|
| |
Quali strategie per il futuro dell'Ateneo |

P.Paolo Diotallevi
|
Idee dalla Facoltà di Ingegneria
per la riforma didattica
Due lettere del Preside (2008 e
2009),
da noi ripescate dal cassetto
|

Ivano Dionigi
|
Nello scorso anno il nuovo Preside, alle
prese con difficoltà a coprire gli insegnamenti, ha lanciato nuove idee, con due
rispettive lettere, alla Facoltà. Esse, tuttavia, sono rimaste soffocate perchè in rotta
di collisione con l'indirizzo del rettore CALZOLARI, allora in carica, e del suo braccio
destro ProRettore MASETTI, già Preside a Ingegneria.
Considerato che il nuovo Rettore DIONIGI ha annunciato che, in Ateneo, i
suoi ProRettori stanno lavorando alla riforma, ci è sembrato utile ripescare dal cassetto
le due lettere.
Facciamo precedere alcuni dati dell'Ateneo, da cui partire per nuove idee.
Si nota un numero abnorme di insegnamenti, in rapporto al numero delle lauree, a loro
volta già eccessivo.
Anche il numero dei professori a contratto e di professori esterni appare
abnorme rispetto al numero dei professori di ruolo (ordinari, associati, ricercatori), con
evidenti dubbi sulla garanzia della qualità degli insegnamenti. |
Università di Bologna - Dati statistici
complessivi |
| anno |
2000 |
2001 |
2002 |
2006 |
2008 |
2009 |
Numero
Insegnamenti |
14.124 |
23.651 |
30.875 |
25.946 |
23.970 |
17.867 |
| Corsi di laurea |
- |
- |
- |
- |
79 |
78 |
| Corsi di laurea |
- |
- |
- |
- |
75 |
85 |
| Professori di ruolo (Ord. -
Ass. - Ric.) |
- |
- |
- |
3.278 |
- |
3.102 |
| Professori a contratto |
- |
- |
- |
2.525 |
- |
6.055 |
| Docenti esterni |
- |
- |
- |
933 |
- |
893 |
|
|
La prima lettera
(ottobre 2008)
Nota. Nella prima lettera, l'idea portante è "ridurre il numero delle
lauree al numero delle classi di laurea" previste per l'ingegneria" e "al
loro interno, fare spazio adeguato singoli indirizzi" .
"1.- Il nostro compito. L''Università italiana,
unitamente a tante altre istituzioni nazionali, sta vivendo un momento di grave incertezza
derivante sia da situazioni contingenti, quale ad esempio le difficoltà economiche, sia
dall'emergere di carenze strutturali e funzionali. Il nostro compito deve essere quello di
osservare e valutare in maniera critica ed attenta i diversi aspetti che hanno condotto
l'Università a questo livello di criticità, non potendo e non dovendo noi, operando
dall'interno, ritenere che tutte le responsabilità ricadano esclusivamente su altri
lasciandoci come puri osservatori e soggetti passivi di una realtà non da noi voluta e
realizzata.
Preso atto di oggettive inefficienze e di reali mal funzionamenti,
quali ad esempio la proliferazione dei corsi di studio, del numero degli insegnamenti,
della molteplicità delle sedi e della loro diffusione territoriale - spesso non
supportata né da caratteri storici, né da adeguate attrezzature didattiche - è nostra
responsabilità proporre e sostenere vie alternative di più largo e incisivo respiro. Si
aggiungano i ventilati tagli alle risorse sia in termini finanziari, sia in termini di
risorse umane dei quali anche a breve termine si risentiranno i nefasti effetti sul
sistema formativo universitario, sulla conseguente qualità della ricerca e quindi sulla
diffusione della conoscenza.
A fronte di queste prospettive dobbiamo agire, per quanto ci compete come
docenti universitari, e, nel nostro ambito, all'interno della Facoltà per assicurare ai
giovani e a coloro che si affacceranno in un prossimo futuro agli studi universitari un
percorso formativo effettivamente calibrato sulle loro esigenze e sulle reali necessità
della società che vedrà fra qualche anno questi studenti inseriti nel mondo lavorativo e
professionale sulla base della formazione che noi abbiamo il compito e il dovere di
preparare ed offrire loro.
2.- Dal DM 270, uno stimolo a sperimentare nuovi percorsi. Le
recenti modificazioni del percorso degli studi universitari hanno rappresentato un momento
di riorganizzazione del quadro formativo del quale forse non siamo stati buoni interpreti,
non cogliendo tutte le implicite modifiche e gli espliciti suggerimenti che venivano
formulati, rinchiudendoci in un più semplice attaccamento alle preesistenti situazioni,
piuttosto che provare a sperimentare nuovi e più efficienti percorsi.
La prima trasformazione attuata con il DM 509/99 ha portato
all'interno dell'Università il percorso denominato "3+2" spezzando, in due
successivi momenti, una formazione che sempre più si è rivelata, in tanti ambiti, non
completa ed insufficiente se arrestata al primo passo. Non a caso si è potuto riscontrare
che la maggior parte degli studenti che hanno intrapreso il percorso universitario
dell'ingegneria non si sono arrestati al primo livello di laurea (laurea triennale secondo
il DM 509/99), ma hanno proseguito nel potenziamento e nel completamento della loro
formazione nel successivo passo della laurea specialistica.
La successiva normativa varata con il DM 270/2004 ha avuto fra i suoi
obiettivi, ricompattando fra loro insegnamenti che erano stati eccessivamente frammentati,
quello di ridurre il numero degli insegnamenti stessi e degli esami per ogni studente,
garantendo così una maggiore unitarietà nella trasmissione del sapere. Nella stessa
norma si legge un altro obiettivo: quello di dare alla formazione universitaria una
struttura tale che, partendo da una ampia base comune, viene orientata, nei livelli
superiori della formazione, verso attività e competenze sempre più specifiche e
finalizzate, come peraltro appare naturale se per un momento riflettiamo sulle modalità
di apprendimento nell'approfondire le conoscenze. Forse questo aspetto è stato,
anche recentemente, trascurato.
Si aggiunga inoltre la prospettiva reale di una riduzione, non compensata in
termini di docenti, delle risorse umane verso la quale ci si sta inevitabilmente muovendo
e l'opportuna individuazione di requisiti formali e sostanziali per poter svolgere con
qualità e competenza l'esercizio dell'insegnamento.
3.- I "requisiti minimi" non vanno osservati solo sotto
l'aspetto numerico. I requisiti minimi richiesti dal DM 270/2004, esaminati sotto
il puro aspetto numerico, richiedono per ogni corso di studio la disponibilità media di
circa l'80% degli insegnamenti coperti da docenti di ruolo, ovvero studiosi cha abbiano di
fatto dimostrato, mediante i concorsi tramite i quali sono stati vagliati, di essere non
solo capaci ma anche più che capaci nella ricerca, premessa indispensabile per una buona
scuola di formazione culturale e professionale. Dunque occorre sfruttare al massimo queste
capacità per dare agli studenti il meglio nella formazione.
Ad oggi la Facoltà di Ingegneria ha formulato un proprio piano formativo,
peraltro ancora in fase di completa definizione secondo le direttive vigenti contenute nel
DM 270/2004, che comprende undici lauree (di primo livello) appartenenti a quattro diverse
classi, 11 lauree specialistiche (in corso di definitiva trasformazione in lauree
magistrali per le quali già sono stati approvati dalla Facoltà gli ordinamenti), due
lauree magistrali (di cui una a titolo congiunto con altre sedi europee) ed altre sei
iniziative (di cui una di primo livello) delle quali alcune hanno il principale obiettivo
della internazionalizzazione. Completano il quadro una laurea a ciclo unico (di cinque
anni) per la quale è dato il riconoscimento della comunità europea.
Il quadro è ampio, molto articolato perché articolate e plurime sono
le competenze che afferiscono all'area ingegneristica, e comunque l'insieme rientra
ampiamente oggi negli steccati posti dai requisiti minimi formali.
Con questo assetto si rischia tuttavia di fornire agli studenti un quadro
disarticolato della proposta formativa, non completamente chiaro e comunque tale da
congelare ogni ulteriore ipotesi di progettazione futura nei percorsi finalizzati, andando
verso la saturazione dei requisiti minimi sia per eccedenza nella frammentazione
dell'offerta, sia per le sofferenze future in termini di docenti in previsione dei futuri
pensionamenti.
4.- Per il riordino basato su un limitato numero di lauree.
Ribadendo la necessità di un riordino, la cui definizione è fortemente stimolata e
suggerita dalle future riduzioni delle risorse, in ottemperanza al criterio formativo di
partire da basi comuni sempre più allargate per dirigersi, nei livelli superiori di
laurea, verso indirizzate finalizzazioni della formazione, seguendo altresì l'implicito
suggerimento delle vigenti disposizioni in termini di classe, si ritiene necessario
sottoporre all'attenzione della Facoltà un assetto formativo basato su un limitato numero
di lauree alle quali potrà essere collegata, in cascata, una più puntuale offerta
formativa nelle lauree magistrali.
L'ipotesi sulla quale si invita la Facoltà a discutere e riflettere è
quella di ridurre il numero delle lauree ad esempio al numero delle classi
previste per l'ingegneria (L7, L8, L9 e L23) all'interno delle quali potranno poi trovare
spazio adeguato singoli indirizzi.
Con questo criterio si dovrebbero raggruppare fra loro i corsi di studio
afferenti alla classe dell'ingegneria industriale (L9), alla classe dell'ingegneria civile
e ambientale (L7), alla classe dell'ingegneria dell'informazione (L8) e alla classe delle
scienze e tecniche dell'edilizia (L23).
Si possono così ottenere numerosi vantaggi sia dal punto di vista culturale
- certamente l'aspetto primario - sia dal punto di vista dell'organizzazione degli studi e
dei servizi della Facoltà.
L'unitarietà culturale, sancita dal raggruppamento dei corsi di
studi in classi, può trovare la sua migliore manifestazione nell'individuazione di
materie di base comuni alla classe con qualità e quantità formative identiche per i
diversi indirizzi appartenenti al corso afferenti a quella classe. |
La seconda lettera
(aprile 2009)
Nota. Nella seconda lettera
l'idea portante è che più che la vera riforma, più che alla riduzione del numero delle
lauree, deve puntare alla riduzione del numero degli insegnamenti, mediante: a)
l'accorpamento degli insegnamenti; b) discipline comuni, al primo anno.
" 1.- L'attuazione della riforma universitaria secondo il D.M.
270 costituisce un momento ed una occasione di rilevante importanza al fine di programmare
un riordino dell'intera offerta didattica, dei corsi di studio, dei piani didattici e
degli insegnamenti.
L'attuale prospettiva della didattica non è certamente favorevole per
la Facoltà di Ingegneria in ragione della rilevante riduzione del corpo docente che si
andrà a verificare nei prossimi anni, sia per la naturale riduzione della disponibilità
di docenti a seguito del loro pensionamento, sia per la eliminazione, da parte del Senato
Accademico, dei due anni di fuori ruolo per coloro che, dal 2009, raggiungeranno i limiti
di età previsti.
Il quadro della numerosità del corpo docente nei prossimi tre anni vedrà
una riduzione di più di quaranta unità, mentre nulla di certo è possibile dire sulla
effettiva presa di servizio per i vincitori di concorso che attualmente sono banditi. In
questa prospettiva di medio termine la Facoltà di Ingegneria non può rimanere
indifferente alla possibile situazione di difficoltà che a breve si andrà ad evidenziare
per la copertura degli insegnamenti.
D'altra parte non è possibile pensare di supplire a questa prospettiva di
riduzione del numero di docenti incardinati nella Facoltà con contratti a persone
provenienti dal mondo esterno, sia esso professionale o industriale: anche i fondi per la
didattica sono in via di riduzione.
L'uscita dal circuito della docenza produce inoltre anche un grave
pregiudizio sulla qualità della didattica. Sono infatti i professori che da lungo tempo
si sono occupati di didattica, oltre che di ricerca, a dover lasciare scoperti gli
insegnamenti.
Si andrà a perdere il contributo importante di persone di riferimento
per la didattica e per la valenza scientifica e umana, privando così gli studenti del
contatto con uomini e docenti eccellenti.
2.- Oltre a queste considerazioni che fanno
prevalentemente riferimento a dati qualitativi e ad una sostenibilità dell'offerta
didattica, ritengo doveroso rimarcare che attualmente, senza considerare le nuove
iniziative di cui si dirà in seguito, la Facoltà di Ingegneria vede oggi attivi n. 11
corsi di Laurea e n. 13 corsi di Laurea Magistrale (o Laurea Specialistica) di cui uno a
ciclo unico di cinque anni.
Contemporaneamente sono previsti in Facoltà circa 850 insegnamenti
(ottocentocinquanta). Sono dunque attivi 62 anni di corso ed, ipotizzando anche che siano
tutti diversi fra loro, la Facoltà raggiunge l'offerta di un numero medio di insegnamenti
pari a circa 14 insegnamenti per anno di corso.
Se valutiamo il numero degli esami previsti (e consideriamo questi
come insegnamenti) e conteggiamo 20 esami per le lauree triennali, 12 esami per le lauree
specialistiche o magistrali e 29 esami per la laurea a ciclo unico, otteniamo che il
numero medio di esami per anno è pari a 6,34.
Dunque in Facoltà, anche ammettendo che per ogni corso di studio gli esami
siano indipendenti l'uno dall'altro, abbiamo una offerta didattica che vale circa 2,2
volte quella strettamente necessaria; questo rapporto tende poi ad aumentare notevolmente
se si considera che molti esami riguardano insegnamenti comuni a più corsi di studio.
Questi numeri ovviamente non vogliono essere esaustivi del problema e
non lo descrivono neanche completamente, tuttavia rappresentano un primo quadro, seppure
approssimato e grezzo, in grado di darci gli ordini di grandezza, così importanti per noi
ingegneri, utili per renderci conto della offerta didattica estremamente ampia che è
proposta dalla Facoltà.
Sorge anche il dubbio che gli studenti possano riuscire ad
orientarsi facilmente in questo quadro di così ampia numerosità di insegnamenti: questa
maggiore offerta conoscitiva forse può essere interpretata anche come fonte di confusione
e di difficoltà nell'orientamento; una "Babele didattica" (espressione forse
esagerata) sulla quale credo dobbiamo prontamente riflettere e prendere qualche iniziativa
di razionalizzazione.
3.- D'altra parte, come ben noto, la Facoltà ha deliberato un riordino
dei corsi di studio sia per le lauree, sia per le lauree magistrali proponendo una offerta
più ampia, dettata da esigenze di migliore caratterizzazione della offerta formativa, in
linea con le nuove tendenze della società e del mercato del lavoro, e nell'intento di
formare studenti sempre più preparati, competenti e competitivi per la società nella
quale, al termine dei loro studi, andranno ad operare.
La nuova offerta è stata ragionata e dettata dal desiderio di essere in
linea con le necessità del mercato del lavoro, intendendo formare ingegneri dei quali la
richiesta del mercato è assodata. I numeri precedentemente esposti sono dunque destinati
ad accrescersi esaltandosi anche gli aspetti negativi.
4.- A fronte dunque dell'attuale costante riduzione delle risorse
sia umane, sia di mezzi strumentali, a fronte della forse pletorica offerta di
insegnamenti e del desiderio di sostenere nuove iniziative culturalmente valide ritengo
che la Facoltà, ed i corsi di studio che ad essa afferiscono, debbano rivedere l'intera
organizzazione della didattica ed i piani didattici dei singoli corsi con questi obiettivi
principali:
- rivisitazione degli insegnamenti previsti nel piano didattico con la riduzione
del numero degli insegnamenti a scelta degli studenti;
- rivisitazione del numero dei curricula inseriti all'interno dei corsi di studio
delle lauree e delle lauree magistrali al fine di ridurre il numero degli insegnamenti;
- valutazione dell'ipotesi di accorpamento di corsi di studio appartenenti alla
stessa classe;
- riorganizzazione dei corsi di base comuni a tutti i corsi di studio al fine di
rendere l'offerta formativa più organica, trasversale a più corsi e comunque omogenea
nell'ambito della stessa classe (con questa azione si aiutano anche gli studenti a meglio
orientarsi nel primo anno di studio senza il rischio di perdere tempo in corsi ed esami
che potrebbero rimanere a loro debito nel caso di cambio di corso di studio);
- considerazione della mutuazione di insegnamenti da altri corsi di studio al fine
di ridurre, come necessario, il numero degli insegnamenti.
Ritengo sia estremamente importante che la Facoltà prospetti l'insieme di
queste modifiche in tempi brevi sia per la necessità che ci investe già dal novembre
2009, sia per poter dare evidenza in Ateneo di un atteggiamento "virtuoso" ed
anticipatore di ciò che, con altri mezzi meno gradevoli e meno meditati, inevitabilmente
l'Ateneo ci costringerà ad attuare.
5.- Mi rivolgo pertanto a Voi, Presidenti dei
Consigli di Corso di studio ed alla Commissione per la Didattica della Facoltà, per
sollecitarvi a questa riflessione e chiedervi proposte per l'attuazione di questi
obiettivi, prima che altri ce lo impongano o le necessità della Facoltà lo richieda in
modo drastico. La valutazione che si può e si deve fare non è solo di tipo numerico, con
riferimento ad esempio all'evidenziare i circa 850 (ottocentocinquanta) insegnamenti
presenti in Facoltà; non è solo il numero che conta (che peraltro sembra già grande),
ma la qualità e l'efficienza della didattica.
Con particolare riferimento alle lauree ritengo che la formazione non
possa essere scomposta in un numero elevato di "mille rivoli" che forse non
confluiscono in un unico fiume di sapere.
Attendo entro breve tempo proposte dirette secondo quanto sopra
esposto; preannuncio che comunque dopo il periodo di sospensione della didattica per il
periodo della Pasqua, sarà mia cura convocare riunioni nelle quali dovrà essere data
risposta a questi importanti temi. L'obiettivo è quello di rendere più forte, efficace
ed efficiente l'offerta didattica che sempre è stata qualitativamente sostenuta e
qualificata: da quei modelli non vorremmo allontanarci per le attuali contingenze.
Certo della Vostra piena collaborazione porgo un cordiale saluto.
Il Preside prof. ing. Pier Paolo Diotallevi |
(Continua:
prima lettera) La differenziazione nella formazione può avvenire comunque
secondo gli indirizzi aventi specifiche e caratterizzanti denominazioni atte ad
individuare l'ambito di competenza cui il corso prevalentemente si rivolge.
5.- Per una formazione di base solida e comune a tutti i laureati di
Ingegneria. E' altresì da considerare il fatto che chi si fregerà in futuro del
titolo di "Ingegnere" avrà una formazione di base solida e in gran parte comune
a tutti i laureati dello stesso ambito, contribuendo a creare un'identità comune nei
laureati. Gli studenti potranno avere di fronte gli stessi percorsi, oggi frazionati in
tanti corsi di studio, consapevoli cha la loro laurea sarà in grado di conferire loro
tutte quelle competenze e conoscenze necessarie e fondamentali per entrare nel mondo del
lavoro (senza particolari specificità non previste a questo livello di laurea e non
sufficientemente credibili per questo livello di laurea) o proseguire, sicuri della
propria formazione, in una laurea magistrale che li orienterà maggiormente negli ambiti
disciplinari preferiti.
L'accorpamento dei corsi diverrebbe così stabile e non soggetto alle
fluttuazioni annuali conseguenti alla numerosità degli iscritti agli attuali corsi di
studio così fortemente frammentati.
La Facoltà potrà meglio organizzare le proprie risorse sia in
termini di docenti e ricercatori, sia in termini di spazi e risorse economiche per rendere
più agevole il percorso agli studenti. Questi accorpamenti, per i quali si sta avviando
una simulazione, potranno forse comportare la necessità di sdoppiamento e anche di
triplicazione di alcuni insegnamenti, ma hanno comunque l'innegabile vantaggio di liberare
risorse che potranno essere utilmente e proficuamente riversate sulle lauree magistrali,
ovvero sulla totalità degli studenti.
6.- In ritardo riorganizzativo, ma possiamo recuperare. L'ipotesi
di riorganizzazione degli studi qui proposta doveva forse essere presa in considerazione
fin da quando si è messo mano al riordino della formazione secondo il DM 270; non
possiamo però rinunciare a priori a valutare questa possibilità e a questa opzione che
ora ci viene offerta solo perché, non colta in precedenza, la Facoltà ha intrapreso una
via diversa.
Dobbiamo imporci una riflessione adeguata in questo senso. Qualora si
intendesse conservare lo stato attuale della formazione dovremmo dimostrare che l'ipotesi
qui suggerita e proposta è peggiorativa della situazione attuale. Dovremmo dimostrare che
il contenuto formativo di questa proposta - proposta che la Facoltà ritengo abbia il
dovere di formulare, elaborare, discutere ed eventualmente fare propria - non può essere
attuato o risulta peggiorativo rispetto all'attuale situazione. Dovremmo dimostrare che i
percorsi formativi sarebbero migliori se si continuasse a procedere "in linea
retta" fra lauree e lauree magistrali. Dovremmo dimostrare che è meglio limitare la
formazione data dalle lauree magistrali a favore delle lauree di primo livello. Dovremmo
dimostrare che la nostra visione della formazione che siamo in grado presentare ai nostri
studenti, rimanendo limitata agli attuali assetti e priva di possibili sviluppi futuri,
sia formulata nell'interesse degli studi e degli studenti e non di singoli docenti o di
gruppi desiderosi soltanto di affermare il proprio ambito.
7.- Conclusioni. Pertanto propongo alla Facoltà una discussione
su questi argomenti nelle opportune sedi quali i Consigli di Corso di studio, la
Commissione per la didattica e il Consiglio di Facoltà, ben consapevole che i tempi di
attuazione di un tale cambiamento non potranno essere immediati; ma sarebbe già un buon
successo iniziare una attenta e approfondita discussione considerando che ai sensi del DM
270 abbiamo ancora qualche anno per raggiungere una formulazione definitiva dell'assetto
egli studi.
Sono certo della Vostra piena collaborazione nell'interesse degli studenti, della
Facoltà e della formazione.
Il Preside prof. ing. Pier Paolo Diotallevi |
|
Dal "vecchio" (ma ancora giovane) al "nuovo" Direttore
amministrativo
|

Fabro Ines
già Direttore Amm.vo
|
Ringraziamento alla Dr.ssa Ines FABBRO
Anche Lettera aperta del prof. G. Barbiroli alla Dr.ssa Ines
Fabbro
e
Considerazioni del prof. G. Porzi sul passaggio al nuovo Direttore |
Per parte del nostro Foglio
desideriamo ringraziare la Dr.ssa Ines Fabbro per il servizio (tutta un vita) reso, in
piena dedizione, all'Alma Mater e a tutti noi: docenti, tecnici, amministrativi.
Pur avendo criticato la gestione della Dr.ssa Fabbro, questo
ringraziamento non è solo un atto dovuto. Siamo stati sempre consapevoli che la
Dottoressa ha dovuto affrontare (non avendo più a monte un Governo centrale che paga a
pié di lista) problemi difficili, anche impari perchè non sorretta da chi, invece, di
parte docente, ha svolto in modo inadeguato il suo compito, forse perchè non all'altezza
del proprio ruolo, o forse perchè non sorretto da buona salute (anzi in pessima salute, e
a lungo).
Ben altra gratificazione la Dottoressa aveva avuto nel periodo in cui
aveva svolto quel compito, sotto la guida di un "fuori classe", nome con cui Lei
stessa chiamò Fabio Roversi Monaco, in chiusura del mandato rettorale a Santa Lucia il 31
ottobre 2001, e di cui aveva dichiarato voler "requisire" la toga, per
conservarla nelle mura del Rettorato.
Ma ormai il tempo è passato, ed è stato opportuno dare un
taglio a tutto, e ricominciare da capo con persone nuove.
Poi la storia renderà giustizia a tutti, nel bene e nel male.
E, c'è, poi, che "chi lascia eredità di affetti, avrà
gioia successivamente" (parole di U. Foscolo, qui tradotte in positivo).
Se questo avverrà, lo potrà verificare Lei, per
prima. Nino Luciani |
 |
Giancarlo Barbiroli*, Lettera alla Dr..ssa
Ines Fabbro |
| Lettera aperta, inviata anche a tutti i Docenti |
* Ordinario di merceologia, Già Preside della
Facoltà di Economia, Univ. di Bologna
Pregiatissima e Gentilissima Dottoressa Fabbro,
il suo messaggio di saluto del 30 Settembre mi dà lo spunto per
alcune considerazioni sull'azione che ciascuno svolge in una Università importante (o che
dovrebbe esserlo) come la nostra, e quindi sui criteri di gestione.
Sono sempre più convinto che, operando in un contesto così complesso e
articolato (ma pubblico, non dobbiamo dimenticarlo), se le decisioni e le scelte non sono
prese su basi razionali e oggettive, i risultati ottenuti non potranno che essere, o non,
corrispondenti agli sforzi (e alle spese), oppure addirittura opposti a quelli che si
dovrebbero ottenere per conseguire gli obiettivi propri (qualificazione e potenziamento
della ricerca e della didattica).
Non sto affermando niente di diverso da quanto ho proposto alla fine di
marzo: è indispensabile "rifondare "l'Università su criteri razionali,
verificabili e verificati, come quelli che conducono l'azione degli Atenei Europei ed
extra Europei.
Purtroppo il confronto mi dà e mi darà sempre più ragione, perchè noi
siamo lontani anni luce da questa loro condizione rigorosa. Nei numerosi incontri avuti in
Aprile e Maggio (durante il dibattito per le elezioni del nuovo rettore - N.D.R.) ho
purtroppo riscontrato che tante realtà sono " a metà del guado", creando forti
tensioni e preoccupazioni.
Chi opera al loro interno considera che ciò dipenda dal fatto che le scelte non
siano state effettuate con razionalità, quasi con una "navigazione a vista". E
da queste condizioni difficili non si sa come uscire, creando ulteriori tensioni e
preoccupazioni. Anche gli squilibri di risorse tra aree diverse, e tra aree scientifiche e
attività di supporto creano irritazione e preoccupazione.
Questa nostra realtà è ben nota negli Atenei internazionali rinomati che
contano, e viene considerata "un grande gap istituzionale", tanto che, anzichè
noi essere "fuori classifica" come Ateneo più vecchio del mondo e per le tante
eccellenze scientifiche (c'è stato anche, il 9° Centenario di mezzo, e non è stato
poco!!), veniamo collocati verso il 180° posto.
Altre spiegazioni diverse ? Verrò considerato pessimista, ma, al di là
degli opportunismi o delle ipocrisie, da anni a Bologna e dintorni è diffusa questa
convinzione.
Lei potrà obiettare: ma questa esigenza di rifondare l'Università su basi
razionali non ha avuto successo numerico nelle elezioni rettorali, in maggio scorso.
Lei sa la ragione: "le culture prevalenti" conducono in altre
direzioni, però con un chiaro trend in discesa.
Pazienza, così è se vi pare !
Chissà che in un "rigurgito tardivo di autocoscienza e
responsabilità" non mi si darà ragione, anche se per manifestarlo occorre un totale
e diffuso "anticonformismo", che non vedo da tempo, nè all'orizzonte.
Con tanti auguri per le sue attività future.G. Barbiroli |
Gianno Porzi*, Il Dottor Colpani, nuovo Direttore
Amministrativo
* Membro del CdA |

Gianni Porzi
|
Forse è opportuno spendere qualche parola sulla complicata
vicenda della nomina del nuovo Direttore Amministrativo del nostro Ateneo.
Nella seduta del CdA del 10 novembre 2009 il Dr. Colpani, proposto dal MR, è
stato nominato D.A.
La delibera è stata assunta allunanimità non solo sulla base
del curriculum del Dr. Colpani, ma anche come atto di fiducia nei confronti del MR che in
questo ultimo periodo si è fortemente impegnato nella ricerca di una persona competente e
dinamica allaltezza dellincarico importante, quanto gravoso, che dovrà
ricoprire a partire dall1/1/20010.
Al Dr. Colpani, che mi auguro farà il massimo per ridare al nostro
Ateneo quel prestigio che merita, vanno i più sinceri auguri di buon lavoro
Si conclude così un lungo e travagliato iter iniziato più di un anno
fa quando cioè il CdA decise, su proposta del Rettore (nonché del Direttore
Amministrativo), una procedura di selezione, per individuare il nuovo D.A., assurda quanto
inutile, tantè che si concluse con un nulla di fatto.
Ritengo valga la pena ricordare alcuni passaggi importanti di tale vicenda.
Più di un anno fa il CdA autorizzò il Rettore ad emanare il bando per lincarico di
D.A., precisandone il profilo.
Nella seduta del CdA del 17/3/2009 il Rettore, senza peraltro
aver preventivamente informato i Consiglieri affinché potessero prendere una decisione
consapevole e in piena coscienza (motivo per il quale il sottoscritto rifiutò di
partecipare alla deliberazione abbandonando la seduta), propose, e il CdA approvò a
maggioranza, la composizione della Commissione di esperti (da lui stesso presieduta) che
avrebbe dovuto valutare i candidati.
Inoltre veniva precisato che, al termine delliter
istruttorio della Commissione, il nominativo da sottoporre allapprovazione del CdA
sarebbe stato proposto dal Rettore in carica dopo aver "consultato" il Rettore
neo eletto.
Poiché il significato di "consultare" è quello di
"sollecitare un consiglio, un parere", che non è quindi vincolante, il Rettore
in carica aveva solo lobbligo di sentire il "parere del Rettore neo
eletto"; un parere non ritengo costituisca un vincolo, come invece si è tentato di
farlo apparire.
Al bando risposero ben 47 candidati che la Commissione valutò attraverso
colloqui riservati solo a coloro che avevano superato una prima selezione basata
sullesame dei curricula.
A conclusione della selezione operata dalla Commissione, il CdA era,
ovviamente, in attesa di conoscere sia la rosa di candidati (quattro) ritenuti dalla
Commissione idonei a ricoprire lincarico di D.A., sia il nominativo del candidato
proposto dal Rettore in carica, "sentito il parere" del Rettore neo eletto.
In modo del tutto inaspettato, quanto incomprensibile, nella seduta
del CdA del 24/7/09 il Rettore comunicò che il prof. Dionigi (Rettore neo eletto) aveva
dichiarato di "non avere elementi sufficienti per discutere della rosa dei quattro
autorevoli candidati selezionati dalla Commissione" e quindi il Rettore in carica
dichiarò di non |
essere in grado di proporre un candidato per
lapprovazione da parte del CdA.
In modo altrettanto sorprendente, il Rettore propose al CdA di
prendere atto della dichiarazione del prof. Dionigi e di rinviare quindi la nomina del
Direttore Amministrativo a dopo linsediamento del nuovo Rettore affidando dal 1
ottobre, e fino al momento del conferimento dellincarico, la funzione ad un
Dirigente dellAteneo.
Nonostante la posizione contraria assunta dal sottoscritto (e non
solo), in quanto ritenevo che la procedura doveva essere correttamente conclusa con una
proposta del Rettore, il CdA deliberò a maggioranza di rinviare la designazione del nuovo
Direttore Amministrativo ad un momento successivo allinsediamento del nuovo Rettore.
Ritengo che linterruzione della procedura di nomina del
nuovo D.A. non sia stata una decisione corretta perché :
- allodg della seduta del 24/7 era prevista la "nomina del D.A." e quindi
il Rettore in carica doveva proporre al CdA uno o più candidati della rosa selezionati
dalla Commissione procedendo poi alla votazione;
- lazione del CdA non può essere subordinata al parere di chi, pur essendo stato
eletto, non è ancora in carica.
In tal modo nella seduta del 24/7 il CdA, che è lorgano deputato a
deliberare il conferimento dellincarico di D.A., non è stato messo in condizione di
poter prendere una decisione su un argomento previsto dallodg.
Infine ritengo non sia da escludere che nel non aver concluso
liter di nomina del D.A. possa configurarsi un danno erariale dal momento che la
procedura di selezione dei candidati, che non ha portato ad alcun risultato, ha comportato
tuttavia un impegno economico per lAteneo (non va dimenticato infatti che tre Membri
della Commissione venivano da fuori Bologna). Gianni Porzi (Rappresentante del
Governo nel CdA) |
|
BOLOGNA. Il problema della nomina del nuovo direttore amministrativo.
Falla nel sistema di potere del rettore
Calzolari, che in questi anni
ha fatto le pentole , ma (questa volta) senza il coperchio. |

Fabro Ines
Direttore Amm.vo
in uscita
|
Il
Rettore-entrante aveva opposto (a Calzolari) di "NON AVERE
ELEMENTI SUFFICIENTI PER DISCUTERE DELLA ROSA
DI 4 AUTOREVOLI CANDIDATI, PRESELEZIONATI DALLA
COMMISSIONE"
Ma è evidente che si tratta di una "risposta-non risposta",
che sta per : "Non è affar mio fare atti prima della presa di servizio"
Interim, al momento, alla Dr.ssa Giovanna F. Falsetti
VERSO UN "UOMO NUOVO" (come Direttore
Amm.vo),
sulla testa del Consiglio di Amministrazione ? |

Ivano Dionigi
Rettore in entrata
|
Nino Luciani, "Attesa di vedere se il RETTORE ENTRANTE è "continuo" o
"discontinuo",
rispetto a Calzolari "
1.- Traditore o novello Becket ? Risulta che,
nella riunione del 24 luglio 2009, il CdA aveva bloccato il procedimento per la
nomina del nuovo Direttore Ammiistrativo. Il motivo è che il Rettore-entrante (che
"vox Populi, vox Dei" aveva indicato come particolarmente desiderato da
Calzolari perchè presunto "continuo" alla sua politica), avrebbe opposto
di "non avere elementi sufficienti per discutere della rosa di 4
autorevoli candidati, preselezionati dalla commissione".
Dunque:
- " ELEMENTI INSUFFICIENTI" sul dr. Bruno Quarta, pur se apprezzato da
Calzolari su "Il Sole-24 ORE mentre era in corso la selezione e pur se Dirigente che
Dionigi, da Membro della Commissione Ricerca scientifica, ha incontrato ripetutamente;
- " ELEMENTI INSUFFICIENTI" sulla Dr.ssa Francesca Bitetti, pur se con
tre titoli a prova di bomba: Direttore Amministrativo di "Cà Foscari" e, prima,
di Urbino; e, prima ancora, Dirigente dell'ufficio Controllo di gestione dell'Ateneo di
Bologna, dove si era distinta per la ferrea mano e il senso delle istituzioni. In quel
periodo Dionigi era stato Consigliere di Amministrazione per 6 anni.
Siamo stati di fronte al classico "tradimento"
dell'elettorato, a cui siamo usi in Italia, subito dopo le elezioni?
O siamo stati di fronte al rinsavimento di Becket che, nominato Arcivescovo
di Canterbury perchè "amico del Re", poi la sua coscienza gli ricorda che ...
un "Vescovo è servo di Dio, prima che del Re" ?
E c'è una terza possibilità: che il Rettore-entrante
abbia così ragionato con i suoi consiglieri: "Io non sono ancora in carica. Non è
affare mio, giuridicamente, compiere atti prima della presa di servizio". (E' vox
populi che in questo periodo egli abbia quasi completato la formazione della propria
squadra). Dunque quella risposta va presa come una "risposta-non
risposta", un modo per dare tempo al tempo.
Questa terza interpretazione delle sue parole mi sembra quella corretta e,
se così è, è stata anche una decisione di buon valore politico, pur se
il problema di fare il coperchio alla pentola di Calzolari&Co. sarà solo rinviato al
primo giorno della presa servizio.
2.- E Calzolari ? La Commissione era stata costituita, in evidente
conflitto di interesse tra Rettore e Ateneo. Infatti, pur essendo attese le elezioni di un
nuovo rettore, quello in scadenza si era autoprosto per la presidenza della Commissione
(e, proposto gli altri 4 membri), e ciò era divenuto definitivo perchè non contestato
presso il TAR.
Però non c'era una assoluta necessità di nominare un nuovo Direttore
Amministrativo alla scadenza. Anzi spesso, nella Pubblica Amministrazione (e specie quando
c'è un avvicendamento nelle cariche elettive), i nuovi contratti sono fatti dopo la
scadenza, con proroga di quelli in essere.
Pensare male è peccato, ma ci si prende quasi di sicuro se si pensa
che il "potere in essere" (quelli eletti negli Organi lo scorso anno, e che
rimarranno ancora a lungo) abbia tentato di rimanere in sella. Già ... perchè il
Direttore amministrativo è la pedina fondamentale a cui attaccarsi per esautorare un
rettore..., condizioni permettendo.
Penso che il Rettore ne fosse cosciente, e non volendo eccedere (perchè,
come Bruto, egli è un uomo onesto) aveva subordinato la quadratura del cerchio alla
scelta finale, da parte del successore-eletto. Ma è evidente (soprattutto col senno di
poi) l'estrema debolezza politica di questa decisione: quella di
subordinare la sua applicazione ad "uno", estraneo alla decisione stessa, anche
se la sua mancata adesione sarebbe irrilevante, se fosse davvero necessario e urgente
provvedere per la Pubblica Amministrazione. Ma questa urgenza non c'è.
Non se ne penta Calzolari: la logicità e la coerenza in politica sono rare
in questo Paese, e nulla di buono si può costruire, se non si parte da esse.
3.- Le possibilità per il Rettore-entrante. Quanto ipotizzato vale per
adesso, ma non più dal 1 nov. 2009 , quando il nuovo Rettore prenderà servizio, e si
ritroverà comunque sul tavolo le conclusioni della Commissione, anche perchè 4
candidati, (per di più "non classificati", tra cui scegliere), sono tanti,
e solo l'eccesso di personalismo può spiegare il rifiuto di tutti |
CdA
del 15 sett. 2009
G. Porzi*, Per la mancata nomina
del Direttore Amministrativo, è
ipotizzabile il reato di danno
erariale, a carico del CdA
* Rappresentante del Governo in CdA |

Gianni Porzi
|
All'Università di Bologna si è venuta a
creare una situazione grave per quanto concerne la procedura di nomina del nuovo Direttore
Amministrativo, la cui attività è fondamentale per il governo dell'Ateneo.
Dopo la decisione assunta dal CdA il 24 luglio u.s., su proposta dal Rettore
Calzolari, di sospendere la procedura di nomina del Direttore Amministrativo (che dovrebbe
prendere servizio dall'1/10/09) ritengo che si sia configurata una irregolarità dal punto
di vista procedurale e un danno dal punto di vista sia organizzativo-gestionale
dell'Ateneo che economico. Infatti, il 30/9/2008, il CdA autorizzò il Rettore ad emanare
il bando per l'incarico di Direttore Amministrativo e il 17/3/2009, il CdA deliberò a
maggioranza la composizione della Commissione, proposta dal Rettore e da lui stesso
presieduta, che avrebbe dovuto valutare i candidati.
Inoltre, veniva stabilito che al termine dell'iter istruttorio ad
opera della Commissione, il nominativo da sottoporre all'approvazione del CdA sarebbe
stato proposto dal Rettore in carica dopo aver "consultato" il Rettore neo
eletto al fine di garantire quel necessario rapporto fiduciario tra Rettore e Direttore
Amministrativo.
Al bando risposero 47 candidati e la Commissione concluse i lavori ai
primi di luglio individuando quattro candidati idonei a ricoprire l'incarico di Direttore
Amministrativo. Ciò nonostante il Rettore nella seduta del CdA del 24 luglio, in cui
riferì al CdA quanto dichiarato dal Rettore neo eletto, prof. Ivano Dionigi, (cioè di
"non avere elementi sufficienti per discutere della rosa dei quattro
candidati selezionati dalla Commissione"), comunicò di non essere in grado
di proporre un candidato da sottoporre all'approvazione del CdA interrompendo così la
procedura di nomina iniziata lo scorso anno con l'emanazione del bando di selezione.
Pertanto, la nomina del nuovo Direttore Amministrativo è stata
rinviata a dopo l'insediamento del nuovo Rettore (che avrà luogo l'1 novembre p.v.), il
quale potrebbe non condividere la procedura messa in atto per la selezione e quindi le
conclusioni della Commissione.
In tal caso, ritengo si possa configurare un danno erariale poiché la procedura di
selezione ha comportato un impegno economico per l'Ateneo.
A tutto ciò si aggiunge un fatto grave, cioè la
delegittimazione del CdA che in tutta la procedura ha avuto un ruolo marginale quando
invece è il solo organo competente a deliberare l'attribuzione di incarichi dirigenziali.
Sostanzialmente, il Rettore in carica ha subordinato l'azione
del CdA alla non decisione del Rettore neo eletto (non ancora peraltro subentrato nella
carica) bloccando così la procedura di nomina del nuovo Direttore Amministrativo, carica
che dovrà pertanto essere affidata pro tempore ad un Dirigente dell'Ateneo poiché
l'attuale Direttore cesserà dall'incarico il 30 set p.v. .
A mio avviso il Rettore, sentito quanto dichiarato
dal prof. Dionigi (come previsto dalla delibera del CdA del 30/9/2008), avrebbe
dovuto proporre Lui stesso al CdA il nome di un candidato per l'incarico di Direttore
Amministrativo, essendo l'organo deputato a deliberare la nomina.
Quindi, non avendolo fatto, ritengo che il Rettore sia venuto meno ad
un suo dovere.
Nella seduta del CdA del 15 settembre, su proposta del Rettore
che ha consultato il neo eletto Rettore, è stato affidato l'incarico di Direttore
amministrativo per il bimestre ottobre-novembre alla Dott.ssa Falsetti che già ricopriva
il ruolo di vice Direttore. Resta inspiegabile perché il nuovo Rettore non abbia ritenuto
opportuno estendere l'incarico fino al 31 dicembre, cioè a bilancio preventivo approvato.
Comunque, questa è stata la sua indicazione che il CdA ha rispettato.
Alla Dott.ssa Falsetti vanno i più sentiti rallegramenti ed i
migliori auguri di buon lavoro. Gianni Porzi |
|
loro
sulla base dell'affermazione: "non ho elementi sufficienti ...".
