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HOME - Mese di febbraio 2010 |
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Conferenza Nazionale
per:
1.-realizzare un "faccia a faccia" tra
Government e Sindacati nazionali sul DDL Gelmini;
2.- capire l'efficacia del DDL;
3.- parlare di una autonomia finanziaria, con responsabilità. |
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Ateneo di
Bologna.
2009/10-ANNO ACCADEMICO
922° dalla fondazione
Primo Discorso
del neo-eletto. |
N. Luciani, "Nessun
aiuto all'autonomia".
Messaggio di Delbono
HOME |
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Idee dalla Facoltà di Ingegneria
per riforma didattica
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Due lettere
del Preside
(2008 e 2009),
da noi ripescate
dal cassetto
RUBRICA |
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Galvani
Idonea a
prof. Associato
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Ma lasciata scadere
la "idoneità".
Per Geografia
non c'era un "posto
di II Fascia"
Forum3 |
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ll DDL Gelmini,
(n. 1905 Senato) sulla riforma della Università |
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Voci dalla lontana periferia del
Delta del Po e della antica città di Comacchio.
Documento sulla scuola
FORUM 1 |
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L'attentato a Berlusconi,
è sintomo
dell'ingorgo dello Stato.
Adesso va tagliata la |
spesa pubblica per colpire
la corruzione alla radice.
Per la "giustizia", occhio
alla Relazione CARBONI !
FORUM 2 |
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Gianni Porzi,
L'ATENEO NEL 2010
Anche notizie da A. Zago
e Lopriore su |
Dr. Colpani e su Personale
non docente e Azienda Agraria
News e ARTICOLI |
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| Il Rettore si è soffermato su indicazioni di costume e di
bello stile linguistico, ma precedute: |
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- da un "prologo" (preso dalla Magna
Charta Universitatum, 1988), che afferma "l'indipendenza morale e scientifica
dell'Università nei confronti di ogni potere politico ed economico": |
-
e da
1. -
2. -
3. -
4. - |
puntualizzazioni
sulle priorità politico-programmatiche del suo governo:
Sviluppo edilizio;
Multicampus (Bologna, Forlì, Cesena, Rimini, Ravenna);
Riforma dell'Amministrazione e dello Statuto Generale dell'Ateneo;
Disegno di Legge Gelmini (su Reclutamento dei Professori, Governance degli Atenei,
Diritto allo studio). |
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| Invece, ha
sorvolato a piè pari sui compiti istituzionali, rispetto ai quali permane
preoccupazione tra i docenti, il personale tecnico amm.vo e gli studenti : "Non vi
parlerò ... delle funzioni specifiche e delle attività istituzionali
dellUniversità (ricerca, didattica, relazioni internazionali, rapporti col mondo
produttivo), né delle loro modalità organizzative". Sarebbero "temi ai quali i
Pro Rettori stanno intensamente lavorando". |
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IL
COMUNICATO STAMPA
di UNIBOMagazine
(Organo di stampa del Rettorato)
"La parola, la memoria, il ritorno al reale".
Sono "gli stili e i percorsi vincolanti e fondamentali" individuati dal Rettore
Ivano Dionigi nel discorso (in versione integrale in allegato,
sulla destra) con cui ha inaugurato lanno accademico 2009-2010. Un
richiamo forte al ruolo e allimportanza dellUniversità che
"è lantidoto al videoanalfabetismo imperante, il contraltare
di certa modernità frettolosa e affannata, il luogo naturale che forma la classe
dirigente di un Paese".
Al centro del suo denso discorso il rapporto tra i docenti e gli studenti. Prima un
affettuoso saluto al Rettore uscente, Pier Ugo Calzolari, convalescente,
e a quello ancora precedente, Fabio Alberto Roversi Monaco, seduto
in prima fila. Poi, dopo aver detto in premessa che non avrebbe fatto una relazione
retrospettiva (solo 49 i giorni dallinizio del mandato), né un esame delle
cifre contenute nel Bilancio preventivo, un rapido cenno ad alcune questioni centrali
dellazione di governo: lo sviluppo edilizio, la struttura Multicampus, le
chiamate illustri, lAmministrazione e il Disegno di Legge Gelmini. Il
discorso del Rettore, durato una trentina di minuti, si è quindi concentrato su "studenti
e professori" "direzione e timbro del mio mandato". E dopo aver
elencato quelli che i greci antichi chiamerebbero adynata ovvero "gli
impossibili", è passato ad enunciare le azioni concrete, quelle che
"dipendono da noi e su cui il nostro Ateneo ha ancora margini di miglioramento".
Poi il rapporto con la città. Le torri e le toghe, un binomio
indissolubile su cui non ha mancato di concentrarsi anche lintervento del sindaco di
Bologna, Flavio Delbono. "Credo che sia
unoccasione unica - ha esordito il Sindaco riferendosi alla sua presenza sul palco
di uno degli eventi che da molti secoli segnano la vita culturale di Bologna. "LAlma
Mater - ha spiegato- è nel DNA della nostra città".
Così come del resto appartengono al mondo dellaccademia quelle caratteristiche
intrinseche dei bolognesi, ovvero "il gusto per il nuovo, lintrigo
intellettuale, la voglia di stare insieme e di fare gruppo". Per questo
nellannunciare, a breve, linaugurazione di un Infopoint
nel Cortile donore di Palazzo dAccursio e di uno spazio da
gestire insieme, città e università, in Sala Borsa, ha voluto dare un segno concreto a
quel matrimonio damore e di interesse che lega la
città alla sua università. " I prossimi anni ci devono vedere uniti
più che mai per vincere le nuove sfide. E Bologna anche grazie alla sua Università ha le
carte in regola per essere un esempio".
Quindi è stata la volta del rappresentate degli studenti Alberto
Aitini che nellauspicare linizio di una proficua collaborazione nella
difesa di una università "che chiediamo e crediamo pubblica", ha voluto
ricordare un legame che da subito Dionigi ha instaurato con gli
studenti. "Nel primo giorno del suo mandato il Rettore ha inviato a tutti
una e-mail con la sua idea di università: unidea che crediamo
giusta". Poi Aitini ha citato la recente relazione del Nucleo di
valutazione, con la quale gli studenti hanno promosso lAlma Mater e ha
stimolato a proseguire su quella strada e migliorare la partecipazioni degli studenti alla
vita dellAteneo.
Anche la rappresentate del personale Valentina Filippi, della FLC
Cgil, ha voluto rimarcare la volontà del personale tecnico e amministrativo, componente
molto variegata e composita, di prendere parte attivamente alla vita
dellAlma Mater. "Ci sentiamo parte di essa e ci aspettiamo di non
esserne esclusi- ha ripetuto nel suo intervento-. Se è vero che il nostro Ateneo
ha raggiunto ottimi risultati, è anche grazie alla nostra partecipazione".
Il professor Tommaso Ruggeri ha poi letto la sua lezione dal titolo LUniverso
matematico: dalla Meccanica celeste ai Sistemi complessi. |
Nino Luciani, Rettore
contesta che il DDL Gelmini non dev'essere "contro di noi".
Ma, poi, chiede cose che equivalgono allo aumento della centralizzazione,
il contrario dell'autonomia. |
Gianni
Porzi, L'Ateneo nel 2010, la verità sui
"tagli" del FFO, il principio di economicità.
"Negli ultimi tempi ho sentito spesso dichiarazioni di grande
preoccupazione per il destino dell'Istruzione
Continua in Discorso |
1. - Premessa. Non riprendo le note di costume e
di bello stile linguistico, e le parole in latino e greco (che il Rettore ha tradotto per
i presenti, numerosissimi - non meno di 800 persone), riprese dal comunicato stampa del
Rettorato (qui a fianco).
2.- DDL Gelmini. Riprendo, invece, le priorità programmatiche (ignorate dalla
stampa), anzi solo il punto 4, perchè è il solo, su cui il Rettore ha detto qualcosa,
almeno secondo me. (Chi volesse leggere il testo integrale, troverebbe anzi che egli ha
totalmente sorvolato sui temi istituzionali locali, motivi di disagio del personale e
degli studenti circa il proprio futuro. Si pensi ai recenti licenziamenti a raffica, che
la magistratura aveva poi bocciato). Ma torniamo a noi.
Secondo il nuovo Rettore, a riguardo del Disegno di legge Gelmini, "dovrà
emergere un duplice atteggiamento. Un primo atteggiamento doverosamente dialogico e anche
dialettico nei confronti del Governo, convinti da un lato che la riforma dell'Università
è necessaria e urgente, e dall'altro che essa va condotta in porto non senza di noi o
nonostante noi, ma con noi", "non contro di noi"
(corsivo non scritto, ma solo orale - N.d.R.).
Egli ha indicato le "questioni" con "Esempi":
- Reclutare direttamente, senza concorso, studiosi di valore;
- differenziare gli stipendi in base alla bravura;
- licenziare chi non lavora;
- competere alla pari, nelle classifiche internazionali, con chi ha finanziamenti cinque
volte in più e studenti cinque volte in meno;
- mantenere il livello di qualità attuale in presenza di un perdurante turn over docente
ridotto di fatto a meno del 50%;
- non sforare il limite del 90% della spesa per il personale, in presenza della
progressiva e vistosa decurtazione del finanziamento ministeriale (il che eleva
automaticamente la spesa alla soglia del 100%), vanificando così quella virtuosità che
avevamo conseguito, e impedendo così nuove assunzioni;
- assegnare metà dello FFO come premio per le Università
che funzionino bene (a fronte dell'attuale timido e annacquato 7%);
- mettere mano a una reale politica del diritto allo studio, che attui l'articolo 34 della
Costituzione ("i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto
di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto
con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere
attribuite per concorso").
3. I nostri dubbi sul metodo e sui contenuti.
a) Sul metodo. Per quanto ho capito, il nuovo Rettore penserebbe di avviare
direttamente una trattativa col Governo centrale, presumendo che l'Alma Mater sia forte a
sufficienza (col suo prestigio millenario ?) da convincere il Governo.
A nostro avviso, in termini politci, un Rettore imposta correttamente questa
azione, solo se concordata, prima, con gli altri Rettori della Regione e con la CRUI.
(Invece, col senno di poi, ci risulta avere egli convocato, il 22 gennaio, in Rettorato, i
parlamentari nazionali eletti nella regione)
Ma è noto che, sul DDL, la Conferenza dei Rettori (CRUI) ha già discusso
per un anno col Ministero, e che il Presidente Decleva ha già dato l'assenso al DDL
Gelmini.
Soprattutto una cosa dovrebbe essere chiara: che le nuove proposte sono convincenti
solo se vengono da fronti unitari.
Invece, se le varie proposte sono distanti, per i Ministri, tutto è più
difficile.
b) Sui contenuti. Ognuno ha diritto alle proprie idee. Ma il troppo
stroppia, e questo riguarda la proposta che il fondo per il merito passi
dal 7% al 50% del FFO ( a parte che, secondo noi, esso non è incentivante
il merito: clicca su Decreto).
Il motivo è che questo comporta aumentare ulteriormente la guida centralizzata
delle Università, da parte del MIUR, e questo è il contrario dell'autonomia. Anzi, un
Rettore che rivendica la "indipendenza morale e scientifica delle Università dalla
politica" (torno al Prologo), dovrebbe chiedere "entrate proprie".
Nino Luciani |
Una
esposizione di carattere storico divulgativo, in cui si è cimentato nel non semplice
compito di dimostrare come la Matematica, spesso vista come disciplina fine a sé stessa,
sia in realtà ricchissima di implicazioni nella nostra vita. Nella sua esposizione, ricca
di riferimenti e di citazioni, il professore, Ordinario di Meccanica Razionale e
Accademico dei Lincei, ha avuto modo di affrontare diverse questioni, prendendo
le mosse dalluniverso matematico della meccanica classica per arrivare a considerare
la ricerca di base e persino i rischi dellImpact Factor.
Dopo di lui lattore Toni Servillo: suo anche il
prologo, prima dellintervento del Rettore, con un testo dalla Magna Charta
Universitatum, sullautonomia delluniversità. Quindi altre tre
letture: da Nietzsche, da Brecht e dal Libro della Sapienza.
E ancora lomaggio alla società e al mondo dellimprenditoria, con
la consegna del sigillo dateneo ad Isabella Seragnoli.
"Figura esemplare per Bologna e per il Paese", ha detto il Rettore, motivando
lattribuzione del massimo riconoscimento accademico per le personalità che hanno
conseguito particolari benemerenze nel campo dellimpegno culturale e sociale.
Prima del congedo dei cortei ancora le parole di Toni Servillo
che hanno chiuso la cerimonia dando voce e anima ad un brano di Piero Calamandrei.
Bologna 19 dic. 2009
Monica Lacoppola |
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Giuseppe Colpani
nuovo Direttore Amm.vo
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Primi atti del nuovo Rettore
Nomina dell'Esecutivo e presentazione per la fiducia
al Consiglio di Amministrazione e al Senato,
ma senza un programma circostanziato e priorità.
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Ivano Dionigi
nuovo Rettore
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Esecutivo
suddiviso in due squadre:
una SQUADRA ALTA e una SQUADRA BASSA
(anche Dario Braga, già concorrente-rettore, terzo
per voti) |
La
SQUADRA ALTA :
("Delegati ProRettori" )
("Delegati Non ProRettori") |
- Emilio Ferrari,
Pro Rettore Vicario;
- Guido Sarchielli, Pro Rettore per le Sedi decentrate;
- Dario Braga, Pro Rettore alla ricerca;
- Gianluca Fiorentini, Pro Rettore alla didattica;
- Carla Salvaterra, Delegata allInternazionalizzazione;
- Roberto Nicoletti, Delegato al Diritto allo studio.
*** |
La SQUADRA BASSA :
(Giunta ex-art. 35, Membri:
tre del CdA e tre del Senato) |
- Anna Minarini (Cda);
- Sandro Sandri (CdA);
- Ornella Montanari (CdA);
- Maurizio Sobrero (Senato);
- Gianluca Fiorentini (Senato);
- Carla Faralli (Senato).
*** |
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Anche
nominato Direttore Amm.vo Giuseppe Colpani, 48 anni, frutto della legittima ricerca
"quasi a tempo pieno" del nuovo Rettore, dal 26 luglio u.s., in netta
discontinuità rispetto alla Commissione
di selezione "Calzolari". Curriculum di G.C. In
evidenza titoli significativi e mobilità frequente.
Data enfasi dal nuovo Rettore, sulla stampa, ai difficili problemi finanziari
affidati al nuovo Direttore. |
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* |
Nino Luciani, "Rettore, salvaguarda lo Statuto, e lo Statuto salvaguarderà te.
Però puoi cambiarlo,... ma non così". Dubbi sulla legittimità dell'apparato.
Anche perplessità sulle "aspettative" miracolistiche, sulla stampa, del
Rettore dal nuovo Direttore.1.- La premessa giuridica:
a) L'art. 35 dello Statuto Generale di Ateneo istituisce la
Giunta, composta dal Rettore, dal Pro-rettore vicario, dal Pro-rettore incaricato per le
sedi decentrate e dal Direttore Amministrativo e da un numero di membri compreso fra sei e
otto designati, su proposta del Rettore, dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amm.ne
fra i propri componenti.
Alle riunioni della Giunta di Ateneo partecipa, senza diritto di voto, uno studente
designato in qualità di osservatore dal Consiglio studentesco.
La Giunta può esercitare, per delega, attribuzioni del Rettore, del Senato Accademico e
del Consiglio di Amministrazione.
Spettano, infine, alla Giunta poteri di proposta in merito ad un preciso elenco di
materie, indicate dallo Statuto.
b) La Disposizione X, (ottenuta dal Rettore Calzolari nel
2001), istituisce con "norma transitoria" i Pro Rettori:
"Sino alla ridefinizione dell'assetto organizzativo dell'Ateneo, il Rettore ha
facoltà di designare dei delegati prorettori, in numero non superiore
alla metà dei componenti della Giunta, per funzioni definite, per cui possono partecipare
senza diritto di voto alla Giunta e possono essere invitati
alle riunioni del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione qualora non ne
siano componenti".
2.- Commento.
2.1. Sull'esecutivo. Lasciamo stare (anzi niente affatto) che un
Capo dell'esecutivo che presenta la propria squadra agli Organi, per la fiducia, lo deve
fare su un programma circostanziato (non col rinvio a quello generico, elettorale) e sulle
priorità che impegnano Lui e la squadra.
Si direbbe che (come nell'ordine logico di Calzolari), anche in
quello di Dionigi la Giunta in senso stretto sia posizionata (in ordine decrescente) dopo
la "squadra dei Pro rettori", quelli con l'ermellino. Per una conferma, clicca
su http://www.unibo.it/Portale/Ateneo/Organi/default.htm
.
Ma lo Statuto dice diversamente. Soprattutto, a riguardo della
Giunta in senso stretto, le funzioni attribuite dallo Statuto ai "membri con
diritto di voto" non possono essere esercitate da membri "senza
diritto di voto" .
La norma transitoria non istituisce, poi, i "delegati non prorettori".
E poichè lo Statuto circoscrive la delegabilità di funzioni del Rettore alla Giunta (e
dunque, forse, anche a singoli Membri della Giunta ex-art. 35), deve escludersi che il
Rettore possa attribuire deleghe ad esterni alla Giunta in senso stretto o a delegati non
prorettori.
Sembra, inoltre, sicuro che i "delegati non prorettori" non possano
far parte della Giunta e neppure essere invitati (in quanto tali) alle riunioni del CdA e
del Senato.
Si nota anche che la squadra dei "delegati prorettori" sia sul filo della
legittimità costituzionale-statutaria, perchè ormai è in contrasto con la previsione di
"transitorietà" della relativa norma di 9 anni fa, in attesa del promesso
(allora) nuovo Statuto.
Questa "transitorietà" è, presumo, fondata sulla anomalia consapevole
dell'introdurre una seconda "Giunta di fatto" (quella dei "delegati
prorettori") che si sovrappone alla Giunta in senso stretto, creando conflitti di
competenze, e dunque anarchia.
2.2.- Sui compiti del Rettore e sulle aspettative dal nuovo Direttore.
Non ho apprezzato il collegamento fatto dal nuovo Rettore, sulla stampa locale, tra i
tagli finanziari al FFO (fatti da Roma) e i compiti miracolistici del nuovo Direttore.
A parte che egli avrà bisogno di almeno un sei mesi-un anno per prendere piena
cognizione della nave amministrativa, non dobbiamo perdere di vista che il Direttore
Amm.vo è un esecutore degli obiettivi affidatigli dal Rettore e dagli Organi.
Quid in termini di riforma dell'ordinamento didattico (meno insegnamenti, meno
corsi di laurea ...), il sanguisuga delle risorse, e dunque la prima
causa delle carenze finanziarie della ricerca, e dell'eccesso di lavoro
amministrativo ?
Dare la risposta a questa domanda, in coindicenza con la presentazione del suo
Esecutico, agli Organi, sarebbe dovuta essere la prima preoccupazione. E, invece, NO.
Spero che questa svista, per cui ciò che è realmente importante si presume, non sia
specchio della situazione reale (vale dire, di un "vuoto" propositivo, nella
mente del Rettore).
Cosa ne sa il nuovo Direttore degli insegnamenti dei corsi di laurea, e
soprattutto della loro distinzione tra insegnamenti importanti e meno importanti,
rispettivamente da confermare o da tagliare ? NLuciani |
"Auspicio che il CdA si riappropri del ruolo
decisionale che gli compete e non sia più ritenuto un Organo per la
ratifica delle decisioni assunte altrove."
|

Prof. Gianni Porzi
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Stralcio dall'indirizzo di SALUTO del Rappresentante
del Governo, al nuovo Rettore nella prima seduta del CdA.
(Stralcio). |
Magnifico Rettore,
innanzi tutto voglio rinnovarTi i complimenti e in particolare gli auguri che già Ti feci
il giorno successivo al Tuo successo elettorale.
.......................
Il lavoro che Ti attende per ridare al nostro Ateneo quel prestigio che merita sarà molto
impegnativo e pieno di ostacoli. Gli obiettivi ambiziosi non si raggiungono con
proclami, né con sermoni, ma mediante azioni concrete, mirate ed
incisive. Sono infatti convinto che sia necessario rimuovere alcune situazioni di
criticità che hanno inciso negativamente negli anni recenti.
Ritengo sia necessario un cambiamento tangibile quanto rapido rispetto alla
gestione degli ultimi anni durante i quali, per vari motivi, si è verificata, di fatto,
una progressiva occupazione da parte dei vertici amministrativi di importanti spazi
decisionali con conseguente condizionamento del ruolo degli OO.AA. la cui autonomia
decisionale è stata quindi lentamente erosa. Voglio sperare, per il bene dell'Alma
Mater, che - grazie anche al contestuale rinnovo delle due maggiori cariche dell'Ateneo -
una tale situazione venga a cessare.
Negli ultimi anni la Comunità accademica tutta si è sentita
sempre più emarginata da una struttura amministrativa troppo accentratrice, verticistica
e burocratica, spesso determinante anche negli indirizzi di governo dell'Ateneo,
quando invece il ruolo dell'Amministrazione é quello di braccio operativo che agisce in
piena sinergia con gli OO.AA., con il Rettore e disponibile ad instaurare un rapporto di
piena collaborazione con il corpo docente al fine di snellire tutti i processi per rendere
più efficiente il sistema.
In questi anni la struttura organizzativa è stata eccessivamente
frammentata con conseguente proliferazione di posizioni dirigenziali a livello centrale
non sempre essenziali e venendo meno a quanto disposto dalla Legge 165 ed anche al
principio di economicità al quale un'Amministrazione pubblica dovrebbe sempre attenersi.
Docenti e Studenti sono le componenti fondanti dell'Università e
ritengo quindi debbano riacquistare quel ruolo centrale - e quindi responsabile - che
istituzionalmente compete loro, nonché l'orgoglio di appartenenza all'Alma Mater. E'
opinione diffusa che sia necessario al più presto un significativo contenimento di
alcune voci di spesa - quindi un'adeguata riqualificazione - al fine di eliminare
qualsiasi forma di spreco.
In tale contesto penso si imponga anche un'attenta riorganizzazione
dell'offerta didattica la cui proliferazione a volte indiscriminata, dovuta forse più
a "interessi di bottega" che a motivi culturali o a reali esigenze degli
studenti o del mondo del lavoro, ha inciso non poco sulla spesa. La revisione dell'offerta
formativa ritengo debba passare non solo attraverso una riduzione dei Corsi di Laurea, ma
anche dando maggior peso ad una seria valutazione della didattica nei contenuti e negli
obiettivi formativi non solo però dal punto di vista quantitativo, ma in particolare sul
fronte della qualità.
Si sente il bisogno di una maggiore trasparenza e anche partecipazione
nella governence dell'Ateneo tale da garantire quella pluralità di voci venuta invece
a mancare in varie occasioni.
Il Rettore è il garante della legalità, dell'attuazione delle
decisioni assunte dagli OO.AA., dell'equità, della coerenza degli atti, ma anche della
trasparenza per la quale mi sono battuto fino a dimettermi lo scorso anno dalla
Commissione Personale. Trasparenza vuol dire garanzia di correttezza sia formale
che sostanziale, vuol dire anche rendere accessibili a tutto il Personale universitario
(nel rispetto anche degli articoli 5 e 8 dello Statuto) le decisioni assunte dagli
OO.AA., essendo queste atti pubblici. Ritengo che l'Ateneo debba essere un "libro
aperto" per tutti i suoi dipendenti; la trasparenza è fondamentale per dare fiducia
a tutti coloro che operano nell'Alma Mater ed evita anche il sorgere di sospetti che non
giovano all'Istituzione.
Concludo auspicando :
- che il CdA si riappropri del ruolo decisionale che gli compete e non sia più
ritenuto un Organo per la ratifica delle decisioni assunte altrove. Va sottolineato
tuttavia che l'autonomia del CdA non dipende solo dai Vertici dell'Ateneo, ma anche
dall'atteggiamento responsabile dei Consiglieri nella consapevolezza che sono chiamati a |
svolgere
un compito di grande responsabilità morale e giuridica;
- che si abbia massima attenzione sia allo Statuto che ai Regolamenti tutti;
- che si instauri una nuova stagione basata sulla reale trasparenza degli atti
amministrativi;
- che il cambio di rotta, da più parti auspicato, insieme all'impegno di tutta la nostra
comunità possa portare l'Ateneo ad occupare a livello internazionale posizioni più
consone al suo prestigioso passato;
- che l'Ateneo possa presto recuperare a livello locale quella credibilità che è stata
scalfita dai noti scandali dei concorsi, e non solo;
- che sia finita la stagione dell'autoreferenzialità e dell'autocelebrazione.
Gianni Porzi |
Giuseppe Calpoli - CURRICULUM
VITAE, Sintesi*
- Nato a Mantova 25 marzo 1961, coniugato con 6 figli
Studi
- 1985 Laurea in Scienze Agrarie presso l'Università Cattolica di Piacenza;
- 1987 Master in economia del Sistema Agro-Alimentare (Università Cattolica
del Sacro Cuore)
Esperienze professionali e scientifiche
- 1987 Progetto di business svolto con Unilever - divisione
"Agribusiness Coordination" di Londra: "The italian fish market with
special regard to salmon".
- 1987 - 1994 Ufficio Studi Ferruzzi-Montedison, supporto alle strategie di
crescita del gruppo.
- 1993 - 1994 Titolare di esercitazioni del corso di Teoria e politica dello
sviluppo economico presso la facoltà di Scienze Politiche della Cattolica di Milano.
- 1994 - 2000 Direttore amministrativo Sede di Piacenza dell'Università
Cattolica.
- 1998 Avviamento del Centro Università Cattolica Piacenza di servizi
all'impresa e stage.
- 1998-2002 Università Cattolica Milano; membro della commissione di Ateneo
per la riorganizzazione dei Sistemi
Informativi.
- 1999 Coordinatore avviamento del Centro di Eccellenza per la Pubblica
Amministrazione Università cattolica Piacenza. 1998-2002 Avviamento, in qualità di
Presidente, di ECEPA, ente CCIAA di Piacenza per la certificazione dei prodotti
alimentari.
- 2000 - 2001 Direttore Amministrativo Università di Camerino. Tra le
principali attività la certificazione di qualità dell'Ateneo e il passaggio dalla
contabilità finanziaria a quella economico patrimoniale.
- 2001 - 2004 Direttore Generale Consorzio Agrario di Piacenza.
- 2002-2004 Consigliere di amministrazione Casa di Riposo Gasparini
(Piacenza).
- 2003-2004 Consigliere di Amministrazione della società cerealicola
Michelotti SrL.
- 2003-2005 Consigliere di amministrazione società ciclistica
professionisti di Piacenza, Team LPR.
- 2004 - 2005 Membro della Commissione di Studio per gli indirizzi di
programmazione del bilancio dell'Università
Cà Foscari di Venezia.
- 2004 Coordinatore Centro di Piacenza del Politecnico di Milano.
- da gennaio 2005 Direttore generale Consorzio per la ricerca scientifica e
tecnologica dell'Area di Trieste.
- da novembre 2005 Segretario società Sincrotrone Trieste.
- da dicembre 2006 Consigliere di amministrazione di Ezit.
- maggio-settembre 2007 Direttore Generale società CBM Scrl.
- da febbraio 2008 Consigliere di amministrazione di FestTrieste.
Pubblicazioni:
- "Più ricchi con l'ambiente, nuovi indicatori di sviluppo
economico", Vita e Pensiero, 1994.
- Numerosi articoli e interventi a seminari e conferenze di carattere
tecnicoeconomico.
Tempo libero Arrampicata sportiva/alpinismo, ciclismo, pesca,
musica, attività educative.
Trieste, gennaio 2008
* FONTE: www.area.trieste.it/.../CurriculumVitae_DirettoreGenerale_IT.pdf |
Riceviamo nuovo DDL dagli amici
dell'ANDU e giriamo |
Ministra Gelmini ha presentato ven. 23
ott. 2009, al Consiglio dei Ministri,
nuovo DDL su Governance Università e Reclutamento dei Professori Universitari |
|

Silvio Berlusconi
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Pur se il
Consiglio e' stato rinviato per l'assenza del suo Presidente,
risulta che il testo sia stato comunque esaminato dal "pre-consiglio".
IL TESTO ORIGINALE PRESENTATO AL CONSIGLIO
|
Nota. Pur dopo richiesta con Lettera, da
tempo, il Ministro non ha voluto confrontarsi con le Rappresentanze Universitarie su una
bozza ufficiale
del provvedimento, prima della presentazione al Consiglio dei
Ministri. |
Appello al Presidente ed ai
Ministri perchè il Consiglio non decida
venerdì prossimo senza, prima, sentire le Rappresentanze Universitarie |
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Il nuovo progetto di Disegno di Legge è
inaccettabile perchè:
1) in contrasto col "Contratto con gli Italiani", demolisce la residua
autonomia universitaria, così da
giustificare eccezioni di incostituzionalità. I motivi
sono:
a) il Rettore diviene braccio destro del Direttore
Generale, come pre-autonomia, 1989;
b) è rinforzato l'attuale sistema finanziario
centralizzato (ereditato dai Governi precedenti), tutto
monitorato dal Miur con parametri, come
nei Paesi a pianificazione centralizzata;
2) aumenta il localismo dei concorsi, anche rispetto alla legge 210/98;
3) anticipa l'abolizione del ruolo dei Ricercatori a tempo indeterminato, senza una
norma
transitoria che ne salvi i "meriti acquisiti" in lunghi anni
di fedele e onorato servizio;
4) istituzionalizza il precariato, come avviamento alla carriera all'Università;
5) dichiara a costo zero la riforma. |
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TESTO ORIGINALE (prima stesura)
Ministero dellIstruzione, dellUniversità e della Ricerca
Disegno di legge in materia di organizzazione e qualità del sistema universitario,
di personale accademico e di diritto allo studio
Titolo I
Organizzazione del sistema universitario
Articolo 1, Principi ispiratori della riforma - Articolo 2, Organi
e articolazione interna delle università - Articolo 3, Federazione e fusione di
atenei e razionalizzazione dellofferta formativa.
Titolo II
Norme e delega legislativa in materia di qualità ed efficienza del sistema
universitario
Articolo 4, Fondo per il merito - Articolo 5, Delega legislativa in
materia di interventi per la qualità e lefficienza del sistema universitario - Articolo
6, Riconoscimento dei crediti universitari.
Titolo III
Norme in materia di personale accademico e riordino della disciplina concernente il
reclutamento
Articolo 7, Revisione dei settori scientifico-disciplinari - Articolo 8,
Istituzione dell'abilitazione scientifica nazionale - Articolo 9, Reclutamento e
progressione di carriera del personale accademico - Articolo 10, Assegni di ricerca
- Articolo 11, Contratti per attività di insegnamento - Articolo 12, Ricercatori
a tempo determinato - Articolo 13, Collocamento a riposo dei professori e dei
ricercatori - Articolo 14, Disciplina dei lettori di scambio -
Articolo 15, Norme transitorie e finaliTitolo
I
Organizzazione del sistema universitario
Articolo 1
Principi ispiratori della riforma
1. Le università sono sede di libera formazione e strumento per la circolazione
dei saperi; operano, combinando in modo organico ricerca e didattica, per il progresso
culturale, civile ed economico della Repubblica.
2. In attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 33 e al Titolo V della seconda
Parte della Costituzione, ciascuna università opera ispirandosi a princípi di
autonomia e di responsabilità, anche sperimentando modelli organizzativi e
funzionali sulla base di specifici accordi di programma con il Ministero
dellistruzione, delluniversità e della ricerca, di seguito denominato
"Ministero".
3. Al fine di rimuovere gli ostacoli allistruzione universitaria per gli studenti
meritevoli e privi di mezzi, il Ministero attua e monitora specifici programmi per
la concreta realizzazione del diritto allo studio.
4. Il Ministero, nel rispetto della libertà di insegnamento e dellautonomia delle
università, fissa obiettivi e indirizzi strategici per il
sistema e le sue componenti e ne verifica e valuta i risultati secondo criteri di
qualità, trasparenza e promozione del merito, anche sulla base delle migliori esperienze
diffuse a livello internazionale, garantendo una distribuzione delle risorse
pubbliche coerente rispetto agli obiettivi e indirizzi nonché ai risultati
conseguiti.
Articolo 2
Organi e articolazione interna delle università
1. Sono organi delle università:
a) il rettore;
b) il consiglio di amministrazione;
c) il senato accademico;
d) il direttore generale;
e) il collegio dei revisori dei conti;
f) il nucleo di valutazione.
2. Le università statali, nel quadro del complessivo processo
di riordino della pubblica amministrazione, provvedono, entro sei mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, a modificare i propri statuti in materia di
organi, nel rispetto dellarticolo 33 della Costituzione, ai sensi dellarticolo
6 della legge 3 maggio 1989, n. 168, secondo principi di semplificazione, efficienza ed
efficacia, con losservanza dei seguenti vincoli e criteri direttivi:
a) attribuzione al rettore della rappresentanza legale delluniversità e
delle funzioni di indirizzo, di iniziativa e del coordinamento delle attività
scientifiche e didattiche; della responsabilità del perseguimento delle
finalità delluniversità secondo criteri di qualità e nel rispetto dei principi di
efficacia, efficienza, trasparenza e meritocrazia; della funzione di proposta del
documento di programmazione strategica triennale di ateneo di cui allarticolo 1-ter
del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31
marzo 2005, n. 43, e successive modificazioni, del bilancio di previsione annuale nonché
del conto consuntivo; di ogni altra funzione non espressamente attribuita ad altri organi
dallo statuto;
b) determinazione delle modalità di elezione del rettore con voto ponderato tra i
professori ordinari in servizio presso università italiane in possesso di comprovata
competenza ed esperienza di gestione, anche a livello internazionale, nel settore
universitario, della ricerca o delle istituzioni culturali; nomina del rettore eletto con
decreto del Presidente della Repubblica;
c) durata della carica di rettore per non più di due mandati e per un massimo di
otto anni, ovvero sei anni nel caso di mandato unico non rinnovabile;
d) attribuzione al senato accademico della competenza a formulare proposte e pareri in
materia di didattica e di ricerca; ad approvare i relativi regolamenti previo parere
favorevole del consiglio di amministrazione e a svolgere funzioni di coordinamento e di
raccordo con i dipartimenti e con le strutture di cui al comma 3, lettera c);
e) costituzione del senato accademico su base elettiva, composto per
almeno due terzi da docenti di ruolo delluniversità e, comunque, da un numero di
membri proporzionato alle dimensioni dellateneo e non superiore a trentacinque
unità, compresi il rettore e una rappresentanza elettiva degli studenti;
f) attribuzione al consiglio di amministrazione delle funzioni di indirizzo strategico, di
approvazione della |
Nino
Luciani, Il nuovo DDL, pur con alcune buone novità, è in
netto contrasto con la dichiarata politica del Governo nel "Contratto con gli
Italiani" per l'autonomia, è un'opera "incompiuta" per il
"merito"
dei professori, e iniquo per i Ricercatori.IN RIASSUNTO:
- per la Governance, ci sono buone novità, ma dentro un sistema
organizzativo che abbatte la figura del Rettore rispetto al Direttore Generale, e dentro
un sistema finanziario più rigido, proprio dei paesi a pianificazione
centralizzata, in misura così eccessiva da giustificare eccezioni di incostituzionalità.
- Per lo Stato giuridico:
a) c'è un localismo che batte la legge 210/98;
b) il ruolo dei Ricercatori è (di fatto) abolito in anticipo, ma senza una norma
transitoria di ricollocazione, che ne riconosca i meriti acquisiti;
c) c'è un precariato istituzionalizzato in modo permanente;
- Invece, per gli studenti, c'è una positiva e interessante
finestra per il diritto allo studio, che carica sullo Stato (e quindi non più sulle
Università) borse, buoni studio, prestiti d'onore, da cui sarebbe possibile trarre
conseguenze per un nuovo impiano finanziario generale delle Università.
1.- GOVERNANCE. Per la Governance, di nuovo c'è che è
indebolito il controllo democratico sull'Esecutivo degli Atenei, in quanto il Senato
diviene tutto elettivo, il Consiglio di Amministrazione è ridotto di numero e qualificato
professionalmente ed è composto da esterni per il 40% (troppo), e il Presidente potrà
essere persona diversa dal Rettore. Questo è positivo.
Tuttavia:
a) il sistema finanziario è totalmente centralizzato sul MIUR, che
monitora la spesa con parametri di
"efficienza", sul modello dei Paesi a pianificazione centralizzata, ma che non
ha mai dato risultati. (Nel nostro caso, basti ricordare che un parametro di efficienza è
il numero di crediti scolastici degli studenti. Ma, altro è ritenere che l'avere tanti
studenti con i crediti in regola sia un titolo di merito dell'Ateneo, altro è l'effetto
sulla efficienza, visto che gli Atenei (d'ora in poi) sono incentivati a promuovere tutti,
per avere più soldi dal Governo).
Poichè localmente c'è solo una responsabilità di spesa non ancorata
ad una responsabilità di entrata, il rafforzamento del controllo democratico è solo un
fatto nominale. Infatti, finanziariamente, non c'è da guadagnare nulla di significativo
da eventuali economie se non nel senso di danneggiare qualcuno e favorire qualcun altro, e
quindi c'è un controllo di nulla. Su questo, torno più avanti.
b) Viene creato un cane Cerbero dentro gli Atenei, il
Direttore Generale (al posto del direttore amministrativo, oggi organo ausiliario del
Rettore), con attribuzione di responsabilità personale organizzativa e amministrativa, opponibile
al Rettore. In altri termini, si torna di fatto alla situazione anteriore alla
legge Ruberti dell'autonomia (1989), quando le università erano organi decentrati dello
Stato e il direttore amministrativo era il luogo-tenente locale dello Stato.
2. DIRITTO ALLO STUDIO E SISTEMA FINANZIARIO. Per il diritto allo
studio c'è una novità copernicana, se è una cosa vera. L'erogazione delle borse di
studio, dei buoni studio e dei prestiti d'onere verrebbe caricata sullo Stato (e
quindi non più sulle Università) in modo significativo.
Se questo caricamento diretto sullo Stato (per i meritevoli) venisse esteso
a favore degli studenti bisognosi, così da sgravare totalmente le università da funzioni
"sociali", si aprirebbe la possibilità della configurazione delle università
come "aziende pubbliche" e quindi della riforma del sistema finanziario delle
Università, applicando il criterio del beneficio.
Oggi, invece, oggi la funzione sociale della
università è svolta attraverso il FFO, sia nel senso che esso copre la gran parte delle
spese universitarie, sia nel senso che i contributi studenteschi sono agganciati al FFO
(ossia non possono superarne il 20%), sia nel senso che questi sono differenziati tra gli
studenti, in base al bisogno e al merito.
Applicare il criterio del beneficio significa che i costi:
- in parte, sono a carico dello Stato in rapporto al servizio reso agli studenti
(lo Stato potrebbe pagare tutto o una quota del costo standard per studente, sul modello
del federalismo fiscale);
- e, residualmente, sono a carico degli studenti con contributi fissati liberamente
dalle Università (sia pure con un tetto. Es., non più del 30% della spesa corrente).
Beninteso, questo vale solo se lo Stato assume su di se direttamente il gravame del
garantire il diritto allo studio.
3.- STATO GIURIDICO. Per lo stato giuridico, rimane nel nuovo DDL quella gran luce
che è l'abilitazione nazionale a lista aperta, con commissioni sorteggiate.
