UE - Unione Europea federale: progetto di riforma politico-economico-finanziaria per grandi linee
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UNIVERSITAS  News

Foglio on line sull'università, fondato nel 2004, con  Forum di politica generale.
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7- Tel  347 9470152 - nino.luciani@alice.it

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PROF. NINO LUCIANI * - Direttore responsabile

* Ordinario di Scienza delle Finanze, Università
Breve curriculum vitae

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Nino Luciani

http://scritti scelti

Comité de Patronage: F. Bonsignori, A.De Pa, Elena Ferracini, Dario Fertilio, Enrico Lorenzini, Nino Luciani, Bruno Lunelli, Marco Merafina, Franco Sandrolini

PAESI VISITATORI nel 2015, n. 55 : Algeria - Angola - Argentina - Australia - Belarus - Benin - Brazil - Canada - Chile - China - Colombia - Costa Rica - Ecuador Egypt - France - Georgia - Germany - Guatemala - Hungary - Iceland - Iran - Israel - Italy - Japan - Kazakstan - Korea, Republic of Libyan Arab - Mexico - Morocco - New Zealand - Nicaragua - Nigeria - Pakistan - Panama - Peru - Poland - Romania - Russian Federation - Saudi Arabia - Senegal - South Africa - Spain - Switzerland - Tanzania - Thailand - Tunisia - Turkey - Ukraine - United Arab Emirates - United Kingdom - United States - Uruguay - Venezuela - Vietnam - Zambia

EDIZIONE DI SETTEMBRE 2018

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Progetto
di nuova UE

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La curva di Pareto della distribuzione
dei redditi

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Sulla data di origine della Unibo

Per notizie omnia universitarie
si consiglia:

ROARS

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Luciani, La possibile BASE POLITICA
ED ECONOMICA per una
NUOVA UNIONE EUROPEA.
Cosa disse MACRON alla SORBONA

(università di Parigi)

Dalla distribuzione
dei redditi risulta che il grosso della materia imponibile è compresa tra 20.000 e 70.000 €

Il prof. Emerito latinista Gualtiero Calboli scopre una data certa, circa le origine della università di Bologna.
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Lettera ASDU al Rettore, su altro.

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Tribunale di Perugia, Sent. n.109/11, in data 27/1/2011, riammette il prof. Nino Luciani nel Cipur, Clicca su Tribunale di Perugia - curia romana - Congresso DC, grexit, inflazione

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Francesco Ubertini, rettore

IN CORSO IL PROCEDIMENTO PER IL RINNOVO DEI DEGLI ORGANI DI ATENEO

- Decreto Rettorale n. 144/2018 del 01/02/2018 Prot. n. 22617 (CdA)
- decreto rettorale rep. n. 104/2018 del 26/01/2018 (Senato Accademico)
- decreto rettorale rep. n. 105/2018 del 26/01/2018 (Consulta Personale T.A.)

DELUSIONE E SORPRESA: DISATTESI DA UBERTINI GLI IMPEGNI ELETTORALI

.Il Consiglio di Amministrazione (5 membri interni e 3 esterni) sarà nominato dal Senato,
vale dire "non elettivo" della Comunità universitaria, secondo gli impegni elettorali di Ubertini
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Nota. 1) Premessa. Per l'art. 7 dello statuto:
a) 2 membri sono eletti dal Consiglio degli Studenti;
b) 5 membri interni nominati dal Senato (senza distinzione tra professori e amministrativi, di ruolo);
c) 3 membri esterni nominati dal Senato.
Tutti devono essere di comprovata competenza, meno gli studenti.
2) Il procedimento per la nomina del CdA era stata a suo tempo (legge 240/2010, art. 2) molto discussa in Ateneo, fino ad organizzare un referendum di tutto il personale, in opposizione al rettore Ivano Dionigi, ma la "corretta" applicazione della legge sembrava non dare scampo, per cui alla fine prevalse la soluzione contraria.
  Ad eccezione del rettore e degli studenti, la legge vuole la "designazione o scelta dei componenti"..." secondo modalita' previste dallo statuto".
  Lo statuto di Bologna li vuole "nominati" dal Senato, tra una rosa individuata da un Comitato di selezione di 5 membri, di cui 3 nominati dal rettore. Inoltre la legge e lo statuto vogliono che i nominati abbiano "comprovata competenza", ma la medesima non è richiesta ai membri del Comitato di selezione.
3) Secondo alcune università (), la modalità di nomina, suddetta, non andava bene e fecero elettivo il CdA, suscitando l'opposizione del Ministero MIUR.
Ma la cosa andò male per il MIUR, presso vari TAR, e alla fine esso desistette dal ricorrrere al Consiglio di Stato, per cui fu definitivamente acquisito che il CdA potesse essere elettivo.

4) Tra i vari TAR, l'apripista fu il TAR Piemonte (clicca su: TAR P ), secondo cui "la censurata norma dello Statuto del Politecnico di Torino è immune dalle censure rilevate dal Ministero".
La censurata norma era la seguente: " il Consiglio di Amministrazione è composto da 11 membri, dei quali il Rettore è membro di diritto. Vi fanno parte, inoltre, due studenti di nomina elettiva, 5 membri appartenenti ai ruoli dell'ateneo e 3 membri di provenienza esterna. Tali soggetti debbono essere in possesso della specifica e comprovata esperienza specifica richiesta dalla L. 240/2010 e sono individuati mediante un meccanismo elettivo.

5) In particolare, per il Politecnico di Torino:
- i 5 membri appartenenti ai ruoli dell'ateneo vengono eletti da una assemblea composta dai professori, dai ricercatori a tempo indeterminato e dal personale tecnico-amministrativo dell'ateneo (art. 12 comma 5)
- i 3 membri di provenienza esterna sono "designati" dal Senato Accademico (art. 12 comma 6);
Le candidature alla carica di membro del Consiglio di Amministrazione debbono essere presentate a seguito di pubblicazione di apposito bando, e il Senato Accademico, con l'aiuto di un Comitato di esperti, verifica preliminarmente la ammissibilità delle candidature in funzione del possesso dei requisiti di competenza richiesti dalla normativa statale e statutaria: il Senato Accademico ammette pertanto la candidatura di tutti i soggetti ritenuti in possesso dei requisiti di competenza professionali richiesti, che suddivide in due distinte liste, l'una comprendente i candidati appartenenti ai ruoli dell'ateneo, l'altra i candidati esterni".

DAL PROGRAMMA ELETTORALE
di Francesco UBERTINI - 2015

Elementi presi da varie fonti,
anche dichiarazioni orali di lui
nel dibattito elettorale
A SUO TEMPO

Nota.   Si ricorda che un Comitato Docenti Studenti organizzò quattro tavole  su temi rilevanti, ad alcune delle quali parteciparono i candidati (clicca su: elezioni , e poi verso il basso).

a)  Come priorità, la revisione dello Statuto, invertendo, nell'ottica di un decentramento organizzativo, l'attuale impostazione eccessivamente centralizzata;

b) CdA : elettività dei membri interni, con rappresentanza dei tecnici e amministrativi;

c) Senato: tornare ad avere il ruolo di indirizzo politico e culturale dell’ateneo, nuove modalità di elezione e aperto ai Coordinatori di Campus.

d) Conferire ai Dipartimenti e ai Campus autonomia e responsabilità.

Nota: Per trovare quello allora vigente clicca su statuto1  ; per quello attuale, clicca su: statuto2

______________

VOTI RIPORTATI DAI  DUE CANDIDATI
a RETTORE  (nel ballottaggio) :

- FIORENTINI : voti n. 1347,36

- UBERTINI :  voti n. 1420,58

Differenza di voti: 73,22 .

Il personale tecnico-amminsitrativo aveva dato a UBERTINI 95 voti in più che a FIORENTINI,
Gli studenti diedero 45 voti a UBERTINI e 15 a FIORENTINI .

Appare evidente la scelta determinante
del personate tecnico-amministrativo.

Non è finita. Se togliamo a Ubertini i voti dati a lui dagli studenti (1421-45) = 1376 e li diamo a Fiorentini (1347+45)=1392, vince Fiorentini .

Si conclude che, a far vincere Ubertini, furono gli elettori con i quali egli aveva preso più impegno di modificare il metodo di elezione del CdA.

__________
POSCRITTO. Si è venuti a conoscenza del fatto, causa l'obbligo di pubblicazione dei Decreti Rettorali dei concorsi per le candicature.
  Invece, il prodedimento di modifica dello Statuto, concluso nel luglio 2017, era rimasto secretato, causa il fatto che l'accesso ai verbali degli organi è ammesso solo ad interni, ma non tutti, solo chi è in possesso di speciale password.
Ma, su questo, c'era stato l'impegno elettorale di UBERTINI di rendere pubblici i verbali del CdA e Senato Accademico, in analogia ad altre università (a Torino, addirittura le sedute sono pubbliche, in video conferenza.

Nino Luciani, PERCHE'  IL CDA ELETTIVO ?

1.- Premessa. Fin dal primo statuto della autonomia (con F. Roversi Monaco)  era stato, da più parti, lamentato lo strapotere della Dirgenza Amministrativa dell'Ateneo sui Professori.
Lo strumento era il dominio sul CdA.
Anche Roversi Monaco, pur data la sua statura di stratega con grande senso delle istituzioni, qualche volta aveva dovuto chinare il capo.
La ragione è semplice: i dirigenti conoscono la normativa ed hanno molta esperienza di procedura amministrativa e dunque, se si oppongono a qualcosa, un qualche bastone lo trovano sempre, da mettere tra le ruote.
C'è, poi, la questione delle montagne di atti, da firmare, che qualunque rettore probabilmente non ha sempre il tempo di esaminarle puntualmente, una per una. Questo capita anche ai Ministri ... e se firmi qualcosa ... che non dovevi firmare, sono guai tuoi... Dovevi guardare meglio, e da quel momento il dirigente potrebbe anche ricattarti...
Nel caso dell'unibo, ricordo bene anche la mia esperienza di Consigliere di Amministrazione. Dovevi ingoiare tutto... sotto la pressione dei Dirigenti, magari per interposta persona (il Rettore): non cose illegali, ma avevi bisogno di tempo per vedere meglio ... e magari venivi a sapere che il dirigente "tal dei tali" aveva tenuta la pratica calda calda per 6 mesi sulla scrivania, prima di portarla in approvazione.

2.- Dopo la legge Gelmini, i Dirigenti sono diventati ulteriormente più potenti, nel fatto che il CdA non è elettivo, ma praticamente fatto dai Dirigenti stessi, attraverso il Comitato di selezione, dei cui 5 memtri , tre sono scelti dal Rettore (intendi: Dirigenti).
  Sia chiaro che, formalmente, l'ultima parola spetta al Senato (totali 35 membri), ma in questo Senato non hai più i Presidi (tutti), ma 10 Direttori di Dipartimento (dei 32 totali dell'Ateneo), e dunque troppo pochi per imporsi.
  Perchè il retromarcia di UBERTINI ? E' probabile che la sua impreparazione giuridica e poca esperienza lo espongano ai quattro venti.
Ubertini ha contro anche gli studentii dei comitati di base. Ma, tra gli altri, non vedi chi lo difenda.

3.- Voglio tornare sul rapporto: Dirigenti e Professori.
  L'università si identica nella didattica e nella ricerca, e dunque nei professori.
  Ma l'università non può funzionare senza la macchina amministrativa, la quale è anche depositaria della memoria storica della università. Invece i professori cambiano continuamente.
  Direi che per una università che funziona, la Dirigenza ha bisogno della luce dei professori: dunque, a ognuno il proprio ruolo.
Ubertini doveva trovare una giusta soluzione, ma rispetto alla quale si è tirato indietro confermando l'assetto di Dionigi e Fiorentini (ProRettore).
Attendiamo che trovi un rimedio.

4.- C'è anche che il rapporto tra dipartimenti e scuole è ancora  lontano da un assetto soddisfacente (ma non a causa di una legge sbagliata... legge 240).
  Lo Statuto dovrebbe funzionare come un Regolamento rispetto alla legge e dunque è nello Statuto che vanno fatte le eventuali forzature interpretative, al meglio. Es., se si vuole che i Dipartimenti siano sovraordinati alle Scuole ( e non all'incontrario), il fatto è solo formale se questi non ottengono un peso maggiore in Senato.

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Edizioni precedenti

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Francesco Ubertini, rettore

STUDENTI  della  UNIBO

Sul ritorno ciclico di manifestazioni delle associazioni studentesche
per richieste legittime, ma non sempre in modo democratico e legale

E' solo un problema di ideali e programmi
proclamati e votati nelle elezioni studentesche ?

o anche un problema di interessi privati come avviene nei partiti politici ?
Richiesti € 655.384 nel 2016. Concessi € 236.000+denaro equivalente (sedi di associazione)

Per vedere tabella dei regali unibo agli studenti nel 2016, clicca su Tabella. Contributi
Vedi anche: http://www.unibo.it/it/servizi-e-opportunita/studio-e-non-solo/associazioni/associazioni-e-cooperative-studentesche-bando-2016-riparto-fondi
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Nino Luciani, Sul ritorno ciclico
di manifestazioni fuori le righe
per richieste di sede associativa, mensa, alloggio

Proposta per favorire la trasparenza del ruolo delle associazioni studentesche nell'Ateneo.

Premessa. Le manifestazioni studentesche in Unibo non sono mancate mai, soprattutto in prossimità di elezioni studentesche, ma anche fuori tempo, da parte degli studenti più movimentisti (non è un reato, tutt'altro, ma fanno discutere).
  Per quanto ricordo c'è sempre stata presenza attiva e competizione tra le associazioni studentesche, con alterne vicende circa la prevalenza dell'una e dell'altra. Da mesi i più vivavi appare l'associaione dei "collettivi" (CUA), ma quella che (negli ultimi 15 anni) ha dominato è stata quella dei "ciellini" (Student Office. con presenze forti in Consiglio di Amministrazione e in cooperative di servizi agli studenti, il cui apice si è avuto sotto il regno di Dionigi rettore, amico di loro e anche amico del cardinale (Cafarra) anche lui ciellino. Ma ahimè non avevano votato per l'attuale rettore Ubertini .... 
  Non entro nell'ultima discussione di turno (quella che ha stigmatizzato un presunto favoritismo del rettorato, nei confronti degli studenti del Cua) e code annesse (richieste alloggi, mensa-ristorante).
  Voglio invece porre il problema del quadro normativo dei rapporti tra rettorato e studenti (in generale, perchè lo considero il vero generatore di comportamenti normali o anormali.
   Va chiarito che una manifestazione non serve solo a portare avanti una idea, ma anche a fare proselitismo, tra i compagni, che crea vantaggi economici, come avviene nei partiti, sia direttamente con soldi, sia indirettamente con posti negli organi di ateneo.
  a) Una questione di principio.
Lo Statuto dell'Ateneo di Bologna riserva agli studenti un rilievo istituzionale importante, come è giusto che sia:
- hanno un Consiglio studentesco, elettivo, con regole dello Statuto di Ateneo;
- partecipano alle elezioni del rettore. Nelle ultime elezioni hanno fatto pendere la bilancia a favore dell'attuale rettore, pur con pochi voti, essendosi verificato una situazione di bilancia, tra i due candidati, all'ultimo turno; 

- sono nel consiglio di amministrazione, nei consigli di dipartimenti, nei consigli dei corsi di laurea ...
- hanno numerose associazioni private riconosciute e cooperative di servizi.

b) Anche una questione deplorevole di interessi privati, come nei partiti ? Nell'Unibo, le Associazioni studentesche riconosciute dall'Ateneo sono numerose, sia a Bologna-città, sia nelle sedi della Romagna.
  Le associazioni ricevono molti soldi dall'Ateneo, e in modo diverso, a seconda che siano a Bologna o in Romagna, del numero dei soci e dei programmi di attività che propongono. Clicca su Tabella (stralcio). E anche per le sedi delle associazioni (sono soldi equivalenti) ci sono disparità.
  Le Associazioni con sede in Romagna (quelle che gridano meno sotto il Rettorato) ricevono aiuti finanziari pari ¼ di quelle di Bologna, e questo la dice lunga sull'importanza del rispettivo peso politico sugli equilibri della unibo.
  A Bologna massimamente, la differente possibilità di accesso ai finanziamenti agita molto gli studenti, e quindi è anche importante suscitare l'attenzione dei compagni e ottenerne la domanda di divenirne soci.
  Non ho elementi per collegare il CUA a una o più associazioni, tra quelle riconosciute dall'ateneo.
  E' anche importante eliminare concorrenti, e di questo ho memoria buona, sia pur in altra sede. Ad es., a Roma La Sapienza, ho assistito più volte, sia pure anni fa, a pugni e calci, per questioni concorrenziali.
  Era anche facile constatare che gli studenti dirigenti di queste associazioni erano studenti alquanto attempati (30, 40 anni). Non so esattamente cosa sia Bologna. 

c) Come risolvere. Non propongo drasticamente il taglio totale dei contributi e neppure di negare le sedi (tutt'altro: meglio a casa, che in grotte).
  Ritengo, invece, fondamentale un taglio drastico delle ragioni di concorrenzialità sulla piazza.
  Per quanto riguarda i soldi, si potrebbe dare un contributo uguale ad ogni associazione, che abbia i requisiti minimi per ottenere il riconoscimento e anche la pari opportunità per la sede, per tutte.
  Questo favorirebbe la trasparenza circa le ragioni delle manifestazioni.

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Necessario tornare sulla bocciatura di UBERTINI, in Fondazione CARISBO
Intanto arriva una impietosa relazione della Corte dei Conti sulla Unibo

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Francesco Ubertini, rettore

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UBERTINI colpito dalla NEMESI STORICA* ?

* Con questo titolo, G.Carducci poeta stigmatizzò la fucilazione di Massimiliano d'Asburgo (1867) dai Messicani, partito (1864) per il Messico (dal Castello
di Miramare) per prenderne possesso come imperatore. Quale colpa?
Per Carducci, solo l' essere "discendente" di padri presunti colpevoli. 

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Relazione pesa della Corte dei Conti
sulla Universita' di Bologna

Messaggio di Antonella* al CdA
*
Membro del Senato Accademico

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Antonella Zago

Nota. La problematica investita dalla Corte (per la Emilia Romagna) rientra in quella più generale degli enti locali in Italia, che ha molto concorso a gravare sulla spesa dello Stato a favore degli enti locali (Regioni incluse), nominalmente per servizi ai cittadini, in realtà anche a beneficio dei partiti locali. Grosso modo, il meccanismo è il seguente:
  a) ricordato che, per regola, gli enti locali dovrebbero produrre i servizi valendosi di strutture proprie e di personale proprio, scelto per concorso in base a requisiti professionali;

  b) di fatto la regola viene by-passata degli enti locali, mediante delega dei loro compiti ad enti esterni (cooperative, spa, professionisti). Questo fatto procura ai politici e ai dirigenti pubblici locali grandi vantaggi: 1) far assumere (dagli enti esterni) personale in base a meriti politici (l'assunto prenderà la tessera del partito, e verserà una quota al partito); 2) l'ente delegato pagherà una tangente al partito di maggioranza, grazie al finanziamento del delegante, con maggiorazione rispetto allo stretto necessario.
  Nel caso della UNIBO, poichè un rettore non è uomo di partito, penso che non ci siffatto sbrillentamento della regola. Ma qualche domanda si impone, di fronte al fatto che la Corte rileva anomalie abbastanza gravi e che alcuni rettori si fregiavano dei buoni rapporti con partiti al potere. Con Ubertini questa epoca è finita ? (Vedi Salvini ...). Inoltre il preventivo 2016 è stato proposto da lui, sulla base del consuntivo 2015. Non irrilevante: i dirigenti sono rimasti. Ma diamo a Ubertini il  tempo di fare pratica ... .

Relazione della Corte dei Conti
per la Emilia Romagna.
Per il testo intero clicca su:
Corte dei Conti (per la Unibo, vai a p. 236).
(Assenti nella relazione: Fondazione Alma Mater, Alma mater srl (in liquidazione), e numerose partecipazioni, che si trovano cliccando su: Enti non profit)

Deliberazione n. 32/2016/VSGO SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER L’EMILIA-ROMAGNA, 24/3/2016
(Stralci)

 Sintesi

1.- La legge n. 190 del 2014, art. 1 commi 611 e 612 dispone che Regioni, Comuni, Province, Città metropolitane, università, camere di Commercio, autorità portuali facciano piani di razionalizzazione delle rispettive partecipazioni a società. Questo documento della Corte relaziona il Governo, relativamente ai piani di razionalizzazione, del 2015, degli enti con sede in Emilia-Romagna.
  Il motivo è che l’economia italiana è (da tempo) caratterizzata da un’ampia e diffusa presenza di società partecipate da soggetti pubblici, in disarmonia con le regole sui conti pubblici, causa il sovrapporsi di disposizioni di carattere speciale con la disciplina civilistica generale. Alle società partecipate da enti pubblici che producono beni e servizi operanti in regime di mercato ed aventi forma e sostanza privatistica, si sono affiancati soggetti che - pur avendo una veste giuridica privatistica - perseguono interessi generali, svolgendo compiti e funzioni di natura pubblicistica tali da configurarli come veri e propri apparati pubblici, "organismi di diritto pubblico". 

2.- Negli intendimenti del legislatore, lo strumento societario scelto dai soggetti pubblici per lo svolgimento di proprie funzioni e servizi non deve costituire il mezzo per eludere disposizioni di natura pubblicistica volte al coordinamento della finanza pubblica, quali le regole del patto di stabilità interno, i vincoli in tema di assunzione di personale o di indebitamento, le procedure ad evidenza pubblica, né può pregiudicare la libertà di impresa e le regole del mercato.
  In particolare la legge vuole che:
- che gli enti partecipanti svolgano la propria attività esclusivamente in favore degli enti partecipanti, e quindi non a favore delle società partecipate, e tanto meno partecipino a società in perdita per tre anni consecutivi;
  - che siano pubblici i dati sugli incarichi di amministratore e relative retribuzioni.

2.- Le criticità della Unibo. La Corte ha preso atto che la Unibo ha fatto, sul piano formale, un piano di razionalizzazione delle proprie partecipazioni, ma rileva che essa non ha dato corso ad alcuna "dismissione" (delle 8 partecipazioni dirette), qui riassunte in unica tabella. In particolare, la Corte rileva criticità. In particolare :
  a) riscontra che, salvo il corretto approccio relativo alle società spin- off, il piano non risulta in linea con un piano di razionalizzazione afferente rilevanti partecipazioni societarie un elaborato che non effettua alcuna analisi sulle voci principali dei relativi costi di funzionamento. Conseguentemente, non si definisce alcun taglio delle relative spese, come plasticamente mostra la tabella allegata al piano, dove alla voce contenimento dei costi delle otto società, otto volte si risponde con un no.
  La summenzionata criticità appare particolarmente rilevante per Irnerio spa laddove, rispetto ad una realtà che gestisce un patrimonio immobiliare plurimilionario, non è impostata la minima analisi delle principali voci di spesa, non essendo neppure dato sapere quale esse siano (ad esempio non si spiega come sono gestiti e quanto costano le manutenzioni ordinarie, quelle straordinarie ecc.).
  Ne consegue, oltre l’inadempimento di un minimale dovere di trasparenza, anche la preclusione dell’eventuale realizzazione di risparmi non trascurabili nell’attività di gestione di un patrimonio immobiliare così importante, come invece richiederebbe il principio di buon andamento di cui all’art. 97 della Costituzione.
  Questo, pur dando atto positivamente di alcuni recenti interventi sui costi di organizzazione, in particolare il previsto passaggio all’amministratore unico rispetto ad previo ingiustificato e pletorico Consiglio di amministrazione (nota del 16 marzo 2016), visto che si riferisce che l’attività operativa è stata internalizzata in Ateneo, fatto che in sé svuota la governance di un ruolo ragionevolmente concreto.
  La Corte osserva risultare poca chiarezza e mancanza di informazioni sui costi di funzionamento del Centro residenziale universitario di Bertinoro.
 
  b) rileva, poi, che salvo il corretto orientamento a liberarsi della partecipazione dello 0,50% in FBM - Finanziaria Bologna Metropolitana (che merita un discorso a parte), non è programmata la dismissione di nessuna partecipazione diretta e per quelle indirette non è ancora dato conoscerne un quadro completo e una valutazione circa la loro indispensabilità. Circa, poi, la programmata dismissione dello 0,50% in FBM spa (società in house che si occupa di interventi infrastrutturali), per il futuro si rende necessario verificare e dare riscontro dell’economicità e dell’utilità di tali moduli societari (cui vengono conferiti direttamente appalti), rispetto ad altre forme di affidamento in concorrenza.
   Tra le partecipazioni dirette merita un’attenta valutazione di approfondimento l’opportunità del mantenimento della quota in Bononia university press, quanto meno alla luce di una valutazione di economicità rispetto ad altre opzioni, visto il pregresso abbattimento del capitale sociale da 462.000 a 128.818 euro.
   Per le partecipazioni indirette, la nota del 16 marzo 2016 riferisce solo di quote di controllo in due società (Kion srl e Alma Laurea srl) da parte di due consorzi interuniversitari (Cineca e Consorzio Alma Laurea), peraltro affermando che "di tali società si darà conto con un’analisi in sede di aggiornamento del piano di razionalizzazione".
  In proposito si rileva, anche sotto questo profilo, la violazione dell’obbligo di legge che impone che il processo di razionalizzazione afferisca la proliferazione di tutte le partecipazioni societarie (a maggior ragione quelle indirette) che possono implicare duplicazioni di costi organizzativi e di funzionamento non propriamente aderenti al fine pubblico e tanto meno rispettosi del pubblico erario.

 c) che il piano non dà contezza degli organismi strumentali dell’Ateneo né dei relativi ambiti operativi, apoditticamente affermando che "non si ravvisano aree di sovrapposizione" e, quindi, possibili interventi di razionalizzazione gestionale.

IL MESSAGGIO DI ANTONELLA
AI MEMBRI DEL CDA della UNIBO

Oggetto: Relazione Corte dei Conti
 
Gentili Consiglieri
nella seduta del Senato Accademico del 24 Maggio scorso ho posto all'attenzione del Senato Accademico la Relazione della Corte dei Conti dell'Emilia Romagna sulla razionalizzazione delle partecipazioni societarie degli enti del territorio regionale.
 Una sezione di tale Relazione riguarda l'Università di Bologna (trovate l'estratto in allegato) e i rilievi critici al  piano di razionalizzazione delle partecipate della Unibo , a mio avviso, sono molto importanti e da non sottovalutare nemmeno quando si ricopre un ruolo in Senato sebbene, a differenza di quello di consigliere, quest'ultimo non comporti responsabilità economico patrimoniali personali avanti alle autorità di controllo.
Il Rettore non ha dato rilievo a questo mio intervento e non mi risulta abbia messo a conoscenza il Consiglio di Amministrazione di tale relazione resa pubblica dalla Corte nel Marzo 2016 nemmeno nella seduta del CdA dello scorso Aprile in occasione della deliberazione dell'amministratore unico per la società Irnerio.
  Mi permetto di segnalarvi questo documento della CORTE perché compete al CdA la deliberazione del piano e di tutti gli atti che ne seguono e perché credo che, per il bene dell'Università e per il rispetto delle norme e delle regole, un bilancio pubblico dovrebbe essere gestito secondo principi di economicità-trasparenza-efficacia.
  Quel che emerge dalla relazione della Corte sul piano di razionalizzazione sembra essere esattamente il contrario almeno lì dove sostiene che la mancanza di elementi analitici di costo rischia di rendere impraticabile addirittura il controllo da parte dell'Autorità interessata e dove sostiene che il piano sia stato redatto senza inserire parte delle partecipate dall'ateneo come ad esempio le fondazioni “con persistente inadempimento agli obblighi di legge”.
  A mio modesto avviso, se il piano presentato alla Corte dei Conti è il frutto della precedente governance, dovrebbe essere compito dell'attuale rivedere il piano correttamente con tutte le informazione del caso e soprattutto con gli interventi di razionalizzazione utili a far comprendere se, quello che io da tempo ho definito “il sistema delle scatole cinesi” sia davvero legittimo ed economico oppure no.
E' ovviamente vostra libera scelta intervenire o meno in questo e per evitare strumentalizzazioni di sorta chiarisco che il mio interesse a che l'Università ridefinisca il piano è strettamente istituzionale e lo dimostra il fatto che su tale materia sono intervenuta spesso nei due mandati passati in CdA.
  Sperando di non essere fraintesa nello spirito che mi induce a scrivervi, in un momento in cui la tensione sembra essere altissima, mi scuso per l'intromissione nel vostro lavoro e ancora una volta sottolineo che il mio intento vuole essere quello, prettamente istituzionale, di riportare l'ateneo all'interno di una cornice di scelte che siano finalizzate alla buona gestione, alla sua economicità oltre che alla trasparenza dell'agire della pubblica amministrazione.
 ___________________
Il Senatore
Antonella Zago
 
INTERVENTO IN SENATO
  La Corte dei Conti dell’Emilia Romagna ha rilevato criticità importanti sul piano di razionalizzazione delle società partecipate. Prima di entrare nel merito credo sia il caso di sottolineare che la relazione della Corte dei Conti è datata Marzo 2016 e dal documento emerge che le ultime note pervenute alla stessa Corte da parte dell’ateneo risalgono al marzo 2016, non si può quindi sostenere che si tratta solo di responsabilità della passata governance.
Nella relazione si evidenziano mancanze abbastanza gravi lì dove si legge:
“Si rileva anche la mancanza di un’analisi delle principali voci di costo di funzionamento degli enti partecipati e delle relative entità e dinamiche di formazione, presupposti essenziali per poterne valutare la possibilità di contrazione. Il piano di razionalizzazione dovrebbe necessariamente esporre un’analisi dei costi di funzionamento dei soggetti societari che è imprescindibile per la valutazione degli interventi diretti alla relativa riduzione…
 Questo, pur prendendo atto che vengono riferite attività di contrazione dei costi di funzionamento intervenute in anni precedenti, fatto che però non esime un ente dal valutare gli aspetti sopra indicati fornendo una descrizione dei principali costi di gestione e valutando se sia possibile incidere ulteriormente.
  Quanto premesso anche al fine di consentire l’attività di riscontro della Corte dei Conti, diversamente resa impraticabile.”
Aggiungo, solo per fare alcuni esempi, che la corte dei conti si sofferma sul Centro residenziale di Bertinoro scarl che dovrebbe farsi carico delle spese di ordinaria e straordinaria manutenzione dei locali concessi in comodato gratuito dall’università e quindi non si comprende come mai l’ateneo contribuisca con 25.000 euro annuali per manutenzione ordinaria.
  Per quanto riguarda la società Irnerio, di difficile dismissione per questioni fiscali, è da evidenziare che la Corte dei Conti sottolinea: “Allo stesso modo per la Irnerio Spa, laddove non è impostata la minima analisi delle principali voci di costo di una realtà che gestisce un patrimonio immobiliare plurimilionario, precludendo un’eventuale possibilità di riduzione”.
  Credo che il Senato Accademico debba riflettere su questo documento e per questo mi impegno anche ad inviare la parte che riguarda l’Università a tutti i Senatori.

Nino Luciani, Ubertini colpito dalla nemesi storica ?

1.- Ubertini bocciato dalla Fondazione Carisbo. Perchè ? La bocciatura di Umbertini, da parte dei Soci di Fondazione Carisbo, mi ha sorpreso, quasi un fulmine a ciel sereno, perchè amo l'Unibo e mi dispiace una umiliazione così grave al rettore in carica, Ma, poi, mi è arrivata la relazione della Corte dei Conti sull’Alma Mater e mi sono detto che forse in questi ultimi anni l'Unibo non ha accumulato molta stima, all’interno della Fondazione (anche se nel Collegio di Indirizzo della stessa Unibo aveva due propri rappresentanti, ora ridotto ad uno soltanto per la diminuzione del numero dei componenti tutti gli Organi).
  Circolano notizie di due generi di fatti, avvenuti ultimamente dentro la Fondazione:
  a) Ubertini sarebbe colpevole di non avere confermato la designazione, per il secondo mandato nel Collegio di Indirizzo, del docente (un professore di Medicina, Facoltà che notoriamente non era favorevole a Ubertini come Rettore) che Dionigi aveva in precedenza nominato.
  Ritengo che, essendo Ubertini un rettore di fresca elezione, avesse tutto il diritto di innovare
  b) Ubertini è stato bocciato anche personalmente in Fondazione ? Su 77 presenti e votanti (di cui molti sono docenti in servizio o in quiescenza proprio di Unibo), avrebbe avuto solo 23 voti, veramente pochi per far pensare solo ad una ritorsione sulla persona (vedi punto a).In altri termini si è forse trattato solo del fatto dirompente, in quanto un voto negativo così ampio parrebbe avere un senso solo se per una "cosa grossa", vale dire a riguardo prevalente della unibo-istituzione, in quanto collegata con l'azione dei predessori rettori (qui sta la nemesi storica), che avevano avuto ruolo importanti nella Fondazione, e anche con quella di altri professori, anch'essi in Fondazione.
  Questi possibili risvolti sulla stima di cui gode l’Alma Mater sembrano condivisi dallo stesso Ubertini per una recente iniziativa: in queste settimane, egli ha lanciato un sondaggio, a tutto campo, sulla Unibo, con tre questionari, separatamente per studenti, docenti (esclusi al solito quelli in quiescenza), personale tecnico e amministrativo. Oggetto del sondaggio capire cosa pensano dell’Alma Mater quelli che operano nell’Ateneo o ne sono gli utenti, e cosa propongono per migliorarne l’immagine e l’operato.
  Per di più questo sondaggio contiene domande che fanno presumere una bassa stima proprio del rettore verso l'Unibo, al punto di fare pensare ad una volontà di rivoltare la Unibo come un calzino, in caso di risposte di un certo tipo.
  Questo mi è parso veramente troppo, in quanto l'Alma Mater ha 900 anni, e la stima ce l'ha già di suo, e neppure si dovrebbe solo indurre qualcuno nel dubbio.
c) Altra cosa è la riforma dello Statuto (urgentissima), che deve puntare a riorganizzare l'Ateneo, interpretando la legge vigente, in modo da fondare l'Ateneo sui professori (oggi ridotti a trottole, e non più sulla burocrazia di via Zamboni), applicando principi di autonomia, dopo avere identificato le nuove unità di base al passo con i tempi (una nuova riaggregazione dei dipartimenti, ispirata alle 5 grandi aree scientifico-didattiche ? Romagna di nuovo in autonomia ?).
  Non solo questo. Quelle domande del questionario vanno bene per un dentifricio, non per un prodotto complesso come l'attività dell'Unibo, anzi sono talmente generiche da indurre il dubbio che, chi le ha predisposte, conosca poco i meccanismi interni dell'Unibo.
  A titolo informativo ho copiato le prime 11 domande, girate da un collega (io, essendo in quiescenza, non ho diritto di accesso).
  In alternativa, mi permetto di sottoporre le relazioni dei colleghi e studenti che, per iniziativa del Comitato studenti-docenti, avevano animato il dibattito elettorale, a cui Ubertini ha partecipato come candidato rettore (clicca su: FORUM4) e su
Proposte di sintesi . Il confronto mi sembra istruttivo.

  2. Torniamo in Fondazione. E' sbagliatissimo ragionare in termini personali. Ad es., il Sindaco Merola ha detto che la Fondazione Carisbo è l'ultimo covo di "soviet" rimasti in città.
  a) Sempre, per voce di popolo, si dice che, per statuto e a parole, la Fondazione destini denari a opere e iniziative di "alto interesse sociale e culturale". Ma, poi, quando vai a vedere i fatti e gli atti pubblicati (il cosiddetto Bilancio di missione), trovi che i destinatari dei finanziamenti sono enti, molti dei quali hanno potere di designazione di persone di propria fiducia nel Collegio di Indirizzo e dunque in qualche modo con collegamenti con i decisori negli Organi della Fondazione. Questo potrebbe spiegare la ferocia personale, in occasione delle nomine dei membri del Collegio di Indirizzo.
   Ma in un quadro di ridisegno dei meccanismi decisionali, anche il rettore in carica non dovrebbe aver modo di direzionare i finanziamenti della Fondazione a progetti a lui cari personalmente. Lo scrivo in generale, non ho alcuna notizia specifica e la mia osservazione vale per tutti gli enti designanti
  Il meccanismo minimo sarebbe che il rettore dovrebbe preliminarmente portare negli Organi di Ateneo, per le rispettive competenze (dunque in Giunta di Ateneo, in Senato e in Consiglio di Amministrazione) i progetti da sottoporre poi in Fondazione.
  Non solo questo. Non è opportuno che il legale rappresentante pro tempore di un ente che ha poteri di designazione nel Collegio di Indirizzo (dunque anche l'Università) vada a far parte stabilmente di un ente partecipato nel quale l’ente da lui in quel momento rappresentato ha potere di nomina di un proprio rappresentante nell'organo di indirizzo.
  Il motivo è evidente: si possono avere possibili conflitti di interesse tra gli enti in questione, e il singolo, in quanto legale rappresentante di un ente designante può anche pesantemente influire sulle decisioni dell’ente che subisce la designazione.
 
 b) Quale metro usare, specie se nell'ente partecipato vale il principio che il poi il nominato non risponde al nominante e dunque è del tutto autonomo ?
  Dovrebbero essere gli organi collegiali a decidere, a seconda delle loro competenze in relazione alla funzione che il nominato va a svolgere; questo tanto più nel caso di possibilità di doppio mandato.
  Aggiungo: è ovvio che i criteri per queste decisioni (in particolare per quelle di riconferma del designato, specie nel caso in cui questi dura in carica 4 anni per ogni mandato, e pertanto se riconfermato dura in carica oltre il mandato del rettore) devono essere predeterminati e resi pubblici per rispetto del principio di trasparenza: e questo vale ancor più per l’Università di Bologna dato che la carica di Rettore ha una lunga durata (sei anni) e non ammette la riconferma.
  Dovrebbero esservi criteri stabiliti preliminarmente dagli Organi competenti. Aggiungerei che, nel caso di colui che è stato designato questa volta da Unibo, Ubertini non sembra aver tenuto presente il Protocollo d'Intesa ACRI/MEF e lo Statuto della Fondazione, i quali impongono che nella scelta dei designati l'ente designante deve scegliere persone con specifici requisiti professionali nei cosiddetti "settori rilevanti" nei quali opera la Fondazione.
  Questi settori rilevanti (che la Fondazione sceglie tra i "settori ammessi" previsti dalla legislazione in materia di Fondazioni di Origine Bancaria) risultano dagli atti pubblici della Fondazione, in particolare dal Documento di Programmazione Triennale.
  I "settori rilevanti" li sceglie il Collegio di Indirizzo, data la importanza che i componenti abbiano specifica competenza professionale (Art 19 Statuto) .

CONTINUA: Corte dei Conti.
  Sul punto non si percepisce che la razionalizzazione gestionale non è imposta solo nell’ipotesi di sovrapposizioni operative, bensì anche nel caso di "attività analoghe o similari", estendendosi, pertanto, anche a fattispecie di attività per nulla sovrapponibili ma solo contigue e con possibilità di sviluppare sinergie.
  Infine si rileva che il piano non risulta svolgere alcuna analisi in ordine alle prescrizioni indicate dall’art.91-bis del dpr 11 luglio 1980, n.382, concernente la partecipazione a consorzi e a società di ricerca.  

3.- Nel merito dei criteri di razionalizzazione, la Corte oppone:
  a) la esistenza di società e partecipazioni sociali non indispensabili al perseguimento delle finalità istituzionali.
  Il comma 611 dell’art.1 della l. n. 190/2014 prevede, alla lettera a) "eliminazione delle società e delle partecipazioni societarie non indispensabili al perseguimento delle proprie finalità istituzionali, anche mediante messa in liquidazione o cessione".
  Sul punto, il piano afferma che "Il carattere dell’indispensabilità della partecipazione può essere ragionevolmente parametrato rispetto alla decisione politica dell’ente di condurre determinate attività funzionali al perseguimento delle proprie finalità istituzionali; …". In proposito occorre invece puntualizzare che il legislatore richiede la dismissione di quelle società che, pur coerenti con i fini istituzionali dell’ente, non sono indispensabili al loro perseguimento: ovvero si tratta di verificare l’indispensabilità dello strumento societario rispetto a differenti forme organizzative e la scelta di mantenere la partecipazione impone anche un’analisi di economicità (cfr. deliberazione n.170/2015 della Sezione regionale di controllo per il Piemonte). Alla luce del dettato normativo risulta, pertanto, da approfondire l’analisi istruttoria e la motivazione del mantenimento di Bononia university press spa (di cui l’Ateneo ha una partecipazione del 29,5%), soprattutto in considerazione della riduzione del capitale sociale da 462.000 euro a 128.818 euro ad esito di esercizi sociali in perdita. Circa FBM spa il piano riporta, con motivazione apodittica e quindi carente, che "La permanenza della partecipazione risulta indispensabile".
  Anche sotto il profilo dell’economicità, poi, non è chiarito come gli importanti interventi realizzati o in corso di realizzazione da parte di FBM siano più convenienti rispetto ad altre modalità di affidamento. Successivamente, con comunicazione del 16 marzo 2016 l’Ateneo ha informato che con nota rettorale del 28 dicembre 2015 gli altri soci (Comune di Bologna, Regione Emilia Romagna e Camera di commercio di Bologna) sono stati resi edotti "che la quota minoritaria di partecipazione dell’Università di Bologna pari allo 0,5% del capitale sociale e il venir meno della strategicità della partecipazione per i tre soci di maggioranza, inducono anche l’Ateneo ad esprimere un orientamento favorevole alla dismissione".
  A tal fine viene riferito che è stata concordata la costituzione di un tavolo tecnico per definire tempi e modalità della liquidazione, con salvezza degli impegni contrattuali già assunti.
  Sul punto si prende positivamente atto del mutamento di orientamento rispetto ad una previa affermata indispensabilità pur rilevando che mancano tempi certi e definiti per la dismissione della partecipazione societaria (rimandata alle future valutazioni di un costituendo tavolo tecnico).
  Per quanto riguarda il Centro residenziale universitario di Bertinoro scarl poi, in riferimento alla scelta della sua localizzazione a Bertinoro e all’affermata economicità della partecipazione nell’organismo societario, si sottolinea che non vi è rilievo afferente l’indispensabilità della partecipazione in funzione della strategia multi campus dell’Ateneo, essendovi, invece, una contestazione sulla pregressa gestione non chiara e contraddittoria dei pochi costi di funzionamento di cui si è ritenuto di rendere edotta la Corte dei conti con il piano trasmesso a giugno 2015.

  b) Società che risultano avere più amministratori che dipendenti.
 
Il criterio di cui all’art.1, comma 611, lett. b), della legge 190 del 2014, per espressa previsione normativa dovrebbe comportare la dismissione della partecipazione. Il piano afferma che "non si ravvisano casi che rendano necessario procedere al recesso o alla soppressione della società, in quanto la ratio della norma (contenimento dei costi) viene sempre rispettata"; inoltre viene precisato che "la soppressione della società può essere effettuata soltanto se l’ente detiene od ottiene unendosi ad altri soci, la maggioranza necessaria per adottare la delibera assembleare; inoltre, se l’obiettivo della norma è la riduzione dei costi, appare ragionevole pensare che non si debba intervenire in assenza di compensi previsti per gli amministratori e/o di attribuzioni agli amministratori di competenze normalmente attribuite ai dipendenti. In quest’ultimo caso infatti, proprio ai fini del contenimento dei costi, l’organo amministrativo è stato investito di compiti operativi per non gravare la società di oneri connessi all’assunzione di personale dipendente; …".

  Qui si fa osservare che laddove non sia possibile deliberare lo scioglimento, resta comunque applicabile la procedura di cui all’art. 1, comma 569, della legge n.147/2013, che esita, comunque, con la cessazione della partecipazione sociale.
  Di fatto, poi, le seguenti società presentano un numero di addetti inferiore agli amministratori: - Almacube srl - 5 amministratori e 2 dipendenti. Gli incarichi degli amministratori sono svolti a titolo gratuito e pertanto si deve ritenere rispettata la ratio della prescrizione che porta a raffrontare i costi sostenuti aldilà del dato numerico. - Irnerio srl - 3 amministratori e nessun dipendente.
  In proposito il piano motiva che rilevanti costi fiscali precludono la soppressione di questa entità societaria. Peraltro, nella fattispecie concreta risulta ingiustificato il mantenimento di un Consiglio di amministrazione di 3 componenti con un rilevante costo di governance e la mancata opzione per l’amministratore unico. Con comunicazione del 16 marzo 2016 di cui si prende positivamente atto l’Ateneo ha informato che si procederà con la nomina di un amministratore unico in occasione del rinnovo dell’organo amministrativo da parte dell’assemblea che verrà convocata per l’approvazione del bilancio 2015.  

c) la mancata eliminazione di partecipazioni in società che svolgono attività analoghe o similari a quelle svolte da altre società partecipate o da enti pubblici strumentali, anche mediante operazioni di fusione o di internalizzazione delle funzioni.
   Il quadro offerto dal piano è lacunoso e non consente una compiuta valutazione sul punto, considerato che il confronto in base al quale procedere all’eliminazione della partecipazione non deve afferire solo le società, ma anche l’attività svolta da fondazioni, consorzi ed altri organismi strumentali dell’Ateneo, mentre di questi organismi e del relativo ambito operativo non viene dato puntuale riscontro.
   L’Ateneo, con nota del 16 marzo 2016 specifica che "non si ravvisano aree di sovrapposizione" e, quindi, possibili interventi di razionalizzazione gestionale tra le attività svolte dalle società in cui l’Università detiene un controllo diretto o un’influenza dominante (Ceub e Irnerio) e altri organismi strumentali dell’Ateneo riservando al C.d.A., in occasione dell’aggiornamento del piano, ogni valutazione per le altre partecipazioni societarie. In proposito si formula un duplice ordine di rilievi.
   In primo luogo sotto il profilo dell’interpretazione normativa si chiarisce che l’obbligo di eliminazione delle partecipazioni societarie (anche mediante operazioni di fusione o di internalizzazione delle funzioni) non ricorre solo nell’ipotesi di "aree di sovrapposizione" tra ambiti operativi delle società da una parte e fondazioni, società, consorzi ed altri organismi strumentali dall’altra. Il testo imperativo di legge è molto chiaro al riguardo in quanto il processo di razionalizzazione/riduzione delle società partecipate deve riguardare quelle che svolgono "attività analoghe o similari" a quelle di altre società partecipate od enti pubblici strumentali, fatto per cui non si deve certo limitare alle "aree di sovrapposizione" bensì estendersi ad ampio raggio, anche a fattispecie di attività per nulla sovrapponibili ma solamente contigue.
  In secondo luogo, poi, si deve rilevare che non è stato fatto nessun riscontro in riferimento a tutte le altre non trascurabili partecipazioni societarie di cui l’Ateneo è titolare, semplicemente rimandando al futuro aggiornamento del piano, con persistente inadempimento agli obblighi di legge. Infine, relativamente all’affermazione contenuta nel piano per cui " ... nelle società in house l'oggetto sociale non può essere troppo ampio ed eterogeneo, perché risulterebbe incompatibile con la sussistenza di controllo analogo... " non prospettandosi, pertanto, possibilità di accorpamenti.

d) la mancata previsione di misure per il contenimento dei costi di funzionamento. Si precisa che è, altresì, normativamente prevista l’alternativa dell’internalizzazione, anche mediante la riorganizzazione degli organi amministrativi e di controllo, nonché delle strutture aziendali e la riduzione degli emolumenti corrisposti.
  Dalla tabella di sintesi allegata al piano, l'Ateneo evidenzia che non predispone, per nessuna delle otto società, alcuna azione di contenimento dei costi (salvo generiche dichiarazioni d’adesione a proposte di altri azionisti pubblici e la positiva previsione, comunicata con nota del 16 marzo 2016, dell’amministratore unico per Irnerio).
  In proposito l’Università di Bologna nel piano afferma che si possa dar corso alla riduzione del numero dei componenti degli organi amministrativi, di controllo e delle strutture aziendali nonché delle relative remunerazioni, soltanto se non si inficia la capacità operativa della società o la capacità di controllo dell’ente socio.
  Peraltro, a questa generale asserzione non segue alcuna reale motivazione del mancato contenimento dei costi funzionali nelle specifiche situazioni, né vi è traccia di un’eventuale analisi istruttoria svolta, omissione grave nell’ipotesi di partecipazioni rilevanti.

  Dal prospetto dei compensi percepiti dagli organi di amministrazione e di controllo inviato con nota del 16 marzo 2016 si osserva che per Bononia University Press (29,5%) sono aumentati i compensi dell’amministratore delegato (da 15.000 a 20.000 euro) e di due consiglieri (da 5.000 a 7.500 euro), mentre per Ceub il compenso del presidente da 10.800 euro annui è divenuto "variabile in base alla presenza". Per Irnerio, ai sensi delle decurtazioni prescritte dalla l. n. 144/2014, gli emolumenti corrisposti nel 2015 ammontano per il presidente a 19.200,00 euro (prima 24.000,00) e per i consiglieri a 10.000,00 euro (prima 12.500,00).

  Si rileva anche la mancanza di un’analisi delle principali voci di costo di funzionamento degli enti partecipati e delle relative entità e dinamiche di formazione, presupposti essenziali per poterne valutare la possibilità di contrazione. Il piano di razionalizzazione dovrebbe necessariamente esporre un’analisi dei costi di funzionamento dei soggetti societari che è imprescindibile per la valutazione degli interventi diretti alla relativa riduzione. L’operazione di contenimento dei costi, infatti, impone la descrizione dei principali costi attuali, l’indicazione delle azioni possibili e, in conclusione, dei risultati attesi (cfr. deliberazione n.170/2015 della Sezione regionale di controllo per il Piemonte).
   Questo, pur prendendo atto che vengono riferite attività di contrazione dei costi di funzionamento intervenute in anni precedenti, fatto che però non esime un ente dal valutare gli aspetti sopra indicati fornendo una descrizione dei principali costi di gestione e valutando se sia possibile incidere ulteriormente.
  Quanto premesso è anche al fine di consentire l’attività di riscontro della Corte dei conti, diversamente resa impraticabile. Dai pochi elementi a disposizione si rileva, ad esempio, che per alcune società partecipate vi sono organi di controllo collegiali, per altre il revisore unico, ma in nessuna fattispecie vi è traccia del perché non sia possibile ridurre il compenso del revisore e/o il numero dei componenti l’organo di controllo.
  Peraltro, per quanto riguarda il Centro residenziale universitario di Bertinoro scarl pur essendo indicato che la manutenzione ordinaria e straordinaria è a carico del Centro, viene poi comunicata una contribuzione annuale dell’Ateneo non inferiore a 25.000,00 euro anche per le manutenzioni degli immobili.
  L’Ateneo poi, che si assicura la disponibilità degli immobili del Centro in forza di una serie di contratti di comodato e locazione, concede a Ceub in comodato l’intero complesso immobiliare. Si prende, peraltro, positivamente atto che da giugno 2015 è stata completata l’esternalizzazione di tutti i servizi di ristorazione, in sostituzione del precedente servizio svolto all’interno (nota del 16 marzo 2016).
  Ciò nonostante, anche per questo organismo manca nel piano un’analisi delle principali voci dei costi di funzionamento, fatto che non rende possibile un corretto approccio di razionalizzazione, oltre a violare evidenti obblighi di trasparenza gestionale. Allo stesso modo per Irnerio spa, laddove non è impostata la minima analisi delle principali voci di costo di una realtà che gestisce un patrimonio immobiliare plurimilionario, precludendo un’eventuale possibilità di loro riduzione.

4.- Società spin-off. Per quanto riguarda le società spin-off, alla data del 12 marzo 2015 ne rimangono attive solo 5 elencate nella tabella che segue. 

Per tutte le spin-off sopra riportate risultano già adottate le delibere di dismissione, predisposte le comunicazioni del recesso, avviate le procedure ad evidenza pubblica per l’alienazione e attivate le trattative con i soci.
  Entro il 31 dicembre 2015 sono previste le cessioni di tutte le quote103, con una stima di introito complessivo oscillante da un minimo di € 15.000,00 a un massimo di € 40.000,00.
  L’Ateneo puntualizza (riferisce la Corte) che la "cessione è subordinata all’interesse di terzi all’acquisto, tenendo conto del fatto che ha già esperito senza successo, nel corso del 2014, una procedura pubblica per la loro alienazione".

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RETTORE Francesco Ubertini
Primi incidenti di percorso con gli Organi di Ateneo (su bilancio
e pubblicità dei verbali), e avvio incerto della riforma dello Statuto,
anche per preoccupazioni ... dalla burocrazia dell'unibo

IL COMMENTO DI ANTONELLA *

* Antonella Zago, Membro del Senato Accademico, area del personate T.A.

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Antonella Zago

FATTI
del Rettore:

  1) Presenta in Senato il bilancio di previsione  2016, ma in ritardo (nell'applicare il sistema contabile U-GOV, e con pretesa
  di approvazione senza troppi complimenti, in violazione dei "diritti del parlamento universitario".
   Sotto: importante  lettera, al MIUR, del Direttore Colpani per spiegare il ritardo, a parte che il Senato e CdA sembrano "autonomi" più che i precedenti.

2) Annuncia ai giornalisti l'accessibilità, per tutti, ai verbali del Senato e CdA, ma poi nella delibera trovi scritto che l'accesso è riservato al personale dipendente, con interpretazione restrittiva (come Dionigi) della legge Gelmini (art. 2, c.2, c3) e dello Statuto (art. 3.2), che  accenna in esplicito alla trasparenza verso "soggetti esterni", a parte che la legge vuole "tre esterni" nel CdA;

3) Nomina la Commissione Istruttoria per la riforma dello Statuto (prof. Marco Dugato, prof. Loris Giorgini, prof. Gino Malacarne, prof.ssa Bruna Zani, prof.ssa Mirella Falcone, prof. Filippo Andreatta, Presidente della Consulta, T/A, Presidente del Consiglio Studentesco) ma il compito è conferito senza "principi e criteri direttivi" di lui, elementi essenziali in questa riforma, vero essendo che l'eletto rettore è lui, non i membri della Commissione (Es.:a) separazione tra università (scienza e cultura) e partitismo cronico (e questo vale per tutti: rettori, professori, studenti); b) organizzazione centralizzata o federale dell'Ateneo, autonomia alla Romagna; c) nuovi rapporti tra scuole e dipartimenti; dimensione dei dipartimenti,...sia per ragioni di funzionalità sia per omogeneità numerica.

NOTA STATISTICA SULL'ATENEO   (ripresa dalla lettera di Colpani)

- Nell'anno solare 2014, il  bilancio dell'unibo si attesta su 750 milioni di euro; nel nostro Ateneo, ci sono:
- 2.816 docenti e ricercatori di ruolo, 1.040 docenti a contratto, 3.105 unità di personale tecnico amministrativo, 2.231 collaboratori impegnati in attività di ricerca.
- gli studenti sono 85.000, di cui 5.393 con cittadinanza estera.
- l''offerta formativa sì articola in 207 corsi di studio, 43 corsi di dottorato, 70 master, 37 scuole di specializzazione, 31 corsi di alta formazione.
- La organizzazione dell'Unibp è formata da 5 Campus, 11 scuole, 33 dipartimenti, 12 centri interdipartimentali;
- è gestito un patrimonio immobiliare di 1.032.000 mq di spazio distribuito nelle sedi di Bologna, Forlì, Cesena, Rimini, Ravenna, Cesenatico, Faenza, Ozzano e Imola.
Accesso agli atti Organi Accademici

UFFICIO PROPONENTE Area Affari Generali - Settore Rapporti con gli Organi Accademici

FINALITA'/SCOPO
Sottoporre al Consiglio di Amministrazione, al fine dell'approvazione di competenza, alcune modifiche al Regolamento per il funzionamento del Senato Accademico (emanato con Decreto Rettorale n. 1184/2012) e al Regolamento per il funzionamento del Consiglio di Amministrazione (emanato con Decreto Rettorale n. 1183/2012), definite con l'obiettivo di permettere un ampliamento della platea dei soggetti abilitati alla consultazione delle proposte sottoposte all'esame dei medesimi due Organi preliminarmente allo svolgimento delle loro riunioni. La delibera non comporta oneri a carico del bilancio di Ateneo.

PRESIDIO POLITICO Magnifico Rettore

PRESUPPOSTI DI FATTO E DI DIRITTO
   Il Magnifico Rettore ha ravvisato l'opportunità per ragioni strategiche di partecipazione alla vita accademica e di massima condivisione degli obiettivi e degli indirizzi di sviluppo dell'Ateneo, di garantire al personale docente e ricercatore e tecnico amministrativo strutturato in Ateneo la più ampia conoscibilità delle tematiche e degli ambiti di intervento che ne caratterizzano l'agire. Per poter raggiungere questo obiettivo il Magnifico Rettore propone di intervenire tra l'altro tramite l'estensione della consultabilità della documentazione sottoposta all'esame degli Organi di Ateneo preliminarmente alle loro adunanze. Tale indirizzo è finalizzato a contemperare le esigenze di circolazione efficiente delle informazioni all'interno dell'Ateneo e di trasparenza delle attività ai sensi dello Statuto e intende anche offrire adeguata risposta alle istanze di tempestiva informazione espresse dalla comunità universitaria.

Al fine di dare piena attuazione a questo indirizzo politico l'Ufficio proponente ha condotto, in collaborazione con l'Area Area Sistemi Informativi e Applicazioni, una preliminare analisi relativa alle modalità tecnico giuridiche funzionali alla realizzazione dell'iniziativa ed ha ed ha accertato la percorribilità, intervenendo sull'applicativo "OrganiWeb", di adottare misure volta a consentire questa possibilità, rispettando i vincoli in materia.

Le figure individuate dal Magnifico Rettore per una loro abilitazione all'accesso a dette informazioni sono i docenti e i ricercatori e il personale tecnico amministrativo strutturati all'interno dell'Ateneo (cioè tutto il personale docente con rapporto a tempo indeterminato in servizio presso l'Ateneo, i Ricercatori Universitari a tempo determinato e a tempo indeterminato e tutto il personale tecnico amministrativo a tempo determinato e indeterminato) per i quali saranno individuati ad hoc peculiari privilegi di accesso alla documentazione.

Restano confermate le modalità e i diritti di accesso in precedenza definiti per tutte le categorie di soggetti già abilitati alla consultazione della documentazione.

Da questa analisi è emersa altresì la necessità, per dare concreta attuazione agli indirizzi politici espressi dal Magnifico Rettore, di prevedere alcune modifiche ai Regolamenti per il funzionamento del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione (riportate nei documenti di cui all'allegato n. 1 e 2).

Una parte di dette modifiche è volta a introdurre emendamenti regolamentari di natura puramente tecnica, volti a garantire la complessiva coerenza del testo normativo, tramite l'eliminazione di norme che sarebbero altrimenti entrate in contraddizione con le nuove modalità proposte. Alcune delle modifiche proposte sono invece finalizzate a disciplinare la nuova modalità operativa. Da ultimo la restante porzione degli emendamenti è stata ponderata in ragione del fatto che queste nuove modalità di comunicazione e di divulgazione degli ambiti decisionali caratterizzanti le attività dell'Ateneo consentiranno ad un'ampia platea di interlocutori di avere accesso alle informazioni riportate nelle relazioni istruttorie degli Uffici, caratterizzabili quali diffusione.

Con riguardo alle ultime due tipologie di emendamenti, al fine di svolgere una ponderata attività istruttoria, si è posta pertanto la necessità, di analizzare alcuni aspetti normativi di qualificante rilievo, di seguito riportati.

Presupposti di diritto:
Come già il restante impianto regolamentare, anche le modifiche proposte devono coordinarsi con la legislazione nazionale e con la regolamentazione di Ateneo vigenti in materia di tutela dei dati personali. Invero, per i nuovi soggetti per i quali si propone la disponibilità degli atti delle sedute del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico, nonché per le unità organizzative competenti all'istruttoria delle proposte di delibera, valgono le vigenti prescrizioni al riguardo; in particolare, sul piano delle norme nazionali:

........
........
DECISIONI DI PRECEDENTI ORGANI

Il Senato Accademico, nella seduta del 24 novembre 2015, si è espresso come di seguito si riporta:
""Il Senato Accademico: ribadita la valenza dei principi di democrazia rappresentativa che informano i rapporti fra componenti di questo stesso Organo ed elettorato di riferimento; rilevato che dall'introduzione delle modifiche regolamentari proposte non deriva alcuna lesione o compromissione degli stessi principi, esprime parere favorevole alle modifiche al proprio Regolamento per il funzionamento, nella formulazione riportata nella colonna di destra della tabella di cui all'allegato n. 1, parte integrante della presente delibera."".

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.......

FIRMA DIRIGENTE/RESPONSABILE SETTORE Il Dirigente dell'Area Affari Generali Dott. Marco Degli Esposti Il Responsabile del Settore Rapporti con gli Organi Accademici Dott. Paolo Pezzulla ?

Il Consiglio di Amministrazione, con voto di astensione della prof.ssa Giusberti, visto il parere reso dal Senato Accademico, nella seduta del 24 novembre 2015, considerata la valenza sperimentale delle modifiche regolamentari proposte, da sottoporre, a distanza di un anno dall'entrata in vigore, ad una valutazione di opportunità, coerenza e sostenibilità delle stesse,

approva:
a. le modifiche al Regolamento per il funzionamento del Senato Accademico, nella formulazione riportata nella colonna di destra della tabella di cui all'allegato n. 1, parte integrante della presente delibera, con le seguenti modifiche:
a.1. all'articolo 2 (Documentazione), comma 1 bis, aggiungere, in fine, il seguente periodo: "nel rispetto dei principi normativi in materia di tutela dei dati personali";
a.2. all'articolo 4 (Status di componente del Senato Accademico), comma 3, nel secondo periodo "Il personale docente, ricercatore e tecnico amministrativo strutturato di cui all'art. 2, comma 1 bis, del presente Regolamento, è tenuto a non utilizzare il materiale istruttorio relativo alle sedute degli Organi di Ateneo di cui ha disponibilità per fini e in ambiti diversi da quelli istituzionali.", è eliminata la parola "istruttorio";
b. le modifiche al Regolamento per il funzionamento del Consiglio di Amministrazione, nella formulazione riportata nella colonna di destra della tabella di cui all'allegato n. 2, parte integrante della presente delibera, con le seguenti modifiche:
b.1. all'articolo 2 (Documentazione), comma 1 bis, aggiungere, in fine, il seguente periodo: "nel rispetto dei principi normativi in materia di tutela dei dati personali";
b.2. all'articolo 4 (Status di componente del Consiglio di Amministrazione), comma 3, secondo periodo "Il personale docente, ricercatore e tecnico amministrativo strutturato di cui all'art. 2, comma 1 bis, del presente Regolamento, è tenuto a non utilizzare il materiale istruttorio relativo alle sedute degli Organi di Ateneo di cui ha disponibilità per fini e in ambiti diversi da quelli istituzionali.", è eliminata la parola "istruttorio";
c. le seguenti modalità operative di visualizzazione della documentazione istruttoria, con riguardo ai soli soggetti interessati dalle modifiche regolamentari proposte:
c.1. cancellazione, subito dopo la seduta, della documentazione istruttoria oggetto di rinvio ad una successiva seduta del Senato Accademico e/o del Consiglio di Amministrazione;
c.2. specificazione del carattere preparatorio e preliminare della documentazione resa disponibile, con anche l'indicazione della data della seduta di tali Organi, cui detta documentazione si riferisce.

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CMXX - ALMA MATER
IL DIRETTORE GENERALE
Dottor Giuseppe Colpani

Bologna, 15 settembre 2015

Gent.mo dottor DANIELE LIVON,
Direttore Generale MIUR - Roma

Gentile Dott. Livon,
con riferimento alla vostra nota prot. 9374 del 06/08/2015 ad oggetto "Adozione Contabilità economico-patrimoniale" si illustrano qui di seguito le motivazione che ci hanno portato a rinviare all'anno 2015 l'adozione del sistema contabile U-GOV, con una migrazione delle grandezze finanziarie a partire dall'autunno dello stesso anno e un'entrata in produzione dell'applicativo al 01/01/2016, posticipando la data di adozione da parte dell'Ateneo della contabilità economico - patrimoniale e analitica a quella di entrata in produzione del sistema informatico sopra citato.
   In primis i tempi di ritardo nell'emanazione dei decreti da parte dei ministeri competenti e della perdurante mancanza di alcuni degli adempimenti previsti a carico dei ministeri competenti.
   La L. 240/2010, all'art. 5 ha previsto una delega al governo al fine di riformare il sistema universitario per il raggiungimento di diversi obiettivi tra cui la revisione della disciplina concernente la contabilità, da attuarsi con uno o più decreti legislativi. A seguito di ciò è stato emanato il D.Lgs 18/12 (in vigore dal 23/3/2012) che ha disposto;

1.- L'introduzione di un sistema di contabilità economico-patrimoniale e analitica, del bilancio unico e del bilancio consolidato delle università a partire dal 1 gennaio 2014 (termine poi prorogato al 1 gennaio 2015 ad opera del D.L. 150/2013 convertito con modificazione in L. 14/2015).

