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In margine al Discorso del Rettore, in
Inaugurazione dell'anno accademico
Gianni Porzi*,
L'ATENEO NEL 2010
Anche notizie
dal CdA: Rapporto di A. Zago e F. Lopriore
* Rappresentante del Governo
nel CdA dell'Università di Bologna |
CdA, Rapporto di
Antonella ZAGO e F. LOPRIORE
| Notizie |
1.- Sul Dr. G.
Colpani, neo Direttore Amm.vo, sul Delegato al Personale
e sul discusso bando...
2.- Sulla Azienda
Agraria |
1. - Dr. Giuseppe Colpani, Cda del 19 gennaio
a) Il dott. Colpani, nuovo direttore amministrativo dell'ateneo, ha
presentato il suo programma di lavoro definendo come prioritaria la riorganizzazione
dell'amministrazione nel senso di un forte snellimento con riduzione anche del numero di
dirigenti. Si è soffermato inoltre sulla valutazione degli stessi sostenendo che, se
molto è stato fatto nel passato, oggi comunque si deve intervenire per semplificare gli
indicatori della valutazione e definire in modo più chiaro e semplice la filiera delle
responsabilità. Anche i comportamenti del dirigente, e non solo quindi il risultato
raggiunto, risulta per il direttore amministrativo un elemento importante. Sul fronte
risorse è necessario, secondo Colpani, un controllo di gestione che porti ad una migliore
verifica dei flussi.
Il rapporto con il personale tecnico amministrativo invece dovrebbe
essere improntato alla fine della contrapposizione tra personale docente e personale
tecnico amministrativo in quanto quest'ultimo, pur non essendo sempre impegnato
direttamente nella didattica e nella ricerca, svolge comunque un ruolo determinante
nell'attività generale e per questo deve essere considerato una risorsa importante.
Crediamo che con la sua essenzialità, chiarezza e soprattutto
precisione, il dottor Colpani si sia soffermato su punti sui quali anche noi da tempo
abbiamo chiesto di intervenire. Ad oggi ovviamente non possiamo esprimere una fiducia
incondizionata in quanto purtroppo l'esperienza passata ci ha dimostrato ancora una volta
che sono i fatti a fare la differenza e non le parole. Ci sentiamo comunque di esprimere
il nostro apprezzamento auspicando di poter presto verificare che finalmente nel nostro
ateneo alle belle parole e alle buone intenzione possano seguire
anche delle buone azioni.
b) La delega al Personale e il discusso bando ... .Un
momento importante che segnerà davvero una svolta oppure una piena continuità con il
passato - e la nostra piena delusione -, sarà la nomina del delegato al personale che
ancora non c'è. Abbiamo già chiesto formalmente, e più volte, al Rettore di non
riconfermare il professor Gatta. Non abbiamo bisogno di una così forte continuità con
quella politica ingiustamente persecutoria per il personale tecnico amministrativo che ha
portato ad umiliazioni gratuite per il personale e diseconomie on indifferenti per
l'ateneo. Solo un nuovo delegato al personale potrebbe ad oggi convincerci che davvero
questo Rettore e il direttore amministrativo hanno intenzione di cambiare davvero rotta!
Il tanto discusso bando per l'assunzione di un esterno
al DSAW (Direzione e Sviluppo delle Attività Web) è stata ancora una volta affrontata in
consiglio di amministrazione. Dopo le interrogazioni del professor Porzi e l'integrazione
di Zago nel merito di tale selezione, il Rettore ha deciso di sospendere la procedura di
selezione. Tale scelta si fonda però non sul fatto che il rettore abbia scelto di non
coprire più il posto, come qualcuno ultimamente ha comunicato al personale tecnico
amministrativo, ma da un problema di interpretazione normativa sulla quale non c'è stata
chiarezza fino a qualche giorno fa. Le tante interrogazioni che a partire dal 29 settembre
2009 sono state presentate da Zago, Lopriore e Porzi, dove i tre consiglieri sostenevano
che l'Università è sottoposta al controllo preventivo della Corte dei Conti hanno visto
le risposte, reiterate fino al 15 Gennaio 2010, della
dottoressa Fabbro prima e del dottor |
Gianni
Porzi, L'Ateneo nel 2010
1.- Negli ultimi tempi ho sentito spesso dichiarazioni di grande
preoccupazione per il destino dell'Istruzione in Italia, e dell'Università in
particolare, a causa dei tagli annunciati nella Finanziaria 2009 che dovevano ammontare a
678 Ml, cioè il 10% dei 6.826 Ml stanziati nel 2009.
Grida d'allarme da più parti (alcuni strumentali) perché con i tagli
all'Istruzione veniva minacciata la Cultura del nostro Paese il cui futuro veniva
frequentemente dipinto a tinte fosche. Nessuno però che abbia ricordato che fino al 2009,
incluso, i finanziamenti statali erogati alle Università italiane sono stati in costante
crescita.
Il Rettore, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Accademico 2009-10, ha
espresso forti preoccupazioni per i pesanti tagli del fondo finanziamento ordinario che
potrebbero arrivare nel 2011. Era infatti già a conoscenza che, grazie al grande impegno
profuso dal Ministro Gelmini nel reperire maggiori risorse finanziarie per l'Università e
anche alle entrate derivanti dallo scudo fiscale, la Finanziaria 2010 ci aveva riservato
la gradita sorpresa di un taglio nettamente inferiore ai 678 Ml previsti, e cioè di 278
Ml (pari al 4% del finanziamento erogato nel 2009).
Tenendo poi presente che verranno stanziati anche 40 Ml per nuovi posti di
Ricercatore (circa 800), il taglio risulta ulteriormente ridimensionato.
Il nostro Ateneo, presumibilmente subirà una diminuzione del finanziamento
ordinario di 15-16 Ml (cioè, 385 Ml contro i 400 Ml ricevuti nel 2009), calo che non
creerà particolari problemi per il bilancio del 2010.
E' ovvio che i tagli non sono graditi da parte di chi deve subirli, ma è cosa poco
piacevole anche per chi è costretto a farli. Dico costretto perché è a tutti nota la
crisi economica che ha colpito il nostro Paese, e non solo; inoltre, il 2009 è stato,
purtroppo, anche un anno funestato da calamità naturali molto gravi sotto tutti gli
aspetti.
Non può essere tuttavia ignorato che nel nostro Ateneo vi sono spese non tutte
essenziali che vanno quindi eliminate senza esitazioni e ritengo sia questa l'occasione
per gestire con rigore le risorse disponibili e per mettere ordine nei conti operando una
riqualificazione e una razionalizzazione della spesa.
Non vorrei essere pessimista, ma probabilmente il periodo della costante crescita
dei finanziamenti statali é finito e quindi chi ha responsabilità nel governo
dell'Ateneo dovrà utilizzare tutte le risorse (umane e finanziarie) in modo più oculato
attenendosi al "principio di economicità" al quale l'Ateneo non ritengo si sia
sempre ispirato (anche in tempi recenti, nonostante la crisi economica fosse già alle
porte. Testimonianza ne è il numero eccessivo di Corsi, di Docenti esterni, di Dirigenti
e di contratti con personale esterno non sempre essenziali (finiti anche recentemente
sulla stampa locale).
Mi auguro che i nuovi Vertici dell'Ateneo, coadiuvati da Organi Accademici consapevoli
della grande responsabilità morale e giuridica della quale sono investiti, riescano in
questo compito impegnativo. Occorrerà, da parte di tutti coloro che hanno responsabilità
di governo e in particolare del Rettore, molta determinazione e polso ben saldo per tenere
la barra dritta verso l'obiettivo di interesse comune, anche per la Città di Bologna, e
cioè quello di riportare l'Alma Mater ad occupare livelli più consoni al suo prestigioso
passato. Anche perché ciò consentirà all'Ateneo di ricevere "risorse
aggiuntive" grazie ai criteri di valutazione del Ministero in base ai quali agli
Atenei migliori andrà quella "quota premiale" pari al 7% del finanziamento
ordinario totale. Gianni Porzi |
Menna poi, che sostenevano il contrario! Finalmente,
seppur con ritardo, è stata fatta un po' di chiarezza e come avete visto è arrivata una
nuova circolare, la terza in 5 mesi, che sostiene appunto che tali contratti debbano
essere inviati alla Corte dei Conti.
Nel frattempo, la selezione è già avvenuta,
ma la stipula del contratto di cui tanto si è discusso è stata sospesa
in attesa dell'esito del controllo della Corte dei Conti e non ritirata
definitivamente".
A proposito di bandi di selezioni di professionalità
di questo tipo come anche di quella che verrà bandita per l'ufficio stampa (vedi
interventi completi sul sito) Lopriore ha evidenzito che molto spesso il personale
interno, seppur in possesso dei requisiti professionali del caso e pur avanzando la
propria disponibilità non riescono ad accedere a tali posizioni semplicemente perchè il
direttore o responsabile di struttura non concede il nulla osta. Ha chiesto che tale
problema venga immediatamente risolto concedendo così al personale interno la
possibilità di esprimere la propria professionalità con un conseguente risparmio anche
per l'amministrazione.
In questa vicenda un plauso di merito va dato anche a coloro che ci segnalarono
l'erronea interpretazione della direzione amministrativa e che convintamente condividemmo.
Ci riferiamo ai diversi colleghi che, a dispetto delle loro capacità e delle loro
responsabilità, non "superano" mai le progressioni da EP"!! Chissà
com'è? AZ, FL
2. - Sul personale tecnico-amministrativo e l'Azienda Agraria (CdA del 15 Dicembre 2009)
2.1.- Personale. Due sono state le richieste rivolte al
Rettore da Antonella Zago e Francesco Lopriore, rappresentanti del personale tecnico
amministrativo in Consiglio di Amministrazione:
a) un semplice impegno scritto a trovare risorse per il personale tecnico amministrativo
che ha visto ridursi il fondo integrativo di 1 milione di euro nel solo 2009;
b) e una garanzia di lavoro per i dipendenti dell'azienda agraria che da molti anni
vivono una situazione di drammatica precarietà: se si ammalano sono letteralmente espulsi
e se piove non sono pagati.
Ci aspettavamo un segnale di apertura nei confronti del personale ma
questo non solo non è avvenuto ma le motivazioni addotte dal rettore sono davvero
preoccupanti. Non sono certo di poter fare quanto mi chiedete. Se il rettore
uscente decideva da solo e snobbava spesso il Consiglio di Amministrazione, il nuovo
rettore sembra non aver chiaro il suo ruolo: proporre al Consiglio la sua politica del
personale e intervenire prendendosi le responsabilità in caso di carenza dei dirigenti!
Se sulle risorse la questione verrà da noi riproposta con la speranza che la decisione
finale vada nel senso di un riconoscimento dello sforzo notevole che al personale
amministrativo verrà chiesto nel 2010 data la riorganizzazione dell'intero ateneo sulla
base della riforma Gelmini, più grave è la posizione di incertezza del Rettore sulla
questione degli operai agricoli.
2.2. Azienda Agraria. La nostra richiesta infatti era
semplice: in attesa di entrare nel merito della riorganizzazione della Azienda Agraria,
garantire i contratti a tutti gli operai agricoli che da anni ci lavorano in attesa di
definire le mosse future facendogli così passare un Natale sereno. Il rettore ha
garantito il rinnovo del direttore gestionale un esterno pagato più di 5 mila euro
al mese per tre giornate lavorative a settimana - ma non si è impegnato invece sugli
operai. Il direttore gestionale ha un contratto di prestatore d'opera e secondo il rettore
è l'unico che può intervenire e decidere in autonomia sui contratti da rinnovare.
Ecco cosa ci sconvolge! Come può essere che un esterno che gestisce una struttura
dell'ateneo di Bologna possa decidere in autonomia il fabbisogno?
Sembra che il rettore non abbia chiaro il suo ruolo: la definizione della politica del
personale compete al Consiglio di Amministrazione e nemmeno un direttore di dipartimento
può autonomamente decidere chi e come assumere se non in pochissimi casi in cui le
attività sono legate a dei progetti. All'Azienda Agraria invece il personale lavora con
contratti che scadono ogni anno e svolge mansioni di ordinaria amministrazione. Un esempio
è la manutenzione dei parchi e dei giardini dell'ateneo, funzione svolta appunto dalla
sezione parchi e giardini della stessa azienda. I giardini non sono diminuiti ma sembra
che ci siano dei dubbi sull'apertura di alcuni contratti di lavoro per gennaio 2010.
Qualcuno perderà il posto? Chiedevamo una rassicurazione in tal senso: perchè far
passare un Natale sulla graticola ad alcuni lavoratori?
Avevamo posto la questione al rettore al momento del suo insediamento e il
fatto che ancora oggi non ci sia stata risposta è grave. Comprendiamo che il timore del
Rettore può essere dato anche dalle mancanze che i dirigenti del personale hanno
dimostrato in questi ultimi anni nello svolgere il loro lavoro. Questi ultimi, e
soprattutto l'attuale, infatti, avrebbero dovuto intervenire molto prima con una
definizione giuridica della situazione e con un aggiustamento definitivo della questione.
Invece se ne sono disinteressati e hanno lasciato fare al direttore esterno.
D'altronde non ci sono sanzioni! O meglio dei lavoratori sembra che a nessuno
gliene importi! Dal nuovo rettore però ci aspettavamo idee chiare e scelte radicali.
Soprattutto quando si tratta di garantire semplicemente un Natale sereno a
lavoratori che da tempo hanno garantito i servizi all'ateneo! Costa veramente poco! Le
condizioni per intervenire ci sono tutte: l'azienda è una articolazione dell'università
e non una azienda privata, esiste una latitanza nel dare risposte certe e risolutive da
parte dell'attuale dirigente del personale e non esiste un progetto di riorganizzazione o
di tagli del personale definiti dal Consiglio di Amministrazione! Il rettore secondo noi
ha quindi il potere di intervenire!
Ad oggi i rapporti con i lavoratori non possono che peggiorare!
AZ, FL |
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Diffuso da AFORUM l'andamento delle immatricolazioni
degli studenti per il 2009-10
Risultato
confortante nel complesso: + 3% |
ALMA MATER
STUDIORUM - UNIVERSITA' DI BOLOGNA
Nota. Unicamente per chiarezza, si
fa notare che le variazioni percentuali riguardano i dati di ottobre 2009
rispetto ai dati di ottobre 2008. Il fatto di aver riportato i dati di dicembre 2008
indica solo che, probabilmente,
i dati di ottobre 2009 saranno rivisti al rialzo, a fine anno.
|
27ott.2008
(a) |
31dic.
2008
(b) |
27ott.2009
(c) |
Variazione
% (c/a) |
| TOTALE ATENEO
"Alma Mater" |
16493 |
|
17002 |
+3,09% |
|
|
|
|
|
| Sede Di
Bologna |
11815 |
14100 |
12113 |
+2,52% |
| Facolta' Di
Agraria |
215 |
251 |
302 |
+40,47% |
| Facolta' Di
Chimica Industriale |
105 |
111 |
79 |
-24,76% |
| Facolta' Di
Economia |
946 |
1130 |
980 |
+3,59% |
| Facolta' Di
Farmacia |
585 |
632 |
811 |
+38,63% |
| Facolta' Di
Giurisprudenza |
934 |
1019 |
1162 |
+24,41% |
| Facolta' Di
Ingegneria |
1775 |
2072 |
1715 |
-3,38% |
| Facolta' Di
Lettere E Filosofia |
2364 |
3049 |
2175 |
-7,99% |
| Facolta' Di Lingue
E Letterature Straniere |
825 |
912 |
842 |
+2,06% |
| Facolta' Di
Medicina E Chirurgia |
717 |
760 |
694 |
-3,21% |
| Facolta' Di
Medicina Veterinaria |
135 |
170 |
116 |
-14,07% |
| Facolta' Di
Psicologia |
15 |
51 |
13 |
-13,33% |
| Facolta' Di
Scienze Della Formazione |
909 |
1063 |
807 |
-11,22% |
| Facolta' Di
Scienze Mat. Fisiche E Naturali |
1187 |
1472 |
1129 |
-4,89% |
| Facolta' Di
Scienze Motorie |
217 |
286 |
189 |
-12,90% |
| Facolta' Di
Scienze Politiche 966 |
893 |
|
749 |
-16,13% |
| Facolta' Di
Scienze Statistiche |
137 |
229 |
133 |
-2,92% |
|
|
|
|
|
| Sede Di
Cesena |
899 |
1187 |
924 |
+2,78% |
| Facolta' Di
Agraria |
109 |
123 |
105 |
-3,67% |
| Facolta' Di
Architettura |
136 |
138 |
117 |
-13,97% |
| Facolta' Di
Medicina Veterinaria |
33 |
37 |
46 |
+39,39% |
| Facolta' Di
Psicologia |
349 |
548 |
340 |
-2,58% |
| Facolta' Di
Scienze Mat. Fisiche E Naturali |
86 |
110 |
69 |
-19,77% |
| Seconda Facolta Di
Ingegneria |
186 |
231 |
247 |
+32,80% |
|
|
|
|
|
| Sede Di
Forli |
1648 |
1965 |
1598 |
-3,03% |
| Facolta' Di
Economia - Sede Di Forli' |
608 |
741 |
529 |
-12,99% |
| Facolta' Di
Scienze Politiche "Roberto Ruffilli" (Con Sede A Forli') |
673 |
764 |
675 |
+0,30% |
| Scuola Superiore
Di Lingue Moderne P.I.ET. |
210 |
272 |
199 |
-5,24% |
| Seconda Fac. Di
Ingegneria -Sede A Cesena |
157 |
188 |
195 |
+24,20% |
|
|
|
|
|
| Sede Di
Ravenna |
753 |
919 |
839 |
+11,42% |
| Facolta' Di
Chimica Industriale |
14 |
15 |
29 |
+107,14% |
| Facolta' Di
Conservazione Dei Beni Culturali |
201 |
313 |
187 |
-6,97% |
| Facolta' Di
Giurisprudenza |
210 |
231 |
241 |
+14,76% |
| Facolta' Di
Ingegneria |
94 |
113 |
181 |
+92,55% |
| Facolta' Di
Medicina E Chirurgia |
142 |
143 |
141 |
-0,70% |
| Facolta' Di
Scienze Mat. Fisiche E Naturali |
92 |
104 |
60 |
-34,78% |
|
|
|
|
|
| Sede Di
Rimini |
1378 |
1572 |
1528 |
+10,89% |
| Facolta' Di
Chimica Industriale |
33 |
35 |
30 |
-9,09% |
| Facolta' Di
Economia - Sede Di Rimini |
460 |
546 |
501 |
+8,91% |
| Facolta' Di
Farmacia |
190 |
201 |
242 |
+27,37% |
| Facolta' Di
Lettere E Filosofia |
205 |
257 |
235 |
+14,63% |
| Facolta' Di
Medicina E Chirurgia |
212 |
212 |
193 |
-8,96% |
| Facolta' Di
Scienze Della Formazione |
128 |
157 |
180 |
+40,63% |
| Facolta' Di
Scienze Motorie |
101 |
102 |
90 |
-10,89% |
| Facolta' Di
Scienze Statistiche |
49 |
62 |
57 |
+16,33% |
| Totale Ateneo |
16493 |
19743 |
17002 |
+3,09% |
|
| Fonte. Elaborazioni su dati AFORM dell'Ateneo di Bologna |
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Il Decreto Direttoriale
del Dr. Antonello Masia
8 luglio 2009 prot. n. 82/2009 |
FONDI ALLE UNIVERSITA' per totali 63.578.634,00
(di cui 3.707.923,00 per Bologna.
Fonte: http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0015Atti_M/7895Progra_cf2.htm)
per la programmazione delle
stesse in base a indicatori di merito (D.M. Mussi n.506/ 2007)
(Fonte:http://programmazione-triennale.cineca.it/report/home_indicatori.php)
Nell'estate il Governo ha
distribuito alle università statali e non statali, ed istituti ad ordinamento speciale
una quota del FFO per il 2009 (legge finanziaria 2009, tabella C e modifiche) per la
programmazione e valutazione delle università in base a indicatori di merito. Questi
erano stati inventati dal Ministro Fabio MUSSI nel 2007. Sono riportati qui sotto, perchè
chiunque constati che si tratta di meri dati statistici, che non hanno nulla a che fare
con la promozione della "meritocrazia", quella "cosa" inventata dai
Cinesi per salvare il sistema comunista, dopo la rivolta di piazza Tien An Men, 1989.
Quella "cosa", inventata da chi "crede" (come Mussi) in
quel sistema, si può capire. Ma oggi c'è un Ministro "liberale"...
E' anche colpevole presunzione credere che, da Roma, si possa regolare le
Università locali, anche nelle piccole cose. |
Indicatori (o parametri) di merito del Decreto Ministeriale 18 ottobre 2007 prot.
n. 506/2007, usati dal D.D. (vedi sopra) per la valutazione (ex post) dei risultati
dell'attuazione dei programmi delle Università.
NOTA. Gli Indicatori sono costruiti attingendo a dati statistici degli anni 2004,
2005, 2006, 2007, 2008. La loro esposizione, qui sotto, è in parte riscritta da noi per
una facile lettura e comprensione.
A) Indicatori
dell' OFFERTA FORMATIVA
A.1*. - Rapporto tra Numero (di corsi di laurea e di
laurea magistrale in possesso dei requisiti qualificanti attivati)
e Numero (di corsi di laurea e di
laurea magistrale complessivamente attivati)
- A.2* .- Rapporto tra Numero (di immatricolati
ai corsi di laurea magistrale, che hanno conseguito la laurea in un altro Ateneo in un
numero di anni non superiore alla durata normale delle stessa, aumentata di un anno) e Numero (di immatricolati totali ai corsi di
laurea magistrale)
- A.3 - Rapporto tra Numero (di docenti di
ruolo appartenenti a SSD di base e caratterizzanti i corsi di laurea e di laurea
magistrale attivati) e Numero (di corsi di
laurea e di laurea magistrale attivati)
B) RICERCA
SCIENTIFICA
- B.1*.- Rapporto tra Numero (di
professori di ruolo e di ricercatori di ruolo che hanno avuto giudizio positivo su PRIN,
FAR e FIRB) e Numero (di professori di ruolo e
di ricercatori di ruolo appartenenti allAteneo)
- B.2.- Rapporto tra Numero (di borse di studio
a concorso per il dottorato di ricerca) e Numero
(di corsi di dottorato di ricerca attivati)
- B.3 .- Rapporto tra Numero (di borse di
studio a concorso per il dottorato di ricerca finanziate dallesterno) e Numero (di borse di studio a concorso per il
dottorato di ricerca)
- B.4 - Rapporto tra Uscite
(di bilancio per la ricerca scientifica) e Numero
(di professori di ruolo e di ricercatori - di ruolo, ovvero di cui allart. 1, comma
14, della legge n. 230/2005- ).
- B.5. - Rapporto tra Entrate (di bilancio per la ricerca scientifica
provenienti da entità esterne allAteneo) ed Entrate (di bilancio
complessive per la ricerca scientifica).
