Convegno a Bologna sul cattolicesimo politico: per la riforma dei partiti in Italia. Sul finanziamento pubblico e una magistratura speciale per i partiti..
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Nino Luciani

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Luciani, La possibile BASE POLITICA
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Prof. Mauro Fabrizio, " Se esaminiamo la disputa fra Galileo e gli inquisitori solo sul piano scientifico, bisogna partire dall’osservazione che le motivazioni che hanno.portato al caso Ga.

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ASDU - COMUNICATO
IN COLLEGAMENTO DA REMOTO, VIA ZOOM, IL 27 OTTOBRE 2022

     Il 27 ottobre 2022 ha avuto luogo (in collegamento da remoto, via ZOOM) la riunione annuale dei soci, aperta a tutti i docenti in quiescenza.
     Il prof. Gualtiero Calboli (esperto di grammatica greca e latina, di letteratura latina e di retorica greca e romana, di lingue indo-europee, linguistica indo-germanistica e moderna,  Terenzio, Catone, Aristotele, Cicerone, Orazio, Virgilio, Tacito, Pinio il giovane) ha informato i presenti su una sua ricerca su Ammiano Marcellino, storico del IV sec.
     AMMIANO ( alto Ufficiale, dei servizi speciali dell'Impero romano) compì imprese difficili, pericolose, di grande rilevanza, grande Ufficiale che avrebbe potuto diventare Imperatore  come il suo pari-grado Valentiniano I.

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ltiero Calboli

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.Gualtiero Calboli , AMMIANO MARCELLINO ( IV d.C.)

 



*  Il prof. G. Calboli è professore emerito della Università di Bologna (anche socio fondatore dell'ASDU)
Già prodessore ordinario di Lingua e Letteratura latina.

Gualtiero Calboli

PUBBLICAZIONI DI GUALTIERO CALBOLI.

Calboli G., Le declamazioni tra retorica, diritto, letteratura e logica, in: Papers on Rhetoric VIII, Declamation, ROMA, Herder, 2007, pp. 29 - 56 (Papers on Rhetoric) [capitolo di libro]
Calboli G., L'eros nelle declamazioni latine (una pozione di contro-amore), «RILUNE», 2007, 7, pp. 1 - 25 [articolo]
Calboli G., Lettera Prefatoria di Gualtiero Calboli al Lettore, in: ILARIA TORZI, Cum ratione mutatio, Procedimenti stilistici e grammatica semantica, ROMA, Herder, 2007, pp. ix - xi (Papers on Rhetoric, Monographs) [capitolo di libro]
Calboli G., "Encore une fois sur les Tablettes de Murécine", Latin vulgaire-Latin tardif VII. Actes du VIIème Colloque international sur le latin vulgaire et tardif, Séville, 2-6 septembre 2003 (editées par C. Arias Abellán), Universidad de Sevilla, pp. 155-168, in: Latin Vulgaire-Latin tardif VII, SEVILLA, Universidad de Sevilla, 2006, VII, pp. 155 - 168 (atti di: VII congrès sur le latin vulgaire et tardif, Sevilla, 2-6 sett. 2003) [Contributo in Atti di convegno]
Calboli G., Il Latino nella Facoltà di Magistero, in: Da Magistero a Scienze della formazione, Cinquant'anni di una Facoltà innovativa dell'Ateneo bolognese, BOLOGNA, Clueb, 2006, pp. 521 - 528 [capitolo di libro]
Calboli G., In ricordo di: Elio Pasoli, in: Da Magistero a Scienze della formazione, Cinquant'anni di una Facoltà innovativa dell'Ateneo bolognese, BOLOGNA, Clueb, 2006, pp. 549 - 552 [capitolo di libro]
G.Calboli, "L'emploi de la proposition relative dans les textes juridiques latins", in: Latin et langues techniques, PARIS, Presses de l'Université de Paris-Sorbonne (PUPS), 2006, pp. 233 - 250 (Lingua Latina) [capitolo di libro]
Calboli G., “Quelques remarques sur la langue de la Mulomedicina Chironis”, in: La médicine vétérinaire antique, Actes du colloque international de Brest, 9-11 septembre 2004, Presses universitaires de Rennes, RENNES, Presses universitaires de Rennes, 2006, pp. 209 - 224 (atti di: La médicine vétérinaire antique, Colloque international de Brest, 9-11 septembre 2004, Brest, 9-11 septembre) [Contributo in Atti di convegno]
Calboli G., Recensione a: Recensione a: Nicola Hoemke, Gesetzt den Fall, ein Geist erscheint. Komposition und Motivik der ps.-quintilianischen Declamationes maiores X, XIV und XV, Heidelberg, Winter 2002., «GNOMON», 2006, 78, 2006, pp. 507 - 514 [recensione]
Calboli G., "The Metaphor after Aristotle", in: Influences on Peripatetic Rhetoric, LEIDEN, E.J.Brill, 2006, pp. 123 - 150 [capitolo di libro]
G. Calboli, “Démonstration et exemple”, in: , 2005, 69, pp. 59 - 71 (atti di: La démonstration, congresso a cui hanno partecipati studiosi francesi, italiani, tedeschi, belgi, olandesi, inglesi, spagnoli. Tutte le relazioni hanno dato luogo a una discussione approfondita., Toulouse, novembre 2004) [Contributo in Atti di convegno]
CALBOLI G., "Enrichment and Simplification in Latin Syntax (the Development of the Optative and the Subjunctive)", in: CALBOLI G., "Latina Lingua", Proceedings of the Twelfth International Colloquium on Latin Linguistics, ROMA, Herder, 2005, pp. 509 - 519 (Papers on Grammar) [capitolo di libro]
Calboli G., "Horace et la comédie romaine (à propos de 'carm.' 4,7,19-20)", «ARCTOS», 2005, 39, pp. 25 - 41 [articolo]
CALBOLI G., "La composition avec le préfixe privatif 'in-' chez Horace et le poètes de son temps", in: MOUSSY; C., Lingua Latina, La composition et la préverbation en latin, PARIS, PUPS (Presses de l'Université de Paris-Sorbonne), 2005, pp. 71 - 87 (Lingua Latina, Recherches linguistiques du Centre Alfred Ernout) [capitolo di libro]
CALBOLI G., La metafora tra Aristotele e Cicerone, e oltre, in: ANNA MARIA LORUSSO, Metafora e Conoscenza, MILANO, Bompiani, 2005, pp. 87 - 118 [capitolo di libro]

LA STORIA DI AMMIANO MARCELLINO


ABSTRACT

Ammiano Marcellino nacque ad Antiochia verso il 332 e finì la sua vita a Roma, alla fine del IV sec., non conosciamo la sua data di morte. Di una famiglia abbiente (ingenuus chiama se stesso in 19,8,6) militò in un corpo di élite, fu protector domesticus, e prese parte attiva ad avvenimenti importanti: accompagnò con nove compagni (tribuni e protectores domestici) Ursicino a Colonia, dove proditoriamente eliminarono l’usurpatore  Silvano, eletto Imperatore dai soldati delle Gallie, partecipò da assediato e specialista di balestre, catapulte e scorpiones (l’artiglieria del tempo) alla difesa della città di Amida, investita dai Persiani di Shiapur II, partecipò alla spedizione condotta contro la Persia dall’imperatore Giuliano, assistette alla sua uccisione da parte di un ausiliario della cavalleria Romnana, Arabo cristiano. Si ritirò a Roma, dove finì la sua Storia (Rerum Gestarum libri). Questa Storia era in 31 libri, uno di più dei libri di Tacito (16 Annales e 14 Historiae). In essa Ammianò narrò gli avvenimenti dall’impero di Nerva (96 d.C.) alla battaglia di Adrianopoli (378 d.C.) in cui i Romani furono sconfitti dai Visigoti e morì l’Imperatore d’Oriente Valente in una casa incendiata dai Goti. A noi sono giunti solo i libri dal quattordici al 31, nei quali ha raccontato gli avvenimenti   dei 25 anni da lui vissuti (353-378), quindi gli anni degli Imperatori Costanzo II (Imp. ass,), Giuliano (Imp. ass.), Valentiniano I (imp.d’Occ.), Valente (Imp.d’Or.), Valentiniano II, Graziano (Imp.d’Occ.). Sono andati perduti i primi tredici libri, contenenti la narrazione di circa 250 anni. I 18 libri a noi giunti sono stati tramandati in 16 manoscritti, tutti derivati dal codice membranaceo  di Fulda, ora Vat.Lat.1873, in scrittura carolina del IX sec. . Fu portato in Italia   da Poggio Bracciolini nel  1417, è andato  invce perduto  il suo padre  o fratello membranaceo  di Hersfeld, coetaneo del Fuldensis, in uso fino al 1533 in quanto impiegato nell’ed. di Sigismondo Gelen di tale anno. Se ne sono trovate 6 paginette (Fragmenta Marburgensia, conservati ora a Kassel) nelle rilegature di libri di conti. Nei 18 libri rimasti Ammiano narra in una lingua abbastanza ricercata fornita di clausole per lo più accentuative la storia autobiografica delle sue azioni militari, tutte  le vicende concernenti l’Impero Romano,  interne e pure esterne,  se riguardanti l’Impero, come le pagine (31,2-3) dedicate agli Unni e agli Halani, che spinsero con le armi i Greuthungi (Ostrogoti), i quali a loro volta spinsero i Thervingi (Visigoti) dentro i confini dell’Impero Romano. L’Imperatore Valente concesse ai Visigoti nel 376 di entrare nella Tracia, ma il Conte della Tracia Lupicinus non diede ai Visigoti le vettovaglie pattuite, costrinse i Goti a vendere i figli e le figlie per non morire di fame e li indusse a prendere le armi. Ai Goti si unirono schiavi e minatori Romani e ebbero luogo devastazioni e aggressioni da parte di questo esercito di disperati ed esasperati. Intervenne l’esercito imperiale condotto da Valente e fu la battaglia, disastrosa per i Romani, di Hadrianopolis. Ammiano mette   chiaramente in luce la corruzione della burocrazia Romana e la sua colpevole e incosciente avidità. L’opera si chiude con una sphragis finale nella quale Ammiano ricorda con modestia di essere stato un soldato e Greco e invita a scrivere la storia con uno stile alto ed elevato più del suo, che però è uno stile molto ricercato con frequenti riferimenti ai grandi della letteratura e storia Romana, in particolare al grande oratore Marco Tullio Cicerone.
 

AMMIANO MARCELLINO

In questa breve descrizione è mia intenzione presentare molto succintamente la figura dello storico del IV sec. Ammiano Marcellino, senza scendere in approfondimenti scientifici di ricerca, ma,sostanzialmente per sollecitare la curiosità degli ascoltatori.

Il nome, Ammianus Marcellinus, lo ricaviamo dallo stresso codice Fuldensis, oggi Vaticano 1873, che, ad es., nell’intestazione del libro secondo, cart.15v, porta l’intestazione:   Ammiani Marcellini  Rerum Gestarum Explicit Liber XIIII Incipit Liber XV Feliciter, e ci dà, così, il nome dell’Autore e il titolo dell’opera: Rerum Gestarum Libri. Dovevano essere 31, libri, uno di più dell’opera di Tacito, 16 degli Annales e 14 delle Historiae. I libri di Ammiano cominciavano dalla fine dell’opera di Taciti, il 14° delle Historiae, a noi non pervenuto, quindi dall’impero di Nerva (96 d.C.) fino agli avvenimenti immediatamente successivi alla battaglia di Adrianopoli, 378 d.C., in cui l’esercito Romano fu sconfitto dai Visigoti, rafforzati da contingenti di Ostrogoti, di Alani e di Unni, e trovò la morte l’imperatore Romano Valente, dinasta dell’Impero d’Oriente, che non aveva voluto attendere l’esercito delle Gallie, guidato da suo nipote Graziano, Imperatore d’Occidente. Valente attaccò, quindi, la carrago, cioè i Visigoti raccolti con i loro carri disposti a cerchio, ma i Visigoti, rinforzati da contingent di Ostrogoti e di cavallieri Alani e Unni, respinsero l’attacco Romano con grande strage reciproca. L’Imperatore Valente si rifugiò in una casa che, incendiata dai Goti, ne causò la morte, era il 9 agosto 378. Poi i Goti, vincitori, cercarono di prendere Adrianopoli e Costatinopoli, ma furono ricacciati. Di questa opera in 31 libri, a noi sono giunti solo i libri dal 14 al 31, dove sono narrati i fatti dal 354 al 378. Ammiano chiude la sua opera con una sphragis improntata a modestia, ma che ci fornisce un paio di informazioni preziose: “Haec ut miles quondam et Graecus a pricipatu Caesaris  Nervae exorsus ad usque Valentis interitum, pro virium explicavi mensura, opus veritatem professum numquam, ut arbitror,  sciens silentio ausus corrumpere vel mendacio” ‘Questi avvenimenti io ho spiegato nella misura delle mie forze, io che, un tempo soldato e Greco, ho cominciato dalla storia dell’Imperatore Nerva (96 d.C.) fino alla morte di Valente (378), senza mai osare di corrompere un’opera composta in professione di verità con il silenzio, pur sapendo, o con la menzogna’. “Scribant  reliqua potiores aetate doctrinisque florentes. Quos id, si libuerit, adgressuros,  procudere linguas ad maiores moneo stilos”. I fatti restanti scrivano autori migliori, nel fiore dell’età e di  grande cultura. Costoro, se affronteranno ciò, io li esorto a foggiare la loro lingua a uno stile più elevato’. Quindi professione di modestia, ma informazioni preziose: Ammiano, quando conclude la sua opera, è già un vecchio soldato, di origine Greca, racconta i fatti tutti, come sono avvenuti, almeno per quello che sa, e ha imparato che, anche per raccontare gli avvenimenti storici, ci vuole grande cultura e una lingua di stile elevato. Ammiano era nato in una città Greca, Antiochia, verso il 332, l’anno in cui nacque l’Imperatore Giuliano, il suo ideale d’imperatore. Ammiano veniva, si è argumentato con buona probabilità, da una famiglia di ‘curiales’, quelli che governavano le città dell’Impero. Giuliano si era mostrato severo nel non concedere esenzioni dagli obblighi dei curiali, anche se uno ne aveva diritto per gli anni di servizio militare prestato (22,9,12). Che senbra il caso di Ammiano. Egli fu infatti protector domesticus (protector divini lateris Augusti), quindi ufficiale superior di un corpo speciale, da distinguere dai candidati, la guardia del corpo dell’Imperatore.

Il testo di Ammiano, nei 18 libri rimasti dal 14 al 31 è stato tramandato da 16 manoscritti, di varie mani, tutti, però, derivati dal codice Fuldensis che Poggio Bracciolini nel 1417 portò da Fulda, dopo averlo acquistato o sottratto all’abate di Fulda. L’altro codice che conteneva il testo di Ammiano era un codice di Hersfeld, padre o fratello del Fuldensis. Ma l’Hersfeldensis è andato distrutto e se ne sono trovati 6 frammenti in rilegature di libri di conti: i Fragmenta Marburgensia, conservati a Kassel. Ma il codice Hersfeldensis è stato usato da Sigismondo Gelen nella sua edizione, edita a Basel nella stamperia di Hieronymus Frobenius nel 1533. Infatti dopo l’editio princeps di Angelo Sabino, Roma 1474 sono seguite altre edizioni, fino alla Teubneriana di V.Garthausen, Lipsia 1873, e l’edizione Berlinese, presso Weidmann di Carl Upson Clark del 1910-1915. Dopo l’ed. fondamentale del Clark sono venute altre edizioni critiche, la Teubneriana di Wolfang Seyfarth 1978, la francese di Galletier, Fontaine e Sabbah nell’Ed. Belles Letttres e quella Italiana di Giovanni Viansino presso Mondadori, 2008, in due volumi, con Introduzione su Ammiano in generale, testo latino, commento e  trad. Italiana. La consiglio a chi voglia meglio conoscere questo autore. Prima di passare alle notizie sulla Storia, ancora un paio di notizie sulla tradizione manoscritta: già il Clark nel suo studio sulla “Textual Tradition of Ammianus Marcellinus” del 1904 aveva indicato come padre del Fuldensis e dell’Hersfeldensis un codice in scrittura insulare (Scottica), copiato, però, in Germania a Fulda, dove si usavano anche scritture delle isole Inglesi. L’altra notizia da non trascurare è il fatto che Rita Cappelletto, una studiosa troppo presto scomparsa, aveva dimostrato che si trovano trace di un’altra tradizione manoscritta oltre quella del Fuldensis e dei suoi derivati, una tradizione risalente all’Hersfeldensis. Ora presenterò alcuni avvenimenti autobiografici, per far conoscere un poco la figura di Ammiano e perché negli avvenimenti autobiografici è naturale che lo storico abbia avuto a disposizione dati più numerosi e sicuri che in altri avvenimenti.

Il libro 14 delle Res Gestae di Ammiano comincia con gli avvenimeni del 353/4, con l’Impero di Costanzo II il quale si è già liberato dei due fratelli, che alla morte del padre, Costantino nel 337, avevano ereditato parte dell’Impero. Per la verità alla morte di Costantino, si verificarono varie uccisioni, di Dalmazio e Annibaliano ad opera di Costanzo II, che comunque al libro 14 di Ammiano troviamo unico imperatore, dopo la terribile battaglia di Mursia fra Costanzo II e Magnenzio (351 d.C.), una battaglia che  aveva provocato la morte di quasi 54.000 soldati, esaurendo le reserve dell’Impero. Ma proprio quel Franco, Silvano, che, passando prima di Mursia con i suoi corazzieri a cavallo da Magnenzio a Costanzo, aveva favorito il relativo successo di Costanzo II a Mursia, fece nascere, non per sua colpa, una nuova preoccupazione all’Imperatore. E con questo andiamo subito a vedere l’Ammianus protector domesticus nelle pagine stesse dello storico.  Abbiamo visto sopra nella sphragis di tutta l’opera che Ammiano dice di non aver mai violato consciamente la verità storica.

Vedremo ora come tenne fede a questo suo programma. Racconta dunque Ammiano (15,5,1-31) che Silvano, il più elevato di grado (magister peditum) fra gli ufficiali delle Gallie, ricevuto l’ordine da Costanzo di porre rimedio alle scorribande dei barbari nelle Gallie, si dava da fare efficacemente, destando ovviamente invidie fra I funzionari imperiali ivi stanziati. Un tale Dinamio, intendente delle salmerie dell’Imperatore, chiese a Silvano una lettera di presentazione ai suoi amici e, avuta la lettera, cancellò con una spugna lo scritto di Silvano, conservando solo la firma (cioè l’intestazione). Poi Dinamio, d’accordo con Lampadio, prefetto del pretorio nelle Gallie, Eusebio, comes del patrimonio privato di Costanzo, Edesio, archivista della cancelleria imperial, cancellato lo scritto di Silvano, lo sostituirono con un altro, dove Silvano pregava, con espressioni ambigue (verbis obliquis) di essere appoggiato a divenire Augusto. Lampadio lo presentò in segreto a Costanzo II, sempre sospettoso contro possibili usurpatori. La cosa fu portata nel Consistorium impriale e si cominciò a perseguitare gli amici di Silvano a cui egli nella lettera fraudolenta di Dinamio e soci si rivolgeva. Subito il franco Malaricus, comandante degli stranieri (i barbari che militavano nell’esercito romano) intervene per dimostrare l’innocenza di Silvano e la sua disponibilità a venire a discolparsi, ma invano. Anzi per suggerimento di Arbizione, egli stesso comandante in capo e rivale di Silvano, fu mandato in Gallia (- Germania) con lo scopo di richiamare a Milano Silvano e chiarire il caso, Apodemio, un tristo personaggio (“eterno e pericoloso nemico di tutte le persone perbene”, inimicus bonorum omnium diuturnus et gravis), che, invece di eseguire il suo compito non incontrò neppure Silvano e lo trattò come uno già condannato. A questo punto il malvagio Dinamio inviò un’altra lettera falsa a nome di Silvano e Malarico al tribuno sovrintendente della fabbrica d’armi di Cremona sollecitando la consegna del materiale che stavano segretamente preparando. Il tribuno cadde dalle nuvole, scrisse a Malarico pregandolo di chiarire che cosa voleva. Malarico con la collaborazione dei Franchi, numerosi a palazzo, fece convocare il Concistorio, Florenzio capo della cancelleria imperial (magister officiorum), esaminando bene la prima lettera scoprì la scrittura sottostante e gli autori del falso furono inquisiti, ma solo Eusebio confessò [come vedete non vi risparmio i particolari, per mostrare come Ammiano è stato preciso e ricco di dettagli]. Nel frattempo Silvano si trovava a Colonia (Agrippina) e assisteva all’opera volta a screditarlo di Arbizione. Quindi Silvano pensò di rivolgersi ai suoi Franchi, ma dissuaso dal tribuno Lainogaiso, non trovò di meglio che farsi proclamare Imperatore dal suo esercito (11 agosto 355). Costanzo, come colpito da un fulmine, convocò il Concistorio e si decise di mandare da Silvano Ursicino, il comandante di Ammiano stesso, che portasse a Silvano, come se non si sapesse che era stato nominato Imperatore, una lettera molto onorifica (honorificis scriptis) in cui lo si invitava ad accogliere come successore Ursicino e a ritornare a Milano col precedente grado. Ursicino, ottenuto che lo accompagnassero dieci fra tribuni e protectores domestici (fra i quali c’era anche Ammiano, inter quos ego quoque eram, 15,5,22), partì per Colonia. Arrivati che furono dopo un velocissimo viaggio, Ursicino (probabilmente di origine Germanica egli pure) fu accolto con simpatia, entrò in una certa dimestichezza con Silvano, e riuscì a corrompere con molto denaro un gruppo di Bracchiati e Cornuti, i quali di buon mattino il 7 sett. 355 massacrarono le guardie (caesis custodibus) e uccisero Silvano. Ammiano ricorda anche che i cortigiani (i burocrati) di Costanzo si erano fissato come secondo scopo, se Ursicino non fosse riuscito a eliminare Silvano, di togliere di mezzo lo stesso Ursicino (15,5,19).

Questo è il primo fatto d’arme narrato autobiograficamente da Ammiano, fatto molto importante, ma non particolarmente onorifico e Ammiano non ha esitato a indicare come innocente e travolto da una rete di imbrogli Silvano: Ammiano ha riportato tutto senza cercare in una colpa di Silvano una giustificazione alla azione di Ursicino e sua. Ci ha narrato questi fatti con assoluto rispetto della verità. E ha messo in luce, indirettamente, come farà nel raccontare i procesi di Antiochia, organizzati da Palladio (29,2,1-3,9), dove tanti innocenti furono massacrati dalla burocrazia di Valente, imperatore d’Oriente, una verità importante: l’Impero Romano d’Occidente non fu travolto dai Barbari, ma fu sostituito da un serie di regni barbarici (Franchi, Burgundi, Anglo-Sassoni, Visigoti, Ostrogoti, Suevi e Vandali) in cui i cittadini dell’Impero preferirono di vivere, liberi dalle vessazioni fiscali e giudiziarie, che l’Impero militare, creato dai Giulio-Claudi e sempre peggiorato dopo la parentesi dei Flavi, aveva incessantemente creato. Ovviamente alla vittoria degli stati barbarici servì indirettamente questo, perché chi faceva la storia nel mondo Romano erano gli Imperatori e i soldati, non più i semplici cittadini e poco anche i semplici senatori. Ma non ci fu una consistente opposizine di popolo ai così detti barbari, anzi.  Stentiamo nella complessità degli avvenimenti storici a renderci pienamente conto di questi fatti. Anche per questo dobbiamo conoscere questa storiografia. Ora, per completare il mio quadro, ricorderò altri tre o quattro episodi dell’attività di Ammiano come miles, episodi narrati da lui stesso.

Nel libro XVIII, capp. 8 e 9, è il 359, Ursicino e Ammiano sono in Mesopotamia, mentre i Persiani l’attaccano. Comandante supremo è stato scelto un certo Sabiniano, uomo insignificante (18,6,7), un Cristiano che si cura dei martiri e, forse per commando superiore, cerca di evitare ogni scontro coi Persiani. Ammiano lo disprezza ed egli stesso racconta di essere stato incaricato di portare in salvo a Nisibi un bambino, di nobile famiglia, sfuggito ai suoi in fuga. Al ritorno da Nisibi, Ammiano viene intercettato da un contingente di cavalieri Persiani, fugge sul suo veloce cavallo (iumenti agilitate, 18,6,13) inseguito dai Persiani, vede  i suoi  lontano fermi e fa loro segno che I Persiani lo inseguono facendo roteare sopra la testa l’estremità del mantello (porrecto extentius brachio, et summitatibus sagi contortis elatius, 18,6,13). Intanto si fa notte, ma col plenilunio, e riescono a sviare I Persiani legando una lampada sulla sella di un cavallo e prendendo loro una strada opposta. A questo punto trovano un soldato Romano che nato in Gallia era passato ai Persiani per sfuggire a una punizione e faceva da esploratore ai Persiani. Lo eliminano e raggiungono Amida. Qui giungono notizie che l’esercito Persiano è in movimento.  Ammiano riceve l’ordine  di trovare notizie più precise e per questo si reca dal satrapo Persiano della Corduene, Gioviniano, che aveva conosciuto, quando Gioviniano era stato ostaggio in Siria e aveva sviluppato simpatia per il vivere Romano. Ammiano accompagnato da un fidatissimo centurione arriva da Gioviniano e questi li fa accompagnare da una sua guida fidata a una postazione rocciosa da cui possono vedere molto bene l’esercito Persiano. Dopo due giorni vedono nella pianura avanzare l’esercito Persiano e il re Shiapur II, riconoscibile per la veste rutilante, e parte del suo seguito, Gumbrate il re dei Chioniti e il re degli Albani (il regno di Persia era un regno feudale). Passano l’Anzaba, quel canale che collegava il Tigri con l’Eufrate. Ammiano ritorna fra i suoi e porta la notizia delle mosse di Shiapur II, in modo che la popolazione Romana possa ritirarsi nei luoghi più protetti e si faccia terra bruciata dove passeranno i Persiani (18,6,17-7,11). Poi Ursicino e Ammiano si trovano di fronte a un numeroso contingente Persiano. Ursicino con alcuni, portati da cavalli veloci, si allontanano, Ammiano invece, combattendo, va verso Amida, dove si stanno dirigendo anche molti Persiani. In una grande calca durante la notte restano davanti a una porta chiusa della città, mentre dall’alto delle mura le balestre Romane tempestano dei loro terribili dardi l’inizio della calca per colpire i Persiani: eravamo tanto fitti, scrive Ammiano (18,8,12), che un soldato davanti a me, con la testa spaccata da un gran colpo di spada, non riusciva a cadere. Poi, dopo essere rimasto disperatamente attaccato alle mura di Amida, Ammiano riesce ad entrare per una porticina (tandem per posticam ingressus,18,8,13).

Così Ammiano partecipa come difensore (aveva circa 27 anni) all’assedio di Amida, investita direttamente dal re dei Persiani, Shiapur II. Qui Ammiano mette in luce la sua conoscenza delle macchine da guerra del tempo in due occasioni: c’era una torre sporgente su una parte delle mura, attraverso la quale gli abitanti riuscivano, calandosi per le rocce, a raccogliere le acque del fiume (Tigri). Qui settanta arceri reali Persiani, guidati da un traditore, riescono a salire su una torre nella città e all’alba cominciano a colpire gli assediati con le loro frecce, mentre Shiapur attaccava dall’esterno. Qui Ammiano e gli altri spostano cinque balestre leggere dalle mura e cominciano con esse a trafiggere gli arceri Persiani sulla torre. In breve li annientano e riportano le macchine sulle mura (19,5,6-7). Il secondo episodio si verifica alcuni giorni dopo: i Persiani avevano costruito torri di legno alte e fornite di arceri e machine da lancio. I Romani, anche qui con la presenza esperta di Ammiano, spostano contro le torri quattro scorpioni. Quando al mattino i Persiani attaccano con le torri e gli elefanti, le pietre rotonde lanciate con grande forza dagli scorpioni distruggono le torri. Ma Amida comunque cade, perché un pezzo delle mura, ancora sopra elevato per contrastare la crescita della rampa degli assedianti, collassa. Allora Ammiano si nasconde in abstrusa quadam parte oppidi e nella notte insieme a due compagni esce dalla città per una porticciola non controllata (postica per quam  nihil seruabatur). Conducono una lunga e veloce marcia, hanno la fortuna di trovare un cavallo che aiuta soprattutto Ammiano, non abituato a quelle lunghe marce (ut insuetus ingenuus, 19,8,6) e giungono  finalmente ad Antiochia, la città di Ammiano (Antiochiam revisimus insperati, 19,8,12).

