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Un tentativo di risposta agli studenti INDIGNADOS della infinita crisi bancaria.
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UNIVERSITAS  News

Foglio on line sull'università, con  Forum di politica generale aperto a tutti.
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7- Tel  347 9470152 - nino.luciani@libero.it

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NINO LUCIANI, Direttore responsabile

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 Nino Luciani

Comité de Patronage: Francesco Bonsignori, Alfredo De Paz, Elena Ferracini,  Dario Fertilio,
Enrico Lorenzini, Nino Luciani,  Bruno Lunelli, Marco Merafina,  Franco Sandrolini

  PAESI VISITATORI  nel 2010: Italy, United States, United Kingdom, Germany, France, Netherlands, Ukraine, Poland, Russian Federation, Belgium, Canada, Switzerland, Greece, China, Finland, Denmark, Morocco, Spain, Israel, Sweden, Luxembourg, Romania, Australia, Costa Rica, Latvia, Turkey, Brazil, Malta, Austria, Moldova, Republic of Korea, Republic of South Africa, Malaysia, Bulgaria, Slovenia, Tunisia, United Arab Emirates, San Marino, Czech Republic, Egypt, India, Netherlands Antilles, Indonesia, Slovakia, Hong Kong, Croatia, Georgia, Senegal, Vietnam, Brunei Darussalam, Japan, Colombia, Macedonia, Mexico, Peru, Ireland, Aruba, Uruguay, Albania, Belarus, Philippines, Algeria, Portugal, Lithuania, Cote D'Ivoire, Hungary, Europe, Kuwait, Norway, Bolivia, Pakistan, Chile, Togo, Venezuela, Kenya, Panama, Iran, Islamic Republic of, Estonia, Argentina, Satellite Provider, Bahrain, Lebanon

Edizione di febbraio   2012 - For translation in english, click on: http://translate.google.it/

Laurea ad honorem al Presidente Napoletano. Sì per il suo grande capolavoro da Presidente della Repubblica. Riserve per "Laudatio" politico-ideologica del Rettore. CLICCA: Home/12 La crisi bancaria infinita. Risposte Governatore Banca d'Italia in "immaginaria" intervista INDIGNADOS. Legge bancaria del 1936, per "regole" mercato moneta. CLICCA su: Forum 1/12
Bologna. Altri casi PAM. LETTERA del prof. R. Catanzaro al Rettore, per inottemperanza delibera del Senato, e p.c. ai Senatori. Indagine dovuta Senato. CLICCA su: Articoli/12 Nuovi riconoscimenti a prof. G. Cantelli Forti: 1) Dal Rotary di Rimini, il Premio Minguzzi; 2) Dal Miur, approvato progetto umanitario (Alzheimer...). CLICCA su: Forum 3/12
Contenzioso Statuti: MIUR contro CdA elettivo, chiama a giudizio il Politecnico di Torino. Attesa Atenei se il Politecnico porrà questione di costituzionalità. CLICCA su: Rubrica/12 Bologna - Nuovo regolamento elettorale del Senato Accademico. Commento del CdA Gianni Porzi, Mala tempora currunt.  CLICCA su: Forum 4/12
Valore legale Lauree. Documento Intersindacale a difesa, dopo decisione del Governo di prendere tempo. Considerare Indagine conoscitiva del Senato in proposito. CLICCA su: Forum 2/12 Regolamento per l'abilitazione scientifica nazionale per l'accesso al ruolo dei professori universitari, a norma dell'art. 16 La legge 30 dic. 2010, n. 240. CLICCA: Stato/12

Tribunale di Perugia Sentenza n. 109/11, in data 27/1/2011, riammette il prof. Nino Luciani nel Cipur, Clicca su: Trib-Perugia

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RUBRICA Speciale - 2011


INTERSINDACALE  UNIVERSITARIA   DI BOLOGNA
CISL Università – CNU Comitato Naz.le Universitario – CoNPAss Coordinamento Naz.le Proff. Associati BO – "Docenti Preoccupati" – FLC CGIL Università di Bologna – SUN Universitas News – UIL Ricerca Università AFAM Sede, via Giacomo 20, Università di Bologna

COMUNICATO SULLA DELIBERA FINALE DELL'ATENEO DI BOLOGNA
SULLO STATUTO, DOPO I RILIEVI DEL MIUR

    Nella giornata del 7 dicembre 2011 il Consiglio di Amministrazione e il Senato Accademico si sono pronunciati sulla proposta avanzata dal Rettore in merito all’accoglimento o meno dei numerosi rilievi avanzati dal Miur al testo approvato a luglio. Alcuni di questi rilievi riprendevano le osservazioni che questa Intersindacale aveva inviato al Ministero. In particolare: - l'illegittimita' di demandare a Regolamenti alcune scelte essenziali che andrebbero invece definite all'interno dello Statuto. Si evidenziava, in questo campo, la gravissima anomalia di demandare ad un Regolamento la modifica dello Statuto, con possibilita' di vanificare ad usum principis alcuni elementi che la legge vuole salvaguardati nella presente stesura dello Statuto; - l'illegittimita', nell'elezione del SA, di annullare la scheda qualora le due preferenze esprimibili non siano una di genere maschile, una femminile: il principio della parita' di genere può e deve essere garantito tramite il meccanismo di formazione delle liste e non certo tramite l'annullamento della volonta' dell'elettore, - forti perplessita' in merito alla decisione di inibire l'accesso agli organi accademici a chi abbia ricoperto cariche sindacali nell'anno precedente alla nomina. Una norma punitiva e di dubbia costituzionalita'.

   Per contro altre osservazioni del Ministero hanno un segno regressivo, quali il velato suggerimento di eliminazione della Consulta del personale tecnico-amministrativo (il cui accoglimento avrebbe fatto venir meno l'unica possibilita' da parte del personale TA di indicare un candidato al CdA) e la richiesta di eliminare la rappresentanza del personale tecnico e amministrativo dai Consigli delle Scuole/Facolta'.

   Il Consiglio di Amministrazione e il Senato Accademico hanno approvato le proposte del Rettore, respingendo la gran parte delle osservazioni del Miur. Registriamo con soddisfazione l’eliminazione della norma di inibizione dell’accesso agli organi accademici a chi abbia ricoperto incarichi sindacali nell’ultimo anno. Ma a nostro giudizio non e' stata colta l’occasione, in un nuovo scenario politico, per ripensare alcune scelte, migliorando la trasparenza, la democrazia nell’Ateneo e la più ampia condivisione, che fin qui e' mancata.

   Si conclude il processo di approvazione del nuovo statuto dell’Universita' di Bologna. Non possiamo che ribadire quanto già scrivemmo alla fine di luglio in occasione della sua approvazione. Le scelte politiche contenute nello statuto sono state il frutto della decisione di una minoranza ristretta, mentre la gran parte della comunita' accademica non vi si riconosce, lo abbiamo dimostrato con la consultazione referendaria autogestita di fine giugno.

   In particolare, l’organo principale dell’Ateneo, il Consiglio di Amministrazione, sara' designato in modo verticistico e non eletto, e non sara' revocabile nemmeno dalla massima espressione della comunita', il Senato accademico.

   Tali scelte autoritarie e non condivise sono state giustificate con un mistificatorio riferimento all’efficienza e all’indipendenza; al contrario noi riteniamo che solo la partecipazione e la collegialita' possano garantire quella qualita' del lavoro, dei servizi, della ricerca e della didattica che e' piu' che mai necessaria in questa fase.

    La responsabilita' dell’avvio di questo processo distruttivo risiede ovviamente nel Governo nazionale, ma anche nelle incertezze delle allora opposizioni, mentre la convinta attuazione della legge, in modo persino peggiorativa rispetto al dettato originario, rimane a carico del Rettore e degli Organi Accademici.

Bologna 8 dicembre

  Nota.  In data 28 nov. 2011 il MIUR ha restituito, con osservazioni, il progetto di riforma dello Statuto Generale dell'Univ. di Bologna. A loro volta, l'Intersindacale aveva inviato al Miur proprie  "Osservazioni giuridiche, anche a seguito di propri Rferendum sulla legittimità democratica dello Statuto. Qui di seguito è pubblicato il testo integrale del Miur.

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                            Per il testo integrale della Lettera del Miur con i rilievi sullo Statuto:
                                             CLICCA su: Statuto-rilievi Miur

 

EDIZIONI  PRECEDENTI


Bologna
, In attesa del responso del MIUR (entro il 26 nov. 2011) per il nuovo Statuto


Per i Dipartimenti
 

Rettore Dionigi anticipa la riforma

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Ivano Dionigi, rettore

Le principali novità, in sintesi:

1) Istituiti 33 "nuovi" dipartimenti, in luogo dei 72  attuali
2) I docenti di ruolo sono 2950 (erano 3.392 nel 2001)
3) La composizione media di un dipartimento è di 89 membri

Breve nota. Il DPR 382/80 aveva istituito i dipartimenti, con autonomia amministrativa, come forma di decentramento all'interno degli Atenei.
  Prima c'erano gli Istituti, che si occupavano della ricerca, ma amministrativamente tutto affluiva al centro del rettorato, dove si verificavano intasamenti delle pratiche e lunghe attese.
  Con la legge Gelmini un dipartimento deve avere almeno 40 docenti di ruolo. Lo Statuto eleva a 50 il minimo, ma come si vede dalla tabella sottostante, si è andati molto più su. Nel 1980 la decisione fu di decentrare per abbassare i costi; adesso si centralizza, ma ancora per abbassare i costi.

   A cosa servono gli Uffici del Rettorato, se non dare utili indicazioni tecniche ai professori, circa le soglie o i range standard ?
  Chi ha pratica di amministrazione del dipartimento, sa che un dipartimento di 30 membri è già su una soglia complicata da gestire. La Gelmini ne vuole almeno 40, ma Dionigi va molto più in pratica. E' più realista del re.
  Questo non vuol dire che caleranno i costi. Al contrario essi aumenteranno a causa delle diseconomie di scala. Tutto sarà più lento, e il tempo costa.


DENOMINAZIONE DEI DIPARTIMENTI

NUMERO DOCENTI DI RUOLO

1

Dipartimento: ARCHITETTURA E PIANIFICAZIONE TERRITORIALE

47

2

Dipartimento: CHIMICA "CIAMICIAN"

77

3

Dipartimento: DELLE ARTI VISIVE, PERFORMATIVE E MEDIALI -

49

4

Dipartimento: FARMACIA E BIOTECNOLOGIE

121

5

Dipartimento: FILOLOGIA CLASSICA E ITALIANISTICA

68

6

Dipartimento: FILOSOFIA E DISCIPLINE DELLA COMUNICAZIONE

60

7

Dipartimento: FISICA E ASTRONOMIA

126

8

Dipartimento: INFORMATICA: SCIENZA E INGEGNERIA

74

9

Dipartimento: INGEGNERIA CIVILE, AMBIENTALE E DEI MATERIALI

105

10

Dipartimento: INGEGNERIA DELL'ENERGIA ELETTRICA E DELL'INFORMAZIONE G. MARCONI - DEI

109

11

Dipartimento: INGEGNERIA INDUSTRIALE

87

12

Dipartimento: LINGUE E LETTERATURE STRANIERE MODERNE

65

13

Dipartimento: MATEMATICA

106

14

Dipartimento: MEDICINA SPECIALISTICA, DIAGNOSTICA E

157

15

Dipartimento: PSICOLOGIA

70

16

Dipartimento: SCIENZE AGRARIE

89

17

Dipartimento: SCIENZE AZIENDALI

94

18

Dipartimento: SCIENZE BIOLOGICHE, GEOLOGICHE E AMBIENTALI

82

19

Dipartimento: SCIENZE BIOMEDICHE E NEUROMOTORIE

126

20

Dipartimento: SCIENZE DELL'EDUCAZIONE "GIOVANNI MARIA

73

21

Dipartimento: SCIENZE E TECNOLOGIE AGRO-ALIMENTARI

73

22

Dipartimento: SCIENZE E TECNOLOGIE DELLA CHIMICA INDUSTRIALE

68

23

Dipartimento: SCIENZE ECONOMICHE

99

24

Dipartimento: SCIENZE GIURIDICHE "A. CICU"

160

25

Dipartimento: SCIENZE MEDICHE E CHIRURGICHE

166

26

Dipartimento: SCIENZE MEDICHE VETERINARIE

104

27

Dipartimento: SCIENZE PER LA QUALITA' DELLA VITA

43

28

Dipartimento: SCIENZE POLITICHE E SOCIALI

93

29

Dipartimento: SCIENZE STATISTICHE "PAOLO FORTUNATI"

69

30

Dipartimento: SOCIOLOGIA E DIRITTO

67

31

Dipartimento: STORIA, ARCHEOLOGIA, GEOGRAFIA E ANTROPOLOGIA

127

32

Dipartimento: STORIE E METODI PER LA CONSERVAZIONE DEI BENI

43

33

Dipartimento: STUDI INTERDISCIPLINARI SU TRADUZIONE, LINGUE

52

Totale docenti di ruolo

2950

EDIZIONI  PRECEDENTI

Bologna. La Intersindacale Universitaria locale
ha inviato al Ministero proprie "osservazioni giuridiche",
a tutela dell'Università

.
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L'Università aveva inviato, a fine luglio, il nuovo
Statuto al MIUR, che ha tempo
"entro novembre 2011" per approvarlo


TESTO ORIGINALE DELLE "OSSERVAZIONI"

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Ivano Dionigi, rettore

Le principali illegittimità (tra le 11 segnalate):

1) L'inquadramento della Romagna è "fuori legge", soprattutto finanziariamente;
2) Violata la autonomia del Consiglio di Amministrazione, rispetto al Rettore;
3) Indefinito il sistema elettorale dei membri del  Senato (perchè rinviato ad un futuro Regolamento);
4) Indefinite le "5 aree elettorali del Senato", in luogo delle "6" attuali.
5) Parziale nei confronti degli studenti;
6) Ambiguo verso le "quote rosa" .
.

LE OSSERVAZIONI GIURIDICHE

-All’on. Sig. Ministro del
Ministero dell’Istruzione, Università, Ricerca

Oggetto: Osservazioni "giuridiche" avverso le proposte di nuovo Statuto dell’Università Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, approvate dagli OO.AA. in data 27 luglio 2011


I sottoscritti, ai fini delle presenti osservazioni tutti domiciliati in Bologna, via S. Giacomo, n. 20, presso SEDE Sindacati Universitari, Università di Bologna, sono rappresentanti delle seguenti Associazioni, costituenti l’INTERSINDACALE della UNIVERSITÀ DI BOLOGNA:
- CISL UNIVERSITÀ (MAURIZIO TURCHI)
- CNU COMITATO NAZIONALE UNIVERSITARIO (ANNA MARIA DI PIETRA)
- CONPASS COORDINAMENTO NAZ.LE PROFESSORI ASSOCIATI BO (MAURIZIO MATTEUZZI)
- DOCENTI PREOCCUPATI (SERGIO BRASINI)
- FLC CGIL UNIVERSITÀ DI BOLOGNA (SANDRA SOSTER)
- SUN UNIVERSITAS NEWS (NINO LUCIANI)
- UIL RICERCA UNIVERSITÀ AFAM (RAFFAELE PILEGGI)


   nell’interesse delle quali richiedono l’intervento d’urgenza dell’on. Sig. Ministro, quale Autorità di vigilanza, affinché egli voglia a sua volta richiedere ai competenti OO.AA. dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna le seguenti modifiche alla proposta di nuovo Statuto dell’Ateneo approvata in data 27 luglio 2011.
   Ad avviso dei sottoscritti si è infatti di fronte ad un atto statutario per certi versi illegittimo, per altri versi inopportuno, per altri versi al contempo illegittimo ed inopportuno.

In via generale
   Va opportunamente ricordato che fin dall’inizio del procedimento di modifica e di approvazione del nuovo Statuto i sottoscritti hanno chiesto che nel procedimento di formazione dell’atto e poi di approvazione venissero rispettati i generali principi di legge sul procedimento amministrativo, in particolare quelli relativi a chiarezza e trasparenza, a rispetto del principio del contraddittorio nei confronti di quanti operano nell’Ateneo bolognese ma non fanno parte degli OO.AA., di congruità dei termini assegnati per intervenire ed interloquire una volta conosciute le proposte di modifica (anche nel loro farsi); nonché quelli di motivazione delle scelte amministrative specie allorquando esse risultavano palesemente e fin dall’inizio in violazione del principio di democraticità e palesemente tali da sovvertire il disegno legislativo circa il nuovo assetto da darsi agli Organi di governo degli atenei italiani, ciò che con termine corrente si designa quale governance.
    Ogni iniziativa dei sottoscritti non ha trovato alcuna attenzione (il tutto per di più senza che fosse portata motivazione alcuna al riguardo), e di queste richieste si allega copia a far parte integrante del presente atto.

LA LETTERA DI ACCOMPAGNAMENTO

-All’on. Sig. Ministro del
Ministero dell’Istruzione, Università, Ricerca

Signor Ministro,
le ricorrenti Organizzazioni si ritengono direttamente e gravemente danneggiate dall'adozione del nuovo Statuto approvato dagli OA e trasmesso a questo Ministero, per i seguenti motivi, che enunciamo in questa lettera, e che sono illustrati sotto l’aspetto giuridico nel Documento allegato:
1) Lo Statuto è illogico e incompleto. Esso basa tutti i meccanismi elettorali su di una entità né definita né precisata, e cioè quella di "area scientifica". Si noti bene che il concetto di "area" non è definito nel testo dello Statuto, né nella legge 240 a cui esso risponde. Non si dice mai né cosa siano, né quali siano le aree. Pertanto lo Statuto stesso risulta illogico e incompleto, ed a fortiori inapplicabile;
2) Lo Statuto demanda diverse scelte essenziali ai regolamenti, ponendo gli stessi sullo stesso piano dello Statuto stesso, e di fatto sottraendo quindi le decisioni essenziali agli Organi previsti dalla Legge, demandandoli invece ad Organi e/o persone diversi da quelli propri, ciò che è contro ogni principio di giurisprudenza, ed esplicitamente contraddice il dettato della 240/10. Pertanto lo Statuto è illegittimo.
3) Lo Statuto prevede precise discriminazioni all'accesso agli Organi, inibendone l'appartenenza in particolare per il CdA e per la Consulta del personale tecnico amministrativo a chi abbia ricoperto cariche politiche o sindacali nell'anno precedente la nomina. Si ritiene che questo limite relativo alle cariche politiche e sindacali sia meramente lesivo dei diritti costituzionali, valevoli per tutti i cittadini. Esso inoltre prefigura un atteggiamento fortemente antisindacale. Pertanto lo Statuto è incostituzionale.
    Per tutte queste ragioni, le scriventi Organizzazioni si ritengono direttamente ed inequivocabilmente danneggiate dalla denegata eventualità che lo Statuto in oggetto venisse accolto in questa forma dal Ministero, e perciò a Lei si rivolgono perché non si producano danni maggiori ed ulteriori. Aggiungiamo che le scriventi Organizzazioni hanno ampiamente provato con una consultazione autogestita all'interno dei lavoratori dell'Ateneo, assai partecipata (2300 voti validi circa), che oltre il 90% del personale è assolutamente contraria alle decisioni che lo Statuto ha poi assunto, in totale dispregio delle volontà così decisamente ed inequivocabilmente manifestate.
Bologna 23 settembre 2011
F.to: INTERSINDACALE UNIVERSITARIA DI BOLOGNA

- CISL UNIVERSITÀ (MAURIZIO TURCHI)
- CNU COMITATO NAZIONALE UNIVERSITARIO (ANNA MARIA DI PIETRA)
- CONPASS COORDINAMENTO NAZ.LE PROFESSORI ASSOCIATI BO (MAURIZIO MATTEUZZI)
- DOCENTI PREOCCUPATI (SERGIO BRASINI)
- FLC CGIL UNIVERSITÀ DI BOLOGNA (SANDRA SOSTER)
- SUN UNIVERSITAS NEWS (NINO LUCIANI)
- UIL RICERCA UNIVERSITÀ AFAM (RAFFAELE PILEGGI)

   Si segnala fin da ora, in quanto è evidente la palese illegittimità commessa, che le notizie sulle proposte di modifica nonché il testo delle proposte medesime sono stati resi disponibili solo con grande ritardo rispetto al termine ultimo di approvazione e, forse anche per questo, sono stati concessi agli interessati termini brevissimi per intervenire, termini certamente non congrui specie allorquando gli interessati sono Associazioni come le sottoscritte, nelle quali la formazione della volontà richiede la consultazione con gli associati e il confronto con le altre associazioni.

    Più precisamente e valga il vero:
• la Commissione ad hoc è stata insediata alla fine di marzo 2010;
• per due volte furono promessi dal Rettore al Consiglio di Amministrazione (si noti: non alle sottoscritte Associazioni) incontri con la Commissione per un confronto che, durante la costruzione dello Statuto, sarebbe stato sicuramente molto utile: ma queste promesse non vennero mantenute;
• dopo oltre un anno di silenzio, il 17 maggio 2011 fu annunciata la fine dei lavori della Commissione e la bozza di Statuto resa nota solo al Personale dell’Ateneo. Fino a quel momento nulla trapelò perché il Rettore aveva deciso di "secretare" i lavori della Commissione anche agli Organi Accademici.
    A sanare queste illegittimità, non è stata certamente sufficiente l’audizione concessa alle sottoscritte associazioni in data 31 marzo 2011, in quanto nell’occasione è stato, dal Rettore, presentato un testo largamente incompleto, con promessa di un seguito, per cui non era possibile una conoscenza almeno di massima delle proposte, con l’effetto che il principio del contraddittorio è stato del tutto violato.
    Da ciò un ulteriore vizio di palese illegittimità, che qui si denuncia.

    A causa di questo illegittimo comportamento i sottoscritti si sono trovati costretti a sottoporre alla comunità dell’Ateneo un vero e proprio referendum, che con tutte le garanzie del caso (in particolare per quanto riguarda l’accertamento della titolarità del diritto di voto) si è svolto nei giorni 28, 29, 30 giugno 2011.
    Il referendum, che ha riguardato le proposte della speciale Commissione per lo Statuto nominata dagli OO.AA. e rese note in data 17 maggio 2011, proponeva i seguenti quattro quesiti:

    1.- Volete che i membri di tutti gli organi collegiali, compreso il Consiglio di Amministrazione, (a parte quelli determinati di diritto in base alla Legge), siano eletti democraticamente, garantendo la rappresentanza paritetica di genere e di fascia per la componente di ricercatori e docenti e la rappresentanza del personale tecnico e amm.vo ?
    2.- Volete che i Direttori di Dipartimento, i Presidi/Presidenti delle Scuole/Facoltà, e i Coordinatori dei Campus siano democraticamente eletti e non designati dal Rettore?
   3.- Volete che il Senato abbia il diritto di revocare la fiducia ai membri del Consiglio di Amministrazione da esso designati?
  4.- Volete che nell’elezione del Rettore sia garantita una più adeguata pesatura del voto del personale tecnico e amministrativo?

   Il referendum ha avuto il seguente esito:
- n.ro 2.299 partecipanti (di cui 43 voti telematici non validi e annullati), che hanno espresso il proprio voto su un totale di circa 6710 aventi diritto (somma dei PO + PA + RIC + TA + Assegnisti, aventi diritto al voto) così specificati:

- Primo quesito: n.ro 2162 (pari al 95,83% dei votanti) risposte "SI’" al quesito; n.ro 94 risposte "NO" al quesito;
- Secondo quesito: n.ro 2205 (pari al 97,74 dei votanti) risposte "SI’" al quesito; n.ro 50 risposte "NO" al quesito;
- Terzo quesito: n.ro 2128 (pari al 94,33 dei votanti) risposte "SI’" al quesito; n.ro 128 risposte "NO" al quesito;
- Quarto quesito n.ro 1863 (pari al 82,58% dei votanti) risposte "SI’" al quesito; n.ro 393 risposte "NO" al quesito.

   Nonostante una così ampia partecipazione al referendum e un risultato così chiaro e significativo contro le proposte della speciale Commissione per lo Statuto, con totale indifferenza gli OO.AA. hanno proseguito per la strada imboccata fino a giungere alla conclusione del procedimento ed approvare in data 27 luglio 2011 le proposte di modifica dello Statuto ora soggette al controllo e all’approvazione dell’on. sig. Ministro, proposte delle quali i sottoscritti chiedono il rigetto in toto.

Sempre in via generale
   Nella intera e non encomiabile vicenda ha giocato un ruolo di primo piano la volontà del Rettore in carica, prof. Ivano Dionigi, volontà alla quale si sono adeguati gli OO.AA. del tutto incuranti anche delle voci di dissenso espresse da alcuni dei componenti: pochi ma certamente di tutto rilievo visto che tra di essi vi è anche il prof. Gianni Porzi, consigliere di amministrazione designato dall’on. sig. Ministro (Intervento al CdA, Università di Bologna, 27 luglio 2011. Si vegga: Allegato D).
   Il risultato che ne è scaturito è quello di uno Statuto in cui il generale principio del bilanciamento dei poteri – e dunque della democraticità della governance di Ateneo voluta dalla legge di riforma universitaria – è stato stravolto a tutto favore del Rettore, e cioè di un organo monocratico che con il nuovo Statuto sarebbe in grado di influenzare fortemente la composizione degli altri OO.AA. (in particolare quella del Consiglio di Amministrazione) che invece dovrebbero costituirne il naturale organo di checks and balances, di controllo e contrappeso.
   Di tutto questo si dirà dettagliatamente più oltre a proposito delle scelte circa le modalità per la composizione del Consiglio di Amministrazione (scelte che ulteriormente accentrano nel Rettore il potere di governare autocraticamente l’Ateneo), ma fin da ora si vuole sottolineare quanto assurdo sia il risultato: nel solo ma lungo mandato che la legge consente al Rettore e che le proposte di Statuto bolognesi hanno assunto nella massima estensione (6 anni) il Rettore diviene in grado di portare l’Ateneo ove meglio egli preferisce senza risponderne al Corpo elettorale, né agli Organi che da quel Corpo promanano e che per l’appunto, nella volontà del legislatore, dovrebbero controllare e controbilanciare il potere monocratico di un Rettore il quale, non potendo contare in una rielezione, può essere portato ad esercitare le proprie funzioni in modo autoritario e personalistico.
   È, questo, uno dei principali vizi di legittimità e di opportunità che inficia le proposte di Statuto, sottoposte ora all’approvazione dell’on. sig. Ministro.

Nei particolari
   1. Bologna, ateneo con più sedi nella Regione Emilia Romagna. Lo Statuto, con gli art. 1 e 23, c. 1 , definisce l’Università di Bologna "un Ateneo multicampus con più sedi, in varie città della regione Emilia Romagna (Bologna, Cesena, Forli’, Ravenna, Rimini). Le sedi decentrate sono dotate di "autonomia gestionale, organizzativa e regolamentare".
L’art. 23, c. 4, stabilisce poi che l’Ateneo assegna alle sedi decentrate le "risorse necessarie al loro funzionamento", e inoltre che le sedi decentrate "possono reperire autonomamente risorse esterne."
   La previsione di un modello organizzativo del tutto difforme da quelli consentiti dalla legge di riforma è palesemente illegittima.
   E’ vero che questa tipologia è quella attuale dell’Ateneo di Bologna che, come è noto, si è sviluppato negli anni per "gemmazione" e che, per lo più, ha trovato nella normativa interna dell’ateneo una disciplina solo dopo che nel tempo si erano consolidate prassi: ma è altrettanto vero che questa tipologia organizzativa non rientra né nel modello dell’Università unica nata per "fusione", né in quello dell’Università unica nata per "federazione" previsti dall’art. 3 della legge 240.
   E’ pur vero che la legge medesima, con l’art. 1, comma 2, apre ad una terza tipologia organizzativa, per " le Università che hanno conseguito la stabilità e la sostenibilità del bilancio, nonché risultati di elevato livello nel campo della didattica e della ricerca", vale dire la possibilità di "sperimentare propri modelli funzionali e organizzativi, ivi comprese modalità di composizione e costituzione degli organi di governo e forme sostenibili di organizzazione della didattica e della ricerca su base policentrica, diverse da quelle tipiche" (art. 2 della legge).
   Ma questa tipologia è sottoposta ai criteri ministeriali "per l’ammissione alla sperimentazione e le modalità di verifica periodica dei risultati conseguiti".
Nel caso di Bologna, le proposte di Statuto fanno fin da ora riferimento a questa terza ipotesi, il che tuttavia è illegittimo in questa fase tra l’altro perché non sono ancora stati fissati i criteri ministeriali.
Non solo: nello Statuto è omessa la indicazione delle risorse, associatamente ai principi del pareggio del bilancio, di cui l’Ateneo possa disporre per raggiungere i propri obiettivi. Questa omissione rende anche impossibile ogni necessaria valutazione delle condizioni di "stabilità e la sostenibilità del bilancio", che sono il presupposto per richiedere l’applicabilità di forme di autonomia organizzativa specifiche e diverse dalle due consentite in via generale.
   Tra l’altro questa omissione è anche grave in se stessa, perché fa mancare il presupposto per valutare la capacità finanziaria di far fronte agli impegni.

   Rimangono da vagliare le prime due ipotesi. Precisamente, poichè mancano le condizioni per applicare la terza via, quella praticabile non può che essere quella federativa o quella tipica tradizionale:
  a)  se l’Ateneo si intende un ateneo federato, allora ogni sede dovrebbe avere entrate rispettive, amministrate in autonomia e con bilancio proprio, e conferire risorse al "bilancio centrale" per i bisogni comuni a tutte. Questa ipotesi non ricorre assolutamente;
   b) se l’Ateneo va inteso come un ateneo unitario, le sedi decentrate sono da ritenere articolazioni dell’ateneo unitario, secondo la tipologia tradizionale. In tale ipotesi, l’assegnazione delle risorse alle proprie strutture dovrebbe aver luogo con regole uguali per tutte. In questo senso le forme di autonomia finanziaria delle sedi, previste dallo Statuto, non sono legittimamente ammissibili, e specificamente non lo è quella di reperire risorse esterne, qualora esse non siano ricondotte al bilancio unico dell’Ateneo.

2. L’Università di Bologna, con una sede in Argentina. Stranamente le proposte di nuovo Statuto, con l’art. 34, attribuiscono all’Ateneo il potere di costituire sedi all’estero, ma omettono la indicazione della sola sede estera attualmente esistente, quella in Argentina e precisamente a Buenos Aires che esiste dal 1998.

   Si ritiene che questa omissione costituisca un fatto grave, sia per se stessa, sia perchè sottrae la sede di Buenos Aires alla rendicontazione dovuta all'Ateneo da ognuna delle sedi estere.

3) Consiglio di Amministrazione
L’art. 7 , c. 5 stabilisce che il Senato nomina "5 membri "interni" e "3 membri esterni", rispettivamente, "sulla base di una rosa di candidati, almeno doppia rispetto al numero dei membri da designare", e che le due rose siano proposte al Senato da un "Comitato di Selezione" composto da 5 membri, di cui 3 nominati dal Rettore, e che decide a maggioranza di 4/5 dei membri.
Inoltre il comma medesimo, quarto paragrafo, stabilisce che dentro la rosa dei "membri esterni", il Rettore, la Consulta del personale TA e la Consulta dei Sostenitori (intendi: finanziatori) propongono un rispettivo candidato al Senato.

  Nel sistema di checks and balances previsto dalla legge 240 per la governance degli Atenei il Consiglio di Amministrazione è certamente il più rilevante organo di controllo e di contrappeso, e per ciò stesso deve essere autonomo dall’Esecutivo (vale dire, dal Rettore e dai Pro-Rettori).
   La procedura di composizione del CdA che le proposte vogliono introdurre non soltanto è finalizzata a garantire il controllo del Rettore sul CdA, ma pone in essere una situazione di palese ed illegittimo conflitto di interessi. Cio’ è conseguente al fatto che il Senato "deve" fare una scelta solo tra nominativi scelti da un Comitato di Selezione nel quale il Rettore è maggioritario, sia pur col limite che le decisioni sono valide se prese con maggioranza qualificata, ma subito dopo mitigato dalla riserva, in ogni caso, al Rettore di proporre un proprio candidato. Infatti, la forza propositiva eccessiva del Rettore rimane, perchè, anche se mitigata dal quorum di 4/5 per la validita’ della delibera del Comitato, questa mitigazione viene poi rivista dalla suddetta deroga per gli "esterni", tutta a favore del potere del Rettore, della Consulta del personale e della Consulta dei Sostenitori.
   In particolare questa deroga appare illegittima per l’ulteriore motivo che gli "esterni" sono praticamente indistinguibili dagli "interni", se degli "interni" dell’Università (tale è il Rettore, e tali sono i membri della Consulta del personale TA) possono indicare (al Senato) dei propri prescelti. In altri termini, questa commistione di identità costituisce di per sé un conflitto di interessi.
   Lo stesso è per la Consulta dei Sostenitori "finanziatori", poiché il finanziatore è un portatore di interessi propri, potenzialmente in conflitto con l’autonomia dell’Università. L’esperienza negativa della antica legge comunale e provinciale non va dimenticata: anche in essa il ruolo del cittadino elettore per censo (e cioè in quanto contribuente e dunque principalmente preoccupato che la spesa pubblica non aumentasse e lo gravasse della richiesta di ulteriori finanziamenti) costituì una esperienza negativa in quanto subordinava ad interessi privati l’amministrazione della cosa pubblica, in particolare per la erogazione dei servizi.

4) Senato e sua autonomia deliberativa.
Conseguentemente al detto art. 7, c. 5, lettera c), il Senato "deve" scegliere i membri del CdA" , solo" dentro una lista, rigidamente fabbricata da "maggioranze esterne" al Senato (vale dire, da membri dei Comitati di Selezione suddetti, controllati largamente dal Rettore).
 Tutto questo limite non solo è lesivo del potere di scelta autonoma del Senato, ma finisce per ulteriormente rafforzare il potere accentrato nel Rettore, con ulteriore violazione di legge in relazione al più volte richiamato sistema di checks and balances sul quale nella legge 240 si impernia il rapporto tra gli OO.AA. .

5) Elezione dei membri del Senato con norma regolamentare. L’art. 6, c. 6 delle proposte stabilisce che le modalità di elezione del Senato siano demandate ad un Regolamento, senza però indicare princìpi e criteri direttivi per l’esercizio del potere regolamentare.
Questo rinvio senza limiti è illegittimo.
Infatti, si tratterebbe di regolamento con valore statutario, ma che verrà approvato senza il procedimento e la forma statutari, e quindi senza le garanzie di correttezza, trasparenza, ecc. proprie dello Statuto, in una materia determinante per il corretto funzionamento dell'organo.

6) Modifiche future dello Statuto con regolamento. L’art. 6, comma 3 lettera h) dispone che lo Statuto, approvato nelle forme previste dalla legge, possa essere modificato in base ad un regolamento, anche qui senza indicare princìpi e criteri direttivi.
 Vale perciò quanto appena rilevato: è illegittimo che lo Statuto possa essere modificato con un regolamento, avente il valore di legge o statutario, ma senza alcuna garanzia statutaria quanto a forma e procedimento.

7) Consiglio studentesco. L’art. 42, c. 5, lettera c, stabilisce che il Consiglio studentesco possa "designare la rappresentanza degli studenti nel Consiglio di Dipartimento, chiamati a votare il Direttore del dipartimento".
Si ritiene illegittimo che questo possa avere luogo senza un quorum "adeguato", che tuteli la minoranza del Consiglio Studentesco.
 
8) Omissione della indicazione delle aree scientifico-disciplinari. L’art. 6, c. 6, lettera c) e d) stabilisce, indirettamente, che l’Ateneo sia ripartito in 5 aree scientifico disciplinari.
Nello Statuto vigente, dette aree sono 6.
Mutando il numero delle aree, rispetto alla situazione preesistente, si stabilisce indirettamente che ne muti anche la composizione interna.
Ne deriva una palese illegittimità poiché viene disposta la elezione dei membri delle aree, ma senza potervi dare applicazione, anche perchè la relativa delimitazione non è rinviata ad altra norma, a meno che non si tratti ancora del rinvio ad un regolamento di cui all’ultimo paragrafo dell’art. 6, c. 6.

9) Quote rosa. L’art. 6., c. 6, ultimo paragrafo stabilisce che "gli elettori possono esprimere nella scheda elettorale uno o due voti di preferenza" , e "se due" una di esse dovrà necessariamente riguardare una candidata di genere femminile e l’altra di genere maschile, pena l’annullamento della seconda preferenza".

Si ritiene che questo sia illegittimo perchè lesivo del principio della pari opportunità. Infatti, se i votanti indicano una sola preferenza, il risultato potrebbe essere l’assenza totale di uno dei due generi.

10) Elettorato passivo limitato. L’art. 7 c. 5 stabilisce che i membri del CdA non possono ricoprire nè aver ricoperto cariche politiche o sindacali nell’anno precedente la nomina.
Lo stesso (per l’art. 12, c. 5) è per la composizione della Consulta del personale tecnico e amministrativo.
   Si ritiene che questo limite relativo alle cariche politiche e sindacali sia meramente lesivo dei diritti costituzionali, valevoli per tutti i cittadini, non avendo esse alcuna rilevanza per portare interessi economico-professionali.
  Si osserva, inoltre, che il predetto limite, essendo indicato subito di seguito alla lettera d), parrebbe valere solo per i membri esterni, e non per gli interni, nè per gli studenti. Se questa interpretazione è corretta, si ritiene che l'eccezione sia costituzionalmente illegittima. In ogni caso, si ritiene opportuno che il dubbio vada sanato in esplicito.
   Questo problema è sollevato in particolare per il fatto che, nell'Ateneo, sono in essere delle Associazioni studentesche che prestano servizi agli studenti, valendosi di risorse dell'Ateneo e che normalmente organizzano la partecipazione degli studenti alle cariche elettive studentesche universitarie, fino a riuscire a far eleggere candidati propri in CdA. Cio' considerato si ritiene illegittimo non estendere il divieto di elettorato passivo agli studenti che sono iscritti in dette associazioni.
Bologna 23 settembre 2011

F.to:INTERSINDACALE UNIVERSITARIA DI BOLOGNA:
- CISL UNIVERSITÀ (MAURIZIO TURCHI)
- CNU COMITATO NAZIONALE UNIVERSITARIO (ANNA MARIA DI PIETRA)
- CONPASS COORDINAMENTO NAZ.LE PROFESSORI ASSOCIATI BO (MAURIZIO MATTEUZZI)
- DOCENTI PREOCCUPATI (SERGIO BRASINI)
- FLC CGIL UNIVERSITÀ DI BOLOGNA (SANDRA SOSTER)
- SUN UNIVERSITAS NEWS (NINO LUCIANI)
- UIL RICERCA UNIVERSITÀ AFAM (RAFFAELE PILEGGI)

 

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Prof. Gianni Porzi

.
Ateneo di Bologna: Consiglio di Amministrazione, 6-7 giugno.
Verso il traguardo l'approvazione del  nuovo statuto


Nelle riunioni preliminari si sono delineate posizioni contrarie
al progetto, ma in un quadro di prevalente assuefazione al rettore

Gli interventi dei Consiglieri PORZI* e MALTONI**


* Rappresentante del Governo

   **Rappresentante del personale TA

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Dr.ssa Alessandra Malltoni

   Nota della redazione. Le due riunioni del CdA hanno evidenziato un dualismo tra il pensiero generale "esterno" presunto, e il pensiero "interno" che appare (meglio dire, non appare..., lo spiego dopo) nel Cda e nel Senato.
  All'esterno, si presume ci sia un ampio consenso sui concetti fondamentali della democrazia, pur se questo consenso rimane sotto la cenere, salvo per quanto constatato nell'assemblea generale del 23 maggio.
  Del resto in un ente pubblico quale è l'ateneo, la democraticità dei procedimenti, delle scelte conseguenti (insomma del modo di stesso di essere) deve essere dato per presupposto, e forse è per questo che poi, nell'agire concreto, si ha poca cura di questo principio fondamentale. 
  Negli Organi, e' stato confermato l'appiattimento dei più sull'Esecutivo, anche in questa occasione così determinante per le sorti dell'Ateneo. La ragione di fondo di questo appiattimento rimane la estrema polverizzazione (e forse anche la impreparazione sui temi costituzionali) dei Consiglieri. Ognuno rappresenta se stesso e la sua isola con la quale ha anche perso il contatto, fin dal giorno successivo a quello delle elezioni.
  La domanda inevitabile è: "ma questo rettore, che dovrebbe aver sofferto come noi per anni (dentro gli organi) la sopraffazione dei rettori suoi predecessori, e che si era proposto per una battaglia di risveglio dei valori democratici costituzionali nell'ateneo, perchè non vuole più "distinguersi" da i suoi predecessori ?
   La risposta più semplice è che chi comanda (pur se gli viene fatto credere di comandare - l'Ateneo è tradizionalmente dominato da donne) non è il rettore. Nei fatti, hanno sempre comandato i Dirigenti della Amministrazione, in rapporto diretto con i Presidi, sia pur in modo disarmonico (da parte di questi). Ciò, in qualche modo, ha prodotto del buono, ma anche molte insufficienze sotto il profilo dell'interesse generale.
  Ma nel nuovo statuto, i presidi vengono estromessi dal Senato, che diviene elettivo.
  Se (come penso) sara' riprodotto il sistema elettivo del CdA attuale (non quello del nuovo statuto), ci sara' di nuovo una grande frammentazione, e pertanto il potere burocratico sara' assoluto sui professori, senza piu' la bussola dei presidi.
  I Direttori di Dipartimento, come subentranti ai Presidi, non saranno capaci di surrogarli, perche' solo con poteri ditattici "intermedi" (quelli "finali" li hanno le scuole/facoltà) e perchè troppo numerosi e, tra loro, meno armonici dei Presidi.
  Per questo, per un rettore, l'essere attorniato da un "parlamento" indipendente (CdA e Senato), e' essenziale per il buon governo.
   Dionigi non si ribella come tutti noi, sottovalutando (penso) che un rettore, da solo, non e' niente e nessuno, di fronte ai poteri forti della 'Amministrazione, e di più considerando la vastità dei problemi di un grande ateneo, come il nostro.
   E' il caso di dire: "muoviamoci tutti per liberare il Rettore dall'Amministrazione" ?   Nino Luciani

Gianni Porzi, Intervento sulla bozza di Statuto nel CdA del 6/6/2011

     Come è mio solito, sarò diretto e non ricorrerò quindi a inutili rigiri di parole. La mia posizione sulla bozza di Statuto proposta è nettamente critica, in particolare sulla Parte II. Cercherò, nel minor tempo possibile, di motivare questa mia opinione.
     Come ha giustamente osservato un amico e Collega giurista, molto stimato, non solo da me e non solo come Docente, tutte le Leggi succedutesi nel tempo e riguardanti l’Università sono state attente a salvare un dato di fatto fondamentale e cioè che l’Università è una communitas nella quale vige il principio della democraticità delle scelte e della rappresentatività di coloro che vi operano. Un esempio su tutti ritengo sia stato il DPR 382 al quale mise mano il Sen. Prof. Spadolini, che conosceva bene il mondo universitario, uomo di grande cultura, politico di alto profilo e che aveva un profondo senso delle Istituzioni e della Democrazia.
     Pertanto, il criterio della democraticità deve essere assunto a elemento fondante della Istituzione e quindi del suo Statuto. Ma nella bozza presentataci tale pietra fondante, sulla quale costruire uno Statuto rispettoso dei principi di democraticità, è sostanzialmente assente. Infatti, il Rettore non é più il primus inter pares, quindi l’unico momento di scelta democratica sarà quello della sua elezione. Il governo dell’Ateneo (sia nella composizione che nelle modalità di costituzione degli Organi) subirebbe una drastica spinta verticistica che andrebbe ben al di là di quanto previsto dalla stessa Lg 240. Verrebbero così limitati fortemente, per non dire azzerati, i pochi spazi di democrazia e non sarebbe neppure previsto un bilanciamento tra i poteri degli Organi. I margini di manovra lasciati dalla Lg 240 non sono stati utilizzati per una sana “iniezione di democrazia”, ma al contrario per accrescere il potere centrale.
     Il sistema centralistico proposto nella bozza, e che non ha nulla a che vedere con la democrazia, discende dall’aver immedesimato il Rettore nell’Istituzione stessa.
     Le nomine e le designazioni in capo al Rettore sono non solo numerose, ma anche determinanti. Basti pensare al meccanismo per la formazione del CdA, organo fondamentale a livello decisionale, la cui composizione è de facto determinata dal Rettore per ben 8 membri su 11. Infatti, l’art. 6 della bozza prevede che il S.A. nomini i membri del CdA tra una rosa di candidati individuata da un Comitato di Selezione costituito da 5 membri, dei quali 3 scelti dal Rettore stesso (che si assicura così la maggioranza nel Comitato) e 2 dal Senato (che, in realtà, risulterebbero anch'essi scelti dal Rettore in quanto non ho mai visto un Organo Accademico non accettare candidati proposti dal Rettore). Mi sembra un classico esempio di “finta democrazia” che lascia pensare che la ratio del sistema proposto per la scelta dei membri del CdA sia semplicemente quella di assicurarsene il controllo. Altrimenti, l’organo poteva essere eletto direttamente dalla comunità accademica, o quantomeno dal Senato Accademico, purché a “scrutinio segreto” e su una rosa proposta da un Comitato “veramente terzo”.
     In tempi in cui, grazie all’informatica, si parla di “democrazia diretta”, non è comprensibile, né accettabile, e direi anacronistico, un accentramento verticistico senza peraltro alcun contrappeso, senza cioè un controbilanciamento del potere. Marco Aurelio, nei Pensieri, esortava se stesso a “non cesarizzarsi, a non impregnarsi con la porpora”, perché ciò può accadere.
   E’ vero che l’accentramento del potere rende più veloce
Alessandra Maltoni, Intervento sulla bozza di Statuto nel CdA del 6/6/2011

Magnifico Rettore,
sono anch'io dell'opinione che la bozza di Statuto che ci è stata presentata sia carente di Democrazia. Lo dico sulla base della doverosa premessa che, affermando ciò, non intendo affatto esprimere il sentimento (ovvero il timore) di una probabile deriva "antidemocratica" da parte del nostro attuale Rettore. Intendo piuttosto sottolineare un giudizio politico sulla scelta ipotizzata dal nuovo Statuto, che prospetta un indirizzo (innovativo) di governo dell'Ateneo, d'ora in avanti basato sul potere di nomina, non revocabile.

A tal proposito prendo a riferimento il documento dell'Intersindacale di Bologna redatto dopo l'Assemblea di Ateneo del 23 maggio scorso, che il Magnifico Rettore ha già ricevuto e che contiene proposte emendative molto importanti. Formulo l'auspicio che queste proposte possano essere riprese e fatte proprie dal CdA nell'evolversi della discussione. Per maggiore chiarezza parto da due concetti esemplificativi:

1. Innanzitutto l'Elettività' del CdA, paletto imprescindibile per ogni comunità, sia essa accademica o di differente natura. Nessuna esigenza di "tipicità" di funzioni, di snellezza e/o di velocità decisionale può portare a derogare da questo principio irrinunciabile. Per nessun motivo si deve allontanare la Base, viva e protagonista, dalle sue Rappresentanze!

2. Il secondo aspetto, che va inevitabilmente collegato al primo, è la fiducia/sfiducia che dovrebbe sempre legare Senato Accademico e Direttore Generale (al di là delle eventuali clausole previste dal suo contratto). Ebbene tale questione attualmente non è affrontata nel nuovo Statuto.

Ricordo che la Nostra Democrazia Parlamentare (della quale tutti siamo orgogliosi) è nata proprio nel momento in cui è stato restituito alla Comunità (cioè alla Base) il potere di eleggere i suoi rappresentanti, sottoponendo questi ultimi al controllo democratico collegato al vincolo di mandato. Questo parallelismo vale per ogni comunità, sia essa di Popolo, generalmente inteso, sia essa di altro genere.

Per questi motivi AUSPICO vivamente che gli emendamenti appena richiamati siano accolti e recepiti nel Nuovo Statuto che ci accingiamo a "varare".

Concludo con una considerazione che riguarda più direttamente la Componente Tecnico/ Amministrativa che qui rappresento. Mi riferisco alla cosiddetta "Consulta del Personale T/A" che, così com'è ora concepita, non rappresenta un organismo valido ed effettivamente utile al Personale. Essa, senza la potestà di fornire pareri obbligatori e vincolanti per il CdA (e quindi dotata di un ruolo meramente "consultivo"), diviene un organismo pletorico e ornamentale, che non dà alcun contributo sostanziale alle scelte strategiche dell'Ateneo.

