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Conferenza Nazionale per "faccia a faccia" tra Governo e Sindacati su DDL "Reclutamento e Governance" (n. 1905, Senato) -- Per autonomia finanziaria università, con responsabilità
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News e ARTICOLI


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In margine al Discorso del Rettore, in Inaugurazione dell'anno accademico

Gianni Porzi*, L'ATENEO NEL  2010

Anche notizie dal CdA: Rapporto di A. Zago e F. Lopriore

* Rappresentante del Governo nel CdA dell'Università di Bologna

CdA, Rapporto di Antonella ZAGO e F. LOPRIORE
Notizie 1.- Sul Dr. G. Colpani, neo Direttore Amm.vo, sul Delegato al Personale e sul discusso bando...
2.- Sulla Azienda Agraria

1. - Dr. Giuseppe Colpani, Cda del 19 gennaio

a) Il dott. Colpani, nuovo direttore amministrativo dell'ateneo, ha presentato il suo programma di lavoro definendo come prioritaria la riorganizzazione dell'amministrazione nel senso di un forte snellimento con riduzione anche del numero di dirigenti. Si è soffermato inoltre sulla valutazione degli stessi sostenendo che, se molto è stato fatto nel passato, oggi comunque si deve intervenire per semplificare gli indicatori della valutazione e definire in modo più chiaro e semplice la filiera delle responsabilità. Anche i comportamenti del dirigente, e non solo quindi il risultato raggiunto, risulta per il direttore amministrativo un elemento importante. Sul fronte risorse è necessario, secondo Colpani, un controllo di gestione che porti ad una migliore verifica dei flussi.

Il rapporto con il personale tecnico amministrativo invece dovrebbe essere improntato alla fine della contrapposizione tra personale docente e personale tecnico amministrativo in quanto quest'ultimo, pur non essendo sempre impegnato direttamente nella didattica e nella ricerca, svolge comunque un ruolo determinante nell'attività generale e per questo deve essere considerato una risorsa importante.

Crediamo che con la sua essenzialità, chiarezza e soprattutto precisione, il dottor Colpani si sia soffermato su punti sui quali anche noi da tempo abbiamo chiesto di intervenire. Ad oggi ovviamente non possiamo esprimere una fiducia incondizionata in quanto purtroppo l'esperienza passata ci ha dimostrato ancora una volta che sono i fatti a fare la differenza e non le parole. Ci sentiamo comunque di esprimere il nostro apprezzamento auspicando di poter presto verificare che finalmente nel nostro ateneo alle “belle parole” e alle “buone intenzione” possano seguire anche delle “buone azioni”.

b) La delega al Personale  e il discusso bando ... .Un momento importante che segnerà davvero una svolta oppure una piena continuità con il passato - e la nostra piena delusione -, sarà la nomina del delegato al personale che ancora non c'è. Abbiamo già chiesto formalmente, e più volte, al Rettore di non riconfermare il professor Gatta. Non abbiamo bisogno di una così forte continuità con quella politica ingiustamente persecutoria per il personale tecnico amministrativo che ha portato ad umiliazioni gratuite per il personale e diseconomie on indifferenti per l'ateneo. Solo un nuovo delegato al personale potrebbe ad oggi convincerci che davvero questo Rettore e il direttore amministrativo hanno intenzione di cambiare davvero rotta!

Il tanto discusso bando per l'assunzione di un esterno al DSAW (Direzione e Sviluppo delle Attività Web) è stata ancora una volta affrontata in consiglio di amministrazione. Dopo le interrogazioni del professor Porzi e l'integrazione di Zago nel merito di tale selezione, il Rettore ha deciso di sospendere la procedura di selezione. Tale scelta si fonda però non sul fatto che il rettore abbia scelto di non coprire più il posto, come qualcuno ultimamente ha comunicato al personale tecnico amministrativo, ma da un problema di interpretazione normativa sulla quale non c'è stata chiarezza fino a qualche giorno fa. Le tante interrogazioni che a partire dal 29 settembre 2009 sono state presentate da Zago, Lopriore e Porzi, dove i tre consiglieri sostenevano che l'Università è sottoposta al controllo preventivo della Corte dei Conti hanno visto le risposte, reiterate fino al 15 Gennaio 2010, della dottoressa Fabbro prima e del dottor

Gianni Porzi, L'Ateneo nel 2010

   1.-
Negli ultimi tempi ho sentito spesso dichiarazioni di grande preoccupazione per il destino dell'Istruzione in Italia, e dell'Università in particolare, a causa dei tagli annunciati nella Finanziaria 2009 che dovevano ammontare a 678 Ml, cioè il 10% dei 6.826 Ml stanziati nel 2009.
   Grida d'allarme da più parti (alcuni strumentali) perché con i tagli all'Istruzione veniva minacciata la Cultura del nostro Paese il cui futuro veniva frequentemente dipinto a tinte fosche. Nessuno però che abbia ricordato che fino al 2009, incluso, i finanziamenti statali erogati alle Università italiane sono stati in costante crescita.
  Il Rettore, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Accademico 2009-10, ha espresso forti preoccupazioni per i pesanti tagli del fondo finanziamento ordinario che potrebbero arrivare nel 2011. Era infatti già a conoscenza che, grazie al grande impegno profuso dal Ministro Gelmini nel reperire maggiori risorse finanziarie per l'Università e anche alle entrate derivanti dallo scudo fiscale, la Finanziaria 2010 ci aveva riservato la gradita sorpresa di un taglio nettamente inferiore ai 678 Ml previsti, e cioè di 278 Ml (pari al 4% del finanziamento erogato nel 2009).
  Tenendo poi presente che verranno stanziati anche 40 Ml per nuovi posti di Ricercatore (circa 800), il taglio risulta ulteriormente ridimensionato.
  Il nostro Ateneo, presumibilmente subirà una diminuzione del finanziamento ordinario di 15-16 Ml (cioè, 385 Ml contro i 400 Ml ricevuti nel 2009), calo che non creerà particolari problemi per il bilancio del 2010.
  E' ovvio che i tagli non sono graditi da parte di chi deve subirli, ma è cosa poco piacevole anche per chi è costretto a farli. Dico costretto perché è a tutti nota la crisi economica che ha colpito il nostro Paese, e non solo; inoltre, il 2009 è stato, purtroppo, anche un anno funestato da calamità naturali molto gravi sotto tutti gli aspetti.
  Non può essere tuttavia ignorato che nel nostro Ateneo vi sono spese non tutte essenziali che vanno quindi eliminate senza esitazioni e ritengo sia questa l'occasione per gestire con rigore le risorse disponibili e per mettere ordine nei conti operando una riqualificazione e una razionalizzazione della spesa.
  Non vorrei essere pessimista, ma probabilmente il periodo della costante crescita dei finanziamenti statali é finito e quindi chi ha responsabilità nel governo dell'Ateneo dovrà utilizzare tutte le risorse (umane e finanziarie) in modo più oculato attenendosi al "principio di economicità" al quale l'Ateneo non ritengo si sia sempre ispirato (anche in tempi recenti, nonostante la crisi economica fosse già alle porte. Testimonianza ne è il numero eccessivo di Corsi, di Docenti esterni, di Dirigenti e di contratti con personale esterno non sempre essenziali (finiti anche recentemente sulla stampa locale).
Mi auguro che i nuovi Vertici dell'Ateneo, coadiuvati da Organi Accademici consapevoli della grande responsabilità morale e giuridica della quale sono investiti, riescano in questo compito impegnativo. Occorrerà, da parte di tutti coloro che hanno responsabilità di governo e in particolare del Rettore, molta determinazione e polso ben saldo per tenere la barra dritta verso l'obiettivo di interesse comune, anche per la Città di Bologna, e cioè quello di riportare l'Alma Mater ad occupare livelli più consoni al suo prestigioso passato. Anche perché ciò consentirà all'Ateneo di ricevere "risorse aggiuntive" grazie ai criteri di valutazione del Ministero in base ai quali agli Atenei migliori andrà quella "quota premiale" pari al 7% del finanziamento ordinario totale. Gianni Porzi

Menna poi, che sostenevano il contrario! Finalmente, seppur con ritardo, è stata fatta un po' di chiarezza e come avete visto è arrivata una nuova circolare, la terza in 5 mesi, che sostiene appunto che tali contratti debbano essere inviati alla Corte dei Conti.
  Nel frattempo, la selezione è già avvenuta, ma la stipula del contratto di cui tanto si è discusso è stata sospesa in attesa dell'esito del controllo della Corte dei Conti e non ritirata definitivamente".
  A proposito di bandi di selezioni di professionalità di questo tipo come anche di quella che verrà bandita per l'ufficio stampa (vedi interventi completi sul sito) Lopriore ha evidenzito che molto spesso il personale interno, seppur in possesso dei requisiti professionali del caso e pur avanzando la propria disponibilità non riescono ad accedere a tali posizioni semplicemente perchè il direttore o responsabile di struttura non concede il nulla osta. Ha chiesto che tale problema venga immediatamente risolto concedendo così al personale interno la possibilità di esprimere la propria professionalità con un conseguente risparmio anche per l'amministrazione.
  In questa vicenda un plauso di merito va dato anche a coloro che ci segnalarono l'erronea interpretazione della direzione amministrativa e che convintamente condividemmo. Ci riferiamo ai diversi colleghi che, a dispetto delle loro capacità e delle loro responsabilità, non "superano" mai le progressioni da EP"!! Chissà com'è?        AZ, FL


2. - Sul personale tecnico-amministrativo e l'Azienda Agraria (CdA del 15 Dicembre 2009)

2.1.- Personale. Due sono state le richieste rivolte al Rettore da Antonella Zago e Francesco Lopriore, rappresentanti del personale tecnico amministrativo in Consiglio di Amministrazione:
a) un semplice impegno scritto a trovare risorse per il personale tecnico amministrativo che ha visto ridursi il fondo integrativo di 1 milione di euro nel solo 2009;
b)  e una garanzia di lavoro per i dipendenti dell'azienda agraria che da molti anni vivono una situazione di drammatica precarietà: se si ammalano sono letteralmente espulsi e se piove non sono pagati.

Ci aspettavamo un segnale di apertura nei confronti del personale ma questo non solo non è avvenuto ma le motivazioni addotte dal rettore sono davvero preoccupanti. “Non sono certo di poter fare quanto mi chiedete”. Se il rettore uscente decideva da solo e snobbava spesso il Consiglio di Amministrazione, il nuovo rettore sembra non aver chiaro il suo ruolo: proporre al Consiglio la sua politica del personale e intervenire prendendosi le responsabilità in caso di carenza dei dirigenti!
Se sulle risorse la questione verrà da noi riproposta con la speranza che la decisione finale vada nel senso di un riconoscimento dello sforzo notevole che al personale amministrativo verrà chiesto nel 2010 data la riorganizzazione dell'intero ateneo sulla base della riforma Gelmini, più grave è la posizione di incertezza del Rettore sulla questione degli operai agricoli.

2.2. Azienda Agraria. La nostra richiesta infatti era semplice: in attesa di entrare nel merito della riorganizzazione della Azienda Agraria, garantire i contratti a tutti gli operai agricoli che da anni ci lavorano in attesa di definire le mosse future facendogli così passare un Natale sereno. Il rettore ha garantito il rinnovo del direttore gestionale – un esterno pagato più di 5 mila euro al mese per tre giornate lavorative a settimana - ma non si è impegnato invece sugli operai. Il direttore gestionale ha un contratto di prestatore d'opera e secondo il rettore è l'unico che può intervenire e decidere in autonomia sui contratti da rinnovare.
  Ecco cosa ci sconvolge! Come può essere che un esterno che gestisce una struttura dell'ateneo di Bologna possa decidere in autonomia il fabbisogno?
Sembra che il rettore non abbia chiaro il suo ruolo: la definizione della politica del personale compete al Consiglio di Amministrazione e nemmeno un direttore di dipartimento può autonomamente decidere chi e come assumere se non in pochissimi casi in cui le attività sono legate a dei progetti. All'Azienda Agraria invece il personale lavora con contratti che scadono ogni anno e svolge mansioni di ordinaria amministrazione. Un esempio è la manutenzione dei parchi e dei giardini dell'ateneo, funzione svolta appunto dalla sezione parchi e giardini della stessa azienda. I giardini non sono diminuiti ma sembra che ci siano dei dubbi sull'apertura di alcuni contratti di lavoro per gennaio 2010. Qualcuno perderà il posto? Chiedevamo una rassicurazione in tal senso: perchè far passare un Natale sulla graticola ad alcuni lavoratori?
   Avevamo posto la questione al rettore al momento del suo insediamento e il fatto che ancora oggi non ci sia stata risposta è grave. Comprendiamo che il timore del Rettore può essere dato anche dalle mancanze che i dirigenti del personale hanno dimostrato in questi ultimi anni nello svolgere il loro lavoro. Questi ultimi, e soprattutto l'attuale, infatti, avrebbero dovuto intervenire molto prima con una definizione giuridica della situazione e con un aggiustamento definitivo della questione. Invece se ne sono disinteressati e hanno lasciato fare al direttore esterno.
  D'altronde non ci sono sanzioni! O meglio dei lavoratori sembra che a nessuno gliene importi! Dal nuovo rettore però ci aspettavamo idee chiare e scelte radicali.
   Soprattutto quando si tratta di garantire semplicemente un Natale sereno a lavoratori che da tempo hanno garantito i servizi all'ateneo! Costa veramente poco! Le condizioni per intervenire ci sono tutte: l'azienda è una articolazione dell'università e non una azienda privata, esiste una latitanza nel dare risposte certe e risolutive da parte dell'attuale dirigente del personale e non esiste un progetto di riorganizzazione o di tagli del personale definiti dal Consiglio di Amministrazione! Il rettore secondo noi ha quindi il potere di intervenire!
Ad oggi i rapporti con i lavoratori non possono che peggiorare!                                                             AZ, FL

 


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Diffuso da AFORUM  l'andamento delle immatricolazioni
degli studenti per il 2009-10

Risultato confortante nel complesso: + 3%

ALMA MATER STUDIORUM - UNIVERSITA' DI BOLOGNA

Nota. Unicamente per chiarezza, si fa notare che le variazioni percentuali riguardano i dati di ottobre 2009
rispetto ai dati di ottobre 2008. Il fatto di aver riportato i dati di dicembre 2008 indica solo che, probabilmente,
i dati di ottobre 2009 saranno rivisti al rialzo, a fine anno.

27ott.2008
(a)

31dic. 2008
(b)

27ott.2009
(c)

Variazione % (c/a)

TOTALE ATENEO "Alma Mater"

16493

17002

+3,09%

Sede Di Bologna

11815

14100

12113

+2,52%

Facolta' Di Agraria

215

251

302

+40,47%

Facolta' Di Chimica Industriale

105

111

79

-24,76%

Facolta' Di Economia

946

1130

980

+3,59%

Facolta' Di Farmacia

585

632

811

+38,63%

Facolta' Di Giurisprudenza

934

1019

1162

+24,41%

Facolta' Di Ingegneria

1775

2072

1715

-3,38%

Facolta' Di Lettere E Filosofia

2364

3049

2175

-7,99%

Facolta' Di Lingue E Letterature Straniere

825

912

842

+2,06%

Facolta' Di Medicina E Chirurgia

717

760

694

-3,21%

Facolta' Di Medicina Veterinaria

135

170

116

-14,07%

Facolta' Di Psicologia

15

51

13

-13,33%

Facolta' Di Scienze Della Formazione

909

1063

807

-11,22%

Facolta' Di Scienze Mat. Fisiche E Naturali

1187

1472

1129

-4,89%

Facolta' Di Scienze Motorie

217

286

189

-12,90%

Facolta' Di Scienze Politiche 966

893

749

-16,13%

Facolta' Di Scienze Statistiche

137

229

133

-2,92%

Sede Di Cesena

899

1187

924

+2,78%

Facolta' Di Agraria

109

123

105

-3,67%

Facolta' Di Architettura

136

138

117

-13,97%

Facolta' Di Medicina Veterinaria

33

37

46

+39,39%

Facolta' Di Psicologia

349

548

340

-2,58%

Facolta' Di Scienze Mat. Fisiche E Naturali

86

110

69

-19,77%

Seconda Facolta Di Ingegneria

186

231

247

+32,80%

Sede Di Forli’

1648

1965

1598

-3,03%

Facolta' Di Economia - Sede Di Forli'

608

741

529

-12,99%

Facolta' Di Scienze Politiche "Roberto Ruffilli" (Con Sede A Forli')

673

764

675

+0,30%

Scuola Superiore Di Lingue Moderne P.I.ET.

210

272

199

-5,24%

Seconda Fac. Di Ingegneria -Sede A Cesena

157

188

195

+24,20%

Sede Di Ravenna

753

919

839

+11,42%

Facolta' Di Chimica Industriale

14

15

29

+107,14%

Facolta' Di Conservazione Dei Beni Culturali

201

313

187

-6,97%

Facolta' Di Giurisprudenza

210

231

241

+14,76%

Facolta' Di Ingegneria

94

113

181

+92,55%

Facolta' Di Medicina E Chirurgia

142

143

141

-0,70%

Facolta' Di Scienze Mat. Fisiche E Naturali

92

104

60

-34,78%

Sede Di Rimini

1378

1572

1528

+10,89%

Facolta' Di Chimica Industriale

33

35

30

-9,09%

Facolta' Di Economia - Sede Di Rimini

460

546

501

+8,91%

Facolta' Di Farmacia

190

201

242

+27,37%

Facolta' Di Lettere E Filosofia

205

257

235

+14,63%

Facolta' Di Medicina E Chirurgia

212

212

193

-8,96%

Facolta' Di Scienze Della Formazione

128

157

180

+40,63%

Facolta' Di Scienze Motorie

101

102

90

-10,89%

Facolta' Di Scienze Statistiche

49

62

57

+16,33%

Totale Ateneo

16493

19743

17002

+3,09%

Fonte. Elaborazioni su dati AFORM dell'Ateneo di Bologna

 



EDIZIONI PRECEDENTI

 

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Il Decreto Direttoriale
del Dr. Antonello Masia

8 luglio 2009 prot. n. 82/2009

   FONDI ALLE UNIVERSITA' per totali € 63.578.634,00
(di cui € 3.707.923,00 per Bologna.   Fonte: http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0015Atti_M/7895Progra_cf2.htm)
per la programmazione delle stesse in base a indicatori di merito (D.M. Mussi n.506/ 2007)
(Fonte:http://programmazione-triennale.cineca.it/report/home_indicatori.php)

   Nell'estate il Governo ha distribuito alle università statali e non statali, ed istituti ad ordinamento speciale una quota del FFO per il 2009 (legge finanziaria 2009, tabella C e modifiche) per la programmazione e valutazione delle università in base a indicatori di merito. Questi erano stati inventati dal Ministro Fabio MUSSI nel 2007. Sono riportati qui sotto, perchè chiunque constati che si tratta di meri dati statistici, che non hanno nulla a che fare con la promozione della "meritocrazia", quella "cosa" inventata dai Cinesi per salvare il sistema comunista, dopo la rivolta di piazza Tien An Men, 1989.
   Quella "cosa", inventata da chi "crede" (come Mussi) in quel sistema, si può capire. Ma oggi c'è un Ministro "liberale"...
   E' anche colpevole presunzione credere che, da Roma, si possa regolare le Università locali, anche nelle piccole cose.  

Indicatori (o parametri) di merito del Decreto Ministeriale 18 ottobre 2007 prot. n. 506/2007, usati dal D.D. (vedi sopra) per la valutazione (ex post) dei risultati dell'attuazione dei programmi delle Università.

NOTA. Gli Indicatori sono costruiti attingendo a dati statistici degli anni 2004, 2005, 2006, 2007, 2008. La loro esposizione, qui sotto, è in parte riscritta da noi per una facile lettura e comprensione.

A) Indicatori dell' OFFERTA FORMATIVA



 A.1*. - Rapporto tra Numero (di corsi di laurea e di laurea magistrale in possesso dei requisiti qualificanti attivati
)
e Numero (di corsi di laurea e di laurea magistrale complessivamente attivati)

- A.2* .- Rapporto tra Numero (di immatricolati ai corsi di laurea magistrale, che hanno conseguito la laurea in un altro Ateneo in un numero di anni non superiore alla durata normale delle stessa, aumentata di un anno) e Numero (di immatricolati totali ai corsi di laurea magistrale)

- A.3 - Rapporto tra Numero (di docenti di ruolo appartenenti a SSD di base e caratterizzanti i corsi di laurea e di laurea magistrale attivati) e Numero (di corsi di laurea e di laurea magistrale attivati)

B) RICERCA SCIENTIFICA
- B.1*.- Rapporto tra Numero (di professori di ruolo e di ricercatori di ruolo che hanno avuto giudizio positivo su PRIN, FAR e FIRB) e Numero (di professori di ruolo e di ricercatori di ruolo appartenenti all’Ateneo)

- B.2.- Rapporto tra Numero (di borse di studio a concorso per il dottorato di ricerca) e Numero (di corsi di dottorato di ricerca attivati)

- B.3 .- Rapporto tra Numero (di borse di studio a concorso per il dottorato di ricerca finanziate dall’esterno) e Numero (di borse di studio a concorso per il dottorato di ricerca)

- B.4  - Rapporto tra Uscite (di bilancio per la ricerca scientifica) e Numero (di professori di ruolo e di ricercatori - di ruolo, ovvero di cui all’art. 1, comma 14, della legge n. 230/2005- ).

- B.5. - Rapporto tra Entrate (di bilancio per la ricerca scientifica provenienti da entità esterne all’Ateneo) ed Entrate (di bilancio complessive per la ricerca scientifica).