Ma poi, spunta, il localismo dei concorsi, che eccede in sconfinamento,
perfino rispetto alla vituperata legge 210/98. E questo, non
perchè siano ammessi, al concorso, solo candidati locali, ma perchè la commissione è
tutta locale e discrezionale, e dunque non può produrre che vincitori locali, anche
se il DDL balbetta che non vuole che questi siano più di un terzo dei vincitori.
Inoltre, in accesso alla carriera universitaria, il precariato
viene istituzionalizzato sotto forma di contratti a termine e assegni di ricerca.
Infine, non ci saranno più concorsi per ricercatore a tempo
indeterminato.
E' prassi che, quando si abolisce un ruolo, si facciano delle norme
transitorie che inquadrano gli "ex" nel primo gradino del ruolo superiore, e
comunque si fa una distinzione tra chi ha lavorato con profitto e gli altri.
Invece, non viene riconosciuto alcun merito ai Ricercatori
"strutturati" e men che meno ai "non strutturati", pur se hanno
servito l'Università da anni. Questo è radicalmente ingiusto e dannoso
per tutti.
Mentre è data rappresentanza agli studenti nel Cons. di Amministrazione, lo
stesso non si fa per il personale tecnico e amministrativo, e per i docenti in quanto
docenti.
Last but not least. La riforma è dichiarata a costo zero
(art.15, c. 6), e questo toglie credibilità a riforma.NLuciani |
programmazione finanziaria
annuale e triennale e del personale nonché di vigilanza sulla sostenibilità finanziaria
delle attività; della competenza a deliberare lattivazione o la soppressione di
corsi e sedi; della competenza ad adottare il regolamento di amministrazione e
contabilità, il bilancio di previsione e il conto consuntivo, da trasmettere al Ministero
e al Ministero delleconomia e delle finanze nonché, su proposta del rettore previo
parere del senato accademico per gli aspetti di sua competenza, il documento di
programmazione strategica di cui alla lettera a);
g) composizione del consiglio di amministrazione nel numero massimo di
undici componenti, inclusi il rettore componente di diritto ed una rappresentanza elettiva
degli studenti; designazione o scelta degli altri componenti secondo
modalità previste dallo statuto, anche mediante avvisi pubblici, tra personalità
italiane o straniere in possesso di comprovata competenza in campo gestionale e di
unesperienza professionale di alto livello; non appartenenza di almeno il
quaranta per cento dei consiglieri ai ruoli dellateneo a decorrere dai tre anni
precedenti alla designazione e per tutta la durata dellincarico; elezione
del presidente del consiglio di amministrazione tra i componenti dello stesso;
nomina del presidente designato con decreto del Presidente della Repubblica;
h) durata in carica del consiglio di amministrazione per un massimo di quattro anni;
durata quadriennale del mandato fatta eccezione per quello dei rappresentanti degli
studenti, di durata biennale; rinnovabilità del mandato per una sola volta;
i) sostituzione della figura del direttore amministrativo con la figura del
direttore generale, da scegliere tra personalità di elevata qualificazione
professionale ed esperienza in campo organizzativo e gestionale; conferimento da parte del
consiglio di amministrazione, su proposta del rettore, dellincarico di direttore
generale, regolato con contratto di diritto privato a tempo determinato di durata non
superiore a quattro anni rinnovabile; determinazione del trattamento economico spettante
al direttore generale in conformità a criteri e parametri fissati con decreto del
Ministro dellistruzione, delluniversità e della ricerca, di seguito
denominato "Ministro", di concerto con il Ministro delleconomia e delle
finanze; previsione del collocamento in aspettativa senza assegni per tutta la durata del
contratto in caso di conferimento dellincarico a dipendente pubblico;
j) attribuzione al direttore generale della complessiva gestione e organizzazione
dei servizi, delle risorse strumentali e del personale tecnico-amministrativo
dellateneo; partecipazione del direttore generale, senza diritto di voto,
alle sedute del consiglio di amministrazione;
k) composizione del collegio dei revisori dei conti in numero di tre effettivi e due
supplenti, di cui un membro effettivo, con funzioni di presidente, e uno supplente
designati da parte del Ministero delleconomia e delle finanze; uno effettivo ed uno
supplente designati dalle università tra dirigenti e funzionari del Ministero; nomina dei
componenti con decreto rettorale; rinnovabilità dellincarico per una sola volta e
divieto di conferimento dello stesso a personale dipendente della medesima università;
l) composizione del nucleo di valutazione con un numero di componenti in prevalenza
esterni allateneo e comunque integrato, per gli aspetti istruttori relativi alla
valutazione della didattica, da una rappresentanza degli studenti;
m) attribuzione al nucleo di valutazione della funzione di verifica della qualità e
dell'efficacia dellofferta didattica, tenuto conto di quanto previsto
dallarticolo 4 della legge 4 marzo 2009, n. 15, anche sulla base degli indicatori
individuati dalle commissioni paritetiche docenti-studenti, di cui al comma 3, lettera g);
n) divieto per i componenti del senato accademico e del consiglio di
amministrazione di ricoprire altre cariche accademiche, fatta eccezione per il
rettore limitatamente al senato accademico; di essere componente di altri organi
delluniversità salvo che del consiglio di dipartimento; di rivestire alcun incarico
di natura politica per la durata del mandato e di ricoprire la carica di rettore o far
parte del consiglio di amministrazione o del senato accademico di altre università
statali, non statali o telematiche; decadenza per i consiglieri che non partecipano con
continuità alle sedute del senato e del consiglio damministrazione.
3. Per le medesime finalità ed entro lo stesso termine di cui al comma
2, le università modificano altresì i propri statuti in tema di articolazione interna,
con losservanza dei seguenti vincoli e criteri direttivi:
a) semplificazione dellarticolazione interna, con contestuale attribuzione al
dipartimento delle funzioni finalizzate allo svolgimento della ricerca scientifica, delle
attività didattiche e formative a tutti i livelli nonché delle attività rivolte
allesterno ad esse correlate o accessorie;
b) riorganizzazione dei dipartimenti assicurando che a ciascuno di essi
afferisca un numero di professori, ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato
non inferiore a trentacinque, ovvero quarantacinque nelle università con un numero di
professori, ricercatori di ruolo e a tempo determinato superiore a mille unità, afferenti
a settori scientifico-disciplinari omogenei;
c) previsione della facoltà di istituire tra più
dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di affinità disciplinare, strutture
di raccordo, denominate facoltà o scuole, con funzioni di coordinamento
e razionalizzazione delle attività didattiche e di gestione dei servizi comuni; di
coordinamento, in coerenza con la programmazione strategica di cui al comma 2,
lettera a), delle proposte in materia di personale docente avanzate dai
dipartimenti; di coordinamento del funzionamento dei corsi di studio e delle
proposte per lattivazione o la soppressione di nuovi corsi di studio;
d) previsione che il numero complessivo delle strutture di cui alla lettera c) deve essere
proporzionato alle dimensioni e alla tipologia scientifico disciplinare dellateneo,
fermo restando che il numero delle stesse non può essere superiore a sei, nove e dodici
nel caso di università con un numero di professori e ricercatori di ruolo e ricercatori a
tempo determinato, rispettivamente, inferiore a millecinquecento unità, superiore a
millecinquecento e inferiore a tremila e superiore a tremila; e) previsione della
possibilità, per le università con un organico di professori, di ricercatori di ruolo e
ricercatori a tempo determinato inferiore a cinquecento unità, di darsi
unarticolazione organizzativa interna semplificata cui vengono attribuite
unitariamente le funzioni di cui alle lettere a), b) e c);
f) istituzione di un organo deliberante delle strutture di cui alla
lettera c), ove esistenti, composto dai direttori dei dipartimenti in esse
raggruppati, da almeno un coordinatore di corso di studio di cui
allarticolo 3 del decreto del Ministro dellistruzione, delluniversità e
della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270, o di area didattica attiva nella struttura, dal
presidente della scuola di dottorato, ove esistente, e da una rappresentanza degli
studenti; attribuzione delle funzioni di presidente dellorgano ad un professore
ordinario afferente alla struttura eletto dallorgano stesso ovvero nominato secondo
modalità determinate dallo statuto; durata triennale della carica, rinnovabilità della
stessa per una sola volta e incompatibilità dellincarico con le funzioni di
direttore di dipartimento e coordinatore di corso di studio, di area didattica o di
dottorato;
g) istituzione in ciascun dipartimento, senza maggiori oneri a carico della finanza
pubblica, di una commissione paritetica docenti-studenti per lassicurazione della
qualità della didattica, competente a svolgere attività di monitoraggio
dellofferta formativa, contribuendo altresì alla valutazione dei risultati della
stessa, e a formulare pareri sullattivazione e la soppressione di corsi studio;
h) garanzia di una rappresentanza elettiva degli studenti negli organi di
cui al comma 2, lettere e), g) ed l) e comma 3, lettere c) ed f), in conformità a quanto
previsto dal decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120, convertito con modificazioni dalla
legge 21 giugno 1995, n. 236; attribuzione dellelettorato passivo agli iscritti per
la prima volta e non oltre il primo anno fuori corso ai corsi di laurea, laurea magistrale
e dottorato di ricerca delluniversità; durata biennale di ogni mandato e
rinnovabilità per una sola volta;
i) introduzione di misure a tutela della rappresentanza studentesca, compresa la
possibilità di accesso, nel rispetto della vigente normativa, ai dati necessari per
lesplicazione dei compiti ad essa attribuiti.
4. Gli istituti di istruzione universitaria a ordinamento speciale adottano, senza
ulteriori oneri per la finanza pubblica, proprie modalità di organizzazione fatto salvo
quanto previsto dai commi 2, lettere a), c), f), h), i), j), k), l), m), e comma 3,
lettere g), h) ed i). 5. Per le finalità già previste dalla legge e anche al fine di
individuare situazioni di conflitto di interesse e predisporre opportune misure per
eliminarle,le università adottano entro centottanta giorni dallentrata in vigore
della presente legge un codice etico.
6. In prima applicazione, lo statuto contenente le modifiche statutarie di cui ai commi 2
e 3 è predisposto da apposito organo istituito con decreto rettorale senza oneri
aggiuntivi per la finanza pubblica e composto da quindici componenti, tra i quali il
rettore con funzioni di presidente, due rappresentanti degli studenti, sei designati dal
senato accademico e sei dal consiglio di amministrazione. Ad eccezione del rettore e dei
rappresentanti degli studenti, i componenti non possono essere membri del senato
accademico e del consiglio di amministrazione. Lo statuto contenente le modifiche
statutarie è adottato con delibere del senato accademico e del consiglio di
amministrazione.
7. In caso di mancato rispetto del termine di cui al comma 2, il Ministero assegna
alluniversità un termine di tre mesi per adottare le modifiche statutarie; decorso
inutilmente tale termine, il Ministro costituisce, senza oneri aggiuntivi per la finanza
pubblica, una commissione composta da tre membri, compreso il presidente, in possesso di
adeguata professionalità, con il compito di predisporre le necessarie modifiche
statutarie. 8. In relazione a quanto previsto dallarticolo 2, commi 2 e 3, entro
trenta giorni dalla data di pubblicazione dei nuovi statuti nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica Italiana, i competenti organi universitari avviano le procedure per la
costituzione dei nuovi organi statutari.
9. Tutti gli organi delle università decadono automaticamente a
decorrere dalla data in cui sono costituiti gli organi previsti dal nuovo statuto, ad
eccezione del rettore il cui mandato ha durata superiore al tempo necessario per
ladeguamento dello statuto. Gli organi statutari destinati a scadere nel periodo
necessario alladeguamento dello statuto restano in carica fino alla data di
costituzione dei nuovi organi.
10. Ai fini del computo della durata massima del mandato o delle cariche di cui
allarticolo 2, comma 2, lettere a), e), h), è considerato anche il periodo di
durata degli stessi già maturato al momento della entrata in vigore dei nuovi statuti.
11. Il rispetto dei principi di semplificazione, efficienza ed efficacia di cui al
presente articolo rientra tra i criteri di valutazione delle università valevoli ai fini
dellallocazione delle risorse, secondo criteri e parametri definiti con decreto del
Ministro, su proposta dellAgenzia nazionale per la valutazione del sistema
universitario e della ricerca (ANVUR).
12. A decorrere dalla data di entrata in vigore delle modifiche statutarie, adottate
dallateneo ai sensi del presente articolo 2 perdono di efficacia nei confronti dello
stesso le seguenti disposizioni:
a) larticolo 16, comma 4, lettere b) ed f), della legge n. 168 del 1989;
b) larticolo 17, comma 110, della legge 15 maggio 1997, n. 127.
Articolo 3
Federazione e fusione di atenei e razionalizzazione dellofferta formativa
1. Al fine di migliorare la qualità, lefficienza e lefficacia
dellattività didattica, di ricerca e gestionale, di razionalizzare la distribuzione
delle sedi universitarie e di ottimizzare lutilizzazione delle strutture e delle
risorse, due o più università possono federarsi, anche limitatamente ad alcuni settori
di attività o strutture, ovvero fondersi.
2. La federazione può avere luogo altresì tra università ed enti o istituzioni operanti
nei settori della ricerca e dellalta formazione.
3. La federazione ovvero la fusione ha luogo sulla base di un progetto contenente, in
forma analitica, le motivazioni, gli obiettivi, le compatibilità finanziarie e
logistiche, le proposte di riallocazione dell organico e delle strutture in coerenza
con gli obiettivi di cui al comma 1. Nel caso di federazione, il progetto prevede che le
eventuali strutture di gestione della stessa sono costituite da componenti degli organi
accademici delle università federate, e comunque senza oneri aggiuntivi a carico della
finanza pubblica.
4. Il progetto di cui al comma 3, deliberato dai competenti organi di ciascuna delle
istituzioni interessate, è sottoposto allesame del Ministero per
lapprovazione, sentita lANVUR, di concerto con le competenti amministrazioni.
5. In attuazione dei procedimenti di federazione o di fusione di cui al presente articolo,
il progetto di cui al comma 3 dispone altresì in merito a eventuali procedure di
mobilità dei professori e dei ricercatori nonché del personale tecnico amministrativo.
In particolare, per i professori e i ricercatori, leventuale trasferimento avviene
previo espletamento delle procedure di mobilità di cui allarticolo 4 della legge 3
luglio 1998, n. 210. In caso di esito negativo delle predette procedure di mobilità, il
Ministro può provvedere, con proprio decreto, il trasferimento del personale interessato
disponendo altresì in ordine alleventuale concessione agli interessati di incentivi
finanziari a carico del fondo di finanziamento ordinario, sentito il Ministero
delleconomia e delle finanze.
6. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano altresì a seguito dei processi di
revisione e razionalizzazione dellofferta formativa e della conseguente
disattivazione dei corsi di studio universitari, delle facoltà e delle sedi universitarie
decentrate, ai sensi dellarticolo 1-ter del decreto-legge n. 7 del 2005, convertito,
con modificazioni, dalla legge n. 43 del 2005.
Titolo II
Norme e delega legislativa in materia di qualità ed efficienza del sistema
universitario
Articolo 4
Fondo per il merito
1. E istituito presso il Ministero delleconomia e delle finanze un Fondo
speciale per il merito finalizzato a sviluppare leccellenza e il merito dei migliori
studenti, individuati tramite prove nazionali standard. In particolare, il fondo
è destinato a:
a) erogare ai migliori studenti borse e buoni studio da utilizzare per il
pagamento di tasse e contributi universitari, nonché per la copertura delle spese di
mantenimento durante gli studi;
b) garantire prestiti donore concessi per il finanziamento delle
spese di cui alla precedente lettera a).
2. Il Ministero, di concerto con il Ministero delleconomia e delle finanze,
disciplina con propri decreti:
a) i criteri di accesso alle prove nazionali standard;
b) i criteri e le modalità di attribuzione delle borse e dei buoni e di accesso ai
finanziamenti garantiti;
c) l'ammontare delle borse e dei buoni e i criteri e modalità per la loro eventuale
differenziazione;
d) l'ammontare massimo garantito per ciascuno studente per ciascun anno, in ragione delle
spese in tasse e contributi universitari e di tipiche spese di mantenimento;
e) i requisiti di merito che gli studenti devono rispettare nel corso degli studi per
mantenere il diritto a borse, buoni e finanziamenti garantiti;
f) le modalità di utilizzo di borse, buoni e finanziamenti garantiti;
g) le caratteristiche dei finanziamenti;
h) le modalità di utilizzo del Fondo e la ripartizione dello stesso fondo tra le
destinazioni di cui al comma 1.
3. Lerogazione delle prove nazionali standard, da effettuarsi secondo i migliori
standard tecnologici e di sicurezza, è effettuata dalla società di cui al comma 4,
secondo modalità individuate dal Ministero, di concerto con il Ministero
delleconomia e delle finanze, che disciplinano altresì il contributo massimo
richiesto agli studenti per la partecipazione alle prove. Per lelaborazione dei
contenuti delle prove il Ministero può avvalersi dellANVUR e dellIstituto
nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione
(INVALSI).
4. La gestione della operatività del Fondo, dei rapporti amministrativi con università e
studenti e del processo di erogazione delle prove nazionali standard, è affidata a Consap
s.p.a. la quale, secondo modalità stabilite in apposita convenzione stipulata con i
Ministeri competenti, provvede a:
a) gestire loperatività del fondo e i rapporti amministrativi con le università e
gli studenti, secondo le modalità disciplinate nella convenzione;
b) erogare le prove nazionali standard;
c) predisporre gli schemi di contratti di finanziamento secondo gli indirizzi ministeriali
nonché prevedendo, per il finanziamento delle proprie attività, un contributo a carico
degli istituti concedenti pari all1 percento delle somme erogate e allo 0,1 per
cento delle rate rimborsate;
d) monitorare, con idonei strumenti informatici, la concessione dei finanziamenti, il
rimborso degli stessi, nonché lesposizione del Fondo; e) avviare idonee iniziative
di divulgazione e informazione, nonché fornire assistenza a studenti e università in
merito alle modalità di accesso ai finanziamenti;
f) selezionare, con procedura competitiva, listituto o gli istituti finanziari
fornitori delle provviste finanziarie.
5. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo si provvede mediante
utilizzo del Fondo.
6. Il Ministero delleconomia e delle finanze, con propri decreti, determina, secondo
criteri di mercato, il contributo per la concessione della garanzia, da prelevarsi a
valere sui finanziamenti erogati.
7. Il Fondo speciale è alimentato con trasferimenti pubblici e con versamenti effettuati
a titolo spontaneo e solidale effettuati da privati, società, enti e fondazioni, anche
vincolati, nel rispetto delle finalità del fondo, a specifici usi. Il Ministero, di
concerto con il Ministero delleconomia e delle finanze, promuove, anche con apposite
convenzioni, il concorso del settore privato e disciplina con proprio decreto le modalità
con cui i soggetti donatori possono partecipare allo sviluppo del Fondo.
8. Allarticolo 10, comma 1, lettera l-quater, del decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo le parole: "articolo 59, comma 3, della
legge 23 dicembre 2000, n. 388," sono aggiunte le seguenti parole: "del Fondo
per il merito".
Articolo 5
Delega legislativa in materia di interventi per la qualità e lefficienza del
sistema universitario
1. Il Governo è delegato ad adottare, senza maggiori oneri a carico della finanza
pubblica, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge, uno o più decreti legislativi finalizzati a riformare il sistema
universitario per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
a) valorizzazione della qualità e dellefficienza delle università e conseguente
introduzione di meccanismi premiali nella distribuzione delle risorse pubbliche,
anche mediante previsione di un sistema di accreditamento delle università;
b) revisione della disciplina concernente la contabilità, al fine di garantirne coerenza
con la programmazione strategica triennale di ateneo, maggiore trasparenza ed omogeneità
e di consentire lindividuazione della esatta condizione patrimoniale
dellateneo e landamento complessivo della gestione; previsione di meccanismi
di commissariamento in caso di dissesto finanziario degli stessi;
c) valorizzazione e qualificazione delle attività didattiche e di ricerca del personale
accademico, disciplina delle posizioni a tempo pieno e a tempo definito e valutazione dei
risultati conseguiti;
d) introduzione di un sistema di valutazione ex post delle
politiche di reclutamento degli atenei;
e) revisione della normativa in materia di diritto allo studio e contestuale
definizione dei livelli essenziali delle prestazioni destinati a rimuovere gli ostacoli di
ordine economico e sociale che limitano laccesso allistruzione universitaria.
2. Nellesercizio della delega di cui al comma 1, lettera a), il Governo si attiene
ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) introduzione di un sistema di accreditamento delle sedi e dei corsi di studio e
di dottorato universitari di cui allarticolo 3 del decreto ministeriale n.
270 del 2004, fondato sullutilizzazione di specifici indicatori definiti
dallANVUR per la verifica del possesso da parte degli atenei di idonei requisiti
didattici, strutturali, organizzativi, di qualificazione dei docenti e delle attività di
ricerca nonché di sostenibilità economico-finanziaria;
b) introduzione di un sistema di valutazione periodica, da parte
dellANVUR, dellefficienza e dei risultati conseguiti nellambito della
didattica e della ricerca dalle singole università e dalle loro articolazioni interne;
c) potenziamento del sistema di autovalutazione della qualità e
dellefficacia delle proprie attività da parte delle università, anche avvalendosi
dei propri nuclei di valutazione e dei contributi provenienti dalle commissioni
paritetiche di cui allarticolo 2, comma 3, lettera g);
d) previsione di meccanismi volti a garantire incentivi correlati al conseguimento
dei risultati di cui alla lettera b), compatibilmente con la disponibilità del
fondo di finanziamento ordinario.
3. Nellesercizio della delega di cui al comma 1, lettera b), il Governo si attiene
ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) introduzione della contabilità economico-patrimoniale e analitica e del bilancio
consolidato di ateneo sulla base di apposite linee guida e comuni modalità di
rappresentazione dei dati finanziari e contabili stabilite e aggiornate dal Ministero, di
concerto con il Ministero delleconomia e delle finanze, sentita la Conferenza dei
rettori delle università italiane (CRUI), in conformità alla normativa vigente;
b) adozione di un piano economico-finanziario triennale al fine di
garantire la sostenibilità di tutte le attività dellateneo;
c) predisposizione di un programma triennale diretto a riequilibrare, entro
percentuali definite dal Ministero e secondo criteri di piena sostenibilità finanziaria,
la consistenza dei posti di personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo, ed il
numero dei professori di cui allarticolo 1, comma 9, della legge 4 novembre
2005, n. 230; previsione che la mancata adozione, parziale o totale, del predetto piano,
comporta la non erogazione delle quote di finanziamento ordinario relative alle
unità di personale che eccedono i limiti previsti;
d) determinazione di un limite massimo allincidenza complessiva delle spese
per il servizio del debito e delle spese per il personale di ruolo, inclusi gli
oneri per la contrattazione integrativa, sulle entrate complessive dellateneo,
al netto di quelle a destinazione vincolata;
e) introduzione del costo standard unitario di formazione per studente in corso,
calcolato secondo indici commisurati alle diverse tipologie dei corsi di studio, cui
collegare lattribuzione alluniversità di una percentuale della parte
di fondo di finanziamento ordinario non assegnata ai sensi dellarticolo 2
del decreto-legge n. 180 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1 del
2009; individuazione degli indici da utilizzare per la quantificazione del costo standard
unitario di formazione per studente in corso;
f) previsione della declaratoria di dissesto finanziario nelle ipotesi in cui
luniversità non può garantire lassolvimento delle proprie funzioni
indispensabili, nellipotesi in cui lateneo non può far fronte ai debiti
liquidi ed esigibili nei confronti dei terzi e, comunque, quando il disavanzo
dellateneo risulta superiore al dieci per cento del proprio bilancio;
g) disciplina delle conseguenze del dissesto finanziario con previsione dellinoltro
da parte del Ministero di preventiva diffida e sollecitazione a predisporre entro un
termine non superiore a centottanta giorni, un piano di rientro finanziario da sottoporre
allapprovazione del Ministero, di concerto con il Ministero delleconomia e
delle finanze, e da attuare nel limite massimo di un quinquennio; previsione delle
modalità di controllo periodico dellattuazione del predetto piano;
h) previsione, per i casi di mancata predisposizione ovvero di mancata approvazione ovvero
omessa o incompleta attuazione del piano, del commissariamento dellateneo
e disciplina delle modalità di assunzione da parte del Governo, su proposta del Ministro,
di concerto con il Ministro delleconomia e delle finanze, della delibera di
commissariamento e di nomina di uno o più commissari con il compito di provvedere alla
predisposizione ovvero allattuazione del piano di rientro finanziario;
4. Nellesercizio della delega di cui al comma 1, lettere c) e d), il Governo si
attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) determinazione dellimpegno dei professori universitari e dei ricercatori
universitari nei regimi del tempo pieno e del tempo definito anche in relazione alla
specificità degli ambiti scientifici di appartenenza e alle connessioni con attività
professionali, sentiti lANVUR e il CUN;
b) disciplina delle modalità di passaggio dalluno allaltro regime di cui alla
lettera a);
c) disciplina dellimpegno, rispettivamente, dei professori e ricercatori a tempo
pieno e a tempo definito per attività di ricerca, di studio e di insegnamento con i
connessi compiti preparatori e di verifica, e organizzativi, anche con quantificazione
dellimpegno complessivo, per i fini che lo richiedono, compresa lattività di
ricerca e di studio, di millecinquecento ore annue e di quello specifico da riservare ai
compiti didattici e di servizio per gli studenti di trecentocinquanta ore annue per il
regime di tempo pieno e di duecentocinquanta per quello di tempo definito;
d) disciplina della modalità di verifica delleffettivo svolgimento nella misura
prevista dei compiti didattici e di servizio; disciplina della verifica dellimpegno
scientifico dei professori e dei ricercatori a tempo pieno e di quelli a tempo definito,
anche attraverso i titoli prodotti e la relazione di cui alla lettera f); esclusione dei
professori e dei ricercatori, in caso di valutazione negativa, dalle commissioni di
abilitazione, di selezione e promozione del personale accademico, di esame di Stato,
nonché dagli organi di valutazione di progetti di ricerca;
e) individuazione dei casi di incompatibilità tra la posizione di professore e
ricercatore universitario e lesercizio di altre attività o incarichi;
definizione delle condizioni per lassunzione di incarichi anche retribuiti di
studio, di insegnamento, di ricerca, gestionali, di consulenza e di collaborazione
scientifica per conto di enti pubblici o di soggetti privati, fatta comunque salva la
possibilità di svolgere liberamente attività anche retribuite di comunicazione e
divulgazione scientifica e culturale, nonché di valutazione; f) disciplina
dellobbligo per i professori universitari di presentare periodicamente una relazione
triennale sul complesso delle attività didattiche, di ricerca e gestionali
svolte, anche ai fini dellattribuzione dello scatto stipendiale di cui agli articoli
36 e 38 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e delle
relative modalità di verifica;
g) previsione di procedure di mobilità dei professori e ricercatori universitari e
introduzione di meccanismi di incentivazione volti a favorire la stessa; previsione che in
caso di trasferimento o mobilità, i professori ed i ricercatori di ruolo nonché i
ricercatori a tempo determinato responsabili di progetti di ricerca finanziati da soggetti
diversi dalluniversità di appartenenza conservano la titolarità dei progetti e dei
relativi finanziamenti;
h) previsione di procedure di mobilità professionale dei professori e ricercatori per lo
svolgimento di attività, previo collocamento in aspettativa, presso soggetti e organismi
pubblici o privati anche a scopo di lucro;
i) previsione di un fondo di rotazione a garanzia del riequilibrio finanziario degli
atenei;
j) revisione della disciplina del trattamento economico dei professori e dei
ricercatori universitari già in servizio e di quelli vincitori di concorsi indetti fino
alla data di entrata in vigore della presente legge, come determinato dagli
articoli 36, 38 e 39 del decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980 e
successive modifiche, e, in particolare, trasformazione degli scatti biennali di
cui agli articoli 36 e 38 del decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980 in
scatti triennali, con invarianza del complessivo trattamento retributivo;
k) revisione del trattamento economico dei ricercatori non confermati a tempo
indeterminato, con particolare riferimento al primo anno di attività;
l) riconoscimento ai professori e ai ricercatori universitari, nei limiti e con le
modalità di cui allarticolo 103, settimo comma, del decreto del Presidente della
Repubblica n. 382 del 1980, dellattività effettivamente prestata in Italia ai sensi
del decreto del Ministro delluniversità e della ricerca scientifica e tecnologica
26 gennaio 2001, e successive modificazioni;
m) rimodulazione della progressione economica e dei relativi importi, anche su
base premiale, per i professori e ricercatori assunti ai sensi della presente
legge o che hanno optato per la nuova modulazione, con rivalutazione del trattamento
iniziale ed eliminazione delle procedure di ricostruzione di carriera;
n) possibilità, per i professori e i ricercatori nominati secondo il regime previgente,
di optare per il regime di cui alla lettera m);
o) attribuzione di una quota del fondo di finanziamento ordinario delle università
correlata a meccanismi di valutazione delle politiche di reclutamento degli atenei,
fondati sulla produzione scientifica dei professori successiva al loro inquadramento in
ruolo, la percentuale di ricercatori a tempo determinato in servizio che non hanno
trascorso lintero percorso di dottorato e di post-dottorato nella medesima
università, la percentuale dei professori e ricercatori in servizio responsabili
scientifici di progetti di ricerca internazionali e comunitari e il grado di
internazionalizzazione del corpo docente.
5. Nellesercizio della delega di cui al comma 1, lettera e), il Governo si attiene
ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) riordino della normativa di principio in materia di diritto allo studio nelle
università e nelle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, di
seguito denominate "istituzioni di istruzione superiore", al fine di definire i
livelli essenziali delle prestazioni idonei a garantire la rimozione degli ostacoli di
ordine economico e sociale che limitano laccesso ed il conseguimento della laurea,
della laurea magistrale e del dottorato di ricerca agli studenti capaci e meritevoli,
anche se privi di mezzi;
b) individuazione dei beneficiari delle prestazioni di cui alla lettera a) con riguardo
agli studenti iscritti ai corsi di studio delle istituzioni di istruzione superiore;
c) disciplina triennale, sentiti la Conferenza Stato-Regioni di cui al decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, il Consiglio nazionale degli studenti universitari (CNSU), il
Consiglio nazionale per lalta formazione artistica musicale e coreutica (CNAM), la
CRUI e il CUN, dei seguenti aspetti:
1) requisiti relativi al merito e alla condizione economica degli studenti sulla base
della situazione economica equivalente di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
109, e successive modificazioni;
2) importi minimi delle borse di studio e termine massimo per lerogazione dei
relativi ratei;
3) criteri per lattribuzione alle Regioni e alle Province autonome di Trento e
Bolzano delle risorse statali destinate allo scopo e per la rendicontazione delle
modalità dimpiego delle stesse;
4) facoltà per le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano di prevedere
prestazioni ulteriori rispetto ai livelli essenziali di cui alla lettera a);
d) incentivazione di accordi di programma tra Ministero, Regioni e Province autonome di
Trento e Bolzano e istituti di istruzione superiore compresi nel loro ambito territoriale,
al fine di elaborare strategie di intervento per il miglioramento dei servizi in favore
degli studenti e favorire la trasferibilità transregionale delle borse di studio e dei
sussidi assegnati al fine di favorire la mobilità studentesca;
e) disciplina da parte del Ministero dei requisiti minimi necessari per
laccreditamento dei collegi universitari e delle residenze universitarie anche
gestite da soggetti privati convenzionati con gli atenei.
6. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati, su proposta del Ministro, di
concerto con il Ministro delleconomia e delle finanze e con il Ministro per la
pubblica amministrazione e linnovazione, e, previa intesa con la Conferenza
Stato-Regioni relativamente alle disposizioni di cui al comma 5, sono trasmessi alle
commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, le quali
esprimono il proprio parere entro quarantacinque giorni dalla data di trasmissione;
decorso tale termine, i decreti sono adottati anche in mancanza del parere. Qualora il
termine per lespressione del parere parlamentare scada nei trenta giorni che
precedono la scadenza del termine di cui al comma 1, o successivamente, questultimo
termine è prorogato di sessanta giorni.
7. Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al
comma 1, il Governo può adottare eventuali disposizioni integrative e correttive, con le
medesime modalità e nel rispetto dei medesimi principi e criteri direttivi.
Articolo 6
Disciplina di riconoscimento dei crediti
1. Allarticolo 2, comma 147, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262,
convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, la parola:
"sessanta" è sostituita dalla seguente: "dodici". Al medesimo comma
è aggiunto il seguente periodo: "Il riconoscimento deve essere effettuato
esclusivamente sulla base delle competenze dimostrate da ciascuno studente. Sono escluse
forme di riconoscimento attribuite collettivamente.".
TITOLO III
Norme in materia di personale accademico e riordino della disciplina concernente il
reclutamento
Articolo 7
Revisione dei settori scientifico-disciplinari
1. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, il Ministro
provvede, con decreto di natura non regolamentare, sentito il CUN, alla revisione
dei settori scientifico-disciplinari, assicurando lafferenza di almeno
cinquanta professori di prima fascia in ciascun settore, fatta salva la
possibilità di determinare raggruppamenti di dimensioni minori in presenza di particolari
motivazioni scientifiche. I settori scientifico-disciplinari affini sono raggruppati in
macrosettori scientifico-disciplinari.
Articolo 8
Istituzione dell'abilitazione scientifica nazionale
1. E' istituita labilitazione scientifica nazionale, di seguito
denominata "abilitazione". L'abilitazione ha durata quadriennale ed è distinta per
le funzioni di professore di prima e di seconda fascia. Labilitazione
attesta la qualificazione scientifica che costituisce, fatto salvo quanto previsto dal
comma 3, lettera k), requisito necessario per laccesso alla prima e alla seconda
fascia dei professori.
2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o
più regolamenti emanati ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988,
n. 400, su proposta del Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle
finanze e con il Ministro della pubblica amministrazione e dell'innovazione, sono
disciplinate le modalità di espletamento delle procedure finalizzate al conseguimento
dellabilitazione, in conformità ai criteri di cui al comma 3.
3. I regolamenti di cui al comma 2 prevedono:
a) lattribuzione dell'abilitazione con motivato giudizio fondato sulla valutazione
analitica dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche ed espresso sulla base di
criteri e parametri differenziati per funzioni e per area disciplinare e definiti con
decreto del Ministro;
b) meccanismi di verifica quinquennale dell'adeguatezza e congruità dei criteri e
parametri di cui alla lettera a) e di revisione o adeguamento degli stessi con apposito
decreto ministeriale;
c) lindizione, con frequenza annuale, delle procedure per il conseguimento
dellabilitazione;
d) i termini e le modalità di espletamento delle procedure di abilitazione, distinte per
settori scientifico-disciplinari, e lindividuazione di modalità, anche
informatiche, idonee a consentire la conclusione delle stesse entro cinque mesi
dallindizione; la garanzia della pubblicità degli atti e dei giudizi espressi dalle
commissioni giudicatrici;
e) la formazione, per ciascun settore scientifico-disciplinare, senza oneri aggiuntivi a
carico della finanza pubblica, di ununica commissione nazionale di durata
biennale per le procedure di abilitazione alle funzioni di professore di prima e di
seconda fascia, mediante sorteggio di quattro commissari allinterno di una lista di
professori ordinari costituita ai sensi della lettera g) e sorteggio di un commissario
all'interno di una lista, curata dall'ANVUR, di studiosi e di esperti di pari livello in
servizio presso università di un Paese aderente allOCSE;
f) che della commissione di cui alla lettera e) non può far parte più di un commissario
della stessa università; che i commissari in servizio presso atenei italiani possono, a
richiesta, essere parzialmente esentati dalla ordinaria attività didattica,
nellambito della programmazione didattica e senza oneri aggiuntivi per la finanza
pubblica; che ai commissari in servizio all'estero è corrisposto un compenso determinato
con decreto non regolamentare del Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e
delle finanze;
g) che il sorteggio di cui alla lettera e) è effettuato allinterno di
liste, una per ciascun settore scientifico-disciplinare, contenente i nominativi dei
professori ordinari appartenenti allo stesso che hanno presentato domanda per esservi
inclusi, corredata dalla documentazione concernente la propria attività scientifica
complessiva, con particolare riferimento allultimo quinquennio; linclusione
nelle liste dei soli professori positivamente valutati ai sensi dellarticolo 5,
comma 4, lettera d), ed in possesso di un curriculum, reso pubblico per via telematica,
coerente con i criteri e i parametri di cui alla lettera a), riferiti alla fascia e al
settore di appartenenza;
h) lintegrazione delle liste di cui alla lettera g) con i professori di prima fascia
appartenenti ai settori scientifico-disciplinari dello stesso macrosettore candidatisi ai
sensi della medesima lettera, nel caso in cui il numero dei professori afferenti al
settore oggetto dellabilitazione e candidabili ai sensi della lettera g), è
inferiore a cinquanta, assicurando comunque unadeguata presenza dei professori
appartenenti a questultimo;
i) il divieto per i commissari di far parte contemporaneamente di più di una commissione
di abilitazione e, per tre anni dalla conclusione del mandato,
di commissioni per il conferimento dell'abilitazione relativa a qualunque settore
scientifico-disciplinare;
j) la preclusione, in caso di mancato conseguimento dellabilitazione, a partecipare
alle procedure indette nel biennio successivo per lattribuzione della stessa, ovvero
nel triennio per lattribuzione dellabilitazione alla funzione superiore, anche
se concernente altro settore scientifico-disciplinare;
k) le apposite modalità per il riconoscimento dellabilitazione scientifica
nazionale a studiosi italiani o stranieri appartenenti ad università o istituti di
ricerca esteri, e le misure volte a garantire pari opportunità di accesso alle procedure
di abilitazione anche a studiosi operanti allestero;
l) che il possesso dellabilitazione costituisce titolo preferenziale per
lattribuzione dei contratti di insegnamento di cui all'articolo 11, comma 2;
m) lo svolgimento delle procedure per il conseguimento dellabilitazione presso
università dotate di idonee strutture e lindividuazione delle procedure per la
scelta delle stesse; le università prescelte assicurano le strutture e il supporto di
segreteria nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili e
sostengono gli oneri relativi al funzionamento di ciascuna commissione; di tale onere si
tiene conto nella ripartizione del fondo di finanziamento ordinario;
n) che lidoneità conseguita ai sensi della legge n. 210 del 1998 è equipollente
allabilitazione limitatamente al periodo di durata della stessa di cui all'articolo
1, comma 1, lettera g), della predetta legge.
Articolo 9
Reclutamento e progressione di carriera del personale accademico
1. Le procedure di reclutamento sono avviate sulla base della programmazione
triennale di cui allarticolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e
di cui allarticolo 1-ter del decreto-legge n. 7 del 2005, convertito, con
modificazioni, dalla legge n. 43 del 2005, nonché delle disposizioni in materia di dotazione
organica di cui allarticolo 5, comma 3, lettera c). La programmazione
assicura tra laltro la sostenibilità nel tempo degli oneri stipendiali anche alla
luce dei maggiori oneri derivanti dallattribuzione degli scatti stipendiali, dagli
incrementi annuali e dalla dinamica di progressione di carriera del personale. La
programmazione assicura altresì, in sede di rinnovo dei contratti di cui
allarticolo 12, comma 4, la sussistenza di adeguata disponibilità finanziaria in
relazione al verificarsi di quanto previsto dal comma 6 del medesimo articolo.
