevolezza, morale prima ancora che scientifica e
didattica, si dotasse di uno Statuto che fosse un vero modello di democrazia
partecipativa. In modo da costituire una guida ed un punto di riferimento per tutti gli
Atenei italiani. Sfruttando pienamente, se necessario, lampia autonomia progettuale
che la Legge riserva agli Atenei virtuosi, eccellenti e policentrici. Il documento
dellIntersindacale presentato oggi dal collega Leonardo Altieri contiene indicazioni
secondo me molto importanti in questa direzione.
Per concludere il mio intervento, esprimo un appello affinché tutti coloro che hanno idee
e contributi utili non solo debbano essere ascoltati, ma possano incidere in maniera
concreta sul processo di costruzione di un nuovo Statuto davvero democratico portandovi
allinterno le loro legittime istanze. Il dialogo tra tutte le nostre componenti per
nessun motivo deve interrompersi: se non adesso quando? Magnifico Rettore, la democrazia e
la trasparenza non sono concetti vuoti da predicare solo a parole; vanno invece praticati
quotidianamente, con azioni coerenti e conseguenti, proprie quelle che sono clamorosamente
mancate nel nostro Ateneo nei 324 giorni che sono trascorsi dal 30 marzo 2010 ad oggi. Le
scelte che faremo nei prossimi mesi avranno ricadute sui decenni a venire. Non possiamo
permetterci passi falsi, se sono in gioco il futuro professionale di migliaia di colleghi
(docenti e non docenti) e la libertà di accesso allistruzione superiore delle nuove
generazioni.
La difesa dellUniversità pubblica significa, in
definitiva, difesa di unidea del bene comune, di risorse non divisibili ma
condivisibili. Permettetemi una metafora finale: solo se rimarremo tutti uniti potremo
continuare a crescere assieme. Nessuno si salverà da solo. Lalternativa che ci
aspetta, parafrasando il noto politologo Maurizio Viroli, è quella tra la libertà
dei servi in un futuro regno di solitudini e la libertà dei cittadini
in una futura casa comune: scegliere non dovrebbe essere poi così difficile !
(Ritorna) |
| 2 Intervento
personale Guerra Luigi, Professore Ordinario di
Didattica e Pedagogia speciale
Preside della Facoltà di Scienze della Formazione
Appartengo al numero di coloro che si ritengono offesi come cittadini e
come docenti dalla miopia culturale e normativa dellattuale riforma universitaria,
solo parzialmente definibile Gelmini viste le complicità accademiche
trasversali che ne hanno accompagnato la promulgazione. Continuando quindi ad oppormi ad
essa con ogni strumento, ritengo comunque necessario partecipare al dibattito sullo
Statuto per portare un contributo a chi cerchi di evitare che le interpretazioni locali
della Legge aggiungano danni ulteriori a quellenorme patrimonio collettivo che è
rappresentato dallUniversità pubblica.
Allinterno della ridefinizione statutaria
dellAteneo, uno dei problemi di maggiore rilevanza è quello della riprogettazione
dei Dipartimenti e delle Facoltà. Come è noto la Legge prevede la chiusura delle
attuali Facoltà e dei Dipartimenti e lapertura di nuovi Dipartimenti (strutture di
primo livello, responsabili della didattica e della ricerca) ed, opzionalmente, di nuove
Scuole (strutture di secondo livello) che raggruppino più Dipartimenti, con compiti
largamente da definire. Su questo specifico argomento propongo le seguenti riflessioni:
- In un Ateneo grande come quello di Bologna le
Scuole non sono unopzione, ma una necessità inderogabile. Non prevederle
significherebbe costruire una situazione nella quale diverse decine di Dipartimenti
(40/50?) si rapporterebbero di fatto senza mediazioni con il Consiglio
dAmministrazione (il ruolo del Senato appare largamente svuotato dalla Legge)
presentando in parallelo le loro proposte/richieste di progettazione culturale e
finanziaria. Questo significherebbe avviare una devastante guerra tra poveri destinata a
consegnare ogni potere reale di controllo e di sviluppo dellAteneo al Consiglio
dAmministrazione. Inoltre, i Corsi di Studio sono in grandissima parte per loro
natura interdipartimentali e non si vede come possano essere consegnati alla piena
responsabilità di singoli Dipartimenti.
- Se le Scuole nascono come federazioni di
Dipartimenti, ne costituiscono il luogo di interrelazione e di progettazione congiunta ed
offrono ad essi ed ai Corsi di Studio, che dai Dipartimenti stessi dipendono, servizi
integrati per la didattica (presidio didattico, internazionalizzazione, organizzazione
tirocini
) e per la ricerca (progettazione della partecipazione a grandi ricerche
nazionali ed internazionali, servizi di amministrazione complessa, fornitura di grandi
apparecchiature, organizzazione di Research Units interdipartimentali
) nasce il
problema della relazione interna tra Scuola e Dipartimenti: come non sottodimensionare il
ruolo di ciascuna delle due strutture?
- Un troppo ridotto numero di Scuole le porterebbe
di fatto ad essere strutture soltanto tecnico-logistiche (politicamente irrilevanti)
rimandando i singoli Dipartimenti ad una interlocuzione diretta con il Consiglio
dAmministrazione. Un maggior numero di Scuole (entro le 12 previste come massimo di
Legge per lAteneo) le porterebbe invece ad essere luoghi reali di discussione e di
progettazione, di scelta e di gestione: ad essere entità culturali maggiormente
identitarie e riconoscibili a livello nazionale ed internazionale. E questa a mio
avviso la soluzione del tutto preferibile. Meglio elaborare congiuntamente richieste e
progetti tra Dipartimenti allinterno di una Scuola, con tutte le contraddizioni che
comunque questo comporta, che giocarsi separatamente come singolo Dipartimento il rapporto
con il Governo centrale dellAteneo.
(Ritorna)
|
| 3- Per il personale tecnico e amminstrativo Alessandra MALTONI, Laureata
1.- Magnifico Rettore, Cari Colleghi,
per il personale tecnico amministrativo non è certo facile inserirsi nel percorso di una
riforma del sistema universitario avviata sulla base di un intento governativo, a dir
poco, difficoltoso e contestato. Non e facile, innanzitutto perchè subiamo da
troppo tempo la mancanza di una vera progettazione per il nostro intero comparto.
Scontiamo poi ripetutamente la difficoltà di non essere valorizzati per quello che
sappiamo veramente fare. Ci troviamo troppo spesso in ingorghi istituzionali
in cui, a fatica, proviamo a rappresentare un ruolo da protagonisti.
Questo tracciato organizzativo non ha garantito sin qui al personale una
serena attuazione dei propri compiti, nè una concreta spendibilità delle proprie
capacità. Sono spesso mancati i contesti chiari e gli stessi carichi di lavoro hanno
sempre sofferto per un sistema approssimativo e farraginoso. Tutto
ciò non agevola il momento di riflessione e non favorisce il contributo che vorremmo
comunque portare in un momento così difficile per la storia dellUniversità
Pubblica Italiana;
Le nostre difficoltà adesso, tuttavia, crescono, se si prova a tradurre
la fattibilità del tracciato di organizzazione del lavoro, già persistentemente
lacunoso, in unorbita complessa ed insidiosa come la ridefinizione dellintero sistema universitario. E pure,
già il sistema legislativo e le scelte mediatiche intraprese dai recenti governi hanno
privato di spazi le nostre esigenze, anzi, hanno fatto si che spesso venissimo
fraintesi, bollati dietro qualifiche, offensive e
gratuite.
Con un taglio alle risorse e ai diritti, il nostro settore - il pubblico
impiego - quel pubblico impiego anacronisticamente definito
privatizzato - ha visto assottigliare i propri diritti, con leggi poco
discusse e con provvedimenti amministrativi unilaterali e sempre restrittivi.
Questo procedere, nei fatti, ha avvilito le nostre prospettive e mortificato
le nostre esperienze, riducendo le certezze di ciascuno, sia quelle economiche che quelle
giuridiche;
Con un sistema legislativo che non ha saputo armonizzare, e che non ha saputo tenere unite
le istituzioni e le sue componenti lavorative,
ci accingiamo ora, dunque, a riscrivere lo Statuto di questo Ateneo;
2.- Molto egià stato detto nel dibattito precedente. Aggiungo solamente alcuni
principi:
Noi tecnici amministrativi ci attendiamo regole chiare, linee
guida ben definite e soprattutto contestuali alle progettazioni dinsieme.
Chiediamo quindi che siano scritti con chiarezza, nella successiva fase che ci attende
(quella di attuazione regolamentare), anche i criteri, delle nostre, di
riorganizzazioni, senza che si releghi la nostra componente ad un
perimetro fatto di indifferenza, di sottovalutazione dei problemi e di
compressione dei ruoli.
Non vogliamo particolari concessioni: Chiediamo soltanto che i nostri
diritti siano reinterpretati con paletti certi ed incontrovertibili.
Se avremo un quadro chiaro e preciso, faremo tranquillamente a meno
anche dei suggerimenti psicologici ! !
Un percorso che abbia regole oggettive e che non lasci spazio ad
interpretazioni discrezionali, che non
emargini le realtà individuali e di categoria, saprà evitare i conflitti e ridurrà i
potenziali disagi;
3.- In questa fase ci aspettiamo poi, anche e soprattutto, il rispetto della
partecipazione democratica nel ripensare il governo dellAteneo. Quindi:
1. vorremmo vedere finalmente riconosciuta la reale partecipazione alla
elezione del Rettore, in quanto siamo parte attiva di questa comunità e vogliamo
esserne, anche Noi, protagonisti nellindividualizzazione della sua massima Autorità
istituzionale;
2. Riteniamo poi che la democrazia sarà reale se saprà garantire anche la nostra
presenza negli organi, limitando nel contempo i discutibili ingressi di privati,
estranei allAteneo;
Avrei tanto da dilungarmi per esporre il mio punto di vista su una delega
legislativa di cui non condivido nè i principi ispiratori, nè la
forza innovatrice, ma preferisco privilegiare la sinteticità;
4.- Concludo quindi, esprimendo soprattutto la mia Solidarietà agli
Studenti che lottano da soli per difendere il
loro Futuro, spesso inascoltati;
Se vogliamo davvero che la Libertà di insegnamento,
lEguaglianza sostanziale, il Diritto allo Studio non diventino solo dettati
formali, ma continuino ad essere i Valori imprescindibili scritti dalla Nostra
Costituzione, abbiamo il dovere, in ogni sede ed in ogni occasione, di valorizzarne
sempre la portata e la coerenza ! !
(Ritorna) |
| 4 - Intervento per i "docenti preoccupati". Maurizio Matteuzzi, Professore Associato di Filosofia
e Teoria dei Linguaggi
Ieri abbiamo letto su tutti i giornali che Berlusconi non
è "preoccupato". E' stato un conforto, ora siamo più certi di essere dalla
parte giusta (il confronto era col rettore Dionigi, "apparentemente" anch'egli
"non preoccupato" dalle proteste dilaganti e ampie, in Santa Lucia, la sala
piena, 1000 persone - NdR).
Nei limiti del tempo massimo imposto dal Rettore (tre minuti), voglio offrire
all'assemblea un quadro comparativo della composizione delle Commissioni rettorali di
alcuni Atenei, incaricate di predisporre un progetto di riforma dello Statuto generale di
Ateneo. Rilsulta che la posizione di Bologna è estrema, rispetto a tutte le
altre.
Composizione della Commissione
rettorale incaricata di fare il progetto di nuovo Statuto
|
Professori
Ordinari |
Professori
Associati |
Ricercatori
Universitari |
| Università Ca' Foscari, Venezia |
4 |
3 |
1 |
| Università della Calabria |
7 |
2 |
2 |
| Università Statale di Milano |
7 |
2 |
2 |
| Università del Piemonte Orientale |
7 |
3 |
1 |
| Politecnico di Milano |
6 |
3 |
2 |
| Università di Lecce |
7 |
1 |
1 |
| Università del Sannio |
4 |
4 |
2 |
| Università di Catania |
4 |
4 |
3 |
| Università di Salerno |
9 |
1 |
1 |
| Università di Parma |
6 |
2 |
2 |
| Università di Udine |
5 |
2 |
2 |
| Università di Sassari |
6 |
2 |
2 |
| Università di Palermo |
3 |
3 |
3 |
| Università di Roma "La
Sapienza" |
3 |
3 |
3 |
| Università di Bologna* |
10 |
0 |
0 |
| * Da aggiungere 2 studenti e 2 tecnico amministrativi |
Ora potrei leggere una seconda volta l'elenco esplicitando
quanti siano stati i casi di designazione e quanti quelli di scelta basata su elezioni o
indicazione di organi democratici.
Ci si lamenta spesso che, per un meccanismo noto ai più come
"porcellum", abbiamo dei parlamentari DESIGNATI e non eletti;
"porcellum" - ta en tê fonê tôn en tê psichê pathemáton symbola dice il
Filosofo - o nomina sunt consequentia rerum - dice il Giurista; la massima stima ai
colleghi DESIGNATI in commissione; nessuno ci costringeva, ma anche noi siamo messi così.
Magnum gaudio dico vobis: habemus porcellum dice il Porporato.
Ora potrei leggere una terza volta l'elenco evidenziando le date di
insediamento; salvo un caso, tutte posteriori al 29 gennaio, data di entrata in vigore
della 240/10. Bologna: 30 marzo 2010.
L'Alma Mater è arrivata prima, come nel 1088.
Fu vera gloria? Si chiede il Poeta. Magari, non lo sarà per sempre. E' pur
vero che de futuris contingentibus non est determinata veritas, come dice lo Scienziato;
ma prendiamo una data a caso, per esempio, il 6 aprile; chissà dopo ...
Ecco, io credo che questo esasperato furore nell'obbedienza al governo del
bunga-bunga non ci faccia onore.
Speriamo che la commissione lavori, meglio, abbia lavorato e lavori, in modo
sublime, glielo auguriamo e ce lo auguriamo di tutto cuore; ma, certo, si poteva
cominciare meglio.
(Ritorna) |
| 5. Intervento personale Giuseppe
Sassatelli, Professore Ordinario di Archeologia
già Preside di Lettere e Filosofia, già Candidato Rettore
1.- Condivido in primo luogo l'intenzione di partire da una idea
progettuale "alta" e di respiro che vada ben al di là della semplice
riorganizzazione dell'esistente. Non farlo significherebbe sprecare un'occasione
importante per la nostra Università che a quasi 20 dal suo primo Statuto ha bisogno di
rinnovarsi profondamente anche perché da allora sono cambiate moltissime cose. Vorrei
fare alcune riflessioni nella direzione di innovare il nostro assetto, prima di tutto sul
piano organizzativi e poi anche su quello culturale.
2.- Sul piano organizzativo e relativamente ai Dipartimenti non è solo una questione di
dimensione e di numeri (40 previsti dalla legge e 50 indicati dalle Linee Guida). Ma è
una questione di ruoli e di funzioni che cambiano radicalmente.
Credo sia necessario ribadire con chiarezza che la
caratteristica fondamentale dei Dipartimenti è quella di articolazioni alle quali deve
far capo la ricerca. E' vero che la legge prevede per i Dipartimenti una funzione aggiunta
relativa alla didattica, ma questa non deve andare a scapito della loro specificità sul
piano della ricerca.
Tale principio comporta un inevitabile conseguenza, prevista dalla legge e
contenuta anche nelle Linee Guida del nostro Ateneo. I Dipartimenti devono caratterizzarsi
per una relativa omogeneità dei settori scientifico-disciplinari che ad essi fanno
riferimento (legge) e per una chiara congruità culturale e scientifica (Linee Guida).
Si tratta di un principio assolutamente imprescindibile che da un lato non
deve essere interpretato in modo troppo rigido, ma dall'altro deve garantire che nei
processi di aggregazione si tenga conto di tale congruità sulla base di almeno tre
elementi:
- i metodi e le tradizioni di studio delle diverse discipline;
- i fini della ricerca nei diversi ambiti disciplinari;
- la ricaduta della ricerca sul piano didattico e formativo.
Se davvero teniamo conto di questi elementari parametri non credo sia
difficile definire cosa si intende per congruità culturale e scientifica. Oltre ad avere
una certa omogeneità sul piano culturale i Dipartimenti debbono essere anche
sufficientemente ampi e articolati per misurarsi con la didattica (la nuova funzione
prevista dalla legge).
3.- Credo sia importante inoltre definire fin da ora e con la massima precisione le
modalità da adottare nei processi aggregativi conciliando la libertà di afferenza di
ogni singolo docente (sancita dalla legge oltre che da un principio assolutamente
inderogabile) con la necessità di un imprescindibile riordino istituzionale che elimini
il più possibile sovrapposizioni e mescolanze.
Senza entrare nel dettaglio dei meccanismi credo sia importante
ribadire fin da ora il principio che ogni Dipartimento sarà il punto di riferimento unico
o comunque prevalente per i settori disciplinari che ad esso fanno riferimento e che
ciascun docente sarà libero di afferire altrove ma dovrà farlo consapevole del fatto che
in quel Dipartimento e solo in quello si prenderanno le decisioni che riguardano quel
determinato settore scientifico-disciplinare.
4.- Una grande attenzione dovrà essere dedicata alle eventuali "Sezioni" che
possono essere un utilissimo strumento per salvaguardare specificità culturali
all'interno e visibilità scientifica all'esterno (specie nel caso di aggregazioni ampie),
ma non devono essere un modo per riproporre autonomie improprie, separazioni rischiose e
conflittualità eccessive all'interno dei singoli dipartimenti. E se previste devono
comunque essere ben regolamentate sulla base di parametri chiari e definiti.
5.- Relativamente al rapporto tra ricerca e didattica vanno studiati
meccanismi appositi e differenziati per garantire un intreccio virtuoso e non penalizzante
tra questi due aspetti.
Un legame tra ricerca e didattica è relativamente facile per la lauree
magistrali, ben caratterizzate e selettive sul piano scientifico; mentre è più complesso
per le lauree triennali, più "generaliste" e trasversali. In assenza di
meccanismi differenziati per questo intreccio tra didattica e ricerca si rischia di
penalizzare e di omologare le specificità della ricerca.
E a questo proposito, anche se la legge le considera facoltative, credo
sia assolutamente necessario prevedere strutture di II livello (Scuole o Facoltà) con
funzioni di coordinamento e anche di riequilibrio interno nell'ambito dell'Ateneo.
E a questo riguardo io credo che il numero delle Scuole debba essere il più
ridotto possibile: l'ipotesi di poche Scuole (una delle ipotesi in campo) mi sembra
largamente condivisibile perché poche scuole assicurerebbe un coordinamento maggiore,
più coerente e con forti economie di scala (si pensi solo alla docenza); sarebbero più
innovative e consentirebbero di armonizzare meglio le esigenze della didattica e quelle
della ricerca con la necessaria salvaguardia delle specificità di quest'ultima nei vari
settori, scongiurando quella omologazione che è un pericolo assolutamente da evitare.
6.- Sul piano culturale, infine, sono assolutamente convinto che vada sfruttata questa
occasione non solo per riorganizzare e adattare alla nuova normativo l'esistente (il
"vecchio"), ma anche per proporre qualcosa di nuovo considerando attentamente
quello che in Ateneo non c'è e che potrebbe (o dovrebbe) avere spazio sia sul piano
didattico che su quello scientifico.
E sotto questo aspetto penso in particolare alla Romagna per la
quale solo una forte differenziazione e specificità culturale può portare a solide
articolazioni decentrate superando i doppioni più o meno mascherati che possono
costituire una debolezza per il decentramento.
Molto è stato fatto; ma credo che qualcosa si possa ancora fare.
Le modifiche di Statuto, assolutamente necessarie sul piano
istituzionale possono essere infatti una buona occasione anche per rivisitare i nostri
assetti culturali, modificando, integrando, e aggiungendo (o magari anche eliminando, se
necessario) qualcosa a quanto ora è presente.
(Ritorna) |
| 6.-
Intervento per il "Laboratorio di autoriforma" Marianna SICA, Studentessa
1.- Il laboratorio di autoriforma sta cercando da tempo, relazionandosi ai vari soggetti
dell'università, di pensare la costruzione di un cambiamento dell'università, che
riteniamo necessario, in un modo partecipato e vivo.
E dal movimento dell'Onda che gli studenti hanno espresso
la loro voglia di protagonismo nella trasformazione dell'università. Ponendoci sempre con
un'attitudine propositiva e mai solo distruttiva, posto il nostro netto no alle proposte
di riforma arrivate dal ministero, i nostri punti qualificanti sono sempre stati:
- l'autogestione del percorso formativo;
- l'autoformazione come pratica di condivisione di saperi dentro
l'università tra docenti. ricercatori e studenti;
- ricerca libera e indipendente:
- un welfare adeguato all'essere studenti oggi, che è
direttamente essere anche lavoratori;
- e un no netto al lavoro gratuito dentro l'università, che
coinvolge studenti e ricercatori con stage e tirocini gratuiti e assegnazione di
insegnamenti a titolo gratuito.
Crediamo che in un momento di crisi economica di questo tipo sia
inaccettabile che la nostra vita di precari e di sfruttati inizi e prosegua dentro
l'istituzione universitaria.
2.- Il movimento studentesco ha espresso una forza incredibile in questo autunno e ha
posto a tutto il paese il problema di un'intera generazione senza futuro, questione che
(pensiamo) tutti i soggetti che hanno un ruolo nella nostra società non possano più far
finta di non vedere e sulla quale debbano prendere delle posizioni.
Per noi una posizione dalla quale non si può tornare indietro è il
rifiuto della legge Gelmini, che per quanto riguarda gli studenti significa prima di tutto
un taglio netto e inaccettabile delle borse di studio, attacco vero e proprio alla
libertà di scegliere del proprio futuro.
Mentre nel resto d'Europa le tasse universitarie sono molto più basse
(anche se vediamo il caso dell'Inghilterra che ci dice che la questione dell'accesso
all'università è una questione centrale dentro la crisi attuale) e gli ammortizzatori
sociali riescono ancora a mantenere una rete di salvezza per gli studenti e i precari, il
nostro paese si distingue per le altissime tasse universitarie e la mancanza di ogni
ammortizzatore sugli affitti, sulle borse di studio ecc.
Se a questo aggiungiamo la mancanza di prospettive, una volta usciti
dall'università, allora capiamo tutti che per noi 1'unica prospettiva di vita
soddisfacente si può disegnare fuori dai confini di questo paese.
E sono i nostri professori che per primi ci dicono di andarcene.
3.- Però noi non intendiamo subire passivamente quello che ci sta accadendo, non
intendiamo scappare.
Vogliamo invece continuare a parlare, a lottare, a cercare con tutte le
nostre forze di far capire che qua c'è in ballo tutto il nostro futuro e che non è
possibile che il rettore Dionigi continui a prenderci in giro, ponendosi pubblicamente
come attento alle istanze dei ricercatori e dei docenti e costruendo momenti come questo,
e allo stesso tempo continuando a stare attivamente dentro alla CRUI, complice e
promotrice prima della riforma Gelmini.
Non accettiamo le forme autoritarie che il rettore ha usato nel
tentativo di spengere il movimento, ricattando i ricercatori quando questi hanno
dichiarato la loro indisponibilità all'insegnamento, dunque dimostrando di avere una idea
di democrazia molto simile a quella dei referendum/ricatto di Marchionne.
4.- E anche oggi noi pensiamo che questo incontro pubblico sia solo una vetrina mediatica
per il rettore, dal quale vorremmo invece delle risposte vere alle questioni che studenti,
ricercatori e docenti. e i tecnici amministrativi stanno ponendo.
Pensiamo che sia tempo di prendere delle posizioni nette, perché
qua non ne va solo del futuro delle carriere di qualcuno o dell'università di Bologna,
qua c'è in gioco qualcosa di molto più grande.
5.- Non consideriamo democratico questo incontro perchè sappiamo che la road map per
l'approvazione dello statuto è già stata disegnata. La commissione statuto istituita con
modalità autoritarie deve essere sciolta, condizione irrinunciabile per poter iniziare a
discutere in maniera vera di riforma dell'università.
Vogliamo delle risposte alle nostre proposte che tendono a costruire
dalle nostre vite un'università diversa. Siamo convinti che l'università come è oggi,
fatta di rapporti di subordinazione, di ricerca ingabbiata. di saperi dequalificati, di
lavoro nero, non l'università che vogliamo.
6.- Noi studenti chiediamo di avviare un vero percorso di autoriforma, di democrazia vera
e partecipata, che per noi non significa poter votare un referendum ma poter decidere in
modo collettivo della nostra vita. Un percorso di autoriforma che coinvolga tutti coloro
che in questi mesi e in questi anni hanno preso parola sulla riforma e che hanno espresso
delle richieste ben precise:
-libertà nel percorso formativo e nella ricerca;
-autoformazione, che significa condivisione e creazione di saperi
in modo partecipato e condiviso tra studenti, ricercatori, docenti;
- servizi necessari
alla vita degli studenti (affitti, borse di studio, mense, biblioteche);
- un investimento reale
nella cultura e nella formazione.....
7.- Delle risposte da parte dell'istituzione sono necessarie e non più rimandabili !
Se la paura del rettore è il commissariamento dell'università da
parte del ministero, noi diciamo che oggi, la mancanza di risposte da parte del rettore
determinerà un commissariamento da parte degli studenti.
(Ritorna) |
| 7 Per il personale tecnico e amminstrativo Antonella ZAGO, Collaboratore Amministrativo, Dipartimentro di
Istologia
1.- Non posso che condividere le richieste che altri hanno avanzato
sulla rappresentanza del personale dentro la commissione e nei nuovi organi accademici ma
oggi qui il problema che si pone è ben altro. Essere presenti e rappresentanti per fare
che cosa ?
Il Rettore ha detto che il nuovo ordinamento sarà nuovo.
Ma il nuovo è già arrivato e già è stato deciso da pochi.
In questo ateneo si parla di riforma statutaria almeno dal 2006 e ancora oggi
nessuno di noi ha capito quale sarà l'università nuova che vogliamo.
Ancora oggi il rettore si presenta in questa assemblea (che di democratico
non ha nulla) con delle domande malgrado abbia dichiarato alla stampa che a luglio avremo
il nuovo statuto.
Il rettore sostiene che è l'inizio di un confronto serrato. In realtà il
confronto non c'è mai stato e gli incontri che seguiranno si svolgeranno nei Dipartimenti
e nelle Facoltà.
E gli studenti saranno presenti? Io credo di no !
Nel frattempo, considerando solo l'ultimo anno, gli organi accademici hanno
preso decisioni importanti che hanno già modificato alla radice la natura di università
pubblica dell'ateneo di Bologna.
Nel documento di previsione di bilancio 2011 si dice chiaramente che docenti
e ricercatori dovranno procacciarsi da soli i fondi di ricerca mettendosi, magari piegati
in due, sul mercato; gli accordi di co-marketing vedono già attive le sponsorizzazioni; i
poli tecnologici vedono l'aumento smisurato della precarizzazione di ricercatori e
tecnici.
Quando arriveremo ad avere il nuovo Statuto, l'Università sarà già di
fatto cambiata al di là delle regole fissate appunto sulla carta.
2.- Sul fronte del personale tecnico amministrativo mi risulta che la richiesta di
incontro avanzata dal comitato precari tecnici amministrativi nel luglio del 2010, e più
volte rinnovata nei mesi successivi, non abbia trovato nessuna risposta, il rettore ha
bellamente evitato di confrontarsi; dei 12 precari dell'azienda agraria parchi e
giardini che da anni manutentano il verde dell'ateneo, malgrado il rettore abbai
negato con forza qualsiasi tipo di esternalizzazione, ne sono stati assunti due a tempo
indeterminato e due a tempo determinato. Gli altri sono a casa. Chi farà il lavoro di
manutenzione del verde? Le cooperative dietro le quali si cela un meccanismo di
sfruttamento esagerato e un aumento di spesa per l'ateneo. Il personale tecnico
amministrativo di ruolo ha perso più di 200 euro annui con la firma del contratto
integrativo 2010 e lo stesso contratto è stato fir mato solo dalla CGIL, Camera del
Lavoro, nemmeno gli RSU, delegati eletti direttamente dai lavoratori hanno firmato tale
accordo. Questa non è democrazia, non c'è democrazia in tutto ciò!
3.- Martedì scorso è stata approvata la delibera con cui la Fondazione Alma Mater, tanto
discussa nel passato, diventerà Fondazione Universitaria e quindi un ente privato di
supporto all'ateneo. Quali servizi, che ora sono interni, verranno tra qualche anno
gestiti dalla Fondazione e quale personale passerà in gestione alla stessa fondazione
nessuno ce lo spiega.
4.- L'intelligenza delle persone presenti in platea viene offesa dal suo voler apparire
democratico e deciso a salvaguardare l'università pubblica perché in gran parte, pur non
avendo ricevuto tutte le informazioni sulle scelte fondamentali che hanno già snaturato
la nostra università, colgono comunque la distanza tra i loro problemi quotidiani e le
sue belle parole di oggi.
5.- Cancelli tutti i provvedimenti che hanno già fortemente modificato la natura di
università pubblica del nostro ateneo e crei davvero le condizioni per un confronto
serrato. Solo a partire da queste premesse potremmo considerare sinceri i suoi discorsi
sulla democrazia. Oggi dell'università pubblica di Bologna è rimasta solo la cornice, il
contenuto è già di fatto in linea con la riforma Gelmini !
(Ritorna) |
Ateneo, Consiglio di Amministrazione
Il prof. Gianni Porzi :
- sulla lettera dei "Docenti
preoccupati", al Rettore
- sul discusso referendum, relativo al contratto integrativo
del personale TA, 2010 |

Gianni Porzi
|
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G. Porzi: "Ai Docenti Preoccupati"
Non posso che condividere, in linea di principio, le preoccupazioni
manifestate nella lettera dai Docenti Preoccupati, che rappresentano una chiara denuncia
di scarsa attenzione a quei principi di democrazia che vengono spesso sbandierati ma non
sempre rispettati.
Ciò premesso, vorrei però far presente e sottolineare che il 30 marzo
dello scorso anno la Congiunta (Assemblea di CdA e Senato, riuniti, NdR) deliberò la
composizione della Commissione istruttoria per la revisione dello Statuto, come proposta
dal Rettore, con il solo voto di astensione del sottoscritto. Quindi, si
dichiararono a favore anche i tre professori di II° fascia e i tre Ricercatori che
siedono in CdA.
A mio avviso, se la Commissione proposta dal Rettore,
per di più nella composizione prevista dalla Legge di riforma Gelmini (all'epoca non
ancora in vigore), non fosse stata avallata dal voto della Congiunta, la richiesta dei
"Docenti preoccupati" avrebbe avuto una sua logica giustificazione.
Ma ora, chiedere l'azzeramento della Commissione
istruttoria per formarne un'altra che preveda la presenza anche di professori di II fascia
e di Ricercatori, ritengo sia improponibile perchè la Commissione contestata non è un
semplice gruppo di Colleghi che ha lavorato su incarico del solo Rettore, ma è una
Commissione investita ufficialmente dalla Congiunta, essendo stata legittimata da un voto
plebiscitario, con l'incarico di elaborare un nuovo Statuto sulla base di precise linee
guida.
Il Rettore, in sostanza, ha abilmente fatto in modo che la
Commissione avesse una veste ufficiale e non fosse solo la sua Commissione da lui
insediata, come fece legittimamente l'ex Rettore Calzolari che nominò motu proprio la
Commissione per la revisione dello Statuto (presieduta dal prof. Pombeni).
La cosa sorprendente è che solo ora alcuni si
accorgono di come stanno realmente le cose.
Piuttosto, se c'è stata un'anomalia molto rilevante è che la
Commissione, per coerenza alla modalità di insediamento, avrebbe dovuto riferire lo stato
di avanzamento dei lavori alla Congiunta che l'ha nominata e investita dell'incarico, cosa
che invece non è mai avvenuta, nonostante più volte sia stata avanzata la richiesta al
Rettore.
Gianni Porzi*
* Università di Bologna |
Sul referendum farsa di fine anno
2010
INTERVISTA AL PROF. PORZI
Domanda
:
sulla stampa locale è stata riportata la notizia, con una certa enfasi,
dellapprovazione da parte del CdA del contratto integrativo del Personale T.A.
relativo al 2010 che però mi risulta non fosse stato siglato da alcuni sindacati.
Risposta : sì, il CdA nella seduta straordinaria del
28/12/2010 ha approvato il Contratto; il comunicato stampa riportato dalle cronache locali
ha però tralasciato alcune precisazioni affatto irrilevanti. Infatti, il Contratto in
questione è stato sottoscritto da un solo sindacato, cioè la CGIL, mentre CISL, UIL e
RdB non lo hanno siglato sia perché non lo condividevano dal punto di vista sostanziale,
sia per il modo in cui è stata condotta la trattativa la quale, pur riguardando il 2010,
inspiegabilmente iniziò solo alla fine di ottobre dello stesso anno.
D. : ma come è stata possibile una cosa del genere ?
R. : come purtroppo a volte accade, il CdA non è stato
messo nella condizione di poter dare un proprio contributo allipotesi di contratto,
proponendo cioè eventuali modifiche, in quanto la scadenza del 31/12 non lo permetteva.
La presentazione di pratiche in zona Cesarini (modalità che sembrerebbe far
parte del DNA dellAlma Mater) non consente lo svilupparsi di un dibattito dal quale
possano uscire proposte tese a individuare la migliore soluzione possibile. I Consiglieri
si trovano sostanzialmente di fronte al fatto compiuto e quindi senza
possibili alternative se non quella del respingimento della pratica che però a volte può
causare danni per il mancato rispetto delle scadenze.