C) SERVIZI A FAVORE DEGLI STUDENTI


- C.1.- Rapporto tra Numero (di studenti che abbiano acquisito almeno 50 CFU nell’a.a. t-1, iscritti al secondo anno dello stesso corso di studio nell’anno t) e Numero (di studenti immatricolati nell’anno t-1)

- C.2 .-  Rapporto tra Numero (di studenti iscritti che hanno avviato uno stage) e Numero (di studenti iscritti nell’Ateneo)

- C.3* .- Rapporto tra Numero (di laureati, che hanno svolto uno stage post-laurea (in Italia o all’estero) entro un anno dal conseguimento del titolo e Numero (di laureati)

- C.4* .- Rapporto tra Numero (di laureati dellanno t che hanno trovato lavoro entro un anno dal conseguimento del titolo) e Numero (di laureati dello stesso anno)

- C.5* .- Rapporto tra Numero (di CFU acquisiti in apprendimento permanente) e Numero (di CFU acquisiti nei corsi di studio nello stesso anno)


D) PROGRAMMI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE
- D.1 .- Rapporto tra Numero (di studenti iscritti, che hanno partecipato a programmi di mobilità internazionale) e Numero (di studenti iscritti nello stesso anno)

- D.2 .- Rapporto tra Numero (di studenti stranieri iscritti ai corsi di laurea magistrale) e Numero (di studenti iscritti ai corsi di laurea magistrale)

- B.3 .- Rapporto tra Numero (di studenti stranieri iscritti ai corsi di dottorato) e Numero (di studenti iscritti ai corsi di dottorato)

- B.4 .- Rapporto tra Entrate (di bilancio acquisite mediante contratti/convenzioni con agenzie e enti, esteri e internazionali) ed Entrate di bilancio (complessive, al netto di quelle in conto capitale e per partite di giro)

E) DATI RELATIVI AL PERSONALE, IVI COMPRESO IL RICORSO ALLA  MOBILITA'

- E.1 .- Rapporto tra Costo (del personale di ruolo e non) ed Entrate (di bilancio complessive, al netto di quelle in conto capitale e per partite di giro)

- E.2 .- Rapporto tra Punti organico (utilizzati per l’assunzione di professori ordinari e associati dall’Ateneo, precedentemente non appartenenti allo stesso Ateneo) e Punti organico (complessivamente utilizzati dall’Ateneo)

- E.3.- Rapporto tra Punti organico (destinati a Facoltà con rapporto studenti/docenti di ruolo superiore alla mediana nazionale) e Punti organico (complessivamente destinati per il personale dell’Ateneo

- E.4 - Rapporto tra Punti organico (utilizzati per l’assunzione di ricercatori) e Punti organico (utilizzati complessivamente.)

* Indicatore non calcolato, perché i dati sono parzialmente disponibili o totalmente indisponibili.
Nino Luciani, Indicatori di risultato ?
E se, invece, si ripartisse dalla legge Ruberti del 1989, pur se da adeguare ai tempi ?

1.- Dubbi sull'efficacia degli indicatori. Pur ipotizzando a-priori, come adeguati, questi indicatori, viene istintivo domandarsi se essi sono idonei a promuovere il "buongoverno".
  a1) Per l'indicatore A.1, la risposta può essere SI', ma va fatta una distinzione da caso a caso. In una università nascente, in un'area depressa, è necessaria una tolleranza per un determinato numero di anni, finchè essa prenda piede.
  Inoltre, dal punto di vista del bilancio pubblico, c'è anche il costo del trasporto (se le sedi sono molte nel territorio, i costi di trasporto pubblico sono bassi; se le sedi sono poche, i costi di trasporto sono alti).
  a2) Questo indicatore non è modificabile dai comportamenti di un Ateneo;
.....
.....
c1) Questo indicatore può valere per promuovere comportamenti virtuosi, ma anche il contrario (es.: promuovere tutti gli studenti, anche i non meritevoli, per ottenere maggiori finanziamenti).
....
....
2.- Altro tipo di osservazioni. I dati statistici utilizzati per costruire gli indicatori, a volte sono relativi a vari anni addietro, a volte sono incompleti, altre volte non esistono. Purtroppo questo è il destino delle strutture pubbliche: serve incentivare il merito, ma i meccanismi premiali non possono funzionare.
  E' permesso ricordare che l'Unione Sovietica è crollata largamente per la difficoltà di guidare le strutture produttive in base a criteri economici ? E' permesso ricordare che la ritrovata "meritocrazia cinese" è fondata sul "socialismo di mercato, vale dire facendo regolare le imprese pubbliche con i prezzi di mercato ?
  Nelle strutture pubbliche gli indicatori statistici vanno utilizzati come  "ultima spiaggia", quando non c’è nessun indicatore di merito, a cui attaccarsi per incentivare risultati virtuosi. E questo è il caso (più frequente) della Pubblica Amministrazione, i cui servizi sono ad utilità "totalmente indivisibile".
   Invece, nel caso dell'università, è possibile applicare il criterio del beneficio (tipico del mercato), perché l’insegnamento universitario ha una utilità "parzialmente divisibile". In questo senso è possibile applicare il criterio del beneficio: vale dire un prezzo (pro quota "parte divisibile") ai richiedenti il servizio e, invece, il finanziamento statale, per la restante parte "indivisibile" ( ossia a "utilità pubblica").

  Ma, occorre farlo cum grano salis, perchè c'è di mezzo il diritto allo studio. Vediamo poi.

   4.- Legge Ruberti n. 168/1987, art. 7. Direi che questa legge abbia dato l'autonomia finanziaria, salvaguardando (sia pur in parte) il criterio del beneficio. Più tardi, non sarà più così. Vediamo:
 a)  L'art. 7 disponeva che le entrate delle università siano "trasferimenti dello Stato" e "contributi obbligatori nei limiti della normativa vigente".
   Per trovare questi limiti occorre risalire alla legge 1551/1951 (una curiosità: fu firmata da A. De Gasperi).
b)  La Legge 1551/1951 dispone:
 1. - il contributo statale alle università (art. 1), da ripartire (si noti bene) "tenendo presenti principalmente il numero delle facoltà e degli studenti, il tipo delle facoltà, lo stato delle attrezzature scientifiche, le necessità dell'assistenza agli studenti."
 2. - le tasse, sopratasse, contributi, diritti di segreteria degli studenti, fissate dalla legge;
 3. - che il CdA delle Università possa istituire:
  - un contributo integrativo unico studentesco per 3 anni (art. 8);

  - speciali contributi studenteschi per biblioteche e per ogni istituto scientifico, destinati a spese di laboratorio, di esercitazioni e di riscaldamento (art. 11);
  - contributi fino alla misura di lire 1000 per ciascuno studente in corso e fuori corso, per le attività assistenziali e sportive delle organizzazioni rappresentative studentesche;
  - un contributo suppletivo (pari al 30% della tassa annuale di iscrizione) per gli gli studenti appartenenti a famiglie che dispongano di un reddito complessivo annuo superiore a tre milioni di lire. 

 5.- Legge 537/1993.  Dopo Ruberti, come novità viene istituito il FFO, "nel quale sono comprese una quota base (da ripartirsi tra le università in misura proporzionale alla somma dei trasferimenti statali e delle spese sostenute direttamente dallo Stato per ciascuna università nell'esercizio 1993), e una quota di riequilibrio, da ripartirsi sulla base di criteri relativi a standard dei costi di produzione per studente e agli obiettivi di qualificazione della ricerca, tenuto conto delle dimensioni e condizioni ambientali e strutturali".
  La genericità della legge fu eccessiva. Inizierà da qui l'arbitrio dei vari governi, e la graduale deresponsabilizzazione sia del Governo sia delle Università e di conseguenza saranno necessari nuovi correttivi con legge 306.

6.- La successiva Legge 306/1997 dispone:
- art. 2.  "I contributi universitari sono determinati autonomamente dalle università in relazione ad obiettivi di adeguamento della didattica e dei servizi per gli studenti, nonchè sulla base della specificità del percorso formativo";
 - purchè (art.3) "secondo criteri di equità e solidarietà" e comunque (art. 5) "la contribuzione studentesca non può eccedere il 20% del finanziamento ordinario annuale dello Stato".
  Segue la legge 449/1997, con limite anche dal lato spesa: (art. 5) "Le spese fisse e obbligatorie per il personale di ruolo delle università statali non possono eccedere il 90 per cento del fondo per il finanziamento ordinario";
  e seguirà tutto il resto ...., più tardi, finchè si arriverà alla meritocrazia cinese attuale, da cui abbiamo preso le mosse in questo commento.

 5.- Conclusione: la retta via finanziaria. Direi che sia da reintrodurre la legge Ruberti, salvo adeguamenti al tempo.
  Precisamente andrebbe separata l’amministrazione locale (da far regolare con criteri aziendali), dal diritto allo studio (da caricare sullo Stato, che lo gestisce in modo diretto). Di conseguenza:
 1) le università delibererebbero liberamente i contributi studenteschi, fermo rigorosamente il pareggio del bilancio;
 2) il FFO andrebbe ripartito tra le università in base al numero degli studenti, moltiplicato il costo standard per studente.
   Metterei il solo vincolo che il numero degli studenti per insegnamento non possa superare un determinato numero (es. 60 studenti per le materie umanistiche; 30 per le materie associate a prove di laboratorio);
  4) lo Stato dovrebbe erogare direttamente borse di studio o bonus università, differenziatamente per studente in base al merito e al bisogno. Nino Luciani

P.S.- Quanto sopra riguarda solo la parte finanziaria. Le grandi regole per il controllo di qualità del processo e del prodotto (didattica, concorsi, …) dovrebbero restare prerogative centralizzate

 

Disegno di legge quadro (informale del Miur) in materia di organi di governo, organizzazione e qualità del sistema universitario, riordino del reclutamento dei professori e dei ricercatori universitari e delega sul diritto allo studio
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TESTO ORIGINALE


EMENDAMENTI proposti dal prof. Nino Luciani, ord. di Scienza delle Finanze nell’Università di Bologna, già membro del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico Integrato dell'Univ. di Bologna.
TITOLO I Nuovo testo, risultante, dopo gli emendamenti
ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA UNIVERSITARIO  
Articolo 1  
   
Autonomia e responsabilità delle università  
1. Le università sono sede della libera formazione e della trasmissione critica dei saperi, coniugano in modo organico ricerca e didattica avanzata e continuata e operano per il progresso culturale, civile ed economico della Repubblica. 1. Le università sono sede della libera formazione e della trasmissione critica dei saperi, coniugano in modo organico ricerca e didattica avanzata e continuata e operano per il progresso culturale, civile ed economico della Repubblica.
2. In attuazione dell'articolo 33 della Costituzione ciascuna università opera ispirandosi a princípi di autonomia e di responsabilità. 2. In attuazione dell'articolo 33 della Costituzione ciascuna università opera ispirandosi a princípi di autonomia e di responsabilità.
  Lo Stato finanzia la gestione corrente delle Università in base a piani decennali, nei quali sono concordate le prestazioni, richieste, di ricerca e di didattica a favore dello Stato e, per esso, agli studenti.
  L’applicazione dei criteri, di cui ai commi precedenti, è subordinata all’accreditamento delle Università medesime presso lo Stato.
  L’accreditamento avviene sulla base della verifica dei requisiti tecnici standard delle Università circa la dimensione, in termini di numero di studenti, e di organico del personale docente, tecnico e amministrativo.
  Fermo quanto previsto dall'art. 3 e, tenuto conto della legge vigente  (sui Megatanei …), le università con un numero di studenti superiore a 40.000 dovranno essere frazionate.
  Le Facoltà con un numero di studenti superiore a 7.000 devono essere frazionate.
  Sono ammesse temporaneamente università con un numero di studenti inferiore ad un determinato standard,  se esse sono riconosciuto dallo Stati come università regionali, e comunque per una durata non superiore ad un determinato tempo (20 anni ?)
  Il finanziamento statale in conto corrente delle Università avviene in rapporto al numero degli studenti differenziamente tra università umanistiche e università scientifiche, e tuttavia previa verifica dei requisiti tecnici dei corsi di studio, i cui insegnamenti non potranno avere, singolarmente, un numero di studenti superiore ad un determinato minimo e massimo, e differenziatamente tra insegnamenti tecnici ed insegnamenti umanistici, e con ulteriori eccezioni relative agli insegnamenti di importanza strategica nazionale.
Sono abrogate le norme vigenti sul riparto del FFO in base a parametri multipli differenziati.
  Le Università operano sulla base di programmi annuali e decennali.
  Esse sono tenute al pareggio del bilancio. Sono abrogate le norme che pongono limiti alla discrezionalità di spesa delle università, ad eccezione di quelle relative ai finanziamenti statali e destinazione vincolata.
  Le Università sono dotate di finanziamenti costituiti:
  - dal finanziamento statale in conto corrente, proporzionato al numero degli studenti;
  - da prestiti statali di medio-lungo termine, in relazione a investimenti. In ogni caso l’ammontare dei prestiti non può superare una somma tale per cui la somma degli interessi superi il 25% del finanziamento statale della gestione corrente;
  - dai contributi studenteschi, determinati liberamente, e comunque col vincolo che essi non superino il 30% della spesa corrente, tenuto conto delle norme sul diritto allo studio, di cui al comma 3;
  - da altre entrate provenienti da privati e da enti pubblici a titolo di liberalità o controprestazioni di servizi (insegnamenti, ricerca scientifica, altri servizi).
3. Al fine di rimuovere le barriere di accesso all’istruzione universitaria degli studenti meritevoli e privi di mezzi il Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, di seguito denominato "Ministero", attua e monitora specifici programmi per la concreta realizzazione del diritto allo studio. 3. Al fine di rimuovere le barriere di accesso all’istruzione universitaria degli studenti meritevoli e privi di mezzi il Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, di seguito denominato "Ministero", attua e monitora specifici programmi per la concreta realizzazione del diritto allo studio.
Lo Stato finanzia il diritto allo studio con rapporto diretto con gli studenti, tenuto conto del bisogno e del merito.
Il finanziamento avviene sotto forma di borse di studio e di “buoni università” spendibili per le iscrizioni ai corsi di laurea triennale e magistrale, presso le università da loro scelte liberamente.
Sono abrogate le norme sul diritto allo studio di competenza delle università.
   
4. Il Ministero fissa obiettivi e indirizzi strategici per il sistema universitario e le sue componenti e ne verifica e valuta i risultati secondo criteri di qualità, trasparenza e promozione del merito, anche in riferimento alle migliori pratiche diffuse a livello internazionale, garantendo una distribuzione delle risorse pubbliche coerente rispetto agli indirizzi e ai risultati. 4. Il Ministero, una volta fissa fissati, ai sensi del comma 2,  gli obiettivi e indirizzi strategici per il sistema universitario e le sue componenti e ne verifica e valuta i risultati secondo criteri di qualità, trasparenza e promozione del merito, anche in riferimento alle migliori pratiche diffuse a livello internazionale, garantendo una distribuzione delle risorse pubbliche coerente rispetto agli indirizzi e ai risultati.
   
Articolo 2 Articolo 2
   
Organi di governo delle università  
   
1. Le università statali, nel quadro del complessivo processo di riordino della pubblica amministrazione, provvedono entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge a modificare i propri statuti ai sensi dell’articolo 6 della legge 3 maggio 1989, n. 168, secondo principi di semplificazione, efficienza ed efficacia, con l’osservanza dei seguenti vincoli e criteri direttivi: 1. Le università statali, nel quadro del complessivo processo di riordino della pubblica amministrazione, provvedono entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge a modificare i propri statuti ai sensi dell’articolo 6 della legge 3 maggio 1989, n. 168, secondo principi di semplificazione, efficienza ed efficacia, con l’osservanza dei seguenti vincoli e criteri direttivi:
   
a) adozione di un codice etico anche al fine di individuare le situazioni di incompatibilità e di conflitto di interesse e predisporre opportune misure per eliminarle; a) adozione di un codice etico anche al fine di individuare le situazioni di incompatibilità e di conflitto di interesse e predisporre opportune misure per eliminarle;
   
b) attribuzione al rettore della rappresentanza legale dell’università e delle funzioni di indirizzo, di iniziativa, di coordinamento; della responsabilità primaria nell’attuazione di tutte le attività istituzionali dell’ateneo e delle delibere del consiglio di amministrazione secondo criteri di qualità e nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza, trasparenza e meritocrazia; del compito di proporre e dare attuazione al documento di programmazione strategica triennale di ateneo di cui all’articolo 1-ter del decreto legge del 31 gennaio 2005, n. 7, convertito con modificazioni nella legge n. 43 del 2005 e successive modificazioni e del bilancio di previsione annuale; di tutte le funzioni non espressamente attribuite ad altri organi; b1) attribuzione al rettore della rappresentanza legale dell’università e delle funzioni di indirizzo, di iniziativa, di coordinamento; della responsabilità primaria nell’attuazione di tutte le attività istituzionali dell’ateneo e delle delibere del consiglio di amministrazione secondo criteri di qualità e nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza, trasparenza e meritocrazia; del compito di proporre e dare attuazione al documento di programmazione strategica triennale di ateneo di cui all’articolo 1-ter del decreto legge del 31 gennaio 2005, n. 7, convertito con modificazioni nella legge n. 43 del 2005 e successive modificazioni e del bilancio di previsione annuale; di tutte le funzioni non espressamente attribuite ad altri organi;
  b2) E’ ammesso il voto di sfiducia al Rettore, da parte del Senato o del Consiglio di Amministrazione, in caso di inadempienza esecutiva delle delibere per oltre 3 mesi dalla delibera, o di inottemperanze gravi allo statuto, o di indignità morale.
  Il voto avviene in base a mozione sottoscritta da almeno un terzo dei componenti.
   
  b2) Nelle università con più di 10.000 studenti, è istituita obbligatoriamente una Giunta di Pro-Rettori, scelti dal Rettore tra persone competenti, anche esterne all’università, con delega per determinati settori amministrativi, in rapporto a corrispondenti dirigenti dell’Amministrazione.
   
c) determinazione delle modalità di elezione con voto ponderato del rettore tra i professori ordinari in servizio presso qualunque università italiana, o di livello equipollente in una università straniera, in possesso di comprovata competenza ed esperienza di gestione, anche a livello internazionale, nel settore universitario, della ricerca o delle istituzioni culturali; c1) determinazione delle modalità di elezione con voto ponderato del rettore tra i professori ordinari in servizio presso qualunque università italiana, o di livello equipollente in una università straniera, in possesso di comprovata competenza ed esperienza di gestione, anche a livello internazionale, nel settore universitario, della ricerca o delle istituzioni culturali;
  sono candidabili a Rettore i professori ordinari, anche di altro ateneo, che ottengono la designazione, con voto a maggioranza, di almeno tre facoltà locali;
  c2) le elezioni avvengono in tre turni:
  - è eletto al primo turno chi consegue la maggioranza assoluta degli aventi diritto
  - al secondo turno si vota tra i primi tre più votati;
  - al terzo turno avviene il ballottaggio tra i primi due;
  c3) l’elettorato attivo è attribuito ai Ricercatori a tempo indeterminato, ai professori di ruolo, agli studenti eletti come rappresentanti degli studenti nei consigli di facoltà, al personale tecnico e amministrativo per una quota del 10% del numero totale dei professori e ricercatori a tempo indeterminato.
   
d) durata della carica di rettore per non più di due mandati ed un massimo di otto anni, ovvero sei anni nel caso di mandato unico non rinnovabile; d) durata della carica di rettore per non più di due mandati ed un massimo di otto anni, ovvero sei anni nel caso di mandato unico non rinnovabile;
   
e) attribuzione al senato accademico, costituito per almeno due terzi da docenti di ruolo dell’università, e comunque da un numero di membri proporzionato alle dimensioni dell’ateneo non superiore a 35 unità, compresi il rettore e una rappresentanza degli studenti, della competenza a formulare indirizzi e pareri in materia di didattica e di ricerca, ad approvare i regolamenti ad esse relativi previo parere favorevole del consiglio di amministrazione e a svolgere funzioni di coordinamento e di raccordo con i dipartimenti e con le scuole di cui alla lettera n); e) attribuzione al senato accademico, costituito per almeno due terzi da docenti di ruolo dell’università, e comunque da un numero di membri proporzionato alle dimensioni dell’ateneo non superiore a 35 unità, più compresi il rettore e il Presidente del Consiglio Studentesco, di cui al comma h2 una rappresentanza del gli studenti, della competenza a formulare indirizzi e pareri in materia di didattica e di ricerca, ad approvare i regolamenti ad esse relativi previo parere favorevole del consiglio di amministrazione e a svolgere funzioni di coordinamento e di raccordo con i dipartimenti e con le scuole di cui alla lettera n);
  i professori di ruolo sono eletti dal corpo docente, metà tra i presidi e metà tra i direttori di dipartimento in carica o già in carica, sulla base di liste concorrenti. In ogni lista dovrà esserci almeno un candidato afferente ad una delle aree scientifiche dell’Ateneo, come indicate nello Statuto.
  Sono eletti i candidati delle prime due liste, per ordine di voti riportati.
  E’ ammesso un solo voto di preferenza.
  Il Senato è presieduto dal rettore.
  I membri del Senato hanno accesso agli atti amministrativi, in relazione all’oggetto delle delibere.
  Gli ordini del giorno sono inviati almeno 7 giorni prima delle riunioni, escluso il giorno di invio e il giorno della riunione.
  Di norma gli atti sono istruiti da Commissioni, composte pariteticamente da membri del Senato e del Consiglio di Amministrazione, prima di essere proposti per la delibera del Senato e del Consiglio di Amministrazione..
  Allo scopo di impedire il voto di scambio, la delibera relativa ai corsi di studio o alla istituzione di Facoltà e Dipartimenti, deve aver luogo separatamente per corso di studio, pena la loro nullità.
   
f) attribuzione al consiglio di amministrazione delle funzioni di indirizzo strategico, di approvazione della programmazione finanziaria e contabile, di vigilanza sulla sostenibilità finanziaria delle attività istituzionali e di controllo; della competenza a nominare, su proposta del rettore, il personale docente e tecnico-amministrativo, ad attivare corsi e sedi, ad adottare il regolamento di amministrazione e contabilità, a deliberare il conto consuntivo e, su proposta del rettore e previo parere del senato accademico per gli aspetti di competenza, il documento di programmazione strategica di cui alla lettera b); f) attribuzione al consiglio di amministrazione delle funzioni di indirizzo strategico, di approvazione della programmazione economica, finanziaria e contabile, di vigilanza sulla sostenibilità finanziaria delle attività istituzionali e di controllo; della competenza a nominare, su proposta del rettore, il personale docente e tecnico-amministrativo, ad attivare corsi e sedi, ad adottare il regolamento di amministrazione e contabilità, a deliberare il conto consuntivo e, su proposta del rettore e previo parere del senato accademico per gli aspetti di competenza, il documento di programmazione strategica di cui alla lettera b);
   
g) composizione del consiglio di amministrazione nel numero massimo di undici componenti, compresi il rettore membro di diritto ed una rappresentanza degli studenti; previsione che i restanti componenti siano designati o prescelti secondo modalità previste dallo statuto, anche a seguito di avvisi pubblici, tra personalità italiane o straniere in possesso di comprovate competenze in campo gestionale e di un’esperienza professionale di alto livello; previsione della non appartenenza di almeno il 40 per cento dei consiglieri ai ruoli dell’ateneo a decorrere dai tre anni precedenti alla designazione, per tutta la durata dell’incarico e nei tre anni successivi; previsione che il presidente del consiglio di amministrazione sia eletto dal consiglio a maggioranza qualificata di due terzi degli aventi diritto; g) composizione del consiglio di amministrazione nel numero massimo di undici 32 componenti, più compresi il rettore membro di diritto ed una rappresentanza degli studenti;

previsione che il Presidente del Consiglio di Amministrazione, sia eletto dal Consiglio, tra i propri membri, persone diverse dal Rettore