Qui Ammiano avrebbe potuto fermarsi, ma Giuliano, il nuovo imperatore, molto stimato da Ammiano, che lo considerava il miglior imperatore dei suoi tempi, aveva abolito il diritto che i curiali coperti alle spalle da un consistente servizio militare non dovessero più essere costretti alle dispendiose partecipazioni alle spese cittadine. Questo sembra proprio il caso dello stesso Ammiano: 22,9,12 ita illud amarum et notabile fuit [nel comportamento dell’Imperatore Giuliano], quod aegre sub eo a curialibus quisquam adpetitus, licet priuilegiis et stipendiorum numero et originis penitus alienae firmitudine communitus, ius obtinebat aequissimum, adeo ut plerique territi emercarentur molestias, pretiis clandestini). Probabilmente Ammiano era esentato dagli obblighi curiali di contribuire alle spese cittadine di Antiochia da entrambe le condizioni, il grande numero di stipendia militari , come protector domesticus, e l’origine non antiochena della famiglia. Molto probabilmente questo lo costrinse a prendere parte suo malgrado alla spedizione contro la Persia condotta da Giuliano e, forse, lo indusse poi a tenersi lontano da Antiochia con lunghi viaggi e infine a porre la sua ultima dimora a Roma. Riprese quindi le armi e raggiunse per nave la spedizione di Giuliano contro la Persia. E’ infatti da 23,4,7 che Ammiano sviluppa il suo racconto di quella spedizione con la 1a persona pl. Profecti exinde Zaithan uenimus locum.

 L’atto finale di questa tragedia è l’uccisione di Giuliano che Ammiano racconta con una certa confusion, una confusione che avvolge un po’ tutti gli avvenimenti successive a quella uccisione, ivi compresa la trasmissione dell’Impero a una nullità di nome Gioviano, protector domesticus come Ammiano, ma Cristiano, il quale, per paura di Procopio, lasciato con una parte dell’esercito al nord dallo stesso Giuliano col compito, esplicito assegnatogli da Giuliano di prendere il potere, se Giuliano stesso fosse morto, non fa nulla. Gioviano, il nuovo Imperatore, aveva quindi bisogno di conservare quell’esercito che lo aveva elevato al soglio imperiale e aveva bisogno di prendere tempo. Lo prese facendo una pace vergognosa coi Persiani e cedendo ai Persiani cinque provincie Romane e anche la città di Nisibi, i cui abitanti volevano fare resistenza loro stessi contro il re di Persia, e tradì anche Arsace, il re di Armenia, abbandonato dai Romani a Shiapur II. Ammiano scriveva sotto l’impero di Teodosio, Imperatore Cristiano, molto attento a difendere la sua religione, è lecito supporre che stesse attento a non lanciare accuse contro i Cristiani. Ammiano racconta, dunque, che i Persiani attaccarono la retroguardia Romana, ancora intenta a mettersi in marcia, provocandone un certo sbandamento, e Giuliano intervenne subito qua concitus clade, oblitus loricae, scuto inter tumultum abrepto, properans ultimis ferre suppetias, reuocatur alio metu (25,3,3) “spinto da questo sbandamento, dimenticando la corazza, preso in fretta lo scudo nella confusion, mentre si affrettava a portare aiuto alla retroguardia, viene richiamato da un altro pericolo”, e il pericolo era che Persiani attaccavano anche gli antesignanos, l’avanguardia da cui si era allontanato, unde discesserat, e, mentre Giuliano si lancia, sine respecto periculi sui, a fronteggiare l’attacco, anche al centro si sviluppa un attacco persiano con l’appoggio degli elefanti: questo provoca un furibondo lancio di dardi e legni da parte romana e mentre l’Imperatore vola da un pericolo all’altro gli armati alla leggera Romani intervengono e  una pioggia di frecce e giavellotti vengono lanciati contro i Persiani. Giuliano cerca di spingere i suoi, mentre i candidati, la sua guardia del corpo, si muovono disordinatamente e (incertum) subita equestris hasta cute brachii eius praestricta,  costis perfossis, haesit in ima iecoris fibra (5,3,6), fu colpito da una lancia della cavalleria che sfiorandogli il braccio gli si piantò nella parte bassa del fegato.  La medicina di quel tempo non fu in grado di curare la ferita e Giuliano, nella notte morì dopo un intrattenimento filosofico che fa pensare al modello della morte di Socrate. Giovanni Viansino 2008, p.302, nota 8, riporta le varie notizie, di Libanio, che in or.18,272-275 (anno 368, cinque anni dopo) accusa un soldato Cristiano saraceno, un Taieno, e il padre della Chiesa Gregorio Nazianzeno (or.5,13) nel suo odio fanatico contro Giuliano accredita questa versione e dichiara ‘salvezza del mondo’ l’uccisione di Giuliano, l’Imperatore che voleva ritornare al Paganesimo. Effettivamente Giovanni Crisostomo e, ancora più, Gregorio di Nazianza (Greg. or. 4, 31; Joh. Chrys. De S. Babyla 14) mostrano un odio fanatico contro Giuliano, e questo si può anche comprendere in un momento in cui la nuova religione era scossa nel profondo dalla due soluzioni della questione Cristologica, quella Ariana e quella Atanasiana, presente nel simbolo Niceno, mentre lo stesso Costantino negli ultimi anni si avvicinò ad Ario e Ariani furono su figlio Costanzo II e Valente, ma anche l’Imperatrice Giustina. Comunque nella vicenda che costò la vita a Giuliano si devono aggiungere altri tre particolari: (1) i nomi Gioviano e Giuliano si prestavano ad equivoci, tanto è vero che quelli dell’avanguardia Romana, sentendo dopo la designazione tumultuosa il nome Gioviano, lo scambiarono per Giuliano, credettero che Giuliano si fosse ripreso dalla ferita (25,5,6) e piansero quando videro lo spilungone Gioviano, (2) Ammiano presenta i Persiani come intenti ad accusare i Romani di essere ‘uccisori di un eccellente imperatore’ (lectissimi principis peremptores, 25,6,6), perché avevano appreso da transfughi Romani che Giuliano era stato ucciso da un dardo romano (Iulianum telo cecidisse Romano), (3) i Romani stessi si affrettarono a sbarazzarsi di lì a pochi mesi di Gioviano, che aveva ceduto tante provincie e città dell’Impero ai Persiani, per assicurare il suo posto di Imperatore, e che forse sapeva troppe cose, con l’ossido di carbonio sprigionato da numerosi bracieri posti nella sua stanza, inumidita da una fresca pittura di calce (25,10,13). In sostanza la narrazione di Ammiano è caratterizzata da grande prudenza, pur facendo capire che Giuliano era stato ucciso proditoria- mente dai Romani, che Gioviano, sostanzialmente un suo parigrado, era stato eletto in modo poco chiaro e fu presto eliminato. Personalmente io credo, ma è ipotesi personale, che Giuliano sia perito in seguito a una congiura di cristiani in cui aveva la sua parte anche Gioviano. Che anche Shiapur II, che trasse i maggiori frutti da quanto avvenne, potrebbe essere stato implicato e abbia lanciato a tal fine i tre attacchi a cui Giuliano tentò di tenere testa, senza la sua lorica, che forse gli era stata nascosta; prese quindi il suo scudo, non ‘uno scudo’ qualsiasi come traduce Viansino, ma non gli bastò. In realtà Giuliano, se anche tornò, ufficialmente, al vecchio paganesimo, era orientato verso la filosofia neoplatonica. Per ritrovare il neoplatonismo bisognerà aspettare Marsilio Ficino, 12 secoli dopo. Poi Ammiano cessò la sua attività militare. Rimase lontano dalla sua Antiochia, dove i curiali, volevano ricondurlo ai suoi obblighi, viaggiò e si trasferì a Roma, la città uictura dum erunt homines Roma (14,6,3) oppure (26,1,14) uictura cum saeculis Roma.

Ovviamente Ammiano non è solo storia autobiografica, ma è comunque storia condotta con lo scrupolo e i dettagli che abbiamo visto all’opera in questi racconti. La bibliografia su Ammiano e la sua opera è molto nutrita, sono alcune centinaia di libri e articoli. La recente bibiografia di   Fred W.Jenkins, Ammianus Marcellinus, An Annotated Bibliography, 1474 to the Present, Brill, Leiden-Boston 2017, presenta in 665 pagine tutto il materiale sviluppato.  Il 1474 è la data in cui fu pubblicata a Roma l’editio Princeps, curata da Angelus Sabinus, per i tipi di Georgius Sachsel e Bartholomaeus Golsch.   Gli avvenimenti del IV sec. sono stati riferiti da numerosi altri storici, giunti a noi integri (o quasi) o in frammenti: così Oribasio, il medico di Giuliano, che ricaviamo dal frammentario Eunapio, storico greco di quei tempi, come Greco fu   Zosimo, storico del V sec., edito con un eccellente commento da François Paschoud, in vari volumi. Altri stoici sono stati Aurelio Vittore (storico Latino, Liber de Caesaribus da Augusto a Costanzo II),  Socrate (greco di Costantinopoli, nato 380 vissuto al tempo di Teodosio II), Sozomeno (anch’egli vissuto a Costantinopoli sotto Teodosio II), Zonara (anch’egli storico bizantino, ma del XII sec.).

Se ora mi chiedete, come usa ora, un libro per avere tutto Ammiano in latino e italiano, vi indicherei l’edizione che già sopra ho citato di Giovanni Viansino: Ammiano Marcellino, Storie, 2 Voll., Milano, Mondadori 2008.

                                                                                 GUALTIERO CALBOLI

ELEMENTI BIBLIOGRAFICI

1 - De Jonge, Pieter, 1953. Philological and Historical Commentary on Ammianus Marcellinus XV, 6.13, Groningen, Djakarta.
2 - Philological and Historical Commentary on Ammianus Marcellinus XVI, Groningen, Bouma's Boekhuis n.v.Publishers, 1972.
3 - Hugo Michael, De Ammiani Marcellini studiis Ciceronianis, Diss. Inauguralis, Breslau, W. Th. Korn 1874.
4 - J.den Boeft, Jan den, Daniël den Hengst, and Hans Carel Teitler, Philological and Historical Commentary on Ammianus Marcellinus XXVIII, Leiden-Boston, Brill 2011.
5 - Fred. W. Jenkins, Ammianus Marcellinus, An Annotated Bibliography, 1474 to the Present, Leiden Boston, Brill
6 - Giovanni Viansino, Ammianus Marcellinus, Storie, 2 Voll., Milano, Mondadori 2008.
7 - Brill di Leiden è l'editore moderno di Ammiano, a cui, però, manca ancora una edizione critica. Gliela stiamo facendo con un contratto io e il mio allievo, Ramón Gutiérrez González, dell'Università di Almeria.

 

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IN INTERNET, VIA ZOOM, IL 29 GIUGNO 2022

Nota. 1.- Nel quadro dei consueti incontri dell'ASDU, la prof.ssa L.BRUNORI ha intrattenuto  i Colleghi (e non solo) sulla "città ideale", secondo la sua visione, intesa nel senso della convivenza. (Diversa dalle città ideali, degli utopisti e dei grandi urbanisti).
2.- Il Presidente dell'Associazione Luciani ha ricordato come l' Associazione abbia compiuto i 7 anni, e  sia accolta sul Portale dell'Ateneo, come si può ben constatare: https://www.unibo.it/it/ateneo/chi-siamo/associazione-scientifica-docenti-universitari-asdu .
ASDU accoglie i professori in quiescenza, ne vuole favorire il proseguimento (da esterno) dei rapporti scientifici con l'Alma Mater, alimentando intrattenimenti su studi e ricerche.
Ha ottimi rapporti con l'Associazione dei professori emeriti e con l' Accademia delle Scienze.
3.- L' accesso all' ASDU è assolutamente libero, e basta solo fare la domanda. Questa proprietà dell'accesso solo per volontà e attaccamento è molto importante, e basti ricordare (per contro)  le crisi cicliche nelle ammissioni all'Emeritato (che dovrebbero essere per merito scientifico, ma di fatto anche per merito di potere), vale dire casi di candidati all’Emeritato, dapprima bocciati e poi nominati, o avversati con motivazioni non relative agli studi, come la concorrenza alle cariche accademiche.

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Luisa Brunori


LUISA BRUNORI , La città ideale, Editore Franco Angeli

 

* La prof.ssa Luisa Brunori è stata Ordinario presso l'Alma Mater, Presidente della Group Analytic Society International, Presidente dell'Osservatorio Internazionale per la Microfinanza (MIO), Fondatrice della Associazione Win-Win. Nell'incontro del 29 giugno ha illustrato il suo libro "La città ideale".

RELAZIONE DELLA PROF.SSA LUISA BRUNORI

1.- Il neoliberismo, nel quale siamo collocati attualmente ci pone, con gli altri esseri umani, in una relazione di tipo rivalitario, esprimibile con l'espressione di John Nash "win-lose" e "lose-win".
Ma una relazione di questo genere è basata sull'inimicizia e non può che indurre a tornare alla formula "hobbesiana", anziché tener conto dei bisogni che le ricerche più avanzate della psicologia e delle neuroscienze sui "neuroni specchio" - e non solo - ci hanno mostrato essere alla base della salute mentale e del buon funzionamento psichico e sociale.
  Come valorizzare il bisogno di reciprocità ? Come fare a conciliare un modello economico che ci organizza relazioni di inimicizia con una necessità fondativa dell'essere umano di scambio collaborativo ?
  A sostegno di tale questione, l'autrice porta esempi di esperienze nate in Bangladesh (realizzate dal Premio Nobel per la Pace 2006 Muhammad Yunus) e diffuse in tutto il mondo.
  Con tali esperienze, dimostra come sia possibile coniugare una "regola della casa" che tenga conto, allo stesso tempo, di me, di noi e di loro in un intreccio relazionale virtuoso di convivenza win-win. Una reazione tipica è quella di archiviare idee di questo tipo nella categoria dei pensieri utopici.
  Ma è proprio questa la sfida: cercare di trasformare un profondo desiderio di umana convivenza, in una speranza che qualcosa si possa realizzare.

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Alla ACCADEMIA DELLE SCIENZE

Nota. Nel quadro dei consueti incontri, il giorno 8 ottobre 2019, alla Accademia delle Scienze, il prof. Mauro Fabrizio ha intrattenuto  i Colleghi ( presente il prof. W. Tega, socio ASDU e Presidente della Accademia), su GALILEO GALILEI, il noto fisico, astronomo, filosofo, matematico e accademico italiano, considerato il padre della scienza moderna, e che era incappato in una storia di presunto conflitto tra fede e scienza, nel Tribunale della Inquisizione della Chiesa Cattolica.
Ma (come ci racconta il fisico matematico Mauro Fabrizio) il contenzioso si svolse in modo molto più souple di quanto i teatri hanno enfatizzato, anzi fu lui a cercare la Chiesa, e non all'incontrario.

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Valter TEGA ...

Il Presidenzialismo alla prova.

 

Dal suo libro: “Une philosophie pour la République”, ed. Kimé, Paris. 
Per la relaziione completa, si può scaricare la registrazione della conferenza: https://we.tl/t-0I2Yj0nNay
 

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* Professore Emerito, Docente di Storia e Filosofia
Valter Tega. Il Presidenzialismo alla prova.

Le imminenti elezioni del Presidente della Repubblica Francese
1.- Le recenti elezioni del presidente della Repubblica Francese hanno rivestito una notevole importanza in questo momento di forte instabilità europea e mondiale.
La Francia è un punto nodale per le politiche europee e un riferimento importante per quelle planetarie. Il confronto interno è molto serrato e viene dopo una fase nella quale la Francia ha subito gli attacchi del terrorismo e ha dovuto fare i conti con una contestazione popolare serrata e difficile come gilets jaunes.

2.- Anche questo paese, dove ha profonde radici storiche che non possiamo non ricordare, la democrazia repubblicana vive una stagione attraversata da difficoltà economiche, sociali e politiche. Tutte le soluzioni risultano possibili e anche questa volta sarà il ballottaggio a decidere un confronto politico che vede però in secondo piano, o addirittura assenti, le forze politiche che hanno caratterizzato la repubblica presidenziale fino all'elezione di Holland.

3.- La crisi o addirittura il tramonto di questi 'corpi intermedi' ha contribuito a rendere più debole la vita democratica e il ruolo delle rappresentanza a partire da quella parlamentare. Al di là del risultato di queste elezioni così importanti, la Francia dovrà aprire una riflessione sulla ricomposizione del suo tessuto democratico e popolare e sul suo assetto istituzionale. Considerata la sua storia e la sua collocazione, anche questa non è una questione che può essere ristretta alla sua dimensione nazionale.

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I professori a cena, tra allegria e cose seriose

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Il prof. Pier Luigi PAPINI *
riferisce su "USO e ABUSO della MATEMATICA
"

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Nell'incontro, è stato evocato il fatto che alcune Università, come quelle di Padova e Trento,
riconoscono al professore  in quiescenza, che continua lo studio, il titolo di Professore Senior

 

  * Professore Ordinario di Complementi Di Analisi Matematica Ed Elementi Di Calcolo Delle Probabilità

1.- La matematica, in passato, si evolveva in buona parte per cercare di risolvere problemi della fisica: è questa la scienza che meglio si può descrivere in termini matematici, visto che i fenomeni fisici sono ripetibili: nel senso che essi, da analoghe condizioni iniziali,  si evolvono nella stessa maniera anche se avvengono il luoghi e tempi diversi.
Senz'altro il rapido progresso dei mezzi di calcolo ha reso meglio controllabili i movimenti di razzi e satelliti, più efficiente il controllo del traffico aereo (e ferroviario).....
Per molte altre scienze le cose vanno diversamente.
In campo ingegneristico e trasportistico, nonostante l'evoluzione della matematica, spesso sono ancora più credibili i risultati della sperimentazione, che quelli forniti da modelli ed equazioni difficilissimi da trattare.  Ad esempio, nello studio di incidenti ferroviari, profonde analisi hanno dato risultati non del tutto affidabili data l'instabilità di equazioni basate sui troppi parametri.

2.- Consideriamo la meteorologia:  l'evoluzione del tempo dipende da molti parametri, difficilmente stimabili in generale. Un conto è occuparsi del tempo in America, dove ad esempio nelle "grandi pianure" i venti non cambiano troppo velocità e direzione. Altro è considerare il tempo in un paese come il nostro: le masse d'aria, passando  Alpi, Appennini, mare.....,  possono cambiare direzione; si creano turbolenze magari limitate a piccole zone.....  Troppi sono i parametri in gioco per controllare l'evoluzione del tempo: anche se le potenze di calcolo oggi disponibili hanno molto migliorato le previsioni a breve termine.

3.- In economia, a poco serve la matematica.... Quanti bravi matematici sono diventati ricchi giocando in borsa?!  Solo chi ha notizie "riservate" dovrebbe giocare in borsa... Eppure importanti giornali (come MF) riportano giornalmente decine di grafici, leggendo i quali (e studiando parametri chiamati \alpha, \beta ecc.) si dovrebbero prevedere l'andamento della borsa e delle singole azioni.

4.- Ancora meno facile è fare previsioni in campo biologico. Molto difficile è costruire un campione sufficientemente ampio ed omogeneo, mentre diverse sono le reazioni di organismi diversi, anche se sottoposti a cure simili. Per questo i suggerimenti che talora vengono forniti sull'uso di questo o quel cibo, sono spesso soggetti a revisione. Per questo spesso solo in seguito ci si rende conto della nocività di certi farmaci. Per questo tuttora non siamo sicuri dell'innocuità dei vaccini, poco conosciamo i rischi connessi a onde, campi elettromagnetici ecc. Dunque, qual'è oggi l'importanza e l'utilità della matematica?
Ricordiamoci che i matematici "di punta" si dedicano allo studio di problemi prestigiosi e complicati (ipotesi di Riemann, Teorema di Fermat...), ma..... spesso poco "utili".

5. Astronomia. Fra i recenti"successi" della matematica, possiamo citare:
L'aver permesso ad astronauti di giungere fino alla Luna (ma sarà vero ?!);  ad oggetti terrestri di giungere su Marte. Ma queste missioni, al di là del loro valore di scoperta, sono davvero utili per l'umanità?
La barca Alinghi, sulla base di calcoli suggeriti da Quarteroni (matematico di Milano), vinse la sfida dell'American Cup.
Gli studi legati al riconoscimento di immagini hanno molto aiutato la polizia nelle indagini.
Anche POS, l'uso dei codici a barre..... non sarebbero stati possibili senza la matematica.
Ma nei casi precedenti, più che la matematica in sè, è stato l'ausilio del calcolo a dare una mano decisiva.
Una cosa importante in cui anche qualche teorema non banale (ma di facile comprensione) ha aperto la strada al suo sviluppo, è la TAC, importante strumento di indagine clinica.

6. ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA STATISTICA
Da alcuni anni vanno di moda i sondaggi, gli exit poll ecc.  Ma mentre all'inizio essi parevano funzionare bene, ultimamente le cose vanno spesso diversamente.
I motivi sono diversi. Intanto, non sempre la gente vuole rispondere in modo sincero. Poi i risultati sono "manipolabili" nel senso che le risposte possono dipendere dalla forma in cui sono poste. Infine i campioni debbono essere sufficientemente ampli e rappresentativi (occorre effettuare bene il piano degli esperimenti). Ad esempio, i risultati che Mentana ci propone sul TG7 il lunedì, pare siano basati su un campione di soli 1000 soggetti (il che darebbe una "forbice" assai ampia).
Strani parametri vengono considerati. che significa il "sentimento" su come vanno le cose?  E l'indice di fiducia dei consumatori ?!
Anche il PIL è qualcosa di molto labile: intanto, è un indice "totale", per cui cresce di più dove la popolazione cresce maggiormente.   Poi, visto che il PIL cresce se ci sono molti incidenti stradali, se si usano maggiormente i condizionatori o si consuma più benzina...,   dobbiamo considerare la crescita dello stesso come un segno di buona salute di un paese?! Pensiamo ai risultati assurdi cui il prof. Ponti è giunto con la sua analisi costi-benefici sulla TAV Torino-Lione.
In ogni caso, si sa che le previsioni sull'andamento del PIL vengono comunicati e variati in continuazione, da parte di vari organismi (BCE, ISTAL, S&P....): forse servono soprattutto a favorire o penalizzare i vari paesi.

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NUOVO INCONTRO alla ACCADEMIA DELLE SCIENZE

Nota. Nel quadro dei consueti incontri, il giorno 8 ottobre 2019, alla Accademia delle Scienze, il prof. Mauro Fabrizio ha intrattenuto  i Colleghi ( presente il prof. W. Tega, socio ASDU e Presidente della Accademia), su GALILEO GALILEI, il noto fisico, astronomo, filosofo, matematico e accademico italiano, considerato il padre della scienza moderna, e che era incappato in una storia di presunto conflitto tra fede e scienza, nel Tribunale della Inquisizione della Chiesa Cattolica.
Ma (come ci racconta il fisico matematico Mauro Fabrizio) il contenzioso si svolse in modo molto più souple di quanto i teatri hanno enfatizzato, anzi fu lui a cercare la Chiesa, e non all'incontrario.

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Mauro FABRIZIO*, GALILEO ...
E NON SOLO GALILEO

…. Ma Galileo aveva ragione ?

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Mauro Fabrizio

* Professore Emerito, Docente di Fisica Matematica, Scuola di Ingegneria ed Architettura Bologna
Mauro FABRIZIO,  GALILEO ... E NON SOLO GALILEO

1.- Se esaminiamo la disputa fra Galileo e gli inquisitori solo sul piano scientifico, bisogna partire dall’osservazione che le motivazioni che hanno portato al caso Galileo sono da trovare nella richiesta di Galileo quest’ ultimo che la Chiesa dovesse ammettere, che riguardo al moto del Sole: 
" le sacre scritture contenevano 
…. molte proposizioni le quali, quanto al nudo senso delle parole, hanno aspetto diverso dal vero” per cui era necessario  “che i saggi espositori produchino i veri sensi, e n'additino le ragioni particolari per che siano sotto cotali parole stati profferiti. Stante, dunque, che la Scrittura in molti luoghi è non solamente capace, ma necessariamente bisognosa d'esposizioni diverse dall'apparente significato delle parole, mi par che nelle dispute naturali ella dovrebbe esser riserbata nell'ultimo luogo
…… ed essendo, di più, convenuto nelle Scritture, per accomodarsi all'intendimento dell'universale, dir molte cose diverse, in aspetto e quanto al significato delle parole, dal vero assoluto 
…...che le Scritture, ben che dettate dallo Spirito Santo, per l'addotte cagioni ammettono in molti luoghi esposizioni lontane dal suono letterale 
….. o bisogna alterar il senso delle parole, e dire che quando la Scrittura dice che Iddio fermò il Sole, voleva dire che fermò 'l primo mobile, ma che, per accomodarsi alla capacità di quei che sono a fatica idonei a intender il nascere e 'l tramontar del Sole, ella dicesse al contrario di quel che avrebbe detto parlando a uomini sensati
." 

2.- Mi sono limitato a riportare solo le frasi più significative della lettera di Galileo a Benedetto Castelli, ma espressioni analoghe, possiamo trovare nelle lettere a Cristina di Lorena, Piero Dini, ecc.. 
E’ inutile che faccia notare l’importanza di queste affermazioni, perché proprio questa richiesta di Galileo, di ritenere necessaria una interpretazione autentica delle Sacre Scritture da parte di “saggi espositori”, creerà i presupposti del processo. Infatti  la pretesa di Galileo che i passi della Bibbia, in cui si parla del moto del Sole, siano contrari alla evidenza fisica e quindi siano erronei, sarà l’origine dello scontro con l’inquisizione. 
Si deve ricordare che vi era una sostanziale differenza fra i protestanti e la Chiesa di Roma sulla interpretazione delle Sacre Scritture. Infatti i protestanti lasciavano al credente l’interpretazione delle letture, cosa che invece la Chiesa assegnava al clero. 

3.- Devo premettere al mio ragionamento che il processo a Galileo è stato per la Chiesa uno dei principali errori commessi nella sua storia. La pretesa e l’arbitrio di potere affrontare un problema di tali contenuti con autorità e presunzione peserà molto a lungo e costituirà un pregiudizio e comunque un grosso ostacolo nei rapporti fra scienze e fede con le conseguenze che tutti sappiamo bene. 
Quello che voglio provare, è l’assoluta correttezza scientifica della frasi Bibliche e della debolezza della posizione di Galileo. D’altro canto, un’analisi approfondita delle posizioni della Chiesa, rivelano sorprendentemente come gli argomenti di Bellarmino, Urbano VIII e i gesuiti romani presentino una maggiore apertura ed elementi più corretti nei contenuti fisici e negli argomenti epistemologici rispetto a quelli di Galileo. 
  Partiamo dall’osservazione che, almeno da un punto di vista cinematico, il moto o il movimento di un punto o di un corpo è un concetto relativo, nel senso che per parlare di moto occorre precisare o introdurre prima la nozione di osservatore rispetto al quale il moto viene riferito. In tal modo quando si parla di moto della Terra, si intende che stiamo parlando di moto della Terra rispetto al Sole, che sarà l’osservatore. Ma risulta altrettanto lecito parlare di moto del Sole rispetto all’osservatore Terra. La cosa che si può aggiungere è che nel sistema solare risulta più agevole e conveniente per la descrizione del moto dei pianeti, scegliere il riferimento solare e quindi la visione Copernicana del moto. Ma non esiste una ragione di principio per preferire una scelta rispetto all’altra. Del resto sappiamo che nell’Universo non esistono corpi che possiamo ritenere fermi gli uni rispetto agli altri e quindi non è possibile privilegiare alcun osservatore, se non per convenienze tecniche o legate al particolare studio che si vuol fare. 