2. Le università procedono alla copertura di posti di professore di prima e
seconda fascia e allattribuzione dei contratti di ricercatori a tempo determinato
di cui allarticolo 12, eccezion fatta per quanto previsto dallarticolo 12,
comma 9, mediante procedure di selezione pubblica basate sulla valutazione delle
pubblicazioni scientifiche e del curriculum complessivo dei candidati e
disciplinate da apposito regolamento in conformità ai principi enunciati dalla Carta
europea dei ricercatori e specificamente ai seguenti criteri:
a) pubblicazione dei bandi sul sito dellateneo e nei siti del Ministero e
dellUnione Europea, nonché inserimento nei bandi di informazioni dettagliate sulle
specifiche funzioni, sui diritti e i doveri relativi alla posizione e sul trattamento
economico e previdenziale spettante;
b) ammissione alle procedure di accesso al ruolo di professore di prima o di seconda
fascia, fatto salvo quanto disposto dallarticolo 8, comma 3, lettera k), degli
studiosi in possesso dellabilitazione per il settore scientifico-disciplinare e per
le funzioni oggetto del bando, ovvero per funzioni superiori purché non titolari di tali
funzioni presso altro ateneo;
c) istituzione, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, di una commissione
di almeno cinque membri con il compito di istruire le procedure di selezione e composta
da tutti i professori ordinari della struttura di cui allarticolo 2, comma 3,
lettera c), appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando,
ovvero, qualora questi siano in numero superiore a sette, da una rappresentanza
eletta al loro interno; limitatamente alle procedure di selezione relative a ricercatori
a tempo determinato, la commissione è composta anche da professori associati
confermati della medesima struttura afferenti al settore scientifico-disciplinare oggetto
del bando, in misura non superiore a un terzo del numero dei professori ordinari che fanno
parte della commissione; detta rappresentanza è eletta da tutti i professori associati
della struttura afferenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando; qualora
il numero dei professori ordinari ovvero associati in servizio nellateneo per il
settore scientifico-disciplinare oggetto della valutazione sia inferiore a cinque, la
commissione è integrata con docenti di pari livello anche di altri atenei di settori
affini secondo la normativa vigente ovvero con docenti del medesimo settore di altri
atenei scelti allinterno della lista di cui allarticolo 8, comma 3, lettera
e); possesso da parte dei componenti della commissione dei requisiti di cui
allarticolo 8, comma 3, lettera g);
d) disciplina delle modalità per la selezione dei candidati da invitare a tenere una
lezione pubblica nella sede dellateneo che ha indetto la procedura con esclusione di
prove scritte o orali;
e) facoltà per la commissione, al termine delle procedure di selezione e in assenza di
candidati in possesso di adeguati requisiti di merito, di non indicare alcun candidato ai
fini delle procedure di cui alla lettera f);
f) formulazione della proposta di chiamata da parte del dipartimento,
ovvero della struttura di cui allarticolo 2, comma 3, lettera e), con voto
favorevole della maggioranza dei professori di prima fascia, relativamente alle chiamate
dei professori di prima e seconda fascia, e dei professori di prima e seconda fascia
relativamente alle chiamate dei ricercatori a tempo determinato; la proposta, corredata
del parere favorevole dellorgano di cui allarticolo 2, comma 3, lettera f), è
deliberata dal consiglio di amministrazione su proposta motivata del rettore;
g) nelle procedure di selezione per posti di ricercatore a tempo determinato, qualora
entro trenta giorni dalla certificazione della regolarità degli atti da parte del rettore
il vincitore rinunci alla nomina, il rettore può richiedere alla commissione, entro e non
oltre i successivi sessanta giorni, altra proposta di chiamata, fermo restando quanto
previsto dalla lettera e);
h) facoltà per gli istituti a ordinamento speciale e le università non statali di
disciplinare autonomamente la composizione della commissione di cui alla lettera c)
nonché le procedure di cui alla lettera f), fermo restando il numero minimo di cinque
componenti.
3. Le università procedono altresì alla copertura di posti di professore di
prima e seconda fascia mediante:
a) procedure di selezione riservate al personale in servizio nellateneo;
b) procedure di chiamata diretta di cui allarticolo 1, comma 9,
legge n. 230 del 2005, e successive modificazioni;
c) procedure di chiamata diretta di cui allarticolo 12, comma 6, a partire dal
quinto anno successivo alla stipula dei contratti di cui al medesimo articolo.
4. Le procedure di cui al comma 3, di cui viene comunque assicurata la pubblicità
allinterno dellateneo, si svolgono con le modalità di cui al comma 2, lettere
b), c), d), e), f) e h).
5. Nei cinque anni successivi allattivazione delle procedure di selezione di cui
allarticolo 12, le procedure di reclutamento di cui ai commi 2 e 3 sono programmate
e avviate nel rispetto dei seguenti vincoli:
a) non più di un terzo dei posti di professore di ruolo di prima e di
seconda fascia, la cui copertura è programmata da ciascun dipartimento, ovvero da
ciascuna struttura di cui allarticolo 2, comma 3, lettera e), può essere destinato
alle procedure di cui al comma 3, lettera a);
b) almeno un terzo dei posti di professore di prima e di seconda fascia resi disponibili
in ciascun dipartimento, ovvero da ciascuna struttura di cui allarticolo 2, comma 3,
lettera e), è coperto da professori non in ruolo presso luniversità banditrice da
almeno cinque anni.
6. Decorso il termine di cui al comma 5, i vincoli ivi previsti sono sostituiti dai
seguenti:
a) almeno un quinto dei posti di professore di ruolo di seconda fascia, la cui copertura
è programmata da ciascun dipartimento, ovvero da ciascuna struttura di cui
allarticolo 2, comma 3, lettera e), è destinato alle procedure di cui al comma 2;
b) almeno un terzo dei posti di professore di prima fascia resi disponibili in ciascun
dipartimento, ovvero da ciascuna struttura di cui allarticolo 2, comma 3, lettera
e), è coperto da professori non in ruolo presso luniversità banditrice da almeno
cinque anni.
7. A decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento di ateneo di cui al comma
2, perde di efficacia, nei confronti dello stesso, larticolo 1, comma 8,
della legge n. 230 del 2005.
Articolo 10
Assegni di ricerca
1. Le università, nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio, possono
conferire assegni per lo svolgimento di attività di ricerca. I bandi, resi pubblici anche
per via telematica sui siti dellateneo, del Ministero e dellUnione europea,
contengono informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni, sui diritti e i doveri
relativi alla posizione e sul trattamento economico e previdenziale spettante.
2. Possono essere destinatari degli assegni studiosi in possesso di curriculum scientifico
professionale idoneo allo svolgimento di attività di ricerca, con esclusione del
personale di ruolo dei soggetti di cui al comma 1. I medesimi soggetti possono stabilire
che il dottorato di ricerca o titolo equivalente conseguito all'estero ovvero, per i
settori interessati, il titolo di specializzazione di area medica corredato da una
adeguata produzione scientifica, costituiscono requisito obbligatorio per l'ammissione al
bando.
3. Gli assegni possono avere una durata compresa tra uno e tre anni, sono rinnovabili e
non cumulabili con borse di studio a qualsiasi titolo conferite, ad eccezione di quelle
concesse da istituzioni nazionali o straniere utili ad integrare, con soggiorni
all'estero, l'attività di ricerca dei titolari. La titolarità del contratto non è
compatibile con la partecipazione a corsi di laurea, laurea specialistica o magistrale,
dottorato di ricerca o specializzazione medica, in Italia o allestero, e comporta il
collocamento in aspettativa senza assegni per il dipendente in servizio presso
amministrazioni pubbliche.
4. Le università disciplinano le modalità di conferimento degli assegni con apposito
regolamento, prevedendo la possibilità di attribuire gli stessi mediante le seguenti
procedure:
a) pubblicazione di un unico bando relativo alle aree scientifiche di interesse
dell'ateneo, seguito dalla presentazione direttamente dai candidati dei progetti di
ricerca, corredati dai titoli e dalle pubblicazioni e valutati da parte di un'unica
commissione che può avvalersi, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica, di
esperti revisori di elevata qualificazione italiani o stranieri esterni all'ateneo, e che
formula, sulla base dei punteggi attribuiti, una graduatoria per ciascuna delle aree
interessate;
b) pubblicazione di bandi relativi a specifici programmi di ricerca dotati di propri
finanziamenti, secondo procedure stabilite dall'ateneo.
5. Agli assegni di cui al presente articolo si applicano, in materia fiscale, le
disposizioni di cui all'articolo 4 della legge 13 agosto 1984, n. 476, e successive
modifiche, nonché, in materia previdenziale, quelle di cui all'articolo 2, commi 26 e
seguenti, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modifiche.
6. Limporto dellassegno è determinato dallateneo in misura non
inferiore al settantacinque per cento del trattamento economico complessivo iniziale
spettante ai ricercatori di ruolo confermati.
7. Il Ministro destina annualmente una quota del finanziamento ordinario al finanziamento
di assegni di ricerca da attribuire con apposito bando, su base nazionale e per
raggruppamenti di settori scientifico-disciplinari, previa presentazione di specifici
programmi di ricerca, a giovani studiosi di elevate e comprovate capacità, in possesso
dei requisiti di cui al comma 2, scelti allesito di procedura avviata con apposito
bando. I vincitori possono scegliere luniversità e la struttura ove svolgere la
propria attività, con lassenso delle stesse. La selezione dei vincitori è affidata
a una o più commissioni i cui componenti sono designati dal Ministro su proposta
dell'ANVUR nel rispetto dei criteri di cui allarticolo 8, comma 3, lettera g), e si
avvalgono, per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche e dei
programmi di ricerca, di esperti revisori di elevata qualificazione italiani e stranieri,
senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica. E oggetto di valutazione
altresì ladeguatezza della sede prescelta rispetto allo svolgimento del programma
di ricerca presentato.
8. Gli assegni non danno luogo a diritti in ordine all'accesso ai ruoli dei soggetti di
cui al comma 1.
9. La durata complessiva dei rapporti instaurati con i titolari degli assegni di cui al
presente articolo e dei contratti di cui allarticolo 12, intercorsi anche con atenei
diversi, statali, non statali o telematici, con il medesimo soggetto, non può in ogni
caso superare i dieci anni, anche non continuativi. Ai fini della durata dei predetti
rapporti non rilevano i periodi trascorsi in aspettativa per maternità o per motivi di
salute secondo la normativa vigente.
Articolo 11
Contratti per attività di insegnamento
1. Le università, anche sulla base di specifiche convenzioni con gli enti
pubblici e le istituzioni di ricerca di cui all'articolo 8 del decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri 30 dicembre 1993, n. 593, e successive modificazioni, possono
stipulare contratti, a titolo gratuito o oneroso, per attività di
insegnamento al fine di avvalersi della collaborazione di esperti di alta qualificazione
in possesso di un significativo curriculum scientifico o professionale. I predetti
contratti sono stipulati dal rettore, su proposta dei competenti organi accademici.
2. Le università possono altresì stipulare contratti a titolo oneroso, nellambito
delle proprie disponibilità di bilancio, per far fronte a specifiche esigenze didattiche,
anche integrative, con soggetti in possesso di adeguati requisiti scientifici e
professionali, ad esclusione del personale tecnico-amministrativo delle università. Il
possesso del titolo di dottore di ricerca o equivalente, del titolo di specializzazione
medica limitatamente alle aree cliniche, ovvero dellabilitazione scientifica
nazionale costituisce titolo preferenziale ai fini dellattribuzione dei predetti
contratti. I contratti sono attribuiti previo espletamento di procedure disciplinate con
propri regolamenti, che assicurino la valutazione comparativa dei candidati e la
pubblicità degli atti. Il trattamento economico spettante ai titolari dei predetti
contratti è determinato, entro tre mesi dallentrata in vigore della presente legge,
con decreto del Ministro, di concerto con il Ministro delleconomia e delle finanze.
Articolo 12
Ricercatori a tempo determinato
1. Per svolgere attività di ricerca, di didattica, di didattica integrativa e di
servizio agli studenti, le università possono stipulare contratti di lavoro subordinato a
tempo pieno e determinato. Il contratto regola altresì le modalità di svolgimento delle
attività di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti, cui sono
riservate trecentocinquanta ore annue, e delle attività di ricerca.
2. I destinatari sono scelti mediante procedure pubbliche di selezione di cui
allarticolo 9, riservate ai possessori del titolo di dottore di ricerca o titolo
equivalente, del diploma di specializzazione medica limitatamente alle aree cliniche,
ovvero della laurea magistrale o equivalente, unitamente ad un curriculum scientifico
professionale adatto allo svolgimento di attività di ricerca, e degli specifici requisiti
individuati con decreto del Ministro.
3. Ai fini della selezione, la commissione di cui allarticolo 9, comma 1, lettera
c), attribuisce un punteggio numerico accompagnato da sintetica motivazione per ciascuno
dei titoli e delle pubblicazioni presentati dai candidati secondo parametri e criteri
definiti con decreto del Ministro.
4. I contratti hanno durata triennale e possono essere rinnovati una sola volta per un
ulteriore triennio previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca
svolte, sulla base di modalità, criteri e parametri definiti con decreto del Ministro.
5. I destinatari dei contratti di cui ai commi 1 e 4 possono partecipare alle procedure di
selezione di cui al comma 2 indette da altri atenei e, se vincitori delle stesse, possono
stipulare contratti di durata pari al periodo mancante alla scadenza del contratto in
essere, aumentato al massimo di un anno, fermo restando quanto previsto dal comma 7.
6. Le università, secondo quanto previsto dallarticolo 9, comma 3, e in conformità
agli standard qualitativi individuati con apposito regolamento di ateneo nellambito
dei criteri fissati con decreto del Ministro, possono procedere alla chiamata diretta dei
destinatari del secondo contratto triennale di cui al comma 4, i quali entro e non oltre
la scadenza di tale contratto, conseguono labilitazione alle funzioni di professore
associato, di cui allarticolo 8. I chiamati, alla scadenza del secondo contratto,
sono inquadrati nel ruolo dei professori associati.
7. Si applicano le disposizioni di cui allarticolo 10, comma 9.
8. Il trattamento economico spettante ai destinatari dei contratti di cui al comma 1 è
pari al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a tempo pieno,
incrementato del venti per cento. Per i titolari dei contratti di cui al comma 4, il
predetto trattamento annuo lordo onnicomprensivo può essere elevato fino a un massimo del
trenta per cento.
9. Il Ministro destina annualmente una quota del finanziamento ordinario delle università
al finanziamento di bandi per il reclutamento di ricercatori a tempo determinato
da destinare, su base nazionale e per raggruppamenti di settori
scientifico-disciplinari, a giovani studiosi di elevate e comprovate capacità in
possesso dei titoli e requisiti di cui al comma 2, previa presentazione di specifici
programmi di ricerca. La selezione dei vincitori è affidata a una o più commissioni
composte da eminenti studiosi, anche stranieri, designati dal Ministro su proposta
dell'ANVUR nel rispetto dei criteri di cui allarticolo 8, comma 3, lettera
g), che si avvalgono per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche e
dei programmi di ricerca di esperti revisori di elevata qualificazione italiani e
stranieri, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. E oggetto di valutazione
altresì ladeguatezza della sede prescelta rispetto allo svolgimento del programma
di ricerca presentato.
10. I contratti di cui al presente articolo non danno luogo a diritti in ordine
all'accesso ai ruoli dei soggetti di cui al comma 1.
Articolo 13
Collocamento a riposo dei professori e dei ricercatori
1. La concessione dellopzione di cui allarticolo 16 del
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 ai professori e ricercatori universitari è
subordinata alla sussistenza di adeguate risorse finanziarie nel bilancio di
ateneo, in coerenza con la programmazione strategica triennale di ateneo di cui
allarticolo 1-ter del decreto-legge n. 7 del 2005, convertito con modificazioni
dalla legge n. 43 del 2005, e successive modificazioni, e nel rispetto di quanto previsto
dallarticolo 51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e successive
modificazioni.
Articolo 14
Disciplina dei lettori di scambio
1. In esecuzione di accordi culturali internazionali che prevedono lutilizzo
reciproco di lettori, le università possono conferire a studiosi stranieri in possesso di
qualificata e comprovata professionalità incarichi annuali rinnovabili per lo svolgimento
di attività finalizzate alla diffusione della lingua e della cultura del Paese di origine
e alla cooperazione internazionale.
2. Gli incarichi di cui al comma 1 sono conferiti con decreto rettorale, previa delibera
degli organi accademici competenti. Con decreto del Ministro, di concerto con il Ministro
degli affari esteri e con il Ministro delleconomia e delle finanze sono definite le
modalità per il conferimento degli incarichi, ivi compreso il trattamento economico a
carico degli accordi di cui al comma 1.
Articolo 15
Norme transitorie e finali
1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge,
possono essere avviate esclusivamente le procedure per la copertura dei posti di
professore ordinario e associato, di ricercatore a tempo determinato e di assegnista di
ricerca previste dal Titolo III.
2. All'articolo 1, comma 9, della legge n. 230 del 2005, come sostituito dall'articolo
1-bis del decreto-legge n. 180 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1
del 2009, al primo periodo, dopo la parola "triennio" sono inserite le seguenti
parole: "o nellambito di specifici programmi di ricerca finanziati dal
Ministero stesso".
3. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogati:
a) larticolo 4 della legge 30 novembre 1989, n. 398; (questo art.
affida alle università la possibilità di dare borse di studio ... N.d.R.);
b) larticolo 1, commi 10 e 14, della legge n. 230 del 2005.
(Il c. 14 attribuisce la possibilità del titolo di prof. aggregato ai ricercatori con
incarico - N.d.R.);
4. Allarticolo 51, comma 6, della legge n. 449 del 1997, sono soppresse le seguenti
parole: "Le università," ;
5. A decorrere dalla data di entrata in vigore dei regolamenti di cui allarticolo 8,
comma 2, è abrogato il decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 164, ad eccezione degli
articoli 13 e 14, comma 4.
6. Dallattuazione delle disposizioni della presente legge non devono
derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. |
|
GOVERNO: DPEF - Documento di Programmazione
Economico-Finanziaria
Università: quanto FFO per il
2010 ? |
|

Giulio Tremonti
|
LE PARTI del DPEF RELATIVE alla UNIVERSITA'
e facendo (noi) il punto della situazione ...
In brevi parole, nel 2010 ci
saranno 1.114 milioni in più,
riportanto lo FFO del 2010 al livello di quello del 2008,
ma solo se la Ministra attuerà le 4 riforme, di cui
al DPEF
Inoltre il DPEF ripropone le
fondazioni universitarie,
e, per la formazione permanente, le università telematiche |
AVVERTENZA. Abbiamo integrato i dati
del DPEF con quelli di altri documenti del Governo per capire quale sarà, infine, il FFO
del 2010 (in quanto di esso non si dice nel DPEF), in confronto con anni precedenti (vedi
Tab. 1).
Per una visione integrale del DPEF, clicca su: http://www.tesoro.it/doc-finanza-pubblica/dfp.dpef.asp |
| Tabella 1 - FFO Fondo di Finanziamento
Ordinario (milioni di , a prezzi correnti) e "altre" entrate |
| Anno |
2008 (consuntivo) |
2009 (previsione in base
a legislazione vigente) |
2010 (previsione in base
a legislazione vigente) |
| FFO |
7.351,5 |
6.949,7* |
6.264,00* |
| DPEF Fabbisogno per reclutamento ricercatori |
|
|
160,00 |
| DPEF Fabbisogno per Università statali |
|
|
490,00 |
| DPEF Esenzione IRAP sul personale, dal 2010 |
|
|
494,00 |
| * Questi dati non sono ufficiali, ma le ho
ottenute da fonti assolutamente competenti e sicure. |
| Tabella 2 |
Italia nel 2007 |
OCSE nel 2007 |
| Studenti universitari iscritti |
1.950.000 (1.090.000 nel 1982) |
---- |
| Rapporto studenti/docenti universitari |
21,4 |
15,8 |
| Fonte: OCSE - DPEF 2010 -13 Ministero del Tesoro |
| Tabella 3 - SPESA della Pubblica
Amministrazione a legislazione vigente (pre DL 78/2009) in milioni di |
| Anno |
2006 |
2007 |
2008 |
2009 |
2010 |
2011 |
2012 |
2013 |
| SPESA |
730.303 |
747.795 |
774.923 |
803.949 |
805.695 |
823.413 |
848.518 |
874.165 |
| Fonte: DPEF 2010-13 , Pag. 43, e DPEF 2009-2011 |
|
Documento
di Programmazione Economica e Finanziaria (approvato dal C.d.M. il 15.07.09).
Stralcio delle parti significative, relative all'Università
DPEF, Pag. 48: " Il sistema
universitario è stato interessato da un più generale riordino delle procedure di
reclutamento dei docenti che favoriscano il merito (compresa la possibilità di
chiamata diretta di studiosi provenienti da università straniere), da nuovi
criteri di assegnazione delle risorse che tengono conto della qualità
dell'offerta formativa degli atenei, da interventi per favorire il diritto allo
studio dei meritevoli, e dalla facoltà di trasformare le università in
fondazioni di diritto privato mantenendo il sistema di finanziamento
pubblico". È stato anche avviato un processo di riorganizzazione della politica del
settore ricerca, mirata a sostenere e accompagnare la ristrutturazione e il rilancio
competitivo del sistema produttivo e dei servizi."
DPEF - Allegato, pagg. 37-39
"Il sistema universitario del nostro Paese risente tutt'ora, nel confronto
internazionale e specialmente con quello dei sistemi universitari dei nostri partner
europei, di una situazione di arretratezza, determinata soprattutto nell'ultimo ventennio
dalla necessità di fornire servizi formativi a una percentuale di giovani sempre
maggiore".
Fatta questa premessa, il DPEF riporta alcuni dati statistici
dell'OCSE, confrontati con quelli dell'Italia. Uno di questi è il rapporto tra
numero degli studenti e numero dei docenti:
- in Italia 21,4; nell'OCSE 15,8.
Poi, il DPEF passa ad indicare gli obiettivi per il 2010, le
relative azioni strutturali ed fabbisogno finanziario per
raggiungerli.
"Gli obiettivi di governo"
"Al fine di sostenere il perseguimento degli obiettivi di governo (maggiore qualità
dei servizi, competitività e attrattività del sistema), si rende necessario accompagnare
il processo di cambiamento in atto, volto al consolidamento dell'autonomia universitaria,
mediante una serie di interventi, assistiti da adeguate risorse finanziarie".
Tra gli interventi più innovativi, ivi indicati, v'è l'avvio di "un piano di
formazione permanente presso le Università mediante l'e-learning
e la valorizzazione degli atenei telematici già attivati ai sensi del
D.M. del 17.04.2003".
....
....
"Tra le azioni strutturali e di sistema da avviare, anche attraverso
iniziative legislative, vi sono:
1) la definizione di una legge-quadro sull'autonomia universitaria e sulla
istituzione di nuovi atenei che detti nuove regole di governance del sistema e delle
stesse istituzioni universitarie;
2) la revisione delle procedure di reclutamento dei professori universitari e dei
ricercatori, distinguendo i meccanismi di accesso ai rispettivi ruoli da quelli di
progressione della carriera;
4) la revisione dell'attuale modello di finanziamento delle Università in funzione
dell'adozione di criteri atti a privilegiare i risultati della valutazione;
5) il completamento del Sistema nazionale di valutazione della qualità attraverso
ravvio dell'ANVUR, in coerenza con gli indirizzi dell'Unione Europea e con gli impegni
della Dichiarazione di Bologna".
Il DPEF porta, poi, una tabella con indicati gli interventi finanziari
necessari per le riforme, e che valuta in 650 milioni per il 2010.
Essi, dice poi il Documento, "dovrebbero inoltre essere accompagnati dalla esenzione
IRAP (anche graduale) dei costi per il personale docente e non docente degli
Atenei ammontanti alla stessa data a 464 milioni di euro circa."
|
Nino Luciani, Commento: cose vere, ma anche pretesti per dirottare altrove i quattrini
1.- Spesa pubblica in aumento, quella per l'università in flessione. La
questione annosa del ri-finanziamento della Università nasce da una conclamata
dichiarazione (dei politici) di crisi del Bilancio dello Stato.
Ma la Tab. 3 mostra che la spesa pubblica è salita ininterrottamente negli
anni anche rispetto al Governo Prodi (di lui sono gli anni 2006 e 2007). Dunque, il minor
finanziamento delle Università è solo dovuto al fatto che i quattrini sono dirottati
altrove.
2.- Realizzabili le condizioni di Tremonti per il rifinanziamento dal 2010 ? Non
facciamoci illusioni e l'accettare le riforme, da lui elencate nel DPEF, è solo il primo
scoglio. Poi, si vedrà... .
C'è, poi, che al momento non c'è alcuna ragione per attendersi che
la nostra Ministra riesca a far tradurre in legge i progetti di riforma del reclutamento e
della Governance degli Atenei, divulgati nel giugno u.s. .
I suoi due progetti incontrano una ostilità radicale nel mondo
universitario sindacale. Il motivo è che, pur essendo motivati da ragioni di merito e di
efficienza, in realtà non c'è dentro nè il merito
nè l'efficienza. Sono progetti chiaramente impostati da uno staff (certamente non
ministeriale) che sa di università solo per grandi linee, e invece molto di "aziende
private", dove l'efficienza è misurata in termini di profitto in moneta (anzichè in
termini di utilità pubblica). Per chi (come me) legge "Il Sole-24 ORE" tutti i
giorni, la ispirazione di questo staff è chiarissima... e direi anche che
è nemico della università pubblica. Ma direi che questo non è un reato...
3. Sulle fondazioni universitarie. Di queste si discute
negativamente negli Atenei. Riporto un passo del rettore BALLIO del Politecnico di Milano,
in una recente LETTERA PUBBLICA agli studenti.
" Un Ateneo potrebbe trasformarsi in fondazione se, accanto allo Stato,
intervenissero dei partners privati disposti a sostenere economicamente l'Ateneo.
....
Si potrebbe pensare a una Fondazione che veda Stato, Regione, Provincia,
Comune insieme a Fondazione Bancarie e Associazioni varie. Ci si dimentica che è
necessario una quota di contribuzione privata maggiore del 50% per rendere
"privata" una fondazione e quindi per renderla indipendente dalle regole imposte
dal contenimento della spesa pubblica (i famosi parametri di Maastricht).
E' oggi impensabile che le Fondazioni bancarie si sostituiscano in larga
misura allo Stato per finanziare annualmente il sistema della formazione e della ricerca e
quindi gli Atenei.
Non vi sono altre alternative: in tutto il mondo le Università funzionano
perché ricevono il loro prevalente fabbisogno finanziario o dalla Collettività Sociale o
dalla contribuzione diretta degli Allievi.
Nel primo caso l'Università si caratterizza come pubblica, nel
secondo come privata (in Italia la prima è denominata statale, la seconda non statale).
Il primo modello considera prevalente il vantaggio di avere formazione e
ricerca a servizio della competitività della intera Comunità sociale.
Il secondo modello considera prevalente il vantaggio del singolo
(allievo o impresa) che riceve la possibilità di incrementare la propria competitività
personale".
4.- Sulle università telematiche. Il DPEF le vede strumento di
formazione permanente.
In un periodo storico in cui, a causa del progresso tecnico, conosciamo la
disoccupazione di massa tra i 40enni e 50enni
l'indicazione di Tremonti mi sembra assai saggia.
Istituzionalmente, mi sembra un via di mezzo tra pubblico e privato,
vale dire università private, con sostegno pubblico.
Un processo in questo senso, oggi, sarebbe
agevolato dalla disponibilità di personale docente di prim'ordine. Penso ai molti di
giovani validissimi in stato di precariato, senza fine e penso ad un possibile
"volontariato" di molti professori dimessi anticipatamente, per via delle
recenti leggi. NLuciani |
|
| NOTA.
Si riporta, per comodità del lettore, il decreto ministeriale che regola le università telematiche. Decreto 17 aprile 2003 -Criteri e procedure di accreditamento dei corsi di
studio a distanza delle università statali e non statali e delle istituzioni
universitarie abilitate a rilasciare titoli accademici di cui all'art. 3 del decreto 3
novembre 1999, n. 509. G.U. n. 98 del 29/04/2003
Art. 1 - Finalità
1. Il presente decreto definisce i criteri e le procedure di accreditamento dei corsi di
studio a distanza delle Università statali e non statali e delle Istituzioni
universitarie abilitate a rilasciare titoli accademici di cui allart. 3 del decreto 3
novembre 1999, n. 509.
2. Nellambito dei criteri e delle procedure di cui al comma 1 sono individuate le
specifiche tecniche per ladozione, da parte delle istituzioni di cui allart.
2, di unarchitettura di sistema in grado di gestire e rendere accessibili
allutente i corsi di studio a distanza, al termine dei quali sono rilasciati i
titoli accademici.
Art. 2 - Corsi di studio a distanza Università telematiche
1. I corsi di studio a distanza sono istituiti e attivati dalle Università degli studi
statali e non statali ed utilizzano le tecnologie informatiche e telematiche in
conformità alle prescrizioni tecniche di cui al presente decreto.
2. I titoli accademici di cui allart. 3 del decreto 3 novembre 1999 n. 509 possono
essere rilasciati da Istituzioni Universitarie, promosse da soggetti pubblici e privati e
riconosciute secondo i criteri e le procedure di cui al presente decreto. Le predette
Istituzioni assumono la denominazione di Università telematiche.
Art. 3 - Definizione generale di didattica a distanza
1. I corsi di studio a distanza sono caratterizzati da:
a) lutilizzo della connessione in rete per la fruizione dei materiali didattici e lo
sviluppo di attività formative basate sull'interattività con i docenti/tutor e con gli
altri studenti;
b) limpiego del personal computer, eventualmente integrato da altre interfacce e
dispositivi come strumento principale per la partecipazione al percorso di apprendimento;
c) un alto grado di indipendenza del percorso didattico da vincoli di presenza fisica o di
orario specifico;
d) lutilizzo di contenuti didattici standard, interoperabili e modularmene
organizzati, personalizzabili rispetto alle caratteristiche degli utenti finali e ai
percorsi di erogazione;
e) il monitoraggio continuo del livello di apprendimento, sia attraverso il tracciamento
del percorso che attraverso frequenti momenti di valutazione e autovalutazione.
2. Lorganizzazione didattica dei corsi di studio a distanza valorizza al massimo,
pur nel rispetto delle specificità dei contenuti e degli obiettivi didattici, le
potenzialità dell'Information & Communication Technology e in particolare:
a) la multimedialità, valorizzando un'effettiva integrazione tra diversi media per
favorire una migliore comprensione dei contenuti;
b) linterattività con i materiali, allo scopo di favorire percorsi di studio
personalizzati e di ottimizzare l'apprendimento;
c) linterattività umana, con la valorizzazione di tutte le tecnologie di
comunicazione in rete, al fine di favorire la creazione di contesti collettivi di
apprendimento;
d) ladattività, ovvero la possibilità di personalizzare la sequenzializzazione dei
percorsi didattici sulla base delle performance e delle interazioni dellutente con i
contenuti online;
e) linteroperabilità dei sottosistemi, per il riutilizzo e lintegrazione
delle risorse, utilizzati e/o generati durante lutilizzo dei sistemi tecnologici.
Art. 4 - Criteri e requisiti per laccreditamento dei corsi di studio
1. I corsi di studio delle università statali e non statali e delle università
telematiche di cui allart. 2 sono accreditati nel rispetto dei seguenti criteri e
dei requisiti di cui allallegato tecnico al presente decreto. In particolare,
lorganizzazione dei corsi stessi deve:
a. esplicitare le modalità, i piani di studio, le regole di erogazione dei servizi
attraverso una Carta dei Servizi che espone la metodologia didattica adottata e i livelli
di servizio offerti; la Carta stessa deve essere disponibile on line prima
dellinizio delle attività e dovrà:
- individuare gli standard tecnologici e gli schemi descrittivi, quali metadata dei
contenuti e tracciati dei dati anagrafici, utilizzati per descrivere i materiali didattici
on line, gli utenti registrati e i parametri di tracciamento;
- indicare i tempi e le modalità con cui verranno archiviati i tracciamenti a scopo
certificativo e/o di verifica dei percorsi di apprendimento intrapresi dagli studenti, in
analogia al percorso universitario tradizionale;
b. prevedere la stipula di apposito contratto con lo studente per ladesione ai
servizi erogati dalle università telematiche contemplando altresì le modalità di
risoluzione del rapporto contrattuale su richiesta dello studente e garantendo, in ogni
caso, allo studente stesso il completamento del proprio ciclo formativo;
c. prevedere che il materiale didattico erogato ed i servizi offerti, siano certificati da
unapposita commissione composta da docenti universitari;
d. garantire la tutela dei dati personali, adottando tutte le misure di sicurezza previste
dalla vigente normativa;
e. consentire la massima flessibilità di fruizione dei corsi, permettendo sia la
selezione del massimo numero di crediti annuali conseguibili, sia la diluizione di tali
crediti su un ambito pluriennale.
2. La valutazione degli studenti delle università telematiche, tramite verifiche di
profitto, è svolta presso le sedi delle università stesse, da parte di professori
universitari e ricercatori.
3. I corsi di studio a distanza, istituiti dalle Università degli studi, statali e non
statali, e dalle Università telematiche, sono disciplinati in conformità agli
ordinamenti didattici vigenti, ai sensi del decreto ministeriale 3 novembre 1999 n. 509,
ed ai decreti ministeriali concernenti le classi dei corsi di studio di cui allart.
4, comma 2, dello stesso decreto.
4. Il personale docente e ricercatore, a tempo indeterminato, delle università
telematiche è reclutato secondo le modalità di cui alla Legge 3 luglio 1998, n. 210.
Le Università stesse possono, inoltre, avvalersi, mediante la stipula di appositi
contratti di diritto privato, di personale in possesso di adeguati requisiti
tecnicoprofessionali, ai sensi del decreto ministeriale 21 maggio 1998, n. 242.
Art. 5 - Comitato di esperti
1. Per i fini di cui allart. 6, con decreto del Ministro dellistruzione,
università e ricerca, di concerto con il Ministro per linnovazione e per le
tecnologie, è istituito un Comitato di esperti, in possesso di adeguati requisiti tecnico
professionali nel settore dellinnovazione tecnologica e della formazione a distanza.
Il Comitato è costituito di sette componenti di cui tre designati dal Ministro
dellistruzione, università e ricerca e tre dal Ministro per linnovazione e le
tecnologie. Il Presidente è scelto previa intesa tra i Ministri. Il Presidente ed i
componenti del Comitato durano in carica tre anni e possono essere confermati una sola
volta.
2. Il Comitato esprime, sulla base dei criteri e dei requisiti di cui allart. 4,
motivati pareri in ordine alle istanze per laccreditamento dei corsi di studio a
distanza.
3. Per lassolvimento dei propri compiti il Comitato si avvale di una segreteria
tecnica costituita con decreto del Direttore Generale dellUniversità.
4. Ai componenti del Comitato è attribuito, ove competa, il rimborso delle spese di
missione per la partecipazione ai lavori nella misura stabilita dalle vigenti disposizioni
normative in materia.
Art. 6 - Procedure per laccreditamento dei corsi di studio
1. I soggetti pubblici e privati che intendono ottenere laccreditamento dei corsi di
stuido per i fini di cui allart. 2, comma 2, devono presentare al Ministero
dellistruzione, delluniversità e della ricerca apposita istanza corredata
dalla seguente documentazione:
a) copia dellatto costitutivo e dello Statuto, comprensivi di una relazione
illustrativa degli amministratori concernente le azioni per il perseguimento dei fini
istituzionali e la consistenza del patrimonio a disposizione;
b) copia del regolamento didattico di Ateneo, adottato ai sensi e per gli effetti di cui
allart. 11 del decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509;
c) programma di fattibilità delle iniziative didattiche da realizzare con particolare
riferimento al possesso dei requisiti di cui allart. 4 e alle specifiche di cui
allallegato tecnico al presente decreto;
d) programmazione delle risorse di personale amministrativo e tecnico e del personale
docente a disposizione e della copertura dei costi di avviamento delle attività
complessivamente considerate.
2. Le università degli studi statali e non statali che intendono ottenere
laccreditamento dei corsi di studio a distanza provvedono alla trasmissione dei
documenti di cui alle lettere b), c), e d) del comma 1.
3. Entro quindici giorni dal ricevimento dellistanza il responsabile del
procedimento trasmette al Comitato di cui allart. 5 copia della stessa e della
relativa documentazione.
4. Entro lo stesso termine viene disposto linvio al Consiglio Universitario
Nazionale del Regolamento didattico di Ateneo, sul quale lo stesso Consiglio formula
apposito parere nei successivi quarantacinque giorni.
5. Entro quarantacinque giorni dalla ricezione il Comitato formula motivato parere
sullistanza di accreditamento, previa valutazione della sussistenza dei requisiti di
cui allart. 3.
6. Ai fini della formulazione del parere su richiesta del Comitato, è in facoltà del
Ministero dellistruzione, delluniversità e della ricerca, accertare, anche
con visite ispettive, la sussistenza dei requisiti di idoneità delle attrezzature
informatiche e telematiche e degli altri requisiti di cui allart. 4. A tal fine il
Comitato può avvalersi anche di esperti esterni in possesso di comprovati requisiti
tecnico-professionali.
7. Il provvedimento di accreditamento è adottato con decreto del Ministro
dellistruzione, delluniversità e della ricerca sentito il Comitato
Universitario Nazionale, previo parere motivato formulato dal Comitato, entro trenta
giorni dal ricevimento dello stesso. Ove ricorrano particolari necessità istruttorie, il
termine di cui al comma 5 può essere prorogato, a cura del responsabile del procedimento,
per non più di sessanta giorni.
8. Il provvedimento di diniego dellaccreditamento idoneamente motivato, è adottato
con le stesse modalità di cui al comma 7.
9. I decreti di cui ai commi 7 e 8 sono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della
Repubblica Italiana.
Art. 7 - Effetti e limiti di validità dellaccreditamento
1. Il provvedimento di accreditamento di cui allart. 6, comma 7, abilita
lUniversità richiedente ad attivare i corsi di studio a distanza, esclusivamente a
decorrere dalla data del provvedimento stesso.
2. Per i fini di cui allart. 2, comma 2, il provvedimento di accreditamento approva,
altresì, lo statuto delluniversità telematica ed autorizza lUniversità
stessa al rilascio dei titoli accademici al termine dei corsi di studio a distanza per i
quali è stata prodotta la relativa istanza. I predetti titoli hanno identico valore
legale di quelli rilasciati ai sensi del decreto ministeriale 3 novembre 1999 n. 509.
3. Ai fini dellaccertamento della permanenza dei requisiti di cui allart. 4,
il Ministero dellistruzione, delluniversità e della ricerca, dispone, con
periodicità almeno quinquennale ed anche su proposta del Comitato, verifiche ispettive a
campione presso le Università di cui al comma 1.
4. Qualora vengano accertati fatti modificativi dei requisiti, può essere adottato,
previo contraddittorio con le Università, decreto, idoneamente motivato, di revoca
dellaccreditamento, previo conforme parere del Comitato. Il decreto di revoca è
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Art. 8 - Disposizioni finali
1. Le università telematiche di cui allarticolo 2, comma 2, non possono produrre
istanze per il rilascio dei titoli accademici contemplati dallart. 1, comma 1,
lettera a) della legge 2 agosto 1999 n. 264, nonché dei diplomi di specializzazione di
cui allarticolo 34, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368.
