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Conferenza Nazionale per "faccia a faccia" tra Governo e Sindacati su DDL "Reclutamento e Governance" (n. 1905, Senato) -- Per autonomia finanziaria università, con responsabilità
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UNIVERSITAS  News

Foglio on line sull'università, con  Forum di politica generale aperto a tutti.
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7- Tel  347 9470152 - nino.luciani@alice.it
Vedi anche:
http://www2.dse.unibo.it/luciani/index.htm

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NINO LUCIANI, Direttore responsabile

it.gif (865 byte)  gb.gif (917 byte)  home page di N.L

Comité de Patronage: Francesco Bonsignori, Alfredo De Paz, Elena Ferracini,  Dario Fertilio, Adriano Guarnieri, Enrico Lorenzini, Nino Luciani,  Bruno Lunelli, Merafina Marco, Gianni Porzi, Franco Sandrolini, Vittorio Tomasi

PAESI VISITATORI nel 2007: Italy, United States, Sweden, France, Switzerland, Germany, Great Britain, Spain, Brazil, Malaysia, Pakistan, Canada, Poland, Uruguay, Portugal, Turkey, Netherlands, China, Mexico, Syria, Czech Republic, Greece, Austria, Peru, South Korea, Norway, Croatia, South Africa, Ukraine, Costa Rica, Romania, Belgium, Japan, Dominican Republic, Vatican City State, Bulgaria, Argentina, San Marino, Luxembourg

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HOME -  Mese di febbraio 2010

In questa edizione

Conferenza Nazionale per:
1.-realizzare un "faccia a faccia" tra Government e Sindacati nazionali sul DDL Gelmini;
2.- capire l'efficacia del DDL;
3.- parlare di una autonomia finanziaria, con responsabilità.

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Università verso la riforma

Clicca su:
Conferenza

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Ateneo di Bologna.
2009/10-ANNO ACCADEMICO
922° dalla fondazione
Primo Discorso
del neo-eletto.

N. Luciani, "Nessun
aiuto all'autonomia"
.


Messaggio di Delbono

HOME

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Idee dalla Facoltà di Ingegneria
per riforma didattica

Due lettere
del Preside
(2008 e 2009),
da noi ripescate
dal cassetto
RUBRICA

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Galvani
Idonea a
prof. Associato

Ma lasciata scadere
la "idoneità".
Per Geografia
non c'era un "posto
di II Fascia"
Forum3

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ll DDL Gelmini,
(n. 1905 Senato) sulla riforma della Università

La Relazione del Sen.
Prof. Giuseppe VALDITARA
STATO GIURIDICO

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Voci dalla lontana periferia del Delta del Po e della antica città di Comacchio.
Documento sulla scuola
FORUM 1

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L'attentato a Berlusconi,
è sintomo
dell'ingorgo dello Stato.
Adesso va tagliata la

spesa pubblica per colpire
la corruzione alla radice.
Per la "giustizia", occhio
alla Relazione CARBONI !
FORUM 2

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Gianni Porzi,
L'ATENEO NEL 2010

Anche notizie da A. Zago
e Lopriore su

Dr. Colpani e su Personale
non docente e Azienda Agraria

News e ARTICOLI

 

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Ateneo di Bologna
ANNO ACCADEMICO 2009/10

Prima  inaugurazione del nuovo Rettore
(Per l'originale, clicca su: http://www.unibo.it/Portale/default.htm

DELBONO: "Matrimonio d’amore e di interesse tra città e università"

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Ivano Dionigi

     Il Rettore si è soffermato su indicazioni di costume e di bello stile linguistico, ma  precedute:
   -  da un "prologo" (preso dalla Magna  Charta Universitatum, 1988), che afferma "l'indipendenza morale e scientifica dell'Università nei confronti di ogni potere politico ed economico":

- e da
1. -
2. -
3. -
4. -

puntualizzazioni sulle priorità politico-programmatiche del suo governo:
Sviluppo edilizio;
Multicampus (Bologna, Forlì, Cesena, Rimini, Ravenna);
Riforma dell'Amministrazione e dello Statuto Generale dell'Ateneo;
Disegno di Legge Gelmini (su Reclutamento dei Professori, Governance degli Atenei, Diritto allo studio).
Invece, ha sorvolato a piè pari sui compiti istituzionali, rispetto ai quali permane preoccupazione tra i docenti, il personale tecnico amm.vo e gli studenti : "Non vi parlerò ... delle funzioni specifiche e delle attività istituzionali dell’Università (ricerca, didattica, relazioni internazionali, rapporti col mondo produttivo), né delle loro modalità organizzative". Sarebbero "temi ai quali i Pro Rettori stanno intensamente lavorando".

IL COMUNICATO STAMPA
  di UNIBOMagazine
(Organo di stampa del Rettorato)

"La parola, la memoria, il ritorno al reale". Sono "gli stili e i percorsi vincolanti e fondamentali" individuati dal Rettore Ivano Dionigi nel discorso (in versione integrale in allegato, sulla destra) con cui ha inaugurato l’anno accademico 2009-2010. Un richiamo forte al ruolo e all’importanza dell’Università che "è l’antidoto al videoanalfabetismo imperante, il contraltare di certa modernità frettolosa e affannata, il luogo naturale che forma la classe dirigente di un Paese".

  Al centro del suo denso discorso il rapporto tra i docenti e gli studenti. Prima un affettuoso saluto al Rettore uscente, Pier Ugo Calzolari, convalescente, e a quello ancora precedente, Fabio Alberto Roversi Monaco, seduto in prima fila. Poi, dopo aver detto in premessa che non avrebbe fatto una relazione retrospettiva (solo 49 i giorni dall’inizio del mandato), né un esame delle cifre contenute nel Bilancio preventivo, un rapido cenno ad alcune questioni centrali dell’azione di governo: lo sviluppo edilizio, la struttura Multicampus, le chiamate illustri, l’Amministrazione e il Disegno di Legge Gelmini. Il discorso del Rettore, durato una trentina di minuti, si è quindi concentrato su "studenti e professori" "direzione e timbro del mio mandato". E dopo aver elencato quelli che i greci antichi chiamerebbero adynata ovvero "gli impossibili", è passato ad enunciare le azioni concrete, quelle che "dipendono da noi e su cui il nostro Ateneo ha ancora margini di miglioramento".

   Poi il rapporto con la città.
Le torri e le toghe, un binomio indissolubile su cui non ha mancato di concentrarsi anche l’intervento del sindaco di Bologna, Flavio Delbono. "Credo che sia un’occasione unica - ha esordito il Sindaco riferendosi alla sua presenza sul palco di uno degli eventi che da molti secoli segnano la vita culturale di Bologna. "L’Alma Mater - ha spiegato- è nel DNA della nostra città". Così come del resto appartengono al mondo dell’accademia quelle caratteristiche intrinseche dei bolognesi, ovvero "il gusto per il nuovo, l’intrigo intellettuale, la voglia di stare insieme e di fare gruppo". Per questo nell’annunciare, a breve, l’inaugurazione di un Infopoint nel Cortile d’onore di Palazzo d’Accursio e di uno spazio da gestire insieme, città e università, in Sala Borsa, ha voluto dare un segno concreto a quel matrimonio d’amore e di interesse che lega la città alla sua università. " I prossimi anni ci devono vedere uniti più che mai per vincere le nuove sfide. E Bologna anche grazie alla sua Università ha le carte in regola per essere un esempio".

   Quindi è stata la volta del rappresentate degli studenti Alberto Aitini che nell’auspicare l’inizio di una proficua collaborazione nella difesa di una università "che chiediamo e crediamo pubblica", ha voluto ricordare un legame che da subito Dionigi ha instaurato con gli studenti. "Nel primo giorno del suo mandato il Rettore ha inviato a tutti una e-mail con la sua idea di università: un’idea che crediamo giusta". Poi Aitini ha citato la recente relazione del Nucleo di valutazione, con la quale gli studenti hanno promosso l’Alma Mater e ha stimolato a proseguire su quella strada e migliorare la partecipazioni degli studenti alla vita dell’Ateneo.

  Anche la rappresentate del personale Valentina Filippi, della FLC Cgil, ha voluto rimarcare la volontà del personale tecnico e amministrativo, componente molto variegata e composita, di prendere parte attivamente alla vita dell’Alma Mater. "Ci sentiamo parte di essa e ci aspettiamo di non esserne esclusi- ha ripetuto nel suo intervento-. Se è vero che il nostro Ateneo ha raggiunto ottimi risultati, è anche grazie alla nostra partecipazione".
Il professor Tommaso Ruggeri ha poi letto la sua lezione dal titolo L’Universo matematico: dalla Meccanica celeste ai Sistemi complessi.

Nino Luciani, Rettore contesta che il DDL Gelmini non dev'essere "contro di noi".
  Ma, poi, chiede cose che equivalgono allo aumento della
centralizzazione,
il
contrario dell'autonomia.
Gianni Porzi, L'Ateneo nel 2010, la verità sui "tagli" del FFO, il principio di economicità.
  "Negli ultimi tempi ho sentito spesso dichiarazioni di grande preoccupazione per il destino dell'Istruzione
  Continua in Discorso

1. - Premessa.  Non riprendo le note di costume e di bello stile linguistico, e le parole in latino e greco (che il Rettore ha tradotto per i presenti, numerosissimi - non meno di 800 persone), riprese dal comunicato stampa del Rettorato (qui a fianco).
2.- DDL Gelmini.
Riprendo, invece, le priorità programmatiche (ignorate dalla stampa), anzi solo il punto 4, perchè è il solo, su cui il Rettore ha detto qualcosa, almeno secondo me. (Chi volesse leggere il testo integrale, troverebbe anzi che egli ha totalmente sorvolato sui temi istituzionali locali, motivi di disagio del personale e degli studenti circa il proprio futuro. Si pensi ai recenti licenziamenti a raffica, che la magistratura aveva poi bocciato). Ma torniamo a noi.
   Secondo il nuovo Rettore, a riguardo del Disegno di legge Gelmini, "dovrà emergere un duplice atteggiamento. Un primo atteggiamento doverosamente dialogico e anche dialettico nei confronti del Governo, convinti da un lato che la riforma dell'Università è necessaria e urgente, e dall'altro che essa va condotta in porto non senza di noi o nonostante noi, ma con noi", "non contro di noi" (corsivo non scritto, ma solo orale - N.d.R.).
   Egli ha indicato le "questioni" con "Esempi":
- Reclutare direttamente, senza concorso, studiosi di valore;
- differenziare gli stipendi in base alla bravura;
- licenziare chi non lavora;
- competere alla pari, nelle classifiche internazionali, con chi ha finanziamenti cinque volte in più e studenti cinque volte in meno;
- mantenere il livello di qualità attuale in presenza di un perdurante turn over docente ridotto di fatto a meno del 50%;
- non sforare il limite del 90% della spesa per il personale, in presenza della progressiva e vistosa decurtazione del finanziamento ministeriale (il che eleva automaticamente la spesa alla soglia del 100%), vanificando così quella virtuosità che avevamo conseguito, e impedendo così nuove assunzioni;
- assegnare metà dello FFO come premio per le Università che funzionino bene (a fronte dell'attuale timido e annacquato 7%);
- mettere mano a una reale politica del diritto allo studio, che attui l'articolo 34 della Costituzione
("i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso").

3. I nostri dubbi sul metodo e sui contenuti.
a) Sul metodo.
Per quanto ho capito, il nuovo Rettore penserebbe di avviare direttamente una trattativa col Governo centrale, presumendo che l'Alma Mater sia forte a sufficienza (col suo prestigio millenario ?) da convincere il Governo.
  A nostro avviso, in termini politci, un Rettore imposta correttamente questa azione, solo se concordata, prima, con gli altri Rettori della Regione e con la CRUI. (Invece, col senno di poi, ci risulta avere egli convocato, il 22 gennaio, in Rettorato, i parlamentari nazionali eletti nella regione)
  Ma è noto che, sul DDL,  la Conferenza dei Rettori (CRUI) ha già discusso per un anno col Ministero, e che il Presidente Decleva ha già dato l'assenso al DDL Gelmini.
  Soprattutto una cosa dovrebbe essere chiara: che le nuove proposte sono convincenti solo se vengono da fronti unitari.
  Invece, se le varie proposte sono distanti, per i Ministri, tutto è più difficile.
b) Sui contenuti. Ognuno ha diritto alle proprie idee. Ma il troppo stroppia, e questo riguarda la proposta che il fondo per il merito passi dal 7%  al 50% del FFO ( a parte che, secondo noi, esso non è incentivante il merito: clicca su Decreto).
  Il motivo è che questo comporta aumentare ulteriormente la guida centralizzata delle Università, da parte del MIUR, e questo è il contrario dell'autonomia. Anzi, un Rettore che rivendica la "indipendenza morale e scientifica delle Università dalla politica" (torno al Prologo), dovrebbe chiedere "entrate proprie".
                                                                 Nino Luciani

  Una esposizione di carattere storico divulgativo, in cui si è cimentato nel non semplice compito di dimostrare come la Matematica, spesso vista come disciplina fine a sé stessa, sia in realtà ricchissima di implicazioni nella nostra vita. Nella sua esposizione, ricca di riferimenti e di citazioni, il professore, Ordinario di Meccanica Razionale e Accademico dei Lincei, ha avuto modo di affrontare diverse questioni, prendendo le mosse dall’universo matematico della meccanica classica per arrivare a considerare la ricerca di base e persino i rischi dell’Impact Factor.

   Dopo di lui l’attore Toni Servillo: suo anche il prologo, prima dell’intervento del Rettore, con un testo dalla Magna Charta Universitatum, sull’autonomia dell’università. Quindi altre tre letture: da Nietzsche, da Brecht e dal Libro della Sapienza.

   E ancora l’omaggio alla società e al mondo dell’imprenditoria, con la consegna del sigillo d’ateneo ad Isabella Seragnoli. "Figura esemplare per Bologna e per il Paese", ha detto il Rettore, motivando l’attribuzione del massimo riconoscimento accademico per le personalità che hanno conseguito particolari benemerenze nel campo dell’impegno culturale e sociale.

   Prima del congedo dei cortei ancora le parole di Toni Servillo che hanno chiuso la cerimonia dando voce e anima ad un brano di Piero Calamandrei.
  Bologna 19 dic. 2009                                                                                                              Monica Lacoppola

 


EDIZIONI PRECEDENTI

 

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Giuseppe Colpani
nuovo Direttore Amm.vo


Primi atti del nuovo Rettore



Nomina dell'Esecutivo e presentazione per la fiducia
al Consiglio di Amministrazione e al Senato,
ma senza un programma circostanziato e priorità.

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Ivano Dionigi
nuovo Rettore

Esecutivo  suddiviso in due squadre:
una SQUADRA ALTA e una SQUADRA BASSA

(anche Dario Braga, già concorrente-rettore, terzo per voti)

La SQUADRA ALTA :
("Delegati ProRettori" )

 

("Delegati Non ProRettori")

- Emilio Ferrari,  Pro Rettore Vicario;
- Guido Sarchielli, Pro Rettore per le Sedi decentrate;
- Dario Braga, Pro Rettore alla ricerca;
- Gianluca Fiorentini, Pro Rettore alla didattica;


- Carla Salvaterra, Delegata all’Internazionalizzazione;
- Roberto Nicoletti, Delegato al Diritto allo studio.

***

La SQUADRA BASSA :
(Giunta ex-art. 35,  Membri:
tre del CdA e tre del Senato)
- Anna Minarini (Cda);
- Sandro Sandri (CdA);
- Ornella Montanari (CdA);
- Maurizio Sobrero (Senato);
- Gianluca Fiorentini (Senato);
- Carla Faralli (Senato).
***
  Anche nominato Direttore Amm.vo Giuseppe Colpani, 48 anni, frutto della legittima ricerca "quasi a tempo pieno" del nuovo Rettore, dal 26 luglio u.s., in netta discontinuità rispetto alla Commissione
di selezione "Calzolari". Curriculum di G.C. In evidenza titoli significativi e mobilità frequente.
  Data enfasi dal nuovo Rettore, sulla stampa, ai difficili problemi finanziari affidati al nuovo Direttore.

*

Nino Luciani, "Rettore, salvaguarda lo Statuto, e lo Statuto salvaguarderà te. Però puoi cambiarlo,... ma non così". Dubbi sulla legittimità dell'apparato.
Anche perplessità sulle "aspettative" miracolistiche, sulla stampa, del Rettore dal nuovo Direttore.

1.- La premessa giuridica:
   a) L'art. 35 dello Statuto Generale di Ateneo istituisce la Giunta, composta dal Rettore, dal Pro-rettore vicario, dal Pro-rettore incaricato per le sedi decentrate e dal Direttore Amministrativo e da un numero di membri compreso fra sei e otto designati, su proposta del Rettore, dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amm.ne fra i propri componenti.
  Alle riunioni della Giunta di Ateneo partecipa, senza diritto di voto, uno studente designato in qualità di osservatore dal Consiglio studentesco.
La Giunta può esercitare, per delega, attribuzioni del Rettore, del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione.
Spettano, infine, alla Giunta poteri di proposta in merito ad un preciso elenco di materie, indicate dallo Statuto.
   b) La Disposizione X, (ottenuta dal Rettore Calzolari nel 2001), istituisce con "norma transitoria" i Pro Rettori: "Sino alla ridefinizione dell'assetto organizzativo dell'Ateneo, il Rettore ha facoltà di designare dei delegati prorettori, in numero non superiore alla metà dei componenti della Giunta, per funzioni definite, per cui possono partecipare senza diritto di voto alla Giunta e possono essere invitati alle riunioni del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione qualora non ne siano componenti".

2.- Commento.
2.1. Sull'esecutivo.  Lasciamo stare (anzi niente affatto) che un Capo dell'esecutivo che presenta la propria squadra agli Organi, per la fiducia, lo deve fare su un programma circostanziato (non col rinvio a quello generico, elettorale) e sulle priorità che impegnano Lui e la squadra.
 Si direbbe che (come nell'ordine logico di Calzolari), anche in quello di Dionigi la Giunta in senso stretto sia posizionata (in ordine decrescente) dopo la "squadra dei Pro rettori", quelli con l'ermellino. Per una conferma, clicca su http://www.unibo.it/Portale/Ateneo/Organi/default.htm .
  Ma lo Statuto dice diversamente. Soprattutto, a riguardo della Giunta in senso stretto, le funzioni attribuite dallo Statuto ai "membri con diritto di voto" non possono essere esercitate da membri "senza diritto di voto" .
  La norma transitoria non istituisce, poi, i "delegati non prorettori". E poichè lo Statuto circoscrive la delegabilità di funzioni del Rettore alla Giunta (e dunque, forse, anche a singoli Membri della Giunta ex-art. 35), deve escludersi che il Rettore possa attribuire deleghe ad esterni alla Giunta in senso stretto o a delegati non prorettori.
   Sembra, inoltre, sicuro che i "delegati non prorettori" non possano far parte della Giunta e neppure essere invitati (in quanto tali) alle riunioni del CdA e del Senato.
  Si nota anche che la squadra dei "delegati prorettori" sia sul filo della legittimità costituzionale-statutaria, perchè ormai è in contrasto con la previsione di "transitorietà" della relativa norma di 9 anni fa, in attesa del promesso (allora) nuovo Statuto.
  Questa "transitorietà" è, presumo, fondata sulla anomalia consapevole dell'introdurre una seconda "Giunta di fatto" (quella dei "delegati prorettori") che si sovrappone alla Giunta in senso stretto, creando conflitti di competenze, e dunque anarchia.
2.2.- Sui compiti del Rettore e sulle aspettative dal nuovo Direttore. Non ho apprezzato il collegamento fatto dal nuovo Rettore, sulla stampa locale, tra i tagli finanziari al FFO (fatti da Roma) e i compiti miracolistici del nuovo Direttore.
  A parte che egli avrà bisogno di almeno un sei mesi-un anno per prendere piena cognizione della nave amministrativa, non dobbiamo perdere di vista che il Direttore Amm.vo è un esecutore degli obiettivi affidatigli dal Rettore e dagli Organi.
Quid in termini di riforma dell'ordinamento didattico (meno insegnamenti, meno corsi di laurea ...), il sanguisuga delle risorse, e dunque la prima causa delle carenze finanziarie della ricerca, e dell'eccesso di lavoro amministrativo ?
Dare la risposta a questa domanda, in coindicenza con la presentazione del suo Esecutico, agli Organi, sarebbe dovuta essere la prima preoccupazione. E, invece, NO. Spero che questa svista, per cui ciò che è realmente importante si presume, non sia specchio della situazione reale (vale dire, di un "vuoto" propositivo, nella mente del Rettore).
  Cosa ne sa il nuovo Direttore degli insegnamenti dei corsi di laurea, e soprattutto della loro distinzione tra insegnamenti importanti e meno importanti, rispettivamente da confermare o da tagliare ?  NLuciani


"Auspicio che il CdA si riappropri del ruolo decisionale che gli compete e non sia più ritenuto un Organo per la ratifica delle decisioni assunte altrove."

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Prof. Gianni Porzi

Stralcio dall'indirizzo di SALUTO del Rappresentante del Governo, al nuovo Rettore nella prima seduta del CdA.
(Stralcio).

Magnifico Rettore,
innanzi tutto voglio rinnovarTi i complimenti e in particolare gli auguri che già Ti feci il giorno successivo al Tuo successo elettorale.
.......................
Il lavoro che Ti attende per ridare al nostro Ateneo quel prestigio che merita sarà molto impegnativo e pieno di ostacoli. Gli obiettivi ambiziosi non si raggiungono con “proclami”, né con “sermoni”, ma mediante azioni concrete, mirate ed incisive. Sono infatti convinto che sia necessario rimuovere alcune situazioni di criticità che hanno inciso negativamente negli anni recenti.
   Ritengo sia necessario un cambiamento tangibile quanto rapido rispetto alla gestione degli ultimi anni durante i quali, per vari motivi, si è verificata, di fatto, una progressiva occupazione da parte dei vertici amministrativi di importanti spazi decisionali con conseguente condizionamento del ruolo degli OO.AA. la cui autonomia decisionale è stata quindi lentamente erosa. Voglio sperare, per il bene dell'Alma Mater, che - grazie anche al contestuale rinnovo delle due maggiori cariche dell'Ateneo - una tale situazione venga a cessare.
   Negli ultimi anni la Comunità accademica tutta si è sentita sempre più emarginata da una struttura amministrativa troppo accentratrice, verticistica e burocratica, spesso determinante anche negli indirizzi di governo dell'Ateneo, quando invece il ruolo dell'Amministrazione é quello di braccio operativo che agisce in piena sinergia con gli OO.AA., con il Rettore e disponibile ad instaurare un rapporto di piena collaborazione con il corpo docente al fine di snellire tutti i processi per rendere più efficiente il sistema.
  In questi anni la struttura organizzativa è stata eccessivamente frammentata con conseguente proliferazione di posizioni dirigenziali a livello centrale non sempre essenziali e venendo meno a quanto disposto dalla Legge 165 ed anche al principio di economicità al quale un'Amministrazione pubblica dovrebbe sempre attenersi.
   Docenti e Studenti sono le componenti fondanti dell'Università e ritengo quindi debbano riacquistare quel ruolo centrale - e quindi responsabile - che istituzionalmente compete loro, nonché l'orgoglio di appartenenza all'Alma Mater. E' opinione diffusa che sia necessario al più presto un significativo contenimento di alcune voci di spesa - quindi un'adeguata riqualificazione - al fine di eliminare qualsiasi forma di spreco.
   In tale contesto penso si imponga anche un'attenta riorganizzazione dell'offerta didattica la cui proliferazione a volte indiscriminata, dovuta forse più a "interessi di bottega" che a motivi culturali o a reali esigenze degli studenti o del mondo del lavoro, ha inciso non poco sulla spesa. La revisione dell'offerta formativa ritengo debba passare non solo attraverso una riduzione dei Corsi di Laurea, ma anche dando maggior peso ad una seria valutazione della didattica nei contenuti e negli obiettivi formativi non solo però dal punto di vista quantitativo, ma in particolare sul fronte della qualità.
   Si sente il bisogno di una maggiore trasparenza e anche partecipazione nella governence dell'Ateneo tale da garantire quella pluralità di voci venuta invece a mancare in varie occasioni.
…………………………
    Il Rettore è il garante della legalità, dell'attuazione delle decisioni assunte dagli OO.AA., dell'equità, della coerenza degli atti, ma anche della trasparenza per la quale mi sono battuto fino a dimettermi lo scorso anno dalla Commissione Personale. Trasparenza vuol dire garanzia di correttezza sia formale che sostanziale, vuol dire anche rendere accessibili a tutto il Personale universitario (nel rispetto anche degli articoli 5 e 8 dello Statuto) le decisioni assunte dagli OO.AA., essendo queste atti pubblici. Ritengo che l'Ateneo debba essere un "libro aperto" per tutti i suoi dipendenti; la trasparenza è fondamentale per dare fiducia a tutti coloro che operano nell'Alma Mater ed evita anche il sorgere di sospetti che non giovano all'Istituzione.
   Concludo auspicando :
- che il CdA si riappropri del ruolo decisionale che gli compete e non sia più ritenuto un Organo per la ratifica delle decisioni assunte altrove. Va sottolineato tuttavia che l'autonomia del CdA non dipende solo dai Vertici dell'Ateneo, ma anche dall'atteggiamento responsabile dei Consiglieri nella consapevolezza che sono chiamati a

svolgere un compito di grande responsabilità morale e giuridica;
- che si abbia massima attenzione sia allo Statuto che ai Regolamenti tutti;
- che si instauri una nuova stagione basata sulla reale trasparenza degli atti amministrativi;
- che il cambio di rotta, da più parti auspicato, insieme all'impegno di tutta la nostra comunità possa portare l'Ateneo ad occupare a livello internazionale posizioni più consone al suo prestigioso passato;
- che l'Ateneo possa presto recuperare a livello locale quella credibilità che è stata scalfita dai noti scandali dei concorsi, e non solo;
- che sia finita la stagione dell'autoreferenzialità e dell'autocelebrazione.  Gianni Porzi

Giuseppe Calpoli - CURRICULUM VITAE,  Sintesi*
- Nato a Mantova 25 marzo 1961, coniugato con 6 figli
Studi
  - 1985 Laurea in Scienze Agrarie presso l'Università Cattolica di Piacenza;
  - 1987 Master in economia del Sistema Agro-Alimentare (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Esperienze professionali e scientifiche
  - 1987 Progetto di business svolto con Unilever - divisione "Agribusiness Coordination" di Londra: "The italian fish market with special regard to salmon".
- 1987 - 1994 Ufficio Studi Ferruzzi-Montedison, supporto alle strategie di crescita del gruppo.
- 1993 - 1994 Titolare di esercitazioni del corso di Teoria e politica dello sviluppo economico presso la facoltà di Scienze Politiche della Cattolica di Milano.
  - 1994 - 2000 Direttore amministrativo Sede di Piacenza dell'Università Cattolica.
  - 1998 Avviamento del Centro Università Cattolica Piacenza di servizi all'impresa e stage.
  - 1998-2002 Università Cattolica Milano; membro della commissione di Ateneo per la riorganizzazione dei Sistemi
      Informativi.
  - 1999 Coordinatore avviamento del Centro di Eccellenza per la Pubblica Amministrazione Università cattolica Piacenza. 1998-2002 Avviamento, in qualità di Presidente, di ECEPA, ente CCIAA di Piacenza per la certificazione dei prodotti alimentari.
  - 2000 - 2001 Direttore Amministrativo Università di Camerino. Tra le principali attività la certificazione di qualità dell'Ateneo e il passaggio dalla contabilità finanziaria a quella economico patrimoniale.
  - 2001 - 2004 Direttore Generale Consorzio Agrario di Piacenza.
  - 2002-2004 Consigliere di amministrazione Casa di Riposo Gasparini (Piacenza).
  - 2003-2004 Consigliere di Amministrazione della società cerealicola Michelotti SrL.
  - 2003-2005 Consigliere di amministrazione società ciclistica professionisti di Piacenza, Team LPR.
  - 2004 - 2005 Membro della Commissione di Studio per gli indirizzi di programmazione del bilancio dell'Università
    Cà Foscari di Venezia.
  - 2004 Coordinatore Centro di Piacenza del Politecnico di Milano.
  - da gennaio 2005 Direttore generale Consorzio per la ricerca scientifica e tecnologica dell'Area di Trieste.
  - da novembre 2005 Segretario società Sincrotrone Trieste.
  - da dicembre 2006 Consigliere di amministrazione di Ezit.
  - maggio-settembre 2007 Direttore Generale società CBM Scrl.
  - da febbraio 2008 Consigliere di amministrazione di FestTrieste.
Pubblicazioni:
  -  "Più ricchi con l'ambiente, nuovi indicatori di sviluppo economico", Vita e Pensiero, 1994.
  - Numerosi articoli e interventi a seminari e conferenze di carattere tecnicoeconomico.
Tempo libero Arrampicata sportiva/alpinismo, ciclismo, pesca, musica, attività educative.
Trieste, gennaio 2008
* FONTE: www.area.trieste.it/.../CurriculumVitae_DirettoreGenerale_IT.pdf

 

 

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Riceviamo nuovo DDL dagli amici dell'ANDU e giriamo

EDIZIONE STRAORDINARIA

Ministra Gelmini ha presentato ven. 23 ott. 2009, al Consiglio dei Ministri,
nuovo DDL  su Governance Università e Reclutamento dei Professori Universitari

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Silvio Berlusconi

Pur se il Consiglio e' stato rinviato per l'assenza del suo Presidente,
risulta che il testo sia stato comunque esaminato dal "pre-consiglio".

IL TESTO ORIGINALE PRESENTATO AL CONSIGLIO

Nota. Pur dopo richiesta con Lettera, da tempo, il Ministro non ha voluto confrontarsi con le Rappresentanze Universitarie su una bozza ufficiale
del provvedimento, prima della presentazione al Consiglio dei Ministri.

Appello al Presidente ed ai Ministri perchè il Consiglio non decida
venerdì prossimo senza, prima, sentire le Rappresentanze Universitarie

                     Il nuovo progetto di Disegno di Legge è inaccettabile perchè:

  1) in contrasto col "Contratto con gli Italiani", demolisce la residua autonomia universitaria, così da
      giustificare eccezioni di incostituzionalità. I motivi sono:
     a)  il Rettore diviene braccio destro del Direttore Generale, come pre-autonomia, 1989;
     b)  è rinforzato l'attuale sistema finanziario centralizzato (ereditato dai Governi precedenti), tutto
         monitorato dal Miur con parametri, come nei Paesi a pianificazione centralizzata;
  2) aumenta il localismo dei concorsi, anche rispetto alla legge 210/98;
  3) anticipa l'abolizione del ruolo dei Ricercatori a tempo indeterminato, senza una norma
    transitoria che ne salvi i "meriti acquisiti" in lunghi anni di fedele e onorato servizio;
  4) istituzionalizza il precariato, come avviamento alla carriera all'Università;
  5) dichiara a costo zero la riforma.

                          TESTO ORIGINALE (prima stesura)
Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Disegno di legge in materia di organizzazione e qualità del sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio

Titolo I
Organizzazione del sistema universitario
Articolo 1, Principi ispiratori della riforma - Articolo 2,  Organi e articolazione interna delle università - Articolo 3, Federazione e fusione di atenei e razionalizzazione dell’offerta formativa.
Titolo II
Norme e delega legislativa in materia di qualità ed efficienza del sistema universitario
Articolo 4, Fondo per il merito - Articolo 5, Delega legislativa in materia di interventi per la qualità e l’efficienza del sistema universitario - Articolo 6, Riconoscimento dei crediti universitari.
Titolo III
Norme in materia di personale accademico e riordino della disciplina concernente il reclutamento
Articolo 7, Revisione dei settori scientifico-disciplinari - Articolo 8, Istituzione dell'abilitazione scientifica nazionale - Articolo 9, Reclutamento e progressione di carriera del personale accademico - Articolo 10, Assegni di ricerca - Articolo 11, Contratti per attività di insegnamento - Articolo 12, Ricercatori a tempo determinato - Articolo 13, Collocamento a riposo dei professori e dei ricercatori - Articolo 14, Disciplina dei lettori di scambio -
Articolo 15, Norme transitorie e finali

Titolo I
Organizzazione del sistema universitario

Articolo 1
Principi ispiratori della riforma
1. Le università sono sede di libera formazione e strumento per la circolazione dei saperi; operano, combinando in modo organico ricerca e didattica, per il progresso culturale, civile ed economico della Repubblica.
2. In attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 33 e al Titolo V della seconda Parte della Costituzione, ciascuna università opera ispirandosi a princípi di autonomia e di responsabilità, anche sperimentando modelli organizzativi e funzionali sulla base di specifici accordi di programma con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di seguito denominato "Ministero".
3. Al fine di rimuovere gli ostacoli all’istruzione universitaria per gli studenti meritevoli e privi di mezzi, il Ministero attua e monitora specifici programmi per la concreta realizzazione del diritto allo studio.
4. Il Ministero, nel rispetto della libertà di insegnamento e dell’autonomia delle università, fissa obiettivi e indirizzi strategici per il sistema e le sue componenti e ne verifica e valuta i risultati secondo criteri di qualità, trasparenza e promozione del merito, anche sulla base delle migliori esperienze diffuse a livello internazionale, garantendo una distribuzione delle risorse pubbliche coerente rispetto agli obiettivi e indirizzi nonché ai risultati conseguiti.

Articolo 2
Organi e articolazione interna delle università
1. Sono organi delle università:
a) il rettore;
b) il consiglio di amministrazione;
c) il senato accademico;
d) il direttore generale;
e) il collegio dei revisori dei conti;
f) il nucleo di valutazione.

2. Le università statali, nel quadro del complessivo processo di riordino della pubblica amministrazione, provvedono, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, a modificare i propri statuti in materia di organi, nel rispetto dell’articolo 33 della Costituzione, ai sensi dell’articolo 6 della legge 3 maggio 1989, n. 168, secondo principi di semplificazione, efficienza ed efficacia, con l’osservanza dei seguenti vincoli e criteri direttivi:
a) attribuzione al rettore della rappresentanza legale dell’università e delle funzioni di indirizzo, di iniziativa e del coordinamento delle attività scientifiche e didattiche; della responsabilità del perseguimento delle finalità dell’università secondo criteri di qualità e nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza, trasparenza e meritocrazia; della funzione di proposta del documento di programmazione strategica triennale di ateneo di cui all’articolo 1-ter del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, e successive modificazioni, del bilancio di previsione annuale nonché del conto consuntivo; di ogni altra funzione non espressamente attribuita ad altri organi dallo statuto;
b) determinazione delle modalità di elezione del rettore con voto ponderato tra i professori ordinari in servizio presso università italiane in possesso di comprovata competenza ed esperienza di gestione, anche a livello internazionale, nel settore universitario, della ricerca o delle istituzioni culturali; nomina del rettore eletto con decreto del Presidente della Repubblica;
c) durata della carica di rettore per non più di due mandati e per un massimo di otto anni, ovvero sei anni nel caso di mandato unico non rinnovabile;
d) attribuzione al senato accademico della competenza a formulare proposte e pareri in materia di didattica e di ricerca; ad approvare i relativi regolamenti previo parere favorevole del consiglio di amministrazione e a svolgere funzioni di coordinamento e di raccordo con i dipartimenti e con le strutture di cui al comma 3, lettera c);
e) costituzione del senato accademico su base elettiva, composto per almeno due terzi da docenti di ruolo dell’università e, comunque, da un numero di membri proporzionato alle dimensioni dell’ateneo e non superiore a trentacinque unità, compresi il rettore e una rappresentanza elettiva degli studenti;
f) attribuzione al consiglio di amministrazione delle funzioni di indirizzo strategico, di approvazione della

Nino Luciani, Il nuovo DDL, pur con alcune buone novità, è in netto contrasto con la dichiarata politica del Governo nel "Contratto con gli Italiani" per l'autonomia, è un'opera "incompiuta" per il "merito"
dei professori, e iniquo per i Ricercatori.

IN RIASSUNTO:
- per la Governance, ci sono buone novità, ma dentro un sistema organizzativo che abbatte la figura del Rettore rispetto al Direttore Generale, e dentro un sistema  finanziario più rigido, proprio dei paesi a pianificazione centralizzata, in misura così eccessiva da giustificare eccezioni di incostituzionalità.
- Per lo Stato giuridico:
a) c'è un localismo che batte la legge 210/98;
b) il ruolo dei Ricercatori è (di fatto) abolito in anticipo, ma senza una norma transitoria di ricollocazione, che ne riconosca i meriti acquisiti;
c) c'è un precariato istituzionalizzato in modo permanente;
- Invece, per gli studenti, c'è una positiva e interessante finestra per il diritto allo studio, che carica sullo Stato (e quindi non più sulle Università) borse, buoni studio, prestiti d'onore, da cui sarebbe possibile trarre conseguenze per un nuovo impiano finanziario generale delle Università.

1.- GOVERNANCE. Per la Governance, di nuovo c'è che è indebolito il controllo democratico sull'Esecutivo degli Atenei, in quanto il Senato diviene tutto elettivo, il Consiglio di Amministrazione è ridotto di numero e qualificato professionalmente ed è composto da esterni per il 40% (troppo), e il Presidente potrà essere persona diversa dal Rettore. Questo è positivo.
  Tuttavia:
  a)  il sistema finanziario è totalmente centralizzato sul MIUR, che monitora la spesa con parametri di "efficienza", sul modello dei Paesi a pianificazione centralizzata, ma che non ha mai dato risultati. (Nel nostro caso, basti ricordare che un parametro di efficienza è il numero di crediti scolastici degli studenti. Ma, altro è ritenere che l'avere tanti studenti con i crediti in regola sia un titolo di merito dell'Ateneo, altro è l'effetto sulla efficienza, visto che gli Atenei (d'ora in poi) sono incentivati a promuovere tutti, per avere più soldi dal Governo).
   Poichè localmente c'è solo una responsabilità di spesa non ancorata ad una responsabilità di entrata, il rafforzamento del controllo democratico è solo un fatto nominale. Infatti, finanziariamente, non c'è da guadagnare nulla di significativo da eventuali economie se non nel senso di danneggiare qualcuno e favorire qualcun altro, e quindi c'è un controllo di nulla. Su questo, torno più avanti.
   b) Viene creato un cane Cerbero dentro gli Atenei, il Direttore Generale (al posto del direttore amministrativo, oggi organo ausiliario del Rettore), con attribuzione di responsabilità personale organizzativa e amministrativa, opponibile al Rettore. In altri termini, si torna di fatto alla situazione anteriore alla legge Ruberti dell'autonomia (1989), quando le università erano organi decentrati dello Stato e il direttore amministrativo era il luogo-tenente locale dello Stato.
 