Sappiamo tutti che quando si vuol dare ad un organismo solo la "parvenza" di un ruolo, lo si caratterizza con la possibilità di esprimere pareri facoltativi e mai decisivi. Ancora una volta dunque, per il Personale Tecnico/Amministrativo, esserci o non esserci sarebbe la stessa identica cosa!!! .   ALESSANDRA MALTONI

il momento decisionale, ma è accettabile rinunciare al principio di rappresentatività democratica per la rapidità nelledecisioni?
   Al Monarca, per quanto “illuminato” possa essere, preferisco, senza dubbio, la democrazia repubblicana, anche se è impegnativa e a volte faticosa.
     L’unico Organo costituito su base elettiva è il Senato Accademico perché lo impone la Legge. Va tuttavia ricordato che il Senato formula solo proposte e pareri, ma non ha alcun potere decisionale essendo questo in capo al CdA.
     Riprova che tutto il modello organizzativo proposto non è democratico, si ha nell’istituzione di nuovi organismi con il solo potere consultivo (denominati infatti “ausiliari”) che non possono quindi incidere nelle scelte che verranno fatte dal vertice. Devo ritenere che chi ha redatto la bozza ha un qualche deficit di democraticità e gli oltre 60 anni di democrazia nel nostro Paese sono serviti a ben poco, purtroppo. Ciò che ci viene proposto non è il frutto di una partecipazione democratica al processo di elaborazione perché si è voluto disegnare un sistema di potere centralistico e verticistico. Ritengo sia il primo effetto dell’art. 2, comma d) della Lg 240 che ha introdotto il mandato unico di 6 anni per i Rettori che, non essendo più sottoposti ad una verifica elettorale, potranno governare senza dover rendere conto del proprio operato agli elettori.
     E che dire sulle sedi della Romagna? L’unico disegno organizzativo che intravedo è quello di ridurre significativamente l’autonomia sostanziale di tali sedi e accentrare sempre più i momenti decisionali, invece di decentrare. Appare chiaro il disegno di sottrarre agli attuali Presidenti di Polo eletti (che verranno “declassati” a Coordinatori non eletti, ma designati dal Rettore), e quindi ai Consigli attualmente eletti e alla Dirigenza di sede, quei compiti importanti descritti nell’art.26 dello Statuto vigente e trasferirli al pro-Rettore per le Sedi decentrate. Ritengo tutto ciò inopportuno in quanto si determinerebbe un indebolimento della struttura Multicampus non solo a livello territoriale, ma anche Ministeriale, col risultato di vanificare anni e anni di lavoro i cui risultati nessuno può negare. Non va dimenticato che il Multicampus è uno dei punti di forza dell’Alma Mater sul quale poter far leva per realizzare un Accordo di Programma ai sensi dell’art.1 della Lg.240.
     Si parla di Scuole o Facoltà, i cui Presidenti peraltro sono anch’essi designati dal Rettore, e non si fa cenno a quante saranno né come verranno raggruppati i Dipartimenti il cui numero non è ancora noto. Spero che il tutto non ci venga comunicato in “zona Cesarini”. Nella bozza, inoltre, non si dice se il Direttore verrà eletto o designato dal Rettore: non credo sia un lapsus, penso piuttosto si tratti di un’ambiguità non casuale.
     Se si accetta, come ritengo si debba accettare, il principio di rappresentatività democratica, nel poco tempo rimasto a disposizione per approvare lo Statuto non ritengo sia possibile apportare alla bozza le necessarie modifiche per realizzare una governance compiutamente democratica perché l’impianto stesso sul quale si articola è privo di quei principi elementari e fondamentali della democrazia rappresentativa.
     Chi avesse un po’ di pazienza, legga lo Statuto di Roma La Sapienza (emanato il 4/8/10); si potrà rendere conto di come sia una governance con un “tasso minimale” di democrazia: membri eletti in entrambi gli Organi e il Direttore di Dipartimento eletto tra i Professori di ruolo, senza distinzione di fascia di appartenenza.
     Concludo con un’amara constatazione: si assiste frequentemente ad “esercitazioni orali” sul concetto di democrazia e come essa debba essere realizzata, in particolare quella che si definisce come E-democracy e che sembra essere la nuova frontiera (si pensi al dibattito sulla proposta del Premier inglese David Cameron di sottoporre le leggi alla consultazione preventiva degli elettori attraverso le moderne tecnologie informatiche), ma raramente queste dotte discettazioni vengono poi messe in pratica, come dimostra la bozza di Statuto proposta. GIANNI PORZI

 

Notizie da Venezia Cà Foscari (855 docenti) :
il primo statuto messo in pista (in Italia)

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Testo originale del nuovo Statuto Generale di Ateneo

(Testo approvato dalla Commissione per le modifiche dello Statuto nominata ai sensi dell’art. 2 comma 5 L. 240/2010)

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Carrari Carlo, Rettore

STATUTO DELL'UNIVERSITA' CA' FOSCARI VENEZIA
                                       INDICE

TITOLO I - PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1 - Natura e ruolo dell'Università
Art. 2 - Missione dell'Università
Art. 3 - Principi relativi all'azione dell'Università
Art. 4 - Corsi e titoli
Art. 5 - Internazionalizzazione
Art. 6 - Federazioni e Fusioni
Art. 7 - Partecipazione dell'Università a organismi pubblici e privati

TITOLO II - ORGANIZZAZIONE DELL'UNIVERSITÀ
Capo I - Organi e Strutture
Art. 8 - Organi dell'Università
Art. 9 - Strutture dell'Università

Capo II - Organi di governo
Sezione I - Rettore
Art. 10 - Funzioni del Rettore
Art. 11 - Elezione del Rettore
Art. 12 - Prorettori e delegati
Sezione- II Senato Accademico
Art. 13 - Funzioni del Senato Accademico
Art. 14 - Composizione del Senato Accademico
Sezione III - Consiglio di Amministrazione
Art. 15 - Funzioni del Consiglio di Amministrazione
Art. 16 - Composizione del Consiglio di Amministrazione

Capo III - Organi di controllo, consultivi e di garanzia Sezione I - Organi di controllo
Art. 17 - Nucleo di Valutazione
Art. 18 - Collegio dei Revisori dei conti
Art. 19 - Collegio di Disciplina
Sezione II - Organi consultivi e di garanzia
Art. 20 - Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti
Art. 21 - Consulta dei Dottorandi
Art. 22 - Difensore degli Studenti
Art. 23 - Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni

Capo IV- Organi di gestione e strutture amministrative
Art. 24 - Caratteri dell'Amministrazione
Art. 25 - Direttore Generale
Art. 26 - Funzioni dirigenziali
Art. 27- Centri di erogazione di servizi

TITOLO III - ORGANIZZAZIONE DELLE STRUTTURE DI DIDATTICA E DI RICERCA
Capo I - Dipartimenti e Scuole Interdipartimentali
Art. 28 - Caratteristiche e funzioni dei Dipartimenti
Art. 29 - Modalità di costituzione dei Dipartimenti
Art. 30 - Articolazione interna dei Dipartimenti
Art. 31 - Consiglio di Dipartimento Art. 32 - Direttore di Dipartimento
Art. 33 - Giunta di Dipartimento
Art. 34 - Comitato per la ricerca
Art. 35 - Comitato per la didattica
Art. 36 - Segretario generale di Dipartimento
Art. 37 - Scuole interdipartimentali
Art. 38 - Collegi didattici
Art. 39 - Commissioni didattiche paritetiche docenti-studenti
Capo II - Altre strutture di didattica e di ricerca
Art. 40 - Corsi e scuole di Dottorato
Art. 41 - Scuole di Ateneo
Art. 42 - Scuole di Specializzazione
Art. 43 - Centri di Ricerca Interateneo

TITOLO IV - NORME COMUNI
  Capo I - Organi Collegiali
Art. 44 - Funzionamento degli organi collegiali
Art. 45 - Rinnovo delle rappresentanze negli organi collegiali
Art. 46 - Decadenza e incompatibilità
Art. 47 - Indennità di carica

  Capo II - Attività Normativa
Art. 48 - Tipi di Regolamento
Art. 49 - Contenuto dei Regolamenti di Ateneo
Art. 50 - Formazione dei Regolamenti
Art. 51 - Pareri - Scadenza termini
Art. 52 - Pubblicazione dello Statuto e dei Regolamenti Art. 53 - Modifiche dello Statuto
Art. 54 - Codice etico
Art. 55 - Carta degli Impegni per la Sostenibilità

TITOLO V - DISPOSIZIONI FINALI E NORME TRANSITORIE
Art. 56 - Interpretazioni
Art. 57 - Elezione dei nuovi Organi di governo dell'Ateneo Art. 58 - Proroghe e limiti al rinnovo dei mandati
Art. 59 - Regolamenti


Maurizio Matteuzzi*, Una breve sintesi dei lavori, nel panorama delle Università

*
Professore Associato di
Filosofia e Teoria dei Linguaggi

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Maurizio Matteuzzi

1.- Per quanto riguarda l'avanzamento dei lavori, non è certo facile fare un quadro di una situazione così variegata e complessa. Sinteticamente, proviamo a mettere in evidenza i punti che suscitano maggiori problematicità e divergenze. E' chiaro che il riferimento in molti casi è all'orientamento che emerge al momento, anche se la situazione è in itinere, e dunque passibile di evoluzioni in altre direzioni.
  2.- Un punto che sicuramente suscita dibattito è la composizione dell'elettorato attivo per la nomina del MR. Le questioni sul tappeto riguardano i RTI (Ricercatori a tempo indeterinato), i RTD (Ricercatori a tempo deterinato), e i TA (tecnico-amministrativi). In alcuni atenei, l'elettorato attivo spettava già ai RTI, su base paritetica, una testa un voto. E' il caso ad esempio di Bologna. In altri atenei ciò non era previsto, ad esempio alla Federico II e alla SUN.
   La scelta di Ca' Foscari, unico caso già definitivo, come detto, è stata la concessione dell'elettorato attivo paritetico a tutti i ricercatori, anche ai nuovi a tempo definito. Altri atenei intendono distinguere i due casi; altri ancora si stanno orientando verso la distinzione, all'interno della nuova figura dei RTD, rispetto alla quale ovviamente mancano precedenti, tra le figure di "tipo A" e quelle di "tipo B". Si argomenta infatti che mentre queste seconde abbiano in qualche modo titolo ad esprimersi, appartenendo in qualche misura ad un processo di validazione comunque "interno" (hanno diritto ad un giudizio idoneativo), così non sarebbe per le prime, che dunque andrebbero escluse. Questo è un orientamento attualmente in discussione a Palermo.
   3.- Per quanto riguarda i TA, nella maggior parte dei casi essi esprimevano già un voto pesato. Ca' Foscari stabilisce la quota nel 25%. In altri atenei, la via seguita sembra essere invece quella dei così detti "grandi elettori", con un meccanismo in due fasi, nella prima della quale i TA eleggono coloro che poi voteranno per il MR in modo paritetico ai docenti, cioè una testa un voto. E' chiaro che sulla questione vi è grande difformità di orientamento, in primis per la ragione che il rapporto numerico docenti/TA è molto diverso nelle varie realtà.
   4.- Altro punto caldo, anzi, probabilmente il più caldo, è costituito naturalmente dalla composizione e dalle modalità di designazione del Consiglio di Amministrazione, che nella nuova organizzazione appare in tutti i sensi il luogo decisionale più alto.
   Da un lato da più parti si richiede di determinare elettivamente i membri interni. Più pareri giuridici del tutto convergenti hanno chiarito che questa forma di determinazione non contrasta con il dettato legislativo, essendo una forma ammissibile di designazione. Tale orientamento sta emergendo ad esempio a Trieste, la cui commissione prevede un CdA di 11 membri: il MR, 2 studenti, 4 membri interni eletti, e 4 membri esterni designati dal Senato.
   In contrapposizione, altri propongono che la determinazione dei membri anche di estrazione accademica avvenga su designazione del Senato Accademico. In qualche modo viene proposta l'analogia con quanto avviene in una società di capitale: il Senato sarebbe l'analogo dell'assemblea dei soci, che nomina appunto un CdA. Il punto allora diviene quello della possibilità, da parte del Senato, non solo di nominare, ma anche di revocare il CdA. Questo renderebbe l'analogia completa.
    Qualcuno ha sostenuto che tale capacità di revoca già esisterebbe, essendo nel nuovo assetto sfiduciabile il MR. Tale tesi non pare tuttavia ben fondata, per diverse ragioni, in primis che il cambiamento del MR non ha nella nuova situazione diretta influenza sul CdA, tanto è vero che essi hanno durata temporale differente. L'ipotesi di una designazione da parte del Senato, ma con potere di revoca, è seriamente presa in considerazione, attualmente, ad esempio da Palermo.
   Una soluzione mista sta invece emergendo a Salerno, dove il CdA ipotizzato attualmente sarebbe costituito da due soli membri esterni, con i docenti eletti, e gli altri membri designati dal Senato entro una rosa proposta dal MR. Il quadro ovviamente si complica considerando altre variabili, come le rappresentanze dei TA e degli attuali assegnisti, fugure peraltro destinate in breve tempo a scomparire, via via sostituite dai nuovi RTD. Alcuni atenei propongono una più ampia rappresentanza dei TA nel Senato, e una totale esclusione dal CdA; è il caso, ad esempio, di nuovo di Palermo.
    5.- Altre ipotesi ancora di determinazione dei membri sono quelle miste, o in due fasi, per cercare di bilanciare da una lato la rappresentatività, fondandola su criteri elettivi, e la competenza, che dovrebbe essere garantita dalla designazione diretta. Si pensa allora a designazioni finali da parte di Senato o MR, a seconda degli atenei, ma entro una rosa di eletti. Ma c'è anche chi non esclude il processo inverso.
   6.- Come si vede emerge un quadro estremamente variegato e complesso, ed è facilmente prevedibile che tale variabilità resterà anche nelle soluzioni finali. Con l'aggiunta di un ulteriore elemento di complessità, quello delle aggregazioni o federazioni in atto, che ingenerano ulteriori problemi di rappresentatività. E' il caso ad esempio della federazione delle università campane, o di quelle del Veneto, o della Toscana, o del Salento; processi in alcuni casi già avviati, in altri in corso di vaglio.
                                                 Maurizio Matteuzzi

TITOLO I - PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1 - Natura e ruolo dell'Università 1. L'Università Ca' Foscari Venezia, di seguito denominata "Università", è un'istituzione pubblica che è sede primaria di libera ricerca scientifica e istruzione superiore. Ha personalità giuridica e piena capacità di diritto pubblico e privato. 2. L'Università afferma il proprio carattere laico, pluralista e libero da ogni condizionamento ideologico, confessionale, politico o economico. 3. L'Università riconosce la propria appartenenza allo Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore e ne fa propri principi e strumenti. 4. A norma della Costituzione, e nei limiti fissati dalla legge, l'Università gode di autonomia statutaria, regolamentare, scientifica, didattica, organizzativa, finanziaria e contabile. 5. L'Università ha sede a Venezia e può istituire sedi e succursali in Italia e all'Estero, nei limiti di quanto previsto dalla normativa vigente.

Art. 2 - Missione dell'Università 1. Nel perseguimento dell'eccellenza nei diversi campi di studio, l'Università promuove, garantisce e coordina la libera attività di ricerca dei docenti, fornendo i necessari strumenti e attivando gli opportuni incentivi. 2. Concorre, attraverso la pubblicità dei risultati scientifici conseguiti e il libero confronto delle idee, allo sviluppo civile, culturale e scientifico della comunità locale, nazionale e internazionale. 3. Favorisce il progresso tecnologico e la trasmissione delle conoscenze contribuendo a progettare e costruire le competenze scientifiche e professionali rispondenti alle esigenze dello sviluppo della società. 4. Persegue la qualità più elevata dell'istruzione e la formazione della persona, garantisce il diritto degli studenti a un sapere aperto e critico e a una preparazione adeguata al loro inserimento sociale e professionale, organizzando anche, a tale scopo, periodi di studio all'estero. 5. Valorizza le professionalità e le competenze presenti al suo interno. 6. Promuove l'accesso ai più alti gradi di studio e il loro completamento per i capaci e meritevoli anche se privi di mezzi, contribuendo a rimuovere ogni ostacolo a una effettiva uguaglianza di opportunità. 7. Cura l'orientamento per l'iscrizione agli studi universitari, organizza le attività di tutorato e quelle destinate a favorire l'inserimento dei laureati nel mondo del lavoro. 8. Promuove attività culturali, sportive e ricreative per gli studenti e il personale e sostiene le attività formative autogestite dagli studenti. 9. Promuove la residenzialità degli studenti e del personale, in armonia con la peculiarità del contesto urbano veneziano. 10. Sul piano internazionale l'Università persegue tutte le forme di collaborazione atte a favorire la conoscenza e l'arricchimento reciproco fra le culture, la circolazione del sapere e lo scambio di studenti e di personale. 11. Favorisce i rapporti con le istituzioni pubbliche e private, con le imprese e le altre forze produttive, partecipando attivamente alla definizione delle politiche che riguardano lo sviluppo della ricerca e del territorio e promuovendo l'inserimento dei propri studenti nella sociètà e nel mondo del lavoro. 12. Promuove le relazioni con i propri ex studenti (alumni) per creare un'ampia comunità Cafoscarina che favorisca la crescita dell'Ateneo e la valorizzazione del suo nome in tutto il mondo e che ne rafforzi i legami con l'Università.

Art. 3 - Principi relativi all'azione dell'Università 1. L'Università garantisce pari opportunità nella ricerca, nello studio e nel lavoro. 2. L'Università si dota di un 'Codice etico', di un 'Codice di condotta per la prevenzione e la lotta contro il fenomeno del mobbing" e di un 'Codice di condotta contro le molestie sessuali', volti a evitare al suo interno ogni forma di discriminazione, diretta ed indiretta, relativa al genere, all'età, all'orientamento sessuale, all'origine etnica, alla disabilità, alla religione e alla lingua, ogni tipo di conflitti di interessi e qualsiasi forma di nepotismo e favoritismo, per la prevenzione delle molestie sessuali e morali (mobbing) per la tutela della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, delle studentesse e degli studenti. 3. L'Università si dota di una Carta degli Impegni per la Sostenibilità in cui definisce le regole e gli obiettivi volti a minimizzare il proprio impatto sull'ambiente e sulle risorse naturali, ad aumentare la coesione sociale e a ridurre le disuguaglianze al suo interno, a favorire la crescita culturale e il progresso economico sostenibile del territorio. 4. Assume come valore fondamentale il benessere sui luoghi di studio e di lavoro e predispone strategie di prevenzione per migliorare la sicurezza e la qualità complessiva delle sue attività. 5. Favorisce, attraverso i propri organi consultivi e di proposta, la partecipazione di tutte le sue componenti. 6 Adegua la propria offerta didattica all'evoluzione della ricerca e della società e si impegna ad arricchire il proprio patrimonio culturale e scientifico adoperandosi per accrescere le risorse disponibili. 7. Attiva tutti i livelli di formazione universitaria previsti dallo Statuto, assicurando la corretta utilizzazione delle strutture e il loro sviluppo programmato. L'ordinamento degli studi è disciplinato dal Regolamento didattico di Ateneo. 8. Le attività didattiche, comprese le attività tutoriali, sono organizzate in funzione del soddisfacimento delle esigenze di apprendimento e di formazione dello studente. 9. L'Università adotta la valutazione, anche ad opera di esperti esterni, come sistema per misurare il valore scientifico e la qualità dell'attività didattica e di ricerca, nonché l'efficacia e l'efficienza dell'attività di servizio delle proprie strutture e il raggiungimento degli obiettivi strategici fissati, per le rispettive competenze, dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione. 10. L'Università elabora, dandone la massima diffusione e pubblicità, indicatori atti a assicurare un utilizzo efficace dei fondi che essa destina alla ricerca e alla didattica, a quantificare l'impiego delle risorse da parte delle proprie strutture organizzative, a valutare il grado della loro utilizzazione e a valutare e verificare la congruenza tra obiettivi prefissati e risultati realizzati. Il sistema di valutazione delle diverse attività istituzionali è applicato, per l'assegnazione di risorse umane e finanziarie, alle strutture organizzative della ricerca e della didattica nonché alle strutture amministrative e tecniche. 11. Riconosce le rappresentanze sindacali dei dipendenti, che partecipano all'organizzazione del lavoro nelle forme stabilite dalla legge e dalla contrattazione collettiva nazionale. Si impegna a realizzare un sistema di relazioni sindacali improntato alla trasparenza dei comportamenti delle parti e alla reciproca collaborazione. 12. L'Università cura e incentiva l'aggiornamento professionale e la formazione continua del proprio personale tecnico e amministrativo, anche organizzando specifici corsi, e assicurandone una collocazione funzionale che, nel rispetto delle normative vigenti, riconosca le professionalità specifiche e ne valorizzi l'apporto. 13. Assicura la trasparenza degli atti e il diritto di accesso ai documenti amministrativi. 14. Cura che i diritti di titolarità o contitolarità della proprietà intellettuale e industriale e dei diritti connessi si concilino con il principio della pubblicità dei risultati della ricerca scientifica.

Art. 4 - Corsi e titoli 1. L'Università conferisce i seguenti titoli: a) Laurea (L); b) Laurea Magistrale (LM); c) Diploma di Specializzazione (DS); d) Dottorato di Ricerca (DR); e) Master Universitario di I e II livello (MU). 2. L'Università può rilasciare attestati relativi alle altre attività di formazione alle quali essa partecipa.

Art. 5 - Internazionalizzazione 1. L'Università favorisce la dimensione internazionale delle attività di ricerca e di formazione anche attraverso la mobilità di tutte le sue componenti, i contatti e gli accordi con istituzioni accademiche o di alto profilo culturale di tutto il mondo, l'adesione a network e consorzi, lo scambio di conoscenze scientifiche e di esperienze formative, il reclutamento di studenti, ricercatori in formazione, ricercatori e docenti provenienti da altri Stati. 2. L'Università riconosce il valore della mobilità come strumento di rafforzamento delle conoscenze scientifiche e di sviluppo professionale in tutte le fasi della carriera del personale. A tale scopo favorisce e promuove la mobilità nazionale, internazionale e interdisciplinare, nonché quella fra il settore pubblico e privato. 3. L'Università assume e promuove la caratterizzazione internazionale dei propri programmi di ricerca e formativi, anche attraverso l'attivazione di corsi di studio in collaborazione con Atenei di altri Paesi per il conseguimento di titoli congiunti o multipli, la revisione dei curricula formativi e l'impiego diffuso di lingue diverse dall'italiano. Adotta strumenti tecnologici adeguati al fine di favorire la diffusione internazionale delle proprie attività formative. 4. L'Università cura la semplificazione di tutte le procedure amministrative, allo scopo di favorire l'accesso alle proprie attività di ricerca e formazione da parte di persone e istituzioni di altri Stati.

Art. 6 - Federazioni e Fusioni 1. Ai sensi di quanto previsto dalla normativa vigente l'Università, anche limitatamente ad alcuni settori o strutture, può federarsi ovvero fondersi con altri Atenei. La Federazione può avere luogo altresì tra l'Università ed Enti o Istituzioni operanti nei settori della ricerca e dell'alta formazione, ivi compresi gli istituti tecnici superiori.

Art. 7 - Partecipazione dell'Università a organismi pubblici e privati 1. L'Università può partecipare a enti, società, fondazioni, consorzi o altre forme associative di diritto pubblico o privato per lo svolgimento di attività strumentali alla propria attività di ricerca e di didattica o comunque funzionali al perseguimento dei propri fini istituzionali. Promuove, inoltre, la collaborazione con persone giuridiche create secondo norme di diritto pubblico, con particolare attenzione ai Comuni, alle Province e alle Regioni, che perseguano finalità di interesse strategico per l'Ateneo. 2. Le partecipazioni sono deliberate dal Consiglio di Amministrazione, sentito il Senato Accademico su quelle di rilievo strategico. Esse sono comunque subordinate ai seguenti presupposti: a) disponibilità di risorse finanziarie e organizzative sufficienti; b) destinazione della quota degli eventuali utili da attribuire all'Ateneo per finalità istituzionali, scientifiche e didattiche; c) espressa previsione di patti parasociali a salvaguardia dell'Università in occasione di eventuali aumenti di capitale della persona giuridica partecipata; d) limitazione del concorso dell'Ateneo, qualora si dovessero ripianare eventuali perdite, alla quota di partecipazione; e) diritto di recedere nel caso in cui l'oggetto della persona giuridica partecipata venga modificato. 3. La partecipazione dell'Università può essere costituita dal comodato di beni, mezzi o strutture nel rispetto dei principi enunciati nel comma 2 del presente articolo, con oneri a carico del comodatario. 4. La licenza dell'uso del marchio, per finalità non istituzionali, fatto salvo il prestigio dell'Ateneo, è autorizzata dal Rettore. 5. La rappresentanza dell'Università in seno agli organi amministrativi, tecnico-scientifici e didattici degli Enti costituiti ai sensi del presente articolo può essere data anche a docenti dell'Ateneo prescindendo dal loro regime di impegno didattico. In ogni caso, tale rappresentanza è disposta con apposito decreto del Rettore. 6. È cura del Direttore Generale tenere un elenco aggiornato di tutti gli organismi pubblici e privati cui l'Università partecipa, così come dei rappresentanti da essa designati, e di renderne possibile la consultazione a chiunque ne abbia interesse. 7. Il recesso dell'Ateneo dagli organismi privati e pubblici ai quali partecipa avviene, su proposta del Rettore, con delibera del Consiglio di Amministrazione.

TITOLO II - ORGANIZZAZIONE DELL'UNIVERSITÀ

Capo I - Organi e Strutture

Art. 8 - Organi dell'Università 1. L'Università opera come un sistema complesso e integrato in tutte le sue componenti, e riflette al suo interno la distinzione fra attività di indirizzo, di controllo e attività di gestione. 2. All'attività di indirizzo sono preposti i seguenti Organi di governo: a) il Senato Accademico; b) il Consiglio di Amministrazione; c) il Rettore. 3. Gli Organi di governo dell'Università sono assistiti da organi di controllo, che sono: a) il Nucleo di Valutazione, per l'attività scientifica, didattica e amministrativa; b) il Collegio dei Revisori dei Conti, per la gestione finanziaria, contabile e patrimoniale. 4. Sull'operato degli organi di governo e delle strutture di gestione vigilano il Difensore degli Studenti e il Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni per le materie di competenza. 5. L'Organo cui è affidata l'attività di gestione è il Direttore Generale, assistito dai dirigenti, che rispondono dei relativi risultati, nonché dagli altri responsabili delle strutture dell'Università.

Art. 9 - Strutture dell'Università 1. Sono strutture dell'Università: a) l'Amministrazione; b) i Dipartimenti; c) le Scuole interdipartimentali; d) i Centri interdipartimentali per la ricerca; e) i Centri di erogazione di servizi; f) le Scuole di Ateneo; g) le Scuole di Specializzazione. 2. L'Università si avvale della Fondazione Università Ca' Foscari Venezia per svolgere un'attività strumentale di sostegno alle proprie attività di ricerca e didattica, con particolare riferimento alle iniziative che abbiano un taglio interdisciplinare e/o internazionale. 3. L'Università agisce in collaborazione con le altre Università, promuovendo iniziative comuni nel campo della ricerca e della didattica, volte al raggiungimento di risultati di eccellenza nei singoli ambiti di attività, attraverso l'istituzione di Corsi di studio, di Master o di Dottorati interateneo e mediante la promozione o l'adesione a Centri Interuniversitari o ad altre strutture di tipo federativo. 4. Le strutture amministrative dell'Università sono organizzate in modo da assicurare l'economicità, la speditezza e la rispondenza al pubblico interesse dell'azione amministrativa, nonché l'individuazione delle competenze e delle connesse responsabilità. 5. L'Università persegue i propri fini didattici, scientifici e organizzativi anche attraverso convenzioni e forme associative, quali associazioni, consorzi, società e fondazioni, con altri soggetti pubblici e privati, italiani e stranieri per attività in Italia e all'estero.

Capo II - Organi di governo

Sezione I Rettore

Art. 10 - Funzioni del Rettore 1. Il Rettore rappresenta l'Università e ha la responsabilità del perseguimento delle finalità dell'Ateneo secondo criteri di qualità e nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza, trasparenza e promozione del merito. È organo di governo dell'Ateneo, assicura l'unitarietà degli indirizzi espressi dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione e ne promuove e coordina l'attuazione. 2. In particolare il Rettore: a) ha la rappresentanza legale dell'Ateneo; b) convoca e presiede il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione e assicura l'esecuzione delle rispettive delibere; c) propone al Senato Accademico i nomi dei componenti del Consiglio di Amministrazione e del Presidente del Collegio dei Revisori dei conti; d) propone al Consiglio di Amministrazione il nome della persona cui conferire l'incarico di Direttore Generale; e) emana i provvedimenti di nomina delle cariche istituzionali; f) propone il documento di programmazione strategica triennale di Ateneo al Consiglio di Amministrazione, tenendo conto delle proposte e del parere del Senato Accademico e del Nucleo di Valutazione; g) presenta al Consiglio di Amministrazione per l'approvazione il bilancio di previsione e il conto consuntivo; h) garantisce il diritto degli studenti ad una formazione adeguata e la trasparenza degli atti amministrativi; i) stipula convenzioni e accordi in materia didattica, scientifica e culturale; l) emana lo Statuto e i Regolamenti, nonché le loro modifiche; m) stipula i contratti per attività di insegnamento; n) vigila sul buon andamento della ricerca e della didattica, esercitando funzioni di indirizzo, iniziativa e coordinamento, così come sull'efficienza e la correttezza dell'azione amministrativa, garantendo trasparenza e promozione del merito; o) esercita il potere di annullamento per ragioni di legittimità su tutti gli atti degli organi e delle strutture dell'Università; p) avvia i procedimenti disciplinari nei confronti dei docenti, trasmettendo gli atti al Collegio di Disciplina e formulando una motivata proposta in merito. Avvia i provvedimenti in caso di violazione del Codice etico e propone al Senato Accademico la sanzione, qualora la materia non ricada fra le competenze del Collegio di Disciplina; q) utilizza nella propria azione di indirizzo e controllo le risultanze del lavoro del Nucleo di Valutazione; r) esercita ogni altra attribuzione che gli sia demandata dall'ordinamento generale universitario, dallo Statuto e dai Regolamenti di Ateneo, o che non sia espressamente attribuita ad altri organi dallo Statuto; s) convoca almeno una volta l'anno un'assemblea di Ateneo alla quale presentare il piano di sviluppo dell'Università. 3. In caso di necessità e urgenza il Rettore può adottare provvedimenti di competenza del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione sottoponendoli a ratifica nella seduta immediatamente successiva. 4. Il Rettore può optare all'inizio dell'anno accademico per una riduzione o esenzione dell'impegno didattico, dandone comunicazione al Senato Accademico.

Art. 11 - Elezione del Rettore 1. Il Rettore è eletto fra i professori ordinari in servizio presso le università italiane che abbiano optato o optino per il tempo pieno. Dura in carica sei anni e non è rieleggibile. 2. L'elettorato attivo spetta: a) a tutti i professori straordinari, ordinari, associati e ai ricercatori, anche a tempo determinato; b) ai membri dell'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti; c) ai rappresentanti del personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori ed esperti linguistici nel Senato Accademico e nel Consiglio di Amministrazione; d) al personale tecnico e amministrativo e ai collaboratori ed esperti linguistici, con l'esclusione dei rappresentanti menzionati alla lett. c) del presente comma, in misura pari al 25% dei docenti elettori, secondo le modalità stabilite dal Regolamento Generale di Ateneo. 3. Il Decano indice le elezioni dopo il centottantesimo giorno antecedente la scadenza del mandato e ne fissa lo svolgimento non prima di quaranta giorni dalla indizione e non oltre il 30 luglio. In caso di anticipata cessazione dalla carica, il Decano indice le elezioni entro trenta giorni dalla cessazione e ne fissa lo svolgimento non prima di quaranta e non oltre sessanta giorni dalla indizione. In tal caso le funzioni del Rettore, limitatamente all'ordinaria amministrazione, sono esercitate dal Prorettore vicario. 4. Il Rettore, nella prima votazione, è eletto a maggioranza assoluta degli aventi diritto. Nella seconda e terza votazione a maggioranza assoluta dei votanti. In caso di mancata elezione si procede al ballottaggio fra i due candidati che nella terza votazione abbiano riportato il maggior numero di voti. In caso di parità risulta eletto il candidato con maggiore anzianità di ruolo o, in caso di ulteriore parità, il candidato con maggiore anzianità anagrafica. 5. Il Rettore è proclamato eletto dal Decano dell'Università ed è nominato dal Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Al Rettore spetta una indennità di carica determinata, su proposta del Senato Accademico, dal Consiglio di Amministrazione. 6. In caso di assenza o di impedimento del Decano, l'elezione è indetta dal professore ordinario che lo segue in ordine di anzianità, che provvede anche alla proclamazione. 7. Il Rettore entra in carica il primo ottobre dell'anno in cui è stato eletto. Nel caso di anticipata cessazione dalla carica del precedente Rettore, il Rettore eletto entra in carica all'atto della proclamazione e vi rimane per i successivi sei anni.

Art. 12 - Prorettori e delegati 1. Il Rettore nomina tra i professori di ruolo di prima fascia dell'Università a tempo indeterminato un Prorettore vicario. Questi adotta, in caso di assenza o impedimento del Rettore, i provvedimenti di ordinaria amministrazione. 2. Il Prorettore vicario esercita inoltre le funzioni che gli sono delegate dal Rettore; partecipa, senza diritto di voto, alle adunanze del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico. 3. Il Prorettore vicario può optare all'inizio dell'anno accademico per una riduzione dell'impegno didattico, dandone comunicazione al Rettore e al Direttore del Dipartimento di appartenenza. 4. La carica di Prorettore vicario è incompatibile con ogni altra carica istituzionale dell'Università e degli Enti strumentali della stessa. 5. Nell'esercizio delle sue funzioni, il Rettore può avvalersi di Prorettori e Delegati da lui scelti tra i docenti dell'Università e nominati con proprio decreto, nel quale sono precisati i compiti e gli ambiti di competenza. Prorettori e Delegati rispondono direttamente al Rettore del loro operato. Su argomenti relativi agli ambiti di competenza, i Prorettori e i Delegati, su proposta del Rettore, possono far parte delle commissioni istruttorie degli organi dell'Università e possono essere invitati alle sedute del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione. I Prorettori possono avere delega alla firma degli atti relativi agli ambiti di rispettiva competenza. 6. I Prorettori possono optare all'inizio dell'anno accademico per una riduzione dell'impegno didattico, dandone comunicazione al Rettore e al Direttore del Dipartimento di appartenenza.

Sezione II Senato Accademico

Art. 13 - Funzioni del Senato Accademico 1. Il Senato Accademico è organo di governo dell'Ateneo. Esso contribuisce a elaborare le strategie dell'Ateneo; approva, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione, lo Statuto e il Regolamento Generale di Ateneo; approva i Regolamenti di sua competenza ai sensi dell'art. 49; esercita una funzione di programmazione, coordinamento e controllo delle attività dell'Ateneo nel campo della ricerca e della didattica. 2. In particolare il Senato Accademico: a) formula proposte ed esprime un parere obbligatorio sui piani pluriennali di sviluppo dell'Ateneo, ivi compreso il documento di programmazione strategica triennale, che il Rettore presenta al Consiglio di Amministrazione, indicando le priorità nella destinazione delle risorse e i criteri di ripartizione delle medesime, in relazione agli obiettivi della ricerca e della didattica; b) esprime parere obbligatorio sul bilancio di previsione e sul conto consuntivo dell'Ateneo; c) formula proposte e pareri obbligatori in materia di didattica, di ricerca e di servizi agli studenti; d) delibera, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione, le modifiche allo Statuto e al Regolamento Generale di Ateneo, delibera le modifiche ai Regolamenti di sua competenza ai sensi dell'art. 49; approva il Codice etico, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione; e) esprime parere obbligatorio sui Regolamenti di competenza del Consiglio di Amministrazione nei casi previsti dall'art. 49; f) esprime parere obbligatorio sui criteri generali di determinazione delle tasse e dei contributi degli studenti e su ogni altra misura intesa a garantire il diritto allo studio; g) esprime parere obbligatorio sull'istituzione, attivazione, modifica e disattivazione di Corsi, Sedi, Dipartimenti, Scuole e altre strutture didattiche e di ricerca, anche interuniversitarie, deliberate dal Consiglio di Amministrazione; h) propone al Consiglio di Amministrazione la destinazione dei posti del personale docente sulla base delle proposte deliberate dai Consigli di Dipartimento e del parere del Nucleo di Valutazione; i) propone al Consiglio di Amministrazione la destinazione delle risorse in ordine alla formazione dell'organico di Ateneo del personale tecnico e amministrativo; l) svolge funzioni di coordinamento e di raccordo fra i Dipartimenti, le Scuole e le altre strutture dell'Università e ne dirime gli eventuali conflitti; m) designa, su proposta del Rettore, gli esperti esterni chiamati a fare parte del Consiglio di Amministrazione, il Presidente del Collegio dei Revisori dei conti e i componenti del Collegio di Disciplina; n) determina gli Organi e le strutture ai cui titolari o componenti può essere assegnata un'indennità di carica, ivi compresi l'indennità di carica del Rettore e gli emolumenti dei componenti del Consiglio di Amministrazione, e ne propone l'ammontare a quest'ultimo; o) esprime pareri sui programmi edilizi dell'Ateneo, in vista delle delibere del Consiglio di Amministrazione; p) commina le sanzioni in caso di violazione del Codice etico, su proposta del Rettore e qualora la materia non ricada fra le competenze del Collegio di Disciplina; q) esprime pareri su tutte le altre materie a esso sottoposte dal Rettore. 3. Il Senato Accademico può proporre al corpo elettorale, con una maggioranza di almeno due terzi dei suoi componenti, una mozione di sfiducia nei confronti del Rettore, non prima che siano trascorsi due anni dall'inizio del suo mandato. Il Decano indice le votazioni dopo trenta giorni dall'approvazione della mozione di sfiducia da parte del Senato Accademico e ne fissa lo svolgimento non prima di quaranta giorni e non oltre sessanta giorni dalla indizione. Gli aventi diritto al voto sono determinati ai sensi dell'art. 11, comma 2, dello Statuto. La mozione di sfiducia nei confronti del Rettore è approvata dal corpo elettorale con il voto favorevole della maggioranza assoluta degli aventi diritto. La procedura di voto si svolge secondo le modalità stabilite dal Regolamento Generale di Ateneo. Nel caso in cui il corpo elettorale approvi la mozione di sfiducia nei confronti del Rettore, quest'ultimo cessa dalla carica all'atto della proclamazione del risultato delle votazioni da parte del Decano. 4. In caso di anticipata cessazione del Rettore e durante il periodo di reggenza del Prorettore vicario, il Senato Accademico opera in regime di ordinaria amministrazione.

Art. 14 - Composizione del Senato Accademico 1. Fanno parte del Senato Accademico: a) il Rettore; b) dodici docenti di ruolo, eletti dai docenti dell'Ateneo in modo da rispettare le diverse aree scientifico-disciplinari presenti nell'Ateneo, di cui almeno quattro Direttori di Dipartimento; se uno dei Direttori termina il proprio mandato prima della scadenza del Senato, viene sostituito dal primo dei direttori non eletti; c) tre rappresentanti del personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori ed esperti linguistici eletti dall'insieme del personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori ed esperti linguistici; d) tre rappresentanti degli studenti eletti dagli studenti iscritti ai Corsi di Laurea, Laurea Magistrale e Dottorato di ricerca dell'Università. 2. Le modalità elettorali per l'elezione del Senato Accademico sono stabilite dal Regolamento Generale di Ateneo. 3. Le rappresentanze di cui alle lett. c) e d) del comma 1 del presente articolo partecipano a tutte le discussioni e hanno diritto di voto sulle materie di cui all'art. 13, ad eccezione di quelle di cui alla lett. h) del comma 2 dell'art. 13 e di quelle implicanti valutazione sull'attività scientifica dei singoli docenti o delle strutture. 4. Partecipano alle riunioni del Senato, senza diritto di voto, il Prorettore vicario, il Direttore Generale e il Coordinatore del Nucleo di Valutazione. 5. Il Senato Accademico è presieduto dal Rettore. Le funzioni di segretario sono svolte dal Direttore Generale o da persona da lui delegata. 6. Il Senato Accademico è convocato dal Rettore ogni qualvolta questi lo ritenga opportuno o quando ne faccia motivata richiesta almeno un terzo dei membri. Il Senato Accademico è comunque convocato almeno una volta ogni tre mesi. 7. Il Senato Accademico dura in carica tre anni accademici, ad eccezione dei rappresentanti degli studenti il cui mandato dura due anni accademici. Tutti i suoi componenti sono immediatamente rinnovabili per una sola volta.

Sezione III Consiglio di Amministrazione

Art. 15 - Funzioni del Consiglio di Amministrazione 1. Il Consiglio di Amministrazione è organo di governo dell'Ateneo. Esso svolge le funzioni di indirizzo strategico e di controllo dell'attività amministrativa, finanziaria e patrimoniale dell'Ateneo. 2. Il Consiglio di Amministrazione esprime parere obbligatorio sullo Statuto e sul Regolamento Generale di Ateneo, sul Codice etico e sulle relative modifiche, nonché esprime il proprio parere sui Regolamenti di cui all'art. 49 nei termini ivi previsti. 3. Il Consiglio di Amministrazione delibera su: a) il bilancio di previsione e il conto consuntivo, su proposta del Rettore e tenuto conto del parere del Senato Accademico per le parti di sua competenza, e le variazioni al bilancio di previsione; il bilancio di previsione e il conto consuntivo vanno trasmessi al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e al Ministero dell'Economia e delle Finanze; b) i Regolamenti di sua competenza ai sensi dell'art. 49 e le relative modifiche; c) i programmi edilizi dell'Ateneo, sentito il Senato Accademico; d) i provvedimenti relativi alle tasse e ai contributi a carico degli studenti, sentiti il Senato Accademico e l'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti; e) la programmazione finanziaria annuale e triennale; f) la programmazione annuale e triennale del personale, tenuto conto delle priorità e dei criteri stabiliti dal Senato Accademico; g) le proposte di chiamata dei docenti; h) le convenzioni di particolare rilievo per l'Ateneo, sentito il Senato Accademico; i) la copertura finanziaria delle iniziative e attività approvate dal Senato Accademico; in caso di delibera non positiva, l'argomento viene sottoposto per il riesame al Senato Accademico; l) l'attivazione, la modifica e la disattivazione di Corsi, Sedi, Dipartimenti, Scuole e altre strutture didattiche, di ricerca, anche interuniversitarie, acquisito il parere obbligatorio del Senato Accademico; m) l'attivazione, la modifica e la disattivazione di strutture e centri di servizio, anche interuniversitari; n) i progetti e le modalità di attivazione delle federazioni e fusioni previsti dall'art. 3 L. 240/2010, previo parere obbligatorio del Senato Accademico; o) tutti gli atti che rientrano nelle competenze attribuitegli dalla legge, dallo Statuto e dai Regolamenti di Ateneo. 4. Il Consiglio di Amministrazione delibera, in assenza dei rappresentanti degli studenti, in materia di sanzioni disciplinari sui docenti, secondo quanto disposto dal successivo art. 19. 5. Il Consiglio di Amministrazione approva i piani pluriennali di sviluppo dell'Ateneo, ivi compreso il documento di programmazione strategica triennale, sentite le proposte e il parere obbligatorio del Senato Accademico in ordine alle priorità nella destinazione e nella ripartizione delle risorse in relazione agli obiettivi della ricerca e della didattica. 6. Il Consiglio di Amministrazione inoltre: a) conferisce e revoca l'incarico di Direttore Generale; b) designa i membri del Nucleo di Valutazione; c) approva le convenzioni e i contratti che comportino oneri o entrate per l'Università che superino una soglia determinata dal medesimo Consiglio di Amministrazione; d) delibera, su proposta del Senato Accademico, l'ammontare dell'indennità di carica del Rettore e di quelle dei soggetti di cui alla lett. n) del comma 2 dell'art.13. 7. Il Consiglio di Amministrazione è presieduto dal Rettore. Le funzioni di segretario sono svolte dal Direttore Generale o da persona da lui delegata. 8. In caso di anticipata cessazione del Rettore e durante il periodo di reggenza del Prorettore vicario, il Consiglio di Amministrazione opera in regime di ordinaria amministrazione.

Art. 16 - Composizione del Consiglio di Amministrazione 1. Il Consiglio di Amministrazione è composto da: a) il Rettore; b) da quattro a sei membri esterni designati dal Senato Accademico su proposta del Rettore, che ne dispone la nomina con proprio decreto; c) un rappresentante dei docenti, anche esterno all'Ateneo; d) un rappresentante del personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori ed esperti linguistici, anche esterno all'Ateneo; e) due rappresentanti eletti degli studenti, iscritti ai Corsi di Laurea, Laurea Magistrale e Dottorato di ricerca dell'Università. Partecipano alle riunioni, senza diritto di voto, il Prorettore vicario e il Direttore Generale. Le modalità con cui sono scelti i rappresentanti dei docenti, del personale tecnico e amministrativo e dei Collaboratori ed Esperti linguistici, nonché degli studenti, sono stabilite dal Regolamento Generale di Ateneo. 2. I membri esterni del Consiglio di Amministrazione non possono appartenere ai ruoli dell'Ateneo a decorrere dai tre anni precedenti alla designazione e per tutta la durata dell'incarico; non possono inoltre essere studenti dell'Università Ca' Foscari Venezia. 3. Tutti i componenti, ad eccezione dei rappresentanti degli studenti, devono essere scelti fra: a) persone che abbiano maturato la loro esperienza professionale attraverso l'esercizio di attività di amministrazione, direzione o controllo presso società ed enti del settore pubblico o privato, ovvero che abbiano svolto funzioni dirigenziali in amministrazioni pubbliche o private, e che siano inoltre rappresentative di realtà economiche, istituzionali, culturali e produttive del territorio; b) personalità di alto e riconosciuto livello scientifico sul piano internazionale. La scelta dei componenti il Consiglio di Amministrazione avviene nel rispetto del principio costituzionale delle pari opportunità tra uomini e donne nell'accesso agli uffici pubblici. 4. Il Consiglio di Amministrazione dura in carica tre anni accademici, ad eccezione dei rappresentanti degli studenti il cui mandato è biennale, e i suoi componenti sono immediatamente rinnovabili per una sola volta. 5. Il Consiglio di Amministrazione è convocato in via ordinaria dal Rettore almeno una volta ogni tre mesi. Può essere convocato in qualsiasi momento dal Rettore, o quando ne facciano richiesta almeno un terzo dei componenti.

Capo III - Organi di controllo, consultivi e di garanzia

Sezione I Organi di controllo

Art. 17 - Nucleo di Valutazione 1. Al Nucleo di Valutazione è attribuita la funzione di verifica della qualità e dell'efficacia dell'offerta didattica, anche sulla base degli indicatori individuati dalle commissioni paritetiche docenti-studenti, nonché la funzione di verifica dell'attività di ricerca svolta dai Dipartimenti e della congruità del curriculum scientifico o professionale dei titolari dei contratti di insegnamento di cui all'art. 23 comma 1 L. 30 dicembre 2010, n. 240. Al Nucleo sono altresì attribuite, in raccordo con l'attività dell'A.N.V.U.R., le funzioni previste dall'art. 14 D. Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, relative alle procedure di valutazione delle strutture e del personale, al fine di promuovere nelle università, in piena autonomia e con modalità organizzative proprie, il merito e il miglioramento della performance organizzativa e individuale. 2. Il Nucleo di Valutazione di Ateneo svolge tutte le funzioni assegnategli dalla legge, dal presente Statuto e dai Regolamenti di Ateneo, operando in conformità alle disposizioni ivi contenute. 3. Il Nucleo di Valutazione di Ateneo è designato dal Consiglio di Amministrazione, sentito il Senato Accademico, ed è nominato dal Rettore con proprio decreto. È composto da cinque a sette membri, incluso un rappresentante degli studenti. I componenti, ad eccezione del rappresentante degli studenti, devono essere di elevata qualificazione professionale e in prevalenza esterni all'Ateneo, tenendo conto delle diverse aree scientifico-disciplinari presenti nell'Ateneo; il loro curriculum è reso pubblico nel sito internet dell'Università. Il Nucleo risponde al Rettore, dura in carica per tre anni, salvo quanto previsto all'art. 45, e i suoi componenti sono immediatamente rinnovabili per una sola volta. Il numero dei componenti, le modalità della loro individuazione e il funzionamento dell'organo sono disciplinati dal Regolamento Generale di Ateneo. Il coordinatore del Nucleo è individuato dal Rettore con il decreto di nomina dell'organo. 4. L'Università assicura al Nucleo l'autonomia operativa, il diritto di accesso ai dati e alle informazioni necessari, nonché la pubblicità e la diffusione degli atti, nel rispetto della normativa a tutela della riservatezza.

Art. 18 - Collegio dei Revisori dei conti 1. Il controllo sulla gestione amministrativo-contabile, finanziaria e patrimoniale è demandato ad un Collegio dei Revisori dei conti. 2. Il Collegio è composto da: a) un membro effettivo, con funzioni di Presidente, designato dal Senato Accademico, su proposta del Rettore, tra i magistrati amministrativi e contabili e gli avvocati dello Stato; b) un membro effettivo e uno supplente, designati dal Ministero dell'Economia e delle Finanze; c) un membro effettivo e uno supplente, scelti dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca tra dirigenti e funzionari del Ministero stesso. Almeno due componenti del Collegio devono essere iscritti al Registro dei revisori contabili. 3. I componenti del Collegio dei Revisori dei conti sono nominati con decreto rettorale, durano in carica tre anni e possono essere rinnovati per una sola volta. L'incarico di componente del Collegio non può essere conferito a dipendenti dell'Università. 4. I compiti e le modalità di funzionamento del Collegio sono stabiliti dal Regolamento per l'amministrazione, la finanza e la contabilità.

Art. 19 - Collegio di Disciplina 1. Il controllo disciplinare sui docenti è affidato a un Collegio di Disciplina, composto da un professore ordinario, un professore associato confermato e un ricercatore confermato, tutti in regime di tempo pieno, nonché da due professori ordinari supplenti, nominati dal Senato Accademico per un triennio accademico, immediatamente rinnovabile per una sola volta. 2. Il Collegio opera secondo il principio del giudizio fra pari, nel rispetto del contraddittorio. 3. Il Collegio svolge la fase istruttoria dei procedimenti disciplinari, avviati dal Rettore secondo quanto disposto dall'art. 10, comma 2, lett. p) e, uditi il Rettore o un suo delegato nonché il docente sottoposto ad azione disciplinare, eventualmente assistito da un difensore di fiducia, esprime in merito un parere conclusivo entro trenta giorni dall'avvio del procedimento, trasmettendolo al Consiglio di Amministrazione. 4. Il Consiglio di Amministrazione, senza la rappresentanza degli studenti, entro trenta giorni dalla ricezione del parere del Collegio di Disciplina infligge la sanzione ovvero dispone l'archiviazione del procedimento, conformemente al parere vincolante ricevuto. 5. Il procedimento si estingue ove la decisione di cui al comma precedente non intervenga entro 180 giorni dalla data di trasmissione degli atti al Consiglio di Amministrazione.

Sezione II Organi consultivi e di garanzia

Art. 20 - Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti 1. L'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti è Organo collegiale di rappresentanza degli studenti iscritti ai Corsi di Laurea e di Laurea Magistrale; ha funzioni propositive ed è organo consultivo del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione. 2. L'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti è composta dai rappresentanti degli studenti in Senato Accademico, in Consiglio di Amministrazione, nei Consigli di Dipartimento e nelle Giunte delle Scuole interdipartimentali. 3. L'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti: a) designa il Difensore degli Studenti; b) designa il rappresentante degli studenti nel Nucleo di Valutazione; c) designa i rappresentanti degli studenti nel Comitato per lo Sport Universitario; d) adotta, in conformità ai Regolamenti di Ateneo, il proprio Regolamento interno; e) esprime parere su: I) per le parti di competenza, il Regolamento Generale di Ateneo, il Codice etico e la Carta degli Impegni per la Sostenibilità; II) il Regolamento delle attività formative autogestite dagli studenti e il Regolamento didattico di Ateneo; III) la determinazione di contributi e tasse a carico degli studenti; IV) gli interventi di attuazione del diritto allo studio; V) le modalità di collaborazione degli studenti alle attività di servizio. 4. L'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti elabora proposte su tutte le materie di interesse degli studenti; in particolare è chiamata a formularle sulle materie di cui alla lettera e) del comma 3 del presente articolo; svolge ogni altra funzione ad essa assegnata dall'ordinamento universitario, dal presente Statuto e dai Regolamenti. 5. L'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti elegge, tra i rappresentanti in Senato Accademico e in Consiglio di Amministrazione, il Presidente dell'Assemblea, che dura in carica un biennio accademico. 6. Il funzionamento dell'Assemblea e le modalità di elezione dei componenti sono stabiliti dal Regolamento Generale di Ateneo. 7. Ai componenti dell'Assemblea è garantita la possibilità di accesso, nel rispetto della vigente normativa, ai dati necessari per l'esplicazione dei propri compiti istituzionali.

Art. 21 - Consulta dei Dottorandi 1. La Consulta dei Dottorandi è organo collegiale di rappresentanza dei Dottorandi; ha funzioni propositive ed è organo consultivo del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione. 2. La Consulta dei Dottorandi è composta dai rappresentanti dei dottorandi eletti nel Senato Accademico, nel Consiglio di Amministrazione, nei Consigli di Dipartimento, nei Consigli della/e Scuola/e di Dottorato e nei Collegi dei docenti dei Dottorati di ricerca. 3. La Consulta dei Dottorandi: a) adotta, in conformità ai Regolamenti di Ateneo, il proprio Regolamento interno; b) esprime parere su: I) per le parti di competenza, il Regolamento Generale di Ateneo, il Codice etico e la Carta degli Impegni per la Sostenibilità; II) proposte di modifica dell'assetto organizzativo delle Scuole di Dottorato e dei Dottorati di ricerca. 4. La Consulta dei Dottorandi elabora proposte su tutte le materie di interesse dei dottorandi; in particolare è chiamata a formularle sulle materie di cui alla lett. b) del comma 3 del presente articolo; svolge ogni altra funzione ad essa assegnata dall'ordinamento universitario, dal presente Statuto e dai Regolamenti. 5. La Consulta dei Dottorandi elegge tra i suoi componenti il Presidente, che dura in carica un biennio accademico. 6. Il funzionamento della Consulta e le modalità di elezione dei componenti sono stabiliti dal Regolamento Generale di Ateneo. 7. Ai componenti della Consulta è garantita la possibilità di accesso, nel rispetto della vigente normativa, ai dati necessari per l'esplicazione dei propri compiti istituzionali.

Art. 22 - Difensore degli Studenti 1. È istituito il Difensore degli Studenti dell'Ateneo. 2. Il Difensore è nominato dal Rettore su designazione dell'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti, sentito il Senato Accademico, tra persone di comprovata competenza professionale per un periodo di due anni accademici, rinnovabile immediatamente per una sola volta. Il Consiglio di Amministrazione fissa i suoi emolumenti. 3. Il Difensore degli Studenti è a disposizione di questi per assisterli nell'esercizio dei loro diritti e per ricevere eventuali reclami o doglianze. Il Difensore ha diritto di compiere accertamenti e riferisce al Rettore, che in relazione al caso concreto adotta gli atti di competenza. Gli studenti che si rivolgono al Difensore hanno diritto, a loro richiesta, all'anonimato e i loro nomi, come qualsiasi altro elemento idoneo ad identificarli, sono esclusi dal diritto di accesso ai documenti amministrativi.

Art. 23 - Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni 1. Il Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni promuove iniziative per l'attuazione delle pari opportunità e la valorizzazione della differenza tra uomo e donna ai sensi della vigente legislazione italiana e comunitaria, vigila sul rispetto del principio di non discriminazione di genere e orientamento sessuale e assicura sostegno alle vittime di violazioni e sopraffazioni. Il Comitato vigila altresì che non siano intraprese azioni di vessazione (mobbing) all'interno dell'Università. 2. La composizione del Comitato è stabilita dal Regolamento Generale di Ateneo. 3. Le funzioni del Comitato previste dal comma 1, sono integrate con quelle previste dalla legislazione vigente in materia, adeguando altresì - ove prescritto dalla legge - la denominazione dell'organo.

Capo IV- Organi di gestione e strutture amministrative

Art. 24 - Caratteri dell'Amministrazione 1. L'Università conforma l'organizzazione e le attività delle proprie strutture alle esigenze generali di efficienza, efficacia, trasparenza e semplificazione. 2. L'Università, nell'ambito della propria autonomia, adotta con delibera del Consiglio di Amministrazione il piano di organizzazione dei servizi necessario al perseguimento dei fini istituzionali.

Art. 25 - Direttore Generale 1. Il Direttore Generale è l'organo responsabile, sulla base degli indirizzi forniti dal Consiglio di Amministrazione, della complessiva gestione e organizzazione dei servizi, delle risorse strumentali e del personale tecnico e amministrativo dell'Ateneo, nonché dei compiti previsti dalla normativa vigente in materia di dirigenza nella Pubblica Amministrazione. Il Direttore Generale, inoltre: a) cura l'attuazione dei programmi e degli obiettivi affidandone la gestione ai dirigenti; b) partecipa agli organi di governo dell'Ateneo secondo le norme del presente Statuto; c) verifica e controlla l'attività dei dirigenti ed esercita il potere sostitutivo in caso di inerzia degli stessi; d) stipula i contratti dell'Università e sottoscrive le convenzioni necessarie alla gestione; e) adotta gli atti che impegnano la spesa. 2. Il Direttore Generale presenta annualmente al Consiglio di Amministrazione, al Senato Accademico e al Nucleo di Valutazione una relazione sull'attività svolta, a cui sono allegate le relazioni dei singoli responsabili dei servizi e delle strutture anche decentrate. 3. L'incarico di Direttore Generale è attribuito dal Consiglio di Amministrazione, su proposta del Rettore, sentito il parere del Senato Accademico, a persona dotata di elevata qualificazione professionale e comprovata esperienza pluriennale con funzioni dirigenziali individuato con selezione pubblica. L'incarico è a tempo determinato, ha durata non superiore ai quattro anni ed è rinnovabile. 4. Il Direttore Generale designa tra i Dirigenti dell'Ateneo chi lo sostituisce in caso di assenza o impedimento.