2. Le istanze per laccreditamento dei corsi di studio universitari a distanza delle
università telematiche che prevedano, per il perseguimento di specifici obiettivi
formativi, particolari attività pratiche e di tirocinio, disciplinate da disposizioni di
legge o dellUnione Europea, ovvero che prevedano la frequenza di laboratori ad alta
specializzazione, potranno essere valutate previa stipula di apposite convenzioni con le
Università degli studi statali e non statali.
3. Le procedure di cui allarticolo 6 si applicano in ogni caso di iterazione di
nuove istanze per laccreditamento di corsi di studio a distanza. |
Università : "Tavola"
per le risorse, martedì 14 luglio al Senato, col Ministro Tremonti |
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Giulio Tremonti
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Senato della Repubblica
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Giuseppe Valditara
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MariaStella Gelmini
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Tavola Rotonda
"UNIVERSITÁ: VERSO LA RIFORMA
Martedì 14 luglio, al Senato della Repubblica,
Sala Capitolare presso il Chiostro
del Convento di Santa Maria Sopra Minerva Piazza della Minerva, 38, ROMA
Introducono: |
Sen.
Gaetano Quagliariello, Ord. di Storia Contemporanea:
"IL RECLUTAMENTO E LA PROMOZIONE" |
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Sen. Giuseppe Valditara, Ord. di
Diritto Pubblico:
"GOVERNANCE E RISORSE" |
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PROGRAMMA
- Martedì 14 luglio 2009
ore 15.00 Saluto introduttivo Sen. Maurizio Gasparri,
Presidente Gruppo PdL Senato.
Iª SESSIONE - "IL RECLUTAMENTO E LA PROMOZIONE"
- ore 15.10-15.20 Introduzione: Senatore Gaetano Quagliariello, Professore Ordinario di
Storia contemporanea
- IIª SESSIONE - "GOVERNANCE E RISORSE"
- ore 16.20-16.30 Introduzione: Senatore Giuseppe Valditara, Professore Ordinario di
Diritto Pubblico, Segretario della Commissione Istruzione del Senato.
DIBATTITO 16.30-17.30 .
CONCLUSIONI
Ore 17.30-17.45 On. Giulio Tremonti, Ministro dell'Economia e delle Finanze;
Ore 17.45-18.00 On. Mariastella Gelmini, Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca
INVITATI
Prof. Enrico Decleva, Presidente CRUI
Prof. Massimo Egidi, Rettore LUISS
Prof. Guido Fabiani, Rettore Uniroma3
Prof. Luigi Frati, Rettore La Sapienza
Prof. Giovanni La Torre, Rettore Università della Calabria - Cosenza
Prof. Roberto Lagalla, Rettore Università di Palermo
Prof. Andrea Lenzi , Presidente CUN
Prof. Angelo Maria Petroni, Segretario Generale ASPEN
Prof. Francesco Profumo, Rettore Politecnico di Torino
Dott. Gianfelice Rocca, Vice Presidente per l'Education Confindustria
Prof. Salvatore Settis, Rettore Scuola Normale Superiore di Pisa
Prof. Angiolino Stella, Rettore Università di Pavia
Dott. Luigi Angeletti, Segretario Generale UIL
Dott. Raffaele Bonanni, Segretario Generale CISL
Diego Celli, Presidente del CNSU
Giorgio Paterna, Studente
Andrea Volpi, Studente
Sen. Maurizio Gasparri, Presidente Gruppo PdL Senato
On. Fabrizio Cicchitto, Presidente Gruppo PdL Camera
Sen. Gaetano Quagliariello, Vice Presidente Vicario Gruppo PdL Senato
On. Italo Bocchino, Vice Presidente Vicario Gruppo PdL Camera
Sen. Guido Possa, Presidente Commissione Istruzione del Senato
Sen. Giuseppe Valditara, Segretario Commissione Istruzione del Senato
Sen. Anna Finocchiaro, Presidente Gruppo PD Senato
Sen. Nicola Rossi, Componente Commissione Bilancio Gruppo PD Senato
Sen. Vittoria Franco, Componente Commissione Istruzione Gruppo PD Senato |
Nino Luciani, Attesa che
TREMONTI apra la via su
quale "autonomia universitaria" e quali "risorse"...
Se lo Stato persiste nel tagliare i fondi, è ineludibile che
assuma su di sè il compito di finanziare il diritto allo studio, e conseguentemente
liberalizzi
i contributi studenteschi.
1. DDL bloccato, a causa di TREMONTI. Il DDL del Ministro Gelmini -
informale - su "Reclutamento e Governance" è bloccato da qualche mese, e ciò
sottopone il Ministro a dura pazienza. Una Conferenza Nazionale sull'Università da noi
organizzata per il 10 luglio a Bologna, con la partecipazione dei Sindacati Universitari,
è stata sospesa in seguito al silenzio-rifiuto del Ministro di parteciparvi, sia in prima
persona, sia con un suo Consigliere. Motivo ? Impossibile ...se, prima, il DDL non passa
per il Consiglio dei Ministri.
Ma guardiamo più fondo.
Per quanto riguarda il reclutamento, Il DDL si propone un
grande salto di qualità nella selezione dei docenti:
- in luogo dei "soli" tre concorsi attuali per l'accesso alle tre fasce
via via superiori, si passa a 7 concorsi ( 3 abilitazioni nazionali, 3 concorsi locali, 1
concorso per il Dottorato di ricerca, in origine), più la valutazione quadriennale
dell'ANVUR:
- le commissioni nazionali sono sorteggiate, ecc. ecc..
MA, IN CORRISPONDENZA AI VARI LIVELLI QUALITATIVI, NULLA E' DETTO DI
RETRIBUZIONI, ad eccezione del blocco della retribuzione se la valutazione dell'ANVUR è
negativa.
Per quanto riguarda la Governance, il DDL si propone un
miglioramento della capacità decisionale degli Atenei, da un lato, tagliando le unghie al
Rettore con limitazioni alla durata del mandato, ma da altro lato con la trasformazione
del Direttore Amministrativo in DIRETTORE GENERALE, che dunque diverrebbe la guida suprema
(mentre il Rettore darebbe pareri per didattica e di ricerca).
Inoltre il DDL si propone di realizzare un migliore fealing delle Università col
mondo delle imprese mediante la collocazione di esterni nel Consiglio di Amministrazione
(magari in posizione maggioritaria, rispetto ai professori).
MA IN CORRISPONDENZA AL MAGGIORE POTERE NORMATIVO
DELL'AMMINISTRAZIONE, NULLA SI DICE DEL POTERE FINANZIARIO, PUR DECISIVO PERCHE' ALLE
PAROLE SEGUANO I FATTI.
Quanto evidenziato (e che tende a mostrare che il DDL pensa di
fare "le nozze con i fichi secchi", è forse la chiave per spiegare le attuali
resistenze al DDL e fors'anche spiega l'iniziativa del SENATO: vale dire,
questo ha chiamato la GELMINI e TREMONTI, a chiudere i lavori, ma facendo parlare
Tremonti, prima della Gelmini.
Questa situazione è motivo di grave
disappunto, dalle associazioni culturali e sindacali universitarie, e forse
questa è la ragione per cui non sono state invitate a questa "tavola"
2. Verso dove andare ? A parte le questioni finanziarie, su cui
torno al punto 3, a mio parere, la parte relativa al RECLUTAMEMNTO ha un buon impianto, ma
al suo interno contiene inquinamenti così rilevanti, da far presagire l'implosione del
tutto. |
E' un buon impianto:
l'abilitazione nazionale a tre livelli, la separazione del reclutamento dalla progressione
in carriera, il concorso locale.
La parte inquinante è troppo lunga e noiosa da motivare. Per
una concretezza, clicca sui nostri emendamenti
al DDL reclutamento.
La parte relativa alla GOVERNANCE è, invece, tutta da buttare, perchè
tende a riportare le cose a come erano prima della riforma RUBERTI, quando le Università
erano organi decentrati dello Stato. Abbiamo già sofferto fin troppo di mala
amministrazione (perchè gli amministrativi conoscono l'università solo per quanto si
ricordano dei tempi della laurea). Il buon governo è, invece, quello che separa la
direzione della politica universitaria (che va riservata ai professori), dalla direzione
gestionale e attuativa (che va riservata agli amministrativi), ma con modi appropriati.
Anche su questo, non mi dilungo con motivazioni, e per una concretezza, clicca sui
nostri emendamenti al DDL
"governance". 3.- Cosa
ci attendiamo da TREMONTI. Il Ministro Tremonti è ben noto per ragionamenti,
grosso modo, in questi termini:"Ho tagliato i fondi per indurre le università ad
auto-redimersi. Riaprirò la borsa solo dopo averci visto chiaro sui futuri
progetti". Ma quanto questa idea non porti a nulla (anzi crei danno) l'abbiamo
constatato. Il Seminario sarà cosa quasi oziosa, se vivrà l'equivoco circa il grado di
"non autonomia" che si vuole confermare: si ponga fine ad una autonomia a
parole, ma in libertà vigilata nei fatti, in cui nessuno (Università e Stato) risponde
di niente in modo esclusivo.
Nel "contratto con gli italiani" del precedente governo,
Berlusconi si era impegnato per una vera autonomia universitaria. Direi che, se
TREMONTI vuole recuperare credibilità, dovrebbe dirci come definisce la autonomia
universitaria. Il resto viene da sè.
Un Governo che non riconoscesse l'autonomia universitaria, dovrebbe
sostituirsi ad essa, con quanto ne consegue, sia pur mediante un DIRETTORE GENERALE, come
prima della riforma Ruberti. Ma abbiamo già visto che il Miur non è attrezzato ad hoc e
quante brutte figure ha fatto.
Un Governo che riconoscesse l'autonomia delle università, dovrebbe
comportarsi con loro come fa una normale famiglia che manda i propri figli in una scuola
privata.
Precisamente, dopo aver verificato se essa è una scuola seria (tra cui
l'avere i requisiti strutturali e didattici di legge), vi iscrive i propri figli e paga la
retta scolastica.
Nel caso dello Stato, la sola differenza è che, essendo esso, un
"monopsonista", potrebbe discutere, con le università, la retta. Ad es., lo
Stato potrebbe regolarsi col costo standard per studente, sia pur distintamente tra
Facoltà umanistiche e Facoltà scientifiche. Le università con i costi minori (ossia
più efficienti) sarebbero automaticamente premiate, e le altre, punite (senza bisogno di
quei tali parametri fasulli, usati per ripartire il FFO, che tanto sanno di Unione
Sovietica, e da cui derivarono i suoi fallimenti).
L'autonomia va fondata sulla "liberalizzazione" dei
contributi studenteschi. Da noi i contributi studenteschi sono legati al diritto
allo studio, con differenziazioni tra gli studenti, in base al bisogno e al merito.
Questo è un vero pasticcio, perchè una università non può essere
considerata, al tempo stesso, una azienda, ed una erogatrice
di socialità. Delle due l'una, se si vuole far vincere la responsabilità e il
merito.
Tuttavia, poichè con la detta liberalizzazione, verrebbe intaccato il
diritto allo studio, che anzi va rafforzato, lo Stato dovrebbe caricarlo
direttamente su di sè (con borse di studio e bonus università, erogati direttamente agli
studenti). In questo senso, le Università determinerebbero i contributi residualmente,
per il pareggio del bilancio. N.L. |
|
TERZA EDIZIONE STRAORDINARIA - ELEZIONI DEL RETTORE
Soprattutto, per vincere come
"scienza",
dovremo non essere collusi con la politica,
e prendere le distanze da certo
"fideismo", tra noi,
che tuttora confonde la chimica con la stregoneria
Risultati della votazione finale per il rettore
IVANO DIONIGI ELETTO RETTORE
(Vittoria soprattutto per regalo del Challenger ... )
|
Risultati della
terza votazione per il rettore
Su 2832 aventi diritto al voto: votanti 2054, non votanti 608
| Barbiroli |
2 |
0.1 |
| Braga |
652 |
29,0 |
| Cantelli Forti |
740 |
32.9 |
| Dionigi |
848 |
37.7 |
| Grandi |
1 |
|
| Sassatelli |
1 |
|
| Segrè |
.7 |
.0,3.. |
| TOTALE VOTANTi |
2244 |
100,00 |
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Giorgio Cantelli Forti
|
IL NUOVO RETTORE
USCIRA' DAL BALLOTTAGGIO
giovedì 28 maggio 2009, tra
CANTELLI FORTI e
DIONIGI
|
Ivano Dionigi
|
La lezione
delle 3 prime votazioni:
Evidenziate DUE CONCEZIONI della "DISCONTINUITA" ,
ma che possono VINCERE solo se si CONGIUNGONO
Cantelli (voti 740) + Braga (voti 652),
totale voti 1392,
contro Dionigi,
voti 848, sostenuto dal rettore Calzolari
1.- In estrema sintesi, la macchina elettorale ha
evidenziato un netto orientamento degli elettori in favore della discontinuità, rispetto
all'attuale Rettore, tra l'altro, censurato di nuovo dal TAR (vedi
a fianco). Tuttavia sono emerse due concezioni della "discontinuità" : quella
di Cantelli Forti, di tipo gestionale e amministrativo; e "quella" di Braga, di
tipo politico-funzionale per la ricerca e la didattica, centrata sull'apporto dei giovani,
e che guarda alla nuova società.
Poichè nessuna delle due, separatamente, ha ottenuto i voti sufficienti, appare
evidente che le due "discontinuità" possono funzionare solo se trovano una
congiunzione !
Penseranno i due candidati massimamente
discontinui a come garantire questo, ora che uno solo di loro va al ballottaggio, in un
accordo per squadra e programma che ricomprenda area umanistica e area tecnica.
2.- Ma anche va tenuto in conto che, al terzo
turno, è comparso un nuovo grande elettore, il prof. "Astensione" (608 voti) :
gli chiediamo di presentarsi giovedì alle urne.
3. Non solo questo:
a) A Bologna esistono 3 Palazzi:
regione, provincia, comune. L'ateneo non dev'essere un Palazzo, ma la casa di noi
tutti, in particolare dei giovani ricercatori, che sono le nostre vere speranze;
b) chi pensa, poi, che le materie umanistiche non abbiano le
esigenze di grandi tecnologie deve rendersi conto che questo mondo è cambiato e che
cartografie, libri, schede ecc. richiedono grandi e costosi laboratori, per il circolo
internazionale, se vogliono competere a livello globale. Tutte le facoltà, oggi, sono
altamente tecnologiche.
c) la competizione è risultata accesa, ma l'interesse
dell'ateneo è che si collabori in modo paritetico e interdisciplinare: il nuovo rettore
eredita una situazione di disordine sotto il profilo amministrativo, del decision making,
perfino nel tracciare la rotta per il futuro.
Per risolvere problemi così gravi solo l'accordo tra gli elettori che hanno
dimostrato di volere veramente un netto cambiamento può essere lo strumento
risolutivo. |
ANCHE
dal TAR Emilia-Romagna
una BOCCIATURA di CALZOLARI
Accolta la sospensiva
dei ricorrenti
CONTRO IL DINIEGO GENERALIZZATO
del biennio, dopo i 70 anni
I giornali nazionali hanno dato la
notizia, di cui al titolo, più sopra.
E' noto che una legge recente, nel quadro delle economie di spesa
volute dal Governo, aveva dato facoltà alle università di negare la concessione di
ulteriori 2 anni in ruolo, dopo la maturazione dell'età pensionabile.
Ma legge stessa richiedeva che le università non generalizzassero l'eventuale diniego, ma
distinguessero da caso a caso, in relazione alla possibilità di garantire la continuità
degli insegnamenti per gli studenti.
Si ricorda, inoltre, che altra normativa impedisce di
bandire nuovi concorsi, per tanti posti quanti se ne vanno via via liberando. In questo
senso, il suddetto diniego generalizzato rischia di creare dei veri e propri vuoti
didattici, per tempi non controllabili nè prevedibili.
Spiace, in conclusione, che debba essere la Magistratura
per salvaguardare interessi fondamentali dell'Alma Mater, mentre questo dovrebbe essere il
compito del Rettore. |
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ELEZIONI DEL RETTORE
Lunedì 25 maggio, terza votazione
RIFLESSIONI PER LA DOMENICA |
Dopo il tavolo pubblico del 21 maggio e le ulteriori lettere dei
candidati,
e dopo il ritiro di Segrè e la risposta di
Cantelli Forti |
Giorgio Cantelli Forti
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IL BUON GOVERNO
possibile per l'ALMA MATER
CANTELLI FORTI for PRESIDENT
e una squadra che ricomprenda
SEGRE', SASSATELLI E GRANDI |
Andrea Segrè
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IL BUON
GOVERNO POSSIBILE
Ma ancora manca il placet degli elettori !
Dopo le lettere, di ieri, dei candidati
rettori, anche noi ringraziamo i nostri lettori: 932 visite, giovedì mattina, data
dell'avviso sul tavolo pubblico del pomeriggio (un numero maggiore dei votanti del
candidato più votato).
Non solo questo. La lettera di ritiro del Preside SEGRE', e l'impegno positivo di
CANTELLI FORTI di salvarne il programma (per le parti di comune veduta), apre la via ad
una soluzione significativa per il BUON GOVERNO. Spetta agli elettori convalidarla.
A nostro avviso, serve associare l'esperienza e la pelle dura manageriale di
un CANTELLI FORTI "discontinuo" (per la Pubblica Amministrazione, la
"alternanza" è la via che la rianima), alla innovatività dei TRE ex-candidati:
SEGRE' , SASSATELLI e GRANDI, sia per le affinità di visioni e di programma con Cantelli
Forti, sia per avere al governo tutti i "linguaggi"
dell'Ateneo.
a) Un' occhiata al programma di Segrè. Già dalla prima ora
avevamo segnalato il programma innovativo di questo"giovane" (giovane, si fa per
dire, rispetto a noi, con i capelli bianchi), che ha mostrato originali di obiettivi, pur
se ancora bisognoso (penso) di apprendistato, in vista della staffetta al prossimo giro.
Col suo ritiro, senza nulla chiedere, si realizzano le condizioni di correttezza
per il rettorato, che sta per cominciare. Niente inciuci. Ma la risposta immediata di
Cantelli Forti ci pare eloquente, quanto basta.
Non abbiamo bisogno di ripercorrere tutto il programma di Segrè. Fin dalla prima ora,
abbiamo scritto (clicca su Segrè):
"In questa settimana il Preside di Agraria ha distribuito capillarmente
in Ateneo un libretto cartaceo, in cui illustra il suo programma di rilancio della nostra
università. L'iniziativa di Segrè si distingue per l'eccezionale dote comunicativa,
chiarezza dei propositi e grafica... Ci sono aspetti che mi sembrano innovativi per la
presa di coscienza dell'importanza strategica di alcuni obiettivi e del modo di
raggiungerli. Notevole, a questo proposito, è il suo schema di governance, in cui compare
in primo piano la "squadra", più che il Rettore".
Mi era piaciuta anche la chiarezza con cui proclamava la natura
pubblica dell'Università". |
ANCHE UNA LETTERA DAL MIUR
Per Governance e Stato giuridico
E' di questi ieri
la seguente lettera, pervenutaci dal MIUR:
"A seguito dellincontro tenutosi in data 19 maggio u.s., in
vista della presentazione del disegno di legge Università il prossimo 12 giugno, si
chiede alle SS.VV. di voler cortesemente inviare, a questo indirizzo di posta elettronica,
eventuali valutazioni, osservazioni e riflessioni sui temi trattati nel corso
dellincontro e cioè su governance, reclutamento, personale docente e non, e su
altri che le SS.VV. ritengano di particolare rilievo."
Per una visione del testo, esso si trova nella edizione della scorsa
settimana. Clicca su: Progetto governativo.
Il governo dell'Ateneo sarà un buon governo se sarà anche
propositivo sulle riforme dello Statuto e lo stato giuridico, in dirittura dìi arrivo al
Consiglio dei ministri.
Ci rivolgiamo ai nostri lettori perchè ci aiutino in questo compito. Per una
visione del testo ministeriale (anche se non definitivo), clicca su :
Detto questo, ci sia consentito domandare: quali dei candidati a rettore, amanti
dei ricercatori (e che più di sono riempiti la bocca in favore dei ricercatori)
hanno dimostrato di conoscere i fondamentali e tragici problemi dei nostri ricercatori ?
Pur essendo docenti, da anni, a tutti gli effetti, non è loro riconosciuta
la funzione docente; hanno retribuzioni iniziali da sottoproletariato ( 1.200 al
mese); non hanno possibilità di carriera perchè è tutto bloccato. |
b) La
risposta di Cantelli Forti (ieri). Ripropongo
"la validità del mio programma, largamente compatibile con quello del prof.
Segrè."
Le linee salienti del mio programma e i prerequisiti per la
sostenibilità finanziaria, organizzativa ed etica dei progetti di sviluppo di tutte le
aree culturali dellAteneo sono:
1) un quadro coerente di compatibilità finanziarie, istituzionali e organizzative
per i progetti di sviluppo di tutte le aree culturali dellAteneo;
2) un governo partecipato e non oligarchico dellAteneo. Ciò costituisce il
presupposto essenziale per la valorizzazione della qualità dei docenti e ricercatori
nella didattica, nella ricerca e nelle attività organizzative e gestionali a loro
supporto per le progressioni di carriera e lestensione del reclutamento;
3) la semplificazione dei processi gestionali e decisionali di tutti gli organi;
4) una totale discontinuità con la centralizzazione e linefficienza
dellAmministrazione attuale che tende ad autoperpetuarsi, come dimostrano le recenti
conferme di quasi tutti i suoi dirigenti e di coloro che vi hanno partecipato attivamente;
5) la realizzazione dei progetti edilizi avviati e di altri da troppo tempo
dilazionati per assicurare a tutti condizioni dignitose e sicure di lavoro e di studio.
6) lapertura dellAteneo verso lesterno (per chiedere consensi e
risorse), il che può essere tanto più credibile quanto maggiori saranno la trasparenza
delle decisioni e le ricadute positive sulla società." |
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Edizione straordinaria - UNIVERSITAS News
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PER
L'ALTERNANZA A CALZOLARI, MA QUELLA VERA |
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ELEZIONI DEL RETTORE UNIVERSITA' DI BOLOGNA
(lunedì 25 maggio, terza votazione)
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Proposto da Segrè, e
accettato dai "rimasti" |
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"Tavolo pubblico tra i candidati
per confronto aperto sul programma" ?
OGGI A VIA BELMELORO 14 , AULA A, ORE 17
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Teniamo duro per l'alternanza a Calzolari
e battiamo la destabilizzazione dell'Ateneo
Un tavolo di questo genere è un giochino
inventato per fare un cartello (come fanno gli "oligopolisti del mercato" e
obbligare i consumatori verso una via chiusa), magari col ritiro della candidatura
in cambio di qualcosa, anche se ufficialmente motivato dalla "convergenza su un
programma".
Ci dispiace che la proposta sia stata accettata da altri, perchè
il tavolo equivale coinvolgere nel giochino gli elettori meno attenti.
Noi abbiamo convocato tanti tavoli, per gli elettori e i
candidati. Ma il principale problema attuale è un altro: cosa sarà e cosa potrà fare il
nuovo Rettore a fronte dell'azione pressante e congiunta che Calzolari e la Dirigenza
Centrale stanno mettendo in atto in questo ultimo periodo, per garantirsi quella
"continuità" che tutti i candidati, più o meno apertamente, hanno rifiutato ?
Non vogliamo parlare della vox populi (ne ha già parlato Dario Braga nella
sua ultima lettera agli elettori) circa interventi di Calzolari a favore di Dionigi, ma di
vere e proprie delibere che legheranno le mani del successore e che sono tutte dirette ad
ottenere nei fatti proprio quella "continuità" che rifiutiamo tutti (docenti,
non docenti, persino i rappresentanti degli enti di sostegno della Romagna).
Ci riferiamo in particolare:
- all'ultimatum ("o lo fate voi entro un
mese, o lo faccio io") dato da Calzolari al Collegio dei Direttori Dipartimento per
la riforma di queste strutture di ricerca affinchè vengano adeguate alle "aree"
sulle quali si basano le Scuole di Dottorato: e poi vedremo se e come verranno modificati
i criteri di valutazione della produttività scientifica;
- alla delibera del Consiglio di Amministrazione di questa settimana
che ha riconosciuto a 20 dirigenti il pieno raggiungimento degli obiettivi prefissati, e a
2 soltanto un parziale raggiungimento: così si è prefigurato il rinnovo per un ulteriore
triennio di questi 22 incarichi dirigenziali e tutti sappiamo quanto spazio si è presa in
questi anni la Dirigenza amministrativa centrale;
- alla recente circolare dei Dirigenti Area Programmazione e Controllo, e
Area di Ragioneria nella quale si informa che a supporto del Progetto di
configurazione del sistema di contabilità analitica COAN in atto presso il
nostro Ateneo, è stato realizzato uno Spazio Virtuale di collaborazione in cui gli utenti
interessati possono consultare il manuale di contabilità analitica: un modo assai
maldestro per rispondere alle nostre critiche sulla mancanza di un programma informatico
di contabilità degno di questo nome, e di un regolamento di contabilità che,
individuando i centri di spesa, individui anche chi è responsabile e di che cosa.
Questi sono tutti interventi volti a garantire la continuità
dell'azione di comando centralistica e di una piccola casta che si sono realizzate durante
il Rettorato Calzolari e che ha portato ai risultati negativi ben noti per tutti noi.
Questo disegno sarebbe ancor più garantito dalla elezione del
candidato di Calzolari e della Dirigenza centrale.
Noi abbiamo sempre avuto a cuore la sorte del nostro Ateneo, perciò sentiamo
l'obbligo, cari Colleghi elettori, di farvi partecipi di questa nostra opinione nata da
fatti forse sfuggiti ai molti, nella certezza che siete ben in grado di valutare da soli e
di agire di conseguenza con il vostro voto.
Guardate non solo alle idee dichiarate, ma anche alla capacità operative e alla
credibilità di chi ha portato sulla propria pelle le negatività del sistema attuale. |
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UNIVERSITAS News - Edizione straordinaria
|
COMUNICATO
STAMPA
ELEZIONI DEL RETTORE UNIVERSITA' DI BOLOGNA
(martedì 19 maggio, seconda votazione)
FERMIAMO L'ATTACCO DELLA POLITICA PER LA CONQUISTA
DELL'ALMA MATER
Dionigi (candidato rettore) ha dichiarato oggi su "la
Repubblica": "Nell'universita' i linguaggi sono plurimi, la cultura e'
unica".
Siamo tutti d'accordo. Pero' in questo momento le priorita' sono:
1.- la governance, anche come modifica delle regole;
2.- ridurre il potere della burocrazia e il costo connesso;
3.- riportare le risorse, così disponibili, sulla ricerca e la didattica.
Si e', invece, delineato in questi giorni (dopo la
prima fumata nera) il classico tentativo di compattare le Facolta' umanistiche per
la solita alternanza tra un rettore di area scientifica e un Rettore di area
umanistica, e con la forzatura che cio' avvenga all'interno dell'area politica di
sinistra.
Non ci piace anche quanto ha dichiarato il candidato sindaco PD di Bologna
prof. Flavio Delbono: "Ho votato per il migliore, spero sia in sintonia col mio
programma".
Con questi metodi e questi ragionamenti il nostro ateneo e' gia' finito in
fondo alle classifiche nazionali e internazionali.
Il nostro modo di pensare e' invece:
- la priorita' va al programma;
- la politica deve rimanere fuori dall'universita'.
Facciamo appello affinchè sia respinto l'attacco della politica,
e dei vecchi metodi, all'Alma Mater. |
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Risultati del
sondaggio sulle "intenzioni di voto"
(Sondaggio universale, ossia non campionario)
In totale i voti validi espressi sono stati 92
(si vegga, sotto, il riparto tra i candidati).
Il sondaggio è stato partecipato oltre che da docenti e ricercatori
confermati (ossia da aventi diritto al voto), da personale tecnico e amministrativo e
ricercatori non confermati (ossia da persone non aventi diritto).
Un aiuto alla loro interpretazione è associare detta cifra al numero dei
visitatori del Foglio "Universitas News" che ha promosso il sondaggio, nello
stesso periodo (aprile). I visitatori sono stati 2.989 e
dunque i votanti sono stati il 3%.
Vista la grande distanza tra le due cifre (92 e 2989),
la spiegazione istintiva è che il grosso dell'elettorato non ha ancora scelto.
Ma c'è una seconda spiegazione, più realistica. Questo sondaggio appartiene
alla categoria dei social-referendum, per i quali è ben nota l'allergia degli internauti,
a utilizzarli. Lo conferma il recentissimo social-referendum di "Face
Book": su 200 milioni di utenti, hanno risposto 600 mila, pari allo
0,3%.
A questo punto, avere avuto noi il 3% è stato un "risultato"
interessante ? Lo vedremo dopo il primo turno.
Votanti: numero 92
pari al 3,26 % dei 2819 docenti, aventi libertà di indicare l'intenzione
di voto |
| |
Voti espressi |
% |
Proiezione dei voti, se si
applica
la % al totale degli aventi diritto |
| Barbiroli Giancarlo |
1 |
1,09 |
31 |
| Braga Dario |
13 |
14,13 |
398 |
| Cantelli Forti Giorgio |
41 |
44,57 |
1256 |
| Dionigi Ivano |
11 |
11,96 |
337 |
| Grandi Roberto |
6 |
6,52 |
184 |
| Sassatelli Giuseppe |
4 |
4,35 |
123 |
| Segrè Andrea |
16 |
17,39 |
490 |
| TOTALE |
92 |
100,00 |
2.819
(esclusi i 33 studenti del CS) |
|
|
Elezioni del Rettore convocate per il 12
maggio 2009
SONDAGGIO sulle
"intenzioni di voto"
(su base non campionaria)
I Colleghi disponibili a manifestare l' intenzione di voto,
possono partecipare al SONDAGGIO, cliccando su:
elezioni.rettore@alice.it
Comparirà un messaggio di posta, con una parte in bianco da
riempire. Infine, si clicca su INVIO. Il messaggio è indirizzato a due persone, per
controllo dei voti. Queste hanno un e-mail presso un gestore diverso da <unibo.it>,
per impedire a chiunque dell'ateneo di accedere al nome del votante. Sono accettati
solo i voti provenienti da e-mail aventi <unibo.it> nell'indirizzo, vale dire solo
di persone dell'Ateneo. Il voto va inviato via e-mail entro il 29 aprile 2009.
|
|
1) E' un dato di fatto che "uno
solo" dei 7 candidati potrà essere RETTORE. In questo senso, ottenere con qualche
anticipo le "intenzioni di voto" può essere un servizio per i (7-1) candidati.
2) Lo stesso è dal punto di vista dei votanti. Nessun gruppo ha tanti
voti da imporre il proprio candidato. Pertanto, è utile orientarsi verso un candidato che
"si pensa" possa piacere anche agli "altri". Senza questo contributo,
il rischio è che i voti risultino frazionati alla pari, così che il rettore sarà
imposto dal tecnicismo del regolamento, vale dire per ballottaggio tra i primi due.
3) Circa la significatività del responso, pubblicheremo i risultati,
anche se rispondono poche persone.
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PRO-MEMORIA.
1.- Le elezioni sono indette
per il 12 maggio 2009 e, in caso di insuccesso, il 19 maggio, il 25 maggio, il 28 maggio.
2.- Le candidature sono presentabili per iscritto, al Decano prof.
Giovanni MARRO, fino all'11 maggio 2009.
3.- Si vota in Bologna, via Zamboni 33, dalle ore 8,30 alle ore 19. E'
ammesso un solo voto di preferenza.
4.- Le prime tre votazioni sono valide se partecipa al voto almeno la
metà degli aventi diritto al voto.
5.- E' eletto Rettore il candidato che riporta la maggioranza assoluta
dei votanti in una delle prime tre votazioni .
6.- Si procede a ballottaggio tra i due candidati più votati, se nessuno
risulta eletto nelle prime tre votazioni.
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"Indagine
conoscitiva sui problemi economici e finanziari delle università"
Dati i risultati, sono iniziate varie
audizioni, tra cui del Miur, della CRUI, del CUN, e ne sono attese altre
|
Il 31 marzo 2009 ha
avuto luogo AUDIZIONE
delle Organizzazioni Unitarie della Docenza
ADU, ADI, ANDU, APU, CISAL Universita', CISL Universita', CNU,
CNRU,
FLC CGIL, SUN, UIL P.A.-U.R. AFAM, UDU, UGL Universita' e Ricerca
(Per il significato e i responsabili delle sigle, vedi sotto*
)
Resoconto dell'Audizione (Atti Senato)
Presentato anche un documento scritto
sul finanziamento dell'Università |
|
Legislatura 16º - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 93 del
31/03/2009
Seguito dell'indagine conoscitiva sui problemi economici e
finanziari delle università:
audizione di rappresentanti di ADU, ADI, ANDU, APU, CISAL Università, CISL Università,
CNU, CNRU, FLC CGIL, SUN, UIL PA-UR AFAM, UDU, UGL Università e ricerca.
Riprende l'indagine conoscitiva, sospesa nella
seduta del 29 gennaio scorso.
Il PRESIDENTE introduce l'odierna audizione dei
rappresentanti delle organizzazioni sindacali del comparto università e ricerca, cui dà
il benvenuto.
Prende indi la parola il professor Mauro SERAFINI, segretario organizzativo nazionale
dell'Associazione docenti universitari (ADU), il quale pone in luce preliminarmente
l'estrema sofferenza del settore dal punto di vista tanto delle risorse quanto
dell'incertezza del quadro legislativo, tale da impedire il ricambio generazionale. Fa
presente poi che le organizzazioni sindacali hanno presentato un documento unitario, nella
prospettiva di instaurare un dialogo proficuo sui principali problemi dell'università.
Il professor Valerio BROCCATI, segretario nazionale della FLC CGIL, descrive indi i
presupposti su cui si fonda il documento unitario dei sindacati, quali anzitutto il
carattere di bene pubblico dell'università e dell'istruzione superiore nonché la
necessità di assicurare prestazioni unitarie nel sistema, pur rispettando l'autonomia. Si
sofferma poi sulle risorse, rimarcando negativamente che il sottofinanziamento del
comparto rappresenta un dato strutturale, considerati gli scarsi investimenti in risorse
umane e materiali. Nel riconoscere comunque l'esigenza di una corretta gestione economica
e di conseguire risparmi, lamenta l'incidenza dei tagli sul settore, comunicando che
secondo alcune stime elaborate dalla CGIL oltre i tre quarti degli atenei supereranno a
breve il tetto del 90 per cento del rapporto tra spese fisse rispetto al Fondo di
finanziamento ordinario (FFO), con conseguente blocco delle assunzioni. Occorre pertanto a
suo giudizio un finanziamento pluriennale che incentivi le università ad una
programmazione di lungo periodo delle risorse disponibili e del personale.
Con particolare riferimento alla valutazione, reputa necessario introdurre un sistema
attendibile tale da certificare anche il corretto uso dei fondi. Invita quindi ad
individuare con chiarezza il fabbisogno di docenti e ricercatori nella prospettiva di una
riforma del reclutamento e dello stato giuridico, evidenziando che mentre il numero di
docenti è cresciuto, quello del personale tecnico-amministrativo è diminuito. Si è
registrato inoltre, segnala, un incremento del lavoro precario che ha determinato una
perdita di qualità dell'offerta formativa, mortificando la crescita professionale del
personale.
Ritiene perciò essenziale un reclutamento straordinario che consenta gradualmente di
stabilizzare il personale in maniera selettiva e mirata, in considerazione anche degli
imminenti pensionamenti, nonché una programmazione stabile degli accessi, al fine di dare
continuità al settore. In tale ottica giudica preferibile istituire una forma prevalente
o unica di accesso, a partire dai ricercatori con contratto a tempo determinato, soggetti
poi a periodiche valutazioni con riguardo alla produzione scientifica, in modo da
risolvere le problematiche connesse ai concorsi e assicurare certezza nei tempi, senza
continui rinvii.
Si sofferma altresì sul governo degli atenei, ipotizzando un sistema di rappresentanza
delle autonomie in cui prevedere una componente elettiva su base non disciplinare e non
gerarchica, accompagnata da esponenti degli atenei e della società civile, tanto più che
l'attuale meccanismo imperniato sul Consiglio universitario nazionale (CUN) e sulla
Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI) rischia, rispettivamente, di non
garantire flessibilità né di esprimere in modo unitario la complessità del sistema.
Rileva infine ulteriori criticità del comparto, come ad esempio la sovrapposizione di
ruoli di indirizzo e gestione, tale da impedire una chiara imputazione di responsabilità,
la necessità di rendere non rinnovabile il mandato dei rettori, onde svincolarli da
logiche di ricatto, nonché la riconduzione della docenza al ruolo che le è proprio,
nella prospettiva di una maggiore trasparenza e chiarezza.
Il dottor Giovanni RICCO, segretario nazionale dell'Associazione dottorandi italiani
(ADI), fa presente che l'Italia spende percentuali minime del prodotto interno lordo per
la formazione e la ricerca, specialmente se confrontata con la media dei paesi OCSE. Il
sottofinanziamento del comparto, unito alla mancanza di una adeguata valutazione della
didattica e della ricerca, hanno perciò contribuito a suo giudizio all'estensione del
precariato e all'abbassamento della qualità del sistema formativo, atteso che spesso
prevalgono requisiti non meritocratici. Occorre inoltre a suo giudizio un approfondimento
sulla cosiddetta "fuga dei cervelli", motivata sia dal maggior riconoscimento
economico ottenibile all'estero, sia da una migliore valutazione rispetto al merito.
Lamenta quindi il peggioramento della situazione a causa dei tagli al FFO e del blocco del
turn over.
Dopo aver invitato ad una maggiore cautela nel giudizio sui dati riguardanti i corsi di
laurea e la spesa per studenti, reputa indispensabile l'acquisizione di informazioni
affidabili sul precariato nell'università, sottolineando altresì la penuria di sbocchi
lavorativi per i dottori di ricerca, i quali non trovano riconoscimento né
nell'università, né tanto meno nella pubblica amministrazione e nel mondo del lavoro in
generale, che non valorizza tale livello di conoscenza. In proposito, pone l'accento
sull'opportunità di offrire ai dottori di ricerca maggiori possibilità occupazionali
anche attraverso incentivi fiscali ai datori di lavoro privati
che intendano assumere tali figure.
Il professor Giorgio FARAGGIANA, membro del direttivo dell'Associazione nazionale docenti
universitari (ANDU), nel rimarcare a sua volta la condivisione del documento unitario, fa
presente che spesso le università considerate virtuose sono quelle che fanno più ricorso
al precariato, con conseguente penalizzazione per gli atenei che impiegano personale a
tempo indeterminato.
Rimarca quindi la necessità di adeguare il ruolo dei ricercatori ai fini dell'inserimento
nel mondo accademico, tenuto conto che essi rappresentano un supporto basilare per la
didattica.
Suggerisce infine di acquisire dati disaggregati relativi al numero dei ricercatori
presenti a livello nazionale, e in particolare alla percentuale di coloro che svolgono
attività didattica.
L'avvocato Riccardo MARINI, segretario generale aggiunto della CISAL università, nel
rilevare le distorsioni del concetto di autonomia dovuto a suo giudizio anche allo
eccessivo potere regolamentare delle università, giudica necessaria una revisione del
governo del sistema,
tanto più che attualmente si registra una certa disomogeneità fra atenei. Reputa perciò
imprescindibile un quadro generale che individui con chiarezza le responsabilità degli
organi di governo, accompagnato da controlli più incisivi anche attraverso ad esempio
revisori di
nomina esterna.