2.- L'adozione di principi contabili e schemi di bilancio stabiliti e aggiornati con successivo decreto del MIUR di concerto con il MEF, sentita la CRUI.

3.- La predisposizione di un apposito prospetto, da allegare al bilancio consuntivo e preventivo, contenente la classificazione della spesa complessiva per missioni e programmi. Con decreto del MIUR di concerto con il MEF sono stabiliti l'elenco delle missioni e dei programmi, nonché i criteri cui le università si attengono ai finì di una omogenea riclassificazione dei dati contabili.

4.- La predisposizione di un bilancio consolidato adottando principi contabili di consolidamento stabiliti e aggiornati con decreto del MIUR di concerto con il MEF, sentita la CRUI.

5.- L'emanazione, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore di tale decreto, delle seguenti disposizioni normative:
- decreto sui principi contabili e schemi di bilancio di cui al punto 2;
- decreto contenente la classificazione della spesa complessiva per missioni programmi di cui al punto 3;
- decreto sui principi di consolidamento di cui al punto 4.

6.- L'adeguamento del proprio regolamento per l'amministrazione, la finanza e la contabilita' entro 12 mesi dall'entrata in vigore di tale decreto (entro marzo 2013).

7.- La nomina, entro un mese dalla data di entrata in vigore del presente decreto, del Commissione per la contabilità economico-patrimoniale delle università al fine di procede ad analisi e confronti, anche attraverso incontri diretti con gli atenei, dei criteri e delle metodologie adottate, nonché dei risultati ottenuti.

Rispetto a quanto previsto ai punti precedenti:
- II decreto n. 19/2014 sui principi contabili e schemi di bilancio di cui al punto 2 ed il decreto n. 21/2014 contenente la classificazione della spesa complessiva per missioni e programmi di cui al punto 3 sono stati emanati a gennaio 2014, con un anno e mezzo di ritardo rispetto alla previsione originaria (giugno 2012).
- Il decreto sui principi contabili di consolidamento di cui al punto 4 non è stato ancora emanato. La previsione originaria prevedeva l'emanazione entro giugno 2012.

Il decreto n. 19/2014 sui principi contabili e schemi di bilancio ha disposto:
1.- L'adozione di schemi di budget economico e budget degli investimenti definiti, entro tre mesi dall'entrata in vigore del presente decreto, con decreto del MIUR, di concerto con il MEF, sentita la CRUI.
2.- L'adozione di un comune piano dei conti a decorrere dal 1° gennaio 2014, con l'aggiornamento delle codifiche SIOPE. La struttura del piano dei conti verrà definita con il successivo decreto del MIUR di concerto con il MEF.
3.- Il MIUR, entro 120 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, avvalendosi dell'apposita Commissione, predispone un manuale tecnico-operativo a supporto delle attività gestionali.

Rispetto a quanto previsto ai punti precedenti:
- Non è stato emanato il decreto sugli schemi di budget economico e budget de investimenti di cui al punto 1. In assenza di tale decreto, ali atenei si sono dotati di schemi di budget diversi tra di loro determinando delle sostanziali differenze tra i diversi budget. A titolo esemplificativo alcuni atenei adottano una previsione in competenza economica pura, altri in competenza finanziaria, altri in competenza mista ossia per alcune voci la previsione viene espressa in termini di competenza economica pura e per altre in termini di competenza finanziaria. In tal modo i budget degli atenei non sono più omogenei e confrontabili tra di loro, di fatto risulta vanificato l'obiettivo di omologazione che la norma intendeva introdurre.
- Non è stato definito il comune Piano dei conti di cui al punto 2.

La mancata definizione da parte del MIUR degli elementi richiamati ha causato lo slittamento delle attività di:
- analisi dei modelli alla base del nuovo sistema di contabilità economico
- patrimoniale e analitica, in particolare del modello di budget;
- interpretazione dei principi contabili ;
- definizione dei criteri di valorizzazione delle poste di bilancio, in particolare delle voci dello stato patrimoniale;
- analisi degli schemi di bilancio.

Sono state inoltre valutate attentamente sia la sostenibilità organizzativa sia quella tecnologica dell'adozione del nuovo sistema contabile e il rischio relativo alla correttezza di dati contabili predisposti in tempi non congrui rispetto alla complessità dell'Ateneo.

Dal punto di vista organizzativo il nostro Ateneo presenta specificità innegabili dovute alla dimensione e alla complessità.
Con riferimento all'a.a. 14/15 (anno solare 2014) il nostro bilancio si attesta su 750 milioni di euro. Abbiamo 2816 docenti e ricercatori di ruolo, 1040 docenti a contratto, 3105 unità di personale tecnico amministrativo e 2.231 collaboratori impegnati in attività di ricerca. I nostri studenti sono 85.000, di cui 5.393 con cittadinanza estera. L'offerta formativa sì articola in 207 corsi di studio, 43 corsi di dottorato, 70 master, 37 scuole di specializzazione, 31 corsi di alta formazione. La nostra organizzazione è formata da 5 Campus, 11 scuole, 33 dipartimenti, 12 centri interdipartimentali e gestiamo un patrimonio immobiliare di 1.032.000 mq di spazio distribuito nelle sedi di Bologna, Forlì, Cesena, Rimini, Ravenna, Cesenatico, Faenza, Ozzano e Imola.

Queste cifre richiedono attenzione assoluta alla sostenibilità dei cambiamenti, considerando anche che stiamo ancora assorbendo il passaggio di tutte le strutture in bilancio unico avvenuto nel 2014 e il processo di autoriforma statutaria avviato nel 2010. Prima di procedere con l'adozione di ulteriori nuovi modelli organizzativi è quindi opportuno assicurare adeguati tempi di assestamento che, dopo interventi di riorganizzazione cosi invasivi, sono fisiologici in considerazione della complessità e dell'ampiezza dell'Ateneo di Bologna.

Dal punto di vista tecnologico va tenuto in debita considerazione il livello di evoluzione e personalizzazione delle applicazioni informatiche in uso nel nostro Ateneo che ci garantisce un'operatività sostenibile con le risorse oggi disponibili. Una diminuzione delle funzioni automatizzate e una mancata integrazione fra i sistemi informativi rendono di fatto insostenibile l'operatività. Con il CINECA abbiamo avviato numerosi tavoli sull'integrazione dei sistemi e manutenzione evolutiva di U-GOV che evidentemente richiedono tempi tecnici di realizzazione non comprimibili.

A sostegno della decisione di rinviare l'adozione della contabilità economico-patrimoniale vi è anche l'esperienza degli atenei che sono già migrati nel nuovo sistema. La stessa nascita del progetto di action learning "Analisi dei bilanci delle università in contabilità economico-patrimoniale: una proposta di action learning per i dirigenti/responsabili dei servizi contabilità e bilancio delle università italiane" denota un disagio negli atenei che dimostrano la difficoltà nell'analisi dei primi risultati.

Per tutte le motivazioni sopra riportate riteniamo che la scelta di adottare il sistema contabile U-GOV a partire dal 1 gennaio 2016 sia stata attentamente ponderata e rappresenti la posizione di maggior tutela dell'Ateneo. Purtroppo il quadro informativo che doveva essere delineato a livello nazionale non è ancora completo e non tutte le personalizzazioni richieste sul sistema informatico contabile sono state accolte, ma al tempo stesso, preso atto della strategia del Cineca di non investire in manutenzione evolutiva sul sistema contabile CIA, non sono possibili ulteriori slittamenti.
Con i migliori saluti. Giuseppe Colpani

Antonella ZAGO, Riflessioni sulla trasparenza!

1. Trasparenza.  Il Magnifico Rettore, insediatosi a Novembre, ha fatto della trasparenza uno dei pilastri della sua azione di governo.  Una rivoluzione accolta dai più con grande soddisfazione.
   Il 25 Novembre tutta la stampa locale riporta con enfasi il primo importante atto che segna il cambio di rotta in ateneo e su Repubblica- Bologna si legge: "Ieri il Senato ha approvato all'unanimità la delibera che rende accessibili le pratiche discusse e approvate negli organi accademici."
    In queste dichiarazioni non è stata data evidenza al senatore che ha votato contro e ai due senatori che hanno espresso la loro astensione.

  Credo che la maggior parte dell'accademia abbia pensato che poco importa se il Rettore si è lasciato prendere la mano dichiarando, ciò che non è, l'importante è che trasparenza sia fatta.

2. Trasparenza sul bilancio ?   Il 15 Dicembre, all'ordine del giorno del Senato Accademico, è presente il bilancio di previsione triennale 2016-2018, un atto fondamentale di governo che non si risolve in tecnicismi contabili, ma che definendo spese ed entrate delinea la politica universitaria per i prossimi tre anni.
   L'approvazione di tale documento autorizza definitivamente le spese e le entrate per il 2016 mentre per i restanti due anni ne delinea solamente l'auspicabile andamento.
   Fino ad oggi non era mai successo che un organo accademico deliberasse senza essere messo a conoscenza delle informazioni basilari, senza avere a disposizione i capitoli o livelli di entrate e spese (costi-ricavi) disaggregati.
   Allegati alla pratica infatti, al posto di circa dodici pagine di tabelle con diverse centinaia di capitoli di spese ed entrate, i senatori e i consiglieri hanno trovato una pagina con un totale di 80 righe, quanto dovuto per legge.
   L'immane lavoro, che la migrazione ad U-Gov, ha comportato per gli uffici, non può essere la sola giustificazione alla mancanza di questi dati. Mai infatti era successo che alla richiesta di un Senatore dei "classici tabulati" non venisse nemmeno risposto.
   Le informazioni erano poche e non permettevano, come succedeva, invece in passato, una disamina di temi quali il finanziamento delle fondazioni, l'aspetto economico dei master e dell'alta formazione, l'andamento reale dei costi del personale, il rapporto con i privati, l'andamento dell'attività commerciale, gli investimenti in ricerca, in ricerca di base, e quant'altro di estremamente importante.
   Ai Senatori nemmeno è stata fornita la relazione del Collegio dei Revisori, allegata solo alla delibera del CDA e datata 18 Dicembre, dove si legge: "pur evidenziando l'equilibrio sostanziale di bilancio nel medio periodo raggiunto mediante utilizzo di riserve di patrimonio netto vincolato e ricorso a mutui, il Collegio raccomanda di valutare attentamente il ricorso ad ulteriori forme di indebitamento sul mercato finanziario…".
   Alle richieste di rinvio della trattazione pervenuta da più senatori per operare ulteriori approfondimenti, dato anche il precario equilibrio del bilancio il Rettore motivava così il suo diniego: "sin dagli inizi del corrente mese, si è lavorato per creare un contesto informativo da offrire in disponibilità ai componenti degli Organi Accademici: a tal proposito, il 4 dicembre è stato organizzato un incontro propedeutico, alla presenza anche dei componenti di questo Organo, volto ad illustrare le principali macrovoci di carattere economico e finanziario, con contestuale evidenza degli elementi di differenza rispetto al precedente esercizio finanziario".

3.- Sulla proiezione delle slides. Se è vero che i Senatori il 4 Dicembre scorso sono stati invitati con i Consiglieri di Amministrazione e i Direttori di Dipartimento ad un Seminario per assistere alla proiezione delle slide riassuntive del bilancio di previsione è anche vero che in nessun altro momento hanno avuto modo prima della seduta del 15 di discutere di tale argomento e men che meno comprendere gli elementi di differenza rispetto al precedente esercizio finanziario.
   Probabilmente è vero quanto sostenuto da un altro senatore: "si pone una questione di metodo di lavoro, tale da confinare questo Organo a mero esecutore di scelte operate da altri, da avallare sulla base di ragioni di urgenza".
  
4. Promesse per il futuro. In CdA il Rettore ha garantito per il futuro una "metodologia di lavoro basata sul confronto e sulla condivisione" ma io spero anche sulla messa a disposizione a tutta la comunità dei dati disaggregati.
  Se in campagna elettorale l'attuale Rettore aveva esplicitato un programma che delineava il suo intendere il rinnovamento, in occasione del piano triennale, non è emerso nulla che caratterizzi chiaramente gli intenti della nuova Governance per i prossimi anni e non è un caso che la discussione sia stata estremamente confusa e squisitamente tecnica.

   Ancora oggi mi chiedo cosa contenga davvero il documento votato, quale politica di ateneo sottostà a quel documento triennale, e l'unica certezza che ho è che il vero bilancio 2016 si definirà con variazioni di bilancio presentate di volta in volta in CdA e che anche se utilizzassi tutto il mio tempo libero a controllare le delibere di quell'organo non riuscirò mai ad aver il quadro completo.
  E se non ho le informazioni utili a comprenderlo io che siedo in Senato, organo di coordinamento che collabora con il Rettore nelle funzioni di indirizzo, di iniziativa e di coordinamento delle attività scientifiche e didattiche, posso solo pensare che siano poche le persone che conoscono la realtà.
   Se questi Organi Accademici per il rettore sono forse tanto di impiccio da preferire il rapporto diretto e assembleare - e volendo qui tralasciare considerazioni sulla pratica della democrazia e della rappresentanza -, in ogni caso quindi, il problema persisterebbe: chiunque prima di decidere da che parte stare deve conoscere!
  Se prima venivano forniti i dati ma non c'era condivisione sulle scelte politiche, oggi non ci sono i dati e non posso nemmeno capire se sono d'accordo con le scelte politiche.
   Per me l'accezione di trasparenza è ancora quella che si trova nei dizionari e per semplicità cito solo il Garzanti, "essere trasparente, la trasparenza di una persona… onestà, chiarezza negli atti e nei comportamenti: l'attività politica richiede la massima trasparenza". Per attuare questa trasparenza ci vuol ben altro che la pubblicazione delle delibere in internet.
                                Antonella Zago

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"EMERITATO" dei proff. universitari

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Riconosciuto al prof. Giorgio Cantelli Forti
il titolo di "
professore emerito".

La motivazione del Dipartimento:
"Considerato l'elevato standard qualitativo nello svolgimento dell'attività di ricerca e della produzione scientifica,.., il Consiglio approva la proposta di conferimento del titolo..".

Il Curriculum - Opere e progetti avviati - Testamento per la Romagna

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Giorgio Cantelli Forti

La motivazione del prof. Gianni Porzi.

Gianni Porzi. Penso che, a tutti coloro che nutrono stima nei confronti del prof. Cantelli Forti e che hanno apprezzato la sua rilevante attività accademica sotto tutti gli aspetti, faccia piacere che gli sia stato conferito questo importante riconoscimento.
   La nomina di "Professore Emerito" ritengo sia il minimo che l'Alma Mater potesse riconoscere al prof. Cantelli Forti: è un atto di riconoscenza doveroso quanto meritatissimo per la sua intensa attività nel campo della formazione dei giovani, in campo organizzativo e non da ultimo per la sua dedizione alla ricerca scientifica che lo ha reso noto anche a livello internazionale.
  E' un riconoscimento anche per l'impegno profuso nella sua attività di Preside della ex Facoltà di Farmacia e in particolare di Presidente del Polo scientifico-didattico di Rimini che sotto la sua Presidenza ha vissuto un periodo contrassegnato da una notevole crescita, sotto tutti i punti di vista, grazie alle sue non comuni capacità in ambito organizzativo su tutti gli aspetti della vita universitaria.
   Il prof. Cantelli Forti ha servito l'Alma Mater con passione, con dedizione mettendo a disposizione tutte le sue energie, le sue capacità, nonché le sue doti umane e quando l'Accademia gli avrebbe dovuto riconoscere tali meriti, prevalsero invece i ben noti "disvalori".
  Non va dimenticato che quattro anni fa (cioè due anni dopo il "mai dimenticato" 2009) il prof. Cantelli Forti fu insignito del prestigioso Premio Pio Manzù, medaglia d'oro del Presidente della Repubblica, in virtù del suo rigore professionale dimostrato nel lungo ed intenso impegno nei campi della formazione, della ricerca scientifica e dell'organizzazione dei vari aspetti dell'attività universitaria.

Nino LUCIANI.  Ma, poi, questo titolo è davvero sufficiente per una gratificazione ? Si vegga  il commento di N.L. qui sotto.

CURRICULUM
Nino Luciani, Ma poi  questo titolo è davvero sufficiente per una gratificazione ?  Per una soluzione migliore in generale, con l'ASDU, grazie a un "premio" per servizio volontario all'università e alla società civile.

1.- Premessa. Cantelli Forti, Emerito, ci ha scritto: "L'uscita dal servizio fa perdere il peso accademico e la possibilità di dare e chiunque si accorge immediatamente che tali valori vengono meno da parte di tanti colleghi ".
  Ma vediamo le cose con gradualità, cominciando dalla importanza effettiva dell'emeritato.

  Come si mostra più sopra, il Dipartimento motiva la proposta adducendo "l'alto livello standard qualitativo", copiato tale e quale dal Regolamento, e questo modo lo applica a tutte le proposte, per cui ti rimane da capire dove sta l'eccezionale merito e perchè l'Ateneo non fa la graduatoriaità delle candidature, visto il numero limitato degli emeritandi.
  Ciò considerato ci è sembrata una necessità chiedere al nuovo emerito il curriculum e pubblicarlo.
  Non solo questo. Siccome circola anche una "voce di popolo" scettica sul titolo in generale, abbiamo fatto un ulteriore approfondimento.


2.- 
In generale, perchè emerito ?
Nella Amministrazione statale, al dipendente, che arrivi a 40 anni di servizio, è riconosciuto per prassi il  titolo di CAVALIERE.
  Nelle università  il riconoscimento al professore ordinario "è possibile" se ha 20 anni di servizio (TU n. 283, del 1933, art. 111)), ma
"senza  particolari prerogative accademiche".
   E considerato che è solo "possibile",  le università hanno aggiunto che è possibile se c'è un "alto standard qualitativo".
   Ciò è risibile, perchè lo standard è grosso modo una   "media" e la media è mediocre, sia pur dentro una fascia.
  

 3.- Nel caso dell'unibo, le aggiunte del Regolamento della Unibo (clicca su: Emeritato) sono:
   a) Art. 2: "Il titolo di “professore emerito” può essere conferito ai professori, ..., che abbiano dato lustro all’Ateneo attraverso il raggiungimento di uno standard qualitativo particolarmente elevato nell’ambito dello svolgimento dell’attività di ricerca e della produzione scientifica".
   c) Art. 3: la proposta di conferimento del titolo spetta al dipartimento, con "voto palese" (niente scherzi ! , NdR);
  d)  Art. 5: un Comitato di 6 garanti, incluso il Rettore, "valuta" la delibera del Dipartimento (il Comitato è un organo amministrativo di nomina del Rettore, non è il CdA, nè il Senato, per cui il comitato ricorda un filtro politico rettorale, di memoria fascista. Un Dipartimento che abbia una dignità non dovrebbe proporre nulla, se prima l'art. 5 non viene abolito, NdR);
  e) Art. 7: il Rettore può fare la proposta di conferire il titolo, in luogo de Dipartimento. (Questo annienta il Dipartimento, NdR).
  b) L'Art. 6:  "per ogni anno solare l’Ateneo non può in ogni caso proporre il conferimento del titolo ... ad un numero di docenti superiore al trenta per cento della media dei professori cessati dal servizio nell’arco dei tre anni solari precedenti ".   (Questo mi sembra opportuno, ma se è una cosa vera, la retta via che il Dipartimento indichi i contributi originali nella ricerca; e per le cariche attribuisca dei punteggi di importanza, in modo da ottenere una graduatoria, per somma dei titoli, NdR ).

4.- Conclusione. Ammesso, ma non concesso (perchè solo adombrato) "l'alto standard qualitativo", è voce di popolo che la realtà viaggi su altri sentieri. Infatti il  gran numero degli emeritati va a prof che hanno esercitato un potere e che, dunque, vantano dei "beneficiari" dal quale l'emerirando si aspetta una riconoscenza=riconoscimento.
  Ma non mancano vari incidenti di percorso perchè, adesso, tra i votanti ci sono anche i ricercatori, i quali (anche perchè rabbiosi per deficit di carriera, causa eliminazione dei posti, da pare dei vari governi di destra e di sinistra) boicottano il voto, non sopportando le ipocrisie del regolamento dell'unibo.
   Nel caso dell'unibo, si è arginato il boicottaggio sia imponendo il voto palese (vedi sopra), sia dando al Rettore il poter di recupero degli eventuali trombati (immeritatamente ?).
   Ma, poi, alla fine, chi ottiene l titolo, cosa ne fa ?
  La risposta è: "quasi niente". Ripeto quanto il nostro Emerito: "L'uscita dal servizio fa perdere il peso accademico e la possibilità di dare e chiunque si accorge immediatamente che tali valori vengono meno da parte di tanti colleghi ". Dall'altare alla polvere", direbbe A, Manzoni, come per Napoleone (poesia "5 maggio").

5.- Ci sarebbe una soluzione migliore ? L'emeritato, pur risalendo al TU del 1933, è divenuto oggi un rimedio generico ad una situazione pesante, che viene da lontano.
   Un tempo esisteva il collocamento fuori ruolo a 70 anni, che faceva cadere la funzione didattica, proseguiva ( fino a 75 anni) la funzione di ricerca e l'eleggibilità a rettore.
   Questa scelta era collegata al fatto che i "maestri" portavano con se la tradizione scentifica delle scuole locali, e che avrebbero dovuto passare ai giovani successori.
   Chi ha abolito in tronco questo passaggio è un ministro "commerciante" (Moratti) del Governo di un commerciante (Berlusconi) che pensava l'insegnamento come il solo compito dell'università, per cui mettere un giovane al posto di un vecchio sembrava a loro tutto di guadagnato.
  Non è così: c'è un problema di trasmissione del patrimonio scientifico, accumulato nei secoli, che va salvaguardato.
  I successivi governi Berlusconi (con Gelmini) hanno peggiorato tutto, incrementando i pensionamenti anticipati a 65-68-70 anni ( di Ordinari, Associati, Ricercatori) senza curarsi della perdita del patrimonio scientifico, per la società civile (e magari da sostituire con quello delle università di lingua inglese).
   Qualche numero ? l'Unibo aveva 3300 professori e ricercatori di ruolo 10 anni fa, oggi ne ha 2400.
   Un professore universitario di 65-68-70 anni è ancora giovane di cervello e professionalità (e con quanto ne segue).
  
5. Verso un rimedio: l'ASDU. Nel giugno scorso (2015), in considerazione della importanza sociale, di recuperare questo patrimonio per la società civile, 20 professori in pensione hanno fondato l'ASDU - Associazione Scientifica Docenti Universitari per il recupero della perdita, aperta non solo agli "ex" dell'Unibo, ma anche a chiunque di altra università nel mondo. E' un rimedio ancora piccolo ma che potrebbe divenire importante, se condiviso.
  L'ASDU ha, finora, già approvato due progetti, che attuerà a titolo di volontariato:
  a) digitalizzazione dei lavori scientifici migliori dei membri dell'Associazione, e da collocare in una Bibioteca digitale internazionale;
  b) fare 20 lezioni alla città su argomenti di avanguardia scientifica. Su questo l'ASDU ha copiato i padovani.
  L'ASDU darà un premio ai migliori titoli digitalizzati, e questo varrà a creare un titolo di "Emerito ASDU" da conquistare dando una pubblica prova.

Si riportano le finalità della Associazione:

. - Art. 2 - Oggetto e fini sociali. L'Associazione non ha scopo di lucro e svolge attività di utilità sociale, nei confronti degli Associati e di quanti, anche a livello internazionale, operano nei settori dell ' istruzione , della formazione e della ricerca nelle università. L'Associazione ha come fini quelli:
a)
di promuovere e ravvivare l ' amicizia tra gli Associati, inclusi i loro famigliari, e di mantenere i legami con l'Università;
b)
di pubblicare i migliori contributi scientifici, anche pregressi, degli Associati, compreso in idonei siti digitali, istituendo anche un " premio per il merito " da attribuirsi annualmente;
c) di favorire le relazioni fra l ' Associazione e le Istituzioni accademiche, nonché con le Associazioni degli Studenti e dei laureati.
  A tale fine, l ' Associazione promuove e coordina incontri e ricerche collettive tra gli Associati studiosi; ha scopi di promozione e difesa delle peculiarità proprie dell ' istruzione e della formazione universitaria, e di diffusione degli studi e delle esperienze degli Associati. Per il raggiungimento di tali fini l ' Associazione potrà svolgere le seguenti attività: a) organizzare congressi, conferenze, dibattiti in particolare su temi interdisciplinari, e pubblicarne gli atti. b) coordinare lo svolgimento di altre iniziative di incontro e di studio nonchè di ricerca anche applicata su temi concernenti l ' oggetto sociale. c) aderire ad organismi internazionali e stranieri aventi fini analoghi o collaborare con essi d) pubblicare, anche in forma digitale, scritti dei Soci che il Consiglio direttivo ritenga particolarmente meritevoli e) porre in essere tutte le iniziative funzionali agli scopi.


- Art. 3 - Soci. Possono associarsi tutti i professori e ricercatori universitari, italiani e stranieri, in servizio o già in servizio nelle universita ' , che abbiano interesse al raggiungimento degli scopi dell'Associazione e presentino domanda di iscrizione nei modi previsti dal presente statuto.
Possono inoltre far parte dell ' Associazione, per cooptazione proposta dal Consiglio direttivo, insigni studiosi che con i loro scritti abbiano dato un rilevante contributo nelle aree disciplinari dell ' istruzione universitaria.
.
Giorgio Cantelli Forti:
OPERE E PROGETTI AVVIATI

- Dal 1994 ha avviato la sede della Facoltà di Farmacia di Imola portando all'Istituto Agrario Scarabelli il Cdl in "Tecniche erboristiche" e facilitando anche l’arrivo della Facoltà di Agraria con il Cdl in "Verde ornamentale";

- Negli anni sucessivi ha collaborato attivamente con gli Enti locali di Imola per la realizzazione della sede didattica in Palazzo Vespignani e con l'attivazione del CdL "Tossicologia dell'ambiente" della Fac. di Farmacia, per la costruzione dei magnifici laboratori didattici nell’ex ospedale Lolli, inizialmente destinati a Farmacia e poi anche ai Cdl della Facoltà di Medicina e Chirurgia.

- Dal 1998 con il trasferimento del secondo Corso di Laurea in Farmacia a Rimini, ha operato per organizzare aule e studi nell’esistente complesso Navigare Necesse e poi per realizzare nuove aule e laboratori didattici (essendo stato avviato il cdl in "Controllo di qualità dei prodotti per la salute")

- Istituita a Rimini la seconda Facoltà di Farmacia, in base alla legge dei Megatenei, contemplante la deroga a UniBo a realizzare in Romagna il "sistema multiCampus", ma che non fu attivata dal Rettore subentrato Pier Ugo Calzolari.

- Nel 2003 ottenne dal Consiglio di Facoltà di Farmacia di Bologna il proprio "incardinamento volontario" nel Polo di Rimini, tramite trasferimento del ruolo accademico proprio e di 16 Docenti e Ricercatori.

- Dal 1998 affiancò il Rettore Roversi Monaco nella realizzazione del progetto della nuova sede di Farmacia nel quartiere di Bologna " Navile", interamente finanziata dall’INAIL per la realizzazione di un modernissimo complesso di circa 37.000 mq lordi (circa 26.000 mq netti), dotato di ogni servizio per la ricerca (incluso lo stabulario a norme CEE) e per il personale (mensa, asilo nido ecc.), al costo, chiavi in mano, di Lire 138 Mld stanziati interamente dall’INAIL sulla base di specifica Legge.

Ma il nuovo Rettore Calzolari fece naufragare l’opera con il ritiro dell’impegno dei fondi da parte dell’INAIL con nota del marzo 2004.

-Dal 2007 al 2013, nel Polo didattico-scientifico di Rimini, ha raggiunto l’obiettivo di attivare 18 corsi di laurea in 9 Facoltà, con oltre 6.000 studenti.

Sul piano edilizio, l’incremento degli spazi è passato da circa 15.000 mq a circa 36.000 mq, con le seguenti principali realizzazioni:

a) Studentato funzionale e moderno, vicino alla stazione ferroviaria all’incrocio tra via Roma e via Dante per ospitare 97 posti-studente.

b) Laboratori didattici delle Facoltà di Farmacia e di Chimica Industriale con annesse aule nel Complesso didattico di via Clodia,

c) Sede dei Cdl di Moda della Facoltà di Lettere e Filosofia, al Valgimigli.

d) Complesso di Palazzo Briolini in Corso d’Augusto, come sede della Facoltà di Farmacia e temporaneamente sede dei Cdl della Facoltà di Scienze della Formazione:

Attualmente questo contenitore è Sede del Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita (QuVi) da lui stesso fortemente partecipato per l’istituzione con il nuovo Statuto d’Ateneo. In questo enorme complesso sono stati realizzati bellissimi e funzionali laboratori di ricerca per le discipline farmaceutiche e bio-mediche che sono stati arredati con una donazione della BAT da lui ottenuta.

e) fabbricato ex-Arpa, sito in pazza Malatesta, acquistato da l’Ente di sostegno UniRimini per i laboratori di ricerca delle discipline chimiche delle Facoltà di Farmacia e Chimica Industriale.

f) portati avanti i progetti per la realizzazione della nuova sede Leon Battista Alberti per la Facoltà di Economia, i cui lavori sono da pochi mesi iniziati.

- Nel 2013-2014, con la Fondazione Famiglia Parmiani ha acquistato gli immobili siti al 1° e  3° piano della palazzina di Via Berti Pichat (circa 600 mq), che sono stati concessi dalla Fondazione medesima in comodato a titolo gratuito all’ Università di Bologna, per la Sede della Scuola (ex-Facoltà) di Farmacia, Biotecnologie e Scienze Motorie.

  Testamento su cosa manca in Romagna. La Romagna, partita efficacemente come sistema di Poli (multi-campus) perché dotati autonomia, è stata gravemente indebolita dal successivo rettore Dionigi, togliendo l’autonomia e facendone una dipendenza da Bologna.
  In sintesi è stata tolta la possibilità di realizzarsi all’interno del sistema, senza dipendere dalla casa-madre, a coloro che avevano accetto di affrontare enormi sacrifici e disagi, come ad esempio il quotidiano pendolarismo e le difficoltà di avviamento, ma che si erano caricati di grande entusiasmo di poter costruire per amore dell’Ateneo. Ad avviso di G. Cantelli Forti è stata spenta la sana voglia accademica della competizione e solo revertendo la miope norma statutaria si potrà sperare in una ripresa ed evitare il "ritorno a casa".

 

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.EDIZIONI PRECEDENTI

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Sergio Mattarella
Presidente della Repubblica

 

S. MATTARELLA : "Alimentare la presenza dell’Italia nel Pianeta"

A. RICCARDI : "La soluzione non è solo la lingua veicolare,
come l’inglese, bensì parlare le lingue dell’altro e abitarle.
"

Qui sotto, i testi completi dei due discorsi

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Andrea Riccardi
Presidente Dante Alighieri

Nota. L'alimentazione della presenza dell'Italia nel pianeta è essenziale per la vita dell'Italia e degli Italiani. Il problema è assai impegnativo, perchè comporta impedire la colonizzazione dell' Italia, da parte del mondo anglosassone.
  Ma sia chiaro che il mondo scientifico parla inglese. Dunque, il lancio della lingua italiana deve fare i conti con questo fatto, per risolvere adeguatamente il problema della difesa e estroversione della lingua italiana.
  Riccardi sostiene "la lingua non sta da sola: italiano e internazionalizzazione dell’Italia camminano insieme", e che interpreterei nel senso che la soluzione sta nell'abbinamento della lingua nazionale con la lingua internazionale. E questo abbinamento può funzionare solo se è sancito come obbligatorio da una legge dello Stato, in quanto questione strategica nazionale.
   Direi dunque "OK  al sostegno finanziario dello Stato", ma solo se l'obiettivo bifocale è chiaro e forte. Rinvo alle motivazioni, qui sotto.
   Voglio ricordare che non siamo soli. Tradizionalmente i papi abbondano nel parlare italiano al mondo (oltre che a Roma).

Intervento del Presidente Mattarella al LXXXII Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri dal titolo “Alimentare la presenza dell’Italia nel Pianeta”

Milano, 26/09/2015
Sono molto grato alla Società Dante Alighieri di avermi invitato a partecipare a questo congresso di Milano, dedicato, in modo significativo, a un tema cruciale e complesso: alimentare la presenza dell'Italia nel pianeta. La vostra presenza qui, così numerosa, le parole del professor Riccardi e l'introduzione del dottor De Bortoli, che abbiamo ascoltato, così suggestive e cariche di futuro, manifestano una rinnovata volontà di impegno e di dedizione.

Nel mondo c'è una forte richiesta di Italia. Lo ha dimostrato anche l'Expo, una scommessa pienamente riuscita, nonostante tante perplessità iniziali. Lo dicono molte statistiche, che pongono lo stile di vita italiano nella parte più alta della classifica dei desideri mondiali. Lo verifico, personalmente, ogni volta che incontro, in Italia o all'estero, le autorità di altri paesi. Ovunque si vada, si apprende che ci sono tanti italiani ai vertici di istituzioni economiche, scientifiche, culturali, artistiche. Sono molto numerosi i campi in cui Italia e italiani sono sinonimi di eccellenza: l'arte, la moda, il cibo, lo sport, il design, la musica, la tecnologia, la scienza, l'ospitalità...

Sono circostanze che inducono a una riflessione. La percezione che si ha dell'Italia all'estero, nonostante gli stereotipi, inevitabili per ogni paese, è, complessivamente, decisamente migliore di quella che avvertiamo noi italiani, forse un po' assuefatti all'idea di vivere immersi nell'arte, nella storia, nel bel paesaggio.

La natura è stata straordinariamente prodiga con l'Italia. Dobbiamo riconoscere che non sempre siamo stati all'altezza. A volte abbiamo trascurato, sciupato, persino talvolta deturpato i doni e i talenti ricevuti. Molto spesso - ecco forse l'autentico limite nazionale - non siamo riusciti a fare sistema, a giocare in squadra, presi, come sovente accade, dalle nostre divisioni, non di rado artificiose. Ma è altrettanto vero che la nostra complessa vicenda storica ci ricorda, anche in tempi di difficoltà e di sofferenza, che il genio italico ha saputo crescere e affermarsi. Ed è motivo, per tutti noi, di orgoglio e di insegnamento.

I tempi che ci aspettano sono carichi di sfide, di prospettive, anche, come sempre, di incognite.

Il vento della globalizzazione soffia con forza crescente. E non saranno muri o barriere a fermarlo. Le nostre mappe mentali, prima ancora di quelle geografiche, sono continuamente scosse, soggette a mutazioni significative, indotte dal carattere sempre più sovranazionale dell'economia, dalla tecnologia, dall'interdipendenza planetaria, dalle immani dimensioni di alcuni fenomeni.

Per assicurare anche ai nostri figli un futuro di pace, di benessere, di felicità non serviranno persone con la testa volta all'indietro, condannati a camminare a ritroso. Un'immagine, posso dirlo in questo luogo, che fa venire in mente la condanna comminata agli indovini descritti da Dante nel XX Canto dell'Inferno. Abbiamo bisogno di filosofi, di intellettuali, di politici, di scienziati con intelligenza degli avvenimenti, idealità e capacità di visione, lungimiranza. Capacità che non va confusa con l'illusoria divinazione, per riferirsi ancora agli indovini del XX Canto.

Avere lungimiranza, progettare il futuro, non significa bruciarsi i ponti alle spalle ovvero rinnegare il nostro passato. Ma, piuttosto, investire la grande tradizione, i valori e la cultura che ci animano, in un mondo che cambia sempre più velocemente. Sarà all'altezza delle sfide nuove chi, insieme a radici solide e profonde, saprà ben interpretarle e saprà concorrere a governarle. E noi possiamo farlo.

Non dobbiamo, per questo, avere paure o remore. Il carattere globale dei fenomeni da affrontare non è, in sé, positivo o negativo: è soltanto diverso e va affrontato con strumenti nuovi. Per l'Italia ci sono, accanto ai rischi, anche grandi opportunità, che potremo cogliere se sapremo esprimere innovazione, invenzione, genialità.

Siamo a Milano, il luogo di Expo. Pensiamo quanto soltanto nel settore dell'agroalimentare, l'Italia ha dato e potrà continuare a dare. Attraendo un numero sempre maggiore di giovani entusiasti. In quel versante, ad esempio, la migliore risposta ai fast-food, che ci hanno proposto cibo uniforme in ogni angolo del pianeta, è stata la creazione di slow food. Il genio, la creatività, la qualità, la bellezza sono la risposta efficace ai pericoli di omologazione e di livellamento che inevitabilmente l'interconnessione mondiale comporta. E sono peculiarità particolarmente presenti nel nostro Paese e che il mondo ci riconosce.

La lingua italiana - la lingua del sì, quella che Dante diceva essere parlata in tutte le città del bel paese, ma senza appartenere a nessuna di esse - può giocare un ruolo di grande importanza nella creazione di quel clima di simpatia verso l'Italia di cui ha appena parlato, con efficacia, Andrea Riccardi. Certamente, non è e non sarà una lingua egemonica nel mondo. Né diventerà, probabilmente, una lingua "commercialmente" appetibile. Ma proprio per questo potrebbe divenire, più di quanto non lo sia già, la lingua del bello, del gusto, dell'arte, della musica. Una lingua particolare e universale, apprezzata e studiata per nutrire lo spirito, per avvicinarsi al nostro straordinario patrimonio artistico e letterario, che trova in Dante Alighieri un protagonista assoluto. Certo, come ha detto il dottor De Bortoli, dobbiamo difenderla anche da noi stessi la nostra lingua rispetto a immotivate sostituzioni con locuzioni di altre lingue o rispetto a destrutturazioni che ne attenuino la grande ricchezza espressiva. E questo è rimesso al mondo della cultura anzitutto, ma anche a tutti gli operatori del settore nel nostro Paese.

Le più recenti teorie di management mettono in rilievo come l'elevazione culturale, il benessere spirituale e intellettuale, il contatto con l'arte e con il bello creano operatori più attenti, partecipi e affidabili. Peraltro, non tutto e -va detto- per fortuna, nel mondo si misura con la categoria dell'utile e del produttivo. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che l'Italiano è diventata la quarta lingua più studiata nel mondo. Un dato percentualmente importante, pur se le cifre assolute degli studenti di italiano nel mondo dimostrano che siamo ancora solo all'inizio di un cammino che può diventare particolarmente fruttuoso e che va sviluppato adeguatamente.

Il confronto con le risorse impiegate da altri Paesi europei per promuovere la propria lingua fa capire quanto sarebbe necessario un impegno finanziario maggiore da parte dello Stato. Ma non è soltanto una questione di fondi. Servono idee, entusiasmo, proposte. Anche qui sarà soprattutto necessario fare sistema tra il settore pubblico, il mondo imprenditoriale dell'export, il comparto del turismo, la scuola e l'università, la televisione e lo sport, gli intellettuali, gli artisti, i giovani che lavorano e studiano
all'estero. C'è un grande sforzo da fare, che può unire pubblico e privato, per diffondere la nostra lingua su Internet e sui social media. Ciascuno nel suo campo, con la volontà di lavorare insieme per promuovere la conoscenza e la diffusione della lingua italiana e per accrescere simpatia e interesse per l'Italia nel mondo e in Europa, che ormai non è più al di fuori del nostro essere nazione.

La Società Dante Alighieri era nata, alla fine dell'Ottocento, con il nobile e lungimirante intento di mantenere vivo l'Italiano tra i nostri connazionali emigrati all'estero. Oggi, in un contesto storico in cui siamo passati da Paese di emigrazione a Paese di transito, e, in parte significativa, di immigrazione, questa missione trova nuove ragioni. Naturalmente la sfida principale è, oggi, nel mondo, quella di essere testimone e portavoce d'Italia per la nostra lingua, delle nostre bellezze e dei nostri prodotti; in Italia il compito è quello di essere, attraverso la conoscenza della lingua, un decisivo veicolo di integrazione tra i cittadini e le numerose e diverse comunità immigrate che si sono insediate nel nostro territorio.

Per queste comunità l'Italiano è diventata la lingua della reciproca comunicazione. Comunicazione significa conoscenza e la conoscenza abbatte i muri della diffidenza e della paura. Previene la formazione di ghetti che sono innanzitutto linguistici e culturali. Credo che dovremmo essere più impegnati nel promuovere e nell'assicurare la conoscenza della nostra lingua agli immigrati che si insediano nel nostro Paese.

Sulla stessa linea, le istituzioni pubbliche devono fare la propria parte, con lucidità e impegno, per assicurare la massima diffusione dell'insegnamento dell'Italiano nei Paesi più vicini, con una particolare attenzione ai Balcani e alla sponda sud del Mediterraneo. Dove la diffusione dell'Italiano può diventare anche - non è eccessiva questa considerazione - strumento di pace, di amicizia e di collaborazione.

Concludo con apprezzamento sincero e davvero molto sentito per l'attività, appassionata e meritoria, della Dante Alighieri, dei suoi dirigenti, dei suoi comitati e delle sue scuole all'estero e in Italia. Sono sicuro che questo Congresso rappresenterà una tappa importante per rendere la vostra missione sempre più efficace e al passo con i tempi.

Siete parte decisiva del sistema Italia e so anche che ne siete del tutto consapevoli e anche orgogliosi. Per questo vi ringrazio. Buon lavoro a tutti!

Il discorso del Presidente Andrea Riccardi nel corso della seconda giornata dell'82° Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri

Grazie, Signor Presidente, di essere stamani qui tra di noi. È un grande onore per la Dante Alighieri accogliere il Presidente della Repubblica al suo ottantaduesimo congresso internazionale. È la prima volta nella nostra storia. Ed abbiamo una storia: noi veniamo da lontano. Da quel 1889, quando, sotto gli auspici di Giosue Carducci, e di quella che è stata chiamata la sua “metrica della nazione”, nacque la nostra Società.

Nell’appello di fondazione si legge: “la patria non è tutta dentro i confini materiali dello Stato”. L’attenzione dei promotori, attorno a Carducci, era diretta a una comunità italiana all’estero, emigrata, a rischio di perdere lingua e carattere nazionale. La missione della Dante fu connettere, vivificare, alimentare “pezzi” di italianità (è un’espressione del manifesto): “dovunque suona accento della lingua nostra (quindi non necessariamente in bocca agli italiani), dovunque la nostra civiltà lasciò tradizioni, dovunque sono fratelli nostri che vogliono e debbono rimanere tali (gli emigrati italiani), ivi è un pezzo della patria che non possiamo dimenticare”.

Il giovane Stato si dotava di uno strumento associativo e istituzionale per non dimenticare “pezzi” di patria. Il Regio Decreto, che riconosce la Dante come Ente Morale, ne statuisce il compito: “tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all’estero con la madre patria e alimentando tra gli stranieri l’amore e il culto per la civiltà italiana”. Missione della Dante è stata coltivare, connettere, alimentare, “pezzi della patria” fuori dai confini. Così nacquero i nostri comitati all’insegna del volontariato. Oggi, per fare un esempio, in Argentina, sono più di ottanta, con scuole e centri d’insegnamento dell’italiano. Ma penso anche a quelli del Mediterraneo, come quello del Cairo, che ha subito gravissimi danni in un recente attentato.

Noi ci riconosciamo nella missione originaria dalla nostra sede centrale (nell’antico Palazzo Firenze, ambasciata toscana presso i papi e quasi - come la nostra lingua - misto di Firenze, Roma e Italia), ma anche nell’attività dei nostri quasi cinquecento comitati nel mondo. Ci stiamo chiedendo, in questo Congresso, come realizzare tale missione nel quadro del mondo globale, che rapido sposta frontiere, crea ponti, ma anche realizza appiattimenti e nuovi muri.

Negli ultimi vent’anni, il processo di globalizzazione, con la sua portata antropologica e culturale, ha gettato la società italiana in un orizzonte senza frontiere, con nuove competizioni e sfide. Sono temi noti, per chi osserva l’Italia e ha un po’ esperienza del mondo. Ma l’Italia, quando spuntava l’aurora della globalizzazione negli anni Novanta, era fortemente presa dalla sua crisi che la spingeva all’introversione.

Uno degli aspetti della crisi italiana è il fatto che non ci siamo ristrutturati rapidamente sulle frontiere del globale: fatto imposto dalla realtà a tutte le identità nazionali, culturali, religiose. Anzi abbiamo vissuto una vera introversione nazionale (quasi nella diffusa convinzione di poter risolvere da soli, con politica o giustizia, tutti i problemi). Così, su varie frontiere, la globalizzazione ci ha sorpresi introversi, preoccupati, non tutti, ma molti.

In questa stagione di globalizzazione/introversione, la nostra Società operava tranquilla tra le braccia dello Stato, come istituzione sostenuta e finanziata, parte del panorama istituzionale. Anche se - è sua caratteristica - si serviva dell’apporto volontario dei comitati all’estero e in Italia, con quel misto di volontariato e Stato, che la impasta in modo originale.

La nostra frontiera, la lingua, subito ha registrato - come un sismografo - le scosse del mondo globale in affermazione: prima tra tutte la diffusione dell’inglese, la ritrazione del russo e del francese, l’interesse crescente al cinese e all’arabo e via dicendo. La posizione dell’italiano non era scontata, anzi sfidata. Questo non è un problema, anzi fa parte della storia. Ma abbiamo sofferto, in questa fase e di fronte a nuove sfide, dell’introversione nazionale che sembrava prendere la nostra società.

Infatti, la nostra attività si colloca nella prospettiva dell’estroversione italiana: domanda di lingua e cultura, interesse per l’Italia, insomma domanda del mondo, del prodotto, dello stile italiano, del vivere italiano. Bisognava ripensare che vuol dire comunicare e tener desta la lingua e la cultura italiane nel quadro della mondializzazione, percorso da nuove correnti, svariate offerte, grandi mobilità. Estroversi all’altezza di un mondo globale.

Eppure - negli anni della Repubblica - si era affermata la crescita della lingua: per la prima volta in tremila anni - scrive Tullio De Mauro - era avvenuta la convergenza degli italici in una sola lingua, l’italiano, ed era stato vinto l’analfabetismo. L’italiano era divenuto, come mai, una lingua di popolo oltre che la lingua nazionale.

La nostra sfida non è solo difendere la lingua, bensì internazionalizzare l’Italia. L’internazionalizzazione porta a scolorire l’italiano per vendere cose o prodotti italiani? Siamo convinti di no. Non lo diciamo per vieto dogmatismo nazionalista e nemmeno con la sciatteria dimentica del fatto che l’identità nazionale va coltivata. Siamo convinti che la lingua non sta da sola: italiano e internazionalizzazione dell’Italia camminano insieme. Prodotti italiani e italiano camminano insieme. Come l’arte, la cultura, il turismo, la storia, la musica, la moda, la cucina crescono con la nostra lingua. E la nostra lingua cresce con queste realtà italiane. Questa è la presenza italiana nel mondo, diversificata e plurale, ma con una sua coerenza, con una sua identità, con una sua anima, vorrei dire: al fondo bagnata da lingua e cultura. Insomma la presenza non è un ipermercato, ma un mondo italiano.

Nonostante l’introversione del passato, abbiamo percepito la sfida e colto il ruolo centrale della lingua. Questo è avvenuto durante la presidenza dell’ambasciatore Bruno Bottai dal 1995 al 2014, che tanto ha dato alla Dante, ma che si è ritrovato con queste problematiche. Infatti, proprio mentre si doveva rilanciare l’offerta di lingua e cultura su nuovi scenari, sono state ridotte le risorse della nostra Società dell’80%.

A questa sofferenza, il governo della Dante ha fatto fronte in vari modi, tra cui aprendo scuole in Italia per rispondere alla domanda di lingua di immigrati e studenti non italiani.

Il problema non è il lamento sui tagli, che tutte le istituzioni si trovano a fare. Possiamo vivacchiare, consolati tra il nostro bel palazzo romano-fiorentino e l’affetto dei nostri soci, tra cui molti fedeli da anni, nel mondo. La questione è un’altra: la visione del futuro del Paese. Come la lingua può accompagnare e stimolare l’estroversione italiana nel mondo globale? Sono convinto che, parlando italiano, si entra nel mondo italiano, tra cultura, arte, business (anche se mi dicono che il presidente della Dante deve dire: affari), musica e tant’altro. L’italiano fa crescere l’Italia e nutre la presenza dell’Italia nel pianeta.

La globalizzazione non ha prodotto un mondo appiattito e cosmopolita, ma una realtà in cui le varie identità (nazionali e non solo) riprendono forza, si misurano l’un l’altra, vivono in pace o si combattono. Tutti - lo ripeto - si sono ristrutturati di fronte alle dimensioni globali. Noi italiani lo abbiamo fatto con qualche ritardo.

Molti autori, rispetto al mondo globale, hanno riproposto l’immagine biblica di Babele. Il mondo ormai è città, tanto che per la prima volta nella storia umana - nel 2006 - gli abitanti delle città hanno superato quelli delle campagne. Babele sono le grandi città del mondo, così varie e complesse, come l’universo della comunicazione globale, per cui ovunque siamo immersi in una pluralità di presenze e interferenze.

Rabbi Pinchas, un chassidim che Martin Buber ha fatto conoscere, spiegava così la storia di Babele e lo sviluppo di tante lingue: “prima della costruzione della torre, tutti i popoli avevano in comune la lingua sacra, ma inoltre ciascuno aveva il proprio linguaggio... In questo [linguaggio] gli uomini di ogni popolo comunicavano tra di loro. In quella [lingua sacra] comunicavano tra loro i popoli. Ciò che Dio fece, quando li punì, fu di toglier loro la lingua santa”.

L’eterno problema è la comunicazione tra popoli, che è lingua sacra. È lingua sacra, perché di pace. Infatti l’assenza della comunicazione è ignoranza, disprezzo o conflitto. Questa oggi - non come ieri - è sfida non più di élite politiche, commerciali o culturali alla testa dei vari paesi, ma sfida di popoli che sono insieme nelle stesse città o si incontrano su inediti scenari, ma che parlano differente e pensano differente. La lingua sacra non è solo lingua franca. La soluzione non è solo la lingua veicolare, come l’inglese, bensì parlare le lingue dell’altro e abitarle. Perché abitare una lingua vuol dire amare un mondo.

Comunicare tra popoli è una complessa interferenza e presenza nella lingua dell’altro: insomma un intreccio che crea connessione e presenze. Quando una lingua muore o si appiattisce e si degrada, è un pezzo della comune lingua sacra che finisce. Alimentare la presenza dell’Italia e dell’italiano non è solo un servizio piacevole e doveroso al Paese, ma una crescita dell’interconnessione in Europa, in Sud America, nel mondo. In questo senso l’italiano, che non ha nemmeno una storia imperialista da far paura: è lingua di pace e di scambio amichevole.

La sfida per l’italiano è grande. Nel mondo di Babele, la posizione dell’italiano non è assicurata, come l’inglese che è necessario. Se non trovo una buona offerta d’insegnamento italiano in un luogo del mondo, cambio lingua da studiare. Per questo siamo sfidati, al di là del campo vasto dei discendenti degli italiani, a qualificare l’offerta delle scuole nel mondo. Non siamo pessimisti. La nostra offerta linguistico-culturale è ricca, prestigiosa, attraente.

Dopo il successo dell’Expo, si devono ripensare i ponti tra l’Italia e il mondo, perché l’Expo ha mostrato un’attrazione italiana. Stiamo riguadagnando tempo perduto e voglia di estroversione. Noi della Dante registriamo una forte domanda di lingua, che è pure attrazione per un mondo di qualità, di storia, di cultura, di prodotti, di stile, arte e musica e tant’altro: un mondo italiano, che aggressivo e imperialista non è, che parla di umanesimo e di buon vivere (si pensi alla cucina). Scrive il nostro vicepresidente Luca Serianni: è “una prova del potere, anche economico se pensiamo al relativo indotto, di un prestigio essenzialmente storico-culturale”. Abbiamo un relativo indotto, ma un prestigio più grande dell’indotto.

Il prestigio si chiama la realtà dell’Italia nelle molteplici dimensioni storiche e attuali. Noi gli abbiamo dato il nome di Dante Alighieri: simbolo - proprio nel 750° - della forza unificante della lingua, allora nel Duecento in un mondo spaccato da lotte intestine, oggi in un pianeta complesso e senza confini. Dante è simbolo del realismo potente della lingua che sa immaginare l’inferno in terra e avere il coraggio di dirlo; che sa sperare nel purgatorio trasformatore per questo mondo complicato, ma anche sognare un paradiso: non per fare opera edificante. Così la lingua ha creato, senza Stato, identità e sovranità culturale di una nazione non indipendente.

Con Dante, l’italiano ha mostrato la sua capacità di fare un’opera universale, di essere - per dirla con Rabbi Pinchas - parte significativa della “lingua sacra” perduta a Babele e ritrovata nella vita. Lo testimonia Ismail Kadarè, che afferma: “sfuggire a Dante è impossibile, come sfuggire alla propria coscienza”.

La lingua, infatti, apre ai tesori storici e culturali del mondo italiano, ma anche all’umanità italiana di oggi che ha capacità d’intraprendere e di accogliere. Noi siamo convinti - non ripeto quanto ho detto ieri - che insegnare l’italiano non va fatto senza un robusto legame con la cultura, attraverso un’opera di divulgazione alta e appassionata. Divulgare è etimologicamente rendere un fatto popolare...

Tutto questo, umanità e tesori di cultura, resta raccolto in vecchi forzieri, se non si ha la forza di un’estroversione nazionale. È l’accoglienza mostrata da tanti italiani nelle nostre città verso i rifugiati, i quali hanno capito che ricevere non è solo è dovere d’umanità, ma ricchezza per noi: il che comporta una nuova comprensione della vocazione dei paesi europei non come piccoli mondi omogenei, ma qualcosa di simile ai paesi americani, che accolsero e accolgono gli emigrati. È una diversa idea di nazione, non quella inventata che i populismi vendono come tradizione.

Estroversione è però soprattutto alimentare la presenza italiana nel mondo: far amare l’Italia, vendere le cose italiane, parlare italiano... Ma qui giungo alla domanda centrale: è possibile un’estroversione di popolo, che recuperi il tempo perduto? Si vuole investire sull’italiano?

Ricordo solo che l’investimento sulla lingua è una decisione storica della Francia da più di un secolo, oggi con 760 milioni annui di euro come finanziamento statale. La Gran Bretagna, nonostante la grande domanda d’inglese sul mercato, mette a disposizione del British Council ben 826 milioni. La Germania offre al Goethe 218 milioni. Lo spagnolo Cervantes ne riceve 80 e il Portogallo ha da poco attrezzato l’Istituto Camðes dotato di 12 milioni annui. La Dante riceve 600.000 euro. Eppure si dice che l’italiano sia la quarta lingua più richiesta al mondo come apprendimento.

Si vuole investire sull’italiano? È una decisione che possiamo sollecitare, ma che non spetta a noi. Anche se consideriamo - lo dico con la sensibilità delle nostre antenne (quasi 500 e 164.000 studenti) nel mondo - uno scialo, non far fruttare i pezzi d’italianità nel mondo, alimentarli, promuovere legami e simpatie, lingua e cultura. Ci sono aree del mondo di grande rilievo, come il Cono Sud e tutto il Sud America, dove siamo forti; altre meritevoli di incremento, come la Cina dalla forte domanda d’italiano; ma anche il Mediterraneo, dove teniamo testa a Tunisi e in Libano, e il mondo adriaticobalcanico, dove l’italiano è lingua diffusa (anche se ho trovato segnali di deperimento in Albania tra i giovanissimi).

Bisogna investire. L’Italia non ha, per storia, strumenti come il Commonwealth britannico tra tradizione e futuro, la Francofonia attorno al francese, la Lusofonia. Il mondo globale è troppo grande per singoli paesi di taglia piccola o media: vediamo diffusa una sete di comunità intermedie e trasversali.

Eppure l’Italia ha risorse: un mondo di immigrati e discendenti di immigrati, “pezzi” di Italia ovunque, settori di italofoni e italsimpatetici, estimatori, gente che lavora con noi, cultori del nostro mondo. Eccellenze italsimpatetiche in vari campi, come gente semplice ma tanta. Per me oggi la missione della Dante, oltre la diffusione della lingua, è creare la comunità di italsimpatia, che ci manca. C’è una diffusa domanda di Italia. Se non coltivata o scarsamente, non sarà eterna per le centinaia di milioni di esseri umani che si affacciano freschi sugli orizzonti globali, nuovi attori e consumatori. Si corre il rischio del deperimento della domanda a fronte di nuove concorrenze, con un irrilevante investimento e una scarsa visione della nostra funzione.

L’Italia è ancora, per storia e rete, in posizione di vantaggio. Per far amare l’Italia, i suoi prodotti e la sua terra, occorre investire nel creare italsimpatia e nell’accrescere l’italofonia. Italofonia, italsimpatia sono il modo italiano di camminare per le strade del mondo.

Nino Luciani, Il mondo scientifico parla inglese. Dunque, occorre cominciare da questo fatto".

1.- Premessa. Il problema qui sottoposto ai Colleghi riguarda l'uso della lingua inglese nel dibattito scientifico e nei congressi internazionali, e che è una cosa diversa dal fatto qui raccontato, ma solo in parte.
  L'occasione scatenante, per così dire, venuta da una sentenza del 3 feb. 2011, del Tribunale della Unione Europea (Sesta Sezione), che annullava un bando di concorso dell'UE, in seguito a ricorso del Governo Italiano contro un bando di concorso della Commissione europea, pubblicato in tedesco, inglese e francese.
  Secondo il Governo italiano la restrizione della pubblicazione alle sole tre lingue è discriminatoria nei confronti dei cittadini europei che parlano le altre 20 lingue ufficiali, in quanto non hanno la pari opportunità di venire a conoscenza dei posti a concorso.
   Per notizia, i precedenti ricorsi analoghi del Governo italiano erano stati respinti.

2.- Perchè l'inglese nel dibattito scientifico ? Mi sembra utile chiarire subito che l'uso di una lingua di largo uso internazionale è una necessità per la conoscenza dei risultati delle ricerche locali, e anche per la verifica, in area ampia internazionale, della validità delle scoperte scientifiche locali, e anche per la loro diffusione, perchè chiunque ne possa trarre beneficio.
  In questo senso, il problema qui posto non è quello della adeguatezza dell'inglese, ai suddetti fini, ma un'altra cosa: quello del danno che deriva agli scienziati dei singoli Paesi, se l'inglese è usato con criteri monopolistici, soppiantando tutte le altre lingue.

3.- Veniamo al danno. Ho potuto constatare, nei congressi internazionali di economia pubblica, che l'uso esclusivo dell'inglese crea (nel dibattito) una supremazia intellettuale dei colleghi di madre lingua inglese, rispetto agli altri (a conoscenza dell'inglese).
  Diciamo anche che l'inglese, parlato da un austriaco o da un cinese, è difficilissimo da capire e seguire nei dettagli.   Ci sono altre considerazioni:
  a) Chiunque di noi pensa direttamente nella madre lingua, e di conseguenza la parlata in inglese è in qualche modo distorsiva rispetto ad una parlata corretta in inglese, a causa di una certa sintassi delle proposizioni,... e cosi' via.
  b) Alla lunga, questo monopolio crea una vera a propria colonizzazione dei Paesi di lingua inglese, nei confronti degli altri, e finanche la distruzione delle scuole scientifiche locali.
  Il meccanismo della colonizzazione scientifica consiste nel fatto che i nostri giovani, appena possono, scappano negli Stati Uniti, in Inghilterra ... (a causa dell'inglese, da imparare) e del fatto che ivi la ricerca e' meglio remunerata, che in patria.
  Ne deriva che i nostri giovani trascurano di conoscere in profondità la tradizione scientifica italiana, e invece imparano quella dei Paesi dove vanno a fare studio. Accade di constatare che vecchi e noti teoremi della scuola italiana sono proposti da nostri giovani, rientrati in patria, come novità dei Paesi di temporanea emigrazione.
  Ma un tempo non era così. Negli anni '60 (1960-70) gli americani venivano in Italia, per approfondire la conoscenza della scuola italiana di sienza delle finanze (è il caso del Premio Nobel, James Buchanan). Ma adesso queste cose sono divenute impensabili. Questo è un danno per tutti, anche sul piano internazionale.

4. Quale rimedio ?
Sarebbe bene affrontare il problema, innanzitutto, già a livello internazionale. A mio parere, il rimedio dovrebbe essere l'obbligatorietà del multi-linguismo, sia pure in limiti ragionevoli. Ad esempio, si potrebbe cominciare con l'ammettere che chiunque possa parlare in madre lingue, ma ci sia la traduzione simultanea in alcune altre lingue più diffuse: vale dire, oltre l'inglese (sempre), le principali lingue europee, il cinese, altre ...., parlate dai partecipanti (di cui si ha la conoscenza preventiva).
   Purtroppo anche questa via non è la più semplice, perchè il traduttore dovrebbe essere anche studioso del campo scientifico.

5. No al provincialimo a oltranza. Ci sono, poi, anche degli eccessi, ad es., in certi dipartimenti delle singole universita', la comunicazione dei vari seminari, avviene in lingua inglese, mentre poi (di fatto) il seminario si svolgera'  in italiano. A mio parere, chi non è orgoglioso della propria lingua anche in apparernza, si comporta in modo snobbistico.
  Proporrei che sia approvata una legge, secondo cui in Italia, nei luoghi pubblici,   l'uso dell'inglese comporti obblogatoriamente l'uso simultaneo della lingua italiana. Nino Luciani

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Dall'Università di Bologna al Comune di Bologna, e agli Organi di Ateneo

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IN MARGINE  ALLE  CONSEGUENZE  ESTERNE
DEI  RISULTATI  ELETTORALI  dell'UNIBO

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GIANNI  PORZI:

- Per il Comune di Bologna, il Pd scarica il Rettore Dionigi
- Sul Meeting di Rimini di CL, il ciclone Fantinati (M5S)

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Sulle prospettive elettive del Sindaco di Bologna

Conseguenze, per CL, negli Organi di Ateneo ?

Gianni Porzi, Il Pd scarica il Rettore Dionigi ?

    Il 2016 sarà l'anno delle elezioni per il Sindaco di Bologna.
   L'attuale Sindaco Merola intende ripresentarsi per il secondo mandato e dopo il risultato dell'elezione del nuovo Rettore dell'Ateneo
( conclusasi al ballottaggio del 30 giugno con la vittoria del prof. Ubertini che ha superato, anche se di un soffio, il delfino dell'attuale Rettore) sembra non avere rivali, almeno nel suo partito.
  Faccio un passo indietro. In occasione dell'inaugurazione dell'Anno Accademico, nel dicembre 2014, il Rettore Dionigi, con abile mossa, invitò il Premier Renzi, cosa inusuale in quanto in passato, ad eccezione degli anni più recenti, a tale cerimonia venivano solitamente invitate Personalità di spicco del mondo della cultura.
  Da qualche anno invece vengono invitati rappresentanti della "politica nostrana", cioè la cultura si è purtroppo inchinata, per interesse, alla politica. Si pensi ad esempio all'ex Sindaco di Bologna Del Bono che l'attuale Rettore Dionigi invitò all'inaugurazione dell'A.A. nel dicembre 2009, poco dopo essere stato incoronato Sindaco della Città, carica che dovette però abbandonare poche settimane dopo per le note vicende giudiziarie, seguite da condanna.
   Va ricordato anche che nel gennaio 2012 all'inaugurazione dell'Anno Accademico fu invitato l'allora Presidente della repubblica Napolitano il quale fu insignito della laurea honoris causa.
    Il Rettore Dionigi ritengo avesse un disegno molto chiaro in testa e cioè prepararsi la strada per un incarico di un certo prestigio dopo il rettorato che terminerà il prossimo 31 ottobre.
   Del resto in Italia la "caccia alle poltrone" è uno sport molto diffuso e il prof. Dionigi non poteva non cimentarsi in questo sport; inoltre, avrebbe stabilito un primato e cioè sarebbe stato il primo a ricoprire le due poltrone più importanti di Bologna.
    L'invito quindi di Renzi era finalizzato a guadagnarsi i "galloni" per aspirare all'ambita carica di Sindaco.

  La motivazione non poteva essere diversa dal momento che proprio in quel momento la scienziata Fabiola Gianotti era stata designata Direttrice del CERN di Ginevra, un incarico di grande prestigioso internazionale.
  Chi stava dalla parte della cultura, chi meglio rappresentava la ricerca scientifica italiana, la Gianotti o Renzi? La risposta è ovvia, ma la Dott.ssa Gianotti, al contrario di Renzi, non poteva offrire al Rettore Dionigi quell'appoggio forte da parte del Partito necessario per aspirare alla carica di Sindaco di Bologna e quindi la scelta cadde inevitabilmente sul Premier, anche segretario del PD.  Logica ineccepibile.

   Poco tempo dopo il Rettore Dionigi scoprì le carte autocandidandosi alla poltrona di Sindaco di Bologna, cosa che non fu gradita all'attuale Sindaco Merola che intende fare il secondo mandato. In sostanza, una lotta tutta interna al PD.
  Tutto sembrava procedere bene per il Rettore Dionigi, tant'è che l'ing. Licciardello, Presidente della Direzione Provinciale del PD, in un'intervista del 18 maggio (Emilia Romagna 24 News) aveva dichiarato che la candidatura del Rettore era valida purché passasse per le primarie.