 

 

 

  previsione che una parte dei restanti componenti siano designati o prescelti secondo modalità previste dallo statuto, anche a seguito di avvisi pubblici, tra personalità italiane o straniere in possesso di comprovate competenze in campo gestionale e di un’esperienza professionale di alto livello;
  previsione che detti restanti componenti siano designati dagli enti finanziatori dell’Università, con elezioni in collegio unico;
  previsione della non appartenenza di non più del 70% almeno il 40 per cento dei consiglieri ai ruoli dell’ateneo a decorrere dai tre anni precedenti alla designazione, per tutta la durata dell’incarico e nei tre anni successivi; previsione che il presidente del consiglio di amministrazione sia eletto dal consiglio a maggioranza qualificata di due terzi degli aventi diritto;
  I membri interni, sono eletti per liste concorrenti, separatamente per aree di competenza tecnica. Sono eletti i candidati, con più preferenze, della prima lista, per ordine di voti riportati.
  E’ ammesso un solo voto di preferenza.
  I membri del Consiglio hanno accesso agli atti amministrativi, in relazione all’oggetto delle delibere.
  Gli ordini del giorno sono inviati almeno 7 giorni prima delle riunioni, escluso il giorno di invio e il giorno della riunione.
  Di norma gli atti sono istruiti da Commissioni, prima di essere proposti per la delibera del Consiglio.
   
h) durata in carica del consiglio di amministrazione per un massimo di quattro anni e rinnovabilità del mandato per una sola volta; h1) durata in carica del consiglio di amministrazione per un massimo di quattro anni e rinnovabilità del mandato per una sola volta;
  h2) E' istituito il Consiglio studentesco, composta da due studenti per ognuna delle Facoltà.
L'elezione avviene, con unica lista di candidati proposti da almeno 5 presentatori, in ogni Facoltà. E' ammesso un solo voto di preferenza. Sono eletti i primi due più votati.
Il CS esprime parere obbligatorio, ma non vincolante, sugli argomenti di rilevanza didattica di maggior rilevanza, prederminato dal Senato, e sui contributi studenteschi;
i) divieto per i componenti del consiglio di amministrazione, fatta eccezione per il rettore e limitatamente al senato accademico, di ricoprire altre cariche accademiche; di essere componente di altri organi dell’università salvo che del consiglio di dipartimento; di rivestire alcun incarico di natura politica per la durata del mandato e ricoprire la carica di rettore o far parte del consiglio di amministrazione o del senato accademico di altre università statali o non statali; previsione di una clausola di decadenza per i consiglieri che non partecipano con la dovuta continuità alle sedute del consiglio; i) divieto per i componenti del consiglio di amministrazione, fatta eccezione per il rettore e limitatamente al senato accademico, di ricoprire altre cariche accademiche; di essere componente di altri organi dell’università salvo che del consiglio di dipartimento; di rivestire alcun incarico di natura politica per la durata del mandato e ricoprire la carica di rettore o far parte del consiglio di amministrazione o del senato accademico di altre università statali o non statali; previsione di una clausola di decadenza per i consiglieri che non partecipano con la dovuta continuità alle sedute del consiglio;
   
j) sostituzione della figura del direttore amministrativo con la figura del direttore generale, da scegliere tra personalità di elevata qualificazione professionale ed esperienza in campo organizzativo e gestionale, titolare di incarico conferito dal consiglio d’amministrazione su proposta del rettore e regolato con contratto di lavoro a tempo determinato di durata non superiore a quattro anni; determinazione del trattamento economico spettante al direttore generale in conformità ai parametri fissati dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di seguito denominato "Ministro", di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze; previsione, in caso di conferimento dell’incarico a dipendente pubblico non appartenente al ruolo dell’ateneo, del collocamento in aspettativa del medesimo senza assegni per tutta la durata del contratto; attribuzione al direttore generale della gestione e dell’organizzazione complessiva dei servizi e del personale tecnico-amministrativo dell’ateneo; prevision j1) sostituzione della figura del direttore amministrativo con la figura del direttore generale, da scegliere tra personalità di elevata qualificazione professionale ed esperienza in campo organizzativo e gestionale, titolare di incarico conferito dal consiglio d’amministrazione su proposta del rettore e regolato con contratto di lavoro a tempo determinato di durata non superiore a quattro anni; determinazione del trattamento economico spettante al direttore generale in conformità ai parametri fissati dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di seguito denominato "Ministro", di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze; previsione, in caso di conferimento dell’incarico a dipendente pubblico non appartenente al ruolo dell’ateneo, del collocamento in aspettativa del medesimo senza assegni per tutta la durata del contratto; attribuzione al direttore generale della gestione e dell’organizzazione complessiva dei servizi e del personale tecnico-amministrativo dell’ateneo; previsio
  j2) Gli atti sottoposti, per la firma, al Rettore e ai Pro-Rettori, se istituiti, portano la firma preventiva del dirigente di competenza dell’Amministrazione, che ne assume la responsabilità personale circa la loro conformità alle leggi, allo statuto e alle norme amministrative dell’Ateneo.
  Analoga disposizione si applica nelle altre strutture di inferiore livello.
  J3) In seguito alla elezione del Rettore i dirigenti amministrativi decadono. Il nuovo Rettore decide entro 3 mesi dalla elezione, circa la loro conferma
   
k) composizione del collegio dei revisori dei conti in numero di cinque membri di cui tre effettivi e due supplenti, di cui un membro effettivo, con funzioni di presidente, scelto dall’università tra dirigenti e funzionari Ministro dell’economia e delle finanze ed uno effettivo e uno supplente tra i dirigenti del Ministero; rinnovabilità del loro mandato per una sola volta; previsione che l’incarico di revisore non può essere ricoperto da personale dipendente della medesima università; k) composizione del collegio dei revisori dei conti in numero di cinque membri di cui tre effettivi e due supplenti, di cui un membro effettivo, con funzioni di presidente, scelto dall’università tra dirigenti e funzionari Ministro dell’economia e delle finanze ed uno effettivo e uno supplente tra i dirigenti del Ministero; rinnovabilità del loro mandato per una sola volta; previsione che l’incarico di revisore non può essere ricoperto da personale dipendente della medesima università;
   
l) composizione del nucleo di valutazione con numero di componenti in prevalenza esterni all’ateneo; attribuzione al nucleo di valutazione del compito di verificare la qualità e l'efficacia dell’offerta didattica tenuto anche conto degli indicatori individuati dalle commissioni paritetiche docenti-studenti, anche ai fini delle procedure di accreditamento di cui all’articolo 7; l) composizione del nucleo di valutazione con numero di componenti in prevalenza esterni all’ateneo; attribuzione al nucleo di valutazione del compito di verificare la qualità e l'efficacia dell’offerta didattica tenuto anche conto degli indicatori individuati dalle commissioni paritetiche docenti-studenti, anche ai fini delle procedure di accreditamento di cui all’articolo 7;
   
m) riorganizzazione e semplificazione della articolazione interna degli atenei, con contestuale attribuzione al dipartimento delle responsabilità e delle funzioni finalizzate allo svolgimento della ricerca scientifica, delle attività didattiche e formative a tutti i livelli nonché delle attività rivolte all’esterno ad esse correlate o accessorie; m) riorganizzazione e semplificazione della articolazione interna degli atenei, con contestuale attribuzione al dipartimento delle responsabilità e delle funzioni finalizzate allo svolgimento della ricerca scientifica, delle attività didattiche e formative a tutti i livelli nonché delle attività rivolte all’esterno ad esse correlate o accessorie;
   
n) facoltà di istituire tra un congruo numero di dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di affinità o complementarietà disciplinare, ampie strutture di raccordo e supervisione denominate "scuole" che svolgono compiti di supervisione e razionalizzazione delle attività e dei servizi comuni, promuovono l’attivazione dei corsi di studio e ne coordinano il funzionamento e coordinano le proposte in materia di personale docente formulate dai dipartimenti in coerenza con la programmazione strategica di cui alla lettera b); il numero complessivo di tali strutture è proporzionato alle dimensioni dell’ateneo e in ogni caso non superiore a otto ovvero dodici nel caso di università con oltre tremila professori e ricercatori di ruolo a tempo indeterminato; n) facoltà di istituire tra un congruo numero di dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di affinità o complementarietà disciplinare, ampie strutture di raccordo e supervisione denominate "scuole" che svolgono compiti di supervisione e razionalizzazione delle attività e dei servizi comuni, promuovono l’attivazione dei corsi di studio e ne coordinano il funzionamento e coordinano le proposte in materia di personale docente formulate dai dipartimenti in coerenza con la programmazione strategica di cui alla lettera b); il numero complessivo di tali strutture è proporzionato alle dimensioni dell’ateneo e in ogni caso non superiore a otto ovvero dodici nel caso di università con oltre tremila professori e ricercatori di ruolo a tempo indeterminato;
   
o) afferenza dei corsi di laurea e laurea magistrale, anche ai fini della gestione amministrativa e contabile, al dipartimento i cui docenti svolgono la maggior parte degli insegnamenti di base e caratterizzanti del corso, garantendo in ogni caso a tutti i docenti afferenti al corso di prendere parte alle deliberazioni ad esso relative; afferenza alle scuole dei corsi a prevalente carattere interdisciplinare; o) afferenza dei corsi di laurea e laurea magistrale, anche ai fini della gestione amministrativa e contabile, al dipartimento i cui docenti svolgono la maggior parte degli insegnamenti di base e caratterizzanti del corso, garantendo in ogni caso a tutti i docenti afferenti al corso di prendere parte alle deliberazioni ad esso relative; afferenza alle scuole dei corsi a prevalente carattere interdisciplinare;
   
p) individuazione dell’organo deliberante delle scuole, ove istituite, in un collegio composto dai direttori dei dipartimenti in esse raggruppati, da una rappresentanza dei coordinatori dei corsi di studio e di dottorato che vi afferiscono e da una rappresentanza degli studenti; attribuzione delle funzioni di presidente del collegio ad un professore ordinario afferente alla struttura eletto dal collegio stesso ovvero nominato secondo modalità determinate dallo statuto; previsione della durata triennale della carica, della rinnovabilità della stessa per una sola volta e incompatibilità dell’incarico di presidente di scuola con le funzioni di presidente di scuola, direttore di dipartimento e coordinatore di corso di studio o di dottorato; p) individuazione dell’organo deliberante delle scuole, ove istituite, in un collegio composto dai direttori dei dipartimenti in esse raggruppati, da una rappresentanza dei coordinatori dei corsi di studio e di dottorato che vi afferiscono e da una rappresentanza degli studenti; attribuzione delle funzioni di presidente del collegio ad un professore ordinario afferente alla struttura eletto dal collegio stesso ovvero nominato secondo modalità determinate dallo statuto; previsione della durata triennale della carica, della rinnovabilità della stessa per una sola volta e incompatibilità dell’incarico di presidente di scuola con le funzioni di presidente di scuola, direttore di dipartimento e coordinatore di corso di studio o di dottorato;
   
q) facoltà, per le università con un organico di professori e ricercatori a tempo indeterminato inferiore a cinquecento unità, di individuare una articolazione organizzativa interna semplificata cui attribuire unitariamente le funzioni di cui alle lettere n), o) e p); q) facoltà, per le università con un organico di professori e ricercatori a tempo indeterminato inferiore a cinquecento unità, di individuare una articolazione organizzativa interna semplificata cui attribuire unitariamente le funzioni di cui alle lettere n), o) e p);
   
r) previsione dell'istituzione in ciascun dipartimento di una commissione paritetica docentistudenti per l’assicurazione della qualità della didattica, con la competenza ad esprimere il proprio parere sull’attivazione di nuovi corsi di studio, svolgere attività di monitoraggio dell’offerta formativa e contribuire alla valutazione dei risultati della stessa; r) previsione dell'istituzione in ciascuna Facoltà dipartimento di una commissione paritetica docenti studenti per l’assicurazione della qualità della didattica, con la competenza ad esprimere il proprio parere sull’attivazione di nuovi corsi di studio, svolgere attività di monitoraggio dell’offerta formativa e contribuire alla valutazione dei risultati della stessa;
   
s) previsione di principi a tutela della rappresentanza studentesca, ivi inclusa la possibilità di accesso, nel rispetto della vigente normativa, ai dati necessari per l’esplicazione dei compiti ad essa attribuiti; previsione della facoltà di attivare organi di coordinamento delle rappresentanze studentesche; s) previsione di principi a tutela della rappresentanza studentesca, ivi inclusa la possibilità di accesso, nel rispetto della vigente normativa, ai dati necessari per l’esplicazione dei compiti ad essa attribuiti; previsione della facoltà di attivare organi di coordinamento delle rappresentanze studentesche;
   
t) previsione che le ulteriori modifiche dello statuto siano adottate con le procedure di cui al comma 3. t) previsione che le ulteriori modifiche dello statuto siano adottate con le procedure di cui al comma 3.
   
2. Gli istituti di istruzione universitaria a ordinamento speciale adottano proprie modalità di organizzazione fatto salvo quanto previsto alle lettere a), b), c), d), f), g), h), i), j), k), l), e s). 2. Gli istituti di istruzione universitaria a ordinamento speciale adottano proprie modalità di organizzazione fatto salvo quanto previsto alle lettere a), b), c), d), f), g), h), i), j), k), l), e s).
   
3. Il testo contenente le modifiche statutarie di cui ai commi 1 e 2 è predisposto da apposito organo composto da non più di 15 membri, incluso il rettore con funzioni di presidente, designati pariteticamente dal senato accademico e dal consiglio di amministrazione, inclusa una rappresentanza degli studenti, e adottato con delibera del senato accademico e del consiglio di amministrazione, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. 3. Il testo contenente le modifiche statutarie di cui ai commi 1 e 2 è predisposto da apposito organo composto da non più di 15 membri, incluso il rettore con funzioni di presidente, designati pariteticamente dal senato accademico e dal consiglio di amministrazione, inclusa una rappresentanza degli studenti, e adottato con delibera del senato accademico e del consiglio di amministrazione, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica.
   
4. In caso di mancato rispetto del termine di cui al comma 1 il Ministero assegna all’università interessata un congruo termine per adottare le modifiche statutarie; decorso inutilmente tale termine, il Ministro costituisce una commissione composta da presidente e due membri in possesso di adeguate competenze professionali, con il compito di predisporre le opportune modifiche statutarie da sottoporre alla successiva approvazione ministeriale ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 168 del 1989. Ai componenti della commissione spetta esclusivamente il rimborso delle spese di missione con onere a carico dell’apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero. 4. In caso di mancato rispetto del termine di cui al comma 1 il Ministero assegna all’università interessata un congruo termine per adottare le modifiche statutarie; decorso inutilmente tale termine, il Ministro costituisce una commissione composta da presidente e due membri in possesso di adeguate competenze professionali, con il compito di predisporre le opportune modifiche statutarie da sottoporre alla successiva approvazione ministeriale ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 168 del 1989. Ai componenti della commissione spetta esclusivamente il rimborso delle spese di missione con onere a carico dell’apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero.
   
5. Al fine di sviluppare un organico ed efficiente sistema nazionale di dottorati di ricerca improntati alla valorizzazione della qualità e del merito secondo criteri di un ottimale utilizzo delle risorse e dell’adesione alle migliori pratiche internazionali, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 sono definiti, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, i principi ed i criteri per l’istituzione e la disciplina dei corsi di dottorato di ricerca e delle relative scuole. 5. Al fine di sviluppare un organico ed efficiente sistema nazionale di dottorati di ricerca improntati alla valorizzazione della qualità e del merito secondo criteri di un ottimale utilizzo delle risorse e dell’adesione alle migliori pratiche internazionali, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 sono definiti, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, i principi ed i criteri per l’istituzione e la disciplina dei corsi di dottorato di ricerca e delle relative scuole.
   
6. Entro 120 giorni dall’entrata un vigore della presente legge le università, fatto salvo quanto previsto alla lettera q) del comma 1, provvedono a riorganizzare i dipartimenti assicurando che a ciascun dipartimento afferisca un numero di professori e ricercatori a tempo indeterminato non inferiore a 30, ovvero 40 nelle università con un organico di professori e ricercatori a tempo indeterminato superiore a mille unità, e di ricercatori di cui all’articolo 1, comma 14 della legge 4 novembre 2005, n. 230, afferenti a settori scientifico-disciplinari omogenei. 6. Entro 120 giorni dall’entrata un vigore della presente legge le università, fatto salvo quanto previsto alla lettera q) del comma 1, provvedono a riorganizzare i dipartimenti assicurando che a ciascun dipartimento afferisca un numero di professori e ricercatori a tempo indeterminato non inferiore a 30, ovvero 40 nelle università con un organico di professori e ricercatori a tempo indeterminato superiore a mille unità, e di ricercatori di cui all’articolo 1, comma 14 della legge 4 novembre 2005, n. 230, afferenti a settori scientifico-disciplinari omogenei.
   
7. Il rispetto dei principi di semplificazione, efficienza ed efficacia di cui al comma 1 rientra tra i criteri di valutazione delle università valevoli ai fini dell’allocazione delle risorse statali. 7. Il rispetto dei principi di semplificazione, efficienza ed efficacia di cui al comma 1 rientra tra i criteri di valutazione delle università valevoli ai fini dell’allocazione delle risorse statali.
  Allo scopo di impedire il voto di scambio, le delibere degli organi collegiali di ogni livello, relative alla istituzione di insegnamenti e corsi di studio devono aver luogo con votazione separata per ognuno di essi, pena la loro nullità.
   
Articolo 3 Articolo 3
   
Fusione e aggregazione federativa degli atenei Fusione e aggregazione federativa degli atenei
   
1. Al fine di migliorare la qualità, l’efficienza e l’efficacia dell’attività didattica, di ricerca e gestionale e di ottimizzare l’utilizzazione delle strutture e delle risorse due o più università possono fondersi, ovvero aggregarsi, anche limitatamente ad alcuni settori di attività, in strutture federative sulla base di un progetto contenente, in forma analitica, le motivazioni, gli obiettivi e l’indicazione della procedura da seguire per l’adozione dello statuto della struttura federativa e le modifiche da apportare ai rispettivi statuti in conformità a principi di semplificazione, trasparenza ed efficienza. Il progetto dà conto altresì della compatibilità finanziaria della fusione ovvero dell’aggregazione. 1. Al fine di migliorare la qualità, l’efficienza e l’efficacia dell’attività didattica, di ricerca e gestionale e di ottimizzare l’utilizzazione delle strutture e delle risorse due o più università possono fondersi, ovvero aggregarsi, anche limitatamente ad alcuni settori di attività, in strutture federative sulla base di un progetto contenente, in forma analitica, le motivazioni, gli obiettivi e l’indicazione della procedura da seguire per l’adozione dello statuto della struttura federativa e le modifiche da apportare ai rispettivi statuti in conformità a principi di semplificazione, trasparenza ed efficienza. Il progetto dà conto altresì della compatibilità finanziaria della fusione ovvero dell’aggregazione.
  La forma federativa si intende relativa alla amministrazione, non alla struttura didattica dell’Ateneo che, invece, va impostata unitariamente.
   
2. Il progetto di cui al comma 1, approvato, su proposta del rettore, dal consiglio di amministrazione di ognuno degli atenei interessati, sentito il rispettivo senato accademico, è sottoposto all’esame del Ministero, il quale, acquisito il parere dell’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), emana il decreto di fusione ovvero di aggregazione federativa, che dispone altresì in merito ai trasferimenti finanziari e di personale. 2. Il progetto di cui al comma 1, approvato, su proposta del rettore, dal consiglio di amministrazione di ognuno degli atenei interessati, sentito il rispettivo senato accademico, è sottoposto all’esame del Ministero, il quale, acquisito il parere dell’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), emana il decreto di fusione ovvero di aggregazione federativa, che dispone altresì in merito ai trasferimenti finanziari e di personale.
   

 


ELEZIONI DEL RETTORE

Sempre più insistenti le voci che "parti politiche" premerebbero su Calzolari in favore di Ivano DIONIGI
rettore. Come è tradizione di questo sito, da sempre riteniamo che i partiti politici e le varie "chiese"
devono rimanere fuori dall'università. L'art. 33 della Costituzione lo obbliga. Gli elettori hanno questo diritto
e si ricordino che, in termini di forza elettorale, il favore di un rettore in scadenza vale "meno di zero".