Non vale nulla il giudizio di una regolare Commissione ? Qualche autorità
di controllo potrebbe chiedere spiegazioni sulla delibera (di luglio), del CdA, di non
procedere; e "qualcuno dei 4" potrebbe fare ricorso al TAR. In questi casi, la
partita si ingarbuglierebbe enormemente.
Nelle more di queste due eventualità, Dionigi potrebbe
provare a chiudere gli occhi e nominare d'urgenza un direttore amministrativo di suo pieno
gradimento, salvo ratifica del CdA. Questo è l'unico blitz possibile e,
pur se con qualche rischio, è una soluzione ragionevole, in quanto si
potrebbe sostenere che giuridicamente solo a lui spetta la scelta del suo primo
collaboratore, a parte che la cosa è, forse, anche vitale per il successo del suo
mandato.
Soprattutto serve un Direttore consapevole che i problemi del
bilancio e quelli didattici (e conseguentemente quelli amministrativi) vanno fatti
marciare insieme, non in modo sfasato come ha fatto la (psicologa e politica) Fabbro. Fu
la strada che portò il Rettore in piazza, a gridare la crisi del bilancio,
magari facendo credere che il colpevole fosse il Governo ! (Ahimè, potremo perdonare
questa cosa ?)
Vediamo perchè Dionigi potrebbe nominarsi il direttore.
a) Il Rettore può compiere atti, propri del CdA, in caso di "necessità e
indifferibile urgenza", salvo ratifica nella seduta successiva (art. 34, lettera i,
dello Statuto).
L'urgenza c'è, se è vero che il 1 nov. 2009 sarà senza il Direttore (a
parte l'essere una urgenza creata dallo stesso Dionigi, mediante una "non
decisione", che gli apre la via a giovarsene per esercitare "in spolitario"
una scelta determinante e costosa). Ma c'è un'altra via di uscita, se si prescinde da
ripensamenti di Calzolari e del CdA ?
b) Nell'attuale Statuto, la nomina del Direttore Amm.vo NON SEMBRA più
materia esclusiva del CdA. Infatti, l'art. 44 dello Statuto, dispone che "Le funzioni
di dirigente sono attribuite dal Consiglio di Amministrazione, su proposta del Direttore
Amministrativo". Il possibile scorporo del
Direttore Amministrativo, dai "dirigenti nominati dal CdA", è avvenuto con la
modifica del precedente art. 44 (in vigore fino al 24/5/99), che disponeva: " Le
funzioni di dirigente sono attribuite dal Consiglio di Amministrazione".
Abbiamo parlato di "possibile scorporo", perchè l'interpretazione
potrebbe anche essere un'altra: prima il cda nomina il direttore, poi su proposta di esso
nomina gli altri dirigenti (la "squadra" del direttore amministrativo", che
per legge ha il diritto/dovere di amministrare senza subire ingerenze dagli organi
elettivi, cui spetta il "governo")
Naturalmente si può anche sostenere che, attualmente, la scelta
può essere fatta in autonomia dal Rettore,
salvo ratifica di routine del CdA. Altri Atenei procedono in questo modo.
4.- Conclusioni. Da quanto avverrà avremo la
prova del 9, circa la effettiva volontà di Ivano Dionigi di essere "continuo" o
"discontinuo", e fors'anche circa la volontà di trovarsi (ex-post) votato alla
unanimità, sia pure fuori sacco. NL |
|
Carla Faralli
|
Ateneo di Bologna - Tasse studentesche 2009-10
L'Ateneo di nuovo in tensione per
forzare, contra legem,
i contributi studenteschi, per stare all'altra legge che vieta
di sforare il 90% del FFO per le spese di personale
|
Gianni Porzi
|
Questo fatto (comune alla metà degli Atenei, ma zitto zitto il
Ministro Tremonti)
mostra che sono maturi i tempi per la liberalizzazione dei contributi
studenteschi,
e per una legge sul diritto allo studio, che carichi
sullo Stato il relativo finanziamento |
Leggiamo
nel mini-rapporto di Carla Faralli ai Colleghi della sua Mailing List:
"A parte
l'incremento dell'1,5% pari al tasso di inflazione programmata ai sensi del D.M. 27/2/09,
le
principali novità riguardano: |
|
- la
riformulazione delle fasce sulla base non soltanto dei requisiti di reddito ma anche di
merito;
- l'attribuzione agli studenti particolarmente meritevoli (media del 28),
indipendentemente dal reddito, di uno sgravio del contributo pari al 10%;
- eliminazione della riduzione del contributo del 15% per tutti i fuori corso;
- diminuzione dall'80 al 60% del contributo previsto per il percorso lungo." CF |
|
Proviamo a guardare più a fondo ... il mini-rapporto |
|
a) l'aumento non è recupero di inflazione di
cui al DM 27.2.09 (vedi sotto), invece relativo solo alla "tassa
minima";
b) l'Amministrazione non ha segnalato lo sforamento della quota del FFO (vedi
CONSUNTIVI e D.P.R. 25.7.97,
n. 306)
c) altra anomalia ci fu qualche mese fa, con il divenuto famoso "tesoretto" (vedi sotto l'articolo di G. Porzi);
c) non emergono elementi di confronto con gli Atenei, qui intorno, ai quali
Bologna cede non pochi studenti, da anni. |
|
CONSUNTIVI (a
prezzi correnti) - I contributi studenteschi collegati col FFO - Fondo di Finanziamento
statale Ordinario
| CHIAVE |
|
2006 |
2007 |
2008 |
2009
previsioni |
| F.E.1.01+
F.E.1.02 |
Contributi
studenteschi (escluso post laurea) |
97.701.476,47 |
97.635.669,97 |
102.538.885,83* |
106.310.893,64 |
F.E.1.05.01 |
FFO-Fondo
statale per funzionamento ordinario |
389.335.072,00
|
389.071.741,00 |
402.427.423,00
|
388.076.069,70
|
|
Rapporto Contributi studenteschi/FFO |
25,09%
|
25,09%
|
25,50%*
|
27,4%
|
|
* Al netto del presunto "tesoretto" ( 24.341.368,60
), incassato, a dicembre 2008, di rate del 2009. |
Nino Luciani, A parte le
"curiosità" locali, nel by-passare le spinosità della legge, penso che il
finanziamento del diritto allo studio dovrebbe diventare un compito dello Stato, con borse
di studio e bonus-università, direttamente elargite agli studenti.
1.- Lo Stato, con le leggi dello scorso anno, ha punito le
università che sforavano, per spese di personale, il 90% del FFO. Ma poi ... tuttora
fingeva di non vedere le università che, per "non sforare" detto 90%, sforavano
il 20% del FFO, per i contributi studenteschi. Più sotto è riportata la legge relativa.
C'è una aggravante: lo Stato vuole che le università, in applicazione del diritto
allo studio, applichino favoriscano gli studenti "bisognosi e meritevoli", ma
gravando il minor gettito su tutti gli altri studenti.
Lo Stato si decida: se le università sono aziende (come di fatto le
tratta), il finanziamento del diritto allo studio è un poblema statale.
Non è buona regola che le università, alle prese col pareggio dei
bilanci, debbano applicare regole "sociali". La più odiosa, nel nostro caso, è
che le università siano obbligate ad abbassare il monte contributi studenteschi, se lo
Stato abbassa il FFO, vero essendo che il primo deve stare al secondo, non superando il
tetto del 20%.
E', invece, buona regola che gli interventi "sociali", a favore di
date categorie di cittadini siano finanziati dallo Stato col gettito fiscale sulla
collettività intera, in base a capacità contributiva, non su specifici gruppi di
cittadini (gli "altri" studenti, nel nostro caso).
2.- A mio parere, lo Stato dovrebbe liberalizzare i contributi studenteschi (sia pur
con un tetto, che secondo la tradizione della scienza delle finanze dovrebbe essere il 30%
della spesa corrente).
Al tempo stesso dovrebbe assumere su se stesso, direttamente, l'applicazione del
diritto allo studio, e che potrebbe essere:
1) borse di studio ai bisognosi e meritevoli;
b) bonus-università, ai singoli studenti, liberi di spenderli, per la laurea triennale,
nelle università, al loro scelta;
c) quote aggiuntive del FFO, a tempo determinato (10 anni ?) per le università regionali
delle aree depresse.In questo modo si eviterebbe di congestionare le università già
mature, a danno dei residenti, e si limiterebbero i costi di trasporto e residenza
degli studenti delle aree depresse per recarsi in quelle mature. NL |
Gianni Porzi*, Ancora sul "tesoretto"
relativo al consuntivo 2008, perchè questione di metodo .... * Rappresentante del Governo in Consiglio di Amministrazione
A proposito delle osservazioni del Collega Luciani, su
Universitas", relative al Bilancio consuntivo 2008, ho
colto tra le righe una sorta di "appunto" ai membri del CdA che non avrebbero
individuato alcune criticità nel conto consuntivo. Ed è su questo che vorrei fare alcune
precisazioni, dal momento che il tanto sbandierato "tesoretto" è ormai chiaro a
tutti che è quasi interamente dovuto ad un anticipo di cassa, cioè al fatto che un
consistente numero di studenti ha optato per il versamento della quota annuale di
contribuzione in un'unica rata, entro la scadenza prevista per la prima rata, potendo
così usufruire dello sconto di 31 Euro sul contributo totale.
Ciò che invece vorrei mettere in evidenza è la difficoltà da parte
dei membri del CdA a valutare attentamente il bilancio consuntivo (faccio notare che si
tratta di oltre 240 pagine, tabelle incluse) per il poco tempo a disposizione. Infatti,
gli Uffici, a fronte delle richieste ricevute da alcuni Consiglieri di poter disporre del
conto consuntivo con un congruo anticipo, solo mercoledì 29 aprile alle ore 8,43 hanno
comunicato via e-mail che il materiale era disponibile on line.
Se si tiene presente che venerdì 1 maggio era festivo e che il CdA ha avuto
luogo martedì 5 maggio, è evidente che il tempo a disposizione per un'attenta lettura e
valutazione è stato alquanto limitato, considerando anche il fatto che ben pochi
Consiglieri sono esperti in materia e quindi devono ricorrere a Colleghi competenti se
vogliono espletare al meglio il proprio compito.
Vorrei inoltre sottolineare che :
a) il Collegio dei Revisori dei Conti (la cui relazione ci è stata
consegnata la mattina stessa del 5 maggio) si era riunito il 24 aprile per l'esame del
bilancio consuntivo;
b) il bilancio inviato ai Revisori dei conti è definitivo e non può quindi
essere modificato;
c) il Senato Accademico aveva esaminato tale pratica il 28 aprile. Pertanto,
non si capisce perché all'Organo che deve approvare (e non esprimere un semplice parere
come la Giunta e il Senato) il conto consuntivo non sia stata data la possibilità di
prendere visione del materiale con un congruo anticipo, ad esempio almeno il giorno stesso
in cui fu trasmesso al Collegio revisori dei conti, cioè il 24 aprile.
Ritengo un tale comportamento inaccettabile e infatti sia io
che il prof. Bruno Barbiroli lo abbiamo stigmatizzato ed abbiamo invitato con fermezza gli
Uffici e i Vertici dell'Ateneo a che ciò non abbia più a ripetersi. Gianni
Porzi |
|
| Decreto Ministeriale 27
febbraio 2009 Aggiornamento dell'importo della Tassa minima di iscrizione universitaria per l'a.a. 2009/10
--------------------------------------------------------------------------------
DECRETA:
Art. 1
L'importo della tassa minima di iscrizione alle Università, determinato
per l'anno accademico 2008/2009 in 181,44 (centottantuno/44), è aumentato dell'1,5
per cento in relazione al Tasso di inflazione programmato per il 2009, ed è pertanto
determinato per l'anno accademico 2009/2010 in 184,16 ( centottantaquattro/16).
Roma, 27 febbraio 2009 IL MINISTRO |
Decreto del Presidente della
Repubblica 25 luglio 1997, n. 306 - Regolamento recante disciplina in materia di Contributi
Universitari Articolo 1 (Definizioni)
1. Ai sensi del presente regolamento si intendono:
a) per studenti, gli iscritti ai corsi universitari attivati per il rilascio dei
titoli di cui alla legge 19 novembre 1990, n. 341, articoli 1, lettere a) b) c) e 7;
b) per università o ateneo, le università e gli istituti di istruzione
universitaria o di grado universitario statali;
c) per Ministero, il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e
tecnologica;
d) per contribuzione per studente, la somma dell'importo della tassa di iscrizione
e dei contributi universitari di cui all'articolo 2 per singolo studente;
e) per contribuzione studentesca, l'ammontare complessivo della contribuzione a
carico degli studenti di ogni università comprensiva, ai sensi e per gli effetti di cui
all'art. 20, comma 8, lettera c), legge 15 marzo 1997, n. 59, del gettito della tassa di
iscrizione e dei contributi universitari, calcolato per il complesso degli studenti
dell'ateneo, come accertato nel bilancio consuntivo del medesimo.
Articolo 2 (Contribuzione studentesca)
1. Gli studenti contribuiscono alla copertura del costo dei servizi offerti
dalle università mediante il pagamento, a favore delle medesime, dei contributi
universitari e della tassa di iscrizione di Lire 300.000, di cui all'articolo 5, comma 14,
della legge 24 dicembre 1993, n. 537, importo rideterminato e soggetto, a partire
dall'anno accademico 1995-96, a rivalutazione annuale per effetto, rispettivamente,
dell'articolo 3, comma 19 , lettera b), ultimo periodo, della legge 28 dicembre 1995, n.
549 e dell'articolo 5, comma 19, della predetta legge n. 537.
2. I contributi universitari sono determinati autonomamente dalle università in
relazione ad obiettivi di adeguamento della didattica e dei servizi per gli studenti,
nonchè sulla base della specificità del percorso formativo
Articolo 3 (Criteri per la determinazione dei contributi universitari
per i corsi di diploma e di laurea)
1. Le università graduano l'importo dei contributi universitari per i corsi di
diploma e di laurea secondo criteri di equità e solidarietà, in relazione alle
condizioni economiche dell'iscritto, utilizzando metodologie adeguate a garantire
un'effettiva progressività, anche allo scopo di tutelare gli studenti di più disagiata
condizione economica, valutata secondo quanto previsto dai commi 2 e 3.
2. La valutazione della condizione economica degli iscritti ai corsi di cui al
comma 1 è effettuata sulla base della natura e dell'ammontare del reddito e del
patrimonio, nonché dell'ampiezza del nucleo familiare.
3. Ai fini della graduazione di cui al comma 1 e della relativa valutazione
delle condizioni economiche degli iscritti, le disposizioni di cui al decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, emanato ai sensi dell'articolo 4, legge 2 dicembre
1991, n. 390, in ordine alla determinazione di un nucleo familiare convenzionale e di
appositi indicatori delle condizioni economiche e patrimoniali, sono vincolanti per le
Università dall'anno accademico 1998-1999.
4. Gli esoneri totali e parziali dalle tasse e dai contributi di cui al presente
articolo, disposti dalle università, sono disciplinati dal decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri di cui al comma 3.
Articolo 4 (Contributi universitari per le scuole di specializzazione)
1. Le università determinano autonomamente i contributi universitari per le scuole
di specializzazione.
2. Le università determinano autonomamente la disciplina degli esoneri totali e
parziali dal pagamento della tassa di iscrizione e dei contributi universitari di cui al
presente articolo, con particolare attenzione per i capaci e meritevoli privi di mezzi, in
possesso dei requisiti per l'accesso alle borse di studio concesse dalle regioni ai sensi
del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all'articolo 4, legge 2
dicembre 1991, n. 390. 3. Il gettito della tassa di iscrizione e dei contributi
universitari per i corsi di studio di cui al comma 1, attivati dalle università, non è
preso in considerazione ai fini della determinazione della contribuzione studentesca in
ordine alle disposizioni di cui all'articolo 5.
Articolo 5 (Limiti della contribuzione studentesca)
1. ... La contribuzione studentesca non può eccedere il 20 per cento dell'importo
del finanziamento ordinario annuale dello Stato, a valere sul fondo di cui all'articolo 5,
comma 1, lettera a) e comma 3, della legge 24 dicembre 1993, n. 537.
2. Per le università per le quali nell'esercizio finanziario 1996 la
contribuzione studentesca abbia ecceduto il valore percentuale determinato ai sensi del
comma 1, il predetto valore non può superare negli anni 1997 e 1998 quello determinatosi
nel medesimo esercizio 1996.
3. Per le università per le quali nell'esercizio finanziario 1996 la
contribuzione studentesca risulti inferiore al valore percentuale determinato ai sensi del
comma 1, il predetto valore può essere incrementato esclusivamente con gradualità.
4. Le università comunicano annualmente al Ministero, entro il 31 maggio, il
gettito della contribuzione studentesca accertato nel bilancio consuntivo dell'anno
precedente, il numero di studenti esonerati totalmente o parzialmente dalla tassa di
iscrizione e dai contributi universitari nell'anno accademico in corso, la distribuzione
degli studenti per classi d'importo nel predetto anno, gli eventuali scostamenti
verificatisi con riferimento ai valori percentuali di cui ai commi 1 e 2, nonchè le
misure conseguentemente adottate per il rispetto dei limiti di cui ai predetti commi. |
Tab. 1
CONSUNTIVO 2008
a prezzi correnti |
2006 |
2007
Previsioni assestate
al 15 nov. 2007 |
2007
Consuntivo |
2008 |
| Entrate totali |
779.623.560,47 |
895.856.892,53 |
757.980.938,99 |
874.547.310,36 |
| Spese totali |
799.389.905,07 |
980.627.831,70 |
759.561.547,03 |
850.205.941,76 |
| Saldo |
-19.766.344,60 |
-84.770.939,17 |
-1.580.608,04 |
+24.341.368,60 |
BREVE NOTA
Il "tesoretto" e la
contropartita in termini di perdita di studenti
Da notare che, al 31 dic.2'008, i residui attivi (soldi
attesi, ma non entrati) erano più di quelli passivi
(soldi impegnati, ma non spesi) e, dunque, in termini di cassa (ossia di certezza), il
tesoretto non c'era
Per uscire da queste sabbie mobili, serve la
"discontinuità" senza compromessi
Rientra, poi, nelle questioni sul bilancio il problema dell'unità delle
Università italiane (ossia
della CRUI) nel rapporto col Governo, unità che Calzolari ha frantumato con la
creazione di AQUIS
Il Consiglio di Amministrazione ha approvato
(5 maggio 2009), senza modifiche, il testo sottoposto dalla Amministrazione. Come è
noto, si tratta di un bilancio di competenza
Il bilancio ha un saldo attivo di 24.341.368,60. In una nota dell'Ateneo,
secondo il Rettore Calzolari questo saldo è il "effetto di qualità del lavoro,
prudenza nella gestione e contribuzione studentesca".
Tuttavia, inserendo le cifre del 2008 in un arco triennale (si vegga la tab. 1, che
va dal 2006 al 2008 incluso), prevale l'attrazione sulla crisi drammatica del 2007,
in cui il rettore andò in piazza a denunciare il pericolo di bancarotta e portato i libri
in tribunale. Si pensa che il "tesoretto" valga a cancellare il ricordo di tanto
sbando ? Nella tab. 1 è anche riportata la situazione relativa al primo assestamento, a
metà novembre, e il successivo consuntivo, che attesta la virata.
Contesto a questo bilancio due fatti:
a) che il "tesoretto" sia stato pagato con un arretramento rispetto
ad obiettivi essenziali dell'Ateneo, e comunque non necessario (tale pagamento), perchè
ciò che si chiede ad una buona amministrazione pubblica è semplicemente il
pareggio;
b) che la nuova situazione contabile sia un mero
maquillage di cifre, senza alcun collegamento con le riforme strutturali della didattica,
che sole possono far migliorare durevolmente la situazione contabile.
Dunque, pur se il 2008 ci vede in qualche modo fuori da pericoli
imminenti, di insolvenza (a parte, che ci sarebbe da guardare ai RESIDUI del bilancio, su
cui torno alla fine), resto anche convinto che solo la discontinuità del prossimo rettore
(direttore amministrativo, incluso) possa fare sperare in qualcosa che rilanci
l'Ateneo durevolmente. Ma al contrario, la preoccupazione della nota rettorale, fatta
rimbalzare ad arte su "la Repubblica" è quella di smentire il candidato più
critico e discontinuo (Cantelli Forti), che ha invece ragioni da vendere nella sua critica
radicale alla amministrazione Calzolari - Fabbro.
S'intende, poi, che per le difficoltà del bilancio, occorrerà anche che
Bologna concorra alla riunificazione delle Università italiane, nel rapporto col Governo,
ma che Calzolari ha frantumato creando AQUIS. Ma andiamo per gradi, e guardiamo dentro al
bilancio.
1. - Le tasse universitarie (o contribuzioni studentesche) sono aumentate
di 29 milioni circa, e questo significa che il tesoretto viene tutto da questo
aumento. Se, poi, dividiamo la cifra per il numero degli studenti (vedi tab. 2), troviamo
che in media ogni studente ha speso 1.014 nel 2006, 1.062 nel 2007 e
1.475 nel 2008. E se ci ricordiamo che durante la gestione
Calzolari-Fabbro (2001-2009) gli studenti sono calati di 18.000 unità, allora capiamo
l'apporto (pro-quota) di questo "tesoretto" a distruggere l'Ateneo: sì,
perchè se continuiamo a perdere studenti, rimarranno solo le mura. Quanto meno, nel
fissare le tasse degli studenti, occorrerebbe tener conto di cosa fanno gli Atenei attorno
a Bologna.
2.- FFO - Fondo di Finanziamento Ordinario. Esso è aumentato di
13 milioni. Dunque esso era sufficiente per il pareggio sostanziale.
3.- Ricerca. Dalla tab. 2, si vede un crollo ben grande del finanziamento
della ricerca. Il Miur ha avuto la sua parte principale di responsabilità e ce ne
lamentiamo. Ma c'è anche un calo di quello dell'Ateneo. E allora, perchè mai un avanzo
di amministrazione ? E come mai, giornalmente il vertice dell'Ateneo si riempie la bocca
esaltando la sua azione a favore della ricerca ?
Si noti anche la cifra risibile del finanziamento privato. Si parli col mondo delle
imprese, e si sentirà solo dire della estrema difficoltà di colloquiare con il
Rettorato, considerato un ambiente fuori orbita, per i tempi tecnici troppo lunghi di
approvazione di un potenziale accordo, e per l'incapacità di capire l'importanza dei
progetti. E questo giudizio è stato espresso anche dai presidenti degli enti finanziatori
della università della Romagna.
Sempre la tab. 1 evidenza cose che andavano giustificate nella nota del
rettorato: troppi interessi attivi ! Questi evidenziano ritardi nei pagamenti ai
fornitori di beni e servizi, e dunque oneri ricaricati indirettamente sull'Ateneo, in
quanto un fornitori fanno fatture caricate, che scontano i ritardi.
4. Dubbi sulla cifra dei titoli pubblici venduti per 50
milioni . Questa cifra è controbilanciata da identica cifra in uscita, e questo
vuol dire che sono titoli acquistati nel 2008. Tuttavia alla voce "rendite di titoli
pubblici" l'entrata è 0,00 (si vegga la voce F.E.1.17.03). Mi sembrerebbe evidente
la mancanza dei relativi interessi. Ad es. se compro una obbligazione 100 è perchè mi
aspetto di avere indietro 105, alla scadenza. Servirebbe una spiegazione del dove sono
finiti.
4.- Romagna. La cifra a carico di Bologna è ripresa ad
aumentare nel 2008. Questa è cosa buona. Ma della Romagna dirà meglio un servizio a
parte. Clicca su RESOCONTO.
5.- Personale docente. Si vede dalla tabella 5 che la
situazione retributiva è stagnante, come da anni, pur se il potere d'acquisto della
moneta è molto calato.
Potrebbe avere senso ridurre il numero dei docenti, per aumentare la
retribuzione variabile dei docenti ? Questa questione andrebbe esaminata alla luce
della ristrutturazione della didattica, cosa di cui neppure lontanamente ci si preoccupa
in ateneo.
Altrettanto: ha senso negare il biennio, dopo i 70 anni, se poi (per
legge) non si può assumere "tanto, quanto uscito" per fare fronte alla
necessità di docenti ?
Professori a contratto. La cifra per assunzioni pro-tempore,
di docenti esterni, ammonta 3.967.190,61. Ha senso questa spesa, per un ateneo che
ha 3.300 docenti di ruolo ?.
6.- Personale tecnico e amministrativo. Anche queste sono
stagnanti le relative retribuzioni andrebbero esaminate alla luce dell'effettivo
fabbisogno di personale. Ma anche queste cose sembrano lontane anni luce dal bilancio:
eppure sono la stessa cosa, perchè il bilancio è la conseguenza di una corretta
impostazione delle problematiche del primo tipo.
7.- Ultimo, ma non ultimo: le spese per collaborazioni esterne sono
diminuite di quasi il 50%: Questa è cosa buona.
RESIDUI. Come detto all'inizio, il
bilancio de quo è di "competenza", ossia spese impegnate (ma non effettuate
interamente) o entrate attese (ma non entrate realmente). Per questo motivo, il
bilancio di competenza è accompagnato dal bilancio dei residui. Ebbene i residui attivi
sono stati 185.832.231, 89) e i residui passivi sono stati
120.019.703,93. Pertanto, in termini di cassa (ossia di soldi "veri",
direbbe la Marcegaglia), l'Ateneo, al 31 dic. 2008, aveva pendenti crediti netti di
esercizio per 65.812.527,96. Dunque, in termini di cassa, il tesoretto
non c'era. N.L. |
| TABELLA 2 - ALCUNI
PARTICOLARI SULLE ENTRATE |
| CHIAVE |
|
2006 |
2007
Previsioni assestate al 15 nov. 2007 |
2007
Consuntivo |
2008 |
| |
|
|
|
|
|
| F.E.1.01+ F.E.1.02 |
Contributi
studenteschi (escluso post laurea) |
97.701.476,47
(pro-capite:
1.014,31;
studenti 96.323) |
104.774.816,59
|
97.635.669,97
(pro-capite:
1.062;
studenti 91.888 |
126.880.254,43
(pro-capite:
1.475,27;
studenti 86.005) |
F.E.1.05.01 |
FFO-Fondo
statale per funzionamento ordinario |
389.335.072,00
|
380.917.567,00
|
389.071.741,00 |
402.427.423,00
|
F.E.1.13.02+
F.E.1.16.04 |
Finanziamento
privato della ricerca (ex- art. 66 DPR 382/80) |
906.660,84
|
850.000,00
|
1.365.959,51
|
1.548.544,29
|
F.E.1.17.02 |
Interessi attivi su depositi |
756.844,47
|
1.501.224,00
|
2.194.357,04 |
3.955.687,08
|
| F.E.1.17.03 |
Rendite
titoli pubblici |
0,00 |
0,00 |
0,00 |
0,00 |
| F.E.3.26.01 |
vendita di
titoli pubblici |
0,00 |
0,00 |
9.999.871,58 |
49.998.767,39** |
| Questa entrata, dovuta alla vendita
di titoli pubblici (Buoni del Tesoro ?) è controbilanciata da uguale cifra, in uscita,
dovuta all'acquisto di titoli del debito pubblico. |
|
| Tabella 3 - Finanziamento della
ricerca |
|
|
ANNI |
2006 |
2007
Previsioni assestate al 15 nov. 2007 |
2007
Consuntivo |
2008 |
| F.S.2.22 |
Finanziata da
MIUR |
15.793.235,91 |
28.989.283,74 |
17.049.227,03 |
19.124.857,55 |
| F.S.2.23 |
Ricerca
finanziata da Ateneo |
4.096.222,22 |
11.245.784,06 |
4.537.306,32 |
3.414.671,00 |
| F.S.2.26 |
Finanziata da
altri enti pubblici |
234.844,78 |
158.686,95 |
162.538,49 |
117.473,26 |
| F.S.2.27 |
Finanziata da
privati |
109.819,86 |
158.686,95 |
141.582,49 |
69.000,00 |
|
TOTALE
RICERCA |
20.234.122,77 |
40.552.441,70 |
21.890.654,33 |
22.726.001,81 |
| Tabella 4 - Romagna - Finanziamenti
per la didattica |
|
ANNI |
2006 |
2007
Previsioni assestate al 15 nov.07 |
2007
Consuntivo |
2008 |
| F.S.1.19.16 |
Polo
di Cesena |
6.192.690,22 |
3.494.390,11 |
3.508.560,83 |
4.683.711,88 |
| F.S.1.19.17 |
Polo
di Forlì |
6.007.017,14 |
3.817.184,12 |
3.847.068,39 |
5.543.369,23 |
| F.S.1.19.18 |
Polo
di Ravenna |
3.046.504,86 |
2.022.345,09 |
2.033.954,99 |
2.596.799,66 |
| F.S.1.19.19 |
Polo
di Rimini |
3.790.863,43 |
2.512.446,20 |
2.512.446,20 |
3.187.556,06 |
|
Totale |
19.037.075,65 |
11.846.365,52 |
11.902.030,41 |
16.011.436,83 |
|
| Tabella 5 - Personale docente |
|
ANNI |
2006 |
2007
Previsioni assestate al 15 nov. 2007 |
2007
Consuntivo |
2008 |
| F.S.1.03.01 |
Retribuzione
professori |
181.255.788,97
|
186.936.986,71 |
186.517.392,38 |
189.339.709,67 |
| F.S.1.03.02 |
Retribuzione
ricercatorI |
57.414.697,90 |
61.267.985,48 |
60.970.031,63 |
63.501.676,04 |
| F.S.1.03.03 |
Supplenze |
3.772.431,92
|
3.520.925,48 |
3.197.825,37 |
2.885.282,83 |
| F.S.1.03.05 |
Compensi
accessori e indennità di carica Professori e Ricercatori |
1.813.628,17
|
1.103.931,81 |
1.100.427,44 |
1.256.889,11 |
| F.S.1.06.01 |
Professori a
contratto finanziati da Ateneo |
3.983.869,73
|
3.800.522,33 |
3.857.872,29 |
3.967.190,61 |
| F.S.1.06.02 |
Professori a
contratto finanziati da altri |
905.884,17 |
658.162,11 |
557.541,35 |
860.744,53 |
|
Totale |
249.146.300,86 |
257.288.513,92 |
256.201.090,46 |
261.811.492,79 |
| * Il tasso di inflazione ISTAT, dal
2001 al 2006, è stato 12%. Si direbbe che c'è stato un mero adeguamento monetario |
Tabella 6 - Personale tecnico e amministrativo - retribuzioni |
|
ANNI |
2006 |
2007
Previsioni assestate al 15 nov. 2007 |
2007
Consuntivo |
2008 |
F.S.1.04, F.S.1.05
F.S.1.07 |
TOTALE |
108.842.495,14
|
115.734.278,9 |
107.514.955,68 |
113.505.231,14 |
|
ANNI |
2006 |
2007
Previsioni assestate al 15 nov. 2007 |
2007
Consuntivo |
2008 |
| F.S.1.02.13 |
Spese per collaborazioni
esterne |
2.618.278,20 |
2.360.396,59 |
2.062.155,69 |
1.302.696,02 |
|
Mentre
il Senato Accademico approva il 29 apr. le nuove lauree, con
interpretazione minimale del DM 270 |
Pier Paolo Diotallevi,
Preside Ing. Bologna
|
INGEGNERIA:
Dall'Ordinamento didattico alle Elezioni del Rettore
|
| Lettera del Preside di Ingegneria per vere modifiche
dei corsi di laurea, pena l'impossibilità di reggere l'attuale offerta formativa, per il
calo della forza docente. |
Questo orientamento finisce per lambire il Rettorato (in periodo di
elezioni per
nuovo rettore), perchè è in aperta collisione con le linee del Predecessore
Masetti, oggi ProRettore alla Didattica e Formazione, e Consigliere di
Amministrazione, e dunque destinato a conservare la stessa posizione di ProRettore, se
sarà eletto Rettore un Candidato in continuità con la linea dello attuale rettore.
Se Ingegneria piange, le altre Facoltà non ridono. |
Guido Masetti
|
|
|
** |
|
Secondo il Preside, le cose da fare subito sarebbero:
a) l'accorpamento degli insegnamenti;
b) fare discipline comuni, al primo anno, rispettivamente per le tre aree tradizionali
(industriale, civile, informatica) e per quella edile di Ravenna. |
|
La cosa non può destare meraviglia, d'altra parte. E', infatti,
solo del 18 feb. 2009 l'audizione, in Senato, del Direttore Gen. del Miur, Dr. A. Masia,
secondo cui il Governo punta:
1) "alla perdita di docenza del 20% nei prossimi
tre anni";
2) "alla conseguente riduzione del 30% degli insegnamenti, e quella dei corsi
di studio" (e ciò non esclude lauree "nuove", purchè siano tolte delle
lauree "vecchie" - n.d.r.) |
LA LETTERA DEL PRESIDE
9 aprile 2009
- Ai Presidenti dei Consigli di Corso di Studio
- Al Presidente
della Commissione per la Didattica
e p. c. - Ai Docenti e Ricercatori della Facoltà di Ingegneria
Oggetto: Riflessioni e iniziative per la didattica nella Facoltà di Ingegneria
a) L'attuazione della riforma universitaria secondo il D.M.
270 costituisce un momento ed una occasione di rilevante importanza al fine di programmare
un riordino dell'intera offerta didattica, dei corsi di studio, dei piani didattici e
degli insegnamenti.
L'attuale prospettiva della didattica non è certamente favorevole per
la Facoltà di Ingegneria in ragione della rilevante riduzione del corpo docente che si
andrà a verificare nei prossimi anni, sia per la naturale riduzione della disponibilità
di docenti a seguito del loro pensionamento, sia per la eliminazione, da parte del Senato
Accademico, dei due anni di fuori ruolo per coloro che, dal 2009, raggiungeranno i limiti
di età previsti.
Il quadro della numerosità del corpo docente nei prossimi tre anni vedrà
una riduzione di più di quaranta unità, mentre nulla di certo è possibile dire sulla
effettiva presa di servizio per i vincitori di concorso che attualmente sono banditi. In
questa prospettiva di medio termine la Facoltà di Ingegneria non può rimanere
indifferente alla possibile situazione di difficoltà che a breve si andrà ad evidenziare
per la copertura degli insegnamenti.
D'altra parte non è possibile pensare di supplire a questa prospettiva di
riduzione del numero di docenti incardinati nella Facoltà con contratti a persone
provenienti dal mondo esterno, sia esso professionale o industriale: anche i fondi per la
didattica sono in via di riduzione.
L'uscita dal circuito della docenza produce inoltre anche un grave
pregiudizio sulla qualità della didattica. Sono infatti i professori che da lungo tempo
si sono occupati di didattica, oltre che di ricerca, a dover lasciare scoperti gli
insegnamenti.
Si andrà a perdere il contributo importante di persone di riferimento
per la didattica e per la valenza scientifica e umana, privando così gli studenti del
contatto con uomini e docenti eccellenti.
b) Oltre a queste considerazioni che fanno prevalentemente
riferimento a dati qualitativi e ad una sostenibilità dell'offerta didattica, ritengo
doveroso rimarcare che attualmente, senza considerare le nuove iniziative di cui si dirà
in seguito, la Facoltà di Ingegneria vede oggi attivi n. 11 corsi di Laurea e n. 13 corsi
di Laurea Magistrale (o Laurea Specialistica) di cui uno a ciclo unico di cinque anni.
Contemporaneamente sono previsti in Facoltà circa 850 insegnamenti
(ottocentocinquanta). Sono dunque attivi 62 anni di corso ed, ipotizzando anche che siano
tutti diversi fra loro, la Facoltà raggiunge l'offerta di un numero medio di insegnamenti
pari a circa 14 insegnamenti per anno di corso.
Se valutiamo il numero degli esami previsti (e consideriamo questi
come insegnamenti) e conteggiamo 20 esami per le lauree triennali, 12 esami per le lauree
specialistiche o magistrali e 29 esami per la laurea a ciclo unico, otteniamo che il
numero medio di esami per anno è pari a 6,34.
Dunque in Facoltà, anche ammettendo che per ogni corso di studio gli esami
siano indipendenti l'uno dall'altro, abbiamo una offerta didattica che vale circa 2,2
volte quella strettamente necessaria; questo rapporto tende poi ad aumentare notevolmente
se si considera che molti esami riguardano insegnamenti comuni a più corsi di studio.
Questi numeri ovviamente non vogliono essere esaustivi del problema e
non lo descrivono neanche completamente, tuttavia rappresentano un primo quadro, seppure
approssimato e grezzo, in grado di darci gli ordini di grandezza, così importanti per noi
ingegneri, utili per renderci conto della offerta didattica estremamente ampia che è
proposta dalla Facoltà.
Sorge anche il dubbio che gli studenti possano riuscire ad
orientarsi facilmente in questo quadro di così ampia numerosità di insegnamenti: questa
maggiore offerta conoscitiva forse può essere interpretata anche come fonte di confusione
e di difficoltà nell'orientamento; una "Babele didattica" (espressione forse
esagerata) sulla quale credo dobbiamo prontamente riflettere e prendere qualche iniziativa
di razionalizzazione.
c) D'altra parte, come ben noto, la Facoltà ha deliberato un riordino dei corsi
di studio sia per le lauree, sia per le lauree magistrali proponendo una offerta più
ampia, dettata da esigenze di migliore caratterizzazione della offerta formativa, in linea
con le nuove tendenze della società e del mercato del lavoro, e nell'intento di formare
studenti sempre più preparati, competenti e competitivi per la società nella quale, al
termine dei loro studi, andranno ad operare.
La nuova offerta è stata ragionata e dettata dal desiderio di essere in
linea con le necessità del mercato del lavoro, intendendo formare ingegneri dei quali la
richiesta del mercato è assodata. I numeri precedentemente esposti sono dunque destinati
ad accrescersi esaltandosi anche gli aspetti negativi.
d) A fronte dunque dell'attuale costante riduzione delle risorse sia
umane, sia di mezzi strumentali, a fronte della forse pletorica offerta di insegnamenti e
del desiderio di sostenere nuove iniziative culturalmente valide ritengo che la Facoltà,
ed i corsi di studio che ad essa afferiscono, debbano rivedere l'intera organizzazione
della didattica ed i piani didattici dei singoli corsi con questi obiettivi principali:
- rivisitazione degli insegnamenti previsti nel piano didattico con la riduzione
del numero degli insegnamenti a scelta degli studenti;
- rivisitazione del numero dei curricula inseriti all'interno dei corsi di studio
delle lauree e delle lauree magistrali al fine di ridurre il numero degli insegnamenti;
- valutazione dell'ipotesi di accorpamento di corsi di studio appartenenti alla
stessa classe;
- riorganizzazione dei corsi di base comuni a tutti i corsi di studio al fine di
rendere l'offerta formativa più organica, trasversale a più corsi e comunque omogenea
nell'ambito della stessa classe (con questa azione si aiutano anche gli studenti a meglio
orientarsi nel primo anno di studio senza il rischio di perdere tempo in corsi ed esami
che potrebbero rimanere a loro debito nel caso di cambio di corso di studio);
- considerazione della mutuazione di insegnamenti da altri corsi di studio al fine
di ridurre, come necessario, il numero degli insegnamenti.
Ritengo sia estremamente importante che la Facoltà prospetti
l'insieme di queste modifiche in tempi brevi sia per la necessità che ci investe già dal
novembre 2009, sia per poter dare evidenza in Ateneo di un atteggiamento
"virtuoso" ed anticipatore di ciò che, con altri mezzi meno gradevoli e meno
meditati, inevitabilmente l'Ateneo ci costringerà ad attuare
e) Mi rivolgo pertanto a Voi, Presidenti dei Consigli di Corso di
studio ed alla Commissione per la Didattica della Facoltà, per sollecitarvi a questa
riflessione e chiedervi proposte per l'attuazione di questi obiettivi, prima che altri ce
lo impongano o le necessità della Facoltà lo richieda in modo drastico. La valutazione
che si può e si deve fare non è solo di tipo numerico, con riferimento ad esempio
all'evidenziare i circa 850 (ottocentocinquanta) insegnamenti presenti in Facoltà; non è
solo il numero che conta (che peraltro sembra già grande), ma la qualità e l'efficienza
della didattica.
Con particolare riferimento alle lauree ritengo che la formazione non
possa essere scomposta in un numero elevato di "mille rivoli" che forse non
confluiscono in un unico fiume di sapere.
Attendo entro breve tempo proposte dirette secondo quanto sopra
esposto; preannuncio che comunque dopo il periodo di sospensione della didattica per il
periodo della Pasqua, sarà mia cura convocare riunioni nelle quali dovrà essere data
risposta a questi importanti temi. L'obiettivo è quello di rendere più forte, efficace
ed efficiente l'offerta didattica che sempre è stata qualitativamente sostenuta e
qualificata: da quei modelli non vorremmo allontanarci per le attuali contingenze.
Certo della Vostra piena collaborazione porgo un cordiale saluto.
Il Preside prof. ing. Pier Paolo Diotallevi |
| Senato,
seduta del 29 aprile 2009. Nota del prof. Maurizio Spurio Attivazione
corsi di Laurea. Le complesse procedure previste dal Ministero per l'attivazione
annuale dell'offerta formativa impongono l'adozione di delibere in tempo utile per
verificare il possesso dei requisiti necessari.
La delibera verte su: n.201 corsi di studio DM270/04 (di cui 85 lauree, 110 LM e 6 LM a
ciclo unico).
Si specifica inoltre che dei suddetti corsi:
- 172 corsi risultano già attivati nell'a.a. 2008/09 ex DM 270/04;
- 22 derivano da trasformazione (ex corsi di studio già attivati come 509/99);
- 5 sono di nuova attivazione.
- 2 LM ciclo unico in Giurisprudenza, già attivate per tutti gli anni di corso.