C) SERVIZI A
FAVORE DEGLI STUDENTI
- C.1.- Rapporto tra Numero (di studenti
che abbiano acquisito almeno 50 CFU nella.a. t-1, iscritti al secondo anno dello
stesso corso di studio nellanno t) e Numero
(di studenti immatricolati nellanno t-1)
- C.2 .- Rapporto tra Numero (di studenti iscritti che
hanno avviato uno stage) e Numero (di studenti
iscritti nellAteneo)
- C.3* .- Rapporto tra Numero (di laureati, che
hanno svolto uno stage post-laurea (in Italia o allestero) entro un anno dal
conseguimento del titolo e Numero (di
laureati)
- C.4* .- Rapporto tra Numero (di laureati
dellanno t che hanno trovato lavoro entro un anno dal conseguimento del titolo) e Numero (di laureati dello stesso anno)
- C.5* .- Rapporto tra Numero (di CFU acquisiti
in apprendimento permanente) e Numero (di CFU
acquisiti nei corsi di studio nello stesso anno)
D) PROGRAMMI
DI INTERNAZIONALIZZAZIONE
- D.1 .- Rapporto tra Numero (di studenti
iscritti, che hanno partecipato a programmi di mobilità internazionale) e Numero (di studenti iscritti nello stesso anno)
- D.2 .- Rapporto tra Numero (di studenti
stranieri iscritti ai corsi di laurea magistrale) e
Numero (di studenti iscritti ai corsi di laurea magistrale)
- B.3 .- Rapporto tra Numero (di studenti
stranieri iscritti ai corsi di dottorato) e
Numero (di studenti iscritti ai corsi di dottorato)
- B.4 .- Rapporto tra Entrate (di bilancio acquisite mediante
contratti/convenzioni con agenzie e enti, esteri e internazionali) ed Entrate di
bilancio (complessive, al netto di quelle in conto capitale e per partite di
giro)
E) DATI
RELATIVI AL PERSONALE, IVI COMPRESO IL RICORSO ALLA MOBILITA'
- E.1 .- Rapporto tra Costo (del personale di ruolo e non) ed
Entrate (di bilancio complessive, al netto di quelle in conto capitale e per
partite di giro)
- E.2 .- Rapporto tra Punti organico (utilizzati per lassunzione di
professori ordinari e associati dallAteneo, precedentemente non appartenenti allo
stesso Ateneo) e Punti organico (complessivamente utilizzati
dallAteneo)
- E.3.- Rapporto tra Punti organico (destinati a Facoltà con rapporto
studenti/docenti di ruolo superiore alla mediana nazionale) e Punti organico
(complessivamente destinati per il personale dellAteneo
- E.4 - Rapporto tra Punti organico (utilizzati per lassunzione di
ricercatori) e Punti organico (utilizzati complessivamente.)
* Indicatore non calcolato, perché i dati sono parzialmente disponibili o
totalmente indisponibili. |
Nino Luciani, Indicatori di risultato ?
E se, invece, si ripartisse dalla legge Ruberti del 1989, pur se da adeguare ai tempi ?1.- Dubbi
sull'efficacia degli indicatori. Pur ipotizzando a-priori, come adeguati, questi
indicatori, viene istintivo domandarsi se essi sono idonei a promuovere il
"buongoverno".
a1) Per l'indicatore A.1, la risposta può essere SI', ma va fatta
una distinzione da caso a caso. In una università nascente, in un'area depressa, è
necessaria una tolleranza per un determinato numero di anni, finchè essa prenda piede.
Inoltre, dal punto di vista del bilancio pubblico, c'è anche il costo del
trasporto (se le sedi sono molte nel territorio, i costi di trasporto pubblico sono bassi;
se le sedi sono poche, i costi di trasporto sono
alti).
a2) Questo indicatore non è modificabile dai comportamenti di un
Ateneo;
.....
.....
c1) Questo indicatore può valere per promuovere comportamenti virtuosi,
ma anche il contrario (es.: promuovere tutti gli studenti, anche i non meritevoli, per
ottenere maggiori finanziamenti).
....
....
2.- Altro tipo di osservazioni.
I dati statistici utilizzati per costruire gli indicatori, a volte sono relativi a vari
anni addietro, a volte sono incompleti, altre volte non esistono. Purtroppo questo è il
destino delle strutture pubbliche: serve incentivare il merito, ma i meccanismi premiali
non possono funzionare.
E' permesso ricordare che l'Unione Sovietica è crollata largamente per la
difficoltà di guidare le strutture produttive in base a criteri economici ? E' permesso
ricordare che la ritrovata "meritocrazia cinese" è fondata sul "socialismo
di mercato, vale dire facendo regolare le imprese pubbliche con i prezzi di mercato ?
Nelle strutture pubbliche gli indicatori statistici vanno utilizzati come "ultima spiaggia", quando non cè
nessun indicatore di merito, a cui attaccarsi per incentivare risultati virtuosi. E questo
è il caso (più frequente) della Pubblica Amministrazione, i cui servizi sono ad utilità
"totalmente indivisibile".
Invece, nel caso dell'università, è possibile applicare il
criterio del beneficio (tipico del mercato), perché linsegnamento universitario ha
una utilità "parzialmente divisibile". In questo senso è possibile applicare
il criterio del beneficio: vale dire un prezzo (pro quota "parte divisibile") ai
richiedenti il servizio e, invece, il finanziamento statale, per la restante parte
"indivisibile" ( ossia a "utilità pubblica").
Ma, occorre farlo cum grano salis, perchè c'è di mezzo il diritto
allo studio. Vediamo poi.
4.-
Legge Ruberti n. 168/1987, art. 7. Direi che questa legge abbia dato l'autonomia
finanziaria, salvaguardando (sia pur in parte) il criterio del beneficio. Più tardi, non
sarà più così. Vediamo:
a) L'art. 7 disponeva
che le entrate delle università siano "trasferimenti dello Stato" e
"contributi obbligatori nei limiti della normativa vigente".
Per trovare questi limiti occorre risalire alla legge
1551/1951 (una curiosità: fu firmata da A. De Gasperi).
b) La Legge 1551/1951 dispone:
1. - il contributo statale alle università
(art. 1), da ripartire (si noti bene) "tenendo presenti principalmente il numero
delle facoltà e degli studenti, il tipo delle facoltà, lo stato delle attrezzature
scientifiche, le necessità dell'assistenza agli studenti."
2. - le tasse, sopratasse, contributi, diritti
di segreteria degli studenti, fissate dalla legge;
3. - che il CdA delle Università
possa istituire:
- un contributo integrativo unico studentesco
per 3 anni (art. 8);
- speciali contributi
studenteschi per biblioteche e per ogni istituto scientifico, destinati a spese di
laboratorio, di esercitazioni e di riscaldamento (art. 11);
- contributi fino alla misura di lire 1000
per ciascuno studente in corso e fuori corso, per le attività assistenziali e sportive
delle organizzazioni rappresentative studentesche;
- un contributo suppletivo (pari al 30% della
tassa annuale di iscrizione) per gli gli studenti appartenenti a famiglie che dispongano
di un reddito complessivo annuo superiore a tre milioni di lire.
5.- Legge 537/1993. Dopo Ruberti, come
novità viene istituito il FFO, "nel quale sono comprese una quota base (da
ripartirsi tra le università in misura proporzionale alla somma dei trasferimenti statali
e delle spese sostenute direttamente dallo Stato per ciascuna università nell'esercizio
1993), e una quota di riequilibrio, da ripartirsi sulla base di criteri
relativi a standard dei costi di produzione per studente e agli obiettivi di
qualificazione della ricerca, tenuto conto delle dimensioni e condizioni ambientali e
strutturali".
La genericità della legge fu eccessiva.
Inizierà da qui l'arbitrio dei vari governi, e la graduale deresponsabilizzazione sia del
Governo sia delle Università e di conseguenza saranno necessari nuovi correttivi con
legge 306. |
6.- La successiva Legge 306/1997 dispone:
- art. 2. "I contributi universitari sono
determinati autonomamente dalle università in relazione ad obiettivi di adeguamento della
didattica e dei servizi per gli studenti, nonchè sulla base della specificità del
percorso formativo";
- purchè (art.3)
"secondo criteri di equità e solidarietà" e comunque (art. 5) "la
contribuzione studentesca non può eccedere il 20% del finanziamento ordinario annuale
dello Stato".
Segue la legge 449/1997,
con limite anche dal lato spesa: (art. 5) "Le spese fisse e obbligatorie per il
personale di ruolo delle università statali non possono eccedere il 90 per cento del
fondo per il finanziamento ordinario";
e seguirà tutto il resto ...., più
tardi, finchè si arriverà alla meritocrazia cinese attuale, da cui abbiamo preso le
mosse in questo commento.
5.-
Conclusione: la retta via finanziaria. Direi che sia da reintrodurre la legge Ruberti,
salvo adeguamenti al tempo.
Precisamente andrebbe separata lamministrazione locale (da far regolare con
criteri aziendali), dal diritto allo studio (da caricare sullo Stato, che lo gestisce in
modo diretto). Di conseguenza:
1) le università delibererebbero liberamente
i contributi studenteschi, fermo rigorosamente il pareggio del bilancio;
2) il FFO andrebbe ripartito tra le università in base al numero degli studenti,
moltiplicato il costo standard per studente.
Metterei il solo vincolo che il numero degli studenti per insegnamento non
possa superare un determinato numero (es. 60 studenti per le materie umanistiche; 30 per
le materie associate a prove di laboratorio);
4) lo Stato dovrebbe erogare direttamente borse di studio o bonus università,
differenziatamente per studente in base al merito e al bisogno. Nino Luciani
P.S.- Quanto sopra riguarda solo la parte finanziaria. Le grandi regole per il controllo
di qualità del processo e del prodotto (didattica, concorsi,
) dovrebbero restare
prerogative centralizzate |
|
| Disegno
di legge quadro (informale del Miur) in materia di organi di governo, organizzazione e
qualità del sistema universitario, riordino del reclutamento dei professori e dei
ricercatori universitari e delega sul diritto allo studio |
 |
TESTO ORIGINALE
|
|
EMENDAMENTI proposti dal prof. Nino Luciani, ord. di Scienza
delle Finanze nellUniversità di Bologna, già membro del Consiglio di
Amministrazione e del Senato Accademico Integrato dell'Univ. di Bologna. |
| TITOLO I |
Nuovo testo, risultante,
dopo gli emendamenti |
| ORGANIZZAZIONE
DEL SISTEMA UNIVERSITARIO |
|
| Articolo 1 |
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| |
|
| Autonomia e
responsabilità delle università |
|
| 1. Le
università sono sede della libera formazione e della trasmissione critica dei saperi,
coniugano in modo organico ricerca e didattica avanzata e continuata e operano per il
progresso culturale, civile ed economico della Repubblica. |
1. Le
università sono sede della libera formazione e della trasmissione critica dei saperi,
coniugano in modo organico ricerca e didattica avanzata e continuata e operano per il
progresso culturale, civile ed economico della Repubblica. |
| 2. In
attuazione dell'articolo 33 della Costituzione ciascuna università opera ispirandosi a
princípi di autonomia e di responsabilità. |
2. In
attuazione dell'articolo 33 della Costituzione ciascuna università opera ispirandosi a
princípi di autonomia e di responsabilità. |
| |
Lo Stato
finanzia la gestione corrente delle Università in base a piani decennali, nei quali sono
concordate le prestazioni, richieste, di ricerca e di didattica a favore dello Stato e,
per esso, agli studenti. |
| |
Lapplicazione
dei criteri, di cui ai commi precedenti, è subordinata allaccreditamento delle
Università medesime presso lo Stato. |
| |
Laccreditamento
avviene sulla base della verifica dei requisiti tecnici standard delle Università circa
la dimensione, in termini di numero di studenti, e di organico del personale docente,
tecnico e amministrativo. |
| |
Fermo quanto
previsto dall'art. 3 e, tenuto conto della legge vigente (sui Megatanei
), le
università con un numero di studenti superiore a 40.000 dovranno essere frazionate. |
| |
Le Facoltà
con un numero di studenti superiore a 7.000 devono essere frazionate. |
| |
Sono ammesse
temporaneamente università con un numero di studenti inferiore ad un determinato
standard, se esse sono riconosciuto dallo Stati come università regionali, e
comunque per una durata non superiore ad un determinato tempo (20 anni ?) |
| |
Il
finanziamento statale in conto corrente delle Università avviene in rapporto al numero
degli studenti differenziamente tra università umanistiche e università scientifiche, e
tuttavia previa verifica dei requisiti tecnici dei corsi di studio, i cui insegnamenti non
potranno avere, singolarmente, un numero di studenti superiore ad un determinato minimo e
massimo, e differenziatamente tra insegnamenti tecnici ed insegnamenti umanistici, e con
ulteriori eccezioni relative agli insegnamenti di importanza strategica nazionale.
Sono abrogate le norme vigenti sul riparto del FFO in base a parametri multipli
differenziati. |
| |
Le
Università operano sulla base di programmi annuali e decennali. |
| |
Esse sono
tenute al pareggio del bilancio. Sono abrogate le norme che pongono limiti alla
discrezionalità di spesa delle università, ad eccezione di quelle relative ai
finanziamenti statali e destinazione vincolata. |
| |
Le
Università sono dotate di finanziamenti costituiti: |
| |
- dal
finanziamento statale in conto corrente, proporzionato al numero degli studenti; |
| |
- da
prestiti statali di medio-lungo termine, in relazione a investimenti. In ogni caso
lammontare dei prestiti non può superare una somma tale per cui la somma degli
interessi superi il 25% del finanziamento statale della gestione corrente; |
| |
- dai
contributi studenteschi, determinati liberamente, e comunque col vincolo che essi non
superino il 30% della spesa corrente, tenuto conto delle norme sul diritto allo studio, di
cui al comma 3; |
| |
- da altre
entrate provenienti da privati e da enti pubblici a titolo di liberalità o
controprestazioni di servizi (insegnamenti, ricerca scientifica, altri servizi). |
| 3. Al fine di
rimuovere le barriere di accesso allistruzione universitaria degli studenti
meritevoli e privi di mezzi il Ministero dellistruzione delluniversità e
della ricerca, di seguito denominato "Ministero", attua e monitora specifici
programmi per la concreta realizzazione del diritto allo studio. |
3. Al fine di
rimuovere le barriere di accesso allistruzione universitaria degli studenti
meritevoli e privi di mezzi il Ministero dellistruzione delluniversità e
della ricerca, di seguito denominato "Ministero", attua e monitora specifici
programmi per la concreta realizzazione del diritto allo studio.
Lo Stato finanzia il diritto allo studio con rapporto diretto con gli studenti,
tenuto conto del bisogno e del merito.
Il finanziamento avviene sotto forma di borse di studio e di buoni università
spendibili per le iscrizioni ai corsi di laurea triennale e magistrale, presso le
università da loro scelte liberamente.
Sono abrogate le norme sul diritto allo studio di competenza delle università. |
| |
|
| 4. Il Ministero
fissa obiettivi e indirizzi strategici per il sistema universitario e le sue componenti e
ne verifica e valuta i risultati secondo criteri di qualità, trasparenza e promozione del
merito, anche in riferimento alle migliori pratiche diffuse a livello internazionale,
garantendo una distribuzione delle risorse pubbliche coerente rispetto agli indirizzi e ai
risultati. |
4. Il
Ministero, una volta fissa fissati, ai sensi del comma 2,
gli obiettivi e indirizzi strategici per il sistema universitario e le sue componenti e ne
verifica e valuta i risultati secondo criteri di qualità, trasparenza e promozione del
merito, anche in riferimento alle migliori pratiche diffuse a livello internazionale,
garantendo una distribuzione delle risorse pubbliche coerente rispetto agli indirizzi e ai
risultati. |
| |
|
| Articolo 2 |
Articolo 2 |
| |
|
| Organi di
governo delle università |
|
| |
|
| 1. Le
università statali, nel quadro del complessivo processo di riordino della pubblica
amministrazione, provvedono entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge a modificare i propri statuti ai sensi dellarticolo 6 della legge 3 maggio
1989, n. 168, secondo principi di semplificazione, efficienza ed efficacia, con
losservanza dei seguenti vincoli e criteri direttivi: |
1. Le
università statali, nel quadro del complessivo processo di riordino della pubblica
amministrazione, provvedono entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge a modificare i propri statuti ai sensi dellarticolo 6 della legge 3 maggio
1989, n. 168, secondo principi di semplificazione, efficienza ed efficacia, con
losservanza dei seguenti vincoli e criteri direttivi: |
| |
|
| a) adozione di
un codice etico anche al fine di individuare le situazioni di incompatibilità e di
conflitto di interesse e predisporre opportune misure per eliminarle; |
a) adozione di
un codice etico anche al fine di individuare le situazioni di incompatibilità e di
conflitto di interesse e predisporre opportune misure per eliminarle; |
| |
|
| b) attribuzione
al rettore della rappresentanza legale delluniversità e delle funzioni di
indirizzo, di iniziativa, di coordinamento; della responsabilità primaria
nellattuazione di tutte le attività istituzionali dellateneo e delle delibere
del consiglio di amministrazione secondo criteri di qualità e nel rispetto dei principi
di efficacia, efficienza, trasparenza e meritocrazia; del compito di proporre e dare
attuazione al documento di programmazione strategica triennale di ateneo di cui
allarticolo 1-ter del decreto legge del 31 gennaio 2005, n. 7, convertito con
modificazioni nella legge n. 43 del 2005 e successive modificazioni e del bilancio di
previsione annuale; di tutte le funzioni non espressamente attribuite ad altri organi; |
b1)
attribuzione al rettore della rappresentanza legale delluniversità e delle funzioni
di indirizzo, di iniziativa, di coordinamento; della responsabilità primaria
nellattuazione di tutte le attività istituzionali dellateneo e delle delibere
del consiglio di amministrazione secondo criteri di qualità e nel rispetto dei principi
di efficacia, efficienza, trasparenza e meritocrazia; del compito di proporre e dare
attuazione al documento di programmazione strategica triennale di ateneo di cui
allarticolo 1-ter del decreto legge del 31 gennaio 2005, n. 7, convertito con
modificazioni nella legge n. 43 del 2005 e successive modificazioni e del bilancio di
previsione annuale; di tutte le funzioni non espressamente attribuite ad altri organi; |
| |
b2) E
ammesso il voto di sfiducia al Rettore, da parte del Senato o del Consiglio di
Amministrazione, in caso di inadempienza esecutiva delle delibere per oltre 3 mesi dalla
delibera, o di inottemperanze gravi allo statuto, o di indignità morale. |
| |
Il voto
avviene in base a mozione sottoscritta da almeno un terzo dei componenti. |
| |
|
| |
b2) Nelle
università con più di 10.000 studenti, è istituita obbligatoriamente una Giunta di
Pro-Rettori, scelti dal Rettore tra persone competenti, anche esterne
alluniversità, con delega per determinati settori amministrativi, in rapporto a
corrispondenti dirigenti dellAmministrazione. |
| |
|
| c)
determinazione delle modalità di elezione con voto ponderato del rettore tra i professori
ordinari in servizio presso qualunque università italiana, o di livello equipollente in
una università straniera, in possesso di comprovata competenza ed esperienza di gestione,
anche a livello internazionale, nel settore universitario, della ricerca o delle
istituzioni culturali; |
c1) determinazione
delle modalità di elezione con voto ponderato del rettore tra i professori ordinari in
servizio presso qualunque università italiana, o di livello equipollente in una
università straniera, in possesso di comprovata competenza ed esperienza di gestione,
anche a livello internazionale, nel settore universitario, della ricerca o delle
istituzioni culturali; |
| |
sono
candidabili a Rettore i professori ordinari, anche di altro ateneo, che ottengono la
designazione, con voto a maggioranza, di almeno tre facoltà locali; |
| |
c2) le
elezioni avvengono in tre turni: |
| |
- è eletto
al primo turno chi consegue la maggioranza assoluta degli aventi diritto |
| |
- al secondo
turno si vota tra i primi tre più votati; |
| |
- al terzo
turno avviene il ballottaggio tra i primi due; |
| |
c3)
lelettorato attivo è attribuito ai Ricercatori a tempo indeterminato, ai professori
di ruolo, agli studenti eletti come rappresentanti degli studenti nei consigli di
facoltà, al personale tecnico e amministrativo per una quota del 10% del numero totale
dei professori e ricercatori a tempo indeterminato. |
| |
|
| d) durata della
carica di rettore per non più di due mandati ed un massimo di otto anni, ovvero sei anni
nel caso di mandato unico non rinnovabile; |
d) durata della
carica di rettore per non più di due mandati ed un massimo di otto anni, ovvero sei anni
nel caso di mandato unico non rinnovabile; |
| |
|
| e) attribuzione
al senato accademico, costituito per almeno due terzi da docenti di ruolo
delluniversità, e comunque da un numero di membri proporzionato alle dimensioni
dellateneo non superiore a 35 unità, compresi il rettore e una rappresentanza degli
studenti, della competenza a formulare indirizzi e pareri in materia di didattica e di
ricerca, ad approvare i regolamenti ad esse relativi previo parere favorevole del
consiglio di amministrazione e a svolgere funzioni di coordinamento e di raccordo con i
dipartimenti e con le scuole di cui alla lettera n); |
e) attribuzione
al senato accademico, costituito per almeno due terzi da docenti di ruolo
delluniversità, e comunque da un numero di membri proporzionato alle dimensioni
dellateneo non superiore a 35 unità, più compresi il rettore e
il Presidente del Consiglio Studentesco, di cui al comma h2 una
rappresentanza del gli studenti, della competenza a formulare indirizzi e pareri
in materia di didattica e di ricerca, ad approvare i regolamenti ad esse relativi previo
parere favorevole del consiglio di amministrazione e a svolgere funzioni di coordinamento
e di raccordo con i dipartimenti e con le scuole di cui alla lettera n); |
| |
i professori
di ruolo sono eletti dal corpo docente, metà tra i presidi e metà tra i direttori di
dipartimento in carica o già in carica, sulla base di liste concorrenti. In ogni lista
dovrà esserci almeno un candidato afferente ad una delle aree scientifiche
dellAteneo, come indicate nello Statuto. |
| |
Sono eletti
i candidati delle prime due liste, per ordine di voti riportati. |
| |
E
ammesso un solo voto di preferenza. |
| |
Il Senato è
presieduto dal rettore. |
| |
I membri del
Senato hanno accesso agli atti amministrativi, in relazione alloggetto delle
delibere. |
| |
Gli ordini
del giorno sono inviati almeno 7 giorni prima delle riunioni, escluso il giorno di invio e
il giorno della riunione. |
| |
Di norma gli
atti sono istruiti da Commissioni, composte pariteticamente da membri del Senato e
del Consiglio di Amministrazione, prima di essere proposti per la delibera del Senato e
del Consiglio di Amministrazione.. |
| |
Allo scopo
di impedire il voto di scambio, la delibera relativa ai corsi di studio o alla istituzione
di Facoltà e Dipartimenti, deve aver luogo separatamente per corso di studio, pena la
loro nullità. |
| |
|
| f) attribuzione
al consiglio di amministrazione delle funzioni di indirizzo strategico, di approvazione
della programmazione finanziaria e contabile, di vigilanza sulla sostenibilità
finanziaria delle attività istituzionali e di controllo; della competenza a nominare, su
proposta del rettore, il personale docente e tecnico-amministrativo, ad attivare corsi e
sedi, ad adottare il regolamento di amministrazione e contabilità, a deliberare il conto
consuntivo e, su proposta del rettore e previo parere del senato accademico per gli
aspetti di competenza, il documento di programmazione strategica di cui alla lettera b); |
f) attribuzione
al consiglio di amministrazione delle funzioni di indirizzo strategico, di approvazione
della programmazione economica, finanziaria e contabile, di vigilanza
sulla sostenibilità finanziaria delle attività istituzionali e di controllo; della
competenza a nominare, su proposta del rettore, il personale docente e
tecnico-amministrativo, ad attivare corsi e sedi, ad adottare il regolamento di
amministrazione e contabilità, a deliberare il conto consuntivo e, su proposta del
rettore e previo parere del senato accademico per gli aspetti di competenza, il documento
di programmazione strategica di cui alla lettera b); |
| |
|
| g) composizione
del consiglio di amministrazione nel numero massimo di undici componenti, compresi il
rettore membro di diritto ed una rappresentanza degli studenti; previsione che i restanti
componenti siano designati o prescelti secondo modalità previste dallo statuto, anche a
seguito di avvisi pubblici, tra personalità italiane o straniere in possesso di
comprovate competenze in campo gestionale e di unesperienza professionale di alto
livello; previsione della non appartenenza di almeno il 40 per cento dei consiglieri ai
ruoli dellateneo a decorrere dai tre anni precedenti alla designazione, per tutta la
durata dellincarico e nei tre anni successivi; previsione che il presidente del
consiglio di amministrazione sia eletto dal consiglio a maggioranza qualificata di due
terzi degli aventi diritto; |
g) composizione
del consiglio di amministrazione nel numero massimo di undici 32
componenti, più compresi il rettore membro di diritto ed
una rappresentanza degli studenti; previsione
che il Presidente del Consiglio di Amministrazione, sia eletto dal Consiglio, tra i propri
membri, persone diverse dal Rettore
|
| |
previsione che una
parte dei restanti componenti siano designati o prescelti secondo modalità previste
dallo statuto, anche a seguito di avvisi pubblici, tra personalità italiane o straniere
in possesso di comprovate competenze in campo gestionale e di unesperienza
professionale di alto livello; |
| |
previsione
che detti restanti componenti siano designati dagli enti finanziatori
dellUniversità, con elezioni in collegio unico; |
| |
previsione
della non appartenenza di non più del 70% almeno il 40
per cento dei consiglieri ai ruoli dellateneo a decorrere dai tre anni
precedenti alla designazione, per tutta la durata dellincarico e nei tre anni
successivi; previsione che il presidente del consiglio di amministrazione sia eletto dal
consiglio a maggioranza qualificata di due terzi degli aventi diritto; |
| |
I membri
interni, sono eletti per liste concorrenti, separatamente per aree di competenza tecnica.