  Ma, inaspettatamente, il "giochino" si è rotto a causa, formalmente, del risultato delle elezioni per il nuovo Rettore in cui il delfino di Dionigi, il prof. Fiorentini, dato per vincitore al primo turno, è stato invece costretto al ballottaggio dal prof. Ubertini che poi ha vinto.

   La vittoria di Ubertini non solo ha liberato l'Ateneo da una gestione da dimenticare, ma ha lasciato sul terreno una vittima illustre, cioè il Rettore Dionigi. Infatti, il 24 giugno, già dopo il primo turno elettorale, lo stesso Presidente della Direzione provinciale del PD Ing. Licciardello dichiarava che l'ipotesi Dionigi per Palazzo D'Accursio non era più da considerare, cioè il Rettore Dionigi veniva scaricato dal PD con una motivazione piuttosto dura (Corriere di Bologna).

   Dal momento che il netto cambiamento di posizione di Licciardello è avvenuto nell'arco di un mese, è lecito pensare che in un primo momento il Partito aveva accettato, probabilmente obtorto collo, l'autocandidatura del Rettore Dionigi, ma non appena si è presentata l'occasione ha approfittato per scaricarlo senza appello.
   Le elezioni rettorali hanno così prodotto due risultati : l'auspicato cambiamento di governance in Ateneo e lo stop alla candidatura di Dionigi a Sindaco di Bologna. E così, salvo imprevisti, piaccia o non piaccia, l'attuale Sindaco Merola, che ha tutt'altro che brillato durante il suo mandato, si trova probabilmente la strada spianata per il secondo mandato.

Gianni Porzi, Sul Meeting di Rimini di CL si è abbattuto il ciclone Fantinati

1.-  L’ing. Mattia Fantinati, deputato del M5S, ha detto quelle verità delle quali molti italiani sono al corrente, ma fanno finta di non conoscere.
   Le ha elencate in faccia ai “Ciellini”, guardandoli negli occhi, cioè al Meeting di Rimini che è una sorta di annuale convention di Cl, ribattezzata da alcuni parlamentari del M5S in “comunione e ricettazione” e il Meeting in “salotto degli amici affaristi”.
  Fantinati ha avuto il coraggio e l’ardire di affermare verità, in modo pacato ed educato, che hanno fatto saltare sulla sedia i vertici di “Comunione e Liberazione”, un’organizzazione ormai fortemente radicata nel Paese (si pensi alla Compagnia delle Opere, braccio economico/operativo di Cl)  e che ha rappresentanti di spicco nella politica italiana a partire da Formigoni, a Lupi, a Mauro, a Vignali, ecc..
 
   Fantinati ha finalmente detto senza mezzi termini che “non si può servire Dio e il denaro (citando il Vangelo di Luca), che Cl è la più potente lobby di denaro e di potere, un movimento che ha trasformato l’esperienza spirituale/morale in un paravento di interessi personali, che ha generato un potere politico capace di influenzare la sanità, le scuole private, l’Università e gli appalti”.

   Fantinati ha poi ricordato che “Cl è sempre stata dalla parte dei potenti, dalla parte di chi comanda, sempre in nome di Dio”.

2.-  Per esperienza personale negli OO.AA. (dell'Università di Bologna), condivido quanto affermato da Fantinati: nell’ambiente universitario locale, infatti, Cl è una presenza trasversale che va dagli studenti, ai docenti passando anche attraverso una parte del personale tecnico amministrativo (prevalentemente quello apicale).
   Che Cl sia stata sempre, anche nell’Università, dalla parte del principe di turno (leggi Rettore) e che abbia condizionato certe scelte a meri “interessi di bottega” è una realtà indiscutibile.
   Onore quindi a Fantinati che ha tolto il coperchio ad una pentola nella quale da anni e anni covava indignazione nei confronti di un movimento che, usando il paravento della spiritualità, ha creato un coagulo di forti interessi personali, ed anche economici, attingendo forza e linfa vitale dalla gestione del potere.

 
   L’intervento di Fantinati, che ha espresso la propria indignazione anche per il modo in cui Cl strumentalizza brava gente e persone credenti, è stato una sorta di ciclone che si è abbattuto sul Meeting di Rimini.

   Un ciclone che ha colto di sorpresa tutti i vertici di Cl che si sono trovati costretti a dover calmare la platea indignata perché, evidentemente, il deputato “grillino” aveva detto verità scomode. Fantinati, senza rigiri di parole, ha sollevato quel velo di ipocrisia che da tempo ammanta buona parte della politica italiana e non solo.

 

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EDIZIONI PRECEDENTI

 

UNIVERSITA': prosegue il dialogo sindacale in preparazione di nuovi  eventi, dal Miur

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ADI, ADU, ANDU, ARTeD, CIPUR, CISAPUNI, CISL-Universita', CNRU, CNU, CoNPAss, CSA-CISAL Universita', FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS-Docenti, SUN-Universitas News, UDU, UGL-INTESA FP, UIL RUA .   
Il COMUNICATO DELLA RIUNIONE DEL 29 MAGGIO A ROMA

                                                         ARGOMENTI DI PUNTA:

- numero chiuso;
- reclutamento alla spagnola;
- unipertutti;
-
censura al Rettore dell'Università di Messina
  Nella riunione unitaria del 29 maggio 2014 si sono affrontate diverse questioni, tra le quali:
1. Numero chiuso. La dichiarata intenzione del Ministro di introdurre presto la 'selezione alla francese' ha fatto ritenere opportuna la elaborazione di un comunicato unitario che sara' 'abbozzato' presto da Jacopo Dionisio, Nunzio Miraglia e Mario Nobile e proposto alle Organizzazioni prima della sua diffusione. Se l'idea del Ministro dovesse diventare qualcosa di piu' concreto, sara' convocata una specifica riunione unitaria per discutere a fondo sul numero chiuso e sulle sue ipotizzate modifiche dei meccanismi di selezione. Anche in questa riunione e' stata ribadita la richiesta comune dell'abolizione del numero chiuso in tutti i corsi di laurea.
  2. Reclutamento alla spagnola. L'intenzione del Ministro e' di adottare il meccanismo di reclutamento e avanzamento della docenza in vigore in Spagna: tre ruoli con passaggi legati a una valutazione continua e 'automatica'. Si e' anche discusso sulla proposta del CUN di sostituire le due figure di ricercatore a termine con quella del "professore iunior".
  3. Unipertutti. L'iniziativa ha avuto un'adesione e un interesse elevati, nonostante il poco tempo di 'preavviso' e di preparazione, nonostante il numero relativamente limitato di coloro che hanno 'gestito' l'iniziativa e nonostante che non tutte le Organizzazioni abbiano espresso un sostegno adeguato. L'orientamento sarebbe quello di farne una scadenza almeno annuale e di realizzare una 'piattaforma web' stabile dove riportare liberamente le esperienze e le proposte dei docenti che non si rassegnano alla consunzione dell'Universita'. Naturalmente una simile scelta deve passare da una verifica tra e nelle Organizzazioni per stabilire chi e' disponibile a impegnarsi in questa 'impresa'. I partecipanti all'inziativa hanno ricevuto una lettera di ringraziamento con l'invito a esprimere opinioni e informazioni. In calce e' riportato il link con le loro risposte. Questo link e' 'riservato' e quindi si prega di non diffonderlo oltre i responsabili delle Organizzazioni.
4. Censura a Messina. Si e' discusso della censura del rettore di Messina nei confronti di Mauro Federico. Si e' approvato il testo riportato subito a seguire dopo  il punto 5.
  5. Come e' gia' noto, si e' ricordato al prof. Marco Mancini (Direttore del Dipartimento dell'Università, già Presidente della CRUI - Ndr) l'impegno assunto nell'incontro dell'8 maggio al Miur di proseguire il confronto.
                                                                CENSURA AL RETTORE DELL'UNIVERSITA' DI MESSINA

   Le Organizzazioni universitarie hanno più volte denunciato la condizione di crisi delle istituzioni universitarie e di limitazione progressiva degli spazi di autonomia e libertà nei nostri Atenei, determinata dalla Legge 240/2010, che ha ampliato oltremisura i poteri del rettore e ha posto all'interno degli atenei la competenza disciplinare. Dall'approvazione di questa legge ad oggi i casi di uso improprio degli eccessivi poteri concessi a rettori, consigli di amministrazione e collegi disciplinari si sono moltiplicati, come si è moltiplicato il contenzioso presso il TAR.
  In questo contesto risulta sempre più difficile esercitare una pubblica e libera attività di stimolo e di critica in difesa della Università democratica e qualificata.

Nelle scorse settimane, il prof. Mauro Federico ha commentato on-line una notizia data da alcune agenzie riguardante il prof. Mario Centorrino rivelatasi poi infondata. La cancellazione del commento è stata immediata come immediate sono state le scuse inviate al collega Centorrino e per conoscenza a tutto l'Ateneo. Un errore certamente spiacevole quello commesso da Mauro Federico, ma conclusosi rapidamente con una piena assunzione di responsabilità pubblica per quanto accaduto. Del resto, lo stesso prof. Centorrino non ha ritenuto di dover proseguire in alcun modo nei confronti del collega. La lettura della documentazione consente di ricostruire l'intera vicenda.
  Il Rettore dell'Ateneo di Messina ha invece ritenuto di dover comunque censurare Mauro Federico senza, peraltro, rispettare le norme in vigore., previste dalla Statuto e dal Regolamento di Ateneo.
    Le Organizzazioni universitarie ritengono che la censura comminata a Mauro Federico sia carente di effettiva motivazione e che la procedura seguita sia illegittima. Si sostiene con forza, quindi, la richiesta di annullamento del provvedimento da parte del Ministro al quale è stato avanzato ricorso, come consentito dalla Legge.
  E' indispensabile e sempre più urgente intervenire legislativamente per introdurre negli Atenei e nel Sistema nazionale universitario una gestione realmente democratica, esercitata da Organi collegiali che, a tutti i livelli, siano espressione di un'elezione diretta da parte di tutte le componenti universitarie.
  Il clima di costante minaccia dell'uso degli strumenti disciplinari non è accettabile in nessun settore della società, e lo è ancor meno nell'Università, dove la libertà di pensiero, di ricerca e di insegnamento, costituzionalmente tutelata, deve essere alla base dell'attività e dell'esistenza stessa di questa Istituzione.
  L'Ateneo di Messina è impegnato in un difficile sforzo di riorganizzazione e rilancio che crea inevitabilmente fortissime tensioni che sarebbe necessario stemperare. L'iniziativa del Rettore va invece oggettivamente nella direzione opposta, rischiando di aumentare il malessere interno all'Ateneo. Si auspica, infine, che, in tempi rapidi, il Rettore riveda la sua posizione e ritiri egli stesso il provvedimento di censura.

P.S: In margine al documento di censura, si ricorda che la grave situazione di antidemocraticità della gestione dell'Ateneo di Bologna, in seguito al nuovo statuto in base alla legge Gelmini, fu stigmatizzata, già a suo tempo, dalla Intersindacale locale, mediante un referendum consultivo con alta partecipazione della Comunità universitaria (Docenti e Amm.vi), e quasi unanime. In particolare il referendum si opponeva alla determinazione del Rettore di designare, e praticamente nominare, i membri del CdA, anzichè farlo elettivo, a parte le successive sentenze del TAR, che  diedero ragione alle Università che avevano fatto elettivi i rispettivi CdA (NdR).)

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SITUAZIONE NELL'UNIVERSITA': cosa si fa a Roma

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Stefano Paleari, Presidente

    CRUI-Conferenza dei Rettori. Obiettivo: puntare fin da subito su libertà, attrattività
     e giovani. Necessario un piano per inserire 1.500 giovani all’anno per 5 anni.
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   SINDACATI UNIVERSITARI. Obiettivo UNIPERTUTTI: coinvolgere tutte le Università italiane e rimarcare la funzione dell'Università Statale come bene comune. Un bene che la politica e i giornali spesso presentano come costoso e superfluo.
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ARGOMENTI DI PUNTA, posti dal Miur:

- sistema di finanziamento;
- costo standard;
- punti organico.
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LA POSIZIONE DELLA CRUI:
"Università ai minimi termini"

Le 10 proposte della CRUI
per il reclutamento.

La situazione: Professori  -27%, reclutamento dei giovani irrisorio, svuotati i dipartimenti di medicina.
Obiettivo:
puntare fin da subito su libertà, attrattività e giovani. Necessario un piano per inserire 1.500 giovani all’anno per 5 anni.

  Gli interventi che, a partire dal 2009, si sono succeduti sul sistema universitario in materia di finanziamento e, di conseguenza, nel processo di reclutamento del personale hanno determinato un profondo ridimensionamento. Non solo, si sono al tempo stesso prodotti squilibri tra le varie categorie di personale che i risultati delle recenti Abilitazioni Scientifiche Nazionali hanno ulteriormente evidenziato.
    Inoltre, il D. lgs. 49/2014 ha ridotto quasi per intero i margini di autonomia degli Atenei italiani, indipendentemente dallo stato dei singoli bilanci. I dati delle tabelle 1 e 2 testimoniano il senso di questa premessa. Nello specifico, il numero di professori ordinari si è ridotto di quasi 1/3.
   Per i professori associati e per i ricercatori gli effetti sono meno clamorosi, ancorché assai rilevanti, per la naturale minore anzianità media che ha determinato minori pensionamenti.     Sorprende, inoltre, la modesta dinamica all’ingresso.
    Negli ultimi due anni, a fronte di 20.000 giovani che hanno acquisito il titolo di dottore di ricerca, le Università italiane, statali e non statali, hanno reclutato meno di 1.500 ricercatori a tempo determinato, meno del 10%. Un potenziale di ricerca posto al servizio di altri Paesi, anche nei livelli superiori della docenza, che mina la capacità attrattiva e la competitività del sistema paese. Peraltro va posto rimedio al continuo invecchiamento dei professori e dei ricercatori la cui età media è oggi di 51 anni.

  A livello di singola Università, in relazione alle dinamiche di pensionamento, si sono determinati dei veri e propri vuoti in alcuni settori scientifici disciplinari, in particolare nell’area medica. I risultati della prima tornata di abilitazioni scientifiche nazionali hanno determinato contingenti difficilmente assorbibili dagli Atenei nella attuale condizione finanziaria e normativa.

   Ciò è deleterio tanto per i soggetti interessati quanto per i giovani che vedono autentici colli di bottiglia nel percorso di carriera appena iniziato. In generale, gli effetti delle politiche degli ultimi anni, così visibili dai dati delle tabelle 1 e 2, impongono un immediato cambio di rotta che, nel rispetto dei principi di sostenibilità finanziaria dei singoli Atenei, regoli l’ingresso nel sistema universitario.

Continua:
Per il testo integrale della CRUI, clicca:

http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=2205

LA POSIZIONE DEI SINDACATI

SINTESI dell'incontro
SINDACATI-MIUR
del 8 maggio 2014

- Le Organizzazioni hanno illustrato le analisi e le richieste unitarie riguardanti gli studenti (diritto allo studio, numeri chiusi e programmati, ecc.), precariato e reclutamento (unico contratto breve e 'protetto', posti di ruolo, ecc.), riorganizzazione della docenza (docente unico), governance degli Atenei e del Sistema nazionale (gestione democratica, organo nazionale di coordinamento, democratico e rappresentativo di tutte le componenti). Su queste questioni sono stati svolti interventi di carattere generale e di approfondimento. Da parte di Marco Mancini si e' avuto un atteggiamento 'prudente': non si può mettere mano a una nuovo riforma complessiva, le questioni più politiche sono di competenza del Ministro. A questo proposito va sosttolineato che l'incontro era stato richiesto al Ministro e che Mancini era stato da essere appositamente delgato a rappresentarlo.

- Dall'incontro sono emerse diverse informazioni sulle intenzione del Ministero riguaranti diverse questioni.
  1. - Scuole di specializzazione di Medicina. Il Ministero vorrebbe arrivare a 4.000 borse per gli specializzandi (attualmente i fondi ne garantiscano solo 3.300).
  2.- Ingresso alla Facoltà di Medicina. il Ministro ritiene l'attuale prova inefficiente e gli uffici del Ministero stanno cercando di valutare se il sistema di selezione in vigore in Francia (sbarramento dopo il primo anno) sia applicabile/adattabile in Italia.
   3.- Altre questioni riguardanti gli studenti.
   Il Ministero ha identificato i problemi dei trasporti e degli affitti. Vanno discussi i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) a cui dovrebbe aver accesso ogni studente in possesso dei requisiti di elegibilittà; per questo entro maggio sarà convocato un tavolo MIUR-CNSU stato-regioni.
   Per il diritto allo studio il MIUR ha recuperato circa 60 milioni d'avanzo dalla legge 338; questi fondi saranno utilizzati per finanziare la residenzialità studentesca.
   Viene ricordato inoltre che alla Camera è stato depositato un testo sul diritto allo studio (primo firmatario Vacca del M5S) sul quale ci sono ampie convergenze di maggioranza e opposizione. I dettagli di questo testo sono ancora da precisare.
  4.- Tagli previsti per l'Università. I tagli sono stati 'ridotti' a 15 milioni di Euro per quest'anno e a 20 per il prossimo anno. Il MIUR ritiene che questo taglio limitato sia un buon risultato a fronte delle cifre inizialmente preventivate. Ciò nonostante è plausibile che ci siano per quest'anno circa 160 milioni di Euro in meno nell'FFO. Inoltre, la quota di premialità nell'FFO di quest'anno salirà al 18% e nell'attuale versione il FFO incorporerà in un singolo capitolo la pluralità dei diversi fondi che venivano erogati in precedenza.
   5.- Reclutamento e promozioni. Marco Mancini ha confermato quanto detto dal Ministro al CUN, relativamente a punti organico e blocco del turn-over (quest'anno previsto al 50% su scala nazionale, con una soglia di salvaguardia fissata al 5): entrambe le ipotesi vedono il MEF sostanzialmente poco disponibile.
   L'ipotesi di lavoro è una ulteriore rimodulazione dei punti organico per alleggerirne il peso sul reclutamento e le promozioni. La modifica del punto organico potrebbe essere fatta entro il 30 giugno (stesso periodo dell'FFO).
    E' stato aggiunto che il MIUR sta valutando le ipotesi (i) di derogare gli RTD-A dal calcolo dei punti organico, e (ii) di sganciare il reclutamento degli RTD-B da quello dei professori di I fascia. Anche queste ipotesi vedono il MEF sostanzialmente poco disponibile. Mancini ha quindi confermato le perplessità del MIUR sull'attuale funzionamento dell'ASN, anche alla luce dell'elevato numero di ricorsi. Riporta che sono allo studio modifiche per l'applicazione nel secondo biennio.
  In ultimo, il ha affermato di ritenere utile incontrarsi più frequentemente per un confronto, in particolare, su tre temi:
  - sistema di finanziamento;
  - costo standard;
  -  e punti organico.

Sindacati rappresentati: ADI, ADU, ANDU, ARTeD, CIPUR, CISAPUNI, CISL-Universita', CNRU, CNU, CoNPAss, CSA-CISAL Universita', FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS-Docenti, SUN-Universitas News, UDU, UGL-INTESA FP, UIL RUA

Nino Luciani, Verso la risalita ?

1.-  Premessa. Erano anni, ormai, che tra il miur e i sindacati non c'era alcun contatto, massimamente ai tempi della ministra Gelmini.
  Ma la cosa non era solo il risvolto della insipienza di "qualcuno". La prima ragione di ogni sconfitta sta dentro di noi: ossia il fatto che il sindacato non aveva una voce unica, davanti alla politica, ma una moltitudine di volti e sfaccettature diverse, la convinzione sbagliata che andando da solo, uno chiedeva meno che tutti assieme e quindi potesse ottenere qualcosa.
  Questo è accaduto massimamente da parte dell'USPUR, e poi dal CIPUR (servo della Moratti, salvo poi ricredersi e denunciare di essere stato raggirato. Troppo tardi ...
  Saluto pertanto con profonda soddisfazione l'iniziativa del coinvolgimento di TUTTI, per l'università, a cominiciare dagli studenti, dalle famiglie e dai singoli Rettori.

2. Perchè i governi Berlusconi sono stati tanto duri con l'università ?
   I governi Berlusconi sono stati una vera rovina per l'università. Mi sono sempre domandato perchè mai tanta durezza e perfino tanta acredine nei parlamentari   di Forza Italia in Senato, quel 28 luglio 2010, in cui fu discusso il disegno di legge Gelmini.
   In quel momento ho associato due cose:
  a) il fatto che Forza Italia fosse in parte composta da liberi professionisti e giornalisti e altri (del pubblico impiego), al cui interno molti, notoriamente, aspirano alla carriera universitaria;
   b) il fatto che l'università sia stata gestita in modo chiuso dai professori, e dunque abbia a lungo chiuso la porta a quegli aspiranti, forse alcuni assolutamente meritevoli, almeno per quanto ne so.
  Questo spiega molto il fatto che gli esami di abilitazione scientifica, introdotti dalla Gelmini, mirino a dare un titolo, che è molto prezioso per aumentare una parcella, ma molto meno prezioso per occupare un posto universitario, tant'è che (per avere un posto) bisognerà fare un secondo esame.

3. Cosa è cambiato per sperare in una risalita ? Sono cambiate alcune cose, ma non tutte:
  a) la prima è che è calato il numero degli studenti,
e questo è un vero dolore per la società civile, dovuto, più che alla crisi economica generale (meno soldi, nelle famiglie), alla disaffezione verso l'università (causa meno professori, meno servizi, meno risorse ai giovani, dai governi) ;
  b) la seconda è che il MIUR non è oggi nemico dell'università, perchè non più controllato dalla Confindustria (sia pur tramite satelliti, infiltrati dentro il MIUR).
   La prova tangibile è che il Capo Dipartimento dell'Università è Marco Mancini, vale dire un professore universitario, già Presidente della CRUI.
  Ultimo ma non ultimo. Non è invece cambiato una certa mentalità: quella di pensare che l'università possa essere autonoma per la gestione e al tempo stesso dipendente dal Miur, per il finanziamento fondamentale della spesa corrente.
   Non è così. L'autonomia gestionale è imprescindibile dalla autonomia di entrata e spesa. In questa direzione si può fare tantissimo, pur in un sistema in cui il principale pagatore sia lo Stato, inteso come "pagatore esterno" per conto delle famiglie.

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                                          UNIVERSITA'   E  STUDENTI

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DUE STUDI DEDICATI AGLI STUDENTI

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1) DELLA  FEDERCONSUMATORI SULLE RETTE SCOLATICHE IN 18 ATENEI

2) DEL SUNIA- CGIL SUGLI   AFFITTI  PER   GLI  ALLOGGI, IN VARIE CITTA' D' ITALIA

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NOTA 1. Proponiamo alla attenzione degli studenti e del popolo sensibile agli studenti, due studi:
      a) uno della Federconsumatori, relativo alle rette universitarie di 18 importanti università, distinte per fascia di reddito degli studenti. Si trova che l'università più sociale (vale dire che più viene incontro agli studenti poveri, prima fascia)  è Bari. Al secondo posto viene Bologna.
    A riguardo, invece, degli studenti più ricchi (5° fascia) l'Ateneo più economico è l'università del Salento, e quello più caro è Pavia. Tuttavia, per un giudizio valido, andrebbe tenuto conto delle controprestazioni degli Atenei, cosa che non compare nello studio.
   NOTA 2. Di seguito proponiamo anche un importante sudio del SUNIA-CGIL, relativo al costo degli affitti delle case,  per gli studenti non pendolari.
    Per valutare come influenzare questo costo, sarebbero utili informazioni sulla disponibilità di collegi universitari.
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Fonte: http://www.federconsumatori.it/news/foto/Rapporto%20atenei%20italiani%202014-2013.pdf

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COSTO DEGLI AFFITTI
Stralcio (pp. 1, 2, 3)

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Fonte: http://host.ufficiostampa.cgil.it//Documenti//private/CgilSunia_IndagineAffittiStudenti_5ott13.pdf

 

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EDIZIONI  PRECEDENTI

 

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Ateneo di Bologna:  FONDAZIONE ALMA MATER

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Nonostante le dimissioni del Presidente F. Di Vella, per manifesta impossibilità
di raccogliere finanziamenti per l'Ateneo, e per accumulo di disavanzi di bilancio :


Il  Consiglio di Amministrazione  rilancia la FONDAZIONE ALMA MATER
e nomina, come nuovo PRESIDENTE, il Direttore Generale COLPANI, di Unibo,
con copertura di un buco di  € 1.800.000.

L'operazione risulterebbe essere stata fatta in gran segreto e messa tra le "varie"
dell'o.d.g. del CdA. Tuttora risulterebbe non informato il Senato Accademico,
e ciò creerebbe un vulnus abbastanza grave, da giustificare l'empeachment del Rettore
(art. 6, c. 3,lett. e dello statuto di ateneo).

  1.- Premessa. Della Fondazione Alma Mater ci siamo occupati tre anni fa (clicca su: http://www.universitas.bo.it/ARTICOLI%202008.htm#inchiesta ). Allora il Rettore Dionigi, dopo aver azzerato il Consiglio di amministrazione in carica (che era presieduto dal prof. Walter Tega) e la dirigenza, aveva ordinato una sorta di mini-inchiesta sulla Fondazione (per fatti risalenti ai tempi del precedente Rettore Calzolari: presunte irregolarita' , accumulo di disavanzi di bilancio (iInchiesta peraltro affidata ad uno dei precedenti consiglieri d'amministrazione, il dr. Umberto Melloni) aveva dichiarato di volerla rilanciare nel nome di un obiettivo del suo programma elettorale: "la Fondazione Alma Mater da concepire sempre più - secondo la sua vocazione originaria - come braccio economico dell'Ateneo".
   In campagna elettorale, la via delineata era stata di trasformarla da Fondazione di diritto civile in Fondazione di diritto universitario (e dunque, anche sottoporla ai controlli di legge, per salvarla da "deviazioni") .
   A sua volta il nuovo Presidente prof. Francesco VELLA aveva accettato l'incarico, con riserva di verificare (nel primo anno dalla nomina) la fattibilita' dell'obiettivo e con l'impegno di dimettersi, se i fatti avessero dato esito negativo.
   Col senno di poi, gli esiti sono stati negativi (il patrimonio netto era € 1.731.625 nel dic. 2011; e' diventato di € 100.000 a dicembre 2014), e Vella e il Consiglio di Amministrazione si sono dimessi nel luglio scorso.

   In queste settimane si e' venuto a sapere che nel mese di novembre 2014 il Rettore ha deciso di rilanciare la Fondazione su nuove basi, e lo ha fatto tutto in gran silenzio. Risulterebbe aver messo l'argomento all'ordine del giorno del CdA dell'Ateneo, tra le "Varie"; e non avere informato il Senato che, per gli aspetti didattici , e' competente esclusivo.
    Invocherei che il Senato faccia chiarezza su questo dubbio nei confronti della Comunita' scientifica, degli Studenti e del Personale tutto; e  se il fatto sussiste, faccia di più, valendosi dell' art.6, c. 3, lett. e, dello Statuto.

   Il "motivo dichiarato" del rilancio e' stato un "motivo negativo": vale dire, in caso di scioglimento della Fondazione, evitare "pesanti ricadute d'immagine, ...le conseguenze sul personale, sulle obbligazioni verso numerosi docenti dell'Ateneo, sull'attivita' di fundrising, ... sui rapporti con i principali istituti di credito".    Questa motivazione evidenzia una "deviazione" grave, economicamente: nel senso che, per una soluzione valida, va messo sullo stesso piatto anche quanto si sarebbe potuto fare in alternativa (vale dire impiegando le stesse risorse per altri obiettivi, urgenti ), quelli per i quali l'Ateneo piange ai piedi del Miur ....

   Al tempo stesso, non risulta che la Fondazione Carisbo (ora ne è Presidente Fabio Roversi Monaco, ed era Rettore dell'Ateneo quando venne istituita la Fondazione Alma Mater), cofondatrice e socia della Fondazione Alma Mater, abbia mosso ciglio per questi fatti.
    Lo strano è che Fondazione Carisbo non puo' presumersi all'oscuro in quanto, come socio fondatore e membro di diritto dell'Assemblea dei soci, deve certamente avere ricevuto l'invito, con l'ordine del giorno e, si presume, aver partecipato alle varie riunioni dell'assemblea, in particolare a quelle di bilancio.

 2.-   Le nuove basi del rilancio. In estrema sintesi, esse sono:
  - Nominato Presidente della Fondazione il Direttore Generale dell'Ateneo Colpani (determinando un evidente conflitto di interessi, in quanto la persona del controllore coincide con quella del controllato). Clicca su:http://www.fondazionealmamater.unibo.it/FAM/FondazioneAlmaMater/Organi/default.htm;
   - Ridotto a tre il numero dei membri del CdA della Fondazione (il che suona come una tardiva dichiarazione di maggiore efficienza rispetto al passato);
   - Caricati sul bilancio dell'Ateneo le perdite di € 1.800.000, di cui sarebbe prevista la copertura mediante un primo trasferimento di € 700.000 dai "trasferimenti correnti" del bilancio dell'Ateneo (e questo e' illegittimo, perche' i conferimenti di capitale vanno presi dai "trasferimenti in conto capitale").
   E' , poi, di dubbia legittimità anche tutta l'operazione finanziaria perche' , per l'Ateneo gli scopi istituzionali sono la ricerca e la didattica istituzionale, e stornare i fondi per altre operazioni non è certamente opportuno.
  - Il tutto anche con l'intenzione di ricomporre l'azione di enti collegati (Societa' Irnerio, Ceub di Bertinoro, Alma Graduate School), note sanguisughe dell'Ateneo. Questa operazione "a fin di bene" (le virgolette sono mie) lascia interdetti ;
  - Rivedere la gestione dei budget dei master e dei corsi di alta formazione, anche sotto l'aspetto della rendicontazione (e questo meglio tardi che mai)
   - Vi sarebbe invece un silenzio totale sulla FAM SrL, e cioè sul braccio operativo della Fondazione, dal nome ingannevole per l'assonanza con quello della Fondazione Alma Mater, e che ha agito (e crediamo tuttora agisca) come una holding per le varie società controllate e/o partecipate.

    Nel precedente CdA dell'Ateneo venne lamentato che l'uso di "scatole cinesi" avesse condotto alla "assoluta mancanza di controllo delle risorse o ancora di piu' alla mancata valutazione costi/benefici", mentre "quando si parla di denaro pubblico tutto deve'essere trasparente".
   Visto che nella gestione di master e corsi post laurea è praticamente impossibile generare passività, è pensabile che le perdite così rilevanti si siano create proprio in FAM srl e nelle società da essa partecipate, e da qui per i rami siano ricadute sulla Fondazione Alma Mater (e, ora, addebitate al bilancio dell'Ateneo).   

  3.-  COMMENTO. Questa storia e' davvero una brutta storia, e che inevitabilmente (nella nostra mente) ricorda quella degli enti economici in Italia, i cui disavanzi, notoriamente, sono una delle origini del debito pubblico dello Stato direttamente o indirettamente (nel caso nostro, l'Ateneo ).
    L'unico rimedio ipotizzabile e' una ispezione del Miur, posto che la Corte dei Conti sia fuori gioco in termini di tempo, rispetto ai tempi su queste decisioni.
    Non solo questo. Uno dei motivi dell'inchiesta di Dionigi, sulla gestione nata prima del suo mandato, fu un dubbio di irregolarita' (che l'inquirente ha trovato, poi, infondati, ma non ha sembra aver acclarato adeguatamente, sulla base di un contraddittorio ) sul percepimento (da parte di componenti del Consiglio di amministrazione della Fondazione) di compensi per le cariche dagli stessi assunte attraverso FAM srl nelle società partecipate ( pare anche senza chiederne la preventiva autorizzazione all'Ateneo, come da Regolamento sull'autorizzazione degli incarichi extraistituzionali del personale docente e ricercatore a tempo pieno (D.R. 379 del 5.10.98) ).
   Non solo questo. In generale, attraverso queste gestioni "fuori controllo", si formano varie clientele, diciamo quelle amicizie coordinate, gruppi di potere che, al momento delle elezioni, vanno a determinare la elezione di questo o quell'amico, inquinando la demcrazia.
  Torno al programma elettorale di Dionigi. Se la Fondazione può divenire "braccio economico dell'Ateneo", non divenga il luogo deviato di clientele. N.Luciani

 

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Ateneo di Bologna, Bilancio di previsione 2013.

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CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
(Seduta del 18 dicembre 2014)

Previsto un FFO - finanziamento statale ordinario di € 358,72 milioni
(inferiore di €  14,01 milioni, rispetto alla previsione iniziale 2014)

Nota. Gli elementi, sottoriportati sono ripresi dal riferimento al CdA, da parte dell'Ufficio competente.
  Si fanno due rilievi:
  a) dover constatare che l'Ateneo è "costretto" a fare delle previsioni, sulla base di ipotesi dii finanziamento da parte del Miur. E' una vera vergogna che il Miur voglia centralizzare tutto, anzi sempre piu' (vedi legge Gelmini) e al tempo stesso non sia in condizioni di svolgere le proprie funzioni correttamente, mettendo tempestivamente e chiaramente gli  Atenei in condizioni di fare bilanci certi;
  b) la precarietà con cui Bologna - Amministrazione Centrale tratta le università decentrate della Romagna: dare fondi, senza criteri oggettivi trasparenti, in base ad trattativa che accorcia o allarga la distanza tra il "fabbisogno dichiarato" e le assegnazioni "proposte" (e che non si possono rifiutare)  dal centro.
    Per il futuro (art. 5 legge Gelmini) il FFO dovra' essere attribuito crescentemente (fino al 100%) in base al costo standard per studente. Per questo, probabilmente, il dispotismo di Bologna-centro incontrerà un limite: il dovere ripartire (a sua volta)  il proprio FFO, anche tra le sedi, in base al numero degli studenti.

 

 

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              BOLOGNA, NUCLEO DI VALUTAZIONE
                     
                              Nuovi Membri

- prof. Muzio M. Gola (Presidente);
- prof. Achille Basile (Componente);
- prof.ssa Rosa Maria Bollettieri Bosinelli (Componente);
- prof. Carlo Arrigo Umiltà (Componente);
- sig. Giacomo Basini (Studente eletto dal Consiglio degli Studenti).

RELAZIONE
Dal Senato Accademico:
( Seduta del 20.11.2014)

NOMINATO IL  NUCLEO DI VALUTAZIONE,
per il triennio 2014-2015, ex art. 9 statuto di ateneo

 Nota. Il Nucleo di Valutazione è l'organo di Ateneo preposto alla valutazione delle attività didattiche, di ricerca e amministrative, istituito ai sensi della Legge n. 370/1999 (.Disposizioni in materia di università e di ricerca scientifica e tecnologica.) e confermato dalla Legge n. 240/2010 (.Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l.efficienza del sistema universitario.).
  Esso è composto da un numero di membri tra i 5 e i 7, tra cui un rappresentante degli studenti eletto dal Consiglio degli Studenti.
  L

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Ripreso da 

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di REDAZIONE BLITZ, Università: numero chiuso, una questione aperta

    Nota. Giro agli studenti Il servizio di BLITZ, che fa molto utilmente il punto della situazione sul numero chiuso alle iscrizioni degli studenti alle università.
    Il fatto che da anni ormai (si parte dal Ministro Zecchino) sia stato introdotto il "numero chiuso"  si intreccia con varie questioni, mai affrontate adeguatamente:
     - quella della preparazione degli studenti ai seguire dati corsi di laurea,
     - quella della sicurezza degli studenti quando le aule sono strapiene,
     - quella della adeguatezza del finanziamento pubblico della formazione universitaria.
   Queste questioni non possono valere tutte simultaneamente, e dunque si dovrebbe fare chiarezza sulle motivazioni del diniego: soprattutto nei casi in cui esso

   venga a ledere, senza fondamento Costituzionale, il diritto allo studio.
   L'originale è corredato da molte citazioni, e quindi chi volesse saperne di più, vada all'originale (si vegga sotto, il link). NL

 

La regola della selezione all’ingresso nelle Università è messa in discussione da ripetute sentenze dei Tribunali amministrativi regionali. I giudici dei Tar di Lazio, Sardegna, Marche, Abruzzo, Molise e Toscana hanno rilevato alcune incongruenze nei test d’ingresso, dando ragione agli studenti esclusi che avevano fatto ricorso. E facendo esultare l’Udu, l’Unione degli Universitari (la Cgil degli studenti): "È stato abbattuto il numero chiuso".

A questo punto gli studenti che stanno per affrontare gli esami di maturità si chiederanno: "Ma allora da settembre niente più test d’ingresso?" La questione è un po’ più complicata. L’attacco che le sentenze del Tar hanno portato al numero chiuso non è ancora quello definitivo.

I ricorsi degli studenti esclusi sono stati accolti dai giudici per un motivo prevalente – oltre che per ripetute e dolose irregolarità nelle prove d’ingresso: il punteggio minimo. Con le stesse domande e lo stesso punteggio uno studente può essere bocciato a Roma e Bologna e ammesso a Napoli e Sassari. Il test è nazionale, il numero "programmato" di persone ammissibili è nazionale, ma i criteri con cui si entra variano da facoltà a facoltà.

Un colpo mortale al numero chiuso potrebbe venire dalla Corte Costituzionale, che prima dell’estate dichiarerà con sentenza se il numero chiuso così come finora è stato applicato dalle università è conforme al principio del diritto allo studio sanciti dagli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione Italiana. La Corte è stata chiamata in causa dal Consiglio di Stato, la "Cassazione", ovvero l’organo supremo della giustizia amministrativa.

Se il numero chiuso sarà giudicato "colpevole" di incostituzionalità, sarà da rifare tutto il sistema che si regge sulla Legge 264 del 1999, firmata dall’allora ministro dell’Istruzione Ortensio Zecchino: quella che stabilisce test d’ingresso in quasi tutte le facoltà e in quasi tutte le università italiane.

Sul banco degli imputati finisce un sistema che dall’inizio degli anni 80 regola l’accesso a molta parte dei nostri atenei. Sistema mutuato dall’America in risposta alle iscrizioni in massa all’università, tendenza in atto dalla fine degli anni 60 e arrestatasi solo qualche anno fa. Il criterio era: garantire ai "meritevoli" un’adeguata istruzione di livello accademico ed evitare il vero "numero chiuso", quello di chi alla fine si laurea. La crescita esponenziale del numero degli iscritti è andata di pari passo con la diminuzione della percentuale dei laureati sul totale della popolazione universitaria.

Come sappiamo, il numero chiuso non ha risolto questi problemi. Ma abolirlo del tutto, garantendo un accesso libero anche alle facoltà dove non si possono stanziare risorse infinite per comprare macchinari, allargare laboratori, costruire strutture necessarie per l’insegnamento universitario.

Una terza via c’è e potrebbe suggerirla la stessa Corte Costituzionale: applicare quanto dice la discussa legge 264. Ovvero fare un numero chiuso o "programmato" nazionale e con i test che sono già nazionali selezionare su base nazionale chi può accedere a determinate facoltà e chi no. Questo ovviamente implica un investimento nelle strutture – per garantire a chi passa il test un effettivo diritto allo studio- che sempre un’utopia in tempi di spending review. BLITZ
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Fonte:  http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/universita-numero-chiuso-questione-aperta-tar-corte-costituzionale-1448465/
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UNIBO - ELEZIONE DEL RETTORE

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La rivoluzione arrivata all'unibo
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FRANCESCO UBERTINI ELETTO RETTORE
Il rettore più giovane in Italia (classe 1970)

Un programma impegnato:

.- a modificare lo Statuto, in senso democratico e decentrato;
- a restituire l'Ateneo ai ricercatori, ai professori, al personale T.A.

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Colleghi che piangevano, verso il termine della conta dei voti

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  G. FIORENTINI, il concorrente favorito della vigilia perchè preparatissimo, paga la nemesi storica quale proRettore di Dionigi. [ D'Annunzio, poeta dell'Alma Mater, ci raccontò di Massimiliano d'Asburgo, promesso re del Messico, ma fuciliato dai Messicani solo (secondo lui) perchè colpevole delle colpe dei padri ].
  G. FIORENTINI, anche presunto colpevole di avvantaggiare (come Dionigi)  i professori medici, amanti della professione,
più che della università.

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COME E' ARRIVATA LA RIVOLUZIONE ?
da una squadra dal basso, di studenti e docenti non contro qualcuno, ma per raccontare
quanto avvenuto
a Bologna e in Romagna, in questi ultimi anni, a seguito della legge Gelmini e del nuovo Statuto dell'Ateneo.
Ma il fare noi da "cicero pro domo sua", non vuole oscurare i meriti diretti (maggiori) di Ubertini e di tanti altri.

LA SQUADRA DELLA RIVOLUZIONE

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Domenico Spalluto

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Anna Maria Di Pietra

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Nino Luciani

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Sergio Brasini

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Stefano Gandolfi

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Gugliemo Montanari

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Leonardo Altieri

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Giovanni Galeano

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Alberto Lamberti

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Arrigo Pareschi

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Fulvio Savorani

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Franco Farinelli

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Sara Fulco

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Enrico Sangiorgi

 Prof. FRANCESCO UBERTINI

- Nato a Perugia, il 6 Febbraio 1970;
- Maturità scientifica a Perugia, 1988, con votazione 60/60;
- Laurea in Ingegneria Civile presso l’Università di Bologna, 1994, con votazione 100/100 e lode.
- Dal 1994 al 1998 sono stato impegnato nel dottorato di ricerca in Mecca­ni­ca delle Strutture (X ciclo) presso l’Università di Bologna, seguito da una borsa di studio post-dottorato per l’anno successivo.
- Dal 2007 sono professore ordinario di Scienza delle Costruzioni presso l’Università di Bologna.
- Dal 2007 al 2010, Direttore del Dipartimento di Ingegneria delle Strutture, dei Trasporti, delle Acque, del Rilevamento, del Territorio (DISTART) dell’Università di Bologna.
- Dal 2010 al 2015, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali (DICAM), dell’Università di Bologna.
- Dal 2012 al 2015, membro del Senato Accademico dell’Università di Bologna.

INCARICHI ATTUALI
- Dal 2002 , membro del Collegio dei Docenti del Corso di Dottorato di ricerca in Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali, dell’Università di Bologna.
- Dal 2008,  tutore del Collegio Superiore dell’Università di Bologna.
- Dal 2010, membro del Centro Interdipartimentale di Ricerca Industriale in Edilizia e Costruzioni, dell’Università di Bologna.
- Dal 2012, coordinatore del gruppo di lavoro per la valutazione della vulnerabilità sismica del patrimonio edilizio dell’Università di Bologna.
- Dal 2013, membro del Consiglio di Amministrazione del Centro Ceramico, designato dall’Università di Bologna.

INCARICHI PRECEDENTI
- Dal 2003 al 2007, coordinatore del Laboratorio di Meccanica Computazionale (LAMC), presso il DISTART dell’Università di Bologna.
- Dal 2007 al 2010, impegnato nel ruolo di ruolo di direttore del Dipartimento di Ingegneria delle Strutture, dei Trasporti, delle Acque, del Rilevamento, del Territorio (DISTART) dell’Università di Bologna.
- Dal 2008 al 2010,  direttore del Master di II livello in Gestione del Rischio Indotto da Disastri Naturali, dell’Università di Bologna.
- Dal 2006 al 2013, membro del comitato direttivo del Gruppo Italiano di Meccanica Computazionale (GIMC), Associazione Italiana di Meccanica Teorica e Applicata (AIMETA).
- Dal 2010 al 2014,  membro del Technical Committee on Computational Solid and Structural Mechanics, European Community on Computational Methods in Applied Sciences.
- Dal 2010 al 2015,  Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali (DICAM), dell’Università di Bologna.
- Dal 2012 al 2015,  membro del Senato Accademico dell’Università di Bologna, come rappresentante dei Direttori dell’Area tecnologica, e componente del Gruppo Ricerca e del Gruppo Internazionalizzazione.

ATTIVITÀ SCIENTIFICA
Principali temi:
- modellazione numerica e analisi strutturale, strutture intelligenti e materiali innovativi, strutture storiche e archeologiche, monitoraggio e diagnostica strutturale.  

- Indicatori bibliometrici: tutti superiori alle mediane nazionali del settore e la valutazione dei prodotti presentati alla VQR è pari a 3/3.

- Autore di 68 pubblicazioni su riviste internazionali e oltre 200 su atti di congressi nazionali e internazionali.

 UNO SGUARDO AI COMPAGNI DI VIAGGIO, IN CAMPO NAZIONALE:
1) LA CRUI-CONFERENZA DEI RETTORI
2) LA INTERSINDACALE

1.- LA CRUI, CHE IL 23 SETTEMBRE ELEGGERA' IL NUOVO PRESIDENTE. Lo Statuto attuale, centralizzatore, è frutto di una interpretazione, diciamo ferrea, della legge Gelmini, ma che alcuni Tar hanno già ridimensionato. Ad esempio:
- i Consigli di Amministrazione potranno essere elettivi .
- i Giudici di concorso per l'abilitazione scientifica nazionale non saranno vincolati dagli indicatori di merito scientifico, prodotti dai concorrent tra i documenti, ma dalla valutazione libera delle pubblicazioni e degli altri meriti.

Rimane il fatto che l'approccio centralistico attuale, al MIUR, è gravemente lesivo del diritto costituzionale di autonomia,  delle università sta nella legge, e quindi è a Roma il luogo naturale della battaglia per l'università.

In questo senso, per il nuovo rettore, il filo del discorso prosegue verso la CRUI, circa il ruolo che vuole svolgere.

Giovi, a questo punto, ricordare che il 23 settembre  avrà luogo la elezione del nuovo Presidente.

La CRUI, in questi ultimi anni è stata retta da Stefano Paleari, rettore dell'università di Bergamo.
Non vi è dubbio che l'attività della CRUI sia stata intensa.
  La domanda, tuttavia, che dovrebbe avere una risposta nel dibattito elettorale, e che non compare, è se la attuale CRUI sia consapevole di esprimere una forza che è largamente al di sotto di quella possibile.

A questo proposito il pensiero corre ai tempi di Piero Tosi, Presidente che adunava a Roma presenze oceaniche di docenti e personale tecnico e amministrativo, che esprimevano una forte domanda politica di tutte le università verso il il governo e la società civile.

Paleari, questo non l'ha fatto (ma sappiamo che in questa fase l'unversità italiana si sente molto ammaccata e confusa, a causa dei colpi ricevuti dai vari governi).
Qualche concorrente pensa che sia possibile una ricostruzione dell'antico ruolo ?

2.- LA INTERSINDACALE.  Sul lato    SINDACATI, le cose vanno molto peggio. Il dichiarato numero degli iscritti di alcune di loro (cosiddette importanti) è fasullo (solo veri sulla carta). Nessuna attività nelle sedi.
  Evitiamo di fare il nome delle associazioni fasulle.
  Del resto, lo vediamo dal fatto che "non vediamo" mettere in piedi uno sciopero (se non come ospiti,  dentro quelli della scuola).
  Si chiederebbe il coraggio della trasparenza  e della ricerca dell'unione.
  In particolare, si chiederebbe, anche nella INTERSINDACALE,  la indicazione votata di un coordinatore delle associazioni, in modo che almeno emerga una sola voce, nel rapporto con la CRUI e con il GOVERNO.
  Ci sono giovani validissimi,  pronti ...
  Cosa si apetta ?

Nino Luciani, F. Ubertini rivoluzione alla Università di Bologna.

1.- Ubertini vince grazie al voto degli studenti di SOBRERO. L’elezione del prof. Francesco Ubertini (di Ingegneria e Architettura) è stata determinata dal voto degli studenti, perchè collocati in una situazione di quasi pareggio di tutti gli altri voti, a favore o contro. Infatti, i maggior voti (+ 49) dei docenti e ricercatori, a favore di Fiorentini sono stati bilanciati dai maggiori voti (+ 93) del personale tecnico e amministrativo, a favore di Ubertini.
  Gli studenti (voti totali 60) hanno dato voti 45 (gli studenti del Comitato aveva votato Sobrero, al primo turno) a Ubertini e voti15 a Fiorentini. Ne deriva che, se togliamo a Ubertini (voti totali ottenuti 1420,58) i voti dati a lui dagli studenti (45) e li diamo a Fiorentini (voti totali ottenuti 1347,36), vince Fiorentini per 17 voti.

2.- Quale il senso delle cose ? Alcune associazioni studentesche hanno voluto riprendersi idealmente l’antico ruolo, quello di eleggere il rettore, ma senza arroganza, bensì cercando un contatto con i loro compagni di strada e maestri, i professori, portati da alcune Associazioni di docenti.
  E’ nato così il Comitato Studenti e Docenti, che hanno organizzato 4 tavole, con varie relazioni di studenti e docenti,sui temi caldi dell’Ateneo ( didattica, democrazia e trasparenza, spazi e servizi, diritto allo studio, Ricerca, a Bologna e in Romagna), perché venisse messo in luce quanto avvenuto in tutto l’Ateneo, come conseguenza dell’applicazione della legge Gelmini (n. 240/2010) e del nuovo Statuto.
  Il risultato ottenuto è stato una vera rivoluzione.    Ha vinto il professore “velleitario” di Ingegneria: velleitario perchè giovanissimo e perchè contro il potere politico regionale, consolidato nell’UNIBO (dopo Roversi Monaco) a prova di bomba, grazie ad alcuni venduti.
  Ma anche Davide vinse contro Golia.

2) Non solo questo. E’ stato ripristinata la legalità democratica e questo non tanto perché IVANO DIONIGI fosse stato eletto illegittimamente, ma perché (poco tempo dopo le elezioni) ha rivelato di non volere reggere democraticamente l’Ateneo. Motivi:
  a) Ha interpretato la legge Gelmini in modo più “realista” del re, per aver sostenuto la norma secondo cui il Consiglio di Amministrazione è “designato” da qualcuno (di fatto, dal rettore), che invece dovrebbe esserne controllato, vale dire essere quello eletto da tutta la Comunità, incluso il personale tecnico e amministrativo.
  Questo tipo di CdA è stato mantenuto anche dopo un referendum quasi unanime, organizzato dai sindacati universitari, e dopo che vari TAR avevano dato torto all’idea che la “designazione” dei membri del CdA (parola della legge Gelmini) escludesse la “elezione democratica”;

b) Ha oscurato le fonti informative (verbali del CdA e del Senato), nel senso che ha imposto una speciale password per pochi, che volessero accedervi. Questo fatto ha impedito un controllo su istituzioni importanti come la Fondazione Alma Mater, che erano stato causa di apprensioni pesanti (dal lato finanziario) per l’Ateneo.
   Ne deriva che, alla sua scadenza, pur se di dovere egli dovrebbe essere ringraziato per avere dedicato 6 anni della sua vita all'Ateneo, non sappremmo neppure perchè ringraziarlo.

c) Ci sono, poi, aspetti più generali, che solo l’intervento di uomini di peso ha evidenziato durante il dibattito ( 4 tavole, in cui chiunque poteva riferire quanto a sua conoscenza su grandi temi dell’Ateneo, come conseguenza del nuovo statuto generale dell’ateneo, sui grandi temi: già detto più sopra).
  Non c'è dubbio che nel dibattito delle 4 tavole, il peso maggiore è stato portato da Ingegneria e Architettura (6 relatori su 14), e dunque è giusto che sia emerso il suo pupillo, sia pur mai menzionato. Le tavole non erano nè a favore, nè contro qualcuno.
  Invece medicina ha offerto il silenzio, pur se alcuni suoi professori sono stati insistentemente invitati. E' perà venuto lo studente di una associazione..
 
3. Elementi di rilievo emerso nelle tavole. In esse sono state evidenziate:
- difficoltà gestionali rilevanti per la didattica, in pratica caricate su poche persone, lasciate a se stesse, causa un pessimo raccordo tra Scuole e Dipartimenti.
-  la Romagna, terra di nessuno…
- discriminate le associazioni studentesche: a quelle della Romagna (che gridano meno sulla piazza di Bologna) aiuti finanziari pari ¼ di quelle di Bologna, e tra queste il top a quelle che in CdA votano tutti i provvedimenti del rettore (e questo, però, da almeno vent’anni).
  - discriminata Ingegneria, dal lato iscrizioni studentesche (in pratica, iscrizioni negate, pur essendoci molti posti ancora liberi).
  - evidenziato,  il regime di pagamento delle visite mediche ed esami in libera professione, dentro l'Ospedale S. Orsola.
   Le visite mediche e accerramenti diagnostici in regime pubblico risultano con lunghe file di attesa (mesi, e più), ma non quelle in regime di libera professione.
   Queste sarebbero quasi senza file di attesa, ma poi scopri che la convenzione unibo-regione stabilisce che la più parte del pagamento in libera professione va al SSN-Servizio Sanitario Nazionale, non al presunto odiato medico “approfittatore” (cosa che non è).
  Questo significa che le dette visite sono regolate dall’ospedale (vale dire dalla Regione, con il consenso dell'università) in conflitto di interesse, vale dire che la struttura pubblica ha interesse a ostacolare le prestazioni in regime pubblico, perché introita di più, da quelle private.

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EDIZIONE PRECEDENTE

UNIVERSITA' DI BOLOGNA
VERSO LA CONCLUSIONE DEI COMIZI ELETTORALI

Il 29 e 30 giugno 2015. BALLOTTAGGIO FIORENTINI-UBERTINI

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Prof. Dario Braga Prof. Gianluca Fiorentini Prof. Maurizio Sobrero Prof. Francesco Ubertini

I RISULTATI DEL I TURNO DI VOTAZIONI

Prof. Dario Braga Prof. Gianluca Fiorentini Prof. Maurizio Sobrero Prof. Francesco Ubertini
Voti   351 - I turno Voti 1161- I turno Voti 427- I turno Voti 843- I turno

LUCIANI:

I lavori delle quattro tavole, organizzate dal Comitato Studenti-Docenti (12 relazioni su: didattica, democrazia, diritto allo studio, ricerca) hanno evidenziato numerose criticità nei quattro campi, in particolare a causa di una notevole emarginazione dei docenti (ma anche del personale tecnico e amministrativo) nella conduzione dell'ateneo, a favore di un grigio strapotere burocratico centralizzato (anche con umiliazione della Romagna) .
Ne deriva che il nodo per una scelta è la credibilità dei due candidati, rimasti per il ballottaggio, circa la volontà di modificare lo Statuto per reinserire nuove energie a tutto campo, e (forse) la riforma della struttura dell'Ateneo in senso federale, con autonomia alla Romagna.
 


UNA SINTESI DEI LAVORI SVOLTI DAL COMITATO STUDENTI - DOCENTI

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Dal Presidente del Comitato Studenti - Docenti
DOMENICO SPALLUTO

LETTERA a TUTTI della UNIBO

   Vi scrivo questa mail per ringraziare ognuno di voi per il contributo apportato a questa esperienza. Sono state tante le difficoltà (dalla logistica alla partecipazione), ma ce l'abbiamo fatta.
   Siamo riusciti a modificare il dibattito elettorale. Seppur di poco, dato il nostro basso potere contrattuale, siamo riusciti a far riflettere, siamo riusciti a far introdurre ai candidati nostre idee nei loro programmi (si pensi soltanto alla valutazione della didattica, pienamente accolta dalle linee programmatiche di Braga) e soprattutto abbiamo infastidito qualcuno. Siamo riusciti nonostante tutti gli impedimenti attuati da alcuni gruppi di rappresentanza (studentesca e non). C'è da esserne fieri.
Io personalmente non posso votare, per cui esorto voi a stimolare la partecipazione degli iscritti alle vostre associazioni.
Per il resto, non posso che augurare buona fortuna e buon lavoro a tutti, con la consapevolezza che le nostre strade si incroceranno ancora.
Con affetto,
                                                                                                                                   Domenico Spalluto

LE PROPOSTE DI SINTESI, PER LA RIFORMA DELLO STATUTO,
del Prof. N. LUCIANI, della Prof.ssa A.M. DI PIETRA, degli STUDENTI

1.-   Struttura federativa dell'Ateneo . Allo scopo di dare all'Ateneo di Bologna una base federativa, alternativa alla attuale base centralizzata, la struttura amministrativa va ripartita in quattro grandi aree, in corrispondenza delle tradizionali quattro macro-aree ministeriali, e posto a capo di ognuna un rispettivo pro-rettore:

a. AREA SANITARIA: assistenza tecnico-sanitaria, farmacia, fisioterapia e riabilitazione, infermieristica, medicina e chirurgia, medicina veterinaria, odontoiatria, ostetricia, prevenzione sanitaria;

b. AREA UMANISTICA: arte (arti visive, moda, musica, arti e tecniche dello spettacolo), beni culturali, educazione, geografia, lingua e letteratura italiana, lingue e culture moderne (glottologia, linguistica, letteratura, filologia, ecc.), mediazione linguistica (lingue straniere applicate, interpretariato, traduzione), storia; studi classici, studi orientali, ecc.;

c. AREA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA: agraria, architettura e ingegneria edile, biologia, biotecnologia, chimica, disegno (industriale), física, ingegneria (civile, industriale, informatica), matematica, pianificazione regionale e ambientale, scienze ambientali, scienze della navigazione (aerea, marittima), scienze della terra, scienze motorie, scienze naturali, scienze e tecnologie agro-alimentari e forestali, scienze e tecnologie zootecniche e delle produzioni animali, statistica, urbanistica, ecc.;

d. AREA SOCIALE: comunicazione, cooperazione e sviluppo, difesa e sicurezza, diritto (scienze giuridiche, servizi giuridici), economia, gestione aziendale, scienze dell'amministrazione, psicologia, scienze politiche e relazioni internazionali, scienze del servizio sociale, sociologia, turismo

La Romagna è definita come area-territoriale dotata di autonomia gestionale e finanziaria, e posto a capo un rispettivo pro-rettore, quale primo passo verso l'indipendenza, quando i tempi saranno maturi. Sono ammesse interazioni dirette, rispettive, tra le quattro aree con sede a Bologna e in Romagna, con le corrispondenti strutture in Bologna. Questa impostazione è in alternativa all'attuale centralizzazione, fonte di eccessiva burocratizzazione, e causa di perdita di identità dei professori e dei ricercatori: nessuno sa più a cosa appartiene.

2.- DIPARTIMENTI. Dentro ogni macro-area vanno collocati i rispettivi dipartimenti, con i caratteri della legge vigente. Ne fanno parte i professori, le rappresentanze degli studenti, il personale tecnico e amministrativo, afferenti.

USB-Unità scientifiche di base. I professore e ricercatori di ogni dipartimento si sezionano in unità di base, specializzate in determinate ricerche scientifiche, sia pur con requisiti minimi sotto il profilo numerico. La diversa combinazione delle unità di base costituisce corsi di laurea differenziati.

3.-  Relazione tra SCUOLE e DIPARTIMENTI. L'art. 2, c. 2, lettera c della legge 240/2010 detta " la previsione della facoltà di istituire tra più dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di affinità disciplinare, strutture di raccordo, comunque denominate, con funzioni di coordinamento e razionalizzazione delle attività didattiche, compresa la proposta di attivazione o soppressione di corsi di studio, e di gestione dei servizi comuni".
Lo Statuto generale di Ateneo chiama "Scuole" dette strutture di coordinamento, art. 18.

Secondo lo Statuto (art.16) "I Dipartimenti sono le articolazioni organizzative dell'Ateneo per lo svolgimento delle funzioni relative alla ricerca scientifica e alle attività didattiche e formative. Ogni Dipartimento partecipa ad almeno una Scuola.

  I Dipartimenti .... propongono alle Scuole di riferimento, di concerto con gli altri Dipartimenti interessati, l'istituzione, attivazione, modifica e disattivazione dei Corsi di Studio di primo, secondo e terzo ciclo, nonché delle attività di formazione professionalizzante...

Secondo lo Statuto (art. 18 ) dello Statuto dispone: "Le Scuole sono le strutture organizzative di coordinamento delle attività di formazione dell'Ateneo e di raccordo tra i Dipartimenti per le esigenze di razionalizzazione e gestione dell'offerta formativa di riferimento... Si trae che tra scuole e dipartimenti c'è un conflitto di competenze.

Anche se si dice che i dipartimenti sono le articolazioni di base, ma poi si dice che le scuole coordinano i dipartimenti (ai fini didattici), di fatto le scuole sono sovra-ordinate ai dipartimenti..., invertendo la base della piramide (ossia si torna a prima della legge Gelmini.

Nel corso delle tavole sono emerse due proposte alternative:
a) I DIPARTIMENTI, farli talmente grandi, da includere tutte le esigenze didattiche di area, così da non avere bisogno di essere coordinati. Es. essi farli tematici e coincidenti con le SCUOLE che ricomprendono i rispettivi dipartimenti disciplinari. Questa soluzione e' praticabile se i nuovi mega-dipartimenti sono sotto sezionati in unità amministrative autonome, con un numero di membri variabile (grosso modo 40-80) con docenti omogenei sotto il profilo scientifico.
b) le SCUOLE restano come attualmente, ma esprimono parere obbligatorio e vincolante al Dipartimento di comune riferimento relativamente alla costituzione o soppressione dei corsi di laurea. Appare opportuno anche modificare il numero dei membri dei dipartimenti, oggi molto sbilanciato. Ad es.,con un numero di membri variabile (grosso modo 40-80), e con docenti omogenei sotto il profilo scientifico Le risorse dell'Ateneo sono assegnate al Dipartimento per il 30% in base ai programmi di ricerca, e per il 70% in base ai programmi didattici. I professori a contratto fanno parte dei Consigli di Corso di Studio. d) Ultimo, ma non ultimo. C'è un problema di comunicazione sociale. Le Facoltà erano percepite con chiarezza dal grande pubblico, circa il contenuto didattico di larga massima. Le denominazioni dei corsi di studio sono difficilissime da capire.

3. Organi dell'Ateneo. Nel segno della democrazia e della trasparenza:
a) Il CdA e il Senato sono elettivi. I membri del senato sono professori, ricercatori e studenti. I membri del CdA devono possedere determinate professionalità tecniche e possono essere professori di ruolo, ricercatori a tempo indeterminato o determinato, personale tecnico e amministrativo, ed esterni.
b) Tra i requisiti di eleggibilità i candidati è fatto divieto di conflitto di interesse con l'Ateneo per quanto riguarda imprese o gestione di servizi all'Ateneo e a persone o a studenti dell'Ateneo: I verbali del CdA e del Senato sono pubblici sia per l'interno sia per l'esterno dell'Ateneo; I bilanci dell'Ateneo devono essere pubblici, sia per l'interno sia per l'esterno. La nomina dei membri esterni del CdA dovrà aver luogo tra una rosa di nomi indicata, in assemblea congiunta, dalle associazioni imprenditoriali, insistenti nella regione Emilia Romagna.

CONSIGLIO STUDENTESCO. Esso è un organo consultivo del CdA e del Senato. Esso fornisce parere obbligatorio, non vincolante, in un determinato elenco di materie didattiche e in materia di contributi studenteschi. Inoltre esso può proporre progetti di delibera al CdA e al Senato in materia didattica e di diritto allo studio, alla disponibilità di spazi per gli studenti. L'Ateneo deve impegnarsi ad indire le elezioni studentesche ogni due anni.

ABOLIZIONE DELL'ART 15 DEL CODICE ETICO gli strumenti legali per punire chiunque leda l'immagine dell'Ateneo sono già forniti dal nostro ordinamento.

CONSULTA DEL PERSONALE TECNICO E AMMINISTRATIVO. Esso è un organo consultivo del CdA e del Senato. Esso fornisce parere obbligatorio, non vincolante, in materia di contratti di lavoro e struttura amministrativa dell'Ateneo; e puo' proporre al CdA proposte di delibera in tale medesima materia.

GARANTE DEGLI STUDENTI. Impegno a selezionare il Garante degli Studenti attraverso una procedura comparativa ad evidenza pubblica dei curricula dei candidati

INTRODUZIONE DELLE CONSULTE SOCIALI. L'Ateneo costituisce propri organi consultivi con l'esterno, aperti alla partecipazione invita degli enti locali e delle espressioni rilevanti della società civile, per trarne input, ai fini del miglioramento continuo dei propri compiti istituzionali, quali:
a) un organo di consulenza Università-Comune di Bologna
b) un organo di consulenza Università-Regione Emilia Romagna
c) un organo di consulenza Università-Associazioni delle imprese
d) un organo di consulenza Università-Associazioni culturali e) un organo di consulenza Università-Scuole di II grado
f) un organo di consulenza Università-Associazioni sindacali regionali.

AMMINISTRAZIONE. Nella amministrazione dell'Ateneo va fatta una netta separazione tra responsabilità politica e responsabilità amministrativa o di gestione. La prima è propria dei dirigenti degli organi esecutivi (rettore, direttore di dipartimento); la seconda è propria del dirigente dell'ufficio amministrativo.
Ogni atto amministrativo deve portare la doppia firma: quella del dirigente dell'ufficio amministrativo che lo ha redatto e che assume la responsabilità legale e tecnica dell'atto; quella del dirigente dell'organo esecutivo che assume la responsabilità politica dell'atto medesimo.

TRASPARENZA. Impegno a mettere a disposizione dell'intera comunità universitaria, studenti inclusi, tutto il materiale preparatorio degli Organi Accademici e tutte le relative delibere.