Si ricorda che il SA il 25/03/09 ha già approvato l'attivazione per l'a.a. 2009/10 di 23
corsi di studio ex DM 509/99 (ultimo anno possibile) e di 1 laurea quadriennale ex L.
341/90.
Il totale delle richieste di attivazione è dunque 225, contro i 223 dello scorso anno
accademico.
Il SA era a conoscenza del parere della commissione didattica (CD) e di quello
(vincolante) del nucleo di valutazione. In particolare, era necessario che fossero
rispettati dei requisiti minimi di numerosità di studenti (fissati dal MIUR, e di vincoli
più restrittivi fissati dall'ateneo) e di requisiti minimi di docenza per ogni corso di
studio.
In conclusione dopo una estesa discussione:
- sono stati attivati tutti i corsi che non presentavano criticità di alcun tipo, e che
avevano ricevuto parere favorevole della CD e del Nucleo di valutazione.
- dei nuovi corsi proposti, sono stati approvato i 4 che hanno ricevuto parere favorevole
da CD e Nucleo, mentre non è stato approvato un corso della classe LM26, che aveva
ricevuto parere negativo da entrambi.
- su 3 corsi che non avevano i requisiti minimi di numerosità previsti dal MIUR, non sono
stati attivati i 2 che avevano ricevuto parere negativo dal nucleo, mentre per il corso di
Tecnologie per la Conservazione e Restauro è stato dato parere positivo, anche in
previsione di una ristrutturazione della classe di laurea previsto per il prossimo anno (e
che prevede una laurea a ciclo unico).
- su 3 corsi che non avevano i requisiti minimi di numerosità previsti dall'Ateneo, 2
avevano avuto parere negativo da CD e Nucleo.
Tuttavia, poiché si tratta di due LM di Ravenna coinvolte nella classe che dovrà essere
"ristrutturata" (coinvolte quindi nella nuova classe a ciclo unico), il SA
chiede al nucleo, limitatamente al prossimo a.a., di rivedere il parere e di poterli
attivare.
Il SA fornisce parere positivo alla LM di Scienze per l'Ambiente, in accordo con le
indicazioni del Nucleo.
- Su 6 corsi di laurea (1 di Agraria, 1 di Conservazione, 2 di Lettere, e di Scienze) su
cui il Nucleo lamenta difetti sui requisiti di docenza, il SA esprime parere favorevole,
vincolandolo al fatto che siano soddisfatte le richieste del Nucleo. Altre pratiche
trattate:
- Il Sa approva le modifiche dei regolamenti dei corsi di studio e le proposte di
regolamento per i corsi di nuova attivazione per a.a. 2009/10 delle seguenti Facoltà:
Agraria, Ingegneria, Psicologia, Scienze Matematiche Naturali e Fisiche, Scienze Motorie e
Giurisprudenza;
- Il SA approva la stipula della convenzione per il sostegno della Laurea Magistrale in
Giurisprudenza e alla laurea di primo livello in Giurista d'Impresa e delle pubbliche
amministrazioni;
- Il SA esprime parere favorevole al rinnovo della carica del Prof G.P.Brizzi quale
Direttore del Centro denominato "Archivio storico";
- Il SA delega il MR per la nomina dei componenti del Centro denominato "Archivio
storico";
- Il SA approva il testo dell'accorso attuativo locale tra Alma Mater e l'Azienda AUSL di
Bologna in attuazione del protocollo d'intesa sulla formazione specialistica dei laureati
in medicina e chirurgia sottoscritto tra regione e le Università dell'Emilia-Romagna;
- Il SA approva il protocollo d'intesa sulla cooperazione scientifica, tecnologica e
didattica tra UniBO ed Istituto scientifico romagnolo per lo studio e la cura dei tumori
(IRST);
- Il SA nomina il Prof C. Zannoni quale rappresentante dell'UniBO nel consiglio direttivo
del consorzio Interuniversitario nazionale per la scienza e tecnologia dei materiali
(INSTM), che dovrà relazionare annualmente sull'attività del consorzio. - Il SA approva
la nomina dello studente Sig. Alessandro Navacchia come rappresentante degli studenti nel
comitato direttivo del sistema Bibliotecario di Ateneo-SBA. Maurizio Spurio |
Lauree:
a MINISTRA il Preside DIOTALLEVI , di
Ingegneria, risponde: SI' |
Sì alla
rivoluzione didattica a Ingegneria: 4 lauree, in luogo di 12
"Riduciamo il numero delle lauree al numero delle classi previste per
l'ingegneria".
"A loro interno, potranno poi trovare spazio adeguato singoli indirizzi." |
Pier Paolo Diotallevi,
Preside Ing. Bologna
|
|
Il
documento inviato dal nuovo Preside alla Facoltà
"ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL'ATTUAZIONE,
NELLA FACOLTA' DI INGEGNERIA, DEL DM 270"
"Preso atto ...della proliferazione dei
corsi di studio, del numero degli insegnamenti,
della molteplicità delle sedi e della loro diffusione territoriale -
spesso non supportata
né da caratteri storici, né da adeguate attrezzature didattiche - è
nostra responsabilità
proporre e sostenere vie alternative di più largo e incisivo
respiro." PPD |
1.- Il nostro compito.
L''Università italiana, unitamente a tante altre istituzioni nazionali, sta vivendo un
momento di grave incertezza derivante sia da situazioni contingenti, quale ad esempio le
difficoltà economiche, sia dall'emergere di carenze strutturali e funzionali. Il nostro
compito deve essere quello di osservare e valutare in maniera critica ed attenta i diversi
aspetti che hanno condotto l'Università a questo livello di criticità, non potendo e non
dovendo noi, operando dall'interno, ritenere che tutte le responsabilità ricadano
esclusivamente su altri lasciandoci come puri osservatori e soggetti passivi di una
realtà non da noi voluta e realizzata.
Preso atto di oggettive inefficienze e di reali mal funzionamenti,
quali ad esempio la proliferazione dei corsi di studio, del numero degli insegnamenti,
della molteplicità delle sedi e della loro diffusione territoriale - spesso non
supportata né da caratteri storici, né da adeguate attrezzature didattiche - è nostra
responsabilità proporre e sostenere vie alternative di più largo e incisivo respiro. Si
aggiungano i ventilati tagli alle risorse sia in termini finanziari, sia in termini di
risorse umane dei quali anche a breve termine si risentiranno i nefasti effetti sul
sistema formativo universitario, sulla conseguente qualità della ricerca e quindi sulla
diffusione della conoscenza.
A fronte di queste prospettive dobbiamo agire, per quanto ci compete come
docenti universitari, e, nel nostro ambito, all'interno della Facoltà per assicurare ai
giovani e a coloro che si affacceranno in un prossimo futuro agli studi universitari un
percorso formativo effettivamente calibrato sulle loro esigenze e sulle reali necessità
della società che vedrà fra qualche anno questi studenti inseriti nel mondo lavorativo e
professionale sulla base della formazione che noi abbiamo il compito e il dovere di
preparare ed offrire loro.
2.- Dal DM 270, uno stimolo a sperimentare nuovi percorsi. Le
recenti modificazioni del percorso degli studi universitari hanno rappresentato un momento
di riorganizzazione del quadro formativo del quale forse non siamo stati buoni interpreti,
non cogliendo tutte le implicite modifiche e gli espliciti suggerimenti che venivano
formulati, rinchiudendoci in un più semplice attaccamento alle preesistenti situazioni,
piuttosto che provare a sperimentare nuovi e più efficienti percorsi.
La prima trasformazione attuata con il DM 509/99 ha portato
all'interno dell'Università il percorso denominato "3+2" spezzando, in due
successivi momenti, una formazione che sempre più si è rivelata, in tanti ambiti, non
completa ed insufficiente se arrestata al primo passo. Non a caso si è potuto riscontrare
che la maggior parte degli studenti che hanno intrapreso il percorso universitario
dell'ingegneria non si sono arrestati al primo livello di laurea (laurea triennale secondo
il DM 509/99), ma hanno proseguito nel potenziamento e nel completamento della loro
formazione nel successivo passo della laurea specialistica.
La successiva normativa varata con il DM 270/2004 ha avuto fra i suoi
obiettivi, ricompattando fra loro insegnamenti che erano stati eccessivamente frammentati,
quello di ridurre il numero degli insegnamenti stessi e degli esami per ogni studente,
garantendo così una maggiore unitarietà nella trasmissione del sapere. Nella stessa
norma si legge un altro obiettivo: quello di dare alla formazione universitaria una
struttura tale che, partendo da una ampia base comune, viene orientata, nei livelli
superiori della formazione, verso attività e competenze sempre più specifiche e
finalizzate, come peraltro appare naturale se per un momento riflettiamo sulle modalità
di apprendimento nell'approfondire le conoscenze. Forse questo aspetto è stato,
anche recentemente, trascurato.
Si aggiunga inoltre la prospettiva reale di una riduzione, non compensata in
termini di docenti, delle risorse umane verso la quale ci si sta inevitabilmente muovendo
e l'opportuna individuazione di requisiti formali e sostanziali per poter svolgere con
qualità e competenza l'esercizio dell'insegnamento.
3.- I "requisiti minimi" non vanno osservati solo sotto
l'aspetto numerico. I requisiti minimi richiesti dal DM 270/2004, esaminati sotto
il puro aspetto numerico, richiedono per ogni corso di studio la disponibilità media di
circa l'80% degli insegnamenti coperti da docenti di ruolo, ovvero studiosi cha abbiano di
fatto dimostrato, mediante i concorsi tramite i quali sono stati vagliati, di essere non
solo capaci ma anche più che capaci nella ricerca, premessa indispensabile per una buona
scuola di formazione culturale e professionale. Dunque occorre sfruttare al massimo queste
capacità per dare agli studenti il meglio nella formazione.
Ad oggi la Facoltà di Ingegneria ha formulato un proprio piano formativo,
peraltro ancora in fase di completa definizione secondo le direttive vigenti contenute nel
DM 270/2004, che comprende undici lauree (di primo livello) appartenenti a quattro diverse
classi, 11 lauree specialistiche (in corso di definitiva trasformazione in lauree
magistrali per le quali già sono stati approvati dalla Facoltà gli ordinamenti), due
lauree magistrali (di cui una a titolo congiunto con altre sedi europee) ed altre sei
iniziative (di cui una di primo livello) delle quali alcune hanno il principale obiettivo
della internazionalizzazione. Completano il quadro una laurea a ciclo unico (di cinque
anni) per la quale è dato il riconoscimento della comunità europea.
Il quadro è ampio, molto articolato perché articolate e plurime sono
le competenze che afferiscono all'area ingegneristica, e comunque l'insieme rientra
ampiamente oggi negli steccati posti dai requisiti minimi formali.
Con questo assetto si rischia tuttavia di fornire agli studenti un quadro
disarticolato della proposta formativa, non completamente chiaro e comunque tale da
congelare ogni ulteriore ipotesi di progettazione futura nei percorsi finalizzati, andando
verso la saturazione dei requisiti minimi sia per eccedenza nella frammentazione
dell'offerta, sia per le sofferenze future in termini di docenti in previsione dei futuri
pensionamenti.
4.- Per il riordino basato su un limitato numero di lauree.
Ribadendo la necessità di un riordino, la cui definizione è fortemente stimolata e
suggerita dalle future riduzioni delle risorse, in ottemperanza al criterio formativo di
partire da basi comuni sempre più allargate per dirigersi, nei livelli superiori di
laurea, verso indirizzate finalizzazioni della formazione, seguendo altresì l'implicito
suggerimento delle vigenti disposizioni in termini di classe, si ritiene necessario
sottoporre all'attenzione della Facoltà un assetto formativo basato su un limitato numero
di lauree alle quali potrà essere collegata, in cascata, una più puntuale offerta
formativa nelle lauree magistrali.
L'ipotesi sulla quale si invita la Facoltà a discutere e riflettere è
quella di ridurre il numero delle lauree ad esempio al numero delle classi
previste per l'ingegneria (L7, L8, L9 e L23) all'interno delle quali potranno poi trovare
spazio adeguato singoli indirizzi.
Con questo criterio si dovrebbero raggruppare fra loro i corsi di studio
afferenti alla classe dell'ingegneria industriale (L9), alla classe dell'ingegneria civile
e ambientale (L7), alla classe dell'ingegneria dell'informazione (L8) e alla classe delle
scienze e tecniche dell'edilizia (L23).
Si possono così ottenere numerosi vantaggi sia dal punto di vista culturale
- certamente l'aspetto primario - sia dal punto di vista dell'organizzazione degli studi e
dei servizi della Facoltà.
L'unitarietà culturale, sancita dal raggruppamento dei corsi di
studi in classi, può trovare la sua migliore manifestazione nell'individuazione di
materie di base comuni alla classe con qualità e quantità formative identiche per i
diversi indirizzi appartenenti al corso afferenti a quella classe. La differenziazione
nella formazione può avvenire comunque secondo gli indirizzi aventi specifiche e
caratterizzanti denominazioni atte ad individuare l'ambito di competenza cui il corso
prevalentemente si rivolge.
5.- Per una formazione di base solida e comune a tutti i laureati di
Ingegneria. E' altresì da considerare il fatto che chi si fregerà in futuro del
titolo di "Ingegnere" avrà una formazione di base solida e in gran parte comune
a tutti i laureati dello stesso ambito, contribuendo a creare un'identità comune nei
laureati. Gli studenti potranno avere di fronte gli stessi percorsi, oggi frazionati in
tanti corsi di studio, consapevoli cha la loro laurea sarà in grado di conferire loro
tutte quelle competenze e conoscenze necessarie e fondamentali per entrare nel mondo del
lavoro (senza particolari specificità non previste a questo livello di laurea e non
sufficientemente credibili per questo livello di laurea) o proseguire, sicuri della
propria formazione, in una laurea magistrale che li orienterà maggiormente negli ambiti
disciplinari preferiti.
L'accorpamento dei corsi diverrebbe così stabile e non soggetto alle
fluttuazioni annuali conseguenti alla numerosità degli iscritti agli attuali corsi di
studio così fortemente frammentati.
La Facoltà potrà meglio organizzare le proprie risorse sia in
termini di docenti e ricercatori, sia in termini di spazi e risorse economiche per rendere
più agevole il percorso agli studenti. Questi accorpamenti, per i quali si sta avviando
una simulazione, potranno forse comportare la necessità di sdoppiamento e anche di
triplicazione di alcuni insegnamenti, ma hanno comunque l'innegabile vantaggio di liberare
risorse che potranno essere utilmente e proficuamente riversate sulle lauree magistrali,
ovvero sulla totalità degli studenti.
6.- In ritardo riorganizzativo, ma possiamo recuperare. L'ipotesi
di riorganizzazione degli studi qui proposta doveva forse essere presa in considerazione
fin da quando si è messo mano al riordino della formazione secondo il DM 270; non
possiamo però rinunciare a priori a valutare questa possibilità e a questa opzione che
ora ci viene offerta solo perché, non colta in precedenza, la Facoltà ha intrapreso una
via diversa.
Dobbiamo imporci una riflessione adeguata in questo senso. Qualora si
intendesse conservare lo stato attuale della formazione dovremmo dimostrare che l'ipotesi
qui suggerita e proposta è peggiorativa della situazione attuale. Dovremmo dimostrare che
il contenuto formativo di questa proposta - proposta che la Facoltà ritengo abbia il
dovere di formulare, elaborare, discutere ed eventualmente fare propria - non può essere
attuato o risulta peggiorativo rispetto all'attuale situazione. Dovremmo dimostrare che i
percorsi formativi sarebbero migliori se si continuasse a procedere "in linea
retta" fra lauree e lauree magistrali. Dovremmo dimostrare che è meglio limitare la
formazione data dalle lauree magistrali a favore delle lauree di primo livello. Dovremmo
dimostrare che la nostra visione della formazione che siamo in grado presentare ai nostri
studenti, rimanendo limitata agli attuali assetti e priva di possibili sviluppi futuri,
sia formulata nell'interesse degli studi e degli studenti e non di singoli docenti o di
gruppi desiderosi soltanto di affermare il proprio ambito.
7.- Conclusioni. Pertanto propongo alla Facoltà
una discussione su questi argomenti nelle opportune sedi quali i Consigli di Corso di
studio, la Commissione per la didattica e il Consiglio di Facoltà, ben consapevole che i
tempi di attuazione di un tale cambiamento non potranno essere immediati; ma sarebbe già
un buon successo iniziare una attenta e approfondita discussione considerando che ai sensi
del DM 270 abbiamo ancora qualche anno per raggiungere una formulazione definitiva
dell'assetto egli studi.
Sono certo della Vostra piena collaborazione nell'interesse degli studenti, della
Facoltà e della formazione.
Bologna ottobre 2008.
Il Preside prof. ing. Pier Paolo Diotallevi |
Romagne: secessione, federazione, o integrazione "multicampus"
con Bologna ? |
Giuseppe Farneti
|
G. Farneti, Prospettive dell'insediamento universitario di
Forlì-Cesena
Considerazioni sul testamento del Sen. Melandri*
(Stralcio dalla Relazione, alla fine del mandato per la Facoltà di
Economia di Forlì, nel 2006)
Oggi solo
Forlì-Cesena parrebbe avere i requisiti di didattica e di ricerca,
propri di una università che possa sopravvivere alle attese forbici del Governo.
* Rapporto dei Poli di Cesena e Forlì,
Commissione Consiliare di Forlì, 24 gennaio 2006
|
|
Nota. Nel
2008 abbiamo pubblicato un articolo del prof. Piero Gallina, Presidente di Se.ri.nar, un
vero allarme circa la situazione finanziaria della sede di Forlì e Cesena (clicca su
Università di Romagna ).
Quel testo lasciava, tuttavia, scoperto un interrogativo fondamentale: i Romagnoli come
pensano il loro futuro, sotto il profilo organizzativo e strutturale ? Precisamente:
vogliono la "secessione, la federazione con Bologna, l'integrazione con Bologna
?"
Senza una risposta chiara, ogni rapporto tra la Romagna e Bologna non può che
fondarsi sulla ambiguità, e nessun problema finanziario potrà essere risolto bene, fino
in fondo.
In attesa di una chiarificazione, e che sarebbe opportuna nel corso del dibattito
per la elezione del Rettore, la ri-proposizione del testamento del Sen. Melandri vuole
essere una prima indicazione, eventualmente da aggiornare.
Al termine di questo stralcio, viene riprodotto il sommario completo degli
argomenti della Relazione Farneti. NdR |
Giuseppe Farneti, Riflessioni sul periodo di presidenza 2000-2006, §
12
Alcune considerazioni riconducibili allultima intervista del Sen. Melandri.
a) Il Sen. Leonardo Melandri, qualche mese prima di
scomparire volle redigere un documento di racconto dellavvio e delle prospettive
future dellinsediamento universitario romagnolo.
Si tratta di una sorta di testamento professionale, che lui scrisse a
futura memoria, perché chi vorrà, potrà sapere come è andata
, così mi
disse in uno degli ultimi incontri. Tra le Sue ampie riflessioni mi limito a riprenderne
alcune. Ma tutti dovrebbero leggerle.
Viene inizialmente osservato che lo sviluppo dellinsediamento romagnolo
è stato abbastanza casuale, il prodotto di forze e volontà diverse. Il risultato è
stato soddisfacente, ma non privo di decisioni fortemente irrazionali, di volta in volta
attribuite ai diversi protagonisti. In questambito la Facoltà di Economia,
superando diverse difficoltà, ha delineato la sua missione e la sua strategia, ma soffre
di un quadro ancora opaco di strategia globale dellAteneo per quanto concerne la
Romagna e la governance complessiva.
L'Ateneo persegue lidea del multicampus. Il sen. Leonardo
Melandri, per contro, parla di fallimento del multicampus. Noi
pensavamo, in quella che poi si è rivelata come una ingenuità, che lAlma Mater
fosse interessata, se non propensa, per il suo altissimo prestigio e la sua forza, a
tentare un esperimento di riconsiderazione di se stessa, nel quadro della nuova realtà
che si era determinata con il decentramento.
avevamo sottovalutato la forza e i
condizionamenti della struttura e della mentalità tradizionali, che non rinunciano mai
volentieri a competenze, attribuzioni, funzioni proprie per trasferirle ad altri
(pp. 50-51). Il Sen. Leonardo Melandri era anche consapevole del fatto che non tutte
le risorse date da Roma a Bologna per il decentramento finivano in Romagna (p. 53),
individuando un problema che presenta poi la sua continuazione per quanto concerne il
finanziamento delle strutture in Romagna.
La realtà vede dunque il modello multicampus come obiettivo, ma i comportamenti
non realizzarlo. Serve un adeguamento, forse, dello Statuto di Ateneo, ma sicuramente
simpone una pratica di autonomia, particolarmente nella ricerca, che è ancora poco
realizzata.
In questo quadro, si può ritenere, il decentramento va concretamente perseguito,
risolvendo la pratica del divide et impera (p.53). Le risorse vanno ripensate,
lorganizzazione dovrebbe vedere un crescente impegno dei poli (guardando
allesperienza positiva del polo di Forlì).
b) Soprattutto, la ricerca va
resa autonoma. Questo è il nodo cruciale. Il sen. Leonardo Melandri vi insiste.
Ritengo che costituisca la cartina di tornasole di qualsiasi buon proposito. O saremo in
grado di percorrere questa strada, o dovremo limitarci a un decentramento della sola
didattica e veramente dovremo parlare di rifiuto del multicampus: ma non avremo risolto i
nostri problemi, né come Università di Bologna, né come Romagna.
Al riguardo vi é il nodo cruciale relativo al modo di essere dei
Dipartimenti. Ebbene, come si dirà, il problema si può risolvere, valorizzando il Polo,
nella sua natura di struttura scientifico-didattica e nelle sue esperienze e capacità
organizzative e rispettando la Romagna e lobiettivo di rafforzare la ricerca
dellintero Ateneo, nellambito di regole trasparenti.
Il Sen. Leonardo Melandri osserva come la Fondazione sopperisca alle carenze
strutturali. E vero. Ma è giusto che ricercatori e assegni di ricerca siano
finanziati in sostituzione dellAlma Mater e non per favorire insediamenti che, in
quanto giovani, hanno bisogno di maggiori attenzioni?
Alla Fondazione siamo tutti grati, così come a Serinar, ma dobbiamo
promuovere un processo che veda valorizzata la ricerca in tutti i suoi aspetti e che
consenta di superare limpressione di luogo dove, con criteri talora soggettivi, si
distribuiscono risorse.
c) Servono nuove regole e
nuove pratiche decisionali. Va considerato che i poli hanno contemporaneamente un ruolo
didattico, pienamente sviluppato e uno scientifico, ancora da esprimere. Si deve
richiamare lattenzione sul fatto che le differenze per quanto concerne la ricerca e
la vita dei Dipartimenti fra Bologna e la Romagna, sono notevoli.
Ad esempio:
1. Gli studi dei docenti in Romagna sono collocati
nelle Facoltà e non nei Dipartimenti co-me a Bologna;
2. I contributi studenteschi che a Bologna finanziano
le Facoltà e tramite queste i Dipartimenti, in Romagna servono per finanziare i Poli, che
in buona misura li destinano poi al-le Facoltà per le loro spese di funzionamento, ma
mantenendone la gestione contabile;
3. Il budget della Facoltà riconosciuto
dallAteneo costituisce per la Romagna lunica fonte di finanziamento per
lattività didattica (contratti);
4. Tutta lattività didattica in Romagna è
svolta dalle Facoltà, che devono pertanto gestire tutti gli spazi necessari, senza alcun
contributo da parte dei Dipartimenti, come si verifica invece a Bologna.
d) Partendo dalla considerazione di queste differenze simpone
una specifica disciplina della ricerca in Romagna, che assecondi il modello multicampus,
dando inoltre un contributo allesigenza di affermare nellAlma Mater una più
qualificata attività di ricerca, oggi in parte resa opaca da processi decisionali non
sempre pienamente trasparenti e da una complessiva organizzazione che è in parte da
ripensare, come infatti si sta verificando.
Va considerato inoltre che il ruolo principale dei Dipartimenti, laddove non siano
presenti consistenti strutture di ricerca, è quello di allocare le risorse, sia di
persone sia finanziarie e poi di amministrarle. La ricerca pertanto non richiede, per noi,
la vici-nanza fisica e lutilizzazione di laboratori, conseguendone che la funzione
amministrativa nei Dipar-timenti è assorbente di ogni altro aspetto.
E possibile al riguardo, come si è iniziato a fare in una riunione che
nellautunno dellanno scorso ha visto insieme il Rettore, con i Presidenti dei
Poli, il Pro-rettore e i presidi della Romagna, pensare che:
- I Poli, come realtà
scientifiche, dovrebbero essere realizzati, almeno a livello sperimentale;
- Il loro ottimo risultato sotto il
profilo della gestione delle risorse che fanno capo alle Facoltà (che decidono, ma non
hanno autonomia contabile), può fare pensare a un loro coinvolgi-mento nella gestione
contabile delle attività di ricerca in Romagna;
- I docenti incardinati in Romagna
potrebbero dunque (forse anche senza modifiche dello Statuto dellAteneo), secondo
regole e comportamenti da definirsi, organizzarsi in aggregazioni sostitutive degli
attuali Dipartimenti, opzionalmente rispetto ai Dipartimenti di Bologna, ge-stendo
pertanto in Romagna le risorse della ricerca ad essi attribuite, ma avendo sempre i Poli
come centri di contabilità.
E una possibilità, intorno alla quale lavorare. Il punto, per me
chiaro, come lo era per il Sen. Leonardo Melandri, come lo è per coloro che vogliono una
Alma Mater sempre più grande e insediamenti universitari in Romagna sempre più efficaci,
è tutto nella necessità di affiancare la ricerca con la didattica: entrambe definiscono
un inse-diamento universitario. Entrambe si influenzano a vicenda.
I docenti, in Italia, svolgono entrambi i ruoli. Secondo la mia opinione, ne
consegue che un docente non è interessato allo sviluppo della propria Facoltà, non cerca
riscontri sul territorio, se la sua carriera è di fatto collegata ad altri riferi-menti
accademici. I docenti sono sempre legati a scuole, correnti di pensiero che, se si pongono
fuori della Facoltà, ne riducono il ruolo a luogo funzionale al proprio percorso
accademico, richiamati (soprattutto se di particolare valore), o diversamente indirizzati,
appena necessario.
Il Sen. Leonardo Melandri circa questi aspetti, connessi allattività
di ricerca, a p.57, osserva: Queste sono largamente penalizzate con la mancata
istituzione di almeno alcuni importanti Dipartimenti, senza i quali anche ciò che di
valido si svolge in Romagna rimane attestato su Bologna, mantenendosi alla sede centrale
il punto di riferimento, anche finanziario e di svolgimento del lavoro, per tutte le
attività impostate e da impostare.
Ciò porta anche alla conseguenza che i Docenti e Ricercatori continuano
inevitabilmente a considerare Bologna come la loro sede di lavoro, accrescendo quel senso
di precarietà che sembra talora assumere la presenza del personale docente nelle nostre
sedi didattiche.
e) Un altro aspetto che al Sen. Leonardo Melandri
era assolutamente chiaro era quello relativo al rapporto fra Facoltà e territorio. Ho
già fatto riferimento ai significativi risultati del Cresem (Centro di ricerche economico
manageriali), anchessi da assumere a modello, se si pensa di riflettere
su come impostare le iniziative di un in-sediamento universitario che voglia essere
propositivo e comunque interagire, verso e con il territo-rio. In effetti
questultimo fondamentale aspetto dellattività di una Facoltà e specialmente
di una Facoltà di Economia (soprattutto quando i suoi percorsi si rivolgono ai
soggetti-aziende, di ogni tipologia, per aiutarli nel governo delle loro attività), è
sempre stato per me, insieme alla qualità della didattica e della ricerca, un punto di
costante riferimento.
Per realizzarlo al meglio serviva una cabina di regia con il territorio, che
era stata individuata nel Cresem, come era emerso anche da alcune riunioni che
precedettero la costituzione del Cresem in Spa.
Daltra parte va menzionato che subito dopo la mia elezione a Preside,
sei anni addietro, elezione avvenuta di fatto allunanimità e su richiesta dei
Colleghi, inviai una lettera ai rappresentanti dellIstituzioni proprio per esprimere
questa mia naturale propensione alla collaborazione.
Il progetto però non è riuscito, nonostante le mie attenzioni,
poiché la collaborazione del territorio, sempre fattiva sugli aspetti materiali, non ha
saputo spingersi sino a delineare una richiesta di didattica e di ricerca che fosse
congeniale alle proprie esigenze di sviluppo, che comportasse un confronto continuo e di
tipo strutturale con le diverse realtà, anche associative, specialmente quelle relative
alla ricerca e alla formazione.
Vi sono state comunque eccezioni in positivo. Ad esempio da parte della
professione contabile e da parte della provincia di Forlì-Cesena.
Va poi considerato il grande contributo della Fondazione, già menzionato,
quantitativamente di enorme importanza, ma non ancora incardinato in una logica espressa e
negoziata di in-terazione con il territorio, così come la collaborazione assicurata dal
Direttore di Confindustria Forlì-Cesena.
Circa il Cresem è stato dunque osservato che Certamente, la Fondazione
della Cassa di Risparmio di Forlì, rendendosi conto della importanza di favorire
lalta formazione e la ricerca nelle nostre sedi, ha erogato rilevanti risorse ai
nostri Corsi universitari, per progetti di alta formazione e di ricerca.
Ma si può essere soddisfatti di questo? Cè la necessità della
continuità e dellinterconnessione, oltre che della continuativa verifica, tra
territorio e programmi universitari; e a questo scopo non può certo dare una risposta
sufficiente il Comitato tecnico-scientifico, costituito dalla Fondazione stessa.
Poteva esercitare una funzione importante, in questo quadro, il Cresem
costituito in Società autonoma presso la Facoltà di E-conomia, con la partecipazione
maggioritaria della stessa Fondazione e della Associazione degli Industriali, oltre che di
Ser.in.ar., del Comune e dellUniversità. Ma non mi pare che siamo su questa
lunghezza donda. (pp. 58-59). Il Sen. Leonardo Melandri osserva poi da
una parte, la ancora fragile e precaria situazione dei nostri insediamenti universitari
, dallaltra, la scarsa chiarezza propositiva del mondo delle imprese.
Credo che al riguardo la riflessione di tutti debba proseguire.
Conclusioni. ....
La speranza è che, grazie allimpegno dei docenti e delle istituzioni, e nonostante
lautonomia non si sia ancora pienamente affermata, tale indirizzo
possa proseguire. Al centro di questo quadro di riferimento, vi è il
modello che ho cercato di delineare, la cui validità va ben oltre i confini
della nostra Facoltà.
Forlì, ottobre 2006
Sommario Premessa 2 La Facoltà sino all'a.a. 1999/2000 2 Lo sviluppo
della Facoltà: l'aspetto quantitativo 4 Lo sviluppo della Facoltà: l'aspetto qualitativo
8 Considerazioni preliminari 8 Il modello: la sua struttura 9 Il modello: gli altri valori
10 Specificità della nostra eccellenza, in quanto riconducibili ai contenuti del piano
triennale dell'Ateneo 2007/2009 10 L'internazionalizzazione 11 Il rapporto con il
territorio 11 Alcune considerazioni (e opportunità) riconducibili all'ultima intervista
del Sen. Melandri 12 Cosa fare nel prossimo futuro? 15 Conclusioni 17
Tavole allegate
1. Docenti
incardinati nel tempo, per area e per SSD, con la specificazione dellindicatore di
fab-bisogno
2. Studenti
immatricolati e iscritti nel tempo
3. Personale
amministrativo nel tempo
4. Requisiti
minimi di docenza per lanno accademico 2006/2007
5. Andamento
delle immatricolazioni del CLEGA, distinto per curriculum |
Andre Segrè
|
Il PROGRAMMA DI SEGRE', Recensione di N.
Luciani
Perchè non enunciare la propria squadra, già in aprile,
vale dire prima delle elezioni ?
Frattanto il Rettore uscente ha incassato (26 gen) un brutto
colpo: convocata la riunione
CONGIUNTA di CdA e SENATO per allargare il corpo elettorale, si è visto respinto:
"Avevi tutto il tempo ...., ma le regole non si
cambiano sotto elezioni ! "
Anche scaduti il 30 gennaio il termine delle domande
per la selezione del nuovo Direttore Amministrativo |
Andrea Segrè,
PROGRAMMA DI MANDATO RETTORALE: L'URGENZA DEL FUTURO UN NUOVO PROGETTO PER UNA NUOVA ALMA
MATER , feb. 2009
In questa settimana il Preside di Agraria ha distribuito capillarmente
in Ateneo un libretto cartaceo, in cui illustra il suo programma di rilancio della nostra
università, contando sul placet degli elettori. Lo stesso testo è, poi, visibile in
Internet, sul sito di lui: http://www.andreasegre.it/
(Scarica programma pdf ).
L'iniziativa di Segrè si distingue per l'eccezionale dote
comunicativa, chiarezza dei propositi e grafica, così da catturare facilmente anche un
occhio distratto. E' evidente anche il notevole impegno finanziario, per la stampa.
Nel merito, il testo è ripartito in argomenti, facilmente rintracciabili con
un link. Per nulla togliergli, dal lato del contenuto e del metodo espositivo, riporto qui
il copia-incolla del frontespizio. Per chi si aspettasse da me un qualche giudizio critico
sul programma, sono un può restio. Ma, poi, perchè dovrei lanciare il sasso e tirare
indietro la mano ? |
A. Segrè,
PROGRAMMA DI MANDATO RETTORALE: L'URGENZA DEL FUTURO UN NUOVO PROGETTO PER UNA NUOVA ALMA
MATER
 | Fare comunità. LAlma Mater
è il nostro posto |
 | Guardare avanti. Con consapevolezza e responsabilità per costruire il futuro |
 | Lo statuto del rinnovamento. La
nuova governance: partecipazione, trasparenza e sussidiarietà |
 | Didattica e ricerca. Rinnovare la
missione, qualificare l'azione |
 | Il motore della ricerca. Aumentare
la potenza, migliorare l'affidabilità |
 | Internazionalizzazione e accoglienza. La
giusta dimensione dell'Alma Mater |
 | Il motore della didattica. Diminuire
i giri, migliorare il rendimento |
 | La strategia di sviluppo.
Collegare gli obiettivi alle risorse |
 | Studenti al centro. Diritti e
doveri, strutture e servizi |
 | La ricerca dei talenti. Il futuro
della nostra comunità |
 | La Medicina dell'Alma Mater. Un
patrimonio per l'Università, una risorsa per la società |
 | Un multicampus tra Bologna e la Romagna.
Federalismo e reciprocità |
 | L'Alma Mater è la nostra casa.
Riorganizzare gli spazi per lavorare meglio e in sicurezza |
 | Sosteniamo il futuro. Spegniamo la
luce, accendiamo la ricerca |
 | Diventare UniversitAttiva. Un
comunità che vive nella comunità |
 | Un'altra Alma Mater è possibile.
La sostenibilità economico-finanziaria del progetto |
 | L'Alma Mater del nostro futuro.
L'Università che vogliamo, insieme la faremo |
|
Ci sono aspetti che mi sembrano
innovativi per la presa di coscienza dell'importanza strategica di alcuni obiettivi e del
modo di raggiungerli. Notevole, a questo proposito, è il suo schema di governance, in cui
compare in primo piano la "squadra", più che il Rettore.
Mi piace anche la chiarezza con cui proclama la natura
pubblica dell'Università, in Italia (e questo non va contro le libertà di fare
altro, se c'è chi lo vuole).
Altri aspetti bene impostati sono quelli del riordino delle lauree, e della
riorganizzaziobe della ricerca. Mi pare, invece, eccessiva l'importanza attribuita al
sapere impostare le domande. Qui occorrerebbe una vera e propria svolta, in modo da
interessare il settore privato al finanziamento dell'Ateneo. Ad es., i tempi tecnici
dell'Ateneo sono troppo lenti, per le imprese.
L'idea del multicampus in Romagna, secondo me, non è il meglio
nè per Bologna nè per la Romagna, e sarebbe utile dichiarare che non si considererebbe
scandalo se, prima o poi, la Romagna chiedesse la secessione.
Altri aspetti da riprendere e meglio precisare sono quelli relativi allo
stato giuridico e al reclutamento dei giovani. Qui il programma mi pare un pò troppo
sguarnito. I problemi del precariato non si risolvono con
cioccolatini. Servono risorse finanziarie vere, e serve vincere un corporativmo
strutturato, capillare, che è ancora nel sangue della ex-medievale Alma Mater.
Ritorno sulla "governance". Spero tantissimo che il
"giovane" e "valoroso" Segrè sia consapevole che toccare sul serio la
questione della Governance è toccare fili elettrici. La Burocrazia è molto potente
e non mollerà facilmente.
Egli vuole riportare i professori a condurre la politica universitaria (compito,
dalla prina ora di Calzolari, avocato a sè dalla Burocrazia). Così vuole la legge
esistente, vale dire spetta:a) ai professori a decidere la politica universitaria;
b) alla Burocrazia la sua attuazione. |
Ma come dicevo, riformare la governance in quel
senso, vuole dire toccare fili elettrici e, dunque, per divenire credibile, occorrerà rassicurare
l'elettore che dispone di un équipe con le spalle quadrate.
Perchè no ? Perchè non enunciare la propria squadra, già in
aprile, prima delle elezioni ? N. Luciani |
|
ATENEO
DI BOLOGNA: Finanziamento privato della ricerca |
Pier Ugo Calzolari
|
Bilancio
di previsione 2009: le entrate ancora calanti, da Contratti
e convenzioni per la ricerca in conto terzi, ex-art. 66 DPR 382/80
Considerazioni su una possibile compensazione dagli Spin Off dell'Ateneo ex- D.Lgs 297/1999, purchè non sopravvengano
conflitti di interesse tra Spin Off e Ateneo (si vegga lo art. 6, circa la responsabilità
della vigilanza del Preside e del Direttore del Dipartimento).
Sul Decreto Rettorale in materia di Contratti ex-art. 66, clicca su Regolamento
Sul Decreto Rettorale, relativo agli Spin Off, clicca su: Alma Mater |
Il
Dirigente della "Area della Dicerca" Bruno QUARTA potrebbe raccontarci
circa le sue azioni per scoperchiare questa pentola, in tanti anni ? |
TABELLA - Previsioni in , a prezzi correnti - FONTE: Bilanci ripresi da
www.unibo.it |
| Chiave |
Bilancio |
2006* Previsione assestata a ottobre |
2007* Previsione assestata a ottobre |
2008* Previsione assestata a dic. |
2009 Previsione |
F.E.1.13.02+
F.E.1.16.04
(F.E.1.3.1.02+
F.E.2.2.1.16,
dal 2008, 2009) |
Fondo 20% (ex- art. 66 DPR 382/80), del Finanziamento privato
della ricerca * |
906.660,84
|
850.000
|
820.000
|
830.000
|
| * Questo significa che il finanziamento atteso dai
Dipartimenti è previsto nell'ordine di 4.150.000, per il 2009 |
Il finanziamento privato della ricerca universitaria assume un interesse
strategico, quale entrata sostitutiva del finanziamento statale, via via sempre più
calante in questi anni. E questo anche se non sono mancate leggi statali, miranti ad
incentivare il finanziamento privato medesimo (per le erogazioni liberali, si veda:TUIR,
art. 10, comma 1, lettera 1-quater; art. 100, comma 2, lettera c). Ma gli effetti non
sono, tuttora, risultati significativi.
Invece, un campo potenzialmente di interesse è il finanziamento privato in
cambio di una contropartita, domandata dalle imprese. Per quanto ricordo ci sono state due
leggi, che hanno smosso qualcosa, ma molto meno di quanto di sarebbe potuto ottenere, se
applicate in modo intelligente: uno è il DPR 382/80, art. 66, l'altro è il Decreto
Legislativo 297/1999, da cui nell'Ateneo di Bologna sono venuti gli Spin Off (imprese
commerciali, in forma di società di capitali, a partecipazione dell'Ateneo, dei
Professori e Ricercatori, personale tecnico-amministrativo, borsisti, studenti, ...). Ma
andiamo per gradi.
1.- Contratti ex-art. 66. Il bilancio di previsione 2009 conferma
la modestia di questa entrata in bilancio, o per meglio dire il suo declino da anni, ma a
partire da somme non trascurabili in passato.
Il motivo di questo declino sta nel fatto che i ricercatori hanno dovuto
abbandonare la ricerca di contratti con le imprese, a causa del fatto che
l'Amministrazione Centrale applicava (ed applica) una dura tangente sui proventi (che può
avvicinarsi al 30%, e questo per un complicato meccanismo che colpisce sia l'utile che il
costo dei progetti). Questa tassa, aggiunta all'imposta sul reddito e agli oneri
previdenziali, lascia poco più del 10% al ricercatore).
Questo effetto perverso è stato più volte segnalato al Rettore, che però
ha trovato un muro nel direttore amm.vo. Nè abbiamo mai potuto capire se il Dirigente
della Area della Ricerca se ne sia occupato. Fatto sta che un primo rimedio è stato
trovato direttamente dai professori con contratti diretti con le imprese, sia pur sotto di
studi professionali, e quant'altro. Questo, finchè la legge n. 370/1999,
art. 4, c. 5, delegificò la materia, ossia la "rimise alla autonoma determinazione
degli Atenei". Nel caso di Bologna ci fu il ripristino della
tangente con Decreto Rettorale del 2001.
2.- Spin Off. Essi sono stati istituiti a Bologna con
Decreto Rettorale (2002), in applicazione del D.Lgs 297/1999: "Riordino della
disciplina e snellimento delle procedure per il sostegno della ricerca scientifica e
tecnologica, per la diffusione delle tecnologie, per la mobilita' dei ricercatori".