D. : ma in questo modo il CdA viene meno ad una sua
funzione importante, cioè quella propositiva.
R. : infatti è proprio così, il CdA viene relegato ad
Organo per la ratifica di decisioni assunte altrove (modus operandi che per la
verità viene da lontano) e quindi viene svilito quel ruolo propositivo che, oltre a
quello decisionale, per legge dovrebbe qualificarne lazione.
D. : dal punto di vista finanziario, a quanto ammonta il
trattamento accessorio per il Personale T.A.?
R. : il trattamento accessorio per il Personale T.A.
ammonta per il 2010 a 8,443 Ml (inclusi gli oneri a carico dellEnte), contro gli
8,333 Ml del 2009, con un incremento dell1,3%.
D. : ti sono note le ragioni per le quali i tre
Sindacati non hanno siglato lipotesi di Contratto ?
R. : da contatti telefonici avuti con alcuni esponenti, mi
risulta che oltre al dissenso sulla sostanza del contratto, vi erano anche perplessità
sullattendibilità della consultazione dei lavoratori in quanto : a) su richiesta
della CGIL lamministrazione, che era parte in causa, avrebbe messo a disposizione,
con sorprendente rapidità, quanto necessario per effettuare la consultazione per via
telematica; b) il lavoratore poteva partecipare alla consultazione utilizzando solo le
proprie credenziali e quindi alcuni hanno sollevato perplessità sulla garanzia
dellanonimato e della segretezza del voto; c) la consultazione ha avuto luogo nel
periodo delle festività natalizie (dal 23 al 27) quando un non trascurabile numero di
persone era in ferie.
D. : ma quale è stato il risultato di tale
consultazione ?
R. : 823 favorevoli e 74 contrari. Ma voler poi
giustificare il tutto con il risultato della consultazione ritengo sia opinabile dal
momento che i votanti rappresentano appena il 32% degli aventi diritto. In democrazia non
si può sorvolare un così grande numero di non partecipanti alla votazione.
D. : pertanto qualè stato il tuo atteggiamento in
CdA?
R. : per le ragioni esposte non ho ritenuto, in piena
coscienza, di poter votare a favore della ratifica del Contratto ed ho scelto pertanto di
astenermi. Se è stata o meno una scelta politica oculata quella di non fare il massimo
per raggiungere una sintesi condivisa almeno dalla maggioranza sindacale, penso lo si
vedrà presto. Vorrei concludere con unamara constatazione : si assiste
frequentemente ad esercitazioni orali sul concetto di democrazia e come essa
debba essere realizzata, in particolare quella che si definisce come E-democracy e
che pare essere la nuova frontiera (valga la discussione in corso in Gran Bretagna
sulla proposta del Premier David Cameron di sottoporre le leggi alla consultazione
preventiva degli elettori utilizzando sistemi elettronici), ma raramente, purtroppo,
queste dotte discettazioni vengono poi trasferite nella pratica di tutti i giorni. E
proprio vero che tra il dire e il fare cè di mezzo il mare. |
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Da: |
- "I Docenti Preoccupati"
- "Il coordinamento nazionale dei Professori associati (ConPass)
- " La rete 29 Aprile |
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A:: |
- Magnifico Rettore dell'Università di Bologna
- Senato Accademico
- Consiglio di Amministrazione |
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PETIZIONE
RELATIVA ALLA COMMISSIONE ISTRUTTORIA
PER LA REVISIONE DELLO STATUTO
Il 30 marzo 2010, nella riunione in seduta congiunta
di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione, ha preso il via ufficialmente la
procedura individuata dalla Giunta dellAteneo di Bologna per la revisione del
proprio Statuto. Nelloccasione sono state infatti approvate le linee guida alle
quali avrebbero dovuto attenersi i lavori di una Commissione istruttoria votata in quella
sede.
La composizione della Commissione, formata da 15 membri, era la seguente:
Ivano Dionigi (Rettore e Presidente della Commissione);
Giuseppe Caia (Professore ordinario, Dipartimento di Scienze Giuridiche);
Paolo Pombeni (Professore ordinario, Dipartimento di Politica, Istituzioni,
Storia);
Giliberto Capano (Professore ordinario, Dipartimento di Scienza Politica);
Giovanni Dore (Professore ordinario, Dipartimento di Matematica);
Aldo Bertazzoli (Professore ordinario, Dipartimento di Economia e
Ingegneria Agrarie);
Guido Avanzolini (Professore ordinario, Dipartimento di Elettronica, Informatica,
Sistemistica);
Marco Zoli (Professore ordinario, Dipartimento di Medicina Interna,
dellInvecchiamento e Malattie Nefrologiche);
Angelo Varni (Professore ordinario, Dipartimento di Discipline Storiche,
Antropologiche e Geografiche);
Rosella Rettaroli (Professore ordinario, Dipartimento di Scienze Statistiche);
Davide Pianori (studente);
Alberto Aitini (studente);
Giovanni Longo (EP - area amministrativa - gestionale, ADOC Settore
Personale Docente);
Donatella Alvisi (Cat. EP - area amministrativa - gestionale, Facoltà di Lettere e
Filosofia);
Cristina Balboni (Direttore generale della Formazione della regione Emilia
Romagna).
Non fanno dunque parte della Commissione né Ricercatori né Professori associati.
La Commissione istruttoria ha operato in questi mesi circondata dal più fitto
riserbo sulla sua attività. Nessuna bozza di documento è finora stata proposta alla
pubblica attenzione. Nessuna comunicazione, formale o informale, è stata restituita dal
Magnifico Rettore alla comunità accademica sullo svolgimento e sulla tempistica dei
lavori, fatta eccezione per la sintetica risposta fornita ad uninterpellanza di un
Consigliere di Amministrazione nel mese di novembre 2010. Nessuna audizione (e/o momento
di ulteriore riflessione a livello di Ateneo) è al momento stata resa nota. Pare di
capire che, nellattesa dellapprovazione del DDL Gelmini da parte del
Parlamento, la Commissione abbia preferito di fatto attendere lo sviluppo degli eventi.
Il 30 dicembre 2010 il Capo dello Stato ha firmato, in vista della sua
promulgazione, la Legge 1905 di riordino del sistema universitario. Essa è stata
pubblicata sulla GU in data 14 Gennaio 2011. Una delle conseguenze più visibili della
Legge è che tutto il potere decisionale allinterno degli Atenei sarà fortemente
concentrato in poche mani, e in ogni caso solo in quelle dei Professori ordinari. Con la
riforma solo questi ultimi infatti potranno far parte degli organi decisionali degli
Atenei e delle Commissioni per labilitazione scientifica nazionale; tutte le altre
componenti del corpo accademico (Ricercatori a tempo determinato e Professori associati)
resteranno senza alcun reale potere decisionale e anche la loro autonomia di ricerca
potrebbe subire forti contraccolpi, con conseguenze negative sulla qualità della
didattica e della ricerca negli Atenei.
Unoperazione complessa e importante come la revisione dello Statuto
dellUniversità di Bologna, così rilevante anche per la leadership che Bologna ha
sul piano nazionale, presuppone necessariamente a nostro avviso la
partecipazione di tutte le energie presenti nellAteneo. Il risultato al quale
approderà il processo in atto avrà rilevanza nazionale; non si tratta quindi di una
partita soltanto bolognese o emiliano romagnola: la riforma dello Statuto di
Bologna traccerà inevitabilmente il solco lungo il quale si muoveranno molte altre
Università.
Da pochi giorni il Tavolo dei Ricercatori dellAteneo di Bologna ha fatto
propria (inviando una lettera ufficiale al Magnifico Rettore) la richiesta
dellassemblea dei Ricercatori di poter partecipare con due suoi rappresentanti ai
lavori della Commissione istruttoria per la revisione dello Statuto. Nel loro messaggio i
Ricercatori sottolineano [
] che solo in questo modo potremo effettivamente
interpretare pienamente quellunanime sentimento che ci ha animato finora, e che
colpevolmente è stato da alcuni interpretato come una lotta per il mantenimento dello
status quo: ovvero mettere lUniversità pubblica italiana in condizione di dare il
meglio di sé. Siamo fermamente convinti che lUniversità, in virtù del suo ruolo
sociale di libera produzione e trasmissione del sapere, sia il contesto ideale in cui si
possa riuscire lì dove il legislatore riteniamo abbia fallito: ovvero nellavviare
una nuova fase - quanto mai necessaria per lUniversità italiana - informata da
principi di sostanziale partecipazione, di condivisione, di trasparenza e di
corresponsabilità, fase che riesce difficile immaginare senza il contributo, anche
propositivo, dei Ricercatori.
Il gruppo dei Docenti Preoccupati di questo Ateneo è profondamente convinto del
fatto che, in questa fase così delicata e importante della vita dellUniversità
italiana, tutte le categorie di personale accademico (docente e non) debbano poter
contribuire e partecipare attivamente alla definizione del nuovo Statuto. Va sottolineato
daltronde che analoghe istanze vengono presentate congiuntamente in queste ore in
tutti gli Atenei italiani dalla Rete 29 aprile e dal Coordinamento nazionale dei
Professori associati. Consapevoli che la Legge di riordino colpisce particolarmente il
ruolo e le legittime aspirazioni dei Ricercatori e dei Professori associati, chiediamo
pertanto lazzeramento dellattuale Commissione istruttoria per la revisione
statutaria e la sua contestuale ridefinizione in termini di rigorosa rappresentatività
per fasce. A questo proposito richiediamo che:
- i 12 componenti da designare da parte degli organi istituzionali siano
identificati sulla base di elezioni a suffragio universale da parte di tutti i Professori,
i Ricercatori e il personale tecnico e amministrativo dellAteneo;
- il voto avvenga a collegio elettorale attivo e passivo distinto per categorie e
sia realizzato attraverso lespressione di una singola preferenza per ciascun
elettore;
- il risultato della consultazione elettorale sia vincolante per il Consiglio di
Amministrazione e per il Senato Accademico, che si dovranno impegnare a designare i membri
maggiormente votati, rispettando altresì la pari rappresentanza tra le fasce e la
presenza del personale tecnico e amministrativo.
Poiché il nuovo Statuto dovrà preservare al massimo gli spazi di democrazia
allinterno dellAteneo, questa è lunica soluzione che può tutelare
davvero gli interessi di tutto il corpo accademico !
Bologna, 17 Gennaio 2011 |

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Ateneo di Bologna: su proposta Rettore, CdA approva il Contratto
integrativo 2010 con il Personale Tecnico e Amministrativo
REFERENDUM LOCALE: Votanti il 28%
Ma
solo con la FLC - CGIL ... perplessità sul Rettore ...
(Sotto, il testo dell'accordo) |
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Domande ineludibili, dopo i fatti della FIAT
1.- Il fatto. Il 28 dicembre 2010, il CdA ha approvato il
Contratto integrativo 2010 con il Personale Tecnico e Amministrativo, con voto quasi
unanime, a parte qualche perplessità nel corso della discussione. Non per questioni di
merito, ma soprattutto per il fatto che il contratto era stato firmato solo dalla
FLC-CGIL, e non da Cisl Università, UIL - RUA, Rdb Cub e alcuni Componenti RSU.
La collocazione al 28 dic., a chiusura dell'anno, in periodo
festivo-prefestivo, è già da se stesso un segnale non positivo che un argomento così
importante per le relazioni con il personale sia stato trattato e deliberato all'ultimo
balzo e in questo clima. L'ipotesi di contratto, è stato relazionato in CdA, " è
stata sottoposta dall'Organizzazione sindacale FLC CGIL ad una consultazione dei
lavoratori che si è conclusa con esito favorevole."
2. Nel merito (toccheremo più avanti la questione della
validità del referendum), pesava sullo sfondo, la legge Brunetta per due motivi:
a) determinati compensi accessori non potranno più essere dati
"gratis" al personale, ma "legati alla produttività" (da misurare con
vari parametri e valutazioni di determinati organi amministrativi). Questa problematica,
però, riguarderà il 2011, ma è psicologicamente già presente, anche perchè andrà a
toccare il funzionamento di determinati uffici;
b) alcuni di quei compensi si potevano, in qualche modo, salvaguardare per
il 2010 e forse anche per il futuro, se approvati entro il 2010.
In soldoni (e detto molto in breve), trattavasi soprattutto di
500.000 circa, ripetutamente per 4 anni (vale dire 156,00, mediamente a
testa), a cui la FLC-CGIL era particolarmente sensibile, e del riconoscimento della
Posizioni Economiche Organizzative (P.E.O.), vale dire degli "scatti di anzianità, a
cui era invece sensibile la CISL, in quanto portabili nel futuro.
Con l'accordo è passata l'una, ma non l'altra.
C'erano i limiti di contratto nazionale o di legge, in particolare:
che è non consentito di destinare, a decorrere dall'anno 2009, al trattamento accessorio
importi superiori a quelli previsti dal Fondo per il trattamento accessorio relativo
all'anno 2004 ridotto del 10%, come certificati dagli organi di controllo, incrementati
degli eventuali importi fissi previsti dai CC.CC.NN.LL. , che non risultino confluiti
negli stessi. Pur con questi vincoli, era possibile solo l'erogazione di alcuni istituti
del trattamento accessorio per l'anno 2010, in virtù di quanto disposto dall'art. 2,
comma 1 del CCIL anno 2009.
Il tutto è stato fatto all'ultimo balzo e, naturalmente, nei limiti delle
difficoltà del bilancio dell'Ateneo, e quindi briciole insignificanti, per cui era
preferibile puntare (secondo alcuni, perchè briciole perpetuabili ...) sulle PEO, ma a
cui la governance dellAteneo era contraria.
3.- Sulla separatezza dell'accordo, con il Rettore come
"parte". Il funzionamento degli accordi collettivi è sempre stato
materia assai rovente e tuttavia la moderna organizzazione del lavoro li rende una
necessità.
Nel caso di specie, pesa soprattutto il problema di dare attuazione al
principio-cardine della considerazione del merito e attraverso di ciò raggiungere quel
miglioramento della efficienza della Pubblica Amministrazione che tutti auspichiamo,
legando trattamento accessorio a produttività (legge Brunetta).
Rispetto a questo problema ( pur se è un problema del 2011), le
briciole del 2010 svaniscono. E queste stesse briciole svaniscono doppiamente rispetto
alla possibilità (se adeguatamente sostenuta sindacalmente) di ottenere le PEO, o
qualcosa del genere, vale dire perpetuabile.
Sul piano formale, il referendum risulta essere stato
partecipato in periodo festivo-prefestivo da 900 lavoratori, pari solo al 28%
(a Mirafiori, 94%) degli aventi diritto. Beninteso, in via eccezionale,
si può anche ammettere che l'iniziativa dell'ipotesi di accordo possa partire da una
"minoranza". Invece, la firma definitiva dell'accordo non dovrebbe aver luogo,
se esso non è approvato da Referendum, al quale partecipi almeno il 50%+1 degli aventi
diritto. Solo così il referendum è assolutamente limpido.
C'è una aggravante: il Referendun ha funzionato via e-mail, con l'apporto
diretto dell'Ateneo, e dunque con l'apporto organizzativo di "una" delle parti.
Quanto accaduto non lascia estraneo il Rettore, sia
perché egli è "una delle parti" ( ma dovrebbe essere parte imparziale), sia
perché egli ha in qualche misura anche una responsabilità morale ed educativa pubblica,
nel senso che l'unità sindacale costituisce un valore etico e sociale
unanimemente riconosciuto, e quindi c'era un ben valido motivo per negare la
firma.
Per giunta, questo fatto a Bologna viene a collocarsi in coincidenza
con un fatto identico a Torino, molto stigmatizzato in Italia, di quella
parte sindacale che, invece, nell'Ateneo di Bologna fa il contrario.
La rottura dell'unità sindacale non è sicuramente un buon viatico
neppure per le riforme che l'Ateneo deve affrontare per il 2011, che sono il
problema veramente nodale e fondamentale: vale dire di guadagnare di più perchè si
produce di più, e quindi si è ben guadagnato.
Direi anche che, per il Rettore, il fatto della sua provenienza
politica avrebbe dovuto metterlo in guardia doppiamente sulla opportunità o meno di
accordo separato con un sindacato in qualche modo parte della stessa area politica. Anche
Becket fu fatto Arcivescovo di Canterbury perchè amico del Re ma, una volta divenuto
Arcivescovo, fu solo servo di Dio, a costo del martirio.
Oggi poi, che con la riforma universitaria Gelmini (che era già stata
approvata, il 28 dic. 2010, data della delibera del CdA), i Rettori in carica non sono
più rieleggibili, neppure si poneva questo problema che (senza velleità di paragoni)
negli USA, Paese certamente democratico, chiamano di "offuscamento dovuto ai
problemi della rielezione".
Certamente il Rettore, che ha una esperienza politica di un certo
rilievo, ed i suoi consiglieri, avranno valutato i pro e i contro, ed avranno avuto seri
motivi per scegliere come hanno scelto.
Del resto, e come si è detto, hanno avuto il consenso quasi unanime
del Consiglio di Amministrazione (il che, però, non è certo un indicatore di validità
delle scelte, visto che il Consiglio approva quasi sempre e quasi tutto ciò che ad esso
viene sottoposto) e questo la dice lunga sulla validità della scelta innovativa della
Riforma Gelmini sulla composizione e le competenze del Consiglio.
Da ultimo: all'epoca del confronto elettorale,
durante il primo incontro pubblico organizzato dal cosiddetto Gruppo dei Trenta, l'allora
candidato prof. Dionigi fu tra quelli (tutti i candidati) che si impegnarono affinché
l'Eletto si adoperasse per ricostruire quel senso di appartenenza e di
identificazione nell'Ateneo che durante il rettorato Calzolari si era del tutto
eroso. Si può ritenere l'azione del Rettore aver giovato a questo senso di appartenenza,
visto che egli ha portato in CdA una scelta portata avanti solo da una parte del mondo
sindacale e condivisa solo dal 28% degli interessati ? N.L.
* Ateneo di Bologna, Contratto integrativo
2010 con il personale tecnico e amministrativo |

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Mercoledì 27
ottobre a Rimini, Palazzo Ruffi, ore 10.00 - 13.30
Organizzato dal Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente del Polo
Convegno
: "La Ricerca Universitaria per Rimini"
|

Giorgio Cantelli Forti
|
Il Convegno vuole fare un rapporto sullattività di ricerca del Polo Didattico e
Scientifico di Rimini dal 2007 al 2009.
Esso nasce in un momento di grande
trasformazione dellUniversità italiana, momento che è¨ accompagnato da forti
tensioni interne al sistema universitario e da unimmagine esterna non sempre
positiva.
In questo contesto è in generale importante
che un Ateneo prestigioso come lAlma Mater comunichi con chiarezza al mondo esterno
il proprio impegno nella ricerca scientifica.
Da questa esigenza è nata lidea di
illustrare lattività scientifica dei docenti incardinati presso il Polo di Rimini
in una mappa completa, di semplice lettura anche per i non-addetti ai lavori.Il
Direttivo Nazionale. |
Giorgio Cantelli
Forti
- nominato Presidente della Giunta del Collegio dei
Farmacologi Universitari
- nominato, con Decreto del Miur, Garante PRIN - Progetti di Ricerca
Nazionale, Area 05, Scienze Biologiche |
|
Al Convegno sono attesi:
- Luciano Chicchi - Presidente Uni.Rimini
- Maurizio Sobrero - Presidente Commissione Ricerca
- Dario Braga - Pro-rettore alla ricerca
Le relazioni saranno tenute da:
- Salvatore Torrisi - Referente macro area Scienze Sociali
- Mirella Falconi - Referente macro area Scienze Naturali
- Antonella Mascio - Referente macro area Scienze Umanistiche
- Giampaolo Proni - Referente macro area Multidisciplinare.
I lavori saranno conclusi dagli interventi
di:
- Stefano Vitali - Presidente Provincia di Rimini
- Alberto Ravaioli - Sindaco di Rimini
- Ivano Dionigi - Magnifico Rettore
e dalla Benedizione di Mons. Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini
Infine avrà luogo la cerimonia* del taglio dei
nastri dei Laboratori di Ricerca, Palazzo Ruffi
e Laboratori di Ricerca, Piazza Malatesta. |
* La scorsa settimana ha avuto luogo anche l'inaugurazione dello
Studentato (mensa, sala convegni, 90 posti letto, di cui
alcuni con angolo cottura) nell'ex-Palace Hotel,
completamente ristrutturato.. |
|
Dal CNRU - Comitato Nazionale Ricercatori Universitari
|
Assemblea nazionale a Roma per fare il punto della situazione
sulla decisioni di
maggio di non assumere incarichi di insegnamento per l'anno accademico 2010-11.
VENERDI 24 S
ETTEMBRE 2010, ORE 13,
presso laula La Ginestra a Chimica, dentro la citta universitaria.
Anche appello al Capo dello Stato contro la discriminazione,
a danno del Ricercatori, relativa al prepensionamento
Clicca su: http://appelloalpresidente.blogspot.com
Appello del Foglio UNIVERSITAS News a sostenere
i Ricercatori, quale passaggio obbligato per sostenere l'università
italiana
Anche appello del CNU di Bologna e della FLC CGIL di Bologna a sostegno dei
Ricercatori.
Il Direttivo Nazionale
a tutti i Ricercatori in Italia
(stralcio dai comunicati del 31 agosto e del 15 settembre 2010)
Il momento è quello decisivo e non possiamo mollare proprio ora.
......
La protesta dei ricercatori non nasce contro il DDL Gelmini. Il DDL al massimo la
catalizza. La protesta nasce prima e non si fonda sullopposizione allattuale
governo e Ministro, ma sulla richiesta di uno stato giuridico che superi la attuali e
passate contraddizioni riguardanti le attività svolte e da svolgere. In questo quadro si
inscrive anche la cosiddetta valutazione e la non disponibilità di
sufficienti sbocchi concorsuali.
Agganciare la protesta dei ricercatori unicamente allattuale DDL non
permette di comprendere appieno il disagio profondo della categoria dei ricercatori, ma
soprattutto la mette in balia dellumore della contingenza. È innegabile che parte
dei ricercatori abbia trovato nella lotta contro il DDL una sua forte
legittimazione, o meglio, un forte spirito di antagonismo, ma non era da parte di molti di
noi la motivazione principale. Soprattutto non lo è mai stata per il CNRU.
......
Moltissimi di noi si sono apertamente schierati in quella direzione a seguito
di unassemblea a LAquila in cui era presente anche il Rettore e in cui si
formulò tale idea, prima che cominciasse la lotta al DDL.
Ma, daltra parte, il sistema universitario ha qualcosa che deve essere
modificato e, allo stato attuale delle cose, tale sistema ha messo nellangolo i
ricercatori. Anche in questo senso si è scritto più volte e preso ampiamente posizione.
Spesso in tali scritti non si riscontra affatto il nome del
Ministro o il DDL in questione, proprio perché non è una questione contingente quella
che deve essere affrontata e non dipende semplicemente dai favori o dagli umori di questo
o quello schieramento politico.
Ripetiamo, i ricercatori possono anche aver aderito alla lotta
contro il DDL, ma il loro problema è a prescindere.
....
La motivazione era ed è il disagio dei ricercatori allinterno di un sistema
che non funziona, che non li appaga e che viene ulteriormente messo a dura prova con il
DDL. Se così non fosse, la protesta rischierebbe di rimanere impantanata sulle incertezze
del quadro politico attuale, sulla speranza di uneventuale termine anticipato della
legislatura che di conseguenza bloccherebbe definitivamente liter parlamentare del
DDL.
....
E perciò lattenzione dovrà rimanere alta a prescindere perché
il DDL deve essere il mezzo e non il fine per risolvere il problema. Se infatti
luniversità fosse finanziata, il DDL fosse |
Ivano Dionigi
|
Segnale di sfondamento
dei Ricercatori a Bologna ?
|
Evidenti difficoltà di far partire l'attività didattica
inducono il Rettore, il Senato Accademico e i Presidi a invitare i Ricercatori a tornare
sulle loro posizioni
(Per notizia: L'Ateneo è stato tra i duri nel
pre-pensionare proff. Associati e Ordinari,
troppo costosi rispetto ai Ricercatori)
La Lettera ai Ricercatori
"Cari colleghi,
pur nella consapevolezza del grave disagio e delle difficoltà che i ricercatori stanno
attraversando, sono a chiedervi - in conformità alla deliberazione unanime del Senato
Accademico di quest'oggi - di confermare o meno la vostra disponibilità a garantire
l'avvio delle attività didattiche che rappresentano un dovere dell'Ateneo nei confronti
degli studenti e delle famiglie le quali, al pari nostro, stanno fronteggiando momenti di
profonda crisi economica e sociale.
Vi chiedo pertanto di restituirmi, debitamente compilata e sottoscritta, la dichiarazione
allegata alla presente, entro le ore 13:00 di venerdì 17 settembre. In caso di
impossibilità da parte vostra a far pervenire la suddetta dichiarazione entro la data
sopra definita, una vostra comunicazione via mail potrà comunque far fede, in attesa
dell'invio del documento ufficiale.
In assenza della dichiarazione allegata entro il termine indicato, ovvero in caso di
dichiarazioni di indisponibilità a svolgere l'attività didattica, la Facoltà dovrà
individuare modalità alternative di copertura degli insegnamenti, al fine di assicurare
l'avvio delle lezioni.
Il Senato Accademico ha peraltro confermato in data odierna gli impegni già assunti nella
riunione del 20 luglio, e in particolare: l'organizzazione di una giornata di riflessione
e discussione pubblica, nei primi giorni dell'Anno Accademico, nelle diverse Facoltà e
sedi, sui temi della ricerca e dello status dei ricercatori universitari; l'impegno ad
attribuire la massima priorità alla programmazione di posti da Associato, compatibilmente
con i vincoli del bilancio 2011.
Vi ringrazio fin d'ora per la comprensione e per la collaborazione che
vorrete accordarmi e Vi saluto molto cordialmente."
Segue FIRMA |
corretto come molti di noi auspicano ma
continuasse a mancare una soluzione allo stato giuridico dei ricercatori, saremmo
comunque soddisfatti? Difficilmente. Ed è per questo che il CNRU mantiene alta
lattenzione soprattutto su questo problema e non perché non ritenga tutto il resto
altrettanto importante. Alimentare questo equivoco significherebbe volere il male dei
ricercatori.
Una protesta per definizione tende a stressare il sistema cercando di
metterne in risalto le contraddizioni. La contraddizione che mette in risalto la protesta
dei ricercatori sembra evidente e spiega la mancanza di una vera partecipazione delle
altre componenti universitarie. È lampante il fatto che senza applicare una sorta di
ingiustizia il sistema non è in grado di funzionare, nemmeno ai minimi
accettabili.
Questo significa che la protesta è giusta proprio perché mostra
quel limite del sistema, appalesando proprio come in modo assurdo e nel
silenzio dei più esso si sia andato a configurare negli ultimi decenni, indipendentemente
dal colore del governo e dal nome del ministro.
....
Una volta che i ricercatori avessero deciso di riaccettare i carichi
didattici cosa succederebbe? Che una simile decisione diventerebbe vincolante, dal punto
di vista legale, per il prossimo anno accademico e per un anno si continuerà a discutere
di nulla esattamente come finora successo. Si chiede un impegno
legale a fronte di un nulla da offrire, se non un generico istinto
materno da stimolare. Non è mai facile la strada a cui si chiede di accedere gratis.
È altresì evidente che lideale sarebbe stato, e
continua ad esserlo, che le altre categorie universitarie si rendessero finalmente
disponibili a utilizzare lunità dei ricercatori (ancora presente) e spingessero
anchessi nella direzione che mostri a tutti come il sistema non funziona, come basta
stressarlo un poco per farlo crollare: non certo quella di scegliere la strada di
affannarsi a mettere lennesima toppa al sistema traballante, come stanno facendo
alcuni presidi. Qualunque sia il risultato della toppa, i problemi non cambieranno e non
si risolveranno da soli. Saranno solo procrastinati per lennesima volta, a tutto
danno dei ricercatori.
.....
CNRU |
|
LETTERA di "Universitas News" AL
PRESIDENTE BERLUSCONI
all'indirizzo: Centromessaggi@Governo.It
A CUI IL PRESIDENTE NON HA DATO RISPOSTA |
SUN - Universitas News
www.universitas.bo.it
Prof. Nino Luciani
Ordinario di Scienza delle Finanze, Universita' di Bologna
347 9470152
Al Presidente del Consiglio On. Dr. Silvio
Berlusconi
p.c. : Al Presidente della Commissione Istruzione del Senato Sen. Ing. Dott. Guido Possa
Oggetto: Riforma Gelmini - Disegno di Legge "Senato 1905"
Sig. Presidente,
il DDL in oggetto ha terminato l'iter, in sede referente, presso la
Commissione Istruzione del Senato.
La Commissione ha fatto, credo, tutto cio' che poteva fare ..., compatibilmente con la
volonta' del Governo.
Nelle precedenti settimane, i sindacati universitari avevano fornito le loro
proposte emendative. Io stesso avevo organizzato, all'universita' di Bologna (12 febbraio
2010) una conferenza nazionale, a cui avevano partecipato i due Presidenti delle
Commissioni Istruzione e Cultura del Senato e della Camera (G. Possa e V. Aprea) , e del
Sen. G. Quagliariello, alcuni parlamentari delle commissioni medesime, il Presidente della
CRUI (Decleva). Ne trova un resoconto in: http://www.universitas.bo.it/Conferenza.htm#RISULTATI
.
Sta di fatto, che il testo approvato in sede referente (e che andra' presto
in aula) conserva alcuni difetti gravissimi, per cui non ne uscira' una riforma
migliorativa dell'esistente. E questo mi dispiace, mentre rimangono vive le attese
fiduciose del mondo universitario, anche emerse nel corso della recente settimana di
mobilitazione nazionale sul DDL (17-22 maggio 2010).
Andiamo per punti, in essenziale:
1) Governance. Le soluzioni, adottate nel DDL, sono strumentali al
vincolo del "costo zero". In questo senso, riterrei di soprassedere a proposte
emendative della Governance. Il punto, su cui vorrei richiamare la sua attenzione e' il
"costo zero", a cui la Governance e' funzionale..
A mio modo di vedere, nulla questio sul "costo zero" per lo Stato,
se questa e' la direttiva politica del suo Governo. Mi appare, invece, incomprensibile che
il suo Governo impedisca anche alle universita' di fissare liberamente le tasse
studentesche per pareggiare il bilancio.
Va, tuttavia, ricordato che questo impedimento e' legato al fatto che le
universita' devono fare agevolazioni per studenti bisognosi e meritevoli (art. 34
costituzione). Riguardo a questo, io le proporrei di sollevare le universita' da questo
compito, e di affidarlo, invece, direttamente al MIUR, su un fondo, salvo dare delega di
gestione alle Regioni.
In questo senso, vale dire sgravando le universita' dal vincolo di fare
"socialita' ", si potrebbe permettere a loro di rifinanziarsi direttamente sul
mercato.
2) La meritocrazia e la valutazione, di cui viene detto essere vanto
del DDL, e' largamente una "invenzione" senza fondamento. I motivi sono due:
a) Per l'art. 97 della Costituzione, la valutazione e la meritocrazia, anche
durante la carriera, vanno attuate con concorso pubblico (l'opposto del precariato).
Invece, il DDL si fonda sullo "impact factor", vale dire sul numero delle
pubblicazioni, classificate per collocazione editoriale. Sarebbe come scegliere un vino
guardando alla bottiglia, senza assaggiarlo. Un contadino ("scarpe grosse, cervello
fino",) non farebbe mai in questo modo. Lo "impact factor" va bene, ma solo
come indizio;
b) Il DDL vuole la abilitazione nazionale (con commissioni sorteggiate) e, poi, i
concorsi locali (e questa e' cosa buona, per la celerita' delle procedure). Ma per il
concorso locale vuole le commissioni scelte dal Rettore tra i professori del dipartimento.
Questo peggiorerebbe molto il difetto del localismo di cui alla legge 210/1998, in quanto
i dipartimenti sono molto corporativi. Il sorteggio (nel settore scientifico nazionale)
anche per il concorso locale e' la soluzione imprescindibile.
3) La riforma GELMINI non prevede "norme transitorie" per i
Ricercatori a tempo indeterminato, pur abolendone il ruolo in anticipo rispetto a quanto
previsto (2013). Questo non e' giusto, tenuto conto del peso che essi (il 41% dei docenti
di ruolo) portano da anni per la didattica e la ricerca, senza possibilita' di carriera,
per i vari blocchi dei concorsi, in passato. Penso sia nell'interesse dell'universita'
introdurre "norme transitorie" per il passaggio dei Ricercatori alla II Fascia,
sia pur col rispetto di determinate condizioni di merito, come gia' fu fatto per gli
assistenti ordinari nel 1980.
Signor Presidente, ho fiducia in Lei.
Mi metto a Sua disposizione per ogni utile chiarimento e contributo, che
volesse richiedermi.
Il
Direttore: Nino Luciani
Bologna, 26 maggio 2010 |

Ivano Dionigi
|
RIFORMA DELLO STATUTO
L'assemblea congiunta di CdA e Senato
nomina una Commissione, 30 marzo 2010 |

|
|
I componenti della Commissione
Giuseppe Caia, Paolo Pombeni, Giliberto Capano,
Giovanni Dore, Aldo Bertazzoli,
Guido Avanzolini, Marco Zoli, Angelo Varni, Rosella Rettaroli, Davide Pianori (studente),
Alberto Aitini (studente), Giovanni Longo, Donatella Alvisi, Cristina Balboni.