Art. 26 - Funzioni dirigenziali 1. Secondo quanto previsto dalla normativa sulla dirigenza statale, i dirigenti e i titolari di incarico di livello dirigenziale attuano, per la parte di rispettiva competenza e secondo le direttive del Direttore Generale, i programmi deliberati dagli organi accademici. Dispongono a tale scopo dei mezzi e del personale ad essi attribuiti ed esercitano autonomi poteri di spesa per le attività, secondo i limiti ad essi assegnati dal Direttore Generale. Essi provvedono alla valutazione del personale assegnato nel rispetto del principio del merito e rispondono dei risultati conseguiti in termini di efficienza nell'impiego delle risorse e di efficacia nella gestione, in relazione agli obiettivi prefissati e ai comportamenti organizzativi attivati, riferendone periodicamente, anche con proposte e pareri, al Direttore Generale. 2. Il Direttore Generale, in carenza di personale e per comprovate e oggettive esigenze di servizio, può attribuire incarichi di livello dirigenziale a tempo determinato a soggetti anche non di qualifica dirigenziale, di particolare e comprovata qualificazione professionale e nel rispetto della disciplina vigente. 3. Gli atti di competenza dei dirigenti possono essere soggetti ad avocazione da parte del Direttore Generale per particolari motivi di necessità ed urgenza, specificatamente indicati nel provvedimento di avocazione.

Art. 27- Centri di erogazione di servizi 1. I Centri di erogazione di servizi forniscono servizi fondamentali o integrativi dell'attività didattica e di ricerca quali, in particolare, i servizi librari, informatici, telematici, linguistici, tecnici, statistici, di stampa ed editoriali. 2. Ai Centri di erogazione di servizi può essere attribuita autonomia finanziaria e amministrativa nei limiti e secondo le modalità di cui al Regolamento per l'amministrazione, la finanza e la contabilità. 3. Le modalità di istituzione, organizzazione e funzionamento dei Centri di erogazione di servizi sono disciplinate dal Regolamento Generale di Ateneo.

TITOLO III - ORGANIZZAZIONE DELLE STRUTTURE DI DIDATTICA E DI RICERCA

Capo I - Dipartimenti e Scuole Interdipartimentali

Art. 28 - Caratteristiche e funzioni dei Dipartimenti 1. I Dipartimenti costituiscono la struttura fondamentale in cui si articola l'Ateneo per svolgere i suoi compiti nell'ambito della ricerca e della didattica. 2. I Dipartimenti organizzano e gestiscono: a) le attività di ricerca dei diversi settori scientifico-disciplinari che confluiscono al loro interno; b) le attività didattiche dei corsi di Laurea e Laurea Magistrale e delle Scuole di Specializzazione, nonché, assieme alle altre strutture dell'Università eventualmente costituite a tale scopo, i Master Universitari, i Corsi di Perfezionamento e i Corsi di Dottorato di ricerca. 3. I Dipartimenti hanno autonomia finanziaria e amministrativa nelle forme e nei limiti previsti dai Regolamenti di Ateneo. Hanno altresì autonomia regolamentare per le materie di propria competenza e per la propria organizzazione, nei limiti previsti dal presente Statuto. 4. Ai Dipartimenti afferiscono, previa richiesta approvata dal Consiglio di Dipartimento e dal Senato Accademico, tutti i professori e i ricercatori. Ai Dipartimenti viene inoltre assegnato il personale tecnico e amministrativo necessario per il suo funzionamento. 5. Fanno infine riferimento ai Dipartimenti gli assegnisti e i professori a contratto, le cui ricerche o i cui insegnamenti siano riferibili a settori scientifico-disciplinari pertinenti o affini ai Dipartimenti stessi, nonché i cultori della materia e i Visiting Professors (Visiting Researchers) i cui titoli siano stati attribuiti tramite delibera del Dipartimento. 6. I Dipartimenti sottopongono al Senato Accademico le richieste di posti di ruolo docente, nell'ambito del piano complessivo di sviluppo della ricerca e della didattica formulato al loro interno. Essi deliberano inoltre sulle proposte di chiamata dei docenti nei settori scientifico-disciplinari di loro competenza. 7. I Dipartimenti disciplinano il loro funzionamento mediante l'adozione di apposito Regolamento, che deve essere approvato dal Senato Accademico a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere obbligatorio del Consiglio di Amministrazione.

Art. 29 - Modalità di costituzione dei Dipartimenti 1. L'istituzione di un Dipartimento è deliberata dal Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico, sulla base di un dettagliato progetto scientifico e didattico presentato da un gruppo di docenti. Successivamente, il Consiglio di Amministrazione ne delibera l'attivazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico, tenendo conto della situazione logistica e strumentale della nuova struttura, nonché delle risorse finanziarie e del personale tecnico e amministrativo necessari per il suo funzionamento. 2. Il numero di docenti necessari per presentare la proposta di istituzione e poi per l'attivazione di un Dipartimento non può essere inferiore a 45. Qualora il numero dei docenti di un Dipartimento scenda al di sotto del limite definito dalla legge, il Senato Accademico ne propone la disattivazione al Consiglio di Amministrazione.

Art. 30 - Articolazione interna dei Dipartimenti 1. Sono organi del Dipartimento il Direttore, la Giunta, il Consiglio e una Commissione didattica paritetica docenti-studenti. 2. I Dipartimenti, sulla base del proprio Regolamento, possono essere articolati al loro interno in Centri, Sezioni, Laboratori, istituiti con il voto favorevole della maggioranza dei componenti del Consiglio di Dipartimento, qualora la complessità delle aree culturali e scientifiche presenti in un singolo Dipartimento lo renda opportuno. Sempre con il voto favorevole della maggioranza dei componenti il Consiglio di Dipartimento può deliberarne la disattivazione. 3. Il Regolamento del Dipartimento può prevedere inoltre i seguenti organi: un Comitato per la ricerca, per il coordinamento delle attività di ricerca; dei Collegi didattici e/o un Comitato per la didattica per il coordinamento delle attività didattiche, inclusi i Corsi di Dottorato. 4. Il Regolamento del Dipartimento può altresì prevedere l'istituzione di un Consiglio scientifico, formato da docenti esterni all'Ateneo, anche stranieri, per la valutazione delle proprie attività di ricerca.

Art. 31 - Consiglio di Dipartimento 1. Il Consiglio di Dipartimento è organo di programmazione e di gestione del Dipartimento. In particolare il Consiglio: a) detta i criteri generali per l'utilizzazione dei fondi assegnati al Dipartimento; b) detta i criteri per l'impiego delle risorse e degli spazi assegnati al Dipartimento; c) approva, su proposta del Direttore, il bilancio di previsione e il conto consuntivo; d) approva, in conformità ai Regolamenti di Ateneo, il Regolamento di Dipartimento e il Regolamento delle Scuole interdipartimentali e dei corsi di Dottorato, ove attivati; e) delibera sulle proposte di posti di ruolo docente da sottoporre al Senato Accademico; f) delibera sulle proposte di chiamata dei docenti; g) approva il piano dell'offerta formativa ad esso sottoposto dal Comitato per la didattica, o ancora da una Scuola interdipartimentale o interateneo, qualora il Dipartimento stesso abbia concorso alla sua attivazione; h) delibera sulla attribuzione di responsabilità didattiche ai docenti del Dipartimento e sulla copertura di tutti gli insegnamenti attivati; i) vigila in generale sul buon andamento e sulla qualità delle attività didattiche e di ricerca; l) approva le relazioni triennali sull'attività scientifica e didattica dei docenti; m) esprime un parere sui congedi per ragioni di studio o di ricerca scientifica; n) promuove l'internazionalizzazione dell'offerta formativa e della ricerca; o) approva i Programmi di ricerca interdipartimentali sulla base di un accordo reciproco tra i Dipartimenti interessati. p) trasmette annualmente al Rettore e al Senato Accademico una relazione sull'attività svolta dal Dipartimento in materia di ricerca e di didattica. 2. Fanno parte del Consiglio di Dipartimento: a) il Direttore, b) i professori e i ricercatori afferenti al Dipartimento; c) rappresentanti del personale tecnico e amministrativo assegnato al Dipartimento, in numero non inferiore a due; d) rappresentanti degli studenti iscritti ai Corsi di Laurea, Laurea Magistrale, Corsi di specializzazione e al Dottorato di ricerca, afferenti al Dipartimento, in numero non inferiore a tre e non superiore a sei, individuati sulla base di quanto previsto dal Regolamento Generale di Ateneo; e) il Segretario generale, che partecipa alle sedute con funzioni consultive e di verbalizzazione; f) un rappresentante rispettivamente dei docenti a contratto, degli assegnisti di ricerca e dei cultori della materia, senza diritto di voto e individuati sulla base di quanto previsto dal Regolamento Generale di Ateneo. 3. In tutte le questioni riguardanti le funzioni e l'attività del personale docente, e in particolare per le questioni relative alle lettere e), f), h), l), m) del comma 1 del presente articolo, il Consiglio di Dipartimento delibera nella composizione limitata ai soli docenti, appartenenti alla fascia corrispondente e a quella superiore. Le altre modalità di funzionamento del Consiglio di Dipartimento sono disciplinate dal Regolamento di Dipartimento, nei limiti previsti dallo Statuto. 4. Il Consiglio di Dipartimento è convocato dal Direttore. Viene in ogni caso convocato una volta ogni tre mesi o su richiesta di almeno due terzi dei suoi membri. 5. I verbali del Consiglio di Dipartimento portano la firma congiunta del Direttore e del Segretario generale.

Art. 32 - Direttore di Dipartimento 1. II Direttore rappresenta il Dipartimento. Convoca e presiede il Consiglio e la Giunta, cura l'esecuzione delle rispettive delibere e svolge tutte le funzioni non espressamente attribuite al Consiglio di Dipartimento. 2. Il Direttore è eletto dal Consiglio di Dipartimento fra i professori ordinari a tempo pieno e indeterminato, a maggioranza assoluta degli aventi diritto nella prima votazione e a maggioranza assoluta dei votanti nelle votazioni successive, salva, in questa seconda fase, la partecipazione al voto di almeno un terzo degli aventi diritto. La convocazione del Consiglio deve contenere l'indicazione del luogo, della data e dell'ora di svolgimento di almeno quattro votazioni che potranno tenersi nello stesso giorno o in giorni diversi. 3. Nel caso di accertata indisponibilità dei professori di prima fascia, alla carica di Direttore può essere eletto un professore di seconda fascia confermato a tempo pieno afferente al Dipartimento. 4. Il Direttore è nominato con decreto del Rettore, dura in carica tre anni accademici ed è immediatamente rinnovabile una sola volta. 5. Il Direttore può optare all'inizio dell'anno accademico per una riduzione dell'impegno didattico, dandone comunicazione al Rettore. 6. Il Direttore designa tra i professori ordinari o associati a tempo pieno e indeterminato del Dipartimento un Vicedirettore, che lo sostituisce in caso di assenza o impedimento. Il Vicedirettore è nominato con decreto del Rettore. 7. Il Direttore esercita il potere di avocazione sugli atti del Segretario generale di Dipartimento solo per particolari motivi di necessità ed urgenza, specificatamente indicati nel provvedimento, che viene tempestivamente portato a conoscenza del Consiglio di Dipartimento. 8. In caso di necessità e urgenza il Direttore può adottare provvedimenti di competenza del Consiglio di Dipartimento, sollecitandone la ratifica nella seduta immediatamente successiva. 9. La carica di Direttore è incompatibile con quella di Rettore, di Prorettore, di Delegato, di Coordinatore di Collegio didattico, di Direttore di Scuola di Specializzazione, di Direttore di Scuola interdipartimentale e di Direttore di Scuola di Dottorato; essa è incompatibile inoltre con le cariche istituzionali del Sistema delle Biblioteche di Ateneo.

Art. 33 - Giunta di Dipartimento 1. La Giunta coadiuva il Direttore nell'espletamento delle sue funzioni, svolge le funzioni eventualmente assegnatele dai Regolamenti di Ateneo e quelle che il Consiglio di Dipartimento ritenga di doverle delegare. 2. Fanno parte di diritto della Giunta il Direttore, che la convoca e la presiede, il Vicedirettore, i delegati del Direttore che presiedono il Comitato per la ricerca e il Comitato per la didattica, ove costituiti, ed un numero di docenti stabilito nel Regolamento del Dipartimento. 3. Il Consiglio può delegare alla Giunta specifiche funzioni, secondo le modalità e nei limiti determinati dal Regolamento di Dipartimento. 4. La Giunta è convocata e presieduta dal Direttore. Alla Giunta partecipa il Segretario generale di Dipartimento, con funzioni consultive e di verbalizzazione. 5. La Giunta dura in carica tre anni accademici e decade comunque con il Direttore.

Art. 34 - Comitato per la ricerca 1. Il Comitato per la ricerca, ove costituito, svolge attività di coordinamento e promozione delle attività di ricerca, delle attività per conto terzi e di fund raising del Dipartimento, ed esercita le funzioni eventualmente assegnategli dal Consiglio. 2. Il Comitato è convocato e presieduto dal Direttore o da un suo delegato ed è composto dai coordinatori dei Centri, Sezioni o Laboratori, ove costituiti, e/o da un numero di docenti stabilito dal regolamento del Dipartimento. Questi ultimi sono eletti dal Consiglio di Dipartimento a maggioranza assoluta. Al Comitato partecipa, se ne viene fatta richiesta dal Direttore, anche il Segretario generale di Dipartimento o un suo delegato con funzioni di verbalizzazione. 3. Il Comitato dura in carica tre anni accademici.

Art. 35 - Comitato per la didattica 1. Il Comitato per la didattica, ove costituito, coordina tutti i Corsi di studio attivati all'interno di un Dipartimento: Corsi di Laurea e Laurea magistrale, Master universitari e Scuole di specializzazione e Corsi di Dottorato. 2. Il Comitato per la didattica è presieduto dal Direttore di Dipartimento o da un suo Delegato ed è formato dai Coordinatori dei Collegi dei vari Corsi di studio attivati all'interno del Dipartimento. 3. Il Comitato per la didattica coadiuva il Direttore nelle sue funzioni relative alla didattica e coordina l'attività dei Collegi Didattici dei Corsi di Studio attivati all'interno del Dipartimento. 4. Il Comitato per la didattica è l'organo di programmazione e coordinamento dell'attività didattica del Dipartimento: a) propone al Dipartimento il piano dell'offerta formativa. Esso è approvato dal Consiglio di Dipartimento, che contestualmente assegna le responsabilità didattiche ai docenti afferenti al Dipartimento stesso; b) coordina le attività didattiche programmate dai Collegi dei Corsi di studio, dei Master Universitari, delle Scuole di Specializzazione e dei Corsi di Dottorato; c) organizza attività culturali, formative e di orientamento rivolte agli studenti promuovendone l'internazionalizzazione. 5. I Corsi di Studio attivati nei Dipartimenti possono utilizzare la totalità dell'offerta formativa di Ca' Foscari per coprire tutti i CFU necessari, dopo che i Dipartimenti ai quali fanno capo gli insegnamenti richiesti abbiano espresso parere favorevole, in seguito ad una verifica di fattibilità con i docenti titolari degli insegnamenti e con i Comitati per la didattica e le Scuole interdipartimentali coinvolti o, qualora questi non esistessero, con i Collegi didattici. 6. Nel caso in cui i Corsi di Studio richiedano insegnamenti attivati ad hoc a docenti di altri Dipartimenti, è necessario acquisire preliminarmente il consenso del docente interessato e l'autorizzazione del Dipartimento di afferenza. L'assenso dei Dipartimenti di afferenza è necessario anche nel caso in cui, per il raggiungimento dei requisiti minimi qualitativi, i Corsi di Studio debbano ricorrere a docenti di altri Dipartimenti. 7. La decisione finale sulla acquisizione dei settori scientifico-disciplinari necessari al raggiungimento dei requisiti quantitativi e qualitativi dei Corsi di Studio attivati dai Dipartimenti spetta in ogni caso al Senato Accademico, sentito il Nucleo di Valutazione.

Art. 36 - Segretario generale di Dipartimento 1. L'attività amministrativa, di coordinamento e di direzione del personale tecnico e amministrativo è svolta dal Segretario generale di Dipartimento, il cui incarico a tempo determinato è conferito, all'interno del personale dell'Ateneo, dal Direttore Generale, sentito il Direttore del Dipartimento, con atto scritto e può essere rinnovato con le medesime formalità. 2. Il Direttore Generale, sentito il Direttore e il Segretario generale di Dipartimento, può conferire con atto scritto l'incarico di Vicesegretario generale di Dipartimento, all'interno del personale del Dipartimento stesso. 3. Il Segretario generale di Dipartimento assicura l'esecuzione delle delibere assunte dagli organi del Dipartimento e inoltre: a) assiste il Direttore del Dipartimento per le attività volte al migliore funzionamento della struttura; b) coordina le attività gestionali, amministrative e contabili, i servizi alla ricerca e alla didattica, le attività di comunicazione e fund raising, assumendo la responsabilità dei conseguenti atti, nei limiti di quanto ad esso imputabile; c) coordina e valuta le attività del personale tecnico e amministrativo afferente al Dipartimento, cui è gerarchicamente sovraordinato, sentendo, nel caso di personale tecnico e amministrativo di area scientifica, anche il parere del Direttore di Dipartimento; d) partecipa anche con funzioni di segretario alle riunioni del Consiglio di Dipartimento e della Giunta di Dipartimento, redige e firma congiuntamente con il Direttore di Dipartimento il verbale, in conformità alle norme e ai Regolamenti di Ateneo. 4. L'incarico di Segretario generale di Dipartimento può essere revocato dal Direttore Generale, sentito il Direttore di Dipartimento, prima della scadenza con atto scritto e motivato, in relazione ad intervenuti mutamenti organizzativi o in conseguenza di specifico accertamento di risultati negativi.

Art. 37 - Scuole interdipartimentali 1. Per il coordinamento delle attività didattiche di uno o più Corsi di studio interdipartimentali di rilievo strategico per l'Ateneo, i Dipartimenti possono proporre di istituire e attivare apposite Scuole interdipartimentali, le quali devono essere costituite da almeno due Dipartimenti. 2. Sono organi della Scuola: a) il Direttore; b) i Collegi didattici dei singoli Corsi di Studio e i Collegi docenti dei Corsi di dottorato, dei Master Universitari e delle Scuole di specializzazione, ove presenti; c) una Giunta, convocata e presieduta dal Direttore della Scuola, formata dai Direttori dei Dipartimenti che attivano la Scuola o dai loro delegati, dai coordinatori dei Collegi presenti nella Scuola e da una rappresentanza degli studenti, eletti secondo le modalità previste dal Regolamento Generale di Ateneo; d) una Commissione paritetica docenti-studenti. 3. L'istituzione e l'attivazione delle Scuole interdipartimentali sono proposte dai Consigli dei Dipartimenti coinvolti, a maggioranza assoluta dei componenti. L'istituzione e l'attivazione e/o la partecipazione ad una Scuola interdipartimentale impegna i Dipartimenti coinvolti a fornire le risorse necessarie alla realizzazione dei prodotti formativi previsti nel progetto della Scuola stessa. L'istituzione e l'attivazione delle Scuole interdipartimentali sono deliberate dal Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico. 4. L'elezione dei Coordinatori dei Collegi che fanno parte delle Scuole interdipartimentali e l'elezione dei componenti dei Collegi dei Corsi di studio sono disciplinate dal Regolamento Generale di Ateneo. 5. Il Direttore di una Scuola interdipartimentale è eletto dalla Giunta della Scuola, tra i professori di ruolo di prima fascia a tempo pieno afferenti ai Dipartimenti costituenti la Scuola, con l'esclusione dei Direttori, con la maggioranza assoluta dei votanti nella prima votazione. In caso di mancata elezione si procede al ballottaggio tra i due candidati che abbiano riportato il maggior numero di voti. In caso di parità risulta eletto il candidato con maggiore anzianità di ruolo o, in caso di ulteriore parità, il candidato con maggiore anzianità anagrafica. 6. Il Direttore di una Scuola interdipartimentale è nominato con decreto del Rettore, dura in carica tre anni accademici ed è immediatamente rinnovabile una sola volta. 7. La Giunta della Scuola, acquisito il parere dei Consigli dei Dipartimenti costituenti la Scuola, sottopone il Regolamento della Scuola all'approvazione del Senato Accademico, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 8. Le Scuole interdipartimentali propongono ai Dipartimenti costituenti le singole Scuole, il piano dell'offerta formativa, che è approvato dai singoli Consigli di Dipartimento, che contestualmente assegnano le relative responsabilità didattiche ai docenti afferenti ai propri Dipartimenti. 9. Le Scuole coordinano le attività didattiche programmate dai Collegi didattici dei Corsi di studio, dei Master Universitari, delle Scuole di Specializzazione e organizzano attività culturali, formative e di orientamento rivolte agli studenti, con particolare attenzione all'internazionalizzazione. 10. I Corsi di studio attivati dalle Scuole interdipartimentali possono utilizzare la totalità dell'offerta formativa di Ca' Foscari per coprire tutti i CFU necessari, ovvero richiedere insegnamenti attivati ad hoc a docenti di altri Dipartimenti rispetto a quelli costituenti le singole Scuole, seguendo in entrambi i casi le stesse modalità previste all'art. 35, commi 5 e 6, per i Comitati per la didattica. Si devono seguire le stesse modalità anche per il raggiungimento dei requisiti minimi quantitativi e qualitativi, nel caso in cui i Corsi di studio attivati dalle Scuole interdipartimentali abbiano bisogno di utilizzare docenti di altri Dipartimenti rispetto a quelli costituenti la Scuola. 11. La decisione finale sulla acquisizione dei settori scientifico-disciplinari necessari al raggiungimento dei requisiti quantitativi e qualitativi dei Corsi di studio attivati dalle Scuole spetta in ogni caso al Senato Accademico, sentito il Nucleo di Valutazione. 12. Dopo tre anni dalla propria adesione i singoli Dipartimenti possono decidere di recedere da una Scuola, con una delibera assunta dal Consiglio di Dipartimento a maggioranza assoluta dei componenti. 13. La disattivazione delle Scuole interdipartimentali è proposta dai Consigli dei Dipartimenti coinvolti a maggioranza assoluta dei componenti in ciascun Dipartimento e con la maggioranza dei Dipartimenti costituenti la Scuola. Sulla proposta di disattivazione delibera il Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico. La Scuola viene comunque disattivata qualora venga meno il requisito minimo della partecipazione di almeno due Dipartimenti.

Art. 38 - Collegi didattici 1. I Collegi didattici organizzano l'attività di un singolo Corso di studio o di più Corsi di studio, anche di classi diverse purché omogenee dal punto di vista scientifico-culturale. 2. I Collegi didattici possono essere istituiti autonomamente all'interno dei Dipartimenti o di una Scuola interdipartimentale. 3. I Collegi didattici sono nominati dai Consigli di Dipartimento interessati secondo le modalità previste dal Regolamento Didattico di Ateneo. Essi sono formati da un minimo di cinque a un massimo di nove docenti, uno dei quali ha funzione di Coordinatore. Il Coordinatore deve essere un professore di prima o di seconda fascia, nominato dal Consiglio di Dipartimento e fa parte del Comitato per la Didattica del Dipartimento o della Giunta della Scuola, ove costituita. 4. I Collegi didattici e i loro Coordinatori durano in carica tre anni accademici.

Art. 39 - Commissioni didattiche paritetiche docenti-studenti 1. Le Commissioni didattiche paritetiche docenti-studenti costituiscono un osservatorio permanente delle attività didattiche e del funzionamento dell'orientamento, del tutorato e del placement. Svolgono attività di monitoraggio dell'offerta formativa e della qualità della didattica nonché dell'attività di servizio agli studenti da parte dei docenti. Individuano indicatori per la valutazione dei risultati dell'offerta formativa, della qualità della didattica e dell'attività di servizio agli studenti e li propongono al Nucleo di Valutazione. Formulano pareri sull'attivazione e soppressione di Corsi di studio. 2. Le Commissioni sono composte da una rappresentanza paritetica di quattro docenti, designati dal Consiglio di Dipartimento o dalla Giunta della Scuola interdipartimentale, e quattro studenti iscritti ai diversi Corsi di studio attivati da un Dipartimento o coordinati da una Scuola interdipartimentale, eletti secondo le modalità stabilite dal Regolamento Generale di Ateneo. Il Consiglio o la Giunta nominano Presidente della Commissione uno dei docenti da loro designati.

Capo II - Altre strutture di didattica e di ricerca

Art. 40 - Corsi e scuole di Dottorato 1. I Corsi sono istituiti e attivati su proposta dei Dipartimenti e con delibera del Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico, con lo scopo di assicurare alta formazione alla ricerca e per fornire quindi, a livello internazionale, le competenze necessarie per esercitare attività di ricerca e attività professionali di alta qualificazione. 2. I Corsi di dottorato possono essere gestiti all'interno dei Dipartimenti o delle Scuole di Dottorato, se attivate, anche a livello interateneo, nazionale e internazionale, o della Scuola Dottorale di Ateneo se attivata. 3. L'Università può istituire una Scuola Dottorale di Ateneo per il coordinamento delle attività dei Corsi di dottorato. 4. Per ogni altra norma volta a regolarne la struttura e il funzionamento, si fa riferimento all'apposito Regolamento dei Dottorati di ricerca di Ca' Foscari.

Art. 41 - Scuole di Ateneo 1. L'Università può istituire e attivare delle Scuole di Ateneo per il coordinamento di attività didattiche diverse da quelle dei Corsi di Laurea e di Laurea Magistrale. 2. Le Scuole di Ateneo possono essere rivolte a coordinare i Corsi di dottorato di ricerca, Master Universitari, altre attività legate alla formazione permanente o i corsi estivi.

Art. 42 - Scuole di Specializzazione 1. Le Scuole di Specializzazione sono strutture didattiche anche interateneo che curano lo svolgimento e l'organizzazione di attività didattiche finalizzate alla formazione di specialisti in settori professionali determinati. 2. Le Scuole di Specializzazione sono istituite e attivate con delibera del Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico, su proposta di uno o più Dipartimenti, anche di altri atenei. 3. Sono organi delle Scuole di Specializzazione: a) il Consiglio della Scuola; b) il Direttore. 4. Il Consiglio della Scuola è composto da non meno di tre professori di ruolo dell'Ateneo e da un Direttore, eletti dal Consiglio o dai Consigli di Dipartimento coinvolti, secondo le modalità stabilite dal Regolamento Generale di Ateneo. 5. Il Direttore è nominato con decreto del Rettore e presiede il Consiglio e sovrintende alle attività didattiche della Scuola; dura in carica tre anni accademici ed è immediatamente rinnovabile una sola volta.

Art. 43 - Centri di Ricerca Interateneo 1. Centri di Ricerca Interateneo possono essere costituiti tra uno o più Dipartimenti dell'Università Ca' Foscari Venezia con uno o più Dipartimenti di altre università per lo svolgimento di attività di ricerca sulla base di progetti a durata pluriennale. 2. L'istituzione e l'attivazione dei Centri di Ricerca Interateneo, proposta dai Dipartimenti interessati, è approvata dal Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico. 3. La delibera costitutiva indica le strutture organizzative, il personale afferente, le risorse assicurate dai Dipartimenti promotori e quelle complessivamente da reperire per il funzionamento del Centro. La medesima delibera fissa le norme di funzionamento amministrativo e contabile, la durata e le condizioni per il rinnovo.

TITOLO IV - NORME COMUNI

Capo I - Organi Collegiali

Art. 44 - Funzionamento degli organi collegiali 1. Per la validità delle adunanze degli Organi collegiali è necessario che intervenga almeno la maggioranza assoluta degli aventi diritto, salvo il caso in cui, per determinati argomenti, sia diversamente disposto. Nel computo per determinare la maggioranza non si tiene conto di quelli che abbiano giustificato la loro assenza o che debbano comunque ritenersi giustificati. 2. Le delibere degli organi collegiali sono prese a maggioranza assoluta dei presenti, salvo che, per determinati argomenti, sia diversamente disposto dallo Statuto e dalla normativa vigente; in caso di parità prevale il voto del presidente. 3. Le delibere degli organi collegiali sono immediatamente esecutive. Il processo verbale viene approvato di regola nella seduta successiva, salvo che non vi si provveda seduta stante. 4. Il voto di un organo collegiale contrario a una proposta del suo Presidente non comporta le dimissioni dello stesso. 5. Fatto salvo quanto previsto per il Rettore ai sensi del precedente art. 13 comma 3, il presidente di un organo collegiale cessa dalla carica in caso di approvazione di una mozione di sfiducia approvata con voto palese dalla maggioranza assoluta dei componenti. La mozione di sfiducia deve essere motivata e sottoscritta da almeno tre quarti dei componenti, e viene messa in discussione non oltre trenta giorni dalla sua presentazione. Se la mozione viene approvata, il Decano dell'organo convoca entro trenta giorni le elezioni per la nomina del nuovo presidente. 6. Il Segretario degli organi collegiali cura la tenuta del verbale delle sedute e può essere coadiuvato da personale tecnico e amministrativo di livello adeguato.

Art. 45 - Rinnovo delle rappresentanze negli organi collegiali 1. I docenti e il personale tecnico e amministrativo designati o eletti negli Organi collegiali previsti dallo Statuto restano in carica tre anni accademici. 2. Le rappresentanze degli studenti negli organi collegiali previsti dallo Statuto sono rinnovate ogni due anni accademici e il relativo mandato è rinnovabile consecutivamente una sola volta. 3. I componenti designati o eletti negli Organi collegiali di Ateneo e delle singole strutture possono essere rinnovati consecutivamente per una sola volta. 4. La mancata designazione di uno o più componenti, se minoritaria, non pregiudica la validità della composizione degli Organi. 5. I titolari di cariche e i membri degli Organi collegiali continuano a rimanere in carica per l'ordinaria amministrazione anche dopo la scadenza del proprio mandato, fino alla loro sostituzione.

Art. 46 - Decadenza e incompatibilità 1. L'assenza del titolare di una carica, salvo giustificato motivo, determina la decadenza dalla carica stessa, qualora si protragga per un periodo continuativo superiore a tre mesi per gli organi monocratici e per tre sedute consecutive per gli organi collegiali. 2. La condizione di professore a tempo definito è incompatibile con l'esercizio di tutte le cariche accademiche previste dallo Statuto e comporta la decadenza dalle stesse nel caso in cui siano già ricoperte al ricorrere della suddetta condizione. 3. I componenti del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione non possono: a) ricoprire altre cariche accademiche, fatta eccezione per il Rettore limitatamente al Senato Accademico e al Consiglio di Amministrazione e, per i Direttori di Dipartimento, limitatamente allo stesso Senato, qualora risultino eletti a farne parte; b) essere componenti di altri organi dell'Università salvo che del Consiglio di Dipartimento, dell'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti e della Consulta dei Dottorandi; c) ricoprire il ruolo di Direttore o Presidente delle Scuole di Specializzazione o di far parte del Consiglio di Amministrazione delle Scuole di Specializzazione; d) rivestire alcun incarico di natura politica per la durata del mandato e di ricoprire la carica di Rettore o far parte del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico, del Nucleo di Valutazione o del Collegio dei Revisori dei conti di altre università italiane statali, non statali o telematiche; e) svolgere funzioni inerenti alla programmazione, al finanziamento e alla valutazione delle attività universitarie nel Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca e nell'ANVUR; f) ricoprire cariche esecutive in organizzazioni sindacali o di categoria, ovvero in organizzazioni con cui l'Università intrattiene rapporti di natura commerciale. 4. L'elettorato passivo per le cariche accademiche è riservato ai docenti che assicurano un numero di anni di servizio almeno pari alla durata del mandato. 5. L'elettorato passivo delle rappresentanze studentesche nel Senato Accademico, nel Consiglio di Amministrazione, nel Nucleo di Valutazione, nei Consigli e nelle Commissioni paritetiche docenti-studenti dei Dipartimenti, è attribuito agli studenti iscritti per la prima volta e non oltre il primo anno fuori corso ai corsi di laurea, laurea magistrale e dottorato di ricerca dell'Università.

Art. 47 - Indennità di carica 1. I titolari di più cariche, per le quali sia prevista la corresponsione di indennità, sono tenuti ad optare per una sola di esse. 2. L'assenza del titolare di una carica, protratta per un periodo continuativo superiore a tre mesi, determina la sospensione della relativa indennità e l'assegnazione della stessa al vicario, ove esista, fino al rientro in servizio del titolare.

Capo II - Attività Normativa

Art. 48 - Tipi di Regolamento 1. Sono Regolamenti di Ateneo: a) il Regolamento Generale di Ateneo; b) il Regolamento Didattico di Ateneo; c) il Regolamento dei Dottorati di ricerca; d) il Regolamento dei Corsi di Master Universitario; e) il Regolamento per l'amministrazione, la finanza e la contabilità; f) il Regolamento delle attività formative autogestite dagli studenti; g) il Regolamento di attuazione delle norme sul procedimento amministrativo e sul diritto di accesso ai documenti amministrativi; h) il Regolamento per la gestione, la tenuta e la tutela dei documenti amministrativi; i) il Regolamento del Sistema delle Biblioteche di Ateneo; j) il Regolamento per l'individuazione di criteri e modalità per lo svolgimento di attività di ricerca, didattica, orientamento e tutorato da parte di professori e ricercatori; k) il Regolamento per l'individuazione di criteri e modalità per la determinazione della retribuzione aggiuntiva dei ricercatori ai quali sono affidati moduli o corsi; l) il Regolamento per l'individuazione di modalità per l'autocertificazione e la verifica dell'effettivo svolgimento dell'attività didattica e di servizio agli studenti e differenziazione dei compiti didattici in relazione alle diverse aree scientifico-disciplinari; m) il Regolamento sull'incompatibilità della posizione di docente con l'esercizio del commercio e dell'industria; criteri e disciplina per la costituzione di spin-off e start-up universitari; n) il Regolamento per la definizione di criteri e modalità per la valutazione dell'impegno dei docenti ai fini dell'attribuzione degli scatti triennali; o) il Regolamento per la previsione di compensi aggiuntivi per il personale docente e tecnico amministrativo che contribuisce all'acquisizione di commesse conto terzi ovvero di finanziamenti privati; p) il Regolamento per la disciplina della chiamata dei professori di prima e di seconda fascia, nel rispetto del Codice etico e dei principi enunciati dalla Carta Europea dei Ricercatori; q) il Regolamento per la disciplina delle modalità di conferimento degli assegni di ricerca; r) il Regolamento per la disciplina delle procedure per l'attribuzione di contratti di insegnamento; s) il Regolamento per la disciplina delle procedure pubbliche per la selezione di ricercatori a tempo determinato; t) il Regolamento per l'individuazione, nell'ambito dei criteri fissati con decreto del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, degli standard qualitativi riconosciuti a livello internazionale da utilizzare per la valutazione ai fini della chiamata in ruolo del titolare di contratto che abbia conseguito l'abilitazione scientifica ai sensi dell'art. 16 L. 240/2010; u) il Regolamento per i visiting professor e i visiting researcher; v) il Regolamento per i cultori della materia; w) i Regolamenti di organizzazione delle strutture amministrative di Ateneo; x) ogni altro Regolamento che disciplini materie di interesse dell'Università.

Art. 49 - Contenuto dei Regolamenti di Ateneo 1. Il Regolamento Generale di Ateneo disciplina l'organizzazione e il funzionamento dell'Università nel suo complesso e le modalità di elezione degli organi di governo e delle rappresentanze negli organi collegiali previsti dallo Statuto; è deliberato dal Senato Accademico a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 2. Il Regolamento Didattico di Ateneo disciplina l'ordinamento degli studi di tutti i corsi per i quali l'Università rilascia titoli universitari e di tutte le attività formative previste dallo Statuto. Fissa i criteri generali per la formazione dei regolamenti delle strutture didattiche. È deliberato dal Senato Accademico a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 3. Il Regolamento delle Scuole dei Dottorati di ricerca e il Regolamento dei corsi di Master Universitario sono approvati dal Senato Accademico a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 4. Il Regolamento per l'amministrazione, la finanza e la contabilità disciplina i criteri di gestione, le relative procedure amministrative e finanziarie e le connesse responsabilità, in modo da assicurare la rapidità e l'efficienza dell'erogazione della spesa e il rispetto dell'equilibrio di bilancio; disciplina altresì l'amministrazione del patrimonio, le forme di controllo interno sull'efficienza e sui risultati di gestione complessiva tanto dell'Università, quanto dei singoli centri di spesa. Il Regolamento è deliberato a maggioranza assoluta dei componenti dal Consiglio di Amministrazione. 5. Il Regolamento delle attività formative autogestite dagli studenti è deliberato dal Senato Accademico a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere obbligatorio dell'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti. 6. Il Regolamento di attuazione delle norme sul procedimento amministrativo e sul diritto di accesso ai documenti amministrativi stabilisce le modalità di espletamento del procedimento amministrativo e le modalità di esercizio del diritto di accesso ai documenti amministrativi; è deliberato dal Consiglio di Amministrazione a maggioranza assoluta dei componenti. 7. Il Regolamento per la gestione, la tenuta e la tutela dei documenti amministrativi è approvato dal Consiglio di Amministrazione a maggioranza assoluta dei componenti. 8. Il Regolamento del Sistema delle Biblioteche di Ateneo è approvato dal Consiglio di Amministrazione a maggioranza assoluta dei componenti. 9. Tutti gli altri Regolamenti di Ateneo in materia di didattica e ricerca sono approvati dal Senato Accademico a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 10. L'approvazione dei Regolamenti di cui alle lettere j), l), q) dell'art. 48 del presente Statuto spetta al Senato Accademico, a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 11. L'approvazione dei Regolamenti di cui alle lettere k), m), n), o), p), r), s), t) dell'art. 48 del presente Statuto spetta al Consiglio di Amministrazione, a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere obbligatorio del Senato Accademico. 12. I Regolamenti di organizzazione delle strutture amministrative di Ateneo di cui alla lettera w) dell'art. 48 sono approvati dal Consiglio di Amministrazione a maggioranza assoluta dei componenti. 13. L'approvazione di ogni altro Regolamento spetta al Senato Accademico e/o al Consiglio di Amministrazione, a maggioranza assoluta dei componenti, a seconda degli ambiti di rispettiva competenza.

Art. 50 - Formazione dei Regolamenti 1. L'iniziativa per la formazione e la modifica dei Regolamenti spetta al Rettore, al Direttore Generale o ad almeno un terzo dei componenti dell'organo consiliare cui compete l'approvazione o il parere sugli stessi. 2. I Regolamenti sono emanati con Decreto del Rettore e, salvo ragioni di urgenza, o di differimento, entrano in vigore il settimo giorno successivo alla loro pubblicazione.

Art. 51 - Pareri - Scadenza termini 1. I pareri sui Regolamenti di Ateneo richiesti a organi o strutture vanno espressi entro trenta giorni dal ricevimento del testo, trascorsi i quali si procede comunque alla delibera definitiva.

Art. 52 - Pubblicazione dello Statuto e dei Regolamenti 1. L'Università provvede a pubblicare lo Statuto e i Regolamenti nel proprio sito web.

Art. 53 - Modifiche dello Statuto 1. L'iniziativa di modifica dello Statuto spetta al Rettore o ad almeno un terzo dei componenti del Senato Accademico o del Consiglio di Amministrazione. 2. Le modifiche dello Statuto sono deliberate, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione, dal Senato Accademico con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti. 3. La delibera di modifica dello Statuto entra in vigore il quindicesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Art. 54 - Codice etico 1. Il Codice etico dei docenti, degli studenti e del personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori ed esperti linguistici determina i valori fondamentali della comunità universitaria, promuove il riconoscimento e il rispetto dei diritti individuali, nonché l'accettazione di doveri e responsabilità nei confronti dell'istituzione di appartenenza, e definisce le regole di condotta nell'ambito della comunità. Le norme in esso contenute sono volte ad evitare ogni forma di discriminazione e di abuso, nonché a regolare i casi di conflitto di interessi o di proprietà intellettuale. 2. È deliberato dal Senato Accademico con il voto favorevole della maggioranza dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 3. L'accertamento di violazioni del codice etico, fatte salve le prerogative e le competenze connesse ai procedimenti disciplinari, porta all'irrogazione di sanzioni che vanno, nel rispetto del principio della gradualità, dal rimprovero scritto (nel caso di infrazione di minore rilievo) alla sospensione per un biennio degli scatti di carriera. Comporta inoltre, nel caso di recidiva o infrazione grave, l'impossibilità di ricoprire incarichi istituzionali. 4. Nel rispetto del principio del contradditorio, l'accertamento della violazione e la decisione in merito all'irrogazione della sanzione spetta al Senato Accademico, su proposta del Rettore. 5. Le procedure di cui ai commi 3 e 4 del presente articolo e i rapporti tra procedimento disciplinare e violazione del Codice etico sono definiti all'interno del Codice etico.

Art. 55 - Carta degli Impegni per la Sostenibilità 1. La Carta degli Impegni per la Sostenibilità definisce gli obiettivi volti a minimizzare l'impatto dell'Università sull'ambiente e sulle risorse naturali, ad aumentare la coesione sociale e a ridurre le disuguaglianze al suo interno, a favorire la crescita culturale e il progresso economico sostenibile del territorio. 2. È deliberata dal Consiglio di Amministrazione, previo parere del Senato Accademico.

TITOLO V - DISPOSIZIONI FINALI E NORME TRANSITORIE

Art. 56 - Interpretazioni 1. Nello Statuto: a) per professori, s'intendono i professori straordinari, ordinari ed associati e i professori a tempo determinato; b) per docenti, s'intendono i professori straordinari, ordinari, associati e i professori a tempo determinato ed i ricercatori, a tempo indeterminato e a tempo determinato; c) per ricercatori, s'intendono anche gli assistenti universitari del ruolo ad esaurimento; d) per studenti, s'intendono gli iscritti ai Corsi di Laurea, di Laurea Magistrale, delle Scuole di Specializzazione, di Dottorato di ricerca, di Master, Scuole estive, Scuole interateneo nell'Università Ca' Foscari Venezia; e) con l'espressione "personale tecnico e amministrativo", s'intende tutto il personale dipendente non docente dell'Università, compresi i collaboratori ed esperti linguistici, di ogni area funzionale e categoria, compresa quella dirigenziale; f) con l'espressione "personale", s'intende il personale docente, il personale tecnico e amministrativo e i collaboratori ed esperti linguistici; g) con l'espressione "CFU" si intendono i Crediti Formativi Universitari. 2. Nello Statuto, con l'espressione "è immediatamente rinnovabile per una sola volta", usata per le cariche triennali elettive o soggette a designazione, si intende che la durata della carica non può superare i sei anni su nove anni.

Art. 57 - Elezione dei nuovi Organi di governo dell'Ateneo 1. Il Senato Accademico, composto sulla base del nuovo Statuto, deve insediarsi entro centoventi giorni dalla pubblicazione del nuovo Statuto sulla Gazzetta Ufficiale. 2. Il Consiglio di Amministrazione, composto sulla base del nuovo Statuto, deve insediarsi entro sessanta giorni dall'insediamento del nuovo Senato Accademico.

Art. 58 - Proroghe e limiti al rinnovo dei mandati 1. I Presidi e i Consigli di Facoltà, nonché gli altri Organi statutari previsti dal vecchio Statuto e non previsti nel nuovo rimangono in carica fino a delibera di decadenza adottata dal Consiglio di Amministrazione. 2. I componenti del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione rimangono in carica fino all'insediamento dei nuovi organi di governo e, se stanno ricoprendo il secondo mandato consecutivo, non sono immediatamente rinnovabili. 3. I componenti del Nucleo di Valutazione e del Collegio dei Revisori dei conti rimangono in carica fino all'insediamento dei nuovi componenti dei due Organi, che saranno designati dai competenti Organi di governo di nuova composizione nella prima seduta utile e, se stanno ricoprendo il secondo mandato consecutivo, non sono immediatamente rinnovabili. 4. Il mandato del Rettore in carica all'entrata in vigore del presente Statuto è prorogato di due anni accademici oltre la scadenza del mandato triennale. 5. Il mandato dei Direttori di Dipartimento in carica all'entrata in vigore del presente Statuto termina in coincidenza con la fine del mandato del nuovo Senato Accademico. Ai fini del computo del limite di mandato (sei anni su nove) non si tiene conto del prolungamento, rispetto alla durata triennale, previsto dal primo periodo del presente comma.

Art. 59 - Regolamenti 1. Entro dodici mesi dalla pubblicazione del nuovo Statuto sulla Gazzetta Ufficiale, tutti i Regolamenti di Ateneo devono essere modificati sulla base delle nuove normative. In caso contrario si applicano in quanto compatibili.

 

 

Bologna, Riforma dello Statuto dell'Università, in applicazione della Legge Gelmini
Conferenza convocata dal Rettore, svolta  il 17 feb 2011

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Il  rettore esordisce con un' ammonizione  messianica:
"L'università vive nel mondo,
ma non è di questo mondo",

e dopo  egli  la interpreta:
"vale dire, vive tra i privati, ma è pubblica".

Documento ufficiale pubblicato il 15 marzo 2011

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Ivano Dionigi, rettore


Ma, poi, ... tra il pubblico si capisce solo la metà del discorso, complice il microfono. Nè è fornito un proprio testo scritto e neppure alcunchè che anticipi le conclusioni della "Commissione rettorale per la riforma".

Conclusione: si trova confermata la politica e il metodo di questo Rettore:

"Se vôi l'ammirazione de l'amichi, nun faje capì mai quello che dichi"
(Trilussa)

   Le conclusioni della Commissione arriveranno il 15 marzo, ossia un mese dopo (clicca: Documento Commissione). Queste le prime annotazioni:
  1) Esse consistono in un ventaglio di riordino dei dipartimenti e delle scuole/facoltà.
   Nel documento c'è assenza totale di elementi relativi alla nuova Governance. Questo significa che (circa il riordino dei dipartmenti e scuole) l'attuale assetto di potere vuole fare trovare il fatto compiuto al nuovo assetto di Governance, e ciò tradisce la legge di riforma che, anche se non piace, va applicata fedelmente (prima la Governance, e dopo le decisioni sul riordino dei dipartimenti e delle facoltà...);
  2) Il Documento della Commissione prospetta il riordino dei dipartimenti e scuole/facoltà come rimpasto dei centri decisionali locali esistenti. I membri dei Dipartimenti dovranno essere almeno 50 docenti di ruolo, le scuole/facoltà potranno essere 5-7, oppure 10-12 (?)....
  Ciò tradisce di nuovo la legge, perchè la riduzione del numero dei dipartimenti non porta necessariamente una economia dei costi. Esistono sia le economie di scala sia le diseconomie di scala. Es.: l'eccesso di centralizzazione può portare molti costi di trasporto e molte perdite di tempo per andare e tornare dal centro.
  Per stare alla legge, che vuole una economia dìi costi, la priorità va data all'anagrafe degli insegnamenti. Il motivo è che il numero delle scuole/facoltà viene dopo al numero delle lauree, e queste vengono dopo il numero degli insegnamenti. Infatti i costi sono generati dal numero degli insegnamenti, non da quello delle lauree. Le diverse lauree sono, il più delle volte, un diverso modo di mettere insieme gli insegnamenti. Con lo stesso tipo di mattoni, posso fare case molto diverse.


Qui sotto sono riportati alcuni interventi, di cui abbiamo ottenuto il testo scritto.
Essi sono al buio del documento della Commissione, perchè venuto dopo.

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Marianna Sica, Studentessa

" Il laboratorio di autoriforma sta cercando da tempo, relazionandosi ai vari soggetti dell'università, di pensare la costruzione di un cambiamento dell'università, che ..."
(continua)

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Prof. Luigi Guerra, Preside

  " Appartengo al numero di coloro che si ritengono offesi come cittadini e come docenti dalla miopia culturale e normativa ...."
(continua)

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Prof.Giuseppe Sassatelli, già Preside

"Condivido in primo luogo l'intenzione di partire da una idea progettuale "alta" e di respiro, che vada ben al di là della semplice riorganizzazione ..."
(continua)

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Maurizio Matteuzzi,
prof. Associato
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 " Ieri abbiamo letto su tutti i giornali che Berlusconi non è "preoccupato". E' stato un conforto, ora siamo più certi di essere dalla parte giusta ..."
(continua) ...

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Sergio Brasini,
Prof. Ordinario

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"Magnifico Rettore, cari Colleghi, eccomi qua a rappresentare pubblicamente “l’inverno del nostro scontento”.Prendo la parola.."
(continua) ...

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Dott.ssa Alessandra Maltoni, Personale tecnico e amm.vo
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"Magnifico Rettore, Cari Colleghi,
per il personale tecnico amministrativo non è certo facile inserirsi nel percorso..."
(continua) ...

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CdA, Sig.ra Antonella Zago, Personale tecnico e amm.vo
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"Non posso che condividere le richieste che altri hanno avanzato sulla rappresentanza del personale dentro la commissione e ..."
(continua) ...

Breve rapporto e sintesi della Conferenza, per gli assenti delle varie università italiane

 1.- Il pessimo microfono ha permesso di capire solo la metà delle cose dette dal Rettore, e non suffragate dalla diffusione di un testo scritto (neppure successivamente, pur essendone stato richiesto). La cosa, peraltro, è in linea con la politica di questo rettore, a cui si addice un aforisma di TRILUSSA: "Se vôi l'ammirazione de l'amichi, nun faje capì mai quello che dichi". E infatti, fin dai tempi della sua elezione, non ha reso dichiarazioni programmatiche.
  Questo criterio non è parso andare bene neppure per gli "amici" che l'hanno votato, poichè nella Conferenza egli è risultato ampiamente scavalcato a sinistra.
  C'è dell'altro. Nei fatti, è risultato più realista del re. Ricordo tre fatti:
    1) Da un anno egli ha nominato una Commissione per la riforma dello Statuto componendola, senza passaggi elettivi dal basso, di 10 prof. ordinari, 2 studenti, 2 amministrativi (no prof. associati, no Ricercatori).
    2) Lo scorso anno, in un incontro voluto dai sindacati e associazioni universitarie, a precisa domanda, aveva risposto che la riforma Gelmini, "pur se va migliorata", premia la "meritocrazia", e la "meritocrazia fa rima con democrazia" (
?) ;
   
   2.- In compenso il  vuoto propositivo del rettore è stato riempito dai numerosi interventi (l'Aula di Santa Lucia era stracolma, posti a sedere, 1000), centrati sulla richiesta di precisi requisiti che il nuovo Statuto "dovrà avere", quali democrazia, trasparenza, imparzialità, e tutela dell'identità storica dell'Ateneo, e specificamente :
  - eleggibilità e rappresentatività degli organi, anche con interpretazioni estensive della legge, laddove questa lascia campo aperto, ad es. istituire un Consiglio elettivo del personale tecnico e amministrativo, con parere obbligatorio, non vincolante, per il CdA, in materia organizzativa; e un analogo Consiglio elettivo studentesco, che oggi già c'è nel vecchio Statuto, ma senza parere obbligatorio nelle materie di più diretto interesse studentesco;
- salvaguardia della tipicità della tradizione scientifica e didattica dell'Ateneo di Bologna (vale dire, sì a riduzione del numero delle strutture scientifico-didattiche, ma non seppellimento delle caratteristiche storiche qualificanti dell'Ateneo);
- diritto effettivo allo studio (vale dire chiari istituti a salvaguardia e riconoscimento della possibilità di verifica degli studenti, circa l'offerta didattica; e validi servizi esterni a supporto della sua frubilità),

3.- il rettore non ha commentato degli argomenti sottoposti, anzi trinceratosi dietro l'addurre di essere lì per ascoltare,
ma non senza ammonire che "se entro il 15 luglio 2011 lo Statuto non sarà pronto, l'Ateneo rischia il commissariamento".

4.- Poi, in seguito alla turbolenza verbale degli studenti (ma anche di professori ordinari) , a tutto decisi, fuorchè a "essere presi i  giro", egli ha opposto che risponde non a loro,  ma a quelli che l'hanno eletto, cosa che gli ha suscitato un boomerang psicologico essendo stato, il prof. Delbono, tra i suoi elettori, e avendo anzi (i due) avevano celebrato il matrimonio Comune-Ateneo a Santa Lucia, solo 2 anni fa.

5.- Ciò ha finito per irritare ulteriormente gli studenti, che gli hanno opposto : "Se la paura del rettore è il commissariamento dell'università da parte del ministero, noi diciamo che la mancanza, oggi, di risposte da parte del rettore determinerà un commissariamento da parte degli studenti", ed a cui è seguita una irruzione di gruppo, con tanto di striscione in opposizione alla Conferenza "mediatica" del Rettore.