RAPPORTI CON LA CRUI. La maggiore disponibilità possibile dell'Ateneo per la unità propositiva di tutti gli Atenei nel rapporto con il Miur, la UE, gli enti didattici e di ricerca a livello internazionale. PRECARIATO. L'Ateneo esercita un ruolo attivo per limitare il precariato e comunque ne limita la durata, possibilmente convertendolo in rapporti stabili.

4.  Diritto allo studio e finanziamento dell'Ateneo SISTEMA FINANZIARIO. Le fonti di finanziamento dell'ateneo sono:
- entrate proprie (contributi studenteschi, contributi di altri utenti didattici, prezzi privati e prezzi pubblici a fronte del costo di prestazioni di beni e servizi di strutture produttive dell'Ateneo, affitti di locali di proprietà dell'Ateneo, dividendi di enti al cui capitale l'Ateneo ha partecipazioni);
- liberalità di terzi privati;
- trasferimenti dello Stato e di enti locali.

Per ognuna delle quattro macro-aree, l'Ateneo calcola il costo standard per studente, relativamente alle prestazioni istituzionali non commerciali, e lo comunica alla CRUI e al MIUR.

Nel riparto dei fondi per la ricerca, l'Ateneo garantisce una determinata soglia per ogni ricercatore, allo scopo di tutelarne la libertà di ricerca; e controlla i risultati della ricerca.
L'Ateneo, inoltre, eroga in modo significativo borse di ricerca per neo-laureati che vogliano intraprendere un percorso di studio. E' fatto divieto di affidare compiti tecnici o amministrativi all'esterno dell'Ateneo, qualora l'Ateneo già disponga di strutture competenti al proprio interno.

Prestazioni di servizi. Esse, di norma, sono gratuite. In via eccezionale sono ammesse prestazioni di servizi a pagamento, e comunque pari al costo medio, maggiorato di un tasso di profitto normale.
Nel caso di medicina (art. 32 della Costituzione), tenuto conto delle deroghe di legge, il prezzo delle visite mediche e degli esami diagnostici deve essere coerente con la natura pubblica dell'università di Bologna e, in ogni caso, (secondo la tradizione della scienza delle finanze) non superiore al 30% del costo. In particolare, tenuto conto che l'imposta personale sul reddito è improntata a criteri di progressività, non vanno ammessi ticket progressivi per fasce di reddito.
Nel caso delle visite in libera professione, il prezzo non dovrebbe superare del 10%-20% quello delle prestazioni in regime pubblico. Identico criterio deve valere per gli esami diagnostici in libera prestazione (vedi nota qui di seguito).

NOTA. Nel caso di medicina (art. 32 della Costituzione), tenuto conto delle deroghe di legge, il prezzo delle visite mediche e degli esami diagnostici deve essere coerente con la natura pubblica della universita' di Bologna e, in ogni caso, (secondo la tradizione della scienza delle finanze) non superiore al 30% del costo. In particolare, tenuto conto che la imposta personale sul reddito e' improntata a criteri di progressivita' , non vanno ammessi ticket progressivi per fasce di reddito.
Nel caso delle visite in libera professione svolta in strutture pubbliche è il prezzo e' fissato dalla struttura in convenzione tra ospedale e docente, e l'incasso del prezzo e' ripartito tra la struttura e il docente. In questo senso sia il medico sia la struttura pubblica hanno interesse a ostacolare le prestazioni in regime pubblico, a vantaggio di quelle in regime di libera prestazione.
Questa collusione di interessi tra struttura e docente spiega (in larga parte) le lunghe file di attesa, mentre le prestazioni in regime di libera sono facilmente disponibili. Ne deriva che l'abolizione del fenomeno deteriore delle lunghe file di attesa, e della brevita' di quelle in libera professione, potra' essere combattuto solo decidendo che il divario tra prezzo in regime pubblico e presso in regime di libera prestazione non possa superare un determinata percentuale.

Tassazione universitaria. Ricalcolo del sistema di tassazione finanziaria, tramite un sistema proporzionale che tenga conto della situazione reddituale dello studente. Rivisitazione delle fasce di contribuzione ridotta, con l'adeguamento di migliori parametri di merito.

4) Associazioni studentesche dell'Ateneo: CONSULTA SOCIALE.
Istituzione di una consulta sociale Ateneo-Associazioni studentesche, che fornisca parere obbligatorio ma non vincolante, in materie che le riguardano. TRASPARENZA NEI BANDI.

Accesso libero, per le associazioni, a tutte le delibere riguardanti i bandi pubblici a cui le associazioni partecipano.

RIVISITAZIONE DEI BANDI. Impegno ad adottare criteri omogenei di finanziamento delle Associazioni Studentesche su tutte le sedi del Multicampus, nel rispetto dei criteri di economicità, trasparenza, efficienza e pubblicità, a cui le pubbliche amministrazioni debbono conformarsi.

ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE MULTIDISCIPLINARE. Assegnare la valutazione del programma di attività delle associazioni ad una commissione composta da esperti di varie discipline, che non siano in conflitto di interesse.

PUBBLICITA' DELLE RENDICONTAZIONI. Obbligo di pubblicare sul portale di ateneo le rendicontazioni prodotte dalle associazioni e dalle cooperative e delle relative relazioni.

ABOLIZIONE CONTRIBUTO AFFITTO SEDE. Abolire il contributo affitto sede a favore della stipulazione di un contratto di locazione da parte dell'ateneo, per l'affitto di una struttura multifunzionale nel cento storico, per l'utilizzo da parte delle associazioni (ciò permetterebbe di risparmiare sia sul contributo, sia sulla locazione dei locali siti in Zona Roveri, aperti all'utilizzo delle associazioni).

ABOLIZIONE DEL CONTRIBUTO DEL CDS. Abolire i 33 000 euro che ogni anno ha a disposizione il Consiglio degli Studenti, per il finanziamento di progetti "culturali". Tale fondo viene spesso utilizzato in maniera poco trasparente e per tornaconti personali delle associazioni di rappresentanza.

ABOLIZIONE DI AULE STUDIO CONCESSE FUORI DAL BANDO. Nessuna particolarità deve essere permessa, affinchè tali locali, concessi in maniera poco trasparente, non divengano oggetto di contrattazione politica.

.

EDIZIONI PRECEDENTI

ELEZIONI DEL RETTORE dell' UNIBO

UN NUOVO RETTORE EREDE DELLA IDEA CENTRALISTICA
DEL RETTORE  CHE SE NE VA ?

SISTEMA ELETTORALE, CON ELEVATA SOGLIA DI SBARRAMENTO, PUR SE CON BALLOTTAGGIO FINALE
Candidabili solo quelli che ottengono almeno 150 firme di presentazione

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Prof. Dario Braga Prof. Gianluca Fiorentini Prof. Maurizio Sobrero Prof. Francesco Ubertini

"Ivano"... , a inizio mandato
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Rettore Ivano Dionigi

.
FATTI ANOMALI che, causa firme,  danno un VANTAGGIO A TALUNO
.

   1) due conflitti di interesse, vale dire due pro rettori (Fiorentini e Braga) che sono candidati rettore. Provvedano ...per favore, per il bene dell'Ateneo

.
   2) un conflitto di interessi CL-CdA  (ciellini gestori di servizi agli studenti, che eleggono rappresentanti in CdA e danno  il "voto di scambio" all'Ateneo)

.
   3) voci, secondo cui il rettore sosterrebbe a LETTERE  il proprio delfino (Fiorentini). Non è peccato, ma per Fiorentini sarebbe etico smarcarsi.

"Ivan il terribile", a fine mandato
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Rettore Ivano Dionigi

    Su queste firme si potrebbe chiudere un occhio, se non ci fosse il timore di pressioni partitiche dai cieli
regionali, come nelle precedenti elezioni, per cui pesano fino a  violare il principio costituzionale
della pari opportunita' . Sia chiaro che le firme ci sono sempre state. Ma un tempo erano 20 firme.

C'è poi una questione di "Medicina" (diciamo la sanità) posta da alcuni candidati.  Come mai ?
Questo punto è ripreso sotto, ai punti 3 e 4

. . .
   NOTA.   1.- Premessa. Lo stato della didattica è stato l'oggetto di tre relazioni (uno studente e due professori), in una tavola organizzata marted' 17 da un comitato di studenti e docenti. Si clicchi su: Didattica a Bologna e in Romagna.
   In generale, la grande battaglia dell'università italiana, umiliata dalla legge Gelmini (con la centralizzazione dei processi decisionali e del finanziamento), passa per la contrapposizione di un disegno autonomistico (cosa annunciata dall'attuale Ministra). A Bologna il disegno centralizzatore è stato applicato, oltre la legge (si pensi ai "macro-dipartimenti, e alla Romagna). Serve un nuovo statuto per ripristinare il decentramento, sia pur migliorato, rispetto all'antico.
   Il primo problema è ridefinire le unità di base del decentramento, come insieme di dipartimenti omogenei (es. quelli riferibili alle tradizionali macro-aree disciplinari), o come unità territoriale (è il caso della Romagna), e al loro interno ridefinire le unità di base della ricerca su base rigorosamente specialistica (vecchi istituti ?). Un insieme di istituti omogenei rispetto ad una data professione, costituirà la Scuola-Facoltà.
   2.- Il criterio per capire se i quattro candidati sono consapevoli, circa la "retta via", è vedere dal fatto se hanno una visione centralistica o decentrata dell'organizzazione, e se vogliono aprire al controllo democratico (compreso non secretare i verbali degli organi).
  In generale, l'eccesso di burocratizzazione e di spersonalizzazione delle istituzioni dell'ateneo, e perfino dei professori, è la conseguenza della centralizzazione delle decisioni, e dunque puoi accelerare le pratiche con l'uso del mezzo elettronico, ma poi se chi decide sono le poche persone a capo delle strutture, è là che avviene il fermo delle decisioni. Ne deriva che solo decentrando (ma non polverizzando) si può evitare il soffocamento dell'Ateneo.
   2.-  Del disegno centralizzatore in  atto, il responsabile principale è il rettore uscente, un rettore che eletto, a sinistra, si è rivelato presto antidemocratico e antisindacale, giacchè ignorò deliberatamente un referendum, quasi unanime (98%) a favore della elettività del CdA, organizzato dalla base sociale che l'aveva eletto. Il sistema elettivo era pienamente conforme alla legge, come poi si è visto dalle pronunce dei vari TAR. Dov'era Fiorentini quando si violava la democrazia ? Separi, sia pur con ritardo, le proprie responsabilità dal calderone
  Darei meno responsabilità a Braga Pro Rettore, in quanto egli è stato praticamente isolato per tutti i sei anni. Ne' egli ha votato lo Statuto, in quanto non poteva votarlo, non essendo membro del Senato, ne' del CdA.
  Risulta, invece, che Sobrero abbia votato questo Statuto, come membro.
  Del fatto che Fiorentini si trovi in conflitto di interesse, mi preoccuperei poco, se non ci fosse lo scoglio delle 150 firne (totali 600, rispetto ad un elettorato che non arriva a 4000 voti). Sono veramente tante, ed è probabile che solo chi è aiutato dal potere in carica, possa raggiungere le 150 firme.
.
3.- L'Area di Medicina costituisce un argomento "peso" per alcuni candidati, quasi un motivo valido per staccare una costola dall'Ateneo, e darvi una specie di autonomia organizzativa.
   Fiorentini scrive (LETTERA): " Serve un Consiglio della Medicina Universitaria che affianchi il Rettore nella programmazione strategica".
   Sobrero scrive: ... Nell'area medica ... "il ruolo e l'autonomia dell'Università sono da tempo messi in discussione. .... C'è bisogno di un Prorettore medico che sappia autorevolmente intervenire a livello nazionale e locale...".
4.- Commento  per l'area medica. Il nodo è acutizzato da questioni retributive (non da problemi di miglioramento della didattica e ricerca, prestazioni sanitarie).   La premessa è che:
   - istituzionalmente i professori universitari fanno ricerca e didattica e prestazioni sanitarie, e ricevono sia uno stipendio dall'università, sia   un assegno aggiuntivo dalla Regione;
  -   invece i Medici ospedalieri fanno istituzionalmente prestazioni sanitarie e ricevono uno stipendio dal  SSN. Inoltre fanno opzionalmente didattica e ricerca,  con le seguenti precisazioni:
  -  per l' insegnamento, con contratto universitario, dovrebbero ricevere un assegno, ma poi non si sa come va a finire (?);
  -  Circa la ricerca: a) ci puo' essere una ricerca autonoma dei medici ospedalieri se sono in ospedali IRCCS  (per ricerca applicata, rivolta ai malati, quindi ricerca non di base) e ricevono dei fondi IRCCS;.
     b) per quelli che fanno ricerca nelle cliniche degli Ospedali universitari (anche IRCCS), c'è una situazione in movimento, in quanto di solito la conduzione e' di fatto (o prevalentemente) in mano a professori universitari, i quali decidono sia l'uso dei fondi universitari sia i fondi IRCCS, senza distinzione circa la destinazione a ricerca di base e ricerca applicata.
   Qui le differenze oggettive di trattamento tra universitari e ospedalieri derivano dalla mancanza di  uno stato giuridico chiaro circa il riconoscimento delle prestazioni rispettive, e questo è fonte di insofferenze. Ma nel cercare di sanarle (molto dipende dalla saggezza nella scelta dei primari), va comunque salvata la ricerca clinica, perchè strategica nella lotta alle malattie.
   Circa il fatto che la quota IRCS negli ospedali universitari ( ai medici ospedalieri) sia poco o tanto tanto (in confronto ai professori), per cui l'università "debba" dare fondi di ricerca propri anche ai medici, è cosa da contrattare a parte (tra sindacati e università).
  c) C'è, poi una questione di posti letto. Una parte è a pagamento privato e questa non crea conflitti tra ospedalieri e universitari. Una seconda parte è ad uso pubblico nel quadro delle regole del Servizio Sanitario Nazionale. Il controllo su questi determina il loro uso per cura di questa o quella malattia, anche con riferimento al quadro nazionale; e crea un vantaggio economico indiretto a favore dei medici (universitari, di solito), in quanto essi possono dirottarvi (a carico del SSN) i loro malati , dopo avere trattenuta una parcella ben salata nel proprio ambulatorio privato. Andrebbe a loro sottratto il potere diretto sui posti letto, e dato ad una giuria "terza" di medici, o al prof più anziano ?
   Sono questioni inquinate da interessi "privati", non da interessi al miglioramento della sanità pubblica (anzi peggiorata, pur con spese aumentate), per cui non si giustifica, come regalo, un Consiglio di Medicina che rafforzerebbe interessi privati.
  
Per principio, tutti i posti letto dovrebbero essere ad uso pubblico (non a pagamento privato, in quanto giò a monte i cittadini pagano le imposte in base a criteri di progressività, art. 53 Costituzione), e dovrebbe essere vietato ai medici pubblici (anche universitari) di fare visite private a pagamento,. NINO LUCIANI

DIFFERENZE  CIRCA  LO   STATUTO E GLI ORGANI DI BASE

BRAGA

Sì a manutenzzione
dello statuto,
no ad una rivoluzione

 

  "A proposito dello statuto,
mi piace parlare di "manutenzione", per suggerire l'idea non di uno stravolgimento ma, certamente, di un lavoro importante su di esso funzionale al miglioramento delle criticità che si sono manifestate in questo primo ciclo di applicazione .
....

  Dunque di avviare una mini-revisione e non una rivoluzione dello Statuto, anche perché il "sistema" non potrebbe tollerare una nuova ed estenuante fase costituente, che ci farebbe correre il rischio di una paralisi.

  Per queste ragioni, occorre agire "chirurgicamente" con interventi mirati e subito, sfruttando la possibilità, fin qui non utilizzata, di sperimentare modalità in deroga alla Legge n. 240 (di cui UniBo può avvalersi, essendo una Università "in deroga").

 

___________________
P.S. - In particolare:
"integrazione del CdA con  un rappresentante del personale Tecnico e Amministrativo, con elettività" ....  o "mediante  il sistema attuale".

FIORENTINI

Si' a questo statuto,
ma da correggere

(Prevedere la presenza di un rappresentante del personale tecnico e amministrativo nel Consiglio di Amministrazione)

" La riforma statutaria ha comportato sforzi importanti.
Il consolidamento degli assetti istituzionali ci ha permesso di raggiungere risultati notevoli e ci consente ora di affrontare con fiducia e slancio il nostro futuro.     Oggi l’Alma Mater non ha più bisogno di una laboriosa riforma d’impianto: ha però bisogno di rendere più agile il proprio assetto, più semplici i suoi meccanismi di governo, più efficace il sistema delle sue strutture, a partire dalle Scuole. Cambiare ciò che va cambiato e rafforzare ciò che va rafforzato: questi sono i due poli fra i quali dovrebbe muoversi il miglioramento – tempestivo e funzionale – della nostra governance. Con un solo principio guida: valorizzare l’autonomia e la responsabilità delle strutture.

" Per l’Area Medica... serve un Consiglio della Medicina Universitaria che affianchi il Rettore nella programmazione strategica".
___________________
P.S. -
In particolare:
" Prevedere la presenza di un rappresentante del personale tecnico e amministrativo nel Consiglio di Amministrazione".(Non si dice se con il sistema attuale o con elezioni. N.d.R.).

NOTA. Fiorentini, Membro della Commissione della Regione Emilia-Romagna per l'“Abilitazione a ricoprire posti di direttore generale nelle aziende sanitarie”

SOBRERO

Dieci sofferenze
da affrontare subito,
senza aspettare
la riforma dello Statuto.
(Riforma Statuto, prima della
scadenza degli organi eletti in
questa tornata elettorale. N.d.R.)

1. Rapporti Scuole/Dipartimenti

2. Responsabilità ed autonomia dei Campus

3. Circolazione e disponibilità di documenti e delibere

4. Flessibilità nell'uso dei fondi della ricerca

5. Organizzazione e monitoraggio della didattica

6. Distribuzione punti budget e piani di reclutamento

7. Il presidio dell'area medica

8. Strumenti e procedure per gli incarichi e i contratti con l'esterno

9. Sostegno del personale tecnico-amministrativo

10. L'accoglienza degli studenti

______________
P.S. Dare rappresentanza in CdA, al personale tecnico e amm.vo, con il sistema elettivo, quando sara' modificato lo Statuto.

UBERTINI

Non risulta ancora pubblicato
un  programma organico


Elementi presi da varie
fonti (in attesa di supporto con necessario dettaglio)

a)  come priorità, la revisione dello Statuto, invertendo, nell'ottica di un decentramento organizzativo, l'attuale impostazione eccessivamente centralizzata;

b) CdA : elettività dei membri interni, con rappresentanza dei tecnici e amministrativi;

c) Senato: tornare ad avere il ruolo di indirizzo politico e culturale dell’ateneo, nuove modalità di elezione e aperto ai Coordinatori di Campus.


d) conferire ai Dipartimenti e ai Campus autonomia e responsabilità

Nota 1. I Dipartimenti sono 33, per cui l'annunciato decentramento parrebbe essere una polverizzazione.
Al tempo stesso, posto che la ricerca abbia un senso se è "specializzata", le unità organizzative della ricerca non dovrebbero essere più i dipartimenti attuali, perchè con composizione scientificamente eterogenea.

Nota 2. Si riporta, quale prototipo di decentramento, Roma La Sapienza:
Art. 10 dello Statuto: " La Sapienza, al fine di garantire l’unità degli studi universitari e di salvaguardare la pluralità di culture che ad essa contribuiscono e, al tempo stesso, di favorire il processo di decentramento organizzativo e di valutazione delle attività, si articola in Dipartimenti e Facoltà autonomi sotto il profilo amministrativo ed organizzativo, dotati di organi e regolamenti propri" ...

.

Keyword : elezioni rettore unibo, comitato studenti docenti,  seconda tavola rotonda, democrazia, trasparenza, partecipazione, campus, romagna, la legge gelmini, relazioni studente (G. Galeano), due professori (L. Altieri, A. Lamberti), presenza candidato-rettore Francesco Ubertini

ELEZIONI DEL RETTORE - UNIVERSITA' DI BOLOGNA

Comitato studenti - docenti

RICERCA SCIENTIFICA
Quarta tavola: Quattro RELAZIONI:
1) Studentessa FULCO SARA
2) Prof. Farinelli; 3) Prof. Sangiorgi; 4) Prof. S. Brasini)
(Presenti i Candidati-Rettori Prof. D. Braga, G. Fiorentinti )

NODO DA SCIOGLIERE

- la SCUOLA sopra i DIPARTIMENTI come vuole la legge, per la didattica ?
-  oppure  i DIPARTIMENTI sopra le Scuole, ma svolgendone male i relativi compiti didattici ?
Nota. Sul rapporto scuola-dipartimenti.  Nel corso de

Tra il pubblico

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Quarta (e ultima) tavola rotonda- 28 aprile 2015
PROSSIMO PASSAGGIO IL ...... PER LE INTERVISTE AI QUATTRO CANDIDATI

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Sergio Brasini, VicePresidente Scuola di Economia, Management e Statistica di Rimini, Membro del Consiglio di Campus,RI

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Franco Farinelli

Direttore Dipartimento
di Filosofia e Comunicazione

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Sara Fulco
Rappresentante degli studenti

nel Consiglio degli Studenti

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Enrico Sangiorgi
Direttore Dipartimento di Ingegneria dell' Energia Elettrica e dell'Informazione«G.M

Nota. Sul rapporto scuola-dipartimenti.  1.- Nel corso delle tavole, e' apparso ripetutamente il problema del primato del dipartimento sulle scuole, o viceversa, in relazione al fatto che i dipartimenti hanno lasciato a se stessi i corsi di laurea, e trascurato la libertà di iscrizione degli studenti nella Scuola di Ingegneria e Architettura, pur essendoci molto più spazio di quello occupato realmente.
Facciamo il punto giuridico della situazione:
1.- Dipartimenti. L'art. 16 dello Statuto di Ateneo dispone: "I Dipartimenti sono le articolazioni organizzative dell'Ateneo per lo svolgimento delle funzioni relative alla ricerca scientifica e alle attività didattiche e formative. Ogni Dipartimento partecipa ad almeno una Scuola. 2. I Dipartimenti ....  propongono alle Scuole di riferimento, di concerto con gli altri Dipartimenti interessati, l'istituzione, attivazione, modifica e disattivazione dei Corsi di Studio di primo, secondo e terzo ciclo, nonché delle attività di formazione professionalizzante...
2.- Scuole. L'art. 18 dello Statuto dispone: "Le Scuole sono le strutture organizzative di coordinamento delle attività di formazione dell'Ateneo e di raccordo tra i Dipartimenti per le esigenze di razionalizzazione e gestione dell'offerta formativa di riferimento...
3. Legge 240/2010: L'art. 2, c. 2, lettera c, dispone " la previsione della facoltà di istituire tra più dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di affinità disciplinare, strutture di raccordo, comunque denominate, con funzioni di coordinamento e razionalizzazione delle attività didattiche, compresa la proposta di attivazione o soppressione di corsi di studio, e di gestione dei servizi comuni".
4.- In conclusione l'Ateneo di Bologna chiama Scuole, le strutture di coordinamento (di cui alla legge) dei dipartimenti (ai fini didattici), ma il costituirle non è obbligatorio. Tuttavia la costituzione delle Scuole  diviene una necessità se, per fare un corso di studio, serve l'adesione dei docenti di piu' dipartimenti.
Questo spiega perchè Fiorentini vuole "abolire le Scuole, ove non necessario, perchè sono un appesantimento burocratico".
  Osservazione:1)  il vero nodo è che tra scuole e dipartimenti c'è un conflitto di competenze. Anche se si dice che i dipartimenti sono le articolazioni di base, ma poi si dice che le scuole coordinano i dipartimenti (ai fini didattici), di fatto le scuole sono sovra-ordinate ai dipartimenti..., invertendo la base della piramide (ossia si torna a prima della legge Gelmini);  2) e poi c'è il fatto che i nostri dipartimenti mettono insieme docenti di diversa specializzazione scientifica, e questa non e' una buona coobitazione sia di metodo sia per il riparto finanziario.
  3) Forse occorrerebbe ripensare tutto. Es. :
  a) I dipartimenti, farli talmente grandi, da includere tutte le esigenze didattiche di area, così da non avere bisogno di essere coordinati. Es. essi farli tematici e coincidenti con le SCUOLE che ricomprendono i rispettivi dipartimenti disciplinari
 
b) o fose mettere in cima  le SCUOLE con funzioni didattiche e, sotto i dipartimenti, con funzioni scientifiche. Sarebbe un ritorno all'antico, dato che la legge è ambigua.
d) Ultimo, ma non ultimo.
C'è un problema di comunicazione sociale. Le Facoltà erano percepite con chiarezza dal grande pubblico, circa il contenuto didattico di larga massima. Le denominazioni dei corsi di studio sono difficilissime da capire. Le denominazioni delle attuali Scuole potrebbero supplire bene, sotto questo aspetto, a quelle delle Facoltà ... Come fare, se aboliamo anche le Scuole ? N. LUCIANI

Sergio Brasini
Prospettive dei Dipartimenti,
e (se realizzate) delle Unità Organizzative di Sede, in Romagna

   1. L'Ateneo di Bologna è l'unico in Italia ad avere una struttura autenticamente multi-campus, diffusa sulle cinque sedi di Bologna, Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini. Altre strutture didattiche e/o di ricerca sono presenti anche nelle città di Cesenatico, Faenza, Imola e Ozzano Emilia.
   In Romagna si concentra attualmente il 24 per cento degli studenti iscritti all'Alma Mater Studiorum e sono presenti complessivamente:
-  4 Dipartimenti;
-  18 Unità Organizzative di Sede dipartimentali;
- e 2 Centri Interdipartimentali (CIRSA a Ravenna e CAST a Rimini);
-  oltre ad alcuni Centri Interdipartimentali di Ricerca Industriale e relative Unità Operative.

  La struttura attuale dei Campus di Romagna, conseguenza della revisione statutaria del 2011 e dei successivi Regolamenti attuativi (in particolare quelli di Organizzazione di Ateneo e di Funzionamento dei Campus), ha costituito un sostanziale arretramento in termini di autonomia di indirizzo politico, gestionale e amministrativo rispetto al preesistente modello dei Poli Scientifici e Didattici.
   L'affermarsi nel corso degli ultimi anni di un modello di "decentramento" fortemente "guidato dal centro bolognese" ha creato una diffusa percezione di indebolimento, quando non addirittura di irrilevanza, dei centri decisionali dell'Ateneo presenti in loco, anche e soprattutto tra i più importanti interlocutori istituzionali e stakeholders, quali Amministrazioni comunali, Fondazioni ed Enti di sostegno.
   Questi ultimi hanno finito talvolta per attribuire alle trasformazioni intervenute il significato di una volontà di parziale disimpegno e arretramento della presenza del nostro Ateneo in Romagna.

  L'attuale assetto istituzionale e organizzativo in Romagna, alla prova dei fatti, ha dimostrato di non essere adeguato, generando talora disagio e disorientamento, perdita di motivazione e venir meno del senso di appartenenza. Accade sempre più spesso infatti che il personale docente e tecnico-amministrativo viva la Romagna come una "periferia", se non addirittura come una "succursale" della sede di Bologna, con un pericoloso arretramento di prospettiva.

   Non sempre è facile cogliere con nitidezza quali siano gli obiettivi e la visione complessiva dell'Ateneo sulla sua presenza in Romagna. L'impegno a far sì che ciascun Campus possieda una propria chiara identità, ben integrata con la vocazione del territorio, va riaffermato come prioritario. Vanno create inoltre le condizioni per favorire l'ulteriore radicamento di attività di ricerca di eccellenza, strettamente collegate alle specificità dei sistemi produttivi locali e dell'offerta formativa.

   2. Poiché i Dipartimenti rappresentano il vero asse portante dell'assetto determinato dall'entrata in vigore della Legge 240/2010, è evidente come la riorganizzazione decisa dall'Ateneo in applicazione della riforma statutaria abbia oggettivamente finito per "penalizzare" la Romagna.
   Il venir meno del peso specifico, in termini sia di ruolo politico all'interno degli Organi Accademici sia di autonomia nella programmazione delle carriere del personale docente, che era stato assicurato fino al 2011 dalla presenza di otto Facoltà in Romagna su ventitré totali, è stato solo in minima parte controbilanciato dalla costituzione di quattro Dipartimenti, uno per ciascuna sede romagnola, sui trentatré complessivi.
   E' opportuno ricordare inoltre che numerosi docenti e ricercatori si trovano ora ad avere sede di servizio in Romagna senza tuttavia afferire né ad un Dipartimento "romagnolo" né ad una UOS di un Dipartimento "bolognese" (si tratta dei cosiddetti "docenti orfani").

  A queste situazioni si potrebbe a mio giudizio porre rimedio, a fronte di specifici progetti scientifico-didattici provenienti dalle sedi di Romagna, contraddistinti da una forte interdisciplinarietà/trasversalità delle competenze e integrati con le specificità del territorio, concordando con il Miur un'apposita deroga rispetto a quanto previsto dalla Legge 240/2010 in termini di dimensione minima del numero dei docenti e ricercatori necessari per la costituzione di un Dipartimento.

  Per favorire la nascita di nuovi Dipartimenti e per rendere possibile il consolidamento definitivo e la crescita di quelli già esistenti sono indispensabili meccanismi incentivanti e premiali, convincenti e credibili, a favore dei colleghi che hanno scelto (o sceglieranno) di fare della Romagna il loro centro di interessi esclusivo per quanto riguarda ricerca e didattica.
  Si deve andare oltre la semplice possibilità di "conquistare" spazi e ambiti di relazione non praticabili a Bologna, accompagnati eventualmente da forme di leadership di sede. Questi meccanismi devono inserirsi in un contesto istituzionale che sappia declinare con successo il circuito virtuoso tra autonomia propositiva dei Dipartimenti romagnoli, responsabilità attuativa delle strutture di Campus e rigorosa valutazione ex post da parte dell'Ateneo del conseguimento degli obiettivi prefissati.

   In primo luogo l'Ateneo deve procedere in tempi certi al completamento di Piani di sviluppo edilizio in tutte le sedi di Romagna, per mettere a disposizione di docenti, personale tecnico-amministrativo e studenti ambienti di lavoro, laboratori di ricerca, strutture didattiche, studentati, sale di studio e mense moderni e funzionali alle esigenze di sviluppo degli insediamenti universitari.
    Per quanto riguarda nello specifico gli studenti, l'obiettivo al quale tendere deve essere quello di mettere a loro disposizione servizi qualitativamente equivalenti a quelli erogati dall'Ateneo nella sede di Bologna.
   In secondo luogo andrebbe prevista l'istituzione, per un congruo numero di anni, di meccanismi di premialità specifica addizionale da parte dell'Ateneo in favore dei Dipartimenti localizzati in Romagna al momento dell'erogazione dei finanziamenti competitivi destinati alla ricerca, per salvaguardarne adeguatamente le specificità e per consentire loro di disporre dell'indispensabile "capitale di avviamento". Infine, per quanto riguarda il reclutamento di nuovo personale docente e ricercatore, si potrebbe ipotizzare la messa a punto di un Piano straordinario di Ateneo volto a potenziare le sedi di Romagna, ad esempio in termini di attribuzione di punti organico vincolati all'assunzione in ruolo di ricercatori a tempo determinato di tipo b) o all'effettuazione di chiamate dall'esterno per prima e seconda fascia, a fronte della presentazione di specifica progettualità da parte di Dipartimenti e Centri Interdipartimentali con sede in Romagna.

   Ai meccanismi di incentivazione potranno contribuire anche le risorse messe a disposizione localmente dagli Enti di sostegno, attraverso la sottoscrizione di specifici accordi di programma e convenzioni quadro concertati tra i diversi interlocutori istituzionali presenti nel Campus. Queste risorse dovranno intendersi sempre e in ogni caso come addizionali e non sostitutive rispetto a quelle che l'Ateneo è tenuto a stanziare pro quota sul suo bilancio in tutte le sedi di servizio.

  3. Le UOS (Unità Organizzative di Sede, vale dire una Sezione decentrata del Dipartimento) dei Dipartimenti "bolognesi" in Romagna nei loro primi tre anni di vita non hanno mai veramente superato lo stadio embrionale e l'Ateneo non ha adottato azioni incisive volte a favorirne la crescita e lo sviluppo.
  E' un dato di fatto che pochissime UOS abbiano ricevuto dai propri Dipartimenti una reale autonomia funzionale.
  Anche se sotto l'impulso del Prorettore alle sedi di Romagna sono stati messi a punto alcuni schemi tipo alternativi in tema di deleghe attribuibili dai Direttori di Dipartimento ai Coordinatori di UOS, sono pochissimi i casi nei quali vi è stata poi una formalizzazione delle deleghe deliberata dal Consiglio di Dipartimento. Le UOS attualmente non hanno un loro budget identificabile con certezza all'interno del bilancio complessivo del Dipartimento, né predispongono e si vedono approvare annualmente un piano delle attività di ricerca.
   L'Ateneo non ha infine ritenuto opportuno di assegnare unità di personale tecnico-amministrativo a supporto delle costituende UOS, lasciando soli i docenti e i ricercatori ad esse afferenti ad affrontare il sempre più crescente numero di adempimenti di natura gestionale, conseguenza dell'adozione di un'impostazione fortemente burocratica e "centripeta" sulla sede di Bologna. Di conseguenza i docenti e i ricercatori hanno talora dovuto svolgere anche azione di supplenza rispetto alla mancanza di adeguato personale di supporto.

   Lo Statuto in vigore prevede che i Dipartimenti abbiano l'obbligo di costituire una UOS se in una sede hanno almeno dodici "incardinati". Il Coordinatore di UOS viene eletto simultaneamente al Direttore del Dipartimento e dal medesimo corpo elettorale. Tipicamente i docenti e i ricercatori afferenti ad una UOS sono una stretta minoranza rispetto all'intero Consiglio di Dipartimento. Questa situazione comporta la necessità di intraprendere attività di mediazione e di negoziazione a volte estenuanti per far sì che i legittimi interessi degli afferenti alla UOS non siano completamente sovrastati da quelli degli afferenti alla sede di Bologna. Si è ingenerata pertanto con il passare del tempo una pericolosa forma di "strabismo identitario", a causa della quale anche chi opera da tempo nelle sedi di Romagna tende ad avere testa e cuore rivolte verso Bologna, soprattutto per quanto riguarda le prospettive di progressione di carriera.

    Poiché non tutti i Dipartimenti hanno necessariamente la stessa propensione ad investire risorse umane e finanziarie in Romagna, e nell'ottica di una loro maggiore responsabilizzazione, sarebbe più logico rendere facoltativa la possibilità di dar vita ad una UOS. Laddove questa sia costituita, dovrebbe poter disporre di un proprio budget, strettamente commisurato agli obiettivi di ricerca da perseguire, che andrebbero a loro volta esplicitati annualmente all'interno del più generale piano delle attività di ricerca del Dipartimento.
   L'Ateneo dovrà impegnarsi a far sì che tutti i Dipartimenti deliberino quali deleghe formali vadano attribuite al Coordinatore di UOS, che dovrebbe essere eletto dai soli docenti e ricercatori afferenti alla medesima per essere meno soggetto agli "equilibri bolognesi" e più legato alle dinamiche della propria sede di servizio. Ogni UOS dovrebbe infine ricevere una propria specifica dotazione di personale tecnico-amministrativo, anche sperimentando modalità di co-assegnazione di unità rispettivamente con il Campus o con la sede di Bologna del Dipartimento.

   4. Infine un ulteriore impegno indispensabile è quello volto a portare con sistematicità anche le attività formative del terzo livello in Romagna. Si tratta della migliore garanzia di stabilizzazione dei percorsi formativi, di fertilizzazione del territorio grazie alla diffusione di competenze innovative, e di apertura del reclutamento a ricercatori che sono cresciuti professionalmente a stretto contatto con le sedi. Si tratterebbe con tutta evidenza di un processo che si integrerebbe perfettamente con l'esplicito orientamento già emerso da parte dell'Ateneo ad investire con forza sull'internazionalizzazione della didattica nelle sedi di Romagna, attraverso una crescita rilevante del numero dei Corsi di Studio offerti integralmente in lingua inglese e del numero dei curricula internazionali e dei double degrees.

Franco Farinelli
Il grande lusso di continuare a pensare in termini di "separatezza e libertà"

Dire "relazione" forse è un po' troppo per quello che dirò.
Dico subito che non citerò nessun dato tanto meno in presenza del prorettore alla ricerca, sarei smentito immediatamente.
  Vorrei invece parlare della mia esperienza che ritengo significativa e anche come dire rappresentativa di un processo che coinvolge il settore umanistico della nostra università.
Venendo in qua pensavo che sono 30 anni che faccio il direttore prima di istituti adesso di dipartimenti, e che la ricerca che si fa in area umanistica ancora oggi è sostanzialmente una forma artigianale molto spesso di squisita fattura portato avanti singolarmente.
   Quando dico singolarmente dico che spesso non si sa di cosa si occupa il ricercatore che ha lo studio di fronte, lo si scopre a volte quando si imbatte nei suoi scritti, e credo che questa sia una costante strutturale di una certa maniera, che chiamerei umanistica, di produrre sapere.
    Voglio dire che secondo me esiste una dimensione specifica che non porta immediatamente alla logica dei grandi progetti collettivi. E credo che se si trascura questo dato si corre il rischio di trascurare un autentica ricchezza della nostra struttura accademica.
   Ma per cercare di capire meglio le cose dobbiamo puntualizzare due cose:
-  la prima è che l'Alma Mater naturalmente è la prima università del mondo occidentale ma questo è vero e non è vero nella stessa maniera, nel senso che l'università in cui siamo non ha nulla a che fare con l'università del medioevo, è completamente un'altra cosa. L'università in cui siamo nasce all'inizio dell' 800 in terra tedesca, un università in cui tutti i saperi confluiscono nel motto: "separatezza e libertà".

   Quando i viticoltori del Reno andarono da Schiller, rettore dell'università di Jena, e gli chiesero se l'università potesse aiutarli a trovare un mosto o un sistema che li aiutasse affinché i vini non deperissero così facilmente come accadeva, lui li mandò via dicendo che l'università aveva cose molto più importanti da fare: ora è ovvio che quel tempo è finito, ma il momento della separatezza e della libertà resta ancora fondamentale per l'università.

   Non ho mai conosciuto, né in Italia né all'estero, un dipartimento umanistico in cui sia possibile indirizzare totalmente e collettivamente la ricerca, vale a dire dove sia possibile produrre una strategia fondata sulla ricognizione del campo, sulla messa a punto di progetti dotati di senso sul piano internazionale e che siano condivisi da un numero sufficiente di elementi. È chiaro che questo è, dovrà e potrebbe essere uno scopo del futuro: per il momento esistono soltanto singoli ricercatori che riescono a connettersi attraverso reti internazionali a progetti europei o internazionali di più ampia portata.
   Ma nessun direttore di un dipartimento umanistico , da quello che mi risulta e parlo ovviamente per la realtà che conosco, è in grado in questo momento di fare quello che un dipartimento sarebbe chiamato a fare, vale a dire elaborare una strategia di ricerca in cui il dipartimento si riconosce collettivamente.

    Questo per tanti motivi. E il principale consiste nell'eredità che ci appartiene e che non possiamo mettere da parte, in quella "separatezza" che è la presa di distanza rispetto all'immediata esigenza, e che è poi la condizione che garantisce la libertà della ricerca stessa.

    Ma anche nella legge Gelmini le prime due righe sono chiare da questo punto di vista. Ci sono tempi di elaborazione della riflessione che non coincidono immediatamente con le scadenze del ciclo produttivo. C'è una volontà incoercibile sotto tanti aspetti fondamentali del singolo ricercatore che consiste nella libertà di ricerca e di insegnamento. e sempre oggi intervengono nel modo in cui si svolge oggi la ricerca umanistica: ricerca che fa parte anche esse sotto certi aspetti del made in Italy.

   Abbiamo troppo spesso dimenticato che le nostre città, Bologna compresa, hanno esportato in tutto il mondo modelli immateriali, non borsette o guanti come oggi accade, che hanno avuto largo successo. Si pensi a cosa è davvero stata l'invenzione dello spazio nel '400 a Firenze, del modello spaziale dell'organizzazione della realtà: la più grande invenzione della modernità , nata in maniera del tutto casuale o quasi, da un libro, la Geografia di Tolomeo che torna da Costantinopoli a Firenze dopo mille anni d'assenza permettendo in tal modo l'invenzione della prospettiva che non è null'altro che l'applicazione dei principi espressi da Tolomeo.

   Ancora nel '700 quando si tratterà di costruire San Pietroburgo gli artisti italiani saranno chiamati, accessoriamente gli faranno fare qualche statua e dipingere qualche soffitto , ma una cosa vogliono, tre secoli dopo l'invenzione della prospettiva lineare, vogliono che gli si costruisca uno spazio letteralmente inteso, vale appunto a dire una prospettiva.

   Ora è chiaro che il mondo di oggi è profondamente diverso, è diverso proprio in funzione del fatto che tutte queste cose sono ancora li , ma quello che noto con estremo dispiacere è come nelle nostre università si faccia poca attenzione a non disperdere tale grande lascito, l'accumulazione di sapienza che ancora esiste nel nostra università e che altrove (non soltanto nelle università americane dove tutto questo lo sanno benissimo e dove però il sapere umanistico viene temuto) è in modo qualche modo invidiato nel quotidiano.

    Penso alle università asiatiche e al loro attuale tentativo di recuperare molto rapidamente il divario che esiste con le nostre università, e dicendo nostre dico europee e non americane o inglesi.
   Provate ad insegnare ad uno studente appena uscito da un college americano:
  - la difficoltà che immediatamente emerge è che per farlo arrivare al pensiero astratto dovete fare tanta fatica.
   Da noi invece nel nostro paese anche uno studente che non è andato a scuola, uno studente cioè che si è fermato alla quinta elementare, arriva molto più facilmente all'astrazione, perché vive in queste città, perché la mattina uscendo di casa e guardando i palazzi , i monumenti, insomma lo specifico paesaggio urbano è costretto a fare, spesso inconsapevolmente, un notevole esercizio di capacità di manipolazione simbolica:
-  quella capacità che da noi è assolutamente un bene diffuso in virtù della nostra eredità culturale materiale ed immateriale, ma che altrove è un bene molto più raro.

  In termini politici credo che questo sia una questione molto importante: di certo non appare oggi nella sua urgenza, altri sono i problemi che apparentemente premono, ma credo che questa sia questione decisiva di qui in avanti.

  In un orizzonte dove la concorrenza tra modelli di interpretazione della realtà e il suo funzionamento sarà sempre più vivace e sempre più virulenta.

  Negli ultimi cinque anni posso registrare dall'interno i sintomi, un numero maggiore di colleghi e riuscito a sintonizzarsi sulla ricerca internazionale e la scommessa in questi casi è, riprendendo una frase di Goldoni, far sentire " la mano italiana", e ciò va detto a tutti quei giovani ricercatori che, attratti dal sistema anglosassone, corrono appunto il rischio di distruggere ciò che è più prezioso in loro, il lascito di millenni di accumulazione all'interno della nostra capacità produrre informazione specializzata.

   Sotto tal profilo, la mia impressione è in generale che noi, come Paese, stiamo assolutamente dilapidando in questi anni un patrimonio immenso, una stratificazione millenaria.
  Chi studia storia moderna sa che per studiare il Rinascimento bisogna andare negli Stati Uniti perché ormai i documenti sono lì, ma questo è l'indizio più semplice della situazione che sto cercando di descrivere.
  Vi è in questo momento un vero e proprio travaso di consapevolezza della complessità che dalla nostra cultura, dalla nostra università, attraverso i giovani ricercatori che non trovando posto sono spinti ad andare all'estero, trasferisce all'estero la capacità di manipolazione che esiste soltanto in Europa e nel nostro paese in particolare.

  Riusciranno i nostri dipartimenti di qui in avanti a contrastare questa tendenza?
   Finisco con una storia che è ottimistica, e che ho appreso da Umberto Eco. Nessuno avrebbe potuto dire a quei frati amanuensi che copiavano nel Medioevo dei testi che non riuscivano più a comprendere che sarebbero arrivati uno o due secoli dopo gli umanisti, che si sarebbero gettati avidamente sulle loro opere: lo potevano sperare ma non potevano essere certi eppure tutto ciò e successo.
   Però nessuno, nemmeno il più speranzoso o ottimista tra questi frati che hanno salvato la cultura occidentale, poteva pensare che il loro rozzo dialetto che parlavano ai confine dell'impero romano nei loro conventi sarebbe diventato uno delle lingue più parlate al mondo, cioè l'inglese.
   Questo significa che l'unica convinzione che chi fa cultura deve avere è che non si sa mai come può andare a finire.
  Se volete potrebbe essere appunto questo se non l'unico certo il fondamentale messaggio della cultura universitaria: non è una fantasia è la costatazione di fatto che deriva dall'esperienza storica.
  Questo significa che a mio avviso sarebbe di estrema lungimiranza politica tornare a quel regime di separatezza e libertà (certo: la torre d'avorio) da l'università contemporanea è nata se soltanto potessimo permetterci il grande lusso di continuare a pensare in questi termini.

Sara Fulco
Per uno studente, fare ricerca vuole dire fare la tesi, e poi pensare ad un dottorato di ricerca.  Ma chi paga ?

    Parlare di Ricerca è per noi difficile perché come studenti l'argomento ci tocca marginalmente, e spesso comincia ad attrarre la nostra attenzione solo in concomitanza con la redazione della tesi, quando ci interroghiamo sul destino che ci attende ed approfondiamo le opportunità forniteci dal dottorato di ricerca.

   Di fatto, ricerca e didattica sono legate a doppio filo, e costituiscono i cardini su cui si fonda la forza di ogni Ateneo, oltre ad essere oggetto di valutazione a livello nazionale e internazionale.

   I dottorati di ricerca riscuotevano, fino a poco tempo fa, un discreto interesse da parte di tutti quegli studenti che desideravano proseguire il proprio percorso accademico, poiché rappresentava il prosieguo naturale del lavoro svolto durante la redazione della tesi di laurea.

  Adesso l'interesse è lo stesso, lo spirito è mutato. Iniziare un dottorato di ricerca, oggi, significa intraprendere un percorso che, per quanto interessante, non fornisce alcuna certezza lavorativa, uno svantaggio non indifferente in una economia in crisi, qual è la nostra, ove lo spettro del precariato è ormai una realtà.

   Secondo i dati forniti dall'OCSE nel 2013, l'Italia si classifica al 21° posto su 32 nazioni, ben al di sotto della media Ocse, per il numero di dottorati di ricerca. Ancora più rilevante l'affondo realizzato ad opera della c.d. legge Gelmini e dai decreti ministeriali del prof. Francesco Profumo, i quali hanno fornito discrezionalità agli atenei italiani in merito alla possibilità di richiedere un contributo ai dottorandi borsisti.

   Secondo la IV indagine annuale a cura dell'Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani: " I dottorandi sono chiamati, al pari degli altri studenti, a contribuire al costo della loro formazione? Tuttavia, in 25 atenei italiani (sui 59 censiti, 43.37%) la tassazione sui dottorandi senza borsa viene imposta senza tener conto della situazione economica del dottorando .

  Tutto questo senza considerare che l'esenzione dalle tasse avviene per merito, e non per censo, come nel caso degli studenti universitari ".
  Secondo la medesima indagine, la contribuzione richiesta ai dottorandi non borsisti, presso il nostro ateneo, è pari a 737.46 euro, mentre quella richiesta agli studenti borsisti risulta essere pari a 168.46 euro.

   Preoccupante risulta essere la prospettiva di precariato: " Tra l'inizio del dottorato e l'accesso a una posizione a tempo indeterminato possono trascorrere dunque fino a un massimo di 12 anni di precariato, laddove ci sia continuità tra un contratto e l'altro: un lasso di tempo che, generalmente, porta un giovane ricercatore ad affacciarsi alla possibilità di stabilizzazione solo alle soglie dei 40 anni ".

    Oltre la metà delle persone impegnate in attività di ricerca, oggi lo fa con contratto a termine o grazie ad una borsa di studio. E mentre le risorse finanziarie sono sempre meno, gli atenei aumentano il tasso di precariato. I fondi destinati all'università sono in continuo calo, il nostro Paese investe in ricerca e sviluppo solo l'1,3% del Pil.

   Un dato ben al di sotto della media europea, che si attesta intorno al 2,1% e della media Ocse del 2,4% (Fonte: OCSE Main Science and Technology Indicators 2013).

   Alla continua mancanza di finanziamenti, si è aggregato anche il limite imposto al turnover, il quale ha reso la scelta di un futuro in università più un'utopia che un sogno.

  Nonostante ciò, la regione Emilia Romagna si colloca al quarto posto in Italia, all'interno di della classifica stilata dall'OCSE, che tiene conto del prodotto interno lordo regionale e degli investimenti nel settore della ricerca e dello sviluppo.

   La ricerca nel nostro Ateneo risulta essere uno dei fiori all'occhiello, un qualcosa di cui vantarsi.

  Dalla relazione 2013 sulla performance dell'ateneo, l'ultima presente sul sito della nostra università, possiamo notare che le criticità della ricerca superano di gran lunga le opportunità. Per quanto la maggior parte delle lacune siano dovute ad una fallimentare politica ministeriale, non possiamo esimere il nostro amato ateneo dal prendersi le proprie responsabilità.

   Altri dati interessanti sul tema:
  -  Dal 2009 ad oggi il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per il sistema universitario si è contratto del 18%, pari a più di 1,1 miliardi di euro, ll rapporto 2013 dell'OCSE Education at Glance vede l'Italia al secondo posto su 30 Paesi per l'ammontare di risorse sottratte al sistema della formazione pubblica dal 2008 al 2010,

Enrico Sangiorgi
La ricerca serve a creare conoscenze. E queste devono anche creare delle ricchezze
da impiegare per la ricerca.

   Il mio convincimento è che, purtroppo o per fortuna, gli accadimenti della vita e della società girano spesso attorno ad un problema di risorse. Nel mondo che io conosco, che è quello dell'industria, se voi confrontate la situazione di una grande multinazionale com'era la Philips di 40 anni fa a quello che è adesso troverete una differenza abissale dalle piccole cose come la business class in cui i dirigenti viaggiavano, al fatto che gli ingegneri elettronici che andavano a lavorare alla Philips nel giro di pochi anni diventavano dirigenti per non parlare degli stipendi che sono decisamente calati.

   Io mi sono chiesto perché di questi cambiamenti e credo che il vero problema sia nella competizione globale che è cresciuta a dismisura; la popolazione mondiale dotata di istruzione in grado di competere sul prodotto che l'azienda offriva al mercato mondiale negli anni settanta adesso sono mille volte tanti e sono difficilmente battibili sul lato dei costi.

   Durante il secolo scorso l'Europa ha perso la leadership mondiale e non è più il centro del mondo. Sto leggendo una biografia del generale Douglas McArthur che è una figura molto interessante, tra i pochi che fin dal 1940 aveva capito che il Pacific Rim , l'anello di terre che tra Asia e America contornano il Pacifico, e che in quel momento America e il Giappone si stavano contendendo, sarebbe emerso come il protagonista del 21esimo secolo. Noi quella sfida li l'abbiamo persa perché ci siamo sfibrati in due guerre mondiali dove combattevamo uno contro l'altro. Quindi dobbiamo partire dalla consapevolezza che L'Europa rappresenta un'area periferica del mondo moderno e valutarne realisticamente tutte le conseguenze.

In questa situazione di oggettiva inferiorità, chi paga la ricerca? La studentessa prima ha detto che tra l'inizio del dottorato e la fine del precariato passano almeno 12 anni il che è un problema, ma solo se partiamo dal presupposto che la società è abbastanza ricca da permettersi di garantire un posto di lavoro "a vita" a coloro che intendono occuparsi di ricerca. Noi dobbiamo ribaltare il problema: la ricerca serve a creare conoscenze, queste conoscenze oggi devono anche creare delle ricchezze, perché altrimenti non si capisce da dove trarre le risorse per alimentare la ricerca.

Sapete qual è la differenza tra ricerca e innovazione? La ricerca trasforma il denaro in conoscenza, l'innovazione trasforma la conoscenza in denaro. Questo circolo tra ricchezza e conoscenza deve sempre rimanere virtuoso , altrimenti inevitabilmente si spezza.

L'Università italiana soffre di risorse calanti, 18% di ffo in meno negli ultimi anni , e i macrodati nazionali sono a mio parere non confortanti: 700 miliardi di spesa 200 in pensioni 120 in sanità, tra i 60 e i 100 negli interessi del debito, a seconda dell'andamento dello "spread". A confronto i costi del sistema universitario fanno sorridere: l' FFO è passato da 7,5 a 6,6 miliardi. I macro numeri sono importanti per avere chiara la situazione di contesto, voi sapete che l'ffo è passato da 6 e mezzo a 7 e mezzo quindi Certamente: questo è un paese che non investe in cultura ma per farlo occorrerebbero certamente sacrifici su altre poste.

Volevo parlarvi della ricerca europea, l'università di Bologna è andata relativamente bene negli ultimi anni ma nel futuro dobbiamo fare ancora di più. In Italia siamo secondi a poca distanza dal politecnico di Milano ma va tenuto conto che il politecnico di Milano è circa la metà dell'alma mater anche se maggiormente in quei settori che sono storicamente favoriti nella divisione dei fondi europei. Noi dobbiamo però iniziare a pensare che tutte le discipline devono contribuire a generare e reperire risorse per la ricerca perché il sistema paese non riesce più a farlo "spontaneamente". Inoltre i fondi complessivamente acquisiti da UniBo nel 7 Programma Quadro, 80 milioni circa in 6 anni, sono importanti ma non determinanti per un bilancio da oltre 700 milioni all'anno.
  Se poi aggiungiamo che un quarto di quei fondi sono stati acquisiti da un solo dipartimento capite che siamo ancora in una situazione estremamente più precaria. Il problema di come finanziare la ricerca in una situazione di risorse calanti dove sarà molto difficile cambiare questo trend è un problema reale che quelli più vicini alle aree tecnologiche si sono posti un po' di anni fa e credo che tutti oggi debbano porselo.

Sulla questione dell'Europa aggiungo ancora una altra cosa, ho guardato la classifica delle Università che più hanno attinto dai fondi del settimo programma dalla quale salta agli occhi il ruolo di primo piano delle Università del Regno Unito. Ci sono università apparentemente sconosciute che da quando il governo inglese ha deciso di tagliare i fondi alla università statale si sono rimboccate le maniche e hanno scalato la classifica europea. Il fatto che Università francesi e tedesche stiano relativamente peggio è forse dovuto al fatto che questi due stati continuano ancora a finanziare anche cospicuamente la ricerca.

Passo ad un argomento completamente diverso che è la valutazione, un altro tema molto dibattuto e che costituisce per noi una rivoluzione copernicana. La ristrettezza di risorse rende indispensabile un consenso su regole di comportamenti virtuosi in base ai quali fare delle scelte sulla ripartizione delle risorse.

Noi siamo usciti da una valutazione quinquennale, la VQR, dove per la prima volta in questo paese si è cercato di mettere chiarezza nella qualità del lavoro e oggi il 18% dell' FFO secondo un metodo che ha a che fare con questa valutazione.

Sono meccanismi che vanno ben ponderati cercando di non ignorare le differenze tra le diverse comunità scientifiche. Perché diverse comunità non possono avere stesse basi di valutazione. È un modo per uscire dalle nostre torri d'avorio ed è una strada obbligata se vogliamo che le poche risorse a disposizione diano buoni frutti.

 

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Terza tavola rotonda- 14 aprile 2015

Tra il pubblico

Interventi liberi

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Comitato studenti - docenti

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Prof. Arrigo Pareschi

.DIRITTO ALLO STUDIO
"LIbertà di iscrizione, spazi (mense, residenze, alla capienza delle aule...)
Due RELAZIONI:
1) Studente Fulvio Savorani
2) Prof A. Pareschi (e, incidentalmente: prof. P.P. Diotallevi)
(Presenti i Candidati-Rettori Prof. D. Braga, G. Fiorentinti, F. Ubertini )


NO ALLA DISCRIMINAZIONE REGIONALE NEL  DIRITTO ALLO STUDIO
(Meglio la Regione Toscana !)

.
NO AL NUMERO CHIUSO, PEGGIO SE IL MOTIVO E' CHE, ABOLITE LE FACOLTA',
LO STATUTO HA OMESSO DI DICHIARARNE I DIPARTIMENTI COME EREDI PIENI

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Prof. Pier Paolo Diotallevi

Nota di N. Luciani. Per una adeguata relazione sull'azione dell'unibo per il diritto allo studio, il Comitato aveva invitato il rettore Ivano Dionigi. Ma egli ha opposto che "non intende partecipare né direttamente né indirettamente alle iniziative che hanno per oggetto la campagna elettorale per le elezioni del Rettore". Vi supplisco indegnamente non avendo trovato un docente a conoscenza di questa materia.
1) Il diritto allo studio ha il suo fondamento nella Costituzione della Repubblica che recita (art. 34): "La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso".

2) Nel caso dell'universita', lo Stato copre il costo, grosso modo, per l'80%. Il restante 20% è a carico degli studenti, e dentro questo 20% sono fatte delle eccezioni per le fasce di reddito più basse.
3) Nel caso dell'Unibo, c'è poi tutta una serie di aiuti, di provenienza regionale (penso). In estrema sintesi: Borse di studio e agevolazioni (Borse di studio, esoneri, premi e incentivi); Attività di collaborazione degli studenti - 150 ore; Alloggi e sportello registrazione affitti; Mense e punti ristoro; Sportello per il rilascio del Codice Fiscale; Biblioteche, risorse digitali e sale studio; Orientamento e tutorato; Tirocini e Job Placement; Agevolazioni per i cinema e i musei; Trasporti e mobilità (tra cui autobus comunali); Centro Linguistico d'Ateneo; CLA Centro Universitario Sportivo Bologna; CUSB Associazioni/Cooperative studentesche Musei di Palazzo Poggi Coro e orchestra dell'Università di Bologna;  ALMAWIFI Iperbole Wireless Eduroam; Education Roaming ALMALIBeRI; Merchandising (Unibostore) .
  Osservazioni. Su alcuni curiosità sarebbe stata utile la presenza del rettore. Vediamo dove :
  a) Nel bilancio consuntivo 2013, l'Ateneo risulta aver stanziato € 47 milioni per interventi a favore degli studenti, ma averne dato definitivamete solo 29 milioni. Perchè ?
   I motivi potrebbero essere: a) erano attesi finanziamenti, poi non arrivati; b) i finanziamenti c'erano, ma non tutti gli studenti avevano i requisiti; c) in bilancio furono messe riserve occulte, poi dirottate verso il posto voluto realmente;
  b) L'Ateneo riconosce 39 Associazioni/Cooperative studentesche. Queste associazioni/cooperative, per attività culturali, ricevono finanziamenti dell'Ateneo (€ 271.484,00). Le cifre top vanno a Student Office (€ 24.174,88) e a CUSL (€ 18.103,86). Inoltre ogni associazione in Romagna riceve molto meno contributi, rispetto a quelle in Bologna.
  E', poi, notorio che esistono cooperative di servizi agli studenti che ricevono fondi dall'Ateneo, quelle stesse che eleggono consiglieri nel CdA e nel Consiglio Studentesco.
  Questa e' una brutta storia, sulla quale da anni la Comunità scientifica invoca spiegazioni ai rettori, via via succedetisi, ma mai avute.
  AVVERTENZA. In ordine di tempo, questo testo viene dopo quello a fianco del prof. Diotallevi, che aveva commentato lo intervento del prof. Pareschi. Esso ricomprende la relazione, pronunciato
nella terza tavola.

Prof. Arrigo Pareschi, Per il diritto allo studio, senza numero chiuso. Necessità di riempire il vuoto normativo, in materia di competenze didattiche dei dipartimenti, conseguente ad errata interpretazione della legge Gelmini nello Statuto Gen. di Ateneo.

  In premessa va chiarito che la programmazione per il reclutamento della forza docente è oggi in capo ai Dipartimenti e non più alle Facoltà (organo didattico, fino a 3 anni fa, e oggi ridenominata Scuola).
   Ma proprio per questo ho ritenuto di intervenire nel Consiglio della Scuola del 25 febbraio u.s. per suggerire di trovare, insieme ai Presidenti dei Consigli di Corso di Studio, una modalità corretta di interazione con i Dipartimenti nell'ambito della programmazione delle risorse di docenza così come facevano con tenacia e determinazione, fino a 3 anni fa, i Dipartimenti (allora solo strutture per la ricerca scientifica) nei confronti della Facoltà, quando la programmazione era in capo a quest'ultima.
  I due aspetti della ricerca e della didattica sono ugualmente importanti e inscindibili, ed ogni programmazione per il reclutamento deve salvaguardarli entrambi.

   Ai Dipartimenti oggi fanno capo i Corsi di Studio: se alcuni di questi hanno problemi di requisiti minimi, chi deve primariamente farsene capo se non gli stessi Dipartimenti di riferimento? Quindi nessun appunto alla Scuola per non essersi occupata della programmazione delle risorse di docenza, di cui non ha competenza diretta, ma incitamento a trovare, in comunione di intenti con i Consigli di Corso di Studio, un raccordo efficace con i Dipartimenti.

  Nel mio intervento avevo anche proposto la redazione da parte della Scuola di un documento annuale sullo stato della didattica con evidenziate le situazioni di difficoltà in ordine ai requisiti minimi e ad altri possibili fattori influenti, che costituisse la base e lo strumento da far valere nei Consigli di Dipartimento da parte dei Presidenti di Corso di Studio ad essi appartenenti. Solo proposte forti e sinergiche sul piano sia della ricerca sia della didattica diventano efficaci negli Organi Centrali, perché difendibili da ogni punto di vista e strumento di coesione dell'area ingegneria.

   Il Presidente della Scuola, pur riconoscendo nella parte terminale della sua risposta (a fianco riportata. N.d.R.) che i Dipartimenti "si limitano a presentare le loro decisioni senza neanche consultare la Scuola escludendola completamente da tale azione" programmatoria e "oggi agiscono secondo logiche proprie e non secondo quello spirito comune che ha sempre caratterizzato la Facoltà", si limita a rivendicare, peraltro giustamente, che la Scuola non ha responsabilità in ordine alla programmazione "non avendo gli strumenti per poterla esercitare", ma non fa alcuna proposta per superare tale stato di cose.

  Mi auguro per il bene dell'area ingegneria che il prossimo Consiglio e Presidente della Scuola in collaborazione con i Presidenti dei Corsi di Studio si prendano invece seriamente a carico il superamento di questo problema di mancata partnership fra Dipartimenti e organi didattici (Scuola e Consigli di Corso di studio).

   Nella sua risposta il Presidente afferma anche che "negli Organi di Ateneo sono nominati e votati rappresentanti della nostra area che vengono individuati dai Dipartimenti, senza informare e/o coinvolgere la Scuola come peraltro è accaduto recentemente".

  Anche questo aspetto dovrà essere superato nel prossimo futuro per rendere più efficace l'azione dei nostri rappresentanti negli Organi Centrali: l'esperienza di un passato, ancora non troppo lontano, in cui una forte integrazione dei rappresentanti dell'Area Ingegneria produceva conseguenti ottimi risultati in termini di risorse di docenza conquistate, sta a testimoniare che questa è la strada per trovare riscontro negli Organi Centrali e dare meritato sviluppo ad un'area come quella di ingegneria, che svolge un ruolo importantissimo nei confronti del tessuto produttivo sia in termini di trasferimento tecnologico sia di laureati di adeguata preparazione.    Quanto detto, con le dovute differenziazioni e precisazioni, è estendibile anche all'Area Architettura della nostra Scuola.

  Un ultimo commento sui numeri programmati frutto "di una necessità imposta dall'Ateneo per il rispetto, anche in data anticipata rispetto alle disposizioni del Ministero, di parametri formali sulla consistenza della docenza" come afferma il Presidente della Scuola.
  Al momento della decisione negli Organi Centrali, non solo i rappresentanti di ingegneria non hanno fatto presente il pesante sottodimensionamento della forza docente dell'area ingegneria (50% in meno di quanto dovuto secondo il valore medio di Ateneo del rapporto studenti/docente), ma hanno lasciato passare l'applicazione da subito del Decreto Gelmini, che invece dava tempo fino all'a.a. 2016/17 proprio per trovare risorse o soluzioni alternative.

   Voglio ricordare che a quel punto sarebbe stato possibile, con opportuni semplici adattamenti, procedere al prestito di docenza fra dipartimenti dell'area ingegneria per raggiungere i requisiti minimi, così come era stato fatto virtuosamente nel recente passato fra la Facoltà di Ingegneria di Bologna e quella della Romagna ovvero fra la Prima e la Seconda Facoltà di Ingegneria dell'Ateneo.
  ......
  ......