2. DIRITTO ALLO STUDIO E SISTEMA FINANZIARIO. Per il diritto allo studio c'è una novità copernicana, se è una cosa vera. L'erogazione delle borse di studio, dei buoni studio e  dei prestiti d'onere verrebbe caricata sullo Stato (e quindi non più sulle Università) in modo significativo.
  Se questo caricamento diretto sullo Stato (per i meritevoli) venisse esteso a favore degli studenti bisognosi, così da sgravare totalmente le università da funzioni "sociali", si aprirebbe la possibilità della configurazione delle università come "aziende pubbliche" e quindi della riforma del sistema finanziario delle Università, applicando il criterio del beneficio.
   Oggi, invece, oggi la funzione sociale della università è svolta attraverso il FFO, sia nel senso che esso copre la gran parte delle spese universitarie, sia nel senso che i contributi studenteschi sono agganciati al FFO (ossia non possono superarne il 20%), sia nel senso che questi sono differenziati tra gli studenti, in base al bisogno e al merito.
   Applicare il criterio del beneficio significa che i costi:
- in parte, sono a carico dello Stato in rapporto al servizio reso agli studenti (lo Stato potrebbe pagare tutto o una quota del costo standard per studente, sul modello del federalismo fiscale);
- e, residualmente, sono a carico degli studenti con contributi fissati liberamente dalle Università (sia pure con un tetto. Es., non più del 30% della spesa corrente). Beninteso, questo vale solo se lo Stato assume su di se direttamente il gravame del garantire il diritto allo studio.
   
3.- STATO GIURIDICO. Per lo stato giuridico, rimane nel nuovo DDL quella gran luce che è l'abilitazione nazionale a lista aperta, con commissioni sorteggiate.
  Ma poi, spunta, il localismo dei concorsi, che eccede in sconfinamento, perfino rispetto alla vituperata legge 210/98. E questo, non perchè siano ammessi, al concorso, solo candidati locali, ma perchè la commissione è tutta locale e discrezionale, e  dunque non può produrre che vincitori locali, anche se il DDL balbetta che non vuole che questi siano più di un terzo dei vincitori.
  Inoltre, in accesso alla carriera universitaria, il precariato viene istituzionalizzato sotto forma di contratti a termine e assegni di ricerca.
  Infine, non ci saranno più concorsi per ricercatore a tempo indeterminato.
   E' prassi che, quando si abolisce un ruolo, si facciano delle norme transitorie che inquadrano gli "ex" nel primo gradino del ruolo superiore, e comunque si fa una distinzione tra chi ha lavorato con profitto e gli altri.
  Invece, non viene riconosciuto alcun merito ai Ricercatori "strutturati" e men che meno ai "non strutturati", pur se hanno servito l'Università da anni. Questo è radicalmente ingiusto e dannoso per tutti.
  Mentre è data rappresentanza agli studenti nel Cons. di Amministrazione, lo stesso non si fa per il personale tecnico e amministrativo, e per i docenti in quanto docenti.
  Last but not least. La riforma è dichiarata a costo zero (art.15, c. 6), e questo toglie credibilità a riforma.NLuciani

programmazione finanziaria annuale e triennale e del personale nonché di vigilanza sulla sostenibilità finanziaria delle attività; della competenza a deliberare l’attivazione o la soppressione di corsi e sedi; della competenza ad adottare il regolamento di amministrazione e contabilità, il bilancio di previsione e il conto consuntivo, da trasmettere al Ministero e al Ministero dell’economia e delle finanze nonché, su proposta del rettore previo parere del senato accademico per gli aspetti di sua competenza, il documento di programmazione strategica di cui alla lettera a);
g) composizione del consiglio di amministrazione nel numero massimo di undici componenti, inclusi il rettore componente di diritto ed una rappresentanza elettiva degli studenti; designazione o scelta degli altri componenti secondo modalità previste dallo statuto, anche mediante avvisi pubblici, tra personalità italiane o straniere in possesso di comprovata competenza in campo gestionale e di un’esperienza professionale di alto livello; non appartenenza di almeno il quaranta per cento dei consiglieri ai ruoli dell’ateneo a decorrere dai tre anni precedenti alla designazione e per tutta la durata dell’incarico; elezione del presidente del consiglio di amministrazione tra i componenti dello stesso; nomina del presidente designato con decreto del Presidente della Repubblica;
h) durata in carica del consiglio di amministrazione per un massimo di quattro anni; durata quadriennale del mandato fatta eccezione per quello dei rappresentanti degli studenti, di durata biennale; rinnovabilità del mandato per una sola volta;
i) sostituzione della figura del direttore amministrativo con la figura del direttore generale, da scegliere tra personalità di elevata qualificazione professionale ed esperienza in campo organizzativo e gestionale; conferimento da parte del consiglio di amministrazione, su proposta del rettore, dell’incarico di direttore generale, regolato con contratto di diritto privato a tempo determinato di durata non superiore a quattro anni rinnovabile; determinazione del trattamento economico spettante al direttore generale in conformità a criteri e parametri fissati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di seguito denominato "Ministro", di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze; previsione del collocamento in aspettativa senza assegni per tutta la durata del contratto in caso di conferimento dell’incarico a dipendente pubblico;
j) attribuzione al direttore generale della complessiva gestione e organizzazione dei servizi, delle risorse strumentali e del personale tecnico-amministrativo dell’ateneo; partecipazione del direttore generale, senza diritto di voto, alle sedute del consiglio di amministrazione;
k) composizione del collegio dei revisori dei conti in numero di tre effettivi e due supplenti, di cui un membro effettivo, con funzioni di presidente, e uno supplente designati da parte del Ministero dell’economia e delle finanze; uno effettivo ed uno supplente designati dalle università tra dirigenti e funzionari del Ministero; nomina dei componenti con decreto rettorale; rinnovabilità dell’incarico per una sola volta e divieto di conferimento dello stesso a personale dipendente della medesima università;
l) composizione del nucleo di valutazione con un numero di componenti in prevalenza esterni all’ateneo e comunque integrato, per gli aspetti istruttori relativi alla valutazione della didattica, da una rappresentanza degli studenti;
m) attribuzione al nucleo di valutazione della funzione di verifica della qualità e dell'efficacia dell’offerta didattica, tenuto conto di quanto previsto dall’articolo 4 della legge 4 marzo 2009, n. 15, anche sulla base degli indicatori individuati dalle commissioni paritetiche docenti-studenti, di cui al comma 3, lettera g);
n) divieto per i componenti del senato accademico e del consiglio di amministrazione di ricoprire altre cariche accademiche, fatta eccezione per il rettore limitatamente al senato accademico; di essere componente di altri organi dell’università salvo che del consiglio di dipartimento; di rivestire alcun incarico di natura politica per la durata del mandato e di ricoprire la carica di rettore o far parte del consiglio di amministrazione o del senato accademico di altre università statali, non statali o telematiche; decadenza per i consiglieri che non partecipano con continuità alle sedute del senato e del consiglio d’amministrazione.
3. Per le medesime finalità ed entro lo stesso termine di cui al comma 2, le università modificano altresì i propri statuti in tema di articolazione interna, con l’osservanza dei seguenti vincoli e criteri direttivi:
a) semplificazione dell’articolazione interna, con contestuale attribuzione al dipartimento delle funzioni finalizzate allo svolgimento della ricerca scientifica, delle attività didattiche e formative a tutti i livelli nonché delle attività rivolte all’esterno ad esse correlate o accessorie;
b) riorganizzazione dei dipartimenti assicurando che a ciascuno di essi afferisca un numero di professori, ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato non inferiore a trentacinque, ovvero quarantacinque nelle università con un numero di professori, ricercatori di ruolo e a tempo determinato superiore a mille unità, afferenti a settori scientifico-disciplinari omogenei;
c) previsione della facoltà di istituire tra più dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di affinità disciplinare, strutture di raccordo, denominate facoltà o scuole, con funzioni di coordinamento e razionalizzazione delle attività didattiche e di gestione dei servizi comuni; di coordinamento, in coerenza con la programmazione strategica di cui al comma 2, lettera a), delle proposte in materia di personale docente avanzate dai dipartimenti; di coordinamento del funzionamento dei corsi di studio e delle proposte per l’attivazione o la soppressione di nuovi corsi di studio;
d) previsione che il numero complessivo delle strutture di cui alla lettera c) deve essere proporzionato alle dimensioni e alla tipologia scientifico disciplinare dell’ateneo, fermo restando che il numero delle stesse non può essere superiore a sei, nove e dodici nel caso di università con un numero di professori e ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato, rispettivamente, inferiore a millecinquecento unità, superiore a millecinquecento e inferiore a tremila e superiore a tremila; e) previsione della possibilità, per le università con un organico di professori, di ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato inferiore a cinquecento unità, di darsi un’articolazione organizzativa interna semplificata cui vengono attribuite unitariamente le funzioni di cui alle lettere a), b) e c);
f) istituzione di un organo deliberante delle strutture di cui alla lettera c), ove esistenti, composto dai direttori dei dipartimenti in esse raggruppati, da almeno un coordinatore di corso di studio di cui all’articolo 3 del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270, o di area didattica attiva nella struttura, dal presidente della scuola di dottorato, ove esistente, e da una rappresentanza degli studenti; attribuzione delle funzioni di presidente dell’organo ad un professore ordinario afferente alla struttura eletto dall’organo stesso ovvero nominato secondo modalità determinate dallo statuto; durata triennale della carica, rinnovabilità della stessa per una sola volta e incompatibilità dell’incarico con le funzioni di direttore di dipartimento e coordinatore di corso di studio, di area didattica o di dottorato;
g) istituzione in ciascun dipartimento, senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica, di una commissione paritetica docenti-studenti per l’assicurazione della qualità della didattica, competente a svolgere attività di monitoraggio dell’offerta formativa, contribuendo altresì alla valutazione dei risultati della stessa, e a formulare pareri sull’attivazione e la soppressione di corsi studio;
h) garanzia di una rappresentanza elettiva degli studenti negli organi di cui al comma 2, lettere e), g) ed l) e comma 3, lettere c) ed f), in conformità a quanto previsto dal decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120, convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 1995, n. 236; attribuzione dell’elettorato passivo agli iscritti per la prima volta e non oltre il primo anno fuori corso ai corsi di laurea, laurea magistrale e dottorato di ricerca dell’università; durata biennale di ogni mandato e rinnovabilità per una sola volta;
i) introduzione di misure a tutela della rappresentanza studentesca, compresa la possibilità di accesso, nel rispetto della vigente normativa, ai dati necessari per l’esplicazione dei compiti ad essa attribuiti.
4. Gli istituti di istruzione universitaria a ordinamento speciale adottano, senza ulteriori oneri per la finanza pubblica, proprie modalità di organizzazione fatto salvo quanto previsto dai commi 2, lettere a), c), f), h), i), j), k), l), m), e comma 3, lettere g), h) ed i). 5. Per le finalità già previste dalla legge e anche al fine di individuare situazioni di conflitto di interesse e predisporre opportune misure per eliminarle,le università adottano entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge un codice etico.
6. In prima applicazione, lo statuto contenente le modifiche statutarie di cui ai commi 2 e 3 è predisposto da apposito organo istituito con decreto rettorale senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica e composto da quindici componenti, tra i quali il rettore con funzioni di presidente, due rappresentanti degli studenti, sei designati dal senato accademico e sei dal consiglio di amministrazione. Ad eccezione del rettore e dei rappresentanti degli studenti, i componenti non possono essere membri del senato accademico e del consiglio di amministrazione. Lo statuto contenente le modifiche statutarie è adottato con delibere del senato accademico e del consiglio di amministrazione.
7. In caso di mancato rispetto del termine di cui al comma 2, il Ministero assegna all’università un termine di tre mesi per adottare le modifiche statutarie; decorso inutilmente tale termine, il Ministro costituisce, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, una commissione composta da tre membri, compreso il presidente, in possesso di adeguata professionalità, con il compito di predisporre le necessarie modifiche statutarie. 8. In relazione a quanto previsto dall’articolo 2, commi 2 e 3, entro trenta giorni dalla data di pubblicazione dei nuovi statuti nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, i competenti organi universitari avviano le procedure per la costituzione dei nuovi organi statutari.
9. Tutti gli organi delle università decadono automaticamente a decorrere dalla data in cui sono costituiti gli organi previsti dal nuovo statuto, ad eccezione del rettore il cui mandato ha durata superiore al tempo necessario per l’adeguamento dello statuto. Gli organi statutari destinati a scadere nel periodo necessario all’adeguamento dello statuto restano in carica fino alla data di costituzione dei nuovi organi.
10. Ai fini del computo della durata massima del mandato o delle cariche di cui all’articolo 2, comma 2, lettere a), e), h), è considerato anche il periodo di durata degli stessi già maturato al momento della entrata in vigore dei nuovi statuti.
11. Il rispetto dei principi di semplificazione, efficienza ed efficacia di cui al presente articolo rientra tra i criteri di valutazione delle università valevoli ai fini dell’allocazione delle risorse, secondo criteri e parametri definiti con decreto del Ministro, su proposta dell’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR).
12. A decorrere dalla data di entrata in vigore delle modifiche statutarie, adottate dall’ateneo ai sensi del presente articolo 2 perdono di efficacia nei confronti dello stesso le seguenti disposizioni:
a) l’articolo 16, comma 4, lettere b) ed f), della legge n. 168 del 1989;
b) l’articolo 17, comma 110, della legge 15 maggio 1997, n. 127.

Articolo 3
Federazione e fusione di atenei e razionalizzazione dell’offerta formativa
1. Al fine di migliorare la qualità, l’efficienza e l’efficacia dell’attività didattica, di ricerca e gestionale, di razionalizzare la distribuzione delle sedi universitarie e di ottimizzare l’utilizzazione delle strutture e delle risorse, due o più università possono federarsi, anche limitatamente ad alcuni settori di attività o strutture, ovvero fondersi.
2. La federazione può avere luogo altresì tra università ed enti o istituzioni operanti nei settori della ricerca e dell’alta formazione.
3. La federazione ovvero la fusione ha luogo sulla base di un progetto contenente, in forma analitica, le motivazioni, gli obiettivi, le compatibilità finanziarie e logistiche, le proposte di riallocazione dell’ organico e delle strutture in coerenza con gli obiettivi di cui al comma 1. Nel caso di federazione, il progetto prevede che le eventuali strutture di gestione della stessa sono costituite da componenti degli organi accademici delle università federate, e comunque senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica.
4. Il progetto di cui al comma 3, deliberato dai competenti organi di ciascuna delle istituzioni interessate, è sottoposto all’esame del Ministero per l’approvazione, sentita l’ANVUR, di concerto con le competenti amministrazioni.
5. In attuazione dei procedimenti di federazione o di fusione di cui al presente articolo, il progetto di cui al comma 3 dispone altresì in merito a eventuali procedure di mobilità dei professori e dei ricercatori nonché del personale tecnico amministrativo. In particolare, per i professori e i ricercatori, l’eventuale trasferimento avviene previo espletamento delle procedure di mobilità di cui all’articolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210. In caso di esito negativo delle predette procedure di mobilità, il Ministro può provvedere, con proprio decreto, il trasferimento del personale interessato disponendo altresì in ordine all’eventuale concessione agli interessati di incentivi finanziari a carico del fondo di finanziamento ordinario, sentito il Ministero dell’economia e delle finanze.
6. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano altresì a seguito dei processi di revisione e razionalizzazione dell’offerta formativa e della conseguente disattivazione dei corsi di studio universitari, delle facoltà e delle sedi universitarie decentrate, ai sensi dell’articolo 1-ter del decreto-legge n. 7 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 43 del 2005.

Titolo II
Norme e delega legislativa in materia di qualità ed efficienza del sistema universitario

Articolo 4
Fondo per il merito

1. E’ istituito presso il Ministero dell’economia e delle finanze un Fondo speciale per il merito finalizzato a sviluppare l’eccellenza e il merito dei migliori studenti, individuati tramite prove nazionali standard. In particolare, il fondo è destinato a:
a) erogare ai migliori studenti borse e buoni studio da utilizzare per il pagamento di tasse e contributi universitari, nonché per la copertura delle spese di mantenimento durante gli studi;
b) garantire prestiti d’onore concessi per il finanziamento delle spese di cui alla precedente lettera a).
2. Il Ministero, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, disciplina con propri decreti:
a) i criteri di accesso alle prove nazionali standard;
b) i criteri e le modalità di attribuzione delle borse e dei buoni e di accesso ai finanziamenti garantiti;
c) l'ammontare delle borse e dei buoni e i criteri e modalità per la loro eventuale differenziazione;
d) l'ammontare massimo garantito per ciascuno studente per ciascun anno, in ragione delle spese in tasse e contributi universitari e di tipiche spese di mantenimento;
e) i requisiti di merito che gli studenti devono rispettare nel corso degli studi per mantenere il diritto a borse, buoni e finanziamenti garantiti;
f) le modalità di utilizzo di borse, buoni e finanziamenti garantiti;
g) le caratteristiche dei finanziamenti;
h) le modalità di utilizzo del Fondo e la ripartizione dello stesso fondo tra le
destinazioni di cui al comma 1.
3. L’erogazione delle prove nazionali standard, da effettuarsi secondo i migliori standard tecnologici e di sicurezza, è effettuata dalla società di cui al comma 4, secondo modalità individuate dal Ministero, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, che disciplinano altresì il contributo massimo richiesto agli studenti per la partecipazione alle prove. Per l’elaborazione dei contenuti delle prove il Ministero può avvalersi dell’ANVUR e dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI).
4. La gestione della operatività del Fondo, dei rapporti amministrativi con università e studenti e del processo di erogazione delle prove nazionali standard, è affidata a Consap s.p.a. la quale, secondo modalità stabilite in apposita convenzione stipulata con i Ministeri competenti, provvede a:
a) gestire l’operatività del fondo e i rapporti amministrativi con le università e gli studenti, secondo le modalità disciplinate nella convenzione;
b) erogare le prove nazionali standard;
c) predisporre gli schemi di contratti di finanziamento secondo gli indirizzi ministeriali nonché prevedendo, per il finanziamento delle proprie attività, un contributo a carico degli istituti concedenti pari all’1 percento delle somme erogate e allo 0,1 per cento delle rate rimborsate;
d) monitorare, con idonei strumenti informatici, la concessione dei finanziamenti, il rimborso degli stessi, nonché l’esposizione del Fondo; e) avviare idonee iniziative di divulgazione e informazione, nonché fornire assistenza a studenti e università in merito alle modalità di accesso ai finanziamenti;
f) selezionare, con procedura competitiva, l’istituto o gli istituti finanziari fornitori delle provviste finanziarie.
5. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo si provvede mediante utilizzo del Fondo.
6. Il Ministero dell’economia e delle finanze, con propri decreti, determina, secondo criteri di mercato, il contributo per la concessione della garanzia, da prelevarsi a valere sui finanziamenti erogati.
7. Il Fondo speciale è alimentato con trasferimenti pubblici e con versamenti effettuati a titolo spontaneo e solidale effettuati da privati, società, enti e fondazioni, anche vincolati, nel rispetto delle finalità del fondo, a specifici usi. Il Ministero, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, promuove, anche con apposite convenzioni, il concorso del settore privato e disciplina con proprio decreto le modalità con cui i soggetti donatori possono partecipare allo sviluppo del Fondo.
8. All’articolo 10, comma 1, lettera l-quater, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo le parole: "articolo 59, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388," sono aggiunte le seguenti parole: "del Fondo per il merito".

Articolo 5
Delega legislativa in materia di interventi per la qualità e l’efficienza del sistema universitario

1. Il Governo è delegato ad adottare, senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi finalizzati a riformare il sistema universitario per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
a) valorizzazione della qualità e dell’efficienza delle università e conseguente introduzione di meccanismi premiali nella distribuzione delle risorse pubbliche, anche mediante previsione di un sistema di accreditamento delle università;
b) revisione della disciplina concernente la contabilità, al fine di garantirne coerenza con la programmazione strategica triennale di ateneo, maggiore trasparenza ed omogeneità e di consentire l’individuazione della esatta condizione patrimoniale dell’ateneo e l’andamento complessivo della gestione; previsione di meccanismi di commissariamento in caso di dissesto finanziario degli stessi;
c) valorizzazione e qualificazione delle attività didattiche e di ricerca del personale accademico, disciplina delle posizioni a tempo pieno e a tempo definito e valutazione dei risultati conseguiti;
d) introduzione di un sistema di valutazione ex post delle politiche di reclutamento degli atenei;
e) revisione della normativa in materia di diritto allo studio e contestuale definizione dei livelli essenziali delle prestazioni destinati a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l’accesso all’istruzione universitaria.
2. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, lettera a), il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) introduzione di un sistema di accreditamento delle sedi e dei corsi di studio e di dottorato universitari di cui all’articolo 3 del decreto ministeriale n. 270 del 2004, fondato sull’utilizzazione di specifici indicatori definiti dall’ANVUR per la verifica del possesso da parte degli atenei di idonei requisiti didattici, strutturali, organizzativi, di qualificazione dei docenti e delle attività di ricerca nonché di sostenibilità economico-finanziaria;
b) introduzione di un sistema di valutazione periodica, da parte dell’ANVUR, dell’efficienza e dei risultati conseguiti nell’ambito della didattica e della ricerca dalle singole università e dalle loro articolazioni interne;
c) potenziamento del sistema di autovalutazione della qualità e dell’efficacia delle proprie attività da parte delle università, anche avvalendosi dei propri nuclei di valutazione e dei contributi provenienti dalle commissioni
paritetiche di cui all’articolo 2, comma 3, lettera g);
d) previsione di meccanismi volti a garantire incentivi correlati al conseguimento dei risultati di cui alla lettera b), compatibilmente con la disponibilità del fondo di finanziamento ordinario.
3. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, lettera b), il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) introduzione della contabilità economico-patrimoniale e analitica e del bilancio consolidato di ateneo sulla base di apposite linee guida e comuni modalità di rappresentazione dei dati finanziari e contabili stabilite e aggiornate dal Ministero, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI), in conformità alla normativa vigente;
b) adozione di un piano economico-finanziario triennale al fine di garantire la sostenibilità di tutte le attività dell’ateneo;
c) predisposizione di un programma triennale diretto a riequilibrare, entro percentuali definite dal Ministero e secondo criteri di piena sostenibilità finanziaria, la consistenza dei posti di personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo, ed il numero dei professori di cui all’articolo 1, comma 9, della legge 4 novembre 2005, n. 230; previsione che la mancata adozione, parziale o totale, del predetto piano, comporta la non erogazione delle quote di finanziamento ordinario relative alle unità di personale che eccedono i limiti previsti;
d) determinazione di un limite massimo all’incidenza complessiva delle spese per il servizio del debito e delle spese per il personale di ruolo, inclusi gli oneri per la contrattazione integrativa, sulle entrate complessive dell’ateneo,
al netto di quelle a destinazione vincolata;
e) introduzione del costo standard unitario di formazione per studente in corso, calcolato secondo indici commisurati alle diverse tipologie dei corsi di studio, cui collegare l’attribuzione all’università di una percentuale della parte di fondo di finanziamento ordinario non assegnata ai sensi dell’articolo 2 del decreto-legge n. 180 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1 del 2009; individuazione degli indici da utilizzare per la quantificazione del costo standard unitario di formazione per studente in corso;
f) previsione della declaratoria di dissesto finanziario nelle ipotesi in cui l’università non può garantire l’assolvimento delle proprie funzioni indispensabili, nell’ipotesi in cui l’ateneo non può far fronte ai debiti liquidi ed esigibili nei confronti dei terzi e, comunque, quando il disavanzo dell’ateneo risulta superiore al dieci per cento del proprio bilancio;
g) disciplina delle conseguenze del dissesto finanziario con previsione dell’inoltro da parte del Ministero di preventiva diffida e sollecitazione a predisporre entro un termine non superiore a centottanta giorni, un piano di rientro finanziario da sottoporre all’approvazione del Ministero, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, e da attuare nel limite massimo di un quinquennio; previsione delle modalità di controllo periodico dell’attuazione del predetto piano;
h) previsione, per i casi di mancata predisposizione ovvero di mancata approvazione ovvero omessa o incompleta attuazione del piano, del commissariamento dell’ateneo e disciplina delle modalità di assunzione da parte del Governo, su proposta del Ministro, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, della delibera di commissariamento e di nomina di uno o più commissari con il compito di provvedere alla predisposizione ovvero all’attuazione del piano di rientro finanziario;
4. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, lettere c) e d), il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) determinazione dell’impegno dei professori universitari e dei ricercatori universitari nei regimi del tempo pieno e del tempo definito anche in relazione alla specificità degli ambiti scientifici di appartenenza e alle connessioni con attività professionali, sentiti l’ANVUR e il CUN;
b) disciplina delle modalità di passaggio dall’uno all’altro regime di cui alla lettera a);
c) disciplina dell’impegno, rispettivamente, dei professori e ricercatori a tempo pieno e a tempo definito per attività di ricerca, di studio e di insegnamento con i connessi compiti preparatori e di verifica, e organizzativi, anche con quantificazione dell’impegno complessivo, per i fini che lo richiedono, compresa l’attività di ricerca e di studio, di millecinquecento ore annue e di quello specifico da riservare ai compiti didattici e di servizio per gli studenti di trecentocinquanta ore annue per il regime di tempo pieno e di duecentocinquanta per quello di tempo definito;
d) disciplina della modalità di verifica dell’effettivo svolgimento nella misura prevista dei compiti didattici e di servizio; disciplina della verifica dell’impegno scientifico dei professori e dei ricercatori a tempo pieno e di quelli a tempo definito, anche attraverso i titoli prodotti e la relazione di cui alla lettera f); esclusione dei professori e dei ricercatori, in caso di valutazione negativa, dalle commissioni di abilitazione, di selezione e promozione del personale accademico, di esame di Stato, nonché dagli organi di valutazione di progetti di ricerca;
e) individuazione dei casi di incompatibilità tra la posizione di professore e ricercatore universitario e l’esercizio di altre attività o incarichi; definizione delle condizioni per l’assunzione di incarichi anche retribuiti di studio, di insegnamento, di ricerca, gestionali, di consulenza e di collaborazione scientifica per conto di enti pubblici o di soggetti privati, fatta comunque salva la possibilità di svolgere liberamente attività anche retribuite di comunicazione e divulgazione scientifica e culturale, nonché di valutazione; f) disciplina dell’obbligo per i professori universitari di presentare periodicamente una relazione triennale sul complesso delle attività didattiche, di ricerca e gestionali svolte, anche ai fini dell’attribuzione dello scatto stipendiale di cui agli articoli 36 e 38 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e delle relative modalità di verifica;
g) previsione di procedure di mobilità dei professori e ricercatori universitari e introduzione di meccanismi di incentivazione volti a favorire la stessa; previsione che in caso di trasferimento o mobilità, i professori ed i ricercatori di ruolo nonché i ricercatori a tempo determinato responsabili di progetti di ricerca finanziati da soggetti diversi dall’università di appartenenza conservano la titolarità dei progetti e dei relativi finanziamenti;
h) previsione di procedure di mobilità professionale dei professori e ricercatori per lo svolgimento di attività, previo collocamento in aspettativa, presso soggetti e organismi pubblici o privati anche a scopo di lucro;
i) previsione di un fondo di rotazione a garanzia del riequilibrio finanziario degli atenei;
j) revisione della disciplina del trattamento economico dei professori e dei ricercatori universitari già in servizio e di quelli vincitori di concorsi indetti fino alla data di entrata in vigore della presente legge, come determinato dagli articoli 36, 38 e 39 del decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980 e successive modifiche, e, in particolare, trasformazione degli scatti biennali di cui agli articoli 36 e 38 del decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980 in scatti triennali, con invarianza del complessivo trattamento retributivo;
k) revisione del trattamento economico dei ricercatori non confermati a tempo indeterminato, con particolare riferimento al primo anno di attività;
l) riconoscimento ai professori e ai ricercatori universitari, nei limiti e con le modalità di cui all’articolo 103, settimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980, dell’attività effettivamente prestata in Italia ai sensi del decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 26 gennaio 2001, e successive modificazioni;
m) rimodulazione della progressione economica e dei relativi importi, anche su base premiale, per i professori e ricercatori assunti ai sensi della presente legge o che hanno optato per la nuova modulazione, con rivalutazione del trattamento iniziale ed eliminazione delle procedure di ricostruzione di carriera;
n) possibilità, per i professori e i ricercatori nominati secondo il regime previgente, di optare per il regime di cui alla lettera m);
o) attribuzione di una quota del fondo di finanziamento ordinario delle università correlata a meccanismi di valutazione delle politiche di reclutamento degli atenei, fondati sulla produzione scientifica dei professori successiva al loro inquadramento in ruolo, la percentuale di ricercatori a tempo determinato in servizio che non hanno trascorso l’intero percorso di dottorato e di post-dottorato nella medesima università, la percentuale dei professori e ricercatori in servizio responsabili scientifici di progetti di ricerca internazionali e comunitari e il grado di internazionalizzazione del corpo docente.
5. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, lettera e), il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) riordino della normativa di principio in materia di diritto allo studio nelle università e nelle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, di seguito denominate "istituzioni di istruzione superiore", al fine di definire i livelli essenziali delle prestazioni idonei a garantire la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l’accesso ed il conseguimento della laurea, della laurea magistrale e del dottorato di ricerca agli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi;
b) individuazione dei beneficiari delle prestazioni di cui alla lettera a) con riguardo agli studenti iscritti ai corsi di studio delle istituzioni di istruzione superiore;
c) disciplina triennale, sentiti la Conferenza Stato-Regioni di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, il Consiglio nazionale degli studenti universitari (CNSU), il Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica musicale e coreutica (CNAM), la CRUI e il CUN, dei seguenti aspetti:
1) requisiti relativi al merito e alla condizione economica degli studenti sulla base della situazione economica equivalente di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, e successive modificazioni;
2) importi minimi delle borse di studio e termine massimo per l’erogazione dei relativi ratei;
3) criteri per l’attribuzione alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano delle risorse statali destinate allo scopo e per la rendicontazione delle modalità d’impiego delle stesse;
4) facoltà per le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano di prevedere prestazioni ulteriori rispetto ai livelli essenziali di cui alla lettera a);
d) incentivazione di accordi di programma tra Ministero, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano e istituti di istruzione superiore compresi nel loro ambito territoriale, al fine di elaborare strategie di intervento per il miglioramento dei servizi in favore degli studenti e favorire la trasferibilità transregionale delle borse di studio e dei sussidi assegnati al fine di favorire la mobilità studentesca;
e) disciplina da parte del Ministero dei requisiti minimi necessari per l’accreditamento dei collegi universitari e delle residenze universitarie anche gestite da soggetti privati convenzionati con gli atenei.
6. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati, su proposta del Ministro, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, e, previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni relativamente alle disposizioni di cui al comma 5, sono trasmessi alle commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, le quali esprimono il proprio parere entro quarantacinque giorni dalla data di trasmissione; decorso tale termine, i decreti sono adottati anche in mancanza del parere. Qualora il termine per l’espressione del parere parlamentare scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine di cui al comma 1, o successivamente, quest’ultimo termine è prorogato di sessanta giorni.
7. Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare eventuali disposizioni integrative e correttive, con le medesime modalità e nel rispetto dei medesimi principi e criteri direttivi.

Articolo 6
Disciplina di riconoscimento dei crediti
1. All’articolo 2, comma 147, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, la parola: "sessanta" è sostituita dalla seguente: "dodici". Al medesimo comma è aggiunto il seguente periodo: "Il riconoscimento deve essere effettuato esclusivamente sulla base delle competenze dimostrate da ciascuno studente. Sono escluse forme di riconoscimento attribuite collettivamente.".

TITOLO III
Norme in materia di personale accademico e riordino della disciplina concernente il reclutamento

Articolo 7
Revisione dei settori scientifico-disciplinari
1. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, il Ministro provvede, con decreto di natura non regolamentare, sentito il CUN, alla revisione dei settori scientifico-disciplinari, assicurando l’afferenza di almeno cinquanta professori di prima fascia in ciascun settore, fatta salva la possibilità di determinare raggruppamenti di dimensioni minori in presenza di particolari motivazioni scientifiche. I settori scientifico-disciplinari affini sono raggruppati in macrosettori scientifico-disciplinari.

Articolo 8
Istituzione dell'abilitazione scientifica nazionale

1. E' istituita l’abilitazione scientifica nazionale, di seguito denominata "abilitazione". L'abilitazione ha durata quadriennale ed è distinta per le funzioni di professore di prima e di seconda fascia. L’abilitazione attesta la qualificazione scientifica che costituisce, fatto salvo quanto previsto dal comma 3, lettera k), requisito necessario per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori.
2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o più regolamenti emanati ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro della pubblica amministrazione e dell'innovazione, sono disciplinate le modalità di espletamento delle procedure finalizzate al conseguimento dell’abilitazione, in conformità ai criteri di cui al comma 3.
3. I regolamenti di cui al comma 2 prevedono:
a) l’attribuzione dell'abilitazione con motivato giudizio fondato sulla valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche ed espresso sulla base di criteri e parametri differenziati per funzioni e per area disciplinare e definiti con decreto del Ministro;
b) meccanismi di verifica quinquennale dell'adeguatezza e congruità dei criteri e parametri di cui alla lettera a) e di revisione o adeguamento degli stessi con apposito decreto ministeriale;
c) l’indizione, con frequenza annuale, delle procedure per il conseguimento dell’abilitazione;
d) i termini e le modalità di espletamento delle procedure di abilitazione, distinte per settori scientifico-disciplinari, e l’individuazione di modalità, anche informatiche, idonee a consentire la conclusione delle stesse entro cinque mesi dall’indizione; la garanzia della pubblicità degli atti e dei giudizi espressi dalle commissioni giudicatrici;
e) la formazione, per ciascun settore scientifico-disciplinare, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica, di un’unica commissione nazionale di durata biennale per le procedure di abilitazione alle funzioni di professore di prima e di seconda fascia, mediante sorteggio di quattro commissari all’interno di una lista di professori ordinari costituita ai sensi della lettera g) e sorteggio di un commissario all'interno di una lista, curata dall'ANVUR, di studiosi e di esperti di pari livello in servizio presso università di un Paese aderente all’OCSE;
f) che della commissione di cui alla lettera e) non può far parte più di un commissario della stessa università; che i commissari in servizio presso atenei italiani possono, a richiesta, essere parzialmente esentati dalla ordinaria attività didattica, nell’ambito della programmazione didattica e senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica; che ai commissari in servizio all'estero è corrisposto un compenso determinato con decreto non regolamentare del Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze;
g) che il sorteggio di cui alla lettera e) è effettuato all’interno di liste, una per ciascun settore scientifico-disciplinare, contenente i nominativi dei professori ordinari appartenenti allo stesso che hanno presentato domanda per esservi inclusi, corredata dalla documentazione concernente la propria attività scientifica complessiva, con particolare riferimento all’ultimo quinquennio; l’inclusione nelle liste dei soli professori positivamente valutati ai sensi dell’articolo 5, comma 4, lettera d), ed in possesso di un curriculum, reso pubblico per via telematica, coerente con i criteri e i parametri di cui alla lettera a), riferiti alla fascia e al settore di appartenenza;
h) l’integrazione delle liste di cui alla lettera g) con i professori di prima fascia appartenenti ai settori scientifico-disciplinari dello stesso macrosettore candidatisi ai sensi della medesima lettera, nel caso in cui il numero dei professori afferenti al settore oggetto dell’abilitazione e candidabili ai sensi della lettera g), è inferiore a cinquanta, assicurando comunque un’adeguata presenza dei professori appartenenti a quest’ultimo;
i) il divieto per i commissari di far parte contemporaneamente di più di una commissione di abilitazione e, per tre anni dalla conclusione del mandato,
di commissioni per il conferimento dell'abilitazione relativa a qualunque settore scientifico-disciplinare;
j) la preclusione, in caso di mancato conseguimento dell’abilitazione, a partecipare alle procedure indette nel biennio successivo per l’attribuzione della stessa, ovvero nel triennio per l’attribuzione dell’abilitazione alla funzione superiore, anche se concernente altro settore scientifico-disciplinare;
k) le apposite modalità per il riconoscimento dell’abilitazione scientifica nazionale a studiosi italiani o stranieri appartenenti ad università o istituti di ricerca esteri, e le misure volte a garantire pari opportunità di accesso alle procedure di abilitazione anche a studiosi operanti all’estero;
l) che il possesso dell’abilitazione costituisce titolo preferenziale per l’attribuzione dei contratti di insegnamento di cui all'articolo 11, comma 2;
m) lo svolgimento delle procedure per il conseguimento dell’abilitazione presso università dotate di idonee strutture e l’individuazione delle procedure per la scelta delle stesse; le università prescelte assicurano le strutture e il supporto di segreteria nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili e sostengono gli oneri relativi al funzionamento di ciascuna commissione; di tale onere si tiene conto nella ripartizione del fondo di finanziamento ordinario;
n) che l’idoneità conseguita ai sensi della legge n. 210 del 1998 è equipollente all’abilitazione limitatamente al periodo di durata della stessa di cui all'articolo 1, comma 1, lettera g), della predetta legge.

