Convegno a Bologna sul cattolicesimo politico: per la riforma dei partiti in Italia. Sul finanziamento pubblico e una magistratura speciale per i partiti..
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Nino Luciani

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ANNO 2021 E PRECEDENTI

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Progetto
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La curva di Pareto della distribuzione
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INCONTRO alla ACCADEMIA DELLE SCIENZE

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Convegno sul cattolicesimo politico: per riforma dei partiti in Italia

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Luciani, La possibile BASE POLITICA
ED ECONOMICA per una
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Cosa disse MACRON alla SORBONA

(università di Parigi)
 

Dalla distribuzione
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Prof. Mauro Fabrizio, " Se esaminiamo la disputa fra Galileo e gli inquisitori solo sul piano scientifico, bisogna partire dall’osservazione che le motivazioni che hanno.portato al caso Ga.

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ARCHIVIO 2

Edizioni precedenti

Dall' ABI - ASSOCIAZIONE BANCARIA  ITALIANA, ASSEMBLEA DEGLI ASSOCIATI
In margine alla Relazione del già-Presidente dell'ABI e del MPS, Giuseppe MUSSARI .
Roma, 11 luglio 2012

DE

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Mario Monti


Rivendicato che le "banche italiane sono vittime della crisi" finanziaria"
e chiesto "non regole di favore, ma un terreno di gioco livellato".


LUCIANI: Presente il Presidente del Consiglio MONTI, che glielo lascia dire ...
IN CASO DI FALLIMENTO, SI' ALLA  NAZIONALIZZAZIONE  DELLE  BANCHE,
DA  PARTE  DELLA  UE .  NO A SOCCORSI  DELLA  BCE  ALLE  BANCHE .

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Giuseppe Mussari

    Presente anche il Governatore della Banca d'Italia VISCO che, senza peli sulla lingua, ha chiarito che ci dovrà essere:
-  il "perfezionamento e adeguamento delle regole di Basilea III, allo attuale contesto finanziario ed economico" ( si tratta del vincolo alla capitalizzazione delle banche, nel quadro di una visione della banca-impresa, che però è un vincolo del nulla, se in assenza di vincoli stringenti alle banche, circa l'impiego dei depositi a breve termine);
  -  "un sistema di supervisione bancaria unitario" come un sistema europeo unico;
  -  e che ci dovranno essere fondi e meccanismi europei per la garanzia dei depositanti.
   Mi è sembrata debole, invece, l'idea dello "spezzamento del circolo vizioso tra la crisi dei debiti sovrani e le condizioni delle banche", senza invocare la possibile surrogazione degli Stati, da parte dell'UE, nel nazionalizzare le banche sotto default (rinvio al mio commento, qui sotto).
  Per una visione dell'intero intervento, clicca su: ABI-Intervento-Visco.

I paragrafi - chiave della Relazione del Presidente ABI

"Il peggioramento delle condizioni del ciclo e la doppia recessione di cui siamo stati vittime hanno fortemente accresciuto le sofferenze bancarie. Quelle lorde hanno raggiunto nello scorso mese di maggio i 111 miliardi (circa 15 miliardi in più su base annua). In rapporto agli impieghi pesano ora per il 5,6%, con un picco pari al 10,5% per quanto riguarda gli impieghi alle famiglie produttrici."
:::::::
"Sicuramente portiamo alcune responsabilità, ma nello stesso tempo è giusto ribadire con chiarezza che le banche italiane sono vittime di questa crisi, e che al determinarsi della stessa non hanno in alcun modo contribuito. Le imprese bancarie non chiedono regole di favore, ma un terreno di gioco livellato, basato sulle giuste regole di stabilità, di trasparenza e di concorrenza, senza vincoli amministrativi, obblighi a prestare servizi gratuiti per sussidiare inefficienze di altri settori."

La relazione del Presidente

Estratto, ripreso dal sito web dell'ABI

  "Signori Rappresentanti degli Associati, Autorità, Rappresentanti delle Istituzioni, della politica e dell’economia, Signore e Signori, rivolgo il mio saluto e ringraziamento a quanti hanno voluto accettare il nostro invito ad assistere alla cinquantaduesima edizione dell’Assemblea dell'Associazione Bancaria Italiana.
  Un particolare e cordiale benvenuto va al Presidente del Consiglio e Ministro dell’economia, Prof. Mario Monti, e al Governatore della Banca d’Italia, Dottor Ignazio Visco.
  Vorrei rivolgere loro un caloroso e anticipato ringraziamento per le considerazioni e le analisi che ci offriranno ...".

  " ... Nelle settimane che hanno preceduto e seguito il vertice di Bruxelles del 28 e 29 giugno, sono state espresse autorevoli opinioni che vedono nel Presidente Monti e nell’azione del suo Governo un elemento di ritrovato equilibrio, per l’Europa e per l’Italia, su cui far leva per uscire insieme dalla crisi: le imprese bancarie italiane le condividono pienamente.   Così come condividono quanto disse il Presidente dell’Acri Guzzetti al XXII Congresso di Palermo, nel ringraziare il Presidente Monti per aver restituito all’Italia il ruolo che le è proprio in Europa e nel mondo.
    Questo Governo non è mai stato “tenero” con le imprese bancarie, tanto che in ogni decreto legge abbiamo ritrovato misure nei nostri confronti certamente criticabili e che non trovano corrispondenze nel quadro normativo europeo, da ultimo l’accentramento ex abrupto delle tesorerie scolastiche.
   Ciò nonostante rinnoviamo all’Esecutivo il nostro pieno e convinto sostegno, sottolineando come i compiti che lo attendono e che attendono il Paese siano così impegnativi da rendere necessario il leale sostegno di tutti. Il sistema economico mondiale, l’Europa, e al suo interno l’Italia, sono affetti da una patologia grave che, anche se con intensità differenziata, ha la capacità di produrre esiti nefasti per tutti.
   Se non fossero contrastate con efficace prontezza, le conseguenze negative di una tale patologia non si limiterebbero alla sfera economica ma metterebbero a dura prova la coesione sociale e le forme democratiche degli Stati dell’Unione. Democrazia, infatti, oltre che regole è equilibrio economico e sociale; sarebbe un tragico errore immaginare che l’equilibrio democratico sia dato per sempre.
   Come ogni equilibrio è dinamico e ogni sua componente è necessaria al suo mantenimento, la coesione sociale tanto quanto la stabilità dei conti pubblici. Occorre quindi perseguire all’unisono stabilità, crescita ed equità.
   Si tratta di una sfida del tutto inedita, che impone l’assunzione di nuove responsabilità alle parti sociali che dovranno saper coniugare, ancor di più che in passato, l’interesse dei rappresentati con l’interesse generale del Paese.
   Evitare ogni tentazione di scaricare sulle generazioni a venire la soluzione dei problemi attuali è un obiettivo prioritario rispetto al quale tutti dobbiamo sentirci impegnati. La storia di questi anni ci insegna che il rinvio dei problemi, il loro occultamento attraverso la spesa pubblica, non fa che radicalizzarne i rischi e quindi il peso sociale degli stessi ...".

 

 

Per il Testo integrale:

Clicca su: ABI - Presidente

NINO LUCIANI, Circa il "vittimismo" ...., non c'è limite al pudore.
Circa il "terreno livellato" ..., la legge bancaria del 1993, creando la "banca universale", ha già tolto ogni limite al movimento delle banche.

 
1.- Vittimismo. I mercati sono a conoscenza che, nel caso dell'Italia, più che dal debito pubblico, i timori di bancarotta per lo Stato vengono dalle grandi banche italiane, per i loro legami internazionali. Precisamente dal fatto che, qualora "fallisse" una delle nostre grandi banche (o anche si diffondesse il timore del fallimento di una sola di loro), lo Stato sarebbe impotente a soccorrerle, avendo già una situazione delicata di suo. Inoltre, lo Stato non ha più il potere monetario.
  Quale sia l'entità dei timori è dimostrato dai saliscendi (veramente notevoli) delle quotazioni di borsa, dei titoli bancari in questi mesi, a seconda delle aspettative di soccorso, da parte della BCE.
    Alle origini delle sofferenze bancarie, peraltro ammesse velocemente dal Presidente ABI, sta l'eccesso di impieghi a rischio, dopo che varie leggi nazionali (la nostra è del 1993) hanno creato la "banca universale" (tolto, per le banche, ogni vincolo temporale all'impiego dei depositi dei risparmatori, e affidata la garanzia di solvibilità alla entità dei patrimoni bancari).
  La grande "euforia" bancaria di questi anni c'è stata, probabilmente in seguito al bisogno (e anzi a chiusura degli occhi) degli Stati, di finanziamenti delle grandi guerre di questo decennio (IRAQ, AFGHANISTAN, IMPEGNI in LIBANO...). Rientrano nella euforia anche fatti collaterali come l'aspettativa di lucri fatti mediante il finanziamento dei mutui edilizi, senza alcuna prudenza (soprattutto negli USA).
  Tuttavia, il fatto che le banche fossero divenute "banche universali" non le esonerava dall'osservanza ("volontaria")  della distinzione tra impieghi a breve termine e impieghi a medio-lungo termine, a seconda del disporre di depositi a breve e depositi a medio-lungo termine, rispettivamente. La legge del 1993 ha fatto come quei padri di famiglia che danno la "chiave" di casa ai figli, come se siano presto adulti: Ma non è così.
   Il Presidente ABI non ha spiegato cosa sono le "responsabilità" bancarie, a cui faceva riferimento; anzi ha chiesto terreno livellato, come se esista un ulteriore possibilità di livellamento, sotto pelle.
   Per capite la tirata di orecchi di Visco (mi riferisco al suo invito alla capitalizzazione), forse il Presidente ABI voleva una sanatoria delle sofferenze bancarie, da parte della BCE.

2.- La debolezza del Presidente Monti. Risulta che, al vittimismo del Presidente ABI, Monti non abbia reagito, ma anzi abbia deviato l'attenzione dei presenti verso le origini remote  (anche cose molto discutibili: vedi concertazione" ), che giustificano l'attuale percorso  di guerra finanziaria dell'Italia.
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A mio modo di vedere, questo è stato come un tirarsi fuori, in qualche modo. Beninteso, negli anni '80, molti rapporti tra sindacati e industria sono stati regolati spostando sul cittadino comune il peso degli accordi.
  Tuttavia è importante distinguere i casi in cui lo Stato faceva debiti per consolidare lo Stato sociale (scuola, sanità, pensione sociale), uniformemente nel Paese, dai casi in cui lo Stato si caricava di oneri impropri, conseguenza di avere invaso la proprietà di imprese produttive, quali i disavanzi di bilancio e debiti (che si aggiungevano al debito per fini istituzionale); e colludeva con l'Industria per il finanziamento illecito dei partiti.
   Qui sta il punto che non permette di fare di tutta l'erba un fascio, e dunque va seguita positivamente la sparata di Monti: nel senso che va ripenstata la struttura economica dello Stato.
   Di questra anomalia italiana ci siamo resi conto all'indomani della caduta del socialismo reale dell'URSS, vale dire già dal 1988, in quanto l'Italia ne aveva le medesime criticità, sia pur in rapporto al diverso grado di statizzazione (60%, in luogo del 95% dell'URSS).
   Ma torniamo alle banche.

3.- Il possibile ruolo dell'UE, in caso di fallimenti di banche. La crisi attuale è stata riconosciuta molto simile a quella degli anni '30. In quella fase il fallimento delle banche fu risolto con numerose nazionalizzazioni di banche (e con nuove norme bancarie...).
  Riprendendo il concetto iniziale, l'Italia non è oggi in condizioni di nazionalizzare le banche fallite (e subentarre ad esse, nel rapporto fiduciario con i risparmiatori) per due motivi:
- a causa della sua situazione debitoria oggi (non allora, in cui il rapporto debito/PIL era 30%);
- perchè lo Stato italiano non ha più il potere monetario, soprattutto non ha più la Banca d'Italia, come prestatore di ultima istanza.
  Tuttavia, come sono vere queste cose, è anche vero che il potere monetario non è svanito, ma passato all'UE.
  Conclusione: sarebbe semplicemente atto dovuto che l'UE si sostituisca agli Stati nel rapporto con le banche e precisamente:
  a) in caso di fallimento di banche, l'UE si appresti a nazionalizzarle (la forma dovrebbe essere quella della "raccomandazione agli Stati" di provvedere alla nazionalizzazione, che poi girerebbe il tutto alla UE );
  b) attribuisca un possibile ruolo alla BCE nel supportare l'opearazione;
  c) sia previsto che, a successiva situazione normalizzata (tra 5 anni),l'UE restituisca alla proprietà privata le banche "europeizzate", e alla BCE le eventuali anticipazioni finanziarie.
  Sono, invece, molto contrario a che la BCE salvi le banche con colpi di spugna o regalie. NINO LUCIANI

 

LEGGE ELETTORALE E RIFORMA COSTITUZIONALE DELLA GOVERNANCE IN ITALIA
Due questioni da risolvere insieme


CONFERENZA NAZIONALE

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LEGGE ELETTORALE:
STATO DI ATTUAZIONE DELLA RIFORMA IN ITALIA

A  Bologna, viale Risorgimento 2
sabato 1 dicembre 2007, ore 10,30
Facoltà di Ingegneria, Aula Magna al 2° piano

APERTA AI DOCENTI E CITTADINI

PROGRAMMA

              Saluto del Preside Prof. Pier Paolo DIOTALLEVI

Relatori:

- Prof. Giovanni GUZZETTA, Presidente Nazionale del Comitato per i Referendum elettorali, Ordinario di diritto costituzionale all’Università di Roma "Tor Vergata";
- Prof. Luigi MELICA, Ordinario di diritto costituzionale all’Università di Lecce;
- Prof. Andrea MORRONE, Ordinario di diritto costituzionale all’Università di Bologna;
- Prof. Sergio BELARDINELLI, Ordinario di sociologia all’Università di Bologna.

Governo:

Dr. Paolo NACCARATO, SottoSegretario di Stato al Ministero per i Rapporti con il Parlamento e le Riforme istituzionali, Delegato per la legge elettorale.

Invitato:

Mons. Dott. Oreste LEONARDI, Delegato Episcopale per i rapporti con le realtà temporali
Moderatore: Dr. Nuccio FAVA, Presidente della Sezione Italiana dell’Associazione dei Giornalisti Europei

BREVE INTRODUZIONE AL TEMA

Una legge elettorale proporzionale, in una REPUBBLICA SEMI-PRESIDENZIALE ?
For a proportional electoral bill, but in a "HALF-PRESIDENTIAL" REPUBLIC ?

1.- La conferenza vuole verificare lo stato di attuazione delle riforma elettorale in Italia. Ma sia consentito chiedere che venga esaminata anche la proposta del Comitato per la riforma elettorale, promosso dal nostro Centro studi nel marzo 2007, e ricevuto dal Governo il 1 giugno 2007. Esso pone preliminarmente il problema della attualità dell'attuale quadro costituzionale, in cui collocare la nuova legge.
   In premessa, ricordo che stiamo assistendo allo scioglimento di Forza Italia (FI) per volontà del suo fondatore.
   Questo fatto crea oggettivamente il problema di riempire un nuovo   "vuoto al centro" (dopo quello formatosi in Italia nel 1992-94 per la scomparsa "politica della Demcrazia Cristiana e del Partito Socialista Italiano). Ciò rende storicamente essenziale una nuova legge elettorale per regolarne il riempimento, in aggiunta alla importanza che essa già ha per sanare il defìcit di governabilità scaturito dalle elezioni del 2006.

2.- Le varie proposte di legge elettorale da destra e da sinistra, evocate in relazione al deficit di governabilità dal 2006, ragionano all’interno dell’attuale costituzione di "repubblica parlamentare", in cui il governo vive se ha la fiducia delle camere.
   Ma questo scenario si scontra con la impraticabilità storica, in Italia, di creare un "bipolarismo elettorale" che sia anche un "bipolarismo programmatico omogeneo", in cui i cittadini scelgono la "maggioranza" già al momento delle elezioni. Questo è dovuto all'eccesso di diversità regionali dal Nord al Sud, alle diverse storie delle popolazioni d’Italia (l’unità nazionale ha solo 150 anni) e, forse, della impreveggenza dei politici.   
Ma è anche vero che l’Italia del dopo guerra è cresciuta culturalmente. Ci sono, poi, dei forti movimenti sindacali nazionali e ci sono le Regioni già ben consolidate. Sono baluardi determinanti, in caso di pericolo per la democrazia politica. Pertanto, per garantire "governi di legislatura", una soluzione sensata è una repubblica "semi-presidenziale".
   C’è, poi, la circostanza che la legge vigente vuole, già nelle elezioni, che sia indicato il candidato Premier. Ma, poiché la Costituzione richiede la successiva fiducia del Parlamento, si crea una contraddizione, per cui può cadere di nuovo il Governo. Questa fase dovrebbe essere chiusa adeguando la Costituzione alla maturità della coscienza popolare e alla legge.
Se si facesse una opzione in senso "semi-presidenziale, i problemi di un accordo sulla legge elettorale sarebbero molto facilitati. Per il riempimento del nuovo "vuoto al centro", ma anche per la ricostruzione dell’unità di "tutto il centro", si potrebbe fare una legge proporzionale, aperta "ai piccoli partiti, anche perché il risveglio della politica nasce dal basso.

3.- La proposta del Comitato per la riforma elettorale è la seguente:

a) una repubblica "semi-presidenziale" e precisamente l’elezione diretta del Capo del Governo, bilanciata da relativi maggiori poteri di garanzia costituzionale al Capo dello Stato (si veda la 
proposta). Inoltre il potere di sciogliere le Camere dovrebbe rimanere prerogativa del Capo dello Stato.
b) una legge elettorale proporzionale con una soglia di sbarramento relativamente bassa, l’abolizione della raccolta delle firme, la possibilità di "una" preferenza alle candidature, il finanziamento dei soli Gruppi parlamentari che, dopo le elezioni, si vanno a formare in parlamento con un numero di componenti non minore del 10% della camera di appartenenza.

4.- Rispetto a questi obiettivi, i REFERENDUM vanno sostenuti perché, solo se si rompe la cordata di quelli che sostengono la legge elettorale attuale, ci potrà essere spazio per discutere in parlamento le varie proposte di riforma. NINO LUCIANI

1. The aim of the conference is a check of the state of accomplishment of the electoral reform in Italy. In the hope that the proposal (see proposta ) of the Committee for the Electoral Reform, carefully prepared by our Study Center in March 2007, and received by the Government on June 1st, 2007, be considered and examined. This proposal is for a preliminary examination of the constitutional frame, in which to place the electoral bill.
   As a preliminary remark, I remind that We are now watching the end of Forza Italia (FI) for open will of its founder.
   Such event as a matter of fact generates the problem of filling the new “center vacuum” (after the “center vacuum” produced in Italy during 1992-1994 as a consequence of the political disappearance of the Democrazia Cristiana and the Partito Socialista Italiano). That “vacuum center” makes historically essential a new electoral bill to adjust such filling. Further, the electoral bill is relevant to heal the lack of governance consequent to the 2006 elections.

*

2.- All the electoral bill proposals, designed to alleviate the lack of governance started in 2006, hold in the presence of the present constitution of “parliamentary republic”, where the Government rules only if it is trusted by the two Chambers.
    Such a landscape in Italy is against the historical impracticability to realize an “electoral bipolarism” which be also an “homogeneous programmatic bipolarism”, where the voters choose the “majority” at the moment of the elections. This is due to the excess of the regional differences between North and South, of the different histories of Italian populations (national unity is only 150 years old) and maybe of the lack of foresight of the politicians.
   But it is also true that after the World War II Italy has grown culturally . Further, there are strong national trade unions and well consolidated Regions. These are relevant bulwarks in the case of danger for the political democracy. Therefore, to get legislature long governments a judicious solution for Italy is a “half-presidential republic”.
  It also happens that the law in force dictates that the Premier candidate be indicated at the moment of the elections. But the Italian Constitution requires the subsequent confidence of the Parliament, and this fact creates a danger which may lead to the fall of the Government. This stage should be closed by conforming the Chart to the maturity of the popular consciousness and the Law.
The problems connected with an agreement on the Electoral Bill would be greatly alleviated if an option in the semi-presidential direction would be taken. A proportional bill, open to the small parties (because the revival of the politics is born of the base), would allow the filling of the new “center vacuum” and also the rebuilding of the unity of the “all center”.

3.- The proposal of the Committee for the Electoral Reform is:
a) a “half-presidential” republic, in detail the direct election of the Premier, balanced by corresponding greater power of constitutional warranty to the State Chief (see the 
proposta). The power to dissolve the Parliament should remain a prerogative of the State Chief.
b) a proportional Electoral Bill with a relatively low barrage, suppression of the signatures collection, the possibility of a "one" choice between the candidates, financial support supplied only to the Parliament’s Groups that after the elections consist of at least 10% of the Chamber to which they belong.


4. In view of these goals the REFERENDUMS organized by prof. GUZZETTA an SEGNI should be supported, because (even if with some risk) only if the trust of those who support the present electoral bill is dissolved there will be the possibility to discuss the proposals for its reform in the Parliament. NINO LUCIANI

***

  Comitato per la riforma elettorale
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7 – Tel. 347 9470152 – E mail: nino.luciani@alice.it 
Anno 2004

Membri del Comitato:  Prof. NINO LUCIANI (Centro Studi l'Impegno Politico dei Cattolici) – Avv. UGO SCURO (MILLE. Movimento per l 'Italia Libera nella Libera Europa) – Dott. FRANCESCO TASSONE (Movimento meridionale Calabria) – Dott. PAOLO MAJOLINO (Cattolici per l'Italia) -- RAFFAELE LO IODICE (Movimento Meridionale Puglia) – Dott. ANGELO SANDRI (Democrazia Cristiana) -- Prof. MASSIMO GRISOLIA (Democrazia Italiana) -- Dott. ERMINDO CORAZZA (Rinnovamento Popolare) – Dott. DOMENICO IANNANTUONI (Partito per il Sud) – Dott. PIERO PIROVANO (Solidarietà) – Dott. ROBERTO GENTILI (Forza Roma) -- Arch. MASSIMO BONECHI (Società Ambiente Qualità) – Dott. FULVIO LORENZETTI (Movimento Alternativa per l'Italia) – Dott. GAETANO TROPEANO (Movimento Democratici "Liberi e Forti" -- Avv GIOVANNI VISCONTI (Partito della Terra) – Dott. ANTONIO SABELLA (Italia Moderata) – Dott. FRANCO REMONDINO (PPE-Italia) – Dott. ALBERTO DE MAIO (Movimento per il Centro Unito) – On. Prof. PUBLIO FIORI (Rifondazione Democristiana) -- Cav. Dott. ANTONIO MORETTI (Coerenza Democratica)

Presidente del Comitato Per la Riforma Elettorale - Prof. NINO LUCIANI

Proposta di nuova legge COSTITUZIONALE PER LA RIFORMA DELLA GOVERNACE


    Il COMITATO promotore della nuova elettorale, costituito a Bologna il 27 marzo 2007, aperto a nuove adesioni al Comitato e disponibile al confronto con le altre forze, ha approvato una proposta di legge elettorale. Questa proposta vuole:
    1) l'elezione diretta del Presidente del Consiglio, con modifica della Costituzione. Il motivo è eliminare la contraddizione attuale tra la volontà degli elettori di scegliere direttamente il Presidente del Consiglio (la legge vigente dispone che sia indicato il candidato Premier) e la vecchia Costituzione che ancora richiede la successiva fiducia al Governo, da parte del Parlamento, cosicché subito dopo le elezioni può cadere il Governo, in contrasto con la sovranità popolare espressa.
    2) la proporzionalità, con sbarramento del 2%, per l'elezione dei membri del Parlamento. Il motivo è ricostruire il "centro moderato e interclassita" nello schieramento politico italiano, dopo il vuoto che si è formato dal 1992-94, in seguito alla caduta della DC e del PSI.

MOTIVAZIONI

   La proposta vuole chiudere la fase di transizione dalla prima alla seconda Repubblica. Precisamente:
   a) vuole eliminare la contraddizione attuale tra la volontà degli elettori di scegliere direttamente il Presidente del Consiglio (la legge vigente dispone che sia indicato il candidato Premier) e la Costituzione che ancora richiede la successiva fiducia al Governo, da parte del Parlamento, cosicché subito dopo le elezioni può cadere il Governo. E’ capitato a Berlusconi nel gennaio 1995, a Prodi nel 1998, e adesso sta avvenendo di nuovo a Prodi, pur avendo una maggioranza, sia pur risicata. Questa fase dovrebbe essere chiusa adeguando la Costituzione alla maturità della coscienza popolare;
   b) vuole colmare al centro dello schieramento politico italiano, il vuoto che si è formato dal 1992-94, in seguito alla caduta della DC e del PSI, i partiti che tradizionalmente svolgevano la mediazione inter-classista. Oggi i partiti di centro, riemersi nel frattempo, sono caduti in ostaggio dentro due, rispettive, grandi coalizioni "bipolari" di appartenenza.

IL TESTO DELLA PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE
(da approvare con modifiche costituzionali e con legge ordinaria)

   1.- ELEZIONE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
   a) Il Presidente del Consiglio è eletto a suffragio universale diretto, tra i candidati che hanno ottenuto la nomina a candidato nelle elezioni primarie. Qualora nessun candidato ottenga la maggioranza assoluta, si passa al ballottaggio tra i due più votati. Non è eleggibile chi abbia già svolto due mandati consecutivi. Il Premier nomina e revoca i Ministri, che sono insediati, subordinatamente alla fiducia delle Camere.
  b) L'art. 90, comma 2 della Costituzione si applica anche al Presidente del Consiglio.
  c) Elezioni primarie. Tre mesi prima delle elezioni del Presidente del Consiglio, sono fatte, in base a disposizioni di legge, le elezioni primarie per scegliere i candidati a Premier.  Le candidature possono essere presentare, con un rispettivo programma, da partiti e associazioni annotate all'Ufficio del Pubblico Registro
c) Ottiene la nomina a candidato, per ogni rispettivo partito o associazione, chi abbia ottenuto il maggior numero di voti, purchè il rispettivo partito o associazione abbia ottenuto più del 10% dei voti degli elettori di almeno 5 Regioni.

  2.- NUOVI  DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Le leggi e gli atti del Governo, aventi forza di legge, possono essere rinviati preventivamente alla Corte Costituzionale, per il parere di costituzionalità, dal Capo dello Stato di propria iniziativa o su richiesta di 1/3 di una delle Camere o di 5 Consigli Regionali. In caso di parere negativo non ha luogo la promulgazione.

3.- ELEZIONE DEL PARLAMENTO

    a) Il parlamento è eletto a suffragio universale con riparto dei seggi, tra i partiti, proporzionalmente a voti ottenuti, al netto di uno sbarramento del 2% dei voti elettorali sia per il partito che si presenti da solo, sia per la coalizione.
    b) La partecipazione dei partiti alle elezioni non richiede firme di presentazione.
    c) Il diritto di voto include la possibilità di esprimere una preferenza
   d) Rimborso delle spese elettorali dei partiti . I partiti hanno diritto al rimborso delle spese elettorali, proporzionalmente ai voti riportati. Nel caso di partiti federati presentatisi in unica lista o in coalizione, il partito che esca dalla federazione o dalla coalizione perde il diritto al rimborso fin dall'origine.
Bologna 27 marzo 2007

 

 

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STATO GIURIDICO - 2011

            
EDIZIONI PRECEDENTI   

            
LEGGE GELMINI: "ULTIMO MIGLIO" ANCORA LONTANO
    

   1)  la Corte dei Conti non ha tuttora apposto il visto e registrato il regolamento sull'abilitazione scientifica, in esame da mesi;
   2) Il Consiglio di Stato non ha ancora dato il parere favorevole al
regolamento sui criteri e parametri di giudizio per la valutazione dei candidati e commissari nelle abilitazioni scientifiche;
  3) Non è stata ancora trovata la relativa copertura finanziaria, a parte che il  FFO ha avuto solo € 300 milioni aggiuntivi per il 2011, rispetto ai totali € 7 miliardi del 2010.
  (Per notizia, il FFO fu di € 6,2 miliardi nel 2002, in cui ci fu, causa inflazione per euro, il raddoppio dei prezzi, e dunque il FFO del 2011 dovrebbe essere € 12,4 miliardi per essere come nel 2002).

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Francesco Profumo,
ministro università

 

Completare lo "ultimo miglio" ?

La domanda è motivata dal fatto che c'è un
nuovo ministro che viene dall'università
e dunque, da conoscitore diretto delle cose,
sarebbe quasi d'obbligo riconsiderare
i tre punti (vedi sopra), per la loro crucialità.

MOTIVI ?

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Marco Mancini,
presidente CRUI

    a) l'abilitazione scientifica nazionale, non seguìta da concorsi (perchè aboliti dalla legge Gelmini) potrebbe ampliare gli spazi a concorsopoli;
    b) la centralizzazione del finanziamento, con ripartizione in base a indicatori burocratici di "efficienza", potrebbe portare il sistema universitario fuori dal mondo, come ben si è visto nei sistemi  a pianificazone centralizzata;
   c) alcuni dati statistici evidenziano già i danni, creati dalle scelte del governo Berlusconi.

FONTE: CRUI
http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=2036

Le tematiche più urgenti
sottoposte dalla CRUI al nuovo Ministro F. Profumo.


Tematiche normative:
• Accelerare sull’approvazione degli statuti per portare a compimento il processo di riforma e mettere di nuovo gli Atenei in grado di lavorare efficacemente

• Individuare modelli di gestione dell’offerta formativa nella fase di passaggio segnata dal DM 17/2010, resa ancor più complicata dalla compresenza di un ordinamento in gestione (basato sulle Facoltà) e uno in proclamazione (basato sulle nuove strutture stabilite dalla L.240/2010)

• Avviare il prima possibile le nuove abilitazioni. Ciò per dare soddisfazione ai numerosi giovani docenti in attesa ormai da anni di una collocazione

• Stabilire un ruolo consultivo della CRUI sui decreti attuativi, di vitale importanza per adeguare la L.240 alle esigenze pratiche della gestione degli Atenei

Tematiche finanziarie:
• Puntare a una programmazione pluriennale dei trasferimenti dello Stato. Stabilendo soglie di guardia al di sotto delle quali non è più possibile scendere. L’appuntamento annuale con la Legge di Stabilità e con tutte le incertezze in merito a “tagli” e rifinanziamenti distoglie per mesi le Università dalle attività che, in serenità, dovrebbero svolgere per la comunità

• Assegnare tempestivamente l’FFO agli inizi dell’anno. Sapere su quale cifra poter contare è indispensabile per la programmazione delle attività accademiche. Si è ormai all’assurdo per il quale la cifra assegnata viene resa nota quando undici dodicesimi della stessa sono già stati spesi

• Ripensare il modello di finanziamento. Tenendo conto di variabili sociali, territoriali e meritocratiche. Utilizzando le elaborazioni dell’ANVUR ma facendo affidamento su indicatori flessibili che tengano conto dell’estrema diversità del nostro Paese

• Rilanciare il Diritto allo Studio e con esso l’edilizia residenziale. I meccanismi di finanziamento vanno rivisti per dare certezza agli studenti, soprattutto quelli capaci e meritevoli che provengono da situazioni disagiate

• Cercare una soluzione all’annosa questione delle Facoltà di Medicina. Le Università, attraverso la CRUI, chiedono la costituzione di un organismo tecnico in cui essere ascoltate, al pari del Sistema Sanitario Nazionale e dei vari sistemi sanitari regionali. Il loro apporto alla pianificazione gestionale di Facoltà di Medicina e Policlinici Universitari potrebbe contribuire a risolvere problemi da lungo tempo irrisolti.

Nino Luciani, Motivi per non perdere ulteriore tempo verso un "ultimo miglio-chimera"

1.- Dove andremo in seguito all'abolizione del concorsi ? Le vicende dei concorsi "deviati", del tempo che fu, hanno creato grande turbamento nell'opinione pubblica. Ma sia chiaro che il peccato originale era nella burocrazia ministeriale o nelle leggi che avevano fatto le regole concorsuali.
a) perchè il peccato originale nella burocrazia ministeriale  ? Per il 1980-98 il DPR 382/80 aveva previsto 9 concorsi ("uno" ogni due anni). Ne furono fatti 3. Questo fatto determinò l'emarginazione di una intera generazione di professori associati, i quali gridarono allo scandalo, ma anche determinarono il decadimento del buon nome dei concorsi universitari. L'emarginazione fu dovuta al fatto che, causa ritardo, la gran parte dei professori ordinari del tempo era andata in pensione, cosicchè (per fare le commissioni di concorso) era subentrata una nuova generazione di prof. ordinari, i quali convennero tacitamente di privilegiare i loro allievi per i posti a concorso. Chi aveva passaro il turno, andava consideto perduto.
Qualcosa del genere si va ora ripresentando nel rapporto tra ricercatori vecchi (quelli a tempo indeterminato) e nuovi (quelli a tempo determinato), per lo stesso motivo. Dai tempi della Moratti, i concorsi vanno molto a rilento;
b) perchè anche nelle leggi sui concorsi. La legge 210/1998 sbloccò i concorsi affidandone la gestione alle Universià, ma anche stabilì modalità di fare le commssioni, praticamente su misura delle università locali (ossia con membri votati, su indicazione dei capi corporazione nazionale dei settori). Da qui, concorsopoli ebbe uno straordinario impulso, basato sul voto di scambio, nel fare le commissioni.
  La legge Gelimini ha portato il sorteggio per fare le commissioni, ma solo per il conferimento dell'abilitazione scientifica nazionali. Invece, niente concorsi per assegnare i posti. Le università chiameranno dentro la lista degli abilitati.
  Commento: prevedo che concorsopoli aumenterà all'ennesima potenza.

2.- La centralizzazione ulteriore del sistema finanziario potrebbe portare l'università fuori dal mondo. Penso che l’attuale centralizzazione della gestione del sistema finanziario potrebbe portare l'università fuori dal mondo, per la inadeguatezza dei cosiddetti indicatori di efficienza delle università. Per chi ha studiato i sistemi a pianificazione centralizzata, sa che le cose potrebbero essere ben diverse nei fatti.
  Tutti i sistemi a pianificazione centralizzata devono inventarsi dei parametri di efficienza, non potendo regolarsi sui prezzi (come fanno le imprese che operano sul mercato) e non potrebbe essere altrimenti. Ma, poi, sono davvero, parametri che determinano comportamenti virtuosi ? Ad es., il classico riferimento al numero dei laureati nei tempi programmati ed alla media elevata dei voti dello studente può essere un indicatore di efficienza del "passato", ma il finanziamento in base a questi indicatori potrebbe non produrre la "efficienza per il futuro", in quanto le università sono stimolate a

promuovere tutti gli studenti, per ottenere più danari dal Miur. C'è, poi, il fatto che molti di quegli indicatori sono costruiti con dati statistici vecchi, anche di anni, e che anche la relativa la gestione amministrativa, troppo particolareggiata, finisce di essere molto costosa, già di suo. E c’è anche che il finanziamento centralizzato è tardivo. Siamo alla fine del 2011, e solo da qualche settimana, le Università sono venute a conoscenza del FFO 2011. Direi che dobbiamo abbandonare questo sistema, e decentrare con un adeguato criterio di responsabilizzazione, fermo il finanziamento statale come idea di base.

  
3. Riprendere la Legge Ruberti, e adeguarla ai tempi. Quale quadro di riferimento, riprenderei la legge Ruberti del 1889, sul via all’autonomia, e la adatterei su alcuni punti:.
a) Per la didattica, la via maestra è finanziare le università in base al costo standard per studente. Ciò determinerà in automatico un premio delle migliori e una pena per le peggiori. Es.: chi spende meno dello standard, tratterrà l'eccedenza. Poi, va da sè che in prima attuazione si potrebbe ancora garantire il pareggio del bilancio, a carico dello Stato, anche alle meno virtuose..., per dare tempo all’adattamento.
  Occorre, poi, introdurre una flessibilità nella determinazione dei contributi studenteschi, già oggi gestiti contra legem nella metà degli Atenei (superato il 20% del FFO). Ma questa flessibilità si puo' fare solo previo un accordo con gli studenti, per la protezione dei "bisognosi e meritevoli" (art. 34 della Costituzione), creando un fondo apposito presso il Miur, ed eventualmente con delega di gestione alle Regioni.
   In ogni caso, per la generalità degli studenti, i contributi studenteschi dovrebbero potere essere aumentati dalle universita' in base alle esigenze di bilancio, tuttavia senza potere mai superare un tetto che garantisca una protezione pubblica generale al diritto allo studio. Ad es., i contributi studenteschi non dovrebbero mai superare il 30% della spesa corrente totale.
b) Per la ricerca, potrebbe andar bene il finanziamento in base alla statistica ponderata delle pubblicazioni (come, in parte, si sta facendo), ma con una flessibilità (ai giovani, va dato credito).

 4.- Alcuni dati statistici.  La più grande (ir)responsabilità del Governo Berlusconi, verso l'Università, è aver cercato di "riformarla" in una discontinuità, anche rispetto alle cose positive del passato, non tenendo conto che il "sapere" è un fatto di accumulazione, che va preservato e consegnato alla successive generazioni.
   La discontinuità più rilevante, a cui mi riferisco è quella tra maestri e allievi, per mancato turnover. Mancando questo anello, grandi scuole sono andate definitivamente perdute, e i giovani dispersi (la meglio gioventù d'Italia).
   Le statistiche, raccolte qui sotto, mostrano, poi, che nel periodo 2008-2011 sono venuti a mancare quasi 6.597 docenti di ruolo, di cui ben 3.748 prod. ordinari.
   Per giustificare il taglio dei professori, il governo ha infamato l'università, enfatizzando la corruzione nei concorsi e la "dilapidazione" del denaro pubblico ad opera dei prof. ( si vegga il resoconto dell'Aula del Senato del 29 luglio 2010).
   Circa gli sprechi finanziari, se guardiamo ai dati statistici di bilancio (Fonte: Tesoro), troviamo che il FFO - Fondo statale per il finanziamento delle Università) era 6,2 miliardi nel 2002, ed è 7,4 miliardi nel 2011. Se teniamo conto che nel 2001-2002 c'è stata la grande inflazione (causa euro) che ha raddoppiato i prezzi, deduciamo che il FFO (per essere almeno come nel 2002 in termini reali) dovrebbe essere 12,4 miliardi. Come si può capire, i professori sono, oggi, diventati poveri, per cui anzi si pone un problema di rifinanziamento dell'università, se non si vuole proseguirne la demolizione.
   Altri dati rivelano, poi, che invece sale il precariato: aumentano i ricercatori a tempo determinato. Compare una cifra rilevante per gli assegnisti del 2011 (non ho trovato le cifre degli anni precedenti). E compare una cifra molto alta per i professori a contratto per insegnamenti ufficiali.
   In conclusione parrebbe doversi dedurre che il carico didattico è risultato incomprimibile, dato il numero degli studenti, e che si è provveduto con personale non "garantito".
  Last but not least. La sospensione dei concorsi va prospettando una nuova conflittualità tra i docenti: quelli più anziani rischiano di essere scavalcati da quelli giovani, come già nel 1980-98, a causa dall'uscita di scena della vecchia generazione di professori ordinari per stare in commissione giudicatrice di concorso. Nino Luciani
Università   Statali

2008

 

2010

2011

       
Prof. Ordinari 18227     14479
Prof. Associati 17549     15807
Ricercatori TI  e ass. ord

24492

    23385
Totale docenti 60268    

53671

       
Ricercatori TD 307     840
       
Assegnisti       11986
Professori a contratto 34546   32341  
Fonte: Cineca        

 

UNIVERSITA' - FFO Fondo statale di Finanziamento Ordinario, in milioni di Euro, a prezzi correnti
2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011

FFO

5.784 6.158 6.189 6.225 6.545 6.983 6.935 6.957 7.352 7.496 7.166

7.466

Fonti: ISTAT, Annuario statistico italiano, anni da 2002 a 2008
          Miur, Ufficio di statistica, http://statistica.miur.it/

          Le cifre del FFO per il 2008, 2009, 2010 tengono conto del fondo straordinario di 550 milioni di cui alla legge
           finanziaria 2008, e (per il 2010) della integrazione di 400 milioni, di cui alla legge finanziaria 2010. Queste cifre
           mancano nei documenti del Miur.
           La cifra del 2011 è costruita aggiungendo, alla cifra del  2010, i 300 milioni di euro, di cui alla legge 98/2011.

 

EDIZIONI PRECEDENTI

Decreto-legge n. 78 del 2010 (retribuzione ricercatori  confermati
e  Legge Gelmini 240/2010 , stato di costruzione dei decreti  attuativi
DP
R

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MariaStella Gelmini

ADU, ANDU, CISL-Università, CNRU, CNU, CoNPAss, FLC-CGIL,
RETE29Aprile, SNALS-Docenti, SUN, UGL-Università, UIL-RUA


APPELLO alla MINISTRA:

"NON BLOCCATE LA RETRIBUZIONE DEI RICERCATORI

E PROF.  ASSOCIATI AL MOMENTO DELLA CONFERMA IN RUOLO"

  Sotto: notizie sullo stato di fattura dei decreti attuativi della legge Gelmini

APPELLO

1) La questione della conferma dei ricercatori, degli associati e degli ordinari confermati nel 2010 e successivamente.

  I docenti universitari (ricercatori, professori associati o professori ordinari) alla presa di servizio devono affrontare un periodo di prova di tre anni. Al termine di tale periodo, una Commissione nazionale verifica la congruità del lavoro svolto; all'esito positivo del giudizio consegue la conferma nel ruolo e la corresponsione dello stipendio pieno.
  Il 9 giugno 2011, in risposta ad una interpellanza dell’on. prof. Vassallo, il Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Luca Bellotti ha escluso l’applicabilità del blocco delle retribuzioni previsto per i dipendenti pubblici (articolo 9, comma 21, del decreto-legge n. 78 del 2010) ai passaggi dei ricercatori e professori associati da non confermati a confermati e dei professori straordinari a ordinari.
  In particolare il Sottosegretario ha affermato: "non trattandosi, pertanto, di progressioni di carriera, non trova applicazione, alle suddette conferme in ruolo, la disposizione di cui all'articolo 9, comma 21, del decreto-legge n. 78 del 2010 con conseguente efficacia delle stesse sia ai fini giuridici sia ai fini economici con attribuzione del relativo adeguamento stipendiale".
  Si chiede con forza ai Rettori che non l’hanno ancora fatto di rispettare quanto previsto dal DPR 382/1980 e di riconoscere, quindi, ai confermati quanto loro dovuto per legge, evitando così, tra l'altro, ricorsi amministrativi onerosi anche per l'Amministrazione.

   Si richiede altresì al Governo di vigilare affinché sia assicurata l’effettiva e corretta applicazione della legge, al fine di evitare il comportamento illegittimo di quei Rettori che pensano di ridurre gli effetti dei tagli 'rifacendosi' sui alcuni colleghi, negando loro diritti acquisiti e spettanti.

2) La questione dei ricercatori neoassunti

  Come è noto, fino ad ora, i ricercatori neo assunti percepiscono nel primo anno uno stipendio ridotto di circa il 20%. L’Esecutivo, per non lasciare i ricercatori neo assunti con lo stipendio ridotto (circa 1200 euro) per tutta la durata del blocco (fino al 2014), sta preparando un provvedimento per anticipare al primo anno la corresponsione dello stipendio "pieno". Purtroppo, nell'attuale versione del provvedimento, non viene esplicitamente chiarito che ciò varrà anche per coloro che sono stati assunti nel 2010.

   Per evitare una mostruosità giudica e un grave danno-beffa per gli interessati, si chiede al Governo - e anche al Parlamento in sede di espressione dei pareri sui decreti attuativi della Legge 240/10 - di riformulare opportunamente la norma.
7 novembre 2011

Stato dei Decreti e Regolamenti attuativi della Legge Gelmini n. 240/2010, al 31 ott. 2011.
(Elaborazione dati CNE e Il Sole-24 ORE, Fonte: http://www.universitaericerca.it/ )

 

Regolamento abilitazione scientifica nazionale, inviato il 5 ott. a Corte dei Conti, per registrazione.
NOTA. Pur se ancora non si ha il testo ufficiale, esso non dovrebbe essere molto diverso da quello a suo tempo
inviato alle Camere, per il parere di conformità alla legge, che abbiamo pubblicato, qui sotto. Clicca su: DPR

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MariaStella Gelmini

 
Il Decreto Ministeriale sui settori concorsuali,
incluso l' ALLEGATO A (settori concorsuali)



NOTA. Rimane, invece, ancora in viaggio il Decreto
con i criteri per la valutazione dei Commissari, 
inviato al Consiglio di Stato per il parere di legittimità

  NOTA. Il Decreto con i criteri per la valutazione dei Commissari è, forse, il più difficile da fare. Non era mai successo che un concorso universitario richiedesse, preventivamente, un esame per i professori ordinari, per essere commissari.
  Ne deriva che il primo ostacolo è che i proff. ordinari accettino una nuova mentalità.
  Personalmente, penso che il Miur si esponga a mulini al vento, perchè (in questo primo passaggio) il prof. non è sollecitato da un interesse personale preciso a stare in commissione: trattasi di distribuire una "abilitazione" non legata ad un posto da attribuire a qualcuno, e per di più espondosi ad un giudizio negativo dell'ANVUR, e ad una fatica immensa, con una remunerazione poco più che simbolica.
   C'è dell'altro, i macro-settori concorsuali sono talmente ampi, che non si vede come sarà garantita una abilitazione specialistica, come oggi si richiede per il progresso scientifico. E' questo sarà un ulteriore deterrente per i prof. a candidarsi, in quanto essi (in termini di probabilità) dovrebbero dare una abilitazione a qualcosa, che non posseggono.
  Forse il legislatore aveva, a suo tempo, mangiato la foglia, tant'è che dopo avere ottemperato a tutti gli "oremus" per il merito, voluti dalla GELMINI, ha aggiunto laconicamente: "Nell'ipotesi in cui il numero dei professori inseriti nella lista di cui al comma 2 è inferiore a otto, si provvede all'integrazione della stessa mediante l'inserimento degli altri professori afferenti al macrosettore concorsuale". Qui la verifica sui requisiti non è menzionata, in esplicito. Nino Luciani

Decreto Ministeriale 29 luglio 2011 n. 336,  Determinazione dei settori concorsuali,
raggruppati in macrosettori concorsuali, di cui all'articolo 15, Legge 30 dicembre 2010, n. 240

Articolo 1 -
1. I settori concorsuali, raggruppati in macrosettori concorsuali, di cui all'articolo 15 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, sono determinati come risulta nell'allegato A (elenco dei macrosettori e settori concorsuali e delle corrispondenze tra i settori concorsuali e i settori scientifico-disciplinari di cui al D.M. 4 ottobre 2000) e nell'allegato B (declaratorie dei settori concorsuali). 2. In prima applicazione, ai fini di cui agli articoli 18, 22, 23 e 24 della stessa legge, i settori concorsuali sono articolati nei settori scientifico-disciplinari indicati nel medesimo allegato A. I predetti allegati costituiscono parte integrante del presente decreto.

Articolo 2
1. Per i settori concorsuali per i quali è prevista, ai sensi dell'allegato A al presente decreto, la corrispondenza univoca con uno dei settori scientifico-disciplinari di cui al D.M. 4 ottobre 2000, il Rettore provvede all'inquadramento dei professori di I e II fascia e dei ricercatori nei settori concorsuali con appositi decreti ricognitivi. 2. Per i settori concorsuali per i quali la corrispondenza non è univoca, l'inquadramento è disposto a domanda dell'interessato da presentare al Rettore, tramite apposita procedura informatizzata messa a disposizione dal Ministero, entro 30 giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale. In caso di mancata presentazione della predetta domanda entro i termini previsti, il Rettore dispone l'inquadramento, sentito il Dipartimento di afferenza dell'interessato. Tutti i decreti di inquadramento devono, comunque, essere adottati entro 60 giorni dalla di data pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale.

Articolo 3
A decorrere dalla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale i passaggi da un settore concorsuale ad un altro, ovvero da un settore scientifico-disciplinare ad un altro possono essere disposti solo successivamente ai provvedimenti di reinquadramento di cui all'articolo 2. La richiesta di passaggio da un settore concorsuale ad un altro deve essere corredata da quella di passaggio ad un settore scientifico-disciplinare ricompreso nel settore concorsuale nel quale si richiede di essere inquadrati. I relativi provvedimenti sono adottati con decreto rettorale, previa acquisizione del parere del C.U.N., motivando l'eventuale difformità. Il parere è reso da parte del C.U.N. entro 45 giorno dal ricevimento della richiesta.

Articolo 4
Il Ministero verifica con cadenza biennale la consistenza numerica a regime dei settori concorsuali e dei settori scientifico disciplinari in relazione a quanto previsto dall'articolo 15, comma 2, della Legge 30 dicembre 2010, n. 240. Tale verifica è effettuata almeno sessanta giorni prima dell'indizione delle procedure per il conseguimento dell'abilitazione scientifica nazionale di cui all'articolo 16 della stessa legge.

Articolo 5
In prima applicazione, entro dodici mesi dalla data di pubblicazione del presente decreto, il Ministero verifica l'adeguatezza dei settori concorsuali e dei settori scientifico disciplinari di cui all'allegato A e, sentito il C.U.N., provvede, ove necessario, ad avviare le procedure per la loro rideterminazione ai sensi di quanto previsto dall'articolo 15, comma 2, della Legge 30 dicembre 2010, n. 240. Tale verifica viene ripetuta con cadenza almeno biennale.

Roma, 29 luglio 2011 .                   f.to IL MINISTRO Mariastella Gelmini

SEGUE L'ALLEGATO A:
Elenco dei settori concorsuali e dei settori scientifici, ricompresi nei primi.
CLICCA SU: macro-settori concorsuali.

 

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Schema di DPR recante Regolamento per l'abilitazione scientifica nazionale
per l'accesso al ruolo dei professori universitari, a norma dell'art. 16 Legge 240/2010.

AGGIORNAMENTO

   Risulta da notizie, non ufficiali, che lo Schema è stato ultimamente firmato dal Miur e trasmesso al Presidente della Repubblica, per la firma definitiva.
   Dopo questo passaggio, posto che tutto vada liscio, ci saranno i normali tempi tecnici (controllo della Corte dei Conti e pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale). Si parla di un paio di mesi, per il traguardo finale.
  Questo Regolamento è molto atteso, e anzi è vitale per la ripresa di un qualche respiro dell'università.
  Ma forse ci saranno altre prove da superare. Temo, infatti, che esso non potrà funzionare e quindi che l'università resterà collocata in un limbo infinito, con danni irreparabili, per mancato turnover (carenza di insegnamenti validi, e perdita di patrimonio scientifico).
   Il motivo è che, per l'abilitazione, la legge vuole non solo un esame per gli aspiranti, ma anche per i professori da mettere in Commissione.    Nino Luciani

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MariaStella Gelmini

  Il Senato (il 13 luglio 2011) e la Camera (il 14 luglio 2011) hanno dato parere favorevole allo Schema di Regolamento. Qui sono pubblicati i due pareri

NOTA. I due pareri sono obbligatori, ma non vincolanti. Essi sono stati favorevoli, ma con consigli e osservazioni di un qualche peso.
   C'è, inoltre, la circostanza che i due pareri del Consiglio di Stato non sono stati pienamente  favorevoli.
   Tenuto conto dei due eventi, non è da escludere che il Presidente Napolitano faccia scricchiolare qualche cardine, e non apra la porta al Regolamento automaticamente.

Per comodità degli interessati, si riprende una premessa della Commissione istruzione e precisamente che:
- la legge n. 240 del 2010, nel procedere al riordino dell'ordinamento universitario, ha previsto come requisito necessario per l'accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori l'istituto dell'abilitazione scientifica nazionale, regolandone i contenuti all'articolo 16;

- in particolare, l'articolo 16 ha disposto l'istituzione di una commissione per ciascuno dei settori concorsuali, introdotti dall'articolo 15 della legge n. 240 del 2010;
- la durata di ogni commissione è stabilita in due anni ed il numero dei commissari componenti è pari a cinque. Di questi, quattro sono scelti all'interno di una lista composta dai professori ordinari del settore concorsuale di riferimento, che abbiano fatto domanda, ed uno è scelto tramite sorteggio all'interno di una lista, predisposta dall'ANVUR, di almeno quattro studiosi o esperti in servizio presso università di un Paese aderente all'OCSE;
- annualmente viene indetto il bando per il conseguimento dell'abilitazione per ciascun settore concorsuale, in maniera distinta per la prima e la seconda fascia dei professori universitari. Il decreto di indizione è adottato dal competente Direttore generale del MIUR nel mese di ottobre di ogni anno;
- il termine per la presentazione delle domande non può superare trenta giorni dalla data di pubblicazione del decreto sul sito del Ministero. Le domande - complete della documentazione di cui alla lettera a) del comma 3 dell'articolo 16 della legge n. 240 del 2010 - devono essere presentate per via telematica;
- la commissione è tenuta a concludere i suoi lavori entro cinque mesi dalla data di scadenza del termine per la presentazione delle domande. Essa delibera l'abilitazione scientifica del candidato (la cui validità è di quattro anni dal conseguimento), se sono favorevoli almeno quattro commissari su cinque, e può acquisire pareri scritti pro veritate sull'attività scientifica dei candidati da parte di esperti revisori in possesso di caratteristiche simili a quelle dei commissari;
- dal novembre 2008 non sono stati più tenuti bandi di concorso per professori di prima e seconda fascia e che quindi nelle università italiane vi è una comprensibile, fortissima aspettativa per una rapida entrata in funzione delle nuove modalità di reclutamento dei professori universitari previste dalla legge n. 240 del 2010, basate sulla abilitazione scientifica nazionale;
- nel contesto del sistema definito dall'articolo 16 della legge n. 240 del 2010 per il conseguimento dell'abilitazione scientifica nazionale, si prevede l'istituzione di una commissione per ciascuno dei settori concorsuali, di cui all'articolo 15 della stessa legge n. 240;
- a tutt'oggi il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca non ha ancora emanato il decreto di natura non regolamentare di definizione dei settori concorsuali, che avrebbe dovuto essere emanato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge n. 240 (29 gennaio 2011); peraltro la bozza di questo decreto è stata già approntata dal MIUR e su di essa il CUN ha espresso il 10 marzo scorso il proprio parere (favorevole);
- in base alle anticipazioni raccolte nel corso delle audizioni effettuate al Senato il numero dei settori concorsuali dovrebbe essere intorno a 180, pari cioè a poco meno della metà dei settori scientifico-disciplinari (che sono 370);
il MIUR non ha ancora emanato il decreto previsto dall'articolo 16, comma 3, lettera a), della legge n. 240 del 2010, riguardante la definizione di criteri e parametri, differenziati per funzioni ed area disciplinare, con cui le commissioni dovranno esprimere il motivato giudizio relativo ai candidati all'abilitazione scientifica.

Senato - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 314 del 13/07/2011

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 372

La Commissione, esaminato, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e dell'articolo 16 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento per il conferimento dell'abilitazione scientifica nazionale per l'accesso al ruolo dei professori universitari,
......
.....
esprime parere favorevole, con le seguenti condizioni:
a) all'articolo 1 si ritiene necessario introdurre la definizione di "area disciplinare", richiamata all'articolo 4, comma 1. Qualora il Ministero confermasse l'intenzione di modificare i commi 1 e 2 del medesimo articolo 4 conformemente a quanto indicato nell'allegato 3-b citato nelle premesse, occorrerebbe poi inserire all'articolo 1 anche la definizione di "CEPR-Comitato esperti per la politica della ricerca";
b) in merito al comma 4 dell'articolo 3, con riferimento agli effetti del mancato conseguimento dell'abilitazione, si ritiene che la corretta interpretazione dell'articolo 16, comma 3, lettera m), della legge n. 240 del 2010 non consenta di concludere che il mancato conseguimento dell'abilitazione preclude la partecipazione a tutte le procedure di abilitazione indette nel biennio successivo per la medesima fascia oppure per la fascia superiore; conforme alla ratio della citata disposizione legislativa è invece la disposizione del comma 4 dell'articolo 3 dello schema di decreto modificato, riportato al citato allegato 3-b. Tale modifica risulta perciò indispensabile.
c) circa il comma 5 dell'articolo 3, si giudica corretto il testo contenuto nello schema di decreto originario.
  Si esprime invece parere contrario sulle modifiche prefigurate a tale riguardo nello schema riportato nell'allegato 3-b, con riferimento al divieto fatto ai commissari di divulgare titoli e pubblicazioni presentate dai candidati. Tale divieto generale finirebbe infatti per sottrarre al controllo diffuso tutta l'attività della commissione e soprattutto le scelte da essa compiute. Non è accettabile che la personalità e la preparazione scientifica dei candidati debbano essere circondate da una sorta di riservatezza. Per salvaguardare eventuali esigenze di copyright è opportuno operare una distinzione: devono essere divulgabili tutti i dati normalmente inseriti in un curriculum, quali i titoli conseguiti e i titoli delle pubblicazioni (anche se soggette a copyright).
Non divulgabili dovrebbero essere unicamente i testi delle pubblicazioni soggette a copyright, che il candidato all'abilitazione dovrebbe precisare con chiarezza. In questo modo verrebbero salvaguardati sia gli essenziali principi di trasparenza dell'attività della commissione, sia gli obblighi di copyright assunti dai candidati;
d) con riferimento all'articolo 6, si ritiene che il comma 8, prevedendo la possibilità che all'interno di una commissione di abilitazione sia presente un secondo commissario facente parte della stessa università, contravvenga a quanto previsto dall'articolo 16, comma 3, lettera g), della legge n. 240 del 2010. Si sollecita perciò la soppressione di tale previsione, conformemente a quanto indicato nell'allegato 3-b;
e) si osserva che il comma 9 dell'articolo 6 prevede la presenza in ciascuna commissione di almeno un componente per ciascun settore scientifico-disciplinare (ricompreso nel settore concorsuale) al quale afferiscono almeno trenta professori ordinari: tale circostanza potrebbe però non essere assicurata nel caso in cui il numero dei settori scientifico-disciplinari che si trovino nella predetta condizione fosse superiore a quello dei commissari da sorteggiare ai sensi del comma 2 dello stesso articolo 6 (quattro), con conseguente necessità di ricorrere ad un'ulteriore procedura di sorteggio, come previsto dal successivo articolo 7, comma 2. Pertanto, appare necessaria la modifica - al predetto comma 9 dell'articolo 6 - prefigurata nell'allegato 3-b, con la quale si aggiunge l'inciso: "per quanto possibile";
f) va altresì confermata la modifica recata nell'allegato 3-b al comma 11 dell'articolo 6, che nell'originaria formulazione porterebbe alla conseguenza - non accettabile - che gli studenti possano essere esaminati da un docente che non ha tenuto il corso;
g) per quanto riguarda il comma 8 dell'articolo 7, si ritiene che il principio a cui occorre attenersi per la partecipazione alle commissioni di abilitazione non è quello della permanenza in servizio dei commissari per tutta la durata dell'attività della commissione, ma è quello in base al quale la qualifica di professore ordinario debba sussistere al momento in cui si procede alla nomina, sia per i commissari italiani che per il commissario straniero. In tal senso va perciò riscritto il predetto comma 8;
h) si ritiene necessario aggiungere, in fine dell'articolo 8, un comma relativo alle modalità di presentazione pubblica del giudizio della commissione;
i) in merito all'articolo 9, non risulta che la norma transitoria di cui al comma 2 sia sostenuta da apposita disposizione nella legge n. 240 del 2010; data la ragionevolezza di tale previsione si richiede una urgente integrazione legislativa (continua);

Camera - Commissione cultura 14 luglio 2011-07-16

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

La VII Commissione (Cultura, scienza ed istruzione), esaminato lo schema di decreto legislativo recante il regolamento per il conferimento dell'abilitazione scientifica nazionale per l'accesso al ruolo dei professori universitari, a norma dell'articolo 16 della legge 30 dicembre 2010, n. 240;

.....
....
esprime PARERE FAVOREVOLE con le seguenti condizioni:
1. con riguardo all'articolo 3, comma 2, venga definito in maniera univoca già nel regolamento il termine di trenta giorni per la presentazione delle domande, facendo, inoltre, riferimento, quale dies a quo, esclusivamente alla data di pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana;
2. con riguardo all'articolo 4, nella definizione dei criteri e dei parametri differenziati per funzioni e per area disciplinare si tenga presente la specificità delle aree, di modo che i parametri anche quantitativi indicati non inficino la natura eminentemente qualitativa propria di ogni valutazione efficiente;
3. con riguardo all'articolo 6, si preveda un primo sorteggio nell'ambito del macrosettore, volto a integrare la lista dei professori del settore concorsuale fino a raggiungere il numero di 8, e che il sorteggio dei commissari si effettui nell'ambito della lista così integrata; 4. con riguardo all'articolo 6, comma 5, venga previsto che anche l'accertamento della qualificazione degli aspiranti commissari provenienti da atenei italiani sia effettuata dall'ANVUR;
5. con riguardo all'articolo 6, comma 11, va confermata la previsione di esenzione solo parziale dalla attività didattica, a domanda, per i commissari in servizio presso atenei italiani, dovendo comunque essere assicurato lo svolgimento delle sessioni di esame;
6. con riguardo all'articolo 7, comma 1, lettera b), venga soppressa la previsione secondo cui, in caso di omonimia, l'ordine di priorità è definito sulla base della data di nascita;
7. con riguardo alla formazione di ciascuna commissione, si preveda il sorteggio anche di membri supplenti, per il caso di dimissioni o di impossibilità a seguire i lavori da parte dei membri effettivi;
8. con riguardo all'articolo 8, ove è previsto che le commissioni sono tenute a concludere i propri lavori entro 5 mesi dalla data di scadenza del termine per la presentazione delle domande dei candidati, venga rispettato il dettato dell'articolo 16, comma 3, lett. e), della legge n. 240 del 2010, che dispone che i 5 mesi decorrono dall'indizione della procedura;
9. si precisi, con riguardo all'articolo 8, comma 3, che i pareri pro-veritate possono essere richiesti solo dalla maggioranza della Commissione;
10. si abroghi il comma 5 dell'articolo 1 della legge n. 230 del 2005, che aveva conferito una delega al Governo nella stessa materia, da esercitare entro 6 mesi dalla data della sua entrata in vigore;
11. si proceda alla necessaria garanzia, ai sensi dell'articolo 16, comma 3, lettera e), della legge n. 240 del 2010, della pubblicità degli atti e dei giudizi espressi dalle commissioni, al fine di assicurare la massima trasparenza dei lavori delle commissioni; e con le seguenti osservazioni:
  a) con riguardo all'articolo 3, comma 5, si valuti l'opportunità di prevedere che titoli e pubblicazioni scientifiche, editi prima della data di entrata in vigore del decreto, possano essere presentati al Ministero per via cartacea ovvero per via telematica, e di prevedere che possano essere presentate esclusivamente per via telematica soltanto le pubblicazioni aventi data posteriore all'entrata in vigore del decreto;
   b) all'articolo 6, comma 9, si valuti l'opportunità di sostituire le parole "La formazione della lista di cui al comma 2" con le parole "Il sorteggio nell'ambito dei componenti della lista di cui al comma 2", nonché l'opportunità di spostare il comma in questione nell'ambito dell'articolo 7, dedicato alle operazioni di sorteggio;
   c) all'articolo 8, comma 1, terzo periodo, si valuti l'opportunità di sopprimere le parole "per almeno sette giorni prima della successiva riunione della commissione";
  d) con riguardo all'articolo 9, comma 2, si valuti l'opportunità di specificare che, ai fini delle procedure di formazione delle commissioni, resta fermo quanto previsto dall'articolo 1, comma 12, della legge 4 novembre 2005, n. 230, includendo tra i soggetti in possesso di idoneità anche coloro i quali, ai sensi di tale legge, abbiano prestato servizio in qualità di professori ordinari di ruolo;
  e) si valuti l'opportunità di prevedere una rigorosa applicazione della disciplina in materia di incompatibilità e conflitto di interessi tra commissari e candidati a normativa vigente, in quanto applicabile;
  f) si valuti l'opportunità di attivare al più presto l'Anagrafe dei professori e dei ricercatori, affinché possa essere utilizzata in sede di valutazione per il conferimento dell'abilitazione scientifica nazionale per l'accesso al ruolo dei professori universitari. (FINE DEL PARERE)

j) ai commi 2 e 3 dell'articolo 9, si richiede di precisare i termini temporali di validità delle deroghe disposte.

La Commissione esprime altresì le seguenti osservazioni:

1) nel preambolo, appare opportuna l'espunzione del riferimento ai pareri della CRUI e del CUN, poiché tali pareri non sono previsti nella procedura per l'approvazione ed emanazione del regolamento in esame;
2) con riferimento all'articolo 2, che definisce l'oggetto del regolamento, se ne ritiene opportuno il mantenimento per finalità sistematiche e di chiarezza interpretativa;
3) con riferimento al decreto del Ministro per la definizione dei criteri e parametri per la valutazione dei candidati, di cui al comma 1 dell'articolo 4 - che dà attuazione all'articolo 16, comma 3, lettera a), della legge n. 240 del 2010 - si ritiene che la sua natura (non regolamentare, come dichiarato nella relazione illustrativa, o invece regolamentare, come ritenuto dal Consiglio di Stato), dipenda dal contenuto del decreto stesso. Il punto merita la massima attenzione, per le ovvie implicazioni in possibili controversie. Comunque sia, si postula la tempestiva emanazione di questo decreto, poiché da esso dipende l'intero processo di istituzione dell'abilitazione scientifica nazionale, di cui è ben nota l'urgenza;
4) particolare delicatezza rivestono le modalità di accertamento della qualificazione degli aspiranti commissari, di cui allo stesso comma 1 dell'articolo 4; la legge n. 240 del 2010 prescrive all'articolo 16, comma 3, lettera h), che i professori di prima fascia che aspirano ad essere inseriti nella commissione di abilitazione di un dato settore concorsuale: a) appartengano allo stesso settore concorsuale; b) abbiano presentato domanda per essere inclusi nella commissione; c) abbiano reso pubblico per via telematica il proprio curriculum, evidenziando le attività svolte nell'ultimo quinquennio; d) siano in possesso di un curriculum coerente con i criteri e parametri di cui al decreto ministeriale citato all'osservazione di cui al punto 3); e) siano stati valutati positivamente dalla propria università in merito all'attività didattica, all'attività di servizio agli studenti e all'attività di ricerca, secondo quanto previsto dall'articolo 6, comma 7, della legge n. 240 del 2010. L'accertamento della sussistenza delle condizioni a), b), c) ed e) può certamente essere effettuata dagli uffici del Ministero, in quanto si tratta di mere verifiche di documenti; invece, per quanto riguarda la condizione d) è difficile in questa sede esprimere un parere, non essendo noti i contenuti del citato decreto ministeriale. In dipendenza di questi contenuti potrà darsi che la sussistenza della condizione d)sia accertabile da parte degli uffici del Ministero, oppure, al contrario, che sia per essa necessaria una valutazione da parte di organi collegiali ad hoc. In questo caso, dato che il citato decreto ministeriale distinguerà criteri e parametri per area disciplinare, una soluzione sarebbe quella di costituire 14 organi collegiali ad hoc, con competenza ciascuno in un'area disciplinare. Per la composizione di tali organi collegiali, se ritenuti necessari, il MIUR potrà riferirsi, ad esempio, ai panel di area disciplinare predisposti dall'ANVUR, eventualmente integrati mediante i professori ordinari del CUN. Peraltro, i professori ordinari che si candidano presentano tutte le garanzie appartenendo al settore concorsuale della commissione ed essendo stati valutati positivamente dalla propria università in ordine all'attività didattica, all'attività di servizio agli studenti e all'attività di ricerca. Su questo punto una modifica legislativa della legge n. 240 del 2010 potrebbe essere opportuna;
5) per quanto riguarda il comma 3 dell'articolo 8, si ritiene debbano essere specificate con maggior dettaglio le disposizioni in ordine all'acquisizione ed agli effetti dei pareri pro veritate; le commissioni dovrebbero assolutamente evitare di esternalizzare, con la richiesta di questi pareri, il proprio mandato decisionale (così come il giudice non rinuncia al proprio compito quando si avvale di periti). Su questo punto va tenuto presente che oltre la metà dei 370 settori scientifico-disciplinari ha un numero di ordinari inferiore a trenta. Per questi settori quindi non è garantita alcuna presenza nelle commissioni di esame per l'abilitazione. E' perciò presumibile che il ricorso ai pareri pro veritate sarà necessariamente assai frequente;
6) si ritiene opportuno integrare le disposizioni di cui al comma 6 dell'articolo 8 con la previsione di sanzioni e/o revoca di mandato nel caso di colpevole mancata conclusione dei lavori della commissione entro i tempi previsti; appare infine superflua la disposizione di cui al comma 4 dell'articolo 9, poiché una norma di analogo contenuto è già prevista dall'articolo 29, comma 12, della legge n. 240 del 2010. Si condivide perciò la soppressione recata nell'allegato 3-b.

 


Notizie sull'avanzamento del Regolamento per l'abilitazione scientifica nazionale

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MariaStella Gelmini

 

Il Consiglio di Stato ha inviato al Miur
un secondo parere sul Regolamento, ma
questa volta, favorevole (?) al nuovo schema
.
Di sicuro si sa solo che il Miur ha inviato il Regolamento al
DAGL della Presidenza del Consiglio per l'inoltro alle
Camere, per il parere di conformità alla delega.

  Nota. Il Consiglio dei Ministri, già il 21 gennaio 2011, aveva predisposto lo Schema di Regolamento per l'abilitazione scientifica nazionale, attuativo dell’art. 16, co. 2, l. 30 dicembre 2010, n. 240, il quale dispone:
   “Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o più regolamenti emanati ai sensi dell’art. 17, comma 2,della legge. 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e con il Ministro della Pubblica Amministrazione e l’innovazione, sono disciplinate le modalità di espletamento delle procedure finalizzate al conseguimento dell’abilitazione in conformità dei criteri di cui al comma 3”.
   Precisamente, il regolamento disciplina l’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e seconda fascia dei professori universitari, che costituisce requisito per la partecipazione ai procedimenti di chiamata di cui agli artt. 18 e 24, commi 5 e 6, legge n. 240 del 2010, di diretta competenza delle Università.
Il regolamento si compone di 9 articoli.

   Allo stato il Regolamento non è stato varato, per contrasti del Miur col Consiglio di Stato, che lo aveva ritenuto esorbitante la legge delega (precisamente, contro la legge vigente). Di conseguenza il Miur ha mandato un nuovo testo.
   Risulta che questo nuovo testo abbia avuti il parere favorevole del Consiglio di Stato. Ma non è finita. Esso dovrà passare per le Camere, per la verifica definitica della sua conformità alla legge delega.
  Un chiarimento: il decorso dei tre mesi, senza che l regolamento sia stato varato, non ha prodotto la caduta automatica delle delega specifica, in quanto (con i soliti "imbrogli" dei giuristi, di manzoniana memoria), il termine si intendeva
"ordinatorio", non "perentorio" (trattandosi di un regolamento, in luogo di un decreto legislativo, rispettivamente).
  Dunque, nel complesso, siamo a buon punto. Ci rimane da dire che se ognuno di noi dovesse vivere, non di pane, ma di burocrazua sarebbe già morto. Nino Luciani

 

.
Notizie di ritardi sui Decreti attuativi, del Governo,
della legge di riforma 240/2010

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MariaStella Gelmini

 

Interrogazione   dell'On. Ferdinando LATTERI *
al Ministro dell'Università M. GELMINI e Risposta

* F. Lattieri, Prof. Ordinario di chirurgia all'Università di Catania,
                 Deputato iscritto al Gruppo misto "MPA-SUD".