4.- Personalmente ritengo che basterebbe questa motivazione per comprendere come la richiesta da parte di Galileo di una necessaria interpretazione della Scrittura sia una pretesa ingiustificata. Però voglio da un lato accettare anche il punto di vista di coloro che non si accontentano di una visione cinematica del problema, ma vogliono meglio comprendere il problema specifico su basi dinamiche, cioè non come semplice descrizione del moto,  ma correlando il moto alle cause che lo determinano. Una obiezione a questa richiesta potrebbe essere la constatazione che Newton, fondatore della dinamica nacque un anno prima della morte di Galileo e quindi al tempo del processo si poteva parlare solo in ambito cinematico. Ma questo forse può essere ritenuto un argomento debole. 

Per cui veniamo alla Dinamica Newtoniana, che porterà nei due secoli successivi all’affermazione del sistema Copernicano e alla consacrazione di Galileo. Infatti la meccanica newtoniana si fonda sulle 3 famose leggi. In particolare la prima afferma: 

Esiste un osservatore chiamato inerziale (o Galileiano) rispetto al quale un punto materiale non soggetto a forze assolute (cioè dovuto alla presenza di altri corpi) rimane in quiete o si muove di moto rettilineo ed uniforme. 
5.- La seconda legge fa uso della prima, quando dice che la famosa legge del moto:

F = m x
 

Forza = massa x accelerazione 

Nota. Vale solo se riferita ad osservatori  inerziali. 

Quindi, seguendo Newton, appare evidente che in dinamica, si devono privilegiare gli osservatori inerziali, perché secondo la teoria di Newton, solo rispetto ad essi valgono le leggi del moto. Si pone quindi il problema di individuare tali osservatori. Come è noto un osservatore con origine nel centro del Sole e assi orientati verso le stelle fisse è in ottima approssimazione inerziale. La stessa cosa non possiamo dire per un osservatore solidale con la superficie terrestre. Per cui, in questo ambito, si introduce fra l’impostazione Copernicana e quella Tolemaica una chiara scelta tutta a favore della prima. Questo è, detto in breve, ciò che motiva l’affermarsi della dottrina Copernicana nei secoli XVIII e XIX e quindi anche la visione di Galileo del moto assoluto della Terra. 
6.- Già alla fine del 800’ Ernst Mach osservava la necessità di descrivere le leggi fisiche in funzione di un qualsiasi osservatore. Opponendosi alla pretesa di introdurre uno spazio assoluto che di fatto è presente nel modello Newtoniano, mediante il concetto di osservatore inerziale. Inoltre fu il primo a considerare le leggi della fisica soltanto come modelli, concepiti dall’uomo, in grado di organizzare e sistemare le osservazioni sperimentali  e non come leggi in grado di esprimere e rappresentare la realtà della natura. 
Ma colui che doveva dare il colpo definitivo a questa concezione  assoluta  del mondo fisico e per quanto ci interessa  del concetto di osservatore inerziale, fu A. Einstein mediante la teoria della Relatività Generale 

7.- Nella sua precedente teoria sulla Relatività Ristretta, che Einstein formulò nel 1905, si proponeva una equivalenza fra tutti gli osservatori inerziali, in analogia a quanto già sostenuto nell’ambito della meccanica classica Newtoniana. Come già osservato, questo poneva i sistemi sistemi inerziali, su una posizione privilegiata. Questa situazione turbava Einstein a livello formale e  per il suo desiderio di una completezza e generalità del modello teorico ed anche perché nei fenomeni elettromagnetici non esistevano riferimenti privilegiate come quelli inerziali. 

Questa separazione fra le due classi di osservatori doveva però entrare in crisi a seguito del celebre esperimento (ideale) noto come ascensore di Einstein. Se consideriamo un osservato chiuso all’interno di un ascensore in caduta libera, quindi sottoposto  al campo gravitazionale terrestre potrebbe supporre di essere in un sistema privo di gravità; infatti ogni oggetto lasciato a se stesso rimarrebbe alla stessa altezza all’interno della cabina. Questo ci porta a dire che non è possibile distinguere fra il sistema terreste (non inerziale) ed un sistema per cui vale la prima legge di Newton e quindi inerziale. Questa osservazione ha portato Einstein alla formulazione di una teoria che ponesse tutti gli osservatori sullo stesso piano e che sarà la teoria della relatività generale. Essa compie un importante passo, perché afferma non esserci motivazioni fisiche e tanto meno ragioni teoriche per privilegiare un osservatore rispetto ad un altro. Per cui verranno considerati, nell’ambito della Relatività Generale, tutti alla stessa stregua.  Quindi non esiste un osservatore assoluto, ma sono tutti relativi, da cui nasce la parola relatività. 
8.- Su questa base possiamo affermare che anche lo studio dinamico del movimento dei corpi, porta allo stesso risultato concettuale già espresso nel quadro cinematico. 
Possiamo pertanto concludere che sia la visione Tolemaica del moto del sistema solare, sia quella Copernicana risultano concettualmente equivalenti, nel senso che non vi sono ragioni legate a leggi o principi generali che privilegino un sistema rispetto all’altro. Rimane parimente vera l’affermazione di una maggiore  convenienza, funzionalità o semplicità nell’uso di un sistema rispetto all’altro, in particolare del sistema Copernicano rispetto a quello Tolemaico. Ma non è possibile affermare che la “Verità” stia nel modello eliocentrico, come invece sostenuto da Galileo in diversi passi delle sue lettere. 
Non è quindi neanche vera l’affermazione più volte ripresa da Galileo, che “due verità non possono contraddirsi”. Vorrei a questo punto osservare che ogni teoria fisica non è che la creazione di un modello su basi scientifiche che vuole rappresentare i fenomeni, ma non può identificarsi con la Verità. Essendo la Fisica  come scienza e per sua natura, una espessione del pensiero dell’uomo. Pertanto non è assolutamente strano che si possano realizzare due teorie fisiche in grado di rappresentare uno stesso fenomeno da due punti di vista diversi. Pensiamo a questo proposito all’interpretazione corpuscolare e ondulatoria che viene proposta nell’ambito dei fenomeni quantistici. Pertanto una teoria non può escluderne un’altra, anche se vi sono elementi che le differenziano. 

9.- Come già osservato, questa complessa visione non doveva essere ben compresa dal Nostro. Ma proprio questo è un punto importante  del dibattito fra Bellarmino, Urbano VIIII e Galileo. 
Torniamo alla prima questione, cioè  alla possibilità di impostare il moto del sistema solare sia seguendo il punto di vista Copernicano e sia quello Tolemaico, o in altre parole, a ritenere  esserci una equivalenza  concettuale  fra queste due teorie. A questo proposito Bellarmino nella lettera a padre Castelli osserva:
«Dico che mi pare che V.P. e il Sig. Galileo ­ si legge nella lettera ­ facciano prudentemente a contentarsi di parlare ex suppositione e non assolutamente, come io ho sempre creduto che abbia parlato il Copernico. Perché il dire che, supposto che la terra si muova et il sole stia fermo si salvano tutte l'apparenze meglio che con porre gli eccentrici et epicicli, è benissimo detto, e non ha pericolo nessuno […].» 

10.- In questo famoso passo, che da alcuni  autori è  ben compreso e valutato, mentre da altri sembra criticato, il Bellarmino mette in guardia Galileo dal ritenere ed anche formulare  l’eliocentrismo come una Verità (cioè assolutamente), ma al contrario sostiene la necessità di considerarlo come una ipotesi, cioè  come un punto di vista. In altre parole mi sembra di potere dire che da un lato egli comprende il valore relativo delle proposizioni scientifiche e dall’altro  propone l’eliocentrismo come un possibile  osservatore dal quale studiare il sistema solare e quindi il moto dei pianeti. Per cui da questa lettera risulta che la posizione  di Bellarmino è al tempo stesso moderna sul piano epistemologico e corretta nei contenuti  e nella trattazione fisica. In altre parole il Bellarmino non rifiuta il sistema copernicano, ma invita Galileo a studiarlo considerando il moto dei pianeti sulla base del punto di vista o dell’osservatore solare.   Inoltre sempre nella lettera di  Bellarmino leggiamo “Dico che quando ci fusse vera dimostrazione che il Sole stia nel centro del mondo e la Terra nel terzo cielo, e che il Sole non circonda la Terra, ma la Terra circonda il Sole allhora bisogneria andar con molta considerazione in esplicare le scritture che paiono contrarie, e piuttosto dire che non l'intendiamo che dire che sia falso quello che si dimostra. Ma io non crederò che ci sia tal dimostrazione, fin che non mi sia mostrata: né è l'istesso dimostrare che supposto che il Sole stia nel centro e la Terra nel cielo, si salvino le apparenze, e dimostrare che in verità il Sole stia nel centro e la Terra nel cielo; perché la prima dimostrazione credo che ci possa essere, ma della seconda ho grandissimo dubbio”. Da questo passo mi pare chiaro che Bellarmino rifiuta l’eliocentrismo come Verità assoluta, ma propone la visione empirica  del fenomeno e la relatività nella scelta del punto di vista. 

11.- Riassumendo, se da un lato non ha senso dire che la Terra è al "centro" dell'Universo, dall'altro non si può affermare che il passo del libro di Giosuè,  in cui lo stesso Giosuè  rivolgendosi al Signore esclama: 
"O Sole, fermati su Gabaon, e tu, Luna, sulla valle di Aialon. E il Sole si fermò e la Luna ristette, fino a che il popolo si fu vendicato dei suoi nemici", sia una affermazione scientificamente errata, come affermato da Galileo nelle sue lettere. 
Come ho detto all’inizio la questione è nata proprio perché si è sollevato il problema della interpretazione della Scrittura. Prima dall’allora nessuno era stato colpito e perseguitato per avere espresso o aderito al sistema Copernicano. Anche Giordano Bruno, che era copernicano, non fu accusato di questo. 
Spero che sia chiaro, per quanto detto sopra, che la pretesa di Galileo della necessità da parte  della Chiesa di intervenire e ritenere che l’interpretazione letterale  dei testi non fosse aderente alla realtà fisica, viene a cadere completamente. 
12.- Infine è almeno curioso ricordare come Urbano VIII, durante le udienze concesse a Galileo nel 1624, alla richiesta di pubblicare un nuovo libro (che doveva  parlare delle maree e che sarà il Dialogo), concedesse a Galileo "il permesso di pubblicare la sua teoria sulle maree, purché affermasse che dei moti della Terra si parlasse soltanto come d'un'ipotesi, la cui realtà [oggettiva] non poteva essere dimostrata ne’ con esperimenti sulla Terra, ne’ con osservazioni del cielo" (da Galileo,  di Stillman Drake). 

Quindi anche Urbano VIII sostiene quanto già affermato da Bellarmino, ma inoltre egli afferma l’impossibilità di una verifica sperimentale  del moto assoluto della Terra. A sostegno di tale impossibilità, possiamo usare proprio  l’argomento che Einstein   propone con l’esperienza dell’ascensore. Infatti quell‘esperimento, esposto sopra, conferma  l’incapacità da parte dello sperimentatore  di  distinguere fra le  due possibile scelte  che portano alla stessa osservazione.  Cioè se stiamo cadendo con un ascensore  in un campo gravitazionale  terrestre, oppure stiamo viaggiando di moto rettileneo e uniforme rispetto ad un osservatore inerziale come può essere il riferimento solare. Pertanto, se non è possibile comprendere o verificare sperimentalmente la differente realtà  del movimento, nello stesso modo non è possibile una verifica sperimentale che provi il moto assoluto della Terra. 

13.- Nel caso gli argomenti da me presentati non siano stati sufficientemente convincenti, è possibile portare una ultima, a mio parere conclusiva prova. Nel 1582, come è noto, la Chiesa di Roma promulgò il famoso calendario Gregoriano. Che prevedeva la eliminazione di 10 giorni dal calendario (saranno i giorni dal 5 al 15 Ottobre del 1582). Questa riforma, che si è rivelata estremamente precisa, poteva essere realizzata soltanto se si era in possesso di misure  astronomiche estremamente accurate e inquadrabili in una corretta teoria del moto del Sistema Solare. Ma il modello scelto per questa riforma fu proprio e solo il modello Tolemaico. Questa è la prova che è possibile fornire una descrizione corretta dei  fenomeni  relativi  al nostro sistema Solare seguendo un punto di vista geocentrico.

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Edizione precedente

INCONTRO alla ACCADEMIA DELLE SCIENZE

Nota. Nel quadro dei consueti incontri, il 4 giugno 2019, alla Accademia delle Scienze, i Colleghi (anche presente il prof. W. Tega, socio ASDU e Presidente della Accademia) il prof. Giannino Praitoni ha intrattenuto gli amici sul "Passante di mezzo", un progetto molto discusso nella Emilia Romagna, di triplicazione delle corse della autostrada tangenziale di Bologna.

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GIANNINO PRAITONI*, SUL PASSANTE DI MEZZO
( AMPLIAMENTO A 3 CORSIE, PER SENSO DI MARCIA, DELLA ATTUALE "TANGENZIALE" DI BOLOGNA )

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* Professore Associato, già Docente di Teoria e Tecnica della Circolazione Scuola di Ingegneria ed Architettura Bologna

 

LA RELAZIONE TECNICA DEL PROF. PRAITONI

Premessa. La decisione delle Amministrazioni Locali (Comune, Città Metropolitana, Regione) in accordo con ANAS, Soc. Autostrade, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, riguardante la scelta del Passante di Mezzo (ampliamento a 3 corsie per senso di marcia dell'attuale arco autostradale di raccordo fra autostrade A1 e A14) ha suscitato non poche perplessità e contrarietà - in particolare da parte dei fautori di soluzioni alternative "fuori sede"- incentrate sulle problematiche relative all'inquinamento acustico e atmosferico, l'occupazione di ulteriore suolo pubblico e privato, nonché sul costo dell'opera e gli inevitabili disagi derivanti dagli interventi strutturali in loco.
   Ricordando che a tale decisione si è pervenuti dopo oltre venti anni di proposte varie (Passante Nord, Passantino, Passante Sud, ecc.) è necessario evidenziare che nessuna di esse propone stime di condizioni funzionali dell' infrastruttura in termini di Livello di Servizio, secondo la procedura proposta da Highway Capacity Manual pubblicazione scientifica di validità universale, adottata in tutti gli Atenei, redatta dal Transportation Research Board del National Research Council , Ente Federale USA paragonabile al nostro CNR.
   Pertanto lo scrivente, utilizzando idonei dati statistici di traffico forniti da diverse fonti, ha proceduto alla stima del suddetto Livello di Servizio, del Passante di Mezzo pervenendo alle conclusioni di seguito illustrate.

CONTINUA SU: http://www.universitas.bo.it/Praitoni2.pdf

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I professori a cena, tra allegria e cose seriose

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Il prof. Pier Luigi PAPINI *
riferisce su "USO e ABUSO della MATEMATICA
"

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Nell'incontro, è stato evocato il fatto che alcune Università, come quelle di Padova e Trento,
riconoscono al professore  in quiescenza, che continua lo studio, il titolo di Professore Senior

 

  * Professore Ordinario di Complementi Di Analisi Matematica Ed Elementi Di Calcolo Delle Probabilità

1.- La matematica, in passato, si evolveva in buona parte per cercare di risolvere problemi della fisica: è questa la scienza che meglio si può descrivere in termini matematici, visto che i fenomeni fisici sono ripetibili: nel senso che essi, da analoghe condizioni iniziali,  si evolvono nella stessa maniera anche se avvengono il luoghi e tempi diversi.
Senz'altro il rapido progresso dei mezzi di calcolo ha reso meglio controllabili i movimenti di razzi e satelliti, più efficiente il controllo del traffico aereo (e ferroviario).....
Per molte altre scienze le cose vanno diversamente.
In campo ingegneristico e trasportistico, nonostante l'evoluzione della matematica, spesso sono ancora più credibili i risultati della sperimentazione, che quelli forniti da modelli ed equazioni difficilissimi da trattare.  Ad esempio, nello studio di incidenti ferroviari, profonde analisi hanno dato risultati non del tutto affidabili data l'instabilità di equazioni basate sui troppi parametri.

2.- Consideriamo la meteorologia:  l'evoluzione del tempo dipende da molti parametri, difficilmente stimabili in generale. Un conto è occuparsi del tempo in America, dove ad esempio nelle "grandi pianure" i venti non cambiano troppo velocità e direzione. Altro è considerare il tempo in un paese come il nostro: le masse d'aria, passando  Alpi, Appennini, mare.....,  possono cambiare direzione; si creano turbolenze magari limitate a piccole zone.....  Troppi sono i parametri in gioco per controllare l'evoluzione del tempo: anche se le potenze di calcolo oggi disponibili hanno molto migliorato le previsioni a breve termine.

3.- In economia, a poco serve la matematica.... Quanti bravi matematici sono diventati ricchi giocando in borsa?!  Solo chi ha notizie "riservate" dovrebbe giocare in borsa... Eppure importanti giornali (come MF) riportano giornalmente decine di grafici, leggendo i quali (e studiando parametri chiamati \alpha, \beta ecc.) si dovrebbero prevedere l'andamento della borsa e delle singole azioni.

4.- Ancora meno facile è fare previsioni in campo biologico. Molto difficile è costruire un campione sufficientemente ampio ed omogeneo, mentre diverse sono le reazioni di organismi diversi, anche se sottoposti a cure simili. Per questo i suggerimenti che talora vengono forniti sull'uso di questo o quel cibo, sono spesso soggetti a revisione. Per questo spesso solo in seguito ci si rende conto della nocività di certi farmaci. Per questo tuttora non siamo sicuri dell'innocuità dei vaccini, poco conosciamo i rischi connessi a onde, campi elettromagnetici ecc. Dunque, qual'è oggi l'importanza e l'utilità della matematica?
Ricordiamoci che i matematici "di punta" si dedicano allo studio di problemi prestigiosi e complicati (ipotesi di Riemann, Teorema di Fermat...), ma..... spesso poco "utili".

5. Astronomia. Fra i recenti"successi" della matematica, possiamo citare:
L'aver permesso ad astronauti di giungere fino alla Luna (ma sarà vero ?!);  ad oggetti terrestri di giungere su Marte. Ma queste missioni, al di là del loro valore di scoperta, sono davvero utili per l'umanità?
La barca Alinghi, sulla base di calcoli suggeriti da Quarteroni (matematico di Milano), vinse la sfida dell'American Cup.
Gli studi legati al riconoscimento di immagini hanno molto aiutato la polizia nelle indagini.
Anche POS, l'uso dei codici a barre..... non sarebbero stati possibili senza la matematica.
Ma nei casi precedenti, più che la matematica in sè, è stato l'ausilio del calcolo a dare una mano decisiva.
Una cosa importante in cui anche qualche teorema non banale (ma di facile comprensione) ha aperto la strada al suo sviluppo, è la TAC, importante strumento di indagine clinica.

6. ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA STATISTICA
Da alcuni anni vanno di moda i sondaggi, gli exit poll ecc.  Ma mentre all'inizio essi parevano funzionare bene, ultimamente le cose vanno spesso diversamente.
I motivi sono diversi. Intanto, non sempre la gente vuole rispondere in modo sincero. Poi i risultati sono "manipolabili" nel senso che le risposte possono dipendere dalla forma in cui sono poste. Infine i campioni debbono essere sufficientemente ampli e rappresentativi (occorre effettuare bene il piano degli esperimenti). Ad esempio, i risultati che Mentana ci propone sul TG7 il lunedì, pare siano basati su un campione di soli 1000 soggetti (il che darebbe una "forbice" assai ampia).
Strani parametri vengono considerati. che significa il "sentimento" su come vanno le cose?  E l'indice di fiducia dei consumatori ?!
Anche il PIL è qualcosa di molto labile: intanto, è un indice "totale", per cui cresce di più dove la popolazione cresce maggiormente.   Poi, visto che il PIL cresce se ci sono molti incidenti stradali, se si usano maggiormente i condizionatori o si consuma più benzina...,   dobbiamo considerare la crescita dello stesso come un segno di buona salute di un paese?! Pensiamo ai risultati assurdi cui il prof. Ponti è giunto con la sua analisi costi-benefici sulla TAV Torino-Lione.
In ogni caso, si sa che le previsioni sull'andamento del PIL vengono comunicati e variati in continuazione, da parte di vari organismi (BCE, ISTAL, S&P....): forse servono soprattutto a favorire o penalizzare i vari paesi.

ASDU
Il Presidente
Prof. Nino Luciani

Al Rettore
Prof. Francesco Ubertini

Oggetto: ASDU - informativa e richiesta di udienza

  Caro Rettore,
  grazie al tuo intervento propiziatore, il 23 nov. 2018 ha avuto luogo il secondo incontro (a far tempo da quasi 2 anni) con la Pro-Rettrice Elefante, a riguardo di un modo adeguato di rapporto ASDU-UNIBO. Ho ritenuto che, nell'incontro, il passo obbligato fosse assumere a riferimento la tua lettera, all'ASDU, dell'8 marzo 2018 .
  In questa lettera sta scritto: "Ogni forma di sostegno, anche solo tramite gli strumenti informativi interni, richiederebbe una parificazione delle condizioni di accesso ad altri soggetti".

  Su questa base (anche a prescindere da riferimenti a servizi specifici, come agli strumenti infomatici ) ho cercato casi già risoliti dall'ateneo, ai quali l'ASDU potesse somigliare per chiedere l'uguale trattamento.
  Il caso identico è l'Associazione dei professori emeriti (cosa diversa dalle persone dei professori emerii, che hanno una configurazione di legge ed un regolamento di ateneo).
  Confrontando i relativi statuti, entrambe sono associazioni di pensionati, ed hanno gli identici scopi, in particolare la nostra associazione vuole incentivare l’interesse per la ricerca anche per chi è quiescenza e metterla a disposizione dell’Ateneo.
   Prima dell'incontro, avevo chiesto ed ottenuto un colloquio con il dott. Fabrizio Borsari (che ha competenza per la Associazione degli emeriti) per avere lumi, e non sbagliare nell'incontro con la Pro-Rettrice.

Questa lettera è per proporti che si addivenga ad una conclusione, ritenendosi terminata la fase preliminare interlocutoria.

Cordialita'. Nino Luciani

Una proposta per la nostra salute
PREVENZIONE DELL' INVECCHIAMENTO CEREBRALE

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Federico Li Castro

Come fare?

1.- La risposta viene dalla medicina del terzo millennio cioè la medicina delle quattro P :
- Personalizzata – Focus sulla persona perché ciascuno di noi è diverso;
- Predittiva – Analisi dei fattori di rischio individuali;
- Preventiva – Anticipa la malattia per conservare lo stato di salute;
- Partecipata - Il paziente è co-protagonista con il medico della propria salute.

Importante è  l'uso appropriato di alcuni farmaci, quali: Vitamina B6, Vitamina B12, Acido Folico,

2.- La prevenzione è la risposta della nuova medicina e ha l’obbiettivo di mantenere al più al lungo possibile il benessere personale e lo stato di salute psico-fisico!
Gli strumenti della medicina delle 4P per la prevenzione

       Individuazione dei fattori di rischio associati alla malattia.
       I fattori possono essere genetici, metabolici, nutrizionali, ambientali, infettivi, etc.
       Più fattori di rischio compongono un profilo di rischio.
       Se i fattori di rischio sono molto numerosi e interagiscono fra loro si può ottenere una carta del rischio per la prevenzione di una determinata malattia.
       L’uso della carta del rischio nella pratica clinica permette la valutazione del rischio individuale e indica il percorso di prevenzione personalizzata.

 Non sottovalutiamo e non ci rassegniamo al deterioramento delle condizioni fisiche, emotive e cognitive, come fossero normali condizioni negative legate al passare degli anni!           

                                                     INFATTI

La PREVENZIONE, la DIAGNOSI PRECOCE e la CURA PERSONALIZZATA, tramite adeguati programmi di intervento clinico, permettono di mantenere, o recuperare l’efficienza fisica e mentale.                   

Proponiamo un nuovo strumento clinico:
-        la prima carta del rischio per la prevenzione del decadimento cognitivo e della demenza particolarmente indicata per le persone sane ma con familiarità positiva per la demenza.

Le carte del rischio proposte individuano variabili biologiche, cliniche, ematochimiche e genetiche associate con le malattie. Un algoritmo statistico-matematico appositamente applicato consente il calcolo del livello di rischio individuale.  La carta del rischio permette la correzione delle variabili risultate alterate e fornisce un prezioso percorso terapeutico personalizzato per attuare la prevenzione e aumentare gli anni di vita indipendente e piena di impegni.
La carta del rischio per la demenza è stata sviluppata grazie agli studi condotti negli ultimi 15 anni presso l’Università degli studi di Bologna dall’equipe coordinata dal Prof. Federico Licastro già professore di Immunologia presso il Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale (DIMES) e professore dell’Alma Mater di Bologna in collaborazione con istituzioni di ricerca nazionali ed estere.


La prevenzione è l’arma vincente per rimanere in salute e godersi i nostri anni che passano!

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Edizioni precedenti

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ASDU - Associazione Scientifica Docenti Universitari, Sede in Bologna, Via Titta Ruffo, 7
Registrata al Pubblico Registro dell'Agenzia Entrate, il 22 maggio 2015, n. 91379200370
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Interessante scoperta circa una data certa di origine dell'Ateneo di Bologna.
Anche notizie su Pavia

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Gualtiero Calboli*, Sulla Rhetorica ad C. Herennium
agli albori dell'Università di Bologna
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Anche una lettera dell'ASDU su altro, in risposta a lettera negativa del Rettore

* Professore Emerito, Latinista

Soci Fondatori: Alberto Corlaita, Anna Maria Dipietra, Carlo Cencini, Carlo Emanuele Gessa, Fabrizio Bolletta, Federico Licastro, Francesco Mainardi,Francesco Zaccanti, Franco Frabboni, Giampietro Minelli, Gianni Porzi, Giannino Praitoni, Giorgio Dragoni, Giorgio Cantelli Forti, Giovanni Venturi, Giulio Ghetti, Gualtiero Calboli, Mauro Fabrizio, Nino Luciani, Paolo Pupillo, Giovanni Pallotti, Pierluigi Papini, Stefano Mignani, Vittorio Tomasi, Walter Tega

ISCRIZIONI SEMPRE APERTE - SCRIVERE - NESSUNA SPESA DI  ISCRIZIONE

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UNIVERSITA' DI BOLOGNA

IL RETTORE
(Prof. Francesco Ubertini)

- Al Presidente
della
Associazione Scientifica Docenti Universitari

Oggetto: ASDU - richiesta di riconoscimento da parte della Alma Mater Studiorum Università di Bologna

Caro Collega,

pur comprendendo il carattere propositivo e il valore associativo di ASDU, devo evidenziarti che le policy di Ateneo non ci consentono un riconoscimento di associazioni promosse da persone che non siano in servizio, salvo i casi di partecipanti dell'Ateneo finalizzate al perseguimento di specifiche finalità istituzionali.

Fra l'altro ogni forma di sostegno, anche solo tramite gli strumenti informatici interni, richiederebbe una parificazione delle condizioni di accesso rispetto ad altri soggetti.