Obiettivi affidati alla
Commissione
La nomina è stata accompagnata dai seguenti obiettivi,
da raggiungere con la riforma statutaria:
1. ribadire e rafforzare lautonomia per quanto attiene la scelta degli
obiettivi strategici e delle modalità di autogoverno;
2. assumere una più esplicita responsabilità sociale rispetto ai processi di
ricerca ed elaborazione di nuove conoscenze, di formazione delle nuove generazioni,
nonché di trasferimento di saperi e competenze anche a beneficio del tessuto sociale ed
economico;
3. individuare con chiarezza il ruolo degli Organi di Governo dellAteneo
rispondendo allesigenza condivisa di ridefinirne le funzioni, semplificare e
migliorare la loro capacità di programmazione e di decisione rispetto agli obiettivi
strategici;
4. definire nuovi modelli organizzativi che, in un contesto di scarsità di
risorse, consentano di affrontare con successo la crescente competizione tra atenei a
livello nazionale e internazionale;
5. superare la tradizionale separazione organizzativa tra didattica e ricerca
che limita le potenzialità dei singoli e delle strutture in entrambi gli ambiti,
impedendo di raggiungere i livelli qualitativi perseguibili;
6. rivedere il sistema delle relazioni istituzionali tra organi centrali e
strutture decentrate definendo nuovi equilibri tra lesigenza di verticalizzare i
processi decisionali per recuperare efficienza e di coinvolgere adeguatamente le strutture
decentrate che devono esercitare la propria autonomia in modo responsabile;
7. affinare il sistema multicampus attraverso un assetto istituzionale che renda
possibile una programmazione unitaria a livello di Ateneo delle attività di didattica e
soprattutto di ricerca;
8. incentivare il senso di partecipazione al perseguimento dei fini comuni anche
mediante una maggiore collegialità degli Organi delle strutture decentrate. |
Nino Luciani, Riforma o controriforma ? Per chi, come me e come i Colleghi del "Gruppo dei 30" (in
risposta a precisa sollecitazione pubblica del Rettore Calzolari), avevamo predisposto una
bozza di riforma, a supporto della (allora) Commissione nominata dal precedente Rettore,
può parere una vera contraddizione la domanda: "Riforma o controriforma ?"
I motivi mi sembrano perfino ovvii:
1) Un Rettore che vuole andare avanti costruttivamente deve essere
trasparente, in modo da essere coadiuvato dalla Comunità scientifica, per quello che può
fare.
Reclamerei, dunque, che il Rettore coinvolga la Comunità per questa riforma
necessaria e tanto attesa.
Confido che il prof. P. Pombeni, col quale il Gruppo dei 30 ha condiviso
ripetuti incontri di Ateneo sulla riforma; anzi, Lui (che subì la beffa, ... che
sappiamo) sicuramente sarà solidale con questa invocazione di partecipazione allargata
alla costruzione del progetto.
2) Ma c'è dell'altro ..., e tenendone conto, subentrano
perplessità di altro tipo.
a) E' in piena azione l'iter parlamentare per la riforma della Governance;
b) Le dichiarazioni, rese negli Organi, dal Rettore andrebbero nel senso che Egli
si propone di anticipare la sostanza del progetto governativo, senza attenderne i
possibili tempi lunghi.
c) il progetto Governativo è sostenuto solo da Confindustria ed avversato
radicalmente da tutti i Sindacati Universitari, fino ad avere già proclamato una
settimana di agitazione dal 17 al 22 maggio 2010.
I motivi della avversione sono che il DDL del Governo è ritenuto:
- contro l'autonomia universitaria;
- contro il diritto allo studio;
- contro il premio del merito dei docenti, anzi un moltiplicatore del precariato.
d) Il Rettore ha presenziato alla conferenza nazionale di Bologna del 12 febbraio,
in cui c'è stato il confronto tra Sindacati e Presidenti delle Commissioni Istruzione e
Cultura di Camera e Senato.
Dunque il Rettore è bene al correne della stato del contrasto.
Torno all'inizio: questo Rettore è per una riforma o per una
controriforma ? NL |
|
Quali strategie per il futuro dell'Ateneo |

P.Paolo Diotallevi
|
Idee dalla Facoltà di Ingegneria
per la riforma didattica
Due lettere del Preside (2008 e
2009),
da noi ripescate dal cassetto
|

Ivano Dionigi
|
Nello scorso anno il nuovo Preside, alle
prese con difficoltà a coprire gli insegnamenti, ha lanciato nuove idee, con due
rispettive lettere, alla Facoltà. Esse, tuttavia, sono rimaste soffocate perchè in rotta
di collisione con l'indirizzo del rettore CALZOLARI, allora in carica, e del suo braccio
destro ProRettore MASETTI, già Preside a Ingegneria.
Considerato che il nuovo Rettore DIONIGI ha annunciato che, in Ateneo, i
suoi ProRettori stanno lavorando alla riforma, ci è sembrato utile ripescare dal cassetto
le due lettere.
Facciamo precedere alcuni dati dell'Ateneo, da cui partire per nuove idee.
Si nota un numero abnorme di insegnamenti, in rapporto al numero delle lauree, a loro
volta già eccessivo.
Anche il numero dei professori a contratto e di professori esterni appare
abnorme rispetto al numero dei professori di ruolo (ordinari, associati, ricercatori), con
evidenti dubbi sulla garanzia della qualità degli insegnamenti. |
Università di Bologna - Dati statistici
complessivi |
| anno |
2000 |
2001 |
2002 |
2006 |
2008 |
2009 |
Numero
Insegnamenti |
14.124 |
23.651 |
30.875 |
25.946 |
23.970 |
17.867 |
| Corsi di laurea |
- |
- |
- |
- |
79 |
78 |
| Corsi di laurea |
- |
- |
- |
- |
75 |
85 |
| Professori di ruolo (Ord. -
Ass. - Ric.) |
- |
- |
- |
3.278 |
- |
3.102 |
| Professori a contratto |
- |
- |
- |
2.525 |
- |
6.055 |
| Docenti esterni |
- |
- |
- |
933 |
- |
893 |
|
|
La prima lettera
(ottobre 2008)
Nota. Nella prima lettera, l'idea portante è "ridurre il numero delle
lauree al numero delle classi di laurea" previste per l'ingegneria" e "al
loro interno, fare spazio adeguato singoli indirizzi" .
"1.- Il nostro compito. L''Università italiana,
unitamente a tante altre istituzioni nazionali, sta vivendo un momento di grave incertezza
derivante sia da situazioni contingenti, quale ad esempio le difficoltà economiche, sia
dall'emergere di carenze strutturali e funzionali. Il nostro compito deve essere quello di
osservare e valutare in maniera critica ed attenta i diversi aspetti che hanno condotto
l'Università a questo livello di criticità, non potendo e non dovendo noi, operando
dall'interno, ritenere che tutte le responsabilità ricadano esclusivamente su altri
lasciandoci come puri osservatori e soggetti passivi di una realtà non da noi voluta e
realizzata.
Preso atto di oggettive inefficienze e di reali mal funzionamenti,
quali ad esempio la proliferazione dei corsi di studio, del numero degli insegnamenti,
della molteplicità delle sedi e della loro diffusione territoriale - spesso non
supportata né da caratteri storici, né da adeguate attrezzature didattiche - è nostra
responsabilità proporre e sostenere vie alternative di più largo e incisivo respiro. Si
aggiungano i ventilati tagli alle risorse sia in termini finanziari, sia in termini di
risorse umane dei quali anche a breve termine si risentiranno i nefasti effetti sul
sistema formativo universitario, sulla conseguente qualità della ricerca e quindi sulla
diffusione della conoscenza.
A fronte di queste prospettive dobbiamo agire, per quanto ci compete come
docenti universitari, e, nel nostro ambito, all'interno della Facoltà per assicurare ai
giovani e a coloro che si affacceranno in un prossimo futuro agli studi universitari un
percorso formativo effettivamente calibrato sulle loro esigenze e sulle reali necessità
della società che vedrà fra qualche anno questi studenti inseriti nel mondo lavorativo e
professionale sulla base della formazione che noi abbiamo il compito e il dovere di
preparare ed offrire loro.
2.- Dal DM 270, uno stimolo a sperimentare nuovi percorsi. Le
recenti modificazioni del percorso degli studi universitari hanno rappresentato un momento
di riorganizzazione del quadro formativo del quale forse non siamo stati buoni interpreti,
non cogliendo tutte le implicite modifiche e gli espliciti suggerimenti che venivano
formulati, rinchiudendoci in un più semplice attaccamento alle preesistenti situazioni,
piuttosto che provare a sperimentare nuovi e più efficienti percorsi.
La prima trasformazione attuata con il DM 509/99 ha portato
all'interno dell'Università il percorso denominato "3+2" spezzando, in due
successivi momenti, una formazione che sempre più si è rivelata, in tanti ambiti, non
completa ed insufficiente se arrestata al primo passo. Non a caso si è potuto riscontrare
che la maggior parte degli studenti che hanno intrapreso il percorso universitario
dell'ingegneria non si sono arrestati al primo livello di laurea (laurea triennale secondo
il DM 509/99), ma hanno proseguito nel potenziamento e nel completamento della loro
formazione nel successivo passo della laurea specialistica.
La successiva normativa varata con il DM 270/2004 ha avuto fra i suoi
obiettivi, ricompattando fra loro insegnamenti che erano stati eccessivamente frammentati,
quello di ridurre il numero degli insegnamenti stessi e degli esami per ogni studente,
garantendo così una maggiore unitarietà nella trasmissione del sapere. Nella stessa
norma si legge un altro obiettivo: quello di dare alla formazione universitaria una
struttura tale che, partendo da una ampia base comune, viene orientata, nei livelli
superiori della formazione, verso attività e competenze sempre più specifiche e
finalizzate, come peraltro appare naturale se per un momento riflettiamo sulle modalità
di apprendimento nell'approfondire le conoscenze. Forse questo aspetto è stato,
anche recentemente, trascurato.
Si aggiunga inoltre la prospettiva reale di una riduzione, non compensata in
termini di docenti, delle risorse umane verso la quale ci si sta inevitabilmente muovendo
e l'opportuna individuazione di requisiti formali e sostanziali per poter svolgere con
qualità e competenza l'esercizio dell'insegnamento.
3.- I "requisiti minimi" non vanno osservati solo sotto
l'aspetto numerico. I requisiti minimi richiesti dal DM 270/2004, esaminati sotto
il puro aspetto numerico, richiedono per ogni corso di studio la disponibilità media di
circa l'80% degli insegnamenti coperti da docenti di ruolo, ovvero studiosi cha abbiano di
fatto dimostrato, mediante i concorsi tramite i quali sono stati vagliati, di essere non
solo capaci ma anche più che capaci nella ricerca, premessa indispensabile per una buona
scuola di formazione culturale e professionale. Dunque occorre sfruttare al massimo queste
capacità per dare agli studenti il meglio nella formazione.
Ad oggi la Facoltà di Ingegneria ha formulato un proprio piano formativo,
peraltro ancora in fase di completa definizione secondo le direttive vigenti contenute nel
DM 270/2004, che comprende undici lauree (di primo livello) appartenenti a quattro diverse
classi, 11 lauree specialistiche (in corso di definitiva trasformazione in lauree
magistrali per le quali già sono stati approvati dalla Facoltà gli ordinamenti), due
lauree magistrali (di cui una a titolo congiunto con altre sedi europee) ed altre sei
iniziative (di cui una di primo livello) delle quali alcune hanno il principale obiettivo
della internazionalizzazione. Completano il quadro una laurea a ciclo unico (di cinque
anni) per la quale è dato il riconoscimento della comunità europea.
Il quadro è ampio, molto articolato perché articolate e plurime sono
le competenze che afferiscono all'area ingegneristica, e comunque l'insieme rientra
ampiamente oggi negli steccati posti dai requisiti minimi formali.
Con questo assetto si rischia tuttavia di fornire agli studenti un quadro
disarticolato della proposta formativa, non completamente chiaro e comunque tale da
congelare ogni ulteriore ipotesi di progettazione futura nei percorsi finalizzati, andando
verso la saturazione dei requisiti minimi sia per eccedenza nella frammentazione
dell'offerta, sia per le sofferenze future in termini di docenti in previsione dei futuri
pensionamenti.
4.- Per il riordino basato su un limitato numero di lauree.
Ribadendo la necessità di un riordino, la cui definizione è fortemente stimolata e
suggerita dalle future riduzioni delle risorse, in ottemperanza al criterio formativo di
partire da basi comuni sempre più allargate per dirigersi, nei livelli superiori di
laurea, verso indirizzate finalizzazioni della formazione, seguendo altresì l'implicito
suggerimento delle vigenti disposizioni in termini di classe, si ritiene necessario
sottoporre all'attenzione della Facoltà un assetto formativo basato su un limitato numero
di lauree alle quali potrà essere collegata, in cascata, una più puntuale offerta
formativa nelle lauree magistrali.
L'ipotesi sulla quale si invita la Facoltà a discutere e riflettere è
quella di ridurre il numero delle lauree ad esempio al numero delle classi
previste per l'ingegneria (L7, L8, L9 e L23) all'interno delle quali potranno poi trovare
spazio adeguato singoli indirizzi.
Con questo criterio si dovrebbero raggruppare fra loro i corsi di studio
afferenti alla classe dell'ingegneria industriale (L9), alla classe dell'ingegneria civile
e ambientale (L7), alla classe dell'ingegneria dell'informazione (L8) e alla classe delle
scienze e tecniche dell'edilizia (L23).
Si possono così ottenere numerosi vantaggi sia dal punto di vista culturale
- certamente l'aspetto primario - sia dal punto di vista dell'organizzazione degli studi e
dei servizi della Facoltà.
L'unitarietà culturale, sancita dal raggruppamento dei corsi di
studi in classi, può trovare la sua migliore manifestazione nell'individuazione di
materie di base comuni alla classe con qualità e quantità formative identiche per i
diversi indirizzi appartenenti al corso afferenti a quella classe. |
La seconda lettera
(aprile 2009)
Nota. Nella seconda lettera
l'idea portante è che più che la vera riforma, più che alla riduzione del numero delle
lauree, deve puntare alla riduzione del numero degli insegnamenti, mediante: a)
l'accorpamento degli insegnamenti; b) discipline comuni, al primo anno.
" 1.- L'attuazione della riforma universitaria secondo il D.M.
270 costituisce un momento ed una occasione di rilevante importanza al fine di programmare
un riordino dell'intera offerta didattica, dei corsi di studio, dei piani didattici e
degli insegnamenti.
L'attuale prospettiva della didattica non è certamente favorevole per
la Facoltà di Ingegneria in ragione della rilevante riduzione del corpo docente che si
andrà a verificare nei prossimi anni, sia per la naturale riduzione della disponibilità
di docenti a seguito del loro pensionamento, sia per la eliminazione, da parte del Senato
Accademico, dei due anni di fuori ruolo per coloro che, dal 2009, raggiungeranno i limiti
di età previsti.
Il quadro della numerosità del corpo docente nei prossimi tre anni vedrà
una riduzione di più di quaranta unità, mentre nulla di certo è possibile dire sulla
effettiva presa di servizio per i vincitori di concorso che attualmente sono banditi. In
questa prospettiva di medio termine la Facoltà di Ingegneria non può rimanere
indifferente alla possibile situazione di difficoltà che a breve si andrà ad evidenziare
per la copertura degli insegnamenti.
D'altra parte non è possibile pensare di supplire a questa prospettiva di
riduzione del numero di docenti incardinati nella Facoltà con contratti a persone
provenienti dal mondo esterno, sia esso professionale o industriale: anche i fondi per la
didattica sono in via di riduzione.
L'uscita dal circuito della docenza produce inoltre anche un grave
pregiudizio sulla qualità della didattica. Sono infatti i professori che da lungo tempo
si sono occupati di didattica, oltre che di ricerca, a dover lasciare scoperti gli
insegnamenti.
Si andrà a perdere il contributo importante di persone di riferimento
per la didattica e per la valenza scientifica e umana, privando così gli studenti del
contatto con uomini e docenti eccellenti.
2.- Oltre a queste considerazioni che fanno
prevalentemente riferimento a dati qualitativi e ad una sostenibilità dell'offerta
didattica, ritengo doveroso rimarcare che attualmente, senza considerare le nuove
iniziative di cui si dirà in seguito, la Facoltà di Ingegneria vede oggi attivi n. 11
corsi di Laurea e n. 13 corsi di Laurea Magistrale (o Laurea Specialistica) di cui uno a
ciclo unico di cinque anni.
Contemporaneamente sono previsti in Facoltà circa 850 insegnamenti
(ottocentocinquanta). Sono dunque attivi 62 anni di corso ed, ipotizzando anche che siano
tutti diversi fra loro, la Facoltà raggiunge l'offerta di un numero medio di insegnamenti
pari a circa 14 insegnamenti per anno di corso.
Se valutiamo il numero degli esami previsti (e consideriamo questi
come insegnamenti) e conteggiamo 20 esami per le lauree triennali, 12 esami per le lauree
specialistiche o magistrali e 29 esami per la laurea a ciclo unico, otteniamo che il
numero medio di esami per anno è pari a 6,34.
Dunque in Facoltà, anche ammettendo che per ogni corso di studio gli esami
siano indipendenti l'uno dall'altro, abbiamo una offerta didattica che vale circa 2,2
volte quella strettamente necessaria; questo rapporto tende poi ad aumentare notevolmente
se si considera che molti esami riguardano insegnamenti comuni a più corsi di studio.
Questi numeri ovviamente non vogliono essere esaustivi del problema e
non lo descrivono neanche completamente, tuttavia rappresentano un primo quadro, seppure
approssimato e grezzo, in grado di darci gli ordini di grandezza, così importanti per noi
ingegneri, utili per renderci conto della offerta didattica estremamente ampia che è
proposta dalla Facoltà.
Sorge anche il dubbio che gli studenti possano riuscire ad
orientarsi facilmente in questo quadro di così ampia numerosità di insegnamenti: questa
maggiore offerta conoscitiva forse può essere interpretata anche come fonte di confusione
e di difficoltà nell'orientamento; una "Babele didattica" (espressione forse
esagerata) sulla quale credo dobbiamo prontamente riflettere e prendere qualche iniziativa
di razionalizzazione.
3.- D'altra parte, come ben noto, la Facoltà ha deliberato un riordino
dei corsi di studio sia per le lauree, sia per le lauree magistrali proponendo una offerta
più ampia, dettata da esigenze di migliore caratterizzazione della offerta formativa, in
linea con le nuove tendenze della società e del mercato del lavoro, e nell'intento di
formare studenti sempre più preparati, competenti e competitivi per la società nella
quale, al termine dei loro studi, andranno ad operare.
La nuova offerta è stata ragionata e dettata dal desiderio di essere in
linea con le necessità del mercato del lavoro, intendendo formare ingegneri dei quali la
richiesta del mercato è assodata. I numeri precedentemente esposti sono dunque destinati
ad accrescersi esaltandosi anche gli aspetti negativi.
4.- A fronte dunque dell'attuale costante riduzione delle risorse
sia umane, sia di mezzi strumentali, a fronte della forse pletorica offerta di
insegnamenti e del desiderio di sostenere nuove iniziative culturalmente valide ritengo
che la Facoltà, ed i corsi di studio che ad essa afferiscono, debbano rivedere l'intera
organizzazione della didattica ed i piani didattici dei singoli corsi con questi obiettivi
principali:
- rivisitazione degli insegnamenti previsti nel piano didattico con la riduzione
del numero degli insegnamenti a scelta degli studenti;
- rivisitazione del numero dei curricula inseriti all'interno dei corsi di studio
delle lauree e delle lauree magistrali al fine di ridurre il numero degli insegnamenti;
- valutazione dell'ipotesi di accorpamento di corsi di studio appartenenti alla
stessa classe;
- riorganizzazione dei corsi di base comuni a tutti i corsi di studio al fine di
rendere l'offerta formativa più organica, trasversale a più corsi e comunque omogenea
nell'ambito della stessa classe (con questa azione si aiutano anche gli studenti a meglio
orientarsi nel primo anno di studio senza il rischio di perdere tempo in corsi ed esami
che potrebbero rimanere a loro debito nel caso di cambio di corso di studio);
- considerazione della mutuazione di insegnamenti da altri corsi di studio al fine
di ridurre, come necessario, il numero degli insegnamenti.
Ritengo sia estremamente importante che la Facoltà prospetti l'insieme di
queste modifiche in tempi brevi sia per la necessità che ci investe già dal novembre
2009, sia per poter dare evidenza in Ateneo di un atteggiamento "virtuoso" ed
anticipatore di ciò che, con altri mezzi meno gradevoli e meno meditati, inevitabilmente
l'Ateneo ci costringerà ad attuare.
5.- Mi rivolgo pertanto a Voi, Presidenti dei
Consigli di Corso di studio ed alla Commissione per la Didattica della Facoltà, per
sollecitarvi a questa riflessione e chiedervi proposte per l'attuazione di questi
obiettivi, prima che altri ce lo impongano o le necessità della Facoltà lo richieda in
modo drastico. La valutazione che si può e si deve fare non è solo di tipo numerico, con
riferimento ad esempio all'evidenziare i circa 850 (ottocentocinquanta) insegnamenti
presenti in Facoltà; non è solo il numero che conta (che peraltro sembra già grande),
ma la qualità e l'efficienza della didattica.
Con particolare riferimento alle lauree ritengo che la formazione non
possa essere scomposta in un numero elevato di "mille rivoli" che forse non
confluiscono in un unico fiume di sapere.
Attendo entro breve tempo proposte dirette secondo quanto sopra
esposto; preannuncio che comunque dopo il periodo di sospensione della didattica per il
periodo della Pasqua, sarà mia cura convocare riunioni nelle quali dovrà essere data
risposta a questi importanti temi. L'obiettivo è quello di rendere più forte, efficace
ed efficiente l'offerta didattica che sempre è stata qualitativamente sostenuta e
qualificata: da quei modelli non vorremmo allontanarci per le attuali contingenze.
Certo della Vostra piena collaborazione porgo un cordiale saluto.
Il Preside prof. ing. Pier Paolo Diotallevi |
(Continua:
prima lettera) La differenziazione nella formazione può avvenire comunque
secondo gli indirizzi aventi specifiche e caratterizzanti denominazioni atte ad
individuare l'ambito di competenza cui il corso prevalentemente si rivolge.
5.- Per una formazione di base solida e comune a tutti i laureati di
Ingegneria. E' altresì da considerare il fatto che chi si fregerà in futuro del
titolo di "Ingegnere" avrà una formazione di base solida e in gran parte comune
a tutti i laureati dello stesso ambito, contribuendo a creare un'identità comune nei
laureati. Gli studenti potranno avere di fronte gli stessi percorsi, oggi frazionati in
tanti corsi di studio, consapevoli cha la loro laurea sarà in grado di conferire loro
tutte quelle competenze e conoscenze necessarie e fondamentali per entrare nel mondo del
lavoro (senza particolari specificità non previste a questo livello di laurea e non
sufficientemente credibili per questo livello di laurea) o proseguire, sicuri della
propria formazione, in una laurea magistrale che li orienterà maggiormente negli ambiti
disciplinari preferiti.
L'accorpamento dei corsi diverrebbe così stabile e non soggetto alle
fluttuazioni annuali conseguenti alla numerosità degli iscritti agli attuali corsi di
studio così fortemente frammentati.
La Facoltà potrà meglio organizzare le proprie risorse sia in
termini di docenti e ricercatori, sia in termini di spazi e risorse economiche per rendere
più agevole il percorso agli studenti. Questi accorpamenti, per i quali si sta avviando
una simulazione, potranno forse comportare la necessità di sdoppiamento e anche di
triplicazione di alcuni insegnamenti, ma hanno comunque l'innegabile vantaggio di liberare
risorse che potranno essere utilmente e proficuamente riversate sulle lauree magistrali,
ovvero sulla totalità degli studenti.
6.- In ritardo riorganizzativo, ma possiamo recuperare. L'ipotesi
di riorganizzazione degli studi qui proposta doveva forse essere presa in considerazione
fin da quando si è messo mano al riordino della formazione secondo il DM 270; non
possiamo però rinunciare a priori a valutare questa possibilità e a questa opzione che
ora ci viene offerta solo perché, non colta in precedenza, la Facoltà ha intrapreso una
via diversa.
Dobbiamo imporci una riflessione adeguata in questo senso. Qualora si
intendesse conservare lo stato attuale della formazione dovremmo dimostrare che l'ipotesi
qui suggerita e proposta è peggiorativa della situazione attuale. Dovremmo dimostrare che
il contenuto formativo di questa proposta - proposta che la Facoltà ritengo abbia il
dovere di formulare, elaborare, discutere ed eventualmente fare propria - non può essere
attuato o risulta peggiorativo rispetto all'attuale situazione. Dovremmo dimostrare che i
percorsi formativi sarebbero migliori se si continuasse a procedere "in linea
retta" fra lauree e lauree magistrali. Dovremmo dimostrare che è meglio limitare la
formazione data dalle lauree magistrali a favore delle lauree di primo livello. Dovremmo
dimostrare che la nostra visione della formazione che siamo in grado presentare ai nostri
studenti, rimanendo limitata agli attuali assetti e priva di possibili sviluppi futuri,
sia formulata nell'interesse degli studi e degli studenti e non di singoli docenti o di
gruppi desiderosi soltanto di affermare il proprio ambito.
7.- Conclusioni. Pertanto propongo alla Facoltà una discussione
su questi argomenti nelle opportune sedi quali i Consigli di Corso di studio, la
Commissione per la didattica e il Consiglio di Facoltà, ben consapevole che i tempi di
attuazione di un tale cambiamento non potranno essere immediati; ma sarebbe già un buon
successo iniziare una attenta e approfondita discussione considerando che ai sensi del DM
270 abbiamo ancora qualche anno per raggiungere una formulazione definitiva dell'assetto
egli studi.
Sono certo della Vostra piena collaborazione nell'interesse degli studenti, della
Facoltà e della formazione.
Il Preside prof. ing. Pier Paolo Diotallevi |
|
Dal "vecchio" (ma ancora giovane) al "nuovo" Direttore
amministrativo
|

Fabro Ines
già Direttore Amm.vo
|
Ringraziamento alla Dr.ssa Ines FABBRO
Anche Lettera aperta del prof. G. Barbiroli alla Dr.ssa Ines
Fabbro
e
Considerazioni del prof. G. Porzi sul passaggio al nuovo Direttore |
Per parte del nostro Foglio
desideriamo ringraziare la Dr.ssa Ines Fabbro per il servizio (tutta un vita) reso, in
piena dedizione, all'Alma Mater e a tutti noi: docenti, tecnici, amministrativi.
Pur avendo criticato la gestione della Dr.ssa Fabbro, questo
ringraziamento non è solo un atto dovuto. Siamo stati sempre consapevoli che la
Dottoressa ha dovuto affrontare (non avendo più a monte un Governo centrale che paga a
pié di lista) problemi difficili, anche impari perchè non sorretta da chi, invece, di
parte docente, ha svolto in modo inadeguato il suo compito, forse perchè non all'altezza
del proprio ruolo, o forse perchè non sorretto da buona salute (anzi in pessima salute, e
a lungo).
Ben altra gratificazione la Dottoressa aveva avuto nel periodo in cui
aveva svolto quel compito, sotto la guida di un "fuori classe", nome con cui Lei
stessa chiamò Fabio Roversi Monaco, in chiusura del mandato rettorale a Santa Lucia il 31
ottobre 2001, e di cui aveva dichiarato voler "requisire" la toga, per
conservarla nelle mura del Rettorato.
Ma ormai il tempo è passato, ed è stato opportuno dare un
taglio a tutto, e ricominciare da capo con persone nuove.
Poi la storia renderà giustizia a tutti, nel bene e nel male.
E, c'è, poi, che "chi lascia eredità di affetti, avrà
gioia successivamente" (parole di U. Foscolo, qui tradotte in positivo).
Se questo avverrà, lo potrà verificare Lei, per
prima. Nino Luciani |
 |
Giancarlo Barbiroli*, Lettera alla Dr..ssa
Ines Fabbro |
| Lettera aperta, inviata anche a tutti i Docenti |
* Ordinario di merceologia, Già Preside della
Facoltà di Economia, Univ. di Bologna
Pregiatissima e Gentilissima Dottoressa Fabbro,
il suo messaggio di saluto del 30 Settembre mi dà lo spunto per
alcune considerazioni sull'azione che ciascuno svolge in una Università importante (o che
dovrebbe esserlo) come la nostra, e quindi sui criteri di gestione.
Sono sempre più convinto che, operando in un contesto così complesso e
articolato (ma pubblico, non dobbiamo dimenticarlo), se le decisioni e le scelte non sono
prese su basi razionali e oggettive, i risultati ottenuti non potranno che essere, o non,
corrispondenti agli sforzi (e alle spese), oppure addirittura opposti a quelli che si
dovrebbero ottenere per conseguire gli obiettivi propri (qualificazione e potenziamento
della ricerca e della didattica).
Non sto affermando niente di diverso da quanto ho proposto alla fine di
marzo: è indispensabile "rifondare "l'Università su criteri razionali,
verificabili e verificati, come quelli che conducono l'azione degli Atenei Europei ed
extra Europei.
Purtroppo il confronto mi dà e mi darà sempre più ragione, perchè noi
siamo lontani anni luce da questa loro condizione rigorosa. Nei numerosi incontri avuti in
Aprile e Maggio (durante il dibattito per le elezioni del nuovo rettore - N.D.R.) ho
purtroppo riscontrato che tante realtà sono " a metà del guado", creando forti
tensioni e preoccupazioni.
Chi opera al loro interno considera che ciò dipenda dal fatto che le scelte non
siano state effettuate con razionalità, quasi con una "navigazione a vista". E
da queste condizioni difficili non si sa come uscire, creando ulteriori tensioni e
preoccupazioni. Anche gli squilibri di risorse tra aree diverse, e tra aree scientifiche e
attività di supporto creano irritazione e preoccupazione.
Questa nostra realtà è ben nota negli Atenei internazionali rinomati che
contano, e viene considerata "un grande gap istituzionale", tanto che, anzichè
noi essere "fuori classifica" come Ateneo più vecchio del mondo e per le tante
eccellenze scientifiche (c'è stato anche, il 9° Centenario di mezzo, e non è stato
poco!!), veniamo collocati verso il 180° posto.
Altre spiegazioni diverse ? Verrò considerato pessimista, ma, al di là
degli opportunismi o delle ipocrisie, da anni a Bologna e dintorni è diffusa questa
convinzione.
Lei potrà obiettare: ma questa esigenza di rifondare l'Università su basi
razionali non ha avuto successo numerico nelle elezioni rettorali, in maggio scorso.
Lei sa la ragione: "le culture prevalenti" conducono in altre
direzioni, però con un chiaro trend in discesa.
Pazienza, così è se vi pare !
Chissà che in un "rigurgito tardivo di autocoscienza e
responsabilità" non mi si darà ragione, anche se per manifestarlo occorre un totale
e diffuso "anticonformismo", che non vedo da tempo, nè all'orizzonte.
Con tanti auguri per le sue attività future.G. Barbiroli |
Gianno Porzi*, Il Dottor Colpani, nuovo Direttore
Amministrativo
* Membro del CdA |

Gianni Porzi
|
Forse è opportuno spendere qualche parola sulla complicata
vicenda della nomina del nuovo Direttore Amministrativo del nostro Ateneo.
Nella seduta del CdA del 10 novembre 2009 il Dr. Colpani, proposto dal MR, è
stato nominato D.A.
La delibera è stata assunta allunanimità non solo sulla base
del curriculum del Dr. Colpani, ma anche come atto di fiducia nei confronti del MR che in
questo ultimo periodo si è fortemente impegnato nella ricerca di una persona competente e
dinamica allaltezza dellincarico importante, quanto gravoso, che dovrà
ricoprire a partire dall1/1/20010.
Al Dr. Colpani, che mi auguro farà il massimo per ridare al nostro
Ateneo quel prestigio che merita, vanno i più sinceri auguri di buon lavoro
Si conclude così un lungo e travagliato iter iniziato più di un anno
fa quando cioè il CdA decise, su proposta del Rettore (nonché del Direttore
Amministrativo), una procedura di selezione, per individuare il nuovo D.A., assurda quanto
inutile, tantè che si concluse con un nulla di fatto.
Ritengo valga la pena ricordare alcuni passaggi importanti di tale vicenda.
Più di un anno fa il CdA autorizzò il Rettore ad emanare il bando per lincarico di
D.A., precisandone il profilo.
Nella seduta del CdA del 17/3/2009 il Rettore, senza peraltro
aver preventivamente informato i Consiglieri affinché potessero prendere una decisione
consapevole e in piena coscienza (motivo per il quale il sottoscritto rifiutò di
partecipare alla deliberazione abbandonando la seduta), propose, e il CdA approvò a
maggioranza, la composizione della Commissione di esperti (da lui stesso presieduta) che
avrebbe dovuto valutare i candidati.
Inoltre veniva precisato che, al termine delliter
istruttorio della Commissione, il nominativo da sottoporre allapprovazione del CdA
sarebbe stato proposto dal Rettore in carica dopo aver "consultato" il Rettore
neo eletto.
Poiché il significato di "consultare" è quello di
"sollecitare un consiglio, un parere", che non è quindi vincolante, il Rettore
in carica aveva solo lobbligo di sentire il "parere del Rettore neo
eletto"; un parere non ritengo costituisca un vincolo, come invece si è tentato di
farlo apparire.
Al bando risposero ben 47 candidati che la Commissione valutò attraverso
colloqui riservati solo a coloro che avevano superato una prima selezione basata
sullesame dei curricula.