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Giorgio Cantelli Forti

Proseguiamo la rassegna dei programmi dei Candidati

Giorgio CANTELLI FORTI

versus

   Ivano DIONIGI

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Ivano Dionigi


Nino Luciani, Un breve identikit dei due

Giorgio Cantelli Forti ( 65 anni) è discontinuo rispetto all'attuale gestione dell'ateneo (l'abbiamo visto nelle battaglie in Consiglio di Amministrazione). Farmacologo e tossicologo. Ha esperienza di preside (Farmacia), è presidente del Polo di Rimini, e ha anche navigato in ambienti europei. E' uomo dal piglio manageriale e con le spalle grosse per affrontare problemi importanti e difficili.
  Punta al ripristino della legalità nel governo dell'ateneo.
  In primo luogo, perchè sia dei professori la guida della politica universitaria, e dei Dirigenti amministrativi la sua attuazione. In questo senso è per lui prioritara la riforma dello Statuto, in senso democratico: con un rettore "primus inter pares" e una squadra omogenea e con competenze ben definite e ci sia, sull'Esecutivo, il controllo democratico del Consiglio di Amm.ne e del Senato, mancato finora.
  In secondo luogo, perchè siano applicate fedelmente le leggi, in quanto il rispetto delle leggi è l'imprinting educativo, con cui i giovani devono uscire dall'università.
  In punti qualificanti del suo programma (da lui proposto in ordine di priorità) sono: 1. - La governance di un Ateneo policentrico .2.- Personale Docente e Ricercatore 3.- Gli Studenti e la didattica .4.- La ricerca .5.-Personale Tecnico e Amministrativo .6.- Internazionalizzazione .7.- Risorse e bilancio. 8. - Edilizia. 9. - Proposta di una nuova organizzazione dei servizi dell'ateneo. 10.- Università e città: rinnovare un rapporto.
   Ha manifestato prudenza nell'abolire di colpo il biennio (dopo i 70 anni), senza prima aver verificato la possibilità della sostituzione con nuove assunzioni.
  La priorità data alla riforma dello statuto rivela la sua consapevolezza che l'Ateneo è maturo per una governance democratica, che metta fine all'epoca dei Rettori con i "pieni poteri". Del resto la rivolta contro Fabio Roversi Monaco, sul finire del suo mandato, (ben lungi dall'oscurarne l'immensa opera) fu semplicemente la domanda della Comunità scientifica di partecipare alla sua gestione e di controllarlo.  Per questo (all'ultimo) sono stato fra quelli che, pur avendolo avversato lungamente per i metodi, gli avevano votato la proroga, pensandolo deciso a modificare lo Statuto. Ma non andò così, perchè il successivo CdA era risultato controllato dai rivoltosi. Alla fine del mandato, lo statuto di Roversi  risulterà in qualche modo sfasato rispetto ai tempi, e c'era l'aggravante che egli stava per consegnare al successore una macchina (lo statuto) di forza superiore alla "patente" in suo possesso (e che, anzi, si era impegnato a modificare, ma poi ... senza mantenere l'impegno, finendo per mandare in bestia Paolo Pombeni..., il cui progetto chiuse in un cassetto).
   Ivano Dionigi ( 62 anni) è continuo all'attuale rettore. Non ha esperienza di preside. Latinista. Inizia la sua carriera  politica in modo organico nel PCI e poi nel PDS (ma questo non va letto per forza come una cosa negativa), ed è membro del Comitato scientifico dell'Istituto Gramsci.
  Nonostante la lunga presenza negli Organi (Consiglio di Amm.ne e Senato, Direttore del Collegio dei Direttori di Dipartimento), appare più uomo di interessi culturali e filosofici, che uomo con capacità operativa di amministratore della cosa pubblica.
  Ha partecipato alla casta che portò al potere Calzolari, in opposizione a Fabio Roversi Monaco, ma con un affondo eccessivo (da cui mi distaccai alla fine del suo mandato), volto ad oscurare d'emblé la figura storica del grande Rettore.
  I punti qualificanti del programma (da lui proposto in ordine alfabetivo) sono: 1.- Amministrazione ". 2.- Didattica e Formazione " .3.- Dottorato di Ricerca ". 4.- Edilizia ". 5.- Facoltà Medica " .6.- Internazionalizzazione ". 7.- Multicampus " .8.- Programmazione ruoli " .9.- Questione studentesca ". 10.- Ricerca e Trasferimento tecnologico .11.- Risorse ". 12.- Statuto ".

  Nel suo programma, la priorità è l'Amministrazione, mentre la riforma dello Statuto è "davvero" al dodicesimo posto (l'ultimo), pur se sotto il velo dell'alfabeto.
  Il fatto che l'Amministrazione sia al primo posto non è, per se stesso, un punto di demerito, se non fosse che in questi anni abbiamo troppo sofferto di dittatura della burocrazia.
  E' coerente, con questa priorità, il fatto che la riforma dello Statuto sia il dodicesimo dei suoi pensieri. E siccome un uomo normale non può reggere da solo il peso di un ateneo grande come quello di Bologna, ecco spiegato perchè la Amministrazione occupa il primo posto nel suo programma.
Se ne trae l'immagine di un promesso rettore, all'insegna gattopardesca che "tutto cambi perchè nulla cambi". 
  Ma, fino al ''700, non facendo nulla, tutto sarebbe rimasto come prima. Non così nel 2000, e lo vediamo da Calzolari che, non avendo fatto nulla, ci lascia un ateneo con 20.000 studenti in meno.
  E adesso, dandosi egli da fare per garantire continuità alla sua linea e al suo gruppo, finirà per non farsi neppure ringraziare, un atto che formalmente sarebbe dovuto a chiunque ha lavorato dando quello che ha potuto.

I  PROGRAMMI  DEI   DUE  CANDIDATI

Per una visione dei programmi in originale, si vegga:


Giorgio CANTELLI FORTI

Programma ripreso da:
http://www.cantelliforti.it/

 


Ivano DIONIGI
Programma ripreso da:
http://www.ivanodionigi.it/

 


Elezioni del Rettore -  Notizie sui candidati

Il prof. Giuseppe Sassatelli, archeologo, già Preside:
apertamente "discontinuo", analitico, metodico, testardo quanto serve

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Dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, abbiamo ripescato
una vecchia Delega al Preside SASSATELLI perchè
ne rappresentasse i problemi al candidato rettore di allora

Si direbbe che, adesso, la Delega impegni Lui oggettivamente
, quale candidato a rettore

Qui sotto: il DOCUMENTO di delega approvato
all'unanimità dal Consiglio di Facoltà - 15 feb 2005

Sotto, anche la lettera di Lui al corpo accademico
dell'
Ateneo per comunicare la propria candidatura a Rettore

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Giuseppe Sassatelli

I punti del Documento della Facoltà di LF
1. La ricerca
2. La didattica
3. Gli spazi
4. Gli Organici.
5. Il governo dell'Ateneo
6. Ulteriori Riflessioni:
   a) I Dipartimenti
   b) L'Ateneo e la sua organizzazione
   c) Il rapporto tra gli Organi di Ateneo
   d) I rapporti con le sedi decentrate
       della Romagna

1. La ricerca.  Molti segnali, specie in questi ultimi tempi anche sull'onda di una discutibile politica nazionale, vanno nella direzione di un progressivo ridimensionamento del ruolo e dell'importanza della ricerca che si svolge all'interno della nostra Facoltà e della nostra area. Alla ricerca di ambito umanistico non viene di fatto riconosciuta pari dignità rispetto a quella delle altre aree dell'Ateneo e di conseguenza essa non viene adeguatamente sostenuta sul piano finanziario e delle attrezzature, con la conseguente difficoltà di mantenere i livelli di eccellenza che essa ha raggiunto in molti settori e che le sono ampiamente riconosciuti, anche sul piano internazionale. Occorre trovare meccanismi attraverso i quali la nostra ricerca, le sue strutture organizzative (Dipartimenti, Dottorati, Assegni ecc.), i suoi laboratori (Biblioteche in primo luogo, ma anche altre strutture laboratoriali di alta qualità), i suoi canali di finanziamento (progetti pluriennali, medie attrezzature, 60% e 40%, ed altro) non vengano continuamente messi in discussione e di fatto penalizzati. Fatte salve le peculiarità e le diversità delle singole aree e dei relativi costi, è necessario che si riconosca alla nostra ricerca il ruolo e il peso che essa effettivamente ha e un adeguato sostegno economico attraverso parametri certi e trasparenti che si basino, per tutti, solo ed esclusivamente sulla qualità dei risultati conseguiti e sul numero dei ricercatori impegnati, rivedendo gli attuali criteri di distribuzione delle risorse.

2. La didattica. Il numero molto alto degli studenti (sia nelle Lauree Triennali che nelle nuove Lauree Specialistiche le quali, attivate solo quest'anno, hanno già superato 700 iscritti), i numerosi Corsi di Studio e la loro complessa articolazione interna richiedono investimenti sempre maggiori. Occorre garantire da un lato condizioni quanto meno decorose e, ancora una volta, di pari dignità a tutti i nostri studenti (Aule, Biblioteche, Laboratori ecc.) e dall'altro una formazione di alto profilo. E per farlo servono impegni precisi sul piano delle risorse, degli spazi e della docenza. Il sostegno diretto alla didattica (contratti, tutorati, e altri necessari strumenti di supporto) deve essere rapportato al numero degli studenti, evitando disparità che non hanno ragione di essere visto che almeno per i servizi di base della didattica non dovrebbe esistere lo studente "pesato", così come lo intende oggi il Ministero, e il numero alto degli studenti deve essere preso nella giusta considerazione, senza contare il fatto che a termini di legge già ora diversi Corsi di Studio della nostra Facoltà dovrebbero essere sdoppiati. Bisogna evitare che la pluralità dei Corsi a cui i Docenti sono chiamati, il numero molto alto dei frequentanti e quindi degli esami e delle tesi provochino un pericoloso snaturamento della funzione docente sbilanciandola eccessivamente sulla didattica con grave danno per la ricerca.

3. Gli spazi. La esigenze delle didattica (e anche quelle della ricerca, ad essa strettamente collegata, specie per quanto riguarda le Lauree Specialistiche) richiedono un consistente aumento degli spazi con particolare riguardo alle aule, anche di piccole dimensioni, e ai laboratori in funzione soprattutto delle Specialistiche. Occorre predisporre un piano immediato per l'emergenza che è alle porte e un piano di più larga previsionalità che predefinisca la disponibilità di spazi che, nell'ambito dell'attuale centro storico e del plesso di via Zamboni, si rendano via via disponibili in modo da costituire un vero "Polo Didattico" della Facoltà che consenta tra l'altro un maggiore coordinamento delle diverse attività.

4. Gli Organici. Nelle ultime tornate la distribuzione di nuove risorse di personale docente e ricercatore si è basata soprattutto sulla necessità di dotare tutte le Facoltà, specie quelle della Romagna, dei numeri minimi di docenza previsti dalla legge per ogni Corso di Studio senza mai prendere in considerazione il fatto che il problema si potrebbe risolvere anche razionalizzando e diminuendo il numero dei Corsi di Studio attivati. Questo parametro non può più essere mantenuto e in questa operazione si deve invece tenere conto sempre di più dei numeri e in particolare del rapporto docenti-studenti che all'interno della nostra Facoltà è di quasi 1:60 se si considerano anche i ricercatori, e di oltre 1:80 se si considerano solo le due fasce docenti (associati e ordinari), un rapporto altissimo che, assieme ad Economia e a Giurisprudenza, ci pone ai livelli più sfavorevoli di tutto l'Ateneo e che non ci consente di erogare una didattica di alta qualità. In considerazione del fatto che ci sono Facoltà a numero chiuso e ci sono settori disciplinari che vanno comunque salvaguardati anche prescindendo dal numero degli studenti, tale parametro non potrà essere generalizzato. Si ritiene legittimo tuttavia ribadire che almeno il 70% dei posti nuovi e di quelli riequilibrio deve essere distribuito sulla base di questo criterio rapportato ai singoli Corsi di Laurea. E inoltre per garantire il livello raggiunto con alcuni docenti di grande prestigio nazionale e internazionale, andati fuori ruolo o in pensione di recente, la Facoltà ritiene indispensabile un provvedimento mirato dell'Ateneo che consenta di predisporre alcune chiamate esterne e di alto profilo.

5. Il governo dell'Ateneo e la "rappresentanza" della Facoltà. La Facoltà ritiene infine che all'interno degli Organi e delle cariche di governo dell'Ateneo debba esserci una sua significativa rappresentanza, qualificata sia per capacità che per competenza, e soprattutto proporzionata al peso quantitativo e qualitativo che la Facoltà oggettivamente detiene (quasi un quinto degli studenti dell'Ateneo e circa un settimo del personale docente e ricercatore) in modo da potere dare il suo contributo al governo dell'ateneo, con particolare riguardo ai punti sopra esposti, offrendo competenze e disponibilità che, proprio in quanto largamente rappresentative della Facoltà e condivise, siano ad essa sempre e comunque strettamente correlate.

6. Ulteriori Riflessioni
a)  I Dipartimenti. Per una Università che deve fondarsi su un intreccio profondo tra ricerca e didattica, intreccio particolarmente importante nell'organizzazione nel funzionamento delle Lauree Specialistiche, è essenziale riconoscere ai Dipartimenti un peso che corrisponda all'importanza del loro ruolo e delle loro funzioni nella vita e nella gestione della Facoltà (cosa che del resto già avviene) oltre che dell'Ateneo riconoscendo al Collegio dei Direttori meccanismi di partecipazione maggiore e più diretta al governo dell'Ateneo e dotando i Dipartimenti di risorse adeguate quanto meno alle molte funzioni che esplicano.

b) L'Ateneo e la sua organizzazione. La complessità sempre maggiore della struttura dell'Ateneo si è tradotta in un progressivo appesantimento del suo apparato organizzativo con ricadute pesanti anche sulla Facoltà e sui Dipartimenti i quali devono attenersi a procedure lunghe e complesse per l' esercizio delle loro funzioni. Occorre introdurre criteri e meccanismi di funzionamento che semplifichino radicalmente le procedure attuali allo scopo di ottenere in tempi rapidi una maggiore flessibilità ed una maggiore efficienza di tutto l'assetto organizzativo anche per evitare che docenti, personale tecnico-amministrativo e studenti, sempre più oberati da incombenze e da complicazioni gestionali, allentino il loro impegno e la loro disponibilità a collaborare.

c) Il rapporto tra gli Organi di Ateneo. Uno degli aspetti più evidenti delle complicazioni gestionali indicati al punto precedente è la scarsa chiarezza sulle prerogative e sulle funzioni dei diversi Organi di Ateneo (Senato Accademico, Consiglio di Amministrazione e Commissioni di Ateneo) e in particolare della Giunta di Ateneo della quale spesso non sono ben chiari i compiti e i ruoli. Ciò comporta inevitabilmente non solo inutili sovrapposizioni, ma anche contraddizioni o addirittura contrapposizioni nelle decisioni da prendere con un inevitabile appesantimento delle procedure che rischia in taluni casi di paralizzare o di rallentare fortemente la macchina organizzativa. Occorre una riflessione approfondita sulla composizione e sulle funzioni di questi Organi con particolare riguardo da un lato al ruolo delle Commissioni e dall'altro alla composizione e ai poteri della Giunta. d) I rapporti con le sedi decentrate della Romagna. Il decentramento in Romagna riguarda la Facoltà sia direttamente (due Corsi di Laurea ha sede a Rimini) che indirettamente cioè sul piano più generale dei rapporti tra Bologna e la Romagna che hanno comunque ricadute sulle strutture didattiche e scientifiche radicate a Bologna come le nostre. Va superata la sterile contrapposizione tra Bologna e la Romagna affrontando da un lato il problema di una seria programmazione di tipo culturale che individui i settori e le aree da potenziare in Romagna evitando duplicazioni inutili e concorrenziali; e cercando dall'altro risorse specifiche per il decentramento in Romagna in modo da alleggerire la pressione sulle risorse generali di Ateno. Il rapporto tra Bologna e la Romagna richiede una riflessione anche sul piano statutario per meglio calibrare il ruolo e lo spazio operativo dei Poli e delle loro articolazioni al fine di garantire una migliore programmazione di Ateneo e un più corretto rapporto con gli Enti locali.

LA LETTERA del giugno 2008

- Alle colleghe e ai colleghi dell'Università di Bologna

   Carissime colleghe e carissimi colleghi,

  desidero comunicarvi che ho deciso di porre la mia candidatura alla elezione del Rettore per il quadriennio 2009-2013.
1.-  La elezione del Rettore non è più una questione di Facoltà o di aree, ma è un problema di persone, di esperienza, di consapevolezza dei problemi e di formulazione di idee, in modo del tutto trasversale rispetto alla collocazione accademica e disciplinare di ciascuno di noi.
   E allora:
  - sulla base della mia esperienza personale, prima come Direttore di Dipartimento e poi come Preside di Facoltà, con 12 anni di presenza in Senato Accademico (6 anni come rappresentante d'area-Direttore di Dipartimento e 6 anni come Preside);
   - considerando le sollecitazioni che mi sono giunte da più parti, particolarmente significative perchè trasversali e variegate,
  - ho preso la decisione di candidarmi.
    Non sono in grado ora come ora di proporvi un programma definito e articolato perché questo dovrà scaturire da più stretti colloqui che nei prossimi mesi spero di avere con molti di voi e dai quali trarrò gli elementi per costruire un progetto di governo.
   Mi pare tuttavia indispensabile rendervi partecipi di alcune considerazioni preliminari sulla nostra Università, su quanto ci attende nei prossimi anni e soprattutto sui problemi che il nuovo Rettore dovrà affrontare.

  2.- Questo è un momento che pare drammatico per l'Università italiana.
   Capisco che questa asserzione non giovi a chi cerca consenso (e forse anche per questo se ne è parlato poco); ma non credo sia saggio ignorare i problemi che vanno invece conosciuti e analizzati per individuarne le soluzioni più adeguate.
   Dai recenti provvedimenti del Governo, come le pesanti e progressive decurtazioni del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), le gravi limitazioni al turn-over dei prossimi anni, la possibilità di trasformare le Università in Fondazioni, o anche l'allungamento su base triennale degli scatti stipendiali, disgiunto da qualsiasi proposta di introdurre virtuosi meccanismi di controllo e di premiazione selettiva,
   si deduce chiaramente che si è ormai radicata a livello governativo una linea, purtroppo comune a tutte le forze politiche, di scarsissima considerazione dell'Università pubblica la quale dovrà 'rassegnarsi' nei prossimi anni ad avere sempre minori finanziamenti governativi e a cercare inevitabilmente nuove forme di sostegno economico, tutte da inventare e da costruire.

   3.- A questi si devono aggiungere i problemi interni del nostro bilancio, forse enfatizzati in questi ultimi anni, ma di certo non trascurabili se si tiene conto del fatto che i semplici aumenti stipendiali vanno ad erodere le capacità di investimento su strutture e personale.
   Se saremo costretti a sacrifici dovremo farlo però all'interno di progetti complessivi e di lunga durata, evitando quei repentini cambiamenti di rotta che in questi ultimi anni ci hanno impedito una programmazione consapevole.
   Noi docenti dobbiamo essere rassicurati sul recupero pieno della nostra funzione e del nostro ruolo alleggerendoci dalle molte incombenze istituzionali e organizzative e consentendoci di guadagnare tempo per la ricerca e per lo studio, nella convinzione che ciò consentirà alla nostra Università di mantenere o di guadagnare posizioni nelle classifiche internazionali all'interno delle quali già ora gode di importanti riconoscimenti.
 
  4.- Il futuro Rettore dovrà conoscere bene sia i meccanismi della ricerca (Dipartimenti) che quelli della didattica (Facoltà) perché nessuno, in una Università di grande tradizione come la nostra, potrà mai pensare seriamente di separare questi due fondamentali aspetti della struttura universitaria che si alimentano e si arricchiscono reciprocamente.
   La nostra Università è molto invecchiata e la necessità di aprire ai giovani non deve limitarsi solo al reclutamento dei ricercatori, che pure va sostenuto, ma deve riguardare anche l'immissione dei più bravi tra questi nella docenza con la possibilità quindi di assumere funzioni direttive e di responsabilità.

  5.- L'Università è diventata una machina molto grande e complessa, tale da richiedere, per un governo efficace, strumenti e meccanismi assolutamente innovativi per evitare che la 'complessità', di fatto una ricchezza, si trasformi in complicazione. E in questa necessaria rivisitazione dell'apparato amministrativo sarà necessaria una distinzione tra chi ha la responsabilità politica di prendere le decisioni e chi ha il compito di definire meccanismi e procedure per metterle in pratica con rapidità ed efficacia.
   Le procedure troppo complesse vanno eliminate quando dipendono da noi; vanno combattute nelle sedi opportune quando dipendono dal governo centrale.
   L'apparato amministrativo deve tornare al servizio delle decisioni 'politiche', deve essere semplificato e deve essere in piena sintonia con gli organi dell'Ateneo.

    6.- L'Università deve intrecciare un corretto rapporto con la città (Bologna) non solo per la necessità di trovare soluzioni rapide e condivise ai problemi degli studenti e della loro accoglienza, superando le attuali forme speculative su questa presenza, ma anche perché l'Università deve trovare nuove capacità e nuovi modi per mettere in campo, nelle città e nei loro territori (Bologna e Romagna), le sue eccellenze nella innovazione e nella ricerca e le sue capacità di entrare nel mercato delle cultura e dei servizi.
   Va superata per Bologna l'attuale contrapposizione tra due corpi separati i cui unici punto di contatto sembrano essere la speculazione sugli alloggi e il degrado ambientale di certe aree delle città e della zona universitaria.
   Nei suoi rapporti con le città e con il mondo esterno l'Università deve riaffermare e difendere i valori della sua autonomia, anche e soprattutto dalla "politica", centrale e locale, nella consapevolezza che qualsiasi tangenza, attuale o passata, possa in qualche modo offuscare questo importante valore.
   Ciò è particolarmente evidente per la Facoltà di Medicina e Chirurgia i cui rapporti con la Regione e con il Servizio Sanitario Nazionale devono riguadagnare posizioni sul piano dell'autonomia e del reciproco riconoscimento di ruoli e funzioni, al di sopra e al di fuori di qualsiasi pressione e sconfinamento.
    La Facoltà di Medicina è una Facoltà 'speciale' proprio per queste sue caratteristiche; ma è comunque una Facoltà dell'Ateneo e come tale le deve essere garantito il diritto a programmare e decidere la sua ricerca e la sua didattica, senza isolamenti e autarchie, ma anche senza pressioni troppo pesanti e ingiustificate.