   Devo, infine, rilevare che ... i numeri chiusi hanno provocato una diminuzione del 10% degli iscritti nell'a.a. 2013/14 (oltre 250 studenti in meno rispetto all'anno precedente) con una perdita di quasi mezzo milione di euro per le casse dell'Ateneo, ma soprattutto con danno a decine e decine di potenziali studenti (e alle loro famiglie) del nostro territorio, che, avendo l'università in casa, hanno dovuto andare nelle città vicine a cercare il corso di studio di ingegneria, che intendevano frequentare e che a Bologna era a numero chiuso.
   La conseguenza surreale è che mentre in questi anni abbiamo lavorato per portare l'università in città vicine, come Reggio Emilia, Forlì e Cesena, per consentire agli studenti di quelle città di svolgere gli studi universitari nel loro territorio, decine e decine di studenti del territorio bolognese hanno dovuto andare fuori per iscriversi agli studi universitari di ingegneria che preferivano. Spero in un futuro migliore per gli studenti e di sviluppo per la nostra area Ingegneria-Architettura.   Arrigo Pareschi

Bologna, 21 aprile 2015

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Studente Fulvio Savorani - Medicina

Relazione Studente, sul diritto allo studio

Diritto allo studio, spazi e servizi (segreterie studenti, Uffici didattici, mense, sale studentesche)

   1) Dobbiamo ripensare il sistema del diritto allo studio . Il diritto allo studio è una materia di competenza regionale, per tale motivo vi ritroviamo a livello nazionale una legislazione generale, mirata ad assicurare i livelli essenziali di prestazione ed una moltitudine di legislazioni regionali che variano notevolmente.
  Paradossalmente, nello stesso territorio italiano, possiamo individuare regioni con una copertura del 100% delle borse di studio, con l'azzeramento della figura dell'idoneo non assegnatario, e regioni che non superano il 40% di copertura.
  In Italia, il diritto allo studio è fortemente orientato su un sistema di monetizzazione, salvo rare eccezioni.   Questi sistemi portano lo studente a dover gestire una certa quantità di denaro, suddivisa in due tranche, che spesso non è sufficiente ad assicurare a <<I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi>> di cui all'articolo 34 della Costituzione, una vita universitaria dignitosa. Crediamo che un "sistema a servizi", come quello della Toscana, sia la strada giusta da percorrere.
   Un sistema che riduce la monetizzazione per assicurare a tutti i livelli minimi è un sistema giusto. Dovremmo poter assicurare ad ogni studente che li necessiti pasti, alloggio, strumenti di studio, eppure così non è. Ci troviamo a fare i conti con un sistema di mense che non segue un sistema logico (molteplici gestioni, per molteplici tariffe tra le più care d'Italia), con residenze universitarie che, sempre più spesso, sono relegate fuori dalla città, quasi a voler escludere chi, non per propria colpa, appartiene ad una categoria già emarginata. Crediamo, inoltre, che un reticolato di servizi disincentiverebbe le richieste immotivate di borsa di studio da parte di quei (per fortuna sempre meno) studenti "furbetti". Crediamo che un sistema di servizi possa sopperire, nel tempo, ai sempre minori "investimenti" nel settore del diritto allo studio. É quindi importante soffermarsi su ogni singolo tema:
 
1.1) Mensa . La necessità (manifestata trasversalmente e a gran voce da tutto il corpo studentesco) di un nuovo punto ristoro in zona universitaria è stata affrontata dall'Università con la creazione de "La Veneta" (di via Zanolini), relativamente vicino sia al Sant'Orsola che a porta San Donato, ma abbastanza lontano da entrambe da risultare ampiamente sotto-frequentato rispetto alle aspettative. L'"emergenza mensa" - lo ricordiamo - non ha unicamente a che fare con il numero effettivo di posti a sedere o di pasti erogati, quanto piuttosto col funzionamento globale di un servizio che attualmente risulta troppo poco capillare in tutta la zona universitaria e decisamente troppo costoso rispetto alla media italiana. A tal proposito ci chiediamo come mai non vengano applicate fasce di prezzo proporzionali alla fascia di contribuzione, come d'altronde avviene già in diverse regioni italiane (Veneto, Toscana, Lazio ecc..).
  1.2) Residenze universitarie . Come si è gia` detto, le residenze universitarie soffrono di una grave problematica: la logisitca. Le strutture sono spesso collocate fuori dal centro universitario, a parecchi chilometri dalle aule (si vedano ad esempio quelle site a Casteldebole). La scelta di situarle in determinati punti dovrebbe essere accompagnata da agevolazioni per la stipulazione di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico. L'idea potrebbe essere quella di fornire ad ogni studente borsista un abbonamento annuale, in modo che la Regione conosca perfettamente la destinazione di quella parte di borsa di studio; inoltre, molti studenti borsisti, che abitano in zona universitaria, verosimilmente non usufruirebbero quotidianamente del servizi, portando a maggiori risparmi. Non ci soffermiamo ulteriormente su tali tematiche, in quanto esualano dalle competenze del rettore, tuttavia riteniamo che egli dovrà instaurare un piu` redditizio dialogo con la Regione e l'Azienda regionale per il diritto allo studio.

2) Capienza Aule . La capienza delle aule è certamente uno dei problemi meno recenti e più noti dell'università; forse anche per questo è stato uno dei più tempestivamente affrontati, ad esempio con la creazione dei poli e delle nuove sedi bolognesi. Tuttavia questo rimane un problema molto attuale in alcune realtà universitarie: - in primis a medicina, a causa dell'ampliamento sistematico del numero di ammessi nel corso degli ultimi 6 anni, esasperato dal maxi-ricorso del 2015 - molte sedi centrali (Lingue, Lettere, Scienze Politiche, Giurisprudenza...) necessitano di ristrutturazioni e adeguamenti sostanziali. É da notare come, ironicamente, in diverse facoltà (medicina inclusa) si voglia inserire la rilevazione obbligatoria delle frequenze per corsi di laurea in cui - se fossero presenti tutti gli studenti - si violerebbero palesemente e pericolosamente tutte le norme sulla capienza delle aule.
   Questa forzatura, peraltro, ignora le reali necessità didattiche delle diverse materie: se infatti per alcune di queste la partecipazione fisica alla lezione è indispensabile, per molti altri corsi potrebbero essere pensate e incentivate forme alternative di partecipazione. Ad esempio: lezioni trasmesse in streaming; utilizzo più razionale di piattaforme di e-learning quali AMS Campus e liste di distribuzione, potenziament delle strutture laboratoristiche, carenti in numero e qualità.
  Il rettore dovrebbe assumere un atteggiamento univoco di fronte a questa ambiguità: riteniamo che la rilevazione obbligatoria sia non solo una forzatura, ma la risposta sbagliata ad un problema reale: quello della diserzione selettiva di taluni corsi (peraltro ben noti). A nostro parere bisognerebbe indagare il motivo della diserzione, piuttosto che imporre un obbligo coatto e, come abbiamo visto, potenzialmente pericoloso. Una riorganizzazione razionale dei canali e degli studenti rispetto alle capienze è il secondo, imprescindibile passo.
   Siamo consci del fatto che tale problema non può essere risolto nel breve termine, ma riteniamo che alcune soluzioni siano facilmente attuabili. Perchè è assurdo che gli studenti siano cacciati dalle aule (non accade solo a medicina) per l'impossibilità di accogliere ulteriori studenti. A tal proposito, come si diceva durante il primo incontro, risulterebbe utile effettuare una valutazione della didattica tramite AlmaEsami, anche agli studenti non frequentanti, per comprendere le motivazioni per le quali gli studenti non frequentano. In tal modo, siamo sicuri, che riusciremmo ad estrapolare rilevanti informazioni per il miglioramento del nostro sistema universitario.

3) Spazi di aggregazione studentesca.
  - Fattaccio Polo Murri
: soltanto un esempio delle politiche di ateneo sugli spazi. Il Polo Murri era il polo studentesco all'interno del Sant'Orsola. Uffici e Aule nei due piani superiori, al piano terra ospitava un'aula studio e lo spazio in concessione alle tre associazioni operanti a Medicina. Nell'ambito di una riorganizzazione interna degli spazi, con poco più di un mese di preavviso, la sala studio è stata chiusa e gli studenti delle associazioni sfrattati dal loro storico luogo di ritrovo. È passato più di un anno prima che venisse aperta una sala studio alternativa (tuttora disertata per via della sua assurda collocazione e dello stato di profondo abbandono in cui versa) e quasi due per trovare un nuovo spazio per gli studenti (un antibagno in un sottoscala). Ora il piano terra del polo Murri è occupato da uffici amministrativi.

- Volere è potere: i soldi non sono sempre un problema! Prometeo gestisce una sala studio al Sant'Orsola. Lo spazio è di proprietà dell'università ma le chiavi sono affidate ai ragazzi del Gruppo, che ne condividono la gestione con utenti "responsabilizzati". La sala studio, gestita, attrezzata e arredata a costo zero, funziona perfettamente, è aperta tutti i giorni dell'anno da diversi anni e con orari molto più ampi che qualsiasi altra sala studio. Questo è un esempio di un sodalizio virtuoso a costo prossimo allo zero per l'università, che però offre efficientemente un servizio fondamentale. Altre forme "intermedie" di autogestione (come la nuova aula studio in Belle Arti, gestita da borsisti delle 150 ore) esistono e funzionano bene. Il volontariato degli studenti, a maggior ragione se si esprime e traduce con una maggiore presa di coscienza e impegno collettivo, andrebbe incoraggiato in quanto risorsa al fianco dell'università.

4) Sguardo al futuro. Risorgimento, Lazzaretto, Navile, Staveco… verso segregazione territoriale facoltà? In che ottica?
Nota personale: per me può essere sensata, basta che venga fatta con criteri chiari e lungimiranti. Ognuno di questi micro-poli dovrebbe essere pensato per ospitare il numero di studenti che si prevedono fra 20 anni. Per ognuno il minimo sindacale sarebbe la tetrade Laboratori - Aula studio - Mensa - Biblioteca. Per le sedi più decentrate è indispensabile la prossimità con alloggiamenti per studenti .

AVVERTENZA. Questo testo segue l'intervento del prof. Pareschi, che era stato pubblicato da Universitas. Clicca su: INGEGNERIA

Prof. Pier Paolo Diotallevi, Presidente Scuola di Ingegneria e Architettura (già Preside della Facoltà di Ingegneria), Università di Bologna.
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A proposito dell' Intervento del prof. A. Pareschi
sul numero programmato, Consiglio della Scuola
di Ingegneria e Architettura, 25 feb. 2015.

  Consiglio della Scuola del 25 febbraio 2015,   Risposta del Presidente all'intervento del prof. Arrigo Pareschi

   Prendo atto delle affermazioni del prof. Pareschi e rispetto a quanto ha voluto sottolineare; tuttavia desidero fare qualche precisazione che non mi pare completamente compresa in quanto da lui riportato.

   La prima considerazione essenziale, della quale il prof. Pareschi pare non ne tenga debito conto, sta nel fatto che dalla istituzione della Scuola di Ingegneria e Architettura, quale aggregazione di tre diverse Facoltà, l'attribuzione dei punti di budget, sui quali formulare poi la proposta di assegnazioni di punti e quindi di posti di ruolo ai Settori Scientifico Disciplinari (SSD) viene fatta dal Magnifico Rettore sentito il Senato Accademico e sulla base prevalente (e dominante) della qualità della ricerca senza tenere quasi più in alcun conto delle necessità della didattica. I punti budget sono assegnati ai Dipartimenti che ne deliberano la distribuzione poi trasmessa direttamente agli Organi di Ateneo (Senato), mentre la Scuola ha il solo compito di esprimere parere sulla scelta operata dai Dipartimenti, ovviamente dopo la loro scelta. Dunque è la riforma Gelmini e la sua applicazione che ha completamente ribaltato il modo di procedere e la definizione del criterio da adottare per l'individuazione delle necessità e delle attribuzioni.

   Ed è altrettanto evidente che la Scuola, volutamente esclusa da una qualsiasi sua rappresentanza negli Organi Accademici (circostanza non rilevata dal prof. Pareschi), non può che prendere atto della volontà degli Organi, dei Dipartimenti e dei relativi rappresentanti in essi presenti.

  L'Ateno, sotto questo aspetto, sta perdendo di vista la didattica ed il suo sostentamento disincentivando, fra l'altro, i giovani (soprattutto i Ricercatori) sempre meno ad essa interessati in quanto ben sanno che tali attività hanno scarso peso (se non nullo) nelle valutazioni sia a livello nazionale, sia a livello locale per le ambite progressioni di carriera.

   Fare un confronto fra quanto succedeva nelle Università italiane circa vent'anni or sono rispetto a ciò che accade oggi è fuori luogo e fuori del tempo: i tempi sono da allora cambiati radicalmente, sono intervenute più di una riforma dell'Università e della sua organizzazione, è cambiata la logica di crescita, è cambiato la sua strutturazione, è cambiato il modo di formazione degli studenti e di valutare la relativa formazione, è cambiata la società e la sua organizzazione, è cambiata la disponibilità di risorse, ecc..

   Come più volte è stato affermato nei Consigli della Scuola e come anche è riportato nella proposta del Consiglio della Scuola nella quale si fa riferimento al numero programmato, è bene ricordare che tale numero programmato non fu il frutto di un desiderio espresso dal Consiglio della Scuola, ma di una necessità imposta dall'Ateneo per il rispetto, anche in data anticipata rispetto alle disposizioni del Ministero, di parametri formali sulla consistenza della docenza e di altri elementi quantitativi la cui mancanza minacciava l'attivazione di corsi di studio.

  Era preferibile conservare i numerosi e qualificati Corsi di studio ponendo un limite superiore al possibile numero di studenti in ingresso o ridurre il numero di corsi di studio consolidati per poterne conservare altri con ingresso senza limiti?

   La scelta della Scuola fu per la prima opzione perché costretta al fine di non mandare nel silenzio alcuni corsi di studio che tanta parte hanno avuto nella costruzione della storia della Facoltà e che riguardano tematiche formative altrettanto essenziali nel paese rispetto a quelle più "gettonate" dagli studenti.

   Se il prof. Pareschi ricorda nello stesso Consiglio della Scuola venne anche detto che non appena si fosse presentata la possibilità di ridurre le restrizioni dei parametri posti dall'Ateneo in applicazione della riforma Gelmini, la Scuola avrebbe rimosso il vincolo del numero programmato.

   Ci fu un'altra restrizione di parametri che indusse la Scuola a quella proposta: la dichiarazione, fra altri dati, del numero delle aule di cui si aveva la disponibilità con quantificazione numerica dei posti per ciascuna di esse. Era ed è finita la possibilità di addensare all'interno delle aule più studenti di quanti ne permettessero le disposizioni in ordine alla sicurezza ed alla consistenza della classe definita dal Ministero.

   Per lungo tempo, e già negli ultimi anni di funzionamento delle Facoltà, resistemmo all'imperativo dell'Ateneo di sdoppiare gli insegnamenti con numero di iscritti superiori a quelli previsti nella classe in ragione della carenza di docenti e di risorse, ma anche questa resistenza fu vana.

   La domanda che sorge è allora: perché l'Ateneo non da seguito all'incremento degli spazi nella sede di Via Terracini per quel che riguarda la costruzione di nuove aule sulle quali comunque questa Scuola faceva affidamento per poter svolgere una didattica meno affollata e soprattutto nel rispetto dei limiti di sicurezza?

    A chi compete questa azione? Forse il prof Pareschi ignora, o non vuole ricordare che nelle SUA-Schede Uniche Annuali, che ogni anno devono essere compilate per ogni corso di studio, è necessario individuare anche il numero delle aule e dei posti aula che sono disponibili al fine di quantificare le risorse che possono essere offerte agli studenti e che devono essere compatibili, secondo regole oggi vigenti (ma non presenti vent'anni or sono), con l'offerta didattica.

    La SUA-Scheda Unica Annuale è soggetta a verifica ministeriale e le verifiche possono mettere in discussione l'accreditamento dei corsi. Che i tempi siano cambiati mi sembra ovvio e se ne deve prendere atto e valutare ciò che accade di conseguenza. Non possiamo inoltre dimenticare che, dal momento della istituzione della Scuola, i corsi di studio si sono arricchiti di ben nove corsi che a diverso titolo hanno carattere internazionale, aspetto assolutamente assente nei citati ricordi del prof. Pareschi. E questi corsi, incentivati dall'Ateneo e sostenuti dalla Scuola, richiedono necessariamente nuovi numeri di docenza e di strutture per l'espletamento della didattica.

   Oggi la Scuola di Ingegneria e Architettura è fra le Scuole dell'Ateneo che meglio si colloca, se non la più rilevante, nella internazionalizzazione. Se alcuni gruppi afferenti alla Scuola non hanno avuto le risorse per potersi espandere e per poter aumentare il numero dei docenti o dei ricercatori al fine di poter aumentare il numero programmato, sulla base della logica con la quale oggi vengono distribuite le risorse dovrà essere loro cura cercare di capire le ragioni per le quali non hanno avuto i necessari punti budget. E' vero inoltre che da quando è stato istituito il numero programmato nessun corso di studio ne ha chiesto la modifica, se non con qualche piccolo ritocco, in aumento di qualche unità del tutto non significative rispetto al complesso dei posti disponibili.

   E allora la domanda è: perché i corsi di studio non hanno formulato richieste di aumento o di rimozione del numero programmato? Lascio la risposta a chi si sta scagliando contro la scelta fatta, lo ricordo, dall'Ateneo e non dalla Scuola a tale scelta costretta.

  Nel funzionamento della Scuola inoltre è da rilevare che essa non ha più la possibilità, come era specifico nella Facoltà, di deliberare alcunché, ma ha il solo compito di "esprimere pareri" (come si legge nello Statuto di Ateneo) mentre le delibere (prese dai Dipartimenti e poi dagli Organi) vengono prese dagli Organi Accademici, sentito il parere della Scuola, ma indipendentemente dal parere della Scuola.

  Raccolgo l'affermazione del prof, Pareschi là dove dice "Quando i posti erano incardinati nella Facoltà, questa non escludeva i Dipartimenti dalla programmazione delle risorse concesse dall'Ateneo".

  Ma allora c'è da chiedersi: perché i Dipartimenti, depositari dei punti necessari per la distribuzione dei posti, non fanno ora altrettanto nei confronti della Scuola e si limitano a presentare le loro decisioni senza neanche consultare la Scuola escludendola completamente da tale azione?

  Vorrei che a queste domande, non retoriche, venisse data una risposta e non ci si limitasse a prendere in considerazione solo ciò che non può essere fatto solo per impossibilità di competenza.

   Ricordo infine che negli Organi di Ateneo sono nominati e votati rappresentanti della nostra area che vengono individuati dai Dipartimenti, senza informare e/o coinvolgere la Scuola come peraltro è accaduto recentemente. Forse oggi i Coordinatori di Corso di studio non sono al corrente di quelle che sono le carenze di docenti per i propri insegnamenti? Se così fosse vuol dire che i Coordinatori ed i Dipartimenti non stanno facendo ciò che è di loro specifica competenza. E' vero che, come dice il prof. Pareschi, "L'unità dell'area Ingegneria non è un valore che si declama al bisogno ma va costruito praticando la giustizia nella ripartizione delle risorse", ma oggi l'agente unico e primo dell'unità dell'ingegneria risiede nelle azioni dei Dipartimenti, che nel rispetto della legge, oggi agiscono secondo logiche proprie e non secondo quello spirito comune che ha sempre caratterizzato la Facoltà e che si sta perdendo, e si perderà sempre più nella logica dipartimentale.

  E' con un profondo rammarico che ricordo queste circostanze ma non sono disposto ad considerare la Scuola come entità su cui ricadono le responsabilità non avendone gli strumenti per poterla esercitare. Pier Paolo Diotallevi

   

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ELEZIONI DEL RETTORE - UNIVERSITA' DI BOLOGNA

Seconda tavola rotonda- 31 marzo 2015

Tra il pubblico

Studenti del Comitato

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Comitato studenti - docenti

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Prof. Leonardo Altieri

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PARTECIPAZIONE: DEMOCRAZIA E TRASPARENZA
"Come ha (non) funzionato la democrazia in Unibo"

TRE RELAZIONI:
Studente Giovanni Galeano
Professori L. Altieri e A. Lamberti
(Presente il Candidato-Rettore Prof. Francesco. UBERTINI )

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Prof. Alberto Lamberti

Prof. Leonardo Altieri, già Membro del CdA, della Giunta e del Nucleo di Valutazione, Univ. di Bologna

Democrazia e trasparenza in Unibo:
Contributo alla discussione

Sullo STATUTO DI ATENEO

1. Secondo la  PARTE I - PRINCIPI, art. 1 PRINCIPI COSTITUTIVI, " … in conformità con i principi della Costituzione  l'Ateneo di Bologna è un'istituzione pubblica, autonoma, laica e pluralistica."
  Commento:  nemmeno per sbaglio c'è l'aggettivo: DEMOCRATICA.

2. Secondo lo Statuto:
  L'autonomia dell'Ateneo, principio ed espressione della comunità universitaria, è normativa organizzativa, finanziaria e gestionale.
  Commento: non c'è: "basata su fondamenta democratiche" .

2.1. Il riconoscimento del merito … è criterio prioritario … per studenti, professori, ricercatori e personale tecnico amministrativo.
  Commento: Ma MERITO senza DIRITTO ALLO STUDIO e senza EQUITÁ è profondamento iniquo: premia chi è già privilegiato, chi può permettersi studio o precariato per anni) …………….

2. 2.  Libertà di insegnamento e di ricerca...
Commento:  Non si parla mai di DEMOCRAZIA ……………………

2. 3 Personale dell'Ateneo.
  a) L'Ateneo valorizza le competenze, le esperienze professionali, …………
  b) L'Ateneo favorisce la qualificazione professionale, l'aggiornamento e la formazione….
  c) L'Ateneo promuove interventi e servizi atti a garantire il benessere lavorativo ……
  d) L'Ateneo si impegna affinché siano garantiti pari dignità e adeguato riconoscimento…..
   Commento. Molti impegni, ma non si parla mai di partecipazione democratica ……………………………………….

2. 6. Pari opportunità...
Commento: Non solo di genere…., ma per tutte le componenti universitarie …………………………………..

  Art. 3 PRINCIPI ORGANIZZATIVI
  3. 1 Finalità e requisiti generali
   a) L'organizzazione dell'Ateneo è informata ai principi costituzionali di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione nonché al principio di semplificazione.
  Commento:  non c'è partecipazione democratica;
  b) … requisiti fondamentali… la distinzione tra indirizzo politico e gestione.
Commento: Sembra buon senso, MA DOV'è il confine? Troppo potere ai manager

3. 2 Trasparenza:
  a) L'Ateneo favorisce il dialogo all'interno della comunità universitaria e ……………. 
  b) L'Ateneo garantisce … adeguata pubblicità delle deliberazioni assunte;
  c) L'Ateneo garantisce la trasparenza dell'attività amministrativa e l'accessibilità
Commento: MA SENZA PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA È BEN POCA COSA es. Streaming: No al mito… ………………………

PARTE II - ORGANI art. 4 RETTORE ……………………………………
  8. Partecipano all'elezione diretta del Rettore i professori e i ricercatori.
  Partecipano i componenti del Consiglio degli Studenti e i rappresentanti degli studenti negli Organi collegiali delle strutture di cui agli artt. 16, 18, 23 del presente Statuto, nonché il personale tecnico amministrativo a tempo indeterminato. …voto degli studenti pesato con un coefficiente pari al 7% del rapporto tra elettorato attivo professori e ricercatori ed elettorato attivo studenti. …voto del personale TA pesato con un coefficiente pari al 18% del rapporto tra elettorato attivo professori e ricercatori ed elettorato attivo personale tecnico amministrativo. …………………………………..

art. 6 SENATO ACCADEMICO …………………………………
6. Il Senato Accademico è composto da 35 membri, così individuati:
  a) il Rettore, che lo presiede;
  b) 6 rappresentanti degli studenti eletti dal Consiglio degli Studenti;
  c) 10 Direttori di Dipartimento, due per ogni Area scientifico-disciplinare, eletti
  d) 15 professori e ricercatori eletti ( Commento: COME? DOVE?) dai professori e ricercatori appartenenti a ciascuna Area scientifico-disciplinare
  e) 3 rappresentanti del personale tecnico amministrativo eletti

  COSA SUCCEDE CONCRETAMENTE ?
  - 26 candidati per 25 posti;
   - Pochi baroni decidono candidati per associati e ricercatori.
  - Teoricamente sono possibili candidature alternative, ma chi mai oserebbe candidarsi CONTRO il parere degli ordinari che contano? E soprattutto dove mai troverebbe le firme necessarie alla sua candidatura? - Solo qualche kamikaze (che rinuncia alla carriera, potrebbe farlo)
…………………..

art. 7 CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE .
  7. Il Consiglio di Amministrazione è composto da 11 membri, così individuati:
  a) il Rettore, che lo presiede;
  b) 2 rappresentanti degli studenti, eletti dal Consiglio degli Studenti,
   c) 5 membri interni, nominati dal Senato Accademico… sulla base di una rosa di candidati, … individuata da un Comitato di selezione formato da 5 membri, di cui 3 esterni nominati dal Rettore e 2 interni nominati dal Senato Accademico,
   d) 3 membri esterni, nominati dal Senato Accademico. A tal fine il medesimo Comitato di selezione sopra indicato individua una rosa almeno doppia rispetto al numero dei membri da designare. All'interno di tale rosa, il Rettore, la Consulta del Personale tecnico amministrativo e la Consulta dei

.

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Studente Giovanni Galeano - Lingue

Relazione Studente, sulla democrazia

- Perchè parlare di "democrazia e trasparenza" in Unibo ?

1.- Marginalizzata la rappresentanza studentesca.      Non possiamo non parlare di democrazia in un momento cruciale per il nostro ateneo qual è quello dell'elezione del nuovo rettore, figura di governo della nostra comunità.
   Lo stesso percorso da noi costruito, composto da questo ciclo di incontri, si inserisce proprio in questo contesto.
   É fondamentale analizzare in questa sede come sia cambiata la struttura di governo del nostro Ateneo e quali siano stati gli effetti dell'entrata in vigore del nuovo statuto, frutto della c.d. riforma Gelmini.

  Crediamo che per assicurare un adeguato livello di democrazia, si debba garantire la partecipazione attiva di tutte le componenti universitarie alla vita istituzionale.
  Al contrario, riteniamo vi sia stata la volontà di marginalizzare progressivamente la rappresentanza studentesca, o almeno quei soggetti che nel tempo hanno portato avanti le istanze degli studenti, senza essere connessi a interessi politici.
Si è scelto di facilitare la presenza di rappresentanti ed associazioni che non si fanno parte attiva nel dialogo tra studenti e corpo docente.

2.- É necessario incentivare la partecipazione non in maniera formale ma sostanziale. Il nuovo rettore dovrà promuovere il dialogo con le associazioni studentesche, che possono contribuire a formare le studentesse e gli studenti in ambiti che la didattica non affronta. Occorre pensare a un modello di studente-cives, con un bagaglio culturale a tutto tondo, del quale l'interesse attivo per la propria comunità deve essere parte integrante.

   Il futuro rettore dovrà impegnarsi in prima persona affinchè gli spazi di confronto ed aggregazione siano realmente aperti a tutti coloro che manifestano la volontà di voler organizzare attività di tipo culturale e/o aggregativo, sfruttando gli strumenti già a disposizione come il portale web e Unibo Magazine, ed eventualmente implementandone di nuove. È infatti molto frustrante constatare il sistematico disinteresse, quando non addirittura esplicito ostruzionismo, allo svolgimento di iniziative "dal basso" di studenti volenterosi, nonostante siano realizzate nel pieno rispetto delle regole e delle istituzioni.
   Tale atteggiamento appare ambiguo se si paragona al trattamento, sostanzialmente di identica malcelata tolleranza, che viene riservato a componenti che si pongono in aperto contrasto - anziché aperto dialogo - con l'Università.
  L'Ateneo dovrebbe essere aperto a tutte le esperienze culturali, è difficile immaginare che alcuni eventi possano essere preventivamente bocciati dai responsabili della gestione aule o dai presidenti delle Scuole, per giunta nella massima discrezionalità.

3.- Riteniamo che sia opportuno ripristinare l'elezione della componente studentesca a cadenza biennale: la scelta di far coincidere tali elezioni con quelle dei membri del CNSU, animata da fini meramente economici, si è rivelata sbagliata.
  Se il problema è solo economico, si potrebbe pensare al voto online, già adottato da diversi atenei ed utilizzato dal nostro a partire da quest'anno. Proprio su questo tema, chiediamo che quella piattaforma allestita per docenti e personale tecnico, sia adeguata e predisposta per le primarie degli studenti, così come da noi già chiesto al Cesia e all'ateneo.

4. Elezioni primarie. La richiesta di primarie online non è un "insulto" alla democrazia rappresentativa. Non vogliamo, con tale gesto, sfiduciare i nostri rappresentanti, bensì rafforzare il significato del loro ruolo. In un contesto come questo, dove gli Organi Maggiori dirigono il nostro Ateneo senza alcun coinvolgimento della comunità nel processo decisionale, tanto che gli stessi atti degli Organi risultano di fatto secretati, è necessario creare un supporto aggiuntivo alla democrazia rappresentativa.
   Ciò potrebbe avvenire pubblicizzando il più possibile le attività di Consigli e Commissioni, allargando quindi il dialogo costruttivo e democratico a tutta l'Universitas. Inoltre, se l'atteggiamento dell'Ateneo fosse più aperto al dialogo e al confronto, forse i rapporti con realtà autogestite ne gioverebbero. Dobbiamo, quindi, garantire una democrazia reale, incentivando la partecipazione attiva
  . Per questo, al tema della democrazia abbiamo legato il principio della trasparenza, a cui una pubblica amministrazione come quella dell'Ateneo si deve conformare.
   Tramite una amministrazione trasparente è possibile l'esplicazione del controllo della nostra comunità su tutte le scelte adottate dagli organi di governo, affinchè tali organi si responsabilizzino maggiormente ed adottino provvedimenti condivisi dalla gran parte della comunità.

5.- Cosa sappiamo del progetto Staveco? Poco o nulla, eppure modificherà radicalmente l'assetto universitario bolognese.
  La vicenda esemplifica a contorni netti e colori chiari il metodo di gestione condotto fino a questo momento dall'attuale classe dirigente dell'università.
   Le reclame del rettore, amplificate dalla vuota cassa acustica del consiglio d'amministrazione, da un inerme senato accademico e da un inutile consiglio degli studenti, ci offrono un'immagine di questo sistema che più che una democrazia ricorda proprio un'oligarchia.
   D'altronde, quando il potere non è distribuito non è democratico. GIOVANNI GALEANO

Prof. Alberto Lamberti, Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali di BOLOGNA

Democrazia e trasparenza in Unibo:
Contributo alla discussione

1.- Premessa: Presupposti della democrazia . La necessità di prendere delle decisioni che coinvolgono la collettività richiede che ci siano organi non troppo numerosi e/o persone che di fatto le prendano: in questo consiste il "potere", inteso come la possibilità di decidere in ambiti più estesi di quelli che per diritto naturale ci competono. Il potere può originare dall'alto ed essere redistribuito verso il basso per cooptazione, come nelle monarchie d'altri tempi, nelle società feudali o teocratiche, ma ancora oggi nelle società della conoscenza o accademie. Viceversa, si può ritenere che ogni individuo adulto sia titolare di un diritto naturale alla autodeterminazione e partecipi pariteticamente con gli altri simili alle decisioni che riguardano la collettività. Un esercizio del potere in queste forme è detto democrazia, nel senso che tutti vi partecipano.
   La democrazia può essere esercitata direttamente dai membri della collettività riuniti in assemblee che prendono le decisioni. Questo sistema, tuttavia, si è dimostrato efficace solo in piccole comunità, in cui non tutti partecipavano al potere decisionale: lungamente sono stati esclusi le donne e gli schiavi, lo sono tuttora i bambini. In altri casi partecipavano alle decisioni solo i capo-famiglia o i capo-famiglia di censo abbastanza elevato. In tutti i casi è sempre stata richiesta una certa maturità per essere titolari del diritto di scegliere.
   In alternativa, l'esercizio del potere è indiretto, attraverso la delega a persone che assumono la rappresentanza di gruppi. Di fatto, in collettività numerose, è universalmente adottata la forma di democrazia indiretta o rappresentativa.
   I due sistemi si sono alternati nel tempo, nello spazio e nei diversi ambiti, con successo altalenante; ne sono prova le due parole monarchia (comando / governo di uno) e democrazia (forza / dominio del popolo), che hanno avuto nel tempo significati semantici diversi e non sempre positivi, ad esempio Aristotile dava a democrazia un significato negativo simile a disordine. Questo fino a che la democrazia, in ambito politico e nel mondo occidentale, si è affermata con le rivoluzioni inglese, americana e francese, e la parola stessa ha assunto un connotato decisamente positivo.
   Più o meno contemporaneamente la arbitrarietà delle decisioni del monarca o della maggioranza dei cittadini è stata condizionata da una legge costituzionale immodificabile, o modificabile solo con un ampio consenso, nonché dal principio di divisione dei poteri - legislativo, esecutivo e giudiziario - sempre al fine di evitare devianze e sopraffazioni.
  Il primato della costituzione e la separazione dei poteri sono le basi della democrazia rappresentativa di oggi. La trasparenza delle decisioni assunte dai delegati e la periodica attribuzione della delega sono invece il presupposto essenziale perché il potere provenga effettivamente dalla base.
   Oggi la stragrande maggioranza degli stati nel mondo afferma di essere democratico, ma nel contempo si sono stabiliti dei criteri a cui un regime deve soddisfare per essere effettivamente e pienamente democratico.
  Essi sono:
  - 1. suffragio universale maschile/femminile,
  - 2. elezioni libere, regolari, ricorrenti, competitive;
  - 3. molteplicità di forme di organizzazione del consenso; 4. informazione da fonti plurime ed imparziali;
  -  5. garanzia dei diritti di cittadinanza (civili, politici, economici, sociali ed etici);
  - 6. abbattimento delle diseguaglianze socio-economiche estreme;
  - 7. sufficiente cultura democratica da parte della classe politica e dei cittadini.
   Così si può misurare il grado di democraticità di uno stato ad es., o di una organizzazione sociale.
   I primi tre criteri misurano la possibilità formale di esprimere il consenso; gli ultimi riflettono la possibilità che il giudizio così espresso sia ben fondato e libero da condizionamenti. Mentre tutti gli stati che si definiscono democratici soddisfano ai criteri formali, questi si differenziano per gli aspetti predisponenti ad una effettiva partecipazione di tutti alle scelte sociali.
  Scorrendo la graduatoria di democraticità degli stati, in cui prima risulta la Norvegia e l'Italia purtroppo non è ai primissimi posti, si può rilevare come non solo la indipendenza economica è un presupposto necessario per una democrazia effettiva, ma che il livello di democrazia è ben correlato con il reddito medio pro capite, cioè che la democrazia effettiva è condizione predisponente per la produttività e il benessere economico.
  Presumibilmente la considerazione di questi aspetti ha spinto l'aristocratico e conservatore W. Churchill a riconoscere che "democracy is the worst form of government except all those other forms that have been tried from time to time". Quanto vale nella organizzazione statuale e per la produttività economica, è verosimile valga anche nella organizzazione universitaria e per la trasmissione del sapere. Lo Statuto è la nostra carta costituzionale; regolamenti e delibere le nostre leggi.

2.- Strutturazione del "potere" nell'Alma Mater.
  Nella organizzazione dell'Ateneo di Bologna si possono riconoscere fondamentalmente tre livelli di potere:
  - 1. Il vertice che governa l'Ateneo, composto dal Rettore, dal Senato Accademico, dal Consiglio di Amministrazione ecc., con alcune deleghe fissate per statuto ai Prorettori, ai responsabili di Campus e al Direttore generale;
  -  2. Il livello sottostante, composto da:
    a) " I Dipartimenti, con competenza sulla ricerca scientifica, le attività didattiche e formative, i cui organi sono il Consiglio, il Direttore e la Giunta.
   b) " Le Scuole, con funzione di coordinamento delle attività di formazione e di raccordo tra i Dipartimenti, i cui organi sono il Consiglio e il Presidente.
   c) " I Corsi di studio di 1°, 2° e 3° ciclo di formazione, i cui organi sono il Consiglio (o Collegio dei docenti) e il Coordinatore.
    Altre strutture destinate a scopi specifici sono:
   d)  " I Campus per le sedi di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini, con Consiglio e Coordinatore,
   e) " I Centri (interdipartimentali) con struttura simile ai Dipartimenti,
   f)  " L'Istituto di studi superiori, il Centro linguistico di Ateneo, il Sistema Bibliotecario e il Sistema Museale di Ateneo.
    3. La base composta da docenti, studenti e personale tecnico amministrativo

   Gli organi - Rettore e Senato - sono eletti dalla base con voto di tutti i docenti e, con peso minore o tramite rappresentanze, di studenti e personale tecnico e

Continua Altieri

sostenitori individuano ciascuno un candidato da proporre al Senato Accademico.
Commento:  I membri del CdA devono (o meglio "dovrebbero" , perché nella pratica ….) avere competenza o esperienza di alto livello
   Qui c'è anche l'assurdo: gli studenti eleggono, docenti, ricercatori e TA.
   Non possono !!!!

art. 9 NUCLEO DI VALUTAZIONE …………………………….
8. Il Nucleo di valutazione dell'Ateneo è nominato dal Senato Accademico, su proposta del Rettore sentito il CdA ed è composto da un numero di membri tra i 5 e i 7, tra cui un rappresentante degli studenti eletto dal Consiglio degli Studenti. La maggioranza dei membri del Nucleo di valutazione deve essere esterna all'Ateneo.       Commento: Per essere membri del Nucleo occorre molta competenza.
  Che senso ha che ne faccia parte uno studente?
  Che competenze ha? Più corretto sarebbe che il consiglio studentesco indicasse un esperto per il Nucleo.

9)  SEZIONE II - ORGANI AUSILIARI
  Art. 11 CONSIGLIO DEGLI STUDENTI 1.
Il Consiglio degli studenti è l'organo … composto da 33 membri eletti secondo le modalità contenute nel Regolamento….
Tale Regolamento assicura che del Consiglio degli studenti faccia parte un'adeguata rappresentanza degli iscritti nelle diverse sedi, nel rispetto del principio delle pari opportunità di genere. …………………….

art. 12 CONSULTA DEL PERSONALE TECNICO AMMINISTRATIVO
  1. La Consulta del personale tecnico amministrativo è Organo collegiale con funzioni consultive, fatte salve le prerogative del Direttore Generale
Commento: GUAI TOCCARE IL SUPER MANAGER… ......................................  
2. La Consulta del personale TA è …composta da 24 membri, eletti secondo le modalità stabilite dall'apposito regolamento, …………………….

PARTE III - STRUTTURE, MULTICAMPUS E ORGANIZZAZIONE SEZIONE I - DIPARTIMENTI …………………..

art. 17 ORGANI DEL DIPARTIMENTO
2. Il Consiglio di Dipartimento è composto:
a) dal Direttore, che lo presiede;
b) dai professori e dai ricercatori in esso inquadrati; c) dal Responsabile amministrativo-gestionale, che assume la funzione di segretario;
  d) da rappresentanti eletti del personale tecnico amministrativo (10% dei professori)
e) da rappresentanti eletti degli studenti (15% dei professori e ricercatori);
   f) da rappresentanti eletti degli assegnisti di ricerca in numero compreso da 1 a 3. 6.

  Compongono la Giunta:
  a) il Direttore, che la presiede;
  b) il Vicedirettore;
  c) i Responsabili delle Unità Organizzative di Sede, ove presenti;
  d) il Responsabile amministrativo-gestionale, che assume le funzioni di segretario;
  e) un minimo di 3 fino a un massimo di 9 professori e ricercatori (commento: NON SI DICE SE ELETTI) demandato al regolamento Dipartimentale;
   f) 1 o 2 rappresentanti dei TA eletti fra i membri del Consiglio di Dipartimento;
  g) due rappresentanti degli studenti eletti fra i membri del Consiglio di Dipartimento.

  SEZIONE II - SCUOLE
art. 19 ORGANI DELLA SCUOLA 2. Il Consiglio della Scuola dura in carica tre anni ed è composto da:
  a) il Presidente;
  b) i Direttori dei Dipartimenti afferenti;
  c) una rappresentanza elettiva di professori e ricercatori.
   d) una rappresentanza elettiva degli studenti afferenti alla Scuola pari al 15%

  SEZIONE III - CORSI DI STUDIO.
Art. 20 CORSI DI STUDIO DI PRIMO E DI SECONDO CICLO 2. Il Consiglio di Corso di Studio di primo e secondo ciclo è composto dai responsabili di attività formative nel Corso di Studio medesimo e da 3 rappresentanti degli studenti.

SEZIONE IV - MULTICAMPUS
  Aart. 23 CONSIGLIO DI CAMPUS
1. Presso ciascuna delle sedi è costituito un Consiglio di Campus …
  2. Il Consiglio di Campus è composto da:
   a) i Direttori dei Dipartimenti con sede nel Campus;
  b) i Responsabili delle Unità Organizzative di Sede dei Dipartimenti;
  c) i Presidenti delle Scuole o i Vicepresidenti responsabili delle attività nel Campus;
  d) una rappresentanza degli studenti pari al 15% dei membri del Consiglio; e) un rappresentante del personale tecnico amministrativo; f) il Responsabile amministrativo-gestionale del Campus,
  g) un rappresentante designato dagli Enti locali e dall'Ente di sostegno.
  I rappresentanti degli studenti e del personale tecnico amministrativo sono eletti secondo modalità definite dai regolamenti di Ateneo.
Commento: Qui siamo all'assurdo in termini di democrazia: studenti e TA eleggono i loro rappresentanti, docenti e ricercatori.
   INVECE I DOCENTI E RIC NON ELEGGONO!!!
   Inoltre va sottolineato che questi consigli di campus hanno poteri e autonomia molto minori rispetto al passato, ciò contro le richieste degli enti romagnoli!

art. 24 CONSIGLIO DI COORDINAMENTO DEI CAMPUS
Commento:  NON ELETTIVO tranne che per il rappresentante degli studenti

art. 38 FUNZIONAMENTO DEGLI ORGANI
   - varie regole
   - comma 8 alle sedute partecipano solo gli aventi diritto; possono essere rese pubbliche x decisione Presidenza o maggioranza presenti (di norma con voto palese)
   - indennità possibili x Rettore e Pro-Rettori
   - gettoni possibili x Senato, CdA e posizioni particolari

TIRANDO LE SOMME:
   1- Un CdA non elettivo è un grave vulnus per la democrazia della "comunità universitaria"
  2- Un Senato FINTAMENTE elettivo è una grave presa in giro;
   3- i consigli di campus mancano gravemente di autonomia e di democrazia;
  4- paradossalmente i TA e gli studenti hanno potere elettivo maggiore dei docenti e ricercatori.

Continua: Lamberti

amministrativo afferenti alla struttura, elettori che di norma formano anche il Consiglio.
  Fanno eccezione gli organi di coordinamento, come Scuole e Campus, per i quali il Consiglio è composto da Direttori o Coordinatori delle strutture afferenti e da docenti delegati. Gli organi intermedi fra base e vertice, Senato e Giunta, non contribuiscono alla designazione del Rettore o Direttore; entrambe le figure rappresentano l'Ateneo e le strutture e ne presiedono il governo. Le strutture universitarie sono cioè governate da una presidenza forte, in virtù della elezione diretta da parte della base.

3.- Elezioni democratiche?  Quanto è libera sia la base di esercitare scelte che influenzino la conduzione dell'Ateneo?
   Sul piano formale, nella scelta di chi esercita il potere la organizzazione dell'Ateneo è certamente democratica.
  Qualche dubbio può invece nascere per altri aspetti che caratterizzano un regime effettivamente democratico. Ad esempio nelle recenti elezioni per il Senato accademico, pur essendo il procedimento regolare e ricorrente, sono emersi molti dubbi in merito alla effettiva possibilità di scelta, semplicemente perché per i docenti di fatto non c'era scelta, essendo il numero dei candidati pari al numero dei membri da eleggere.
    Dato che verosimilmente ognuno fra i candidati avrebbe ottenuto almeno un voto, l'elettore poteva solo scegliere fra votare i candidati designati o astenersi (o votare scheda bianca).
   Confesso di essere stato lungamente in dubbio se votare o meno: data la assoluta irrilevanza del voto, mi pareva proprio tempo perso. Una situazione simile era presente già nelle analoghe votazioni del 2012, ma allora nella componente docente della mia area si poteva scegliere almeno fra due ricercatrici che erano candidate in alternativa.
  Non commento sul ruolo assegnato in quelle votazioni ai ricercatori e al gentil sesso. Quest'anno, forse, chi si è accordato sulle candidature, accortosi della gaffe, ha eliminato ogni possibile scelta ponendo così tutte le componenti sullo stesso piano.
  L'esito è stato che la percentuale dei votanti totali è scesa dal 69.5% al 53.7%, e, per il solo corpo docente più sensibilizzato, dal 79% al 63% (i dati sono quelli pubblicizzati dall'Ateneo subito dopo le elezioni). In sintesi, tolta la frazione degli impossibilitati a votare, circa 1 avente dritto al voto su 3 non ha provato interesse per queste votazioni, né ha risposto alle molte sollecitazioni pervenute dall'alto. Alle precedenti elezioni questa frazione era verosimilmente intorno a 1 su 5. E' rappresentativo questo Senato? Formalmente sì, ma nella sostanza qualche dubbio può nascere.

   E' ragionevole temere che questo Senato possa non riferire di fatto al suo elettorato, in particolare al corpo docente, non tenerlo informato, perché nella sostanza non ha avuto da questo il mandato.
   Da chi lo ha avuto? Chi ha scelto le persone e guidato la sottoscrizione delle candidature. Chi ha cioè deciso la composizione del Senato? Chi ha scelto si é mosso bilanciando accuratamente i Dipartimenti dell'Area, compensando fra i Dipartimenti gli inevitabili squilibri della elezione precedente e suddividendo accuratamente fra i tre ruoli dei docenti.
   Una perfetta applicazione del manuale Cencelli?
    Certamente è difficile coniugare la rappresentanza di tutte le componenti con la libera scelta dei votanti, ma in questo caso non si è neppure cercato di farlo. Speriamo tutti che non ne abbia sofferto la qualità; certamente ne ha sofferto la partecipazione degli elettori al voto ed al governo del nostro Ateneo, e di conseguenza la autorevolezza del governo sugli elettori. Con queste modalità di designazione, inoltre, viene meno ogni forma di controllo di merito sull'operato dei delegati; persone e strutture vengono sistematicamente ruotate e non possono ricevere un giudizio di conferma, né in quanto persone, né come strutture che le designano; ci si affida solo e soltanto all'amor proprio degli eletti, e non stupirebbe se le persone così elette assumessero atteggiamenti di passiva acquiescenza.
   Rettore. Nelle prossime elezioni per il Rettore, invece, la concorrenza non sembra mancare, almeno se non ci saranno rinunce o accordi di desistenza, che però il meccanismo elettorale sembra scoraggiare.
   Al ballottaggio si verificherà il confluire di voti dai candidati esclusi verso i candidati rimasti in ballottaggio, guidato da accordi fra i candidati e/o dall'inveterato desiderio di salire sul carro del vincitore, i cui effetti sono presumibilmente contrastanti. Il potere contrattuale dei candidati esclusi sarà comunque ridotto e la disponibilità ad accordi sarà verosimilmente maggiore per chi si presenta al ballottaggio in seconda posizione; possiamo quindi sperare in una competizione vera.
  In conclusione, se sul piano formale l'Ateneo è gestito secondo i criteri di una democrazia presidenziale, in pratica il bilanciamento degli interessi attribuisce ad una ristretta oligarchia un potere di scelta che sovrasta e limita fortemente quello che viene lasciato alla base. Il Senato, che secondo lo Statuto dovrebbe avere funzioni di coordinamento con le strutture e di indirizzo strategico, appare carente rispetto a questa ultima funzione e sottomesso al potere esecutivo.

4.- Trasparenza delle decisioni. Lo Statuto attribuisce giustamente grande importanza alla trasparenza e pubblicità dei criteri e delle decisioni. Infatti, solo in questo modo una parte del potere delegato torna agli elettori, che così possono farsi una idea dell'operato degli eletti e scegliere con cognizione di causa nelle successive votazioni.
   Lo Statuto dedica a questi principi il comma 3.1.b e l'Art. 3.2 "Trasparenza", cioè quasi metà dell'Art. 3 "Principi organizzativi". Per i dettagli rimanda invece al regolamento emanato nove mesi dopo lo Statuto (9.2012). Questo stabilisce che le delibere degli organi del livello superiore siano pubblicate entro 20 giorni dalla approvazione del verbale ed accessibili a tutti i titolari di credenziali d'Ateneo; sono esclusi però i dibattiti. Il voto nominativo traspare solo se reso in forma palese e di norma non appare. La pubblicizzazione effettiva risponde al dettato del regolamento.
   Le delibere delle Scuole vengono pubblicizzate con regolarità, almeno quelle della scuola a cui afferisco.
   Circa i Dipartimenti conosco lo state delle cose solo per due di essi e quindi le mie considerazioni possono risultare poco rappresentative della realtà a livello di Ateneo. Per uno i verbali sono regolarmente accessibili, per l'altro i verbali appaiono nei documenti preparatori del Consiglio successivo che approva il verbale, ma non sempre in quello immediatamente successivo; questo rende difficoltoso l'accesso in quanto risulta necessario consultare gli atti di alcuni Consigli successivi a quello di cui interessa il verbale. Non sono diffusi i verbali dei Consigli ristretti, né quelli delle riunioni di Giunta; non ne sono chiare le ragioni.
   I Consigli di Corso di Studio di primo e secondo livello formulano proposte ai Dipartimenti e alle Scuole e pertanto le delibere sono prese dai relativi Consigli e pubblicizzate attraverso i verbali delle delibere di queste strutture. Per i Corsi di Dottorato non esiste mi sembra uno strumento di Ateneo per la diffusione delle delibere agli interessati e la trasmissione è lasciata ai singoli coordinatori.
   In conclusione la trasparenza delle delibere è eccellente ai massimi livelli, anche se nel relativo regolamento è dato gran peso all'esigenza di salvaguardare la privacy e proteggere i dati personali, mentre la necessità di trasparenza è enunciata solo in linea di principio.
   E' invece azzerata quasi trasparenza delle discussioni, ovvero del processo che porta alle delibere. Scendendo nella scala dell'organizzazione, la pubblicizzazione e la trasparenza sono lasciate alla discrezionalità delle strutture periferiche e quindi meno garantite, ma, essendo al contempo la partecipazione più piena e diretta ed il contatto con i decisori più facile, anche meno richieste.

5.- Conclusioni . Per quanto riguarda la trasparenza e pubblicità degli atti, la norma di Ateneo esistente regola solo la diffusione ai livelli superiori, mentre ai livelli inferiori essa non è normata.
   Il regolamento per il funzionamento dei Dipartimenti non indica fra le funzioni del Direttore il presidio di una adeguata pubblicizzazione delle delibere.
    Il regolamento per la istitituzione di Dottorati di Ricerca prevede solo la trasmissione dei verbali all'apposito Ufficio di Ateneo.
   Forse il principio della trasparenza richiederebbe una declinazione anche a questo livello, pur senza imporre regole troppo severe, tenuto conto della cronica carenza di personale. La trasparenza sostanziale vorrebbe che la base fosse informata anche dei processi in atto, non solo delle delibere; su questo piano non esito a definire la trasparenza carente.

  Democrazia. Diverso è il problema della democrazia, che soffre in Ateneo come a livello nazionale di una deriva negativa ed oligarchica sotto le varie spinte dell'individualismo imperante.
   Da una parte, chi non è direttamente coinvolto nella gestione della cosa universitaria è distratto da altri interessi ed è difficilmente coinvolgibile.
  Dall'altra, chi gestisce, più o meno solo, le strutture tende spesso a farlo con uno stile personale.
   Si va diffondendo anche dalle nostre parti la validità di un detto assai diffuso nel Meridione, che parafrasando il noto spot pubblicitario, sentii così enunciare in Puglia: "il potere serve, se non ne abusi che potere è ?" .
   Il potere a tutti i livelli non è visto oggi come un servizio reso dai capaci alla collettività: il potere dell'aristocrazia. Ma bensì come uno strumento per indirizzare risorse comuni a scopi che non sempre riflettono l'interesse collettivo; perciò il potere, come la ricchezza, vuole essere cumulato perché rende a percentuale, anche se questo accade a scapito della autorevolezza di chi lo possiede.
   Dicono che quando: " l'attività del potere pubblico viene esercitata al di sopra della legge e senza garanzie per i cittadini, o " il Capo ed i vertici dello Stato, non sottostanno a nessun organo di controllo, quindi non è possibile alcun accertamento delle responsabilità dell'operato dei vertici del regime, o " gli organi elettivi sono sostituiti da organi di nomina governativa, allora viene meno lo Stato di diritto fondato sui principi di legalità e siamo in presenza di una deriva autoritaria. Molti di questi segnali sono riscontrabili nelle vicende recenti del nostro Ateneo, e testimoniano uno scollamento fra vertici e base nella comunità universitaria.
  Più che lo Statuto, che lascia ampia libertà di comportamento, sono, a mio parere, i regolamenti, la prassi e la cultura che debbono essere cambiate.
  Sento un diffuso consenso sulla necessità di cambiamenti, che indirizzato verso una modifica dello Statuto rischia di perdersi in una discussione infinita ed inutile per la carenza delle regole di applicazione.
   Gradirei quindi che i candidati al governo del nostro Ateneo manifestassero quali programmi hanno per:
   -migliorare la trasparenza degli atti ai livelli inferiori e la trasparenza dei processi in Ateneo;
   - promuovere la cultura politica in Ateneo, l'autorevolezza dei vertici, migliorare le regole per contrastare la tendenza oligarchica e autoritaria in atto.

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ELEZIONI DEL RETTORE - UNIVERSITA' DI BOLOGNA

Prima tavola rotonda- 17 marzo 2015

VALERIO.jpg (13280 byte)

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Comitato studenti - docenti
Sotto: DOCUMENTO e PROGRAMMA DELLE 5 TAVOLE

brasini.jpg (8103 byte)
Prof. Sergio Brasini

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Prima tavola rotonda - 17 marzo 2015

TRE RELAZIONI FONDAMENTALI :
"Didattica: struttura e funzionamento delle Scuole"
.
Studente G. Montanari
Professori S. Gandolfi e S. Brasini
(Presenti i Candidati -  Rettore)

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OBIETTIVO: ACQUISIRE FATTI e MISFATTI
del nuovo Statuto di Ateneo e della legge Gelmini

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Prof. Stefano Gandolfi

 
Prof. Sergio Brasini,  VicePresidente Scuola di Economia, Management e Statistica di Rimini, Membro del Consiglio di Campus di RIMINI
.

Dopo i primi tre anni di sperimentazione del nuovo modello di organizzazione della didattica

STATO DI SALUTE
di Scuole e Commissioni Paritetiche
a RIMNI

1.-  Intervengo a questo primo incontro  sul tema
della didattica parlandovi della mia esperienza come Vicepresidente della Scuola di Economia, Management e Statistica nella sede di Rimini a partire dall’ottobre 2012.
   Quando sono stato designato a ricoprire questo ruolo l’Ateneo si trovava ad affrontare l’implementazione del nuovo modello organizzativo della didattica, a seguito della modifica statutaria del 2011 - in ottemperanza della Legge 240/2010 - e dell’entrata in vigore dei successivi regolamenti attuativi. In particolare erano appena state eliminate le preesistenti 23 Facoltà per dare vita a 11 Scuole, articolate a loro volta in 20 Vicepresidenze, e a 7 Unità di Servizio Didattico.
   Il primo obiettivo del mio mandato - e di sicuro il più importante - è stato quello di far sì che il processo di trasformazione in atto avvenisse senza ricadute negative per gli studenti, i nostri veri e insostituibili stakeholders, assicurando la piena operatività della struttura.
   In particolare mi sono sempre impegnato affinché agli studenti dell’Alma Mater fossero assicurati spazi didattici adeguati ed erogati servizi del medesimo standard qualitativo e quantitativo in tutte le sedi del Multicampus.
  Uno degli aspetti più delicati da gestire in questa prima fase è stato quello di coordinare la riorganizzazione delle attività del personale tecnico e amministrativo della Vicepresidenza, in buona misura disorientato entro un nuovo assetto subito passivamente piuttosto che condiviso attivamente secondo modalità partecipate.
    Il fatto che l’Ateneo non sia riuscito fin dal primo momento a comunicare adeguatamente al personale il nuovo modello organizzativo, in modo che ne potesse condividere con cognizione di causa gli obiettivi, ha posto le basi per potenziali disallineamenti e disservizi nell’applicazione delle nuove procedure, in un contesto reso già assai complicato dalla “diaspora” di chi lavorava da sempre nelle Facoltà tra Scuole e Unità di Servizio Didattico.
   Al tempo stesso in quei primi mesi si è verificata una congiuntura decisamente sfavorevole, perché l’insediamento di Presidenti e Vicepresidenti di Scuola è stato abbinato ad una rotazione integrale ­ fatta eccezione per Lettere - dei Responsabili gestionali delle nuove strutture di raccordo rispetto ai luoghi dove avevano prestato servizio negli ultimi anni.
    Se mi consentite il paragone, ci si è trovati nella stessa situazione di un Governo di fresca nomina, formato da Ministri al loro primo mandato, che avesse deciso di spostare ad altro dicastero tutti i Direttori generali, facendo venire meno ogni elemento di continuità nell’azione amministrativa.
    Per quanto mi riguarda non avevo alcuna esperienza nella direzione di una struttura complessa, perché non avevo mai ricoperto il ruolo di Preside di Facoltà o di Direttore di Dipartimento, ma ero “reduce” da due mandati consecutivi come Presidente del Corso di Laurea triennale in Finanza, Assicurazioni e Impresa nella sede di Rimini.

2.-  Il tempo trascorso dalla mia nomina a Vicepresidente rappresenta un periodo sufficientemente lungo per provare a tracciare un primo bilancio sull’efficacia del modello di interazione tra Dipartimenti e Scuole adottato da UniBo.
  a) Una prima considerazione che mi sento di proporre è quella che l’Ateneo ha commesso un errore adottando regole stringenti ed uniformi per tutte le realtà didattiche.
   Il Magnifico Rettore Ivano Dionigi ha lamentato più volte pubblicamente il fatto che la Legge 240/2010 avesse - tra le sue lacune principali - quella di “imporre la stessa taglia” a tutti gli Atenei italiani, attraverso una serie di minuziose disposizioni numerologiche da applicarsi sempre e comunque, a prescindere da dimensioni, storia e reputazione.
  Allo stesso modo l’Alma Mater ha commesso a mio avviso l’errore di creare strutture di raccordo di secondo livello come le Scuole anche in situazioni nelle quali i Dipartimenti sarebbero stati in grado di gestire autonomamente l’intera offerta formativa, senza dover sottostare a fastidiose duplicazioni e/o sovrapposizioni di competenze (penso, ad esempio, ai casi di Giurisprudenza, Psicologia, Scienze della Formazione, Agraria, Veterinaria, ecc.).
   Secondo la mia opinione le Scuole andrebbero conservate solo laddove la dimensione organizzativa impatta fortemente con la necessità di coordinare Dipartimenti di grande complessità gestionale (ad esempio Medicina), oppure si intreccia con quella territoriale dell’assetto Multicampus (ad esempio Ingegneria, Economia, Scienze Politiche). In quest’ultimo caso la Scuola assolve al ruolo importante di farsi garante della uniformità degli standard di erogazione della didattica e dei servizi in favore degli studenti su tutte le sedi.
   Questa è un’esigenza che io ho avvertito con forza nella Scuola di Economia, Management e Statistica, nata dalla fusione di 4 Facoltà preesistenti, localizzata su 3 sedi diverse (Bologna, Forlì e Rimini) e caratterizzata dalla presenza di ben 28 Corsi di Studio.
 
  3.-   Proprio sul ruolo dei Coordinatori di Corso di Studio nella nuova organizzazione della didattica vorrei svolgere ora alcune riflessioni riallacciandomi a quanto lucidamente proposto poco fa dal Prof. Gandolfi nel suo intervento.
   I Coordinatori sono divenuti il pilastro fondamentale dell’Ateneo in questa fase storica e costituiscono la pietra angolare dell’intero ciclo di attività a supporto del processo di assicurazione di qualità dei Corsi di Studio secondo gli standard predisposti da Anvur. Hanno assunto sulle loro spalle compiti gravosi e oneri pressanti che riguardano molteplici dimensioni, dalla progettazione/revisione dei piani didattici e dei curricula alle proposte di copertura nelle diverse fasi della programmazione didattica, dall’attività di orientamento nelle scuole secondarie superiori alla gestione dei test d’ingresso, dai rapporti con aziende e istituzioni per favorire le opportunità di tirocinio alle iniziative collegate ai servizi di job placement.  In buona sostanza sono i referenti primi degli studenti per qualunque tipo di esigenza.
   Da tutto questo è conseguito un dispendio enorme di energie lavorative, spesso non preventivato, con pesanti ricadute potenzialmente negative sulla produttività scientifica e sulla capacità di attrarre fondi di ricerca di natura competitiva.
    L’impatto di questa situazione è stato amplificato dal fatto che non di rado l’onere di ricoprire il ruolo di Coordinatore è ricaduto su professori associati - o addirittura su ricercatori - anziché su professori ordinari.
   Compiti così impegnativi come quelli attualmente richiesti dall’Ateneo ai Coordinatori dovrebbero essere prioritariamente assolti da colleghi che hanno già raggiunto l’apice della propria carriera accademica, e che quindi potrebbero con maggiore serenità e migliore disposizione d’animo “devolvere” parte della loro capacità produttiva all’Istituzione.
   Ma purtroppo non sempre ­ come già detto ­ questo avviene nella realtà dei fatti. Ad esempio nella Vicepresidenza della Scuola di Economia, Management e Statistica di Rimini all’inizio del mio mandato su 7 Coordinatori solo uno era ordinario, mentre 5 erano associati e uno ricercatore.
    Il problema ha un’incidenza decisamente superiore in Romagna, dove percentualmente i docenti di prima fascia sono meno numerosi.
    A poco è servito inoltre che, al momento di bandire le procedure per le progressioni di carriera tramite scorrimenti interni (i cosiddetti articoli 24), UniBo abbia emanato linee guida che invitavano i Dipartimenti a tenere conto anche della copertura di incarichi istituzionali da parte dei candidati, perché il peso largamente predominante ­ se non addirittura esclusivo - nella valutazione complessiva rimane quello collegato alla produttività scientifica. Proseguendo di questo passo, sono convinto che l’Ateneo si troverà tra poco a dover fronteggiare un gravissimo problema di disponibilità ad assumere l’incarico di Coordinatore di Corso di Studio.    Senza un efficace sistema di supporto amministrativo - per ora spesso assente - da un lato, e senza un credibile e condiviso sistema di incentivi dall’altro, più nessun collega desidererà spontaneamente di ricoprire questo ruolo.

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Studente Guglielmo Montanari Ing

Relazione Studente, sulla didattica
  (Studente: Guglielmo Montanari)

1.- La didattica è il punto di partenza e di arrivo di ogni struttura universitaria. Come avrete gia' avuto modo di leggere, i temi degli altri incontri saranno: democrazia e trasparenza, spazi e servizi, ricerca; paragonata a questi, che certo sono pilastri della realta' universitaria, e' evidente quanto questa ne sia il perno centrale, nonche' incarnazione del senso stesso della universita' .

   Eppure abbiamo scelto di partire da tale argomento, perche', nonostante la sua centralita', ancora oggi questo aspetto viene tramandato immutato nella sostanza, di generazione in generazione di docenti e di studenti, senza che ci si domandi criticamente come sia variata, in questi anni, la richiesta didattica della popolazione studentesca.

Con una battuta si potrebbe dire che la didattica di oggi sia rimasta al 1088 d.C.

L'Alma Mater Studiorum e' considerata la prima universita' dell'Europa continentale. Essa rappresentava il centro di formazione dei docenti ed un modello di riferimento per l'innovazione didattica. Attualmente, invece, ci avvaliamo di un modello che non tiene sufficientemente conto ne' del contesto in cui opera ne' delle diverse realta' accademiche con cui si rapporta.

Certamente, e' noto a tutti che l'Alma Mater sia al primo posto tra le universita' italiane cosi' come evidenziato dal QS World University Rankings e dalla classifica nazionale stilata dal Censis.

Tuttavia, questo primato nei confronti delle " concorrenti" sul territorio nazionale non ci convince.

Noi, i cosiddetti "generazione Erasmus", abbiamo viaggiato, abbiamo conosciuto altre realta' ed abbiamo sviluppato un punto di vista critico. Tornati in Italia, abbiamo "aperto gli occhi". Il contesto italiano ha antichissime tradizioni perpetrate con dedizione ed inserite in un sistema autoreferenziale scarsamente autocritico e poco aperto al confronto con realta' diverse dalla propria. Ci rendiamo conto che il prestigio di cui meritatamente si fregia l'Alma Mater non puo' riferirsi solamente alla sua storia, ma e' uno status dinamico che deve essere costantemente perseguito. Non un punto di arrivo quindi, quanto un punto di partenza. Da qui scaturisce, forte, la necessita' di rimettere in discussione molti aspetti della didattica.