A conclusione della selezione operata dalla Commissione, il CdA era,
ovviamente, in attesa di conoscere sia la rosa di candidati (quattro) ritenuti dalla
Commissione idonei a ricoprire lincarico di D.A., sia il nominativo del candidato
proposto dal Rettore in carica, "sentito il parere" del Rettore neo eletto.
In modo del tutto inaspettato, quanto incomprensibile, nella seduta
del CdA del 24/7/09 il Rettore comunicò che il prof. Dionigi (Rettore neo eletto) aveva
dichiarato di "non avere elementi sufficienti per discutere della rosa dei quattro
autorevoli candidati selezionati dalla Commissione" e quindi il Rettore in carica
dichiarò di non |
essere in grado di proporre un candidato per
lapprovazione da parte del CdA.
In modo altrettanto sorprendente, il Rettore propose al CdA di
prendere atto della dichiarazione del prof. Dionigi e di rinviare quindi la nomina del
Direttore Amministrativo a dopo linsediamento del nuovo Rettore affidando dal 1
ottobre, e fino al momento del conferimento dellincarico, la funzione ad un
Dirigente dellAteneo.
Nonostante la posizione contraria assunta dal sottoscritto (e non
solo), in quanto ritenevo che la procedura doveva essere correttamente conclusa con una
proposta del Rettore, il CdA deliberò a maggioranza di rinviare la designazione del nuovo
Direttore Amministrativo ad un momento successivo allinsediamento del nuovo Rettore.
Ritengo che linterruzione della procedura di nomina del
nuovo D.A. non sia stata una decisione corretta perché :
- allodg della seduta del 24/7 era prevista la "nomina del D.A." e quindi
il Rettore in carica doveva proporre al CdA uno o più candidati della rosa selezionati
dalla Commissione procedendo poi alla votazione;
- lazione del CdA non può essere subordinata al parere di chi, pur essendo stato
eletto, non è ancora in carica.
In tal modo nella seduta del 24/7 il CdA, che è lorgano deputato a
deliberare il conferimento dellincarico di D.A., non è stato messo in condizione di
poter prendere una decisione su un argomento previsto dallodg.
Infine ritengo non sia da escludere che nel non aver concluso
liter di nomina del D.A. possa configurarsi un danno erariale dal momento che la
procedura di selezione dei candidati, che non ha portato ad alcun risultato, ha comportato
tuttavia un impegno economico per lAteneo (non va dimenticato infatti che tre Membri
della Commissione venivano da fuori Bologna). Gianni Porzi (Rappresentante del
Governo nel CdA) |
|
BOLOGNA. Il problema della nomina del nuovo direttore amministrativo.
Falla nel sistema di potere del rettore
Calzolari, che in questi anni
ha fatto le pentole , ma (questa volta) senza il coperchio. |

Fabro Ines
Direttore Amm.vo
in uscita
|
Il
Rettore-entrante aveva opposto (a Calzolari) di "NON AVERE
ELEMENTI SUFFICIENTI PER DISCUTERE DELLA ROSA
DI 4 AUTOREVOLI CANDIDATI, PRESELEZIONATI DALLA
COMMISSIONE"
Ma è evidente che si tratta di una "risposta-non risposta",
che sta per : "Non è affar mio fare atti prima della presa di servizio"
Interim, al momento, alla Dr.ssa Giovanna F. Falsetti
VERSO UN "UOMO NUOVO" (come Direttore
Amm.vo),
sulla testa del Consiglio di Amministrazione ? |

Ivano Dionigi
Rettore in entrata
|
Nino Luciani, "Attesa di vedere se il RETTORE ENTRANTE è "continuo" o
"discontinuo",
rispetto a Calzolari "
1.- Traditore o novello Becket ? Risulta che,
nella riunione del 24 luglio 2009, il CdA aveva bloccato il procedimento per la
nomina del nuovo Direttore Ammiistrativo. Il motivo è che il Rettore-entrante (che
"vox Populi, vox Dei" aveva indicato come particolarmente desiderato da
Calzolari perchè presunto "continuo" alla sua politica), avrebbe opposto
di "non avere elementi sufficienti per discutere della rosa di 4
autorevoli candidati, preselezionati dalla commissione".
Dunque:
- " ELEMENTI INSUFFICIENTI" sul dr. Bruno Quarta, pur se apprezzato da
Calzolari su "Il Sole-24 ORE mentre era in corso la selezione e pur se Dirigente che
Dionigi, da Membro della Commissione Ricerca scientifica, ha incontrato ripetutamente;
- " ELEMENTI INSUFFICIENTI" sulla Dr.ssa Francesca Bitetti, pur se con
tre titoli a prova di bomba: Direttore Amministrativo di "Cà Foscari" e, prima,
di Urbino; e, prima ancora, Dirigente dell'ufficio Controllo di gestione dell'Ateneo di
Bologna, dove si era distinta per la ferrea mano e il senso delle istituzioni. In quel
periodo Dionigi era stato Consigliere di Amministrazione per 6 anni.
Siamo stati di fronte al classico "tradimento"
dell'elettorato, a cui siamo usi in Italia, subito dopo le elezioni?
O siamo stati di fronte al rinsavimento di Becket che, nominato Arcivescovo
di Canterbury perchè "amico del Re", poi la sua coscienza gli ricorda che ...
un "Vescovo è servo di Dio, prima che del Re" ?
E c'è una terza possibilità: che il Rettore-entrante
abbia così ragionato con i suoi consiglieri: "Io non sono ancora in carica. Non è
affare mio, giuridicamente, compiere atti prima della presa di servizio". (E' vox
populi che in questo periodo egli abbia quasi completato la formazione della propria
squadra). Dunque quella risposta va presa come una "risposta-non
risposta", un modo per dare tempo al tempo.
Questa terza interpretazione delle sue parole mi sembra quella corretta e,
se così è, è stata anche una decisione di buon valore politico, pur se
il problema di fare il coperchio alla pentola di Calzolari&Co. sarà solo rinviato al
primo giorno della presa servizio.
2.- E Calzolari ? La Commissione era stata costituita, in evidente
conflitto di interesse tra Rettore e Ateneo. Infatti, pur essendo attese le elezioni di un
nuovo rettore, quello in scadenza si era autoprosto per la presidenza della Commissione
(e, proposto gli altri 4 membri), e ciò era divenuto definitivo perchè non contestato
presso il TAR.
Però non c'era una assoluta necessità di nominare un nuovo Direttore
Amministrativo alla scadenza. Anzi spesso, nella Pubblica Amministrazione (e specie quando
c'è un avvicendamento nelle cariche elettive), i nuovi contratti sono fatti dopo la
scadenza, con proroga di quelli in essere.
Pensare male è peccato, ma ci si prende quasi di sicuro se si pensa
che il "potere in essere" (quelli eletti negli Organi lo scorso anno, e che
rimarranno ancora a lungo) abbia tentato di rimanere in sella. Già ... perchè il
Direttore amministrativo è la pedina fondamentale a cui attaccarsi per esautorare un
rettore..., condizioni permettendo.
Penso che il Rettore ne fosse cosciente, e non volendo eccedere (perchè,
come Bruto, egli è un uomo onesto) aveva subordinato la quadratura del cerchio alla
scelta finale, da parte del successore-eletto. Ma è evidente (soprattutto col senno di
poi) l'estrema debolezza politica di questa decisione: quella di
subordinare la sua applicazione ad "uno", estraneo alla decisione stessa, anche
se la sua mancata adesione sarebbe irrilevante, se fosse davvero necessario e urgente
provvedere per la Pubblica Amministrazione. Ma questa urgenza non c'è.
Non se ne penta Calzolari: la logicità e la coerenza in politica sono rare
in questo Paese, e nulla di buono si può costruire, se non si parte da esse.
3.- Le possibilità per il Rettore-entrante. Quanto ipotizzato vale per
adesso, ma non più dal 1 nov. 2009 , quando il nuovo Rettore prenderà servizio, e si
ritroverà comunque sul tavolo le conclusioni della Commissione, anche perchè 4
candidati, (per di più "non classificati", tra cui scegliere), sono tanti,
e solo l'eccesso di personalismo può spiegare il rifiuto di tutti |
CdA
del 15 sett. 2009
G. Porzi*, Per la mancata nomina
del Direttore Amministrativo, è
ipotizzabile il reato di danno
erariale, a carico del CdA
* Rappresentante del Governo in CdA |

Gianni Porzi
|
All'Università di Bologna si è venuta a
creare una situazione grave per quanto concerne la procedura di nomina del nuovo Direttore
Amministrativo, la cui attività è fondamentale per il governo dell'Ateneo.
Dopo la decisione assunta dal CdA il 24 luglio u.s., su proposta dal Rettore
Calzolari, di sospendere la procedura di nomina del Direttore Amministrativo (che dovrebbe
prendere servizio dall'1/10/09) ritengo che si sia configurata una irregolarità dal punto
di vista procedurale e un danno dal punto di vista sia organizzativo-gestionale
dell'Ateneo che economico. Infatti, il 30/9/2008, il CdA autorizzò il Rettore ad emanare
il bando per l'incarico di Direttore Amministrativo e il 17/3/2009, il CdA deliberò a
maggioranza la composizione della Commissione, proposta dal Rettore e da lui stesso
presieduta, che avrebbe dovuto valutare i candidati.
Inoltre, veniva stabilito che al termine dell'iter istruttorio ad
opera della Commissione, il nominativo da sottoporre all'approvazione del CdA sarebbe
stato proposto dal Rettore in carica dopo aver "consultato" il Rettore neo
eletto al fine di garantire quel necessario rapporto fiduciario tra Rettore e Direttore
Amministrativo.
Al bando risposero 47 candidati e la Commissione concluse i lavori ai
primi di luglio individuando quattro candidati idonei a ricoprire l'incarico di Direttore
Amministrativo. Ciò nonostante il Rettore nella seduta del CdA del 24 luglio, in cui
riferì al CdA quanto dichiarato dal Rettore neo eletto, prof. Ivano Dionigi, (cioè di
"non avere elementi sufficienti per discutere della rosa dei quattro
candidati selezionati dalla Commissione"), comunicò di non essere in grado
di proporre un candidato da sottoporre all'approvazione del CdA interrompendo così la
procedura di nomina iniziata lo scorso anno con l'emanazione del bando di selezione.
Pertanto, la nomina del nuovo Direttore Amministrativo è stata
rinviata a dopo l'insediamento del nuovo Rettore (che avrà luogo l'1 novembre p.v.), il
quale potrebbe non condividere la procedura messa in atto per la selezione e quindi le
conclusioni della Commissione.
In tal caso, ritengo si possa configurare un danno erariale poiché la procedura di
selezione ha comportato un impegno economico per l'Ateneo.
A tutto ciò si aggiunge un fatto grave, cioè la
delegittimazione del CdA che in tutta la procedura ha avuto un ruolo marginale quando
invece è il solo organo competente a deliberare l'attribuzione di incarichi dirigenziali.
Sostanzialmente, il Rettore in carica ha subordinato l'azione
del CdA alla non decisione del Rettore neo eletto (non ancora peraltro subentrato nella
carica) bloccando così la procedura di nomina del nuovo Direttore Amministrativo, carica
che dovrà pertanto essere affidata pro tempore ad un Dirigente dell'Ateneo poiché
l'attuale Direttore cesserà dall'incarico il 30 set p.v. .
A mio avviso il Rettore, sentito quanto dichiarato
dal prof. Dionigi (come previsto dalla delibera del CdA del 30/9/2008), avrebbe
dovuto proporre Lui stesso al CdA il nome di un candidato per l'incarico di Direttore
Amministrativo, essendo l'organo deputato a deliberare la nomina.
Quindi, non avendolo fatto, ritengo che il Rettore sia venuto meno ad
un suo dovere.
Nella seduta del CdA del 15 settembre, su proposta del Rettore
che ha consultato il neo eletto Rettore, è stato affidato l'incarico di Direttore
amministrativo per il bimestre ottobre-novembre alla Dott.ssa Falsetti che già ricopriva
il ruolo di vice Direttore. Resta inspiegabile perché il nuovo Rettore non abbia ritenuto
opportuno estendere l'incarico fino al 31 dicembre, cioè a bilancio preventivo approvato.
Comunque, questa è stata la sua indicazione che il CdA ha rispettato.
Alla Dott.ssa Falsetti vanno i più sentiti rallegramenti ed i
migliori auguri di buon lavoro. Gianni Porzi |
|
loro
sulla base dell'affermazione: "non ho elementi sufficienti ...".
Non vale nulla il giudizio di una regolare Commissione ? Qualche autorità
di controllo potrebbe chiedere spiegazioni sulla delibera (di luglio), del CdA, di non
procedere; e "qualcuno dei 4" potrebbe fare ricorso al TAR. In questi casi, la
partita si ingarbuglierebbe enormemente.
Nelle more di queste due eventualità, Dionigi potrebbe
provare a chiudere gli occhi e nominare d'urgenza un direttore amministrativo di suo pieno
gradimento, salvo ratifica del CdA. Questo è l'unico blitz possibile e,
pur se con qualche rischio, è una soluzione ragionevole, in quanto si
potrebbe sostenere che giuridicamente solo a lui spetta la scelta del suo primo
collaboratore, a parte che la cosa è, forse, anche vitale per il successo del suo
mandato.
Soprattutto serve un Direttore consapevole che i problemi del
bilancio e quelli didattici (e conseguentemente quelli amministrativi) vanno fatti
marciare insieme, non in modo sfasato come ha fatto la (psicologa e politica) Fabbro. Fu
la strada che portò il Rettore in piazza, a gridare la crisi del bilancio,
magari facendo credere che il colpevole fosse il Governo ! (Ahimè, potremo perdonare
questa cosa ?)
Vediamo perchè Dionigi potrebbe nominarsi il direttore.
a) Il Rettore può compiere atti, propri del CdA, in caso di "necessità e
indifferibile urgenza", salvo ratifica nella seduta successiva (art. 34, lettera i,
dello Statuto).
L'urgenza c'è, se è vero che il 1 nov. 2009 sarà senza il Direttore (a
parte l'essere una urgenza creata dallo stesso Dionigi, mediante una "non
decisione", che gli apre la via a giovarsene per esercitare "in spolitario"
una scelta determinante e costosa). Ma c'è un'altra via di uscita, se si prescinde da
ripensamenti di Calzolari e del CdA ?
b) Nell'attuale Statuto, la nomina del Direttore Amm.vo NON SEMBRA più
materia esclusiva del CdA. Infatti, l'art. 44 dello Statuto, dispone che "Le funzioni
di dirigente sono attribuite dal Consiglio di Amministrazione, su proposta del Direttore
Amministrativo". Il possibile scorporo del
Direttore Amministrativo, dai "dirigenti nominati dal CdA", è avvenuto con la
modifica del precedente art. 44 (in vigore fino al 24/5/99), che disponeva: " Le
funzioni di dirigente sono attribuite dal Consiglio di Amministrazione".
Abbiamo parlato di "possibile scorporo", perchè l'interpretazione
potrebbe anche essere un'altra: prima il cda nomina il direttore, poi su proposta di esso
nomina gli altri dirigenti (la "squadra" del direttore amministrativo", che
per legge ha il diritto/dovere di amministrare senza subire ingerenze dagli organi
elettivi, cui spetta il "governo")
Naturalmente si può anche sostenere che, attualmente, la scelta
può essere fatta in autonomia dal Rettore,
salvo ratifica di routine del CdA. Altri Atenei procedono in questo modo.
4.- Conclusioni. Da quanto avverrà avremo la
prova del 9, circa la effettiva volontà di Ivano Dionigi di essere "continuo" o
"discontinuo", e fors'anche circa la volontà di trovarsi (ex-post) votato alla
unanimità, sia pure fuori sacco. NL |
|
Carla Faralli
|
Ateneo di Bologna - Tasse studentesche 2009-10
L'Ateneo di nuovo in tensione per
forzare, contra legem,
i contributi studenteschi, per stare all'altra legge che vieta
di sforare il 90% del FFO per le spese di personale
|
Gianni Porzi
|
Questo fatto (comune alla metà degli Atenei, ma zitto zitto il
Ministro Tremonti)
mostra che sono maturi i tempi per la liberalizzazione dei contributi
studenteschi,
e per una legge sul diritto allo studio, che carichi
sullo Stato il relativo finanziamento |
Leggiamo
nel mini-rapporto di Carla Faralli ai Colleghi della sua Mailing List:
"A parte
l'incremento dell'1,5% pari al tasso di inflazione programmata ai sensi del D.M. 27/2/09,
le
principali novità riguardano: |
|
- la
riformulazione delle fasce sulla base non soltanto dei requisiti di reddito ma anche di
merito;
- l'attribuzione agli studenti particolarmente meritevoli (media del 28),
indipendentemente dal reddito, di uno sgravio del contributo pari al 10%;
- eliminazione della riduzione del contributo del 15% per tutti i fuori corso;
- diminuzione dall'80 al 60% del contributo previsto per il percorso lungo." CF |
|
Proviamo a guardare più a fondo ... il mini-rapporto |
|
a) l'aumento non è recupero di inflazione di
cui al DM 27.2.09 (vedi sotto), invece relativo solo alla "tassa minima";
b) l'Amministrazione non ha segnalato lo sforamento della quota del FFO (vedi
CONSUNTIVI e D.P.R. 25.7.97, n. 306)
c) altra anomalia ci fu qualche mese fa, con il divenuto famoso "tesoretto" (vedi sotto l'articolo di G.
Porzi);
c) non emergono elementi di confronto con gli Atenei, qui intorno, ai quali
Bologna cede non pochi studenti, da anni. |
|
CONSUNTIVI (a
prezzi correnti) - I contributi studenteschi collegati col FFO - Fondo di Finanziamento
statale Ordinario
| CHIAVE |
|
2006 |
2007 |
2008 |
2009
previsioni |
| F.E.1.01+
F.E.1.02 |
Contributi
studenteschi (escluso post laurea) |
97.701.476,47 |
97.635.669,97 |
102.538.885,83* |
106.310.893,64 |
F.E.1.05.01 |
FFO-Fondo
statale per funzionamento ordinario |
389.335.072,00
|
389.071.741,00 |
402.427.423,00
|
388.076.069,70
|
|
Rapporto Contributi studenteschi/FFO |
25,09%
|
25,09%
|
25,50%*
|
27,4%
|
|
* Al netto del presunto "tesoretto" ( 24.341.368,60
), incassato, a dicembre 2008, di rate del 2009. |
Nino Luciani, A parte le
"curiosità" locali, nel by-passare le spinosità della legge, penso che il
finanziamento del diritto allo studio dovrebbe diventare un compito dello Stato, con borse
di studio e bonus-università, direttamente elargite agli studenti.
1.- Lo Stato, con le leggi dello scorso anno, ha punito le
università che sforavano, per spese di personale, il 90% del FFO. Ma poi ... tuttora
fingeva di non vedere le università che, per "non sforare" detto 90%, sforavano
il 20% del FFO, per i contributi studenteschi. Più sotto è riportata la legge relativa.
C'è una aggravante: lo Stato vuole che le università, in applicazione del diritto
allo studio, applichino favoriscano gli studenti "bisognosi e meritevoli", ma
gravando il minor gettito su tutti gli altri studenti.
Lo Stato si decida: se le università sono aziende (come di fatto le
tratta), il finanziamento del diritto allo studio è un poblema statale.
Non è buona regola che le università, alle prese col pareggio dei
bilanci, debbano applicare regole "sociali". La più odiosa, nel nostro caso, è
che le università siano obbligate ad abbassare il monte contributi studenteschi, se lo
Stato abbassa il FFO, vero essendo che il primo deve stare al secondo, non superando il
tetto del 20%.
E', invece, buona regola che gli interventi "sociali", a favore di
date categorie di cittadini siano finanziati dallo Stato col gettito fiscale sulla
collettività intera, in base a capacità contributiva, non su specifici gruppi di
cittadini (gli "altri" studenti, nel nostro caso).
2.- A mio parere, lo Stato dovrebbe liberalizzare i contributi studenteschi (sia pur
con un tetto, che secondo la tradizione della scienza delle finanze dovrebbe essere il 30%
della spesa corrente).
Al tempo stesso dovrebbe assumere su se stesso, direttamente, l'applicazione del
diritto allo studio, e che potrebbe essere:
1) borse di studio ai bisognosi e meritevoli;
b) bonus-università, ai singoli studenti, liberi di spenderli, per la laurea triennale,
nelle università, al loro scelta;
c) quote aggiuntive del FFO, a tempo determinato (10 anni ?) per le università regionali
delle aree depresse.In questo modo si eviterebbe di congestionare le università già
mature, a danno dei residenti, e si limiterebbero i costi di trasporto e residenza
degli studenti delle aree depresse per recarsi in quelle mature. NL |
Gianni Porzi*, Ancora sul "tesoretto"
relativo al consuntivo 2008, perchè questione di metodo .... * Rappresentante del Governo in Consiglio di Amministrazione
A proposito delle osservazioni del Collega Luciani, su
Universitas", relative al Bilancio consuntivo
2008, ho colto tra le righe una sorta di "appunto" ai membri del CdA che non
avrebbero individuato alcune criticità nel conto consuntivo. Ed è su questo che vorrei
fare alcune precisazioni, dal momento che il tanto sbandierato "tesoretto" è
ormai chiaro a tutti che è quasi interamente dovuto ad un anticipo di cassa, cioè al
fatto che un consistente numero di studenti ha optato per il versamento della quota
annuale di contribuzione in un'unica rata, entro la scadenza prevista per la prima rata,
potendo così usufruire dello sconto di 31 Euro sul contributo totale.
Ciò che invece vorrei mettere in evidenza è la difficoltà da parte
dei membri del CdA a valutare attentamente il bilancio consuntivo (faccio notare che si
tratta di oltre 240 pagine, tabelle incluse) per il poco tempo a disposizione. Infatti,
gli Uffici, a fronte delle richieste ricevute da alcuni Consiglieri di poter disporre del
conto consuntivo con un congruo anticipo, solo mercoledì 29 aprile alle ore 8,43 hanno
comunicato via e-mail che il materiale era disponibile on line.
Se si tiene presente che venerdì 1 maggio era festivo e che il CdA ha avuto
luogo martedì 5 maggio, è evidente che il tempo a disposizione per un'attenta lettura e
valutazione è stato alquanto limitato, considerando anche il fatto che ben pochi
Consiglieri sono esperti in materia e quindi devono ricorrere a Colleghi competenti se
vogliono espletare al meglio il proprio compito.
Vorrei inoltre sottolineare che :
a) il Collegio dei Revisori dei Conti (la cui relazione ci è stata
consegnata la mattina stessa del 5 maggio) si era riunito il 24 aprile per l'esame del
bilancio consuntivo;
b) il bilancio inviato ai Revisori dei conti è definitivo e non può quindi
essere modificato;
c) il Senato Accademico aveva esaminato tale pratica il 28 aprile. Pertanto,
non si capisce perché all'Organo che deve approvare (e non esprimere un semplice parere
come la Giunta e il Senato) il conto consuntivo non sia stata data la possibilità di
prendere visione del materiale con un congruo anticipo, ad esempio almeno il giorno stesso
in cui fu trasmesso al Collegio revisori dei conti, cioè il 24 aprile.
Ritengo un tale comportamento inaccettabile e infatti sia io
che il prof. Bruno Barbiroli lo abbiamo stigmatizzato ed abbiamo invitato con fermezza gli
Uffici e i Vertici dell'Ateneo a che ciò non abbia più a ripetersi. Gianni
Porzi |
|
| Decreto Ministeriale 27
febbraio 2009 Aggiornamento dell'importo della Tassa minima di iscrizione universitaria per l'a.a. 2009/10
--------------------------------------------------------------------------------
DECRETA:
Art. 1
L'importo della tassa minima di iscrizione alle Università, determinato
per l'anno accademico 2008/2009 in 181,44 (centottantuno/44), è aumentato dell'1,5
per cento in relazione al Tasso di inflazione programmato per il 2009, ed è pertanto
determinato per l'anno accademico 2009/2010 in 184,16 ( centottantaquattro/16).
Roma, 27 febbraio 2009 IL MINISTRO |
Decreto del Presidente della
Repubblica 25 luglio 1997, n. 306 - Regolamento recante disciplina in materia di Contributi
Universitari Articolo 1 (Definizioni)
1. Ai sensi del presente regolamento si intendono:
a) per studenti, gli iscritti ai corsi universitari attivati per il rilascio dei
titoli di cui alla legge 19 novembre 1990, n. 341, articoli 1, lettere a) b) c) e 7;
b) per università o ateneo, le università e gli istituti di istruzione
universitaria o di grado universitario statali;
c) per Ministero, il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e
tecnologica;
d) per contribuzione per studente, la somma dell'importo della tassa di iscrizione
e dei contributi universitari di cui all'articolo 2 per singolo studente;
e) per contribuzione studentesca, l'ammontare complessivo della contribuzione a
carico degli studenti di ogni università comprensiva, ai sensi e per gli effetti di cui
all'art. 20, comma 8, lettera c), legge 15 marzo 1997, n. 59, del gettito della tassa di
iscrizione e dei contributi universitari, calcolato per il complesso degli studenti
dell'ateneo, come accertato nel bilancio consuntivo del medesimo.
Articolo 2 (Contribuzione studentesca)
1. Gli studenti contribuiscono alla copertura del costo dei servizi offerti
dalle università mediante il pagamento, a favore delle medesime, dei contributi
universitari e della tassa di iscrizione di Lire 300.000, di cui all'articolo 5, comma 14,
della legge 24 dicembre 1993, n. 537, importo rideterminato e soggetto, a partire
dall'anno accademico 1995-96, a rivalutazione annuale per effetto, rispettivamente,
dell'articolo 3, comma 19 , lettera b), ultimo periodo, della legge 28 dicembre 1995, n.
549 e dell'articolo 5, comma 19, della predetta legge n. 537.
2. I contributi universitari sono determinati autonomamente dalle università in
relazione ad obiettivi di adeguamento della didattica e dei servizi per gli studenti,
nonchè sulla base della specificità del percorso formativo
Articolo 3 (Criteri per la determinazione dei contributi universitari
per i corsi di diploma e di laurea)
1. Le università graduano l'importo dei contributi universitari per i corsi di
diploma e di laurea secondo criteri di equità e solidarietà, in relazione alle
condizioni economiche dell'iscritto, utilizzando metodologie adeguate a garantire
un'effettiva progressività, anche allo scopo di tutelare gli studenti di più disagiata
condizione economica, valutata secondo quanto previsto dai commi 2 e 3.
2. La valutazione della condizione economica degli iscritti ai corsi di cui al
comma 1 è effettuata sulla base della natura e dell'ammontare del reddito e del
patrimonio, nonché dell'ampiezza del nucleo familiare.
3. Ai fini della graduazione di cui al comma 1 e della relativa valutazione
delle condizioni economiche degli iscritti, le disposizioni di cui al decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, emanato ai sensi dell'articolo 4, legge 2 dicembre
1991, n. 390, in ordine alla determinazione di un nucleo familiare convenzionale e di
appositi indicatori delle condizioni economiche e patrimoniali, sono vincolanti per le
Università dall'anno accademico 1998-1999.
4. Gli esoneri totali e parziali dalle tasse e dai contributi di cui al presente
articolo, disposti dalle università, sono disciplinati dal decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri di cui al comma 3.
Articolo 4 (Contributi universitari per le scuole di specializzazione)
1. Le università determinano autonomamente i contributi universitari per le scuole
di specializzazione.
2. Le università determinano autonomamente la disciplina degli esoneri totali e
parziali dal pagamento della tassa di iscrizione e dei contributi universitari di cui al
presente articolo, con particolare attenzione per i capaci e meritevoli privi di mezzi, in
possesso dei requisiti per l'accesso alle borse di studio concesse dalle regioni ai sensi
del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all'articolo 4, legge 2
dicembre 1991, n. 390. 3. Il gettito della tassa di iscrizione e dei contributi
universitari per i corsi di studio di cui al comma 1, attivati dalle università, non è
preso in considerazione ai fini della determinazione della contribuzione studentesca in
ordine alle disposizioni di cui all'articolo 5.
Articolo 5 (Limiti della contribuzione studentesca)
1. ... La contribuzione studentesca non può eccedere il 20 per cento dell'importo
del finanziamento ordinario annuale dello Stato, a valere sul fondo di cui all'articolo 5,
comma 1, lettera a) e comma 3, della legge 24 dicembre 1993, n. 537.
2. Per le università per le quali nell'esercizio finanziario 1996 la
contribuzione studentesca abbia ecceduto il valore percentuale determinato ai sensi del
comma 1, il predetto valore non può superare negli anni 1997 e 1998 quello determinatosi
nel medesimo esercizio 1996.
3. Per le università per le quali nell'esercizio finanziario 1996 la
contribuzione studentesca risulti inferiore al valore percentuale determinato ai sensi del
comma 1, il predetto valore può essere incrementato esclusivamente con gradualità.
4. Le università comunicano annualmente al Ministero, entro il 31 maggio, il
gettito della contribuzione studentesca accertato nel bilancio consuntivo dell'anno
precedente, il numero di studenti esonerati totalmente o parzialmente dalla tassa di
iscrizione e dai contributi universitari nell'anno accademico in corso, la distribuzione
degli studenti per classi d'importo nel predetto anno, gli eventuali scostamenti
verificatisi con riferimento ai valori percentuali di cui ai commi 1 e 2, nonchè le
misure conseguentemente adottate per il rispetto dei limiti di cui ai predetti commi. |
Tab. 1
CONSUNTIVO 2008
a prezzi correnti |
2006 |
2007
Previsioni assestate
al 15 nov. 2007 |
2007
Consuntivo |
2008 |
| Entrate totali |
779.623.560,47 |
895.856.892,53 |
757.980.938,99 |
874.547.310,36 |
| Spese totali |
799.389.905,07 |
980.627.831,70 |
759.561.547,03 |
850.205.941,76 |
| Saldo |
-19.766.344,60 |
-84.770.939,17 |
-1.580.608,04 |
+24.341.368,60 |
BREVE NOTA
Il "tesoretto" e la
contropartita in termini di perdita di studenti
Da notare che, al 31 dic.2'008, i residui attivi (soldi
attesi, ma non entrati) erano più di quelli passivi
(soldi impegnati, ma non spesi) e, dunque, in termini di cassa (ossia di certezza), il
tesoretto non c'era
Per uscire da queste sabbie mobili, serve la
"discontinuità" senza compromessi
Rientra, poi, nelle questioni sul bilancio il problema dell'unità delle
Università italiane (ossia
della CRUI) nel rapporto col Governo, unità che Calzolari ha frantumato con la
creazione di AQUIS
Il Consiglio di Amministrazione ha approvato
(5 maggio 2009), senza modifiche, il testo sottoposto dalla Amministrazione. Come è
noto, si tratta di un bilancio di competenza
Il bilancio ha un saldo attivo di 24.341.368,60. In una nota dell'Ateneo,
secondo il Rettore Calzolari questo saldo è il "effetto di qualità del lavoro,
prudenza nella gestione e contribuzione studentesca".
Tuttavia, inserendo le cifre del 2008 in un arco triennale (si vegga la tab. 1, che
va dal 2006 al 2008 incluso), prevale l'attrazione sulla crisi drammatica del 2007,
in cui il rettore andò in piazza a denunciare il pericolo di bancarotta e portato i libri
in tribunale. Si pensa che il "tesoretto" valga a cancellare il ricordo di tanto
sbando ? Nella tab. 1 è anche riportata la situazione relativa al primo assestamento, a
metà novembre, e il successivo consuntivo, che attesta la virata.
Contesto a questo bilancio due fatti:
a) che il "tesoretto" sia stato pagato con un arretramento rispetto
ad obiettivi essenziali dell'Ateneo, e comunque non necessario (tale pagamento), perchè
ciò che si chiede ad una buona amministrazione pubblica è semplicemente il
pareggio;
b) che la nuova situazione contabile sia un mero
maquillage di cifre, senza alcun collegamento con le riforme strutturali della didattica,
che sole possono far migliorare durevolmente la situazione contabile.
Dunque, pur se il 2008 ci vede in qualche modo fuori da pericoli
imminenti, di insolvenza (a parte, che ci sarebbe da guardare ai RESIDUI del bilancio, su
cui torno alla fine), resto anche convinto che solo la discontinuità del prossimo rettore
(direttore amministrativo, incluso) possa fare sperare in qualcosa che rilanci
l'Ateneo durevolmente. Ma al contrario, la preoccupazione della nota rettorale, fatta
rimbalzare ad arte su "la Repubblica" è quella di smentire il candidato più
critico e discontinuo (Cantelli Forti), che ha invece ragioni da vendere nella sua critica
radicale alla amministrazione Calzolari - Fabbro.
S'intende, poi, che per le difficoltà del bilancio, occorrerà anche che
Bologna concorra alla riunificazione delle Università italiane, nel rapporto col Governo,
ma che Calzolari ha frantumato creando AQUIS. Ma andiamo per gradi, e guardiamo dentro al
bilancio.
1. - Le tasse universitarie (o contribuzioni studentesche) sono aumentate
di 29 milioni circa, e questo significa che il tesoretto viene tutto da questo
aumento. Se, poi, dividiamo la cifra per il numero degli studenti (vedi tab. 2), troviamo
che in media ogni studente ha speso 1.014 nel 2006, 1.062 nel 2007 e
1.475 nel 2008. E se ci ricordiamo che durante la gestione
Calzolari-Fabbro (2001-2009) gli studenti sono calati di 18.000 unità, allora capiamo
l'apporto (pro-quota) di questo "tesoretto" a distruggere l'Ateneo: sì,
perchè se continuiamo a perdere studenti, rimarranno solo le mura. Quanto meno, nel
fissare le tasse degli studenti, occorrerebbe tener conto di cosa fanno gli Atenei attorno
a Bologna.