Sono eletti i candidati, con più preferenze, della prima lista, per ordine di voti
riportati. |
| |
E
ammesso un solo voto di preferenza. |
| |
I membri del
Consiglio hanno accesso agli atti amministrativi, in relazione alloggetto delle
delibere. |
| |
Gli ordini
del giorno sono inviati almeno 7 giorni prima delle riunioni, escluso il giorno di invio e
il giorno della riunione. |
| |
Di norma gli
atti sono istruiti da Commissioni, prima di essere proposti per la delibera del Consiglio. |
| |
|
| h) durata in
carica del consiglio di amministrazione per un massimo di quattro anni e rinnovabilità
del mandato per una sola volta; |
h1) durata in
carica del consiglio di amministrazione per un massimo di quattro anni e rinnovabilità
del mandato per una sola volta; |
| |
h2) E'
istituito il Consiglio studentesco, composta da due studenti per ognuna delle Facoltà.
L'elezione avviene, con unica lista di candidati proposti da almeno 5 presentatori, in
ogni Facoltà. E' ammesso un solo voto di preferenza. Sono eletti i primi due più votati.
Il CS esprime parere obbligatorio, ma non vincolante, sugli argomenti di rilevanza
didattica di maggior rilevanza, prederminato dal Senato, e sui contributi studenteschi; |
| i) divieto per
i componenti del consiglio di amministrazione, fatta eccezione per il rettore e
limitatamente al senato accademico, di ricoprire altre cariche accademiche; di essere
componente di altri organi delluniversità salvo che del consiglio di dipartimento;
di rivestire alcun incarico di natura politica per la durata del mandato e ricoprire la
carica di rettore o far parte del consiglio di amministrazione o del senato accademico di
altre università statali o non statali; previsione di una clausola di decadenza per i
consiglieri che non partecipano con la dovuta continuità alle sedute del consiglio; |
i) divieto per
i componenti del consiglio di amministrazione, fatta eccezione per il rettore e
limitatamente al senato accademico, di ricoprire altre cariche accademiche; di essere
componente di altri organi delluniversità salvo che del consiglio di dipartimento;
di rivestire alcun incarico di natura politica per la durata del mandato e ricoprire la
carica di rettore o far parte del consiglio di amministrazione o del senato accademico di
altre università statali o non statali; previsione di una clausola di decadenza per i
consiglieri che non partecipano con la dovuta continuità alle sedute del consiglio; |
| |
|
| j) sostituzione
della figura del direttore amministrativo con la figura del direttore generale, da
scegliere tra personalità di elevata qualificazione professionale ed esperienza in campo
organizzativo e gestionale, titolare di incarico conferito dal consiglio
damministrazione su proposta del rettore e regolato con contratto di lavoro a tempo
determinato di durata non superiore a quattro anni; determinazione del trattamento
economico spettante al direttore generale in conformità ai parametri fissati dal Ministro
dellistruzione, delluniversità e della ricerca, di seguito denominato
"Ministro", di concerto con il Ministro delleconomia e delle finanze;
previsione, in caso di conferimento dellincarico a dipendente pubblico non
appartenente al ruolo dellateneo, del collocamento in aspettativa del medesimo senza
assegni per tutta la durata del contratto; attribuzione al direttore generale della
gestione e dellorganizzazione complessiva dei servizi e del personale
tecnico-amministrativo dellateneo; prevision |
j1)
sostituzione della figura del direttore amministrativo con la figura del direttore
generale, da scegliere tra personalità di elevata qualificazione professionale ed
esperienza in campo organizzativo e gestionale, titolare di incarico conferito dal
consiglio damministrazione su proposta del rettore e regolato con contratto di
lavoro a tempo determinato di durata non superiore a quattro anni; determinazione del
trattamento economico spettante al direttore generale in conformità ai parametri fissati
dal Ministro dellistruzione, delluniversità e della ricerca, di seguito
denominato "Ministro", di concerto con il Ministro delleconomia e delle
finanze; previsione, in caso di conferimento dellincarico a dipendente pubblico non
appartenente al ruolo dellateneo, del collocamento in aspettativa del medesimo senza
assegni per tutta la durata del contratto; attribuzione al direttore generale della
gestione e dellorganizzazione complessiva dei servizi e del personale
tecnico-amministrativo dellateneo; previsio |
| |
j2) Gli atti
sottoposti, per la firma, al Rettore e ai Pro-Rettori, se istituiti, portano la firma
preventiva del dirigente di competenza dellAmministrazione, che ne assume la
responsabilità personale circa la loro conformità alle leggi, allo statuto e alle norme
amministrative dellAteneo. |
| |
Analoga
disposizione si applica nelle altre strutture di inferiore livello. |
| |
J3) In
seguito alla elezione del Rettore i dirigenti amministrativi decadono. Il nuovo Rettore
decide entro 3 mesi dalla elezione, circa la loro conferma |
| |
|
| k) composizione
del collegio dei revisori dei conti in numero di cinque membri di cui tre effettivi e due
supplenti, di cui un membro effettivo, con funzioni di presidente, scelto
dalluniversità tra dirigenti e funzionari Ministro delleconomia e delle
finanze ed uno effettivo e uno supplente tra i dirigenti del Ministero; rinnovabilità del
loro mandato per una sola volta; previsione che lincarico di revisore non può
essere ricoperto da personale dipendente della medesima università; |
k) composizione
del collegio dei revisori dei conti in numero di cinque membri di cui tre effettivi e due
supplenti, di cui un membro effettivo, con funzioni di presidente, scelto
dalluniversità tra dirigenti e funzionari Ministro delleconomia e delle
finanze ed uno effettivo e uno supplente tra i dirigenti del Ministero; rinnovabilità del
loro mandato per una sola volta; previsione che lincarico di revisore non può
essere ricoperto da personale dipendente della medesima università; |
| |
|
| l) composizione
del nucleo di valutazione con numero di componenti in prevalenza esterni allateneo;
attribuzione al nucleo di valutazione del compito di verificare la qualità e l'efficacia
dellofferta didattica tenuto anche conto degli indicatori individuati dalle
commissioni paritetiche docenti-studenti, anche ai fini delle procedure di accreditamento
di cui allarticolo 7; |
l) composizione
del nucleo di valutazione con numero di componenti in prevalenza esterni allateneo;
attribuzione al nucleo di valutazione del compito di verificare la qualità e l'efficacia
dellofferta didattica tenuto anche conto degli indicatori individuati dalle
commissioni paritetiche docenti-studenti, anche ai fini delle procedure di accreditamento
di cui allarticolo 7; |
| |
|
| m)
riorganizzazione e semplificazione della articolazione interna degli atenei, con
contestuale attribuzione al dipartimento delle responsabilità e delle funzioni
finalizzate allo svolgimento della ricerca scientifica, delle attività didattiche e
formative a tutti i livelli nonché delle attività rivolte allesterno ad esse
correlate o accessorie; |
m)
riorganizzazione e semplificazione della articolazione interna degli atenei, con
contestuale attribuzione al dipartimento delle responsabilità e delle funzioni
finalizzate allo svolgimento della ricerca scientifica, delle attività didattiche e
formative a tutti i livelli nonché delle attività rivolte allesterno ad esse
correlate o accessorie; |
| |
|
| n) facoltà di
istituire tra un congruo numero di dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di
affinità o complementarietà disciplinare, ampie strutture di raccordo e supervisione
denominate "scuole" che svolgono compiti di supervisione e razionalizzazione
delle attività e dei servizi comuni, promuovono lattivazione dei corsi di studio e
ne coordinano il funzionamento e coordinano le proposte in materia di personale docente
formulate dai dipartimenti in coerenza con la programmazione strategica di cui alla
lettera b); il numero complessivo di tali strutture è proporzionato alle dimensioni
dellateneo e in ogni caso non superiore a otto ovvero dodici nel caso di università
con oltre tremila professori e ricercatori di ruolo a tempo indeterminato; |
n) facoltà
di istituire tra un congruo numero di dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di
affinità o complementarietà disciplinare, ampie strutture di raccordo e supervisione
denominate "scuole" che svolgono compiti di supervisione e razionalizzazione
delle attività e dei servizi comuni, promuovono lattivazione dei corsi di studio e
ne coordinano il funzionamento e coordinano le proposte in materia di personale docente
formulate dai dipartimenti in coerenza con la programmazione strategica di cui alla
lettera b); il numero complessivo di tali strutture è proporzionato alle dimensioni
dellateneo e in ogni caso non superiore a otto ovvero dodici nel caso di università
con oltre tremila professori e ricercatori di ruolo a tempo indeterminato; |
| |
|
| o) afferenza
dei corsi di laurea e laurea magistrale, anche ai fini della gestione amministrativa e
contabile, al dipartimento i cui docenti svolgono la maggior parte degli insegnamenti di
base e caratterizzanti del corso, garantendo in ogni caso a tutti i docenti afferenti al
corso di prendere parte alle deliberazioni ad esso relative; afferenza alle scuole dei
corsi a prevalente carattere interdisciplinare; |
o) afferenza
dei corsi di laurea e laurea magistrale, anche ai fini della gestione amministrativa e
contabile, al dipartimento i cui docenti svolgono la maggior parte degli insegnamenti di
base e caratterizzanti del corso, garantendo in ogni caso a tutti i docenti afferenti al
corso di prendere parte alle deliberazioni ad esso relative; afferenza alle scuole dei
corsi a prevalente carattere interdisciplinare; |
| |
|
| p)
individuazione dellorgano deliberante delle scuole, ove istituite, in un collegio
composto dai direttori dei dipartimenti in esse raggruppati, da una rappresentanza dei
coordinatori dei corsi di studio e di dottorato che vi afferiscono e da una rappresentanza
degli studenti; attribuzione delle funzioni di presidente del collegio ad un professore
ordinario afferente alla struttura eletto dal collegio stesso ovvero nominato secondo
modalità determinate dallo statuto; previsione della durata triennale della carica, della
rinnovabilità della stessa per una sola volta e incompatibilità dellincarico di
presidente di scuola con le funzioni di presidente di scuola, direttore di dipartimento e
coordinatore di corso di studio o di dottorato; |
p)
individuazione dellorgano deliberante delle scuole, ove istituite, in un collegio
composto dai direttori dei dipartimenti in esse raggruppati, da una rappresentanza dei
coordinatori dei corsi di studio e di dottorato che vi afferiscono e da una rappresentanza
degli studenti; attribuzione delle funzioni di presidente del collegio ad un professore
ordinario afferente alla struttura eletto dal collegio stesso ovvero nominato secondo
modalità determinate dallo statuto; previsione della durata triennale della carica, della
rinnovabilità della stessa per una sola volta e incompatibilità dellincarico di
presidente di scuola con le funzioni di presidente di scuola, direttore di dipartimento e
coordinatore di corso di studio o di dottorato; |
| |
|
| q) facoltà,
per le università con un organico di professori e ricercatori a tempo indeterminato
inferiore a cinquecento unità, di individuare una articolazione organizzativa interna
semplificata cui attribuire unitariamente le funzioni di cui alle lettere n), o) e p); |
q) facoltà,
per le università con un organico di professori e ricercatori a tempo indeterminato
inferiore a cinquecento unità, di individuare una articolazione organizzativa interna
semplificata cui attribuire unitariamente le funzioni di cui alle lettere n), o) e p); |
| |
|
| r) previsione
dell'istituzione in ciascun dipartimento di una commissione paritetica docentistudenti per
lassicurazione della qualità della didattica, con la competenza ad esprimere il
proprio parere sullattivazione di nuovi corsi di studio, svolgere attività di
monitoraggio dellofferta formativa e contribuire alla valutazione dei risultati
della stessa; |
r) previsione
dell'istituzione in ciascuna Facoltà dipartimento di una
commissione paritetica docenti studenti per lassicurazione della qualità della
didattica, con la competenza ad esprimere il proprio parere sullattivazione di nuovi
corsi di studio, svolgere attività di monitoraggio dellofferta formativa e
contribuire alla valutazione dei risultati della stessa; |
| |
|
| s) previsione
di principi a tutela della rappresentanza studentesca, ivi inclusa la possibilità di
accesso, nel rispetto della vigente normativa, ai dati necessari per lesplicazione
dei compiti ad essa attribuiti; previsione della facoltà di attivare organi di
coordinamento delle rappresentanze studentesche; |
s) previsione
di principi a tutela della rappresentanza studentesca, ivi inclusa la possibilità di
accesso, nel rispetto della vigente normativa, ai dati necessari per lesplicazione
dei compiti ad essa attribuiti; previsione della facoltà di attivare organi di
coordinamento delle rappresentanze studentesche; |
| |
|
| t) previsione
che le ulteriori modifiche dello statuto siano adottate con le procedure di cui al comma
3. |
t) previsione
che le ulteriori modifiche dello statuto siano adottate con le procedure di cui al comma
3. |
| |
|
| 2. Gli istituti
di istruzione universitaria a ordinamento speciale adottano proprie modalità di
organizzazione fatto salvo quanto previsto alle lettere a), b), c), d), f), g), h), i),
j), k), l), e s). |
2. Gli istituti
di istruzione universitaria a ordinamento speciale adottano proprie modalità di
organizzazione fatto salvo quanto previsto alle lettere a), b), c), d), f), g), h), i),
j), k), l), e s). |
| |
|
| 3. Il testo
contenente le modifiche statutarie di cui ai commi 1 e 2 è predisposto da apposito organo
composto da non più di 15 membri, incluso il rettore con funzioni di presidente,
designati pariteticamente dal senato accademico e dal consiglio di amministrazione,
inclusa una rappresentanza degli studenti, e adottato con delibera del senato accademico e
del consiglio di amministrazione, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. |
3. Il testo
contenente le modifiche statutarie di cui ai commi 1 e 2 è predisposto da apposito organo
composto da non più di 15 membri, incluso il rettore con funzioni di presidente,
designati pariteticamente dal senato accademico e dal consiglio di amministrazione,
inclusa una rappresentanza degli studenti, e adottato con delibera del senato accademico e
del consiglio di amministrazione, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. |
| |
|
| 4. In caso di
mancato rispetto del termine di cui al comma 1 il Ministero assegna alluniversità
interessata un congruo termine per adottare le modifiche statutarie; decorso inutilmente
tale termine, il Ministro costituisce una commissione composta da presidente e due membri
in possesso di adeguate competenze professionali, con il compito di predisporre le
opportune modifiche statutarie da sottoporre alla successiva approvazione ministeriale ai
sensi dellarticolo 6 della legge n. 168 del 1989. Ai componenti della commissione
spetta esclusivamente il rimborso delle spese di missione con onere a carico
dellapposito capitolo dello stato di previsione del Ministero. |
4. In caso di
mancato rispetto del termine di cui al comma 1 il Ministero assegna alluniversità
interessata un congruo termine per adottare le modifiche statutarie; decorso inutilmente
tale termine, il Ministro costituisce una commissione composta da presidente e due membri
in possesso di adeguate competenze professionali, con il compito di predisporre le
opportune modifiche statutarie da sottoporre alla successiva approvazione ministeriale ai
sensi dellarticolo 6 della legge n. 168 del 1989. Ai componenti della commissione
spetta esclusivamente il rimborso delle spese di missione con onere a carico
dellapposito capitolo dello stato di previsione del Ministero. |
| |
|
| 5. Al fine di
sviluppare un organico ed efficiente sistema nazionale di dottorati di ricerca improntati
alla valorizzazione della qualità e del merito secondo criteri di un ottimale utilizzo
delle risorse e delladesione alle migliori pratiche internazionali, entro 120 giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro, adottato
ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 sono definiti, nel
rispetto dei principi di cui allarticolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, i
principi ed i criteri per listituzione e la disciplina dei corsi di dottorato di
ricerca e delle relative scuole. |
5. Al fine di
sviluppare un organico ed efficiente sistema nazionale di dottorati di ricerca improntati
alla valorizzazione della qualità e del merito secondo criteri di un ottimale utilizzo
delle risorse e delladesione alle migliori pratiche internazionali, entro 120 giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro, adottato
ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 sono definiti, nel
rispetto dei principi di cui allarticolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, i
principi ed i criteri per listituzione e la disciplina dei corsi di dottorato di
ricerca e delle relative scuole. |
| |
|
| 6. Entro 120
giorni dallentrata un vigore della presente legge le università, fatto salvo quanto
previsto alla lettera q) del comma 1, provvedono a riorganizzare i dipartimenti
assicurando che a ciascun dipartimento afferisca un numero di professori e ricercatori a
tempo indeterminato non inferiore a 30, ovvero 40 nelle università con un organico di
professori e ricercatori a tempo indeterminato superiore a mille unità, e di ricercatori
di cui allarticolo 1, comma 14 della legge 4 novembre 2005, n. 230, afferenti a
settori scientifico-disciplinari omogenei. |
6. Entro 120
giorni dallentrata un vigore della presente legge le università, fatto salvo quanto
previsto alla lettera q) del comma 1, provvedono a riorganizzare i dipartimenti
assicurando che a ciascun dipartimento afferisca un numero di professori e ricercatori a
tempo indeterminato non inferiore a 30, ovvero 40 nelle università con un organico di
professori e ricercatori a tempo indeterminato superiore a mille unità, e di ricercatori
di cui allarticolo 1, comma 14 della legge 4 novembre 2005, n. 230, afferenti a
settori scientifico-disciplinari omogenei. |
| |
|
| 7. Il rispetto
dei principi di semplificazione, efficienza ed efficacia di cui al comma 1 rientra tra i
criteri di valutazione delle università valevoli ai fini dellallocazione delle
risorse statali. |
7. Il rispetto
dei principi di semplificazione, efficienza ed efficacia di cui al comma 1 rientra tra i
criteri di valutazione delle università valevoli ai fini dellallocazione delle
risorse statali. |
| |
Allo scopo
di impedire il voto di scambio, le delibere degli organi collegiali di ogni livello,
relative alla istituzione di insegnamenti e corsi di studio devono aver luogo con
votazione separata per ognuno di essi, pena la loro nullità. |
| |
|
| Articolo 3 |
Articolo 3 |
| |
|
| Fusione e
aggregazione federativa degli atenei |
Fusione e
aggregazione federativa degli atenei |
| |
|
| 1. Al fine di
migliorare la qualità, lefficienza e lefficacia dellattività
didattica, di ricerca e gestionale e di ottimizzare lutilizzazione delle strutture e
delle risorse due o più università possono fondersi, ovvero aggregarsi, anche
limitatamente ad alcuni settori di attività, in strutture federative sulla base di un
progetto contenente, in forma analitica, le motivazioni, gli obiettivi e
lindicazione della procedura da seguire per ladozione dello statuto della
struttura federativa e le modifiche da apportare ai rispettivi statuti in conformità a
principi di semplificazione, trasparenza ed efficienza. Il progetto dà conto altresì
della compatibilità finanziaria della fusione ovvero dellaggregazione. |
1. Al fine di
migliorare la qualità, lefficienza e lefficacia dellattività
didattica, di ricerca e gestionale e di ottimizzare lutilizzazione delle strutture e
delle risorse due o più università possono fondersi, ovvero aggregarsi, anche
limitatamente ad alcuni settori di attività, in strutture federative sulla base di un
progetto contenente, in forma analitica, le motivazioni, gli obiettivi e
lindicazione della procedura da seguire per ladozione dello statuto della
struttura federativa e le modifiche da apportare ai rispettivi statuti in conformità a
principi di semplificazione, trasparenza ed efficienza. Il progetto dà conto altresì
della compatibilità finanziaria della fusione ovvero dellaggregazione. |
| |
La forma
federativa si intende relativa alla amministrazione, non alla struttura didattica
dellAteneo che, invece, va impostata unitariamente. |
| |
|
| 2. Il progetto
di cui al comma 1, approvato, su proposta del rettore, dal consiglio di amministrazione di
ognuno degli atenei interessati, sentito il rispettivo senato accademico, è sottoposto
allesame del Ministero, il quale, acquisito il parere dellAgenzia nazionale
per la valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), emana il decreto di
fusione ovvero di aggregazione federativa, che dispone altresì in merito ai trasferimenti
finanziari e di personale. |
2. Il progetto
di cui al comma 1, approvato, su proposta del rettore, dal consiglio di amministrazione di
ognuno degli atenei interessati, sentito il rispettivo senato accademico, è sottoposto
allesame del Ministero, il quale, acquisito il parere dellAgenzia nazionale
per la valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), emana il decreto di
fusione ovvero di aggregazione federativa, che dispone altresì in merito ai trasferimenti
finanziari e di personale. |
| |
|
|
Sempre più insistenti le voci che
"parti politiche" premerebbero su Calzolari in favore di Ivano DIONIGI
rettore. Come è tradizione di questo sito, da sempre riteniamo che i partiti politici e
le varie "chiese"
devono rimanere fuori dall'università. L'art. 33 della Costituzione lo obbliga. Gli
elettori hanno questo diritto
e si ricordino che, in termini di forza
elettorale, il favore di un rettore in scadenza vale "meno di zero". |

Giorgio Cantelli Forti
|
Proseguiamo la rassegna dei programmi dei Candidati
Giorgio CANTELLI FORTI
versus
Ivano DIONIGI |

Ivano Dionigi
|
Nino Luciani, Un breve identikit dei due
Giorgio Cantelli Forti
( 65 anni) è discontinuo rispetto all'attuale gestione dell'ateneo (l'abbiamo visto
nelle battaglie in Consiglio di Amministrazione). Farmacologo e tossicologo. Ha esperienza
di preside (Farmacia), è presidente del Polo di Rimini, e ha anche navigato in ambienti
europei. E' uomo dal piglio manageriale e con le spalle grosse per
affrontare problemi importanti e difficili.