Occorre prendere atto che la sola lezione frontale non e' piu' sufficiente, o meglio non puo' essere la regola aurea su cui costruire tutti gli insegnamenti. Questo strumento, usato spesso in maniera passiva e omogenea, non basta a valorizzare la ricchezza delle discipline. Inoltre, l'unidirezionalita' del rapporto tra docenti e studenti che tale modello produce, limita, sin dal primo impatto con il mondo universitario, una partecipazione piu' attenta e attiva da parte della comunita' studentesca.

D' altronde, sarebbe sbagliato limitarsi a ricalcare modelli di altri Paesi, che non terrebbero conto della realta' italiana.

Chiediamo si' maggiore attenzione agli aspetti pratici, laboratoriali e di innovazione, al contesto internazionale ed al mondo del lavoro, ma non e' nostra intenzione prendere come riferimento gli atenei ai primi posti delle classifiche internazionali, ma che di fatto si vedono costretti ad importare i "cervelli in fuga" formatisi nel nostro Paese.

La nostra non vuole essere esclusivamente una critica, vuole piuttosto essere una proposta di integrazione ed aggiornamento, necessaria in un contesto globalizzato come quello attuale. Brutalmente parlando, rinnovamento della didattica non vuol dire solo adottare nuovi mezzi tecnologici. Non bastano sicuramente un proiettore e due slides per innovare.
   Siamo qui per cogliere questa occasione. Per manifestare alla nostra comunità accademica la richiesta didattica che, tramite noi, il corpo studentesco rivolge al futuro rettore e al corpo docente.

 Elezioni del Rettore dell'Università di Bologna

COMITATO STUDENTI e DOCENTI
Per il riesame dello Statuto di Ateneo

(BOLOGNABLOGUNIVERSITY, PROMETEO, FORNOFILIA E FILATELIA, SINDACATO DEGLI UNIVERSITARI, UDU FORLI', L'ALTRA BABELE, UNIVERSITAS News", CNU - COMITATO NAZIONALE UNIVERSITARIO)

DOCUMENTO COMUNE
Bologna 27 feb. 2015

   In vista delle elezioni del nuovo Rettore dell'Unibo, il 27 feb. 2015 ha avuto luogo una riunione di alcune Associazioni degli studenti, alla quale hanno partecipato la prof.ssa Anna Maria Di Pietra della Associazione docenti aderenti al CNU e il prof. Nino Luciani, direttore del Foglio On Line UNIVERSITAS News, quale espressione della società civile. I convenuti, dopo una libera discussione, hanno concordato i seguenti punti:

  1) apertura di un dibattito nell'Ateneo, nel quale tutti possano riferire come il nuovo statuto ha funzionato nelle varie strutture (Scuole, Dipartimenti, Servizi agli studenti), sia dal punto di vista degli studenti, sia dal punto di vista dei docenti e ricercatori. In particolare, la discussione sarà articolata in quattro tavole rotonde (rispettivamente per ciascuna delle tematiche sotto indicate), con relazione introduttiva di uno studente e di un docente, ed aperte a tutti coloro (studenti, professori) che volessero partecipare. Agli incontri, saranno invitati, come osservatori, i candidati-rettore e i segretari dei Sindacati Universitari.

    2) Negli incontri saranno discusse le seguenti tematiche, in via Belmeloro 14, Aula G, :

    a) didattica (struttura e funzionamento delle Scuole), il 17 marzo 2015, ore 17 ;

   b) democrazia e trasparenza (funzionamento degli Organi di Ateneo, Consigli delle Scuole e dei Dipartimenti, Consigli di corso di laurea; pubblicità dei verbali, bilanci), il 31 marzo 2015, ore 17 ;

  c) spazi e servizi (segreterie studenti, Uffici didattici, mense, sale studentesche) , il 14 aprile 2015, ore 17;

  d) ricerca (struttura e funzionamento dei Dipartimenti), grandi filoni di ricerca, risultati negli ultimi anni, destinazione del 5 °/°°, il 28 aprile 2015, ore 17;

  e) SEGUIRA' INTERVISTA AI CANDIDATI - RETTORI, il 5 maggio 2015, ore 10 (aula Prodi, Piazza S. Giovanni in Monte)

3)  Sarà costituito un Comitato promotore delle elezioni primarie del candidato rettore, da svolgersi tra gli studenti. Il Comitato dovrebbe essere composto da tutte le associazioni (disponibili) di rappresentanza studentesca.

  4) Alla fine degli incontri sarà fatto un documento politico, quale apertura delle elezioni primarie.

Prof. Stefano Gandolfi, Coordinatore Corso di Laurea I.A. Scuola di Ingegneria e Architettura di BOLOGNA

Didattica, Risorse umane ai Coordinatori di Corsi di Studio, Valorizzazione dell'impegno istituzionale, Revisione ruolo delle Scuole

1.- Il Docente virtuoso.  Mi è stato chiesto di parlare di DIDATTICA (uno dei pilastri, forse il più importante, su cui si regge l'Università). Senza il trasferimento delle conoscenze alle nuove generazioni non vi può essere progresso.
  a) Dal punto di vista della didattica.  Mi è stato chiesto di parlare della didattica sia dal punto di vista di docente che dal punto di vista di Coordinatore di Corso di Studio.
   La mia esperienza Accademica inizia nel 2000 come ricercatore, e dal 2006 sono Professore Associato in Geomatica.
   Dal 2013 ho assunto anche il ruolo di Coordinatore del Corso di Studio in Ingegneria per l'Ambiente ed il Territorio.  Non ho avuto il tempo per confrontarmi con i colleghi e dunque quanto riporto è frutto delle mia esperienza e percezione.
   Più volte però in passato mi sono trovato a discutere di questo argomento con colleghi trovando ampie convergenze sia sulle cose positive che su quelle su cui si può migliorare.
   Credo che la didattica sia il mio compito principale e l'Università, per gli ultimi livelli di istruzione, è lo strumento creato per far sì che ciò sia possibile.
   L'organizzazione complessiva della didattica è certamente articolata perché molteplici sono le funzioni direttamente o indirettamente legate alla didattica. L'Ateneo, le Scuole, i Dipartimenti, i Consigli di Corso di Studio/Laurea sono organi che assieme, se ben coordinati, consentono di erogare una offerta formativa ampia, articolata, strutturata e dunque utile a chi vuole formarsi in modo completo.
   Ogni docente per quanto bravo è comunque parte di un sistema che, se ben funzionate, gli permette di esprimersi al meglio delle proprie capacità ed in sinergia con i colleghi, e dunque svolgere bene il proprio lavoro.
   Questi organi fondamentali non sono però quelli che "giocano in prima linea", in prima linea c'è, ed è giusto che sia così, il docente quando entra in aula e fa lezione.
   La didattica percepita dallo studente è quella erogata dal Docente. Ho provato a riflettere quindi sul concetto di "bravo docente" partendo dal fine che esso deve raggiungere, ossia poter insegnare allo studente metodi di apprendimento che gli consentano di essere competitivo in un mondo del lavoro sempre in evoluzione e nozioni che gli consentano di non dover proprio iniziare da zero.
  Prima di tutto però il docente deve sapere innescare curiosità verso la disciplina che insegna, deve sapere stimolare gli studenti. Per fare questo deve essere aggiornato e dunque deve poter fare ricerca nelle materie che insegna e non in quelle che gli permettono di essere più "competitivo" per soddisfare requisiti molte volte indicati dal MIUR. Quindi il Docente non solo insegna ma ha un ruolo più articolato e complesso.
  A mio modo di vedere il Docente virtuoso è colui che:
-  " Insegna bene;
  - " rispetta gli studenti (innescando quindi anche una empatia capace di coinvolgere ed appassionare gli studenti);
  " fa ricerca;
  " partecipa alla vita istituzionale dell'Università (commissioni di Corso di Studio, Consigli di Corso di Studio, Commissioni di Dipartimento, Consigli di Dipartimento, Commissioni di Ateneo, etc…);
  -  e se viene chiamato a svolgere compiti di coordinamento a diversi livelli, si impegna affinché il ruolo che gli è stato assegnato possa essere svolto al meglio delle proprie capacità;
  -  " fa trasferimento tecnologico;
  - " recupera finanziamenti che consentono di fare ricerca ma soprattutto di sostenere i propri collaboratori per qualche tempo. La ricerca viene principalmente svolta dai giovani Dottorandi, Assegnisti e ricercatori.
    Un mio laureando qualche anno fa mi disse: "non credevo che un docente svolgesse così tante altre attività oltre alla docenza". Gli risposi: "Anche io!"

2.-   La lista che ho riportato è una sintesi che potrebbe allungarsi molto … , quindi la didattica che spazio occupa?
  Spesso confrontandomi con colleghi mi sento dire che il momento in cui si va a lezione è quello in cui ci si "diverte", e personalmente mi pare sia una bellissima cosa perché se una cosa piace è probabile che riesca anche bene.
   Altri, più pragmatici invece vivono la didattica come un peso che si deve "sopportare" per poter fare altro. Personalmente credo che questi colleghi abbiano sbagliato mestiere.   L'Università non è il CNR, l'INGV, l'INFN o l'ASI. Quegli Enti devono pensare solo alla Ricerca, noi no.
    L'Università ha un ruolo molto differente e a guardare bene le cose, ci rendiamo conto che " forma certamente futuri professionisti competenti, " forma ricercatori, " ma soprattutto forma la classe dirigente del futuro prossimo (non è un onere da poco!) notate che ho usato sempre la parola "forma"… Questo è il punto di partenza della mia riflessione.
    Ed allora parliamo di didattica a partire dal basso dal corpo docente per poi salire su fino all'Ateneo.
    Nella mia riflessione ho cercato di porre attenzione su cosa ritengo sia importante rispetto ai parametri utilizzati per valutare la qualità di un buon docente oggi in vigore nell'Ateneo di Bologna e in generale al MIUR.

3.-  IL DOCENTE. Il Docente virtuoso viene valutato per:
  - " Finanziamenti ottenuti;
  -  " Pubblicazioni scientifiche;
  -  NON per la " Qualità della Didattica e per il resto (tempo dedicato dai Responsabili, alla organizzazione ), anche se il resto occupa il 50/60/70 % del tempo.
   Però se gli indici di ricerca del docente sono bassi:
  - " non entra più nei Collegi dei docenti di Dottorato;
  -  " acquisisce meno finanziamenti ordinari;
  - " non ha condizioni significativamente privilegiate nelle progressioni di carriera " etc..

   Tutto questo pare quasi voler inviare un messaggio:
   Certi ruoli non contano, non sono fatti per i giovani ricercatori  che hanno energie ed ambizioni perché saranno di fatto un ostacolo alla propria progressione di carriera e alla gratificazione lavorativa.
  Chi è furbo sta alla larga da qualsiasi impegno che non sia riconducibile direttamente o indirettamente a finanziamenti o a possibilità di fare ricerca o a possibilità di ottenere risorse umane.
    Ma vorrei ricordare che tutti i ruoli sono fondamentali per mantenere in piedi l'intero castello e consentire agli studenti di formarsi ad un livello in linea con le aspettative (o meglio, al meglio delle nostre capacità).
   L'Ateneo ha premiato i ricercatori che hanno coordinato progetti di ricerca internazionali e a loro vanno le mie più sincere congratulazioni, ma magari queste persone non hanno mai speso nemmeno 10 minuti del loro tempo prezioso per commissioni e comitati di varia natura!!! E' giusto?

   Ma per fare bene la didattica ci devono anche esserci i giusti presupposti:
  -  " Aule decorose;
  -  " Orari Ragionevoli ";
  -  Monte ore adeguato.

    Dal 2000 ad oggi la situazione è cambiata molto e i docenti che insegnavano 15/20 anni fa avevano condizioni operative molto più "semplici".
   In parte la colpa è stata anche dei docenti e di chi li ha governati. Aver fatto spesso programmazione di risorse sulla base delle sofferenze didattiche ha portato ad una "corsa" ad aumentare il numero di ore per tutti i SSD con il risultato che ora stiamo tutti peggio.
   Certo, un adeguamento era auspicabile (le tecnologie hanno fatto passi da gigante e ampliare un po' l'offerta formativa è stato anche positivo) ma non credo che questa sia stata la principale motivazione della lievitazione dei corsi.
   Inoltre l'aver ridotto sulle lauree magistrali il numero di ore frontali da 10 ad 8 per ogni CFU (ingegneria ha fatto questa scelta) ha messo a posto la forma (criteri di sostenibilità) ma non credo sia stato poi declinato nel modo corretto da parte dei docenti che forse hanno semplicemente aumentato la velocità di insegnamento per comprimere (ciò che facevano in 60 ore) in 48, con conseguente danno per gli studenti. In altri termini se la didattica è davvero importante (e lo è) allora credo che debba essere importante sempre.

( SEGUITO),
 
4.-   C’è un’altra anomalia che vorrei segnalare a proposito dei Coordinatori:
  - solo una ristretta minoranza di questi ha l’opportunità di far parte dei Consigli di Scuola.
   Questa circostanza fa sì che i colleghi in questione non abbiano la possibilità concreta di presidiare dall’inizio alla fine dell’iter amministrativo il percorso di delibere e provvedimenti che riguardano da vicinissimo la vita dei Corsi di Studio. Nel caso della Scuola di Economia, Management e Statistica i Coordinatori non membri del Consiglio sono invitati come uditori solo in occasioni particolari, che riguardano prevalentemente l’approvazione dei Rapporti di riesame dei Corsi di  Studio e della Relazione annuale della Commissione Paritetica.
   Solo da pochi mesi la Scuola ha reso fruibili a tutti i Coordinatori spazi telematici virtuali dove, accedendo tramite le proprie credenziali istituzionali, hanno l’opportunità di consultare ex post verbali e delibere, ma non ancora i preverbali dei Consigli prima del loro svolgimento.
    Collegandomi al tema dei Consigli di Scuola, posso affermare che la partecipazione alle riunioni è stata per me un’esperienza spesso frustrante, a causa delle modalità pressoché obbligate di svolgimento delle sedute.
  Al di là del problema già citato della duplicazione di competenze tra Dipartimenti e Scuole, le riunioni sono caratterizzate da un approccio eccessivamente burocratico che lascia poco spazio alla dimensione della riflessione strategica. Perciò i membri del Consiglio che non siano anche Coordinatori di Corso di Studio hanno abbandonato progressivamente e inesorabilmente la loro partecipazione attiva. Gli stessi Piani triennali delle Scuole rappresentano soprattutto una fotografia delle modalità secondo le quali è stato articolato il sistema di scambio di flussi documentali in essere tra le diverse strutture coinvolte dal ciclo della didattica (cioè una sorta di mansionario), senza riuscire ad essere anche documenti a forte impronta progettuale sui contenuti e sugli obiettivi dell’offerta formativa e sul modello al quale tendere nell’erogazione dei servizi in favore degli studenti.
   Come ulteriore aspetto di questa riflessione vorrei sottolineare che in seguito all’implementazione del bilancio unico di Ateneo, all’ormai imminente adozione del nuovo sistema di contabilità economico- patrimoniale e, più in generale, all’inarrestabile tendenza all’accentramento sulla sede di Bologna di qualsiasi processo di natura amministrativa e gestionale, è via via diminuita la reattività e l’efficienza delle Vicepresidenze di Scuola presenti in Romagna rispetto alla propria utenza.
    Posso fare alcuni esempi concreti che riguardano i tempi di pagamento degli studenti part-time, dei tutor dei Corsi di Studio e dei tutor didattici: se fino a qualche anno fa la liquidazione in loco dei mandati richiedeva pochi giorni, ora le procedure gestite direttamente da Arag necessitano anche di più di un mese nel caso si verifichi un qualsiasi imprevisto di percorso nel passaggio delle informazioni a Bologna.
   Un’altra situazione paradossale che mi sembra importante segnalare è la difficoltà da parte dell’Ateneo ad individuare una soluzione idonea per rimborsare integralmente le spese sostenute dagli studenti “romagnoli” eletti a far parte di Organi Accademici - Consiglio Studentesco, Consiglio di Scuola, Commissione Paritetica, Consiglio di Dipartimento - che si riuniscono nella sede di Bologna. Si tratta di un problema che mina alla radice il senso del concetto stesso di rappresentanza.
   Anche la partecipazione ad eventi di orientamento organizzati dall’Alma Mater a Bologna - quali AlmaOrienta e l’Open Day delle Lauree magistrali internazionali ­ da parte di studenti e tutor dei Corsi di Studio con sede in Romagna in qualità di testimonial è stata resa di fatto impossibile fino ad un mese fa per insormontabili difficoltà a fornire una copertura assicurativa e a rimborsare le trasferte.
   Solo il recente intervento del Direttore Generale, che ha concordato una soluzione praticabile con il Collegio dei Revisori dei Conti - ovvero l’assegnazione agli studenti di un incarico gratuito per lo svolgimento di attività di orientamento -, ha permesso di sbloccare la situazione, ponendo fine ad un’odiosa discriminazione tra Corsi di Studio dello stesso Ateneo.
  5. Per concludere vorrei toccare il tema del funzionamento delle Commissioni Paritetiche.
   - Un primo aspetto che a mio avviso va risolto prioritariamente è quello della disponibilità con congruo anticipo del preverbale e di tutti gli allegati per i membri delle Commissioni. Infatti per ogni componente, ma a maggior ragione per le rappresentanze studentesche, è particolarmente importante leggere ed analizzare per tempo la documentazione, in modo da poter restituire un parere consapevole e informato.
   Troppo spesso accade invece che i Dipartimenti di riferimento dei Corsi di Studio trasmettano all’ultimo minuto i materiali da esaminare, in particolare gli allegati, trasformando la loro approvazione in un mero atto di fiducia nei confronti dell’Istituzione.
   Inoltre ho avvertito spesso l’impressione che gli argomenti oggetto di trattazione si concentrino per lo più solo su aspetti burocratici, compresi i vari adempimenti connessi al ciclo dell’assicurazione di qualità - tema peraltro di per sé rilevantissimo.
   Mi pare che resti ben poco tempo per affrontare altri temi che sicuramente stanno anch’essi molto a cuore della componente studentesca:
  - il diritto allo studio;
  -  la parcellizzazione e la frammentazione dei saperi che ha caratterizzato l’applicazione delle ultime riforme del sistema universitario;
  -  l’adozione e la sperimentazione di forme innovative di didattica;
  -  l’efficacia dei test di ingresso e di orientamento in relazione all’andamento delle carriere scolastiche;
  - le conseguenze dell’imposizione di numeri programmati a livello locale per l’accesso ai Corsi di Studio;
  - l’impatto di eventuali deroghe in tema di numero di appelli (rispetto a quanto disposto dal Regolamento Didattico di Ateneo) sulla regolarità e sulla durata dei percorsi di studio; ecc.

   Per stimolare il contributo e la partecipazione attiva della rappresentanza studentesca in Commissione Paritetica mi piacerebbe che almeno un paio di volte all’anno la definizione dell’ordine del giorno delle sedute venisse affidata proprio a questa componente, che potrebbe farsi carico anche di istruire i riferimenti con il supporto dei docenti. In conclusione voglio ringraziare di nuovo il Comitato per l’Elezione del Rettore e i tre candidati oggi presenti per l’opportunità che mi è stata data di restituirvi - almeno in parte - la mia intensa esperienza di questi ultimi tre anni.

Sergio Brasini

( SEGUITO).
  4.- IL COORDINATORE. Passo ora invece dal punto di del coordinatore di Corso di Studio:
   Il Consiglio di Corso di Studi (Laurea) è l'istituzione fondamentale per la Didattica.
Lì si progettano i piani didattici, si valutano le possibilità di cambiamenti per essere sempre vicini alle varie esigenze (anche quelle del mercato del lavoro).Il Consiglio di Corso di Studi ha un Coordinatore e può dotarsi di Commissioni. Non è dotato di un supporto tecnico amministrativo ma si deve interfacciare di volta in volta con: " Segreteria Studenti " Scuola " Vicepresidenza di Scuola " DIRI " Presidio di Qualità di Ateneo " …. A nessuno dei partecipanti alla gestione del corso di studi viene riconosciuto nulla (nemmeno al Coordinatore). Personalmente negli ultimi 3 anni l'impegno profuso per il corso di studi che coordino si aggira sul 60% del tempo residuo dopo la didattica.

E' il mio primo lavoro! E' un lavoro delicato dove si devono tenere assieme tanti aspetti e che da grandi soddisfazioni a livello umano. Di cosa si occupa un Consiglio di Corso di Studio e quali sono le attività che orbitano attorno ad esso? Di seguito un breve elenco: " Controllo di Qualità del Corso di Studi " Progettazione annuale " Gestione pratiche studenti " Gestione studenti internazionali " Gestione orario delle lezioni " SUA CDS " Gestione ERASMUS " Orientamento (Almaorienta, Open Day) " Accordi di Doppio titolo " Partecipazione a riunioni istituzionali di varia natura " Consultazione delle parti sociali " Piani di Studio e sono solo le principali attività che mi sono trovato a coordinare e che, nonostante disponga di commissioni efficienti, richiedono sempre e comunque di un sostegno costante e tempo.
  Queste sono solo le principali attività che mi sono trovato a coordinare e che, nonostante disponga di commissioni efficienti, richiedono sempre e comunque di un sostegno costante e tempo.
    Conclusione: per questa ragione (ma potrebbe anche essere un alibi) il mio numero di pubblicazioni è crollato, gli indici crolleranno (perché hanno un po' di inerzia), i finanziamenti si sono quasi annullati e ho la percezione che la mia decisione di candidarmi a quel ruolo sia stata decisamente non saggia.

   Attenzione, non parlo di riconoscimenti di natura economica, e non vorrei nemmeno prendere in considerazione il possibile sgravio di 30 ore di didattica (come, mi togliete proprio la cosa che mi piace e per cui sono qui?!).
   Certo, ho imparato molto e personalmente sono cresciuto, vedo l'Ateneo e la mia professione con occhi diversi ma non ho dato prospettive ai miei dottorandi, ho impattato negativamente sul mio raggruppamento e non mi sono nemmeno arricchito economicamente.

   5.-  Ora la mia domanda è: ma alla luce di questo chi mai vorrà ricoprire questo ruolo in futuro?
   Io scado quest'anno e onestamente non so se veramente avrò gli stimoli e le motivazioni per ripresentarmi.
    Detto questo non ho rimpianti per la scelta fatta quattro anni fa, la rifarei perché sono appassionato ed innamorato del mio lavoro e nonostante tutto credo di aver fatto la scelta giusta. Credo che un docente debba considerare parte integrante della propria attività anche la partecipazione alla vita Accademica, via via a livelli sempre più impegnativi.
    Ma credo anche che l'Ateneo non possa fare finta di nulla. Credo che il futuro Rettore su questo aspetto debba dedicare molta attenzione perché c'è il rischio, se si continua a ragionare come si è fatto fino ad oggi, che nessuno vorrà più ricoprire certe cariche senza le quali l'Università crollerebbe.
   Ancora peggio, se non si inizia a partecipare alla vita collegiale del Corso di Studi, della Scuola del Dipartimento e dell'Ateneo, partendo dal basso, si rischia di non riuscire a creare nemmeno una classe dirigente all'altezza di governare una istituzione tanto alta come l'Ateneo.
    Non ci si improvvisa:
   -  Coordinatore di Corso di studi;
   -  Direttore di Dipartimento ;
   -  Presidente di una Scuola;
   -  Prorettore;
   -  Rettore .

   Ma questo, i candidati rettore lo sanno bene, e quindi anche chi partecipa ai comitati e le commissioni deve avere un corretto e proporzionato riconoscimento.

6. Rapporto tra Scuole e Dipartimenti. La domanda che potremmo porci è:
  -  come la didattica si interfaccia con Scuole e Dipartimenti?
   Ma a mio avviso il problema è diverso. Forse ci si dovrebbe porre questa domanda:
  " Qual è il ruolo delle Scuole considerando i nuovi poteri attribuiti ai Dipartimenti?
   A mio avviso le Scuole ora, così come sono strutturate, sono "poco utili" anzi un peso solo formale che i Dipartimenti devono sopportare.
    Solo il fatto che "esprimano pareri" la dice lunga sul reale ruolo delle scuole.
   Prima, c'erano fondamentalmente due entità che si bilanciavano: i Dipartimenti per la Ricerca le Facoltà per la Didattica; e, se i Dipartimenti gestivano la parte economica, le Facoltà avevano potere sulla programmazione.
    Prima la Facoltà aveva anche potere sulla gestione delle infrastrutture mentre ora tutto è passato in mano ad AUTC.
   I poteri e le capacità economiche che prima la Scuola (Facoltà) aveva ora non ci sono più … e senza ne autonomia decisionale ne risorse è difficile conservare un ruolo di centralità.
    Il rischio nell'aver dato tutto in carico ai Dipartimenti è che le logiche che portano all'attribuzione di risorse ad un settore piuttosto che ad un altro possano essere governate anche da questioni legate a pseudo virtuosismi di cui sopra ..
    Chi porta molte risorse e può decidere se veicolarle su un centro piuttosto che su un altro può anche avere una posizione di peso differente da chi non ha finanziamenti.
    Va però riconosciuto che un Dipartimento è in grado di avere una visione complessiva immediata e prendere decisioni più rapidamente rispetto alle ex Facoltà … ovviamente tutto dipende sempre dal profilo di chi governa la struttura. Ed allora forse sarebbe meglio indicare, secondo il mio punto di vista, come potrebbe essere ridisegnato il compito di una Scuola.
   Credo che la Scuola debba rimanere (forse come "ombrello" per definire identità culturali affini), ma credo anche che si debbano ridefinirne i compiti in modo più chiaro con alcuni (magari pochi) poteri decisionali ben definiti.

7.- STUDENTI L'ultima questione riguarda gli studenti. Quale istituzione "vedono" gli studenti? Chi sono i referenti degli studenti?
   Generalmente gli studenti non hanno chiara la distinzione tra Corso di Laurea, Dipartimento o Scuola. La loro interfaccia naturale è sempre il singolo docente, od eventualmente il Coordinatore di corso di studi perché è lui che gli risolve i problemi e lo supporta nel suo percorso. Spesso è lui che lo indirizza all'ufficio corretto o gli spiega come fare per risolvere alcuni problemi.
   La Scuola si presenta come entità nei momenti di Orientamento… poi di fatto non esiste più.
    Il Dipartimento forse si inizia a percepire come entità negli ultimi anni di studio durante la preparazione delle tesi.
    Ma tutto sommato credo sia anche giusto così, tutti quegli organi possono giocare un ruolo importantissimo e fondamentale anche se non hanno una visibilità diretta. E' proprio questo il loro compito come l'arbitro in una partita di un qualsiasi sport. Quando nessuno si lamenta allora significa che ha arbitrato bene.

  8.- Conclusioni. Detto questo al futuro Rettore chiederei di:
  -  " Ridare Centralità alla Didattica e a chi si adopera perché questa continui a funzionare in modo corretto e soddisfacente (componenti di commissione, coordinatori etc..);
  - " Prevedere di assegnare anche risorse umane ai Coordinatori di Corso di Studio perché il carico di lavoro attuale è oggettivamente particolarmente gravoso;
  - " Considerare l'impegno istituzionale (con gradi differenti) soprattutto laddove tale impegno non porti direttamente o indirettamente a qualche vantaggio;
  - " Rivedere il ruolo delle Scuole (e le sue funzioni);
  - " Provare a cambiare certe tendenze del MIUR a considerare solo alcuni aspetti e non altri ai fini delle abilitazioni, dell'attribuzione delle risorse etc.. per poter rendere interessanti anche l'occupazione di posizioni attualmente molto penalizzanti.
Stefano Gandolfi

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EDIZIONI PRECEDENTI

MENTRE TUTTORA SI DISCUTE DEI DANNI ALL'UNIVERSITA' ITALIANA, DALLA  LEGGE  GELMINI

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Università del Salento

dal "CORRIERE DELLA SERA, 27 ottobre 2014"
Notizie sulla Università del Salento

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Gian Antonio Stella*,
Insegnavi a Yale? Mettiti pure in coda
All’Università del Salento più punti a chi ha avuto cattedre nei nostri atenei

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Nato ad Asolo nel 1953. Per gli studi di base, risulta aver "frequentato" il Liceo Ginnasio Antonio Pigafetta di Vicenza.
    Giornalista e scrittore italiano. Inviato speciale del Corsera. Ha numerose pubblicazioni.

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Gian Antonio Stella

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   Nota.
No comment alle considerazioni del noto giornalista, in omaggio alla libera informazione.
  Gli faccio, invece, due domande e aggiungo alcune notizie "notorie",  per chi vive nell' università.
   1) La prima domanda: "Si è informato se il "presunto"   professore di Yale è disponibile a insegnare all'università del Salento ?

   2) La seconda domanda: "Dato che fa riferimento ad un problema della reputazione" dell'università italiana, quale università ha frequentato ?
   3) Alcune notizie "notorie".
       a)  Circa le classifiche cosiddette "internazionali", mi sono occupato più volte di conoscere e capire i parametri sui quali si basano le valutazioni, comprese le datazioni delle statistiche su cui essi sono calcolati. Ma i classificatori non erano mai generosi circa il metodo impiegato, per cui non ne sono mai venuto a capo, in modo veramente profondo. Grosso modo, ho anche dedotto che tra i parametri delle varie classifiche non ci sia omogeneità, e dunque confrontabilità.
  In generale, poi, i dati statistici, forniti dalle università italiane sono poveri, per cui mi sono anche sempre domandato come i classificatori internazionali abbiano fatto certi miracoli per accedere alle statistiche locali. Qualcosa c'è all'Ufficio statistico del Miur, dell'ANVUR (da poco), del CINECA. Nulla c'è, neppure all'ISTAT, non sulla contabilità nazionale delle università, da alcuni anni.
  Uno sforzo di informazione è in atto, in seguito alla introduzione della abilitazione scientifica nazionale, con la legge n. 240/2010, che obbliga gli atenei a dare le necessarie informazioni per calcolare parametri simili a quelli usati nei paesi anglosassoni.
Invece, in passato i giudizi avevano luogo solo sulla base dei testi originali.
  Tuttavia, in seguito ai vari ricorsi ai TAR, dei candidati alle abilitazioni, risulta che le Commissioni giudicatrici, volendo dare giudizi fondati, hanno visionato i parametri, ma senza poterne conto più di tanto, per giudizi seri.
    b) Circa l'uso privilegiato delle abilitazioni nazionali italiane, da parte della università del Salento, personalmente avrei anzi privilegiato i nativi del Salento. I motivi sono:
  - le commissioni giudicatrici sono nazionali, e pertanto (in generale) gli abilitati sono tutti ad un buon livello;
  - quelli del nord, se chiamati al sud, fanno i pendolari e scappano definitivamente alla prima occasione;
    Ne deriva che le università del sud sono continuamente in cerca di professori di ruolo, e non riescono a costruire scuole scientifiche stabili.
   c) Circa l'importanza di ottenere al Salento professori di Yale, sono convinto che, in generale, l'internazionalità dei rapporti sia utile, ma anche da parte di Yale (reciprocamente), nei confronti del Salento.

   Ciò rientra largamente nella tradizione storica italiana. E' notorio, del resto, che la città di Bologna conserva, tuttora, delle vie intestate a studenti universitari e docenti stranieri (es.: Via degli Alemanni).  Nino Luciani
FONTE, http://www.corriere.it/scuola/14_ottobre_27/insegnanti-yale-mettiti-pure-coda-concorso-contrario-professori-d384cb76-5db8-11e4-8541-750bc6d4f0d9.shtml, 27.10.14
Gian Antonio STELLA, Insegnavi a Yale? Mettiti pure in coda. All’Università del Salento più punti a chi ha avuto cattedre nei nostri atenei

  Cattedre autarchiche - bando al contrario all’università del salento: più punti per chi ha insegnato nei nostri atenei rispetto, a chi può vantare curriculum internazionali.

1.- Vale di più una cattedra ad Harvard o all’ateneo di Villautarchia?  Dipende. Alla Università del Salento, pare impossibile, il concorso per assumere 16 professori riconosce più punti a chi ha già insegnato nelle nostre aule piuttosto che ai docenti di Berkeley o Yale.
  Che gli atenei italiani possano essere sottovalutati dalle classifiche mondiali, come sospirano i rettori, è possibile. Anche l’ultimissimo «World University Ranking» del Times Higher education vede nelle prime 200 addirittura 74 università statunitensi, 29 britanniche, 12 tedesche, 11 olandesi, 8 canadesi, 8 australiane, 7 svizzere, 7 francesi, 5 giapponesi, 4 turche (quattro!) e una sola italiana: cioè la Normale di Pisa che si piazza al 63º posto e, nella classifica pro capite, tenendo conto del numero degli studenti, starebbe molto più in alto.
   Seguono, nella seconda fascia, l’ateneo di Trieste e la Bicocca di Milano: nelle prime 250, a dispetto di tutte le vanità sulla «patria della cultura», non abbiamo altro.

2.- Domanda: "Allora come mai, se le università italiane sono così scarse, i nostri ragazzi appena mettono il naso al di là della frontiera fanno spessissimo un figurone in tutto il mondo?
  Risposta: perché evidentemente, nonostante tutti i difetti, tutti i concorsi truccati, tutte le Parentopoli, nelle nostre aule si insegna e si impara meglio di quanto si pensi. Il problema della reputazione,
però, resta
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3. Ed è pesante: come possiamo rassegnarci ad avere tra le prime 400 università d’Europa solo 17 italiane? Fatto sta che, non contentandosi di contestare la sacralità di queste classifiche, l’Università del Salento ha deciso di andare oltre. E di valutare di più i curriculum «caserecci» che non quelli di profilo internazionale. Lo dice il bando di selezione «per la copertura di 16 posti di professore universitario di ruolo di 2ª fascia» firmato dal rettore Vincenzo Zara.
::::::::
  Già alla prima delle cattedre messe in palio, infatti, quella di Archeologia, il massimo riconosciuto per l’«attività di docenza svolte in Italia» è di 20 punti, quello per le «attività di docenza e attività di ricerca all’estero» compresi gli «incarichi o fellowship ufficiali presso atenei e centri di ricerca esteri di alta

qualificazione» e la «partecipazione a convegni internazionali in qualità di relatore»,   solo di 4. Cinque volte di meno. Col risultato, ad esempio, che se un fuoriclasse celebre nel mondo come Andrew Stewart, specializzato in «Ancient Mediterranean Art and Archaeology», volesse prendersi lo sfizio di lasciare l’Università di Berkeley per venire a Lecce (ammesso che fosse accettato nonostante il passaporto straniero) avrebbe per la sua esperienza didattica 4 punti rispetto ai 20 riconosciuti a un ipotetico professor Tizio Caio che abbia insegnato in un’università telematica di Rocca Cannuccia. Assurdo. Tanto più di questi tempi, coi docenti delle «telematiche» che paiono (ma ci torneremo) moltiplicarsi miracolosamente.
  E se può essere spacciato come una scelta sensata lo squilibrio (16 punti agli «italiani», cinque agli «stranieri») per la cattedra di letteratura italiana contemporanea, anche se ci sono fior di stranieri che la conoscono meglio di tanti italiani, appare folle la sproporzione, ad esempio, per la cattedra di Econometria (20 punti a 10), di «Meccanica applicata alle macchine» (30 punti a 10), di Botanica (20 punti a 5) o di «Misure elettriche ed elettroniche» dove lo squilibrio è ancora quintuplo: 10 punti ai «casalinghi», 2 agli eventuali acquisti dall’estero. Un terzo del punteggio che l’aspirante professore potrebbe guadagnare dimostrando di sapere l’inglese! E non è tutto. Un ricercatore ha generalmente un punteggio uguale a quello del capo-ricerca e in alcune discipline perfino più alto. Peggio: a «Progettazione industriale» chi ha avuto la «responsabilità scientifica di progetti di ricerca, nazionali e internazionali ammessi al finanziamento sulla base di bandi competitivi» ottiene un punto. Chi ha solo partecipato ne ottiene nove! Che razza di criterio è?

4.- Per carità: evviva l’Italia ed evviva gli italiani! Ma se all’estero vanno a cercarli apposta gli stranieri (compresi moltissimi dei nostri, soprattutto giovani) per dotare il proprio ateneo di una classe accademica più variegata e internazionale e multiculturale possibile, perché mai noi dobbiamo fare il contrario?
   A Flavia Amabile che ne ha scritto nel blog de La Stampa , il direttore del dipartimento di fisica leccese ha spiegato che era importante «avere personale docente con esperienza didattica in Italia che possa da subito svolgere al meglio i corsi e, eventualmente, ricoprire cariche accademiche» (testuale!) e che c’era da «valorizzare i ricercatori (italiani e non) che in questi anni di blocco dei concorsi hanno consentito il normale svolgimento delle attività didattiche».
  Per carità, sarà anche vero... Ma all’estero come la vedranno, questa faccenda? Ci farà guadagnare o perdere altri punti nelle classifiche?

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Vincenzo Zara

La voce della Università
del Salento

(a prescindere

dal caso
sollevato

dal Corsera)

Messaggio del Rettore

  La comunità accademica è formata dai docenti, dai ricercatori, dal personale tecnico-amministrativo e dagli studenti.
  Come le membra di un corpo umano ognuno di questi elementi non può fare a meno degli altri.

  I docenti e i ricercatori, coloro che hanno la difficile missione di trasmettere i loro saperi, i magistri, che devono saper essere giusti e severi, magnanimi e propositivi;

   ma anche coloro che hanno il compito di dubitare, di porsi sempre nuove domande, di ricercare risposte, di esplorare ciò che non è noto, cercare nuove soluzioni a vecchi problemi;
   a loro è dedicato il mio invito a mantenere alto il nome dell'ateneo salentino, a fare loro la missione di mantenere viva la cultura della qualità dell'insegnamento e della ricerca, di base e applicata.

  Il personale tecnico e amministrativo, la linfa, il sangue che scorre nelle vene dell'università, coloro che rendono possibile, ogni giorno, con il loro lavoro, il loro impegno e la loro dedizione, il funzionamento della macchina amministrativa e tecnico scientifica, senza la quale tutto sarebbe immobile; a loro il mio invito a considerare l'università come un organismo di cui si è parte integrante.

  Gli studenti, coloro a cui è dedicata la missione di diffondere il sapere, di creare cittadini consapevoli, colti e preparati ad affrontare il futuro, dotati di spirito critico e costruttivo; il mio invito per loro è quello di aderire alla nostra missione, di sentirsi coinvolti in prima persona in essa, di portare il loro prezioso e vitale contributo perché si possa continuare a essere orgogliosi di essere studenti dell'Università del Salento.

  A tutti voi va il mio ringraziamento per avermi fatto scoprire l'esistenza di una comunità di persone che credono nella bellezza di un “fare”, animato da sane passioni, sincere emozioni e costruttivo entusiasmo.

Vincenzo Zara

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Riceviamo e giriamo

Università di Bologna

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Gianni Porzi

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IL COMMENTO


Gianni Porzi, In giugno, elezioni del Rettore


 
* Già membro del CdA dell’Università di Bologna, in rappresentanza del Governo

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Gianni Porzi

   E' in corso la campagna per l'elezione del nuovo Rettore e già circolano voci diffuse ad arte per screditare un candidato a favore di un altro o per far credere che vi sia un candidato nettamente favorito rispetto agli altri, facendo così leva sul noto "effetto carrozzone" (bandwagoning), cioè la diffusa tendenza a salire sul carro del candidato dato come probabile vincitore. La politica è la madre di questo vizio; esemplare è il caso della ministra Giannini, ma almeno in questo caso un vincitore esiste già in carne ed ossa, non è solo sulla carta.

   Mi sembra si stia diffondendo anche una sorta di "timore" che potrebbe condizionare l'elezione e sarebbe un fatto molto negativo. Se i candidati, invece di essere valutati in base al loro curriculum, alle loro capacità manageriali e al loro comportamento istituzionale, venissero votati per altri più o meno inconfessabili motivi, l'Alma Mater dimostrerebbe che quanto accadde negli anni trenta, quando pochissimi docenti rifiutarono di sottoscrivere le vergognose leggi razziali, non ha insegnato nulla. Ritengo che un clima da "caccia alle streghe" non faccia bene all'Ateneo e sia decisamente inaccettabile; tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell'Alma Mater dovrebbero opporsi a chi antepone i propri interessi all'interesse dei giovani e più in generale a quello del Paese. Purtroppo, la situazione che si percepisce è tale da far sorgere il sospetto che vi possa essere, sotto traccia, una sorta di accordo non dissimile a quello del 2000. Mi chiedo tuttavia che senso possa avere visto che non sempre il detto "pacta servanda sunt" può essere rispettato per ovvi motivi. Sarebbe un patto scritto sulla sabbia perché tra sei anni molto probabilmente le condizioni saranno diverse e diversi anche gli attori.

    Mi auguro che nella scelta del nuovo Rettore si tenga conto piuttosto degli atteggiamenti assunti dai candidati nei sei anni dell'attuale "gestione Dionigi". Due di essi sono Prorettori che hanno governato al fianco del Rettore Dionigi e ne hanno quindi condiviso il metodo col

quale è stato gestito l'Ateneo, se non fosse stato così si sarebbero dimessi da tempo.

   C'è invece chi non è stato coinvolto nella governance dell'Ateneo e chi, non avendone evidentemente condiviso la filosofia, ha preferito dedicarsi ad altre attività accademiche, anche a livello internazionale.  Ritengo pertanto si possano individuare responsabilità ben diverse perché chi ha condiviso lo Statuto e tutti i Regolamenti attuativi - fatto che sarebbe ignobile venisse oggi rinnegato - ha contribuito a dar vita ad una governance centralistica e iperburocratica che ha consegnato tutto il potere nelle mani del Rettore, in una situazione di sostanziale mancanza di dialogo (tra i vertici e il personale universitario tutto) e totale assenza di trasparenza (decisioni prese da pochi e in stanze ben chiuse). Una sorta di centralismo spinto all'eccesso che ha mortificato tutto il personale, sia docente che tecnico amministrativo, e ha fortemente ridotto, per non dire quasi azzerato, l'autonomia dei Poli romagnoli che erano cresciuti proprio in virtù di quell'autonomia che era stata prevista nello Statuto (sicuramente migliore dell'attuale) dell'ex Rettore Roversi Monaco che pensò e realizzò il decentramento.

   Ritengo che le azioni strategiche per un governo veramente nuovo dell'Ateneo debbano essere : una netta discontinuità (cioè un profondo cambiamento), la collegialità (il massimo coinvolgimento possibile nella governance delle varie componenti dell'Ateneo), una forte innovazione, la semplificazione di tutti i processi, la massima trasparenza e quel profondo senso della democrazia che ritengo sia mancato. E' necessario che il Rettore di un grande Ateneo, per la sua dimensione e per il glorioso passato, sia non solo un ottimo ricercatore a livello nazionale/internazionale, ma che abbia anche spiccate peculiarità manageriali, cioè la capacità non comune di saper interpretare gli eventi con lucidità e lungimiranza. In poche parole, un Rettore che governi, che abbia quel carisma indispensabile per guidare

un'Istituzione così complessa quale l'Alma Mater.

   Non posso infine non osservare con un certo stupore che i due Candidati Prorettori (PROFF. GIANLUCA FIORENTINI e DARIO BRAGA) appaiano critici sul modo in cui è stato gestito l'Ateneo, visto che hanno partecipato all'attuale governance a pieno titolo.
   Ma la cosa più sconcertante è che stiano facendo campagna elettorale senza essersi dimessi dalla carica di Prorettore. Trovo il fatto quantomeno sconveniente se non altro da un punto di vista etico, cosa non irrilevante. Anzi, mette in chiara evidenza un discutibile rispetto verso l'Istituzione nella quale ricoprono un ruolo importante che ritengo consenta loro di trarne un certo vantaggio in campagna elettorale. A questo proposito vorrei ricordare agli elettori più giovani che in occasione della corsa al rettorato del 2000, il prof. Giorgio Cantelli Forti prima di presentare la propria candidatura si dimise da Assessore comunale, anche se la carica ricoperta in Comune nulla aveva a che fare con l'Ateneo. Infatti, non poteva esservi alcuna interferenza e il prof. Cantelli Forti non poteva quindi trarne alcun vantaggio nella campagna elettorale per la carica di Rettore.

    Nel 2009, sempre il prof. Cantelli Forti, prima di candidarsi alle elezioni per il rettorato si dimise da rappresentante del Governo nel CdA dell'Ateneo per una questione di correttezza istituzionale, anche se da quella carica non ritengo potesse trarne vantaggi particolarmente significativi in campagna elettorale.

   A fronte di questi comportamenti, la cui correttezza va ben oltre qualsiasi più che ragionevole limite, oggi, per contro, si assiste con un certo sconcerto a Candidati che fanno campagna elettorale senza aver rimesso nelle mani del Rettore l'incarico di Prorettore, carica che comporta ovvi vantaggi rispetto agli altri due Candidati. In una competizione tutti i concorrenti dovrebbero poter competere ad armi pari, ma in questo caso sembra ci sia una caduta di stile che lascia piuttosto interdetti.                                         Prof. Gianni Porzi

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RICEVIAMO e GIRIAMO

Inaugurazione dell'anno accademico, presente Matteo RENZI
In realtà, proposto dal Rettore Dionigi (non rieleggibile) un programma per la
  ELEZIONE   DEL  NUOVO  RETTORE  DI  BOLOGNA

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Il rettore propone "NO TASSE" per gli studenti della laurea triennale
(  Ma non fa il rendiconto nè dice una parola su scandali, a suo tempo, rimasti
secretati, tipo: Fondazione Alma Mater, Alma Mater Srl, CEUB)

(
Per il testo integrale del discorso, clicca su: Dionigi )

DUE  INTERVENTI DI GIANNI PORZI *

  * Già membro del CdA dell’Università di Bologna, in rappresentanza del Governo

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Gianni Porzi

 

In vista delle elezioni del Rettore, per il  2015-20

LETTERA APERTA AGLI Ex-COLLEGHI
di Gianni Porzi

   In giugno 2015 si voterà per eleggere il nuovo Rettore dell'Università di Bologna E' appena iniziata la campagna per l'elezione del nuovo Rettore e già circolano commenti da parte di chi si diletta in uno degli sport nazionali, cioè mettere sotto la lente d'ingrandimento i vari candidati in un giuoco che non ritengo giovi all'Ateneo. Scoprire le doti, il carattere e persino il retro pensiero dei candidati alla carica di Rettore per impallinare l'uno o l'altro non penso sia una buona cosa né tanto meno corretta. Ritengo poco affidabile chi fa valutazioni sulla varie persone a volte per sentito dire o per aver letto un qualche intervento; si rischia di esprimere più che giudizi, che richiedono invece un'adeguata conoscenza delle persone, dei pregiudizi e forse non sempre disinteressati. O le persone si conoscono abbastanza bene per averle frequentate in ambito lavorativo oppure si rischia di esprimere valutazioni superficiali che poi vengono diffuse in modo subdolo rischiando di dipingere un candidato per quello che non è realmente. Coloro che si sono candidati dovrebbero piuttosto essere valutati sulla base di ciò che hanno fatto, per i loro comportamenti, in particolare nel recente passato. I programmi sono interessanti e in una certa misura utili purché vengano poi rispettati; ma chi garantisce che ciò avverrà? Ecco perché, a mio avviso, ciò che dovrebbe contare maggiormente, direi quasi esclusivamente, è il comportamento tenuto dai candidati nei sei anni dell'attuale gestione dell'Ateneo. Se è stato apprezzato e condiviso il modo in cui l'Alma Mater è stata governata, logica vuole che si voti per chi ha contribuito all'attuale gestione, in caso contrario si orienterà verso quei candidati che non hanno partecipato alla governance di questi anni. Al momento, in campo ci sono quattro candidati che hanno storie ben diverse. C'è chi ha governato l'Ateneo al fianco del Rettore Dionigi e ne ha quindi condiviso le scelte di politica universitaria relative alla gestione dell'Ateneo. C'è chi invece non mi risulta abbia ricevuto dal Rettore Dionigi incarichi istituzionali di sorta e questo fa sì che sia stato estraneo a qualsiasi coinvolgimento nella governance dell'Ateneo dal 2009 ad oggi. E infine c'è chi inizialmente ha partecipato alla gestione - che ritengo abbia evidenziato nel tempo non poche criticità - ma ne è poi uscito dedicandosi ad altre attività accademiche. C'è pertanto chi ha condiviso uno Statuto che ha sostanzialmente eliminato tutti gli spazi di democrazia, una gestione iper-burocratica e centralista, la totale mancanza di trasparenza ed anche un codice etico poco garantista. E' stata a mio avviso una governance nella quale il potere è stato, formalmente, tutto in mano al Rettore, in una situazione di carenza di dialogo (tra i vertici e il personale universitario tutto) e di trasparenza (decisioni prese da pochi e in stanze chiuse). Una sorta di centralismo spinto all'eccesso che ha mortificato tutto il personale, sia docente che tecnico amministrativo, e ha fortemente ridotto, per non dire azzerato, l'autonomia dei Poli romagnoli che si erano sviluppati grazie proprio a quell'autonomia che era stata invece prevista nello Statuto dell'ex Rettore Roversi Monaco che, va ricordato, pensò e realizzò i Poli romagnoli. E' auspicabile infine che non abbia più a ripetersi il "voto ideologico" perché la politica partitica deve stare rigorosamente fuori dall'Università; è quindi fondamentale valutare la persona indipendentemente dall'eventuale connotazione politica. Oggi più che mai si deve pensare alla politica universitaria e non a quella partitica, come accaduto invece più di una volta in passato. D'altra parte, i partiti non stanno offrendo certo un'immagine della quale possano vantarsi. Ritengo che le azioni strategiche per un nuovo governo dell'Ateneo siano : una netta discontinuità (un vero cambiamento), collegialità (coinvolgimento delle varie componenti dell'Ateneo nella governance e non un uomo solo al comando), forte innovazione, semplificazione di tutti i processi, trasparenza e un radicato senso della democrazia. Oggi più che mai è necessario che il Rettore di un Ateneo grande, sia per la sua dimensione che per il glorioso passato, sia non solo un ottimo ricercatore, riconosciuto non solo a livello nazionale, ma che abbia anche, e oserei dire prevalentemente, peculiarità manageriali, cioè quella capacità non comune di vedere avanti e di saper interpretare gli eventi con lucidità e lungimiranza. In poche parole, un Rettore che governi, che abbia quel carisma indispensabile per guidare un'Istituzione complessa quale l'Alma Mater. Certe caratteristiche distintive sono individuabili in buona parte nel curriculum vitae dove vengono riportate le esperienze di tipo gestionale acquisite anche a livello internazionale. Sebbene sia già in pensione, e quindi non sia un elettore, mi sono permesso questo intervento perché ritengo importante che il passato, in particolare quello recente, non venga dimenticato e possa aiutare gli ex Colleghi elettori, unitamente alle peculiarità dei singoli candidati, nella scelta del prossimo Rettore che, grazie alla Legge 240/10 voluta dall'allora ministra Gelmini, resterà in carica per ben sei anni senza alcuna verifica intermedia, come accadeva invece in precedenza. Concludo, auspicando che nessuno dei candidati coltivi l'idea di dar vita ad un Politecnico che sarebbe antitetico non solo al significato di Universitas, ma anche al nome stesso del nostro Ateneo "Alma Mater Studiorum", cioè la madre che nutre gli studi (tutti, nessuno escluso). Prof. Gianni Porzi (ex membro del CdA dell'Alma Mater Studiorum). Gianni Porzi

Gianni Porzi, In margine alla inaugurazione dell’A.A. a Bologna: perchè il rettore uscente ha invitato RENZI ?

    All’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Alma Mater Studiorum, tenutasi sabato 10 gennaio, il Rettore Dionigi (uscente) ha invitato il Premier Renzi.
   In passato, ad eccezione di quello più recente, alla cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico venivano invitate Personalità di spicco del mondo della cultura.
  Da qualche anno invece vengono invitati rappresentanti della politica nostrana. Cioè la cultura si è inchinata alla politica, ad una politica che non sta peraltro offrendo un’immagine edificante all’opinione pubblica.
   Ciò nonostante, l’Accademia si prosterna alla politica, invitando peraltro personaggi discutibili. Si pensi ad esempio all’ex Sindaco di Bologna Del Bono che l’attuale Rettore Dionigi invitò all’inaugurazione dell’A.A. poco tempo dopo essere stato incoronato Sindaco.
   Il Rettore Dionigi  in quell’occasione mise in evidenza un tempismo eccezionale in quanto poche settimane dopo Del Bono dovette dimettersi per le note pesanti vicende giudiziarie, seguite da condanna.
   Chissà se Renzi è a conoscenza di ciò che accadde a Del Bono?
   E se accadesse anche a lui ? Forse una buona parte del Paese ringrazierebbe il Rettore Dionigi.

   Ma una domanda sorge spontanea: perché il Rettore Dionigi ha invitato Renzi, peraltro “nominato” Presidente del Consiglio meno di un anno fa e non certo l’emblema della cultura italiana?

   La risposta ritengo si trovi in uno slogan scandito dai manifestanti fuori dall’Aula di Santa Lucia e cioè “Dionigi vuol buttarsi in politica e perciò ha invitato Renzi che non ha nessun diritto di stare in Università”. Infatti, il Rettore, ormai a fine mandato, sembra voglia candidarsi a Sindaco di Bologna e quindi avrebbe bisogno di un appoggio forte del partito; e chi meglio di Renzi, al momento, sarebbe in grado di offrirglielo?
    Sconcertante è anche il fatto che, da quanto mi risulta, nessun Docente in Ateneo avrebbe ricevuto dal rettorato il programma ufficiale della cerimonia (come accadeva in passato) e gli (ex) Colleghi hanno appreso la notizia della presenza di Renzi dalla stampa, come avviene nelle tristemente note “democrazie guidate”; ma la cosa per chi conosce bene il Rettore Dionigi non sorprende.
  Ho saputo anche che qualora Renzi non fosse potuto intervenire la cerimonia sarebbe stata annullata (semplicemente incredibile!).
    Ormai il Pd ha occupato i posti chiave dell’Ateneo e per contro l’Ateneo ha invaso ambiti del Pd. C’è stata nel tempo una sorta di simbiosi, come tra i vasi comunicanti, all’insegna della netta separazione tra politica e Università che dovrebbe essere solo la culla della cultura.
    Ebbene, a proposito della cultura un (ex) Collega nel suo blog pone la seguente facile domanda : all’inaugurazione dell’A.A., il 927° della più antica Università del mondo, tu, lettore onesto ed ingenuo, chi avresti invitato:
  -  Matteo Renzi;
  - o Fabiola Gianotti, la futura Direttrice del CERN di Ginevra?
   Chi sta dalla parte della cultura, chi meglio rappresenta la ricerca italiana?
   La risposta è ovvia, ma inevitabilmente la domanda ci riporta a quanto detto prima e cioè che il Rettore Dionigi avrebbe bisogno di un appoggio forte da parte del partito per diventare Sindaco di Bologna, appoggio che non potrebbe ovviamente ricevere dalla scienziata Gianotti. Elementare Watson.
   Sì, ma la cultura? Quella è un fatto secondario anche perché, secondo un grande del giornalismo italiano, cioè Piero Ostellino, in un corsivo sul Corsera proprio del 10 gennaio, “Renzi è un ragazzotto presuntuoso e incolto ed è l’immagine di un’Italia che si è affacciata sulla scena mondiale non sapendo stare a tavola (come avrebbero detto i nostri nonni)”.
    E’ tutto molto sconcertante, ma dovremo farcene una ragione!

Gianni Porzi

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EDIZIONI   PRECEDENTI

IN MARGINE ALLA RINUNCIA,  DEL  MIUR,  AI  RICORSI AL TAR,  SUGLI STATUTI DELLE UNIVERSITA'

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Gianni PORZI, La Ministra Carrozza smentisce
                           l’ex ministro Profumo
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DOMANDA : E ADESSO COSA SUCCEDE ?
LE UNIVERSITA' NON SANNO NULLA, TUTTORA

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Gianni Porzi

    Nota. Il 19 luglio 2013 il Ministro Carrozza aveva annunciato, dal suo account su Twitter, che il Miur aveva comunicato   all'Avvocatura dello Stato di rinunciare ai contenzioni con le università italiane, sugli Statuti, approvati ex-lege Gelmini. Risulta da fonte ministeriale attendibile che non ci sia stata una uguale comunicazione ufficiale alle università, per cui queste non sanno; e,  non sapendo, non sono in grado di trarre incentivo a muoversi per apportare eventuali modifiche democratiche ai propri Statuti. Così si governa tuttora, in Italia.
   Ci sembra , dunque, opportuno fare il punto della situazione sulle discussioni sollevate, a suo tempo, da quel punto della legge 240/10.

   Gianni Porzi, La Ministra Carrozza smentisce l’ex ministro Profumo

    Dopo ben sei TAR anche la Ministra Carrozza boccia l’ex Ministro Profumo e i burocrati del MIUR.  
   Sono trascorsi due anni e mezzo dall’approvazione della Riforma dell’Università, voluta dall’ex Ministra Gelmini in accordo con la CRUI, e si cominciano a vedere i primi segnali di una volontà di fare chiarezza, in particolare per quanto concerne l’eleggibilità dei membri interni dei Consigli di Amministrazione degli Atenei.
   La maggior parte degli Atenei si adeguarono “diligentemente” alla Legge 240 del 2010 (detta Legge Gelmini) che riduceva pesantemente gli spazi di democrazia a suo tempo previsti dal DPR 382 del 1980 alla cui stesura partecipò il Sen. Prof. Spadolini, profondo conoscitore del mondo universitario, uomo di notevole cultura, politico di alto profilo e, cosa molto importante, persona che aveva un profondo senso delle Istituzioni e della democrazia.
Solo gli Atenei di Genova, Pisa, Trieste, Firenze, Parma e il Politecnico di Torino, dove evidentemente esiste una cultura della democrazia, decisero di inserire nello Statuto la modalità elettiva dei membri interni del Consiglio d’Amministrazione.
   L’art. 2, comma 1, lettera i) della Legge 240 recita:“composizione del consiglio di amministrazione nel numero massimo di undici componenti, inclusi il Rettore, componente di diritto, ed una rappresentanza elettiva degli studenti; designazione o scelta degli altri componenti,secondo modalità previste dallo statuto”.
   L’ex Ministro Profumo e i burocrati del MIUR puntualmente presentarono ricorso ai TAR contro i sopracitati Atenei, ribadendo che l’interpretazione inequivoca del legislatore fosse quella della “nomina” e non della “elezione” dei componenti interni del CdA. L’indirizzo dell’ex Ministro Profumo e dei burocrati ministeriali è stato però ripetutamente contraddetto dalle pronunce di ben sei TAR e cioè : TAR Liguria (sentenza n° 718 del 22/5/2014), TAR Piemonte (sentenza n° 983 del 14/6/2014), TAR Toscana (sentenza n° 138 del 28/01/2013), TAR Sicilia (sentenza n° 463 del 28/2/2013), TAR Toscana (sentenza n° 935 del 6/6/2013) e TAR Friuli Venezia Giulia (sentenza n° 197 del 19/06/2013).
   Tutte sentenze che hanno bocciato i ricorsi da parte dell’ex Ministro Profumo e dei burocrati del MIUR sancendo la legittimità della modalità elettiva per i membri interni del CdA. La sentenza del TAR della Toscana afferma: “Il termine designazione evidentemente esclude il ricorso a meccanismi elettivi, ma non altrettanto può dirsi con riferimento all’altro termine, ovvero la “scelta” poiché questa non esclude affatto il ricorso a meccanismi di elezione da parte delle componenti interne universitarie. La “scelta” può infatti essere definita come un processo mentale di pensiero implicante un giudizio sul valore di diverse opzioni a disposizione, che si conclude con la selezione di una di esse. Il meccanismo elettorale rientra quindi appieno nel concetto di scelta.”
    Ciò nonostante, l’ex Ministro Profumo e i burocrati del MIUR, avevano intentato ricorso al Consiglio di Stato contro le sentenze “sgradite”, ma l’attuale Ministra Carrozza ha ritirato tali ricorsi al Consiglio di Stato riconoscendo agli Atenei il diritto di poter eleggere i membri interni del CdA. Indubbiamente, ciò rappresenta un primo passo significativo e importante nel riconoscimento agli Atenei di quel minimo di autonomia nella scelta dei membri interni del CdA, a differenza dei suoi due predecessori Profumo e Gelmini.
   Fin qui il piano giuridico, ma adesso è lecito attendersi un risvolto politico di grande rilevanza, in coerenza con l’aspetto giuridico. Un passo importante sarebbe infatti che la Ministra Carrozza si facesse promotrice di una norma interpretativa che sancisca definitivamente la possibilità di eleggere i membri interni del CdA e che il Governo proceda all'approvazione di una Legge che modifichi la 240/10, in particolare per quanto concerne la governance degli Atenei che non può essere lasciata praticamente in mano ai Rettori.

    Occorre restituire democrazia nelle Università, è necessaria una ridiscussione delle competenze e della composizione di tutti gli organi accademici che porti ad una significativa riduzione dell’eccessivo potere concesso ai Rettori dalla Legge Gelmini.  Gianni Porzi

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EDIZIONI   PRECEDENTI

Pronunce di altri 2 TAR sulla "retta" nomina dei CdA negli Atenei, in attesa
del Consiglio di Stato sul ricorso del Miur contro il Torino Politecnico.
Una sentenza del Tribunale di Messina per reati concorsuali gravi .

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Un’altra sconfitta del Ministro Profumo: anche i TAR di Toscana e Sicilia,
dopo i TAR di Liguria e Piemonte,  respingono i ricorsi intentati dal MIUR.

In fatto di un concorso della Facoltà di Veterinaria di Messina,
condannato a più anni di reclusione il Rettore, il Preside ed altri.

 
TAR - TRIBUNALI AMMINISTRATIVI REGIONALI DELLA TOSCANA
E DELLA SICILIA

Gianni Porzi, Sentenze sulla nomina dei Consigli di Amministrazione

   Un’altra sconfitta del Ministro Profumo: dopo i TAR di Liguria e Piemonte, anche quelli di Toscana e Sicilia respingono i ricorsi intentati dal MIUR.
   Dopo l’Università di Genova e il Politecnico di Torino, anche gli Atenei di Pisa e Palermo hanno sconfitto il Ministro Profumo che aveva fatto ricorso contro questi Atenei “rei” di aver optato, nella scelta dei 5 membri interni del CdA, per la via elettiva. Ciononostante, il Ministro si appella al Consiglio di Stato.
   Il TAR Toscana, con sentenza n° 201300138 del 28 gennaio, ha infatti respinto definitivamente il ricorso promosso dal MIUR contro l’Università di Pisa riconoscendo la legittimità di tutte le norme del nuovo Statuto dell'Ateneo. Come noto, la questione centrale riguardava le modalità per individuare i membri interni del Consiglio di Amministrazione, che, secondo il MIUR, non potevano essere identificati attraverso una procedura elettorale, ma soltanto per “designazione” da parte del Rettore. Nello smentire seccamente tale indirizzo, il TAR ha affermato che "ai fini della scelta dei consiglieri di amministrazione l'Università può liberamente prevedere meccanismi di elezione da parte delle proprie componenti".
   Ha anche aggiunto che “tale soluzione non compromette affatto la tecnicità del Consiglio di Amministrazione". La sentenza del TAR Toscana ha dunque confermato e rafforzato la legittimità di alcune scelte organizzative strategiche compiute dall'Università di Pisa con l'adozione del nuovo Statuto, a cominciare da quella di individuare i componenti dei propri organi di governo attraverso procedure democratiche.

     Anche il TAR Sicilia, con esplicito richiamo alla sentenza del TAR Liguria, ha riconosciuto la legittimità dello Statuto dell’Università di Palermo nel quale è prevista la modalità elettiva per la scelta dei membri interni del CdA (sentenza n° 201300463 del 28/2/2013).
   Questa è la quarta sconfitta che il Ministro Profumo subisce ad opera dei TAR Liguria, Piemonte, Toscana e Sicilia, ma nonostante ciò ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato per far valere la propria tesi illiberale, antidemocratica che è chiaramente finalizzata a realizzare quella governance centralistica voluta dalla ex Ministra Gelmini in quanto gradita dai Rettori.
    Gli Atenei di Genova, Pisa, Firenze, Palermo e il Politecnico di Torino hanno fatto scelte democratiche, contrariamente a quanto accaduto invece all’Ateneo bolognese dove i membri del CdA, nelle cui mani, in base alla Legge 240, si concentra tutto il potere decisionale, sono stati “nominati” e non scelti tramite quel processo democratico che è l’elezione diretta. In certi casi evidentemente l’elezione fa paura perché potrebbe dare un risultato non gradito a coloro che sono ancora legati alla “gestione verticistica” del potere.
    A fronte di Atenei che hanno messo in pratica quei principi fondamentali di democrazia partecipata ve ne sono altri che non hanno invece ritenuto importante costruire il proprio Statuto nel rispetto di tali principi e tra questi vi è anche l’Ateneo bolognese dove non si è voluto optare per il metodo elettivo.
    Ho sempre sostenuto che la “democrazia partecipata”, sebbene molto impegnativa, é fondamentale nella gestione delle Istituzioni, Università inclusa.
    Tutte le Leggi che hanno riguardato l’Università sono state attente a salvare un fatto fondamentale e cioè che l’Università è una communitas nella quale vige il principio della democraticità delle scelte e della rappresentatività di coloro che vi operano. Un esempio su tutti ritengo sia stato il DPR 382 del 1980 al quale mise mano il Sen. Prof. Spadolini, profondo conoscitore del mondo universitario, uomo di grande cultura, politico di alto profilo che possedeva alto un senso delle Istituzioni e della Democrazia.
   Pertanto, il criterio della democraticità si sarebbe dovuto assumere a elemento fondante sul quale costruire la Legge di Riforma universitaria (Lg. 240) e quindi gli Statuti degli Atenei; invece ciò non è avvenuto e sono stati praticamente azzerati quegli spazi di democrazia previsti dal DPR 382.