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Ferdinando Latteri

  Nota. Il 1° maggio scade il  termine utile (art. 76 Costituzione), entro il quale va fatto il regolamento dell'abilitazione scientifica nazionale, pena la decadenza della delega. (Per altri decreti, si vegga sotto: Latteri).
   Questo regolamento è, in qualche modo, il primo, essenziale, passaggio per rimettere in piedi il turnover (a parte, se l'Università sarà rifinanziata dal Governo), e dunque per salvare in extremis il sistema universitario, messo in sfacelo da questo Governo. Basti pensare che il rallentamento (e blocchi vari) del turnover ha impedito ai "maestri", prossimi alla pensione, di tramandare agli allievi (che via via sarebbero dovuti subentrare) il patrimonio scientifico accumulato negli anni (meglio dire nei secoli) e quindi parte di esso andrà perduto per sempre. Da non trascurare, poi, che una parte dei giovani (precari) ha cominiciato a lasciare l'università per cercare altri lavori. Questi giovani, che sono la "meglio gioventù" italiana, sono andati perduti per sempre per l'università.
  Ma torniamo al regolamento dell'abilitazione. Su questo la ministra non ha detto nulla. Il Consiglio di Stato ha sospeso il parere e chiesto chiarimenti al Governo, ritenendolo viziato da gravi motivi di incostituzionalità
.
  Per vedere il testo clicca su: parere. Pare che il Miur abbia già dato risposta correttiva, nel frattempo. Poi, ottenuto il via del Consiglio di Stato, il regolamento dovrà andare alle Camere per il parere di conformità alla legge delega.
   Non ci sono parole per commentare tanta leggerezza (meglio dire "incompetenza" ) ministeriale, a parte che la Ministra è avvocato di diritto amministrativo e dunque qualcosa dovrebbe sapere. Nino Luciani
Ferdinando LATTERI

INTERROGAZIONE E REPLICA
(13 aprile 2011)

"Premesso che ... :
- il 29 gennaio 2011 è entrata in vigore la legge di riforma universitaria n. 240 del 2010 (ma approvata dal Senato il 20 dic. 2010, NdR),... ;
- ... la piena attuazione della riforma deve attendere l'approvazione di circa 42 provvedimenti normativi di attuazione tra decreti legislativi, decreti ministeriali ed interministeriali e regolamenti;
- in particolare, il Governo è delegato ad adottare, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore della riforma, uno o più decreti legislativi finalizzati a riformare il sistema universitario per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
  a) valorizzazione della qualità e dell'efficienza delle università, attuata con l'introduzione di meccanismi premiali nella distribuzione delle risorse pubbliche;

b) revisione della disciplina concernente la contabilità;
c) introduzione di un sistema di valutazione ex post delle politiche di reclutamento degli atenei,
d) revisione della legislazione di principio in materia di diritto allo studio con definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (lep) erogate dalle università statali. Di questi il Consiglio dei ministri ha approvato finora solo il regolamento per la nuova abilitazione scientifica nazionale (ma esso non può andare in Gazzetta Ufficiale, perchè manca il parere del Consiglio di Stato e il parere di conformità delle camere, N.d.R.);
-  intanto, in tutti gli atenei italiani è in corso, non senza difficoltà e resistenze, il processo di adeguamento degli statuti alle nuove disposizioni legislative, processo che la legge prevede debba esaurirsi entro il mese di luglio 2011;
-  la mancata approvazione dei suddetti decreti di attuazione rischia di innescare una serie di disfunzioni che riguardano molteplici aspetti della vita accademica e di produrre un blocco delle attività universitarie anche, e soprattutto, per l'assenza di linee-guida da seguire.

  Chiedo (N.d.R.) in che tempi il Ministro interrogato ritenga verrà esaurito l'iter di approvazione dei numerosi decreti previsti dalla legge, la cui ritardata attuazione si trasformerebbe, per le università italiane, in un ostacolo al funzionamento anche delle attività ordinarie (12 aprile 2011).

REPLICA
.......
Alcuni termini di attuazione sono già scaduti o stanno per scadere. Provo ad elencarne qualcuno. Sono già trascorsi i quarantacinque giorni previsti per il decreto di finanziamento della premialità per gli scatti di carriera. Sono già trascorsi i sessanta giorni previsti per la definizione dei nuovi settori dalla quale dipendono sia gli adempimenti concorsuali che l'organizzazione dipartimentale oltre che l'intero quadro delle relazioni tra scienza e prescrizioni accademiche. Sono già trascorsi i sessanta giorni previsti dall'istituzione del comitato di valutazione dei progetti di ricerca anche di area medica e stanno per trascorrere i novanta giorni previsti per 'emanazione dei regolamenti di abilitazione. Non è stato ancora emanato il decreto di accreditamento dei dottorati di ricerca con grave danno per l'avvio dei nuovi cicli di dottorato. Non si conosce ancora la posizione interpretativa sul sistema delle aggregazioni dipartimentali e sul rispetto dell'indirizzo derivante dall'articolo 1 della legge riguardante la migliore combinazione possibile tra didattica e ricerca nella riorganizzazione dell'università."

MariaStella Gelmini

Nota. La risposta, qui sotto riportata, è stata tagliata nei i punti di enfasi del discorso, che non hanno a che fare con la risposta. Per il testo completo, clicca (p. 60) su: http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/sed463/SINTERO.pdf

RISPOSTA
...
  "L'approvazione della riforma è avvenuta il 23 dicembre ed è entrata in vigore il 29 gennaio 2011, quindi meno di tre mesi fa.
   Da parte nostra vi è la massima disponibilità ad adempiere a tutti i provvedimenti previsti per favorire e completare l'attuazione della riforma entro sei mesi dall'entrata in vigore (quindi dal 29 gennaio 2011).
  Perché questa fretta? Perché la riforma dell'università, ...., ha apportato modifiche per quanto riguarda:
-  il reclutamento del personale (quindi con la volontà di garantire trasparenza e merito nel reclutamento dei ricercatori e dei professori),
-  l'introduzione di una maggiore responsabilità legata all'autonomia per quanto riguarda la gestione,
- il sistema di valutazione (perché anche in materia la riforma innova notevolmente).

   Ebbene questi cambiamenti, queste innovazioni andranno evidentemente verificati nella loro efficacia concreta, ma riteniamo che siano modifiche importanti urgenti, quindi devono poter essere attuate il prima possibile. Quindi noi pensiamo - entro sei mesi dall'entrata in vigore - di poter completare la definizione dei provvedimenti attuativi.
  In particolare, ho già firmato alcuni provvedimenti. Mi riferisco:
- al provvedimento riguardante l'importo minimo degli assegni di ricerca,
-  la definizione dei criteri di attivazione delle convenzioni per le attività di didattica e di ricerca dei professori e dei ricercatori,
-  i criteri per la mobilità interregionale dei professori di corsi e sedi soppresse,
- la definizione dei settori concorsuali, della corrispondenza per la chiamata di studiosi impegnati all'estero,
- il trattamento economico del direttore generale.

  Sono altresì definiti gli schemi di due decreti legislativi, nonostante il termine fosse di 12 mesi dall'entrata in vigore (ma sono già stati sostanzialmente definiti), da sottoporre al Consiglio dei ministri e riguardano la contabilità economico-patrimoniale dell'università e i presupposti per la dichiarazione di dissesto finanziario delle università stesse. Tutti gli altri provvedimenti sono in fase di lavorazione e, tra questi, cinque sono in fase di ultimazione.

   Per soli quattro provvedimenti vi è una sospensione legata alla necessità dell'entrata in vigore dell'ANVUR e quindi al parere che la suddetta agenzia deve esprimere ma riteniamo di poter rispettare i tempi e, quindi, entro sei mesi, di poter attuare la riforma dell'università."

Numero 01180/2011 e data 22/03/2011 Spedizione
REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato Sezione Consultiva per gli Atti Normativi
Adunanza di Sezione del 25 febbraio 2011
NUMERO AFFARE 00670/2011

OGGETTO: Ministero dell'istruzione dell'universita' e della ricerca. Schema di regolamento relativo alla disciplina delle modalità di espletamento delle procedure finalizzate al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso al ruolo dei professori universitari.

LA SEZIONE
Vista la relazione n. 158/1.4.4/2011/U.R. del 1° febbraio 2011, trasmessa con nota U.R./157/1.4.4/2011 avente pari data, con la quale il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca chiede il parere del Consiglio di Stato sull’affare in oggetto.
Esaminati gli atti ed udito il relatore ed estensore, Consigliere Damiano Nocilla;

Premesso:

   Riferisce l’Amministrazione che lo schema di regolamento in oggetto è attuativo dell’art. 16, co. 2, l. 30 dicembre 2010, n. 240, il quale dispone: “Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o più regolamenti emanati ai sensi dell’art. 17, comma 2,della legge. 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e con il Ministro della Pubblica Amministrazione e l’innovazione, sono disciplinate le modalità di espletamento delle procedure finalizzate al conseguimento dell’abilitazione in conformità dei criteri di cui al comma 3”.
Il regolamento disciplina l’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e seconda fascia dei professori universitari, che costituisce requisito per la partecipazione ai procedimenti di chiamata di cui agli artt. 18 e 24, commi 5 e 6, legge n. 240 del 2010, di diretta competenza delle Università.
Il regolamento si compone di 9 articoli.
L’art. 1 contiene le definizioni maggiormente rilevanti.
L’art. 2 precisa quanto già disposto dalla legge al suddetto art. 16, e riguarda le procedure per il conseguimento dell’abilitazione, definita come la qualificazione scientifica necessaria per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari.
L’art. 3 disciplina i tempi e le modalità di indizione delle procedure per il conseguimento dell’abilitazione, prevedendo che le stesse siano indette con cadenza annuale per ciascun settore concorsuale, e distintamente per la prima e la seconda fascia dei professori universitari, nel mese di ottobre. L’articolo precisa che la durata dell’abilitazione è di quattro anni, mentre si prevede che il mancato conseguimento della stessa preclude la partecipazione a tutte le procedure di abilitazione indette nel biennio successivo per la medesima fascia oppure per la fascia superiore.
L’art. 4 è dedicato alla definizione dei criteri e dei parametri di valutazione che saranno adottati dalle commissioni nazionali per la valutazione dei candidati nelle diverse procedure di abilitazione, definizione rimessa, come previsto dalla legge di riforma (art. 16, comma 3, lett. a) e b) ), ad un apposito decreto del Ministro, il quale potrà altresì prevedere un numero massimo, anche differenziato per fascia e per area disciplinare, e comunque non inferiore a dodici, di pubblicazioni scientifiche da presentare ai fini del conseguimento dell’abilitazione.
Il medesimo articolo prevede una verifica quinquennale dell’adeguatezza e della congruità dei criteri in parola, sulla base dei pareri espressi dal CUN e dall’ANVUR, e l’eventuale revisione degli stessi, anche in considerazione della valutazione delle politiche di reclutamento previste dall’art. 5, comma 5, della legge di riforma.
L’art. 5 disciplina le sedi delle procedure di abilitazione.
Gli artt. 6 e 7 sono dedicati alla formazione delle commissioni, il cui procedimento è avviato con apposito decreto direttoriale, ogni due anni, nel mese di maggio. Le commissioni infatti avranno una durata biennale.
L’art. 6 disciplina nel dettaglio le modalità di presentazione delle candidature da parte degli aspiranti commissari “nazionali”.
Per quanto riguarda il commissario in servizio all’estero, che, come detto, è sorteggiato all’interno di una lista predisposta dall’ANVUR, l’art. 6 precisa che sarà quest’ultima Agenzia a dover far rispettare le condizioni di incompatibilità (i commissari non possono far parte contemporaneamente di più di una commissione e, per tre anni dalla conclusione del mandato, di commissioni per il conferimento dell’abilitazione relativa a qualunque settore concorsuale), le tabelle di corrispondenza definite a livello ministeriale, sentito il CUN, nonché il rispetto dei criteri di qualificazione scientifica.
L’articolo 6, inoltre, prevede alcune diposizioni riguardanti tutti i commissari.
L’art. 7 è dedicato, specificatamente, alle operazioni di sorteggio, che devono avvenire tramite procedure informatizzate preventivamente validate da un apposito Comitato tecnico composto da non più di cinque membri e nominato con decreto del Ministro. La disposizione prevista dal comma 2 intende assicurare il rispetto del vincolo legislativo ripreso dall’art. 6, comma 9, del regolamento (presenza, in ciascuna commissione, di almeno un componente per ciascun settore scientifico-disciplinare, ricompreso nel settore concorsuale, al quale afferiscono almeno trenta professori ordinari). Il comma 8 prevede che, nell’ipotesi in cui un commissario cessi dal servizio durante lo svolgimento dell’incarico, sia dichiarato decaduto con decreto del competente Direttore Generale, dovendosi procedere, pertanto, ad applicare la disciplina sulla sostituzione dei commissari.
L’art. 8 è dedicato ai lavori di ciascuna commissione. Si prevede che, una volta insediatasi presso l’Università in cui si espletano le procedure di abilitazione, la Commissione elegga tra i propri componenti il presidente ed il segretario. Nella prima riunione la commissione definirà altresì le modalità organizzative per l’espletamento delle procedure di abilitazione, distinte per fascia.
Espletati tali adempimenti, ciascuna Commissione accede per via telematica, mediante appositi codici di accesso forniti a ciascun commissario dal Ministero, alla lista delle domande, all’elenco dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche nonché alla relativa documentazione, presentati dai candidati.
Nel corso dei suoi lavori ciascuna Commissione può avvalersi della facoltà, prevista dall’art. 16, comma 3, lettera i), della legge.
Ciascuna Commissione, deliberando a maggioranza dei quattro quinti dei propri componenti, attribuisce l’abilitazione con motivato giudizio espresso sulla base di criteri e parametri definiti con il decreto ministeriale di cui all’art. 4, comma 1, e fondato sulla valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche presentati da ciascun candidato, previa sintetica descrizione del contributo individuale alle attività di ricerca e sviluppo svolte. La Commissione deve avvalersi di strumenti telematici di lavoro collegiale; inoltre devono essere redatti i verbali contenenti tutti gli atti e, in particolare, i giudizi individuali e collegiali espressi su ciascun candidato, e la relazione riassuntiva dei lavori svolti. Entro 15 giorni dalla conclusione dei lavori, i verbali redatti e sottoscritti dalla Commissione sono trasmessi tramite procedura informatizzata al Ministero.
Le Commissioni sono comunque tenute a concludere i propri lavori entro cinque mesi dalla data di scadenza del termine per la presentazione delle domande dei candidati. In conclusione, l’art. 8 consente che i giudizi individuali espressi dal commissario in servizio all’estero ed i menzionati pareri pro veritate possono essere resi anche in una lingua comunitaria diversa dall’italiano.
L’ultimo articolo del regolamento, l’art. 9, prevede alcune disposizioni transitorie, particolarmente importanti per la prima applicazione del testo normativo: anzitutto, termini diversi per l’avvio delle procedure; indi una deroga ai requisiti per la candidatura a componente delle Commissioni, consentendosi l’assenza della positiva valutazione di cui all’art. 16, comma 3, lett. h); la composizione della Commissione secondo le modalità previste per i commissari nazionali per l’ipotesi in cui l’ANVUR non abbia provveduto in tempo utile a formare la lista. Infine si ribadisce l’abrogazione, già prevista dalla legge di riforma, del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 164.
Considerato:
In via preliminare la Sezione rileva che agli atti del fascicolo manca il concerto del Ministro della Pubblica Amministrazione e l’innovazione, e che il concerto del Ministro dell’Economia e delle Finanze non può essere costituito dalla nota dell’Ufficio del Coordinamento legislativo del Ministero, con cui ci si limita a trasmettere il nulla-osta all’ulteriore corso del provvedimento della Ragioneria generale dello Stato. Del resto – come più volte sottolineato dalla Sezione – il concerto non può essere sostituito dalla mera approvazione della proposta in Consiglio dei Ministri.
Inoltre il preambolo fa riferimento ai pareri del CRUI e del CUN, pareri che non sembrano essere stati previsti nelle procedure per l’approvazione e l’emanazione del regolamento in oggetto. Tuttavia sembra opportuno che l’Amministrazione faccia pervenire copia dei due suddetti pareri.
Sulla disciplina in esame e sulle singole disposizioni, la Sezione formula i rilievi che seguono.
L’art. 2 risulta superfluo in quanto si limita a definire l’oggetto del regolamento, sul quale si chiede il parere, oggetto che si trova già compiutamente delineato nelle disposizioni dei commi 1 e 2 dell’art. 16 della l. n. 240 del 2010.
Non sembra appagante la formulazione del co. 4 dell’art. 3, che si propone di attuare quanto disposto dall’art. 16, co. 3 lett. m), l. n. 240 del 2010. Quest’ultimo prevede “la preclusione, in caso di mancato conseguimento dell’abilitazione, a partecipare alle procedure indette nel biennio successivo per l’attribuzione della stessa o per l’attribuzione dell’abilitazione alla funzione superiore”. Tale dizione non sembra autorizzare ad estendere la preclusione, come delineata dal suddetto co. 4, a “tutte” le procedure di abilitazione, anche se riguardanti un diverso settore concorsuale. Ben può accadere infatti che un candidato risulti soccombente in una procedura di abilitazione in quanto la sua pur apprezzabile produzione scientifica risulti estranea (o non perfettamente attinente) al settore concorsuale per il quale si è presentato. Non sembra dunque conforme all’interesse pubblico escludere candidati dal partecipare ad altra e diversa procedura di abilitazione rispetto alla quale la produzione scientifica risulti congruente ed apprezzabile.
Su tale questione, dovrà altresì il Ministero valutare l’ipotesi che, nel corso del biennio di preclusione, sopravvenga nuova produzione scientifica tale da superare la precedente valutazione non favorevole.
Quanto, poi, al co. 5 del medesimo articolo, occorrerebbe specificare che l’uso dell’informatica si limita alla presentazione delle domande e del mero elenco dei titoli, in quanto la trasmissione per via informatica dei titoli stessi può diventare troppo onerosa e richiedere tempi di confezione e lettura più lunghi di quelli richiesti allorchè i titoli vengono trasmessi in formato cartaceo, non trattandosi, nel caso di specie, di mere certificazioni, sibbene di opere a stampa spesso assai voluminose.
Quanto all’art. 4 deve rilevarsi che se, da un lato, è vero che l’art. 16, co. 3 lett. a), dispone che criteri e parametri, sulla base dei quali deve essere espresso il motivato giudizio delle Commissioni sui singoli candidati all’abilitazione, siano “definiti con decreto del Ministro”, è altrettanto vero che: a) tale decreto non può essere definito, come fa la relazione di accompagnamento alla bozza di regolamento in esame (quest’ultimo, per altro, correttamente nulla dice in proposito) come “atto avente natura non regolamentare”; b) la definizione di tali criteri e parametri, in quanto differenziati per funzione ed area disciplinare, costituisce espressione di discrezionalità tecnica, che non può prescindere dal fatto che in quel procedimento intervengano specifici organi di consulenza tecnica in grado di esprimersi sui singoli settori concorsuali come, ad es., il CUN; c) vi è un’incongruenza tra il fatto che il decreto, avente validità quinquennale, sia adottato ed eventualmente corretto ad opera del solo Ministro, mentre la verifica quinquennale di adeguatezza e congruità dei criteri e parametri debba avvenire sentiti il CUN e l’ANVUR, quando cioè gli effetti di un decreto (in ipotesi) inadeguato si saranno ormai ampiamente dispiegati.
Sull’art. 5 va osservato: a) che appare poco chiara l’attribuzione al solo Ministro del potere di formare l’elenco delle Università aventi strutture idonee, senza una predeterminazione di criteri cui dover attenersi (salvo la proposta del CRUI); b) che l’ultimo periodo del comma 1 appare incoerente con quanto dispone il co. 1 dell’art. 3, che sembra prevedere indizioni distinte per settore concorsuale e per fascia, onde ciascuna indizione dovrebbe indicare la sede universitaria prescelta, mentre la disposizione parla di inclusione dell’elenco delle sedi nel decreto di cui al co. 1 dell’art. 3; c) che nulla viene detto sulle procedure di sorteggio per la scelta della sede per ciascun settore concorsuale; d) che la scelta della sede, sempre nell’ambito di un elenco di Università aventi strutture idonee, potrebbe essere lasciata alla Commissione, visto che ragioni di economicità e speditezza potrebbero indurre ad evitare la scelta a priori di una sede, che potrebbe costringere, poi, i commissari a defatiganti spostamenti; e) tra le forme di pubblicità, che dovrebbe curare l’Università, vi sono anche quelle riguardanti atti, che precedono addirittura la scelta ministeriale della sede.
All’art. 6, co. 4, il regolamento in oggetto interpreta l’espressione della l. n. 240 del 2010, all’art. 16, co. 3 lett. h), che condiziona l’inserimento nella lista dei professori sorteggiandi per la formazione delle Commissioni per l’abilitazione al possesso di un curriculum “coerente con i criteri e i parametri, di cui alla lett. a)….[si tratta dei criteri e parametri differenziati per funzione e area disciplinare, definiti con decreto del Ministro per la formazione di un determinato giudizio per l’abilitazione dei candidati] riferiti alla fascia e al settore di appartenenza”, come se dicesse “Gli aspiranti commissari devono rispettare criteri e parametri di qualificazione scientifica, stabiliti dal decreto di cui all’art. 4, co. 1, coerenti con quelli richiesti, ai sensi del medesimo decreto, ai candidati all’abilitazione per la prima fascia nel settore concorsuale per il quale è stata presentata domanda”. A parte il rilievo che nulla si dice in ordine al controllo di tale coerenza (salvo demandare la definizione ad un decreto che si pretenderebbe non avere natura regolamentare), va rilevato come la disposizione confermi la sostanziale necessità di correttivi all’art. 4. Infatti la conseguenza sarebbe che il Decreto ministeriale previsto in quella disposizione non soltanto potrebbe essere determinante per quanto attiene alla valutazione degli abilitandi, ma finirebbe per influire in modo assai pesante sulle formazione della lista, dalla quale trarre per estrazione coloro che diverranno Commissari. Quanto tutto ciò sia compatibile con i princìpi di cui all’art. 33 Cost., andrebbe valutato con estrema attenzione.
In ordine al co. 7 va osservato che la disposizione nulla dice sul possesso da parte del membro straniero della Commissione dei medesimi requisiti di operosità e di conformità ai parametri previsti dal co. 4 del medesimo art. 6, e che non sono fissate garanzie finalizzate a che la scelta dei professori stranieri sorteggiandi da parte dell’ANVUR, la cui composizione non assicura al proprio interno la presenza di competenze proprie almeno di tutti i macrosettori concorsuali, sia ispirata da criteri esclusivamente tecnico professionali; e ciò è tanto più vero, ove si consideri che – come risulta anche con chiarezza dal successivo comma 9 – intento generale della legge n. 240 e del regolamento in esame è quello di assicurare la formazione di Commissioni i cui componenti abbiano competenza specifica nel settore disciplinare.

La previsione del primo periodo del co. 8 contrasta con il principio di cui alla lett. g) del co. 3 dell’art. 16 della legge n. 240 del 2010. Analogamente al co. 9 andrebbe aggiunto, dopo la parola “assicurare” l’espressione “per quanto possibile”, altrimenti si determinerebbe un contrasto con la disposizione del co. 2, u. p., dell’art. 7.
Sul co. 11 va sottolineato come la sua formulazione porta alla conseguenza che gli studenti sarebbero esaminati dal docente che non ha tenuto il corso.
Per quanto riguarda l’art. 7, co. 1, lett. b), va specificato se nella collocazione preceda il più giovane d’età o non piuttosto il più anziano (il numero d’ordine attribuito assume importanza ai fini del sorteggio), mentre l’ultimo periodo del co. 2 va meglio coordinato con il co. 9 dell’art. 6, come testè sottolineato a proposito di quest’ultima disposizione. Quanto, poi, al principio, di cui all’ultimo periodo del comma 5, sembra opportuno considerare se sia possibile applicare la salvezza degli atti a quegli atti che sono espressione del giudizio tecnico-discrezionale individuale del componente della Commissione, che sia stato sostituito: si consideri il caso di un giudizio individuale positivo di un candidato, che non sia affatto condiviso dal commissario subentrante, oppure dell’attribuzione dell’idoneità ad un candidato per nulla condivisa dal commissario subentrante, che sia però chiamato a firmare il relativo verbale.
Infine relativamente al comma 8 la Sezione osserva che la legge n. 240 non sembra stabilire il requisito della permanenza in servizio dei commissari per la partecipazione alle Commissioni di abilitazione, sulla base del più generale principio che la qualifica di professore ordinario è requisito per la nomina e deve sussistere al momento in cui si procede a quest’ultima. Del resto non si comprende perché la sussistenza di tale requisito non debba essere verificata anche per il componente straniero, per il quale tale verifica comporterebbe problemi di non facile soluzione e soprattutto una diffusa conflittualità basata sull’interpretazione e comparazione di ordinamenti spesso difficilmente assimilabili tra loro.
Quanto stabilito dal co. 2, secondo periodo, dell’art. 8 non sembra in armonia con il principio di trasparenza dei lavori della Commissione. Del resto, sembra essere diritto di ciascun partecipe all’esame di abilitazione conoscere chi siano e quali titoli vantino gli altri candidati oppure il tenore dei pareri pro-veritate espressi sulla propria attività scientifica e didattica. A quest’ultimo proposito sarebbe opportuno che tali pareri pro-veritate entrassero a far parte dei verbali della Commissione di cui al comma 7. Inoltre andrebbero specificate con maggior dettaglio (modalità e forma della proposta, maggioranza per la deliberazione, eventuali espressioni di dissenso dal parere etc.) le disposizioni in ordine all’acquisizione ed agli effetti dei pareri pro-veritate.
Infine, per quanto attiene all’art. 9, ci si deve domandare se l’eccezione prevista, in prima applicazione, al co. 2 valga anche per la conformità dei curricula degli aspiranti commissari ai criteri e parametri fissati dal decreto ministeriale di cui all’art. 4. Superflua appare la disposizione di cui al co. 4, essendo la stessa già contenuta nell’art. 29, co. 12, della l. n. 240 del 2010.
Su tutte le questioni poste con il presente parere vorrà l’Amministrazione fornire gli opportuni chiarimenti.

P.Q.M.

Riservata ogni pronuncia, sospende l’espressione del parere in attesa che l’Amministrazione proceda agli adempimenti di cui in motivazione.

 


In attesa Decreto attuativo del Governo per abilitazione scientifica nazionale

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L'Ateneo di Bologna riconosce la funzione docente simbolica
ai  Ricercatori a tempo indeterminato

e attribuisce, in aggiunta alla retribuzione ordinaria,
un compenso annuo di € 1.200 per ogni insegnamento

NOTA. La legge Gelmini, essendo una legge di   "Delega al Governo", avrà effetti solo dopo un lungo elenco di Decreti attuativi del governo. Di questi, il primo dovrà essere quello attuativo della abilitazione scientifica nazionale, presupposto essenziale per lo sblocco dei concorsi.
   Ma sono passati già tre mesi (la legge è stata approvata il 20 dic. 2010 e ancora non si vede il più urgente dei Decreti, quello sulla abilitazione.
   Risulta che il Governo abbia approvato uno schema di regolamento, adesso al vaglio del Consiglio di Stato, e che di settimana in settimana si dice che sta per tornare al Governo, per il varo.
   Intanto, nelle università la situazione è drammatica, e si cerca in qualche modo di fare qualcosa.
   Guadagna, così il ruolo di notizia, la decisione dell'Università di Bologna di riconoscere ai Ricercatori a tempo indeterminato, la funzione docente "simbolica", sotto forma di pagamento di un compenso annuo lordo di € 1200, sono meno di € 100 netti mensili.
   Il suo rilievo sta nel fatto che la notizia si trova collegata al fatto che, da un anno, vede il rifiuto dei Ricercatori di fare insegnamenti, sia perchè non dovuti in base allo stato giuridico, sia perchè non retribuiti, sia perchè a loro non è riconosciuta dalla legge la funzione docente.
   La situazione, che ne è conseguita, è stata di carenza della didattica negli Atenei. E, dunque, questa decisione va nel segno di ricostiture il buon funzionamento dell'Ateneo Bologna.
   Al tempo stesso sarebbe errato sopravvalutarlo e, soprattutto sarebbe errato dimenticare la situazione gravissima degli Atenei in Italia.
   Da ogni dove giunge la notizia della "disperazione" in cui i ricercatori si trovano a lavorare: mancanza di attrezzature, mancanza di materiale intermedio, mancanza di carta per stampare i risultati della ricerca.
  C'è, poi, la "disperazione" dei ricercatori "non strutturati": non sapere cosa sarà di loro tra qualche mese.
  E c'è la disperazione dei professori ordinari e associati, che stanno per andare in quiescenza senza avere un successore, a cui affidare la continuità delle scuole. Per mancanza di successori in continuo, un patrimonio scientifico incalcolabile, accumulato nella successione delle generazioni, andrà perduto per sempre.
   Perchè i governi non si accorgono del danno che stanno arrecando all'Italia ?
   Dove vanno i soldi non dati all'università. Forse in Iraq, forse in Afghanistan, forse in lavori pubblici (al ponte di Messina , al Mosè di Venezia, peraltro molto necessario) ?
   Tremonti o Berlusconi dovrebbero avere la serietà di dire dove vanno i soldi. Che vadano da qualche parte (e quindi non sia una questione di mancanza di soldi) siamo sicuri perchè, guardando il bilancio dello Stato, si trova che di anno in anno la spesa totale non scende. E anche quest'anno non è scesa.

Riprendiamo da un COMUNICATO di UniboMagazine

Ricercatori a tempo indeterminato. L’Università di Bologna ha stanziato, attingendo dal proprio fondo di riserva 2011, quasi 1,5 milioni di euro per retribuire l’attività didattica dei ricercatori a tempo indeterminato entro le 60 ore. Sulla base di una stima effettuata, questo provvedimento - approvato questa mattina dal Consiglio di amministrazione - coinvolgerà circa 1230 ricercatori a tempo indeterminato, che riceveranno un compenso massimo di 1200 euro lordi per ogni insegnamento.

"Un importante risultato – commenta il prorettore alla Ricerca Dario Braga - che dimostra la correttezza dell’idea del ‘tavolo tecnico’ del Rettore e dei Prorettori con i ricercatori. Il ruolo docente dei ricercatori a tempo indeterminato viene così riconosciuto, affermando il principio che l’insegnamento non deve essere ‘volontariato’, ma un compito istituzionale riconosciuto e retribuito. I ricercatori a tempo indeterminato, ora in ruolo ad esaurimento, sono infatti tenuti comunque a svolgere un massimo di 350 ore all’anno di didattica integrativa".

Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre modificato il regolamento per i ricercatori a tempo determinato e gli assegnisti di ricerca.

Regolamento per i ricercatori a tempo determinato. La legge 240/10 prevede che i ricercatori siano assunti a tempo determinato secondo due modalità distinte: ricercatori junior (che la 240/10 identifica come di "tipo a") per i quali è previsto un contratto triennale rinnovabile una sola volta e per un massimo di due anni e ricercatori senior (di "tipo b") per i quali è previsto un contratto di tre anni non rinnovabile in percorso di "tenure track". Quest’ultimo percorso richiede una copertura finanziaria e la possibilità di assunzione diretta nel ruolo di associato, in caso di superamento dell’idoneità nazionale. Stesso diritto è dato, per i prossimi sei anni, agli attuali ricercatori a tempo indeterminato. I ricercatori senior saranno tenuto a svolgere un corso di insegnamento di 60 ore nell’ambito delle 350 ore di attività didattica prevista dalla 240/10.

Regolamento per gli assegni di ricerca. La legge 240/10 richiede di modificare il regolamento per l'attribuzione degli assegni di ricerca, per i quali sono previste modalità di accesso e durata diversa dalla normativa precedente. Il nuovo regolamento di Ateneo è improntato alla massima flessibilità consentita dalla normativa, prevedendo sia il regime del rinnovo sia quello della proroga (molto utile per coprire eventuali "gap" tra un contratto di assegno di ricerca ed eventuali posizioni di ricercatore), e prevedendo requisiti di accesso, modalità di selezione, fonti di finanziamento sia su bilancio d'Ateneo sia su fondi esterni, e corrispettivi salariali in funzione delle esigenze dei dipartimenti e dei centri di ricerca interdipartimentali. 

 


EDIZIONI PRECEDENTI


Legge Gelmini in controluce. Anche confronto
con il DPR 382/80 e pensieri per l'avvenire

 

                            

Gianni Porzi*, Sulla legge 240/2010

                                         

   * Università di Bologna

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Gianni Porzi

Una riflessione sulla Riforma Universitaria

         Ho sentito definire la Riforma Universitaria, recentemente varata, “epocale”, ovviamente in senso positivo. Non sono d’accordo perché, volendo usare tale aggettivo, questo è, a mio avviso, più appropriato per la Legge di Riforma dell’Università del 1980, cioè il DPR 382, che ritengo avesse tutti i caratteri dell’innovazione e che, con alcuni ritocchi, al testo originale, sarebbe ancora oggi valida.
      Quella Legge fu varata con grande difficoltà per la resistenza di un gruppo di parlamentari attaccati al passato e che, pur essendo stati sconfitti in quell’occasione, negli anni successivi, con interventi legislativi mirati, riuscirono a snaturare alcuni aspetti importanti e innovativi della “382”.
     Ai più giovani vorrei ricordare che a tale Legge mise mano il Sen. Prof. Spadolini, profondo conoscitore del mondo universitario, uomo di notevole cultura, politico di alto profilo e, cosa molto importante, persona che aveva un profondo senso delle Istituzioni e della democrazia.
    Purtroppo, Politici di tale spessore sono sempre più rari. Nonostante la recente Legge contenga, senza dubbio, spunti interessanti e apprezzabili, non ritengo tuttavia che possa essere definita “epocale” se non altro perché in alcuni aspetti mi richiama alla mente l’Università ante 1980. Infatti, per quanto riguarda ad esempio il Personale Docente, i prof. di II fascia sono abbastanza simili agli Assistenti ordinari con incarico di insegnamento e i Ricercatori a tempo determinato assomigliano ai Borsisti dell’epoca.
    E anche l’idoneità nazionale a Professore è analoga alla Libera docenza (soppressa dalla “382”). Prima di entrare nel merito di alcuni aspetti della Legge che non condivido, vorrei stigmatizzare l’azione martellante dei media volta a mettere in cattiva luce il mondo universitario quasi a voler giustificare la necessità di una riforma. E a fronte di ciò, sconcertante è stato il silenzio della CRUI che ha dimostrato così di condividere il progetto di riforma. E’ vero che vi è stata una proliferazione dei Corsi di Laurea, a volte indiscriminata, dovuta forse più a “interessi di bottega” che a seri motivi culturali o a reali esigenze degli studenti e/o del mondo del lavoro: è stato indubbiamente un esempio di cattivo uso dell’autonomia.
    Tuttavia, a coloro che hanno criticato (raramente in modo obiettivo e spesso strumentalmente) l’attuale sistema universitario va ricordato che se si considera la produzione scientifica in rapporto al numero di Professori e Ricercatori, l’Italia si pone al 4° posto in Europa. Le citazioni dei lavori scientifici degli italiani sulle principali riviste internazionali sono più numerose rispetto, ad esempio, ai colleghi francesi sebbene il numero di Professori e di Ricercatori italiani è inferiore alla media OCSE, come pure l’entità dei finanziamenti statali in rapporto al PIL.
   E’ vero che il distacco da certi Atenei Inglesi e Americani è notevole, ma è anche vero che questi dispongono di maggiori risorse e si avvantaggiano anche del fatto che in campo scientifico la lingua ufficiale è l’inglese. Non è  quindi corretto affermare che le nostre Università hanno piazzamenti deludenti in tutte le classifiche internazionali perché sono invece ben posizionate quando, ad esempio, il parametro di valutazione prevalente è la qualità della ricerca, a dimostrazione che in campo scientifico l’Università italiana ha una buona reputazione.
   Siamo invece piazzati male sul fronte dei servizi agli studenti (residenze universitarie, strutture per la didattica e per lo studio, corsi serali per studenti lavoratori, …) e ciò a causa anche dei modesti investimenti nel diritto allo studio. Quindi, non tutto il nostro sistema universitario è da buttare, come qualcuno ha voluto, strumentalmente, far credere agli Italiani attraverso frequenti interventi sui media.
   Alcuni aspetti, non secondari, della Legge che riguardano le risorse, il corpo docente e la governance ritengo meritino un’attenta riflessione.

- Risorse. E’ vero che non tutti gli Atenei impegnano le risorse disponibili in modo oculato, cioè nel doveroso rispetto del “principio di economicità”. Premesso che ciò va decisamente condannato, tanto più perché il Paese sta attraversando un momento difficile che dovrebbe quindi imporre una maggiore attenzione nell’impiego del denaro pubblico (un’efficace razionalizzazione della spesa), non ritengo tuttavia possibile che si possa fare una buona Legge di riforma, qualsiasi essa sia, a “costo zero”. Pertanto, se non vi erano le risorse adeguate si potevano attendere tempi migliori, salvo si sia voluto varare a tutti i costi un provvedimento per una mera questione di prestigio, per legare il proprio nome ad una Legge.

- Governance. Non v’è dubbio che la Legge avrà come effetto immediato quello di accrescere eccessivamente il potere, già notevole, dei Rettori. Infatti, il mandato unico della durata di 6 anni farà sì che il Rettore, non più sottoposto ad una verifica elettorale, potrà governare senza dover rendere conto del proprio operato ai Colleghi (come invece sarebbe con un mandato triennale rinnovabile una sola volta).
   Nel nuovo CdA, che di fatto avrà un potere decisionale assoluto, in quanto il Senato accademico potrà solo formulare proposte, sarà presieduto dal Rettore e potranno farne parte anche membri esterni (sostanzialmente scelti dal Rettore) che, non è da escludere, potrebbero essere portatori di interessi esterni all’Ateneo. Pertanto, eliminando una significativa rappresentanza di Docenti eletti dai Colleghi, di fatto vengono calpestati quei principi di “governance partecipata”, garanzia di una pluralità di voci, e si instaura invece una sorta di “governo oligarchico”.
  - Non è inoltre accettabile che il controllato, cioè l’Ateneo, nomini e siano a libro paga i controllori, cioè i componenti del Collegio dei revisori dei conti e del Nucleo di valutazione.
    Tali organismi dovrebbero essere nominati e remunerati direttamente dal Ministero al quale poi dovrebbero rispondere.

- Corpo docente.
Nei prossimi anni, anche a causa di precedenti provvedimenti legislativi, ritengo si assisterà ad un diffuso malcontento e ad una progressiva demotivazione da parte di settori del Personale docente. Per realizzare infatti una struttura piramidale del corpo docente (cioè una base numericamente ampia di Ricercatori, e un vertice ristretto a pochi prof. di I fascia, con una zona intermedia costituita dai prof. di II fascia), gli Atenei saranno costretti ad aumentare il n° di Ricercatori, a mantenere pressoché costante quello dei prof. di II fascia e a diminuire i prof. di I fascia, con il risultato che la carriera dei Ricercatori e dei prof. di II fascia sarà bloccata per molti anni, alla luce anche del calo di risorse a disposizione degli Atenei.
   Si tenga presente che attualmente la struttura è di tipo cilindrico, la “382” infatti prevedeva a regime 30.000 Prof. di ruolo (50% di I fascia e 50% di II fascia) e 15.000 Ricercatori. Un tale processo di riorganizzazione dell’assetto della Docenza causerà, inevitabilmente, un forte malcontento sia tra i Ricercatori che tra i prof. di II fascia che si tradurrà verosimilmente in un calo dell’impegno nell’attività scientifica (per dedicarsi a tempo pieno alla ricerca scientifica non basta la passione, le persone hanno bisogno anche di prospettive concrete di avanzamento di carriera, quindi economiche) e, chi potrà (in particolare laureati in economia-commercio, in giurisprudenza, in ingegneria, in medicina,….) prenderà in seria considerazione l’attività professionale privata con conseguente calo dell’impegno all’Università, oppure cercherà migliori opportunità all’estero. Ciò non è coerente con quanto si sente spesso affermare che occorre bloccare la fuga dei cervelli all’estero. I provvedimenti finora presi non ritengo vadano in tale direzione perché per trattenere i migliori occorre dare concrete opportunità di carriera.
- Altra criticità è relativa al fatto che gli attuali Ricercatori a tempo indeterminato corrono il serio rischio di trovarsi relegati in una sorta di riserva indiana : la mancanza di prospettive di carriera provoca inesorabilmente una progressiva demotivazione.
- Infine, contrariamente al DPR 382 che poneva una certa attenzione a non concentrare tutto il potere in mano a pochi, i prof. di II fascia sono stati esclusi anche dalle Commissione di concorso per Ricercatore, con il risultato che i tutti i concorsi saranno “gestiti” dai soli prof. di I fascia, cioè da una ristretta casta. Ritengo sia un errore emarginare una componente del corpo docente perché ciò non contribuirà certo all’instaurarsi di un clima più sereno e quindi positivo per affrontare e risolvere i problemi dell’Università.
   E’ mia opinione che l’artefice principale di tale riforma sia stata un’eminenza grigia (ereditata dall’ex Ministro Mussi, adatta quindi per tutte le “stagioni”) che ha colto l’occasione per guadagnarsi sul campo i “galloni” per un eventuale incarico più prestigioso.
Gianni Porzi

 

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RIFORMA UNIVERSITARIA

IL TESTO  INTEGRALE  DELLA  LEGGE 240/2010
(entrata in vigore il 19 gennaio 2011 - GU 14 gennaio 2011)

Legge 30 dicembre 2010, n. 240

"Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonche' delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario"

 TITOLO I
ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA UNIVERSITARIO

Art. 1.
(Principi ispiratori della riforma)

1. Le università sono sede primaria di libera ricerca e di libera formazione nell'ambito dei rispettivi ordinamenti e sono luogo di apprendimento ed elaborazione critica delle conoscenze; operano, combinando in modo organico ricerca e didattica, per il progresso culturale, civile ed economico della Repubblica.

2. In attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 33 e al titolo V della parte II della Costituzione, ciascuna università opera ispirandosi a principi di autonomia e di responsabilità. Sulla base di accordi di programma con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di seguito denominato «Ministero», le università che hanno conseguito la stabilità e sostenibilità del bilancio, nonche' risultati di elevato livello nel campo della didattica e della ricerca, possono sperimentare propri modelli funzionali e organizzativi, ivi comprese modalità di composizione e costituzione degli organi di governo e forme sostenibili di organizzazione della didattica e della ricerca su base policentrica, diverse da quelle indicate nell' articolo 2. Il Ministero, con decreto di natura non regolamentare, definisce i criteri per l'ammissione alla sperimentazione e le modalità di verifica periodica dei risultati conseguiti.

3. Il Ministero, nel rispetto delle competenze delle regioni, provvede a valorizzare il merito, a rimuovere gli ostacoli all'istruzione universitaria e a garantire l'effettiva realizzazione del diritto allo studio. A tal fine, pone in essere specifici interventi per gli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, che intendano iscriversi al sistema universitario della Repubblica per portare a termine il loro percorso formativo.

4. Il Ministero, nel rispetto della libertà di insegnamento e dell'autonomia delle università, indica obiettivi e indirizzi strategici per il sistema e le sue componenti e, tramite l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) per quanto di sua competenza, ne verifica e valuta i risultati secondo criteri di qualità, trasparenza e promozione del merito, anche sulla base delle migliori esperienze diffuse a livello internazionale, garantendo una distribuzione delle risorse pubbliche coerente con gli obiettivi, gli indirizzi e le attività svolte da ciascun ateneo, nel rispetto del principio della coesione nazionale, nonche' con la valutazione dei risultati conseguiti.

5. La distribuzione delle risorse pubbliche deve essere garantita in maniera coerente con gli obiettivi e gli indirizzi strategici per il sistema e le sue componenti, definiti ai sensi del comma 4.

6. Sono possibili accordi di programma tra le singole università o aggregazioni delle stesse e il Ministero al fine di favorire la competitività delle università, migliorandone la qualità dei risultati, tenuto conto degli indicatori di contesto relativi alle condizioni di sviluppo regionale.

Art. 2.
(Organi e articolazione interna delle università)

1. Le università statali, nel quadro del complessivo processo di riordino della pubblica amministrazione, provvedono, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, a modificare i propri statuti in materia di organizzazione e di organi di governo dell'ateneo, nel rispetto dei principi di autonomia di cui all'articolo 33 della Costituzione, ai sensi dell'articolo 6 della legge 9 maggio 1989, n. 168, secondo principi di semplificazione, efficienza, efficacia, trasparenza dell'attività amministrativa e accessibilità delle informazioni relative all'ateneo, con l'osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi:
    a) previsione dei seguenti organi:
        1) rettore;
        2) senato accademico;
        3) consiglio di amministrazione;
        4) collegio dei revisori dei conti;
        5) nucleo di valutazione;
        6) direttore generale;
    b) attribuzione al rettore della rappresentanza legale dell'università e delle funzioni di indirizzo, di iniziativa e di coordinamento delle attività scientifiche e didattiche; della responsabilità del perseguimento delle finalità dell'università secondo criteri di qualità e nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza, trasparenza e promozione del merito; della funzione di proposta del documento di programmazione triennale di ateneo, di cui all'articolo 1-ter del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, anche tenuto conto delle proposte e dei pareri del senato accademico, nonche' della funzione di proposta del bilancio di previsione annuale e triennale e del conto consuntivo; della funzione di proposta del direttore generale ai sensi della lettera n) del presente comma, nonche' di iniziativa dei procedimenti disciplinari, secondo le modalità previste dall'articolo 10; di ogni altra funzione non espressamente attribuita ad altri organi dallo statuto;
    c) determinazione delle modalità di elezione del rettore tra i professori ordinari in servizio presso le università italiane. Qualora risulti eletto un professore appartenente ad altro ateneo, l'elezione si configura anche come chiamata e concomitante trasferimento nell'organico dei professori della nuova sede, comportando altresì lo spostamento della quota di finanziamento ordinario relativa alla somma degli oneri stipendiali in godimento presso la sede di provenienza del professore stesso. Il posto che si rende in tal modo vacante può essere coperto solo in attuazione delle disposizioni vigenti in materia di assunzioni;
    d) durata della carica di rettore per un unico mandato di sei anni, non rinnovabile;
   
e) attribuzione al senato accademico della competenza a formulare proposte e pareri obbligatori in materia di didattica, di ricerca e di servizi agli studenti, anche con riferimento al documento di programmazione triennale di ateneo, di cui all’articolo 1-ter del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, nonché di attivazione, modifica o soppressione di corsi, sedi, dipartimenti, strutture di cui al comma 2, lettera c); ad approvare il regolamento di ateneo; ad approvare, previo parere favorevole del consiglio di amministrazione, i regolamenti, compresi quelli di competenza dei dipartimenti e delle strutture di cui al comma 2, lettera c), in materia di didattica e di ricerca, nonché il codice etico di cui al comma 4; a svolgere funzioni di coordinamento e di raccordo con i dipartimenti e con le strutture di cui al comma 2, lettera c); a proporre al corpo elettorale con maggioranza di almeno due terzi dei suoi componenti una mozione di sfiducia al rettore non prima che siano trascorsi due anni dall’inizio del suo mandato; ad esprimere parere obbligatorio sul bilancio di previsione annuale e triennale e sul conto consuntivo dell’università;
   f) costituzione del senato accademico su base elettiva, in un numero di membri proporzionato alle dimensioni dell'ateneo e non superiore a trentacinque unità, compresi il rettore e una rappresentanza elettiva degli studenti; composizione per almeno due terzi con docenti di ruolo, almeno un terzo dei quali direttori di dipartimento, eletti in modo da rispettare le diverse aree scientifico-disciplinari dell'ateneo;
    g) durata in carica del senato accademico per un massimo di quattro anni e rinnovabilità del mandato per una sola volta;
    h) attribuzione al consiglio di amministrazione delle funzioni di indirizzo strategico, di approvazione della programmazione finanziaria annuale e triennale e del personale, nonche' di vigilanza sulla sostenibilità finanziaria delle attività; della competenza a deliberare, previo parere del senato accademico, l'attivazione o soppressione di corsi e sedi; della competenza ad adottare il regolamento di amministrazione e contabilità, nonche', su proposta del rettore e previo parere del senato accademico per gli aspetti di sua competenza, ad approvare il bilancio di previsione annuale e triennale, il conto consuntivo e il documento di programmazione triennale di cui alla lettera b) del presente comma; del dovere di trasmettere al Ministero e al Ministero dell'economia e delle finanze sia il bilancio di previsione annuale e triennale sia il conto consuntivo; della competenza a conferire l'incarico di direttore generale di cui alla lettera a), numero 6), del presente comma; della competenza disciplinare relativamente ai professori e ricercatori universitari, ai sensi dell'articolo 10; della competenza ad approvare la proposta di chiamata da parte del dipartimento, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, lettera e), e dell'articolo 24, comma 2, lettera d);
   i) composizione del consiglio di amministrazione nel numero massimo di undici componenti, inclusi il rettore, componente di diritto, ed una rappresentanza elettiva degli studenti; designazione o scelta degli altri componenti, secondo modalità previste dallo statuto, tra candidature individuate, anche mediante avvisi pubblici, tra personalità italiane o straniere in possesso di comprovata competenza in campo gestionale ovvero di un'esperienza professionale di alto livello con una necessaria attenzione alla qualificazione scientifica culturale; non appartenenza ai ruoli dell'ateneo, a decorrere dai tre anni precedenti alla designazione e per tutta la durata dell'incarico, di un numero di consiglieri non inferiore a tre nel caso in cui il consiglio di amministrazione sia composto da undici membri e non inferiore a due nel caso in cui il consiglio di amministrazione sia composto da un numero di membri inferiore a undici; previsione che fra i membri non appartenenti al ruolo dell'ateneo non siano computati i rappresentanti degli studenti iscritti all'ateneo medesimo; previsione che il presidente del consiglio di amministrazione sia il rettore o uno dei predetti consiglieri esterni ai ruoli dell'ateneo, eletto dal consiglio stesso; possibilità di prevedere il rinnovo non contestuale dei diversi membri del consiglio di amministrazione al fine di garantire un rinnovo graduale dell'intero consiglio;
    l) previsione, nella nomina dei componenti il consiglio di amministrazione, del rispetto, da parte di ciascuna componente, del principio costituzionale delle pari opportunità tra uomini e donne nell'accesso agli uffici pubblici;
    m) durata in carica del consiglio di amministrazione per un massimo di quattro anni; durata quadriennale del mandato fatta eccezione per quello dei rappresentanti degli studenti, di durata biennale; rinnovabilità del mandato per una sola volta;
   n) sostituzione della figura del direttore amministrativo con la figura del direttore generale, da scegliere tra personalità di elevata qualificazione professionale e comprovata esperienza pluriennale con funzioni dirigenziali; conferimento da parte del consiglio di amministrazione, su proposta del rettore, sentito il parere del senato accademico, dell'incarico di direttore generale, regolato con contratto di lavoro a tempo determinato di diritto privato di durata non superiore a quattro anni rinnovabile;
determinazione del trattamento economico spettante al direttore generale in conformità a criteri e parametri fissati con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di seguito denominato «Ministro», di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze; previsione del collocamento in aspettativa senza assegni per tutta la durata del contratto in caso di conferimento dell'incarico a dipendente pubblico;
    o) attribuzione al direttore generale, sulla base degli indirizzi forniti dal consiglio di amministrazione, della complessiva gestione e organizzazione dei servizi, delle risorse strumentali e del personale tecnico-amministrativo dell'ateneo, nonche' dei compiti, in quanto compatibili, di cui all'articolo 16 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165; partecipazione del direttore generale, senza diritto di voto, alle sedute del consiglio di amministrazione;
    p) composizione del collegio dei revisori dei conti in numero di tre componenti effettivi e due supplenti, di cui un membro effettivo, con funzioni di presidente, scelto tra i magistrati amministrativi e contabili e gli avvocati dello Stato; uno effettivo e uno supplente, designati dal Ministero dell'economia e delle finanze; uno effettivo e uno supplente scelti dal Ministero tra dirigenti e funzionari del Ministero stesso; nomina dei componenti con decreto rettorale; durata del mandato per un massimo di quattro anni; rinnovabilità dell'incarico per una sola volta e divieto di conferimento dello stesso a personale dipendente della medesima università; iscrizione di almeno due componenti al Registro dei revisori contabili;
    q) composizione del nucleo di valutazione, ai sensi della legge 19 ottobre 1999, n. 370, con soggetti di elevata qualificazione professionale in prevalenza esterni all' ateneo, il cui curriculum e' reso pubblico nel sito internet dell'università; il coordinatore può essere individuato tra i professori di ruolo dell'ateneo;
    r) attribuzione al nucleo di valutazione della funzione di verifica della qualità e dell'efficacia dell'offerta didattica, anche sulla base degli indicatori individuati dalle commissioni paritetiche docenti-studenti, di cui al comma 2, lettera g), del presente articolo, nonche' della funzione di verifica dell'attività di ricerca svolta dai dipartimenti e della congruità del curriculum scientifico o professionale dei titolari dei contratti di insegnamento di cui all'articolo 23, comma 1, e attribuzione, in raccordo con l'attività dell'ANVUR, delle funzioni di cui all'articolo 14 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, relative alle procedure di valutazione delle strutture e del personale, al fine di promuovere nelle università, in piena autonomia e con modalità organizzative proprie, il merito e il miglioramento della performance organizzativa e individuale;
    s) divieto per i componenti del senato accademico e del consiglio di amministrazione di ricoprire altre cariche accademiche, fatta eccezione per il rettore limitatamente al senato accademico e al consiglio di amministrazione e, per i direttori di dipartimento, limitatamente allo stesso senato, qualora risultino eletti a farne parte; di essere componente di altri organi dell'università salvo che del consiglio di dipartimento; di ricoprire il ruolo di direttore o presidente delle scuole di specializzazione o di fare parte del consiglio di amministrazione delle scuole di specializzazione; di rivestire alcun incarico di natura politica per la durata del mandato e di ricoprire la carica di rettore o far parte del consiglio di amministrazione, del senato accademico, del nucleo di valutazione o del collegio dei revisori dei conti di altre università italiane statali, non statali o telematiche; di svolgere funzioni inerenti alla programmazione, al finanziamento e alla valutazione delle attività universitarie nel Ministero e nell'ANVUR; decadenza per i componenti del senato accademico e del consiglio di amministrazione che non partecipino con continuità alle sedute dell'organo di appartenenza.

2. Per le medesime finalità ed entro lo stesso termine di cui al comma 1, le università statali modificano, altresì, i propri statuti in tema di articolazione interna, con l'osservanza dei seguenti vincoli e criteri direttivi:
    a) semplificazione dell'articolazione interna, con contestuale attribuzione al dipartimento delle funzioni finalizzate allo svolgimento della ricerca scientifica, delle attività didattiche e formative, nonche' delle attività rivolte all'esterno ad esse correlate o accessorie;
    b) riorganizzazione dei dipartimenti assicurando che a ciascuno di essi afferisca un numero di professori, ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato non inferiore a trentacinque, ovvero quaranta nelle università con un numero di professori, ricercatori di ruolo e a tempo determinato superiore a mille unità, afferenti a settori scientifico-disciplinari omogenei;
    c) previsione della facoltà di istituire tra più dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di affinità disciplinare, strutture di raccordo, comunque denominate, con funzioni di coordinamento e razionalizzazione delle attività didattiche, compresa la proposta di attivazione o soppressione di corsi di studio, e di gestione dei servizi comuni; previsione che, ove alle funzioni didattiche e di ricerca si affianchino funzioni assistenziali nell'ambito delle disposizioni statali in materia, le strutture assumano i compiti conseguenti secondo le modalità e nei limiti concertati con la regione di ubicazione, garantendo l'inscindibilità delle funzioni assistenziali dei docenti di materie cliniche da quelle di insegnamento e di ricerca;
    d) previsione della proporzionalità del numero complessivo delle strutture di cui alla lettera c) alle dimensioni dell'ateneo, anche in relazione alla tipologia scientifico-disciplinare dell'ateneo stesso, fermo restando che il numero delle stesse non può comunque essere superiore a dodici;
    e) previsione della possibilità, per le università con un organico di professori, di ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato inferiore a cinquecento unità, di darsi un'articolazione organizzativa interna semplificata alla quale vengono attribuite unitariamente le funzioni di cui alle lettere a) e c);
    f) istituzione di un organo deliberante delle strutture di cui alla lettera c), ove esistenti, composto dai direttori dei dipartimenti in esse raggruppati, da una rappresentanza elettiva degli studenti, nonche', in misura complessivamente non superiore al 10 per cento dei componenti dei consigli dei dipartimenti stessi, da docenti scelti, con modalità definite dagli statuti, tra i componenti delle giunte dei dipartimenti, ovvero tra i coordinatori di corsi di studio o di dottorato ovvero tra i responsabili delle attività assistenziali di competenza della struttura, ove previste;
attribuzione delle funzioni di presidente dell'organo ad un professore ordinario afferente alla struttura eletto dall'organo stesso ovvero nominato secondo modalità determinate dallo statuto;
durata triennale della carica e rinnovabilità della stessa per una sola volta. La partecipazione all'organo di cui alla presente lettera non dà luogo alla corresponsione di compensi, emolumenti, indennità o rimborsi spese;

    g) istituzione in ciascun dipartimento, ovvero in ciascuna delle strutture di cui alle lettere c) ovvero e), senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica, di una commissione paritetica docenti-studenti, competente a svolgere attività di monitoraggio dell'offerta formativa e della qualità della didattica nonche' dell'attività di servizio agli studenti da parte dei professori e dei ricercatori; ad individuare indicatori per la valutazione dei risultati delle stesse; a formulare pareri sull'attivazione e la soppressione di corsi di studio. La partecipazione alla commissione paritetica di cui alla presente lettera non dà luogo alla corresponsione di compensi, emolumenti, indennità o rimborsi spese;
    h) garanzia di una rappresentanza elettiva degli studenti negli organi di cui al comma 1, lettere f), i) e q), nonche' alle lettere f) e g) del presente comma, in conformità a quanto previsto dall'articolo 6, comma 1, del decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1995, n. 236;
attribuzione dell'elettorato passivo agli iscritti per la prima volta e non oltre il primo anno fuori corso ai corsi di laurea, laurea magistrale e dottorato di ricerca dell'università; durata biennale di ogni mandato e rinnovabilità per una sola volta;
   i) introduzione di misure a tutela della rappresentanza studentesca, compresa la possibilità di accesso, nel rispetto della vigente normativa, ai dati necessari per l'esplicazione dei compiti ad essa attribuiti;
   l) rafforzamento dell'internazionalizzazione anche attraverso una maggiore mobilità dei docenti e degli studenti, programmi integrati di studio, iniziative di cooperazione interuniversitaria per attività di studio e di ricerca e l'attivazione, nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, di insegnamenti, di corsi di studio e di forme di selezione svolti in lingua straniera;
    m) introduzione di sanzioni da irrogare in caso di violazioni del codice etico.

3. Gli istituti di istruzione universitaria a ordinamento speciale adottano, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, proprie modalità di organizzazione, nel rispetto dei principi di semplificazione, efficienza, efficacia, trasparenza dell'attività amministrativa e accessibilità delle informazioni relative all'ateneo di cui al comma 1 del presente articolo, fatto salvo quanto disposto dall'articolo 6, comma 9, della legge 9 maggio 1989, n. 168.

4. Le università che ne fossero prive adottano entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge un codice etico della comunità universitaria formata dal personale docente e ricercatore, dal personale tecnico-amministrativo e dagli studenti dell'ateneo. Il codice etico determina i valori fondamentali della comunità universitaria, promuove il riconoscimento e il rispetto dei diritti individuali, nonche' l'accettazione di doveri e responsabilità nei confronti dell'istituzione di appartenenza, detta le regole di condotta nell'ambito della comunità. Le norme sono volte ad evitare ogni forma di discriminazione e di abuso, nonche' a regolare i casi di conflitto di interessi o di proprietà intellettuale. Sulle violazioni del codice etico, qualora non ricadano sotto la competenza del collegio di disciplina, decide, su proposta del rettore, il senato accademico.

5. In prima applicazione, lo statuto contenente le modifiche statutarie di cui ai commi 1 e 2 e' predisposto da apposito organo istituito con decreto rettorale senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e composto da quindici componenti, tra i quali il rettore con funzioni di presidente, due rappresentanti degli studenti, sei designati dal senato accademico e sei dal consiglio di amministrazione. La partecipazione all'organo di cui al presente comma non dà luogo alla corresponsione di compensi, emolumenti, indennità o rimborsi spese. Ad eccezione del rettore e dei rappresentanti degli studenti, i componenti non possono essere membri del senato accademico e del consiglio di amministrazione. Lo statuto contenente le modifiche statutarie e' adottato con delibera del senato accademico, previo parere favorevole del consiglio di amministrazione.

6. In caso di mancato rispetto del termine di cui al comma 1, il Ministero assegna all'università un termine di tre mesi per adottare le modifiche statutarie; decorso inutilmente tale termine, il Ministro costituisce, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, una commissione composta da tre membri, compreso il presidente, in possesso di adeguata professionalità, con il compito di predisporre le necessarie modifiche statutarie.

7. Lo statuto, adottato ai sensi dei commi 5 e 6 del presente articolo, e' trasmesso al Ministero che esercita il controllo previsto all'articolo 6 della legge 9 maggio 1989, n. 168, entro centoventi giorni dalla ricezione dello stesso.

8. In relazione a quanto previsto dai commi 1 e 2, entro trenta giorni dalla data di pubblicazione dei nuovi statuti nella Gazzetta Ufficiale, i competenti organi universitari avviano le procedure per la costituzione dei nuovi organi statutari.

9. Gli organi collegiali delle università decadono al momento della costituzione di quelli previsti dal nuovo statuto.

Gli organi il cui mandato scade entro il termine di cui al comma 1 restano in carica fino alla costituzione degli stessi ai sensi del nuovo statuto. Il mandato dei rettori in carica al momento dell'adozione dello statuto di cui ai commi 5 e 6 e' prorogato fino al termine dell'anno accademico successivo.

Sono comunque fatte salve le scadenze dei mandati in corso previste alla data dell'elezione dei rettori eletti, o in carica, se successive al predetto anno accademico. Il mandato dei rettori i quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, sono stati eletti ovvero stanno espletando il primo mandato e' prorogato di due anni e non e' rinnovabile. Tale proroga assorbe quella di cui al terzo periodo del presente comma.

10. Ai fini dell'applicazione delle disposizioni sui limiti del mandato o delle cariche di cui al comma 1, lettere d), g) e m), sono considerati anche i periodi già espletati nell'ateneo alla data di entrata in vigore dei nuovi statuti.

11. L'elettorato passivo per le cariche accademiche e' riservato ai docenti che assicurano un numero di anni di servizio almeno pari alla durata del mandato prima della data di collocamento a riposo.

12. Il rispetto dei principi di semplificazione, razionale dimensionamento delle strutture, efficienza ed efficacia di cui al presente articolo rientra tra i criteri di valutazione delle università valevoli ai fini dell'allocazione delle risorse, secondo criteri e parametri definiti con decreto del Ministro, su proposta dell'ANVUR.

13. A decorrere dalla data di entrata in vigore delle modifiche statutarie, adottate dall'ateneo ai sensi del presente articolo, perdono efficacia nei confronti dello stesso le seguenti disposizioni:
    a) l'articolo 16, comma 4, lettere b) ed f), della legge 9 maggio 1989, n. 168;
    b) l'articolo 17, comma 110, della legge 15 maggio 1997, n. 127.

Art. 3.
(Federazione e fusione di atenei e razionalizzazione dell'offerta formativa)

1. Al fine di migliorare la qualità, l'efficienza e l'efficacia dell'attività didattica, di ricerca e gestionale, di razionalizzare la distribuzione delle sedi universitarie e di ottimizzare l'utilizzazione delle strutture e delle risorse, nell'ambito dei principi ispiratori della presente riforma di cui all'articolo 1, due o più università possono federarsi, anche limitatamente ad alcuni settori di attività o strutture, ovvero fondersi.

2. La federazione può avere luogo, altresì, tra università ed enti o istituzioni operanti nei settori della ricerca e dell'alta formazione, ivi compresi gli istituti tecnici superiori di cui al capo II del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 dell'11 aprile 2008, nonche' all'articolo 2, comma 4, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87, e all'articolo 2, comma 4, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 88, sulla base di progetti coerenti ed omogenei con le caratteristiche e le specificità dei partecipanti.

3. La federazione ovvero la fusione ha luogo sulla base di un progetto contenente, in forma analitica, le motivazioni, gli obiettivi, le compatibilità finanziarie e logistiche, le proposte di riallocazione dell'organico e delle strutture in coerenza con gli obiettivi di cui al comma 1. Nel caso di federazione, il progetto deve prevedere le modalità di governance della federazione, l'iter di approvazione di tali modalità, nonche' le regole per l'accesso alle strutture di governance, da riservare comunque a componenti delle strutture di governance delle istituzioni che si federano. I fondi risultanti dai risparmi prodotti dalla realizzazione della federazione o fusione degli atenei possono restare nella disponibilità degli atenei che li hanno prodotti, purche' indicati nel progetto e approvati, ai sensi del comma 4, dal Ministero.

4. Il progetto di cui al comma 3, deliberato dai competenti organi di ciascuna delle istituzioni interessate, e' sottoposto per l'approvazione all'esame del Ministero, che si esprime entro tre mesi, previa valutazione dell'ANVUR e dei rispettivi comitati regionali di coordinamento di cui all'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 27 gennaio 1998, n. 25.

5. In attuazione dei procedimenti di federazione o di fusione di cui al presente articolo, il progetto di cui al comma 3 dispone, altresì, in merito a eventuali procedure di mobilità dei professori e dei ricercatori, nonche' del personale tecnico-amministrativo. In particolare, per i professori e i ricercatori, l'eventuale trasferimento avviene previo espletamento di apposite procedure di mobilità ad istanza degli interessati. In caso di esito negativo delle predette procedure, il Ministro può provvedere, con proprio decreto, al trasferimento del personale interessato disponendo, altresì, in ordine alla concessione agli interessati di incentivi finanziari a carico del fondo di finanziamento ordinario, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze.

6. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano anche a seguito dei processi di revisione e razionalizzazione dell'offerta formativa e della conseguente disattivazione dei corsi di studio universitari, delle facoltà e delle sedi universitarie decentrate, ai sensi dell'articolo 1-ter del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43.

TITOLO II
NORME E DELEGA LEGISLATIVA IN
MATERIA DI QUALITà ED EFFICIENZA
DEL SISTEMA UNIVERSITARIO

Art. 4.
(Fondo per il merito)

1. E' istituito presso il Ministero un fondo speciale, di seguito denominato «fondo», finalizzato a promuovere l'eccellenza e il merito fra gli studenti dei corsi di laurea e laurea magistrale individuati, per gli iscritti al primo anno per la prima volta, mediante prove nazionali standard e, per gli iscritti agli anni successivi, mediante criteri nazionali standard di valutazione. Il fondo e' destinato a:
    a) erogare premi di studio, estesi anche alle esperienze di formazione da realizzare presso università e centri di ricerca di Paesi esteri;
   b) fornire buoni studio, che prevedano una quota, determinata in relazione ai risultati accademici conseguiti, da restituire a partire dal termine degli studi, secondo tempi parametrati al reddito percepito. Nei limiti delle risorse disponibili sul fondo, sono esclusi dall'obbligo della restituzione gli studenti che hanno conseguito il titolo di laurea ovvero di laurea specialistica o magistrale con il massimo dei voti ed entro i termini di durata normale del corso;
    c) garantire finanziamenti erogati per le finalità di cui al presente comma.

2. Gli interventi previsti al comma 1 sono cumulabili con le borse di studio assegnate ai sensi dell'articolo 8 della legge 2 dicembre 1991, n. 390.

3. Il Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con propri decreti di natura non regolamentare disciplina i criteri e le modalità di attuazione del presente articolo ed in particolare:
    a) i criteri di accesso alle prove nazionali standard e i criteri nazionali standard di valutazione di cui al comma 1;
    b) i criteri e le modalità di attribuzione dei premi e dei buoni, nonche' le modalità di accesso ai finanziamenti garantiti;
    c) i criteri e le modalità di restituzione della quota di cui al comma 1, lettera b), prevedendo una graduazione della stessa in base al reddito percepito nell'attività lavorativa;
    d) le caratteristiche, l'ammontare dei premi e dei buoni e i criteri e le modalità per la loro eventuale differenziazione;
    e) l'ammontare massimo garantito per ciascuno studente per ciascun anno, anche in ragione delle diverse tipologie di studenti;
    f) i requisiti di merito che gli studenti devono rispettare nel corso degli studi per mantenere il diritto a premi, buoni e finanziamenti garantiti;
    g) le modalità di utilizzo di premi, buoni e finanziamenti garantiti;
    h) le caratteristiche dei finanziamenti, prevedendo un contributo a carico degli istituti concedenti pari all'1 per cento delle somme erogate e allo 0,1 per cento delle rate rimborsate;
   i) i criteri e le modalità di utilizzo del fondo e la ripartizione delle risorse del fondo stesso tra le destinazioni di cui al comma 1;
    l) la predisposizione di idonee iniziative di divulgazione e informazione, nonche' di assistenza a studenti e università in merito alle modalità di accesso agli interventi di cui al presente articolo;
    m) le modalità di monitoraggio, con idonei strumenti informatici, della concessione dei premi, dei buoni e dei finanziamenti, del rimborso degli stessi, nonche' dell'esposizione del fondo;
   n) le modalità di selezione con procedura competitiva dell'istituto o degli istituti finanziari fornitori delle provviste finanziarie;
    o) la previsione, nell'ambito della programmazione degli accessi alle borse di studio, di riservare la quota del 10 per cento agli studenti iscritti nelle università della regione in cui risultano residenti.

4. L'ammissione, a seguito del relativo bando di concorso, presso i collegi universitari legalmente riconosciuti e presso i collegi di cui all'articolo 1, comma 603, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, costituisce un titolo valutabile per i candidati, ai fini della predisposizione delle graduatorie per la concessione dei contributi di cui al comma 3.

5. Il coordinamento operativo della somministrazione delle prove nazionali, da effettuare secondo i migliori standard tecnologici e di sicurezza, e' svolto dal Ministero, secondo modalità individuate con decreto di natura non regolamentare del Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, che disciplina altresì il contributo massimo richiesto agli studenti per la partecipazione alle prove, con l'esenzione per gli studenti privi di mezzi, nonche' le modalità di predisposizione e svolgimento delle stesse.

6. Gli oneri di gestione e le spese di funzionamento degli interventi relativi al fondo sono a carico delle risorse finanziarie del fondo stesso.

7. Il Ministero dell'economia e delle finanze, con propri decreti, determina, secondo criteri di mercato, il corrispettivo per la garanzia dello Stato, da imputare ai finanziamenti erogati. I corrispettivi asserviti all'esercizio della garanzia dello Stato sono depositati su apposito conto aperto presso la Tesoreria statale.

8. Il fondo, gestito dal Ministero di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, e' alimentato con:
    a) versamenti effettuati a titolo spontaneo e solidale da privati, società, enti e fondazioni, anche vincolati, nel rispetto delle finalità del fondo, a specifici usi;
    b) trasferimenti pubblici, previsti da specifiche disposizioni, limitatamente agli interventi di cui al comma 1, lettera a);
    c) i corrispettivi di cui al comma 7, da utilizzare in via esclusiva per le finalità di cui al comma 1, lettera c);
    d) i contributi di cui al comma 3, lettera h), e al comma 5, da utilizzare per le finalità di cui al comma 6.

9. Il Ministero, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, promuove, anche con apposite convenzioni, il concorso dei privati e disciplina con proprio decreto di natura non regolamentare le modalità con cui i soggetti donatori possono partecipare allo sviluppo del fondo, anche costituendo, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, un comitato consultivo formato da rappresentanti dei Ministeri, dei donatori e degli studenti, questi ultimi designati dal Consiglio nazionale degli studenti universitari (CNSU) tra i propri componenti.

10. All'articolo 10, comma 1, lettera l-quater), del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo le parole: «articolo 59, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388,» sono inserite le seguenti: «del Fondo per il merito degli studenti universitari».

Art. 5.
(Delega in materia di interventi per la qualità e l'efficienza del sistema universitario)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi finalizzati a riformare il sistema universitario per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
    a) valorizzazione della qualità e dell'efficienza delle università e conseguente introduzione di meccanismi premiali nella distribuzione delle risorse pubbliche sulla base di criteri definiti ex ante, anche mediante previsione di un sistema di accreditamento periodico delle università; valorizzazione dei collegi universitari legalmente riconosciuti, ivi compresi i collegi storici, mediante la previsione di una apposita disciplina per il riconoscimento e l'accreditamento degli stessi anche ai fini della concessione del finanziamento statale; valorizzazione della figura dei ricercatori;
realizzazione di opportunità uniformi, su tutto il territorio nazionale, di accesso e scelta dei percorsi formativi;
    b) revisione della disciplina concernente la contabilità, al fine di garantirne coerenza con la programmazione triennale di ateneo, maggiore trasparenza ed omogeneità, e di consentire l'individuazione della esatta condizione patrimoniale dell'ateneo e dell'andamento complessivo della gestione; previsione di meccanismi di commissariamento in caso di dissesto finanziario degli atenei;
    c) introduzione, sentita l'ANVUR, di un sistema di valutazione ex post delle politiche di reclutamento degli atenei, sulla base di criteri definiti ex ante;
    d) revisione, in attuazione del titolo V della parte II della Costituzione, della normativa di principio in materia di diritto allo studio, al fine di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l'accesso all'istruzione superiore, e contestuale definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) erogate dalle università statali.