Punta al ripristino della legalità nel governo dell'ateneo.
In primo luogo, perchè sia dei professori la guida della
politica universitaria, e dei Dirigenti amministrativi la sua attuazione. In questo senso
è per lui prioritara la riforma dello Statuto, in senso democratico: con un rettore
"primus inter pares" e una squadra omogenea e con competenze
ben definite e ci sia, sull'Esecutivo, il controllo democratico del Consiglio di Amm.ne e
del Senato, mancato finora.
In secondo luogo, perchè siano applicate fedelmente le
leggi, in quanto il rispetto delle leggi è l'imprinting educativo, con cui i giovani
devono uscire dall'università.
In punti qualificanti del suo programma (da lui proposto in
ordine di priorità) sono: 1. - La governance
di un Ateneo policentrico .2.- Personale Docente e Ricercatore 3.- Gli Studenti e la
didattica .4.- La ricerca .5.-Personale Tecnico e Amministrativo .6.-
Internazionalizzazione .7.- Risorse e bilancio. 8. - Edilizia. 9. - Proposta di una nuova
organizzazione dei servizi dell'ateneo. 10.- Università e città: rinnovare un rapporto.
Ha manifestato prudenza nell'abolire di colpo il biennio (dopo i 70
anni), senza prima aver verificato la possibilità della sostituzione con nuove
assunzioni.
La priorità data alla riforma dello statuto rivela la sua
consapevolezza che l'Ateneo è maturo per una governance democratica, che metta fine
all'epoca dei Rettori con i "pieni poteri". Del resto la rivolta contro Fabio
Roversi Monaco, sul finire del suo mandato, (ben lungi dall'oscurarne l'immensa opera) fu
semplicemente la domanda della Comunità scientifica di partecipare alla sua gestione e di
controllarlo. Per questo (all'ultimo) sono stato fra quelli che, pur avendolo
avversato lungamente per i metodi, gli avevano votato la proroga, pensandolo deciso a
modificare lo Statuto. Ma non andò così, perchè il successivo CdA era risultato
controllato dai rivoltosi. Alla fine del mandato, lo statuto di Roversi risulterà
in qualche modo sfasato rispetto ai tempi, e c'era l'aggravante che egli stava per
consegnare al successore una macchina (lo statuto) di forza superiore alla
"patente" in suo possesso (e che, anzi, si era impegnato a modificare, ma poi
... senza mantenere l'impegno, finendo per mandare in bestia Paolo Pombeni..., il cui
progetto chiuse in un cassetto). |
Ivano Dionigi (
62 anni) è continuo all'attuale rettore. Non ha esperienza di preside. Latinista. Inizia la sua carriera politica in modo organico nel PCI e poi nel PDS (ma
questo non va letto per forza come una cosa negativa), ed è membro del Comitato
scientifico dell'Istituto Gramsci.
Nonostante la lunga presenza negli Organi (Consiglio di Amm.ne e Senato,
Direttore del Collegio dei Direttori di Dipartimento), appare più uomo di interessi
culturali e filosofici, che uomo con capacità operativa di amministratore della cosa
pubblica.
Ha partecipato alla casta che portò al potere
Calzolari, in opposizione a Fabio Roversi Monaco, ma con un affondo eccessivo (da cui mi
distaccai alla fine del suo mandato), volto ad oscurare d'emblé la figura storica del
grande Rettore.
I punti qualificanti del programma (da lui proposto in ordine
alfabetivo) sono: 1.- Amministrazione ". 2.- Didattica e Formazione " .3.-
Dottorato di Ricerca ". 4.- Edilizia ". 5.- Facoltà Medica " .6.-
Internazionalizzazione ". 7.- Multicampus " .8.- Programmazione ruoli "
.9.- Questione studentesca ". 10.- Ricerca e Trasferimento tecnologico .11.- Risorse
". 12.- Statuto ".
Nel suo programma, la priorità è l'Amministrazione,
mentre la riforma dello Statuto è "davvero" al dodicesimo
posto (l'ultimo), pur se sotto il velo dell'alfabeto.
Il fatto che l'Amministrazione sia al primo posto non è, per se stesso, un
punto di demerito, se non fosse che in questi anni abbiamo troppo sofferto di dittatura
della burocrazia.
E' coerente, con questa priorità, il fatto che la riforma dello Statuto sia il
dodicesimo dei suoi pensieri. E siccome un uomo normale non può reggere da solo il peso
di un ateneo grande come quello di Bologna, ecco spiegato perchè la Amministrazione
occupa il primo posto nel suo programma. Se ne trae l'immagine di un
promesso rettore, all'insegna gattopardesca che "tutto cambi perchè nulla
cambi".
Ma, fino al ''700, non facendo nulla, tutto sarebbe rimasto come prima. Non
così nel 2000, e lo vediamo da Calzolari che, non avendo fatto nulla, ci lascia un ateneo
con 20.000 studenti in meno.
E adesso, dandosi egli da fare per garantire continuità alla sua linea e al
suo gruppo, finirà per non farsi neppure ringraziare, un atto che formalmente sarebbe
dovuto a chiunque ha lavorato dando quello che ha potuto. |
|
I
PROGRAMMI DEI DUE CANDIDATI
Per una visione dei programmi in
originale, si vegga:
|
Elezioni del Rettore - Notizie sui candidati
|
Il prof. Giuseppe Sassatelli, archeologo, già Preside:
apertamente "discontinuo", analitico, metodico, testardo
quanto serve |
 |
Dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, abbiamo ripescato
una vecchia Delega al Preside SASSATELLI perchè
ne rappresentasse i problemi al candidato rettore di allora
Si direbbe che, adesso, la Delega impegni Lui oggettivamente, quale
candidato a rettore
Qui sotto: il DOCUMENTO di delega approvato
all'unanimità dal Consiglio di Facoltà - 15 feb 2005
Sotto, anche la lettera di Lui al corpo accademico dell'
Ateneo per comunicare la propria candidatura a Rettore
|

Giuseppe Sassatelli
|
I punti del
Documento della Facoltà di LF
1. La ricerca
2. La didattica
3. Gli spazi
4. Gli Organici.
5. Il governo dell'Ateneo
6. Ulteriori Riflessioni:
a) I Dipartimenti
b) L'Ateneo e la sua organizzazione
c) Il rapporto tra gli Organi di Ateneo
d) I rapporti con le sedi decentrate
della Romagna1. La ricerca. Molti segnali,
specie in questi ultimi tempi anche sull'onda di una discutibile politica nazionale, vanno
nella direzione di un progressivo ridimensionamento del ruolo e dell'importanza della
ricerca che si svolge all'interno della nostra Facoltà e della nostra area. Alla ricerca
di ambito umanistico non viene di fatto riconosciuta pari dignità rispetto a quella delle
altre aree dell'Ateneo e di conseguenza essa non viene adeguatamente sostenuta sul piano
finanziario e delle attrezzature, con la conseguente difficoltà di mantenere i livelli di
eccellenza che essa ha raggiunto in molti settori e che le sono ampiamente riconosciuti,
anche sul piano internazionale. Occorre trovare meccanismi attraverso i quali la nostra
ricerca, le sue strutture organizzative (Dipartimenti, Dottorati, Assegni ecc.), i suoi
laboratori (Biblioteche in primo luogo, ma anche altre strutture laboratoriali di alta
qualità), i suoi canali di finanziamento (progetti pluriennali, medie attrezzature, 60% e
40%, ed altro) non vengano continuamente messi in discussione e di fatto penalizzati.
Fatte salve le peculiarità e le diversità delle singole aree e dei relativi costi, è
necessario che si riconosca alla nostra ricerca il ruolo e il peso che essa effettivamente
ha e un adeguato sostegno economico attraverso parametri certi e trasparenti che si
basino, per tutti, solo ed esclusivamente sulla qualità dei risultati conseguiti e sul
numero dei ricercatori impegnati, rivedendo gli attuali criteri di distribuzione delle
risorse.
2. La didattica. Il numero molto
alto degli studenti (sia nelle Lauree Triennali che nelle nuove Lauree Specialistiche le
quali, attivate solo quest'anno, hanno già superato 700 iscritti), i numerosi Corsi di
Studio e la loro complessa articolazione interna richiedono investimenti sempre maggiori.
Occorre garantire da un lato condizioni quanto meno decorose e, ancora una volta, di pari
dignità a tutti i nostri studenti (Aule, Biblioteche, Laboratori ecc.) e dall'altro una
formazione di alto profilo. E per farlo servono impegni precisi sul piano delle risorse,
degli spazi e della docenza. Il sostegno diretto alla didattica (contratti, tutorati, e
altri necessari strumenti di supporto) deve essere rapportato al numero degli studenti,
evitando disparità che non hanno ragione di essere visto che almeno per i servizi di base
della didattica non dovrebbe esistere lo studente "pesato", così come lo
intende oggi il Ministero, e il numero alto degli studenti deve essere preso nella giusta
considerazione, senza contare il fatto che a termini di legge già ora diversi Corsi di
Studio della nostra Facoltà dovrebbero essere sdoppiati. Bisogna evitare che la
pluralità dei Corsi a cui i Docenti sono chiamati, il numero molto alto dei frequentanti
e quindi degli esami e delle tesi provochino un pericoloso snaturamento della funzione
docente sbilanciandola eccessivamente sulla didattica con grave danno per la ricerca.
3. Gli spazi. La esigenze delle
didattica (e anche quelle della ricerca, ad essa strettamente collegata, specie per quanto
riguarda le Lauree Specialistiche) richiedono un consistente aumento degli spazi con
particolare riguardo alle aule, anche di piccole dimensioni, e ai laboratori in funzione
soprattutto delle Specialistiche. Occorre predisporre un piano immediato per l'emergenza
che è alle porte e un piano di più larga previsionalità che predefinisca la
disponibilità di spazi che, nell'ambito dell'attuale centro storico e del plesso di via
Zamboni, si rendano via via disponibili in modo da costituire un vero "Polo
Didattico" della Facoltà che consenta tra l'altro un maggiore coordinamento delle
diverse attività.
4. Gli Organici. Nelle ultime
tornate la distribuzione di nuove risorse di personale docente e ricercatore si è basata
soprattutto sulla necessità di dotare tutte le Facoltà, specie quelle della Romagna, dei
numeri minimi di docenza previsti dalla legge per ogni Corso di Studio senza mai prendere
in considerazione il fatto che il problema si potrebbe risolvere anche razionalizzando e
diminuendo il numero dei Corsi di Studio attivati. Questo parametro non può più essere
mantenuto e in questa operazione si deve invece tenere conto sempre di più dei numeri e
in particolare del rapporto docenti-studenti che all'interno della nostra Facoltà è di
quasi 1:60 se si considerano anche i ricercatori, e di oltre 1:80 se si considerano solo
le due fasce docenti (associati e ordinari), un rapporto altissimo che, assieme ad
Economia e a Giurisprudenza, ci pone ai livelli più sfavorevoli di tutto l'Ateneo e che
non ci consente di erogare una didattica di alta qualità. In considerazione del fatto che
ci sono Facoltà a numero chiuso e ci sono settori disciplinari che vanno comunque
salvaguardati anche prescindendo dal numero degli studenti, tale parametro non potrà
essere generalizzato. Si ritiene legittimo tuttavia ribadire che almeno il 70% dei posti
nuovi e di quelli riequilibrio deve essere distribuito sulla base di questo criterio
rapportato ai singoli Corsi di Laurea. E inoltre per garantire il livello raggiunto con
alcuni docenti di grande prestigio nazionale e internazionale, andati fuori ruolo o in
pensione di recente, la Facoltà ritiene indispensabile un provvedimento mirato
dell'Ateneo che consenta di predisporre alcune chiamate esterne e di alto profilo.
5. Il governo dell'Ateneo e la
"rappresentanza" della Facoltà. La Facoltà ritiene infine che all'interno
degli Organi e delle cariche di governo dell'Ateneo debba esserci una sua significativa
rappresentanza, qualificata sia per capacità che per competenza, e soprattutto
proporzionata al peso quantitativo e qualitativo che la Facoltà oggettivamente detiene
(quasi un quinto degli studenti dell'Ateneo e circa un settimo del personale docente e
ricercatore) in modo da potere dare il suo contributo al governo dell'ateneo, con
particolare riguardo ai punti sopra esposti, offrendo competenze e disponibilità che,
proprio in quanto largamente rappresentative della Facoltà e condivise, siano ad essa
sempre e comunque strettamente correlate.
6. Ulteriori Riflessioni
a) I Dipartimenti. Per una Università che deve fondarsi su un
intreccio profondo tra ricerca e didattica, intreccio particolarmente importante
nell'organizzazione nel funzionamento delle Lauree Specialistiche, è essenziale
riconoscere ai Dipartimenti un peso che corrisponda all'importanza del loro ruolo e delle
loro funzioni nella vita e nella gestione della Facoltà (cosa che del resto già avviene)
oltre che dell'Ateneo riconoscendo al Collegio dei Direttori meccanismi di partecipazione
maggiore e più diretta al governo dell'Ateneo e dotando i Dipartimenti di risorse
adeguate quanto meno alle molte funzioni che esplicano.
b) L'Ateneo e la sua organizzazione.
La complessità sempre maggiore della struttura dell'Ateneo si è tradotta in un
progressivo appesantimento del suo apparato organizzativo con ricadute pesanti anche sulla
Facoltà e sui Dipartimenti i quali devono attenersi a procedure lunghe e complesse per l'
esercizio delle loro funzioni. Occorre introdurre criteri e meccanismi di funzionamento
che semplifichino radicalmente le procedure attuali allo scopo di ottenere in tempi rapidi
una maggiore flessibilità ed una maggiore efficienza di tutto l'assetto organizzativo
anche per evitare che docenti, personale tecnico-amministrativo e studenti, sempre più
oberati da incombenze e da complicazioni gestionali, allentino il loro impegno e la loro
disponibilità a collaborare.
c) Il rapporto tra gli Organi di Ateneo.
Uno degli aspetti più evidenti delle complicazioni gestionali indicati al punto
precedente è la scarsa chiarezza sulle prerogative e sulle funzioni dei diversi Organi di
Ateneo (Senato Accademico, Consiglio di Amministrazione e Commissioni di Ateneo) e in
particolare della Giunta di Ateneo della quale spesso non sono ben chiari i compiti e i
ruoli. Ciò comporta inevitabilmente non solo inutili sovrapposizioni, ma anche
contraddizioni o addirittura contrapposizioni nelle decisioni da prendere con un
inevitabile appesantimento delle procedure che rischia in taluni casi di paralizzare o di
rallentare fortemente la macchina organizzativa. Occorre una riflessione approfondita
sulla composizione e sulle funzioni di questi Organi con particolare riguardo da un lato
al ruolo delle Commissioni e dall'altro alla composizione e ai poteri della Giunta. d)
I rapporti con le sedi decentrate della Romagna. Il decentramento in Romagna
riguarda la Facoltà sia direttamente (due Corsi di Laurea ha sede a Rimini) che
indirettamente cioè sul piano più generale dei rapporti tra Bologna e la Romagna che
hanno comunque ricadute sulle strutture didattiche e scientifiche radicate a Bologna come
le nostre. Va superata la sterile contrapposizione tra Bologna e la Romagna affrontando da
un lato il problema di una seria programmazione di tipo culturale che individui i settori
e le aree da potenziare in Romagna evitando duplicazioni inutili e concorrenziali; e
cercando dall'altro risorse specifiche per il decentramento in Romagna in modo da
alleggerire la pressione sulle risorse generali di Ateno. Il rapporto tra Bologna e la
Romagna richiede una riflessione anche sul piano statutario per meglio calibrare il ruolo
e lo spazio operativo dei Poli e delle loro articolazioni al fine di garantire una
migliore programmazione di Ateneo e un più corretto rapporto con gli Enti locali. |
LA LETTERA del giugno 2008 -
Alle colleghe e ai colleghi dell'Università di Bologna
Carissime colleghe e carissimi colleghi,
desidero comunicarvi che ho deciso di porre la mia candidatura alla
elezione del Rettore per il quadriennio 2009-2013.
1.- La elezione del Rettore non è più una questione di Facoltà o di aree,
ma è un problema di persone, di esperienza, di consapevolezza dei
problemi e di formulazione di idee, in modo del tutto trasversale rispetto alla
collocazione accademica e disciplinare di ciascuno di noi.
E allora:
- sulla base della mia esperienza personale, prima come Direttore di
Dipartimento e poi come Preside di Facoltà, con 12 anni di presenza in Senato
Accademico (6 anni come rappresentante d'area-Direttore di Dipartimento e 6 anni come
Preside);
- considerando le sollecitazioni che mi sono giunte da più parti,
particolarmente significative perchè trasversali e variegate,
- ho preso la decisione di candidarmi.
Non sono in grado ora come ora di proporvi un programma definito
e articolato perché questo dovrà scaturire da più stretti colloqui che nei prossimi
mesi spero di avere con molti di voi e dai quali trarrò gli elementi per costruire un
progetto di governo.
Mi pare tuttavia indispensabile rendervi partecipi di alcune
considerazioni preliminari sulla nostra Università, su quanto ci attende nei prossimi
anni e soprattutto sui problemi che il nuovo Rettore dovrà affrontare.
2.- Questo è un momento che pare drammatico per l'Università
italiana.
Capisco che questa asserzione non giovi a chi cerca consenso (e forse
anche per questo se ne è parlato poco); ma non credo sia saggio ignorare i problemi che
vanno invece conosciuti e analizzati per individuarne le soluzioni più adeguate.
Dai recenti provvedimenti del Governo, come le pesanti e progressive
decurtazioni del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), le gravi limitazioni al turn-over
dei prossimi anni, la possibilità di trasformare le Università in Fondazioni, o anche
l'allungamento su base triennale degli scatti stipendiali, disgiunto da qualsiasi proposta
di introdurre virtuosi meccanismi di controllo e di premiazione selettiva,
si deduce chiaramente che si è ormai radicata a livello governativo
una linea, purtroppo comune a tutte le forze politiche, di scarsissima considerazione
dell'Università pubblica la quale dovrà 'rassegnarsi' nei prossimi anni ad avere sempre
minori finanziamenti governativi e a cercare inevitabilmente nuove forme di sostegno
economico, tutte da inventare e da costruire.
3.- A questi si devono aggiungere i problemi interni del
nostro bilancio, forse enfatizzati in questi ultimi anni, ma di certo non
trascurabili se si tiene conto del fatto che i semplici aumenti stipendiali vanno ad
erodere le capacità di investimento su strutture e personale.
Se saremo costretti a sacrifici dovremo farlo però all'interno di
progetti complessivi e di lunga durata, evitando quei repentini cambiamenti di rotta che
in questi ultimi anni ci hanno impedito una programmazione consapevole.
Noi docenti dobbiamo essere rassicurati sul recupero pieno della
nostra funzione e del nostro ruolo alleggerendoci dalle molte incombenze istituzionali e
organizzative e consentendoci di guadagnare tempo per la ricerca e per lo studio, nella
convinzione che ciò consentirà alla nostra Università di mantenere o di guadagnare
posizioni nelle classifiche internazionali all'interno delle quali già ora gode di
importanti riconoscimenti.
4.- Il futuro Rettore dovrà conoscere bene sia i meccanismi della
ricerca (Dipartimenti) che quelli della didattica (Facoltà) perché nessuno, in
una Università di grande tradizione come la nostra, potrà mai pensare seriamente di
separare questi due fondamentali aspetti della struttura universitaria che si alimentano e
si arricchiscono reciprocamente.
La nostra Università è molto invecchiata e la necessità di aprire
ai giovani non deve limitarsi solo al reclutamento dei ricercatori, che pure va sostenuto,
ma deve riguardare anche l'immissione dei più bravi tra questi nella docenza con la
possibilità quindi di assumere funzioni direttive e di responsabilità.
5.- L'Università è diventata una machina molto grande e
complessa, tale da richiedere, per un governo efficace, strumenti e meccanismi
assolutamente innovativi per evitare che la 'complessità', di fatto una
ricchezza, si trasformi in complicazione. E in questa necessaria rivisitazione
dell'apparato amministrativo sarà necessaria una distinzione tra chi ha la
responsabilità politica di prendere le decisioni e chi ha il compito di definire
meccanismi e procedure per metterle in pratica con rapidità ed efficacia.
Le procedure troppo complesse vanno eliminate quando dipendono da noi;
vanno combattute nelle sedi opportune quando dipendono dal governo centrale.
L'apparato amministrativo deve tornare al servizio delle decisioni
'politiche', deve essere semplificato e deve essere in piena sintonia con gli organi
dell'Ateneo.
6.- L'Università deve intrecciare un corretto
rapporto con la città (Bologna) non solo per la necessità di trovare soluzioni
rapide e condivise ai problemi degli studenti e della loro accoglienza, superando le
attuali forme speculative su questa presenza, ma anche perché l'Università deve trovare
nuove capacità e nuovi modi per mettere in campo, nelle città e nei loro territori
(Bologna e Romagna), le sue eccellenze nella innovazione e nella ricerca e le sue
capacità di entrare nel mercato delle cultura e dei servizi.
Va superata per Bologna l'attuale contrapposizione tra due corpi
separati i cui unici punto di contatto sembrano essere la speculazione sugli alloggi e il
degrado ambientale di certe aree delle città e della zona universitaria.