TRIBUNALE DI MESSINA,
PRIMA SEZIONE PENALE

Gianni Porzi, Il Rettore di Messina Francesco Tomasello non si dimette neppure a fronte di una condanna in primo grado a 3 anni e 6 mesi di reclusione.

Nel processo, nato dall'inchiesta sulla Facoltà di Veterinaria per il tentativo di pilotare un concorso, erano coinvolte numerose persone, tra docenti e personale amministrativo dell'Ateneo. La sentenza, emessa dai giudici della Prima sezione penale del Tribunale di Messina, dopo sei ore di camera di consiglio, ha sancito la condanna per il Rettore dell'Università, Francesco Tomasello, a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Inoltre, sono stati condannati : l'ex Preside di veterinaria e pro-Rettore, Battesimo Macrì, a 5 anni e 4 mesi, Salvatore Giannetto, Ivana Saccà e Eugenio Capodicasa a 2 anni, Antonio Pugliese a 4 anni, Pietro Paolo Niutta e Giovanni Germanà a un anno e 8 mesi, Giuseppe Piedimonte a 5 anni e 11 mesi, Santo Cristarella a un anno e 6 mesi, Antonina Zanghì a un anno e 4 mesi, Stefano Augliera a 3 anni e 9 mesi. Il processo è stata la naturale conseguenza delle rivelazioni fatte nel 2006 dal prof. Giuseppe Cucinotta, che denunciò di aver subìto forti pressioni per "indirizzare" l'esito di un concorso bandito dalla Facoltà di veterinaria a favore del figlio del prof. Battesimo Macrì, attualmente pro-Rettore e all'epoca Preside della Facoltà di veterinaria.

Il Rettore dell'Università di Messina, Francesco Tomasello, ha inviato una lettera alla comunità accademica nella quale dichiara di non avere alcuna intenzione di dimettersi nonostante la condanna emessa dal Tribunale di Messina. Il Rettore, dichiarandosi estraneo ai fatti e respingendo quindi le accuse, difende strenuamente il suo operato e promette di portare fino in fondo il suo mandato, come se quanto accaduto fosse frutto di una congiura di palazzo, nata entro le mura dell'Ateneo.

E' evidente che l'Università di Messina è stata trascinata nel fango dal delirio di onnipotenza di personaggi che hanno abusato del loro potere anteponendo la propria ambizione al dovere istituzionale e morale che dovrebbero guidare i loro comportamenti.

Viene spontaneo chiedersi cosa farà ora il Ministro (ex Rettore del Politecnico di Torino) e la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) dopo un vero e proprio terremoto giudiziario che ha coinvolto molte, troppe, persone che, comunque, sono da considerare innocenti fino al terzo grado di giudizio. Tuttavia, fatti di questo tipo e di queste dimensioni non possono passare sotto silenzio per ovvi motivi, non ultimo per tutelare di fronte all'opinione pubblica, e in particolare ai giovani, la dignità dei numerosissimi Docenti universitari che compiono il loro dovere correttamente e con grande scrupolo, nel rispetto non solo delle Leggi, ma anche dell'etica professionale.

 

Dipartimento di Medicina di Veterinaria - Università di Bologna

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Prof. ssa Associata LAURA CALZA' :
ancora negato l'inquadramento in I Fascia.
(
Odissea iniziata nel 2003 )

Risulta che il Senato si sia occupato del caso il 21 gen. 2013 e che l'idea somma del Rettore sia stata
di impedire al Senato di prendere decisioni per evitare scandali pubblici, ma con riserva di cercare una soluzione.
Risulta inoltre che sia pervenuta al Rettore una lettera di solidarietà, firmata da una settantina di Docenti.
Facciamo un movimento per cambiare la legge attuale. Lo scorrimento sul posto divenga regola, non eccezione.

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Laura Calzà

 

 
 
Il profilo della Professoressa
(Per il profilo clicca su: dettaglio)

1.- Professore associato confermato di Embriologia, Istologia, Anatomia, Dipartimento di Medicina Veterinaria, Università di Bologna;
2.- Idoneità alla I Fascia nel 2003 per il proprio settore VET01 (scaduta);
3.- Idoneità alla I Fascia nel 2010 per il proprio settore VET01
4.- Direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerca Industriale Università di Bologna, carica elettiva;
5.- Referente scientifico della Piattaforma Scienze della Vita della rete Alta Tecnologia della Regione Emilia Romagna, eletta dai rappresentanti di Università di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, Ferrara, IOR;
6.- Già Vice direttore del Collegio Superiore;
7-  Membro dellla Giunta e del Consiglio del Collegio Superiore dell’Università di Bologna;
8.- Membro del Consiglio dell’Istituto di Studi Avanzati dell’Università di Bologna;
9.- Presidente del Comitato tecnico scientifico del Montecatone Rehabilitation Institute.
10.- Attrattività di finanziamenti: oltre € 3.5 Milioni negli ultimi anni.
11.- Autifinanziamento completo di un laboratorio di ricerca di 500 mq, inaugurato del Nov 2014, a disposizione del suo e di altri gruppi di ricerca Unibo.

 
  . NOTA. In premessa, diciamo che, se avvengono queste cose, è perchè è sbagliata la legge che lascia libertà alle università di non chiamare gli idonei e abilitati che già lavorano sul posto ( s'intende compatibilmente con il bilancio). Essa tocca migliaia di persone nella università italiana, e massimamente i Ricercatori, impediti a lungo di fare concorsi (perchè non banditi), e che infine (giunti a una certa età), rischiano di non essere inquadrati sul posto, pur avendo ormai una famiglia e figli, impossibili da spostare in altre sedi.
  Ma torniamo al nostra fatto.

  1. - Questo caso va in giro, per l'università di Bologna dal 2003, quando la prof.ssa Calzà ottenne la prima idoneità alla I Fascia, lasciata scadere dalla allora Facoltà. Adesso, il caso ritorna perchè la prof. ha ottenuto l'idoneità una seconda volta, da una Commissione diversa dalla prima. Pertanto il "magnifico" Rettore, non si stracciasse le vesti.
   Va anche detto, perchè non risultante dal curriculum, che la prof. è stata allieva del Premio Nobel Rita LEVI di MONTALCINI .
   Nel suo Dipartimento si dice che la Prof. abbia certamente un profilo scientifico internazionale e dunque di tutto rispetto, ma non le qualità sufficienti per fare didattica di anatomia, applicata agli "animali domestici", vale dire agli animali "italiani", cosa diversa dalla applicazione agli "animali esteri". Questo sarebbe il motivo "dichiarato" del mancato inquadramento in I Fascia.
   Non mi occupo di animali nè "domestici" nè "esteri". Tuttavia, alcuni fatti sono oggettivamente inconfutabili, che ne provano la mancanza di fondamento :
  - la professoressa è già professore di ruolo di II Fascia e, nell'inquadramento superiore, non cambierebbe nulla circa la didattica. Pertanto, per coerenza, il Dipartimento dovrebbe sollevarla dallo attuale insegnamento, e destinarla ad altro insegnamento;
  - è notorio che, sul piano locale, i problemi di inquadramento degli idonei non sono nè scientifici, nè didattici, ma riguardano le risorse disponibili e l'equilibrio tra i professori ordinari del Dipartimento.
   Nel caso de quo, non c'è carenza di risorse, anzi avanzano e c'è un vecchio impegno del Rettore di chiamare tutti gli idonei. Dunque, il punto riguarda solo gli equilibri di potere tra i professori ordinari.

   Questa è una storia non nuova, anzi vecchia in cui molti di noi sono incappati, e c'era sempre una "motivazione". Anch'io a Ingegneria vi sono incappato, perchè un "innominato" (uso parole di A. Manzoni) opponeva che io avevo ottenuto l'idoneità in "scienza delle finanze" e che la allora Facoltà, per chiamarmi, doveva preventivamente dichiarare che la scienza delle finanze era caratterizzante per l'Ingegneria.

  E quando, 4 anni più tardi (giusto in tempo per non fare scadere l'idoneità), il Preside Masetti* (richiamato dal Rettore P.U. Calzolari, uomo "onesto") mi chiamò per mettermi a confronto con l' "innominato", questi esordì: "per la chiamata sono disponibile a cederti punteggio del gruppo di economia aziendale, ma ti chiarisco che lo faccio "per stima personale", non per la disciplina".
  A quel punto, rilevai al Preside che la disciplina, di cui ero titolare, era "l'economia pubblica per l'energia", obbligatoria per il corso di laurea in ingegneria elettrica, e che questa disciplina rientrava nella scienza delle finanze.
  Il Preside trasecolò e, messa mano al Computer, accertò che la cosa era vera, per cui provvide a raccogliere varie briciole di punteggi, in vari angoli del la Facoltà (quindi esonerando lo "innominato" dalla sua disponibilità), e infine fui chiamato alla I Fascia.


    2.-  La Prof. come potrebbe difendersi davanti alla Giustizia ? Penso nel seguente modo:
   - preso atto che l'università non ha dato risposta ufficiale alla sua domanda di inquadramento;
   - poichè la mancata risposta, entro un termine, equivale a silenzio rifiuto, senza motivazione;
   - la professoressa potrebbe fare ricorso al TAR, contro silenzio rifiuto senza una motivazione
. NINO LUCIANI
___________
* Guido Masetti, allora Preside e già Consigliere di Amministrazione dell'Università
 

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  Curriculum Vitae, Attività didattica e Pubblicazioni
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Ripreso dal sito degli studenti

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MOTIVI DELLA CONTESTAZIONE:
demolizione assetto democratico statutario,
discriminazione in materia di competenze studentesche

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Comunicato del Sindacato Degli Universitari dell'Alma Mater Studiorum

Fermeremo Dionigi e il suo colonnello Fiorentini

Il Rettore Ivano Dionigi continua a demolire l'assetto democratico dell'Alma Mater a un anno dall'approvazione del nuovo statuto. Oggi attraverso "la mano armata" di Fiorentini si tenta di introdurre il numero chiuso nella grande maggioranza dei corsi di studio dell'ateneo (a cominciare da tutti quelli della Scuola di Ingegneria e Architettura) e di eliminare la garanzia dei 6 appelli d'esame minimi per ogni anno accademico.

La rappresentanza degli studenti del Sindacato Degli Universitari è sotto attacco diretto ed esplicito, perché fino a quando sono esistite le Facoltà ha sempre osteggiato il disegno di Dionigi e dei suoi scagnozzi che prevede una sostanziale deregulation della didattica per lasciare gli studenti privi di mezzi di autodifesa contro qualsiasi sopruso da parte dei docenti. Oggi infatti con la complicità di Student Office (emanazione di Comunione e Liberazione) è stata praticamente cancellata la rappresentanza degli studenti della Romagna e quella bolognese viene esclusa dalle discussioni importanti, volutamente circoscritte al Consiglio di Amministrazione.

La complicità del corpo docente al piano di Dionigi verrà lautamente ricompensata in termini di punti budget per nuove assunzioni. I docenti, riducendo gli appelli e gli studenti, si vedranno alleggerire il proprio carico di lavoro ma non il proprio stipendio. Il piano è banale quanto diabolico e siamo già stati avvisati: non si fermeranno a costo di passare sul cadavere nostro e del corpo studentesco tutto.

Per tutti questi motivi sentiamo l'urgente necessità di informare i nostri colleghi sul "piatto" che gli si sta "cucinando" sulla testa. Invitiamo tutti coloro che vogliono opporsi alla fascistizzazione dell'Alma Mater a partecipare a una Notte Bianca di assemblea il 16 Novembre in occasione del 17, Giornata Internazionale degli Studenti.

 

 

 

EDIZIONE PRECEDENTE

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"NOTIZIE" e "NON NOTIZIE" DA UNIBO

Non notizie

Fondazione "Alma Mater".

Silenzio sulle dimissioni del Presidente (?)

Notizie

Ripartirebbe il piano edilizio delle Grandi Opere dell'Ateneo, in accordo con il MIUR

Sulla Fondazione FAM

Il Presidente della Fondazione risulta dimissionario dal luglio 2014. Ma poi, è subentato il  silenzio ....  
  Sono note le attese, rilanciate dal Rettore Dionigi con lo azzeramento della vecchia dirigenza (Tega, ecc. ), molto discussa per la situazione deficitaria del bilancio e per scelte strane come il dar vita ad una Alma Mater Srl, che si lancerà in un lungo di partecipazioni in vari enti della Regione.
   In quella fase, la FAM era era venuta ad assumere il volto-ombra dell'Ateneo.     Precisamanente i fini istituzionali dell'Ateneo erano stati scissi: una parte restava caricata sull'Ateneo, una seconda parte (i master, la ricerca per conto terzi ...) andava caricata sulla Fondazione.
   Il risvolto (non ufficializzato, ma probabile) era che un accordo di spartizione del potere tra Calzolari e Tega, entrambi aspiranti a diventare rettore, e finito nel senso che Calzolari andava a rettore, e l'altro a presidente della Fondazione.
   E', poi, noto che il rilancio, da parte di Dionigi, sarebbe dovuto consistere nella trasformaziobe della FAM in ente di diritto universitario, con i conseguenti controlli pubblici sul bilancio, ma anche in una rivisitazione dell'obiettivo principale: quello di drenare finanziamenti privati verso l'Ateneo.
   Il nuovo Presidente aveva dichiarato di essere disposto ad accettare l'incarico, ma con la riserva che, se dopo un anno, avesse constatato il fallimento della missione, si sarebbe dimesso.
  RIsulta dalla stampa locale (la Repubblica) che il Presidente Di Vella (e il Consiglio) si sarebbe dimesso a luglio 2014.
   Ma risulta anche (ecco la "non notizia") che delle dimissioni, ilm Rettore abbia mai riferito al Senato.
  
   Siamo costretti a constatare un pessimo vezzo di questo Rettore: quello di camminare sott'acqua ... trasparenza zero.
   Confidiamo che in Senato, qualche Membro (preso dal senso di responsabililtà vesro le istituzioni) chieda al rettore se ha accettato le dimissioni, e il Prof. Di Vella cosa stia facendo tuttora. Nino Luciani

Fonte: CdA, 25 settembre 2014

1.- Premessa. Nell'agosto 2014, l'attuale Ministro Profumo aveva riferito, in Commissione Cultura della Camera, di certe sue azioni (tra l'altro) per il finanziamento dell'edilizia universitaria.

2.- Storia. Il piano edilizio delle Grandi Opere dell'Ateneo di Bologna era nato nel 1998 grazie all'Accordo di Programma stipulato con il MIUR. Secondo tale accordo il Ministero avrebbe dovuto cofinanziare il 50% del valore degli interventi individuati, con un impegno pari a circa 140 milioni di euro. Le prime opere realizzate grazie a questi finanziamenti sono state:
- l'acquisizione del complesso direzionale CAAB per la Facoltà di Agraria;
- la realizzazione del progetto ex Lazzaretto (prima fase) per la Facoltà di Ingegneria;
- la realizzazione dei nuovi laboratori del Dipartimento Musica e Spettacolo in via Azzo Gardino; - altri interventi minori.

3.- Opere da realizzare. Dopo la prima fase attuativa, sono rimaste da realizzare diverse grandi opere:
a ) A Bologna:
- l'insediamento 'Navile' per Chimica e Astronomia;
- l'insediamento per Farmacia;
- la seconda e terza fase del progetto 'ex Lazzaretto';
- l'insediamento per Scienze Motorie.
b) In Romagna:
- l'insediamento 'ex Zuccherificio' per Architettura e Ingegneria a Cesena;
- il progetto 'Campus di Forlì';
- il progetto 'Cittadella di Rimini' .

(Continua: CdA) La realizzazione dell'intero Piano Edilizio comporterebbe una spesa complessiva superiore ai 350 milioni di euro. Attualmente, sono disponibili sui fondi MIUR dell'Accordo di Programma circa 50 milioni di euro, per cui l'Ateneo dovrebbe perciò finanziare una somma di circa 300 milioni di euro.
   Negli anni scorsi l'Ateneo è stato inoltre impegnato nella realizzazione di altri interventi ad elevata priorità, tra cui il Polo delle Scienze Neurologiche (l'Ateneo ha contribuito in base ad un Accordo di Programma e ad un Protocollo di Intesa siglati con l'Azienda Sanitaria Locale di Bologna e la Regione Emilia Romagna) e la ristrutturazione del Padiglione 18 di Anatomia Patologica del Policlinico Sant'Orsola.

4.- Revisione del Piano.  Il contesto economico sopravvenuto e le diverse esigenze maturate anche a seguito della riforma universitaria hanno reso necessaria un'importante revisione del Piano Edilizio.
  In particolare:
   - è stato sospeso l'intervento di Farmacia, creando le condizioni per accorpare Farmacia e le Chimiche all'interno dell'insediamento del Navile, attualmente nella fase di esecuzione lavori;
   - è stata annullata la terza fase del progetto ex Lazzaretto, rimettendo l'area nella piena disponibilità del Comune di Bologna;
   - è stato sospeso l'intervento per Scienze Motorie in considerazione del mutato quadro di esigenze;
   - è stato semplificato l'intervento su Forlì;
   - sono state cercate risorse aggiuntive da partner istituzionali per la realizzazione di studentati che potessero essere d'aiuto in alcune situazioni.
    La revisione attuata ha portato quindi a concentrarsi su di un piano di opere, attualmente in via di realizzazione, riguardanti
- Navile;
- Campus Forlì;
- Ex Zuccherificio Cesena;
- Cittadella Rimini;
- Lazzaretto

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EDIZIONE PRECEDENTE

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          NUOVO   APPELLO  DELL'INTERSINDACALE  UNIVERSITARIA A STUDENTI, DOCENTI, OPINIONE PUBBLICA, PARTITI
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ARGOMENTI:  investimenti in ricerca e alta formazione, valore legale dei titoli di studio, accesso in ruolo dei precari, carriera del personale già di ruolo, diritto allo studio (residenze, mense, no prestiti d'onore e indebitamento studenti ), organo nazionale di piena rappresentanza delle università,  governance universitaria, autonomia dipartimenti, trasparenza dei   meccanismi di reclutamento e carriera dei docenti, professionalità del personale tecnico e amministrativo.

ADI, ANDU, CISL - Università, COBAS - Pubblico Impiego, CoNPAss, FLC - CGIL
LINK, RETE29aprile, SUN-Universitas News, UDU, UGL - INTESA FP, UIL RUA, USB - Pubblico Impiego


Il comunicato: "SALVARE E RILANCIARE L'UNIVERSITA' "


SETTIMANA NAZIONALE DI DIBATTITO E MOBILITAZIONE  22-27 OTTOBRE 2014

       Le Organizzazioni e le Associazioni universitarie hanno più volte denunciato la condizione drammatica in cui versa l'Università italiana, aggravata dal recente Decreto Legge sulla spending review.
            La Legge 240/2010 si è rivelata in buona parte inapplicabile e funzionale ad una gestione rigidamente burocratica, centralizzata e verticista degli atenei. Una gestione che si è affiancata alla progressiva riduzione di finanziamenti, di organici, di strutture e percorsi formativi. L'attuale governo invece di intervenire sui limiti e le contraddizioni di quella legge, e di segnare un cambio di passo rispetto al precedente governo, ha ulteriormente ridotto i già limitati spazi di democrazia negli Atenei per mezzo di ricorsi ai TAR su Statuti giudicati “troppo democratici”, ha prorogato il mandato dei rettori in scadenza ed ha lasciato accrescere i poteri e le prerogative dell'ANVUR ben al di là del mandato di legge. Se il referendum sull'abolizione del valore legale del titolo di studio voluto dal governo si è dissolto grazie all'opposizione venuta dal mondo dell'istruzione e della ricerca, si porta a compimento lo svuotamento del diritto allo studio con il progressivo aumento della tassazione studentesca e del numero dei corsi a numero chiuso o programmato. Infine, il perdurare del blocco sostanziale delle assunzioni e delle opportunità di carriera  rischia di essere aggravato dalla messa in opera di procedure arbitrarie, illogiche e farraginose di abilitazione scientifica nazionale.

            Ancora una volta, consapevoli che il Paese e chi opera e studia negli Atenei non possono più tollerare che venga cancellata l'Università pubblica, autonoma, democratica, di qualità e aperta a tutti, torniamo a denunciare il comportamento del ministro Profumo che prosegue nell'opera di smantellamento, e rifiuta il confronto con l'insieme delle rappresentanze del mondo universitario.
 
            E' sempre più urgente modificare le norme sull'Università per andare in una direzione opposta e contraria a quella finora seguita e che si vorrebbe continuare a perseguire. Ribadiamo che per questo occorre:
        1.- Investire con la massima urgenza e in quantità rilevante sulla ricerca (a partire dalla valorizzazione del dottorato) e l'alta formazione per raggiungere almeno il livello della media europea, nella direzione proposta da “Strategia di Lisbona” e da “Agenda europea 2020”. Prevedere il finanziamento del FFO sulla base di dati certi e oggettivi (es. costo standard per studente).
        2.- Difendere il valore legale dei titoli di studio, individuando con il mondo universitario politiche capaci di innalzare effettivamente la qualità dell'offerta formativa in tutti gli Atenei. In questa direzione è necessario valorizzare il titolo di dottore di ricerca all'interno e all'esterno dell'Università.
        3.- Favorire l'accesso in ruolo dei precari prevedendo un reale turn over. Assicurare reali prospettive di carriera al personale già di ruolo. Procedere nell'immediato all'assunzione dei vincitori di concorso.
        4.- Realizzare un vero diritto allo studio, assicurando a tutti gli studenti idonei la borsa di studio, aumentando e migliorando i servizi (biblioteche, aule, laboratori, ecc.) e le condizioni di vita degli studenti (residenze, mense, ecc.). In direzione opposta vanno invece l'aumento delle tasse, l'introduzione dei prestiti d'onore e di altri strumenti di indebitamento, il progressivo ricorso al numero programmato degli accessi. Riteniamo che si debbano urgentemente ritirare i provvedimenti che prevedono l'aumento della tassazione studentesca e che rischiano di determinare un drammatico calo nelle immatricolazioni proprio nelle fasce sociali più debole ed esposte
       5.- Ribadire l'importanza di un organo nazionale di piena rappresentanza e di coordinamento del Sistema nazionale delle Università.
       6.- Rivedere l'attuale governance universitaria: in alternativa ai poteri immensi e antidemocratici del rettore e del CdA, è necessario rafforzare il Senato Accademico, direttamente eletto da tutte le componenti, con responsabilità della programmazione, del coordinamento e del controllo. Va inoltre assicurata la piena autonomia finanziaria e gestionale ai dipartimenti.
      7.- Introdurre trasparenti meccanismi di reclutamento in ruolo. Garantire l'avanzamento di carriera sulla base di valutazioni individuali nell'ottica di un ruolo unico della docenza, senza distinzioni di diritti e doveri, nel quale comprendere gli attuali ordinari, associati e ricercatori.
      8.- Prevedere un'unica figura pre-ruolo a tempo determinato, di breve durata e adeguata retribuzione, con reale autonomia di ricerca e il riconoscimento pieno dei diritti.
      9.- Valorizzare le professionalità del personale tecnico-amministrativo, superare il blocco della contrattazione nazionale e del turn over, investire in aggiornamento e formazione.

            Questi cambiamenti vanno realizzati subito per rilanciare il ruolo fondamentale dell'Università per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del Paese. L'attuale crisi impone - come in altri Paesi - di puntare/investire sull'Università, invece di utilizzare la crisi stessa come pretesto per la sua demolizione a vantaggio di potentati economici e accademici.

            Per ottenere tutto questo facciamo APPELLO a studenti, docenti e personale T.A e all'opinione pubblica affinché sostenga una battaglia che più di ogni altra può portare al superamento di una crisi che altrimenti risulterà irreversibile.

            Si chiede a tutte le forze politiche e alla società civile un confronto sulle questioni da noi poste anche in vista della prossima scadenza elettorale che si augura possa portare alla costituzione di un Parlamento e di un Governo che non ascoltino soltanto coloro che hanno interesse allo smantellamento dell'Università statale.

            Per sostenere queste nostre richieste si promuove una settimana nazionale di dibattito e mobilitazione dal 22 al 27 ottobre 2014 durante la quale negli Atenei si terranno Assemblee unitarie di tutte le componenti.

            Roma, 14 settembre 2014

 

Comunicato dell'Intersindacale universitaria
mentre permane la generale sfiducia dell'università nella volontà del Governo, anche attuale, di
rimettere in piedi l'università pubblica, demolita dalla politica di destra e di sinistra degli scorsi anni

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ADI, ANDU, CISL-Università, CONFSAL-SNALS-CISAPUNI, CoNPAss, FLC-CGIL, LINK,
RETE29Aprile, SUN, UDU, UGL-INTESA-FP, UIL RUA, USB-Pubblico impiego

APPELLO
PER SALVARE E RILANCIARE L'UNIVERSITà
A SETTEMBRE INIZIATIVA NAZIONALE


   Le Organizzazioni e le Associazioni universitarie denunciano ancora una volta lo stato di estrema criticità in cui versa l'Università italiana, aggravata dal recente Decreto Legge sulla spending review.
   A due anni dall'approvazione della Legge 240/10 dobbiamo registrare che le nostre puntuali critiche relative alla inapplicabilità della stessa sono state tutte confermate e anzi 'superate' da interventi normativi e da interpretazioni che ne hanno addirittura peggiorato gli effetti devastanti: interventi ministeriali per ridurre i già limitati spazi di democrazia negli Atenei (ricorsi ai TAR sugli Statuti e proroga dei rettori), aumento dei già immensi poteri dell'ANVUR che ormai dispone della vita e della morte delle strutture universitarie e di fatto determina i contenuti stessi della ricerca, attacco al valore legale dei titoli di studio attraverso l'abolizione del valore delle lauree. A questo si aggiunge un'ulteriore riduzione del diritto allo studio (aggravata dall'aumento delle tasse previsto dal DL), il mantenimento del blocco delle assunzioni in ruolo e delle carriere, blocco aggravato dal DL e che sarà ulteriormente prolungato dalla crescente carenza di finanziamenti e da procedure arbitrarie, illogiche e farraginose che saranno bloccate da probabili ricorsi.

   Il Paese e chi opera e studia negli Atenei non possono più tollerare che venga smantellata l'Università pubblica, autonoma, democratica, di qualità e aperta a tutti.
   In particolare, non è tollerabile il comportamento del ministro Profumo che prosegue nell'opera di smantellamento, rifiutando qualsiasi confronto con tutte le rappresentanze del mondo universitario

   E' ormai più che evidente che bisogna rapidamente modificare le norme sull'Università nella direzione opposta a quella finora seguita e che si vorrebbe continuare a seguire.
   Per questo occorre:
   1.- Investire con la massima urgenza e in quantità rilevante sulla ricerca (a partire dalla valorizzazione del dottorato) e l'alta formazione per raggiungere almeno il livello della media europea, nella direzione proposta da "Strategia di Lisbona" e da "Agenda europea 2020".
   2.- Difendere il valore legale dei titoli di studio, innalzando la qualità dell'offerta formativa in tutti gli Atenei.
   3.- Assicurare il ricambio generazionale, favorendo l'accesso in ruolo dei precari. Vanno inoltre assicurate reali prospettive di carriera al personale già di ruolo, procedendo nell'immediato all'assunzione dei vincitori di concorso.
   4.- Realizzare un vero diritto allo studio, assicurando a tutti gli studenti idonei la borsa di studio, aumentando e migliorando i servizi (biblioteche, aule, laboratori, ecc.) e migliorando le condizioni di vita degli studenti (residenze, mense, ecc.). In direzione opposta vanno invece l'aumento delle tasse e l'introduzione dei prestiti d'onore e di altri strumenti di indebitamento,
   5.- Ribadire l'importanza di un organo nazionale di piena rappresentanza e di coordinamento del Sistema nazionale delle Università.
   6.- In alternativa ai poteri immensi e antidemocratici del rettore e del CdA, rafforzare il Senato Accademico, direttamente eletto da tutte le componenti, con responsabilità della programmazione, del coordinamento e del controllo. Va inoltre assicurata la piena autonomia finanziaria e gestionale ai dipartimenti.
   7.- Introdurre meccanismi di reclutamento in ruolo che impediscano la cooptazione personale; avanzamento di carriera basato esclusivamente su valutazioni individuali, all'interno di un ruolo unico della docenza, senza distinzioni di funzioni e di diritti e doveri, nel quale comprendere gli attuali ordinari, associati e ricercatori.
   8.- Prevedere un'unica figura pre-ruolo a tempo determinato, di breve durata e adeguata retribuzione, con reale autonomia di ricerca e il riconoscimento pieno dei diritti.

   Questi cambiamenti vanno realizzati subito per rilanciare il ruolo fondamentale dell'Università per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del Paese.
   L'attuale crisi impone - come in altri Paesi - di puntare/investire sull'Università, invece di utilizzare la crisi stessa come pretesto per la sua demolizione a vantaggio di potentati economici e accademici.

   Per ottenere tutto questo si chiede a studenti, docenti e personale T.A di impegnarsi in tempo e con forza e si fa appello all'opinione pubblica affinché sostenga una battaglia che più di ogni altra può portare al superamento di una crisi che altrimenti risulterà irreversibile.
Si chiede a tutte le forze politiche e alla società civile un confronto sulle questioni da noi poste anche in vista della prossima scadenza elettorale che si augura possa portare alla costituzione di un Parlamento e di un Governo che non ascoltino soltanto coloro che hanno interesse allo smantellamento dell'Università statale.
   Per sostenere le richieste da noi avanzate, sarà promossa una iniziativa nazionale entro la fine di settembre.

   Roma, 10 luglio 2014

 

DECRETO LEGISLATIVO 29 marzo 2014 , n. 49 Disciplina per la programmazione, il monitoraggio
e la valutazione delle politiche di bilancio e di reclutamento degli atenei (art.  5, c. 1, legge 240/2010)

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Il Decreto legislativo introduce la contabilità economica, la programmazione
economica, il costo standard per il FFO, e numerosi limiti alla gestione delle risorse
Per una visione del testo completo, clicca su:    Decreto
Sotto è riportato il parere del CUN

NOTA. Viene disposto che le università applichino la contabilità economica. Attualmente, per le università, vige la contabilità finanziaria e questo non è sufficiente a permettere di valutare la adeguatezza economica delle scelte. Ben venga, dunque, l'innovazione e anche perchè va appplicata uniformemente in tutte le università, a vantaggio della possibilità di aggregare rigorosamente i bilanci, sul piano nazionale.
   Il principio della programmazione economica è anch'esso fondamentale per una governance corretta, in quanto consiste nella inventariazione completa dei bisogni da soddisfare in un determinato tempo (tre, cinque anni), nel quantificare le risorse disponibili nel periodo, e nel cadenzare gli obiettivi e gli strumenti necessari, nella successione delle unità di tempo. Bologna è già da anni su questo ordine di idee, ma le ha applicate in modo assolutamente inadeguato, come è mostrato dal fatto che il suo cosiddetto "Piano strategico" è un elenco di direttive etico-amministrative, senza numeri: diciamo solo chiacchiere.
   Il finanziamento del FFO in base al costo standard unitario per studente è anch'esso una innovazione fondamentale, perchè vuole superare il criterio del finanziamento in base alla spesa storica (oggi, appplicato allo 85% del FFO).
  Si chiarisce che esso, come concetto, fu introdotto dalla legge 537/1993, per il finanziamento della quota di equilibrio, ma è sempre stato una cosa solo "simbolica" sia come cifra totale, sia per il modo come il costo standard è stato calcolato, tant'è che negli anni successivi è stato ridefinito due volte, ferma la vecchia legge: Non è mai stato chiaro (!) cosa esso dovesse essere. Quanto esso solo "simbolico", basta vedere la sua entità (qui sotto si riporta una tabella del Miur, la sola resa pubblica negli anni).
    Con il nuovo Decreto la perecentuale di FFO finanziata in base al costo standard sarà notevole e dunque rivoluzionerà il sistema finanziario delle università. Le legge non decide da percentuale, il Decreto affida al Mnistro la relativa decisione.
   Circa il resto, le limitazioni alla gestione delle risorse sono numerose, e direi eccessive e soffocanti. Spiace, da altra parte, l'eccesso di presuntuosità del Miur, di pensare di potere regolare dall'alto le situazioni differenziate locali.
   Spiace anche che il Miur introduca il costo standard, senza avere coscienza che, se applicato correttamente, essa è sufficiente ad ottenere efficienza di gestione ed autonomia universitaria, rendendo superflui tutti quelle limitazioni. Il dramma è che il "costo standard" del miur è sempre stato una "balla", e questo è forse il motivo che il miur stesso non apprezza il nuovo strumento. 

DECRETO LEGISLATIVO 29 marzo 2014 , n. 49

Stralcio degli artt. 8 e 10 relativi al costo standard

Art. 8 - Costo standard unitario di formazione per studente in corso

1. Il costo standard unitario di formazione per studente in corso, di seguito costo standard per studente, e' il costo di riferimento attribuito al singolo studente iscritto entro la durata normale del corso di studio, determinato tenuto conto della tipologia di corso di studi, delle dimensioni dell'ateneo e dei differenti contesti economici, territoriali e infrastrutturali in cui opera l'universita'.

2. La determinazione del costo standard per studente e' definita, secondo quanto previsto al comma 1, con decreto del Ministro, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, sentita l'ANVUR, da adottare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento considerando le voci di costo relative a:
a) attivita' didattiche e di ricerca, in termini di dotazione di personale docente e ricercatore destinato alla formazione dello studente;
b) servizi didattici, organizzativi e strumentali, compresa la dotazione di personale tecnico amministrativo, finalizzati ad assicurare adeguati servizi di supporto alla formazione dello studente;
c) dotazione infrastrutturale, di funzionamento e di gestione delle strutture didattiche, di ricerca e di servizio dei diversi ambiti disciplinari;
d) ulteriori voci di costo finalizzate a qualificare gli standard di riferimento e commisurate alla tipologia degli ambiti disciplinari.

Art. 10 - Programmazione finanziaria triennale del Ministero

1. Nell'ambito dell'attivita' di indirizzo e programmazione del sistema universitario, il Ministro individua con proprio decreto da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto e avente validita' almeno triennale, le percentuali del FFO da ripartire in relazione al costo standard per studente, ai risultati della didattica, della ricerca, delle politiche di reclutamento e agli interventi perequativi ai sensi della legge 30 dicembre 2010, n. 240.

2. Il Ministero comunica annualmente al Ministero dell'economia e delle finanze i risultati della programmazione triennale del sistema universitario relativi agli articoli di cui al presente decreto concernenti il monitoraggio degli andamenti della finanza pubblica.

Quote di riequilibrio - anno 1997 - Tabella 15
 CALCOLO DEL COSTO STANDARD PER STUDENTE - FORMULA D.M. 9/2/1998 n. 107 -
 

1.268

111,247

5.368.059

- 165

2.816.502

9.061

360

196

5.080

 

Descrizione Università

Intercetta

(1.268)

SPEDOC1

SPEDOC1
x (111,247)

INVISC

INVISC
x
(5.368.059)

DNORD

DNORD
x
(165)

CDLASISC1

CDLASISC1
x
(2.816.502)

QMEDISC1

QMEDISC1
x
(9.061)

ESAMISC

ESAMISC
x
(360)

SPAZI

SPAZI
x
(196)

CORSISC1

CORSISC1
x (5.080)

COSTO
STANDARD
per studente

ANCONA 1.268

2,1741

242

9,248 E-05

496

-

-

6,474E-04

1.823

0,1200

1.088

3,62

1.304

8,28

1.623

0,15

753

8.597

BARI 1.268

2,1741

242

1,676 E-05

90

-

-

2,179E-04

614

0,0949

860

1,88

675

3,68

722

0,02

103

4.574

BOLOGNA 1.268

2,1741

242

1,291 E-05

69

1

- 165

3,615E-04

1.018

0,0532

482

3,73

1.342

4,66

912

0,02

115

5.283

CAGLIARI 1.268

2,1741

242

3,176 E-05

170

-

-

4,446E-04

1.252

0,0585

530

2,23

803

2,58

505

0,04

201

4.971

CALABRIA 1.268

-1,4494

- 161

6,238 E-05

335

-

-

4,990E-04

1.406

-

-

3,03

1.090

4,18

819

-0,11

- 551

4.205

CAMERINO 1.268

-1,4494

- 161

1,590 E-04

853

-

-

7,949E-04

2.239

0,0561

509

1,56

561

5,31

1.040

-0,11

- 569

5.740

CASSINO 1.268

-1,4494

- 161

1,298 E-04

697

-

-

5,193E-04

1.463

-

-

2,72

979

2,79

546

-0,07

- 342

4.449

CATANIA 1.268

2,1741

242

2,231 E-05

120

-

-

4,238E-04

1.194

0,0550

498

2,16

776

3,03

593

0,08

425

5.116

FERRARA 1.268

2,1741

242

8,489 E-05

456

1

- 165

7,640E-04

2.152

0,0988

895

2,96

1.064

7,19

1.410

0,05

262

7.583

FIRENZE 1.268

2,1741

242

2,083 E-05

112

-

-

3,958E-04

1.115

0,0452

410

2,90

1.044

5,33

1.044

-0,04

- 188

5.046

GENOVA 1.268

2,1741

242

2,711 E-05

146

1

- 165

5,694E-04

1.604

0,0502

454

3,00

1.082

5,68

1.113

0,05

261

6.003

LECCE 1.268

1,6717

186

5,158 E-05

277

-

-

3,095E-04

872

-

-

2,62

942

3,29

645

0,02

125

4.314

MACERATA 1.268

1,8482

206

9,290 E-05

499

-

-

0,000E+00

-

-

-

3,04

1.096

1,55

304

-0,05

- 269

3.102

MESSINA 1.268

2,1741

242

2,840 E-05

152

-

-

2,272E-04

640

0,0776

703

2,86

1.029

4,93

966

-0,00

- 15

4.985

MILANO 1.268

2,1741

242

1,283 E-05

69

1

- 165

2,437E-04

686

0,1076

975

2,58

929

3,72

730

-0,00

- 21

4.714

MILANO - Politecnico 1.268

2,0843

232

2,769 E-05

149

1

- 165

5,538E-04

1.560

-

-

3,78

1.361

3,40

666

-0,04

- 181

4.890

MODENA 1.268

2,1741

242

8,295 E-05

445

1

- 165

7,466E-04

2.103

0,0911

825

3,29

1.183

8,76

1.716

0,02

104

7.721

NAPOLI - Federico II 1.268

1,8694

208

1,358 E-05

73

-

-

2,988E-04

841

0,0512

464

2,59

934

4,82

944

-0,07

- 331

4.402

PADOVA 1.268

2,1741

242

1,806 E-05

97

1

- 165

4,334E-04

1.221

0,0654

593

3,15

1.134

5,76

1.129

0,01

59

5.577

PALERMO 1.268

2,1741

242

2,071 E-05

111

-

-

4,349E-04

1.225

0,0431

390

2,75

991

4,27

836

0,07

373

5.437

PARMA 1.268

2,1741

242

3,850 E-05

207

1

- 165

4,620E-04

1.301

0,0763

691

3,04

1.096

5,72

1.120

0,03

159

5.919

PAVIA 1.268

2,1741

242

4,032 E-05

216

1

- 165

5,644E-04

1.590

0,1403

1.271

3,01

1.082

6,66

1.306

0,02

115

6.925

PERUGIA 1.268

2,1741

242

4,026 E-05

216

-

-

5,637E-04

1.588

0,0955

865

2,88

1.038

6,71

1.315

0,02

80

6.613

PISA 1.268

2,1741

242

2,388 E-05

128

-

-

4,537E-04

1.278

0,0768

696

2,78

1.001

4,79

939

-0,05

- 235

5.317

ROMA - La Sapienza 1.268

2,1741

242

7,277 E-06

39

-

-

1,528E-04

430

0,0547

496

2,690

968

2,76

541

-0,07

- 364

3.621

ROMA - Tor Vergata 1.268

1,0783

120

5,508 E-05

296

-

-

6,059E-04

1.706

0,1662

1.506

2,32

836

7,47

1.464

0,02

114

7.310

SALERNO 1.268

-1,4494

- 161

2,550 E-05

137

-

-

2,805E-04

790

-

-

2,43

874

2,04

399

-0,03

- 152

3.155

SASSARI 1.268

-1,4494

- 161

7,240 E-05

389

-

-

5,068E-04

1.427

0,1319

1.195

2,41

867

6,67

1.308

0,02

121

6.414

SIENA 1.268

2,1741

242

5,112 E-05

274

-

-

3,579E-04

1.008

0,0834

756

3,20

1.152

5,50

1.077

-0,07

- 332

5.444

TORINO 1.268

2,1741

242

1,747 E-05

94

1

- 165

2,796E-04

787

0,0675

612

2,64

950

4,28

839

0,01

64

4.691

TORINO - Politecnico 1.268

-0,4636

- 52

4,720 E-05

253

1

- 165

7,079E-04

1.994

-

-

3,70

1.330

4,36

855

0,02

110

5.594

TRIESTE 1.268

2,0806

231

5,137 E-05

276

1

- 165

4,110E-04

1.157

0,0420

381

2,75

989

5,79

1.135

0,04

228

5.501

UDINE 1.268

-1,4494

- 161

1,042 E-04

560

1

- 165

6,255E-04

1.762

0,0595

539

2,88

1.035

10,27

2.012

-0,00

- 6

6.844

TUSCIA 1.268

-1,4494

- 161

1,896 E-04

1.018

-

-

7,586E-04

2.137

-

-

3,34

1.203

5,88

1.153

0,02

94

6.711

VENEZIA - Cà Foscari 1.268

2,1741

242

6,510 E-05

349

1

- 165

1,953E-04

550

-

-

3,76

1.353

4,90

961

-0,02

- 92

4.466

VENEZIA - Ist. Architettura 1.268

0,3710

41

1,175 E-04

631

1

- 165

3,525E-04

993

-

-

4,29

1.546

4,81

942

-0,21

- 1.069

4.187

BASILICATA 1.268

-1,4494

- 161

2,366 E-04

1.270

-

-

1,656E-03

4.665

-

-

1,91

686

5,01

982

-0,01

- 52

8.658

MOLISE 1.268

-1,4494

- 161

2,040 E-04

1.095

-

-

4,081E-04

1.149

-

-

3,00

1.079

1,40

275

0,16

837

5.542

VERONA 1.268

2,1741

242

7,607 E-05

408

1

- 165

1,521E-04

428

0,1178

1.068

3,21

1.157

7,60

1.490

0,12

596

6.492

NAPOLI - Ist. Navale 1.268

0,5721

64

1,179 E-04

633

-

-

2,358E-04

664

-

-

2,33

839

1,18

231

0,06

305

4.004

NAPOLI - Ist. Orientale 1.268

2,1741

242

1,518 E-04

815

-

-

0,000E+00

-

-

-

1,70

612

1,56

306

-0,02

- 114

3.129

BRESCIA 1.268

-1,4494

- 161

9,232 E-05

496

1

- 165

3,693E-04

1.040

0,1838

1.665

3,32

1.194

5,05

990

0,08

385

6.711

REGGIO CALABRIA 1.268

-1,4494

- 161

1,105 E-04

593

-

-

8,841E-04

2.490

0,0665

603

2,63

948

3,92

769

0,16

826

7.335

BARI - Politecnico 1.268

-1,4494

- 161

1,094 E-04

587

-

-

7,659E-04

2.157

-

-

2,33

839

4,62

905

-0,09

- 434

5.162

NAPOLI - II Università 1.268

1,6255

181

6,242 E-05

335

-

-

4,369E-04

1.231

0,2333

2.114

2,47

890

5,54

1.086

0,24

1.226

8.331

BERGAMO 1.268

-0,0372

- 4

1,907 E-04

1.024

1

- 165

1,907E-04

537

-

-

3,09

1.114

1,89

370

-0,00

- 13

4.131

CHIETI - G. D'Annunzio 1.268

-1,4494

- 161

7,250 E-05

389

-

-

2,175E-04

613

0,1693

1.534

3,69

1.330

4,73

926

-0,13

- 659

5.240

L'AQUILA 1.268

-1,4494

- 161

7,385 E-05

396

-

-

8,862E-04

2.496

0,1125

1.019

4,46

1.604

4,45

873

0,16

800

8.296

TRENTO 1.268

-1,4494

- 161

8,472 E-05

455

1

- 165

4,236E-04

1.193

-

-

3,12

1.125

5,65

1.106

-0,03

- 134

4.687

ROMA - TRE 1.268

0,5319

59

6,850 E-05

368

-

-

6,165E-04

1.736

-

-

2,78

1.001

1,89

370

0,29

1.454

6.255

TERAMO 1.268

-1,4494

- 161

1,280 E-04

687

-

-

0,000E+00

-

0,0613

556

3,34

1.203

1,17

229

0,03

129

3.911

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EDIZIONI    PRECEDENTI

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Università di Bologna scrive lettera a tutto il personale docente:


Chiuso il capitolo dei professori associati
dimissionati prima dei 70 anni

NOTA. Dopo l'abolizione definitiva del biennio, dopo l'età di andata in pensione, molte Università avevano interpretato la legge Moratti del 2005 nel senso che i professori che esercitassero l'opzione di adesione alla legge Moratti, andavano collocati in pensione al compimento di anni 68, e ciòa aveva dato a luogo a ricorsi alla giustizia amministrativa, però la gran parte vinti dai professori.
   Sopravviene ora la definitiva accettazione, da parte dell'università di Bologna, del diritto alla collocazione a 70 per i proff. Associati che fanno l'opzione per la legge Moratti.
   Rimane fermo il limite di anni 65 per gli altri proff. Associati.
   Segue qui sotto la lettera ufficiale dell'università di Bologna.
Amministrazione centrale,
Ufficio Carriere Prot. 11871
– VII/2 Bologna 9 marzo 2014


     A tutti i professori
         Ai Presidi di Facoltà

                                                                                                            Ai Direttori di Dipartimento Al Direttore della SSLIMITT

 

   Oggetto: nuovi limiti di età per il collocamento a riposo dei professori di prima e di seconda fascia

    Cari Colleghi,
come già noto a molti di Voi, a seguito dell'entrata in vigore delle Leggi 230/2005 (cd Legge Moratti) e della Legge 240/2010 (ed Legge Gelmini) erano sorti alcuni dubbi interpretativi - anche a causa di orientamenti giurisprudenziali non univoci - in merito alla determinazione del limite di età per il collocamento a riposo dei professori, sia di prima che di seconda fascia.

   Dopo una prima fase di incertezza, il quadro giurisprudenziale è evoluto consolidandosi nel senso di ritenere oramai pacifico l'orientamento in base al quale sono collocati a riposo successivamente al compimento del settantesimo anno di età sia i professori di prima fascia, che quelli di seconda che esercitano l'opzione per il regime giuridico previsto dalla Legge 230/2005.

    La giurisprudenza ha infatti chiarito che:
   - il limite di età previsto dalla Legge 230/2005 (70 anni ivi compreso il biennio) deve intendersi - dopo che è stata stabilita la inapplicabilità della disciplina sul biennio di proroga ai professori - fissato a 70 anni in via generale per tutti i professori che esercitano l'opzione per il regime giuridico previsto dalla Legge medesima;
   - l'opzione non è necessaria per i professori di I fascia, poiché ad essi si applica il regime sui limiti di età più favorevole previgente alla Legge 230/2005 che già fissava il limite per il collocamento a riposo successivamente al compimento del settantesimo anno di età. Pertanto, allo scopo di fornire indicazioni univoche a tutti i diretti interessati, ma anche alle strutture di Ateneo che devono programmare le attività per il prossimo anno accademico. Vi riporto il quadro aggiornato relativo alle date di collocamento a riposo dei professori di prima e seconda fascia che tiene conto sia della normativa vigente, che degli orientamenti giurisprudenziali consolidati, e che saranno applicati alle cessazioni per raggiunti limiti dì età che decorreranno dal prossimo 1 novembre 2014.

   Professori di I fascia: sono collocati a riposo per limiti di età a decorrere dall'inizio dell'anno accademico successivo al compimento del settantesimo anno di età.

   Professori di II fascia: sono collocati a riposo per limiti di età a decorrere dall'inizio dell'anno accademico successivo al compimento del settantesimo anno di età, se effettuano l'opzione per il regime previsto dalla Legge 230/2005.
   Se non esercitano l'opzione sono collocati a riposo per limiti di età a decorrere dall'iniziodell'anno accademico successivo al compimento del sessantacinquesimo anno di età.
  Chi ha già effettuato l'opzione per i limiti di età previsti dalla Legge Moratti, riceverà una nota formale con l'indicazione della data prevista per il collocamento a riposo (decorrenza dal 1 novembre successivo al compimento del settantesimo anno di età).
  Chi invece non ha ancora esercitato tale opzione riceverà a breve una comunicazione da parte degli uffici nella quale sarà invitato a scegliere se optare per il regime previsto dalla Legge 230/2005 (e quindi rimanere in servizio fino a 70 anni) oppure non optare e di conseguenza cessare successivamente al compimento dei 65 anni.

    Gli uffici dell'Area Persone e Organizzazione (Settore Stato Giuridico Docenti – Ufficio Carriere tel. 051 2098955/54 mail: apos@carrieredocenti@unibo.it restano a disposizione per ogni ulteriore chiarimento in merito.

    Con i migliori saluti.
Il rettore

 

EDIZIONI   PRECEDENTI

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Giorgio Cantelli Fort

 

NUOVI RICONOSCIMENTI
AL PROF. GIORGIO CANTELLI FORTI
Presidente del Polo di Rimini dell’Università di Bologna

Dal MIUR - Ministero dell'Università

Progetto: "Patologie neurodegenerative e danno cerebrale: meccanismi cellulari e molecolari alla base del deterioramento cognitivo e correlazione
al danno funzionale nell'uomo".

   Il  22 febbraio parte il progetto finanziato da fondi MIUR-FIRB dal titolo "Patologie neurodegenerative e danno cerebrale: meccanismi cellulari e molecolari alla base del deterioramento cognitivo e correlazione al danno funzionale nell'uomo".
   Il Coordinatore Nnazionale è il  prof. Giorgio Cantelli Forti Docente di Farmacologia e Farmacoterapia presso il nostro Ateneo e Presidente del Polo Scientifico - Didattico di Rimini.
    Il progetto, che rappresenta il primo sforzo italiano finalizzato ad individuare i meccanismi comuni nelle malattie neurodegenerative, potrà aiutare a delineare nuove strategie farmacologiche per la prevenzione e/o il contenimento della neuroinfiammazione, della neurodegenerazione e del deficit cognitivo associati alla patologia di Alzheimer, alle malattie prioniche e al trauma cranio encefalico.
   Il progetto, di durata triennale e finanziato con oltre 2.800.000 Euro, vede coinvolte 4 Unità operative di cui due coordinate da Docenti bolognesi, il Prof. Giorgio Cantelli Forti e il Prof. Marco Leonardi del Dipartimento di Scienze Neurologiche, una dal Prof. Tullio Florio dell'Università di Genova ed una dalla Prof.ssa Monica Di Luca dell'Università di Milano.
    Le due Unità operative bolognesi fanno parte dei Dipartimenti di Farmacologia, Biochimica "Giovanni Moruzzi", Scienze Neurologiche, Scienze Statistiche nonché dell'Azienda USL di Bologna (Neuroradiologia e Medicina Riabilitativa-Neuroriabilitazione).
   Il coordinamento del progetto e l'Unità Operativa del Prof. Giorgio Cantelli Forti verranno trasferite nel nuovo Dipartimento di "Scienze per la Qualità della Vita" di Rimini; infatti, dopo il recente riordino statutario dell'Ateneo, il prof. Cantelli Forti ha scelto di afferire presso tale nuova Struttura didattico-scientifica.
                                                     Gianni Porzi

Dal Rotary Club Rimini

Assegnato il premio “Rotary Livio Minguzzi” 2014

La cerimonia di consegna è avvenuta giovedì 16 febbraio 2014 alle ore 20.15 presso il Grand Hotel di Rimini

È stato assegnato a Giorgio Cantelli Forti, Presidente del Polo Scientifico-Didattico di Rimini, il premio “Rotary Livio Minguzzi” 2014, istituito dal Rotary Club Rimini nel 1985 in onore della memoria del socio fondatore, e assegnato annualmente a riminesi nativi o d’adozione che si sono particolarmente distinti in campo culturale, artistico, scientifico, sociale, economico, sportivo, scolastico e rotariano.

Il prof. Giorgio Cantelli Forti ha ricevuto l’onorificenza del “Paul Harris Fellow” giovedì 16 febbraio alle ore 20.15 presso il Grand Hotel di Rimini in occasione della riunione del Club.

Fra le motivazioni che hanno portato all’assegnazione del Premio al prof. Cantelli Forti, l’impegno che ha dedicato all’insediamento e allo sviluppo del Polo di Rimini dell’Università di Bologna, una realtà che il Rotary Club Rimini ritiene necessaria ed importante per la città di Rimini e il territorio provinciale.

Il Prof. Giorgio Cantelli Forti, nato nel 1944 a Bentivoglio (Bologna), è Ordinario di Farmacologia e Farmacoterapia presso la Facoltà di Farmacia dell'Alma Mater Studiorum di Bologna. Dal 2007 è Presidente del Polo Scientifico-Didattico di Rimini e dal 2010 è Presidente del Consiglio Direttivo del Collegio Nazionale dei Farmacologi Universitari. Dal 2010 è anche componente della Commissione di Garanzia Bando PRIN 2009, presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

In passato il premio “Rotary Livio Minguzzi” è stato assegnato, fra gli altri, anche a Elio Morri (1986), Augusto Campana (1988), Suor Vincenza (1989), Margherita Zoebeli (1990), Antonio Paolucci (1994), Stefano Zamagni (1995), Claudio Maria Celli (1996), Marilena Pesaresi (1998), Sergio Zavoli (2000), Alberta Ferretti (2003), Vittorio Tadei (2005), Don Oreste Benzi (2006), Maurizio Focchi (2008)

 

CEUB - CENTRO UNIVERSITARIO RESIDENZIALE DI BERTINORO Srl di Bertinoro
(Univesità di Bologna, proprietaria del capitale, per un terzo)

Lontana una conclusione dell'indagine sulla situazione debitoria

Nota. Risulta che il Presidente della Commissione, Stefano Lolli, lamenterebbe di non riuscire a procedere nell'indagine sulle cause della situazione debitoria del CEUB di Bertinoro (le cifre del debito si aggirano su € 1.000.000).
   Di questo caso, passato a suo tempo per il CdA dell'Ateneo, ci siamo occupati in precedente servizio (clicca su CEUB ) a causa di un' alta posizione debitoria, nello stato patrimoniale, e che condusse alla nomina di una Commissione di indagine.  
   Il nostro Ateneo è proprietario del CEUB, pro-quota 1/3 del capitale, per cui risulta evidente il potenziale danno patrimoniale e di immagine del nostro Ateneo.

   Ci domandiamo come, in questo Paese, vada a finire il danaro pubblico, e quindi ci piacerebbe sapere se il nostro Rettore ha capito (di suo) le ragioni della perdita, visto che l'Ateneo non pare abbondare di risorse. Il rilievo è suffragato dalla constatazione delle persistenti  "incentivazioni" alle dimissioni anticipate dei Docenti, prossimi alla pensione. NL


FONTE: CORRIERE di Forlì e Faenza, 14 gennaio 2011

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.

MENTRE SI DISCUTE DELLA RIFORMA DEI PARTITI IN ITALIA

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             RIPERCORSO CRITICO DI UOMINI E FATTI DELLA DC

Gabriele Cantelli*, Pensieri intorno a A. De Gasperi,  G. Dossetti, F. Marini:
        
       PER DIFENDERE VALORI NON NEGOZIABILI

     * Già dirigente locale della DC

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Gabriele Cantelli

1.- Alcide De Gasperi. L’azione cattolica, con la costituzione dei Comitati Civici, diede un contributo determinante alla vittoria della Democrazia Cristiana nel confronto col " il Fronte progressista", passato alla storia come Fronte Popolare, che raggruppava movimenti e partiti di ispirazione marxista e il modello di organizzazione sociale sovietico, e che individuavano nella religione uno dei principali ostacoli a un analogo percorso della rinata democrazia italiana.
     Chi riteneva inconciliabile con le proprie idee di umano consorzio le teorie che per la loro realizzazione presupponevano l’utilizzo della violenza per la assunzione del potere da parte della classe operaia , diede vita ad una alleanza di forze politiche e movimenti che fecero perno sul partito che si qualificò Democrazia Cristiana per un chiaro riferimento all’ esperienza politiche del PPI di Sturzo e all’associazionismo cattolico mobilitato in difesa di valori in gioco.  

   Dagli ambienti cattolici quindi pervenne un aiuto pari al pericolo di una predicazione del campo avverso che face intravvedere al Clero e per chi era schedato solo in quanto frequentatore della messa domenicale la stessa fine riservata agli sfortunati confratelli dei Paesi caduti sotto il dominio sovietico, martirizzati nella guerra civile spagnola e, venendo in Emilia Romagna, assassinati nel triangolo della morte nella lotta liberazione versione PCI.
    La vittoria della Democrazia Cristiana (1948) , la sua partecipazione all’ impegno unitario nella stesura della Carta Costituzionale , il suo contributo alla realizzazione delle idee ricostruttive elaborate da De Gasperi e da autorevoli esponenti del pluralismo associativo cattolico, dai popolari ai rappresentanti del mondo universitario, ha certamente contribuito a smentire le ricorrenti campagne allarmistiche su possibili svolte autoritarie del partito che aveva conseguito il consenso della maggioranza dell’elettorato italiano .
    Basti per tutte quella contro la "legge truffa" che la DC propose per assicurare la governabilità del paese attraverso la assegnazione di un premio di maggioranza al partito che avesse conseguito la maggioranza relativa nelle consultazioni elettorali politiche.
  La politica delle alleanze democratiche delineò sempre i confini dell’azione politica di una DC fedele alla sua concezione interclassista lungo una cinquantennale esperienza di governo che ha portato l’Italia fra le potenze economiche mondiali passando da paese prevalente agricolo a paese industriale nella libertà.  

   Sarebbe troppo lungo elencare e trattare adeguatamente il processo storico che ha condotto clero e laicato della sinistra cattolica al sostegno alla Democrazia Cristiana col PD nel PSE .  Non è nemmeno producente farlo quando la stessa politica, definita l’arte del possibile, induce ad accantonare quanto non convenga trattare.
   Ma quelle che in tale ottica potrebbero essere considerate reminiscenze partigiane divengono necessarie quando il cambiamento di umore politico venga fatto rientrare nel luogo comune della fine della guerra fredda per la caduta del muro di Berlino o attribuita alla fine ingloriosa sui banchi dei tribunali di "tangentopoli", facendoci ritenere, nel primo caso, vittime del crollo e nel secondo una specie di consorteria del malaffare dalle più diverse connotazioni.  

  Ciò, perché non furono queste le vere ragioni per le quali noi vedemmo provenire dagli stessi ambienti parrocchiali che avevano sensibilizzati all’impegno sociale , giovani religiosi e laici che orientati alle ideologie di Marcuse a Mao Tse-Tung e Che Guevara, che contestavano il sistema capitalista del quale noi eravamo considerati la struttura portante .  

  Allora sbagliammo attribuendo alla contestazione orientamenti ideologici incompatibili con la loro formazione cattolica come sbagliammo successivamente, aiutati in questo da Rossana Rossanda, nel riconoscere nel terrorismo rosso solo le stesse motivazioni che animarono personaggi dell’album di famiglia del PCI.  

   Dall’ampia pubblicistica riguardante stagione del terrorismo che vide il momento più buio nell’assassinio dell’onorevole Moro, abbiamo infatti appreso della formazione cattolica di alcuni fra i fondatori delle BR e degli appartenenti al gruppo strategico delle formazioni terroristiche e della loro decisione di passare alla lotta clandestina maturata nel"gruppo dell’appartamento" cioè a casa di Corrado Corghi a Reggio Emilia.
  A casa sua, lui, dirigente nazionale e regionale della Democrazia cristiana, riuniva giovani cattolici e comunisti infervorandoli delle notizie dei suoi contatti con le formazioni guerrigliere dell’America Latina che, sulla base interpretativa del messaggio evangelico, avevano elaborato la teologia della liberazione, e delle strategie della lotta clandestina.  

   Questo è particolarmente grave quando, dalla ricostruzione storica di quel tragico periodo incontestabilmente emerge che il principale obbiettivo delle BR fu proprio la Democrazia Cristiana in quanto fautrice di uno modello di sviluppo incentrato

sull'interclassismo e che con l'assassinio di Moro si è inteso annientare sul nascere il progetto di compromesso storico fra DC e PCI del quale, con Berlinguer, lo statista democristiano fu ideatore, in quanto aveva come presupposto il riconoscimento della pari dignità delle forze politiche allo avvicendamento democratico alla guida del paese. Corghi nel 1968 lasciò la DC.  Quali le origini di tanto livore contro la Democrazia Cristiana maturato all?ombra dei campanili?   

2.- Giuseppe Dossetti. La fine della Democrazia Cristiana avrebbe rappresentato un fatto liberatorio per quella parte del mondo cattolico che con Dossetti non ne aveva condiviso la impostazione interclassista degasperiana, che inserì l’Italia nel sistema economico occidentale e all’alleanza atlantica, che ebbe come primo passaggio la rottura dell’alleanza con le sinistre nel governo delle forze che avevano partecipato al Comitato di liberazione nazionale.
   Per Dossetti invece il governo tripartito (DC,PCI,PSI), aveva dato un significato ben diverso da quello del contingente stato di necessità accettato da De Gasperi. Il tripartito era concepito come la prima fase della costruzione di un blocco storico , alla cui direzione non fossero i marxisti ma i cattolici, in quanto la sinistra cattolica rappresentata da lui e La Pira scorgeva una maggior contrapposizione dei valori cristiani alla società capitalistico-borghese, che non ai valori "popolari" espressi da tradizione marxista italiana.  

  La opzione per la vita religiosa del leader della sinistra cattolica , al quale il professor Ardigò, idealmente molto vicino,  diede la definizione "C’era in Dossetti il monaco nel politico, e il politico nel monaco". Lo avvicinamento di autorevoli esponenti della sua corrente alla posizione dello statista trentino (probabilmente in considerazione della inconciliabilità del modello di socialismo reale attuato in Unione sovietica , al quale il PCI a lungo ha fatto riferimento, coi rischi conseguenti ove fosse stato importato, la sapiente distribuzione del potere fra le diverse correnti) consentì la coesistenza nello stesso partito di anime inconciliabili.  

   Le stesse battaglie referendarie contro la applicazioni delle leggi sul divorzio e sull’aborto furono dalle sinistre cattoliche considerate negative in quanto avrebbero finito per turbare le prospettive della alleanza a sinistra e fu in tale frangente che venne da esse sancito il principio della privatizzazione delle convinzioni religiose che costituì l’inizio della fine dell’unità politica dei cattolici nella Democrazia Cristiiana.  

   Non so se nel PD con Renzi sia avvenuto quanto si determinò nel periodo agonico della DC nelle cui sedi entrarono giovani a frotte provenienti dalle diverse espressioni dell’associazionismo cattolico, che all’insegna della discontinuità dalla nostra storia diedero assoluta prova di mancanza di rispetto per le persone che li avevano preceduti nell’impegno politico e dei luoghi ai quali accedevano.
   Si trattò di una situazione allucinante nella quale chi aveva dato testimonianza specialmente nei momenti più difficili della storia del nostro paese, si sentì "straniero in patria" .
   Motivai il mio rifiuto di aderire al PPI di Martinazzoli con la mancanza delle condizioni politiche ed ambientali per una mia adesione .  

   Con la liquidazione della D.C.  e la diaspora delle sue correnti immediatamente si avviò quello che tecnicamente viene definito processo di despecificazione caratterizzato dal disconoscimento dei rapporti anche di amicizia intessuti nel partito originario per la giustificazione delle nuove scelte politiche.
   Per la sinistra democristiana l’approdo al PD, e la adesione al PSE ha costituito il traguardo di un lungo percorso che, in funzione classista, aveva tratto impulso dalla stessa esperienza dell’unità sindacale e delle centrali della cooperazione.
    Per quanto riguarda l’area centrale, la costituzione del CCD di Casini, del CDU di Buttiglione e per la restante parte la confluenza in Forza Italia , complessivamente non ha saputo andare oltre la tecnica di gestione del potere di stampo doroteo e l’ossessione del culto della personalità dei rispettivi leader dove il richiamo all’esperienza politica degaperiana ha reso più stridente il contrasto delle qualità e dello stesso stile di vita del grande statista trentino con la fisionomia di chi ha avuto l’ardire di dichiarare la continuità del percorso da lui tracciato nell’interesse complessivo della società italiana.  