Lo Spin Off è una società di capitali, che ha come possibili soci i
professori e lo stesso Ateneo, con lo scopo di fare ricerca ed attività professionali
connesse, in forma imprenditoriale autonoma, dentro e fuori l'università. La legge
(art.4) sostiene gli Spin Off con:
a) i contributi a fondo perduto;
b) il credito agevolato;
c) i contributi in conto interessi;
d) i crediti di imposta ai sensi dell'articolo 5 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, con
le integrazioni di cui al comma 2;
e) la prestazione di garanzie;
f) gli atti di cui all'articolo 2, commi da 203 a 207, della legge 23 dicembre 1996, n.
662, in conformita' alle delibere del Comitato interministeriale per la programmazione
economica (CIPE);
g) il bonus fiscale, ai sensi dell'articolo 7, commi 1 e 4, del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 123.
Sappiamo dell'esistenza di Spin Off a
Bologna(clicca su SPIN OFF per trovare l'elenco). Ma null'altro
sappiamo oltre alla ragione sociale e agli scopi, pur se l'Ateneo ne è socio (10% del
capitale). Qualche loro traccia dovrebbe esserci nel bilancio dell'Ateneo sotto forma di
"utili" o "perdite" pro-quota capitale partecipato.
Il Decreto Rettorale contiene varie limitazioni ai soci-professori, affinchè
non nasca conflitto di interesse tra le due posizioni da loro occupate (quello di
professore che deve svolgere i compiti istituzionali, e quella di socio-imprenditore che
svolgi i compiti dello Spin Off). In particolare è fatto divieto di fare ricerca ai sensi
dell'art. 66 del DPR 382/80.
E' tuttavia evidente che questa limitazione è contra legem, anzi è un vero
e proprio abuso di potere dell'Amministrazione centrale che non può con un atto
amministrativo (tale è un Decreto rettorale) proteggere il percepimento della
tangente di cui sopra, trattandosi di utili con apporto dello Stati (mi riferisco ai
contributi statali, ... ecc. - di cui al D.Lgs 297/1999). D'altra parte, la distinzione
tra ricerca dello Spin Off e ricerca ex-art. 66 non nasce etichettata con qualche marchio,
per cui esse sono indistinguibili.
3.- Tuttavia, mi pare anche evidente che il passaggio dai contratti
ex-art. 66 (per attività istituzionali) agli Spin Off (per attività
imprenditoriali), sia stato un passo eccessivo, sotto il profilo dei casi di conflitto di
interesse, e che può configurare una responsabilità per gli Organi responsabizzati per
il controllo (Presidi e i Direttori di Dipartimento). Vediamo alcune evidenze.
1) Posizione del socio
Amministratore Delegato o Presidente. Mi sembra evidente che,
qualora il bilancio dello Spin Off divenga di ammontare rilevante, il professore o
ricercatore a tempo pieno entra inevitabilmente in conflitto di interesse con
lAteneo, e questo a causa del tempo da dedicare allAmministrazione.
2) Questo avviene se anche il numero dei soggetti del
Dipartimento coinvolti nellattività dello Spin Off sia rilevante: nel senso che
lattività istituzionale del Dipartimento viene ad essere compressa da quella
concorrente dello Spin Off.
3) Se il numero è rilevante, viene anche crearsi una posizione di
dominanza dello Spin Off nel Dipartimento: nel senso che lo Spin Off potrebbe indirizzare
il voto (dei propri nembri) all'interno del Consiglio del Dipartimento, fino a a ledere il
principio di democrazia negli Organi Collegiali del Dipartimento;
4) il tempo dedicato dai soci dello Spin Off all'attività
dello Spin Off, che non devessere di quantità tale da far venir meno i doveri
istituzionali per linsegnamento e la ricerca. Pur se le cose vanno verificate da
caso a caso, tuttavia, il caso di bilanci importanti degli Spin Off è per se stesso un
indizio da non sottovalutare;
5) E' Illegale conservare la sede operativa presso il
Dipartimento, dopo i 6 anni dalla costituzione dello Spin Off.
6) Lo Spin Off , che non versi le imposte sul reddito, è in
posizione illegale. N. Luciani |
SPIN OFF (Imprese commerciali in forma di SpA o di Srl)
dell'Università di Bologna
ALMA AUTOMOTIVE S.r.l.
Dipartimento Ingegneria costruzioni meccaniche, nucleari., aeronautiche e di metall.
(DIEM).
Attività principali: sviluppo e la commercializzazione di procedure
software e di strumentazione orientate al controllo, alla progettazione, alla
sperimentazione, allo sviluppo ed alla messa a punto di sistemi energetici, motopropulsori
a combustione interna, macchine a fluido e relativi componenti.
Sede: c/o DIEM - Sezione Macchine Viale del Risorgimento 2 40136 Bologna
ARCA Tecnologie S.r.l.
Dipartimento Elettronica Informatica e Sistemistica - DEIS
Attività principali: Progettazione e ingegnerizzazione di sistemi di
automazione industriale e di controllo Automotive. Sviluppo di sistemi di simulazione e
prototipazione rapida, progettazione e ingegnerizzazione di schede elettroniche, di
software di interfaccia, di software applicativo. Svolgimento di campagne di prove
sperimentali. Trasferimento tecnologico alle aziende e relativa formazione specialistica.
Sviluppo e commercializzazione di strumenti software di supporto alla progettazione.
Sede: c/o Dipartimento Elettronica Informatica e Sistemistica - DEIS
Viale Pepoli, 3/2 Bologna
ARS Analytical Research System S.r.l.
Dipartimento: Chimica "G. Ciamician"
Attività principali: sviluppo, produzione e commercializzazione di
strumenti e servizi per l'analisi chimica
Sede: Via Ercolani 3 Bologna
ECONAG s.r.l.
Dipartimento Scienze Statistiche Dipartimento di Scienze Aziendali
Attività principali: Servizi statistici, informatici e di valutazione
alle imprese e agli enti locali
Sede: Via Zamboni, 18 - Bologna
ELCOS S.r.l.
Dipartimento Ingegneria Chimica, Mineraria e delle Tecnologie Ambientali
Dipartimento. Ingegneria Chimica, Mineraria e delle Tecnologie Ambientali
Attività principali: realizzazione di un nuovo sistema di certificazione
internazionale delle rocce ornamentali attraverso l'analisi di immagini Sede: DICMA Viale
Risorgimento 2 Bologna
ERGO S.r.l.
Dipartimento Economia e Ingegneria Agrarie
Attività principali: analisi e valutazioni socio economiche inerenti il
territorio rurale.
Sede: Alma Cube via Fanin 48 Bologna
HEALTH Ricerca e Sviluppo S.r.l.
Dipartimento: Medicina Clinica e Biotecnologia applicata "D. Campanacci"
Attività principali: sviluppo di programmi di ricerca in ambito
nazionale ed internazionale, sviluppo di progetti di ricerca cooperativi tra pubblico e
privato
Sede: Via Galliera 22 Bologna
IDEA S.r.l.
Dipartimento Elettronica, Informatica e Sistemistica (DEIS)
Attività principali: dispositivi elettronici
Sede Operativa: Viale Pepoli 3/2 Bologna
MEC S.r.l.
Dipartimento Elettronica Informatica e Sistemistica - DEIS
Attività principali: Progettazione di microcircuiti e microsistemi
elettronici a microonde da realizzare su chip per radiocollegamenti terrestri e spaziali.
Caratterizzazione e modellizzazione di componenti attivi e passivi per circuiti integrati
monolitici a microonde. Realizzazione e commercializzazione di micromoduli a microonde.
Sede: C/o DEIS Viale Pepoli, 3/2 Bologna
PROGEA s.r.l.
Dipartimento Scienze della terra e geologico-ambientali
Attività principali: Produzione di sistemi di supporto decisionale,
hardware, software, servizi di formazione ed attività di diffusione nei settori della
Meteorologia, Idrologia, Climatologia, Gestione sostenibile delle risorse ambientali,
Protezione dell'ambiente e del territorio, Protezione Civile, Previsione di piena in tempo
reale
Sede Operativa: Via Don Bedetti, 20 - 40129 Bologna
TECHIMP s.r.l.
Dipartimento Ingegneria Elettrica
Attività principali: Realizzazione (progetto, ingegnerizzazione) di
apparecchiature per misure di grandezze elettriche; ottimizzazione di processi
tecnologici, controllo di qualità e diagnostica del processo; automazione industriale.
Sede Operativa: LIMAT (laboratorio presso il DIE) Viale Risorgimento 2
Bologna
T.IN.V.AL. S.r.l
Dipartimento Protezione e Valorizzazione agroalimentare (DIPROVAL)
Attività principale: fornire strumenti e professionalità per un
razionale utilizzo di tecnologie e innovazione, di certificazione e tracciabilità,
nonché per la realizzazione dei servizi di marketing necessari alla valorizzazione delle
produzioni agroalimentari
Sede: Villa Levi Via F.lli Rosselli, 107 42100 Reggio Emilia
VET SPIN S.r.l.
Dipartimento Sanità pubblica veterinaria e Patologia animale
Attività principali: Ricerca e formazione rivolta all'industria
farmaceutica veterinaria ed enti pubblici e privati.
Sede: c/o Dipartimento Sanità pubblica veterinaria e Patologia animale
Via Tolara di Sopra, 50 Ozzano dell'Emilia (Bo) |
|
ALMA MATER STUDIORUM UNIVERSITA DI BOLOGNA
D.R. n° 180 del 06 /06/02
|
IL RETTORE
VISTO il d.lgs 297/99 ( "Riordino della
disciplina e snellimento delle procedure per il sostegno della ricerca scientifica e
tecnologica, per la diffusione delle tecnologie, per la mobilita' dei ricercatori")
che disciplina lattività di ricerca scientifica e tecnologica estendendo il campo
dazione delle Università ad interventi volti alla creazione di "spin
off", con lintento di favorire loccupazione giovanile ed incentivare il
trasferimento tecnologico;
VISTI l'art. 2, comma 1 lett. e), n°1, del
d.lgs 297/99 e l'art. 11, comma 5, del relativo decreto attuativo D.M. 593/00, che
demandano alle Università l'adozione di regolamenti disciplinanti il collocamento in
aspettativa, ovvero il mantenimento in servizio o nel corso di studio, la tutela della
proprietà intellettuale e che definiscono le limitazioni volte a prevenire i conflitti di
interesse con le società costituite o da costituire, in cui siano impegnati professori e
ricercatori universitari;
VISTO lo Statuto di autonomia dell'Università
di Bologna, Parte IV, Capo II, in particolare gli artt. 50 e seguenti;
TENUTO CONTO
dell'art. 53 del d.lgs 165/2001, che disciplina il conferimento e le autorizzazioni allo
svolgimento di incarichi retribuiti da parte dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni;
TENUTO CONTO che, per la migliore
riuscita delliniziativa imprenditoriale, del trasferimento tecnologico, e per il
conseguimento degli obiettivi programmatici, è interesse dellUniversità che il
personale docente, ricercatore e tecnico amministrativo possa prestare la propria
attività a favore dello spin off, purché nel pieno rispetto dei loro compiti primari nei
confronti dellUniversità;
VISTE le delibere del Senato Accademico del 6
maggio 2002 e del Consiglio di Amministrazione del 21 maggio 2002;
VISTO l'art. 12 dello Statuto Generale di
Ateneo che disciplina la procedura di approvazione dei Regolamenti di Ateneo;
QUANT'ALTRO VISTO E CONSIDERATO
DECRETA:
è emanato con efficacia immediata il seguente
REGOLAMENTO PER LA COSTITUZIONE DI SPIN OFF DELL'UNIVERSITA' DI
BOLOGNA E LA PARTECIPAZIONE DEL PERSONALE UNIVERSITARIO ALLE ATTIVITA' DELLO STESSO
ARTICOLO 1
PRINCIPI GENERALI
I) L' Alma Mater Studiorum Università di Bologna, di seguito indicata come
"Università", in conformità ai principi generali di cui alla Parte IV, Capo
II, del proprio Statuto di autonomia, favorisce la costituzione di società per azioni o
società a responsabilità limitata aventi come scopo lutilizzazione
imprenditoriale, in contesti innovativi, dei risultati della ricerca e lo sviluppo di
nuovi prodotti e servizi.
II) Vengono definiti spin-off dell' "Università" esclusivamente quelle
società per azioni o a responsabilità limitata alle quali l"Università"
partecipa in qualità di socio.
III) Le modalità di costituzione, la disciplina dei rapporti con
l"Università" e il regime delle autorizzazioni del relativo personale
sono disciplinati dalle disposizioni di cui all'art. 2 e seguenti.
ARTICOLO 2
SOCI PROPONENTI E ALTRI PARTECIPANTI
I) La costituzione di uno spin off dell"Università" può essere
proposta esclusivamente dall'"Università", ovvero da uno o più docenti e/o
ricercatori, ovvero da dipendenti dell'"Università" appartenenti al ruolo del
personale tecnico amministrativo.
II) Oltre ai soci proponenti, possono partecipare al capitale sociale dello spin
off i titolari di assegni di ricerca, di borse di studio post-laurea e post-dottorato, di
borse di studio universitarie o di altre borse di studio destinate alla permanenza di
giovani ricercatori presso le strutture di ricerca; gli studenti dei corsi di studio, i
laureandi, gli allievi dei corsi di specializzazione e di dottorato; i laureati, gli
specializzati e i dottori di ricerca nonché ogni altra persona fisica e/o giuridica,
società, ente e/o soggetto, italiano o straniero, diverso da quelli qui espressamente
indicati.
ARTICOLO 3
PARTECIPAZIONE DELLUNIVERSITA
I) La partecipazione dell"Università" nello spin off, che
potrà derivare anche esclusivamente da conferimenti di beni in natura, non potrà
superare il 10% del capitale sociale, salvo che il Consiglio di Amministrazione
dellUniversità non disponga diversamente, sentito il Comitato per la valorizzazione
dei risultati della ricerca e del trasferimento tecnologico (di seguito indicato come
"Comitato Smart"), ricorrendo particolari motivi di convenienza o opportunità.
II) Tale partecipazione non potrà essere ridotta se non per volontà
dell"Università" e dovrà assicurare alla stessa adeguate garanzie in
caso di trasferimento delle azioni o quote, nonché la presenza di propri delegati negli
organi dello spin off. A tal fine lo statuto dello spin off dovrà prevedere, tra
laltro, che:
a) in caso di trasferimento a qualunque titolo delle azioni o quote, spetti ai soci
dello spin off, tra cui l"Università", un diritto di prelazione da
esercitarsi in proporzione alla partecipazione detenuta;
b) la partecipazione dell"Università" nello spin off, pur
attribuendo il diritto di voto in assemblea ordinaria e straordinaria, sia postergata
nella partecipazione alle perdite rispetto a tutte le altre partecipazioni sociali;
c) la società sia amministrata da un consiglio di amministrazione di almeno tre
membri e la nomina alle cariche sociali avvenga in modo da assicurare
all"Università" la possibilità di nomina di almeno un componente del
consiglio di amministrazione e di un sindaco, se sia nominato il collegio sindacale.
III) I soci dello spin off dovranno inoltre sottoscrivere con
l"Università" adeguati patti parasociali, di durata non inferiore a 10
anni o comunque della durata massima consentita dalla legge, se inferiore, i quali
prevedano che:
a) per il caso di operazioni sul capitale a seguito di perdite, i soci diversi
dall"Università" debbano fare fronte, nelle dovute proporzioni, ai
ripianamenti delle perdite e agli eventuali aumenti di capitale anche per la parte
necessaria a mantenere invariata la percentuale di partecipazione
dell"Università";
b) la remunerazione per lattività a qualunque titolo prestata dal socio a
favore della società non possa in nessun caso eccedere quanto praticato usualmente sul
mercato in situazioni analoghe, né possa costituire strumento per lattribuzione
al socio di vantaggi, diretti o indiretti, derivanti dal controllo della società o
comunque strumento di discriminazione o di pregiudizio nei confronti degli altri soci;
c) i soci non possano deliberare aumenti di capitale dello spin off o la modifica
di previsioni statutarie a salvaguardia della partecipazione dell'"Università"
senza il preventivo consenso della stessa.
IV) Detti patti parasociali prevederanno, altresì, una opzione di vendita della
partecipazione dell"Università" nello spin off, esercitabile dalla stessa
allo scadere dei patti parasociali o, in caso di mutamento della compagine sociale, nei
confronti degli altri soci, ad un prezzo comunque non inferiore al valore nominale della
partecipazione. L'importo sarà determinato da un esperto indipendente al momento
dellesercizio dellopzione, tenendo conto del valore di mercato a tale data
dello spin off.
ARTICOLO 4
AUTORIZZAZIONE ALLUTILIZZO DEL LOGO
I) Agli spin-off dell"Università" è concesso lutilizzo
gratuito del logo dellUniversità di Bologna sulla base di un apposito contratto di
licenza che dovrà essere sottoscritto con l"Università" contestualmente
alla stipula dellatto costitutivo della società.
II) Il contratto di licenza prevederà, tra laltro, che lo spin off
garantisca e tenga manlevata e indenne l"Università" da qualsivoglia
responsabilità derivante dallutilizzo del logo, nonché le condizioni di anticipata
risoluzione o revoca della autorizzazione allutilizzo dello stesso.
III) Qualora l'"Università" cessi di essere socia dello spin off,
questultimo dovrà interrompere con effetto immediato qualsivoglia utilizzo del
logo.
ARTICOLO 5
PERMANENZA ALL'INTERNO DELLE STRUTTURE DELL'UNIVERSITA'
I) La permanenza degli spin off allinterno delle strutture dipartimentali
dell"Università" non potrà eccedere i 3 anni. Detto periodo potrà
essere prorogato una sola volta, a condizioni da definirsi, dal Consiglio di
Amministrazione dell"Università" su proposta del Comitato Smart e sentito
il Consiglio di Dipartimento, ricorrendo particolari ragioni di convenienza o
opportunità.
II) I rapporti tra l'"Università" e lo spin off saranno regolati da
apposita convenzione che disciplinerà l'utilizzo di spazi, attrezzature e personale,
nonché gli impegni di trasferimento tecnologico.
ARTICOLO 6
PARTECIPAZIONE DEL PERSONALE ALLE ATTIVITA' DELLO SPIN OFF
I) La partecipazione dei soci proponenti allattività dello spin-off
costituisce per l"Università" garanzia per la buona riuscita
delliniziativa, per il raggiungimento degli obiettivi prefissati e per la
salvaguardia della partecipazione stessa dell"Università". Pertanto, il
personale docente e/o ricercatore che proponga lattivazione di uno spin-off, deve
partecipare al capitale dello spin off e deve impegnarsi a non cedere per un periodo
minimo di tre anni dalla costituzione dello spin off la propria partecipazione in esso.
II) Il personale docente e/o ricercatore a tempo pieno proponente
lattivazione di uno spin-off ottiene lautorizzazione, con diritto al
mantenimento in servizio, allo svolgimento di attività retribuita a favore dello spin off
automaticamente per ciascun anno per effetto del rilascio dellautorizzazione di cui
al successivo articolo 8 .
III) Il docente e/o ricercatore socio a tempo pieno che abbia conseguito
lautorizzazione di cui al precedente comma e quello a tempo definito, possono essere
nominati componenti del consiglio di amministrazione dello spin off e possono prestare a
favore dello stesso la propria attività retribuita, purché non di lavoro subordinato, a
condizione che lo svolgimento di detta attività non si ponga in contrasto con il
regolare e diligente svolgimento delle proprie funzioni didattiche e di ricerca. Il
Preside della Facoltà di appartenenza del docente e/o ricercatore socio e il Direttore
del Dipartimento di afferenza vigilano sul rispetto di quanto qui previsto. Qualora venga
meno, per qualsivoglia motivo, la compatibilità tra lo svolgimento di detta attività a
favore dello spin off e le funzioni didattiche e di ricerca, su semplice richiesta
dell"Università", il docente e/o ricercatore socio, a meno che non chieda
di essere collocato in aspettativa senza assegni, deve immediatamente cessare lo
svolgimento dellattività a favore dello spin off, salvo in ogni caso il diritto di
conservare la propria partecipazione sociale.
IV) Per il periodo di permanenza degli spin off allinterno delle strutture
dipartimentali dell"Università", il docente e/o ricercatore socio può
assumere la carica di amministratore delegato o presidente della società previa delibera
del Senato accademico, tenuto conto della compatibilità, nel caso specifico, della
funzione di amministratore delegato o presidente con il regolare e diligente svolgimento
delle funzioni didattiche e di ricerca.
V) E fatto espresso divieto allo spin off, e al personale docente e/o
ricercatore che partecipa allo stesso, di svolgere attività in concorrenza con quella di
consulenza e ricerca per conto terzi di cui allart. 66 del D.P.R. 11.7.1980 n. 382
svolta dal dipartimento in favore di enti pubblici o privati.
VI) Il personale docente e/o ricercatore a tempo pieno che, successivamente alla
costituzione di uno spin off, intenda partecipare alla compagine sociale svolgendo
attività retribuita a favore dello stesso, deve chiedere agli organi competenti
l'autorizzazione secondo le procedure di cui al successivo art. 8. Il rilascio di tale
autorizzazione consente di estendere al nuovo socio le disposizioni di cui ai commi
precedenti del presente articolo.
VII) Il personale tecnico-amministrativo può svolgere a favore dello spin off
attività non retribuita o attività retribuita purché meramente occasionale, al di fuori
dellorario di lavoro e previa autorizzazione del dirigente del personale, sentito il
Direttore della Struttura relativamente alla compatibilità dello svolgimento di attività
in favore dello spin off con quelle proprie della funzione istituzionale.
Il personale tecnico amministrativo può essere, altresì, nominato componente del
consiglio di amministrazione dello spin off su designazione
dell"Università" ovvero a seguito di nomina assembleare, purché ciò
risulti compatibile con lesatto e puntuale svolgimento delle sue mansioni a favore
dell"Università", secondo quanto verificato, di anno in anno, dal
responsabile della struttura di appartenenza.
VIII) I titolari di assegni di ricerca ed i dottorandi di ricerca possono svolgere
a favore dello spin off attività retribuita o non, previo parere del tutor, su
autorizzazione rispettivamente del Consiglio di Dipartimento e del Collegio dei Docenti
del Dottorato.
Gli allievi dei corsi di specializzazione medica possono svolgere a favore dello spin off
attività retribuita o non, purché l'attività prestata non sia in qualunque modo
riconducibile all'ambito sanitario ed al di fuori dellorario di lavoro.
IX) Il personale docente e ricercatore a tempo pieno, il personale tecnico
amministrativo che partecipi a qualunque titolo allo spin off deve comunicare
all"Università", al termine di ciascun esercizio sociale, i dividendi, i
compensi e le remunerazioni a qualunque titolo percepiti dallo spin off. La
remunerazione per lattività a qualunque titolo prestata dal socio a favore della
società non può in nessun caso eccedere quanto praticato usualmente sul mercato in
situazioni analoghe, né deve costituire strumento per lattribuzione al socio di
vantaggi, diretti o indiretti, derivanti dal controllo della società o comunque strumento
di discriminazione o di pregiudizio nei confronti degli altri soci.
X) L"Università" provvede alla verifica del rispetto di quanto
previsto nel presente articolo, anche mediante richiesta di informazioni scritte allo spin
off. Lo spin off è tenuto a fornire le informazioni richieste entro 30 giorni dal
ricevimento della richiesta.
ARTICOLO 7
PROPRIETA INTELLETTUALE
I) La proprietà intellettuale dei risultati della ricerca svolta dallo spin off è
della nuova società. Spetta, tuttavia a favore dell"Università" licenza
gratuita e perpetua, senza diritto di sublicenza.
ARTICOLO 8
PROCEDURA DI COSTITUZIONE DELLO SPIN OFF
I) Il progetto per l'attivazione dello spin off è sottoposto al Consiglio di
Amministrazione dellAteneo e al Senato Accademico che, su parere del Comitato Smart,
sentito il Consiglio di Dipartimento che ospiterà la nuova iniziativa e del Dipartimento
di afferenza dei proponenti, dovranno autorizzare, ciascuno per quanto di rispettiva
competenza, la costituzione dello stesso indicando la quota di capitale che risulterà
sottoscritta dall"Università".
II) Prima dellinizio dellattività la nuova società è iscritta
allAlbo degli spin-off tenuto dall"Università".
III) Il Consiglio di Amministrazione dell"Università" designa,
altresì, il componente del consiglio di amministrazione dello spin off riservato alla
nomina dell"Università". Tale rappresentante deve riferire al Comitato
Smart almeno una volta allanno sullattività dello spin-off.
ARTICOLO 9
SPIN OFF ACCADEMICI
I) Le società, al capitale delle quali l"Università" non
partecipa, costituite o comunque partecipate dal personale docente o ricercatore, pur non
essendo disciplinate dal presente regolamento, dovranno rispettare le seguenti
disposizioni:
a) obbligo per il personale docente o ricercatore a tempo pieno che intenda prestare la
sua opera a favore di tale società di richiedere, per ciascun anno,
all'"Università" lautorizzazione al mantenimento in servizio o nel corso
di studio, sotto il vincolo del diligente svolgimento dell'attività didattica e di
ricerca;
b) obbligo per il personale docente o ricercatore di richiedere di volta in volta
l'autorizzazione a percepire compensi dallo spin off accademico, per l'attività svolta,
secondo quanto previsto dal regolamento di Ateneo sul conferimento di incarichi a docenti
e ricercatori a tempo pieno;
c) obbligo per il personale tecnico amministrativo di richiedere di volta in volta
lautorizzazione al dirigente del personale, sentito il Direttore della struttura
relativamente alla compatibilità dello svolgimento di attività a favore dello spin off
con quelle proprie della funzione istituzionale, a svolgere attività ed a
percepire compensi dallo spin off accademico secondo la disciplina di cui all'art. 6 comma
7.
d) obbligo per il docente / ricercatore a tempo definito del rispetto del regolare
e diligente svolgimento delle attività didattiche e di ricerca.
II) E fatto in ogni caso divieto al personale docente o ricercatore di
partecipare o prestare la propria attività a favore di società che svolgano attività in
concorrenza con quella di consulenza e ricerca per conto terzi di cui allart. 66
della legge 11.7.1980 n. 382 che il dipartimento di appartenenza svolga con enti pubblici
o privati.
Qualora venga meno, per qualsivoglia motivo, la compatibilità tra lo svolgimento di
detta attività a favore dello spin off e le funzioni didattiche e di ricerca, su semplice
richiesta dell"Università", il docente e/o ricercatore socio, a meno che
non chieda di essere collocato in aspettativa senza assegni, deve immediatamente cessare
lo svolgimento dellattività a favore dello spin off, salvo in ogni caso il diritto
di conservare la propria partecipazione sociale.
ARTICOLO 10
ENTRATA IN VIGORE E REGIME TRANSITORIO
Agli spin off già costituiti all'atto dell'entrata in vigore del presente regolamento
e ai quali partecipi l'Università, è riconosciuta la qualifica di spin off
dell'"Università" e ad essi si applicano le disposizioni del presente
regolamento dal momento della sua entrata in vigore. Essi devono adeguare i propri statuti
e patti parasociali a quanto qui previsto nel termine di sei mesi dall'entrata in vigore
del presente regolamento. Ove ciò non sia possibile , il Comitato Smart potrà proporre,
d'intesa con gli interessati, soluzioni ad hoc.
|
Riceviamo dalla Prof.ssa Lilla CRISAFULLI, membro uscente del CdA, ricanditata |
|
Ateneo di Bologna: presentate al Consiglio
"Linee guida del Bilancio di previsione 2009"
|
Lilla Crisafulli
|
|
LUCIANI: il documento, che pubblichiamo integralmente, ci prepara a capire cosa ci aspetta
nel 2009, in seguito alle decisioni finanziarie definitive del Governo, che ci auguriamo
siano ricondotte ad una sana ragionevolezza, per garantire agli studenti il diritto allo
studio, e alla scienza la continuità della ricerca.
Non ricordo di aver mai visto un documento così ragionato.
Mi duole, invece, rilevare che il documento taccia su DATI essenziali per capire da
dove si parte: quale è il saldo del bilancio assestato (che di regola va fatto in
ottobre), e quale la situazione di CASSA. E mi duole che la previsione di calo degli
studenti sia considerata come ipotesi realistica, perchè nulla è in cantiere in Ateneo
per contrastarla (eppure durante il mandato di questo Rettore, il calo totale è stato
vicino ai 20.000, quanto basta (in qualunque azienda normale) per presentare le dimissioni
subito (Lui, il suo Direttore amministrativo, e anche il Pro-rettore alla didattica).
Sarebbe anche potenzialmente importante conoscere:
1) Se si intravede qualche possibilità di ripresa del finanziamento privato della
ricerca, all'Ateneo, anche di seguito alle recenti disposizioni legislative di sgravi
fiscali.
Ma questo rilievo non è fatto alla Ragioneria, bensì al Responsabile della
ricerca, a parte che da tempo già avrebbe dovuto procurare entrate per la ricerca,
eliminando "privilegi" nell'Ateneo, che ostacolano questa forma di
finanziamento.
Esempi: a) l'ateneo trattiene una trattenuta (meglio dire tangente) esosa sui
proventi della ricerca, per conto terzi;
b) i cosiddetti "spin-off", imprese "agevolate" dall'Ateneo al
proprio interno, ci risulta siano divenuti (almeno alcuni) il bypass dei contratti di
ricerca per conto terzi, vale dire il modo (dei ricercatori) per ricevere finanziamenti
privati allo scopo di scansare la tangente (per, magari, pagarne un'altra, meno pesante,
di cui al punto a).
2) Se sono prevedibili ricadute sul bilancio di medio-termine, come conseguenza del
fatto che l'Ateneo (in relazione ai rilievi dello Stato sulla proliferazione delle sedi)
vuole affrontare il problema del finanziamento della Romagna (responsabilizzando lo Stato,
non fuggendo), della cui drammatica situazione abbiamo saputo, dai suoi dirigenti
amministrativi;
3) Altra domanda che gira: è vero che le donazioni finanziarie all'Ateneo vanno a
destinazione, solo dopo aver subito una trattenuta, a favore del personale
dell'Amministrazione centrale ? NL |
Fonte: Ateneo. LINEE GUIDA PER IL BILANCIO DI PREVISIONE per il 2009
Finalità: Definire,
secondo le previsioni regolamentari, le linee programmatiche per la gestione finanziaria
dellUniversità, in attuazione degli obiettivi strategici 2007 2009, degli
interventi per il riequilibrio finanziario e delle risorse stimabili, tenendo conto dei
vincoli di finanza pubblica.
Premessa
I principali elementi conoscitivi e finanziari per lelaborazione delle linee
guida al bilancio di previsione 2009 sono stati esaminati dalla Giunta dAteneo (21
luglio 2008) Primi elementi conoscitivi e finanziari per lelaborazione delle
linee guida al bilancio 2009.
Il Magnifico Rettore ha presentato le principali scelte della manovra di finanza pubblica
di giugno ai responsabili didattici, scientifici e di servizio dellAteneo (23 luglio
2008).
Riferimenti normativi di Ateneo
Revisione annuale Piano Strategico di Ateneo 2007-2009
La Giunta di Ateneo (16 giugno 2008), il
Consiglio dAmministrazione (8 luglio 2008) e il Senato Accademico (15 luglio 2008)
hanno approvato la revisione annuale del Piano Strategico 2008 e i giudizi di priorità
formulati per le linee dazione.
Tutte le linee di azione, in quanto inserite nel Piano Strategico, sono prioritarie per la
realizzazione degli obiettivi strategici di Ateneo; tuttavia sono state individuate le
priorità giudicate essenziali per la realizzazione di tali obiettivi, identificandole
come priorità 1 per differenziarle da tutte le altre (contraddistinte come
priorità 2).
Per le linee di azione a priorità 1 gli Organi Accademici hanno confermato
lopportunità di presidiarne la realizzazione, assumendo limpegno di:
- mantenere
almeno immutate le assegnazioni di risorse finanziarie e umane per le linee di azione
avviate nei tempi programmati per le quali non si ravvisano situazioni di criticità
(valutazione verde);
- convogliare
eventuali risorse umane e/o finanziarie disponibili per la Programmazione Strategica sulle
linee di azione che presentano ritardi rispetto ai tempi originariamente programmati o
altre criticità (valutazione gialla o rossa), per renderne possibile la realizzazione o
il completamento.
Il Senato Accademico ha raccomandato che
l'argomento fosse riportato all'attenzione del Consiglio di Amministrazione con proposte
finalizzate allindividuazione di possibili soluzioni per legare il piano strategico
a elementi di valutazione finanziaria.
In allegato è disponibile il documento di revisione annuale del Piano Strategico di
Ateneo 2007-2009 (Allegato 1).
Documento del gruppo di lavoro sugli interventi di riequilibrio finanziario
Consiglio di Amministrazione del 20 giugno 2007
Il documento ha approfondito il quadro informativo sullevoluzione pluriennale
delle principali componenti del bilancio ed ha indicato diverse misure per riequilibrare i
saldi di bilancio nel triennio 2007-2009 e nel medio
- lungo periodo (2007-2016).
Si ricorda che le principali misure per il riequilibrio finanziario si articolano in:
- gestione
integrata della liquidità
- finanziamento
in conto capitale della manutenzione straordinaria
- revisione
del piano edilizio
- cessioni
immobiliari
- prelievo
straordinario
- incentivi
al prepensionamento.
Le misure elaborate per il recupero di efficienza e lincremento delle entrate
prevedono:
- recupero
di efficienza nella gestione dei programmi edilizi
- recuperi
di efficienza nelle partecipazioni
- integrazione
organizzativo-gestionale nelle strutture didattico-scientifiche
- recuperi
di efficienza nei sistemi informativi
- recuperi
di efficienza nelle strutture di servizio
- recuperi
di efficienza nella didattica
- incentivazione
delle attività su commissione.
Il Direttore Amministrativo segnala che il documento è stato stilato nel 2007 e quindi
potrebbe essere aggiornato alla luce delle misure già attuate, riformulato o integrato
con eventuali ulteriori misure aggiuntive.
Stima delle entrate
I criteri generali utilizzati per la stima delle entrate sono stati i seguenti:
- Fondo di
Finanziamento Ordinario: la previsione complessiva di 381,49 milioni di euro, risulta
composta dalla quota consolidabile 2008 pari a 365,9 milioni di euro e da 15,52 milioni di
euro relativi alla copertura dei maggiori oneri per il personale e per i rinnovi
contrattuali (Ministeriale 977 del 1° luglio 2008).
La
stima è stata fatta considerando i seguenti elementi:
* la quota
prevista nel bilancio dello Stato per il 2009 per il Fondo sarà ridotta rispetto allo
stanziamento del 2008 (63,5 milioni secondo il D.L. 112 del 25 giugno 2008 convertito con la
Legge 133 del 6 agosto; nel disegno di legge della finanziaria 2009 tabella C cap.
1694 - il confronto tra lo stanziamento 2008 e la previsione 2009 evidenzia una riduzione
di 134,12 milioni di euro);
* lassegnazione
provvisoria 2008 dellAteneo di Bologna è ad oggi pari a 396,8 milioni di euro;
- Fondo per
la programmazione triennale: la quota prevista di 2,99 milioni di euro, ridotta rispetto
ai 4,3 milioni di euro ricevuti nel 2008, considera la riduzione dello stanziamento
globale previsto nel bilancio dello Stato (comprensivo delle quote destinate alle
Università non statali) e ipotizza una percentuale di assegnazione sul totale uguale a
quella del 2008 (4,7%);
- Contribuzioni
studentesche: la stima di massima di circa 100 milioni di euro complessivi ha tenuto conto
dellapplicazione dei nuovi importi delle singole contribuzioni per la.a.
2008/2009 (delibera del Consiglio di Amministrazione del 10 giugno 2008) e della prevista diminuzione
del numero degli iscritti (stimata al -8% complessivo), distribuita in modo non
uniforme tra le diverse Facoltà, i diversi corsi di studio e le diverse sedi
territoriali.
Indicativamente,
come per gli esercizi precedenti, si prevede di destinare una quota pari a 2,34 milioni di
euro alla copertura dei contratti a tempo determinato (2,12 ml di euro) e alle
collaborazioni coordinate e continuative (0,22 ml di euro).
Unulteriore
quota di massima di circa 1,5 milioni di euro dovrà essere destinata a progetti
riguardanti servizi per gli studenti, che dovranno essere elaborati dalle Commissioni
Didattiche di Facoltà previo parere del Consiglio Studentesco, come deliberato dal
Consiglio di Amministrazione del 10 giugno 2008, in sede di definizione dellimporto
delle contribuzioni studentesche per la.a. 2008/2009.
La delibera prevede:
Il Consiglio di Amministrazione delibera: (omissis) .... la destinazione
dellintero importo derivante dalla differenza tra il 6% ed il 3,3% (pari al 2,7%) a
progetti, da elaborarsi a cura delle Commissioni Didattiche di Facoltà, volti a dare
impulso ai servizi offerti agli studenti, con indicazione di priorità per quelli
rispondenti allesigenza di garanzia di servizi didattici primari ed essenziali. Su
tali progetti verrà acquisito il parere del Consiglio Studentesco.
Infine una quota stimata in circa 0,4 milioni di euro dovrà essere destinata alle
Facoltà che hanno attivato corsi di laurea internazionali che rilasciano titoli doppi o
congiunti, corsi di laurea Erasmus Mundus (delibera del Consiglio di Amministrazione del 8
luglio 2008);
- Alienazione
di beni patrimoniali: sono in corso le procedure per lalienazione di Villa
Guidalotti, in attesa dellautorizzazione del Ministero dei Beni Culturali per un
valore di 1,84 milioni di euro e del Podere Casino a Granarolo, per il quale oltre
allautorizzazione si attende anche la variante PRG dal Comune per un valore previsto
di 1,05 milioni di euro. Il Direttore Amministrativo segnala che gli Organi Accademici
dovranno probabilmente valutare in corso di esercizio la possibilità di alienazione di
Villa Levi situata a Coviolo (Reggio Emilia), per un valore stimato di 7,7
milioni di euro (stima dellAgenzia del Territorio del dicembre 2007).
- Mutui:
limporto iniziale previsto per il 2008 è stato incrementato di 4,5 milioni di euro
per un contributo allASL per la costruzione del Padiglione G dellOspedale
Bellaria;
- Interessi
attivi: la quota stimata di 1 milione di euro in netta diminuzione rispetto ai 2,83
accertati nel 2008 deriva dal previsto rientro in tesoreria unica delle disponibilità
statali assegnate allAteneo (art. 77-quater, decreto legge 112/2008, convertito
dalla legge 133/2008) che opera a partire dal 1 gennaio 2009 e farà confluire i
trasferimenti ministeriali in un conto infruttifero presso la Banca dItalia. Gli
interessi maturati nel consuntivo 2005, ultimo anno prima dell'uscita dalla Tesoreria
Unica, ammontavano a circa 285 mila euro; è tuttavia prevedibile un periodo di
transizione che consentirà la maturazione di ulteriori interessi;
- Altre
entrate: per tutte le altre voci di entrata è stato considerato come riferimento
limporto accertato nel 2007 oppure al 13 ottobre 2008 se di importo superiore.
I risultati delle stime sono rappresentati in modo analitico nei prospetti allegati.
Stima delle spese
I criteri generali utilizzati per la stima delle spese sono stati i seguenti:
- dotazione
per la didattica: importo deliberato dal Consiglio di Amministrazione del 27 maggio 2008,
che costituisce un impegno verso le Facoltà;
- borse di
dottorato di ricerca: è stato previsto un incremento complessivo di spesa in relazione
allaumento dellimporto lordo annuo di ogni borsa, disposto dal D.M. 18 giugno
2008 e di quanto deliberato dal Consiglio di Amministrazione del 22 luglio 2008 in merito
al XXIV ciclo a.a. 2008/2009. La delibera prevede:
Il Consiglio di Amministrazione dispone che (omissis) ... siano individuate
(in sede di previsione di bilancio per il prossimo esercizio) idonee modalità per
assicurare, sotto il profilo finanziario, che anche per lanno 2009 si possa
confermare il numero di 289 borse da ripartire alle Scuole di Dottorato;
- indennità
di funzione e gettoni di presenza: limporto previsto rappresenta la spesa del 2007
ridotta del 30% come disposto dallart. 61 comma 1 del D.L. 112/08;
- personale
docente, ricercatore e tecnico amministrativo: la stima è approssimativa in quanto gli
uffici non dispongono ancora dei dati relativi al turnover e non ci sono certezze
normative sullabolizione del periodo fuori ruolo.
La stima per docenti e ricercatori tiene conto:
- dellaumento
stipendiale 2009 nella misura del tasso di inflazione programmato pari all1,5%;
- delle
probabili assunzioni 2008 derivanti dalle prime 3 tornate 2008 e precedenti (sono invece
esclusi i punti di budget resi disponibili e non utilizzati dalle Facoltà nonché quelli
derivanti dal 25% delle cessazioni 2006/07 e non sono state imputate assunzioni sul 2009);
- delle
cessazioni per raggiunti limiti di età sia per il 2008 che per il 2009 considerando
vigente labolizione del periodo fuori ruolo;
- delle
cessazioni per motivi diversi dai limiti detà stimate in 67 unità per il 2009.
La stima per il personale tecnico amministrativo, in cui non sono compresi i dirigenti di
ruolo, tiene conto:
- dellaumento
stipendiale 2009 nella misura del tasso di inflazione programmato pari all1,5%;
- del
personale in servizio a settembre 2008 integrato con le 60 assunzioni derivanti dal nuovo
protocollo di stabilizzazione (non considera ulteriori possibili assunzioni relative
allultimo trimestre 2008 e allanno 2009);
- delle
cessazioni per raggiunti limiti di età.
Inoltre è stata prevista per la decentrata una quota di 8,29 milioni di euro pari
allimporto certificato dai Revisori per il 2004 incrementato di 0,44 mila euro per
gli incrementi fissi previsti dal CCNL quadriennio normativo 2006-2009 e biennio economico
2006-2007, sottoscritto il 16 ottobre 2008, ridotto del 10% per effetto di quanto disposto
dallart. 67 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112 convertito dalla legge 6 agosto 2008,
n.133.