   7.- Alla Romagna, realtà consolidata del nostro decentramento con soluzioni che potrebbero essere utilmente adottate anche nella sede bolognese, va dedicato uno sforzo definitivo per conseguire l'obiettivo di un vero 'campus', dove le singole sedi siano in grado di interagire pariteticamente tra loro e con la sede storica.
   Tale sforzo dovrebbe concretizzarsi prevalentemente:
   - nella trasformazione o nell'accorpamento in Facoltà di quei Corsi di Laurea che hanno la 'Facoltà madre' a Bologna;
   -  oltre che nel radicamento della ricerca attraverso l'istituzione di nuovi Dipartimenti per i settori di ricerca nuovi o la costituzione di sedi o sezioni di Dipartimento (o anche forme meno strutturate e più flessibili di ricerca come ad esempio 'Dipartimenti tematici') per evitare sia inutili duplicazioni di strutture che 'insiemi' scientificamente eterogenei che finirebbero con il sovrapporsi alle Facoltà.
   Ciò consentirà una effettiva pariteticità tra sede bolognese e sedi romagnole il cui attuale assetto organizzativo va comunque sostenuto anche per favorire quest'ultimo passaggio.

   8.- Il recentissimo documento della Commissione per la revisione dello Statuto può costituire un importante passo verso quelle riforme che sono sempre più urgenti.
   Il mutamento degli assetti di governo dove la semplificazione e l'efficacia dei processi decisionali non devono essere disgiunti dalla trasparenza e da una buona rappresentatività;
   e il cambiamento del meccanismo per l'elezione del Rettore con un turno unico che senza sminuire il peso del voto eviterebbe 'contrattazioni' non sempre virtuose tra candidati,
    sono due ottimi punti di partenza per quel cambiamento che non possiamo più rinviare.
   Se la volontà politica espressa da molti è sincera e convinta non ci dovrebbero essere ostacoli per procedere rapidamente e in tempo utile con quella revisione della Statuto che tra l'altro sarebbe opportuno venisse fatta da chi, Organi e Rettore, avendo governato in questi anni, conoscono bene difetti e carenze del nostro Ateneo.

   9.- La complessità delle situazioni e la gravità dei problemi, locali e nazionali, impongono una svolta radicale e fortemente innovativa, un giro di boa che reimposti struttura e organizzazione della nostra Università.
   Ed è su questo che vorrei si concentrasse il dibattito della prossima campagna elettorale partendo dalla conoscenza reale dei molti problemi da risolvere, dalla proposta di metodi appropriati per risolverli e di cose da fare, dalla individuazione di persone capaci e dalla elaborazione di un progetto che non può derivare da una meccanica giustapposizione di ogni singola aspettativa, ma deve ispirarsi ad un disegno complessivo e di condivisa utilità generale.
   Ed è proprio sulle idee e sulle cose, non sulle promesse, sia di cariche sia di soluzioni demagogiche, che va cercato e ottenuto il consenso.
    E' una sfida difficile e complessa alla quale dedicherò il mio tempo nei prossimi mesi nella convinzione di potere dare un contributo a questo nostro Ateneo che merita un futuro degno del suo passato.
   Lavorerò insieme con voi alla stesura di una programma dettagliato che naturalmente vi invierò appena terminato. Già da ora sono a disposizione per incontri, contatti e scambi di idee, naturalmente anche via e-mail dove mi potrete raggiungere con facilità. Molti cari saluti.  GS


  Il Consiglio delega il Preside a illustrare e discutere questi punti con i Presidi delle altre Facoltà dell'area umanistica e di altre aree vicine, con l'obiettivo di coinvolgerle nell'analisi e nelle proposte in modo tale che esse possano essere fatte proprie auspicabilmente da tutta l'area umanistica (e anche da un'area più vasta) e come tali essere presentate al Rettore in carica, oltre che ad altri eventuali candidati.

Il Consiglio delega infine il Preside a sottoporre prima di tutto al Rettore in carica, che ha reso noto la sua intenzione di ricandidarsi, e anche agli altri eventuali candidati tutti i punti sopra esposti, richiedendo per ciascuno di essi una chiara ed esplicita presa di posizione sulla base della quale i colleghi della Facoltà discuteranno e valuteranno il comportamento da tenere nelle prossime elezioni.   Bologna 15 feb 2005

 

 

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Piero Tosi

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Sullo STATO DEI RAPPORTI TRA GOVERNO e UNIVERSITA'
e domande sulla CRUI, a partire da quella di Piero TOSI


Riferimenti :


- Audizione del Presidente della CRUI De Cleva al Senato
- Lettera di AQUIS al MINISTRO GELMINI  MariaStella
- Lettera del Senato Acc. Univ. di Bologna al MIN. GELMINI  MariaStella
- Notizie  del Prof. Piero TOSI
 
1.-  La CRUI e lo strappo tra governi e università. La difficoltà in cui si trovano le università italiane, nasce:

   a) dalla loro impossibilità ad auto-riformarsi per mancanza di una "guida comune" (si pensi al "sistema dei prezzi", come "guida comune" della economia di mercato);
    b) dalla carenza di progettualità dei governi, via via succedutisi (quelli a cui spetterebbe di fornire i punti di comune riferimento, come "guida comune"), più che dal calante supporto finanziario statale. Questo ha generato, ormai da anni, uno strappo tra le due istituzioni.
   Alla carenza di progettualità dei governi, la CRUI di alcuni anni fa aveva cercato rimedi con importanti iniziative, volti a aiutare la parte politica, ma non disgiunta dal "muso duro" quando la parte politica si rivelava "un sordo che non vuol sentire". Il ricordo delle minacciate "dimissioni dei Rettori", dall'allora Presidente della CRUI Piero Tosi, è ancora vivo in noi. E che dire dei congressi oceanici all'Auditorium di Roma, al Foro Italico ?
   Già..., ma dov'è finito Piero Tosi ? Su questo riprenderemo il filo, più sotto.
   Non è che la CRUI sia sparita del tutto. Se allunghiamo l'occhio al Senato, vi troviamo una Audizione di tutto rispetto, alla Commissione Istruzione, nelle scorse settimane. Ma questa Audizione, se fatta da noi, finirebbe lì. Non è, invece, così, se fatta dalla CRUI, che ha anche il dovere dell'azione. Da anni, ormai, c'è la totale assenza di una strategia che unisca le forze e le idee, in collegamento con gli studenti e con l'opinione pubblica italiana, per aver udienza dal Governo.
  Come si spiega il vuoto della CRUI ? E quale la via per il suo risveglio ?
2.- Come si spiega il vuoto attuale della CRUI. L'indizio più ovvio ci viene dalla sua situazione interna. Oggi la CRUI ha un socio di maggioranza (AQUIS) , che scrive direttamente delle lettere al Ministro, e dentro AQUIS c'è, a sua volta, un socio privilegiato (l'Università di Bologna) che, a sua volta scrive direttamente al Ministro.

  La caratteristica politica di queste lettere non è la descrizione della situazione generale dell'università, nel bene e nel male, ma la invocazione della valutazione delle università afferenti, da parte del Ministro, quasi una lettera "pietosa" per commuovere il Ministro, così da permettere a loro di dimostrare di aver meriti e dunque il ri-finanziamento. Non vogliamo discutere del fondamento di questi meriti, perchè l'indagine conoscitiva del Senato, voluta del Sen. Prof. Valditara, basta e avanza per un giudizio.
    3.- E quale la via per il risveglio della CRUI ? Mettiamoci in testa che, da sempre, i politici gradiscono le proposte dirette del settore di competenza (meno grane ...), purchè portate concordemente. Si intende, poi, che, poichè ci sarà qualche settore concorrente (perchè anch'esso finanziato dallo Stato), dovrà essere compito del governo indicare il quadro di riferimento, all'interno del quale l'università possa muoversi (es., i requisiti di accreditamento delle università, il numero minimo delle sedi nel territorio,  l'organico dei docenti...). Ma se il Governo è incapace di fare la sua parte (cosa che è, oggi), si può procedere basandosi su più ipotesi ed, eventualmente, il Governo si pronuncerà in un secondo momento.
   Per parte CRUI, nel 2005 essa già svolgeva un ruolo di interlocuzione propositiva: da un lato, con il Governo e con il Parlamento; e, da altro lato, con le Comunità accademiche in tutte le loro articolazioni ed espressioni.

   Era stata lanciata l'idea di una Costituente per l’università, per affrontare problemi irrisolti, sciogliere nodi antichi e difficili, proporre una nuova governance, adeguata ai tempi, rivedere la composizione e le funzioni degli Organi, ristrutturare lo stato giuridico dei docenti, i concorsi e gli avanzamenti di carriera, ispirandosi all’Europa.
   Tutto questo è sparito. Anzi, come sopra accennato, la CRUI appare, oggi, divisa di fatto in tronconi che addirittura si combattono. Questo, di sicuro, darà solo delusioni agli studenti e alla società civile. L''abbiamo visto, al tempo della Moratti, quando abbiamo letto di "raggiri", denunciati troppo tardi da un sindacato universitario, che aveva creduto che la trattativa privata (con la Moratti)  premiasse i "solisti".
   Ma rimane il dovere dell'azione. E allora la via è il rilancio dell'idea della Costituente per l'università, e dell'unità.
4.- Notizie del Prof. Piero Tosi. Il ricordo della "forza" della Crui, in quegli anni, mi ha fatto ripensare a lui. Perchè è caduto dall'altare alla polvere ? Sapevo che era incorso in guai giudiziari, poi superati, e sapevo, dalla stampa, che qualcos'altro era riemerso recentemente. Forse altri, oltre a me, si è fatto la stessa domanda su Piero Tosi e sulla CRUI.
   Davvero, quella vicenda mi ha sconcertato. Da un lato avevo piena fiducia nella Magistratura ( e l'ho tuttora); da altro lato avevo constatato personalmente, nelle varie riunioni alla CRUI, la "montagna", quale lui era per correttezza, sensibilità, intelligenza, capacità politica e organizzativa. Dunque, veniva ad evidenziarsi un grande contrasto tra le due situazioni (quella della sospensione dalle funzioni, da parte della magistratura, e quella derivante dalla stima accumulata in lui).
  Ricordo che, nel 2005 si cominciò a leggere di un suo potenziale “utilizzo” in ruoli di Governo. Che sia stata questa l'origine delle denunce "private", che poi hanno fatto muovere la magistratura ? Non si può non considerare che egli riassumeva in se, molto visibilmente, la forza politica di rappresentante della CRUI, un organismo stimato e temuto. Ho accennato sopra ai congressi oceanici all'Auditorium di Roma, che sicuramente erano una "promessa" importante per l'avvenire della libertà scientifica in Italia.
  Risulta che, all’inizio del 2006, Piero Tosi fu raggiunto da "avvisi di garanzia", sulla base di indagini  condotte dal capo della Procura di Siena fin dal 2002, ma tenute silenti fino ad allora. Tutto si basava su una costruzione a castello, che vedeva alla base presunte facilitazioni in un concorso di ricercatore in Oculistica avute dal di lui figlio, per vincerlo. Si diceva che avrebbe favorito il suo direttore, e premiato il direttore  amministrativo dell'università di Siena, per aver sconsigliato a presentarsi al concorso un altro candidato e così via.
  Risulta che il castello franò, perché il concorso è stato riconosciuto assolutamente regolare, che la Commissione è stata riconosciuta di aver giudicato al meglio, e che il direttore della Clinica era esente da qualsiasi addebito.
  Risulta anche, dai giornali di questi ultimi mesi, che l’università di Siena sia nell’occhio del ciclone per un dissesto finanziario; e risulta che
, dalla fine di aprile, debba rispondere di problemi di natura prevalentemente amministrativa inerenti non ai problemi dell'università, ma ancora alle questioni sollevate all'inizio del 2006.
  Per memoria, in quegli anni l’università di Siena fu valutata più volte la prima in Italia e in più indagini (Censis, Comitato nazionale di valutazione, Campus, ecc.).

Audizione del prof. DE CLEVA
Senato, Commissione istruzione
29.1.2009

 
"Egli pone in luce la svolta determinatasi nel 1994 nel momento in cui si è avviato il superamento della preesistente fase di disordine attraverso la distribuzione di risorse sulla base di parametri di carattere più generale. Evidenzia infatti che, nel periodo precedente, si erano creati squilibri nell'assegnazione dei fondi, per eliminare i quali occorreva elaborare criteri certi, anche al fine di incentivare un meccanismo virtuoso.
  Nel ritenere positiva l'evoluzione dell'ultimo quindicennio, fa presente altresì che in tale periodo l'idea di fondo era di aumentare le risorse per il comparto universitario, giudicato sottofinanziato rispetto alla media europea. Rileva tuttavia criticamente come tale percorso si sia interrotto con il decreto-legge n. 112. Dà indi conto delle innovazioni introdotte a partire dal 2004, anno in cui il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (CNVSU) ha predisposto un modello - perfezionato anche con l'apporto della CRUI - per la distribuzione del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) ancorato alla domanda in termini di iscritti, ai risultati dei processi formativi, nonché agli esiti dell'attività di ricerca. Si è tuttavia registrata una crescita delle dotazioni delle università inferiore all'aumento della spesa, anche in ragione dell'elevato costo del personale. Nel periodo 2001-2007 hanno inciso sul comparto le nuove disposizioni sul reclutamento nonché la riforma degli ordinamenti didattici: il cosiddetto "3+2" è stato infatti introdotto in maniera accelerata senza vincoli per l'aumento di corsi. Ciò ha provocato, prosegue, la polverizzazione degli insegnamenti, non arginata dagli atenei, cui si è aggiunta la contrazione oggettiva del FFO nonché la proliferazione delle sedi, registratasi a risorse invariate. Sottolinea quindi come tale circostanza abbia aumentato le difficoltà per gli atenei che sono in gran parte oltre il limite del 90 per cento delle spese. Nel lamentare che nel 2010 il costo del personale sarà ben superiore al totale del FFO, tiene a precisare che, se da un lato, sono state ridotte altre risorse quali ad esempio gli stanziamenti per l'edilizia universitaria e quelli per i progetti di ricerca di interesse nazionale (PRIN), dall'altro sono lievemente aumentate le entrate provenienti da altri soggetti, tra cui le attività in conto terzi e i contributi degli studenti e di istituzioni europee. Con particolare riferimento alla proliferazione dei corsi, reputa indispensabile rafforzare i vincoli, analogamente a quanto fece il governo Prodi in termini ad esempio di requisiti minimi di docenza. Puntualizza in proposito che l'eccesso di corsi spesso è stato incentivato dagli enti locali. Registra altresì con rammarico gli scarsi investimenti con riferimento al diritto allo studio, di cui beneficia solo il 2 per cento degli studenti, ed esprime forte preoccupazione rispetto ai pesanti tagli che colpiranno l'università a partire dal 2010. Dal prossimo anno, infatti, gli atenei potranno esclusivamente pagare gli stipendi, azzerando ogni altro tipo di attività. Fa presente poi che le università stanno applicando la possibilità di non concedere i due anni di permanenza in servizio per i docenti e il pensionamento forzato dei dipendenti. Pur riconoscendo la necessità di migliorare l'utilizzo delle risorse, ritiene che sia opportuno un intervento organico in particolare sul sistema di governo e sul reclutamento, accompagnato da un aggiornamento del modello di finanziamento. In proposito, giudica essenziale introdurre criteri che, nel rispetto dell'autonomia, impongano precise responsabilità agli atenei, anche attraverso ad esempio la previsione di organici standard. Invita poi a considerare l'ipotesi di promuovere reti e consorzi, onde elevare il livello qualitativo, favorendo al contempo la specializzazione, altrimenti lo scenario futuro sarà assolutamente insopportabile per il comparto

La lettera di AQUIS al Min. Gelmini
,  26.2.09

   Gentile Ministro,
abbiamo già avuto modo di illustrarLe, incontrandoLa il 28 novembre scorso, la posizione dei rettori aderenti ad AQUIS sulla problematica dei finanziamenti degli Atenei italiani.
   Abbiamo visto con soddisfazione un primo riconoscimento delle richieste da noi avanzate nell'art. 2 della Legge 1/2009, ove si prevede che il 7% del FF0 venga ripartito tra gli Atenei considerando "a) la qualità dell'offerta formativa e i risultati dei processi formativi; b) la qualità della ricerca scientifica".
    Riteniamo tuttavia che non sia possibile prescindere da un riconoscimento effettivo e concreto della situazione di sottofinanziamento nella quale si trovano alcuni Atenei italiani, per la mancata applicazione negli anni scorsi della necessaria dinamica per il raggiungimento del riequilibrio secondo quanto previsto dal modello CNVSU per l’assegnazione del finanziamento statale agli Atenei.
   Anche altre questioni abbiamo il dovere di sottoporre alla Sua attenzione. Ed abbiamo pertanto deciso di affidare le nostre proposte alla lettera aperta che oggi diffondiamo: la prima di tali questioni riguarda l'attivazione di procedure efficaci di valutazione e l’utilizzazione dei dati già disponibili, cosi da poter introdurre elementi di tipo qualitativo, specialmente con riferimento alle attività di ricerca, nelle procedure di allocazione dei fondi pubblici alle Università. E' necessario, altresì, affrontare questioni sinora trascurate relative alla presenza dell'area medica nei nostri Atenei.
    Ma è fondamentale riprendere il tema cruciale dei fondi alle Università alla luce delle norme di finanza pubblica approvate per i prossimi anni, proponendo un metodo nuovo di ragionamento al Governo del Paese. L'approvazione della Legge 1/2009 costituisce dunque solo un primo passo, pur importante, nella direzione giusta, quella che AQUIS ha proposto fin dall'avvio della sua costituzione. Ora è necessario dare attuazione a questa norma con ulteriori provvedimenti coerenti allo spirito ed alla lettera della norma stessa.   (continua qui sotto)

La lettera del S.A. Università
di Bologna , al Ministro,
16 febb. 2009
 
Illustre Signor Ministro,
il Senato Accademico dell’Università di Bologna Le invia questo appello urgente a volere riconsiderare il finanziamento ordinario delle università per gli anni 2010 e successivi. Tutti i tentativi di bilancio di previsione che abbiamo effettuato portano invariabilmente alla stessa conclusione che già da tempo avevamo anticipato: la situazione finanziaria sarà semplicemente ingestibile.
   Le citiamo un solo risultato. Fa riferimento alla nostra Università e deriva da calcoli analitici accurati: nel 2010, pur immaginando un turn-over nullo e dunque assumendo a vantaggio del bilancio tutte le risorse conseguenti, l’equilibrio del bilancio richiederà che la spesa per la gestione (spesa totale meno la spesa non contraibile) debba essere ridotta del 40%! Ricerca, didattica, servizi agli studenti, sistemi informativi e bibliotecari, internazionalizzazione, edilizia e manutenzione, ecc. subiranno un danno irreversibile. Verranno di colpo vanificati tutti gli sforzi che le buone università italiane hanno affrontato in questi duri anni per mantenere il contatto con l’università europea.     Questo nostro è l’unico ateneo italiano entro i primi 200 mondiali nella valutazione del Times ed è ancora il primo nella classifica Webometrics, ma è certo che da queste classifiche scomparirà rapidamente poiché questi risultati non dipendono soltanto dalla qualità dell’investimento ma anche, e in modo determinante, dall’entità delle risorse investite.
   Le proponiamo di riflettere sull’avvenire dei giovani ricercatori che si vedranno precluso, questa volta in modo pressoché totale, l’unico accesso agli ambienti della ricerca ancora attivi in questo nostro paese e cioè quelli universitari. Il brain drain, che noi attualmente lamentiamo, diventerà rapidamente un brain waste: sarà la dissipazione della risorsa più preziosa per un paese già in grave difficoltà di competitività ancor prima dell’arrivo della crisi mondiale.
   Non creda, signor Ministro, che questi argomenti contengano amplificazioni della realtà delle cose. Consideri, per esempio, che un taglio interno del 40 % sulle spese per la ricerca imporrà una seria limitazione nei dottorati e nei contratti di di ricerca. Noi siamo convinti che le conseguenze dei tagli previsti dalla finanziaria approvata nel luglio 2008 non siano state sufficientemente valutate. E’ certamente sfuggito il fatto, per esempio, che, aggirandosi la spesa fissa per il personale nell’intorno del 90% del FFO, una riduzione dell’ordine del 10% per il 2010 avrebbe lasciato a mala pena i fondi per gli stipendi.
   Probabilmente si immaginava che la contrazione del turn-over avrebbe compensato il taglio del FFO e invece non è così: in molti atenei, soprattutto nei maggiori, la riduzione del turn-over non bilancia nemmeno l’incremento automatico della spesa fissa per il personale.
   E’ stato valutato che, riducendo il denominatore del rapporto "spesa per il personale/FFO" nella misura prevista nel solo 2010 (senza contare gli anni successivi) quasi tutte le università si troveranno con valori di quel rapporto superiori al 90%? Con la conseguenza che esse non potranno più bandire concorsi a norma dell’art. 1 della L. 1/2009? E che cosa dovremo fare in relazione alla contribuzione studentesca, che dovrebbe essere ridotta?
   Qualcuno ha sostenuto la tesi che gli atenei devono cercare al di fuori le risorse mancanti, ma si tratta di ipotesi frutto di scarsa conoscenza della realtà. Il taglio 2010 per Unibo corrisponde a circa 40 M€: sfidiamo chiunque ad immaginare sorgenti esterne disponibili a fornire ogni anno una somma di queste dimensioni. Basterebbe questo argomento per riconoscere che l’ipotesi delle fondazioni universitarie non sarà praticabile se non in poche sedi favorite dalle condizioni al contorno.
   Noi La invitiamo ad adoprarsi affinché venga eliminata o sostanzialmente ridotta quella che appare una vera amputazione delle risorse per le università e che ci pone in controtendenza in Europa. Ella si sta lodevolmente cimentando con la riforma generale dell’Università, ma a poco varrebbe costruire una governance più efficiente, per esempio, se poi dovesse essere applicata ad istituzioni esangui o non più reattive.
   Noi La invitiamo, altresì, signor Ministro, a volere considerare con attenzione la necessità di non ignorare l’ingiustizia di modi di ripartizione  delle risorse che hanno generato negli ultimi dieci anni squilibri pesantissimi rispetto ai criteri standard che lo stesso MIUR si era dato: alcuni sistemi universitari hanno ottenuto 1000 M€ in più ed altri 1000 M€ in meno. Noi riteniamo indispensabile che parte del 7% premiale venga destinato agli atenei che bene hanno meritato e che sono rimasti sottofinanziati.
   Un’ultima questione Le sottoponiamo, che si collega alla considerazione precedente. E’ ormai impraticabile il ricorso a norme uniformi per un sistema, come quello universitario, che presenta un panorama caratterizzato dalla disomogeneità. Ci sono compiti speciali che alcuni atenei hanno assunto per effetto di dispositivi di legge: è il caso di Unibo, per esempio, che ha operato un decentramento in Romagna sulla base del Piano Triennale, mantenendo l’unità dell’ateneo, ricevendo gli elogi recenti del CNVSU per la qualità della didattica e della ricerca, facendo risparmiare 1000 M€ in dieci anni al Governo e non avendo ricevuto alcun sostegno specifico da dieci anni a questa parte. Pertanto, Le sottoponiamo ancora la proposta di dar vita a veri e propri accordi di programma, almeno per i maggiori atenei, che prevedano impegni, verifiche e corrispondenti risorse.
  Le inviamo i nostri omaggi.
F-to Il Senato Accademico dell’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna
(Continua AQUIS) 1. La premessa necessaria per questo è la riaffermazione della  necessità di ricorrere senza indugio all'utilizzo di adeguati strumenti di valutazione dei risultati del lavoro degli atenei nel nostro Paese. C'è un'anomalia tutta italiana nella situazione attuale: in nessun Paese al mondo esiste un sistema universitario fondato sul principio dell'autonomia degli atenei senza che l'applicazione di tale principio sia accompagnata da processi rigorosi di valutazione di come quegli atenei hanno esercitato i poteri di autogoverno che l'autonomia attribuisce loro.
    Per questo chiediamo che il CIVR (Comitato di indirizzo e valutazione della ricerca) riprenda subito il suo lavoro, purtroppo interrotto ormai da più di due anni, e che il CNVSU (Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario) sia messo in condizione di continuare a svolgere le attività svolte negli anni scorsi, potenziandone anzi le funzioni. Ciò nell'attesa del varo in tempi i più rapidi possibili di un'Agenzia nazionale di valutazione che accorpi le funzioni di entrambi questi organismi per dare ancora maggiore organicità ed efficienza ad un serio processo di valutazione, ormai non più rinviabile, degli atenei italiani.  