Articolo 9
Reclutamento e progressione di carriera del personale accademico
1. Le procedure di reclutamento sono avviate sulla base della programmazione triennale di cui all’articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e di cui all’articolo 1-ter del decreto-legge n. 7 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 43 del 2005, nonché delle disposizioni in materia di dotazione organica di cui all’articolo 5, comma 3, lettera c). La programmazione assicura tra l’altro la sostenibilità nel tempo degli oneri stipendiali anche alla luce dei maggiori oneri derivanti dall’attribuzione degli scatti stipendiali, dagli incrementi annuali e dalla dinamica di progressione di carriera del personale. La programmazione assicura altresì, in sede di rinnovo dei contratti di cui all’articolo 12, comma 4, la sussistenza di adeguata disponibilità finanziaria in relazione al verificarsi di quanto previsto dal comma 6 del medesimo articolo.
2. Le università procedono alla copertura di posti di professore di prima e seconda fascia e all’attribuzione dei contratti di ricercatori a tempo determinato di cui all’articolo 12, eccezion fatta per quanto previsto dall’articolo 12, comma 9, mediante procedure di selezione pubblica basate sulla valutazione delle pubblicazioni scientifiche e del curriculum complessivo dei candidati e disciplinate da apposito regolamento in conformità ai principi enunciati dalla Carta europea dei ricercatori e specificamente ai seguenti criteri:
a) pubblicazione dei bandi sul sito dell’ateneo e nei siti del Ministero e dell’Unione Europea, nonché inserimento nei bandi di informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni, sui diritti e i doveri relativi alla posizione e sul trattamento economico e previdenziale spettante;
b) ammissione alle procedure di accesso al ruolo di professore di prima o di seconda fascia, fatto salvo quanto disposto dall’articolo 8, comma 3, lettera k), degli studiosi in possesso dell’abilitazione per il settore scientifico-disciplinare e per le funzioni oggetto del bando, ovvero per funzioni superiori purché non titolari di tali funzioni presso altro ateneo;
c) istituzione, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, di una commissione di almeno cinque membri con il compito di istruire le procedure di selezione e composta da tutti i professori ordinari della struttura di cui all’articolo 2, comma 3, lettera c), appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, ovvero, qualora questi siano in numero superiore a sette, da una rappresentanza eletta al loro interno; limitatamente alle procedure di selezione relative a ricercatori a tempo determinato, la commissione è composta anche da professori associati confermati della medesima struttura afferenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, in misura non superiore a un terzo del numero dei professori ordinari che fanno parte della commissione; detta rappresentanza è eletta da tutti i professori associati della struttura afferenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando; qualora il numero dei professori ordinari ovvero associati in servizio nell’ateneo per il settore scientifico-disciplinare oggetto della valutazione sia inferiore a cinque, la commissione è integrata con docenti di pari livello anche di altri atenei di settori affini secondo la normativa vigente ovvero con docenti del medesimo settore di altri atenei scelti all’interno della lista di cui all’articolo 8, comma 3, lettera e); possesso da parte dei componenti della commissione dei requisiti di cui all’articolo 8, comma 3, lettera g);
d) disciplina delle modalità per la selezione dei candidati da invitare a tenere una lezione pubblica nella sede dell’ateneo che ha indetto la procedura con esclusione di prove scritte o orali;
e) facoltà per la commissione, al termine delle procedure di selezione e in assenza di candidati in possesso di adeguati requisiti di merito, di non indicare alcun candidato ai fini delle procedure di cui alla lettera f);
f) formulazione della proposta di chiamata da parte del dipartimento, ovvero della struttura di cui all’articolo 2, comma 3, lettera e), con voto favorevole della maggioranza dei professori di prima fascia, relativamente alle chiamate dei professori di prima e seconda fascia, e dei professori di prima e seconda fascia relativamente alle chiamate dei ricercatori a tempo determinato; la proposta, corredata del parere favorevole dell’organo di cui all’articolo 2, comma 3, lettera f), è deliberata dal consiglio di amministrazione su proposta motivata del rettore;
g) nelle procedure di selezione per posti di ricercatore a tempo determinato, qualora entro trenta giorni dalla certificazione della regolarità degli atti da parte del rettore il vincitore rinunci alla nomina, il rettore può richiedere alla commissione, entro e non oltre i successivi sessanta giorni, altra proposta di chiamata, fermo restando quanto previsto dalla lettera e);
h) facoltà per gli istituti a ordinamento speciale e le università non statali di disciplinare autonomamente la composizione della commissione di cui alla lettera c) nonché le procedure di cui alla lettera f), fermo restando il numero minimo di cinque componenti.
3. Le università procedono altresì alla copertura di posti di professore di prima e seconda fascia mediante:
a) procedure di selezione riservate al personale in servizio nell’ateneo
;
b) procedure di chiamata diretta di cui all’articolo 1, comma 9, legge n. 230 del 2005, e successive modificazioni;
c) procedure di chiamata diretta di cui all’articolo 12, comma 6, a partire dal quinto anno successivo alla stipula dei contratti di cui al medesimo articolo.
4. Le procedure di cui al comma 3, di cui viene comunque assicurata la pubblicità all’interno dell’ateneo, si svolgono con le modalità di cui al comma 2, lettere b), c), d), e), f) e h).
5. Nei cinque anni successivi all’attivazione delle procedure di selezione di cui all’articolo 12, le procedure di reclutamento di cui ai commi 2 e 3 sono programmate e avviate nel rispetto dei seguenti vincoli:
a) non più di un terzo dei posti di professore di ruolo di prima e di seconda fascia, la cui copertura è programmata da ciascun dipartimento, ovvero da ciascuna struttura di cui all’articolo 2, comma 3, lettera e), può essere destinato alle procedure di cui al comma 3, lettera a);
b) almeno un terzo dei posti di professore di prima e di seconda fascia resi disponibili in ciascun dipartimento, ovvero da ciascuna struttura di cui all’articolo 2, comma 3, lettera e), è coperto da professori non in ruolo presso l’università banditrice da almeno cinque anni.
6. Decorso il termine di cui al comma 5, i vincoli ivi previsti sono sostituiti dai seguenti:
a) almeno un quinto dei posti di professore di ruolo di seconda fascia, la cui copertura è programmata da ciascun dipartimento, ovvero da ciascuna struttura di cui all’articolo 2, comma 3, lettera e), è destinato alle procedure di cui al comma 2;
b) almeno un terzo dei posti di professore di prima fascia resi disponibili in ciascun dipartimento, ovvero da ciascuna struttura di cui all’articolo 2, comma 3, lettera e), è coperto da professori non in ruolo presso l’università banditrice da almeno cinque anni.
7. A decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento di ateneo di cui al comma 2, perde di efficacia, nei confronti dello stesso, l’articolo 1, comma 8,
della legge n. 230 del 2005.

Articolo 10
Assegni di ricerca

1. Le università, nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio, possono conferire assegni per lo svolgimento di attività di ricerca. I bandi, resi pubblici anche per via telematica sui siti dell’ateneo, del Ministero e dell’Unione europea, contengono informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni, sui diritti e i doveri relativi alla posizione e sul trattamento economico e previdenziale spettante.
2. Possono essere destinatari degli assegni studiosi in possesso di curriculum scientifico professionale idoneo allo svolgimento di attività di ricerca, con esclusione del personale di ruolo dei soggetti di cui al comma 1. I medesimi soggetti possono stabilire che il dottorato di ricerca o titolo equivalente conseguito all'estero ovvero, per i settori interessati, il titolo di specializzazione di area medica corredato da una adeguata produzione scientifica, costituiscono requisito obbligatorio per l'ammissione al bando.
3. Gli assegni possono avere una durata compresa tra uno e tre anni, sono rinnovabili e non cumulabili con borse di studio a qualsiasi titolo conferite, ad eccezione di quelle concesse da istituzioni nazionali o straniere utili ad integrare, con soggiorni all'estero, l'attività di ricerca dei titolari. La titolarità del contratto non è compatibile con la partecipazione a corsi di laurea, laurea specialistica o magistrale, dottorato di ricerca o specializzazione medica, in Italia o all’estero, e comporta il collocamento in aspettativa senza assegni per il dipendente in servizio presso amministrazioni pubbliche.
4. Le università disciplinano le modalità di conferimento degli assegni con apposito regolamento, prevedendo la possibilità di attribuire gli stessi mediante le seguenti procedure:
a) pubblicazione di un unico bando relativo alle aree scientifiche di interesse dell'ateneo, seguito dalla presentazione direttamente dai candidati dei progetti di ricerca, corredati dai titoli e dalle pubblicazioni e valutati da parte di un'unica commissione che può avvalersi, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica, di esperti revisori di elevata qualificazione italiani o stranieri esterni all'ateneo, e che formula, sulla base dei punteggi attribuiti, una graduatoria per ciascuna delle aree interessate;
b) pubblicazione di bandi relativi a specifici programmi di ricerca dotati di propri finanziamenti, secondo procedure stabilite dall'ateneo.
5. Agli assegni di cui al presente articolo si applicano, in materia fiscale, le disposizioni di cui all'articolo 4 della legge 13 agosto 1984, n. 476, e successive modifiche, nonché, in materia previdenziale, quelle di cui all'articolo 2, commi 26 e seguenti, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modifiche.
6. L’importo dell’assegno è determinato dall’ateneo in misura non inferiore al settantacinque per cento del trattamento economico complessivo iniziale spettante ai ricercatori di ruolo confermati.
7. Il Ministro destina annualmente una quota del finanziamento ordinario al finanziamento di assegni di ricerca da attribuire con apposito bando, su base nazionale e per raggruppamenti di settori scientifico-disciplinari, previa presentazione di specifici programmi di ricerca, a giovani studiosi di elevate e comprovate capacità, in possesso dei requisiti di cui al comma 2, scelti all’esito di procedura avviata con apposito bando. I vincitori possono scegliere l’università e la struttura ove svolgere la propria attività, con l’assenso delle stesse. La selezione dei vincitori è affidata a una o più commissioni i cui componenti sono designati dal Ministro su proposta dell'ANVUR nel rispetto dei criteri di cui all’articolo 8, comma 3, lettera g), e si avvalgono, per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche e dei programmi di ricerca, di esperti revisori di elevata qualificazione italiani e stranieri, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica. E’ oggetto di valutazione altresì l’adeguatezza della sede prescelta rispetto allo svolgimento del programma di ricerca presentato.
8. Gli assegni non danno luogo a diritti in ordine all'accesso ai ruoli dei soggetti di cui al comma 1.
9. La durata complessiva dei rapporti instaurati con i titolari degli assegni di cui al presente articolo e dei contratti di cui all’articolo 12, intercorsi anche con atenei diversi, statali, non statali o telematici, con il medesimo soggetto, non può in ogni caso superare i dieci anni, anche non continuativi. Ai fini della durata dei predetti rapporti non rilevano i periodi trascorsi in aspettativa per maternità o per motivi di salute secondo la normativa vigente.

Articolo 11
Contratti per attività di insegnamento
1. Le università, anche sulla base di specifiche convenzioni con gli enti pubblici e le istituzioni di ricerca di cui all'articolo 8 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 dicembre 1993, n. 593, e successive modificazioni, possono stipulare contratti, a titolo gratuito o oneroso, per attività di insegnamento al fine di avvalersi della collaborazione di esperti di alta qualificazione in possesso di un significativo curriculum scientifico o professionale. I predetti contratti sono stipulati dal rettore, su proposta dei competenti organi accademici.
2. Le università possono altresì stipulare contratti a titolo oneroso, nell’ambito delle proprie disponibilità di bilancio, per far fronte a specifiche esigenze didattiche, anche integrative, con soggetti in possesso di adeguati requisiti scientifici e professionali, ad esclusione del personale tecnico-amministrativo delle università. Il possesso del titolo di dottore di ricerca o equivalente, del titolo di specializzazione medica limitatamente alle aree cliniche, ovvero dell’abilitazione scientifica nazionale costituisce titolo preferenziale ai fini dell’attribuzione dei predetti contratti. I contratti sono attribuiti previo espletamento di procedure disciplinate con propri regolamenti, che assicurino la valutazione comparativa dei candidati e la pubblicità degli atti. Il trattamento economico spettante ai titolari dei predetti contratti è determinato, entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

Articolo 12
Ricercatori a tempo determinato
1. Per svolgere attività di ricerca, di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti, le università possono stipulare contratti di lavoro subordinato a tempo pieno e determinato. Il contratto regola altresì le modalità di svolgimento delle attività di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti, cui sono riservate trecentocinquanta ore annue, e delle attività di ricerca.
2. I destinatari sono scelti mediante procedure pubbliche di selezione di cui all’articolo 9, riservate ai possessori del titolo di dottore di ricerca o titolo equivalente, del diploma di specializzazione medica limitatamente alle aree cliniche, ovvero della laurea magistrale o equivalente, unitamente ad un curriculum scientifico professionale adatto allo svolgimento di attività di ricerca, e degli specifici requisiti individuati con decreto del Ministro.
3. Ai fini della selezione, la commissione di cui all’articolo 9, comma 1, lettera c), attribuisce un punteggio numerico accompagnato da sintetica motivazione per ciascuno dei titoli e delle pubblicazioni presentati dai candidati secondo parametri e criteri definiti con decreto del Ministro.
4. I contratti hanno durata triennale e possono essere rinnovati una sola volta per un ulteriore triennio previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte, sulla base di modalità, criteri e parametri definiti con decreto del Ministro.
5. I destinatari dei contratti di cui ai commi 1 e 4 possono partecipare alle procedure di selezione di cui al comma 2 indette da altri atenei e, se vincitori delle stesse, possono stipulare contratti di durata pari al periodo mancante alla scadenza del contratto in essere, aumentato al massimo di un anno, fermo restando quanto previsto dal comma 7.
6. Le università, secondo quanto previsto dall’articolo 9, comma 3, e in conformità agli standard qualitativi individuati con apposito regolamento di ateneo nell’ambito dei criteri fissati con decreto del Ministro, possono procedere alla chiamata diretta dei destinatari del secondo contratto triennale di cui al comma 4, i quali entro e non oltre la scadenza di tale contratto, conseguono l’abilitazione alle funzioni di professore associato, di cui all’articolo 8. I chiamati, alla scadenza del secondo contratto, sono inquadrati nel ruolo dei professori associati.
7. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 10, comma 9.
8. Il trattamento economico spettante ai destinatari dei contratti di cui al comma 1 è pari al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a tempo pieno, incrementato del venti per cento. Per i titolari dei contratti di cui al comma 4, il predetto trattamento annuo lordo onnicomprensivo può essere elevato fino a un massimo del trenta per cento.
9. Il Ministro destina annualmente una quota del finanziamento ordinario delle università al finanziamento di bandi per il reclutamento di ricercatori a tempo determinato da destinare, su base nazionale e per raggruppamenti di settori scientifico-disciplinari, a giovani studiosi di elevate e comprovate capacità in possesso dei titoli e requisiti di cui al comma 2, previa presentazione di specifici programmi di ricerca. La selezione dei vincitori è affidata a una o più commissioni composte da eminenti studiosi, anche stranieri, designati dal Ministro su proposta dell'ANVUR nel rispetto dei criteri di cui all’articolo 8, comma 3, lettera g), che si avvalgono per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche e dei programmi di ricerca di esperti revisori di elevata qualificazione italiani e stranieri, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. E’ oggetto di valutazione altresì l’adeguatezza della sede prescelta rispetto allo svolgimento del programma di ricerca presentato.
10. I contratti di cui al presente articolo non danno luogo a diritti in ordine all'accesso ai ruoli dei soggetti di cui al comma 1.

Articolo 13
Collocamento a riposo dei professori e dei ricercatori

1. La concessione dell’opzione di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 ai professori e ricercatori universitari è subordinata alla sussistenza di adeguate risorse finanziarie nel bilancio di ateneo, in coerenza con la programmazione strategica triennale di ateneo di cui all’articolo 1-ter del decreto-legge n. 7 del 2005, convertito con modificazioni dalla legge n. 43 del 2005, e successive modificazioni, e nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e successive modificazioni.

Articolo 14
Disciplina dei lettori di scambio

1. In esecuzione di accordi culturali internazionali che prevedono l’utilizzo reciproco di lettori, le università possono conferire a studiosi stranieri in possesso di qualificata e comprovata professionalità incarichi annuali rinnovabili per lo svolgimento di attività finalizzate alla diffusione della lingua e della cultura del Paese di origine e alla cooperazione internazionale.
2. Gli incarichi di cui al comma 1 sono conferiti con decreto rettorale, previa delibera degli organi accademici competenti. Con decreto del Ministro, di concerto con il Ministro degli affari esteri e con il Ministro dell’economia e delle finanze sono definite le modalità per il conferimento degli incarichi, ivi compreso il trattamento economico a carico degli accordi di cui al comma 1.

Articolo 15
Norme transitorie e finali
1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, possono essere avviate esclusivamente le procedure per la copertura dei posti di professore ordinario e associato, di ricercatore a tempo determinato e di assegnista di ricerca previste dal Titolo III.
2. All'articolo 1, comma 9, della legge n. 230 del 2005, come sostituito dall'articolo 1-bis del decreto-legge n. 180 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1 del 2009, al primo periodo, dopo la parola "triennio" sono inserite le seguenti parole: "o nell’ambito di specifici programmi di ricerca finanziati dal Ministero stesso".
3. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogati:
a) l’articolo 4 della legge 30 novembre 1989, n. 398; (questo art. affida alle università la possibilità di dare borse di studio ... N.d.R.);
b) l’articolo 1, commi 10 e 14, della legge n. 230 del 2005.   (Il c. 14 attribuisce la possibilità del titolo di prof. aggregato ai ricercatori con incarico - N.d.R.);
4. All’articolo 51, comma 6, della legge n. 449 del 1997, sono soppresse le seguenti parole: "Le università," ;
5. A decorrere dalla data di entrata in vigore dei regolamenti di cui all’articolo 8, comma 2, è abrogato il decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 164, ad eccezione degli articoli 13 e 14, comma 4.
6. Dall’attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

 

GOVERNO: DPEF -  Documento di Programmazione Economico-Finanziaria
Università: quanto FFO per il 2010  ?

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Giulio Tremonti

LE PARTI del DPEF RELATIVE alla UNIVERSITA'
e facendo (noi) il punto della situazione ...

In brevi parole, nel 2010 ci saranno € 1.114 milioni in più,
riportanto lo FFO del 2010 al livello di quello del 2008,
ma solo se la Ministra attuerà le 4 riforme, di cui al DPEF

Inoltre il DPEF ripropone le fondazioni universitarie,
e, per la formazione permanente, le università telematiche

AVVERTENZA. Abbiamo integrato i dati del DPEF con quelli di altri documenti del Governo per capire quale sarà, infine, il FFO del 2010 (in quanto di esso non si dice nel DPEF), in confronto con anni precedenti (vedi Tab. 1).
  Per una visione integrale del DPEF, clicca su: http://www.tesoro.it/doc-finanza-pubblica/dfp.dpef.asp
Tabella 1 - FFO – Fondo di Finanziamento Ordinario (milioni di €, a prezzi correnti) e "altre" entrate
 Anno

2008 (consuntivo)

2009 (previsione in base
a legislazione vigente)

2010 (previsione in base
a legislazione vigente)

 FFO

 € 7.351,5

€   6.949,7*

€   6.264,00*

DPEF Fabbisogno per reclutamento ricercatori    

              €       160,00

DPEF Fabbisogno per Università statali                   €       490,00
DPEF Esenzione IRAP sul personale, dal 2010    

              €       494,00

* Questi dati non sono ufficiali, ma le ho ottenute da fonti assolutamente competenti e sicure.
Tabella 2

Italia nel 2007

OCSE nel 2007

Studenti universitari iscritti

1.950.000 (1.090.000 nel 1982)

----

Rapporto studenti/docenti universitari

21,4

15,8

Fonte: OCSE - DPEF 2010 -13 Ministero del Tesoro
Tabella 3 - SPESA della Pubblica Amministrazione a legislazione vigente (pre DL 78/2009) in milioni di €
Anno 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013
SPESA 730.303 747.795 774.923 803.949 805.695 823.413 848.518 874.165
Fonte: DPEF 2010-13 , Pag. 43, e DPEF 2009-2011

Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (approvato dal C.d.M. il 15.07.09).
Stralcio delle parti significative, relative all'Università

DPEF, Pag. 48: " Il sistema universitario è stato interessato da un più generale riordino delle procedure di reclutamento dei docenti che favoriscano il merito (compresa la possibilità di chiamata diretta di studiosi provenienti da università straniere), da nuovi criteri di assegnazione delle risorse che tengono conto della qualità dell'offerta formativa degli atenei, da interventi per favorire il diritto allo studio dei meritevoli, e dalla facoltà di trasformare le università in fondazioni di diritto privato mantenendo il sistema di finanziamento pubblico". È stato anche avviato un processo di riorganizzazione della politica del settore ricerca, mirata a sostenere e accompagnare la ristrutturazione e il rilancio competitivo del sistema produttivo e dei servizi."

DPEF - Allegato, pagg. 37-39
"Il sistema universitario del nostro Paese risente tutt'ora, nel confronto internazionale e specialmente con quello dei sistemi universitari dei nostri partner europei, di una situazione di arretratezza, determinata soprattutto nell'ultimo ventennio dalla necessità di fornire servizi formativi a una percentuale di giovani sempre maggiore".

  Fatta questa premessa, il DPEF riporta alcuni dati statistici dell'OCSE, confrontati con quelli dell'Italia. Uno di questi è il rapporto tra numero degli studenti e numero dei docenti:
- in Italia 21,4; nell'OCSE 15,8.

Poi, il DPEF passa ad indicare gli obiettivi per il 2010, le relative  azioni strutturali ed fabbisogno finanziario per raggiungerli.

"Gli obiettivi di governo"
"Al fine di sostenere il perseguimento degli obiettivi di governo (maggiore qualità dei servizi, competitività e attrattività del sistema), si rende necessario accompagnare il processo di cambiamento in atto, volto al consolidamento dell'autonomia universitaria, mediante una serie di interventi, assistiti da adeguate risorse finanziarie".

Tra gli interventi più innovativi, ivi indicati, v'è l'avvio di "un piano di formazione permanente presso le Università mediante l'e-learning e la valorizzazione degli atenei telematici già attivati ai sensi del D.M. del 17.04.2003".
....
....
"Tra le azioni strutturali e di sistema da avviare, anche attraverso iniziative legislative, vi sono:
1)  la definizione di una legge-quadro sull'autonomia universitaria e sulla istituzione di nuovi atenei che detti nuove regole di governance del sistema e delle stesse istituzioni universitarie;
2)  la revisione delle procedure di reclutamento dei professori universitari e dei ricercatori, distinguendo i meccanismi di accesso ai rispettivi ruoli da quelli di progressione della carriera;
4)  la revisione dell'attuale modello di finanziamento delle Università in funzione dell'adozione di criteri atti a privilegiare i risultati della valutazione;
5)  il completamento del Sistema nazionale di valutazione della qualità attraverso ravvio dell'ANVUR, in coerenza con gli indirizzi dell'Unione Europea e con gli impegni della Dichiarazione di Bologna".

  Il DPEF porta, poi, una tabella con indicati gli interventi finanziari necessari per le riforme, e che valuta in € 650 milioni per il 2010.
  Essi, dice poi il Documento, "dovrebbero inoltre essere accompagnati dalla esenzione IRAP (anche graduale) dei costi per il personale docente e non docente degli Atenei ammontanti alla stessa data a 464 milioni di euro circa." 

Nino Luciani, Commento: cose vere, ma anche pretesti per dirottare altrove i quattrini

1.- Spesa pubblica in aumento, quella per l'università in flessione
. La questione annosa del ri-finanziamento della Università nasce da una conclamata dichiarazione (dei politici) di crisi del Bilancio dello Stato.
  Ma la Tab. 3 mostra che la spesa pubblica è salita ininterrottamente negli anni anche rispetto al Governo Prodi (di lui sono gli anni 2006 e 2007). Dunque, il minor finanziamento delle Università è solo dovuto al fatto che i quattrini sono dirottati altrove.
 
2.- Realizzabili le condizioni di Tremonti per il rifinanziamento dal 2010 ? Non facciamoci illusioni e l'accettare le riforme, da lui elencate nel DPEF, è solo il primo scoglio. Poi, si vedrà... .

   C'è, poi, che al momento non c'è alcuna ragione per attendersi che la nostra Ministra riesca a far tradurre in legge i progetti di riforma del reclutamento e della Governance degli Atenei, divulgati nel giugno u.s. .
   I suoi due progetti incontrano una ostilità radicale nel mondo universitario sindacale. Il motivo è che, pur essendo motivati da ragioni di merito e di efficienza, in realtà non c'è dentro nè il merito nè l'efficienza. Sono progetti chiaramente impostati da uno staff (certamente non ministeriale) che sa di università solo per grandi linee, e invece molto di "aziende private", dove l'efficienza è misurata in termini di profitto in moneta (anzichè in termini di utilità pubblica). Per chi (come me) legge "Il Sole-24 ORE" tutti i giorni, la ispirazione di questo staff è chiarissima... e direi anche che è nemico della università pubblica. Ma direi che questo non è un reato...
     
3. Sulle fondazioni universitarie. Di queste si discute negativamente negli Atenei. Riporto un passo del rettore BALLIO del Politecnico di Milano, in una recente LETTERA PUBBLICA agli studenti.
  " Un Ateneo potrebbe trasformarsi in fondazione se, accanto allo Stato, intervenissero dei partners privati disposti a sostenere economicamente l'Ateneo.
  ....
   Si potrebbe pensare a una Fondazione che veda Stato, Regione, Provincia, Comune insieme a Fondazione Bancarie e Associazioni varie. Ci si dimentica che è necessario una quota di contribuzione privata maggiore del 50% per rendere "privata" una fondazione e quindi per renderla indipendente dalle regole imposte dal contenimento della spesa pubblica (i famosi parametri di Maastricht).
   E' oggi impensabile che le Fondazioni bancarie si sostituiscano in larga misura allo Stato per finanziare annualmente il sistema della formazione e della ricerca e quindi gli Atenei.
   Non vi sono altre alternative: in tutto il mondo le Università funzionano perché ricevono il loro prevalente fabbisogno finanziario o dalla Collettività Sociale o dalla contribuzione diretta degli Allievi.

    Nel primo caso l'Università si caratterizza come pubblica, nel secondo come privata (in Italia la prima è denominata statale, la seconda non statale).
   Il primo modello considera prevalente il vantaggio di avere formazione e ricerca a servizio della competitività della intera Comunità sociale.

   Il secondo modello considera prevalente il vantaggio del singolo (allievo o impresa) che riceve la possibilità di incrementare la propria competitività personale".

4.- Sulle università telematiche. Il DPEF le vede strumento di formazione permanente.
  In un periodo storico in cui, a causa del progresso tecnico, conosciamo la disoccupazione di massa tra i 40enni e  50enni   l'indicazione di Tremonti mi sembra assai saggia.
   Istituzionalmente, mi sembra un via di mezzo tra pubblico e privato, vale dire università private, con sostegno pubblico.
   Un processo in questo senso, oggi, sarebbe agevolato dalla disponibilità di personale docente di prim'ordine. Penso ai molti di giovani validissimi in stato di precariato, senza fine e penso ad un possibile "volontariato"  di molti professori dimessi anticipatamente, per via delle recenti leggi. NLuciani
NOTA.   Si riporta, per comodità del lettore, il decreto ministeriale che regola le università telematiche.

Decreto 17 aprile 2003 -Criteri e procedure di accreditamento dei corsi di studio a distanza delle università statali e non statali e delle istituzioni universitarie abilitate a rilasciare titoli accademici di cui all'art. 3 del decreto 3 novembre 1999, n. 509. G.U. n. 98 del 29/04/2003

Art. 1 - Finalità
1. Il presente decreto definisce i criteri e le procedure di accreditamento dei corsi di studio a distanza delle Università statali e non statali e delle Istituzioni universitarie abilitate a rilasciare titoli accademici di cui all’art. 3 del decreto 3 novembre 1999, n. 509.
2. Nell’ambito dei criteri e delle procedure di cui al comma 1 sono individuate le specifiche tecniche per l’adozione, da parte delle istituzioni di cui all’art. 2, di un’architettura di sistema in grado di gestire e rendere accessibili all’utente i corsi di studio a distanza, al termine dei quali sono rilasciati i titoli accademici.

Art. 2 - Corsi di studio a distanza – Università telematiche
1. I corsi di studio a distanza sono istituiti e attivati dalle Università degli studi statali e non statali ed utilizzano le tecnologie informatiche e telematiche in conformità alle prescrizioni tecniche di cui al presente decreto.
2. I titoli accademici di cui all’art. 3 del decreto 3 novembre 1999 n. 509 possono essere rilasciati da Istituzioni Universitarie, promosse da soggetti pubblici e privati e riconosciute secondo i criteri e le procedure di cui al presente decreto. Le predette Istituzioni assumono la denominazione di “Università telematiche”.

Art. 3 - Definizione generale di didattica a distanza
1. I corsi di studio a distanza sono caratterizzati da:
a) l’utilizzo della connessione in rete per la fruizione dei materiali didattici e lo sviluppo di attività formative basate sull'interattività con i docenti/tutor e con gli altri studenti;
b) l’impiego del personal computer, eventualmente integrato da altre interfacce e dispositivi come strumento principale per la partecipazione al percorso di apprendimento;
c) un alto grado di indipendenza del percorso didattico da vincoli di presenza fisica o di orario specifico;
d) l’utilizzo di contenuti didattici standard, interoperabili e modularmene organizzati, personalizzabili rispetto alle caratteristiche degli utenti finali e ai percorsi di erogazione;
e) il monitoraggio continuo del livello di apprendimento, sia attraverso il tracciamento del percorso che attraverso frequenti momenti di valutazione e autovalutazione.
2. L’organizzazione didattica dei corsi di studio a distanza valorizza al massimo, pur nel rispetto delle specificità dei contenuti e degli obiettivi didattici, le potenzialità dell'Information & Communication Technology e in particolare:
a) la multimedialità, valorizzando un'effettiva integrazione tra diversi media per favorire una migliore comprensione dei contenuti;
b) l’interattività con i materiali, allo scopo di favorire percorsi di studio personalizzati e di ottimizzare l'apprendimento;
c) l’interattività umana, con la valorizzazione di tutte le tecnologie di comunicazione in rete, al fine di favorire la creazione di contesti collettivi di apprendimento;
d) l’adattività, ovvero la possibilità di personalizzare la sequenzializzazione dei percorsi didattici sulla base delle performance e delle interazioni dell’utente con i contenuti online;
e) l’interoperabilità dei sottosistemi, per il riutilizzo e l’integrazione delle risorse, utilizzati e/o generati durante l’utilizzo dei sistemi tecnologici.

Art. 4 - Criteri e requisiti per l’accreditamento dei corsi di studio
1. I corsi di studio delle università statali e non statali e delle università telematiche di cui all’art. 2 sono accreditati nel rispetto dei seguenti criteri e dei requisiti di cui all’allegato tecnico al presente decreto. In particolare, l’organizzazione dei corsi stessi deve:
a. esplicitare le modalità, i piani di studio, le regole di erogazione dei servizi attraverso una Carta dei Servizi che espone la metodologia didattica adottata e i livelli di servizio offerti; la Carta stessa deve essere disponibile on line prima dell’inizio delle attività e dovrà:
- individuare gli standard tecnologici e gli schemi descrittivi, quali metadata dei contenuti e tracciati dei dati anagrafici, utilizzati per descrivere i materiali didattici on line, gli utenti registrati e i parametri di tracciamento;
- indicare i tempi e le modalità con cui verranno archiviati i tracciamenti a scopo certificativo e/o di verifica dei percorsi di apprendimento intrapresi dagli studenti, in analogia al percorso universitario tradizionale;
b. prevedere la stipula di apposito contratto con lo studente per l’adesione ai servizi erogati dalle università telematiche contemplando altresì le modalità di risoluzione del rapporto contrattuale su richiesta dello studente e garantendo, in ogni caso, allo studente stesso il completamento del proprio ciclo formativo;
c. prevedere che il materiale didattico erogato ed i servizi offerti, siano certificati da un’apposita commissione composta da docenti universitari;
d. garantire la tutela dei dati personali, adottando tutte le misure di sicurezza previste dalla vigente normativa;
e. consentire la massima flessibilità di fruizione dei corsi, permettendo sia la selezione del massimo numero di crediti annuali conseguibili, sia la diluizione di tali crediti su un ambito pluriennale.
2. La valutazione degli studenti delle università telematiche, tramite verifiche di profitto, è svolta presso le sedi delle università stesse, da parte di professori universitari e ricercatori.
3. I corsi di studio a distanza, istituiti dalle Università degli studi, statali e non statali, e dalle Università telematiche, sono disciplinati in conformità agli ordinamenti didattici vigenti, ai sensi del decreto ministeriale 3 novembre 1999 n. 509, ed ai decreti ministeriali concernenti le classi dei corsi di studio di cui all’art. 4, comma 2, dello stesso decreto.
4. Il personale docente e ricercatore, a tempo indeterminato, delle università telematiche è reclutato secondo le modalità di cui alla Legge 3 luglio 1998, n. 210.
Le Università stesse possono, inoltre, avvalersi, mediante la stipula di appositi contratti di diritto privato, di personale in possesso di adeguati requisiti tecnicoprofessionali, ai sensi del decreto ministeriale 21 maggio 1998, n. 242.

Art. 5 - Comitato di esperti
1. Per i fini di cui all’art. 6, con decreto del Ministro dell’istruzione, università e ricerca, di concerto con il Ministro per l’innovazione e per le tecnologie, è istituito un Comitato di esperti, in possesso di adeguati requisiti tecnico professionali nel settore dell’innovazione tecnologica e della formazione a distanza. Il Comitato è costituito di sette componenti di cui tre designati dal Ministro dell’istruzione, università e ricerca e tre dal Ministro per l’innovazione e le tecnologie. Il Presidente è scelto previa intesa tra i Ministri. Il Presidente ed i componenti del Comitato durano in carica tre anni e possono essere confermati una sola volta.
2. Il Comitato esprime, sulla base dei criteri e dei requisiti di cui all’art. 4, motivati pareri in ordine alle istanze per l’accreditamento dei corsi di studio a distanza.
3. Per l’assolvimento dei propri compiti il Comitato si avvale di una segreteria tecnica costituita con decreto del Direttore Generale dell’Università.
4. Ai componenti del Comitato è attribuito, ove competa, il rimborso delle spese di missione per la partecipazione ai lavori nella misura stabilita dalle vigenti disposizioni normative in materia.

Art. 6 - Procedure per l’accreditamento dei corsi di studio
1. I soggetti pubblici e privati che intendono ottenere l’accreditamento dei corsi di stuido per i fini di cui all’art. 2, comma 2, devono presentare al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca apposita istanza corredata dalla seguente documentazione:
a) copia dell’atto costitutivo e dello Statuto, comprensivi di una relazione illustrativa degli amministratori concernente le azioni per il perseguimento dei fini istituzionali e la consistenza del patrimonio a disposizione;
b) copia del regolamento didattico di Ateneo, adottato ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 11 del decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509;
c) programma di fattibilità delle iniziative didattiche da realizzare con particolare riferimento al possesso dei requisiti di cui all’art. 4 e alle specifiche di cui all’allegato tecnico al presente decreto;
d) programmazione delle risorse di personale amministrativo e tecnico e del personale docente a disposizione e della copertura dei costi di avviamento delle attività complessivamente considerate.
2. Le università degli studi statali e non statali che intendono ottenere l’accreditamento dei corsi di studio a distanza provvedono alla trasmissione dei documenti di cui alle lettere b), c), e d) del comma 1.
3. Entro quindici giorni dal ricevimento dell’istanza il responsabile del procedimento trasmette al Comitato di cui all’art. 5 copia della stessa e della relativa documentazione.
4. Entro lo stesso termine viene disposto l’invio al Consiglio Universitario Nazionale del Regolamento didattico di Ateneo, sul quale lo stesso Consiglio formula apposito parere nei successivi quarantacinque giorni.
5. Entro quarantacinque giorni dalla ricezione il Comitato formula motivato parere sull’istanza di accreditamento, previa valutazione della sussistenza dei requisiti di cui all’art. 3.
6. Ai fini della formulazione del parere su richiesta del Comitato, è in facoltà del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, accertare, anche con visite ispettive, la sussistenza dei requisiti di idoneità delle attrezzature informatiche e telematiche e degli altri requisiti di cui all’art. 4. A tal fine il Comitato può avvalersi anche di esperti esterni in possesso di comprovati requisiti tecnico-professionali.
7. Il provvedimento di accreditamento è adottato con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sentito il Comitato Universitario Nazionale, previo parere motivato formulato dal Comitato, entro trenta giorni dal ricevimento dello stesso. Ove ricorrano particolari necessità istruttorie, il termine di cui al comma 5 può essere prorogato, a cura del responsabile del procedimento, per non più di sessanta giorni.
8. Il provvedimento di diniego dell’accreditamento idoneamente motivato, è adottato con le stesse modalità di cui al comma 7.
9. I decreti di cui ai commi 7 e 8 sono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

Art. 7 - Effetti e limiti di validità dell’accreditamento
1. Il provvedimento di accreditamento di cui all’art. 6, comma 7, abilita l’Università richiedente ad attivare i corsi di studio a distanza, esclusivamente a decorrere dalla data del provvedimento stesso.
2. Per i fini di cui all’art. 2, comma 2, il provvedimento di accreditamento approva, altresì, lo statuto dell’università telematica ed autorizza l’Università stessa al rilascio dei titoli accademici al termine dei corsi di studio a distanza per i quali è stata prodotta la relativa istanza. I predetti titoli hanno identico valore legale di quelli rilasciati ai sensi del decreto ministeriale 3 novembre 1999 n. 509.
3. Ai fini dell’accertamento della permanenza dei requisiti di cui all’art. 4, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, dispone, con periodicità almeno quinquennale ed anche su proposta del Comitato, verifiche ispettive a campione presso le Università di cui al comma 1.
4. Qualora vengano accertati fatti modificativi dei requisiti, può essere adottato, previo contraddittorio con le Università, decreto, idoneamente motivato, di revoca dell’accreditamento, previo conforme parere del Comitato. Il decreto di revoca è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

Art. 8 - Disposizioni finali
1. Le università telematiche di cui all’articolo 2, comma 2, non possono produrre istanze per il rilascio dei titoli accademici contemplati dall’art. 1, comma 1, lettera a) della legge 2 agosto 1999 n. 264, nonché dei diplomi di specializzazione di cui all’articolo 34, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368.
2. Le istanze per l’accreditamento dei corsi di studio universitari a distanza delle università telematiche che prevedano, per il perseguimento di specifici obiettivi formativi, particolari attività pratiche e di tirocinio, disciplinate da disposizioni di legge o dell’Unione Europea, ovvero che prevedano la frequenza di laboratori ad alta specializzazione, potranno essere valutate previa stipula di apposite convenzioni con le Università degli studi statali e non statali.
3. Le procedure di cui all’articolo 6 si applicano in ogni caso di iterazione di nuove istanze per l’accreditamento di corsi di studio a distanza.

 

Università : "Tavola" per le risorse, martedì 14 luglio al Senato, col Ministro Tremonti

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Giulio Tremonti

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Senato della Repubblica

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Giuseppe Valditara

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MariaStella Gelmini

Tavola Rotonda
"UNIVERSITÁ: VERSO LA RIFORMA
Martedì 14 luglio, al Senato della Repubblica, Sala Capitolare presso il Chiostro
del Convento di Santa Maria Sopra Minerva Piazza della Minerva, 38,   ROMA

Introducono:

Sen. Gaetano Quagliariello, Ord. di Storia Contemporanea:
"IL RECLUTAMENTO E LA PROMOZIONE

Sen. Giuseppe Valditara, Ord. di Diritto Pubblico:
"GOVERNANCE E RISORSE

PROGRAMMA - Martedì 14 luglio 2009

ore 15.00 Saluto introduttivo Sen. Maurizio Gasparri, Presidente Gruppo PdL Senato.

Iª SESSIONE - "IL RECLUTAMENTO E LA PROMOZIONE"
- ore 15.10-15.20 Introduzione: Senatore Gaetano Quagliariello, Professore Ordinario di Storia contemporanea

-  IIª SESSIONE - "GOVERNANCE E RISORSE"
- ore 16.20-16.30 Introduzione: Senatore Giuseppe Valditara, Professore Ordinario di Diritto Pubblico, Segretario della Commissione Istruzione del Senato.

DIBATTITO 16.30-17.30 .