1 Intervento personale

Sergio Brasini, Professore Ordinario di Statistica

Magnifico Rettore, cari Colleghi,
eccomi qua a rappresentare pubblicamente “l’inverno del nostro scontento”. Prendo la parola come componente del gruppo dei Docenti Preoccupati e già conoscete la nostra posizione di totale rigetto della cosiddetta contro-riforma Gelmini. Mi inserisco nella discussione per segnalarvi l’aspetto che più mi preoccupa sul modello di Università pubblica che ci attende negli anni a venire. Grazie al combinato disposto di provvedimenti quali la Legge 133/2008, la Legge 240, i D.M. 17 e 50/2010 e, buon ultimo, il cosiddetto Decreto “mille proroghe”, l’esito finale più che prevedibile sarà la chiusura di numerose Università, il ridimensionamento drastico di altre, l’ulteriore riduzione dei fondi destinati alla ricerca, all’innovazione e al diritto allo studio. Proprio con riferimento a quest’ultimo aspetto, penso che i provvedimenti citati mettano a rischio di tenuta uno dei più importanti elementi di perequazione sociale presenti nella nostra Costituzione. Per la prima volta dopo 40 anni, ad essere in pericolo è un pilastro democratico della nostra Società, cioè l’idea stessa di una Università aperta a tutti e tesa a favorire percorsi di ascesa sociale.

Due semplici numeri ci aiutano a capire qual è la posta in gioco: a metà degli anni ‘60 gli studenti universitari in Italia erano 400.000, oggi sfiorano i due milioni. Da statistico non mi è difficile proiettare nel tempo le tendenze in atto per quanto riguarda la consistenza e la composizione per età e per fasce del personale docente degli Atenei, soprattutto alla luce dei futuri pensionamenti, del blocco del turn-over e della prevista ulteriore riduzione dei fondi a disposizione del sistema universitario pubblico. Perciò vi posso segnalare, con un livello di fiducia prossimo alla “pratica certezza”, che in assenza di una drastica inversione di tendenza (al momento neppure lontanamente immaginabile) tra qualche anno le Università pubbliche italiane saranno in grado di “servire e sostenere” una popolazione studentesca non superiore alle 500.000 unità in base ai requisiti necessari di docenza. Una vera tragedia!

Senza una Università pubblica davvero aperta a tutti, i figli delle classi sociali più disagiate, anche se capaci e meritevoli, torneranno in larga parte ad esserne esclusi. Chi vorrà studiare decentemente, ma anche insegnare o fare ricerca, si dovrà rivolgere ai privati, pagando, indebitandosi o gravando sulle famiglie di origine. Una prospettiva che potrebbe fare gola a molti: dopo quello della salute, il mercato della formazione si candida a diventare il nuovo grande “affare” dei nostri anni.

Il modello al quale tenderà a conformarsi l’Italia è verosimilmente quello dell’Università americana (ovviamente finanziamenti esclusi!), intesa come sistema nel suo complesso: dove oggi coesistono trenta o quaranta Atenei di grande livello e alcune migliaia di City College o di State University che sono – perdonatemi il cinismo – qualcosa a metà strada tra il riformatorio e la scuola di avviamento professionale. Un sistema fondato su debiti e prestiti d’onore, che ormai le stesse banche americane sono restie a concedere.

Un altro dei miei motivi di forte preoccupazione, dopo l’approvazione della Legge 240, è quello di una possibile crescita a dismisura della sfera di influenza dei Rettori. Allo stesso modo mi preoccupa molto il tema della nuova composizione dei Consigli di Amministrazione, investiti di un potere decisionale assoluto. In questi Consigli siederanno membri esterni sostanzialmente scelti dai Rettori, che potrebbero essere portatori di interessi altrettanto esterni agli Atenei. Se dai Consigli saranno eliminate le rappresentanze elettive di personale docente, ricercatori e tecnici-amministrativi, verranno meno quei principi di governance partecipata che hanno finora garantito l’esistenza di una pluralità di voci ed evitato l’instaurarsi al governo degli Atenei di una sorta di oligarchia tecnocratica.

Per tutti i motivi che ho ricordato sono profondamente convinto che in questa fase straordinaria per la vita dell’Università pubblica sia più che mai necessario un nuovo patto fondativo tra tutte le componenti del nostro Ateneo (docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo, precari e studenti). Vorrei che l’Ateneo di Bologna, per la sua storica autorevolezza, morale prima ancora che scientifica e didattica, si dotasse di uno Statuto che fosse un vero modello di democrazia partecipativa. In modo da costituire una guida ed un punto di riferimento per tutti gli Atenei italiani. Sfruttando pienamente, se necessario, l’ampia autonomia progettuale che la Legge riserva agli Atenei virtuosi, eccellenti e policentrici. Il documento dell’Intersindacale presentato oggi dal collega Leonardo Altieri contiene indicazioni secondo me molto importanti in questa direzione.

Per concludere il mio intervento, esprimo un appello affinché tutti coloro che hanno idee e contributi utili non solo debbano essere ascoltati, ma possano incidere in maniera concreta sul processo di costruzione di un nuovo Statuto davvero democratico portandovi all’interno le loro legittime istanze. Il dialogo tra tutte le nostre componenti per nessun motivo deve interrompersi: se non adesso quando? Magnifico Rettore, la democrazia e la trasparenza non sono concetti vuoti da predicare solo a parole; vanno invece praticati quotidianamente, con azioni coerenti e conseguenti, proprie quelle che sono clamorosamente mancate nel nostro Ateneo nei 324 giorni che sono trascorsi dal 30 marzo 2010 ad oggi. Le scelte che faremo nei prossimi mesi avranno ricadute sui decenni a venire. Non possiamo permetterci passi falsi, se sono in gioco il futuro professionale di migliaia di colleghi (docenti e non docenti) e la libertà di accesso all’istruzione superiore delle nuove generazioni.

La difesa dell’Università pubblica significa, in definitiva, difesa di un’idea del bene comune, di risorse non divisibili ma condivisibili. Permettetemi una metafora finale: solo se rimarremo tutti uniti potremo continuare a crescere assieme. Nessuno si salverà da solo. L’alternativa che ci aspetta, parafrasando il noto politologo Maurizio Viroli, è quella tra la “libertà dei servi” in un futuro regno di solitudini e la “libertà dei cittadini” in una futura casa comune: scegliere non dovrebbe essere poi così difficile !

(Ritorna)

2 Intervento personale

Guerra Luigi, Professore Ordinario di Didattica e Pedagogia speciale
                      Preside della Facoltà di Scienze della Formazione

   Appartengo al numero di coloro che si ritengono offesi come cittadini e come docenti dalla miopia culturale e normativa dell’attuale riforma universitaria, solo parzialmente definibile “Gelmini” viste le complicità accademiche trasversali che ne hanno accompagnato la promulgazione. Continuando quindi ad oppormi ad essa con ogni strumento, ritengo comunque necessario partecipare al dibattito sullo Statuto per portare un contributo a chi cerchi di evitare che le interpretazioni locali della Legge aggiungano danni ulteriori a quell’enorme patrimonio collettivo che è rappresentato dall’Università pubblica.

   All’interno della ridefinizione statutaria dell’Ateneo, uno dei problemi di maggiore rilevanza è quello della riprogettazione dei Dipartimenti e delle Facoltà. Come è noto la Legge  prevede la chiusura delle attuali Facoltà e dei Dipartimenti e l’apertura di nuovi Dipartimenti (strutture di primo livello, responsabili della didattica e della ricerca) ed, opzionalmente, di nuove Scuole (strutture di secondo livello) che raggruppino più Dipartimenti, con compiti largamente da definire. Su questo specifico argomento propongo le seguenti riflessioni:

  1. In un Ateneo grande come quello di Bologna le Scuole non sono un’opzione, ma una necessità inderogabile. Non prevederle significherebbe costruire una situazione nella quale diverse decine di Dipartimenti (40/50?) si rapporterebbero di fatto senza mediazioni con il Consiglio d’Amministrazione (il ruolo del Senato appare largamente svuotato dalla Legge) presentando in parallelo le loro proposte/richieste di progettazione culturale e finanziaria. Questo significherebbe avviare una devastante guerra tra poveri destinata a consegnare ogni potere reale di controllo e di sviluppo dell’Ateneo al Consiglio d’Amministrazione. Inoltre, i Corsi di Studio sono in grandissima parte per loro natura interdipartimentali e non si vede come possano essere consegnati alla piena responsabilità di singoli Dipartimenti.
  2. Se le Scuole nascono come federazioni di Dipartimenti, ne costituiscono il luogo di interrelazione e di progettazione congiunta ed offrono ad essi ed ai Corsi di Studio, che dai Dipartimenti stessi dipendono, servizi integrati per la didattica (presidio didattico, internazionalizzazione, organizzazione tirocini…) e per la ricerca (progettazione della partecipazione a grandi ricerche nazionali ed internazionali, servizi di amministrazione complessa, fornitura di grandi apparecchiature, organizzazione di Research Units interdipartimentali…) nasce il problema della relazione interna tra Scuola e Dipartimenti: come non sottodimensionare il ruolo di ciascuna delle due strutture?
  3. Un troppo ridotto numero di Scuole le porterebbe di fatto ad essere strutture soltanto tecnico-logistiche (politicamente irrilevanti) rimandando i singoli Dipartimenti ad una interlocuzione diretta con il Consiglio d’Amministrazione. Un maggior numero di Scuole (entro le 12 previste come massimo di Legge per l’Ateneo) le porterebbe invece ad essere luoghi reali di discussione e di progettazione, di scelta e di gestione: ad essere entità culturali maggiormente identitarie e riconoscibili a livello nazionale ed internazionale. E’ questa a mio avviso la soluzione del tutto preferibile. Meglio elaborare congiuntamente richieste e progetti tra Dipartimenti all’interno di una Scuola, con tutte le contraddizioni che comunque questo comporta, che giocarsi separatamente come singolo Dipartimento il rapporto con il Governo centrale dell’Ateneo.
    (Ritorna)
3- Per il personale tecnico e amminstrativo

    Alessandra MALTONI, Laureata

1.-   Magnifico Rettore, Cari Colleghi,
per il personale tecnico amministrativo non è certo facile inserirsi nel percorso di una riforma del sistema universitario avviata sulla base di un intento governativo, a dir poco, difficoltoso e contestato. Non e’ facile, innanzitutto perchè subiamo da troppo tempo la mancanza di una vera progettazione per il nostro intero comparto. Scontiamo poi ripetutamente la difficoltà di non essere valorizzati per quello che sappiamo veramente fare. Ci troviamo troppo spesso in “ingorghi istituzionali” in cui, a fatica, proviamo a rappresentare un ruolo da protagonisti.
   Questo tracciato organizzativo non ha garantito sin qui al personale una serena attuazione dei propri compiti, nè una concreta spendibilità delle proprie capacità. Sono spesso mancati i contesti chiari e gli stessi carichi di lavoro hanno sempre sofferto per un sistema “approssimativo” e “farraginoso”. Tutto ciò non agevola il momento di riflessione e non favorisce il contributo che vorremmo comunque portare in un momento così difficile per la storia dell’Università Pubblica Italiana;
   Le nostre difficoltà adesso, tuttavia, crescono, se si prova a tradurre la fattibilità del tracciato di organizzazione del lavoro, già persistentemente lacunoso, in un’orbita complessa ed insidiosa come la ridefinizione  dell’intero sistema universitario. E pure, già il sistema legislativo e le scelte mediatiche intraprese dai recenti governi hanno privato di spazi le nostre esigenze, anzi, hanno fatto si che spesso venissimo “fraintesi”, “bollati” dietro qualifiche, “offensive” e “gratuite”.
   Con un taglio alle risorse e ai diritti, il nostro settore - il pubblico impiego - quel pubblico impiego “anacronisticamente” definito “privatizzato” - ha visto assottigliare i propri diritti, con leggi poco discusse e con provvedimenti amministrativi unilaterali e sempre restrittivi.
   Questo procedere, nei fatti, ha avvilito le nostre prospettive e mortificato le nostre esperienze, riducendo le certezze di ciascuno, sia quelle economiche che quelle giuridiche;
Con un sistema legislativo che non ha saputo armonizzare, e che non ha saputo tenere unite le  istituzioni e le sue componenti lavorative, ci accingiamo ora, dunque, a riscrivere lo Statuto di questo Ateneo;
 
2.- Molto e’già stato detto nel dibattito precedente. Aggiungo solamente alcuni principi:
     Noi tecnici amministrativi ci attendiamo regole chiare, linee guida ben definite e soprattutto contestuali alle progettazioni d’insieme. Chiediamo quindi che siano scritti con chiarezza, nella successiva fase che ci attende (quella di attuazione regolamentare), anche i criteri, delle nostre, di riorganizzazioni, senza che si releghi la nostra componente ad un “perimetro” fatto di indifferenza, di sottovalutazione dei problemi e di compressione dei ruoli.
   Non vogliamo particolari concessioni: Chiediamo soltanto che i nostri diritti siano reinterpretati con paletti certi ed incontrovertibili.
    Se avremo un quadro chiaro e preciso, faremo tranquillamente a meno anche dei suggerimenti psicologici ! !
    Un percorso che abbia regole oggettive e che non lasci spazio ad interpretazioni  discrezionali, che non emargini le realtà individuali e di categoria, saprà evitare i conflitti e ridurrà i potenziali disagi;

3.- In questa fase ci aspettiamo poi, anche e soprattutto, il rispetto della partecipazione democratica nel ripensare il governo dell’Ateneo. Quindi:
   1. vorremmo vedere finalmente riconosciuta la reale partecipazione alla elezione del Rettore, in quanto siamo parte attiva di questa comunità e vogliamo esserne, anche Noi, protagonisti nell’individualizzazione della sua massima Autorità istituzionale;
   2. Riteniamo poi che la democrazia sarà reale se saprà garantire anche la nostra presenza negli organi, limitando nel contempo i discutibili ingressi di privati, estranei all’Ateneo;
Avrei tanto da dilungarmi per esporre il mio punto di vista su una “delega legislativa” di cui non condivido nè i “principi ispiratori”, nè la “forza innovatrice”, ma preferisco privilegiare la sinteticità;

4.- Concludo quindi, esprimendo soprattutto la mia Solidarietà agli Studenti che lottano da soli per difendere il loro Futuro, spesso inascoltati;
    Se vogliamo davvero che la Libertà di insegnamento, l’Eguaglianza sostanziale, il Diritto allo Studio non diventino solo dettati formali, ma continuino ad essere i Valori imprescindibili scritti dalla Nostra Costituzione, abbiamo il dovere, in ogni sede ed in ogni occasione, di valorizzarne sempre la portata e la coerenza ! !

(Ritorna)

4 -  Intervento per i "docenti preoccupati".

    Maurizio Matteuzzi, Professore Associato di Filosofia e Teoria dei Linguaggi

   Ieri abbiamo letto su tutti i giornali che Berlusconi non è "preoccupato". E' stato un conforto, ora siamo più certi di essere dalla parte giusta (il confronto era col rettore Dionigi, "apparentemente" anch'egli "non preoccupato" dalle proteste dilaganti e ampie, in Santa Lucia, la sala piena, 1000 persone - NdR).
  Nei limiti del tempo massimo imposto dal Rettore (tre minuti), voglio offrire all'assemblea un quadro comparativo della composizione delle Commissioni rettorali di alcuni Atenei, incaricate di predisporre un progetto di riforma dello Statuto generale di Ateneo. Rilsulta che la posizione di Bologna è estrema, rispetto a tutte le altre.   

Composizione della Commissione rettorale incaricata di fare il progetto di nuovo Statuto

Professori
Ordinari

Professori
Associati

Ricercatori
Universitari

Università Ca' Foscari, Venezia 4 3 1
Università della Calabria 7 2 2
Università Statale di Milano 7 2 2
Università del Piemonte Orientale 7 3 1
Politecnico di Milano 6 3 2
Università di Lecce 7 1 1
Università del Sannio 4 4 2
Università di Catania 4 4 3
Università di Salerno 9 1 1
Università di Parma 6 2 2
Università di Udine 5 2 2
Università di Sassari 6 2 2
Università di Palermo 3 3 3
Università di Roma "La Sapienza" 3 3 3
Università di Bologna* 10 0 0
* Da aggiungere 2 studenti e 2 tecnico amministrativi

   Ora potrei leggere una seconda volta l'elenco esplicitando quanti siano stati i casi di designazione e quanti quelli di scelta basata su elezioni o indicazione di organi democratici.
   Ci si lamenta spesso che, per un meccanismo noto ai più come "porcellum", abbiamo dei parlamentari DESIGNATI e non eletti; "porcellum" - ta en tê fonê tôn en tê psichê pathemáton symbola dice il Filosofo - o nomina sunt consequentia rerum - dice il Giurista; la massima stima ai colleghi DESIGNATI in commissione; nessuno ci costringeva, ma anche noi siamo messi così.
    Magnum gaudio dico vobis: habemus porcellum dice il Porporato.
  
    Ora potrei leggere una terza volta l'elenco evidenziando le date di insediamento; salvo un caso, tutte posteriori al 29 gennaio, data di entrata in vigore della 240/10. Bologna: 30 marzo 2010.
   L'Alma Mater è arrivata prima, come nel 1088.
   Fu vera gloria? Si chiede il Poeta. Magari, non lo sarà per sempre. E' pur vero che de futuris contingentibus non est determinata veritas, come dice lo Scienziato; ma prendiamo una data a caso, per esempio, il 6 aprile; chissà dopo ... 
   Ecco, io credo che questo esasperato furore nell'obbedienza al governo del bunga-bunga non ci faccia onore.
   Speriamo che la commissione lavori, meglio, abbia lavorato e lavori, in modo sublime, glielo auguriamo e ce lo auguriamo di tutto cuore; ma, certo, si poteva cominciare meglio.
(Ritorna)

5. Intervento personale

Giuseppe Sassatelli, Professore Ordinario di Archeologia
                                 già Preside di Lettere e Filosofia, già Candidato Rettore

1.- Condivido in primo luogo l'intenzione di partire da una idea progettuale "alta" e di respiro che vada ben al di là della semplice riorganizzazione dell'esistente. Non farlo significherebbe sprecare un'occasione importante per la nostra Università che a quasi 20 dal suo primo Statuto ha bisogno di rinnovarsi profondamente anche perché da allora sono cambiate moltissime cose. Vorrei fare alcune riflessioni nella direzione di innovare il nostro assetto, prima di tutto sul piano organizzativi e poi anche su quello culturale.

2.- Sul piano organizzativo e relativamente ai Dipartimenti non è solo una questione di dimensione e di numeri (40 previsti dalla legge e 50 indicati dalle Linee Guida). Ma è una questione di ruoli e di funzioni che cambiano radicalmente.       Credo sia necessario ribadire con chiarezza che la caratteristica fondamentale dei Dipartimenti è quella di articolazioni alle quali deve far capo la ricerca. E' vero che la legge prevede per i Dipartimenti una funzione aggiunta relativa alla didattica, ma questa non deve andare a scapito della loro specificità sul piano della ricerca.
   Tale principio comporta un inevitabile conseguenza, prevista dalla legge e contenuta anche nelle Linee Guida del nostro Ateneo. I Dipartimenti devono caratterizzarsi per una relativa omogeneità dei settori scientifico-disciplinari che ad essi fanno riferimento (legge) e per una chiara congruità culturale e scientifica (Linee Guida).
   Si tratta di un principio assolutamente imprescindibile che da un lato non deve essere interpretato in modo troppo rigido, ma dall'altro deve garantire che nei processi di aggregazione si tenga conto di tale congruità sulla base di almeno tre elementi:
   - i metodi e le tradizioni di studio delle diverse discipline;
   - i fini della ricerca nei diversi ambiti disciplinari;
   - la ricaduta della ricerca sul piano didattico e formativo.

   Se davvero teniamo conto di questi elementari parametri non credo sia difficile definire cosa si intende per congruità culturale e scientifica. Oltre ad avere una certa omogeneità sul piano culturale i Dipartimenti debbono essere anche sufficientemente ampi e articolati per misurarsi con la didattica (la nuova funzione prevista dalla legge).

3.- Credo sia importante inoltre definire fin da ora e con la massima precisione le modalità da adottare nei processi aggregativi conciliando la libertà di afferenza di ogni singolo docente (sancita dalla legge oltre che da un principio assolutamente inderogabile) con la necessità di un imprescindibile riordino istituzionale che elimini il più possibile sovrapposizioni e mescolanze.
    Senza entrare nel dettaglio dei meccanismi credo sia importante ribadire fin da ora il principio che ogni Dipartimento sarà il punto di riferimento unico o comunque prevalente per i settori disciplinari che ad esso fanno riferimento e che ciascun docente sarà libero di afferire altrove ma dovrà farlo consapevole del fatto che in quel Dipartimento e solo in quello si prenderanno le decisioni che riguardano quel determinato settore scientifico-disciplinare.

4.- Una grande attenzione dovrà essere dedicata alle eventuali "Sezioni" che possono essere un utilissimo strumento per salvaguardare specificità culturali all'interno e visibilità scientifica all'esterno (specie nel caso di aggregazioni ampie), ma non devono essere un modo per riproporre autonomie improprie, separazioni rischiose e conflittualità eccessive all'interno dei singoli dipartimenti. E se previste devono comunque essere ben regolamentate sulla base di parametri chiari e definiti.

5.- Relativamente al rapporto tra ricerca e didattica vanno studiati meccanismi appositi e differenziati per garantire un intreccio virtuoso e non penalizzante tra questi due aspetti.
   Un legame tra ricerca e didattica è relativamente facile per la lauree magistrali, ben caratterizzate e selettive sul piano scientifico; mentre è più complesso per le lauree triennali, più "generaliste" e trasversali. In assenza di meccanismi differenziati per questo intreccio tra didattica e ricerca si rischia di penalizzare e di omologare le specificità della ricerca.
    E a questo proposito, anche se la legge le considera facoltative, credo sia assolutamente necessario prevedere strutture di II livello (Scuole o Facoltà) con funzioni di coordinamento e anche di riequilibrio interno nell'ambito dell'Ateneo.
   E a questo riguardo io credo che il numero delle Scuole debba essere il più ridotto possibile: l'ipotesi di poche Scuole (una delle ipotesi in campo) mi sembra largamente condivisibile perché poche scuole assicurerebbe un coordinamento maggiore, più coerente e con forti economie di scala (si pensi solo alla docenza); sarebbero più innovative e consentirebbero di armonizzare meglio le esigenze della didattica e quelle della ricerca con la necessaria salvaguardia delle specificità di quest'ultima nei vari settori, scongiurando quella omologazione che è un pericolo assolutamente da evitare.

6.- Sul piano culturale, infine, sono assolutamente convinto che vada sfruttata questa occasione non solo per riorganizzare e adattare alla nuova normativo l'esistente (il "vecchio"), ma anche per proporre qualcosa di nuovo considerando attentamente quello che in Ateneo non c'è e che potrebbe (o dovrebbe) avere spazio sia sul piano didattico che su quello scientifico.
     E sotto questo aspetto penso in particolare alla Romagna per la quale solo una forte differenziazione e specificità culturale può portare a solide articolazioni decentrate superando i doppioni più o meno mascherati che possono costituire una debolezza per il decentramento.
   Molto è stato fatto; ma credo che qualcosa si possa ancora fare.
    Le modifiche di Statuto, assolutamente necessarie sul piano istituzionale possono essere infatti una buona occasione anche per rivisitare i nostri assetti culturali, modificando, integrando, e aggiungendo (o magari anche eliminando, se necessario) qualcosa a quanto ora è presente.
(Ritorna)

6.-   Intervento per il "Laboratorio di autoriforma"

    Marianna SICA, Studentessa

1.- Il laboratorio di autoriforma sta cercando da tempo, relazionandosi ai vari soggetti dell'università, di pensare la costruzione di un cambiamento dell'università, che riteniamo necessario, in un modo partecipato e vivo.
     E’ dal movimento dell'Onda che gli studenti hanno espresso la loro voglia di protagonismo nella trasformazione dell'università. Ponendoci sempre con un'attitudine propositiva e mai solo distruttiva, posto il nostro netto no alle proposte di riforma arrivate dal ministero, i nostri punti qualificanti sono sempre stati:
     - l'autogestione del percorso formativo;
     - l'autoformazione come pratica di condivisione di saperi dentro l'università tra docenti. ricercatori e studenti;
     - ricerca libera e indipendente:
     - un welfare adeguato all'essere studenti oggi, che è direttamente essere anche lavoratori;
     - e un no netto al lavoro gratuito dentro l'università, che coinvolge studenti e ricercatori con stage e tirocini gratuiti e assegnazione di insegnamenti a titolo gratuito.
    Crediamo che in un momento di crisi economica di questo tipo sia inaccettabile che la nostra vita di precari e di sfruttati inizi e prosegua dentro l'istituzione universitaria.

2.- Il movimento studentesco ha espresso una forza incredibile in questo autunno e ha posto a tutto il paese il problema di un'intera generazione senza futuro, questione che (pensiamo) tutti i soggetti che hanno un ruolo nella nostra società non possano più far finta di non vedere e sulla quale debbano prendere delle posizioni.
    Per noi una posizione dalla quale non si può tornare indietro è il rifiuto della legge Gelmini, che per quanto riguarda gli studenti significa prima di tutto un taglio netto e inaccettabile delle borse di studio, attacco vero e proprio alla libertà di scegliere del proprio futuro.
    Mentre nel resto d'Europa le tasse universitarie sono molto più basse (anche se vediamo il caso dell'Inghilterra che ci dice che la questione dell'accesso all'università è una questione centrale dentro la crisi attuale) e gli ammortizzatori sociali riescono ancora a mantenere una rete di salvezza per gli studenti e i precari, il nostro paese si distingue per le altissime tasse universitarie e la mancanza di ogni ammortizzatore sugli affitti, sulle borse di studio ecc.
   Se a questo aggiungiamo la mancanza di prospettive, una volta usciti dall'università, allora capiamo tutti che per noi 1'unica prospettiva di vita soddisfacente si può disegnare fuori dai confini di questo paese.
    E sono i nostri professori che per primi ci dicono di andarcene.

3.- Però noi non intendiamo subire passivamente quello che ci sta accadendo, non intendiamo scappare.
    Vogliamo invece continuare a parlare, a lottare, a cercare con tutte le nostre forze di far capire che qua c'è in ballo tutto il nostro futuro e che non è possibile che il rettore Dionigi continui a prenderci in giro, ponendosi pubblicamente come attento alle istanze dei ricercatori e dei docenti e costruendo momenti come questo, e allo stesso tempo continuando a stare attivamente dentro alla CRUI, complice e promotrice prima della riforma Gelmini.
    Non accettiamo le forme autoritarie che il rettore ha usato nel tentativo di spengere il movimento, ricattando i ricercatori quando questi hanno dichiarato la loro indisponibilità all'insegnamento, dunque dimostrando di avere una idea di democrazia molto simile a quella dei referendum/ricatto di Marchionne.

4.- E anche oggi noi pensiamo che questo incontro pubblico sia solo una vetrina mediatica per il rettore, dal quale vorremmo invece delle risposte vere alle questioni che studenti, ricercatori e docenti. e i tecnici amministrativi stanno ponendo.
     Pensiamo che sia tempo di prendere delle posizioni nette, perché qua non ne va solo del futuro delle carriere di qualcuno o dell'università di Bologna, qua c'è in gioco qualcosa di molto più grande.

5.- Non consideriamo democratico questo incontro perchè sappiamo che la road map per l'approvazione dello statuto è già stata disegnata. La commissione statuto istituita con modalità autoritarie deve essere sciolta, condizione irrinunciabile per poter iniziare a discutere in maniera vera di riforma dell'università.
    Vogliamo delle risposte alle nostre proposte che tendono a costruire dalle nostre vite un'università diversa. Siamo convinti che l'università come è oggi, fatta di rapporti di subordinazione, di ricerca ingabbiata. di saperi dequalificati, di lavoro nero, non l'università che vogliamo.

6.- Noi studenti chiediamo di avviare un vero percorso di autoriforma, di democrazia vera e partecipata, che per noi non significa poter votare un referendum ma poter decidere in modo collettivo della nostra vita. Un percorso di autoriforma che coinvolga tutti coloro che in questi mesi e in questi anni hanno preso parola sulla riforma e che hanno espresso delle richieste ben precise:
     -libertà nel percorso formativo e nella ricerca;
     -autoformazione, che significa condivisione e creazione di saperi in modo partecipato e condiviso tra studenti, ricercatori, docenti;
     - servizi necessari alla vita degli studenti (affitti, borse di studio, mense, biblioteche);
     - un investimento reale nella cultura e nella formazione.....

7.- Delle risposte da parte dell'istituzione sono necessarie e non più rimandabili !
    Se la paura del rettore è il commissariamento dell'università da parte del ministero, noi diciamo che oggi, la mancanza di risposte da parte del rettore determinerà un commissariamento da parte degli studenti.
(Ritorna)

7  Per il personale tecnico e amminstrativo

    Antonella ZAGO, Collaboratore Amministrativo, Dipartimentro di Istologia

1.- Non posso che condividere le richieste che altri hanno avanzato sulla rappresentanza del personale dentro la commissione e nei nuovi organi accademici ma oggi qui il problema che si pone è ben altro. Essere presenti e rappresentanti per fare che cosa ?
    Il Rettore ha detto che “il nuovo ordinamento sarà nuovo”. Ma il nuovo è già arrivato e già è stato deciso da pochi.
   In questo ateneo si parla di riforma statutaria almeno dal 2006 e ancora oggi nessuno di noi ha capito quale sarà l'università “nuova che vogliamo”.
   Ancora oggi il rettore si presenta in questa assemblea (che di democratico non ha nulla) con delle domande malgrado abbia dichiarato alla stampa che a luglio avremo il nuovo statuto.
   Il rettore sostiene che è l'inizio di un confronto serrato. In realtà il confronto non c'è mai stato e gli incontri che seguiranno si svolgeranno nei Dipartimenti e nelle Facoltà.
    E gli studenti saranno presenti? Io credo di no !
   Nel frattempo, considerando solo l'ultimo anno, gli organi accademici hanno preso decisioni importanti che hanno già modificato alla radice la natura di università pubblica dell'ateneo di Bologna.
   Nel documento di previsione di bilancio 2011 si dice chiaramente che docenti e ricercatori dovranno procacciarsi da soli i fondi di ricerca mettendosi, magari piegati in due, sul mercato; gli accordi di co-marketing vedono già attive le sponsorizzazioni; i poli tecnologici vedono l'aumento smisurato della precarizzazione di ricercatori e tecnici.
   Quando arriveremo ad avere il nuovo Statuto, l'Università sarà già di fatto cambiata al di là delle regole fissate appunto sulla carta.

2.- Sul fronte del personale tecnico amministrativo mi risulta che la richiesta di incontro avanzata dal comitato precari tecnici amministrativi nel luglio del 2010, e più volte rinnovata nei mesi successivi, non abbia trovato nessuna risposta, il rettore ha bellamente evitato di confrontarsi; dei 12 precari dell'azienda agraria “parchi e giardini” che da anni manutentano il verde dell'ateneo, malgrado il rettore abbai negato con forza qualsiasi tipo di esternalizzazione, ne sono stati assunti due a tempo indeterminato e due a tempo determinato. Gli altri sono a casa. Chi farà il lavoro di manutenzione del verde? Le cooperative dietro le quali si cela un meccanismo di sfruttamento esagerato e un aumento di spesa per l'ateneo. Il personale tecnico amministrativo di ruolo ha perso più di 200 euro annui con la firma del contratto integrativo 2010 e lo stesso contratto è stato fir mato solo dalla CGIL, Camera del Lavoro, nemmeno gli RSU, delegati eletti direttamente dai lavoratori hanno firmato tale accordo. Questa non è democrazia, non c'è democrazia in tutto ciò!
3.- Martedì scorso è stata approvata la delibera con cui la Fondazione Alma Mater, tanto discussa nel passato, diventerà Fondazione Universitaria e quindi un ente privato di supporto all'ateneo. Quali servizi, che ora sono interni, verranno tra qualche anno gestiti dalla Fondazione e quale personale passerà in gestione alla stessa fondazione nessuno ce lo spiega.
4.- L'intelligenza delle persone presenti in platea viene offesa dal suo voler apparire democratico e deciso a salvaguardare l'università pubblica perché in gran parte, pur non avendo ricevuto tutte le informazioni sulle scelte fondamentali che hanno già snaturato la nostra università, colgono comunque la distanza tra i loro problemi quotidiani e le sue belle parole di oggi.
5.- Cancelli tutti i provvedimenti che hanno già fortemente modificato la natura di università pubblica del nostro ateneo e crei davvero le condizioni per un confronto serrato. Solo a partire da queste premesse potremmo considerare sinceri i suoi discorsi sulla democrazia. Oggi dell'università pubblica di Bologna è rimasta solo la cornice, il contenuto è già di fatto in linea con la riforma Gelmini !
(Ritorna)

 

                                          Ateneo, Consiglio di Amministrazione

                           Il prof. Gianni Porzi :

                              - sulla lettera dei "Docenti preoccupati", al Rettore
                             - sul discusso referendum, relativo al contratto integrativo
                               del personale TA, 2010

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Gianni Porzi


G. Porzi: "Ai Docenti Preoccupati"

 
  Non posso che condividere, in linea di principio, le preoccupazioni manifestate nella lettera dai Docenti Preoccupati, che rappresentano una chiara denuncia di scarsa attenzione a quei principi di democrazia che vengono spesso sbandierati ma non sempre rispettati.

  Ciò premesso, vorrei però far presente e sottolineare che il 30 marzo dello scorso anno la Congiunta (Assemblea di CdA e Senato, riuniti, NdR) deliberò la composizione della Commissione istruttoria per la revisione dello Statuto, come proposta dal Rettore, con il solo voto di astensione del sottoscritto.  Quindi, si dichiararono a favore anche i tre professori di II° fascia e i tre Ricercatori che siedono in CdA.

   A mio avviso, se la Commissione proposta dal Rettore, per di più nella composizione prevista dalla Legge di riforma Gelmini (all'epoca non ancora in vigore), non fosse stata avallata dal voto della Congiunta, la richiesta dei "Docenti preoccupati" avrebbe avuto una sua logica giustificazione.

   Ma ora, chiedere l'azzeramento della Commissione istruttoria per formarne un'altra che preveda la presenza anche di professori di II fascia e di Ricercatori, ritengo sia improponibile perchè la Commissione contestata non è un semplice gruppo di Colleghi che ha lavorato su incarico del solo Rettore, ma è una Commissione investita ufficialmente dalla Congiunta, essendo stata legittimata da un voto plebiscitario, con l'incarico di elaborare un nuovo Statuto sulla base di precise linee guida.

  Il Rettore, in sostanza, ha abilmente fatto in modo che la Commissione avesse una veste ufficiale e non fosse solo la sua Commissione da lui insediata, come fece legittimamente l'ex Rettore Calzolari che nominò motu proprio la Commissione per la revisione dello Statuto (presieduta dal prof. Pombeni).

   La cosa sorprendente è che solo ora alcuni si accorgono di come stanno realmente le cose.

   Piuttosto, se c'è stata un'anomalia molto rilevante è che la Commissione, per coerenza alla modalità di insediamento, avrebbe dovuto riferire lo stato di avanzamento dei lavori alla Congiunta che l'ha nominata e investita dell'incarico, cosa che invece non è mai avvenuta, nonostante più volte sia stata avanzata la richiesta al Rettore.                    Gianni Porzi*

* Università di Bologna

Sul referendum farsa di fine anno 2010

INTERVISTA AL PROF.  PORZI

Domanda : sulla stampa locale è stata riportata la notizia, con una certa enfasi, dell’approvazione da parte del CdA del contratto integrativo del Personale T.A. relativo al 2010 che però mi risulta non fosse stato siglato da alcuni sindacati.
Risposta : sì, il CdA nella seduta straordinaria del 28/12/2010 ha approvato il Contratto; il comunicato stampa riportato dalle cronache locali ha però tralasciato alcune precisazioni affatto irrilevanti. Infatti, il Contratto in questione è stato sottoscritto da un solo sindacato, cioè la CGIL, mentre CISL, UIL e RdB non lo hanno siglato sia perché non lo condividevano dal punto di vista sostanziale, sia per il modo in cui è stata condotta la trattativa la quale, pur riguardando il 2010, inspiegabilmente iniziò solo alla fine di ottobre dello stesso anno.

D. : ma come è stata possibile una cosa del genere ?
R. : come purtroppo a volte accade, il CdA non è stato messo nella condizione di poter dare un proprio contributo all’ipotesi di contratto, proponendo cioè eventuali modifiche, in quanto la scadenza del 31/12 non lo permetteva. La presentazione di pratiche in “zona Cesarini” (modalità che sembrerebbe far parte del DNA dell’Alma Mater) non consente lo svilupparsi di un dibattito dal quale possano uscire proposte tese a individuare la migliore soluzione possibile. I Consiglieri si trovano sostanzialmente di fronte al “fatto compiuto” e quindi senza possibili alternative se non quella del respingimento della pratica che però a volte può causare danni per il mancato rispetto delle scadenze.

D. : ma in questo modo il CdA viene meno ad una sua funzione importante, cioè quella propositiva.
R. : infatti è proprio così, il CdA viene relegato ad Organo per la ratifica di decisioni assunte altrove (modus operandi che per la verità viene da lontano) e quindi viene svilito quel ruolo propositivo che, oltre a quello decisionale, per legge dovrebbe qualificarne l’azione.

D. : dal punto di vista finanziario, a quanto ammonta il trattamento accessorio per il Personale T.A.?
R. : il trattamento accessorio per il Personale T.A. ammonta per il 2010 a 8,443 Ml (inclusi gli oneri a carico dell’Ente), contro gli 8,333 Ml del 2009, con un incremento dell’1,3%.

D. : ti sono note le ragioni per le quali i tre Sindacati non hanno siglato l’ipotesi di Contratto ?
R. : da contatti telefonici avuti con alcuni esponenti, mi risulta che oltre al dissenso sulla sostanza del contratto, vi erano anche perplessità sull’attendibilità della consultazione dei lavoratori in quanto : a) su richiesta della CGIL l’amministrazione, che era parte in causa, avrebbe messo a disposizione, con sorprendente rapidità, quanto necessario per effettuare la consultazione per via telematica; b) il lavoratore poteva partecipare alla consultazione utilizzando solo le proprie credenziali e quindi alcuni hanno sollevato perplessità sulla garanzia dell’anonimato e della segretezza del voto; c) la consultazione ha avuto luogo nel periodo delle festività natalizie (dal 23 al 27) quando un non trascurabile numero di persone era in ferie.

D. : ma quale è stato il risultato di tale consultazione ?
R. : 823 favorevoli e 74 contrari. Ma voler poi giustificare il tutto con il risultato della consultazione ritengo sia opinabile dal momento che i votanti rappresentano appena il 32% degli aventi diritto. In democrazia non si può sorvolare un così grande numero di non partecipanti alla votazione.

D. : pertanto qual’è stato il tuo atteggiamento in CdA?
R. : per le ragioni esposte non ho ritenuto, in piena coscienza, di poter votare a favore della ratifica del Contratto ed ho scelto pertanto di astenermi. Se è stata o meno una scelta politica oculata quella di non fare il massimo per raggiungere una sintesi condivisa almeno dalla maggioranza sindacale, penso lo si vedrà presto. Vorrei concludere con un’amara constatazione : si assiste frequentemente ad “esercitazioni orali” sul concetto di democrazia e come essa debba essere realizzata, in particolare quella che si definisce come E-democracy e che pare essere la nuova frontiera (valga la discussione in corso in Gran Bretagna sulla proposta del Premier David Cameron di sottoporre le leggi alla consultazione preventiva degli elettori utilizzando sistemi elettronici), ma raramente, purtroppo, queste dotte discettazioni vengono poi trasferite nella pratica di tutti i giorni. E’ proprio vero che “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.

 


RICEVIAMO e GIRIAMO

 

Da:

- "I Docenti Preoccupati"
- "Il coordinamento nazionale dei Professori associati (ConPass)
- " La rete 29 Aprile
.

A::

-  Magnifico Rettore dell'Università di Bologna
-  Senato Accademico
-  Consiglio di Amministrazione

PETIZIONE
RELATIVA ALLA COMMISSIONE ISTRUTTORIA
PER LA REVISIONE DELLO STATUTO

   Il 30 marzo 2010, nella riunione in seduta congiunta di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione, ha preso il via ufficialmente la procedura individuata dalla Giunta dell’Ateneo di Bologna per la revisione del proprio Statuto. Nell’occasione sono state infatti approvate le linee guida alle quali avrebbero dovuto attenersi i lavori di una Commissione istruttoria votata in quella sede.
  La composizione della Commissione, formata da 15 membri, era la seguente:

  Ivano Dionigi (Rettore e Presidente della Commissione);
  Giuseppe Caia (Professore ordinario, Dipartimento di Scienze Giuridiche);
  Paolo Pombeni (Professore ordinario, Dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia);
  Giliberto Capano (Professore ordinario, Dipartimento di Scienza Politica);
  Giovanni Dore (Professore ordinario, Dipartimento di Matematica);
  Aldo Bertazzoli (Professore ordinario,   Dipartimento di Economia e Ingegneria Agrarie);
  Guido Avanzolini (Professore ordinario, Dipartimento di Elettronica, Informatica, Sistemistica);
  Marco Zoli (Professore ordinario, Dipartimento di Medicina Interna, dell’Invecchiamento e Malattie Nefrologiche);
  Angelo Varni (Professore ordinario, Dipartimento di Discipline Storiche, Antropologiche e Geografiche);
  Rosella Rettaroli (Professore ordinario, Dipartimento di Scienze Statistiche);
  Davide Pianori (studente);
  Alberto Aitini (studente);
  Giovanni Longo (EP - area amministrativa - gestionale, ADOC — Settore Personale Docente);
  Donatella Alvisi (Cat. EP - area amministrativa - gestionale, Facoltà di Lettere e Filosofia);
  Cristina Balboni (Direttore generale della Formazione della regione Emilia Romagna).

  Non fanno dunque parte della Commissione né Ricercatori né Professori associati.

  La Commissione istruttoria ha operato in questi mesi circondata dal più fitto riserbo sulla sua attività. Nessuna bozza di documento è finora stata proposta alla pubblica attenzione. Nessuna comunicazione, formale o informale, è stata restituita dal Magnifico Rettore alla comunità accademica sullo svolgimento e sulla tempistica dei lavori, fatta eccezione per la sintetica risposta fornita ad un’interpellanza di un Consigliere di Amministrazione nel mese di novembre 2010. Nessuna audizione (e/o momento di ulteriore riflessione a livello di Ateneo) è al momento stata resa nota. Pare di capire che, nell’attesa dell’approvazione del DDL Gelmini da parte del Parlamento, la Commissione abbia preferito di fatto attendere lo sviluppo degli eventi.

  Il 30 dicembre 2010 il Capo dello Stato ha firmato, in vista della sua promulgazione, la Legge 1905 di riordino del sistema universitario. Essa è stata pubblicata sulla GU in data 14 Gennaio 2011. Una delle conseguenze più visibili della Legge è che tutto il potere decisionale all’interno degli Atenei sarà fortemente concentrato in poche mani, e in ogni caso solo in quelle dei Professori ordinari. Con la riforma solo questi ultimi infatti potranno far parte degli organi decisionali degli Atenei e delle Commissioni per l’abilitazione scientifica nazionale; tutte le altre componenti del corpo accademico (Ricercatori a tempo determinato e Professori associati) resteranno senza alcun reale potere decisionale e anche la loro autonomia di ricerca potrebbe subire forti contraccolpi, con conseguenze negative sulla qualità della didattica e della ricerca negli Atenei.

  Un’operazione complessa e importante come la revisione dello Statuto dell’Università di Bologna, così rilevante anche per la leadership che Bologna ha sul piano nazionale, presuppone necessariamente – a nostro avviso – la partecipazione di tutte le energie presenti nell’Ateneo. Il risultato al quale approderà il processo in atto avrà rilevanza nazionale; non si tratta quindi di una “partita” soltanto bolognese o emiliano romagnola: la riforma dello Statuto di Bologna traccerà inevitabilmente il solco lungo il quale si muoveranno molte altre Università.

  Da pochi giorni il Tavolo dei Ricercatori dell’Ateneo di Bologna ha fatto propria (inviando una lettera ufficiale al Magnifico Rettore) la richiesta dell’assemblea dei Ricercatori di poter partecipare con due suoi rappresentanti ai lavori della Commissione istruttoria per la revisione dello Statuto. Nel loro messaggio i Ricercatori sottolineano “[…] che solo in questo modo potremo effettivamente interpretare pienamente quell’unanime sentimento che ci ha animato finora, e che colpevolmente è stato da alcuni interpretato come una lotta per il mantenimento dello status quo: ovvero mettere l’Università pubblica italiana in condizione di dare il meglio di sé. Siamo fermamente convinti che l’Università, in virtù del suo ruolo sociale di libera produzione e trasmissione del sapere, sia il contesto ideale in cui si possa riuscire lì dove il legislatore riteniamo abbia fallito: ovvero nell’avviare una nuova fase - quanto mai necessaria per l’Università italiana - informata da principi di sostanziale partecipazione, di condivisione, di trasparenza e di corresponsabilità, fase che riesce difficile immaginare senza il contributo, anche propositivo, dei Ricercatori.”

  Il gruppo dei Docenti Preoccupati di questo Ateneo è profondamente convinto del fatto che, in questa fase così delicata e importante della vita dell’Università italiana, tutte le categorie di personale accademico (docente e non) debbano poter contribuire e partecipare attivamente alla definizione del nuovo Statuto. Va sottolineato d’altronde che analoghe istanze vengono presentate congiuntamente in queste ore in tutti gli Atenei italiani dalla Rete 29 aprile e dal Coordinamento nazionale dei Professori associati. Consapevoli che la Legge di riordino colpisce particolarmente il ruolo e le legittime aspirazioni dei Ricercatori e dei Professori associati, chiediamo pertanto l’azzeramento dell’attuale Commissione istruttoria per la revisione statutaria e la sua contestuale ridefinizione in termini di rigorosa rappresentatività per fasce. A questo proposito richiediamo che:

  - i 12 componenti da designare da parte degli organi istituzionali siano identificati sulla base di elezioni a suffragio universale da parte di tutti i Professori, i Ricercatori e il personale tecnico e amministrativo dell’Ateneo;
  - il voto avvenga a collegio elettorale attivo e passivo distinto per categorie e sia realizzato attraverso l’espressione di una singola preferenza per ciascun elettore;
  - il risultato della consultazione elettorale sia vincolante per il Consiglio di Amministrazione e per il Senato Accademico, che si dovranno impegnare a designare i membri maggiormente votati, rispettando altresì la pari rappresentanza tra le fasce e la presenza del personale tecnico e amministrativo.

  Poiché il nuovo Statuto dovrà preservare al massimo gli spazi di democrazia all’interno dell’Ateneo, questa è l’unica soluzione che può tutelare davvero gli interessi di tutto il corpo accademico !
  Bologna, 17 Gennaio 2011

 

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Ateneo di Bologna: su proposta  Rettore, CdA approva il Contratto
integrativo 2010 con il Personale Tecnico e Amministrativo


REFERENDUM  LOCALE: Votanti il 28%

   Ma solo con la FLC - CGIL ... perplessità sul Rettore ...

(Sotto, il testo dell'accordo)


Domande ineludibili, dopo i fatti della FIAT

1.- Il fatto. Il 28 dicembre 2010, il CdA ha approvato il Contratto integrativo 2010 con il Personale Tecnico e Amministrativo, con voto quasi unanime, a parte qualche perplessità nel corso della discussione. Non per questioni di merito, ma soprattutto per il fatto che il contratto era stato firmato solo dalla FLC-CGIL, e non da Cisl Università, UIL - RUA, Rdb Cub e alcuni Componenti RSU.
   La collocazione al 28 dic., a chiusura dell'anno, in periodo festivo-prefestivo, è già da se stesso un segnale non positivo che un argomento così importante per le relazioni con il personale sia stato trattato e deliberato all'ultimo balzo e in questo clima. L'ipotesi di contratto, è stato relazionato in CdA, " è stata sottoposta dall'Organizzazione sindacale FLC CGIL ad una consultazione dei lavoratori che si è conclusa con esito favorevole."

2. Nel merito (toccheremo più avanti la questione della validità del referendum), pesava sullo sfondo, la legge Brunetta per due motivi:
  a) determinati compensi accessori non potranno più essere dati "gratis" al personale, ma "legati alla produttività" (da misurare con vari parametri e valutazioni di determinati organi amministrativi). Questa problematica, però, riguarderà il 2011, ma è psicologicamente già presente, anche perchè andrà a toccare il funzionamento di determinati uffici;
  b) alcuni di quei compensi si potevano, in qualche modo, salvaguardare per il 2010 e forse anche per il futuro, se approvati entro il 2010.

   In soldoni (e detto molto in breve), trattavasi soprattutto di € 500.000 circa, ripetutamente per 4 anni (vale dire € 156,00, mediamente a testa), a cui la FLC-CGIL era particolarmente sensibile, e del riconoscimento della Posizioni Economiche Organizzative (P.E.O.), vale dire degli "scatti di anzianità, a cui era invece sensibile la CISL, in quanto portabili nel futuro.
   Con l'accordo è passata l'una, ma non l'altra.
   C'erano i limiti di contratto nazionale o di legge, in particolare: che è non consentito di destinare, a decorrere dall'anno 2009, al trattamento accessorio importi superiori a quelli previsti dal Fondo per il trattamento accessorio relativo all'anno 2004 ridotto del 10%, come certificati dagli organi di controllo, incrementati degli eventuali importi fissi previsti dai CC.CC.NN.LL. , che non risultino confluiti negli stessi. Pur con questi vincoli, era possibile solo l'erogazione di alcuni istituti del trattamento accessorio per l'anno 2010, in virtù di quanto disposto dall'art. 2, comma 1 del CCIL anno 2009.  
  Il tutto è stato fatto all'ultimo balzo e, naturalmente, nei limiti delle difficoltà del bilancio dell'Ateneo, e quindi briciole insignificanti, per cui era preferibile puntare (secondo alcuni, perchè briciole perpetuabili ...) sulle PEO, ma a cui la governance dellAteneo era contraria.

3.- Sulla separatezza dell'accordo, con il Rettore come "parte". Il funzionamento degli accordi collettivi è sempre stato materia assai rovente e tuttavia la moderna organizzazione del lavoro li rende una necessità.
  Nel caso di specie, pesa soprattutto il problema di dare attuazione al principio-cardine della considerazione del merito e attraverso di ciò raggiungere quel miglioramento della efficienza della Pubblica Amministrazione che tutti auspichiamo, legando trattamento accessorio a produttività (legge Brunetta).
   Rispetto a questo problema ( pur se è un problema del 2011), le briciole del 2010 svaniscono. E queste stesse briciole svaniscono doppiamente rispetto alla possibilità (se adeguatamente sostenuta sindacalmente) di ottenere le PEO, o qualcosa del genere, vale dire perpetuabile.
 
   Sul piano formale, il referendum risulta essere stato partecipato in periodo festivo-prefestivo da 900 lavoratori, pari solo al 28% (a Mirafiori, 94%) degli aventi diritto. Beninteso, in via eccezionale, si può anche ammettere che l'iniziativa dell'ipotesi di accordo possa partire da una "minoranza". Invece, la firma definitiva dell'accordo non dovrebbe aver luogo, se esso non è approvato da Referendum, al quale partecipi almeno il 50%+1 degli aventi diritto. Solo così  il referendum è assolutamente limpido.
  C'è una aggravante: il Referendun ha funzionato via e-mail, con l'apporto diretto dell'Ateneo, e dunque con l'apporto organizzativo di "una" delle parti.

  Quanto accaduto non lascia estraneo il Rettore, sia perché egli è "una delle parti" ( ma dovrebbe essere parte imparziale), sia perché egli ha in qualche misura anche una responsabilità morale ed educativa pubblica, nel senso che l'unità sindacale costituisce un valore etico e sociale unanimemente riconosciuto, e quindi c'era un ben valido motivo per negare la firma.
   Per giunta, questo fatto a Bologna viene a collocarsi in coincidenza con un fatto identico a Torino, molto stigmatizzato in Italia, di quella parte sindacale che, invece, nell'Ateneo di Bologna fa il contrario.
  La rottura dell'unità sindacale non è sicuramente un buon viatico neppure per le riforme che l'Ateneo deve affrontare per il 2011, che sono il problema veramente nodale e fondamentale: vale dire di guadagnare di più perchè si produce di più, e quindi si è ben guadagnato.
   Direi anche che, per il Rettore, il fatto della sua provenienza politica avrebbe dovuto metterlo in guardia doppiamente sulla opportunità o meno di accordo separato con un sindacato in qualche modo parte della stessa area politica. Anche Becket fu fatto Arcivescovo di Canterbury perchè amico del Re ma, una volta divenuto Arcivescovo, fu solo servo di Dio, a costo del martirio.
   Oggi poi, che con la riforma universitaria Gelmini (che era già stata approvata, il 28 dic. 2010, data della delibera del CdA), i Rettori in carica non sono più rieleggibili, neppure si poneva questo problema che (senza velleità di paragoni) negli USA, Paese certamente democratico, chiamano di "offuscamento dovuto ai problemi della rielezione".
   Certamente il Rettore, che ha una esperienza politica di un certo rilievo, ed i suoi consiglieri, avranno valutato i pro e i contro, ed avranno avuto seri motivi per scegliere come hanno scelto.
   Del resto, e come si è detto, hanno avuto il consenso quasi unanime del Consiglio di Amministrazione (il che, però, non è certo un indicatore di validità delle scelte, visto che il Consiglio approva quasi sempre e quasi tutto ciò che ad esso viene sottoposto) e questo la dice lunga sulla validità della scelta innovativa della Riforma Gelmini sulla composizione e le competenze del Consiglio.
   Da ultimo: all'epoca del confronto elettorale, durante il primo incontro pubblico organizzato dal cosiddetto Gruppo dei Trenta, l'allora candidato prof. Dionigi fu tra quelli (tutti i candidati) che si impegnarono affinché l'Eletto si adoperasse per ricostruire quel senso di appartenenza e di identificazione nell'Ateneo che durante il rettorato Calzolari si era del tutto eroso. Si può ritenere l'azione del Rettore aver giovato a questo senso di appartenenza, visto che egli ha portato in CdA una scelta portata avanti solo da una parte del mondo sindacale e condivisa solo dal 28% degli interessati ? N.L.