  2. Chiediamo che la ripartizione della quota del 7% del Fondo di Finanziamento Ordinario - inclusi i 550 mil euro della Legge n. 244 - sia effettuata sulla base del modello elaborato dal CNVSU che già contiene al proprio interno elementi di valutazione della qualità delle performance degli Atenei, modificato, tuttavia, cosi da far pesare in modo assai più significativo (almeno il 50%) i risultati delle attività di ricerca degli atenei, così come sono già da oggi valutabili. La mancata applicazione negli anni scorsi del modello CNVSU ha portato ad accentuare lo squilibrio tra gli atenei quanto a ripartizione delle risorse pubbliche, penalizzando quindi atenei che avrebbero avuto diritto a quote di finanziamento più consistenti proprio sulla base della qualità delle loro performance nella didattica e nella ricerca. oltre che nella gestione del loro bilancio.
   Chiediamo quindi che una quota pari alla metà di quella cui ammonta il fondo del 7% assuma un effettivo significato di fondo di premialità ? sulla base dei criteri indicati nella Legge 1/2009 che integrano e rafforzano quelli alla base del modello CNVSU ? e sia destinata ad accelerare il processo di riequilibrio tra gli atenei, rinviato da troppi anni, o comunque sia ripartita in base a qualsiasi altro criterio che riconosca crediti passati di Atenei sottofinanziati.
   Senza questa accelerazione del riequilibrio il sistema universitario nazionale continuerà a perpetuare una situazione di intollerabile ingiustizia. Il modello CNVSU potrà, in un futuro che ci auguriamo molto prossimo, essere migliorato anche grazie ai risultati del lavoro dell'agenzia nazionale di valutazione che dovrà essere istituita. Sarà così possibile introdurre ulteriori elementi di individuazione della qualità delle performance degli Atenei, insieme ad altri parametri, come, ad esempio, taluni opportuni indicatori di contesto. Ma non sarebbe in alcun modo accettabile un "colpo di spugna" che azzerasse la situazione ignorando anni e anni di sottofinanziamento di numerosi Atenei in aree diverse del Paese. Il sottofinanziamento accumulato da alcuni sistemi universitari regionali è diventato ormai tale da creare una situazione iniqua e insostenibile. Va altresì precisato che all'interno di ciascuna Regione vi sono situazioni tra loro differenziate con Atenei sottofinanziati ed Atenei sovrafinanziati all'interno della medesima Regione.  

   3. Il sistema universitario nazionale presenta anche una situazione di grave sofferenza da parte di quegli atenei che hanno al loro interno una Facoltà di medicina, che interagisce con il Sistema Sanitario Nazionale sia attraverso policlinici a gestione diretta, sia con aziende ospedaliere-universitarie miste o integrate. Questi atenei forniscono prestazioni di carattere sanitario ai cittadini attraverso il lavoro dei clinici universitari, i cui compiti istituzionali prevedono un'inscindibile integrazione di funzioni didattiche, scientifiche ed, appunto, assistenziali, oltre che attraverso il lavoro del personale paramedico universitario.
   Per questo motivo, dunque, il costo complessivo del personale che svolge anche compiti assistenziali inquadrato nei ruoli degli atenei ricomprende al proprio interno una quota di fondi per stipendi destinata a pagare prestazioni di tipo assistenziale che può essere quantificata come pari ad un terzo dell'ammontare complessivo degli stipendi del personale universitario in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale (un terzo didattica, un terzo ricerca, un terzo assistenza).
    In altri termini, un terzo del lavoro, inteso come attività lavorativa complessiva, prestato da tale personale, si configura come prestazioni professionali che riducono, in termini di costi, la spesa a carico del Ministero della salute, per gravare invece sul bilancio del Ministero dell'università, e quindi sui bilanci degli atenei che hanno una Facoltà di medicina al loro interno. Da calcoli effettuati si può desumere che la cifra cui complessivamente ammonta per tutte le università la spesa destinata sui rispettivi bilanci per l'erogazione di prestazioni assistenziali è di circa 350 milioni di euro.
  Chiediamo quindi che una somma di pari ammontare sia trasferita dal bilancio del Ministero della salute a quello del Ministero dell'università, così che sia poi ripartita pro quota per ristorare i bilanci degli atenei che hanno al loro interno una Facoltà di medicina.  

4. La manovra finanziaria dell'estate scorsa, con i provvedimenti normativi collegati, ridurrà di circa il 10% i finanziamenti pubblici alle università. Il nostro Paese già oggi investe sensibilmente meno sul PIL per formazione superiore e ricerca-innovazione di quanto non facciano i Paesi europei nostri partner ma anche nostri concorrenti sullo scenario mondiale. Alcuni di questi Paesi, come Francia, Germania, ora la stessa Spagna, hanno deciso di aumentare i loro investimenti per queste voci del bilancio pubblico dei loro Stati, proprio per far fronte con lungimiranza alla crisi economica globale potenziando e migliorando il "capitale umano".
   E' estremamente preoccupante che nell'insieme delle manovre economico-finanziarie del Governo per fronteggiare la difficilissima situazione attuale non sia inserito alcun provvedimento in grado di stimolare ricerca e innovazione all'interno del sistema-Paese attraverso una migliore e più efficace utilizzazione ed una valorizzazione delle potenzialità delle università italiane, o almeno di una parte di esse.
   L'opinione pubblica italiana deve sapere che le scelte effettuate dal Governo provocheranno, se non riviste e corrette, la morte del sistema della formazione superiore e della ricerca pubblica nel nostro Paese, e renderanno impossibile competere a livello internazionale anche a quegli Atenei che sono oggi ancora in condizione di farlo. Chiediamo con forza che i "tagli" ai fondi per università e ricerca previsti per il 2010 non siano effettuati nella forma e nell'entità prevista dalla manovra finanziaria approvata lo scorso anno. Ma chiediamo anche che le somme cui ammonterebbero i "tagli" indiscriminatamente previsti per il sistema universitario siano ridistribuite tra gli atenei non "a pioggia", sulla base della cosiddetta "spesa storica", bensì attraverso Io strumento degli "accordi di programma", che stabiliscano un "patto di stabilità finanziaria" ateneo per ateneo, in cui siano previsti obbiettivi precisi e puntuali di miglioramento della qualità delle rispettive performance, da raggiungersi da parte di ciascun ateneo stesso entro il prossimo triennio o quinquennio. Roma, 26 febbraio 2009  

NOTA. Fanno parte di AQUIS i seguenti Atenei: Università degli Studi di Bologna Università della Calabria Università degli Studi di Milano-Bicocca Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia Università degli Studi di Padova Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" Università degli Studi di Trento Università degli Studi di Verona Università degli Studi "G. D'Annunzio" di Chieti-Pescara Università del Salento di Lecce Università Politecnica della Marche Politecnico di Milano Politecnico di Torino

 

 


Bologna: SENATO ACCADEMICO. In atto il proseguimento dell'approvazione delle nuove lauree, DM 270/04


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Il Senato Accademico cambia rotta, rispetto al passato ?

"Prima dell'eventuale attivazione dei corsi di cui è stata proposta
l'istituzione
ci dovrà essere un quadro generale dei corsi in essere,
facoltà per facoltà, e
degli oneri che tali attivazioni comporterebbero. "

  Nota. Sono in atto presso le Facoltà le approvazioni delle proposte dei nuovi corsi di laurea magistrale (più qualche triennale), sia per trasformazione delle specialistiche sia per aggiunta di nuovi corsi. Anche queste andranno in Senato.
   Risulta che, a conclusione dell'iter, i corsi di studio, le proposte delle Facoltà nell'intero Ateneo, saranno 236, di cui 31 di nuovo istituzione (dei passati corsi, 11 sono stati accorpati o aboliti).
   Si direbbe. a questo punto (pochè nel 2008/09 i corsi erano 226) che l'Ateneo prosegua imperterrito la sua strada, del tutto alla faccia della nostra Ministra, che per televisione si dichiara scandalizzata dei 5.500 corsi di laurea in Italia.
Mi risulta che nelle Facoltà il dibattito sia acceso e anche con una certa fronda che si oppone almeno alla istituzione di nuovi corsi. Evidentemente qualcosa arriva alla periferia, degli inviti della Ministra. Ma credo si debba anche capire che, senza una precisa direttiva da Roma, le Facoltà non hanno nessun modo di orientarsi per applicare gli indirizzi della Ministra.
   C'è, poi anche il fatto che, di fronte alla societrà civile che si muove e ai nuovi risultati della ricerca, le Facoltà sentono imperativo il diritto dovere di innovare. Ma, poi, ovviamente rimane il punto interrogativo circa la concreta possibilità di farlo, se poi la Ministra  taglia i "soldini" e blocca le "assunzioni".
   Va rifiutata la demagogia vuota (compresa quella dei Ministri). Si deve distinguere tra numero delle lauree e numero degli insegnamenti.
   A riguardo del numero delle lauree, le Facoltà devono istituirne quante ritengono opportuno, purchè non siano doppioni-equivalenti e abbiano denominazioni chiare per le imprese e le famiglie. Un contributo chiarificatore vero lo può fare, però, solo un organo centrale, in possesso di tutti gli elementi.
   A riguardo del numero degli insegnamenti, la musica cambia completamente. Il vero dramma sta qui, tenuto conto dei "tagli romani (a meno che non ci sia il by-pass tramite assunzioni di docenti a contratto). E' qui che l'Ateneo deve impegnarsi ad una vera strage, per accorpamento di molti insegnamenti.
   Attualmente l'Ateneo conta 13.529 insegnamenti, in media 77 insegnamenti per corso di laurea (per la laurea servono 20 esami, di norma), e 45 per corso laurea specialistica/magistrale (per la laurea servono 12 esami, di norma). Nino Luciani


ISTITUZIONE CORSI DI STUDIO E MODIFICA ORDINAMENTI DIDATTICI A.A. 2009/10 (MAGGIORANZA ASSOLUTA)
Senato 27 gennaio 2009-02-07 (Stralcio di delibera divulgata da membri del Senato)

Finalità: La finalità del presente riferimento è quello di sottoporre all’approvazione del Senato Accademico il piano delle proposte di istituzione dei corsi di studio e le modifiche di ordinamento didattico ai sensi del DM 270/04, per l’a.a. 2009/10, precisamente:
n. 8 corsi di studio di nuova istituzione;
n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione
di corsi istituiti nelle corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nell’allegato al DM 386/07;
n. 19 corsi di studio già riordinati ai sensi del DM 270/04 che propongono modifiche di ordinamento didattico.

Premessa: Il Decreto Ministeriale 31/10/2007 ha stabilito il termine del 31/01/2009 per l’inserimento nella Banca dati ministeriale delle proposte di modifica del Regolamento Didattico di Ateneo in adeguamento al DM 270/04, intese:
a) alla trasformazione dei corsi già attivi con il DM 509/99;
b)  alla istituzione di nuovi corsi di studio;
c)  alla modifica degli ordinamenti didattici dei corsi di studio già riordinati con il DM 270/04.

Presupposti normativi:
- D.M. 3/7/07 n. 362
, con il quale sono state definite le linee generali di indirizzo della programmazione delle Università per il triennio 2007-2009;
- DM 26/7/07 n. 386, con il quale sono state individuate le linee guida per l’istituzione e l’attivazione dei corsi di studio in attuazione dei DDMM 16/03/07;
- DM 18/10/2007 n. 506, con il quale sono stati definiti gli Indicatori per la valutazione dei risultati dell’attuazione dei programmi delle Università;
- DM 31/10/2007 n.544, con il quale sono stati definiti i requisiti necessari per l’attivazione dei corsi di studio ai sensi dell’art. 9 co. 2 del DM 270/04.

Requisiti necessari:
a)  requisiti di trasparenza;
b) requisiti per l’assicurazione della qualità dei processi formativi;
c)  requisiti di strutture e docenza di ruolo che devono essere disponibili per sostenere i corsi e il grado di copertura necessario relativamente ai SSD che li caratterizzano;
d)  regole dimensionali relative agli studenti sostenibili per ciascun corso di studio.

Nota. Ll’a.a. 2010/2011 è il termine per il completo adeguamento alla riforma di cui al DM 270/04. Le proposte di trasformazione dei corsi attivi con il DM 509/99 devono riguardare contestualmente tutti i corsi dell’Ateneo afferenti alla medesima classe. 

......
......

Proposte:
Alla data del 21/11/2008, scadenza del termine per la presentazione da parte delle Facoltà delle proposte di istituzione/modifica di ordinamento ex DM 270/04, sono pervenute le proposte contenute negli allegati 1 e 2 parti integranti del presente riferimento, precisamente:
n. 8 corsi di studio di nuova istituzione (all. 1)
n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nell’allegato al DM 386/07 (all. 1);
n. 19 corsi di studio già riordinati ai sensi del DM 270/04 che propongono modifiche di ordinamento didattico (all. 2). 

Nell’allegato 1 sono riportate, per ciascun gruppo di appartenenza della classe cui afferisce il corso di studio, le numerosità minime richieste per l’attivazione del MIUR e dell’Ateneo, nonché il numero di immatricolati per l’a.a. 20008/2009 rilevato al 31/12/08.

 Osservazioni degli Uffici: Dopo la riunione della Commissione Didattica di Ateneo del 25/11/2008, gli Uffici hanno proceduto alla verifica di congruità degli ordinamenti didattici proposti con tutte le disposizioni vigenti. La verifica è risultata positiva per la quasi totalità dei corsi di studio proposti. Nel caso di osservazioni, le Facoltà si sono adeguate. Inoltre:

1)Il Preside della Facoltà di Ingegneria, con decreto d’urgenza n. 490 del 5/12/2008 da sottoporre a ratifica del Consiglio di Facoltà, ha recepito le osservazioni degli Uffici. Per le lauree magistrali in Ingegneria elettronica (LM-29), Information and Comunication Technology (LM-29) e Ingegneria delle Telecomunicazioni (LM-27) la Facoltà ha previsto nell’ordinamento didattico un range di CFU per la prova finale pari a 9-24, mentre il numero minimo  di CFU stabilito dalle linee guida di Ateneo  è pari a 15. La Facoltà si è tuttavia impegnata a prevedere nei piani didattici dei suddetti corsi di studio un numero minimo di CFU per la prova finale pari a 15.

2)Il Consiglio della  Facoltà di Giurisprudenza, nella seduta del 26/11/08, ha approvato la proposta di istituzione del corso di laurea in classe LM-14  per Operatore giuridico Italo-Francese, non essendo ammessa la trasformazione dal corrispondente corso di studio attivato con il DM 509/99 in classe 31. Tale classe non rientra nella tabella delle corrispondenze dei corsi 509/99-270/04 (allegato al DM 386/07), poiché con DM 25/11/2005 le classi di laurea e laurea magistrale in Giurisprudenza sono state trasformate in laurea magistrale a ciclo unico. Gli Uffici fanno presente che il corrispondente corso di studio attivato in classe 31 per l’a.a. 2008/09 ha registrato un numero di immatricolati pari a 19.

3)Il Consiglio della Facoltà di Medicina e Chirurgia, nella seduta del 13/11/2008, ha segnalato che la Conferenza dei Presidenti di corso di laurea in  Odontoiatria e Protesi Dentaria ha licenziato un ordinamento nazionale al quale anche il corso del nostro Ateneo si è adeguato. La Facoltà precisa che la modifica sostanziale rispetto a quanto deliberato in prima istanza il 23/7/2008  riguarda la tipologia dei 90 CFU di attività professionalizzante che, nella versione attuale, passa dalle attività Caratterizzanti alle attività di tirocinio di tipologia “Altre”. Questa assegnazione, insieme al rispetto dei valori minimi della classe, ha comportato l’attribuzione di soli 10 CFU alla prova finale, anziché 15 come auspicato dalle direttive di ateneo per le lauree magistrali.
Gli uffici fanno presente che la proposta formulata dalla Facoltà risulta coerente con le linee guida di Ateneo che escludono le lauree magistrali a ciclo unico dall’obbligo dell’indicazione di 15 CFU minimi per la prova finale.

4)Per i seguenti corsi di studio:
- L-40 Sociologia e scienze criminologiche per la sicurezza – Facoltà di Scienze Politiche “Roberto Ruffilli”
;
- LM-81 Cooperazione internazionale, sviluppo e diritti umani Facoltà di Scienze Statistiche nell’ordinamento didattico è stato indicato un numero massimo di crediti riconoscibili per attività extrauniversitarie coerente con l’art. 4 dei DDMM 16/3/2007 (60 CFU per le lauree e 40 CFU per le lauree magistrali). Si ricorda, tuttavia, che il Senato Accademico del 18/12/2007 ha fissato il numero di 30 CFU quale limite massimo di crediti riconoscibili per le attività extrauniversitarie, ad eccezione dei riconoscimenti che rientrino nei casi previsti dalla legge 448/2001 e 286/2006.

5) Facoltà di Medicina Veterinaria:
Il Preside della Facoltà, a seguito delle osservazioni degli Uffici, con decreto d’urgenza del 16 gennaio ’09, ha proposto la rettifica di errori materiali presenti nell’ordinamento didattico del corso di laurea magistrale in Biotecnologie Animali cl. LM-9 relativamente alle conoscenze richieste per l’accesso, così come inserito nella Banca Dati RAD.

6)Facoltà di Ingegneria:
Corso di Laurea interateneo in Design del Prodotto Industriale (cl. L-4):
La Facoltà di Ingegneria di Bologna ha proposto fra le istituzioni dei corsi di studio per l’a.a. 2009/2010, ai sensi del DM 270/04, il corso di laurea interfacoltà con Lettere e Filosofia, Psicologia e Architettura in Design del Prodotto Industriale cl. L-4.
Nella riunione del 5 dicembre 08 del Comitato di Coordinamento regionale dei Rettori dell’Emilia Romagna è emerso che, oltre al corso di Laurea in Design del prodotto Industriale cl.L-4 proposto dal nostro Ateneo come corso interfacoltà,  è stato presentato un progetto simile (interateneo) da parte degli Atenei di Ferrara e di Modena-Reggio Emilia.

Vista la forte similarità tra i due progetti e gli ottimi rapporti tra le Università coinvolte, nonché le numerose collaborazioni già esistenti tra i docenti delle Facoltà di Ingegneria e di Architettura dei nostri Atenei, si è realizzato un unico progetto congiunto perseguendo i seguenti obiettivi principali:
a)      istituire un corso di studi interateneo  fra le Università di Bologna, Ferrara, Modena-Reggio Emilia;
b)      attivare il corso in rotazione tra gli Atenei (quindi, ogni anno, solo uno degli Atenei sarà sede amministrativa del corso, per la coorte che parte quell’anno);
c)      far concorrere docenti dei tre atenei all’attività didattica di ciascuna coorte di studenti, indipendentemente dalla sede amministrativa che ha istituito la coorte.
Il lavoro, che ha coinvolto Prorettori alla formazione, Presidi e referenti d’Area delle tre Università è stato molto positivo.
Il progetto risultante è un corso di studi aventi denominazione, obiettivi formativi, sbocchi occupazionali e quindi un ordinamento didattico coincidente con il corso di laurea in Design del Prodotto Industriale, proposto dalla Facoltà di Ingegneria di Bologna.
Successivamente, in data 20 gennaio ’09, con decreto d’urgenza il Preside della Facoltà di Ingegneria, da sottoporre a ratifica del prossimo Consiglio di Facoltà, ha apportato una rettifica  all’ordinamento didattico di cui sopra, nel range di CFU dell’ambito “Scienze economiche e sociali” delle attività formative caratterizzanti e, precisamente, l’intervallo di CFU da  “10-16” deve essere sostituito con  “8-16.
Si precisa che, condizione imprescindibile per l’istituzione del corso di studi interateneo è che venga accettato dagli altri Atenei, l’ordinamento didattico con la rettifica proposta del Preside di Ingegneria di Bologna.  

Ciò premesso, si propone per l’approvazione del Senato Accademico il corso di laurea inter-ateneo  fra le Università di Bologna, Ferrara, Modena-Reggio Emilia in Design del Prodotto Industriale che sarà attivato dalla Facoltà di Ingegneria di Bologna, in sostituzione del corso precedentemente proposto, con l’integrazione di cui sopra.

......
......