2. L'attuazione del comma 1, lettere a), b) e c), ad eccezione di quanto previsto al comma 3, lettera g), e al comma 4, lettera l), non deve determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Gli eventuali maggiori oneri derivanti dall'attuazione del comma 1, lettera d), dovranno essere quantificati e coperti, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

3. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, lettera a), del presente articolo, il Governo si attiene ai principi di riordino di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e ai seguenti principi e criteri direttivi:
    a) introduzione di un sistema di accreditamento delle sedi e dei corsi di studio universitari di cui all'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270, fondato sull'utilizzazione di specifici indicatori definiti ex ante dall'ANVUR per la verifica del possesso da parte degli atenei di idonei requisiti didattici, strutturali, organizzativi, di qualificazione dei docenti e delle attività di ricerca, nonche' di sostenibilità economico-finanziaria;
   b) introduzione di un sistema di valutazione periodica basato su criteri e indicatori stabiliti ex ante, da parte dell'ANVUR, dell'efficienza e dei risultati conseguiti nell'ambito della didattica e della ricerca dalle singole università e dalle loro articolazioni interne;
    c) potenziamento del sistema di autovalutazione della qualità e dell'efficacia delle proprie attività da parte delle università, anche avvalendosi dei propri nuclei di valutazione e dei contributi provenienti dalle commissioni paritetiche di cui all'articolo 2, comma 2, lettera g);
   d) definizione del sistema di valutazione e di assicurazione della qualità degli atenei in coerenza con quanto concordato a livello europeo, in particolare secondo le linee guida adottate dai Ministri dell'istruzione superiore dei Paesi aderenti all'Area europea dell'istruzione superiore;
    e) previsione di meccanismi volti a garantire incentivi correlati al conseguimento dei risultati di cui alla lettera b), nell'ambito delle risorse disponibili del fondo di finanziamento ordinario delle università allo scopo annualmente predeterminate;
   f) previsione per i collegi universitari legalmente riconosciuti, quali strutture a carattere residenziale, di rilevanza nazionale, di elevata qualificazione culturale, che assicurano agli studenti servizi educativi, di orientamento e di integrazione dell'offerta formativa degli atenei, di requisiti e di standard minimi a carattere istituzionale, logistico e funzionale necessari per il riconoscimento da parte del Ministero e successivo accreditamento riservato ai collegi legalmente riconosciuti da almeno cinque anni; rinvio ad apposito decreto ministeriale della disciplina delle procedure di iscrizione, delle modalità di verifica della permanenza delle condizioni richieste, nonche' delle modalità di accesso ai finanziamenti statali riservati ai collegi accreditati;
    g) revisione del trattamento economico dei ricercatori non confermati a tempo indeterminato, nel primo anno di attività, nel rispetto del limite di spesa di cui all'articolo 29, comma 22, primo periodo.

4. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, lettera b), il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
    a) introduzione di un sistema di contabilità economico-patrimoniale e analitica, del bilancio unico e del bilancio consolidato di ateneo sulla base di principi contabili e schemi di bilancio stabiliti e aggiornati dal Ministero, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI), garantendo, al fine del consolidamento e del monitoraggio dei conti delle amministrazioni pubbliche, la predisposizione di un bilancio preventivo e di un rendiconto in contabilità finanziaria, in conformità alla disciplina adottata ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196;
    b) adozione di un piano economico-finanziario triennale al fine di garantire la sostenibilità di tutte le attività dell'ateneo;
    c) previsione che gli effetti delle misure di cui alla presente legge trovano adeguata compensazione nei piani previsti alla lettera d); comunicazione al Ministero dell'economia e delle finanze, con cadenza annuale, dei risultati della programmazione triennale riferiti al sistema universitario nel suo complesso, ai fini del monitoraggio degli andamenti della finanza pubblica;
    d) predisposizione di un piano triennale diretto a riequilibrare, entro intervalli di percentuali definiti dal Ministero, e secondo criteri di piena sostenibilità finanziaria, i rapporti di consistenza del personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo, ed il numero dei professori e ricercatori di cui all'articolo 1, comma 9, della legge 4 novembre 2005, n. 230, e successive modificazioni; previsione che la mancata adozione, parziale o totale, del predetto piano comporti la non erogazione delle quote di finanziamento ordinario relative alle unità di personale che eccedono i limiti previsti;
    e) determinazione di un limite massimo all'incidenza complessiva delle spese per l'indebitamento e delle spese per il personale di ruolo e a tempo determinato, inclusi gli oneri per la contrattazione integrativa, sulle entrate complessive dell'ateneo, al netto di quelle a destinazione vincolata;
    f) introduzione del costo standard unitario di formazione per studente in corso, calcolato secondo indici commisurati alle diverse tipologie dei corsi di studio e ai differenti contesti economici, territoriali e infrastrutturali in cui opera l'università, cui collegare l'attribuzione all'università di una percentuale della parte di fondo di finanziamento ordinario non assegnata ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1;
individuazione degli indici da utilizzare per la quantificazione del costo standard unitario di formazione per studente in corso, sentita l'ANVUR;

    g) previsione della declaratoria di dissesto finanziario nell'ipotesi in cui l'università non possa garantire l'assolvimento delle proprie funzioni indispensabili ovvero non possa fare fronte ai debiti liquidi ed esigibili nei confronti dei terzi;
    h) disciplina delle conseguenze del dissesto finanziario con previsione dell'inoltro da parte del Ministero di preventiva diffida e sollecitazione a predispone, entro un termine non superiore a centottanta giorni, un piano di rientro da sottoporre all'approvazione del Ministero, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, e da attuare nel limite massimo di un quinquennio; previsione delle modalità di controllo periodico dell'attuazione del predetto piano;
   i) previsione, per i casi di mancata predisposizione, mancata approvazione ovvero omessa o incompleta attuazione del piano, del commissariamento dell'ateneo e disciplina delle modalità di assunzione da parte del Governo, su proposta del Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, della delibera di commissaria-mento e di nomina di uno o più commissari, ad esclusione del rettore, con il compito di provvedere alla predisposizione ovvero all'attuazione del piano di rientro finanziario;
    l) previsione di un apposito fondo di rotazione, distinto ed aggiuntivo rispetto alle risorse destinate al fondo di finanziamento ordinario per le università, a garanzia del riequilibrio finanziario degli atenei;
    m) previsione che gli eventuali maggiori oneri derivanti dall'attuazione della lettera l) del presente comma siano quantificati e coperti, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

5. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, lettera c), il Governo si attiene al principio e criterio direttivo dell'attribuzione di una quota non superiore al 10 per cento del fondo di funzionamento ordinario correlata a meccanismi di valutazione delle politiche di reclutamento degli atenei, elaborati da parte dell'ANVUR e fondati su: la produzione scientifica dei professori e dei ricercatori successiva alla loro presa di servizio ovvero al passaggio a diverso ruolo o fascia nell'ateneo; la percentuale di ricercatori a tempo determinato in servizio che non hanno trascorso l'intero percorso di dottorato e di post-dottorato, o, nel caso delle facoltà di medicina e chirurgia, di scuola di specializzazione, nella medesima università; la percentuale dei professori reclutati da altri atenei; la percentuale dei professori e ricercatori in servizio responsabili scientifici di progetti di ricerca internazionali e comunitari; il grado di internazionalizzazione del corpo docente.

6. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, lettera d), il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
   a) definire i LEP, anche con riferimento ai requisiti di merito ed economici, tali da assicurare gli strumenti ed i servizi, quali borse di studio, trasporti, assistenza sanitaria, ristorazione, accesso alla cultura, alloggi, già disponibili a legislazione vigente, per il conseguimento del pieno successo formativo degli studenti dell'istruzione superiore e rimuovere gli ostacoli di ordine economico, sociale e personale che limitano l'accesso ed il conseguimento dei più alti gradi di istruzione superiore agli studenti capaci e meritevoli, ma privi di mezzi;
    b) garantire agli studenti la più ampia libertà di scelta in relazione alla fruizione dei servizi per il diritto allo studio universitario;
   c) definire i criteri per l'attribuzione alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano del Fondo integrativo per la concessione di prestiti d'onore e di borse di studio, di cui all'articolo 16, comma 4, della legge 2 dicembre 1991, n. 390;
    d) favorire il raccordo tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le università e le diverse istituzioni che concorrono al successo formativo degli studenti al fine di potenziare la gamma dei servizi e degli interventi posti in essere dalle predette istituzioni, nell'ambito della propria autonomia statutaria;
    e) prevedere la stipula di specifici accordi con le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, per la sperimentazione di nuovi modelli nella gestione e nell'erogazione degli interventi;
   f) definire le tipologie di strutture residenziali destinate agli studenti universitari e le caratteristiche peculiari delle stesse.

7. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati, su proposta del Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, e, con riferimento alle disposizioni di cui al comma 6, di concerto con il Ministro della gioventù, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e sono trasmessi alle Camere per l'espressione del parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, le quali si esprimono entro sessanta giorni dalla data di trasmissione; decorso tale termine, i decreti sono adottati anche in mancanza del parere. Qualora il termine per l'espressione del parere parlamentare scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine di cui al comma 1, o successivamente, quest'ultimo termine e' prorogato di sessanta giorni.

8. In attuazione di quanto stabilito dall'articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in considerazione della complessità della materia trattata dai decreti legislativi di cui al comma 1 del presente articolo, nell'impossibilità di procedere alla determinazione degli effetti finanziari dagli stessi derivanti, la loro quantificazione e' effettuata al momento dell'adozione dei singoli decreti legislativi. I decreti legislativi dai quali derivano nuovi o maggiori oneri sono emanati solo successivamente all'entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie. A ciascuno schema di decreto legislativo e' allegata una relazione tecnica, predisposta ai sensi dell'articolo 17, comma 5, della citata legge n. 196 del 2009, che dà conto della neutralità finanziaria del medesimo decreto ovvero dei nuovi o maggiori oneri da esso derivanti e dei corrispondenti mezzi di copertura.

9. Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare eventuali disposizioni integrative e correttive, con le medesime modalità e nel rispetto dei medesimi principi e criteri direttivi.

Art. 6.
(Stato giuridico dei professori e dei ricercatori di ruolo)

1. Il regime di impegno dei professori e dei ricercatori e' a tempo pieno o a tempo definito. Ai fini della rendicontazione dei progetti di ricerca, la quantificazione figurativa delle attività annue di ricerca, di studio e di insegnamento, con i connessi compiti preparatori, di verifica e organizzativi, e' pari a 1.500 ore annue per i professori e i ricercatori a tempo pieno e a 750 ore per i professori e i ricercatori a tempo definito.

2. I professori svolgono attività di ricerca e di aggiornamento scientifico e, sulla base di criteri e modalità stabiliti con regolamento di ateneo, sono tenuti a riservare annualmente a compiti didattici e di servizio agli studenti, inclusi l'orientamento e il tutorato, nonche' ad attività di verifica dell'apprendimento, non meno di 350 ore in regime di tempo pieno e non meno di 250 ore in regime di tempo definito.

3. I ricercatori di ruolo svolgono attività di ricerca e di aggiornamento scientifico e, sulla base di criteri e modalità stabiliti con regolamento di ateneo, sono tenuti a riservare annualmente a compiti di didattica integrativa e di servizio agli studenti, inclusi l'orientamento e il tutorato, nonche' ad attività di verifica dell'apprendimento, fino ad un massimo di 350 ore in regime di tempo pieno e fino ad un massimo di 200 ore in regime di tempo definito.

4. Ai ricercatori a tempo indeterminato, agli assistenti del ruolo ad esaurimento e ai tecnici laureati di cui all'articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, che hanno svolto tre anni di insegnamento ai sensi dell'articolo 12 della legge 19 novembre 1990, n. 341, e successive modificazioni, nonche' ai professori incaricati stabilizzati sono affidati, con il loro consenso e fermo restando il rispettivo inquadramento e trattamento giuridico ed economico, corsi e moduli curriculari compatibilmente con la programmazione didattica definita dai competenti organi accademici nonche' compiti di tutorato e di didattica integrativa. Ad essi e' attribuito il titolo di professore aggregato per l'anno accademico in cui essi svolgono tali corsi e moduli. Il titolo e' conservato altresì nei periodi di congedo straordinario per motivi di studio di cui il ricercatore usufruisce nell'anno successivo a quello in cui ha svolto tali corsi e moduli. Ciascuna università, nei limiti delle disponibilità di bilancio e sulla base di criteri e modalità stabiliti con proprio regolamento, determina la retribuzione aggiuntiva dei ricercatori di ruolo ai quali, con il loro consenso, sono affidati moduli o corsi curriculari.

5. All'articolo 1, comma 11, della legge 4 novembre 2005, n. 230, le parole: «per il periodo di durata degli stessi corsi e moduli» sono sostituite dalle seguenti: «per l'anno accademico in cui essi svolgono tali corsi e moduli. Il titolo e' conservato altresì nei periodi di congedo straordinario per motivi di studio di cui il ricercatore usufruisce nell'anno successivo a quello in cui ha svolto tali corsi e moduli».

6. L'opzione per l'uno o l'altro regime di cui al comma 1 e' esercitata su domanda dell'interessato all'atto della presa di servizio ovvero, nel caso di passaggio dall'uno all'altro regime, con domanda da presentare al rettore almeno sei mesi prima dell'inizio dell'anno accademico dal quale far decorrere l'opzione e comporta l'obbligo di mantenere il regime prescelto per almeno un anno accademico.

7. Le modalità per l'autocertificazione e la verifica dell'effettivo svolgimento della attività didattica e di servizio agli studenti dei professori e dei ricercatori sono definite con regolamento di ateneo, che prevede altresì la differenziazione dei compiti didattici in relazione alle diverse aree scientifico-disciplinari e alla tipologia di insegnamento, nonche' in relazione all'assunzione da parte del docente di specifici incarichi di responsabilità gestionale o di ricerca. Fatta salva la competenza esclusiva delle università a valutare positivamente o negativamente le attività dei singoli docenti e ricercatori, l'ANVUR stabilisce criteri oggettivi di verifica dei risultati dell'attività di ricerca ai fini del comma 8.

8. In caso di valutazione negativa ai sensi del comma 7, i professori e i ricercatori sono esclusi dalle commissioni di abilitazione, selezione e progressione di carriera del personale accademico, nonche' dagli organi di valutazione dei progetti di ricerca.

9. La posizione di professore e ricercatore e' incompatibile con l'esercizio del commercio e dell'industria fatta salva la possibilità di costituire società con caratteristiche di spin off o di start up universitari, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297, anche assumendo in tale ambito responsabilità formali, nei limiti temporali e secondo la disciplina in materia dell'ateneo di appartenenza, nel rispetto dei criteri definiti con regolamento adottato con decreto del Ministro ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. L'esercizio di attività libero-professionale e' incompatibile con il regime di tempo pieno. Resta fermo quanto disposto dagli articoli 13, 14 e 15 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, fatto salvo quanto stabilito dalle convenzioni adottate ai sensi del comma 13 del presente articolo.

10. I professori e i ricercatori a tempo pieno, fatto salvo il rispetto dei loro obblighi istituzionali, possono svolgere liberamente, anche con retribuzione, attività di valutazione e di referaggio, lezioni e seminari di carattere occasionale, attività di collaborazione scientifica e di consulenza, attività di comunicazione e divulgazione scientifica e culturale, nonche' attività pubblicistiche ed editoriali. I professori e i ricercatori a tempo pieno possono altresì svolgere, previa autorizzazione del rettore, funzioni didattiche e di ricerca, nonche' compiti istituzionali e gestionali senza vincolo di subordinazione presso enti pubblici e privati senza scopo di lucro, purche' non si determinino situazioni di conflitto di interesse con l'università di appartenenza, a condizione comunque che l'attività non rappresenti detrimento delle attività didattiche, scientifiche e gestionali loro affidate dall'università di appartenenza.

11. I professori e i ricercatori a tempo pieno possono svolgere attività didattica e di ricerca anche presso un altro ateneo, sulla base di una convenzione tra i due atenei finalizzata al conseguimento di obiettivi di comune interesse. La convenzione stabilisce altresì, con l'accordo dell'interessato, le modalità di ripartizione tra i due atenei dell'impegno annuo dell'interessato, dei relativi oneri stipendiali e delle modalità di valutazione di cui al comma 7. Per un periodo complessivamente non superiore a cinque anni l'impegno può essere totalmente svolto presso il secondo ateneo, che provvede alla corresponsione degli oneri stipendiali. In tal caso, l'interessato esercita il diritto di elettorato attivo e passivo presso il secondo ateneo. Ai fini della valutazione delle attività di ricerca e delle politiche di reclutamento degli atenei, l'apporto dell'interessato e' ripartito in proporzione alla durata e alla quantità dell'impegno in ciascuno di essi. Con decreto del Ministro, da emanare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri per l'attivazione delle convenzioni.

12. I professori e i ricercatori a tempo definito possono svolgere attività libero-professionali e di lavoro autonomo anche continuative, purche' non determinino situazioni di conflitto di interesse rispetto all'ateneo di appartenenza. La condizione di professore a tempo definito e' incompatibile con l'esercizio di cariche accademiche. Gli statuti di ateneo disciplinano il regime della predetta incompatibilità. Possono altresì svolgere attività didattica e di ricerca presso università o enti di ricerca esteri, previa autorizzazione del rettore che valuta la compatibilità con l'adempimento degli obblighi istituzionali. In tal caso, ai fini della valutazione delle attività di ricerca e delle politiche di reclutamento degli atenei, l'apporto dell'interessato e' considerato in proporzione alla durata e alla quantità dell'impegno reso nell'ateneo di appartenenza.

13. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero, di concerto con il Ministero della salute, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentita la Conferenza dei presidi delle facoltà di medicina e chirurgia riguardo alle strutture cliniche e di ricerca traslazionale necessarie per la formazione nei corsi di laurea di area sanitaria di cui alla direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, predispone lo schema-tipo delle convenzioni al quale devono attenersi le università e le regioni per regolare i rapporti in materia di attività sanitarie svolte per conto del Servizio sanitario nazionale.

14. I professori e i ricercatori sono tenuti a presentare una relazione triennale sul complesso delle attività didattiche, di ricerca e gestionali svolte, unitamente alla richiesta di attribuzione dello scatto stipendiale di cui agli articoli 36 e 38 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, fermo restando quanto previsto in materia dal decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. La valutazione del complessivo impegno didattico, di ricerca e gestionale ai fini dell'attribuzione degli scatti triennali di cui all'articolo 8 e' di competenza delle singole università secondo quanto stabilito nei regolamenti di ateneo. In caso di valutazione negativa, la richiesta di attribuzione dello scatto può essere reiterata dopo che sia trascorso almeno un anno accademico. Nell'ipotesi di mancata attribuzione dello scatto, la somma corrispondente e' conferita al Fondo di ateneo per la premialità dei professori e dei ricercatori di cui all'articolo 9.

Art. 7.
(Norme in materia di mobilità dei professori e dei ricercatori)

1. I professori e i ricercatori universitari possono, a domanda, essere collocati per un periodo massimo di cinque anni, anche consecutivi, in aspettativa senza assegni per lo svolgimento di attività presso soggetti e organismi, pubblici o privati, anche operanti in sede internazionale, i quali provvedono anche al relativo trattamento economico e previdenziale.

2. Il collocamento in aspettativa di cui al comma 1 e' disposto dal rettore, sentite le strutture di afferenza del docente, e ad esso si applicano le disposizioni di cui all'articolo 13, commi quarto, quinto e sesto, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382. E' ammessa la ricongiunzione dei periodi contributivi a domanda dell'interessato, ai sensi della legge 7 febbraio 1979, n. 29. Quando l'incarico e' espletato presso organismi operanti in sede internazionale, la ricongiunzione dei periodi contributivi e' a carico dell'interessato, salvo che l'ordinamento dell'amministrazione di destinazione non disponga altrimenti.

3. Al fine di incentivare la mobilità interuniversitaria del personale accademico, ai professori e ai ricercatori che prendono servizio presso atenei aventi sede in altra regione rispetto a quella della sede di provenienza, o nella stessa regione se previsto da un accordo di programma approvato dal Ministero ovvero, a seguito delle procedure di cui all'articolo 3, in una sede diversa da quella di appartenenza, possono essere attribuiti incentivi finanziari, a carico del fondo di finanziamento ordinario. L'incentivazione della mobilità universitaria e' altresì favorita dalla possibilità che il trasferimento di professori e ricercatori possa avvenire attraverso lo scambio contestuale di docenti in possesso della stessa qualifica tra due sedi universitarie consenzienti.

4. In caso di cambiamento di sede, i professori, i ricercatori di ruolo e i ricercatori a tempo determinato responsabili di progetti di ricerca finanziati da soggetti diversi dall'università di appartenenza conservano la titolarità dei progetti e dei relativi finanziamenti, ove scientificamente possibile e con l'accordo del committente di ricerca.

5. Con decreto del Ministro sono stabiliti criteri e modalità per favorire, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, la mobilità interregionale dei professori universitari che hanno prestato servizio presso corsi di laurea o sedi soppresse a seguito di procedure di razionalizzazione dell'offerta didattica.

Art. 8.
(Revisione del trattamento economico dei professori e dei ricercatori universitari)

1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo, tenendo conto anche delle disposizioni recate in materia dal decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, adotta un regolamento ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, per la revisione della disciplina del trattamento economico dei professori e dei ricercatori universitari già in servizio e di quelli vincitori di concorsi indetti fino alla data di entrata in vigore della presente legge, come determinato dagli articoli 36, 38 e 39 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, secondo le seguenti norme regolatrici:
    a) trasformazione della progressione biennale per classi e scatti di stipendio in progressione triennale;
    b) invarianza complessiva della progressione;
    c) decorrenza della trasformazione dal primo scatto successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.     

2. E' abrogato il comma 3 dell'articolo 3-ter del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1.

3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo adotta un regolamento ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, per la rimodulazione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, della progressione economica e dei relativi importi, anche su base premiale, per i professori e i ricercatori assunti ai sensi della presente legge, secondo le seguenti norme regolatrici:
    a) abolizione del periodo di straordinariato e di conferma rispettivamente per i professori di prima fascia e per i professori di seconda fascia;
    b) eliminazione delle procedure di ricostruzione di carriera e conseguente rivalutazione del trattamento iniziale;
    c) possibilità, per i professori e i ricercatori nominati secondo il regime previgente, di optare per il regime di cui al presente comma.

4. I regolamenti di cui al presente articolo sono adottati su proposta del Ministro, sentito il Ministro dell'economia e delle finanze.

Art. 9.
(Fondo per la premialità)

1. E' istituito un Fondo di ateneo per la premialità di professori e ricercatori tenuto conto di quanto previsto dall'articolo 1, comma 16, della legge 4 novembre 2005, n. 230, cui affluiscono le risorse di cui all'articolo 6, comma 14, ultimo periodo, della presente legge. Ulteriori somme possono essere attribuite a ciascuna università con decreto del Ministro, in proporzione alla valutazione dei risultati raggiunti effettuata dall'ANVUR. Il Fondo può essere integrato dai singoli atenei anche con una quota dei proventi delle attività conto terzi ovvero con finanziamenti pubblici o privati. In tal caso, le università possono prevedere, con appositi regolamenti, compensi aggiuntivi per il personale docente e tecnico amministrativo che contribuisce all'acquisizione di commesse conto terzi ovvero di finanziamenti privati, nei limiti delle risorse del Fondo non derivanti da finanziamenti pubblici.

Art. 10.
(Competenza disciplinare)

1. Presso ogni università e' istituito un collegio di disciplina, composto esclusivamente da professori universitari in regime di tempo pieno e da ricercatori a tempo indeterminato in regime di tempo pieno, secondo modalità definite dallo statuto, competente a svolgere la fase istruttoria dei procedimenti disciplinari e ad esprimere in merito parere conclusivo. Il collegio opera secondo il principio del giudizio fra pari, nel rispetto del contraddittorio. La partecipazione al collegio di disciplina non dà luogo alla corresponsione di compensi, emolumenti, indennità o rimborsi spese.

2. L'avvio del procedimento disciplinare spetta al rettore che, per ogni fatto che possa dar luogo all'irrogazione di una sanzione più grave della censura tra quelle previste dall'articolo 87 del testo unico delle leggi sull'istruzione superiore di cui al regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, entro trenta giorni dal momento della conoscenza dei fatti, trasmette gli atti al collegio di disciplina, formulando motivata proposta.

3. Il collegio di disciplina, uditi il rettore ovvero un suo delegato, nonche' il professore o il ricercatore sottoposto ad azione disciplinare, eventualmente assistito da un difensore di fiducia, entro trenta giorni esprime parere sulla proposta avanzata dal rettore sia in relazione alla rilevanza dei fatti sul piano disciplinare sia in relazione al tipo di sanzione da irrogare e trasmette gli atti al consiglio di amministrazione per l'assunzione delle conseguenti deliberazioni. Il procedimento davanti al collegio resta disciplinato dalla normativa vigente.

4. Entro trenta giorni dalla ricezione del parere, il consiglio di amministrazione, senza la rappresentanza degli studenti, infligge la sanzione ovvero dispone l'archiviazione del procedimento, conformemente al parere vincolante espresso dal collegio di disciplina.

5. Il procedimento si estingue ove la decisione di cui al comma 4 non intervenga nel termine di centottanta giorni dalla data di trasmissione degli atti al consiglio di amministrazione. Il termine e' sospeso fino alla ricostituzione del collegio di disciplina ovvero del consiglio di amministrazione nel caso in cui siano in corso le operazioni preordinate alla formazione dello stesso che ne impediscono il regolare funzionamento. Il termine e' altresì sospeso, per non più di due volte e per un periodo non superiore a sessanta giorni in relazione a ciascuna sospensione, ove il collegio ritenga di dover acquisire ulteriori atti o documenti per motivi istruttori. Il rettore e' tenuto a dare esecuzione alle richieste istruttorie avanzate dal collegio.

6. E' abrogato l'articolo 3 della legge 16 gennaio 2006, n. 18.

Art. 11.
(Interventi perequativi per le università statali)

1. A decorrere dal 2011, allo scopo di accelerare il processo di riequilibrio delle università statali e tenuto conto della primaria esigenza di assicurare la copertura delle spese fisse di personale di ruolo entro i limiti della normativa vigente, una quota pari almeno all'1,5 per cento del fondo di finanziamento ordinario e delle eventuali assegnazioni destinate al funzionamento del sistema universitario e' destinata ad essere ripartita tra le università che, sulla base delle differenze percentuali del valore del fondo di finanziamento ordinario consolidato del 2010, presentino una situazione di sottofinanziamento superiore al 5 per cento rispetto al modello per la ripartizione teorica del fondo di finanziamento ordinario elaborato dai competenti organismi di valutazione del sistema universitario. L'intervento perequativo viene ridotto proporzionalmente laddove la situazione di sottofinanziamento derivi dall'applicazione delle misure di valutazione della qualità di cui all'articolo 5 della presente legge e all'articolo 2 del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1. Il calcolo degli squilibri finanziari dei singoli atenei può tenere conto delle specificità delle università sede di facoltà di medicina e chirurgia collegate ad aziende ospedaliere nate da ex policlinici a gestione diretta, escludendo ogni intervento per il ripiano di eventuali disavanzi previsto dall'articolo 5, comma 4, lettere g), h), i), l) e m), della presente legge.

2. Il Ministro provvede con proprio decreto alla ripartizione della percentuale di cui al comma 1.

Art. 12.
(Università non statali legalmente riconosciute)

1. Al fine di incentivare la correlazione tra la distribuzione delle risorse statali e il conseguimento di risultati di particolare rilievo nel campo della didattica e della ricerca, una quota non superiore al 20 per cento dell'ammontare complessivo dei contributi di cui alla legge 29 luglio 1991, n. 243, relativi alle università non statali legalmente riconosciute, con progressivi incrementi negli anni successivi, e' ripartita sulla base di criteri, determinati con decreto del Ministro, sentita l'ANVUR, tenuto conto degli indicatori definiti ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1.

2. Gli incrementi di cui al comma 1 sono disposti annualmente, con decreto del Ministro, in misura compresa tra il 2 per cento e il 4 per cento dell'ammontare complessivo dei contributi relativi alle università non statali, determinata tenendo conto delle risorse complessivamente disponibili e dei risultati conseguiti nel miglioramento dell'efficacia e dell'efficienza nell'utilizzo delle risorse.

3. Le previsioni di cui al presente articolo non si applicano alle università telematiche ad eccezione di quelle, individuate con decreto del Ministro, sentita l'ANVUR e, nelle more della sua costituzione, con il parere del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (CNVSU), che rispettino i criteri di cui al comma 1.

Art. 13.
(Misure per la qualità del sistema universitario)

1. All'articolo 2 del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al comma 1, lettera c), e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Ai fini di cui alla presente lettera, sono presi in considerazione i parametri relativi all'incidenza del costo del personale sulle risorse complessivamente disponibili, nonche' il numero e l'entità dei progetti di ricerca di rilievo nazionale ed internazionale assegnati all'ateneo»;
    b) dopo il comma 1, e' inserito il seguente:
        «1-bis. Gli incrementi di cui al comma 1 sono disposti annualmente, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, in misura compresa tra lo 0,5 per cento e il 2 per cento del fondo di finanziamento ordinario di cui all'articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, determinata tenendo conto delle risorse complessivamente disponibili e dei risultati conseguiti nel miglioramento dell'efficacia e dell'efficienza nell'utilizzo delle risorse».

Art. 14.
(Disciplina di riconoscimento dei crediti)

1. All'articolo 2, comma 147, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, la parola: «sessanta» e' sostituita dalla seguente: «dodici» e sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Il riconoscimento deve essere effettuato esclusivamente sulla base delle competenze dimostrate da ciascuno studente. Sono escluse forme di riconoscimento attribuite collettivamente. Le università possono riconoscere quali crediti formativi, entro il medesimo limite, il conseguimento da parte dello studente di medaglia olimpica o paralimpica ovvero del titolo di campione mondiale assoluto, campione europeo assoluto o campione italiano assoluto nelle discipline riconosciute dal Comitato olimpico nazionale italiano o dal Comitato italiano paralimpico».

2. Con decreto del Ministro, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentiti i Ministri competenti, sono definite le modalità attuative e le eventuali deroghe debitamente motivate alle disposizioni di cui al comma 1, anche con riferimento al limite massimo di crediti riconoscibili in relazione alle attività formative svolte nei cicli di studio presso gli istituti di formazione della pubblica amministrazione, nonche' alle altre conoscenze e abilità maturate in attività formative di livello post-secondario, alla cui progettazione e realizzazione l'università abbia concorso.

3. Con il medesimo decreto di cui al comma 2 sono definiti i criteri per il riconoscimento dei crediti acquisiti dallo studente a conclusione dei percorsi realizzati dagli istituti tecnici superiori di cui al capo II del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 dell'11 aprile 2008, definiti ai sensi dell'articolo 69, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n. 144, nell'ambito dei progetti attuati con le università attraverso le federazioni di cui all'articolo 3 della presente legge.

TITOLO III
NORME IN MATERIA DI PERSONALE
ACCADEMICO E RIORDINO DELLA
DISCIPLINA CONCERNENTE
IL RECLUTAMENTO

Art. 15.
(Settori concorsuali e settori scientifico-disciplinari)

1. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro, con proprio decreto di natura non regolamentare, sentito il Consiglio universitario nazionale (CUN), definisce, secondo criteri di affinità, i settori concorsuali in relazione ai quali si svolgono le procedure per il conseguimento dell'abilitazione di cui all'articolo 16. I settori concorsuali sono raggruppati in macrosettori concorsuali. Ciascun settore concorsuale può essere articolato in settori scientifico-disciplinari, che sono utilizzati esclusivamente per quanto previsto agli articoli 18, 22, 23 e 24 della presente legge, nonche' per la definizione degli ordinamenti didattici di cui all'articolo 17, commi 95 e seguenti, della legge 15 maggio 1997, n. 127.

2. Ai settori concorsuali afferiscono, in sede di prima applicazione, almeno cinquanta professori di prima fascia e, a regime, almeno trenta professori di prima fascia.

3. Con il decreto di cui al comma 1 sono definite le modalità di revisione dei settori concorsuali e dei relativi settori scientifico-disciplinari con cadenza almeno quinquennale.

Art. 16.
(Istituzione dell'abilitazione scientifica nazionale)

1. E' istituita l'abilitazione scientifica nazionale, di seguito denominata «abilitazione». L'abilitazione ha durata quadriennale e richiede requisiti distinti per le funzioni di professore di prima e di seconda fascia. L'abilitazione attesta la qualificazione scientifica che costituisce requisito necessario per l'accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori.

2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o più regolamenti emanati ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, sono disciplinate le modalità di espletamento delle procedure finalizzate al conseguimento dell'abilitazione, in conformità ai criteri di cui al comma 3.

3. I regolamenti di cui al comma 2 prevedono:
   a) l'attribuzione dell'abilitazione con motivato giudizio fondato sulla valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche, previa sintetica descrizione del contributo individuale alle attività di ricerca e sviluppo svolte, ed espresso sulla base di criteri e parametri differenziati per funzioni e per area disciplinare, definiti con decreto del Ministro;
    b) la possibilità che il decreto di cui alla lettera a) prescriva un numero massimo di pubblicazioni che ciascun candidato può presentare ai fini del conseguimento dell'abilitazione, anche differenziato per fascia e per area disciplinare e in ogni caso non inferiore a dodici;
    c) meccanismi di verifica quinquennale dell'adeguatezza e congruità dei criteri e parametri di cui alla lettera a) e di revisione o adeguamento degli stessi con apposito decreto ministeriale;
    d) l'indizione obbligatoria, con frequenza annuale inderogabile, delle procedure per il conseguimento dell'abilitazione;
    e) i termini e le modalità di espletamento delle procedure di abilitazione, distinte per settori concorsuali, e l'individuazione di modalità, anche informatiche, idonee a consentire la conclusione delle stesse entro cinque mesi dall'indizione; la garanzia della pubblicità degli atti e dei giudizi espressi dalle commissioni giudicatrici;
   f) l'istituzione per ciascun settore concorsuale, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica ed a carico delle disponibilità di bilancio degli atenei, di un'unica commissione nazionale di durata biennale per le procedure di abilitazione alle funzioni di professore di prima e di seconda fascia, mediante sorteggio di quattro commissari all'interno di una lista di professori ordinari costituita ai sensi della lettera h) e sorteggio di un commissario all'interno di una lista, curata dall'ANVUR, di studiosi e di esperti di pari livello in servizio presso università di un Paese aderente all'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). La partecipazione alla commissione nazionale di cui alla presente lettera non dà luogo alla corresponsione di compensi, emolumenti ed indennità;
    g) il divieto che della commissione di cui alla lettera f) faccia parte più di un commissario della stessa università; la possibilità che i commissari in servizio presso atenei italiani siano, a richiesta, parzialmente esentati dalla ordinaria attività didattica, nell'ambito della programmazione didattica e senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica; la corresponsione ai commissari in servizio all'estero di un compenso determinato con decreto non regolamentare del Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze;
   h) l'effettuazione del sorteggio di cui alla lettera f) all'interno di liste, una per ciascun settore concorsuale e contenente i nominativi dei professori ordinari appartenenti allo stesso che hanno presentato domanda per esservi inclusi, corredata della documentazione concernente la propria attività scientifica complessiva, con particolare riferimento all'ultimo quinquennio;
l'inclusione nelle liste dei soli professori positivamente valutati ai sensi dell'articolo 6, comma 7, ed in possesso di un curriculum, reso pubblico per via telematica, coerente con i criteri e i parametri di cui alla lettera a) del presente comma, riferiti alla fascia e al settore di appartenenza;
   i) il sorteggio di cui alla lettera h) assicura che della commissione faccia parte almeno un commissario per ciascun settore scientifico-disciplinare, ricompreso nel settore concorsuale, al quale afferiscano almeno trenta professori ordinari; la commissione può acquisire pareri scritti pro veritate sull'attività scientifica dei candidati da parte di esperti revisori in possesso delle caratteristiche di cui alla lettera h); i pareri sono pubblici ed allegati agli atti della procedura;
    l) il divieto per i commissari di far parte contemporaneamente di più di una commissione di abilitazione e, per tre anni dalla conclusione del mandato, di commissioni per il conferimento dell'abilitazione relativa a qualunque settore concorsuale;
    m) la preclusione, in caso di mancato conseguimento dell'abilitazione, a partecipare alle procedure indette nel biennio successivo per l'attribuzione della stessa o per l'attribuzione dell'abilitazione alla funzione superiore;
    n) la valutazione dell'abilitazione come titolo preferenziale per l'attribuzione dei contratti di insegnamento di cui all'articolo 23, comma 2;
    o) lo svolgimento delle procedure per il conseguimento dell'abilitazione presso università dotate di idonee strutture e l'individuazione delle procedure per la scelta delle stesse; le università prescelte assicurano le strutture e il supporto di segreteria nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili e sostengono gli oneri relativi al funzionamento di ciascuna commissione; di tale onere si tiene conto nella ripartizione del fondo di finanziamento ordinario.

4. Il conseguimento dell'abilitazione scientifica non costituisce titolo di idoneità ne' dà alcun diritto relativamente al reclutamento in ruolo o alla promozione presso un'università al di fuori delle procedure previste dall'articolo 18.

Art. 17.
(Equipollenze)

1. I diplomi delle scuole dirette a fini speciali istituite ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162, riconosciuti al termine di un corso di durata triennale, e i diplomi universitari istituiti ai sensi della legge 19 novembre 1990, n. 341, purche' della medesima durata, sono equipollenti alle lauree di cui all'articolo 3, comma 1, lettera a), del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509.

2. Ai diplomati di cui al comma 1 compete la qualifica accademica di «dottore» prevista per i laureati di cui all'articolo 13, comma 7, del decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270.

3. Ai diplomi delle scuole dirette a fini speciali, istituite ai sensi del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 162 del 1982, e ai diplomi universitari istituiti ai sensi della citata legge n. 341 del 1990, di durata inferiore a tre anni, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 13, comma 3, del citato regolamento di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica n. 509 del 1999.

4. Con decreto del Ministro, da emanare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, e' identificata l'attuale classe di appartenenza del titolo di laurea a cui fanno riferimento i diplomi universitari rilasciati dalle scuole dirette a fini speciali e i diplomi universitari dell'ordinamento previgente.

Art. 18.
(Chiamata dei professori)

1. Le università, con proprio regolamento adottato ai sensi della legge 9 maggio 1989, n. 168, disciplinano, nel rispetto del codice etico, la chiamata dei professori di prima e di seconda fascia nel rispetto dei principi enunciati dalla Carta europea dei ricercatori, di cui alla raccomandazione della Commissione delle Comunità europee n. 251 dell'11 marzo 2005, e specificamente dei seguenti criteri:
   a) pubblicità del procedimento di chiamata sul sito dell'ateneo e su quelli del Ministero e dell'Unione europea; specificazione del settore concorsuale e di un eventuale profilo esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari;
informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni, sui diritti e i doveri e sul relativo trattamento economico e previdenziale;
    b) ammissione al procedimento, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 29, comma 8, di studiosi in possesso dell'abilitazione per il settore concorsuale e per le funzioni oggetto del procedimento, ovvero per funzioni superiori purche' non già titolari delle medesime funzioni superiori. Ai procedimenti per la chiamata di professori di prima e di seconda fascia possono partecipare altresì i professori, rispettivamente, di prima e di seconda fascia già in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge, nonche' gli studiosi stabilmente impegnati all'estero in attività di ricerca o insegnamento a livello universitario in posizioni di livello pari a quelle oggetto del bando, sulla base di tabelle di corrispondenza, aggiornate ogni tre anni, definite dal Ministro, sentito il CUN. In ogni caso, ai procedimenti per la chiamata, di cui al presente articolo, non possono partecipare coloro che abbiano un grado di parentela o di affinità, fino al quarto grado compreso, con un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata ovvero con il rettore, il direttore generale o un componente del consiglio di amministrazione dell'ateneo;
    c) applicazione dei criteri di cui alla lettera b), ultimo periodo, in relazione al conferimento degli assegni di ricerca di cui all'articolo 22 e alla stipulazione dei contratti di cui all'articolo 24 e di contratti a qualsiasi titolo erogati dall'ateneo;
    d) valutazione delle pubblicazioni scientifiche, del curriculum e dell'attività didattica degli studiosi di cui alla lettera b). Le università possono stabilire il numero massimo delle pubblicazioni in conformità a quanto prescritto dal decreto di cui all'articolo 16, comma 3, lettera b), e accertare, oltre alla qualificazione scientifica dell'aspirante, anche le competenze linguistiche necessarie in relazione al profilo plurilingue dell'ateneo ovvero alle esigenze didattiche dei corsi di studio in lingua estera;
    e) formulazione della proposta di chiamata da parte del dipartimento con voto favorevole della maggioranza assoluta dei professori di prima fascia per la chiamata di professori di prima fascia, e dei professori di prima e di seconda fascia per la chiamata dei professori di seconda fascia, e approvazione della stessa con delibera del consiglio di amministrazione.

2. Nell'ambito delle disponibilità di bilancio di ciascun ateneo i procedimenti per la chiamata dei professori di prima e di seconda fascia di cui al comma 1, nonche' per l'attribuzione dei contratti di cui all'articolo 24, di ciascun ateneo statale sono effettuati sulla base della programmazione triennale di cui all'articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e di cui all'articolo 1-ter del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, nonche' delle disposizioni di cui all'articolo 5, comma 4, lettera d), della presente legge. La programmazione assicura la sostenibilità nel tempo degli oneri stipendiali, compresi i maggiori oneri derivanti dall'attribuzione degli scatti stipendiali, dagli incrementi annuali e dalla dinamica di progressione di carriera del personale. La programmazione assicura altresì la copertura finanziaria degli oneri derivanti da quanto previsto dall'articolo 24, comma 5.

3. Gli oneri derivanti dalla chiamata di professori di cui al comma 1 e dall'attribuzione dei contratti di cui all'articolo 24 possono essere a carico totale di altri soggetti pubblici e di soggetti privati, previa stipula di convenzioni di durata almeno quindicennale per i professori e i ricercatori titolari del secondo contratto di cui all'articolo 24, comma 5, ovvero di durata almeno pari a quella del contratto per i ricercatori.

4. Ciascuna università statale, nell'ambito della programmazione triennale, vincola le risorse corrispondenti ad almeno un quinto dei posti disponibili di professore di ruolo alla chiamata di coloro che nell'ultimo triennio non hanno prestato servizio, o non sono stati titolari di assegni di ricerca ovvero iscritti a corsi universitari nell'università stessa.

5. La partecipazione ai gruppi e ai progetti di ricerca delle università, qualunque ne sia l'ente finanziatore, e lo svolgimento delle attività di ricerca presso le università sono riservati esclusivamente:
    a) ai professori e ai ricercatori universitari, anche a tempo determinato;
    b) ai titolari degli assegni di ricerca di cui all'articolo 22;
    c) agli studenti dei corsi di dottorato di ricerca, nonche' a studenti di corsi di laurea magistrale nell'ambito di specifiche attività formative;
    d) ai professori a contratto di cui all'articolo 23;
    e) al personale tecnico-amministrativo in servizio a tempo indeterminato presso le università purche' in possesso di specifiche competenze nel campo della ricerca;
    f) ai dipendenti di altre amministrazioni pubbliche, di enti pubblici o privati, di imprese, ovvero a titolari di borse di studio o di ricerca banditi da tali amministrazioni, enti o imprese, purche' sulla base di specifiche convenzioni e senza oneri finanziari per l'università ad eccezione dei costi diretti relativi allo svolgimento dell'attività di ricerca e degli eventuali costi assicurativi.

6. Alla partecipazione ai progetti di ricerca finanziati dall'Unione europea o da altre istituzioni straniere, internazionali o sovranazionali, e allo svolgimento delle relative attività si applicano le norme previste dai relativi bandi.

Art. 19.
(Disposizioni in materia di dottorato di ricerca)

1. All'articolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) il comma 2 e' sostituito dal seguente:
        «2. I corsi di dottorato di ricerca sono istituiti, previo accreditamento da parte del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, su conforme parere dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), dalle università, dagli istituti di istruzione universitaria ad ordinamento speciale e da qualificate istituzioni italiane di formazione e ricerca avanzate. I corsi possono essere altresì istituiti da consorzi tra università o tra università ed enti di ricerca pubblici e privati di alta qualificazione, fermo restando in tal caso il rilascio del relativo titolo accademico da parte delle istituzioni universitarie. Le modalità di accreditamento delle sedi e dei corsi di dottorato, quale condizione necessaria ai fini dell'istituzione e dell'attivazione dei corsi, e le condizioni di eventuale revoca dell'accreditamento, nonche' le modalità di individuazione delle qualificate istituzioni italiane di formazione e ricerca di cui al primo periodo, sono disciplinate con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, su proposta dell'ANVUR. Il medesimo decreto definisce altresì i criteri e i parametri sulla base dei quali i soggetti accreditati disciplinano, con proprio regolamento, l'istituzione dei corsi di dottorato, le modalità di accesso e di conseguimento del titolo, gli obiettivi formativi e il relativo programma di studi, la durata, il contributo per l'accesso e la frequenza, il numero, le modalità di conferimento e l'importo delle borse di studio di cui al comma 5, nonche' le convenzioni di cui al comma 4»;
   b) al comma 5, lettera c):
        1) le parole: «comunque non inferiore alla metà dei dottorandi» sono soppresse;
        2) dopo le parole: «borse di studio da assegnare» sono inserite le seguenti: «e dei contratti di apprendistato di cui all'articolo 50 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, da stipulare»;
    c) dopo il comma 6 e' inserito il seguente:
        «6-bis. E' consentita la frequenza congiunta del corso di specializzazione medica e del corso di dottorato di ricerca. In caso di frequenza congiunta, la durata del corso di dottorato e' ridotta ad un minimo di due anni»;
    d) e' aggiunto, in fine, il seguente comma:
        «8-bis. Il titolo di dottore di ricerca e' abbreviato con le diciture: "Dott. Ric." ovvero "Ph. D."».

2. La disposizione di cui al numero 1) della lettera b) del comma 1 del presente articolo acquista efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto del Ministro di cui al comma 2 dell'articolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, come sostituito dalla lettera a) del medesimo comma 1 del presente articolo.

3. All'articolo 2, primo comma, della legge 13 agosto 1984, n. 476, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) al primo periodo, dopo le parole: «e' collocato a domanda» sono inserite le seguenti: «, compatibilmente con le esigenze dell'amministrazione,»;
   b) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Non hanno diritto al congedo straordinario, con o senza assegni, i pubblici dipendenti che abbiano già conseguito il titolo di dottore di ricerca, ne' i pubblici dipendenti che siano stati iscritti a corsi di dottorato per almeno un anno accademico, beneficiando di detto congedo. I congedi straordinari e i connessi benefici in godimento alla data di entrata in vigore della presente disposizione sono mantenuti».

Art. 20.
(Valutazione tra pari per la selezione dei progetti di ricerca)

1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare, di concerto con il Ministro e con il Ministro della salute, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, si provvede, a valere sulle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente, per un periodo sperimentale di tre anni ad applicare il principio della tecnica di valutazione tra pari, svolta da comitati composti per almeno un terzo da studiosi operanti all'estero, ai fini della selezione di tutti i progetti di ricerca, finanziati a carico delle risorse di cui all'autorizzazione di spesa recata dall'articolo 12 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, e a carico del Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica, di cui all'articolo 1, comma 870, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, ferma restando la possibilità di una disciplina particolare in relazione al Fondo per le agevolazioni alla ricerca, di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297. Restano ferme le norme di cui all'articolo 1, commi 814 e 815, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, e all'articolo 2, commi 313, 314 e 315, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. Sono altresì fatti salvi, nel rispetto, ove possibile, del principio della tecnica di valutazione tra pari, i vincoli già previsti di destinazione di quote dei suddetti stanziamenti in favore di determinati settori, ambiti di soggetti o finalità.

2. All'articolo 2, comma 313, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, dopo le parole: «italiana o straniera,» sono inserite le seguenti: «in maggioranza».

Art. 21.
(Comitato nazionale dei garanti per la ricerca)

1. Al fine di promuovere la qualità della ricerca e assicurare il buon funzionamento delle procedure di valutazione tra pari previste dall'articolo 20, e' istituito il Comitato nazionale dei garanti per la ricerca (CNGR). Il CNGR e' composto da sette studiosi, italiani o stranieri, di elevata qualificazione scientifica internazionale, appartenenti a una pluralità di aree disciplinari, tra i quali almeno due donne e due uomini, nominati dal Ministro, il quale sceglie in un elenco composto da non meno di dieci e non più di quindici persone definito da un comitato di selezione. Il comitato di selezione, istituito con decreto del Ministro, e' composto da cinque membri di alta qualificazione, designati, uno ciascuno, dal Ministro, dal presidente del Consiglio direttivo dell'ANVUR, dal vice presidente del Comitato di esperti per la politica della ricerca (CEPR), dal presidente dell'European Research Council, dal presidente dell'European Science Foundation.

2. Il CNGR indica criteri generali per le attività di valutazione dei risultati, tenendo in massima considerazione le raccomandazioni approvate da organismi internazionali cui l'Italia aderisce in virtù di convenzioni e trattati; nomina gli studiosi che fanno parte dei comitati di selezione di cui al comma 1 dell'articolo 20 e coordina le attività dei comitati suddetti; subentra alla commissione di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 26 marzo 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 26 luglio 2004, nonche' alla commissione di garanzia prevista per i programmi di ricerca di interesse nazionale. Le predette commissioni sono soppresse dalla data in cui sono nominati i componenti del CNGR. Con specifici accordi di programma dotati di adeguata copertura degli oneri da essi derivanti, il CNGR può provvedere all'espletamento delle procedure di selezione dei progetti o programmi di ricerca attivati da enti pubblici o privati. Nell'esercizio delle sue funzioni, il CNGR si avvale delle risorse umane, strumentali e finanziarie del Ministero relative alle attività contemplate dal presente comma.

3. La spesa per il funzionamento del CNGR e per i compensi relativi alle procedure di selezione e valutazione dei progetti di ricerca e' compresa nell'ambito dei fondi riguardanti il finanziamento dei progetti o programmi di ricerca, per un importo massimo non superiore al 3 per cento dei predetti fondi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Il decreto del Ministro che nomina i componenti del CNGR determina le indennità spettanti ai suoi componenti.

4. Il CNGR definisce le proprie regole di organizzazione e funzionamento ed elegge al proprio interno il presidente, a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti. I dipendenti pubblici possono essere collocati in aspettativa per la durata del mandato. I componenti del CNGR restano in carica per un triennio e non possono essere nuovamente nominati prima che siano trascorsi almeno cinque anni. Essi cessano automaticamente dalla carica al compimento del settantesimo anno di età. Se uno dei componenti cessa dalla carica prima della scadenza del proprio mandato, il componente che viene nominato in sostituzione resta in carica per la durata residua del mandato. Il predetto componente e' scelto dal Ministro nello stesso elenco di cui al secondo periodo del comma 1.

5. In sede di prima applicazione, mediante sorteggio, sono individuati due componenti del CNGR che durano in carica due anni e tre componenti che durano in carica tre anni. Il CNGR predispone rapporti specifici sull'attività svolta e una relazione annuale in materia di valutazione della ricerca, che trasmette al Ministro, il quale cura la pubblicazione e la diffusione dei rapporti e delle relazioni del CNGR.

Art. 22.
(Assegni di ricerca)

1. Le università, le istituzioni e gli enti pubblici di ricerca e sperimentazione, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) e l'Agenzia spaziale italiana (ASI), nonche' le istituzioni il cui diploma di perfezionamento scientifico e' stato riconosciuto equipollente al titolo di dottore di ricerca ai sensi dell'articolo 74, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio, possono conferire assegni per lo svolgimento di attività di ricerca. I bandi, resi pubblici anche per via telematica sui siti dell'ateneo, ente o istituzione, del Ministero e dell'Unione europea, contengono informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni, sui diritti e i doveri relativi alla posizione e sul trattamento economico e previdenziale spettante.

2. Possono essere destinatari degli assegni studiosi in possesso di curriculum scientifico professionale idoneo allo svolgimento di attività di ricerca, con esclusione del personale di ruolo dei soggetti di cui al comma 1. I medesimi soggetti possono stabilire che il dottorato di ricerca o titolo equivalente conseguito all'estero ovvero, per i settori interessati, il titolo di specializzazione di area medica corredato di una adeguata produzione scientifica, costituiscono requisito obbligatorio per l'ammissione al bando; in assenza di tale disposizione, i suddetti titoli costituiscono titolo preferenziale ai fini dell'attribuzione degli assegni.

3. Gli assegni possono avere una durata compresa tra uno e tre anni, sono rinnovabili e non cumulabili con borse di studio a qualsiasi titolo conferite, ad eccezione di quelle concesse da istituzioni nazionali o straniere utili ad integrare, con soggiorni all'estero, l'attività di ricerca dei titolari. La durata complessiva dei rapporti instaurati ai sensi del presente articolo, compresi gli eventuali rinnovi, non può comunque essere superiore a quattro anni, ad esclusione del periodo in cui l'assegno e' stato fruito in coincidenza con il dottorato di ricerca, nel limite massimo della durata legale del relativo corso. La titolarità dell'assegno non e' compatibile con la partecipazione a corsi di laurea, laurea specialistica o magistrale, dottorato di ricerca con borsa o specializzazione medica, in Italia o all'estero, e comporta il collocamento in aspettativa senza assegni per il dipendente in servizio presso amministrazioni pubbliche.

4. I soggetti di cui al comma 1 disciplinano le modalità di conferimento degli assegni con apposito regolamento, prevedendo la possibilità di attribuire gli stessi mediante le seguenti procedure:
    a) pubblicazione di un unico bando relativo alle aree scientifiche di interesse del soggetto che intende conferire assegni per attività di ricerca, seguito dalla presentazione direttamente dai candidati dei progetti di ricerca, corredati dei titoli e delle pubblicazioni e valutati da parte di un'unica commissione, che può avvalersi, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica, di esperti revisori di elevata qualificazione italiani o stranieri esterni al soggetto medesimo e che formula, sulla base dei punteggi attribuiti, una graduatoria per ciascuna delle aree interessate;
    b) pubblicazione di bandi relativi a specifici programmi di ricerca dotati di propri finanziamenti, secondo procedure stabilite dal soggetto che intende conferire assegni per attività di ricerca.

5. I soggetti di cui al comma 1, con proprio regolamento, possono riservare una quota di assegni di ricerca a studiosi italiani o stranieri che hanno conseguito il dottorato di ricerca, o titolo equivalente, all'estero ovvero a studiosi stranieri che hanno conseguito il dottorato di ricerca in Italia.

6. A decorrere dall'anno 2011, agli assegni di cui al presente articolo si applicano, in materia fiscale, le disposizioni di cui all'articolo 4 della legge 13 agosto 1984, n. 476, nonche', in materia previdenziale, quelle di cui all'articolo 2, commi 26 e seguenti, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, in materia di astensione obbligatoria per maternità, le disposizioni di cui al decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 12 luglio 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 247 del 23 ottobre 2007, e, in materia di congedo per malattia, l'articolo 1, comma 788, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni. Nel periodo di astensione obbligatoria per maternità, l'indennità corrisposta dall'INPS ai sensi dell'articolo 5 del citato decreto 12 luglio 2007 e' integrata dall'università fino a concorrenza dell'intero importo dell'assegno di ricerca.

7. L'importo degli assegni di cui al presente articolo e' determinato dal soggetto che intende conferire gli assegni medesimi, sulla base di un importo minimo stabilito con decreto del Ministro.

8. Gli assegni non danno luogo a diritti in ordine all'accesso ai ruoli dei soggetti di cui al comma 1.

9. La durata complessiva dei rapporti instaurati con i titolari degli assegni di cui al presente articolo e dei contratti di cui all'articolo 24, intercorsi anche con atenei diversi, statali, non statali o telematici, nonche' con gli enti di cui al comma 1 del presente articolo, con il medesimo soggetto, non può in ogni caso superare i dodici anni, anche non continuativi. Ai fini della durata dei predetti rapporti non rilevano i periodi trascorsi in aspettativa per maternità o per motivi di salute secondo la normativa vigente.

Art. 23.
(Contratti per attività di insegnamento)

1. Le università, anche sulla base di specifiche convenzioni con gli enti pubblici e le istituzioni di ricerca di cui all'articolo 8 del regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 dicembre 1993, n. 593, possono stipulare contratti della durata di un anno accademico e rinnovabili annualmente per un periodo massimo di cinque anni, a titolo gratuito o oneroso, per attività di insegnamento al fine di avvalersi della collaborazione di esperti di alta qualificazione in possesso di un significativo curriculum scientifico o professionale, che siano dipendenti da altre amministrazioni, enti o imprese, ovvero titolari di pensione, ovvero lavoratori autonomi in possesso di un reddito annuo non inferiore a 40.000 euro lordi. I predetti contratti sono stipulati dal rettore, su proposta dei competenti organi accademici. I contratti a titolo gratuito possono essere stipulati esclusivamente con soggetti in possesso di un reddito da lavoro autonomo o dipendente, fermi restando i requisiti richiesti. I contratti a titolo gratuito, ad eccezione di quelli stipulati nell'ambito di convenzioni con enti pubblici, non possono superare, nell'anno accademico, il 5 per cento dell'organico dei professori e ricercatori di ruolo in servizio presso l'ateneo.

2. Fermo restando l'affidamento a titolo oneroso o gratuito di incarichi di insegnamento al personale docente e ricercatore universitario, le università possono, altresì, stipulare contratti a titolo oneroso, nell'ambito delle proprie disponibilità di bilancio, per fare fronte a specifiche esigenze didattiche, anche integrative, con soggetti in possesso di adeguati requisiti scientifici e professionali. Il possesso del titolo di dottore di ricerca, della specializzazione medica, dell'abilitazione, ovvero di titoli equivalenti conseguiti all'estero, costituisce titolo preferenziale ai fini dell'attribuzione dei predetti contratti. I contratti sono attribuiti previo espletamento di procedure disciplinate con regolamenti di ateneo, nel rispetto del codice etico, che assicurino la valutazione comparativa dei candidati e la pubblicità degli atti. Il trattamento economico spettante ai titolari dei predetti contratti e' determinato, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.

3. Al fine di favorire l'internazionalizzazione, le università possono attribuire, nell' ambito delle proprie disponibilità di bilancio o utilizzando fondi donati ad hoc da privati, imprese o fondazioni, insegnamenti a contratto a docenti, studiosi o professionisti stranieri di chiara fama. Il trattamento economico e' stabilito dal consiglio di amministrazione sulla base di un adeguato confronto con incarichi simili attribuiti da altre università europee. La proposta dell'incarico e' formulata al consiglio di amministrazione dal rettore, previo parere del senato accademico e pubblicizzazione del curriculum del candidato nel sito internet dell'università.

4. La stipulazione di contratti per attività di insegnamento ai sensi del presente articolo non dà luogo a diritti in ordine all'accesso ai ruoli universitari.

Art. 24.
(Ricercatori a tempo determinato)

1. Nell'ambito delle risorse disponibili per la programmazione, al fine di svolgere attività di ricerca, di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti, le università possono stipulare contratti di lavoro subordinato a tempo determinato. Il contratto stabilisce, sulla base dei regolamenti di ateneo, le modalità di svolgimento delle attività di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti nonche' delle attività di ricerca.

2. I destinatari sono scelti mediante procedure pubbliche di selezione disciplinate dalle università con regolamento ai sensi della legge 9 maggio 1989, n. 168, nel rispetto dei principi enunciati dalla Carta europea dei ricercatori, di cui alla raccomandazione della Commissione delle Comunità europee n. 251 dell'11 marzo 2005, e specificamente dei seguenti criteri:
    a) pubblicità dei bandi sul sito dell'aieneo e su quelli del Ministero e dell'Unione europea; specificazione del settore concorsuale e di un eventuale profilo esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari;
informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni, sui diritti e i doveri e sul relativo trattamento economico e previdenziale; previsione di modalità di trasmissione telematica delle candidature nonche', per quanto possibile, dei titoli e delle pubblicazioni;
   b) ammissione alle procedure dei possessori del titolo di dottore di ricerca o titolo equivalente, ovvero, per i settori interessati, del diploma di specializzazione medica, nonche' di eventuali ulteriori requisiti definiti nel regolamento di ateneo, con esclusione dei soggetti già assunti a tempo indeterminato come professori universitari di prima o di seconda fascia o come ricercatori, ancorche' cessati dal servizio;
    c) valutazione preliminare dei candidati, con motivato giudizio analitico sui titoli, sul curriculum e sulla produzione scientifica, ivi compresa la tesi di dottorato, secondo criteri e parametri, riconosciuti anche in ambito internazionale, individuati con decreto del Ministro, sentiti l'ANVUR e il CUN; a seguito della valutazione preliminare, ammissione dei candidati comparativamente più meritevoli, in misura compresa tra il 10 e il 20 per cento del numero degli stessi e comunque non inferiore a sei unità, alla discussione pubblica con la commissione dei titoli e della produzione scientifica; i candidati sono tutti ammessi alla discussione qualora il loro numero sia pari o inferiore a sei; attribuzione di un punteggio ai titoli e a ciascuna delle pubblicazioni presentate dai candidati ammessi alla discussione, a seguito della stessa;
possibilità di prevedere un numero massimo, comunque non inferiore a dodici, delle pubblicazioni che ciascun candidato può presentare. Sono esclusi esami scritti e orali, ad eccezione di una prova orale volta ad accertare l'adeguata conoscenza di una lingua straniera; l'ateneo può specificare nel bando la lingua straniera di cui e' richiesta la conoscenza in relazione al profilo plurilingue dell'ateneo stesso ovvero alle esigenze didattiche dei corsi di studio in lingua estera; la prova orale avviene contestualmente alla discussione dei titoli e delle pubblicazioni. Nelle more dell'emanazione del decreto di cui al primo periodo, si applicano i parametri e criteri di cui al decreto del Ministro adottato in attuazione dell'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1;
   d) formulazione della proposta di chiamata da parte del dipartimento con voto favorevole della maggioranza assoluta dei professori di prima e di seconda fascia e approvazione della stessa con delibera del consiglio di amministrazione.

3. I contratti hanno le seguenti tipologie:
    a) contratti di durata triennale prorogabili per soli due anni, per una sola volta, previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte, effettuata sulla base di modalità, criteri e parametri definiti con decreto del Ministro; i predetti contratti possono essere stipulati con il medesimo soggetto anche in sedi diverse;
    b) contratti triennali non rinnovabili, riservati a candidati che hanno usufruito dei contratti di cui alla lettera a), ovvero, per almeno tre anni anche non consecutivi, di assegni di ricerca ai sensi dell'articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, o di borse post-dottorato ai sensi dell'articolo 4 della legge 30 novembre 1989, n. 398, ovvero di analoghi contratti, assegni o borse in atenei stranieri.

4. I contratti di cui al comma 3, lettera a), possono prevedere il regime di tempo pieno o di tempo definito. I contratti di cui al comma 3, lettera b), sono stipulati esclusivamente con regime di tempo pieno. L'impegno annuo complessivo per lo svolgimento delle attività di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti e' pari a 350 ore per il regime di tempo pieno e a 200 ore per il regime di tempo definito.

5. Nell'ambito delle risorse disponibili per la programmazione, nel terzo anno di contratto di cui al comma 3, lettera b), l'università valuta il titolare del contratto stesso, che abbia conseguito l'abilitazione scientifica di cui all'articolo 16, ai fini della chiamata nel ruolo di professore associato, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, lettera e). In caso di esito positivo della valutazione, il titolare del contratto, alla scadenza dello stesso, e' inquadrato nel ruolo dei professori associati. La valutazione si svolge in conformità agli standard qualitativi riconosciuti a livello internazionale individuati con apposito regolamento di ateneo nell'ambito dei criteri fissati con decreto del Ministro. La programmazione di cui all'articolo 18, comma 2, assicura la disponibilità delle risorse necessarie in caso di esito positivo della procedura di valutazione. Alla procedura e' data pubblicità sul sito dell'ateneo.

6. Nell'ambito delle risorse disponibili per la programmazione, fermo restando quanto previsto dall'articolo 18, comma 2, dalla data di entrata in vigore della presente legge e fino al 31 dicembre del sesto anno successivo, la procedura di cui al comma 5 può essere utilizzata per la chiamata nel ruolo di professore di prima e seconda fascia di professori di seconda fascia e ricercatori a tempo indeterminato in servizio nell'università medesima, che abbiano conseguito l'abilitazione scientifica di cui all'articolo 16. A tal fine le università possono utilizzare fino alla metà delle risorse equivalenti a quelle necessarie per coprire i posti disponibili di professore di ruolo. A decorrere dal settimo anno l'università può utilizzare le risorse corrispondenti fino alla metà dei posti disponibili di professore di ruolo per le chiamate di cui al comma 5.

7. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 22, comma 9.

8. Il trattamento economico spettante ai destinatari dei contratti di cui al comma 3, lettera a), e' pari al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a seconda del regime di impegno. Per i titolari dei contratti di cui al comma 3, lettera b), il trattamento annuo lordo onnicomprensivo e' pari al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a tempo pieno elevato fino a un massimo del 30 per cento.

9. I contratti di cui al presente articolo non danno luogo a diritti in ordine all'accesso ai ruoli. L'espletamento del contratto di cui al comma 3, lettere a) e b), costituisce titolo preferenziale nei concorsi per l'accesso alle pubbliche amministrazioni.

Art. 25.
(Collocamento a riposo dei professori e dei ricercatori)

1. L'articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, non si applica a professori e ricercatori universitari. I provvedimenti adottati dalle università ai sensi della predetta norma decadono alla data di entrata in vigore della presente legge, ad eccezione di quelli che hanno già iniziato a produrre i loro effetti.

Art. 26.
(Disciplina dei lettori di scambio)

1. In esecuzione di accordi culturali internazionali che prevedono l'utilizzo reciproco di lettori, le università possono conferire a studiosi stranieri in possesso di qualificata e comprovata professionalità incarichi annuali rinnovabili per lo svolgimento di attività finalizzate alla diffusione della lingua e della cultura del Paese di origine e alla cooperazione internazionale.

2. Gli incarichi di cui al comma 1 sono conferiti con decreto rettorale, previa delibera degli organi accademici competenti. Con decreto del Ministro, di concerto con il Ministro degli affari esteri e con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definite le modalità per il conferimento degli incarichi, ivi compreso il trattamento economico a carico degli accordi di cui al comma 1.

3. L'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 14 gennaio 2004, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2004, n. 63, si interpreta nel senso che, in esecuzione della sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee 26 giugno 2001, nella causa C-212/99, ai collaboratori esperti linguistici, assunti dalle università interessate quali lettori di madrelingua straniera, il trattamento economico corrispondente a quello del ricercatore confermato a tempo definito, in misura proporzionata all'impegno orario effettivamente assolto, deve essere attribuito con effetto dalla data di prima assunzione quali lettori di madrelingua straniera a norma dell'articolo 28 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, sino alla data di instaurazione del nuovo rapporto quali collaboratori esperti linguistici, a norma dell'articolo 4 del decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1995, n. 236. A decorrere da quest'ultima data, a tutela dei diritti maturati nel rapporto di lavoro precedente, i collaboratori esperti linguistici hanno diritto a conservare, quale trattamento retributivo individuale, l'importo corrispondente alla differenza tra l'ultima retribuzione percepita come lettori di madrelingua straniera, computata secondo i criteri dettati dal citato decreto-legge n. 2 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 63 del 2004, e, ove inferiore, la retribuzione complessiva loro spettante secondo le previsioni della contrattazione collettiva di comparto e decentrata applicabile a norma del decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1995, n. 236. Sono estinti i giudizi in materia, in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 27.
(Anagrafe degli studenti)

1. All'articolo 1-bis, comma 1, alinea, del decreto-legge 9 maggio 2003, n. 105, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 luglio 2003, n. 170, le parole: «, in particolare,» sono soppresse.

Art. 28.
(Istituzione di un Fondo per la formazione e l'aggiornamento della dirigenza presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca)

1. Al fine di contribuire alla formazione e all'aggiornamento dei funzionari pubblici, con particolare attenzione al personale degli enti locali in vista delle nuove responsabilità connesse all'applicazione del federalismo fiscale, e' istituito presso il Ministero il Fondo per la formazione e l'aggiornamento della dirigenza. A valere su detto Fondo, il Ministro può concedere contributi per il finanziamento di iniziative di studio, ricerca e formazione sviluppate da università pubbliche in collaborazione con le regioni e gli enti locali.

2. Possono accedere alle risorse del Fondo università pubbliche, private, fondazioni tra università ed enti locali, anche appositamente costituite, nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, per le finalità di cui al presente articolo, in numero massimo di due sul territorio nazionale, di cui una avente sede nelle aree delle regioni dell'obiettivo 1 di cui al regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999.

3. Con decreto del Ministero, da emanare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri e le modalità di attuazione delle presenti disposizioni e sono altresì individuati i soggetti destinatari.

4. Per le finalità del presente articolo e' autorizzata la spesa di 2 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2012 e fino all'anno 2017.

5. All'onere derivante dalle disposizioni di cui al presente articolo si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

6. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 29.
(Norme transitorie e finali)

1. Fermo restando quanto previsto dal comma 2 del presente articolo, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, per la copertura dei posti di professore ordinario e associato, di ricercatore e di assegnista di ricerca, le università possono avviare esclusivamente le procedure previste dal presente titolo.

2. Le università continuano ad avvalersi delle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge in materia di assunzione in servizio, fino alla adozione dei regolamenti di cui all'articolo 18, comma 1.

3. All'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1, dopo il quinto periodo e' inserito il seguente: «Si procede altresì direttamente al sorteggio nell'ipotesi in cui il numero dei professori ordinari appartenenti al settore scientifico disciplinare oggetto del bando e' inferiore a quattro».

4. Coloro che hanno conseguito l'idoneità per i ruoli di professore associato e ordinario possono comunque essere destinatari di chiamata ai sensi della legge 3 luglio 1998, n. 210, fino al termine del periodo di durata dell'idoneità stessa previsto dall'articolo 1, comma 6, della legge 4 novembre 2005, n. 230. In tale ipotesi e nel caso di idoneità conseguita all'esito delle procedure di valutazione comparativa, bandite ai sensi dell'articolo 12, comma 2, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, e successive modificazioni, e dell'articolo 4-bis, comma 16, del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2008, n. 129, nei novanta giorni successivi alla deliberazione, da parte dell'università che ha indetto il bando, di voler effettuare la chiamata, devono seguire il decreto di nomina e la presa di servizio dell'idoneo, in mancanza dei quali quest'ultimo può essere chiamato da altre università, ferma restando per l'università che ha indetto il bando la possibilità di ripetere la chiamata.

5. I contratti di cui all'articolo 24, comma 3, lettera b), possono essere stipulati, con le modalità previste dal medesimo articolo, anche con coloro che hanno usufruito per almeno tre anni dei contratti stipulati ai sensi dell'articolo 1, comma 14, della citata legge n. 230 del 2005.

6. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro, con decreto adottato di concerto con il Ministro della salute, provvede alla rideterminazione del numero dei posti disponibili nei corsi di laurea in medicina e chirurgia e alla loro distribuzione su base regionale anche al fine di riequilibrare l'offerta formativa in relazione al fabbisogno di personale medico del bacino territoriale di riferimento.

7. All'articolo 1, comma 9, della legge 4 novembre 2005, n. 230, e successive modificazioni, al primo periodo, dopo la parola: «universitarie» sono inserite le seguenti: «o di ricerca» e dopo le parole: «proposta la chiamata» sono aggiunte le seguenti: «, ovvero di studiosi che siano risultati vincitori nell'ambito di specifici programmi di ricerca di alta qualificazione, identificati con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sentiti l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca e il Consiglio universitario nazionale, finanziati dall'Unione europea o dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca»; il secondo periodo e' soppresso; al quarto periodo, le parole: «A tal fine» sono sostituite dalle seguenti: «A tali fini».

8. Ai fini dei procedimenti di chiamata dei professori di cui all'articolo 18 della presente legge l'idoneità conseguita ai sensi della legge 3 luglio 1998, n. 210, e' equiparata all'abilitazione limitatamente al periodo di durata della stessa di cui all'articolo 2, comma 1, lettera g), della medesima legge, nonche' all'articolo 1, comma 6, della legge 4 novembre 2005, n. 230, e successive modificazioni.

9. A valere sulle risorse previste dalla legge di stabilità per il 2011 per il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e' riservata una quota non superiore a 13 milioni di euro per l'anno 2011, 93 milioni di euro per l'anno 2012 e 173 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2013, per la chiamata di professori di seconda fascia, secondo le procedure di cui agli articoli 18 e 24, comma 6, della presente legge. L'utilizzo delle predette risorse e' disposto con decreto del Ministro, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previo parere conforme delle Commissioni parlamentari competenti.

10. La disciplina dei trasferimenti di cui all'articolo 3 della legge 3 luglio 1998, n. 210, si applica esclusivamente ai ricercatori a tempo indeterminato.

11. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogati:
    a) l'articolo 14, quinto comma, della legge 18 marzo 1958, n. 311;
    b) l'articolo 4 della legge 30 novembre 1989, n. 398;
    c) l'articolo 1, commi 8, 10, 11 e 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230;
    d) l'articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.

12. A decorrere dalla data di entrata in vigore dei regolamenti di cui all'articolo 16, comma 2, della presente legge, e' abrogato il decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 164.

13. Fino all'anno 2015 la laurea magistrale o equivalente, unitamente ad un curriculum scientifico professionale idoneo allo svolgimento di attività di ricerca, e' titolo valido per la partecipazione alle procedure pubbliche di selezione relative ai contratti di cui all'articolo 24.

14. Fino alla definizione dei criteri di cui all'articolo 5, comma 1, lettera c), e dei criteri e indicatori di cui al comma 3, lettera b), del medesimo articolo, continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti in materia.

15. All'articolo 6, comma 12, quarto periodo, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, dopo le parole: «compiti ispettivi» sono aggiunte le seguenti: «e a quella effettuata dalle università e dagli enti di ricerca con risorse derivanti da finanziamenti dell'Unione europea ovvero di soggetti privati».

16. All'articolo 2, comma 140, lettera b), del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, dopo le parole: «e le relative indennità» sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, prevedendo che, ferma restando l'applicazione delle disposizioni vigenti in materia di collocamento a riposo, la carica di presidente o di componente dell'organo direttivo può essere ricoperta fino al compimento del settantesimo anno di età».

17. Nella prima tornata delle procedure di abilitazione di cui all'articolo 16, qualora l'ANVUR non abbia provveduto in tempo utile a formulare la lista di studiosi ed esperti in servizio all'estero di cui al citato articolo 16, comma 3, lettera f), in relazione a uno specifico settore concorsuale, la commissione nazionale, relativamente a tale settore, e' integralmente composta ai sensi della lettera h) del medesimo comma 3.

18. All'articolo 66, comma 13, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, il secondo periodo e' sostituito dal seguente: «Ciascuna università destina tale somma per una quota non inferiore al 50 per cento all'assunzione di ricercatori e per una quota non superiore al 20 per cento all'assunzione di professori ordinari».

19. In attuazione di quanto disposto dagli articoli 6, comma 14, e 8 della presente legge, e fermo restando quanto previsto dall'articolo 9, comma 21, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e' autorizzata la spesa di 18 milioni di euro per l'anno 2011 e di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012 e 2013. Con decreto del Ministro, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono indicati criteri e modalità per l'attuazione del presente comma con riferimento alla ripartizione delle risorse tra gli atenei e alla selezione dei destinatari dell'intervento secondo criteri di merito accademico e scientifico. Al relativo onere si provvede, quanto a 18 milioni di euro per l'anno 2011, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 17, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 245, e quanto a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012 e 2013, mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per l'anno 2012, dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente, iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2010, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

20. Agli studiosi impegnati all'estero che abbiano svolto per chiamata diretta autorizzata dal Ministero nell'ambito del programma di rientro dei cervelli un periodo di ricerca e di docenza nelle università italiane, il servizio prestato e' riconosciuto per i due terzi ai fini della carriera e per intero, a domanda e con onere a carico del richiedente, ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza. Al relativo onere, pari a euro 340.000 annui a decorrere dall'anno 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 5, comma 1, della legge 19 ottobre 1999, n. 370.

21. Con decreto del Ministro, da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere del CUN e del Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale (CNAM), sono disciplinate le modalità organizzative per consentire agli studenti la contemporanea iscrizione a corsi di studio universitari e a corsi di studi presso i conservatori di musica, gli istituti musicali pareggiati e l'Accademia nazionale di danza.

22. All'onere derivante dall'applicazione dell'articolo 5, comma 3, lettera g), si provvede nel limite massimo di 11 milioni di euro per l'anno 2011 mediante corrispondente riduzione per il medesimo anno dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 5, comma 1, della legge 19 ottobre 1999, n. 370. All'onere derivante dall'articolo 22, comma 6, valutato in 3,5 milioni di euro annui, a decorrere dall'anno 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 5, comma 1, della medesima legge n. 370 del 1999. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Dall'attuazione delle rimanenti disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica

 

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Proponiamo qui di seguito:
a) i riferimenti per trovare il fascicolo della riforma, trasmesso dalla Commissione istruzione alla

     Presidenza del Senato;
b) una traccia del Sen. Prof. G. Valditara, che spiega le novità introdotte dalla Commissione,

     rispetto al testo originario del Governo.
 
In questo testo il Sen. rivendica il merito personale di aver proposto la "chiamata diretta" per i Ricercatori a tempo indeterminato. Segue un nostro commento, in cui gli contestiamo che la cosa avrebbe un senso se, anche, avesse proposto la "progressione retributiva unica" per le tre fasce.

A riguardo del punto a), clicca su:
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlcomm&leg=16&id=483560
Per trovare, poi, il Disegno di Legge Delega, dopo l'apertura della videata, colonna di sinistra, CLICCA su:"DISEGNO DI LEGGE Articolato (Testo a fronte)".

Giuseppe Valditara, Importanti modifiche rispetto al  progetto governativo
(Testo ripreso da "il Sole-24 ORE", 21.5.2010)

 Governance.  La riforma dell'università approvata in commissione al Senato presenta importanti modifiche rispetto al progetto governativo, pur rispettandone lo spirito originario.
   È bene sottolineare le linee portanti del disegno di legge anche alla luce degli emendamenti approvati durante un dibattito parlamentare ricco di stimoli.
  L'aspetto più innovativo del testo è quello di disegnare un assetto di governo degli atenei che finalmente distingue in modo netto le competenze dei rispettivi organi, favorendo responsabilizzazione delle scelte, minore autoreferenzialità e più rapidità nelle decisioni. Il tutto s'inserisce in un quadro che fa della valutazione delle singole università il pilastro del nuovo sistema.
  Oggi cda e senato accademico svolgono funzioni che si sovrappongono, non incidono su alcuni temi decisivi della vita universitaria e rischiano di essere condizionati da istanze corporative. La riforma ma attribuisce invece al cda importanti compiti in via esclusiva: l'approvazione del piano triennale di sviluppo, la decisione d'istituire nuove sedi o nuovi corsi, l'ultima parola sull'assunzione del personale docente.
  Nel testo governativo mancava un altro aspetto importante: la responsabilità dei provvedimenti disciplinari, fino al licenziamento, che fino ad oggi competeva a un organo nazionale di rappresentanza elettiva delle categorie, il Cun. Un emendamento approvato in commissione attribuisce al cda la competenza su tutti i provvedimenti disciplinari.
  Il cda sarà composto per circa la metà da soggetti esterni, ai ruoli dell'università. Tutti i membri del cda, a parte la rappresentanza studentesca, dovrebbero caratterizzarsi per particolare competenza ed esperienza ? Il rettore sarà invece eletto da tutta l'accademia per rappresentare l'unità della istituzione.
  Davanti a questo spostamento di competenze in capo al cda, e al rettore, che ne ispira la linea, al senato devono spettare funzioni di stimolo e di controllo, che sono state meglio precisate e rafforzate rispetto a quanto previsto dal testo governativo. È stata fra l'altro introdotta in commissione la possibilità di proporre la sfiducia del rettore, con maggioranza di almeno i 3/4 dei componenti i senato accademico. Si è anche garantito un collegamento fra i dipartimenti e senato accademico per assicurare un più funzionale ascolto delle istanze didattiche e di ricerca.
  Stato giuridico. Un altro passaggio importante del disegno di legge riguarda lo stato giuridico del personale docente. Riprendendo emendamento introdotto al Senato ne legge 1/2009, gli scatti stipendiali saranno commisurati ai risultati raggiunti. Un emendamento parlamentare va oltre questa misura e istituisce un fondo per la premialità, al fine di rendere possibili contratti integrativi con cui retribuire maggiormente chi si distingua nella didattica o nella ricerca.
  Nel testo del Ddl vi era l'obbligo di un certo numero di ore di ricerca e di studio, le famose 1.500 ore complessive. Negli emendamenti approvati in Senato si rende possibile aumentare l'obbligo didattico (da 350 ore l'anno ad "almeno" 350 ore l'anno), si prevede l'obbligatorietà della certificazione dell'effettivo svolgimento delle ore di didattica, si ritiene invece che la ricerca debba essere valutata sui risultati, non in base al numero di ore dedicate.
  Reclutamento. Cambia radicalmente il meccanismo attuale di reclutamento. Ci sarà un'abilitazione nazionale e poi un reclutamento locale con valutazione comparativa. Le procedure previste nel Ddl erano eccessivamente burocratiche e prescrittive: sono state semplificate radicalmente valorizzando l'autonomia delle singole università.
   Infine il Ddl governativo rende definitiva una norma già contenuta nella riforma Moratti: i ricercatori d'ora in noi saranno solo a contratto.
   Occorreva peraltro garantire agli attuali ricercatori a tempo indeterminato, che abbiano conseguito l'idoneità ad associato, le stesse opportunità d'assunzione in servizio, che la legge riservava invece ai soli, futuri, ricercatori a contratto. Ciò è stato fatto con un apposito emendamento che estende anche a loro la chiamata diretta.

Nino Luciani, Per i ricercatori a tempo indeterminato, la "chiamata diretta" è una scatola vuota, se disgiunta da una "progressione retributiva unica", in luogo delle tre progressioni retributive (oggi, una per ogni fascia di docenza). Vediamo perchè ...

a)  Un giudizio sommario sul progetto originario.
Personalmente rigetto a pié pari lo "spirito originario del progetto governativo", perchè è a "costo zero" e, anzi, fa un passo indietro nella valutazione e nella meritocrazia, sia perchè privilegia il precariato (rispetto ai concorsi pubblici) sia perchè aumenta il potere corporativo locale, per le assunzioni, in confronto alla vituperata legge 210/1998.
  Di buono c'è l'abilitazione a lista aperta che, pur se non dà l'eccellenza, evita alla università di cadere nella melma, con le assunzioni per contratto, senza alcuna garanzia di qualità. Questa novità, direi che da sola vale la riforma.

b) Ricercatori a tempo indeterminato
. Voglio dare "a Cesare, quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio", ma con le dovute osservazioni.
  L'emendamento Valditara che (almeno) equipara i Ricercatori a tempo indeterminato a quelli a tempo determinato parrebbe una prova di sensibilità , diciamo, salomonica: vale dire, trattare allo stesso modo tutti coloro che si trovano nelle stesse condizioni. Si direbbe dare il minimo, al di sotto del quale non si poteva scendere, ma che non c'era nel testo originario.

   Ma, se poi (da "professori universitari", quali siamo - e non da Ministri e sottosegretari della "Università"), guardiamo un po' dentro le cose, vediamo che il conto non torna.

  Infatti, in base all'art.35, c. 9 e successivi  "in sede di primo inquadramento e successivamente nelle ipotesi di passaggio di qualifica di carriera, o da una ad altra fascia, al personale con stipendio superiore a quello iniziale di inquadramento o rispettivamente di accesso a posizione superiore, sono attribuiti nella nuova posizione stipendiale tanti scatti del 2,50 per cento necessari ad assicurare uno stipendio di importo pari o immediatamente superiore a quello in godimento."
  In altri termini, uno che, da ricercatore viene promosso ad associato, sarà collocato nel livello stipendiale iniziale della fascia di arrivo, e che è più bassa di quella di provenienza, nel caso dei ricercatori anziani). Perchè la retribuzione non cali, gli sarà fatto un credito (sotto forma di assegno ad personam), ma rimarrà in quel livello per tanti anni, quanti necessari per recuperare una anzianità con una retribuzione uguale a quella di ingresso (compreso l'assegno ad personam). E dunque per 10-15 anni rimarrà in quel livello, senza mai vedere aumentare la retribuzione.
  In altri termini, i Ricercatori anziani sono danneggiati dalla promozione.

c) Facciamo tornare il conto.
Questa anomalia (che colpisce le tre fasce dei docenti) è dovuto al fatto che le tre fasce hanno tre progressioni retributive. E, dunque, per la giustizia e perchè il merito abbia un senso, occorrerebbe fare una progressione retributiva unica, pur se suddivisa in tre fasce. In questo modo il ricercatore promosso ad associato, sarebbe inquadrato come associato con una retribuzione di livello immediatamente superiore a quello di provenienza, per poi continuare a salire in base a produttività (come "dice", ma non fa, il DDL Gelmini).

d) A quale livello scientifico stanno i nostri Ricercatori a tempo indeterminato ? A quelli (che ho sentito al Miur), che screditano i nostri ricercatori, dicendo che, se a 50 anni, non hanno ancora vinto un concorso, un motivo ci sarà ..., rispondo che sono in mala fede. Lo sanno per primi che i concorsi sono stati pochi e non sono avvenuti con regolarità, a partire dal 1980, e fino al 1998, finchè chi aveva passato il turno ( a suo tempo) è stato accantonato, a favore dei giovani.
  E comunque, per una idea, sulle vicende del sistema universitario italiano, pubblico a parte uno studio di due docenti (italiani) dell'Università di Manchester, e il pensiero di nostro valente "ricercatore" sulla riforma Gelmini, apparso recentemente su . Nino Luciani

Ovviamente, per dare concrete opportunità d'assunzione ai giovani, è indispensabile che non venga prorogata la norma che limita, fino al 31 dicembre 2011, l'utilizzo dei fondi derivanti dal turn over.
   Il Ddl predispone un quadro normativo organico che dovrebbe favorire il rilancio del nostro sistema universitario. Probabilmente si potrebbe aggiungere un comma ulteriore che consenta di sperimentare non solo forme di governance innovative, ma anche più flessibili modelli d'organizzazione del lavoro del personale docente, consentendo per esempio la modifica dell'impegno didattico in relazione all'assunzione di particolari compiti di ricerca.
Una volta approvata la riforma, il governo dovrà tuttavia tener fede alla promessa di più adeguate risorse: la difficoltà del momento non può penalizzare un ' settore strategico per il futuro dei paese. Giuseppe Valditara

 

GLI EMENDAMENTI APPROVATI DALLA COMMISSIONE
in sede referente (nostra ricostruzione)

   NOTA. In queste settimane la Commissione istruzione ha lavorato intensamente. Dei 15 articoli del DDL, ne ha terminati 8 ( e, in parte, anche 9,10,11, 12). Qui di seguito, essi sono riportati, uno per uno. Nella colonna di sinistra c'è il testo originale, nella colonna di destra, c'è il testo definitivo, in seguito all'emendamento.
   Direi che, pur se le modifiche ci sono, la sostanza politica rimane quella originaria.
   In brev
e, il governo vuole mettere un limite alla spesa universitaria, attraverso un maggiore controllo finanziario centrale, fino a prevedere il commissariamento della gestione locale (con la sola eccezione di mantenere il Rettore, anche in caso di commissariamento.
  Rimangono gli esterni (27%) nel Consiglio di Amministrazione e il Senato diviene elettivo (in pratica vengono buttati fuori i Presidi, oggi membri di diritto, e che sono l'essenza della democrazia universitaria). Il precariato è istituzionalizzato come un modo di fare "economie" (alla stessa stregua che nelle imprese private). E' bloccato il turnover e questo lede il diritto alla carriera per i meritevoli.
    Per la copertura dei posti, rimane l'abilitazione a lista aperta con commissioni sorteggiate (cosa che io approvo) e il concorso locale con commissioni nominate localmente (ossia nè votate, nè sorteggiate), cosa che è una vera calamità perchè ciò equivale alla istituzionalizzazione del localismo.
   Sono introdotti verifiche certosine di produttività, ma senza dare una "lira" aggiuntiva ai meritevoli.


DDL (Senato 1905) del Governo su Governance Università, Diritto allo studio  e Reclutamento dei Professori


MS. Gelmini

Chiuse la discussione generale (3 marzo)
e la presentazione degli emendamenti ( 9 marzo)

ELENCO  DEGLI  EMENDAMENTI  PROPOSTI
(non ancora presentati emendamenti per gli artt. 9
e successivi, riguardanti lo stato giuridico)

Nel frattempo i Ricercatori entrano in agitazione ... e appellano agli altri Docenti per la lotta in comune, per  l'Università (vedi Documento, sotto)


Marco Merafina

 1.- Nota. Diciamo ai Colleghi che, al momento, è impossibile dire se ci sarà vera riforma oppure una soluzione "gattopardesca", anzi "involutiva" (quella del testo proposto dal Governo). Il riferimento è ai concorsi locali (aumenta il localismo) e al sistema finanziario (cala l'autonomia finanziaria). Il chiarimento sulle probabilità di veri progressi in meglio verrà solo dopo gli emendamenti, che:
- in primis dovrebbero separare le cose "non volute, ma dichiarate come volute" da quelle "volute, ma messe tra le righe".
   Vanno precluse possibili "deviazioni", più tardi, quando ci saranno i Decreti Delegati di "interpretazione della legge";
- e successivamente dovrebbero fare le scelte, anche alla luce delle pregresse audizioni del mondo universitario.
  Auspicabile anche una verifica in corso d'opera, tra il Presidente Possa e i Sindacati, subito dopo l'approvazione del DDL in sede referente, prima del riesame in sede deliberante.
    
 2.- Segni di lotta  dai Ricercatori. I Ricercatori hanno proclamato lo stato di agitazione (si vegga il Documento, qui sotto, colonna di destra), in quanto una prima lettura degli emendamenti non permette di capire bene... .
   I Ricercatori sono 1/3 dei docenti di Ruolo (Ricercatori+Associati+Ordinari). Insegnano pur non essendo obbligati dalla legge vigente. Dunque, hanno la forza sufficiente per opporsi ad un Governo che aumenta i problemi dell'Università.

 3.- Appello per decidere uno sciopero di protesta.  Vista l'aria che tira,  facciamo appello a tutte le Organizzazioni Sindacali per una riunione circa la proclamazione di uno sciopero di almeno una settimana. Adesso o mai più. NL

CNRU - Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari

PROCLAMA
     stato di agitazione dei Ricercatori Universitari

  Il Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari:

1)  preso atto dei contenuti del DDL Gelmini, che "dimentica":

  - di finanziare la riforma stessa, accentuando le difficoltà degli Atenei a predisporre una normale programmazione del personale in sede di bilancio, oltre alla difficoltà di assicurare un corretto svolgimento delle proprie funzioni istituzionali;
  - di considerare alcune norme transitorie indispensabili che dovrebbero riguardare gli attuali Ricercatori Universitari, cancellando così definitivamente ogni prospettiva di soluzione al problema dello Stato Giuridico dei Ricercatori Universitari, attesa ormai da trent'anni;
- di assicurare una gestione democratica degli atenei attraverso la partecipazione di tutte componenti universitarie negli organi di governo;
- di escludere i Ricercatori Universitari con più di 40 anni di contributi dal licenziamento-prepensionamento coatto, malgrado gli Ordini del giorno
bypartisan in tal senso approvati nei due rami del Parlamento;

  2) considerati inoltre i contenuti degli emendamenti presentati dal relatore della legge che tra l'altro:

- obbligano all'attività didattica i Ricercatori Universitari senza alcun riconoscimento del loro stato giuridico;
- trasformano gli scatti di Professori e Ricercatori Universitari da biennali a triennali con obbligo di domanda per l'ottenimento degli stessi, senza possibilità di opzione per il nuovo regime e senza una reale trasformazione della carriera universitaria;

PROCLAMA
   lo stato di agitazione dei Ricercatori Universitari

  e, estendendo le iniziative già in atto in numerose sedi,
  invita i Ricercatori di tutti gli atenei a riservarsi di non accettare incarichi per affidamento e supplenza per il prossimo anno accademico, sviluppando inoltre forme di lotta immediate che comprendano anche la sospensione dell'attività didattica, con la sola esclusione dei Ricercatori Universitari minacciati dal licenziamento che nell'esercizio dell'attività didattica hanno elemento di difesa giudiziaria;

  chiede inoltre ai docenti delle altre fasce di partecipare a tale forma di protesta non accettando ulteriori incarichi di docenza al di fuori di quelli istituzionali.
                                                                                                                             Il Direttivo del CNRU

 

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Il DDL  del Governo su Governance Università, Diritto allo studio
  e Reclutamento dei Professori Universitari approda in SENATO col numero S 1905


La Relazione del Sen. Prof. Giuseppe VALDITARA

  Il 9 dicembre 2009 la Commissione Istruzione ha iniziato l'esame del DDL.
   Il sen. G. Valditara, prof. Ordinario di Diritto Romano all'Università di Torino, ha fatto la relazione introduttiva, tra l'altro, con molta autonomia critica.
  In vista delle audizioni del mondo universitario, da parte della Commissione Istruzione, ognuno di noi (anche dall'estero), potrebbe inviare idee migliorative direttamente alla Segreteria della Commissione (e-mail: COMM07A@senato.it ).
  Chi vuole può inviarne una copia a UNIVERSITAS  News, per la pubblicazione
(e-mail: nino.luciani@alice.it ). Per i link ai disegni di legge originali, vedi subito sotto.

Giuseppe Valditara

Commissione "ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI"
Riunione di MERCOLEDÌ 9 DICEMBRE 2009

   Argomenti:
- (1905) DDL del Governo:  Norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario;
- (591) GIAMBRONE ed altri.  -  Modifica dell'articolo 17, comma 96, della legge 15 maggio 1997, n. 127, in materia di disciplina dei professori a contratto;
- (874) POLI BORTONE.  -  Disposizioni a favore dei professori universitari incaricati  ; 
- (970) COMPAGNA ed altri.  -  Disciplina dei docenti universitari fuori ruolo ;
- (1387) VALDITARA ed altri.  -  Delega al Governo per la riforma della governance di ateneo ed il riordino del reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia e dei ricercatori ;
(1579) Mariapia GARAVAGLIA ed altri.  -  Interventi per il rilancio e la riorganizzazione delle università.

 RESOCONTO SOMMARIO N. 152
Riferisce alla Commissione il relatore VALDITARA (PdL), il quale osserva anzitutto come l'esame in Parlamento dei disegni di legge in titolo dovrebbe essere l'occasione per una presa d'atto, da parte della classe politica, della centralità della ricerca e dell'istruzione superiore per lo sviluppo del Paese, nonostante ciò non rientri nella tradizione politica e culturale italiana, atteso che gli ultimi 40 anni di storia repubblicana non vanno esattamente in questo senso.
  Del resto, prosegue, l'università è tanto più importante in quanto, se negli anni Settanta il 70 per cento delle innovazioni passava attraverso le imprese, oggi oltre il 50 per cento si realizza all'interno delle università e dei centri pubblici di ricerca.

A titolo esemplificativo, egli rammenta che lo stesso presidente Obama ha recentemente avuto modo di sottolineare che il primato americano è dovuto al fatto che gli Usa hanno sempre concepito la ricerca come una priorità, dedicandole più di ogni altro Paese attenzione e investimenti, tanto che le università statunitensi sono al vertice di tutte le classifiche internazionali. Non diversamente, il primato tedesco tra la fine dell'Ottocento e la seconda guerra mondiale non fu dovuto solo alle materie prime, le quali sono presenti anche in molti Paesi in via di sviluppo i quali soffrono tuttavia di drammatici problemi di crescita. La forza del sistema produttivo tedesco ha avuto invece uno strumento eccezionale innanzitutto nelle università. Quanto alla Cina, il dato qualificante non sta nella competitività delle condizioni produttive, che nell'arco di alcuni anni è destinata a diminuire, bensì nella moltiplicazione di sedi universitarie che, per capacità di innovazione e qualità, sfidano ormai i migliori atenei occidentali.

Al fine di comprendere quale tipo di riforma serva al nostro Paese, egli invita dunque a partire innanzitutto da una valutazione dei risultati prodotti dal sistema attuale.

L'Italia è quarta per produzione scientifica tra tutti i Paesi europei, rapporto che è relativamente proporzionato al numero dei professori e dei ricercatori. La Germania ha invero una produzione scientifica doppia, ma ha anche un numero quasi doppio di ricercatori e professori. L'Italia è quindi più produttiva della Spagna, mentre la Francia e la Gran Bretagna ottengono risultati migliori, anche in termini relativi. Risultati ancora migliori ottengono però Svezia, Olanda e Svizzera, se non si considera il numero assoluto di pubblicazioni, bensì il rapporto fra numero delle pubblicazioni e numero di ricercatori.

Andando a verificare l'impatto scientifico, che rappresenta indubbiamente il dato più importante, si riscontra peraltro non solo che l'Italia è ben oltre la media, ma anche che le citazioni dei lavori dei nostri ricercatori sulle principali riviste scientifiche sono più numerose rispetto a quelle dei ricercatori francesi. Né corrisponde al vero che in tutti i ranking internazionali le nostre università ottengano piazzamenti deludenti: esse sono senz'altro penalizzate dallo Shangai e dal Times, ma sono ben quotate secondo il Leiden e il Taiwan. Ciò accade perché il Taiwan e il Leiden sono basati innanzitutto sulla qualità della ricerca, mentre lo Shangai e il Times prendono in considerazione indicatori in cui l'Italia è realmente agli ultimi posti, quali l'internazionalizzazione di studenti e docenti, nonché il rapporto fra professori e studenti. Del resto, anche l'allegato III al Documento di programmazione economico-finanziaria del luglio scorso conferma che il numero di professori e ricercatori italiani è inferiore alla media Ocse. Proprio dal Times e dallo Shangai risulta confermato tuttavia che le università italiane hanno un impact factor superiore a quello della Francia e una reputazione della comunità scientifica superiore a quella degli atenei tedeschi, che hanno peraltro punte di assoluta eccellenza assenti in Italia. Senz'altro notevole è invece la differenza rispetto ai modelli americano e inglese, che scontano però anche, a proprio favore, il veicolo linguistico.

Piuttosto, l'Italia risulta ben al di sotto della media internazionale quanto a capacità di realizzare promozione sociale, a causa dei modesti investimenti in diritto allo studio e della inadeguatezza delle strutture per la didattica.

Il disegno di legge del Governo n. 1905 riprende dunque in modo complessivamente coerente buona parte delle misure già introdotte con successo nei sistemi universitari dei principali Paesi Ocse.

Ad iniziare dal Regno Unito di Margaret Thatcher, e poi negli ultimi dieci anni in molti altri Paesi europei, all'estero vi è stata infatti una modernizzazione dei sistemi universitari alla luce di due principi ormai ben consolidati: autonomia e responsabilità. Tra i meccanismi introdotti, il relatore sottolinea la centralità della valutazione dei risultati delle unità di ricerca e di didattica, ossia dei dipartimenti; l'attribuzione delle risorse alle singole università con criteri di premialità meritocratica; l'adozione di strumenti contrattuali per incentivare i docenti ed i ricercatori più meritevoli; la semplificazione della governance con il contestuale rafforzamento dei poteri del vertice esecutivo; il miglioramento dei processi decisionali, con il superamento di eccessiva collegialità, consociativismo e autoreferenzialità; una minor rigidità in ingresso della carriera universitaria.

Dopo aver riferito che, per omogeneità di materia, al disegno di legge n. 1905 sono abbinati anche i disegni di legge nn. 1387 e 1579, rispettivamente a prima firma sua e della senatrice Mariapia Garavaglia, che hanno impianto e contenuto simili a quello governativo, nonché il n. 591 del senatore Giambrone sui professori a contratto, il n. 874 della senatrice Poli Bortone sui professori universitari incaricati, e il n. 970 del senatore Compagna sui fuori ruolo, egli passa ad illustrare analiticamente i punti qualificanti della proposta governativa, anticipando che segnalerà le parti che ritiene debbano formare oggetto di modifica, mentre sulle restanti è implicito il suo giudizio positivo.

Con riferimento all'articolo 1, secondo il quale il sistema universitario ha il compito di combinare in modo organico ricerca e didattica per il progresso culturale, civile, economico della Repubblica, osserva che sarebbe forse opportuno un riferimento agli studenti come destinatari di una formazione di qualità, attesa la centralità della persona oltre che della comunità statale. Inoltre, pur convenendo che le università sono sedi di libera formazione, suggerisce di aggiungere "nell’ambito dei propri ordinamenti"; infine, reputa necessario precisare che esse sono strumento anche di elaborazione di conoscenza, non solo di circolazione. Passando al comma 2, che individua in autonomia e responsabilità i principi cardine della riforma, giudica opportuno esplicitare che la sperimentazione ivi prevista di diversi modelli organizzativi si può estendere anche al reclutamento del personale e allo stesso stato giuridico.

Dopo aver accennato al contenuto dei restanti commi dell'articolo 1, il relatore si sofferma sull’articolo 2, che definisce gli organi di ateneo (rettore, consiglio di amministrazione, senato accademico, collegio dei revisori dei conti, nucleo di valutazione), precisando che le università statali hanno sei mesi per adeguare i propri statuti a tali disposizioni.

La lettera a) del comma 2 specifica le attribuzioni del rettore, mentre la lettera b) ne prevede le modalità di elezione. Al riguardo, ritiene peraltro che eccessive precisazioni non siano coerenti con il sistema elettivo, salvo che non si intenda restringere l'eleggibilità ad un numero limitato di soggetti, secondo un modello a suo avviso difficilmente attuabile. Giudica altresì eccessivamente burocratica e centralista la procedura di nomina del rettore con decreto del Presidente della Repubblica.

La lettera c) fissa in otto anni la durata massima in carica del rettore (sei nel caso di mandato unico).

La lettera d) individua i compiti del senato accademico. In proposito, il relatore rileva che a tale organo è attribuito un ruolo troppo marginale. Suggerisce pertanto che esso possa concorrere alla approvazione del conto consuntivo, nonché esprimere un parere necessario, ancorché non vincolante, non solo sul documento di programmazione strategica, ma anche sul bilancio di previsione.

Con riguardo alla costituzione di tale organo, disciplinata alla lettera e), egli lamenta la mancanza di una rappresentanza di secondo grado. Reputa invece opportuno consentire una rappresentanza dei responsabili delle unità organizzative (dipartimenti e facoltà), onde non determinarne la delegittimazione. Deplora altresì l'assenza di raccordo con le strutture di base.

Dopo aver dato conto della lettera f), relativa alle funzioni del consiglio di amministrazione, il relatore illustra la lettera g), che ne disciplina la composizione. In proposito, ribadisce che la fissazione di numerosi vincoli contrasta con il carattere elettivo dell'organo e sollecita la previsione anche di una rappresentanza dei docenti, sul modello dei principali Paesi Ocse. E' inoltre disposto, prosegue il relatore, che almeno il 40 per cento dei consiglieri di amministrazione non appartenga ai ruoli dell’università quanto meno da tre anni. Al riguardo, precisa peraltro che già attualmente molte università prevedono nei loro statuti membri esterni, i quali tuttavia raramente partecipano alle sedute, creando spesso problemi di numero legale. Giudica dunque i membri esterni una opportunità importante purché rappresentino finanziatori o particolari competenze esterne; altrimenti, sottolinea, rischiano di essere solo portatori di microinteressi non funzionali alle esigenze di sviluppo dell'università. In ogni caso, condivide che la scelta dei componenti esterni sia lasciata ai singoli atenei, abbandonando una impostazione originaria che prevedeva la indicazione esplicita di rappresentanze istituzionali esterne. Quanto al presidente, la medesima lettera g) stabilisce che esso sia eletto tra i componenti del consiglio di amministrazione e quindi possa non coincidere con il rettore. In proposito, osserva che un presidente interno ma diverso dal rettore rischia di rappresentare un antagonista di quest'ultimo, soprattutto se espressione della minoranza sconfitta, con il rischio di una paralisi gestionale. Il presidente diverso dal rettore ha invece senso, a suo giudizio, se è esterno e rappresenta investitori o particolari competenze. Suggerisce peraltro di lasciare le università libere di stabilire se il presidente possa essere diverso dal rettore ovvero se debba coincidere con esso, sottolineando comunque come l'incompatibilità fra presidente del consiglio di amministrazione e rettore possa bloccare l’attività dell’ateneo. Anche in questo caso, giudica peraltro eccessivamente burocratiche le modalità di nomina con decreto del Presidente della Repubblica.

Il relatore dà poi conto della lettera h) sulla durata in carica dei consiglieri di amministrazione, della lettera i) sulla figura del direttore generale, che sostituisce quella del direttore amministrativo, nonché della lettera l) sui compiti del predetto direttore generale.

Passando alla lettera m), sulla composizione del collegio dei revisori dei conti, egli dissente dall'attribuzione alle università del compito di indicare un membro effettivo ed uno supplente tra dirigenti e funzionari del Ministero. Atteso che anche un altro membro del collegio è designato dalle università, gli atenei finirebbero infatti per potersi scegliere la maggioranza nel collegio, indebolendo la sua funzione di controllo terzo, e per di più avrebbero un indebito potere contrattuale nei confronti dei dirigenti ministeriali. Suggerisce quindi che due revisori siano nominati direttamente dal Ministero.

Dopo aver riferito sulle lettere n) ed o), relative ai nuclei di valutazione, egli pone poi l'accento sul divieto per i componenti il senato e il consiglio di amministrazione di ricoprire altre cariche accademiche ad eccezione del rettore, sancito dalla lettera p). A tale riguardo, giudica inopportuno il divieto per il senato, sollecitando invece al suo interno una rappresentanza dei dipartimenti o delle facoltà. Quanto al divieto di ricoprire incarichi politici e cariche istituzionali in altre università, propone di specificare che il divieto si applica alle università italiane, atteso che sarebbe un arricchimento se un membro del consiglio di amministrazione o del senato, o il rettore medesimo, rivestissero cariche in università straniere.

La lettera q) impone infine l'attuazione dei principi di trasparenza dell'attività amministrativa e di accessibilità delle informazioni relative all’ateneo, già fissato, in modo cogente e concreto, con un emendamento approvato in Senato al decreto-legge n. 180 del 2008.

Passando al comma 3, che assegna agli atenei un termine di sei mesi per modificare anche l’organizzazione interna, il relatore registra l'eccentricità dell'estensione di tale obbligo alle università non statali, giustamente non contemplate dall’articolo 2, comma 2, e che quindi dovrebbero essere escluse anche in questo caso.Nell'illustrare analiticamente l'articolazione interna prevista, egli consiglia peraltro una semplificazione in ordine al rapporto fra facoltà e numero di professori e ricercatori, sancito alla lettera d), ipotizzando un numero massimo di 12 facoltà per ateneo. Registra altresì un errore terminologico alla lettera e), laddove richiama le funzioni di cui alle lettere a), b) e c), mentre la lettera b) non attiene allo svolgimento di funzioni. A proposito dell’organo deliberante delle facoltà, la cui istituzione è contemplata alla lettera f), pone in luce che se la facoltà non ha solo funzioni di coordinamento, ma anche poteri sostanziali, sarebbe opportuno che detti organi deliberanti tenessero conto della rilevanza dei singoli dipartimenti. Quanto alla istituzione in ciascun dipartimento di una commissione paritetica docenti-studenti volta ad assicurare la qualità della didattica, di cui alla lettera g), egli la giudica inutile laddove esistano le facoltà, che già svolgono siffatta funzione con la partecipazione di rappresentanze studentesche. Reputa inoltre superfluo ripetere, alla lettera h), la rappresentanza elettiva degli studenti negli organi già citati. Inoltre, rileva che la lettera l) del comma 2, a cui si fa rinvio fra quelle che prevedono organi in cui devono essere rappresentati gli studenti, è relativa invece alla figura del direttore generale.

Dopo aver dato conto del comma 4, che eccettua gli istituti a ordinamento speciale dall'osservanza di alcune disposizioni, il relatore si sofferma sul comma 5, che impone agli atenei l'adozione di un codice etico, sottolineando che sarebbe più appropriato prevedere un codice deontologico.

In ordine al comma 6, secondo cui in sede di prima applicazione lo statuto modificato viene adottato con delibere del senato accademico e del consiglio di amministrazione, paventa le possibili contrapposizioni paralizzanti fra i due organi e suggerisce di attribuire la competenza ad un unico organo, tanto più che allo stato essi sono espressione di analoghe rappresentanze.

Nell'accennare brevemente ai commi 7, 8, 9 e 10, egli registra poi che, ai sensi del comma 11, ai fini della rieleggibilità dei rettori, del senato accademico e del consiglio di amministrazione, si computa il periodo già maturato. Stigmatizza tuttavia che per il senato non era prevista una non rieleggibilità.

Illustra indi l'articolo 3, sulla federazione e fusione di atenei.

  Passando all'articolo 4, che istituisce il Fondo per il merito, consiglia di limitare i premi di studio ai non abbienti, modulando magari le soglie di accesso in modo da favorire davvero i capaci e meritevoli ancorché privi di mezzi. Paventa altresì che la garanzia dello Stato per i prestiti d’onore possa non essere coperta. Quanto alle modalità di alimentazione del Fondo, reputa inadeguata la previsione come una mera eventualità del finanziamento pubblico. In questo modo, il Fondo rischia infatti di non entrare immediatamente in funzione o comunque di essere avviato senza adeguati finanziamenti. Considera poi paradossale che fra le risorse destinate ad alimentare il Fondo vi siano i contributi degli studenti. Riconosce peraltro che, se fosse previsto un trasferimento pubblico obbligatorio, la norma sarebbe priva di copertura finanziaria.

Con riguardo all'articolo 5, che delega il Governo ad introdurre misure per favorire la qualità e l'efficienza del sistema universitario, reputa non corretto che nella delega rientri la valutazione dei risultati conseguiti dai singoli docenti poiché essa è di competenza dei singoli atenei; anche il decreto istitutivo dell’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), ricorda, limita le sue attribuzioni alla valutazione delle istituzioni universitarie. In ordine ai principi e criteri direttivi fissati dal comma 2 con riferimento all'introduzione di meccanismi premiali, auspica inoltre una riformulazione della lettera b) atteso che il termine "efficienza" presuppone a suo avviso una specificazione. Invita altresì a valutare anche la qualità, oltre all’efficienza, e lamenta che il potenziamento del sistema di autovalutazione di cui alla lettera c) non si articoli in corrispondenti criteri direttivi.

Quanto ai principi e criteri direttivi per la revisione della contabilità, di cui al comma 3, ed in particolare alla lettera d), che impone un programma triennale di riequilibrio della consistenza del personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo, pone in luce che, se in molte sedi quest'ultimo appare senz’altro sovrabbondante, la dotazione di personale docente e ricercatore è inferiore alla media Ocse e risulta dunque inadeguata sul lungo periodo.

Il comma 4 reca poi, prosegue il relatore, principi e criteri direttivi per l'esercizio della delega relativa allo stato giuridico dei docenti e ricercatori. Talvolta tuttavia gli obiettivi sono a suo avviso confusi con i principi e criteri direttivi, mentre anche per la delicatezza della materia sarebbe bene definire nella legge i contenuti essenziali, lasciando poi ad una fonte successiva la loro semplice attuazione. In particolare, egli si sofferma sulla lettera c), che fissa sia per i docenti a tempo pieno che per quelli a tempo definito un eguale impegno complessivo pari a 1.500 ore. Ciò appare al relatore come suscettibile di impugnazione per irragionevolezza. E’ evidente del resto, prosegue, che, corrispondendo l’impegno per chi è a tempo definito a circa otto ore al giorno per cinque giorni la settimana, non si riserva alcuno spazio alle attività libero-professionali, presupposto stesso del collocamento a tempo definito. Le 1.500 ore comprendono poi non solo le attività didattiche, ma anche quelle di ricerca. Giudica tuttavia impossibile una quantificazione seria di queste ultime, risultando del tutto fantasiosi o comunque arbitrari criteri basati sulle pubblicazioni. Anche all'estero, mentre la didattica è quantificata in molti Paesi Ocse, non vi è Paese al mondo che quantifichi le ore dedicate alla ricerca. In questo campo, ciò che conta sono i risultati ed è questo l’oggetto della valutazione che in alcuni Paesi viene effettuata. Nelle 1.500 ore sono poi compresi anche i compiti preparatori e di verifica connessi all’insegnamento, nonché il tempo destinato allo studio personale, ma è evidente ancora una volta l'arbitrarietà della definizione lasciata inevitabilmente ad una autocertificazione soggettiva. Risulta infine a suo avviso oscura la previsione di una "quantificazione dell’impegno complessivo", che lascerebbe intendere una specificazione oraria ulteriore delle varie attività elencate.

Più in generale, il relatore ritiene che il limite di 1.500 ore introdurrebbe una disparità di trattamento economico rispetto ai docenti di scuola secondaria, che potrebbe essere foriera di ricorsi. A fronte invero di uno stipendio di insegnante che corrisponde all’incirca a quello di un ricercatore ovvero di un associato a inizio carriera, si richiederebbe infatti per ricercatori e professori universitari un impegno orario pari a quasi due volte e mezzo. La norma, ribadisce, rischia dunque di risultare incostituzionale per irragionevolezza. Va osservato infine che, nella bozza iniziale del disegno di legge, l’impegno di 1.500 ore era qualificato come "figurativo", essendo collegato alla rendicontazione dei progetti di ricerca cofinanziati. Se si vuole mantenere il suddetto impegno orario, sarebbe quindi quanto meno auspicabile il ripristino della definizione originaria. Giudica invece corretta la quantificazione in 350 ore e 250 ore dell’impegno didattico rispettivamente per il tempo pieno e definito.

Quanto alla lettera d), relativa alla disciplina delle attività di verifica dello svolgimento dei compiti didattici, osserva che si tratta di un obiettivo e non di un criterio direttivo. Giudica comunque senz’altro auspicabile l'introduzione di forme di controllo da parte delle singole università sull’effettivo svolgimento delle lezioni e dell’attività di ricevimento e di assistenza agli studenti. Lamenta tuttavia che essa non sia accompagnata dalla previsione di idonee misure sanzionatorie per le ipotesi di inottemperanza da parte del singolo docente. Per stroncare forme di inaccettabile mal costume, propone al contrario che, nel caso di mancata osservanza dei doveri didattici, e in assenza di una idonea giustificazione, siano applicate adeguate sanzioni di natura patrimoniale, fino al licenziamento per le fattispecie più gravi. Senza il richiamo a sanzioni, la previsione di forme articolate di controllo sembra infatti a suo avviso una tipica "grida manzoniana" destinata all’esterno più che all’interno dell’accademia. Non condivide invece l'eventuale introduzione di un badge di entrata e di uscita nell'ateneo, che finirebbe per svilire la professionalità del docente e del ricercatore fondata sulla autonomia della ricerca, attribuendogli un ruolo di tipo impiegatizio. Né va dimenticato che mancherebbero strutture adeguate per fronteggiare una presenza fissa di tutti i docenti nei dipartimenti.

In merito alla verifica dell’impegno scientifico, reputa di tutta evidenza che essa debba essere riservata alle singole università, che hanno interesse a stimolarlo atteso che una parte dei finanziamenti è legata alla qualità della produzione scientifica. Anche in questo caso la valutazione dovrebbe incentrarsi a suo avviso più sulla qualità che sulla quantità della produzione medesima. D’altro canto, osserva, se non fosse la singola università a valutare l’impegno scientifico di ciascun docente, si richiederebbe all’ANVUR uno sforzo insostenibile, dovendo essa valutare ogni anno 70.000 persone avvalendosi di un personale assai limitato e con pochi fondi. Già nelle scorse legislature si era del resto affermato in modo bipartisan il principio che l'Agenzia deve valutare le istituzioni accademiche, a iniziare dai dipartimenti, e non le singole persone. Inoltre, qualora la valutazione fosse fatta al di fuori delle singole università, ci sarebbe il rischio di un rallentamento burocratico notevole, con ritardi nella liquidazione degli scatti.

Per altro verso, l’inserimento nelle commissioni di abilitazione, di selezione e promozione, di esame di Stato, nonché negli organi di valutazione di progetti di ricerca, sancito alla lettera d) per i soli professori e ricercatori con valutazione positiva, non può essere il risultato di una valutazione fatta dalle singole università, ma deve essere conseguenza di una credibilità scientifica conseguita dal singolo professore o ricercatore e attestata in modo oggettivo, senza possibilità di discriminazioni. E’ il giudizio della comunità scientifica, non di un singolo valutatore, che deve decidere della adeguatezza scientifica di un possibile commissario di concorso.

La successiva lettera e) demanda al decreto delegato l'individuazione dei casi di incompatibilità e la definizione dei criteri generali per l'assunzione di incarichi anche retribuiti di studio, di insegnamento, di ricerca, di consulenza. E' evidente, prosegue il relatore, l'illegittimità della disposizione, che rinvia la determinazione di criteri generali. Al riguardo, egli ritiene che debba essere la singola università a stabilire un regime di incompatibilità a seconda delle proprie convenienze, e non in via generale, ma differenziando all’interno di contratti integrativi individuali, e comunque per aree disciplinari, come avviene nei sistemi universitari più avanzati. Sarà poi il docente a scegliere se accettare o meno le condizioni contrattuali offerte, ovvero decidere di cambiare sede.

Con riguardo all'obbligo di una relazione triennale sul complesso delle attività didattiche, di ricerca e gestionali svolte, ai fini fra l'altro della attribuzione dello scatto stipendiale, di cui alla lettera f), egli condivide il principio, anche se reputa che debbano essere le singole università, nell’ambito della loro autonomia e responsabilità, a fissare i criteri di valutazione della complessiva attività svolta, eventualmente differenziando, a seconda delle esigenze locali, il valore da riferirsi alla ricerca piuttosto che alla didattica ovvero all'impegno gestionale.

In ordine alla revisione del trattamento economico dei professori e dei ricercatori già in servizio e di quelli vincitori dei concorsi indetti fino alla data di entrata in vigore della legge, e in particolare alla trasformazione degli scatti da biennali a triennali, disposta dalla lettera i), pur essendo prevista un'invarianza del complessivo trattamento retributivo, egli stigmatizza la perdita economica per docenti e ricercatori legata al ritardo della prestazione, i cui effetti sono ben evidenziati dalla tabella allegata alla relazione tecnica. Per evitare una forma di risparmio a danno del personale docente, che tra l’altro non è contrattualizzato e dunque non gode di periodici rinnovi retributivi, auspica quindi che i risparmi derivanti dalla mancata concessione degli scatti vadano ad incrementare un apposito fondo universitario per la incentivazione.

Il relatore suggerisce altresì di introdurre alla lettera i) la previsione di misure incentivanti integrative, sul modello di quanto avviene nei Paesi anglosassoni in cui la retribuzione dei docenti è fissata per contratto, venendo commisurata ai risultati conseguiti e all’interesse dell’ateneo nei confronti dei singoli docenti. In proposito, rammenta che una misura di questo tipo era già prevista all’articolo 1, comma 16, della legge n. 230 del 2005, ma necessita di un fondo ad hoc, che la renda praticabile.

Il comma 5 riprende infine un emendamento già presentato in altra sede, che favorisce fra l’altro la sperimentazione da parte delle regioni di nuovi modelli di gestione ed erogazione degli interventi in materia di diritto allo studio. Invita tuttavia a non cadere nel pregiudizio demagogico secondo cui il semplice ingresso nella istituzione formativa è necessariamente per tutti una garanzia di successo, che oltre tutto appare in contrasto con i principi della Costituzione.

Il relatore accenna poi all'articolo 6, che opportunamente ridimensiona i crediti che possono essere riconosciuti agli studenti per attività professionali, e all'articolo 7, che dispone una revisione dei settori scientifico-disciplinari sulla base del criterio dell'afferenza di almeno 50 professori ordinari.        

L’articolo 8, prosegue, istituisce l'abilitazione nazionale di durata quadriennale per le funzioni di professore ordinario ed associato. In proposito, evidenzia tuttavia che la distinzione fra le due fasce non può essere per funzioni, dal momento che esse sono analoghe. Invita quindi a fare riferimento alla legge n. 382 del 1980, ovvero a specificare la differenza dei requisiti (idoneità per la seconda fascia; piena maturità scientifica per la prima fascia).

Con riferimento al contenuto dei regolamenti con cui entro novanta giorni saranno definite le modalità di espletamento delle procedure concorsuali, il relatore propone che l'attribuzione della abilitazione sia fondata non solo sulla valutazione analitica di titoli e pubblicazioni scientifiche, ma anche su una adeguata verifica delle capacità didattiche. Quanto poi alla commissione, ribadisce che essa dovrebbe essere costituita sulla base di una lista formata da candidati che abbiano pubblicazioni scientifiche accettate su riviste internazionalmente accreditate o edite in collane universitarie. Ritiene altresì che un'unica commissione che dura in carica due anni ed è competente per le abilitazioni di prima e seconda fascia rischia di concentrare in sé troppo potere. Sull'attribuzione di un titolo preferenziale nei contratti di insegnamento a coloro che siano in possesso della abilitazione, consiglia di estendere tale preferenza anche a chi è già in servizio.

Passando all'articolo 9, che disciplina le procedure di reclutamento, auspica anzitutto che la legittimazione a partecipare ai bandi di cui alla lettera b) sia articolata diversamente, atteso che il successivo articolo 15, comma 3, rimedia ad una palese dimenticanza prevedendo la possibilità di partecipare alle suddette procedure anche per i professori attualmente in servizio. Alla lettera c), lamenta che non sia disciplinata l’ipotesi in cui non sia stata costituita la facoltà e suggerisce di sostituire il riferimento alla facoltà con quello al dipartimento. In ordine alla previsione di una lezione pubblica, di cui alla lettera d), osserva che sarebbe più opportuno che la valutazione della idoneità didattica fosse svolta al momento dell'abilitazione. Giudica inoltre estremamente complessa e farraginosa la procedura per la proposta di chiamata, prefigurata dalla lettera d). Nel dichiarare di non comprendere per quale motivo debbano intervenire nella chiamata i soggetti che compongono l’organo deliberante della facoltà, reputa fuori sistema che alle chiamate degli ordinari partecipino anche i professori di seconda fascia e che alle chiamate di professori e ricercatori partecipino rappresentanti degli studenti. Sollecita quindi una decisione assunta dalla maggioranza assoluta dei componenti il dipartimento, su proposta dei professori del settore scientifico-disciplinare e con delibera finale del consiglio di amministrazione. Le università potrebbero poi stabilire forme di consultazione della comunità scientifica sull'adeguatezza dei candidati proposti.

Più in generale, egli ritiene che questa procedura rischi di penalizzare la assunzione dei docenti più giovani e neo abilitati ponendoli in competizione con docenti già in servizio sulla base di una valutazione comparativa dei titoli. Invita quindi a distinguere le procedure di assunzione in servizio da quelle di trasferimento. In questo ultimo caso, sarebbe più idonea la chiamata diretta, che avrebbe il vantaggio di evitare il rischio di ricorsi paralizzanti. Chiede altresì chiarimenti sulla scelta di prevedere, al comma 5, la chiamata diretta per studiosi impegnati all’estero o per ricercatori a contratto e non per professori già in servizio presso altre università italiane. Fra l’altro, per ragioni di spesa, le università hanno maggiore convenienza ad assumere neo abilitati che a chiamare per trasferimento. Dunque, la chiamata per trasferimento avverrebbe solo per situazioni di particolare rilievo e favorirebbe la mobilità fra sedi. Né va dimenticato che, essendo i commissari normalmente già presenti nel dipartimento, il loro giudizio verrebbe comunque considerato. In questo caso, auspica peraltro un limite percentuale alle chiamate per trasferimento.

Con riferimento infine al comma 5, avanza l'ipotesi di sopprimere la chiamata per chiara fama, sussistendo già la figura del professore a contratto, tanto più che in passato essa ha dato luogo a trattamenti di favore non adeguatamente giustificati.

Dopo aver dato conto dell'articolo 10, sugli assegni di ricerca, il relatore riferisce quindi sull'articolo 11, in base al quale le università possono stipulare contratti per attività di insegnamento con esperti di alta qualificazione in possesso di un significativo curriculum scientifico o professionale. In proposito, egli ritiene che la palese inadeguatezza del curriculum potrebbe dar luogo all'annullamento del contratto su istanza di un componente il nucleo di valutazione, onde evitare che l'affidamento di incarichi a soggetti sprovvisti di idoneo curriculum risulti priva di sanzioni. Manifesta peraltro perplessità sul successivo comma 2, di cui dichiara di non comprendere appieno la differenza rispetto al comma 1, se non che la seconda ipotesi contrattuale sembrerebbe riferita ad ambiti didattici più specifici. Invita quindi ad unificare le due ipotesi.

L’articolo 12, prosegue il relatore, porta avanti il disegno avviato a suo tempo dalla legge n. 230 del 2005, con riguardo alla eliminazione delle figure di ricercatore a tempo indeterminato, da sostituirsi con ricercatori titolari di contratti a tempo determinato. I compiti attribuiti a questa nuova figura di ricercatore sono di ricerca (non quantificata) e di didattica (fissata in un ammontare di 350 ore annue). Al riguardo, egli valuta troppo complicata la possibilità di stipulare nuovi contratti con altre università. A suo avviso, una volta fissato il periodo massimo di dieci anni per la durata di rapporti a tempo determinato, dovrebbe essere semplicemente consentito di partecipare a procedure di selezione per il tempo mancante al raggiungimento del decennio.

In merito al trattamento economico dei ricercatori, il relatore esprime compiacimento per il tentativo di rendere più competitiva la retribuzione di inizio carriera, che attualmente è in assoluto la più bassa fra i principali Paesi europei, pari a circa il 60 per cento di quella di un ricercatore tedesco. Tale scelta, quantificata in 11 milioni di euro, è per il momento coperta con corrispondente riduzione per gli anni 2010 e 2011 dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 5, comma 1, della legge 19 ottobre 1999, n. 370. Ritiene tuttavia che a regime occorrerà prevedere un incremento corrispondente del FFO onde evitare che ad una maggiore retribuzione corrisponda un minor numero di ricercatori assunti in servizio, ancorché a tempo determinato.

Quanto alla procedura di selezione nazionale dei vincitori, disciplinata al comma 9, egli la valuta troppo burocratica e potenzialmente poco trasparente, in quanto presuppone una commissione composta da "eminenti studiosi" designati dal Ministro su proposta dell’ANVUR, che si avvalgono a loro volta, per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche e dei programmi di ricerca, di esperti revisori di elevata qualificazione scientifica, fra l’altro senza oneri per la finanza pubblica. Egli auspica invece la formazione di commissioni composte, per ogni settore scientifico-disciplinare, estraendo a sorte tre valutatori all’interno di liste di professori ordinari e associati che abbiano continuità di pubblicazioni scientifiche negli ultimi cinque anni. Inoltre, invita a non prescindere da una valutazione delle abilità didattiche e della preparazione complessiva del candidato, atteso che il ricercatore a tempo determinato potrebbe essere destinatario di chiamata diretta su un posto da associato.

Il relatore accenna altresì all'articolo 13, secondo cui la concessione della opzione per la permanenza in servizio per un ulteriore biennio è subordinata alla sussistenza di adeguate risorse finanziarie nel bilancio dell’ateneo, e all'articolo 14, sullo svolgimento di attività finalizzate alla diffusione della lingua e della cultura di Paesi stranieri.

Illustrando infine le norme transitorie e finali recate dall'articolo 15, il relatore si sofferma in particolare sul comma 1, secondo cui, a far data dalla entrata in vigore della legge, per la copertura di posti da professore ovvero da ricercatore o assegnista di ricerca, le università possono avviare esclusivamente le nuove procedure di concorso. Non va tuttavia dimenticato che esse presuppongono le modifiche statutarie e l’adozione di appositi regolamenti, il che rischia di tradursi in un blocco delle chiamate per almeno un anno. Per evitare tale conseguenza nefasta, sarebbe dunque opportuno far data dalla entrata in vigore dei regolamenti di cui all’articolo 9, comma 2, e comunque non prima del termine delle procedure di modifica statutaria.

Avviandosi alla conclusione, egli precisa che le osservazioni svolte riguardano elementi particolari del disegno di legge, non già i suoi elementi strutturali. Non intaccano quindi il giudizio senz'altro positivo sulla sua complessiva adeguatezza.

D'altro canto, sottolinea, il provvedimento riprende, talvolta quasi alla lettera, passaggi già contenuti nella proposta presentata a febbraio dalla maggioranza e pure in quella depositata a giugno dall'opposizione. Le soluzioni prospettate ricalcano inoltre, nelle loro linee generali, quanto contenuto nel programma elettorale del Pdl, che per molti aspetti non era distante da quello del Pd. E’ piuttosto auspicabile, per consentire alla riforma di esplicare i suoi effetti positivi, che i tagli previsti per il 2010 a danno dell'università vengano drasticamente ridotti: questo è il vero ostacolo che si deve superare.

Nel dichiararsi assolutamente aperto alla discussione, anticipa fin d'ora che intende riservare una seria attenzione alle proposte che verranno avanzate, non solo dalla maggioranza, ma anche dalla opposizione e dalle parti sociali, per arrivare ad un testo che, nel rispetto delle linee portanti qui delineate, sia il più possibile condiviso. In particolare, assicura che non si lascerà condizionare dalle eventuali pressioni di organi di stampa, né di coloro che non siano espressione della sovranità popolare. Ritiene infatti che spetti al Parlamento esprimersi sulla proposta del Governo e manifestare la sua volontà definitiva.
  Il seguito dell'esame congiunto è rinviato.
 La seduta termina alle ore 16,15.

 

 

Senato n. 1905 - DDL  su Governance Università e Reclutamento dei Professori Universitari
approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 ottobre 2009, e che va alle Camere


Enrico Decleva

               
                                      VERSIONE DEFINITIVA                           
                         accompagnata da due commenti:

a) uno del Presidente della CRUI, prof. Enrico DECLEVA;
b) uno del prof. Giorgio ISRAEL, Presidente della Comm.ne per il rinnovamento della formazione dei docenti, nominata dalla GELMINI

Nota. Per un nostro parere sul DDL, clicca su: Disegno di legge


Giorgio Israel


( Ripreso da: http://www.crui.it/ , 28/10/09)

Enrico Decleva, DICHIARAZIONE

   A seguito dell’approvazione, in data odierna, da parte del Consiglio dei Ministri del Disegno di legge sull’Università presentato dal Ministro Gelmini, il Presidente della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane), prof. Enrico Decleva, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

  “La proposta di legge del Ministro Gelmini approvata oggi dal Consiglio dei Ministri, per l'ampiezza del suo impianto e la valenza riformatrice degli interventi previsti, rappresenta un'occasione fondamentale e per molti versi irripetibile per chi ha davvero a cuore il recupero e il rilancio dell'università italiana.

   Rispetto ad alcune soluzioni potranno essere opportuni ulteriori approfondimenti. Ma è essenziale che, a questo punto, anche nel nostro Paese si siano determinate le condizioni per affrontare in un'ottica coerente e di ampio raggio urgenze e criticità altrove superate da tempo.

  E' ora necessario che il confronto parlamentare si sviluppi concentrandosi sul merito delle varie questioni. Così come è indispensabile, e per più aspetti pregiudiziale, che all'avvio del processo riformatore, e a garanzia della sua credibilità, corrisponda una disponibilità adeguata di risorse. A partire da quanto sarà garantito al finanziamento degli atenei per il 2010”.

n.1905, Senato   - Disegno di legge in materia di organizzazione e qualità del sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio - Versione definitiva

AVVERTENZA. Il testo qui riportato si limita al Sommario

Titolo I - Organizzazione del sistema universitario
Articolo 1 - Principi ispiratori della riforma
Articolo 2 -Organi e articolazione interna delle università
Articolo 3 -Federazione e fusione di atenei e razionalizzazione dell’offerta formativa.

Titolo II
- Norme e delega legislativa in materia di qualità ed efficienza del sistema universitario
Articolo 4 -Fondo per il merito
Articolo 5 -Delega legislativa in materia di interventi per la qualità e l’efficienza del sistema universitario
Articolo 6 -Riconoscimento dei crediti universitari.

Titolo III
- Norme in materia di personale accademico e riordino della disciplina concernente il reclutamento
Articolo 7 - Revisione dei settori scientifico-disciplinari
Articolo 8 -Istituzione dell'abilitazione scientifica nazionale
Articolo 9 -Reclutamento e progressione di carriera del personale accademico
Articolo 10 -Assegni di ricerca
Articolo 11 -Contratti per attività di insegnamento
Articolo 12 -Ricercatori a tempo determinato
Articolo 13 -Collocamento a riposo dei professori e dei ricercatori
Articolo 14 -Disciplina dei lettori di scambio
Articolo 15 - Norme transitorie e finali

(Segnalato dall'USPUR. Ripreso da: "http://www.loccidentale.it/", 3/11/09)

Giorgio Israel, Questo ddl va emendato su alcuni punti importanti, ma che sarebbe irresponsabile silurare

1. Il disegno di legge per l’università presentato dal ministro Mariastella Gelmini ha già ricevuto una doppia bordata di attacchi. Il fuoco a tribordo è all’insegna dell’accusa: statalismo. A babordo l’accusa è: aziendalismo. Vien voglia di dire che due accuse tanto simmetriche si elidono e quindi che il ministro ha azzeccato la giusta misura. E in parte è così, ma non del tutto. Sono propenso a dire che l’accusa più ingiusta è quella di tribordo che si è condita anche di paragoni alquanto azzardati: c’è chi, a proposito del fondo nazionale di merito per gli studenti ha evocato i littoriali mussoliniani… Non esageriamo, ragazzi. D’altra parte, è vero che una certa dose di centralismo e di regole stringenti sono stati introdotti. Ma quando l’autonomia viene intesa male e peggio usata, dando luogo a deviazioni aberranti, che altro si può fare? Concederne altra? In altri termini, seguire la prassi del cattivo medico che, di fronte all’insuccesso della terapia, invece di correggerla raddoppia la dose?
   2. Il ddl non sopprime l’autonomia, ma stringe i bulloni laddove essa aveva prodotto risultati catastrofici. D’altra parte, il nostro è un sistema statale, e lo stato deve intervenire quando l’andazzo degenera. Oppure qualcuno pensa che una delle prime potenze industriali si possa permettere di chiudere il sistema universitario statale e aspettare che sorga spontaneamente un sistema universitario privato? Casomai – e vi tornerò tra poco – vi sarebbero ancora altri bulloni da stringere, soprattutto in tema di reclutamento, sebbene questa sia la parte migliore del ddl. Il quale va apprezzato per aver introdotto una fondamentale novità: la “tenure track” nel reclutamento, ovvero un periodo di prova prima dell’assunzione

(continua Israel) stabile, invece di andare alla disastrosa formazione di un terzo livello di docenza, secondo le richieste di alcuni sindacati, il che avrebbe fatto dell’Italia un’anomalia mondiale. La progressione della carriera è correttamente congegnata. La struttura generale della “governance” è semplificata, efficiente e abbastanza convincente.
  3. L’accusa di statalismo mi pare quindi fuori luogo. Il criterio ispiratore del ddl è soprattutto quello del merito: se ogni volta che si introducono criteri meritocratici si grida allo statalismo e si reclama più autonomia, allora vuol dire che in realtà si vuole la deresponsabilizzazione.
  4. Inoltre, non si tiene conto di un fatto importante. Le gravi discontinuità nel reclutamento e il fatto che il sistema finora adottato è servito soprattutto alla progressione di carriera interna, hanno prodotto un “gap” generazionale impressionante che lascia semivuota la fascia di docenza attorno ai cinquant’anni di età. Mentre sta iniziando un processo di pensionamento che avrà caratteristiche sempre più vertiginose, il “gap” porta in primo piano una fascia di docenti quarantenni che – lo dico a costo di sollevare un vespaio – non sono adeguati a sostenere il sistema. Difatti, si tratta troppo spesso di persone che non hanno conosciuto altro che l’università degradata delle migliaia di corsi di laurea e dei 150.000 corsi sminuzzati, con il sistema barocco dei crediti in cui si contano le ore o le pagine per credito, in cui la vita del docente è assorbita da innumerevoli incombenze burocratiche. Questa è l’università che hanno conosciuto, e non un’altra, a meno che non siano stati in certi paesi esteri.
  5.  Pertanto, in assenza di regole precise che si accompagnino – sperabilmente – a un alleggerimento del sistema e a una diminuzione dei corsi con necessari accorpamenti, il rischio è quello che si vada a una struttura sempre più autorefenziale, burocratica, poco sensibile ai contenuti e assorbita ossessivamente dagli adempimenti che molti giovani docenti sono stati abituati a credere siano la sostanza dell’attività universitaria. È molto male che non vi sia trasmissione di conoscenze ed esperienze in una istituzione culturale. Ma questa è la realtà cui bisogna far fronte, e farvi fronte lasciando il sistema alla cattiva autonomia di cui ha goduto finora significa assestargli il colpo finale.
  6.  Da questo punto di vista penso che il difetto principale del ddl consista nel fatto che la lista nazionale di idoneità sia aperta. Mi rendo perfettamente conto che questo modello – così come funziona, e bene, in Francia – prevede la lista aperta. Ma è facile prevedere che, con una così lunga lista di ricercatori in attesa di passare a una fascia di docenza e di associati in attesa di diventare ordinari, la prima lista nazionale includerà tutti. Non credo che questo sia pessimismo. Credo che sia semplice realismo. Pertanto, per evitare l’ennesimo ope legis, accompagnato da assunzioni locali che sarebbero ancor più “localistiche” dei concorsi attuali, sarebbe bene che, per un periodo transitorio, la lista fosse a numero programmato e che, poi, dopo il primo ciclo di sei anni previsto per la “tenure track”, a regime diventi aperta.
 7. Veniamo ora all’accusa di aziendalismo, che è soprattutto avanzata da gran parte dell’opposizione e dei sindacati. A me pare molto esagerata, soprattutto se si confronta questo ddl con le prime versioni circolate. Tuttavia, qualche punto può essere aggiustato. Il potere del Senato accademico appare troppo evanescente, sebbene sia apprezzabile che il corpo docente sia responsabile degli aspetti didattico-scientifici. Si può anche rivedere la struttura del Consiglio di amministrazione per evitare rischi di una gestione simile alle ASL. E’ vero che i compiti dei due organismi sono distinti, ma una certa evanescenza dei poteri del Senato accademico potrebbe concentrarne troppo nel Consiglio di amministrazione e fare del Direttore generale il vero dominus dell’università.
  8. In generale, colpisce un certo silenzio sul fronte della ricerca. E qui l’accusa di aziendalismo potrebbe aver maggiore fondamento, in quanto una università prevalentemente dedita alla didattica – in un paese privo di strutture di ricerca superiore e di “alte scuole” – condurrebbe a una dequalificazione e corrisponderebbe a una propensione alquanto ottusa di parte del mondo imprenditoriale italiano, ma soprattutto di quello che si occupa attivamente di dire all’università cosa deve fare e che appare interessato prevalentemente a una struttura didattica fortemente dipendente dalle esigenze produttive.   
9.
Quindi, il ruolo dell’università rispetto alla ricerca deve risaltare in modo più chiaro e deve essere difeso lo spazio e il ruolo della ricerca di base, senza cui tutto il sistema della ricerca è destinato al deperimento.
10.  Infine, un’osservazione che non ha a che fare né con il tema dell’aziendalismo né con quello dello statalismo, bensì con quello della demagogia. Si elimini l’assurda pariteticità tra studenti e docenti in molti organi universitari e il potere eccessivo dato agli studenti nella valutazione dei docenti. Sia chiaro: la valutazione ci deve essere, e severa. Ma la valutazione si fa tra competenti, anche per quanto riguarda la didattica. Si ricordi un principio elementare: la via maestra per un docente al fine di farsi valutare bene è promuovere tutti. Il docente rigoroso, soprattutto nell’attuale rilassamento etico, è valutato male e destinato a una brutta fine. Perciò, se si conferisce questo enorme potere agli studenti, il risultato sarà un abbassamento di livello della preparazione. Certo: vi sarà anche una diminuzione dell’abbandono scolastico e molti più laureati in tempo. Già nel passato altri ministri hanno pensato bene di finanziare di più le università che miglioravano i parametri di abbandono e di laurea in tempo, e poi hanno proclamato ai quattro venti che la situazione era migliorata… . Speriamo davvero che questa prassi poco intelligente venga definitivamente abbandonata.
11.  Concludendo, questo ddl è un documento organico e coraggioso, che va emendato su alcuni punti importanti, ma che sarebbe assolutamente irresponsabile silurare e combattere a oltranza, invece di assumerlo come un’occasione per far riprendere all’università un cammino virtuoso.

 



EDIZIONI PRECEDENTI

 

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Commissioni di concorso: il MIUR indice le votazioni dei sorteggiabili
per la I Sessione 2008. (A gennaio 2010, l'indizione per la II Sessione 2008)


MariaStella Gelmini

Preoccupazioni per i concorsi "tartaruga"

Lettera di sollecito, al Ministro,
del prof. Antonino LIBERATORE

Il Decreto del Miur per indire le votazioni
dei sorteggiabili dal 9 al 16 dic. 2009


Preoccupazioni pese per il futuro, evidenziate dalla serie
storica dei docenti universitari di ruolo classificati  per eta' (Tab.1 )


Antonino Liberatore

NOTA. Dato il freno del Governo nelle assunzioni di docenti, si riporta qui una lettera (che interpreta tutti noi) del prof. Liberatore e una tabella, piuttosto rara (aggiornata al 31 dic. 2008), che descrive il numero dei docenti di ruolo, classificati per età. Da essa si deduce che presto saremo senza professori, e mancando un graduale ricambio, molta conoscenza scientifica andrà distrutta.
  Questo è il risultato dell'azione di un lungo elenco di ministri, molto incompetenti (anche, se ben intenzionati ...) .
  Avevamo preavvisata la Ministra che la sua via meritocratica avrebbe fatto guai, a causa delle difficoltà di applicazione di regole innovative troppo complicate. Il sorteggio dei Commissari di concorso è la miglior soluzione (diciamo la meno peggio) per far vincere il merito. Ma deve trattarsi di sorteggio puro. Invece il voler ulteriormente migliorare, facendo precedere delle elezioni, innesca un meccanismo infinito che annulla totalmente il merito.
   Questa stessa modalità era stata già sperimentata nel 1980-98. Infatti, per gli ordinari, l'art. 3 della L. n. 31/1979, disponeva il sorteggio, tra un numero di votati doppio del numero dei commissari. Invece, per gli associati, l'art. 44 del DPR 382/80 disponeva (prima) il sorteggio di un numero di candidati commissari triplo del bisogno, e poi si votava.
   Ci fu, per questo, un enorme rallentamento della macchina concorsuale: infatti, nel 1980-98 furono svolti solo 3 dei 9 concorsi programmati dal DPR 382.
   Il risultato fu il massacro di una intera generazione di professori associati perchè (causa ritardo), al momento dei concorsi, la gran parte dei loro Maestri era morta, ed era subentrata una nuova generazione di Commissari (dal 1998, sarà abolito il sorteggio e saranno tutti eletti) che privilegeranno i loro giovani allievi.
  E' forse presto dire che sta accadendo la stessa cosa ... , ma la strada è quella.

Tab. 1- Docenti universitari di ruolo
classificati per ordine di età, al 31/12/2008

Anno di nascita

Ordinari

Assoc.

Ricerc.

Totale
1933 5     5
1934 64     64
1935 192     192
1936 248 4   252
1937 420 34   454
1938 542 65   607
1939 668 201 5 874
1940 767 304 1 1.072
1941 766 304 9 1.079
1942 800 406 84 1.290
1943 847 387 118 1.352
1944 787 438 153 1.378
1945 752 476 214 1.442
1946 1.049 682 387 2.118
1947 1.100 710 501 2.311
1948 1.051 685 521 2.257
1949 957 659 588 2.204
1950 807 651 568 2.026
1951 658 551 560 1.769
1952 590 524 543 1.657
1953 521 473 498 1.492
1954 505 484 486 1.475
1955 498 515 443 1.456
1956 545 589 505 1.639
1957 489 621 540 1.650
1958 498 659 604 1.761
1959 419 669 641 1.729
1960 422 738 620 1.780
1961 373 745 709 1.827
1962 321 777 693 1.791
1963 282 765 808 1.855
1964 250 730 935 1.915
1965 226 673 1.054 1.953
1966 171 613 1.065 1.849
1967 111 512 1.136 1.759
1968 93 415 1.191 1.699
1969 61 364 1.138 1.563
1970 33 259 1.165 1.457
1971 18 237 1.105 1.360
1972 11 131 1.209 1.351
1973 9 89 1.171 1.269
1974 2 65 1.022 1.089
1975   29 900 929
1976 1 15 621 637
1977   4 490 494
1978   3 315 318
1979     162 162
1980   1 61 62
1981     33 33
1982     9 9
1983     2 2
Totale 18.929 18.256 25.583 62.768
Fonte: Elaborazioni MIUR - Ufficio di Statistica (università e Ricerca) su BD MIUR

La lettera del prof. Antonino Liberatore

Signor Ministro,

a supporto delle legittime aspirazioni alla progressione di carriera del personale che opera meritevolmente nella ricerca e nella didattica universitaria, l’USPUR (Unione Sindacale dei Professori Universitari di Ruolo) sollecita la costituzione delle commissioni giudicatrici per le procedure di valutazione comparativa.