CONCLUSIONI
Ore 17.30-17.45 On. Giulio Tremonti, Ministro dell'Economia e delle Finanze;
Ore 17.45-18.00 On. Mariastella Gelmini, Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca

INVITATI
Prof. Enrico Decleva, Presidente CRUI
Prof. Massimo Egidi, Rettore LUISS
Prof. Guido Fabiani, Rettore Uniroma3
Prof. Luigi Frati, Rettore La Sapienza
Prof. Giovanni La Torre, Rettore Università della Calabria - Cosenza
Prof. Roberto Lagalla, Rettore Università di Palermo
Prof. Andrea Lenzi , Presidente CUN
Prof. Angelo Maria Petroni, Segretario Generale ASPEN
Prof. Francesco Profumo, Rettore Politecnico di Torino
Dott. Gianfelice Rocca, Vice Presidente per l'Education Confindustria
Prof. Salvatore Settis, Rettore Scuola Normale Superiore di Pisa
Prof. Angiolino Stella, Rettore Università di Pavia
Dott. Luigi Angeletti, Segretario Generale UIL
Dott. Raffaele Bonanni, Segretario Generale CISL
Diego Celli, Presidente del CNSU
Giorgio Paterna, Studente
Andrea Volpi, Studente
Sen. Maurizio Gasparri, Presidente Gruppo PdL Senato
On. Fabrizio Cicchitto, Presidente Gruppo PdL Camera
Sen. Gaetano Quagliariello, Vice Presidente Vicario Gruppo PdL Senato
On. Italo Bocchino, Vice Presidente Vicario Gruppo PdL Camera
Sen. Guido Possa, Presidente Commissione Istruzione del Senato
Sen. Giuseppe Valditara, Segretario Commissione Istruzione del Senato
Sen. Anna Finocchiaro, Presidente Gruppo PD Senato
Sen. Nicola Rossi, Componente Commissione Bilancio Gruppo PD Senato
Sen. Vittoria Franco, Componente Commissione Istruzione Gruppo PD Senato

Nino Luciani, Attesa che TREMONTI apra la via su
quale "autonomia universitaria" e quali "risorse"...
Se lo Stato persiste nel tagliare i fondi, è ineludibile che assuma su di sè il compito di finanziare il diritto allo studio, e conseguentemente liberalizzi
i contributi studenteschi.

1. DDL bloccato, a causa di TREMONTI
. Il DDL del Ministro Gelmini - informale - su "Reclutamento e Governance" è bloccato da qualche mese, e ciò sottopone il Ministro a dura pazienza. Una Conferenza Nazionale sull'Università da noi organizzata per il 10 luglio a Bologna, con la partecipazione dei Sindacati Universitari, è stata sospesa in seguito al silenzio-rifiuto del Ministro di parteciparvi, sia in prima persona, sia con un suo Consigliere. Motivo ? Impossibile ...se, prima, il DDL non passa per il Consiglio dei Ministri.
  Ma guardiamo più fondo.
  Per quanto riguarda il reclutamento, Il DDL si propone un grande salto di qualità nella selezione dei docenti:
- in luogo dei "soli" tre concorsi attuali per l'accesso alle tre fasce via via superiori, si passa a 7 concorsi ( 3 abilitazioni nazionali, 3 concorsi locali, 1 concorso per il Dottorato di ricerca, in origine), più la valutazione quadriennale dell'ANVUR:
- le commissioni nazionali sono sorteggiate, ecc. ecc..
  MA, IN CORRISPONDENZA  AI VARI LIVELLI QUALITATIVI, NULLA E' DETTO DI RETRIBUZIONI, ad eccezione del blocco della retribuzione se la valutazione dell'ANVUR è negativa.
Per quanto riguarda la Governance, il DDL si propone un miglioramento della capacità decisionale degli Atenei, da un lato, tagliando le unghie al Rettore con limitazioni alla durata del mandato, ma da altro lato con la trasformazione del Direttore Amministrativo in DIRETTORE GENERALE, che dunque diverrebbe la guida suprema (mentre il Rettore darebbe pareri per didattica e di ricerca).
Inoltre il DDL si propone di realizzare un migliore fealing delle Università col mondo delle imprese mediante la collocazione di esterni nel Consiglio di Amministrazione (magari in posizione maggioritaria, rispetto ai professori).
  MA IN CORRISPONDENZA  AL MAGGIORE POTERE NORMATIVO DELL'AMMINISTRAZIONE, NULLA SI DICE DEL POTERE FINANZIARIO, PUR DECISIVO PERCHE' ALLE PAROLE SEGUANO I FATTI.
   Quanto evidenziato (e che tende a mostrare che il DDL pensa di fare "le nozze con i fichi secchi", è forse la chiave per spiegare le attuali resistenze al DDL e fors'anche spiega  l'iniziativa del SENATO: vale dire, questo ha chiamato la GELMINI e TREMONTI, a chiudere  i lavori, ma facendo parlare Tremonti, prima della Gelmini.
  Questa situazione è motivo di grave disappunto, dalle associazioni culturali e sindacali universitarie, e forse questa è la ragione per cui non sono state invitate a questa "tavola"

2. Verso dove andare ? A parte le questioni finanziarie, su cui torno al punto 3, a mio parere, la parte relativa al RECLUTAMEMNTO ha un buon impianto, ma al suo interno contiene inquinamenti così rilevanti, da far presagire l'implosione del tutto. 
   E'  un buon impianto: l'abilitazione nazionale a tre livelli, la separazione del reclutamento dalla progressione in carriera, il concorso locale.
   La parte inquinante è troppo lunga e noiosa da motivare. Per una concretezza, clicca sui nostri emendamenti   al DDL reclutamento.
  La parte relativa alla GOVERNANCE è, invece, tutta da buttare, perchè tende a riportare le cose a come erano prima della riforma RUBERTI, quando le Università erano organi decentrati dello Stato. Abbiamo già sofferto fin troppo di mala amministrazione (perchè gli amministrativi conoscono l'università solo per quanto si ricordano dei tempi della laurea). Il buon governo è, invece, quello che separa la direzione della politica universitaria (che va riservata ai professori), dalla direzione gestionale e attuativa (che va riservata agli amministrativi), ma con modi appropriati.   Anche su questo, non mi dilungo con motivazioni, e per una concretezza, clicca sui nostri emendamenti al DDL "governance".  

3.- Cosa ci attendiamo da TREMONTI. Il Ministro Tremonti è ben noto per ragionamenti, grosso modo, in questi termini:"Ho tagliato i fondi per indurre le università ad auto-redimersi. Riaprirò la borsa solo dopo averci visto chiaro sui futuri progetti". Ma quanto questa idea non porti a nulla (anzi crei danno) l'abbiamo constatato. Il Seminario sarà cosa quasi oziosa, se vivrà l'equivoco circa il grado di "non autonomia" che si vuole confermare: si ponga fine ad una autonomia a parole, ma in libertà vigilata nei fatti, in cui nessuno (Università e Stato) risponde di niente in modo esclusivo.
  Nel "contratto con gli italiani" del precedente governo, Berlusconi si era impegnato per una vera autonomia universitaria. Direi che, se TREMONTI vuole recuperare credibilità, dovrebbe dirci come definisce la autonomia universitaria. Il resto viene da sè.
   Un Governo che non riconoscesse l'autonomia universitaria, dovrebbe sostituirsi ad essa, con quanto ne consegue, sia pur mediante un DIRETTORE GENERALE, come prima della riforma Ruberti. Ma abbiamo già visto che il Miur non è attrezzato ad hoc e quante brutte figure ha fatto.
  Un Governo che riconoscesse l'autonomia delle università, dovrebbe comportarsi con loro come fa una normale famiglia che manda i propri figli in una scuola privata.
  Precisamente, dopo aver verificato se essa è una scuola seria (tra cui l'avere i requisiti strutturali e didattici di legge), vi iscrive i propri figli e paga la retta scolastica.
  Nel caso dello Stato, la sola differenza è che, essendo esso, un "monopsonista", potrebbe discutere, con le università, la retta. Ad es., lo Stato potrebbe regolarsi col costo standard per studente, sia pur distintamente tra Facoltà umanistiche e Facoltà scientifiche. Le università con i costi minori (ossia più efficienti) sarebbero automaticamente premiate, e le altre, punite (senza bisogno di quei tali parametri fasulli, usati per ripartire il FFO, che tanto sanno di Unione Sovietica, e da cui derivarono i suoi fallimenti).
  L'autonomia va fondata sulla "liberalizzazione" dei contributi studenteschi. Da noi i contributi studenteschi sono legati al diritto allo studio, con differenziazioni tra gli studenti, in base al bisogno e al merito.
  Questo è un vero pasticcio, perchè una università non può essere considerata, al tempo stesso,  una azienda, ed una erogatrice di socialità. Delle due l'una, se si vuole far vincere la responsabilità e il merito.
  Tuttavia, poichè con la detta liberalizzazione, verrebbe intaccato il diritto allo studio, che anzi va rafforzato, lo Stato dovrebbe caricarlo direttamente su di sè (con borse di studio e bonus università, erogati direttamente agli studenti). In questo senso, le Università determinerebbero i contributi residualmente, per il pareggio del bilancio. N.L.

 


TERZA EDIZIONE STRAORDINARIA - ELEZIONI DEL RETTORE
Soprattutto, per vincere come "scienza",
dovremo non essere collusi con la politica,

e prendere le distanze da certo "fideismo", tra noi,
che tuttora confonde la chimica con la stregoneria

Risultati della  votazione finale per il rettore
IVANO DIONIGI ELETTO RETTORE
(Vittoria soprattutto per regalo del Challenger ... )

Risultati della terza votazione per il rettore
Su 2832 aventi diritto al voto: votanti 2054, non votanti 608

 

               Voti

             Percentuale

Barbiroli

2

0.1

Braga

652

29,0

Cantelli Forti

740

32.9

Dionigi

848

37.7

Grandi 1
Sassatelli 1
Segrè .7 .0,3..
TOTALE VOTANTi 2244 100,00


Giorgio Cantelli Forti


IL   NUOVO RETTORE
USCIRA' DAL BALLOTTAGGIO
giovedì  28 maggio 2009, tra

CANTELLI FORTI
e   DIONIGI


Ivano Dionigi

  La lezione delle 3 prime votazioni:
Evidenziate DUE CONCEZIONI della "DISCONTINUITA" ,
ma che possono VINCERE solo se si
CONGIUNGONO

             Cantelli (voti 740) + Braga (voti 652), totale voti 1392,
             contro Dionigi, voti
848, sostenuto dal rettore Calzolari

1.- In estrema sintesi, la macchina elettorale ha evidenziato un netto orientamento degli elettori in favore della discontinuità, rispetto all'attuale Rettore, tra l'altro, censurato di  nuovo dal TAR (vedi a fianco). Tuttavia sono emerse due concezioni della "discontinuità" : quella di Cantelli Forti, di tipo gestionale e amministrativo; e "quella" di Braga, di tipo politico-funzionale per la ricerca e la didattica, centrata sull'apporto dei giovani, e che guarda alla nuova società.
  Poichè nessuna delle due, separatamente, ha ottenuto i voti sufficienti, appare evidente che le due "discontinuità" possono funzionare solo se trovano una congiunzione !

  Penseranno i due candidati massimamente discontinui a come garantire questo, ora che uno solo di loro va al ballottaggio, in un accordo per squadra e programma che ricomprenda area umanistica e area tecnica.

2.- Ma anche va tenuto in conto che, al terzo turno, è comparso un nuovo grande elettore, il prof. "Astensione" (608 voti) : gli chiediamo di presentarsi giovedì alle urne.

3. Non solo questo:
  a)
A Bologna esistono 3 Palazzi: regione, provincia, comune. L'ateneo non dev'essere un Palazzo, ma la casa di noi tutti, in particolare dei giovani ricercatori, che sono le nostre vere speranze;

b) chi pensa, poi, che le materie umanistiche non abbiano le esigenze di grandi tecnologie deve rendersi conto che questo mondo è cambiato e che cartografie, libri, schede ecc. richiedono grandi e costosi laboratori, per il circolo internazionale, se vogliono competere a livello globale. Tutte le facoltà, oggi, sono altamente tecnologiche.

c) la competizione è risultata accesa, ma l'interesse dell'ateneo è che si collabori in modo paritetico e interdisciplinare: il nuovo rettore eredita una situazione di disordine sotto il profilo amministrativo, del decision making, perfino nel tracciare la rotta per il futuro.
  Per risolvere problemi così gravi solo l'accordo tra gli elettori che hanno dimostrato di volere veramente un netto cambiamento può essere lo   strumento risolutivo.

 ANCHE dal TAR Emilia-Romagna
una BOCCIATURA di CALZOLARI

Accolta la sospensiva
dei ricorrenti
CONTRO IL DINIEGO GENERALIZZATO
del biennio, dopo i 70 anni

  I giornali nazionali hanno dato la notizia, di cui al titolo, più sopra.
  E' noto che una legge recente, nel quadro delle economie di spesa volute dal Governo, aveva dato facoltà alle università di negare la concessione di ulteriori 2 anni in ruolo, dopo la maturazione dell'età pensionabile.
Ma legge stessa richiedeva che le università non generalizzassero l'eventuale diniego, ma distinguessero da caso a caso, in relazione alla possibilità di garantire la continuità degli insegnamenti per gli studenti.

Si ricorda, inoltre, che altra normativa impedisce di bandire nuovi concorsi, per tanti posti quanti se ne vanno via via liberando. In questo senso, il suddetto diniego generalizzato rischia di creare dei veri e propri vuoti didattici, per tempi non controllabili nè prevedibili.

Spiace, in conclusione, che debba essere la Magistratura per salvaguardare interessi fondamentali dell'Alma Mater, mentre questo dovrebbe essere il compito del Rettore.

 

ELEZIONI DEL RETTORE

Lunedì 25 maggio, terza votazione
RIFLESSIONI PER LA DOMENICA

Dopo il tavolo pubblico del 21 maggio e le ulteriori  lettere dei candidati,
e dopo il ritiro di Segrè  e la  risposta di Cantelli Forti


Giorgio Cantelli Forti


IL   BUON GOVERNO
possibile per l'ALMA MATER

CANTELLI FORTI  for PRESIDENT
e  una squadra che ricomprenda
SEGRE', SASSATELLI  E GRANDI


Andrea Segrè

  IL BUON GOVERNO POSSIBILE
Ma ancora manca il placet degli elettori !

   Dopo le lettere, di ieri, dei candidati rettori, anche noi ringraziamo i nostri lettori: 932 visite, giovedì mattina, data dell'avviso sul tavolo pubblico del pomeriggio (un numero maggiore dei votanti del candidato più votato).
  Non solo questo. La lettera di ritiro del Preside SEGRE', e l'impegno positivo di CANTELLI FORTI di salvarne il programma (per le parti di comune veduta), apre la via ad una soluzione significativa per il BUON GOVERNO. Spetta agli elettori convalidarla.
  A nostro avviso, serve associare l'esperienza e la pelle dura manageriale di un CANTELLI FORTI "discontinuo" (per la Pubblica Amministrazione, la "alternanza" è la via che la rianima), alla innovatività dei TRE ex-candidati: SEGRE' , SASSATELLI e GRANDI, sia per le affinità di visioni e di programma con Cantelli Forti, sia per avere al governo tutti i "linguaggi" dell'Ateneo.

a) Un' occhiata al programma di Segrè.
Già dalla prima ora avevamo segnalato il programma innovativo di questo"giovane" (giovane, si fa per dire, rispetto a noi, con i capelli bianchi), che ha mostrato originali di obiettivi, pur se ancora bisognoso (penso) di apprendistato, in vista della staffetta al prossimo giro.
  Col suo ritiro, senza nulla chiedere, si realizzano le condizioni di correttezza per il rettorato, che sta per cominciare. Niente inciuci. Ma la risposta immediata di Cantelli Forti ci pare eloquente, quanto basta.
Non abbiamo bisogno di ripercorrere tutto il programma di Segrè. Fin dalla prima ora, abbiamo scritto (clicca su Segrè):
   "In questa settimana il Preside di Agraria ha distribuito capillarmente in Ateneo un libretto cartaceo, in cui illustra il suo programma di rilancio della nostra università. L'iniziativa di Segrè si distingue per l'eccezionale dote comunicativa, chiarezza dei propositi e grafica... Ci sono aspetti che mi sembrano innovativi per la presa di coscienza dell'importanza strategica di alcuni obiettivi e del modo di raggiungerli. Notevole, a questo proposito, è il suo schema di governance, in cui compare in primo piano la "squadra", più che il Rettore".
   Mi era piaciuta anche la chiarezza con cui proclamava la natura pubblica dell'Università".

   ANCHE UNA LETTERA DAL MIUR
   Per Governance e Stato giuridico

    E'  di questi ieri la seguente lettera, pervenutaci dal MIUR:
  "A seguito dell’incontro tenutosi in data 19 maggio u.s., in vista della presentazione del disegno di legge Università il prossimo 12 giugno, si chiede alle SS.VV. di voler cortesemente inviare, a questo indirizzo di posta elettronica, eventuali valutazioni, osservazioni e riflessioni sui temi trattati nel corso dell’incontro e cioè su governance, reclutamento, personale docente e non, e su altri che le SS.VV. ritengano di particolare rilievo."
   Per una visione del testo, esso si trova nella edizione della scorsa settimana. Clicca su: Progetto governativo.
   Il governo dell'Ateneo sarà un buon governo se sarà anche propositivo sulle riforme dello Statuto e lo stato giuridico, in dirittura dìi arrivo al Consiglio dei ministri.
   Ci rivolgiamo ai nostri lettori perchè ci aiutino in questo compito. Per una visione del testo ministeriale (anche se non definitivo), clicca su :
  Detto questo, ci sia consentito domandare: quali dei candidati a rettore, amanti dei ricercatori (e che più di sono riempiti la bocca in favore dei ricercatori)   hanno dimostrato di conoscere i fondamentali e tragici problemi dei nostri ricercatori ?
  Pur essendo docenti, da anni, a tutti gli effetti,  non è loro riconosciuta la funzione docente; hanno retribuzioni iniziali da sottoproletariato (€ 1.200 al mese); non hanno possibilità di carriera perchè è tutto bloccato.

b)  La risposta di Cantelli Forti (ieri). Ripropongo "la validità del mio programma, largamente compatibile con quello del prof. Segrè."
   Le linee salienti del mio programma e i prerequisiti per la sostenibilità finanziaria, organizzativa ed etica dei progetti di sviluppo di tutte le aree culturali dell’Ateneo sono:
  1) un quadro coerente di compatibilità finanziarie, istituzionali e organizzative per i progetti di sviluppo di tutte le aree culturali dell’Ateneo;
  2) un governo partecipato e non oligarchico dell’Ateneo. Ciò costituisce il presupposto essenziale per la valorizzazione della qualità dei docenti e ricercatori nella didattica, nella ricerca e nelle attività organizzative e gestionali a loro supporto per le progressioni di carriera e l’estensione del reclutamento;
  3) la semplificazione dei processi gestionali e decisionali di tutti gli organi;
  4) una totale discontinuità con la centralizzazione e l’inefficienza dell’Amministrazione attuale che tende ad autoperpetuarsi, come dimostrano le recenti conferme di quasi tutti i suoi dirigenti e di coloro che vi hanno partecipato attivamente;
  5) la realizzazione dei progetti edilizi avviati e di altri da troppo tempo dilazionati per assicurare a tutti condizioni dignitose e sicure di lavoro e di studio.
  6) l’apertura dell’Ateneo verso l’esterno (per chiedere consensi e risorse), il che può essere tanto più credibile quanto maggiori saranno la trasparenza delle decisioni e le ricadute positive sulla società."

 


Edizione straordinaria
  - UNIVERSITAS News

PER   L'ALTERNANZA  A  CALZOLARI,  MA  QUELLA VERA


ELEZIONI DEL RETTORE UNIVERSITA' DI BOLOGNA
(lunedì 25 maggio, terza votazione)

 

Proposto da Segrè, e accettato dai "rimasti"


"
Tavolo pubblico tra i candidati
per confronto aperto sul programma" ?

OGGI A VIA BELMELORO 14 , AULA A, ORE 17

***


Teniamo duro per l'alternanza a Calzolari
e battiamo la destabilizzazione dell'Ateneo

    Un tavolo di questo genere è un giochino inventato per fare un cartello (come fanno gli "oligopolisti del mercato" e obbligare i consumatori verso una via chiusa), magari col ritiro della candidatura  in cambio di qualcosa, anche se ufficialmente motivato dalla "convergenza su un programma".
     Ci dispiace che la proposta sia stata accettata da altri, perchè il tavolo equivale coinvolgere nel giochino gli elettori meno attenti.

     Noi abbiamo convocato tanti tavoli, per gli elettori e i candidati. Ma il principale problema attuale è un altro: cosa sarà e cosa potrà fare il nuovo Rettore a fronte dell'azione pressante e congiunta che Calzolari e la Dirigenza Centrale stanno mettendo in atto in questo ultimo periodo, per garantirsi quella "continuità" che tutti i candidati, più o meno apertamente, hanno rifiutato ?
  
   Non vogliamo parlare della vox populi (ne ha già parlato Dario Braga nella sua ultima lettera agli elettori) circa interventi di Calzolari a favore di Dionigi, ma di vere e proprie delibere che legheranno le mani del successore e che sono tutte dirette ad ottenere nei fatti proprio quella "continuità" che rifiutiamo tutti (docenti, non docenti, persino i rappresentanti degli enti di sostegno della Romagna).

   Ci riferiamo in particolare:

    - all'ultimatum ("o lo fate voi entro un mese, o lo faccio io") dato da Calzolari al Collegio dei Direttori Dipartimento per la riforma di queste strutture di ricerca affinchè vengano adeguate alle "aree" sulle quali si basano le Scuole di Dottorato: e poi vedremo se e come verranno modificati i criteri di valutazione della produttività scientifica;
   -  alla delibera del Consiglio di Amministrazione di questa settimana che ha riconosciuto a 20 dirigenti il pieno raggiungimento degli obiettivi prefissati, e a 2 soltanto un parziale raggiungimento: così si è prefigurato il rinnovo per un ulteriore triennio di questi 22 incarichi dirigenziali e tutti sappiamo quanto spazio si è presa in questi anni la Dirigenza amministrativa centrale;
  -  alla recente circolare dei Dirigenti Area Programmazione e Controllo, e Area di Ragioneria nella quale si informa che a supporto del “Progetto di configurazione del sistema di contabilità analitica – COAN” in atto presso il nostro Ateneo, è stato realizzato uno Spazio Virtuale di collaborazione in cui gli utenti interessati possono consultare il manuale di contabilità analitica: un modo assai maldestro per rispondere alle nostre critiche sulla mancanza di un programma informatico di contabilità degno di questo nome, e di un regolamento di contabilità che, individuando i centri di spesa, individui anche chi è responsabile e di che cosa.

    Questi sono tutti interventi volti a garantire la continuità dell'azione di comando centralistica e di una piccola casta che si sono realizzate durante il Rettorato Calzolari e che ha portato ai risultati negativi ben noti per tutti noi.
    Questo disegno sarebbe ancor più garantito dalla elezione del candidato di Calzolari e della Dirigenza centrale.
  
   Noi abbiamo sempre avuto a cuore la sorte del nostro Ateneo, perciò sentiamo l'obbligo, cari Colleghi elettori, di farvi partecipi di questa nostra opinione nata da fatti forse sfuggiti ai molti, nella certezza che siete ben in grado di valutare da soli e di agire di conseguenza con il vostro voto.
  Guardate non solo alle idee dichiarate, ma anche alla capacità operative e alla credibilità di chi ha portato sulla propria pelle le negatività del sistema attuale.

 


UNIVERSITAS News - Edizione straordinaria

COMUNICATO STAMPA

ELEZIONI DEL RETTORE UNIVERSITA' DI BOLOGNA
(martedì 19 maggio, seconda votazione)

FERMIAMO L'ATTACCO DELLA POLITICA PER LA CONQUISTA DELL'ALMA MATER

   Dionigi (candidato rettore) ha dichiarato oggi su "la Repubblica": "Nell'universita' i linguaggi sono plurimi, la cultura e' unica".
   Siamo tutti d'accordo. Pero' in questo momento le priorita' sono:
1.- la governance, anche come modifica delle regole;
2.- ridurre il potere della burocrazia e il costo connesso;
3.- riportare le risorse, così disponibili, sulla ricerca e la didattica.

   Si e', invece, delineato in questi giorni (dopo la prima fumata nera) il classico tentativo di compattare le Facolta' umanistiche per la solita alternanza tra un rettore di area  scientifica e un Rettore di area   umanistica, e con la forzatura che cio' avvenga all'interno dell'area politica di sinistra.
  Non ci piace anche quanto ha dichiarato il candidato sindaco PD di Bologna prof. Flavio Delbono: "Ho votato per il migliore, spero sia in sintonia col mio programma". 

  Con questi metodi e questi ragionamenti il nostro ateneo e' gia' finito in fondo alle classifiche nazionali e internazionali.
   Il nostro modo di pensare e' invece:
- la priorita' va al programma;
- la politica deve rimanere fuori dall'universita'.

  Facciamo appello affinchè sia respinto l'attacco della politica, e dei vecchi metodi, all'Alma Mater.

 

 

 

Risultati del sondaggio sulle "intenzioni di voto"
(Sondaggio universale, ossia non campionario)sondaggio.jpg (21482 byte)

   In totale i voti validi espressi sono stati 92 (si vegga, sotto, il riparto tra i candidati).
    Il sondaggio è stato partecipato oltre che da docenti e ricercatori confermati (ossia da aventi diritto al voto), da personale tecnico e amministrativo e ricercatori non confermati (ossia da persone non aventi diritto).
   Un aiuto alla loro interpretazione è associare detta cifra al numero dei visitatori del Foglio "Universitas News" che ha promosso il sondaggio, nello stesso periodo (aprile). I visitatori sono stati
2.989 e dunque i votanti sono stati il 3%.
  Vista la grande distanza tra le due cifre (92 e 2989), la spiegazione istintiva è che il grosso dell'elettorato non ha ancora scelto.
   Ma c'è una seconda spiegazione, più realistica. Questo sondaggio appartiene alla categoria dei social-referendum, per i quali è ben nota l'allergia degli internauti, a utilizzarli. Lo conferma  il  recentissimo social-referendum di "Face Book":  su  200 milioni di utenti, hanno risposto 600 mila, pari allo 0,3%.
   A questo punto, avere avuto noi  il 3% è stato un "risultato" interessante ? Lo vedremo dopo il primo turno.

Votanti:  numero 92 pari al 3,26 % dei 2819 docenti, aventi libertà di indicare l'intenzione di voto

 

Voti espressi

%

Proiezione dei voti, se si applica
la % al totale degli aventi diritto

Barbiroli Giancarlo 1 1,09 31
Braga Dario 13 14,13 398
Cantelli Forti Giorgio 41 44,57 1256
Dionigi Ivano 11 11,96 337
Grandi Roberto 6 6,52 184
Sassatelli Giuseppe 4 4,35 123
Segrè Andrea 16 17,39 490
TOTALE

92

100,00

2.819
(esclusi i 33 studenti del CS)

 

 

 

Elezioni del Rettore convocate per il 12 maggio 2009

SONDAGGIO sulle "intenzioni di voto"
(su base non campionaria)

I Colleghi disponibili a manifestare  l' intenzione di voto,
possono  partecipare al SONDAGGIO, cliccando su:


  elezioni.rettore@alice.it

Comparirà un messaggio di posta, con una parte in bianco da riempire. Infine, si clicca su INVIO. Il messaggio è indirizzato a due persone, per controllo dei voti. Queste hanno un e-mail presso un gestore diverso da <unibo.it>,
per impedire a chiunque dell'ateneo di accedere al nome del votante. Sono accettati solo i voti provenienti da e-mail aventi <unibo.it> nell'indirizzo, vale dire solo di persone dell'Ateneo. Il voto va inviato via e-mail entro il 29 aprile 2009.


MOTIVAZIONI

1) E' un dato di fatto che "uno solo" dei 7 candidati potrà essere RETTORE. In questo senso, ottenere con qualche anticipo le "intenzioni di voto" può essere un servizio per i (7-1) candidati.
2) Lo stesso è dal punto di vista dei votanti. Nessun gruppo ha tanti voti da imporre il proprio candidato. Pertanto, è utile orientarsi verso un candidato che "si pensa" possa piacere anche agli "altri". Senza questo contributo, il rischio è che i voti risultino frazionati alla pari, così che il rettore sarà imposto dal tecnicismo del regolamento, vale dire per ballottaggio tra i primi due.
3) Circa la significatività del responso, pubblicheremo i risultati, anche se rispondono poche persone.

PRO-MEMORIA.

1.- Le elezioni sono indette per il 12 maggio 2009 e, in caso di insuccesso, il 19 maggio, il 25 maggio, il 28 maggio.
2.- Le candidature sono presentabili per iscritto, al Decano prof. Giovanni MARRO, fino all'11 maggio 2009.
3.- Si vota in Bologna, via Zamboni 33, dalle ore 8,30 alle ore 19. E' ammesso un solo voto di preferenza.
4.- Le prime tre votazioni sono valide se partecipa al voto almeno la metà degli aventi diritto al voto.
5.- E' eletto Rettore il candidato che riporta la maggioranza assoluta dei votanti in una delle prime tre votazioni .
6.- Si procede a ballottaggio tra i due candidati più votati, se nessuno risulta eletto nelle prime tre votazioni.

 

senato2.gif (4669 byte)
"Indagine conoscitiva sui problemi economici e finanziari delle università"
Dati i risultati, sono iniziate varie audizioni, tra cui del Miur, della CRUI, del CUN, e ne sono attese altre


Il  31 marzo 2009 ha avuto luogo AUDIZIONE
delle Organizzazioni Unitarie della Docenza

ADU, ADI, ANDU, APU, CISAL Universita', CISL Universita', CNU, CNRU,
FLC CGIL, SUN, UIL P.A.-U.R. AFAM, UDU, UGL Universita' e Ricerca
(Per il significato e i responsabili delle sigle, vedi sotto* )

Resoconto dell'Audizione (Atti Senato)

Presentato anche un documento scritto
sul finanziamento dell'Università

Legislatura 16º - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 93 del 31/03/2009

Seguito dell'indagine conoscitiva sui problemi economici e finanziari delle università:
audizione di rappresentanti di ADU, ADI, ANDU, APU, CISAL Università, CISL Università,
CNU, CNRU, FLC CGIL, SUN, UIL PA-UR AFAM, UDU, UGL Università e ricerca.

Riprende l'indagine conoscitiva, sospesa nella seduta del 29 gennaio scorso.
Il PRESIDENTE introduce l'odierna audizione dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali del comparto università e ricerca, cui dà il benvenuto.
Prende indi la parola il professor Mauro SERAFINI, segretario organizzativo nazionale dell'Associazione docenti universitari (ADU), il quale pone in luce preliminarmente l'estrema sofferenza del settore dal punto di vista tanto delle risorse quanto dell'incertezza del quadro legislativo, tale da impedire il ricambio generazionale. Fa presente poi che le organizzazioni sindacali hanno presentato un documento unitario, nella prospettiva di instaurare un dialogo proficuo sui principali problemi dell'università.
Il professor Valerio BROCCATI, segretario nazionale della FLC CGIL, descrive indi i presupposti su cui si fonda il documento unitario dei sindacati, quali anzitutto il carattere di bene pubblico dell'università e dell'istruzione superiore nonché la necessità di assicurare prestazioni unitarie nel sistema, pur rispettando l'autonomia. Si sofferma poi sulle risorse, rimarcando negativamente che il sottofinanziamento del comparto rappresenta un dato strutturale, considerati gli scarsi investimenti in risorse umane e materiali. Nel riconoscere comunque l'esigenza di una corretta gestione economica e di conseguire risparmi, lamenta l'incidenza dei tagli sul settore, comunicando che secondo alcune stime elaborate dalla CGIL oltre i tre quarti degli atenei supereranno a breve il tetto del 90 per cento del rapporto tra spese fisse rispetto al Fondo di finanziamento ordinario (FFO), con conseguente blocco delle assunzioni. Occorre pertanto a suo giudizio un finanziamento pluriennale che incentivi le università ad una programmazione di lungo periodo delle risorse disponibili e del personale.
Con particolare riferimento alla valutazione, reputa necessario introdurre un sistema attendibile tale da certificare anche il corretto uso dei fondi. Invita quindi ad individuare con chiarezza il fabbisogno di docenti e ricercatori nella prospettiva di una riforma del reclutamento e dello stato giuridico, evidenziando che mentre il numero di docenti è cresciuto, quello del personale tecnico-amministrativo è diminuito. Si è registrato inoltre, segnala, un incremento del lavoro precario che ha determinato una perdita di qualità dell'offerta formativa, mortificando la crescita professionale del personale.
Ritiene perciò essenziale un reclutamento straordinario che consenta gradualmente di stabilizzare il personale in maniera selettiva e mirata, in considerazione anche degli imminenti pensionamenti, nonché una programmazione stabile degli accessi, al fine di dare continuità al settore. In tale ottica giudica preferibile istituire una forma prevalente o unica di accesso, a partire dai ricercatori con contratto a tempo determinato, soggetti poi a periodiche valutazioni con riguardo alla produzione scientifica, in modo da risolvere le problematiche connesse ai concorsi e assicurare certezza nei tempi, senza continui rinvii.
Si sofferma altresì sul governo degli atenei, ipotizzando un sistema di rappresentanza delle autonomie in cui prevedere una componente elettiva su base non disciplinare e non gerarchica, accompagnata da esponenti degli atenei e della società civile, tanto più che l'attuale meccanismo imperniato sul Consiglio universitario nazionale (CUN) e sulla Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI) rischia, rispettivamente, di non garantire flessibilità né di esprimere in modo unitario la complessità del sistema.
Rileva infine ulteriori criticità del comparto, come ad esempio la sovrapposizione di ruoli di indirizzo e gestione, tale da impedire una chiara imputazione di responsabilità, la necessità di rendere non rinnovabile il mandato dei rettori, onde svincolarli da logiche di ricatto, nonché la riconduzione della docenza al ruolo che le è proprio, nella prospettiva di una maggiore trasparenza e chiarezza.
Il dottor Giovanni RICCO, segretario nazionale dell'Associazione dottorandi italiani (ADI), fa presente che l'Italia spende percentuali minime del prodotto interno lordo per la formazione e la ricerca, specialmente se confrontata con la media dei paesi OCSE. Il sottofinanziamento del comparto, unito alla mancanza di una adeguata valutazione della didattica e della ricerca, hanno perciò contribuito a suo giudizio all'estensione del precariato e all'abbassamento della qualità del sistema formativo, atteso che spesso prevalgono requisiti non meritocratici. Occorre inoltre a suo giudizio un approfondimento sulla cosiddetta "fuga dei cervelli", motivata sia dal maggior riconoscimento economico ottenibile all'estero, sia da una migliore valutazione rispetto al merito. Lamenta quindi il peggioramento della situazione a causa dei tagli al FFO e del blocco del turn over.
Dopo aver invitato ad una maggiore cautela nel giudizio sui dati riguardanti i corsi di laurea e la spesa per studenti, reputa indispensabile l'acquisizione di informazioni affidabili sul precariato nell'università, sottolineando altresì la penuria di sbocchi lavorativi per i dottori di ricerca, i quali non trovano riconoscimento né nell'università, né tanto meno nella pubblica amministrazione e nel mondo del lavoro in generale, che non valorizza tale livello di conoscenza. In proposito, pone l'accento sull'opportunità di offrire ai dottori di ricerca maggiori possibilità occupazionali anche attraverso incentivi fiscali ai datori di lavoro privati
che intendano assumere tali figure.
Il professor Giorgio FARAGGIANA, membro del direttivo dell'Associazione nazionale docenti universitari (ANDU), nel rimarcare a sua volta la condivisione del documento unitario, fa presente che spesso le università considerate virtuose sono quelle che fanno più ricorso al precariato, con conseguente penalizzazione per gli atenei che impiegano personale a tempo indeterminato.
Rimarca quindi la necessità di adeguare il ruolo dei ricercatori ai fini dell'inserimento nel mondo accademico, tenuto conto che essi rappresentano un supporto basilare per la didattica.
Suggerisce infine di acquisire dati disaggregati relativi al numero dei ricercatori presenti a livello nazionale, e in particolare alla percentuale di coloro che svolgono attività didattica.
L'avvocato Riccardo MARINI, segretario generale aggiunto della CISAL università, nel rilevare le distorsioni del concetto di autonomia dovuto a suo giudizio anche allo eccessivo potere regolamentare delle università, giudica necessaria una revisione del governo del sistema,
tanto più che attualmente si registra una certa disomogeneità fra atenei. Reputa perciò imprescindibile un quadro generale che individui con chiarezza le responsabilità degli organi di governo, accompagnato da controlli più incisivi anche attraverso ad esempio revisori di
nomina esterna.
Evidenzia altresì l'esigenza di aumentare la mobilità tra atenei, lamentando che con riguardo alle facoltà di medicina spesso non si tiene conto della duplice attività svolta dal personale, impegnato non sono nella didattica ma anche nell'assistenza. Rileva a sua volta il decremento
del personale tecnico-amministrativo, deplorando la marginalizzazione delle figure dei tecnici i quali non possono svolgere attività didattiche.
Nel segnalare che spesso gli atenei non sono in grado di usufruire dei finanziamenti europei, comunica con disappunto che molte università disapplicano la legislazione vigente in materia di equa distribuzione dei

Il documento presentato

PRO-MEMORIA SUL FINANZIAMENTO DELL'UNIVERSITA'

  Noi crediamo che qualsiasi intervento normativo non possa prescindere dal rigoroso rispetto di alcuni valori fondativi che rappresentano la parte migliore della storia e dell'esperienza dell'Universita' italiana, valori che desideriamo sinteticamente ricordare:

1) la natura pubblica del sistema universitario. Il ruolo dello Stato come erogatore e garante di un sistema di alta formazione e' indispensabile per assicurare le condizioni affinche' l'Universita' resti, ed anzi divenga sempre piu', elemento centrale del sistema di welfare. E' compito del sistema pubblico garantire parita' di condizioni universali nell'accesso all'Universita', assicurare la qualita' dell'offerta didattica, e per questa via ripristinare una mobilita' sociale che appare ridotta, presidiare la ricerca in tutti i campi, anche quelli che, pur dotati di alto valore culturale e scientifico, non presentano possibilita' di valorizzazione economica immediata, garantire la liberta' didattica e di ricerca costituzionalmente sancita. Va inoltre assicurato il carattere unitario del Sistema nazionale universitario, dotato di effettiva autonomia, all'interno del quale deve essere garantita l'autonomia dei singoli Atenei. Il ruolo del privato rappresenta un'utile integrazione, uno stimolo ed una risorsa, che deve avere tuttavia carattere complementare al mantenimento di un forte, prevalente sistema pubblico di Atenei. La stessa idea di autonomia, che e' autonomia del sistema ed autonomia dei singoli Atenei, si tiene nella misura in cui il riferimento concettuale e' ad un sistema nazionale pubblico.