7) Gli Uffici informano che, nella seduta della Commissione didattica di Ateneo del 20/1/2009, il Preside della II facoltà di Ingegneria ha comunicato la modifica di denominazione del corso di laurea Magistrale in Ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni per l’energia e l’ambiente (cl. LM -29)  in Ingegneria elettronica e telecomunicazioni per lo sviluppo sostenibile”. La predetta modifica sarà approvata dal Consiglio di Facoltà già programmato per il giorno 22/1/2009.

 Pareri:

- La Commissione Didattica di Ateneo, nella seduta del 25/11/2008, ha espresso il seguente parere:
“1) parere favorevole alle proposte di istituzione/modifica di ordinamento per i seguenti corsi di studio indicati negli allegati 1 e 2 al riferimento degli uffici:
n. 8 corsi di studio di nuova istituzione;
n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nell’allegato al DM 386/07; con specifico riferimento al Corso di Laurea Magistrale in Odontoiatria e protesi dentaria, esprime parere favorevole alla richiesta di deroga in merito al numero minimo di CFU da assegnare alla prova finale, che passano da 15 a 10 tenuto conto sia di quanto disposto dallo specifico Decreto sulla classe, sia dell’esigenza di adeguarsi all’ordinamento nazionale approvato dalla Conferenza dei Presidenti di corso di laurea in Odontoiatria e protesi dentaria.
n. 19 corsi di studio già riordinati ai sensi del DM 270/04 che propongono modifiche di ordinamento didattico.
2) Il suddetto parere resta condizionato a:
- positiva verifica degli ordinamenti didattici proposti da parte degli uffici;
- acquisizione e verifica delle delibere del Consiglio di Facoltà di Giurisprudenza con cui si approva l’istituzione del corso di  studio proposto;
- acquisizione del parere del Comitato di Coordinamento dei Poli Scientifici-Didattici della Romagna per i corsi di studio da attivare nei Poli romagnoli.
3) Accoglie e fa proprie le osservazioni degli Uffici relative all’indicazione del numero massimo di CFU riconoscibili per le attività extrauniversitarie, per le quali il Senato Accademico ha indicato il numero di  30 CFU quale limite massimo di crediti riconoscibili, ad eccezione dei riconoscimenti che rientrino nei casi previsti dalla legge 448/2001 e 286/2006.”

La Commissione Didattica nella seduta del 20/01/2009, ha espresso i seguenti pareri:
1) parere favorevole alla proposta della Facoltà di Medicina Veterinaria con decreto d’urgenza del Preside del 16 gennaio ’09, concernente la rettifica di errori materiali nell’ordinamento didattico del corso di laurea magistrale in Biotecnologie Animali cl. LM-9,  relativamente alle conoscenze richieste per l’accesso così come inserito nella Banca Dati RAD;
2) parere favorevole:
a. alla proposta di istituzione del corso di laurea in Design del Prodotto Industriale (interateneo con le Università di Ferrara e Modena-Reggio Emilia);
b. all’integrazione dell’ordinamento didattico con la rettifica proposta dal Preside della Facoltà di Ingegneria,  con decreto d’urgenza del 20.01.09;
c. all’estensione della partecipazione all’interateneo anche della II Facoltà di Ingegneria, con sede a Cesena (a condizione di non dover contribuire con docenti per assolvimento requisiti, ma con altre risorse, es. laboratori, supplenze, ecc.);
d. al testo della convenzione allegata al riferimento degli Uffici.
La Commissione prende, infine, atto che eventuali modifiche al testo dell’ordinamento didattico del Corso di Laurea in Design del prodotto industriale (CL L-4) o alla convenzione con gli altri Atenei dovranno essere apportate con Decreto d’urgenza del Magnifico Rettore.
3) parere favorevole alla proposta della II Facoltà di Ingegneria relativa alla  modifica  della denominazione del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Elettronica e Telecomunicazioni per l’energia e l’ambiente cl. LM-29 in “Ingegneria elettronica e telecomunicazioni per lo sviluppo sostenibile”, subordinatamente alla approvazione del Consiglio di Facoltà programmato per il 22/1/2009.

- Il Comitato di Coordinamento dei Poli della Romagna, nella seduta del 1/12/2008, ha espresso il seguente parere:
“Il Comitato di Coordinamento dei Poli Romagnoli riunitosi in data 1 dicembre u.s., ha espresso parere favorevole in merito alla proposta di istituzione dei Corsi di studio, sotto riportati, condizionatamente all’acquisizione del parere di competenza dei rispettivi Consigli di Polo:
Facoltà di Ingegneria – LM 24 – Ingegneria dei sistemi edilizi e Urbani – sede di Ravenna
Facoltà di Scienze Motorie – LM 47 – Management delle attività motorie e sportive – sede di Rimini.
     Il Comitato ha altresì espresso parere favorevole ai Corsi di studio in trasformazione, come da allegato elenco.”

- Il Consiglio di Polo di Ravenna, nella seduta del 15/12/2008, ha espresso parere favorevole alla proposta di istituzione della Laurea Magistrale in Ingegneria dei sistemi edilizi e Urbani (cl. LM-24).

- Il Consiglio di Polo di Rimini, nella seduta del 17/12/2008, ha espresso parere favorevole alla proposta di istituzione della  Laurea Magistrale in Management delle attività motorie e sportive (cl. LM-47).

- Comitato Regionale di Coordinamento dell’Emilia Romagna: lo Staff del Rettore dell’Università di Parma, con comunicazione per posta elettronica in data 23/12/2008, nelle more dell’invio del verbale, ha comunicato che il Comitato Regionale di Coordinamento dell’Emilia Romagna, nella seduta del 5/12/2008, ha espresso parere favorevole alle proposte di istituzione dei nuovi corsi di studio ex DM 270/04 per l’a.a. 2009/10 presentate dall’Università di Bologna.

   La proposta di istituzione del Corso di Laurea inter-ateneo in Design del prodotto industriale verrà sottoposto alla riunione del Comitato prevista per il giorno del 26/1 p.v.

- Il Nucleo di Valutazione di Ateneo nella seduta del 23/12/2008, ha espresso il seguente parere:
Relazione del Nucleo di Valutazione di Ateneo sulle proposte di istituzione di corsi di studio formulate dall’Alma Mater Studiorum -  Università di Bologna per l’A.A. 2009/10.
Il Nucleo di Valutazione di Ateneo, nella seduta del 23 dicembre 2008, ha completato l’esame delle proposte di istituzione di corsi di studio formulate ai sensi del DM 270/04 dalle Facoltà dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, per l’anno accademico 2009/10 e precisamente:
n. 8 corsi di studio di nuova istituzione;
n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nell’allegato al DM 386/07.

:::::::::::

PROPOSTA DI DELIBERA
Il Senato Accademico, acquisiti i pareri favorevoli della Commissione Didattica di Ateneo, del Comitato di  Coordinamento dei Poli della Romagna, dei Consigli di Polo di Ravenna e Rimini, del Comitato Regionale di Coordinamento, del Nucleo di Valutazione di Ateneo,
approva:
1)
le proposte di istituzione per l’a.a. 2009/10 dei seguenti corsi di studio, indicati nell’all. 1 parte integrante della presente delibera, e i relativi ordinamenti didattici inseriti nella banca dati ministeriale “RAD”:
- n. 8 corsi di studio di nuova istituzione;
- n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nell’allegato al DM 386/07. Con specifico riferimento al Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Odontoiatria e protesi dentaria,

approva la proposta di adeguamento all’ordinamento nazionale licenziato dalla Conferenza dei Presidenti di corso di laurea che prevede l’assegnazione dei 90 CFU di attività professionalizzante alle attività di tirocinio di tipologia “Altre” con conseguente attribuzione di 10 CFU alla prova finale;
2) le proposte di modifica di ordinamento didattico, inserite nella banca dati ministeriale “RAD” per l’a.a. 2009/10, per n. 19 corsi di studio, già riordinati ai sensi del DM 270/04, indicati nell’all.2 parte integrante della presente delibera;
3) la proposta della Facoltà di ingegneria di attribuire  un range di CFU per la prova finale pari a 9-24 per le lauree magistrali in Ingegneria elettronica (LM-29), Information and Comunication Technology (LM-29) e Ingegneria delle Telecomunicazioni (LM-27), subordinatamente alla previsione nei rispettivi piani didattici di un numero minimo di CFU per la prova finale pari a 15, in coerenza con le linee guida approvate dal Senato Accademico;
4) l’inserimento  negli ordinamenti didattici dei corsi di:
- L-40 Sociologia e scienze criminologiche per la sicurezza – Facoltà di Scienze Politiche “Roberto Ruffilli”
- LM-81 Cooperazione internazionale, sviluppo e diritti umani Facoltà di Scienze Statistiche di un numero massimo di crediti riconoscibili per attività extrauniversitarie rispettivamente  pari a 60 e 40, in coerenza con l’art. 4 dei DDMM 16/3/2007. Tuttavia ribadisce la propria precedente delibera del  18/12/2007 che ha fissato il numero di 30 CFU quale limite massimo di crediti riconoscibili per le attività extrauniversitarie, ad eccezione dei riconoscimenti che rientrino nei casi previsti dalle leggi 448/2001 e 286/2006.
5) la proposta della Facoltà di Medicina Veterinaria trasmessa con decreto d’urgenza del Preside del 16 gennaio ’09, concernente la rettifica di errori materiali nell’ordinamento didattico del corso di laurea magistrale in Biotecnologie Animali cl. LM-9,  relativamente alle conoscenze richieste per l’accesso, così come inserito nella Banca Dati RAD.
6)la proposta di istituzione del corso di laurea in Design del Prodotto Industriale (interateneo con le Università di Ferrara e Modena-Reggio Emilia); l’integrazione dell’ordinamento didattico con la rettifica proposta dal Preside della Facoltà di Ingegneria,  con decreto d’urgenza del 20.01.09;l’estensione della partecipazione all’interateneo anche della II Facoltà di Ingegneria, con sede a Cesena (a condizione di non dover contribuire con docenti per assolvimento requisiti, ma con altre risorse, es. laboratori, supplenze, ecc.); il testo della convenzione (allegato 3 parte integrante della presente delibera).
7) la proposta della II Facoltà di Ingegneria relativa alla  modifica  della denominazione del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Elettronica e Telecomunicazioni per l’energia e l’ambiente cl. LM-29 in “Ingegneria elettronica e telecomunicazioni per lo sviluppo sostenibile”, subordinatamente alla approvazione del Consiglio di Facoltà programmato per il 22/1/2009.
 

 

Sul BIENNIO (art. 16, D.Lgs 503/92),  in aggiunta all' ETA'  PER IL COLLOCAMENTO A RIPOSO
Il 19 dic. 2008, il CdA è stato chiamato ad esprimersi sull'accogliere o respingere le domande di biennio, in aggiunta
all'età per il collocamento a riposo, ma sulla base di una proposta della Burocrazia contro i professori, che non era
accompagnata da sufficiente dimostrazione dell'interesse della Pubblica Amministrazione a quella proposta


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Il Senato Accademico approva una direttiva,  proposta dall'Amministrazione,
per cui la "negazione del biennio sia regola", e l'accoglimento sia "eccezione"

Ma, poi, il nuovo CdA  reagisce e, prima di decidere, vuole
UNA  COMMISSIONE  DI  STUDIO  di   CdA  e  SENATO

Dalla direttiva, possibili pericoli per  la stabilità e qualità degli insegnamenti.
Va bene puntare sui professori a contratto, già tantissimi  nel nostro Ateneo ?

                  
                    I dati del problema
:
  
-  In base all'art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992, il dipendente può chiedere (ed ottenere è un suo diritto) il trattenimento in servizio per un periodo massimo di 2 anni, oltre i limiti di età per il collocamento a riposo;
-  Ma, poi, i commi da 7 a 10 dell'art. 72 della L 133/2008 hanno stabilito che, in futuro, il trattenimento in servizio è soggetto a valutazione discrezionale dell'Amministrazione, e quindi può non essere accolta dal datore di lavoro.
  Tuttavia, poichè la legge stessa obbliga l'Amministrazione ad adottare preventivamente (ossia prima di rispondere alle domande) i criteri per il trattenimento in servizio oltre tale limite di età gli Organi sono chiamati ad un atto di indirizzo generale che definisca i criteri delle risposte, onde evitare personalismi e abusi.
La delibera del Senato, su proposta della Dr. Ines Fabbro:

" Il Senato Accademico, visto l'art. 16 comma 1 del d.lgs 503/1992 così come modificato dal comma 7 della Legge 133;2008; considerato che l'istituto del trattenimento in servizio è stato innovato rispetto alla disciplina precedente nel senso di rendere soggetta a valutazione discrezionale l'istanza di trattenimento presentata dal dipendente; preso atto, a conferma di quanto previsto nella predisposizione del documento di previsione di spesa per il personale 2009 e anni successivi, che la regola generale introdotta è il collocamento a riposo al compimento dei limiti di età e che deroghe a tale principio devono essere nominativamente e singolarmente valutate e motivate alla luce dei criteri contenuti nel co.5 dell'art. 72 della Legge 133/2008; preso atto che per procedere alla valutazione individuale delle domande occorre prevedere sia la modalità del procedimento istruttorio sia i criteri di valutazione, rinvia a una delibera da assumere all'inizio del mese di gennaio la definizione dei criteri e dell'iter procedurale per la valutazione delle domande di trattenimento in servizio del personale docente e ricercatore."

NOTA. Per quanto noto in base alle comunicazioni "personali", ma ben documentate, di alcuni Membri degli Organi, l'Amministrazione ha consegnato agli stessi un conto dal quale risulta la minore spesa, in caso di collocazione a riposo di tutte le domande di trattenimento in servizio. Le domande di biennio erano 55. E pochè questo conto era la solo motivazione della proposta di delibera, poi, approvata dal Senato, sembra evidente che il conto stesso fosse (per l'Amministrazione) la prova ovvia del vantaggio economico della delibera.
   Per un vago lettore, come me, un conto siffatto è l'ennesima prova che, sotto l'aspetto amministrativo, siamo ancora  messi malissimo, per cui non rimane che sperare nel nuovo Rettore. Il motivo è che la collocazione a riposo non non può prescindere totalmente dall'interesse della Pubblica Amministrazione alla continuità degli insegnamenti, in coerenza con l'ordinamento didattico (DM 270) approvato dagli Organi di Ateneo.
   Sotto questo profilo, vanno accostati almeno tre ordini di normativa:
 a) quella che riguarda il pensionamento anticipato (vedi sopra);
  b) quella che impone limitazioni alle riassunzioni, anche per le università "virtuose" come Bologna, via via che avvengno i pensionamenti. Secondo questa seconda normativa, ad ognuna delle uscite non può corrispondere "una" uguale nuova assunzione, ma molto meno di "una". E allora, perchè l'Ateneo dovrebbe auto-castrarsi, sapendo di non potere dare continuità a tutti gli insegnamenti che verranno a cessare ?
  c) come, eventualmente, l'Ateneo potrebbe  coprire i buchi con personale a contratto. Se l'Amministrazione vuole questo, lo dica fiduciosamente al suo CdA.
   Ma, attenzione: una ulteriore, altra normativa vuole che non possano essere istituiti corsi di laurea con soli professori a contratto. Ci dev'essere almeno un determinato numero di professori di ruolo.
  Unicamente per servizio ai Colleghi del CdA e del Senato (ma fors'anche al Rettore ?), pubblico qui di seguito il numero dei docenti di tutte le categorie, distintamente per Facoltà, già in servizio presso il nostro Ateneo.
   In questa tabella, è evidenziato l'impiego abnorme, già in atto, di professori a contratto. Benchè la caduta delle iscrizioni studentesche (nell'intorno dei 20.000 dal 2001 al 2008) non sia mai stata spiegata, tuttavia, è un fatto che essa è coincisa con l'esplosione numerica dei prof. a contratto, in questo stesso periodo, vale dire con una "presunta" caduta della qualità della docenza nell'Ateneo. Dunque, v'è almeno un buon motivo mettere di nuovo in dubbio l'efficienza dell'Amministrazione che taglia i costi, ma con la testa nel sacco, per quanto attiene alla qualità degli insegnamenti dell'Ateneo.
 
AVVERTENZA. Questi dati, recentissimi, sono stati ripresi dal web dell'Ateneo. Segnalo l'anomalia della indicazione di quasi 3.000 docenti presso la sede centrale dell'Ateneo, anzichè presso le Facoltà, ma così è scritto sul web.
  Avverto, inoltre, che ho il dubbio che i dati relativi ai docenti non di ruolo non siano stati depurati dalle cessazioni di servizio. Tuttavia, i Colleghi possono   rivolgersi direttamente all'Amministrazione, per maggiori lumi. In ogni caso io sono a disposizione per mostrare a loro la mia fonte di informazione.  N. Luciani


Strutture in cui sono incardinati i docenti


Professori
a contratto

Ordinari Associati
Ricercatori


Docenti
esterni


Docenti di 1a
e 2a fascia

Alma Mater Studiorum Università di Bologna, via Zamboni 33

2.001

-

989

51

Facoltà di Agraria

42

188

0 0
Facoltà di Architettura

213

33

0 0
Facoltà di Chimica Industriale

8

101

0 0
Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali

74

63

0 0
Facoltà di Economia

200

117

0 0
Facoltà di Economia a Forlì

77

49

0 0
Facoltà di Economia a Rimini

37

49

0 0
Facoltà di Farmacia

113

120

0 0
Facoltà di Giurisprudenza

311

150

0 0
Facoltà di Ingegneria

407

354

0 0
II Facoltà di Ingegneria a Sede di Cesena

42

71

0 0
Facoltà di Lettere e Filosofia

266

320

0 0
Facoltà di Lingue e Letterature Straniere

79

90

0 0
Facoltà di Medicina e Chirurgia

391

509

0 0
Facoltà di Medicina Veterinaria

53

105

0 0
Facoltà di Psicologia

58

52

0 0
Facoltà di Scienze della Formazione

436

98

0 0
Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

224

416

0 0
Facoltà di Scienze Motorie

80

34

0 0
Facoltà di Scienze Politiche

122

106

0 0
Facoltà di Scienze Politiche "Roberto Ruffilli"

107

64

0 0
Facoltà di Scienze Statistiche

27

68

0 0
Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori

75

48

0 0
Scuola di Specializzazione in Insegnamento Secondario

42

0 0 0
Scuola di Specializzazione in Professioni Legali

40

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TOTALE

5.525

3.205 989 51

 

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ELEZIONI del Consiglio di Amministrazione e del SENATO

RISULTATI

Nettamente vincenti i "calzolariani",
tra cui si evidenzia Guido Masetti per la continuità didattica

Questo pone anche in "pole position" un candidato rettore di continuità:
Andrea Segrè , Preside di Agraria, anche perchè l'unico giovane !

Invece, non tracce significative del candidato di alternativa, Giorgio Cantelli Forti

Ma c'è in giro il convincimento che sono state votazioni nulle perchè, come nelle dittature:
- si poteva votare solo a favore o astenersi (ma non votare contro o proporre
   candidati propri, perchè il programma elettronico non lo permetteva)
.
-  Inoltre nelle Sedi di Rimini e Forlì non c'erano seggi.
Auspicabile una ispezione ministeriale, senza aspettare nuovi e costosi ricorsi. NL

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Lilla Crisafulli



Bene in vista, come due cariatidi per il portone
del nostro Ateneo: Antonella Zago e Lilla Crisafulli,
sicuramente personalità non del potere
e di grande potenzialità di servizio per tutti

Ovviamente, sono di servizio anche gli altri, pur se nati corporativi

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Antonella Zago

 

Consiglio di Amministrazione

 

Senato Accademico

 
Gianni Porzi

Commento
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Personale docente prima fascia
Guido Masetti (preferenze 159)
Maria Lilla Crisafulli (preferenze 133)
Bruno Barbiroli (preferenze 123)
Sandro Sandri (preferenze 116)

Personale docente seconda fascia Ornella Montanari (preferenze 150)
Sandro Torroni (preferenze 120)
Anna Minarini (preferenze 106)

Personale tecnico amministrativo e collaboratori linguistici Antonella Zago (preferenze 365) Alessandra Maltoni (preferenze 222) Mario Pontieri (preferenze 140)Francesco Lopriore (preferenze 116)

Ricercatori universitari e assistenti
Loris Giorgini (preferenze 286)
Alessandra Locatelli (preferenze 151)
Daniele Bigi (preferenze 95)

Area Scienze Matematiche, fisiche, chimiche
Andrea Bottoni (preferenze 306) Maurizio Spurio (preferenze 207)

Area Scienze Biologiche, geologiche, agrarie Carlo Emanuele Gessa (preferenze 168)
Annamaria Pisi (preferenze 147)

Area Scienze Ingegneristiche
Emilio Ferrari (preferenze 172)
Maurelio Boari (preferenze 234)

Area Scienze Mediche e medico-veterinarie
Carlo Prati (preferenze 345)
Paola Strocchi (preferenze 190)

Area Scienze umanistiche
Giuseppina La Face (preferenze 356)
Bruna Zani (preferenze 357)

Area Scienze giuridiche, politologiche, economiche, statistiche
Maurizio Sobrero (preferenze 263)
Carla Faralli (preferenze 216