Alla luce della Sentenza di Cassazione che ha dichiarato la continuità della Democrazia Cristiana in quanto mai legittimamente sciolta, interessante sarà vedere la conclusione della vicenda giudiziaria tesa a far luce sulla legittimità dei comportamenti dei rappresentanti i diversi settori della diaspora che, dichiaratosene eredi, se ne divisero i bani mobili ed immobili, come interessante è poter conoscere i percorsi che hanno condotto quegli esponenti politici che con la fine della DC dichiararono la fine del loro impegno politico alla guida di istituti e fondazioni bancarie, associazioni di categoria e quant’altro nel campo economico e finanziario.

   Così si sono create le condizioni ideali per le prosecuzione dei fenomeni degenerativi ai quali, si si volle far credere fosse stata posta fine con la eliminazione della DC e del PSI per via giudiziaria.
  Dalle inchieste in corso sta emergendo l’importante ruolo di capo fila esercitato dal movimento cooperativo per il buon esito delle gare di appalto in una sorta di capovolgimento del rapporto che vedeva i partiti legiferare in difesa di una cooperazione improntata alla elevazione economica e morale delle classi più deboli, ora sono le cooperative e le cordate di imprese di riferimento ad influire sulla politica dei partiti avvalendosi del" plusvalore" conseguito coi prezzi gonfiati delle opere forniture effettuate.  

   L’attuale quadro politico quindi stride con l’entusiasmo che ha accompagnato giovani cattolici alla festa de   l’Unità per ascoltare Renzi, come risulta dalle foto pubblicate su facebook , che li rende del tutto simili ai boy scout che hanno accolto il premier al loro raduno ; è lo stesso entusiasmo col quale é stata diffusa per internet la locandina della festa parrocchiale di una frazione del mio paese dove , fra le varie manifestazioni , è pubblicizzata la inaugurazione di una mostra nella quale con i parroci succedutisi dal medio evo ad oggi , uno dei i quali beatificato, vengono ricordate le benemerenze di due apostoli socialisti, omettendone l’anticlericalismo che giunse ad impedire nella socialista Molinella i cortei funebri nei funerali religiosi, l’accesso di un vescovo e del parroco al cimitero per la benedizione delle tombe il 2 novembre, le processioni del Corpus Domini , alle suore della confinante Vedrana di Budrio, che ospiterà la mostra, di recarsi alla vicina chiesa per assistere alla Messa mattutina , fino a che non intervenne una "squadraccia" a ristabilire l’ordine.
    Per chi nei momenti di più accesa contrapposizione politica con me aderì all’invito all’impegno politico in difesa dei valori cristiani , allora solo più apertamente in gioco rispetto ad oggi , è doloroso constatare che dagli stessi ambienti nei quali venimmo sensibilizzati a farlo è provenuta l’intera gamma delle propensioni politiche dei giovani cattolici , dai maoisti,ai DS, al PD ai grillini unita nella valutazione negativa dell’esperienza democratica cristiana ritenuta il perno del sistema politica-affari, quando esso ha dimostrato la sua maggiore tranquilla vitalità dove la sinistra , nelle sue poliedriche espressioni ed alleanze, è sempre riuscita a rimanere al potere.
   Certamente i contenuti della riflessione e ricordo non aprono nuovi ampi spazi di simpatia per il suo estensore.
   Chi mi conosce comunque sa quanto per me sarebbe assurdo aderire alla nuova Democrazia Cristiana per sostenere valori non negoziabili e la massima correttezza e trasparenza gestionale per il perseguimento del bene comune senza la elaborazione di idee ricostruttive adeguate alla attuale situazione politica e una precisa strategia politica in grado di difenderci dal fuoco amico.
    Con queste premesse la cosa più assurda sarebbe che la Nuova DC riprendesse il cammino della vecchia traumaticamente interrotto facendo finta che nulla sia accaduto a interromperne il percorso come sarebbe assurdo rilanciare l’alleanza di centrodestra sulle rovine della casa delle libertà senza riscoprire ragioni e obbiettivi della alleanza.

3.-  Franco Marini e LA SINISTRA CATTOLICA NEL PSE. Qui si inserisce il compito della Democrazia Cristiana Nuova per la individuazione delle ragioni profonde della crisi e la promozione di un confronto con tutte le componenti sociali( cultura, politica, capitale imprese, lavoro) per una generale riassunzione di responsabilità che scongiuri il latente rischio di una avventura rivoluzionaria.
   Se l’approdo al PSE della sinistra cattolica se non altro semplifica l’interpretazione del quadro politico, non possiamo non osservare che nonostante il cambiamento delle sigle permanga la tradizione del vecchio P.C.I.,  di assorbire ogni formazione politica con la presunzione di riuscire a mantenere la propria identità originaria.
   Come l’esperienza del "fonte popolare", definito "fronte progressista", il l patto di unità d’azione, l’alleanza sindacale nella CGIL e nelle Camere del Lavoro, costituirono le tappe dell’ascesa del P.C.I  a scapito del PSI, la convergenza della sinistra cattolica con la Margherita nell’Ulivo e nel PD ne rivela la permanenza di un vizio pari all’ ambizione di un segretario che ha ampiamente dimostrato di saper trasformare le sue scelte politiche in gradini della sua ascesa personale.
   L’ affermazione di Renzi di giocarsi la faccia nella attuale esperienza di governo, quasi che nessuno fosse più in grado di comprendere quanto , con la espugnazione della segreteria del suo partito e la apertura della crisi extraparlamentare per la assunzione della Presidenza del Consiglio, lui la faccia se la sia già giocata, non dovrebbe tranquillizzare quanti stanno seguendo le evoluzioni di una fulminante carriera. 

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EDIZIONI PRECEDENTI

PROSPETTIVE DI GOVERNABILITÀ DELL'ITALIA DOPO LE ELZIONI EUROPEE

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FORTE PASSO VERSO IL BIPOLARISMO

I risultati, se si trascura il PARTITO DEI NON VOTANTI (voti 20.348.165):
-
Primo partito: PARTITO DEMOCRATICO (voti 11.172.861);
-
Secondo partito: MOVIMENTO 5 STELLE (voti 5.792.865);
- Altri partiti : Forza Italia e tanti altri in area di CENTRO-DESTRA (voti 8.495.627)

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Nino Luciani

  LUCIANI: Adesso dovrebbe essere compito della legge elettorale accelerare il passo verso il traguardo finale bipolare, ma
   guai se questo avvenisse con sbarramenti all'entrata, per escludere i piccoli partiti.
   La polarizzazione dei partiti eletti puo' essere ottenuta in sede parlamentare mediante la incisiva modifica del Regolamento
   delle Camere, che alzi drasticamente la soglia minima per costituire i gruppi parlamentari.

ELEZIONI EUROPEE
(25 maggio 2014)

VOTI ESPRESSI
e voti non espressi

 Elezioni 25 maggio 2014 – Voti in Italia

Numero
dei voti espressi

In %

PARTITO DEMOCRATICO 11.172.861 40,81
MOVIMENTO 5 STELLE 5.792.865 21,16
FORZA ITALIA 4.605.331 16,82
LEGA NORD 1.686.556 6,16
NUOVO CENTRO DESTRA - UDC 1.199.703 4,38
L'ALTRA EUROPA CON TSIPRAS 1.103.203 4,03
FRATELLI D'ITALIA - AN 1.004.037 3,66
VERDI 245.443 0,89
SCELTA EUROPEA 196.157 0,71
ITALIA DEI VALORI 179.693 0,65
SVP 137.448 0,5
IO CAMBIO MAIE 48.450 0,17
Totale voti attribuiti
27.371.747

100,00
VOTANTI:
NON VOTANTI:
28.908.004   (59%)
20.348.165  (41%)
TOTALE aventi diritto 49.256.169 (100%)

Fonte: Ministero dell'Interno

Nino Luciani, Per un bipolarismo, quale strumento vicino alla democrazia diretta
( non quale strumento per escludere i piccoli partiti, alzando la soglia di sbarramento).

1.- Premessa. I risultati elettorali del PD sono il frutto della fiducia che il Partito Democratico ha conquistato nel popolo italiano.
   E' poco il dire che il PD ha conquistato il quasi 41% dei voti espressi. Il PD aveva preso  8.646.034 di voti un anno fa, nelle elezioni politiche, e dunque ne ha guadagnati 2.526.827.
   L'arrivo dei Grillini al secondo posto premia i loro meriti etici e morali.
    Risulta, infine, lo spappolamento del centro destra, considerato evidentemente una costellazione di partiti  in cerca di vantaggi personali a carico dello Stato, salvo forse il NCD-Nuovo Centro Destra, di cui diremo poi.
  La posizione di Forza Italia appare molto deteriorata dalla perdita della bussola del suo leader, convinto di contare quanto basta per "scambiare" il proprio appoggio al governo Letta,  ma solo in cambio della grazia di Napolitano... circa una condanna da parte della magistratura, confermata in tre gradi indipendenti di giudizio.
  Ahimè saremmo già molto avanti verso le riforme costituzionali, se il 28 sett. 2013, alla Camera, Berlusconi avesse confermato la quarta votazione in favore della riforma dell'art.138 della costituzione, che prevedeva la istituzione di un comitato bicamerale per la riforma veloce della governance.
  
   
2.- Prospettive per il bipolarismo, in Italia.   Il fatto che l'80% dei voti espressi sia ripartito fra soli tre partiti (PD, M5S, FI) è un passo avanti importante, ma solo numericamente. Il nodo da sciogliere è se il fatto è una scelta consapevole verso la governabilità dell'Italia, o un modo dei grandi parititi di appropriarsi del controllo della cosa pubblica.
   Nelle esperienze fatte,  l'aggregazione dei partiti ha avuto luogo per superare le soglie di sbarramento in ingresso, ma poi la coalizione vincente, alla prima occasione in parlamento si frazionava in molti gruppi parlamentari.
  Quello che serve al Paese è, invece, una bipolarismo che dia governabilità di durata pari alla legislatura e la faccia determinare direttamente al popolo.
  E' il sistema elettivo più prossimo alla
democrazia diretta.
  La spiegazione semplice è che, di solito, quando i poli (o i partiti) sono solo due, il numero dei

voti si ripartisce quasi alla pari tra i due partiti (o coalizioni): l'uno ottiene poco più del 51%, e l'altro poco meno del 49%. In queste condizioni, è facile prevedere che, nelle successive elezioni politiche, un piccolo spostamento dell'elettorato (tra i due) inverte la maggioranza. E' quanto vediamo da anni negli USA.
   La conseguenza è che chi sta al governo è "costretto" a rispettare il popolo e anche l'uomo della strada conta molto.

  
  3. Quali poli per il futuro ? Il polo di centro sinistra, incardinato nel PD, mi parrebbe in buon stato di progresso.
   Circa il polo dei Grillini, la partita è rinviata al momento in cui essi sceglieranno di divenire classe governante, cosa che va anticipata (ora per allora) con convergenze sulle grandi scelte, ma non unilateralmente, bensì con contrattazione.
   In termini di avvenuta maturazione politica, le prospettive più realistiche mi parrebbero stare nell'area di centro destra.
   Qui conterà molto  la nuova legge elettorale, ma prima cominciamo da Alfano.
   Direi che la scelta di Alfano di fare la scissione da FI è benemerita per il Paese in quanto ha salvato il Paese da un baratro elettorale improvviso, ma (a riguardo della formazione del secondo polo) essa è tutt'altro che una strada in discesa.
  C'è lo dice la storia che, infatti, ha sempre castigato i riformatori (perchè odiati dai propri, che si sentivano traditi; e non accolti dagli oppositori, per una questione di bandiera). E' stato così con Tommaso Bechet, Gorbaciov, Mario Segni ..., perfino con Gesù Cristo, ai suoi tempi .
   Per questo la conduzione del progetto di polarizzazione al centro destra dovrà essere affidata ad un mediatore "terzo".
  Circa i ritardi, molto dipenderà dai tempi necessari a Berlusconi per rendersi conto che la sua stagione è finita, anche solo per l'età.
   Ci sono, poi, nell'area di centro, i molti diseredati, tuttora in cerca di una casa, della diaspora della DC, ma di cui la gran parte pensa a ritrovare un posto al sole, senza privilegiare la governabilità del Paese.
   Circa la legge elettorale bipolarista, la vedo bene se include i piccoli, e per fare questo è sufficiente la modifica dei Regolamenti delle Camere, mediante una drastica elevazione del numero per fare un gruppo parlamentare. Per una spiegazione clicca su: Porcellum .

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PADOAN PUNTERÀ A RIFORMARE L'EURO, DURANTE IL SEMESTRE ITALIANO PRESSO LA UE ?

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Domande dopo la Intervista a Padoan, dal Financial Times
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Secondo il Ministro:
la ripresa economica equilibrata passa attraverso
un
aumento dell'inflazione e un euro più debole.
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LUCIANI: dato il Trattato attuale, la ricetta non è applicale .

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Nino Luciani

Quel concetto è associato da Padoan a quello seguente, che ne è strumento, che applicherebbe  durante il semestre italiano presso la UE :"Completare il processo di aggiustamento ", che "comprende un approfondimento del mercato unico e delle riforme per ottenere maggior
credito che scorre per le piccole e medie imprese del continente".

          FONTE: http://www.ft.com/cms/s/0/b552d8bc-d057-11e3-af2b-00144feabdc0.html#axzz30S4YLgry
INTERVISTA al ministro Padoan
di Ferdinando Giugliano and Tony Barber su Financial Times, 30 aprile 2014, Londra (stralcio)

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   Il Ministro delle finanze d'Italia ha criticato l'UE per il sostegno solo " a parole " alla crescita e all'occupazione in Europa , dicendo che il percorso di una ripresa economica equilibrata passa attraverso un aumento dell'inflazione e un euro più debole
. ….
Il signor Padoan obietta che, al contrario di quanto sostenuto dalla UE, l'Italia non vuole rinegoziare il cosiddetto fiscal compact , che obbliga l'Italia a raggiungere e mantenere un equilibrio strutturale di bilancio ma anche di ridurre il debito pubblico, ma solo a farlo ad una velocità più lenta ", anzi essa vuole attenersi a un obiettivo di disavanzo del 2,6 per cento del reddito nazionale già nel 2014. ….
L'Italia vorrebbe utilizzare il suo semestre di presidenza dell'Unione europea , a partire dal mese di luglio, per completare questo " capitolo incompiuto del processo di aggiustamento " , ha detto. Ciò comprende un approfondimento del mercato unico e delle riforme per ottenere maggior credito che scorre per le piccole e medie imprese del continente . … Il sig Padoan ha detto ha detto che Bruxelles dovrebbe ampliare il "focus" degli indicatori economici che ha scelto di guardare , per esempio prestando maggiore attenzione alla composizione di tagli alla spesa e aumenti delle tasse.
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Il ministro delle finanze ha anche avvertito che le pressioni deflazionistiche della zona euro , nonché la forza dell'euro potrebbero rivelarsi pietre d'inciampo sulla via di una ripresa . " Un tasso di cambio più basso sarebbe utile nello stesso modo che i tassi di inflazione più elevati sarebbero utili ", ha detto.
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Nino Luciani, Cerchiamo di capire i misteri di Padoan, visto che la BCE non può ....
1.- Premessa. Quelle parole di Padoan (la ripresa passa per l'inflazione e per un euro debole) sarebbero una verità quasi ovvia (nel senso che Keynes ci ha insegnato), se la BCE fosse una banca centrale normale, come la FED americana o la Banca d'Inghilterra.
  Ma non è così. La BCE è vincolata per statuto a dare stabilità ai prezzi, e men che meno può sognarsi di fare da ombrello al Tesoro di un qualche Stato: vale dire non può operare sul mercato finanziario primario come "prestatore di ultima istanza (ma solo su quello secondario, e solo per le forzature di DRAGHI, che notoriamente hanno indotto ricorsi presso la Corte Costituzionale tedesca.
   Se, dunque, prescindiamo da questo potere di una banca centrale normale (non della BCE) l'applicazione della ricetta di Padoan ha un significato ben diverso e anche pericolosissimo, perchè significhebbe che egli vuole finanziare i disavanzi correnti del bilancio dello Statoi (sia pure inferiori al 3%), emettedo titoli sul mercato finnziario.
   Giovi ricordare, in proposito, che questo ricorso al mercato finanziario potrebbe essere benedetto, ma nel pieno della crisi, quando i privari operatori non investono, per solo lo Stato potrebbe muoversi avendo un orizzonte temporale di lungo periodo.
   Ma oggi si notano segni di risveglio degli operatori, e lo Stato non deve fare a loro la concorrenza nella ricerca dei fondi, facendo pressione sui tassi di interesse.
2. Ma forse Padoan tiene un asso nella manica. Ad un certo punto della intervista, Padoan ha sfoderato  il pensiero sul semestre italiano pressoi la UE, dal prossimo luglio e il collegato proposito di
"completare (in quella occasione) il processo di aggiustamento " , che comprendebbe " un approfondimento del mercato unico e delle riforme per ottenere maggior credito che scorre per le piccole e medie imprese del continente".
  Questo vuol dire che Padoan vuole mettereall'ordine del giorno della UE la rinegoziazione del Trattato di Maastricht, da cui discende quella tipologia mutilata di BCE , banca centrale "incompiuta" ? Se così fosse, il proposito di Padoan sarebbe che la BCE divenga prestatore di ultima istanza e sia
indipendente dagli Stati, ma con potere di intervento differenziato in taluno di essi, al bisogno.
  Voglio chiarire, qui, che la fabbricazione di moneta aggiuntiva, ma cum grano salis, non dovrebbe avere impatti inflazionistici apprezzabili in Italia,  (in Inghilterra la svalutazione della sterlina è rimasta sotto il 30%), perchè abbiamo rilevanti risorse inutilizzate e bilancia commerciale passiva (i due casi, previsti dai Keynesiani, in cui non dovrebbe derivare inflazione).
   Non va anche trascurato che, pur fermi nel nostro europeismo, oltre certi limiti di sacrificio potremmo vacillare.

3. La retta via, al momento. In attesa che Padoan riesca a fare accettare la sua agenda, suggerireidue operazioni di breve termine (a parte la scelta di fondo, ma che richiede anni, di riportare la spesa pubblica e la pressione fiscape sotto il 45% del PIL):
a) accelerare la tempistica della spesa pubblica, in modo che al prelievo segua prontamente spesa (cosa che oggin c'è solo per pagare gli stipendi, come risulta da documenti della Ragioneria Generale dello Stato).
   Ricordo che c'è un teorema (di Haavelmo), secondo cui, in caso di pronta spesa (finanziata da entrata di eguale ammontare), il moltiplicatore del reddito monetario è pari alla unità (vale dire si crea un reddito monetario aggiuntivo pari alla spesa).
   Io, poi, ho scoperto che si ha un moltiplicatore del reddito monetario, pari alla unità, anche in caso di sgravio da imposta indiretta, bilanciato da aggravio di imposta diretta di uguale ammontare (rinvio a ... pag. 702) .

   b) estendere il criterio adottato dal governo per dare gli 80 Euro ai percettori di reddito € 24.000. Consiglierei, ma una sola volta , di aumentare l'IRPEF sui redditi sopra i 100.000 Euro (perchè con relativa alta propensione al risparmio), e di ridurre l'IRPEF (per un pari ammontare) sui redditi sotto i 50.000 Euro (perchè con relativa alta propensione al consumo).

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EDIZIONI PRECEDENTI

Blog frettolosi diffondono sfiducia verso l'Italia
strumentalizzando impropriamente la London School of Economics

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Roberto Orsi

Leggiamo da mesi ... e tuttora sui blog.
Es. :
"www.quifinanza.it" : London School of Economics, Londra choc:
"Fra 10 anni dell'Italia non resterà nulla".
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Ma guardando dentro, si trova che è la esternazione ragionata di un ricercatore italiano (33 anni, associato alla London School), ma non supportata dall' "analisi causa-effetti", la sola ideonea ad un supporto scientifico, a parte che una proiezione decennale è impossibile.

Nino LUCIANI,  Pur tra tante cause ostative del risollevamento dell'Italia, il ritorno della Fiat (clicca qui), la nuova macchina della Ferrari (clicca qui),l'interesse degli Arabi per l'Italia (" IQ Made in Italy", "Alitalia" ...) non dicono nulla ? Ma cominciamo  dalla lettura del testo originale, qui sotto a sinistra.

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Giuseppe Pietro Grillo

Nota. Titolo originario : Roberto Orsi,  "The Demise of Italy and the Rise of Chaos". Laureato in Giurisprudenza a Torino, PhD in relazioni internazionali alla LSE, professore a contratto nell'Università di Tokyo.
Testo integrale in  inglese: http://blogs.lse.ac.uk/eurocrisispress/2013/10/08/the-demise-of-italy-and-the-rise-of-chaos/
Traduzione in italiano: R. Orsi, Il collasso dell'Italia e l'ascesa del caos. Fonte: http://www.beppegrillo.it/2013/10/la_caduta.html

   Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all'Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent'anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale.
   Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%.
  Peggiorerà. Il governo sa perfettamente che la situazione è insostenibile, ma per il momento è in grado soltanto di ricorrere ad un aumento estremamente miope dell'IVA (un incredibile 22%!), che deprime ulteriormente i consumi, e a vacui proclami circa la necessità di spostare il carico fiscale dal lavoro e dalle imprese alle rendite finanziarie.
    Le probabilità che questo accada sono essenzialmente trascurabili. Per tutta l'estate, i leader politici italiani e la stampa mainstream hanno martellato la popolazione con messaggi di una ripresa imminente. In effetti, non è impossibile per un'economia che ha perso circa l'8 % del suo PIL avere uno o più trimestri in territorio positivo.
   Chiamare un (forse) +0,3% di aumento annuo "ripresa" è una distorsione semantica, considerando il disastro economico degli ultimi cinque anni. Più corretto sarebbe parlare di una transizione da una grave recessione a una sorta di stagnazione.
    Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l'immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce.
   Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell'élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione.
   L'Italia non avrebbe potuto affrontare l'ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori. La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l'apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell'Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori.
   Ha firmato i trattati sull'Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell'UE sapendo perfettamente che l'Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini.
    Di conseguenza , l'Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono la scomparsa completa della nazione certa.
    L'Italia ha attualmente il livello di tassazione sulle imprese più alto dell'UE e uno dei più alti al mondo. Questo insieme a un mix fatale di terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d'Europa, sta spingendo tutti gli imprenditori fuori dal Paese .
    Non solo verso destinazioni che offrono lavoratori a basso costo, come in Oriente o in Asia meridionale: un grande flusso di aziende italiane si riversa nella vicina Svizzera e in Austria dove, nonostante i costi relativamente elevati di lavoro, le aziende troveranno un vero e proprio Stato a collaborare con loro, anziché a sabotarli.
   A un recente evento organizzato dalla città svizzera di Chiasso per illustrare le opportunità di investimento nel Canton Ticino hanno partecipato ben 250 imprenditori italiani. La scomparsa dell'Italia in quanto nazione industriale si riflette anche nel livello senza precedenti di fuga di cervelli con decine di migliaia di giovani ricercatori, scienziati, tecnici che emigrano in Germania, Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, così come in Nord America e Asia orientale.
    Coloro che producono valore, insieme alla maggior parte delle persone istruite è in partenza, pensa di andar via, o vorrebbe emigrare. L'Italia è diventato un luogo di saccheggio demografico per gli altri Paesi più organizzati che hanno l'opportunità di attrarre facilmente lavoratori altamente, addestrati a spese dello Stato italiano, offrendo loro prospettive economiche ragionevoli che non potranno mai avere in Italia.
   L'Italia è entrata in un periodo di anomalia costituzionale.     Perché i politici di partito hanno portato il Paese ad un quasi - collasso nel 2011, un evento che avrebbe avuto gravi conseguenze a livello globale. Il Paese è stato essenzialmente governato da tecnocrati provenienti dall'ufficio del Presidente Repubblica, i burocrati di diversi ministeri chiave e la Banca d'Italia. Il loro compito è quello di garantire la stabilità in Italia nei confronti dell'UE e dei mercati finanziari a qualsiasi costo.
   Questo è stato finora raggiunto emarginando sia i partiti politici sia il Parlamento a livelli senza precedenti, e con un interventismo onnipresente e costituzionalmente discutibile del Presidente della Repubblica , che ha esteso i suoi poteri ben oltre i confini dell'ordine repubblicano.
    L'interventismo del Presidente è particolarmente evidente nella creazione del governo Monti e del governo Letta, che sono entrambi espressione diretta del Quirinale. L'illusione ormai diffusa, che molti italiani coltivano, è credere che il Presidente, la Banca d'Italia e la burocrazia sappiano come salvare il Paese.
   Saranno amaramente delusi. L'attuale leadership non ha la capacità, e forse neppure l'intenzione, di salvare il Paese dalla rovina. Sarebbe facile sostenere che Monti ha aggravato la già grave recessione.

Nino Luciani, I giovani hanno antenne speciali, per cui non vanno mai ignorati. Ma un vero economista fa l'analisi causa-effetti (non basta annotare statisticamente gli "effetti"). Poi, in termini di etica del comportamento, sarebbe stato appropriato allertare i blog-lettori che il blog del ricercatore è ospite di uno dei siti della propria università, e non ne impegna la responsabilità scientifica.

1. Il significato fondamentare del testo di R. ORSI. Secondo me, esso rivela in primo luogo  la profonfa sfiducia personale di un giovane significativo (è un  ricercatore apprezzato ovunque, ma non accolto in Italia) e questa è una grave responsabilità non dell'Italia, ma di tutti noi anziani, che abbiamo pensato molto a noi e poco a loro, quando potevamo.
   Nel merito dei suoi argomenti, essi sono tutti validi in termini descrittivi di effetti. Manca, invece, una totale percezione delle cause di tanto "collasso" per il nostro Paese.
   Non ho una sicurezza piena, nè una contezza esaustiva, delle cause del collasso, ma su tre cause so dire fondatamente (ma anch'io, a titolo personale).

  a) L'euro ha declassato la concorrenzialità dell'Italia. Nel 2002 l'Euro fece raddoppiare i prezzi, nel giro di un anno. Questo non era avvenuto in Germania, e in nessun altro Paese dell'Unione. Motivi ? Era stato sbagliato il calcolo el cambio, nella conversione della Lira in Euro.
  Se andiamo a vedere l'andamento del commercio estero dell'Italia, troviamo che dal 2002  al 2014 (sono ricerche che ho fatto l'anno scorso) troviamo che in termini reali la quantità dell'import e dell'export non è amentata.
   Visto che abbiamo perduto il potere monetario, potremmo valersi del potere fiscale. Es. ridurre l'IVA al minimo (16%), e questo è coerente con Orsi. Ricordo che l'IVA non grava sulle esportazioni, ma sulle importazioni.
  Dunque: non c'è futuro per l'Italia?
  Circa le responsabilità ( e serietà) della UE ho poca fiducia.
  Circa la rimozione della caduta di concorrenzialità dell'Italia, in questi mesi e in questi giorni sono avvenuti alcuni fatti molto significativi:
-  La Fiat, con Crysler, ha conquistato uno scenario commerciale mondiale ( Stati Uniti, in Asia, oltre che in Euopa, e altro). Questo fatto è fondamentale per dare coraggio a tutti gli imprenditori.
- La  Ferrari ha fatto un motore di assoluta avanguardia per velocità e basso consumo di energia. Anche queso fatto è molto "in".;
  - Gli Arabi stanno venendo in Italia. Non è da adesso che da quella parte (Arabi e Turchi) si aspira ad entrare in Europa. Li abbiamo fermati militarmente a Tolosa (721), a Poitiers (732), a Lepanto (1572), definitivamenta a Granata (1614), a Vienna (1683).
   Ma adesso vogliono venire in pace. Ho sempre pensato che una Europa vera è "romana", vale è  mediterranea e continentale.

   b) L'eccesso di socializzazione del sistema economico, ha messo un macigno al piede alle imprese. La socializzazzione dell'Italia fu avviata nel 1961 (con il centro-sinistra: il PSI entrò al governo, e fu espulso il PLI) e portata molto avanti negli anni 1970-80. Siamo passati da una pressione fiscale del 30% nel 1960 al 55% del 2014 (pressione in senso stretto + grado di inflazione).
    I motivi iniziali erano molto validi. L'Italia aveva fatto il "miracolo economico" a fine anni '50, ma le diseguaglianze sociali erano aumentate.  Serviva portare le scuole e gli ospedali uniformemente nel Paese. Serviva fare le grandi autostrade e ammodernare la rete ferroviaria.
   Ma si è dato troppo oltre: non occorreva fare le Regioni a statuto ordinario, non occorreva nazionalizza e municipalizzare le imprese.
  Non solo questo. Sfortunatamente l'eccesso di socialismo (a scapito del mercato) si accompagna di solito a fenomeni degenerativi: i partiti si impadroniscono dello Stato.
   Sono rimaste famose le denunce di Gobarciov. La "nomenlclatura" (intendi: il partito e, sotto il partito, la l'alta burocrazia e la polizia politica) si era impadronita della ricchezza del Paese, ma portando  il PIL al declino.
   Torniamo in Italia. E' sotto gli occhi di tutti il ladrismo e la furfanteria dei partiti (non le persone), e ciò ha portato lo Stato all'impotenza finaziaria (tutti i soldi sono impegnati per loro, e  lo Stato non paga le imprese fornitrici, il massimo della disonestà e impunità pubblica). Le voci criminali stanno all'interno di denominazioni nobili, quali "spese generali della Pubblica Amministrazione", le Regioni, i cosiddetti "Enti pubblici" non territoriali .
  E' possibile riportare l'Italia dal socialismo al mercato, ferme le fondamentali conquiste umane e sociali del nostro popolo ?
  Su questa palla al piede dell'Italia (vale dire eccesso di spesa pubblica) sarà una gara dura (servono 20 anni). Qui c'è di mezzo anche la incapacità di decisione del Governo. Vediamo il punto seguente
 
   c) Da anni si invoca la riforma costituzionale della Governance, visto che le leggi elettorali non sono bastate, ma non si vede la via.
  
Torno qui su concetti che espresso in altri servizi.
   
ll Governo non riesce a prendere decisioni importanti, impopolari, perchè è sottoposto al voto di fiducia dei partiti in parlamento
   Potrebbero, mai, i partiti-ladri sostenere a un Governo che vuole privarli   dei loro privilegi ? Dunque la via di uscita è far dipendere il governo direttamente dal popolo (come in USA, in Russia)
   Nel dopo elezioni 2013, il Governo Letta si era impegnato per la riforma costituzionale e, solo dopo, per una nuova elettorale.
  Così pareva quando, poi, arrivò Renzi, che si impegnò per una legge dei sindaci, da applicare al Governo.
   Ma ultimamente c'è stata la virata di Renzi-Berlusconi, verso la   legge elettorale, e che ha abbandonato la legge dei Sindaci.
   Questo vuole dire lasciare il Governo nelle mani dei partiti (sia pure quelli grandi e quindi non cambierà nulla.
   Qui tornano i motivi di sfiducia sulla rimozione delle cause.
   Ma ORSI  se la prende con Napolitano, andato oltre i poteri legittimi costituzionali, in realtà giustificato dalla "necessità" (come fonte del diritto), di colmare un vuoto lasciato dal Governo.
   Dunque, la responsabilità va caricata sui partiti, e qui pare che Renzi ci sia dentro tutto, se ama più il partito che l'Italia. Nino Luciani

Continua: Roberto Orsi
     
    Letta sta seguendo esattamente lo stesso percorso: tutto deve essere sacrificato in nome della stabilità. I tecnocrati condividono le stesse origini culturali dei partiti politici e, in simbiosi con loro, sono riusciti ad elevarsi alle loro posizioni attuali: è quindi inutile pensare che otterranno risultati migliori, dal momento che non sono neppure in grado di avere una visione a lungo termine per il Paese.
    Sono in realtà i garanti della scomparsa dell'Italia.
   In conclusione, la rapidità del declino è davvero mozzafiato. Continuando su questa strada, in meno di una generazione non rimarrà nulla dell'Italia nazione industriale moderna. Entro un altro decennio, o giù di lì, intere regioni, come la Sardegna o Liguria, saranno così demograficamente compromesse che non potranno mai più recuperare. I fondatori dello Stato italiano 152 anni fa avevano combattuto, addirittura fino alla morte, per portare l'Italia a quella posizione centrale di potenza culturale ed economica all'interno del mondo occidentale, che il Paese aveva occupato solo nel tardo Medio Evo e nel Rinascimento.
   Quel progetto ora è fallito, insieme con l'idea di avere una qualche ambizione politica significativa e il messianico (inutile) intento universalista di salvare il mondo, anche a spese della propria comunità. A meno di un miracolo, possono volerci secoli per ricostruire l'Italia.
                                   Roberto Orsi, London School of Economics

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EDIZIONI   PRECEDENTI

Unione Europea: Il TESTO INTEGRALE del COMUNICATO sull'ITALIA
FONTE: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-1082_en.htm

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Olli Rehn

Ricominiciando dalla audizione del commissario europeo OLLY REHN,
alla commissione bilancio del 17 sett. 2013
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Il Commissario parlò a "nuora" perchè "suocera" intenda:
"La FERRARI, come l'Italia, incarna una grande tradizione di stile e di capacità tecnica, ma per vincere nella gara della crescita globale bisogna avere il motore più competitivo ed essere sempre pronti a modificare, a cambiare e ad adeguarsi".

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Enrico Letta

LUCIANI: Tutti sanno che la Ferrari rientra sempre nelle prime posizioni delle gare, e quindi il motore non c'entra per niente. Non si capisce come ragioni questo Rehn... . Quanto al rapporto debito/PIL, bisogna capire che l'aumento della tassazione permette di ridurre il numeratore,
ma fa cadere il denominatore, col rischio di trovarci intrappolati in una spirale senza fine, e aumento del rapporto. Ne parliamo qui sotto.

                                                 COMMISSIONE EUROPEA - Il COMUNICATO STAMPA del 15 nov. 2013
                                                Parere sul documento programmatico di bilancio dell'Italia (legge di stabilità):
  " 1) Vi è il rischio che il documento programmatico di bilancio per il 2014 non sarà conforme alle regole del patto. In particolare, il punto di riferimento la riduzione del debito nel 2014 non è rispettata.
  2) Il piano di bilancio Progetto dimostra progressi limitati per quanto riguarda la parte strutturale delle raccomandazioni fiscali emanate dal Consiglio nel contesto del semestre europeo.
  3) La Commissione invita le autorità a prendere le misure necessarie nell'ambito del processo di bilancio nazionale, al fine di garantire che il bilancio 2014 sarà pienamente compatibile con il PSC e in particolare per affrontare i rischi individuati nella valutazione.
  4) La Commissione ha concluso che l'Italia non può usufruire della clausola di investimento nel 2014 in quanto, sulla base della Commissione 2013 previsioni d'autunno, non avrebbe l'aggiustamento minimo strutturale necessario per portare il rapporto debito-PIL su un sentiero abbastanza in declino."
 
FONTE: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-1082_en.htm


 

 

Audizione del Vicepresidente della Commissione europea,
Olli Rehn.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'esame congiunto delle Comunicazioni della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio «Verso un'Unione economica e monetaria autentica e approfondita – Creazione di uno strumento di convergenza e di competitività»
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OLLI REHN, Vicepresidente della Commissione europea. Grazie e buongiorno onorevole presidente e onorevoli colleghi. Il dialogo con i parlamenti nazionali è un elemento chiave della nuova governance economica europea. Pertanto, sono davvero lieto di essere qui con voi oggi per parlare del cammino verso la ripresa in Italia e in Europa e delle sfide comuni che dobbiamo affrontare insieme.
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1-   Prima di entrare nelle noiose questioni economiche, so che un mio connazionale è ultimamente salito agli onori della stampa italiana e spero che l'ingaggio di Kimi Raikkonen da parte della Ferrari sarà fonte di ispirazione non solo per la Ferrari, ma anche per l'Italia nel suo complesso.
   Per essere chiari, purtroppo, il talento non basterà. La Ferrari, come l'Italia, incarna una grande tradizione di stile e di capacità tecnica, ma per vincere nella gara della crescita globale bisogna avere il motore più competitivo ed essere sempre pronti a modificare, a cambiare e ad adeguarsi.
   L'Italia è la terza economia dell'Eurozona in ordine di grandezza e, quindi, non può permettersi di far andare a singhiozzo il motore della crescita. Il motore dell'economia italiana ha bisogno di un'urgente revisione e non può perdere tempo in dispute ai pit stop. Spero, quindi, che l'Italia guidi con due mani sul volante e che rimanga fermamente in pista.
   La situazione della pista sta migliorando, perché l'estate ci ha portato alcuni segnali incoraggianti, secondo cui le economie dell'Eurozona si stanno avvicinando al punto di svolta che da tanto tempo attendevamo.     È in corso l'inizio di una graduale ripresa nell'area dell'euro, che speriamo si consolidi nei prossimi mesi e acquisti slancio durante l'anno prossimo, in cui dovremmo vedere anche un miglioramento dei dati sull'occupazione. Ciò dimostra che la nostra strategia di consolidamento di bilancio differenziato e di riforme economiche a sostegno della competitività, una volta applicata, ha successo, funziona e apre la strada a una ripresa sostenibile della crescita, dello sviluppo economico e dell'occupazione.

2.- Ci sono, però, ancora differenze considerevoli tra i diversi Stati membri. In alcuni Paesi, tra cui l'Italia, i dati recenti sulla crescita economica sono stati, purtroppo, deludenti. Sono dolorosamente consapevole del fatto che in alcuni Stati membri la disoccupazione è ancora troppo elevata.
   Le condizioni di credito troppo rigide, specie per le piccole e medie imprese, seguitano a rappresentare un collo di bottiglia molto grave, che ostacola la crescita.
   Sono consapevole anche delle difficoltà di molte famiglie italiane e di molte piccole e medie imprese nell'ottenere prestiti a tassi accettabili.
Dichiarare, quindi, che la crisi è finita sarebbe prematuro. Tutti noi sappiamo che questa crisi non è un normale rallentamento ciclico, ma affonda le sue radici negli insostenibili squilibri macroeconomici che abbiamo lasciato accumularsi nell'ultimo decennio.
    Nel caso italiano questi squilibri assumono la forma di un elevato livello del debito e un lungo declino della competitività, in particolare di quella legata ai prezzi, che ha sofferto moltissimo.
   I costi unitari della manodopera sono aumentati più rapidamente rispetto al resto dell'area dell'euro, situazione che risale già al 1998. Per questo motivo sia in Europa, sia in Italia noi dobbiamo avviare le riforme economiche. Ci vorrà una forte volontà, ma, lo ripeto, non c’è margine di manovra per indulgere in forme di autocompiacimento.
   L'Unione europea ha perseguito con coerenza una strategia globale per risolvere la situazione delle finanze pubbliche mentre attuava le riforme economiche per la crescita. Questo ha rafforzato la fiducia nell'economia europea tra gli operatori del mercato e l'opinione pubblica.
    Per conseguire un ulteriore miglioramento della fiducia degli investitori e dei consumatori e rafforzare la domanda interna, un fattore fondamentale è ovviamente la stabilità politica. Nel caso dell'Italia, dove l'economia mostra ancora segni di debolezza e stiamo ancora attendendo la crescita, l'incertezza politica frena gli investimenti e la ripresa tanto necessari.
    Questo è il contesto in cui l'Unione europea ha chiesto collettivamente all'Italia di adottare azioni e interventi urgenti. Mi riferisco alle raccomandazioni del Consiglio.

3.- Nel mese di luglio, all'unanimità, il Consiglio ha espresso una serie di raccomandazioni dirette a tutti gli Stati membri, ivi inclusa l'Italia.
  a)  Specificamente, nelle raccomandazioni del Consiglio dirette all'Italia si parlava della riduzione del debito pubblico, dell'attuazione di riforme del mercato del lavoro e dei prodotti e di migliorie al funzionamento della Pubblica amministrazione e del sistema giudiziario.
   L'onere fiscale sul lavoro in Italia è elevatissimo, tra i più alti in Europa, ragion per cui il Consiglio ha raccomandato all'Italia di spostarlo, togliendolo dai fattori di produzione, per incoraggiare la crescita economica.
   Sono passati tre mesi da luglio. Qual è adesso la posizione dell'Italia ? Si stanno realizzando passi in avanti per migliorare il contesto economico, affrontare gli annosi problemi della giustizia civile e combattere la disoccupazione giovanile, per esempio attraverso il programma di garanzia per i giovani, ma sono fondamentali anche alcune riforme strutturali protratte per valorizzare il potenziale di crescita italiano e per affrontare in maniera decisiva una disoccupazione che è arrivata al 12 per cento in luglio e che è elevatissima tra i giovani. Si è attestata, infatti, al 39 per cento, sempre a luglio.

Nino Luciani, Il debito pubblico aggiuntivo è l' "ultima risorsa" per alimentare subito in Italia una adeguata  "domanda effettiva", prima che la metà delle imprese vada perduta. Vediamo perchè.

1. Partire dalla corretta diagnosi, quale presupposto per una terapia idonea. Il sistema economico italiano è oggi quasi impotente a reagire alla crisi economica per il fatto che lo Stato (incluse le Regioni) .
   Il nodo della crisi sta nel fatto che è una forte caduta della "domanda effettiva" (parola di J.M. Keynes, che sta a significare una domanda accompagnata da potere d'acquisto in moneta), pur se c'è ancora in Italia una struttura produttiva importante, ma che rischia di sparire sempre più se l'assenza di domanda effettiva si protrae.
   Questo pone il problema della indifferibilità della creazione di domanda effettiva, ma da affrontare sulla base di una chiara distinzione tra problemi congiunturali (vale dire del subito) e problemi strutturali (vale dire da programmare in 5-10 anni), che si possono risolvere solo con governi di legislatura ( la quale cosa rinvia alle riforme costituzionali della governance, del governo Letta, più che alla legge elettorale, pur utile).
  Sia chiaro che tra le due tipologie di problemi c'è un legame: nel senso che, teoricamente, le questioni congiunturali possono essere affrontate adeguatamente solo dallo Stato, ma lo può fare solo in stretti limiti, perchè lo Stato oggi è divenuto un lungo vecchio treno, difficile da controllare, quasi senza freni e quasi senza acceleratore.
  Pertanto, quando OLLI REHN ci dice di abbattere la spesa pubblica (se non possiamo sostenere l'attuale pressione fiscale), ci domandiamo con chi stiamo parlando. Non puoi tagliare la coda al cavallo, mentre giace a terra con il febbrone.
   Ma andiamo per gradi. Qui discuto i problemi di congiuntura. Tratto dei problemi di struttura in altra pagina. Clicca su: FORUM 2-2013.htm.

  2.- Perchè manca una domanda effettiva ? Come conseguenza delle ultimi due grandi guerre (IRAQ e AFGHANISTAN), complice il sostegno finanziario delle grandi banche, si è venuta a creare una grande modifica della distribuzione del reddito tra i cittadini (in Italia e all'estero), con molte somiglianze a quanto avvenuto nel 1929. Come allora molte persone sono divenute povere, e altre sono divenute ricche e super-ricche, in Italia e fuori.
    Ma i ricchi hanno una relativa alta propensione al risparmio (e invece, bassa per la spesa in consumi) e questa propensione aumenta tantissimo in caso di crisi (perchè le persone vi trovano motivi aggiuntivi per chiudersi in casa e proteggere la ricchezza conquistata). Questa è una prima ragione, sul lato domanda effettiva, della caduta delle vendite e quindi della crisi delle imprese.
   In queste condizioni cadono anche gli investimenti privati, perchè gli operatori privati hanno un orizzonte temporale breve e si muovono in base alle aspettative di ottimismo.
   Poco importa che Draghi aumenti la liquidità alle banche, e questo per due motivi:
  - anche se i tassi di interesse sono bassi, ma le aspettative sono di tassi di rendimento del capitale negativi, il denaro non interessa;
  - ci sono operatori in difficoltà, che tentano di prendere tempo, chiedendo credito, ma le banche non sono "benefattori" e non fanno credito a chi è messo male.
Teoricamente, solo lo Stato ha i requisiti per salvare la situazione, perchè ha un orizzonte temporale molto lungo.
  Ma abbiamo visto quanto avvenuto col governo Monti. Non il fatto di tassare per salvare lo Stato dalla bancarotta, ma il fatto di non spendere in tempo reale quanto prelevato, e dunque di creare recessione.

   Einaudi ci aveva insegnato che l'imposta non è grandine che distrugge i raccolti, perchè alla imposta segue poi la spesa del prelievo (quello che lo Stato toglie a te, lo da a un altro, che spende al posto tuo). Il presupposto è che lo Stato spenda in tempo reale, quanto spendibile .
   L' economista norvegese T. Haavelmo, premio Nobel, ci aveva insegnato che una spesa pubblica, bilanciata da imposta di eguale ammontare, crea un PIL monetario aggiuntivo pari all'ammontare della spesa, in un determinato tempo. Il presupposto è che lo Stato spenda, in tempo reale, lo spendibile e che la propensione alla spesa, dello Stato, sia il 100%, mentre quella dei privati tassati sia minore del 100%.
   Quanto a Monti, dai documenti della Ragioneria dello Stato risultava che lo Stato riusciva a spendere (causa lentezza burocratica) grosso modo il 70% di quanto spendibile. Di più, aveva l'opposizione della UE, causa il patto stabilità.  
   Adesso Letta fa qualcosa in più di Monti, perchè (con la legge di stabilità)  modifica la distribuzione dei redditi a favore dei redditi medio-bassi, ma ancora poco rispetto a quanto serve, e tuttavua il massimo fattibile da un governo, dove la destra (che rappresenta le classi di reddito medio-alte) è determinante per fare maggioranza.
   Vale, in ogni caso, anche per Letta, quanto detto per Monti: causa lentezza burocratica la elevata pressione fiscale continuerà ad avere effetti recessivi, prevalenti.

3.- Per sbloccare domanda effettiva, può andare bene un debito pubblico aggiuntivo, purchè in un quadro di bilanci di competenza in pareggio. Va chiarito che la lentezza del procedimento burocratico dello Stato italiano non è nuova. E' stato sempre così, ma in passato provvedevano le banche a fare le anticipazioni di cassa alle imprese, in attesa che arrivasse il danaro statale.
   Ma adesso le banche sono in tilt di loro, e questo evidenzia il buco nero statale.
   Come risolvere ? Se la legge di stabilità è veritiera e dunque se il bilancio di competenza è in pareggio ( meglio dire, se il saldo rispetta il tetto del 3% del PIL), grosso modo la previsione dovrebbe essere recuperata in un orizzonte di 2-3 anni, a parte effetti positivi sul PIL.
   Il problema è come coprire il buco di bilancio in corso d'opera, e questo è possibile se c'è la possibilità di anticipazioni di cassa di qualcuno.
   Questo qualcuno non può che essere il grande pubblico, mediante sottoscrizione di Buoni del Tesoro di due-tre anni. Si tratterebbe grosso modo di un debito fluttuante, almeno come concetto, in quanto assorbibile nel triennio.
E dietro questo qualcuno, c'è la BCE sul mercato secondario.
  Torniamo a OLLY REHN. Mi pare che continuare a battere il chiodo sul lento rientro del debito pubblico (cosa diversa dal rapporto deficit/PIL, ma che ne è il risvolto), non vada bene. E' come mettere la testa dentro il sacco.
  E' anche vero che OLLI REHN dice: se non potere aumentare le imposte, abbassate le spese.
  Ma anche questo non va bene. Non puoi tagliare la coda al cavallo, mentre giace a terra col febbrone.
   Con questo sono tornato alle parole iniziali, più sopra.
   Per quanto, invece, riguarda gli aspetti strutturali della crisi italiana, rinvio alla pagina    NINO LUCIANI

    Inoltre, la recente decisione di abolire l'IMU sulle prime case per il 2013 ha suscitato e suscita preoccupazioni per quanto riguarda lo spostamento dell'onere fiscale dai fattori di produzione verso altri cespiti.
    Valuteremo, come è nostro dovere, l'impatto della programmata service tax sotto questi profili, una volta che in seno al Governo italiano saranno convenuti i dettagli concreti della proposta e questa sarà trasmessa alla Commissione europea e all'Eurogruppo.
   
    4.- All'inizio dell'anno noi avevamo raccomandato al Consiglio di sospendere la procedura per il disavanzo eccessivo per l'Italia, ragion per cui l'Italia è uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo.      La procedura è chiusa, dunque, ma l'Italia dovrà essere all'altezza degli impegni assunti, come il Governo italiano ha più volte dichiarato.
    Rilevo ciò perché la stabilità di bilancio è fondamentale per consentire all'Italia di avviare il proprio altissimo debito pubblico, pari a circa il 130 per cento del PIL, sulla strada di una riduzione costante e intraprendere un percorso sostenibile a favore della crescita e dell'occupazione.
   Sono fiducioso che le autorità italiane nel loro lavoro sul bilancio questo autunno terranno presenti tali priorità. Per la prima volta il bilancio italiano sarà poi oggetto di valutazione approfondita da parte della Commissione europea e, in una fase successiva, dell'Eurogruppo.
:::::::::::::::

Ci potremmo chiedere che cosa significhi concretamente tutto ciò. Cercherò di spiegarlo.
a) Entro il 15 ottobre tutti i Paesi membri dell'euro dovranno presentare i progetti di bilancio per il 2014 alla Commissione europea e all'Eurogruppo.
b) A novembre la Commissione europea procederà a una valutazione dei progetti di bilancio per valutare se gli interventi proposti siano conformi alle regole di bilancio europee e alle pertinenti raccomandazioni del Consiglio.
   Il nostro parere verrà reso pubblico e potrà essere considerato come una voce indipendente che concorrerà al dibattito sui bilanci nazionali, i quali, però, in ultima analisi, sono deliberati a livello nazionale.
   Se il progetto di bilancio non è conforme agli impegni assunti, la Commissione europea ha il dovere di chiedere alcune correzioni, mantenendo la vigenza delle normali regole di bilancio.
   Se uno Stato membro viola i valori di riferimento del Trattato per quanto riguarda il disavanzo e/o il debito, la Commissione dovrà adottare i passi necessari e aprire la procedura per disavanzo eccessivo.
:::::::::::::::::

  Dagli Stati membri siamo criticati molto spesso, e in pari misura.
   Fintantoché però gli Stati membri non si rendono pienamente conto che le riforme sono fondamentali per il coordinamento delle politiche economiche nell'area dell'euro, secondo il dettame del trattato, io temo che l'Europa non andrà molto avanti sulla strada di un'integrazione economica e di bilancio più profonda e autentica.
   Un'Unione di bilancio più autentica e approfondita può essere creata soltanto con una profonda dinamica democratica a livello nazionale ed europeo. Ogni passo compiuto verso una maggiore solidarietà e verso la messa in comune dei rischi economici deve accompagnarsi con un'assunzione di maggiore responsabilità e prudenza di bilancio, con un'ulteriore condivisione della sovranità, nonché con un'integrazione più approfondita dei processi decisionali. Questo è il principio che ispira la Commissione europea nel suo tentativo di costruire un'Unione economica e di bilancio che sia forte quanto già lo è l'Unione monetaria.

   5.- Dobbiamo anche affrontare i punti deboli che ancora permangono nel settore bancario e che rappresentano un problema che riguarda anche l'Italia. Per esempio, i passi avanti nell'attuazione dell'Unione bancaria sono fondamentali per rafforzare la fiducia dei mercati e attribuire un fondamento alla stabilità finanziaria di lungo periodo in Europa.
   Al proposito abbiamo adottato la settimana scorsa il Meccanismo unico di vigilanza per le banche dell'area dell'euro, un passo significativo dopo il voto del Parlamento europeo, con una grande e ampia maggioranza. Il passo successivo è la creazione del Meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie, che comprende sia un'Autorità, sia un fondo.    Su questo la Commissione ha presentato una proposta in luglio. L'obiettivo sarà quello di garantire che i soldi dei contribuenti siano utilizzati in casi eccezionali e in modo limitato.
    I fondi per la risoluzione delle crisi bancarie dovrebbero provenire in linea primaria dal settore bancario stesso, ragion per cui noi abbiamo proposto di accompagnare l'Autorità europea di risoluzione delle crisi bancarie con un fondo comune finanziato dal settore.
   L'Unione bancaria necessita di un avvio solido e forte, con una revisione rigorosa della qualità degli attivi. I test previsti per l'anno prossimo sono una componente fondamentale della nostra strategia complessiva per una crescita sostenibile e per un miglioramento dell'occupazione.
    Ricorderete, non più tardi dell'anno scorso, le speculazioni e i timori delle forze di mercato rispetto a una crisi dell'euro iniziata in Grecia, una Grecia travolta dall'instabilità politica.
    Invece di perdere vecchi membri, stiamo, in realtà, per acquistarne uno nuovo, la Lettonia, che ha condotto in maniera determinata riforme economiche e una linea di rigore di bilancio.
    Attraverso un processo molto impegnativo ma relativamente breve, la Lettonia si è lasciata alle spalle il suo programma di aggiustamento ed è tornata a forti dati di crescita economica, più o meno al 4 per cento per quest'anno e per l'anno prossimo, con la disoccupazione in calo dal 13 per cento a meno del 10 per cento. Il 1 gennaio 2014 la Lettonia aderirà, quindi, all'area dell'euro. Il paese ha dato prova di quella capacità di adeguamento e quella cultura della stabilità che sono vitali per la partecipazione all'Eurozona.
     6.- Complessivamente, quindi, i recenti dati positivi sull'economia europea dimostrano che la nostra strategia economica comune funziona e può aprire la strada a una ripresa sostenibile e al miglioramento dell'occupazione.
    Le nostre strategie si fondano sulla riforma e l'ammodernamento del modello economico e sociale europeo, senza aggrapparci a nostalgie per lo status quo che porterebbero soltanto al declino economico permanente dell'Europa, facendo di noi un pezzo da museo per il resto del mondo, e senza smantellare il modello europeo.
    Noi crediamo infatti nella combinazione tra cultura della stabilità, impulso imprenditoriale e giustizia sociale, ma vogliamo riformare in maniera autentica, ammodernando l'economia sociale di mercato a beneficio della crescita sostenibile e della creazione di posti di lavoro in Europa. Grazie.
:::::::

Omesse domande (e rispettive risposte) di BOCCIA FRANCESCO, GIAMPAOLO GALLI. ANDREA ROMANO. ROCCO PALESE. GUIDO GUIDESI. GIULIO MARCON. PAOLA CARINELLI, GIANFRANCO LIBRANDI.

La seduta termina alle 13.10.

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PUBLIC CHOICE: Una GUIDA, per  la ricerca della "retta via" per l'Italia

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Dalla RELAZIONE DEI  5  SAGGI  DI NAPOLITANO :
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La riforma del Parlamento e del Governo
( stralcio del Capitolo III)
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Luciani: Abbiamo di fatto una Repubblica semi-Presidenziale (anomala) e, finchè c'è Napolitano,
possiamo anche stare tranquilli. Ma, se verrà un tipo "decisionista", non sappiamo come andrà
a finire per la democrazia. Per questo è urgente porre un termine alla attuale "sospensione
della Costituzione", adeguandola ai nuovi tempi, con i necessari pesi e contrappesi.
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.Sul concetto di "sospensione della Costituzione":
C. Mortati, costituzionalista, anche padre costituente, degli anni '40-'50.
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Gruppo di Lavoro sulle
riforme istituzionali
.
Istituito dal Presidente della Repubblica, 30.3.2013.

Membri: Mario Mauro, Valerio Onida, Gaetano Quagliariello, Luciano Violante
Relazione finale, 12 aprile 2013.


Stralcio del Capitolo III,
"Parlamento e Governo"

.....

13. Forma di Governo. Il Gruppo di lavoro ha discusso dell'alternativa tra:
-  forma di governo parlamentare razionalizzata;
-  ed elezione diretta del Presidente della Repubblica secondo il modello semipresidenziale.
   Si tratta certamente di due forme di governo democratiche, ciascuna delle quali, con i necessari contrappesi istituzionali, può assicurare equilibrio tra i poteri e garanzia per i diritti dei cittadini.
   In modo prevalente (3 componenti a 1), il Gruppo di lavoro ha ritenuto preferibile il regime parlamentare ritenendolo più coerente con il complessivo sistema costituzionale, capace di contrastare l'eccesso di personalizzazione della politica, più elastico rispetto alla forma di governo semipresidenziale. Quest'ultimo, infatti, non prevede una istituzione responsabile della risoluzione della crisi perché il Presidente della Repubblica è anche Capo dell'Esecutivo. ka
   L'esperienza italiana, specie quella più recente, ha invece dimostrato l'utilità di un Presidente della Repubblica che, essendo fuori dal conflitto politico, possa esercitare a pieno titolo le preziose funzioni di garante dell'equilibrio costituzionale.
   "Un" componente del Gruppo ha sostenuto l'opzione semipresidenziale, e ha invece sottolineato come l'attuale grave crisi del nostro sistema istituzionale richieda una riforma più profonda che, proprio grazie all'elezione diretta del Presidente, garantisca una forte legittimazione democratica e, al contempo, un'adeguata capacità di decisione.
   In questa prospettiva ha fatto rilevare che, in questa fase della vita politica, l'elezione diretta del Presidente della Repubblica sia più efficace nel fronteggiare la crisi di legittimazione della politica, rafforzando la democrazia, coniugando rappresentatività ed

   Costantino Mortati, Corso di diritto costituzionale italiano e comparato, edizioni Ricerche, Roma, 1956 (stralcio par. 21, cap. XI, Modifiche della costituzione ad opera di fatti normativi).

   Par. 1.  L'unica valida tesi a favore della ammissibilità delle "sospensioni della costituzione" sembra essere quella che si richiama alla "necessità istituzionale" come fonte autonoma del diritto.
  Si tratta in tal caso di quella "necessità", considerata nella categoria dei "fatti normativi", e da intendersi in maniera qualitativamente diversa da quell'altra "necessità", cui ad esempio fà riferimento il già considerato art. 77 Cost. , che opera soltanto nello ambito della legge e solo in quanto da questa richiamata.
     Nell'ipotesi qui considerata, invece, la necessità è ciò che direttamente consente di violare la legge costituzionale per assicurare la conservazione del sistema e dei principi istituzionali dell'ordinamento, che esige quindi la sospensione dell'efficacia della garanzie costituzionali per garantire il mantenimento della costituzione.
     Anche la tesi ora accolta incontra obiezioni, ma queste possono essere facilmente superate. Si afferma che in un sistema a costituzione rigida è impossibile ammettere la "necessità come fonte autonoma" del diritto.
    Si risponde rilevando che, a parte il fatto che il nostro Costituente sembra le abbia implicitamente ammesse appunto perchè ha volutamente lasciato irrisolto il problema dello ''stato d'assedio" e comunque non l' ha esplicitamente esclusa, simile "necessità" è per sua natura tale da valere al di fuori ed indipendentemente da qualsiasi previsione legislativa ed è connaturata ad ogni sistema costituzionale, senza che abbia alcuna rilevanza se esso sia "rigido" od invece "flessibile"; d'altronde essa è implicita nello stesso necessario riferimento a quella "costituzione materiale''che rappresenta il presupposto e il fondamento di validità della "costituzione scritta".

    22.  Una volta accertato che solo alla ''necessita' istituzionale" si può' fare riferimento per ammettere quelle sospensioni della costituzione che si rivelino indispensabili in urgenti e straordinarie situazioni, occorre però chiedersi se sia possibile indicare a quali organi spetti nel nostro sistema decidere tali "sospensioni" e se sia possibile accennare ad un qualche procedimento cui tale decisione dovrebbe essere sottoposta".
   Nota. A questo punto Mortati sostiene che
il potere di sospensione dovrebbe spettare al "governo", che però deve riferire al parlamento appena superato lo stato di necessità istituzionale.

LUCIANI: Urgenze di aggiornamenti della Costituzione, perchè cessi la attuale, pericolossima "sospensione" della Costituzione.

  Il sistema di governo (esecutivo e parlamento) riguarda il concreto potere di decisione politica dello Stato e dunque è il nodo di tutto.
  In questo fase, abbiamo una Repubblica semi-presidenziale, anomala, in quanto il Presidente della Repubblica (carica senza responsabilità politica) riesce ad imporsi al Presidente del Consiglio dandogli ordini,  mentre il Parlamento ha perso per strada il primato su tutti i poteri.
    Anche il Presidente del Consiglio (che avrebbe la responsabilità politica) è senza poteri reali (perfino sui problemi più impellenti: il lavoro, la estrema miseria, le imprese in stato di fallimento per "stupida" mancanza di liquidità ..., la IMU che ti deruba, ... perchè tecnicamente errata ...).
   Invece, chiunque, anche con un piccolo potere di veto, può impedire tutto.
   Motivo ? Andiamo per gradi.
   Abbiamo una Costituzione fatta apposta per impedire il ritorno del Fascismo, e per questo ha fondato la Repubblica sul Parlamento, ma:
-  ha scisso il parlamento in due camere (per imporre lunghe riflessioni, prima di innovare);
-  e ha scisso l'Esecutivo in due Presidenti (uno del Consiglio, che assume la responsabilità politica; l'altro della Repubblica per controllare quello che fa, Costituzionalmente);
- e ha messo una Corte Costituzionale per vigilare sul tutto, compreso sul Parlamento.
  E' una macchina di ingegneria costituzionale, fondata sul Parlamento, e che si attende dal Parlamento le necessarie reazioni, in caso di "deviazioni".
   Questa macchina ha potuto funzionare:
- finchè in Parlamento ci sono stati grandi partiti storici, con un alto senso delle istituzioni (come erano la DC e il PCI), condizione che oggi non c'è;
- e se la società civile è stata relativamente tranquilla (tale fu l'Italia fino al 1968). Ma adesso vi è subentrata una società  confusa e anche planetaria (come constatiamo dagli sbarchi di immigrati, tutti i giorni, sulle coste italiane).
   E siccome in natura il vuoto non può esistere, qualcuno lo riempie.
    Lo vediamo (tra l'altro) dal fatto che:
  - il Parlamemto è costretto a ratificare una normale attività legislativa dell'Esecutivo (cosa che non si potrebbe - vedi artt. 77 e 78), senza più una distinzione reale tra i due Presidenti, anzi con la subalternità del Presidente del Consiglio, rispetto al Presidente della Repubblica;
  - la legiferazione è pessima: tutto deciso disordinamente, in un orizzonti brevi, sotto i problemi strutturali che scoppiano, perchè non affrontati in tempo.

(Continua: LETTA)
efficienza istituzionale.
14. Rapporti Parlamento Governo
. Il Gruppo di lavoro ha, in ogni caso, convenuto all'unanimità che qualora dovesse essere confermata la forma di governo parlamentare razionalizzata occorrerà introdurre nel nostro sistema alcune innovazioni:
   a) dopo le elezioni, il candidato alla Presidenza del Consiglio, nominato dal Presidente della Repubblica sulla base dei risultati elettorali, si presenta alla sola Camera dei Deputati (nel presupposto della riforma dell'attuale bicameralismo 12 paritario) per ottenerne la fiducia;
   b) il giuramento e il successivo insediamento avvengono dopo aver ottenuta la fiducia della Camera;
   c) al Presidente del Consiglio che abbia avuto e conservi la fiducia della Camera, spetta il potere di proporre al Capo dello Stato la nomina e la revoca dei ministri;
   d) il Presidente del Consiglio può essere sfiduciato solo con l'approvazione a maggioranza assoluta, da parte della Camera, di una mozione di sfiducia costruttiva, comprendente l'indicazione del nuovo Presidente del Consiglio;
   e) il Presidente del Consiglio in carica è titolare del potere di chiedere al Presidente della Repubblica lo scioglimento anticipato della Camera dei deputati, ma solo se non è già stata presentata una mozione di sfiducia costruttiva.
   Al Gruppo di lavoro sembra utile che - in relazione alle modifiche dei regolamenti parlamentari dirette ad accelerare il procedimento legislativo ordinario - vengano costituzionalizzati i limiti alla decretazione d'urgenza contenuti nella legge 400/1988.

15. Legge elettorale. Il tema della legge elettorale è connesso a quello della forma di governo.
  - Se il Parlamento dovesse optare per un regime semipresidenziale sarebbe preferibile propendere per una legge elettorale incentrata sul doppio turno di collegio, secondo il modello francese, al fine di rafforzare il Parlamento rispetto a un Presidente che ha la stessa fonte di legittimazione.
  - Se invece, come il Gruppo di lavoro propone a maggioranza, si dovesse optare per una forma di governo parlamentare razionalizzata, le soluzioni possono essere più d'una, purché garantiscano la scelta degli eletti da parte dei cittadini e favoriscano la costituzione di una maggioranza di governo attraverso il voto.
   Il Gruppo di lavoro intende precisare che con l'attuale bicameralismo paritario nessun sistema elettorale garantisce automaticamente la formazione di una maggioranza nelle urne in entrambi i rami del Parlamento.
   Diverse sarebbero le prospettive della stabilità, se si attribuisse l'in