Nei suoi rapporti con le città e con il mondo esterno l'Università
deve riaffermare e difendere i valori della sua autonomia, anche e soprattutto dalla
"politica", centrale e locale, nella consapevolezza che qualsiasi tangenza,
attuale o passata, possa in qualche modo offuscare questo importante valore.
Ciò è particolarmente evidente per la Facoltà di Medicina e
Chirurgia i cui rapporti con la Regione e con il Servizio Sanitario Nazionale devono
riguadagnare posizioni sul piano dell'autonomia e del reciproco riconoscimento di ruoli e
funzioni, al di sopra e al di fuori di qualsiasi pressione e sconfinamento.
La Facoltà di Medicina è una Facoltà 'speciale' proprio per
queste sue caratteristiche; ma è comunque una Facoltà dell'Ateneo e come tale le deve
essere garantito il diritto a programmare e decidere la sua ricerca e la sua didattica,
senza isolamenti e autarchie, ma anche senza pressioni troppo pesanti e ingiustificate.
7.- Alla Romagna, realtà consolidata del nostro
decentramento con soluzioni che potrebbero essere utilmente adottate anche nella sede
bolognese, va dedicato uno sforzo definitivo per conseguire l'obiettivo di un
vero 'campus', dove le singole sedi siano in grado di interagire pariteticamente tra loro
e con la sede storica.
Tale sforzo dovrebbe concretizzarsi prevalentemente:
- nella trasformazione o nell'accorpamento in Facoltà di quei Corsi
di Laurea che hanno la 'Facoltà madre' a Bologna;
- oltre che nel radicamento della ricerca attraverso
l'istituzione di nuovi Dipartimenti per i settori di ricerca nuovi o la costituzione di
sedi o sezioni di Dipartimento (o anche forme meno strutturate e più flessibili di
ricerca come ad esempio 'Dipartimenti tematici') per evitare sia inutili duplicazioni di
strutture che 'insiemi' scientificamente eterogenei che finirebbero con il sovrapporsi
alle Facoltà.
Ciò consentirà una effettiva pariteticità tra sede bolognese e sedi
romagnole il cui attuale assetto organizzativo va comunque sostenuto anche per favorire
quest'ultimo passaggio.
8.- Il recentissimo documento della Commissione per la
revisione dello Statuto può costituire un importante passo verso quelle riforme
che sono sempre più urgenti.
Il mutamento degli assetti di governo dove la semplificazione e
l'efficacia dei processi decisionali non devono essere disgiunti dalla trasparenza e da
una buona rappresentatività;
e il cambiamento del meccanismo per l'elezione del Rettore con un
turno unico che senza sminuire il peso del voto eviterebbe 'contrattazioni' non sempre
virtuose tra candidati,
sono due ottimi punti di partenza per quel cambiamento che non
possiamo più rinviare.
Se la volontà politica espressa da molti è sincera e convinta non ci
dovrebbero essere ostacoli per procedere rapidamente e in tempo utile con quella revisione
della Statuto che tra l'altro sarebbe opportuno venisse fatta da chi, Organi e Rettore,
avendo governato in questi anni, conoscono bene difetti e carenze del nostro Ateneo.
9.- La complessità delle situazioni e la gravità dei problemi,
locali e nazionali, impongono una svolta radicale e fortemente innovativa, un giro di boa
che reimposti struttura e organizzazione della nostra Università.
Ed è su questo che vorrei si concentrasse il dibattito della prossima
campagna elettorale partendo dalla conoscenza reale dei molti problemi da risolvere, dalla
proposta di metodi appropriati per risolverli e di cose da fare, dalla individuazione di
persone capaci e dalla elaborazione di un progetto che non può derivare da una meccanica
giustapposizione di ogni singola aspettativa, ma deve ispirarsi ad un disegno complessivo
e di condivisa utilità generale.
Ed è proprio sulle idee e sulle cose, non sulle promesse, sia di
cariche sia di soluzioni demagogiche, che va cercato e ottenuto il consenso.
E' una sfida difficile e complessa alla quale dedicherò il mio
tempo nei prossimi mesi nella convinzione di potere dare un contributo a questo nostro
Ateneo che merita un futuro degno del suo passato.
Lavorerò insieme con voi alla stesura di una programma dettagliato
che naturalmente vi invierò appena terminato. Già da ora sono a disposizione per
incontri, contatti e scambi di idee, naturalmente anche via e-mail dove mi potrete
raggiungere con facilità. Molti cari saluti. GS |
Il Consiglio delega il Preside a illustrare e discutere questi punti con i Presidi
delle altre Facoltà dell'area umanistica e di altre aree vicine, con l'obiettivo di
coinvolgerle nell'analisi e nelle proposte in modo tale che esse possano essere fatte
proprie auspicabilmente da tutta l'area umanistica (e anche da un'area più vasta) e come
tali essere presentate al Rettore in carica, oltre che ad altri eventuali candidati. Il Consiglio delega infine il Preside a sottoporre
prima di tutto al Rettore in carica, che ha reso noto la sua intenzione di ricandidarsi, e
anche agli altri eventuali candidati tutti i punti sopra esposti, richiedendo per ciascuno
di essi una chiara ed esplicita presa di posizione sulla base della quale i colleghi della
Facoltà discuteranno e valuteranno il comportamento da tenere nelle prossime elezioni.
Bologna 15
feb 2005 |
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Piero Tosi
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Sullo STATO DEI RAPPORTI TRA GOVERNO e UNIVERSITA'
e domande sulla CRUI, a partire da quella di Piero TOSI |
Riferimenti :
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- Audizione del Presidente della CRUI De Cleva al Senato
- Lettera di AQUIS al MINISTRO GELMINI
MariaStella
- Lettera del Senato Acc. Univ. di Bologna al
MIN. GELMINI MariaStella
- Notizie del Prof. Piero TOSI |
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1.- La CRUI e lo strappo tra governi e università. La difficoltà
in cui si trovano le università italiane, nasce:
a) dalla loro impossibilità ad auto-riformarsi per mancanza di una
"guida comune" (si pensi al "sistema dei prezzi", come "guida
comune" della economia di mercato);
b) dalla carenza di progettualità dei governi, via via
succedutisi (quelli a cui spetterebbe di fornire i punti di comune riferimento, come
"guida comune"), più che dal calante supporto finanziario statale. Questo
ha generato, ormai da anni, uno strappo tra le due istituzioni.
Alla carenza di progettualità dei governi, la CRUI di alcuni anni fa
aveva cercato rimedi con importanti iniziative, volti a aiutare la parte politica, ma non
disgiunta dal "muso duro" quando la parte politica si rivelava "un sordo
che non vuol sentire". Il ricordo delle minacciate "dimissioni dei
Rettori", dall'allora Presidente della CRUI Piero Tosi, è ancora vivo in noi. E che
dire dei congressi oceanici all'Auditorium di Roma, al Foro Italico ?
Già..., ma dov'è finito Piero Tosi ? Su questo riprenderemo il filo,
più sotto.
Non è che la CRUI sia sparita del tutto. Se allunghiamo l'occhio al Senato,
vi troviamo una Audizione di tutto rispetto, alla Commissione Istruzione,
nelle scorse settimane. Ma questa Audizione, se fatta da noi, finirebbe lì. Non
è, invece, così, se fatta dalla CRUI, che ha anche il dovere dell'azione. Da
anni, ormai, c'è la totale assenza di una strategia che unisca le forze e le idee, in
collegamento con gli studenti e con l'opinione pubblica italiana, per aver udienza dal
Governo.
Come si spiega il vuoto della CRUI ? E quale la via per il suo risveglio ?
2.- Come si spiega il vuoto attuale della CRUI. L'indizio più ovvio ci
viene dalla sua situazione interna. Oggi la CRUI ha un socio di maggioranza (AQUIS) , che
scrive direttamente delle lettere al Ministro, e dentro AQUIS c'è, a sua volta, un socio
privilegiato (l'Università di Bologna) che, a sua volta scrive direttamente al Ministro.
La caratteristica politica di queste lettere non è la descrizione della
situazione generale dell'università, nel bene e nel male, ma la invocazione della
valutazione delle università afferenti, da parte del Ministro, quasi una lettera
"pietosa" per commuovere il Ministro, così da permettere a loro di dimostrare
di aver meriti e dunque il ri-finanziamento. Non vogliamo discutere del fondamento di
questi meriti, perchè l'indagine
conoscitiva del Senato, voluta del Sen. Prof. Valditara, basta e avanza per un
giudizio.
3.- E quale la via per il risveglio della CRUI ?
Mettiamoci in testa che, da sempre, i politici gradiscono le proposte dirette del settore
di competenza (meno grane ...), purchè portate concordemente. Si intende, poi, che,
poichè ci sarà qualche settore concorrente (perchè anch'esso finanziato dallo Stato),
dovrà essere compito del governo indicare il quadro di riferimento, all'interno del quale
l'università possa muoversi (es., i requisiti di accreditamento delle università, il
numero minimo delle sedi nel territorio, l'organico dei docenti...). Ma se il
Governo è incapace di fare la sua parte (cosa che è, oggi), si può procedere basandosi
su più ipotesi ed, eventualmente, il Governo si pronuncerà in un secondo momento.
Per parte CRUI, nel 2005 essa già svolgeva un ruolo di interlocuzione
propositiva: da un lato, con il Governo e con il Parlamento; e, da altro lato, con le
Comunità accademiche in tutte le loro articolazioni ed espressioni.
Era stata lanciata l'idea di una Costituente per
luniversità, per affrontare problemi irrisolti, sciogliere nodi antichi e
difficili, proporre una nuova governance, adeguata ai tempi, rivedere la composizione e le
funzioni degli Organi, ristrutturare lo stato giuridico dei docenti, i concorsi e gli
avanzamenti di carriera, ispirandosi allEuropa.
Tutto questo è sparito. Anzi, come sopra accennato, la CRUI appare,
oggi, divisa di fatto in tronconi che addirittura si combattono. Questo, di sicuro, darà
solo delusioni agli studenti e alla società civile. L''abbiamo visto, al tempo della
Moratti, quando abbiamo letto di "raggiri", denunciati troppo tardi da un
sindacato universitario, che aveva creduto che la trattativa privata (con la
Moratti) premiasse i "solisti".
Ma rimane il dovere dell'azione. E allora la via è il rilancio
dell'idea della Costituente per l'università, e dell'unità.
4.- Notizie del Prof. Piero Tosi. Il ricordo della
"forza" della Crui, in quegli anni, mi ha fatto ripensare a lui. Perchè è
caduto dall'altare alla polvere ? Sapevo che era incorso in guai giudiziari, poi superati,
e sapevo, dalla stampa, che qualcos'altro era riemerso recentemente. Forse altri, oltre a
me, si è fatto la stessa domanda su Piero Tosi e sulla CRUI.
Davvero, quella vicenda mi ha sconcertato. Da un lato avevo piena fiducia
nella Magistratura ( e l'ho tuttora); da altro lato avevo constatato personalmente, nelle
varie riunioni alla CRUI, la "montagna", quale lui era per correttezza,
sensibilità, intelligenza, capacità politica e organizzativa. Dunque, veniva ad
evidenziarsi un grande contrasto tra le due situazioni (quella della sospensione dalle
funzioni, da parte della magistratura, e quella derivante dalla stima accumulata in lui).
Ricordo che, nel 2005 si cominciò a leggere di un suo potenziale
utilizzo in ruoli di Governo. Che sia stata questa l'origine delle denunce
"private", che poi hanno fatto muovere la magistratura ? Non si può non
considerare che egli riassumeva in se, molto visibilmente, la forza politica di
rappresentante della CRUI, un organismo stimato e temuto. Ho accennato sopra ai congressi
oceanici all'Auditorium di Roma, che sicuramente erano una "promessa" importante
per l'avvenire della libertà scientifica in Italia.
Risulta che, allinizio del 2006, Piero Tosi fu raggiunto da "avvisi di
garanzia", sulla base di indagini condotte dal capo della Procura di Siena fin
dal 2002, ma tenute silenti fino ad allora. Tutto si basava su una costruzione a castello,
che vedeva alla base presunte facilitazioni in un concorso di ricercatore in Oculistica
avute dal di lui figlio, per vincerlo. Si diceva che avrebbe favorito il suo direttore, e
premiato il direttore amministrativo dell'università di Siena, per aver
sconsigliato a presentarsi al concorso un altro candidato e così via.
Risulta che il castello franò, perché il concorso è stato riconosciuto
assolutamente regolare, che la Commissione è stata riconosciuta di aver giudicato al
meglio, e che il direttore della Clinica era esente da qualsiasi addebito.
Risulta anche, dai giornali di questi ultimi mesi, che luniversità di Siena
sia nellocchio del ciclone per un dissesto finanziario; e risulta che, dalla
fine di aprile, debba rispondere di problemi di natura prevalentemente amministrativa
inerenti non ai problemi dell'università, ma ancora alle questioni sollevate all'inizio
del 2006.
Per memoria, in quegli anni luniversità di Siena fu valutata più volte la
prima in Italia e in più indagini (Censis, Comitato nazionale di valutazione, Campus,
ecc.).
Audizione del prof. DE CLEVA
Senato, Commissione istruzione
29.1.2009
"Egli pone in luce la svolta determinatasi nel 1994 nel momento in cui si è avviato
il superamento della preesistente fase di disordine attraverso la distribuzione di risorse
sulla base di parametri di carattere più generale. Evidenzia infatti che, nel periodo
precedente, si erano creati squilibri nell'assegnazione dei fondi, per eliminare i quali
occorreva elaborare criteri certi, anche al fine di incentivare un meccanismo virtuoso.
Nel ritenere positiva l'evoluzione dell'ultimo quindicennio, fa presente altresì
che in tale periodo l'idea di fondo era di aumentare le risorse per il comparto
universitario, giudicato sottofinanziato rispetto alla media europea. Rileva tuttavia
criticamente come tale percorso si sia interrotto con il decreto-legge n. 112. Dà indi
conto delle innovazioni introdotte a partire dal 2004, anno in cui il Comitato nazionale
per la valutazione del sistema universitario (CNVSU) ha predisposto un modello -
perfezionato anche con l'apporto della CRUI - per la distribuzione del Fondo di
finanziamento ordinario (FFO) ancorato alla domanda in termini di iscritti, ai risultati
dei processi formativi, nonché agli esiti dell'attività di ricerca. Si è tuttavia
registrata una crescita delle dotazioni delle università inferiore all'aumento della
spesa, anche in ragione dell'elevato costo del personale. Nel periodo 2001-2007 hanno
inciso sul comparto le nuove disposizioni sul reclutamento nonché la riforma degli
ordinamenti didattici: il cosiddetto "3+2" è stato infatti introdotto in
maniera accelerata senza vincoli per l'aumento di corsi. Ciò ha provocato, prosegue, la
polverizzazione degli insegnamenti, non arginata dagli atenei, cui si è aggiunta la
contrazione oggettiva del FFO nonché la proliferazione delle sedi, registratasi a risorse
invariate. Sottolinea quindi come tale circostanza abbia aumentato le difficoltà per gli
atenei che sono in gran parte oltre il limite del 90 per cento delle spese. Nel lamentare
che nel 2010 il costo del personale sarà ben superiore al totale del FFO, tiene a
precisare che, se da un lato, sono state ridotte altre risorse quali ad esempio gli
stanziamenti per l'edilizia universitaria e quelli per i progetti di ricerca di interesse
nazionale (PRIN), dall'altro sono lievemente aumentate le entrate provenienti da altri
soggetti, tra cui le attività in conto terzi e i contributi degli studenti e di
istituzioni europee. Con particolare riferimento alla proliferazione dei corsi, reputa
indispensabile rafforzare i vincoli, analogamente a quanto fece il governo Prodi in
termini ad esempio di requisiti minimi di docenza. Puntualizza in proposito che l'eccesso
di corsi spesso è stato incentivato dagli enti locali. Registra altresì con rammarico
gli scarsi investimenti con riferimento al diritto allo studio, di cui beneficia solo il 2
per cento degli studenti, ed esprime forte preoccupazione rispetto ai pesanti tagli che
colpiranno l'università a partire dal 2010. Dal prossimo anno, infatti, gli atenei
potranno esclusivamente pagare gli stipendi, azzerando ogni altro tipo di attività. Fa
presente poi che le università stanno applicando la possibilità di non concedere i due
anni di permanenza in servizio per i docenti e il pensionamento forzato dei dipendenti.
Pur riconoscendo la necessità di migliorare l'utilizzo delle risorse, ritiene che sia
opportuno un intervento organico in particolare sul sistema di governo e sul reclutamento,
accompagnato da un aggiornamento del modello di finanziamento. In proposito, giudica
essenziale introdurre criteri che, nel rispetto dell'autonomia, impongano precise
responsabilità agli atenei, anche attraverso ad esempio la previsione di organici
standard. Invita poi a considerare l'ipotesi di promuovere reti e consorzi, onde elevare
il livello qualitativo, favorendo al contempo la specializzazione, altrimenti lo scenario
futuro sarà assolutamente insopportabile per il comparto |
La lettera di AQUIS al Min. Gelmini, 26.2.09
Gentile Ministro,
abbiamo già avuto modo di illustrarLe, incontrandoLa il 28 novembre scorso, la posizione
dei rettori aderenti ad AQUIS sulla problematica dei finanziamenti degli Atenei italiani.
Abbiamo visto con soddisfazione un primo riconoscimento delle richieste da
noi avanzate nell'art. 2 della Legge 1/2009, ove si prevede che il 7% del FF0 venga
ripartito tra gli Atenei considerando "a) la qualità dell'offerta formativa e i
risultati dei processi formativi; b) la qualità della ricerca scientifica".
Riteniamo tuttavia che non sia possibile prescindere da un
riconoscimento effettivo e concreto della situazione di sottofinanziamento nella quale si
trovano alcuni Atenei italiani, per la mancata applicazione negli anni scorsi della
necessaria dinamica per il raggiungimento del riequilibrio secondo quanto previsto dal
modello CNVSU per lassegnazione del finanziamento statale agli Atenei.
Anche altre questioni abbiamo il dovere di sottoporre alla Sua attenzione. Ed
abbiamo pertanto deciso di affidare le nostre proposte alla lettera aperta che oggi
diffondiamo: la prima di tali questioni riguarda l'attivazione di procedure efficaci di
valutazione e lutilizzazione dei dati già disponibili, cosi da poter introdurre
elementi di tipo qualitativo, specialmente con riferimento alle attività di ricerca,
nelle procedure di allocazione dei fondi pubblici alle Università. E' necessario,
altresì, affrontare questioni sinora trascurate relative alla presenza dell'area medica
nei nostri Atenei.
Ma è fondamentale riprendere il tema cruciale dei fondi alle
Università alla luce delle norme di finanza pubblica approvate per i prossimi anni,
proponendo un metodo nuovo di ragionamento al Governo del Paese. L'approvazione della
Legge 1/2009 costituisce dunque solo un primo passo, pur importante, nella direzione
giusta, quella che AQUIS ha proposto fin dall'avvio della sua costituzione. Ora è
necessario dare attuazione a questa norma con ulteriori provvedimenti coerenti allo
spirito ed alla lettera della norma stessa. (continua qui sotto) |
La lettera del S.A. Università
di Bologna , al Ministro, 16 febb. 2009
Illustre Signor Ministro,
il Senato Accademico dellUniversità di Bologna Le invia questo appello urgente a
volere riconsiderare il finanziamento ordinario delle università per gli anni 2010 e
successivi. Tutti i tentativi di bilancio di previsione che abbiamo effettuato portano
invariabilmente alla stessa conclusione che già da tempo avevamo anticipato: la
situazione finanziaria sarà semplicemente ingestibile.
Le citiamo un solo risultato. Fa riferimento alla nostra Università e deriva
da calcoli analitici accurati: nel 2010, pur immaginando un turn-over nullo e dunque
assumendo a vantaggio del bilancio tutte le risorse conseguenti, lequilibrio del
bilancio richiederà che la spesa per la gestione (spesa totale meno la spesa non
contraibile) debba essere ridotta del 40%! Ricerca, didattica, servizi agli studenti,
sistemi informativi e bibliotecari, internazionalizzazione, edilizia e manutenzione, ecc.
subiranno un danno irreversibile. Verranno di colpo vanificati tutti gli sforzi che le
buone università italiane hanno affrontato in questi duri anni per mantenere il contatto
con luniversità europea. Questo nostro è lunico
ateneo italiano entro i primi 200 mondiali nella valutazione del Times ed è ancora il
primo nella classifica Webometrics, ma è certo che da queste classifiche scomparirà
rapidamente poiché questi risultati non dipendono soltanto dalla qualità
dellinvestimento ma anche, e in modo determinante, dallentità delle risorse
investite.
Le proponiamo di riflettere sullavvenire dei giovani ricercatori che si
vedranno precluso, questa volta in modo pressoché totale, lunico accesso agli
ambienti della ricerca ancora attivi in questo nostro paese e cioè quelli universitari.
Il brain drain, che noi attualmente lamentiamo, diventerà rapidamente un brain waste:
sarà la dissipazione della risorsa più preziosa per un paese già in grave difficoltà
di competitività ancor prima dellarrivo della crisi mondiale.
Non creda, signor Ministro, che questi argomenti contengano amplificazioni
della realtà delle cose. Consideri, per esempio, che un taglio interno del 40 % sulle
spese per la ricerca imporrà una seria limitazione nei dottorati e nei contratti di di
ricerca. Noi siamo convinti che le conseguenze dei tagli previsti dalla finanziaria
approvata nel luglio 2008 non siano state sufficientemente valutate. E certamente
sfuggito il fatto, per esempio, che, aggirandosi la spesa fissa per il personale
nellintorno del 90% del FFO, una riduzione dellordine del 10% per il 2010
avrebbe lasciato a mala pena i fondi per gli stipendi.
Probabilmente si immaginava che la contrazione del turn-over avrebbe
compensato il taglio del FFO e invece non è così: in molti atenei, soprattutto nei
maggiori, la riduzione del turn-over non bilancia nemmeno lincremento automatico
della spesa fissa per il personale.
E stato valutato che, riducendo il denominatore del rapporto
"spesa per il personale/FFO" nella misura prevista nel solo 2010 (senza contare
gli anni successivi) quasi tutte le università si troveranno con valori di quel rapporto
superiori al 90%? Con la conseguenza che esse non potranno più bandire concorsi a norma
dellart. 1 della L. 1/2009? E che cosa dovremo fare in relazione alla contribuzione
studentesca, che dovrebbe essere ridotta?
Qualcuno ha sostenuto la tesi che gli atenei devono cercare al di fuori le
risorse mancanti, ma si tratta di ipotesi frutto di scarsa conoscenza della realtà. Il
taglio 2010 per Unibo corrisponde a circa 40 M: sfidiamo chiunque ad immaginare
sorgenti esterne disponibili a fornire ogni anno una somma di queste dimensioni.
Basterebbe questo argomento per riconoscere che lipotesi delle fondazioni
universitarie non sarà praticabile se non in poche sedi favorite dalle condizioni al
contorno.