* Ateneo di Bologna, Contratto integrativo 2010 con il personale tecnico e amministrativo

 


EDIZIONI PRECEDENTI

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Mercoledì 27 ottobre a Rimini, Palazzo Ruffi, ore 10.00 - 13.30

Organizzato dal Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente del Polo

Convegno : "La Ricerca Universitaria per Rimini"

 

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Giorgio Cantelli Forti

       Il Convegno vuole fare un rapporto sull’attività di ricerca del Polo Didattico e Scientifico di Rimini dal 2007 al 2009.
      Esso  nasce in un momento di grande trasformazione dell’Università italiana, momento che è¨ accompagnato da forti tensioni interne al sistema universitario e da un’immagine esterna non sempre positiva.
      In questo contesto è in generale importante che un Ateneo prestigioso come l’Alma Mater comunichi con chiarezza al mondo esterno il proprio impegno nella ricerca scientifica.
      Da questa esigenza è nata l’idea di illustrare l’attività scientifica dei docenti incardinati presso il Polo di Rimini in una mappa completa, di semplice lettura anche per i non-addetti ai lavori.Il   Direttivo Nazionale.

Giorgio Cantelli Forti

- nominato Presidente della Giunta del Collegio dei Farmacologi Universitari

  - nominato, con Decreto del Miur, Garante PRIN - Progetti di Ricerca Nazionale, Area 05, Scienze Biologiche


Al Convegno sono attesi:

- Luciano Chicchi - Presidente Uni.Rimini
- Maurizio Sobrero - Presidente Commissione Ricerca
- Dario Braga - Pro-rettore alla ricerca

   Le relazioni saranno tenute da:
- Salvatore Torrisi - Referente macro area Scienze Sociali
- Mirella Falconi - Referente macro area Scienze Naturali
- Antonella Mascio - Referente macro area Scienze Umanistiche
- Giampaolo Proni - Referente macro area Multidisciplinare
.

I lavori saranno conclusi dagli interventi di:
- Stefano  Vitali - Presidente Provincia di Rimini
- Alberto Ravaioli - Sindaco di Rimini
- Ivano Dionigi - Magnifico Rettore

e dalla Benedizione di Mons. Francesco Lambiasi,  Vescovo di Rimini

Infine avrà luogo la cerimonia* del taglio dei nastri dei Laboratori di Ricerca, Palazzo Ruffi
e Laboratori di Ricerca, Piazza Malatesta.

La scorsa settimana ha avuto luogo anche l'inaugurazione dello Studentato (mensa, sala convegni, 90 posti letto, di cui
     alcuni con angolo cottura) nell'ex-Palace Hotel, completamente ristrutturato..

 


Dal CNRU - Comitato Nazionale Ricercatori Universitari


Assemblea nazionale a Roma per fare il punto della situazione sulla decisioni di
maggio di non assumere incarichi di insegnamento per l'anno accademico 2010-11.
VENERDI’  24  S ETTEMBRE  2010,  ORE  13,
presso l’aula La Ginestra a Chimica, dentro la citta’ universitaria.

Anche appello al Capo dello Stato contro la discriminazione,
a danno del Ricercatori, relativa al prepensionamento
Clicca su: http://appelloalpresidente.blogspot.com

Appello del Foglio UNIVERSITAS News a sostenere
i Ricercatori, quale passaggio obbligato per sostenere l'università italiana

Anche appello del CNU di Bologna e  della FLC CGIL di Bologna a sostegno dei Ricercatori.

Il  Direttivo Nazionale
a tutti i Ricercatori in Italia

(stralcio dai comunicati del 31 agosto e del 15 settembre 2010)

  Il momento è quello decisivo e non possiamo mollare proprio ora.
......
  La protesta dei ricercatori non nasce contro il DDL Gelmini. Il DDL al massimo la catalizza. La protesta nasce prima e non si fonda sull’opposizione all’attuale governo e Ministro, ma sulla richiesta di uno stato giuridico che superi la attuali e passate contraddizioni riguardanti le attività svolte e da svolgere. In questo quadro si inscrive anche la cosiddetta “valutazione” e la non disponibilità di sufficienti sbocchi concorsuali.
   Agganciare la protesta dei ricercatori unicamente all’attuale DDL non permette di comprendere appieno il disagio profondo della categoria dei ricercatori, ma soprattutto la mette in balia dell’umore della contingenza. È innegabile che parte dei ricercatori abbia trovato nella “lotta” contro il DDL una sua forte legittimazione, o meglio, un forte spirito di antagonismo, ma non era da parte di molti di noi la motivazione principale. Soprattutto non lo è mai stata per il CNRU.
......
   Moltissimi di noi si sono apertamente schierati in quella direzione a seguito di un’assemblea a L’Aquila in cui era presente anche il Rettore e in cui si formulò tale idea, prima che cominciasse la lotta al DDL.
   Ma, d’altra parte, il sistema universitario ha qualcosa che deve essere modificato e, allo stato attuale delle cose, tale sistema ha messo nell’angolo i ricercatori. Anche in questo senso si è scritto più volte e preso ampiamente posizione.      Spesso in tali scritti non si riscontra affatto il nome del Ministro o il DDL in questione, proprio perché non è una questione contingente quella che deve essere affrontata e non dipende semplicemente dai favori o dagli umori di questo o quello schieramento politico.
   Ripetiamo, i ricercatori possono anche aver aderito alla “lotta” contro il DDL, ma il loro problema è “a prescindere”.
....
  La motivazione era ed è il disagio dei ricercatori all’interno di un sistema che non funziona, che non li appaga e che viene ulteriormente messo a dura prova con il DDL. Se così non fosse, la protesta rischierebbe di rimanere impantanata sulle incertezze del quadro politico attuale, sulla speranza di un’eventuale termine anticipato della legislatura che di conseguenza bloccherebbe definitivamente l’iter parlamentare del DDL.

  ....
E perciò l’attenzione dovrà rimanere alta “a prescindere” perché il DDL deve essere il mezzo e non il fine per risolvere il problema. Se infatti l’università fosse finanziata, il DDL fosse


Ivano Dionigi


Segnale di sfondamento
dei Ricercatori a Bologna ?

Evidenti difficoltà di far partire l'attività didattica inducono il Rettore, il Senato Accademico e i Presidi a invitare i Ricercatori a tornare sulle loro posizioni
(Per notizia: L'Ateneo è stato tra i duri nel
pre-pensionare proff. Associati e Ordinari,
troppo costosi rispetto ai Ricercatori)

La Lettera ai Ricercatori

                               "Cari colleghi,
pur nella consapevolezza del grave disagio e delle difficoltà che i ricercatori stanno attraversando, sono a chiedervi - in conformità alla deliberazione unanime del Senato Accademico di quest'oggi - di confermare o meno la vostra disponibilità a garantire l'avvio delle attività didattiche che rappresentano un dovere dell'Ateneo nei confronti degli studenti e delle famiglie le quali, al pari nostro, stanno fronteggiando momenti di profonda crisi economica e sociale.

Vi chiedo pertanto di restituirmi, debitamente compilata e sottoscritta, la dichiarazione allegata alla presente, entro le ore 13:00 di venerdì 17 settembre. In caso di impossibilità da parte vostra a far pervenire la suddetta dichiarazione entro la data sopra definita, una vostra comunicazione via mail potrà comunque far fede, in attesa dell'invio del documento ufficiale.

In assenza della dichiarazione allegata entro il termine indicato, ovvero in caso di dichiarazioni di indisponibilità a svolgere l'attività didattica, la Facoltà dovrà individuare modalità alternative di copertura degli insegnamenti, al fine di assicurare l'avvio delle lezioni.

Il Senato Accademico ha peraltro confermato in data odierna gli impegni già assunti nella riunione del 20 luglio, e in particolare: l'organizzazione di una giornata di riflessione e discussione pubblica, nei primi giorni dell'Anno Accademico, nelle diverse Facoltà e sedi, sui temi della ricerca e dello status dei ricercatori universitari; l'impegno ad attribuire la massima priorità alla programmazione di posti da Associato, compatibilmente con i vincoli del bilancio 2011.

   Vi ringrazio fin d'ora per la comprensione e per la collaborazione che vorrete accordarmi e Vi saluto molto cordialmente."                                 Segue FIRMA

corretto come molti di noi auspicano ma continuasse a mancare una soluzione allo stato giuridico dei ricercatori, saremmo comunque soddisfatti? Difficilmente. Ed è per questo che il CNRU mantiene alta l’attenzione soprattutto su questo problema e non perché non ritenga tutto il resto altrettanto importante. Alimentare questo equivoco significherebbe volere il male dei ricercatori.
    Una protesta per definizione tende a stressare il sistema cercando di metterne in risalto le contraddizioni. La contraddizione che mette in risalto la protesta dei ricercatori sembra evidente e spiega la mancanza di una vera partecipazione delle altre componenti universitarie. È lampante il fatto che senza applicare una sorta di “ingiustizia” il sistema non è in grado di funzionare, nemmeno ai minimi accettabili.
   Questo significa che la protesta è giusta proprio perché mostra “quel” limite del sistema, appalesando proprio come in modo assurdo e nel silenzio dei più esso si sia andato a configurare negli ultimi decenni, indipendentemente dal colore del governo e dal nome del ministro.
....
    Una volta che i ricercatori avessero deciso di riaccettare i carichi didattici cosa succederebbe? Che una simile decisione diventerebbe vincolante, dal punto di vista legale, per il prossimo anno accademico e per un anno si continuerà a discutere di “nulla” esattamente come finora successo. Si chiede un impegno “legale” a fronte di un “nulla” da offrire, se non un generico istinto materno da stimolare. Non è mai facile la strada a cui si chiede di accedere gratis.       È altresì evidente che l’ideale sarebbe stato, e continua ad esserlo, che le altre categorie universitarie si rendessero finalmente disponibili a utilizzare l’unità dei ricercatori (ancora presente) e spingessero anch’essi nella direzione che mostri a tutti come il sistema non funziona, come basta stressarlo un poco per farlo crollare: non certo quella di scegliere la strada di affannarsi a mettere l’ennesima toppa al sistema traballante, come stanno facendo alcuni presidi. Qualunque sia il risultato della toppa, i problemi non cambieranno e non si risolveranno da soli. Saranno solo procrastinati per l’ennesima volta, a tutto danno dei ricercatori.

.....                                                                                                                                          CNRU

 

LETTERA  di "Universitas News" AL PRESIDENTE  BERLUSCONI
all'indirizzo: Centromessaggi@Governo.It
A  CUI  IL  PRESIDENTE  NON  HA DATO RISPOSTA

SUN - Universitas News
www.universitas.bo.it
Prof. Nino Luciani
Ordinario di Scienza delle Finanze, Universita' di Bologna
347 9470152


Al Presidente del Consiglio On. Dr. Silvio Berlusconi
p.c. : Al Presidente della Commissione Istruzione del Senato Sen. Ing. Dott. Guido Possa

Oggetto: Riforma Gelmini - Disegno di Legge "Senato 1905"

   Sig. Presidente,
   il DDL in oggetto ha terminato l'iter, in sede referente, presso la Commissione Istruzione del Senato.
La Commissione ha fatto, credo, tutto cio' che poteva fare ..., compatibilmente con la volonta' del Governo.
  Nelle precedenti settimane, i sindacati universitari avevano fornito le loro proposte emendative. Io stesso avevo organizzato, all'universita' di Bologna (12 febbraio 2010) una conferenza nazionale, a cui avevano partecipato i due Presidenti delle Commissioni Istruzione e Cultura del Senato e della Camera (G. Possa e V. Aprea) , e del Sen. G. Quagliariello, alcuni parlamentari delle commissioni medesime, il Presidente della CRUI (Decleva). Ne trova un resoconto in: http://www.universitas.bo.it/Conferenza.htm#RISULTATI .

   Sta di fatto, che il testo approvato in sede referente (e che andra' presto in aula) conserva alcuni difetti gravissimi, per cui non ne uscira' una riforma migliorativa dell'esistente. E questo mi dispiace, mentre rimangono vive le attese fiduciose del mondo universitario, anche emerse nel corso della recente settimana di mobilitazione nazionale sul DDL (17-22 maggio 2010).

   Andiamo per punti, in essenziale:
   1) Governance. Le soluzioni, adottate nel DDL, sono strumentali al vincolo del "costo zero". In questo senso, riterrei di soprassedere a proposte emendative della Governance. Il punto, su cui vorrei richiamare la sua attenzione e' il "costo zero", a cui la Governance e' funzionale..
   A mio modo di vedere, nulla questio sul "costo zero" per lo Stato, se questa e' la direttiva politica del suo Governo. Mi appare, invece, incomprensibile che il suo Governo impedisca anche alle universita' di fissare liberamente le tasse studentesche per pareggiare il bilancio.
   Va, tuttavia, ricordato che questo impedimento e' legato al fatto che le universita' devono fare agevolazioni per studenti bisognosi e meritevoli (art. 34 costituzione). Riguardo a questo, io le proporrei di sollevare le universita' da questo compito, e di affidarlo, invece, direttamente al MIUR, su un fondo, salvo dare delega di gestione alle Regioni.
   In questo senso, vale dire sgravando le universita' dal vincolo di fare "socialita' ", si potrebbe permettere a loro di rifinanziarsi direttamente sul mercato.

   2) La meritocrazia e la valutazione, di cui viene detto essere vanto del DDL, e' largamente una "invenzione" senza fondamento. I motivi sono due:
  a) Per l'art. 97 della Costituzione, la valutazione e la meritocrazia, anche durante la carriera, vanno attuate con concorso pubblico (l'opposto del precariato). Invece, il DDL si fonda sullo "impact factor", vale dire sul numero delle pubblicazioni, classificate per collocazione editoriale. Sarebbe come scegliere un vino guardando alla bottiglia, senza assaggiarlo. Un contadino ("scarpe grosse, cervello fino",) non farebbe mai in questo modo. Lo "impact factor" va bene, ma solo come indizio;
  b) Il DDL vuole la abilitazione nazionale (con commissioni sorteggiate) e, poi, i concorsi locali (e questa e' cosa buona, per la celerita' delle procedure). Ma per il concorso locale vuole le commissioni scelte dal Rettore tra i professori del dipartimento. Questo peggiorerebbe molto il difetto del localismo di cui alla legge 210/1998, in quanto i dipartimenti sono molto corporativi. Il sorteggio (nel settore scientifico nazionale) anche per il concorso locale e' la soluzione imprescindibile.

   3) La riforma GELMINI non prevede "norme transitorie" per i Ricercatori a tempo indeterminato, pur abolendone il ruolo in anticipo rispetto a quanto previsto (2013). Questo non e' giusto, tenuto conto del peso che essi (il 41% dei docenti di ruolo) portano da anni per la didattica e la ricerca, senza possibilita' di carriera, per i vari blocchi dei concorsi, in passato. Penso sia nell'interesse dell'universita' introdurre "norme transitorie" per il passaggio dei Ricercatori alla II Fascia, sia pur col rispetto di determinate condizioni di merito, come gia' fu fatto per gli assistenti ordinari nel 1980.

   Signor Presidente, ho fiducia in Lei.
   Mi metto a Sua disposizione per ogni utile chiarimento e contributo, che volesse richiedermi.
                                                                                                                      Il Direttore: Nino Luciani
   Bologna, 26 maggio 2010

 

 

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Ivano Dionigi


RIFORMA DELLO STATUTO

L'assemblea congiunta di CdA e Senato
nomina una Commissione, 30 marzo 2010

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I componenti della Commissione

  Giuseppe Caia, Paolo Pombeni, Giliberto Capano, Giovanni Dore, Aldo Bertazzoli,
Guido Avanzolini, Marco Zoli, Angelo Varni, Rosella Rettaroli, Davide Pianori (studente),
Alberto Aitini (studente), Giovanni Longo, Donatella Alvisi, Cristina Balboni.

Obiettivi affidati alla Commissione

  La nomina è stata accompagnata dai seguenti obiettivi, da raggiungere con la riforma statutaria:

1. ribadire e rafforzare l’autonomia per quanto attiene la scelta degli obiettivi strategici e delle modalità di autogoverno;

2. assumere una più esplicita responsabilità sociale rispetto ai processi di ricerca ed elaborazione di nuove conoscenze, di formazione delle nuove generazioni, nonché di trasferimento di saperi e competenze anche a beneficio del tessuto sociale ed economico;

3. individuare con chiarezza il ruolo degli Organi di Governo dell’Ateneo rispondendo all’esigenza condivisa di ridefinirne le funzioni, semplificare e migliorare la loro capacità di programmazione e di decisione rispetto agli obiettivi strategici;

4. definire nuovi modelli organizzativi che, in un contesto di scarsità di risorse, consentano di affrontare con successo la crescente competizione tra atenei a livello nazionale e internazionale;

5. superare la tradizionale separazione organizzativa tra didattica e ricerca che limita le potenzialità dei singoli e delle strutture in entrambi gli ambiti, impedendo di raggiungere i livelli qualitativi perseguibili;

6. rivedere il sistema delle relazioni istituzionali tra organi centrali e strutture decentrate definendo nuovi equilibri tra l’esigenza di verticalizzare i processi decisionali per recuperare efficienza e di coinvolgere adeguatamente le strutture decentrate che devono esercitare la propria autonomia in modo responsabile;

7. affinare il sistema multicampus attraverso un assetto istituzionale che renda possibile una programmazione unitaria a livello di Ateneo delle attività di didattica e soprattutto di ricerca;

8. incentivare il senso di partecipazione al perseguimento dei fini comuni anche mediante una maggiore collegialità degli Organi delle strutture decentrate.

  Nino Luciani, Riforma o controriforma ? Per chi, come me e come i Colleghi del "Gruppo dei 30" (in risposta a precisa sollecitazione pubblica del Rettore Calzolari), avevamo predisposto una bozza di riforma, a supporto della (allora) Commissione nominata dal precedente Rettore, può parere una vera contraddizione la domanda: "Riforma o controriforma ?"
  I motivi mi sembrano perfino ovvii:
1) Un Rettore che vuole andare avanti costruttivamente deve essere trasparente, in modo da essere coadiuvato dalla Comunità scientifica, per quello che può fare.
  Reclamerei, dunque, che il Rettore coinvolga la Comunità per questa riforma necessaria e tanto attesa.
  Confido che il prof. P. Pombeni, col quale il Gruppo dei 30 ha condiviso ripetuti incontri di Ateneo sulla riforma; anzi, Lui (che subì la beffa, ... che sappiamo) sicuramente sarà solidale con questa invocazione di partecipazione allargata alla costruzione del progetto.

2) Ma c'è dell'altro ..., e tenendone conto, subentrano perplessità di altro tipo.
a) E' in piena azione l'iter parlamentare per la riforma della Governance;
b) Le dichiarazioni, rese negli Organi, dal Rettore andrebbero nel senso che Egli si propone di anticipare la sostanza del progetto governativo, senza attenderne i possibili tempi lunghi.
c) il progetto Governativo è sostenuto solo da Confindustria ed avversato radicalmente da tutti i Sindacati Universitari, fino ad avere già proclamato una settimana di agitazione dal 17 al 22 maggio 2010.
  I motivi della avversione sono che il DDL del Governo è ritenuto:
- contro l'autonomia universitaria;
- contro il diritto allo studio;
- contro il premio del merito dei docenti, anzi un moltiplicatore del precariato.
d) Il Rettore ha presenziato alla conferenza nazionale di Bologna del 12 febbraio, in cui c'è stato il confronto tra Sindacati e Presidenti delle Commissioni Istruzione e Cultura di Camera e Senato.
   Dunque il Rettore è bene al correne della stato del contrasto.
   Torno all'inizio: questo Rettore è per una riforma o per  una controriforma ? NL

 

****

Quali strategie per il futuro dell'Ateneo

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P.Paolo Diotallevi


Idee dalla Facoltà di Ingegneria
per la riforma didattica

Due lettere del Preside (2008 e 2009),
da noi ripescate dal cassetto

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Ivano Dionigi

Nello scorso anno il nuovo Preside, alle prese con difficoltà a coprire gli insegnamenti, ha lanciato nuove idee, con due rispettive lettere, alla Facoltà. Esse, tuttavia, sono rimaste soffocate perchè in rotta di collisione con l'indirizzo del rettore CALZOLARI, allora in carica, e del suo braccio destro ProRettore MASETTI, già Preside a Ingegneria.
  Considerato che il nuovo Rettore DIONIGI ha annunciato che, in Ateneo, i suoi ProRettori stanno lavorando alla riforma, ci è sembrato utile ripescare dal cassetto le due lettere.
  Facciamo precedere alcuni dati dell'Ateneo, da cui partire per nuove idee. Si nota un numero abnorme di insegnamenti, in rapporto al numero delle lauree, a loro volta già eccessivo.
  Anche il numero dei professori a contratto e di professori esterni appare abnorme rispetto al numero dei professori di ruolo (ordinari, associati, ricercatori), con evidenti dubbi sulla garanzia della qualità degli insegnamenti.

Università di Bologna - Dati statistici complessivi

anno 2000 2001 2002 2006 2008 2009
Numero
Insegnamenti

14.124

23.651

30.875

25.946

23.970

17.867
Corsi di laurea

-

- - - 79 78
Corsi di laurea - - - - 75 85
Professori di ruolo (Ord. - Ass. - Ric.) - - -
3.278
-
3.102
Professori a contratto - - -
2.525
-
6.055
Docenti esterni - - - 933 - 893

                            La prima lettera
                                     (ottobre 2008)

  Nota. Nella prima lettera, l'idea portante è "ridurre il numero delle lauree al numero delle classi di laurea" previste per l'ingegneria" e "al loro interno, fare spazio adeguato singoli indirizzi" .

"1.- 
Il nostro compito. L''Università italiana, unitamente a tante altre istituzioni nazionali, sta vivendo un momento di grave incertezza derivante sia da situazioni contingenti, quale ad esempio le difficoltà economiche, sia dall'emergere di carenze strutturali e funzionali. Il nostro compito deve essere quello di osservare e valutare in maniera critica ed attenta i diversi aspetti che hanno condotto l'Università a questo livello di criticità, non potendo e non dovendo noi, operando dall'interno, ritenere che tutte le responsabilità ricadano esclusivamente su altri lasciandoci come puri osservatori e soggetti passivi di una realtà non da noi voluta e realizzata.
   Preso atto di oggettive inefficienze e di reali mal funzionamenti, quali ad esempio la proliferazione dei corsi di studio, del numero degli insegnamenti, della molteplicità delle sedi e della loro diffusione territoriale - spesso non supportata né da caratteri storici, né da adeguate attrezzature didattiche - è nostra responsabilità proporre e sostenere vie alternative di più largo e incisivo respiro. Si aggiungano i ventilati tagli alle risorse sia in termini finanziari, sia in termini di risorse umane dei quali anche a breve termine si risentiranno i nefasti effetti sul sistema formativo universitario, sulla conseguente qualità della ricerca e quindi sulla diffusione della conoscenza.
  A fronte di queste prospettive dobbiamo agire, per quanto ci compete come docenti universitari, e, nel nostro ambito, all'interno della Facoltà per assicurare ai giovani e a coloro che si affacceranno in un prossimo futuro agli studi universitari un percorso formativo effettivamente calibrato sulle loro esigenze e sulle reali necessità della società che vedrà fra qualche anno questi studenti inseriti nel mondo lavorativo e professionale sulla base della formazione che noi abbiamo il compito e il dovere di preparare ed offrire loro.

2.- Dal DM 270, uno stimolo a sperimentare nuovi percorsi. Le recenti modificazioni del percorso degli studi universitari hanno rappresentato un momento di riorganizzazione del quadro formativo del quale forse non siamo stati buoni interpreti, non cogliendo tutte le implicite modifiche e gli espliciti suggerimenti che venivano formulati, rinchiudendoci in un più semplice attaccamento alle preesistenti situazioni, piuttosto che provare a sperimentare nuovi e più efficienti percorsi.
   La prima trasformazione attuata con il DM 509/99 ha portato all'interno dell'Università il percorso denominato "3+2" spezzando, in due successivi momenti, una formazione che sempre più si è rivelata, in tanti ambiti, non completa ed insufficiente se arrestata al primo passo. Non a caso si è potuto riscontrare che la maggior parte degli studenti che hanno intrapreso il percorso universitario dell'ingegneria non si sono arrestati al primo livello di laurea (laurea triennale secondo il DM 509/99), ma hanno proseguito nel potenziamento e nel completamento della loro formazione nel successivo passo della laurea specialistica.
  La successiva normativa varata con il DM 270/2004 ha avuto fra i suoi obiettivi, ricompattando fra loro insegnamenti che erano stati eccessivamente frammentati, quello di ridurre il numero degli insegnamenti stessi e degli esami per ogni studente, garantendo così una maggiore unitarietà nella trasmissione del sapere. Nella stessa norma si legge un altro obiettivo: quello di dare alla formazione universitaria una struttura tale che, partendo da una ampia base comune, viene orientata, nei livelli superiori della formazione, verso attività e competenze sempre più specifiche e finalizzate, come peraltro appare naturale se per un momento riflettiamo sulle modalità di apprendimento nell'approfondire le conoscenze. Forse questo aspetto è stato, anche recentemente, trascurato.
  Si aggiunga inoltre la prospettiva reale di una riduzione, non compensata in termini di docenti, delle risorse umane verso la quale ci si sta inevitabilmente muovendo e l'opportuna individuazione di requisiti formali e sostanziali per poter svolgere con qualità e competenza l'esercizio dell'insegnamento.

3.-  I "requisiti minimi" non vanno osservati solo sotto l'aspetto numerico. I requisiti minimi richiesti dal DM 270/2004, esaminati sotto il puro aspetto numerico, richiedono per ogni corso di studio la disponibilità media di circa l'80% degli insegnamenti coperti da docenti di ruolo, ovvero studiosi cha abbiano di fatto dimostrato, mediante i concorsi tramite i quali sono stati vagliati, di essere non solo capaci ma anche più che capaci nella ricerca, premessa indispensabile per una buona scuola di formazione culturale e professionale. Dunque occorre sfruttare al massimo queste capacità per dare agli studenti il meglio nella formazione.
  Ad oggi la Facoltà di Ingegneria ha formulato un proprio piano formativo, peraltro ancora in fase di completa definizione secondo le direttive vigenti contenute nel DM 270/2004, che comprende undici lauree (di primo livello) appartenenti a quattro diverse classi, 11 lauree specialistiche (in corso di definitiva trasformazione in lauree magistrali per le quali già sono stati approvati dalla Facoltà gli ordinamenti), due lauree magistrali (di cui una a titolo congiunto con altre sedi europee) ed altre sei iniziative (di cui una di primo livello) delle quali alcune hanno il principale obiettivo della internazionalizzazione. Completano il quadro una laurea a ciclo unico (di cinque anni) per la quale è dato il riconoscimento della comunità europea.
   Il quadro è ampio, molto articolato perché articolate e plurime sono le competenze che afferiscono all'area ingegneristica, e comunque l'insieme rientra ampiamente oggi negli steccati posti dai requisiti minimi formali.
  Con questo assetto si rischia tuttavia di fornire agli studenti un quadro disarticolato della proposta formativa, non completamente chiaro e comunque tale da congelare ogni ulteriore ipotesi di progettazione futura nei percorsi finalizzati, andando verso la saturazione dei requisiti minimi sia per eccedenza nella frammentazione dell'offerta, sia per le sofferenze future in termini di docenti in previsione dei futuri pensionamenti.

4.- Per il riordino basato su un limitato numero di lauree. Ribadendo la necessità di un riordino, la cui definizione è fortemente stimolata e suggerita dalle future riduzioni delle risorse, in ottemperanza al criterio formativo di partire da basi comuni sempre più allargate per dirigersi, nei livelli superiori di laurea, verso indirizzate finalizzazioni della formazione, seguendo altresì l'implicito suggerimento delle vigenti disposizioni in termini di classe, si ritiene necessario sottoporre all'attenzione della Facoltà un assetto formativo basato su un limitato numero di lauree alle quali potrà essere collegata, in cascata, una più puntuale offerta formativa nelle lauree magistrali.
  L'ipotesi sulla quale si invita la Facoltà a discutere e riflettere è quella di ridurre il numero delle lauree ad esempio al numero delle classi previste per l'ingegneria (L7, L8, L9 e L23) all'interno delle quali potranno poi trovare spazio adeguato singoli indirizzi.
  Con questo criterio si dovrebbero raggruppare fra loro i corsi di studio afferenti alla classe dell'ingegneria industriale (L9), alla classe dell'ingegneria civile e ambientale (L7), alla classe dell'ingegneria dell'informazione (L8) e alla classe delle scienze e tecniche dell'edilizia (L23).
  Si possono così ottenere numerosi vantaggi sia dal punto di vista culturale - certamente l'aspetto primario - sia dal punto di vista dell'organizzazione degli studi e dei servizi della Facoltà.
    L'unitarietà culturale, sancita dal raggruppamento dei corsi di studi in classi, può trovare la sua migliore manifestazione nell'individuazione di materie di base comuni alla classe con qualità e quantità formative identiche per i diversi indirizzi appartenenti al corso afferenti a quella classe.

                         La seconda lettera
                                      (aprile 2009)

 Nota. Nella seconda lettera l'idea portante è che più che la vera riforma, più che alla riduzione del numero delle lauree, deve puntare alla riduzione del numero degli insegnamenti, mediante: a) l'accorpamento degli insegnamenti; b) discipline comuni, al primo anno.

 " 1.- L'attuazione della riforma universitaria secondo il D.M. 270 costituisce un momento ed una occasione di rilevante importanza al fine di programmare un riordino dell'intera offerta didattica, dei corsi di studio, dei piani didattici e degli insegnamenti.
   L'attuale prospettiva della didattica non è certamente favorevole per la Facoltà di Ingegneria in ragione della rilevante riduzione del corpo docente che si andrà a verificare nei prossimi anni, sia per la naturale riduzione della disponibilità di docenti a seguito del loro pensionamento, sia per la eliminazione, da parte del Senato Accademico, dei due anni di fuori ruolo per coloro che, dal 2009, raggiungeranno i limiti di età previsti.
  Il quadro della numerosità del corpo docente nei prossimi tre anni vedrà una riduzione di più di quaranta unità, mentre nulla di certo è possibile dire sulla effettiva presa di servizio per i vincitori di concorso che attualmente sono banditi. In questa prospettiva di medio termine la Facoltà di Ingegneria non può rimanere indifferente alla possibile situazione di difficoltà che a breve si andrà ad evidenziare per la copertura degli insegnamenti.
  D'altra parte non è possibile pensare di supplire a questa prospettiva di riduzione del numero di docenti incardinati nella Facoltà con contratti a persone provenienti dal mondo esterno, sia esso professionale o industriale: anche i fondi per la didattica sono in via di riduzione.
   L'uscita dal circuito della docenza produce inoltre anche un grave pregiudizio sulla qualità della didattica. Sono infatti i professori che da lungo tempo si sono occupati di didattica, oltre che di ricerca, a dover lasciare scoperti gli insegnamenti.
   Si andrà a perdere il contributo importante di persone di riferimento per la didattica e per la valenza scientifica e umana, privando così gli studenti del contatto con uomini e docenti eccellenti.

   2.- Oltre a queste considerazioni che fanno prevalentemente riferimento a dati qualitativi e ad una sostenibilità dell'offerta didattica, ritengo doveroso rimarcare che attualmente, senza considerare le nuove iniziative di cui si dirà in seguito, la Facoltà di Ingegneria vede oggi attivi n. 11 corsi di Laurea e n. 13 corsi di Laurea Magistrale (o Laurea Specialistica) di cui uno a ciclo unico di cinque anni.
   Contemporaneamente sono previsti in Facoltà circa 850 insegnamenti (ottocentocinquanta). Sono dunque attivi 62 anni di corso ed, ipotizzando anche che siano tutti diversi fra loro, la Facoltà raggiunge l'offerta di un numero medio di insegnamenti pari a circa 14 insegnamenti per anno di corso.
   Se valutiamo il numero degli esami previsti (e consideriamo questi come insegnamenti) e conteggiamo 20 esami per le lauree triennali, 12 esami per le lauree specialistiche o magistrali e 29 esami per la laurea a ciclo unico,  otteniamo che il numero medio di esami per anno è pari a 6,34.
  Dunque in Facoltà, anche ammettendo che per ogni corso di studio gli esami siano indipendenti l'uno dall'altro, abbiamo una offerta didattica che vale circa 2,2 volte quella strettamente necessaria; questo rapporto tende poi ad aumentare notevolmente se si considera che molti esami riguardano insegnamenti comuni a più corsi di studio.
   Questi numeri ovviamente non vogliono essere esaustivi del problema e non lo descrivono neanche completamente, tuttavia rappresentano un primo quadro, seppure approssimato e grezzo, in grado di darci gli ordini di grandezza, così importanti per noi ingegneri, utili per renderci conto della offerta didattica estremamente ampia che è proposta dalla Facoltà.
    Sorge anche il dubbio che gli studenti possano riuscire ad orientarsi facilmente in questo quadro di così ampia numerosità di insegnamenti: questa maggiore offerta conoscitiva forse può essere interpretata anche come fonte di confusione e di difficoltà nell'orientamento; una "Babele didattica" (espressione forse esagerata) sulla quale credo dobbiamo prontamente riflettere e prendere qualche iniziativa di razionalizzazione.

3.- D'altra parte
, come ben noto, la Facoltà ha deliberato un riordino dei corsi di studio sia per le lauree, sia per le lauree magistrali proponendo una offerta più ampia, dettata da esigenze di migliore caratterizzazione della offerta formativa, in linea con le nuove tendenze della società e del mercato del lavoro, e nell'intento di formare studenti sempre più preparati, competenti e competitivi per la società nella quale, al termine dei loro studi, andranno ad operare.
  La nuova offerta è stata ragionata e dettata dal desiderio di essere in linea con le necessità del mercato del lavoro, intendendo formare ingegneri dei quali la richiesta del mercato è assodata. I numeri precedentemente esposti sono dunque destinati ad accrescersi esaltandosi anche gli aspetti negativi.

  4.- A fronte dunque dell'attuale costante riduzione delle risorse sia umane, sia di mezzi strumentali, a fronte della forse pletorica offerta di insegnamenti e del desiderio di sostenere nuove iniziative culturalmente valide ritengo che la Facoltà, ed i corsi di studio che ad essa afferiscono, debbano rivedere l'intera organizzazione della didattica ed i piani didattici dei singoli corsi con questi obiettivi principali:
- rivisitazione degli insegnamenti previsti nel piano didattico con la riduzione del numero degli insegnamenti a scelta degli studenti;
- rivisitazione del numero dei curricula inseriti all'interno dei corsi di studio delle lauree e delle lauree magistrali al fine di ridurre il numero degli insegnamenti;
- valutazione dell'ipotesi di accorpamento di corsi di studio appartenenti alla stessa classe;
- riorganizzazione dei corsi di base comuni a tutti i corsi di studio al fine di rendere l'offerta formativa più organica, trasversale a più corsi e comunque omogenea nell'ambito della stessa classe (con questa azione si aiutano anche gli studenti a meglio orientarsi nel primo anno di studio senza il rischio di perdere tempo in corsi ed esami che potrebbero rimanere a loro debito nel caso di cambio di corso di studio);
- considerazione della mutuazione di insegnamenti da altri corsi di studio al fine di ridurre, come necessario, il numero degli insegnamenti.
  Ritengo sia estremamente importante che la Facoltà prospetti l'insieme di queste modifiche in tempi brevi sia per la necessità che ci investe già dal novembre 2009, sia per poter dare evidenza in Ateneo di un atteggiamento "virtuoso" ed anticipatore di ciò che, con altri mezzi meno gradevoli e meno meditati, inevitabilmente l'Ateneo ci costringerà ad attuare.

   5.- Mi rivolgo pertanto a Voi, Presidenti dei Consigli di Corso di studio ed alla Commissione per la Didattica della Facoltà, per sollecitarvi a questa riflessione e chiedervi proposte per l'attuazione di questi obiettivi, prima che altri ce lo impongano o le necessità della Facoltà lo richieda in modo drastico. La valutazione che si può e si deve fare non è solo di tipo numerico, con riferimento ad esempio all'evidenziare i circa 850 (ottocentocinquanta) insegnamenti presenti in Facoltà; non è solo il numero che conta (che peraltro sembra già grande), ma la qualità e l'efficienza della didattica.
   Con particolare riferimento alle lauree ritengo che la formazione non possa essere scomposta in un numero elevato di "mille rivoli" che forse non confluiscono in un unico fiume di sapere.
   Attendo entro breve tempo proposte dirette secondo quanto sopra esposto; preannuncio che comunque dopo il periodo di sospensione della didattica per il periodo della Pasqua, sarà mia cura convocare riunioni nelle quali dovrà essere data risposta a questi importanti temi. L'obiettivo è quello di rendere più forte, efficace ed efficiente l'offerta didattica che sempre è stata qualitativamente sostenuta e qualificata: da quei modelli non vorremmo allontanarci per le attuali contingenze.
   Certo della Vostra piena collaborazione porgo un cordiale saluto.    Il Preside prof. ing. Pier Paolo Diotallevi

(Continua: prima lettera) La differenziazione nella formazione può avvenire comunque secondo gli indirizzi aventi specifiche e caratterizzanti denominazioni atte ad individuare l'ambito di competenza cui il corso prevalentemente si rivolge.
5.- Per una formazione di base solida e comune a tutti i laureati di Ingegneria. E' altresì da considerare il fatto che chi si fregerà in futuro del titolo di "Ingegnere" avrà una formazione di base solida e in gran parte comune a tutti i laureati dello stesso ambito, contribuendo a creare un'identità comune nei laureati. Gli studenti potranno avere di fronte gli stessi percorsi, oggi frazionati in tanti corsi di studio, consapevoli cha la loro laurea sarà in grado di conferire loro tutte quelle competenze e conoscenze necessarie e fondamentali per entrare nel mondo del lavoro (senza particolari specificità non previste a questo livello di laurea e non sufficientemente credibili per questo livello di laurea) o proseguire, sicuri della propria formazione, in una laurea magistrale che li orienterà maggiormente negli ambiti disciplinari preferiti.
   L'accorpamento dei corsi diverrebbe così stabile e non soggetto alle fluttuazioni annuali conseguenti alla numerosità degli iscritti agli attuali corsi di studio così fortemente frammentati.
   La Facoltà potrà meglio organizzare le proprie risorse sia in termini di docenti e ricercatori, sia in termini di spazi e risorse economiche per rendere più agevole il percorso agli studenti. Questi accorpamenti, per i quali si sta avviando una simulazione, potranno forse comportare la necessità di sdoppiamento e anche di triplicazione di alcuni insegnamenti, ma hanno comunque l'innegabile vantaggio di liberare risorse che potranno essere utilmente e proficuamente riversate sulle lauree magistrali, ovvero sulla totalità degli studenti.

6.- In ritardo riorganizzativo, ma possiamo recuperare. L'ipotesi di riorganizzazione degli studi qui proposta doveva forse essere presa in considerazione fin da quando si è messo mano al riordino della formazione secondo il DM 270; non possiamo però rinunciare a priori a valutare questa possibilità e a questa opzione che ora ci viene offerta solo perché, non colta in precedenza, la Facoltà ha intrapreso una via diversa.
  Dobbiamo imporci una riflessione adeguata in questo senso. Qualora si intendesse conservare lo stato attuale della formazione dovremmo dimostrare che l'ipotesi qui suggerita e proposta è peggiorativa della situazione attuale. Dovremmo dimostrare che il contenuto formativo di questa proposta - proposta che la Facoltà ritengo abbia il dovere di formulare, elaborare, discutere ed eventualmente fare propria - non può essere attuato o risulta peggiorativo rispetto all'attuale situazione. Dovremmo dimostrare che i percorsi formativi sarebbero migliori se si continuasse a procedere "in linea retta" fra lauree e lauree magistrali. Dovremmo dimostrare che è meglio limitare la formazione data dalle lauree magistrali a favore delle lauree di primo livello. Dovremmo dimostrare che la nostra visione della formazione che siamo in grado presentare ai nostri studenti, rimanendo limitata agli attuali assetti e priva di possibili sviluppi futuri, sia formulata nell'interesse degli studi e degli studenti e non di singoli docenti o di gruppi desiderosi soltanto di affermare il proprio ambito.

7.- Conclusioni. Pertanto propongo alla Facoltà una discussione su questi argomenti nelle opportune sedi quali i Consigli di Corso di studio, la Commissione per la didattica e il Consiglio di Facoltà, ben consapevole che i tempi di attuazione di un tale cambiamento non potranno essere immediati; ma sarebbe già un buon successo iniziare una attenta e approfondita discussione considerando che ai sensi del DM 270 abbiamo ancora qualche anno per raggiungere una formulazione definitiva dell'assetto egli studi.
Sono certo della Vostra piena collaborazione nell'interesse degli studenti, della Facoltà e della formazione.                                                                                                                            Il Preside prof. ing. Pier Paolo Diotallevi

 


Dal "vecchio" (ma ancora giovane)  al "nuovo" Direttore amministrativo

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Fabro Ines
già Direttore Amm.vo



Ringraziamento  alla Dr.ssa Ines FABBRO

Anche Lettera aperta del prof. G. Barbiroli alla Dr.ssa Ines Fabbro
e
Considerazioni del prof. G. Porzi sul passaggio al nuovo Direttore

    Per parte del nostro Foglio desideriamo ringraziare la Dr.ssa Ines Fabbro per il servizio (tutta un vita) reso, in piena dedizione, all'Alma Mater e a tutti noi: docenti, tecnici, amministrativi.
    Pur avendo criticato la gestione della Dr.ssa Fabbro, questo ringraziamento non è solo un atto dovuto. Siamo stati sempre consapevoli che la Dottoressa ha dovuto affrontare (non avendo più a monte un Governo centrale che paga a pié di lista) problemi difficili, anche impari perchè non sorretta da chi, invece, di parte docente, ha svolto in modo inadeguato il suo compito, forse perchè non all'altezza del proprio ruolo, o forse perchè non sorretto da buona salute (anzi in pessima salute, e a lungo).
   Ben altra gratificazione la Dottoressa aveva avuto nel periodo in cui aveva svolto quel compito, sotto la guida di un "fuori classe", nome con cui Lei stessa chiamò Fabio Roversi Monaco, in chiusura del mandato rettorale a Santa Lucia il 31 ottobre 2001, e di cui aveva dichiarato voler "requisire" la toga, per conservarla nelle mura del Rettorato.
    Ma ormai il tempo è passato, ed è stato opportuno dare un taglio a tutto, e ricominciare da capo con persone nuove.
   Poi la storia renderà giustizia a tutti, nel bene e nel male.
   E, c'è, poi, che "chi lascia eredità di affetti, avrà gioia successivamente" (parole di U. Foscolo, qui tradotte in positivo).       Se questo avverrà, lo potrà verificare Lei, per prima.    Nino Luciani
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Giancarlo Barbiroli*, Lettera alla Dr..ssa Ines Fabbro
Lettera aperta, inviata anche a tutti i Docenti

* Ordinario di merceologia, Già Preside della Facoltà di Economia, Univ. di Bologna

   Pregiatissima e Gentilissima Dottoressa Fabbro,
   il suo messaggio di saluto del 30 Settembre mi dà lo spunto per alcune considerazioni sull'azione che ciascuno svolge in una Università importante (o che dovrebbe esserlo) come la nostra, e quindi sui criteri di gestione.
   Sono sempre più convinto che, operando in un contesto così complesso e articolato (ma pubblico, non dobbiamo dimenticarlo), se le decisioni e le scelte non sono prese su basi razionali e oggettive, i risultati ottenuti non potranno che essere, o non, corrispondenti agli sforzi (e alle spese), oppure addirittura opposti a quelli che si dovrebbero ottenere per conseguire gli obiettivi propri (qualificazione e potenziamento della ricerca e della didattica).
   Non sto affermando niente di diverso da quanto ho proposto alla fine di marzo: è indispensabile "rifondare "l'Università su criteri razionali, verificabili e verificati, come quelli che conducono l'azione degli Atenei Europei ed extra Europei.
   Purtroppo il confronto mi dà e mi darà sempre più ragione, perchè noi siamo lontani anni luce da questa loro condizione rigorosa. Nei numerosi incontri avuti in Aprile e Maggio (durante il dibattito per le elezioni del nuovo rettore - N.D.R.) ho purtroppo riscontrato che tante realtà sono " a metà del guado", creando forti tensioni e preoccupazioni.
  Chi opera al loro interno considera che ciò dipenda dal fatto che le scelte non siano state effettuate con razionalità, quasi con una "navigazione a vista". E da queste condizioni difficili non si sa come uscire, creando ulteriori tensioni e preoccupazioni. Anche gli squilibri di risorse tra aree diverse, e tra aree scientifiche e attività di supporto creano irritazione e preoccupazione.
   Questa nostra realtà è ben nota negli Atenei internazionali rinomati che contano, e viene considerata "un grande gap istituzionale", tanto che, anzichè noi essere "fuori classifica" come Ateneo più vecchio del mondo e per le tante eccellenze scientifiche (c'è stato anche, il 9° Centenario di mezzo, e non è stato poco!!), veniamo collocati verso il 180° posto.
   Altre spiegazioni diverse ? Verrò considerato pessimista, ma, al di là degli opportunismi o delle ipocrisie, da anni a Bologna e dintorni è diffusa questa convinzione.
   Lei potrà obiettare: ma questa esigenza di rifondare l'Università su basi razionali non ha avuto successo numerico nelle elezioni rettorali, in maggio scorso.
   Lei sa la ragione: "le culture prevalenti" conducono in altre direzioni, però con un chiaro trend in discesa.
   Pazienza, così è se vi pare !
   Chissà che in un "rigurgito tardivo di autocoscienza e responsabilità" non mi si darà ragione, anche se per manifestarlo occorre un totale e diffuso "anticonformismo", che non vedo da tempo, nè all'orizzonte.
Con tanti auguri per le sue attività future.G. Barbiroli



Gianno Porzi*, Il Dottor Colpani, nuovo Direttore Amministrativo


*
Membro del CdA

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Gianni Porzi

   Forse è opportuno spendere qualche parola sulla complicata vicenda della nomina del nuovo Direttore Amministrativo del nostro Ateneo.
   Nella seduta del CdA del 10 novembre 2009 il Dr. Colpani, proposto dal MR, è stato nominato D.A.

   La delibera è stata assunta all’unanimità non solo sulla base del curriculum del Dr. Colpani, ma anche come atto di fiducia nei confronti del MR che in questo ultimo periodo si è fortemente impegnato nella ricerca di una persona competente e dinamica all’altezza dell’incarico importante, quanto gravoso, che dovrà ricoprire a partire dall’1/1/20010.
   Al Dr. Colpani, che mi auguro farà il massimo per ridare al nostro Ateneo quel prestigio che merita, vanno i più sinceri auguri di buon lavoro
   Si conclude così un lungo e travagliato iter iniziato più di un anno fa quando cioè il CdA decise, su proposta del Rettore (nonché del Direttore Amministrativo), una procedura di selezione, per individuare il nuovo D.A., assurda quanto inutile, tant’è che si concluse con un nulla di fatto.
   Ritengo valga la pena ricordare alcuni passaggi importanti di tale vicenda. Più di un anno fa il CdA autorizzò il Rettore ad emanare il bando per l’incarico di D.A., precisandone il profilo.

    Nella seduta del CdA del 17/3/2009 il Rettore, senza peraltro aver preventivamente informato i Consiglieri affinché potessero prendere una decisione consapevole e in piena coscienza (motivo per il quale il sottoscritto rifiutò di partecipare alla deliberazione abbandonando la seduta), propose, e il CdA approvò a maggioranza, la composizione della Commissione di esperti (da lui stesso presieduta) che avrebbe dovuto valutare i candidati.
    Inoltre veniva precisato che, al termine dell’iter istruttorio della Commissione, il nominativo da sottoporre all’approvazione del CdA sarebbe stato proposto dal Rettore in carica dopo aver "consultato" il Rettore neo eletto.
   Poiché il significato di "consultare" è quello di "sollecitare un consiglio, un parere", che non è quindi vincolante, il Rettore in carica aveva solo l’obbligo di sentire il "parere del Rettore neo eletto"; un parere non ritengo costituisca un vincolo, come invece si è tentato di farlo apparire.
   Al bando risposero ben 47 candidati che la Commissione valutò attraverso colloqui riservati solo a coloro che avevano superato una prima selezione basata sull’esame dei curricula.

   A conclusione della selezione operata dalla Commissione, il CdA era, ovviamente, in attesa di conoscere sia la rosa di candidati (quattro) ritenuti dalla Commissione idonei a ricoprire l’incarico di D.A., sia il nominativo del candidato proposto dal Rettore in carica, "sentito il parere" del Rettore neo eletto.
   In modo del tutto inaspettato, quanto incomprensibile, nella seduta del CdA del 24/7/09 il Rettore comunicò che il prof. Dionigi (Rettore neo eletto) aveva dichiarato di "non avere elementi sufficienti per discutere della rosa dei quattro autorevoli candidati selezionati dalla Commissione" e quindi il Rettore in carica dichiarò di non

essere in grado di proporre un candidato per l’approvazione da parte del CdA.
   In modo altrettanto sorprendente, il Rettore propose al CdA di prendere atto della dichiarazione del prof. Dionigi e di rinviare quindi la nomina del Direttore Amministrativo a dopo l’insediamento del nuovo Rettore affidando dal 1 ottobre, e fino al momento del conferimento dell’incarico, la funzione ad un Dirigente dell’Ateneo.
   Nonostante la posizione contraria assunta dal sottoscritto (e non solo), in quanto ritenevo che la procedura doveva essere correttamente conclusa con una proposta del Rettore, il CdA deliberò a maggioranza di rinviare la designazione del nuovo Direttore Amministrativo ad un momento successivo all’insediamento del nuovo Rettore.
    Ritengo che l’interruzione della procedura di nomina del nuovo D.A. non sia stata una decisione corretta perché :
- all’odg della seduta del 24/7 era prevista la "nomina del D.A." e quindi il Rettore in carica doveva proporre al CdA uno o più candidati della rosa selezionati dalla Commissione procedendo poi alla votazione;
- l’azione del CdA non può essere subordinata al parere di chi, pur essendo stato eletto, non è ancora in carica.
  In tal modo nella seduta del 24/7 il CdA, che è l’organo deputato a deliberare il conferimento dell’incarico di D.A., non è stato messo in condizione di poter prendere una decisione su un argomento previsto dall’odg.
    Infine ritengo non sia da escludere che nel non aver concluso l’iter di nomina del D.A. possa configurarsi un danno erariale dal momento che la procedura di selezione dei candidati, che non ha portato ad alcun risultato, ha comportato tuttavia un impegno economico per l’Ateneo (non va dimenticato infatti che tre Membri della Commissione venivano da fuori Bologna). Gianni Porzi  (Rappresentante del Governo nel CdA)

 

BOLOGNA. Il problema della nomina del nuovo direttore amministrativo.
Falla nel sistema di potere del rettore Calzolari, che  in questi anni
ha fatto le pentole , ma (questa volta) senza il coperchio.

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Fabro Ines
Direttore Amm.vo

in uscita

Il Rettore-entrante aveva opposto (a Calzolari) di   "NON  AVERE    ELEMENTI SUFFICIENTI  PER  DISCUTERE  DELLA  ROSA   DI  4  AUTOREVOLI CANDIDATI,   PRESELEZIONATI   DALLA COMMISSIONE"

Ma è evidente che si tratta di una "risposta-non risposta",
che sta per : "Non è affar mio fare atti prima della presa di servizio"

Interim, al momento, alla Dr.ssa Giovanna F. Falsetti

VERSO UN "UOMO NUOVO" (come Direttore Amm.vo),
sulla testa del Consiglio di Amministrazione ?