Sono dunque spiacente nel doverti comunicare che l'Ateneo non può accogliere la vostra richiesta di riconoscere l'Associazione.

Rimango a disposizione per ogni altro chiarimento si rendesse necessario.

Con i miei più cordiali saluti

FRANCESCO UBERTINI

Bologna 8 marzo 2018

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ASDU Associazione Scientifica Docenti Universitari

A Magnifico Rettore
Prof. Francesco Ubertini

  Caro Collega ,
in riferimento alla tua lettera, ho provato disappunto ma non per il diniego di legittimazione, bensì per il sovvertimento dei fatti, usati come presupposti per la motivazione.    Chiarire, innanzitutto, che non ci consideriamo estranei all'Ateneo, in quanto per la legge Gelmini, tre "esterni" sono eletti nel CdA dell'Ateneo. E, infatti, proprio perchè memori della legge, avevamo partecipato, con un Comitato docenti-studenti al dibattito sulle elezioni del rettore, concorrendo fattivamente alla costruzione di una fiducia al migliore. Questa stessa fiducia, da esterni, confermiamo ora, e da qui riparte questa mia lettera.
  Nello specifico, chiarire che :
1) L'idea di chiedere il riconoscimento non è nostra, ma della delegazione rettorale che ci ha incontrato nel settembre 2016 (la prima ed unica volta). Noi vi abbiamo solo ottemperato.
  2) In origine, e fino a quella data, (come risulta da tutti gli approcci verbali con il pro-rettore Rotolo) la nostra impostazione era ispirata allo statuto della Associazione degli Emeriti, il cui art. 3 recita: "L'AME ha finalità puramente culturali e si prefigge di mettere a disposizione dell'università e della società le competenze dei propri componenti nelle forme che si riterranno più consone… Ulteriore scopo è favorire le relazioni tra i colleghi nonché quello di tutelare il ruolo dei professori nelle istituzioni accademiche e di favorirne le relazioni internazionali con analoghe istituzioni" ;
  3) La posizione della nostra Associazione è identica a quella dei professori emeriti.
- una cosa sono le persone dei professori Emeriti come figure previste dalla legge, a parte che il rilievo (T.U., art.111) che "non competono particolari prerogative accademiche" ricorda che essi sono pensionati, vale dire esterni all'Ateneo, come i membri dell'ASDU;
   - una cosa è la Associazione degli Emeriti, che è identica a quella dell'ASDU. Dunque ad essa è applicabile il medesimo rilievo della tua lettera: "Ogni forma di sostegno, anche solo tramite gli strumenti informatici interni, richiederebbe una parificazione delle condizioni di accesso rispetto ad altri soggetti".
  Ti ricordo che agli Emeriti la Unibo ha dato trattamento di favore per la posta elettronica, è concesso l'accesso ad uno studio nel dipartimento ed è concessa una sede alla loro Associazione. Ma noi non vogliamo che venga tolto nulla ai Colleghi Emeriti.
  Noi abbiamo chiesto :
  a) non l'ufficio, in quanto non si intende creare oneri per l'Ateneo;
  b) ma che la account attuale, già attribuita di fatto, lo sia ufficialmente;
  c) e che il curriculum e le pubblicazioni scientifiche sia conservato in apposita cartella, come patrimonio dell'ateneo, al momento di andare in pensione;
  d) e che il pensionato possa aver rapporto scientifico da esterno, con il dipartimento di provenienza, sia pur a determinate condizioni (anche assicurative) fissate dall'Ateneo. Ai Colleghi emeriti gli elementi di cui alle lettere b), c), d,) sono già date, per cui (nell'interesse dell'Ateneo), per cui ti chiediamo di riesaminare quanto alle lettere medesime.
  Cordiali saluti. nino luciani
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POSCRITTO n. 1
Identica Associazione esiste alla Università di Padova e da questa riconosciuta. Clicca su:
- http://www.unipd.it/sites/unipd.it/files/20160516e.pdf
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https://www.alumniunipd.it/bacheca/postdettaglio/30074

Gualtiero Calboli, Brevissima nota sulla Rhetorica ad C. Herennium agli albori dell'Università di Bologna calboli Foto.jpg (4644 byte)

Nel 1111 Adalbertus Samaritanus fu invitato a leggere e commentare agli scholares Bononieneses la Rhetorica ad C.Herennium, un’opera attribuita a Cicerone a partire da S.Girolamo (in Abdiam VI A, p.361 Vallars, dell’anno 395-396, dove si legge Tulli libri ad Herennium ). Adalberto commentò l’Ad Herennium dal 1111 al 1118, e la sua attività fu continuata da Ugo da Bologna, fino al 1124.
  Quindi la data del 1111 (successiva a quella di presumibile origine) è la prima data sicura dell’esistenza dell’Università di Bologna, che iniziata con l’attività glossografica del monaco tedesco Werner (trascritto in alcuni codici in Irnerius) cominciò probabilmente alcuni anni prima. Poi quest’opera continuò ad essere usata dai Glossatori dello studio di Bologna, per il loro ‘training’ nell’attività forense e per insegnare il dictamen, cioè il modo in cui doveva essere composta una lettera o un’orazione . E il dictamen fu il momento di maggior gloria dell’Università di Bologna.
  Voglio chiarire, preliminarmente, che io non metto in dubbio la priorità dell’Università di Bologna, ma intendo solo ricordare alcuni punti che non possiamo più ignorare dopo gli studi di Radding e di Radding e Ciaralli. Già nel capito­lare Olonense dell’825 di Lotario si dice chiaramente che Papia è un centro di studi dove si devono recare i giovani che vogliono seguire una scuola, ovviamente di diritto canonico e/o civile.  
Hlothari Cap.Olonnese 6 (MGH Legum Sectio II, Capitularia Regum Francorum, Tom,I, p.327)  

[...] Propter oportunitatem tamen omnium apta loca distincte ad hoc exercitium providimus, ut difficultas locorum longe positorum ac paupertas nulli foret excusatio. Id sunt: primum in Papia conveniant ad Dungalum de Mediolano, de Brixia, de Laude, de Bergamo, de Novaria, de Vercellis, de Tertona, de Aquis, de Ianua, de Aste, de Cuma; in Epo­re­gia ipse episcopus hoc per se faciat; in Taurinis conveniant de Vinti­milio, de Albigano, de Vadis, da Alba; in Cremona discant de Regia, de Placentia, de Parma, de Mutina; in Florentia de Tucia respiciant; in Firmo de Spoletinis civitatibus conveniant; in Verona de Mantua, de Triento; in Vincentia de Pataåvis, de Tarvisio, de Feltris, …; reliquae civitates Forum Iulii ad scolam conveniant.

Come ha sottolineato Radding (1988), Pavia fu il più antico centro di studi, in essa insegnò un maestro irlandese, Dungal (l’unico citato nel Capitolare), il quale, come aveva fatto prima S.Colombano, il fondatore del Monastero di Bobbio, si era stabilito prima in Francia, a S.Dionigi presso Parigi, e poi si trasferì a Pavia (su Dungal e la sua attività di filologo, ha dato un quadro molto ricco Mirella Ferrari (1972). Inoltre Radding (1988: 189-244) ha raccolto i nomi e le notizie di 455 giuristi che, formati nella Camera Regia di Pavia, che era stata la capitale dei re Longobardi, si diffusero come giuristi e giudici nell’Italia del Nord e nei ducati longobardi di Spoleto e Benevento. Questi giuristi si erano format su una parte del Corpus Iuris di Giustiniano, il Codex Iustinianus, le Institutiones e l’Epitome Iuliani delle Novelle giusti­nianee, che scritte in greco, furono conosciute nel testo latino dell’Epitome.

(Continua G. Calboli). Mancò, quasi completamente ai giuristi pavesi la conoscenza del Digestum Iustiniani, anche se Radding e Ciaralli hanno più di recente (2007: 133-213) dimostrato che l’archetipo S di uno dei due rami di codici che hanno tramandato il Digestum, la vulgata, era presente in Lombardia. L’altro ramo era la Florentina (già Pisana), rovinata, peraltro, da molte lacune.

I giuristi Bolognesi a partire dal monaco tedesco Irnerius (o Werner, come egli stesso si firma io credo), usarono invece anche il Digestum, anche nella vulgata, quindi nella tradi­zione più completa e cominciarono a commentare il Digestum, cioè a glossarlo. Le Glosse e l’attività glossografica, culminata nelle Glossa Grossa di Azzone, furono la base di partenza dell’Università di Bologna (di Pepo si sa troppo poco, ma si può pensare che sia da porre in questo gruppo di giuristi) e dello studio del Diritto Canonico e del Diritto Civile. Io non voglio addentrarmi su questo terreno dei giuristi, che partirono, quindi, dallo studio integrale del Corpus Iuris di Giustiniano, e dalle scuole di Notariato, su cui hanno giustamente insistito Giogio Cencetti (1977) e Giorgio Tamba (1988), ma voglio ricordare solo il secondo non meno importante aspetto di tale attività, il ‘training’ retorico, essenziale al Dictamen, che fu lo studio in cui eccelse per quasi due secoli l’Università di Bologna nel mondo medioevale e Pre-umanistico.
  Naturalmente non dobbiamo neanche per un momento dimenticare lo studio del Diritto Civile e Canonico dei giuristi bolognesi e la loro attività di Glossatori, appunto, del Digestum Iustiniani.
   Ora dedicherò la mia attenzione in modo meno che telegrafico all’opera che nel 1111, come abbiamo visto sopra, entrò come testo di scuola, accanto al Digestum Iustiniani, nell’Università di Bologna. Naturalmente su ogni punto del quadro che tratteggerò si sono aperte discussioni e contrasti d’opinione, discussioni a cui io stesso ho partecipato con numerosi interventi, facendo tesoro dei contributi offerti da molti studiosi, ma ovviamente non incontrando sempre un accordo unanime. Il mio è, però, un quadro dove tutti i punti sono fra loro coerenti. Senza troppo indagare sui motivi, nel II sec. a.C., Roma, da centro egemone dell’Italia, diviene il centro del Mediterraneo: ha sconfitto in una lunga e difficile serie di guerre i Fenici, che hanno opposto a Roma la forza della loro colonia di Cartagine, e lo stato romano governato da una oligarchia di circa 150 famiglie, messe in luce da Friedrich Münzer (1920), è divenuto una Res Publica dove il nuovo ceto imprenditoriale e commerciale degli equites cerca di entrare nei centri del potere, senato e magistrature e la lotta politica si svolge nei tribunali.
  È il tempo in cui Catone il Censore, ci mostra il più chiaro esempio di un uomo nuovo che lotta nei tribunali, servendosi della sua oratoria, influenzata, seppure parzialmente dalla retorica greca, che Catone, con ogni probabilità non ignorava, ma conosceva in modo abbastanza approssimativo (cf. G.Calboli, "Retorica di Catone", in 2003b: 11-39). La fine del II sec. a.C. e l’inizio del I vede la ‘montée des accusateurs’ (J.-M. David, 1979: 145) e il passaggio alla lotta armata nelle guerre civili fra Mario e Silla e poi tra la factio nobilium, come la chiama Sallustio, uno storico dell’età di Cesare, e i populares o la plebe o, più semplicemente, ma correttamente il gruppo dei populares attorno a C.Mario. La Rhetorica ad C.Herennium, è stata composta con ogni probabilità fra l’86 e l’82 a.C.
  Per tutto il Medioevo, la Rhetorica ad Herennium fu attribuita a Cicerone e questo fu molto importante per il successo di quest’opera. Ciò riguarda la storia del Ciceronianesimo, ma è interessante quanto scrive, uno dei maggiori maestri della cultura letteraria del Medioevo, John Ward, "The Medieval and Early Renaissance Study", p.58s. "a text such as the Rhetorica ad Heren­nium had everything: concision, good classical credentials, comprehensive treatment, and after the time of Menegaldus [XI saec.ex.], commentaries". Ricordo che come si ricava dall’articolo di Antonio Ivan Pini, "Federico II, lo studio di Bologna e il ‘Falso Teodosiano’ ", p.86 [l’art. si trova in Google], il nome di Cicerone ritorna nella Notitia aggiunta forse (come suppone con buona probabilità il Pini) dal grande Buoncompagno da Signa, per screditare il Teodo­siano. Il falso Teodosiano era stato prodotto dal Comune di Bologna nel 1225, per contrastare il decreto imperiale di Federico II, che nel 1225, aveva ordinato la chiusura dell’Università di Bologna, e il Teodosia­no voleva rappresentare un decreto dell’Imperatore Teodosio II che nel 423 d.C. avrebbe indicato in Bologna la sede unica dell’Università e imposto che studenti e professori restassero nel territorio bolognese, descritto nei suoi confini. Questo Teodosiano doveva aver irritato studenti e professori, che non volevano essere legati a un luogo, e provocò argomenta acutamente Pini la reazione di un professore, probabil­mente Buoncompagno, che nella Notitia, per screditare il Teodosiano, inventò, accanto ad altre incongruenze, la notizia, addirittura comica, che questo decreto fosse stato stilato da Cicerone, definito quale notaio di Teodosio II. Vorrei aggiungere che Buoncompagno era uno specialista di retorica. E in quegli anni nello studio di Bologna, la retorica ciceroniana, rappresentata dalla Rhetorica ad Herennium, attraverso il Dictaamen si era già ampiamente imposta.
   E l’attribuzione della Rhetoric ad Herennium a Cicerone, rimase fino all’Umanesimo, finché Angelo Decembrio nelle Politia Litteraria del 1462 avanzò i primi dubbi, molto probabilmente per contribuire al rilancio dell’Università di Ferrara, voluta in quegli anni da Lionello d’Este, svalutando il testo principe del dictamen bolognese, la Rhetorica ad C.Herennium, chiamata anche nel Medioevo la Rhetorica nova di Tullio, contrapposta al De inventione di Cicerone, detta la Rhetorica vetus. La forza di penetrazione della Rhetorica ad Herennium nell’ambiente dei Monasteri e delle Cattedrali e poi delle Università, a partire da Bologna, dipese da due elementi, (1) l’attribuzione a Cicerone, fissata, secondo me, da S.Girolamo, uno dei grandi Padri della Chiesa nel commento In Abdiam, dell’anno 396 e (2) la completezza della dottrina retorica (rispetto al De inventione di Cicerone, che comprendeva solo l’inventio delle cinque parti della retorica: inventio, dispositio, elocutio, prununtiatio, memoria, ed era stato lasciato incompiuto). Ma, a parte la notizia relativa ad Adalberto Samaritano, che nel 1111, fu incaricato di leggere (e commentare) la Rhetorica ad Herennium, i giuristi bolognesi, i glossatori, usarono querst’opera? I riferimenti sono pochi, ma non mancano e sono stati raccolti da Gerhard Otte (1971) che io stesso ho largamente impiegato. Di fatto in tutta la giurisprudenza ante-adriana, Cicerone è ricordato solo 5 volte, tutte citazioni rricavate dal Digestum. Ma perché i giuristi, sia romani che alto-medievali dichiararono abbastanza poco di usare o aver usato la Rhetorica ad Herennium? La retorica, fissata da Aristotele (e già prima dall’autore della Retorica ad Alessandro di Anassimne), poi da Ermagora di Temno e dai retori soprattutto di Rodi, dedicava la maggior parte dello spazio alla retorica giudiziaria, il , molto meno al genere deliberativo ( ) e a quello celebrativo ( ).
   Ma i giuristi romani, che venivano dalla grande tradizione dei pontefici, considerarono la retorica una dottrina scolastica greca, che serviva alla formazione dei giovani, ma non aveva la dignità del foro.
  Al tempo di Cicerone, però, la retorica aveva sfidato il vecchio ius romano, e anche vittoriosamente come nel caso della Causa Curiana, dove il grande oratore Licinio Crasso aveva sconfitto il grande giurista Quinto Mucio Scevola, e Cicerone considerava il diritto un’ars seconda rispetto ala retorica che era la prima ars. Un altro elemento di distacco fra retorica e diritto consisteva nel fatto che il diritto era in mano ai grandi giureconsulti della nobiltà romana, mentre la retorica a Roma nel I sec.a.C. fu introdotta e divulgata soprattutto nella scuola dei Rhetores Latini, vicini, tramite la figura del loro caposcuola, Plozio Gallo, a C.Mario. Con una notevole semplificazione, possiamo dire che la retorica a Roma al tempo di Cicerone, aveva due odori, grecismo e tendenza filo-popolare (concretamente Mariana). E di tendenza filomariana si rivelò anche la Rhetorica ad Herennium, composta fra l’86 e l’82, nell’ambiente degli Erenni, patroni di C.Mario (anche se egli dopo tanti consolati non amava essere considerato cliens di qualche famiglia). Ma nella Rhetorica ad Hrennium, divisa in quattro libri, soprattutto nel libro I, molte definizioni, sono presentate quasi con le stesse parole usate da Cicerone, nella prima opera che egli iniziò e non terminò, il De inuentione, in due libri. Ne dò subito un esempio (le parole in grassetto sono le stesse nelle due opere):

Rhet. Her. 1, 2, 2 Tria genera sunt causarum, quae recipere debet orator: demonstrativum, deliberativum, iudiciale. Demonstrativum est, quod tribuitur in alicuius certae personae laudem vel vituperationem. Deliberativum est in consultatione, quod habet in se suasionem et dis­sua­sionem. Iudiciale est, quod positum est in controversia et quod habet accusationem aut petitionem cum defensione.  

Cic. inv. 1, 7 Aristoteles [...] tribus in generibus rerum versari rhetoris officium putavit, demonstrativo, deliberativo, iudiciali. Demon­strativum est, quod tri­buitur in alicuius certae personae laudem aut vitu­perationem; deliberativum, quod positum in disceptatione civili habet in se sententiae dictionem; iudiciale, quod positum in iudicio habet in se accusationem et defensionem aut petitionem aut recusationem. 

Come si spiega questo? Anche qui non darò la discussione e la vasta bibliografia al riguardo. Soprattutto Joachim Adamietz (1960) ha studiato in modo approfondito questa questione e, utilizzando il suo materiale io sono arrivato a pensare che l’Autore della Rhetorica ad Herennium, tramite gli Erenni, patroni di C.Mario, uomo di Arpino come Cicerone, abbia conosciuto quella trattazione ampia del primo dei tre genera della retorica, l’inventio, cioè l’individuazione del tipo di causa e la raccolta di tutti gli elementi pertinenti che Cicerone aveva attuato nel De inventione.
   Essi erano stati trattati in una ars retorica ( ), composta da Apollonio Molone, per le scuole di Rodi, la repubblica marinara che aveva sviluppato le scuole di retorica, di grammatica, di filosofia, dove convergevano, spinti dalle correnti favorevoli che portavano nell’isola, tutti i giovani che volevano imparare la grande cultura greca (da Roma, Servio Sulpicio Rufo, il grande giurista, Cicerone, Varrone, Cesare, Pompeo). Apollonio Molone era venuto a Roma, e a Roma l’aveva conosciuto Cicerone, poi era ritornato a Rodi e Cicerone l’aveva raggiunto colà, e nell’87 a.C. aveva in parte tradotto, in parte rielaborato la sua ( ), dove si trovavano elementi chiaramente rodiesi, come le leggi marinare (fissate dai Rodiesi) e i riferimenti a Carete, lo scultore del Colosso di Rodi e altri. Sono elementi rodiesi che troviamo nel De inventione di Cicrone e nella Rhetorica ad Herennium. D’altra parte Cicerone non era ancora il noto, grande oratore che si fece conoscere dopo, aveva solo 19 anni, si poteva prendere da lui.
  Ma la dottrina dell’Ad Herennium era diversa da quella del De inventione in varî punti, e nella fondamentale dottrina degli status, cioè dei tipi di causa giudiziaria da trattare: nel De inventione ci sono quattri status e nell’Ad Herennium tre, come a tre li aveva ridotti riferisce l’autore dell’Ad Herennium I 18 il suo doctor, probabilmente Plozio Gallo, il maestro della scuola dei Rhetori Latini. Della conoscenza di questa parte specifica della dottrina retorica siamo debitori a Lucia Montefusco, che ha approfondito questa parte in un libro pubblicato nel 1986 in Germania e ancora oggi definito "insostituibile". Poi nell’Ad Herennium abbiamo le altre quattro parti della retorica, che mancano in Cicerone, in particolare la dottrina delle figure, dove sono presentare 64 figure fra cui la metafora, la sineddoche, la metonimia,l’omeoptoto, l’omoteleuto, la definizione, la paronomasia, l’etimologia ecc., una dottrina che viene dal terzo libro della Rhetorica di Aristotele, e poi è stata elaborata e sviluppata dagli Stoici.
  Ma la Rhet.Her. segue Aristotele. E così la Rhetorica ad Herennium è passata per le mani di Quintiliano, che ne cita spesso l’autore col nome .di Cornificio, poi è passata in Africa, dove è stata conosciuta da Apuleio e poi da S.Agostino, che ha cominciato la sua attività come retore, un grande retore, chiamato in Italia, quando era ancora pagano, perché con la sua oratoria contrastasse S.Ambrogio dai Manichei di Roma. S.Agostino portò con sé la Rhetorica ad Herennium, che poi andò fra le mani dei maggiori retori e grammatici del ‘tardo antico’, come Prisciano, Cassiodoro, Grillio, poi, con la Renaissance carolingiènne entrò nei grandi conventi della Loira, come Corby, Flery (dove la trattò Lupo di Ferrière), Auxerre, e negli scriptoria più famosi come quello del vescovo Leidrad a Lyon (la vecchia Lugudunum), di Gunzbar II a Würzburg (Herbipolis), a S.Gallo e i numerosi altri luoghi.
  Ognuno di questi nomi mi suggerisce una folla di ricordi, e i tanti che tralascio. Della Rhetorica ad Herennium io ho dato già nel 1969 un commento che incontrò il favore degli specialisti come George Kennedy, professore alla North Carolina di Chapel Hil (che mi invitò ad andare in America), un commento che ho allargato di un terzo e ora è in ‘print’ presso De Gruyter di Berlino. Nella costituzione del testo mi sono avvalso di una trentina di manoscritti, una ventina dei quali non ancora impiegati, e distinti in tre famiglie, quella dei Mutili (M), degli Integri (I) e dei più recenti, siglati E, perché dovevano essere Expleti nell’opinione di Friedrich Marx, il maggior editore (1894 e 1923) e studioso dell’Ad Herennium, un’opera, come ho cercato di mostrare telegraficamente, segnata da una grande storia, un’opera che ha fatto nascere forse a Bologna (o a Montecassino), l’arte del Dictamen per merito di Adalberto Samaritano, cioè dell’arte di scrivere una lettera o tenere una concione[1], come tenevano, seguendo quest’arte perfino i Podestà quando entravano nell’attività di amministrare le città medioevali, dove nacque e si sviluppò quella cultura borghese nella quale ancora oggi noi viviamo. Che il Dictamen sia stato per almeno tre secoli il fiore all’occhiello dell’Università di Bologna nel mondo non è una cosa indifferente nel regno dei nostri commossi ricordi.

NOTA BIBLIOGRAFICA
Adamietz, Joachim, 1960. Ciceros de inventione und die Rhetorik ad Herennium, Inaugu­ral­dis­sertation Marburg, Marburg, E. Momersberger.
Alessio, Gian Carlo, 2006 (=2011). "The Rhetorical Juvenilia of Cicero and the Artes Dictaminis", in: Virginia Cox-John O. Ward (Eds.), The Rhetoric of Cicero in Its Medieval and Early Renaissance Commentary Tradi­tion, Brill, Leiden-Boston, 335-364.
Artifoni, Enrico, 2007. Una forma declamatoria di eloquenza politica nelle città comunali (sec. XIII): la concione, in Lucia Calboli Montefusco, Papers on Rhetoric VIII, Roma, Herder, 1-27.
Calboli, Gualtiero, 2003. "The Knowledge of Cicero’s Rhetorica in Northern Italy in the Early Middle Ages", in: Lucia Calboli Montefusco, Papers on Rhetoric IX, Herder, Roma 2008, 33-52
Calboli, Gualtiero, 2003b: Marci Porci Catonis Oratio pro Rhodiensibus, Catone, l’Oriente Greco e gli Im­pren­ditori Romani, Introduzione, Edizione Critica dei Fram­ menti, Traduzione e Commento, 2a edizione con Aggior­na­menti, Patron, Bologna 2003, pp. XIV-415 (Aggiornamenti 377-415).
Calboli, Gualtiero, 2007. "Cicero, Rhetorica ad C.Herennium, glossatori e dettatori: La for­za di una falsa attribuzione", Ciceroniana 13, 2009, pp.117-140.
Calboli Montefusco, Lucia, 1986. La dottrina degli "status" nella retorica greca e romana, Hildesheim-Zürich-New York, Olms-Weid­mann.
Cencetti, Giorgio, 1977. Notariato medievale Bolognese. Tomo I: Scritti di Giorgio Cencetti [Studi storici sul notariato italiano, III], Roma, Consiglio Nazionale del Notariato.
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David, Jean-Michel, 1992. Le patronat judiciaire au dernier siècle de la république romaine, École Française de Rome, Palais Farnèse.
Ferrari, Mirella, 1972. "In Papia conueniant ad Dungalum", Italia Medioevale e U­manistica 15, 1-52.
Münzer, Friedrich, 1920. R mische Adelspateien und Adelsfamilien, 2. Auflage, Darmstadt, Wiss.Buchgesellschaft 1963.
Otte, Gerhard, 1971. Dialektik und Jurisprudenz, V.Klostermann, Frankfurt am Main 1971.
Pegorari, Massimiliano, 2018. "Cicerone, de Inventione , 1.18: Iudicatio est, quae ex infirmatione et confirmatione rationis nascitur controversia", Rhetorica 36, 1-23.
Radding, Charles M. 1988. The Origins of Medieval Jurisprudence, Pavia and Bologna 850-1150, New Haven, Yale University Press.
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Tamba, Giorgio, 1988.La società dei notai di Bologna, Studio storico e inventario, Roma, Ministero dei Beni Culturali.
Ward, John Oastler, 2006 (=2011). "The Medieval and Early Renaissance Study of Cicero’s De inventione and the Rhe­torica ad Herennium: Commentaries and Contexts", in: Virginia Cox-John O. Ward (Eds.), The Rhetoric of Cicero in Its Medieval and Early Renaissance Commentary Tradi­tion, Brill, Leiden-Boston, 3-75.

Una pagina del Codice "Herbipolitanus" o di Erbipoli

Una pagina del Codice contenente la Rhetorica ad Erennium

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EDIZIONI PRECEDENTI

Comunicato

 1.- Il 13 marzo 2018 si sono riuniti i soci della ASDU insieme con i soci della Associazione degli Emeriti della Università di Bologna.
  Si è convenuto di sostenere gli studi dei Colleghi e, in particolare di promuovere la conoscenza dei relativi risultati, mediante appositi convegni.
  La prossima occasione sarà un convegno con una relazione del prof. Gualtiero Calboli su propri studi, in via di ultimazione.
2.-  E' stata avviata la discussione della proposta della prof.ssa Anna Maria Di Pietra di creare una "Meeting Room", nell'Ateneo, dove i professori e ricercatori si possano ritrovare a titolo di amicizia e conversazione, liberamente senza orario.
3.- E' stata data informazione sullo stato dei contatti della ASDU con l'Ateneo di Bologna, per una proficua valorizzazione della ricerca dei soci, in pensione, senza oneri per l'Ateneo. Si resta sempre in attesa che l'Ateneo sia un segnale di incoraggiamento.
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.- E' stato segnalato con soddisfazione la scoperta di un batterio ( "Rhodococcus aetherivorans"), grazie alla collaboraione tra ricercatori della Unibo e della università di Calgary, che potrà migliorare la conduttività della elettricità.