Noi La invitiamo ad adoprarsi affinché venga eliminata o sostanzialmente
ridotta quella che appare una vera amputazione delle risorse per le università e che ci
pone in controtendenza in Europa. Ella si sta lodevolmente cimentando con la riforma
generale dellUniversità, ma a poco varrebbe costruire una governance più
efficiente, per esempio, se poi dovesse essere applicata ad istituzioni esangui o non più
reattive.
Noi La invitiamo, altresì, signor Ministro, a volere considerare con
attenzione la necessità di non ignorare lingiustizia di modi di ripartizione
delle risorse che hanno generato negli ultimi dieci anni squilibri pesantissimi rispetto
ai criteri standard che lo stesso MIUR si era dato: alcuni sistemi universitari hanno
ottenuto 1000 M in più ed altri 1000 M in meno. Noi riteniamo indispensabile
che parte del 7% premiale venga destinato agli atenei che bene hanno meritato e che sono
rimasti sottofinanziati.
Unultima questione Le sottoponiamo, che si collega alla considerazione
precedente. E ormai impraticabile il ricorso a norme uniformi per un sistema, come
quello universitario, che presenta un panorama caratterizzato dalla disomogeneità. Ci
sono compiti speciali che alcuni atenei hanno assunto per effetto di dispositivi di legge:
è il caso di Unibo, per esempio, che ha operato un decentramento in Romagna sulla base
del Piano Triennale, mantenendo lunità dellateneo, ricevendo gli elogi
recenti del CNVSU per la qualità della didattica e della ricerca, facendo risparmiare
1000 M in dieci anni al Governo e non avendo ricevuto alcun sostegno specifico da
dieci anni a questa parte. Pertanto, Le sottoponiamo ancora la proposta di dar vita a veri
e propri accordi di programma, almeno per i maggiori atenei, che prevedano impegni,
verifiche e corrispondenti risorse.
Le inviamo i nostri omaggi.
F-to Il Senato Accademico dellAlma Mater Studiorum-Università di Bologna |
(Continua AQUIS)
1. La premessa necessaria per questo è la riaffermazione della necessità
di ricorrere senza indugio all'utilizzo di adeguati strumenti di valutazione dei risultati
del lavoro degli atenei nel nostro Paese. C'è un'anomalia tutta italiana nella situazione
attuale: in nessun Paese al mondo esiste un sistema universitario fondato sul principio
dell'autonomia degli atenei senza che l'applicazione di tale principio sia accompagnata da
processi rigorosi di valutazione di come quegli atenei hanno esercitato i poteri di
autogoverno che l'autonomia attribuisce loro.
Per questo chiediamo che il CIVR (Comitato di indirizzo e valutazione
della ricerca) riprenda subito il suo lavoro, purtroppo interrotto ormai da più di due
anni, e che il CNVSU (Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario) sia
messo in condizione di continuare a svolgere le attività svolte negli anni scorsi,
potenziandone anzi le funzioni. Ciò nell'attesa del varo in tempi i più rapidi possibili
di un'Agenzia nazionale di valutazione che accorpi le funzioni di entrambi questi
organismi per dare ancora maggiore organicità ed efficienza ad un serio processo di
valutazione, ormai non più rinviabile, degli atenei italiani. 2. Chiediamo che la ripartizione della quota del 7% del
Fondo di Finanziamento Ordinario - inclusi i 550 mil euro della Legge n. 244 - sia
effettuata sulla base del modello elaborato dal CNVSU che già contiene al proprio interno
elementi di valutazione della qualità delle performance degli Atenei, modificato,
tuttavia, cosi da far pesare in modo assai più significativo (almeno il 50%) i risultati
delle attività di ricerca degli atenei, così come sono già da oggi valutabili. La
mancata applicazione negli anni scorsi del modello CNVSU ha portato ad accentuare lo
squilibrio tra gli atenei quanto a ripartizione delle risorse pubbliche, penalizzando
quindi atenei che avrebbero avuto diritto a quote di finanziamento più consistenti
proprio sulla base della qualità delle loro performance nella didattica e nella ricerca.
oltre che nella gestione del loro bilancio.
Chiediamo quindi che una quota pari alla metà di quella cui ammonta il fondo
del 7% assuma un effettivo significato di fondo di premialità ? sulla base dei criteri
indicati nella Legge 1/2009 che integrano e rafforzano quelli alla base del modello CNVSU
? e sia destinata ad accelerare il processo di riequilibrio tra gli atenei, rinviato da
troppi anni, o comunque sia ripartita in base a qualsiasi altro criterio che riconosca
crediti passati di Atenei sottofinanziati.
Senza questa accelerazione del riequilibrio il sistema universitario
nazionale continuerà a perpetuare una situazione di intollerabile ingiustizia. Il modello
CNVSU potrà, in un futuro che ci auguriamo molto prossimo, essere migliorato anche grazie
ai risultati del lavoro dell'agenzia nazionale di valutazione che dovrà essere istituita.
Sarà così possibile introdurre ulteriori elementi di individuazione della qualità delle
performance degli Atenei, insieme ad altri parametri, come, ad esempio, taluni opportuni
indicatori di contesto. Ma non sarebbe in alcun modo accettabile un "colpo di
spugna" che azzerasse la situazione ignorando anni e anni di sottofinanziamento di
numerosi Atenei in aree diverse del Paese. Il sottofinanziamento accumulato da alcuni
sistemi universitari regionali è diventato ormai tale da creare una situazione iniqua e
insostenibile. Va altresì precisato che all'interno di ciascuna Regione vi sono
situazioni tra loro differenziate con Atenei sottofinanziati ed Atenei sovrafinanziati
all'interno della medesima Regione.
3. Il sistema universitario nazionale
presenta anche una situazione di grave sofferenza da parte di quegli atenei che hanno al
loro interno una Facoltà di medicina, che interagisce con il Sistema Sanitario Nazionale
sia attraverso policlinici a gestione diretta, sia con aziende ospedaliere-universitarie
miste o integrate. Questi atenei forniscono prestazioni di carattere sanitario ai
cittadini attraverso il lavoro dei clinici universitari, i cui compiti istituzionali
prevedono un'inscindibile integrazione di funzioni didattiche, scientifiche ed, appunto,
assistenziali, oltre che attraverso il lavoro del personale paramedico universitario.
Per questo motivo, dunque, il costo complessivo del personale che svolge
anche compiti assistenziali inquadrato nei ruoli degli atenei ricomprende al proprio
interno una quota di fondi per stipendi destinata a pagare prestazioni di tipo
assistenziale che può essere quantificata come pari ad un terzo dell'ammontare
complessivo degli stipendi del personale universitario in convenzione con il Servizio
Sanitario Nazionale (un terzo didattica, un terzo ricerca, un terzo assistenza).
In altri termini, un terzo del lavoro, inteso come attività lavorativa
complessiva, prestato da tale personale, si configura come prestazioni professionali che
riducono, in termini di costi, la spesa a carico del Ministero della salute, per gravare
invece sul bilancio del Ministero dell'università, e quindi sui bilanci degli atenei che
hanno una Facoltà di medicina al loro interno. Da calcoli effettuati si può desumere che
la cifra cui complessivamente ammonta per tutte le università la spesa destinata sui
rispettivi bilanci per l'erogazione di prestazioni assistenziali è di circa 350 milioni
di euro.
Chiediamo quindi che una somma di pari ammontare sia trasferita dal bilancio del
Ministero della salute a quello del Ministero dell'università, così che sia poi
ripartita pro quota per ristorare i bilanci degli atenei che hanno al loro interno una
Facoltà di medicina.
4. La manovra finanziaria dell'estate scorsa, con i
provvedimenti normativi collegati, ridurrà di circa il 10% i finanziamenti pubblici alle
università. Il nostro Paese già oggi investe sensibilmente meno sul PIL per formazione
superiore e ricerca-innovazione di quanto non facciano i Paesi europei nostri partner ma
anche nostri concorrenti sullo scenario mondiale. Alcuni di questi Paesi, come Francia,
Germania, ora la stessa Spagna, hanno deciso di aumentare i loro investimenti per queste
voci del bilancio pubblico dei loro Stati, proprio per far fronte con lungimiranza alla
crisi economica globale potenziando e migliorando il "capitale umano".
E' estremamente preoccupante che nell'insieme delle manovre
economico-finanziarie del Governo per fronteggiare la difficilissima situazione attuale
non sia inserito alcun provvedimento in grado di stimolare ricerca e innovazione
all'interno del sistema-Paese attraverso una migliore e più efficace utilizzazione ed una
valorizzazione delle potenzialità delle università italiane, o almeno di una parte di
esse.
L'opinione pubblica italiana deve sapere che le scelte effettuate dal Governo
provocheranno, se non riviste e corrette, la morte del sistema della formazione superiore
e della ricerca pubblica nel nostro Paese, e renderanno impossibile competere a livello
internazionale anche a quegli Atenei che sono oggi ancora in condizione di farlo.
Chiediamo con forza che i "tagli" ai fondi per università e ricerca previsti
per il 2010 non siano effettuati nella forma e nell'entità prevista dalla manovra
finanziaria approvata lo scorso anno. Ma chiediamo anche che le somme cui ammonterebbero i
"tagli" indiscriminatamente previsti per il sistema universitario siano
ridistribuite tra gli atenei non "a pioggia", sulla base della cosiddetta
"spesa storica", bensì attraverso Io strumento degli "accordi di
programma", che stabiliscano un "patto di stabilità finanziaria" ateneo
per ateneo, in cui siano previsti obbiettivi precisi e puntuali di miglioramento della
qualità delle rispettive performance, da raggiungersi da parte di ciascun ateneo stesso
entro il prossimo triennio o quinquennio. Roma, 26 febbraio 2009
NOTA. Fanno parte di AQUIS i seguenti Atenei: Università degli Studi di
Bologna Università della Calabria Università degli Studi di Milano-Bicocca Università
degli Studi di Modena e Reggio Emilia Università degli Studi di Padova Università degli
Studi di Roma "Tor Vergata" Università degli Studi di Trento Università degli
Studi di Verona Università degli Studi "G. D'Annunzio" di Chieti-Pescara
Università del Salento di Lecce Università Politecnica della Marche Politecnico di
Milano Politecnico di Torino |
|
Bologna: SENATO ACCADEMICO. In atto il proseguimento dell'approvazione delle nuove lauree,
DM 270/04
|
 |
Il Senato Accademico cambia rotta, rispetto al passato ?
"Prima dell'eventuale attivazione dei corsi di cui è stata proposta
l'istituzione ci dovrà essere un quadro generale dei corsi in essere,
facoltà per facoltà, e degli oneri che tali attivazioni comporterebbero. "
|
Nota. Sono
in atto presso le Facoltà le approvazioni delle proposte dei nuovi corsi di laurea
magistrale (più qualche triennale), sia per trasformazione delle specialistiche sia per
aggiunta di nuovi corsi. Anche queste andranno in Senato.
Risulta che, a conclusione dell'iter, i corsi di studio, le proposte delle
Facoltà nell'intero Ateneo, saranno 236, di cui 31 di nuovo istituzione (dei passati
corsi, 11 sono stati accorpati o aboliti).
Si direbbe. a questo punto (pochè nel 2008/09 i corsi erano 226) che
l'Ateneo prosegua imperterrito la sua strada, del tutto alla faccia della nostra Ministra,
che per televisione si dichiara scandalizzata dei 5.500 corsi di laurea in Italia.
Mi risulta che nelle Facoltà il dibattito sia acceso e anche con una certa fronda che si
oppone almeno alla istituzione di nuovi corsi. Evidentemente qualcosa arriva alla
periferia, degli inviti della Ministra. Ma credo si debba anche capire che, senza una
precisa direttiva da Roma, le Facoltà non hanno nessun modo di orientarsi per applicare
gli indirizzi della Ministra.
C'è, poi anche il fatto che, di fronte alla societrà civile che si muove e
ai nuovi risultati della ricerca, le Facoltà sentono imperativo il diritto dovere di
innovare. Ma, poi, ovviamente rimane il punto interrogativo circa la concreta possibilità
di farlo, se poi la Ministra taglia i "soldini" e blocca le
"assunzioni".
Va rifiutata la demagogia vuota (compresa quella dei Ministri). Si deve
distinguere tra numero delle lauree e numero degli insegnamenti.
A riguardo del numero delle lauree, le Facoltà devono
istituirne quante ritengono opportuno, purchè non siano doppioni-equivalenti e abbiano
denominazioni chiare per le imprese e le famiglie. Un contributo chiarificatore vero lo
può fare, però, solo un organo centrale, in possesso di tutti gli elementi.
A riguardo del numero degli insegnamenti, la musica cambia
completamente. Il vero dramma sta qui, tenuto conto dei "tagli romani (a meno che non
ci sia il by-pass tramite assunzioni di docenti a contratto). E' qui che l'Ateneo deve
impegnarsi ad una vera strage, per accorpamento di molti insegnamenti.
Attualmente l'Ateneo conta 13.529 insegnamenti, in media 77 insegnamenti per
corso di laurea (per la laurea servono 20 esami, di norma), e 45 per corso laurea
specialistica/magistrale (per la laurea servono 12 esami, di norma). Nino Luciani |
ISTITUZIONE CORSI DI STUDIO E MODIFICA ORDINAMENTI DIDATTICI A.A. 2009/10
(MAGGIORANZA ASSOLUTA)
Senato 27 gennaio 2009-02-07
(Stralcio di delibera divulgata da membri del Senato)
Finalità:
La finalità del presente riferimento è
quello di sottoporre allapprovazione del Senato Accademico il piano delle proposte
di istituzione dei corsi di studio e le modifiche di ordinamento didattico ai sensi del DM
270/04, per la.a. 2009/10, precisamente:
n. 8 corsi di studio di nuova istituzione;
n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle
corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nellallegato al DM 386/07;
n. 19 corsi di studio già riordinati ai sensi del DM 270/04 che
propongono modifiche di ordinamento didattico.
Premessa:
Il Decreto Ministeriale 31/10/2007 ha
stabilito il termine del 31/01/2009 per linserimento nella Banca dati ministeriale
delle proposte di modifica del Regolamento Didattico di Ateneo in adeguamento al DM
270/04, intese:
a) alla trasformazione dei
corsi già attivi con il DM 509/99;
b) alla istituzione di nuovi corsi di studio;
c) alla modifica degli ordinamenti didattici dei corsi
di studio già riordinati con il DM 270/04.
Presupposti
normativi:
- D.M. 3/7/07 n. 362, con il quale sono state definite le linee generali di
indirizzo della programmazione delle Università per il triennio 2007-2009;
- DM 26/7/07 n. 386, con il quale sono
state individuate le linee guida per listituzione e lattivazione dei corsi di
studio in attuazione dei DDMM 16/03/07;
- DM 18/10/2007 n. 506, con il quale
sono stati definiti gli Indicatori per la valutazione dei risultati dellattuazione
dei programmi delle Università;
- DM 31/10/2007 n.544, con il quale sono
stati definiti i requisiti necessari per lattivazione dei corsi di studio ai sensi
dellart. 9 co. 2 del DM 270/04.
Requisiti
necessari:
a) requisiti di trasparenza;
b) requisiti per lassicurazione della qualità dei processi
formativi;
c) requisiti di strutture e docenza di ruolo che devono essere
disponibili per sostenere i corsi e il grado di
copertura necessario relativamente ai SSD che li caratterizzano;
d) regole
dimensionali relative agli studenti sostenibili per ciascun corso di studio.
Nota. Lla.a. 2010/2011 è il termine per il completo
adeguamento alla riforma di cui al DM 270/04. Le proposte di trasformazione dei corsi
attivi con il DM 509/99 devono riguardare contestualmente tutti i corsi dellAteneo
afferenti alla medesima classe.
......
......
Proposte:
Alla data del 21/11/2008, scadenza del termine per la presentazione da parte delle
Facoltà delle proposte di istituzione/modifica di ordinamento ex DM 270/04, sono
pervenute le proposte contenute negli allegati 1 e
2 parti integranti del presente riferimento, precisamente:
n. 8 corsi di studio di nuova istituzione (all. 1)
n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle
corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nellallegato al DM 386/07 (all.
1);
n. 19 corsi di studio già riordinati ai sensi del DM 270/04 che propongono
modifiche di ordinamento didattico (all. 2).
Nellallegato 1 sono riportate, per ciascun gruppo di
appartenenza della classe cui afferisce il corso di studio, le numerosità minime
richieste per lattivazione del MIUR e dellAteneo, nonché il numero di
immatricolati per la.a. 20008/2009 rilevato al 31/12/08.
Osservazioni
degli Uffici: Dopo la riunione della Commissione
Didattica di Ateneo del 25/11/2008, gli Uffici hanno proceduto alla verifica di congruità
degli ordinamenti didattici proposti con tutte le disposizioni vigenti. La verifica è
risultata positiva per la quasi totalità dei corsi di studio proposti. Nel caso di
osservazioni, le Facoltà si sono adeguate. Inoltre:
1)Il Preside
della Facoltà di Ingegneria, con decreto
durgenza n. 490 del 5/12/2008 da sottoporre a ratifica del Consiglio di Facoltà, ha
recepito le osservazioni degli Uffici. Per le lauree magistrali in Ingegneria elettronica
(LM-29), Information and Comunication Technology (LM-29) e Ingegneria delle
Telecomunicazioni (LM-27) la Facoltà ha previsto nellordinamento didattico un range
di CFU per la prova finale pari a 9-24, mentre il numero minimo di CFU stabilito dalle linee guida di Ateneo è pari a 15. La Facoltà si è tuttavia impegnata
a prevedere nei piani didattici dei suddetti corsi di studio un numero minimo di CFU per
la prova finale pari a 15.
2)Il Consiglio
della Facoltà di Giurisprudenza, nella seduta del 26/11/08, ha
approvato la proposta di istituzione del corso di laurea in classe LM-14 per Operatore giuridico Italo-Francese, non essendo
ammessa la trasformazione dal corrispondente corso di studio attivato con il DM 509/99 in
classe 31. Tale classe non rientra nella tabella delle corrispondenze dei corsi
509/99-270/04 (allegato al DM 386/07), poiché con DM 25/11/2005 le classi di laurea e
laurea magistrale in Giurisprudenza sono state trasformate in laurea magistrale a ciclo
unico. Gli Uffici fanno presente che il corrispondente corso di studio attivato in classe
31 per la.a. 2008/09 ha registrato un numero di immatricolati pari a 19.
3)Il
Consiglio della Facoltà di Medicina e Chirurgia,
nella seduta del 13/11/2008, ha segnalato che la Conferenza dei Presidenti di corso di
laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria ha
licenziato un ordinamento nazionale al quale anche il corso del nostro Ateneo si è
adeguato. La Facoltà precisa che la modifica sostanziale rispetto a quanto deliberato in
prima istanza il 23/7/2008 riguarda la
tipologia dei 90 CFU di attività professionalizzante che, nella versione attuale, passa
dalle attività Caratterizzanti alle attività di tirocinio di tipologia
Altre. Questa assegnazione, insieme al rispetto dei valori minimi della
classe, ha comportato lattribuzione di soli 10 CFU alla prova finale, anziché 15
come auspicato dalle direttive di ateneo per le lauree magistrali.
Gli uffici fanno presente che la proposta formulata dalla Facoltà risulta coerente
con le linee guida di Ateneo che escludono le lauree magistrali a ciclo unico
dallobbligo dellindicazione di 15 CFU minimi per la prova finale.
4)Per i
seguenti corsi di studio:
- L-40 Sociologia e scienze criminologiche per la sicurezza Facoltà di Scienze Politiche Roberto Ruffilli;
- LM-81 Cooperazione internazionale, sviluppo
e diritti umani Facoltà di Scienze Statistiche nellordinamento
didattico è stato indicato un numero massimo di crediti riconoscibili per attività
extrauniversitarie coerente con lart. 4 dei DDMM 16/3/2007 (60 CFU per le lauree e
40 CFU per le lauree magistrali). Si ricorda, tuttavia, che il Senato Accademico del
18/12/2007 ha fissato il numero di 30 CFU quale limite massimo di crediti riconoscibili
per le attività extrauniversitarie, ad eccezione dei riconoscimenti che rientrino nei
casi previsti dalla legge 448/2001 e 286/2006.
5) Facoltà di Medicina Veterinaria:
Il Preside della Facoltà, a seguito delle osservazioni degli Uffici, con decreto
durgenza del 16 gennaio 09, ha proposto la rettifica di errori materiali
presenti nellordinamento didattico del corso di laurea magistrale in Biotecnologie
Animali cl. LM-9 relativamente alle conoscenze richieste per laccesso, così come
inserito nella Banca Dati RAD.
6)Facoltà di
Ingegneria:
Corso di Laurea interateneo in Design del Prodotto Industriale (cl. L-4):
La Facoltà di Ingegneria di Bologna ha proposto fra le istituzioni dei corsi di
studio per la.a. 2009/2010, ai sensi del DM 270/04, il corso di laurea interfacoltà
con Lettere e Filosofia, Psicologia e Architettura in Design del Prodotto Industriale cl.
L-4.
Nella riunione del 5 dicembre 08 del Comitato di Coordinamento regionale dei
Rettori dellEmilia Romagna è emerso che, oltre al corso di Laurea in Design del
prodotto Industriale cl.L-4 proposto dal nostro Ateneo come corso interfacoltà, è stato presentato un progetto simile
(interateneo) da parte degli Atenei di Ferrara e di Modena-Reggio Emilia.
Vista la forte similarità tra i due progetti e gli
ottimi rapporti tra le Università coinvolte, nonché le numerose collaborazioni già
esistenti tra i docenti delle Facoltà di Ingegneria e di Architettura dei nostri Atenei,
si è realizzato un unico progetto congiunto perseguendo i seguenti obiettivi principali:
a) istituire
un corso di studi interateneo fra le
Università di Bologna, Ferrara, Modena-Reggio Emilia;
b) attivare
il corso in rotazione tra gli Atenei (quindi, ogni anno, solo uno degli Atenei sarà sede
amministrativa del corso, per la coorte che parte quellanno);
c) far
concorrere docenti dei tre atenei allattività didattica di ciascuna coorte di
studenti, indipendentemente dalla sede amministrativa che ha istituito la coorte.
Il lavoro, che ha coinvolto Prorettori alla formazione, Presidi e referenti
dArea delle tre Università è stato molto positivo.
Il progetto risultante è un corso di studi aventi denominazione, obiettivi
formativi, sbocchi occupazionali e quindi un ordinamento didattico coincidente con il
corso di laurea in Design del Prodotto Industriale, proposto dalla Facoltà di Ingegneria
di Bologna.
Successivamente, in data 20 gennaio 09, con decreto durgenza il Preside
della Facoltà di Ingegneria, da sottoporre a ratifica del prossimo Consiglio di Facoltà,
ha apportato una rettifica allordinamento
didattico di cui sopra, nel range di CFU dellambito Scienze economiche e
sociali delle attività formative caratterizzanti e, precisamente, lintervallo
di CFU da 10-16 deve essere
sostituito con 8-16.