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Ivano Dionigi
Rettore in entrata

Nino Luciani, "Attesa di vedere se il RETTORE ENTRANTE è "continuo" o "discontinuo",
rispetto a Calzolari "
 

1.- Traditore o novello Becket ? Risulta che, nella riunione del  24 luglio 2009, il CdA aveva bloccato il procedimento per la nomina del nuovo Direttore Ammiistrativo. Il motivo è che il Rettore-entrante (che "vox Populi, vox Dei" aveva indicato come particolarmente desiderato da Calzolari perchè presunto "continuo" alla sua politica), avrebbe opposto di  "non  avere   elementi  sufficienti  per  discutere  della  rosa  di  4  autorevoli candidati, preselezionati  dalla  commissione". Dunque:
- " ELEMENTI INSUFFICIENTI" sul dr. Bruno Quarta, pur se apprezzato da Calzolari su "Il Sole-24 ORE mentre era in corso la selezione e pur se Dirigente che Dionigi, da Membro della Commissione Ricerca scientifica, ha incontrato ripetutamente;
- " ELEMENTI INSUFFICIENTI" sulla Dr.ssa Francesca Bitetti, pur se con tre titoli a prova di bomba: Direttore Amministrativo di "Cà Foscari" e, prima, di Urbino; e, prima ancora, Dirigente dell'ufficio Controllo di gestione dell'Ateneo di Bologna, dove si era distinta per la ferrea mano e il senso delle istituzioni. In quel periodo Dionigi era stato Consigliere di Amministrazione per 6 anni.
  Siamo stati di fronte al classico "tradimento" dell'elettorato, a cui siamo usi in Italia, subito dopo le elezioni?
  O siamo stati di fronte al rinsavimento di Becket che, nominato Arcivescovo di Canterbury perchè "amico del Re", poi la sua coscienza gli ricorda che ... un "Vescovo è servo di Dio, prima che del Re" ?  

  E c'è una terza possibilità: che il Rettore-entrante abbia così ragionato con i suoi consiglieri: "Io non sono ancora in carica. Non è affare mio, giuridicamente, compiere atti prima della presa di servizio". (E' vox populi che in questo periodo egli abbia quasi completato la formazione della propria squadra). Dunque quella risposta va presa come una "risposta-non risposta", un modo per dare tempo al tempo.
  Questa terza interpretazione delle sue parole mi sembra quella corretta e, se così è, è stata anche una decisione di buon valore politico, pur se il problema di fare il coperchio alla pentola di Calzolari&Co. sarà solo rinviato al primo giorno della presa servizio.

2.- E Calzolari ?
La Commissione era stata costituita, in evidente conflitto di interesse tra Rettore e Ateneo. Infatti, pur essendo attese le elezioni di un nuovo rettore, quello in scadenza si era autoprosto per la presidenza della Commissione (e, proposto gli altri 4 membri), e ciò era divenuto definitivo perchè non contestato presso il TAR.
   Però non c'era una assoluta necessità di nominare un nuovo Direttore Amministrativo alla scadenza. Anzi spesso, nella Pubblica Amministrazione (e specie quando c'è un avvicendamento nelle cariche elettive), i nuovi contratti sono fatti dopo la scadenza, con proroga di quelli in essere.
   Pensare male è peccato, ma ci si prende quasi di sicuro se si pensa che il "potere in essere" (quelli eletti negli Organi lo scorso anno, e che rimarranno ancora a lungo) abbia tentato di rimanere in sella. Già ... perchè il Direttore amministrativo è la pedina fondamentale a cui attaccarsi per esautorare un rettore..., condizioni permettendo.
  Penso che il Rettore ne fosse cosciente, e non volendo eccedere (perchè, come Bruto, egli è un uomo onesto) aveva subordinato la quadratura del cerchio alla scelta finale, da parte del successore-eletto. Ma è evidente (soprattutto col senno di poi) l'estrema debolezza politica di questa decisione: quella di subordinare la sua applicazione ad "uno", estraneo alla decisione stessa, anche se la sua mancata adesione sarebbe irrilevante, se fosse davvero necessario e urgente provvedere per la Pubblica Amministrazione. Ma questa urgenza non c'è.
  Non se ne penta Calzolari: la logicità e la coerenza in politica sono rare in questo Paese, e nulla di buono si può costruire, se non si parte da esse.

3.- Le possibilità per il Rettore-entrante
. Quanto ipotizzato vale per adesso, ma non più dal 1 nov. 2009 , quando il nuovo Rettore prenderà servizio, e si ritroverà comunque sul tavolo le conclusioni della Commissione, anche perchè 4 candidati, (per di più "non classificati", tra  cui scegliere), sono tanti, e solo l'eccesso di personalismo può spiegare il rifiuto di tutti

CdA del 15 sett. 2009

G. Porzi*, Per la mancata nomina
del Direttore Amministrativo, è
ipotizzabile il reato di danno
erariale, a carico del CdA


* Rappresentante del Governo in CdA

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Gianni Porzi

  All'Università di Bologna si è venuta a creare una situazione grave per quanto concerne la procedura di nomina del nuovo Direttore Amministrativo, la cui attività è fondamentale per il governo dell'Ateneo.
   Dopo la decisione assunta dal CdA il 24 luglio u.s., su proposta dal Rettore Calzolari, di sospendere la procedura di nomina del Direttore Amministrativo (che dovrebbe prendere servizio dall'1/10/09) ritengo che si sia configurata una irregolarità dal punto di vista procedurale e un danno dal punto di vista sia organizzativo-gestionale dell'Ateneo che economico. Infatti, il 30/9/2008, il CdA autorizzò il Rettore ad emanare il bando per l'incarico di Direttore Amministrativo e il 17/3/2009, il CdA deliberò a maggioranza la composizione della Commissione, proposta dal Rettore e da lui stesso presieduta, che avrebbe dovuto valutare i candidati.

   Inoltre, veniva stabilito che al termine dell'iter istruttorio ad opera della Commissione, il nominativo da sottoporre all'approvazione del CdA sarebbe stato proposto dal Rettore in carica dopo aver "consultato" il Rettore neo eletto al fine di garantire quel necessario rapporto fiduciario tra Rettore e Direttore Amministrativo.
   Al bando risposero 47 candidati e la Commissione concluse i lavori ai primi di luglio individuando quattro candidati idonei a ricoprire l'incarico di Direttore Amministrativo. Ciò nonostante il Rettore nella seduta del CdA del 24 luglio, in cui riferì al CdA quanto dichiarato dal Rettore neo eletto, prof. Ivano Dionigi, (cioè di "non avere elementi sufficienti per discutere della rosa dei quattro candidati selezionati dalla Commissione"), comunicò di non essere in grado di proporre un candidato da sottoporre all'approvazione del CdA interrompendo così la procedura di nomina iniziata lo scorso anno con l'emanazione del bando di selezione.
    Pertanto, la nomina del nuovo Direttore Amministrativo è stata rinviata a dopo l'insediamento del nuovo Rettore (che avrà luogo l'1 novembre p.v.), il quale potrebbe non condividere la procedura messa in atto per la selezione e quindi le conclusioni della Commissione.
    In tal caso, ritengo si possa configurare un danno erariale poiché la procedura di selezione ha comportato un impegno economico per l'Ateneo.
    A tutto ciò si aggiunge un fatto grave, cioè la delegittimazione del CdA che in tutta la procedura ha avuto un ruolo marginale quando invece è il solo organo competente a deliberare l'attribuzione di incarichi dirigenziali.
    Sostanzialmente, il Rettore in carica ha subordinato l'azione del CdA alla non decisione del Rettore neo eletto (non ancora peraltro subentrato nella carica) bloccando così la procedura di nomina del nuovo Direttore Amministrativo, carica che dovrà pertanto essere affidata pro tempore ad un Dirigente dell'Ateneo poiché l'attuale Direttore cesserà dall'incarico il 30 set p.v. .
   A mio avviso il Rettore, sentito quanto dichiarato dal prof. Dionigi (come previsto dalla delibera del CdA del 30/9/2008), avrebbe dovuto proporre Lui stesso al CdA il nome di un candidato per l'incarico di Direttore Amministrativo, essendo l'organo deputato a deliberare la nomina.
   Quindi, non avendolo fatto, ritengo che il Rettore sia venuto meno ad un suo dovere.
    Nella seduta del CdA del 15 settembre, su proposta del Rettore che ha consultato il neo eletto Rettore, è stato affidato l'incarico di Direttore amministrativo per il bimestre ottobre-novembre alla Dott.ssa Falsetti che già ricopriva il ruolo di vice Direttore. Resta inspiegabile perché il nuovo Rettore non abbia ritenuto opportuno estendere l'incarico fino al 31 dicembre, cioè a bilancio preventivo approvato.
   Comunque, questa è stata la sua indicazione che il CdA ha rispettato.
   Alla Dott.ssa Falsetti vanno i più sentiti rallegramenti ed i migliori auguri di buon lavoro. Gianni Porzi

loro sulla base dell'affermazione: "non ho elementi sufficienti ...".
  Non vale nulla il giudizio di una regolare Commissione ? Qualche autorità di controllo potrebbe chiedere spiegazioni sulla delibera (di luglio), del CdA, di non procedere; e "qualcuno dei 4" potrebbe fare ricorso al TAR. In questi casi, la partita si ingarbuglierebbe enormemente.
  Nelle more di queste due eventualità, Dionigi potrebbe provare a chiudere gli occhi e nominare d'urgenza un direttore amministrativo di suo pieno gradimento, salvo ratifica del CdA. Questo è l'unico blitz possibile e, pur se con qualche rischio, è una soluzione ragionevole, in quanto si potrebbe sostenere che giuridicamente solo a lui spetta la scelta del suo primo collaboratore, a parte che la cosa è, forse, anche vitale per il successo del suo mandato.
   Soprattutto serve un Direttore consapevole che i problemi del bilancio e quelli didattici (e conseguentemente quelli amministrativi) vanno fatti marciare insieme, non in modo sfasato come ha fatto la (psicologa e politica) Fabbro. Fu la strada che portò  il Rettore  in piazza, a gridare la crisi del bilancio, magari facendo credere che il colpevole fosse il Governo ! (Ahimè, potremo perdonare questa cosa ?)
   Vediamo perchè Dionigi potrebbe nominarsi il direttore.
a) Il Rettore può compiere atti, propri del CdA, in caso di "necessità e indifferibile urgenza", salvo ratifica nella seduta successiva (art. 34, lettera i, dello Statuto).
  L'urgenza c'è, se è vero che il 1 nov. 2009 sarà senza il Direttore (a parte l'essere una urgenza creata dallo stesso Dionigi, mediante una "non decisione", che gli apre la via a giovarsene per esercitare "in spolitario" una scelta determinante e costosa). Ma c'è un'altra via di uscita, se si prescinde da ripensamenti di Calzolari e del CdA ?
  b) Nell'attuale Statuto, la nomina del Direttore Amm.vo NON SEMBRA più materia esclusiva del CdA. Infatti, l'art. 44 dello Statuto, dispone che "Le funzioni di dirigente sono attribuite dal Consiglio di Amministrazione, su proposta del Direttore Amministrativo". Il possibile scorporo  del Direttore Amministrativo, dai "dirigenti nominati dal CdA", è avvenuto con la modifica del precedente art. 44 (in vigore fino al 24/5/99), che disponeva: " Le funzioni di dirigente sono attribuite dal Consiglio di Amministrazione".
  Abbiamo parlato di "possibile scorporo", perchè l'interpretazione potrebbe anche essere un'altra: prima il cda nomina il direttore, poi su proposta di esso nomina gli altri dirigenti (la "squadra" del direttore amministrativo", che per legge ha il diritto/dovere di amministrare senza subire ingerenze dagli organi elettivi, cui spetta il "governo")
    Naturalmente si può anche sostenere che, attualmente, la scelta può essere fatta in autonomia dal  Rettore, salvo ratifica di routine del CdA.    Altri Atenei procedono in questo modo.

4.- Conclusioni. Da quanto avverrà avremo la prova del 9, circa la effettiva volontà di Ivano Dionigi di essere "continuo" o "discontinuo", e fors'anche circa la volontà di trovarsi (ex-post) votato alla unanimità, sia pure fuori sacco. NL

 

 


Carla Faralli

Ateneo di Bologna - Tasse studentesche 2009-10

L'Ateneo di nuovo in tensione per forzare, contra legem,
i contributi studenteschi, per stare all'altra legge che vieta
di sforare il 90% del FFO per le spese di personale


Gianni Porzi

Questo fatto (comune alla metà degli Atenei, ma zitto zitto il Ministro Tremonti)
mostra che sono maturi i tempi per la liberalizzazione  dei contributi studenteschi,
e per una legge sul diritto allo studio, che carichi sullo Stato il relativo finanziamento

             Leggiamo nel mini-rapporto di Carla Faralli ai Colleghi della sua Mailing List:
            "A parte l'incremento dell'1,5% pari al tasso di inflazione programmata ai sensi del D.M. 27/2/09,
             le principali novità riguardano:
- la riformulazione delle fasce sulla base non soltanto dei requisiti di reddito ma anche di merito;
- l'attribuzione agli studenti particolarmente meritevoli (media del 28), indipendentemente dal reddito, di uno sgravio del contributo pari al 10%;
- eliminazione della riduzione del contributo del 15% per tutti i fuori corso;
- diminuzione dall'80 al 60% del contributo previsto per il percorso lungo." CF

                  Proviamo a guardare più a fondo ... il mini-rapporto   

a)  l'aumento non è recupero di inflazione di cui al DM 27.2.09 (vedi sotto), invece relativo solo alla "tassa minima";
b)  l'Amministrazione non ha segnalato lo sforamento della quota del FFO (vedi CONSUNTIVI e  D.P.R. 25.7.97, n. 306)
c)  altra anomalia ci fu qualche mese fa, con il divenuto famoso "tesoretto" (vedi sotto l'articolo di G. Porzi);
c)  non emergono elementi di confronto con gli Atenei, qui intorno, ai quali Bologna cede non pochi studenti, da anni.
CONSUNTIVI (a prezzi correnti) - I contributi studenteschi collegati col FFO - Fondo di Finanziamento statale Ordinario
CHIAVE

2006

2007

2008

2009
previsioni

F.E.1.01+ F.E.1.02 Contributi studenteschi (escluso post laurea)

97.701.476,47

97.635.669,97

102.538.885,83*

106.310.893,64


F.E.1.05.01
FFO-Fondo statale per funzionamento ordinario


389.335.072,00


389.071.741,00


402.427.423,00


388.076.069,70


Rapporto Contributi studenteschi/FFO


25,09%


25,09%


25,50%*


27,4%

* Al netto del  presunto "tesoretto" (€ 24.341.368,60 ), incassato, a dicembre 2008, di rate del 2009.

Nino Luciani, A parte le "curiosità" locali, nel by-passare le spinosità della legge, penso che il finanziamento del diritto allo studio dovrebbe diventare un compito dello Stato, con borse di studio e bonus-università, direttamente elargite agli studenti.

1.-  Lo Stato, con le leggi dello scorso anno, ha punito le università che sforavano, per spese di personale, il 90% del FFO. Ma poi ... tuttora fingeva di non vedere le università che, per "non sforare" detto 90%, sforavano il 20% del FFO, per i contributi studenteschi. Più sotto è riportata la legge relativa.
  C'è una aggravante: lo Stato vuole che le università, in applicazione del diritto allo studio, applichino favoriscano gli studenti "bisognosi e meritevoli", ma gravando il minor gettito su tutti gli altri studenti.

  Lo Stato si decida: se le università sono aziende (come di fatto le tratta), il finanziamento del diritto allo studio è un poblema statale.
   Non è buona regola che le università, alle prese col pareggio dei bilanci, debbano applicare regole "sociali". La più odiosa, nel nostro caso, è che le università siano obbligate ad abbassare il monte contributi studenteschi, se lo Stato abbassa il FFO, vero essendo che il primo deve stare al secondo, non superando il tetto del 20%.
   E', invece, buona regola che gli interventi "sociali", a favore di date categorie di cittadini siano finanziati dallo Stato col gettito fiscale sulla collettività intera, in base a capacità contributiva, non su specifici gruppi di cittadini (gli "altri" studenti, nel nostro caso).
  
2.-  A mio parere, lo Stato dovrebbe liberalizzare i contributi studenteschi (sia pur con un tetto, che secondo la tradizione della scienza delle finanze dovrebbe essere il 30% della spesa corrente).
  Al tempo stesso dovrebbe assumere su se stesso, direttamente, l'applicazione del diritto allo studio, e che potrebbe essere:
1) borse di studio ai bisognosi e meritevoli;
b) bonus-università, ai singoli studenti, liberi di spenderli, per la laurea triennale, nelle università, al loro scelta;
c) quote aggiuntive del FFO, a tempo determinato (10 anni ?) per le università regionali delle aree depresse.In questo modo si eviterebbe di congestionare le università già mature, a danno dei residenti, e si limiterebbero i costi  di trasporto e residenza degli studenti delle aree depresse per recarsi in quelle mature. NL
Gianni Porzi*, Ancora sul "tesoretto" relativo al consuntivo 2008, perchè questione di metodo ....

* Rappresentante del Governo in Consiglio di Amministrazione

  A proposito delle osservazioni del Collega Luciani, su Universitas", relative al Bilancio consuntivo 2008, ho colto tra le righe una sorta di "appunto" ai membri del CdA che non avrebbero individuato alcune criticità nel conto consuntivo. Ed è su questo che vorrei fare alcune precisazioni, dal momento che il tanto sbandierato "tesoretto" è ormai chiaro a tutti che è quasi interamente dovuto ad un anticipo di cassa, cioè al fatto che un consistente numero di studenti ha optato per il versamento della quota annuale di contribuzione in un'unica rata, entro la scadenza prevista per la prima rata, potendo così usufruire dello sconto di 31 Euro sul contributo totale.
    Ciò che invece vorrei mettere in evidenza è la difficoltà da parte dei membri del CdA a valutare attentamente il bilancio consuntivo (faccio notare che si tratta di oltre 240 pagine, tabelle incluse) per il poco tempo a disposizione. Infatti, gli Uffici, a fronte delle richieste ricevute da alcuni Consiglieri di poter disporre del conto consuntivo con un congruo anticipo, solo mercoledì 29 aprile alle ore 8,43 hanno comunicato via e-mail che il materiale era disponibile on line.
   Se si tiene presente che venerdì 1 maggio era festivo e che il CdA ha avuto luogo martedì 5 maggio, è evidente che il tempo a disposizione per un'attenta lettura e valutazione è stato alquanto limitato, considerando anche il fatto che ben pochi Consiglieri sono esperti in materia e quindi devono ricorrere a Colleghi competenti se vogliono espletare al meglio il proprio compito.
   Vorrei inoltre sottolineare che :
   a) il Collegio dei Revisori dei Conti (la cui relazione ci è stata consegnata la mattina stessa del 5 maggio) si era riunito il 24 aprile per l'esame del bilancio consuntivo;
   b) il bilancio inviato ai Revisori dei conti è definitivo e non può quindi essere modificato;
   c) il Senato Accademico aveva esaminato tale pratica il 28 aprile. Pertanto, non si capisce perché all'Organo che deve approvare (e non esprimere un semplice parere come la Giunta e il Senato) il conto consuntivo non sia stata data la possibilità di prendere visione del materiale con un congruo anticipo, ad esempio almeno il giorno stesso in cui fu trasmesso al Collegio revisori dei conti, cioè il 24 aprile.
   Ritengo un tale comportamento inaccettabile e infatti sia io che il prof. Bruno Barbiroli lo abbiamo stigmatizzato ed abbiamo invitato con fermezza gli Uffici e i Vertici dell'Ateneo a che ciò non abbia più a ripetersi. Gianni Porzi

Decreto Ministeriale 27 febbraio 2009

Aggiornamento dell'importo della Tassa minima di iscrizione universitaria per l'a.a. 2009/10

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DECRETA:

Art. 1

L'importo della tassa minima di iscrizione alle Università, determinato per l'anno accademico 2008/2009 in € 181,44 (centottantuno/44), è aumentato dell'1,5 per cento in relazione al Tasso di inflazione programmato per il 2009, ed è pertanto determinato per l'anno accademico 2009/2010 in € 184,16 ( centottantaquattro/16).

Roma, 27 febbraio 2009 IL MINISTRO

Decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio 1997, n. 306 - Regolamento recante disciplina in materia di Contributi Universitari

Articolo 1 (Definizioni)

1. Ai sensi del presente regolamento si intendono:
a) per studenti, gli iscritti ai corsi universitari attivati per il rilascio dei titoli di cui alla legge 19 novembre 1990, n. 341, articoli 1, lettere a) b) c) e 7;
b) per università o ateneo, le università e gli istituti di istruzione universitaria o di grado universitario statali;
c) per Ministero, il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica;
d) per contribuzione per studente, la somma dell'importo della tassa di iscrizione e dei contributi universitari di cui all'articolo 2 per singolo studente;
e) per contribuzione studentesca, l'ammontare complessivo della contribuzione a carico degli studenti di ogni università comprensiva, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 20, comma 8, lettera c), legge 15 marzo 1997, n. 59, del gettito della tassa di iscrizione e dei contributi universitari, calcolato per il complesso degli studenti dell'ateneo, come accertato nel bilancio consuntivo del medesimo.

Articolo 2 (Contribuzione studentesca)

1. Gli studenti contribuiscono alla copertura del costo dei servizi offerti dalle università mediante il pagamento, a favore delle medesime, dei contributi universitari e della tassa di iscrizione di Lire 300.000, di cui all'articolo 5, comma 14, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, importo rideterminato e soggetto, a partire dall'anno accademico 1995-96, a rivalutazione annuale per effetto, rispettivamente, dell'articolo 3, comma 19 , lettera b), ultimo periodo, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 e dell'articolo 5, comma 19, della predetta legge n. 537.
2. I contributi universitari sono determinati autonomamente dalle università in relazione ad obiettivi di adeguamento della didattica e dei servizi per gli studenti, nonchè sulla base della specificità del percorso formativo

Articolo 3 (Criteri per la determinazione dei contributi universitari per i corsi di diploma e di laurea)
1. Le università graduano l'importo dei contributi universitari per i corsi di diploma e di laurea secondo criteri di equità e solidarietà, in relazione alle condizioni economiche dell'iscritto, utilizzando metodologie adeguate a garantire un'effettiva progressività, anche allo scopo di tutelare gli studenti di più disagiata condizione economica, valutata secondo quanto previsto dai commi 2 e 3.

2. La valutazione della condizione economica degli iscritti ai corsi di cui al comma 1 è effettuata sulla base della natura e dell'ammontare del reddito e del patrimonio, nonché dell'ampiezza del nucleo familiare.

3. Ai fini della graduazione di cui al comma 1 e della relativa valutazione delle condizioni economiche degli iscritti, le disposizioni di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, emanato ai sensi dell'articolo 4, legge 2 dicembre 1991, n. 390, in ordine alla determinazione di un nucleo familiare convenzionale e di appositi indicatori delle condizioni economiche e patrimoniali, sono vincolanti per le Università dall'anno accademico 1998-1999.

4. Gli esoneri totali e parziali dalle tasse e dai contributi di cui al presente articolo, disposti dalle università, sono disciplinati dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 3.

Articolo 4 (Contributi universitari per le scuole di specializzazione)
1. Le università determinano autonomamente i contributi universitari per le scuole di specializzazione.
2. Le università determinano autonomamente la disciplina degli esoneri totali e parziali dal pagamento della tassa di iscrizione e dei contributi universitari di cui al presente articolo, con particolare attenzione per i capaci e meritevoli privi di mezzi, in possesso dei requisiti per l'accesso alle borse di studio concesse dalle regioni ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all'articolo 4, legge 2 dicembre 1991, n. 390. 3. Il gettito della tassa di iscrizione e dei contributi universitari per i corsi di studio di cui al comma 1, attivati dalle università, non è preso in considerazione ai fini della determinazione della contribuzione studentesca in ordine alle disposizioni di cui all'articolo 5.

Articolo 5 (Limiti della contribuzione studentesca)
1. ... La contribuzione studentesca non può eccedere il 20 per cento dell'importo del finanziamento ordinario annuale dello Stato, a valere sul fondo di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a) e comma 3, della legge 24 dicembre 1993, n. 537.

2. Per le università per le quali nell'esercizio finanziario 1996 la contribuzione studentesca abbia ecceduto il valore percentuale determinato ai sensi del comma 1, il predetto valore non può superare negli anni 1997 e 1998 quello determinatosi nel medesimo esercizio 1996.

3. Per le università per le quali nell'esercizio finanziario 1996 la contribuzione studentesca risulti inferiore al valore percentuale determinato ai sensi del comma 1, il predetto valore può essere incrementato esclusivamente con gradualità.

4. Le università comunicano annualmente al Ministero, entro il 31 maggio, il gettito della contribuzione studentesca accertato nel bilancio consuntivo dell'anno precedente, il numero di studenti esonerati totalmente o parzialmente dalla tassa di iscrizione e dai contributi universitari nell'anno accademico in corso, la distribuzione degli studenti per classi d'importo nel predetto anno, gli eventuali scostamenti verificatisi con riferimento ai valori percentuali di cui ai commi 1 e 2, nonchè le misure conseguentemente adottate per il rispetto dei limiti di cui ai predetti commi.

 


Ateneo di Bologna - Bilancio consuntivo 2008

Tab. 1
CONSUNTIVO 2008
a prezzi correnti

2006

2007
Previsioni assestate
al 15 nov. 2007

2007
Consuntivo

2008

Entrate totali 779.623.560,47 895.856.892,53 757.980.938,99 874.547.310,36
Spese totali 799.389.905,07 980.627.831,70 759.561.547,03 850.205.941,76
Saldo -19.766.344,60 -84.770.939,17 -1.580.608,04 +24.341.368,60

BREVE NOTA

Il "tesoretto" e la contropartita in termini di perdita di studenti
Da notare che, al 31 dic.2'008, i residui attivi (soldi attesi, ma non entrati) erano più di quelli passivi
(soldi impegnati, ma non spesi) e, dunque, in termini di cassa (ossia di certezza), il tesoretto non c'era

Per uscire da queste sabbie mobili, serve la "discontinuità" senza compromessi

Rientra, poi, nelle questioni sul bilancio il problema dell'unità delle Università italiane (ossia
della CRUI) nel rapporto col Governo, unità che Calzolari ha frantumato con la creazione di AQUIS

   Il Consiglio di Amministrazione ha approvato (5 maggio 2009), senza modifiche, il testo sottoposto dalla  Amministrazione. Come è noto, si tratta di un bilancio di competenza
  Il bilancio ha un saldo attivo di € 24.341.368,60. In una nota dell'Ateneo, secondo il Rettore Calzolari questo saldo è il "effetto di qualità del lavoro, prudenza nella gestione e contribuzione studentesca".
  Tuttavia, inserendo le cifre del 2008 in un arco triennale (si vegga la tab. 1, che va dal 2006 al 2008 incluso),  prevale l'attrazione sulla crisi drammatica del 2007, in cui il rettore andò in piazza a denunciare il pericolo di bancarotta e portato i libri in tribunale. Si pensa che il "tesoretto" valga a cancellare il ricordo di tanto sbando ? Nella tab. 1 è anche riportata la situazione relativa al primo assestamento, a metà novembre, e il successivo consuntivo, che attesta la virata.
   Contesto a questo bilancio due fatti:
   a) che il "tesoretto" sia stato pagato con un arretramento rispetto ad obiettivi essenziali dell'Ateneo, e comunque non necessario (tale pagamento), perchè ciò che si chiede ad una buona amministrazione pubblica è semplicemente il pareggio;
  b) che la nuova situazione contabile sia un mero maquillage di cifre, senza alcun collegamento con le riforme strutturali della didattica, che sole possono far migliorare durevolmente la situazione contabile.
    Dunque, pur se il 2008 ci vede in qualche modo fuori da pericoli imminenti, di insolvenza (a parte, che ci sarebbe da guardare ai RESIDUI del bilancio, su cui torno alla fine), resto anche convinto che solo la discontinuità del prossimo rettore (direttore amministrativo, incluso) possa fare sperare in qualcosa che  rilanci l'Ateneo durevolmente. Ma al contrario, la preoccupazione della nota rettorale, fatta rimbalzare ad arte su "la Repubblica" è quella di smentire il candidato più critico e discontinuo (Cantelli Forti), che ha invece ragioni da vendere nella sua critica radicale alla amministrazione Calzolari - Fabbro. 
   S'intende, poi, che per le difficoltà del bilancio, occorrerà anche che Bologna concorra alla riunificazione delle Università italiane, nel rapporto col Governo, ma che Calzolari ha frantumato creando AQUIS. Ma andiamo per gradi, e guardiamo dentro al bilancio.
1. - Le tasse universitarie (o contribuzioni studentesche) sono aumentate di € 29 milioni circa, e questo significa che il tesoretto viene tutto da questo aumento. Se, poi, dividiamo la cifra per il numero degli studenti (vedi tab. 2), troviamo che in media ogni studente ha speso € 1.014 nel 2006, € 1.062 nel 2007 e € 1.475 nel 2008. E se ci ricordiamo che durante la gestione Calzolari-Fabbro (2001-2009) gli studenti sono calati di 18.000 unità, allora capiamo l'apporto (pro-quota) di questo "tesoretto" a distruggere l'Ateneo: sì, perchè se continuiamo a perdere studenti, rimarranno solo le mura. Quanto meno, nel fissare le tasse degli studenti, occorrerebbe tener conto di cosa fanno gli Atenei attorno a Bologna.
2.- FFO - Fondo di Finanziamento Ordinario. Esso è aumentato di € 13 milioni. Dunque esso era sufficiente per il pareggio sostanziale.
3.- Ricerca. Dalla tab. 2, si vede un crollo ben grande del finanziamento della ricerca. Il Miur ha avuto la sua parte principale di responsabilità e ce ne lamentiamo. Ma c'è anche un calo di quello dell'Ateneo. E allora, perchè mai un avanzo di amministrazione ? E come mai, giornalmente il vertice dell'Ateneo si riempie la bocca esaltando la sua azione a favore della ricerca ?
  Si noti anche la cifra risibile del finanziamento privato. Si parli col mondo delle imprese, e si sentirà solo dire della estrema difficoltà di colloquiare con il Rettorato, considerato un ambiente fuori orbita, per i tempi tecnici troppo lunghi di approvazione di un potenziale accordo, e per l'incapacità di capire l'importanza dei progetti. E questo giudizio è stato espresso anche dai presidenti degli enti finanziatori della università della Romagna.
   Sempre la tab. 1 evidenza cose che andavano giustificate nella nota del rettorato: troppi interessi attivi ! Questi evidenziano ritardi nei pagamenti ai fornitori di beni e servizi, e dunque oneri ricaricati indirettamente sull'Ateneo, in quanto un fornitori fanno fatture caricate, che scontano i ritardi.
  4. Dubbi sulla cifra dei titoli pubblici venduti per  € 50 milioni . Questa cifra è controbilanciata da identica cifra in uscita, e questo vuol dire che sono titoli acquistati nel 2008. Tuttavia alla voce "rendite di titoli pubblici" l'entrata è 0,00 (si vegga la voce F.E.1.17.03). Mi sembrerebbe evidente la mancanza dei relativi interessi. Ad es. se compro una obbligazione 100 è perchè mi aspetto di avere indietro 105, alla scadenza. Servirebbe una spiegazione del dove sono finiti.
   4.- Romagna. La cifra a carico di Bologna è ripresa ad aumentare nel 2008. Questa è cosa buona. Ma della Romagna dirà meglio un servizio a parte. Clicca su
RESOCONTO.
   5.- Personale docente. Si vede dalla tabella 5 che la situazione retributiva è stagnante, come da anni, pur se il potere d'acquisto della moneta è molto calato.
   Potrebbe avere senso ridurre il numero dei docenti, per aumentare la retribuzione variabile dei docenti ?  Questa questione andrebbe esaminata alla luce della ristrutturazione della didattica, cosa di cui neppure lontanamente ci si preoccupa in ateneo.
    Altrettanto: ha senso negare il biennio, dopo i 70 anni, se poi (per legge) non si può assumere "tanto, quanto uscito" per fare fronte alla necessità di docenti ?
   Professori a contratto. La cifra per assunzioni pro-tempore, di docenti esterni, ammonta € 3.967.190,61. Ha senso questa spesa, per un ateneo che ha 3.300 docenti di ruolo ?.
  6.- Personale tecnico e amministrativo. Anche queste sono stagnanti le relative retribuzioni andrebbero esaminate alla luce dell'effettivo fabbisogno di personale. Ma anche queste cose sembrano lontane anni luce dal bilancio: eppure sono la stessa cosa, perchè il bilancio è la conseguenza di una corretta impostazione delle problematiche del primo tipo.
7.- Ultimo, ma non ultimo: le spese per collaborazioni esterne sono diminuite di quasi il 50%: Questa è cosa buona.

RESIDUI.  Come detto all'inizio, il bilancio de quo è di "competenza", ossia spese impegnate (ma non effettuate interamente) o entrate attese (ma non entrate realmente).  Per questo motivo, il bilancio di competenza è accompagnato dal bilancio dei residui. Ebbene i residui attivi sono stati € 185.832.231, 89) e i residui passivi sono stati
€ 120.019.703,93. Pertanto, in termini di cassa (ossia di soldi "veri", direbbe la Marcegaglia), l'Ateneo, al 31 dic. 2008, aveva pendenti crediti netti di esercizio per  €  65.812.527,96. Dunque, in termini di cassa, il tesoretto non c'era. N.L.

TABELLA 2 - ALCUNI PARTICOLARI SULLE ENTRATE
CHIAVE

 

2006

2007
Previsioni assestate al 15 nov. 2007

2007
Consuntivo

2008

           
F.E.1.01+ F.E.1.02 Contributi studenteschi (escluso post laurea)

97.701.476,47
(pro-capite:
€ 1.014,31;
studenti 96.323)

104.774.816,59

97.635.669,97
(pro-capite:
€ 1.062;
studenti 91.888

126.880.254,43
(pro-capite:
€  1.475,27;
studenti 86.005)


F.E.1.05.01
FFO-Fondo statale per funzionamento ordinario


389.335.072,00


380.917.567,00

389.071.741,00


402.427.423,00


F.E.1.13.02+
F.E.1.16.04
Finanziamento privato della ricerca (ex- art. 66 DPR 382/80)


906.660,84


850.000,00


1.365.959,51


1.548.544,29


F.E.1.17.02

Interessi attivi su depositi


756.844,47


1.501.224,00


2.194.357,04


3.955.687,08

F.E.1.17.03 Rendite titoli pubblici 0,00 0,00 0,00 0,00
F.E.3.26.01 vendita di titoli pubblici

0,00

0,00

9.999.871,58

49.998.767,39**

Questa entrata, dovuta alla vendita di titoli pubblici (Buoni del Tesoro ?) è controbilanciata da uguale cifra, in uscita, dovuta all'acquisto di titoli del debito pubblico.
Tabella 3 - Finanziamento della ricerca
ANNI 2006 2007
Previsioni assestate al 15 nov. 2007
2007
Consuntivo
2008
F.S.2.22

Finanziata da MIUR

15.793.235,91

28.989.283,74 17.049.227,03 19.124.857,55
F.S.2.23

Ricerca finanziata da Ateneo

4.096.222,22

11.245.784,06 4.537.306,32 3.414.671,00
F.S.2.26

Finanziata da altri enti pubblici

234.844,78

158.686,95 162.538,49 117.473,26
F.S.2.27

Finanziata da privati

109.819,86

158.686,95 141.582,49 69.000,00

TOTALE RICERCA

20.234.122,77

40.552.441,70 21.890.654,33 22.726.001,81
Tabella 4 - Romagna - Finanziamenti per la didattica

ANNI

2006 2007
Previsioni assestate al 15 nov.07
2007
Consuntivo
2008
F.S.1.19.16

Polo di Cesena           

6.192.690,22

3.494.390,11 3.508.560,83 4.683.711,88
F.S.1.19.17

Polo di Forlì

6.007.017,14

3.817.184,12 3.847.068,39 5.543.369,23
F.S.1.19.18

Polo di Ravenna

3.046.504,86

2.022.345,09 2.033.954,99 2.596.799,66
F.S.1.19.19

Polo di Rimini

3.790.863,43

2.512.446,20 2.512.446,20 3.187.556,06

Totale

19.037.075,65

11.846.365,52

11.902.030,41

16.011.436,83

Tabella 5 - Personale docente

ANNI

2006 2007
Previsioni assestate al 15 nov. 2007
2007
Consuntivo
2008
F.S.1.03.01

Retribuzione professori

181.255.788,97

186.936.986,71 186.517.392,38 189.339.709,67
F.S.1.03.02

Retribuzione ricercatorI

57.414.697,90

61.267.985,48 60.970.031,63 63.501.676,04
F.S.1.03.03

Supplenze

3.772.431,92

3.520.925,48 3.197.825,37 2.885.282,83
F.S.1.03.05

Compensi accessori e indennità di carica Professori e Ricercatori

1.813.628,17

   1.103.931,81 1.100.427,44 1.256.889,11
F.S.1.06.01

Professori a contratto finanziati da Ateneo

3.983.869,73

3.800.522,33 3.857.872,29 3.967.190,61
F.S.1.06.02

Professori a contratto finanziati da altri

905.884,17

658.162,11 557.541,35 860.744,53
Totale

249.146.300,86

257.288.513,92 256.201.090,46 261.811.492,79
* Il tasso di inflazione ISTAT, dal 2001 al 2006, è stato 12%. Si direbbe che c'è stato un mero adeguamento monetario

Tabella 6 - Personale tecnico e amministrativo  - retribuzioni
ANNI 2006 2007
Previsioni assestate al 15 nov. 2007
2007
Consuntivo
2008
F.S.1.04, F.S.1.05
F.S.1.07
TOTALE

108.842.495,14

115.734.278,9

107.514.955,68

113.505.231,14

Tabella 7
ANNI 2006 2007
Previsioni assestate al 15 nov. 2007
2007
Consuntivo
2008
F.S.1.02.13 Spese per collaborazioni esterne

2.618.278,20

2.360.396,59

2.062.155,69

1.302.696,02

 

Mentre il Senato Accademico approva il 29 apr. le nuove lauree, con interpretazione minimale del DM 270


Pier Paolo Diotallevi,
Preside Ing. Bologna

INGEGNERIA: Dall'Ordinamento didattico alle Elezioni del Rettore

Lettera del Preside di Ingegneria per vere modifiche dei corsi di laurea, pena l'impossibilità di reggere l'attuale offerta formativa, per il calo della forza docente.

 
  Questo orientamento finisce per lambire il Rettorato (in periodo di elezioni per
nuovo rettore), perchè è in aperta collisione con le linee del Predecessore Masetti, oggi ProRettore alla Didattica e Formazione,  e Consigliere di Amministrazione, e dunque destinato a conservare la stessa posizione di ProRettore, se sarà eletto Rettore un Candidato in continuità con la  linea dello attuale rettore.
  Se Ingegneria piange, le altre Facoltà non ridono.


Guido Masetti

**
    Secondo il Preside, le cose da fare subito sarebbero:
a) l'accorpamento degli insegnamenti;
b) fare discipline comuni, al primo anno, rispettivamente per le tre aree tradizionali   (industriale, civile,  informatica) e per quella edile di Ravenna.
   La cosa non può destare meraviglia, d'altra parte. E', infatti, solo del 18 feb. 2009 l'audizione, in Senato, del Direttore Gen. del Miur, Dr. A. Masia, secondo cui il Governo punta:
1) "alla perdita di docenza del 20% nei prossimi tre anni";
2) "alla conseguente riduzione del 30% degli insegnamenti, e quella dei  corsi di studio" (e ciò non esclude lauree "nuove", purchè siano tolte delle lauree "vecchie" - n.d.r.)

LA LETTERA DEL PRESIDE
9 aprile 2009

             - Ai Presidenti dei Consigli di Corso di Studio
             - Al Presidente della Commissione per la Didattica
e p. c.   - Ai Docenti e Ricercatori della Facoltà di Ingegneria

Oggetto: Riflessioni e iniziative per la didattica nella Facoltà di Ingegneria

   a) L'attuazione della riforma universitaria secondo il D.M. 270 costituisce un momento ed una occasione di rilevante importanza al fine di programmare un riordino dell'intera offerta didattica, dei corsi di studio, dei piani didattici e degli insegnamenti.
   L'attuale prospettiva della didattica non è certamente favorevole per la Facoltà di Ingegneria in ragione della rilevante riduzione del corpo docente che si andrà a verificare nei prossimi anni, sia per la naturale riduzione della disponibilità di docenti a seguito del loro pensionamento, sia per la eliminazione, da parte del Senato Accademico, dei due anni di fuori ruolo per coloro che, dal 2009, raggiungeranno i limiti di età previsti.
  Il quadro della numerosità del corpo docente nei prossimi tre anni vedrà una riduzione di più di quaranta unità, mentre nulla di certo è possibile dire sulla effettiva presa di servizio per i vincitori di concorso che attualmente sono banditi. In questa prospettiva di medio termine la Facoltà di Ingegneria non può rimanere indifferente alla possibile situazione di difficoltà che a breve si andrà ad evidenziare per la copertura degli insegnamenti.
  D'altra parte non è possibile pensare di supplire a questa prospettiva di riduzione del numero di docenti incardinati nella Facoltà con contratti a persone provenienti dal mondo esterno, sia esso professionale o industriale: anche i fondi per la didattica sono in via di riduzione.
   L'uscita dal circuito della docenza produce inoltre anche un grave pregiudizio sulla qualità della didattica. Sono infatti i professori che da lungo tempo si sono occupati di didattica, oltre che di ricerca, a dover lasciare scoperti gli insegnamenti.
   Si andrà a perdere il contributo importante di persone di riferimento per la didattica e per la valenza scientifica e umana, privando così gli studenti del contatto con uomini e docenti eccellenti.

   b) Oltre a queste considerazioni che fanno prevalentemente riferimento a dati qualitativi e ad una sostenibilità dell'offerta didattica, ritengo doveroso rimarcare che attualmente, senza considerare le nuove iniziative di cui si dirà in seguito, la Facoltà di Ingegneria vede oggi attivi n. 11 corsi di Laurea e n. 13 corsi di Laurea Magistrale (o Laurea Specialistica) di cui uno a ciclo unico di cinque anni.
   Contemporaneamente sono previsti in Facoltà circa 850 insegnamenti (ottocentocinquanta). Sono dunque attivi 62 anni di corso ed, ipotizzando anche che siano tutti diversi fra loro, la Facoltà raggiunge l'offerta di un numero medio di insegnamenti pari a circa 14 insegnamenti per anno di corso.
   Se valutiamo il numero degli esami previsti (e consideriamo questi come insegnamenti) e conteggiamo 20 esami per le lauree triennali, 12 esami per le lauree specialistiche o magistrali e 29 esami per la laurea a ciclo unico,  otteniamo che il numero medio di esami per anno è pari a 6,34.
  Dunque in Facoltà, anche ammettendo che per ogni corso di studio gli esami siano indipendenti l'uno dall'altro, abbiamo una offerta didattica che vale circa 2,2 volte quella strettamente necessaria; questo rapporto tende poi ad aumentare notevolmente se si considera che molti esami riguardano insegnamenti comuni a più corsi di studio.
   Questi numeri ovviamente non vogliono essere esaustivi del problema e non lo descrivono neanche completamente, tuttavia rappresentano un primo quadro, seppure approssimato e grezzo, in grado di darci gli ordini di grandezza, così importanti per noi ingegneri, utili per renderci conto della offerta didattica estremamente ampia che è proposta dalla Facoltà.
    Sorge anche il dubbio che gli studenti possano riuscire ad orientarsi facilmente in questo quadro di così ampia numerosità di insegnamenti: questa maggiore offerta conoscitiva forse può essere interpretata anche come fonte di confusione e di difficoltà nell'orientamento; una "Babele didattica" (espressione forse esagerata) sulla quale credo dobbiamo prontamente riflettere e prendere qualche iniziativa di razionalizzazione.

c) D'altra parte, come ben noto, la Facoltà ha deliberato un riordino dei corsi di studio sia per le lauree, sia per le lauree magistrali proponendo una offerta più ampia, dettata da esigenze di migliore caratterizzazione della offerta formativa, in linea con le nuove tendenze della società e del mercato del lavoro, e nell'intento di formare studenti sempre più preparati, competenti e competitivi per la società nella quale, al termine dei loro studi, andranno ad operare.
  La nuova offerta è stata ragionata e dettata dal desiderio di essere in linea con le necessità del mercato del lavoro, intendendo formare ingegneri dei quali la richiesta del mercato è assodata. I numeri precedentemente esposti sono dunque destinati ad accrescersi esaltandosi anche gli aspetti negativi.

  d) A fronte dunque dell'attuale costante riduzione delle risorse sia umane, sia di mezzi strumentali, a fronte della forse pletorica offerta di insegnamenti e del desiderio di sostenere nuove iniziative culturalmente valide ritengo che la Facoltà, ed i corsi di studio che ad essa afferiscono, debbano rivedere l'intera organizzazione della didattica ed i piani didattici dei singoli corsi con questi obiettivi principali:
- rivisitazione degli insegnamenti previsti nel piano didattico con la riduzione del numero degli insegnamenti a scelta degli studenti;
- rivisitazione del numero dei curricula inseriti all'interno dei corsi di studio delle lauree e delle lauree magistrali al fine di ridurre il numero degli insegnamenti;
- valutazione dell'ipotesi di accorpamento di corsi di studio appartenenti alla stessa classe;
- riorganizzazione dei corsi di base comuni a tutti i corsi di studio al fine di rendere l'offerta formativa più organica, trasversale a più corsi e comunque omogenea nell'ambito della stessa classe (con questa azione si aiutano anche gli studenti a meglio orientarsi nel primo anno di studio senza il rischio di perdere tempo in corsi ed esami che potrebbero rimanere a loro debito nel caso di cambio di corso di studio);
- considerazione della mutuazione di insegnamenti da altri corsi di studio al fine di ridurre, come necessario, il numero degli insegnamenti.

   Ritengo sia estremamente importante che la Facoltà prospetti l'insieme di queste modifiche in tempi brevi sia per la necessità che ci investe già dal novembre 2009, sia per poter dare evidenza in Ateneo di un atteggiamento "virtuoso" ed anticipatore di ciò che, con altri mezzi meno gradevoli e meno meditati, inevitabilmente l'Ateneo ci costringerà ad attuare

   e) Mi rivolgo pertanto a Voi, Presidenti dei Consigli di Corso di studio ed alla Commissione per la Didattica della Facoltà, per sollecitarvi a questa riflessione e chiedervi proposte per l'attuazione di questi obiettivi, prima che altri ce lo impongano o le necessità della Facoltà lo richieda in modo drastico. La valutazione che si può e si deve fare non è solo di tipo numerico, con riferimento ad esempio all'evidenziare i circa 850 (ottocentocinquanta) insegnamenti presenti in Facoltà; non è solo il numero che conta (che peraltro sembra già grande), ma la qualità e l'efficienza della didattica.
   Con particolare riferimento alle lauree ritengo che la formazione non possa essere scomposta in un numero elevato di "mille rivoli" che forse non confluiscono in un unico fiume di sapere.
   Attendo entro breve tempo proposte dirette secondo quanto sopra esposto; preannuncio che comunque dopo il periodo di sospensione della didattica per il periodo della Pasqua, sarà mia cura convocare riunioni nelle quali dovrà essere data risposta a questi importanti temi. L'obiettivo è quello di rendere più forte, efficace ed efficiente l'offerta didattica che sempre è stata qualitativamente sostenuta e qualificata: da quei modelli non vorremmo allontanarci per le attuali contingenze.
   Certo della Vostra piena collaborazione porgo un cordiale saluto.    Il Preside prof. ing. Pier Paolo Diotallevi

Senato, seduta del 29 aprile 2009. Nota del prof. Maurizio Spurio

Attivazione corsi di Laurea. Le complesse procedure previste dal Ministero per l'attivazione annuale dell'offerta formativa impongono l'adozione di delibere in tempo utile per verificare il possesso dei requisiti necessari.
La delibera verte su: n.201 corsi di studio DM270/04 (di cui 85 lauree, 110 LM e 6 LM a ciclo unico).
Si specifica inoltre che dei suddetti corsi:
- 172 corsi risultano già attivati nell'a.a. 2008/09 ex DM 270/04;
- 22 derivano da trasformazione (ex corsi di studio già attivati come 509/99);
- 5 sono di nuova attivazione.
- 2 LM ciclo unico in Giurisprudenza, già attivate per tutti gli anni di corso.
Si ricorda che il SA il 25/03/09 ha già approvato l'attivazione per l'a.a. 2009/10 di 23 corsi di studio ex DM 509/99 (ultimo anno possibile) e di 1 laurea quadriennale ex L. 341/90.
Il totale delle richieste di attivazione è dunque 225, contro i 223 dello scorso anno accademico.
Il SA era a conoscenza del parere della commissione didattica (CD) e di quello (vincolante) del nucleo di valutazione. In particolare, era necessario che fossero rispettati dei requisiti minimi di numerosità di studenti (fissati dal MIUR, e di vincoli più restrittivi fissati dall'ateneo) e di requisiti minimi di docenza per ogni corso di studio.
In conclusione dopo una estesa discussione:
- sono stati attivati tutti i corsi che non presentavano criticità di alcun tipo, e che avevano ricevuto parere favorevole della CD e del Nucleo di valutazione.
- dei nuovi corsi proposti, sono stati approvato i 4 che hanno ricevuto parere favorevole da CD e Nucleo, mentre non è stato approvato un corso della classe LM26, che aveva ricevuto parere negativo da entrambi.
- su 3 corsi che non avevano i requisiti minimi di numerosità previsti dal MIUR, non sono stati attivati i 2 che avevano ricevuto parere negativo dal nucleo, mentre per il corso di Tecnologie per la Conservazione e Restauro è stato dato parere positivo, anche in previsione di una ristrutturazione della classe di laurea previsto per il prossimo anno (e che prevede una laurea a ciclo unico).
- su 3 corsi che non avevano i requisiti minimi di numerosità previsti dall'Ateneo, 2 avevano avuto parere negativo da CD e Nucleo.
Tuttavia, poiché si tratta di due LM di Ravenna coinvolte nella classe che dovrà essere "ristrutturata" (coinvolte quindi nella nuova classe a ciclo unico), il SA chiede al nucleo, limitatamente al prossimo a.a., di rivedere il parere e di poterli attivare.
Il SA fornisce parere positivo alla LM di Scienze per l'Ambiente, in accordo con le indicazioni del Nucleo.
- Su 6 corsi di laurea (1 di Agraria, 1 di Conservazione, 2 di Lettere, e di Scienze) su cui il Nucleo lamenta difetti sui requisiti di docenza, il SA esprime parere favorevole, vincolandolo al fatto che siano soddisfatte le richieste del Nucleo. Altre pratiche trattate:
- Il Sa approva le modifiche dei regolamenti dei corsi di studio e le proposte di regolamento per i corsi di nuova attivazione per a.a. 2009/10 delle seguenti Facoltà: Agraria, Ingegneria, Psicologia, Scienze Matematiche Naturali e Fisiche, Scienze Motorie e Giurisprudenza;
- Il SA approva la stipula della convenzione per il sostegno della Laurea Magistrale in Giurisprudenza e alla laurea di primo livello in Giurista d'Impresa e delle pubbliche amministrazioni;
- Il SA esprime parere favorevole al rinnovo della carica del Prof G.P.Brizzi quale Direttore del Centro denominato "Archivio storico";
- Il SA delega il MR per la nomina dei componenti del Centro denominato "Archivio storico";
- Il SA approva il testo dell'accorso attuativo locale tra Alma Mater e l'Azienda AUSL di Bologna in attuazione del protocollo d'intesa sulla formazione specialistica dei laureati in medicina e chirurgia sottoscritto tra regione e le Università dell'Emilia-Romagna;
- Il SA approva il protocollo d'intesa sulla cooperazione scientifica, tecnologica e didattica tra UniBO ed Istituto scientifico romagnolo per lo studio e la cura dei tumori (IRST);
- Il SA nomina il Prof C. Zannoni quale rappresentante dell'UniBO nel consiglio direttivo del consorzio Interuniversitario nazionale per la scienza e tecnologia dei materiali (INSTM), che dovrà relazionare annualmente sull'attività del consorzio. - Il SA approva la nomina dello studente Sig. Alessandro Navacchia come rappresentante degli studenti nel comitato direttivo del sistema Bibliotecario di Ateneo-SBA. Maurizio Spurio

 

Lauree: a  MINISTRA  il  Preside DIOTALLEVI , di  Ingegneria, risponde: SI'

Sì alla rivoluzione didattica a Ingegneria: 4 lauree, in luogo di 12
"Riduciamo il numero delle lauree al numero delle classi previste per l'ingegneria".
"A loro interno, potranno poi trovare spazio adeguato singoli indirizzi."