In forza della manovra di giugno, sono stimabili restituzioni al bilancio dello Stato in
2,19 milioni di euro, di cui 0,92 milioni di euro relativi alla decurtazione del 10%
dellimporto 2004 per la decentrata (art. 67, comma 6), 0,78 milioni di euro a titolo
di differimento della progressione triennale (art. 69, comma 5) e 0,49 milioni di euro
relativi alla riduzione di spesa per organi collegiali e altri organismi (art. 61, commi 1
e 17).
Non sono stati ancora stimati i versamenti relativi allart. 61, commi 5-6 (riduzioni
di spesa per relazioni pubbliche, mostre, di rappresentanza e sponsorizzazioni), comma 8
(quota di retribuzione accessoria per progettazione di opere pubbliche) e allart. 46
bis (revisione dei distacchi, delle aspettative e dei permessi sindacali).
Infine, per quanto riguarda le spese di funzionamento, si segnala che per gli affitti e le
imposte e tasse si è considerato un incremento del 3,3% sullo stanziamento iniziale 2008,
pari al tasso di inflazione stimato per il 2009 (si tratta di una stima di massima, che
dovrà essere verificata in corso danno).
Per le utenze la stima di massima di 20,69 milioni di euro considera laumento dei
costi della materia prima e lincremento di circa 22 mila metri quadrati degli spazi
occupati dallAteneo.
Per tutte le altre voci si è assunto come vincolo di riferimento lo stanziamento iniziale
assegnato nel 2008 o quanto già disposto relativamente al 2009 dal Consiglio di
Amministrazione.
Gli elementi di politica finanziaria sono descritti nella relazione tecnica allegata.
I risultati delle stime sono rappresentati in modo analitico nei prospetti allegati.
La presentazione allegata prefigura la compatibilità finanziaria per il prossimo
esercizio finanziario attraverso linee guida per le entrate, le spese, il sostegno degli
investimenti e il pareggio di bilancio.
Proposta
Per recuperare la differenza tra entrate e spese stimata pari a 34,42 milioni di euro
e raggiungere quindi il pareggio nel bilancio di previsione, si propongono i seguenti
interventi:
- riconduzione
delle previsioni di spesa alle assegnazioni 2008, ridotte in via tendenziale del 10% (ad
eccezione delle spese per il personale, per le utenze, per le borse di dottorato di
ricerca e degli stanziamenti già deliberati per il 2009 dal Consiglio di Amministrazione
come ad esempio la dotazione di Facoltà per la didattica);
- riduzione
della previsione di spesa di 2,3 ml di euro per le borse di dottorato di ricerca,
garantendone la copertura con il riporto nel 2009 della prenotazione 2008 relativa ai
progetti PRIN 2008, a fronte della mancata emissione del bando 2008;
- riduzione
di 0,5 ml di euro della previsione del fondo di riserva;
- utilizzo
dellavanzo libero presunto 21,02 ml di euro, stimabile dal consuntivo 2008.
Si propone di prevedere un collegamento tra Piano Strategico e bilancio di previsione 2009
utilizzando la programmazione delle strutture (ad esempio per lAmministrazione
Centrale e i Poli gli obiettivi dirigenziali): molti degli obiettivi delle strutture sono
riconducibili alle linee di azione del Piano Strategico ed è quindi possibile pervenire
ad una quantificazione delle risorse finanziarie necessarie alla loro realizzazione.
Il nuovo applicativo Alma budget per la predisposizione del Bilancio di
Previsione 2009 contempla la possibilità di associare le richieste di spesa al Piano
Strategico e di indicare lobiettivo della struttura.
Le risorse finanziarie potranno essere correlate a obiettivi riconducibili alle linee di
azione del Piano Strategico, costituendo un elemento a supporto della formulazione del
Bilancio di Previsione 2009.
A completamento di tale informativa e nel caso di obiettivi non collegati al Piano
Strategico relativi ad attività istituzionali e gestionali di tipo continuativo la
valutazione di priorità della programmazione potrebbe avvenire in base alla coerenza
degli stessi rispetto al Documento sugli interventi di riequilibrio finanziario (Consiglio
di Amministrazione del 20 giugno 2007) e più
in generale in funzione del loro contributo al contenimento della spesa/aumento dei
finanziamenti, al miglioramento dellefficienza nellutilizzo delle risorse,
alla razionalizzazione, semplificazione e aggregazione delle attività e delle strutture.
Anche in questo caso lapplicativo Alma budget dispone di apposito campo
descrittivo in cui il responsabile della struttura potrà evidenziare la concorrenza
dellobiettivo di Ateneo al raggiungimento di tali finalità.
Si propone pertanto di procedere alle eventuali rimodulazioni rese necessarie dalla
riduzione del 10% dellassegnazione rispetto alla previsione iniziale 2008 in
funzione delle priorità sopra descritte.
La Giunta di Ateneo nella seduta del 20 ottobre 2008:
preso
atto della relazione dellUfficio in merito alle linee programmatiche per la gestione
finanziaria dellUniversità, in attuazione degli obiettivi strategici 2007-2009,
degli interventi per il riequilibrio finanziario e delle risorse stimabili;
- preso
atto della documentazione allegata di cui ai punti 1, 2, 3, 4;
- preso
atto che il tema in esame sarà nuovamente sottoposto alla Giunta di Ateneo, anche a
seguito dellespressione di parere da parte della Commissione Bilancio e
Programmazione;
ha apportato alcune modifiche alla rappresentazione dei dati, che sono già state recepite
nei documenti allegati.
La Commissione Bilancio e Programmazione nella seduta del 21 ottobre 2008
ha espresso apprezzamento per la chiarezza del documento, organizzato in macroaree
Ricerca, Didattica e Servizi agli studenti, Multicampus e Organizzazione -
che permettono agli Organi Accademici, fermo restando lequilibrio di bilancio, di
effettuare scelte politiche alternative e di differenziare, allinterno di ciascuna
macroarea, la riduzione del 10% delle spese.
La Commissione ha confermato di assumere le misure previste dal documento sul riequilibrio
finanziario e gli obiettivi strategici come principali parametri di riferimento per
programmare una significativa riduzione della spesa anche in chiave di efficienza,
efficacia e promozione della qualità al fine di garantire, in presenza di nuovi bisogni,
il contenimento complessivo per macroarea.
La Commissione ha suggerito di esplicitare la connessione tra gli effetti
dellattuazione delle misure di riequilibrio e le poste di bilancio, in termini di
minori spese e di maggiori entrate, in particolare di quelle dirette a promuovere la
valorizzazione delle attività e dei risultati rispetto allassegnazione di risorse
incrementali.
La Commissione ha proposto di procedere, attraverso percorsi e tempi definiti, alle
aggregazioni delle strutture di servizio, nelle diverse sedi territoriali, di verificare e
rinegoziare i rapporti con le strutture partecipate dallAteneo, di valutare le
proposte di bilancio rispetto ai benefici finanziari attesi secondo le stime pluriennali
del documento per gli interventi di riequilibrio finanziario.
Il Collegio dei Direttori di Dipartimento
nella seduta del 30 ottobre 2008 a conclusione del dibattito:
- ha
lamentato la ristrettezza dei tempi - come per altro e purtroppo è già avvenuto anche in
passato - coi quali si è dovuto procedere all'esame del documento proposto; ed ha
lamentato altresì la mancanza di un piano triennale di "Linee Guida" che
avrebbe consentito una visione più completa e più realistica dei problemi di bilancio e
una conseguente programmazione più responsabile;
- ha
chiesto un chiarimento rispetto alla dizione "non sono state previste assunzioni nel
2009" (slide n. 10; a questo proposito si chiede altresì un chiarimento circa la
validità della durata delle idoneità);
- ha
proposto infine:
1. che il taglio
alla voce Ricerca venga contenuto nella misura del 5% (e non del 10%), come segnale di
attenzione nei confronti di un settore particolarmente qualificante, nei confronti del
quale l'Ateneo ha indirizzato diverse scelte strategiche (si pensi solo alle Peer Review);
2. che - in
considerazione del blocco dei concorsi - all'interno dei fondi per la Ricerca siano
previste borse di studio e/o posti di Ricercatore a tempo determinato;
3. che il
capitolo relativo all'acquisizione delle risorse bibliotecarie elettroniche di
interesse interdisciplinare venga potenziato affinché le relative spese non gravino
prevalentemente sui Dipartimenti."
Il materiale è stato inviato al Comitato di
Coordinamento dei Poli della Romagna (28 ottobre 2008) e alle Rappresentanze Sindacali
Unitarie (30 ottobre 2008). |
|
|
Ateneo di Bologna: avviato il procedimento per la
nomina di un nuovo Direttore Amministrativo.
Il Rettore, che scade l'anno prossimo, oltre a selezionare la Commissione, ne
farà parte come membro interno. Inoltre potrà concorrervi anche il personale interno.
|
|
LUCIANI: un pastrocchio ..., ma approvato dal Consiglio di Amministrazione. Nella
chiesa cattolica il Vescovo viene sempre da fuori Diocesi, e questo è il solo
modo di garantire discontinuità.
La cosa è vitale per Bologna, dopo la crisi del bilancio dello scorso
anno a cui il Rettore non è estraneo, per le passate scelte in campo didattico e per
il crollo degli studenti.
Per questo non va bene, doppiamente, che il Rettore uscente stia in
Commissione per la selezione. |
L'attuale Direttore scade a dicembre del 2009. Il nuovo Direttore verrebbe nominato il 1
ottobre per la durata di 5 anni, con l'intesa che il "Fuori Ruolo" di 2 mesi
(per così dire) al Direttore attuale dovrebbe permettere una adeguata trasmissione delle
competenze e conoscenze a quello nuovo. Questo mi sembra criterio saggio.
La Commissione di selezione sarà "di pertinenza del Rettore, il
quale si avvarrà di esperti nazionali e, se del caso, internazionali. E' inoltre
importante prevedere, dice la delibera, la partecipazione del Rettore
stesso, nella funzione di membro interno."
Al riguardo, il Consiglio di Amministrazione è stato investito più volte
sulla questione del rinnovo, e mai si è capito il perchè di tanta tribolazione. Un
aspetto che rileva è l'idea di permettere anche al personale interno di concorrere per la
nomina.
Se è consentita una opinione personale, la chiesa cattolica è emblematica
per l'efficienza delle nomine: e qui il Vescovo viene sempre da fuori Diocesi. E' quanto
serve per un salto di discontinuità anche nel nostro Ateneo, anzi è
assolutamente necessario. E qui la mente corre alla "crisi del bilancio" dello
scorso anno, legato ad una straordinaria mala amministrazione, consistente nel fatto che,
a suo tempo, non sono stati opposti tempestivamente i limiti di bilancio all'eccesso di
lauree, di insegnamenti e di personale esterno a contratto. Il bilancio tocca
l'amministrazione, la didattica tocca il Rettore.
Per questo, che il Rettore uscente stia in Commissione non va bene. Per
me, può anche essere lui a scegliere il Direttore (diciamo pure, senza attendere il
successore), purchè tra una terna proposta da una Commissione "terza". Di
"membri interni" ne abbiamo già avuti abbastanza nelle
commissioni di concorso per professore universitario. NL |
| Delibera del CdA del
30 09 2008 (verbale non ancora approvato).
AVVICENDAMENTO DEL DIRETTORE AMMINISTRATIVO. PROPOSTA
DEFINITIVA DEL JOB PROFILE
Il Presidente-Rettore ricorda a tutti i consiglieri
la configurazione del profilo da ricercare per il nuovo Direttore Amministrativo emersa
dal dibattito avvenuto nella seduta del 16 settembre scorso. Per precisione richiama il
riepilogo formulato al termine della discussione, opportunamente elaborato per
l'inserimento nel bando.
Innanzitutto nel bando dovrà essere richiamato il fatto che il
Direttore Amministrativo è una figura i cui compiti sono definiti sia dallo Statuto, sia
da norme di legge o di contratto, sia dal Piano Strategico di Ateneo.
Al fine di illustrare ai possibili candidati, sia pure in via generale, le
principali responsabilità e prerogative della posizione, si fa riferimento alla seguente
sintesi:
- generale attività di indirizzo, direzione e controllo per il personale T.A. ;
- attuazione dei piani, programmi e direttive generali definiti dagli OO.AA., con
particolare riferimento al Piano Strategico di Ateneo, al quale dovranno conformarsi, per
le parti di competenza, gli obiettivi annuali dirigenziali opportunamente integrati;
- collaborazione per l.individuazione delle risorse umane, finanziarie e
materiali da assegnare agli uffici e ai servizi di Ateneo;
- consulenza di tipo tecnico-amministrativo alle strutture didattiche,
scientifiche e di servizio ed espressione di pareri agli Organi Accademici circa
l'assegnazione di risorse alle stesse strutture;
- formulazione di proposte ed espressione di pareri al Consiglio di
Amministrazione circa l'attribuzione e la revoca di funzioni dirigenziali o assimilate
nonché circa le strategie gestionali coerenti con il rispetto delle norme e con i piani
di sviluppo dell.Ente;
- indirizzo, coordinamento e controllo dell'attività dei dirigenti degli
uffici e dei servizi centrali anche con potere sostitutivo in caso di inerzia di questi;
- adozione degli atti relativi all'organizzazione degli uffici e dei servizi
centrali nel rispetto delle strategie gestionali e degli obiettivi fissati dagli OOAA;
- collaborazione con i dirigenti delle strutture didattiche (Presidi e
Presidenti di Scuole) scientifiche (Direttori di Dipartimento e di Centri di Ricerca) e di
servizio (Direttori accademici e non) per una gestione ottimale delle risorse umane,
promuovendo una costante azione di coordinamento;
- esercizio della potestà disciplinare sul personale tecnico-amministrativo;
- adozione degli atti e dei provvedimenti amministrativi di competenza.
L'assunzione delle responsabilità derivanti dall'insieme delle norme e dei
Contratti Collettivi di Lavoro comporta che la persona da ricercare abbia competenze e
capacità riassumibili come segue:
COMPETENZE
- esperienza nella gestione di organizzazioni complesse e nella gestione e
soluzione dei conflitti, con particolare riferimento alla capacità di cogliere a tale
proposito le peculiarità di un'organizzazione che produce conoscenza;
- conoscenza approfondita del contesto europeo dell'Higher Education con
particolare riferimento all'ambito del knowledge transfer (cosìddetta terza missione.);
- conoscenza dei sistemi informativi;
- competenze relative alla gestione dei contratti;
- competenze relative alla gestione della contabilità;
- competenze relative alla gestione degli appalti;
- ottima conoscenza dei sistemi di finanziamento delle università ivi
comprese le forme di fund-raising;
- competenza in materia di contratti di lavoro e di relazioni sindacali;
- piena expertise sulla legislazione del settore.
CAPACITA
- visione d'insieme:
- autorevolezza e leadership;
- negoziazione e partnership;
- propensione all'innovazione;
- capacità di promuovere processi di gestione del cambiamento;
- capacità di gestione delle risorse umane e sviluppo del personale;
- capacità di lavoro di gruppo;
- capacità di problem solving;
- gestione dello stress.
E' indispensabile altresì una buona conoscenza della lingua inglese e
un'anzianità in ruoli apicali di almeno 10 anni.
Per quanto concerne la tempistica del bando, è emerso nella seduta scorsa
che, per tener conto delle precedenti decisioni in ordine alla concertazione tra il
Rettore in carica e il Rettore eletto, è opportuno adottare il seguente calendario:
- emanazione dell'avviso di selezione entro il mese di novembre 2008. Propone
che la pubblicazione avvenga integralmente sul Portale dell'Ateneo con inserzione di
trafiletto su Il Sole 24 Ore, Il Corriere della Sera, La Repubblica, The Economist, per
informare i Dirigenti che lavorano nelle istituzioni internazionali;
- selezione entro il mese di aprile/maggio 2009 con individuazione di una
rosa di candidati;
- consultazione con il Rettore che entrerà in carica dal 1 novembre 2009,
non appena possibile;
- presentazione della proposta in Consiglio di Amministrazione entro il mese
di luglio 2009;
- data di decorrenza dell'incarico dal 1 ottobre 2009.
Per quanto concerne la nomina della Commissione di selezione, essa è di
pertinenza del Rettore il quale si avvarrà di esperti nazionali e, se del caso,
internazionali. E' inoltre importante prevedere la partecipazione del Rettore
stesso, nella funzione di membro interno. |
|
|
Ateneo
di Bologna: SENATO ACCADEMICO
Dato il "via" a numerosi
corsi di laurea in base al D.M. 270.
Il Convegno di Andrea Cammelli
|
|
DUBBI SULLA EFFICACIA ECONOMICA DELLA SUA APPLICAZIONE
perchè non c'è nessun collegamento col "PIANO STRATEGICO"
(e che finisce per essere qualcosa che continua a girare a vanvera).
A mio avviso,
sotto il profilo dei costi che andranno a bilancio, l'Amministrazione avrebbe dovuto
fornire al Senato, ai fini dell'approvazione degli insegnamenti:
1) l'indicazione del numero prevedibile di esami per materia
(così da ammettere quelli rientranti in un determinato intervallo, da un minimo a un
massimo;
2) l'indicazione se l'insegnamento sarà coperto con docenti di ruolo o
per contratto;
3) la giustificazione delle materie frammentate, ossia con numero di
ore inferiore alla norma (60 ore).
Il caso di Ingegneria di Bologna
In attuazione della riforma delle
lauree, di cui al DM 270, il Senato ha approvato, per il 2008/09, i corsi di laurea
delle seguenti Facoltà : Agraria, Architettura, Economia di Forlì, Economia di Rimini,
Farmacia, Ingegneria, Seconda Facoltà di Ingegneria, Medicina Veterinaria, Psicologia,
Scienze MM.FF.NN., Scienze Politiche, Scienze Politiche "R. Ruffilli", Scienze
Statistiche, Scuola Superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori.
E' diffusa l'opinione che l'attuazione della riforma sia stata approvata
senza la necessaria riflessione, sotto il profilo economico e finanziario. Questo rilievo
si collega alla crisi del bilancio dello scorso anno, e dunque alla impreparazione
dell'Amministrazione dell'Ateneo, nel fare un vero piano strategico, che indichi i
parametri (non indicazioni morali di comportamento) di riferimento comune, perchè le
nuove scelte didattiche siano coerenti col quadro globale degli obiettivi e vincoli di
bilancio, nel rispetto dell'autonomia delle Facoltà.
Già si è rilevato in precedente nota che, in attuazione della precedente
riforma, gli insegnamenti erano passati, nell'Ateneo di Bologna nel complesso, da n.
14.124 nel 2000 (vecchio ordinamento) a n. 25.946 nel 2006 (nuovo ordinamento DM
509/1999). Questo aveva determinato il raddoppio dell'assunzione di docenti (professori a
contratto 3500 circa, oltre a quelli di ruolo, di numero grosso modo uguale), e del
fabbisogno di aule, ma anche la dequalificazione delle lauree (insegnamenti con conoscenze
un pò di tutto, ma poco in profondità, ed aggravio inutile di esami per gli studenti).
Per quanto riguarda la nuova riforma, il DM 270 vuole 20 esami in totale per
corso di laurea. Ma ahimè, non dice "esami" tout court, ma "esami o
verifiche", e questo ha aperto uno spazio a nuove smagliature (es. a verifiche
composte di più "esami").
Al momento non disponiamo di un quadro globale dell'Ateneo, ma solo della
Facoltà di Ingegneria. Qui il numero delle lauree rimarrà, grosso modo, come prima.
Invece, per quanto riguarda il numero degli insegnamenti (al netto dei
Laboratori), si passerà da 1054 (del DM 509) a 795 del DM 270. Ma rimangono troppi. In un
recente Consiglio di Facoltà c'è stata una severa denuncia
Questo è una modifica economica importante, sotto il profilo dei prevedibili
costi (ossia per la necessità di docenti e di aule). Mancano, invece, elementi importanti
per capire a fondo come andrà a finire sul bilancio. Qualche elemento ?
a) un insegnamento andrebbe attuato in base al numero degli studenti
iscritti: non meno di x (ad eccezione delle lauree di rilevanza strategica nazionale, come
la laurea di ingegneria elettrica), ma non superiore a y. In questo secondo caso sarebbe
necessario lo sdoppiamento;
b) l'insegnamento andrebbe coperto, in linea di principio, con un
professore di ruolo. Se non è possibile, la cosa va segnalata;
c) il vincolo dei 20 esami per laurea triennale (e dei 12 per laurea
magistrale) è un invito giuridico e morale all'accorpamento degli insegnamenti. Nella
Facoltà di Ingegneria rimarranno 176 insegnamenti con 30 ore (e anche meno), in luogo
delle ore 60 o più (che è la norma). Penso che la cosa dovrebbe essere motivata al
Senato. NL |
|
IL CONVEGNO DI ANDREA
CAMMELLI
(29 maggio 2008 all'Università di Modena)
"La riforma permanente fra realtà e
percezioni"
(stralcio delle conclusioni*)
La stampa nazionale ha dato rilievo
a questo convegno che è un consuntivo relativo al passato ordinamento ex-DM 509, ma l'ha
fatto in modo da fare intendere che il nuovo DM 270 sarà la stessa cosa, e dunque motivo
per invocare il ritorno alle lauree di 4 e 5 anni. Ad es.:
- il Corriere della Sera, 9 giugno 2008, titolava sul convegno di A. Cammelli
del 29 maggio: "Laurea breve bocciata: ora serve la riforma",
"appello al ministro: è un liceo".
- A. Monti su "Il Sole-24ORE" del 9.6.08 titolava "Una riforma
ambigua" (il 270) che ignora gli studenti", e dentro l'articolo: "così gli
studenti saranno costretti a seguire gli stessi insegnamenti (del 509), anche se
formalmente non conteggiati o nascosti in esami plurimi". NL |
Andrea Cammelli,
Caratteristiche e performance dei laureati 2007
"Revisioni, modifiche in corso dopera, riforme delle riforme,
aggiornamenti e correzioni di rotta proseguono alacremente nel cantiere sempre aperto
delle riforme universitarie. Questa attività impegna la parte più sensibile e
interessata del mondo universitario, delle imprese e della società civile, mentre nel
Paese prevale lindifferenza o il disorientamento dei cittadini che, spesso, ne hanno
sentore solo per sentito dire. Dopo gli squilibri dovuti, fra laltro,
allaccelerazione impressa al processo riformatore fin dal suo avvio, quando nel 1999
la Dichiarazione di Bologna aveva ipotizzato un arco di tempo decennale per
laffermarsi dello Spazio Europeo dellIstruzione Superiore , aggiustamenti e
migliorie non sono mancati, assieme a qualche ripensamento e ad alcuni ritorni al passato.
In questo contesto è comprensibile come ogni tentativo di seria verifica "misurando
il misurabile e rendendo misurabile ciò che non lo è", come sosteneva Galileo
Galilei, diventi arduo, spesso frustrante, e finisca per confermare in chi ne diffida che
"ciò che veramente conta non può essere contato" , rafforzando così in
tanti la convinzione del primato assoluto della discrezionalità.
..
..
Alcune considerazioni conclusive
E stata analizzata, inizialmente, la qualità del capitale umano
complessivamente formatosi nelle università nel 2007, indipendentemente dalle sue diverse
componenti (laureati del vecchio ordinamento, di primo livello, specialistici,
specialistici a ciclo unico). Il quadro dinsieme mostra consistenti miglioramenti
(in parte attesi, come la riduzione delletà alla laurea, per esempio)
nellintervallo 2001-2007 ed anche fra i due anni più recenti.
Successivamente lattenzione è stata concentrata sulla popolazione in
via di stabilizzazione (quella dei laureati di primo livello che abbiamo definito
"puri"), la sola che consente valutazioni in grado di accertare lo stato
davanzamento reale della Riforma. La presentazione dei risultati ha tenuto conto di
un duplice punto di riferimento: quello delle caratteristiche e delle performance dei
laureati allavvio della riforma ed il confronto con quelle analoghe dellanno
passato. Il raffronto fra 2001 e 2007 mostra risultati di gran lunga migliorativi di
quelli del bilancio complessivo esaminati poco sopra. Il raffronto con lanno
precedente comera previsto, dato il processo di stabilizzazione della |
popolazione osservata è
contrassegnato, invece, dal ridimensionamento di quei valori che pure rimangono attestati
su livelli complessivamente confortanti.
Il Rapporto contiene ulteriori approfondimenti sui laureati specialistici e su quelli a
ciclo unico, così come su altri aspetti importanti degli studi universitari, ai quali si
rinvia.
In merito ai laureati di primo livello "puri" sembrano opportune
alcune sottolineature. La tendenziale crescita delletà alla laurea era, nel
contesto di stabilizzazione di cui si è detto, prevedibile. In ogni caso il suo
incremento fra il 2006 e il 2007 è stato piuttosto contenuto (da 24,2 a 24,5 anni), e
letà alla laurea si mantiene ben lontana dai 28 anni che hanno caratterizzato a
lungo i laureati italiani fino alla vigilia della riforma. A questo si aggiunga la
tendenza a crescere delletà allimmatricolazione.
La regolarità negli studi, la capacità cioè di completare il percorso formativo nei
tempi previsti dagli ordinamenti, seppure ridottasi rispetto a quella registrata
lanno precedente (erano risultati regolari 49,2 laureati su cento), continua a
riguardare quasi il 45 per cento dei neo-laureati: un valore ben superiore al 9-10 per
cento che caratterizzava il complesso dei laureati negli anni immediatamente precedenti
lavvio della riforma.
La frequenza alle lezioni rimane su valori elevati (molto più elevati di quanto
registrato fra i laureati pre-riforma): 70 laureati "puri" su cento hanno
dichiarato di avere frequentato regolarmente più del 75 per cento degli insegnamenti
previsti.
È evidente che il positivo affacciarsi alluniversità di giovani e di adulti
provenienti da fasce di popolazione meno favorite, associato ad unassidua frequenza
alle lezioni, sottolineano lurgenza di provvedere con il potenziamento di servizi di
Diritto allo Studio adeguati alla nuova domanda di formazione, a cominciare da una
politica per gli alloggi. Lapprofondimento effettuato sulle condizioni di vita e di
studio dei giovani laureati è al riguardo eloquente.
Lo studio allestero mostra per il secondo anno consecutivo timidi segni di ripresa
(anche se risulta assai più praticato fra i laureati specialistici), ma la flessione
avvenuta con lavvio della riforma rischia di escludere da questa importante
esperienza fasce consistenti di giovani, particolarmente fra quelli che provengono da
ambienti familiari meno favoriti.
Tirocini e stage riconosciuti dal corso di studi, moltiplicatisi nel passaggio fra il
vecchio e il nuovo ordinamento, lievitano ulteriormente ed entrano nellesperienza
formativa di 61 laureati su cento (tre punti percentuali più dellanno passato).
Questo testimonia limpegno delle università e la collaborazione con il mondo del
lavoro. Stage e tirocini sono stati oggetto di una approfondita verifica di qualità che
ha condotto a risultati complessivamente confortanti. Non va dimenticato che
allesperienza di tirocinio/stage si associa già un più elevato tasso di
occupazione (7 punti percentuali in più fra chi ha svolto uno stage durante gli studi
rispetto a chi non vanta unesperienza analoga, secondo lultima indagine
AlmaLaurea).
La valutazione ampiamente positiva dellesperienza universitaria portata a termine
permane su valori elevati nellopinione dei laureati. Si dichiarano decisamente
soddisfatti del corso di studio concluso 35 laureati su cento (ed altri 52 esprimono una
soddisfazione più moderata). Lapprezzamento per i docenti, seppure in aumento,
registra valutazioni più critiche. Un quinto dei laureati è rimasto decisamente
soddisfatto ed altri 65 su cento lo sono in misura più contenuta. La piena sostenibilità
del carico di studio degli insegnamenti è confermata dal 30 per cento dei laureati; per
altri 57 la sostenibilità è comunque riconosciuta, seppure non pienamente.
In questo quadro complessivamente incoraggiante resta linterrogativo sulla
compiutezza dellimpianto riformatore e sulla capacità di piena valorizzazione del
capitale umano fornito dalle università da parte del sistema paese. Linterrogativo
nasce dallampiezza della domanda di ulteriore formazione manifestata non solo
dall80 per cento dei laureati "puri" di primo livello (65 per cento,
cinque punti meno dellanno precedente, verso la laurea specialistica) e dal 74 per
cento dei laureati specialistici a ciclo unico, ma anche dal 43 per cento dei laureati
magistrali. Si tratta di un dato sul quale riflettere anche per scongiurare il rischio che
si affermi un sistema caratterizzato da unulteriore dilatazione dei tempi di
formazione per raggiungere le mète e gli obiettivi formativi più ambìti e più
competitivi che resterebbero così, in assenza di una diversa politica del diritto allo
studio, alla portata dei soli che possono permetterselo.
Alcuni osservatori hanno sostenuto che la riforma non viene apprezzata dal mercato e che
si assiste al drastico peggioramento non solo delle prospettive di occupazione dei
laureati di primo livello rispetto a quelli del vecchio ordinamento, ma che per i primi
peggiorano perfino la stabilità, la retribuzione e la qualità del lavoro. Il precedente
Rapporto AlmaLaurea ha dimostrato chiaramente linfondatezza di queste tesi,
evidenziando che quei risultati sono dovuti alla prosecuzione degli studi, verso la laurea
specialistica, di una quota rilevante di laureati di primo livello. Una parte dei quali
tenta di raggiungere lobiettivo, magari per la necessità di mantenersi agli studi,
coniugando studio e lavoro; unattività lavorativa che così specificata è
ovviamente meno stabile, meno retribuita, di minore qualità. Anzi a parità di
condizioni, come sè visto, i laureati triennali guadagnano di più."Fonte: http://www.almalaurea.it/info/convegni/modena2008/,
Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea |
|
Il POLITECNICO DI MILANO NELLA BUFERA
Corte dei
Conti condanna il Direttore Amministrativo e il Predecessore
(indicati in sentenza con le sole iniziali del nome e cognome)
I motivi attengono ad un numero esorbitante
di nomine di alti dirigenti a
tempo determinato
Questa condanna ci porta a temere per Bologna (la cosa è
spiegata da una nota di Gianni Porzi)
e ci riporta alla urgenza della riforma dello Statuto di Bologna, nel senso
proposto da G. Cantelli Forti
(il Direttore Amministrativo non deve valere più del Rettore e dei Professori).
Ma a questo punto occorre guardare al nuovo rettore, in una logica
di alternanza del Gruppo dirigente.
No a candidati-rettori che si richiamano ai partiti e giù
le mani della politica locale, dall'Università. |
|
Sentenza 169/2008 -
Responsabilità - 13/03/2008
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE LOMBARDIA
composta dai Magistrati:
Giuseppe NICOLETTI Presidente
Antonio CARUSO Magistrato
Maurizio MASSA Magistrato relatore
ha pronunciato la seguente
SENTENZA N. 169/08
nel giudizio di responsabilità iscritto al n. 24122, del
registro di segreteria, ad istanza della Procura regionale per la Lombardia contro: A. D.
M. e M. C. T., rappresentati e difesi, giusta procure a margine delle distinte comparse di
costituzione e risposta depositate in data 8-11-2007, dall'avv. Mario Viviani ed
elettivamente domiciliati presso il suo studio in Milano, galleria S. Babila, 4/A; G. B.,
rappresentato e difeso, giusta procura a margine della comparsa di costituzione e risposta
depositata in data 6-11-2007, dall'avv. Carlo Cerami ed elettivamente domiciliato presso
il suo studio in Milano, galleria S. Babila, 4/A; L. M. V. Collina, Al. C. e M. Ga. M
rappresentati e difesi, giusta procure a margine della comparsa di costituzione e risposta
depositata in data 8-11-2007, dagli avv.ti Riccardo Villata e Mauro Pisapia ed
elettivamente domiciliati presso il loro studio in Milano, via S. Barbaba, 30; A. B., F.
P., R. P., A. Z. R., M. F., V. L., P. P., M. P. P. in T., M. P., D. M., R. M., B. B. e
D. M. rappresentati e difesi, giusta procura a margine di due distinte comparse di
costituzione e risposta entrambe depositate in data 8-11-2007, dall'avv. Luigi Decio e
tutti elettivamente domiciliati presso il suo studio in Milano, p.zza Meda, 3; P. Z.,
rappresentato e difeso, giusta procura a margine della comparsa di costituzione e risposta
depositata in data 7-11-2007, dagli avv.ti Gianfranco Di Garbo e Francesco Goisis e
elettivamente domiciliato presso il suo studio in Milano, p.zza Meda, 3; G. M.,
rappresentato e difeso, giusta procura a margine della comparsa di costituzione e risposta
depositata in data 8-11-2007, dallavv.to lavv. Giovanni Monti e elettivamente
domiciliato presso il suo studio in Milano, Galleria San Babila, n.4/A; G., A., contumace. |
|
SENTENZA PESANTE !
E IL NOSTRO ATENEO CHE ANNOVERA
BEN 16 DIRIGENTI A CONTRATTO
CONTRO 7 DI RUOLO ?
|
|
Nota di Gianni Porzi, Membro del Senato
Accademico
In data 13 marzo 2008, la Corte dei Conti, Sezione
Giurisdizionale per la Regione Lombardia, ha condannato i due Direttori Amministrativi P.
Z. e G. M. al pagamento in favore del Politecnico di Milano rispettivamente di Euro 850.567,35
e 370.739,60, oltre la rivalutazione monetaria e interessi legali dal
deposito della sentenza al saldo effettivo, per retribuzioni indebite pagate a 10
Dirigenti a tempo determinato.
La Corte ha condannato i due Direttori Amministrativi, come unici
responsabili, per aver conferito illegittimamente 10 incarichi dirigenziali a tempo
determinato poichè non è stato rispettato lart. 1 del DL 29 del 1993 e lart.
19, comma 5 bis, del DL 165 del 2001. Secondo la Corte dei Conti, la condotta illecita, in
quanto è stato violato il principio di prevalenza dei Dirigenti di ruolo sancito dalle
Leggi vigenti, è stata fonte di danno erariale. GP
|
Visto latto introduttivo e letti gli altri
documenti di causa.
Richiamata la determinazione presidenziale del 26-1-2007 con la quale è stata fissata
ludienza per la trattazione del giudizio.
Uditi, nella pubblica udienza del 29-11-2007, il Primo Referendario relatore Dott.
Maurizio Massa, l'avv. Mario Viviani per i convenuti D.M e T., gli avv.ti Riccardo Villata
e Mauro Pisapia per C., C. e M., l'avv. Carlo Cerami per il convenuto B., lavv.
Giovanni Monti per M., l'avv. Luigi Decio per i convenuti B., P., P,. Z. R., F., L., P.,
P. T., P., M., M., B. e M.; l'avv. Gianfranco Di Garbo e Francesco Goisis per il
convenuto Z. ed il Pubblico Ministero in persona del Procuratore Regionale Dott. Domenico
Spadaro.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto di citazione depositato in data 18-1-2007 e
notificato:
-1) il 22-2-2007 a A. .D.M., nato a omissis; -2) il 6-2-2007 a M. C. T., nata a omissis;;
-3) l8-2-2007 a .P. Z. , nato a omissis;; -4) il 6-2-2007 a A. B., nata a omissis;;
-5) il 26-2-2007 a G. B., nato a omissis;; 6) a G. B., nato a omissis;, DECEDUTO; -7) il
19-2-2007 a F. P., nato a omissis;; -8) il 9-2-2007 a V. L., nato a omissis;;
-9) il 20-2-2007 a M. P. P. in T., nata a omissis;; -10) il 10-2-2007 a P.P. nato a
omissis; -11) l8-2-2007 a M. P., nato a omissis; -12) il 12-2-2007 a B. B.,
nato a omissis; -13) il 6-2-2007 a D.M., nato a omissis; -14) il 7-2-2007 a R. M., nato a
omissis;; -15) il 14-2-2007 a A. Z. R.I, nato ad omissis; - 16) il 20-2-2007 a M. F., nato
a omissis; -17) il 12-2-2007 a D. M., nato a omissis; 18) il 17-2-2007 a G. A., nato
a omissis, contumace; -19) il 12-2-2007 a G. M., nato a omissis;; -20)
l8-2-2007 a R. P., nato a omissis; -21)il 15-2-2007 a A. C., nato a omissis;
-22) il 6-2-2007 a L. M. V. C., nata a omissis; -23) il 16-2-2007 a M.
G. M., nata a omissis;;
la Procura regionale ha convenuto in giudizio i signori sopra indicati, per sentirli
condannare al pagamento in favore del Politecnico di omissis, della somma
di Euro .1.288.017,59#, oltre a rivalutazione monetaria, interessi e spese di
giudizio, per il danno cagionato allEnte nella nomina di dirigenti a tempo
indeterminato.
Nellatto di citazione si deduce quanto segue.
Con esposto, pervenuto nel mese di marzo 2004, veniva denunciata lavvenuta
effettuazione, da parte del Politecnico di omissis (e di altre sedi), di
nomine di dirigenti a tempo determinato in violazione di norme nazionali e regolamentari.
Il Consiglio di Amministrazione dellAteneo, dopo avere approvato, in data 29
febbraio 2000, listituzione di 21 aree dirigenziali - che venivano portate a 24 in
data 29 ottobre 2002 - poco meno di un mese dopo, nella seduta del 21 marzo 2000, ebbe a
precisare che le 21 aree individuate non avrebbero potuto essere attivate
contemporaneamente, in quanto alcune di esse non presentavano ancora organizzazione e
complessità tali da potersi definire, allo stato, aree dirigenziali.
Nella seduta del 21 marzo 2000 venne approvato il Regolamento "per laccesso
alla qualifica di Dirigente e per il conferimento di incarichi dirigenziali a tempo
determinato" contestualmente allaffidamento, a far tempo dal 1.3.2000, di una
serie di incarichi dirigenziali a termine e, precisamente:
1 al Sig. D. C. Programmazione economica e gestione finanziaria;
2 al Sig. L. M. O. Risorse umane;
3 al Sig. C. L. Servizi Informatici;
4 alla Sig.ra L. C. G. Organi collegiali e collegamenti interni;
allAvv.to R. M. Ufficio legale;
5 allIng. G. S. Programmazione Sviluppo Gestione Edilizia.
LAvvocato M., a seguito di regolare concorso passerà, a far tempo dal 21 dicembre
2001, nei ruoli dirigenziali dellAteneo.
Nella seduta del 31.10.2000 fu deliberato lincarico dirigenziale
6 alla dott.ssa M. L. S., - diretta collaborazione con gli organi di vertice
dellAteneo - il cui incarico non venne, peraltro, rinnovato alla scadenza.
Nella seduta del 19 giugno 2001 fu deliberato laffidamento dellincarico
7 alla dott.ssa L. S. - area Applicazioni Informatiche amministrative e contabili -.
Nella seduta del 29 ottobre 2002 fu deliberato lincarico
8 al dott. M. R., area Contrattazione - Appalti,
9 al dott. .D. G., area Convenzioni e Società, così intestata dopo la ridefinizione e
lampliamento dellattuale divisione di Contrattazione Attiva,
10 allarchitetto R. L.- area pianificazione e gestione edilizia -,
11 al ragionier G. L. P. - area Pianificazione Fabbisogni e Approvvigionamenti -,
12 al Geom. V. L., area Logistica.
Nella stessa adunanza del C. di A. (29 ottobre 2002) ove le aree dirigenziali venivano
individuate nel numero di 24 veniva rinnovato lincarico dirigenziale a tempo
determinato allIng. F. P. (già affidatario di incarico dal 1.4.2001 al 31.3.2003)
con apposita lettera del Rettore in data 3 dicembre 2002 che testualmente stabilisce:
"lincarico (dirigente dellArea Applicazioni Informatiche di Ateneo e per
la Didattica) è rinnovato a decorrere dal 1 gennaio 2003 e con scadenza fissata al 31
dicembre 2006, previa risoluzione consensuale al 31 dicembre 2002 del precedente contratto
di lavoro in scadenza al 31 marzo 2003".
Nella seduta del 30 settembre 2003 venne deliberato lincarico del dott. A. M. - area
Programmazione, Organizzazione, Innovazione.
In data 6 giugno 2006, la Procura erariale emetteva invito a fornire deduzioni nei
confronti dei soggetti che in qualità di Direttori amministrativi, di componenti del
Consiglio di Amministrazione dellAteneo ovvero di membri del Collegio dei Revisori
dei conti del medesimo, deliberarono, nelle sedute, rispettivamente, del 21 marzo 2000, 29
ottobre 2002 e 30 marzo 2003, il conferimento delle funzioni dirigenziali contestate o,
quantomeno, nulla eccepirono circa tale conferimento, nellassenza dei presupposti di
legge e, per quattro incarichi, in violazione della normativa regolamentare interna.
Tali soggetti venivano identificati nei seguenti nominativi:
1) A.D. M.; 2) M. C. T.; 3) P. Z.; 4) A. B.; 5) G. B.; 6) G. B.; 7) F. P.; 8) V. L.; 9) M.
P. P. in T.; 10) P. P; 11) M. P.; 12) B. B.; 13) D. M.; 14) R. M.; 15) A. Z. R.; 16)
M. F.; 17) D. M.; 18) G. A.; 19) G. M.; 20) R. P..
Non veniva, peraltro, coinvolta nella presente vicenda la componente studentesca
dellOrgano collegiale di governo dellente, presente, anchessa, alle
sedute del Consiglio di Amministrazione approvative degli incarichi dirigenziali, perchè
non venivano ravvisati, in capo a costoro, profili di colpa oltrepassanti la soglia oltre
la quale si configura gravità della medesima, attesa la peculiarità e specificità delle
questioni allesame.
Linvito veniva notificato ai destinatari, i quali, eccezion fatta per P. Z. e M. F.,
producevano deduzioni scritte a difesa.