2.- FFO - Fondo di Finanziamento Ordinario. Esso è aumentato di
13 milioni. Dunque esso era sufficiente per il pareggio sostanziale.
3.- Ricerca. Dalla tab. 2, si vede un crollo ben grande del finanziamento
della ricerca. Il Miur ha avuto la sua parte principale di responsabilità e ce ne
lamentiamo. Ma c'è anche un calo di quello dell'Ateneo. E allora, perchè mai un avanzo
di amministrazione ? E come mai, giornalmente il vertice dell'Ateneo si riempie la bocca
esaltando la sua azione a favore della ricerca ?
Si noti anche la cifra risibile del finanziamento privato. Si parli col mondo delle
imprese, e si sentirà solo dire della estrema difficoltà di colloquiare con il
Rettorato, considerato un ambiente fuori orbita, per i tempi tecnici troppo lunghi di
approvazione di un potenziale accordo, e per l'incapacità di capire l'importanza dei
progetti. E questo giudizio è stato espresso anche dai presidenti degli enti finanziatori
della università della Romagna.
Sempre la tab. 1 evidenza cose che andavano giustificate nella nota del
rettorato: troppi interessi attivi ! Questi evidenziano ritardi nei pagamenti ai
fornitori di beni e servizi, e dunque oneri ricaricati indirettamente sull'Ateneo, in
quanto un fornitori fanno fatture caricate, che scontano i ritardi.
4. Dubbi sulla cifra dei titoli pubblici venduti per 50
milioni . Questa cifra è controbilanciata da identica cifra in uscita, e questo
vuol dire che sono titoli acquistati nel 2008. Tuttavia alla voce "rendite di titoli
pubblici" l'entrata è 0,00 (si vegga la voce F.E.1.17.03). Mi sembrerebbe evidente
la mancanza dei relativi interessi. Ad es. se compro una obbligazione 100 è perchè mi
aspetto di avere indietro 105, alla scadenza. Servirebbe una spiegazione del dove sono
finiti.
4.- Romagna. La cifra a carico di Bologna è ripresa ad
aumentare nel 2008. Questa è cosa buona. Ma della Romagna dirà meglio un servizio a
parte. Clicca su RESOCONTO.
5.- Personale docente. Si vede dalla tabella 5 che la
situazione retributiva è stagnante, come da anni, pur se il potere d'acquisto della
moneta è molto calato.
Potrebbe avere senso ridurre il numero dei docenti, per aumentare la
retribuzione variabile dei docenti ? Questa questione andrebbe esaminata alla luce
della ristrutturazione della didattica, cosa di cui neppure lontanamente ci si preoccupa
in ateneo.
Altrettanto: ha senso negare il biennio, dopo i 70 anni, se poi (per
legge) non si può assumere "tanto, quanto uscito" per fare fronte alla
necessità di docenti ?
Professori a contratto. La cifra per assunzioni pro-tempore,
di docenti esterni, ammonta 3.967.190,61. Ha senso questa spesa, per un ateneo che
ha 3.300 docenti di ruolo ?.
6.- Personale tecnico e amministrativo. Anche queste sono
stagnanti le relative retribuzioni andrebbero esaminate alla luce dell'effettivo
fabbisogno di personale. Ma anche queste cose sembrano lontane anni luce dal bilancio:
eppure sono la stessa cosa, perchè il bilancio è la conseguenza di una corretta
impostazione delle problematiche del primo tipo.
7.- Ultimo, ma non ultimo: le spese per collaborazioni esterne sono
diminuite di quasi il 50%: Questa è cosa buona.
RESIDUI. Come detto all'inizio, il
bilancio de quo è di "competenza", ossia spese impegnate (ma non effettuate
interamente) o entrate attese (ma non entrate realmente). Per questo motivo, il
bilancio di competenza è accompagnato dal bilancio dei residui. Ebbene i residui attivi
sono stati 185.832.231, 89) e i residui passivi sono stati
120.019.703,93. Pertanto, in termini di cassa (ossia di soldi "veri",
direbbe la Marcegaglia), l'Ateneo, al 31 dic. 2008, aveva pendenti crediti netti di
esercizio per 65.812.527,96. Dunque, in termini di cassa, il tesoretto
non c'era. N.L. |
| TABELLA 2 - ALCUNI
PARTICOLARI SULLE ENTRATE |
| CHIAVE |
|
2006 |
2007
Previsioni assestate al 15 nov. 2007 |
2007
Consuntivo |
2008 |
| |
|
|
|
|
|
| F.E.1.01+ F.E.1.02 |
Contributi
studenteschi (escluso post laurea) |
97.701.476,47
(pro-capite:
1.014,31;
studenti 96.323) |
104.774.816,59
|
97.635.669,97
(pro-capite:
1.062;
studenti 91.888 |
126.880.254,43
(pro-capite:
1.475,27;
studenti 86.005) |
F.E.1.05.01 |
FFO-Fondo
statale per funzionamento ordinario |
389.335.072,00
|
380.917.567,00
|
389.071.741,00 |
402.427.423,00
|
F.E.1.13.02+
F.E.1.16.04 |
Finanziamento
privato della ricerca (ex- art. 66 DPR 382/80) |
906.660,84
|
850.000,00
|
1.365.959,51
|
1.548.544,29
|
F.E.1.17.02 |
Interessi attivi su depositi |
756.844,47
|
1.501.224,00
|
2.194.357,04 |
3.955.687,08
|
| F.E.1.17.03 |
Rendite
titoli pubblici |
0,00 |
0,00 |
0,00 |
0,00 |
| F.E.3.26.01 |
vendita di
titoli pubblici |
0,00 |
0,00 |
9.999.871,58 |
49.998.767,39** |
| Questa entrata, dovuta alla vendita
di titoli pubblici (Buoni del Tesoro ?) è controbilanciata da uguale cifra, in uscita,
dovuta all'acquisto di titoli del debito pubblico. |
|
| Tabella 3 - Finanziamento della
ricerca |
|
|
ANNI |
2006 |
2007
Previsioni assestate al 15 nov. 2007 |
2007
Consuntivo |
2008 |
| F.S.2.22 |
Finanziata da
MIUR |
15.793.235,91 |
28.989.283,74 |
17.049.227,03 |
19.124.857,55 |
| F.S.2.23 |
Ricerca
finanziata da Ateneo |
4.096.222,22 |
11.245.784,06 |
4.537.306,32 |
3.414.671,00 |
| F.S.2.26 |
Finanziata da
altri enti pubblici |
234.844,78 |
158.686,95 |
162.538,49 |
117.473,26 |
| F.S.2.27 |
Finanziata da
privati |
109.819,86 |
158.686,95 |
141.582,49 |
69.000,00 |
|
TOTALE
RICERCA |
20.234.122,77 |
40.552.441,70 |
21.890.654,33 |
22.726.001,81 |
| Tabella 4 - Romagna - Finanziamenti
per la didattica |
|
ANNI |
2006 |
2007
Previsioni assestate al 15 nov.07 |
2007
Consuntivo |
2008 |
| F.S.1.19.16 |
Polo
di Cesena |
6.192.690,22 |
3.494.390,11 |
3.508.560,83 |
4.683.711,88 |
| F.S.1.19.17 |
Polo
di Forlì |
6.007.017,14 |
3.817.184,12 |
3.847.068,39 |
5.543.369,23 |
| F.S.1.19.18 |
Polo
di Ravenna |
3.046.504,86 |
2.022.345,09 |
2.033.954,99 |
2.596.799,66 |
| F.S.1.19.19 |
Polo
di Rimini |
3.790.863,43 |
2.512.446,20 |
2.512.446,20 |
3.187.556,06 |
|
Totale |
19.037.075,65 |
11.846.365,52 |
11.902.030,41 |
16.011.436,83 |
|
| Tabella 5 - Personale docente |
|
ANNI |
2006 |
2007
Previsioni assestate al 15 nov. 2007 |
2007
Consuntivo |
2008 |
| F.S.1.03.01 |
Retribuzione
professori |
181.255.788,97
|
186.936.986,71 |
186.517.392,38 |
189.339.709,67 |
| F.S.1.03.02 |
Retribuzione
ricercatorI |
57.414.697,90 |
61.267.985,48 |
60.970.031,63 |
63.501.676,04 |
| F.S.1.03.03 |
Supplenze |
3.772.431,92
|
3.520.925,48 |
3.197.825,37 |
2.885.282,83 |
| F.S.1.03.05 |
Compensi
accessori e indennità di carica Professori e Ricercatori |
1.813.628,17
|
1.103.931,81 |
1.100.427,44 |
1.256.889,11 |
| F.S.1.06.01 |
Professori a
contratto finanziati da Ateneo |
3.983.869,73
|
3.800.522,33 |
3.857.872,29 |
3.967.190,61 |
| F.S.1.06.02 |
Professori a
contratto finanziati da altri |
905.884,17 |
658.162,11 |
557.541,35 |
860.744,53 |
|
Totale |
249.146.300,86 |
257.288.513,92 |
256.201.090,46 |
261.811.492,79 |
| * Il tasso di inflazione ISTAT, dal
2001 al 2006, è stato 12%. Si direbbe che c'è stato un mero adeguamento monetario |
Tabella 6 - Personale tecnico e amministrativo - retribuzioni |
|
ANNI |
2006 |
2007
Previsioni assestate al 15 nov. 2007 |
2007
Consuntivo |
2008 |
F.S.1.04, F.S.1.05
F.S.1.07 |
TOTALE |
108.842.495,14
|
115.734.278,9 |
107.514.955,68 |
113.505.231,14 |
|
ANNI |
2006 |
2007
Previsioni assestate al 15 nov. 2007 |
2007
Consuntivo |
2008 |
| F.S.1.02.13 |
Spese per collaborazioni
esterne |
2.618.278,20 |
2.360.396,59 |
2.062.155,69 |
1.302.696,02 |
|
Mentre
il Senato Accademico approva il 29 apr. le nuove
lauree, con interpretazione minimale del DM 270 |
Pier Paolo Diotallevi,
Preside Ing. Bologna
|
INGEGNERIA:
Dall'Ordinamento didattico alle Elezioni del Rettore
|
| Lettera del Preside di Ingegneria per vere modifiche
dei corsi di laurea, pena l'impossibilità di reggere l'attuale offerta formativa, per il
calo della forza docente. |
Questo orientamento finisce per lambire il Rettorato (in periodo di
elezioni per
nuovo rettore), perchè è in aperta collisione con le linee del Predecessore
Masetti, oggi ProRettore alla Didattica e Formazione, e Consigliere di
Amministrazione, e dunque destinato a conservare la stessa posizione di ProRettore, se
sarà eletto Rettore un Candidato in continuità con la linea dello attuale rettore.
Se Ingegneria piange, le altre Facoltà non ridono. |
Guido Masetti
|
|
|
** |
|
Secondo il Preside, le cose da fare subito sarebbero:
a) l'accorpamento degli insegnamenti;
b) fare discipline comuni, al primo anno, rispettivamente per le tre aree tradizionali
(industriale, civile, informatica) e per quella edile di Ravenna. |
|
La cosa non può destare meraviglia, d'altra parte. E', infatti,
solo del 18 feb. 2009 l'audizione, in Senato, del Direttore Gen. del Miur, Dr. A. Masia,
secondo cui il Governo punta:
1) "alla perdita di docenza del 20% nei prossimi
tre anni";
2) "alla conseguente riduzione del 30% degli insegnamenti, e quella dei corsi
di studio" (e ciò non esclude lauree "nuove", purchè siano tolte delle
lauree "vecchie" - n.d.r.) |
LA LETTERA DEL PRESIDE
9 aprile 2009
- Ai Presidenti dei Consigli di Corso di Studio
- Al Presidente
della Commissione per la Didattica
e p. c. - Ai Docenti e Ricercatori della Facoltà di Ingegneria
Oggetto: Riflessioni e iniziative per la didattica nella Facoltà di Ingegneria
a) L'attuazione della riforma universitaria secondo il D.M.
270 costituisce un momento ed una occasione di rilevante importanza al fine di programmare
un riordino dell'intera offerta didattica, dei corsi di studio, dei piani didattici e
degli insegnamenti.
L'attuale prospettiva della didattica non è certamente favorevole per
la Facoltà di Ingegneria in ragione della rilevante riduzione del corpo docente che si
andrà a verificare nei prossimi anni, sia per la naturale riduzione della disponibilità
di docenti a seguito del loro pensionamento, sia per la eliminazione, da parte del Senato
Accademico, dei due anni di fuori ruolo per coloro che, dal 2009, raggiungeranno i limiti
di età previsti.
Il quadro della numerosità del corpo docente nei prossimi tre anni vedrà
una riduzione di più di quaranta unità, mentre nulla di certo è possibile dire sulla
effettiva presa di servizio per i vincitori di concorso che attualmente sono banditi. In
questa prospettiva di medio termine la Facoltà di Ingegneria non può rimanere
indifferente alla possibile situazione di difficoltà che a breve si andrà ad evidenziare
per la copertura degli insegnamenti.
D'altra parte non è possibile pensare di supplire a questa prospettiva di
riduzione del numero di docenti incardinati nella Facoltà con contratti a persone
provenienti dal mondo esterno, sia esso professionale o industriale: anche i fondi per la
didattica sono in via di riduzione.
L'uscita dal circuito della docenza produce inoltre anche un grave
pregiudizio sulla qualità della didattica. Sono infatti i professori che da lungo tempo
si sono occupati di didattica, oltre che di ricerca, a dover lasciare scoperti gli
insegnamenti.
Si andrà a perdere il contributo importante di persone di riferimento
per la didattica e per la valenza scientifica e umana, privando così gli studenti del
contatto con uomini e docenti eccellenti.
b) Oltre a queste considerazioni che fanno prevalentemente
riferimento a dati qualitativi e ad una sostenibilità dell'offerta didattica, ritengo
doveroso rimarcare che attualmente, senza considerare le nuove iniziative di cui si dirà
in seguito, la Facoltà di Ingegneria vede oggi attivi n. 11 corsi di Laurea e n. 13 corsi
di Laurea Magistrale (o Laurea Specialistica) di cui uno a ciclo unico di cinque anni.
Contemporaneamente sono previsti in Facoltà circa 850 insegnamenti
(ottocentocinquanta). Sono dunque attivi 62 anni di corso ed, ipotizzando anche che siano
tutti diversi fra loro, la Facoltà raggiunge l'offerta di un numero medio di insegnamenti
pari a circa 14 insegnamenti per anno di corso.
Se valutiamo il numero degli esami previsti (e consideriamo questi
come insegnamenti) e conteggiamo 20 esami per le lauree triennali, 12 esami per le lauree
specialistiche o magistrali e 29 esami per la laurea a ciclo unico, otteniamo che il
numero medio di esami per anno è pari a 6,34.
Dunque in Facoltà, anche ammettendo che per ogni corso di studio gli esami
siano indipendenti l'uno dall'altro, abbiamo una offerta didattica che vale circa 2,2
volte quella strettamente necessaria; questo rapporto tende poi ad aumentare notevolmente
se si considera che molti esami riguardano insegnamenti comuni a più corsi di studio.
Questi numeri ovviamente non vogliono essere esaustivi del problema e
non lo descrivono neanche completamente, tuttavia rappresentano un primo quadro, seppure
approssimato e grezzo, in grado di darci gli ordini di grandezza, così importanti per noi
ingegneri, utili per renderci conto della offerta didattica estremamente ampia che è
proposta dalla Facoltà.
Sorge anche il dubbio che gli studenti possano riuscire ad
orientarsi facilmente in questo quadro di così ampia numerosità di insegnamenti: questa
maggiore offerta conoscitiva forse può essere interpretata anche come fonte di confusione
e di difficoltà nell'orientamento; una "Babele didattica" (espressione forse
esagerata) sulla quale credo dobbiamo prontamente riflettere e prendere qualche iniziativa
di razionalizzazione.
c) D'altra parte, come ben noto, la Facoltà ha deliberato un riordino dei corsi
di studio sia per le lauree, sia per le lauree magistrali proponendo una offerta più
ampia, dettata da esigenze di migliore caratterizzazione della offerta formativa, in linea
con le nuove tendenze della società e del mercato del lavoro, e nell'intento di formare
studenti sempre più preparati, competenti e competitivi per la società nella quale, al
termine dei loro studi, andranno ad operare.
La nuova offerta è stata ragionata e dettata dal desiderio di essere in
linea con le necessità del mercato del lavoro, intendendo formare ingegneri dei quali la
richiesta del mercato è assodata. I numeri precedentemente esposti sono dunque destinati
ad accrescersi esaltandosi anche gli aspetti negativi.
d) A fronte dunque dell'attuale costante riduzione delle risorse sia
umane, sia di mezzi strumentali, a fronte della forse pletorica offerta di insegnamenti e
del desiderio di sostenere nuove iniziative culturalmente valide ritengo che la Facoltà,
ed i corsi di studio che ad essa afferiscono, debbano rivedere l'intera organizzazione
della didattica ed i piani didattici dei singoli corsi con questi obiettivi principali:
- rivisitazione degli insegnamenti previsti nel piano didattico con la riduzione
del numero degli insegnamenti a scelta degli studenti;
- rivisitazione del numero dei curricula inseriti all'interno dei corsi di studio
delle lauree e delle lauree magistrali al fine di ridurre il numero degli insegnamenti;
- valutazione dell'ipotesi di accorpamento di corsi di studio appartenenti alla
stessa classe;
- riorganizzazione dei corsi di base comuni a tutti i corsi di studio al fine di
rendere l'offerta formativa più organica, trasversale a più corsi e comunque omogenea
nell'ambito della stessa classe (con questa azione si aiutano anche gli studenti a meglio
orientarsi nel primo anno di studio senza il rischio di perdere tempo in corsi ed esami
che potrebbero rimanere a loro debito nel caso di cambio di corso di studio);
- considerazione della mutuazione di insegnamenti da altri corsi di studio al fine
di ridurre, come necessario, il numero degli insegnamenti.
Ritengo sia estremamente importante che la Facoltà prospetti
l'insieme di queste modifiche in tempi brevi sia per la necessità che ci investe già dal
novembre 2009, sia per poter dare evidenza in Ateneo di un atteggiamento
"virtuoso" ed anticipatore di ciò che, con altri mezzi meno gradevoli e meno
meditati, inevitabilmente l'Ateneo ci costringerà ad attuare
e) Mi rivolgo pertanto a Voi, Presidenti dei Consigli di Corso di
studio ed alla Commissione per la Didattica della Facoltà, per sollecitarvi a questa
riflessione e chiedervi proposte per l'attuazione di questi obiettivi, prima che altri ce
lo impongano o le necessità della Facoltà lo richieda in modo drastico. La valutazione
che si può e si deve fare non è solo di tipo numerico, con riferimento ad esempio
all'evidenziare i circa 850 (ottocentocinquanta) insegnamenti presenti in Facoltà; non è
solo il numero che conta (che peraltro sembra già grande), ma la qualità e l'efficienza
della didattica.
Con particolare riferimento alle lauree ritengo che la formazione non
possa essere scomposta in un numero elevato di "mille rivoli" che forse non
confluiscono in un unico fiume di sapere.
Attendo entro breve tempo proposte dirette secondo quanto sopra
esposto; preannuncio che comunque dopo il periodo di sospensione della didattica per il
periodo della Pasqua, sarà mia cura convocare riunioni nelle quali dovrà essere data
risposta a questi importanti temi. L'obiettivo è quello di rendere più forte, efficace
ed efficiente l'offerta didattica che sempre è stata qualitativamente sostenuta e
qualificata: da quei modelli non vorremmo allontanarci per le attuali contingenze.
Certo della Vostra piena collaborazione porgo un cordiale saluto.
Il Preside prof. ing. Pier Paolo Diotallevi |
| Senato,
seduta del 29 aprile 2009. Nota del prof. Maurizio Spurio Attivazione
corsi di Laurea. Le complesse procedure previste dal Ministero per l'attivazione
annuale dell'offerta formativa impongono l'adozione di delibere in tempo utile per
verificare il possesso dei requisiti necessari.
La delibera verte su: n.201 corsi di studio DM270/04 (di cui 85 lauree, 110 LM e 6 LM a
ciclo unico).
Si specifica inoltre che dei suddetti corsi:
- 172 corsi risultano già attivati nell'a.a. 2008/09 ex DM 270/04;
- 22 derivano da trasformazione (ex corsi di studio già attivati come 509/99);
- 5 sono di nuova attivazione.
- 2 LM ciclo unico in Giurisprudenza, già attivate per tutti gli anni di corso.
Si ricorda che il SA il 25/03/09 ha già approvato l'attivazione per l'a.a. 2009/10 di 23
corsi di studio ex DM 509/99 (ultimo anno possibile) e di 1 laurea quadriennale ex L.
341/90.
Il totale delle richieste di attivazione è dunque 225, contro i 223 dello scorso anno
accademico.
Il SA era a conoscenza del parere della commissione didattica (CD) e di quello
(vincolante) del nucleo di valutazione. In particolare, era necessario che fossero
rispettati dei requisiti minimi di numerosità di studenti (fissati dal MIUR, e di vincoli
più restrittivi fissati dall'ateneo) e di requisiti minimi di docenza per ogni corso di
studio.
In conclusione dopo una estesa discussione:
- sono stati attivati tutti i corsi che non presentavano criticità di alcun tipo, e che
avevano ricevuto parere favorevole della CD e del Nucleo di valutazione.
- dei nuovi corsi proposti, sono stati approvato i 4 che hanno ricevuto parere favorevole
da CD e Nucleo, mentre non è stato approvato un corso della classe LM26, che aveva
ricevuto parere negativo da entrambi.
- su 3 corsi che non avevano i requisiti minimi di numerosità previsti dal MIUR, non sono
stati attivati i 2 che avevano ricevuto parere negativo dal nucleo, mentre per il corso di
Tecnologie per la Conservazione e Restauro è stato dato parere positivo, anche in
previsione di una ristrutturazione della classe di laurea previsto per il prossimo anno (e
che prevede una laurea a ciclo unico).
- su 3 corsi che non avevano i requisiti minimi di numerosità previsti dall'Ateneo, 2
avevano avuto parere negativo da CD e Nucleo.
Tuttavia, poiché si tratta di due LM di Ravenna coinvolte nella classe che dovrà essere
"ristrutturata" (coinvolte quindi nella nuova classe a ciclo unico), il SA
chiede al nucleo, limitatamente al prossimo a.a., di rivedere il parere e di poterli
attivare.
Il SA fornisce parere positivo alla LM di Scienze per l'Ambiente, in accordo con le
indicazioni del Nucleo.
- Su 6 corsi di laurea (1 di Agraria, 1 di Conservazione, 2 di Lettere, e di Scienze) su
cui il Nucleo lamenta difetti sui requisiti di docenza, il SA esprime parere favorevole,
vincolandolo al fatto che siano soddisfatte le richieste del Nucleo. Altre pratiche
trattate:
- Il Sa approva le modifiche dei regolamenti dei corsi di studio e le proposte di
regolamento per i corsi di nuova attivazione per a.a. 2009/10 delle seguenti Facoltà:
Agraria, Ingegneria, Psicologia, Scienze Matematiche Naturali e Fisiche, Scienze Motorie e
Giurisprudenza;
- Il SA approva la stipula della convenzione per il sostegno della Laurea Magistrale in
Giurisprudenza e alla laurea di primo livello in Giurista d'Impresa e delle pubbliche
amministrazioni;
- Il SA esprime parere favorevole al rinnovo della carica del Prof G.P.Brizzi quale
Direttore del Centro denominato "Archivio storico";
- Il SA delega il MR per la nomina dei componenti del Centro denominato "Archivio
storico";
- Il SA approva il testo dell'accorso attuativo locale tra Alma Mater e l'Azienda AUSL di
Bologna in attuazione del protocollo d'intesa sulla formazione specialistica dei laureati
in medicina e chirurgia sottoscritto tra regione e le Università dell'Emilia-Romagna;
- Il SA approva il protocollo d'intesa sulla cooperazione scientifica, tecnologica e
didattica tra UniBO ed Istituto scientifico romagnolo per lo studio e la cura dei tumori
(IRST);
- Il SA nomina il Prof C. Zannoni quale rappresentante dell'UniBO nel consiglio direttivo
del consorzio Interuniversitario nazionale per la scienza e tecnologia dei materiali
(INSTM), che dovrà relazionare annualmente sull'attività del consorzio. - Il SA approva
la nomina dello studente Sig. Alessandro Navacchia come rappresentante degli studenti nel
comitato direttivo del sistema Bibliotecario di Ateneo-SBA. Maurizio Spurio |
Lauree:
a MINISTRA il Preside DIOTALLEVI , di
Ingegneria, risponde: SI' |
Sì alla
rivoluzione didattica a Ingegneria: 4 lauree, in luogo di 12
"Riduciamo il numero delle lauree al numero delle classi previste per
l'ingegneria".
"A loro interno, potranno poi trovare spazio adeguato singoli indirizzi." |
Pier Paolo Diotallevi,
Preside Ing. Bologna
|
|
Il
documento inviato dal nuovo Preside alla Facoltà
"ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL'ATTUAZIONE,
NELLA FACOLTA' DI INGEGNERIA, DEL DM 270"
"Preso atto ...della proliferazione dei
corsi di studio, del numero degli insegnamenti,
della molteplicità delle sedi e della loro diffusione territoriale -
spesso non supportata
né da caratteri storici, né da adeguate attrezzature didattiche - è
nostra responsabilità
proporre e sostenere vie alternative di più largo e incisivo
respiro." PPD |
1.- Il nostro compito.
L''Università italiana, unitamente a tante altre istituzioni nazionali, sta vivendo un
momento di grave incertezza derivante sia da situazioni contingenti, quale ad esempio le
difficoltà economiche, sia dall'emergere di carenze strutturali e funzionali. Il nostro
compito deve essere quello di osservare e valutare in maniera critica ed attenta i diversi
aspetti che hanno condotto l'Università a questo livello di criticità, non potendo e non
dovendo noi, operando dall'interno, ritenere che tutte le responsabilità ricadano
esclusivamente su altri lasciandoci come puri osservatori e soggetti passivi di una
realtà non da noi voluta e realizzata.
Preso atto di oggettive inefficienze e di reali mal funzionamenti,
quali ad esempio la proliferazione dei corsi di studio, del numero degli insegnamenti,
della molteplicità delle sedi e della loro diffusione territoriale - spesso non
supportata né da caratteri storici, né da adeguate attrezzature didattiche - è nostra
responsabilità proporre e sostenere vie alternative di più largo e incisivo respiro. Si
aggiungano i ventilati tagli alle risorse sia in termini finanziari, sia in termini di
risorse umane dei quali anche a breve termine si risentiranno i nefasti effetti sul
sistema formativo universitario, sulla conseguente qualità della ricerca e quindi sulla
diffusione della conoscenza.
A fronte di queste prospettive dobbiamo agire, per quanto ci compete come
docenti universitari, e, nel nostro ambito, all'interno della Facoltà per assicurare ai
giovani e a coloro che si affacceranno in un prossimo futuro agli studi universitari un
percorso formativo effettivamente calibrato sulle loro esigenze e sulle reali necessità
della società che vedrà fra qualche anno questi studenti inseriti nel mondo lavorativo e
professionale sulla base della formazione che noi abbiamo il compito e il dovere di
preparare ed offrire loro.
2.- Dal DM 270, uno stimolo a sperimentare nuovi percorsi. Le
recenti modificazioni del percorso degli studi universitari hanno rappresentato un momento
di riorganizzazione del quadro formativo del quale forse non siamo stati buoni interpreti,
non cogliendo tutte le implicite modifiche e gli espliciti suggerimenti che venivano
formulati, rinchiudendoci in un più semplice attaccamento alle preesistenti situazioni,
piuttosto che provare a sperimentare nuovi e più efficienti percorsi.
La prima trasformazione attuata con il DM 509/99 ha portato
all'interno dell'Università il percorso denominato "3+2" spezzando, in due
successivi momenti, una formazione che sempre più si è rivelata, in tanti ambiti, non
completa ed insufficiente se arrestata al primo passo. Non a caso si è potuto riscontrare
che la maggior parte degli studenti che hanno intrapreso il percorso universitario
dell'ingegneria non si sono arrestati al primo livello di laurea (laurea triennale secondo
il DM 509/99), ma hanno proseguito nel potenziamento e nel completamento della loro
formazione nel successivo passo della laurea specialistica.
La successiva normativa varata con il DM 270/2004 ha avuto fra i suoi
obiettivi, ricompattando fra loro insegnamenti che erano stati eccessivamente frammentati,
quello di ridurre il numero degli insegnamenti stessi e degli esami per ogni studente,
garantendo così una maggiore unitarietà nella trasmissione del sapere. Nella stessa
norma si legge un altro obiettivo: quello di dare alla formazione universitaria una
struttura tale che, partendo da una ampia base comune, viene orientata, nei livelli
superiori della formazione, verso attività e competenze sempre più specifiche e
finalizzate, come peraltro appare naturale se per un momento riflettiamo sulle modalità
di apprendimento nell'approfondire le conoscenze. Forse questo aspetto è stato,
anche recentemente, trascurato.
Si aggiunga inoltre la prospettiva reale di una riduzione, non compensata in
termini di docenti, delle risorse umane verso la quale ci si sta inevitabilmente muovendo
e l'opportuna individuazione di requisiti formali e sostanziali per poter svolgere con
qualità e competenza l'esercizio dell'insegnamento.
3.- I "requisiti minimi" non vanno osservati solo sotto
l'aspetto numerico. I requisiti minimi richiesti dal DM 270/2004, esaminati sotto
il puro aspetto numerico, richiedono per ogni corso di studio la disponibilità media di
circa l'80% degli insegnamenti coperti da docenti di ruolo, ovvero studiosi cha abbiano di
fatto dimostrato, mediante i concorsi tramite i quali sono stati vagliati, di essere non
solo capaci ma anche più che capaci nella ricerca, premessa indispensabile per una buona
scuola di formazione culturale e professionale. Dunque occorre sfruttare al massimo queste
capacità per dare agli studenti il meglio nella formazione.
Ad oggi la Facoltà di Ingegneria ha formulato un proprio piano formativo,
peraltro ancora in fase di completa definizione secondo le direttive vigenti contenute nel
DM 270/2004, che comprende undici lauree (di primo livello) appartenenti a quattro diverse
classi, 11 lauree specialistiche (in corso di definitiva trasformazione in lauree
magistrali per le quali già sono stati approvati dalla Facoltà gli ordinamenti), due
lauree magistrali (di cui una a titolo congiunto con altre sedi europee) ed altre sei
iniziative (di cui una di primo livello) delle quali alcune hanno il principale obiettivo
della internazionalizzazione. Completano il quadro una laurea a ciclo unico (di cinque
anni) per la quale è dato il riconoscimento della comunità europea.
Il quadro è ampio, molto articolato perché articolate e plurime sono
le competenze che afferiscono all'area ingegneristica, e comunque l'insieme rientra
ampiamente oggi negli steccati posti dai requisiti minimi formali.
Con questo assetto si rischia tuttavia di fornire agli studenti un quadro
disarticolato della proposta formativa, non completamente chiaro e comunque tale da
congelare ogni ulteriore ipotesi di progettazione futura nei percorsi finalizzati, andando
verso la saturazione dei requisiti minimi sia per eccedenza nella frammentazione
dell'offerta, sia per le sofferenze future in termini di docenti in previsione dei futuri
pensionamenti.
4.- Per il riordino basato su un limitato numero di lauree.
Ribadendo la necessità di un riordino, la cui definizione è fortemente stimolata e
suggerita dalle future riduzioni delle risorse, in ottemperanza al criterio formativo di
partire da basi comuni sempre più allargate per dirigersi, nei livelli superiori di
laurea, verso indirizzate finalizzazioni della formazione, seguendo altresì l'implicito
suggerimento delle vigenti disposizioni in termini di classe, si ritiene necessario
sottoporre all'attenzione della Facoltà un assetto formativo basato su un limitato numero
di lauree alle quali potrà essere collegata, in cascata, una più puntuale offerta
formativa nelle lauree magistrali.
L'ipotesi sulla quale si invita la Facoltà a discutere e riflettere è
quella di ridurre il numero delle lauree ad esempio al numero delle classi
previste per l'ingegneria (L7, L8, L9 e L23) all'interno delle quali potranno poi trovare
spazio adeguato singoli indirizzi.
Con questo criterio si dovrebbero raggruppare fra loro i corsi di studio
afferenti alla classe dell'ingegneria industriale (L9), alla classe dell'ingegneria civile
e ambientale (L7), alla classe dell'ingegneria dell'informazione (L8) e alla classe delle
scienze e tecniche dell'edilizia (L23).
Si possono così ottenere numerosi vantaggi sia dal punto di vista culturale
- certamente l'aspetto primario - sia dal punto di vista dell'organizzazione degli studi e
dei servizi della Facoltà.
L'unitarietà culturale, sancita dal raggruppamento dei corsi di
studi in classi, può trovare la sua migliore manifestazione nell'individuazione di
materie di base comuni alla classe con qualità e quantità formative identiche per i
diversi indirizzi appartenenti al corso afferenti a quella classe. La differenziazione
nella formazione può avvenire comunque secondo gli indirizzi aventi specifiche e
caratterizzanti denominazioni atte ad individuare l'ambito di competenza cui il corso
prevalentemente si rivolge.