In proposito, visto il D.M. 27-03-2009 sulle modalità di svolgimento delle elezioni per la costituzione delle commissioni giudicatrici di valutazione comparativa per il reclutamento dei professori e dei ricercatori universitari, l’USPUR sollecita sia il provvedimento direttoriale che deve stabilire, tra l’altro, la data delle elezioni dei commissari (art. 6 del D.M. 27-06-2009) sia l’emanazione del D.M. che deve individuare i parametri al fine della valutazione dei titoli e delle pubblicazioni per le procedure di valutazione comparativa a posti di ricercatore, D.M. che doveva essere emanato 30 giorni dopo la conversione in legge del D.L. 10-11-2008 n.180 (art. 1, comma 7) avvenuta con la legge 09-01-2009 n. 9.

Ci auguriamo che Ella, signor Ministro, voglia soddisfare il diritto di vedere concluse in un tempo accettabile queste pratiche che hanno a che fare con i progetti di vita accademica dei professori e dei ricercatori universitari.
Firenze, 23 Giugno 2009                   Antonino Liberatore


La lettera del MIUR, del che indice le votazioni
,
in attesa (poi) del sorteggio (stralcio)
FONTE: http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0015Atti_M/7965Elezio_cf2.htm

OGGETTO: Elezioni delle commissioni giudicatrici per le procedure di valutazione comparativa per posti professore di I° e II° fascia e di ricercatore universitario - Indizione della I° sessione 2008 ai sensi dell'art. 1, del decreto legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito con modificazioni dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1 e del DM 27 marzo 2009, n. 139.

"E' indetta la I° sessione 2008 per la costituzione delle Commissioni giudicatrici per le procedure di valutazione comparativa secondo le disposizioni previste dalle norme citate in oggetto. Alla predetta sessione afferiranno le procedure di valutazione comparativa per posti di ricercatore universitario, co-finanziate e non co-finanziate dal Ministero, bandite entro il 30 giugno 2008 e le procedure di valutazione comparativa per posti di professore universitario di I° e II° fascia, bandite entro la medesima data e adottate nel rispetto dei limiti stabiliti dall'art. 51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, dall'art. 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e dalla legge indicata in oggetto". …..
(Nota della redazione. Sono esclusi dalle votazione: il settore MED/48 per i concorsi a posti di professore ordinario e associato e i settori MED/47 e MED/48 per i concorsi a posti di ricercatore. Inoltre, i settori L-ANT/10, L-LIN/20, L-OR/17 e MED/45, per i concorsi a posti di professore ordinario e associato, e i settori L-ANT/10 e MED/45, per i concorsi a posti di ricercatore, perchè composti da un numero di professori ordinari titolari di elettorato attivo eccessivamente esiguo (meno di tre), per cui non sussistono le condizioni per poter avviare per i predetti settori il relativo procedimento elettorale.)
.......
" Le votazioni per la formazione delle liste da cui attingere per effettuare il sorteggio attraverso cui verranno formate le Commissioni, nel caso di ricorrenza delle condizioni previste dall'art.1, commi 4 e 5, della legge indicata in oggetto e dall'art. 2, commi 2 e 4, del DM 139/2009, si terranno a partire da mercoledì 9 dicembre fino a mercoledì 16 dicembre 2009"
…..
!Il giorno 17 dicembre 2009, alle ore 09.00, avrà inizio lo scrutinio cui faranno seguito le operazioni di sorteggio delle Commissioni Giudicatrici.
…..
"Si rende infine noto che saranno avviate tempestivamente, entro la fine di gennaio 2010, le procedure per l'indizione della II° sessione 2008".

 

RUBRICA Speciale - 2011


INTERSINDACALE  UNIVERSITARIA   DI BOLOGNA
CISL Università – CNU Comitato Naz.le Universitario – CoNPAss Coordinamento Naz.le Proff. Associati BO – "Docenti Preoccupati" – FLC CGIL Università di Bologna – SUN Universitas News – UIL Ricerca Università AFAM Sede, via Giacomo 20, Università di Bologna

COMUNICATO SULLA DELIBERA FINALE DELL'ATENEO DI BOLOGNA
SULLO STATUTO, DOPO I RILIEVI DEL MIUR

    Nella giornata del 7 dicembre 2011 il Consiglio di Amministrazione e il Senato Accademico si sono pronunciati sulla proposta avanzata dal Rettore in merito all’accoglimento o meno dei numerosi rilievi avanzati dal Miur al testo approvato a luglio. Alcuni di questi rilievi riprendevano le osservazioni che questa Intersindacale aveva inviato al Ministero. In particolare: - l'illegittimita' di demandare a Regolamenti alcune scelte essenziali che andrebbero invece definite all'interno dello Statuto. Si evidenziava, in questo campo, la gravissima anomalia di demandare ad un Regolamento la modifica dello Statuto, con possibilita' di vanificare ad usum principis alcuni elementi che la legge vuole salvaguardati nella presente stesura dello Statuto; - l'illegittimita', nell'elezione del SA, di annullare la scheda qualora le due preferenze esprimibili non siano una di genere maschile, una femminile: il principio della parita' di genere può e deve essere garantito tramite il meccanismo di formazione delle liste e non certo tramite l'annullamento della volonta' dell'elettore, - forti perplessita' in merito alla decisione di inibire l'accesso agli organi accademici a chi abbia ricoperto cariche sindacali nell'anno precedente alla nomina. Una norma punitiva e di dubbia costituzionalita'.

   Per contro altre osservazioni del Ministero hanno un segno regressivo, quali il velato suggerimento di eliminazione della Consulta del personale tecnico-amministrativo (il cui accoglimento avrebbe fatto venir meno l'unica possibilita' da parte del personale TA di indicare un candidato al CdA) e la richiesta di eliminare la rappresentanza del personale tecnico e amministrativo dai Consigli delle Scuole/Facolta'.

   Il Consiglio di Amministrazione e il Senato Accademico hanno approvato le proposte del Rettore, respingendo la gran parte delle osservazioni del Miur. Registriamo con soddisfazione l’eliminazione della norma di inibizione dell’accesso agli organi accademici a chi abbia ricoperto incarichi sindacali nell’ultimo anno. Ma a nostro giudizio non e' stata colta l’occasione, in un nuovo scenario politico, per ripensare alcune scelte, migliorando la trasparenza, la democrazia nell’Ateneo e la più ampia condivisione, che fin qui e' mancata.

   Si conclude il processo di approvazione del nuovo statuto dell’Universita' di Bologna. Non possiamo che ribadire quanto già scrivemmo alla fine di luglio in occasione della sua approvazione. Le scelte politiche contenute nello statuto sono state il frutto della decisione di una minoranza ristretta, mentre la gran parte della comunita' accademica non vi si riconosce, lo abbiamo dimostrato con la consultazione referendaria autogestita di fine giugno.

   In particolare, l’organo principale dell’Ateneo, il Consiglio di Amministrazione, sara' designato in modo verticistico e non eletto, e non sara' revocabile nemmeno dalla massima espressione della comunita', il Senato accademico.

   Tali scelte autoritarie e non condivise sono state giustificate con un mistificatorio riferimento all’efficienza e all’indipendenza; al contrario noi riteniamo che solo la partecipazione e la collegialita' possano garantire quella qualita' del lavoro, dei servizi, della ricerca e della didattica che e' piu' che mai necessaria in questa fase.

    La responsabilita' dell’avvio di questo processo distruttivo risiede ovviamente nel Governo nazionale, ma anche nelle incertezze delle allora opposizioni, mentre la convinta attuazione della legge, in modo persino peggiorativa rispetto al dettato originario, rimane a carico del Rettore e degli Organi Accademici.

Bologna 8 dicembre

  Nota.  In data 28 nov. 2011 il MIUR ha restituito, con osservazioni, il progetto di riforma dello Statuto Generale dell'Univ. di Bologna. A loro volta, l'Intersindacale aveva inviato al Miur proprie  "Osservazioni giuridiche, anche a seguito di propri Rferendum sulla legittimità democratica dello Statuto. Qui di seguito è pubblicato il testo integrale del Miur.

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                            Per il testo integrale della Lettera del Miur con i rilievi sullo Statuto:
                                             CLICCA su: Statuto-rilievi Miur

 

EDIZIONI  PRECEDENTI


Bologna
, In attesa del responso del MIUR (entro il 26 nov. 2011) per il nuovo Statuto


Per i Dipartimenti
 

Rettore Dionigi anticipa la riforma

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Ivano Dionigi, rettore

Le principali novità, in sintesi:

1) Istituiti 33 "nuovi" dipartimenti, in luogo dei 72  attuali
2) I docenti di ruolo sono 2950 (erano 3.392 nel 2001)
3) La composizione media di un dipartimento è di 89 membri

Breve nota. Il DPR 382/80 aveva istituito i dipartimenti, con autonomia amministrativa, come forma di decentramento all'interno degli Atenei.
  Prima c'erano gli Istituti, che si occupavano della ricerca, ma amministrativamente tutto affluiva al centro del rettorato, dove si verificavano intasamenti delle pratiche e lunghe attese.
  Con la legge Gelmini un dipartimento deve avere almeno 40 docenti di ruolo. Lo Statuto eleva a 50 il minimo, ma come si vede dalla tabella sottostante, si è andati molto più su. Nel 1980 la decisione fu di decentrare per abbassare i costi; adesso si centralizza, ma ancora per abbassare i costi.

   A cosa servono gli Uffici del Rettorato, se non dare utili indicazioni tecniche ai professori, circa le soglie o i range standard ?
  Chi ha pratica di amministrazione del dipartimento, sa che un dipartimento di 30 membri è già su una soglia complicata da gestire. La Gelmini ne vuole almeno 40, ma Dionigi va molto più in pratica. E' più realista del re.
  Questo non vuol dire che caleranno i costi. Al contrario essi aumenteranno a causa delle diseconomie di scala. Tutto sarà più lento, e il tempo costa.


DENOMINAZIONE DEI DIPARTIMENTI

NUMERO DOCENTI DI RUOLO

1

Dipartimento: ARCHITETTURA E PIANIFICAZIONE TERRITORIALE

47

2

Dipartimento: CHIMICA "CIAMICIAN"

77

3

Dipartimento: DELLE ARTI VISIVE, PERFORMATIVE E MEDIALI -

49

4

Dipartimento: FARMACIA E BIOTECNOLOGIE

121

5

Dipartimento: FILOLOGIA CLASSICA E ITALIANISTICA

68

6

Dipartimento: FILOSOFIA E DISCIPLINE DELLA COMUNICAZIONE

60

7

Dipartimento: FISICA E ASTRONOMIA

126

8

Dipartimento: INFORMATICA: SCIENZA E INGEGNERIA

74

9

Dipartimento: INGEGNERIA CIVILE, AMBIENTALE E DEI MATERIALI

105

10

Dipartimento: INGEGNERIA DELL'ENERGIA ELETTRICA E DELL'INFORMAZIONE G. MARCONI - DEI

109

11

Dipartimento: INGEGNERIA INDUSTRIALE

87

12

Dipartimento: LINGUE E LETTERATURE STRANIERE MODERNE

65

13

Dipartimento: MATEMATICA

106

14

Dipartimento: MEDICINA SPECIALISTICA, DIAGNOSTICA E

157

15

Dipartimento: PSICOLOGIA

70

16

Dipartimento: SCIENZE AGRARIE

89

17

Dipartimento: SCIENZE AZIENDALI

94

18

Dipartimento: SCIENZE BIOLOGICHE, GEOLOGICHE E AMBIENTALI

82

19

Dipartimento: SCIENZE BIOMEDICHE E NEUROMOTORIE

126

20

Dipartimento: SCIENZE DELL'EDUCAZIONE "GIOVANNI MARIA

73

21

Dipartimento: SCIENZE E TECNOLOGIE AGRO-ALIMENTARI

73

22

Dipartimento: SCIENZE E TECNOLOGIE DELLA CHIMICA INDUSTRIALE

68

23

Dipartimento: SCIENZE ECONOMICHE

99

24

Dipartimento: SCIENZE GIURIDICHE "A. CICU"

160

25

Dipartimento: SCIENZE MEDICHE E CHIRURGICHE

166

26

Dipartimento: SCIENZE MEDICHE VETERINARIE

104

27

Dipartimento: SCIENZE PER LA QUALITA' DELLA VITA

43

28

Dipartimento: SCIENZE POLITICHE E SOCIALI

93

29

Dipartimento: SCIENZE STATISTICHE "PAOLO FORTUNATI"

69

30

Dipartimento: SOCIOLOGIA E DIRITTO

67

31

Dipartimento: STORIA, ARCHEOLOGIA, GEOGRAFIA E ANTROPOLOGIA

127

32

Dipartimento: STORIE E METODI PER LA CONSERVAZIONE DEI BENI

43

33

Dipartimento: STUDI INTERDISCIPLINARI SU TRADUZIONE, LINGUE

52

Totale docenti di ruolo

2950

EDIZIONI  PRECEDENTI

Bologna. La Intersindacale Universitaria locale
ha inviato al Ministero proprie "osservazioni giuridiche",
a tutela dell'Università

.
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L'Università aveva inviato, a fine luglio, il nuovo
Statuto al MIUR, che ha tempo
"entro novembre 2011" per approvarlo


TESTO ORIGINALE DELLE "OSSERVAZIONI"

dionigi2-cappello.jpeg.jpg (3308 byte)
Ivano Dionigi, rettore

Le principali illegittimità (tra le 11 segnalate):

1) L'inquadramento della Romagna è "fuori legge", soprattutto finanziariamente;
2) Violata la autonomia del Consiglio di Amministrazione, rispetto al Rettore;
3) Indefinito il sistema elettorale dei membri del  Senato (perchè rinviato ad un futuro Regolamento);
4) Indefinite le "5 aree elettorali del Senato", in luogo delle "6" attuali.
5) Parziale nei confronti degli studenti;
6) Ambiguo verso le "quote rosa" .
.

LE OSSERVAZIONI GIURIDICHE

-All’on. Sig. Ministro del
Ministero dell’Istruzione, Università, Ricerca

Oggetto: Osservazioni "giuridiche" avverso le proposte di nuovo Statuto dell’Università Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, approvate dagli OO.AA. in data 27 luglio 2011


I sottoscritti, ai fini delle presenti osservazioni tutti domiciliati in Bologna, via S. Giacomo, n. 20, presso SEDE Sindacati Universitari, Università di Bologna, sono rappresentanti delle seguenti Associazioni, costituenti l’INTERSINDACALE della UNIVERSITÀ DI BOLOGNA:
- CISL UNIVERSITÀ (MAURIZIO TURCHI)
- CNU COMITATO NAZIONALE UNIVERSITARIO (ANNA MARIA DI PIETRA)
- CONPASS COORDINAMENTO NAZ.LE PROFESSORI ASSOCIATI BO (MAURIZIO MATTEUZZI)
- DOCENTI PREOCCUPATI (SERGIO BRASINI)
- FLC CGIL UNIVERSITÀ DI BOLOGNA (SANDRA SOSTER)
- SUN UNIVERSITAS NEWS (NINO LUCIANI)
- UIL RICERCA UNIVERSITÀ AFAM (RAFFAELE PILEGGI)


   nell’interesse delle quali richiedono l’intervento d’urgenza dell’on. Sig. Ministro, quale Autorità di vigilanza, affinché egli voglia a sua volta richiedere ai competenti OO.AA. dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna le seguenti modifiche alla proposta di nuovo Statuto dell’Ateneo approvata in data 27 luglio 2011.
   Ad avviso dei sottoscritti si è infatti di fronte ad un atto statutario per certi versi illegittimo, per altri versi inopportuno, per altri versi al contempo illegittimo ed inopportuno.

In via generale
   Va opportunamente ricordato che fin dall’inizio del procedimento di modifica e di approvazione del nuovo Statuto i sottoscritti hanno chiesto che nel procedimento di formazione dell’atto e poi di approvazione venissero rispettati i generali principi di legge sul procedimento amministrativo, in particolare quelli relativi a chiarezza e trasparenza, a rispetto del principio del contraddittorio nei confronti di quanti operano nell’Ateneo bolognese ma non fanno parte degli OO.AA., di congruità dei termini assegnati per intervenire ed interloquire una volta conosciute le proposte di modifica (anche nel loro farsi); nonché quelli di motivazione delle scelte amministrative specie allorquando esse risultavano palesemente e fin dall’inizio in violazione del principio di democraticità e palesemente tali da sovvertire il disegno legislativo circa il nuovo assetto da darsi agli Organi di governo degli atenei italiani, ciò che con termine corrente si designa quale governance.
    Ogni iniziativa dei sottoscritti non ha trovato alcuna attenzione (il tutto per di più senza che fosse portata motivazione alcuna al riguardo), e di queste richieste si allega copia a far parte integrante del presente atto.

LA LETTERA DI ACCOMPAGNAMENTO

-All’on. Sig. Ministro del
Ministero dell’Istruzione, Università, Ricerca

Signor Ministro,
le ricorrenti Organizzazioni si ritengono direttamente e gravemente danneggiate dall'adozione del nuovo Statuto approvato dagli OA e trasmesso a questo Ministero, per i seguenti motivi, che enunciamo in questa lettera, e che sono illustrati sotto l’aspetto giuridico nel Documento allegato:
1) Lo Statuto è illogico e incompleto. Esso basa tutti i meccanismi elettorali su di una entità né definita né precisata, e cioè quella di "area scientifica". Si noti bene che il concetto di "area" non è definito nel testo dello Statuto, né nella legge 240 a cui esso risponde. Non si dice mai né cosa siano, né quali siano le aree. Pertanto lo Statuto stesso risulta illogico e incompleto, ed a fortiori inapplicabile;
2) Lo Statuto demanda diverse scelte essenziali ai regolamenti, ponendo gli stessi sullo stesso piano dello Statuto stesso, e di fatto sottraendo quindi le decisioni essenziali agli Organi previsti dalla Legge, demandandoli invece ad Organi e/o persone diversi da quelli propri, ciò che è contro ogni principio di giurisprudenza, ed esplicitamente contraddice il dettato della 240/10. Pertanto lo Statuto è illegittimo.
3) Lo Statuto prevede precise discriminazioni all'accesso agli Organi, inibendone l'appartenenza in particolare per il CdA e per la Consulta del personale tecnico amministrativo a chi abbia ricoperto cariche politiche o sindacali nell'anno precedente la nomina. Si ritiene che questo limite relativo alle cariche politiche e sindacali sia meramente lesivo dei diritti costituzionali, valevoli per tutti i cittadini. Esso inoltre prefigura un atteggiamento fortemente antisindacale. Pertanto lo Statuto è incostituzionale.
    Per tutte queste ragioni, le scriventi Organizzazioni si ritengono direttamente ed inequivocabilmente danneggiate dalla denegata eventualità che lo Statuto in oggetto venisse accolto in questa forma dal Ministero, e perciò a Lei si rivolgono perché non si producano danni maggiori ed ulteriori. Aggiungiamo che le scriventi Organizzazioni hanno ampiamente provato con una consultazione autogestita all'interno dei lavoratori dell'Ateneo, assai partecipata (2300 voti validi circa), che oltre il 90% del personale è assolutamente contraria alle decisioni che lo Statuto ha poi assunto, in totale dispregio delle volontà così decisamente ed inequivocabilmente manifestate.
Bologna 23 settembre 2011
F.to: INTERSINDACALE UNIVERSITARIA DI BOLOGNA

- CISL UNIVERSITÀ (MAURIZIO TURCHI)
- CNU COMITATO NAZIONALE UNIVERSITARIO (ANNA MARIA DI PIETRA)
- CONPASS COORDINAMENTO NAZ.LE PROFESSORI ASSOCIATI BO (MAURIZIO MATTEUZZI)
- DOCENTI PREOCCUPATI (SERGIO BRASINI)
- FLC CGIL UNIVERSITÀ DI BOLOGNA (SANDRA SOSTER)
- SUN UNIVERSITAS NEWS (NINO LUCIANI)
- UIL RICERCA UNIVERSITÀ AFAM (RAFFAELE PILEGGI)

   Si segnala fin da ora, in quanto è evidente la palese illegittimità commessa, che le notizie sulle proposte di modifica nonché il testo delle proposte medesime sono stati resi disponibili solo con grande ritardo rispetto al termine ultimo di approvazione e, forse anche per questo, sono stati concessi agli interessati termini brevissimi per intervenire, termini certamente non congrui specie allorquando gli interessati sono Associazioni come le sottoscritte, nelle quali la formazione della volontà richiede la consultazione con gli associati e il confronto con le altre associazioni.

    Più precisamente e valga il vero:
• la Commissione ad hoc è stata insediata alla fine di marzo 2010;
• per due volte furono promessi dal Rettore al Consiglio di Amministrazione (si noti: non alle sottoscritte Associazioni) incontri con la Commissione per un confronto che, durante la costruzione dello Statuto, sarebbe stato sicuramente molto utile: ma queste promesse non vennero mantenute;
• dopo oltre un anno di silenzio, il 17 maggio 2011 fu annunciata la fine dei lavori della Commissione e la bozza di Statuto resa nota solo al Personale dell’Ateneo. Fino a quel momento nulla trapelò perché il Rettore aveva deciso di "secretare" i lavori della Commissione anche agli Organi Accademici.
    A sanare queste illegittimità, non è stata certamente sufficiente l’audizione concessa alle sottoscritte associazioni in data 31 marzo 2011, in quanto nell’occasione è stato, dal Rettore, presentato un testo largamente incompleto, con promessa di un seguito, per cui non era possibile una conoscenza almeno di massima delle proposte, con l’effetto che il principio del contraddittorio è stato del tutto violato.
    Da ciò un ulteriore vizio di palese illegittimità, che qui si denuncia.

    A causa di questo illegittimo comportamento i sottoscritti si sono trovati costretti a sottoporre alla comunità dell’Ateneo un vero e proprio referendum, che con tutte le garanzie del caso (in particolare per quanto riguarda l’accertamento della titolarità del diritto di voto) si è svolto nei giorni 28, 29, 30 giugno 2011.
    Il referendum, che ha riguardato le proposte della speciale Commissione per lo Statuto nominata dagli OO.AA. e rese note in data 17 maggio 2011, proponeva i seguenti quattro quesiti:

    1.- Volete che i membri di tutti gli organi collegiali, compreso il Consiglio di Amministrazione, (a parte quelli determinati di diritto in base alla Legge), siano eletti democraticamente, garantendo la rappresentanza paritetica di genere e di fascia per la componente di ricercatori e docenti e la rappresentanza del personale tecnico e amm.vo ?
    2.- Volete che i Direttori di Dipartimento, i Presidi/Presidenti delle Scuole/Facoltà, e i Coordinatori dei Campus siano democraticamente eletti e non designati dal Rettore?
   3.- Volete che il Senato abbia il diritto di revocare la fiducia ai membri del Consiglio di Amministrazione da esso designati?
  4.- Volete che nell’elezione del Rettore sia garantita una più adeguata pesatura del voto del personale tecnico e amministrativo?

   Il referendum ha avuto il seguente esito:
- n.ro 2.299 partecipanti (di cui 43 voti telematici non validi e annullati), che hanno espresso il proprio voto su un totale di circa 6710 aventi diritto (somma dei PO + PA + RIC + TA + Assegnisti, aventi diritto al voto) così specificati:

- Primo quesito: n.ro 2162 (pari al 95,83% dei votanti) risposte "SI’" al quesito; n.ro 94 risposte "NO" al quesito;
- Secondo quesito: n.ro 2205 (pari al 97,74 dei votanti) risposte "SI’" al quesito; n.ro 50 risposte "NO" al quesito;
- Terzo quesito: n.ro 2128 (pari al 94,33 dei votanti) risposte "SI’" al quesito; n.ro 128 risposte "NO" al quesito;
- Quarto quesito n.ro 1863 (pari al 82,58% dei votanti) risposte "SI’" al quesito; n.ro 393 risposte "NO" al quesito.

   Nonostante una così ampia partecipazione al referendum e un risultato così chiaro e significativo contro le proposte della speciale Commissione per lo Statuto, con totale indifferenza gli OO.AA. hanno proseguito per la strada imboccata fino a giungere alla conclusione del procedimento ed approvare in data 27 luglio 2011 le proposte di modifica dello Statuto ora soggette al controllo e all’approvazione dell’on. sig. Ministro, proposte delle quali i sottoscritti chiedono il rigetto in toto.

Sempre in via generale
   Nella intera e non encomiabile vicenda ha giocato un ruolo di primo piano la volontà del Rettore in carica, prof. Ivano Dionigi, volontà alla quale si sono adeguati gli OO.AA. del tutto incuranti anche delle voci di dissenso espresse da alcuni dei componenti: pochi ma certamente di tutto rilievo visto che tra di essi vi è anche il prof. Gianni Porzi, consigliere di amministrazione designato dall’on. sig. Ministro (Intervento al CdA, Università di Bologna, 27 luglio 2011. Si vegga: Allegato D).
   Il risultato che ne è scaturito è quello di uno Statuto in cui il generale principio del bilanciamento dei poteri – e dunque della democraticità della governance di Ateneo voluta dalla legge di riforma universitaria – è stato stravolto a tutto favore del Rettore, e cioè di un organo monocratico che con il nuovo Statuto sarebbe in grado di influenzare fortemente la composizione degli altri OO.AA. (in particolare quella del Consiglio di Amministrazione) che invece dovrebbero costituirne il naturale organo di checks and balances, di controllo e contrappeso.
   Di tutto questo si dirà dettagliatamente più oltre a proposito delle scelte circa le modalità per la composizione del Consiglio di Amministrazione (scelte che ulteriormente accentrano nel Rettore il potere di governare autocraticamente l’Ateneo), ma fin da ora si vuole sottolineare quanto assurdo sia il risultato: nel solo ma lungo mandato che la legge consente al Rettore e che le proposte di Statuto bolognesi hanno assunto nella massima estensione (6 anni) il Rettore diviene in grado di portare l’Ateneo ove meglio egli preferisce senza risponderne al Corpo elettorale, né agli Organi che da quel Corpo promanano e che per l’appunto, nella volontà del legislatore, dovrebbero controllare e controbilanciare il potere monocratico di un Rettore il quale, non potendo contare in una rielezione, può essere portato ad esercitare le proprie funzioni in modo autoritario e personalistico.
   È, questo, uno dei principali vizi di legittimità e di opportunità che inficia le proposte di Statuto, sottoposte ora all’approvazione dell’on. sig. Ministro.

Nei particolari
   1. Bologna, ateneo con più sedi nella Regione Emilia Romagna. Lo Statuto, con gli art. 1 e 23, c. 1 , definisce l’Università di Bologna "un Ateneo multicampus con più sedi, in varie città della regione Emilia Romagna (Bologna, Cesena, Forli’, Ravenna, Rimini). Le sedi decentrate sono dotate di "autonomia gestionale, organizzativa e regolamentare".
L’art. 23, c. 4, stabilisce poi che l’Ateneo assegna alle sedi decentrate le "risorse necessarie al loro funzionamento", e inoltre che le sedi decentrate "possono reperire autonomamente risorse esterne."
   La previsione di un modello organizzativo del tutto difforme da quelli consentiti dalla legge di riforma è palesemente illegittima.
   E’ vero che questa tipologia è quella attuale dell’Ateneo di Bologna che, come è noto, si è sviluppato negli anni per "gemmazione" e che, per lo più, ha trovato nella normativa interna dell’ateneo una disciplina solo dopo che nel tempo si erano consolidate prassi: ma è altrettanto vero che questa tipologia organizzativa non rientra né nel modello dell’Università unica nata per "fusione", né in quello dell’Università unica nata per "federazione" previsti dall’art. 3 della legge 240.
   E’ pur vero che la legge medesima, con l’art. 1, comma 2, apre ad una terza tipologia organizzativa, per " le Università che hanno conseguito la stabilità e la sostenibilità del bilancio, nonché risultati di elevato livello nel campo della didattica e della ricerca", vale dire la possibilità di "sperimentare propri modelli funzionali e organizzativi, ivi comprese modalità di composizione e costituzione degli organi di governo e forme sostenibili di organizzazione della didattica e della ricerca su base policentrica, diverse da quelle tipiche" (art. 2 della legge).
   Ma questa tipologia è sottoposta ai criteri ministeriali "per l’ammissione alla sperimentazione e le modalità di verifica periodica dei risultati conseguiti".
Nel caso di Bologna, le proposte di Statuto fanno fin da ora riferimento a questa terza ipotesi, il che tuttavia è illegittimo in questa fase tra l’altro perché non sono ancora stati fissati i criteri ministeriali.
Non solo: nello Statuto è omessa la indicazione delle risorse, associatamente ai principi del pareggio del bilancio, di cui l’Ateneo possa disporre per raggiungere i propri obiettivi. Questa omissione rende anche impossibile ogni necessaria valutazione delle condizioni di "stabilità e la sostenibilità del bilancio", che sono il presupposto per richiedere l’applicabilità di forme di autonomia organizzativa specifiche e diverse dalle due consentite in via generale.
   Tra l’altro questa omissione è anche grave in se stessa, perché fa mancare il presupposto per valutare la capacità finanziaria di far fronte agli impegni.

   Rimangono da vagliare le prime due ipotesi. Precisamente, poichè mancano le condizioni per applicare la terza via, quella praticabile non può che essere quella federativa o quella tipica tradizionale:
  a)  se l’Ateneo si intende un ateneo federato, allora ogni sede dovrebbe avere entrate rispettive, amministrate in autonomia e con bilancio proprio, e conferire risorse al "bilancio centrale" per i bisogni comuni a tutte. Questa ipotesi non ricorre assolutamente;
   b) se l’Ateneo va inteso come un ateneo unitario, le sedi decentrate sono da ritenere articolazioni dell’ateneo unitario, secondo la tipologia tradizionale. In tale ipotesi, l’assegnazione delle risorse alle proprie strutture dovrebbe aver luogo con regole uguali per tutte. In questo senso le forme di autonomia finanziaria delle sedi, previste dallo Statuto, non sono legittimamente ammissibili, e specificamente non lo è quella di reperire risorse esterne, qualora esse non siano ricondotte al bilancio unico dell’Ateneo.

2. L’Università di Bologna, con una sede in Argentina. Stranamente le proposte di nuovo Statuto, con l’art. 34, attribuiscono all’Ateneo il potere di costituire sedi all’estero, ma omettono la indicazione della sola sede estera attualmente esistente, quella in Argentina e precisamente a Buenos Aires che esiste dal 1998.

   Si ritiene che questa omissione costituisca un fatto grave, sia per se stessa, sia perchè sottrae la sede di Buenos Aires alla rendicontazione dovuta all'Ateneo da ognuna delle sedi estere.

3) Consiglio di Amministrazione
L’art. 7 , c. 5 stabilisce che il Senato nomina "5 membri "interni" e "3 membri esterni", rispettivamente, "sulla base di una rosa di candidati, almeno doppia rispetto al numero dei membri da designare", e che le due rose siano proposte al Senato da un "Comitato di Selezione" composto da 5 membri, di cui 3 nominati dal Rettore, e che decide a maggioranza di 4/5 dei membri.
Inoltre il comma medesimo, quarto paragrafo, stabilisce che dentro la rosa dei "membri esterni", il Rettore, la Consulta del personale TA e la Consulta dei Sostenitori (intendi: finanziatori) propongono un rispettivo candidato al Senato.

  Nel sistema di checks and balances previsto dalla legge 240 per la governance degli Atenei il Consiglio di Amministrazione è certamente il più rilevante organo di controllo e di contrappeso, e per ciò stesso deve essere autonomo dall’Esecutivo (vale dire, dal Rettore e dai Pro-Rettori).
   La procedura di composizione del CdA che le proposte vogliono introdurre non soltanto è finalizzata a garantire il controllo del Rettore sul CdA, ma pone in essere una situazione di palese ed illegittimo conflitto di interessi. Cio’ è conseguente al fatto che il Senato "deve" fare una scelta solo tra nominativi scelti da un Comitato di Selezione nel quale il Rettore è maggioritario, sia pur col limite che le decisioni sono valide se prese con maggioranza qualificata, ma subito dopo mitigato dalla riserva, in ogni caso, al Rettore di proporre un proprio candidato. Infatti, la forza propositiva eccessiva del Rettore rimane, perchè, anche se mitigata dal quorum di 4/5 per la validita’ della delibera del Comitato, questa mitigazione viene poi rivista dalla suddetta deroga per gli "esterni", tutta a favore del potere del Rettore, della Consulta del personale e della Consulta dei Sostenitori.
   In particolare questa deroga appare illegittima per l’ulteriore motivo che gli "esterni" sono praticamente indistinguibili dagli "interni", se degli "interni" dell’Università (tale è il Rettore, e tali sono i membri della Consulta del personale TA) possono indicare (al Senato) dei propri prescelti. In altri termini, questa commistione di identità costituisce di per sé un conflitto di interessi.
   Lo stesso è per la Consulta dei Sostenitori "finanziatori", poiché il finanziatore è un portatore di interessi propri, potenzialmente in conflitto con l’autonomia dell’Università. L’esperienza negativa della antica legge comunale e provinciale non va dimenticata: anche in essa il ruolo del cittadino elettore per censo (e cioè in quanto contribuente e dunque principalmente preoccupato che la spesa pubblica non aumentasse e lo gravasse della richiesta di ulteriori finanziamenti) costituì una esperienza negativa in quanto subordinava ad interessi privati l’amministrazione della cosa pubblica, in particolare per la erogazione dei servizi.

4) Senato e sua autonomia deliberativa.
Conseguentemente al detto art. 7, c. 5, lettera c), il Senato "deve" scegliere i membri del CdA" , solo" dentro una lista, rigidamente fabbricata da "maggioranze esterne" al Senato (vale dire, da membri dei Comitati di Selezione suddetti, controllati largamente dal Rettore).
 Tutto questo limite non solo è lesivo del potere di scelta autonoma del Senato, ma finisce per ulteriormente rafforzare il potere accentrato nel Rettore, con ulteriore violazione di legge in relazione al più volte richiamato sistema di checks and balances sul quale nella legge 240 si impernia il rapporto tra gli OO.AA. .

5) Elezione dei membri del Senato con norma regolamentare. L’art. 6, c. 6 delle proposte stabilisce che le modalità di elezione del Senato siano demandate ad un Regolamento, senza però indicare princìpi e criteri direttivi per l’esercizio del potere regolamentare.
Questo rinvio senza limiti è illegittimo.
Infatti, si tratterebbe di regolamento con valore statutario, ma che verrà approvato senza il procedimento e la forma statutari, e quindi senza le garanzie di correttezza, trasparenza, ecc. proprie dello Statuto, in una materia determinante per il corretto funzionamento dell'organo.

6) Modifiche future dello Statuto con regolamento. L’art. 6, comma 3 lettera h) dispone che lo Statuto, approvato nelle forme previste dalla legge, possa essere modificato in base ad un regolamento, anche qui senza indicare princìpi e criteri direttivi.
 Vale perciò quanto appena rilevato: è illegittimo che lo Statuto possa essere modificato con un regolamento, avente il valore di legge o statutario, ma senza alcuna garanzia statutaria quanto a forma e procedimento.

7) Consiglio studentesco. L’art. 42, c. 5, lettera c, stabilisce che il Consiglio studentesco possa "designare la rappresentanza degli studenti nel Consiglio di Dipartimento, chiamati a votare il Direttore del dipartimento".
Si ritiene illegittimo che questo possa avere luogo senza un quorum "adeguato", che tuteli la minoranza del Consiglio Studentesco.
 
8) Omissione della indicazione delle aree scientifico-disciplinari. L’art. 6, c. 6, lettera c) e d) stabilisce, indirettamente, che l’Ateneo sia ripartito in 5 aree scientifico disciplinari.
Nello Statuto vigente, dette aree sono 6.
Mutando il numero delle aree, rispetto alla situazione preesistente, si stabilisce indirettamente che ne muti anche la composizione interna.
Ne deriva una palese illegittimità poiché viene disposta la elezione dei membri delle aree, ma senza potervi dare applicazione, anche perchè la relativa delimitazione non è rinviata ad altra norma, a meno che non si tratti ancora del rinvio ad un regolamento di cui all’ultimo paragrafo dell’art. 6, c. 6.

9) Quote rosa. L’art. 6., c. 6, ultimo paragrafo stabilisce che "gli elettori possono esprimere nella scheda elettorale uno o due voti di preferenza" , e "se due" una di esse dovrà necessariamente riguardare una candidata di genere femminile e l’altra di genere maschile, pena l’annullamento della seconda preferenza".

Si ritiene che questo sia illegittimo perchè lesivo del principio della pari opportunità. Infatti, se i votanti indicano una sola preferenza, il risultato potrebbe essere l’assenza totale di uno dei due generi.

10) Elettorato passivo limitato. L’art. 7 c. 5 stabilisce che i membri del CdA non possono ricoprire nè aver ricoperto cariche politiche o sindacali nell’anno precedente la nomina.
Lo stesso (per l’art. 12, c. 5) è per la composizione della Consulta del personale tecnico e amministrativo.
   Si ritiene che questo limite relativo alle cariche politiche e sindacali sia meramente lesivo dei diritti costituzionali, valevoli per tutti i cittadini, non avendo esse alcuna rilevanza per portare interessi economico-professionali.
  Si osserva, inoltre, che il predetto limite, essendo indicato subito di seguito alla lettera d), parrebbe valere solo per i membri esterni, e non per gli interni, nè per gli studenti. Se questa interpretazione è corretta, si ritiene che l'eccezione sia costituzionalmente illegittima. In ogni caso, si ritiene opportuno che il dubbio vada sanato in esplicito.
   Questo problema è sollevato in particolare per il fatto che, nell'Ateneo, sono in essere delle Associazioni studentesche che prestano servizi agli studenti, valendosi di risorse dell'Ateneo e che normalmente organizzano la partecipazione degli studenti alle cariche elettive studentesche universitarie, fino a riuscire a far eleggere candidati propri in CdA. Cio' considerato si ritiene illegittimo non estendere il divieto di elettorato passivo agli studenti che sono iscritti in dette associazioni.
Bologna 23 settembre 2011

F.to:INTERSINDACALE UNIVERSITARIA DI BOLOGNA:
- CISL UNIVERSITÀ (MAURIZIO TURCHI)
- CNU COMITATO NAZIONALE UNIVERSITARIO (ANNA MARIA DI PIETRA)
- CONPASS COORDINAMENTO NAZ.LE PROFESSORI ASSOCIATI BO (MAURIZIO MATTEUZZI)
- DOCENTI PREOCCUPATI (SERGIO BRASINI)
- FLC CGIL UNIVERSITÀ DI BOLOGNA (SANDRA SOSTER)
- SUN UNIVERSITAS NEWS (NINO LUCIANI)
- UIL RICERCA UNIVERSITÀ AFAM (RAFFAELE PILEGGI)

 

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Prof. Gianni Porzi

.
Ateneo di Bologna: Consiglio di Amministrazione, 6-7 giugno.
Verso il traguardo l'approvazione del  nuovo statuto


Nelle riunioni preliminari si sono delineate posizioni contrarie
al progetto, ma in un quadro di prevalente assuefazione al rettore

Gli interventi dei Consiglieri PORZI* e MALTONI**


* Rappresentante del Governo

   **Rappresentante del personale TA

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Dr.ssa Alessandra Malltoni

   Nota della redazione. Le due riunioni del CdA hanno evidenziato un dualismo tra il pensiero generale "esterno" presunto, e il pensiero "interno" che appare (meglio dire, non appare..., lo spiego dopo) nel Cda e nel Senato.
  All'esterno, si presume ci sia un ampio consenso sui concetti fondamentali della democrazia, pur se questo consenso rimane sotto la cenere, salvo per quanto constatato nell'assemblea generale del 23 maggio.
  Del resto in un ente pubblico quale è l'ateneo, la democraticità dei procedimenti, delle scelte conseguenti (insomma del modo di stesso di essere) deve essere dato per presupposto, e forse è per questo che poi, nell'agire concreto, si ha poca cura di questo principio fondamentale. 
  Negli Organi, e' stato confermato l'appiattimento dei più sull'Esecutivo, anche in questa occasione così determinante per le sorti dell'Ateneo. La ragione di fondo di questo appiattimento rimane la estrema polverizzazione (e forse anche la impreparazione sui temi costituzionali) dei Consiglieri. Ognuno rappresenta se stesso e la sua isola con la quale ha anche perso il contatto, fin dal giorno successivo a quello delle elezioni.
  La domanda inevitabile è: "ma questo rettore, che dovrebbe aver sofferto come noi per anni (dentro gli organi) la sopraffazione dei rettori suoi predecessori, e che si era proposto per una battaglia di risveglio dei valori democratici costituzionali nell'ateneo, perchè non vuole più "distinguersi" da i suoi predecessori ?
   La risposta più semplice è che chi comanda (pur se gli viene fatto credere di comandare - l'Ateneo è tradizionalmente dominato da donne) non è il rettore. Nei fatti, hanno sempre comandato i Dirigenti della Amministrazione, in rapporto diretto con i Presidi, sia pur in modo disarmonico (da parte di questi). Ciò, in qualche modo, ha prodotto del buono, ma anche molte insufficienze sotto il profilo dell'interesse generale.
  Ma nel nuovo statuto, i presidi vengono estromessi dal Senato, che diviene elettivo.
  Se (come penso) sara' riprodotto il sistema elettivo del CdA attuale (non quello del nuovo statuto), ci sara' di nuovo una grande frammentazione, e pertanto il potere burocratico sara' assoluto sui professori, senza piu' la bussola dei presidi.
  I Direttori di Dipartimento, come subentranti ai Presidi, non saranno capaci di surrogarli, perche' solo con poteri ditattici "intermedi" (quelli "finali" li hanno le scuole/facoltà) e perchè troppo numerosi e, tra loro, meno armonici dei Presidi.
  Per questo, per un rettore, l'essere attorniato da un "parlamento" indipendente (CdA e Senato), e' essenziale per il buon governo.
   Dionigi non si ribella come tutti noi, sottovalutando (penso) che un rettore, da solo, non e' niente e nessuno, di fronte ai poteri forti della 'Amministrazione, e di più considerando la vastità dei problemi di un grande ateneo, come il nostro.
   E' il caso di dire: "muoviamoci tutti per liberare il Rettore dall'Amministrazione" ?   Nino Luciani

Gianni Porzi, Intervento sulla bozza di Statuto nel CdA del 6/6/2011

     Come è mio solito, sarò diretto e non ricorrerò quindi a inutili rigiri di parole. La mia posizione sulla bozza di Statuto proposta è nettamente critica, in particolare sulla Parte II. Cercherò, nel minor tempo possibile, di motivare questa mia opinione.
     Come ha giustamente osservato un amico e Collega giurista, molto stimato, non solo da me e non solo come Docente, tutte le Leggi succedutesi nel tempo e riguardanti l’Università sono state attente a salvare un dato di fatto fondamentale e cioè che l’Università è una communitas nella quale vige il principio della democraticità delle scelte e della rappresentatività di coloro che vi operano. Un esempio su tutti ritengo sia stato il DPR 382 al quale mise mano il Sen. Prof. Spadolini, che conosceva bene il mondo universitario, uomo di grande cultura, politico di alto profilo e che aveva un profondo senso delle Istituzioni e della Democrazia.
     Pertanto, il criterio della democraticità deve essere assunto a elemento fondante della Istituzione e quindi del suo Statuto. Ma nella bozza presentataci tale pietra fondante, sulla quale costruire uno Statuto rispettoso dei principi di democraticità, è sostanzialmente assente. Infatti, il Rettore non é più il primus inter pares, quindi l’unico momento di scelta democratica sarà quello della sua elezione. Il governo dell’Ateneo (sia nella composizione che nelle modalità di costituzione degli Organi) subirebbe una drastica spinta verticistica che andrebbe ben al di là di quanto previsto dalla stessa Lg 240. Verrebbero così limitati fortemente, per non dire azzerati, i pochi spazi di democrazia e non sarebbe neppure previsto un bilanciamento tra i poteri degli Organi. I margini di manovra lasciati dalla Lg 240 non sono stati utilizzati per una sana “iniezione di democrazia”, ma al contrario per accrescere il potere centrale.
     Il sistema centralistico proposto nella bozza, e che non ha nulla a che vedere con la democrazia, discende dall’aver immedesimato il Rettore nell’Istituzione stessa.
     Le nomine e le designazioni in capo al Rettore sono non solo numerose, ma anche determinanti. Basti pensare al meccanismo per la formazione del CdA, organo fondamentale a livello decisionale, la cui composizione è de facto determinata dal Rettore per ben 8 membri su 11. Infatti, l’art. 6 della bozza prevede che il S.A. nomini i membri del CdA tra una rosa di candidati individuata da un Comitato di Selezione costituito da 5 membri, dei quali 3 scelti dal Rettore stesso (che si assicura così la maggioranza nel Comitato) e 2 dal Senato (che, in realtà, risulterebbero anch'essi scelti dal Rettore in quanto non ho mai visto un Organo Accademico non accettare candidati proposti dal Rettore). Mi sembra un classico esempio di “finta democrazia” che lascia pensare che la ratio del sistema proposto per la scelta dei membri del CdA sia semplicemente quella di assicurarsene il controllo. Altrimenti, l’organo poteva essere eletto direttamente dalla comunità accademica, o quantomeno dal Senato Accademico, purché a “scrutinio segreto” e su una rosa proposta da un Comitato “veramente terzo”.
     In tempi in cui, grazie all’informatica, si parla di “democrazia diretta”, non è comprensibile, né accettabile, e direi anacronistico, un accentramento verticistico senza peraltro alcun contrappeso, senza cioè un controbilanciamento del potere. Marco Aurelio, nei Pensieri, esortava se stesso a “non cesarizzarsi, a non impregnarsi con la porpora”, perché ciò può accadere.
   E’ vero che l’accentramento del potere rende più veloce
Alessandra Maltoni, Intervento sulla bozza di Statuto nel CdA del 6/6/2011

Magnifico Rettore,
sono anch'io dell'opinione che la bozza di Statuto che ci è stata presentata sia carente di Democrazia. Lo dico sulla base della doverosa premessa che, affermando ciò, non intendo affatto esprimere il sentimento (ovvero il timore) di una probabile deriva "antidemocratica" da parte del nostro attuale Rettore. Intendo piuttosto sottolineare un giudizio politico sulla scelta ipotizzata dal nuovo Statuto, che prospetta un indirizzo (innovativo) di governo dell'Ateneo, d'ora in avanti basato sul potere di nomina, non revocabile.

A tal proposito prendo a riferimento il documento dell'Intersindacale di Bologna redatto dopo l'Assemblea di Ateneo del 23 maggio scorso, che il Magnifico Rettore ha già ricevuto e che contiene proposte emendative molto importanti. Formulo l'auspicio che queste proposte possano essere riprese e fatte proprie dal CdA nell'evolversi della discussione. Per maggiore chiarezza parto da due concetti esemplificativi:

1. Innanzitutto l'Elettività' del CdA, paletto imprescindibile per ogni comunità, sia essa accademica o di differente natura. Nessuna esigenza di "tipicità" di funzioni, di snellezza e/o di velocità decisionale può portare a derogare da questo principio irrinunciabile. Per nessun motivo si deve allontanare la Base, viva e protagonista, dalle sue Rappresentanze!

2. Il secondo aspetto, che va inevitabilmente collegato al primo, è la fiducia/sfiducia che dovrebbe sempre legare Senato Accademico e Direttore Generale (al di là delle eventuali clausole previste dal suo contratto). Ebbene tale questione attualmente non è affrontata nel nuovo Statuto.

Ricordo che la Nostra Democrazia Parlamentare (della quale tutti siamo orgogliosi) è nata proprio nel momento in cui è stato restituito alla Comunità (cioè alla Base) il potere di eleggere i suoi rappresentanti, sottoponendo questi ultimi al controllo democratico collegato al vincolo di mandato. Questo parallelismo vale per ogni comunità, sia essa di Popolo, generalmente inteso, sia essa di altro genere.

Per questi motivi AUSPICO vivamente che gli emendamenti appena richiamati siano accolti e recepiti nel Nuovo Statuto che ci accingiamo a "varare".

Concludo con una considerazione che riguarda più direttamente la Componente Tecnico/ Amministrativa che qui rappresento. Mi riferisco alla cosiddetta "Consulta del Personale T/A" che, così com'è ora concepita, non rappresenta un organismo valido ed effettivamente utile al Personale. Essa, senza la potestà di fornire pareri obbligatori e vincolanti per il CdA (e quindi dotata di un ruolo meramente "consultivo"), diviene un organismo pletorico e ornamentale, che non dà alcun contributo sostanziale alle scelte strategiche dell'Ateneo.

Sappiamo tutti che quando si vuol dare ad un organismo solo la "parvenza" di un ruolo, lo si caratterizza con la possibilità di esprimere pareri facoltativi e mai decisivi. Ancora una volta dunque, per il Personale Tecnico/Amministrativo, esserci o non esserci sarebbe la stessa identica cosa!!! .   ALESSANDRA MALTONI

il momento decisionale, ma è accettabile rinunciare al principio di rappresentatività democratica per la rapidità nelledecisioni?
   Al Monarca, per quanto “illuminato” possa essere, preferisco, senza dubbio, la democrazia repubblicana, anche se è impegnativa e a volte faticosa.
     L’unico Organo costituito su base elettiva è il Senato Accademico perché lo impone la Legge. Va tuttavia ricordato che il Senato formula solo proposte e pareri, ma non ha alcun potere decisionale essendo questo in capo al CdA.
     Riprova che tutto il modello organizzativo proposto non è democratico, si ha nell’istituzione di nuovi organismi con il solo potere consultivo (denominati infatti “ausiliari”) che non possono quindi incidere nelle scelte che verranno fatte dal vertice. Devo ritenere che chi ha redatto la bozza ha un qualche deficit di democraticità e gli oltre 60 anni di democrazia nel nostro Paese sono serviti a ben poco, purtroppo. Ciò che ci viene proposto non è il frutto di una partecipazione democratica al processo di elaborazione perché si è voluto disegnare un sistema di potere centralistico e verticistico. Ritengo sia il primo effetto dell’art. 2, comma d) della Lg 240 che ha introdotto il mandato unico di 6 anni per i Rettori che, non essendo più sottoposti ad una verifica elettorale, potranno governare senza dover rendere conto del proprio operato agli elettori.
     E che dire sulle sedi della Romagna? L’unico disegno organizzativo che intravedo è quello di ridurre significativamente l’autonomia sostanziale di tali sedi e accentrare sempre più i momenti decisionali, invece di decentrare. Appare chiaro il disegno di sottrarre agli attuali Presidenti di Polo eletti (che verranno “declassati” a Coordinatori non eletti, ma designati dal Rettore), e quindi ai Consigli attualmente eletti e alla Dirigenza di sede, quei compiti importanti descritti nell’art.26 dello Statuto vigente e trasferirli al pro-Rettore per le Sedi decentrate. Ritengo tutto ciò inopportuno in quanto si determinerebbe un indebolimento della struttura Multicampus non solo a livello territoriale, ma anche Ministeriale, col risultato di vanificare anni e anni di lavoro i cui risultati nessuno può negare. Non va dimenticato che il Multicampus è uno dei punti di forza dell’Alma Mater sul quale poter far leva per realizzare un Accordo di Programma ai sensi dell’art.1 della Lg.240.
     Si parla di Scuole o Facoltà, i cui Presidenti peraltro sono anch’essi designati dal Rettore, e non si fa cenno a quante saranno né come verranno raggruppati i Dipartimenti il cui numero non è ancora noto. Spero che il tutto non ci venga comunicato in “zona Cesarini”. Nella bozza, inoltre, non si dice se il Direttore verrà eletto o designato dal Rettore: non credo sia un lapsus, penso piuttosto si tratti di un’ambiguità non casuale.
     Se si accetta, come ritengo si debba accettare, il principio di rappresentatività democratica, nel poco tempo rimasto a disposizione per approvare lo Statuto non ritengo sia possibile apportare alla bozza le necessarie modifiche per realizzare una governance compiutamente democratica perché l’impianto stesso sul quale si articola è privo di quei principi elementari e fondamentali della democrazia rappresentativa.
     Chi avesse un po’ di pazienza, legga lo Statuto di Roma La Sapienza (emanato il 4/8/10); si potrà rendere conto di come sia una governance con un “tasso minimale” di democrazia: membri eletti in entrambi gli Organi e il Direttore di Dipartimento eletto tra i Professori di ruolo, senza distinzione di fascia di appartenenza.
     Concludo con un’amara constatazione: si assiste frequentemente ad “esercitazioni orali” sul concetto di democrazia e come essa debba essere realizzata, in particolare quella che si definisce come E-democracy e che sembra essere la nuova frontiera (si pensi al dibattito sulla proposta del Premier inglese David Cameron di sottoporre le leggi alla consultazione preventiva degli elettori attraverso le moderne tecnologie informatiche), ma raramente queste dotte discettazioni vengono poi messe in pratica, come dimostra la bozza di Statuto proposta. GIANNI PORZI

 

Notizie da Venezia Cà Foscari (855 docenti) :
il primo statuto messo in pista (in Italia)

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Testo originale del nuovo Statuto Generale di Ateneo

(Testo approvato dalla Commissione per le modifiche dello Statuto nominata ai sensi dell’art. 2 comma 5 L. 240/2010)

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Carrari Carlo, Rettore

STATUTO DELL'UNIVERSITA' CA' FOSCARI VENEZIA
                                       INDICE

TITOLO I - PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1 - Natura e ruolo dell'Università
Art. 2 - Missione dell'Università
Art. 3 - Principi relativi all'azione dell'Università
Art. 4 - Corsi e titoli
Art. 5 - Internazionalizzazione
Art. 6 - Federazioni e Fusioni
Art. 7 - Partecipazione dell'Università a organismi pubblici e privati

TITOLO II - ORGANIZZAZIONE DELL'UNIVERSITÀ
Capo I - Organi e Strutture
Art. 8 - Organi dell'Università
Art. 9 - Strutture dell'Università

Capo II - Organi di governo
Sezione I - Rettore
Art. 10 - Funzioni del Rettore
Art. 11 - Elezione del Rettore
Art. 12 - Prorettori e delegati
Sezione- II Senato Accademico
Art. 13 - Funzioni del Senato Accademico
Art. 14 - Composizione del Senato Accademico
Sezione III - Consiglio di Amministrazione
Art. 15 - Funzioni del Consiglio di Amministrazione
Art. 16 - Composizione del Consiglio di Amministrazione

Capo III - Organi di controllo, consultivi e di garanzia Sezione I - Organi di controllo
Art. 17 - Nucleo di Valutazione
Art. 18 - Collegio dei Revisori dei conti
Art. 19 - Collegio di Disciplina
Sezione II - Organi consultivi e di garanzia
Art. 20 - Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti
Art. 21 - Consulta dei Dottorandi
Art. 22 - Difensore degli Studenti
Art. 23 - Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni

Capo IV- Organi di gestione e strutture amministrative
Art. 24 - Caratteri dell'Amministrazione
Art. 25 - Direttore Generale
Art. 26 - Funzioni dirigenziali
Art. 27- Centri di erogazione di servizi

TITOLO III - ORGANIZZAZIONE DELLE STRUTTURE DI DIDATTICA E DI RICERCA
Capo I - Dipartimenti e Scuole Interdipartimentali
Art. 28 - Caratteristiche e funzioni dei Dipartimenti
Art. 29 - Modalità di costituzione dei Dipartimenti
Art. 30 - Articolazione interna dei Dipartimenti
Art. 31 - Consiglio di Dipartimento Art. 32 - Direttore di Dipartimento
Art. 33 - Giunta di Dipartimento
Art. 34 - Comitato per la ricerca
Art. 35 - Comitato per la didattica
Art. 36 - Segretario generale di Dipartimento
Art. 37 - Scuole interdipartimentali
Art. 38 - Collegi didattici
Art. 39 - Commissioni didattiche paritetiche docenti-studenti
Capo II - Altre strutture di didattica e di ricerca
Art. 40 - Corsi e scuole di Dottorato
Art. 41 - Scuole di Ateneo
Art. 42 - Scuole di Specializzazione
Art. 43 - Centri di Ricerca Interateneo

TITOLO IV - NORME COMUNI
  Capo I - Organi Collegiali
Art. 44 - Funzionamento degli organi collegiali
Art. 45 - Rinnovo delle rappresentanze negli organi collegiali
Art. 46 - Decadenza e incompatibilità
Art. 47 - Indennità di carica

  Capo II - Attività Normativa
Art. 48 - Tipi di Regolamento
Art. 49 - Contenuto dei Regolamenti di Ateneo
Art. 50 - Formazione dei Regolamenti
Art. 51 - Pareri - Scadenza termini
Art. 52 - Pubblicazione dello Statuto e dei Regolamenti Art. 53 - Modifiche dello Statuto
Art. 54 - Codice etico
Art. 55 - Carta degli Impegni per la Sostenibilità

TITOLO V - DISPOSIZIONI FINALI E NORME TRANSITORIE
Art. 56 - Interpretazioni
Art. 57 - Elezione dei nuovi Organi di governo dell'Ateneo Art. 58 - Proroghe e limiti al rinnovo dei mandati
Art. 59 - Regolamenti


Maurizio Matteuzzi*, Una breve sintesi dei lavori, nel panorama delle Università

*
Professore Associato di
Filosofia e Teoria dei Linguaggi

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Maurizio Matteuzzi

1.- Per quanto riguarda l'avanzamento dei lavori, non è certo facile fare un quadro di una situazione così variegata e complessa. Sinteticamente, proviamo a mettere in evidenza i punti che suscitano maggiori problematicità e divergenze. E' chiaro che il riferimento in molti casi è all'orientamento che emerge al momento, anche se la situazione è in itinere, e dunque passibile di evoluzioni in altre direzioni.
  2.- Un punto che sicuramente suscita dibattito è la composizione dell'elettorato attivo per la nomina del MR. Le questioni sul tappeto riguardano i RTI (Ricercatori a tempo indeterinato), i RTD (Ricercatori a tempo deterinato), e i TA (tecnico-amministrativi). In alcuni atenei, l'elettorato attivo spettava già ai RTI, su base paritetica, una testa un voto. E' il caso ad esempio di Bologna. In altri atenei ciò non era previsto, ad esempio alla Federico II e alla SUN.
   La scelta di Ca' Foscari, unico caso già definitivo, come detto, è stata la concessione dell'elettorato attivo paritetico a tutti i ricercatori, anche ai nuovi a tempo definito. Altri atenei intendono distinguere i due casi; altri ancora si stanno orientando verso la distinzione, all'interno della nuova figura dei RTD, rispetto alla quale ovviamente mancano precedenti, tra le figure di "tipo A" e quelle di "tipo B". Si argomenta infatti che mentre queste seconde abbiano in qualche modo titolo ad esprimersi, appartenendo in qualche misura ad un processo di validazione comunque "interno" (hanno diritto ad un giudizio idoneativo), così non sarebbe per le prime, che dunque andrebbero escluse. Questo è un orientamento attualmente in discussione a Palermo.
   3.- Per quanto riguarda i TA, nella maggior parte dei casi essi esprimevano già un voto pesato. Ca' Foscari stabilisce la quota nel 25%. In altri atenei, la via seguita sembra essere invece quella dei così detti "grandi elettori", con un meccanismo in due fasi, nella prima della quale i TA eleggono coloro che poi voteranno per il MR in modo paritetico ai docenti, cioè una testa un voto. E' chiaro che sulla questione vi è grande difformità di orientamento, in primis per la ragione che il rapporto numerico docenti/TA è molto diverso nelle varie realtà.
   4.- Altro punto caldo, anzi, probabilmente il più caldo, è costituito naturalmente dalla composizione e dalle modalità di designazione del Consiglio di Amministrazione, che nella nuova organizzazione appare in tutti i sensi il luogo decisionale più alto.
   Da un lato da più parti si richiede di determinare elettivamente i membri interni. Più pareri giuridici del tutto convergenti hanno chiarito che questa forma di determinazione non contrasta con il dettato legislativo, essendo una forma ammissibile di designazione. Tale orientamento sta emergendo ad esempio a Trieste, la cui commissione prevede un CdA di 11 membri: il MR, 2 studenti, 4 membri interni eletti, e 4 membri esterni designati dal Senato.
   In contrapposizione, altri propongono che la determinazione dei membri anche di estrazione accademica avvenga su designazione del Senato Accademico. In qualche modo viene proposta l'analogia con quanto avviene in una società di capitale: il Senato sarebbe l'analogo dell'assemblea dei soci, che nomina appunto un CdA. Il punto allora diviene quello della possibilità, da parte del Senato, non solo di nominare, ma anche di revocare il CdA. Questo renderebbe l'analogia completa.
    Qualcuno ha sostenuto che tale capacità di revoca già esisterebbe, essendo nel nuovo assetto sfiduciabile il MR. Tale tesi non pare tuttavia ben fondata, per diverse ragioni, in primis che il cambiamento del MR non ha nella nuova situazione diretta influenza sul CdA, tanto è vero che essi hanno durata temporale differente. L'ipotesi di una designazione da parte del Senato, ma con potere di revoca, è seriamente presa in considerazione, attualmente, ad esempio da Palermo.
   Una soluzione mista sta invece emergendo a Salerno, dove il CdA ipotizzato attualmente sarebbe costituito da due soli membri esterni, con i docenti eletti, e gli altri membri designati dal Senato entro una rosa proposta dal MR. Il quadro ovviamente si complica considerando altre variabili, come le rappresentanze dei TA e degli attuali assegnisti, fugure peraltro destinate in breve tempo a scomparire, via via sostituite dai nuovi RTD. Alcuni atenei propongono una più ampia rappresentanza dei TA nel Senato, e una totale esclusione dal CdA; è il caso, ad esempio, di nuovo di Palermo.
    5.- Altre ipotesi ancora di determinazione dei membri sono quelle miste, o in due fasi, per cercare di bilanciare da una lato la rappresentatività, fondandola su criteri elettivi, e la competenza, che dovrebbe essere garantita dalla designazione diretta. Si pensa allora a designazioni finali da parte di Senato o MR, a seconda degli atenei, ma entro una rosa di eletti. Ma c'è anche chi non esclude il processo inverso.
   6.- Come si vede emerge un quadro estremamente variegato e complesso, ed è facilmente prevedibile che tale variabilità resterà anche nelle soluzioni finali. Con l'aggiunta di un ulteriore elemento di complessità, quello delle aggregazioni o federazioni in atto, che ingenerano ulteriori problemi di rappresentatività. E' il caso ad esempio della federazione delle università campane, o di quelle del Veneto, o della Toscana, o del Salento; processi in alcuni casi già avviati, in altri in corso di vaglio.
                                                 Maurizio Matteuzzi

TITOLO I - PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1 - Natura e ruolo dell'Università 1. L'Università Ca' Foscari Venezia, di seguito denominata "Università", è un'istituzione pubblica che è sede primaria di libera ricerca scientifica e istruzione superiore. Ha personalità giuridica e piena capacità di diritto pubblico e privato. 2. L'Università afferma il proprio carattere laico, pluralista e libero da ogni condizionamento ideologico, confessionale, politico o economico. 3. L'Università riconosce la propria appartenenza allo Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore e ne fa propri principi e strumenti. 4. A norma della Costituzione, e nei limiti fissati dalla legge, l'Università gode di autonomia statutaria, regolamentare, scientifica, didattica, organizzativa, finanziaria e contabile. 5. L'Università ha sede a Venezia e può istituire sedi e succursali in Italia e all'Estero, nei limiti di quanto previsto dalla normativa vigente.

Art. 2 - Missione dell'Università 1. Nel perseguimento dell'eccellenza nei diversi campi di studio, l'Università promuove, garantisce e coordina la libera attività di ricerca dei docenti, fornendo i necessari strumenti e attivando gli opportuni incentivi. 2. Concorre, attraverso la pubblicità dei risultati scientifici conseguiti e il libero confronto delle idee, allo sviluppo civile, culturale e scientifico della comunità locale, nazionale e internazionale. 3. Favorisce il progresso tecnologico e la trasmissione delle conoscenze contribuendo a progettare e costruire le competenze scientifiche e professionali rispondenti alle esigenze dello sviluppo della società. 4. Persegue la qualità più elevata dell'istruzione e la formazione della persona, garantisce il diritto degli studenti a un sapere aperto e critico e a una preparazione adeguata al loro inserimento sociale e professionale, organizzando anche, a tale scopo, periodi di studio all'estero. 5. Valorizza le professionalità e le competenze presenti al suo interno. 6. Promuove l'accesso ai più alti gradi di studio e il loro completamento per i capaci e meritevoli anche se privi di mezzi, contribuendo a rimuovere ogni ostacolo a una effettiva uguaglianza di opportunità. 7. Cura l'orientamento per l'iscrizione agli studi universitari, organizza le attività di tutorato e quelle destinate a favorire l'inserimento dei laureati nel mondo del lavoro. 8. Promuove attività culturali, sportive e ricreative per gli studenti e il personale e sostiene le attività formative autogestite dagli studenti. 9. Promuove la residenzialità degli studenti e del personale, in armonia con la peculiarità del contesto urbano veneziano. 10. Sul piano internazionale l'Università persegue tutte le forme di collaborazione atte a favorire la conoscenza e l'arricchimento reciproco fra le culture, la circolazione del sapere e lo scambio di studenti e di personale. 11. Favorisce i rapporti con le istituzioni pubbliche e private, con le imprese e le altre forze produttive, partecipando attivamente alla definizione delle politiche che riguardano lo sviluppo della ricerca e del territorio e promuovendo l'inserimento dei propri studenti nella sociètà e nel mondo del lavoro. 12. Promuove le relazioni con i propri ex studenti (alumni) per creare un'ampia comunità Cafoscarina che favorisca la crescita dell'Ateneo e la valorizzazione del suo nome in tutto il mondo e che ne rafforzi i legami con l'Università.

Art. 3 - Principi relativi all'azione dell'Università 1. L'Università garantisce pari opportunità nella ricerca, nello studio e nel lavoro. 2. L'Università si dota di un 'Codice etico', di un 'Codice di condotta per la prevenzione e la lotta contro il fenomeno del mobbing" e di un 'Codice di condotta contro le molestie sessuali', volti a evitare al suo interno ogni forma di discriminazione, diretta ed indiretta, relativa al genere, all'età, all'orientamento sessuale, all'origine etnica, alla disabilità, alla religione e alla lingua, ogni tipo di conflitti di interessi e qualsiasi forma di nepotismo e favoritismo, per la prevenzione delle molestie sessuali e morali (mobbing) per la tutela della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, delle studentesse e degli studenti. 3. L'Università si dota di una Carta degli Impegni per la Sostenibilità in cui definisce le regole e gli obiettivi volti a minimizzare il proprio impatto sull'ambiente e sulle risorse naturali, ad aumentare la coesione sociale e a ridurre le disuguaglianze al suo interno, a favorire la crescita culturale e il progresso economico sostenibile del territorio. 4. Assume come valore fondamentale il benessere sui luoghi di studio e di lavoro e predispone strategie di prevenzione per migliorare la sicurezza e la qualità complessiva delle sue attività. 5. Favorisce, attraverso i propri organi consultivi e di proposta, la partecipazione di tutte le sue componenti. 6 Adegua la propria offerta didattica all'evoluzione della ricerca e della società e si impegna ad arricchire il proprio patrimonio culturale e scientifico adoperandosi per accrescere le risorse disponibili. 7. Attiva tutti i livelli di formazione universitaria previsti dallo Statuto, assicurando la corretta utilizzazione delle strutture e il loro sviluppo programmato. L'ordinamento degli studi è disciplinato dal Regolamento didattico di Ateneo. 8. Le attività didattiche, comprese le attività tutoriali, sono organizzate in funzione del soddisfacimento delle esigenze di apprendimento e di formazione dello studente. 9. L'Università adotta la valutazione, anche ad opera di esperti esterni, come sistema per misurare il valore scientifico e la qualità dell'attività didattica e di ricerca, nonché l'efficacia e l'efficienza dell'attività di servizio delle proprie strutture e il raggiungimento degli obiettivi strategici fissati, per le rispettive competenze, dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione. 10. L'Università elabora, dandone la massima diffusione e pubblicità, indicatori atti a assicurare un utilizzo efficace dei fondi che essa destina alla ricerca e alla didattica, a quantificare l'impiego delle risorse da parte delle proprie strutture organizzative, a valutare il grado della loro utilizzazione e a valutare e verificare la congruenza tra obiettivi prefissati e risultati realizzati. Il sistema di valutazione delle diverse attività istituzionali è applicato, per l'assegnazione di risorse umane e finanziarie, alle strutture organizzative della ricerca e della didattica nonché alle strutture amministrative e tecniche. 11. Riconosce le rappresentanze sindacali dei dipendenti, che partecipano all'organizzazione del lavoro nelle forme stabilite dalla legge e dalla contrattazione collettiva nazionale. Si impegna a realizzare un sistema di relazioni sindacali improntato alla trasparenza dei comportamenti delle parti e alla reciproca collaborazione. 12. L'Università cura e incentiva l'aggiornamento professionale e la formazione continua del proprio personale tecnico e amministrativo, anche organizzando specifici corsi, e assicurandone una collocazione funzionale che, nel rispetto delle normative vigenti, riconosca le professionalità specifiche e ne valorizzi l'apporto. 13. Assicura la trasparenza degli atti e il diritto di accesso ai documenti amministrativi. 14. Cura che i diritti di titolarità o contitolarità della proprietà intellettuale e industriale e dei diritti connessi si concilino con il principio della pubblicità dei risultati della ricerca scientifica.

Art. 4 - Corsi e titoli 1. L'Università conferisce i seguenti titoli: a) Laurea (L); b) Laurea Magistrale (LM); c) Diploma di Specializzazione (DS); d) Dottorato di Ricerca (DR); e) Master Universitario di I e II livello (MU). 2. L'Università può rilasciare attestati relativi alle altre attività di formazione alle quali essa partecipa.

Art. 5 - Internazionalizzazione 1. L'Università favorisce la dimensione internazionale delle attività di ricerca e di formazione anche attraverso la mobilità di tutte le sue componenti, i contatti e gli accordi con istituzioni accademiche o di alto profilo culturale di tutto il mondo, l'adesione a network e consorzi, lo scambio di conoscenze scientifiche e di esperienze formative, il reclutamento di studenti, ricercatori in formazione, ricercatori e docenti provenienti da altri Stati. 2. L'Università riconosce il valore della mobilità come strumento di rafforzamento delle conoscenze scientifiche e di sviluppo professionale in tutte le fasi della carriera del personale. A tale scopo favorisce e promuove la mobilità nazionale, internazionale e interdisciplinare, nonché quella fra il settore pubblico e privato. 3. L'Università assume e promuove la caratterizzazione internazionale dei propri programmi di ricerca e formativi, anche attraverso l'attivazione di corsi di studio in collaborazione con Atenei di altri Paesi per il conseguimento di titoli congiunti o multipli, la revisione dei curricula formativi e l'impiego diffuso di lingue diverse dall'italiano. Adotta strumenti tecnologici adeguati al fine di favorire la diffusione internazionale delle proprie attività formative. 4. L'Università cura la semplificazione di tutte le procedure amministrative, allo scopo di favorire l'accesso alle proprie attività di ricerca e formazione da parte di persone e istituzioni di altri Stati.

Art. 6 - Federazioni e Fusioni 1. Ai sensi di quanto previsto dalla normativa vigente l'Università, anche limitatamente ad alcuni settori o strutture, può federarsi ovvero fondersi con altri Atenei. La Federazione può avere luogo altresì tra l'Università ed Enti o Istituzioni operanti nei settori della ricerca e dell'alta formazione, ivi compresi gli istituti tecnici superiori.

Art. 7 - Partecipazione dell'Università a organismi pubblici e privati 1. L'Università può partecipare a enti, società, fondazioni, consorzi o altre forme associative di diritto pubblico o privato per lo svolgimento di attività strumentali alla propria attività di ricerca e di didattica o comunque funzionali al perseguimento dei propri fini istituzionali. Promuove, inoltre, la collaborazione con persone giuridiche create secondo norme di diritto pubblico, con particolare attenzione ai Comuni, alle Province e alle Regioni, che perseguano finalità di interesse strategico per l'Ateneo. 2. Le partecipazioni sono deliberate dal Consiglio di Amministrazione, sentito il Senato Accademico su quelle di rilievo strategico. Esse sono comunque subordinate ai seguenti presupposti: a) disponibilità di risorse finanziarie e organizzative sufficienti; b) destinazione della quota degli eventuali utili da attribuire all'Ateneo per finalità istituzionali, scientifiche e didattiche; c) espressa previsione di patti parasociali a salvaguardia dell'Università in occasione di eventuali aumenti di capitale della persona giuridica partecipata; d) limitazione del concorso dell'Ateneo, qualora si dovessero ripianare eventuali perdite, alla quota di partecipazione; e) diritto di recedere nel caso in cui l'oggetto della persona giuridica partecipata venga modificato. 3. La partecipazione dell'Università può essere costituita dal comodato di beni, mezzi o strutture nel rispetto dei principi enunciati nel comma 2 del presente articolo, con oneri a carico del comodatario. 4. La licenza dell'uso del marchio, per finalità non istituzionali, fatto salvo il prestigio dell'Ateneo, è autorizzata dal Rettore. 5. La rappresentanza dell'Università in seno agli organi amministrativi, tecnico-scientifici e didattici degli Enti costituiti ai sensi del presente articolo può essere data anche a docenti dell'Ateneo prescindendo dal loro regime di impegno didattico. In ogni caso, tale rappresentanza è disposta con apposito decreto del Rettore. 6. È cura del Direttore Generale tenere un elenco aggiornato di tutti gli organismi pubblici e privati cui l'Università partecipa, così come dei rappresentanti da essa designati, e di renderne possibile la consultazione a chiunque ne abbia interesse. 7. Il recesso dell'Ateneo dagli organismi privati e pubblici ai quali partecipa avviene, su proposta del Rettore, con delibera del Consiglio di Amministrazione.