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STUDIO MEDIEVALE,
LIBERO E LAICO

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Riunione 11 aprile 2017


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PRINCIPALI ARGOMENTI all'o.d.g. :

1.- Sui colloqui avviati con l'Ateneo, per la valorizzazione scientifica dei docenti in pensione, senza oneri per l'Ateneo;
2.- Per la crezione di un premio scientifico ai professori e ricercatori in pensione (non ADSU)
3.- Censurata la chiusura della biblioteca di Via Zamboni 36, per demerito di pochi studenti, contro la generalità degli studenti

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Aperte le iscrizioni alla ASDU

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COMUNICATO

1.- Relazione Prof. Mauro Fabrizio. In merito ai colloqui in corso con l'Ateneo per la valorizzazione dei docenti in pensione, è stato espresso un vivo apprezzamento e ringraziamento al prof. Fabrizio.
  In particolare, l'Associazione ha approvato la seguente lettera da inviare al Rettore Francesco Ubertini:

          Al Magnifico Rettore Francesco Ubertini
p.c. - Al Pro-Rettore alla Ricerca Prof. Rotolo Antonino
        - Al Direttore Generale Dott. Marco Degli Esposti

Oggetto: ASDU versus Unibo

Magnifico Rettore, e' passato piu' di un anno dal primo contatto con Te e con il ProRettore alla Ricerca, per un rapporto tra la nostra Associazione e l'Unibo. Provo a fare una sintesi dei punti sottoposti durante questo tempo.

1.- Si premette che l'ASDU e' registrata al registrata al Pubblico Registro, e che (art. 2 dello Statuto) non ha scopo di lucro e svolge attività di utilità sociale, nei confronti degli Associati e di quanti, anche a livello internazionale, operando nei settori dell’istruzione , della formazione e della ricerca nelle università,

2.- Su questa base, nei vari incontri tra l'ASDU, il Rettore e il Pro-Rettore Rotolo, i punti stretti per una concretizzazione del rapporto tra l'ASDU e la UNIBO sono stati, grosso modo, così delineati:

2.1 - L’Ateneo, allo scopo di realizzare condizioni favorevoli all’accoglimento di un rapporto con l'ASDU, e comunque senza oneri per l'Ateneo, adottera’ le seguenti soluzioni:
a) Prende atto della avvenuta costituzione giuridica dell'ASDU. Indica una struttura amministrativa dell'Ateneo, alla quale l’ASDU possa rapportarsi, alla stessa stregua di tutte le Associazioni di interesse per l''Ateneo, tra le quali l'Associazione dei professori emeriti.
b) Crea una sezione del sito web dell'ateneo nel quale inserire i curricula e le pubblicazioni scientifiche degli iscritti alla Associazione. Questo sito sara' accessibile a chiunque del grande pubblico. Lo scopo è quello di concorrere a potenziare l'attenzione, nel mondo, sulla produzione scientifica dell'Ateneo di Bologna.
c) Nel sito sarà inserita la RUBRICA della posta elettronica dei professori e ricercatori in quiescenza, che ne fanno richiesta, in apposita sezione della RUBRICA dell’Ateneo. Si tratta di rendere visibile quanto esiste gia' di fatto.
d) Autorizza una struttura scientifica dell'ateneo ad avere rapporti scientifici esterni con i professori e ricercatori in quiescenza della ASDU, ai fini della ricerca da esterno, e per la veicolazione di eventuali fondi finanziari privati verso la struttura medesima.

Su questa base, ti chiederei una definizione conclusiva delle possibilita' reali del rapporto invocato.

Firmato: Nino Luciani, Mauro Fabrizio

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POSCRITTO Dall'art. 2 dello Statuto

L'Associazione ha come fini quelli:
a) di promuovere e ravvivare l’amicizia tra gli Associati, inclusi i loro famigliari, e di mantenere i legami con l'Università;
b) di pubblicare i migliori contributi scientifici, anche pregressi, degli Associati, compreso in idonei siti digitali, istituendo anche un “premio per il merito” da attribuirsi annualmente.
c) di favorire le relazioni fra l’ Associazione e le Istituzioni accademiche, nonché con le Associazioni degli Studenti e dei laureati.
A tale fine, l’Associazione promuove e coordina incontri e ricerche collettive tra gli Associati studiosi; ha scopi di promozione e difesa delle peculiarità proprie dell’istruzione e della formazione universitaria, e di diffusione degli studi e delle esperienze degli Associati.
Per il raggiungimento di tali fini l’Associazione potrà svolgere le seguenti attività:
a) organizzare congressi, conferenze, dibattiti in particolare su temi interdisciplinari, e pubblicarne gli atti.
b) coordinare lo svolgimento di altre iniziative di incontro e di studio nonchè di ricerca anche applicata su temi concernenti l’oggetto sociale.
c) aderire ad organismi internazionali e stranieri aventi fini analoghi o collaborare con essi
d) pubblicare, anche in forma digitale, scritti dei Soci che il Consiglio direttivo ritenga particolarmente meritevoli
e) porre in essere tutte le iniziative funzionali agli scopi da essa perseguiti e gli interessi di cui essa è portatrice.

AlLTRI ARGOMENTI DELLA RIUNIONE.

Altri argomenti esaminati sono stati:
1.- Organizzazione di un incontro con la società civile.
  Il Prof. Federico LIcastro riferisce che un  gruppo di studio, di cui egli fa parte
, ha messo a punto un metodo per la individuazione del rischio individuale per lo sviluppo del deficit cognitivo età associato, la demenza senile e la predizione di sviluppo della malattia di Alzheimer (DA), caratterizzato dalla applicazione della carta del rischio specificamente sviluppata e basata sulla presenza di 21 variabili o fattori di rischio epidemiologici, anamnestici, di laboratorio e genetici.
   Il metodo applicato con la carta del rischio offre un modo non invasivo, relativamente economico, precoce e applicabile allo screening di popolazione, usabile per l’identificazione di individui sani con rischio di ammalarsi della DA e di pazienti con deficit cognito live (MCI) con rischio di progredire verso la demenza.
  Dall’analisi delle variabili di rischio di ciascun soggetto inoltre è possibile impostare una pratica di prevenzione personalizzata e/o terapie personalizzate al fine di prevenire o ritardare la comparsa del deficit cognitivo.

  Su questa base, l'ASDU saranno presi contatti con associazioni che, tradizionalmente, organizzano incontri con il grande pubblico.

2.- Istituzione di un premio scientifico di € 10.000.
In premessa, viene ricordato che l'art. 2 dello Statuto prevede di "pubblicare i migliori contributi scientifici, anche pregressi, degli Associati, compreso in idonei siti digitali, istituendo anche un “premio per il merito” da attribuirsi annualmente.
  Viene approvata la istituzione di un premio di € 10.000 da attribuire a studioso esterno alla Associazione, dell'Ateneo di Bologna,della , in uno dei seguenti settori:
- biomedicina;
- lettere e storia;
- ambientale energetico;
- matematico-fisico;
- economico-finanziario
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  Viene rivolto appello a benefattore per il finanziamento del premio.
 
3.- Perdurante situazione di precarietà di fruizione pubblica di alcune biblioteche dell'Ateneo, causa disordini studenteschi.

  Le Biblioteche svolgono un ruolo fondamentale nella divulgazione culturale soprattutto in ambito universitario.
  Anche oggi le facilitazioni digitali non sono In grado di supplire a tale servizio.
  Riteniamo quindi che la chiusura della biblioteca di via Zamboni. 36 sia un vero e proprio attentato alla cultura che colpisce migliaia di studenti bolognesi.
   Sulla base di queste considerazioni riteniamo che la biblioteca di via Zamboni vada comunque riaperta.

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ASDU

Associazione Scientifica Docenti Universitari, Sede in Bologna, Via Titta Ruffo, 7
Registrata al Pubblico Registro dell'Agenzia Entrate, il 22 maggio 2015, n. 91379200370 - STATUTO

Soci Fondatori: Alberto Corlaita, Anna Maria Dipietra, Carlo Cencini, Carlo Emanuele Gessa, Fabrizio Bolletta, Federico Licastro, Francesco Mainardi,Francesco Zaccanti, Franco Frabboni, Giampietro Minelli, Gianni Porzi, Giannino Praitoni, Giorgio Dragoni, Giorgio Cantelli Forti, Giovanni Venturi, Giulio Ghetti, Gualtiero Calboli, Mauro Fabrizio, Nino Luciani, Paolo Pupillo, Giovanni Pallotti, Pierluigi Papini, Stefano Mignani, Vittorio Tomasi, Walter Tega

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STUDIO MEDIEVALE,
LIBERO E LAICO

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Riunione del 13 dicembre 2016

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PRINCIPALI ARGOMENTI all'o.d.g. :

1.- Colloqui avviati con l'Ateneo, per la valorizzazione scientifica dei docenti in pensione, senza oneri per l'Ateneo;
2.- Sullo stato di avanzamento della riforma dello Statuto Generale di Ateneo

Aperte le iscrizioni

NUOVO STATUTO
Per trovare il testo approvato in prima lettura, clicca su: Statuto bozza

Nota. Le variazioni allo statuto sono state già abbozzate, in prima lettura in CdA e Senato. Seguirà una approvazione in seconda lettura.

Antonella Zago e Domenico Chirico

Sulla riforma dello Statuto
(Appunti)

Riorganizzazione dell’Ateneo

  Da febbraio 2016 in poi, in ogni occasione   abbiamo chiesto al MR quali idee avesse in tema. La risposta è stata: “ve lo diremo quando saremo pronti”. E ci siamo fidati.
  Da ultimo, la stessa richiesta in settembre e poi in ottobre.
  L’ultima risposta è stata identica alla prima.

  Poi accade che il cda in due sedute deliberi la riorganizzazione dell’ateneo nell’arco di una settimana (primi di novembre).

  Nel merito: la “rapidità” è stata “giustificata” come necessaria e urgente per:.
- decongestionamento di alcune aree
- risolvere l’interim in relazione alla normativa anticorruzione;
- creare un’area appalti, capace di accreditarsi come stazione appaltante;
- creare il Campus Bologna in connessione alla ridefinizione di autc come area di progettazione e sostenibilità;
- creare un’area terza missione ecc…

  Posto che da sempre chiediamo una riorganizzazione che ci mette in condizioni di lavorare e che perciò non siamo pregiudizialmente contrari una siffatta organizzazione ci porta obbligatoriamente a fare alcuni rilievi.
  - non condividiamo quei presupposti di urgenza e tutto sembra essere messo in piedi in fretta e furia per eludere la prossima disciplina della dirigenza;
- l’area campus Bologna è un “mostro”

- Siamo favorevoli alla turnazione dei dirigenti, ma anche agli incarichi di secondo livello dovrebbero essere interessati con le dovute e trasparenti procedure.
- Inaccettabile  il metodo: sino ad un minuto prima il MR ha negato che fosse pronto l’atto di riorganizzazione, salvo essere prontissimo per il CDA.

   MR: “ero in Cina in quei giorni”

  Ora: la riorganizzazione macro è stata deliberata e i dirigenti hanno ruotato (in gran parte).
  La fase II parte a marzo: riorganizzazione di II livello.
  Nessuno ci ha consultato, nessuno ci ha chiesto che lavoro facciamo, e, quando abbiamo cercato di prendere la parola e di saperne di più per tempo, ci hanno (in)volontariamente raggirato…

Questa NON è la riorganizzazione che condividiamo. È solo quella più funzionale ad un “Ateneo che deve correre…” in braccio alle imprese…
  Aggiungiamo anche che ci impediscono di parlarne: ci è stata negata la richiesta di una assemblea del personale TA per riflettere sulla riorganizzazione. Noi che rappresentiamo i colleghi e votiamo la riorganizzazione non abbiamo sedi di confronto con chi ci ha votato! Trasparenza e partecipazione erano due parole d'ordine del Rettore in campagna elettorale!

Punti organico.
Abbiamo chiesto come siano stati utilizzati i P.O. 2016 per il personale TA, per assumere quali categorie e con quali destinazioni. Idem per il triennio precedente.

Piano strategico di ateneo
  A noi sembra una messa a sistema di quanto già non sia esistito precedentemente in ateneo, le novità sono la spinta all'agire privatistico, o di interesse per le imprese, e la confezione del piano. L'mmagine è ben curata!

  Gli obiettivi dell’ateneo sono stati infatti ricondotti agli obbiettivi dell’ONU per dare respiro internazionale (mondiale!) all'ateneo di Bologna. Nulla di male!!! Anzi!
  Se non fosse che la terza parte del piano e cioè la Terza Missione (l'Università opera per favorire l'applicazione diretta, la valorizzazione e l'impiego della conoscenza per contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico della Società) viene declinata in termini di formazione tecnica e aumento della fatturazione cioè del conto terzi, agire privatistico dell’ateneo.
Altro aspetto del piano per noi importante è la declinazione dell’obiettivo ONU n. 8 e cioè dignità del lavoro e sviluppo economico sociale: in un ateneo dove i lavoratori degli appalti hanno uno stipendio base di 3,50 euro l’ora dovremmo dare l’esempio e porci l'obiettivo di migliorare immediatamente queste retribuzioni.

  Invece no! Considerando l'occupabilità come numero astratto quest'ateneo probabilmente continuerà da una parte a sfruttare i lavoratori in appalto che sostituiranno anche i TA e dall'altra a formare la gran parte di quei giovani che il Censis rileva avere un reddito di 9100 euro all'anno. Lordi! Sembra inoltre che nemmeno il miglioramento delle nostre condizioni di lavoro (TA) attraverso una logica e semplice organizzazione, con poche figure di responsabilità e catene del comando chiare,  con strumenti del lavoro adatti ai tempi, sia un obiettivo di questo piano. E dire che le economie di bilancio potrebbero essere tante. Continueranno invece a tagliare i posti di lavoro dei TA e il salario accessorio. Ma quale dignità del lavoro, dunque!
La sintesi per noi è che forse si sta dimenticando la Prima Missione dell’Università perchè è sempre più evidente che l'interesse è  la caccia di risorse da spartire tra vari (pochi) attori che non sempre hanno una mission istituzionale, cioè un interesse pubblico. E' più facile schierarsi e far impresa piuttosto che iniziare a studiare un modello sociale ed economico sostenibile per tutti.

- Accordi, Network e quant’altro
Anche in questo Senato molte sono state le pratiche che vedono il nostro ateneo affiliarsi a network, stringere rapporti di collaborazione o partecipare a consorzi. Ne abbiamo parlato tante volte e per l’ennesima volta diciamo che forse si sta perdendo il lume della ragione oltre al controllo delle risorse. 

Nino Luciani, Commento breve.
(Per un insieme, clicca su: Riforma statuto, proposte in sintesi )

1) Si nota subito che il personale tecnico e amministrativo ottiene (come è opportuno) che la Consulta (Consiglio, d'ora in poi) del personale tecnico-amministrativo dia parere obbligatorio, non vincolante, agli Organi di Ateneo, in determinate materie.
Rimane, invece, materia in alto mare, la questione della elezione dei relativi membri inl CdA o della designazione dal Senato.

2) Rimane evitato il problema del rapporto tra i dipartimenti e la scuola (a cui afferiscono): nel senso che la scuola dà pareri semplici ai dipartimenti, mentre dovrebbe dare pareri obbligatori e vincolanti, se si vuole costruire una vera governance didattica;

3) Rimane il vuoto di appartenenza dei docenti alla scuola: nel senso che il consiglio è un organo di secondo grado. Già da più parti, nelle universitàn italiane, si invoca che ne facciano parte tutti i docenti dei dipartimenti afferenti alla scuola, in generale o almeno per alcune decisioni di sintesi;

4) Il numero degli afferenti a ciascun dipartimento andrebbe rivisto: no a mega dipartimenti e no a mini dipartimenti, che sbilancerebbero i rapporti, al momento del riparto dei finanziamenti.
Inoltre i dipartimenti andrebbero sotto-sezionati un unità scientifiche con alta specializzazione;

4) Rimane da definire il rapporto della unibo con il Miur, sotto l'aspetto finanziario.
Si ricorda che il FFO sarà erogato sempre più in base al costo standard per studente, e che il costo standard è calcolato differenziatamente per corsi di studio,... e comunque differenziatamente per le quatto macro-aree scientifiche e disciplinari.
  Per un rapporto consapevole e forte con il Miur, sarebbe consigliabile suddividere l'Amministrazione tra dette quattro macro-aree; oltre che per migliorarne l'efficienza gestionale.
Questo permetterebbe di calcolare un costo standard per studente, per ognuna di esse, quale base per poi contrattare con il Miur il costo standard da fare valere per il FFO, per la unibo.

Per memoria, le quattro macro-aree nazionali sono:
. AREA SANITARIA: assistenza tecnico-sanitaria, farmacia, fisioterapia e riabilitazione, infermieristica, medicina e chirurgia, medicina veterinaria, odontoiatria, ostetricia, prevenzione sanitaria;

b. AREA UMANISTICA: arte (arti visive, moda, musica, arti e tecniche dello spettacolo), beni culturali, educazione, geografia, lingua e letteratura italiana, lingue e culture moderne (glottologia, linguistica, letteratura, filologia, ecc.), mediazione linguistica (lingue straniere applicate, interpretariato, traduzione), storia; studi classici, studi orientali, ecc.;

c. AREA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA: agraria, architettura e ingegneria edile, biologia, biotecnologia, chimica, disegno (industriale), física, ingegneria (civile, industriale, informatica), matematica, pianificazione regionale e ambientale, scienze ambientali, scienze della navigazione (aerea, marittima), scienze della terra, scienze motorie, scienze naturali, scienze e tecnologie agro-alimentari e forestali, scienze e tecnologie zootecniche e delle produzioni animali, statistica, urbanistica, ecc.;

d. AREA SOCIALE: comunicazione, cooperazione e sviluppo, difesa e sicurezza, diritto (scienze giuridiche, servizi giuridici), economia, gestione aziendale, scienze dell'amministrazione, psicologia, scienze politiche e relazioni internazionali, scienze del servizio sociale, sociologia, turismo

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STUDIO MEDIEVALE,
LIBERO E LAICO

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Riunione ASDU del 12 ottobre 2016

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Principali argomenti discussi

1.- Interesse degli Atenei a conservare i rapporti scientifici con i professori in pensione che dichiarino di voler proseguire la ricerca, da esterno
2.- Contatti avviati con il Rettore della Unibo e il Presidente del Cineca, sul come fare
3.- Come conservare le loro e-mail in apposita sezione del sito web dell'ateneo
4.- Istituzione di un premio per i giovani per una ricerca in un campo scientifico, socialmente caldo
5.- Avvenuta costituzione di una pagina Facebook, su cui ogni professore e ricercatore di università italiane possa esprimere la sua opinione
6.- Nuovo Regolamento emeritato in corso di modifica.

VERBALE della riunione

   Il 12 ottobre 2016 si e' riunita l'assemblea dei soci per ascoltare e discutere la relazione del prof. Mauro Fabrizio a proposito dei suoi contatti, in rappresentanza dell'ASDU, con il Rettore Ubertini e con il Presidente del Cineca prof. Ferrari.

1) Si parte dal presupposto che l'università si fonda sulla ricerca scientifica, e che i professori e ricercatori proseguono la ricerca anche dopo il collocamento in quiescenza, potenzialmente con produttività alta, dato il grado di maturità scientifica;

2) C'è, poi, la circostanza che la immagine dell'ateneo nel mondo si basa fondamentalmente sulla sua produzione scientifica, e pertanto (come avviene negli Stati Uniti e altri Paesi) è interesse dell'ateneo conservare nei propri archivi la memoria della produzione di tutti i suoi ricercatori, senza distinzione tra in servizio e in quiescenza

3) Infine, molti prof. e ric. in pensione desiderano seguire la ricerca interna dei colleghi dell'ateneo, e gli eventi di interesse pubblico, del rettore dell'ateneo, patrimonio di tutta la società civile.

Il Rettore dell'università e il Presidente del Cineca hanno mostrato sensibilità ai problemi posti dal prof. Fabrizio, e particolarmente sulla seguenti soluzioni :

a) Fare domanda al rettore di indicare una struttura dell'ateneo per i rapporti scientifici esterni con i professori e ricercatori in quiescenza.

b) Creare una sezione del sito web dell'ateneo nel quale inserire i curricula e le pubblicazioni scientifiche degli iscritti alla Associazione. Questo sito sara' accessibile a chiunque del grande pubblico.

c) Nel sito sarà inserita la RUBRICA della posta elettronica dei professori e ricercatori in quiescenza, che ne fanno richiesta.

d) Questa soluzione avra' una ricaduta sul sito del Cineca, nello stesso modo, allo scopo di estenderla ai colleghi di tutte le università.

d) Fare domanda al Rettore di prendere atto della avvenuta costituzione giuridica dell'ASDU e di indicare la struttura dell'Ateneo alla quale rapportarsi, alla stessa stregua di tutte le Associazioni di interesse per l''Ateneo.

4) L'assemblea, in attuazione del proprio Statuto, ha deciso di avviare la procedura per la istitituzione di un PREMIO in moneta da attribuire alla migliore ricerca di un giovane ricercatore in un

campo particolarmente sensibile nella societa' di oggi, anche esterno alla universita' pubblica.
I Colleghi soci sono pregati di individuare tre campi di interesse, e al loro interno uno specifico argomento.

5) L'assemblea, sempre in attuazione del proprio Statuto, ha deciso di avviare una iniziativa per attuaree un contatto diretto con la città e il territorio mediante conferenze su temi di grande impatto scientifico e sociale.

6) Sul tema della corruzione, nelle università, posto dal dott. Raffaele Cantone, Presidente della Autorità nazionale anticorruzione, si è svolto un dibattito in chiaro-oscuro.
Al suo interno, e' stato censurato che il dott. Cantone abbia sorvolato sul fatto che, in questo stesso periodo, il Governo abbia nominato 50 super-professori al di fuori di ogni valutazione da parte della Università italiana.

7) Sul tema del Regolamento per il conferimento dell'emeritato, risulta che esso sia in corso di modificato in queste settimane.
Attendiamo di vedere il nuovo Regolamento.
Il Regolamento 10 marzo 2016 aveva aggiunto, tra i requisiti, degli elementi di merito oggettivi (aver ricoperto cariche rilevanti in Ateneo) e questo e' positivo vale dire non piu' solo elementi di valutazione soggettiva, fondati sull'umore di turno.
   Rimanevano due vulnus :
  - il potere di proposta del rettore (scavalcando il dipartimento);
  - la proposta del dipartimento si basava su una motivazione generica per tutti (vale dire: che il candidato "abbia dato lustro all’Ateneo attraverso il raggiungimento di uno standard qualitativo particolarmente elevato nell’ambito dello svolgimento dell’attività di ricerca e della produzione scientifica". Una vera assunzione di responsabilità del Dipartimento esiste solo se la motivazione scientifica è specifica caso per caso.
  
8) Si è deciso di mantenere in vita la pagina Facebook e di "aprirla" agli interventi di tutti i Soci di modo che essa possa avare la necessaria "immediatezza delle notizie" e delle discussioni, e attraverso di essa poter anche tenere i rapporti con nuovi soci di altre sedi universitarie;

9) I Soci sono stati sollecitati a fare proselitismo in tutte le università italiane per aumentare il numero dei soci

10) in assenza dei proff. Cencini, Zaccanti e Pupillo, l’argomento dei possibili interventi a favore dell’Appennino bolognese è stato rinviato dopo breve discussione sulla mail, gia' inviata dal prof. Pupillo.

 

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NOTIZIA SUL SEGUITO DEL BRACCIO DI FERRO
TRA STUDENTI E RETTORE

IL SENATO ACCADEMICO DI BOLOGNA
PUNISCE GLI STUDENTI

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La delibera del Senato Accademico
( 24 maggio 2015 )

  1.- Risulta che la seduta sia iniziata con un orientamento largamente negativo a prendere una decisione, ma che alla fine della discussione sia stata presa una decisione alla quasi unanimità.
  I contrari avrebbero motivato con il fatto che la proposta di provvedimento disciplinare, del rettore, era fuori dallo Stato di diritto, in quanto (per quanto ne ho capito) non c'era stato, prima, il contraddittorio tra le parti (il professore Panebianco, da una parte; gli studenti, dall'altra), davanti all'organo giudicante (Senato). Risulta che decisione sia stata del seguente tenore:

Il Senato Accademico, considerata la gravità dei comportamenti relativi ai fatti avvenuti in data 22/02/2016, delibera per gli studenti B.L., C.A., C.M., P.E. la sospensione temporanea dall'Università per un periodo di due mesi, in base a quanto previsto dall'art. 24, comma 4 lettera d) del Regolamento studenti.

  2.- Risulta anche che, dall'  "Ufficio AFORM - Area Didattica e Servizi agli studenti", gli studenti fossero stati invitati a presentare alla Amministrazione, nei dieci giorni successivi al ricevimento dell'avviso, le proprie controdeduzioni, ma non pervenute.
  Ma (secondo i votanti contrari) una cosa sarebbe un organo amministrativo (vale dire, questo Ufficio), altra cosa sarebbe un organo giudicante (es., Senato, Commissione di disciplina...).

3.  Risulta che i fatti contestati siano che: in data 22 febbraio 2016 presso la Scuola di Scienze Politiche un gruppo di persone avrebbe messo in atto delle forti contestazioni che hanno disturbato il regolare svolgimento, tra l'altro, della lezione del prof. Angelo Panebianco, professore ordinario dell'unibo.
  Secondo l'Unibo, a prescindere dall’eventuale rilevanza penale, "i comportamenti sarebbero stati posti in essere in assoluto dispregio al corretto scambio dialettico ed in violazione dei principi di correttezza reciproca e di rispetto alla persona che devono sussistere nei rapporti fra le varie compagini universitarie ed, in particolare, nel rapporto fra studenti e docenti (art. 4 e 5 codice etico)".

 

ASDU ha una propria pagina facebook, sulla quale uno puo' intervenire per esprimere la propria opinione

 

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BRACCIO DI FERRO TRA STUDENTI E RETTORE
(vedi nota, sotto)

DICHIARAZIONE

7 maggio 2016

L’università italiana sta vivendo un momento di notevoli difficoltà che hanno riproposto, anche a Bologna, temi sui quali appare del tutto normale lo sviluppo di un’ampia dialettica e di un effettivo confronto volti a sciogliere positivamente i nodi di una vita istituzionale molto problematica che accomuna tutti gli atenei del paese.
Come è accaduto anche di recente, il mancato rispetto delle regole nel confronto che deve essere di necessità aperto e democratico (ci riferiamo in particolare alla vicenda che ha riguardato le lezioni del professor Panebianco al quale rinnoviamo la nostra solidarietà) genera la sollecitazione a fare ricorso al consueto meccanismo provocazione-repressione che non porta alcun vantaggio alla condizione dell’università.
La nostra comunità di studenti e docenti ha una lunga tradizione di studio e di cooperazione nel corso della quale non sono mancati confronti che hanno portato con sé momenti di tensione e di difficoltà.
E’ nostra convinzione che questa tradizione e l’ingente patrimonio che ha accumulato vadano consolidati e rinnovati avvalendosi della collaborazione attiva di tutte le componenti universitarie e di tutte le istituzioni di una città che molto deve alla sua Università.
Una comunità educante che guarda verso un futuro molto problematico per le giovani generazioni, una città interessata alla valorizzazione del suo prezioso patrimonio di sapere e di civiltà, devono saper trovare in un franco dialogo, e dunque al di la del presidio dei luoghi e dell’agitazione di generiche forme repressive, il metodo per affrontare e risolvere insieme, nel rispetto pieno delle regole democratiche, le questioni che numerose si presenteranno anche nell’imminente futuro.
__________
NOTA.
1.- In queste settimane, si è verificato un braccio di ferro tra il nuovo rettore dell’Ateneo di Bologna e un gruppo di "studenti". Tutto inizia con la contestazione a un docente, noto giornalista che tiene un corso sulle strategie della guerra, materia delicata in questo periodo internazionale: le sue lezioni a Scienze politiche vengono interrotte. Il docente riceve ampia solidarietà tra i colleghi ma si trova a fronteggiare la situazione da solo, salvo il tardivo intervento di un prorettore. Quasi contemporaneamente il nuovo Rettore ricorre all’utilizzo di vigilantes appartenenti ad agenzie private e ovviamente armati per sorvegliare edifici e Scuole nel plesso centrale dell’università: un tipo di iniziativa della quale non si ha memoria. Viene, poi, interrotta dagli “studenti” una riunione del Senato accademico. A Scienze politiche segue un convegno sulla "web security: tra i relatori il ministro Alfano. Di nuovo tensione e polizia" che deve presidiare la sede.
Nello stesso tempo il Rettore riceve il leader della Lega, Salvini. Per evitare scontri degli studenti con la polizia in zona universitaria, il Rettore sposta l'incontro alla sede decentrata di Ingegneria: e gli scontri con la polizia si spostano a Ingegneria e in città. Le lezioni a Ingegneria vengono sospese dalla polizia.
E’ di oggi la notizia che la Procura porterà a processo 15 studenti per resistenza e lesioni personali (spintoni e lancio di uova contro due vigilantes).
2. Ultimo, ma non ultimo. L’ASDU riunisce i professori e ricercatori anziani, parte dei quali ha avuto ruoli e, così, anche gia’ conosciuto scontri e occupazioni studentesche, ma senza lasciarsi sfuggire i fenomeni.