Con le deduzioni scritte, in data 24 luglio 2006, il Prof. Arch. R. P.E, afferma che,
nella seduta del 30 settembre 2003, il Consiglio di Amministrazione dellAteneo
avrebbe individuato, a suo dire "27 posizioni della Struttura dirigenziale delle
Macroaree e delle Aree":
In data 4 settembre 2006 lAmministrazione universitaria, trasmetteva, alla Procura,
la delibera del 30 settembre 2003 avente come oggetto una proposta di ristrutturazione,
intestata "Politiche del Personale tecnico amministrativo e progetto di
riorganizzazione struttura amministrativa", della quale il Consiglio di
Amministrazione si limitava a prendere atto.
Si affermava, tra laltro, che, "lorganigramma effettivo rappresenta le
Macroaree e le Aree che richiedono un immediato presidio dirigenziale" e che, una
volta reso operativo lorganigramma sarà necessario proseguire con azioni
indispensabili per rendere efficace il progetto, in particolare:
1) la definizione dei profili dei Dirigenti: definizione della posizione; valutazione
della posizione; definizione del profilo atteso e ricoperto (competenze professionali e
manageriali);
2) definizione del profilo dei Responsabili operativi: dei Centri, dei Poli ecc.;
3) definizione delle microstrutture: Servizi e relativi Responsabili;
4) definizione del profilo di ruolo per i Capi Servizi: definizione della posizione,
valutazione della posizione; definizione del profilo atteso e ricoperto (competenze
professionali e manageriali);
5) analisi delle competenze, delle procedure e dei processi.
Tutto ciò porterà a un sistema che consentirà di definire gli obiettivi, un sistema di
valutazione delle posizioni e dei profili e infine un sistema di valutazione dei
risultati, in modo rigoroso e con criteri rispondenti alle regole organizzative".
Il Consiglio di Amministrazione non ha dato seguito a tale proposta e nessun ulteriore
incremento delle aree risulta essere stato approvato.
Il C. di A., nella seduta del 27 maggio 2003 attribuiva, al dottor L. B., già dirigente
presso lUniversità di omissis un incarico dirigenziale per lArea delle
Biblioteche dAteneo, con contratto a tempo determinato per il periodo 1 ottobre 2003
- 31 dicembre 2006, nonché di funzioni di coordinamento e la gestione dellArchivio
e protocollo dellAteneo.
E, successivamente, nella seduta del 28 settembre 2004 veniva proposta ed approvata la
nomina a dirigente, per lArea Comunicazione e Relazioni Esterne, della dottoressa C.
P., già dipendente dellAteneo quale capo del servizio comunicazione della ridetta
Area.
In data 4 ottobre 2006, la Procura ha formulato istanza di proroga del termine per il
deposito della citazione accolta con ordinanza n. 5/06 in data 8 novembre 2006.
In data 13 ottobre 2006 la Procura emetteva ulteriore invito a fornire deduzioni,
integrativo del precedente, al fine di meglio definire ed approfondire i fatti di cui è
causa, in particolare le nomine effettuate dal C. di A. nelle sedute del 27 maggio 2003 e
del 28 settembre 2004, di altri dirigenti a tempo determinato, individuati nelle persone
dei dottori L. B. e C. P..
Latto veniva notificato ai soggetti che approvarono il conferimento degli incarichi
dirigenziali nonché ai Revisori dei conti presenti alle riunioni approvative, individuati
nelle persone di: 1) G. B.; 2) G. A.; 3) G. M.; 4) R. P.; 5) G. B.; 6) M. F.; 7) A. C; 8)
L. M.V.C., M. G. M. ; 9) 10) b.; 11) D. M.; 12) R. M.; 13) M.
P.; 14) P. P.; 15) M. P. P in T..
I sunnominati producevano deduzioni scritte a difesa, eccezion fatta per B., A., M., B. e
F..
In diritto lAccusa rileva che lAteneo ha provveduto alle nomine utilizzando il
Regolamento interno "per laccesso alla qualifica di dirigente e per il
conferimento di incarichi dirigenziali a tempo determinato".
Ai sensi dellarticolo 10 del Regolamento, detti incarichi potevano essere conferiti
entro il limite del 50% dei posti di dirigente in organico dellAteneo, per cui con
laffidamento dellincarico al geom. L. sarebbe stato esaurito interamente il
contingente consentito, pari a 12 unità, essendo le aree dirigenziali allepoca
istituite 24.
Quello al geom. L. era lundicesimo incarico dirigenziale conferito che, unitamente a
quello di direttore amministrativo attribuito al dott. M., integrava il quoziente massimo
utilizzabile di 12 unità.
I 4 incarichi dirigenziali a tempo determinato, affidati, nelle sedute, rispettivamente,
del 29 ottobre 2002 allIng. F. P., del 27 maggio 2003 al dott. L. .B del 30
settembre 2003 al dott. A. M. e, successivamente, in quella del 28 settembre 2004 alla
dottoressa C. P., in violazione del limite numerico posto dal Regolamento, non potendo i
conferimenti a termine superare il contingente stabilito dal medesimo, sarebbero stati
illegittimamente deliberati e, quindi, i relativi emolumenti per il complessivo importo di
.715.197,41 in quanto illegittimamente corrisposti, avrebbero arrecato danno al
patrimonio dellUniversità.
La Procura individua una prima voce di danno arrecato al patrimonio dellAteneo negli
incarichi dirigenziali conferiti ai Signori P., M., B. e P., quantificato come segue:
P.: nellintero trattamento economico da questi percepito, rilevabile dal contratto
di conferimento delle funzioni dirigenziali (. 78.667,29 + . 36.151,98 =
. 114.819,27 annue) negli anni 2003 - 2004 - 2005, per il complessivo importo di
.344.457,81;
M.: nellintero trattamento economico da questi percepito nel 2004 e nel 2005, pari
ad .216.434,70;
B.: nellintero trattamento economico da questi percepito negli anni 2003 - 2004 -
2005, pari ad .132.696,55;
P.: nella differenza tra quanto effettivamente da lei percepito nellanno 2005 per
effetto della nomina, e quanto avrebbe percepito ove fosse rimasta nella qualifica
inferiore di appartenenza quantificato, dallamministrazione universitaria,
nellimporto di .21.608,35, per il complessivo importo di .715.197,41.
La seconda voce di danno deriva, ad avviso dellOrgano requirente dagli incarichi
conferiti ai signori 1- O.I, 2- C., 3- L., 4- C. G. 5- P. e 6- L. in violazione dei
principi sullassunzione dei dirigenti a tempo determinato e quantificabile nella
differenza tra quanto percepito dai summenzionati negli anni 2000 - 2001 - 2002 - 2003 -
2004 - 2005 - per effetto della nomina, e quanto avrebbero percepito ove fossero rimasti
nella qualifica inferiore di appartenenza, per il complessivo importo di
.572.820,18.
Il danno complessivo di .1.288.017,59 sarebbe addebitabile ai comportamenti
gravemente colposi dei componenti il Consiglio di amministrazione integrato con la
presenza dei Revisori dei conti che, nelle sedute del 21 marzo 2000, del 29 ottobre 2002 e
del 30 settembre 2003 e nelle sedute ove furono conferite le funzioni dirigenziali a B.
(del 27 maggio 2003) ed alla P. (28 settembre 2004), approvarono il conferimento degli
incarichi di che trattasi.
Particolare incidenza nei comportamenti causativi del danno è ravvisata dalla Procura
nelle condotte poste in essere dai Direttori amministrativi dott. P. Z. e dott. G.
M., i quali dovrebbero quindi rispondere, ad avviso del Requirente, del 50% del
complessivo danno causato al Politecnico dalle illegittime nomine,
ciascuno per la parte che vi ha preso.
Per il restante, il 40% andrebbe addebitato, ciascuno per la parte che vi ha preso, agli
altri componenti il consiglio di Amministrazione, individuati nei seguenti nominativi:
1) A. D. M.; 2) M. C. T.; 3) A. B.; 4) G. B.; 5) G. e L; 6) F. P.; 7) V. L.; 8) G.
A.E; 9) A. Z. R.; 10) M. F.; 11) R. P.; 12) A.C.; 13) L. M. V. C.; 14) M. G. M.. Il
residuo 10% andrebbe ripartito, limitatamente alla presenza alle riunioni approvative dei
conferimenti delle funzioni apicali, ai componenti il Collegio dei Revisori dei conti
dellAteneo (M. P. P. in T., P. P., M. P., B. B., D. M., R. M., D.
M.).
Per ciò che attiene alle responsabilità dei componenti di detto Organo, costoro, secondo
la Procura, avrebbero potuto rilevare, e non lo hanno fatto, lillegittimità ovvero
lirregolarità delle nomine che qui si contestano, in particolar modo - quelle
effettuate in violazione del quoziente posto dalla norma regolamentare - con riferimento
alla correttezza della gestione, posto che il controllo al quale erano tenuti non sarebbe
esaurito dalle verifiche di natura strettamente contabile, ma investirebbe la legittimità
e la correttezza dellintera gestione e di quegli atti che, per la loro rilevanza e
connotazione di generalità, sulla gestione direttamente incidono.
In conseguenza dei fatti sopra descritti la Procura chiede che la Sezione voglia
pronunciare la condanna dei convenuti al pagamento, in favore dellAmministrazione
universitaria, della complessiva somma, come sopra ripartita, di .1.288.017,59 oltre
rivalutazione monetaria, interessi e spese di giudizio, ciascuno per la parte che vi ha
preso.
Con memoria depositata il 7 novembre 2007, si è costituita la difesa del Dr. Z. eccependo
preliminarmente la prescrizione dellazione di danno erariale.
Sul punto la difesa ricorda che il dr. Z. ha cessato dallufficio di direttore
amministrativo del Politecnico il 31 dicembre 2002, e dunque non ha concorso alla
formazione delle delibere e degli atti successivi a tale data.
Inoltre la delibera di affidamento dellincarico ai sig.ri C., C. G., O. e L.i
risale al marzo 2000, quindi ogni pretesa di risarcimento del danno erariale rispetto a
questi rapporti dirigenziali sarebbe prescritta nel marzo 2005, mentre latto di
citazione è stato notificato solo il giorno 8 febbraio 2007, e lo stesso invito a dedurre
è stato notificato il giorno 13 giugno 2006, e quindi a più di un anno
dallavvenuta prescrizione.
Ad avviso della difesa, il dies a quo della prescrizione va individuato in quello di
approvazione della delibera che prevede lassegnazione dellincarico, o, al
più, in quello (peraltro immediatamente successivo), di stipulazione e venuta ad
efficacia del contratto di lavoro dirigenziale, e non in quello di concreto pagamento, nel
tempo, delle spettanze retributive.
Dunque la difesa ritiene che il danno conseguente alla delibera del 21 marzo 2000
(incarichi C., C. G., O. e L.) si è interamente prescritto nel marzo 2005.
La difesa nega che linvito a dedurre notificato nel giugno 2006 poteva costituire
"formale costituzione in mora ai sensi e per gli effetti degli artt. 1219 e 2943 del
Codice civile, nei confronti degli autori del danno".
Anche a non voler considerare la completa prescrizione dei danni conseguenti alle delibere
del marzo 2000, ossia a voler, ritenere che il dies a quo della prescrizione del danno
decorra da ogni singolo pagamento delle spettanze retributive, la pretesa erariale si
sarebbe interamente prescritta per i danni maturati fino al giorno 8 febbraio 2002
(rispetto alla notifica della citazione).
Ma anche a voler ritenere linvito a controdedurre capace di interrompere la
prescrizione, interamente prescritti sarebbero comunque i danni conseguenti alle
retribuzioni pagate ai dirigenti fino al giorno 13 giugno 2001.
Nel merito sul requisito della laurea per accedere allincarico di dirigente
pubblico, la difesa ricorda che lart. 19, d.lgs. 165/2001, prevede con chiarezza
come la formazione universitaria sia (solo) uno dei requisiti che possono essere tenuti
presenti nella selezione dei dirigenti. Non si tratta, cioè, di un titolo necessario.
Lincarico, difatti, può ben essere affidato anche a soggetti che abbiano maturato
le proprie specifiche competenze professionali altrimenti, ossia, per quel che qui più
interessa, sul campo, grazie alle pregresse esperienze professionali.
La difesa sostiene anche la riconducibilità al merito amministrativo delle decisioni del
Consiglio di Amministrazione e conseguente loro insindacabilità in sede giudiziale,
nonché linsussistenza e comunque mancata dimostrazione del presupposto soggettivo
della responsabilità amministrativa ed anzi la buona fede degli organi del Politecnico.
La difesa contesta la imputazione al convenuto, in quanto Direttore Amministrativo fino al
2002, del cinquanta per cento del danno erariale relativo agli anni 2000-2002, mentre agli
altri componenti del Consiglio di Amministrazione, che pure hanno egualmente deliberato,
in modo unanime, con identità di poteri e responsabilità, laffidamento degli
incarichi, solo il restante quaranta per cento, rimanendo il residuo dieci per cento a
carico dei revisori. Ciò sarebbe in contrasto con il disposto dellart. 24, del tu.
imp. civ. Stato, approvato con d.p.r. n. 3/1957.
La difesa inoltre deduce la non dannosità degli incarichi dirigenziali contestati, la
compensatio lucri cum damno e insta per lesercizio del potere di riduzione.
I danni che non ci sarebbero visto che è in realtà sarebbe pacifico che (anche) i
dirigenti non laureati abbiano bene ed efficacemente operato, specie in un momento di
poderosa crescita quantitativa e qualitativa dellAteneo è
Tale evoluzione dellAteneo (oggi ai vertici di tutte le classifiche relative alle
università italiane, e, per quanto riguarda le università tecniche, al quindicesimo
posto tra le europee e cinquantaseiesimo al mondo e allottavo con riguardo
allingegneria informatica rispetto a tutte le altre università del mondo) sarebbe
stata portata a termine con successo, anche grazie alla preziosa opera dei dirigenti non
laureati.
Anche nella ipotesi che gli incarichi dirigenziali in questione siano illeciti e dannosi,
secondo la difesa, non si potrebbe prescindere dal considerarne lutilità.
La difesa invoca lesercizio del potere riduttivo in ragione sia dellobiettiva
difficoltà di valutazione dei requisiti di liceità dellaffidamento di incarichi
dirigenziali, sia dellencomiabile servizio reso per tanti anni
allAmministrazione Universitaria dal dott. Z..
Con memoria depositata l8 novembre 2007, si è costituita la difesa di M., facendo
presente innanzi tutto che il convenuto ha preso parte esclusivamente alle sedute del C.d.A.
del Politecnico del 27.5.2003, del 30.9.2003 e del 28.9.2004, nelle quali sono
stati conferiti gli incarichi dirigenziali ai signori B., M. e P., e non anche alle altre
sedute del C.d.A. indicate dal Procuratore e, cioè, a quelle del 21.3.2000 e del
29.10.2002, nelle quali sono stati conferiti gli altri incarichi dirigenziali contestati
dal Procuratore.
Preliminarmente la difesa eccepisce la nullità dellatto di citazione per
genericità della domanda, in quanto non individua gli specifici incarichi -tra i numerosi
in contestazione- al cui conferimento avrebbe concorso il convenuto né specifica a quanto
ammonta il danno che viene ascritto al convenuto medesimo.
Nel merito la difesa deduce linfondatezza e la inammissibilità delle domande
attrici, per difetto di legittimazione passiva del convenuto con riferimento agli
incarichi dirigenziali conferiti con la deliberazione C.d.A. del 29.10.2002; la
legittimità degli incarichi dirigenziali conferiti con le deliberazioni C.d.A. del
27.5.2003. 30.9.2003 e 28.9.2004.
Tra gli incarichi dirigenziali conferiti, lAccusa ha computato anche quello del
direttore amministrativo che, secondo la difesa, non può essere computato, stante che il
ruolo e i compiti del direttore amministrativo sono peculiari e non assimilabili a quelli
dei dirigenti, tanto che trovano la propria disciplina in disposizioni normative diverse
da quelle che regolano gli incarichi dirigenziali a tempo determinato.
La difesa contesta lassunto della Procura secondo cui "la dirigenza nelle
amministrazioni pubbliche deve essere costituita, in maniera prevalente, da dirigenti di
ruolo", nega che con gli incarichi contestati sia stato superato il quoziente massimo
utilizzabile di 12 unità.
Quanto al "secondo ordine di danno" la difesa deduce la inammissibilità delle
domande attrici per difetto di legittimazione passiva del convenuto con riferimento agli
incarichi dirigenziali conferiti con le deliberazioni C.d.A. del 21.3.2000 e del
29.10.2002, e che comunque gli incarichi dirigenziali conferiti con le deliberazioni
C.d.A. del 21.3.2000 e 29.10.2002 sarebbero legittimi, perché nessuna delle disposizioni
primarie o secondarie richiede espressamente il possesso della laurea come requisito per
il conferimento dellincarico dirigenziale a tempo determinato,
mentre nella specie i dirigenti nominati possedevano i requisiti professionali previsti
dal ricordato art. 19, sesto comma, D.Lgs. n.29/l993 e dallart. 10 del Regolamento
dellAteneo, in quanto dai curricula prodotti, risulterebbe che gli stessi hanno
raggiunto unelevata professionalità nei rispettivi ambiti di competenza, ricoprendo
ruoli e svolgendo mansioni riconducibili a quelli propri dei dirigenti.
La difesa deduce anche il difetto di specifica prova dellesistenza di un effettivo
pregiudizio economico del Politecnico: leventuale illegittimità del conferimento
degli incarichi non sarebbe, infatti, di per sé causa di danno erariale.
La difesa ritiene che si deve tener conto dellutilità dellattività
positivamente svolta dai dirigenti incaricati e della spesa che il Politecnico avrebbe
comunque dovuto sostenere per far fronte alle esigenze soddisfatte con il conferimento
degli incarichi dirigenziali di cui si tratta.
La complessità della materia e la non univocità degli orientamenti interpretativi in
ordine al conferimento degli incarichi escluderebbe - infine - la sussistenza della colpa
grave nel comportamento tenuto dal convenuto.
Pertanto la difesa di M. conclude per dichiarare inammissibili tutte le domande attrici
per nullità dellatto di citazione e, comunque, dichiarare linammissibilità
delle suddette domande, per difetto di legittimazione passiva del convenuto, nella parte
in cui si riferiscono agli incarichi dirigenziali conferiti nelle sedute del C.d.A. del
21.3.2000 e del 29.10.2002; in subordine: assolvere il convenuto da tutte le domande
attrici per insussistenza di danno per il Politecnico di omissis e, comunque, per
insussistenza di colpa grave; in ulteriore subordine valutare lutilità che il
Politecnico di omissis ha tratto dalle prestazioni fornite dai dirigenti cui il C.d.A. del
Politecnico ha conferito gli incarichi di cui si tratta nelle sedute alle quali ha preso
parte il convenuto e compensare tale utilità con il preteso danno nonché avvalersi del
potere di riduzione diminuendo comunque limporto ascrivibile al convenuto.
Con distinte memorie depositate l8 novembre 2007, si è costituita la difesa del Dr.
D. M. e della Dr.ssa T. evidenziando preliminarmente alcuni fatti della vicenda.
Allinizio degli anni 2000, il Politecnico sì trovò ad affrontare lesigenza
di riformare lorganizzazione - immutata da decine di anni - delle attività
amministrative dellAteneo, dando ad essa nuova e più adeguata impostazione nella
fase di sviluppo e riassetto organizzativo e didattico che, a partire dalla fine degli
anni 90, aveva coinvolto tutte le strutture del Politecnico.
In quel periodo, il Politecnico di omissis ha aumentato il numero delle facoltà (passando
da due sole facoltà originarie a sei facoltà di Ingegneria, due di Architettura ed una
di Disegno Industriale); ha introdotto nuovi percorsi formativi secondo modelli europei
(quali i master annuali, istituiti nel 2001, i corsi di aggiornamento, iniziati nel 2000,
la scuola di dottorato, attivata nel 2000 ed i corsi di formazione tecnica integrativa,
introdotti nel 1999). Inoltre, sono stati creati i poli territoriali di formazione e
ricerca nelle sedi decentrate di omissis e di omissis (già nel 1998, di omissis e di
omissis (attivate nel 2002) e di omissis (attivata nel 2004) e sono state incrementate le
"attività commerciali" (come, per esempio, i corsi di formazione e di
aggiornamento per il personale di enti o aziende), accanto alle attivita didattica
tradizionale ed istituzionale in precedenza svolta in via esclusiva. Nello stesso periodo
il Politecnico ha sviluppato maggiormente le relazioni con le Università straniere e con
altri soggetti esterni, attraverso la stipulazione di contratti e di convenzioni di
ricerca con enti pubblici e privati sia italiani che stranieri nonché attraverso
listituzione di cattedre convenzionate.
La difficoltà delloperazione consisteva anche nellesigenza di cambiare
impianto organico in corsa, mentre cioè tutto doveva continuare a funzionare al meglio
introducendo e sostenendo le molteplici innovazioni. Rispetto al personale in servizio si
proponeva la duplice esigenza: di non mortificare le risorse disponibili (quelle di
dipendenti che avevano retto il peso di una struttura sempre più inadeguata riuscendo a
gestire al meglio lattività istituzionale) e di evitare che lintroduzione di
nuove risorse determinasse fenomeni di rigetto o di resistenza comprensibili in un momento
di evoluzione accelerata ma capaci di far fallire lintera operazione di
rivitalizzazione dellAteneo.
La difesa di D. M. e T. precisa le contestazioni considerando che i convenuti hanno preso
parte alla sola seduta del Consiglio di Amministrazione dellAteno omissis del
21.3.2000.
In primis deduce la nullità dellatto di citazione per assoluta genericità della
domanda nei confronti dei convenuti.
Il convenuto, avendo partecipato alla sola riunione del 21.3.2000, risponderebbe soltanto
di parte del suddetto preteso danno complessivo e di parte della seconda posta dello
stesso, per quanto cioè riguarda i soli incarichi temporanei conferiti con la
deliberazione del 21.3.2000 (a O., C., L. e C. G.).
Ma per quanto percepito dai dirigenti in questione dopo la scadenza (31.10.2002) degli
incarichi conferiti il 21.3.2000 il convenuto non risponde, ossia non risponde del rinnovo
degli incarichi.
Latto di citazione sarebbe pertanto nullo per genericità del petituni e dalla causa
petendi.
Nella specie, mancherebbe la spiegazione delle ragioni con cui sono state determinate le
diverse percentuali poste a carico dei convenuti e se il meccanismo della definizione del
danno per differenza tra retribuzione percepita e retribuzione nella qualifica precedente
valga parimenti per tutti gli incaricati (aventi tra di loro posizioni diverse) e se per
ciascuno degli incaricati si debba considerare la sommatoria di dette differenze negli
anni dal 2000 al 2005, nonostante che lincarico conferito con la partecipazione del
convenuto avesse durata temporale limitata.
La difesa eccepisce la prescrizione, totale o quanto meno parziale, dellazione di
responsabilità.-
Secondo la tesi difensiva linvito a dedurre non è stato idoneo ad interrompere il
decorso del termine di prescrizione, perché non possedeva, in concreto, gli elementi
richiesti dallart. 1219 c.c. mancando, in particolare, la espressa "intimazione
o richiesta di adempimento"
La difesa afferma la legittimità degli incarichi dirigenziali a termine conferiti con i
contratti di diritto privato approvati con la deliberazione del C.d.A. del 21.3.2000,
evidenziando che il Dipartimento della Funzione Pubblica ebbe a precisare, con nota del
14.5.1998, che "per il possesso" del requisito della "particolare
specializzazione professionale ... desumibile,.. da concrete esperienze di lavoro deve
intendersi laver svolto funzioni di elevata responsabilità in un ambito specifico,
assimilabile a quello che dovrà formare oggetto dellincarico connesso
allassunzione a termine".
La difesa pone in rilievo che si tratta di incarichi - ammessi dalla legge in via
derogatoria rispetto al sistema ordinario di reclutamento dei dirigenti - di natura
fiduciaria ed a tempo determinato nonché connotati dal contratto di diritto privato, con
la conseguenza che presupposti per il relativo conferimento non devono necessariamente
coincidere con quelli stabiliti in via generale per lassunzione a tempo
indeterminato con contratto di diritto pubblico.
I presupposti per laccesso ai posti di qualifica dirigenziale stabiliti
dallart. 28 D.Lgs. n.29/1993 (oggi dallart. 28 del D.Lgs. n.165/2001) - tra
cui il possesso della laurea- si riferiscono espressamente alla "qualifica dì
dirigente di ruolo" ed a tempo indeterminato; nel caso in esame invece il
conferimento dellincarico avviene con assunzione a tempo determinato e con contratto
di diritto privato.
La difesa deduce che molte Università, nel regolare le modalità per il conferimento di
incarichi dirigenziali a termine con contratto di diritto privato, non prevedono affatto
il requisito del titolo di studio, riconoscendo lidoneità anche del possesso di
adeguata e specifica qualificazione e preparazione professionale desumibile, in via
alternativa, dal curriculum formativo (e quindi dai titoli di studio conseguiti) o da
esperienze lavorative.
La difesa fa presente che il Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del
Consiglio, con nota del 20.9.2005, in risposta alla richiesta di chiarimenti avanzata dal
Politecnico di omissis "in ordine alle modalità attuative dellart. 19, comma
6, del D. Lgs. n. 165/2001" (che sostituisce, con analoga formulazione, lart.
19 del D.Lgs. n.29/2003), ha precisato che la scelta dellamministrazione "è
sostanzialmente libera, come si può dedurre dalla lettura della norma, nè in essa vi è
alcun riferimento alla necessità di operare una valutazione comparativa tra più
soggetti"
"il conferimento dellincarico ad esterni non è
subordinato allespletamento di procedure concorsuali di cui allart. 28 del
d.lgs. n.165/2001, o comunque selettive, ovvero di valutazioni comparative tra più
soggetti ugualmente idonei a ricoprire lincarico, in quanto il legislatore ha inteso
riservare un potere discrezionale nelloperare la scelta nei termini sopra descritti,
ritenendo fondamentale il criterio dell "intuitus personae".
Il Dipartimento della Funzione Pubblica, nel parere, precisa anche che "la fonte
regolamentare può specificare e modulare altrimenti il contenuto dei requisiti"
necessari per il conferimento degli incarichi di cui si tratta, anche "prevedendo,
ove ritenuto utile, forme di selezione o comparazione comunque di natura
privatistica". ., quella di subordinare il conferimento degli incarichi dirigenziali
a tempo determinato allo svolgimento di procedure selettive o comparative è una scelta
discrezionale delluniversità ma non costituisce certamente un obbligo.
Sulla base di queste argomentazioni la difesa sostiene che legittimamente il C.d.A. ha
previsto, allart. 10 del Regolamento citato, la possibilità di conferire incarichi
dirigenziali senza lo svolgimento di procedure selettive o comparative.
Nella specie i dirigenti nominati possedevano, ad avviso della difesa, i requisiti
previsti dallart. 19, sesto comma, D.Lgs. n. 29/1993 e dallart. 10 del
Regolamento dellAteneo.
Infatti, dai curricula prodotti, risulta che gli stessi avevano raggiunto unelevata
professionalità nei rispettivi ambiti di competenza, svolgendo attività obiettivamente
riconducibili a quelle proprie dei dirigenti.
La difesa ricorda che il Ministero del Tesoro ha, nella circolare del 14.4.2000, precisato
che la facoltà di ricorrere agli incarichi ex art. 19, sesto comma, D.Lgs. n.29/2003,
"può essere utilizzata", oltre che per introdurre nella p.a.
"professionalità nuove", anche "allo scopo di dare adeguato riconoscimento
a funzionari particolarmente preparati che, pur non avendo ancora conseguito il livello
dirigenziale, siano dotati della professionalità richiesta dalla norma e considerati in
grado di svolgere efficacemente un ruolo dirigenziale".
La difesa deduce quindi linsussistenza del danno e il difetto della prova del danno,
in quando si dovrebbe tener conto dellutilità dellattività positivamente
svolta dagli incaricati e considerare quale sarebbe stata la spesa da sostenere, comunque,
per far fronte alle esigenze soddisfatte con il conferimento degli incarichi dirigenziali
in questione.
Anzi, se la dirigenza fosse stata affidata a soggetti diversi da quelli in effetti
incaricati, la spesa complessiva sarebbe sicuramente cresciuta a fronte della retribuzione
tanto dei soggetti incaricati (seppure in misura minore) quanto dei nuovi dirigenti; e non
sarebbe affatto certo che le prestazioni sarebbero migliorate e/o aumentate.
La difesa ribadisce la peculiare esigenza del Politecnico di innovare sostanzialmente la
propria struttura organizzativa senza interrompere la continuità del servizio
amministrativo prestato, utilizzando le risorse presenti e al contempo integrandole e
potenziandole.
Sulla colpa grave la difesa pone in evidenza che quella fornita dalla Procura erariale è
solo uninterpretazione con riferimenti a pronunce (non giurisdizionali) successive
al febbraio ed al marzo 2000, uninterpretazione non consolidata o prevalente.
Ma secondo la tesi difensiva, nemmeno nella ipotesi di fondatezza
dellinterpretazione della Procura, potrebbe essere contestata la sussistenza della
colpa grave nel comportamento tenuto dai convenuti in occasione del conferimento degli
incarichi in questione, considerata la complessità della materia e la non univocità
degli orientamenti interpretativi al riguardo esistenti nella prima metà del 2000.
Anche considerando che ai due convenuti (un ingegnere ed un architetto) non poteva essere
richiesta una preparazione tecnica ed unesperienza così specifiche.
In considerazione di quanto sopra la difesa conclude:
-In via preliminare: dichiarare la nullità dellatto di citazione per genericità
del petitum e della causa petendi; nel merito: assolvere i convenuti da tutte le domande
attrici per insussistenza del danno a carico del Politecnico di omissis e, comunque, per
insussistenza di colpa (e, ad ogni modo, di colpa grave) nel comportamento tenuto dai
convenuti nella vicenda per cui è causa; in via subordinata: dichiarare
lintervenuta prescrizione dellazione esercitata dalla Procura regionale; in
ulteriore subordinata ipotesi: dichiarare lintervenuta parziale prescrizione;
valutare lutilità che lente ha tratto dalle prestazioni fornite dai dirigenti
e compensare tale utilità con il danno considerato con riferimento al solo primo incarico
temporaneo; avvalersi infine del potere di riduzione diminuendo comunque leventuale
importo residuo ascrivibile a carico del convenuto (dopo le deduzioni per le due
precedenti ragioni) sussistendone i presupposti.
Con memoria depositata l8-11-2007 si è costituita la difesa di G. B. deducendo in
primis la nullità parziale dellatto di citazione per genericità della causa
petendi.
Per gli incarichi conferiti ai signori P. e L. con delibera C.d.A. del 29.10.2002 era
stata prevista la scadenza al 31.12.2004 e, per lanno 2005, mancherebbe la prova e
la fonte dellincarico a detti signori e dunque, della responsabilità del convenuto
B.. Con riferimento allanno 2005, pertanto, la citazione sarebbe indeterminata,
mancando le ragioni poste a fondamento della relativa domanda con riferimento al preteso
danno per differenze retributive che sarebbero state illegittimamente percepite dai
signori P. e L..
La difesa sostiene la legittimità degli atti di conferimento, in particolare la
legittimità del numero degli incarichi conferiti a tempo determinato,
linsussistenza del danno e lutilità dellattività svolta dai dirigenti
e, comunque, la mancanza di prova, adducendo argomentazioni analoghe a quelle già esposte
nellesame delle altre tesi difensive.
Per cui la difesa chiede la riduzione dellimporto ascritto a carico del convenuto
B., tenendo conto a tal fine anche del danno che avrebbe potuto essere ascritto al prof.
M. nel frattempo scomparso e, in ipotesi di mancato accoglimento delleccezione di
nullità della citazione, detraendo anche il preteso danno da differenze retributive
riferibile agli incarichi dei signori P. e L. nellanno 2005.
La difesa nega comunque lelemento soggettivo della colpa grave.
In particolare, il convenuto - ingegnere aeronautico- non poteva avere una preparazione
tecnica ed unesperienza giuridica così specifiche.
La difesa eccepisce in fine la prescrizione dellazione di responsabilità.
La deliberazione del C.d.A. di conferimento degli incarichi ai signori L. M. O., D. C., C.
L. e L. C. G. risale al 21.3.2000, con la conseguenza che la relativa azione di
responsabilità avrebbe dovuto essere esercitata entro il 21.3.2005. Nella specie, invece,
latto di citazione è stato notificato al convenuto il 26.2.2007 e, quindi,
tardivamente secondo la tesi difensiva, quando era ormai maturata la prescrizione
dellintera pretesa di cui si tratta.
La difesa, anche nella ipotesi nella quale la Corte volesse far decorrere il termine di
prescrizione dellazione di responsabilità dal giorno dei singoli pagamenti, la
prescrizione sarebbe comunque intervenuta per i pagamenti effettuati prima del 26.2.2002
ovvero prima del 20.6.2001.
Pertanto la difesa conclude, nellinteresse del convenuto, G. B., in via preliminare
per accertare e dichiarare la nullità parziale della citazione per indeterminatezza e
genericità delle ragioni poste a fondamento della domanda, nel merito, assolvere il
convenuto da tutte le domande attrici per insussistenza dei necessari presupposti e
comunque per insussistenza di colpa grave nel comportamento tenuto dal convenuto stesso
nella vicenda per cui è causa, in subordine, valutare lutilità che lente ha
tratto dalle prestazioni fornite dai dirigenti e compensare tale utilità con il preteso
danno nonché avvalersi del potere di riduzione diminuendo comunque limporto
ascrivibile a carico del convenuto.
Con distinte memorie depositate l8 novembre 2007, si è costituita la difesa di A.
B., F. P., R. P., A. Z. R., M. F., V. L., P. P., M. P. P. in T., M. P., D. M., R.
M., B. B. e D. M. a, deducendo in via preliminare linammissibilità
dellazione per intervenuta prescrizione del diritto al risarcimento del danno,
quantomeno in riferimento ai primi conferimenti degli incarichi dirigenziali a tempo
determinato.
La difesa sostiene poi linfondatezza nel merito della domanda per carenza dei
presupposti oggettivi e soggettivi del comportamento dannoso sulla base di argomenti
sostanzialmente già esposti con riferimento alle altre difese.
Inoltre non sarebbero sindacabili nel merito le decisioni del consiglio
damministrazione, in quanto le istituzioni universitarie, hanno autonomia garantita
anche a livello costituzionale (artt. 33 u.c. Cost.), il che renderebbe inammissibile un
penetrante sindacato esterno sulle scelte organizzative discrezionali.
Nel caso di specie il C.d.A. dellAteneo, ritenendo necessaria la nomina dei
dirigenti in rapporto al particolare periodo evolutivo che la struttura universitaria
stava attraversando dal punto di vista organizzativo e gestionale, avrebbe assunto le
contestate deliberazioni in osservanza dei parametri quantitativi e qualitativi stabiliti
dal Regolamento interno.
Non sarebbe comprovata la sussistenza dellelemento psicologico in capo ai membri del
Consiglio dAmministrazione dellAteneo e del Collegio dei Revisori.
Proprio con riferimento alla delibera di assunzione di personale dirigenziale la difesa
nega la sussistenza dellelemento soggettivo in presenza della proposta motivata del
direttore amministrativo dellente ed in un contesto di rilancio dellente e di
ristrutturazione della sua dirigenza che faceva apparire, con valutazione ex ante
ragionevole e proceduralmente corretta la scelta operata.
Nel caso di specie, la difesa sostiene che il comportamento tenuto dai convenuti risulta
conforme alla normativa di riferimento ed allinterpretazione della stessa fornita
dagli organi ministeriali.
Da un lato ricorda che lo stesso Dipartimento della Funzione Pubblica ha escluso la
necessità sia di svolgere pubblici concorsi, sia di pretendere il possesso del diploma
dì laurea in capo al funzionario, qualificando la scelta dellamministrazione come
"sostanzialmente libera".
Laffidamento di incarichi dirigenziali a soggetti che, benché privi del predetto
titolo di studio, abbiano unadeguata preparazione professionale sarebbe una prassi
diffusa, adottata da tutti gli atenei nazionali e, talvolta, recepita a livello statutario
da alcune Università.
Nella ipotesi in cui dovesse ritenersi che i suddetti presupposti siano insufficienti a
fondare la buona fede dei convenuti, la difesa evidenzia che la colpa grave appare
difficilmente configurabile in presenza di una disciplina normativa dai caratteri
peculiari, quale quella in esame, e di un contesto interpretativo oscillante.
Con riferimento particolare alle deliberazioni assunte da organi collegiali, la difesa
ritiene rilevante ponderare in maniera specifica e differenziata il grado di colpevolezza
(e, sotto il profilo oggettivo, la diversa efficienza causale nella verificazione
dellillecito) di ciascuno dei componenti il collegio.
Per cui anche in ipotesi di responsabilità derivante da deliberazione collegiale
sarebbero distinguibili ed autonomamente valutabili i singoli comportamenti dei componenti
dellorgano collegiale, distinguendo il rispettivo grado di colpa dei singoli membri
e leffettiva partecipazione di ciascuno alla produzione del danno" oggetto di
contestazione.
A maggior ragione dette considerazioni valgono in riferimento ai membri che risultarono
addirittura assenti nelle sedute approvative degli incarichi.
La difesa si riferisce, in particolare, ai Dott. P., B. e M., assenti alla seduta del
30/09/03, in cui si deliberò lincarico in favore del Dott. M.; nonché al Dott. M.,
assente tanto alla predetta seduta del 30/09/03, quanto alle successive riunioni del
27/05/03 e del 28/09/04.
La difesa nega la colpa grave, anche in relazione al ruolo rivestito dai convenuti.
In particolare, i compiti di controllo attribuiti ai componenti di detto organo non si
estenderebbero alla verifica della correttezza dellintera gestione e degli atti che
incidono su di essa.
A tal fine evidenzia il ruolo del tutto particolare e differenziato ricoperto dai revisori
dei conti allinterno dellAteneo milanese.
In particolare: in base alle disposizioni del Regolamento dAteneo in vigore
presso il Politecnico di omissis allepoca dei fatti (art. 115, ora recepito
nellart. 78 del nuovo Regolamento approvato con decreto rettorale n°72/AQ del
12/10105), è stabilito espressamente che "i revisori dei conti assistono alle
riunioni del Consiglio dAmministrazione ed, a richiesta, a quelle degli altri organi
collegiali digestione".
Pertanto, ai medesimi revisori non sarebbe attribuita alcuna funzione di partecipazione
attiva in seno al Consiglio dAmministrazione, dal momento che, durante le sedute,
essi non sono chiamati ad esprimere pareri e/o valutazioni sulla legittimità degli atti,
bensì a verificare soltanto la regolarità formale dei provvedimenti assunti.
Il ruolo istituzionalmente demandato al collegio dei revisori, sintetizzabile come
verifica della gestione sui profili finanziari e contabili- è, infatti, svolto in via
successiva, ossia in seguito alladozione dei provvedimenti da parte
dellAmministrazione (ai sensi del comma 7 del citato art. 115 Regolamento: "il
collegio provvede al riscontro della gestione, accerta la regolare tenuta dei libri e
delle scritture contabili, esamina il bilancio di previsione nonché i bilanci ad esso
allegati, le eventuali variazioni ad esso, ed il conto consuntivo e relativi allegati,
redigendo apposite relazioni ed effettua verifiche di cassa"). In altri termini, la
"presenza" dei convenuti alle sedute del Consiglio dAmministrazione
sarebbe direttamente strumentale ad agevolarne il ruolo di controllo ex post
dellazione amministrativa.
La partecipazione alle sedute da parte dei membri del collegio dei revisori dovrebbe
ritenersi facoltativa e non obbligatoria, visto che la loro eventuale assenza non è in
grado di condizionare la regolarità delle riunioni; i revisori medesimi non hanno diritto
di voto, nè, parallelamente, alcun obbligo dintervento.
Laccoglimento della tesi contraria, comporterebbe che, da un lato, al Collegio
sarebbe attribuito un controllo di tipo preventivo od immediato, in contrasto con la
funzione tipicamente rivestita. Oltretutto, sarebbe necessario fornire al Collegio
medesimo, con congruo anticipo, una previa ed adeguata informativa in merito
allordine del giorno delle sedute.
La difesa contesta anche la quantificazione e ripartizione del danno erariale.
Per la quantificazione del danno, la difesa rileva che da un lato sono disconosciuti i
vantaggi che lAteneo ha in realtà tratto dallattività del personale
dirigenziale incaricato a tempo determinato, mentre la prospettata carenza di
responsabilità in capo ai rappresentanti degli studenti, ove effettivamente comprovata e
confermata, dovrebbe, in ogni caso, indurre il Giudicante a stralciarne la relativa
"quota" di responsabilità in sede di ripartizione degli addebiti fra i vari
convenuti.
In caso contrario, infatti, la parte di responsabilità da imputarsi in astratto agli
studenti finirebbe col ricadere indebitamente sugli altri membri del C.d.A.
Anche sotto questo profilo, la difesa chiede, in via subordinata, di modificare il riparto
proposto dallorgano requirente.
Infine, nella ipotesi in cui si dovesse ravvisare una limitata incidenza causale del
comportamento tenuto dai revisori dei conti, essa dovrebbe ritenersi del tutto marginale
e, comunque, inferiore alla quota del 10%.
Tutto ciò premesso, i Sig.ri B., P., P., Z. R., F., L., P., P. P. in T., P., M., M., B. e
M., concludono per dichiarare lintervenuta prescrizione dellazione esercitata
dalla Procura Regionale in riferimento alle somme elargite per gli dirigenziali incarichi
affidati nelle sedute del consiglio damministrazione del 21/03/00, 31/10/00 e
19/06/01.