Si precisa che, condizione imprescindibile per listituzione del corso di
studi interateneo è che venga accettato dagli altri Atenei, lordinamento didattico
con la rettifica proposta del Preside di Ingegneria di Bologna.
Ciò premesso, si propone per lapprovazione del Senato Accademico
il corso di laurea inter-ateneo fra le Università di Bologna, Ferrara,
Modena-Reggio Emilia in Design del Prodotto Industriale che sarà attivato dalla Facoltà
di Ingegneria di Bologna, in sostituzione del corso precedentemente proposto, con
lintegrazione di cui sopra.
......
......
7) Gli Uffici
informano che, nella seduta della Commissione didattica di Ateneo del 20/1/2009, il
Preside della II facoltà di Ingegneria ha
comunicato la modifica di denominazione del corso di laurea Magistrale in Ingegneria
elettronica e delle telecomunicazioni per lenergia e lambiente (cl. LM -29) in Ingegneria elettronica e telecomunicazioni per
lo sviluppo sostenibile. La predetta
modifica sarà approvata dal Consiglio di Facoltà già programmato per il giorno
22/1/2009.
Pareri:
- La Commissione
Didattica di Ateneo, nella seduta del
25/11/2008, ha espresso il seguente parere:
1) parere favorevole alle proposte di istituzione/modifica di ordinamento per
i seguenti corsi di studio indicati negli allegati 1 e 2 al riferimento degli uffici:
n. 8 corsi di studio di nuova istituzione;
n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle
corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nellallegato al DM 386/07; con
specifico riferimento al Corso di Laurea Magistrale in Odontoiatria e protesi dentaria,
esprime parere favorevole alla richiesta di deroga in merito al numero minimo di CFU da
assegnare alla prova finale, che passano da 15 a 10 tenuto conto sia di quanto disposto
dallo specifico Decreto sulla classe, sia dellesigenza di adeguarsi
allordinamento nazionale approvato dalla Conferenza dei Presidenti di corso di
laurea in Odontoiatria e protesi dentaria.
n. 19 corsi di studio già riordinati ai sensi del DM 270/04 che propongono
modifiche di ordinamento didattico.
2) Il suddetto parere resta condizionato a:
- positiva verifica degli ordinamenti didattici proposti da parte degli uffici;
- acquisizione e verifica delle delibere del Consiglio di Facoltà di
Giurisprudenza con cui si approva listituzione del corso di studio proposto;
- acquisizione del parere del Comitato di Coordinamento dei Poli
Scientifici-Didattici della Romagna per i corsi di studio da attivare nei Poli romagnoli.
3) Accoglie e fa proprie le osservazioni degli Uffici relative allindicazione
del numero massimo di CFU riconoscibili per le attività extrauniversitarie, per le quali
il Senato Accademico ha indicato il numero di 30
CFU quale limite massimo di crediti riconoscibili, ad eccezione dei riconoscimenti che
rientrino nei casi previsti dalla legge 448/2001 e 286/2006.
La
Commissione Didattica nella seduta del 20/01/2009, ha espresso i
seguenti pareri:
1) parere favorevole alla proposta della Facoltà di Medicina Veterinaria con
decreto durgenza del Preside del 16 gennaio 09, concernente la rettifica di
errori materiali nellordinamento didattico del corso di laurea magistrale in
Biotecnologie Animali cl. LM-9, relativamente
alle conoscenze richieste per laccesso così come inserito nella Banca Dati RAD;
2) parere favorevole:
a. alla proposta di istituzione del corso di laurea in Design del Prodotto
Industriale (interateneo con le Università di Ferrara e Modena-Reggio Emilia);
b. allintegrazione dellordinamento didattico con la rettifica proposta
dal Preside della Facoltà di Ingegneria, con
decreto durgenza del 20.01.09;
c. allestensione della partecipazione allinterateneo anche della II
Facoltà di Ingegneria, con sede a Cesena (a condizione di non dover contribuire con
docenti per assolvimento requisiti, ma con altre risorse, es. laboratori, supplenze,
ecc.);
d. al testo della convenzione allegata al riferimento degli Uffici.
La Commissione prende, infine, atto che eventuali modifiche al testo
dellordinamento didattico del Corso di Laurea in Design del prodotto industriale (CL
L-4) o alla convenzione con gli altri Atenei dovranno essere apportate con Decreto
durgenza del Magnifico Rettore.
3) parere favorevole alla proposta della II Facoltà di Ingegneria relativa alla modifica della
denominazione del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Elettronica e Telecomunicazioni
per lenergia e lambiente cl. LM-29 in Ingegneria elettronica e
telecomunicazioni per lo sviluppo sostenibile,
subordinatamente alla approvazione del Consiglio di Facoltà programmato per il 22/1/2009.
- Il Comitato
di Coordinamento dei Poli della Romagna, nella seduta del 1/12/2008, ha espresso il
seguente parere:
Il Comitato di Coordinamento dei Poli Romagnoli riunitosi in data 1 dicembre
u.s., ha espresso parere favorevole in merito alla proposta di istituzione dei Corsi di
studio, sotto riportati, condizionatamente allacquisizione del parere di competenza
dei rispettivi Consigli di Polo:
Facoltà di Ingegneria LM 24 Ingegneria dei sistemi edilizi e Urbani
sede di Ravenna
Facoltà di Scienze Motorie LM 47 Management delle attività motorie
e sportive sede di Rimini.
Il Comitato ha
altresì espresso parere favorevole ai Corsi di studio in trasformazione, come da allegato
elenco.
- Il Consiglio di
Polo di Ravenna, nella seduta del 15/12/2008, ha espresso parere favorevole alla
proposta di istituzione della Laurea Magistrale in Ingegneria dei sistemi edilizi e Urbani
(cl. LM-24).
- Il Consiglio di
Polo di Rimini, nella seduta del 17/12/2008, ha espresso parere favorevole alla
proposta di istituzione
della Laurea Magistrale in Management delle
attività motorie e sportive (cl. LM-47).
- Comitato Regionale
di Coordinamento dellEmilia Romagna: lo Staff del Rettore dellUniversità
di Parma, con comunicazione per posta elettronica in data 23/12/2008, nelle more
dellinvio del verbale, ha comunicato che il Comitato Regionale di Coordinamento
dellEmilia Romagna, nella seduta del
5/12/2008, ha espresso parere favorevole alle proposte di istituzione dei nuovi corsi di
studio ex DM 270/04 per la.a. 2009/10 presentate dallUniversità di Bologna.
La proposta di istituzione del Corso di Laurea inter-ateneo in Design del prodotto industriale verrà sottoposto
alla riunione del Comitato prevista per il giorno del 26/1 p.v.
- Il Nucleo di Valutazione di Ateneo nella seduta del 23/12/2008, ha espresso il seguente
parere:
Relazione del Nucleo di Valutazione di Ateneo sulle proposte di istituzione di
corsi di studio formulate dallAlma Mater Studiorum - Università
di Bologna per lA.A. 2009/10.
Il Nucleo di Valutazione di Ateneo, nella seduta del 23 dicembre 2008, ha
completato lesame delle proposte di istituzione di corsi di studio formulate ai
sensi del DM 270/04 dalle Facoltà dellAlma Mater Studiorum Università di
Bologna, per lanno accademico 2009/10 e precisamente:
n.
8 corsi di studio di nuova istituzione;
n.
22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle corrispondenti
classi del DM 509/99, come indicate nellallegato al DM 386/07.
:::::::::::
PROPOSTA DI DELIBERA
Il Senato Accademico, acquisiti i pareri favorevoli della Commissione Didattica di
Ateneo, del Comitato di Coordinamento dei Poli
della Romagna, dei Consigli di Polo di Ravenna e Rimini, del Comitato Regionale di
Coordinamento, del Nucleo di Valutazione di Ateneo,
approva:
1) le proposte di istituzione per
la.a. 2009/10 dei seguenti corsi di
studio, indicati nellall. 1 parte integrante della presente delibera, e i relativi ordinamenti didattici inseriti nella
banca dati ministeriale RAD:
- n. 8 corsi di studio di nuova istituzione;
- n. 22 corsi di studio derivanti da trasformazione di corsi istituiti nelle
corrispondenti classi del DM 509/99, come indicate nellallegato al DM 386/07. Con
specifico riferimento al Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Odontoiatria e
protesi dentaria,
approva la proposta di adeguamento
allordinamento nazionale licenziato dalla Conferenza dei Presidenti di corso di
laurea che prevede lassegnazione dei 90 CFU di attività professionalizzante alle
attività di tirocinio di tipologia Altre con conseguente attribuzione di 10
CFU alla prova finale;
2) le proposte di modifica di ordinamento didattico,
inserite nella banca dati ministeriale RAD per la.a. 2009/10, per n. 19
corsi di studio, già riordinati ai sensi del DM 270/04, indicati nellall.2 parte
integrante della presente delibera;
3) la proposta della Facoltà di ingegneria
di attribuire un range di CFU per la prova
finale pari a 9-24 per le lauree magistrali in Ingegneria elettronica (LM-29), Information
and Comunication Technology (LM-29) e Ingegneria delle Telecomunicazioni (LM-27),
subordinatamente alla previsione nei rispettivi piani didattici di un numero minimo di CFU
per la prova finale pari a 15, in coerenza con le linee guida approvate dal Senato
Accademico;
4) linserimento negli
ordinamenti didattici dei corsi di:
- L-40 Sociologia e scienze criminologiche per la sicurezza Facoltà di
Scienze Politiche Roberto Ruffilli
- LM-81 Cooperazione internazionale, sviluppo e diritti umani Facoltà di Scienze
Statistiche di un numero massimo di crediti riconoscibili per attività extrauniversitarie
rispettivamente pari a 60 e 40, in coerenza
con lart. 4 dei DDMM 16/3/2007. Tuttavia ribadisce
la propria precedente delibera del 18/12/2007
che ha fissato il numero di 30 CFU quale limite massimo di crediti riconoscibili per le
attività extrauniversitarie, ad eccezione dei riconoscimenti che rientrino nei casi
previsti dalle leggi 448/2001 e 286/2006.
5) la proposta della
Facoltà di Medicina Veterinaria trasmessa con decreto durgenza del Preside del 16
gennaio 09, concernente la rettifica di errori materiali nellordinamento
didattico del corso di laurea magistrale in Biotecnologie Animali cl. LM-9, relativamente alle conoscenze richieste per
laccesso, così come inserito nella Banca Dati RAD.
6)la proposta di istituzione del corso di laurea in Design del
Prodotto Industriale (interateneo con le Università di Ferrara e Modena-Reggio Emilia);
lintegrazione dellordinamento didattico con la rettifica proposta dal Preside
della Facoltà di Ingegneria, con decreto
durgenza del 20.01.09;lestensione della partecipazione allinterateneo
anche della II Facoltà di Ingegneria, con sede a Cesena (a condizione di non dover
contribuire con docenti per assolvimento requisiti, ma con altre risorse, es. laboratori,
supplenze, ecc.); il testo della convenzione (allegato 3 parte integrante della presente
delibera).
7) la proposta della II Facoltà di Ingegneria relativa alla modifica della
denominazione del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Elettronica e Telecomunicazioni
per lenergia e lambiente cl. LM-29 in Ingegneria elettronica e
telecomunicazioni per lo sviluppo sostenibile,
subordinatamente alla approvazione del Consiglio di Facoltà programmato per il 22/1/2009. |
Sul BIENNIO (art. 16, D.Lgs 503/92), in aggiunta all' ETA' PER
IL COLLOCAMENTO A RIPOSO
Il 19 dic. 2008, il CdA è stato chiamato ad esprimersi sull'accogliere o respingere le
domande di biennio, in aggiunta
all'età per il collocamento a riposo, ma sulla base di una proposta della Burocrazia
contro i professori, che non era
accompagnata da sufficiente dimostrazione dell'interesse della Pubblica Amministrazione a
quella proposta |
 |
Il Senato Accademico approva una direttiva, proposta
dall'Amministrazione,
per cui la "negazione del biennio sia regola", e l'accoglimento sia
"eccezione"
Ma, poi, il nuovo
CdA reagisce e, prima di decidere, vuole
UNA COMMISSIONE DI STUDIO di CdA
e SENATO
Dalla
direttiva, possibili pericoli per la stabilità e qualità degli insegnamenti.
Va bene puntare sui professori a contratto,
già tantissimi nel nostro Ateneo ? |
I dati del problema:
- In base all'art. 16 comma 1 del d.lgs. n. 503 del 1992, il dipendente può
chiedere (ed ottenere è un suo diritto) il trattenimento in servizio per un periodo
massimo di 2 anni, oltre i limiti di età per il collocamento a riposo;
- Ma, poi, i commi da 7 a 10 dell'art. 72 della L 133/2008 hanno stabilito che, in
futuro, il trattenimento in servizio è soggetto a valutazione discrezionale
dell'Amministrazione, e quindi può non essere accolta dal datore di lavoro.
Tuttavia, poichè la legge stessa obbliga l'Amministrazione ad adottare
preventivamente (ossia prima di rispondere alle domande) i criteri per il trattenimento in
servizio oltre tale limite di età gli Organi sono chiamati ad un atto di indirizzo
generale che definisca i criteri delle risposte, onde evitare personalismi e abusi. |
La delibera del Senato,
su proposta della Dr. Ines Fabbro:
" Il Senato Accademico, visto l'art. 16 comma 1 del d.lgs 503/1992 così come
modificato dal comma 7 della Legge 133;2008; considerato che l'istituto del trattenimento
in servizio è stato innovato rispetto alla disciplina precedente nel senso di rendere
soggetta a valutazione discrezionale l'istanza di trattenimento presentata dal dipendente;
preso atto, a conferma di quanto previsto nella predisposizione del documento di
previsione di spesa per il personale 2009 e anni successivi, che la regola generale
introdotta è il collocamento a riposo al compimento dei limiti di età e che deroghe a
tale principio devono essere nominativamente e singolarmente valutate e motivate alla luce
dei criteri contenuti nel co.5 dell'art. 72 della Legge 133/2008; preso atto che per
procedere alla valutazione individuale delle domande occorre prevedere sia la modalità
del procedimento istruttorio sia i criteri di valutazione, rinvia a una delibera da
assumere all'inizio del mese di gennaio la definizione dei criteri e dell'iter procedurale
per la valutazione delle domande di trattenimento in servizio del personale docente e
ricercatore." |
NOTA. Per quanto noto in base alle comunicazioni "personali",
ma ben documentate, di alcuni Membri degli Organi, l'Amministrazione ha consegnato agli
stessi un conto dal quale risulta la minore spesa, in caso di collocazione a riposo di
tutte le domande di trattenimento in servizio. Le domande di biennio erano 55. E pochè
questo conto era la solo motivazione della proposta di delibera, poi, approvata dal
Senato, sembra evidente che il conto stesso fosse (per l'Amministrazione) la prova ovvia
del vantaggio economico della delibera.
Per un vago lettore, come me, un conto siffatto è l'ennesima prova che,
sotto l'aspetto amministrativo, siamo ancora messi malissimo, per cui non rimane che
sperare nel nuovo Rettore. Il motivo è che la collocazione a riposo non non può
prescindere totalmente dall'interesse della Pubblica Amministrazione alla continuità
degli insegnamenti, in coerenza con l'ordinamento didattico (DM 270) approvato dagli
Organi di Ateneo.
Sotto questo profilo, vanno accostati almeno tre ordini di normativa:
a) quella che riguarda il pensionamento anticipato (vedi sopra);
b) quella che impone limitazioni alle riassunzioni, anche per le università
"virtuose" come Bologna, via via che avvengno i pensionamenti. Secondo questa
seconda normativa, ad ognuna delle uscite non può corrispondere "una" uguale
nuova assunzione, ma molto meno di "una". E allora, perchè l'Ateneo dovrebbe
auto-castrarsi, sapendo di non potere dare continuità a tutti gli insegnamenti che
verranno a cessare ?
c) come, eventualmente, l'Ateneo potrebbe coprire i buchi con personale a
contratto. Se l'Amministrazione vuole questo, lo dica fiduciosamente al suo CdA.
Ma, attenzione: una ulteriore, altra normativa vuole che non possano essere
istituiti corsi di laurea con soli professori a contratto. Ci dev'essere almeno un
determinato numero di professori di ruolo.
Unicamente per servizio ai Colleghi del CdA e del Senato (ma fors'anche al Rettore
?), pubblico qui di seguito il numero dei docenti di tutte le categorie, distintamente per
Facoltà, già in servizio presso il nostro Ateneo.
In questa tabella, è evidenziato l'impiego abnorme, già in atto, di
professori a contratto. Benchè la caduta delle iscrizioni studentesche (nell'intorno dei
20.000 dal 2001 al 2008) non sia mai stata spiegata, tuttavia, è un fatto che essa è
coincisa con l'esplosione numerica dei prof. a contratto, in questo stesso periodo, vale
dire con una "presunta" caduta della qualità della docenza nell'Ateneo. Dunque,
v'è almeno un buon motivo mettere di nuovo in dubbio l'efficienza dell'Amministrazione
che taglia i costi, ma con la testa nel sacco, per quanto attiene alla qualità degli
insegnamenti dell'Ateneo.
AVVERTENZA. Questi dati, recentissimi, sono stati ripresi dal web dell'Ateneo. Segnalo
l'anomalia della indicazione di quasi 3.000 docenti presso la sede centrale dell'Ateneo,
anzichè presso le Facoltà, ma così è scritto sul web.
Avverto, inoltre, che ho il dubbio che i dati relativi ai docenti non di ruolo non
siano stati depurati dalle cessazioni di servizio. Tuttavia, i Colleghi possono
rivolgersi direttamente all'Amministrazione, per maggiori lumi. In ogni caso io sono a
disposizione per mostrare a loro la mia fonte di informazione. N. Luciani |
Strutture in cui sono incardinati i docenti |
Professori
a contratto
|
Ordinari
Associati
Ricercatori |
Docenti
esterni
|
Docenti di 1a
e 2a fascia
|
| Alma Mater
Studiorum Università di Bologna, via Zamboni 33 |
2.001 |
- |
989 |
51 |
| Facoltà di
Agraria |
42 |
188 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Architettura |
213 |
33 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Chimica Industriale |
8 |
101 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Conservazione dei Beni Culturali |
74 |
63 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Economia |
200 |
117 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Economia a Forlì |
77 |
49 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Economia a Rimini |
37 |
49 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Farmacia |
113 |
120 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Giurisprudenza |
311 |
150 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Ingegneria |
407 |
354 |
0 |
0 |
| II Facoltà di
Ingegneria a Sede di Cesena |
42 |
71 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Lettere e Filosofia |
266 |
320 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Lingue e Letterature Straniere |
79 |
90 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Medicina e Chirurgia |
391 |
509 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Medicina Veterinaria |
53 |
105 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Psicologia |
58 |
52 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Scienze della Formazione |
436 |
98 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali |
224 |
416 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Scienze Motorie |
80 |
34 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Scienze Politiche |
122 |
106 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Scienze Politiche "Roberto Ruffilli" |
107 |
64 |
0 |
0 |
| Facoltà di
Scienze Statistiche |
27 |
68 |
0 |
0 |
| Scuola Superiore
di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori |
75 |
48 |
0 |
0 |
| Scuola di
Specializzazione in Insegnamento Secondario |
42 |
0 |
0 |
0 |
| Scuola di
Specializzazione in Professioni Legali |
40 |
0 |
0 |
0 |
| TOTALE |
5.525 |
3.205 |
989 |
51 |
 |
ELEZIONI del Consiglio di Amministrazione e del SENATO
RISULTATI
|
Nettamente vincenti i "calzolariani",
tra cui si evidenzia Guido Masetti per la continuità didattica
Questo pone anche in "pole
position" un candidato rettore di continuità:
Andrea Segrè , Preside di Agraria, anche perchè l'unico
giovane !
Invece, non tracce significative del candidato di alternativa, Giorgio
Cantelli Forti
|
Ma c'è in giro il convincimento
che sono state votazioni nulle perchè, come nelle dittature:
- si poteva votare solo a favore o astenersi (ma non votare contro o proporre
candidati propri, perchè il programma elettronico non lo permetteva).
- Inoltre nelle Sedi di Rimini e Forlì non c'erano seggi. |
|
Auspicabile una ispezione
ministeriale, senza aspettare nuovi e costosi ricorsi. NL |
|

Lilla Crisafulli
|
Bene in vista, come due cariatidi per il portone
del nostro Ateneo: Antonella Zago e Lilla Crisafulli,
sicuramente personalità non del potere
e di grande potenzialità di servizio per tutti
Ovviamente, sono di servizio anche gli
altri, pur se nati corporativi
|

Antonella Zago
|
|
| Consiglio di Amministrazione |
Senato Accademico |
Gianni Porzi
Commento |
 |
|
Personale docente prima fascia
Guido Masetti (preferenze 159)
Maria Lilla Crisafulli (preferenze 133)
Bruno Barbiroli (preferenze 123)
Sandro Sandri (preferenze 116)
Personale docente seconda fascia
Ornella Montanari (preferenze 150)
Sandro Torroni (preferenze 120)
Anna Minarini (preferenze 106)
Personale tecnico amministrativo e
collaboratori linguistici Antonella Zago (preferenze 365) Alessandra Maltoni
(preferenze 222) Mario Pontieri (preferenze 140)Francesco Lopriore (preferenze 116)
Ricercatori universitari e assistenti
Loris Giorgini (preferenze 286)
Alessandra Locatelli (preferenze 151)
Daniele Bigi (preferenze 95) |
Area
Scienze Matematiche, fisiche, chimiche
Andrea Bottoni (preferenze 306) Maurizio Spurio (preferenze 207)
Area Scienze Biologiche, geologiche, agrarie Carlo
Emanuele Gessa (preferenze 168)
Annamaria Pisi (preferenze 147)
Area Scienze Ingegneristiche
Emilio Ferrari (preferenze 172)
Maurelio Boari (preferenze 234)
Area Scienze Mediche e medico-veterinarie
Carlo Prati (preferenze 345)
Paola Strocchi (preferenze 190)
Area Scienze umanistiche
Giuseppina La Face (preferenze 356)
Bruna Zani (preferenze 357)
Area Scienze giuridiche, politologiche,
economiche, statistiche
Maurizio Sobrero (preferenze 263)
Carla Faralli (preferenze 216 |
Ritengo
il risultato elettorale nel complesso deludente per quanto riguarda quel segnale di
discontinuità da più parti auspicato. Sia ben chiaro, le conferme non necessariamente
sono sinonimo di continuità, né i nuovi entrati negli Organi sono automaticamente indice
di discontinuità. Mi astengo dall'esprimere pareri sugli eletti e quindi dal fare
valutazioni su quale "partito" (inteso ovviamente come aggregazione di Colleghi
che si occupano da più vicino di politica universitaria) ha prevalso, ammesso poi che
ciò si sia verificato. Ritengo invece interessante valutare alcuni risultati
significativi e in una certa misura sorprendenti.