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STUDIO MEDIEVALE,
LIBERO E LAICO

Argomenti discussi:
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Posta elettronica, Accesso verbali Organi Accademici, Conservazione curricula, Piano strategico cittò metropolitana Bologna (università internazionale), Università della montagna, Pagina Facebook, Estensione pubblicazioni Cineca

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Riunione del 9 febbraio 2016

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Clicca su:
UNIVERSITAS News

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Soci Fondatori: Alberto Corlaita, Anna Maria Dipietra, Carlo Cencini, Carlo Emanuele Gessa, Fabrizio Bolletta, Federico Licastro, Francesco Mainardi,Francesco Zaccanti, Franco Frabboni, Giampietro Minelli, Gianni Porzi, Giannino Praitoni, Giorgio Dragoni, Giorgio Cantelli Forti, Giovanni Venturi, Giulio Ghetti, Gualtiero Calboli, Mauro Fabrizio, Nino Luciani, Paolo Pupillo, Giovanni Pallotti, Pierluigi Papini, Stefano Mignani, Vittorio Tomasi, Walter Tega.

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COMUNICATO n. 3

 
 
 
   Il 9 febbraio 2016 si è svolta la quarta Assemblea dell'Associazione Scientifica Docenti Universitari - ASDU.
  Dopo discussione l'Assemblea esprime la propria preoccupazione per i comportamenti, già manifestatisi anche in questi primi mesi del mandato del Rettore Ubertini, di "chiusura" dell'Università di Bologna nei confronti della comunità locale e, in particolare, dei docenti ora in quiescenza ed ai quali non sia stata attribuita la qualifica di "Emerito".
  Presi a riferimento i punti all'o.d.g., è stato deliberato quanto segue:

1) Fruizione della posta elettronica dell'Ateneo. Si invierà una lettera all'Ateneo per sottoporre proposte migliorative del servizio temporaneamente gia' esistente. Le modifiche dovrebbero riguardare la posta, soprattutto in entrata, e anche per le eventuali necessità di cui al punto 3 dell'o.d.g. (qui sotto);

2) Accesso ai verbali degli Organi di Ateneo, da parte del pubblico esterno. Si invierà una lettera all'Ateneo, per proporre che trovino concreta attuazione i principi di trasparenza della gestione amministrativa e di accessibilità agli atti, considerato che negli anni Unibo è divenuta, da anni, una casa di vetro opaco, non più collegata alla società civile che neppure ha la possibilità di conoscerne le delibere, a differenza di quanto è da tempo stato attuato dagli altri Enti locali, in primis i Comuni;

3) Conservazione dei curricula dei docenti presso l'Archivio storico dell'Ateneo. E' stato deciso di inviare una lettera all'Ateneo per segnalare l'importanza, per il prestigio scientifico dell'Ateneo in Italia e nel mondo, che gli studi dei professori e ricercatori non scompaiano dall'Archivio dell'Ateneo,

al momento della loro andata in quiescenza.  In particolare il prof. Mauro Fabrizio ha segnalato come tuttora sussista una possibilità tecnica e legale per ogni professore e ricercatore in quiescenza di inserire l'elenco e collocazione bibliografica delle loro pubblicazioni sul sito del CINECA (si vegga più sotto la procedura tecnica).

4) "Piano strategico della Città Metropolitana di Bologna" e seconda università di Bologna (università privata internazionale). Si proseguirà la preparazione di un convegno possibilmente prima dell'estate 2016, nel quadro di un dialogo con la Città Metropolitana, già avviato con l'Assessore competente.

5) Universita' della Montagna (www.unimontagna.it) . Esiste gia' presso l'universita' di Milano un corso di laurea di scienze ambientali e inoltre un centro di ricerca, a cui partecipano varie universita' (oltre Milano, Firenze, Torino, Brescia) che ha un accordo con il MIUR.
   Per quanto riguarda l'Appennino bolognese, in risposta a istanze imprenditoriali locali, si ritiene (proposta del socio prof. Corlaita) che possa essere approfondita la possibilita' di istituire un corso di laurea, oppure di un master, di "sostenibilità ambientale", molto diverso dalla laurea di tutela ambientale (di Ravenna) , in quanto tratterebbe la convergenza tra la programmazione economica e la pianificazione territoriale (attenta ai valori dello ambiente).
   Una seconda via (soci proff. Pupillo, Cencini, Zaccanti), di praticabilità immediata, potrebbe essere organizzare alcune conferenze in collaborazione con l'Unione Bolognese Naturalisti. Si attende una soluzione concreta, proposta dalla Unione.

6) Pagina ASDU, su Facebook. Considerata la importanza per l'Associazione di superare la dimensione locale e ammettere a nuovi Soci docenti che abbiano fatto parte di altre Università, nonché per aprire un canale di comunicazione con a società civile, viene deciso di creare una pagina ASDU su Facebook. Nella prossima ri

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Posta elettronica, Accesso verbali Organi Accademici, Conservazione curricula, Piano strategico cittò metropolitana Bologna (università internazionale), Università della montagna, Pagina Facebook, Estensione pubblicazioni Cineca

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Soci Fondatori: Alberto Corlaita, Anna Maria Dipietra, Carlo Cencini, Carlo Emanuele Gessa, Fabrizio Bolletta, Federico Licastro, Francesco Mainardi,Francesco Zaccanti, Franco Frabboni, Giampietro Minelli, Gianni Porzi, Giannino Praitoni, Giorgio Dragoni, Giorgio Cantelli Forti, Giovanni Venturi, Giulio Ghetti, Gualtiero Calboli, Mauro Fabrizio, Nino Luciani, Paolo Pupillo, Giovanni Pallotti, Pierluigi Papini, Stefano Mignani, Vittorio Tomasi, Walter Tega.

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COMUNICATO n. 3

 
 
 
   Il 9 febbraio 2016 si è svolta la quarta Assemblea dell'Associazione Scientifica Docenti Universitari - ASDU.
  Dopo discussione l'Assemblea esprime la propria preoccupazione per i comportamenti, già manifestatisi anche in questi primi mesi del mandato del Rettore Ubertini, di "chiusura" dell'Università di Bologna nei confronti della comunità locale e, in particolare, dei docenti ora in quiescenza ed ai quali non sia stata attribuita la qualifica di "Emerito".
  Presi a riferimento i punti all'o.d.g., è stato deliberato quanto segue:

1) Fruizione della posta elettronica dell'Ateneo. Si invierà una lettera all'Ateneo per sottoporre proposte migliorative del servizio temporaneamente gia' esistente. Le modifiche dovrebbero riguardare la posta, soprattutto in entrata, e anche per le eventuali necessità di cui al punto 3 dell'o.d.g. (qui sotto);

2) Accesso ai verbali degli Organi di Ateneo, da parte del pubblico esterno. Si invierà una lettera all'Ateneo, per proporre che trovino concreta attuazione i principi di trasparenza della gestione amministrativa e di accessibilità agli atti, considerato che negli anni Unibo è divenuta, da anni, una casa di vetro opaco, non più collegata alla società civile che neppure ha la possibilità di conoscerne le delibere, a differenza di quanto è da tempo stato attuato dagli altri Enti locali, in primis i Comuni;

3) Conservazione dei curricula dei docenti presso l'Archivio storico dell'Ateneo. E' stato deciso di inviare una lettera all'Ateneo per segnalare l'importanza, per il prestigio scientifico dell'Ateneo in Italia e nel mondo, che gli studi dei professori e ricercatori non scompaiano dall'Archivio dell'Ateneo,

al momento della loro andata in quiescenza.  In particolare il prof. Mauro Fabrizio ha segnalato come tuttora sussista una possibilità tecnica e legale per ogni professore e ricercatore in quiescenza di inserire l'elenco e collocazione bibliografica delle loro pubblicazioni sul sito del CINECA (si vegga più sotto la procedura tecnica).

4) "Piano strategico della Città Metropolitana di Bologna" e seconda università di Bologna (università privata internazionale). Si proseguirà la preparazione di un convegno possibilmente prima dell'estate 2016, nel quadro di un dialogo con la Città Metropolitana, già avviato con l'Assessore competente.

5) Universita' della Montagna (www.unimontagna.it) . Esiste gia' presso l'universita' di Milano un corso di laurea di scienze ambientali e inoltre un centro di ricerca, a cui partecipano varie universita' (oltre Milano, Firenze, Torino, Brescia) che ha un accordo con il MIUR.
   Per quanto riguarda l'Appennino bolognese, in risposta a istanze imprenditoriali locali, si ritiene (proposta del socio prof. Corlaita) che possa essere approfondita la possibilita' di istituire un corso di laurea, oppure di un master, di "sostenibilità ambientale", molto diverso dalla laurea di tutela ambientale (di Ravenna) , in quanto tratterebbe la convergenza tra la programmazione economica e la pianificazione territoriale (attenta ai valori dello ambiente).
   Una seconda via (soci proff. Pupillo, Cencini, Zaccanti), di praticabilità immediata, potrebbe essere organizzare alcune conferenze in collaborazione con l'Unione Bolognese Naturalisti. Si attende una soluzione concreta, proposta dalla Unione.

6) Pagina ASDU, su Facebook. Considerata la importanza per l'Associazione di superare la dimensione locale e ammettere a nuovi Soci docenti che abbiano fatto parte di altre Università, nonché per aprire un canale di comunicazione con a società civile, viene deciso di creare una pagina ASDU su Facebook. Nella prossima riunione sarà concordato come individuare un responsabile della pagina.

7) Estensione dell'ASDU a dirigenti amministrativi degli Atenei in servizio e fuori servizio. Viene convenuto che le motivazioni ideali che hanno portato alla costituzione della Associazione vadano estese ai dirigenti dell'Unibo e degli altri Atenei, interessati.

MODALITA' di ACCESSO AL CINECA :
a) andare sul sito: https://loginmiur.cineca.it;
b) inserire username e password. (Qualora uno non avesse mai fatto la registazione delle proprie credenziali, anche se non della unibo.it, puo' fare una propria registrazione usando una e-mail qualsiasi, anche se non della unibo. Dopo aver fatto la registrazione, egli ricevera' entro poche ore lo USERNAME e la PASSWORD per il sito del Cineca);
  c) quindi procedere. Si apre il sito personale: http://sitouniversitario.cineca.it .

  Per i pensionati potrebbe apparire la scritta: "Il professore non risulta più in servizio dal …..".

NOTA. Disinteressarsi di questa eventuale segnalazione e procedere ugualmente a riempire tutti gli spazi disponibili ad essere riempiti, tra cui le pubblicazioni, il curriculum , gli altri dati personali...

A questo punto la procedura è conclusa.

 

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BONONIAE STUDIUM - ASDU ASSOCIAZIONE SCIENTIFICA DOCENTI UNIVERSITARI

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                                      COMUNICATO "ASDU"
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ARGOMENTIi

  1)   Elezione degli Organi dell'Associazione
  2)  Seconda Università di Bologna (già proposta dal Sindaco). Avviata riflessione
  3)  Interpellanze Consiglieri Comunali di Bologna. Risposta del Sindaco.
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Progetti dell'ASDU:

  4) Digitalizzazione opere scientifiche dei docenti
  5) Inserimento pubblicazioni di "tutti" i professori e ricercatori ("Unibo" e "già Unibo")
       nell' Albo del Cineca
  6) Convegno sul ruolo a livello nazionale e internazionale della Città
      Metropolitana di Bologna nella ricerca scientifica applicata e per lo sviluppo.
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IL TESTO DEL COMUNICATO
Riunione del 9 dicembre 2015

   Il 9 dicembre 2015 si è svolta la terza Assemblea dell'Associazione Scientifica Docenti Universitari - ASDU.
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  Erano presenti i proff.  Anna Maria Di Pietra, Francesco Mainardi, Giampietro Minelli con rispettiva Consorte Sig.ra Santini Romana, Giannino Praitoni, Giorgio Dragoni, Giulio Ghetti, Mauro Fabrizio, Nino Luciani, Giovanni Venturi con rispettiva Consorte Sig.ra Derthe Nielsen, Walter Tega, Vittorio Tomasi, Federico Licastro.
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  1.- Sul punto "elezione degli Organi" sono stati eletti alla unanimità il prof. Nino Luciani (Presidente) e la prof.ssa Anna Maria Di Pietra (Segretaria e Tesoriere).
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  2.- Sul punto "nuove adesioni" sono stati nominati soci i proff. Emeriti Giorgio Cantelli, Walter Tega, e il prof. Federico Licastro.
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  3.- Sul punto "seconda università di Bologna" (Università privata internazionale), tema introdotto nel 2012, dal Sindaco di Bologna Virginio Merola al Teatro "L'arena del Sole", nel presentare il Piano Strategico Metropolitano (si vegga sotto), è stato deciso di proseguire la rifessione (da aprire a tutta la Comunità scientifica) sulla sua opportunità, e da concludere in un convegno in città, nei prossimi mesi.
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   E' stata, inoltre, data lettura delle interpellanze (si vegga sotto) al Sindaco di Bologna, di due Consiglieri del Comune di Bologna, a cui il Sindaco ha dato risposta scritta. L'interpellanza è focalizzata sul collegamento tra progetto Staveco e cambio della guardia all'Unibo.
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 4.- Sul punto "digitalizzazione delle opere dei professori e ricercatori" e sul punto "Inserimento pubblicazioni di "tutti" i professori e ricercatori "Unibo" e "già Unibo" nell' Albo del Cineca", è stato dato incarico al prof. Mauro Fabrizio di prendere contatto con il Rettore Francesco Ubertini, per informarlo e definirne la migliore modalità, nell'interesse generale della universià.
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 5.- Sul punto "Piano strategico della Città Metropolitana di Bologna" è stato costituito  un comitato di studio composto dai proff. Luciani, Giulio Ghetti, Federico Licastro e Walter Tega, per  prepare un convegno a maggio 2016, sul tema: "Ricerca, e ruolo del territorio bolognese nel quadro nazionale" .
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Due anni fa (2012), Teatro L'Arena del Sole
PRESENTAZIONE DEL
PIANO STRATEGICO METROPOLITANO

"Università Internazionale a Bologna" ?
DICHIARAZIONI DEL SINDACO  MEROLA

   "Questo non è il solito saluto della città al solito convegno. Questa è la città di Bologna che saluta il suo ritorno ad essere una città speciale. Bene, tutti dobbiamo farci una domanda: Bologna è una città speciale? Lo è ancora? Lo sarà?
 
   Per molti anni lo siamo stati e per molti no. lo credo che dobbiamo e vogliamo tornare ad essere una città speciale. Cosa significa speciale? Significa innanzitutto pensare in grande, indipendentemente dalle nostre dimensioni. Salire di rango, rischiare di essere presi molto sul serio e dire che non esistono più confini, dire che i confini sono solo resistenza al cambiamento e al valore di questa città.
  Ecco alcuni avvisi ai naviganti, oggi che ci accingiamo a salpare per il Piano strategico.
  - La prima cosa la voglio dire ai sindaci della nostra area metropolitana.
     Alleiamoci. Alleiamoci per uscire dai nostri confini municipali e anche dai nostri confini mentali. Siamo noi che dobbiamo prendere per mano le nostre comunità, per renderle solidali e competitive. Siamo noi che dobbiamo essere capaci di raccontare al mondo quello che siamo, e soprattutto quello che vogliamo diventare.
  Il Piano Strategico ambisce a che non via sia più conflitto tra le nostre attitudini. Non si tratta più di dividerci tra chi ha una missione puramente solidale ed una puramente competitiva, questa dicotomia alla lunga ci sta fregando.    Dunque, andare oltre i confini significa accedere al meglio dei talenti internazionali, mettendoli in contatto e in simbiosi con i nostri. Per fare di questa area urbana un porto attrattivo per i cittadini del mondo. Questo non solo è possibile, è indispensabile. Competitivi per attrarre il merito e gli investimenti ovunque essi si presentino, e questo è un obbligo per noi. Solidali, nel sostenere chi è il migliore quando gli altri non lo fanno, questo è un dovere.
    Guardiamo cosa abbiamo costruito fin qui. Bologna, per l'Italia e per l'Europa, ha rappresentato un traduttore per culture e civiltà. Questo sia nelle forme dell'economia quanto nelle forme della società, della sua organizzazione. Per molto tempo la comunità bolognese ha saputo unire, rappresentare, e finanche liberare le diversità, per tradurre tutto in un'altra dimensione delle cose e del pensiero, e ha scoperto in questo le proprie specialità. Alla fine dei conti, dunque, o siamo in grado di essere internazionali e universali nei valori che proponiamo, o non siamo speciali. Mettiamocelo in testa.

    Puntare sull'internazionalizzazione di Bologna vuoL dire attrarre talenti da ogni parte del mondo, e raggiungere il massimo punto di forza possibile in quattro campi fondamentali: la Cultura, il Lavoro, i Beni comuni, la Qualità urbana. Sono questi i quattro campi che vi propongo per costruire quella visione che permette di mettere in campo progetti capaci di attrarre investimenti pubblici e privati.
    Badate bene, quello che ci è mancato fino ad oggi è descrivere a chi ci osserva quale potenza e qualità ha un investimento su Bologna. E io sono convinto che Bologna abbia tutte le carte in regola per rubare la scena a molte altre città, che state sicuri non se ne stanno con le mani in mano.
    Questo significa che servono motivazioni forti per essere scelti. Rubare la scena, in tempi di delocalizzazioni, significa rilocalizzare qui a Bologna una nuova internazionalità delle scelte. Per questo il Piano strategico non è la fiera delle idee, e non è nemmeno un problema tecnico. Abbiamo già avuto il nostro governo tecnico, e dopo ci sono state le elezioni.
    Sulla base del mandato ricevuto dai cittadini voglio tenere unita la città attorno ad una prospettiva per i prossimi 20 anni, per conquistare insieme agli altri sindaci la nostra reputazione nel mondo.
    Questo significa selezionare il meglio del meglio, e lavorare solo con quello. E quindi sarò ancora più chiaro: non voglio concertare e lavorare per l'unanimità, o cercare di accontentare tutti, voglio una selezione di merito di quello che va fatto.
    Vi faccio un esempio. Qualcuno si è scandalizzato in questi giorni perché ho aperto un fronte con il Governo nazionale per l'IMU a tutela degli interessi di Bologna, che vengono prima rispetto a qualsiasi altro interesse. Sono orgoglioso di averlo fatto. Non sono contento di quello che il nostro Presidente del Consiglio pensa dell'articolo 18. Però lo voglio dire, io considero il nostro Presidente del Consiglio un alleato quando cerca di attrarre investimenti in questo Paese.
   
Sappia che su questo Bologna c'è, con una strategia in quattro mosse:
    1. Noi siamo una "città speciale" perché possiamo mettere a disposizione importanti aree demaniali a basso costo per attirare la sede di un'importante Università internazionale, che affianchi l'Alma Mater per realizzare un polo della conoscenza e della ricerca tra i più importanti d'Europa, per quantità di cervelli, di brevetti, di qualità della vita e livello di relazioni internazionali.
    2. A una "città speciale" deve essere data la possibilità di defiscalizzare gli investimenti e gli insediamenti imprenditoriali caratterizzati da un forte tasso di Innovazione e ICT, dedicati a premiare e attirare talenti nei campi delle scienze e della tecniche più avanzate.
    3. Quando una Repubblica fondata sul lavoro nega la cittadinanza sociale e materiale alle giovani generazioni, che rappresentano il patrimonio su cui investire, una 'città speciale' deve fare esattamente il contrario. Deve liberare dalla schiavitù i giovani e i nuovi italiani, le seconde generazioni in attesa di capire se li riconosciamo come italiani, offrendo loro cittadinanza e opportunità, premiando il merito e l'impegno.
    4. Una 'città speciale' lo è se ha un'economia sociale. E questo per me significa delle cose precise: che i beni comuni vanno tutelati, che sono un investimento, che sono una ricchezza, e che le persone devono essere messe nelle condizioni di poter scegliere i loro percorsi di vita e di avere la possibilità di organizzarsi per dare risposte ai propri bisogni, anche attraverso una integrale applicazione della sussidiarietà, come è scritta nella nostra Costituzione.

    Questi per me sono i binari su cui corre il Piano strategico metropolitano. E per realizzare tutto questo abbiamo bisogno di portare avanti progetti concreti e nuove alleanze.
    A chi mi chiede, di fronte alle novità che abbiamo proposto all'inizio del nostro mandato, se avremo il coraggio di arrivare fino in fondo, io rispondo con serenità: tagliamo i ponti con chi non vuole cambiare mai. E usiamo i prossimi mesi per vincere questa sfida. Questa città è sazia e disperata di conservazione, lo sto con chi le cose le vuole cambiare davvero.
   A tutti gli altri dico: non aspettateci perché a voi non renderemo conto.
  Signori, una città che non riesce a ricostruire le proprie leggende ripete il suo passato nella propaganda. Questo rischio noi non lo dobbiamo correre. E allora avanti col Piano strategico, diamo un senso al nostro futuro. Buon lavoro a tutti.

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Sindaco Merola


INTERPELLANZE
di Consigleri
al Sindaco
per
STAVECO-Unibo

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Rettore Ubertini

CHIARIMENTI DEL SINDACO SU NUOVO RETTORE
e SU TUTTI I PROGETTI DI EDLIZIA UNIVERSITARIA
(in seguito alle interpellanze)

Premessa :
-  i giornali locali riferiscono che il nuovo rettore dell'Unibo FRANCESCO UBERTINI, avrebbe dichiarato (in merito alla  trasformazione dell'area STAVECO  in un multicampus universitario): "Non c'è ancora un vero piano finanziario";
-  i Consiglieri Cocconcelli e Carella avevano interpellato il Sindaco "se ne fosse a conoscenza" e quale fosse  "il suo pensiero" (a parte che, se non c'è un piano finanziario dell'unibo, di cosa si parlava tra Merola e Dionigi ?- N.d.R.)

Risposta scritta del sindaco Merola:
  
"Gentili consiglieri, gli accordi sottoscritti da Comune di Bologna e Università di Bologna riferiti al nuovo polo universitario dell'Alma Mater alla Staveco (denominato "Campus 1088") non sono stati modificati e pertanto non è stata messa in discussione la loro validità. Dopo la presentazione del masterplan, l'Università dovrà procedere con le valutazioni economiche finanziarie e definire le modalità di intervento e gli strumenti di finanziamento più convenienti.
   L'intervento Staveco è sempre stato inteso come un progetto strategico integrato con gli altri investimenti prioritari di edilizia universitaria in corso (Navile) e quelli di prossima realizzazione (Bertalia Lazzaretto).
  Non c'è dunque alcun cambio di rotta, nè il Rettore si è pronunciato in questo senso nei confronti dell'Amministrazione. .....

  Riassunto (del Sindaco) dei progetti relativi all'edilizia universitaria:

- Staveco. Nel mese di ottobre 2015 è stato presentato il masterplan di Campus 1088, il nuovo polo universitario dell'Alma Mater nell'area ex Staveco. Il documento, che pone a frutto la sperimentazione del Laboratorio Staveco, traccia le linee di sviluppo programmatico e le strategie di indirizzo - per questa area oggetto di un Programma Unitario di valorizzazione (PUV) che il Comune di Bologna ha inserito nel PSC e quindi nel POC di Rigenerazione di patrimoni pubblici - sotto il triplice punto di vista architettonico, sociale ed accademico. Il punto di vista architettonico vede il recupero delle fabbriche storiche quale valorizzazione dell'archeologia industriale ed al contempo la funzione di cerniera tra la collina ed il centro storico. L'aspetto sociale si concretizza 28 nella interazione tra la grande area verde ed i variegati e molteplici plessi e nell'ulteriore messa in dialogo tra la città e l'università . Il punto di vista Accademico è rappresentato in particolare dal campus con il suo triplice Polo scientifico e didattico delle Arti, dell'Information Technology e dell'Economia Management e Statistica. La presentazione del masterplan segna un'importante tappa rispetto agli accordi siglati tra Comune, Università ed Agenzia del Demanio negli anni 2014 e 2015. L'insediamento universitario interesserà un'area di circa 95.000 mq, con 47.000 mq edificabili e 45.000 mq destinati a verde, con quest'ultimi in particolare creanti una interazione importante tra l'area della collina prospiciente ed il centro storico. Quanto alla parte edificabile, oltre 20.500 ma sono destinati agli studenti secondo varie fruizioni, oltre 19.000 mq ai Dipartimenti, e circa 7.000 mq a pubblici esercizi e commercio di vicinato. L'investimento è¨ stimato attorno ai 100 milioni di euro, fermo restando che il piano economico finanziario dovrà essere definito nella fase di redazione dei progetti".

- Bertalia - Lazzaretto. Comune di Bologna e Università hanno raggiunto un'intesa per la realizzazione del comparto universitario Bertalia-Lazzaretto. Il progetto interessa tre aree edificabili di proprietà comunale per oltre 25.000 mq di superficie, per la realizzazione di studentati, servizi agli studenti, aule, oltre al completamento delle strutture dipartimentali già in parte presenti. Una consistente parte del progetto (circa 14.000 mq di superficie utile) è oggetto di un finanziamento statale di circa 18 milioni di euro destinati all'edilizia universitaria, con un investimento di circa 35 milioni di euro. E' preventivato dall'Università l'avvio dei cantieri nel 2016 e la conclusione degli edifici e delle opere di urbanizzazione entro la fine del 2018.

Comparto Navile. Il nuovo polo universitario Navile sorgerà , a monte del Cnr a destra del fiume Navile, su un'area di circa 78 mila mq e ospiterà le nuove sedi dei Dipartimenti di Chimica Giacomo Ciamician, di Chimica Industriale Toso Montanari di Farmacia e Biotecnologie e di Fisica ed Astronomia per la parte in comune con l'Istituto Nazionale di Astrofisica, oltre a strutture didattiche e di servizio, sale studio, sedi amministrative e laboratori. L'insieme delle aule per la didattica, in fase di ultimazione, è¨ localizzato sul lato sinistro del Navile, accanto al Museo del Patrimonio Industriale. Elemento di connessione principale tra le due sponde e i relativi insediamenti sarà il vecchio ponte sul Navile, il quale ha assunto un ruolo di centralità anche nella conformazione del nuovo insediamento. L'investimento è di circa 100 milioni di euro ed il primo lotto è¨ terminato nel corso di quest'anno, la conclusione degli altri lotti è¨ prevista nel 2018".