Nel merito: rigettare la domanda per insussistenza di danno a carico del Politecnico di
omissis e/o, comunque, per insussistenza di colpa grave nel comportamento tenuto dai
convenuti, mandando, per leffetto, integralmente assolti i medesimi da ogni pretesa
responsabilità; in via subordinata: nella ipotesi in cui si dovessero ravvisare residui
profili di responsabilità in capo agli odierni convenuti: a) considerata la ridotta
efficienza causale del comportamento tenuto dai revisori contabili, limitare il grado di
responsabilità ascrivibile ai medesimi in una percentuale inferiore a quella indicata dal
Procuratore Regionale; escludere, in ogni caso, qualsiasi responsabilità e/o limitare
ulteriormente il grado di responsabilità in capo ai Dott. P., B., M. e M., in quanto non
partecipanti a tutte e/o alcune delle sedute di conferimento degli incarichi dirigenziali
a tempo determinato; valutare, infine, i vantaggi che il Politecnico di omissis ha tratto
dallattività dei dirigenti a tempo determinato e compensare tale utilità con il
preteso danno, avvalendosi del potere di riduzione ex art. 1, c. 1-bis, L. 20/94.
Con memoria depositata in data 8-11-2007 si è costituita la difesa di L. M. V. C., A. C.
e M. G. M. precisando innanzitutto che di tutte le determinazioni del C.d.A., riguardanti
sia lapprovazione dello Statuto e delle norme regolamentari in tema di incarichi
dirigenziali, sia la vera e propria nomina di dirigenti a tempo determinato, solo la
delibera del C.d.A. 28 settembre 2004 è stata presa con la diretta partecipazione dei
convenuti C., C. e M., i quali avevano assunto il ruolo di Consiglieri di amministrazione
a far data dai 1 settembre 2004, come rappresentanti dei docenti.
Pertanto i convenuti C., C. e M. dovrebbero rispondere solo degli effetti della delibera
28 settembre 2004, con la quale è stata disposta la nomina a dirigente dellArea
"Comunicazione e relazioni esterne" della dott.ssa P..
Quindi il danno imputabile ai medesimi è limitato esclusivamente alla somma derivante
dalla "differenza tra quanto effettivamente percepito (dalla dott.ssa P.)
nellanno 2005 per effetto della nomina e quanto avrebbe percepito ove fosse rimasta,
come avrebbe dovuto essere, nella qualifica inferiore di appartenenza, quantifìcato
dallamministrazione universitaria nellimporto di .21.608,35.
Il concreto addebito dovrebbe poi essere ulteriormente contenuto nella sola quota parte
del 40% da dividersi, "ciascuno per la parte che vi ha preso" con gli altri
componenti del Consiglio di Amministrazione.
Per cui la difesa non accetta il contraddittorio in relazione ad eventuali ulteriori
ipotesi di danno e/o di responsabilità non deducibili direttamente dallinvito a
dedurre.
La difesa dei convenuti C., C. e M. deduce la infondatezza della tesi accusatoria sotto il
profilo della legittimità delloperato del C.d.A., perché la dott.ssa P. era in
possesso del diploma di laurea e della esperienza professionale necessaria in quanto aveva
già svolto come funzionario dellAteneo diversi incarichi di responsabilità.
Sul mancato rispetto del limite percentuale fissato dalla disciplina di cui al Regolamento
n. 107/2000, la difesa osserva che le aree dirigenziali cui occorre fare riferimento per
il computo degli incarichi conferibili a dirigenti a tempo determinato è pari a 27 e non
già a 24.
Con delibera del 30 settembre 2003 il Politecnico aveva programmato una struttura
organizzativa che comprendesse 27 aree dirigenziali, con un aumento di tre unità della
pianta organica approvata con la precedente delibera del 29 ottobre 2002.
La difesa nega che la delibera del settembre 2003 sia una mera "presa
datto" di un progetto di organizzazione al di là da venire, nellambito
della quale non vi sarebbe stata una vera e propria approvazione della nuova pianta
organica, perché la riorganizzazione e la copertura delle varie aree dirigenziali ha
sempre avuto un andamento graduale, dove ad una preliminare fase di studio faceva seguito
lapprovazione di un progetto che trovava poi concretizzazione attraverso una serie
di provvedimenti attuativi.
Nel caso di specie, a seguito della delibera del C.d.A. del 30 settembre 2003, preceduta
tra laltro dalla delibera del Senato Accademico del 22 settembre 2003,
nellambito della quale il programma relativo alla creazione delle 27 aree
dirigenziali era stato particolarmente approfondito, il Direttore Amministrativo ha
adottato la determinazione 27 ottobre 2003 n. 41, nella quale si dice espressamente che
"Con effetto dalla data della presente determinazione viene data attuazione al
progetto di riorganizzazione dellAmministrazione Centrale dellAteneo di cui
alle delibere del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione citate in
premessa".
Secondo la difesa, la riorganizzazione della struttura con lintroduzione di 27 aree
dirigenziali complessive era a tutti gli effetti operativa ed efficace, tanto da imporre
al Direttore Amministrativo di darvi immediata esecuzione.
I convenuti C., C. e M. non avendo preso parte al C.d.A. del 30 settembre 2003, non
potevano che considerare a tutti gli effetti operative le determinazioni in quella sede
prese.
In base al Regolamento n. 27/2000, il numero degli incarichi dirigenziali a tempo
determinato non potrebbe superare il "50% dei posti di dirigente in organico presso
lAteneo".
Ma tale disciplina è stata modificata a seguito dellentrata in vigore del nuovo
Regolamento del 13 aprile 2004 n. 116, il cui art. 2 ha aumentato detto limite, portandolo
al "60% dei posti previsti in organico per la direzione di uffici dirigenziali".
La difesa contesta il numero complessivo degli incarichi dirigenziali affidati
dallAteneo (16) in forza della disciplina regolamentare richiamata, perché nel
suddetto computo è stato considerato pure un dirigente di ruolo vincitore di concorso -
lAvv M. -, che non doveva essere a tal fine conteggiato.
Inoltre, viene inserito tra gli incarichi oggetto di contestazione pure quello di
Direttore Amministrativo, affidato al dott. G. M., ma la figura del Direttore
Amministrativo esulerebbe dalla disciplina di cui allart. 19, comma 6, D.Lgs.
165/01, essendo regolamentato da una normativa ad hoc che, per un verso, lo indica come
soggetto istituzionale dellUniversità, e, per altro verso, ne impone
lassunzione con contratto a tempo determinato.
Pertanto la difesa sostiene che: - le aree dirigenziali cui fare riferimento ai fini
dellassegnazione di incarichi dirigenziali a tempo determinato sono pari a 27; - in
applicazione del limite percentuale fissato dalla norma regolamentare vigente (60%), il
numero di dirigenti nominabili corrisponde a (27 x 60% =) 16,2; - con la nomina della
dott.ssa P., il numero complessivo dei dirigenti a tempo determinato è pari a 14,5 (in
considerazione del fatto che il dott. B. era part-time, quindi ampiamente nei limiti
prefissati).
La difesa nega altresì la colpa grave in quanto non provata dallAccusa e comunque
non sussistente, sia perché lo stesso Dipartimento della Funzione Pubblica ha escluso la
necessità di svolgere pubblici concorsi, qualificando la scelta dellAmministrazione
come "sostanzialmente libera"; sia perché, la colpa grave appare in ogni caso
difficilmente configurabile in presenza di una disciplina normativa dai caratteri
peculiari, quale quella in esame, e di un contesto interpretativo certamente non uniforme.
In ordine alla ripartizione della responsabilità fra tutti i soggetti che hanno
partecipato alla delibera collegiale del 28 settembre 2004, la difesa evidenzia che nel
corso della riunione consiliare non sono emersi dubbi sulla legittimità della decisione
da adottare, per cui il voto positivo è stato espresso in buona fede facendo affidamento
sulla bontà del percorso organizzativo già segnato da tutte le precedenti delibere.
Sulla quantificazione del danno la difesa deduce la inammissibilità della citazione per
la quota di danno che eccede il minore importo indicato nei due inviti a dedurre.
La difesa chiede che la Corte tenga conto dei risultati positivi derivati allEnte
dalle prestazioni della Dr.ssa P. nel suo nuovo ruolo dirigenziale, provvedendo a
compensare integralmente (o comunque a diminuire) il prospettato danno erariale in
rapporto ai vantaggi goduti, valutando lutilitas in base al generale parametro
dellid quod plerumque accidit.
La difesa nega il danno erariale contestato in relazione agli incarichi dirigenziali
perché il Politecnico di omissis ha uno dei più bassi rapporti tra spesa per il
personale e Fondo di Finanziamento Ordinario (FF0).
Detto rapporto costituisce una spia fondamentale per rilevare lo stato di salute
economica-finanziaria di un Ateneo, rappresentando la quota parte dei finanziamenti
ottenuti dallo Stato che lUniversità utilizza per pagare gli stipendi ai propri
dipendenti.
Per legge detto rapporto non deve superare il 90%, ed il Politecnico di omissis nel corso
del 2006 ha raggiunto un indice pari a solo il 63,4% (superata solo da tre piccole
Università: omissis, la Parthenope di omissis e Listituto Universitario di Scienze
Motorie di omissis, i cui FF0 sommati non raggiungono il 50% del valore assegnato al
Politecnico; per contro, ben 19 università nazionali superano la percentuale del 90%, tra
cui alcune che per prestigio possono paragonarsi al Politecnico di omissis, quali La
omissis e la omissis).
Pertanto la difesa dei convenuti C., C. e M. nel ribadire che non accetta il
contraddittorio con riferimento a pretese e contestazioni non direttamente evincibili
dallinvito a dedurre a suo tempo ricevuto, conclude, in via principale, per il
rigetto della domanda perché inammissibile e/o prescritta e/o infondata in fatto ed in
diritto, e comunque per insussistenza di danno a carico del Politecnico di omissiso e/o,
ancora, per insussistenza di colpa grave nel comportamento tenuto dai convenuti, mandando
integralmente assolti i medesimi da ogni responsabilità; in via subordinata, per
lapplicazione del potere riduttivo di cui allart. 1, comma 1 bis, E. 20/94 e/o
compensare in tutto in parte il danno con le utilità acquisite dal Politecnico a seguito
dello svolgimento dellattività da parte dei dirigenti nominati.
Alludienza, il P.M. ha confermato la tesi accusatoria insistendo per la condanna dei
convenuti.
Sulla nullità della citazione la Procura ha precisato che la quota di responsabilità va
attribuita a ciascuno in relazione alle sedute del Consiglio di Amministrazione cui ha
partecipato; sul numero complessivo di dirigenti previsto in organico ha citato altre
università dove è assai inferiore ed ha rilevato che al Politecnico di omissis le aree
dirigenziali non sono mai diventate 27 in quanto le 24 aree sono state approvate nel 2002
mentre il successivo ampliamento era stato solo programmato mai approvato; ha contestato
la illegittimità dellincremento della quota al 60%, in quanto la soglia del 70%
prevista dalla L. n. 350 del 2004 sarebbe una modifica del comma 4 dellart. 19 della
legge n. 165 del 2001 relativa ai dirigenti di ruolo, mentre il comma 6 sarebbe rimasto
invariato fino al D. L. n. 115 del 2005 che ha allargato anche ai dipendenti interni la
possibilità di essere assunti come dirigenti a tempo determinato ma indica delle quote
percentuali piuttosto esigue (10% dei dirigenti di prima fascia e 8% di quelli di
seconda).
Per cui la Procura ribadisce lapplicabilità alla fattispecie in giudizio del
principio della prevalenza in organico dei dirigenti di ruolo rispetto a quelli a tempo
determinato e fa riferimento alla giurisprudenza maggioritaria che ritiene non consentito
il passaggio alla qualifica dirigenziale dei dipendenti interni con qualifica inferiore.
Per T. e D. M. la difesa ha precisato che la responsabilità è limitata cronologicamente
fino a quando erano in carica (settembre 2002); ha sottolineato che nel 2000 il
Politecnico aveva 854 dipendenti con un solo dirigente per cui era inevitabile una nuova
organizzazione più rispondente al forte sviluppo dellattività didattica e
formativa in aggiunta a quella tradizionale (nuove sedi locali, nuovi corsi, dottorati e
master rivolti anche alle imprese); ha poi evidenziato la natura giuridica di diritto
privato dei nuovi contratti con i dirigenti che determina una cesura rispetto al
precedente rapporto di impiego e la loro funzione fiduciaria a tempo determinato; la
difesa ha rilevato che solo nel 2003 lAdunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha
fatto chiarezza sui requisiti per lassunzione di dirigenti a tempo determinato,
mentre lart. 10 del Regolamento di organizzazione ammetteva espressamente sia gli
esterni che i dipendenti interni; secondo la difesa non si può evincere il danno erariale
dalla solo difetto formale del titolo di laurea, atteso che nei fatti hanno fornito una
prestazione dirigenziale; lutilizzo al meglio dei dipendenti sarebbe stata fonte di
risparmio per lEnte che, nella scelta dei soggetti, ha usato il criterio della
competenza ed esperienza professionale già nota e collaudata negli anni, piuttosto che
quello del mero formalismo giuridico; tale scelta sarebbe ancora più apprezzabile in
quanto i contratti erano temporanei; la difesa ha poi insistito sulla eccezione di
nullità della citazione, in quanto la ripartizione della percentuale di responsabilità
fra i diversi convenuti non è motivata, e sulla eccezione di prescrizione perché il
fatto costitutivo del danno sarebbe ladozione della delibera (21-3-2000) e non i
successivi pagamenti delle retribuzioni, ha quindi chiuso il suo intervento chiedendo lo
scorporo della quota di danno eventualmente imputabile a due componenti del C.d.A.
deceduti (B. e M.).
Per Z. difesa ha confermato le eccezioni e deduzioni esposte in memoria rimarcando che la
norma invocata dalla Procura non richiede espressamente la laurea per i dirigenti a tempo
determinato, mentre sulla ripartizione della responsabilità ha richiamato il disposto
dellart. 24 del T.U. n. 3 del 1957 sulla parità dei membri di organi collegiali.
Per M. la difesa ha osservato che è stato nominato dal 1 gennaio 2003 quindi ha
partecipato solo a 3 delle 5 delibere contestate, ha rilevato che la citazione non
contesta lutilità delle prestazioni svolte dai convenuti per cui la pretesa
illegittimità non può essere di per se fonte di danno, ha ricordato che se il fatto
costitutivo della ipotesi accusatoria è la partecipazione alle delibere la quota di
responsabilità deve essere uguale per ciascun componente, ha ribadito la peculiarità
della disciplina giuridica e funzionale del dirigente amministrativo, per cui era quanto
meno dubbio se doveva essere incluso o meno nel computo per la determinazione del numero
massimo di dirigenti da assumere.
Per B. la difesa ha ricordato i risultati della riorganizzazione dellIstituto che
oggi è ai vertici della classifica europea con numerosi corsi di laurea specialistica in
lingua inglese, migliaia di studenti stranieri e di offerte di stage in azienda, ha
osservato che il dibattito giuridico sulla interpretazione dellart. 19, comma 6,
della legge 165 del 2001 è prova evidente dellassenza di colpa grave nella condotta
del convenuto.
Per M., C. e C. la difesa ha precisato che lincarico nel C.d.A. risale al 1-9-2004 e
la prima seduta a cui hanno partecipato era quella del 28-9-2004 senza avere alcuna
pregressa esperienza di amministrazione; ha sostenuto che nel caso di specie si applica la
percentuale del 70% prevista dallart. 19, comma 4, della legge 165 del 2001, in
quanto il comma 4 richiama gli incarichi di cui al comma 6; ha negato la natura di
semplice presa datto alla delibera del 30-9-2003 perché la successiva delibera del
direttore amministrativo del 27-10-2003 da concreta attuazione al progetto organizzativo
della delibera del 30-9-2003; ha escluso la colpa grave dei tre convenuti in quanto il
Regolamento autorizzava tale delibera, perché il presidente del C.d.A. caldeggiava la
nomina di P. in ragione del suo curriculum professionale e perché il Politecnico oggi
rappresenta leccellenza degli istituti universitari italiani ed europei.
La difesa degli altri convenuti membri del C.d.A. e di quelli revisori dei conti ha
contestato i limiti legali dedotti dalla Procura, rilevando che i revisori non sono
notiziati preventivamente dellordine del giorno delle sedute, mentre sulla
ripartizione del danno ha chiesto lo scomputo della quota di responsabilità teoricamente
imputabile alla componente studentesca del C.d.A. e concludendo col richiamo alle
eccezioni e deduzioni già formulate.
La Procura nella replica sui doveri dei revisori cita la ordinanza della Corte
Costituzionale n. 285 del 2007, sullart. 19, sostiene che i commi da 1 a 5 si
applicano esclusivamente ai dirigenti di ruolo (così quindi anche la quota del 70%),
mentre al caso di specie si applica il solo comma 6 che oggi prevede percentuali assai
ridotte (10% e 8%). La Procura afferma che ai sensi dellart. 27 del T.U. n. 165 del
2001 le Università sono obbligate al rispetto dei suoi principi tra i quali quello che i
dirigenti esterni devono essere in misura inferiore a quelli di ruolo; richiama la
giurisprudenza sulla necessità del requisito del diploma di laurea.
Nella ulteriore replica la difesa ha ribadito che il danno non è stato provato in quanto
la Procura non ha dimostrato che i dirigenti, la cui nomina è contestata, abbiano svolto
le funzioni dirigenziali in modo tale da non giustificare le rispettive retribuzioni
ricevute.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Il Collegio innanzitutto esamina e respinge la eccezione di nullità dellatto di
citazione per genericità della domanda, formulata da alcuni difensori, in quanto non
individua gli specifici incarichi -tra i numerosi in contestazione- al cui conferimento
avrebbe concorso ciascun convenuto né specifica a quanto ammonta il danno che viene
ascritto a ciascun convenuto.
La domanda risarcitoria, è formulata in termini specifici e determinati, tanto che è
stata precisata anche la quota di ripartizione del danno erariale fra i vari convenuti, ma
la giurisprudenza pacifica della Corte dei conti riserva al Collegio la quantificazione
definitiva del danno e la sua specifica ripartizione a carico dei responsabili.
Con riferimento alla ripartizione delle singole obbligazioni tra i diversi convenuti, la
proposta del p.m. rappresenta esclusivamente una indicazione non vincolante per il
collegio, libero di decidere diversamente.
Pertanto nessuna violazione del diritto di difesa sussiste nel caso di specie in quanto
latto di citazione è completo e provvisto di tutti gli elementi necessari richiesti
dallart. 164 c.p.c., applicabile al giudizio contabile in virtù del richiamo
dellart. 26 r.d. 1038/33 c.p.c., sia sotto il profilo del petitum che della causa
petendi.
Nel merito il Collegio procede alla verifica che nei fatti descritti sussistono tutti gli
estremi della responsabilità amministrativa, sia sotto il profilo
dellantigiuridicità del comportamento tenuto dai convenuti che con riguardo
allingiustizia del danno causato allErario.
Nel caso in esame si tratta di violazione di norme primarie e secondarie foriere di danno
patrimoniale per la Pubblica Amministrazione, nella procedure per la nomina di dirigenti a
tempo determinato.
Il comportamento illecito addebitato ai convenuti risulta provato dagli atti e documenti
prodotti in giudizio relativi alle varie delibere del Consiglio di Amministrazione:
per i 4 incarichi dirigenziali a tempo determinato, affidati in violazione del limite
numerico del 50% posto dallart. 10 del Regolamento di organizzazione
dellUniversità, nelle sedute rispettivamente, del 29 ottobre 2002 allIng. F.
P., del 27 maggio 2003 al dott. L. B., del 30 settembre 2003 al dott. A. M. e,
successivamente, in quella del 28 settembre 2004 alla dottoressa C.P.;
per i 6 incarichi dirigenziali a tempo determinato, affidati in violazione dei principi
sullassunzione dei dirigenti a tempo determinato, nella seduta del 21 marzo 2000 ai
signori 1- O., 2- C., 3- L., 4- C. G., nella seduta del 29 ottobre 2002 ai signori 5- P.
e 6- L..
La sussistenza dei fatti non è contestata e risulta dai documenti prodotti, mentre la
loro giuridica qualificazione in termini di violazione delle norme e dei principi che
regolano le nomine dei dirigenti a tempo determinato è condivisa dal Collegio.
Il Regolamento di organizzazione del Politecnico di omissis, con gli articoli da 2 a 9
individua i criteri, i presupposti e le modalità per laccesso alla qualifica di
dirigente di ruolo, consentito esclusivamente a seguito di concorso per esami, espletabile
da parte di:
1) dipendenti di ruolo della pubblica amministrazione muniti di laurea
omissis
..;
2) dirigenti di enti o strutture pubbliche non comprese tra i soggetti di cui
allarticolo 1 del Dec. Leg.vo 29 del 1993, muniti del diploma di laurea;
3) dirigenti di strutture private, muniti del diploma di laurea.
Larticolo 10, invece, disciplina lattribuzione di incarichi di funzioni
dirigenziali, per la direzione di strutture individuate quali uffici di livello
dirigenziale, da conferire con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, entro
un limite non superiore al 50% dei posti di dirigente in organico presso lAteneo, a
persone di particolare e comprovata competenza e qualificazione professionale, sia
interne, che esterne al Politecnico.
Il comma 2 specifica la complessità, la delicatezza e lampiezza del compito che i
sunnominati avrebbero dovuto svolgere.
Infine il comma 3 esplicita come, a fronte delle caratteristiche proprie
dellincarico da conferire, la particolare qualificazione professionale deve essere
comprovata dallo svolgimento di funzioni dirigenziali in organismi ed enti pubblici o
privati per almeno 5 anni, ovvero da particolari specializzazioni professionali,
culturali, scientifiche, desumibili dalla formazione universitaria, dalla magistratura,
dallavvocatura dello stato ovvero da concrete esperienze di lavoro.
La disposizione regolamentare che fissa nel 50% dei posti dellorganico dei dirigenti
il limite per lattribuzione di incarichi dirigenziali a tempo determinato estende
lambito oggettivo e soggettivo di applicazione della fattispecie individuata
dallart. 19, comma 6, del D. Leg.vo n. 29 del 1993.
Tale limite è già di gran lunga superiore a quello indicato dallart. 19, comma 6,
del D. Leg.vo n. 29 del 1993, per cui non poteva essere portato con la delibera del
13.4.2004 addirittura al 60% in violazione della norma nazionale per la quale la dirigenza
nelle amministrazioni pubbliche deve essere costituita, in maniera prevalente, da
dirigenti di ruolo.
In proposito la difesa rileva che, dopo la novella operata dalla L. n. 350/2003 (art. 3
comma 147), in forza dellart. 19, comma 4, D.Lgs. n. 165/2001 "gli incarichi di
funzione dirigenziale di livello generale" possono essere conferiti "con
contratto a tempo determinato, a persone in possesso delle specifiche qualità
professionali richieste dal comma 6" del medesimo articolo "in misura non
superiore al 70 per cento della relativa dotazione", laddove la precedente disciplina
prevedeva la misura massima del 50%.
Per cui la difesa sostiene la legittimità della disposizione di cui allart. 2 del
nuovo Regolamento interno "per il conferimento di incarichi di funzioni dirigenziali
a tempo determinato" adottato con la deliberazione C.d.A. del 30 marzo 2004. Tale
nuova disciplina, infatti, fissa "nel limite del 60% dei posti previsti in organico
per la direzione di uffici dirigenziali", la misura massima degli incarichi
dirigenziali a tempo determinato conferibili a soggetti in possesso delle specifiche
qualità professionali richieste dal predetto art. 19.
Questa tesi è infondata perché lart. 19 quarto comma, del Decreto legislativo
165/01, disciplina la quota degli incarichi di dirigente generale, che è figura diversa
dagli incarichi di dirigenti a tempo determinato trattati in questo giudizio e
disciplinata esclusivamente dal sesto comma dellart. 19, del decreto legislativo
165/01.
Ai sensi dellart. 27 del Decreto legislativo 165/01 le norme in esso contenute,
compreso larticolo 19, costituiscono norme di principio che gli Atenei devono
osservare sia nellesercizio del potere regolamentare che nella applicazione concreta
delle norme regolamentari come lart. 10.
Le Pubbliche Amministrazioni - comprese le Università ai sensi dellarticolo 1 del
Decreto legislativo 29/93 - devono avere una dirigenza costituita, in parte prevalente, da
dirigenti di ruolo.
Ai sensi dellart. 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 - Norme
generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche.
"6. Gli incarichi (dirigenziali) di cui ai commi precedenti possono essere
conferiti con contratto a tempo determinato, e con le medesime procedure, entro il limite
del 5 per cento dei dirigenti appartenenti alla prima fascia del ruolo unico e del 5 per
cento di quelli appartenenti alla seconda fascia, a persone di particolare e comprovata
qualificazione professionale, che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o
privati o aziende pubbliche e private con esperienza acquisita per almeno un quinquennio
in funzioni dirigenziali, o che abbiano conseguito una particolare specializzazione
professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e
postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche o da concrete esperienze di lavoro, o
provenienti dai settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e
dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato. Il trattamento economico può essere
integrato da una indennità commisurata alla specifica qualificazione professionale,
tenendo conto della temporaneità del rapporto e delle condizioni di mercato relative alle
specifiche competenze professionali. Per il periodo di durata del contratto, i dipendenti
di pubbliche amministrazioni sono collocati in aspettativa senza assegni, con
riconoscimento dell'anzianità di servizio".
Larticolo 19, comma 6, del D. Leg.vo n. 29 del 1993, poi sostituito dallart.
19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, deve essere applicato alla
luce dei principi ermeneutici affermati dalla Corte costituzionale, dalla giurisprudenza
del Consiglio di Stato e da quella della Corte dei conti.
La Sezione centrale di controllo della Corte dei conti, I Collegio, nelladunanza del
18 gennaio 2001, con delibera n. 7/01/p si è pronunciata nel senso della estensibilità
dellincarico affidato ai sensi delIart. 19, comma 6, del D.Lvo 29/93, in
favore di personale che abbia acquisito particolare e comprovata qualificazione
professionale nellambito dellAmministrazione, oltre che al suo esterno, non
sussistendo ragioni di limitazione in mancanza di una esplicita preclusione da parte della
legge.
Ma con tale pronuncia è stato posto il principio che lattribuzione di incarico
dirigenziale, con la particolare procedura allesame della chiamata diretta entro il
5% dei dirigenti di seconda fascia del ruolo unico - sia assentibile in favore dei
funzionari interni, purché abbiano i requisiti di servizio per laccesso alla
dirigenza, come disciplinati dallart. 28 del D.L.vo 29/93 e successive integrazioni.
La Sezione centrale del controllo di legittimità della Corte dei conti, in adunanza
congiunta, del 3 maggio 2001, con delibera n. 22/01/P, osserva che il comma 6
dellart. 19 del D.Lvo 29/93 "individua tre categorie di destinatari: la
prima è costituita da "persone di particolare e comprovata qualificazione
professionale che abbiano svolto attività enti pubblici o privati o aziende pubbliche o
private con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali";
la seconda "o che abbiano conseguito particolare specializzazione professionale,
culturale e scientifica, desumibile dalla formazione universitaria e postuniversitaria, da
pubblicazioni scientifiche o da concrete esperienze di lavoro"; la terza "o
provenienti settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei
ruoli degli avvocati e procuratori di Stato".
Pertanto la Corte individua la ratio della norma nella finalità di realizzare un
arricchimento delle professionalità operanti nellambito della pubblica
amministrazione attraverso lutilizzazione in funzioni dirigenziali - anche in
aggiunta alle selezioni concorsuali - di personale dotato di spiccatissime doti di
professionalità.
Ciò al fine di realizzare una proficua sinergia con larea della dirigenza del
settore pubblico o privato, del mondo universitario, scientifico, della ricerca, nonché
delle magistrature e dellAvvocatura
dello Stato.
Viene dunque in evidenza - quali che siano le fonti della provvista - il connotato che le
accomuna consistente nella "eccellenza" culturale, dei soggetti destinatari
della norma".
In un passaggio successivo della delibera si osserva "che la locuzione letterale
dellinciso normativo "concrete esperienze di lavoro" è da correlarsi, su
una scala di valori, alla locuzione "pubblicazioni scientifiche", costituendo un
"unicum" letterale; "unicum" a sua volta equiparato alla ipotesi della
formazione universitaria e postuniversitaria.
la "ratio" del
legislatore
privilegia la regola della particolare specializzazione professionale (
1^ ipotesi), culturale e scientifica (2^ ipotesi) o della provenienza dai settori della
ricerca, dell Università, delle Magistrature e dellAvvocatura dello Stato (3^
ipotesi).
Questo orientamento interpretativo è stato ribadito e confermato in successive delibere
della Sezione controllo della Corte: n. 30 del 26 luglio 2001, n. 31 del 10 settembre
2001, n. 16 del 24 luglio 2002, n. 3 del 9 gennaio 2003; n. 7 del 16 aprile 2003, adottate
in vigenza dellart. 19, comma sesto, del decreto legislativo 165/2001, anteriormente
alle modifiche apportate dallart. 3 della legge n. 145/2002.
Questa norma prevede uno speciale sistema di attribuzione delle qualifiche dirigenziali
alternativo rispetto al sistema ordinario, che tuttavia deve rispettare rigorosamente in
quanto eccezionale sia il contingente che i criteri discrezionali di valutazione sulla
professionalità dei dipendenti, fatto salvo comunque il possesso del diploma di laurea,
atteso anche il richiamo alla formazione universitaria e post-universitaria equivalente a
quello fatto dallart. 28 dello stesso decreto legislativo n. 165-2001 al diploma di
laurea.
La Sezione controllo Stato, nella delibera n. 3 del 9 gennaio 2003, osserva che: "il
criterio secondo il quale il legislatore ha inteso disciplinare limmissione
nellesercizio di funzioni dirigenziali di soggetti, quali essi siano, in precedenza
già non investiti di tale qualifica, risulta evidentemente informato alla volontà di
acquisire professionalità estranee, tali da presentare qualità aggiuntive e comunque non
minori rispetto ai già elevati requisiti previsti per le nomine di funzionari
appartenenti ai ruoli dirigenziali.
Per cui da "una lettura sistematica dellart. 19, c. 6, (consegue) che la
facoltà da tale norma prevista richiede, nei suoi destinatari, il concorrente possesso di
una particolare specializzazione, sia professionale, che culturale e scientifica";
"Ne discende che, ferma rimanendo lesigenza dellaccertamento di un
livello di formazione culturale identificabile nel possesso della laurea, gli elementi che
configurano e completano in estranei il profilo della professionalità debbano, insieme ad
altri, ricavarsi dal già disimpegnato esercizio di funzioni almeno di pari rilevanza di
quelle previste nel nuovo compito".
In sintesi un adeguato titolo di studio e la necessaria specializzazione professionale
oltre che scientifica, richiesti dallart. 19, comma 6, sono stati ritenuti,
pacificamente e costantemente dal gennaio 2001, requisiti indefettibili per la nomina a
dirigente a tempo determinato.
Larticolo 97 della Costituzione prevede, con riguardo allorganizzazione degli
uffici pubblici, la riserva di legge.
"I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che
siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione.
Nell'ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e
le responsabilità proprie dei funzionari.
Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi
stabiliti dalla legge".
Salvo diversa previsione di legge, non cè la possibilità di derogare ad una legge
esercitando la potestà regolamentare.
Secondo la sentenza n. 407 del 3 novembre 2005 la selezione concorsuale non può essere
sostituita con le valutazioni sulla professionalità dei dipendenti.
Laccesso alla dirigenza anche ai non laureati è ammesso solo con il vaglio del
pubblico concorso.
Il Consiglio di Stato, con parere del 27 febbraio 2003 ha affermato che, mediante
laccesso di interni alla dirigenza, non deve essere eluso, mediante promozioni di
fatto, il rispetto del princìpio generale che richiede il pubblico concorso per
laccesso alla qualifica di dirigente.
Le percentuali del dieci per cento e dell'otto per cento rispettivamente della dotazione
organica dei dirigenti di prima e di seconda fascia, entro cui possono essere conferiti
incarichi di funzioni dirigenziali a soggetti esterni all'amministrazione, non sono
suscettibili di deroga o di arrotondamento all'unità da parte delle amministrazioni o
degli enti il cui organico di dirigenti è così ridotto che l'applicazione delle
menzionate percentuali del dieci per cento e dell'otto per cento non consente di
raggiungere l'unità; nè è possibile un arrotondamento per eccesso all'unità, nel caso
in cui l'applicazione delle predette percentuali dia come risultato un numero superiore a
0.50. Cons. Stato comm. spec. , 27 febbraio 2003, n. 514
Gli incarichi dirigenziali che, nelle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici,
è consentito conferire ad esperti esterni muniti di "particolare e comprovata
qualificazione professionale" ovvero di "particolare specializzazione
professionale, culturale e scientifica", desumibile anche da esperienze di lavoro
maturate presso amministrazioni statali, non possono essere attribuiti a dipendenti della
stessa amministrazione che conferisce l'incarico. Cons. Stato comm. spec. , 27 febbraio
2003, n. 514
Negli enti pubblici diversi dallo Stato, il conferimento a soggetti esterni di incarichi
dirigenziali è subordinato all'approvazione, da parte di ciascun ente, di un apposito
regolamento di organizzazione che adegui l'ordinamento dell'ente alle disposizioni in
materia di dirigenza contenute nel capo II d.lg. 30 marzo 2001 n. 165. Cons. Stato comm.
spec. , 27 febbraio 2003, n. 514
Il giudice contabile non può sostituire le proprie valutazioni alle scelte di merito
fatte dagli organi della pubblica amministrazione, allo scopo di tutelarne
lautonomia, ma può verificare se lesercizio del potere discrezionale sia
avvenuto o meno nel rispetto dei limiti posti dallordinamento giuridico ai fini
della valutazione dellantigiuridicità dei comportamenti degli amministratori.
Al riguardo, non giova alla difesa invocare il principio della insindacabilità nel merito
delle scelte discrezionali di cui allart. 1, della legge 14 gennaio 1994, n. 20
(come modificato dallart. art. 2 del D.L. 23 ottobre 1996, n. 543, conv. in legge 20
dicembre 1996, n. 639), in quanto il potere di scelta (o discrezionale, come dir si
voglia), per sua natura, è esercitabile soltanto in presenza di una pluralità di
soluzioni alternative tutte ugualmente consentite dalla legge e, quindi, lecite. Ciò vale
a dire che il soggetto dotato di potestà pubbliche (ente centrale o locale) non è
facoltizzato ad optare per una soluzione vietata dalla legge comè, appunto,
lassunzione di ununità di personale in difetto dei requisiti di
professionalità richiesti dalle norme vigenti.
Pertanto il Collegio condivide i rilievi di illogicità ed irrazionalità delle scelte e
violazione dei fini di economicità e di buona amministrazione, mossi dalla Procura ai
comportamenti tenuti dal Consiglio di Amministrazione nellassegnazione degli
incarichi dirigenziali a tempo determinato, sia quelli attribuiti a personale dipendente
con qualifica inferiore, in sei casi privo del diploma di laurea, sia laffidamento
dei quattro incarichi, in violazione del limite del 50% dellarticolo 10 del
Regolamento sulla dirigenza.
Nello specifico caso si tratta, in relazione alla prima voce di danno contestata dalla
Procura (.715.197,41), dei 4 incarichi dirigenziali a tempo determinato, affidati in
violazione del limite numerico del 50% posto dallart. 10 del Regolamento di
organizzazione dellUniversità, nelle sedute rispettivamente, del 29 ottobre 2002
allIng. F. P., del 27 maggio 2003 al dott. L. B. del 30 settembre 2003 al dott.
A. M. e, successivamente, in quella del 28 settembre 2004 alla dottoressa C. P.I; in
relazione alla seconda voce di danno contestata dalla Procura (.572.820,18), dei 6
incarichi dirigenziali a tempo determinato, affidati a funzionari privi del diploma di
laurea e provenienti dai ruoli interni con qualifiche inferiori, nella seduta del 21 marzo
2000 ai signori 1- O., 2- C., 3- L., 4- C. G., nella seduta del 29 ottobre 2002 ai signori
5- P. e 6- L..
Il Collegio ritiene che entrambi i comportamenti dei due direttori amministrativi siano
qualificabili in termini di colpa grave ciascuno per la parte di sua competenza in
considerazione dei periodi in cui ricoprivano tale incarico: Z. per gli incarichi
dirigenziali conferiti nelle sedute del C.d.A. del 21.3.2000 e del 29.10.2002 per un
totale di .917.277,99 (.572.820,18 seconda voce di danno + quota della prima
.344.457,81 per P.); M. per quelli conferiti nelle sedute del C.d.A. del 27 maggio
2003 (M. per .216.434,70), del 30 settembre 2003 (per B. .132.696,55) e del 28
settembre 2004 (.21.608,35) per un totale di .370.739,60 quota residua della
prima voce di danno.
In ordine alla specifica eccezione di prescrizione formulata dalla difesa di Zanello, in
linea con la giurisprudenza consolidata della Corte dei conti, si ritiene che
linvito a controdedurre è capace di interrompere la prescrizione, per cui sono
interamente prescritti solo i danni conseguenti alle retribuzioni pagate ai dirigenti fino
al giorno 13 giugno 2001.
Il termine quinquennale di prescrizione può essere interrotto - come nel caso di specie -
attraverso la notifica alle parti convenute dellinvito a dedurre, formulato con
tutti gli elementi richiesti dagli art. 1219 e 2943 c.c., con effetto interruttivo della
prescrizione (Corte Conti , sez. riun., 27 gennaio 2004, n. 1/Q); a tal fine è
sufficiente che esso contenga l'inequivocabile volontà di far valere nei confronti del
convenuto il diritto al risarcimento del danno conseguente alle violazioni ipotizzate
(Corte Conti , sez. II, 13 giugno 2005, n. 214; Corte Conti , sez. III, 12 luglio 2004, n.
388/A).
Pertanto il danno derivato dagli incarichi conferiti nella seduta del 21 marzo 2000 ai
signori 1- O., 2- C., 3- L., 4- C. G. deve essere decurtato di quanto indebitamente
corrisposto nel 2000 e metà nel 2001, e più precisamente, facendo riferimento ai dati
forniti dal Politecnico nella nota del 25-5-2006 firmata dal Dirigente dellArea
Legale:
1- O., (.60.683,70 - .55.102,10) .5.581,60 + (95.751,83 - 72.682,46 =
23.069,37 / 2 = 11.534,68) .11.534,68 per un totale di .17.116,28;
2- C., (.64.557,08 - .60.574,35) .3.982,73 + (103.315,87 - 73.948,50 =
29.367,37 / 2 = 14.683,68) .14.683,68 per un totale di .18.666,41;
3- L., (.60.683,70 - .57.672,65) .3.001,05 + (95.751,83 - 76.277,63 =
19.474,20 / 2 = 9.737,10) .9.737,10 per un totale di .12.738,15;
4- C. G., (.64.557,08 - .60.860,32) .3.696,76 + (103.315,87 - 74.329,79
= 28.986,08 / 2 = 14.493,04) .14.493,04 per un totale di .18.189,80;
per un totale complessivo di .66.710,64#, corrispondente alla quota prescritta di
danno imputabile al Dr. Z..
Entrambi i direttori amministrativi avevano la competenza professionale e funzionale per
approfondire la interpretazione giurisprudenziale, chiara ed in equivoca di cui si è già
dato conto innanzi, delle norme applicabili al caso di specie, e metterla a disposizione
del Consiglio di Amministrazione come dato istruttorio imprescindibile ai fini della
eventuale adozione delle delibere di conferimento degli incarichi dirigenziali a tempo
determinato.
Gli altri membri, a vario titolo, dellorgano collegiale in questione avevano buoni
motivi per fare un ragionevole affidamento sulla legittimità delle rispettive delibere
che venivano proposte, atteso che il direttore amministrativo non ha segnalato alcun
limite od ostacolo normativo al conferimento degli incarichi di cui trattasi.
Entrambi i direttori amministrativi avevano il dovere di agire secondo la migliore scienza
ed esperienza, quindi alla luce della interpretazione giurisprudenziale sopra riportata
dellarticolo 19, comma 6, del D. Leg.vo n. 29 del 1993, poi sostituito
dallart. 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dovevano
esprimere parere e voto negativo al conferimento degli incarichi dirigenziali contestati
con latto di citazione.
La semplicità della materia e lunivocità degli orientamenti interpretativi,
costanti nel tempo, in ordine al conferimento degli incarichi è prova evidente della
colpa grave nel comportamento tenuto dai convenuti direttori amministrativi del
Politecnico di omissis.
I due dirigenti non si sono dovuti confrontare con un complesso di norme intricate e
contraddittorie e mutanti nel tempo, al contrario dovevano applicare pedissequamente la
stessa norma chiara ed inequivoca e costante nel tempo alla luce dei principi ermeneutici
sopra evidenziati, facilmente reperibili in qualsiasi raccolta giurisprudenziale della
materia, che dovevano conoscere ed utilizzare dandone specificamente conto e soprattutto
spiegando le ragioni della loro adesione ad un orientamento interpretativo diametralmente
opposto.
La importanza delloggetto delle delibere imponeva particolare cura e perizia
nellanalisi della normativa di principio e di quella primaria e secondaria che
regola gli incarichi dirigenziali a tempo determinato al fine di porre lorgano
collegiale deputato alla adozione delle delibere in condizione di fare una scelta
informata e consapevole della disciplina di riferimento.
Pertanto il comportamento gravemente colposo dei due direttori amministrativi ha tratto in
errore anche gli altri membri del Consiglio di Amministrazione che non sono stati
minimamente avvertiti con adeguata relazione dei limiti legali alle scelte organizzative
che venivano proposte.
Ciò implica una diversa misura di responsabilità dei membri dellorgano collegiale
in funzione dei particolari doveri istruttori incombenti al direttore amministrativo,
chiaramente delineati nella disciplina di questa figura dirigenziale
Il direttore amministrativo è la massima carica dirigenziale nellambito
dellamministrazione universitaria, per cui ha la massima responsabilità
nellesercizio dei suoi poteri organizzativi e gestionali.
Il ruolo e i compiti del direttore amministrativo sono peculiari e trovano la loro
disciplina in disposizioni normative diverse da quelle che regolano gli incarichi
dirigenziali a tempo determinato.