5.- Per una formazione di base solida e comune a tutti i laureati di
Ingegneria. E' altresì da considerare il fatto che chi si fregerà in futuro del
titolo di "Ingegnere" avrà una formazione di base solida e in gran parte comune
a tutti i laureati dello stesso ambito, contribuendo a creare un'identità comune nei
laureati. Gli studenti potranno avere di fronte gli stessi percorsi, oggi frazionati in
tanti corsi di studio, consapevoli cha la loro laurea sarà in grado di conferire loro
tutte quelle competenze e conoscenze necessarie e fondamentali per entrare nel mondo del
lavoro (senza particolari specificità non previste a questo livello di laurea e non
sufficientemente credibili per questo livello di laurea) o proseguire, sicuri della
propria formazione, in una laurea magistrale che li orienterà maggiormente negli ambiti
disciplinari preferiti.
L'accorpamento dei corsi diverrebbe così stabile e non soggetto alle
fluttuazioni annuali conseguenti alla numerosità degli iscritti agli attuali corsi di
studio così fortemente frammentati.
La Facoltà potrà meglio organizzare le proprie risorse sia in
termini di docenti e ricercatori, sia in termini di spazi e risorse economiche per rendere
più agevole il percorso agli studenti. Questi accorpamenti, per i quali si sta avviando
una simulazione, potranno forse comportare la necessità di sdoppiamento e anche di
triplicazione di alcuni insegnamenti, ma hanno comunque l'innegabile vantaggio di liberare
risorse che potranno essere utilmente e proficuamente riversate sulle lauree magistrali,
ovvero sulla totalità degli studenti.
6.- In ritardo riorganizzativo, ma possiamo recuperare. L'ipotesi
di riorganizzazione degli studi qui proposta doveva forse essere presa in considerazione
fin da quando si è messo mano al riordino della formazione secondo il DM 270; non
possiamo però rinunciare a priori a valutare questa possibilità e a questa opzione che
ora ci viene offerta solo perché, non colta in precedenza, la Facoltà ha intrapreso una
via diversa.
Dobbiamo imporci una riflessione adeguata in questo senso. Qualora si
intendesse conservare lo stato attuale della formazione dovremmo dimostrare che l'ipotesi
qui suggerita e proposta è peggiorativa della situazione attuale. Dovremmo dimostrare che
il contenuto formativo di questa proposta - proposta che la Facoltà ritengo abbia il
dovere di formulare, elaborare, discutere ed eventualmente fare propria - non può essere
attuato o risulta peggiorativo rispetto all'attuale situazione. Dovremmo dimostrare che i
percorsi formativi sarebbero migliori se si continuasse a procedere "in linea
retta" fra lauree e lauree magistrali. Dovremmo dimostrare che è meglio limitare la
formazione data dalle lauree magistrali a favore delle lauree di primo livello. Dovremmo
dimostrare che la nostra visione della formazione che siamo in grado presentare ai nostri
studenti, rimanendo limitata agli attuali assetti e priva di possibili sviluppi futuri,
sia formulata nell'interesse degli studi e degli studenti e non di singoli docenti o di
gruppi desiderosi soltanto di affermare il proprio ambito.
7.- Conclusioni. Pertanto propongo alla Facoltà
una discussione su questi argomenti nelle opportune sedi quali i Consigli di Corso di
studio, la Commissione per la didattica e il Consiglio di Facoltà, ben consapevole che i
tempi di attuazione di un tale cambiamento non potranno essere immediati; ma sarebbe già
un buon successo iniziare una attenta e approfondita discussione considerando che ai sensi
del DM 270 abbiamo ancora qualche anno per raggiungere una formulazione definitiva
dell'assetto egli studi.
Sono certo della Vostra piena collaborazione nell'interesse degli studenti, della
Facoltà e della formazione.
Bologna ottobre 2008.
Il Preside prof. ing. Pier Paolo Diotallevi |
Romagne: secessione, federazione, o integrazione "multicampus"
con Bologna ? |
Giuseppe Farneti
|
G. Farneti, Prospettive dell'insediamento universitario di
Forlì-Cesena
Considerazioni sul testamento del Sen. Melandri*
(Stralcio dalla Relazione, alla fine del mandato per la Facoltà di
Economia di Forlì, nel 2006)
Oggi solo
Forlì-Cesena parrebbe avere i requisiti di didattica e di ricerca,
propri di una università che possa sopravvivere alle attese forbici del Governo.
* Rapporto dei Poli di Cesena e Forlì,
Commissione Consiliare di Forlì, 24 gennaio 2006
|
|
Nota. Nel
2008 abbiamo pubblicato un articolo del prof. Piero Gallina, Presidente di Se.ri.nar, un
vero allarme circa la situazione finanziaria della sede di Forlì e Cesena (clicca su
Università di Romagna ).
Quel testo lasciava, tuttavia, scoperto un interrogativo fondamentale: i Romagnoli come
pensano il loro futuro, sotto il profilo organizzativo e strutturale ? Precisamente:
vogliono la "secessione, la federazione con Bologna, l'integrazione con Bologna
?"
Senza una risposta chiara, ogni rapporto tra la Romagna e Bologna non può che
fondarsi sulla ambiguità, e nessun problema finanziario potrà essere risolto bene, fino
in fondo.
In attesa di una chiarificazione, e che sarebbe opportuna nel corso del dibattito
per la elezione del Rettore, la ri-proposizione del testamento del Sen. Melandri vuole
essere una prima indicazione, eventualmente da aggiornare.
Al termine di questo stralcio, viene riprodotto il sommario completo degli
argomenti della Relazione Farneti. NdR |
Giuseppe Farneti, Riflessioni sul periodo di presidenza 2000-2006, §
12
Alcune considerazioni riconducibili allultima intervista del Sen. Melandri.
a) Il Sen. Leonardo Melandri, qualche mese prima di
scomparire volle redigere un documento di racconto dellavvio e delle prospettive
future dellinsediamento universitario romagnolo.
Si tratta di una sorta di testamento professionale, che lui scrisse a
futura memoria, perché chi vorrà, potrà sapere come è andata
, così mi
disse in uno degli ultimi incontri. Tra le Sue ampie riflessioni mi limito a riprenderne
alcune. Ma tutti dovrebbero leggerle.
Viene inizialmente osservato che lo sviluppo dellinsediamento romagnolo
è stato abbastanza casuale, il prodotto di forze e volontà diverse. Il risultato è
stato soddisfacente, ma non privo di decisioni fortemente irrazionali, di volta in volta
attribuite ai diversi protagonisti. In questambito la Facoltà di Economia,
superando diverse difficoltà, ha delineato la sua missione e la sua strategia, ma soffre
di un quadro ancora opaco di strategia globale dellAteneo per quanto concerne la
Romagna e la governance complessiva.
L'Ateneo persegue lidea del multicampus. Il sen. Leonardo
Melandri, per contro, parla di fallimento del multicampus. Noi
pensavamo, in quella che poi si è rivelata come una ingenuità, che lAlma Mater
fosse interessata, se non propensa, per il suo altissimo prestigio e la sua forza, a
tentare un esperimento di riconsiderazione di se stessa, nel quadro della nuova realtà
che si era determinata con il decentramento.
avevamo sottovalutato la forza e i
condizionamenti della struttura e della mentalità tradizionali, che non rinunciano mai
volentieri a competenze, attribuzioni, funzioni proprie per trasferirle ad altri
(pp. 50-51). Il Sen. Leonardo Melandri era anche consapevole del fatto che non tutte
le risorse date da Roma a Bologna per il decentramento finivano in Romagna (p. 53),
individuando un problema che presenta poi la sua continuazione per quanto concerne il
finanziamento delle strutture in Romagna.
La realtà vede dunque il modello multicampus come obiettivo, ma i comportamenti
non realizzarlo. Serve un adeguamento, forse, dello Statuto di Ateneo, ma sicuramente
simpone una pratica di autonomia, particolarmente nella ricerca, che è ancora poco
realizzata.
In questo quadro, si può ritenere, il decentramento va concretamente perseguito,
risolvendo la pratica del divide et impera (p.53). Le risorse vanno ripensate,
lorganizzazione dovrebbe vedere un crescente impegno dei poli (guardando
allesperienza positiva del polo di Forlì).
b) Soprattutto, la ricerca va
resa autonoma. Questo è il nodo cruciale. Il sen. Leonardo Melandri vi insiste.
Ritengo che costituisca la cartina di tornasole di qualsiasi buon proposito. O saremo in
grado di percorrere questa strada, o dovremo limitarci a un decentramento della sola
didattica e veramente dovremo parlare di rifiuto del multicampus: ma non avremo risolto i
nostri problemi, né come Università di Bologna, né come Romagna.
Al riguardo vi é il nodo cruciale relativo al modo di essere dei
Dipartimenti. Ebbene, come si dirà, il problema si può risolvere, valorizzando il Polo,
nella sua natura di struttura scientifico-didattica e nelle sue esperienze e capacità
organizzative e rispettando la Romagna e lobiettivo di rafforzare la ricerca
dellintero Ateneo, nellambito di regole trasparenti.
Il Sen. Leonardo Melandri osserva come la Fondazione sopperisca alle carenze
strutturali. E vero. Ma è giusto che ricercatori e assegni di ricerca siano
finanziati in sostituzione dellAlma Mater e non per favorire insediamenti che, in
quanto giovani, hanno bisogno di maggiori attenzioni?
Alla Fondazione siamo tutti grati, così come a Serinar, ma dobbiamo
promuovere un processo che veda valorizzata la ricerca in tutti i suoi aspetti e che
consenta di superare limpressione di luogo dove, con criteri talora soggettivi, si
distribuiscono risorse.
c) Servono nuove regole e
nuove pratiche decisionali. Va considerato che i poli hanno contemporaneamente un ruolo
didattico, pienamente sviluppato e uno scientifico, ancora da esprimere. Si deve
richiamare lattenzione sul fatto che le differenze per quanto concerne la ricerca e
la vita dei Dipartimenti fra Bologna e la Romagna, sono notevoli.
Ad esempio:
1. Gli studi dei docenti in Romagna sono collocati
nelle Facoltà e non nei Dipartimenti co-me a Bologna;
2. I contributi studenteschi che a Bologna finanziano
le Facoltà e tramite queste i Dipartimenti, in Romagna servono per finanziare i Poli, che
in buona misura li destinano poi al-le Facoltà per le loro spese di funzionamento, ma
mantenendone la gestione contabile;
3. Il budget della Facoltà riconosciuto
dallAteneo costituisce per la Romagna lunica fonte di finanziamento per
lattività didattica (contratti);
4. Tutta lattività didattica in Romagna è
svolta dalle Facoltà, che devono pertanto gestire tutti gli spazi necessari, senza alcun
contributo da parte dei Dipartimenti, come si verifica invece a Bologna.
d) Partendo dalla considerazione di queste differenze simpone
una specifica disciplina della ricerca in Romagna, che assecondi il modello multicampus,
dando inoltre un contributo allesigenza di affermare nellAlma Mater una più
qualificata attività di ricerca, oggi in parte resa opaca da processi decisionali non
sempre pienamente trasparenti e da una complessiva organizzazione che è in parte da
ripensare, come infatti si sta verificando.
Va considerato inoltre che il ruolo principale dei Dipartimenti, laddove non siano
presenti consistenti strutture di ricerca, è quello di allocare le risorse, sia di
persone sia finanziarie e poi di amministrarle. La ricerca pertanto non richiede, per noi,
la vici-nanza fisica e lutilizzazione di laboratori, conseguendone che la funzione
amministrativa nei Dipar-timenti è assorbente di ogni altro aspetto.
E possibile al riguardo, come si è iniziato a fare in una riunione che
nellautunno dellanno scorso ha visto insieme il Rettore, con i Presidenti dei
Poli, il Pro-rettore e i presidi della Romagna, pensare che:
- I Poli, come realtà
scientifiche, dovrebbero essere realizzati, almeno a livello sperimentale;
- Il loro ottimo risultato sotto il
profilo della gestione delle risorse che fanno capo alle Facoltà (che decidono, ma non
hanno autonomia contabile), può fare pensare a un loro coinvolgi-mento nella gestione
contabile delle attività di ricerca in Romagna;
- I docenti incardinati in Romagna
potrebbero dunque (forse anche senza modifiche dello Statuto dellAteneo), secondo
regole e comportamenti da definirsi, organizzarsi in aggregazioni sostitutive degli
attuali Dipartimenti, opzionalmente rispetto ai Dipartimenti di Bologna, ge-stendo
pertanto in Romagna le risorse della ricerca ad essi attribuite, ma avendo sempre i Poli
come centri di contabilità.
E una possibilità, intorno alla quale lavorare. Il punto, per me
chiaro, come lo era per il Sen. Leonardo Melandri, come lo è per coloro che vogliono una
Alma Mater sempre più grande e insediamenti universitari in Romagna sempre più efficaci,
è tutto nella necessità di affiancare la ricerca con la didattica: entrambe definiscono
un inse-diamento universitario. Entrambe si influenzano a vicenda.
I docenti, in Italia, svolgono entrambi i ruoli. Secondo la mia opinione, ne
consegue che un docente non è interessato allo sviluppo della propria Facoltà, non cerca
riscontri sul territorio, se la sua carriera è di fatto collegata ad altri riferi-menti
accademici. I docenti sono sempre legati a scuole, correnti di pensiero che, se si pongono
fuori della Facoltà, ne riducono il ruolo a luogo funzionale al proprio percorso
accademico, richiamati (soprattutto se di particolare valore), o diversamente indirizzati,
appena necessario.
Il Sen. Leonardo Melandri circa questi aspetti, connessi allattività
di ricerca, a p.57, osserva: Queste sono largamente penalizzate con la mancata
istituzione di almeno alcuni importanti Dipartimenti, senza i quali anche ciò che di
valido si svolge in Romagna rimane attestato su Bologna, mantenendosi alla sede centrale
il punto di riferimento, anche finanziario e di svolgimento del lavoro, per tutte le
attività impostate e da impostare.
Ciò porta anche alla conseguenza che i Docenti e Ricercatori continuano
inevitabilmente a considerare Bologna come la loro sede di lavoro, accrescendo quel senso
di precarietà che sembra talora assumere la presenza del personale docente nelle nostre
sedi didattiche.
e) Un altro aspetto che al Sen. Leonardo Melandri
era assolutamente chiaro era quello relativo al rapporto fra Facoltà e territorio. Ho
già fatto riferimento ai significativi risultati del Cresem (Centro di ricerche economico
manageriali), anchessi da assumere a modello, se si pensa di riflettere
su come impostare le iniziative di un in-sediamento universitario che voglia essere
propositivo e comunque interagire, verso e con il territo-rio. In effetti
questultimo fondamentale aspetto dellattività di una Facoltà e specialmente
di una Facoltà di Economia (soprattutto quando i suoi percorsi si rivolgono ai
soggetti-aziende, di ogni tipologia, per aiutarli nel governo delle loro attività), è
sempre stato per me, insieme alla qualità della didattica e della ricerca, un punto di
costante riferimento.
Per realizzarlo al meglio serviva una cabina di regia con il territorio, che
era stata individuata nel Cresem, come era emerso anche da alcune riunioni che
precedettero la costituzione del Cresem in Spa.
Daltra parte va menzionato che subito dopo la mia elezione a Preside,
sei anni addietro, elezione avvenuta di fatto allunanimità e su richiesta dei
Colleghi, inviai una lettera ai rappresentanti dellIstituzioni proprio per esprimere
questa mia naturale propensione alla collaborazione.
Il progetto però non è riuscito, nonostante le mie attenzioni,
poiché la collaborazione del territorio, sempre fattiva sugli aspetti materiali, non ha
saputo spingersi sino a delineare una richiesta di didattica e di ricerca che fosse
congeniale alle proprie esigenze di sviluppo, che comportasse un confronto continuo e di
tipo strutturale con le diverse realtà, anche associative, specialmente quelle relative
alla ricerca e alla formazione.
Vi sono state comunque eccezioni in positivo. Ad esempio da parte della
professione contabile e da parte della provincia di Forlì-Cesena.
Va poi considerato il grande contributo della Fondazione, già menzionato,
quantitativamente di enorme importanza, ma non ancora incardinato in una logica espressa e
negoziata di in-terazione con il territorio, così come la collaborazione assicurata dal
Direttore di Confindustria Forlì-Cesena.
Circa il Cresem è stato dunque osservato che Certamente, la Fondazione
della Cassa di Risparmio di Forlì, rendendosi conto della importanza di favorire
lalta formazione e la ricerca nelle nostre sedi, ha erogato rilevanti risorse ai
nostri Corsi universitari, per progetti di alta formazione e di ricerca.
Ma si può essere soddisfatti di questo? Cè la necessità della
continuità e dellinterconnessione, oltre che della continuativa verifica, tra
territorio e programmi universitari; e a questo scopo non può certo dare una risposta
sufficiente il Comitato tecnico-scientifico, costituito dalla Fondazione stessa.
Poteva esercitare una funzione importante, in questo quadro, il Cresem
costituito in Società autonoma presso la Facoltà di E-conomia, con la partecipazione
maggioritaria della stessa Fondazione e della Associazione degli Industriali, oltre che di
Ser.in.ar., del Comune e dellUniversità. Ma non mi pare che siamo su questa
lunghezza donda. (pp. 58-59). Il Sen. Leonardo Melandri osserva poi da
una parte, la ancora fragile e precaria situazione dei nostri insediamenti universitari
, dallaltra, la scarsa chiarezza propositiva del mondo delle imprese.
Credo che al riguardo la riflessione di tutti debba proseguire.
Conclusioni. ....
La speranza è che, grazie allimpegno dei docenti e delle istituzioni, e nonostante
lautonomia non si sia ancora pienamente affermata, tale indirizzo
possa proseguire. Al centro di questo quadro di riferimento, vi è il
modello che ho cercato di delineare, la cui validità va ben oltre i confini
della nostra Facoltà.
Forlì, ottobre 2006
Sommario Premessa 2 La Facoltà sino all'a.a. 1999/2000 2 Lo sviluppo
della Facoltà: l'aspetto quantitativo 4 Lo sviluppo della Facoltà: l'aspetto qualitativo
8 Considerazioni preliminari 8 Il modello: la sua struttura 9 Il modello: gli altri valori
10 Specificità della nostra eccellenza, in quanto riconducibili ai contenuti del piano
triennale dell'Ateneo 2007/2009 10 L'internazionalizzazione 11 Il rapporto con il
territorio 11 Alcune considerazioni (e opportunità) riconducibili all'ultima intervista
del Sen. Melandri 12 Cosa fare nel prossimo futuro? 15 Conclusioni 17
Tavole allegate
1. Docenti
incardinati nel tempo, per area e per SSD, con la specificazione dellindicatore di
fab-bisogno
2. Studenti
immatricolati e iscritti nel tempo
3. Personale
amministrativo nel tempo
4. Requisiti
minimi di docenza per lanno accademico 2006/2007
5. Andamento
delle immatricolazioni del CLEGA, distinto per curriculum |
Andre Segrè
|
Il PROGRAMMA DI SEGRE', Recensione di N.
Luciani
Perchè non enunciare la propria squadra, già in aprile,
vale dire prima delle elezioni ?
Frattanto il Rettore uscente ha incassato (26 gen) un brutto
colpo: convocata la riunione
CONGIUNTA di CdA e SENATO per allargare il corpo elettorale, si è visto respinto:
"Avevi tutto il tempo ...., ma le regole non si
cambiano sotto elezioni ! "
Anche scaduti il 30 gennaio il termine delle domande
per la selezione del nuovo Direttore Amministrativo |
Andrea Segrè,
PROGRAMMA DI MANDATO RETTORALE: L'URGENZA DEL FUTURO UN NUOVO PROGETTO PER UNA NUOVA ALMA
MATER , feb. 2009
In questa settimana il Preside di Agraria ha distribuito capillarmente
in Ateneo un libretto cartaceo, in cui illustra il suo programma di rilancio della nostra
università, contando sul placet degli elettori. Lo stesso testo è, poi, visibile in
Internet, sul sito di lui: http://www.andreasegre.it/
(Scarica programma pdf ).
L'iniziativa di Segrè si distingue per l'eccezionale dote
comunicativa, chiarezza dei propositi e grafica, così da catturare facilmente anche un
occhio distratto. E' evidente anche il notevole impegno finanziario, per la stampa.
Nel merito, il testo è ripartito in argomenti, facilmente rintracciabili con
un link. Per nulla togliergli, dal lato del contenuto e del metodo espositivo, riporto qui
il copia-incolla del frontespizio. Per chi si aspettasse da me un qualche giudizio critico
sul programma, sono un può restio. Ma, poi, perchè dovrei lanciare il sasso e tirare
indietro la mano ? |
A. Segrè,
PROGRAMMA DI MANDATO RETTORALE: L'URGENZA DEL FUTURO UN NUOVO PROGETTO PER UNA NUOVA ALMA
MATER
 | Fare comunità. LAlma Mater
è il nostro posto |
 | Guardare avanti. Con consapevolezza e responsabilità per costruire il futuro |
 | Lo statuto del rinnovamento. La
nuova governance: partecipazione, trasparenza e sussidiarietà |
 | Didattica e ricerca. Rinnovare la
missione, qualificare l'azione |
 | Il motore della ricerca. Aumentare
la potenza, migliorare l'affidabilità |
 | Internazionalizzazione e accoglienza. La
giusta dimensione dell'Alma Mater |
 | Il motore della didattica. Diminuire
i giri, migliorare il rendimento |
 | La strategia di sviluppo.
Collegare gli obiettivi alle risorse |
 | Studenti al centro. Diritti e
doveri, strutture e servizi |
 | La ricerca dei talenti. Il futuro
della nostra comunità |
 | La Medicina dell'Alma Mater. Un
patrimonio per l'Università, una risorsa per la società |
 | Un multicampus tra Bologna e la Romagna.
Federalismo e reciprocità |
 | L'Alma Mater è la nostra casa.
Riorganizzare gli spazi per lavorare meglio e in sicurezza |
 | Sosteniamo il futuro. Spegniamo la
luce, accendiamo la ricerca |
 | Diventare UniversitAttiva. Un
comunità che vive nella comunità |
 | Un'altra Alma Mater è possibile.
La sostenibilità economico-finanziaria del progetto |
 | L'Alma Mater del nostro futuro.
L'Università che vogliamo, insieme la faremo |
|
Ci sono aspetti che mi sembrano
innovativi per la presa di coscienza dell'importanza strategica di alcuni obiettivi e del
modo di raggiungerli. Notevole, a questo proposito, è il suo schema di governance, in cui
compare in primo piano la "squadra", più che il Rettore.
Mi piace anche la chiarezza con cui proclama la natura
pubblica dell'Università, in Italia (e questo non va contro le libertà di fare
altro, se c'è chi lo vuole).
Altri aspetti bene impostati sono quelli del riordino delle lauree, e della
riorganizzaziobe della ricerca. Mi pare, invece, eccessiva l'importanza attribuita al
sapere impostare le domande. Qui occorrerebbe una vera e propria svolta, in modo da
interessare il settore privato al finanziamento dell'Ateneo. Ad es., i tempi tecnici
dell'Ateneo sono troppo lenti, per le imprese.
L'idea del multicampus in Romagna, secondo me, non è il meglio
nè per Bologna nè per la Romagna, e sarebbe utile dichiarare che non si considererebbe
scandalo se, prima o poi, la Romagna chiedesse la secessione.
Altri aspetti da riprendere e meglio precisare sono quelli relativi allo
stato giuridico e al reclutamento dei giovani. Qui il programma mi pare un pò troppo
sguarnito. I problemi del precariato non si risolvono con
cioccolatini. Servono risorse finanziarie vere, e serve vincere un corporativmo
strutturato, capillare, che è ancora nel sangue della ex-medievale Alma Mater.
Ritorno sulla "governance". Spero tantissimo che il
"giovane" e "valoroso" Segrè sia consapevole che toccare sul serio la
questione della Governance è toccare fili elettrici. La Burocrazia è molto potente
e non mollerà facilmente.
Egli vuole riportare i professori a condurre la politica universitaria (compito,
dalla prina ora di Calzolari, avocato a sè dalla Burocrazia). Così vuole la legge
esistente, vale dire spetta:a) ai professori a decidere la politica universitaria;
b) alla Burocrazia la sua attuazione. |
Ma come dicevo, riformare la governance in quel
senso, vuole dire toccare fili elettrici e, dunque, per divenire credibile, occorrerà rassicurare
l'elettore che dispone di un équipe con le spalle quadrate.
Perchè no ? Perchè non enunciare la propria squadra, già in
aprile, prima delle elezioni ? N. Luciani |
|
ATENEO
DI BOLOGNA: Finanziamento privato della ricerca |
Pier Ugo Calzolari
|
Bilancio
di previsione 2009: le entrate ancora calanti, da Contratti
e convenzioni per la ricerca in conto terzi, ex-art. 66 DPR 382/80
Considerazioni su una possibile compensazione dagli Spin Off dell'Ateneo ex- D.Lgs 297/1999, purchè
non sopravvengano conflitti di interesse tra Spin Off e Ateneo (si vegga lo art. 6, circa
la responsabilità della vigilanza del Preside e del Direttore del Dipartimento).
Sul Decreto Rettorale in materia di Contratti ex-art. 66, clicca su Regolamento
Sul Decreto Rettorale, relativo agli Spin Off, clicca su: Alma Mater |
Il
Dirigente della "Area della Dicerca" Bruno QUARTA potrebbe raccontarci
circa le sue azioni per scoperchiare questa pentola, in tanti anni ? |
TABELLA - Previsioni in , a prezzi correnti - FONTE: Bilanci ripresi da
www.unibo.it |
| Chiave |
Bilancio |
2006* Previsione assestata a ottobre |
2007* Previsione assestata a ottobre |
2008* Previsione assestata a dic. |
2009 Previsione |
F.E.1.13.02+
F.E.1.16.04
(F.E.1.3.1.02+
F.E.2.2.1.16,
dal 2008, 2009) |
Fondo 20% (ex- art. 66 DPR 382/80), del Finanziamento privato
della ricerca * |
906.660,84
|
850.000
|
820.000
|
830.000
|
| * Questo significa che il finanziamento atteso dai
Dipartimenti è previsto nell'ordine di 4.150.000, per il 2009 |
Il finanziamento privato della ricerca universitaria assume un interesse
strategico, quale entrata sostitutiva del finanziamento statale, via via sempre più
calante in questi anni. E questo anche se non sono mancate leggi statali, miranti ad
incentivare il finanziamento privato medesimo (per le erogazioni liberali, si veda:TUIR,
art. 10, comma 1, lettera 1-quater; art. 100, comma 2, lettera c). Ma gli effetti non
sono, tuttora, risultati significativi.
Invece, un campo potenzialmente di interesse è il finanziamento privato in
cambio di una contropartita, domandata dalle imprese. Per quanto ricordo ci sono state due
leggi, che hanno smosso qualcosa, ma molto meno di quanto di sarebbe potuto ottenere, se
applicate in modo intelligente: uno è il DPR 382/80, art. 66, l'altro è il Decreto
Legislativo 297/1999, da cui nell'Ateneo di Bologna sono venuti gli Spin Off (imprese
commerciali, in forma di società di capitali, a partecipazione dell'Ateneo, dei
Professori e Ricercatori, personale tecnico-amministrativo, borsisti, studenti, ...). Ma
andiamo per gradi.
1.- Contratti ex-art. 66. Il bilancio di previsione 2009 conferma
la modestia di questa entrata in bilancio, o per meglio dire il suo declino da anni, ma a
partire da somme non trascurabili in passato.
Il motivo di questo declino sta nel fatto che i ricercatori hanno dovuto
abbandonare la ricerca di contratti con le imprese, a causa del fatto che
l'Amministrazione Centrale applicava (ed applica) una dura tangente sui proventi (che può
avvicinarsi al 30%, e questo per un complicato meccanismo che colpisce sia l'utile che il
costo dei progetti). Questa tassa, aggiunta all'imposta sul reddito e agli oneri
previdenziali, lascia poco più del 10% al ricercatore).
Questo effetto perverso è stato più volte segnalato al Rettore, che però
ha trovato un muro nel direttore amm.vo. Nè abbiamo mai potuto capire se il Dirigente
della Area della Ricerca se ne sia occupato. Fatto sta che un primo rimedio è stato
trovato direttamente dai professori con contratti diretti con le imprese, sia pur sotto di
studi professionali, e quant'altro. Questo, finchè la legge n. 370/1999,
art. 4, c. 5, delegificò la materia, ossia la "rimise alla autonoma determinazione
degli Atenei". Nel caso di Bologna ci fu il ripristino della
tangente con Decreto Rettorale del 2001.
2.- Spin Off. Essi sono stati istituiti a Bologna con
Decreto Rettorale (2002), in applicazione del D.Lgs 297/1999: "Riordino della
disciplina e snellimento delle procedure per il sostegno della ricerca scientifica e
tecnologica, per la diffusione delle tecnologie, per la mobilita' dei ricercatori".
Lo Spin Off è una società di capitali, che ha come possibili soci i
professori e lo stesso Ateneo, con lo scopo di fare ricerca ed attività professionali
connesse, in forma imprenditoriale autonoma, dentro e fuori l'università. La legge
(art.4) sostiene gli Spin Off con:
a) i contributi a fondo perduto;
b) il credito agevolato;
c) i contributi in conto interessi;
d) i crediti di imposta ai sensi dell'articolo 5 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, con
le integrazioni di cui al comma 2;
e) la prestazione di garanzie;
f) gli atti di cui all'articolo 2, commi da 203 a 207, della legge 23 dicembre 1996, n.
662, in conformita' alle delibere del Comitato interministeriale per la programmazione
economica (CIPE);
g) il bonus fiscale, ai sensi dell'articolo 7, commi 1 e 4, del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 123.
Sappiamo dell'esistenza di Spin Off a
Bologna(clicca su SPIN OFF per trovare
l'elenco). Ma null'altro sappiamo oltre alla ragione sociale e agli scopi, pur se l'Ateneo
ne è socio (10% del capitale). Qualche loro traccia dovrebbe esserci nel bilancio
dell'Ateneo sotto forma di "utili" o "perdite" pro-quota capitale
partecipato.
Il Decreto Rettorale contiene varie limitazioni ai soci-professori, affinchè
non nasca conflitto di interesse tra le due posizioni da loro occupate (quello di
professore che deve svolgere i compiti istituzionali, e quella di socio-imprenditore che
svolgi i compiti dello Spin Off). In particolare è fatto divieto di fare ricerca ai sensi
dell'art. 66 del DPR 382/80.
E' tuttavia evidente che questa limitazione è contra legem, anzi è un vero
e proprio abuso di potere dell'Amministrazione centrale che non può con un atto
amministrativo (tale è un Decreto rettorale) proteggere il percepimento della
tangente di cui sopra, trattandosi di utili con apporto dello Stati (mi riferisco ai
contributi statali, ... ecc. - di cui al D.Lgs 297/1999). D'altra parte, la distinzione
tra ricerca dello Spin Off e ricerca ex-art. 66 non nasce etichettata con qualche marchio,
per cui esse sono indistinguibili.
3.- Tuttavia, mi pare anche evidente che il passaggio dai contratti
ex-art. 66 (per attività istituzionali) agli Spin Off (per attività
imprenditoriali), sia stato un passo eccessivo, sotto il profilo dei casi di conflitto di
interesse, e che può configurare una responsabilità per gli Organi responsabizzati per
il controllo (Presidi e i Direttori di Dipartimento). Vediamo alcune evidenze.
1) Posizione del socio
Amministratore Delegato o Presidente. Mi sembra evidente che,
qualora il bilancio dello Spin Off divenga di ammontare rilevante, il professore o
ricercatore a tempo pieno entra inevitabilmente in conflitto di interesse con
lAteneo, e questo a causa del tempo da dedicare allAmministrazione.
2) Questo avviene se anche il numero dei soggetti del
Dipartimento coinvolti nellattività dello Spin Off sia rilevante: nel senso che
lattività istituzionale del Dipartimento viene ad essere compressa da quella
concorrente dello Spin Off.
3) Se il numero è rilevante, viene anche crearsi una posizione di
dominanza dello Spin Off nel Dipartimento: nel senso che lo Spin Off potrebbe indirizzare
il voto (dei propri nembri) all'interno del Consiglio del Dipartimento, fino a a ledere il
principio di democrazia negli Organi Collegiali del Dipartimento;
4) il tempo dedicato dai soci dello Spin Off all'attività
dello Spin Off, che non devessere di quantità tale da far venir meno i doveri
istituzionali per linsegnamento e la ricerca. Pur se le cose vanno verificate da
caso a caso, tuttavia, il caso di bilanci importanti degli Spin Off è per se stesso un
indizio da non sottovalutare;
5) E' Illegale conservare la sede operativa presso il
Dipartimento, dopo i 6 anni dalla costituzione dello Spin Off.
6) Lo Spin Off , che non versi le imposte sul reddito, è in
posizione illegale. N. Luciani |
SPIN OFF (Imprese commerciali in forma di SpA o di Srl)
dell'Università di Bologna
ALMA AUTOMOTIVE S.r.l.
Dipartimento Ingegneria costruzioni meccaniche, nucleari., aeronautiche e di metall.
(DIEM).
Attività principali: sviluppo e la commercializzazione di procedure
software e di strumentazione orientate al controllo, alla progettazione, alla
sperimentazione, allo sviluppo ed alla messa a punto di sistemi energetici, motopropulsori
a combustione interna, macchine a fluido e relativi componenti.
Sede: c/o DIEM - Sezione Macchine Viale del Risorgimento 2 40136 Bologna
ARCA Tecnologie S.r.l.