TITOLO II - ORGANIZZAZIONE DELL'UNIVERSITÀ

Capo I - Organi e Strutture

Art. 8 - Organi dell'Università 1. L'Università opera come un sistema complesso e integrato in tutte le sue componenti, e riflette al suo interno la distinzione fra attività di indirizzo, di controllo e attività di gestione. 2. All'attività di indirizzo sono preposti i seguenti Organi di governo: a) il Senato Accademico; b) il Consiglio di Amministrazione; c) il Rettore. 3. Gli Organi di governo dell'Università sono assistiti da organi di controllo, che sono: a) il Nucleo di Valutazione, per l'attività scientifica, didattica e amministrativa; b) il Collegio dei Revisori dei Conti, per la gestione finanziaria, contabile e patrimoniale. 4. Sull'operato degli organi di governo e delle strutture di gestione vigilano il Difensore degli Studenti e il Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni per le materie di competenza. 5. L'Organo cui è affidata l'attività di gestione è il Direttore Generale, assistito dai dirigenti, che rispondono dei relativi risultati, nonché dagli altri responsabili delle strutture dell'Università.

Art. 9 - Strutture dell'Università 1. Sono strutture dell'Università: a) l'Amministrazione; b) i Dipartimenti; c) le Scuole interdipartimentali; d) i Centri interdipartimentali per la ricerca; e) i Centri di erogazione di servizi; f) le Scuole di Ateneo; g) le Scuole di Specializzazione. 2. L'Università si avvale della Fondazione Università Ca' Foscari Venezia per svolgere un'attività strumentale di sostegno alle proprie attività di ricerca e didattica, con particolare riferimento alle iniziative che abbiano un taglio interdisciplinare e/o internazionale. 3. L'Università agisce in collaborazione con le altre Università, promuovendo iniziative comuni nel campo della ricerca e della didattica, volte al raggiungimento di risultati di eccellenza nei singoli ambiti di attività, attraverso l'istituzione di Corsi di studio, di Master o di Dottorati interateneo e mediante la promozione o l'adesione a Centri Interuniversitari o ad altre strutture di tipo federativo. 4. Le strutture amministrative dell'Università sono organizzate in modo da assicurare l'economicità, la speditezza e la rispondenza al pubblico interesse dell'azione amministrativa, nonché l'individuazione delle competenze e delle connesse responsabilità. 5. L'Università persegue i propri fini didattici, scientifici e organizzativi anche attraverso convenzioni e forme associative, quali associazioni, consorzi, società e fondazioni, con altri soggetti pubblici e privati, italiani e stranieri per attività in Italia e all'estero.

Capo II - Organi di governo

Sezione I Rettore

Art. 10 - Funzioni del Rettore 1. Il Rettore rappresenta l'Università e ha la responsabilità del perseguimento delle finalità dell'Ateneo secondo criteri di qualità e nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza, trasparenza e promozione del merito. È organo di governo dell'Ateneo, assicura l'unitarietà degli indirizzi espressi dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione e ne promuove e coordina l'attuazione. 2. In particolare il Rettore: a) ha la rappresentanza legale dell'Ateneo; b) convoca e presiede il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione e assicura l'esecuzione delle rispettive delibere; c) propone al Senato Accademico i nomi dei componenti del Consiglio di Amministrazione e del Presidente del Collegio dei Revisori dei conti; d) propone al Consiglio di Amministrazione il nome della persona cui conferire l'incarico di Direttore Generale; e) emana i provvedimenti di nomina delle cariche istituzionali; f) propone il documento di programmazione strategica triennale di Ateneo al Consiglio di Amministrazione, tenendo conto delle proposte e del parere del Senato Accademico e del Nucleo di Valutazione; g) presenta al Consiglio di Amministrazione per l'approvazione il bilancio di previsione e il conto consuntivo; h) garantisce il diritto degli studenti ad una formazione adeguata e la trasparenza degli atti amministrativi; i) stipula convenzioni e accordi in materia didattica, scientifica e culturale; l) emana lo Statuto e i Regolamenti, nonché le loro modifiche; m) stipula i contratti per attività di insegnamento; n) vigila sul buon andamento della ricerca e della didattica, esercitando funzioni di indirizzo, iniziativa e coordinamento, così come sull'efficienza e la correttezza dell'azione amministrativa, garantendo trasparenza e promozione del merito; o) esercita il potere di annullamento per ragioni di legittimità su tutti gli atti degli organi e delle strutture dell'Università; p) avvia i procedimenti disciplinari nei confronti dei docenti, trasmettendo gli atti al Collegio di Disciplina e formulando una motivata proposta in merito. Avvia i provvedimenti in caso di violazione del Codice etico e propone al Senato Accademico la sanzione, qualora la materia non ricada fra le competenze del Collegio di Disciplina; q) utilizza nella propria azione di indirizzo e controllo le risultanze del lavoro del Nucleo di Valutazione; r) esercita ogni altra attribuzione che gli sia demandata dall'ordinamento generale universitario, dallo Statuto e dai Regolamenti di Ateneo, o che non sia espressamente attribuita ad altri organi dallo Statuto; s) convoca almeno una volta l'anno un'assemblea di Ateneo alla quale presentare il piano di sviluppo dell'Università. 3. In caso di necessità e urgenza il Rettore può adottare provvedimenti di competenza del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione sottoponendoli a ratifica nella seduta immediatamente successiva. 4. Il Rettore può optare all'inizio dell'anno accademico per una riduzione o esenzione dell'impegno didattico, dandone comunicazione al Senato Accademico.

Art. 11 - Elezione del Rettore 1. Il Rettore è eletto fra i professori ordinari in servizio presso le università italiane che abbiano optato o optino per il tempo pieno. Dura in carica sei anni e non è rieleggibile. 2. L'elettorato attivo spetta: a) a tutti i professori straordinari, ordinari, associati e ai ricercatori, anche a tempo determinato; b) ai membri dell'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti; c) ai rappresentanti del personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori ed esperti linguistici nel Senato Accademico e nel Consiglio di Amministrazione; d) al personale tecnico e amministrativo e ai collaboratori ed esperti linguistici, con l'esclusione dei rappresentanti menzionati alla lett. c) del presente comma, in misura pari al 25% dei docenti elettori, secondo le modalità stabilite dal Regolamento Generale di Ateneo. 3. Il Decano indice le elezioni dopo il centottantesimo giorno antecedente la scadenza del mandato e ne fissa lo svolgimento non prima di quaranta giorni dalla indizione e non oltre il 30 luglio. In caso di anticipata cessazione dalla carica, il Decano indice le elezioni entro trenta giorni dalla cessazione e ne fissa lo svolgimento non prima di quaranta e non oltre sessanta giorni dalla indizione. In tal caso le funzioni del Rettore, limitatamente all'ordinaria amministrazione, sono esercitate dal Prorettore vicario. 4. Il Rettore, nella prima votazione, è eletto a maggioranza assoluta degli aventi diritto. Nella seconda e terza votazione a maggioranza assoluta dei votanti. In caso di mancata elezione si procede al ballottaggio fra i due candidati che nella terza votazione abbiano riportato il maggior numero di voti. In caso di parità risulta eletto il candidato con maggiore anzianità di ruolo o, in caso di ulteriore parità, il candidato con maggiore anzianità anagrafica. 5. Il Rettore è proclamato eletto dal Decano dell'Università ed è nominato dal Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Al Rettore spetta una indennità di carica determinata, su proposta del Senato Accademico, dal Consiglio di Amministrazione. 6. In caso di assenza o di impedimento del Decano, l'elezione è indetta dal professore ordinario che lo segue in ordine di anzianità, che provvede anche alla proclamazione. 7. Il Rettore entra in carica il primo ottobre dell'anno in cui è stato eletto. Nel caso di anticipata cessazione dalla carica del precedente Rettore, il Rettore eletto entra in carica all'atto della proclamazione e vi rimane per i successivi sei anni.

Art. 12 - Prorettori e delegati 1. Il Rettore nomina tra i professori di ruolo di prima fascia dell'Università a tempo indeterminato un Prorettore vicario. Questi adotta, in caso di assenza o impedimento del Rettore, i provvedimenti di ordinaria amministrazione. 2. Il Prorettore vicario esercita inoltre le funzioni che gli sono delegate dal Rettore; partecipa, senza diritto di voto, alle adunanze del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico. 3. Il Prorettore vicario può optare all'inizio dell'anno accademico per una riduzione dell'impegno didattico, dandone comunicazione al Rettore e al Direttore del Dipartimento di appartenenza. 4. La carica di Prorettore vicario è incompatibile con ogni altra carica istituzionale dell'Università e degli Enti strumentali della stessa. 5. Nell'esercizio delle sue funzioni, il Rettore può avvalersi di Prorettori e Delegati da lui scelti tra i docenti dell'Università e nominati con proprio decreto, nel quale sono precisati i compiti e gli ambiti di competenza. Prorettori e Delegati rispondono direttamente al Rettore del loro operato. Su argomenti relativi agli ambiti di competenza, i Prorettori e i Delegati, su proposta del Rettore, possono far parte delle commissioni istruttorie degli organi dell'Università e possono essere invitati alle sedute del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione. I Prorettori possono avere delega alla firma degli atti relativi agli ambiti di rispettiva competenza. 6. I Prorettori possono optare all'inizio dell'anno accademico per una riduzione dell'impegno didattico, dandone comunicazione al Rettore e al Direttore del Dipartimento di appartenenza.

Sezione II Senato Accademico

Art. 13 - Funzioni del Senato Accademico 1. Il Senato Accademico è organo di governo dell'Ateneo. Esso contribuisce a elaborare le strategie dell'Ateneo; approva, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione, lo Statuto e il Regolamento Generale di Ateneo; approva i Regolamenti di sua competenza ai sensi dell'art. 49; esercita una funzione di programmazione, coordinamento e controllo delle attività dell'Ateneo nel campo della ricerca e della didattica. 2. In particolare il Senato Accademico: a) formula proposte ed esprime un parere obbligatorio sui piani pluriennali di sviluppo dell'Ateneo, ivi compreso il documento di programmazione strategica triennale, che il Rettore presenta al Consiglio di Amministrazione, indicando le priorità nella destinazione delle risorse e i criteri di ripartizione delle medesime, in relazione agli obiettivi della ricerca e della didattica; b) esprime parere obbligatorio sul bilancio di previsione e sul conto consuntivo dell'Ateneo; c) formula proposte e pareri obbligatori in materia di didattica, di ricerca e di servizi agli studenti; d) delibera, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione, le modifiche allo Statuto e al Regolamento Generale di Ateneo, delibera le modifiche ai Regolamenti di sua competenza ai sensi dell'art. 49; approva il Codice etico, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione; e) esprime parere obbligatorio sui Regolamenti di competenza del Consiglio di Amministrazione nei casi previsti dall'art. 49; f) esprime parere obbligatorio sui criteri generali di determinazione delle tasse e dei contributi degli studenti e su ogni altra misura intesa a garantire il diritto allo studio; g) esprime parere obbligatorio sull'istituzione, attivazione, modifica e disattivazione di Corsi, Sedi, Dipartimenti, Scuole e altre strutture didattiche e di ricerca, anche interuniversitarie, deliberate dal Consiglio di Amministrazione; h) propone al Consiglio di Amministrazione la destinazione dei posti del personale docente sulla base delle proposte deliberate dai Consigli di Dipartimento e del parere del Nucleo di Valutazione; i) propone al Consiglio di Amministrazione la destinazione delle risorse in ordine alla formazione dell'organico di Ateneo del personale tecnico e amministrativo; l) svolge funzioni di coordinamento e di raccordo fra i Dipartimenti, le Scuole e le altre strutture dell'Università e ne dirime gli eventuali conflitti; m) designa, su proposta del Rettore, gli esperti esterni chiamati a fare parte del Consiglio di Amministrazione, il Presidente del Collegio dei Revisori dei conti e i componenti del Collegio di Disciplina; n) determina gli Organi e le strutture ai cui titolari o componenti può essere assegnata un'indennità di carica, ivi compresi l'indennità di carica del Rettore e gli emolumenti dei componenti del Consiglio di Amministrazione, e ne propone l'ammontare a quest'ultimo; o) esprime pareri sui programmi edilizi dell'Ateneo, in vista delle delibere del Consiglio di Amministrazione; p) commina le sanzioni in caso di violazione del Codice etico, su proposta del Rettore e qualora la materia non ricada fra le competenze del Collegio di Disciplina; q) esprime pareri su tutte le altre materie a esso sottoposte dal Rettore. 3. Il Senato Accademico può proporre al corpo elettorale, con una maggioranza di almeno due terzi dei suoi componenti, una mozione di sfiducia nei confronti del Rettore, non prima che siano trascorsi due anni dall'inizio del suo mandato. Il Decano indice le votazioni dopo trenta giorni dall'approvazione della mozione di sfiducia da parte del Senato Accademico e ne fissa lo svolgimento non prima di quaranta giorni e non oltre sessanta giorni dalla indizione. Gli aventi diritto al voto sono determinati ai sensi dell'art. 11, comma 2, dello Statuto. La mozione di sfiducia nei confronti del Rettore è approvata dal corpo elettorale con il voto favorevole della maggioranza assoluta degli aventi diritto. La procedura di voto si svolge secondo le modalità stabilite dal Regolamento Generale di Ateneo. Nel caso in cui il corpo elettorale approvi la mozione di sfiducia nei confronti del Rettore, quest'ultimo cessa dalla carica all'atto della proclamazione del risultato delle votazioni da parte del Decano. 4. In caso di anticipata cessazione del Rettore e durante il periodo di reggenza del Prorettore vicario, il Senato Accademico opera in regime di ordinaria amministrazione.

Art. 14 - Composizione del Senato Accademico 1. Fanno parte del Senato Accademico: a) il Rettore; b) dodici docenti di ruolo, eletti dai docenti dell'Ateneo in modo da rispettare le diverse aree scientifico-disciplinari presenti nell'Ateneo, di cui almeno quattro Direttori di Dipartimento; se uno dei Direttori termina il proprio mandato prima della scadenza del Senato, viene sostituito dal primo dei direttori non eletti; c) tre rappresentanti del personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori ed esperti linguistici eletti dall'insieme del personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori ed esperti linguistici; d) tre rappresentanti degli studenti eletti dagli studenti iscritti ai Corsi di Laurea, Laurea Magistrale e Dottorato di ricerca dell'Università. 2. Le modalità elettorali per l'elezione del Senato Accademico sono stabilite dal Regolamento Generale di Ateneo. 3. Le rappresentanze di cui alle lett. c) e d) del comma 1 del presente articolo partecipano a tutte le discussioni e hanno diritto di voto sulle materie di cui all'art. 13, ad eccezione di quelle di cui alla lett. h) del comma 2 dell'art. 13 e di quelle implicanti valutazione sull'attività scientifica dei singoli docenti o delle strutture. 4. Partecipano alle riunioni del Senato, senza diritto di voto, il Prorettore vicario, il Direttore Generale e il Coordinatore del Nucleo di Valutazione. 5. Il Senato Accademico è presieduto dal Rettore. Le funzioni di segretario sono svolte dal Direttore Generale o da persona da lui delegata. 6. Il Senato Accademico è convocato dal Rettore ogni qualvolta questi lo ritenga opportuno o quando ne faccia motivata richiesta almeno un terzo dei membri. Il Senato Accademico è comunque convocato almeno una volta ogni tre mesi. 7. Il Senato Accademico dura in carica tre anni accademici, ad eccezione dei rappresentanti degli studenti il cui mandato dura due anni accademici. Tutti i suoi componenti sono immediatamente rinnovabili per una sola volta.

Sezione III Consiglio di Amministrazione

Art. 15 - Funzioni del Consiglio di Amministrazione 1. Il Consiglio di Amministrazione è organo di governo dell'Ateneo. Esso svolge le funzioni di indirizzo strategico e di controllo dell'attività amministrativa, finanziaria e patrimoniale dell'Ateneo. 2. Il Consiglio di Amministrazione esprime parere obbligatorio sullo Statuto e sul Regolamento Generale di Ateneo, sul Codice etico e sulle relative modifiche, nonché esprime il proprio parere sui Regolamenti di cui all'art. 49 nei termini ivi previsti. 3. Il Consiglio di Amministrazione delibera su: a) il bilancio di previsione e il conto consuntivo, su proposta del Rettore e tenuto conto del parere del Senato Accademico per le parti di sua competenza, e le variazioni al bilancio di previsione; il bilancio di previsione e il conto consuntivo vanno trasmessi al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e al Ministero dell'Economia e delle Finanze; b) i Regolamenti di sua competenza ai sensi dell'art. 49 e le relative modifiche; c) i programmi edilizi dell'Ateneo, sentito il Senato Accademico; d) i provvedimenti relativi alle tasse e ai contributi a carico degli studenti, sentiti il Senato Accademico e l'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti; e) la programmazione finanziaria annuale e triennale; f) la programmazione annuale e triennale del personale, tenuto conto delle priorità e dei criteri stabiliti dal Senato Accademico; g) le proposte di chiamata dei docenti; h) le convenzioni di particolare rilievo per l'Ateneo, sentito il Senato Accademico; i) la copertura finanziaria delle iniziative e attività approvate dal Senato Accademico; in caso di delibera non positiva, l'argomento viene sottoposto per il riesame al Senato Accademico; l) l'attivazione, la modifica e la disattivazione di Corsi, Sedi, Dipartimenti, Scuole e altre strutture didattiche, di ricerca, anche interuniversitarie, acquisito il parere obbligatorio del Senato Accademico; m) l'attivazione, la modifica e la disattivazione di strutture e centri di servizio, anche interuniversitari; n) i progetti e le modalità di attivazione delle federazioni e fusioni previsti dall'art. 3 L. 240/2010, previo parere obbligatorio del Senato Accademico; o) tutti gli atti che rientrano nelle competenze attribuitegli dalla legge, dallo Statuto e dai Regolamenti di Ateneo. 4. Il Consiglio di Amministrazione delibera, in assenza dei rappresentanti degli studenti, in materia di sanzioni disciplinari sui docenti, secondo quanto disposto dal successivo art. 19. 5. Il Consiglio di Amministrazione approva i piani pluriennali di sviluppo dell'Ateneo, ivi compreso il documento di programmazione strategica triennale, sentite le proposte e il parere obbligatorio del Senato Accademico in ordine alle priorità nella destinazione e nella ripartizione delle risorse in relazione agli obiettivi della ricerca e della didattica. 6. Il Consiglio di Amministrazione inoltre: a) conferisce e revoca l'incarico di Direttore Generale; b) designa i membri del Nucleo di Valutazione; c) approva le convenzioni e i contratti che comportino oneri o entrate per l'Università che superino una soglia determinata dal medesimo Consiglio di Amministrazione; d) delibera, su proposta del Senato Accademico, l'ammontare dell'indennità di carica del Rettore e di quelle dei soggetti di cui alla lett. n) del comma 2 dell'art.13. 7. Il Consiglio di Amministrazione è presieduto dal Rettore. Le funzioni di segretario sono svolte dal Direttore Generale o da persona da lui delegata. 8. In caso di anticipata cessazione del Rettore e durante il periodo di reggenza del Prorettore vicario, il Consiglio di Amministrazione opera in regime di ordinaria amministrazione.

Art. 16 - Composizione del Consiglio di Amministrazione 1. Il Consiglio di Amministrazione è composto da: a) il Rettore; b) da quattro a sei membri esterni designati dal Senato Accademico su proposta del Rettore, che ne dispone la nomina con proprio decreto; c) un rappresentante dei docenti, anche esterno all'Ateneo; d) un rappresentante del personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori ed esperti linguistici, anche esterno all'Ateneo; e) due rappresentanti eletti degli studenti, iscritti ai Corsi di Laurea, Laurea Magistrale e Dottorato di ricerca dell'Università. Partecipano alle riunioni, senza diritto di voto, il Prorettore vicario e il Direttore Generale. Le modalità con cui sono scelti i rappresentanti dei docenti, del personale tecnico e amministrativo e dei Collaboratori ed Esperti linguistici, nonché degli studenti, sono stabilite dal Regolamento Generale di Ateneo. 2. I membri esterni del Consiglio di Amministrazione non possono appartenere ai ruoli dell'Ateneo a decorrere dai tre anni precedenti alla designazione e per tutta la durata dell'incarico; non possono inoltre essere studenti dell'Università Ca' Foscari Venezia. 3. Tutti i componenti, ad eccezione dei rappresentanti degli studenti, devono essere scelti fra: a) persone che abbiano maturato la loro esperienza professionale attraverso l'esercizio di attività di amministrazione, direzione o controllo presso società ed enti del settore pubblico o privato, ovvero che abbiano svolto funzioni dirigenziali in amministrazioni pubbliche o private, e che siano inoltre rappresentative di realtà economiche, istituzionali, culturali e produttive del territorio; b) personalità di alto e riconosciuto livello scientifico sul piano internazionale. La scelta dei componenti il Consiglio di Amministrazione avviene nel rispetto del principio costituzionale delle pari opportunità tra uomini e donne nell'accesso agli uffici pubblici. 4. Il Consiglio di Amministrazione dura in carica tre anni accademici, ad eccezione dei rappresentanti degli studenti il cui mandato è biennale, e i suoi componenti sono immediatamente rinnovabili per una sola volta. 5. Il Consiglio di Amministrazione è convocato in via ordinaria dal Rettore almeno una volta ogni tre mesi. Può essere convocato in qualsiasi momento dal Rettore, o quando ne facciano richiesta almeno un terzo dei componenti.

Capo III - Organi di controllo, consultivi e di garanzia

Sezione I Organi di controllo

Art. 17 - Nucleo di Valutazione 1. Al Nucleo di Valutazione è attribuita la funzione di verifica della qualità e dell'efficacia dell'offerta didattica, anche sulla base degli indicatori individuati dalle commissioni paritetiche docenti-studenti, nonché la funzione di verifica dell'attività di ricerca svolta dai Dipartimenti e della congruità del curriculum scientifico o professionale dei titolari dei contratti di insegnamento di cui all'art. 23 comma 1 L. 30 dicembre 2010, n. 240. Al Nucleo sono altresì attribuite, in raccordo con l'attività dell'A.N.V.U.R., le funzioni previste dall'art. 14 D. Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, relative alle procedure di valutazione delle strutture e del personale, al fine di promuovere nelle università, in piena autonomia e con modalità organizzative proprie, il merito e il miglioramento della performance organizzativa e individuale. 2. Il Nucleo di Valutazione di Ateneo svolge tutte le funzioni assegnategli dalla legge, dal presente Statuto e dai Regolamenti di Ateneo, operando in conformità alle disposizioni ivi contenute. 3. Il Nucleo di Valutazione di Ateneo è designato dal Consiglio di Amministrazione, sentito il Senato Accademico, ed è nominato dal Rettore con proprio decreto. È composto da cinque a sette membri, incluso un rappresentante degli studenti. I componenti, ad eccezione del rappresentante degli studenti, devono essere di elevata qualificazione professionale e in prevalenza esterni all'Ateneo, tenendo conto delle diverse aree scientifico-disciplinari presenti nell'Ateneo; il loro curriculum è reso pubblico nel sito internet dell'Università. Il Nucleo risponde al Rettore, dura in carica per tre anni, salvo quanto previsto all'art. 45, e i suoi componenti sono immediatamente rinnovabili per una sola volta. Il numero dei componenti, le modalità della loro individuazione e il funzionamento dell'organo sono disciplinati dal Regolamento Generale di Ateneo. Il coordinatore del Nucleo è individuato dal Rettore con il decreto di nomina dell'organo. 4. L'Università assicura al Nucleo l'autonomia operativa, il diritto di accesso ai dati e alle informazioni necessari, nonché la pubblicità e la diffusione degli atti, nel rispetto della normativa a tutela della riservatezza.

Art. 18 - Collegio dei Revisori dei conti 1. Il controllo sulla gestione amministrativo-contabile, finanziaria e patrimoniale è demandato ad un Collegio dei Revisori dei conti. 2. Il Collegio è composto da: a) un membro effettivo, con funzioni di Presidente, designato dal Senato Accademico, su proposta del Rettore, tra i magistrati amministrativi e contabili e gli avvocati dello Stato; b) un membro effettivo e uno supplente, designati dal Ministero dell'Economia e delle Finanze; c) un membro effettivo e uno supplente, scelti dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca tra dirigenti e funzionari del Ministero stesso. Almeno due componenti del Collegio devono essere iscritti al Registro dei revisori contabili. 3. I componenti del Collegio dei Revisori dei conti sono nominati con decreto rettorale, durano in carica tre anni e possono essere rinnovati per una sola volta. L'incarico di componente del Collegio non può essere conferito a dipendenti dell'Università. 4. I compiti e le modalità di funzionamento del Collegio sono stabiliti dal Regolamento per l'amministrazione, la finanza e la contabilità.

Art. 19 - Collegio di Disciplina 1. Il controllo disciplinare sui docenti è affidato a un Collegio di Disciplina, composto da un professore ordinario, un professore associato confermato e un ricercatore confermato, tutti in regime di tempo pieno, nonché da due professori ordinari supplenti, nominati dal Senato Accademico per un triennio accademico, immediatamente rinnovabile per una sola volta. 2. Il Collegio opera secondo il principio del giudizio fra pari, nel rispetto del contraddittorio. 3. Il Collegio svolge la fase istruttoria dei procedimenti disciplinari, avviati dal Rettore secondo quanto disposto dall'art. 10, comma 2, lett. p) e, uditi il Rettore o un suo delegato nonché il docente sottoposto ad azione disciplinare, eventualmente assistito da un difensore di fiducia, esprime in merito un parere conclusivo entro trenta giorni dall'avvio del procedimento, trasmettendolo al Consiglio di Amministrazione. 4. Il Consiglio di Amministrazione, senza la rappresentanza degli studenti, entro trenta giorni dalla ricezione del parere del Collegio di Disciplina infligge la sanzione ovvero dispone l'archiviazione del procedimento, conformemente al parere vincolante ricevuto. 5. Il procedimento si estingue ove la decisione di cui al comma precedente non intervenga entro 180 giorni dalla data di trasmissione degli atti al Consiglio di Amministrazione.

Sezione II Organi consultivi e di garanzia

Art. 20 - Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti 1. L'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti è Organo collegiale di rappresentanza degli studenti iscritti ai Corsi di Laurea e di Laurea Magistrale; ha funzioni propositive ed è organo consultivo del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione. 2. L'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti è composta dai rappresentanti degli studenti in Senato Accademico, in Consiglio di Amministrazione, nei Consigli di Dipartimento e nelle Giunte delle Scuole interdipartimentali. 3. L'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti: a) designa il Difensore degli Studenti; b) designa il rappresentante degli studenti nel Nucleo di Valutazione; c) designa i rappresentanti degli studenti nel Comitato per lo Sport Universitario; d) adotta, in conformità ai Regolamenti di Ateneo, il proprio Regolamento interno; e) esprime parere su: I) per le parti di competenza, il Regolamento Generale di Ateneo, il Codice etico e la Carta degli Impegni per la Sostenibilità; II) il Regolamento delle attività formative autogestite dagli studenti e il Regolamento didattico di Ateneo; III) la determinazione di contributi e tasse a carico degli studenti; IV) gli interventi di attuazione del diritto allo studio; V) le modalità di collaborazione degli studenti alle attività di servizio. 4. L'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti elabora proposte su tutte le materie di interesse degli studenti; in particolare è chiamata a formularle sulle materie di cui alla lettera e) del comma 3 del presente articolo; svolge ogni altra funzione ad essa assegnata dall'ordinamento universitario, dal presente Statuto e dai Regolamenti. 5. L'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti elegge, tra i rappresentanti in Senato Accademico e in Consiglio di Amministrazione, il Presidente dell'Assemblea, che dura in carica un biennio accademico. 6. Il funzionamento dell'Assemblea e le modalità di elezione dei componenti sono stabiliti dal Regolamento Generale di Ateneo. 7. Ai componenti dell'Assemblea è garantita la possibilità di accesso, nel rispetto della vigente normativa, ai dati necessari per l'esplicazione dei propri compiti istituzionali.

Art. 21 - Consulta dei Dottorandi 1. La Consulta dei Dottorandi è organo collegiale di rappresentanza dei Dottorandi; ha funzioni propositive ed è organo consultivo del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione. 2. La Consulta dei Dottorandi è composta dai rappresentanti dei dottorandi eletti nel Senato Accademico, nel Consiglio di Amministrazione, nei Consigli di Dipartimento, nei Consigli della/e Scuola/e di Dottorato e nei Collegi dei docenti dei Dottorati di ricerca. 3. La Consulta dei Dottorandi: a) adotta, in conformità ai Regolamenti di Ateneo, il proprio Regolamento interno; b) esprime parere su: I) per le parti di competenza, il Regolamento Generale di Ateneo, il Codice etico e la Carta degli Impegni per la Sostenibilità; II) proposte di modifica dell'assetto organizzativo delle Scuole di Dottorato e dei Dottorati di ricerca. 4. La Consulta dei Dottorandi elabora proposte su tutte le materie di interesse dei dottorandi; in particolare è chiamata a formularle sulle materie di cui alla lett. b) del comma 3 del presente articolo; svolge ogni altra funzione ad essa assegnata dall'ordinamento universitario, dal presente Statuto e dai Regolamenti. 5. La Consulta dei Dottorandi elegge tra i suoi componenti il Presidente, che dura in carica un biennio accademico. 6. Il funzionamento della Consulta e le modalità di elezione dei componenti sono stabiliti dal Regolamento Generale di Ateneo. 7. Ai componenti della Consulta è garantita la possibilità di accesso, nel rispetto della vigente normativa, ai dati necessari per l'esplicazione dei propri compiti istituzionali.

Art. 22 - Difensore degli Studenti 1. È istituito il Difensore degli Studenti dell'Ateneo. 2. Il Difensore è nominato dal Rettore su designazione dell'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti, sentito il Senato Accademico, tra persone di comprovata competenza professionale per un periodo di due anni accademici, rinnovabile immediatamente per una sola volta. Il Consiglio di Amministrazione fissa i suoi emolumenti. 3. Il Difensore degli Studenti è a disposizione di questi per assisterli nell'esercizio dei loro diritti e per ricevere eventuali reclami o doglianze. Il Difensore ha diritto di compiere accertamenti e riferisce al Rettore, che in relazione al caso concreto adotta gli atti di competenza. Gli studenti che si rivolgono al Difensore hanno diritto, a loro richiesta, all'anonimato e i loro nomi, come qualsiasi altro elemento idoneo ad identificarli, sono esclusi dal diritto di accesso ai documenti amministrativi.

Art. 23 - Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni 1. Il Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni promuove iniziative per l'attuazione delle pari opportunità e la valorizzazione della differenza tra uomo e donna ai sensi della vigente legislazione italiana e comunitaria, vigila sul rispetto del principio di non discriminazione di genere e orientamento sessuale e assicura sostegno alle vittime di violazioni e sopraffazioni. Il Comitato vigila altresì che non siano intraprese azioni di vessazione (mobbing) all'interno dell'Università. 2. La composizione del Comitato è stabilita dal Regolamento Generale di Ateneo. 3. Le funzioni del Comitato previste dal comma 1, sono integrate con quelle previste dalla legislazione vigente in materia, adeguando altresì - ove prescritto dalla legge - la denominazione dell'organo.

Capo IV- Organi di gestione e strutture amministrative

Art. 24 - Caratteri dell'Amministrazione 1. L'Università conforma l'organizzazione e le attività delle proprie strutture alle esigenze generali di efficienza, efficacia, trasparenza e semplificazione. 2. L'Università, nell'ambito della propria autonomia, adotta con delibera del Consiglio di Amministrazione il piano di organizzazione dei servizi necessario al perseguimento dei fini istituzionali.

Art. 25 - Direttore Generale 1. Il Direttore Generale è l'organo responsabile, sulla base degli indirizzi forniti dal Consiglio di Amministrazione, della complessiva gestione e organizzazione dei servizi, delle risorse strumentali e del personale tecnico e amministrativo dell'Ateneo, nonché dei compiti previsti dalla normativa vigente in materia di dirigenza nella Pubblica Amministrazione. Il Direttore Generale, inoltre: a) cura l'attuazione dei programmi e degli obiettivi affidandone la gestione ai dirigenti; b) partecipa agli organi di governo dell'Ateneo secondo le norme del presente Statuto; c) verifica e controlla l'attività dei dirigenti ed esercita il potere sostitutivo in caso di inerzia degli stessi; d) stipula i contratti dell'Università e sottoscrive le convenzioni necessarie alla gestione; e) adotta gli atti che impegnano la spesa. 2. Il Direttore Generale presenta annualmente al Consiglio di Amministrazione, al Senato Accademico e al Nucleo di Valutazione una relazione sull'attività svolta, a cui sono allegate le relazioni dei singoli responsabili dei servizi e delle strutture anche decentrate. 3. L'incarico di Direttore Generale è attribuito dal Consiglio di Amministrazione, su proposta del Rettore, sentito il parere del Senato Accademico, a persona dotata di elevata qualificazione professionale e comprovata esperienza pluriennale con funzioni dirigenziali individuato con selezione pubblica. L'incarico è a tempo determinato, ha durata non superiore ai quattro anni ed è rinnovabile. 4. Il Direttore Generale designa tra i Dirigenti dell'Ateneo chi lo sostituisce in caso di assenza o impedimento.

Art. 26 - Funzioni dirigenziali 1. Secondo quanto previsto dalla normativa sulla dirigenza statale, i dirigenti e i titolari di incarico di livello dirigenziale attuano, per la parte di rispettiva competenza e secondo le direttive del Direttore Generale, i programmi deliberati dagli organi accademici. Dispongono a tale scopo dei mezzi e del personale ad essi attribuiti ed esercitano autonomi poteri di spesa per le attività, secondo i limiti ad essi assegnati dal Direttore Generale. Essi provvedono alla valutazione del personale assegnato nel rispetto del principio del merito e rispondono dei risultati conseguiti in termini di efficienza nell'impiego delle risorse e di efficacia nella gestione, in relazione agli obiettivi prefissati e ai comportamenti organizzativi attivati, riferendone periodicamente, anche con proposte e pareri, al Direttore Generale. 2. Il Direttore Generale, in carenza di personale e per comprovate e oggettive esigenze di servizio, può attribuire incarichi di livello dirigenziale a tempo determinato a soggetti anche non di qualifica dirigenziale, di particolare e comprovata qualificazione professionale e nel rispetto della disciplina vigente. 3. Gli atti di competenza dei dirigenti possono essere soggetti ad avocazione da parte del Direttore Generale per particolari motivi di necessità ed urgenza, specificatamente indicati nel provvedimento di avocazione.

Art. 27- Centri di erogazione di servizi 1. I Centri di erogazione di servizi forniscono servizi fondamentali o integrativi dell'attività didattica e di ricerca quali, in particolare, i servizi librari, informatici, telematici, linguistici, tecnici, statistici, di stampa ed editoriali. 2. Ai Centri di erogazione di servizi può essere attribuita autonomia finanziaria e amministrativa nei limiti e secondo le modalità di cui al Regolamento per l'amministrazione, la finanza e la contabilità. 3. Le modalità di istituzione, organizzazione e funzionamento dei Centri di erogazione di servizi sono disciplinate dal Regolamento Generale di Ateneo.

TITOLO III - ORGANIZZAZIONE DELLE STRUTTURE DI DIDATTICA E DI RICERCA

Capo I - Dipartimenti e Scuole Interdipartimentali

Art. 28 - Caratteristiche e funzioni dei Dipartimenti 1. I Dipartimenti costituiscono la struttura fondamentale in cui si articola l'Ateneo per svolgere i suoi compiti nell'ambito della ricerca e della didattica. 2. I Dipartimenti organizzano e gestiscono: a) le attività di ricerca dei diversi settori scientifico-disciplinari che confluiscono al loro interno; b) le attività didattiche dei corsi di Laurea e Laurea Magistrale e delle Scuole di Specializzazione, nonché, assieme alle altre strutture dell'Università eventualmente costituite a tale scopo, i Master Universitari, i Corsi di Perfezionamento e i Corsi di Dottorato di ricerca. 3. I Dipartimenti hanno autonomia finanziaria e amministrativa nelle forme e nei limiti previsti dai Regolamenti di Ateneo. Hanno altresì autonomia regolamentare per le materie di propria competenza e per la propria organizzazione, nei limiti previsti dal presente Statuto. 4. Ai Dipartimenti afferiscono, previa richiesta approvata dal Consiglio di Dipartimento e dal Senato Accademico, tutti i professori e i ricercatori. Ai Dipartimenti viene inoltre assegnato il personale tecnico e amministrativo necessario per il suo funzionamento. 5. Fanno infine riferimento ai Dipartimenti gli assegnisti e i professori a contratto, le cui ricerche o i cui insegnamenti siano riferibili a settori scientifico-disciplinari pertinenti o affini ai Dipartimenti stessi, nonché i cultori della materia e i Visiting Professors (Visiting Researchers) i cui titoli siano stati attribuiti tramite delibera del Dipartimento. 6. I Dipartimenti sottopongono al Senato Accademico le richieste di posti di ruolo docente, nell'ambito del piano complessivo di sviluppo della ricerca e della didattica formulato al loro interno. Essi deliberano inoltre sulle proposte di chiamata dei docenti nei settori scientifico-disciplinari di loro competenza. 7. I Dipartimenti disciplinano il loro funzionamento mediante l'adozione di apposito Regolamento, che deve essere approvato dal Senato Accademico a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere obbligatorio del Consiglio di Amministrazione.

Art. 29 - Modalità di costituzione dei Dipartimenti 1. L'istituzione di un Dipartimento è deliberata dal Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico, sulla base di un dettagliato progetto scientifico e didattico presentato da un gruppo di docenti. Successivamente, il Consiglio di Amministrazione ne delibera l'attivazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico, tenendo conto della situazione logistica e strumentale della nuova struttura, nonché delle risorse finanziarie e del personale tecnico e amministrativo necessari per il suo funzionamento. 2. Il numero di docenti necessari per presentare la proposta di istituzione e poi per l'attivazione di un Dipartimento non può essere inferiore a 45. Qualora il numero dei docenti di un Dipartimento scenda al di sotto del limite definito dalla legge, il Senato Accademico ne propone la disattivazione al Consiglio di Amministrazione.

Art. 30 - Articolazione interna dei Dipartimenti 1. Sono organi del Dipartimento il Direttore, la Giunta, il Consiglio e una Commissione didattica paritetica docenti-studenti. 2. I Dipartimenti, sulla base del proprio Regolamento, possono essere articolati al loro interno in Centri, Sezioni, Laboratori, istituiti con il voto favorevole della maggioranza dei componenti del Consiglio di Dipartimento, qualora la complessità delle aree culturali e scientifiche presenti in un singolo Dipartimento lo renda opportuno. Sempre con il voto favorevole della maggioranza dei componenti il Consiglio di Dipartimento può deliberarne la disattivazione. 3. Il Regolamento del Dipartimento può prevedere inoltre i seguenti organi: un Comitato per la ricerca, per il coordinamento delle attività di ricerca; dei Collegi didattici e/o un Comitato per la didattica per il coordinamento delle attività didattiche, inclusi i Corsi di Dottorato. 4. Il Regolamento del Dipartimento può altresì prevedere l'istituzione di un Consiglio scientifico, formato da docenti esterni all'Ateneo, anche stranieri, per la valutazione delle proprie attività di ricerca.

Art. 31 - Consiglio di Dipartimento 1. Il Consiglio di Dipartimento è organo di programmazione e di gestione del Dipartimento. In particolare il Consiglio: a) detta i criteri generali per l'utilizzazione dei fondi assegnati al Dipartimento; b) detta i criteri per l'impiego delle risorse e degli spazi assegnati al Dipartimento; c) approva, su proposta del Direttore, il bilancio di previsione e il conto consuntivo; d) approva, in conformità ai Regolamenti di Ateneo, il Regolamento di Dipartimento e il Regolamento delle Scuole interdipartimentali e dei corsi di Dottorato, ove attivati; e) delibera sulle proposte di posti di ruolo docente da sottoporre al Senato Accademico; f) delibera sulle proposte di chiamata dei docenti; g) approva il piano dell'offerta formativa ad esso sottoposto dal Comitato per la didattica, o ancora da una Scuola interdipartimentale o interateneo, qualora il Dipartimento stesso abbia concorso alla sua attivazione; h) delibera sulla attribuzione di responsabilità didattiche ai docenti del Dipartimento e sulla copertura di tutti gli insegnamenti attivati; i) vigila in generale sul buon andamento e sulla qualità delle attività didattiche e di ricerca; l) approva le relazioni triennali sull'attività scientifica e didattica dei docenti; m) esprime un parere sui congedi per ragioni di studio o di ricerca scientifica; n) promuove l'internazionalizzazione dell'offerta formativa e della ricerca; o) approva i Programmi di ricerca interdipartimentali sulla base di un accordo reciproco tra i Dipartimenti interessati. p) trasmette annualmente al Rettore e al Senato Accademico una relazione sull'attività svolta dal Dipartimento in materia di ricerca e di didattica. 2. Fanno parte del Consiglio di Dipartimento: a) il Direttore, b) i professori e i ricercatori afferenti al Dipartimento; c) rappresentanti del personale tecnico e amministrativo assegnato al Dipartimento, in numero non inferiore a due; d) rappresentanti degli studenti iscritti ai Corsi di Laurea, Laurea Magistrale, Corsi di specializzazione e al Dottorato di ricerca, afferenti al Dipartimento, in numero non inferiore a tre e non superiore a sei, individuati sulla base di quanto previsto dal Regolamento Generale di Ateneo; e) il Segretario generale, che partecipa alle sedute con funzioni consultive e di verbalizzazione; f) un rappresentante rispettivamente dei docenti a contratto, degli assegnisti di ricerca e dei cultori della materia, senza diritto di voto e individuati sulla base di quanto previsto dal Regolamento Generale di Ateneo. 3. In tutte le questioni riguardanti le funzioni e l'attività del personale docente, e in particolare per le questioni relative alle lettere e), f), h), l), m) del comma 1 del presente articolo, il Consiglio di Dipartimento delibera nella composizione limitata ai soli docenti, appartenenti alla fascia corrispondente e a quella superiore. Le altre modalità di funzionamento del Consiglio di Dipartimento sono disciplinate dal Regolamento di Dipartimento, nei limiti previsti dallo Statuto. 4. Il Consiglio di Dipartimento è convocato dal Direttore. Viene in ogni caso convocato una volta ogni tre mesi o su richiesta di almeno due terzi dei suoi membri. 5. I verbali del Consiglio di Dipartimento portano la firma congiunta del Direttore e del Segretario generale.

Art. 32 - Direttore di Dipartimento 1. II Direttore rappresenta il Dipartimento. Convoca e presiede il Consiglio e la Giunta, cura l'esecuzione delle rispettive delibere e svolge tutte le funzioni non espressamente attribuite al Consiglio di Dipartimento. 2. Il Direttore è eletto dal Consiglio di Dipartimento fra i professori ordinari a tempo pieno e indeterminato, a maggioranza assoluta degli aventi diritto nella prima votazione e a maggioranza assoluta dei votanti nelle votazioni successive, salva, in questa seconda fase, la partecipazione al voto di almeno un terzo degli aventi diritto. La convocazione del Consiglio deve contenere l'indicazione del luogo, della data e dell'ora di svolgimento di almeno quattro votazioni che potranno tenersi nello stesso giorno o in giorni diversi. 3. Nel caso di accertata indisponibilità dei professori di prima fascia, alla carica di Direttore può essere eletto un professore di seconda fascia confermato a tempo pieno afferente al Dipartimento. 4. Il Direttore è nominato con decreto del Rettore, dura in carica tre anni accademici ed è immediatamente rinnovabile una sola volta. 5. Il Direttore può optare all'inizio dell'anno accademico per una riduzione dell'impegno didattico, dandone comunicazione al Rettore. 6. Il Direttore designa tra i professori ordinari o associati a tempo pieno e indeterminato del Dipartimento un Vicedirettore, che lo sostituisce in caso di assenza o impedimento. Il Vicedirettore è nominato con decreto del Rettore. 7. Il Direttore esercita il potere di avocazione sugli atti del Segretario generale di Dipartimento solo per particolari motivi di necessità ed urgenza, specificatamente indicati nel provvedimento, che viene tempestivamente portato a conoscenza del Consiglio di Dipartimento. 8. In caso di necessità e urgenza il Direttore può adottare provvedimenti di competenza del Consiglio di Dipartimento, sollecitandone la ratifica nella seduta immediatamente successiva. 9. La carica di Direttore è incompatibile con quella di Rettore, di Prorettore, di Delegato, di Coordinatore di Collegio didattico, di Direttore di Scuola di Specializzazione, di Direttore di Scuola interdipartimentale e di Direttore di Scuola di Dottorato; essa è incompatibile inoltre con le cariche istituzionali del Sistema delle Biblioteche di Ateneo.

Art. 33 - Giunta di Dipartimento 1. La Giunta coadiuva il Direttore nell'espletamento delle sue funzioni, svolge le funzioni eventualmente assegnatele dai Regolamenti di Ateneo e quelle che il Consiglio di Dipartimento ritenga di doverle delegare. 2. Fanno parte di diritto della Giunta il Direttore, che la convoca e la presiede, il Vicedirettore, i delegati del Direttore che presiedono il Comitato per la ricerca e il Comitato per la didattica, ove costituiti, ed un numero di docenti stabilito nel Regolamento del Dipartimento. 3. Il Consiglio può delegare alla Giunta specifiche funzioni, secondo le modalità e nei limiti determinati dal Regolamento di Dipartimento. 4. La Giunta è convocata e presieduta dal Direttore. Alla Giunta partecipa il Segretario generale di Dipartimento, con funzioni consultive e di verbalizzazione. 5. La Giunta dura in carica tre anni accademici e decade comunque con il Direttore.

Art. 34 - Comitato per la ricerca 1. Il Comitato per la ricerca, ove costituito, svolge attività di coordinamento e promozione delle attività di ricerca, delle attività per conto terzi e di fund raising del Dipartimento, ed esercita le funzioni eventualmente assegnategli dal Consiglio. 2. Il Comitato è convocato e presieduto dal Direttore o da un suo delegato ed è composto dai coordinatori dei Centri, Sezioni o Laboratori, ove costituiti, e/o da un numero di docenti stabilito dal regolamento del Dipartimento. Questi ultimi sono eletti dal Consiglio di Dipartimento a maggioranza assoluta. Al Comitato partecipa, se ne viene fatta richiesta dal Direttore, anche il Segretario generale di Dipartimento o un suo delegato con funzioni di verbalizzazione. 3. Il Comitato dura in carica tre anni accademici.

Art. 35 - Comitato per la didattica 1. Il Comitato per la didattica, ove costituito, coordina tutti i Corsi di studio attivati all'interno di un Dipartimento: Corsi di Laurea e Laurea magistrale, Master universitari e Scuole di specializzazione e Corsi di Dottorato. 2. Il Comitato per la didattica è presieduto dal Direttore di Dipartimento o da un suo Delegato ed è formato dai Coordinatori dei Collegi dei vari Corsi di studio attivati all'interno del Dipartimento. 3. Il Comitato per la didattica coadiuva il Direttore nelle sue funzioni relative alla didattica e coordina l'attività dei Collegi Didattici dei Corsi di Studio attivati all'interno del Dipartimento. 4. Il Comitato per la didattica è l'organo di programmazione e coordinamento dell'attività didattica del Dipartimento: a) propone al Dipartimento il piano dell'offerta formativa. Esso è approvato dal Consiglio di Dipartimento, che contestualmente assegna le responsabilità didattiche ai docenti afferenti al Dipartimento stesso; b) coordina le attività didattiche programmate dai Collegi dei Corsi di studio, dei Master Universitari, delle Scuole di Specializzazione e dei Corsi di Dottorato; c) organizza attività culturali, formative e di orientamento rivolte agli studenti promuovendone l'internazionalizzazione. 5. I Corsi di Studio attivati nei Dipartimenti possono utilizzare la totalità dell'offerta formativa di Ca' Foscari per coprire tutti i CFU necessari, dopo che i Dipartimenti ai quali fanno capo gli insegnamenti richiesti abbiano espresso parere favorevole, in seguito ad una verifica di fattibilità con i docenti titolari degli insegnamenti e con i Comitati per la didattica e le Scuole interdipartimentali coinvolti o, qualora questi non esistessero, con i Collegi didattici. 6. Nel caso in cui i Corsi di Studio richiedano insegnamenti attivati ad hoc a docenti di altri Dipartimenti, è necessario acquisire preliminarmente il consenso del docente interessato e l'autorizzazione del Dipartimento di afferenza. L'assenso dei Dipartimenti di afferenza è necessario anche nel caso in cui, per il raggiungimento dei requisiti minimi qualitativi, i Corsi di Studio debbano ricorrere a docenti di altri Dipartimenti. 7. La decisione finale sulla acquisizione dei settori scientifico-disciplinari necessari al raggiungimento dei requisiti quantitativi e qualitativi dei Corsi di Studio attivati dai Dipartimenti spetta in ogni caso al Senato Accademico, sentito il Nucleo di Valutazione.

Art. 36 - Segretario generale di Dipartimento 1. L'attività amministrativa, di coordinamento e di direzione del personale tecnico e amministrativo è svolta dal Segretario generale di Dipartimento, il cui incarico a tempo determinato è conferito, all'interno del personale dell'Ateneo, dal Direttore Generale, sentito il Direttore del Dipartimento, con atto scritto e può essere rinnovato con le medesime formalità. 2. Il Direttore Generale, sentito il Direttore e il Segretario generale di Dipartimento, può conferire con atto scritto l'incarico di Vicesegretario generale di Dipartimento, all'interno del personale del Dipartimento stesso. 3. Il Segretario generale di Dipartimento assicura l'esecuzione delle delibere assunte dagli organi del Dipartimento e inoltre: a) assiste il Direttore del Dipartimento per le attività volte al migliore funzionamento della struttura; b) coordina le attività gestionali, amministrative e contabili, i servizi alla ricerca e alla didattica, le attività di comunicazione e fund raising, assumendo la responsabilità dei conseguenti atti, nei limiti di quanto ad esso imputabile; c) coordina e valuta le attività del personale tecnico e amministrativo afferente al Dipartimento, cui è gerarchicamente sovraordinato, sentendo, nel caso di personale tecnico e amministrativo di area scientifica, anche il parere del Direttore di Dipartimento; d) partecipa anche con funzioni di segretario alle riunioni del Consiglio di Dipartimento e della Giunta di Dipartimento, redige e firma congiuntamente con il Direttore di Dipartimento il verbale, in conformità alle norme e ai Regolamenti di Ateneo. 4. L'incarico di Segretario generale di Dipartimento può essere revocato dal Direttore Generale, sentito il Direttore di Dipartimento, prima della scadenza con atto scritto e motivato, in relazione ad intervenuti mutamenti organizzativi o in conseguenza di specifico accertamento di risultati negativi.

Art. 37 - Scuole interdipartimentali 1. Per il coordinamento delle attività didattiche di uno o più Corsi di studio interdipartimentali di rilievo strategico per l'Ateneo, i Dipartimenti possono proporre di istituire e attivare apposite Scuole interdipartimentali, le quali devono essere costituite da almeno due Dipartimenti. 2. Sono organi della Scuola: a) il Direttore; b) i Collegi didattici dei singoli Corsi di Studio e i Collegi docenti dei Corsi di dottorato, dei Master Universitari e delle Scuole di specializzazione, ove presenti; c) una Giunta, convocata e presieduta dal Direttore della Scuola, formata dai Direttori dei Dipartimenti che attivano la Scuola o dai loro delegati, dai coordinatori dei Collegi presenti nella Scuola e da una rappresentanza degli studenti, eletti secondo le modalità previste dal Regolamento Generale di Ateneo; d) una Commissione paritetica docenti-studenti. 3. L'istituzione e l'attivazione delle Scuole interdipartimentali sono proposte dai Consigli dei Dipartimenti coinvolti, a maggioranza assoluta dei componenti. L'istituzione e l'attivazione e/o la partecipazione ad una Scuola interdipartimentale impegna i Dipartimenti coinvolti a fornire le risorse necessarie alla realizzazione dei prodotti formativi previsti nel progetto della Scuola stessa. L'istituzione e l'attivazione delle Scuole interdipartimentali sono deliberate dal Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico. 4. L'elezione dei Coordinatori dei Collegi che fanno parte delle Scuole interdipartimentali e l'elezione dei componenti dei Collegi dei Corsi di studio sono disciplinate dal Regolamento Generale di Ateneo. 5. Il Direttore di una Scuola interdipartimentale è eletto dalla Giunta della Scuola, tra i professori di ruolo di prima fascia a tempo pieno afferenti ai Dipartimenti costituenti la Scuola, con l'esclusione dei Direttori, con la maggioranza assoluta dei votanti nella prima votazione. In caso di mancata elezione si procede al ballottaggio tra i due candidati che abbiano riportato il maggior numero di voti. In caso di parità risulta eletto il candidato con maggiore anzianità di ruolo o, in caso di ulteriore parità, il candidato con maggiore anzianità anagrafica. 6. Il Direttore di una Scuola interdipartimentale è nominato con decreto del Rettore, dura in carica tre anni accademici ed è immediatamente rinnovabile una sola volta. 7. La Giunta della Scuola, acquisito il parere dei Consigli dei Dipartimenti costituenti la Scuola, sottopone il Regolamento della Scuola all'approvazione del Senato Accademico, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 8. Le Scuole interdipartimentali propongono ai Dipartimenti costituenti le singole Scuole, il piano dell'offerta formativa, che è approvato dai singoli Consigli di Dipartimento, che contestualmente assegnano le relative responsabilità didattiche ai docenti afferenti ai propri Dipartimenti. 9. Le Scuole coordinano le attività didattiche programmate dai Collegi didattici dei Corsi di studio, dei Master Universitari, delle Scuole di Specializzazione e organizzano attività culturali, formative e di orientamento rivolte agli studenti, con particolare attenzione all'internazionalizzazione. 10. I Corsi di studio attivati dalle Scuole interdipartimentali possono utilizzare la totalità dell'offerta formativa di Ca' Foscari per coprire tutti i CFU necessari, ovvero richiedere insegnamenti attivati ad hoc a docenti di altri Dipartimenti rispetto a quelli costituenti le singole Scuole, seguendo in entrambi i casi le stesse modalità previste all'art. 35, commi 5 e 6, per i Comitati per la didattica. Si devono seguire le stesse modalità anche per il raggiungimento dei requisiti minimi quantitativi e qualitativi, nel caso in cui i Corsi di studio attivati dalle Scuole interdipartimentali abbiano bisogno di utilizzare docenti di altri Dipartimenti rispetto a quelli costituenti la Scuola. 11. La decisione finale sulla acquisizione dei settori scientifico-disciplinari necessari al raggiungimento dei requisiti quantitativi e qualitativi dei Corsi di studio attivati dalle Scuole spetta in ogni caso al Senato Accademico, sentito il Nucleo di Valutazione. 12. Dopo tre anni dalla propria adesione i singoli Dipartimenti possono decidere di recedere da una Scuola, con una delibera assunta dal Consiglio di Dipartimento a maggioranza assoluta dei componenti. 13. La disattivazione delle Scuole interdipartimentali è proposta dai Consigli dei Dipartimenti coinvolti a maggioranza assoluta dei componenti in ciascun Dipartimento e con la maggioranza dei Dipartimenti costituenti la Scuola. Sulla proposta di disattivazione delibera il Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico. La Scuola viene comunque disattivata qualora venga meno il requisito minimo della partecipazione di almeno due Dipartimenti.

Art. 38 - Collegi didattici 1. I Collegi didattici organizzano l'attività di un singolo Corso di studio o di più Corsi di studio, anche di classi diverse purché omogenee dal punto di vista scientifico-culturale. 2. I Collegi didattici possono essere istituiti autonomamente all'interno dei Dipartimenti o di una Scuola interdipartimentale. 3. I Collegi didattici sono nominati dai Consigli di Dipartimento interessati secondo le modalità previste dal Regolamento Didattico di Ateneo. Essi sono formati da un minimo di cinque a un massimo di nove docenti, uno dei quali ha funzione di Coordinatore. Il Coordinatore deve essere un professore di prima o di seconda fascia, nominato dal Consiglio di Dipartimento e fa parte del Comitato per la Didattica del Dipartimento o della Giunta della Scuola, ove costituita. 4. I Collegi didattici e i loro Coordinatori durano in carica tre anni accademici.

Art. 39 - Commissioni didattiche paritetiche docenti-studenti 1. Le Commissioni didattiche paritetiche docenti-studenti costituiscono un osservatorio permanente delle attività didattiche e del funzionamento dell'orientamento, del tutorato e del placement. Svolgono attività di monitoraggio dell'offerta formativa e della qualità della didattica nonché dell'attività di servizio agli studenti da parte dei docenti. Individuano indicatori per la valutazione dei risultati dell'offerta formativa, della qualità della didattica e dell'attività di servizio agli studenti e li propongono al Nucleo di Valutazione. Formulano pareri sull'attivazione e soppressione di Corsi di studio. 2. Le Commissioni sono composte da una rappresentanza paritetica di quattro docenti, designati dal Consiglio di Dipartimento o dalla Giunta della Scuola interdipartimentale, e quattro studenti iscritti ai diversi Corsi di studio attivati da un Dipartimento o coordinati da una Scuola interdipartimentale, eletti secondo le modalità stabilite dal Regolamento Generale di Ateneo. Il Consiglio o la Giunta nominano Presidente della Commissione uno dei docenti da loro designati.

Capo II - Altre strutture di didattica e di ricerca

Art. 40 - Corsi e scuole di Dottorato 1. I Corsi sono istituiti e attivati su proposta dei Dipartimenti e con delibera del Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico, con lo scopo di assicurare alta formazione alla ricerca e per fornire quindi, a livello internazionale, le competenze necessarie per esercitare attività di ricerca e attività professionali di alta qualificazione. 2. I Corsi di dottorato possono essere gestiti all'interno dei Dipartimenti o delle Scuole di Dottorato, se attivate, anche a livello interateneo, nazionale e internazionale, o della Scuola Dottorale di Ateneo se attivata. 3. L'Università può istituire una Scuola Dottorale di Ateneo per il coordinamento delle attività dei Corsi di dottorato. 4. Per ogni altra norma volta a regolarne la struttura e il funzionamento, si fa riferimento all'apposito Regolamento dei Dottorati di ricerca di Ca' Foscari.

Art. 41 - Scuole di Ateneo 1. L'Università può istituire e attivare delle Scuole di Ateneo per il coordinamento di attività didattiche diverse da quelle dei Corsi di Laurea e di Laurea Magistrale. 2. Le Scuole di Ateneo possono essere rivolte a coordinare i Corsi di dottorato di ricerca, Master Universitari, altre attività legate alla formazione permanente o i corsi estivi.

Art. 42 - Scuole di Specializzazione 1. Le Scuole di Specializzazione sono strutture didattiche anche interateneo che curano lo svolgimento e l'organizzazione di attività didattiche finalizzate alla formazione di specialisti in settori professionali determinati. 2. Le Scuole di Specializzazione sono istituite e attivate con delibera del Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico, su proposta di uno o più Dipartimenti, anche di altri atenei. 3. Sono organi delle Scuole di Specializzazione: a) il Consiglio della Scuola; b) il Direttore. 4. Il Consiglio della Scuola è composto da non meno di tre professori di ruolo dell'Ateneo e da un Direttore, eletti dal Consiglio o dai Consigli di Dipartimento coinvolti, secondo le modalità stabilite dal Regolamento Generale di Ateneo. 5. Il Direttore è nominato con decreto del Rettore e presiede il Consiglio e sovrintende alle attività didattiche della Scuola; dura in carica tre anni accademici ed è immediatamente rinnovabile una sola volta.

Art. 43 - Centri di Ricerca Interateneo 1. Centri di Ricerca Interateneo possono essere costituiti tra uno o più Dipartimenti dell'Università Ca' Foscari Venezia con uno o più Dipartimenti di altre università per lo svolgimento di attività di ricerca sulla base di progetti a durata pluriennale. 2. L'istituzione e l'attivazione dei Centri di Ricerca Interateneo, proposta dai Dipartimenti interessati, è approvata dal Consiglio di Amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato Accademico. 3. La delibera costitutiva indica le strutture organizzative, il personale afferente, le risorse assicurate dai Dipartimenti promotori e quelle complessivamente da reperire per il funzionamento del Centro. La medesima delibera fissa le norme di funzionamento amministrativo e contabile, la durata e le condizioni per il rinnovo.

TITOLO IV - NORME COMUNI

Capo I - Organi Collegiali

Art. 44 - Funzionamento degli organi collegiali 1. Per la validità delle adunanze degli Organi collegiali è necessario che intervenga almeno la maggioranza assoluta degli aventi diritto, salvo il caso in cui, per determinati argomenti, sia diversamente disposto. Nel computo per determinare la maggioranza non si tiene conto di quelli che abbiano giustificato la loro assenza o che debbano comunque ritenersi giustificati. 2. Le delibere degli organi collegiali sono prese a maggioranza assoluta dei presenti, salvo che, per determinati argomenti, sia diversamente disposto dallo Statuto e dalla normativa vigente; in caso di parità prevale il voto del presidente. 3. Le delibere degli organi collegiali sono immediatamente esecutive. Il processo verbale viene approvato di regola nella seduta successiva, salvo che non vi si provveda seduta stante. 4. Il voto di un organo collegiale contrario a una proposta del suo Presidente non comporta le dimissioni dello stesso. 5. Fatto salvo quanto previsto per il Rettore ai sensi del precedente art. 13 comma 3, il presidente di un organo collegiale cessa dalla carica in caso di approvazione di una mozione di sfiducia approvata con voto palese dalla maggioranza assoluta dei componenti. La mozione di sfiducia deve essere motivata e sottoscritta da almeno tre quarti dei componenti, e viene messa in discussione non oltre trenta giorni dalla sua presentazione. Se la mozione viene approvata, il Decano dell'organo convoca entro trenta giorni le elezioni per la nomina del nuovo presidente. 6. Il Segretario degli organi collegiali cura la tenuta del verbale delle sedute e può essere coadiuvato da personale tecnico e amministrativo di livello adeguato.

Art. 45 - Rinnovo delle rappresentanze negli organi collegiali 1. I docenti e il personale tecnico e amministrativo designati o eletti negli Organi collegiali previsti dallo Statuto restano in carica tre anni accademici. 2. Le rappresentanze degli studenti negli organi collegiali previsti dallo Statuto sono rinnovate ogni due anni accademici e il relativo mandato è rinnovabile consecutivamente una sola volta. 3. I componenti designati o eletti negli Organi collegiali di Ateneo e delle singole strutture possono essere rinnovati consecutivamente per una sola volta. 4. La mancata designazione di uno o più componenti, se minoritaria, non pregiudica la validità della composizione degli Organi. 5. I titolari di cariche e i membri degli Organi collegiali continuano a rimanere in carica per l'ordinaria amministrazione anche dopo la scadenza del proprio mandato, fino alla loro sostituzione.

Art. 46 - Decadenza e incompatibilità 1. L'assenza del titolare di una carica, salvo giustificato motivo, determina la decadenza dalla carica stessa, qualora si protragga per un periodo continuativo superiore a tre mesi per gli organi monocratici e per tre sedute consecutive per gli organi collegiali. 2. La condizione di professore a tempo definito è incompatibile con l'esercizio di tutte le cariche accademiche previste dallo Statuto e comporta la decadenza dalle stesse nel caso in cui siano già ricoperte al ricorrere della suddetta condizione. 3. I componenti del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione non possono: a) ricoprire altre cariche accademiche, fatta eccezione per il Rettore limitatamente al Senato Accademico e al Consiglio di Amministrazione e, per i Direttori di Dipartimento, limitatamente allo stesso Senato, qualora risultino eletti a farne parte; b) essere componenti di altri organi dell'Università salvo che del Consiglio di Dipartimento, dell'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti e della Consulta dei Dottorandi; c) ricoprire il ruolo di Direttore o Presidente delle Scuole di Specializzazione o di far parte del Consiglio di Amministrazione delle Scuole di Specializzazione; d) rivestire alcun incarico di natura politica per la durata del mandato e di ricoprire la carica di Rettore o far parte del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico, del Nucleo di Valutazione o del Collegio dei Revisori dei conti di altre università italiane statali, non statali o telematiche; e) svolgere funzioni inerenti alla programmazione, al finanziamento e alla valutazione delle attività universitarie nel Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca e nell'ANVUR; f) ricoprire cariche esecutive in organizzazioni sindacali o di categoria, ovvero in organizzazioni con cui l'Università intrattiene rapporti di natura commerciale. 4. L'elettorato passivo per le cariche accademiche è riservato ai docenti che assicurano un numero di anni di servizio almeno pari alla durata del mandato. 5. L'elettorato passivo delle rappresentanze studentesche nel Senato Accademico, nel Consiglio di Amministrazione, nel Nucleo di Valutazione, nei Consigli e nelle Commissioni paritetiche docenti-studenti dei Dipartimenti, è attribuito agli studenti iscritti per la prima volta e non oltre il primo anno fuori corso ai corsi di laurea, laurea magistrale e dottorato di ricerca dell'Università.

Art. 47 - Indennità di carica 1. I titolari di più cariche, per le quali sia prevista la corresponsione di indennità, sono tenuti ad optare per una sola di esse. 2. L'assenza del titolare di una carica, protratta per un periodo continuativo superiore a tre mesi, determina la sospensione della relativa indennità e l'assegnazione della stessa al vicario, ove esista, fino al rientro in servizio del titolare.

Capo II - Attività Normativa

Art. 48 - Tipi di Regolamento 1. Sono Regolamenti di Ateneo: a) il Regolamento Generale di Ateneo; b) il Regolamento Didattico di Ateneo; c) il Regolamento dei Dottorati di ricerca; d) il Regolamento dei Corsi di Master Universitario; e) il Regolamento per l'amministrazione, la finanza e la contabilità; f) il Regolamento delle attività formative autogestite dagli studenti; g) il Regolamento di attuazione delle norme sul procedimento amministrativo e sul diritto di accesso ai documenti amministrativi; h) il Regolamento per la gestione, la tenuta e la tutela dei documenti amministrativi; i) il Regolamento del Sistema delle Biblioteche di Ateneo; j) il Regolamento per l'individuazione di criteri e modalità per lo svolgimento di attività di ricerca, didattica, orientamento e tutorato da parte di professori e ricercatori; k) il Regolamento per l'individuazione di criteri e modalità per la determinazione della retribuzione aggiuntiva dei ricercatori ai quali sono affidati moduli o corsi; l) il Regolamento per l'individuazione di modalità per l'autocertificazione e la verifica dell'effettivo svolgimento dell'attività didattica e di servizio agli studenti e differenziazione dei compiti didattici in relazione alle diverse aree scientifico-disciplinari; m) il Regolamento sull'incompatibilità della posizione di docente con l'esercizio del commercio e dell'industria; criteri e disciplina per la costituzione di spin-off e start-up universitari; n) il Regolamento per la definizione di criteri e modalità per la valutazione dell'impegno dei docenti ai fini dell'attribuzione degli scatti triennali; o) il Regolamento per la previsione di compensi aggiuntivi per il personale docente e tecnico amministrativo che contribuisce all'acquisizione di commesse conto terzi ovvero di finanziamenti privati; p) il Regolamento per la disciplina della chiamata dei professori di prima e di seconda fascia, nel rispetto del Codice etico e dei principi enunciati dalla Carta Europea dei Ricercatori; q) il Regolamento per la disciplina delle modalità di conferimento degli assegni di ricerca; r) il Regolamento per la disciplina delle procedure per l'attribuzione di contratti di insegnamento; s) il Regolamento per la disciplina delle procedure pubbliche per la selezione di ricercatori a tempo determinato; t) il Regolamento per l'individuazione, nell'ambito dei criteri fissati con decreto del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, degli standard qualitativi riconosciuti a livello internazionale da utilizzare per la valutazione ai fini della chiamata in ruolo del titolare di contratto che abbia conseguito l'abilitazione scientifica ai sensi dell'art. 16 L. 240/2010; u) il Regolamento per i visiting professor e i visiting researcher; v) il Regolamento per i cultori della materia; w) i Regolamenti di organizzazione delle strutture amministrative di Ateneo; x) ogni altro Regolamento che disciplini materie di interesse dell'Università.

Art. 49 - Contenuto dei Regolamenti di Ateneo 1. Il Regolamento Generale di Ateneo disciplina l'organizzazione e il funzionamento dell'Università nel suo complesso e le modalità di elezione degli organi di governo e delle rappresentanze negli organi collegiali previsti dallo Statuto; è deliberato dal Senato Accademico a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 2. Il Regolamento Didattico di Ateneo disciplina l'ordinamento degli studi di tutti i corsi per i quali l'Università rilascia titoli universitari e di tutte le attività formative previste dallo Statuto. Fissa i criteri generali per la formazione dei regolamenti delle strutture didattiche. È deliberato dal Senato Accademico a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 3. Il Regolamento delle Scuole dei Dottorati di ricerca e il Regolamento dei corsi di Master Universitario sono approvati dal Senato Accademico a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 4. Il Regolamento per l'amministrazione, la finanza e la contabilità disciplina i criteri di gestione, le relative procedure amministrative e finanziarie e le connesse responsabilità, in modo da assicurare la rapidità e l'efficienza dell'erogazione della spesa e il rispetto dell'equilibrio di bilancio; disciplina altresì l'amministrazione del patrimonio, le forme di controllo interno sull'efficienza e sui risultati di gestione complessiva tanto dell'Università, quanto dei singoli centri di spesa. Il Regolamento è deliberato a maggioranza assoluta dei componenti dal Consiglio di Amministrazione. 5. Il Regolamento delle attività formative autogestite dagli studenti è deliberato dal Senato Accademico a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere obbligatorio dell'Assemblea dei Rappresentanti degli Studenti. 6. Il Regolamento di attuazione delle norme sul procedimento amministrativo e sul diritto di accesso ai documenti amministrativi stabilisce le modalità di espletamento del procedimento amministrativo e le modalità di esercizio del diritto di accesso ai documenti amministrativi; è deliberato dal Consiglio di Amministrazione a maggioranza assoluta dei componenti. 7. Il Regolamento per la gestione, la tenuta e la tutela dei documenti amministrativi è approvato dal Consiglio di Amministrazione a maggioranza assoluta dei componenti. 8. Il Regolamento del Sistema delle Biblioteche di Ateneo è approvato dal Consiglio di Amministrazione a maggioranza assoluta dei componenti. 9. Tutti gli altri Regolamenti di Ateneo in materia di didattica e ricerca sono approvati dal Senato Accademico a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 10. L'approvazione dei Regolamenti di cui alle lettere j), l), q) dell'art. 48 del presente Statuto spetta al Senato Accademico, a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 11. L'approvazione dei Regolamenti di cui alle lettere k), m), n), o), p), r), s), t) dell'art. 48 del presente Statuto spetta al Consiglio di Amministrazione, a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere obbligatorio del Senato Accademico. 12. I Regolamenti di organizzazione delle strutture amministrative di Ateneo di cui alla lettera w) dell'art. 48 sono approvati dal Consiglio di Amministrazione a maggioranza assoluta dei componenti. 13. L'approvazione di ogni altro Regolamento spetta al Senato Accademico e/o al Consiglio di Amministrazione, a maggioranza assoluta dei componenti, a seconda degli ambiti di rispettiva competenza.

Art. 50 - Formazione dei Regolamenti 1. L'iniziativa per la formazione e la modifica dei Regolamenti spetta al Rettore, al Direttore Generale o ad almeno un terzo dei componenti dell'organo consiliare cui compete l'approvazione o il parere sugli stessi. 2. I Regolamenti sono emanati con Decreto del Rettore e, salvo ragioni di urgenza, o di differimento, entrano in vigore il settimo giorno successivo alla loro pubblicazione.