2) il ruolo sociale del sistema universitario, ruolo che si estrinseca in un rapporto trasparente tra la domanda sociale, il concreto funzionamento degli Atenei e la loro capacita' di dare risposte sulla base di un misurabile rapporto costi-benefici, da rendere visibile attraverso una congrua valutazione del sistema e delle sue singole articolazioni (Atenei, Facolta', Dipartimenti, progetti di ricerca, percorsi formativi).

Ogni provvedimento di riforma deve misurarsi con questi valori fondanti e con la natura laica e razionale dell'Universita'. Siamo perfettamente consapevoli della distanza che separa oggi l'Universita' dalla compiuta realizzazione di un modello ideale: l'Universita' italiana e' in condizioni difficili, in parte prodotte dal contesto politico-istituzionale, in parte da una distorta applicazione dell'autonomia la cui responsabilita' e' da imputare al ceto accademico. E' tuttavia nostra convinzione che non vi sia riforma possibile che non muova dall'affrontare i nodi ed i valori che dovrebbero sostenerne il modello. Dalle considerazioni precedenti emerge con chiarezza, a nostro avviso, un postulato fondamentale: l'alta formazione è responsabilità pubblica, ed il finanziamento necessario deve essere di fonte pubblica. La ricerca di ulteriori fonti di finanziamento, o modalità gestionali che allarghino la partecipazione dei privati nell'alta formazione, non possono essere tali da appannare e ridurre la responsabilità centrale e primaria dello Stato. Va rilevato inoltre che i numerosi interventi legislativi degli ultimi anni si collocano in uno scenario di risorse costantemente decrescenti in termini reali. E' stata così in particolare realizzata a costo zero la riforma del 3+2, la cui valutazione richiederebbe un'analisi articolata e differenziata tra Atenei e discipline, e che ha generato la sensazione diffusa di una perdita di qualità dei percorsi formativi. Gli Atenei, non potendo accedere a risorse aggiuntive, sono stati costretti a realizzare l'ampliamento dell'offerta formativa conseguente all'applicazione di tale riforma, ricorrendo in maniera massiccia a forme di reclutamento precario e a contratto. Nei provvedimenti di Governo, a partire dalla L. 133/2008, vediamo invece disegnarsi una prospettiva di liquidazione del ruolo pubblico ed un sistema universitario sempre piu' impoverito sul piano finanziario e, soprattutto, sul piano delle risorse intellettuali ed umane. Un sistema che nel giro di pochi anni compira' fino in fondo una parabola discendente che portera' ad una condizione di paralisi e di irrilevanza istituzionale.

Il settore della conoscenza deve essere considerato una risorsa strategica del Paese. I finanziamenti devono essere pertanto adeguati a questo compito. La valutazione dell'utilizzo di questi finanziamenti deve essere effettuata a partire dalle ricadute sull'intero sistema Paese.

Utilizzare gli Atenei per fare cassa non e' l'approccio migliore ad una discussione seria sulle necessita' del finanziamento e sulla qualita' della spesa. Occorre partire da un dato incontrovertibile: qualunque indicatore venga assunto, il sistema italiano e' largamente sottofinanziato, ed in queste condizioni ogni ragionamento credibile sulla qualita' e' del tutto velleitario. Se si realizza il taglio ulteriore di un 25% in termini reali nei prossimi quattro anni, come prevede la L. 133, si entra in una condizione di bancarotta degli Atenei, anche quelli che oggi si considerano "virtuosi". Gran parte degli Atenei supereranno la soglia del 90% nel rapporto spese di personale/FFO, e dunque non potranno più assumere. E a partire dal 2010 cominceranno difficoltà nella gestione ordinaria che investiranno sia la sostenibilità del funzionamento sia le retribuzioni del personale. Occorre inoltre abbandonare l'idea che il finanziamento necessario costituisca, anziché una condizione imprescindibile di funzionamento, un premio da attribuire a chi dimostri performances elevate o flessibilità politica; non può realizzarsi uno scambio improprio tra modifiche legislative e finanziamento basale, nel quale il consenso alle modifiche legislative viene agito come elemento di pressione e condizionamento sull'autonomia.

3.- Occorre invece partire da:
a) una previsione pluriennale di crescita del finanziamento di base che avvicini il nostro Paese alla media OCSE; occorre una programmazione certa delle risorse nel medio-lungo periodo se si desidera che gli Atenei effettuino una programmazione vera ed efficace dell'offerta formativa, della ricerca e della politica del personale;
b) una rimodulazione delle regole della distribuzione del FFO che valorizzi indicatori credibili di crescita della qualita' dei servizi e delle prestazioni dei singoli Atenei, e su di essi distribuisca le risorse, evitando tuttavia di incentivare comportamenti perversi (la caccia all'iscritto o le promozioni facili), come pure è accaduto nel recente passato. Un finanziamento cosi' rivisto esplicherebbe inoltre la sua piena funzione se, riconoscendo che le universita' possono vivere solo nel binomio inscindibile di attivita' di didattica e di ricerca, si osservasse che tali requisiti non vengono attualmente rispettati in tutti gli Atenei italiani, e si procedesse quindi ad un attento monitoraggio delle loro caratteristiche in maniera tale da porre rimedio a queste situazioni;
c) una rigorosa revisione delle regole di finanziamento dei fondi di progetto, insieme con l'ampliamento degli investimenti a progetto, a cominciare dai PRIN (che nel 2008 sono calati da 160 a 98 milioni).

Non si sfugge al nodo della messa a regime di un sistema di valutazione attendibile, che non può essere costituito né dal MIUR, né dai Nuclei interni di valutazione. Occorrono procedure certe e realmente imparziali che, attraverso forme di referaggio cieco per i progetti, attraverso l'avvio di un'Agenzia nazionale di valutazione effettivamente terza e funzionante, garantisca credibilità ed equilibrio nella distribuzione delle risorse.  (FINE)

proventi acquisiti con la ricerca in conto terzi, devolvendo tutti gli introiti al titolare del progetto. Ritiene infine che il sistema dei concorsi locali non abbia dato i risultati sperati e giudica più opportuna una forma di abilitazione nazionale unica per l'accesso alla docenza su cui innescare progressioni di carriera incentrate sul merito.
Il professor Paolo GIANNI, segretario nazionale del Comitato nazionale universitario (CNU), concorda con il rilievo della valutazione, ricordando che il decreto-legge n. 180 del 2008 attribuisce una quota del FFO a tale scopo.
Si sofferma poi sulla presunta dispersione di risorse causata dal proliferare delle sedi, precisando che occorre distinguere tra quelle in cui si effettua ricerca e quelle in cui non si svolgono tali attività. Sulla questione, ritiene non risolutiva la proposta di aggregazione di strutture, come ad esempio si prefigura nel disegno di legge n. 1387, a prima firma del senatore Valditara.
Dopo una breve precisazione del senatore VALDITARA (PdL), il quale nega che nel disegno di legge n. 1387 siano previsti accorpamenti di sedi, il professor GIANNI segnala che in Italia il numero di corsi e di insegnamenti non è superiore rispetto ad altri Paesi europei, pur riconoscendo l'esigenza di una correlazione tra la dimensione e la tradizione degli atenei, da un alto, e il numero di corsi che gli stessi sono in grado di mantenere, dall'altro. Al riguardo fa presente che non tutti i corsi - come ad esempio quelli professionalizzanti - devono essere associati a sedi universitarie, bensì solo quelli che prevedono un livello minimo di ricerca.
Il professor Marco MERAFINA, responsabile del Coordinamento nazionale ricercatori universitari (CNRU), manifesta la condivisione dei ricercatori sul documento unitario delle organizzazioni sindacali, puntualizzando che a fronte di numerosi sprechi esistono dei servizi forniti a costo zero tra cui anzitutto la didattica gratuita impartita dai ricercatori, spesso su corsi fondamentali.
Richiamandosi a precedenti audizioni, giudica preoccupante l'affermazione per cui la perdita di docenza produrrà una riduzione dei corsi, atteso che non si tiene adeguatamente conto della diversità fra i settori scientifico-disciplinari. Nega poi che i ricercatori siano distolti dalla ricerca in quanto impegnati nella didattica, rimarcando la pressante necessità di riconoscere loro lo status giuridico di docenti, tanto più che la materia risente di una lacuna quasi trentennale.
Esprime infine delusione per la preannunciata disciplina sui prepensionamenti, invocando un atto di coraggio affinché si eguagli per tutti l'età di collocamento a riposo, nella prospettiva di ringiovanire il settore e recuperare risorse.
Il segretario nazionale della UIL-PA, UR e AFAM, dottor Claudio AMICUCCI, sottolinea a sua volta la natura pubblica ed il ruolo sociale dell'università. Censura poi l'andamento finora discontinuo del reclutamento, che ha determinato la diffusione del precariato. Invoca pertanto una maggiore programmazione.
Si sofferma indi sui temi del finanziamento, lamentando che nel 2009 gli atenei, oltre a subire i tagli imposti dal decreto-legge n. 112, saranno costretti anche a restituire il 50 per cento delle spese per pubblicità.
Quanto all'annunciato disegno di legge dell'Esecutivo sulla governance, si augura che esso tenga in considerazione anche gli statuti, atteso che dalla legge n. 168 del 1989 è finora mancato un adeguato controllo sugli strumenti dell'autonomia.
Dopo aver evidenziato le difficoltà del personale tecnico-amministrativo, ed in particolare l'ingiustizia perpetrata ai danni di quello tecnico, cui è stato precluso l'insegnamento, sollecita un chiarimento in ordine alle facoltà di medicina che non si limiti ai 7 policlinici a gestione diretta.
La coordinatrice nazionale dell'Unione degli universitari (UDU), dottoressa Federica Manuela MUSETTA, evidenzia in primo luogo la valenza pubblica della formazione universitaria, che non può essere trascurata tanto più nella società della conoscenza, dove il numero delle persone che accedono ai gradi più elevati dell'istruzione dovrebbe crescere di continuo. Ella deplora poi le conseguenze che deriveranno dal blocco delle assunzioni per le università che abbiano superato il tetto del 90 per cento che, a suo avviso, si tradurranno o nella chiusura di alcuni corsi di laurea ovvero nella introduzione di sbarramenti all'accesso. Ciò, per mancanza di docenti non tanto alla luce di un'azione programmatoria, quanto a seguito della distribuzione dei docenti rispetto alla loro età anagrafica. Invoca quindi un monitoraggio su tale ultimo aspetto, prima che vengano dismessi corsi fondamentali per la cultura del Paese.
Ella invita altresì a riflettere sui motivi che hanno determinato un sensibile calo nelle immatricolazioni, fra cui sottolinea in particolare quelli di natura economica. Al riguardo, pur riconoscendo le misure per il diritto allo studio disposte dal decreto-legge n. 180, rileva che i fondi sono limitati ad un solo anno, sicchè alcuni studenti potrebbero intraprendere corsi di studi senza avere la possibilità di concluderli, anche in ragione della profonda crisi che attraversa il Paese. Sollecita pertanto maggiori incentivi per la prosecuzione degli studi.
Dopo aver posto l'accento sull'insufficiente mobilità studentesca nel Paese, aggravatadall'inadeguato riconoscimento degli esami sostenuti in caso di trasferimento presso altri atenei pur dello stesso corso di laurea, si sofferma sulla contribuzione studentesca, affermando che l'università non può essere integralmente pagata dagli studenti. Nel ricordare che in alcuni Paesi europei, ad esempio in Scandinavia, non sono previste tasse a carico degli studenti, deplora la prospettiva di incrementare ulteriormente quelle italiane, come adombra il disegno di legge n. 1387. Al contrario, ritiene necessario tutelare in ogni modo il tetto del 20 per cento rispetto al FFO ed avviare una riflessione al fine di parametrare i contributi degli studenti alle rispettive condizioni economiche.
Stigmatizza indi che i calcoli sulla produttività degli studenti siano spesso viziati, trascurando di tenere conto degli studenti lavoratori che in nessun modo possono, a suo avviso, essere considerati alla stregua dei fuori corso.
Auspica inoltre che gli studenti, i quali rappresentano i maggiori beneficiari della didattica, siano maggiormente coinvolti nella valutazione degli atenei, con ricadute anche su quella dei docenti. Conclude accennando al tema della governance, in ordine al quale si augura sia riconosciuto agli studenti il giusto peso. In particolare, respinge nettamente l'ipotesi di ridurre ulteriormente la loro partecipazione agli organi collegiali, già attestata ad un esiguo 15 per cento.
La professoressa Rosanna CERBO, dirigente della Federazione nazionale università e ricerca dell'UGL, si sofferma anzitutto sugli elementi che determinano sprechi nelle università, e in particolare sulle sedi periferiche che indubbiamente sono cresciute a dismisura senza adeguate motivazioni. Analogamente, ritiene che alcuni corsi di laurea professionalizzanti non abbiano motivo di esistere. Invita tuttavia a distinguere fra tutte le categorie in base al merito,
così come a concedere il biennio di trattenimento in servizio solo ai più meritevoli.
Ribadisce indi alcune tematiche care all'UGL, fra cui l'abolizione del valore legale del titolo di studio, il ruolo unico dei docenti (che risolverebbe anche l'incresciosa assenza di uno stato giuridico dei ricercatori), l'abolizione della farsa rappresentata dai concorsi a favore di una lista unica, un tavolo tecnico per risolvere le tematiche delle facoltà di medicina, con la partecipazione non solo dei Dicasteri competenti sull'università e la ricerca, oltre che la salute,
ma anche delle regioni.

Seguono quesiti da parte dei senatori.
Il senatore ASCIUTTI (PdL) puntualizza che l'indagine conoscitiva ha lo specifico obiettivo di mettere a fuoco gli elementi che incidono negativamente sui bilanci universitari. Esprime pertanto stupore e sconcerto per il silenzio dei sindacati su questi temi che, a suo avviso, precedono logicamente tutte le altre questioni, sia pure di indiscutibile rilievo, fra cui i
finanziamenti, la governance, lo stato giuridico dei ricercatori. Del resto, rammenta, non mancherà occasione di discutere di tali tematiche in altre sedi, ad esempio in occasione del preannunciato disegno di legge governativo in materia. Nell'ambito della procedura informativa in corso, si sarebbe invece aspettato un segnale inequivoco da parte dei sindacati sui temi oggetto dell'indagine, fra cui ad esempio la proliferazione delle sedi e dei corsi di laurea, la permanenza dei docenti nella medesima facoltà per tutta la loro carriera, l'utilizzo irrazionale del personale, la responsabilità del reclutamento, fino all'ipotesi di licenziamento.
Auspica quindi che gli auditi vogliano integrare i loro interventi con una documentazione scritta su questi argomenti.
Il senatore RUSCONI (PD) conviene che il finanziamento rappresenti una questione cruciale per la sopravvivenza degli atenei. Chiede pertanto che cosa prevedano le università in termini di contribuzione studentesca qualora dovessero permanere i tagli operati dal decreto-legge n. 112, nonché quali università correrebbero i maggiori rischi.
Considerato poi che l'Italia non spende meno di altri Paesi per la formazione universitaria, sollecita proposte in ordine a come potrebbero essere spesi meglio i fondi. Quanto infine alle sedi decentrate, concorda su un giudizio differenziato a favore di quelle che effettivamente svolgono attività di ricerca. Si interroga poi su quante di esse dipendano dalla
volontà politica anziché da quella interna universitaria.
Il senatore VALDITARA (PdL), nell'associarsi alla richiesta di integrare gli interventi con una documentazione scritta, sottolinea l'attuale condizione dell'Italia, caratterizzata dal debito pubblico più alto del mondo e da una crisi economica travolgente. Conviene quindi che si possa rovesciare la prospettiva di definanziamento dell'università avviata dal decreto-legge n. 112 solo a condizione di eliminare alcuni sprechi. Sollecita pertanto l'orientamento dei sindacati in ordine alle seguenti tematiche specifiche: rapporto fra personale docente e non docente, che in alcuni atenei è pari allo 0,73 per cento, mentre in altri raggiunge il 2,2 per cento, a testimonianza di evidenti assunzioni clientelari; incapacità di attrarre finanziamenti privati; inadeguatezza di alcuni atenei nell'intercettare le risorse europee; attivazione di sedi
decentrate in aree del Paese dove non vi è neppure un istituto secondario superiore; riduzione, a partire dal prossimo anno accademico, del 20 per cento dei corsi universitari, a coronamento di misure a suo tempo avviate dall'ex ministro Mussi e proseguite ora dall'attuale ministro Gelmini; rapporto fra ricercatori e professori.
Quanto alla contribuzione studentesca, affrontata nel suo intervento dalla rappresentante dell'UDU, pone in luce che in campagna elettorale il Partito democratico aveva proposto di liberalizzare le tasse universitarie. Nel disegno di legge n. 1387 a sia firma, invece, viene recepito il modello introdotto nel Regno Unito dall'ex premier Tony Blair, che prevede una
contribuzione aggiuntiva differita, rateizzabile anche in vent'anni, per i laureati che abbiano trovato una buona occupazione dopo aver beneficiato del sistema universitario. In nessun modo essa può essere quindi giudicata una misura penalizzante per gli studenti.
La senatrice DE FEO (PdL) trae spunto da un articolo pubblicato oggi sulla stampa in ordine agli abbandoni dopo il primo anno di frequenza dei corsi universitari, che rappresenta a suo avviso non solo un enorme dispersione di fondi, ma anche una consistente perdita di tempo per gli studenti. Chiede quindi l'orientamento dei sindacati su eventuali test d'ingresso che verifichino il grado di preparazione degli studenti e ne misurino l'attitudine agli studi universitari.
Il senatore PITTONI (LNP) pone l'accento sulla revisione in corso dei parametri per la distribuzione meritocratica di una quota del FFO.
In considerazione dell'imminente inizio dei lavori dell'Assemblea, il PRESIDENTE dichiara conclusa l'audizione, ringraziando i rappresentanti dei sindacati per le indicazioni fornite ed invitandoli a rispondere per iscritto ai quesiti posti. Rinvia indi il seguito dell'indagine conoscitiva.

La seduta termina alle ore 16,30.

 

* ORGANIZZAZIONI UNITARIE DELLA DOCENZA UNIVERSITARIA
Coordinatore generale: Sergio Sergi
- ADU, Associazione Docenti Universitari - Presidente: Leo Peppe.
- ADI - Ass. dottorandi e Dottori di ricerca Italiani , Segretario Nazionale Augusto Palombini
- ANDU, Associazione Nazionale Docenti Universitari - Presidente: Nunzio Miraglia
- APU, Associazione Professionale Universitaria - Presidente: Gina Melillo
- CISAL- Università, Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori - Università - Presidente: Bartolomeo Merola
- CISL-Università, Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori - Università - Segretario generale: Santo Signorelli
- CNRU, Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari - Presidente: Marco Merafina
- CNU, Comitato Nazionale Universitario - Presidente: Francesco Indiveri
- FLC Cgil, Federazione Lavoratori della Conoscenza - Confederazione gen. it. del lavoro - Segretario Nazionale: Marco Broccati

- SUN - Universitas News, Sindacato Universitario Nazionale, Presidente: Nino Luciani
- UDU, Unione Degli studenti Universitari, Presidente: Valerio Angelini
- UGL - Unione Generale del Lavoro, Universita' e Ricerca, Presidente: Clara Valli
- UILPA-UR AFAM, Unione Italiana del Lavoro Pubblica Amm.ne - Università e Ricerca - Presidente: Alberto Civica.

- UGL Università, Unione Generale del Lavoro

 

n
EDIZIONE STRAORDINARIA
LA RIFORMA DELLE COMMISSIONI E' LEGGE DELLO STATO

Convertito in legge il Decreto-legge 10 nov. 2008, n. 180, "Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la
valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca" .

Ci saranno ancora: a) due idonei per un posto di prof. associato o di prof. ordinario; b) un idoneo
per un posto di ricercatore. Inoltre ci sarà meno rigidità per le chiamate dirette di professori dall'estero.


MariaStella Gelmini


La Ministra, dopo un gran fracasso così da rinviare i concorsi, perchè
"da farsi con nuove commissioni giudicatrici" (per elezione e sorteggio)

poi
all'ultimo si  lascia scippare (da parte di ignoti, della sua

Maggioranza) gli effetti della riforma, lasciando liberi gli Atenei
di non riaprire i termini per le domande di concorso.
Clicca su: STATO GIURIDICO

Sul piano più generale, per parte finanziaria, è stata VIOLATA  L'AUTONOMIA UNIVERSITARIA.
Anche dimostrata, da parte del governo, coda di paglia, incompetenza, mala fede con l'abbassare

il finanziamento statale, ma  senza liberalizzare il ricorso al mercato (contribuzione studentesca).
Questo si doveva fare per il costo della laurea magistrale, e considerare che, tra gli studenti della laurea
triennale, ci sono molti figli di papà che potrebbero pagare almeno un buon 30% del costo degli studi.

Come l'Università* (meglio dire, come una sua
autorevole espressione) è comparsa alla Camera ...

P. BINETTI*:
"Molte volte i nostri ricercatori, quando arrivano a fare il concorso, lo hanno  già vinto, ma non soltanto per il sotterfugio del concorso, ma perché quel concorso è stato bandito in quanto già avevano dato prova di capacità, di intelligenza, di dedizione e di originalità nel pensiero. Sono una ricchezza e una risorsa che è veramente un peccato perdere e disperdere."


Paola Binetti

LUCIANI: se ho ben capito, la prof. Binetti ha definito "sotterfugio" il concorso come fatto finora, ma ha anche snobbato (ossia non degnato di una parola - si vegga sotto) la riforma Gelmini delle commissioni di concorso che, dunque, rimarrebbe un "sotterfugio", come se non sia cambiato nulla. Come non darle torto, se non sono riaperti i termini per le domande, così che il concorso sia limitato ai "predestinati" che fecero domanda in base alla legge precedente ?
   Sotto un profilo più complessivo, la nuova legge ci fa constatare come, alla faccia dell'autonomia universitaria (voluta dall'art. 33 della Costituzione, e ribadita nel "contratto con gli italiani" di Berlusconi), continuiamo ad avere dei governi che distruggono l'università con provvedimenti finanziari che mirano a sottomettere l'università al potere politico. I motivi dati in pasto ai mass media si direbbero incontrovertibili, soprattutto perchè a senso unico. Ma "dura minga" ... .
  Infatti è' del tutto pretestuoso che lo Stato discrimini tra le università, a favore di quelle che hanno sforato, per i contributi studenteschi, il 20% del FFO (sono quelle medesime, ridenominate ad arte come "virtuose" perchè non hanno sforato, per spese di personale il 90% del FFO). Ed è coda di paglia, incompetenza, mala fede l'abbassare, come regola generale, il finanziamento pubblico e al tempo stesso non liberalizzare il finanziamento da parte del mercato (intendi: contributi studenteschi), anche perchè, tra gli studenti, ci sono molti figli di papà che possono pagare il costo effettivo degli studi o almeno un buon 30%.   In questa liberalizzazione, andrebbe fatta anche una distinzione tra laurea triennale (in qualche modo, laurea sociale) e laurea magistrale.
  Trovo anche assurdo che lo stato dia un finanziamento diverso, alle università,   per lo studente di una Facoltà rispetto a quello di un'altra Facoltà.
   Le discriminazioni finanziarie tra università, disgiunte da analisi delle situazioni da caso a caso, altro non sono che forme di intimidazione, riedizioni delle pratiche sovietiche, ben note, che portarono al fallimento quel sistema politico. I cosiddetti parametri di "efficienza" ebbero già da allora una ampia sperimentazione in quel sistema.
   Anche a volerli considerare motivati da "razionalità", in realtà sono soggettivi, e spesso sottendono complessi di inferiorità legati alle vicende personali di chi li inventa. La "valutazione dei ricercatori", ivi  di riferimento (impact factor, citation index), è una burla, un by-pass per eludere un serio controllo, che può esserci solo con l'analisi delle ricerche.
   Tutte queste cose possono accadere soprattutto perchè al Ministero dell'università abbiamo degli incompetenti estremi. Anche in parlamento, maggioranza e opposizione, c'è di tutto, salvo eccezioni. Non sappiamo cosa farcene di chi da enfasi al "merito", ma poi non sa come applicarlo, anzi agisce in senso contrario.
IL DISCORSO DELLA On. Prof. Paola BINETTI
* Prof. ordinario di storia della medicina, Camera dei Deputati, 5 gen 2009)

PAOLA BINETTI. Signor Presidente, vorrei soffermarmi prima di tutto sull'emendamento che ho proposto, anche perché, essendo stata posta la questione di fiducia e, quindi, avendo la certezza che questo emendamento non passerà (trovandomi successivamente quasi nell'obbligo di trasformarlo in un ordine del giorno), vorrei che in qualche modo la comprensione e la rilevanza di quello che ciò comporta raggiungesse perlomeno, attraverso la persona del sottosegretario - non posso dire attraverso la presenza della maggioranza perché effettivamente è un po' paradossale quello che sta accadendo oggi pomeriggio - l'interesse dell'università. L'emendamento che ho presentato ha come punto di riferimento la valorizzazione della figura dei ricercatori. Si chiede sostanzialmente che gli atenei possano investire una parte considerevole del loro budget nella possibilità di attivare i concorsi per ricercatori. Detta così, potrebbe sembrare una questione che si scontra con la tematica drammatica della mancanza di risorse, della mancanza di fondi e addirittura dei tagli a cui tutta l'università in qualche modo è stata sottoposta.

Però, vorrei che fossero chiari tre passaggi, concretamente. Il primo è che questi giovani che aspirano a diventare ricercatori generalmente sono il meglio di quello che l'università ha proposto: sono quei giovani che hanno cominciato la loro carriera universitaria con serietà, con tenacia e con impegno. Nelle facoltà scientifiche, nelle quali sono abituata a lavorare, sono quelli che fanno gli studi interni. Nella facoltà di medicina, concretamente, molto spesso sono ragazzi che entrano all'università alle otto del mattino e vanno via alle otto o alle nove di sera perché passano dalle lezioni, ai laboratori, all'assistenza ai pazienti. Sono persone che frequentano le scuole di specializzazione superando già delle selezioni, ragazzi intelligenti, determinati e appassionati che dovrebbero davvero rappresentare quello che possiamo chiamare il meglio di ciò che l'università è in grado di produrre. Queste energie nuove e fresche, capaci di rinnovare l'università e in qualche modo già selezionate dal sistema, entrando all'università, possono avere la possibilità di vedere riconosciuto davvero il valore del merito e la qualità di una dedizione e di una donazione personale agli studi tutto sommato in modo realmente gratuito. Chiedo scusa in anticipo se la maggior parte degli esempi che faccio riguardano la facoltà di medicina. Questi giovani ricercatori, si trovano davvero a svolgere i tre compiti fondamentali dell'università: la ricerca, il contributo reale all'attività di didattica e, nel caso specifico, anche il contributo all'attività dell'assistenza.

Voglio soffermarmi un momento specificamente sul contributo che riescono a dare sul piano della didattica. Penso che non sfugga a tutti noi che stiamo parlando di riforma del sistema universitario che già il decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980, molti anni fa (la prima riforma universitaria un po' seria che il nostro Paese ha avuto), aveva istituito, accanto al ruolo dei ricercatori, anche una funzione molto particolare che aveva assegnato a tutto il corpo docente, guardando con particolare interesse ai ricercatori: il ruolo del tutorato, quella formazione ad personam che ogni studente può ricevere nel momento in cui entra nell'università, stabilendo con i giovani docenti quel rapporto di fiducia, quel rapporto di confidenza, quella possibilità di fare un bilancio reale delle difficoltà, non misurato soltanto dal voto ma anche dal profilo delle competenze che può e che desidera acquisire, quelle che fa fatica ad acquisire. Il sistema dei ricercatori, questo universo straordinario, che è il primo gradino della docenza universitaria, è quello più prossimo alla formazione degli studenti interni, e in molti casi è quello che ha a proprio carico la formazione professionalizzante degli studenti. Chi insegna ad un giovane studente di medicina degli ultimi anni a diventare un medico? Qualche volta il maestro, ma il maestro parla più ai ricercatori, ai suoi assistenti. Chi svolge questa funzione di maestro, potremmo dire quasi una sorta di de magistro, accanto ai giovani è proprio il ricercatore. Senza la figura del ricercatore, senza questa rete straordinaria che i ricercatori riescono a costruire, attraverso questa dinamica che chiamiamo di formazione ad personam quale è il sistema tutoriale, molti ragazzi si perdono, per gli abbandoni, per i ritardi; ma c'è anche una perdita più importante che non possiamo sottovalutare, la perdita dell'entusiasmo, la perdita della speranza, la perdita della fiducia, la perdita dell'ambizione all'eccellenza, quella che costituisce il volano di trasformazione delle nostre università.

D'altra parte, i ricercatori sono anche per definizione coloro i quali nei laboratori riescono a portare il contributo più vivo di un'intelligenza creativa, di una capacità di non seguire dinamiche di tipo conformista. Sono coloro che sono capaci con maggiore facilità di porsi i «perché». Al di là dell'ovvietà delle cose che si sono sempre fatte in un certo modo, a volte noi abbiamo bisogno delle domande, più ancora delle risposte. E sono i giovani ricercatori che hanno questa freschezza dell'intelligenza che riesce a provocare un sistema, che riesce a suggerire una soluzione che magari fino a quel momento poteva essere sembrata inapplicabile, inattuabile e che l'intelligenza nuova riesce, invece, a trovare con una ricchezza alla quale si può attingere per risolvere in modo diverso problemi consolidati. Sono di fatto i ricercatori, come sappiamo, che molte volte traducono l'intuizione del direttore. Il direttore dice: si potrebbe fare così, potremmo andare a verificare questa cosa. Ma poi chi di fatto trasferisce quelli che noi chiamiamo i pochi istanti di un'ispirazione nei molti momenti di lavoro faticoso, di controllo, con gli esperimenti di laboratorio, con la tempistica che richiedono, con la necessità di essere presenti in quegli orari che sono dettati dall'esperimento stesso e non dalla volontà personale, sono proprio loro. Chi si sobbarca la fatica della scrittura dell'articolo, quegli articoli scientifici che poi molte volte subiscono quel controllo rigoroso che il direttore, il primario, l'ordinario fa sul loro lavoro?

Chi costruisce questo articolo, andando a verificare i dati, con il controllo bibliografico, con la capacità di riscrivere le nuove metodologie di lavoro seguito sono ancora una volta i ricercatori. Molte volte il grande capo è quello che mette giustamente, come sappiamo tutti quanti, o la prima o l'ultima firma, cioè è colui che dà l'ispirazione o colui che mette il sigillo finale; ma chi ha costruito quell'articolo e prima di tutto l'esperimento, l'esperienza e poi la materializzazione dell'articolo stesso, è ancora una volta il giovane ricercatore. Io non so come noi potremo prescindere nel sistema universitario da questa fucina che poi costituisce nella prospettiva anche la vera anticamera dei docenti senior. L'esperienza del ricercatore, molte volte anche con la durezza nel percorso della vita del ricercatore stesso, è quella che permette più di qualunque altro tipo di concorso.

Sappiamo perfettamente che negli Stati Uniti il sistema concorsuale è molto diverso da quello italiano: è un sistema per cooptazione, si sceglie una determinata persona, senza bisogno di subordinare il sistema delle regole alla scelta personale. Questa persona poi, però, deve dare sul piano concreto delle operazioni le prove del suo merito e del suo valore. Molte volte i nostri ricercatori, quando arrivano a fare il concorso, lo hanno già vinto, ma non soltanto per il sotterfugio del concorso, ma perché quel concorso è stato bandito in quanto già avevano dato prova di capacità, di intelligenza, di dedizione e di originalità nel pensiero. Sono una ricchezza e una risorsa che è veramente un peccato perdere e disperdere.

Credo che abbiamo un sistema anche molto interessante, di cui non mi sembra di aver sentito parlare oggi pomeriggio, a proposito della valutazione, ed è quello della conferma: a tre anni da un concorso, che sia di ricercatore, di associato o di ordinario, c'è la conferma, ossia quella valutazione che, prima di tutto, fa la facoltà, perché è questa che poi manda la sua documentazione al CUN, affinché da questo poi arrivi la conferma reale. In questa valutazione interna, progressiva, gli atenei virtuosi già da tempo si stanno cimentando. Ed è qui che si ottengono i lavori prodotti, ma ciò non basta. Sappiamo benissimo quante sono le dinamiche di sotterfugio attraverso le quali si può avere la firma in un lavoro. Chi sa realmente cosa ha fatto ciascuno in quel lavoro è il direttore che ha diretto quell'unità di ricerca. Egli sa se quel ricercatore vale, se vale veramente, quanto vale, quanto è originale il suo contributo, quant'è corposa la sua dedizione e donazione. Ecco perché vi dico - intendo ancora fare riferimento brevemente alla valutazione del sistema universitario - che su questo emendamento ci giochiamo il futuro dell'università (ma non perché esso dipenda da questo emendamento, che cerca di rappresentare questa situazione); ci giochiamo il futuro dell'università se chiudiamo gli occhi davanti alla gioventù dei ricercatori.

Per favore, non pensiamo ai ricercatori che diventano tali a cinquant'anni, con tutto il rispetto. Abbiamo bisogno di ricercatori che raggiungano queste posizioni nel momento in cui c'è davvero la possibilità di esprimere il massimo della loro creatività intellettuale e della loro dedizione reale. Sappiamo che molte volte questi giovani, per arrivare e vivere in questa fascia, sacrificano molte energie familiari, intanto perché lo stipendio di un ricercatore è notoriamente bassissimo, per niente competitivo rispetto a quello che potrebbe essere per pari intelligenza, dedizione e creatività lo stipendio in un altro tipo di azienda. Molte volte sacrificano la possibilità di una famiglia, non solo del matrimonio e di avere dei figli, ma anche di costruire una loro vita sociale. Detto questo, vorrei ribadire i seguenti punti, che sono quelli che ho preparato in particolare. L'università nasce, vive e opera per rispondere alle sfide del futuro. Un giovane che oggi vi entra sarà pronto sul mercato del lavoro tra tre, cinque o addirittura otto anni. I programmi di ricerca hanno cicli di sviluppo misurabili in anni e spesso in lustri, l'università, quindi, è interessata principalmente a ciò che accadrà in un avvenire prossimo o meno prossimo, che essa stessa contribuisce a preparare. L'università costruisce il futuro perché mantiene e aggiorna di continuo la memoria del nostro passato, ponendosi al servizio della comunità. Una società che non guarda al futuro, che non si pone traguardi anche ambiziosi è condannata inesorabilmente al declino.

Stralcio della parte della legge, relativa ai concorsi

Decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 263 del 10 novembre 2008 , come modificato dopo la LEGGE 10 NOVEMBRE 2008, N. 180: "Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca"

Articolo 1. (Disposizioni per il reclutamento nelle università e per gli enti di ricerca)
….. ……
................
4. Per le procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei professori universitari di I e II fascia della prima e della seconda sessione 2008, le commissioni giudicatrici sono composte da un professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando e da quattro professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L'elettorato attivo è costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all'università che ha richiesto il bando. Ove il settore sia costituito da un numero di professori ordinari pari o inferiore al necessario, la lista è costituita da tutti gli appartenenti al settore ed è eventualmente integrata mediante elezione, fino a concorrenza del numero necessario, da appartenenti a settori affini. Il sorteggio è effettuato in modo da assicurare, ove possibile, che almeno due dei commissari sorteggiati appartengano al settore disciplinare oggetto del bando. Ciascun commissario può, ove possibile, partecipare, per ogni fascia e settore, ad una sola commissione per ciascuna sessione. Nell'ipotesi in cui il numero dei professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, integrato dai professori ordinari appartenenti ai settori affini, sia inferiore al triplo del numero dei commissari necessari nella sessione, si procede direttamente al sorteggio.

5. In attesa del riordino delle procedure di reclutamento dei ricercatori universitari e comunque fino al 31 dicembre 2009, le commissioni per la valutazione comparativa dei candidati di cui all'articolo 2 della legge 3 luglio 1998, n. 210, sono composte da un professore ordinario o da un professore associato nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando e da due professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L'elettorato attivo è costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all'università che ha richiesto il bando. Il sorteggio è effettuato in modo da assicurare ove possibile che almeno uno dei commissari sorteggiati appartenga al settore disciplinare oggetto del bando. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui al comma 4. 6. In relazione a quanto disposto dai commi 4 e 5, le modalità di svolgimento delle elezioni, ivi comprese ove necessario le suppletive, e del sorteggio sono stabilite con apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca avente natura non regolamentare da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore "della legge di conversione".. Si applicano in quanto compatibili con il presente decreto le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117.

6.  " In relazione a quanto disposto dai commi 4 e 5, le modalità di svolgimento delle elezioni, ivi comprese ove necessario le suppletive, e del sorteggio sono stabilite con apposito decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca avente natura non regolamentare da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore "della legge di conversione". Si applicano in quanto compatibili con il presente decreto le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117 (è ammesso un voto di preferenza - N.d.R.)"

"6-bis. Per sovraintendere allo svolgimento delle operazioni di votazione e di sorteggio di cui ai commi 4 e 5, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca è nominata una commissione a livello nazionale composta da sette professori ordinari designati dal Consiglio universitario nazionale nel proprio seno. Le operazioni di sorteggio sono pubbliche. La commissione, nella prima adunanza, provvede altresì alla certificazione dei meccanismi di sorteggio per la proclamazione degli eletti nelle commissioni dei singoli concorsi. Per la partecipazione all'attività della commissione non sono previsti compensi, indennità o rimborsi spese. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica."

7. Nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei ricercatori bandite successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, la valutazione comparativa è effettuata sulla base dei titoli illustrati e discussi davanti alla commissione e delle pubblicazioni dei candidati, ivi compresa la tesi di dottorato, utilizzando parametri, riconosciuti anche in ambito internazionale, individuati con apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, avente natura non regolamentare, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto", sentito il Consiglio universitario nazionale.

8. Le disposizioni di cui al comma 5, si applicano, altresì, alle procedure di valutazione comparativa indette prima della data di entrata in vigore del presente decreto, per le quali non si sono ancora svolte, alla medesima data, le votazioni per la costituzione delle commissioni. Fermo restando quanto disposto al primo periodo, le eventuali disposizioni dei bandi già emanati, incompatibili con il presente decreto, si intendono prive di effetto. Sono, altresì, privi di effetto le procedure già avviate per la costituzione delle commissioni di cui ai commi 4 e 5 e gli atti adottati non conformi alle disposizioni del presente decreto.

8-bis. I professori universitari i quali non usufruiscono del periodo di trattenimento in servizio di cui all'articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, conservano l'elettorato attivo e passivo ai fini della costituzione delle commissioni di valutazione comparativa per posti di professore e ricercatore universitario, e comunque non oltre il 1º novembre successivo al compimento del settantaduesimo anno di età.