Evidenzia altresì l'esigenza di aumentare la mobilità tra atenei, lamentando che con
riguardo alle facoltà di medicina spesso non si tiene conto della duplice attività
svolta dal personale, impegnato non sono nella didattica ma anche nell'assistenza. Rileva
a sua volta il decremento
del personale tecnico-amministrativo, deplorando la marginalizzazione delle figure dei
tecnici i quali non possono svolgere attività didattiche.
Nel segnalare che spesso gli atenei non sono in grado di usufruire dei finanziamenti
europei, comunica con disappunto che molte università disapplicano la legislazione
vigente in materia di equa distribuzione dei |
Il documento
presentato
PRO-MEMORIA SUL FINANZIAMENTO DELL'UNIVERSITA'
Noi crediamo che qualsiasi intervento normativo non possa
prescindere dal rigoroso rispetto di alcuni valori fondativi che rappresentano la parte
migliore della storia e dell'esperienza dell'Universita' italiana, valori che desideriamo
sinteticamente ricordare:
1) la natura pubblica del sistema universitario. Il ruolo dello
Stato come erogatore e garante di un sistema di alta formazione e' indispensabile per
assicurare le condizioni affinche' l'Universita' resti, ed anzi divenga sempre piu',
elemento centrale del sistema di welfare. E' compito del sistema pubblico garantire
parita' di condizioni universali nell'accesso all'Universita', assicurare la qualita'
dell'offerta didattica, e per questa via ripristinare una mobilita' sociale che appare
ridotta, presidiare la ricerca in tutti i campi, anche quelli che, pur dotati di alto
valore culturale e scientifico, non presentano possibilita' di valorizzazione economica
immediata, garantire la liberta' didattica e di ricerca costituzionalmente sancita. Va
inoltre assicurato il carattere unitario del Sistema nazionale universitario, dotato di
effettiva autonomia, all'interno del quale deve essere garantita l'autonomia dei singoli
Atenei. Il ruolo del privato rappresenta un'utile integrazione, uno stimolo ed una
risorsa, che deve avere tuttavia carattere complementare al mantenimento di un forte,
prevalente sistema pubblico di Atenei. La stessa idea di autonomia, che e' autonomia del
sistema ed autonomia dei singoli Atenei, si tiene nella misura in cui il riferimento
concettuale e' ad un sistema nazionale pubblico.
2) il ruolo sociale del sistema universitario, ruolo che si
estrinseca in un rapporto trasparente tra la domanda sociale, il concreto funzionamento
degli Atenei e la loro capacita' di dare risposte sulla base di un misurabile rapporto
costi-benefici, da rendere visibile attraverso una congrua valutazione del sistema e delle
sue singole articolazioni (Atenei, Facolta', Dipartimenti, progetti di ricerca, percorsi
formativi).
Ogni provvedimento di riforma deve misurarsi con questi valori fondanti e con la
natura laica e razionale dell'Universita'. Siamo perfettamente consapevoli della distanza
che separa oggi l'Universita' dalla compiuta realizzazione di un modello ideale:
l'Universita' italiana e' in condizioni difficili, in parte prodotte dal contesto
politico-istituzionale, in parte da una distorta applicazione dell'autonomia la cui
responsabilita' e' da imputare al ceto accademico. E' tuttavia nostra convinzione che non
vi sia riforma possibile che non muova dall'affrontare i nodi ed i valori che dovrebbero
sostenerne il modello. Dalle considerazioni precedenti emerge con chiarezza, a nostro
avviso, un postulato fondamentale: l'alta formazione è responsabilità pubblica, ed il
finanziamento necessario deve essere di fonte pubblica. La ricerca di ulteriori fonti di
finanziamento, o modalità gestionali che allarghino la partecipazione dei privati
nell'alta formazione, non possono essere tali da appannare e ridurre la responsabilità
centrale e primaria dello Stato. Va rilevato inoltre che i numerosi interventi legislativi
degli ultimi anni si collocano in uno scenario di risorse costantemente decrescenti in
termini reali. E' stata così in particolare realizzata a costo zero la riforma del 3+2,
la cui valutazione richiederebbe un'analisi articolata e differenziata tra Atenei e
discipline, e che ha generato la sensazione diffusa di una perdita di qualità dei
percorsi formativi. Gli Atenei, non potendo accedere a risorse aggiuntive, sono stati
costretti a realizzare l'ampliamento dell'offerta formativa conseguente all'applicazione
di tale riforma, ricorrendo in maniera massiccia a forme di reclutamento precario e a
contratto. Nei provvedimenti di Governo, a partire dalla L. 133/2008, vediamo invece
disegnarsi una prospettiva di liquidazione del ruolo pubblico ed un sistema universitario
sempre piu' impoverito sul piano finanziario e, soprattutto, sul piano delle risorse
intellettuali ed umane. Un sistema che nel giro di pochi anni compira' fino in fondo una
parabola discendente che portera' ad una condizione di paralisi e di irrilevanza
istituzionale.
Il settore della conoscenza deve essere considerato una risorsa strategica del
Paese. I finanziamenti devono essere pertanto adeguati a questo compito. La valutazione
dell'utilizzo di questi finanziamenti deve essere effettuata a partire dalle ricadute
sull'intero sistema Paese.
Utilizzare gli Atenei per fare cassa non e' l'approccio migliore ad una
discussione seria sulle necessita' del finanziamento e sulla qualita' della spesa. Occorre
partire da un dato incontrovertibile: qualunque indicatore venga assunto, il sistema
italiano e' largamente sottofinanziato, ed in queste condizioni ogni ragionamento
credibile sulla qualita' e' del tutto velleitario. Se si realizza il taglio ulteriore di
un 25% in termini reali nei prossimi quattro anni, come prevede la L. 133, si entra in una
condizione di bancarotta degli Atenei, anche quelli che oggi si considerano
"virtuosi". Gran parte degli Atenei supereranno la soglia del 90% nel rapporto
spese di personale/FFO, e dunque non potranno più assumere. E a partire dal 2010
cominceranno difficoltà nella gestione ordinaria che investiranno sia la sostenibilità
del funzionamento sia le retribuzioni del personale. Occorre inoltre abbandonare l'idea
che il finanziamento necessario costituisca, anziché una condizione imprescindibile di
funzionamento, un premio da attribuire a chi dimostri performances elevate o flessibilità
politica; non può realizzarsi uno scambio improprio tra modifiche legislative e
finanziamento basale, nel quale il consenso alle modifiche legislative viene agito come
elemento di pressione e condizionamento sull'autonomia.
3.- Occorre invece partire da:
a) una previsione pluriennale di crescita del finanziamento di base che avvicini il
nostro Paese alla media OCSE; occorre una programmazione certa delle risorse nel
medio-lungo periodo se si desidera che gli Atenei effettuino una programmazione vera ed
efficace dell'offerta formativa, della ricerca e della politica del personale;
b) una rimodulazione delle regole della distribuzione del FFO che valorizzi
indicatori credibili di crescita della qualita' dei servizi e delle prestazioni dei
singoli Atenei, e su di essi distribuisca le risorse, evitando tuttavia di incentivare
comportamenti perversi (la caccia all'iscritto o le promozioni facili), come pure è
accaduto nel recente passato. Un finanziamento cosi' rivisto esplicherebbe inoltre la sua
piena funzione se, riconoscendo che le universita' possono vivere solo nel binomio
inscindibile di attivita' di didattica e di ricerca, si osservasse che tali requisiti non
vengono attualmente rispettati in tutti gli Atenei italiani, e si procedesse quindi ad un
attento monitoraggio delle loro caratteristiche in maniera tale da porre rimedio a queste
situazioni;
c) una rigorosa revisione delle regole di finanziamento dei fondi di progetto,
insieme con l'ampliamento degli investimenti a progetto, a cominciare dai PRIN (che nel
2008 sono calati da 160 a 98 milioni).
Non si sfugge al nodo della messa a regime di un sistema di valutazione
attendibile, che non può essere costituito né dal MIUR, né dai Nuclei interni di
valutazione. Occorrono procedure certe e realmente imparziali che, attraverso forme di
referaggio cieco per i progetti, attraverso l'avvio di un'Agenzia nazionale di valutazione
effettivamente terza e funzionante, garantisca credibilità ed equilibrio nella
distribuzione delle risorse. (FINE) |
proventi
acquisiti con la ricerca in conto terzi, devolvendo tutti gli introiti al titolare del
progetto. Ritiene infine che il sistema dei concorsi locali non abbia dato i risultati
sperati e giudica più opportuna una forma di abilitazione nazionale unica per l'accesso
alla docenza su cui innescare progressioni di carriera incentrate sul merito.
Il professor Paolo GIANNI, segretario nazionale del Comitato nazionale universitario
(CNU), concorda con il rilievo della valutazione, ricordando che il decreto-legge n. 180
del 2008 attribuisce una quota del FFO a tale scopo.
Si sofferma poi sulla presunta dispersione di risorse causata dal proliferare delle sedi,
precisando che occorre distinguere tra quelle in cui si effettua ricerca e quelle in cui
non si svolgono tali attività. Sulla questione, ritiene non risolutiva la proposta di
aggregazione di strutture, come ad esempio si prefigura nel disegno di legge n. 1387, a prima firma del senatore Valditara.
Dopo una breve precisazione del senatore VALDITARA (PdL), il
quale nega che nel disegno di legge n. 1387 siano previsti accorpamenti di sedi, il
professor GIANNI segnala che in Italia il numero di corsi e di insegnamenti non è
superiore rispetto ad altri Paesi europei, pur riconoscendo l'esigenza di una correlazione
tra la dimensione e la tradizione degli atenei, da un alto, e il numero di corsi che gli
stessi sono in grado di mantenere, dall'altro. Al riguardo fa presente che non tutti i
corsi - come ad esempio quelli professionalizzanti - devono essere associati a sedi
universitarie, bensì solo quelli che prevedono un livello minimo di ricerca.
Il professor Marco MERAFINA, responsabile del Coordinamento nazionale ricercatori
universitari (CNRU), manifesta la condivisione dei ricercatori sul documento unitario
delle organizzazioni sindacali, puntualizzando che a fronte di numerosi sprechi esistono
dei servizi forniti a costo zero tra cui anzitutto la didattica gratuita impartita dai
ricercatori, spesso su corsi fondamentali.
Richiamandosi a precedenti audizioni, giudica preoccupante l'affermazione per cui la
perdita di docenza produrrà una riduzione dei corsi, atteso che non si tiene
adeguatamente conto della diversità fra i settori scientifico-disciplinari. Nega poi che
i ricercatori siano distolti dalla ricerca in quanto impegnati nella didattica, rimarcando
la pressante necessità di riconoscere loro lo status giuridico di docenti, tanto più che
la materia risente di una lacuna quasi trentennale.
Esprime infine delusione per la preannunciata disciplina sui prepensionamenti, invocando
un atto di coraggio affinché si eguagli per tutti l'età di collocamento a riposo, nella
prospettiva di ringiovanire il settore e recuperare risorse.
Il segretario nazionale della UIL-PA, UR e AFAM, dottor Claudio AMICUCCI, sottolinea a sua
volta la natura pubblica ed il ruolo sociale dell'università. Censura poi l'andamento
finora discontinuo del reclutamento, che ha determinato la diffusione del precariato.
Invoca pertanto una maggiore programmazione.
Si sofferma indi sui temi del finanziamento, lamentando che nel 2009 gli atenei, oltre a
subire i tagli imposti dal decreto-legge n. 112, saranno costretti anche a restituire il
50 per cento delle spese per pubblicità.
Quanto all'annunciato disegno di legge dell'Esecutivo sulla governance, si augura che esso
tenga in considerazione anche gli statuti, atteso che dalla legge n. 168 del 1989 è
finora mancato un adeguato controllo sugli strumenti dell'autonomia.
Dopo aver evidenziato le difficoltà del personale tecnico-amministrativo, ed in
particolare l'ingiustizia perpetrata ai danni di quello tecnico, cui è stato precluso
l'insegnamento, sollecita un chiarimento in ordine alle facoltà di medicina che non si
limiti ai 7 policlinici a gestione diretta.
La coordinatrice nazionale dell'Unione degli universitari (UDU), dottoressa Federica
Manuela MUSETTA, evidenzia in primo luogo la valenza pubblica della formazione
universitaria, che non può essere trascurata tanto più nella società della conoscenza,
dove il numero delle persone che accedono ai gradi più elevati dell'istruzione dovrebbe
crescere di continuo. Ella deplora poi le conseguenze che deriveranno dal blocco delle
assunzioni per le università che abbiano superato il tetto del 90 per cento che, a suo
avviso, si tradurranno o nella chiusura di alcuni corsi di laurea ovvero nella
introduzione di sbarramenti all'accesso. Ciò, per mancanza di docenti non tanto alla luce
di un'azione programmatoria, quanto a seguito della distribuzione dei docenti rispetto
alla loro età anagrafica. Invoca quindi un monitoraggio su tale ultimo aspetto, prima che
vengano dismessi corsi fondamentali per la cultura del Paese.
Ella invita altresì a riflettere sui motivi che hanno determinato un sensibile calo nelle
immatricolazioni, fra cui sottolinea in particolare quelli di natura economica. Al
riguardo, pur riconoscendo le misure per il diritto allo studio disposte dal decreto-legge
n. 180, rileva che i fondi sono limitati ad un solo anno, sicchè alcuni studenti
potrebbero intraprendere corsi di studi senza avere la possibilità di concluderli, anche
in ragione della profonda crisi che attraversa il Paese. Sollecita pertanto maggiori
incentivi per la prosecuzione degli studi.
Dopo aver posto l'accento sull'insufficiente mobilità studentesca nel Paese,
aggravatadall'inadeguato riconoscimento degli esami sostenuti in caso di trasferimento
presso altri atenei pur dello stesso corso di laurea, si sofferma sulla contribuzione
studentesca, affermando che l'università non può essere integralmente pagata dagli
studenti. Nel ricordare che in alcuni Paesi europei, ad esempio in Scandinavia, non sono
previste tasse a carico degli studenti, deplora la prospettiva di incrementare
ulteriormente quelle italiane, come adombra il disegno di legge n. 1387. Al contrario,
ritiene necessario tutelare in ogni modo il tetto del 20 per cento rispetto al FFO ed
avviare una riflessione al fine di parametrare i contributi degli studenti alle rispettive
condizioni economiche.
Stigmatizza indi che i calcoli sulla produttività degli studenti siano spesso viziati,
trascurando di tenere conto degli studenti lavoratori che in nessun modo possono, a suo
avviso, essere considerati alla stregua dei fuori corso.
Auspica inoltre che gli studenti, i quali rappresentano i maggiori beneficiari della
didattica, siano maggiormente coinvolti nella valutazione degli atenei, con ricadute anche
su quella dei docenti. Conclude accennando al tema della governance, in ordine al quale si
augura sia riconosciuto agli studenti il giusto peso. In particolare, respinge nettamente
l'ipotesi di ridurre ulteriormente la loro partecipazione agli organi collegiali, già
attestata ad un esiguo 15 per cento.
La professoressa Rosanna CERBO, dirigente della Federazione nazionale università e
ricerca dell'UGL, si sofferma anzitutto sugli elementi che determinano sprechi nelle
università, e in particolare sulle sedi periferiche che indubbiamente sono cresciute a
dismisura senza adeguate motivazioni. Analogamente, ritiene che alcuni corsi di laurea
professionalizzanti non abbiano motivo di esistere. Invita tuttavia a distinguere fra
tutte le categorie in base al merito,
così come a concedere il biennio di trattenimento in servizio solo ai più meritevoli.
Ribadisce indi alcune tematiche care all'UGL, fra cui l'abolizione del valore legale del
titolo di studio, il ruolo unico dei docenti (che risolverebbe anche l'incresciosa assenza
di uno stato giuridico dei ricercatori), l'abolizione della farsa rappresentata dai
concorsi a favore di una lista unica, un tavolo tecnico per risolvere le tematiche delle
facoltà di medicina, con la partecipazione non solo dei Dicasteri competenti
sull'università e la ricerca, oltre che la salute,
ma anche delle regioni.
Seguono quesiti da parte dei senatori.
Il senatore ASCIUTTI (PdL) puntualizza che l'indagine
conoscitiva ha lo specifico obiettivo di mettere a fuoco gli elementi che incidono
negativamente sui bilanci universitari. Esprime pertanto stupore e sconcerto per il
silenzio dei sindacati su questi temi che, a suo avviso, precedono logicamente tutte le
altre questioni, sia pure di indiscutibile rilievo, fra cui i
finanziamenti, la governance, lo stato giuridico dei ricercatori. Del
resto, rammenta, non mancherà occasione di discutere di tali tematiche in altre sedi, ad
esempio in occasione del preannunciato disegno di legge governativo in materia.
Nell'ambito della procedura informativa in corso, si sarebbe invece aspettato un segnale
inequivoco da parte dei sindacati sui temi oggetto dell'indagine, fra cui ad esempio la
proliferazione delle sedi e dei corsi di laurea, la permanenza dei docenti nella medesima
facoltà per tutta la loro carriera, l'utilizzo irrazionale del personale, la
responsabilità del reclutamento, fino all'ipotesi di licenziamento.
Auspica quindi che gli auditi vogliano integrare i loro interventi con una documentazione
scritta su questi argomenti.
Il senatore RUSCONI (PD) conviene che il finanziamento
rappresenti una questione cruciale per la sopravvivenza degli atenei. Chiede pertanto che
cosa prevedano le università in termini di contribuzione studentesca qualora dovessero
permanere i tagli operati dal decreto-legge n. 112, nonché quali università correrebbero
i maggiori rischi.
Considerato poi che l'Italia non spende meno di altri Paesi per la formazione
universitaria, sollecita proposte in ordine a come potrebbero essere spesi meglio i fondi.
Quanto infine alle sedi decentrate, concorda su un giudizio differenziato a favore di
quelle che effettivamente svolgono attività di ricerca. Si interroga poi su quante di
esse dipendano dalla
volontà politica anziché da quella interna universitaria.
Il senatore VALDITARA (PdL), nell'associarsi alla richiesta
di integrare gli interventi con una documentazione scritta, sottolinea l'attuale
condizione dell'Italia, caratterizzata dal debito pubblico più alto del mondo e da una
crisi economica travolgente. Conviene quindi che si possa rovesciare la prospettiva di
definanziamento dell'università avviata dal decreto-legge n. 112 solo a condizione di
eliminare alcuni sprechi. Sollecita pertanto l'orientamento dei sindacati in ordine alle
seguenti tematiche specifiche: rapporto fra personale docente e non docente, che in alcuni
atenei è pari allo 0,73 per cento, mentre in altri raggiunge il 2,2 per cento, a
testimonianza di evidenti assunzioni clientelari; incapacità di attrarre finanziamenti
privati; inadeguatezza di alcuni atenei nell'intercettare le risorse europee; attivazione
di sedi
decentrate in aree del Paese dove non vi è neppure un istituto secondario superiore;
riduzione, a partire dal prossimo anno accademico, del 20 per cento dei corsi
universitari, a coronamento di misure a suo tempo avviate dall'ex ministro Mussi e
proseguite ora dall'attuale ministro Gelmini; rapporto fra ricercatori e professori.
Quanto alla contribuzione studentesca, affrontata nel suo intervento dalla rappresentante
dell'UDU, pone in luce che in campagna elettorale il Partito democratico aveva proposto di
liberalizzare le tasse universitarie. Nel disegno di legge n. 1387 a sia firma, invece,
viene recepito il modello introdotto nel Regno Unito dall'ex premier Tony Blair, che
prevede una
contribuzione aggiuntiva differita, rateizzabile anche in vent'anni, per i laureati che
abbiano trovato una buona occupazione dopo aver beneficiato del sistema universitario. In
nessun modo essa può essere quindi giudicata una misura penalizzante per gli studenti.
La senatrice DE FEO (PdL) trae spunto da un articolo
pubblicato oggi sulla stampa in ordine agli abbandoni dopo il primo anno di frequenza dei
corsi universitari, che rappresenta a suo avviso non solo un enorme dispersione di fondi,
ma anche una consistente perdita di tempo per gli studenti. Chiede quindi l'orientamento
dei sindacati su eventuali test d'ingresso che verifichino il grado di preparazione degli
studenti e ne misurino l'attitudine agli studi universitari.
Il senatore PITTONI (LNP) pone l'accento sulla revisione in
corso dei parametri per la distribuzione meritocratica di una quota del FFO.
In considerazione dell'imminente inizio dei lavori dell'Assemblea, il PRESIDENTE dichiara conclusa l'audizione, ringraziando i
rappresentanti dei sindacati per le indicazioni fornite ed invitandoli a rispondere per
iscritto ai quesiti posti. Rinvia indi il seguito dell'indagine conoscitiva.
La seduta termina alle ore 16,30. |
| *
ORGANIZZAZIONI UNITARIE DELLA DOCENZA UNIVERSITARIA
Coordinatore generale: Sergio Sergi
- ADU, Associazione Docenti Universitari - Presidente: Leo Peppe.
- ADI - Ass. dottorandi e Dottori di ricerca Italiani , Segretario Nazionale
Augusto Palombini
- ANDU, Associazione Nazionale Docenti Universitari - Presidente: Nunzio Miraglia
- APU, Associazione Professionale Universitaria - Presidente: Gina Melillo
- CISAL- Università, Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori -
Università - Presidente: Bartolomeo Merola
- CISL-Università, Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori - Università -
Segretario generale: Santo Signorelli
- CNRU, Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari - Presidente: Marco
Merafina
- CNU, Comitato Nazionale Universitario - Presidente: Francesco Indiveri
- FLC Cgil, Federazione Lavoratori della Conoscenza - Confederazione gen. it. del
lavoro - Segretario Nazionale: Marco Broccati
- SUN - Universitas News, Sindacato Universitario Nazionale, Presidente:
Nino Luciani
- UDU, Unione Degli studenti Universitari, Presidente: Valerio Angelini
- UGL - Unione Generale del Lavoro, Universita' e Ricerca, Presidente: Clara Valli
- UILPA-UR AFAM, Unione Italiana del Lavoro Pubblica Amm.ne - Università e Ricerca
- Presidente: Alberto Civica.
- UGL Università, Unione Generale del Lavoro |
n
EDIZIONE STRAORDINARIA
LA RIFORMA DELLE COMMISSIONI E' LEGGE DELLO STATO
|
Convertito
in legge il Decreto-legge 10 nov. 2008, n. 180, "Disposizioni urgenti per
il diritto allo studio, la
valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e
della ricerca" .
Ci saranno ancora: a) due idonei per un posto di prof. associato o di prof.
ordinario; b) un idoneo
per un posto di ricercatore. Inoltre ci sarà meno rigidità per le chiamate
dirette di professori dall'estero. |
MariaStella Gelmini
|
La Ministra, dopo un gran fracasso così da
rinviare i concorsi, perchè
"da farsi con nuove commissioni giudicatrici" (per elezione e sorteggio)
poi
all'ultimo si lascia scippare (da parte di ignoti, della sua
Maggioranza) gli effetti della riforma, lasciando liberi gli Atenei
di non riaprire i termini per le domande di concorso.
Clicca su:
STATO GIURIDICO |
Sul piano più generale, per parte finanziaria, è stata
VIOLATA L'AUTONOMIA UNIVERSITARIA.
Anche dimostrata, da parte del governo, coda di paglia, incompetenza, mala fede con
l'abbassare
il finanziamento statale, ma senza liberalizzare il ricorso al mercato
(contribuzione studentesca).
Questo si doveva fare per il costo della laurea magistrale, e considerare che, tra
gli studenti della laurea
triennale, ci sono molti figli di papà che potrebbero pagare almeno un buon 30%
del costo degli studi. |
Come
l'Università* (meglio dire, come una sua
autorevole espressione) è comparsa alla Camera ...
P. BINETTI*: "Molte volte i nostri ricercatori, quando
arrivano a fare il concorso, lo hanno già vinto, ma non soltanto per il sotterfugio
del concorso, ma perché quel concorso è stato bandito in quanto già avevano dato prova
di capacità, di intelligenza, di dedizione e di originalità nel pensiero. Sono una
ricchezza e una risorsa che è veramente un peccato perdere e disperdere." |
Paola Binetti
|
LUCIANI: se
ho ben capito, la prof. Binetti ha definito "sotterfugio" il concorso come fatto
finora, ma ha anche snobbato (ossia non degnato di una parola - si vegga sotto) la riforma
Gelmini delle commissioni di concorso che, dunque, rimarrebbe un "sotterfugio",
come se non sia cambiato nulla. Come non darle torto, se non sono riaperti i termini per
le domande, così che il concorso sia limitato ai "predestinati" che fecero
domanda in base alla legge precedente ?
Sotto un profilo più complessivo, la nuova legge ci fa
constatare come, alla faccia dell'autonomia universitaria (voluta dall'art. 33 della
Costituzione, e ribadita nel "contratto con gli italiani"
di Berlusconi), continuiamo ad avere dei governi che distruggono l'università con
provvedimenti finanziari che mirano a sottomettere l'università al potere politico. I
motivi dati in pasto ai mass media si direbbero incontrovertibili, soprattutto perchè a
senso unico. Ma "dura minga" ... .
Infatti è' del tutto pretestuoso che lo Stato discrimini tra le università, a
favore di quelle che hanno sforato, per i contributi studenteschi, il 20% del FFO (sono
quelle medesime, ridenominate ad arte come "virtuose" perchè non hanno sforato,
per spese di personale il 90% del FFO). Ed è coda di paglia, incompetenza, mala fede
l'abbassare, come regola generale, il finanziamento pubblico e al tempo stesso non
liberalizzare il finanziamento da parte del mercato (intendi: contributi studenteschi),
anche perchè, tra gli studenti, ci sono molti figli di papà che possono pagare il costo
effettivo degli studi o almeno un buon 30%. In questa liberalizzazione,
andrebbe fatta anche una distinzione tra laurea triennale (in qualche modo, laurea
sociale) e laurea magistrale.
Trovo anche assurdo che lo stato dia un finanziamento diverso, alle università,
per lo studente di una Facoltà rispetto a quello di un'altra Facoltà.
Le discriminazioni finanziarie tra università, disgiunte da analisi delle
situazioni da caso a caso, altro non sono che forme di intimidazione, riedizioni delle
pratiche sovietiche, ben note, che portarono al fallimento quel sistema politico. I
cosiddetti parametri di "efficienza" ebbero già da allora una ampia
sperimentazione in quel sistema.
Anche a volerli considerare motivati da "razionalità", in realtà
sono soggettivi, e spesso sottendono complessi di inferiorità legati alle vicende
personali di chi li inventa. La "valutazione dei ricercatori", ivi di
riferimento (impact factor, citation index), è una burla, un by-pass per eludere un serio
controllo, che può esserci solo con l'analisi delle ricerche.
Tutte queste cose possono accadere soprattutto perchè al Ministero
dell'università abbiamo degli incompetenti estremi. Anche in parlamento, maggioranza e
opposizione, c'è di tutto, salvo eccezioni. Non sappiamo cosa farcene di chi da enfasi al
"merito", ma poi non sa come applicarlo, anzi agisce in senso contrario. |
IL DISCORSO DELLA On. Prof. Paola BINETTI
* Prof. ordinario di storia della medicina, Camera
dei Deputati, 5 gen 2009)PAOLA BINETTI. Signor Presidente, vorrei
soffermarmi prima di tutto sull'emendamento che ho proposto, anche perché, essendo stata
posta la questione di fiducia e, quindi, avendo la certezza che questo emendamento non
passerà (trovandomi successivamente quasi nell'obbligo di trasformarlo in un ordine del
giorno), vorrei che in qualche modo la comprensione e la rilevanza di quello che ciò
comporta raggiungesse perlomeno, attraverso la persona del sottosegretario - non posso
dire attraverso la presenza della maggioranza perché effettivamente è un po' paradossale
quello che sta accadendo oggi pomeriggio - l'interesse dell'università. L'emendamento che
ho presentato ha come punto di riferimento la valorizzazione della figura dei ricercatori.
Si chiede sostanzialmente che gli atenei possano investire una parte considerevole del
loro budget nella possibilità di attivare i concorsi per ricercatori. Detta così,
potrebbe sembrare una questione che si scontra con la tematica drammatica della mancanza
di risorse, della mancanza di fondi e addirittura dei tagli a cui tutta l'università in
qualche modo è stata sottoposta.
Però, vorrei che fossero chiari tre passaggi, concretamente. Il primo è che
questi giovani che aspirano a diventare ricercatori generalmente sono il meglio di quello
che l'università ha proposto: sono quei giovani che hanno cominciato la loro carriera
universitaria con serietà, con tenacia e con impegno. Nelle facoltà scientifiche, nelle
quali sono abituata a lavorare, sono quelli che fanno gli studi interni. Nella facoltà di
medicina, concretamente, molto spesso sono ragazzi che entrano all'università alle otto
del mattino e vanno via alle otto o alle nove di sera perché passano dalle lezioni, ai
laboratori, all'assistenza ai pazienti. Sono persone che frequentano le scuole di
specializzazione superando già delle selezioni, ragazzi intelligenti, determinati e
appassionati che dovrebbero davvero rappresentare quello che possiamo chiamare il meglio
di ciò che l'università è in grado di produrre. Queste energie nuove e fresche, capaci
di rinnovare l'università e in qualche modo già selezionate dal sistema, entrando
all'università, possono avere la possibilità di vedere riconosciuto davvero il valore
del merito e la qualità di una dedizione e di una donazione personale agli studi tutto
sommato in modo realmente gratuito. Chiedo scusa in anticipo se la maggior parte degli
esempi che faccio riguardano la facoltà di medicina. Questi giovani ricercatori, si
trovano davvero a svolgere i tre compiti fondamentali dell'università: la ricerca, il
contributo reale all'attività di didattica e, nel caso specifico, anche il contributo
all'attività dell'assistenza.
Voglio soffermarmi un momento specificamente sul contributo che riescono a dare
sul piano della didattica. Penso che non sfugga a tutti noi che stiamo parlando di riforma
del sistema universitario che già il decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del
1980, molti anni fa (la prima riforma universitaria un po' seria che il nostro Paese ha
avuto), aveva istituito, accanto al ruolo dei ricercatori, anche una funzione molto
particolare che aveva assegnato a tutto il corpo docente, guardando con particolare
interesse ai ricercatori: il ruolo del tutorato, quella formazione ad personam che ogni
studente può ricevere nel momento in cui entra nell'università, stabilendo con i giovani
docenti quel rapporto di fiducia, quel rapporto di confidenza, quella possibilità di fare
un bilancio reale delle difficoltà, non misurato soltanto dal voto ma anche dal profilo
delle competenze che può e che desidera acquisire, quelle che fa fatica ad acquisire. Il
sistema dei ricercatori, questo universo straordinario, che è il primo gradino della
docenza universitaria, è quello più prossimo alla formazione degli studenti interni, e
in molti casi è quello che ha a proprio carico la formazione professionalizzante degli
studenti. Chi insegna ad un giovane studente di medicina degli ultimi anni a diventare un
medico? Qualche volta il maestro, ma il maestro parla più ai ricercatori, ai suoi
assistenti. Chi svolge questa funzione di maestro, potremmo dire quasi una sorta di de
magistro, accanto ai giovani è proprio il ricercatore. Senza la figura del ricercatore,
senza questa rete straordinaria che i ricercatori riescono a costruire, attraverso questa
dinamica che chiamiamo di formazione ad personam quale è il sistema tutoriale, molti
ragazzi si perdono, per gli abbandoni, per i ritardi; ma c'è anche una perdita più
importante che non possiamo sottovalutare, la perdita dell'entusiasmo, la perdita della
speranza, la perdita della fiducia, la perdita dell'ambizione all'eccellenza, quella che
costituisce il volano di trasformazione delle nostre università.
D'altra parte, i ricercatori sono anche per definizione coloro i quali nei
laboratori riescono a portare il contributo più vivo di un'intelligenza creativa, di una
capacità di non seguire dinamiche di tipo conformista. Sono coloro che sono capaci con
maggiore facilità di porsi i «perché». Al di là dell'ovvietà delle cose che si sono
sempre fatte in un certo modo, a volte noi abbiamo bisogno delle domande, più ancora
delle risposte. E sono i giovani ricercatori che hanno questa freschezza dell'intelligenza
che riesce a provocare un sistema, che riesce a suggerire una soluzione che magari fino a
quel momento poteva essere sembrata inapplicabile, inattuabile e che l'intelligenza nuova
riesce, invece, a trovare con una ricchezza alla quale si può attingere per risolvere in
modo diverso problemi consolidati. Sono di fatto i ricercatori, come sappiamo, che molte
volte traducono l'intuizione del direttore. Il direttore dice: si potrebbe fare così,
potremmo andare a verificare questa cosa. Ma poi chi di fatto trasferisce quelli che noi
chiamiamo i pochi istanti di un'ispirazione nei molti momenti di lavoro faticoso, di
controllo, con gli esperimenti di laboratorio, con la tempistica che richiedono, con la
necessità di essere presenti in quegli orari che sono dettati dall'esperimento stesso e
non dalla volontà personale, sono proprio loro. Chi si sobbarca la fatica della scrittura
dell'articolo, quegli articoli scientifici che poi molte volte subiscono quel controllo
rigoroso che il direttore, il primario, l'ordinario fa sul loro lavoro?
Chi costruisce questo articolo, andando a verificare i dati, con il controllo
bibliografico, con la capacità di riscrivere le nuove metodologie di lavoro seguito sono
ancora una volta i ricercatori. Molte volte il grande capo è quello che mette
giustamente, come sappiamo tutti quanti, o la prima o l'ultima firma, cioè è colui che
dà l'ispirazione o colui che mette il sigillo finale; ma chi ha costruito quell'articolo
e prima di tutto l'esperimento, l'esperienza e poi la materializzazione dell'articolo
stesso, è ancora una volta il giovane ricercatore. Io non so come noi potremo prescindere
nel sistema universitario da questa fucina che poi costituisce nella prospettiva anche la
vera anticamera dei docenti senior. L'esperienza del ricercatore, molte
volte anche con la durezza nel percorso della vita del ricercatore stesso, è quella che
permette più di qualunque altro tipo di concorso.
Sappiamo perfettamente che negli Stati Uniti il sistema concorsuale è molto
diverso da quello italiano: è un sistema per cooptazione, si sceglie una determinata
persona, senza bisogno di subordinare il sistema delle regole alla scelta personale.
Questa persona poi, però, deve dare sul piano concreto delle operazioni le prove del suo
merito e del suo valore. Molte volte i nostri ricercatori, quando arrivano a fare
il concorso, lo hanno già vinto, ma non soltanto per il sotterfugio del concorso, ma
perché quel concorso è stato bandito in quanto già avevano dato prova di capacità, di
intelligenza, di dedizione e di originalità nel pensiero. Sono una ricchezza e
una risorsa che è veramente un peccato perdere e disperdere.
Credo che abbiamo un sistema anche molto interessante, di cui non mi sembra di
aver sentito parlare oggi pomeriggio, a proposito della valutazione, ed è quello della
conferma: a tre anni da un concorso, che sia di ricercatore, di associato o di ordinario,
c'è la conferma, ossia quella valutazione che, prima di tutto, fa la facoltà, perché è
questa che poi manda la sua documentazione al CUN, affinché da questo poi arrivi la
conferma reale. In questa valutazione interna, progressiva, gli atenei virtuosi già da
tempo si stanno cimentando. Ed è qui che si ottengono i lavori prodotti, ma ciò non
basta. Sappiamo benissimo quante sono le dinamiche di sotterfugio attraverso le quali si
può avere la firma in un lavoro. Chi sa realmente cosa ha fatto ciascuno in quel lavoro
è il direttore che ha diretto quell'unità di ricerca. Egli sa se quel
ricercatore vale, se vale veramente, quanto vale, quanto è originale il suo contributo,
quant'è corposa la sua dedizione e donazione. Ecco perché vi dico - intendo ancora fare
riferimento brevemente alla valutazione del sistema universitario - che su questo
emendamento ci giochiamo il futuro dell'università (ma non perché esso dipenda da questo
emendamento, che cerca di rappresentare questa situazione); ci giochiamo il futuro
dell'università se chiudiamo gli occhi davanti alla gioventù dei ricercatori.
Per favore, non pensiamo ai ricercatori che diventano tali a cinquant'anni, con
tutto il rispetto. Abbiamo bisogno di ricercatori che raggiungano queste posizioni nel
momento in cui c'è davvero la possibilità di esprimere il massimo della loro creatività
intellettuale e della loro dedizione reale. Sappiamo che molte volte questi giovani, per
arrivare e vivere in questa fascia, sacrificano molte energie familiari, intanto perché
lo stipendio di un ricercatore è notoriamente bassissimo, per niente competitivo rispetto
a quello che potrebbe essere per pari intelligenza, dedizione e creatività lo stipendio
in un altro tipo di azienda. Molte volte sacrificano la possibilità di una famiglia, non
solo del matrimonio e di avere dei figli, ma anche di costruire una loro vita sociale.
Detto questo, vorrei ribadire i seguenti punti, che sono quelli che ho preparato in
particolare. L'università nasce, vive e opera per rispondere alle sfide del futuro. Un
giovane che oggi vi entra sarà pronto sul mercato del lavoro tra tre, cinque o
addirittura otto anni. I programmi di ricerca hanno cicli di sviluppo misurabili in anni e
spesso in lustri, l'università, quindi, è interessata principalmente a ciò che accadrà
in un avvenire prossimo o meno prossimo, che essa stessa contribuisce a preparare.
L'università costruisce il futuro perché mantiene e aggiorna di continuo la memoria del
nostro passato, ponendosi al servizio della comunità. Una società che non guarda al
futuro, che non si pone traguardi anche ambiziosi è condannata inesorabilmente al
declino. |
Stralcio della parte della
legge, relativa ai concorsi
Decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 263
del 10 novembre 2008 , come modificato dopo la LEGGE 10 NOVEMBRE 2008, N. 180:
"Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la
qualità del sistema universitario e della ricerca" Articolo 1.
(Disposizioni per il reclutamento nelle università e per gli enti di ricerca)
..
................
4. Per le procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei professori
universitari di I e II fascia della prima e della seconda sessione 2008, le commissioni
giudicatrici sono composte da un professore ordinario nominato dalla facoltà che ha
richiesto il bando e da quattro professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari
eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto
del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari
nella sessione. L'elettorato attivo è costituito dai professori ordinari e straordinari
appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna
commissione i professori che appartengono all'università che ha richiesto il bando. Ove
il settore sia costituito da un numero di professori ordinari pari o inferiore al
necessario, la lista è costituita da tutti gli appartenenti al settore ed è
eventualmente integrata mediante elezione, fino a concorrenza del numero necessario, da
appartenenti a settori affini. Il sorteggio è effettuato in modo da assicurare, ove
possibile, che almeno due dei commissari sorteggiati appartengano al settore disciplinare
oggetto del bando. Ciascun commissario può, ove possibile, partecipare, per ogni fascia e
settore, ad una sola commissione per ciascuna sessione. Nell'ipotesi in cui il numero dei
professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando,
integrato dai professori ordinari appartenenti ai settori affini, sia inferiore al triplo
del numero dei commissari necessari nella sessione, si procede direttamente al sorteggio.