Pier Paolo Diotallevi,
Preside Ing. Bologna

Il documento inviato dal nuovo Preside alla Facoltà    
  
    "ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL'ATTUAZIONE,
NELLA FACOLTA' DI INGEGNERIA, DEL DM 270"

    "Preso atto ...della proliferazione dei corsi di studio, del numero degli insegnamenti,
   della molteplicità delle sedi e della loro diffusione territoriale - spesso non supportata
   né da caratteri storici, né da adeguate attrezzature didattiche - è nostra responsabilità
   proporre e sostenere vie alternative di più largo e incisivo respiro." PPD

 1.-  Il nostro compito. L''Università italiana, unitamente a tante altre istituzioni nazionali, sta vivendo un momento di grave incertezza derivante sia da situazioni contingenti, quale ad esempio le difficoltà economiche, sia dall'emergere di carenze strutturali e funzionali. Il nostro compito deve essere quello di osservare e valutare in maniera critica ed attenta i diversi aspetti che hanno condotto l'Università a questo livello di criticità, non potendo e non dovendo noi, operando dall'interno, ritenere che tutte le responsabilità ricadano esclusivamente su altri lasciandoci come puri osservatori e soggetti passivi di una realtà non da noi voluta e realizzata.
   Preso atto di oggettive inefficienze e di reali mal funzionamenti, quali ad esempio la proliferazione dei corsi di studio, del numero degli insegnamenti, della molteplicità delle sedi e della loro diffusione territoriale - spesso non supportata né da caratteri storici, né da adeguate attrezzature didattiche - è nostra responsabilità proporre e sostenere vie alternative di più largo e incisivo respiro. Si aggiungano i ventilati tagli alle risorse sia in termini finanziari, sia in termini di risorse umane dei quali anche a breve termine si risentiranno i nefasti effetti sul sistema formativo universitario, sulla conseguente qualità della ricerca e quindi sulla diffusione della conoscenza.
  A fronte di queste prospettive dobbiamo agire, per quanto ci compete come docenti universitari, e, nel nostro ambito, all'interno della Facoltà per assicurare ai giovani e a coloro che si affacceranno in un prossimo futuro agli studi universitari un percorso formativo effettivamente calibrato sulle loro esigenze e sulle reali necessità della società che vedrà fra qualche anno questi studenti inseriti nel mondo lavorativo e professionale sulla base della formazione che noi abbiamo il compito e il dovere di preparare ed offrire loro.

2.- Dal DM 270, uno stimolo a sperimentare nuovi percorsi. Le recenti modificazioni del percorso degli studi universitari hanno rappresentato un momento di riorganizzazione del quadro formativo del quale forse non siamo stati buoni interpreti, non cogliendo tutte le implicite modifiche e gli espliciti suggerimenti che venivano formulati, rinchiudendoci in un più semplice attaccamento alle preesistenti situazioni, piuttosto che provare a sperimentare nuovi e più efficienti percorsi.
   La prima trasformazione attuata con il DM 509/99 ha portato all'interno dell'Università il percorso denominato "3+2" spezzando, in due successivi momenti, una formazione che sempre più si è rivelata, in tanti ambiti, non completa ed insufficiente se arrestata al primo passo. Non a caso si è potuto riscontrare che la maggior parte degli studenti che hanno intrapreso il percorso universitario dell'ingegneria non si sono arrestati al primo livello di laurea (laurea triennale secondo il DM 509/99), ma hanno proseguito nel potenziamento e nel completamento della loro formazione nel successivo passo della laurea specialistica.
  La successiva normativa varata con il DM 270/2004 ha avuto fra i suoi obiettivi, ricompattando fra loro insegnamenti che erano stati eccessivamente frammentati, quello di ridurre il numero degli insegnamenti stessi e degli esami per ogni studente, garantendo così una maggiore unitarietà nella trasmissione del sapere. Nella stessa norma si legge un altro obiettivo: quello di dare alla formazione universitaria una struttura tale che, partendo da una ampia base comune, viene orientata, nei livelli superiori della formazione, verso attività e competenze sempre più specifiche e finalizzate, come peraltro appare naturale se per un momento riflettiamo sulle modalità di apprendimento nell'approfondire le conoscenze. Forse questo aspetto è stato, anche recentemente, trascurato.
  Si aggiunga inoltre la prospettiva reale di una riduzione, non compensata in termini di docenti, delle risorse umane verso la quale ci si sta inevitabilmente muovendo e l'opportuna individuazione di requisiti formali e sostanziali per poter svolgere con qualità e competenza l'esercizio dell'insegnamento.

3.-  I "requisiti minimi" non vanno osservati solo sotto l'aspetto numerico. I requisiti minimi richiesti dal DM 270/2004, esaminati sotto il puro aspetto numerico, richiedono per ogni corso di studio la disponibilità media di circa l'80% degli insegnamenti coperti da docenti di ruolo, ovvero studiosi cha abbiano di fatto dimostrato, mediante i concorsi tramite i quali sono stati vagliati, di essere non solo capaci ma anche più che capaci nella ricerca, premessa indispensabile per una buona scuola di formazione culturale e professionale. Dunque occorre sfruttare al massimo queste capacità per dare agli studenti il meglio nella formazione.
  Ad oggi la Facoltà di Ingegneria ha formulato un proprio piano formativo, peraltro ancora in fase di completa definizione secondo le direttive vigenti contenute nel DM 270/2004, che comprende undici lauree (di primo livello) appartenenti a quattro diverse classi, 11 lauree specialistiche (in corso di definitiva trasformazione in lauree magistrali per le quali già sono stati approvati dalla Facoltà gli ordinamenti), due lauree magistrali (di cui una a titolo congiunto con altre sedi europee) ed altre sei iniziative (di cui una di primo livello) delle quali alcune hanno il principale obiettivo della internazionalizzazione. Completano il quadro una laurea a ciclo unico (di cinque anni) per la quale è dato il riconoscimento della comunità europea.
   Il quadro è ampio, molto articolato perché articolate e plurime sono le competenze che afferiscono all'area ingegneristica, e comunque l'insieme rientra ampiamente oggi negli steccati posti dai requisiti minimi formali.
  Con questo assetto si rischia tuttavia di fornire agli studenti un quadro disarticolato della proposta formativa, non completamente chiaro e comunque tale da congelare ogni ulteriore ipotesi di progettazione futura nei percorsi finalizzati, andando verso la saturazione dei requisiti minimi sia per eccedenza nella frammentazione dell'offerta, sia per le sofferenze future in termini di docenti in previsione dei futuri pensionamenti.

4.- Per il riordino basato su un limitato numero di lauree. Ribadendo la necessità di un riordino, la cui definizione è fortemente stimolata e suggerita dalle future riduzioni delle risorse, in ottemperanza al criterio formativo di partire da basi comuni sempre più allargate per dirigersi, nei livelli superiori di laurea, verso indirizzate finalizzazioni della formazione, seguendo altresì l'implicito suggerimento delle vigenti disposizioni in termini di classe, si ritiene necessario sottoporre all'attenzione della Facoltà un assetto formativo basato su un limitato numero di lauree alle quali potrà essere collegata, in cascata, una più puntuale offerta formativa nelle lauree magistrali.
  L'ipotesi sulla quale si invita la Facoltà a discutere e riflettere è quella di ridurre il numero delle lauree ad esempio al numero delle classi previste per l'ingegneria (L7, L8, L9 e L23) all'interno delle quali potranno poi trovare spazio adeguato singoli indirizzi.
  Con questo criterio si dovrebbero raggruppare fra loro i corsi di studio afferenti alla classe dell'ingegneria industriale (L9), alla classe dell'ingegneria civile e ambientale (L7), alla classe dell'ingegneria dell'informazione (L8) e alla classe delle scienze e tecniche dell'edilizia (L23).
  Si possono così ottenere numerosi vantaggi sia dal punto di vista culturale - certamente l'aspetto primario - sia dal punto di vista dell'organizzazione degli studi e dei servizi della Facoltà.
    L'unitarietà culturale, sancita dal raggruppamento dei corsi di studi in classi, può trovare la sua migliore manifestazione nell'individuazione di materie di base comuni alla classe con qualità e quantità formative identiche per i diversi indirizzi appartenenti al corso afferenti a quella classe. La differenziazione nella formazione può avvenire comunque secondo gli indirizzi aventi specifiche e caratterizzanti denominazioni atte ad individuare l'ambito di competenza cui il corso prevalentemente si rivolge.

5.- Per una formazione di base solida e comune a tutti i laureati di Ingegneria. E' altresì da considerare il fatto che chi si fregerà in futuro del titolo di "Ingegnere" avrà una formazione di base solida e in gran parte comune a tutti i laureati dello stesso ambito, contribuendo a creare un'identità comune nei laureati. Gli studenti potranno avere di fronte gli stessi percorsi, oggi frazionati in tanti corsi di studio, consapevoli cha la loro laurea sarà in grado di conferire loro tutte quelle competenze e conoscenze necessarie e fondamentali per entrare nel mondo del lavoro (senza particolari specificità non previste a questo livello di laurea e non sufficientemente credibili per questo livello di laurea) o proseguire, sicuri della propria formazione, in una laurea magistrale che li orienterà maggiormente negli ambiti disciplinari preferiti.
   L'accorpamento dei corsi diverrebbe così stabile e non soggetto alle fluttuazioni annuali conseguenti alla numerosità degli iscritti agli attuali corsi di studio così fortemente frammentati.
   La Facoltà potrà meglio organizzare le proprie risorse sia in termini di docenti e ricercatori, sia in termini di spazi e risorse economiche per rendere più agevole il percorso agli studenti. Questi accorpamenti, per i quali si sta avviando una simulazione, potranno forse comportare la necessità di sdoppiamento e anche di triplicazione di alcuni insegnamenti, ma hanno comunque l'innegabile vantaggio di liberare risorse che potranno essere utilmente e proficuamente riversate sulle lauree magistrali, ovvero sulla totalità degli studenti.

6.- In ritardo riorganizzativo, ma possiamo recuperare. L'ipotesi di riorganizzazione degli studi qui proposta doveva forse essere presa in considerazione fin da quando si è messo mano al riordino della formazione secondo il DM 270; non possiamo però rinunciare a priori a valutare questa possibilità e a questa opzione che ora ci viene offerta solo perché, non colta in precedenza, la Facoltà ha intrapreso una via diversa.
  Dobbiamo imporci una riflessione adeguata in questo senso. Qualora si intendesse conservare lo stato attuale della formazione dovremmo dimostrare che l'ipotesi qui suggerita e proposta è peggiorativa della situazione attuale. Dovremmo dimostrare che il contenuto formativo di questa proposta - proposta che la Facoltà ritengo abbia il dovere di formulare, elaborare, discutere ed eventualmente fare propria - non può essere attuato o risulta peggiorativo rispetto all'attuale situazione. Dovremmo dimostrare che i percorsi formativi sarebbero migliori se si continuasse a procedere "in linea retta" fra lauree e lauree magistrali. Dovremmo dimostrare che è meglio limitare la formazione data dalle lauree magistrali a favore delle lauree di primo livello. Dovremmo dimostrare che la nostra visione della formazione che siamo in grado presentare ai nostri studenti, rimanendo limitata agli attuali assetti e priva di possibili sviluppi futuri, sia formulata nell'interesse degli studi e degli studenti e non di singoli docenti o di gruppi desiderosi soltanto di affermare il proprio ambito.

7.- Conclusioni. Pertanto propongo alla Facoltà una discussione su questi argomenti nelle opportune sedi quali i Consigli di Corso di studio, la Commissione per la didattica e il Consiglio di Facoltà, ben consapevole che i tempi di attuazione di un tale cambiamento non potranno essere immediati; ma sarebbe già un buon successo iniziare una attenta e approfondita discussione considerando che ai sensi del DM 270 abbiamo ancora qualche anno per raggiungere una formulazione definitiva dell'assetto egli studi.
Sono certo della Vostra piena collaborazione nell'interesse degli studenti, della Facoltà e della formazione.
Bologna ottobre 2008.                       Il Preside prof. ing. Pier Paolo Diotallevi

 

Romagne: secessione, federazione, o integrazione "multicampus" con Bologna ?


Giuseppe Farneti


G. Farneti, Prospettive dell'insediamento universitario di Forlì-Cesena
Considerazioni sul testamento del Sen. Melandri
*
(Stralcio dalla Relazione, alla fine del mandato per la Facoltà di Economia di Forlì, nel 2006)

Oggi
solo Forlì-Cesena parrebbe avere i requisiti di didattica e di ricerca,
propri di una università che possa  sopravvivere alle attese forbici del Governo
.

*
Rapporto dei Poli di Cesena e Forlì, Commissione Consiliare di Forlì, 24 gennaio 2006

Nota. Nel 2008 abbiamo pubblicato un articolo del prof. Piero Gallina, Presidente di Se.ri.nar, un vero allarme circa la situazione finanziaria della sede di Forlì e Cesena (clicca su   Università di Romagna ). Quel testo lasciava, tuttavia, scoperto un interrogativo fondamentale: i Romagnoli come pensano il loro futuro, sotto il profilo organizzativo e strutturale ? Precisamente: vogliono la "secessione, la federazione con Bologna, l'integrazione con Bologna ?"
  Senza una risposta chiara, ogni rapporto tra la Romagna e Bologna non può che fondarsi sulla ambiguità, e nessun problema finanziario potrà essere risolto bene, fino in fondo.
  In attesa di una chiarificazione, e che sarebbe opportuna nel corso del dibattito per la elezione del Rettore, la ri-proposizione del testamento del Sen. Melandri vuole essere una prima indicazione, eventualmente da aggiornare.
  Al termine di questo stralcio, viene riprodotto il sommario completo degli argomenti della Relazione Farneti. NdR

  Giuseppe Farneti, Riflessioni sul periodo di presidenza  2000-2006, § 12
  Alcune considerazioni riconducibili all’ultima intervista del Sen. Melandri.

   a)  Il Sen. Leonardo Melandri, qualche mese prima di scomparire volle redigere un documento di racconto dell’avvio e delle prospettive future dell’insediamento universitario romagnolo.
   Si tratta di una sorta di testamento professionale, che lui scrisse “a futura memoria, perché chi vorrà, potrà sapere come è andata…”, così mi disse in uno degli ultimi incontri. Tra le Sue ampie riflessioni mi limito a riprenderne alcune. Ma tutti dovrebbero leggerle.
   Viene inizialmente osservato che lo sviluppo dell’insediamento romagnolo è stato abbastanza casuale, il prodotto di forze e volontà diverse. Il risultato è stato soddisfacente, ma non privo di decisioni fortemente irrazionali, di volta in volta attribuite ai diversi protagonisti. In quest’ambito la Facoltà di Economia, superando diverse difficoltà, ha delineato la sua missione e la sua strategia, ma soffre di un quadro ancora opaco di strategia globale dell’Ateneo per quanto concerne la Romagna e la governance complessiva.
   L'’Ateneo persegue l’idea del multicampus. Il sen. Leonardo Melandri, per contro, parla di fallimento del multicampus. “Noi pensavamo, in quella che poi si è rivelata come una ingenuità, che l’Alma Mater fosse interessata, se non propensa, per il suo altissimo prestigio e la sua forza, a tentare un esperimento di riconsiderazione di se stessa, nel quadro della nuova realtà che si era determinata con il decentramento. … avevamo sottovalutato la forza e i condizionamenti della struttura e della mentalità tradizionali, che non rinunciano mai volentieri a competenze, attribuzioni, funzioni proprie per trasferirle ad altri” (pp. 50-51). Il Sen. Leonardo Melandri era anche consapevole del fatto “che non tutte le risorse date da Roma a Bologna per il decentramento finivano in Romagna” (p. 53), individuando un problema che presenta poi la sua continuazione per quanto concerne il finanziamento delle strutture in Romagna.
  La realtà vede dunque il modello multicampus come obiettivo, ma i comportamenti non realizzarlo. Serve un adeguamento, forse, dello Statuto di Ateneo, ma sicuramente s’impone una pratica di autonomia, particolarmente nella ricerca, che è ancora poco realizzata.
In questo quadro, si può ritenere, il decentramento va concretamente perseguito, risolvendo la pratica del “divide et impera” (p.53). Le risorse vanno ripensate, l’organizzazione dovrebbe vedere un crescente impegno dei poli (guardando all’esperienza positiva del polo di Forlì).

    b)   Soprattutto, la ricerca va resa autonoma. Questo è il nodo cruciale. Il sen. Leonardo Melandri vi insiste. Ritengo che costituisca la cartina di tornasole di qualsiasi buon proposito. O saremo in grado di percorrere questa strada, o dovremo limitarci a un decentramento della sola didattica e veramente dovremo parlare di rifiuto del multicampus: ma non avremo risolto i nostri problemi, né come Università di Bologna, né come Romagna.
   Al riguardo vi é il nodo cruciale relativo al modo di essere dei Dipartimenti. Ebbene, come si dirà, il problema si può risolvere, valorizzando il Polo, nella sua natura di struttura scientifico-didattica e nelle sue esperienze e capacità organizzative e rispettando la Romagna e l’obiettivo di rafforzare la ricerca dell’intero Ateneo, nell’ambito di regole trasparenti.
   Il Sen. Leonardo Melandri osserva come la Fondazione sopperisca alle carenze strutturali. E’ vero. Ma è giusto che ricercatori e assegni di ricerca siano finanziati in sostituzione dell’Alma Mater e non per favorire insediamenti che, in quanto giovani, hanno bisogno di maggiori attenzioni?
   Alla Fondazione siamo tutti grati, così come a Serinar, ma dobbiamo promuovere un processo che veda valorizzata la ricerca in tutti i suoi aspetti e che consenta di superare l’impressione di luogo dove, con criteri talora soggettivi, si distribuiscono risorse.

   c)   Servono nuove regole e nuove pratiche decisionali. Va considerato che i poli hanno contemporaneamente un ruolo didattico, pienamente sviluppato e uno scientifico, ancora da esprimere. Si deve richiamare l’attenzione sul fatto che le differenze per quanto concerne la ricerca e la vita dei Dipartimenti fra Bologna e la Romagna, sono notevoli.
   Ad esempio:
1. Gli studi dei docenti in Romagna sono collocati nelle Facoltà e non nei Dipartimenti co-me a Bologna;
2. I contributi studenteschi che a Bologna finanziano le Facoltà e tramite queste i Dipartimenti, in Romagna servono per finanziare i Poli, che in buona misura li destinano poi al-le Facoltà per le loro spese di funzionamento, ma mantenendone la gestione contabile;
3. Il budget della Facoltà riconosciuto dall’Ateneo costituisce per la Romagna l’unica fonte di finanziamento per l’attività didattica (contratti);
4. Tutta l’attività didattica in Romagna è svolta dalle Facoltà, che devono pertanto gestire tutti gli spazi necessari, senza alcun contributo da parte dei Dipartimenti, come si verifica invece a Bologna.

   d) Partendo dalla considerazione di queste differenze s’impone una specifica disciplina della ricerca in Romagna, che assecondi il modello multicampus, dando inoltre un contributo all’esigenza di affermare nell’Alma Mater una più qualificata attività di ricerca, oggi in parte resa opaca da processi decisionali non sempre pienamente trasparenti e da una complessiva organizzazione che è in parte da ripensare, come infatti si sta verificando.
  Va considerato inoltre che il ruolo principale dei Dipartimenti, laddove non siano presenti consistenti strutture di ricerca, è quello di allocare le risorse, sia di persone sia finanziarie e poi di amministrarle. La ricerca pertanto non richiede, per noi, la vici-nanza fisica e l’utilizzazione di laboratori, conseguendone che la funzione amministrativa nei Dipar-timenti è assorbente di ogni altro aspetto.
   E’ possibile al riguardo, come si è iniziato a fare in una riunione che nell’autunno dell’anno scorso ha visto insieme il Rettore, con i Presidenti dei Poli, il Pro-rettore e i presidi della Romagna, pensare che:
   -  I Poli, come realtà scientifiche, dovrebbero essere realizzati, almeno a livello sperimentale;
   - Il loro ottimo risultato sotto il profilo della gestione delle risorse che fanno capo alle Facoltà (che decidono, ma non hanno autonomia contabile), può fare pensare a un loro coinvolgi-mento nella gestione contabile delle attività di ricerca in Romagna;
   - I docenti incardinati in Romagna potrebbero dunque (forse anche senza modifiche dello Statuto dell’Ateneo), secondo regole e comportamenti da definirsi, organizzarsi in aggregazioni sostitutive degli attuali Dipartimenti, opzionalmente rispetto ai Dipartimenti di Bologna, ge-stendo pertanto in Romagna le risorse della ricerca ad essi attribuite, ma avendo sempre i Poli come centri di contabilità.
    E’ una possibilità, intorno alla quale lavorare. Il punto, per me chiaro, come lo era per il Sen. Leonardo Melandri, come lo è per coloro che vogliono una Alma Mater sempre più grande e insediamenti universitari in Romagna sempre più efficaci, è tutto nella necessità di affiancare la ricerca con la didattica: entrambe definiscono un inse-diamento universitario. Entrambe si influenzano a vicenda.
   I docenti, in Italia, svolgono entrambi i ruoli. Secondo la mia opinione, ne consegue che un docente non è interessato allo sviluppo della propria Facoltà, non cerca riscontri sul territorio, se la sua carriera è di fatto collegata ad altri riferi-menti accademici. I docenti sono sempre legati a scuole, correnti di pensiero che, se si pongono fuori della Facoltà, ne riducono il ruolo a luogo funzionale al proprio percorso accademico, richiamati (soprattutto se di particolare valore), o diversamente indirizzati, appena necessario.
   Il Sen. Leonardo Melandri circa questi aspetti, connessi all’attività di ricerca, a p.57, osserva: “Queste sono largamente penalizzate con la mancata istituzione di almeno alcuni importanti Dipartimenti, senza i quali anche ciò che di valido si svolge in Romagna rimane attestato su Bologna, mantenendosi alla sede centrale il punto di riferimento, anche finanziario e di svolgimento del lavoro, per tutte le attività impostate e da impostare.
   Ciò porta anche alla conseguenza che i Docenti e Ricercatori continuano inevitabilmente a considerare Bologna come la loro sede di lavoro, accrescendo quel senso di precarietà che sembra talora assumere la presenza del personale docente nelle nostre sedi didattiche.”
 
    e)  Un altro aspetto che al Sen. Leonardo Melandri era assolutamente chiaro era quello relativo al rapporto fra Facoltà e territorio. Ho già fatto riferimento ai significativi risultati del Cresem (Centro di ricerche economico manageriali), anch’essi da assumere a “modello”, se si pensa di riflettere su come impostare le iniziative di un in-sediamento universitario che voglia essere propositivo e comunque interagire, verso e con il territo-rio. In effetti quest’ultimo fondamentale aspetto dell’attività di una Facoltà e specialmente di una Facoltà di Economia (soprattutto quando i suoi percorsi si rivolgono ai soggetti-aziende, di ogni tipologia, per aiutarli nel governo delle loro attività), è sempre stato per me, insieme alla qualità della didattica e della ricerca, un punto di costante riferimento.
   Per realizzarlo al meglio serviva una cabina di regia con il territorio, che era stata individuata nel Cresem, come era emerso anche da alcune riunioni che precedettero la costituzione del Cresem in Spa.
   D’altra parte va menzionato che subito dopo la mia elezione a Preside, sei anni addietro, elezione avvenuta di fatto all’unanimità e su richiesta dei Colleghi, inviai una lettera ai rappresentanti dell’Istituzioni proprio per esprimere questa mia naturale propensione alla collaborazione.
    Il progetto però non è riuscito, nonostante le mie attenzioni, poiché la collaborazione del territorio, sempre fattiva sugli aspetti materiali, non ha saputo spingersi sino a delineare una richiesta di didattica e di ricerca che fosse congeniale alle proprie esigenze di sviluppo, che comportasse un confronto continuo e di tipo strutturale con le diverse realtà, anche associative, specialmente quelle relative alla ricerca e alla formazione.
   Vi sono state comunque eccezioni in positivo. Ad esempio da parte della professione contabile e da parte della provincia di Forlì-Cesena.
   Va poi considerato il grande contributo della Fondazione, già menzionato, quantitativamente di enorme importanza, ma non ancora incardinato in una logica espressa e negoziata di in-terazione con il territorio, così come la collaborazione assicurata dal Direttore di Confindustria Forlì-Cesena.
   Circa il Cresem è stato dunque osservato che “Certamente, la Fondazione della Cassa di Risparmio di Forlì, rendendosi conto della importanza di favorire l’alta formazione e la ricerca nelle nostre sedi, ha erogato rilevanti risorse ai nostri Corsi universitari, per progetti di alta formazione e di ricerca.
   Ma si può essere soddisfatti di questo? C’è la necessità della continuità e dell’interconnessione, oltre che della continuativa verifica, tra territorio e programmi universitari; e a questo scopo non può certo dare una risposta sufficiente il Comitato tecnico-scientifico, costituito dalla Fondazione stessa.
   Poteva esercitare una funzione importante, in questo quadro, il Cresem costituito in Società autonoma presso la Facoltà di E-conomia, con la partecipazione maggioritaria della stessa Fondazione e della Associazione degli Industriali, oltre che di Ser.in.ar., del Comune e dell’Università. Ma non mi pare che siamo su questa lunghezza d’onda.” (pp. 58-59). Il Sen. Leonardo Melandri osserva poi “da una parte, la ancora fragile e precaria situazione dei nostri insediamenti universitari … , dall’altra, la scarsa chiarezza propositiva del mondo delle imprese”.
Credo che al riguardo la riflessione di tutti debba proseguire.

  Conclusioni. ....
La speranza è che, grazie all’impegno dei docenti e delle istituzioni, e nonostante l’autonomia non si sia ancora pienamente affermata, tale indirizzo possa proseguire. Al centro di questo “quadro di riferimento”, vi è il “modello” che ho cercato di delineare, la cui validità va ben oltre i confini della nostra Facoltà.
Forlì, ottobre 2006

Sommario Premessa 2 La Facoltà sino all'a.a. 1999/2000 2 Lo sviluppo della Facoltà: l'aspetto quantitativo 4 Lo sviluppo della Facoltà: l'aspetto qualitativo 8 Considerazioni preliminari 8 Il modello: la sua struttura 9 Il modello: gli altri valori 10 Specificità della nostra eccellenza, in quanto riconducibili ai contenuti del piano triennale dell'Ateneo 2007/2009 10 L'internazionalizzazione 11 Il rapporto con il territorio 11 Alcune considerazioni (e opportunità) riconducibili all'ultima intervista del Sen. Melandri 12 Cosa fare nel prossimo futuro? 15 Conclusioni 17
Tavole allegate
1.         Docenti incardinati nel tempo, per area e per SSD, con la specificazione dell’indicatore di fab-bisogno
2.         Studenti immatricolati e iscritti nel tempo
3.         Personale amministrativo nel tempo
4.         Requisiti minimi di docenza per l’anno accademico 2006/2007
5.         Andamento delle immatricolazioni del CLEGA, distinto per curriculum

ATENEO DI BOLOGNA: Il Prof. SEGRE', candidato Rettore si lancia sul web.
Ma non è il solo programma sul web. Si veggano anche:

http://www.robertograndi2009.it/
,   http://www.dariobraga.it/web/index.php , ....


Andre Segrè


Il PROGRAMMA DI SEGRE', Recensione di N. Luciani
Perchè  non enunciare la propria squadra, già in aprile, vale dire prima delle elezioni ?

Frattanto il Rettore uscente ha incassato (26 gen) un brutto colpo: convocata la riunione
CONGIUNTA di CdA e SENATO per allargare il corpo elettorale, si è visto respinto:
"Avevi tutto il tempo ...., ma le regole non si cambiano sotto elezioni ! "

Anche scaduti il 30 gennaio il termine delle  domande
per la selezione del nuovo Direttore Amministrativo

Andrea Segrè, PROGRAMMA DI MANDATO RETTORALE: L'URGENZA DEL FUTURO UN NUOVO PROGETTO PER UNA NUOVA ALMA MATER , feb. 2009

   In questa settimana il Preside di Agraria ha distribuito capillarmente in Ateneo un libretto cartaceo, in cui illustra il suo programma di rilancio della nostra università, contando sul placet degli elettori. Lo stesso testo è, poi, visibile in Internet, sul sito di lui: http://www.andreasegre.it/ (Scarica programma pdf ).
  L'iniziativa di Segrè si distingue per l'eccezionale dote comunicativa, chiarezza dei propositi e grafica, così da catturare facilmente anche un occhio distratto. E' evidente anche il notevole impegno finanziario, per la stampa.
   Nel merito, il testo è ripartito in argomenti, facilmente rintracciabili con un link. Per nulla togliergli, dal lato del contenuto e del metodo espositivo, riporto qui il copia-incolla del frontespizio. Per chi si aspettasse da me un qualche giudizio critico sul programma, sono un può restio. Ma, poi, perchè dovrei lanciare il sasso e tirare indietro la mano ?

A. Segrè, PROGRAMMA DI MANDATO RETTORALE: L'URGENZA DEL FUTURO UN NUOVO PROGETTO PER UNA NUOVA ALMA MATER

Fare comunità. L’Alma Mater è il nostro posto
Guardare avanti. Con consapevolezza e responsabilità per costruire il futuro
Lo statuto del rinnovamento. La nuova governance: partecipazione, trasparenza e sussidiarietà
Didattica e ricerca. Rinnovare la missione, qualificare l'azione
Il motore della ricerca. Aumentare la potenza, migliorare l'affidabilità
Internazionalizzazione e accoglienza. La giusta dimensione dell'Alma Mater
Il motore della didattica. Diminuire i giri, migliorare il rendimento
La strategia di sviluppo. Collegare gli obiettivi alle risorse
Studenti al centro. Diritti e doveri, strutture e servizi
La ricerca dei talenti. Il futuro della nostra comunità
La Medicina dell'Alma Mater. Un patrimonio per l'Università, una risorsa per la società
Un multicampus tra Bologna e la Romagna. Federalismo e reciprocità
L'Alma Mater è la nostra casa. Riorganizzare gli spazi per lavorare meglio e in sicurezza
Sosteniamo il futuro. Spegniamo la luce, accendiamo la ricerca
Diventare UniversitAttiva. Un comunità che vive nella comunità
Un'altra Alma Mater è possibile. La sostenibilità economico-finanziaria del progetto
L'Alma Mater del nostro futuro. L'Università che vogliamo, insieme la faremo
    Ci sono aspetti che mi sembrano innovativi per la presa di coscienza dell'importanza strategica di alcuni obiettivi e del modo di raggiungerli. Notevole, a questo proposito, è il suo schema di governance, in cui compare in primo piano la "squadra", più che il Rettore.
   Mi piace anche la chiarezza con cui proclama la natura pubblica dell'Università, in Italia (e questo non va contro le libertà di fare altro, se c'è chi lo vuole).
  Altri aspetti bene impostati sono quelli del riordino delle lauree, e della riorganizzaziobe della ricerca. Mi pare, invece, eccessiva l'importanza attribuita al sapere impostare le domande.  Qui occorrerebbe una vera e propria svolta, in modo da interessare il settore privato al finanziamento dell'Ateneo. Ad es., i tempi tecnici dell'Ateneo sono troppo lenti, per le imprese.

   L'idea  del multicampus in Romagna, secondo me, non è il meglio nè per Bologna nè per la Romagna, e sarebbe utile dichiarare che non si considererebbe scandalo se, prima o poi, la Romagna chiedesse la secessione.
   Altri aspetti da riprendere e meglio precisare sono quelli relativi allo stato giuridico e al reclutamento dei giovani. Qui il programma mi pare un pò troppo sguarnito. I problemi del precariato non si risolvono con cioccolatini. Servono risorse finanziarie vere, e serve vincere un corporativmo strutturato, capillare, che è ancora nel sangue della ex-medievale Alma Mater.

  Ritorno sulla "governance". Spero tantissimo che il "giovane" e "valoroso" Segrè sia consapevole che toccare sul serio la questione della Governance  è toccare fili elettrici. La Burocrazia è molto potente e non mollerà facilmente.
  Egli vuole riportare i professori a condurre la politica universitaria (compito, dalla prina ora di Calzolari, avocato a sè dalla Burocrazia). Così vuole la legge esistente, vale dire spetta:a) ai professori a decidere  la politica universitaria; b) alla Burocrazia la sua attuazione. 
  Ma come dicevo, riformare la governance in quel senso, vuole dire toccare fili elettrici e, dunque, per divenire credibile, occorrerà rassicurare l'elettore che dispone di un équipe con le spalle quadrate.
  Perchè no ? Perchè non enunciare la propria squadra, già in aprile, prima delle elezioni ? N. Luciani

 

ATENEO DI BOLOGNA: Finanziamento privato della ricerca


Pier Ugo Calzolari

Bilancio di previsione 2009: le entrate ancora calanti, da Contratti
e convenzioni per la ricerca in conto terzi, ex-art. 66 DPR 382/80

Considerazioni su una possibile compensazione dagli Spin Off dell'Ateneo ex- D.Lgs 297/1999, purchè non sopravvengano conflitti di interesse tra Spin Off e Ateneo (si vegga lo art. 6, circa la responsabilità della vigilanza del Preside e del Direttore del Dipartimento).
Sul Decreto Rettorale in materia di Contratti ex-art. 66, clicca su Regolamento
Sul Decreto Rettorale, relativo agli Spin Off, clicca su:  Alma Mater

Il Dirigente della "Area della Dicerca" Bruno QUARTA potrebbe raccontarci
circa le sue azioni per scoperchiare questa pentola, in tanti anni ?


TABELLA - Previsioni  in €, a prezzi correnti - FONTE: Bilanci ripresi da www.unibo.it
Chiave Bilancio 2006* Previsione assestata a ottobre 2007* Previsione assestata a ottobre 2008* Previsione assestata a dic. 2009 Previsione
F.E.1.13.02+
F.E.1.16.04
(F.E.1.3.1.02+
F.E.2.2.1.16,
dal 2008, 2009)

Fondo 20% (ex- art. 66 DPR 382/80), del Finanziamento privato
della ricerca *
 


906.660,84




850.000




820.000




830.000

* Questo significa che il finanziamento atteso dai Dipartimenti è previsto nell'ordine di € 4.150.000, per il 2009

 
   Il finanziamento privato della ricerca universitaria assume un interesse strategico, quale entrata sostitutiva del finanziamento statale, via via sempre più calante in questi anni. E questo anche se non sono mancate leggi statali, miranti ad incentivare il finanziamento privato medesimo (per le erogazioni liberali, si veda:TUIR, art. 10, comma 1, lettera 1-quater; art. 100, comma 2, lettera c). Ma gli effetti non sono, tuttora, risultati significativi.
   Invece, un campo potenzialmente di interesse è il finanziamento privato in cambio di una contropartita, domandata dalle imprese. Per quanto ricordo ci sono state due leggi, che hanno smosso qualcosa, ma molto meno di quanto di sarebbe potuto ottenere, se applicate in modo intelligente: uno è il DPR 382/80, art. 66, l'altro è il Decreto Legislativo 297/1999, da cui nell'Ateneo di Bologna sono venuti gli Spin Off (imprese commerciali, in forma di società di capitali, a partecipazione dell'Ateneo, dei Professori e Ricercatori, personale tecnico-amministrativo, borsisti, studenti, ...). Ma andiamo per gradi.
  1.- Contratti ex-art. 66. Il bilancio di previsione 2009 conferma la modestia di questa entrata in bilancio, o per meglio dire il suo declino da anni, ma a partire da somme non trascurabili in passato.
   Il motivo di questo declino sta nel fatto che i ricercatori hanno dovuto abbandonare la ricerca di contratti con le imprese, a causa del fatto che l'Amministrazione Centrale applicava (ed applica) una dura tangente sui proventi (che può avvicinarsi al 30%, e questo per un complicato meccanismo che colpisce sia l'utile che il costo dei progetti). Questa tassa, aggiunta all'imposta sul reddito e agli oneri previdenziali, lascia poco più del 10% al ricercatore).
   Questo effetto perverso è stato più volte segnalato al Rettore, che però ha trovato un muro nel direttore amm.vo. Nè abbiamo mai potuto capire se il Dirigente della Area della Ricerca se ne sia occupato. Fatto sta che un primo rimedio è stato trovato direttamente dai professori con contratti diretti con le imprese, sia pur sotto di studi professionali, e quant'altro. Questo, finchè
la legge n. 370/1999, art. 4, c. 5, delegificò la materia, ossia la "rimise alla autonoma determinazione degli Atenei". Nel caso di Bologna ci fu il ripristino della tangente con Decreto Rettorale del 2001.
   2.- Spin Off. Essi sono stati istituiti a Bologna con Decreto Rettorale (2002), in applicazione del D.Lgs 297/1999: "Riordino della disciplina e snellimento delle procedure per il sostegno della ricerca scientifica e tecnologica, per la diffusione delle tecnologie, per la mobilita' dei ricercatori".
   Lo Spin Off è una società di capitali, che ha come possibili soci i professori e lo stesso Ateneo, con lo scopo di fare ricerca ed attività professionali connesse, in forma imprenditoriale autonoma, dentro e fuori l'università. La legge (art.4) sostiene gli Spin Off con:

a) i contributi a fondo perduto;
b) il credito agevolato;
c) i contributi in conto interessi;
d) i crediti di imposta ai sensi dell'articolo 5 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, con le integrazioni di cui al comma 2;
e) la prestazione di garanzie;
f) gli atti di cui all'articolo 2, commi da 203 a 207, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, in conformita' alle delibere del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE);
g) il bonus fiscale, ai sensi dell'articolo 7, commi 1 e 4, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123.

   Sappiamo dell'esistenza di Spin Off a Bologna(clicca su SPIN OFF per trovare l'elenco). Ma null'altro sappiamo oltre alla ragione sociale e agli scopi, pur se l'Ateneo ne è socio (10% del capitale). Qualche loro traccia dovrebbe esserci nel bilancio dell'Ateneo sotto forma di "utili" o "perdite" pro-quota capitale partecipato.
   Il Decreto Rettorale contiene varie limitazioni ai soci-professori, affinchè non nasca conflitto di interesse tra le due posizioni da loro occupate (quello di professore che deve svolgere i compiti istituzionali, e quella di socio-imprenditore che svolgi i compiti dello Spin Off). In particolare è fatto divieto di fare ricerca ai sensi dell'art. 66 del DPR 382/80.
   E' tuttavia evidente che questa limitazione è contra legem, anzi è un vero e proprio abuso di potere dell'Amministrazione centrale che non può con un atto amministrativo (tale è un Decreto rettorale)  proteggere il percepimento della tangente di cui sopra, trattandosi di utili con apporto dello Stati (mi riferisco ai contributi statali, ... ecc. - di cui al D.Lgs 297/1999). D'altra parte, la distinzione tra ricerca dello Spin Off e ricerca ex-art. 66 non nasce etichettata con qualche marchio, per cui esse sono indistinguibili.
   3.-  Tuttavia, mi pare anche evidente che il passaggio dai contratti ex-art. 66 (per attività istituzionali)  agli Spin Off (per attività imprenditoriali), sia stato un passo eccessivo, sotto il profilo dei casi di conflitto di interesse, e che può configurare una responsabilità per gli Organi responsabizzati per il controllo (Presidi e i Direttori di Dipartimento). Vediamo alcune evidenze.

    1) Posizione del socio “Amministratore Delegato” o “Presidente”. Mi sembra evidente che, qualora il bilancio dello Spin Off divenga di ammontare rilevante, il professore o ricercatore “a tempo pieno” entra inevitabilmente in conflitto di interesse con l’Ateneo, e questo a causa del tempo da dedicare all’Amministrazione.
   2) Questo avviene  se anche  il numero dei soggetti del Dipartimento coinvolti nell’attività dello Spin Off sia rilevante: nel senso che l’attività istituzionale del Dipartimento viene ad essere compressa da quella concorrente dello Spin Off.
   3) Se il numero è rilevante, viene anche crearsi una posizione di dominanza dello Spin Off nel Dipartimento: nel senso che lo Spin Off potrebbe indirizzare il voto (dei propri nembri) all'interno del Consiglio del Dipartimento, fino a a ledere il principio di democrazia negli Organi Collegiali del Dipartimento;
    4) il tempo dedicato dai soci dello Spin Off all'attività dello Spin Off, che non dev’essere di quantità tale da far venir meno i doveri istituzionali per l’insegnamento e la ricerca. Pur se le cose vanno verificate da caso a caso, tuttavia, il caso di bilanci importanti degli Spin Off è per se stesso un indizio da non  sottovalutare;
    5) E' Illegale conservare la sede operativa presso il Dipartimento, dopo i 6 anni dalla costituzione dello Spin Off. 
    6) Lo Spin Off , che non versi le imposte sul reddito, è in posizione illegale. N. Luciani


SPIN OFF (Imprese commerciali in forma di SpA o di Srl) dell'Università di Bologna

ALMA AUTOMOTIVE S.r.l.
Dipartimento Ingegneria costruzioni meccaniche, nucleari., aeronautiche e di metall. (DIEM).
Attività principali: sviluppo e la commercializzazione di procedure software e di strumentazione orientate al controllo, alla progettazione, alla sperimentazione, allo sviluppo ed alla messa a punto di sistemi energetici, motopropulsori a combustione interna, macchine a fluido e relativi componenti.
Sede: c/o DIEM - Sezione Macchine Viale del Risorgimento 2 40136 Bologna

ARCA Tecnologie S.r.l.
Dipartimento Elettronica Informatica e Sistemistica - DEIS
Attività principali: Progettazione e ingegnerizzazione di sistemi di automazione industriale e di controllo Automotive. Sviluppo di sistemi di simulazione e prototipazione rapida, progettazione e ingegnerizzazione di schede elettroniche, di software di interfaccia, di software applicativo. Svolgimento di campagne di prove sperimentali. Trasferimento tecnologico alle aziende e relativa formazione specialistica. Sviluppo e commercializzazione di strumenti software di supporto alla progettazione.
Sede: c/o Dipartimento Elettronica Informatica e Sistemistica - DEIS Viale Pepoli, 3/2 Bologna

ARS Analytical Research System S.r.l.
Dipartimento: Chimica "G. Ciamician"
Attività principali: sviluppo, produzione e commercializzazione di strumenti e servizi per l'analisi chimica
Sede: Via Ercolani 3 Bologna

ECONAG s.r.l.
Dipartimento Scienze Statistiche Dipartimento di Scienze Aziendali
Attività principali: Servizi statistici, informatici e di valutazione alle imprese e agli enti locali
Sede: Via Zamboni, 18 - Bologna

ELCOS S.r.l.
Dipartimento Ingegneria Chimica, Mineraria e delle Tecnologie Ambientali
Dipartimento. Ingegneria Chimica, Mineraria e delle Tecnologie Ambientali
Attività principali: realizzazione di un nuovo sistema di certificazione internazionale delle rocce ornamentali attraverso l'analisi di immagini Sede: DICMA Viale Risorgimento 2 Bologna

ERGO S.r.l.
Dipartimento Economia e Ingegneria Agrarie
Attività principali: analisi e valutazioni socio economiche inerenti il territorio rurale.
Sede: Alma Cube via Fanin 48 Bologna

HEALTH Ricerca e Sviluppo S.r.l.
Dipartimento: Medicina Clinica e Biotecnologia applicata "D. Campanacci"
Attività principali: sviluppo di programmi di ricerca in ambito nazionale ed internazionale, sviluppo di progetti di ricerca cooperativi tra pubblico e privato
Sede: Via Galliera 22 Bologna

IDEA S.r.l.
Dipartimento Elettronica, Informatica e Sistemistica (DEIS)
Attività principali: dispositivi elettronici
Sede Operativa: Viale Pepoli 3/2 Bologna

MEC S.r.l.
Dipartimento Elettronica Informatica e Sistemistica - DEIS
Attività principali: Progettazione di microcircuiti e microsistemi elettronici a microonde da realizzare su chip per radiocollegamenti terrestri e spaziali. Caratterizzazione e modellizzazione di componenti attivi e passivi per circuiti integrati monolitici a microonde. Realizzazione e commercializzazione di micromoduli a microonde.
Sede: C/o DEIS Viale Pepoli, 3/2 Bologna

PROGEA s.r.l.
Dipartimento Scienze della terra e geologico-ambientali
Attività principali: Produzione di sistemi di supporto decisionale, hardware, software, servizi di formazione ed attività di diffusione nei settori della Meteorologia, Idrologia, Climatologia, Gestione sostenibile delle risorse ambientali, Protezione dell'ambiente e del territorio, Protezione Civile, Previsione di piena in tempo reale
Sede Operativa: Via Don Bedetti, 20 - 40129 Bologna

TECHIMP s.r.l.
Dipartimento Ingegneria Elettrica
Attività principali: Realizzazione (progetto, ingegnerizzazione) di apparecchiature per misure di grandezze elettriche; ottimizzazione di processi tecnologici, controllo di qualità e diagnostica del processo; automazione industriale.
Sede Operativa: LIMAT (laboratorio presso il DIE) Viale Risorgimento 2 Bologna

T.IN.V.AL. S.r.l
Dipartimento Protezione e Valorizzazione agroalimentare (DIPROVAL)
Attività principale: fornire strumenti e professionalità per un razionale utilizzo di tecnologie e innovazione, di certificazione e tracciabilità, nonché per la realizzazione dei servizi di marketing necessari alla valorizzazione delle produzioni agroalimentari
Sede: Villa Levi Via F.lli Rosselli, 107 42100 Reggio Emilia

VET SPIN S.r.l.
Dipartimento Sanità pubblica veterinaria e Patologia animale
Attività principali: Ricerca e formazione rivolta all'industria farmaceutica veterinaria ed enti pubblici e privati.
Sede: c/o Dipartimento Sanità pubblica veterinaria e Patologia animale Via Tolara di Sopra, 50 Ozzano dell'Emilia (Bo)

 



ALMA MATER STUDIORUM – UNIVERSITA’ DI BOLOGNA
D.R. n° 180 del 06 /06/02

IL RETTORE

VISTO il d.lgs 297/99 ( "Riordino della disciplina e snellimento delle procedure per il sostegno della ricerca scientifica e tecnologica, per la diffusione delle tecnologie, per la mobilita' dei ricercatori") che disciplina l’attività di ricerca scientifica e tecnologica estendendo il campo d’azione delle Università ad interventi volti alla creazione di "spin off", con l’intento di favorire l’occupazione giovanile ed incentivare il trasferimento tecnologico;
VISTI l'art. 2, comma 1 lett. e), n°1, del d.lgs 297/99 e l'art. 11, comma 5, del relativo decreto attuativo D.M. 593/00, che demandano alle Università l'adozione di regolamenti disciplinanti il collocamento in aspettativa, ovvero il mantenimento in servizio o nel corso di studio, la tutela della proprietà intellettuale e che definiscono le limitazioni volte a prevenire i conflitti di interesse con le società costituite o da costituire, in cui siano impegnati professori e ricercatori universitari;
VISTO lo Statuto di autonomia dell'Università di Bologna, Parte IV, Capo II, in particolare gli artt. 50 e seguenti;
TENUTO CONTO dell'art. 53 del d.lgs 165/2001, che disciplina il conferimento e le autorizzazioni allo svolgimento di incarichi retribuiti da parte dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni;
TENUTO CONTO che, per la migliore riuscita dell’iniziativa imprenditoriale, del trasferimento tecnologico, e per il conseguimento degli obiettivi programmatici, è interesse dell’Università che il personale docente, ricercatore e tecnico amministrativo possa prestare la propria attività a favore dello spin off, purché nel pieno rispetto dei loro compiti primari nei confronti dell’Università;
VISTE le delibere del Senato Accademico del 6 maggio 2002 e del Consiglio di Amministrazione del 21 maggio 2002;
VISTO
l'art. 12 dello Statuto Generale di Ateneo che disciplina la procedura di approvazione dei Regolamenti di Ateneo;

QUANT'ALTRO VISTO E CONSIDERATO

DECRETA:


è emanato con efficacia immediata il seguente
REGOLAMENTO PER LA COSTITUZIONE DI SPIN OFF DELL'UNIVERSITA' DI BOLOGNA E LA PARTECIPAZIONE DEL PERSONALE UNIVERSITARIO ALLE ATTIVITA' DELLO STESSO

ARTICOLO 1
PRINCIPI GENERALI
I)
L' Alma Mater Studiorum Università di Bologna, di seguito indicata come "Università", in conformità ai principi generali di cui alla Parte IV, Capo II, del proprio Statuto di autonomia, favorisce la costituzione di società per azioni o società a responsabilità limitata aventi come scopo l’utilizzazione imprenditoriale, in contesti innovativi, dei risultati della ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi.
II)
Vengono definiti spin-off dell' "Università" esclusivamente quelle società per azioni o a responsabilità limitata alle quali l’"Università" partecipa in qualità di socio.
III)
Le modalità di costituzione, la disciplina dei rapporti con l’"Università" e il regime delle autorizzazioni del relativo personale sono disciplinati dalle disposizioni di cui all'art. 2 e seguenti.

ARTICOLO 2
SOCI PROPONENTI E ALTRI PARTECIPANTI


I) La costituzione di uno spin off dell’"Università" può essere proposta esclusivamente dall'"Università", ovvero da uno o più docenti e/o ricercatori, ovvero da dipendenti dell'"Università" appartenenti al ruolo del personale tecnico amministrativo.
II) Oltre ai soci proponenti, possono partecipare al capitale sociale dello spin off i titolari di assegni di ricerca, di borse di studio post-laurea e post-dottorato, di borse di studio universitarie o di altre borse di studio destinate alla permanenza di giovani ricercatori presso le strutture di ricerca; gli studenti dei corsi di studio, i laureandi, gli allievi dei corsi di specializzazione e di dottorato; i laureati, gli specializzati e i dottori di ricerca nonché ogni altra persona fisica e/o giuridica, società, ente e/o soggetto, italiano o straniero, diverso da quelli qui espressamente indicati.

ARTICOLO 3
PARTECIPAZIONE DELL’UNIVERSITA’

I) La partecipazione dell’"Università" nello spin off, che potrà derivare anche esclusivamente da conferimenti di beni in natura, non potrà superare il 10% del capitale sociale, salvo che il Consiglio di Amministrazione dell’Università non disponga diversamente, sentito il Comitato per la valorizzazione dei risultati della ricerca e del trasferimento tecnologico (di seguito indicato come "Comitato Smart"), ricorrendo particolari motivi di convenienza o opportunità.
II) Tale partecipazione non potrà essere ridotta se non per volontà dell’"Università" e dovrà assicurare alla stessa adeguate garanzie in caso di trasferimento delle azioni o quote, nonché la presenza di propri delegati negli organi dello spin off. A tal fine lo statuto dello spin off dovrà prevedere, tra l’altro, che:
a) in caso di trasferimento a qualunque titolo delle azioni o quote, spetti ai soci dello spin off, tra cui l’"Università", un diritto di prelazione da esercitarsi in proporzione alla partecipazione detenuta;
b) la partecipazione dell’"Università" nello spin off, pur attribuendo il diritto di voto in assemblea ordinaria e straordinaria, sia postergata nella partecipazione alle perdite rispetto a tutte le altre partecipazioni sociali;
c)
la società sia amministrata da un consiglio di amministrazione di almeno tre membri e la nomina alle cariche sociali avvenga in modo da assicurare all’"Università" la possibilità di nomina di almeno un componente del consiglio di amministrazione e di un sindaco, se sia nominato il collegio sindacale.
III) I soci dello spin off dovranno inoltre sottoscrivere con l’"Università" adeguati patti parasociali, di durata non inferiore a 10 anni o comunque della durata massima consentita dalla legge, se inferiore, i quali prevedano che:
a) per il caso di operazioni sul capitale a seguito di perdite, i soci diversi dall’"Università" debbano fare fronte, nelle dovute proporzioni, ai ripianamenti delle perdite e agli eventuali aumenti di capitale anche per la parte necessaria a mantenere invariata la percentuale di partecipazione dell’"Università";
b) la remunerazione per l’attività a qualunque titolo prestata dal socio a favore della società non possa in nessun caso eccedere quanto praticato usualmente sul mercato in situazioni analoghe, né possa costituire strumento per l’attribuzione al socio di vantaggi, diretti o indiretti, derivanti dal controllo della società o comunque strumento di discriminazione o di pregiudizio nei confronti degli altri soci;
c) i soci non possano deliberare aumenti di capitale dello spin off o la modifica di previsioni statutarie a salvaguardia della partecipazione dell'"Università" senza il preventivo consenso della stessa.
IV) Detti patti parasociali prevederanno, altresì, una opzione di vendita della partecipazione dell’"Università" nello spin off, esercitabile dalla stessa allo scadere dei patti parasociali o, in caso di mutamento della compagine sociale, nei confronti degli altri soci, ad un prezzo comunque non inferiore al valore nominale della partecipazione. L'importo sarà determinato da un esperto indipendente al momento dell’esercizio dell’opzione, tenendo conto del valore di mercato a tale data dello spin off.

ARTICOLO 4
AUTORIZZAZIONE ALL’UTILIZZO DEL LOGO

I) Agli spin-off dell’"Università" è concesso l’utilizzo gratuito del logo dell’Università di Bologna sulla base di un apposito contratto di licenza che dovrà essere sottoscritto con l’"Università" contestualmente alla stipula dell’atto costitutivo della società.
II) Il contratto di licenza prevederà, tra l’altro, che lo spin off garantisca e tenga manlevata e indenne l’"Università" da qualsivoglia responsabilità derivante dall’utilizzo del logo, nonché le condizioni di anticipata risoluzione o revoca della autorizzazione all’utilizzo dello stesso.
III) Qualora l'"Università" cessi di essere socia dello spin off, quest’ultimo dovrà interrompere con effetto immediato qualsivoglia utilizzo del logo.

ARTICOLO 5
PERMANENZA ALL'INTERNO DELLE STRUTTURE DELL'UNIVERSITA'


I) La permanenza degli spin off all’interno delle strutture dipartimentali dell’"Università" non potrà eccedere i 3 anni. Detto periodo potrà essere prorogato una sola volta, a condizioni da definirsi, dal Consiglio di Amministrazione dell’"Università" su proposta del Comitato Smart e sentito il Consiglio di Dipartimento, ricorrendo particolari ragioni di convenienza o opportunità.
II) I rapporti tra l'"Università" e lo spin off saranno regolati da apposita convenzione che disciplinerà l'utilizzo di spazi, attrezzature e personale, nonché gli impegni di trasferimento tecnologico.