8-ter. Per le procedure di valutazione comparativa di cui al comma 4 e per quelle relative al reclutamento dei ricercatori universitari, il cui termine di presentazione delle domande sia scaduto alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ovvero sia ancora aperto alla predetta data, le università possono fissare per una data non successiva al 31 gennaio 2009 un nuovo termine di scadenza della presentazione delle domande di partecipazione. Al fine di assicurare pari condizioni tra i candidati, rimangono invariate le norme del bando riguardanti le caratteristiche ed i termini temporali di possesso dei titoli e delle pubblicazioni allegabili da parte dei candidati".

9. All'articolo 74, comma 1, lettera c), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo le parole: "personale non dirigenziale" sono inserite le seguenti: ", ad esclusione di quelle degli enti di ricerca,".

Art. 1-bis. - (Disposizioni in materia di chiamata diretta e per chiara fama nelle università). 1. Il comma 9 dell'articolo 1 della legge 4 novembre 2005, n. 230, è sostituito dai seguenti: "9. Nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio, le università possono procedere alla copertura di posti di professore ordinario e associato e di ricercatore mediante chiamata diretta di studiosi stabilmente impegnati all'estero in attività di ricerca o insegnamento a livello universitario da almeno un triennio, che ricoprono una posizione accademica equipollente in istituzioni universitarie estere, ovvero che abbiano già svolto per chiamata diretta autorizzata dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca nell'ambito del programma di rientro dei cervelli un periodo di almeno tre anni di ricerca e di docenza nelle università italiane e conseguito risultati scientifici congrui rispetto al posto per il quale ne viene proposta la chiamata. A tali fini le università formulano specifiche proposte al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca il quale concede o rifiuta il nulla osta alla nomina previo parere del Consiglio universitario nazionale.

Nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio, le università possono altresì procedere alla copertura dei posti di professore ordinario mediante chiamata diretta di studiosi di chiara fama. A tal fine le università formulano specifiche proposte al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca il quale concede o rifiuta il nulla osta alla nomina, previo parere di una commissione, nominata dal Consiglio universitario nazionale, composta da tre professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare in riferimento al quale è proposta la chiamata. Il rettore, con proprio decreto, dispone la nomina determinando la relativa classe di stipendio sulla base della eventuale anzianità di servizio e di valutazioni di merito.

Se si vuole dare una risposta convincente alla domanda «quale futuro?», occorre puntare sul dialogo tra il mondo della politica, dell'impresa e dell'università. La crescita culturale e professionale dello studente è il risultato di un complesso processo di apprendimento, che non poggia più esclusivamente sull'insegnamento in aula e si avvale di numerosi supporti e servizi di informazione, assistenza e socializzazione. Il giudizio sull'università deve tener conto non solo della qualità dei docenti, ma anche dell'affollamento delle aule, delle biblioteche e dei laboratori, della possibilità di svolgere attività sperimentali, dell'opportunità di potere effettuare stage presso imprese e istituzioni, dell'offerta di residenza, dell'efficacia dei programmi di scambio con l'estero, della presenza di spazi e strutture per lo studio individuale e di gruppo. Molti studi rilevano il ruolo decisivo che l'educazione superiore e la ricerca scientifica assolvono nei processi di innovazione tecnologica e di sviluppo economico; non c'è sviluppo maturo e duraturo senza un solido sistema di alta educazione e di ricerca scientifica. Ciò è tanto più vero nell'era contemporanea del mercato e dell'informazione globale. Il mondo nel quale viviamo e operiamo richiede che la cultura sia accessibile a tutti. In Italia lo afferma la Costituzione, di cui, non a caso, quest'anno ricorre il sessantesimo anniversario, che attribuisce alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese (si tratta dell'articolo 3, come tutti sappiamo molto bene). Viviamo in un'epoca di grande concorrenza, ovviamente, ma, seppure in ritardo, l'Unione europea ha mostrato di avere percepito la portata rivoluzionaria della sfida che ci si pone innanzi.

Nel 2000, a Lisbona, si è definita la strategia ambiziosa di diventare, entro il 2010, la prima economia al mondo fondata sulla conoscenza. Successivamente, a Barcellona, sono stati indicati obiettivi precisi: investire in ricerca scientifica il 3 per cento del PIL, recuperare il gap rispetto alle economie più dinamiche, il knowledge base del mondo, dare vita ad uno spazio europeo della formazione superiore e della ricerca, superare la frammentazione a causa della quale, ancora oggi, il 95 per cento della spesa europea in ricerca è decisa a livello nazionale. Il settimo Programma quadro approvato dal Parlamento europeo prevede un aumento della spesa. Nei prossimi sette anni l'Unione europea investirà oltre 53 miliardi di euro in ricerca e, in questo contesto, un compito importante sarà affidato al nuovo Consiglio europeo delle ricerche, cui spetterà distribuire 7,5 miliardi di euro a studiosi di ogni nazionalità che intendano stabilire il proprio centro di ricerca in uno dei Paesi membri. Si parla di questa strategia, di questo spazio europeo della conoscenza nel 2010. Signori, il 2010 è praticamente già cominciato! Potremmo fare un sorta di conto alla rovescia: dei 365 giorni del 2009, 5 sono già trascorsi; ce ne resta un certo numero e su questi vale la pena guardare e investire. Dovremmo cercare di passare da un'università chiusa e ingessata ad una più aperta e dinamica; da un'università espressione del mondo epistemologico delle certezze ad un'università ancorata al mondo epistemologico della probabilità e degli scenari possibili; da un'università monade e delocalizzata ad un'università glocal, dove il sapere globale si confronta e interagisce con i bisogni e le domande locali; da un'«università isola» ad un'università integrata a livello internazionale, nazionale e territoriale; da un'università che formava ristrette classi dirigenti in un ciclo breve e definito di istruzione rigidamente disciplinare ad un'università chiamata ad educare un numero crescente di persone in un ciclo di istruzione permanente, il long life learning; dall'università dei manuali e dei saperi consolidati ad un'università dei saperi fluidi e interdisciplinari. Il nostro sistema dell'istruzione superiore e della ricerca è in grado di produrre buona materia prima, toccando, non di rado, punti di eccellenza.

Nature ha pubblicato uno studio che colloca i ricercatori italiani, ultimi per i finanziamenti, al terzo posto per la produttività scientifica tra i Paesi del G8; quindi, materia prima buona per l'esportazione, pronta per essere utilizzata altrove nella produzione di cultura, sapere e tecnologia. Nondimeno, il nostro sistema nazionale rischia di diventare rapidamente periferico e di rimanere al palo per ciò che concerne la capacità di incidere in relazione ai profondi e rapidi cambiamenti in atto. Per evitare tale eventualità, occorre fissare i seguenti obiettivi: la qualità, l'equità e l'efficienza, peraltro sottolineati dall'OCSE nella conferenza tenutasi ad Atene lo scorso 28 e 29 giugno. Ciò in quanto il sistema universitario italiano si presenta come una struttura complessa, con atenei specialistici e generalistici, piccoli e giovani, statali e non statali. Penso che la dizione «università pubbliche-università private» vada totalmente abbandonata, anche dopo la riforma del sistema che ha visto, nel sancire il pieno ruolo della scuola paritaria, anche gli atenei distinti in statali e non statali, anziché in pubblici e privati. Non credo che ci vergogniamo di istituzioni come la Bocconi, la LUISS, la Cattolica o anche l'università da cui provengo, il Campus Biomedico, e molte altre. Sul tema, anzi, il potenziamento delle università a vocazione specifica va opportunamente valorizzato, e va valorizzato ponendo anche lì obiettivi di valutazione: il termine parallelo a «valorizzazione» è «valutazione».

Però mi dispiacerebbe se noi dovessimo portare avanti una politica che rendesse l'ateneo pubblico contrapposto a quello privato, laddove l'ateneo privato è inesistente, posto che tutti gli atenei, per loro stessa intrinseca vocazione, sono atenei pubblici. Se si fa poi un confronto sugli investimenti, il sistema universitario italiano rispetto a quello degli altri Paesi europei risulta in evidente ritardo. È sufficiente indicare un solo dato: l'Italia spende per ogni studente universitario 7.241 euro, contro i 9.135 della Francia e i 9.895 della Germania. Il Fondo di finanziamento ordinario, che dovrebbe assicurare all'università la possibilità di svolgere nel quotidiano la funzione di istituzione pubblica per l'alta formazione, è quasi interamente assorbito dagli stipendi del personale. Fatto 100 questo fondo nel 2001, il rapporto tra il 2001 e il 2006 è passato a 112,4; nello stesso periodo, il livello degli emolumenti fissi del personale universitario, che ammonta a poco più di 100 mila unità compreso il personale tecnico-amministrativo, è passato da 100 a 124. È alquanto difficoltoso tentare di rialzare la testa, se manca un miliardo di euro persino per tornare al livello di cinque anni fa. Vorrei avvicinarmi alla conclusione, e vorrei anche però sottolineare un altro dato positivo del sistema universitario italiano: il numero dei laureati è passato dai 161 mila del 2000 ai 301 mila del 2005; in realtà, in quattro anni il numero dei laureati è duplicato. Questo mi sembra un dato positivo, anche se non si non ci esime dal porci la domanda di quale sia il livello di competenza dei nuovi laureati. A sentire i professori universitari, per i soggetti che si laureano in media, misurati come fascia se guardiamo all'università come università di massa, il livello sembra più basso; viceversa, se guardiamo in ogni corso di laurea a quelle nicchie di eccellenza che si formano, la qualità, la competenza e il potenziale di sviluppo dei giovani laureati anche attualmente è molto alto e fortemente competitivo sul piano internazionale. Ritornando al confronto con i Paesi dell'Unione europea e gli Stati Uniti, il rapporto per numero di ricercatori e per unità di lavoro è rispettivamente pari alla metà e ad un terzo; da rilevare che oltre l'80 per cento dei nostri professori ordinari ha un'età compresa tra i cinquanta e i sessant'anni: se in questo campo non si interviene in tempo ed efficacemente, tra quindici anni si creerà un vuoto che sarebbe paradossale per un paese, come l'Italia, nel quale molti giovani talenti premono per entrare nel mondo della ricerca. E questa era l'origine stessa, che aveva dettato il desiderio di un emendamento che aprisse le porte ai ricercatori come alla vera ventata nuova che produrrà dall'interno il cambiamento della struttura universitaria."

 


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 Roma, 28 novembre 2008
Inaugurazione anno accademico

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Luigi Frati


Rettore: "…non possiamo non fare nostre le inquietudini dei nostri studenti di fronte ad investimenti per ricerca che sono da anni in Italia la metà di quelli dei più saggi Paesi europei ed ai tagli finanziari che non distinguono ciò che è strategico da ciò che è riducibile, perché derivato da decisioni che hanno seguito i privilegi, piuttosto che la logica del buon funzionamento delle istituzioni… Il nostro obiettivo è quello di fare subito la nostra parte, per poi aprire un confronto con la politica, chiamando il  Governo a scelte di responsabilità nei confronti dell’avvenire dei giovani."

   Luciani: Ma, poi, il Rettore (il giorno dopo) è tornato a chiarirsi sulla stampa locale: "Non sono contro Tremonti e la Gelmini, anzi li stimo. Rimango con gli studenti, ma non ammetto atteggiamenti, tipo impedire di parlare" (virgolette mie).
   In altri termini, il Rettore di Roma si pone come Becket: "Essere amico del Re, ma senza venir meno alla propria missione che è servire Dio", diciamo che egli vuole convincere il governo sul valore dell'università pubblica. Potrebbe essere presuntuosità, perchè in una giungla (Berlusconi è il capo della giungla) gli avamposti finiscono di solito nella bocca del leone. Ma, come RETTORE DI ROMA e insieme con gli studenti, può giocare una carta. Non sembri una provocazione questo ruolo attribuito agli studenti. Nell'Alma Mater delle origini gli studenti eleggevano il Rettore e questo rientra in un corretto rapporto tra domanda e offerta di lezioni. NL

Nota. Proponiamo a tutti i Colleghi dell'Università italiana la posizione pacata, ma chiara e forte, del Rettore FRATI.

Anno accademico 2008/2009 - 706° dalla fondazione

Discorso del Rettore Luigi Frati

Signore e Signori, Autorità tutte,
Magnifici Rettori qui convenuti
Studenti

Colleghe e Colleghi professori, tecnici, amministrativi,
ho voluto l’inaugurazione dell’anno accademico nel canonico mese di novembre, cioè come evento "normale", ripetutosi negli oltre 700 anni di storia di questa Università, evento a volte rinviato per rincorrere presenze le più diverse: intendo infatti segnare il ritorno pieno della Sapienza alle sue tradizioni, alle sue finalità istituzionali, e perciò ai temi centrali della ricerca e della formazione, che siano di qualità ed utili. E proprio per questo ritengo di dover ricordare e commentare con chiarezza alcuni eventi che hanno condizionato quest’anno la nostra vita accademica, con un’eco non sempre positivo sulla stampa, anche internazionale.

1. Tre questioni preliminari [la vicenda del Papa alla Sapienza; il
seminario sulle foibe; i tagli al finanziamento alle Università]

Un anno fa un gruppo di colleghi scrisse al Rettore Prof. Guarini, ritenendo inopportuno l’invito al Papa a tenere la prolusione all’anno accademico. Non di prolusione si trattava, ma di un intervento a seguire l’inaugurazione dell’anno accademico: nonostante la precisazione, le polemiche non si sono fermate, cosicché alla fine c’è stata la rinuncia di Benedetto XVI a venire nell’Università. L’invito a tenere la prolusione non c’è mai stato, e non ci sarà; l’invito a venire alla Sapienza c’è stato e ci sarà ancora, con modalità senza equivoci. Ancora: un convegno sulle foibe, richiesto non da studiosi, ma da un’organizzazione politica, quindi oltre il confronto tra studiosi, su di un argomento su cui non vi è nessuna riserva a che sia approfondito, come mi auguro che avvenga nella nostra Università con uno specifico convegno di studio. Infine il decreto legge 120 convertito nella legge 133/2008, le proteste degli studenti e dei docenti, la campagna mediatica che ha ritenuto "innaturale" la convergenza su certe tematiche tra studenti e professori. Ripeto ciò che ho detto il 30 ottobre, nella giornata di consuntivo del rettorato del Prof. Guarini: …non possiamo non fare nostre le inquietudini dei nostri studenti di fronte ad investimenti per ricerca che sono da anni in Italia la metà di quelli dei più saggi Paesi europei ed ai tagli finanziari che non distinguono ciò che è strategico da ciò che è riducibile, perché derivato da decisioni che hanno seguito i privilegi, piuttosto che la logica del buon funzionamento delle istituzioni… Il nostro obiettivo è quello di fare subito la nostra parte, per poi aprire un confronto con la politica, chiamando il Governo a scelte di responsabilità nei confronti dell’avvenire dei giovani. Le preoccupazioni di quei giorni sono le preoccupazioni che abbiamo ancora e che chiedono a noi prima di tutto di bene amministrare, d’interpretare i tempi, di rompere privilegi e consuetudini, perché poi si possa avere l’autorevolezza per chiedere e proporre alla politica nazionale un’azione decisa, anche a correzione ed integrazione dei provvedimenti di legge di recente emanati.

2. I problemi finanziari. Le scelte di rigore. Sviluppo economico della carriera docente secondo la produttività.
Non c’è Rettore che non sia allarmato per lo "scalone" finanziario del 2010, tale da mettere in crisi qualsiasi Università. Vale al riguardo l’osservazione generale che i tagli indiscriminati si riflettono non solo sulle attività "patologiche", ma anche su quelle virtuose. Non sottovaluto perciò il rilievo dei tagli disposti dalla legge 133/2008: la tabella allegata indica il grave deterioramento finanziario che ne deriverebbe, pur di fronte ad un bilancio 2007 della Sapienza chiuso in pareggio e con un’incidenza degli stipendi del 94% sul Fondo di Finanziamento Ordinario [senza il beneficio degli attenuatori, di cui parlerò tra poco]. Anche riducendo il reclutamento rispetto alla previsione del recente D.L. 180, vi sarà un rilevante disavanzo nel 2010-2011 e comunque un innalzamento inevitabile dell’incidenza degli stipendi, come dire una diminuzione delle spese in ricerca ed infrastrutture:

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Rimane dunque serio il problema finanziario: ma vogliamo raccogliere la sfida politica di questi giorni, che è quella di ristrutturare le nostre attività, con decisione, per meritare il ripristino dei finanziamenti tagliati. Il buon funzionamento dell’Università è infatti cruciale per il Paese e tutti debbono fare la propria parte, dalle singole Università alla politica nazionale, dalla struttura di valutazione ministeriale [che stabilisce gli indicatori su cui vengono erogate le risorse] alle Regioni, competenti e quindi responsabili per quanto riguarda i costi della sanità.

Il metodo che certamente verrà proposto (la razionalizzazione della spesa verso obiettivi stabiliti dalla politica) è lo stesso attuato da anni con le Regioni per la sanità: quelle che si sono allineate agli indicatori di efficienza/efficacia/economicità ricevono finanziamenti aggiuntivi, le altre - il Lazio è tra queste - sono in notorie difficoltà. Qualcosa di simile dovrà accadere anche per le Università ed è questo il segnale che viene dall’art. 2 del D.L. 180, che stabilisce regole specifiche di buon funzionamento, fondate sulla qualità della ricerca e della formazione e sull’efficienza/economicità delle sedi, e quindi sulla valutazione dei risultati.

Costo della research vs teaching university.

L’impegno è quello di allineare ad una logica di competitività internazionale ogni nostra azione e perciò introdurre criteri europei nelle regole con le quali sono assegnate le risorse agli Atenei. Da una decina d’anni si vanno infatti applicando anche da parte del Ministero regole finanziarie che non distinguono tra research e teaching university, favorendo così il proliferare di sedi che costano poco [solo teaching], perché non fanno ricerca, di Corsi di laurea già improbabili nella denominazione, se non inesistenti nelle finalità culturali e di sbocco occupazionale.

Il paradosso degli "attenuatori" di costo del personale. Ed ancora viene applicato un criterio discutibile di "attenuazione" del calcolo del massimo consentito di spese di personale sul FFO-Fondo di Finanziamento Ordinario [90%] per poter chiedere concorsi senza avere adeguate risorse. Consentire infatti alle Università di detrarre a questo fine gli aumenti dovuti in forza del CCNL-contratto collettivo nazionale di lavoro (così come gli oneri impropri gravanti sull’Università per il personale addetto unicamente alle attività assistenziali), senza trasferire alle Università le risorse dei CCNL o fare i conti esatti con le Regioni per la sanità, ha il sapore di un sistema artefatto di finanza irresponsabile che questo Governo ha ereditato da quello precedente e che permane tutt’ora, favorendo appunto comportamenti elusivi dei problemi da entrambe le parti [si fa finta che…]. E spiace che l’assemblea dei Rettori, il 20 novembre nell’ultima riunione della CRUI, di fronte alla mia proposta di chiedere al Ministro l’abolizione di questi cosiddetti "attenuatori" e di fare chiarezza sulle competenze relative agli oneri contrattuali ed a quelli sanitari-assistenziali, neanche abbia voluto discutere il problema.

La vera meritocrazia.
Ma è difficile pensare di modificare davvero le cose se non si introducono elementi di premialità e di sanzione che tocchino direttamente i docenti universitari, i loro stipendi per intendersi, in relazione ai meriti, introducendo o migliorando i sistemi di valutazione oggettiva per divenire professori e poi per procedere nella progressione di carriera. Pensare solo a premi e sanzioni di struttura (Ateneo, Facoltà, Dipartimento) significa rinviare ad altri tempi uno dei provvedimenti più necessari, sui quali la politica deve dimostrare coraggio nello scegliere e l’accademia comprendere che non è più il tempo delle difese di un’autonomia astratta, di bizantinismi e di "distinguo", a cui ci hanno abituato inchieste giornalistiche e dibattiti televisivi, alla ricerca del sensazionale (… i parenti), ma non dell’origine dei problemi, che consiste nel fatto che chi s’impegna e chi non, chi vince un concorso con merito e chi no, alla fine sono trattati nella stessa maniera, nel falso mito di un’autonomia, che assume il significato di un ingiustificato privilegio. Pensare allora solo a premi e sanzioni di struttura significa annacquare in un contesto generale i meriti ed i demeriti individuali, che ci sono nell’Università come in ogni altro ambiente: è la sommatoria dei comportamenti individuali che genera la virtuosità del sistema ed è riduttivo pensare che tutto si possa risolvere riorganizzando l’insieme. Su questi temi tornerò più avanti, perché preferisco ora riportarmi alle inquietudini degli studenti e parlare dei problemi che si pongono, cominciando dai nostri doveri, dai doveri ai quali non abbiamo dato risposta, intenti a reclamare diritti, anche legittimi (i fondi per la ricerca, le opportunità di progressione di carriera, le rappresentanze negli organi collegiali, etc.), ma pur sempre solo diritti.

3. I doveri
Ed allora parliamo dei doveri
. Ho fondato la mia campagna elettorale a Rettore su questo tema, perché ho ritenuto che fosse necessario dimostrare al Paese di saper essere rigorosi, specie di fronte ad una crisi economico- finanziaria internazionale come quella che stiamo vivendo. Ho scritto nel mio programma e poi chiesto a Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione di fare due scelte immediate: a) alzare di almeno due volte la numerosità minima di studenti iscritti stabilita dal Ministero per le diverse tipologie dei Corsi di Laurea, in modo da disattivare i Corsi a bassa numerosità; b) destinare in prevalenza le risorse disponibili di budget docente al reclutamento dei ricercatori più che a concorsi per professore ordinario o associato. A questo si aggiunga una mia considerazione personale, che è quella che non si sia obbligati ad approvare i concorsi nei quali siano rimasti, come concorrenti, un numero pari a quello del numero degli idonei [due nelle procedure valutative per professore, uno in quelle per ricercatore]: se valutazione comparativa deve essere, che lo sia senza artificiosi ritiri di candidati, che gettano ombra sugli stessi vincitori. La nostra Università ha risposto positivamente a questi miei inviti al rigore, sia sulla numerosità minima, sia sul reclutamento di ricercatori, rinunciando agli artifici di bilancio sugli attenuatori ed anticipando quanto disposto dal decreto legge 180/2008, approvando concorsi di ricercatore per oltre l’80% [rispetto al 60% di legge], per associato per il 16% e solo per il 4% per ordinario:

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Con queste credenziali ed anche in dissonanza da chi ancora chiede finanziamenti e basta, siamo stati interlocutori autorevoli della politica, e non vi è dubbio che questo nostro atteggiamento di rigore abbia avuto parte nell’indurre il Governo ad allentare la strettoia finanziaria, ed a disporre un’erogazione di fondi indirizzata ad alcuni obiettivi, certamente da condividere ed apprezzare, tra cui in particolare il reclutamento prevalente di ricercatori previsto dal decreto legge 180. Ed ancora occorre introdurre un sistema premiale secondo meritocrazia, secondo principi inseriti dal Ministro Gelmini nelle Linee-Guida per l’Università, approvate dal Consiglio dei Ministri il 9 novembre, ma che è bene che divengano legge subito.

Per dirla in breve, la verifica dello straordinariato e poi quella triennale dell’attività di ricerca non devono essere semplici passaggi burocratici (sino ad ora non accade nulla a chi neanche presenti il rendiconto), ma produrre il fermo della progressione economica oppure avanzamenti graduati, biennali o triennali, secondo il merito.

Dialogo "virtuoso" con la politica.
Come detto, nel brevissimo tempo di questo inizio di mio rettorato si è sviluppato un dialogo con la politica: è questa perciò l’occasione per analisi di vasta portata, tralasciando di parlare di punti specifici del mio programma, del resto ben noti ai Colleghi della Sapienza, per riflettere sui grandi tempi e delineare le regole di buon governo, da attuare in co-responsabilità tra politica ed accademia.

4. Una riflessione più a lungo termine
Le ambiguità della politica.
La politica ha annunciato nel 1999 che nessun docente avrebbe potuto fare tre gradini (ricercatore, associato, ordinario) nella stessa Università, per poi smentirsi con il DPR 190/1999, che ha introdotto i concorsi a 3 idoneità ed il concorrente locale vincitore in oltre il 90% dei casi. La politica ha generalizzato l’introduzione dei Corsi di laurea "spezzati" [laurea breve triennale e laurea specialistica, dette 3+2], validi per le professioni che hanno un’importante componente di "saper fare" e che in tre anni possono portare ad un’occupazione, ma che sono decisamente problematici per le aree umanistica, giuridica, etc. Alla frammentazione dei Corsi di Laurea ha contribuito il nucleo di valutazione ministeriale, che ha fissato i "requisiti minimi" per Corsi di Laurea come "requisiti infimi", cosicché sono fiorite in giro per l’Italia lauree già nel titolo improbabili, senza professori in numero adeguato [ne bastano 9…] e in sedi che al più all’estero ospiterebbero un "College" [chi al Ministero ha messo in questi anni l’asticella a 80 cm da terra, non può chiamarsi fuori dalla proprie responsabilità, se poi chiunque si autodefinisce campione di salto in alto].

Le fughe in avanti. Il valore legale dei titoli di studio. La procedura concorsuali. In questo contesto le fughe in avanti [aboliamo il valore legale del titolo di studio, sorteggiamo i commissari nei concorsi] non sono utili per affrontare in concreto e subito i problemi. Quando s’invoca ad esempio l’abolizione del valore legale dei titoli di studio s’ignorano le regole dell’Unione Europea, con la Direttiva 2005/36/EC del 7 settembre 2005 [Recognition of professional qualifications. Ch. I. General system for recognition; etc.]. Questa ha disciplinato i titoli legalmente conseguibili nell’Europa a 27: farmacista, veterinario, medico, infermiere, ingegnere, architetto, etc., con anni ed ore di studio, programmi, ben stabiliti, e ciò al fine della libera circolazione-reciproco riconoscimento in Europa dei titoli professionali, esattamente come è stabilito per le merci [dal vino al latte in polvere, dalla farina alle zucchine]. Non solo valore legale, ma molto di più! L’abolizione potrebbe riguardare dunque solo le lauree che non danno luogo a professioni [quelle umanistiche, per intendersi]: poca cosa e grave scissione nel mondo dei saperi! L’altro chiodo fisso è quello delle commissioni concorsuali: in merito due professori hanno almeno tre opinioni, se non quattro! Chi ha paura del sorteggio dei commissari? Così si è chiesto un autorevole editorialista, forse dimentico del fatto che i risultati di siffatto sistema nel concorso del 1974 furono così bizzarri da richiedere una modifica nel 1980 [votazione tra sorteggiati per associato e sorteggio tra votati per ordinario].

Nel 1998 con la legge n. 210 [ed il successivo DPR 390/1998] sono state introdotte due nuove norme: come accade spesso una è "tendenzialmente" buona [rendere più oggettivi i criteri di giudizio, facendo magari ricorso ad indicatori scientimetrici internazionali; "tendenzialmente", perché è ammessa la deroga… e si sa quante volte si è derogato!], l’altra pessima [concorsi locali con la nota terna a vantaggio del potenziale vincitore locale]. E quando a vincere è uno modesto, il soccombente altrettanto modesto grida allo scandalo, magari rifacendosi a luoghi comuni: la stessa polemica su "parentopoli" non si pone l’unica domanda legittima e cioè se il "parente" [ma anche il "non parente"] sia bravo, magari più bravo, o scadente! Il problema non è dunque "parentopoli", ma "ignorantopoli", nell’Università, come in ogni altro settore!. E il sorteggio dei commissari sarebbe un’idea eccellente, se i sorteggiabili fossero presi dai migliori, cioè dal "terzile" o "quartile" di maggior qualità del settore scientifico-disciplinare! Il punto fondamentale non è come si costituisce la commissione (scelga la politica, come vuole), ma rendere oggettivo e meritocratico il criterio di giudizio, definendo la qualità misurabile di un docente o di una ricerca anche nei settori umanistici, giuridici, etc. E poi procedere a valutazioni periodiche della produttività scientifica, legandone i risultati alla progressione economica. Ma vediamo in concreto i punti nodali e le ipotesi di buon senso che riguardano le singole Università, la Sapienza in primo luogo, proponendo azioni davvero praticabili e con effetti concreti e visibili.

Carattere pubblico delle Università. Le Fondazioni. Il sistema di finanziamento. Il dato di fondo di un investimento italiano in ricerca negli ultimi 15 anni di poco più della metà della media europea dell’UE a 15, con la componente pubblica a 2/3 e quella privata ad 1/3, indica chiaramente la scarsa considerazione della politica nazionale per ricerca ed innovazione ed un’industria che preferisce in larga misura un mercato a bassa competitività internazionale: la perdita ogni anno negli ultimi 10 anni anche di un punto del PIL sulla media europea costituisce la misura di questa scarsa attenzione per ricerca & sviluppo. Anche per questo motivo è impraticabile l’ipotesi Università-Fondazione privata, essendo oltre tutto non paragonabile il sistema accademico USA a quello europeo: in Europa la "core activity" dell’Università (ricerca e formazione) è essenzialmente pubblica, e così in Italia dove è valore costituzionale di rilievo primario (come la salute, la giustizia, etc.). Le Fondazioni universitarie possono dunque svolgere un ruolo rilevante "in aid", cioè per reperire fondi, essere ponte con il mondo produttivo o del volontariato o dei servizi, etc. e così sarà sempre più per la Fondazione Sapienza-Università di Roma, che abbiamo appena costituito.

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Su questo scenario s’innestano le polemiche sulla utilizzazione dei pur scarsi fondi (con il luogo comune: fondi rastrellati dai baroni): è il problema dell’imparzialità nella valutazione delle proposte di ricerca, con molti che ancora rifiutano l’idea che si debba ricorrere ad indicatori internazionali. In un sistema internazionale dove vige il motto publish or perish [senza pubblicare non si hanno finanziamenti, nè si ha progressione di carriera] è cruciale il metodo di valutazione ed è cruciale che tenda il più possibile all’obiettività: la critica che viene rivolta al sistema di indicizzazione come misura della qualità delle proposte di ricerca e dei risultati della ricerca riflette è sul rischio di compressione del "mercato delle idee", di una sorta di "autocensura" da parte di chi applica per un grant o invia un articolo ad una rivista, che per non vedersi giudicato negativamente evita di porsi di traverso alle idee dominanti, del referee della rivista o del gruppo che assegna i finanziamenti. Ed ancora il ricorso all’impact factor cumulato può produrre "l’effetto Bignami" [La Recherche, 1992], cioè il frazionamento artificioso dei risultati in più pubblicazioni [Least publishable unit]: per questo si deve ricorrere, come avviene ad Harvard da anni, a limitare il numero delle pubblicazioni presentabili [per richiedere un finanziamento, come per partecipare ad una selezione di docenza]. Dato per scontato che l’oggettività assoluta non esiste e che conflitti d’interesse espliciti o striscianti ci saranno sempre [la peer review ne è l’esempio accettato], si può citare per analogia Winston Churchill per quanto disse riguardo alla democrazia: è un cattivo sistema, ma non ne conosco uno migliore. E così, se Rossi ha 10 punti d’impact factor in 10 pubblicazioni e Bianchi 100, questi è di sicuro migliore! E sulla strada della oggettività bisogna procedere anche nei settori nei quali ciò è meno consueto, quelli umanistici, giuridici, e così via!

La competitività internazionale è il punto centrale nel rilancio delle Università. Ma non si tratta del problema del cosiddetto rientro dei cervelli, che è una visione parziale di un problema strutturale. I bravi ricercatori vanno infatti dove ci sono migliori occasioni di ricerca [stipendi, infrastrutture, fondi] ed è allora difficile trattenere in Italia un bravo dottorando a 800 euro al mese (la metà che in Europa) o se i grants sono appannaggio di gruppi senior. Ed è ancor più difficile attrarre ricercatori se non si offrono loro facilities, come alloggi-guest houses, oltre che laboratori, biblioteche, etc. paragonabili a quelli delle Università estere. Il segnale di tendenza del D.L. 180 è positivo, ma serve di più, anche in questo caso alla radice del problema, ad esempio co-finanziando i progetti con privati per ampliare la recettività residenziale studentesca.

Modificare gli indicatori di finanziamento, fondandoli su parametri di costo "europeo" nelle diverse aree e sulla valutazione dei risultati. Se riaffermiamo il carattere pubblico dell’Università, non vi è però dubbio che modalità, indicatori e valutazione dei risultati conseguenti il finanziamento pubblico sono stati usati in modo insoddisfacente, con regole che sono evolute nel tempo secondo le indicazioni delle strutture di valutazione ministeriale, dove è fissa da anni la presenza di esperti dei settori tecnologici, cosicchè le regole si sono piano piano allineate alla visione dei troppo a lungo componenti della struttura di valutazione. Ed allora bisogna pensare europeo e non secondo gli interessi "domestici":

a) il "peso" dello studente per il finanziamento statale deve essere rapportato per singola area [umanistica, giuridico-economica, tecnicoscientifica, medica-farmaceutica, etc.] alla media di 4-5 università europee (da anni il Comitato ministeriale pesa in ugual misura lo studente di giurisprudenza e quello di fisica o di biotecnologie e per metà quello per le professioni sanitarie);

b) il finanziamento deve essere corretto in base ai risultati [il decreto legge 180, all’art. 2, lo indica con chiarezza e concretezza]; c) i risultati devono essere valutati con indicatori numerici che misurino l’efficienza del sistema e la sua utilità, strada sulla quale si è incamminato il consorzio Alma Laurea, valutando gli esiti del percorso formativo nelle diverse aree; si tratta di dati di grande interesse e peraltro sino ad ora ignorati dal comitato ministeriale di valutazione [quanti studenti si laureano a tempo debito, quanti trovano lavoro entro un anno, quanto è valido ciò che hanno studiato per il lavoro che hanno trovato].

La struttura dei Corsi di laurea. Il 3+2. Se il 70-90% degli studenti che hanno conseguito una laurea triennale si iscrive al successivo biennio, è sicuro che l’obiettivo che si voleva conseguire con l’introduzione della laurea breve (immettere più rapidamente i laureati nel mercato del lavoro al termine della laurea triennale) è stato mancato; si salvano quei Corsi di Laurea che hanno mantenuto il ciclo unico (a 5-6 anni), in particolare quelli protetti dalla normativa europea; ed ancora le lauree che hanno una "formazione breve" che risponde alle esigenze del mercato occupazionale (ad es. informatica). Se poi si osserva che, con qualche eccezione, si ha prosecuzione nel +2 anche nel 90% dei casi, è davvero difficile non ritenere che siano stati attivati ordinamenti in alcuni casi avventati: tra CUN, tavolo tecnici, Università e Facoltà si è pensato a volte più a dar retta alle fantasie dei professori che alle necessità formative degli studenti.

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L’area umanistica è stata certamente la più disastrata dall’adozione di un modello che in realtà si è affermato in Europa solo per le professioni tecniche [dove ha grande rilievo il "saper fare"]: bisogna avere allora il coraggio di valutare gli effetti positivi o negativi della generalizzazione del 3+2 nelle diverse aree, non accontentandosi di porre rimedio solo ad alcune evidenti storture [le numerosità minime dei Corsi di Laurea, le tipologie assurde, le sedi di paese], e ridiscutere l’opportunità di introdurre nuovamente, in parallelo al 3+2, Corsi di Laurea a ciclo unico di 4-5 anni.

5. E la Sapienza?
Un macrosistema come la Sapienza assomma difficoltà e storture, problemi logistici e di sovraffollamento, farraginosità del processo decisionale e lentezza delle procedure: fondi per l’edilizia inutilizzati per anni e finalmente, almeno in parte, sbloccati durante il rettorato Guarini, un adeguamento tecnologico lento anche per difficoltà finanziarie, l’enfasi sulla ricerca che però risente anch’essa delle difficoltà finanziarie, un Policlinico con grandi professionalità ma con attività svolte in ambienti degradati ed infrastrutture di difficile adeguamento in un sistema multipolare, il S. Andrea senza l’edificio per ricerca, e così via.

Mi sono candidato a Rettore non per chiudere con tale carica un’onorata carriera, che già mi aveva visto ai vertici, in Europa nel board dell’Agenzia Europea del Farmaco ed alla presidenza della Federazione delle Accademie Nazionali di Medicina, in Italia alla presidenza del Consiglio universitario nazionale e del Consiglio superiore di sanità. Ho sentito il dovere morale di provare a dare una scossa ad una Università che ha una ricchezza straordinaria di talenti, di personalità scientifiche di assoluto valore internazionale, nella letteratura e storia, nell’archeologia, nella fisica, nella biologia e nella medicina, nei settori più avanzati dell’ingegneria. Basti dire che quando negli ultimi anni un qualche italiano è entrato nel novero dei candidati al premio Nobel, questi era della Sapienza (Cabibbo e Parisi per la fisica, Macino per la biomedicina). Ed ancora Premi Bazan sono stati assegnati negli ultimi anni ad italiani della Sapienza. Come reagire? Cosa fare? Rigore ed entusiasmo rinnovati, coinvolgimento di tutti [studenti, personale tecnico-amministrativo e docenti], trasparenza ed obiettivi chiari, rivolti all’eccellenza, alla meritocrazia ed all’innovazione, senza sconti per nessuno. Chiamando alla collaborazione ed offrendo collaborazione alle istituzioni [il Governo, gli Enti territoriali], alle realtà produttive, alle forze sociali. E farsi quindi due domande come Rettore e come comunità accademica:
- che cosa ci chiede la società civile?
- che cosa ci chiedono gli studenti?

La società civile ci chiede un’Università che sia di qualità, generalista, cioè rivolta all’approfondimento di tutti i saperi, ma non per questo dimentica di dover essere di qualità ed utile nell’attività di ricerca. Ci siamo dati un’articolazione organizzativa in Atenei federati, assemblandovi le Facoltà in alcuni casi con logica discutibile, perché non si è tenuto conto delle necessità della ricerca scientifica. Ho posto il problema a Senato Accademico, Consiglio di Amministrazione e Dipartimenti di ricondurre nello stesso Ateneo aree che erano state spaccate: l’area umanistica e quella di architettura, in particolare. Per poi procedere ad un effettivo decentramento di funzioni agli Atenei federati, applicando anche a loro il criterio più volte ricordato di assegnazione delle risorse tramite indicatori e di correzione dell’assegnazione in base ai risultati.
Vi è stata, durante il rettorato del Prof. Guarini, l’esperienza positiva di un pro-rettore impegnato nella valorizzazione della ricerca scientifica: brevetti, spin-off, accesso a fondi internazionali ne sono stati l’effetto più evidente [la Sapienza è stata, ad es., l’unica università dell’Europa continentale ad aggiudicarsi uno dei dieci cospicui grants banditi dagli Emirati Arabi Uniti; le altre sono UK o USA]. Ma se vi è una critica generale all’Università ed agli Enti di ricerca di non assegnare con sufficiente rigore i fondi per la ricerca, allora è necessario attivare un sistema di valutazione di efficacia ed economicità delle scelte.
E così tra i pro-rettori ne ho voluto ora uno dedicato al coordinamento della pianificazione finanziaria ed alla messa a punto di indicatori da utilizzare nella verifica degli obiettivi di ricerca e didattica. Non più fondi o posti di professore o di personale tecnico-amministrativo assegnati per bilanciamento d’interessi tra gruppi di potere, ma solo in relazione ad una strategia complessiva ed alla verifica dei risultati conseguiti, a cominciare dalla ricerca, ma anche riguardo all’efficienza organizzativa. E sapendo tuttavia che vi possono essere storture non eliminabili nel meccanismo di peer review che si utilizza per selezionare ad esempio i progetti di ricerca, si procederà anche destinando quote significative di fondi per la ricerca ai livelli più giovani, ai ricercatori ed agli under 40.