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Mentre sono in scadenza il Rettore, il Sindaco e il Cardinale.
OMBRE ROSSE SULL'ATENEO DI BOLOGNA

1) ATTESA REAZIONE DA NUOVO RETTORE, PRESO IN MEZZO DAI POTERI FORTI
2) NON BUONO CHE MANCHI NUOVA GIUNTA
, a 4 giorni da presa di servizio.
3) SOLO PRO-VERITATE: RISULTA CHE GLI STUDENTI ABBIANO
    VOTATO SOBRERO COME PRIMO AMORE (PRIMO TURNO)
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NOVITA':

  Costituita l'ASDU-Associazione Scientifica Docenti Universitari
  - con progetti di valorizzazione digitale dei prodotti della ricerca
  - e per incontri con il territorio su temi di avanguardia scientifica.

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LUCIANI: la scelta degli elettori, è stata di liberare l'ateneo
dal giogo della politica, per una UNIBO solo scientifica.

  Nota. 1.-"Ombre rosse" è un famoso film western di John Ford del 1939 che narra il viaggio di una malandata diligenza e di una altrettanto malandata ed eterogenea compagnia, attraverso un territorio polveroso e infido che è dominio dei pellerosse: i quali però si appalesano solo alla fine ma le cui "ombre rosse" dominano tutto il viaggio.
  Ecco, ciò che è accaduto ( subito dopo la nomina di Francesco Ubertini a nuovo Rettore dell'Alma Mater Studiorum ) ci ha riportato alla mente proprio questo racconto.
   Come tutti sappiamo l'originaria Alma Mater nacque e si affermò come libera università nel territorio di un altrettanto libero Comune medievale: l'una (con i suoi Glossatori) e l'altro con i suoi cittadini armati seppero vittoriosamente opporsi a Federico II Imperatore (il quale, tra l'altro aveva voluto sciogliere l'Alma Mater bolognese a favore della università che volle creare a Napoli (1224).
    Altri tempi, poiché si può tranquillamente affermare che, da dopo il Rettorato Roversi, il rapporto tra i Rettori e i poteri forti (le "ombre rosse" anche per colore politico) del territorio emiliano-romagnolo non è certo stato quello originario: dopo F. Roversi Monaco non fu più così, pur se (per salvare l'unibo) anch'egli probabilmente ha pagato qualche "prezzo politico", specie nell'espansione verso la Romagna.
   La rottura dell'argine è avvenuta con il successore P.U. Calzolari. Per lui, proclamarsi "socialista" fece parte dei titoli per avere il gradimento delle "ombre rosse" e, circa le conseguenze, non ho dubbi che una di queste sia stato sdoppiare l'UNIBO in due parti
  -  l'unibo in senso stretto rimasta a lui;
  -  e quella affidata alla Fondazione Alma Mater per il fundraising e per la gestione dei master, da affidare a professore di più sicura marca partitica (anch'egli stimatissimo, da tutti).
   Per Dionigi, uomo che a suo tempo entrò in CdA dell'universita come rappresentante del Comune, la colorazione partitica d.o.c. gli ha certamente giovato nell'aprirgli la strada a rettore all'insegna di quella continuità certamente gradita alle "ombre rosse", e gli va riconosciuto che ha svolto la carica senza veli circa la difesa pubblica della sua appartenenza. Mi riferisco, fra i tanti esempi, alla esibita partecipazione personale alle feste dell'UNITA'.
  L'uomo, poi, ha saputo appoggiarsi anche su altre e importanti "ombre", ad esempio quelle pontificie (con la prestigiosa presidenza di una altrettanto prestigiosa Accademia pontificia per lo studio di quella lingua latina che nella Chiesa cattolica da anni oramai è praticata solo dai seguaci del Vescovo Lefebrve.
  E anche nel contesto di questa vicenda si sente in qualche misura la volontà di "ombre - in qualche misura - rosse" .
  Volendo identificare il suo capolavoro, esso è certamente aver fatto tutto sott'acqua, compreso i rapporti con il cardinale.
  Ma siccome è giusto dargli la possibilità di difendersi (ma senza spiegare perchè ha annnulatto il controllo democratico della comunità scientifica, e asservito il CdA), rinvio al suo racconto dei suoi "miracoli", che chiunque può conoscere cliccando sul link n. 3, riportato in fondo a questo testo.
2.- Vengo a UBERTINI. Egli tra qualche giorno salirà al posto di comando su quella malandata diligenza, e che è stato eletto non per la continuità, ma da elettori che vogliono da subito e nel prosieguo una forte discontinuità.
   Il fatto che UBERTINI compaia sulla scena proprio in una fase, in cui sta per partire la campagna elettorale del Comune di Bologna può certamente essere una complicazione per lui, dovrà lasciare l'Ateneo al di fuori di una campagna elettorale che già ora sembra presentarsi accesa, fino all'esito di essa e fino a quando la nuova Amministrazione comunale non sarà attiva (e dovrà poi esserlo anche l'Amministrazione Metropolitana) e non avrà referenti amministrativi negli altri due grandi enti locali.
    Inoltre vi sono regole di fair play che consigliano a chi lascia di non occupare spazi vitali per chi sta per subentrare; così come vi sono regole che chi subentra non si lasci impunemente occupare spazi più o meno vitali: e queste regole mi sembrano essere state violate.
    Penso sarebbe stato opportuno che Ubertini e chi fa parte della sua squadra (ancora non si sanno i nomi) reagissero a tamburo battente di fronte alle mani lunghe di chi lascia la carica ma non vuole lasciare il potere, da quel politico consumato che è.
   Opportuno anche non farsi usare a livello mass media. Non vorrei che la diceria della inesperienza politica e amministrativa si facesse largo: avrebbe chiuso in partenza la sua avventura, per mancanza di credito (che diverrà anche finanziario).

OMBRE ROSSE SOPRA IL NUOVO RETTORE

COSTITUITA la ASDU
Associazione Scientifica Docenti Universitari.
STATUTO

1) ALMA LAUREA : DIONIGI il 23 sett. 2015 assume la Presidenza.

NOTA. 1.- Il 23 settembre 2015, a Roma, in occasione della elezione del nuovo Presidente della CRUI,  dunque mentre erano riuniti a Roma i Rettori di rutte le università italiane, IVANO DIONGI è stato eletto Presidente di ALMA LAUREA,   nominato un nuovo Direttore in luogo di Andrea Cammelli.
  Per un resoconto completo, clicca sul link, riportato in fondoa questa colonna.
 
2.-  La carica di Presidente sarebbe scaduta nel 2016, e questo (per aprire la strada al nuovo, comportava le dimissioni del Presidente in carica (Fabio Roversi Monaco).
  La precostituzione di un potere (a Dionigi) a soli 67 giorni dalla scadenza come rettore, e mentre sta per subentrare un rettore nuovo appare una entratura forzata, a danno del pieno delle funzioni del nuovo.
  Il fatto che F. Roversi Monaco si sia dimesso anzitempo lascia pensare che sia stato oggetto di argomenti validissimi e convincenti.

3.  Ma da chi ? La risposta semplice è : "Da chi vi aveva interesse".
   Ma questo non conduce ancora univocamente a Dioigi, anzi sicuramente non Dionigi.
  Come disse A Manzoni di Napoleone: "Dall'altare alla polvere", vale dire, chi ha perduto al potere non è più niente e nessuno, e questo varrà anche per Dionigi.
  Dunque, chi ha voluto condizionare UBERTINI, è qualcuno che si trova nei palazzi alti del PD e che conta molto.
  Il fatto che UBERTINI compaia sulla scena proprio in una fase, in cui sta per partire la campagna elettorale del Comune di Bologna è una complicazione per lui, una premonizione nera qualora, dopo la presa di servizio, non collaborerà con i vertici politici del Comune e della Regione.

4.- La situazione come cambiarla ? Secondo lo statuto della ALMA LAUREA, ogni università-socio può lasciare il consorzio, con tre mesi di preavviso.

Tenuto conto che, pur prestigioso, non è utilizzato dagli imprenditori per cercare laureati per lavoro, sarebbe di buon senso aggiornare l'esistenza delle condizioni per far farlo sopravvivere.

Risulta anche che sia assai costoso per l'unibo, ma non per gli altri soci.

Un pensiero a ritirare l'unibo dal consorzio e affidarne il compito al dipartimento di scienze statistiche sarebbe cosa saggia, anche per rimettere i birilli apposto.

2) STAVECO: progetto di espansione dell'Ateneo. Conferenza congiunta Dionigi-Merola

NOTA. 1) Del progetto ex-STAVECO si parla da 15 anni. Esso è riemerso durante la recente campagna elettorale ma solo per suscitare la curiosità. Adesso Dionigi, spalleggiato dal Merola, vuole dire in chiaro la cosa.
Per chi vuole un comunicato autentico, vada in fondo a questa pagine.  Ma vediamo, prima tra noi.

In breve: "Staveco" è una ex area militare, di proprietà dello Stato, di ettari 9,5 collocati a fianco dei giardini Margherita, tra viale Panzacchi e la collina di S. Michele in Bosco. 
  Si prevede che la sua trasformazione urbanistica costerà nell'intorno di € 100 milioni.
   Nell'annuncio congiunto Merola-Dionigi di queste settimane, compare una idea completamente capovolta, rispetto a quella del Sindaco Merola, due anni fa, nel proclamare il Piano Strategico Metropolitano.
  a) Adesso (2015) la priorità è:
- un dormitorio per gli studenti (mq 20.500);
- uno spazio per dipartimenti (mq 19.000);
- uno spazio per pubblici esercizi e commercio (bar, mensa, negozi, palestra), mq 7.000;
- il resto destinato a verde( mq 43.000).
  b) Due anni fa (2013) Staveco sarebbe dovuto essere la SECONDA UNIVERSITA' DI BOLONA (universià privata internazionale).
  Si clicchi sul link:
http://www.universitas.bo.it/INDEX.html#COMUNE

2) Negi ultimo 20 anni
ho assistito a molti misfatti a danno dell'unibo:
1) dirottata la Fac. di Veterinaria ad Ozzano ;
2) dirottato la Fac. di Agraria al Pilastro - CAAB;
3) dirottata la metà della Facoltà di Ingegneria al Navile, l'area decentrata più degradata di Bologna;
4) dirottata metà di Chimica al Navile.
5) la Romagna con più sedi, separate da diecine dl Km-

Tutto questo è avvenuto anche separando i luoghi di studio (dipartimenti) dai luoghi di insegnamento (Facoltà, Scuole), per cui per i professori e studenti è tutto un girare, e non si conta il tempo perso.

3) Conclusione. Anche l'ultima novità proposta da Dionigi è una vera sventura e la speranza è in un ripensamento del progetto, quello della prima ora della Città Metropolitana.
  - Una cosa è fare un campus universitario (didattica, ricerca, accoglienza studenti), funzionale rispetto ad un preciso obiettivo (es. il campus di LETTERE) , una cosa è un insieme di bellissimi palazzi da servire per un mix-arlecchino, dove magari il fare arricchire le cooperative de cemento è il fine primario o fors'anche il partito, tramite quelli del cemento.
  - Non solo per questi motivi. Bologna è servita da alcune linee metropolitane:
- verso Castenaso;
- verso Pianoro;
- verso Porretta.
   Se il problema prioritario è fare alberghi per gli studenti, costa molto meno farli nella prima periferia. Da qui è possibile arrivare nel centro di Bologna in 10 minuti.

Primi progetti dell' ASDU:
a) Digitalizzare la produzione scientifica di tutti i prof. e ric. dell'Ateneo;
b) Fare 15 lezioni alla cittadinanza su temi di avanguardia scientifica dell'unibo.

1. La notizia.
In questi mesi 20 professori Ordinari hanno costituito l' ASDU, aperta a tutti i professori e ricercatori universitari, italiani e stranieri, in servizio o già in servizio nelle universita’ .
  Di questa costituzione, registrata, è stata data comunicazione alle autorità locali e nazionali, e anche ai candidati Rettore e agli studenti dell'UNIBO, ai Sindacati.

2. Le motivazioni. Come e' noto, varie normative hanno disposto il pensionamento del personale docente universitario in eta' significativamente minore rispetto a precedenti leggi e ciu' ha comportato che una intera generazione di docenti di ruolo abbia cessato il servizio. Si e' cosi' verificata la perdita per il Paese e per l'istruzione superiore, di un tesoro di conoscenze scientifiche e di esperienze didattiche, il che e' di evidente gravita' in una societa' della conoscenza. Per cercare di ovviare a questo stato di cose un gruppo di docenti che hanno fatto parte dell'Alma Mater Studiorum - Ateneo di Bologna ha costituito la Associazione Scientifica Docenti Universitari - A.S.D.U. - che all'art. 2 dello Statuto si prefigge i seguenti: oggetto e fini:

3.- I fini. "L'Associazione non ha scopo di lucro e svolge attivita' di utilita' sociale, nei confronti degli Associati e di quanti, anche a livello internazionale, operano nei settori dell'istruzione, della formazione e della ricerca nelle Universita'.
   L'Associazione ha come fini quelli:
  a) di promuovere e ravvivare l'amicizia tra gli Associati, inclusi i loro famigliari, e di mantenere i legami con l'Universita';
   b) di pubblicare i migliori contributi scientifici, anche pregressi, degli Associati, compreso in idonei siti digitali, istituendo anche un "premio per il merito" da attribuirsi annualmente.
  c) di favorire le relazioni fra l'Associazione e le Istituzioni accademiche, nonché con le Associazioni degli Studenti e dei laureati.
  A tale fine, l'Associazione promuove e coordina incontri e ricerche collettive tra gli Associati studiosi; ha scopi di promozione e difesa delle peculiarita' proprie dell'istruzione e della formazione universitaria, e di diffusione degli studi e delle esperienze degli Associati.
   Per il raggiungimento di tali fini l'Associazione potra' svolgere le seguenti attivita':
  a) organizzare congressi, conferenze, dibattiti in particolare su temi interdisciplinari, e pubblicarne gli atti.
  b) coordinare lo svolgimento di altre iniziative di incontro e di studio nonché di ricerca anche applicata su temi concernenti l'oggetto sociale.
  c) aderire ad organismi internazionali e stranieri aventi fini analoghi o collaborare con essi;
  d) pubblicare, anche in forma digitale, scritti dei Soci che il Consiglio direttivo ritenga particolarmente meritevoli;
  e) porre in essere tutte le iniziative funzionali agli scopi da essa perseguiti e gli interessi di cui essa e' portatrice;
   f) svolgere qualsiasi attivita' nell'interesse degli associati"

1.- ALMA LAUREA :  http://www.almalaurea.it/informa/news/2015/09/25/rinnovo-delle-cariche-del-consorzio-interuniveristario-almalaurea
2.- http://www.magazine.unibo.it/archivio/2015/10/14/campus-1088-presentato-il-masterplan-del-nuovo-insediamento-universitario-nellarea-ex-staveco
3.-http://www.magazine.unibo.it/archivio/2015/un-report-che-ripercorre-gli-anni-2009-2015-e-stato-illustrato-nel-corso-di-una-conferenza-stampa/alma_mater_esecuitvo_pag_singole_light.pdf

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Riprese dal libro di Rino Camilleri:
Doveroso elogio degli Italiani, Ed. BUR, 2001
e riorganizzate in modo libero, in  ordine alfabetico.

INVENZIONI DEL "GENIO  DEGLI   ITALICI"

- Acido salicilico, inventato d al Raffaele Piria, e che con aggiunta di acido acetico (nel 1897, da parte di Felix Hoffman) diverrà l'aspirina, nel XIX secolo;

- Acqua di colonia, inventata da Giovanni Maria Farina nel XVIII secolo;

- Aereo a reazione inventato da Giovanni Caproni e Secondo Campini nel XX secolo;

- Albero a camme, compare in Toscana nel X secolo;

- Albero di bompresso (che permette di navigare col vento di fianco) , inventata dai Romani nel I secolo d.C..;

- Aliscafo inventato da Enrico Forlanini nel XX secolo ;

- Ammoniaca (prima, solo gassosa) e'  liquefatta da Liberato Giovanni Baccelli, nel XIX secolo;

- Anatomia patologica, fondata da Giovanni Battista Morgagni (1761);

- Anello di fidanzamento con diamante, compare a Venezia nel XV secolo;

- Anticiclone delle Azzorre, scoperto da Luigi De Marchi, nel XIX secolo;

- Armi da fuoco portatili compaiono in Italia nel XIII secolo;

- Assicurazioni sulla vita, inventate da Lorenzo Tonti nel XVII secolo ;

- Asteroide, Cerere, il primo è scoperto da Giuseppe Piazzi, nel XIX secolo.;

- Autostrada del mondo, la prima nel mondo è la Milano-Laghi nel XX secolo;

- Bagni termali nel II secolo a.C., a Roma;

- Balestra, inventata dai Romani nel I secolo d.C.;

- Banca moderna, la prima nasce a Genova nel XV secolo;

- Barile, inventato dai Romani nel I secolo d.C.;

- Barometro inventato da Evangelista Torricelli nel XVII secolo;

- Bicicletta, ideata da Leonardo da Vinci nel XV secolo;

- Bilancia idrostatica, ottenuta da Archimede, in base al principio di Archimede, nel III secolo a.C.;

- Bodoni, caratteri tipografici, ideati da Giambattista Bodoni nel XVIII secolo ;

- Bombarda compare in Italia nel XIII secolo;

- Caffettiera moka express, inventata da Alfonso Dialetti) nel XX secolo;

- Calcestruzzo, entra in uso a Napoli, fatto con pietra vulcanica (pozzolana, da Pozzuoli), calce e acqua, nel II secolo a.C.;

- Calcio fiorentino, primo gioco di palla a squadre nasce a Firenze nel XIII secolo ;

- Calendario ""giuliano", introdotto da Giulio Cesare nel 46 a.C.";

- Calendario "gregoriano" (ancora valido) nel 1582 dal papa Gregorio XIII.";

- Calzini (udones) compaiono a Roma nel IV secolo a. C. ;

- Campo magnetico rotante, inventato da Galileo Ferraris, nel XIX secolo;

- Canale di Suez, progettato da Luigi Negrelli, nel XIX secolo ;

- Cannocchiale astronomico, inventato da Galileo Galilei nel XVII secolo;

- Carrello cinematografico inventato da Giovanni Pastrone nel XX secolo;

- Carrucola, inventata nel IV secolo a.C. da Archila di Tarante;

- Carta stagnola, compare in Italia nel XV secolo;

- Cellule cancerogene, individuate da Renato Dulbecco (Nobel per la medicina) nel XX secolo ;

- Champagne, inventato dal benedettino Francesco Scacchi (1335), tre secoli prima di Perignon;

- Compasso, inventata dai Romani nel I secolo d.C.;

- Concerto musicale , creato dal bolognese Adriano Banchieri nel XVI secolo;

- Corsivo, inventato da Aldo Manuzio nel XV secolo;

- Crema emolliente inventata da Galeno nel II secolo d.C.;

- Cruciverba inventato da Giuseppe Airoldi nel XIX secolo ;

- Cupola (la prima è quella del Pantheon), inventata dai Romani nel I secolo d.C. ;

- Declinazione magnetica, intuita da Cristoforo Colombo nel XV secolo;

- Dentiera inventata nel VIII secolo a.C dagli etruschi (che trapiantano anche denti d'oro, d'avorio e d'osso).;

- Dizionario alfabetico, il primo è compilato dal bergamasco Ambrogio Calepino nel XVI secolo. ;

- Docente universitaria donna, Laura Bassi, la prima nella storia ;

- Elettroshock, inventato da Ugo Cerletti nel XX secolo. ;

- Elicottero moderno inventato da Corradino d'Ascanio nel XX secolo.;

- Enciclopedia delle scienze, la prima ("Naturalis Historia") è di Plinio il Vecchio nel 77 d.C.;

- Energia elettrica per via geotermica, ottenuta da Piero Ginori Conti nel XX secolo (1904);

- Fattore di crescita neurale, scoperto da Rita Levi Montalcini (Nobel per la medicina) nel XX secolo;

- Fecondazione artificiale, ideata da Lazzaro Spallanzani, nel XIX secolo. ;

- Ferro da stiro, inventata dai Romani nel I secolo d.C.;

- Fisarmonica, inventata da Paolo Soprani, nel XIX secolo.;

- Forchetta, compare in Toscana nell'XI secolo;

- Fotografia della corona solare, la prima - 1842 - è fatta di Maiocchi, nel XIX secolo;

- Funicolare, la prima a Napoli, nel XIX secolo ;

- Futurismo inventato da Filippo Tommaso Marinetti nel XX secolo.;

- Gelato, inventato dal toscano Bernardo Buontalenti nel XIV secolo;

- Generatore di corrente (dinamo), inventato da Antonio Pacinotti , nel XIX secolo;

- Gioco del lotto, il primo, nasce a Genova nel XVI secolo;

- Lampadina di Edison, migliorata da Arturo Malignani (portandone la durata da 100 ore a 800 ore, e da luce rossastra a luce bianca e intensa), nel XIX secolo;

- Legge di Avogadro (volumi uguali di gas, alla stessa temperatura e pressione, contengono lo stesso numero di molecole), scoperta da Amedeo Avogadro, nel XIX secolo. ;

- Libri tascabili, inventati da Aldo Manuzio nel XV secolo ;

- Macchia rossa di Giove, scoperta da Giandomenico Cassini nel XVII secolo ;

- Macchina da scrivere, inventata da Giuseppe Ravizza, nel XIX secolo.;

- Macchina seminatrice, inventata dal bolognese Taddeo Cavallini nel XVI secolo;

- Malattie infettive, individuate, per primo, da Gerolamo Fracastoro nel XVI secolo;

- Mappa di Marte, la prima è disegnata da Francesco Fontana nel XVII secolo;

- Martello pneumatico, inventato da Ernesto Curri nel XX secolo;

- Melodramma, ideato da Jacopo Peri XVI secolo;

- Metodo scientifico moderno: i suoi caratteri sono dettati per primo da G. Galilei nel XVII secolo;

- Microchip, inventato da Federico Faggin ) nel XX secolo;

- Moderna elica navale, ideata da Giuseppe Ludovico Ressel, triestino, nel XIX secolo;

- Moto alternato in rotatorio e altro: la macchina per la trasformazione dell'uno nell'altra è inventata da Leonardo da Vinci nel XV secolo;

- Motore a scoppio, creato da Felice Matteucci ed Eugenio Barsanti nel XIX secolo;

- Motore a stella per aerei inventato da Alessando Anziani nel XX secolo.;

- Motore elettrico, ideato da Galileo Ferraris nel XIX secolo (1883);

- Musica "Jazz" , inventata dall'italo-americano Nick La Rocca (1917, primo disco) ) nel XX secolo;

- Neuroni, scoperti da Camillo Golgi (premio Nobel per la medicina) , nel XIX secolo ;

- Nitroglicerina (su cui lavor•, poi, Alfredo Nobel per ottenere la dinamite - 1867), inventata da Ascanio Sobrero nel XIX secolo;

- Notazione musicale è ideata da . Guido d'Arezzo nell'XI secolo;

- Novella, genere letterario creato da Giovanni Boccaccio nel XIV secolo;

- Nutella, inventata da Michele Ferrero) nel XX secolo;

- Ocarina, costruita da Giovanni Donati, nel XIX secolo.;

- Occhiali compaiono a Pisa nel XIII secolo ;

- Orologio meccanico, detto ""svegliatore monastico"" perchè in uso nei monasteri, compare nell'XI secolo";

- Orologio pubblico: i primi comparvero su campanili, in Italia, nell'anno 1000;

- Oscillazioni isocrone del pendolo: le relative leggi sono intuite da Galileo Galilei nel XVII secolo;

- Pantaloni, i primi sono fatti a Venezia nel XVI secolo nel XVI secolo;

- Pantelegrafo (antenato del fax) creato da Giovanni Caselli nel XIX secolo.;

- Particelle Zeta, individuate da Carlo Rubbia (Nobel per la fsica) nel XX secolo.;

- Partita doppia della contabilità è creata da Luca Pacioli nel XV secolo;

- Periodo di rotazione di Venere, scoperto da Giovanni Schiaparelli, nel XIX secolo;

- Pianoforte, costruito da Bartolomeo Cristofari nel XVIII secolo;

- Pila elettrica, inventata da Alessandro Volta, nel XIX secolo;

- "Pinocchio", il libro più tradotto dopo la Bibbia, scritto da Carlo Lorenzini (""Collodi""), nel XIX secolo;

- Pistola a tamburo (nel 1833, due anni prima di Colt), inventata da Francesco Antonio Broccu, nel XIX secolo.;

- Pizza, compare a Napoli nel X secolo ;

- Pneumotorace artificiale per la cura della tubercolosi, inventato da Carlo Forlanini, nel XIX secolo.;

- Polipropilene (cioè, la plastica) inventato da Giulio Natta nel XX secolo.;

- Polo nord, sorvolato la prima volta Da Umberto Nobile, con un dirigibile, nel XX secolo;

- Portolano, il primo compare a Pisa nel XIII secolo;

- Preservativo moderno, ideato da Gabriele Falloppio nel XVI secolo;

- Progresso tecnologico: nuovo metodo di misurazione numerica, di Nino Luciani, 2005, dopo quello Cobb-Douglas. Vedi: http://amsacta.unibo.it/3417/

- Prospettiva, le sue regole sono elaborate e codificate, rispettivamente, da Filippo Brunelleschi e da Leon Battista Alberti nel XIV secolo;

- Protuberanze solari scoperte da Angelo Secchi , nel XIX secolo;

- Quotidiano, introdotto nel I secolo a. C. da Giulio Cesare con gli Acta Diurna che informano delle decisioni del Senato;

- Radio, inventata da Guglielmo Marconi nel XX secolo;

- Radiogoniometro (determina la provenienza dei campi magnetici e il trasmettitore che li emette), inventato da Alessandro Artom nel XX secolo;

- Raggi cosmici , scoperti da Bruno Rossi nel XX secolo.;

- Reazione nucleare a catena, provocata da Enrico Fermi nel XX secolo;

- Riscaldamento centralizzato, inventata dai Romani nel I secolo d.C.;

- Rubinetto creato dai romani nel I secolo a.C.;

- Ruota da bicicletta lenticolare, inventata da Antonio Dal Monte ) nel XX secolo;

- Salsa piccante compare a Roma nel III secolo a.C.;

- Satelliti di Giove, scoperti da Galileo Galilei nel XVII secolo;

- Sciopero (il primo della storia - 1378 - a Firenze, da parte dei "ciompi" fiorentini, lavoratori della lana; il secondo a Londra - 1396 - da parte dei marinai veneziani)";

- Scooter inventato da Corradino d'Ascanio nel XX secolo;

- Sfigmomanometro, inventato da Scipione Riva Rocci, nel XIX secolo. ;

- Siluro, inventato da Giovanni Battista Luppis, nel XIX secolo.;

- Sismografo, inventato da Luigi Palmieri , nel XIX secolo;

- Sonetto è inventato dal siciliano Jacopo da Lentini nel XIII secolo;

- Spaccio pubblico di acquavite, il primo compare a Modena nel XV secolo;

- Stenografia inventata nel 63 a.C. Marco Tullio Tirono.;

- Suole per scarpe in gomma, create da Vitale Bramani nel XX secolo. ;

- Telefono, inventato da Antonio Meucci, nel XIX secolo;

- Telescrivente inventata da Luigi Cerebotani nel XX secolo.;

- Teorema di Pitagora, inventato da Pitagora, nel VI secolo a.C , a Crotone.;

- Termocoppia (che misura piccole differenze di temperatura) ideata da Leopoldo Nobili, nel XIX secolo.;

- Termodinamica, le relative leggi sono scoperte da Galileo Galilei nel XVII secolo;

- Termometro inventato da Santorio Santorio nel XVII secolo;

- Torta nuziale (che viene buttata addosso alla sposa) introdotta da Romani nel I secolo a.C..;

- Trapianto di pelle, il primo è eseguito da Gaspare Tagliacozzo nel XVI secolo;

- Trasporto pubblico a trazione elettrica, il primo a Firenze, nel XIX secolo (1890);

- Trattato di architettura, il primo è di Vitruvio nel I secolo d.C. ;

- Università, la prima nasce a Bologna nel XI secolo (988 ?);

- Vaccino contro la pertosse (tramite ingegneria genetica), scoperto da Rino Rappuoli) nel XX secolo;

- Vento solare, scoperto da Bruno Rossi nel XX secolo.;

- Violino, costruito da Gasparo Bardotti nel XVI secolo;

- Vite, inventata nel IV secolo a.C. da Archila di Tarante. ;

- Vite senza fine, ottenuta da Archimede, nel III secolo a.C.;

-Volta a crociera, compare a Roma nel II secolo d.C.