5. In attesa del riordino delle procedure di reclutamento dei ricercatori
universitari e comunque fino al 31 dicembre 2009, le commissioni per la valutazione
comparativa dei candidati di cui all'articolo 2 della legge 3 luglio 1998, n. 210, sono
composte da un professore ordinario o da un professore associato nominato dalla facoltà
che ha richiesto il bando e da due professori ordinari sorteggiati in una lista di
commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore disciplinare oggetto
del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari
nella sessione. L'elettorato attivo è costituito dai professori ordinari e straordinari
appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna
commissione i professori che appartengono all'università che ha richiesto il bando. Il
sorteggio è effettuato in modo da assicurare ove possibile che almeno uno dei commissari
sorteggiati appartenga al settore disciplinare oggetto del bando. Si applicano in quanto
compatibili le disposizioni di cui al comma 4. 6. In relazione a quanto disposto dai commi
4 e 5, le modalità di svolgimento delle elezioni, ivi comprese ove necessario le
suppletive, e del sorteggio sono stabilite con apposito decreto del Ministro
dell'istruzione, dell'università e della ricerca avente natura non regolamentare da
adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore "della legge di
conversione".. Si applicano in quanto compatibili con il presente decreto le
disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117.
6. " In relazione a quanto disposto dai commi 4 e 5, le modalità di
svolgimento delle elezioni, ivi comprese ove necessario le suppletive, e del sorteggio
sono stabilite con apposito decreto del Ministro dellistruzione,
delluniversità e della ricerca avente natura non regolamentare da adottare entro 30
giorni dalla data di entrata in vigore "della legge di conversione". Si
applicano in quanto compatibili con il presente decreto le disposizioni di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117 (è ammesso un voto di
preferenza - N.d.R.)"
"6-bis. Per sovraintendere allo svolgimento delle operazioni di votazione e
di sorteggio di cui ai commi 4 e 5, con decreto del Ministro dell'istruzione,
dell'università e della ricerca è nominata una commissione a livello nazionale composta
da sette professori ordinari designati dal Consiglio universitario nazionale nel proprio
seno. Le operazioni di sorteggio sono pubbliche. La commissione, nella prima adunanza,
provvede altresì alla certificazione dei meccanismi di sorteggio per la proclamazione
degli eletti nelle commissioni dei singoli concorsi. Per la partecipazione all'attività
della commissione non sono previsti compensi, indennità o rimborsi spese. Dall'attuazione
del presente comma non devono derivare oneri aggiuntivi a carico della finanza
pubblica."
7. Nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei
ricercatori bandite successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto,
la valutazione comparativa è effettuata sulla base dei titoli illustrati e discussi
davanti alla commissione e delle pubblicazioni dei candidati, ivi compresa la tesi di
dottorato, utilizzando parametri, riconosciuti anche in ambito internazionale, individuati
con apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca,
avente natura non regolamentare, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto", sentito il Consiglio
universitario nazionale.
8. Le disposizioni di cui al comma 5, si applicano, altresì, alle procedure di
valutazione comparativa indette prima della data di entrata in vigore del presente
decreto, per le quali non si sono ancora svolte, alla medesima data, le votazioni per la
costituzione delle commissioni. Fermo restando quanto disposto al primo periodo, le
eventuali disposizioni dei bandi già emanati, incompatibili con il presente decreto, si
intendono prive di effetto. Sono, altresì, privi di effetto le procedure già avviate per
la costituzione delle commissioni di cui ai commi 4 e 5 e gli atti adottati non conformi
alle disposizioni del presente decreto.
8-bis. I professori universitari i quali non usufruiscono del periodo di
trattenimento in servizio di cui all'articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 503, conservano l'elettorato attivo e passivo ai fini della costituzione
delle commissioni di valutazione comparativa per posti di professore e ricercatore
universitario, e comunque non oltre il 1º novembre successivo al compimento del
settantaduesimo anno di età.
8-ter. Per le procedure di valutazione comparativa di cui al comma 4 e per
quelle relative al reclutamento dei ricercatori universitari, il cui termine di
presentazione delle domande sia scaduto alla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto, ovvero sia ancora aperto alla predetta data, le
università possono fissare per una data non successiva al 31 gennaio 2009 un nuovo
termine di scadenza della presentazione delle domande di partecipazione. Al fine di
assicurare pari condizioni tra i candidati, rimangono invariate le norme del bando
riguardanti le caratteristiche ed i termini temporali di possesso dei titoli e delle
pubblicazioni allegabili da parte dei candidati".
9. All'articolo 74, comma 1, lettera c), del decreto-legge 25 giugno 2008, n.
112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo le parole:
"personale non dirigenziale" sono inserite le seguenti: ", ad esclusione di
quelle degli enti di ricerca,".
Art. 1-bis. - (Disposizioni in materia di chiamata diretta e per chiara fama
nelle università). 1. Il comma 9 dell'articolo 1 della legge 4 novembre 2005, n. 230, è
sostituito dai seguenti: "9. Nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio,
le università possono procedere alla copertura di posti di professore ordinario e
associato e di ricercatore mediante chiamata diretta di studiosi stabilmente impegnati
all'estero in attività di ricerca o insegnamento a livello universitario da almeno un
triennio, che ricoprono una posizione accademica equipollente in istituzioni universitarie
estere, ovvero che abbiano già svolto per chiamata diretta autorizzata dal Ministero
dell'istruzione, dell'università e della ricerca nell'ambito del programma di rientro dei
cervelli un periodo di almeno tre anni di ricerca e di docenza nelle università italiane
e conseguito risultati scientifici congrui rispetto al posto per il quale ne viene
proposta la chiamata. A tali fini le università formulano specifiche proposte al Ministro
dell'istruzione, dell'università e della ricerca il quale concede o rifiuta il nulla osta
alla nomina previo parere del Consiglio universitario nazionale.
Nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio, le università possono
altresì procedere alla copertura dei posti di professore ordinario mediante chiamata
diretta di studiosi di chiara fama. A tal fine le università formulano specifiche
proposte al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca il quale concede o
rifiuta il nulla osta alla nomina, previo parere di una commissione, nominata dal
Consiglio universitario nazionale, composta da tre professori ordinari appartenenti al
settore scientifico-disciplinare in riferimento al quale è proposta la chiamata. Il
rettore, con proprio decreto, dispone la nomina determinando la relativa classe di
stipendio sulla base della eventuale anzianità di servizio e di valutazioni di merito. |
Se si vuole dare una risposta convincente alla domanda «quale futuro?»,
occorre puntare sul dialogo tra il mondo della politica, dell'impresa e dell'università.
La crescita culturale e professionale dello studente è il risultato di un complesso
processo di apprendimento, che non poggia più esclusivamente sull'insegnamento in aula e
si avvale di numerosi supporti e servizi di informazione, assistenza e socializzazione. Il
giudizio sull'università deve tener conto non solo della qualità dei docenti, ma anche
dell'affollamento delle aule, delle biblioteche e dei laboratori, della possibilità di
svolgere attività sperimentali, dell'opportunità di potere effettuare stage presso
imprese e istituzioni, dell'offerta di residenza, dell'efficacia dei programmi di scambio
con l'estero, della presenza di spazi e strutture per lo studio individuale e di gruppo.
Molti studi rilevano il ruolo decisivo che l'educazione superiore e la ricerca scientifica
assolvono nei processi di innovazione tecnologica e di sviluppo economico; non c'è
sviluppo maturo e duraturo senza un solido sistema di alta educazione e di ricerca
scientifica. Ciò è tanto più vero nell'era contemporanea del mercato e
dell'informazione globale. Il mondo nel quale viviamo e operiamo richiede che la cultura
sia accessibile a tutti. In Italia lo afferma la Costituzione, di cui, non a caso,
quest'anno ricorre il sessantesimo anniversario, che attribuisce alla Repubblica il
compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la
libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana
e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica
e sociale del Paese (si tratta dell'articolo 3, come tutti sappiamo molto bene). Viviamo
in un'epoca di grande concorrenza, ovviamente, ma, seppure in ritardo, l'Unione europea ha
mostrato di avere percepito la portata rivoluzionaria della sfida che ci si pone innanzi.
Nel 2000, a Lisbona, si è definita la strategia ambiziosa di diventare, entro
il 2010, la prima economia al mondo fondata sulla conoscenza. Successivamente, a
Barcellona, sono stati indicati obiettivi precisi: investire in ricerca scientifica il 3
per cento del PIL, recuperare il gap rispetto alle economie più dinamiche, il knowledge
base del mondo, dare vita ad uno spazio europeo della formazione superiore e della
ricerca, superare la frammentazione a causa della quale, ancora oggi, il 95 per cento
della spesa europea in ricerca è decisa a livello nazionale. Il settimo Programma quadro
approvato dal Parlamento europeo prevede un aumento della spesa. Nei prossimi sette anni
l'Unione europea investirà oltre 53 miliardi di euro in ricerca e, in questo contesto, un
compito importante sarà affidato al nuovo Consiglio europeo delle ricerche, cui spetterà
distribuire 7,5 miliardi di euro a studiosi di ogni nazionalità che intendano stabilire
il proprio centro di ricerca in uno dei Paesi membri. Si parla di questa strategia, di
questo spazio europeo della conoscenza nel 2010. Signori, il 2010 è praticamente già
cominciato! Potremmo fare un sorta di conto alla rovescia: dei 365 giorni del 2009, 5 sono
già trascorsi; ce ne resta un certo numero e su questi vale la pena guardare e investire.
Dovremmo cercare di passare da un'università chiusa e ingessata ad una più aperta e
dinamica; da un'università espressione del mondo epistemologico delle certezze ad
un'università ancorata al mondo epistemologico della probabilità e degli scenari
possibili; da un'università monade e delocalizzata ad un'università glocal, dove il
sapere globale si confronta e interagisce con i bisogni e le domande locali; da
un'«università isola» ad un'università integrata a livello internazionale, nazionale e
territoriale; da un'università che formava ristrette classi dirigenti in un ciclo breve e
definito di istruzione rigidamente disciplinare ad un'università chiamata ad educare un
numero crescente di persone in un ciclo di istruzione permanente, il long life learning;
dall'università dei manuali e dei saperi consolidati ad un'università dei saperi fluidi
e interdisciplinari. Il nostro sistema dell'istruzione superiore e della ricerca è in
grado di produrre buona materia prima, toccando, non di rado, punti di eccellenza.
Nature ha pubblicato uno studio che colloca i ricercatori italiani, ultimi per i
finanziamenti, al terzo posto per la produttività scientifica tra i Paesi del G8; quindi,
materia prima buona per l'esportazione, pronta per essere utilizzata altrove nella
produzione di cultura, sapere e tecnologia. Nondimeno, il nostro sistema nazionale rischia
di diventare rapidamente periferico e di rimanere al palo per ciò che concerne la
capacità di incidere in relazione ai profondi e rapidi cambiamenti in atto. Per evitare
tale eventualità, occorre fissare i seguenti obiettivi: la qualità, l'equità e
l'efficienza, peraltro sottolineati dall'OCSE nella conferenza tenutasi ad Atene lo scorso
28 e 29 giugno. Ciò in quanto il sistema universitario italiano si presenta come una
struttura complessa, con atenei specialistici e generalistici, piccoli e giovani, statali
e non statali. Penso che la dizione «università pubbliche-università private» vada
totalmente abbandonata, anche dopo la riforma del sistema che ha visto, nel sancire il
pieno ruolo della scuola paritaria, anche gli atenei distinti in statali e non statali,
anziché in pubblici e privati. Non credo che ci vergogniamo di istituzioni come la
Bocconi, la LUISS, la Cattolica o anche l'università da cui provengo, il Campus
Biomedico, e molte altre. Sul tema, anzi, il potenziamento delle università a vocazione
specifica va opportunamente valorizzato, e va valorizzato ponendo anche lì obiettivi di
valutazione: il termine parallelo a «valorizzazione» è «valutazione».
Però mi dispiacerebbe se noi dovessimo portare avanti una politica che rendesse
l'ateneo pubblico contrapposto a quello privato, laddove l'ateneo privato è inesistente,
posto che tutti gli atenei, per loro stessa intrinseca vocazione, sono atenei pubblici. Se
si fa poi un confronto sugli investimenti, il sistema universitario italiano rispetto a
quello degli altri Paesi europei risulta in evidente ritardo. È sufficiente indicare un
solo dato: l'Italia spende per ogni studente universitario 7.241 euro, contro i 9.135
della Francia e i 9.895 della Germania. Il Fondo di finanziamento ordinario, che dovrebbe
assicurare all'università la possibilità di svolgere nel quotidiano la funzione di
istituzione pubblica per l'alta formazione, è quasi interamente assorbito dagli stipendi
del personale. Fatto 100 questo fondo nel 2001, il rapporto tra il 2001 e il 2006 è
passato a 112,4; nello stesso periodo, il livello degli emolumenti fissi del personale
universitario, che ammonta a poco più di 100 mila unità compreso il personale
tecnico-amministrativo, è passato da 100 a 124. È alquanto difficoltoso tentare di
rialzare la testa, se manca un miliardo di euro persino per tornare al livello di cinque
anni fa. Vorrei avvicinarmi alla conclusione, e vorrei anche però sottolineare un altro
dato positivo del sistema universitario italiano: il numero dei laureati è passato dai
161 mila del 2000 ai 301 mila del 2005; in realtà, in quattro anni il numero dei laureati
è duplicato. Questo mi sembra un dato positivo, anche se non si non ci esime dal porci la
domanda di quale sia il livello di competenza dei nuovi laureati. A sentire i professori
universitari, per i soggetti che si laureano in media, misurati come fascia se guardiamo
all'università come università di massa, il livello sembra più basso; viceversa, se
guardiamo in ogni corso di laurea a quelle nicchie di eccellenza che si formano, la
qualità, la competenza e il potenziale di sviluppo dei giovani laureati anche attualmente
è molto alto e fortemente competitivo sul piano internazionale. Ritornando al confronto
con i Paesi dell'Unione europea e gli Stati Uniti, il rapporto per numero di ricercatori e
per unità di lavoro è rispettivamente pari alla metà e ad un terzo; da rilevare che
oltre l'80 per cento dei nostri professori ordinari ha un'età compresa tra i cinquanta e
i sessant'anni: se in questo campo non si interviene in tempo ed efficacemente, tra
quindici anni si creerà un vuoto che sarebbe paradossale per un paese, come l'Italia, nel
quale molti giovani talenti premono per entrare nel mondo della ricerca. E questa era
l'origine stessa, che aveva dettato il desiderio di un emendamento che aprisse le porte ai
ricercatori come alla vera ventata nuova che produrrà dall'interno il cambiamento della
struttura universitaria." |

Roma, 28 novembre 2008
Inaugurazione anno accademico |
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Luigi Frati
|
Rettore: "
non possiamo non fare nostre le inquietudini dei nostri
studenti di fronte ad investimenti per ricerca che sono da anni in Italia la metà di
quelli dei più saggi Paesi europei ed ai tagli finanziari che non distinguono ciò che è
strategico da ciò che è riducibile, perché derivato da decisioni che hanno seguito i
privilegi, piuttosto che la logica del buon funzionamento delle istituzioni
Il
nostro obiettivo è quello di fare subito la nostra parte, per poi aprire un confronto con
la politica, chiamando il Governo a scelte di responsabilità nei confronti
dellavvenire dei giovani." |
Luciani: Ma,
poi, il Rettore (il giorno dopo) è tornato a chiarirsi sulla stampa locale: "Non
sono contro Tremonti e la Gelmini, anzi li stimo. Rimango con gli studenti, ma non ammetto
atteggiamenti, tipo impedire di parlare" (virgolette mie).
In altri termini, il Rettore di Roma si pone come Becket: "Essere
amico del Re, ma senza venir meno alla propria missione che è servire Dio", diciamo
che egli vuole convincere il governo sul valore dell'università pubblica. Potrebbe essere
presuntuosità, perchè in una giungla (Berlusconi è il capo della giungla) gli avamposti
finiscono di solito nella bocca del leone. Ma, come RETTORE DI ROMA e insieme con gli
studenti, può giocare una carta. Non sembri una provocazione questo ruolo attribuito agli
studenti. Nell'Alma Mater delle origini gli studenti eleggevano il Rettore e questo
rientra in un corretto rapporto tra domanda e offerta di lezioni. NL
|
| Nota. Proponiamo a
tutti i Colleghi dell'Università italiana la posizione pacata, ma chiara e forte, del
Rettore FRATI. |
Anno accademico 2008/2009 - 706° dalla
fondazione
Discorso del Rettore
Luigi Frati
Signore e Signori, Autorità
tutte,
Magnifici Rettori qui convenuti
Studenti
Colleghe e Colleghi professori, tecnici,
amministrativi,
ho voluto linaugurazione dellanno accademico nel canonico mese di novembre,
cioè come evento "normale", ripetutosi negli oltre 700 anni di storia di questa
Università, evento a volte rinviato per rincorrere presenze le più diverse: intendo
infatti segnare il ritorno pieno della Sapienza alle sue tradizioni, alle sue
finalità istituzionali, e perciò ai temi centrali della ricerca e della formazione, che
siano di qualità ed utili. E proprio per questo ritengo di dover ricordare e commentare
con chiarezza alcuni eventi che hanno condizionato questanno la nostra vita
accademica, con uneco non sempre positivo sulla stampa, anche internazionale.
1. Tre questioni preliminari [la vicenda del Papa alla Sapienza;
il
seminario sulle foibe; i tagli al finanziamento alle Università]
Un anno fa un gruppo di colleghi scrisse al Rettore Prof. Guarini, ritenendo
inopportuno linvito al Papa a tenere la prolusione allanno accademico. Non di
prolusione si trattava, ma di un intervento a seguire linaugurazione dellanno
accademico: nonostante la precisazione, le polemiche non si sono fermate, cosicché alla
fine cè stata la rinuncia di Benedetto XVI a venire nellUniversità.
Linvito a tenere la prolusione non cè mai stato, e non ci sarà;
linvito a venire alla Sapienza cè stato e ci sarà ancora, con
modalità senza equivoci. Ancora: un convegno sulle foibe, richiesto non da studiosi, ma
da unorganizzazione politica, quindi oltre il confronto tra studiosi, su di un
argomento su cui non vi è nessuna riserva a che sia approfondito, come mi auguro che
avvenga nella nostra Università con uno specifico convegno di studio. Infine il decreto
legge 120 convertito nella legge 133/2008, le proteste degli studenti e dei docenti, la
campagna mediatica che ha ritenuto "innaturale" la convergenza su certe
tematiche tra studenti e professori. Ripeto ciò che ho detto il 30 ottobre, nella
giornata di consuntivo del rettorato del Prof. Guarini:
non possiamo non fare
nostre le inquietudini dei nostri studenti di fronte ad investimenti per ricerca che sono
da anni in Italia la metà di quelli dei più saggi Paesi europei ed ai tagli finanziari
che non distinguono ciò che è strategico da ciò che è riducibile, perché derivato da
decisioni che hanno seguito i privilegi, piuttosto che la logica del buon funzionamento
delle istituzioni
Il nostro obiettivo è quello di fare subito la nostra parte, per
poi aprire un confronto con la politica, chiamando il Governo a scelte di responsabilità
nei confronti dellavvenire dei giovani. Le preoccupazioni di quei giorni sono le
preoccupazioni che abbiamo ancora e che chiedono a noi prima di tutto di bene
amministrare, dinterpretare i tempi, di rompere privilegi e consuetudini, perché
poi si possa avere lautorevolezza per chiedere e proporre alla politica nazionale
unazione decisa, anche a correzione ed integrazione dei provvedimenti di legge di
recente emanati.
2. I problemi finanziari. Le scelte di rigore. Sviluppo economico della carriera
docente secondo la produttività.
Non cè Rettore che non sia allarmato per lo "scalone" finanziario del
2010, tale da mettere in crisi qualsiasi Università. Vale al riguardo losservazione
generale che i tagli indiscriminati si riflettono non solo sulle attività
"patologiche", ma anche su quelle virtuose. Non sottovaluto perciò il rilievo
dei tagli disposti dalla legge 133/2008: la tabella allegata indica il grave
deterioramento finanziario che ne deriverebbe, pur di fronte ad un bilancio 2007 della Sapienza
chiuso in pareggio e con unincidenza degli stipendi del 94% sul Fondo di
Finanziamento Ordinario [senza il beneficio degli attenuatori, di cui parlerò tra poco].
Anche riducendo il reclutamento rispetto alla previsione del recente D.L. 180, vi sarà un
rilevante disavanzo nel 2010-2011 e comunque un innalzamento inevitabile
dellincidenza degli stipendi, come dire una diminuzione delle spese in ricerca ed
infrastrutture:
 |
Rimane dunque serio il problema finanziario: ma vogliamo
raccogliere la sfida politica di questi giorni, che è quella di ristrutturare le nostre
attività, con decisione, per meritare il ripristino dei finanziamenti tagliati. Il buon
funzionamento dellUniversità è infatti cruciale per il Paese e tutti debbono fare
la propria parte, dalle singole Università alla politica nazionale, dalla struttura di
valutazione ministeriale [che stabilisce gli indicatori su cui vengono erogate le risorse]
alle Regioni, competenti e quindi responsabili per quanto riguarda i costi della sanità.
Il metodo che certamente verrà proposto (la razionalizzazione della spesa verso obiettivi
stabiliti dalla politica) è lo stesso attuato da anni con le Regioni per la sanità:
quelle che si sono allineate agli indicatori di efficienza/efficacia/economicità ricevono
finanziamenti aggiuntivi, le altre - il Lazio è tra queste - sono in notorie difficoltà.
Qualcosa di simile dovrà accadere anche per le Università ed è questo il segnale che
viene dallart. 2 del D.L. 180, che stabilisce regole specifiche di buon
funzionamento, fondate sulla qualità della ricerca e della formazione e
sullefficienza/economicità delle sedi, e quindi sulla valutazione dei
risultati.
Costo della research vs teaching university.
Limpegno è quello di allineare ad una logica di competitività internazionale
ogni nostra azione e perciò introdurre criteri europei nelle regole con le quali sono
assegnate le risorse agli Atenei. Da una decina danni si vanno infatti applicando
anche da parte del Ministero regole finanziarie che non distinguono tra research e teaching
university, favorendo così il proliferare di sedi che costano poco [solo teaching],
perché non fanno ricerca, di Corsi di laurea già improbabili nella denominazione, se non
inesistenti nelle finalità culturali e di sbocco occupazionale.
Il paradosso degli "attenuatori" di costo del personale. Ed ancora viene
applicato un criterio discutibile di "attenuazione" del calcolo del massimo
consentito di spese di personale sul FFO-Fondo di Finanziamento Ordinario [90%] per poter
chiedere concorsi senza avere adeguate risorse. Consentire infatti alle Università di
detrarre a questo fine gli aumenti dovuti in forza del CCNL-contratto collettivo nazionale
di lavoro (così come gli oneri impropri gravanti sullUniversità per il personale
addetto unicamente alle attività assistenziali), senza trasferire alle Università le
risorse dei CCNL o fare i conti esatti con le Regioni per la sanità, ha il sapore di un
sistema artefatto di finanza irresponsabile che questo Governo ha ereditato da quello
precedente e che permane tuttora, favorendo appunto comportamenti elusivi dei
problemi da entrambe le parti [si fa finta che
]. E spiace che lassemblea dei
Rettori, il 20 novembre nellultima riunione della CRUI, di fronte alla mia proposta
di chiedere al Ministro labolizione di questi cosiddetti "attenuatori" e
di fare chiarezza sulle competenze relative agli oneri contrattuali ed a quelli
sanitari-assistenziali, neanche abbia voluto discutere il problema.
La vera meritocrazia. Ma è difficile pensare di modificare davvero le cose se non si
introducono elementi di premialità e di sanzione che tocchino direttamente i docenti
universitari, i loro stipendi per intendersi, in relazione ai meriti, introducendo o
migliorando i sistemi di valutazione oggettiva per divenire professori e poi per procedere
nella progressione di carriera. Pensare solo a premi e sanzioni di struttura (Ateneo,
Facoltà, Dipartimento) significa rinviare ad altri tempi uno dei provvedimenti più
necessari, sui quali la politica deve dimostrare coraggio nello scegliere e
laccademia comprendere che non è più il tempo delle difese di unautonomia
astratta, di bizantinismi e di "distinguo", a cui ci hanno abituato inchieste
giornalistiche e dibattiti televisivi, alla ricerca del sensazionale (
i parenti),
ma non dellorigine dei problemi, che consiste nel fatto che chi simpegna e chi
non, chi vince un concorso con merito e chi no, alla fine sono trattati nella stessa
maniera, nel falso mito di unautonomia, che assume il significato di un
ingiustificato privilegio. Pensare allora solo a premi e sanzioni di struttura significa
annacquare in un contesto generale i meriti ed i demeriti individuali, che ci sono
nellUniversità come in ogni altro ambiente: è la sommatoria dei comportamenti
individuali che genera la virtuosità del sistema ed è riduttivo pensare che tutto si
possa risolvere riorganizzando linsieme. Su questi temi tornerò più avanti,
perché preferisco ora riportarmi alle inquietudini degli studenti e parlare dei problemi
che si pongono, cominciando dai nostri doveri, dai doveri ai quali non abbiamo dato
risposta, intenti a reclamare diritti, anche legittimi (i fondi per la ricerca, le
opportunità di progressione di carriera, le rappresentanze negli organi collegiali,
etc.), ma pur sempre solo diritti.
3. I doveri
Ed allora parliamo dei doveri. Ho fondato la mia campagna elettorale a Rettore su
questo tema, perché ho ritenuto che fosse necessario dimostrare al Paese di saper essere
rigorosi, specie di fronte ad una crisi economico- finanziaria internazionale come quella
che stiamo vivendo. Ho scritto nel mio programma e poi chiesto a Senato Accademico e
Consiglio di Amministrazione di fare due scelte immediate: a) alzare di almeno due volte
la numerosità minima di studenti iscritti stabilita dal Ministero per le diverse
tipologie dei Corsi di Laurea, in modo da disattivare i Corsi a bassa numerosità; b)
destinare in prevalenza le risorse disponibili di budget docente al reclutamento dei
ricercatori più che a concorsi per professore ordinario o associato. A questo si aggiunga
una mia considerazione personale, che è quella che non si sia obbligati ad approvare i
concorsi nei quali siano rimasti, come concorrenti, un numero pari a quello del numero
degli idonei [due nelle procedure valutative per professore, uno in quelle per
ricercatore]: se valutazione comparativa deve essere, che lo sia senza artificiosi ritiri
di candidati, che gettano ombra sugli stessi vincitori. La nostra Università ha risposto
positivamente a questi miei inviti al rigore, sia sulla numerosità minima, sia sul
reclutamento di ricercatori, rinunciando agli artifici di bilancio sugli attenuatori ed
anticipando quanto disposto dal decreto legge 180/2008, approvando concorsi di ricercatore
per oltre l80% [rispetto al 60% di legge], per associato per il 16% e solo per il 4%
per ordinario:
 |
Con queste credenziali ed anche in dissonanza da chi ancora
chiede finanziamenti e basta, siamo stati interlocutori autorevoli della politica, e non
vi è dubbio che questo nostro atteggiamento di rigore abbia avuto parte nellindurre
il Governo ad allentare la strettoia finanziaria, ed a disporre unerogazione di
fondi indirizzata ad alcuni obiettivi, certamente da condividere ed apprezzare, tra cui in
particolare il reclutamento prevalente di ricercatori previsto dal decreto legge 180. Ed
ancora occorre introdurre un sistema premiale secondo meritocrazia, secondo principi
inseriti dal Ministro Gelmini nelle Linee-Guida per lUniversità, approvate dal
Consiglio dei Ministri il 9 novembre, ma che è bene che divengano legge subito.
Per dirla in breve, la verifica dello straordinariato e poi quella triennale
dellattività di ricerca non devono essere semplici passaggi burocratici (sino ad
ora non accade nulla a chi neanche presenti il rendiconto), ma produrre il fermo della
progressione economica oppure avanzamenti graduati, biennali o triennali, secondo il
merito.
Dialogo "virtuoso" con la politica. Come detto, nel brevissimo tempo di
questo inizio di mio rettorato si è sviluppato un dialogo con la politica: è questa
perciò loccasione per analisi di vasta portata, tralasciando di parlare di punti
specifici del mio programma, del resto ben noti ai Colleghi della Sapienza, per
riflettere sui grandi tempi e delineare le regole di buon governo, da attuare in
co-responsabilità tra politica ed accademia.
4. Una riflessione più a lungo termine
Le ambiguità della politica. La politica ha annunciato nel 1999 che nessun docente
avrebbe potuto fare tre gradini (ricercatore, associato, ordinario) nella stessa
Università, per poi smentirsi con il DPR 190/1999, che ha introdotto i concorsi a 3
idoneità ed il concorrente locale vincitore in oltre il 90% dei casi. La politica ha
generalizzato lintroduzione dei Corsi di laurea "spezzati" [laurea breve
triennale e laurea specialistica, dette 3+2], validi per le professioni che hanno
unimportante componente di "saper fare" e che in tre anni possono portare
ad unoccupazione, ma che sono decisamente problematici per le aree umanistica,
giuridica, etc. Alla frammentazione dei Corsi di Laurea ha contribuito il nucleo di
valutazione ministeriale, che ha fissato i "requisiti minimi" per Corsi di
Laurea come "requisiti infimi", cosicché sono fiorite in giro per lItalia
lauree già nel titolo improbabili, senza professori in numero adeguato [ne bastano
9
] e in sedi che al più allestero ospiterebbero un "College" [chi
al Ministero ha messo in questi anni lasticella a 80 cm da terra, non può chiamarsi
fuori dalla proprie responsabilità, se poi chiunque si autodefinisce campione di salto in
alto].
Le fughe in avanti. Il valore legale dei titoli di studio. La procedura concorsuali. In
questo contesto le fughe in avanti [aboliamo il valore legale del titolo di studio,
sorteggiamo i commissari nei concorsi] non sono utili per affrontare in concreto e subito
i problemi. Quando sinvoca ad esempio labolizione del valore legale dei titoli
di studio signorano le regole dellUnione Europea, con la Direttiva 2005/36/EC
del 7 settembre 2005 [Recognition of professional qualifications. Ch. I. General system
for recognition; etc.]. Questa ha disciplinato i titoli legalmente conseguibili
nellEuropa a 27: farmacista, veterinario, medico, infermiere, ingegnere, architetto,
etc., con anni ed ore di studio, programmi, ben stabiliti, e ciò al fine della libera
circolazione-reciproco riconoscimento in Europa dei titoli professionali, esattamente come
è stabilito per le merci [dal vino al latte in polvere, dalla farina alle zucchine]. Non
solo valore legale, ma molto di più! Labolizione potrebbe riguardare dunque solo le
lauree che non danno luogo a professioni [quelle umanistiche, per intendersi]: poca cosa e
grave scissione nel mondo dei saperi! Laltro chiodo fisso è quello delle
commissioni concorsuali: in merito due professori hanno almeno tre opinioni, se non
quattro! Chi ha paura del sorteggio dei commissari? Così si è chiesto un
autorevole editorialista, forse dimentico del fatto che i risultati di siffatto sistema
nel concorso del 1974 furono così bizzarri da richiedere una modifica nel 1980 [votazione
tra sorteggiati per associato e sorteggio tra votati per ordinario].
Nel 1998 con la legge n. 210 [ed il successivo DPR 390/1998] sono state introdotte
due nuove norme: come accade spesso una è "tendenzialmente" buona [rendere più
oggettivi i criteri di giudizio, facendo magari ricorso ad indicatori scientimetrici
internazionali; "tendenzialmente", perché è ammessa la deroga
e si sa
quante volte si è derogato!], laltra pessima [concorsi locali con la nota terna a
vantaggio del potenziale vincitore locale]. E quando a vincere è uno modesto, il
soccombente altrettanto modesto grida allo scandalo, magari rifacendosi a luoghi comuni:
la stessa polemica su "parentopoli" non si pone lunica domanda legittima e
cioè se il "parente" [ma anche il "non parente"] sia bravo, magari
più bravo, o scadente! Il problema non è dunque "parentopoli", ma
"ignorantopoli", nellUniversità, come in ogni altro settore!. E il
sorteggio dei commissari sarebbe unidea eccellente, se i sorteggiabili fossero presi
dai migliori, cioè dal "terzile" o "quartile" di maggior qualità del
settore scientifico-disciplinare! Il punto fondamentale non è come si costituisce la
commissione (scelga la politica, come vuole), ma rendere oggettivo e meritocratico il
criterio di giudizio, definendo la qualità misurabile di un docente o di una ricerca
anche nei settori umanistici, giuridici, etc. E poi procedere a valutazioni periodiche
della produttività scientifica, legandone i risultati alla progressione economica. Ma
vediamo in concreto i punti nodali e le ipotesi di buon senso che riguardano le singole
Università, la Sapienza in primo luogo, proponendo azioni davvero praticabili e
con effetti concreti e visibili.
Carattere pubblico delle Università. Le Fondazioni. Il sistema di finanziamento. Il
dato di fondo di un investimento italiano in ricerca negli ultimi 15 anni di poco più
della metà della media europea dellUE a 15, con la componente pubblica a 2/3 e
quella privata ad 1/3, indica chiaramente la scarsa considerazione della politica
nazionale per ricerca ed innovazione ed unindustria che preferisce in larga misura
un mercato a bassa competitività internazionale: la perdita ogni anno negli ultimi 10
anni anche di un punto del PIL sulla media europea costituisce la misura di questa scarsa
attenzione per ricerca & sviluppo. Anche per questo motivo è impraticabile
lipotesi Università-Fondazione privata, essendo oltre tutto non paragonabile il
sistema accademico USA a quello europeo: in Europa la "core activity"
dellUniversità (ricerca e formazione) è essenzialmente pubblica, e così in Italia
dove è valore costituzionale di rilievo primario (come la salute, la giustizia, etc.). Le
Fondazioni universitarie possono dunque svolgere un ruolo rilevante "in aid",
cioè per reperire fondi, essere ponte con il mondo produttivo o del volontariato o dei
servizi, etc. e così sarà sempre più per la Fondazione Sapienza-Università di Roma,
che abbiamo appena costituito.
 |
Su questo scenario sinnestano le polemiche sulla
utilizzazione dei pur scarsi fondi (con il luogo comune: fondi rastrellati dai baroni): è
il problema dellimparzialità nella valutazione delle proposte di ricerca, con molti
che ancora rifiutano lidea che si debba ricorrere ad indicatori internazionali. In
un sistema internazionale dove vige il motto publish or perish [senza pubblicare
non si hanno finanziamenti, nè si ha progressione di carriera] è cruciale il metodo di
valutazione ed è cruciale che tenda il più possibile allobiettività: la critica
che viene rivolta al sistema di indicizzazione come misura della qualità delle proposte
di ricerca e dei risultati della ricerca riflette è sul rischio di compressione del
"mercato delle idee", di una sorta di "autocensura" da parte di chi
applica per un grant o invia un articolo ad una rivista, che per non vedersi
giudicato negativamente evita di porsi di traverso alle idee dominanti, del referee della
rivista o del gruppo che assegna i finanziamenti. Ed ancora il ricorso allimpact
factor cumulato può produrre "leffetto Bignami" [La Recherche,
1992], cioè il frazionamento artificioso dei risultati in più pubblicazioni [Least
publishable unit]: per questo si deve ricorrere, come avviene ad Harvard da anni, a
limitare il numero delle pubblicazioni presentabili [per richiedere un finanziamento, come
per partecipare ad una selezione di docenza]. Dato per scontato che loggettività
assoluta non esiste e che conflitti dinteresse espliciti o striscianti ci saranno
sempre [la peer review ne è lesempio accettato], si può citare per analogia
Winston Churchill per quanto disse riguardo alla democrazia: è un cattivo sistema, ma
non ne conosco uno migliore. E così, se Rossi ha 10 punti dimpact factor in
10 pubblicazioni e Bianchi 100, questi è di sicuro migliore! E sulla strada della
oggettività bisogna procedere anche nei settori nei quali ciò è meno consueto, quelli
umanistici, giuridici, e così via!
La competitività internazionale è il punto centrale nel rilancio delle
Università. Ma non si tratta del problema del cosiddetto rientro dei cervelli, che è una
visione parziale di un problema strutturale. I bravi ricercatori vanno infatti dove ci
sono migliori occasioni di ricerca [stipendi, infrastrutture, fondi] ed è allora
difficile trattenere in Italia un bravo dottorando a 800 euro al mese (la metà che in
Europa) o se i grants sono appannaggio di gruppi senior. Ed è ancor più
difficile attrarre ricercatori se non si offrono loro facilities, come alloggi-guest
houses, oltre che laboratori, biblioteche, etc. paragonabili a quelli delle
Università estere. Il segnale di tendenza del D.L. 180 è positivo, ma serve di più,
anche in questo caso alla radice del problema, ad esempio co-finanziando i progetti con
privati per ampliare la recettività residenziale studentesca.
Modificare gli indicatori di finanziamento, fondandoli su parametri di costo
"europeo" nelle diverse aree e sulla valutazione dei risultati. Se
riaffermiamo il carattere pubblico dellUniversità, non vi è però dubbio che
modalità, indicatori e valutazione dei risultati conseguenti il finanziamento pubblico
sono stati usati in modo insoddisfacente, con regole che sono evolute nel tempo secondo le
indicazioni delle strutture di valutazione ministeriale, dove è fissa da anni la presenza
di esperti dei settori tecnologici, cosicchè le regole si sono piano piano allineate alla
visione dei troppo a lungo componenti della struttura di valutazione. Ed allora bisogna
pensare europeo e non secondo gli interessi "domestici":
a) il "peso" dello studente per il finanziamento statale deve essere rapportato
per singola area [umanistica, giuridico-economica, tecnicoscientifica,
medica-farmaceutica, etc.] alla media di 4-5 università europee (da anni il Comitato
ministeriale pesa in ugual misura lo studente di giurisprudenza e quello di fisica o di
biotecnologie e per metà quello per le professioni sanitarie);
b) il finanziamento deve essere corretto in base ai risultati [il decreto
legge 180, allart. 2, lo indica con chiarezza e concretezza]; c) i risultati devono
essere valutati con indicatori numerici che misurino lefficienza del sistema
e la sua utilità, strada sulla quale si è incamminato il consorzio Alma Laurea,
valutando gli esiti del percorso formativo nelle diverse aree; si tratta di dati di grande
interesse e peraltro sino ad ora ignorati dal comitato ministeriale di valutazione [quanti
studenti si laureano a tempo debito, quanti trovano lavoro entro un anno, quanto è valido
ciò che hanno studiato per il lavoro che hanno trovato].
La struttura dei Corsi di laurea. Il 3+2. Se il 70-90% degli studenti che hanno
conseguito una laurea triennale si iscrive al successivo biennio, è sicuro che
lobiettivo che si voleva conseguire con lintroduzione della laurea breve
(immettere più rapidamente i laureati nel mercato del lavoro al termine della laurea
triennale) è stato mancato; si salvano quei Corsi di Laurea che hanno mantenuto il ciclo
unico (a 5-6 anni), in particolare quelli protetti dalla normativa europea; ed ancora le
lauree che hanno una "formazione breve" che risponde alle esigenze del mercato
occupazionale (ad es. informatica). Se poi si osserva che, con qualche eccezione, si ha
prosecuzione nel +2 anche nel 90% dei casi, è davvero difficile non ritenere che siano
stati attivati ordinamenti in alcuni casi avventati: tra CUN, tavolo tecnici, Università
e Facoltà si è pensato a volte più a dar retta alle fantasie dei professori che alle
necessità formative degli studenti.
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Larea umanistica è stata certamente la più
disastrata dalladozione di un modello che in realtà si è affermato in Europa solo
per le professioni tecniche [dove ha grande rilievo il "saper fare"]: bisogna
avere allora il coraggio di valutare gli effetti positivi o negativi della
generalizzazione del 3+2 nelle diverse aree, non accontentandosi di porre rimedio solo ad
alcune evidenti storture [le numerosità minime dei Corsi di Laurea, le tipologie assurde,
le sedi di paese], e ridiscutere lopportunità di introdurre nuovamente, in
parallelo al 3+2, Corsi di Laurea a ciclo unico di 4-5 anni.