E se è un problema serio l’invecchiamento del corpo docente, le risorse disponibili andranno alla Sapienza soprattutto per il reclutamento di ricercatori e le Facoltà dovranno scegliere, mi auguro privilegiano appunto ricerca e reclutamento di ricercatori rispetto a proroghe in servizio dei docenti..

E se gli automatismi di carriera sono incompatibili con la meritocrazia, per quanto ci compete si attiverà una verifica rigorosa dello straordinariato, mentre chiediamo alla politica - come già detto - di avere il coraggio d’introdurre norme che rendano possibile, sin d’ora, cioè nella legge di conversione del D.L. 180, il blocco della progressione economica per chi non si dia la pena nemmeno di presentare la prescritta relazione triennale sulla ricerca e di progressione economica accelerata per una quota (una quota, non per tutti!) comparativamente migliore in ogni Facoltà, su criteri deliberati da un organo diverso (il Senato Accademico). Le Facoltà devono essere chiamate ad esercitare la vera autonomia, che è quella di selezionare in base al merito, con assunzione quindi di responsabilità nell’applicare il criterio di valutazione.

Gli studenti chiedono una didattica di qualità ed utile e l’abolizione del 3+2, sull’onda dell’entusiasmo, ma anche di una conoscenza dei problemi non sempre approfondita. Gli studenti: anche nel pieno della protesta non hanno mai perso di vista l’obiettivo di migliorare il sistema, di chiedere i fondi per la ricerca come nei Paesi europei con cui ci confrontiamo, di chiedere correttezza nella valutazione dei progetti di ricerca e nella trasparenza nei concorsi, di pensare la didattica in relazione alle loro aspettative.. Il nostro impegno è rivolto non solo a chiudere sedi delocalizzate in improbabili cittadine [anche chiamando la Regione a rivedere le sue determinazioni relative ad ospedaletti di provincia sedi di formazione sanitaria e tenuti in attività con la scusa che sono sede di formazione universitaria ] o Corsi di laurea multipli nella stessa Classe e che abbiano un basso numero di studenti o titoli dei quali poco si comprende. L’impegno è soprattutto quello di attivare una valutazione di tutta l’attività formativa [quanti studenti frequentano, quanti finiscono fuori corso, quanti trovano un’occupazione una volta laureati] e di promuovere la qualità della formazione, anche riscrivendo i piani di studio per Corsi di Laurea sperimentali a ciclo unico nei settori nei quali il 3+2 è stato o è presentato come un fallimento. L’impegno nostro è per una didattica di qualità ed utile per trovare sbocchi occupazionali. Cardini di questa politica saranno le incentivazioni per stage all’estero e presso aziende ed il potenziamento del programma SOUL di job placement, che mette in contatto laureandi e laureati con il mondo produttivo [nel programma sono entrate 1500 aziende, risultato straordinario se si pensa che una università romana che fa di questa attività un giusto vanto ne ha in catalogo solo 100].

Non l’Università che vorrei, ma l’Università che vogliamo, aperta all’innovazione, di una qualità che deve divenire più visibile ed essere percepita. Un’Università che possa essere per qualsiasi studente un ascensore sociale perché fondata su valori veri, su di una ricerca di qualità e su di una didattica di qualità ed utile. La "normalità" dell’Università che dirigo è quella di essere aperti al confronto ed alla critica, ma dove si fa ricerca e si studia con profitto. La "normalità" è quella di riorganizzarsi, tagliare l’inutile o lo sclerotico per liberare risorse per l’utile, cioè per una ricerca competitiva e per una didattica pensata per gli studenti, che pensi anche agli studenti lavoratori, ai fuori sede, ai part-time. Dimmi cosa vuoi da me? E’ la domanda rivolta alla società civile (l’unica risposta esclusa è portare la ricerca fuori dall’Università). Dimmi cosa vuoi da me? È la domanda rivolta agli studenti (l’unica risposta esclusa è il 30 regalato).  LF

 

***

Le Organizzazione Unitarie della Docenza
in soccorso della Ministra ...  se lo accetta ...

Coordinatore OOUUDDsergi-6.JPG (3420 byte)
Sergio Sergi



UN PROGRAMMA PER L'UNIVERSITÀ
Documento per le riforme nel medio termine
Il documento è frutto della fusione del documento CNU, presentato nella Conferenza di Bologna del 30 giugno 2008 e di un successivo documento della FLC-CGIL. Esso è migliorabile da tutti. Scrivete.

Nota. Martedì 11 nov., le Organizzazioni firmatarie
del Documento sono state convocate dal Senato

Non c'è bisogno di martiri
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Beata" GELMINI ?

   LUCIANI, Sul "contratto con gli italiani" di Berlusconi. Rimane di attualità  riprendere il  CONTRATTO CON GLI ITALIANI  del precedente Governo Berlusconi, e fare chiarezza circa l'autonomia universitaria di entrata e spesa.

 
Ivi già si prometteva l'autonomia e allora:
a)  se si decide davvero di darla, poi non si può vincolare l'università, se non al rispetto del vincolo di bilancio;
B) se si decide di revocarla, si guidi la università in tutto, sia pur dopo averla sentita per i pareri (a parte che questo è quanto è avvenuto, in questi anni, vale dire le "deviazìoni" sono state prevalente responsabilità della burocrazia ministeriale, incapace).
 
Una volta definito autorevolmente il quadro di riferimento, il resto dovrebbe venire di conseguenza, sia pur sulla base di determinati paletti statali, circa i requisiti per lo accredimento delle università.NL


   
       Stralcio dal "Piano di Governo
               per un’intera legislatura"


" 4.2 UNIVERSITA' . Una Università di livello pari a quello delle nazioni più avanzate è indispensabile per il progresso morale e culturale del Paese ed è indispensabile per il suo sviluppo economico.
Non si può pensare di avere un'economia competitiva, nel mondo della globalizzazione, senza una Università che, oltre a trasmettere il sapere, produca ricerca e ricercatori ad altissimo livello, e che sia pienamente raccordata con il mondo delle imprese.
È necessaria una riforma organica dell'Università e della ricerca scientifica, basata sulle seguenti linee fondamentali:
1) Abolizione della riforma Zecchino sullo stato giuridico dei docenti, che distrugge il principio dell'autonomia universitaria, mortifica le professionalità ed i meriti, disincentiva la ricerca, appiattisce le retribuzioni, taglia i legami tra le Università e le imprese. (Allora, l'ispirazione a Zecchino, veniva da Confindustria, così come adesso è per la Gelmini: vedi Il Sole 24 ORE,  e Treelle, quasi ogni giorno, associate alle sue dichiarazioni quotidiane. NdR).
2) Sponsorizzazione delle Università da parte delle Fondazioni bancarie e altre istituzioni.
Occorre promuovere un tavolo di concertazione fra Università e Fondazioni di origine bancaria affinché una parte delle loro risorse finanziarie sia finalizzata al finanziamento di programmi di ricerca scientifica.
3) Attuazione di un nuovo stato giuridico delle Università con il riconoscimento di una precisa autonomia. Allo Stato deve restare la funzione di stabilire alcuni principi normativi di base, che garantiscano sia un sufficiente grado di uniformità su tutto il territorio nazionale, sia il rispetto delle legittime prerogative normative ed economiche delle quali tradizionalmente godono i docenti, e che sono il fondamento della libertà accademica.
4) Riconoscimento di un ruolo molto più ampio di quanto non sia oggi alle singole Università nelle decisioni sul riordino della struttura delle lauree, riducendo il compito del MURST allo stabilimento delle linee generali."

ORGANIZZAZIONI UNITARIE DELLA DOCENZA UNIVERSITARIA*
Coordinatore generale: Sergio Sergi

*- ADU, Associazione Docenti Universitari - Presidente: Leo Peppe.
- ANDU, Associazione Nazionale Docenti Universitari - Presidente: Nunzio Miraglia
- APU, Associazione Professionale Universitaria - Presidente: Gina Melillo
- CISAL- Università, Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori - Università - Presidente: Bartolomeo Merola
- CISL-Università, Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori - Università - Segretario generale: Santo Signorelli
- CNRU, Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari - Presidente: Marco Merafina
- CNU, Comitato Nazionale Universitario - Presidente: Francesco Indiveri
- FLC Cgil, Federazione Lavoratori della Conoscenza - Confederazione gen. it. del lavoro - Presidente: Marco Broccati
- SUN - Universitas News, Sindacato Universitario Nazionale, Presidente: Nino Luciani
- UDU, Unione Degli studenti Universitari, Presidente: Valerio Angelini - UILPA-UR AFAM, Unione Italiana del Lavoro Pubblica Amm.ne - Università e Ricerca - Presidente: Alberto Civica.
- RNRP - Rete Nazionale Ricercatori Precari - Portavoce: Nora Precisa

- UGL - Unione Generale del Lavoro, Universita' e Ricerca, Presidente: Clara Valli

          "Un Programma per l'Università italiana"

  I recenti provvedimenti legislativi e quelli annunciati, se non abrogati e bloccati, determineranno la definitiva scomparsa dell'Università' pubblica, mutandone radicalmente la natura, la missione, le finalità e l'assetto. Un'Università alla quale la nostra Costituzione assicura autonomia e liberta' di ricerca e di insegnamento. Le sottoscritte Organizzazioni ed Associazioni della docenza universitaria, dei ricercatori precari, dei dottorandi e degli studenti nel respingere fermamente le scelte di fondo che ispirano tali provvedimenti, intendono riproporre a tutti gli interlocutori, a cominciare dal Governo, un quadro di interventi alternativi che affrontino le criticità evidenti del sistema, valorizzino le risorse presenti, sollecitino la crescita della qualità della didattica e della ricerca, e consentano all'Università italiana di svolgere quel ruolo sociale di promozione della cultura e dell'innovazione di cui il Paese ha enorme bisogno.

I valori fondanti

Noi crediamo che qualsiasi intervento non possa prescindere dal rigoroso rispetto di alcuni valori fondativi che rappresentano la parte migliore della storia e dell'esperienza dell'Università italiana, valori che desideriamo sinteticamente ricordare:

- la natura pubblica del sistema universitario. Il ruolo dello Stato come erogatore e garante di un sistema di alta formazione è indispensabile per assicurare le condizioni affinché l'Università resti, ed anzi divenga sempre più, elemento centrale del sistema di welfare. E' compito del sistema pubblico garantire parità di condizioni universali nell'accesso all'Università, assicurare la qualità dell'offerta didattica, e per questa via ripristinare una mobilità sociale che appare ridotta, presidiare la ricerca in tutti i campi, anche quelli che, pur dotati di alto valore culturale e scientifico, non presentano possibilità di valorizzazione economica immediata, garantire la libertà didattica e di ricerca costituzionalmente sancita. Va inoltre assicurato il carattere unitario del Sistema nazionale universitario, dotato di effettiva autonomia, all'interno del quale deve essere garantita l'autonomia dei singoli Atenei. Il ruolo del privato rappresenta un'utile integrazione, uno stimolo ed una risorsa, che deve avere tuttavia carattere complementare al mantenimento di un forte, prevalente sistema pubblico di Atenei. La stessa idea di autonomia, che è autonomia del sistema ed autonomia dei singoli Atenei, si tiene nella misura in cui il riferimento concettuale è ad un sistema nazionale pubblico.
- il ruolo sociale del sistema universitario, ruolo che si estrinseca in un rapporto trasparente tra la domanda sociale, il concreto funzionamento degli Atenei e la loro capacità di dare risposte sulla base di un misurabile rapporto costi-benefici, da rendere visibile attraverso una congrua valutazione del sistema e delle sue singole articolazioni (Atenei, Facoltà, Dipartimenti, progetti di ricerca, percorsi formativi).

- la natura cooperativa e partecipata del sistema universitario. L'Università deve rappresentare il modello di una comunità di pari, libera da gerarchie formali e sostanziali, capace di autogovernarsi perché fondata su una salda cultura democratica della responsabilità individuale e collettiva. Una comunità che si fonda sulla libera circolazione dei saperi e su una virtuosa competizione di meriti scientifici.

   Ogni provvedimento di riforma deve misurarsi con questi valori fondanti e con la natura laica e razionale dell'Universita'. Siamo perfettamente consapevoli della distanza che separa oggi l'Università dalla compiuta realizzazione di un modello ideale: l'Università italiana è in condizioni difficili, in parte prodotte dal contesto politico-istituzionale, in parte da una distorta applicazione dell'autonomia la cui responsabilità è da imputare al ceto accademico. E' tuttavia nostra convinzione che non vi sia riforma possibile che non muova dall'affrontare i nodi ed i valori che dovrebbero sostenerne il modello. Nei provvedimenti di Governo vediamo invece disegnarsi una prospettiva di liquidazione del ruolo pubblico ed un sistema universitario sempre più impoverito sul piano finanziario e, soprattutto, sul piano delle risorse intellettuali ed umane. Un sistema che nel giro di pochi anni compirà fino in fondo una parabola discendente che porterà ad una condizione di paralisi e di irrilevanza istituzionale. Per queste ragioni proponiamo un programma che muove da quelli che a noi appaiono i veri nodi del sistema universitario. Chiediamo al Governo di fermare gli iter legislativi in corso, di abrogare gli art. 16 e 66 della L. 133/2008, e di aprire un confronto autentico con tutti i soggetti coinvolti ed interessati.

1) Il sistema di finanziamento. Il settore della conoscenza deve essere considerato una risorsa strategica del Paese. I finanziamenti devono essere pertanto adeguati a questo compito. La valutazione dell'utilizzo di questi finanziamenti deve essere effettuata a partire dalle ricadute sull'intero sistema Paese. Utilizzare gli Atenei per fare cassa non è l'approccio migliore ad una discussione seria sulle necessità del finanziamento e sulla qualità della spesa. Occorre partire da un dato incontrovertibile: qualunque indicatore venga assunto, il sistema italiano è largamente sottofinanziato, ed in queste condizioni ogni ragionamento credibile sulla qualità è pura poesia. Se si realizza il taglio ulteriore di un 25% in termini reali nei prossimi quattro anni, come prevede la L. 133, si entra in una condizione di bancarotta degli Atenei, anche quelli che oggi si considerano "virtuosi". Occorre invece partire da:

a) una previsione pluriennale di crescita del finanziamento che avvicini il nostro Paese alla media OCSE
b) una rimodulazione delle regole della distribuzione del FFO che valorizzi indicatori credibili di crescita della qualità dei servizi e delle prestazioni dei singoli Atenei, e su di essi distribuisca le risorse evitando di incentivare comportamenti perversi (la caccia all'iscritto o le promozioni facili). Un finanziamento così rivisto esplicherebbe inoltre la sua piena funzione se, riconoscendo che le università possono vivere solo nel binomio inscindibile di attività di didattica e di ricerca, si osservasse che tali requisiti non vengono attualmente rispettati in tutti gli Atenei italiani, e si procedesse quindi ad un attento monitoraggio delle loro caratteristiche in maniera tale da porre rimedio a queste situazioni.
c) una rigorosa revisione delle regole di finanziamento dei fondi di progetto, insieme con l'ampliamento degli investimenti a progetto, a cominciare dai PRIN (che quest'anno calano da 160 a 98 milioni)

2) La docenza universitaria. La necessità primaria del sistema è costituita dal riavvio di un processo di immissione di giovani che vada ad equilibrare la "gobba" di uscite per pensionamento previste nei prossimi anni. E' esattamente il contrario di quanto previsto dalla L.133, che viceversa blocca sostanzialmente il turn-over. Sempre in virtù della centralità strategica dell'università l'approccio al turn-over deve essere totalmente ribaltato: a fronte dei pensionamenti il personale docente e tecnico-amministrativo di ruolo deve essere aumentato in modo da rispondere in misura adeguata agli standard europei. E' necessario programmare un'operazione di reclutamento straordinario di consistenti dimensioni, su fondi nazionali aggiuntivi, che consenta di dare una prospettiva alle competenze presenti nell'abnorme area del precariato; e al tempo stesso programmare la ripresa di un reclutamento ordinario che eviti l'andamento disomogeneo per classi di età, dovuto nel passato agli "sbottigliamenti" legati ad ondate di immissioni concentrate nel tempo. L'investimento nel reclutamento di giovani e precari può essere gestito anche attraverso meccanismi che consentano di utilizzare le risorse derivanti dai pensionamenti, e/o attraverso forme di anticipo delle competenze, da restituire man mano che i costi immediati tendano a riequilibrarsi, prendendo in considerazione preparazione e pregresse attività di coloro che possono dimostrare interesse e impegno nella ricerca e nella didattica. Partendo dalla costatazione che ai fini istituzionali concorrono a pieno titolo gli attuali professori e ricercatori, occorre una revisione profonda delle carriere e del sistema di reclutamento, allo scopo di fornire risposte reali alla crescita scientifica e retributiva dei docenti, all'ingresso e alle prospettive dei giovani, all'enorme serbatoio di precariato prodottosi negli ultimi anni. Va affermata la unitarietà della funzione docente; la carriera, che deve essere unica, può essere articolata in fasce, scandita da verifiche periodiche che diano luogo alla progressione stipendiale e ai passaggi di fascia, che devono realizzarsi ad esito di valutazioni della qualità scientifica e didattica del singolo docente. Va salvaguardata una quota di accessi dall'esterno, attraverso un meccanismo concorsuale, a tutte le fasce, ed abolito lo straordinariato per il passaggio da una fascia all'altra . Per quanto attiene al reclutamento iniziale, va introdotta una figura post-doc (o attività di ricerca assimilabile), con contratto a tempo determinato triennale e retribuzione assimilata al ricercatore, con funzioni esclusive di ricerca. Quest'approccio richiede la definizione di alcune condizioni di contesto: a) la fissazione di un rapporto esplicito e credibile tra il numero di coloro che entrano nel percorso triennale e il numero di docenti da reclutare; b) un'applicazione graduale, che consenta di ridurre il precariato esistente attraverso un consistente reclutamento straordinario; c) il divieto per gli Atenei, a regime, di utilizzare strumenti diversi dal contratto triennale (atipici, co.co.co., ecc,); d) la creazione di un meccanismo che faciliti la mobilità dei docenti fra i diversi Atenei, per esempio rendendo impossibile lo svolgimento della carriera (laurea magistrale-dottorato-postdottorato-docenza) nella stessa sede e fornendo le risorse necessarie a detta mobilità; e) la distinzione tra il budget destinato al reclutamento e quello dedicato all'avanzamento di carriera; f) la rivisitazione della remunerazione dei docenti per renderla più omogenea possibile a quella degli altri paesi europei.

3) Il governo dei singoli Atenei e del Sistema nazionale. E' ormai evidente come sia necessario rivisitare l'assetto del governo degli Atenei, caratterizzato da forti differenze legate ai singoli Statuti, ma comunque accomunato da alcuni punti critici: il rapporto spesso clientelare che lega i Rettori al loro elettorato, soprattutto in occasione del rinnovo del mandato; la sovrapposizione e confusione dei ruoli tra Senato e Consiglio di Amministrazione; la composizione degli organi di governo e la loro base elettiva. Noi riteniamo necessario che il mandato rettorale sia unico, e che comunque il mandato non possa essere prolungato tramite successive modifiche di statuto . Che gli Statuti regolino in modo puntuale, sulla base di un quadro normativo nazionale, le competenze degli organi, distinguendo con nettezza l'indirizzo, dal controllo, dalla gestione. Che si valorizzi il lavoro di gestione della dirigenza amministrativa e dei dipendenti tecnico-amministrativi, riconducendo la docenza alle funzioni sue proprie ed evitando di assegnare ai docenti improprie funzioni di dirigenza. Che si prevedano forme di partecipazione effettiva degli studenti alla vita democratica degli Atenei. È indispensabile, infine, prevedere un Organismo di coordinamento nazionale capace di assicurare l'autonomia del Sistema Universitario ed un suo sviluppo organico. Un Organismo non corporativo e non disciplinare, elettivo e rappresentativo della comunità accademica nazionale, aperto ai contributi del mondo del lavoro e delle imprese, in grado di aiutare a stabilire le priorità di sviluppo del Sistema Universitario.

4) Il diritto allo studio. L'Università dovrebbe svolgere un ruolo di promozione della mobilità sociale; questa funzione, oggi più di ieri, è un'utopia che rischia di essere ulteriormente compromessa dalla legge 133. Per garantire che questo avvenga è necessario che il sistema universitario sia effettivamente accessibile a tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche e dal contesto sociale di origine, rimuovendo le barriere, formali e sostanziali, che ostacolano l'accesso e la prosecuzione degli studi. Il sistema del numero chiuso sta progressivamente estendendosi anche all'accesso alla laurea magistrale, creando un ulteriore sbarramento intermedio; esso esclude gli studenti sulla base di un meccanismo che ha poco a che vedere con la valorizzazione dei più meritevoli, e trae spesso le sue origini dallo scarso investimento economico sulle Università, che le costringe a limitare il numero delle immatricolazioni in assenza di strutture e di personale docente adeguati. Si deve allora prevedere l'adozione di piani pluriennali di adeguamento, affiancati da un congruo e mirato investimento, che porti progressivamente alla rimozione delle barriere all'accesso. Allo stesso tempo, è necessario ragionare su un'adeguata valorizzazione del merito degli studenti, che devono essere valutati sulla base dei risultati conseguiti nel corso del loro percorso di studio. Il definanziamento del sistema del diritto allo studio e la sua organizzazione tarata su modelli ormai superati (la legge quadro nazionale risale al 1999 e l'ultimo DPCM che regola l'erogazione dei benefici del diritto allo studio al 2001) fanno sì che molti degli studenti idonei in base ai previsti parametri di merito e di reddito non possano di fatto beneficiare dei servizi per il diritto allo studio, e non abbiano la possibilità di scegliere quale sede e quale corso di laurea frequentare. E' necessario che gli investimenti statali siano in grado di garantire la copertura totale delle borse di studio, integrando l'offerta con il necessario investimento in mense, alloggi, agevolazioni sui trasporti. Le differenze di condizione economica di origine portano di per sé a differenze nell'accessibilità all'offerta culturale, anch'essa componente essenziale della formazione. Perché siano garantite pari opportunità per tutti è necessario intervenire anche su quest'aspetto con agevolazioni mirate.

5) L'offerta didattica. Il giudizio sul modello 3+2, a distanza di alcuni anni dall'avvìo, è un giudizio molto articolato e differenziato tra Atenei e discipline. I dati quantitativi sembrano indicare notevoli avanzamenti sul fronte della percentuale di successo negli studi, nonché sui tempi di compimento dei percorsi di laurea. Tuttavia, vanno segnalati elementi di criticità da affrontare: a) la percentuale elevata di chi prosegue dopo il triennio indica l'insufficiente consistenza della laurea triennale, sia sul piano culturale sia su quello della preparazione professionale; b) si rileva in modo diffuso la percezione di una caduta di qualità dei percorsi: va svolta una riflessione sull'effettivo ruolo dell'Università, che sta oggi progressivamente licealizzandosi e perdendo il ruolo di elaborazione e formazione culturale; c) non è stato colto e valorizzato in modo adeguato il sistema dei crediti, tant'è che ci sono ancora forti difficoltà nel loro riconoscimento, nel passaggio tra un Ateneo e l'altro, e perfino all'interno dello stesso Ateneo. Tali aspetti vanno a riferirsi, sia all'architettura del modello, sia all'applicazione che ne è stata fatta dagli Atenei. Né hanno giovato i reiterati interventi legislativi, che hanno parzialmente corretto alcune criticità, ma hanno per altro verso generato confusione e difficoltà applicative. Noi riteniamo che sia necessario un intervento esteso di ricognizione, di ascolto e monitoraggio sistematici: una campagna nazionale di rilevazione, da concludersi con un'iniziativa nazionale che faccia il punto, indichi i punti di sofferenza, individui percorsi di correzione condivisi, prima di procedere a qualsiasi ulteriore intervento di aggiustamento. Non è più possibile procedere alla modifica dell'offerta didattica sulla base di decreti, in cui ogni Ministro dice la sua: va dato un assetto stabile alle Università, inquadrando l'ordinamento all'interno di una legge ordinaria.

6) La valutazione. Un efficace e credibile sistema di valutazione è parte essenziale di un processo di revisione degli statuti normativi dell'Università. Valutazione della qualità del prodotto universitario, del funzionamento di ogni articolazione del sistema. Senza una valutazione che consenta di misurare meriti e difetti in modo puntuale, l'Università non sarà in grado di ristabilire una bussola condivisa e condivisibile sul proprio operato. Il precedente Governo aveva costituito l'Agenzia per la valutazione del sistema universitario e di ricerca (ANVUR), provvedimento a lungo discusso e sul quale avevamo prodotto numerose critiche, a cominciare dalla sua effettiva terzietà e dalla quantità di compiti assegnati, per finire con una certa farraginosità dell'impianto costitutivo. Nonostante i numerosi punti di dubbio e contrarietà, l'ANVUR costituiva tuttavia il primo tentativo sistemico di introdurre una valutazione continua e ricorrente. L'attuale Governo ne ha congelato la costituzione, e non è dato sapere se intende riaprire il capitolo. Noi riteniamo necessario riprendere in mano il progetto, verificarne e correggerne i punti di debolezza, e procedere operativamente alla sua costituzione. Va garantita per l'Agenzia la natura di soggetto terzo, problema che sussiste anche all'interno dello schema proposto dal Governo precedente, per evitare strumentalità e autoreferenzialità del valutatore. I risultati della valutazione devono essere correlati con l'erogazione delle risorse - in misura opportunamente crescente - da parte dello Stato. Va, infine, assicurato un effettivo coinvolgimento degli studenti nel funzionamento, attribuendo un peso reale al giudizio dei discenti e agli attuali questionari di valutazione.

7) Il dottorato di ricerca. Occorre una riforma del dottorato che riorganizzi i corsi in scuole di dottorato dotate di un progetto formativo, aperte alla dimensione internazionale della ricerca e valutate periodicamente. Le scuole potrebbero così diventare, nel territorio, agenti di dialogo fra mondo della ricerca universitaria e privata e motori di innovazione. L'aumento delle borse di dottorato a 1040 euro rappresenta un importante passo avanti nella valorizzazione della formazione alla ricerca. Si deve però superare la figura del dottorando senza borsa, che, oltre a rappresentare una palese ingiustizia, non vede garantita la qualità del percorso formativo e di ricerca. Occorre pertanto affiancare ai dottorandi a tempo pieno e destinatari di borse di studio una figura di dottorando lavoratore, che permetta a persone inserite nel mondo del lavoro di rafforzare il proprio profilo professionale e le proprie capacità di ricerca. Il dottorato deve essere poi valorizzato e individuato come strumento privilegiato di formazione alla ricerca in vista della carriera accademica, ma anche in relazione al mondo del lavoro, della pubblica amministrazione, delle professioni. Deve infine essere approvata, a partire dalla Carta Europea dei Ricercatori, una carta dei dottorandi, che riconosca loro i diritti legati al loro doppio status di studenti del terzo ciclo di formazione superiore e di giovani ricercatori. 

Roma 20 ottobre 2008

 


On. Fabio Garagnani

Su Relazione introduttiva dell'On. Dr. Fabio Garagnani
CONFERENZA NAZIONALE DI BOLOGNA - 30 giugno 2008 - sul Ministro GELMINI.

RISULTATI:

1) Decisione di fare un progetto unitario per il medio termine,
    sulla cui base confrontarsi col Governo
2) presentazione congiunta di emendamenti ai decreti legge di questi
   giorni, in sede di conversione in legge, in parlamento

Anche

PESANTE denuncia dei Ricercatori verso i politici. 
  NOTA. Sulla questione retributiva, intaccata dal recente DL n. 112, è intervenuto tecnicamente e compiutamente
   il prof. A. LIBERATORE. Per la specifica sua alta rilevanza, l' intervento è pubblicato a parte (clicca: STATO GIURIDICO )

Intervenuti:

  CNSU - Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari
   Studente Davide Pianori (Senato Accademico di Bologna), per delega del Presidente Nazionale

 

  CNU - Comitato Nazionale Universitario
  
Prof. Francesco Indiveri, Presidente Nazionale
    USPUR - Unione Sindacale Professori Universitari di Ruolo
  
Prof. Antonino Liberatore, Segretario Nazionale
    CNRU - Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari
  
Prof. Marco Merafina, Coordinatore Nazionale
    ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari
  
Prof. Nunzio Miraglia, Coordinatore Nazionale
    FLC   CGIL - Federazione Lavoratori della Conoscenza
  
Prof. Sandra Soster, Segretaria Prov.le Bologna, per delega del Presidente Nazionale
    CISL Università - Confederazione Ital. Lavoratori Università
  
Prof. Santo Signorelli, Segretario Nazionale
    UIL Ricerca - Unione Italiana Lavoratori Ricerca
  
Dott. Alberto Civica, Presidente Nazionale

DUE   RELAZIONI DI BASE
che i partecipanti si sono impegnati a migliorare e integrare per un largo consenso

Relazione 1
Merito e valutazione, autonomia e diritto allo studio

Relazione 2
Ipotesi di  documento, per pervenire infine ad un documento comune dei partecipanti

Per i Ricercatori:
(Intervento
scritto pervenuto)

La figura docente
del Ricercatore.
Prospettive ?

Davide Pianori
  Premessa.  A mio parere non si può iniziare un discussione sull’Università senza partire dalla consapevolezza dell’importanza capitale di questi aspetti e dalla coscienza che non possono essere visti separatamente. Solo un impulso simultaneo a questi elementi può rivoluzionare il nostro sistema universitario e proiettarlo verso quella qualità e competitività di cui tanto si parla ma per la quale poco si intraprende.
  1.- Il primo passo sulla strada del merito e della valutazione è senza dubbio riesaminare i criteri di riparto del FFO- Fondo di Finanziamento Ordinario dello Stato, perchè fino a quando il criterio "storico" continuerà a pesare per il 95,15% non si instaurerà mai un sistema di genuina concorrenza tra gli atenei. Non credo che sia un sistema irrealizzabile quello nel quale un Rettore debba meritarsi i fondi pubblici sulla base dei servizi che offre agli studenti, della qualità dell’offerta formativa, della capacità di creare reti nazionali e internazionali di ricerca, della fama dei Professori che siedono alle sue cattedre. Non dico che il criterio "storico" vada eliminato, ma almeno rivalutato e ridimensionato. E’ necessario, infatti, pensare un sistema per cui l’FFO sia lo strumento con il quale incentivare il merito e l’eccellenza e non il fondo con il quale pareggiare i bilanci. Se vogliamo ottenere questo bisogna creare un sistema di valutazione nazionale che indichi i nuovi criteri di riparto e in questi non si può non tenere conto della opinione degli studenti. Troppo spesso il giudizio degli studenti passa in secondo piano, prevaricato da indicatori che hanno l’unico effetto di giustificare (scusate il termini) "la politica dei tagli" di alcuni rettori. Non è difficile vedere, infatti, da una parte tagli ai servizi agli studenti e ai fondi per la qualità della didattica e dall’altra investimenti in progetti bizzarri. Quindi solo un uso massivo del merito supportato da un attento sistema di valutazione può generare processi di miglioramento.
   2.- Altro aspetto fondamentale sul quale interrogarsi è il sistema del DSU-Diritto alo Studio Universitario che troppo spesso appare come l’ aspetto marginale di un welfare vecchio e che ancora non ha iniziato un confronto reale con la riforma e con le nuove condizioni degli studenti.
A questo proposito vorrei citare un passo della "Relazione sullo stato delle Università Italiane 2006" (Guido Trombetti, Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane - Roma, 09 Novembre 2006 -)
"La questione dei servizi per gli studenti è essenziale. Negli ultimi vent’anni si è consumata una rivoluzione copernicana. La crescita professionale e culturale dello studente non passa più quasi esclusivamente attraverso l’insegnamento in aula. Essa è il risultato di un complesso processo di apprendimento al quale contribuisce un vasto insieme di servizi di informazione, di assistenza e di socializzazione. Le Università vengono giudicate dagli studenti non solo a partire dalla qualità dei docenti, ma anche dall’affollamento delle aule, delle biblioteche, dei laboratori. […] Dall’offerta di residenze."
   3.- In questa ottica di miglioramento dei servizi agli studenti e del diritto allo studio ha sicuramente un ruolo centrale la tanto auspicata "autonomia" degli Atenei", Autonomia intesa come capacità delle Università di regolare da sé i propri ordinamenti e la gestione delle proprie risorse, dando così via libera ad un regime di "concorrenza" tra gli Atenei stessi. Una concorrenza che sia virtuosa, nel senso di "correre insieme per competere".
Ciò permetterebbe ai singoli Atenei di differenziare realmente la propria offerta, sicuramente in termini di qualità dei corsi, ma anche di qualità, quantità e specificità dei servizi agli studenti, promuovendo forme mirate e più spesso integrate di diritto allo studio.
A questo punto troverebbe il suo reale ruolo il sistema efficace di valutazione, di cui ho accennato prima. La valutazione dell’intero sistema, che rispecchi fedelmente il livello effettivo di qualità efficacia ed efficienza dei servizi agli studenti responsabilizzando così in toto gli Atenei che per concorrere si vedono in questo modo costretti a competere.
   4.- Una gestione sempre più autonoma del DSU-Diritto allo Studio Universitario  potrebbe essere il primo passo verso una politica di maggiore coinvolgimento delle Associazioni Studentesche, di cui gli Atenei non riconoscono ancora il contributo decisivo per la vita della comunità universitaria.
L’ esternalizzazione dei servizi di supporto agli studenti (quali per esempio i servizi bibliotecari, la gestione dei rapporti Università-Mondo del Lavoro, servizi di ricerca alloggi presso privati … … ) potrebbe essere così affidata, tramite un meccanismo di aggiudicamento "in house", alle associazioni studentesche riconosciute, che metterebbero al servizio del proprio ateneo la conoscenza approfondita e capillare della realtà universitaria, con risultati sicuramente di qualità e a costi ridotti (per non dire quasi nulli se rapportati a quelli usuali).
Riconoscere l’apporto degli studenti vuol dire quindi investire in spazi e fondi, per esempio, che agevolino e supportino le attività associazionistiche, fornendo chiaramente un rigoroso riscontro in termini di valutazione. Noi studenti siamo pronti a prenderci carico di maggiori responsabilità nell’interesse collettivo, e a rendere conto delle attività in cui ci impegniamo.
   Concludendo, vorrei ribadire che solo una visione totale e unitaria di questi aspetti del sistema universitario potrà essere alla base del tentativo di riforma che noi tutti auspichiamo e per il quale metteremo in campo ogni nostra forza e capacità. DP
Francesco   Indiveri
1.- Sistema universitario in Italia
2.- Livelli formativi
3.- Sistema di Governo
4.- Sistema di accesso alla carriera universitaria
5.- Sistema di reclutamento di giovani ricercatori
6.- Sistema Ricerca
7.- Proposta politica e conclusioni

Introduzione
Chi ha percorso la strada universitaria attraverso le tappe, di "assistente volontario", "assistente ordinario", "professore associato" fino a "professore ordinario" e intravede il tornante dell’emeritato può dire di aver affrontato un cammino tanto arduo, quanto pieno di soddisfazioni personali e professionali che lo induce a pensare che se potesse tornare all’inizio ripercorrerebbe lo stesso percorso. Questa constatazione serve per asserire, credo, la nostra profonda e comune convinzione che l’Università abbia un ruolo fondamentale nella vita della società civile e che valga la pena di spendersi per affermare questo ruolo.
Tuttavia quando si prova a collocare questa convinzione nella realtà del vivere quotidiano non si riesce a superare la sensazione di essere fuori posto in un contesto in cui il lavoro che svolgiamo, e per cui ci spendiamo, non è compreso e valutato come un’attività utile al resto della società.
Questa sensazione ha assunto per me i connotati descritti quando, trasferitomi per qualche anno negli USA, ho potuto constatare come in un altro contesto sociale il mestiere del ricercatore e di docente universitario venga considerato alla stregua di quello di ogni altro professionista impegnato a far crescere il benessere della società in cui opera.

Questo incipit autobiografico ha lo scopo di individuare uno degli obbiettivi generali che si dovrebbe cercare di perseguire: aprire un canale di comunicazione con la società civile per dissolvere l’aura di mistero e di incertezza che avvolge il nostro lavoro rendendolo poco comprensibile a coloro che lo osservano dall’esterno.
Gli strumenti per realizzare questo obbiettivo vanno ricercati:
a) nell’apertura di una via di comunicazione con gli organi di stampa;
b) nella elaborazione di progetti e ipotesi di sviluppo della Istituzione Università che non si fermino alla difesa degli interessi di categoria dei docenti, ma guardino all’interesse generale e che, comunque, privilegino il merito;
c) nella capacità di inquadrare i progetti nell’ottica dell’interesse generale della società civile e di prospettarne la validità generale oltre che all’interno dei campus universitari;
Dobbiamo, tutti noi, assolvere questo compito.

Le Caratteristiche dell’Università in cui viviamo possono essere così delineate:

1- Un sistema articolato in 95 atenei – di cui 11 telematici - che comprendono Istituzioni antiche e ammantate di prestigio, storico e culturale, e strutture universitarie nate ieri a volte sulla spinta di esigenze più localistiche e demagogiche che sulla base della reale necessità e della consistente possibilità di realizzare un nuovo centro per lo sviluppo del sapere. Questa realtà si inserisce in un contesto socio-economico in cui le risorse necessarie al finanziamento del sistema universitario continuano ad essere insufficienti e non adeguate alle esigenze crescenti di un apparato di ricerca che si deve confrontare nel mondo con il progresso delle conoscenze. D’altro canto ogni Ateneo si rappresenta come un organismo totipotente con la vocazione e la capacità di affrontare tutti gli aspetti dello scibile e programma le sue attività al di fuori di qualsiasi programma nazionale. La prima conseguenza di questo stato di cose è che le risorse disponibili vengono disperse in una miriade di rivoli e che la competizione per acquisirle si trasforma in una corsa ad ostacoli senza regole in cui i gruppi di volta in volta più forti, per aderenze politiche o per propria strutturazione interna, riescono a prosciugare i rivoli dei gruppi meno forti; la seconda conseguenza è che si genera automaticamente una graduatoria degli atenei che vede ai due estremi:
a) quelli in cui la ricerca eccelle e quelli in cui fare ricerca è un’impresa quasi impossibile,
b) quelli che hanno una gestione economica "virtuosa" nel senso che dispongono di risorse sufficienti a promuovere la crescita del personale e lo sviluppo delle attività istituzionali e quelli "non virtuosi", perché dispongono di risorse appena sufficienti a mantenere lo status quo.