ARTICOLO 6
PARTECIPAZIONE DEL PERSONALE ALLE ATTIVITA' DELLO SPIN OFF

I) La partecipazione dei soci proponenti all’attività dello spin-off costituisce per l’"Università" garanzia per la buona riuscita dell’iniziativa, per il raggiungimento degli obiettivi prefissati e per la salvaguardia della partecipazione stessa dell’"Università". Pertanto, il personale docente e/o ricercatore che proponga l’attivazione di uno spin-off, deve partecipare al capitale dello spin off e deve impegnarsi a non cedere per un periodo minimo di tre anni dalla costituzione dello spin off la propria partecipazione in esso.
II) Il personale docente e/o ricercatore a tempo pieno proponente l’attivazione di uno spin-off ottiene l’autorizzazione, con diritto al mantenimento in servizio, allo svolgimento di attività retribuita a favore dello spin off automaticamente per ciascun anno per effetto del rilascio dell’autorizzazione di cui al successivo articolo 8 .
III)
Il docente e/o ricercatore socio a tempo pieno che abbia conseguito l’autorizzazione di cui al precedente comma e quello a tempo definito, possono essere nominati componenti del consiglio di amministrazione dello spin off e possono prestare a favore dello stesso la propria attività retribuita, purché non di lavoro subordinato, a condizione che lo svolgimento di detta attività non si ponga in contrasto con il regolare e diligente svolgimento delle proprie funzioni didattiche e di ricerca. Il Preside della Facoltà di appartenenza del docente e/o ricercatore socio e il Direttore del Dipartimento di afferenza vigilano sul rispetto di quanto qui previsto. Qualora venga meno, per qualsivoglia motivo, la compatibilità tra lo svolgimento di detta attività a favore dello spin off e le funzioni didattiche e di ricerca, su semplice richiesta dell’"Università", il docente e/o ricercatore socio, a meno che non chieda di essere collocato in aspettativa senza assegni, deve immediatamente cessare lo svolgimento dell’attività a favore dello spin off, salvo in ogni caso il diritto di conservare la propria partecipazione sociale.
IV)
Per il periodo di permanenza degli spin off all’interno delle strutture dipartimentali dell’"Università", il docente e/o ricercatore socio può assumere la carica di amministratore delegato o presidente della società previa delibera del Senato accademico, tenuto conto della compatibilità, nel caso specifico, della funzione di amministratore delegato o presidente con il regolare e diligente svolgimento delle funzioni didattiche e di ricerca.
V) E’ fatto espresso divieto allo spin off, e al personale docente e/o ricercatore che partecipa allo stesso, di svolgere attività in concorrenza con quella di consulenza e ricerca per conto terzi di cui all’art. 66 del D.P.R. 11.7.1980 n. 382 svolta dal dipartimento in favore di enti pubblici o privati.
VI)
Il personale docente e/o ricercatore a tempo pieno che, successivamente alla costituzione di uno spin off, intenda partecipare alla compagine sociale svolgendo attività retribuita a favore dello stesso, deve chiedere agli organi competenti l'autorizzazione secondo le procedure di cui al successivo art. 8. Il rilascio di tale autorizzazione consente di estendere al nuovo socio le disposizioni di cui ai commi precedenti del presente articolo.
VII) Il personale tecnico-amministrativo può svolgere a favore dello spin off attività non retribuita o attività retribuita purché meramente occasionale, al di fuori dell’orario di lavoro e previa autorizzazione del dirigente del personale, sentito il Direttore della Struttura relativamente alla compatibilità dello svolgimento di attività in favore dello spin off con quelle proprie della funzione istituzionale.
Il personale tecnico amministrativo può essere, altresì, nominato componente del consiglio di amministrazione dello spin off su designazione dell’"Università" ovvero a seguito di nomina assembleare, purché ciò risulti compatibile con l’esatto e puntuale svolgimento delle sue mansioni a favore dell’"Università", secondo quanto verificato, di anno in anno, dal responsabile della struttura di appartenenza.
VIII) I titolari di assegni di ricerca ed i dottorandi di ricerca possono svolgere a favore dello spin off attività retribuita o non, previo parere del tutor, su autorizzazione rispettivamente del Consiglio di Dipartimento e del Collegio dei Docenti del Dottorato.
Gli allievi dei corsi di specializzazione medica possono svolgere a favore dello spin off attività retribuita o non, purché l'attività prestata non sia in qualunque modo riconducibile all'ambito sanitario ed al di fuori dell’orario di lavoro.
IX) Il personale docente e ricercatore a tempo pieno, il personale tecnico amministrativo che partecipi a qualunque titolo allo spin off deve comunicare all’"Università", al termine di ciascun esercizio sociale, i dividendi, i compensi e le remunerazioni a qualunque titolo percepiti dallo spin off. La remunerazione per l’attività a qualunque titolo prestata dal socio a favore della società non può in nessun caso eccedere quanto praticato usualmente sul mercato in situazioni analoghe, né deve costituire strumento per l’attribuzione al socio di vantaggi, diretti o indiretti, derivanti dal controllo della società o comunque strumento di discriminazione o di pregiudizio nei confronti degli altri soci.
X) L’"Università" provvede alla verifica del rispetto di quanto previsto nel presente articolo, anche mediante richiesta di informazioni scritte allo spin off. Lo spin off è tenuto a fornire le informazioni richieste entro 30 giorni dal ricevimento della richiesta.

ARTICOLO 7
PROPRIETA’ INTELLETTUALE

I) La proprietà intellettuale dei risultati della ricerca svolta dallo spin off è della nuova società. Spetta, tuttavia a favore dell’"Università" licenza gratuita e perpetua, senza diritto di sublicenza.

ARTICOLO 8
PROCEDURA DI COSTITUZIONE DELLO SPIN OFF


I) Il progetto per l'attivazione dello spin off è sottoposto al Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo e al Senato Accademico che, su parere del Comitato Smart, sentito il Consiglio di Dipartimento che ospiterà la nuova iniziativa e del Dipartimento di afferenza dei proponenti, dovranno autorizzare, ciascuno per quanto di rispettiva competenza, la costituzione dello stesso indicando la quota di capitale che risulterà sottoscritta dall’"Università".
II) Prima dell’inizio dell’attività la nuova società è iscritta all’Albo degli spin-off tenuto dall’"Università".
III) Il Consiglio di Amministrazione dell’"Università" designa, altresì, il componente del consiglio di amministrazione dello spin off riservato alla nomina dell’"Università". Tale rappresentante deve riferire al Comitato Smart almeno una volta all’anno sull’attività dello spin-off.

ARTICOLO 9
SPIN OFF ACCADEMICI

I) Le società, al capitale delle quali l’"Università" non partecipa, costituite o comunque partecipate dal personale docente o ricercatore, pur non essendo disciplinate dal presente regolamento, dovranno rispettare le seguenti disposizioni:
a) obbligo per il personale docente o ricercatore a tempo pieno che intenda prestare la sua opera a favore di tale società di richiedere, per ciascun anno, all'"Università" l’autorizzazione al mantenimento in servizio o nel corso di studio, sotto il vincolo del diligente svolgimento dell'attività didattica e di ricerca;
b)
obbligo per il personale docente o ricercatore di richiedere di volta in volta l'autorizzazione a percepire compensi dallo spin off accademico, per l'attività svolta, secondo quanto previsto dal regolamento di Ateneo sul conferimento di incarichi a docenti e ricercatori a tempo pieno;
c) obbligo per il personale tecnico amministrativo di richiedere di volta in volta l’autorizzazione al dirigente del personale, sentito il Direttore della struttura relativamente alla compatibilità dello svolgimento di attività a favore dello spin off con quelle proprie della funzione istituzionale, a svolgere attività ed a percepire compensi dallo spin off accademico secondo la disciplina di cui all'art. 6 comma 7.
d) obbligo per il docente / ricercatore a tempo definito del rispetto del regolare e diligente svolgimento delle attività didattiche e di ricerca.
II) E’ fatto in ogni caso divieto al personale docente o ricercatore di partecipare o prestare la propria attività a favore di società che svolgano attività in concorrenza con quella di consulenza e ricerca per conto terzi di cui all’art. 66 della legge 11.7.1980 n. 382 che il dipartimento di appartenenza svolga con enti pubblici o privati.
Qualora venga meno, per qualsivoglia motivo, la compatibilità tra lo svolgimento di detta attività a favore dello spin off e le funzioni didattiche e di ricerca, su semplice richiesta dell’"Università", il docente e/o ricercatore socio, a meno che non chieda di essere collocato in aspettativa senza assegni, deve immediatamente cessare lo svolgimento dell’attività a favore dello spin off, salvo in ogni caso il diritto di conservare la propria partecipazione sociale.

ARTICOLO 10
ENTRATA IN VIGORE E REGIME TRANSITORIO
Agli spin off già costituiti all'atto dell'entrata in vigore del presente regolamento e ai quali partecipi l'Università, è riconosciuta la qualifica di spin off dell'"Università" e ad essi si applicano le disposizioni del presente regolamento dal momento della sua entrata in vigore. Essi devono adeguare i propri statuti e patti parasociali a quanto qui previsto nel termine di sei mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento. Ove ciò non sia possibile , il Comitato Smart potrà proporre, d'intesa con gli interessati, soluzioni ad hoc.

 

Riceviamo dalla Prof.ssa Lilla CRISAFULLI, membro uscente del CdA, ricanditata


Ateneo di Bologna: presentate al Consiglio

"Linee guida del Bilancio di previsione 2009"


Lilla Crisafulli

  LUCIANI: il documento, che pubblichiamo integralmente, ci prepara a capire cosa ci aspetta nel 2009, in seguito alle decisioni finanziarie definitive del Governo, che ci auguriamo siano ricondotte ad una sana ragionevolezza, per garantire agli studenti il diritto allo studio, e alla scienza la continuità della ricerca.
  Non ricordo di aver mai visto un documento così ragionato.
  Mi duole, invece, rilevare che il documento taccia su DATI essenziali per capire da dove si parte: quale è il saldo del bilancio assestato (che di regola va fatto in ottobre), e quale la situazione di CASSA. E mi duole che la previsione di calo degli studenti sia considerata come ipotesi realistica, perchè nulla è in cantiere in Ateneo per contrastarla (eppure durante il mandato di questo Rettore, il calo totale è stato vicino ai 20.000, quanto basta (in qualunque azienda normale) per presentare le dimissioni subito (Lui, il suo Direttore amministrativo, e anche il Pro-rettore alla didattica).
  Sarebbe anche potenzialmente importante conoscere:
  1) Se si intravede qualche possibilità di ripresa del finanziamento privato della ricerca, all'Ateneo, anche di seguito alle recenti disposizioni legislative di sgravi fiscali.
  Ma questo rilievo non è fatto alla Ragioneria, bensì al Responsabile della ricerca, a parte che da tempo già avrebbe dovuto procurare entrate per la ricerca, eliminando "privilegi" nell'Ateneo, che ostacolano questa forma di finanziamento.
  Esempi: a) l'ateneo trattiene una trattenuta (meglio dire tangente) esosa sui proventi della ricerca, per conto terzi;
  b) i cosiddetti "spin-off", imprese "agevolate" dall'Ateneo al proprio interno, ci risulta siano divenuti (almeno alcuni) il bypass dei contratti di ricerca per conto terzi, vale dire il modo (dei ricercatori) per ricevere finanziamenti privati allo scopo di scansare la tangente (per, magari, pagarne un'altra, meno pesante, di cui al punto a).
  2) Se sono prevedibili ricadute sul bilancio di medio-termine, come conseguenza del fatto che l'Ateneo (in relazione ai rilievi dello Stato sulla proliferazione delle sedi) vuole affrontare il problema del finanziamento della Romagna (responsabilizzando lo Stato, non fuggendo), della cui drammatica situazione abbiamo saputo, dai suoi dirigenti amministrativi;
  3) Altra domanda che gira: è vero che le donazioni finanziarie all'Ateneo vanno a destinazione, solo dopo aver subito una trattenuta, a favore del personale dell'Amministrazione centrale ? NL 

                                Fonte: Ateneo. LINEE GUIDA PER IL BILANCIO DI PREVISIONE per il  2009

   

Finalità: Definire, secondo le previsioni regolamentari, le linee programmatiche per la gestione finanziaria dell’Università, in attuazione degli obiettivi strategici 2007 – 2009, degli interventi per il riequilibrio finanziario e delle risorse stimabili, tenendo conto dei vincoli di finanza pubblica.

Premessa
I principali elementi conoscitivi e finanziari per l’elaborazione delle linee guida al bilancio di previsione 2009 sono stati esaminati dalla Giunta d’Ateneo (21 luglio 2008) “Primi elementi conoscitivi e finanziari per l’elaborazione delle linee guida al bilancio 2009”.
Il Magnifico Rettore ha presentato le principali scelte della manovra di finanza pubblica di giugno ai responsabili didattici, scientifici e di servizio dell’Ateneo (23 luglio 2008).

Riferimenti normativi di Ateneo
Revisione annuale Piano Strategico di Ateneo 2007-2009
La Giunta di Ateneo (16 giugno 2008), il Consiglio d’Amministrazione (8 luglio 2008) e il Senato Accademico (15 luglio 2008) hanno approvato la revisione annuale del Piano Strategico 2008 e i giudizi di priorità formulati per le linee d’azione.
Tutte le linee di azione, in quanto inserite nel Piano Strategico, sono prioritarie per la realizzazione degli obiettivi strategici di Ateneo; tuttavia sono state individuate le priorità giudicate essenziali per la realizzazione di tali obiettivi, identificandole come “priorità 1” per differenziarle da tutte le altre (contraddistinte come “priorità 2”).
Per le linee di azione a priorità 1 gli Organi Accademici hanno confermato l’opportunità di presidiarne la realizzazione, assumendo l’impegno di:
-        mantenere almeno immutate le assegnazioni di risorse finanziarie e umane per le linee di azione avviate nei tempi programmati per le quali non si ravvisano situazioni di criticità (valutazione verde);
-        convogliare eventuali risorse umane e/o finanziarie disponibili per la Programmazione Strategica sulle linee di azione che presentano ritardi rispetto ai tempi originariamente programmati o altre criticità (valutazione gialla o rossa), per renderne possibile la realizzazione o il completamento.
Il Senato Accademico ha raccomandato che l'argomento fosse riportato all'attenzione del Consiglio di Amministrazione con proposte finalizzate all’individuazione di possibili soluzioni per legare il piano strategico a elementi di valutazione finanziaria.
In allegato è disponibile il documento di revisione annuale del Piano Strategico di Ateneo 2007-2009 (Allegato 1).

Documento del gruppo di lavoro sugli interventi di riequilibrio finanziario – Consiglio di Amministrazione del 20 giugno 2007
Il documento ha approfondito il quadro informativo sull’evoluzione pluriennale delle principali componenti del bilancio ed ha indicato diverse misure per riequilibrare i saldi di bilancio nel triennio 2007-2009 e nel  medio - lungo periodo (2007-2016).
Si ricorda che le principali misure per il riequilibrio finanziario si articolano in:
-        gestione integrata della liquidità
-        finanziamento in conto capitale della manutenzione straordinaria
-        revisione del piano edilizio
-        cessioni immobiliari
-        prelievo straordinario
-        incentivi al prepensionamento.
Le misure elaborate per il recupero di efficienza e l’incremento delle entrate prevedono:
-        recupero di efficienza nella gestione dei programmi edilizi
-        recuperi di efficienza nelle partecipazioni
-        integrazione organizzativo-gestionale nelle strutture didattico-scientifiche
-        recuperi di efficienza nei sistemi informativi
-        recuperi di efficienza nelle strutture di servizio
-        recuperi di efficienza nella didattica
-        incentivazione delle attività su commissione.
Il Direttore Amministrativo segnala che il documento è stato stilato nel 2007 e quindi potrebbe essere aggiornato alla luce delle misure già attuate, riformulato o integrato con eventuali ulteriori misure aggiuntive.

Stima delle entrate
I criteri generali utilizzati per la stima delle entrate sono stati i seguenti:
-        Fondo di Finanziamento Ordinario: la previsione complessiva di 381,49 milioni di euro, risulta composta dalla quota consolidabile 2008 pari a 365,9 milioni di euro e da 15,52 milioni di euro relativi alla copertura dei maggiori oneri per il personale e per i rinnovi contrattuali (Ministeriale 977 del 1° luglio 2008).
          La stima è stata fatta considerando i seguenti elementi:
*        la quota prevista nel bilancio dello Stato per il 2009 per il Fondo sarà ridotta rispetto allo stanziamento del 2008 (63,5 milioni secondo il D.L. 112 del 25 giugno 2008 convertito con la Legge 133 del 6 agosto; nel disegno di legge della finanziaria 2009 tabella C – cap. 1694 - il confronto tra lo stanziamento 2008 e la previsione 2009 evidenzia una riduzione di 134,12 milioni di euro);
*        l’assegnazione provvisoria 2008 dell’Ateneo di Bologna è ad oggi pari a 396,8 milioni di euro;
-        Fondo per la programmazione triennale: la quota prevista di 2,99 milioni di euro, ridotta rispetto ai 4,3 milioni di euro ricevuti nel 2008, considera la riduzione dello stanziamento globale previsto nel bilancio dello Stato (comprensivo delle quote destinate alle Università non statali) e ipotizza una percentuale di assegnazione sul totale uguale a quella del 2008 (4,7%);
-        Contribuzioni studentesche: la stima di massima di circa 100 milioni di euro complessivi ha tenuto conto dell’applicazione dei nuovi importi delle singole contribuzioni per l’a.a. 2008/2009 (delibera del Consiglio di Amministrazione del 10 giugno 2008) e della prevista diminuzione del numero degli iscritti (stimata al -8% complessivo), distribuita in modo non uniforme tra le diverse Facoltà, i diversi corsi di studio e le diverse sedi territoriali.
          Indicativamente, come per gli esercizi precedenti, si prevede di destinare una quota pari a 2,34 milioni di euro alla copertura dei contratti a tempo determinato (2,12 ml di euro) e alle collaborazioni coordinate e continuative (0,22 ml di euro).
          Un’ulteriore quota di massima di circa 1,5 milioni di euro dovrà essere destinata a progetti riguardanti servizi per gli studenti, che dovranno essere elaborati dalle Commissioni Didattiche di Facoltà previo parere del Consiglio Studentesco, come deliberato dal Consiglio di Amministrazione del 10 giugno 2008, in sede di definizione dell’importo delle contribuzioni studentesche per l’a.a. 2008/2009.
           La delibera prevede:
          “Il Consiglio di Amministrazione delibera: (omissis) .... la destinazione dell’intero importo derivante dalla differenza tra il 6% ed il 3,3% (pari al 2,7%) a progetti, da elaborarsi a cura delle Commissioni Didattiche di Facoltà, volti a dare impulso ai servizi offerti agli studenti, con indicazione di priorità per quelli rispondenti all’esigenza di garanzia di servizi didattici primari ed essenziali. Su tali progetti verrà acquisito il parere del Consiglio Studentesco”.
                                      Infine una quota stimata in circa 0,4 milioni di euro dovrà essere destinata alle Facoltà che hanno attivato corsi di laurea internazionali che rilasciano titoli doppi o congiunti, corsi di laurea Erasmus Mundus (delibera del Consiglio di Amministrazione del 8 luglio 2008);
-        Alienazione di beni patrimoniali: sono in corso le procedure per l’alienazione di Villa Guidalotti, in attesa dell’autorizzazione del Ministero dei Beni Culturali per un valore di 1,84 milioni di euro e del Podere Casino a Granarolo, per il quale oltre all’autorizzazione si attende anche la variante PRG dal Comune per un valore previsto di 1,05 milioni di euro. Il Direttore Amministrativo segnala che gli Organi Accademici dovranno probabilmente valutare in corso di esercizio la possibilità di alienazione di “Villa Levi” situata a Coviolo (Reggio Emilia), per un valore stimato di 7,7 milioni di euro (stima dell’Agenzia del Territorio del dicembre 2007).
-        Mutui: l’importo iniziale previsto per il 2008 è stato incrementato di 4,5 milioni di euro per un contributo all’ASL per la costruzione del Padiglione G dell’Ospedale Bellaria;
-        Interessi attivi: la quota stimata di 1 milione di euro in netta diminuzione rispetto ai 2,83 accertati nel 2008 deriva dal previsto rientro in tesoreria unica delle disponibilità statali assegnate all’Ateneo (art. 77-quater, decreto legge 112/2008, convertito dalla legge 133/2008) che opera a partire dal 1 gennaio 2009 e farà confluire i trasferimenti ministeriali in un conto infruttifero presso la Banca d’Italia. Gli interessi maturati nel consuntivo 2005, ultimo anno prima dell'uscita dalla Tesoreria Unica, ammontavano a circa 285 mila euro; è tuttavia prevedibile un periodo di transizione che consentirà la maturazione di ulteriori interessi;
-        Altre entrate: per tutte le altre voci di entrata è stato considerato come riferimento l’importo accertato nel 2007 oppure al 13 ottobre 2008 se di importo superiore.
I risultati delle stime sono rappresentati in modo analitico nei prospetti allegati.

Stima delle spese
I criteri generali utilizzati per la stima delle spese sono stati i seguenti:
-        dotazione per la didattica: importo deliberato dal Consiglio di Amministrazione del 27 maggio 2008, che costituisce un impegno verso le Facoltà;
-        borse di dottorato di ricerca: è stato previsto un incremento complessivo di spesa in relazione all’aumento dell’importo lordo annuo di ogni borsa, disposto dal D.M. 18 giugno 2008 e di quanto deliberato dal Consiglio di Amministrazione del 22 luglio 2008 in merito al XXIV ciclo a.a. 2008/2009. La delibera prevede:
          “Il Consiglio di Amministrazione dispone che (omissis) ... siano individuate (in sede di previsione di bilancio per il prossimo esercizio) idonee modalità per assicurare, sotto il profilo finanziario, che anche per l’anno 2009 si possa confermare il numero di 289 borse da ripartire alle Scuole di Dottorato”;
-        indennità di funzione e gettoni di presenza: l’importo previsto rappresenta la spesa del 2007 ridotta del 30% come disposto dall’art. 61 comma 1 del D.L. 112/08;
-        personale docente, ricercatore e tecnico amministrativo: la stima è approssimativa in quanto gli uffici non dispongono ancora dei dati relativi al turnover e non ci sono certezze normative sull’abolizione del periodo fuori ruolo.
La stima per docenti e ricercatori tiene conto:
-        dell’aumento stipendiale 2009 nella misura del tasso di inflazione programmato pari all’1,5%;
-        delle probabili assunzioni 2008 derivanti dalle prime 3 tornate 2008 e precedenti (sono invece esclusi i punti di budget resi disponibili e non utilizzati dalle Facoltà nonché quelli derivanti dal 25% delle cessazioni 2006/07 e non sono state imputate assunzioni sul 2009);
-        delle cessazioni per raggiunti limiti di età sia per il 2008 che per il 2009 considerando vigente l’abolizione del periodo fuori ruolo;
-        delle cessazioni per motivi diversi dai limiti d’età stimate in 67 unità per il 2009.
La stima per il personale tecnico amministrativo, in cui non sono compresi i dirigenti di ruolo, tiene conto:
-        dell’aumento stipendiale 2009 nella misura del tasso di inflazione programmato pari all’1,5%;
-        del personale in servizio a settembre 2008 integrato con le 60 assunzioni derivanti dal nuovo protocollo di stabilizzazione (non considera ulteriori possibili assunzioni relative all’ultimo trimestre 2008 e all’anno 2009);
-        delle cessazioni per raggiunti limiti di età.
Inoltre è stata prevista per la decentrata una quota di 8,29 milioni di euro pari all’importo certificato dai Revisori per il 2004 incrementato di 0,44 mila euro per gli incrementi fissi previsti dal CCNL quadriennio normativo 2006-2009 e biennio economico 2006-2007, sottoscritto il 16 ottobre 2008, ridotto del 10% per effetto di quanto disposto dall’art. 67 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112 convertito dalla legge 6 agosto 2008, n.133.
In forza della manovra di giugno, sono stimabili restituzioni al bilancio dello Stato in 2,19 milioni di euro, di cui 0,92 milioni di euro relativi alla decurtazione del 10% dell’importo 2004 per la decentrata (art. 67, comma 6), 0,78 milioni di euro a titolo di differimento della progressione triennale (art. 69, comma 5) e 0,49 milioni di euro relativi alla riduzione di spesa per organi collegiali e altri organismi (art. 61, commi 1 e 17).
Non sono stati ancora stimati i versamenti relativi all’art. 61, commi 5-6 (riduzioni di spesa per relazioni pubbliche, mostre, di rappresentanza e sponsorizzazioni), comma 8 (quota di retribuzione accessoria per progettazione di opere pubbliche) e all’art. 46 bis (revisione dei distacchi, delle aspettative e dei permessi sindacali).
Infine, per quanto riguarda le spese di funzionamento, si segnala che per gli affitti e le imposte e tasse si è considerato un incremento del 3,3% sullo stanziamento iniziale 2008, pari al tasso di inflazione stimato per il 2009 (si tratta di una stima di massima, che dovrà essere verificata in corso d’anno).
Per le utenze la stima di massima di 20,69 milioni di euro considera l’aumento dei costi della materia prima e l’incremento di circa 22 mila metri quadrati degli spazi occupati dall’Ateneo.
Per tutte le altre voci si è assunto come vincolo di riferimento lo stanziamento iniziale assegnato nel 2008 o quanto già disposto relativamente al 2009 dal Consiglio di Amministrazione.
Gli elementi di politica finanziaria sono descritti nella relazione tecnica allegata.
I risultati delle stime sono rappresentati in modo analitico nei prospetti allegati.
La presentazione allegata prefigura la compatibilità finanziaria per il prossimo esercizio finanziario attraverso linee guida per le entrate, le spese, il sostegno degli investimenti e il pareggio di bilancio.

Proposta
Per recuperare la differenza tra entrate e spese stimata pari a 34,42 milioni di euro e raggiungere quindi il pareggio nel bilancio di previsione, si propongono i seguenti interventi:
-        riconduzione delle previsioni di spesa alle assegnazioni 2008, ridotte in via tendenziale del 10% (ad eccezione delle spese per il personale, per le utenze, per le borse di dottorato di ricerca e degli stanziamenti già deliberati per il 2009 dal Consiglio di Amministrazione come ad esempio la dotazione di Facoltà per la didattica);
-        riduzione della previsione di spesa di 2,3 ml di euro per le borse di dottorato di ricerca, garantendone la copertura con il riporto nel 2009 della prenotazione 2008 relativa ai progetti PRIN 2008, a fronte della mancata emissione del bando 2008;
-        riduzione di 0,5 ml di euro della previsione del fondo di riserva;
-        utilizzo dell’avanzo libero presunto 21,02 ml di euro, stimabile dal consuntivo 2008.
Si propone di prevedere un collegamento tra Piano Strategico e bilancio di previsione 2009 utilizzando la programmazione delle strutture (ad esempio per l’Amministrazione Centrale e i Poli gli obiettivi dirigenziali): molti degli obiettivi delle strutture sono riconducibili alle linee di azione del Piano Strategico ed è quindi possibile pervenire ad una quantificazione delle risorse finanziarie necessarie alla loro realizzazione.
Il nuovo applicativo “Alma budget” per la predisposizione del Bilancio di Previsione 2009 contempla la possibilità di associare le richieste di spesa al Piano Strategico e di indicare l’obiettivo della struttura.
Le risorse finanziarie potranno essere correlate a obiettivi riconducibili alle linee di azione del Piano Strategico, costituendo un elemento a supporto della formulazione del Bilancio di Previsione 2009.
A completamento di tale informativa e nel caso di obiettivi non collegati al Piano Strategico relativi ad attività istituzionali e gestionali di tipo continuativo la valutazione di priorità della programmazione potrebbe avvenire in base alla coerenza degli stessi rispetto al Documento sugli interventi di riequilibrio finanziario (Consiglio di Amministrazione del 20 giugno 2007)  e più in generale in funzione del loro contributo al contenimento della spesa/aumento dei finanziamenti, al miglioramento dell’efficienza nell’utilizzo delle risorse, alla razionalizzazione, semplificazione e aggregazione delle attività e delle strutture. Anche in questo caso l’applicativo “Alma budget” dispone di apposito campo descrittivo in cui il responsabile della struttura potrà evidenziare la concorrenza dell’obiettivo di Ateneo al raggiungimento di tali finalità.
Si propone pertanto di procedere alle eventuali rimodulazioni rese necessarie dalla riduzione del 10% dell’assegnazione rispetto alla previsione iniziale 2008 in funzione delle priorità sopra descritte.

La Giunta di Ateneo nella seduta del 20 ottobre 2008:
        preso atto della relazione dell’Ufficio in merito alle linee programmatiche per la gestione finanziaria dell’Università, in attuazione degli obiettivi strategici 2007-2009, degli interventi per il riequilibrio finanziario e delle risorse stimabili;
-        preso atto della documentazione allegata di cui ai punti 1, 2, 3, 4;
-        preso atto che il tema in esame sarà nuovamente sottoposto alla Giunta di Ateneo, anche a seguito dell’espressione di parere da parte della Commissione Bilancio e Programmazione;
ha apportato alcune modifiche alla rappresentazione dei dati, che sono già state recepite nei documenti allegati.

La Commissione Bilancio e Programmazione nella seduta del 21 ottobre 2008 ha espresso apprezzamento per la chiarezza del documento, organizzato in macroaree  – Ricerca, Didattica e Servizi agli studenti, Multicampus e Organizzazione - che permettono agli Organi Accademici, fermo restando l’equilibrio di bilancio, di effettuare scelte politiche alternative e di differenziare, all’interno di ciascuna macroarea, la riduzione del 10% delle spese.
La Commissione ha confermato di assumere le misure previste dal documento sul riequilibrio finanziario e gli obiettivi strategici come principali parametri di riferimento per programmare una significativa riduzione della spesa anche in chiave di efficienza, efficacia e promozione della qualità al fine di garantire, in presenza di nuovi bisogni, il contenimento complessivo per macroarea.
La Commissione ha suggerito di esplicitare la connessione tra gli effetti dell’attuazione delle misure di riequilibrio e le poste di bilancio, in termini di minori spese e di maggiori entrate, in particolare di quelle dirette a promuovere la valorizzazione delle attività e dei risultati rispetto all’assegnazione di risorse incrementali.
La Commissione ha proposto di procedere, attraverso percorsi e tempi definiti, alle aggregazioni delle strutture di servizio, nelle diverse sedi territoriali, di verificare e rinegoziare i rapporti con le strutture partecipate dall’Ateneo, di valutare le proposte di bilancio rispetto ai benefici finanziari attesi secondo le stime pluriennali del documento per gli interventi di riequilibrio finanziario.

Il Collegio dei Direttori di Dipartimento nella seduta del 30 ottobre 2008 a conclusione del dibattito:
-        ha lamentato la ristrettezza dei tempi - come per altro e purtroppo è già avvenuto anche in passato - coi quali si è dovuto procedere all'esame del documento proposto; ed ha lamentato altresì la mancanza di un piano triennale di "Linee Guida" che avrebbe consentito una visione più completa e più realistica dei problemi di bilancio e una conseguente programmazione più responsabile;
-        ha chiesto un chiarimento rispetto alla dizione "non sono state previste assunzioni nel 2009" (slide n. 10; a questo proposito si chiede altresì un chiarimento circa la validità della durata delle idoneità);
-        ha proposto infine:
1.       che il taglio alla voce Ricerca venga contenuto nella misura del 5% (e non del 10%), come segnale di attenzione nei confronti di un settore particolarmente qualificante, nei confronti del quale l'Ateneo ha indirizzato diverse scelte strategiche (si pensi solo alle Peer Review);
2.       che - in considerazione  del blocco dei concorsi - all'interno dei fondi per la Ricerca siano previste borse di studio e/o posti di Ricercatore a tempo determinato;
3.       che il capitolo relativo all'acquisizione delle risorse  bibliotecarie elettroniche di interesse interdisciplinare venga potenziato affinché le relative spese non gravino prevalentemente sui Dipartimenti."
Il materiale è stato inviato al Comitato di Coordinamento dei Poli della Romagna (28 ottobre 2008) e alle Rappresentanze Sindacali Unitarie (30 ottobre 2008).

 


Ateneo di Bologna: avviato il procedimento per la
  nomina  di  un  nuovo  Direttore   Amministrativo.
Il Rettore, che scade l'anno prossimo, oltre a selezionare la Commissione, ne farà parte come membro interno. Inoltre potrà concorrervi anche il personale interno.

  LUCIANI: un pastrocchio  ..., ma approvato dal Consiglio di Amministrazione. Nella chiesa cattolica il Vescovo viene  sempre da fuori Diocesi, e questo è il solo  modo di garantire discontinuità.
  La cosa è vitale per Bologna,  dopo la crisi del bilancio dello scorso anno a cui il Rettore non è estraneo, per le passate scelte in campo didattico e per   il crollo degli studenti.
  Per questo non va bene, doppiamente, che il Rettore uscente stia in Commissione per la  selezione.

   

    L'attuale Direttore scade a dicembre del 2009. Il nuovo Direttore verrebbe nominato il 1 ottobre per la durata di 5 anni, con l'intesa che il "Fuori Ruolo" di 2 mesi (per così dire) al Direttore attuale dovrebbe permettere una adeguata trasmissione delle competenze e conoscenze a quello nuovo. Questo mi sembra criterio saggio.
   La Commissione di selezione sarà "di pertinenza del Rettore, il quale si avvarrà di esperti nazionali e, se del caso, internazionali. E' inoltre importante prevedere, dice la delibera, la partecipazione del Rettore stesso, nella funzione di membro interno."
   Al riguardo, il Consiglio di Amministrazione è stato investito più volte sulla questione del rinnovo, e mai si è capito il perchè di tanta tribolazione. Un aspetto che rileva è l'idea di permettere anche al personale interno di concorrere per la nomina.  
   Se è consentita una opinione personale, la chiesa cattolica è emblematica per l'efficienza delle nomine: e qui il Vescovo viene sempre da fuori Diocesi. E' quanto serve per un salto di discontinuità anche nel nostro Ateneo, anzi è assolutamente necessario. E qui la mente corre alla "crisi del bilancio" dello scorso anno, legato ad una straordinaria mala amministrazione, consistente nel fatto che, a suo tempo, non sono stati opposti tempestivamente i limiti di bilancio all'eccesso di lauree, di insegnamenti e di personale esterno a contratto. Il bilancio tocca l'amministrazione, la didattica tocca il Rettore. 
    Per questo, che il Rettore uscente stia in Commissione non va bene. Per me, può anche essere lui a scegliere il Direttore (diciamo pure, senza attendere il successore), purchè tra una terna proposta da una Commissione "terza". Di "membri interni" ne abbiamo già avuti abbastanza nelle commissioni di concorso per  professore universitario. NL
 

Delibera del CdA del 30 09 2008 (verbale non ancora approvato).

AVVICENDAMENTO DEL DIRETTORE AMMINISTRATIVO. PROPOSTA DEFINITIVA DEL JOB PROFILE

    Il Presidente-Rettore ricorda a tutti i consiglieri la configurazione del profilo da ricercare per il nuovo Direttore Amministrativo emersa dal dibattito avvenuto nella seduta del 16 settembre scorso. Per precisione richiama il riepilogo formulato al termine della discussione, opportunamente elaborato per l'inserimento nel bando.
    Innanzitutto nel bando dovrà essere richiamato il fatto che il Direttore Amministrativo è una figura i cui compiti sono definiti sia dallo Statuto, sia da norme di legge o di contratto, sia dal Piano Strategico di Ateneo.
   Al fine di illustrare ai possibili candidati, sia pure in via generale, le principali responsabilità e prerogative della posizione, si fa riferimento alla seguente sintesi:
  - generale attività di indirizzo, direzione e controllo per il personale T.A. ;
  - attuazione dei piani, programmi e direttive generali definiti dagli OO.AA., con particolare riferimento al Piano Strategico di Ateneo, al quale dovranno conformarsi, per le parti di competenza, gli obiettivi annuali dirigenziali opportunamente integrati;
   - collaborazione per l.individuazione delle risorse umane, finanziarie e materiali da assegnare agli uffici e ai servizi di Ateneo;
   - consulenza di tipo tecnico-amministrativo alle strutture didattiche, scientifiche e di servizio ed espressione di pareri agli Organi Accademici circa l'assegnazione di risorse alle stesse strutture;
   - formulazione di proposte ed espressione di pareri al Consiglio di Amministrazione circa l'attribuzione e la revoca di funzioni dirigenziali o assimilate nonché circa le strategie gestionali coerenti con il rispetto delle norme e con i piani di sviluppo dell.Ente;
   - indirizzo, coordinamento e controllo dell'attività dei dirigenti degli uffici e dei servizi centrali anche con potere sostitutivo in caso di inerzia di questi;
   - adozione degli atti relativi all'organizzazione degli uffici e dei servizi centrali nel rispetto delle strategie gestionali e degli obiettivi fissati dagli OOAA;
   - collaborazione con i dirigenti delle strutture didattiche (Presidi e Presidenti di Scuole) scientifiche (Direttori di Dipartimento e di Centri di Ricerca) e di servizio (Direttori accademici e non) per una gestione ottimale delle risorse umane, promuovendo una costante azione di coordinamento;
   - esercizio della potestà disciplinare sul personale tecnico-amministrativo;
   - adozione degli atti e dei provvedimenti amministrativi di competenza.
   L'assunzione delle responsabilità derivanti dall'insieme delle norme e dei Contratti Collettivi di Lavoro comporta che la persona da ricercare abbia competenze e capacità riassumibili come segue:

    COMPETENZE
   - esperienza nella gestione di organizzazioni complesse e nella gestione e soluzione dei conflitti, con particolare riferimento alla capacità di cogliere a tale proposito le peculiarità di un'organizzazione che produce conoscenza;
   - conoscenza approfondita del contesto europeo dell'Higher Education con particolare riferimento all'ambito del knowledge transfer (cosìddetta terza missione.);
   - conoscenza dei sistemi informativi;
   - competenze relative alla gestione dei contratti;
   - competenze relative alla gestione della contabilità;
   - competenze relative alla gestione degli appalti;
   - ottima conoscenza dei sistemi di finanziamento delle università ivi comprese le forme di fund-raising;
   - competenza in materia di contratti di lavoro e di relazioni sindacali;
   - piena expertise sulla legislazione del settore.

    CAPACITA
    - visione d'insieme:
    - autorevolezza e leadership;
    - negoziazione e partnership;
    - propensione all'innovazione;
    - capacità di promuovere processi di gestione del cambiamento;
    - capacità di gestione delle risorse umane e sviluppo del personale;
    - capacità di lavoro di gruppo;
    - capacità di problem solving;
    - gestione dello stress.
    E' indispensabile altresì una buona conoscenza della lingua inglese e un'anzianità in ruoli apicali di almeno 10 anni.
   
   Per quanto concerne la tempistica del bando, è emerso nella seduta scorsa che, per tener conto delle precedenti decisioni in ordine alla concertazione tra il Rettore in carica e il Rettore eletto, è opportuno adottare il seguente calendario:
   - emanazione dell'avviso di selezione entro il mese di novembre 2008. Propone che la pubblicazione avvenga integralmente sul Portale dell'Ateneo con inserzione di trafiletto su Il Sole 24 Ore, Il Corriere della Sera, La Repubblica, The Economist, per informare i Dirigenti che lavorano nelle istituzioni internazionali;
   - selezione entro il mese di aprile/maggio 2009 con individuazione di una rosa di candidati;
   - consultazione con il Rettore che entrerà in carica dal 1 novembre 2009, non appena possibile;
   - presentazione della proposta in Consiglio di Amministrazione entro il mese di luglio 2009;
   - data di decorrenza dell'incarico dal 1 ottobre 2009.
   Per quanto concerne la nomina della Commissione di selezione, essa è di pertinenza del Rettore il quale si avvarrà di esperti nazionali e, se del caso, internazionali. E'  inoltre importante prevedere la partecipazione del Rettore stesso, nella funzione di membro interno.

*****

Ateneo di Bologna: SENATO ACCADEMICO

Dato il "via" a  numerosi corsi di laurea in base al D.M.  270.

Il Convegno di Andrea Cammelli

                   DUBBI SULLA EFFICACIA ECONOMICA DELLA SUA APPLICAZIONE
                         perchè non c'è nessun collegamento col  "PIANO STRATEGICO"
                       (e che finisce per essere qualcosa che continua a girare a vanvera).

  

    A mio avviso,   sotto il profilo dei costi che andranno a bilancio, l'Amministrazione avrebbe dovuto fornire al Senato, ai fini dell'approvazione degli insegnamenti:
    1)  l'indicazione del numero prevedibile di esami per materia (così da ammettere quelli rientranti in un determinato intervallo, da un minimo a un massimo;
    2) l'indicazione se l'insegnamento sarà coperto con docenti di ruolo o per contratto;
    3) la giustificazione delle materie frammentate, ossia con numero di ore inferiore alla norma (60 ore).

Il caso di Ingegneria di Bologna

    In attuazione della riforma delle lauree, di cui al DM 270, il Senato ha approvato,  per il 2008/09, i corsi di laurea delle seguenti Facoltà : Agraria, Architettura, Economia di Forlì, Economia di Rimini, Farmacia, Ingegneria, Seconda Facoltà di Ingegneria, Medicina Veterinaria, Psicologia, Scienze MM.FF.NN., Scienze Politiche, Scienze Politiche "R. Ruffilli", Scienze Statistiche, Scuola Superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori.
   E' diffusa l'opinione che l'attuazione della riforma sia stata approvata senza la necessaria riflessione, sotto il profilo economico e finanziario. Questo rilievo si collega alla crisi del bilancio dello scorso anno, e dunque alla impreparazione dell'Amministrazione dell'Ateneo, nel fare un vero piano strategico, che indichi i parametri (non indicazioni morali di comportamento) di riferimento comune, perchè le nuove scelte didattiche siano coerenti col quadro globale degli obiettivi e vincoli di bilancio, nel rispetto dell'autonomia delle Facoltà.
   Già si è rilevato in precedente nota che, in attuazione della precedente riforma, gli insegnamenti erano passati, nell'Ateneo di Bologna nel complesso, da n. 14.124 nel 2000 (vecchio ordinamento) a n. 25.946 nel 2006 (nuovo ordinamento DM 509/1999). Questo aveva determinato il raddoppio dell'assunzione di docenti (professori a contratto 3500 circa, oltre a quelli di ruolo, di numero grosso modo uguale), e del fabbisogno di aule, ma anche la dequalificazione delle lauree (insegnamenti con conoscenze un pò di tutto, ma poco in profondità, ed aggravio inutile di esami per gli studenti).
   Per quanto riguarda la nuova riforma, il DM 270 vuole 20 esami in totale per corso di laurea. Ma ahimè, non dice "esami" tout court, ma "esami o verifiche", e questo ha aperto uno spazio a nuove smagliature (es. a verifiche composte di più "esami").
   Al momento non disponiamo di un quadro globale dell'Ateneo, ma solo della Facoltà di Ingegneria. Qui il numero delle lauree rimarrà, grosso modo, come prima.
   Invece, per quanto riguarda il numero degli insegnamenti (al netto dei Laboratori), si passerà da 1054 (del DM 509) a 795 del DM 270. Ma rimangono troppi. In un recente Consiglio di Facoltà c'è stata una severa denuncia
   Questo è una modifica economica importante, sotto il profilo dei prevedibili costi (ossia per la necessità di docenti e di aule). Mancano, invece, elementi importanti per capire a fondo come andrà a finire sul bilancio. Qualche elemento ?
    a) un insegnamento andrebbe attuato in base al numero degli studenti iscritti: non meno di x (ad eccezione delle lauree di rilevanza strategica nazionale, come la laurea di ingegneria elettrica), ma non superiore a y. In questo secondo caso sarebbe necessario lo sdoppiamento;
    b) l'insegnamento andrebbe coperto, in linea di principio, con un professore di ruolo. Se non è possibile, la cosa va segnalata;
    c) il vincolo dei 20 esami per laurea triennale (e dei 12 per laurea magistrale) è un invito giuridico e morale all'accorpamento degli insegnamenti. Nella Facoltà di Ingegneria rimarranno 176 insegnamenti con 30 ore (e anche meno), in luogo delle ore 60 o più (che è la norma). Penso che la cosa dovrebbe essere motivata al Senato. NL

IL CONVEGNO DI ANDREA CAMMELLI
(29 maggio 2008 all'Università di Modena)

"La riforma permanente fra realtà e percezioni"
(stralcio delle conclusioni
*)

La stampa nazionale ha dato rilievo a questo convegno che è un consuntivo relativo al passato ordinamento ex-DM 509, ma l'ha fatto in modo da fare intendere che il nuovo DM 270 sarà la stessa cosa, e dunque motivo per invocare il ritorno alle lauree di 4 e 5 anni. Ad es.:
-  il Corriere della Sera, 9 giugno 2008, titolava sul convegno di A. Cammelli del 29 maggio: "Laurea breve bocciata: ora serve la riforma", "appello al ministro: è un liceo".
- A. Monti su "Il Sole-24ORE" del 9.6.08 titolava "Una riforma ambigua" (il 270) che ignora gli studenti", e dentro l'articolo: "così gli studenti saranno costretti  a seguire gli stessi insegnamenti (del 509), anche se formalmente non conteggiati o nascosti in esami plurimi". NL

Andrea Cammelli, Caratteristiche e performance dei laureati 2007

   "Revisioni, modifiche in corso d’opera, riforme delle riforme, aggiornamenti e correzioni di rotta proseguono alacremente nel cantiere sempre aperto delle riforme universitarie. Questa attività impegna la parte più sensibile e interessata del mondo universitario, delle imprese e della società civile, mentre nel Paese prevale l’indifferenza o il disorientamento dei cittadini che, spesso, ne hanno sentore solo per sentito dire. Dopo gli squilibri dovuti, fra l’altro, all’accelerazione impressa al processo riformatore fin dal suo avvio, quando nel 1999 la Dichiarazione di Bologna aveva ipotizzato un arco di tempo decennale per l’affermarsi dello Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore , aggiustamenti e migliorie non sono mancati, assieme a qualche ripensamento e ad alcuni ritorni al passato. In questo contesto è comprensibile come ogni tentativo di seria verifica "misurando il misurabile e rendendo misurabile ciò che non lo è", come sosteneva Galileo Galilei, diventi arduo, spesso frustrante, e finisca per confermare in chi ne diffida che "ciò che veramente conta non può essere contato" , rafforzando così – in tanti – la convinzione del primato assoluto della discrezionalità.
…..
…..
   Alcune considerazioni conclusive
   E’ stata analizzata, inizialmente, la qualità del capitale umano complessivamente formatosi nelle università nel 2007, indipendentemente dalle sue diverse componenti (laureati del vecchio ordinamento, di primo livello, specialistici, specialistici a ciclo unico). Il quadro d’insieme mostra consistenti miglioramenti (in parte attesi, come la riduzione dell’età alla laurea, per esempio) nell’intervallo 2001-2007 ed anche fra i due anni più recenti.
   Successivamente l’attenzione è stata concentrata sulla popolazione in via di stabilizzazione (quella dei laureati di primo livello che abbiamo definito "puri"), la sola che consente valutazioni in grado di accertare lo stato d’avanzamento reale della Riforma. La presentazione dei risultati ha tenuto conto di un duplice punto di riferimento: quello delle caratteristiche e delle performance dei laureati all’avvio della riforma ed il confronto con quelle analoghe dell’anno passato. Il raffronto fra 2001 e 2007 mostra risultati di gran lunga migliorativi di quelli del bilancio complessivo esaminati poco sopra. Il raffronto con l’anno precedente – com’era previsto, dato il processo di stabilizzazione della

popolazione osservata – è contrassegnato, invece, dal ridimensionamento di quei valori che pure rimangono attestati su livelli complessivamente confortanti.
Il Rapporto contiene ulteriori approfondimenti sui laureati specialistici e su quelli a ciclo unico, così come su altri aspetti importanti degli studi universitari, ai quali si rinvia.
   In merito ai laureati di primo livello "puri" sembrano opportune alcune sottolineature. La tendenziale crescita dell’età alla laurea era, nel contesto di stabilizzazione di cui si è detto, prevedibile. In ogni caso il suo incremento fra il 2006 e il 2007 è stato piuttosto contenuto (da 24,2 a 24,5 anni), e l’età alla laurea si mantiene ben lontana dai 28 anni che hanno caratterizzato a lungo i laureati italiani fino alla vigilia della riforma. A questo si aggiunga la tendenza a crescere dell’età all’immatricolazione.
La regolarità negli studi, la capacità cioè di completare il percorso formativo nei tempi previsti dagli ordinamenti, seppure ridottasi rispetto a quella registrata l’anno precedente (erano risultati regolari 49,2 laureati su cento), continua a riguardare quasi il 45 per cento dei neo-laureati: un valore ben superiore al 9-10 per cento che caratterizzava il complesso dei laureati negli anni immediatamente precedenti l’avvio della riforma.
La frequenza alle lezioni rimane su valori elevati (molto più elevati di quanto registrato fra i laureati pre-riforma): 70 laureati "puri" su cento hanno dichiarato di avere frequentato regolarmente più del 75 per cento degli insegnamenti previsti.
È evidente che il positivo affacciarsi all’università di giovani e di adulti provenienti da fasce di popolazione meno favorite, associato ad un’assidua frequenza alle lezioni, sottolineano l’urgenza di provvedere con il potenziamento di servizi di Diritto allo Studio adeguati alla nuova domanda di formazione, a cominciare da una politica per gli alloggi. L’approfondimento effettuato sulle condizioni di vita e di studio dei giovani laureati è al riguardo eloquente.
Lo studio all’estero mostra per il secondo anno consecutivo timidi segni di ripresa (anche se risulta assai più praticato fra i laureati specialistici), ma la flessione avvenuta con l’avvio della riforma rischia di escludere da questa importante esperienza fasce consistenti di giovani, particolarmente fra quelli che provengono da ambienti familiari meno favoriti.
Tirocini e stage riconosciuti dal corso di studi, moltiplicatisi nel passaggio fra il vecchio e il nuovo ordinamento, lievitano ulteriormente ed entrano nell’esperienza formativa di 61 laureati su cento (tre punti percentuali più dell’anno passato). Questo testimonia l’impegno delle università e la collaborazione con il mondo del lavoro. Stage e tirocini sono stati oggetto di una approfondita verifica di qualità che ha condotto a risultati complessivamente confortanti. Non va dimenticato che all’esperienza di tirocinio/stage si associa già un più elevato tasso di occupazione (7 punti percentuali in più fra chi ha svolto uno stage durante gli studi rispetto a chi non vanta un’esperienza analoga, secondo l’ultima indagine AlmaLaurea).
La valutazione ampiamente positiva dell’esperienza universitaria portata a termine permane su valori elevati nell’opinione dei laureati. Si dichiarano decisamente soddisfatti del corso di studio concluso 35 laureati su cento (ed altri 52 esprimono una soddisfazione più moderata). L’apprezzamento per i docenti, seppure in aumento, registra valutazioni più critiche. Un quinto dei laureati è rimasto decisamente soddisfatto ed altri 65 su cento lo sono in misura più contenuta. La piena sostenibilità del carico di studio degli insegnamenti è confermata dal 30 per cento dei laureati; per altri 57 la sostenibilità è comunque riconosciuta, seppure non pienamente.
In questo quadro complessivamente incoraggiante resta l’interrogativo sulla compiutezza dell’impianto riformatore e sulla capacità di piena valorizzazione del capitale umano fornito dalle università da parte del sistema paese. L’interrogativo nasce dall’ampiezza della domanda di ulteriore formazione manifestata non solo dall’80 per cento dei laureati "puri" di primo livello (65 per cento, cinque punti meno dell’anno precedente, verso la laurea specialistica) e dal 74 per cento dei laureati specialistici a ciclo unico, ma anche dal 43 per cento dei laureati magistrali. Si tratta di un dato sul quale riflettere anche per scongiurare il rischio che si affermi un sistema caratterizzato da un’ulteriore dilatazione dei tempi di formazione per raggiungere le mète e gli obiettivi formativi più ambìti e più competitivi che resterebbero così, in assenza di una diversa politica del diritto allo studio, alla portata dei soli che possono permetterselo.
Alcuni osservatori hanno sostenuto che la riforma non viene apprezzata dal mercato e che si assiste al drastico peggioramento non solo delle prospettive di occupazione dei laureati di primo livello rispetto a quelli del vecchio ordinamento, ma che per i primi peggiorano perfino la stabilità, la retribuzione e la qualità del lavoro. Il precedente Rapporto AlmaLaurea ha dimostrato chiaramente l’infondatezza di queste tesi, evidenziando che quei risultati sono dovuti alla prosecuzione degli studi, verso la laurea specialistica, di una quota rilevante di laureati di primo livello. Una parte dei quali tenta di raggiungere l’obiettivo, magari per la necessità di mantenersi agli studi, coniugando studio e lavoro; un’attività lavorativa che così specificata è ovviamente meno stabile, meno retribuita, di minore qualità. Anzi a parità di condizioni, come s’è visto, i laureati triennali guadagnano di più."

Fonte: http://www.almalaurea.it/info/convegni/modena2008/, Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea

 

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