Dipartimento Elettronica Informatica e Sistemistica - DEIS
Attività principali: Progettazione e ingegnerizzazione di sistemi di
automazione industriale e di controllo Automotive. Sviluppo di sistemi di simulazione e
prototipazione rapida, progettazione e ingegnerizzazione di schede elettroniche, di
software di interfaccia, di software applicativo. Svolgimento di campagne di prove
sperimentali. Trasferimento tecnologico alle aziende e relativa formazione specialistica.
Sviluppo e commercializzazione di strumenti software di supporto alla progettazione.
Sede: c/o Dipartimento Elettronica Informatica e Sistemistica - DEIS
Viale Pepoli, 3/2 Bologna
ARS Analytical Research System S.r.l.
Dipartimento: Chimica "G. Ciamician"
Attività principali: sviluppo, produzione e commercializzazione di
strumenti e servizi per l'analisi chimica
Sede: Via Ercolani 3 Bologna
ECONAG s.r.l.
Dipartimento Scienze Statistiche Dipartimento di Scienze Aziendali
Attività principali: Servizi statistici, informatici e di valutazione
alle imprese e agli enti locali
Sede: Via Zamboni, 18 - Bologna
ELCOS S.r.l.
Dipartimento Ingegneria Chimica, Mineraria e delle Tecnologie Ambientali
Dipartimento. Ingegneria Chimica, Mineraria e delle Tecnologie Ambientali
Attività principali: realizzazione di un nuovo sistema di certificazione
internazionale delle rocce ornamentali attraverso l'analisi di immagini Sede: DICMA Viale
Risorgimento 2 Bologna
ERGO S.r.l.
Dipartimento Economia e Ingegneria Agrarie
Attività principali: analisi e valutazioni socio economiche inerenti il
territorio rurale.
Sede: Alma Cube via Fanin 48 Bologna
HEALTH Ricerca e Sviluppo S.r.l.
Dipartimento: Medicina Clinica e Biotecnologia applicata "D. Campanacci"
Attività principali: sviluppo di programmi di ricerca in ambito
nazionale ed internazionale, sviluppo di progetti di ricerca cooperativi tra pubblico e
privato
Sede: Via Galliera 22 Bologna
IDEA S.r.l.
Dipartimento Elettronica, Informatica e Sistemistica (DEIS)
Attività principali: dispositivi elettronici
Sede Operativa: Viale Pepoli 3/2 Bologna
MEC S.r.l.
Dipartimento Elettronica Informatica e Sistemistica - DEIS
Attività principali: Progettazione di microcircuiti e microsistemi
elettronici a microonde da realizzare su chip per radiocollegamenti terrestri e spaziali.
Caratterizzazione e modellizzazione di componenti attivi e passivi per circuiti integrati
monolitici a microonde. Realizzazione e commercializzazione di micromoduli a microonde.
Sede: C/o DEIS Viale Pepoli, 3/2 Bologna
PROGEA s.r.l.
Dipartimento Scienze della terra e geologico-ambientali
Attività principali: Produzione di sistemi di supporto decisionale,
hardware, software, servizi di formazione ed attività di diffusione nei settori della
Meteorologia, Idrologia, Climatologia, Gestione sostenibile delle risorse ambientali,
Protezione dell'ambiente e del territorio, Protezione Civile, Previsione di piena in tempo
reale
Sede Operativa: Via Don Bedetti, 20 - 40129 Bologna
TECHIMP s.r.l.
Dipartimento Ingegneria Elettrica
Attività principali: Realizzazione (progetto, ingegnerizzazione) di
apparecchiature per misure di grandezze elettriche; ottimizzazione di processi
tecnologici, controllo di qualità e diagnostica del processo; automazione industriale.
Sede Operativa: LIMAT (laboratorio presso il DIE) Viale Risorgimento 2
Bologna
T.IN.V.AL. S.r.l
Dipartimento Protezione e Valorizzazione agroalimentare (DIPROVAL)
Attività principale: fornire strumenti e professionalità per un
razionale utilizzo di tecnologie e innovazione, di certificazione e tracciabilità,
nonché per la realizzazione dei servizi di marketing necessari alla valorizzazione delle
produzioni agroalimentari
Sede: Villa Levi Via F.lli Rosselli, 107 42100 Reggio Emilia
VET SPIN S.r.l.
Dipartimento Sanità pubblica veterinaria e Patologia animale
Attività principali: Ricerca e formazione rivolta all'industria
farmaceutica veterinaria ed enti pubblici e privati.
Sede: c/o Dipartimento Sanità pubblica veterinaria e Patologia animale
Via Tolara di Sopra, 50 Ozzano dell'Emilia (Bo) |
|
ALMA MATER STUDIORUM UNIVERSITA DI BOLOGNA
D.R. n° 180 del 06 /06/02
|
IL RETTORE
VISTO il d.lgs 297/99 ( "Riordino della
disciplina e snellimento delle procedure per il sostegno della ricerca scientifica e
tecnologica, per la diffusione delle tecnologie, per la mobilita' dei ricercatori")
che disciplina lattività di ricerca scientifica e tecnologica estendendo il campo
dazione delle Università ad interventi volti alla creazione di "spin
off", con lintento di favorire loccupazione giovanile ed incentivare il
trasferimento tecnologico;
VISTI l'art. 2, comma 1 lett. e), n°1, del
d.lgs 297/99 e l'art. 11, comma 5, del relativo decreto attuativo D.M. 593/00, che
demandano alle Università l'adozione di regolamenti disciplinanti il collocamento in
aspettativa, ovvero il mantenimento in servizio o nel corso di studio, la tutela della
proprietà intellettuale e che definiscono le limitazioni volte a prevenire i conflitti di
interesse con le società costituite o da costituire, in cui siano impegnati professori e
ricercatori universitari;
VISTO lo Statuto di autonomia dell'Università
di Bologna, Parte IV, Capo II, in particolare gli artt. 50 e seguenti;
TENUTO CONTO
dell'art. 53 del d.lgs 165/2001, che disciplina il conferimento e le autorizzazioni allo
svolgimento di incarichi retribuiti da parte dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni;
TENUTO CONTO che, per la migliore
riuscita delliniziativa imprenditoriale, del trasferimento tecnologico, e per il
conseguimento degli obiettivi programmatici, è interesse dellUniversità che il
personale docente, ricercatore e tecnico amministrativo possa prestare la propria
attività a favore dello spin off, purché nel pieno rispetto dei loro compiti primari nei
confronti dellUniversità;
VISTE le delibere del Senato Accademico del 6
maggio 2002 e del Consiglio di Amministrazione del 21 maggio 2002;
VISTO l'art. 12 dello Statuto Generale di
Ateneo che disciplina la procedura di approvazione dei Regolamenti di Ateneo;
QUANT'ALTRO VISTO E CONSIDERATO
DECRETA:
è emanato con efficacia immediata il seguente
REGOLAMENTO PER LA COSTITUZIONE DI SPIN OFF DELL'UNIVERSITA' DI
BOLOGNA E LA PARTECIPAZIONE DEL PERSONALE UNIVERSITARIO ALLE ATTIVITA' DELLO STESSO
ARTICOLO 1
PRINCIPI GENERALI
I) L' Alma Mater Studiorum Università di Bologna, di seguito indicata come
"Università", in conformità ai principi generali di cui alla Parte IV, Capo
II, del proprio Statuto di autonomia, favorisce la costituzione di società per azioni o
società a responsabilità limitata aventi come scopo lutilizzazione
imprenditoriale, in contesti innovativi, dei risultati della ricerca e lo sviluppo di
nuovi prodotti e servizi.
II) Vengono definiti spin-off dell' "Università" esclusivamente quelle
società per azioni o a responsabilità limitata alle quali l"Università"
partecipa in qualità di socio.
III) Le modalità di costituzione, la disciplina dei rapporti con
l"Università" e il regime delle autorizzazioni del relativo personale
sono disciplinati dalle disposizioni di cui all'art. 2 e seguenti.
ARTICOLO 2
SOCI PROPONENTI E ALTRI PARTECIPANTI
I) La costituzione di uno spin off dell"Università" può essere
proposta esclusivamente dall'"Università", ovvero da uno o più docenti e/o
ricercatori, ovvero da dipendenti dell'"Università" appartenenti al ruolo del
personale tecnico amministrativo.
II) Oltre ai soci proponenti, possono partecipare al capitale sociale dello spin
off i titolari di assegni di ricerca, di borse di studio post-laurea e post-dottorato, di
borse di studio universitarie o di altre borse di studio destinate alla permanenza di
giovani ricercatori presso le strutture di ricerca; gli studenti dei corsi di studio, i
laureandi, gli allievi dei corsi di specializzazione e di dottorato; i laureati, gli
specializzati e i dottori di ricerca nonché ogni altra persona fisica e/o giuridica,
società, ente e/o soggetto, italiano o straniero, diverso da quelli qui espressamente
indicati.
ARTICOLO 3
PARTECIPAZIONE DELLUNIVERSITA
I) La partecipazione dell"Università" nello spin off, che
potrà derivare anche esclusivamente da conferimenti di beni in natura, non potrà
superare il 10% del capitale sociale, salvo che il Consiglio di Amministrazione
dellUniversità non disponga diversamente, sentito il Comitato per la valorizzazione
dei risultati della ricerca e del trasferimento tecnologico (di seguito indicato come
"Comitato Smart"), ricorrendo particolari motivi di convenienza o opportunità.
II) Tale partecipazione non potrà essere ridotta se non per volontà
dell"Università" e dovrà assicurare alla stessa adeguate garanzie in
caso di trasferimento delle azioni o quote, nonché la presenza di propri delegati negli
organi dello spin off. A tal fine lo statuto dello spin off dovrà prevedere, tra
laltro, che:
a) in caso di trasferimento a qualunque titolo delle azioni o quote, spetti ai soci
dello spin off, tra cui l"Università", un diritto di prelazione da
esercitarsi in proporzione alla partecipazione detenuta;
b) la partecipazione dell"Università" nello spin off, pur
attribuendo il diritto di voto in assemblea ordinaria e straordinaria, sia postergata
nella partecipazione alle perdite rispetto a tutte le altre partecipazioni sociali;
c) la società sia amministrata da un consiglio di amministrazione di almeno tre
membri e la nomina alle cariche sociali avvenga in modo da assicurare
all"Università" la possibilità di nomina di almeno un componente del
consiglio di amministrazione e di un sindaco, se sia nominato il collegio sindacale.
III) I soci dello spin off dovranno inoltre sottoscrivere con
l"Università" adeguati patti parasociali, di durata non inferiore a 10
anni o comunque della durata massima consentita dalla legge, se inferiore, i quali
prevedano che:
a) per il caso di operazioni sul capitale a seguito di perdite, i soci diversi
dall"Università" debbano fare fronte, nelle dovute proporzioni, ai
ripianamenti delle perdite e agli eventuali aumenti di capitale anche per la parte
necessaria a mantenere invariata la percentuale di partecipazione
dell"Università";
b) la remunerazione per lattività a qualunque titolo prestata dal socio a
favore della società non possa in nessun caso eccedere quanto praticato usualmente sul
mercato in situazioni analoghe, né possa costituire strumento per lattribuzione
al socio di vantaggi, diretti o indiretti, derivanti dal controllo della società o
comunque strumento di discriminazione o di pregiudizio nei confronti degli altri soci;
c) i soci non possano deliberare aumenti di capitale dello spin off o la modifica
di previsioni statutarie a salvaguardia della partecipazione dell'"Università"
senza il preventivo consenso della stessa.
IV) Detti patti parasociali prevederanno, altresì, una opzione di vendita della
partecipazione dell"Università" nello spin off, esercitabile dalla stessa
allo scadere dei patti parasociali o, in caso di mutamento della compagine sociale, nei
confronti degli altri soci, ad un prezzo comunque non inferiore al valore nominale della
partecipazione. L'importo sarà determinato da un esperto indipendente al momento
dellesercizio dellopzione, tenendo conto del valore di mercato a tale data
dello spin off.
ARTICOLO 4
AUTORIZZAZIONE ALLUTILIZZO DEL LOGO
I) Agli spin-off dell"Università" è concesso lutilizzo
gratuito del logo dellUniversità di Bologna sulla base di un apposito contratto di
licenza che dovrà essere sottoscritto con l"Università" contestualmente
alla stipula dellatto costitutivo della società.
II) Il contratto di licenza prevederà, tra laltro, che lo spin off
garantisca e tenga manlevata e indenne l"Università" da qualsivoglia
responsabilità derivante dallutilizzo del logo, nonché le condizioni di anticipata
risoluzione o revoca della autorizzazione allutilizzo dello stesso.
III) Qualora l'"Università" cessi di essere socia dello spin off,
questultimo dovrà interrompere con effetto immediato qualsivoglia utilizzo del
logo.
ARTICOLO 5
PERMANENZA ALL'INTERNO DELLE STRUTTURE DELL'UNIVERSITA'
I) La permanenza degli spin off allinterno delle strutture dipartimentali
dell"Università" non potrà eccedere i 3 anni. Detto periodo potrà
essere prorogato una sola volta, a condizioni da definirsi, dal Consiglio di
Amministrazione dell"Università" su proposta del Comitato Smart e sentito
il Consiglio di Dipartimento, ricorrendo particolari ragioni di convenienza o
opportunità.
II) I rapporti tra l'"Università" e lo spin off saranno regolati da
apposita convenzione che disciplinerà l'utilizzo di spazi, attrezzature e personale,
nonché gli impegni di trasferimento tecnologico.
ARTICOLO 6
PARTECIPAZIONE DEL PERSONALE ALLE ATTIVITA' DELLO SPIN OFF
I) La partecipazione dei soci proponenti allattività dello spin-off
costituisce per l"Università" garanzia per la buona riuscita
delliniziativa, per il raggiungimento degli obiettivi prefissati e per la
salvaguardia della partecipazione stessa dell"Università". Pertanto, il
personale docente e/o ricercatore che proponga lattivazione di uno spin-off, deve
partecipare al capitale dello spin off e deve impegnarsi a non cedere per un periodo
minimo di tre anni dalla costituzione dello spin off la propria partecipazione in esso.
II) Il personale docente e/o ricercatore a tempo pieno proponente
lattivazione di uno spin-off ottiene lautorizzazione, con diritto al
mantenimento in servizio, allo svolgimento di attività retribuita a favore dello spin off
automaticamente per ciascun anno per effetto del rilascio dellautorizzazione di cui
al successivo articolo 8 .
III) Il docente e/o ricercatore socio a tempo pieno che abbia conseguito
lautorizzazione di cui al precedente comma e quello a tempo definito, possono essere
nominati componenti del consiglio di amministrazione dello spin off e possono prestare a
favore dello stesso la propria attività retribuita, purché non di lavoro subordinato, a
condizione che lo svolgimento di detta attività non si ponga in contrasto con il
regolare e diligente svolgimento delle proprie funzioni didattiche e di ricerca. Il
Preside della Facoltà di appartenenza del docente e/o ricercatore socio e il Direttore
del Dipartimento di afferenza vigilano sul rispetto di quanto qui previsto. Qualora venga
meno, per qualsivoglia motivo, la compatibilità tra lo svolgimento di detta attività a
favore dello spin off e le funzioni didattiche e di ricerca, su semplice richiesta
dell"Università", il docente e/o ricercatore socio, a meno che non chieda
di essere collocato in aspettativa senza assegni, deve immediatamente cessare lo
svolgimento dellattività a favore dello spin off, salvo in ogni caso il diritto di
conservare la propria partecipazione sociale.
IV) Per il periodo di permanenza degli spin off allinterno delle strutture
dipartimentali dell"Università", il docente e/o ricercatore socio può
assumere la carica di amministratore delegato o presidente della società previa delibera
del Senato accademico, tenuto conto della compatibilità, nel caso specifico, della
funzione di amministratore delegato o presidente con il regolare e diligente svolgimento
delle funzioni didattiche e di ricerca.
V) E fatto espresso divieto allo spin off, e al personale docente e/o
ricercatore che partecipa allo stesso, di svolgere attività in concorrenza con quella di
consulenza e ricerca per conto terzi di cui allart. 66 del D.P.R. 11.7.1980 n. 382
svolta dal dipartimento in favore di enti pubblici o privati.
VI) Il personale docente e/o ricercatore a tempo pieno che, successivamente alla
costituzione di uno spin off, intenda partecipare alla compagine sociale svolgendo
attività retribuita a favore dello stesso, deve chiedere agli organi competenti
l'autorizzazione secondo le procedure di cui al successivo art. 8. Il rilascio di tale
autorizzazione consente di estendere al nuovo socio le disposizioni di cui ai commi
precedenti del presente articolo.
VII) Il personale tecnico-amministrativo può svolgere a favore dello spin off
attività non retribuita o attività retribuita purché meramente occasionale, al di fuori
dellorario di lavoro e previa autorizzazione del dirigente del personale, sentito il
Direttore della Struttura relativamente alla compatibilità dello svolgimento di attività
in favore dello spin off con quelle proprie della funzione istituzionale.
Il personale tecnico amministrativo può essere, altresì, nominato componente del
consiglio di amministrazione dello spin off su designazione
dell"Università" ovvero a seguito di nomina assembleare, purché ciò
risulti compatibile con lesatto e puntuale svolgimento delle sue mansioni a favore
dell"Università", secondo quanto verificato, di anno in anno, dal
responsabile della struttura di appartenenza.
VIII) I titolari di assegni di ricerca ed i dottorandi di ricerca possono svolgere
a favore dello spin off attività retribuita o non, previo parere del tutor, su
autorizzazione rispettivamente del Consiglio di Dipartimento e del Collegio dei Docenti
del Dottorato.
Gli allievi dei corsi di specializzazione medica possono svolgere a favore dello spin off
attività retribuita o non, purché l'attività prestata non sia in qualunque modo
riconducibile all'ambito sanitario ed al di fuori dellorario di lavoro.
IX) Il personale docente e ricercatore a tempo pieno, il personale tecnico
amministrativo che partecipi a qualunque titolo allo spin off deve comunicare
all"Università", al termine di ciascun esercizio sociale, i dividendi, i
compensi e le remunerazioni a qualunque titolo percepiti dallo spin off. La
remunerazione per lattività a qualunque titolo prestata dal socio a favore della
società non può in nessun caso eccedere quanto praticato usualmente sul mercato in
situazioni analoghe, né deve costituire strumento per lattribuzione al socio di
vantaggi, diretti o indiretti, derivanti dal controllo della società o comunque strumento
di discriminazione o di pregiudizio nei confronti degli altri soci.
X) L"Università" provvede alla verifica del rispetto di quanto
previsto nel presente articolo, anche mediante richiesta di informazioni scritte allo spin
off. Lo spin off è tenuto a fornire le informazioni richieste entro 30 giorni dal
ricevimento della richiesta.
ARTICOLO 7
PROPRIETA INTELLETTUALE
I) La proprietà intellettuale dei risultati della ricerca svolta dallo spin off è
della nuova società. Spetta, tuttavia a favore dell"Università" licenza
gratuita e perpetua, senza diritto di sublicenza.
ARTICOLO 8
PROCEDURA DI COSTITUZIONE DELLO SPIN OFF
I) Il progetto per l'attivazione dello spin off è sottoposto al Consiglio di
Amministrazione dellAteneo e al Senato Accademico che, su parere del Comitato Smart,
sentito il Consiglio di Dipartimento che ospiterà la nuova iniziativa e del Dipartimento
di afferenza dei proponenti, dovranno autorizzare, ciascuno per quanto di rispettiva
competenza, la costituzione dello stesso indicando la quota di capitale che risulterà
sottoscritta dall"Università".
II) Prima dellinizio dellattività la nuova società è iscritta
allAlbo degli spin-off tenuto dall"Università".
III) Il Consiglio di Amministrazione dell"Università" designa,
altresì, il componente del consiglio di amministrazione dello spin off riservato alla
nomina dell"Università". Tale rappresentante deve riferire al Comitato
Smart almeno una volta allanno sullattività dello spin-off.
ARTICOLO 9
SPIN OFF ACCADEMICI
I) Le società, al capitale delle quali l"Università" non
partecipa, costituite o comunque partecipate dal personale docente o ricercatore, pur non
essendo disciplinate dal presente regolamento, dovranno rispettare le seguenti
disposizioni:
a) obbligo per il personale docente o ricercatore a tempo pieno che intenda prestare la
sua opera a favore di tale società di richiedere, per ciascun anno,
all'"Università" lautorizzazione al mantenimento in servizio o nel corso
di studio, sotto il vincolo del diligente svolgimento dell'attività didattica e di
ricerca;
b) obbligo per il personale docente o ricercatore di richiedere di volta in volta
l'autorizzazione a percepire compensi dallo spin off accademico, per l'attività svolta,
secondo quanto previsto dal regolamento di Ateneo sul conferimento di incarichi a docenti
e ricercatori a tempo pieno;
c) obbligo per il personale tecnico amministrativo di richiedere di volta in volta
lautorizzazione al dirigente del personale, sentito il Direttore della struttura
relativamente alla compatibilità dello svolgimento di attività a favore dello spin off
con quelle proprie della funzione istituzionale, a svolgere attività ed a
percepire compensi dallo spin off accademico secondo la disciplina di cui all'art. 6 comma
7.
d) obbligo per il docente / ricercatore a tempo definito del rispetto del regolare
e diligente svolgimento delle attività didattiche e di ricerca.
II) E fatto in ogni caso divieto al personale docente o ricercatore di
partecipare o prestare la propria attività a favore di società che svolgano attività in
concorrenza con quella di consulenza e ricerca per conto terzi di cui allart. 66
della legge 11.7.1980 n. 382 che il dipartimento di appartenenza svolga con enti pubblici
o privati.
Qualora venga meno, per qualsivoglia motivo, la compatibilità tra lo svolgimento di
detta attività a favore dello spin off e le funzioni didattiche e di ricerca, su semplice
richiesta dell"Università", il docente e/o ricercatore socio, a meno che
non chieda di essere collocato in aspettativa senza assegni, deve immediatamente cessare
lo svolgimento dellattività a favore dello spin off, salvo in ogni caso il diritto
di conservare la propria partecipazione sociale.
ARTICOLO 10
ENTRATA IN VIGORE E REGIME TRANSITORIO
Agli spin off già costituiti all'atto dell'entrata in vigore del presente regolamento
e ai quali partecipi l'Università, è riconosciuta la qualifica di spin off
dell'"Università" e ad essi si applicano le disposizioni del presente
regolamento dal momento della sua entrata in vigore. Essi devono adeguare i propri statuti
e patti parasociali a quanto qui previsto nel termine di sei mesi dall'entrata in vigore
del presente regolamento. Ove ciò non sia possibile , il Comitato Smart potrà proporre,
d'intesa con gli interessati, soluzioni ad hoc.
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Riceviamo dalla Prof.ssa Lilla CRISAFULLI, membro uscente del CdA, ricanditata |
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Ateneo di Bologna: presentate al Consiglio
"Linee guida del Bilancio di previsione 2009"
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Lilla Crisafulli
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LUCIANI: il documento, che pubblichiamo integralmente, ci prepara a capire cosa ci aspetta
nel 2009, in seguito alle decisioni finanziarie definitive del Governo, che ci auguriamo
siano ricondotte ad una sana ragionevolezza, per garantire agli studenti il diritto allo
studio, e alla scienza la continuità della ricerca.
Non ricordo di aver mai visto un documento così ragionato.
Mi duole, invece, rilevare che il documento taccia su DATI essenziali per capire da
dove si parte: quale è il saldo del bilancio assestato (che di regola va fatto in
ottobre), e quale la situazione di CASSA. E mi duole che la previsione di calo degli
studenti sia considerata come ipotesi realistica, perchè nulla è in cantiere in Ateneo
per contrastarla (eppure durante il mandato di questo Rettore, il calo totale è stato
vicino ai 20.000, quanto basta (in qualunque azienda normale) per presentare le dimissioni
subito (Lui, il suo Direttore amministrativo, e anche il Pro-rettore alla didattica).
Sarebbe anche potenzialmente importante conoscere:
1) Se si intravede qualche possibilità di ripresa del finanziamento privato della
ricerca, all'Ateneo, anche di seguito alle recenti disposizioni legislative di sgravi
fiscali.
Ma questo rilievo non è fatto alla Ragioneria, bensì al Responsabile della
ricerca, a parte che da tempo già avrebbe dovuto procurare entrate per la ricerca,
eliminando "privilegi" nell'Ateneo, che ostacolano questa forma di
finanziamento.
Esempi: a) l'ateneo trattiene una trattenuta (meglio dire tangente) esosa sui
proventi della ricerca, per conto terzi;
b) i cosiddetti "spin-off", imprese "agevolate" dall'Ateneo al
proprio interno, ci risulta siano divenuti (almeno alcuni) il bypass dei contratti di
ricerca per conto terzi, vale dire il modo (dei ricercatori) per ricevere finanziamenti
privati allo scopo di scansare la tangente (per, magari, pagarne un'altra, meno pesante,
di cui al punto a).
2) Se sono prevedibili ricadute sul bilancio di medio-termine, come conseguenza del
fatto che l'Ateneo (in relazione ai rilievi dello Stato sulla proliferazione delle sedi)
vuole affrontare il problema del finanziamento della Romagna (responsabilizzando lo Stato,
non fuggendo), della cui drammatica situazione abbiamo saputo, dai suoi dirigenti
amministrativi;
3) Altra domanda che gira: è vero che le donazioni finanziarie all'Ateneo vanno a
destinazione, solo dopo aver subito una trattenuta, a favore del personale
dell'Amministrazione centrale ? NL |
Fonte: Ateneo. LINEE GUIDA PER IL BILANCIO DI PREVISIONE per il 2009
Finalità: Definire,
secondo le previsioni regolamentari, le linee programmatiche per la gestione finanziaria
dellUniversità, in attuazione degli obiettivi strategici 2007 2009, degli
interventi per il riequilibrio finanziario e delle risorse stimabili, tenendo conto dei
vincoli di finanza pubblica.
Premessa
I principali elementi conoscitivi e finanziari per lelaborazione delle linee
guida al bilancio di previsione 2009 sono stati esaminati dalla Giunta dAteneo (21
luglio 2008) Primi elementi conoscitivi e finanziari per lelaborazione delle
linee guida al bilancio 2009.
Il Magnifico Rettore ha presentato le principali scelte della manovra di finanza pubblica
di giugno ai responsabili didattici, scientifici e di servizio dellAteneo (23 luglio
2008).
Riferimenti normativi di Ateneo
Revisione annuale Piano Strategico di Ateneo 2007-2009
La Giunta di Ateneo (16 giugno 2008), il
Consiglio dAmministrazione (8 luglio 2008) e il Senato Accademico (15 luglio 2008)
hanno approvato la revisione annuale del Piano Strategico 2008 e i giudizi di priorità
formulati per le linee dazione.
Tutte le linee di azione, in quanto inserite nel Piano Strategico, sono prioritarie per la
realizzazione degli obiettivi strategici di Ateneo; tuttavia sono state individuate le
priorità giudicate essenziali per la realizzazione di tali obiettivi, identificandole
come priorità 1 per differenziarle da tutte le altre (contraddistinte come
priorità 2).
Per le linee di azione a priorità 1 gli Organi Accademici hanno confermato
lopportunità di presidiarne la realizzazione, assumendo limpegno di:
- mantenere
almeno immutate le assegnazioni di risorse finanziarie e umane per le linee di azione
avviate nei tempi programmati per le quali non si ravvisano situazioni di criticità
(valutazione verde);
- convogliare
eventuali risorse umane e/o finanziarie disponibili per la Programmazione Strategica sulle
linee di azione che presentano ritardi rispetto ai tempi originariamente programmati o
altre criticità (valutazione gialla o rossa), per renderne possibile la realizzazione o
il completamento.
Il Senato Accademico ha raccomandato che
l'argomento fosse riportato all'attenzione del Consiglio di Amministrazione con proposte
finalizzate allindividuazione di possibili soluzioni per legare il piano strategico
a elementi di valutazione finanziaria.
In allegato è disponibile il documento di revisione annuale del Piano Strategico di
Ateneo 2007-2009 (Allegato 1).
Documento del gruppo di lavoro sugli interventi di riequilibrio finanziario
Consiglio di Amministrazione del 20 giugno 2007
Il documento ha approfondito il quadro informativo sullevoluzione pluriennale
delle principali componenti del bilancio ed ha indicato diverse misure per riequilibrare i
saldi di bilancio nel triennio 2007-2009 e nel medio
- lungo periodo (2007-2016).
Si ricorda che le principali misure per il riequilibrio finanziario si articolano in:
- gestione
integrata della liquidità
- finanziamento
in conto capitale della manutenzione straordinaria
- revisione
del piano edilizio
- cessioni
immobiliari
- prelievo
straordinario
- incentivi
al prepensionamento.
Le misure elaborate per il recupero di efficienza e lincremento delle entrate
prevedono:
- recupero
di efficienza nella gestione dei programmi edilizi
- recuperi
di efficienza nelle partecipazioni
- integrazione
organizzativo-gestionale nelle strutture didattico-scientifiche
- recuperi
di efficienza nei sistemi informativi
- recuperi
di efficienza nelle strutture di servizio
- recuperi
di efficienza nella didattica
- incentivazione
delle attività su commissione.
Il Direttore Amministrativo segnala che il documento è stato stilato nel 2007 e quindi
potrebbe essere aggiornato alla luce delle misure già attuate, riformulato o integrato
con eventuali ulteriori misure aggiuntive.
Stima delle entrate
I criteri generali utilizzati per la stima delle entrate sono stati i seguenti:
- Fondo di
Finanziamento Ordinario: la previsione complessiva di 381,49 milioni di euro, risulta
composta dalla quota consolidabile 2008 pari a 365,9 milioni di euro e da 15,52 milioni di
euro relativi alla copertura dei maggiori oneri per il personale e per i rinnovi
contrattuali (Ministeriale 977 del 1° luglio 2008).
La
stima è stata fatta considerando i seguenti elementi:
* la quota
prevista nel bilancio dello Stato per il 2009 per il Fondo sarà ridotta rispetto allo
stanziamento del 2008 (63,5 milioni secondo il D.L. 112 del 25 giugno 2008 convertito con la
Legge 133 del 6 agosto; nel disegno di legge della finanziaria 2009 tabella C cap.
1694 - il confronto tra lo stanziamento 2008 e la previsione 2009 evidenzia una riduzione
di 134,12 milioni di euro);
* lassegnazione
provvisoria 2008 dellAteneo di Bologna è ad oggi pari a 396,8 milioni di euro;
- Fondo per
la programmazione triennale: la quota prevista di 2,99 milioni di euro, ridotta rispetto
ai 4,3 milioni di euro ricevuti nel 2008, considera la riduzione dello stanziamento
globale previsto nel bilancio dello Stato (comprensivo delle quote destinate alle
Università non statali) e ipotizza una percentuale di assegnazione sul totale uguale a
quella del 2008 (4,7%);
- Contribuzioni
studentesche: la stima di massima di circa 100 milioni di euro complessivi ha tenuto conto
dellapplicazione dei nuovi importi delle singole contribuzioni per la.a.
2008/2009 (delibera del Consiglio di Amministrazione del 10 giugno 2008) e della prevista diminuzione
del numero degli iscritti (stimata al -8% complessivo), distribuita in modo non
uniforme tra le diverse Facoltà, i diversi corsi di studio e le diverse sedi
territoriali.
Indicativamente,
come per gli esercizi precedenti, si prevede di destinare una quota pari a 2,34 milioni di
euro alla copertura dei contratti a tempo determinato (2,12 ml di euro) e alle
collaborazioni coordinate e continuative (0,22 ml di euro).
Unulteriore
quota di massima di circa 1,5 milioni di euro dovrà essere destinata a progetti
riguardanti servizi per gli studenti, che dovranno essere elaborati dalle Commissioni
Didattiche di Facoltà previo parere del Consiglio Studentesco, come deliberato dal
Consiglio di Amministrazione del 10 giugno 2008, in sede di definizione dellimporto
delle contribuzioni studentesche per la.a. 2008/2009.
La delibera prevede:
Il Consiglio di Amministrazione delibera: (omissis) .... la destinazione
dellintero importo derivante dalla differenza tra il 6% ed il 3,3% (pari al 2,7%) a
progetti, da elaborarsi a cura delle Commissioni Didattiche di Facoltà, volti a dare
impulso ai servizi offerti agli studenti, con indicazione di priorità per quelli
rispondenti allesigenza di garanzia di servizi didattici primari ed essenziali. Su
tali progetti verrà acquisito il parere del Consiglio Studentesco.
Infine una quota stimata in circa 0,4 milioni di euro dovrà essere destinata alle
Facoltà che hanno attivato corsi di laurea internazionali che rilasciano titoli doppi o
congiunti, corsi di laurea Erasmus Mundus (delibera del Consiglio di Amministrazione del 8
luglio 2008);
- Alienazione
di beni patrimoniali: sono in corso le procedure per lalienazione di Villa
Guidalotti, in attesa dellautorizzazione del Ministero dei Beni Culturali per un
valore di 1,84 milioni di euro e del Podere Casino a Granarolo, per il quale oltre
allautorizzazione si attende anche la variante PRG dal Comune per un valore previsto
di 1,05 milioni di euro. Il Direttore Amministrativo segnala che gli Organi Accademici
dovranno probabilmente valutare in corso di esercizio la possibilità di alienazione di
Villa Levi situata a Coviolo (Reggio Emilia), per un valore stimato di 7,7
milioni di euro (stima dellAgenzia del Territorio del dicembre 2007).