    Ritengo il risultato elettorale nel complesso deludente per quanto riguarda quel segnale di discontinuità da più parti auspicato. Sia ben chiaro, le conferme non necessariamente sono sinonimo di continuità, né i nuovi entrati negli Organi sono automaticamente indice di discontinuità. Mi astengo dall'esprimere pareri sugli eletti e quindi dal fare valutazioni su quale "partito" (inteso ovviamente come aggregazione di Colleghi che si occupano da più vicino di politica universitaria) ha prevalso, ammesso poi che ciò si sia verificato. Ritengo invece interessante valutare alcuni risultati significativi e in una certa misura sorprendenti.
   Quello più rilevante è non tanto l'elezione di Loris Giorgini in CdA quanto l'elevato consenso ricevuto da parte dei Ricercatori. Penso che lui stesso non si aspettasse un così ampio successo in considerazione anche del fatto che afferisce ad una Facoltà piccola. Quindi, nel complimentarmi con Giorgini, che peraltro appartiene alla mia stessa Area, mi auguro che rappresenti discontinuità rispetto al suo Collega che non è stato invece confermato.
   Non meno significativa è la conferma di Annamaria Pisi che, da sola, e vorrei sottolinearlo, è riuscita a far fronte con
successo all'accordo tra la Facoltà di
Agraria e quelle di Scienze, asse dimostratosi alquanto fragile. Un successo così netto e di proporzioni non prevedibili ritengo sia in buona parte attribuibile alla posizione di contrarietà assunta dalla Pisi sulle modifiche di Statuto. La sua elezione ha inoltre messo in chiara evidenza che oggi non è più possibile "pilotare" i voti e ho motivo di ritenere che il suo successo è del tutto personale e non della Facoltà di Agraria, come qualcuno invece erroneamente potrebbe pensare. Quindi, anche alla Pisi faccio i rallegramenti nella certezza che un risultato così ampio la aiuterà a mantenere la capacità di assumere decisioni in autonomia senza timori di sorta, come ha sempre fatto.
   La conferma delle Colleghe Alessandra Locatelli e Anna Minarini, alle quali vanno ovviamente i miei complimenti, rappresentano un notevole successo della Facoltà di Farmacia che riesce ancora una volta ed avere ben due membri in CdA.
   Che dire dell'elezione in S.A. della Collega Paola Strocchi (afferente al Dip. di Farmacologia) per l'Area Medico-Veterinaria? Che, evidentemente, la Facoltà di Medicina non ha ascoltato certe "sirene" e ha deciso probabilmente anche alla luce di certi comportamenti che hanno determinato situazioni molto difficili a Colleghi che chiedevano una gestione trasparente e rispettosa dei Regolamenti e dello Statuto. Pertanto, il mio auspicio è che la Collega Strocchi rappresenti un deciso segnale di discontinuità, quanto meno rispetto al Collega al quale era contrapposta.
   Non si può non sottolineare infine la conferma in CdA con ampio successo di Antonella Zago, successo che rappresenta la cartina al tornasole dello stato d'animo del Personale Tecnico-amministrativo nei confronti dei vertici dell'Ateneo. Una breve osservazione sull'affluenza alle urne che nel complesso è risultata modesta.
   La mancanza dei seggi a Rimini e a Forlì, a mio parere, ha inciso pesantemente sulla scarsa affluenza alle urne, che non ha infatti raggiunto il 38%, per il Personale Tecnico e amministrativo.
    Ritengo infine significativo il fatto che la percentuale di votanti per l'elezione dei Rappresentanti d'area sia stata superiore di circa 4 punti percentuali rispetto a quella dei votanti per i Rappresentanti dei Direttori. A conferma è il numero di schede bianche che ammontano al 5% (101 su 2051 votanti) nel caso dei Rappresentanti d'area, contro il 13,5% (261 su 1944 votanti) nel caso dei votanti per i Rappresentanti dei Direttori. A mio avviso questo è un segnale da non sottovalutare e cioè le candidature uniche non sono molto apprezzate, forse perché ricordano certi regimi in cui non vi era possibilità di scelta. GP

 

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ELEZIONI del CdA e del SENATO

Consiglio di Stato conferma ordinanza del TAR
di annullamento del D.R. per elezioni CdA e Senato
(Sotto, il commento di Gianni PORZI, Membro del Senato)

    Pertanto si andrà a votare il 26/11/2008 e 27/11/2008, con nuova procedura, nelle sedi di:
  - Bologna, via Belmeloro n.14, palazzina B; e viale Filopanti n.3, piano terra;
  - Ravenna, via degli Ariani n.1, Dipartimento di Storie e Metodi per la Conservazione dei

   Beni Culturali ":
  - Cesena, via Gaspare Finali n. 56, I piano.
   Il Rettorato chiarisce che, per l'esercizio del diritto di voto, ciascun elettore può

   recarsi presso una qualunque delle sedi sopra indicate.


   Nota: rimane la perplessità (censurabile con nuovi ricorsi al TAR) dell'esclusione della
  possibilità di votare nelle sedi di Rimini e Forlì, nonostante la dicitura del TAR "presso le sedi"
  (ossia nessuna esclusa), e ciò al fine ovvio di facilitare il voto anche a chi risiede colà.

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Antonella Zago


Votiamo per  la  DISCONTINUITA' 
rispetto alla  GESTIONE  di  Calzolari  !

Perduti  20.000  studenti   (il 20%)  durante  la  gestione  Calzolari.
Calati  i proventi  dai  contratti  di  ricerca  per   conto  terzi.
Dequalificate  le  lauree  (troppe,  e  troppi   mini-insegnamenti)
Aumentato  il numero  delle  sedi  in  Romagna,

  con oneri  insostenibili per  Bologna, e che andavano girati allo Stato.
Rischiato di  votare senza le garanzie costituzionali,
come nelle dittature.

Gianni Porzi, Commento alle dichiarazioni del Rettore, al Carlino, dopo la pronuncia del Consiglio di Stato

  La sentenza del Consiglio di Stato, che ha respinto l'appello presentato dall'Università, confermando l'Ordinanza del TAR del 9 ottobre, mette in chiara evidenza il grave errore commesso dai Vertici dell'Ateneo ...    (per il seguito clicca su Porzi)

Candidato
a Ingegneria per
la continuità
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Guido Masetti
ProRettore alla Didattica

                        
                    Lo schiaffo della ZAGO  a CALZOLARI


 
La  doppia vittoria di Antonella, sia al TAR che al Consiglio di Stato, viene a darle piena ragione e si aggiunge allo schiaffo di lei a Calzolari quando, redarguita con voce gridata in CdA, uscì (in questo consiste lo schiaffo) dall'Aula del Consiglio.
  Inoltre, dovremo votare col vecchio Statuto, pur dopo tutti gli impegni,
da 7 anni, di riformarlo in tempo, per dare autonomia agli Organi collegiali.

Candidato a Ingegneria e Dip. Matematica per
la discontinuità
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Mauro Fabrizio
Già Vice Preside di Ing.

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Gianni PORZI, Commento alle dichiarazioni del Rettore,
al Carlino, dopo la pronuncia del Consiglio di Stato


 
La sentenza del Consiglio di Stato, che ha respinto l'appello presentato dall'Università, confermando l'Ordinanza del TAR del 9 ottobre, mette in chiara evidenza il grave errore commesso dai Vertici dell'Ateneo che, con ostinazione ed anche una certa arroganza, non ottemperarono subito all'Ordinanza e si appellarono invece al Consiglio di Stato.

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   Le dichiarazioni del Magnifico Rettore, poi, apparse sul quotidiano Il Resto del Carlino del 21 c.m. mi sembrano quantomeno sorprendenti. L'affermazione "quello che oggi non siamo riusciti a fare sarà lo standard, domani, per tutti" lascia pensare che non si vuol riconoscere l'Ordinanza del TAR, confermata peraltro dal Consiglio di Stato, secondo la quale non si può votare da qualsiasi P.C., come l'Ateneo aveva invece stabilito, ma solo da cabine appositamente predisposte e protette. Infatti, un voto espresso via internet in luoghi non deputati può subire controllo da parte di "terzi".     La cabina elettorale prevista dal TAR e dal Consiglio di Stato, risolve il grande problema dell'identificazione del votante, assicura la corrispondenza tra numero dei votanti e totale dei voti espressi e garantisce la libertà di espressione del voto (cioè la non coercibilità).
  Restano tuttavia dubbi sulla segretezza del voto e sulla possibilità che terzi possano modificare il risultato elettorale, ma sarà compito del TAR tra qualche mese entrare nel merito di tali aspetti non poco rilevanti.
  Non ritengo assolutamente che "ci sono forze interne che lavorano per la conservazione", ma semplicemente vi sono persone che chiedono giustamente il rispetto delle garanzie costituzionali a tutela dell'elettore.
  Inoltre, tentare di far ricadere la colpa della mancanza di seggi nei Poli di Forlì e Rimini (peraltro previsti nei Decreti di luglio) su coloro che hanno fatto ricorso è davvero inquietante perché sia il TAR che il Consiglio di Stato hanno riconosciuto la fondatezza del ricorso e perchè in democrazia chiunque ha diritto di rivolgersi al Giudice se ritiene che non siano rispettate le Leggi.
   Piuttosto se l'Ateneo avesse ottemperato subito all'Ordinanza del TAR non saremmo incappati in questo inutile ritardo con conseguenti disagi e forse anche danni economici.
  Inoltre, l'Ateneo non ha ancora informato tutto il Personale su come si voterà il 26 e 27 p.v., se via intranet, se verrà utilizzato un software blindato e certificato e un server all'interno dell'Ateneo, elementi importanti a garanzia di un risultato elettorale quanto meno affidabile.
   Non è ancora noto neppure perchè l'Ateneo, invece di utilizzare il CINECA (come ha fatto in settembre l'Università "La Sapienza" di Roma per l'elezione del Rettore) oppure il Centro Servizi Informatici d'Ateneo (CeSIA), si è servito di una Ditta esterna di Milano.
  Pertanto, prima ancora di fare certe affermazioni, sarebbe forse opportuno che venissero date risposte convincenti a tutti questi quesiti. GP

 

EDIZIONE STRAORDINARIA

ATENEO DI BOLOGNA: TAR Emilia Romagna "ordina" la sospensione del Decreto
Rettorale di indizione delle Elezioni del Consiglio di Amministraziobe e del Senato

In seguito a ricorso di: Bonduà Stefano, Arcelli Antonio, Benaglia Stefano, Cipolli Carlo, Fabrizio Mauro,Ghedini Nadia
Lopriore Francesco, Mandroli Roberto, Pilò Virginio, Raggi Maria Augusta, Zago Antonella


Motivazione dell'Ordinanza:

"appare ragionevole limitare la possibilità di esprimere il voto
dai seggi elettorali predisposti e controllati presso le sedi universitarie"


  Luciani: "Anche ragionevole per il Rettore il dimettersi, perchè il fatto è solo l'ultimo di una sequenza di cose poco trasparenti, per l'elettorato. Ma ci sarebbe un'altra via:
o tutti alle elezioni subito, o tutti alle elezioni  tra un anno. Sarebbe meno solo.

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Antonella Zago

REPUBBLICA ITALIANA
Il Tribunale Amministrativo Regionale
per la Emilia Romagna
(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente ORDINANZA (N. 654 del 10 ott. 2008), sul ricorso numero di registro generale 879 de! 2008, proposto da ... contro Alma Mater Studiorun - Univérsità di Bologna ... nei confronti di Calzolari Pier Ugo

Per l'annullamento

previa sospensione dell’efficacia

del decreta rettorale 11 Iuglio, 2008, n. 972/33905, di indizione delle elezioni recante altresì la previsione di una procedura telematica per le operazioni elettorali dei rappresentanti delle aggregazioni scientifico-disciplinari nel senato accademico dell'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, relative al triennio 2008/2009.
.......
......
   Ritenuto che, nel bilanciamento dei contrapposti interessi (massima partecipazione da parte del corpo espressione ed esigenza delle garanzie tradizionali in materia di espressione del voto), appare ragionevole limitare la possibilità di esprimere il voto dai seggi elettorali predisposti e controllati presso le sedi universitarie;

P.Q.M.

Accoglie l'istanza nei sensi
di cui in motivazione.

   La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
   Così deciso in Bologna nella camera di consiglio del giorno 09/10/2008 con 1'intervento dei Magistrati:
        Calogero Piscitello Presidente, Grazia Brini Consigliere Estensore, Sergio Fina, Consigliere

N. LUCIANI, Cose poco trasparenti, per l'elettore..., regolatore della transizione

L’ordinanza di sospensiva valuta due elementi: il fumus boni iuris (il ricorso può essere fondato e perciò l’atto è illegittimo) e il danno grave ed irreparabile che dall’esecuzione dell’atto deriverebbe in primis alla Amministrazione e, dopo, al ricorrente.
  Esempio classico: ordinanza di demolizione di un palazzo, bene culturale. Sospensione perché sarebbe irreparabilmente danneggiato il patrocino culturale italiano.
  La specifica ordinanza, tradotta in italiano corrente, significa: c’è la possibilità che qualcuno possa truccare le elezioni, avendo il controllo dei seggi.
  C'è, poi, che Calzolari ha preannunciato l’appello al Consiglio di Stato.
  Perché questa fretta, mentre sarebbe meglio per l'Ateneo rinviare di un anno la durata degli Organi, in modo da eleggerli col nuovo Statuto (fatto in questi giorni) ?
  Sommiamo questa vicenda alle altre:
1) è in atto il rinnovo degli Organi Accademici, prima delle modifiche di statuto, a campagna elettorale in pieno svolgimento ;
  2) è iniziato il procedimento per la sostituzione del Direttore Amministrativo e il Rettore deciderà la composizione della commissione giudicatrice, anzi ne farà parte come membro interno, e avrà il potere di nomina, nel 2009, mentre sono già in atto le elezioni del nuovo rettore;
  3) in questo mese ha luogo l'assestamento del bilancio. Nulla si sa circa il saldo, ma forse il Rettore già sa ... L'interrogativo è da collegare col calo consistente del numero degli studenti (nello scorso anno), a cui è ancorato il FFO-Fondo di Finanziamento Ordinario dello Stato del 2008, a cui consegue anche il calo dei contributi studenteschi. Anche, per l'anno in corso, risulta un ulteriore calo degli studenti...
  Questo insieme di cose fa pensare ad una situazione tesa in ateneo.
   Ma la regolazione della transizione al nuovo Rettore è un compito dello elettorato.
    Sotto il profilo della opportunità, la cosa è anomala, nei confronti del successore. La spiegazione più ovvia è che Calzolari (anche per problemi di salute) non controlli più la situazione, e qualcun altro, dietro le quinte, operi per "difendere" o "conquistare" in tempo una posizione di potere.
  Torniamo all'inizio.
Sarebbe ragionevole per il Rettore il dimettersi. Ma ci sarebbe un'altra via: o tutti alle elezioni subito, o tutti alle elezioni  tra un anno. Sarebbe meno solo. NL 

A. Zago, Vittoria della democrazia

   Definire questo successo come "vittoria della democrazia", che in questo Ateneo viene non di rado calpestata, non è improprio. Non va dimenticato che non è la prima volta che l’Ateneo assume delibere non rispettose della Legge : nel 2007 il CdA fu condannato dalla Corte dei Conti di Bologna per danno erariale e i membri del CdA dovettero risarcire l’importo di un contratto di consulenza che evidentemente non poteva essere fatto. Oggi, il TAR condanna l’Ateneo accogliendo l’istanza dei ricorrenti in quanto ritiene "ragionevole limitare la possibilità di esprimere il voto dai seggi elettorali predisposti e controllati presso le sedi universitarie" (Ordinanza del TAR Emilia Romagna n. 654/08 del 10/10/2008). Pertanto la nuova procedura di votazione telematica, come prevista dai Decreti Rettorali del 2 e dell’11/7/08, viene ritenuta illegittima.

   Alla luce di questi fatti una domanda sorge spontanea: i membri del CdA come possono fidarsi delle delibere che vengono proposte dall’Amministrazione? L’unico modo per mettersi al riparo da possibili condanne, con conseguenti pesanti ripercussioni economiche per gli stessi componenti è probabilmente quello di votare contro. Infatti, l’Amministrazione dell’Ateneo ha dimostrato ampiamente di non essere in grado di dare certezze e garanzie sulla regolarità delle delibere proposte. Tutto ciò è estremamente grave e getta una fondata e diffusa sfiducia sui vertici dell’apparato amministrativo che dovrebbe invece dimostrare un’adeguata competenza anche al fine di dare quella necessaria tranquillità, in particolare ai membri del CdA quando devono prendere decisioni importanti. A coloro che occupano i vertici dell’Ateneo dovrebbe essere richiesta la necessaria competenza che purtroppo risulta spesso carente, dimostrando così una certa dose di superficialità nonché arroganza che non si addice proprio ad una Istituzione quale l’Alma Mater Studiorum. AZ

 

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Università di Romagna, fatta di 5 sedi lontane
in 5 città diverse, fondate 19 anni fa,
ma ancora in difficoltà finanziarie

La questione della sua sostenibilità posta in un

recente convegno sulla elezione del Rettore

Come è impostata dal Presidente di "uno" degli enti finanziatori locali
la questione: "Romagna: risorsa o problema per Bologna"

        Piero Gallina: "L’Ateneo di Bologna è stato la madre, e gli Enti Locali e le Società di Sostegno (Ser.In.Ar.
                                 Forlì-Cesena, Flaminia Ravenna e UniRimini) i padri di questa figlia diciannovenne."
                                 "Chiedersi oggi se sia una risorsa o un problema è come se la madre (Ateneo) si chieda ancora se
                                 la maternità è stata voluta o casuale se la figlia sia legittima o illegittima."

Prof. Piero Gallina, Presidente di Ser.In.Ar., Sede a FORLI'

"Romagna:  risorsa o problema per Bologna ?"

Le nostre idee, valutazioni e giudizi sull’Università sono certamente originali rispetto all’immagine ed ai rapporti di altre istituzioni nei cui territori siano presenti insediamenti universitari.
Noi  l’insediamento universitario l’abbiamo voluto fortemente fin dall’inizio. Una decisa volontà politica sostenuta da impegni economici pluriennali assai rilevanti, sia finanziari sia immobiliari, e dalla costituzione di apposite “società” per il sostegno continuo, oseremmo dire quotidiano, della “nostra università”.

Il decentramento universitario nelle nostre città e nel territorio; la costituzione dei Poli Scientifico/Didattici; il progressivo consolidamento di questa “intrapresa di successo”  viene considerata l’accadimento più rilevante degli ultimi 15 anni.
Non abbiamo mai pensato a una presenza universitaria territoriale, “casalinga”, bensì appartenente all’Alma Mater e finalizzata all’eccellenza della didattica, della ricerca ed alla massima internazionalizzazione.

Una visione alta del ruolo e della funzione dell’università che nella società odierna non ha più solo il perseguimento dell’eccellenza nell’avanzamento delle conoscenze, ma deve aumentare il livello medio culturale dei cittadini (numero di laureati); sostenere la formazione permanente; produrre servizi ed imprese attraverso l’applicazione delle innovazioni tecnologiche.
Questa è l’immagine della nostra università sulla quale si innestano le problematiche specifiche e le criticità di un modello multicampus (o di università a rete di sedi) ancora incompiuto o a metà del guado nella sua applicazione all’insediamento romagnolo.

NINO LUCIANI.  Personalmente sono sconvolto dalla impostazione sopra riportata.
   Per quanto ne so, le parti finanziatrici dovrebbero dichiarare pubblicamente a bilancio, nero su bianco, le entrate e le uscite della "figlia", e le entrate e uscite della "madre" e dei "padri" per la "figlia" diciannovenne. Questo, se si vuole avere un consenso sociale, in una qualche direzione.

   Ciò che emerge, in questa fase, è però la innaturalezza di questa poliandria, in cui i "padri" vogliono che sia la "madre" a soccorrere la "figlia", e non i "padri".
   Ma torniamo alla tesi iniziale. In realtà il problema è male impostato dal presidente di SERINAR perchè l'Università di Romagna (in realtà 5 mini-atenei) è un problema di interesse nazionale, oltre che locale. E allora manca un attore nella questione: lo Stato. Dunque, si chiami in campo lo Stato (non la "madre") per far fronte ad un problema di interesse nazionale.
   Molta impressione e comprensione, invece, hanno suscitato nel convegno i professori, che hanno assunto da anni la direzione didattica in Romagna (lasciando Bologna). Hanno ben ragione di essere stanchi di fare gli eroi (e così dicasi dei molti "pendolari" da Bologna). Pertanto il dialogo triangolare (Romagna, Bologna, Roma) va assolutamente impostato, a costo di chiudere "qualcosa", e fors'anche di riorganizzare "qualcosa". Ma qui, credo, che conterebbe molto la voce dei Comuni locali, più che quella della sede di Bologba. NL
Ciò premesso quale la fotografia dell’insediamento universitario in Romagna oggi:
¼ degli iscritti totali UniBo;
650 docenti e ricercatori 1/5 del totale di UniBo;
1/9 dei T.A.;
44 atenei italiani sono per numero di studenti inferiori alla Romagna;
La qualità della didattica è alta e certificata sia dal C.N.V.U. (relazione del Giugno 2007) sia dal CENSIS;
Ottima qualità delle sedi e delle attrezzature;
La qualità della ricerca è buona o eccellente pur in assenza di dipartimenti;
I costi per gli studenti sono assai inferiori a Bologna con un’alta qualità della vita (Ser.In.Ar. gestisce 500 posti letto con un costo massimo in camera singola di € 200,00 ed in doppia da € 150,00/170,00 con collegamenti internet, ecc.);
Le immatricolazioni di Bologna diminuiscono mentre in Romagna sono stabili;
Le provenienze sono per il 15,21% da fuori regione con punte del 33% a Forlì e Rimini e per il 5% dall’estero.

L’Ateneo di Bologna è stato la madre e gli Enti Locali e le Società di Sostegno (Ser.In.Ar. Forlì-Cesena, Flaminia Ravenna e UniRimini) i padri di questi figlio/a ormai diciannovenne.
Chiedersi oggi se sia una risorsa o un problema è come se la madre (Ateneo) si chieda ancora se la maternità è stata voluta o casuale se il figlio/a sia legittimo o illegittimo.
Mi sembra che la depressione post-partum si trascini troppo a lungo.
I padri di Romagna hanno fatto sacrifici enormi per far crescere questo figlio/a non limitandosi agli assegni famigliari ma provvedendo alla residenza ed anche ad un certo benessere. Solo Ser.In.Ar. dal 1989 ad oggi ha speso € 25.000.000,00 ai quali si aggiungono Flaminia ed UniRimini. Oltre naturalmente ad edifici e sedi.

Si è rimasti troppo a lungo in mezzo al guado occorre procedere alla istituzionalizzazione del multi campus; procedere a facoltà interdisciplinari ed a centri dipartimentali interdisciplinari.
Completare la costruzione di una vera università a reti di sedi con un assetto statutario adeguato e riunire i poli della Romagna in un assetto amministrativo unico.
Debbono essere date soluzioni originali non classiche e ripetitive ma chi può farlo se non l’Università.
Il luogo dell’innovazione, della scienza e della creatività.
Se l’Università ha la funzione o l’ambizione di delineare il futuro è sicuramente in grado di immaginare e realizzare assetti innovativi. Se non riesce o non vuole viene meno alla sua mission fondamentale. PG
 

        Anno 2010
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