5. E la Sapienza? Un macrosistema come la Sapienza assomma difficoltà e
storture, problemi logistici e di sovraffollamento, farraginosità del processo
decisionale e lentezza delle procedure: fondi per ledilizia inutilizzati per anni e
finalmente, almeno in parte, sbloccati durante il rettorato Guarini, un adeguamento
tecnologico lento anche per difficoltà finanziarie, lenfasi sulla ricerca che però
risente anchessa delle difficoltà finanziarie, un Policlinico con grandi
professionalità ma con attività svolte in ambienti degradati ed infrastrutture di
difficile adeguamento in un sistema multipolare, il S. Andrea senza ledificio per
ricerca, e così via.
Mi sono candidato a Rettore non per chiudere con tale carica unonorata carriera, che
già mi aveva visto ai vertici, in Europa nel board dellAgenzia Europea del Farmaco
ed alla presidenza della Federazione delle Accademie Nazionali di Medicina, in Italia alla
presidenza del Consiglio universitario nazionale e del Consiglio superiore di sanità. Ho
sentito il dovere morale di provare a dare una scossa ad una Università che ha una
ricchezza straordinaria di talenti, di personalità scientifiche di assoluto valore
internazionale, nella letteratura e storia, nellarcheologia, nella fisica, nella
biologia e nella medicina, nei settori più avanzati dellingegneria. Basti dire che
quando negli ultimi anni un qualche italiano è entrato nel novero dei candidati al premio
Nobel, questi era della Sapienza (Cabibbo e Parisi per la fisica, Macino per la
biomedicina). Ed ancora Premi Bazan sono stati assegnati negli ultimi anni ad italiani
della Sapienza. Come reagire? Cosa fare? Rigore ed entusiasmo rinnovati,
coinvolgimento di tutti [studenti, personale tecnico-amministrativo e docenti],
trasparenza ed obiettivi chiari, rivolti alleccellenza, alla meritocrazia ed
allinnovazione, senza sconti per nessuno. Chiamando alla collaborazione ed offrendo
collaborazione alle istituzioni [il Governo, gli Enti territoriali], alle realtà
produttive, alle forze sociali. E farsi quindi due domande come Rettore e come comunità
accademica:
- che cosa ci chiede la società civile?
- che cosa ci chiedono gli studenti?
La società civile ci chiede unUniversità che sia di qualità,
generalista, cioè rivolta allapprofondimento di tutti i saperi, ma non per questo
dimentica di dover essere di qualità ed utile nellattività di ricerca. Ci siamo
dati unarticolazione organizzativa in Atenei federati, assemblandovi le
Facoltà in alcuni casi con logica discutibile, perché non si è tenuto conto delle
necessità della ricerca scientifica. Ho posto il problema a Senato Accademico, Consiglio
di Amministrazione e Dipartimenti di ricondurre nello stesso Ateneo aree che erano state
spaccate: larea umanistica e quella di architettura, in particolare. Per poi
procedere ad un effettivo decentramento di funzioni agli Atenei federati, applicando anche
a loro il criterio più volte ricordato di assegnazione delle risorse tramite indicatori e
di correzione dellassegnazione in base ai risultati.
Vi è stata, durante il rettorato del Prof. Guarini, lesperienza positiva di un
pro-rettore impegnato nella valorizzazione della ricerca scientifica: brevetti,
spin-off, accesso a fondi internazionali ne sono stati leffetto più evidente [la Sapienza
è stata, ad es., lunica università dellEuropa continentale ad
aggiudicarsi uno dei dieci cospicui grants banditi dagli Emirati Arabi Uniti; le
altre sono UK o USA]. Ma se vi è una critica generale allUniversità ed agli Enti
di ricerca di non assegnare con sufficiente rigore i fondi per la ricerca, allora è
necessario attivare un sistema di valutazione di efficacia ed economicità delle scelte.
E così tra i pro-rettori ne ho voluto ora uno dedicato al coordinamento della
pianificazione finanziaria ed alla messa a punto di indicatori da utilizzare nella
verifica degli obiettivi di ricerca e didattica. Non più fondi o posti di professore o di
personale tecnico-amministrativo assegnati per bilanciamento dinteressi tra gruppi
di potere, ma solo in relazione ad una strategia complessiva ed alla verifica dei
risultati conseguiti, a cominciare dalla ricerca, ma anche riguardo
allefficienza organizzativa. E sapendo tuttavia che vi possono essere storture non
eliminabili nel meccanismo di peer review che si utilizza per selezionare ad
esempio i progetti di ricerca, si procederà anche destinando quote significative di
fondi per la ricerca ai livelli più giovani, ai ricercatori ed agli under 40.
E se è un problema serio linvecchiamento del corpo docente, le risorse
disponibili andranno alla Sapienza soprattutto per il reclutamento di
ricercatori e le Facoltà dovranno scegliere, mi auguro privilegiano appunto ricerca e
reclutamento di ricercatori rispetto a proroghe in servizio dei docenti..
E se gli automatismi di carriera sono incompatibili con la meritocrazia, per quanto ci
compete si attiverà una verifica rigorosa dello straordinariato, mentre chiediamo alla
politica - come già detto - di avere il coraggio dintrodurre norme che rendano
possibile, sin dora, cioè nella legge di conversione del D.L. 180, il blocco
della progressione economica per chi non si dia la pena nemmeno di presentare la
prescritta relazione triennale sulla ricerca e di progressione economica accelerata
per una quota (una quota, non per tutti!) comparativamente migliore in ogni Facoltà,
su criteri deliberati da un organo diverso (il Senato Accademico). Le Facoltà devono
essere chiamate ad esercitare la vera autonomia, che è quella di selezionare in
base al merito, con assunzione quindi di responsabilità nellapplicare il
criterio di valutazione.
Gli studenti chiedono una didattica di qualità ed utile e labolizione del
3+2, sullonda dellentusiasmo, ma anche di una conoscenza dei problemi non
sempre approfondita. Gli studenti: anche nel pieno della protesta non hanno mai perso di
vista lobiettivo di migliorare il sistema, di chiedere i fondi per la ricerca come
nei Paesi europei con cui ci confrontiamo, di chiedere correttezza nella valutazione dei
progetti di ricerca e nella trasparenza nei concorsi, di pensare la didattica in relazione
alle loro aspettative.. Il nostro impegno è rivolto non solo a chiudere sedi
delocalizzate in improbabili cittadine [anche chiamando la Regione a rivedere le sue
determinazioni relative ad ospedaletti di provincia sedi di formazione sanitaria e tenuti
in attività con la scusa che sono sede di formazione universitaria ] o Corsi di laurea
multipli nella stessa Classe e che abbiano un basso numero di studenti o titoli dei quali
poco si comprende. Limpegno è soprattutto quello di attivare una valutazione di
tutta lattività formativa [quanti studenti frequentano, quanti finiscono fuori
corso, quanti trovano unoccupazione una volta laureati] e di promuovere la qualità
della formazione, anche riscrivendo i piani di studio per Corsi di Laurea sperimentali a
ciclo unico nei settori nei quali il 3+2 è stato o è presentato come un fallimento.
Limpegno nostro è per una didattica di qualità ed utile per trovare
sbocchi occupazionali. Cardini di questa politica saranno le incentivazioni per stage allestero
e presso aziende ed il potenziamento del programma SOUL di job placement, che mette
in contatto laureandi e laureati con il mondo produttivo [nel programma sono entrate 1500
aziende, risultato straordinario se si pensa che una università romana che fa di questa
attività un giusto vanto ne ha in catalogo solo 100].
Non lUniversità che vorrei, ma lUniversità che vogliamo, aperta
allinnovazione, di una qualità che deve divenire più visibile ed essere percepita.
UnUniversità che possa essere per qualsiasi studente un ascensore sociale perché
fondata su valori veri, su di una ricerca di qualità e su di una didattica di qualità ed
utile. La "normalità" dellUniversità che dirigo è quella di essere
aperti al confronto ed alla critica, ma dove si fa ricerca e si studia con profitto. La
"normalità" è quella di riorganizzarsi, tagliare linutile o lo
sclerotico per liberare risorse per lutile, cioè per una ricerca competitiva e per
una didattica pensata per gli studenti, che pensi anche agli studenti lavoratori, ai fuori
sede, ai part-time. Dimmi cosa vuoi da me? E la domanda rivolta alla società
civile (lunica risposta esclusa è portare la ricerca fuori dallUniversità). Dimmi
cosa vuoi da me? È la domanda rivolta agli studenti (lunica risposta esclusa è
il 30 regalato).
LF |
Le Organizzazione Unitarie della Docenza
in soccorso della Ministra ... se lo accetta ... |
Coordinatore OOUUDD
Sergio Sergi |
UN PROGRAMMA PER L'UNIVERSITÀ
Documento per le riforme nel medio termine
Il documento è frutto della fusione del documento CNU, presentato nella
Conferenza di Bologna del 30 giugno 2008 e di un successivo documento della FLC-CGIL. Esso
è migliorabile da tutti. Scrivete.
Nota. Martedì 11 nov.,
le Organizzazioni firmatarie
del Documento sono state convocate dal Senato |
Non c'è bisogno di martiri

Beata" GELMINI ? |
|
LUCIANI, Sul
"contratto con gli italiani" di Berlusconi. Rimane di attualità riprendere il CONTRATTO CON GLI ITALIANI del precedente Governo Berlusconi, e fare
chiarezza circa l'autonomia universitaria di entrata e spesa.
Ivi già si prometteva l'autonomia e allora:
a) se si decide davvero di darla, poi non si può vincolare l'università, se non al
rispetto del vincolo di bilancio;
B) se si decide di revocarla, si guidi la università in tutto, sia pur dopo averla
sentita per i pareri (a parte che questo è quanto è avvenuto, in questi anni, vale dire
le "deviazìoni" sono state prevalente responsabilità della burocrazia
ministeriale, incapace).
Una volta definito autorevolmente il quadro di riferimento, il resto
dovrebbe venire di conseguenza, sia pur sulla base di determinati paletti statali, circa i
requisiti per lo accredimento delle università.NL
Stralcio dal "Piano di Governo
per
unintera legislatura"
" 4.2 UNIVERSITA' . Una Università di livello pari a quello delle nazioni più
avanzate è indispensabile per il progresso morale e culturale del Paese ed è
indispensabile per il suo sviluppo economico.
Non si può pensare di avere un'economia competitiva, nel mondo della globalizzazione,
senza una Università che, oltre a trasmettere il sapere, produca ricerca e ricercatori ad
altissimo livello, e che sia pienamente raccordata con il mondo delle imprese.
È necessaria una riforma organica dell'Università e della ricerca scientifica, basata
sulle seguenti linee fondamentali:
1) Abolizione della riforma Zecchino sullo stato giuridico dei docenti, che distrugge il
principio dell'autonomia universitaria, mortifica le professionalità ed i meriti,
disincentiva la ricerca, appiattisce le retribuzioni, taglia i
legami tra le Università e le imprese. (Allora, l'ispirazione a Zecchino, veniva
da Confindustria, così come adesso è per la Gelmini: vedi Il Sole 24 ORE, e
Treelle, quasi ogni giorno, associate alle sue dichiarazioni quotidiane. NdR).
2) Sponsorizzazione delle Università da parte delle Fondazioni bancarie e altre
istituzioni.
Occorre promuovere un tavolo di concertazione fra Università e Fondazioni di origine
bancaria affinché una parte delle loro risorse finanziarie sia finalizzata al
finanziamento di programmi di ricerca scientifica.
3) Attuazione di un nuovo stato giuridico delle Università con il riconoscimento di una
precisa autonomia. Allo Stato deve restare la funzione di stabilire alcuni principi
normativi di base, che garantiscano sia un sufficiente grado di uniformità su tutto il
territorio nazionale, sia il rispetto delle legittime prerogative normative ed economiche
delle quali tradizionalmente godono i docenti, e che sono il fondamento della libertà
accademica.
4) Riconoscimento di un ruolo molto più ampio di quanto non sia oggi alle singole
Università nelle decisioni sul riordino della struttura delle lauree, riducendo il
compito del MURST allo stabilimento delle linee generali."
|
|
ORGANIZZAZIONI UNITARIE DELLA DOCENZA UNIVERSITARIA*
Coordinatore generale: Sergio Sergi
*- ADU, Associazione Docenti
Universitari - Presidente: Leo Peppe.
- ANDU, Associazione Nazionale Docenti Universitari - Presidente: Nunzio Miraglia
- APU, Associazione Professionale Universitaria - Presidente: Gina Melillo
- CISAL- Università, Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori -
Università - Presidente: Bartolomeo Merola
- CISL-Università, Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori - Università -
Segretario generale: Santo Signorelli
- CNRU, Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari - Presidente: Marco
Merafina
- CNU, Comitato Nazionale Universitario - Presidente: Francesco Indiveri
- FLC Cgil, Federazione Lavoratori della Conoscenza - Confederazione gen. it. del
lavoro - Presidente: Marco Broccati
- SUN - Universitas News, Sindacato Universitario Nazionale, Presidente: Nino
Luciani
- UDU, Unione Degli studenti Universitari, Presidente: Valerio Angelini - UILPA-UR
AFAM, Unione Italiana del Lavoro Pubblica Amm.ne - Università e Ricerca - Presidente:
Alberto Civica.
- RNRP - Rete Nazionale Ricercatori Precari - Portavoce: Nora Precisa
- UGL - Unione Generale del Lavoro, Universita' e Ricerca, Presidente: Clara
Valli
"Un
Programma per l'Università italiana"
I recenti provvedimenti legislativi e quelli
annunciati, se non abrogati e bloccati, determineranno la definitiva scomparsa
dell'Università' pubblica, mutandone radicalmente la natura, la missione, le finalità e
l'assetto. Un'Università alla quale la nostra Costituzione assicura autonomia e liberta'
di ricerca e di insegnamento. Le sottoscritte Organizzazioni ed Associazioni della docenza
universitaria, dei ricercatori precari, dei dottorandi e degli studenti nel respingere
fermamente le scelte di fondo che ispirano tali provvedimenti, intendono riproporre a
tutti gli interlocutori, a cominciare dal Governo, un quadro di interventi alternativi che
affrontino le criticità evidenti del sistema, valorizzino le risorse presenti,
sollecitino la crescita della qualità della didattica e della ricerca, e consentano
all'Università italiana di svolgere quel ruolo sociale di promozione della cultura e
dell'innovazione di cui il Paese ha enorme bisogno.
I valori fondanti
Noi crediamo che qualsiasi intervento non possa
prescindere dal rigoroso rispetto di alcuni valori fondativi che rappresentano la parte
migliore della storia e dell'esperienza dell'Università italiana, valori che desideriamo
sinteticamente ricordare:
- la natura pubblica del
sistema universitario. Il ruolo dello Stato come erogatore e garante di un sistema di alta
formazione è indispensabile per assicurare le condizioni affinché l'Università resti,
ed anzi divenga sempre più, elemento centrale del sistema di welfare. E' compito del
sistema pubblico garantire parità di condizioni universali nell'accesso all'Università,
assicurare la qualità dell'offerta didattica, e per questa via ripristinare una mobilità
sociale che appare ridotta, presidiare la ricerca in tutti i campi, anche quelli che, pur
dotati di alto valore culturale e scientifico, non presentano possibilità di
valorizzazione economica immediata, garantire la libertà didattica e di ricerca
costituzionalmente sancita. Va inoltre assicurato il carattere unitario del Sistema
nazionale universitario, dotato di effettiva autonomia, all'interno del quale deve essere
garantita l'autonomia dei singoli Atenei. Il ruolo del privato rappresenta un'utile
integrazione, uno stimolo ed una risorsa, che deve avere tuttavia carattere complementare
al mantenimento di un forte, prevalente sistema pubblico di Atenei. La stessa idea di
autonomia, che è autonomia del sistema ed autonomia dei singoli Atenei, si tiene nella
misura in cui il riferimento concettuale è ad un sistema nazionale pubblico.
- il ruolo sociale del sistema universitario, ruolo che si
estrinseca in un rapporto trasparente tra la domanda sociale, il concreto funzionamento
degli Atenei e la loro capacità di dare risposte sulla base di un misurabile rapporto
costi-benefici, da rendere visibile attraverso una congrua valutazione del sistema e delle
sue singole articolazioni (Atenei, Facoltà, Dipartimenti, progetti di ricerca, percorsi
formativi).
- la natura cooperativa e partecipata
del sistema universitario. L'Università deve rappresentare il modello di una comunità di
pari, libera da gerarchie formali e sostanziali, capace di autogovernarsi perché fondata
su una salda cultura democratica della responsabilità individuale e collettiva. Una
comunità che si fonda sulla libera circolazione dei saperi e su una virtuosa competizione
di meriti scientifici. |
| Ogni provvedimento di
riforma deve misurarsi con questi valori fondanti e con la natura laica e razionale
dell'Universita'. Siamo perfettamente consapevoli della distanza che separa oggi
l'Università dalla compiuta realizzazione di un modello ideale: l'Università italiana è
in condizioni difficili, in parte prodotte dal contesto politico-istituzionale, in parte
da una distorta applicazione dell'autonomia la cui responsabilità è da imputare al ceto
accademico. E' tuttavia nostra convinzione che non vi sia riforma possibile che non muova
dall'affrontare i nodi ed i valori che dovrebbero sostenerne il modello. Nei provvedimenti
di Governo vediamo invece disegnarsi una prospettiva di liquidazione del ruolo pubblico ed
un sistema universitario sempre più impoverito sul piano finanziario e, soprattutto, sul
piano delle risorse intellettuali ed umane. Un sistema che nel giro di pochi anni compirà
fino in fondo una parabola discendente che porterà ad una condizione di paralisi e di
irrilevanza istituzionale. Per queste ragioni proponiamo un programma che muove da quelli
che a noi appaiono i veri nodi del sistema universitario. Chiediamo al Governo di fermare
gli iter legislativi in corso, di abrogare gli art. 16 e 66 della L. 133/2008, e di aprire
un confronto autentico con tutti i soggetti coinvolti ed interessati. 1)
Il sistema di finanziamento. Il settore della conoscenza deve essere considerato
una risorsa strategica del Paese. I finanziamenti devono essere pertanto adeguati a questo
compito. La valutazione dell'utilizzo di questi finanziamenti deve essere effettuata a
partire dalle ricadute sull'intero sistema Paese. Utilizzare gli Atenei per fare cassa non
è l'approccio migliore ad una discussione seria sulle necessità del finanziamento e
sulla qualità della spesa. Occorre partire da un dato incontrovertibile: qualunque
indicatore venga assunto, il sistema italiano è largamente sottofinanziato, ed in queste
condizioni ogni ragionamento credibile sulla qualità è pura poesia. Se si realizza il
taglio ulteriore di un 25% in termini reali nei prossimi quattro anni, come prevede la L.
133, si entra in una condizione di bancarotta degli Atenei, anche quelli che oggi si
considerano "virtuosi". Occorre invece partire da:
a) una previsione pluriennale di crescita del
finanziamento che avvicini il nostro Paese alla media OCSE
b) una rimodulazione delle regole della distribuzione del FFO che valorizzi
indicatori credibili di crescita della qualità dei servizi e delle prestazioni dei
singoli Atenei, e su di essi distribuisca le risorse evitando di incentivare comportamenti
perversi (la caccia all'iscritto o le promozioni facili). Un finanziamento così rivisto
esplicherebbe inoltre la sua piena funzione se, riconoscendo che le università possono
vivere solo nel binomio inscindibile di attività di didattica e di ricerca, si osservasse
che tali requisiti non vengono attualmente rispettati in tutti gli Atenei italiani, e si
procedesse quindi ad un attento monitoraggio delle loro caratteristiche in maniera tale da
porre rimedio a queste situazioni.
c) una rigorosa revisione delle regole di finanziamento dei fondi di progetto,
insieme con l'ampliamento degli investimenti a progetto, a cominciare dai PRIN (che
quest'anno calano da 160 a 98 milioni)
2) La docenza universitaria. La necessità primaria del sistema
è costituita dal riavvio di un processo di immissione di giovani che vada ad equilibrare
la "gobba" di uscite per pensionamento previste nei prossimi anni. E'
esattamente il contrario di quanto previsto dalla L.133, che viceversa blocca
sostanzialmente il turn-over. Sempre in virtù della centralità strategica
dell'università l'approccio al turn-over deve essere totalmente ribaltato: a fronte dei
pensionamenti il personale docente e tecnico-amministrativo di ruolo deve essere aumentato
in modo da rispondere in misura adeguata agli standard europei. E' necessario programmare
un'operazione di reclutamento straordinario di consistenti dimensioni, su fondi nazionali
aggiuntivi, che consenta di dare una prospettiva alle competenze presenti nell'abnorme
area del precariato; e al tempo stesso programmare la ripresa di un reclutamento ordinario
che eviti l'andamento disomogeneo per classi di età, dovuto nel passato agli
"sbottigliamenti" legati ad ondate di immissioni concentrate nel tempo.
L'investimento nel reclutamento di giovani e precari può essere gestito anche attraverso
meccanismi che consentano di utilizzare le risorse derivanti dai pensionamenti, e/o
attraverso forme di anticipo delle competenze, da restituire man mano che i costi
immediati tendano a riequilibrarsi, prendendo in considerazione preparazione e pregresse
attività di coloro che possono dimostrare interesse e impegno nella ricerca e nella
didattica. Partendo dalla costatazione che ai fini istituzionali concorrono a pieno titolo
gli attuali professori e ricercatori, occorre una revisione profonda delle carriere e del
sistema di reclutamento, allo scopo di fornire risposte reali alla crescita scientifica e
retributiva dei docenti, all'ingresso e alle prospettive dei giovani, all'enorme serbatoio
di precariato prodottosi negli ultimi anni. Va affermata la unitarietà della funzione
docente; la carriera, che deve essere unica, può essere articolata in fasce, scandita da
verifiche periodiche che diano luogo alla progressione stipendiale e ai passaggi di
fascia, che devono realizzarsi ad esito di valutazioni della qualità scientifica e
didattica del singolo docente. Va salvaguardata una quota di accessi dall'esterno,
attraverso un meccanismo concorsuale, a tutte le fasce, ed abolito lo straordinariato per
il passaggio da una fascia all'altra . Per quanto attiene al reclutamento iniziale, va
introdotta una figura post-doc (o attività di ricerca assimilabile), con contratto a
tempo determinato triennale e retribuzione assimilata al ricercatore, con funzioni
esclusive di ricerca. Quest'approccio richiede la definizione di alcune condizioni di
contesto: a) la fissazione di un rapporto esplicito e credibile tra il numero di coloro
che entrano nel percorso triennale e il numero di docenti da reclutare; b) un'applicazione
graduale, che consenta di ridurre il precariato esistente attraverso un consistente
reclutamento straordinario; c) il divieto per gli Atenei, a regime, di utilizzare
strumenti diversi dal contratto triennale (atipici, co.co.co., ecc,); d) la creazione di
un meccanismo che faciliti la mobilità dei docenti fra i diversi Atenei, per esempio
rendendo impossibile lo svolgimento della carriera (laurea
magistrale-dottorato-postdottorato-docenza) nella stessa sede e fornendo le risorse
necessarie a detta mobilità; e) la distinzione tra il budget destinato al reclutamento e
quello dedicato all'avanzamento di carriera; f) la rivisitazione della remunerazione dei
docenti per renderla più omogenea possibile a quella degli altri paesi europei.
3) Il governo dei singoli Atenei e del Sistema nazionale. E'
ormai evidente come sia necessario rivisitare l'assetto del governo degli Atenei,
caratterizzato da forti differenze legate ai singoli Statuti, ma comunque accomunato da
alcuni punti critici: il rapporto spesso clientelare che lega i Rettori al loro
elettorato, soprattutto in occasione del rinnovo del mandato; la sovrapposizione e
confusione dei ruoli tra Senato e Consiglio di Amministrazione; la composizione degli
organi di governo e la loro base elettiva. Noi riteniamo necessario che il mandato
rettorale sia unico, e che comunque il mandato non possa essere prolungato tramite
successive modifiche di statuto . Che gli Statuti regolino in modo puntuale, sulla base di
un quadro normativo nazionale, le competenze degli organi, distinguendo con nettezza
l'indirizzo, dal controllo, dalla gestione. Che si valorizzi il lavoro di gestione della
dirigenza amministrativa e dei dipendenti tecnico-amministrativi, riconducendo la docenza
alle funzioni sue proprie ed evitando di assegnare ai docenti improprie funzioni di
dirigenza. Che si prevedano forme di partecipazione effettiva degli studenti alla vita
democratica degli Atenei. È indispensabile, infine, prevedere un Organismo di
coordinamento nazionale capace di assicurare l'autonomia del Sistema Universitario ed un
suo sviluppo organico. Un Organismo non corporativo e non disciplinare, elettivo e
rappresentativo della comunità accademica nazionale, aperto ai contributi del mondo del
lavoro e delle imprese, in grado di aiutare a stabilire le priorità di sviluppo del
Sistema Universitario.
4) Il diritto allo studio. L'Università dovrebbe svolgere un
ruolo di promozione della mobilità sociale; questa funzione, oggi più di ieri, è
un'utopia che rischia di essere ulteriormente compromessa dalla legge 133. Per garantire
che questo avvenga è necessario che il sistema universitario sia effettivamente
accessibile a tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche e dal contesto sociale
di origine, rimuovendo le barriere, formali e sostanziali, che ostacolano l'accesso e la
prosecuzione degli studi. Il sistema del numero chiuso sta progressivamente estendendosi
anche all'accesso alla laurea magistrale, creando un ulteriore sbarramento intermedio;
esso esclude gli studenti sulla base di un meccanismo che ha poco a che vedere con la
valorizzazione dei più meritevoli, e trae spesso le sue origini dallo scarso investimento
economico sulle Università, che le costringe a limitare il numero delle immatricolazioni
in assenza di strutture e di personale docente adeguati. Si deve allora prevedere
l'adozione di piani pluriennali di adeguamento, affiancati da un congruo e mirato
investimento, che porti progressivamente alla rimozione delle barriere all'accesso. Allo
stesso tempo, è necessario ragionare su un'adeguata valorizzazione del merito degli
studenti, che devono essere valutati sulla base dei risultati conseguiti nel corso del
loro percorso di studio. Il definanziamento del sistema del diritto allo studio e la sua
organizzazione tarata su modelli ormai superati (la legge quadro nazionale risale al 1999
e l'ultimo DPCM che regola l'erogazione dei benefici del diritto allo studio al 2001)
fanno sì che molti degli studenti idonei in base ai previsti parametri di merito e di
reddito non possano di fatto beneficiare dei servizi per il diritto allo studio, e non
abbiano la possibilità di scegliere quale sede e quale corso di laurea frequentare. E'
necessario che gli investimenti statali siano in grado di garantire la copertura totale
delle borse di studio, integrando l'offerta con il necessario investimento in mense,
alloggi, agevolazioni sui trasporti. Le differenze di condizione economica di origine
portano di per sé a differenze nell'accessibilità all'offerta culturale, anch'essa
componente essenziale della formazione. Perché siano garantite pari opportunità per
tutti è necessario intervenire anche su quest'aspetto con agevolazioni mirate.
5) L'offerta didattica. Il giudizio sul modello 3+2, a distanza
di alcuni anni dall'avvìo, è un giudizio molto articolato e differenziato tra Atenei e
discipline. I dati quantitativi sembrano indicare notevoli avanzamenti sul fronte della
percentuale di successo negli studi, nonché sui tempi di compimento dei percorsi di
laurea. Tuttavia, vanno segnalati elementi di criticità da affrontare: a) la percentuale
elevata di chi prosegue dopo il triennio indica l'insufficiente consistenza della laurea
triennale, sia sul piano culturale sia su quello della preparazione professionale; b) si
rileva in modo diffuso la percezione di una caduta di qualità dei percorsi: va svolta una
riflessione sull'effettivo ruolo dell'Università, che sta oggi progressivamente
licealizzandosi e perdendo il ruolo di elaborazione e formazione culturale; c) non è
stato colto e valorizzato in modo adeguato il sistema dei crediti, tant'è che ci sono
ancora forti difficoltà nel loro riconoscimento, nel passaggio tra un Ateneo e l'altro, e
perfino all'interno dello stesso Ateneo. Tali aspetti vanno a riferirsi, sia
all'architettura del modello, sia all'applicazione che ne è stata fatta dagli Atenei. Né
hanno giovato i reiterati interventi legislativi, che hanno parzialmente corretto alcune
criticità, ma hanno per altro verso generato confusione e difficoltà applicative. Noi
riteniamo che sia necessario un intervento esteso di ricognizione, di ascolto e
monitoraggio sistematici: una campagna nazionale di rilevazione, da concludersi con
un'iniziativa nazionale che faccia il punto, indichi i punti di sofferenza, individui
percorsi di correzione condivisi, prima di procedere a qualsiasi ulteriore intervento di
aggiustamento. Non è più possibile procedere alla modifica dell'offerta didattica sulla
base di decreti, in cui ogni Ministro dice la sua: va dato un assetto stabile alle
Università, inquadrando l'ordinamento all'interno di una legge ordinaria.
6) La valutazione. Un efficace e credibile sistema di
valutazione è parte essenziale di un processo di revisione degli statuti normativi
dell'Università. Valutazione della qualità del prodotto universitario, del funzionamento
di ogni articolazione del sistema. Senza una valutazione che consenta di misurare meriti e
difetti in modo puntuale, l'Università non sarà in grado di ristabilire una bussola
condivisa e condivisibile sul proprio operato. Il precedente Governo aveva costituito
l'Agenzia per la valutazione del sistema universitario e di ricerca (ANVUR), provvedimento
a lungo discusso e sul quale avevamo prodotto numerose critiche, a cominciare dalla sua
effettiva terzietà e dalla quantità di compiti assegnati, per finire con una certa
farraginosità dell'impianto costitutivo. Nonostante i numerosi punti di dubbio e
contrarietà, l'ANVUR costituiva tuttavia il primo tentativo sistemico di introdurre una
valutazione continua e ricorrente. L'attuale Governo ne ha congelato la costituzione, e
non è dato sapere se intende riaprire il capitolo. Noi riteniamo necessario riprendere in
mano il progetto, verificarne e correggerne i punti di debolezza, e procedere
operativamente alla sua costituzione. Va garantita per l'Agenzia la natura di soggetto
terzo, problema che sussiste anche all'interno dello schema proposto dal Governo
precedente, per evitare strumentalità e autoreferenzialità del valutatore. I risultati
della valutazione devono essere correlati con l'erogazione delle risorse - in misura
opportunamente crescente - da parte dello Stato. Va, infine, assicurato un effettivo
coinvolgimento degli studenti nel funzionamento, attribuendo un peso reale al giudizio dei
discenti e agli attuali questionari di valutazione.
7) Il dottorato di ricerca. Occorre una riforma del dottorato
che riorganizzi i corsi in scuole di dottorato dotate di un progetto formativo, aperte
alla dimensione internazionale della ricerca e valutate periodicamente. Le scuole
potrebbero così diventare, nel territorio, agenti di dialogo fra mondo della ricerca
universitaria e privata e motori di innovazione. L'aumento delle borse di dottorato a 1040
euro rappresenta un importante passo avanti nella valorizzazione della formazione alla
ricerca. Si deve però superare la figura del dottorando senza borsa, che, oltre a
rappresentare una palese ingiustizia, non vede garantita la qualità del percorso
formativo e di ricerca. Occorre pertanto affiancare ai dottorandi a tempo pieno e
destinatari di borse di studio una figura di dottorando lavoratore, che permetta a persone
inserite nel mondo del lavoro di rafforzare il proprio profilo professionale e le proprie
capacità di ricerca. Il dottorato deve essere poi valorizzato e individuato come
strumento privilegiato di formazione alla ricerca in vista della carriera accademica, ma
anche in relazione al mondo del lavoro, della pubblica amministrazione, delle professioni.
Deve infine essere approvata, a partire dalla Carta Europea dei Ricercatori, una carta dei
dottorandi, che riconosca loro i diritti legati al loro doppio status di studenti del
terzo ciclo di formazione superiore e di giovani ricercatori.
Roma 20 ottobre 2008 |
|
On. Fabio Garagnani |
Su Relazione introduttiva
dell'On. Dr. Fabio Garagnani
CONFERENZA NAZIONALE DI BOLOGNA - 30 giugno 2008 - sul Ministro GELMINI.
RISULTATI:
|
1) Decisione di fare un
progetto unitario per il medio termine,
sulla cui base confrontarsi col Governo |
|
2) presentazione
congiunta di emendamenti ai decreti legge di questi
giorni, in sede di conversione in legge, in parlamento |
Anche |
PESANTE denuncia dei
Ricercatori verso i politici. |
|
|
NOTA. Sulla questione
retributiva, intaccata dal recente DL n. 112, è intervenuto tecnicamente e
compiutamente
il prof. A. LIBERATORE.
Per la specifica sua alta rilevanza, l' intervento è pubblicato a parte (clicca: STATO GIURIDICO ) |
Intervenuti:
|
CNSU
- Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari
Studente Davide Pianori (Senato Accademico di Bologna), per
delega del Presidente Nazionale |
|
CNU
- Comitato Nazionale Universitario
Prof. Francesco Indiveri, Presidente Nazionale |
| |
USPUR - Unione Sindacale Professori Universitari di Ruolo
Prof. Antonino Liberatore, Segretario Nazionale |
| |
CNRU
- Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari
Prof. Marco Merafina, Coordinatore Nazionale |
| |
ANDU
- Associazione Nazionale Docenti Universitari
Prof. Nunzio Miraglia, Coordinatore Nazionale |
| |
FLC
CGIL - Federazione Lavoratori della Conoscenza
Prof. Sandra Soster, Segretaria Prov.le Bologna, per delega
del Presidente Nazionale |
| |
CISL
Università - Confederazione Ital. Lavoratori Università
Prof. Santo Signorelli, Segretario Nazionale |
| |
UIL
Ricerca - Unione Italiana Lavoratori Ricerca
Dott. Alberto Civica, Presidente Nazionale |
|
DUE
RELAZIONI DI BASE
che i partecipanti si sono impegnati a migliorare e integrare per un largo consenso
|
Relazione 1
Merito e valutazione, autonomia e diritto allo studio |
|
|
Relazione 2
Ipotesi di documento, per pervenire infine ad un documento comune dei
partecipanti |
|
Per i Ricercatori:
(Intervento
scritto pervenuto)
La figura docente
del Ricercatore.
Prospettive ? |
|
|
Davide Pianori
Premessa. A mio parere non si può iniziare un discussione
sullUniversità senza partire dalla consapevolezza dellimportanza capitale di
questi aspetti e dalla coscienza che non possono essere visti separatamente. Solo un
impulso simultaneo a questi elementi può rivoluzionare il nostro sistema universitario e
proiettarlo verso quella qualità e competitività di cui tanto si parla ma per la quale
poco si intraprende.
1.- Il primo passo sulla strada del merito e della valutazione è
senza dubbio riesaminare i criteri di riparto del FFO- Fondo di
Finanziamento Ordinario dello Stato, perchè fino a quando il criterio "storico"
continuerà a pesare per il 95,15% non si instaurerà mai un sistema di genuina
concorrenza tra gli atenei. Non credo che sia un sistema irrealizzabile quello nel quale
un Rettore debba meritarsi i fondi pubblici sulla base dei servizi che offre agli
studenti, della qualità dellofferta formativa, della capacità di creare reti
nazionali e internazionali di ricerca, della fama dei Professori che siedono alle sue
cattedre. Non dico che il criterio "storico" vada eliminato, ma almeno
rivalutato e ridimensionato. E necessario, infatti, pensare un sistema per cui
lFFO sia lo strumento con il quale incentivare il merito e leccellenza e non
il fondo con il quale pareggiare i bilanci. Se vogliamo ottenere questo bisogna creare un
sistema di valutazione nazionale che indichi i nuovi criteri di riparto e in questi non si
può non tenere conto della opinione degli studenti. Troppo spesso il giudizio degli
studenti passa in secondo piano, prevaricato da indicatori che hanno lunico effetto
di giustificare (scusate il termini) "la politica dei tagli" di alcuni rettori.
Non è difficile vedere, infatti, da una parte tagli ai servizi agli studenti e ai fondi
per la qualità della didattica e dallaltra investimenti in progetti bizzarri.
Quindi solo un uso massivo del merito supportato da un attento sistema di valutazione può
generare processi di miglioramento.
2.- Altro aspetto fondamentale sul quale interrogarsi è il sistema
del DSU-Diritto alo Studio Universitario che troppo spesso appare come l
aspetto marginale di un welfare vecchio e che ancora non ha iniziato un confronto reale
con la riforma e con le nuove condizioni degli studenti.
A questo proposito vorrei citare un passo della "Relazione sullo stato delle
Università Italiane 2006" (Guido Trombetti, Presidente della Conferenza dei Rettori
delle Università Italiane - Roma, 09 Novembre 2006 -)
"La questione dei servizi per gli studenti è essenziale. Negli ultimi ventanni
si è consumata una rivoluzione copernicana. La crescita professionale e culturale dello
studente non passa più quasi esclusivamente attraverso linsegnamento in aula. Essa
è il risultato di un complesso processo di apprendimento al quale contribuisce un vasto
insieme di servizi di informazione, di assistenza e di socializzazione. Le Università
vengono giudicate dagli studenti non solo a partire dalla qualità dei docenti, ma anche
dallaffollamento delle aule, delle biblioteche, dei laboratori. [
]
Dallofferta di residenze."
3.- In questa ottica di miglioramento dei servizi agli studenti e del diritto
allo studio ha sicuramente un ruolo centrale la tanto auspicata "autonomia"
degli Atenei", Autonomia intesa come capacità delle Università di regolare
da sé i propri ordinamenti e la gestione delle proprie risorse, dando così via libera ad
un regime di "concorrenza" tra gli Atenei stessi. Una concorrenza che sia
virtuosa, nel senso di "correre insieme per competere".
Ciò permetterebbe ai singoli Atenei di differenziare realmente la propria offerta,
sicuramente in termini di qualità dei corsi, ma anche di qualità, quantità e
specificità dei servizi agli studenti, promuovendo forme mirate e più spesso integrate
di diritto allo studio.
A questo punto troverebbe il suo reale ruolo il sistema efficace di valutazione, di cui ho
accennato prima. La valutazione dellintero sistema, che rispecchi fedelmente il
livello effettivo di qualità efficacia ed efficienza dei servizi agli studenti
responsabilizzando così in toto gli Atenei che per concorrere si vedono in questo modo
costretti a competere.
4.- Una gestione sempre più autonoma del DSU-Diritto allo Studio
Universitario potrebbe essere il primo passo verso una politica di maggiore
coinvolgimento delle Associazioni Studentesche, di cui gli Atenei non riconoscono ancora
il contributo decisivo per la vita della comunità universitaria.
L esternalizzazione dei servizi di supporto agli studenti (quali per esempio i
servizi bibliotecari, la gestione dei rapporti Università-Mondo del Lavoro, servizi di
ricerca alloggi presso privati
) potrebbe essere così affidata, tramite un
meccanismo di aggiudicamento "in house", alle associazioni studentesche
riconosciute, che metterebbero al servizio del proprio ateneo la conoscenza approfondita e
capillare della realtà universitaria, con risultati sicuramente di qualità e a costi
ridotti (per non dire quasi nulli se rapportati a quelli usuali).