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EDIZIONI PRECEDENTI

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UN PIANO DEL MIUR PER RIFORMARE LA VALUTAZIONE ?

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IL PIANO DEL PROF. GIUSEPPE VALDITARA
in una lettera ai Rettori, del 2 feb 2019

(Oggi Capo Dipartimento Università,
reduce di molte battaglie perdute quale Senatore)

* Professore ord. di diritto pubblico, già Senatore, già membro della Commissione Istruzione

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Soci Fondatori: Alberto Corlaita, Anna Maria Dipietra, Carlo Cencini, Carlo Emanuele Gessa, Fabrizio Bolletta, Federico Licastro, Francesco Mainardi,Francesco Zaccanti, Franco Frabboni, Giampietro Minelli, Gianni Porzi, Giannino Praitoni, Giorgio Dragoni, Giorgio Cantelli Forti, Giovanni Venturi, Giulio Ghetti, Gualtiero Calboli, Mauro Fabrizio, Nino Luciani, Paolo Pupillo, Giovanni Pallotti, Pierluigi Papini, Stefano Mignani, Vittorio Tomasi, Walter Tega

ISCRIZIONI all'ASDU SEMPRE APERTE - SCRIVERE - NESSUNA SPESA DI  ISCRIZIONE

Nota. 1) Conosco il prof. VALDITARA per averlo frequentato al Senato, nel corso di infiniti incontri dei Sindacati universitari, per le riforme della università, ma senza mai concludere nulla, anzi peggiorando tutto.
        Valditara non è, infatti, stato estraneo alla riforma GELMINI, essendo parte della maggioranza parlamentare che reggeva il Governo Berlusconi, ma questo vuol dire che Valditara non sia credibile, anzi lo è doppiamente. Infatti, egli è stato la prima vittima di quella riforma in quanto, pur essendosi molto impegnato, nelle Commissioni parlamentari i senatori, i deputati non contano nulla e conta solo il burocrate del Miur che vi porta la linea del Governo.
        La sconfitta di Valditara, allora, è firmata da lui stesso con questa lettera, in quanto  ribalta la legge Gelmini come un calzino, da capo dipartimento Università del ministero dell'Istruzione.
       Ma non si illuda: avrà ancora i guai suoi per farsi accettare dai burocrati del MIUR e da quelli (ben più temibili) del ministero dell'economia che seguono il Miur.
       2) Nel merito della sua lunga lettera, mi pare tuttavia troppo demolitrice della situazione ereditata, per sperare qualcosa di concreto. Mi permetto di dargli alcuni consigli :
      a) Dovrà riprendere il DPR 382/80  e aggiornarlo con quanto di positivo risultante dalla valutazione successiva (per la ricerca, non occorre abolire del tutto gli indicatori numerici). Quello fu una buona legge, dal basso.
        Vanno ripristinati gli organi collegiali, con poteri deliberativi (oggi il docente ha perso il senso di appartenenza agli organi didattici e scientifici).
        Il rettore deve avere un mandato riportato a 3-4 anni, confermabile una seconda volta (con un mandato unico di 6 anni, oggi agisce da monarca assoluto e fa tutto fuorchè il rettore e (se lo fa) non fa la sintesi delle proposte dei Colleghi.
      b) Le commissioni giudicatrici (una o più commissioni per il medesimo concorso, a seconda del numero dei concorrenti) siano nazionali, per sorteggio (tre membri scelti tra professori di ruolo con almeno 10 anni di ruolo) e a due livelli:
             - per le abilitazioni scientifiche, che devono restare (anche per abbracciare fasce di società civile, fuori dall'università);
             - per attribuire i vincitori di posti a concorso alle università con concorsi unici per tutte, opportunamente raggruppate.
     
      Nota. Nelle università ci sono delle differenti scuole per le medesime discipline, e quindi (per tutelarne la continuità) la commissione deve individuare il "migliore" della scuola. Non è male che nella commissione entri, senza diritto di voto, un professore della scuola.
     c) Le università pubbliche devono avere la autonomia didattica, e finanziaria di entrata e spesa.
     Per parte entrate, ognuna fissa la retta scolastica, e il MIUR ne copre una parte (70-80-90% ?), sulla base della classificazione economica del territorio su cui esse insistono.
     Per le spese di investimento il MIUR provvede sulla base di piani poliennali.
     Il MIUR si limiti al controllo del rispetto dei procedimenti decisionali.
     d) le università con più di 40.000 studenti vanno sdoppiate;
     e) le Scuole (ex-Facoltà) con più di 7.000 studenti vanno sdoppiate;
     f) le istituzioni di ricerca devono essere strettamente omogenee circa i campi di ricerca;
     g) la dimensione delle aule, per numero di studenti, deve rispettare i parametri ministeriali.
  Nota. Valditara insite molto sulla interdisciplinarietà. Forse si riferisce alla didattica. NL

G. Valditara, LA VALUTAZIONE DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA, 2 feb. 2019

 1.- PREMESSA.  La valutazione del sistema universitario e della ricerca è uno strumento fondamentale per tutti i sistemi avanzati di formazione superiore e per tutti i Sistemi Paese in cui la ricerca e l’innovazione sono strumenti non solo di progresso, ma anche oggetto di investimento in termini di risorse umane ed economiche.

I sistemi di valutazione, infatti, rappresentano uno strumento indispensabile per il Decisore politico, sia per il governo del sistema sia per la corretta allocazione delle risorse, sia, infine, per la competizione sulla platea internazionale. Da una parte infatti la competizione internazionale richiede performance di livello e d'altro canto i ranking delle università presuppongono una valutazione delle performance. Dall'altra parte risorse scarse vanno attribuite premiando chi le usa in modo virtuoso, raggiungendo soddisfacenti risultati in termini di qualità della ricerca e della didattica.

In Italia, in particolare, con l’introduzione prima dei Comitati di Valutazione di Università e Ricerca - CNVSU e CIVR e successivamente con la costituzione della Agenzia Nazionale di Valutazione di Università e Ricerca - ANVUR, non solo si è potuto giungere ad una maggiore conoscenza del sistema, ma si è anche incoraggiato un miglioramento delle performance dei singoli atenei ed un risanamento del sistema universitario. Oggi, pur a fronte di una scarsità di risorse allocate (vedi allegato), la ricerca scientifica italiana risulta in una posizione elevata nei Ranking internazionali, collocandosi al 7°- 8° posto per la produzione scientifica, in valore assoluto, ed al 2°-3° posto, se la valutazione viene effettuata in rapporto alla quantità dei Ricercatori che, nel nostro Paese, sono purtroppo fra i meno numerosi di tutto il sistema OCSE. Nel contempo sono stati risanati i bilanci della gran parte delle università italiane, con fra l'altro una spesa per il personale che è nella pressoché totalità dei casi inferiore all'80% in rapporto all'FFO.

Il sistema di valutazione ha avuto indubbiamente un significato -sia per il singolo ricercatore sia sui Gruppi di ricerca- che potremmo definire psicologico, cioè quello di stimolare la competizione identificando i cosiddetti “inattivi”, scesi in numero significativo, e differenziando le aree di criticità da quelle di buon livello. Questo va sottolineato in quanto è difficile negare che il Sistema Italiano, in generale, abbia scarsa attitudine alla valutazione dei risultati seguendo l’antico incipit - ti do poco, ti chiedo poco e non ti controllo - che ha caratterizzato anni di scarsa attenzione al merito. 

2.- IL SISTEMA ATTUALE. L’Agenzia per la valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) che, come detto, è scaturita dalla fusione dei Comitati di valutazione di Università e Ricerca CNVSU e CIVR, è stata prevista dall'Art. 2 della Legge 24 novembre 2006 ed è stata voluta innanzitutto dagli organismi rappresentativi del Sistema Universitario e della Ricerca che credevano fortemente in tutto quanto detto nelle premesse (vedi le numerose delibere favorevoli del Consiglio Universitario Nazionale nel 2007-8, così come le prese di posizione della Crui).

Le riforme degli ultimi anni del secolo scorso avevano certamente introdotto forti dosi di autonomia, senza tuttavia adeguati livelli di responsabilità. Si era così generato un sistema di Autonomia irresponsabile che ha prodotto danni notevoli alla solidità di buona parte dei nostri atenei e alla qualità stessa della ricerca e della didattica. È difficile infatti immaginare che ci possa essere buona ricerca e buona didattica quando le spese per il personale arrivano ad assorbire la quasi totalità, in qualche caso la totalità dell'FFO. Negli ultimi anni della prima decade del nuovo secolo si è dato così vita ad un sistema di Autonomia controllata caratterizzato da una notevole prescrittività, da rigide forme autorizzatorie e da una valutazione dei processi. L'Anvur ha finito con il risentire di questa concezione dirigista, soprattutto per una serie di applicazione regolamentari in parte distorsive delle volontà del legislatore, ben espresse fra l'altro in alcuni odg (importanti quelli di Valditara e altri, con cui si vietava la valutazione individuale, si auspicava una valutazione agile della produzione scientifica e si auspicava una valutazione dei risultati, piuttosto che dei processi).

L’Agenzia, per una serie di errori concettuali, in parte dovuti appunto ad una declinazione Regolamentare molto articolata e complessa rispetto alla legge istitutiva (DPR 1 febbraio 2010 n 76) ed in parte a comportamenti opportunistici atti a scaricare su un soggetto tecnico e non politico le decisioni sgradevoli di premialità e sanzione, si è trasformata nel tempo in un ente inquisitorio e burocratico sempre più legato alla valutazione dei processi (valutazione ex ante ed in itinere) piuttosto che a quella dei prodotti (valutazione ex post).

Nelle leggi 1/2009 e 240/2010 di riforma del sistema universitario e della ricerca, l’allora Governo in carica, aveva chiaramente indicato che un sistema di valutazione del prodotto era lo scopo dell’intero sistema di analisi della formazione e ricerca scientifica e della competitività e sviluppo da esse derivanti. Un OdG dell’allora sen. G. Valditara (relatore per il Governo della L 240/10) identificava, come si è anticipato, proprio nella valutazione di prodotto (ex post) il significato di tutto il sistema di valutazione.

Al contrario una dilatazione dell’attività dell’ANVUR, che si è troppo spesso sostituita al Decisore politico ed al legislatore, ha creato un sistema di Autonomia iper-normata ed iper-controllata, in cui l’utilizzo di indicatori numerici (una vera Dittatura dell’Algoritmo), che per loro stessa natura rischiano di potere essere distorti per ottenere il risultato voluto, ha conseguito spesso l’effetto contrario a tutto quanto detto in premessa. In pratica iper-regolamentando tutti i processi si giunge, per assurdo, alla deresponsabilizzazione completa del singolo e del sistema su cui la valutazione punta l'attenzione; tutto si riduce solo al premiare il pedissequo assolvimento di tutti gli adempimenti burocratici necessari. Solo a titolo di esempio per l’istituzione dei corsi prevale la sola valutazione della loro aderenza alle varie tabelle ordinamentali e la loro congruenza con le varie schede di accreditamento (SUA) e per la valutazione della ricerca si ricorre ad aleatori algoritmi, come dimostrato dagli esercizi VQR e dai risultati dei Dip. di Eccellenza, spesso incomprensibili e molto costosi, che limitano la reale valutazione complessiva della produzione scientifica dei singoli, dei Dipartimenti, degli Atenei, degli Enti e delle Aree scientifiche.

Indubbiamente, come detto, la valutazione fatta fino ad oggi ha prodotto dei risultati positivi, in termini di conoscenza del sistema e di stimolo al merito (derivante però più dal timore della valutazione negativa che da una vera e conseguente premialità), ma anche provocato una serie di distorsioni e di costi materiali ed umani.

3.- ESEMPI. Solo per fare alcuni esempi, nelle aree bibliometriche l’attuale sistema di valutazione ha indotto talvolta a pubblicazioni utili solo ai fini del risultato degli algoritmi o del superamento di soglie precostituite, come se tutto il resto della attività fosse inutile, riducendo la possibilità di sviluppo delle piccole aree e di quelle intersettoriali; nelle aree non bibliometriche ha costretto i ricercatori a pubblicazioni in riviste identificate dall’ANVUR stessa come di “classe A” (ai fini della VQR) costringendo, tra l’altro, a pubblicare solo in quelle della propria area, rinnegando così la tanto voluta multi e interdisciplinarietà, quando sarebbe bastato indicare alcuni parametri utili per identificare la rivista di livello scientifico. Ancora, nei dipartimenti si è dovuto passare alla pratica di “adottare l’inattivo”, cioè di aggiungere il suo nome sulle pubblicazioni di altri, per non causare danno a tutto il dipartimento, invece di valutare l’intera produzione dello stesso. Inoltre, non risulta che si sia mai fatta una reale valutazione dei costi/benefici di tutto questo sistema: i vari esercizi VQR e schede AVA, SUA, ecc. quanto costano realmente tenendo conto dei costi diretti e dei costi indiretti, cioè del tempo/uomo dedicato alla predisposizione di questa attività?
      Bisognerebbe imporre innanzi tutto di valutare la valutazione: un ente di valutazione valuta in primis se stesso, poi il sistema per la cui analisi è costituito.
      E’ ora tempo di passare ad una Autonomia responsabile del Sistema della Alta Formazione e Ricerca a cui faccia da corollario una valutazione dei risultati e dei prodotti e che premi davvero il merito e sanzioni il demerito. Una valutazione non solo prescrittiva, ma con una prevalenza di indicazione di buone pratiche, fatta di poche prescrizioni, che abbia nella flessibilità il suo scopo e nella certezza del premio e della sanzione il suo strumento forte di induzione al risultato positivo, con regole ed indicazioni legate alle diversità delle singole Aree scientifiche e dei singoli Territori in cui la formazione e ricerca incidono e si sviluppano, che tenga conto anche delle variabili legate alle differenti situazioni e modalità di espressione della scienza e di produttività e redditività immediata o dilazionata nel tempo della stessa.

4.- PROPOSTE

È necessaria una revisione della normativa sulla valutazione della ricerca e sull’accreditamento, mirata a una decisa semplificazione e razionalizzazione, sulla base di nuovi criteri e finalità:
      a) ridefinizione delle competenze in materia di valutazione e di accreditamento, con separazione delle competenze e delle funzioni in materia di valutazione e accreditamento e riattribuzione al MIUR delle competenze e delle funzioni in materia di accreditamento dei corsi di studio dopo una sola verifica di congruità tecnica;
       b) attribuzione delle competenze e delle funzioni in materia di valutazione di sistema a un soggetto dotato di autonomia e terzietà per la raccolta dei dati (vedi ANPRePS) , elaborazione e pubblicazione di dati statistici aggregati in tema di frequenza, dispersione, conseguimento di titoli, produzione scientifica, attività di terza missione delle istituzioni universitarie e degli enti di ricerca per docente e per le aggregazioni in Dipartimenti e Atenei o Enti;
      c) riconoscimento dell’esclusiva competenza sulla valutazione dei singoli docenti e ricercatori e del personale accademico alle istituzioni universitarie e agli enti di ricerca, nel rispetto dell’autonomia didattica, scientifica e organizzativa riconosciuta dalla Costituzione e dell’esclusiva competenza del docente sulla valutazione degli apprendimenti e dei comportamenti del singolo studente, quale espressione irrinunciabile e qualificante della professionalità e della libertà di insegnamento;
      d) introduzione di strumenti di semplificazione volti a una significativa riduzione degli adempimenti amministrativi a cui sono soggetti i professori e ricercatori e revisione e depotenziamento degli strumenti valutativi basati su esclusivi indicatori numerici;
      e) valutazione della ricerca dei dipartimenti in base a tutta la produzione scientifica, fatta in modo automatico (vedi ANPRePS) e esclusione dell’ANVUR dalla predisposizione delle soglia per l’ASN che dovrebbe essere compito MIUR.
      f) valorizzazione delle ricerche e delle pubblicazioni interdisciplinari

Per avviarsi ad ottenere questi risultati sono auspicabili alcuni interventi:
       - Occorre ripensare radicalmente struttura e funzioni dell'Anvur, magari inserendolo come specifica e autonoma sezione di una agenzia nazionale di valutazione del sistema dell'istruzione e della ricerca.
     - Occorre rivedere le modalità di composizione del comitato direttivo dell'Anvur. A questo riguardo si dovrebbe passare ad una agenzia di valutazione del sistema universitario con un CdA strategico che imposti (in accordo con il Decisore politico) le regole e gli indirizzi di gestione e che sostituisca l’attuale CD (in cui componenti diventano di fatto esclusivamente dediti alla valutazione del sistema di cui hanno fatto parte). Il CdA invece dovrebbe avere anche compiti di riflessione sul sistema di valutazione. A questo si dovrebbe aggiungere una componente Tecnico-Amministrativa che dovrebbe essere gestita da un Direttore Generale competente e che dovrebbe sviluppare le modalità di attuazione del controllo e di verifica.
      - Si dovrebbe fortemente semplificare il sistema di valutazione come sopra prefigurato riducendo gli adempimenti burocratici e modificando i regolamenti di classificazione dei prodotti scientifici.
     - Si deve eliminare la distinzione fra fasce di riviste. Una rivista dotata di comitato scientifico internazionale è già idonea ad accreditare le pubblicazioni ospitate.
    - Occorre valorizzare la interdisciplinarietà.
    - Si dovrebbe attivare l’Anagrafe dei Professori, Ricercatori e Prodotti Scientifici (ANPRePS prevista dalla legge 1/2009 e basata sulla consultazione pubblica svolta su tutti i docenti e ricercatori nel 2013-14) che con un unico strumento consentirebbe in automatico di avere tutti i dati di tutti i docenti e della loro produzione scientifica.
     - Si dovrebbe imporre a tutti i docenti e ricercatori l’iscrizione obbligatoria alla banca dati dei valutatori REPRISE al fine di avere costantemente a disposizione per le varie finzioni tutti gli attori del sistema e di avvicinare tutti al sistema valutazione della ricerca.
     - Si deve prevedere un adeguato pagamento per i valutatori, al di là del semplice rimborso spese.
     - Si dovrebbero, inoltre, riformare gli organismi di consulenza sulla ricerca come il CNGR (ed il mai attivato CEPR) e di conseguenza modificare il sistema di valutazione dei progetti di ricerca (PRIN, PON ecc) anche al fine di costituire un coordinamento (Cabina di Regia) dell’allocazione delle risorse per la ricerca scientifica (vedi allegato, più sotto).
    - L'attuale sistema dei prin non garantisce l'imparzialità della valutazione che deve essere trasparente, fatta cioè da valutatori che siano conoscibili ed eventualmente ricusabili e che non si limitino a discrezionali giudizi sintetici senza una motivazione puntuale, coerente e chiara.

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Allegato - PER UN SISTEMA DI GOVERNO DI RICERCA E INNOVAZIONE

Le prospettive dell’Italia sono indissolubilmente legate alla sua capacità di realizzare un sistema economico basato su beni e servizi di fascia alta in una continua dinamica basata sull’innovazione. Questo richiede, tra l’altro, capitale umano qualificato e un sistema integrato di ricerca e di innovazione.

Partiamo dal ben noto presupposto che l’Italia investe risorse finanziarie inferiori di gran lunga alla media OCSE1 ed altrettanto inferiori sono le risorse umane dedicate alla ricerca e che ciò nonostante i risultati della ricerca italiana sono mediamente eccellenti rispetto al resto del mondo, esistono, peraltro, ampi spazi di efficientamento e di migliore organizzazione ed allocazione delle stesse risorse.

Le problematiche evidenti sono da un lato la frammentazione del sistema, dall’altro un sistema di Governo che sembra, soprattutto nel pubblico, rispondere all’assioma “ti dò poco e ti chiedo poco”; quindi in sostanza una mancanza di governance che amplifica e si alimenta sulla suddetta frammentazione.

La frammentazione dell’attuale sistema ricerca, specie di quello pubblico, porta in primis ad un insufficiente collegamento con il sistema innovazione. In Italia il sistema ricerca e sviluppo è composto da tre reti di ricerca: il Sistema Universitario di Ricerca (SUR), gli organismi pubblici di ricerca a cominciare dai cosiddetti Enti Pubblici di Ricerca (EPR) e quella della ricerca industriale (RI). Purtroppo, i singoli componenti di ciascuna rete sono poco (o nulla) integrati tra loro e ancor meno sono integrate tra loro le tre reti. Si pongono rilevanti problemi di coordinamento e sinergia all’interno della rete degli EPR (con recentissimi tentativi virtuosi, ma spontaneistici di coordinamento) ed altrettanto vale per il SUR (CUN, CNGR e CRUI non hanno mostrato questa capacità né hanno strumenti per agire in tal senso) ed ancor meno esiste coordinamento fra queste due componenti pubbliche. La frammentazione del comparto ricerca pubblica è accresciuta dalla presenza, oltre gli EPR vigilati dal MIUR, di altri Enti pubblici con varie competenze e finalità scientifico tecnologiche, cosiddetti Enti strumentali vigilati da altri Ministeri (quali il MISE per l’ENEA, il Ministero dell’Ambiente per l’ISPRA, il Ministero della Salute per l’ISS e per la rete degli IRCCS, il MIPAF per il CRA).

Esistono, inoltre, finanziamenti per bandi competitivi specifici di vari Ministeri: Ministero sviluppo economico, Ministero del Lavoro, Ministero Ambiente, Ministero Difesa, Ministero Esteri che rendono il budget reale dedicato alla “ricerca e sviluppo” in senso lato del tutto indefinibile.

Il quadro istituzionale è fortemente complicato, salvo eccezioni virtuose, dalle competenze regionali in materia di programmazione di gestione di promozione dell’innovazione e di gestione di risorse mirate all’innovazione provenienti dalla UE con risultati assai spesso deludenti fino al loro mancato utilizzo.

Un intervento sui processi e sulla governance del sistema ricerca è di certo più urgente e proficuo di una, pur necessaria, riforma di riassetto strutturale e di un, pur indispensabile, aumento dei finanziamenti.

1 L’Italia investe in ricerca poco più dell’1% del PIL a fronte di una media europea pari a oltre il doppio: lo scarto è contenuto nell’investimento pubblico: in Italia circa lo 0,7% del PIL contro 1% circa di media europea, ma diventa drammatico (dell’ordine di 0.3 – 0.4% contro 1%) nel confronto sugli investimenti privati. Queste cifre (che per convenienze fanno riferimento alla fonte e non al soggetto che spende e quindi includono nella quota pubblica anche i contributi alle imprese per le loro attività di ricerca) non sono precise perché variano nei singoli anni e riflettono qualche incertezza e difformità nel confronto internazionale sui criteri adottati. Inoltre la nostra struttura produttiva, essendo basata largamente sulle PMI, non ha nemmeno avuto, in momenti più favorevoli dell’attuale nel quale molte imprese sono a rischio sopravvivenza, propensione a investire in ricerca, né può averla, salvo rare eccezioni, per motivi di dimensione, di difficoltà nell’accesso al credito, di incidenza degli oneri fiscali. Diversa è la situazione per le poche grandi industrie high-tech esistenti in Italia che hanno livelli di investimento in R&D allineati con gli standard internazionali.

Facendo anche riferimento a quanto avvenuto del tutto di recente negli USA per le politiche di R&D, ed anche nei maggiori paesi europei a partire dalla Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna, l’attività di Governo del sistema ricerca, sia in relazione al periodo di crisi finanziaria, sia in relazione alle specifiche prospettive e caratteristiche dei vari Sistemi Paese (in Italia di certo si deve far riferimento non solamente alla ricerca tecnologica, ma anche a quella a favore ad esempio della conservazione e diffusione del patrimonio artistico e culturale), è indispensabile una strategia unificante dei numerosi e talora incontrollabili rivoli in cui, come suddetto, si disperdono le già scarse risorse.

Non si può non tener conto della differenza, ma anche complementarietà ed indispensabilità reciproca della ricerca strategica e ricerca di base (o curiosity driven).

In Italia è particolarmente vivace la discussione sulla ripartizione delle risorse fra ricerca di base e ricerca applicata; è pertanto preferibile, in un quadro internazionale, seguire articolazione e dimensionamenti adottati dalla Commissione EU per il VII Programma Quadro Comunitario che ha visto il 15% destinato alla ricerca a tema libero (cosiddetta curiosity driven) un altro 15% circa destinato allo sviluppo di infrastrutture hardware e software di valenza multi-disciplinare e multi-programmatica e il 70% destinato alla cosiddetta cooperation, cioè alla costruzione di capacità coordinate tra più soggetti, non solo di diversi paesi, ma anche espresse, nello stesso paese, dal mondo scientifico, dal mondo industriale, dal mondo sociale, ma anche dal mondo della domanda qualificata, per esempio in ambito sanitario o ambientale o dei beni culturali e, infine, sulla costruzione di piattaforme tecnologiche mirate alle tecnologie chiave abilitanti (core enabling technologies) ad altra intensità di conoscenza e produttività (es nanotecnologie, biotecnologie e materiali avanzati, salute e ingegneria, robotica, domotica e aging).

Nel Programma Horizon 2020 è comunque accresciuta, rispetto al VII Programma Quadro, il peso economico dell’innovazione ed il sostegno di proposte curiosity driven in quanto sono quelle a maggiore valore aggiunto, ma con questo dimostrando anche un alto grado di flessibilità del sistema e di modifica delle strategie in itinere (appunto un governo flessibile e consapevole).

Sulla base di quanto soprariportato, un sistema di governo/coordinamento centrale del sistema ricerca dovrebbe, senza pretendere gli eccessi di competitività della ricerca e dirigismo di oltreoceano, adattare al modello italiano il modello EU, in cui la politica di governo ha da un lato la visione complessiva delle risorse finanziarie e umane disponibili e dall’altro ha il diritto e il dovere di assegnare risorse in funzione delle esigenze del sistema Paese. A titolo di esempio con una percentuale rilevante (tra il 70 e l’80%) alla ricerca strategica, che risponda alle esigenze del Paese, alle sue capacità, alle sue potenzialità e alle sue sfide sociali; lasciando la restante percentuale a bandi competitivi legati alla ricerca di base (curiosity driven) dalla quale, come detto, provengono le così dette grandi innovazioni ed avanzamenti scientifici e sociali.

Tale ripartizione, proprio in funzione di un sistema coordinato di governo del sistema ricerca dovrebbe essere caratterizzato da una programmazione a medio termine (almeno triennale), ma anche dalla flessibilità delle decisioni in funzione di una visione complessiva delle esigenze e della loro evoluzione anche nei tempi stessi del periodo di programmazione.

Un sistema di governo di ricerca e innovazione così coordinato avrebbe anche, nel quadro dell’attuale politica di semplificazione ed adeguamento della nostra legislazione al quadro internazionale, la capacità e la possibilità di aggredire e modificare l’attuale normativa farraginosa e spesso contraddittoria, che rende complessa e non competitiva la nostra capacità di tradurre in breve tempo i risultati della ricerca in innovazione e sviluppo per la società (dai brevetti innovativi, alla attrazione di investimenti, alla traslazionalità delle innovazioni in sviluppo per i territori) anche mettendo a disposizione un Sistema di Uffici di Trasferimento tecnologico centrali o quantomeno regionali in grado di garantire la presenza di professionalità atte a a mettere in contatto rapido ed efficace l’inventore con l’imprenditore.

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