- Mutui:
limporto iniziale previsto per il 2008 è stato incrementato di 4,5 milioni di euro
per un contributo allASL per la costruzione del Padiglione G dellOspedale
Bellaria;
- Interessi
attivi: la quota stimata di 1 milione di euro in netta diminuzione rispetto ai 2,83
accertati nel 2008 deriva dal previsto rientro in tesoreria unica delle disponibilità
statali assegnate allAteneo (art. 77-quater, decreto legge 112/2008, convertito
dalla legge 133/2008) che opera a partire dal 1 gennaio 2009 e farà confluire i
trasferimenti ministeriali in un conto infruttifero presso la Banca dItalia. Gli
interessi maturati nel consuntivo 2005, ultimo anno prima dell'uscita dalla Tesoreria
Unica, ammontavano a circa 285 mila euro; è tuttavia prevedibile un periodo di
transizione che consentirà la maturazione di ulteriori interessi;
- Altre
entrate: per tutte le altre voci di entrata è stato considerato come riferimento
limporto accertato nel 2007 oppure al 13 ottobre 2008 se di importo superiore.
I risultati delle stime sono rappresentati in modo analitico nei prospetti allegati.
Stima delle spese
I criteri generali utilizzati per la stima delle spese sono stati i seguenti:
- dotazione
per la didattica: importo deliberato dal Consiglio di Amministrazione del 27 maggio 2008,
che costituisce un impegno verso le Facoltà;
- borse di
dottorato di ricerca: è stato previsto un incremento complessivo di spesa in relazione
allaumento dellimporto lordo annuo di ogni borsa, disposto dal D.M. 18 giugno
2008 e di quanto deliberato dal Consiglio di Amministrazione del 22 luglio 2008 in merito
al XXIV ciclo a.a. 2008/2009. La delibera prevede:
Il Consiglio di Amministrazione dispone che (omissis) ... siano individuate
(in sede di previsione di bilancio per il prossimo esercizio) idonee modalità per
assicurare, sotto il profilo finanziario, che anche per lanno 2009 si possa
confermare il numero di 289 borse da ripartire alle Scuole di Dottorato;
- indennità
di funzione e gettoni di presenza: limporto previsto rappresenta la spesa del 2007
ridotta del 30% come disposto dallart. 61 comma 1 del D.L. 112/08;
- personale
docente, ricercatore e tecnico amministrativo: la stima è approssimativa in quanto gli
uffici non dispongono ancora dei dati relativi al turnover e non ci sono certezze
normative sullabolizione del periodo fuori ruolo.
La stima per docenti e ricercatori tiene conto:
- dellaumento
stipendiale 2009 nella misura del tasso di inflazione programmato pari all1,5%;
- delle
probabili assunzioni 2008 derivanti dalle prime 3 tornate 2008 e precedenti (sono invece
esclusi i punti di budget resi disponibili e non utilizzati dalle Facoltà nonché quelli
derivanti dal 25% delle cessazioni 2006/07 e non sono state imputate assunzioni sul 2009);
- delle
cessazioni per raggiunti limiti di età sia per il 2008 che per il 2009 considerando
vigente labolizione del periodo fuori ruolo;
- delle
cessazioni per motivi diversi dai limiti detà stimate in 67 unità per il 2009.
La stima per il personale tecnico amministrativo, in cui non sono compresi i dirigenti di
ruolo, tiene conto:
- dellaumento
stipendiale 2009 nella misura del tasso di inflazione programmato pari all1,5%;
- del
personale in servizio a settembre 2008 integrato con le 60 assunzioni derivanti dal nuovo
protocollo di stabilizzazione (non considera ulteriori possibili assunzioni relative
allultimo trimestre 2008 e allanno 2009);
- delle
cessazioni per raggiunti limiti di età.
Inoltre è stata prevista per la decentrata una quota di 8,29 milioni di euro pari
allimporto certificato dai Revisori per il 2004 incrementato di 0,44 mila euro per
gli incrementi fissi previsti dal CCNL quadriennio normativo 2006-2009 e biennio economico
2006-2007, sottoscritto il 16 ottobre 2008, ridotto del 10% per effetto di quanto disposto
dallart. 67 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112 convertito dalla legge 6 agosto 2008,
n.133.
In forza della manovra di giugno, sono stimabili restituzioni al bilancio dello Stato in
2,19 milioni di euro, di cui 0,92 milioni di euro relativi alla decurtazione del 10%
dellimporto 2004 per la decentrata (art. 67, comma 6), 0,78 milioni di euro a titolo
di differimento della progressione triennale (art. 69, comma 5) e 0,49 milioni di euro
relativi alla riduzione di spesa per organi collegiali e altri organismi (art. 61, commi 1
e 17).
Non sono stati ancora stimati i versamenti relativi allart. 61, commi 5-6 (riduzioni
di spesa per relazioni pubbliche, mostre, di rappresentanza e sponsorizzazioni), comma 8
(quota di retribuzione accessoria per progettazione di opere pubbliche) e allart. 46
bis (revisione dei distacchi, delle aspettative e dei permessi sindacali).
Infine, per quanto riguarda le spese di funzionamento, si segnala che per gli affitti e le
imposte e tasse si è considerato un incremento del 3,3% sullo stanziamento iniziale 2008,
pari al tasso di inflazione stimato per il 2009 (si tratta di una stima di massima, che
dovrà essere verificata in corso danno).
Per le utenze la stima di massima di 20,69 milioni di euro considera laumento dei
costi della materia prima e lincremento di circa 22 mila metri quadrati degli spazi
occupati dallAteneo.
Per tutte le altre voci si è assunto come vincolo di riferimento lo stanziamento iniziale
assegnato nel 2008 o quanto già disposto relativamente al 2009 dal Consiglio di
Amministrazione.
Gli elementi di politica finanziaria sono descritti nella relazione tecnica allegata.
I risultati delle stime sono rappresentati in modo analitico nei prospetti allegati.
La presentazione allegata prefigura la compatibilità finanziaria per il prossimo
esercizio finanziario attraverso linee guida per le entrate, le spese, il sostegno degli
investimenti e il pareggio di bilancio.
Proposta
Per recuperare la differenza tra entrate e spese stimata pari a 34,42 milioni di euro
e raggiungere quindi il pareggio nel bilancio di previsione, si propongono i seguenti
interventi:
- riconduzione
delle previsioni di spesa alle assegnazioni 2008, ridotte in via tendenziale del 10% (ad
eccezione delle spese per il personale, per le utenze, per le borse di dottorato di
ricerca e degli stanziamenti già deliberati per il 2009 dal Consiglio di Amministrazione
come ad esempio la dotazione di Facoltà per la didattica);
- riduzione
della previsione di spesa di 2,3 ml di euro per le borse di dottorato di ricerca,
garantendone la copertura con il riporto nel 2009 della prenotazione 2008 relativa ai
progetti PRIN 2008, a fronte della mancata emissione del bando 2008;
- riduzione
di 0,5 ml di euro della previsione del fondo di riserva;
- utilizzo
dellavanzo libero presunto 21,02 ml di euro, stimabile dal consuntivo 2008.
Si propone di prevedere un collegamento tra Piano Strategico e bilancio di previsione 2009
utilizzando la programmazione delle strutture (ad esempio per lAmministrazione
Centrale e i Poli gli obiettivi dirigenziali): molti degli obiettivi delle strutture sono
riconducibili alle linee di azione del Piano Strategico ed è quindi possibile pervenire
ad una quantificazione delle risorse finanziarie necessarie alla loro realizzazione.
Il nuovo applicativo Alma budget per la predisposizione del Bilancio di
Previsione 2009 contempla la possibilità di associare le richieste di spesa al Piano
Strategico e di indicare lobiettivo della struttura.
Le risorse finanziarie potranno essere correlate a obiettivi riconducibili alle linee di
azione del Piano Strategico, costituendo un elemento a supporto della formulazione del
Bilancio di Previsione 2009.
A completamento di tale informativa e nel caso di obiettivi non collegati al Piano
Strategico relativi ad attività istituzionali e gestionali di tipo continuativo la
valutazione di priorità della programmazione potrebbe avvenire in base alla coerenza
degli stessi rispetto al Documento sugli interventi di riequilibrio finanziario (Consiglio
di Amministrazione del 20 giugno 2007) e più
in generale in funzione del loro contributo al contenimento della spesa/aumento dei
finanziamenti, al miglioramento dellefficienza nellutilizzo delle risorse,
alla razionalizzazione, semplificazione e aggregazione delle attività e delle strutture.
Anche in questo caso lapplicativo Alma budget dispone di apposito campo
descrittivo in cui il responsabile della struttura potrà evidenziare la concorrenza
dellobiettivo di Ateneo al raggiungimento di tali finalità.
Si propone pertanto di procedere alle eventuali rimodulazioni rese necessarie dalla
riduzione del 10% dellassegnazione rispetto alla previsione iniziale 2008 in
funzione delle priorità sopra descritte.
La Giunta di Ateneo nella seduta del 20 ottobre 2008:
preso
atto della relazione dellUfficio in merito alle linee programmatiche per la gestione
finanziaria dellUniversità, in attuazione degli obiettivi strategici 2007-2009,
degli interventi per il riequilibrio finanziario e delle risorse stimabili;
- preso
atto della documentazione allegata di cui ai punti 1, 2, 3, 4;
- preso
atto che il tema in esame sarà nuovamente sottoposto alla Giunta di Ateneo, anche a
seguito dellespressione di parere da parte della Commissione Bilancio e
Programmazione;
ha apportato alcune modifiche alla rappresentazione dei dati, che sono già state recepite
nei documenti allegati.
La Commissione Bilancio e Programmazione nella seduta del 21 ottobre 2008
ha espresso apprezzamento per la chiarezza del documento, organizzato in macroaree
Ricerca, Didattica e Servizi agli studenti, Multicampus e Organizzazione -
che permettono agli Organi Accademici, fermo restando lequilibrio di bilancio, di
effettuare scelte politiche alternative e di differenziare, allinterno di ciascuna
macroarea, la riduzione del 10% delle spese.
La Commissione ha confermato di assumere le misure previste dal documento sul riequilibrio
finanziario e gli obiettivi strategici come principali parametri di riferimento per
programmare una significativa riduzione della spesa anche in chiave di efficienza,
efficacia e promozione della qualità al fine di garantire, in presenza di nuovi bisogni,
il contenimento complessivo per macroarea.
La Commissione ha suggerito di esplicitare la connessione tra gli effetti
dellattuazione delle misure di riequilibrio e le poste di bilancio, in termini di
minori spese e di maggiori entrate, in particolare di quelle dirette a promuovere la
valorizzazione delle attività e dei risultati rispetto allassegnazione di risorse
incrementali.
La Commissione ha proposto di procedere, attraverso percorsi e tempi definiti, alle
aggregazioni delle strutture di servizio, nelle diverse sedi territoriali, di verificare e
rinegoziare i rapporti con le strutture partecipate dallAteneo, di valutare le
proposte di bilancio rispetto ai benefici finanziari attesi secondo le stime pluriennali
del documento per gli interventi di riequilibrio finanziario.
Il Collegio dei Direttori di Dipartimento
nella seduta del 30 ottobre 2008 a conclusione del dibattito:
- ha
lamentato la ristrettezza dei tempi - come per altro e purtroppo è già avvenuto anche in
passato - coi quali si è dovuto procedere all'esame del documento proposto; ed ha
lamentato altresì la mancanza di un piano triennale di "Linee Guida" che
avrebbe consentito una visione più completa e più realistica dei problemi di bilancio e
una conseguente programmazione più responsabile;
- ha
chiesto un chiarimento rispetto alla dizione "non sono state previste assunzioni nel
2009" (slide n. 10; a questo proposito si chiede altresì un chiarimento circa la
validità della durata delle idoneità);
- ha
proposto infine:
1. che il taglio
alla voce Ricerca venga contenuto nella misura del 5% (e non del 10%), come segnale di
attenzione nei confronti di un settore particolarmente qualificante, nei confronti del
quale l'Ateneo ha indirizzato diverse scelte strategiche (si pensi solo alle Peer Review);
2. che - in
considerazione del blocco dei concorsi - all'interno dei fondi per la Ricerca siano
previste borse di studio e/o posti di Ricercatore a tempo determinato;
3. che il
capitolo relativo all'acquisizione delle risorse bibliotecarie elettroniche di
interesse interdisciplinare venga potenziato affinché le relative spese non gravino
prevalentemente sui Dipartimenti."
Il materiale è stato inviato al Comitato di
Coordinamento dei Poli della Romagna (28 ottobre 2008) e alle Rappresentanze Sindacali
Unitarie (30 ottobre 2008). |
|
|
Ateneo di Bologna: avviato il procedimento per la
nomina di un nuovo Direttore Amministrativo.
Il Rettore, che scade l'anno prossimo, oltre a selezionare la Commissione, ne
farà parte come membro interno. Inoltre potrà concorrervi anche il personale interno.
|
|
LUCIANI: un pastrocchio ..., ma approvato dal Consiglio di Amministrazione. Nella
chiesa cattolica il Vescovo viene sempre da fuori Diocesi, e questo è il solo
modo di garantire discontinuità.
La cosa è vitale per Bologna, dopo la crisi del bilancio dello scorso
anno a cui il Rettore non è estraneo, per le passate scelte in campo didattico e per
il crollo degli studenti.
Per questo non va bene, doppiamente, che il Rettore uscente stia in
Commissione per la selezione. |
L'attuale Direttore scade a dicembre del 2009. Il nuovo Direttore verrebbe nominato il 1
ottobre per la durata di 5 anni, con l'intesa che il "Fuori Ruolo" di 2 mesi
(per così dire) al Direttore attuale dovrebbe permettere una adeguata trasmissione delle
competenze e conoscenze a quello nuovo. Questo mi sembra criterio saggio.
La Commissione di selezione sarà "di pertinenza del Rettore, il
quale si avvarrà di esperti nazionali e, se del caso, internazionali. E' inoltre
importante prevedere, dice la delibera, la partecipazione del Rettore
stesso, nella funzione di membro interno."
Al riguardo, il Consiglio di Amministrazione è stato investito più volte
sulla questione del rinnovo, e mai si è capito il perchè di tanta tribolazione. Un
aspetto che rileva è l'idea di permettere anche al personale interno di concorrere per la
nomina.
Se è consentita una opinione personale, la chiesa cattolica è emblematica
per l'efficienza delle nomine: e qui il Vescovo viene sempre da fuori Diocesi. E' quanto
serve per un salto di discontinuità anche nel nostro Ateneo, anzi è
assolutamente necessario. E qui la mente corre alla "crisi del bilancio" dello
scorso anno, legato ad una straordinaria mala amministrazione, consistente nel fatto che,
a suo tempo, non sono stati opposti tempestivamente i limiti di bilancio all'eccesso di
lauree, di insegnamenti e di personale esterno a contratto. Il bilancio tocca
l'amministrazione, la didattica tocca il Rettore.
Per questo, che il Rettore uscente stia in Commissione non va bene. Per
me, può anche essere lui a scegliere il Direttore (diciamo pure, senza attendere il
successore), purchè tra una terna proposta da una Commissione "terza". Di
"membri interni" ne abbiamo già avuti abbastanza nelle
commissioni di concorso per professore universitario. NL |
| Delibera del CdA del
30 09 2008 (verbale non ancora approvato).
AVVICENDAMENTO DEL DIRETTORE AMMINISTRATIVO. PROPOSTA
DEFINITIVA DEL JOB PROFILE
Il Presidente-Rettore ricorda a tutti i consiglieri
la configurazione del profilo da ricercare per il nuovo Direttore Amministrativo emersa
dal dibattito avvenuto nella seduta del 16 settembre scorso. Per precisione richiama il
riepilogo formulato al termine della discussione, opportunamente elaborato per
l'inserimento nel bando.
Innanzitutto nel bando dovrà essere richiamato il fatto che il
Direttore Amministrativo è una figura i cui compiti sono definiti sia dallo Statuto, sia
da norme di legge o di contratto, sia dal Piano Strategico di Ateneo.
Al fine di illustrare ai possibili candidati, sia pure in via generale, le
principali responsabilità e prerogative della posizione, si fa riferimento alla seguente
sintesi:
- generale attività di indirizzo, direzione e controllo per il personale T.A. ;
- attuazione dei piani, programmi e direttive generali definiti dagli OO.AA., con
particolare riferimento al Piano Strategico di Ateneo, al quale dovranno conformarsi, per
le parti di competenza, gli obiettivi annuali dirigenziali opportunamente integrati;
- collaborazione per l.individuazione delle risorse umane, finanziarie e
materiali da assegnare agli uffici e ai servizi di Ateneo;
- consulenza di tipo tecnico-amministrativo alle strutture didattiche,
scientifiche e di servizio ed espressione di pareri agli Organi Accademici circa
l'assegnazione di risorse alle stesse strutture;
- formulazione di proposte ed espressione di pareri al Consiglio di
Amministrazione circa l'attribuzione e la revoca di funzioni dirigenziali o assimilate
nonché circa le strategie gestionali coerenti con il rispetto delle norme e con i piani
di sviluppo dell.Ente;
- indirizzo, coordinamento e controllo dell'attività dei dirigenti degli
uffici e dei servizi centrali anche con potere sostitutivo in caso di inerzia di questi;
- adozione degli atti relativi all'organizzazione degli uffici e dei servizi
centrali nel rispetto delle strategie gestionali e degli obiettivi fissati dagli OOAA;
- collaborazione con i dirigenti delle strutture didattiche (Presidi e
Presidenti di Scuole) scientifiche (Direttori di Dipartimento e di Centri di Ricerca) e di
servizio (Direttori accademici e non) per una gestione ottimale delle risorse umane,
promuovendo una costante azione di coordinamento;
- esercizio della potestà disciplinare sul personale tecnico-amministrativo;
- adozione degli atti e dei provvedimenti amministrativi di competenza.
L'assunzione delle responsabilità derivanti dall'insieme delle norme e dei
Contratti Collettivi di Lavoro comporta che la persona da ricercare abbia competenze e
capacità riassumibili come segue:
COMPETENZE
- esperienza nella gestione di organizzazioni complesse e nella gestione e
soluzione dei conflitti, con particolare riferimento alla capacità di cogliere a tale
proposito le peculiarità di un'organizzazione che produce conoscenza;
- conoscenza approfondita del contesto europeo dell'Higher Education con
particolare riferimento all'ambito del knowledge transfer (cosìddetta terza missione.);
- conoscenza dei sistemi informativi;
- competenze relative alla gestione dei contratti;
- competenze relative alla gestione della contabilità;
- competenze relative alla gestione degli appalti;
- ottima conoscenza dei sistemi di finanziamento delle università ivi
comprese le forme di fund-raising;
- competenza in materia di contratti di lavoro e di relazioni sindacali;
- piena expertise sulla legislazione del settore.
CAPACITA
- visione d'insieme:
- autorevolezza e leadership;
- negoziazione e partnership;
- propensione all'innovazione;
- capacità di promuovere processi di gestione del cambiamento;
- capacità di gestione delle risorse umane e sviluppo del personale;
- capacità di lavoro di gruppo;
- capacità di problem solving;
- gestione dello stress.
E' indispensabile altresì una buona conoscenza della lingua inglese e
un'anzianità in ruoli apicali di almeno 10 anni.
Per quanto concerne la tempistica del bando, è emerso nella seduta scorsa
che, per tener conto delle precedenti decisioni in ordine alla concertazione tra il
Rettore in carica e il Rettore eletto, è opportuno adottare il seguente calendario:
- emanazione dell'avviso di selezione entro il mese di novembre 2008. Propone
che la pubblicazione avvenga integralmente sul Portale dell'Ateneo con inserzione di
trafiletto su Il Sole 24 Ore, Il Corriere della Sera, La Repubblica, The Economist, per
informare i Dirigenti che lavorano nelle istituzioni internazionali;
- selezione entro il mese di aprile/maggio 2009 con individuazione di una
rosa di candidati;
- consultazione con il Rettore che entrerà in carica dal 1 novembre 2009,
non appena possibile;
- presentazione della proposta in Consiglio di Amministrazione entro il mese
di luglio 2009;
- data di decorrenza dell'incarico dal 1 ottobre 2009.
Per quanto concerne la nomina della Commissione di selezione, essa è di
pertinenza del Rettore il quale si avvarrà di esperti nazionali e, se del caso,
internazionali. E' inoltre importante prevedere la partecipazione del Rettore
stesso, nella funzione di membro interno. |
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Ateneo
di Bologna: SENATO ACCADEMICO
Dato il "via" a numerosi
corsi di laurea in base al D.M. 270.
Il Convegno di Andrea Cammelli
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DUBBI SULLA EFFICACIA ECONOMICA DELLA SUA APPLICAZIONE
perchè non c'è nessun collegamento col "PIANO STRATEGICO"
(e che finisce per essere qualcosa che continua a girare a vanvera).
A mio avviso,
sotto il profilo dei costi che andranno a bilancio, l'Amministrazione avrebbe dovuto
fornire al Senato, ai fini dell'approvazione degli insegnamenti:
1) l'indicazione del numero prevedibile di esami per materia
(così da ammettere quelli rientranti in un determinato intervallo, da un minimo a un
massimo;
2) l'indicazione se l'insegnamento sarà coperto con docenti di ruolo o
per contratto;
3) la giustificazione delle materie frammentate, ossia con numero di
ore inferiore alla norma (60 ore).
Il caso di Ingegneria di Bologna
In attuazione della riforma delle
lauree, di cui al DM 270, il Senato ha approvato, per il 2008/09, i corsi di laurea
delle seguenti Facoltà : Agraria, Architettura, Economia di Forlì, Economia di Rimini,
Farmacia, Ingegneria, Seconda Facoltà di Ingegneria, Medicina Veterinaria, Psicologia,
Scienze MM.FF.NN., Scienze Politiche, Scienze Politiche "R. Ruffilli", Scienze
Statistiche, Scuola Superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori.
E' diffusa l'opinione che l'attuazione della riforma sia stata approvata
senza la necessaria riflessione, sotto il profilo economico e finanziario. Questo rilievo
si collega alla crisi del bilancio dello scorso anno, e dunque alla impreparazione
dell'Amministrazione dell'Ateneo, nel fare un vero piano strategico, che indichi i
parametri (non indicazioni morali di comportamento) di riferimento comune, perchè le
nuove scelte didattiche siano coerenti col quadro globale degli obiettivi e vincoli di
bilancio, nel rispetto dell'autonomia delle Facoltà.
Già si è rilevato in precedente nota che, in attuazione della precedente
riforma, gli insegnamenti erano passati, nell'Ateneo di Bologna nel complesso, da n.
14.124 nel 2000 (vecchio ordinamento) a n. 25.946 nel 2006 (nuovo ordinamento DM
509/1999). Questo aveva determinato il raddoppio dell'assunzione di docenti (professori a
contratto 3500 circa, oltre a quelli di ruolo, di numero grosso modo uguale), e del
fabbisogno di aule, ma anche la dequalificazione delle lauree (insegnamenti con conoscenze
un pò di tutto, ma poco in profondità, ed aggravio inutile di esami per gli studenti).
Per quanto riguarda la nuova riforma, il DM 270 vuole 20 esami in totale per
corso di laurea. Ma ahimè, non dice "esami" tout court, ma "esami o
verifiche", e questo ha aperto uno spazio a nuove smagliature (es. a verifiche
composte di più "esami").
Al momento non disponiamo di un quadro globale dell'Ateneo, ma solo della
Facoltà di Ingegneria. Qui il numero delle lauree rimarrà, grosso modo, come prima.
Invece, per quanto riguarda il numero degli insegnamenti (al netto dei
Laboratori), si passerà da 1054 (del DM 509) a 795 del DM 270. Ma rimangono troppi. In un
recente Consiglio di Facoltà c'è stata una severa denuncia
Questo è una modifica economica importante, sotto il profilo dei prevedibili
costi (ossia per la necessità di docenti e di aule). Mancano, invece, elementi importanti
per capire a fondo come andrà a finire sul bilancio. Qualche elemento ?
a) un insegnamento andrebbe attuato in base al numero degli studenti
iscritti: non meno di x (ad eccezione delle lauree di rilevanza strategica nazionale, come
la laurea di ingegneria elettrica), ma non superiore a y. In questo secondo caso sarebbe
necessario lo sdoppiamento;
b) l'insegnamento andrebbe coperto, in linea di principio, con un
professore di ruolo. Se non è possibile, la cosa va segnalata;
c) il vincolo dei 20 esami per laurea triennale (e dei 12 per laurea
magistrale) è un invito giuridico e morale all'accorpamento degli insegnamenti. Nella
Facoltà di Ingegneria rimarranno 176 insegnamenti con 30 ore (e anche meno), in luogo
delle ore 60 o più (che è la norma). Penso che la cosa dovrebbe essere motivata al
Senato. NL |
|
IL CONVEGNO DI ANDREA
CAMMELLI
(29 maggio 2008 all'Università di Modena)
"La riforma permanente fra realtà e
percezioni"
(stralcio delle conclusioni*)
La stampa nazionale ha dato rilievo
a questo convegno che è un consuntivo relativo al passato ordinamento ex-DM 509, ma l'ha
fatto in modo da fare intendere che il nuovo DM 270 sarà la stessa cosa, e dunque motivo
per invocare il ritorno alle lauree di 4 e 5 anni. Ad es.:
- il Corriere della Sera, 9 giugno 2008, titolava sul convegno di A. Cammelli
del 29 maggio: "Laurea breve bocciata: ora serve la riforma",
"appello al ministro: è un liceo".
- A. Monti su "Il Sole-24ORE" del 9.6.08 titolava "Una riforma
ambigua" (il 270) che ignora gli studenti", e dentro l'articolo: "così gli
studenti saranno costretti a seguire gli stessi insegnamenti (del 509), anche se
formalmente non conteggiati o nascosti in esami plurimi". NL |
Andrea Cammelli,
Caratteristiche e performance dei laureati 2007
"Revisioni, modifiche in corso dopera, riforme delle riforme,
aggiornamenti e correzioni di rotta proseguono alacremente nel cantiere sempre aperto
delle riforme universitarie. Questa attività impegna la parte più sensibile e
interessata del mondo universitario, delle imprese e della società civile, mentre nel
Paese prevale lindifferenza o il disorientamento dei cittadini che, spesso, ne hanno
sentore solo per sentito dire. Dopo gli squilibri dovuti, fra laltro,
allaccelerazione impressa al processo riformatore fin dal suo avvio, quando nel 1999
la Dichiarazione di Bologna aveva ipotizzato un arco di tempo decennale per
laffermarsi dello Spazio Europeo dellIstruzione Superiore , aggiustamenti e
migliorie non sono mancati, assieme a qualche ripensamento e ad alcuni ritorni al passato.
In questo contesto è comprensibile come ogni tentativo di seria verifica "misurando
il misurabile e rendendo misurabile ciò che non lo è", come sosteneva Galileo
Galilei, diventi arduo, spesso frustrante, e finisca per confermare in chi ne diffida che
"ciò che veramente conta non può essere contato" , rafforzando così in
tanti la convinzione del primato assoluto della discrezionalità.
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Alcune considerazioni conclusive
E stata analizzata, inizialmente, la qualità del capitale umano
complessivamente formatosi nelle università nel 2007, indipendentemente dalle sue diverse
componenti (laureati del vecchio ordinamento, di primo livello, specialistici,
specialistici a ciclo unico). Il quadro dinsieme mostra consistenti miglioramenti
(in parte attesi, come la riduzione delletà alla laurea, per esempio)
nellintervallo 2001-2007 ed anche fra i due anni più recenti.
Successivamente lattenzione è stata concentrata sulla popolazione in
via di stabilizzazione (quella dei laureati di primo livello che abbiamo definito
"puri"), la sola che consente valutazioni in grado di accertare lo stato
davanzamento reale della Riforma. La presentazione dei risultati ha tenuto conto di
un duplice punto di riferimento: quello delle caratteristiche e delle performance dei
laureati allavvio della riforma ed il confronto con quelle analoghe dellanno
passato. Il raffronto fra 2001 e 2007 mostra risultati di gran lunga migliorativi di
quelli del bilancio complessivo esaminati poco sopra. Il raffronto con lanno
precedente comera previsto, dato il processo di stabilizzazione della |
popolazione osservata è
contrassegnato, invece, dal ridimensionamento di quei valori che pure rimangono attestati
su livelli complessivamente confortanti.
Il Rapporto contiene ulteriori approfondimenti sui laureati specialistici e su quelli a
ciclo unico, così come su altri aspetti importanti degli studi universitari, ai quali si
rinvia.
In merito ai laureati di primo livello "puri" sembrano opportune
alcune sottolineature. La tendenziale crescita delletà alla laurea era, nel
contesto di stabilizzazione di cui si è detto, prevedibile. In ogni caso il suo
incremento fra il 2006 e il 2007 è stato piuttosto contenuto (da 24,2 a 24,5 anni), e
letà alla laurea si mantiene ben lontana dai 28 anni che hanno caratterizzato a
lungo i laureati italiani fino alla vigilia della riforma. A questo si aggiunga la
tendenza a crescere delletà allimmatricolazione.
La regolarità negli studi, la capacità cioè di completare il percorso formativo nei
tempi previsti dagli ordinamenti, seppure ridottasi rispetto a quella registrata
lanno precedente (erano risultati regolari 49,2 laureati su cento), continua a
riguardare quasi il 45 per cento dei neo-laureati: un valore ben superiore al 9-10 per
cento che caratterizzava il complesso dei laureati negli anni immediatamente precedenti
lavvio della riforma.
La frequenza alle lezioni rimane su valori elevati (molto più elevati di quanto
registrato fra i laureati pre-riforma): 70 laureati "puri" su cento hanno
dichiarato di avere frequentato regolarmente più del 75 per cento degli insegnamenti
previsti.
È evidente che il positivo affacciarsi alluniversità di giovani e di adulti
provenienti da fasce di popolazione meno favorite, associato ad unassidua frequenza
alle lezioni, sottolineano lurgenza di provvedere con il potenziamento di servizi di
Diritto allo Studio adeguati alla nuova domanda di formazione, a cominciare da una
politica per gli alloggi. Lapprofondimento effettuato sulle condizioni di vita e di
studio dei giovani laureati è al riguardo eloquente.
Lo studio allestero mostra per il secondo anno consecutivo timidi segni di ripresa
(anche se risulta assai più praticato fra i laureati specialistici), ma la flessione
avvenuta con lavvio della riforma rischia di escludere da questa importante
esperienza fasce consistenti di giovani, particolarmente fra quelli che provengono da
ambienti familiari meno favoriti.
Tirocini e stage riconosciuti dal corso di studi, moltiplicatisi nel passaggio fra il
vecchio e il nuovo ordinamento, lievitano ulteriormente ed entrano nellesperienza
formativa di 61 laureati su cento (tre punti percentuali più dellanno passato).
Questo testimonia limpegno delle università e la collaborazione con il mondo del
lavoro. Stage e tirocini sono stati oggetto di una approfondita verifica di qualità che
ha condotto a risultati complessivamente confortanti. Non va dimenticato che
allesperienza di tirocinio/stage si associa già un più elevato tasso di
occupazione (7 punti percentuali in più fra chi ha svolto uno stage durante gli studi
rispetto a chi non vanta unesperienza analoga, secondo lultima indagine
AlmaLaurea).
La valutazione ampiamente positiva dellesperienza universitaria portata a termine
permane su valori elevati nellopinione dei laureati. Si dichiarano decisamente
soddisfatti del corso di studio concluso 35 laureati su cento (ed altri 52 esprimono una
soddisfazione più moderata). Lapprezzamento per i docenti, seppure in aumento,
registra valutazioni più critiche. Un quinto dei laureati è rimasto decisamente
soddisfatto ed altri 65 su cento lo sono in misura più contenuta. La piena sostenibilità
del carico di studio degli insegnamenti è confermata dal 30 per cento dei laureati; per
altri 57 la sostenibilità è comunque riconosciuta, seppure non pienamente.
In questo quadro complessivamente incoraggiante resta linterrogativo sulla
compiutezza dellimpianto riformatore e sulla capacità di piena valorizzazione del
capitale umano fornito dalle università da parte del sistema paese. Linterrogativo
nasce dallampiezza della domanda di ulteriore formazione manifestata non solo
dall80 per cento dei laureati "puri" di primo livello (65 per cento,
cinque punti meno dellanno precedente, verso la laurea specialistica) e dal 74 per
cento dei laureati specialistici a ciclo unico, ma anche dal 43 per cento dei laureati
magistrali. Si tratta di un dato sul quale riflettere anche per scongiurare il rischio che
si affermi un sistema caratterizzato da unulteriore dilatazione dei tempi di
formazione per raggiungere le mète e gli obiettivi formativi più ambìti e più
competitivi che resterebbero così, in assenza di una diversa politica del diritto allo
studio, alla portata dei soli che possono permetterselo.
Alcuni osservatori hanno sostenuto che la riforma non viene apprezzata dal mercato e che
si assiste al drastico peggioramento non solo delle prospettive di occupazione dei
laureati di primo livello rispetto a quelli del vecchio ordinamento, ma che per i primi
peggiorano perfino la stabilità, la retribuzione e la qualità del lavoro. Il precedente
Rapporto AlmaLaurea ha dimostrato chiaramente linfondatezza di queste tesi,
evidenziando che quei risultati sono dovuti alla prosecuzione degli studi, verso la laurea
specialistica, di una quota rilevante di laureati di primo livello. Una parte dei quali
tenta di raggiungere lobiettivo, magari per la necessità di mantenersi agli studi,
coniugando studio e lavoro; unattività lavorativa che così specificata è
ovviamente meno stabile, meno retribuita, di minore qualità. Anzi a parità di
condizioni, come sè visto, i laureati triennali guadagnano di più."Fonte: http://www.almalaurea.it/info/convegni/modena2008/,
Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea |
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