Art. 51 - Pareri - Scadenza termini 1. I pareri sui Regolamenti di Ateneo richiesti a organi o strutture vanno espressi entro trenta giorni dal ricevimento del testo, trascorsi i quali si procede comunque alla delibera definitiva.

Art. 52 - Pubblicazione dello Statuto e dei Regolamenti 1. L'Università provvede a pubblicare lo Statuto e i Regolamenti nel proprio sito web.

Art. 53 - Modifiche dello Statuto 1. L'iniziativa di modifica dello Statuto spetta al Rettore o ad almeno un terzo dei componenti del Senato Accademico o del Consiglio di Amministrazione. 2. Le modifiche dello Statuto sono deliberate, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione, dal Senato Accademico con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti. 3. La delibera di modifica dello Statuto entra in vigore il quindicesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Art. 54 - Codice etico 1. Il Codice etico dei docenti, degli studenti e del personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori ed esperti linguistici determina i valori fondamentali della comunità universitaria, promuove il riconoscimento e il rispetto dei diritti individuali, nonché l'accettazione di doveri e responsabilità nei confronti dell'istituzione di appartenenza, e definisce le regole di condotta nell'ambito della comunità. Le norme in esso contenute sono volte ad evitare ogni forma di discriminazione e di abuso, nonché a regolare i casi di conflitto di interessi o di proprietà intellettuale. 2. È deliberato dal Senato Accademico con il voto favorevole della maggioranza dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. 3. L'accertamento di violazioni del codice etico, fatte salve le prerogative e le competenze connesse ai procedimenti disciplinari, porta all'irrogazione di sanzioni che vanno, nel rispetto del principio della gradualità, dal rimprovero scritto (nel caso di infrazione di minore rilievo) alla sospensione per un biennio degli scatti di carriera. Comporta inoltre, nel caso di recidiva o infrazione grave, l'impossibilità di ricoprire incarichi istituzionali. 4. Nel rispetto del principio del contradditorio, l'accertamento della violazione e la decisione in merito all'irrogazione della sanzione spetta al Senato Accademico, su proposta del Rettore. 5. Le procedure di cui ai commi 3 e 4 del presente articolo e i rapporti tra procedimento disciplinare e violazione del Codice etico sono definiti all'interno del Codice etico.

Art. 55 - Carta degli Impegni per la Sostenibilità 1. La Carta degli Impegni per la Sostenibilità definisce gli obiettivi volti a minimizzare l'impatto dell'Università sull'ambiente e sulle risorse naturali, ad aumentare la coesione sociale e a ridurre le disuguaglianze al suo interno, a favorire la crescita culturale e il progresso economico sostenibile del territorio. 2. È deliberata dal Consiglio di Amministrazione, previo parere del Senato Accademico.

TITOLO V - DISPOSIZIONI FINALI E NORME TRANSITORIE

Art. 56 - Interpretazioni 1. Nello Statuto: a) per professori, s'intendono i professori straordinari, ordinari ed associati e i professori a tempo determinato; b) per docenti, s'intendono i professori straordinari, ordinari, associati e i professori a tempo determinato ed i ricercatori, a tempo indeterminato e a tempo determinato; c) per ricercatori, s'intendono anche gli assistenti universitari del ruolo ad esaurimento; d) per studenti, s'intendono gli iscritti ai Corsi di Laurea, di Laurea Magistrale, delle Scuole di Specializzazione, di Dottorato di ricerca, di Master, Scuole estive, Scuole interateneo nell'Università Ca' Foscari Venezia; e) con l'espressione "personale tecnico e amministrativo", s'intende tutto il personale dipendente non docente dell'Università, compresi i collaboratori ed esperti linguistici, di ogni area funzionale e categoria, compresa quella dirigenziale; f) con l'espressione "personale", s'intende il personale docente, il personale tecnico e amministrativo e i collaboratori ed esperti linguistici; g) con l'espressione "CFU" si intendono i Crediti Formativi Universitari. 2. Nello Statuto, con l'espressione "è immediatamente rinnovabile per una sola volta", usata per le cariche triennali elettive o soggette a designazione, si intende che la durata della carica non può superare i sei anni su nove anni.

Art. 57 - Elezione dei nuovi Organi di governo dell'Ateneo 1. Il Senato Accademico, composto sulla base del nuovo Statuto, deve insediarsi entro centoventi giorni dalla pubblicazione del nuovo Statuto sulla Gazzetta Ufficiale. 2. Il Consiglio di Amministrazione, composto sulla base del nuovo Statuto, deve insediarsi entro sessanta giorni dall'insediamento del nuovo Senato Accademico.

Art. 58 - Proroghe e limiti al rinnovo dei mandati 1. I Presidi e i Consigli di Facoltà, nonché gli altri Organi statutari previsti dal vecchio Statuto e non previsti nel nuovo rimangono in carica fino a delibera di decadenza adottata dal Consiglio di Amministrazione. 2. I componenti del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione rimangono in carica fino all'insediamento dei nuovi organi di governo e, se stanno ricoprendo il secondo mandato consecutivo, non sono immediatamente rinnovabili. 3. I componenti del Nucleo di Valutazione e del Collegio dei Revisori dei conti rimangono in carica fino all'insediamento dei nuovi componenti dei due Organi, che saranno designati dai competenti Organi di governo di nuova composizione nella prima seduta utile e, se stanno ricoprendo il secondo mandato consecutivo, non sono immediatamente rinnovabili. 4. Il mandato del Rettore in carica all'entrata in vigore del presente Statuto è prorogato di due anni accademici oltre la scadenza del mandato triennale. 5. Il mandato dei Direttori di Dipartimento in carica all'entrata in vigore del presente Statuto termina in coincidenza con la fine del mandato del nuovo Senato Accademico. Ai fini del computo del limite di mandato (sei anni su nove) non si tiene conto del prolungamento, rispetto alla durata triennale, previsto dal primo periodo del presente comma.

Art. 59 - Regolamenti 1. Entro dodici mesi dalla pubblicazione del nuovo Statuto sulla Gazzetta Ufficiale, tutti i Regolamenti di Ateneo devono essere modificati sulla base delle nuove normative. In caso contrario si applicano in quanto compatibili.

 

 

Bologna, Riforma dello Statuto dell'Università, in applicazione della Legge Gelmini
Conferenza convocata dal Rettore, svolta  il 17 feb 2011

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Il  rettore esordisce con un' ammonizione  messianica:
"L'università vive nel mondo,
ma non è di questo mondo",

e dopo  egli  la interpreta:
"vale dire, vive tra i privati, ma è pubblica".

Documento ufficiale pubblicato il 15 marzo 2011

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Ivano Dionigi, rettore


Ma, poi, ... tra il pubblico si capisce solo la metà del discorso, complice il microfono. Nè è fornito un proprio testo scritto e neppure alcunchè che anticipi le conclusioni della "Commissione rettorale per la riforma".

Conclusione: si trova confermata la politica e il metodo di questo Rettore:

"Se vôi l'ammirazione de l'amichi, nun faje capì mai quello che dichi"
(Trilussa)

   Le conclusioni della Commissione arriveranno il 15 marzo, ossia un mese dopo (clicca: Documento Commissione). Queste le prime annotazioni:
  1) Esse consistono in un ventaglio di riordino dei dipartimenti e delle scuole/facoltà.
   Nel documento c'è assenza totale di elementi relativi alla nuova Governance. Questo significa che (circa il riordino dei dipartmenti e scuole) l'attuale assetto di potere vuole fare trovare il fatto compiuto al nuovo assetto di Governance, e ciò tradisce la legge di riforma che, anche se non piace, va applicata fedelmente (prima la Governance, e dopo le decisioni sul riordino dei dipartimenti e delle facoltà...);
  2) Il Documento della Commissione prospetta il riordino dei dipartimenti e scuole/facoltà come rimpasto dei centri decisionali locali esistenti. I membri dei Dipartimenti dovranno essere almeno 50 docenti di ruolo, le scuole/facoltà potranno essere 5-7, oppure 10-12 (?)....
  Ciò tradisce di nuovo la legge, perchè la riduzione del numero dei dipartimenti non porta necessariamente una economia dei costi. Esistono sia le economie di scala sia le diseconomie di scala. Es.: l'eccesso di centralizzazione può portare molti costi di trasporto e molte perdite di tempo per andare e tornare dal centro.
  Per stare alla legge, che vuole una economia dìi costi, la priorità va data all'anagrafe degli insegnamenti. Il motivo è che il numero delle scuole/facoltà viene dopo al numero delle lauree, e queste vengono dopo il numero degli insegnamenti. Infatti i costi sono generati dal numero degli insegnamenti, non da quello delle lauree. Le diverse lauree sono, il più delle volte, un diverso modo di mettere insieme gli insegnamenti. Con lo stesso tipo di mattoni, posso fare case molto diverse.


Qui sotto sono riportati alcuni interventi, di cui abbiamo ottenuto il testo scritto.
Essi sono al buio del documento della Commissione, perchè venuto dopo.

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Marianna Sica, Studentessa

" Il laboratorio di autoriforma sta cercando da tempo, relazionandosi ai vari soggetti dell'università, di pensare la costruzione di un cambiamento dell'università, che ..."
(continua)

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Prof. Luigi Guerra, Preside

  " Appartengo al numero di coloro che si ritengono offesi come cittadini e come docenti dalla miopia culturale e normativa ...."
(continua)

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Prof.Giuseppe Sassatelli, già Preside

"Condivido in primo luogo l'intenzione di partire da una idea progettuale "alta" e di respiro, che vada ben al di là della semplice riorganizzazione ..."
(continua)

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Maurizio Matteuzzi,
prof. Associato
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 " Ieri abbiamo letto su tutti i giornali che Berlusconi non è "preoccupato". E' stato un conforto, ora siamo più certi di essere dalla parte giusta ..."
(continua) ...

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Sergio Brasini,
Prof. Ordinario

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"Magnifico Rettore, cari Colleghi, eccomi qua a rappresentare pubblicamente “l’inverno del nostro scontento”.Prendo la parola.."
(continua) ...

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Dott.ssa Alessandra Maltoni, Personale tecnico e amm.vo
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"Magnifico Rettore, Cari Colleghi,
per il personale tecnico amministrativo non è certo facile inserirsi nel percorso..."
(continua) ...

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CdA, Sig.ra Antonella Zago, Personale tecnico e amm.vo
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"Non posso che condividere le richieste che altri hanno avanzato sulla rappresentanza del personale dentro la commissione e ..."
(continua) ...

Breve rapporto e sintesi della Conferenza, per gli assenti delle varie università italiane

 1.- Il pessimo microfono ha permesso di capire solo la metà delle cose dette dal Rettore, e non suffragate dalla diffusione di un testo scritto (neppure successivamente, pur essendone stato richiesto). La cosa, peraltro, è in linea con la politica di questo rettore, a cui si addice un aforisma di TRILUSSA: "Se vôi l'ammirazione de l'amichi, nun faje capì mai quello che dichi". E infatti, fin dai tempi della sua elezione, non ha reso dichiarazioni programmatiche.
  Questo criterio non è parso andare bene neppure per gli "amici" che l'hanno votato, poichè nella Conferenza egli è risultato ampiamente scavalcato a sinistra.
  C'è dell'altro. Nei fatti, è risultato più realista del re. Ricordo tre fatti:
    1) Da un anno egli ha nominato una Commissione per la riforma dello Statuto componendola, senza passaggi elettivi dal basso, di 10 prof. ordinari, 2 studenti, 2 amministrativi (no prof. associati, no Ricercatori).
    2) Lo scorso anno, in un incontro voluto dai sindacati e associazioni universitarie, a precisa domanda, aveva risposto che la riforma Gelmini, "pur se va migliorata", premia la "meritocrazia", e la "meritocrazia fa rima con democrazia" (
?) ;
   
   2.- In compenso il  vuoto propositivo del rettore è stato riempito dai numerosi interventi (l'Aula di Santa Lucia era stracolma, posti a sedere, 1000), centrati sulla richiesta di precisi requisiti che il nuovo Statuto "dovrà avere", quali democrazia, trasparenza, imparzialità, e tutela dell'identità storica dell'Ateneo, e specificamente :
  - eleggibilità e rappresentatività degli organi, anche con interpretazioni estensive della legge, laddove questa lascia campo aperto, ad es. istituire un Consiglio elettivo del personale tecnico e amministrativo, con parere obbligatorio, non vincolante, per il CdA, in materia organizzativa; e un analogo Consiglio elettivo studentesco, che oggi già c'è nel vecchio Statuto, ma senza parere obbligatorio nelle materie di più diretto interesse studentesco;
- salvaguardia della tipicità della tradizione scientifica e didattica dell'Ateneo di Bologna (vale dire, sì a riduzione del numero delle strutture scientifico-didattiche, ma non seppellimento delle caratteristiche storiche qualificanti dell'Ateneo);
- diritto effettivo allo studio (vale dire chiari istituti a salvaguardia e riconoscimento della possibilità di verifica degli studenti, circa l'offerta didattica; e validi servizi esterni a supporto della sua frubilità),

3.- il rettore non ha commentato degli argomenti sottoposti, anzi trinceratosi dietro l'addurre di essere lì per ascoltare,
ma non senza ammonire che "se entro il 15 luglio 2011 lo Statuto non sarà pronto, l'Ateneo rischia il commissariamento".

4.- Poi, in seguito alla turbolenza verbale degli studenti (ma anche di professori ordinari) , a tutto decisi, fuorchè a "essere presi i  giro", egli ha opposto che risponde non a loro,  ma a quelli che l'hanno eletto, cosa che gli ha suscitato un boomerang psicologico essendo stato, il prof. Delbono, tra i suoi elettori, e avendo anzi (i due) avevano celebrato il matrimonio Comune-Ateneo a Santa Lucia, solo 2 anni fa.

5.- Ciò ha finito per irritare ulteriormente gli studenti, che gli hanno opposto : "Se la paura del rettore è il commissariamento dell'università da parte del ministero, noi diciamo che la mancanza, oggi, di risposte da parte del rettore determinerà un commissariamento da parte degli studenti", ed a cui è seguita una irruzione di gruppo, con tanto di striscione in opposizione alla Conferenza "mediatica" del Rettore.

1 Intervento personale

Sergio Brasini, Professore Ordinario di Statistica

Magnifico Rettore, cari Colleghi,
eccomi qua a rappresentare pubblicamente “l’inverno del nostro scontento”. Prendo la parola come componente del gruppo dei Docenti Preoccupati e già conoscete la nostra posizione di totale rigetto della cosiddetta contro-riforma Gelmini. Mi inserisco nella discussione per segnalarvi l’aspetto che più mi preoccupa sul modello di Università pubblica che ci attende negli anni a venire. Grazie al combinato disposto di provvedimenti quali la Legge 133/2008, la Legge 240, i D.M. 17 e 50/2010 e, buon ultimo, il cosiddetto Decreto “mille proroghe”, l’esito finale più che prevedibile sarà la chiusura di numerose Università, il ridimensionamento drastico di altre, l’ulteriore riduzione dei fondi destinati alla ricerca, all’innovazione e al diritto allo studio. Proprio con riferimento a quest’ultimo aspetto, penso che i provvedimenti citati mettano a rischio di tenuta uno dei più importanti elementi di perequazione sociale presenti nella nostra Costituzione. Per la prima volta dopo 40 anni, ad essere in pericolo è un pilastro democratico della nostra Società, cioè l’idea stessa di una Università aperta a tutti e tesa a favorire percorsi di ascesa sociale.

Due semplici numeri ci aiutano a capire qual è la posta in gioco: a metà degli anni ‘60 gli studenti universitari in Italia erano 400.000, oggi sfiorano i due milioni. Da statistico non mi è difficile proiettare nel tempo le tendenze in atto per quanto riguarda la consistenza e la composizione per età e per fasce del personale docente degli Atenei, soprattutto alla luce dei futuri pensionamenti, del blocco del turn-over e della prevista ulteriore riduzione dei fondi a disposizione del sistema universitario pubblico. Perciò vi posso segnalare, con un livello di fiducia prossimo alla “pratica certezza”, che in assenza di una drastica inversione di tendenza (al momento neppure lontanamente immaginabile) tra qualche anno le Università pubbliche italiane saranno in grado di “servire e sostenere” una popolazione studentesca non superiore alle 500.000 unità in base ai requisiti necessari di docenza. Una vera tragedia!

Senza una Università pubblica davvero aperta a tutti, i figli delle classi sociali più disagiate, anche se capaci e meritevoli, torneranno in larga parte ad esserne esclusi. Chi vorrà studiare decentemente, ma anche insegnare o fare ricerca, si dovrà rivolgere ai privati, pagando, indebitandosi o gravando sulle famiglie di origine. Una prospettiva che potrebbe fare gola a molti: dopo quello della salute, il mercato della formazione si candida a diventare il nuovo grande “affare” dei nostri anni.

Il modello al quale tenderà a conformarsi l’Italia è verosimilmente quello dell’Università americana (ovviamente finanziamenti esclusi!), intesa come sistema nel suo complesso: dove oggi coesistono trenta o quaranta Atenei di grande livello e alcune migliaia di City College o di State University che sono – perdonatemi il cinismo – qualcosa a metà strada tra il riformatorio e la scuola di avviamento professionale. Un sistema fondato su debiti e prestiti d’onore, che ormai le stesse banche americane sono restie a concedere.

Un altro dei miei motivi di forte preoccupazione, dopo l’approvazione della Legge 240, è quello di una possibile crescita a dismisura della sfera di influenza dei Rettori. Allo stesso modo mi preoccupa molto il tema della nuova composizione dei Consigli di Amministrazione, investiti di un potere decisionale assoluto. In questi Consigli siederanno membri esterni sostanzialmente scelti dai Rettori, che potrebbero essere portatori di interessi altrettanto esterni agli Atenei. Se dai Consigli saranno eliminate le rappresentanze elettive di personale docente, ricercatori e tecnici-amministrativi, verranno meno quei principi di governance partecipata che hanno finora garantito l’esistenza di una pluralità di voci ed evitato l’instaurarsi al governo degli Atenei di una sorta di oligarchia tecnocratica.

Per tutti i motivi che ho ricordato sono profondamente convinto che in questa fase straordinaria per la vita dell’Università pubblica sia più che mai necessario un nuovo patto fondativo tra tutte le componenti del nostro Ateneo (docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo, precari e studenti). Vorrei che l’Ateneo di Bologna, per la sua storica autorevolezza, morale prima ancora che scientifica e didattica, si dotasse di uno Statuto che fosse un vero modello di democrazia partecipativa. In modo da costituire una guida ed un punto di riferimento per tutti gli Atenei italiani. Sfruttando pienamente, se necessario, l’ampia autonomia progettuale che la Legge riserva agli Atenei virtuosi, eccellenti e policentrici. Il documento dell’Intersindacale presentato oggi dal collega Leonardo Altieri contiene indicazioni secondo me molto importanti in questa direzione.

Per concludere il mio intervento, esprimo un appello affinché tutti coloro che hanno idee e contributi utili non solo debbano essere ascoltati, ma possano incidere in maniera concreta sul processo di costruzione di un nuovo Statuto davvero democratico portandovi all’interno le loro legittime istanze. Il dialogo tra tutte le nostre componenti per nessun motivo deve interrompersi: se non adesso quando? Magnifico Rettore, la democrazia e la trasparenza non sono concetti vuoti da predicare solo a parole; vanno invece praticati quotidianamente, con azioni coerenti e conseguenti, proprie quelle che sono clamorosamente mancate nel nostro Ateneo nei 324 giorni che sono trascorsi dal 30 marzo 2010 ad oggi. Le scelte che faremo nei prossimi mesi avranno ricadute sui decenni a venire. Non possiamo permetterci passi falsi, se sono in gioco il futuro professionale di migliaia di colleghi (docenti e non docenti) e la libertà di accesso all’istruzione superiore delle nuove generazioni.

La difesa dell’Università pubblica significa, in definitiva, difesa di un’idea del bene comune, di risorse non divisibili ma condivisibili. Permettetemi una metafora finale: solo se rimarremo tutti uniti potremo continuare a crescere assieme. Nessuno si salverà da solo. L’alternativa che ci aspetta, parafrasando il noto politologo Maurizio Viroli, è quella tra la “libertà dei servi” in un futuro regno di solitudini e la “libertà dei cittadini” in una futura casa comune: scegliere non dovrebbe essere poi così difficile !

(Ritorna)

2 Intervento personale

Guerra Luigi, Professore Ordinario di Didattica e Pedagogia speciale
                      Preside della Facoltà di Scienze della Formazione

   Appartengo al numero di coloro che si ritengono offesi come cittadini e come docenti dalla miopia culturale e normativa dell’attuale riforma universitaria, solo parzialmente definibile “Gelmini” viste le complicità accademiche trasversali che ne hanno accompagnato la promulgazione. Continuando quindi ad oppormi ad essa con ogni strumento, ritengo comunque necessario partecipare al dibattito sullo Statuto per portare un contributo a chi cerchi di evitare che le interpretazioni locali della Legge aggiungano danni ulteriori a quell’enorme patrimonio collettivo che è rappresentato dall’Università pubblica.

   All’interno della ridefinizione statutaria dell’Ateneo, uno dei problemi di maggiore rilevanza è quello della riprogettazione dei Dipartimenti e delle Facoltà. Come è noto la Legge  prevede la chiusura delle attuali Facoltà e dei Dipartimenti e l’apertura di nuovi Dipartimenti (strutture di primo livello, responsabili della didattica e della ricerca) ed, opzionalmente, di nuove Scuole (strutture di secondo livello) che raggruppino più Dipartimenti, con compiti largamente da definire. Su questo specifico argomento propongo le seguenti riflessioni:

  1. In un Ateneo grande come quello di Bologna le Scuole non sono un’opzione, ma una necessità inderogabile. Non prevederle significherebbe costruire una situazione nella quale diverse decine di Dipartimenti (40/50?) si rapporterebbero di fatto senza mediazioni con il Consiglio d’Amministrazione (il ruolo del Senato appare largamente svuotato dalla Legge) presentando in parallelo le loro proposte/richieste di progettazione culturale e finanziaria. Questo significherebbe avviare una devastante guerra tra poveri destinata a consegnare ogni potere reale di controllo e di sviluppo dell’Ateneo al Consiglio d’Amministrazione. Inoltre, i Corsi di Studio sono in grandissima parte per loro natura interdipartimentali e non si vede come possano essere consegnati alla piena responsabilità di singoli Dipartimenti.
  2. Se le Scuole nascono come federazioni di Dipartimenti, ne costituiscono il luogo di interrelazione e di progettazione congiunta ed offrono ad essi ed ai Corsi di Studio, che dai Dipartimenti stessi dipendono, servizi integrati per la didattica (presidio didattico, internazionalizzazione, organizzazione tirocini…) e per la ricerca (progettazione della partecipazione a grandi ricerche nazionali ed internazionali, servizi di amministrazione complessa, fornitura di grandi apparecchiature, organizzazione di Research Units interdipartimentali…) nasce il problema della relazione interna tra Scuola e Dipartimenti: come non sottodimensionare il ruolo di ciascuna delle due strutture?
  3. Un troppo ridotto numero di Scuole le porterebbe di fatto ad essere strutture soltanto tecnico-logistiche (politicamente irrilevanti) rimandando i singoli Dipartimenti ad una interlocuzione diretta con il Consiglio d’Amministrazione. Un maggior numero di Scuole (entro le 12 previste come massimo di Legge per l’Ateneo) le porterebbe invece ad essere luoghi reali di discussione e di progettazione, di scelta e di gestione: ad essere entità culturali maggiormente identitarie e riconoscibili a livello nazionale ed internazionale. E’ questa a mio avviso la soluzione del tutto preferibile. Meglio elaborare congiuntamente richieste e progetti tra Dipartimenti all’interno di una Scuola, con tutte le contraddizioni che comunque questo comporta, che giocarsi separatamente come singolo Dipartimento il rapporto con il Governo centrale dell’Ateneo.
    (Ritorna)
3- Per il personale tecnico e amminstrativo

    Alessandra MALTONI, Laureata

1.-   Magnifico Rettore, Cari Colleghi,
per il personale tecnico amministrativo non è certo facile inserirsi nel percorso di una riforma del sistema universitario avviata sulla base di un intento governativo, a dir poco, difficoltoso e contestato. Non e’ facile, innanzitutto perchè subiamo da troppo tempo la mancanza di una vera progettazione per il nostro intero comparto. Scontiamo poi ripetutamente la difficoltà di non essere valorizzati per quello che sappiamo veramente fare. Ci troviamo troppo spesso in “ingorghi istituzionali” in cui, a fatica, proviamo a rappresentare un ruolo da protagonisti.
   Questo tracciato organizzativo non ha garantito sin qui al personale una serena attuazione dei propri compiti, nè una concreta spendibilità delle proprie capacità. Sono spesso mancati i contesti chiari e gli stessi carichi di lavoro hanno sempre sofferto per un sistema “approssimativo” e “farraginoso”. Tutto ciò non agevola il momento di riflessione e non favorisce il contributo che vorremmo comunque portare in un momento così difficile per la storia dell’Università Pubblica Italiana;
   Le nostre difficoltà adesso, tuttavia, crescono, se si prova a tradurre la fattibilità del tracciato di organizzazione del lavoro, già persistentemente lacunoso, in un’orbita complessa ed insidiosa come la ridefinizione  dell’intero sistema universitario. E pure, già il sistema legislativo e le scelte mediatiche intraprese dai recenti governi hanno privato di spazi le nostre esigenze, anzi, hanno fatto si che spesso venissimo “fraintesi”, “bollati” dietro qualifiche, “offensive” e “gratuite”.
   Con un taglio alle risorse e ai diritti, il nostro settore - il pubblico impiego - quel pubblico impiego “anacronisticamente” definito “privatizzato” - ha visto assottigliare i propri diritti, con leggi poco discusse e con provvedimenti amministrativi unilaterali e sempre restrittivi.
   Questo procedere, nei fatti, ha avvilito le nostre prospettive e mortificato le nostre esperienze, riducendo le certezze di ciascuno, sia quelle economiche che quelle giuridiche;
Con un sistema legislativo che non ha saputo armonizzare, e che non ha saputo tenere unite le  istituzioni e le sue componenti lavorative, ci accingiamo ora, dunque, a riscrivere lo Statuto di questo Ateneo;
 
2.- Molto e’già stato detto nel dibattito precedente. Aggiungo solamente alcuni principi:
     Noi tecnici amministrativi ci attendiamo regole chiare, linee guida ben definite e soprattutto contestuali alle progettazioni d’insieme. Chiediamo quindi che siano scritti con chiarezza, nella successiva fase che ci attende (quella di attuazione regolamentare), anche i criteri, delle nostre, di riorganizzazioni, senza che si releghi la nostra componente ad un “perimetro” fatto di indifferenza, di sottovalutazione dei problemi e di compressione dei ruoli.
   Non vogliamo particolari concessioni: Chiediamo soltanto che i nostri diritti siano reinterpretati con paletti certi ed incontrovertibili.
    Se avremo un quadro chiaro e preciso, faremo tranquillamente a meno anche dei suggerimenti psicologici ! !
    Un percorso che abbia regole oggettive e che non lasci spazio ad interpretazioni  discrezionali, che non emargini le realtà individuali e di categoria, saprà evitare i conflitti e ridurrà i potenziali disagi;

3.- In questa fase ci aspettiamo poi, anche e soprattutto, il rispetto della partecipazione democratica nel ripensare il governo dell’Ateneo. Quindi:
   1. vorremmo vedere finalmente riconosciuta la reale partecipazione alla elezione del Rettore, in quanto siamo parte attiva di questa comunità e vogliamo esserne, anche Noi, protagonisti nell’individualizzazione della sua massima Autorità istituzionale;
   2. Riteniamo poi che la democrazia sarà reale se saprà garantire anche la nostra presenza negli organi, limitando nel contempo i discutibili ingressi di privati, estranei all’Ateneo;
Avrei tanto da dilungarmi per esporre il mio punto di vista su una “delega legislativa” di cui non condivido nè i “principi ispiratori”, nè la “forza innovatrice”, ma preferisco privilegiare la sinteticità;

4.- Concludo quindi, esprimendo soprattutto la mia Solidarietà agli Studenti che lottano da soli per difendere il loro Futuro, spesso inascoltati;
    Se vogliamo davvero che la Libertà di insegnamento, l’Eguaglianza sostanziale, il Diritto allo Studio non diventino solo dettati formali, ma continuino ad essere i Valori imprescindibili scritti dalla Nostra Costituzione, abbiamo il dovere, in ogni sede ed in ogni occasione, di valorizzarne sempre la portata e la coerenza ! !

(Ritorna)

4 -  Intervento per i "docenti preoccupati".

    Maurizio Matteuzzi, Professore Associato di Filosofia e Teoria dei Linguaggi

   Ieri abbiamo letto su tutti i giornali che Berlusconi non è "preoccupato". E' stato un conforto, ora siamo più certi di essere dalla parte giusta (il confronto era col rettore Dionigi, "apparentemente" anch'egli "non preoccupato" dalle proteste dilaganti e ampie, in Santa Lucia, la sala piena, 1000 persone - NdR).
  Nei limiti del tempo massimo imposto dal Rettore (tre minuti), voglio offrire all'assemblea un quadro comparativo della composizione delle Commissioni rettorali di alcuni Atenei, incaricate di predisporre un progetto di riforma dello Statuto generale di Ateneo. Rilsulta che la posizione di Bologna è estrema, rispetto a tutte le altre.   

Composizione della Commissione rettorale incaricata di fare il progetto di nuovo Statuto

Professori
Ordinari

Professori
Associati

Ricercatori
Universitari

Università Ca' Foscari, Venezia 4 3 1
Università della Calabria 7 2 2
Università Statale di Milano 7 2 2
Università del Piemonte Orientale 7 3 1
Politecnico di Milano 6 3 2
Università di Lecce 7 1 1
Università del Sannio 4 4 2
Università di Catania 4 4 3
Università di Salerno 9 1 1
Università di Parma 6 2 2
Università di Udine 5 2 2
Università di Sassari 6 2 2
Università di Palermo 3 3 3
Università di Roma "La Sapienza" 3 3 3
Università di Bologna* 10 0 0
* Da aggiungere 2 studenti e 2 tecnico amministrativi

   Ora potrei leggere una seconda volta l'elenco esplicitando quanti siano stati i casi di designazione e quanti quelli di scelta basata su elezioni o indicazione di organi democratici.
   Ci si lamenta spesso che, per un meccanismo noto ai più come "porcellum", abbiamo dei parlamentari DESIGNATI e non eletti; "porcellum" - ta en tê fonê tôn en tê psichê pathemáton symbola dice il Filosofo - o nomina sunt consequentia rerum - dice il Giurista; la massima stima ai colleghi DESIGNATI in commissione; nessuno ci costringeva, ma anche noi siamo messi così.
    Magnum gaudio dico vobis: habemus porcellum dice il Porporato.
  
    Ora potrei leggere una terza volta l'elenco evidenziando le date di insediamento; salvo un caso, tutte posteriori al 29 gennaio, data di entrata in vigore della 240/10. Bologna: 30 marzo 2010.
   L'Alma Mater è arrivata prima, come nel 1088.
   Fu vera gloria? Si chiede il Poeta. Magari, non lo sarà per sempre. E' pur vero che de futuris contingentibus non est determinata veritas, come dice lo Scienziato; ma prendiamo una data a caso, per esempio, il 6 aprile; chissà dopo ... 
   Ecco, io credo che questo esasperato furore nell'obbedienza al governo del bunga-bunga non ci faccia onore.
   Speriamo che la commissione lavori, meglio, abbia lavorato e lavori, in modo sublime, glielo auguriamo e ce lo auguriamo di tutto cuore; ma, certo, si poteva cominciare meglio.
(Ritorna)

5. Intervento personale

Giuseppe Sassatelli, Professore Ordinario di Archeologia
                                 già Preside di Lettere e Filosofia, già Candidato Rettore

1.- Condivido in primo luogo l'intenzione di partire da una idea progettuale "alta" e di respiro che vada ben al di là della semplice riorganizzazione dell'esistente. Non farlo significherebbe sprecare un'occasione importante per la nostra Università che a quasi 20 dal suo primo Statuto ha bisogno di rinnovarsi profondamente anche perché da allora sono cambiate moltissime cose. Vorrei fare alcune riflessioni nella direzione di innovare il nostro assetto, prima di tutto sul piano organizzativi e poi anche su quello culturale.

2.- Sul piano organizzativo e relativamente ai Dipartimenti non è solo una questione di dimensione e di numeri (40 previsti dalla legge e 50 indicati dalle Linee Guida). Ma è una questione di ruoli e di funzioni che cambiano radicalmente.       Credo sia necessario ribadire con chiarezza che la caratteristica fondamentale dei Dipartimenti è quella di articolazioni alle quali deve far capo la ricerca. E' vero che la legge prevede per i Dipartimenti una funzione aggiunta relativa alla didattica, ma questa non deve andare a scapito della loro specificità sul piano della ricerca.
   Tale principio comporta un inevitabile conseguenza, prevista dalla legge e contenuta anche nelle Linee Guida del nostro Ateneo. I Dipartimenti devono caratterizzarsi per una relativa omogeneità dei settori scientifico-disciplinari che ad essi fanno riferimento (legge) e per una chiara congruità culturale e scientifica (Linee Guida).
   Si tratta di un principio assolutamente imprescindibile che da un lato non deve essere interpretato in modo troppo rigido, ma dall'altro deve garantire che nei processi di aggregazione si tenga conto di tale congruità sulla base di almeno tre elementi:
   - i metodi e le tradizioni di studio delle diverse discipline;
   - i fini della ricerca nei diversi ambiti disciplinari;
   - la ricaduta della ricerca sul piano didattico e formativo.

   Se davvero teniamo conto di questi elementari parametri non credo sia difficile definire cosa si intende per congruità culturale e scientifica. Oltre ad avere una certa omogeneità sul piano culturale i Dipartimenti debbono essere anche sufficientemente ampi e articolati per misurarsi con la didattica (la nuova funzione prevista dalla legge).

3.- Credo sia importante inoltre definire fin da ora e con la massima precisione le modalità da adottare nei processi aggregativi conciliando la libertà di afferenza di ogni singolo docente (sancita dalla legge oltre che da un principio assolutamente inderogabile) con la necessità di un imprescindibile riordino istituzionale che elimini il più possibile sovrapposizioni e mescolanze.
    Senza entrare nel dettaglio dei meccanismi credo sia importante ribadire fin da ora il principio che ogni Dipartimento sarà il punto di riferimento unico o comunque prevalente per i settori disciplinari che ad esso fanno riferimento e che ciascun docente sarà libero di afferire altrove ma dovrà farlo consapevole del fatto che in quel Dipartimento e solo in quello si prenderanno le decisioni che riguardano quel determinato settore scientifico-disciplinare.

4.- Una grande attenzione dovrà essere dedicata alle eventuali "Sezioni" che possono essere un utilissimo strumento per salvaguardare specificità culturali all'interno e visibilità scientifica all'esterno (specie nel caso di aggregazioni ampie), ma non devono essere un modo per riproporre autonomie improprie, separazioni rischiose e conflittualità eccessive all'interno dei singoli dipartimenti. E se previste devono comunque essere ben regolamentate sulla base di parametri chiari e definiti.

5.- Relativamente al rapporto tra ricerca e didattica vanno studiati meccanismi appositi e differenziati per garantire un intreccio virtuoso e non penalizzante tra questi due aspetti.
   Un legame tra ricerca e didattica è relativamente facile per la lauree magistrali, ben caratterizzate e selettive sul piano scientifico; mentre è più complesso per le lauree triennali, più "generaliste" e trasversali. In assenza di meccanismi differenziati per questo intreccio tra didattica e ricerca si rischia di penalizzare e di omologare le specificità della ricerca.
    E a questo proposito, anche se la legge le considera facoltative, credo sia assolutamente necessario prevedere strutture di II livello (Scuole o Facoltà) con funzioni di coordinamento e anche di riequilibrio interno nell'ambito dell'Ateneo.
   E a questo riguardo io credo che il numero delle Scuole debba essere il più ridotto possibile: l'ipotesi di poche Scuole (una delle ipotesi in campo) mi sembra largamente condivisibile perché poche scuole assicurerebbe un coordinamento maggiore, più coerente e con forti economie di scala (si pensi solo alla docenza); sarebbero più innovative e consentirebbero di armonizzare meglio le esigenze della didattica e quelle della ricerca con la necessaria salvaguardia delle specificità di quest'ultima nei vari settori, scongiurando quella omologazione che è un pericolo assolutamente da evitare.

6.- Sul piano culturale, infine, sono assolutamente convinto che vada sfruttata questa occasione non solo per riorganizzare e adattare alla nuova normativo l'esistente (il "vecchio"), ma anche per proporre qualcosa di nuovo considerando attentamente quello che in Ateneo non c'è e che potrebbe (o dovrebbe) avere spazio sia sul piano didattico che su quello scientifico.
     E sotto questo aspetto penso in particolare alla Romagna per la quale solo una forte differenziazione e specificità culturale può portare a solide articolazioni decentrate superando i doppioni più o meno mascherati che possono costituire una debolezza per il decentramento.
   Molto è stato fatto; ma credo che qualcosa si possa ancora fare.
    Le modifiche di Statuto, assolutamente necessarie sul piano istituzionale possono essere infatti una buona occasione anche per rivisitare i nostri assetti culturali, modificando, integrando, e aggiungendo (o magari anche eliminando, se necessario) qualcosa a quanto ora è presente.
(Ritorna)

6.-   Intervento per il "Laboratorio di autoriforma"

    Marianna SICA, Studentessa

1.- Il laboratorio di autoriforma sta cercando da tempo, relazionandosi ai vari soggetti dell'università, di pensare la costruzione di un cambiamento dell'università, che riteniamo necessario, in un modo partecipato e vivo.
     E’ dal movimento dell'Onda che gli studenti hanno espresso la loro voglia di protagonismo nella trasformazione dell'università. Ponendoci sempre con un'attitudine propositiva e mai solo distruttiva, posto il nostro netto no alle proposte di riforma arrivate dal ministero, i nostri punti qualificanti sono sempre stati:
     - l'autogestione del percorso formativo;
     - l'autoformazione come pratica di condivisione di saperi dentro l'università tra docenti. ricercatori e studenti;
     - ricerca libera e indipendente:
     - un welfare adeguato all'essere studenti oggi, che è direttamente essere anche lavoratori;
     - e un no netto al lavoro gratuito dentro l'università, che coinvolge studenti e ricercatori con stage e tirocini gratuiti e assegnazione di insegnamenti a titolo gratuito.
    Crediamo che in un momento di crisi economica di questo tipo sia inaccettabile che la nostra vita di precari e di sfruttati inizi e prosegua dentro l'istituzione universitaria.

2.- Il movimento studentesco ha espresso una forza incredibile in questo autunno e ha posto a tutto il paese il problema di un'intera generazione senza futuro, questione che (pensiamo) tutti i soggetti che hanno un ruolo nella nostra società non possano più far finta di non vedere e sulla quale debbano prendere delle posizioni.
    Per noi una posizione dalla quale non si può tornare indietro è il rifiuto della legge Gelmini, che per quanto riguarda gli studenti significa prima di tutto un taglio netto e inaccettabile delle borse di studio, attacco vero e proprio alla libertà di scegliere del proprio futuro.
    Mentre nel resto d'Europa le tasse universitarie sono molto più basse (anche se vediamo il caso dell'Inghilterra che ci dice che la questione dell'accesso all'università è una questione centrale dentro la crisi attuale) e gli ammortizzatori sociali riescono ancora a mantenere una rete di salvezza per gli studenti e i precari, il nostro paese si distingue per le altissime tasse universitarie e la mancanza di ogni ammortizzatore sugli affitti, sulle borse di studio ecc.
   Se a questo aggiungiamo la mancanza di prospettive, una volta usciti dall'università, allora capiamo tutti che per noi 1'unica prospettiva di vita soddisfacente si può disegnare fuori dai confini di questo paese.
    E sono i nostri professori che per primi ci dicono di andarcene.

3.- Però noi non intendiamo subire passivamente quello che ci sta accadendo, non intendiamo scappare.
    Vogliamo invece continuare a parlare, a lottare, a cercare con tutte le nostre forze di far capire che qua c'è in ballo tutto il nostro futuro e che non è possibile che il rettore Dionigi continui a prenderci in giro, ponendosi pubblicamente come attento alle istanze dei ricercatori e dei docenti e costruendo momenti come questo, e allo stesso tempo continuando a stare attivamente dentro alla CRUI, complice e promotrice prima della riforma Gelmini.
    Non accettiamo le forme autoritarie che il rettore ha usato nel tentativo di spengere il movimento, ricattando i ricercatori quando questi hanno dichiarato la loro indisponibilità all'insegnamento, dunque dimostrando di avere una idea di democrazia molto simile a quella dei referendum/ricatto di Marchionne.

4.- E anche oggi noi pensiamo che questo incontro pubblico sia solo una vetrina mediatica per il rettore, dal quale vorremmo invece delle risposte vere alle questioni che studenti, ricercatori e docenti. e i tecnici amministrativi stanno ponendo.
     Pensiamo che sia tempo di prendere delle posizioni nette, perché qua non ne va solo del futuro delle carriere di qualcuno o dell'università di Bologna, qua c'è in gioco qualcosa di molto più grande.

5.- Non consideriamo democratico questo incontro perchè sappiamo che la road map per l'approvazione dello statuto è già stata disegnata. La commissione statuto istituita con modalità autoritarie deve essere sciolta, condizione irrinunciabile per poter iniziare a discutere in maniera vera di riforma dell'università.
    Vogliamo delle risposte alle nostre proposte che tendono a costruire dalle nostre vite un'università diversa. Siamo convinti che l'università come è oggi, fatta di rapporti di subordinazione, di ricerca ingabbiata. di saperi dequalificati, di lavoro nero, non l'università che vogliamo.

6.- Noi studenti chiediamo di avviare un vero percorso di autoriforma, di democrazia vera e partecipata, che per noi non significa poter votare un referendum ma poter decidere in modo collettivo della nostra vita. Un percorso di autoriforma che coinvolga tutti coloro che in questi mesi e in questi anni hanno preso parola sulla riforma e che hanno espresso delle richieste ben precise:
     -libertà nel percorso formativo e nella ricerca;
     -autoformazione, che significa condivisione e creazione di saperi in modo partecipato e condiviso tra studenti, ricercatori, docenti;
     - servizi necessari alla vita degli studenti (affitti, borse di studio, mense, biblioteche);
     - un investimento reale nella cultura e nella formazione.....

7.- Delle risposte da parte dell'istituzione sono necessarie e non più rimandabili !
    Se la paura del rettore è il commissariamento dell'università da parte del ministero, noi diciamo che oggi, la mancanza di risposte da parte del rettore determinerà un commissariamento da parte degli studenti.
(Ritorna)

7  Per il personale tecnico e amminstrativo

    Antonella ZAGO, Collaboratore Amministrativo, Dipartimentro di Istologia

1.- Non posso che condividere le richieste che altri hanno avanzato sulla rappresentanza del personale dentro la commissione e nei nuovi organi accademici ma oggi qui il problema che si pone è ben altro. Essere presenti e rappresentanti per fare che cosa ?
    Il Rettore ha detto che “il nuovo ordinamento sarà nuovo”. Ma il nuovo è già arrivato e già è stato deciso da pochi.
   In questo ateneo si parla di riforma statutaria almeno dal 2006 e ancora oggi nessuno di noi ha capito quale sarà l'università “nuova che vogliamo”.
   Ancora oggi il rettore si presenta in questa assemblea (che di democratico non ha nulla) con delle domande malgrado abbia dichiarato alla stampa che a luglio avremo il nuovo statuto.
   Il rettore sostiene che è l'inizio di un confronto serrato. In realtà il confronto non c'è mai stato e gli incontri che seguiranno si svolgeranno nei Dipartimenti e nelle Facoltà.
    E gli studenti saranno presenti? Io credo di no !
   Nel frattempo, considerando solo l'ultimo anno, gli organi accademici hanno preso decisioni importanti che hanno già modificato alla radice la natura di università pubblica dell'ateneo di Bologna.
   Nel documento di previsione di bilancio 2011 si dice chiaramente che docenti e ricercatori dovranno procacciarsi da soli i fondi di ricerca mettendosi, magari piegati in due, sul mercato; gli accordi di co-marketing vedono già attive le sponsorizzazioni; i poli tecnologici vedono l'aumento smisurato della precarizzazione di ricercatori e tecnici.
   Quando arriveremo ad avere il nuovo Statuto, l'Università sarà già di fatto cambiata al di là delle regole fissate appunto sulla carta.

2.- Sul fronte del personale tecnico amministrativo mi risulta che la richiesta di incontro avanzata dal comitato precari tecnici amministrativi nel luglio del 2010, e più volte rinnovata nei mesi successivi, non abbia trovato nessuna risposta, il rettore ha bellamente evitato di confrontarsi; dei 12 precari dell'azienda agraria “parchi e giardini” che da anni manutentano il verde dell'ateneo, malgrado il rettore abbai negato con forza qualsiasi tipo di esternalizzazione, ne sono stati assunti due a tempo indeterminato e due a tempo determinato. Gli altri sono a casa. Chi farà il lavoro di manutenzione del verde? Le cooperative dietro le quali si cela un meccanismo di sfruttamento esagerato e un aumento di spesa per l'ateneo. Il personale tecnico amministrativo di ruolo ha perso più di 200 euro annui con la firma del contratto integrativo 2010 e lo stesso contratto è stato fir mato solo dalla CGIL, Camera del Lavoro, nemmeno gli RSU, delegati eletti direttamente dai lavoratori hanno firmato tale accordo. Questa non è democrazia, non c'è democrazia in tutto ciò!
3.- Martedì scorso è stata approvata la delibera con cui la Fondazione Alma Mater, tanto discussa nel passato, diventerà Fondazione Universitaria e quindi un ente privato di supporto all'ateneo. Quali servizi, che ora sono interni, verranno tra qualche anno gestiti dalla Fondazione e quale personale passerà in gestione alla stessa fondazione nessuno ce lo spiega.
4.- L'intelligenza delle persone presenti in platea viene offesa dal suo voler apparire democratico e deciso a salvaguardare l'università pubblica perché in gran parte, pur non avendo ricevuto tutte le informazioni sulle scelte fondamentali che hanno già snaturato la nostra università, colgono comunque la distanza tra i loro problemi quotidiani e le sue belle parole di oggi.
5.- Cancelli tutti i provvedimenti che hanno già fortemente modificato la natura di università pubblica del nostro ateneo e crei davvero le condizioni per un confronto serrato. Solo a partire da queste premesse potremmo considerare sinceri i suoi discorsi sulla democrazia. Oggi dell'università pubblica di Bologna è rimasta solo la cornice, il contenuto è già di fatto in linea con la riforma Gelmini !
(Ritorna)

 

                                          Ateneo, Consiglio di Amministrazione

                           Il prof. Gianni Porzi :

                              - sulla lettera dei "Docenti preoccupati", al Rettore
                             - sul discusso referendum, relativo al contratto integrativo
                               del personale TA, 2010

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Gianni Porzi


G. Porzi: "Ai Docenti Preoccupati"

 
  Non posso che condividere, in linea di principio, le preoccupazioni manifestate nella lettera dai Docenti Preoccupati, che rappresentano una chiara denuncia di scarsa attenzione a quei principi di democrazia che vengono spesso sbandierati ma non sempre rispettati.

  Ciò premesso, vorrei però far presente e sottolineare che il 30 marzo dello scorso anno la Congiunta (Assemblea di CdA e Senato, riuniti, NdR) deliberò la composizione della Commissione istruttoria per la revisione dello Statuto, come proposta dal Rettore, con il solo voto di astensione del sottoscritto.  Quindi, si dichiararono a favore anche i tre professori di II° fascia e i tre Ricercatori che siedono in CdA.

   A mio avviso, se la Commissione proposta dal Rettore, per di più nella composizione prevista dalla Legge di riforma Gelmini (all'epoca non ancora in vigore), non fosse stata avallata dal voto della Congiunta, la richiesta dei "Docenti preoccupati" avrebbe avuto una sua logica giustificazione.

   Ma ora, chiedere l'azzeramento della Commissione istruttoria per formarne un'altra che preveda la presenza anche di professori di II fascia e di Ricercatori, ritengo sia improponibile perchè la Commissione contestata non è un semplice gruppo di Colleghi che ha lavorato su incarico del solo Rettore, ma è una Commissione investita ufficialmente dalla Congiunta, essendo stata legittimata da un voto plebiscitario, con l'incarico di elaborare un nuovo Statuto sulla base di precise linee guida.

  Il Rettore, in sostanza, ha abilmente fatto in modo che la Commissione avesse una veste ufficiale e non fosse solo la sua Commissione da lui insediata, come fece legittimamente l'ex Rettore Calzolari che nominò motu proprio la Commissione per la revisione dello Statuto (presieduta dal prof. Pombeni).

   La cosa sorprendente è che solo ora alcuni si accorgono di come stanno realmente le cose.

   Piuttosto, se c'è stata un'anomalia molto rilevante è che la Commissione, per coerenza alla modalità di insediamento, avrebbe dovuto riferire lo stato di avanzamento dei lavori alla Congiunta che l'ha nominata e investita dell'incarico, cosa che invece non è mai avvenuta, nonostante più volte sia stata avanzata la richiesta al Rettore.                    Gianni Porzi*

* Università di Bologna

Sul referendum farsa di fine anno 2010

INTERVISTA AL PROF.  PORZI

Domanda : sulla stampa locale è stata riportata la notizia, con una certa enfasi, dell’approvazione da parte del CdA del contratto integrativo del Personale T.A. relativo al 2010 che però mi risulta non fosse stato siglato da alcuni sindacati.
Risposta : sì, il CdA nella seduta straordinaria del 28/12/2010 ha approvato il Contratto; il comunicato stampa riportato dalle cronache locali ha però tralasciato alcune precisazioni affatto irrilevanti. Infatti, il Contratto in questione è stato sottoscritto da un solo sindacato, cioè la CGIL, mentre CISL, UIL e RdB non lo hanno siglato sia perché non lo condividevano dal punto di vista sostanziale, sia per il modo in cui è stata condotta la trattativa la quale, pur riguardando il 2010, inspiegabilmente iniziò solo alla fine di ottobre dello stesso anno.

D. : ma come è stata possibile una cosa del genere ?
R. : come purtroppo a volte accade, il CdA non è stato messo nella condizione di poter dare un proprio contributo all’ipotesi di contratto, proponendo cioè eventuali modifiche, in quanto la scadenza del 31/12 non lo permetteva. La presentazione di pratiche in “zona Cesarini” (modalità che sembrerebbe far parte del DNA dell’Alma Mater) non consente lo svilupparsi di un dibattito dal quale possano uscire proposte tese a individuare la migliore soluzione possibile. I Consiglieri si trovano sostanzialmente di fronte al “fatto compiuto” e quindi senza possibili alternative se non quella del respingimento della pratica che però a volte può causare danni per il mancato rispetto delle scadenze.

D. : ma in questo modo il CdA viene meno ad una sua funzione importante, cioè quella propositiva.
R. : infatti è proprio così, il CdA viene relegato ad Organo per la ratifica di decisioni assunte altrove (modus operandi che per la verità viene da lontano) e quindi viene svilito quel ruolo propositivo che, oltre a quello decisionale, per legge dovrebbe qualificarne l’azione.

D. : dal punto di vista finanziario, a quanto ammonta il trattamento accessorio per il Personale T.A.?
R. : il trattamento accessorio per il Personale T.A. ammonta per il 2010 a 8,443 Ml (inclusi gli oneri a carico dell’Ente), contro gli 8,333 Ml del 2009, con un incremento dell’1,3%.

D. : ti sono note le ragioni per le quali i tre Sindacati non hanno siglato l’ipotesi di Contratto ?
R. : da contatti telefonici avuti con alcuni esponenti, mi risulta che oltre al dissenso sulla sostanza del contratto, vi erano anche perplessità sull’attendibilità della consultazione dei lavoratori in quanto : a) su richiesta della CGIL l’amministrazione, che era parte in causa, avrebbe messo a disposizione, con sorprendente rapidità, quanto necessario per effettuare la consultazione per via telematica; b) il lavoratore poteva partecipare alla consultazione utilizzando solo le proprie credenziali e quindi alcuni hanno sollevato perplessità sulla garanzia dell’anonimato e della segretezza del voto; c) la consultazione ha avuto luogo nel periodo delle festività natalizie (dal 23 al 27) quando un non trascurabile numero di persone era in ferie.

D. : ma quale è stato il risultato di tale consultazione ?
R. : 823 favorevoli e 74 contrari. Ma voler poi giustificare il tutto con il risultato della consultazione ritengo sia opinabile dal momento che i votanti rappresentano appena il 32% degli aventi diritto. In democrazia non si può sorvolare un così grande numero di non partecipanti alla votazione.

D. : pertanto qual’è stato il tuo atteggiamento in CdA?
R. : per le ragioni esposte non ho ritenuto, in piena coscienza, di poter votare a favore della ratifica del Contratto ed ho scelto pertanto di astenermi. Se è stata o meno una scelta politica oculata quella di non fare il massimo per raggiungere una sintesi condivisa almeno dalla maggioranza sindacale, penso lo si vedrà presto. Vorrei concludere con un’amara constatazione : si assiste frequentemente ad “esercitazioni orali” sul concetto di democrazia e come essa debba essere realizzata, in particolare quella che si definisce come E-democracy e che pare essere la nuova frontiera (valga la discussione in corso in Gran Bretagna sulla proposta del Premier David Cameron di sottoporre le leggi alla consultazione preventiva degli elettori utilizzando sistemi elettronici), ma raramente, purtroppo, queste dotte discettazioni vengono poi trasferite nella pratica di tutti i giorni. E’ proprio vero che “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.

 


RICEVIAMO e GIRIAMO

 

Da:

- "I Docenti Preoccupati"
- "Il coordinamento nazionale dei Professori associati (ConPass)
- " La rete 29 Aprile
.

A::

-  Magnifico Rettore dell'Università di Bologna
-  Senato Accademico
-  Consiglio di Amministrazione

PETIZIONE
RELATIVA ALLA COMMISSIONE ISTRUTTORIA
PER LA REVISIONE DELLO STATUTO

   Il 30 marzo 2010, nella riunione in seduta congiunta di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione, ha preso il via ufficialmente la procedura individuata dalla Giunta dell’Ateneo di Bologna per la revisione del proprio Statuto. Nell’occasione sono state infatti approvate le linee guida alle quali avrebbero dovuto attenersi i lavori di una Commissione istruttoria votata in quella sede.
  La composizione della Commissione, formata da 15 membri, era la seguente:

  Ivano Dionigi (Rettore e Presidente della Commissione);
  Giuseppe Caia (Professore ordinario, Dipartimento di Scienze Giuridiche);
  Paolo Pombeni (Professore ordinario, Dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia);
  Giliberto Capano (Professore ordinario, Dipartimento di Scienza Politica);
  Giovanni Dore (Professore ordinario, Dipartimento di Matematica);
  Aldo Bertazzoli (Professore ordinario,   Dipartimento di Economia e Ingegneria Agrarie);
  Guido Avanzolini (Professore ordinario, Dipartimento di Elettronica, Informatica, Sistemistica);
  Marco Zoli (Professore ordinario, Dipartimento di Medicina Interna, dell’Invecchiamento e Malattie Nefrologiche);
  Angelo Varni (Professore ordinario, Dipartimento di Discipline Storiche, Antropologiche e Geografiche);
  Rosella Rettaroli (Professore ordinario, Dipartimento di Scienze Statistiche);
  Davide Pianori (studente);
  Alberto Aitini (studente);
  Giovanni Longo (EP - area amministrativa - gestionale, ADOC — Settore Personale Docente);
  Donatella Alvisi (Cat. EP - area amministrativa - gestionale, Facoltà di Lettere e Filosofia);
  Cristina Balboni (Direttore generale della Formazione della regione Emilia Romagna).

  Non fanno dunque parte della Commissione né Ricercatori né Professori associati.

  La Commissione istruttoria ha operato in questi mesi circondata dal più fitto riserbo sulla sua attività. Nessuna bozza di documento è finora stata proposta alla pubblica attenzione. Nessuna comunicazione, formale o informale, è stata restituita dal Magnifico Rettore alla comunità accademica sullo svolgimento e sulla tempistica dei lavori, fatta eccezione per la sintetica risposta fornita ad un’interpellanza di un Consigliere di Amministrazione nel mese di novembre 2010. Nessuna audizione (e/o momento di ulteriore riflessione a livello di Ateneo) è al momento stata resa nota. Pare di capire che, nell’attesa dell’approvazione del DDL Gelmini da parte del Parlamento, la Commissione abbia preferito di fatto attendere lo sviluppo degli eventi.

  Il 30 dicembre 2010 il Capo dello Stato ha firmato, in vista della sua promulgazione, la Legge 1905 di riordino del sistema universitario. Essa è stata pubblicata sulla GU in data 14 Gennaio 2011. Una delle conseguenze più visibili della Legge è che tutto il potere decisionale all’interno degli Atenei sarà fortemente concentrato in poche mani, e in ogni caso solo in quelle dei Professori ordinari. Con la riforma solo questi ultimi infatti potranno far parte degli organi decisionali degli Atenei e delle Commissioni per l’abilitazione scientifica nazionale; tutte le altre componenti del corpo accademico (Ricercatori a tempo determinato e Professori associati) resteranno senza alcun reale potere decisionale e anche la loro autonomia di ricerca potrebbe subire forti contraccolpi, con conseguenze negative sulla qualità della didattica e della ricerca negli Atenei.

  Un’operazione complessa e importante come la revisione dello Statuto dell’Università di Bologna, così rilevante anche per la leadership che Bologna ha sul piano nazionale, presuppone necessariamente – a nostro avviso – la partecipazione di tutte le energie presenti nell’Ateneo. Il risultato al quale approderà il processo in atto avrà rilevanza nazionale; non si tratta quindi di una “partita” soltanto bolognese o emiliano romagnola: la riforma dello Statuto di Bologna traccerà inevitabilmente il solco lungo il quale si muoveranno molte altre Università.

  Da pochi giorni il Tavolo dei Ricercatori dell’Ateneo di Bologna ha fatto propria (inviando una lettera ufficiale al Magnifico Rettore) la richiesta dell’assemblea dei Ricercatori di poter partecipare con due suoi rappresentanti ai lavori della Commissione istruttoria per la revisione dello Statuto. Nel loro messaggio i Ricercatori sottolineano “[…] che solo in questo modo potremo effettivamente interpretare pienamente quell’unanime sentimento che ci ha animato finora, e che colpevolmente è stato da alcuni interpretato come una lotta per il mantenimento dello status quo: ovvero mettere l’Università pubblica italiana in condizione di dare il meglio di sé. Siamo fermamente convinti che l’Università, in virtù del suo ruolo sociale di libera produzione e trasmissione del sapere, sia il contesto ideale in cui si possa riuscire lì dove il legislatore riteniamo abbia fallito: ovvero nell’avviare una nuova fase - quanto mai necessaria per l’Università italiana - informata da principi di sostanziale partecipazione, di condivisione, di trasparenza e di corresponsabilità, fase che riesce difficile immaginare senza il contributo, anche propositivo, dei Ricercatori.”

  Il gruppo dei Docenti Preoccupati di questo Ateneo è profondamente convinto del fatto che, in questa fase così delicata e importante della vita dell’Università italiana, tutte le categorie di personale accademico (docente e non) debbano poter contribuire e partecipare attivamente alla definizione del nuovo Statuto. Va sottolineato d’altronde che analoghe istanze vengono presentate congiuntamente in queste ore in tutti gli Atenei italiani dalla Rete 29 aprile e dal Coordinamento nazionale dei Professori associati. Consapevoli che la Legge di riordino colpisce particolarmente il ruolo e le legittime aspirazioni dei Ricercatori e dei Professori associati, chiediamo pertanto l’azzeramento dell’attuale Commissione istruttoria per la revisione statutaria e la sua contestuale ridefinizione in termini di rigorosa rappresentatività per fasce. A questo proposito richiediamo che:

  - i 12 componenti da designare da parte degli organi istituzionali siano identificati sulla base di elezioni a suffragio universale da parte di tutti i Professori, i Ricercatori e il personale tecnico e amministrativo dell’Ateneo;
  - il voto avvenga a collegio elettorale attivo e passivo distinto per categorie e sia realizzato attraverso l’espressione di una singola preferenza per ciascun elettore;
  - il risultato della consultazione elettorale sia vincolante per il Consiglio di Amministrazione e per il Senato Accademico, che si dovranno impegnare a designare i membri maggiormente votati, rispettando altresì la pari rappresentanza tra le fasce e la presenza del personale tecnico e amministrativo.

  Poiché il nuovo Statuto dovrà preservare al massimo gli spazi di democrazia all’interno dell’Ateneo, questa è l’unica soluzione che può tutelare davvero gli interessi di tutto il corpo accademico !
  Bologna, 17 Gennaio 2011

 

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Ateneo di Bologna: su proposta  Rettore, CdA approva il Contratto
integrativo 2010 con il Personale Tecnico e Amministrativo


REFERENDUM  LOCALE: Votanti il 28%

   Ma solo con la FLC - CGIL ... perplessità sul Rettore ...

(Sotto, il testo dell'accordo)


Domande ineludibili, dopo i fatti della FIAT

1.- Il fatto. Il 28 dicembre 2010, il CdA ha approvato il Contratto integrativo 2010 con il Personale Tecnico e Amministrativo, con voto quasi unanime, a parte qualche perplessità nel corso della discussione. Non per questioni di merito, ma soprattutto per il fatto che il contratto era stato firmato solo dalla FLC-CGIL, e non da Cisl Università, UIL - RUA, Rdb Cub e alcuni Componenti RSU.
   La collocazione al 28 dic., a chiusura dell'anno, in periodo festivo-prefestivo, è già da se stesso un segnale non positivo che un argomento così importante per le relazioni con il personale sia stato trattato e deliberato all'ultimo balzo e in questo clima. L'ipotesi di contratto, è stato relazionato in CdA, " è stata sottoposta dall'Organizzazione sindacale FLC CGIL ad una consultazione dei lavoratori che si è conclusa con esito favorevole."

2. Nel merito (toccheremo più avanti la questione della validità del referendum), pesava sullo sfondo, la legge Brunetta per due motivi:
  a) determinati compensi accessori non potranno più essere dati "gratis" al personale, ma "legati alla produttività" (da misurare con vari parametri e valutazioni di determinati organi amministrativi). Questa problematica, però, riguarderà il 2011, ma è psicologicamente già presente, anche perchè andrà a toccare il funzionamento di determinati uffici;
  b) alcuni di quei compensi si potevano, in qualche modo, salvaguardare per il 2010 e forse anche per il futuro, se approvati entro il 2010.

   In soldoni (e detto molto in breve), trattavasi soprattutto di € 500.000 circa, ripetutamente per 4 anni (vale dire € 156,00, mediamente a testa), a cui la FLC-CGIL era particolarmente sensibile, e del riconoscimento della Posizioni Economiche Organizzative (P.E.O.), vale dire degli "scatti di anzianità, a cui era invece sensibile la CISL, in quanto portabili nel futuro.
   Con l'accordo è passata l'una, ma non l'altra.
   C'erano i limiti di contratto nazionale o di legge, in particolare: che è non consentito di destinare, a decorrere dall'anno 2009, al trattamento accessorio importi superiori a quelli previsti dal Fondo per il trattamento accessorio relativo all'anno 2004 ridotto del 10%, come certificati dagli organi di controllo, incrementati degli eventuali importi fissi previsti dai CC.CC.NN.LL. , che non risultino confluiti negli stessi. Pur con questi vincoli, era possibile solo l'erogazione di alcuni istituti del trattamento accessorio per l'anno 2010, in virtù di quanto disposto dall'art. 2, comma 1 del CCIL anno 2009.  
  Il tutto è stato fatto all'ultimo balzo e, naturalmente, nei limiti delle difficoltà del bilancio dell'Ateneo, e quindi briciole insignificanti, per cui era preferibile puntare (secondo alcuni, perchè briciole perpetuabili ...) sulle PEO, ma a cui la governance dellAteneo era contraria.

3.- Sulla separatezza dell'accordo, con il Rettore come "parte". Il funzionamento degli accordi collettivi è sempre stato materia assai rovente e tuttavia la moderna organizzazione del lavoro li rende una necessità.
  Nel caso di specie, pesa soprattutto il problema di dare attuazione al principio-cardine della considerazione del merito e attraverso di ciò raggiungere quel miglioramento della efficienza della Pubblica Amministrazione che tutti auspichiamo, legando trattamento accessorio a produttività (legge Brunetta).
   Rispetto a questo problema ( pur se è un problema del 2011), le briciole del 2010 svaniscono. E queste stesse briciole svaniscono doppiamente rispetto alla possibilità (se adeguatamente sostenuta sindacalmente) di ottenere le PEO, o qualcosa del genere, vale dire perpetuabile.
 
   Sul piano formale, il referendum risulta essere stato partecipato in periodo festivo-prefestivo da 900 lavoratori, pari solo al 28% (a Mirafiori, 94%) degli aventi diritto. Beninteso, in via eccezionale, si può anche ammettere che l'iniziativa dell'ipotesi di accordo possa partire da una "minoranza". Invece, la firma definitiva dell'accordo non dovrebbe aver luogo, se esso non è approvato da Referendum, al quale partecipi almeno il 50%+1 degli aventi diritto. Solo così  il referendum è assolutamente limpido.
  C'è una aggravante: il Referendun ha funzionato via e-mail, con l'apporto diretto dell'Ateneo, e dunque con l'apporto organizzativo di "una" delle parti.

  Quanto accaduto non lascia estraneo il Rettore, sia perché egli è "una delle parti" ( ma dovrebbe essere parte imparziale), sia perché egli ha in qualche misura anche una responsabilità morale ed educativa pubblica, nel senso che l'unità sindacale costituisce un valore etico e sociale unanimemente riconosciuto, e quindi c'era un ben valido motivo per negare la firma.
   Per giunta, questo fatto a Bologna viene a collocarsi in coincidenza con un fatto identico a Torino, molto stigmatizzato in Italia, di quella parte sindacale che, invece, nell'Ateneo di Bologna fa il contrario.
  La rottura dell'unità sindacale non è sicuramente un buon viatico neppure per le riforme che l'Ateneo deve affrontare per il 2011, che sono il problema veramente nodale e fondamentale: vale dire di guadagnare di più perchè si produce di più, e quindi si è ben guadagnato.
   Direi anche che, per il Rettore, il fatto della sua provenienza politica avrebbe dovuto metterlo in guardia doppiamente sulla opportunità o meno di accordo separato con un sindacato in qualche modo parte della stessa area politica. Anche Becket fu fatto Arcivescovo di Canterbury perchè amico del Re ma, una volta divenuto Arcivescovo, fu solo servo di Dio, a costo del martirio.
   Oggi poi, che con la riforma universitaria Gelmini (che era già stata approvata, il 28 dic. 2010, data della delibera del CdA), i Rettori in carica non sono più rieleggibili, neppure si poneva questo problema che (senza velleità di paragoni) negli USA, Paese certamente democratico, chiamano di "offuscamento dovuto ai problemi della rielezione".
   Certamente il Rettore, che ha una esperienza politica di un certo rilievo, ed i suoi consiglieri, avranno valutato i pro e i contro, ed avranno avuto seri motivi per scegliere come hanno scelto.
   Del resto, e come si è detto, hanno avuto il consenso quasi unanime del Consiglio di Amministrazione (il che, però, non è certo un indicatore di validità delle scelte, visto che il Consiglio approva quasi sempre e quasi tutto ciò che ad esso viene sottoposto) e questo la dice lunga sulla validità della scelta innovativa della Riforma Gelmini sulla composizione e le competenze del Consiglio.
   Da ultimo: all'epoca del confronto elettorale, durante il primo incontro pubblico organizzato dal cosiddetto Gruppo dei Trenta, l'allora candidato prof. Dionigi fu tra quelli (tutti i candidati) che si impegnarono affinché l'Eletto si adoperasse per ricostruire quel senso di appartenenza e di identificazione nell'Ateneo che durante il rettorato Calzolari si era del tutto eroso. Si può ritenere l'azione del Rettore aver giovato a questo senso di appartenenza, visto che egli ha portato in CdA una scelta portata avanti solo da una parte del mondo sindacale e condivisa solo dal 28% degli interessati ? N.L.

* Ateneo di Bologna, Contratto integrativo 2010 con il personale tecnico e amministrativo

 


EDIZIONI PRECEDENTI

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Mercoledì 27 ottobre a Rimini, Palazzo Ruffi, ore 10.00 - 13.30

Organizzato dal Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente del Polo

Convegno : "La Ricerca Universitaria per Rimini"

 

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Giorgio Cantelli Forti

       Il Convegno vuole fare un rapporto sull’attività di ricerca del Polo Didattico e Scientifico di Rimini dal 2007 al 2009.
      Esso  nasce in un momento di grande trasformazione dell’Università italiana, momento che è¨ accompagnato da forti tensioni interne al sistema universitario e da un’immagine esterna non sempre positiva.
      In questo contesto è in generale importante che un Ateneo prestigioso come l’Alma Mater comunichi con chiarezza al mondo esterno il proprio impegno nella ricerca scientifica.
      Da questa esigenza è nata l’idea di illustrare l’attività scientifica dei docenti incardinati presso il Polo di Rimini in una mappa completa, di semplice lettura anche per i non-addetti ai lavori.Il   Direttivo Nazionale.

Giorgio Cantelli Forti

- nominato Presidente della Giunta del Collegio dei Farmacologi Universitari

  - nominato, con Decreto del Miur, Garante PRIN - Progetti di Ricerca Nazionale, Area 05, Scienze Biologiche


Al Convegno sono attesi:

- Luciano Chicchi - Presidente Uni.Rimini
- Maurizio Sobrero - Presidente Commissione Ricerca
- Dario Braga - Pro-rettore alla ricerca

   Le relazioni saranno tenute da:
- Salvatore Torrisi - Referente macro area Scienze Sociali
- Mirella Falconi - Referente macro area Scienze Naturali
- Antonella Mascio - Referente macro area Scienze Umanistiche
- Giampaolo Proni - Referente macro area Multidisciplinare
.

I lavori saranno conclusi dagli interventi di:
- Stefano  Vitali - Presidente Provincia di Rimini
- Alberto Ravaioli - Sindaco di Rimini
- Ivano Dionigi - Magnifico Rettore

e dalla Benedizione di Mons. Francesco Lambiasi,  Vescovo di Rimini

Infine avrà luogo la cerimonia* del taglio dei nastri dei Laboratori di Ricerca, Palazzo Ruffi
e Laboratori di Ricerca, Piazza Malatesta.

La scorsa settimana ha avuto luogo anche l'inaugurazione dello Studentato (mensa, sala convegni, 90 posti letto, di cui
     alcuni con angolo cottura) nell'ex-Palace Hotel, completamente ristrutturato..

 


Dal CNRU - Comitato Nazionale Ricercatori Universitari


Assemblea nazionale a Roma per fare il punto della situazione sulla decisioni di
maggio di non assumere incarichi di insegnamento per l'anno accademico 2010-11.
VENERDI’  24  S ETTEMBRE  2010,  ORE  13,
presso l’aula La Ginestra a Chimica, dentro la citta’ universitaria.

Anche appello al Capo dello Stato contro la discriminazione,
a danno del Ricercatori, relativa al prepensionamento
Clicca su: http://appelloalpresidente.blogspot.com

Appello del Foglio UNIVERSITAS News a sostenere
i Ricercatori, quale passaggio obbligato per sostenere l'università italiana

Anche appello del CNU di Bologna e  della FLC CGIL di Bologna a sostegno dei Ricercatori.