Quello più rilevante è non tanto l'elezione di Loris Giorgini
in CdA quanto l'elevato consenso ricevuto da parte dei Ricercatori. Penso che lui stesso
non si aspettasse un così ampio successo in considerazione anche del fatto che afferisce
ad una Facoltà piccola. Quindi, nel complimentarmi con Giorgini, che peraltro appartiene
alla mia stessa Area, mi auguro che rappresenti discontinuità rispetto al suo Collega che
non è stato invece confermato.
Non meno significativa è la conferma di Annamaria Pisi che,
da sola, e vorrei sottolinearlo, è riuscita a far fronte con successo
all'accordo tra la Facoltà di |
Agraria e quelle di Scienze, asse
dimostratosi alquanto fragile. Un successo così netto e di proporzioni non prevedibili
ritengo sia in buona parte attribuibile alla posizione di contrarietà assunta dalla Pisi
sulle modifiche di Statuto. La sua elezione ha inoltre messo in chiara evidenza che oggi
non è più possibile "pilotare" i voti e ho motivo di ritenere che il suo
successo è del tutto personale e non della Facoltà di Agraria, come qualcuno invece
erroneamente potrebbe pensare. Quindi, anche alla Pisi faccio i rallegramenti nella
certezza che un risultato così ampio la aiuterà a mantenere la capacità di assumere
decisioni in autonomia senza timori di sorta, come ha sempre fatto.
La conferma delle Colleghe Alessandra Locatelli e Anna
Minarini, alle quali vanno ovviamente i miei complimenti, rappresentano un
notevole successo della Facoltà di Farmacia che riesce ancora una volta ed avere ben due
membri in CdA.
Che dire dell'elezione in S.A. della Collega Paola Strocchi
(afferente al Dip. di Farmacologia) per l'Area Medico-Veterinaria? Che, evidentemente, la
Facoltà di Medicina non ha ascoltato certe "sirene" e ha deciso probabilmente
anche alla luce di certi comportamenti che hanno determinato situazioni molto difficili a
Colleghi che chiedevano una gestione trasparente e rispettosa dei Regolamenti e dello
Statuto. Pertanto, il mio auspicio è che la Collega Strocchi rappresenti un deciso
segnale di discontinuità, quanto meno rispetto al Collega al quale era contrapposta.
Non si può non sottolineare infine la conferma in CdA con ampio
successo di Antonella Zago, successo che rappresenta la cartina al
tornasole dello stato d'animo del Personale Tecnico-amministrativo nei confronti dei
vertici dell'Ateneo. Una breve osservazione sull'affluenza alle urne che nel complesso è
risultata modesta.
La mancanza dei seggi a Rimini e a Forlì, a mio parere, ha inciso
pesantemente sulla scarsa affluenza alle urne, che non ha infatti raggiunto il 38%, per il
Personale Tecnico e amministrativo.
Ritengo infine significativo il fatto che la percentuale di
votanti per l'elezione dei Rappresentanti d'area sia stata superiore di circa 4 punti
percentuali rispetto a quella dei votanti per i Rappresentanti dei Direttori. A conferma
è il numero di schede bianche che ammontano al 5% (101 su 2051 votanti) nel caso dei
Rappresentanti d'area, contro il 13,5% (261 su 1944 votanti) nel caso dei votanti per i
Rappresentanti dei Direttori. A mio avviso questo è un segnale da non sottovalutare e
cioè le candidature uniche non sono molto apprezzate, forse perché ricordano certi
regimi in cui non vi era possibilità di scelta. GP |
|
 |
ELEZIONI del
CdA e del SENATO
Consiglio di Stato conferma ordinanza del
TAR
di annullamento del D.R. per elezioni CdA e Senato
(Sotto, il commento di Gianni PORZI,
Membro del Senato) |
Pertanto si andrà a votare il 26/11/2008 e
27/11/2008, con nuova procedura, nelle sedi di:
- Bologna, via Belmeloro n.14, palazzina B; e viale Filopanti n.3,
piano terra;
- Ravenna, via degli Ariani n.1, Dipartimento di Storie e Metodi
per la Conservazione dei
Beni Culturali ":
- Cesena, via Gaspare Finali n. 56, I piano.
Il Rettorato chiarisce che, per l'esercizio del diritto di voto,
ciascun elettore può
recarsi presso una qualunque delle sedi sopra indicate.
Nota: rimane la perplessità (censurabile con nuovi
ricorsi al TAR) dell'esclusione della
possibilità di votare nelle sedi di Rimini e Forlì, nonostante la dicitura
del TAR "presso le sedi"
(ossia nessuna esclusa), e ciò al fine ovvio di facilitare il voto anche a
chi risiede colà. |

Antonella Zago |
Votiamo per la DISCONTINUITA'
rispetto alla GESTIONE di Calzolari !
Perduti 20.000
studenti (il 20%) durante la gestione Calzolari.
Calati i proventi dai contratti di
ricerca per conto terzi.
Dequalificate le lauree (troppe, e troppi
mini-insegnamenti)
Aumentato il numero delle sedi in Romagna,
con oneri insostenibili per Bologna, e che andavano girati allo
Stato.
Rischiato di votare senza le garanzie costituzionali,
come nelle dittature. |
Gianni Porzi, Commento alle dichiarazioni del Rettore, al Carlino, dopo la
pronuncia del Consiglio di Stato
La sentenza del Consiglio di Stato, che ha respinto l'appello presentato
dall'Università, confermando l'Ordinanza del TAR del 9 ottobre, mette in chiara evidenza
il grave errore commesso dai Vertici dell'Ateneo ... (per il seguito clicca
su Porzi) |
|
Candidato
a Ingegneria per
la continuità

Guido Masetti
ProRettore alla Didattica |
Lo schiaffo della ZAGO a CALZOLARI
La doppia vittoria di Antonella, sia al TAR che al Consiglio di Stato, viene
a darle piena ragione e si aggiunge allo schiaffo di lei a Calzolari quando, redarguita
con voce gridata in CdA, uscì (in questo consiste lo schiaffo) dall'Aula del Consiglio.
Inoltre, dovremo votare col vecchio Statuto, pur dopo tutti gli impegni,
da 7 anni, di riformarlo in tempo, per dare autonomia agli Organi collegiali.
|
Candidato a Ingegneria e Dip.
Matematica per
la discontinuità

Mauro Fabrizio
Già Vice Preside di Ing. |
|
Gianni PORZI, Commento alle dichiarazioni del Rettore,
al Carlino, dopo la pronuncia del Consiglio di Stato
La sentenza del Consiglio di Stato, che ha respinto l'appello presentato
dall'Università, confermando l'Ordinanza del TAR del 9 ottobre, mette in chiara evidenza
il grave errore commesso dai Vertici dell'Ateneo che, con ostinazione ed anche una certa
arroganza, non ottemperarono subito all'Ordinanza e si appellarono invece al Consiglio di
Stato.
|
 |
Le dichiarazioni del Magnifico Rettore,
poi, apparse sul quotidiano Il Resto del Carlino del 21 c.m. mi sembrano quantomeno
sorprendenti. L'affermazione "quello che oggi non siamo riusciti a fare sarà lo
standard, domani, per tutti" lascia pensare che non si vuol riconoscere l'Ordinanza
del TAR, confermata peraltro dal Consiglio di Stato, secondo la quale non si può votare
da qualsiasi P.C., come l'Ateneo aveva invece stabilito, ma solo da cabine appositamente
predisposte e protette. Infatti, un voto espresso via internet in luoghi non deputati può
subire controllo da parte di "terzi". La cabina
elettorale prevista dal TAR e dal Consiglio di Stato, risolve il grande problema
dell'identificazione del votante, assicura la corrispondenza tra numero dei votanti e
totale dei voti espressi e garantisce la libertà di espressione del voto (cioè la non
coercibilità).
Restano tuttavia dubbi sulla segretezza del voto e sulla possibilità che
terzi possano modificare il risultato elettorale, ma sarà compito del TAR tra qualche
mese entrare nel merito di tali aspetti non poco rilevanti.
Non ritengo assolutamente che "ci sono forze interne che lavorano per
la conservazione", ma semplicemente vi sono persone che chiedono giustamente il
rispetto delle garanzie costituzionali a tutela dell'elettore.
Inoltre, tentare di far ricadere la colpa della mancanza di seggi nei Poli
di Forlì e Rimini (peraltro previsti nei Decreti di luglio) su coloro che hanno fatto
ricorso è davvero inquietante perché sia il TAR che il Consiglio di Stato hanno
riconosciuto la fondatezza del ricorso e perchè in democrazia chiunque ha diritto di
rivolgersi al Giudice se ritiene che non siano rispettate le Leggi.
Piuttosto se l'Ateneo avesse ottemperato subito all'Ordinanza del TAR
non saremmo incappati in questo inutile ritardo con conseguenti disagi e forse anche danni
economici.
Inoltre, l'Ateneo non ha ancora informato tutto il Personale su come si
voterà il 26 e 27 p.v., se via intranet, se verrà utilizzato un software blindato e
certificato e un server all'interno dell'Ateneo, elementi importanti a garanzia di un
risultato elettorale quanto meno affidabile.
Non è ancora noto neppure perchè l'Ateneo, invece di utilizzare il
CINECA (come ha fatto in settembre l'Università "La Sapienza" di Roma per
l'elezione del Rettore) oppure il Centro Servizi Informatici d'Ateneo (CeSIA), si è
servito di una Ditta esterna di Milano.
Pertanto, prima ancora di fare certe affermazioni, sarebbe forse opportuno
che venissero date risposte convincenti a tutti questi quesiti. GP |
|
EDIZIONE
STRAORDINARIA |
ATENEO DI BOLOGNA: TAR Emilia Romagna "ordina" la sospensione
del Decreto
Rettorale di indizione delle Elezioni del Consiglio di Amministraziobe e del Senato |
| In seguito a ricorso di: |
Bonduà Stefano, Arcelli Antonio, Benaglia Stefano,
Cipolli Carlo, Fabrizio Mauro,Ghedini Nadia
Lopriore Francesco, Mandroli Roberto, Pilò Virginio, Raggi Maria Augusta, Zago
Antonella |
Motivazione dell'Ordinanza:
"appare ragionevole limitare la possibilità di esprimere il voto
dai seggi elettorali predisposti e controllati presso le sedi universitarie"
Luciani: "Anche
ragionevole per il Rettore il dimettersi, perchè il fatto è solo l'ultimo di una
sequenza di cose poco trasparenti, per l'elettorato. Ma ci sarebbe un'altra via:
o tutti alle elezioni subito, o tutti alle elezioni tra un anno. Sarebbe
meno solo.
|

Antonella Zago
|
|
REPUBBLICA ITALIANA
Il Tribunale Amministrativo Regionale
per la Emilia Romagna
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente ORDINANZA (N. 654 del 10 ott.
2008), sul ricorso numero di registro generale 879 de! 2008, proposto da ... contro Alma
Mater Studiorun - Univérsità di Bologna ... nei confronti di Calzolari Pier Ugo
Per l'annullamento
previa sospensione dellefficacia
del decreta rettorale 11 Iuglio, 2008, n. 972/33905, di indizione delle elezioni
recante altresì la previsione di una procedura telematica per le operazioni elettorali
dei rappresentanti delle aggregazioni scientifico-disciplinari nel senato accademico
dell'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, relative al triennio 2008/2009.
.......
......
Ritenuto che, nel bilanciamento dei contrapposti interessi (massima
partecipazione da parte del corpo espressione ed esigenza delle garanzie tradizionali in
materia di espressione del voto), appare ragionevole limitare la possibilità di
esprimere il voto dai seggi elettorali predisposti e controllati presso le sedi
universitarie;
P.Q.M.
Accoglie l'istanza nei sensi
di cui in motivazione.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata
presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Bologna nella camera di consiglio del giorno 09/10/2008 con
1'intervento dei Magistrati:
Calogero Piscitello Presidente, Grazia Brini
Consigliere Estensore, Sergio Fina, Consigliere |
N. LUCIANI, Cose
poco trasparenti, per l'elettore..., regolatore della transizione Lordinanza di sospensiva valuta due elementi: il fumus boni iuris (il
ricorso può essere fondato e perciò latto è illegittimo) e il danno grave ed
irreparabile che dallesecuzione dellatto deriverebbe in primis alla
Amministrazione e, dopo, al ricorrente.
Esempio classico: ordinanza di demolizione di un palazzo, bene culturale.
Sospensione perché sarebbe irreparabilmente danneggiato il patrocino culturale italiano.
La specifica ordinanza, tradotta in italiano corrente, significa: cè
la possibilità che qualcuno possa truccare le elezioni, avendo il controllo dei seggi.
C'è, poi, che Calzolari ha preannunciato lappello al Consiglio di Stato.
Perché questa fretta, mentre sarebbe meglio per l'Ateneo rinviare di un anno la
durata degli Organi, in modo da eleggerli col nuovo Statuto (fatto in questi giorni) ?
Sommiamo questa vicenda alle altre:
1) è in atto il rinnovo degli Organi Accademici, prima delle modifiche di statuto, a
campagna elettorale in pieno svolgimento ;
2) è iniziato il procedimento per la sostituzione del Direttore Amministrativo e
il Rettore deciderà la composizione della commissione giudicatrice, anzi ne farà parte
come membro interno, e avrà il potere di nomina, nel 2009, mentre sono già in atto le
elezioni del nuovo rettore;
3) in questo mese ha luogo l'assestamento del bilancio. Nulla si sa circa il saldo,
ma forse il Rettore già sa ... L'interrogativo è da collegare col calo consistente del
numero degli studenti (nello scorso anno), a cui è ancorato il FFO-Fondo di Finanziamento
Ordinario dello Stato del 2008, a cui consegue anche il calo dei contributi studenteschi.
Anche, per l'anno in corso, risulta un ulteriore calo degli studenti...
Questo insieme di cose fa pensare ad una situazione tesa in ateneo.
Ma la regolazione della transizione al nuovo Rettore è un compito dello
elettorato.
Sotto il profilo della opportunità, la cosa è anomala, nei confronti del
successore. La spiegazione più ovvia è che Calzolari (anche per problemi di salute) non
controlli più la situazione, e qualcun altro, dietro le quinte, operi per
"difendere" o "conquistare" in tempo una posizione di potere.
Torniamo all'inizio. Sarebbe ragionevole per il
Rettore il dimettersi. Ma ci sarebbe un'altra via: o tutti alle elezioni subito, o
tutti alle elezioni tra un anno. Sarebbe meno solo.
NL |
A.
Zago, Vittoria della democrazia Definire
questo successo come "vittoria della democrazia", che in questo Ateneo viene non
di rado calpestata, non è improprio. Non va dimenticato che non è la prima volta che
lAteneo assume delibere non rispettose della Legge : nel 2007 il CdA fu condannato
dalla Corte dei Conti di Bologna per danno erariale e i membri del CdA dovettero risarcire
limporto di un contratto di consulenza che evidentemente non poteva essere fatto.
Oggi, il TAR condanna lAteneo accogliendo listanza dei ricorrenti in quanto
ritiene "ragionevole limitare la possibilità di esprimere il voto dai seggi
elettorali predisposti e controllati presso le sedi universitarie" (Ordinanza del TAR
Emilia Romagna n. 654/08 del 10/10/2008). Pertanto la nuova procedura di votazione
telematica, come prevista dai Decreti Rettorali del 2 e dell11/7/08, viene ritenuta
illegittima.
Alla luce di questi fatti una domanda sorge spontanea: i
membri del CdA come possono fidarsi delle delibere che vengono proposte
dallAmministrazione? Lunico modo per mettersi al riparo da possibili condanne,
con conseguenti pesanti ripercussioni economiche per gli stessi componenti è
probabilmente quello di votare contro. Infatti, lAmministrazione dellAteneo ha
dimostrato ampiamente di non essere in grado di dare certezze e garanzie sulla regolarità
delle delibere proposte. Tutto ciò è estremamente grave e getta una fondata e diffusa
sfiducia sui vertici dellapparato amministrativo che dovrebbe invece dimostrare
unadeguata competenza anche al fine di dare quella necessaria tranquillità, in
particolare ai membri del CdA quando devono prendere decisioni importanti. A coloro che
occupano i vertici dellAteneo dovrebbe essere richiesta la necessaria competenza che
purtroppo risulta spesso carente, dimostrando così una certa dose di superficialità
nonché arroganza che non si addice proprio ad una Istituzione quale lAlma Mater
Studiorum. AZ |
|
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Università di Romagna, fatta di 5 sedi lontane
in 5 città diverse, fondate 19 anni fa,
ma ancora in difficoltà finanziarie
La questione della sua sostenibilità posta in un
recente convegno sulla elezione del Rettore
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Come è impostata dal
Presidente di "uno" degli enti finanziatori locali
la questione: "Romagna: risorsa o problema per Bologna"
Piero Gallina:
"LAteneo di Bologna è stato la madre, e gli
Enti Locali e le Società di Sostegno (Ser.In.Ar.
Forlì-Cesena, Flaminia Ravenna e UniRimini) i padri di
questa figlia diciannovenne."
"Chiedersi oggi se sia una risorsa o un problema è come se la madre (Ateneo) si
chieda ancora se
la maternità è stata voluta o casuale se la figlia sia legittima o
illegittima." |
Prof. Piero Gallina,
Presidente di Ser.In.Ar., Sede a FORLI'
"Romagna: risorsa o problema per Bologna ?"
Le nostre idee, valutazioni e giudizi sullUniversità sono
certamente originali rispetto allimmagine ed ai rapporti di altre istituzioni nei
cui territori siano presenti insediamenti universitari.
Noi linsediamento universitario
labbiamo voluto fortemente fin dallinizio. Una decisa volontà politica
sostenuta da impegni economici pluriennali assai rilevanti, sia finanziari sia
immobiliari, e dalla costituzione di apposite società per il sostegno
continuo, oseremmo dire quotidiano, della nostra università.
Il decentramento universitario nelle nostre città e nel territorio; la
costituzione dei Poli Scientifico/Didattici; il progressivo consolidamento di questa
intrapresa di successo viene considerata laccadimento più
rilevante degli ultimi 15 anni.
Non abbiamo mai pensato a una presenza universitaria territoriale, casalinga,
bensì appartenente allAlma Mater e finalizzata alleccellenza della didattica,
della ricerca ed alla massima internazionalizzazione.
Una visione alta del ruolo e della funzione delluniversità che nella
società odierna non ha più solo il perseguimento delleccellenza
nellavanzamento delle conoscenze, ma deve aumentare il livello medio culturale dei
cittadini (numero di laureati); sostenere la formazione permanente; produrre servizi ed
imprese attraverso lapplicazione delle innovazioni tecnologiche.
Questa è limmagine della nostra università sulla quale si innestano le
problematiche specifiche e le criticità di un modello multicampus (o di università a
rete di sedi) ancora incompiuto o a metà del guado nella sua applicazione
allinsediamento romagnolo. |
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NINO LUCIANI. Personalmente
sono sconvolto dalla impostazione sopra riportata.
Per quanto ne so, le parti finanziatrici dovrebbero dichiarare pubblicamente
a bilancio, nero su bianco, le entrate e le uscite della "figlia", e le entrate
e uscite della "madre" e dei "padri" per la "figlia"
diciannovenne. Questo, se si vuole avere un consenso sociale, in una qualche direzione.
Ciò che emerge, in questa fase, è però la innaturalezza di questa
poliandria, in cui i "padri" vogliono che sia la "madre" a soccorrere
la "figlia", e non i "padri".
Ma torniamo alla tesi iniziale. In realtà il problema è male
impostato dal presidente di SERINAR perchè l'Università di Romagna (in realtà 5
mini-atenei) è un problema di interesse nazionale, oltre che locale. E allora manca un
attore nella questione: lo Stato. Dunque, si chiami in campo lo Stato (non la
"madre") per far fronte ad un problema di interesse nazionale.
Molta impressione e comprensione, invece, hanno suscitato nel convegno
i professori, che hanno assunto da anni la direzione didattica in Romagna (lasciando
Bologna). Hanno ben ragione di essere stanchi di fare gli eroi (e così dicasi dei molti
"pendolari" da Bologna). Pertanto il dialogo triangolare (Romagna, Bologna,
Roma) va assolutamente impostato, a costo di chiudere "qualcosa", e fors'anche
di riorganizzare "qualcosa". Ma qui, credo, che conterebbe molto la voce dei
Comuni locali, più che quella della sede di Bologba. NL |
Ciò premesso quale la fotografia
dellinsediamento universitario in Romagna oggi:
¼ degli iscritti totali UniBo;
650 docenti e ricercatori 1/5 del totale di UniBo;
1/9 dei T.A.;
44 atenei italiani sono per numero di studenti inferiori alla Romagna;
La qualità della didattica è alta e certificata sia dal C.N.V.U. (relazione del Giugno
2007) sia dal CENSIS;
Ottima qualità delle sedi e delle attrezzature;
La qualità della ricerca è buona o eccellente pur in assenza di dipartimenti;
I costi per gli studenti sono assai inferiori a Bologna con unalta qualità della
vita (Ser.In.Ar. gestisce 500 posti letto con un costo massimo in camera singola di
200,00 ed in doppia da 150,00/170,00 con collegamenti internet, ecc.);
Le immatricolazioni di Bologna diminuiscono mentre in Romagna sono stabili;
Le provenienze sono per il 15,21% da fuori regione con punte del 33% a Forlì e Rimini e
per il 5% dallestero.
LAteneo di Bologna è stato la madre e gli Enti Locali e le Società di
Sostegno (Ser.In.Ar. Forlì-Cesena, Flaminia Ravenna e UniRimini) i padri di questi
figlio/a ormai diciannovenne.
Chiedersi oggi se sia una risorsa o un problema è come se la madre (Ateneo) si chieda
ancora se la maternità è stata voluta o casuale se il figlio/a sia legittimo o
illegittimo.
Mi sembra che la depressione post-partum si trascini troppo a lungo.
I padri di Romagna hanno fatto sacrifici enormi per far crescere questo figlio/a non
limitandosi agli assegni famigliari ma provvedendo alla residenza ed anche ad un certo
benessere. Solo Ser.In.Ar. dal 1989 ad oggi ha speso 25.000.000,00 ai quali si
aggiungono Flaminia ed UniRimini. Oltre naturalmente ad edifici e sedi.
Si è rimasti troppo a lungo in mezzo al guado occorre procedere alla
istituzionalizzazione del multi campus; procedere a facoltà interdisciplinari ed a centri
dipartimentali interdisciplinari.
Completare la costruzione di una vera università a reti di sedi con un assetto statutario
adeguato e riunire i poli della Romagna in un assetto amministrativo unico.
Debbono essere date soluzioni originali non classiche e ripetitive ma chi può farlo se
non lUniversità.
Il luogo dellinnovazione, della scienza e della creatività.
Se lUniversità ha la funzione o lambizione di delineare il futuro è
sicuramente in grado di immaginare e realizzare assetti innovativi. Se non riesce o non
vuole viene meno alla sua mission fondamentale. PG |
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