Il direttore amministrativo è figura istituzionale obbligatoria con compiti di
particolare rilievo: fa parte del Senato accademico (art. 9 R.D. n.1592/1933 e art.3 parte
II dello Statuto di Ateneo), del Consiglio di amministrazione 10 R.D. n.1592/1933, art. 4
parte II dello Statuto di Ateneo), allinterno dei quali svolge anche la funzione di
segretario (artt.9 e 10 R.D. n.1592/1933 e artt.3 e 4 dello Statuto di Ateneo), presiede
il Collegio dei dirigenti (art. 1 parte III dello Statuto di Ateneo).
Ai sensi dellart. 139, co. 1. R.D. 31 agosto 1933, n. 1592 e art. 1 parte III dello
Statuto di Ateneo: "Il direttore amministrativo sovraintende, in conformità alle
disposizioni del rettore o direttore e delle autorità accademiche, a tutti i servizi
amministrativi ed è responsabile dell'osservanza delle norme legislative e
regolamentari."
La responsabilità sancita da questa norma impone una diversa valutazione della posizione
dei due direttori amministrativi rispetto a quella di tutti gli altri membri del Consiglio
di Amministrazione del Politecnico coinvolti in questo giudizio.
La condotta dei direttori amministrativi ha escluso la colpa grave dei membri del
Consiglio di Amministrazione.
Per cui non si applica lart. 24 del d.P.R. n. 3 del 1957 che prevede la solidarietà
passiva sul presupposto che sussista la responsabilità dei membri del collegio
deliberante.
Ai sensi dellart. 24, del T.U. imp. civ. Stato, approvato con d.p.r. n. 3/1957:
"(Responsabilità degli organi collegiali):
"Quando la violazione del diritto sia derivata da atti od operazioni di collegi
amministrativi deliberanti, sono responsabili, in solido, il presidente ed i membri del
collegio che hanno partecipato all'atto od all'operazione. La responsabilità è esclusa
per coloro che abbiano fatto constatare nel verbale il proprio dissenso".
Nel caso di specie il comportamento dei direttori amministrativi, qualificato nei termini
sopra esposti, ha impedito agli altri membri del Consiglio di Amministrazione una adeguata
conoscenza della legalità degli incarichi che si proponeva di conferire in ragione
dellaffidamento di legittimità ingenerato dai responsabili dell'osservanza delle
norme legislative e regolamentari.
In ragione delle osservazioni che precedono il Collegio ritiene che la condotta degli
altri convenuti, ad esclusione dei due direttori amministrativi, che hanno partecipato con
espressione di voto favorevole alle delibere in contestazione, non è qualificabile in
termini di colpa grave, per cui devono essere assolti.
Anche nella ipotesi che gli incarichi dirigenziali in questione siano illeciti e dannosi,
secondo la difesa, non si potrebbe prescindere dal considerarne lutilità.
La tesi della Procura e invece che la nomina dei dirigenti, oltre che illegittima,
e pletorica, ridondante ed inutile, per cui non è dimostrato il vantaggio comunque
conseguito.
L'onere probatorio circa la sussistenza di "vantaggi" comunque conseguiti
dall'amministrazione a fronte di un patito danno erariale, grava sulla parte che intende
far valere la prospettata "utilitas" (C.Conti reg. Lombardia, sez. giurisd., 03
luglio 2003, n. 819).
Nel giudizio amministrativo-contabile la possibilità di tener conto dei vantaggi
conseguiti non attiene alla qualificazione della condotta, ma alla individuazione della
causa dei dedotti vantaggi, che deve identificarsi - per poterne tenere conto - con la
causa del danno (Corte Conti , sez. II, 12 febbraio 2003, n. 44).
Nel giudizio di responsabilità, perché si possa tener conto dei vantaggi comunque
conseguiti in relazione alla vicenda posta a giudizio, deve essere data compiuta prova, da
chi li allega a proprio favore, della sussistenza e dell'entità degli stessi (C.Conti
reg. Emilia Romagna, sez. giurisd., 29 gennaio 2002, n. 284).
Ai sensi dellart. 1, col-bis., della 1. 20/1994, "Nel giudizio di
responsabilità, fermo restando il potere di riduzione, deve tenersi conto dei vantaggi
comunque conseguiti dallamministrazione o dalla comunità amministrata in relazione
al comportamento degli amministratori o dei dipendenti pubblici soggetti al giudizio di
responsabilità".
Il Collegio ritiene che la diversità di qualifica con cui sono stati utilizzati gli
stessi funzionari che prima svolgevano mansioni simili, ovvero leccessivo numero di
aree dirigenziali affidate con gli incarichi dirigenziali contestati non abbia apportato
alcun effettivo vantaggio alla organizzazione funzionale dellEnte, aggravando
solamente gli oneri retributivi delle prestazioni professionali che già erano fornite in
precedenza con riguardo ai funzionari promossi dirigenti, ovvero che andavano oltre le
necessità organizzative dellEnte, per i dirigenti nominati oltre il limite numerico
consentito.
La funzione dirigenziale richiede determinate competenze professionali, acquisite ed
accertate a seguito di lunghi e complessi percorsi formativi universitari (disciplinati da
un ordinamento apposito che ne garantisce rigore, efficienza ed imparzialità), per cui
può essere svolta adeguatamente solo da persone che abbiano acquisito tali competenze.
Un funzionario che non conosce il diritto pubblico, il diritto amministrativo o il diritto
privato, non può assicurare adeguati standard qualitativi nellattività
organizzativa e gestionale, di studio o consulenza, o in quella volta ad assicurare il
rispetto della legalità nellazione amministrativa.
Le competenze e le capacità professionali di un diplomato non sono ovviamente equivalenti
a quelle di un laureato.
Lidoneità tecnica allimpiego garantita da un regolare processo formativo
certificato, per legge, da un apposito titolo di studio: la laurea, non può essere
sostituita da un particolare curriculum professionale di un funzionario diplomato.
Pertanto lillecito conferimento degli incarichi dirigenziali a soggetti sprovvisti
dei necessari requisiti professionali previsti per legge a garanzia della loro idoneità
allo svolgimento della funzione costituisce danno erariale.
Nessuna utilità a favore dellEnte danneggiato si può riconoscere alle prestazioni
rese da soggetti privi della necessaria qualificazione professionale, ma retribuiti
illecitamente come dirigenti.
Non si tratta di esercizio di funzioni dirigenziali, ma di idoneità al loro esercizio, e
di livello di qualità preteso dalla legge attraverso i requisiti richiesti, e obliterato
con il conferimento degli incarichi contestati.
Secondo il costante orientamento della Corte costituzionale ribadito nella sentenza n. 363
del 2006 "Il concorso pubblico - quale meccanismo imparziale di selezione tecnica e
neutrale dei più capaci sulla base del criterio del merito - costituisce la forma
generale e ordinaria di reclutamento per le pubbliche amministrazioni. Esso è posto a
presidio delle esigenze di imparzialità e di efficienza dellazione amministrativa.
Le eccezioni a tale regola consentite dallart. 97 Cost., purché disposte con legge,
debbono rispondere a "peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico"
(sentenza n. 81 del 2006). Altrimenti la deroga si risolverebbe in un privilegio a favore
di categorie più o meno ampie di persone (sentenza n. 205 del 2006). Perché sia
assicurata la generalità della regola del concorso pubblico disposta dallart. 97
Cost., larea delle eccezioni va, pertanto, delimitata in modo rigoroso".
Losservanza di tale principio va garantita non solo nei casi di accesso
dallesterno al pubblico impiego, ma altresì nel caso di passaggio a funzioni
superiori (v., ex multis, sentenza n. 465 del 2005; sentenza n. 218 e 194 del 2002)..
Limprescindibilità del possesso del diploma di laurea è espressione diretta del
principio di buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.), mentre
ammettere per lesercizio delle funzioni apicali dellente soggetti con
requisiti culturali (diploma di scuola secondaria) addirittura inferiori a quelli di
regola richiesti (diploma di laurea) per lo svolgimento delle funzioni riferibili alla VII
ed VIII qualifica funzionale, è prova evidente non solo della illiceità e
irragionevolezza della scelta ma anche della sua dannosità.
Nelle ipotesi in cui la norma consente lassunzione di dirigenti a tempo determinato
senza pubblico concorso, il rispetto dei requisiti di capacità e competenza professionale
deve essere estremamente rigoroso in quanto viene a mancare lo strumento principale di
selezione obiettiva dei migliori (il concorso), per cui è assolutamente imprescindibile
per laccesso alla funzione dirigenziale il possesso del requisito minimo del diploma
di laurea.
Pertanto l'attività svolta dalle persone incaricate, e prive dei requisiti di idoneità
prescritti dalla legge, è un danno per lamministrazione, non potendo essere oggetto
di positiva valutazione in termini di utilitas.
Il principio generale del necessario possesso del diploma di laurea, quale requisito
minimo imprescindibile per lo svolgimento di funzioni dirigenziali, è diretto a garantire
che tali funzioni siano svolte da personale tecnicamente preparato e qualificato, in
possesso del diploma di laurea che garantisce una soglia minima di formazione culturale e
professionale adeguata al tipo di funzione da svolgere.
Lattività resa in mancanza del prescritto titolo di studio è fonte di danno
erariale.
Con la sentenza, in data 26/10/2001 n. 279, la Sezione III/A della Corte dei conti afferma
che: "la giurisprudenza di questa Corte è ferma nellapplicare il principio
secondo cui lerogazione di compensi in favore di soggetti che abbiano svolto
lattività senza il possesso del prescritto titolo di studio costituisce danno a
carico del bilancio dellEnte interessato, a nulla rilevando in contrario la
circostanza che gli emolumenti percepiti abbiano corrisposto, come si assume nella
fattispecie in giudizio, a prestazioni effettivamente svolte in quanto le stesse, non
essendo espressione di capacità collegate al titolo di studio, non possono aver recato
alcun vantaggio allente".
Il danno dunque consiste nello squilibrio tra gli emolumenti erogati e la minore capacità
tecnico-professionale messa a disposizione dellente, rispetto a quella
inderogabilmente richiesta dalla legge (ed alla quale i maggiori emolumenti sono
indubbiamente ricollegati).
Il possesso di requisiti culturali e professionali si pone come necessaria premessa per
l'utile svolgimento delle relative attività.
Pertanto l'assenza di titoli culturali e professionali preclude la possibilità di
valutazione dell'utilità delle prestazioni svolte.
La Sezione giurisdizionale per la Toscana, con sentenza n. 542 del 26/09/2006 ribadisce
che "
l'erogazione dei compensi in favore di soggetti che abbiano svolto
l'attività senza il possesso del prescritto titolo di studio, costituisce danno a carico
dell'ente interessato, a nulla rilevando la circostanza che agli emolumenti percepiti
abbiano corrisposto prestazioni effettivamente svolte, in quanto le stesse, non essendo
espressione di capacità collegate al titolo di studio, non possono aver arrecato alcun
vantaggio", e precisa che "in tema di personale è rimesso alla legge la
determinazione delle condizioni per la sussistenza dell'equilibrio sinallagmatico delle
prestazioni e per lo svolgimento di determinate attività".
Alle stesse conclusioni si deve pervenire per quegli incarichi dirigenziali che sono stati
conferiti oltre il limite del 50% previsto dal regolamento organizzativo dellEnte.
Tra gli incarichi dirigenziali conferiti, lAccusa ha computato anche quello dei
direttore amministrativo che, secondo la difesa, non può essere computato, perchè il
ruolo e i compiti del direttore amministrativo sarebbero peculiari e non assimilabili a
quelli dei dirigenti, tanto che trovano la loro disciplina in disposizioni normative
diverse da quelle che regolano gli incarichi dirigenziali a tempo determinato.
La tesi della difesa è infondata perché la base di calcolo del 50% è il numero
complessivo delle figure dirigenziali previste in organico a prescindere dalle forme di
reclutamento (concorso o meno, di ruolo o a tempo determinato), considerato che la ratio
ispiratrice dellart. 19, comma 6, sia nella formula del 1993 che in quella del 2001,
è il principio di prevalenza dei dirigenti di ruolo, per i quali sono previste specifiche
procedure di reclutamento, rispetto a quelli a tempo determinato che costituiscono
eccezione a detta regola che garantisce il buon andamento della organizzazione della
pubblica dirigenza.
La violazione del numero massimo di dirigenti assunti con contratto a tempo determinato è
riferita al periodo successivo al 1.1.2003. A partire da tale data, secondo la difesa, si
possono individuare tre diversi periodi nei quali è variato il numero massimo di
incarichi dirigenziali conferibili a tempo determinato, numero che risultava pari,
rispettivamente, a:
a.- n. 12 unità nel periodo compreso tra il 1°.1.2003 (vigente la deliberazione C.d.A.
del 29 ottobre 2002, concernente listituzione di 24 aree dirigenziali a fronte delle
21 precedenti) ed il 30 settembre 2003 (data della deliberazione C.d.A. relativa alla
riorganizzazione della struttura amministrativa e allistituzione di 27 aree
dirigenziali a fronte delle 24 precedenti);
b.- n. 13,5 unità nel periodo compreso tra la predetta deliberazione C.d.A. del 30
settembre 2003 e la deliberazione C.d.A. del 30 marzo 2004 (concernente labrogazione
del precedente Regolamento "per laccesso alla qualifica di dirigente e per il
conferimento di incarichi dirigenziali a tempo determinato" e lapprovazione del
nuovo Regolamento "per il conferimento di incarichi di funzioni dirigenziali a tempo
determinato");
c.- n. 16,2 unità, nel periodo successivo alla predetta deliberazione C.d.A. del 30 marzo
2004 in forza della quale, con lapprovazione del nuovo Regolamento "per
laccesso alla qualifica di dirigente e per il conferimento di incarichi dirigenziali
a tempo determinato", il numero massimo degli incarichi dirigenziali a tempo
determinato, conferibili a soggetti in possesso delle specifiche qualità professionali
richieste, è stata elevata al "60% dei posti previsti in organico per la direzione
di uffici dirigenziali".
Con riferimento al periodo indicato alla lettera a (1°.1.2003/30.9.2003), il limite di 12
dirigenti a contratto a tempo determinato non fu superato in quanto ricoprirono siffatti
ruoli di livello dirigenziale, i signori: 1) D. C., 2) L. C. G., 3) L. M. O., 4) G. S., 5)
C. L., 6) F. P., 7) L. S., 8) M. R., 9) G. D. G., 10) R. L., 11) G. L. P., 12) V. L..
Con riferimento al periodo 30.9.2003/30.3.2004, il limite massimo per i dirigenti a
contratto a tempo determinato fu invece superato in quanto ricoprirono siffatti ruoli di
livello dirigenziale, i signori: 1) D. C., 2) L. C. G., 3) L. M. O., 4) G. S., 5) C.
L., 6) F. P., 7) L. S., 8) M. R., 9) G. D. G., 10) R. L., 11) G. L. P., 12) V. L., 13) dal
gennaio 2004, A. M.
A tali 13 incarichi, si aggiunge lincarico conferito al dott. L. B. a tempo
parziale.
Con la deliberazione C.d.A. del 30.9.2003, dopo lesposizione della proposta relativa
alla riorganizzazione della struttura amministrativa da parte del Direttore amministrativo
il Consiglio si è limitato a prenderne atto.
Il fatto che il Consiglio di amministrazione abbia preso "atto" non è
equivalente ad una approvazione.
La presa datto è una dichiarazione di scienza che non ha natura di manifestazione
di volontà decisionale, per cui non può essergli attribuito alcun valore
provvedimentale.
Con la delibera del 30.9.2003 il Consiglio di amministrazione non ha ampliato la pianta
organica dei dirigenti, ma ha solo preso conoscenza di un progetto ancora in divenire
rappresentato da una semplice proposta avanzata dal direttore amministrativo, ma non
approvata.
Pertanto lincarico al dott. A. M. era privo del presupposto essenziale ossia la
preventiva approvazione dellincremento delle aree dirigenziali.
Con riferimento al periodo successivo al 30.3.2004, la misura massima degli incarichi
dirigenziali a tempo determinato fu superata perché la delibera del 30 marzo 2004, non
poteva elevare la quota degli incarichi conferibili a dirigenti a tempo determinato, in
quanto non si può violare un principio sancito dal sistema delle norme primarie con la
modifica di una norma regolamentare.
Lesercizio dellautonomia regolamentare è lecito quando rispetta i principi a
cui è vincolata, nello specifico il dettato dellart. 27, del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165:
"
le altre pubbliche amministrazioni, nell'esercizio della propria potestà
statutaria e regolamentare, adeguano ai principi dell'articolo 4 e del presente capo i
propri ordinamenti, tenendo conto delle relative peculiarità
.".
Pertanto la modifica della quota prevista nellart. 2 del nuovo Regolamento per il
conferimento di incarichi di funzioni dirigenziali a tempo determinato dellEnte
costituisce una condotta illecita fonte di danno erariale, perché implica uno
stravolgimento abusivo ed arbitrario di un principio cardine dellequilibrio
organizzativo della dirigenza.
In sintesi il superamento della quota del 50% del numero complessivo dei dirigenti in
organico, a prescindere dalle varie modalità tutte illecite in cui è avvenuto, ha
determinato un esubero di figure dirigenziali che dal 2000 al 2003 è passato da un
fabbisogno reale di una sola unità ante febbraio 2000 ad un fabbisogno teorico
addirittura di 24 unità, basato su una irrazionale e ingiustificata moltiplicazione
esponenziale delle figure apicali che attingeva prevalentemente dallorganico già
esistente dei funzionari, violando le ragioni tecniche ed organizzative che ispirano il
sistema di reclutamento delle figure dirigenziali.
Se è plausibile che un solo dirigente nel 2000 era inadeguato alle crescenti esigenze
organizzative dellAteneo in relazione allo sviluppo diversificato dellofferta
formativa dislocata anche in nuove sedi territoriali, è del tutto sproporzionato ed
evidentemente inutile moltiplicare in 3 anni lorganico fino a 24 unità, per
consentire la nomina di figure dirigenziali del tutto ingiustificate in termini di
progressivo sviluppo del fabbisogno adeguato alle reali esigenze organizzative
dellEnte.
Quindi lAteneo non ha conseguito nessun reale vantaggio dagli esuberi di figure
dirigenziali contestati.
Il Collegio non ravvisa valide ragioni per lesercizio dellinvocato potere
riduttivo del danno erariale sia nei confronti del Dr. Z. che del Dr. M..
Considerazione a parte meritano i membri del collegio dei revisori dei conti sulla cui
posizione il Collegio conferma lorientamento già espresso da questa Sezione con la
sentenza n. 109 del 12 febbraio 2007.
I componenti del relativo Collegio dei revisori dei conti partecipano (senza diritto di
voto) alle riunioni del consiglio di amministrazione, ma non alle decisioni ivi adottate,
per cui a tale titolo non sussiste responsabilità amministrativa-contabile, considerato
che la loro partecipazione è strumentale allespletamento della loro funzione nel
collegio medesimo.
Ai sensi degli artt. 1 e 2 del D.L.vo 30 luglio 1999, n. 286, i revisori dei conti
controllano la regolarità amministrativa e contabile dellente, per garantire la
legittimità, regolarità e correttezza dell'azione amministrativa secondo i principi
della revisione aziendale asseverati dagli ordini e collegi professionali operanti nel
settore.
Il compito principale dell'organo di revisione è la vigilanza sulla regolarità
contabile, finanziaria ed economica della gestione dellente relativamente
all'acquisizione delle entrate, all'effettuazione delle spese, all'attività contrattuale,
all'amministrazione dei beni, alla completezza della documentazione, agli adempimenti
fiscali ed alla tenuta della contabilità. A tale attività se ne aggiungono altre di tipo
diverso (tra cui i pareri sulla proposta di bilancio di previsione, le verifiche di cassa,
le relazioni sulla proposta di deliberazione consiliare del rendiconto della gestione, il
referto all'organo consiliare su gravi irregolarità di gestione, con contestuale denuncia
ai competenti organi giurisdizionali in caso di ipotesi di responsabilità).
Il controllo sulla legittimità delle delibere consiliari non è funzione essenziale
necessaria dei revisori, ma accidentale, che si rende obbligatoria quando,
nellesercizio del controllo contabile - anche attraverso indagini a campione -
emergano irregolarità tali da tendere doveroso il controllo di legalità dei singoli
provvedimenti.
Il grado di colpa connesso alleventuale omissione di tale doverosa vigilanza deve
essere adeguato al grado di difficoltà dellaccertamento (Corte conti , sez. I, 13
febbraio 2003, n. 64/A).
Nel caso di specie, il controllo di legittimità degli incarichi dirigenziali a tempo
determinato spettava in prima istanza al direttore amministrativo che ha partecipato alle
delibere contestate, linottemperenza a tale compito, per le modalità di cui si è
già trattato, ha generato anche nei revisori un ragionevole affidamento sulla
legittimità delle delibere adottate.
Dallesame degli atti e dalle deduzioni delle difese non emergono circostanze
particolari tali da giustificare lesercizio suppletivo del dovere controllo sulla
legittimità delle delibere adottate.
I profili di illegittimità delle delibere contestate non erano riscontrabili con il mero
esercizio delle funzioni istituzionali dei revisori contabili, lomissione di tale
controllo, seppur colposa, non può ritenersi tale da raggiungere quel grado di gravità
idoneo a far sorgere la responsabilità contabile.
Per cui il Collegio non ravvisa nella condotta dei revisori contabili il requisito della
colpa grave.
Le altre eccezioni e deduzioni svolte dalle difese dei convenuti non esaminate ex professo
sono da ritenersi assorbite dalla trama argomentativa della motivazione della presente
decisione.
La Procura ha quantificato il danno arrecato alla Politecnico di omissis, nella somma di
Euro .1.288.017,59# quale risultante della somma di due voci di danno.
La prima voce di danno quantificata in .715.197,41# è relativa ai 4 incarichi
dirigenziali a tempo determinato, affidati nelle sedute rispettivamente, del 29 ottobre
2002 allIng. F. P., del 27 maggio 2003 al dott. L. B., del 30 settembre 2003 al
dott. A. M. e, successivamente, in quella del 28 settembre 2004 alla dottoressa C. P..
La seconda voce di danno quantificata in .572.820,18 è relativa ai 6 incarichi
dirigenziali a tempo determinato, affidati nella seduta del 21 marzo 2000 ai signori 1-
O., 2- C., 3- L., 4- C. G., nella seduta del 29 ottobre 2002 ai signori 5- P. e 6- L..
Il Collegio alla luce delle responsabilità sopra individuate ha così ripartito il danno
a carico dei due direttori amministrativi:
Z. per gli incarichi dirigenziali conferiti nelle sedute del C.d.A. del 21.3.2000 e del
29.10.2002 per un totale di .917.277,99 (.572.820,18 seconda voce di danno +
quota della prima .344.457,81 per P.);
M. per quelli conferiti nelle sedute del C.d.A. del 27 maggio 2003 (M. per
.216.434,70), del 30 settembre 2003 (per B. .132.696,55) e del 28 settembre
2004 (.21.608,35) per un totale di .370.739,60 quota residua della prima voce
di danno.
Pertanto il convenuto P. Z. deve essere condannato al pagamento della somma di Euro
850.567,35# (.917.277,99 - .66.710,64 quota danno prescritto), quale danno
patrimoniale diretto, oltre rivalutazione monetaria da computarsi dalla data dei singoli
pagamenti, effettuati dal Politecnico di omissis per le retribuzioni indebite, fino alla
data di deposito della sentenza, oltre interessi legali dal deposito della sentenza al
saldo effettivo.
Mentre il convenuto G. M. deve essere condannato al pagamento della somma di Euro
.370.739,60#, quale danno patrimoniale diretto, oltre rivalutazione monetaria da
computarsi dalla data dei singoli pagamenti, effettuati dal Politecnico di omissis per le
retribuzioni indebite, fino alla data di deposito della sentenza, oltre interessi legali
dal deposito della sentenza al saldo effettivo.
Per questi due convenuti la condanna alle spese segue la soccombenza.
In ordine alla posizione del convenuto G. B. deve dichiararsi lestinzione del
giudizio per morte.
Atteso il principio della non trasmissibilità "mortis causa" della
responsabilità amministrativa - salvo il caso di indebito arricchimento - l'erede non è
legittimato a riassumere il giudizio interrotto per morte del suo dante causa e, pertanto,
il giudizio va dichiarato estinto (Corte Conti , sez. riun., 21 ottobre 1997, n. 74/A)
Tutti gli altri convenuti devono essere assolti.
Per il regolamento delle spese, deve farsi applicazione del combinato disposto di cui
all'art. 10 bis comma 10 del D.L. 30 settembre 2005 n. 203, convertito nella legge 2
dicembre 2005 n. 248: "le disposizioni dell'art. 3 comma 2 bis del D.L. 23 ottobre
1996 n. 543, convertito dalla legge 20 dicembre 1996 n. 639 e dell'art. 18 comma 1 del
D.L. 25 marzo 1997 n. 67, convertito dalla legge 23 marzo 1997 n. 135, si interpretano nel
senso che il giudice contabile, in caso di proscioglimento nel merito e con la sentenza
che definisce il giudizio, ai sensi e con le modalità di cui all'art. 91 del c.p.c.,
liquida l'ammontare degli onorari e diritti spettanti alla difesa del
prosciolto
.", con l'art. 3 comma 2 bis del D.L. 543/1996, secondo il quale le
spese legali sono a carico dell'amministrazione di appartenenza applicabile ai giudizi in
corso, in quanto disposizione processuale. Peraltro questo giudice deve provvedere
d'ufficio (Cass., 9 febbraio 2000 n. 1440) sulla base degli atti di causa, non essendo
stata depositata l'apposita nota di cui all'art. 75 disp.att. c.p.c., a liquidare onorari
e diritti come per legge spettanti alla difesa della convenuta prosciolta nel merito, in
conformità norme ed alle tabelle A (tavola V^) e B della vigente tariffa approvata con
D.M. 8 aprile 2004 n. 127, applicando per quanto riguarda il valore della causa, gli artt.
10 e 11 c.p.c..
Tenuto conto della natura, dell'oggetto, della difficoltà della causa e della difesa
svolta da ciascun difensore per più di una parte, ritiene il Collegio che dette
competenze possano essere liquidate al minimo tariffario previsto dalle tabelle,
maggiorato in funzione del numero dei convenuti difeso da ciascun difensore ai sensi
dellart. 5, comma 4, della Tariffa vigente, non presentando la causa questioni di
particolare complessità giuridica o problemi di particolare difficoltà processuale,
mentre devono essere altresì liquidate le "spese generali" nella misura del
12,5% sull'importo degli onorari e dei diritti ripetibili di cui all'art. 14 del citato
D.M..
P.Q.M.
La Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione
Lombardia, definitivamente pronunciando:
condanna P. Z., al pagamento in favore del Politecnico
di omissis della somma Euro 850.567,35# (ottocentocinquantamila
cinquecentosessantasette/35), oltre rivalutazione monetaria da computarsi dalla data dei
singoli pagamenti, effettuati dal Politecnico di omissis per le retribuzioni
indebite, fino alla data di deposito della sentenza, oltre interessi legali dal deposito
della sentenza al saldo effettivo;
condanna G.M., al pagamento in favore del Politecnico di omissis della somma Euro
370.739,60# (trecentosettamilasettecentotrentanove/35), oltre rivalutazione
monetaria da computarsi dalla data dei singoli pagamenti, effettuati dal Politecnico di
omissis per le retribuzioni indebite, fino alla data di deposito della sentenza,
oltre interessi legali dal deposito della sentenza al saldo effettivo;
assolve: A. D. M., M. C. T., A. B., G. B., F. P., V. L., M. P. P. in T.,
P. P., M. P., B. B., D. M., R. M., A. Z. R., M. F., D. M., G. A., R. P., A. C., L. M. V.
C., M. G. M., dalla ipotesi di danno erariale contestata;
dichiara lestinzione del giudizio nei confronti di G. B..
Le spese seguono la soccombenza relativamente Z. e M. e sono liquidate in
euro_5.652,01#-
Liquida e pone a carico del Politecnico di omissis ai fini del rimborso previsto dall'art.
3 comma 2 bis del decreto-legge 23 ottobre 1996 n. 543 convertito con legge 20 dicembre
1996 n. 639, la somma che detta amministrazione è tenuta a pagare per onorari e diritti
di difesa:
al convenuto G. B., nella misura di euro 8.615,00 (di cui euro 7.145,00 per onorari),
oltre il 12,5% per le "spese generali" di cui all'art. 14 del D.M. 8 aprile 2004
n. 127;
ai convenuti A. D. M. e M. C. T., nella misura di euro 8.615,00 + 20% (di cui euro
7.145,00 per onorari), oltre il 12,5% per le "spese generali" di cui all'art. 14
del D.M. 8 aprile 2004 n. 127;
ai convenuti L. M. V. C., C. e M. G. M., nella misura di euro 8.615,00 + 40% (di cui
euro 7.145,00 per onorari), oltre il 12,5% per le "spese generali" di cui
all'art. 14 del D.M. 8 aprile 2004 n. 127;
ai convenuti A. B., F. P., R. P., A. Z. R., M. F., V. L., P. P., M. P. P. in T., M.
P., D. M., R. M., B. B. e D. M., nella misura di euro 8.615,00 + 240% (di cui euro
7.145,00 per onorari), oltre il 12,5% per le "spese generali" di cui all'art. 14
del D.M. 8 aprile 2004 n. 127;
Così deciso in Milano, nella camera di consiglio del 29-11-2007.
IL GIUDICE ESTENSORE IL PRESIDENTE
(Dott. Maurizio MASSA) (Dott. Giuseppe NICOLETTI)
Depositata in Segreteria 13 Mar. 2008
IL DIRIGENTE IN CASO DI DIFFUSIONE OMETTERE LE GENERALITA
dott. Stefano Speranzoni E GLI ALTRI DATI IDENTIFICATIVI DELLE PARTI
IL PRESIDENTE
GIUSEPPE NICOLETTI |
Convegno di AGORA', CISL, CNU, SUN, UdB, USPUR
per la presentazione delle conclusioni dei lavori del "Gruppo trasversale dei
30"
per la riforma della RIFORMA dello STATUTO GENERALE dell'Ateneo di Bologna,
a partire da una ipotesi iniziale di G. GHETTI e N. LUCIANI |
PROGETTO TECNICO-GIURIDICO
DI RIFORMA
DELLA GOVERNANCE DELL'ATENEO DI BOLOGNA
Relatore prof. Giulio GHETTI
(Bologna, 25 feb. 2008)
|
Giulio Ghetti
|
|
Avvertenza.
I problemi di riforma dello Statuto dellUniversità di Bologna sono molteplici e,
per la loro diversità, richiedono un approccio largo, così da potere raccogliere le
proposte di corrispondenti larghe e molteplici esperienze.
In questo documento si esamina solo il problema della riforma del sistema di
governo, perchè è forse quello in maggior stato di sofferenza.
Alla base del progetto, di seguito illustrato, stanno alcuni presupposti, per la maggior
parte di teoria generale, che è opportuno sintetizzare e da valere anche nel costruire
ogni altra proposta di nuovo Statuto dell'Ateneo di Bologna.
Merita rimarcare che il progetto è stato sottoposto, sotto un profilo solo tecnico, alla
critica di numerosi colleghi docenti e amministrativi già nel maggio-scorso u.s., subito
dopo lappello del Rettore, allintero Ateneo, perché tutti dessero il loro
contributo. |
Commissione
nominata dal CdA e SENATO Nel frattempo, il Rettore ha messo, per il 10 marzo,
l'argomento della riforma all'ordine del giorno del Corpo costituente (CdA e Senato) il 10
marzo u.s., che ha nominato una Commissione, composta da: Stefano Canestrari (Presidente), Giliberto Capano, Giuseppe Caia, Anna
Minarini, Giovanni Longo, Piergiacomo Sibiano (studente), Davide Zannoni, Fabio Giusberti,
Rafael Lozano.
La Commissione dovrà riferire entro aprile, in modo che il Corpo costituente
(tra l'altro, in scadenza il 31 ott.) possa decidere entro settembre. |
A ragione,
dunque, si può ben osservare che ciò è avvenuto largamente in anticipo rispetto alle
scadenze elettorali di Ateneo, che sembrano, invece, influenzare le discussioni più
recenti sulla riforma dello Statuto, basate su argomenti politici e perciò
controvertibili.
Con particolare riferimento, poi, alle apprensioni avanzate da alcuni colleghi,
relativamente allallargamento dellelettorato attivo (e specificamente del
personale tecnico-amministrativo, per lelezione del Rettore, in particolare per la
possibilità di creare conflitti di interessi secondari pubblici e privati con
linteresse pubblico primario, ad es. ai fini della contrattazione salariale del
personale medesimo), merita osservare che questa possibilità riguarda tutte le categorie
rappresentate negli organi rappresentativi. Ma merita anche osservare che essa può
trovare giusta armonizzazione se tutti gli interessi sono rappresentati e contemperati in
modo adeguato, tranne in alcuni casi estremi, da regolare con specifica normativa. Ad es.,
si potrebbe vietare che le questioni di trattamento economico siano deliberate dagli
Organi rappresentativi; o che una associazione, proprietaria di una cooperativa, che
fornisca servizi allAteneo, possa presentare propri candidati al Consiglio di
Amministrazione. Ciò viene ripreso nei presupposti al progetto.
Fatta questa avvertenza, sono qui di seguito illustrati i presupposti che, più nel
dettaglio, reggono le progetto che viene subito di seguito. Segnaliamo lORGANIGRAMMA
delle Istituzioni del governo dellAteneo, riassunto alla fine. |
SINTESI del progetto.
Lipotesi di base, per la seguente proposta, è partire da schemi collaudati
dallordinamento giuridico per autonomie analoghe a quella delluniversità
italiana (come configurata dalla legge 168/1989 (legge Ruberti). Precisamente si fa
riferimento ad un ordinamento centralizzato, che contenga elementi di flessibilità, così
da ammettere al suo interno delle forme di autonomia decentrate. Per noi le unità
decentrate sono quelle della Romagna.
Precisamente,, ferma la struttura centralizzata dell'Ateneo, si propone:
1- rimane l'elezione diretta del Rettore, ma per 5 anni e senza rieleggibilità:
2- è stabilizzato il Consiglio dei ProRettori, e tuttavia affidando a ognuno la
responsabilità politica di un settore dell'amministrazione, sul modello degli assessori
comunali. Si propone il riparto dell'amministrazione in 7 settori. E' abolita l'attuale
Giunta;
3- in Senato il potere decisionale è ripartito per metà alle facoltà e per metà ai
dipartimenti, ferma la presenza attuale degli studenti.;
4- I membri del Consiglio di Amministrazione e del Senato sono eletti per liste
concorrenti e sistema proporzionale corretto (esclusi i Presidi, che restano di diritto).
Sono ammesse negli Organi solo le prime due liste, per ordine di voti riportati.
5- La Romagna può avere forme di autonomia per materia, con budget;
6- Il personale amm.vo ha riconosciuto lelettorato attivo, pur se con "voto
limitato", all'elezione del Rettore (il 10% è grosso modo la cifra
"media", tra quelle degli atenei italiani);
7- Gli studenti conservano lattuale presenza negli organi di governo.
Relazione del prof. Giulio GHETTI
Progetto di riforma della Governance
nello Statuto dellAteneo di Bologna e Sedi Decentrate
I - Presupposti del Progetto.
1. E' tipico del sistema italiano dell'istruzione, di ogni ordine e grado, considerare
questo settore "sotto la mano pubblica" e, quindi soggetto a regolazione
penetrante e vigilanza occhiuta. Le ragioni di ciò sono storiche, hanno fondamenti
politici, tecnicamente quanto in esso viene fatto per i destinatari - in primis, per gli
studenti - viene classificato nella categoria delle cosiddette "prestazioni
amministrative rese ai privati" e non in quella dell'erogazione di un servizio
pubblico.
Da questo primo presupposto derivano due conseguenze:
l'autonomia (sia quella normativa che quella organizzativa) è fortemente limitata, spesso
quasi residuale rispetto alla disciplina legislativa e regolamentare;
proprio perché si ragiona in termini di prestazione amministrativa e non di erogazione di
un servizio, i principi di efficienza (quanto a regole di governance e di decision
making) sono poco o nulla tenuti in considerazione.
2. Non vi è reale autonomia laddove non vi è indipendenza finanziaria, e cioè l'avere
fonti proprie di sostentamento.
Nel sistema italiano vige il principio di "finanza derivata" per tutti
gli enti pubblici, anche per quelli politico-rappresentativi come sono gli enti locali
territoriali quali i Comuni, le Province, le Regioni
Infatti, è lo Stato ad erogare la massima parte dei mezzi di sostentamento e per lo
sviluppo.
Conclusione: l'autonomia universitaria risente anche - e pesantemente - di questo
ulteriore limite.
3.- Conclusa l'esperienza dei Comuni medioevali che, con i loro Statuti, esprimevano la
propria indipendenza e la propria libertà rispetto al potere imperiale centrale, nel
sistema italiano (anche in quello successivo alla Costituzione repubblicana del 1948) il
potere di "darsi uno statuto" è stato un potere concesso dal centro alla
periferia: dunque un potere non originario, non proprio, ma bensì derivato e per ciò
stesso limitato in varia misura qualitativa e quantitativa.
Il fatto è che il termine "statuto" ha un forte valore semantico,
evocativo, e così siamo indotti a pensare che nel poter darsi uno statuto si sia nella
stessa condizione di quei Comuni Città - Stato (e, spesso, neppure essi furono del tutto
liberi rispetto al potere imperiale): finisce così che gli statuti vengono caricati di
affermazioni e dichiarazioni di principio ripetitive di quanto è già detto - con valenza
generale - in altri e ben più importanti atti fondamentali, a partire dalla Carta
Costituzionale.
4.- Come in ogni altra amministrazione pubblica, anche in quella universitaria sono
presenti interessi pubblici secondari dei quali sono titolari varie categorie (in
particolare i docenti, i non docenti, gli enti locali politico-rappresentativi), nonché
interessi privati secondari (in primo luogo, gli studenti). Si pongono quindi problemi di
contemperamento di questi vari interessi secondari (pubblici e privati) con l'interesse
pubblico primario, nonché tra questi stessi interessi.
Il settore "Istruzione" è, come in precedenza accennato, ritenuto tra quelli
oggetto di prestazioni amministrative, e non di erogazione di servizi da parte dello
Stato; inoltre è "a finanza derivata": ne consegue che anche in esso per il
contemperamento degli interessi in gioco il solo criterio stabilito dal legislatore è
quello della prevalenza dell'interesse pubblico primario, al quale tutti gli altri
interessi - proprio perché secondari - possono essere sacrificati in varia misura,
solitamente assai ampia.
5.- La scarsa o nulla attenzione alla efficienza, da un lato; il fatto che si opera in un
sistema "a finanza derivata" e nel quale perciò vi è "spendita" di
denaro pubblico, da altro lato; la compresenza di interessi secondari, pubblici e privati,
di varie categorie, da altro lato ancora; sono tutti elementi che comportano:
che le regole di governance riguardano soprattutto la presenza in organi
precostituiti anche nella loro composizione: vi è dunque una scarsa attenzione ai
procedimenti decisionali;
che nelle scelte di composizione degli organi si tende ad adottare modelli e moduli
sperimentati per comporre gli organi degli enti politico-rappresentativi. Certo, non tutte
le categorie portatrici di interessi secondari hanno il suffragio universale (si pensi
agli studenti e al personale tecnico-amministrativo); certo, i componenti di alcuni organi
hanno provenienze diverse, e cioè fanno parte di quell'organo a motivo della carica che
rivestono (carica che talora non è elettiva in primo grado e, qualche volta, neppure di
secondo grado): comunque prevale l'utilizzo dei metodi consolidatisi nei sistemi a
democrazia rappresentativa, con i difetti che essi comportano, quali la prevalenza di
gruppi organizzati, la scarsa o nulla attenzione ai diritti delle minoranze, la
pletoricità degli organi con conseguenti difficoltà nel decidere.
6.- Nelle amministrazioni pubbliche italiane da qualche tempo è attuato un principio che
in altri ordinamenti è consolidato e scontato, quello della netta separazione tra
governare e l'amministrazione.
Principio che si collega al regime delle responsabilità rispettive e delle connesse
sanzioni, nonché ai diversi presupposti che presiedono alla nomina: competenze politiche
per chi è eletto/chiamato a governare, competenze tecniche per chi deve attuare le scelte
di governo.
Nel sistema universitario italiano questa netta separazione non è del tutto e
concretamente attuata: si tratta, perciò, di realizzarla a partire proprio dallo statuto.
Se si accettano questi presupposti, la modifica dello statuto - di ogni statuto di ogni
Università - deve mirare a raggiungere questi principali obiettivi, che elenco non in
ordine di importanza
II - Obiettivi del progetto.
1. - Massima rappresentatività degli organi di governo
Si tratta di una esigenza che deriva non da principi di tutela sindacal-corporativa di
ogni singola categoria che nell'Università opera, ma bensì di raggiungere, attraverso
una composizione mista degli organi, quel contemperamento degli interessi secondari
pubblici e privati in merito al quale il legislatore non fornisce precisi criteri di
equilibrio.
In linguaggio tecnico si rende necessario raggiungere un coordinamento per il tramite
delle persone chiamate a comporre gli organi di governo. Sotto diverso aspetto si realizza
così anche quella universitas che dà il nome all'ente.
2 - Efficienza e trasparenza dei processi decisionali di governo, pur nella
consapevolezza che il decision making degli organi di governo è fortemente
condizionato dalla loro appartenenza alla categoria degli organi collegiali
amministrativi, in quanto tali tenuti al rispetto dei principi generali dil diritto
amministrativo che reggono il funzionamento di questa categoria. Il risultato ottimale che
si può ottenere a livello di statuto è quello di limitare le loro competenze (e le
connesse responsabilità) alle decisioni di maggior rilievo, quelle per così dire
strategiche in quanto di portata generale.
L'esecuzione di queste decisioni e le altre attività di
| | | |