Il  Direttivo Nazionale
a tutti i Ricercatori in Italia

(stralcio dai comunicati del 31 agosto e del 15 settembre 2010)

  Il momento è quello decisivo e non possiamo mollare proprio ora.
......
  La protesta dei ricercatori non nasce contro il DDL Gelmini. Il DDL al massimo la catalizza. La protesta nasce prima e non si fonda sull’opposizione all’attuale governo e Ministro, ma sulla richiesta di uno stato giuridico che superi la attuali e passate contraddizioni riguardanti le attività svolte e da svolgere. In questo quadro si inscrive anche la cosiddetta “valutazione” e la non disponibilità di sufficienti sbocchi concorsuali.
   Agganciare la protesta dei ricercatori unicamente all’attuale DDL non permette di comprendere appieno il disagio profondo della categoria dei ricercatori, ma soprattutto la mette in balia dell’umore della contingenza. È innegabile che parte dei ricercatori abbia trovato nella “lotta” contro il DDL una sua forte legittimazione, o meglio, un forte spirito di antagonismo, ma non era da parte di molti di noi la motivazione principale. Soprattutto non lo è mai stata per il CNRU.
......
   Moltissimi di noi si sono apertamente schierati in quella direzione a seguito di un’assemblea a L’Aquila in cui era presente anche il Rettore e in cui si formulò tale idea, prima che cominciasse la lotta al DDL.
   Ma, d’altra parte, il sistema universitario ha qualcosa che deve essere modificato e, allo stato attuale delle cose, tale sistema ha messo nell’angolo i ricercatori. Anche in questo senso si è scritto più volte e preso ampiamente posizione.      Spesso in tali scritti non si riscontra affatto il nome del Ministro o il DDL in questione, proprio perché non è una questione contingente quella che deve essere affrontata e non dipende semplicemente dai favori o dagli umori di questo o quello schieramento politico.
   Ripetiamo, i ricercatori possono anche aver aderito alla “lotta” contro il DDL, ma il loro problema è “a prescindere”.
....
  La motivazione era ed è il disagio dei ricercatori all’interno di un sistema che non funziona, che non li appaga e che viene ulteriormente messo a dura prova con il DDL. Se così non fosse, la protesta rischierebbe di rimanere impantanata sulle incertezze del quadro politico attuale, sulla speranza di un’eventuale termine anticipato della legislatura che di conseguenza bloccherebbe definitivamente l’iter parlamentare del DDL.

  ....
E perciò l’attenzione dovrà rimanere alta “a prescindere” perché il DDL deve essere il mezzo e non il fine per risolvere il problema. Se infatti l’università fosse finanziata, il DDL fosse


Ivano Dionigi


Segnale di sfondamento
dei Ricercatori a Bologna ?

Evidenti difficoltà di far partire l'attività didattica inducono il Rettore, il Senato Accademico e i Presidi a invitare i Ricercatori a tornare sulle loro posizioni
(Per notizia: L'Ateneo è stato tra i duri nel
pre-pensionare proff. Associati e Ordinari,
troppo costosi rispetto ai Ricercatori)

La Lettera ai Ricercatori

                               "Cari colleghi,
pur nella consapevolezza del grave disagio e delle difficoltà che i ricercatori stanno attraversando, sono a chiedervi - in conformità alla deliberazione unanime del Senato Accademico di quest'oggi - di confermare o meno la vostra disponibilità a garantire l'avvio delle attività didattiche che rappresentano un dovere dell'Ateneo nei confronti degli studenti e delle famiglie le quali, al pari nostro, stanno fronteggiando momenti di profonda crisi economica e sociale.

Vi chiedo pertanto di restituirmi, debitamente compilata e sottoscritta, la dichiarazione allegata alla presente, entro le ore 13:00 di venerdì 17 settembre. In caso di impossibilità da parte vostra a far pervenire la suddetta dichiarazione entro la data sopra definita, una vostra comunicazione via mail potrà comunque far fede, in attesa dell'invio del documento ufficiale.

In assenza della dichiarazione allegata entro il termine indicato, ovvero in caso di dichiarazioni di indisponibilità a svolgere l'attività didattica, la Facoltà dovrà individuare modalità alternative di copertura degli insegnamenti, al fine di assicurare l'avvio delle lezioni.

Il Senato Accademico ha peraltro confermato in data odierna gli impegni già assunti nella riunione del 20 luglio, e in particolare: l'organizzazione di una giornata di riflessione e discussione pubblica, nei primi giorni dell'Anno Accademico, nelle diverse Facoltà e sedi, sui temi della ricerca e dello status dei ricercatori universitari; l'impegno ad attribuire la massima priorità alla programmazione di posti da Associato, compatibilmente con i vincoli del bilancio 2011.

   Vi ringrazio fin d'ora per la comprensione e per la collaborazione che vorrete accordarmi e Vi saluto molto cordialmente."                                 Segue FIRMA

corretto come molti di noi auspicano ma continuasse a mancare una soluzione allo stato giuridico dei ricercatori, saremmo comunque soddisfatti? Difficilmente. Ed è per questo che il CNRU mantiene alta l’attenzione soprattutto su questo problema e non perché non ritenga tutto il resto altrettanto importante. Alimentare questo equivoco significherebbe volere il male dei ricercatori.
    Una protesta per definizione tende a stressare il sistema cercando di metterne in risalto le contraddizioni. La contraddizione che mette in risalto la protesta dei ricercatori sembra evidente e spiega la mancanza di una vera partecipazione delle altre componenti universitarie. È lampante il fatto che senza applicare una sorta di “ingiustizia” il sistema non è in grado di funzionare, nemmeno ai minimi accettabili.
   Questo significa che la protesta è giusta proprio perché mostra “quel” limite del sistema, appalesando proprio come in modo assurdo e nel silenzio dei più esso si sia andato a configurare negli ultimi decenni, indipendentemente dal colore del governo e dal nome del ministro.
....
    Una volta che i ricercatori avessero deciso di riaccettare i carichi didattici cosa succederebbe? Che una simile decisione diventerebbe vincolante, dal punto di vista legale, per il prossimo anno accademico e per un anno si continuerà a discutere di “nulla” esattamente come finora successo. Si chiede un impegno “legale” a fronte di un “nulla” da offrire, se non un generico istinto materno da stimolare. Non è mai facile la strada a cui si chiede di accedere gratis.       È altresì evidente che l’ideale sarebbe stato, e continua ad esserlo, che le altre categorie universitarie si rendessero finalmente disponibili a utilizzare l’unità dei ricercatori (ancora presente) e spingessero anch’essi nella direzione che mostri a tutti come il sistema non funziona, come basta stressarlo un poco per farlo crollare: non certo quella di scegliere la strada di affannarsi a mettere l’ennesima toppa al sistema traballante, come stanno facendo alcuni presidi. Qualunque sia il risultato della toppa, i problemi non cambieranno e non si risolveranno da soli. Saranno solo procrastinati per l’ennesima volta, a tutto danno dei ricercatori.

.....                                                                                                                                          CNRU

 

LETTERA  di "Universitas News" AL PRESIDENTE  BERLUSCONI
all'indirizzo: Centromessaggi@Governo.It
A  CUI  IL  PRESIDENTE  NON  HA DATO RISPOSTA

SUN - Universitas News
www.universitas.bo.it
Prof. Nino Luciani
Ordinario di Scienza delle Finanze, Universita' di Bologna
347 9470152


Al Presidente del Consiglio On. Dr. Silvio Berlusconi
p.c. : Al Presidente della Commissione Istruzione del Senato Sen. Ing. Dott. Guido Possa

Oggetto: Riforma Gelmini - Disegno di Legge "Senato 1905"

   Sig. Presidente,
   il DDL in oggetto ha terminato l'iter, in sede referente, presso la Commissione Istruzione del Senato.
La Commissione ha fatto, credo, tutto cio' che poteva fare ..., compatibilmente con la volonta' del Governo.
  Nelle precedenti settimane, i sindacati universitari avevano fornito le loro proposte emendative. Io stesso avevo organizzato, all'universita' di Bologna (12 febbraio 2010) una conferenza nazionale, a cui avevano partecipato i due Presidenti delle Commissioni Istruzione e Cultura del Senato e della Camera (G. Possa e V. Aprea) , e del Sen. G. Quagliariello, alcuni parlamentari delle commissioni medesime, il Presidente della CRUI (Decleva). Ne trova un resoconto in: http://www.universitas.bo.it/Conferenza.htm#RISULTATI .

   Sta di fatto, che il testo approvato in sede referente (e che andra' presto in aula) conserva alcuni difetti gravissimi, per cui non ne uscira' una riforma migliorativa dell'esistente. E questo mi dispiace, mentre rimangono vive le attese fiduciose del mondo universitario, anche emerse nel corso della recente settimana di mobilitazione nazionale sul DDL (17-22 maggio 2010).

   Andiamo per punti, in essenziale:
   1) Governance. Le soluzioni, adottate nel DDL, sono strumentali al vincolo del "costo zero". In questo senso, riterrei di soprassedere a proposte emendative della Governance. Il punto, su cui vorrei richiamare la sua attenzione e' il "costo zero", a cui la Governance e' funzionale..
   A mio modo di vedere, nulla questio sul "costo zero" per lo Stato, se questa e' la direttiva politica del suo Governo. Mi appare, invece, incomprensibile che il suo Governo impedisca anche alle universita' di fissare liberamente le tasse studentesche per pareggiare il bilancio.
   Va, tuttavia, ricordato che questo impedimento e' legato al fatto che le universita' devono fare agevolazioni per studenti bisognosi e meritevoli (art. 34 costituzione). Riguardo a questo, io le proporrei di sollevare le universita' da questo compito, e di affidarlo, invece, direttamente al MIUR, su un fondo, salvo dare delega di gestione alle Regioni.
   In questo senso, vale dire sgravando le universita' dal vincolo di fare "socialita' ", si potrebbe permettere a loro di rifinanziarsi direttamente sul mercato.

   2) La meritocrazia e la valutazione, di cui viene detto essere vanto del DDL, e' largamente una "invenzione" senza fondamento. I motivi sono due:
  a) Per l'art. 97 della Costituzione, la valutazione e la meritocrazia, anche durante la carriera, vanno attuate con concorso pubblico (l'opposto del precariato). Invece, il DDL si fonda sullo "impact factor", vale dire sul numero delle pubblicazioni, classificate per collocazione editoriale. Sarebbe come scegliere un vino guardando alla bottiglia, senza assaggiarlo. Un contadino ("scarpe grosse, cervello fino",) non farebbe mai in questo modo. Lo "impact factor" va bene, ma solo come indizio;
  b) Il DDL vuole la abilitazione nazionale (con commissioni sorteggiate) e, poi, i concorsi locali (e questa e' cosa buona, per la celerita' delle procedure). Ma per il concorso locale vuole le commissioni scelte dal Rettore tra i professori del dipartimento. Questo peggiorerebbe molto il difetto del localismo di cui alla legge 210/1998, in quanto i dipartimenti sono molto corporativi. Il sorteggio (nel settore scientifico nazionale) anche per il concorso locale e' la soluzione imprescindibile.

   3) La riforma GELMINI non prevede "norme transitorie" per i Ricercatori a tempo indeterminato, pur abolendone il ruolo in anticipo rispetto a quanto previsto (2013). Questo non e' giusto, tenuto conto del peso che essi (il 41% dei docenti di ruolo) portano da anni per la didattica e la ricerca, senza possibilita' di carriera, per i vari blocchi dei concorsi, in passato. Penso sia nell'interesse dell'universita' introdurre "norme transitorie" per il passaggio dei Ricercatori alla II Fascia, sia pur col rispetto di determinate condizioni di merito, come gia' fu fatto per gli assistenti ordinari nel 1980.

   Signor Presidente, ho fiducia in Lei.
   Mi metto a Sua disposizione per ogni utile chiarimento e contributo, che volesse richiedermi.
                                                                                                                      Il Direttore: Nino Luciani
   Bologna, 26 maggio 2010

 

 

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Ivano Dionigi


RIFORMA DELLO STATUTO

L'assemblea congiunta di CdA e Senato
nomina una Commissione, 30 marzo 2010

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I componenti della Commissione

  Giuseppe Caia, Paolo Pombeni, Giliberto Capano, Giovanni Dore, Aldo Bertazzoli,
Guido Avanzolini, Marco Zoli, Angelo Varni, Rosella Rettaroli, Davide Pianori (studente),
Alberto Aitini (studente), Giovanni Longo, Donatella Alvisi, Cristina Balboni.

Obiettivi affidati alla Commissione

  La nomina è stata accompagnata dai seguenti obiettivi, da raggiungere con la riforma statutaria:

1. ribadire e rafforzare l’autonomia per quanto attiene la scelta degli obiettivi strategici e delle modalità di autogoverno;

2. assumere una più esplicita responsabilità sociale rispetto ai processi di ricerca ed elaborazione di nuove conoscenze, di formazione delle nuove generazioni, nonché di trasferimento di saperi e competenze anche a beneficio del tessuto sociale ed economico;

3. individuare con chiarezza il ruolo degli Organi di Governo dell’Ateneo rispondendo all’esigenza condivisa di ridefinirne le funzioni, semplificare e migliorare la loro capacità di programmazione e di decisione rispetto agli obiettivi strategici;

4. definire nuovi modelli organizzativi che, in un contesto di scarsità di risorse, consentano di affrontare con successo la crescente competizione tra atenei a livello nazionale e internazionale;

5. superare la tradizionale separazione organizzativa tra didattica e ricerca che limita le potenzialità dei singoli e delle strutture in entrambi gli ambiti, impedendo di raggiungere i livelli qualitativi perseguibili;

6. rivedere il sistema delle relazioni istituzionali tra organi centrali e strutture decentrate definendo nuovi equilibri tra l’esigenza di verticalizzare i processi decisionali per recuperare efficienza e di coinvolgere adeguatamente le strutture decentrate che devono esercitare la propria autonomia in modo responsabile;

7. affinare il sistema multicampus attraverso un assetto istituzionale che renda possibile una programmazione unitaria a livello di Ateneo delle attività di didattica e soprattutto di ricerca;

8. incentivare il senso di partecipazione al perseguimento dei fini comuni anche mediante una maggiore collegialità degli Organi delle strutture decentrate.

  Nino Luciani, Riforma o controriforma ? Per chi, come me e come i Colleghi del "Gruppo dei 30" (in risposta a precisa sollecitazione pubblica del Rettore Calzolari), avevamo predisposto una bozza di riforma, a supporto della (allora) Commissione nominata dal precedente Rettore, può parere una vera contraddizione la domanda: "Riforma o controriforma ?"
  I motivi mi sembrano perfino ovvii:
1) Un Rettore che vuole andare avanti costruttivamente deve essere trasparente, in modo da essere coadiuvato dalla Comunità scientifica, per quello che può fare.
  Reclamerei, dunque, che il Rettore coinvolga la Comunità per questa riforma necessaria e tanto attesa.
  Confido che il prof. P. Pombeni, col quale il Gruppo dei 30 ha condiviso ripetuti incontri di Ateneo sulla riforma; anzi, Lui (che subì la beffa, ... che sappiamo) sicuramente sarà solidale con questa invocazione di partecipazione allargata alla costruzione del progetto.

2) Ma c'è dell'altro ..., e tenendone conto, subentrano perplessità di altro tipo.
a) E' in piena azione l'iter parlamentare per la riforma della Governance;
b) Le dichiarazioni, rese negli Organi, dal Rettore andrebbero nel senso che Egli si propone di anticipare la sostanza del progetto governativo, senza attenderne i possibili tempi lunghi.
c) il progetto Governativo è sostenuto solo da Confindustria ed avversato radicalmente da tutti i Sindacati Universitari, fino ad avere già proclamato una settimana di agitazione dal 17 al 22 maggio 2010.
  I motivi della avversione sono che il DDL del Governo è ritenuto:
- contro l'autonomia universitaria;
- contro il diritto allo studio;
- contro il premio del merito dei docenti, anzi un moltiplicatore del precariato.
d) Il Rettore ha presenziato alla conferenza nazionale di Bologna del 12 febbraio, in cui c'è stato il confronto tra Sindacati e Presidenti delle Commissioni Istruzione e Cultura di Camera e Senato.
   Dunque il Rettore è bene al correne della stato del contrasto.
   Torno all'inizio: questo Rettore è per una riforma o per  una controriforma ? NL

 

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Quali strategie per il futuro dell'Ateneo

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P.Paolo Diotallevi


Idee dalla Facoltà di Ingegneria
per la riforma didattica

Due lettere del Preside (2008 e 2009),
da noi ripescate dal cassetto

dionigi-ivano1.jpg (3443 byte)
Ivano Dionigi

Nello scorso anno il nuovo Preside, alle prese con difficoltà a coprire gli insegnamenti, ha lanciato nuove idee, con due rispettive lettere, alla Facoltà. Esse, tuttavia, sono rimaste soffocate perchè in rotta di collisione con l'indirizzo del rettore CALZOLARI, allora in carica, e del suo braccio destro ProRettore MASETTI, già Preside a Ingegneria.
  Considerato che il nuovo Rettore DIONIGI ha annunciato che, in Ateneo, i suoi ProRettori stanno lavorando alla riforma, ci è sembrato utile ripescare dal cassetto le due lettere.
  Facciamo precedere alcuni dati dell'Ateneo, da cui partire per nuove idee. Si nota un numero abnorme di insegnamenti, in rapporto al numero delle lauree, a loro volta già eccessivo.
  Anche il numero dei professori a contratto e di professori esterni appare abnorme rispetto al numero dei professori di ruolo (ordinari, associati, ricercatori), con evidenti dubbi sulla garanzia della qualità degli insegnamenti.

Università di Bologna - Dati statistici complessivi

anno 2000 2001 2002 2006 2008 2009
Numero
Insegnamenti

14.124

23.651

30.875

25.946

23.970

17.867
Corsi di laurea

-

- - - 79 78
Corsi di laurea - - - - 75 85
Professori di ruolo (Ord. - Ass. - Ric.) - - -
3.278
-
3.102
Professori a contratto - - -
2.525
-
6.055
Docenti esterni - - - 933 - 893

                            La prima lettera
                                     (ottobre 2008)

  Nota. Nella prima lettera, l'idea portante è "ridurre il numero delle lauree al numero delle classi di laurea" previste per l'ingegneria" e "al loro interno, fare spazio adeguato singoli indirizzi" .

"1.- 
Il nostro compito. L''Università italiana, unitamente a tante altre istituzioni nazionali, sta vivendo un momento di grave incertezza derivante sia da situazioni contingenti, quale ad esempio le difficoltà economiche, sia dall'emergere di carenze strutturali e funzionali. Il nostro compito deve essere quello di osservare e valutare in maniera critica ed attenta i diversi aspetti che hanno condotto l'Università a questo livello di criticità, non potendo e non dovendo noi, operando dall'interno, ritenere che tutte le responsabilità ricadano esclusivamente su altri lasciandoci come puri osservatori e soggetti passivi di una realtà non da noi voluta e realizzata.
   Preso atto di oggettive inefficienze e di reali mal funzionamenti, quali ad esempio la proliferazione dei corsi di studio, del numero degli insegnamenti, della molteplicità delle sedi e della loro diffusione territoriale - spesso non supportata né da caratteri storici, né da adeguate attrezzature didattiche - è nostra responsabilità proporre e sostenere vie alternative di più largo e incisivo respiro. Si aggiungano i ventilati tagli alle risorse sia in termini finanziari, sia in termini di risorse umane dei quali anche a breve termine si risentiranno i nefasti effetti sul sistema formativo universitario, sulla conseguente qualità della ricerca e quindi sulla diffusione della conoscenza.
  A fronte di queste prospettive dobbiamo agire, per quanto ci compete come docenti universitari, e, nel nostro ambito, all'interno della Facoltà per assicurare ai giovani e a coloro che si affacceranno in un prossimo futuro agli studi universitari un percorso formativo effettivamente calibrato sulle loro esigenze e sulle reali necessità della società che vedrà fra qualche anno questi studenti inseriti nel mondo lavorativo e professionale sulla base della formazione che noi abbiamo il compito e il dovere di preparare ed offrire loro.

2.- Dal DM 270, uno stimolo a sperimentare nuovi percorsi. Le recenti modificazioni del percorso degli studi universitari hanno rappresentato un momento di riorganizzazione del quadro formativo del quale forse non siamo stati buoni interpreti, non cogliendo tutte le implicite modifiche e gli espliciti suggerimenti che venivano formulati, rinchiudendoci in un più semplice attaccamento alle preesistenti situazioni, piuttosto che provare a sperimentare nuovi e più efficienti percorsi.
   La prima trasformazione attuata con il DM 509/99 ha portato all'interno dell'Università il percorso denominato "3+2" spezzando, in due successivi momenti, una formazione che sempre più si è rivelata, in tanti ambiti, non completa ed insufficiente se arrestata al primo passo. Non a caso si è potuto riscontrare che la maggior parte degli studenti che hanno intrapreso il percorso universitario dell'ingegneria non si sono arrestati al primo livello di laurea (laurea triennale secondo il DM 509/99), ma hanno proseguito nel potenziamento e nel completamento della loro formazione nel successivo passo della laurea specialistica.
  La successiva normativa varata con il DM 270/2004 ha avuto fra i suoi obiettivi, ricompattando fra loro insegnamenti che erano stati eccessivamente frammentati, quello di ridurre il numero degli insegnamenti stessi e degli esami per ogni studente, garantendo così una maggiore unitarietà nella trasmissione del sapere. Nella stessa norma si legge un altro obiettivo: quello di dare alla formazione universitaria una struttura tale che, partendo da una ampia base comune, viene orientata, nei livelli superiori della formazione, verso attività e competenze sempre più specifiche e finalizzate, come peraltro appare naturale se per un momento riflettiamo sulle modalità di apprendimento nell'approfondire le conoscenze. Forse questo aspetto è stato, anche recentemente, trascurato.
  Si aggiunga inoltre la prospettiva reale di una riduzione, non compensata in termini di docenti, delle risorse umane verso la quale ci si sta inevitabilmente muovendo e l'opportuna individuazione di requisiti formali e sostanziali per poter svolgere con qualità e competenza l'esercizio dell'insegnamento.

3.-  I "requisiti minimi" non vanno osservati solo sotto l'aspetto numerico. I requisiti minimi richiesti dal DM 270/2004, esaminati sotto il puro aspetto numerico, richiedono per ogni corso di studio la disponibilità media di circa l'80% degli insegnamenti coperti da docenti di ruolo, ovvero studiosi cha abbiano di fatto dimostrato, mediante i concorsi tramite i quali sono stati vagliati, di essere non solo capaci ma anche più che capaci nella ricerca, premessa indispensabile per una buona scuola di formazione culturale e professionale. Dunque occorre sfruttare al massimo queste capacità per dare agli studenti il meglio nella formazione.
  Ad oggi la Facoltà di Ingegneria ha formulato un proprio piano formativo, peraltro ancora in fase di completa definizione secondo le direttive vigenti contenute nel DM 270/2004, che comprende undici lauree (di primo livello) appartenenti a quattro diverse classi, 11 lauree specialistiche (in corso di definitiva trasformazione in lauree magistrali per le quali già sono stati approvati dalla Facoltà gli ordinamenti), due lauree magistrali (di cui una a titolo congiunto con altre sedi europee) ed altre sei iniziative (di cui una di primo livello) delle quali alcune hanno il principale obiettivo della internazionalizzazione. Completano il quadro una laurea a ciclo unico (di cinque anni) per la quale è dato il riconoscimento della comunità europea.
   Il quadro è ampio, molto articolato perché articolate e plurime sono le competenze che afferiscono all'area ingegneristica, e comunque l'insieme rientra ampiamente oggi negli steccati posti dai requisiti minimi formali.
  Con questo assetto si rischia tuttavia di fornire agli studenti un quadro disarticolato della proposta formativa, non completamente chiaro e comunque tale da congelare ogni ulteriore ipotesi di progettazione futura nei percorsi finalizzati, andando verso la saturazione dei requisiti minimi sia per eccedenza nella frammentazione dell'offerta, sia per le sofferenze future in termini di docenti in previsione dei futuri pensionamenti.

4.- Per il riordino basato su un limitato numero di lauree. Ribadendo la necessità di un riordino, la cui definizione è fortemente stimolata e suggerita dalle future riduzioni delle risorse, in ottemperanza al criterio formativo di partire da basi comuni sempre più allargate per dirigersi, nei livelli superiori di laurea, verso indirizzate finalizzazioni della formazione, seguendo altresì l'implicito suggerimento delle vigenti disposizioni in termini di classe, si ritiene necessario sottoporre all'attenzione della Facoltà un assetto formativo basato su un limitato numero di lauree alle quali potrà essere collegata, in cascata, una più puntuale offerta formativa nelle lauree magistrali.
  L'ipotesi sulla quale si invita la Facoltà a discutere e riflettere è quella di ridurre il numero delle lauree ad esempio al numero delle classi previste per l'ingegneria (L7, L8, L9 e L23) all'interno delle quali potranno poi trovare spazio adeguato singoli indirizzi.
  Con questo criterio si dovrebbero raggruppare fra loro i corsi di studio afferenti alla classe dell'ingegneria industriale (L9), alla classe dell'ingegneria civile e ambientale (L7), alla classe dell'ingegneria dell'informazione (L8) e alla classe delle scienze e tecniche dell'edilizia (L23).
  Si possono così ottenere numerosi vantaggi sia dal punto di vista culturale - certamente l'aspetto primario - sia dal punto di vista dell'organizzazione degli studi e dei servizi della Facoltà.
    L'unitarietà culturale, sancita dal raggruppamento dei corsi di studi in classi, può trovare la sua migliore manifestazione nell'individuazione di materie di base comuni alla classe con qualità e quantità formative identiche per i diversi indirizzi appartenenti al corso afferenti a quella classe.

                         La seconda lettera
                                      (aprile 2009)

 Nota. Nella seconda lettera l'idea portante è che più che la vera riforma, più che alla riduzione del numero delle lauree, deve puntare alla riduzione del numero degli insegnamenti, mediante: a) l'accorpamento degli insegnamenti; b) discipline comuni, al primo anno.

 " 1.- L'attuazione della riforma universitaria secondo il D.M. 270 costituisce un momento ed una occasione di rilevante importanza al fine di programmare un riordino dell'intera offerta didattica, dei corsi di studio, dei piani didattici e degli insegnamenti.
   L'attuale prospettiva della didattica non è certamente favorevole per la Facoltà di Ingegneria in ragione della rilevante riduzione del corpo docente che si andrà a verificare nei prossimi anni, sia per la naturale riduzione della disponibilità di docenti a seguito del loro pensionamento, sia per la eliminazione, da parte del Senato Accademico, dei due anni di fuori ruolo per coloro che, dal 2009, raggiungeranno i limiti di età previsti.
  Il quadro della numerosità del corpo docente nei prossimi tre anni vedrà una riduzione di più di quaranta unità, mentre nulla di certo è possibile dire sulla effettiva presa di servizio per i vincitori di concorso che attualmente sono banditi. In questa prospettiva di medio termine la Facoltà di Ingegneria non può rimanere indifferente alla possibile situazione di difficoltà che a breve si andrà ad evidenziare per la copertura degli insegnamenti.
  D'altra parte non è possibile pensare di supplire a questa prospettiva di riduzione del numero di docenti incardinati nella Facoltà con contratti a persone provenienti dal mondo esterno, sia esso professionale o industriale: anche i fondi per la didattica sono in via di riduzione.
   L'uscita dal circuito della docenza produce inoltre anche un grave pregiudizio sulla qualità della didattica. Sono infatti i professori che da lungo tempo si sono occupati di didattica, oltre che di ricerca, a dover lasciare scoperti gli insegnamenti.
   Si andrà a perdere il contributo importante di persone di riferimento per la didattica e per la valenza scientifica e umana, privando così gli studenti del contatto con uomini e docenti eccellenti.

   2.- Oltre a queste considerazioni che fanno prevalentemente riferimento a dati qualitativi e ad una sostenibilità dell'offerta didattica, ritengo doveroso rimarcare che attualmente, senza considerare le nuove iniziative di cui si dirà in seguito, la Facoltà di Ingegneria vede oggi attivi n. 11 corsi di Laurea e n. 13 corsi di Laurea Magistrale (o Laurea Specialistica) di cui uno a ciclo unico di cinque anni.
   Contemporaneamente sono previsti in Facoltà circa 850 insegnamenti (ottocentocinquanta). Sono dunque attivi 62 anni di corso ed, ipotizzando anche che siano tutti diversi fra loro, la Facoltà raggiunge l'offerta di un numero medio di insegnamenti pari a circa 14 insegnamenti per anno di corso.
   Se valutiamo il numero degli esami previsti (e consideriamo questi come insegnamenti) e conteggiamo 20 esami per le lauree triennali, 12 esami per le lauree specialistiche o magistrali e 29 esami per la laurea a ciclo unico,  otteniamo che il numero medio di esami per anno è pari a 6,34.
  Dunque in Facoltà, anche ammettendo che per ogni corso di studio gli esami siano indipendenti l'uno dall'altro, abbiamo una offerta didattica che vale circa 2,2 volte quella strettamente necessaria; questo rapporto tende poi ad aumentare notevolmente se si considera che molti esami riguardano insegnamenti comuni a più corsi di studio.
   Questi numeri ovviamente non vogliono essere esaustivi del problema e non lo descrivono neanche completamente, tuttavia rappresentano un primo quadro, seppure approssimato e grezzo, in grado di darci gli ordini di grandezza, così importanti per noi ingegneri, utili per renderci conto della offerta didattica estremamente ampia che è proposta dalla Facoltà.
    Sorge anche il dubbio che gli studenti possano riuscire ad orientarsi facilmente in questo quadro di così ampia numerosità di insegnamenti: questa maggiore offerta conoscitiva forse può essere interpretata anche come fonte di confusione e di difficoltà nell'orientamento; una "Babele didattica" (espressione forse esagerata) sulla quale credo dobbiamo prontamente riflettere e prendere qualche iniziativa di razionalizzazione.

3.- D'altra parte
, come ben noto, la Facoltà ha deliberato un riordino dei corsi di studio sia per le lauree, sia per le lauree magistrali proponendo una offerta più ampia, dettata da esigenze di migliore caratterizzazione della offerta formativa, in linea con le nuove tendenze della società e del mercato del lavoro, e nell'intento di formare studenti sempre più preparati, competenti e competitivi per la società nella quale, al termine dei loro studi, andranno ad operare.
  La nuova offerta è stata ragionata e dettata dal desiderio di essere in linea con le necessità del mercato del lavoro, intendendo formare ingegneri dei quali la richiesta del mercato è assodata. I numeri precedentemente esposti sono dunque destinati ad accrescersi esaltandosi anche gli aspetti negativi.

  4.- A fronte dunque dell'attuale costante riduzione delle risorse sia umane, sia di mezzi strumentali, a fronte della forse pletorica offerta di insegnamenti e del desiderio di sostenere nuove iniziative culturalmente valide ritengo che la Facoltà, ed i corsi di studio che ad essa afferiscono, debbano rivedere l'intera organizzazione della didattica ed i piani didattici dei singoli corsi con questi obiettivi principali:
- rivisitazione degli insegnamenti previsti nel piano didattico con la riduzione del numero degli insegnamenti a scelta degli studenti;
- rivisitazione del numero dei curricula inseriti all'interno dei corsi di studio delle lauree e delle lauree magistrali al fine di ridurre il numero degli insegnamenti;
- valutazione dell'ipotesi di accorpamento di corsi di studio appartenenti alla stessa classe;
- riorganizzazione dei corsi di base comuni a tutti i corsi di studio al fine di rendere l'offerta formativa più organica, trasversale a più corsi e comunque omogenea nell'ambito della stessa classe (con questa azione si aiutano anche gli studenti a meglio orientarsi nel primo anno di studio senza il rischio di perdere tempo in corsi ed esami che potrebbero rimanere a loro debito nel caso di cambio di corso di studio);
- considerazione della mutuazione di insegnamenti da altri corsi di studio al fine di ridurre, come necessario, il numero degli insegnamenti.
  Ritengo sia estremamente importante che la Facoltà prospetti l'insieme di queste modifiche in tempi brevi sia per la necessità che ci investe già dal novembre 2009, sia per poter dare evidenza in Ateneo di un atteggiamento "virtuoso" ed anticipatore di ciò che, con altri mezzi meno gradevoli e meno meditati, inevitabilmente l'Ateneo ci costringerà ad attuare.

   5.- Mi rivolgo pertanto a Voi, Presidenti dei Consigli di Corso di studio ed alla Commissione per la Didattica della Facoltà, per sollecitarvi a questa riflessione e chiedervi proposte per l'attuazione di questi obiettivi, prima che altri ce lo impongano o le necessità della Facoltà lo richieda in modo drastico. La valutazione che si può e si deve fare non è solo di tipo numerico, con riferimento ad esempio all'evidenziare i circa 850 (ottocentocinquanta) insegnamenti presenti in Facoltà; non è solo il numero che conta (che peraltro sembra già grande), ma la qualità e l'efficienza della didattica.
   Con particolare riferimento alle lauree ritengo che la formazione non possa essere scomposta in un numero elevato di "mille rivoli" che forse non confluiscono in un unico fiume di sapere.
   Attendo entro breve tempo proposte dirette secondo quanto sopra esposto; preannuncio che comunque dopo il periodo di sospensione della didattica per il periodo della Pasqua, sarà mia cura convocare riunioni nelle quali dovrà essere data risposta a questi importanti temi. L'obiettivo è quello di rendere più forte, efficace ed efficiente l'offerta didattica che sempre è stata qualitativamente sostenuta e qualificata: da quei modelli non vorremmo allontanarci per le attuali contingenze.
   Certo della Vostra piena collaborazione porgo un cordiale saluto.    Il Preside prof. ing. Pier Paolo Diotallevi

(Continua: prima lettera) La differenziazione nella formazione può avvenire comunque secondo gli indirizzi aventi specifiche e caratterizzanti denominazioni atte ad individuare l'ambito di competenza cui il corso prevalentemente si rivolge.
5.- Per una formazione di base solida e comune a tutti i laureati di Ingegneria. E' altresì da considerare il fatto che chi si fregerà in futuro del titolo di "Ingegnere" avrà una formazione di base solida e in gran parte comune a tutti i laureati dello stesso ambito, contribuendo a creare un'identità comune nei laureati. Gli studenti potranno avere di fronte gli stessi percorsi, oggi frazionati in tanti corsi di studio, consapevoli cha la loro laurea sarà in grado di conferire loro tutte quelle competenze e conoscenze necessarie e fondamentali per entrare nel mondo del lavoro (senza particolari specificità non previste a questo livello di laurea e non sufficientemente credibili per questo livello di laurea) o proseguire, sicuri della propria formazione, in una laurea magistrale che li orienterà maggiormente negli ambiti disciplinari preferiti.
   L'accorpamento dei corsi diverrebbe così stabile e non soggetto alle fluttuazioni annuali conseguenti alla numerosità degli iscritti agli attuali corsi di studio così fortemente frammentati.
   La Facoltà potrà meglio organizzare le proprie risorse sia in termini di docenti e ricercatori, sia in termini di spazi e risorse economiche per rendere più agevole il percorso agli studenti. Questi accorpamenti, per i quali si sta avviando una simulazione, potranno forse comportare la necessità di sdoppiamento e anche di triplicazione di alcuni insegnamenti, ma hanno comunque l'innegabile vantaggio di liberare risorse che potranno essere utilmente e proficuamente riversate sulle lauree magistrali, ovvero sulla totalità degli studenti.

6.- In ritardo riorganizzativo, ma possiamo recuperare. L'ipotesi di riorganizzazione degli studi qui proposta doveva forse essere presa in considerazione fin da quando si è messo mano al riordino della formazione secondo il DM 270; non possiamo però rinunciare a priori a valutare questa possibilità e a questa opzione che ora ci viene offerta solo perché, non colta in precedenza, la Facoltà ha intrapreso una via diversa.
  Dobbiamo imporci una riflessione adeguata in questo senso. Qualora si intendesse conservare lo stato attuale della formazione dovremmo dimostrare che l'ipotesi qui suggerita e proposta è peggiorativa della situazione attuale. Dovremmo dimostrare che il contenuto formativo di questa proposta - proposta che la Facoltà ritengo abbia il dovere di formulare, elaborare, discutere ed eventualmente fare propria - non può essere attuato o risulta peggiorativo rispetto all'attuale situazione. Dovremmo dimostrare che i percorsi formativi sarebbero migliori se si continuasse a procedere "in linea retta" fra lauree e lauree magistrali. Dovremmo dimostrare che è meglio limitare la formazione data dalle lauree magistrali a favore delle lauree di primo livello. Dovremmo dimostrare che la nostra visione della formazione che siamo in grado presentare ai nostri studenti, rimanendo limitata agli attuali assetti e priva di possibili sviluppi futuri, sia formulata nell'interesse degli studi e degli studenti e non di singoli docenti o di gruppi desiderosi soltanto di affermare il proprio ambito.

7.- Conclusioni. Pertanto propongo alla Facoltà una discussione su questi argomenti nelle opportune sedi quali i Consigli di Corso di studio, la Commissione per la didattica e il Consiglio di Facoltà, ben consapevole che i tempi di attuazione di un tale cambiamento non potranno essere immediati; ma sarebbe già un buon successo iniziare una attenta e approfondita discussione considerando che ai sensi del DM 270 abbiamo ancora qualche anno per raggiungere una formulazione definitiva dell'assetto egli studi.
Sono certo della Vostra piena collaborazione nell'interesse degli studenti, della Facoltà e della formazione.                                                                                                                            Il Preside prof. ing. Pier Paolo Diotallevi

 


Dal "vecchio" (ma ancora giovane)  al "nuovo" Direttore amministrativo

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Fabro Ines
già Direttore Amm.vo



Ringraziamento  alla Dr.ssa Ines FABBRO

Anche Lettera aperta del prof. G. Barbiroli alla Dr.ssa Ines Fabbro
e
Considerazioni del prof. G. Porzi sul passaggio al nuovo Direttore

    Per parte del nostro Foglio desideriamo ringraziare la Dr.ssa Ines Fabbro per il servizio (tutta un vita) reso, in piena dedizione, all'Alma Mater e a tutti noi: docenti, tecnici, amministrativi.
    Pur avendo criticato la gestione della Dr.ssa Fabbro, questo ringraziamento non è solo un atto dovuto. Siamo stati sempre consapevoli che la Dottoressa ha dovuto affrontare (non avendo più a monte un Governo centrale che paga a pié di lista) problemi difficili, anche impari perchè non sorretta da chi, invece, di parte docente, ha svolto in modo inadeguato il suo compito, forse perchè non all'altezza del proprio ruolo, o forse perchè non sorretto da buona salute (anzi in pessima salute, e a lungo).
   Ben altra gratificazione la Dottoressa aveva avuto nel periodo in cui aveva svolto quel compito, sotto la guida di un "fuori classe", nome con cui Lei stessa chiamò Fabio Roversi Monaco, in chiusura del mandato rettorale a Santa Lucia il 31 ottobre 2001, e di cui aveva dichiarato voler "requisire" la toga, per conservarla nelle mura del Rettorato.
    Ma ormai il tempo è passato, ed è stato opportuno dare un taglio a tutto, e ricominciare da capo con persone nuove.
   Poi la storia renderà giustizia a tutti, nel bene e nel male.
   E, c'è, poi, che "chi lascia eredità di affetti, avrà gioia successivamente" (parole di U. Foscolo, qui tradotte in positivo).       Se questo avverrà, lo potrà verificare Lei, per prima.    Nino Luciani
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Giancarlo Barbiroli*, Lettera alla Dr..ssa Ines Fabbro
Lettera aperta, inviata anche a tutti i Docenti

* Ordinario di merceologia, Già Preside della Facoltà di Economia, Univ. di Bologna

   Pregiatissima e Gentilissima Dottoressa Fabbro,
   il suo messaggio di saluto del 30 Settembre mi dà lo spunto per alcune considerazioni sull'azione che ciascuno svolge in una Università importante (o che dovrebbe esserlo) come la nostra, e quindi sui criteri di gestione.
   Sono sempre più convinto che, operando in un contesto così complesso e articolato (ma pubblico, non dobbiamo dimenticarlo), se le decisioni e le scelte non sono prese su basi razionali e oggettive, i risultati ottenuti non potranno che essere, o non, corrispondenti agli sforzi (e alle spese), oppure addirittura opposti a quelli che si dovrebbero ottenere per conseguire gli obiettivi propri (qualificazione e potenziamento della ricerca e della didattica).
   Non sto affermando niente di diverso da quanto ho proposto alla fine di marzo: è indispensabile "rifondare "l'Università su criteri razionali, verificabili e verificati, come quelli che conducono l'azione degli Atenei Europei ed extra Europei.
   Purtroppo il confronto mi dà e mi darà sempre più ragione, perchè noi siamo lontani anni luce da questa loro condizione rigorosa. Nei numerosi incontri avuti in Aprile e Maggio (durante il dibattito per le elezioni del nuovo rettore - N.D.R.) ho purtroppo riscontrato che tante realtà sono " a metà del guado", creando forti tensioni e preoccupazioni.
  Chi opera al loro interno considera che ciò dipenda dal fatto che le scelte non siano state effettuate con razionalità, quasi con una "navigazione a vista". E da queste condizioni difficili non si sa come uscire, creando ulteriori tensioni e preoccupazioni. Anche gli squilibri di risorse tra aree diverse, e tra aree scientifiche e attività di supporto creano irritazione e preoccupazione.
   Questa nostra realtà è ben nota negli Atenei internazionali rinomati che contano, e viene considerata "un grande gap istituzionale", tanto che, anzichè noi essere "fuori classifica" come Ateneo più vecchio del mondo e per le tante eccellenze scientifiche (c'è stato anche, il 9° Centenario di mezzo, e non è stato poco!!), veniamo collocati verso il 180° posto.
   Altre spiegazioni diverse ? Verrò considerato pessimista, ma, al di là degli opportunismi o delle ipocrisie, da anni a Bologna e dintorni è diffusa questa convinzione.
   Lei potrà obiettare: ma questa esigenza di rifondare l'Università su basi razionali non ha avuto successo numerico nelle elezioni rettorali, in maggio scorso.
   Lei sa la ragione: "le culture prevalenti" conducono in altre direzioni, però con un chiaro trend in discesa.
   Pazienza, così è se vi pare !
   Chissà che in un "rigurgito tardivo di autocoscienza e responsabilità" non mi si darà ragione, anche se per manifestarlo occorre un totale e diffuso "anticonformismo", che non vedo da tempo, nè all'orizzonte.
Con tanti auguri per le sue attività future.G. Barbiroli



Gianno Porzi*, Il Dottor Colpani, nuovo Direttore Amministrativo


*
Membro del CdA

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Gianni Porzi

   Forse è opportuno spendere qualche parola sulla complicata vicenda della nomina del nuovo Direttore Amministrativo del nostro Ateneo.
   Nella seduta del CdA del 10 novembre 2009 il Dr. Colpani, proposto dal MR, è stato nominato D.A.

   La delibera è stata assunta all’unanimità non solo sulla base del curriculum del Dr. Colpani, ma anche come atto di fiducia nei confronti del MR che in questo ultimo periodo si è fortemente impegnato nella ricerca di una persona competente e dinamica all’altezza dell’incarico importante, quanto gravoso, che dovrà ricoprire a partire dall’1/1/20010.
   Al Dr. Colpani, che mi auguro farà il massimo per ridare al nostro Ateneo quel prestigio che merita, vanno i più sinceri auguri di buon lavoro
   Si conclude così un lungo e travagliato iter iniziato più di un anno fa quando cioè il CdA decise, su proposta del Rettore (nonché del Direttore Amministrativo), una procedura di selezione, per individuare il nuovo D.A., assurda quanto inutile, tant’è che si concluse con un nulla di fatto.
   Ritengo valga la pena ricordare alcuni passaggi importanti di tale vicenda. Più di un anno fa il CdA autorizzò il Rettore ad emanare il bando per l’incarico di D.A., precisandone il profilo.

    Nella seduta del CdA del 17/3/2009 il Rettore, senza peraltro aver preventivamente informato i Consiglieri affinché potessero prendere una decisione consapevole e in piena coscienza (motivo per il quale il sottoscritto rifiutò di partecipare alla deliberazione abbandonando la seduta), propose, e il CdA approvò a maggioranza, la composizione della Commissione di esperti (da lui stesso presieduta) che avrebbe dovuto valutare i candidati.
    Inoltre veniva precisato che, al termine dell’iter istruttorio della Commissione, il nominativo da sottoporre all’approvazione del CdA sarebbe stato proposto dal Rettore in carica dopo aver "consultato" il Rettore neo eletto.
   Poiché il significato di "consultare" è quello di "sollecitare un consiglio, un parere", che non è quindi vincolante, il Rettore in carica aveva solo l’obbligo di sentire il "parere del Rettore neo eletto"; un parere non ritengo costituisca un vincolo, come invece si è tentato di farlo apparire.
   Al bando risposero ben 47 candidati che la Commissione valutò attraverso colloqui riservati solo a coloro che avevano superato una prima selezione basata sull’esame dei curricula.

   A conclusione della selezione operata dalla Commissione, il CdA era, ovviamente, in attesa di conoscere sia la rosa di candidati (quattro) ritenuti dalla Commissione idonei a ricoprire l’incarico di D.A., sia il nominativo del candidato proposto dal Rettore in carica, "sentito il parere" del Rettore neo eletto.
   In modo del tutto inaspettato, quanto incomprensibile, nella seduta del CdA del 24/7/09 il Rettore comunicò che il prof. Dionigi (Rettore neo eletto) aveva dichiarato di "non avere elementi sufficienti per discutere della rosa dei quattro autorevoli candidati selezionati dalla Commissione" e quindi il Rettore in carica dichiarò di non

essere in grado di proporre un candidato per l’approvazione da parte del CdA.
   In modo altrettanto sorprendente, il Rettore propose al CdA di prendere atto della dichiarazione del prof. Dionigi e di rinviare quindi la nomina del Direttore Amministrativo a dopo l’insediamento del nuovo Rettore affidando dal 1 ottobre, e fino al momento del conferimento dell’incarico, la funzione ad un Dirigente dell’Ateneo.
   Nonostante la posizione contraria assunta dal sottoscritto (e non solo), in quanto ritenevo che la procedura doveva essere correttamente conclusa con una proposta del Rettore, il CdA deliberò a maggioranza di rinviare la designazione del nuovo Direttore Amministrativo ad un momento successivo all’insediamento del nuovo Rettore.
    Ritengo che l’interruzione della procedura di nomina del nuovo D.A. non sia stata una decisione corretta perché :
- all’odg della seduta del 24/7 era prevista la "nomina del D.A." e quindi il Rettore in carica doveva proporre al CdA uno o più candidati della rosa selezionati dalla Commissione procedendo poi alla votazione;
- l’azione del CdA non può essere subordinata al parere di chi, pur essendo stato eletto, non è ancora in carica.
  In tal modo nella seduta del 24/7 il CdA, che è l’organo deputato a deliberare il conferimento dell’incarico di D.A., non è stato messo in condizione di poter prendere una decisione su un argomento previsto dall’odg.
    Infine ritengo non sia da escludere che nel non aver concluso l’iter di nomina del D.A. possa configurarsi un danno erariale dal momento che la procedura di selezione dei candidati, che non ha portato ad alcun risultato, ha comportato tuttavia un impegno economico per l’Ateneo (non va dimenticato infatti che tre Membri della Commissione venivano da fuori Bologna). Gianni Porzi  (Rappresentante del Governo nel CdA)

 

BOLOGNA. Il problema della nomina del nuovo direttore amministrativo.
Falla nel sistema di potere del rettore Calzolari, che  in questi anni
ha fatto le pentole , ma (questa volta) senza il coperchio.

fabro-ines.jpg (2864 byte)
Fabro Ines
Direttore Amm.vo

in uscita

Il Rettore-entrante aveva opposto (a Calzolari) di   "NON  AVERE    ELEMENTI SUFFICIENTI  PER  DISCUTERE  DELLA  ROSA   DI  4  AUTOREVOLI CANDIDATI,   PRESELEZIONATI   DALLA COMMISSIONE"

Ma è evidente che si tratta di una "risposta-non risposta",
che sta per : "Non è affar mio fare atti prima della presa di servizio"

Interim, al momento, alla Dr.ssa Giovanna F. Falsetti

VERSO UN "UOMO NUOVO" (come Direttore Amm.vo),
sulla testa del Consiglio di Amministrazione ?

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Ivano Dionigi
Rettore in entrata

Nino Luciani, "Attesa di vedere se il RETTORE ENTRANTE è "continuo" o "discontinuo",
rispetto a Calzolari "
 

1.- Traditore o novello Becket ? Risulta che, nella riunione del  24 luglio 2009, il CdA aveva bloccato il procedimento per la nomina del nuovo Direttore Ammiistrativo. Il motivo è che il Rettore-entrante (che "vox Populi, vox Dei" aveva indicato come particolarmente desiderato da Calzolari perchè presunto "continuo" alla sua politica), avrebbe opposto di  "non  avere   elementi  sufficienti  per  discutere  della  rosa  di  4  autorevoli candidati, preselezionati  dalla  commissione". Dunque:
- " ELEMENTI INSUFFICIENTI" sul dr. Bruno Quarta, pur se apprezzato da Calzolari su "Il Sole-24 ORE mentre era in corso la selezione e pur se Dirigente che Dionigi, da Membro della Commissione Ricerca scientifica, ha incontrato ripetutamente;
- " ELEMENTI INSUFFICIENTI" sulla Dr.ssa Francesca Bitetti, pur se con tre titoli a prova di bomba: Direttore Amministrativo di "Cà Foscari" e, prima, di Urbino; e, prima ancora, Dirigente dell'ufficio Controllo di gestione dell'Ateneo di Bologna, dove si era distinta per la ferrea mano e il senso delle istituzioni. In quel periodo Dionigi era stato Consigliere di Amministrazione per 6 anni.
  Siamo stati di fronte al classico "tradimento" dell'elettorato, a cui siamo usi in Italia, subito dopo le elezioni?
  O siamo stati di fronte al rinsavimento di Becket che, nominato Arcivescovo di Canterbury perchè "amico del Re", poi la sua coscienza gli ricorda che ... un "Vescovo è servo di Dio, prima che del Re" ?  

  E c'è una terza possibilità: che il Rettore-entrante abbia così ragionato con i suoi consiglieri: "Io non sono ancora in carica. Non è affare mio, giuridicamente, compiere atti prima della presa di servizio". (E' vox populi che in questo periodo egli abbia quasi completato la formazione della propria squadra). Dunque quella risposta va presa come una "risposta-non risposta", un modo per dare tempo al tempo.
  Questa terza interpretazione delle sue parole mi sembra quella corretta e, se così è, è stata anche una decisione di buon valore politico, pur se il problema di fare il coperchio alla pentola di Calzolari&Co. sarà solo rinviato al primo giorno della presa servizio.

2.- E Calzolari ?
La Commissione era stata costituita, in evidente conflitto di interesse tra Rettore e Ateneo. Infatti, pur essendo attese le elezioni di un nuovo rettore, quello in scadenza si era autoprosto per la presidenza della Commissione (e, proposto gli altri 4 membri), e ciò era divenuto definitivo perchè non contestato presso il TAR.
   Però non c'era una assoluta necessità di nominare un nuovo Direttore Amministrativo alla scadenza. Anzi spesso, nella Pubblica Amministrazione (e specie quando c'è un avvicendamento nelle cariche elettive), i nuovi contratti sono fatti dopo la scadenza, con proroga di quelli in essere.
   Pensare male è peccato, ma ci si prende quasi di sicuro se si pensa che il "potere in essere" (quelli eletti negli Organi lo scorso anno, e che rimarranno ancora a lungo) abbia tentato di rimanere in sella. Già ... perchè il Direttore amministrativo è la pedina fondamentale a cui attaccarsi per esautorare un rettore..., condizioni permettendo.
  Penso che il Rettore ne fosse cosciente, e non volendo eccedere (perchè, come Bruto, egli è un uomo onesto) aveva subordinato la quadratura del cerchio alla scelta finale, da parte del successore-eletto. Ma è evidente (soprattutto col senno di poi) l'estrema debolezza politica di questa decisione: quella di subordinare la sua applicazione ad "uno", estraneo alla decisione stessa, anche se la sua mancata adesione sarebbe irrilevante, se fosse davvero necessario e urgente provvedere per la Pubblica Amministrazione. Ma questa urgenza non c'è.
  Non se ne penta Calzolari: la logicità e la coerenza in politica sono rare in questo Paese, e nulla di buono si può costruire, se non si parte da esse.

3.- Le possibilità per il Rettore-entrante
. Quanto ipotizzato vale per adesso, ma non più dal 1 nov. 2009 , quando il nuovo Rettore prenderà servizio, e si ritroverà comunque sul tavolo le conclusioni della Commissione, anche perchè 4 candidati, (per di più "non classificati", tra  cui scegliere), sono tanti, e solo l'eccesso di personalismo può spiegare il rifiuto di tutti

CdA del 15 sett. 2009

G. Porzi*, Per la mancata nomina
del Direttore Amministrativo, è
ipotizzabile il reato di danno
erariale, a carico del CdA


* Rappresentante del Governo in CdA

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Gianni Porzi

  All'Università di Bologna si è venuta a creare una situazione grave per quanto concerne la procedura di nomina del nuovo Direttore Amministrativo, la cui attività è fondamentale per il governo dell'Ateneo.
   Dopo la decisione assunta dal CdA il 24 luglio u.s., su proposta dal Rettore Calzolari, di sospendere la procedura di nomina del Direttore Amministrativo (che dovrebbe prendere servizio dall'1/10/09) ritengo che si sia configurata una irregolarità dal punto di vista procedurale e un danno dal punto di vista sia organizzativo-gestionale dell'Ateneo che economico. Infatti, il 30/9/2008, il CdA autorizzò il Rettore ad emanare il bando per l'incarico di Direttore Amministrativo e il 17/3/2009, il CdA deliberò a maggioranza la composizione della Commissione, proposta dal Rettore e da lui stesso presieduta, che avrebbe dovuto valutare i candidati.

   Inoltre, veniva stabilito che al termine dell'iter istruttorio ad opera della Commissione, il nominativo da sottoporre all'approvazione del CdA sarebbe stato proposto dal Rettore in carica dopo aver "consultato" il Rettore neo eletto al fine di garantire quel necessario rapporto fiduciario tra Rettore e Direttore Amministrativo.
   Al bando risposero 47 candidati e la Commissione concluse i lavori ai primi di luglio individuando quattro candidati idonei a ricoprire l'incarico di Direttore Amministrativo. Ciò nonostante il Rettore nella seduta del CdA del 24 luglio, in cui riferì al CdA quanto dichiarato dal Rettore neo eletto, prof. Ivano Dionigi, (cioè di "non avere elementi sufficienti per discutere della rosa dei quattro candidati selezionati dalla Commissione"), comunicò di non essere in grado di proporre un candidato da sottoporre all'approvazione del CdA interrompendo così la procedura di nomina iniziata lo scorso anno con l'emanazione del bando di selezione.
    Pertanto, la nomina del nuovo Direttore Amministrativo è stata rinviata a dopo l'insediamento del nuovo Rettore (che avrà luogo l'1 novembre p.v.), il quale potrebbe non condividere la procedura messa in atto per la selezione e quindi le conclusioni della Commissione.
    In tal caso, ritengo si possa configurare un danno erariale poiché la procedura di selezione ha comportato un impegno economico per l'Ateneo.
    A tutto ciò si aggiunge un fatto grave, cioè la delegittimazione del CdA che in tutta la procedura ha avuto un ruolo marginale quando invece è il solo organo competente a deliberare l'attribuzione di incarichi dirigenziali.
    Sostanzialmente, il Rettore in carica ha subordinato l'azione del CdA alla non decisione del Rettore neo eletto (non ancora peraltro subentrato nella carica) bloccando così la procedura di nomina del nuovo Direttore Amministrativo, carica che dovrà pertanto essere affidata pro tempore ad un Dirigente dell'Ateneo poiché l'attuale Direttore cesserà dall'incarico il 30 set p.v. .
   A mio avviso il Rettore, sentito quanto dichiarato dal prof. Dionigi (come previsto dalla delibera del CdA del 30/9/2008), avrebbe dovuto proporre Lui stesso al CdA il nome di un candidato per l'incarico di Direttore Amministrativo, essendo l'organo deputato a deliberare la nomina.
   Quindi, non avendolo fatto, ritengo che il Rettore sia venuto meno ad un suo dovere.
    Nella seduta del CdA del 15 settembre, su proposta del Rettore che ha consultato il neo eletto Rettore, è stato affidato l'incarico di Direttore amministrativo per il bimestre ottobre-novembre alla Dott.ssa Falsetti che già ricopriva il ruolo di vice Direttore. Resta inspiegabile perché il nuovo Rettore non abbia ritenuto opportuno estendere l'incarico fino al 31 dicembre, cioè a bilancio preventivo approvato.
   Comunque, questa è stata la sua indicazione che il CdA ha rispettato.
   Alla Dott.ssa Falsetti vanno i più sentiti rallegramenti ed i migliori auguri di buon lavoro. Gianni Porzi

loro sulla base dell'affermazione: "non ho elementi sufficienti ...".
  Non vale nulla il giudizio di una regolare Commissione ? Qualche autorità di controllo potrebbe chiedere spiegazioni sulla delibera (di luglio), del CdA, di non procedere; e "qualcuno dei 4" potrebbe fare ricorso al TAR. In questi casi, la partita si ingarbuglierebbe enormemente.
  Nelle more di queste due eventualità, Dionigi potrebbe provare a chiudere gli occhi e nominare d'urgenza un direttore amministrativo di suo pieno gradimento, salvo ratifica del CdA. Questo è l'unico blitz possibile e, pur se con qualche rischio, è una soluzione ragionevole, in quanto si potrebbe sostenere che giuridicamente solo a lui spetta la scelta del suo primo collaboratore, a parte che la cosa è, forse, anche vitale per il successo del suo mandato.
   Soprattutto serve un Direttore consapevole che i problemi del bilancio e quelli didattici (e conseguentemente quelli amministrativi) vanno fatti marciare insieme, non in modo sfasato come ha fatto la (psicologa e politica) Fabbro. Fu la strada che portò  il Rettore  in piazza, a gridare la crisi del bilancio, magari facendo credere che il colpevole fosse il Governo ! (Ahimè, potremo perdonare questa cosa ?)
   Vediamo perchè Dionigi potrebbe nominarsi il direttore.
a) Il Rettore può compiere atti, propri del CdA, in caso di "necessità e indifferibile urgenza", salvo ratifica nella seduta successiva (art. 34, lettera i, dello Statuto).
  L'urgenza c'è, se è vero che il 1 nov. 2009 sarà senza il Direttore (a parte l'essere una urgenza creata dallo stesso Dionigi, mediante una "non decisione", che gli apre la via a giovarsene per esercitare "in spolitario" una scelta determinante e costosa). Ma c'è un'altra via di uscita, se si prescinde da ripensamenti di Calzolari e del CdA ?
  b) Nell'attuale Statuto, la nomina del Direttore Amm.vo NON SEMBRA più materia esclusiva del CdA. Infatti, l'art. 44 dello Statuto, dispone che "Le funzioni di dirigente sono attribuite dal Consiglio di Amministrazione, su proposta del Direttore Amministrativo". Il possibile scorporo  del Direttore Amministrativo, dai "dirigenti nominati dal CdA", è avvenuto con la modifica del precedente art. 44 (in vigore fino al 24/5/99), che disponeva: " Le funzioni di dirigente sono attribuite dal Consiglio di Amministrazione".
  Abbiamo parlato di "possibile scorporo", perchè l'interpretazione potrebbe anche essere un'altra: prima il cda nomina il direttore, poi su proposta di esso nomina gli altri dirigenti (la "squadra" del direttore amministrativo", che per legge ha il diritto/dovere di amministrare senza subire ingerenze dagli organi elettivi, cui spetta il "governo")
    Naturalmente si può anche sostenere che, attualmente, la scelta può essere fatta in autonomia dal  Rettore, salvo ratifica di routine del CdA.    Altri Atenei procedono in questo modo.

4.- Conclusioni. Da quanto avverrà avremo la prova del 9, circa la effettiva volontà di Ivano Dionigi di essere "continuo" o "discontinuo", e fors'anche circa la volontà di trovarsi (ex-post) votato alla unanimità, sia pure fuori sacco. NL

 

 


Carla Faralli

Ateneo di Bologna - Tasse studentesche 2009-10

L'Ateneo di nuovo in tensione per forzare, contra legem,
i contributi studenteschi, per stare all'altra legge che vieta
di sforare il 90% del FFO per le spese di personale


Gianni Porzi

Questo fatto (comune alla metà degli Atenei, ma zitto zitto il Ministro Tremonti)
mostra che sono maturi i tempi per la liberalizzazione  dei contributi studenteschi,
e per una legge sul diritto allo studio, che carichi sullo Stato il relativo finanziamento

             Leggiamo nel mini-rapporto di Carla Faralli ai Colleghi della sua Mailing List:
            "A parte l'incremento dell'1,5% pari al tasso di inflazione programmata ai sensi del D.M. 27/2/09,
             le principali novità riguardano:
- la riformulazione delle fasce sulla base non soltanto dei requisiti di reddito ma anche di merito;
- l'attribuzione agli studenti particolarmente meritevoli (media del 28), indipendentemente dal reddito, di uno sgravio del contributo pari al 10%;
- eliminazione della riduzione del contributo del 15% per tutti i fuori corso;
- diminuzione dall'80 al 60% del contributo previsto per il percorso lungo." CF

                  Proviamo a guardare più a fondo ... il mini-rapporto   

a)  l'aumento non è recupero di inflazione di cui al DM 27.2.09 (vedi sotto), invece relativo solo alla "tassa minima";
b)  l'Amministrazione non ha segnalato lo sforamento della quota del FFO (vedi CONSUNTIVI e  D.P.R. 25.7.97, n. 306)
c)  altra anomalia ci fu qualche mese fa, con il divenuto famoso "tesoretto" (vedi sotto l'articolo di G. Porzi);
c)  non emergono elementi di confronto con gli Atenei, qui intorno, ai quali Bologna cede non pochi studenti, da anni.
CONSUNTIVI (a prezzi correnti) - I contributi studenteschi collegati col FFO - Fondo di Finanziamento statale Ordinario
CHIAVE

2006

2007

2008

2009
previsioni

F.E.1.01+ F.E.1.02 Contributi studenteschi (escluso post laurea)

97.701.476,47

97.635.669,97

102.538.885,83*

106.310.893,64


F.E.1.05.01
FFO-Fondo statale per funzionamento ordinario


389.335.072,00


389.071.741,00


402.427.423,00


388.076.069,70


Rapporto Contributi studenteschi/FFO


25,09%


25,09%


25,50%*


27,4%

* Al netto del  presunto "tesoretto" (€ 24.341.368,60 ), incassato, a dicembre 2008, di rate del 2009.

Nino Luciani, A parte le "curiosità" locali, nel by-passare le spinosità della legge, penso che il finanziamento del diritto allo studio dovrebbe diventare un compito dello Stato, con borse di studio e bonus-università, direttamente elargite agli studenti.

1.-  Lo Stato, con le leggi dello scorso anno, ha punito le università che sforavano, per spese di personale, il 90% del FFO. Ma poi ... tuttora fingeva di non vedere le università che, per "non sforare" detto 90%, sforavano il 20% del FFO, per i contributi studenteschi. Più sotto è riportata la legge relativa.
  C'è una aggravante: lo Stato vuole che le università, in applicazione del diritto allo studio, applichino favoriscano gli studenti "bisognosi e meritevoli", ma gravando il minor gettito su tutti gli altri studenti.

  Lo Stato si decida: se le università sono aziende (come di fatto le tratta), il finanziamento del diritto allo studio è un poblema statale.
   Non è buona regola che le università, alle prese col pareggio dei bilanci, debbano applicare regole "sociali". La più odiosa, nel nostro caso, è che le università siano obbligate ad abbassare il monte contributi studenteschi, se lo Stato abbassa il FFO, vero essendo che il primo deve stare al secondo, non superando il tetto del 20%.
   E', invece, buona regola che gli interventi "sociali", a favore di date categorie di cittadini siano finanziati dallo Stato col gettito fiscale sulla collettività intera, in base a capacità contributiva, non su specifici gruppi di cittadini (gli "altri" studenti, nel nostro caso).
  
2.-  A mio parere, lo Stato dovrebbe liberalizzare i contributi studenteschi (sia pur con un tetto, che secondo la tradizione della scienza delle finanze dovrebbe essere il 30% della spesa corrente).
  Al tempo stesso dovrebbe assumere su se stesso, direttamente, l'applicazione del diritto allo studio, e che potrebbe essere:
1) borse di studio ai bisognosi e meritevoli;
b) bonus-università, ai singoli studenti, liberi di spenderli, per la laurea triennale, nelle università, al loro scelta;
c) quote aggiuntive del FFO, a tempo determinato (10 anni ?) per le università regionali delle aree depresse.In questo modo si eviterebbe di congestionare le università già mature, a danno dei residenti, e si limiterebbero i costi  di trasporto e residenza degli studenti delle aree depresse per recarsi in quelle mature. NL
Gianni Porzi*, Ancora sul "tesoretto" relativo al consuntivo 2008, perchè questione di metodo ....

* Rappresentante del Governo in Consiglio di Amministrazione

  A proposito delle osservazioni del Collega Luciani, su Universitas", relative al Bilancio consuntivo 2008, ho colto tra le righe una sorta di "appunto" ai membri del CdA che non avrebbero individuato alcune criticità nel conto consuntivo. Ed è su questo che vorrei fare alcune precisazioni, dal momento che il tanto sbandierato "tesoretto" è ormai chiaro a tutti che è quasi interamente dovuto ad un anticipo di cassa, cioè al fatto che un consistente numero di studenti ha optato per il versamento della quota annuale di contribuzione in un'unica rata, entro la scadenza prevista per la prima rata, potendo così usufruire dello sconto di 31 Euro sul contributo totale.
    Ciò che invece vorrei mettere in evidenza è la difficoltà da parte dei membri del CdA a valutare attentamente il bilancio consuntivo (faccio notare che si tratta di oltre 240 pagine, tabelle incluse) per il poco tempo a disposizione. Infatti, gli Uffici, a fronte delle richieste ricevute da alcuni Consiglieri di poter disporre del conto consuntivo con un congruo anticipo, solo mercoledì 29 aprile alle ore 8,43 hanno comunicato via e-mail che il materiale era disponibile on line.
   Se si tiene presente che venerdì 1 maggio era festivo e che il CdA ha avuto luogo martedì 5 maggio, è evidente che il tempo a disposizione per un'attenta lettura e valutazione è stato alquanto limitato, considerando anche il fatto che ben pochi Consiglieri sono esperti in materia e quindi devono ricorrere a Colleghi competenti se vogliono espletare al meglio il proprio compito.
   Vorrei inoltre sottolineare che :
   a) il Collegio dei Revisori dei Conti (la cui relazione ci è stata consegnata la mattina stessa del 5 maggio) si era riunito il 24 aprile per l'esame del bilancio consuntivo;
   b) il bilancio inviato ai Revisori dei conti è definitivo e non può quindi essere modificato;
   c) il Senato Accademico aveva esaminato tale pratica il 28 aprile. Pertanto, non si capisce perché all'Organo che deve approvare (e non esprimere un semplice parere come la Giunta e il Senato) il conto consuntivo non sia stata data la possibilità di prendere visione del materiale con un congruo anticipo, ad esempio almeno il giorno stesso in cui fu trasmesso al Collegio revisori dei conti, cioè il 24 aprile.
   Ritengo un tale comportamento inaccettabile e infatti sia io che il prof. Bruno Barbiroli lo abbiamo stigmatizzato ed abbiamo invitato con fermezza gli Uffici e i Vertici dell'Ateneo a che ciò non abbia più a ripetersi. Gianni Porzi

Decreto Ministeriale 27 febbraio 2009

Aggiornamento dell'importo della Tassa minima di iscrizione universitaria per l'a.a. 2009/10

--------------------------------------------------------------------------------

DECRETA:

Art. 1

L'importo della tassa minima di iscrizione alle Università, determinato per l'anno accademico 2008/2009 in € 181,44 (centottantuno/44), è aumentato dell'1,5 per cento in relazione al Tasso di inflazione programmato per il 2009, ed è pertanto determinato per l'anno accademico 2009/2010 in € 184,16 ( centottantaquattro/16).

Roma, 27 febbraio 2009 IL MINISTRO

Decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio 1997, n. 306 - Regolamento recante disciplina in materia di Contributi Universitari

Articolo 1 (Definizioni)

1. Ai sensi del presente regolamento si intendono:
a) per studenti, gli iscritti ai corsi universitari attivati per il rilascio dei titoli di cui alla legge 19 novembre 1990, n. 341, articoli 1, lettere a) b) c) e 7;
b) per università o ateneo, le università e gli istituti di istruzione universitaria o di grado universitario statali;
c) per Ministero, il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica;
d) per contribuzione per studente, la somma dell'importo della tassa di iscrizione e dei contributi universitari di cui all'articolo 2 per singolo studente;
e) per contribuzione studentesca, l'ammontare complessivo della contribuzione a carico degli studenti di ogni università comprensiva, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 20, comma 8, lettera c), legge 15 marzo 1997, n. 59, del gettito della tassa di iscrizione e dei contributi universitari, calcolato per il complesso degli studenti dell'ateneo, come accertato nel bilancio consuntivo del medesimo.

Articolo 2 (Contribuzione studentesca)

1. Gli studenti contribuiscono alla copertura del costo dei servizi offerti dalle università mediante il pagamento, a favore delle medesime, dei contributi universitari e della tassa di iscrizione di Lire 300.000, di cui all'articolo 5, comma 14, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, importo rideterminato e soggetto, a partire dall'anno accademico 1995-96, a rivalutazione annuale per effetto, rispettivamente, dell'articolo 3, comma 19 , lettera b), ultimo periodo, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 e dell'articolo 5, comma 19, della predetta legge n. 537.
2. I contributi universitari sono determinati autonomamente dalle università in relazione ad obiettivi di adeguamento della didattica e dei servizi per gli studenti, nonchè sulla base della specificità del percorso formativo

Articolo 3 (Criteri per la determinazione dei contributi universitari per i corsi di diploma e di laurea)
1. Le università graduano l'importo dei contributi universitari per i corsi di diploma e di laurea secondo criteri di equità e solidarietà, in relazione alle condizioni economiche dell'iscritto, utilizzando metodologie adeguate a garantire un'effettiva progressività, anche allo scopo di tutelare gli studenti di più disagiata condizione economica, valutata secondo quanto previsto dai commi 2 e 3.

2. La valutazione della condizione economica degli iscritti ai corsi di cui al comma 1 è effettuata sulla base della natura e dell'ammontare del reddito e del patrimonio, nonché dell'ampiezza del nucleo familiare.

3. Ai fini della graduazione di cui al comma 1 e della relativa valutazione delle condizioni economiche degli iscritti, le disposizioni di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, emanato ai sensi dell'articolo 4, legge 2 dicembre 1991, n. 390, in ordine alla determinazione di un nucleo familiare convenzionale e di appositi indicatori delle condizioni economiche e patrimoniali, sono vincolanti per le Università dall'anno accademico 1998-1999.

4. Gli esoneri totali e parziali dalle tasse e dai contributi di cui al presente articolo, disposti dalle università, sono disciplinati dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 3.

Articolo 4 (Contributi universitari per le scuole di specializzazione)
1. Le università determinano autonomamente i contributi universitari per le scuole di specializzazione.
2. Le università determinano autonomamente la disciplina degli esoneri totali e parziali dal pagamento della tassa di iscrizione e dei contributi universitari di cui al presente articolo, con particolare attenzione per i capaci e meritevoli privi di mezzi, in possesso dei requisiti per l'accesso alle borse di studio concesse dalle regioni ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all'articolo 4, legge 2 dicembre 1991, n. 390. 3. Il gettito della tassa di iscrizione e dei contributi universitari per i corsi di studio di cui al comma 1, attivati dalle università, non è preso in considerazione ai fini della determinazione della contribuzione studentesca in ordine alle disposizioni di cui all'articolo 5.

Articolo 5 (Limiti della contribuzione studentesca)
1. ... La contribuzione studentesca non può eccedere il 20 per cento dell'importo del finanziamento ordinario annuale dello Stato, a valere sul fondo di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a) e comma 3, della legge 24 dicembre 1993, n. 537.

2. Per le università per le quali nell'esercizio finanziario 1996 la contribuzione studentesca abbia ecceduto il valore percentuale determinato ai sensi del comma 1, il predetto valore non può superare negli anni 1997 e 1998 quello determinatosi nel medesimo esercizio 1996.

3. Per le università per le quali nell'esercizio finanziario 1996 la contribuzione studentesca risulti inferiore al valore percentuale determinato ai sensi del comma 1, il predetto valore può essere incrementato esclusivamente con gradualità.

4. Le università comunicano annualmente al Ministero, entro il 31 maggio, il gettito della contribuzione studentesca accertato nel bilancio consuntivo dell'anno precedente, il numero di studenti esonerati totalmente o parzialmente dalla tassa di iscrizione e dai contributi universitari nell'anno accademico in corso, la distribuzione degli studenti per classi d'importo nel predetto anno, gli eventuali scostamenti verificatisi con riferimento ai valori percentuali di cui ai commi 1 e 2, nonchè le misure conseguentemente adottate per il rispetto dei limiti di cui ai predetti commi.

 


Ateneo di Bologna - Bilancio consuntivo 2008

Tab. 1
CONSUNTIVO 2008
a prezzi correnti

2006

2007
Previsioni assestate
al 15 nov. 2007

2007
Consuntivo

2008

Entrate totali 779.623.560,47 895.856.892,53 757.980.938,99 874.547.310,36
Spese totali 799.389.905,07 980.627.831,70 759.561.547,03 850.205.941,76
Saldo -19.766.344,60 -84.770.939,17 -1.580.608,04 +24.341.368,60