Rispetto invece a quanto accaduto di recente, che alcuni Atenei si sono autodefiniti "virtuosi" e propongono di creare una distinzione netta fra se stessi e gli altri identificando diverse "categorie" fra le istituzioni universitarie, si ritiene opportuna la seguente soluzione:
a) Rifiuto di qualsiasi stratificazione degli Atenei sulla base di fattori irrazionali e non programmati, una

Marco Merafina
1. Premessa.

   Se è vero quanto il Ministro Gelmini ha detto in occasione del recente convegno di Roma organizzato dal Consiglio Universitario Nazionale, e cioè che
a)  il sistema universitario  deve poter ripartire attraverso un rifinanziamento degli Atenei, collegato con progetti di rinnovamento dei metodi di spesa,
b)  che è ormai improcrastinabile una revisione delle retribuzioni dei Ricercatori, ritenute da tutti eccessivamente basse; che è necessario dare nuovo impulso al reclutamento attraverso la proroga, fino a novembre, delle norme vigenti per fare i concorsi per poi ripartire con nuove regole quali l'idoneità nazionale e la chiamata libera locale, anche per l'atteso grande turnover,
      è anche vero che il Decreto Legge del giorno successivo (18 giugno) contraddice fortemente tali auspici, dando il colpo di grazia definitivo a quel sistema universitario che si voleva risanare, colpendo proprio i più giovani e dando della carriera universitaria un.idea così poco lusinghiera da disincentivare chiunque ad intraprenderla, accentuando quella fuga di cervelli che da più parti si diceva di voler arrestare.
    Credo che il conflitto tra il mondo politico, senza distinzioni di schieramento, e il mondo universitario sia un fatto ormai insanabile. Il divario ormai è ampiamente irrecuperabile e, a differenza degli auspici del Ministro, la collaborazione tra Università e politica è smentita in contemporanea dai fatti.
  Personalmente non nutro alcuna fiducia specialmente in coloro, tra i politici, che parlano e, purtroppo, si occupano di Università senza sapere che poco o nulla in proposito, come dimostrato dai vari governi che si sono ultimamente succeduti. Non c’è dialogo, forse non c’è mai stato veramente, e credo mai ci sarà. Ma non per colpa del sistema universitario, sia chiaro, perché se è vero che molti nostri colleghi non hanno certo contribuito alla miglior causa dell’Università con sprechi, scandali, imbrogli, mancanza di vera professionalità, è anche vero che la politica non ha mai voluto dialogare con la parte sana dei docenti universitari, e sono la maggioranza di noi, facendo sempre di ogni provvedimento una sorta di azione punitiva al solo scopo di fare cassa o di colpire indiscriminatamente tutti. Sì, anche coloro che lavorano fino a 12 ore al giorno, senza straordinari, e con meno di 2.000 euro al mese. Perché in Parlamento non c’è mai stata cultura della Cultura e mai c’è stata consapevolezza del ruolo strategico dell.Università nello sviluppo del Paese. L’Università e la Ricerca sono purtroppo diventati la Cassa Mutua dello Stato, e gli esempi di camionisti, tassisti e Alitalia sono lì a dimostrarlo.
   Non voglio entrare troppo nel merito del provvedimento, ma la trasformazione degli scatti da biennali a triennali si configura come il vero e proprio salto di qualità nell’attacco a chi lavora nelle università e costituisce un attacco alle retribuzioni senza precedenti, riducendo il già misero potere d’acquisto di molti colleghi, soprattutto i più giovani in ruolo, in una fase congiunturale molto complicata, colpendo tante famiglie già vessate in questo periodo da aumenti dei prezzi e dei mutui, fino a portare una parte di esse alla soglia di povertà: fin da ora o nei prossimi anni a venire. Basti pensare che da un rapido calcolo risulta che i ricercatori più giovani arriveranno a perdere fino a 100 mila euro da inizio carriera alla pensione, senza contare le perdite sui contributi previdenziali, che tutti i docenti saranno penalizzati a ogni vincita di concorso (se ce ne saranno a sufficienza nei prossimi anni), dovendo attendere il 33% del tempo in più con un assegno ad personam prima di riprendere lo sviluppo retributivo nella fascia superiore appena raggiunta, e non raggiungeranno mai la 14a classe, dovendo infatti attendere, per raggiungerla, ben 42 anni e cioè più della loro vita lavorativa, soprattutto i ricercatori più giovani, visto che il provvedimento di pensione forzata salva professori e magistrati ma non i ricercatori universitari, dovessero questi arrivare alla pensione nello stesso ruolo di partenza.
   Proprio da queste considerazioni, si deduce chiaramente che si è voluto cambiare surrettiziamente lo stato giuridico della docenza universitaria, di cui la curva retributiva e la suddivisione in classi stipendiali costituisce l’ossatura dal punto di vista economico, senza però dare una risposta concreta a tutti i problemi connessi con lo stato giuridico stesso, fonte di dibattiti interminabili da più legislature, senza che si fosse mai venuti a capo di nulla tra ruolo unico, terza fascia, distinzione tra reclutamento e avanzamenti di carriera, e che allo stato attuale penalizza fortemente i ricercatori. Non c’è risposta perché non c’è un vero progetto, ovvero l’unico progetto è lo smantellamento di un sistema già in crisi. E alla semplice domanda . Ma un bravo docente universitario, come deve fare a guadagnare uno stipendio decente in un sistema in cui si ricomincia la carriera da capo per tre

(continua INDIVERI) simile soluzione sarebbe ingannevole per il cittadino a cui si offrirebbe sotto la stessa etichetta un prodotto diverso da sede a sede; per la società alla quale si fornirebbero operatori professionali che, pur muniti dello stesso titolo di studio, hanno avuto un   training diverso ed hanno una professionalità non comparabile.
b) Richiesta di bloccare la istituzione di nuove sedi universitarie in assenza di risorse aggiuntive rispetto a quelle necessarie per la sopravvivenza di quelle esistenti e, nel caso, di chiudere gli Atenei che non riescano ad adeguarsi ai requisiti minimi di una Istituzione Universitaria.
c) Richiesta di procedere ad una valutazione del potenziale didattico-scientifico delle Università esistenti e, conseguentemente, di elaborare un programma nazionale che identifichi i punti di rilievo di ogni sede, operazione che permetterebbe di organizzare reti nazionali di ricerca per i vari settori, e conferirebbe ad ogni sede le prerogative didattiche confacenti alla propria caratterizzazione.

Una soluzione del tipo di quella delineata permetterebbe un uso razionale delle risorse oltre che la creazione di una rete formativa nazionale capace di fornire prodotti didattici, diversificati per contenuto e per livello, in cui i giovani potrebbero muoversi alla ricerca delle risorse formative più idonee alla propria vocazione senza dover necessariamente rimanere ancorati alla sede universitaria allocata all’angolo della casa natale.
Lo sviluppo di un programma di valutazione e razionalizzazione del sistema universitario potrebbe anche comportare la necessità di riclassificare qualche ente "universitario", caratterizzato da scarsa valenza scientifica, come "scuola superiore di formazione" che, pur capace di conferire ai discenti una qualificazione professionale altamente qualificata, è privo del requisito fondamentale dell’istituzione universitaria che è la capacità di produrre e trasferire il sapere; seguendo questa ipotesi si otterrebbe il duplice vantaggio di ridurre il numero degli Atenei e di fornire alla società uno strumento per la formazione di professionisti che aspirando ad una collocazione rapida nel contesto produttivo possono seguire un percorso più diretto rispetto a quello universitario propriamente detto.
L’Università deve avere un ruolo nel processo di innovazione e di crescita del paese non occasionale, ma continuo e fornito di risorse. Esso va regolamentato, salvaguardando l’autonomia dell’Università ed istituendo un sistema di valutazione della qualità, anche incentivante, delle strutture, dei docenti, dei ricercatori e di tutto il personale coinvolto. I risultati di una tale funzione dell’Università si devono tradurre in maggiori risorse, in acquisizione da parte degli studenti di migliori e adeguate professionalità attraverso stage presso aziende e PMI di settore. E’ necessario quindi aprire, ancora una volta, una profonda riflessione sugli aspetti classici (didattica, ricerca ed orientamento) del sistema universitario, visti in una ottica più allargata e integrata con il sistema paese. Oggi infatti è ricorrente parlare di:
• dimensione europea della ricerca e della formazione universitaria;
• internazionalizzazione, efficienza ed efficacia del sistema universitario;
• dimensione nazionale in un contesto competitivo;
• dimensione locale con rafforzamento dei collegamenti con il territorio e con le Istituzioni Locali.

2- Un sistema in cui i livelli della formazione superiore, pur delineati con chiarezza sul piano formale (laurea triennale, laurea magistrale, dottorato di ricerca), rimangono alquanto distanti dalla realtà e dalle reali esigenze della società. Infatti se si osserva il panorama dei diplomi triennali si può agevolmente osservare che, in un discreto numero di casi, essi sono stati generati più dall’esigenza dell’Accademia di allargare i propri spazi aumentando il numero degli iscritti, il potere accademico, l’esigenza di personale docente, le posizioni di dirigenza etc., che dalla reale necessità di fornire alla società operatori qualificati nei settori in cui incidono i corsi triennali. Questo stato di cose contribuisce a creare disagio sociale dal momento che mette sul mercato laureati che faticano o non riescono a trovare uno sbocco occupazionale corrispondente alle aspettative generate dalla frequenza del rispettivo corso di studi e contribuisce a generare disagio all’interno della stessa Accademia dal momento che il corpo docente, non preparato ad affrontare un sistema didattico più rivolto alla professionalizzazione che alla formazione culturale, spesso continua a sviluppare una didattica simile a quella cui era tradizionalmente abituato, ma compattata e ridotta ai minimi termini e quindi poco soddisfacente sia per il didatta che per il discente.
Per i percorsi triennali la soluzione potrebbe derivare sia da una profonda revisione e standardizzazione dei corsi attivati, riducendone il numero e cercando di farne combaciare la tipologia con le esigenze reali della società, sia dalla riorganizzazione degli Atenei secondo quanto si è detto sopra. La riduzione del numero dei CCL tuttavia non può essere camuffata, come accaduto in alcune sedi universitarie, in cui il CCL triennale, sotto le pressioni dei gruppi forti delle facoltà, è stata articolato in indirizzi. Fatto che certamente ha creato disorientamento tra gli studenti, ma ha soddisfatto i desiderata di colleghi.

Si è quindi della convinzione che si sarebbero potute sfruttare meglio alcune opportunità di revisione della didattica offerte dalle ultime leggi di riforma. Senza trascurare in generale l’architettura della didattica, per dare sostanza ai contenuti, aspetto quasi completamento trascurato nel percorso di attuazione delle ultime riforme sarebbe stato utili dare sostanza a quanto sempre sostenuto dal corpo docente, è cioè il collegamento e l’integrazione tra ricerca e didattica. Quale migliore occasione, proprio nell’istituzione dei percorsi formativi delle lauree magistrali, invece di seguire la cieca competizione tra le sedi, che ha portato all’attivazione di percorsi simili per paura di perdere "clienti", applicare la strategia tendente alla valorizzazione di quei percorsi che veramente sono supportati da riconosciuta attività di ricerca. Una simile strategia avrebbe comportato anche l’attivazione di percorsi formativi d’eccellenza e di valorizzazione della ricerca. A medio termine ciò avrebbe anche determinato un incremento del numero degli studenti e una migliore qualificazione delle facoltà proprio in sede di valutazione con un ritorno positivo di crescita del sistema e di maggiori risorse assegnate.

Rivolgendo lo sguardo al panorama dei dottorati di ricerca si ha la stessa sensazione di scollamento fra le proposte del sistema universitario e le esigenze della realtà sociale. L’introduzione delle "scuole di dottorato" è certamente interessante sul piano concettuale, ma la loro realizzazione, rimasta solo nominale indica che non si è avuto la forza di incidere realmente sul problema, sarebbe quindi opportuno che: a) il CUN procedesse all’accreditamento delle scuole; b) che si abolissero i posti di dottorato privi di borsa; c) che si cercasse di promuovere e facilitare la mo- mobilità interuniversitaria interna ed internazionale.
In alcuni settori è indispensabile raccordare il percorso del dottorato di ricerca con quello professionalizzante, pena la scomparsa di ricercatori derivanti dai rispettivi corsi di laurea. Ci si riferisce in particolare alla medicina clinica dove è praticamente impossibile conciliare la completa formazione professionale che, dopo il conseguimento della laurea specialistica, prevede l’acquisizione di un diploma di specialità (cinque anni), con la frequenza dei corsi ed il conseguimento del diploma dottorale, infatti a trenta anni il giovane medico ha la necessità di inserirsi in un contesto professionale e non può affrontare un altro percorso formativo. La soluzione di questo problema potrebbe venire da provvedimenti che prevedano programmi formativi in cui il percorso di specializzazione e quello dottorale siano embricati.
Anche gli aspetti formativi, per centrare meglio gli obiettivi di razionalizzazione e per migliorare l’offerta in termini di contenuti, dovrebbero superare i confini delle facoltà ed essere inseriti in contesti innovativi interfacoltà, e in alcuni casi anche interuniversitari, soprattutto quest’ultimo a livello regionale. Questo richiede un attento lavoro di monitoraggio sul funzionamento e sulla qualità della didattica, da parte dei nuclei di valutazione, e un impegno da parte delle facoltà e del servizio di innovazione della didattica degli Atenei nel proporre progetti e nel chiedere il superamento di paletti imposti dalle attuali norme a livello nazionale. La didattica, più di altro, ha bisogno di crescere e il suo valore non si misura con il numero di CCL attivati, ma con un lavoro serio sia nella identificazione dei percorsi che nella loro articolazione, lasciando fuori gli interessi di gruppi forti presenti all’interno delle facoltà. Per fare questo è anche necessario disporre di modelli didattici più flessibili e comunque adeguatamente monitorati e valutati.

3- Un sistema governato con un modello arcaico e inadatto alle esigenze e alla dinamica della società attuale.
I principali inconvenienti che sono stati lamentati nel funzionamento dell’attuale sistema di governo delle università si possono così riassumere:
a) esiste un forte condizionamento alla capacità decisionale del Rettore legata anche ad una sua possibile rielezione. Di fatto, durante il primo mandato un Rettore è attento a non urtare la suscettibilità del proprio elettorato e a non compromettere gli equilibri esistenti, al fine di garantirsi la rielezione, e tende a non assumere posizioni forti, o a rinviare i problemi. Un vincolo di non rieleggibilità consentirebbe al Rettore di svolgere, con maggiore autorevolezza e autonomia, la propria funzione per tutto l’arco del mandato;
b) vi è una parziale sovrapposizione di competenze tra Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione che aggrava inutilmente i percorsi decisionali e può dar corso ad attriti tra i due organi, o a fastidiosi rimpalli di decisioni. Nel migliore dei casi si ha una pesante duplicazione delle discussioni. E’ opinione di molti che sia impossibile separare nettamente le competenze dei due organi in quanto la strategia della programmazione è intrinsecamente legata alla disponibilità di risorse e alle conseguenti scelte di priorità. Di conseguenza si ritiene che sia utile tendere ad una fusione dei due organismi;
c) la partecipazione a diversi consessi accademici (spesso solo pletorici) genera un diffuso scontento tra i docenti che si trovano a discutere più volte le stesse cose in ambiti diversi. La inscindibilità delle funzioni didattiche e di ricerca (e per i medici dell’assistenza) che connota il professore universitario stride con l’impostazione attuale delle Facoltà. Si propone un progressivo assorbimento delle loro funzioni da parte dei Dipartimenti e dei Corsi di Laurea, rafforzandone i rispettivi percorsi decisionali;
d) le Università e i docenti sono autoreferenziali nel senso che non sono stabiliti percorsi istituzionali in cui figure esterne all’Ateneo concorrono alla definizione delle strategie generali e alla loro attuazione. Spesso la presenza di tali componenti non è stata neppure prevista negli organi che valutano la qualità delle attività universitarie. A tale proposito si ritiene che il governo degli atenei deve essere espressione della comunità universitaria, mentre si deve introdurre nella legislazione universitaria il principio per cui sono, in maggioranza, dei componenti esterni quelli ai quali è demandata la valutazione - a posteriori - delle funzionalità, delle scelte e dell’efficienza delle strutture.
In particolare a livello d’Ateneo, non si deve commettere lo stesso errore fatto a livello nazionale nel regolamentare tutto; bisogna partire da considerazioni che siamo di fronte ad un sistema universitario complesso con diversità di esigenze culturali e strutturali, che generano una molteplicità di comportamenti, che non possono essere ricondotti ad una unica tipologia di regolamento. Meglio quindi configurare una autonomia alle differenti strutture universitarie con assegnazione del budget annuale sulla base di una seria valutazione.
Alla luce delle considerazioni fatte e con la consapevolezza che gli Organi d’Ateneo (Senato, CdA, Rettore) devono governare e non gestire l’articolato sistema universitario, si propone:
a) che il Rettore venga eletto con un unico mandato di 6 anni senza rieleggibilità;
b) che venga istituito un consiglio di Ateneo formato da rappresentanti eletti del corpo docente, suddiviso in grandi aree scientifiche (senza distinzione tra le diverse figure di ruolo) e rappresentanti degli studenti e del personale tecnico-amministrativo;
c) che venga istituito un organismo di valutazione composto in maggioranza da membri esterni all’Ateneo, alcuni dei quali non universitari (i cosiddetti "portatori di interesse").
d) la graduale sostituzione delle Facoltà attribuendo le competenze ai Dipartimenti e ai Corsi di Laurea con i docenti incardinati nei Dipartimenti.
e) di monitorare lo stato degli attuali dipartimenti e proporre una nuova organizzazione in sintonia con la nuova visione del sistema universitario
f) i Dipartimenti e i Corsi di laurea della Facoltà di Medicina concorrono ad eleggere un coordinatore unico per la gestione dei rapporti con il sistema sanitario.
g) l’assegnazione annuale del budget alle strutture universitarie sulla base di una seria e concreta valutazione.

4- Un sistema in cui la selezione del personale è regolata da normative farraginose che si prestano agi accordi fra potentati e/o si prestano a far prevalere gli interessi locali su quelli generali. A partire del 1980 (legge 382) si sono susseguiti vari tentativi intesi a realizzare un sistema concorsuale snello e obbiettivo, i risultati, sotto gli occhi di tutti, indicano che non solo l’obbiettivo non è stato raggiunto, ma che lentamente il sistema è precipitato in uno stato di localismo esasperato per cui le varie selezioni portano, attraverso l’impegno di notevoli risorse, alla sanzione dei desiderata dei gruppi locali, impedendo qualsiasi processo di osmosi e di circolazione dei docenti fra i vari atenei e tenendo in scarsa considerazione la necessità di selezionare i soggetti più qualificati scientificamente e più adatti a promuovere la crescita del sistema universitario.
La proposta è che l’accesso alla docenza Universitaria si realizzi attraverso una unica selezione nazionale aperta che permetta di identificare le personalità scientifiche più mature e metta a disposizione dei singoli Atenei una gamma di ricercatori-docenti in cui identificare quello più adatto alle esigenze specifiche dell’Ateneo. La chiamata da parte dell’Ateneo avverrà nel rispetto della programmazione delle esigenze didattiche e di ricerca approvata nel piano triennale delle Facoltà o dei Dipartimenti, su proposta dei docenti appartenenti ai rispettivi SSD. La possibilità di concorrere alla selezione dovrebbe essere limitata nel tempo (non più di due selezioni?) e altrettanto la permanenza dei selezionati nel ventaglio delle possibili scelte. Il professore inserito nel corpo accademico dovrebbe essere considerato tale a tutti gli effetti e non dovrebbe essere costretto a correre su una pista ad ostacoli costituiti da "concorsi" per il passaggio da una fascia a quella superiore con i relativi periodi di straordinariato. Il trattamento economico dovrebbe seguire la maturazione scientifica e didattica e il suo progresso dovrebbe essere strettamente legato al risultato di valutazioni periodiche alle quali il singolo dovrebbe poter scegliere di sottoporsi volontariamente. Questa soluzione permetterebbe all’Università di conservare la capacità di dare ai docenti la possibilità di esprimere al meglio la propria capacità di accumulazione e trasmissione del sapere e di operare quale fonte primaria della ricerca e sede naturale dell'alta formazione, promuovendo nella Società lo sviluppo e la diffusione della cultura. Inoltre la posizione dei professori universitari, intimamente legata ai compiti istituzionali che tutti e ciascuno sono chiamati ad assumere e svolgere in maniera coerente dovrebbe permettere che le correlative retribuzioni, sottratte alle forme di conflittualità e partecipazione caratteristiche della contrattazione collettiva, tengano conto degli specifici compiti aggiuntivi di volta in volta attribuiti così da configurare un sistema in cui, su uno zoccolo basilare, si inserisce un sistema remunerativo variabile in funzione dei compiti di ciascuno in termini di ricerca, didattica o gestione accademica.
Nell’affrontare il tema della selezione dei nuovi docenti si deve por mente, oltre che ai meccanismi di selezione cui si è fatto cenno, alla necessità che i selezionatori abbiano gli strumenti culturali idonei allo scopo, in questo senso si propone che la selezione dei componenti delle commissioni giudicanti tenga conto della attuale loro qualificazione scientifica (merito) e propone che debbano essere esclusi da questo compito quei docenti che non sono in grado di documentare attività scientifica o non si siano sottoposti a valutazione negli ultimi sei anni.

5- Un sistema che non favorisce la crescita dei giovani ricercatori. La realizzazione di un sistema di selezione unico non potrà essere attuata se non si assumono provvedimenti idonei a permettere la maturazione scientifica dei giovani che volessero avviarsi alla ricerca e alla docenza universitaria. Allo stato delle cose il sistema si basa sul dottorato di ricerca (di cui si è già detto) che sfocia nella palude del precariato in cui galleggiano barchette improbabili dai nomi più variopinti (assegni di ricerca, contratti a tempo determinato di ricerca e/o insegnamento, borse di studio per master etc).che, in balia dei venti che spirano dalle "cattedre", ospitano giovani in attesa di un qualche miracoloso evento concorsuale per approdare sull’isola dei ricercatori. Questa palude richiede un’opera di risanamento radicale che la trasformi in un territorio stabile, accogliente e fertile su cui i neo-dottori di ricerca possano costruire il proprio futuro e dimostrare le proprie capacità, a tale scopo si propone che vengano reperite le risorse per attivare la figura del ricercatore a tempo finanziati con contratti di ricerca dotati di finanziamenti sufficienti a fornire uno stipendio adeguato e a sviluppare il progetto da realizzare autonomamente nell’ambito di un ateneo attrezzato allo scopo e dei rispettivi gruppi di studio. Il contratto in questione dovrebbe essere attribuito a soggetti giovani (massimo 32 anni) e avere una durata compresa fra i tre ed i cinque anni, al terzo anno si dovrebbe procedere ad una valutazione delle capacità del soggetto per definire l’idoneità alla immissione nei ranghi della docenza o l’opportunità che egli passi ad altre attività produttive; nei due anni successivi gli idonei potranno concorrere a posti di "docente" banditi dai singoli atenei sulla base delle specifiche esigenze programmatorie. Nell’affrontare un simile problema non si può non tener conto dell’esistente e non chiedere che si metta in atto un piano straordinario che pervenga alla valutazione, e alla eventuale idoneazione, di quanti finora hanno galleggiato nella palude per offrire loro la possibilità concreta di avvicinarsi ad una soluzione dei propri problemi.
Infine nel delineare una soluzione razionale e stabile per favorire la crescita e l’ingresso dei giovani si dovrà tener conto della necessità di creare un processo di osmosi e interscambio fra gli atenei favorendo e facilitando il passaggio da una sede all’altra almeno, nelle fasi di dottorato, di ricercatore a tempo e/o nei primi anni di ruolo, a questo scopo sarebbe opportuno stabilire per legge che le varie fasi della maturazione scientifica (dottorato- ricercatore a tempo- prima fase della docenza) non possono essere sviluppate nella stessa sede universitaria.

6. Un sistema ricerca nel paese molto complesso e disarticolato segnato dalla mancanza di una vera politica della ricerca. Oltre alle ridotte risorse che annualmente vengono assegnate ai programmi di ricerche è disarmante il ritardo con il quale arrivano a destinazione, ritardo che spesso in alcuni settori scientifici invalida la novità della proposta. Inoltre sulla scia della complessità per la formulazione dei progetti europei di ricerca anche quelli nazionali sono laboriosi e pesanti e richiedono tanto tempo per la preparazione. In particolare l’accesso ai grandi finanziamenti della UE diviene, per il sistema universitario italiano pesante e difficile per l’alta competizione e per le carenze strutturali, promozionali e di management e l’eccellenza rimane per molti una parola magica. Nel nostro paese vi è ancora tanta difficoltà di attrazione di fondi per ricerca dal mondo del privato. Sicuramente, come dimostrano i dati sulla produzione scientifica delle Università, le stesse sono dotate di energie e intelligenze che potrebbero essere meglio valorizzate. Senza una seria strategia a lungo termine a livello strutturale e funzionale e senza porre rimedio alla dispersione dei 95 Atenei, e delle loro sedi dislocate sul territorio, il sistema ricerca è destinato ad una sofferenza comatosa e con esso saremo costretti ad assistere ad una decadenza culturale e formativa nelle nostre università. La riqualificazione culturale in più occasioni invocata, soprattutto dai giovani ricercatori, dai massa media, dal mondo produttivo e da qualche politico, potrà avvenire solo destinando maggiori risorse alla ricerca, organizzandone tutto il sistema.
In questo contesto si ritiene importante:
• definire un piano strategico di politica della ricerca in un ottica di comune integrazione di interessi e di obbiettivi con il territorio e con il sistema produttivo del paese;
• chiedere alle università la destinazione di una percentuale (programmata) del FFO alla ricerca;
• chiedere l’istituzione di un servizio funzionale di supporto a livello nazionale e periferico, lungo tutto il percorso per la formulazione di progetti complessi sia europei che nazionali;
• l’allungamento della durata dei PRIN da 2 a 3 anni con la possibilità di revisione del progetto dopo il biennio;
• favorire l’aggregazione di gruppi di ricerca trasversali tra i Dipartimenti per sfruttare meglio le facilities strumentali presenti nei Centri di Ricerca, evitando sprechi di attrezzature e ottimizzando e valorizzando l’attività del personale sia ricercatore che tecnico che opera nelle strutture universitarie;
• favorire e incentivare lo scambio e la mobilità sia a livello europeo che nazionale;
• collegare fortemente i percorsi formativi di secondo livello alla ricerca;
• stimolare un dibattito nazionale sulla ricerca almeno una volta ogni due anni, con l’obiettivo di creare un forum nazionale sulla ricerca.

7. In conclusione occorre perseguire ancora una politica volta a promuovere le condizioni ideali in cui i docenti universitari potessero svolgere al meglio il loro compito di promotori della cultura e formatori delle nuove generazioni. Esso intende continuare su questa strada e per farlo si propone di:
a) attivare e mantenere collegamenti con il Governo, le forze politiche e sindacali, le altre organizzazioni accademiche (CRUI, conferenze dei presidi etc.), in modo da poter convogliare ad essi le idee e le proposte generate all’interno della associazione;
b) Promuovere tutte le iniziative politico-sindacali necessarie a garantire che il lavoro dei docenti universitari abbia il giusto e decoroso compenso economico;
c) Attivare un canale di collegamento con il mondo del precariato universitario allo scopo di concordare e promuovere iniziative indirizzate al superamento della condizione di precariato a alla definizione di un percorso definito, basato sul merito, per l’accesso alla docenza. FI
(continua MERAFINA) )volte con concorsi a valutazione comparativa che sono per definizione nemici del merito? Non c’è una risposta che non sia intrisa di ipocrisia. E dove sono la carriera basata sul merito e le opportunità di crescita professionale tanto sbandierate dal Ministro? Cari politici, diteci in modo chiaro se dobbiamo cambiare mestiere, sarebbe molto più onesto da parte vostra, invece di giustificare questi interventi parlando di .sane frustate. o espressioni simili.

2. Sulla figura docente del
ricercatore universitario.
La figura del Ricercatore Universitario, nata con la legge 382 del 1980, ha rivestito e riveste ancor più oggi un ruolo importante nell’Università come soggetto nella ricerca e nell’innovazione, specialmente in quelle facoltà votate più di altre all’impegno nella ricerca scientifica e tecnologica. Attualmente in Italia ci sono circa 23 mila ricercatori universitari in un corpo docente di circa 58 mila unità. Essi sono gli artefici della maggioranza della produzione scientifica degli atenei (considerando il personale strutturato), tuttavia, considerare solo questo aspetto sarebbe limitativo nei confronti delle funzioni attualmente assolte, specie in alcune facoltà. L’Università è profondamente cambiata in questi ultimi decenni, acquistando via via maggiore consapevolezza dei problemi della società e cercando di aprirsi alle esigenze del mondo del lavoro. Lo ha fatto, in primo luogo aumentando la qualità dell’offerta formativa, diversificandola e coinvolgendo sempre più i ricercatori nella didattica, laddove ha riconosciuto loro capacità innovativa, professionalità e grande entusiasmo. Proprio per questi motivi, definire oggi l’attività del Ricercatore Universitario riferendola alla sola attività di ricerca è inattuale e limitativo.Il ruolo del Ricercatore Universitario, infatti, ha subito un.evoluzione che lo ha trasformato nel tempo in una figura che, come i Professori Universitari, coniuga la sua attività di ricerca con quella di docenza, sottolineandone il nesso da tutti giudicato inscindibile. Nei fatti si è realizzata quell’opera di chiarificazione delle funzioni del ricercatore che nel tempo era rimasta sospesa dal punto di vista normativo, visto che nei primi quattro anni della riforma introdotta con la legge 382 del 1980 si perse l’occasione di una definizione compiuta del ruolo. E infatti, nonostante i successivi interventi legislativi che hanno riconosciuto ai ricercatori la funzione docente con la legge 341 del 1990 e quelle successive, non è stato possibile arrivare a uno stato giuridico che quindi continua ad essere atteso da quasi 30 anni.
        
-   Attualmente i ricercatori, oltre a fare la maggior parte della ricerca nelle università, coprono circa il 35% dei corsi universitari e risultano fondamentali per la realizzazione della riforma dell'ordinamento didattico. L’adeguamento dell’offerta formativa alle esigenze del mondo del lavoro, pur nei limiti di una riforma che ha rivelato grosse criticità soprattutto in alcune facoltà, ha portato una moltiplicazione di corsi e competenze particolari che hanno richiesto un impegno sempre più intenso a tutte le componenti della docenza (dagli ordinari ai ricercatori), a volte a discapito dell’impegno nella ricerca, evidenziando anche la necessità di un numero sempre crescente di docenti. Il soddisfacimento di tale necessità ha avuto un ulteriore supporto nell’uso sempre più massiccio dei contratti esterni di docenza che, nati come utile strumento di assicurazione di competenze professionali particolari, assenti nelle università, si sono trasformati nell’unica possibilità di copertura didattica per tutte quelle facoltà con carenze di organico e con un numero ragguardevole di studenti iscritti. Tali pratiche, ancorché necessarie, si sono rivelate particolarmente onerose per i già dissestati bilanci degli atenei.
 
-  In un quadro di obiettiva difficoltà a rendere operante la riforma didattica con l’apertura di numerosi e nuovi corsi di laurea, ai ricercatori è stato richiesto di fare la loro parte: basta infatti andare nelle università, per verificare come i ricercatori siano pienamente inseriti e attivi nella ricerca e nella didattica. Se poi obiettivamente l’età media dei ricercatori risulta essere elevata in rapporto all’esigenza di avere un ruolo di docente in formazione, questo va piuttosto ricercato nelle difficoltà riscontrate nei meccanismi di progressione di carriera e non nel convincimento che il ricercatore sia una persona isolata e improduttiva e perciò incapace di progredire. Anzi a voler analizzare meglio la distribuzione in età dei ricercatori, andiamo a riscontrare una doppia distribuzione: una, centrata sui 58 anni, che si riferisce a coloro che sono entrati nel ruolo in occasione del varo della legge 382 nel 1980, e una, centrata sui 45 anni, che si riferisce ai più giovani, reclutati tramite i concorsi che sono stati banditi fino ad oggi.

-  Sarebbe quindi doveroso tenere conto di ciò prima di esprimere giudizi affrettati sulla figura dei ricercatori, pensando superficialmente di essere di fronte ad attempati ultracinquantenni delusi da una carriera avara di soddisfazioni. Non è così, ci sono, tra i ricercatori, giovani brillanti, pienamente inseriti nella ricerca internazionale e che contribuiscono non poco, con la loro competenza, a un.offerta didattica altrimenti impossibile da proporre, specialmente nelle lauree specialistiche, ma non solo.

Di fronte a una situazione di questo tipo, insistere su una suddivisione tra professori e ricercatori universitari appare cosa superata dall’evidenza. Anzi, l’unicità del ruolo docente, che si evidenzia nei fatti attraverso l’attività delle tre figure universitarie (ordinari, associati e ricercatori), dovrebbe giustificare in modo naturale il riconoscimento del ruolo di professore agli attuali ricercatori, risolvendo così in maniera definitiva le difficoltà a mantenere il livello attuale di offerta formativa, soprattutto nelle facoltà con carenze di organico e anche a fronte del ragguardevole turn-over che si prevede a breve termine.
Di fonte allo stato attuale della organizzazione della docenza, con le università che di fatto hanno riconosciuto e riconoscono tuttora l’apporto irrinunciabile dei ricercatori, sarebbe auspicabile per non dire urgente una riforma dello stato giuridico che non ignori tale contributo e trovi modi e tempi per riconoscere i meriti, il lavoro svolto e la qualità scientifica dei ricercatori universitari. Tuttavia, nell’intervento del Ministro Gelmini in Commissione Cultura non c’è alcun accenno a tale esigenza, in palese contraddizione con la scelta di valorizzare il merito, richiesta da più parti e più volte richiamata dal Ministro stesso.

-  La giustificazione del concetto di unicità della figura docente è basata sul fatto che la docenza è attualmente ripartita, almeno nella maggior parte delle facoltà, in modo paritario tra tutti i docenti, siano essi professori o ricercatori. È stata una scelta, in questi anni, dei corsi di laurea e delle facoltà che hanno riconosciuto la competenza dei ricercatori e hanno, nei fatti, eliminato differenze esistenti ormai solo a livello legislativo e retributivo, visto che spesso solo i ricercatori non sono remunerati per l’attività didattica svolta. D’altra parte, ancora molte cose vanno ridefinite riguardo alla differenziazione di responsabilità nell'organizzazione della didattica (Presidenti dei Consigli di Corso di Studi, direzione in commissioni dedite all'organizzazione dei corsi), di responsabilità organizzative nella ricerca (coordinamento di progetti di ricerca a livello nazionale e/o internazionale), nella gestione delle università (Rettori, Presidi, Direttori di Dipartimento, Presidenti di Commissioni di funzionamento varie), legate più all’appartenenza a un ruolo (di solito quello di professore ordinario) che all’effettivo riconoscimento delle capacità del singolo a dirigere l.organo in questione. E visto che la maggior parte di queste cariche sono elettive, sarebbe ora di superare questi vincoli di ruolo per basare le scelte sui meriti effettivi.

-  Ma allora, perché è così difficile riformare l’Università italiana ed è quasi impossibile uscire da un.idea di .gerarchizzazione. della didattica? Se consideriamo l’esposizione mediatica di alcuni professori che discutono di sistema universitario, oppure analizziamo la tipologia dei docenti universitari che sono presenti in Parlamento, ci si accorge della grande preponderanza di professori provenienti da facoltà economico-giuridiche rispetto a quelli provenienti da facoltà scientifiche, a dispetto dell’effettivo peso delle varie componenti scientifico-disciplinari nel panorama generale universitario. Questa preponderanza ha inciso non poco sul giudizio che l’opinione pubblica ha dell’Università e dei docenti universitari in generale, sul tipo di proposte che vengono indicate in sede legislativa e sulle difficoltà a realizzare una riforma condivisa. Infatti si è sempre privilegiata un’idea di Università molto vicina a quella riscontrabile nelle facoltà di Giurisprudenza, di Economia o di Scienze Politiche che rappresentano un’eccezione piuttosto che la regola negli atenei italiani, soprattutto per quanto attiene ai rapporti tra le fasce di docenza e sui soggetti che vengono considerati docenti.
          
-   Chi conosce il mondo universitario o vi lavora al suo interno, sa benissimo quanto sia diverso, per un ricercatore, lavorare nelle facoltà di Giurisprudenza rispetto a facoltà come Lettere, Architettura, Medicina, Ingegneria, Scienze. Esiste un modo di intendere la docenza diametralmente opposto in questi due mondi che convivono all’interno delle università, in cui da una parte vige l’idea di una struttura a piramide, dove i professori ordinari si pongono al vertice e controllano pressoché ogni aspetto della vita della facoltà, dalla didattica alla distribuzione dei fondi per la ricerca, e spesso anche gli orientamenti della ricerca stessa, dove si ha un’idea di facoltà organizzata in massima parte sui privilegi e sulla subordinazione; mentre dall.altra trova compimento un’organizzazione della didattica e della ricerca più collegiale, basata sul reciproco rispetto tra le varie componenti, in un sistema di rapporti più improntato alla collaborazione tra gruppi di lavoro. Nel primo caso i ricercatori non sono considerati dei docenti, nel secondo caso lo sono a tutti gli effetti, anche perché non di rado costituiscono la componente più aggiornata e qualificata dello stesso corpo docente.

-  Noi dobbiamo cercare di far prevalere questa seconda idea in tutta l’Università, per liberarla dal peso di vecchie concezioni gerarchiche che ne impediscono uno sviluppo che consenta la piena partecipazione alla vita universitaria di tutte le sue componenti. Per questo il Coordinamento Nazionale dei Ricercatori Universitari ha sempre avanzato la richiesta di pervenire all.unicità della carriera del docente universitario, legandola alla questione dei concorsi. Se infatti si vuol parlare di unicità della carriera in modo serio e non velleitario, bisogna distinguere tra reclutamento e avanzamenti di carriera. Questa confusione ha sempre caratterizzato la carriera universitaria, dove la presenza dei concorsi, ben tre in tutto il percorso attuale, scandisce, in modo che non ha eguali in altre carriere, la vita del docente universitario, presenza che costituisce momento di controllo continuo, dall'alto, sui vari settori scientifico-disciplinari, finalizzato alla preservazione di certi equilibri di forze tra i vari gruppi accademici.

-  Bisogna perciò arrivare a prevedere un solo concorso per l’ingresso nel ruolo docente, a differenza degli
(continua MERAFINA) avanzamenti di carriera che vanno trattati in modo differente, considerando diversi livelli di docenza i cui passaggi da uno all.altro siano caratterizzati da una valutazione continua dei risultati scientifici e didattici che consenta ai più meritevoli di progredire nella carriera e ne