Riconoscere lapporto degli studenti vuol dire quindi investire in spazi e fondi, per
esempio, che agevolino e supportino le attività associazionistiche, fornendo chiaramente
un rigoroso riscontro in termini di valutazione. Noi studenti siamo pronti a prenderci
carico di maggiori responsabilità nellinteresse collettivo, e a rendere conto delle
attività in cui ci impegniamo.
Concludendo, vorrei ribadire che solo una visione totale e unitaria
di questi aspetti del sistema universitario potrà essere alla base del tentativo di
riforma che noi tutti auspichiamo e per il quale metteremo in campo ogni nostra forza e
capacità. DP |
Francesco
Indiveri
1.- Sistema universitario in Italia
2.- Livelli formativi
3.- Sistema di Governo
4.- Sistema di accesso alla carriera universitaria
5.- Sistema di reclutamento di giovani ricercatori
6.- Sistema Ricerca
7.- Proposta politica e conclusioni
Introduzione
Chi ha percorso la strada universitaria attraverso le tappe, di "assistente
volontario", "assistente ordinario", "professore associato" fino
a "professore ordinario" e intravede il tornante dellemeritato può dire
di aver affrontato un cammino tanto arduo, quanto pieno di soddisfazioni personali e
professionali che lo induce a pensare che se potesse tornare allinizio
ripercorrerebbe lo stesso percorso. Questa constatazione serve per asserire, credo, la
nostra profonda e comune convinzione che lUniversità abbia un ruolo fondamentale
nella vita della società civile e che valga la pena di spendersi per affermare questo
ruolo.
Tuttavia quando si prova a collocare questa convinzione nella realtà del vivere
quotidiano non si riesce a superare la sensazione di essere fuori posto in un contesto in
cui il lavoro che svolgiamo, e per cui ci spendiamo, non è compreso e valutato come
unattività utile al resto della società.
Questa sensazione ha assunto per me i connotati descritti quando, trasferitomi per qualche
anno negli USA, ho potuto constatare come in un altro contesto sociale il mestiere del
ricercatore e di docente universitario venga considerato alla stregua di quello di ogni
altro professionista impegnato a far crescere il benessere della società in cui opera.
Questo incipit autobiografico ha lo scopo di individuare uno degli obbiettivi generali che
si dovrebbe cercare di perseguire: aprire un canale di comunicazione con la società
civile per dissolvere laura di mistero e di incertezza che avvolge il nostro lavoro
rendendolo poco comprensibile a coloro che lo osservano dallesterno.
Gli strumenti per realizzare questo obbiettivo vanno ricercati:
a) nellapertura di una via di comunicazione con gli organi di stampa;
b) nella elaborazione di progetti e ipotesi di sviluppo della Istituzione Università che
non si fermino alla difesa degli interessi di categoria dei docenti, ma guardino
allinteresse generale e che, comunque, privilegino il merito;
c) nella capacità di inquadrare i progetti nellottica dellinteresse generale
della società civile e di prospettarne la validità generale oltre che allinterno
dei campus universitari;
Dobbiamo, tutti noi, assolvere questo compito.
Le Caratteristiche dellUniversità in cui viviamo possono essere così delineate:
1- Un sistema articolato in 95 atenei di cui 11 telematici - che comprendono
Istituzioni antiche e ammantate di prestigio, storico e culturale, e strutture
universitarie nate ieri a volte sulla spinta di esigenze più localistiche e demagogiche
che sulla base della reale necessità e della consistente possibilità di realizzare un
nuovo centro per lo sviluppo del sapere. Questa realtà si inserisce in un contesto
socio-economico in cui le risorse necessarie al finanziamento del sistema universitario
continuano ad essere insufficienti e non adeguate alle esigenze crescenti di un apparato
di ricerca che si deve confrontare nel mondo con il progresso delle conoscenze.
Daltro canto ogni Ateneo si rappresenta come un organismo totipotente con la
vocazione e la capacità di affrontare tutti gli aspetti dello scibile e programma le sue
attività al di fuori di qualsiasi programma nazionale. La prima conseguenza di questo
stato di cose è che le risorse disponibili vengono disperse in una miriade di rivoli e
che la competizione per acquisirle si trasforma in una corsa ad ostacoli senza regole in
cui i gruppi di volta in volta più forti, per aderenze politiche o per propria
strutturazione interna, riescono a prosciugare i rivoli dei gruppi meno forti; la seconda
conseguenza è che si genera automaticamente una graduatoria degli atenei che vede ai due
estremi:
a) quelli in cui la ricerca eccelle e quelli in cui fare ricerca è unimpresa quasi
impossibile,
b) quelli che hanno una gestione economica "virtuosa" nel senso che dispongono
di risorse sufficienti a promuovere la crescita del personale e lo sviluppo delle
attività istituzionali e quelli "non virtuosi", perché dispongono di risorse
appena sufficienti a mantenere lo status quo.
Rispetto invece a quanto accaduto di recente, che alcuni Atenei si sono autodefiniti
"virtuosi" e propongono di creare una distinzione netta fra se stessi e gli
altri identificando diverse "categorie" fra le istituzioni universitarie, si
ritiene opportuna la seguente soluzione:
a) Rifiuto di qualsiasi stratificazione degli Atenei sulla base di fattori irrazionali e
non programmati, una |
Marco
Merafina
1. Premessa.
Se è vero quanto il Ministro Gelmini ha detto in
occasione del recente convegno di Roma organizzato dal Consiglio Universitario Nazionale,
e cioè che
a) il sistema universitario deve poter ripartire attraverso un
rifinanziamento degli Atenei, collegato con progetti di rinnovamento dei metodi di spesa,
b) che è ormai improcrastinabile una revisione delle retribuzioni dei
Ricercatori, ritenute da tutti eccessivamente basse; che è necessario dare nuovo impulso
al reclutamento attraverso la proroga, fino a novembre, delle norme vigenti per fare i
concorsi per poi ripartire con nuove regole quali l'idoneità nazionale e la chiamata
libera locale, anche per l'atteso grande turnover,
è anche vero che il Decreto Legge
del giorno successivo (18 giugno) contraddice fortemente tali auspici, dando il colpo di
grazia definitivo a quel sistema universitario che si voleva risanare, colpendo proprio i
più giovani e dando della carriera universitaria un.idea così poco lusinghiera da
disincentivare chiunque ad intraprenderla, accentuando quella fuga di cervelli che da più
parti si diceva di voler arrestare.
Credo che il conflitto tra il mondo politico,
senza distinzioni di schieramento, e il mondo universitario sia un fatto ormai insanabile.
Il divario ormai è ampiamente irrecuperabile e, a differenza degli auspici del Ministro,
la collaborazione tra Università e politica è smentita in contemporanea dai fatti.
Personalmente non nutro alcuna fiducia specialmente in coloro, tra i politici, che
parlano e, purtroppo, si occupano di Università senza sapere che poco o nulla in
proposito, come dimostrato dai vari governi che si sono ultimamente succeduti. Non
cè dialogo, forse non cè mai stato veramente, e credo mai ci sarà. Ma non
per colpa del sistema universitario, sia chiaro, perché se è vero che molti nostri
colleghi non hanno certo contribuito alla miglior causa dellUniversità con sprechi,
scandali, imbrogli, mancanza di vera professionalità, è anche vero che la politica non
ha mai voluto dialogare con la parte sana dei docenti universitari, e sono la maggioranza
di noi, facendo sempre di ogni provvedimento una sorta di azione punitiva al solo scopo di
fare cassa o di colpire indiscriminatamente tutti. Sì, anche coloro che lavorano fino a
12 ore al giorno, senza straordinari, e con meno di 2.000 euro al mese. Perché in
Parlamento non cè mai stata cultura della Cultura e mai cè stata
consapevolezza del ruolo strategico dell.Università nello sviluppo del Paese.
LUniversità e la Ricerca sono purtroppo diventati la Cassa Mutua dello Stato, e gli
esempi di camionisti, tassisti e Alitalia sono lì a dimostrarlo.
Non voglio entrare troppo nel merito del
provvedimento, ma la trasformazione degli scatti da biennali a triennali
si configura come il vero e proprio salto di qualità nellattacco a chi
lavora nelle università e costituisce un attacco alle retribuzioni senza precedenti,
riducendo il già misero potere dacquisto di molti colleghi, soprattutto i più
giovani in ruolo, in una fase congiunturale molto complicata, colpendo tante
famiglie già vessate in questo periodo da aumenti dei prezzi e dei mutui, fino a portare
una parte di esse alla soglia di povertà: fin da ora o nei prossimi anni a venire. Basti
pensare che da un rapido calcolo risulta che i ricercatori più giovani arriveranno a
perdere fino a 100 mila euro da inizio carriera alla pensione, senza contare le perdite
sui contributi previdenziali, che tutti i docenti saranno penalizzati a ogni vincita di
concorso (se ce ne saranno a sufficienza nei prossimi anni), dovendo attendere il 33% del
tempo in più con un assegno ad personam prima di riprendere lo sviluppo retributivo nella
fascia superiore appena raggiunta, e non raggiungeranno mai la 14a classe, dovendo infatti
attendere, per raggiungerla, ben 42 anni e cioè più della loro vita lavorativa,
soprattutto i ricercatori più giovani, visto che il provvedimento di pensione forzata
salva professori e magistrati ma non i ricercatori universitari, dovessero questi arrivare
alla pensione nello stesso ruolo di partenza.
Proprio da queste considerazioni, si
deduce chiaramente che si è voluto cambiare surrettiziamente lo stato giuridico
della docenza universitaria, di cui la curva retributiva e la suddivisione in
classi stipendiali costituisce lossatura dal punto di vista economico, senza però
dare una risposta concreta a tutti i problemi connessi con lo stato giuridico stesso,
fonte di dibattiti interminabili da più legislature, senza che si fosse mai venuti a capo
di nulla tra ruolo unico, terza fascia, distinzione tra reclutamento e avanzamenti di
carriera, e che allo stato attuale penalizza fortemente i ricercatori. Non cè
risposta perché non cè un vero progetto, ovvero lunico progetto è lo
smantellamento di un sistema già in crisi. E alla semplice domanda . Ma un bravo docente
universitario, come deve fare a guadagnare uno stipendio decente in un sistema in cui si
ricomincia la carriera da capo per tre |
(continua INDIVERI) simile
soluzione sarebbe ingannevole per il cittadino a cui si offrirebbe sotto la stessa
etichetta un prodotto diverso da sede a sede; per la società alla quale si fornirebbero
operatori professionali che, pur muniti dello stesso titolo di studio, hanno avuto un
training diverso ed hanno una professionalità non comparabile.
b) Richiesta di bloccare la istituzione di nuove sedi universitarie in assenza di risorse
aggiuntive rispetto a quelle necessarie per la sopravvivenza di quelle esistenti e, nel
caso, di chiudere gli Atenei che non riescano ad adeguarsi ai requisiti minimi di una
Istituzione Universitaria.
c) Richiesta di procedere ad una valutazione del potenziale didattico-scientifico delle
Università esistenti e, conseguentemente, di elaborare un programma nazionale che
identifichi i punti di rilievo di ogni sede, operazione che permetterebbe di organizzare
reti nazionali di ricerca per i vari settori, e conferirebbe ad ogni sede le prerogative
didattiche confacenti alla propria caratterizzazione.
Una soluzione del tipo di quella delineata permetterebbe un uso razionale delle risorse
oltre che la creazione di una rete formativa nazionale capace di fornire prodotti
didattici, diversificati per contenuto e per livello, in cui i giovani potrebbero muoversi
alla ricerca delle risorse formative più idonee alla propria vocazione senza dover
necessariamente rimanere ancorati alla sede universitaria allocata allangolo della
casa natale.
Lo sviluppo di un programma di valutazione e razionalizzazione del sistema universitario
potrebbe anche comportare la necessità di riclassificare qualche ente
"universitario", caratterizzato da scarsa valenza scientifica, come "scuola
superiore di formazione" che, pur capace di conferire ai discenti una qualificazione
professionale altamente qualificata, è privo del requisito fondamentale
dellistituzione universitaria che è la capacità di produrre e trasferire il
sapere; seguendo questa ipotesi si otterrebbe il duplice vantaggio di ridurre il numero
degli Atenei e di fornire alla società uno strumento per la formazione di professionisti
che aspirando ad una collocazione rapida nel contesto produttivo possono seguire un
percorso più diretto rispetto a quello universitario propriamente detto.
LUniversità deve avere un ruolo nel processo di innovazione e di crescita del paese
non occasionale, ma continuo e fornito di risorse. Esso va regolamentato, salvaguardando
lautonomia dellUniversità ed istituendo un sistema di valutazione della
qualità, anche incentivante, delle strutture, dei docenti, dei ricercatori e di tutto il
personale coinvolto. I risultati di una tale funzione dellUniversità si
devono tradurre in maggiori risorse, in acquisizione da parte degli studenti di migliori e
adeguate professionalità attraverso stage presso aziende e PMI di settore. E
necessario quindi aprire, ancora una volta, una profonda riflessione sugli aspetti
classici (didattica, ricerca ed orientamento) del sistema universitario, visti in una
ottica più allargata e integrata con il sistema paese. Oggi infatti è ricorrente parlare
di:
dimensione europea della ricerca e della formazione universitaria;
internazionalizzazione, efficienza ed efficacia del sistema universitario;
dimensione nazionale in un contesto competitivo;
dimensione locale con rafforzamento dei collegamenti con il territorio e con le
Istituzioni Locali.
2- Un sistema in cui i livelli della formazione superiore, pur delineati con
chiarezza sul piano formale (laurea triennale, laurea magistrale, dottorato di ricerca),
rimangono alquanto distanti dalla realtà e dalle reali esigenze della società. Infatti
se si osserva il panorama dei diplomi triennali si può agevolmente osservare che, in un
discreto numero di casi, essi sono stati generati più dallesigenza
dellAccademia di allargare i propri spazi aumentando il numero degli iscritti, il
potere accademico, lesigenza di personale docente, le posizioni di dirigenza etc.,
che dalla reale necessità di fornire alla società operatori qualificati nei settori in
cui incidono i corsi triennali. Questo stato di cose contribuisce a creare disagio sociale
dal momento che mette sul mercato laureati che faticano o non riescono a trovare uno
sbocco occupazionale corrispondente alle aspettative generate dalla frequenza del
rispettivo corso di studi e contribuisce a generare disagio allinterno della stessa
Accademia dal momento che il corpo docente, non preparato ad affrontare un sistema
didattico più rivolto alla professionalizzazione che alla formazione culturale, spesso
continua a sviluppare una didattica simile a quella cui era tradizionalmente abituato, ma
compattata e ridotta ai minimi termini e quindi poco soddisfacente sia per il didatta che
per il discente.
Per i percorsi triennali la soluzione potrebbe derivare sia da una profonda revisione e
standardizzazione dei corsi attivati, riducendone il numero e cercando di farne combaciare
la tipologia con le esigenze reali della società, sia dalla riorganizzazione degli Atenei
secondo quanto si è detto sopra. La riduzione del numero dei CCL tuttavia non può essere
camuffata, come accaduto in alcune sedi universitarie, in cui il CCL triennale, sotto le
pressioni dei gruppi forti delle facoltà, è stata articolato in indirizzi. Fatto che
certamente ha creato disorientamento tra gli studenti, ma ha soddisfatto i desiderata di
colleghi.
Si è quindi della convinzione che si sarebbero potute sfruttare meglio alcune
opportunità di revisione della didattica offerte dalle ultime leggi di riforma. Senza
trascurare in generale larchitettura della didattica, per dare sostanza ai
contenuti, aspetto quasi completamento trascurato nel percorso di attuazione delle ultime
riforme sarebbe stato utili dare sostanza a quanto sempre sostenuto dal corpo docente, è
cioè il collegamento e lintegrazione tra ricerca e didattica. Quale migliore
occasione, proprio nellistituzione dei percorsi formativi delle lauree magistrali,
invece di seguire la cieca competizione tra le sedi, che ha portato allattivazione
di percorsi simili per paura di perdere "clienti", applicare la strategia
tendente alla valorizzazione di quei percorsi che veramente sono supportati da
riconosciuta attività di ricerca. Una simile strategia avrebbe comportato anche
lattivazione di percorsi formativi deccellenza e di valorizzazione
della ricerca. A medio termine ciò avrebbe anche determinato un incremento del numero
degli studenti e una migliore qualificazione delle facoltà proprio in sede di valutazione
con un ritorno positivo di crescita del sistema e di maggiori risorse assegnate.
Rivolgendo lo sguardo al panorama dei dottorati di ricerca si ha la stessa sensazione di
scollamento fra le proposte del sistema universitario e le esigenze della realtà sociale.
Lintroduzione delle "scuole di dottorato" è certamente interessante sul
piano concettuale, ma la loro realizzazione, rimasta solo nominale indica che non si è
avuto la forza di incidere realmente sul problema, sarebbe quindi opportuno che: a) il CUN
procedesse allaccreditamento delle scuole; b) che si abolissero i posti di dottorato
privi di borsa; c) che si cercasse di promuovere e facilitare la mo- mobilità
interuniversitaria interna ed internazionale.
In alcuni settori è indispensabile raccordare il percorso del dottorato di ricerca con
quello professionalizzante, pena la scomparsa di ricercatori derivanti dai rispettivi
corsi di laurea. Ci si riferisce in particolare alla medicina clinica dove è praticamente
impossibile conciliare la completa formazione professionale che, dopo il conseguimento
della laurea specialistica, prevede lacquisizione di un diploma di specialità
(cinque anni), con la frequenza dei corsi ed il conseguimento del diploma dottorale,
infatti a trenta anni il giovane medico ha la necessità di inserirsi in un contesto
professionale e non può affrontare un altro percorso formativo. La soluzione di questo
problema potrebbe venire da provvedimenti che prevedano programmi formativi in cui il
percorso di specializzazione e quello dottorale siano embricati.
Anche gli aspetti formativi, per centrare meglio gli obiettivi di razionalizzazione e per
migliorare lofferta in termini di contenuti, dovrebbero superare i confini delle
facoltà ed essere inseriti in contesti innovativi interfacoltà, e in alcuni casi anche
interuniversitari, soprattutto questultimo a livello regionale. Questo richiede un
attento lavoro di monitoraggio sul funzionamento e sulla qualità della didattica, da
parte dei nuclei di valutazione, e un impegno da parte delle facoltà e del servizio di
innovazione della didattica degli Atenei nel proporre progetti e nel chiedere il
superamento di paletti imposti dalle attuali norme a livello nazionale. La didattica, più
di altro, ha bisogno di crescere e il suo valore non si misura con il numero di CCL
attivati, ma con un lavoro serio sia nella identificazione dei percorsi che nella loro
articolazione, lasciando fuori gli interessi di gruppi forti presenti allinterno
delle facoltà. Per fare questo è anche necessario disporre di modelli didattici più
flessibili e comunque adeguatamente monitorati e valutati.
3- Un sistema governato con un modello arcaico e inadatto alle esigenze e alla
dinamica della società attuale.
I principali inconvenienti che sono stati lamentati nel funzionamento dellattuale
sistema di governo delle università si possono così riassumere:
a) esiste un forte condizionamento alla capacità decisionale del Rettore legata anche ad
una sua possibile rielezione. Di fatto, durante il primo mandato un Rettore è attento a
non urtare la suscettibilità del proprio elettorato e a non compromettere gli equilibri
esistenti, al fine di garantirsi la rielezione, e tende a non assumere posizioni forti, o
a rinviare i problemi. Un vincolo di non rieleggibilità consentirebbe al Rettore di
svolgere, con maggiore autorevolezza e autonomia, la propria funzione per tutto
larco del mandato;
b) vi è una parziale sovrapposizione di competenze tra Senato Accademico e Consiglio di
Amministrazione che aggrava inutilmente i percorsi decisionali e può dar corso ad attriti
tra i due organi, o a fastidiosi rimpalli di decisioni. Nel migliore dei casi si ha una
pesante duplicazione delle discussioni. E opinione di molti che sia impossibile
separare nettamente le competenze dei due organi in quanto la strategia della
programmazione è intrinsecamente legata alla disponibilità di risorse e alle conseguenti
scelte di priorità. Di conseguenza si ritiene che sia utile tendere ad una fusione dei
due organismi;
c) la partecipazione a diversi consessi accademici (spesso solo pletorici) genera un
diffuso scontento tra i docenti che si trovano a discutere più volte le stesse cose in
ambiti diversi. La inscindibilità delle funzioni didattiche e di ricerca (e per i medici
dellassistenza) che connota il professore universitario stride con
limpostazione attuale delle Facoltà. Si propone un progressivo assorbimento delle
loro funzioni da parte dei Dipartimenti e dei Corsi di Laurea, rafforzandone i rispettivi
percorsi decisionali;
d) le Università e i docenti sono autoreferenziali nel senso che non sono stabiliti
percorsi istituzionali in cui figure esterne allAteneo concorrono alla definizione
delle strategie generali e alla loro attuazione. Spesso la presenza di tali componenti non
è stata neppure prevista negli organi che valutano la qualità delle attività
universitarie. A tale proposito si ritiene che il governo degli atenei deve essere
espressione della comunità universitaria, mentre si deve introdurre nella legislazione
universitaria il principio per cui sono, in maggioranza, dei componenti esterni quelli ai
quali è demandata la valutazione - a posteriori - delle funzionalità, delle scelte e
dellefficienza delle strutture.
In particolare a livello dAteneo, non si deve commettere lo stesso errore fatto a
livello nazionale nel regolamentare tutto; bisogna partire da considerazioni che siamo di
fronte ad un sistema universitario complesso con diversità di esigenze culturali e
strutturali, che generano una molteplicità di comportamenti, che non possono essere
ricondotti ad una unica tipologia di regolamento. Meglio quindi configurare una autonomia
alle differenti strutture universitarie con assegnazione del budget annuale sulla base di
una seria valutazione.
Alla luce delle considerazioni fatte e con la consapevolezza che gli Organi dAteneo
(Senato, CdA, Rettore) devono governare e non gestire larticolato sistema
universitario, si propone:
a) che il Rettore venga eletto con un unico mandato di 6 anni senza rieleggibilità;
b) che venga istituito un consiglio di Ateneo formato da rappresentanti eletti del corpo
docente, suddiviso in grandi aree scientifiche (senza distinzione tra le diverse figure di
ruolo) e rappresentanti degli studenti e del personale tecnico-amministrativo;
c) che venga istituito un organismo di valutazione composto in maggioranza da membri
esterni allAteneo, alcuni dei quali non universitari (i cosiddetti "portatori
di interesse").
d) la graduale sostituzione delle Facoltà attribuendo le competenze ai Dipartimenti e ai
Corsi di Laurea con i docenti incardinati nei Dipartimenti.
e) di monitorare lo stato degli attuali dipartimenti e proporre una nuova organizzazione
in sintonia con la nuova visione del sistema universitario
f) i Dipartimenti e i Corsi di laurea della Facoltà di Medicina concorrono ad eleggere un
coordinatore unico per la gestione dei rapporti con il sistema sanitario.
g) lassegnazione annuale del budget alle strutture universitarie sulla base di una
seria e concreta valutazione.
4- Un sistema in cui la selezione del personale è regolata da normative
farraginose che si prestano agi accordi fra potentati e/o si prestano a far prevalere gli
interessi locali su quelli generali. A partire del 1980 (legge 382) si sono susseguiti
vari tentativi intesi a realizzare un sistema concorsuale snello e obbiettivo, i
risultati, sotto gli occhi di tutti, indicano che non solo lobbiettivo non è stato
raggiunto, ma che lentamente il sistema è precipitato in uno stato di localismo
esasperato per cui le varie selezioni portano, attraverso limpegno di notevoli
risorse, alla sanzione dei desiderata dei gruppi locali, impedendo qualsiasi processo di
osmosi e di circolazione dei docenti fra i vari atenei e tenendo in scarsa considerazione
la necessità di selezionare i soggetti più qualificati scientificamente e più adatti a
promuovere la crescita del sistema universitario.
La proposta è che laccesso alla docenza Universitaria si realizzi attraverso una
unica selezione nazionale aperta che permetta di identificare le personalità scientifiche
più mature e metta a disposizione dei singoli Atenei una gamma di ricercatori-docenti in
cui identificare quello più adatto alle esigenze specifiche dellAteneo. La chiamata
da parte dellAteneo avverrà nel rispetto della programmazione delle esigenze
didattiche e di ricerca approvata nel piano triennale delle Facoltà o dei Dipartimenti,
su proposta dei docenti appartenenti ai rispettivi SSD. La possibilità di concorrere alla
selezione dovrebbe essere limitata nel tempo (non più di due selezioni?) e altrettanto la
permanenza dei selezionati nel ventaglio delle possibili scelte. Il professore inserito
nel corpo accademico dovrebbe essere considerato tale a tutti gli effetti e non dovrebbe
essere costretto a correre su una pista ad ostacoli costituiti da "concorsi" per
il passaggio da una fascia a quella superiore con i relativi periodi di straordinariato.
Il trattamento economico dovrebbe seguire la maturazione scientifica e didattica e il suo
progresso dovrebbe essere strettamente legato al risultato di valutazioni periodiche alle
quali il singolo dovrebbe poter scegliere di sottoporsi volontariamente. Questa soluzione
permetterebbe allUniversità di conservare la capacità di dare ai docenti la
possibilità di esprimere al meglio la propria capacità di accumulazione e trasmissione
del sapere e di operare quale fonte primaria della ricerca e sede naturale dell'alta
formazione, promuovendo nella Società lo sviluppo e la diffusione della cultura. Inoltre
la posizione dei professori universitari, intimamente legata ai compiti istituzionali che
tutti e ciascuno sono chiamati ad assumere e svolgere in maniera coerente dovrebbe
permettere che le correlative retribuzioni, sottratte alle forme di conflittualità e
partecipazione caratteristiche della contrattazione collettiva, tengano conto degli
specifici compiti aggiuntivi di volta in volta attribuiti così da configurare un sistema
in cui, su uno zoccolo basilare, si inserisce un sistema remunerativo variabile in
funzione dei compiti di ciascuno in termini di ricerca, didattica o gestione accademica.
Nellaffrontare il tema della selezione dei nuovi docenti si deve por mente, oltre
che ai meccanismi di selezione cui si è fatto cenno, alla necessità che i selezionatori
abbiano gli strumenti culturali idonei allo scopo, in questo senso si propone che la
selezione dei componenti delle commissioni giudicanti tenga conto della attuale loro
qualificazione scientifica (merito) e propone che debbano essere esclusi da questo compito
quei docenti che non sono in grado di documentare attività scientifica o non si siano
sottoposti a valutazione negli ultimi sei anni.
5- Un sistema che non favorisce la crescita dei giovani ricercatori. La
realizzazione di un sistema di selezione unico non potrà essere attuata se non si
assumono provvedimenti idonei a permettere la maturazione scientifica dei giovani che
volessero avviarsi alla ricerca e alla docenza universitaria. Allo stato delle cose il
sistema si basa sul dottorato di ricerca (di cui si è già detto) che sfocia nella palude
del precariato in cui galleggiano barchette improbabili dai nomi più variopinti (assegni
di ricerca, contratti a tempo determinato di ricerca e/o insegnamento, borse di studio per
master etc).che, in balia dei venti che spirano dalle "cattedre", ospitano
giovani in attesa di un qualche miracoloso evento concorsuale per approdare
sullisola dei ricercatori. Questa palude richiede unopera di risanamento
radicale che la trasformi in un territorio stabile, accogliente e fertile su cui i
neo-dottori di ricerca possano costruire il proprio futuro e dimostrare le proprie
capacità, a tale scopo si propone che vengano reperite le risorse per attivare la figura
del ricercatore a tempo finanziati con contratti di ricerca dotati di finanziamenti
sufficienti a fornire uno stipendio adeguato e a sviluppare il progetto da realizzare autonomamente
nellambito di un ateneo attrezzato allo scopo e dei rispettivi gruppi di studio. Il
contratto in questione dovrebbe essere attribuito a soggetti giovani (massimo 32 anni) e
avere una durata compresa fra i tre ed i cinque anni, al terzo anno si dovrebbe procedere
ad una valutazione delle capacità del soggetto per definire lidoneità alla
immissione nei ranghi della docenza o lopportunità che egli passi ad altre
attività produttive; nei due anni successivi gli idonei potranno concorrere a posti di
"docente" banditi dai singoli atenei sulla base delle specifiche esigenze
programmatorie. Nellaffrontare un simile problema non si può non tener conto
dellesistente e non chiedere che si metta in atto un piano straordinario che
pervenga alla valutazione, e alla eventuale idoneazione, di quanti finora hanno
galleggiato nella palude per offrire loro la possibilità concreta di avvicinarsi ad una
soluzione dei propri problemi.
Infine nel delineare una soluzione razionale e stabile per favorire la crescita e
lingresso dei giovani si dovrà tener conto della necessità di creare un processo
di osmosi e interscambio fra gli atenei favorendo e facilitando il passaggio da una
sede allaltra almeno, nelle fasi di dottorato, di ricercatore a tempo e/o nei primi
anni di ruolo, a questo scopo sarebbe opportuno stabilire per legge che le varie fasi
della maturazione scientifica (dottorato- ricercatore a tempo- prima fase della docenza)
non possono essere sviluppate nella stessa sede universitaria.
6. Un sistema ricerca nel paese molto complesso e disarticolato segnato dalla
mancanza di una vera politica della ricerca. Oltre alle ridotte risorse che annualmente
vengono assegnate ai programmi di ricerche è disarmante il ritardo con il quale arrivano
a destinazione, ritardo che spesso in alcuni settori scientifici invalida la novità della
proposta. Inoltre sulla scia della complessità per la formulazione dei progetti europei
di ricerca anche quelli nazionali sono laboriosi e pesanti e richiedono tanto tempo per la
preparazione. In particolare laccesso ai grandi finanziamenti della UE diviene, per
il sistema universitario italiano pesante e difficile per lalta competizione e per
le carenze strutturali, promozionali e di management e leccellenza rimane per molti
una parola magica. Nel nostro paese vi è ancora tanta difficoltà di attrazione di fondi
per ricerca dal mondo del privato. Sicuramente, come dimostrano i dati sulla produzione
scientifica delle Università, le stesse sono dotate di energie e intelligenze che
potrebbero essere meglio valorizzate. Senza una seria strategia a lungo termine a livello
strutturale e funzionale e senza porre rimedio alla dispersione dei 95 Atenei, e delle
loro sedi dislocate sul territorio, il sistema ricerca è destinato ad una sofferenza
comatosa e con esso saremo costretti ad assistere ad una decadenza culturale e formativa
nelle nostre università. La riqualificazione culturale in più occasioni invocata,
soprattutto dai giovani ricercatori, dai massa media, dal mondo produttivo e da qualche
politico, potrà avvenire solo destinando maggiori risorse alla ricerca, organizzandone
tutto il sistema.
In questo contesto si ritiene importante:
definire un piano strategico di politica della ricerca in un ottica di comune
integrazione di interessi e di obbiettivi con il territorio e con il sistema produttivo
del paese;
chiedere alle università la destinazione di una percentuale (programmata) del FFO
alla ricerca;
chiedere listituzione di un servizio funzionale di supporto a livello
nazionale e periferico, lungo tutto il percorso per la formulazione di progetti complessi
sia europei che nazionali;
lallungamento della durata dei PRIN da 2 a 3 anni con la possibilità di
revisione del progetto dopo il biennio;
favorire laggregazione di gruppi di ricerca trasversali tra i Dipartimenti
per sfruttare meglio le facilities strumentali presenti nei Centri di Ricerca, evitando
sprechi di attrezzature e ottimizzando e valorizzando lattività del personale sia
ricercatore che tecnico che opera nelle strutture universitarie;
favorire e incentivare lo scambio e la mobilità sia a livello europeo che
nazionale;
collegare fortemente i percorsi formativi di secondo livello alla ricerca;
stimolare un dibattito nazionale sulla ricerca almeno una volta ogni due anni, con
lobiettivo di creare un forum nazionale sulla ricerca.
7. In conclusione occorre perseguire ancora una politica volta a promuovere le
condizioni ideali in cui i docenti universitari potessero svolgere al meglio il loro
compito di promotori della cultura e formatori delle nuove generazioni. Esso intende
continuare su questa strada e per farlo si propone di:
a) attivare e mantenere collegamenti con il Governo, le forze politiche e sindacali, le
altre organizzazioni accademiche (CRUI, conferenze dei presidi etc.), in modo da poter
convogliare ad essi le idee e le proposte generate allinterno della associazione;
b) Promuovere tutte le iniziative politico-sindacali necessarie a garantire che il lavoro
dei docenti universitari abbia il giusto e decoroso compenso economico;
c) Attivare un canale di collegamento con il mondo del precariato universitario allo scopo
di concordare e promuovere iniziative indirizzate al superamento della condizione di
precariato a alla definizione di un percorso definito, basato sul merito, per
laccesso alla docenza. FI |
(continua MERAFINA) )volte
con concorsi a valutazione comparativa che sono per definizione nemici del merito? Non
cè una risposta che non sia intrisa di ipocrisia. E dove sono la carriera basata
sul merito e le opportunità di crescita professionale tanto sbandierate dal Ministro?
Cari politici, diteci in modo chiaro se dobbiamo cambiare mestiere, sarebbe molto più
onesto da parte vostra, invece di giustificare questi interventi parlando di .sane
frustate. o espressioni simili.
2. Sulla figura docente del ricercatore universitario. La figura del
Ricercatore Universitario, nata con la legge 382 del 1980, ha rivestito e riveste ancor
più oggi un ruolo importante nellUniversità come soggetto nella ricerca e
nellinnovazione, specialmente in quelle facoltà votate più di altre
allimpegno nella ricerca scientifica e tecnologica. Attualmente in Italia ci sono
circa 23 mila ricercatori universitari in un corpo docente di circa 58 mila unità. Essi
sono gli artefici della maggioranza della produzione scientifica degli atenei
(considerando il personale strutturato), tuttavia, considerare solo questo aspetto sarebbe
limitativo nei confronti delle funzioni attualmente assolte, specie in alcune facoltà.
LUniversità è profondamente cambiata in questi ultimi decenni, acquistando via via
maggiore consapevolezza dei problemi della società e cercando di aprirsi alle esigenze
del mondo del lavoro. Lo ha fatto, in primo luogo aumentando la qualità dellofferta
formativa, diversificandola e coinvolgendo sempre più i ricercatori nella didattica,
laddove ha riconosciuto loro capacità innovativa, professionalità e grande entusiasmo.
Proprio per questi motivi, definire oggi lattività del Ricercatore Universitario
riferendola alla sola attività di ricerca è inattuale e limitativo.Il ruolo del
Ricercatore Universitario, infatti, ha subito un.evoluzione che lo ha trasformato nel
tempo in una figura che, come i Professori Universitari, coniuga la sua attività di
ricerca con quella di docenza, sottolineandone il nesso da tutti giudicato inscindibile.
Nei fatti si è realizzata quellopera di chiarificazione delle funzioni del
ricercatore che nel tempo era rimasta sospesa dal punto di vista normativo, visto che nei
primi quattro anni della riforma introdotta con la legge 382 del 1980 si perse
loccasione di una definizione compiuta del ruolo. E infatti, nonostante i successivi
interventi legislativi che hanno riconosciuto ai ricercatori la funzione docente con la
legge 341 del 1990 e quelle successive, non è stato possibile arrivare a uno stato
giuridico che quindi continua ad essere atteso da quasi 30 anni.
- Attualmente i ricercatori, oltre a fare
la maggior parte della ricerca nelle università, coprono circa il 35% dei corsi
universitari e risultano fondamentali per la realizzazione della riforma dell'ordinamento
didattico. Ladeguamento dellofferta formativa alle esigenze del mondo del
lavoro, pur nei limiti di una riforma che ha rivelato grosse criticità soprattutto in
alcune facoltà, ha portato una moltiplicazione di corsi e competenze particolari che
hanno richiesto un impegno sempre più intenso a tutte le componenti della docenza (dagli
ordinari ai ricercatori), a volte a discapito dellimpegno nella ricerca,
evidenziando anche la necessità di un numero sempre crescente di docenti. Il
soddisfacimento di tale necessità ha avuto un ulteriore supporto nelluso sempre
più massiccio dei contratti esterni di docenza che, nati come utile strumento di
assicurazione di competenze professionali particolari, assenti nelle università, si sono
trasformati nellunica possibilità di copertura didattica per tutte quelle facoltà
con carenze di organico e con un numero ragguardevole di studenti iscritti. Tali pratiche,
ancorché necessarie, si sono rivelate particolarmente onerose per i già dissestati
bilanci degli atenei.
- In un quadro di obiettiva difficoltà a
rendere operante la riforma didattica con lapertura di numerosi e nuovi corsi di
laurea, ai ricercatori è stato richiesto di fare la loro parte: basta infatti andare
nelle università, per verificare come i ricercatori siano pienamente inseriti e attivi
nella ricerca e nella didattica. Se poi obiettivamente letà media dei ricercatori
risulta essere elevata in rapporto allesigenza di avere un ruolo di docente in
formazione, questo va piuttosto ricercato nelle difficoltà riscontrate nei meccanismi di
progressione di carriera e non nel convincimento che il ricercatore sia una persona
isolata e improduttiva e perciò incapace di progredire. Anzi a voler analizzare meglio la
distribuzione in età dei ricercatori, andiamo a riscontrare una doppia distribuzione:
una, centrata sui 58 anni, che si riferisce a coloro che sono entrati nel ruolo in
occasione del varo della legge 382 nel 1980, e una, centrata sui 45 anni, che si riferisce
ai più giovani, reclutati tramite i concorsi che sono stati banditi fino ad oggi.
- Sarebbe quindi doveroso tenere conto di ciò
prima di esprimere giudizi affrettati sulla figura dei ricercatori, pensando
superficialmente di essere di fronte ad attempati ultracinquantenni delusi da una carriera
avara di soddisfazioni. Non è così, ci sono, tra i ricercatori, giovani brillanti,
pienamente inseriti nella ricerca internazionale e che contribuiscono non poco, con la
loro competenza, a un.offerta didattica altrimenti impossibile da proporre, specialmente
nelle lauree specialistiche, ma non solo.
- Di fronte a una situazione di questo tipo, insistere su una suddivisione
tra professori e ricercatori universitari appare cosa superata dallevidenza. Anzi,
lunicità del ruolo docente, che si evidenzia nei fatti attraverso lattività
delle tre figure universitarie (ordinari, associati e ricercatori), dovrebbe giustificare
in modo naturale il riconoscimento del ruolo di professore agli attuali ricercatori,
risolvendo così in maniera definitiva le difficoltà a mantenere il livello attuale di
offerta formativa, soprattutto nelle facoltà con carenze di organico e anche a fronte del
ragguardevole turn-over che si prevede a breve termine.
Di fonte allo stato attuale della organizzazione della docenza, con le università che di
fatto hanno riconosciuto e riconoscono tuttora lapporto irrinunciabile dei
ricercatori, sarebbe auspicabile per non dire urgente una riforma dello stato giuridico
che non ignori tale contributo e trovi modi e tempi per riconoscere i meriti, il lavoro
svolto e la qualità scientifica dei ricercatori universitari. Tuttavia,
nellintervento del Ministro Gelmini in Commissione Cultura non cè alcun
accenno a tale esigenza, in palese contraddizione con la scelta di valorizzare il merito,
richiesta da più parti e più volte richiamata dal Ministro stesso.
- La giustificazione del concetto di unicità
della figura docente è basata sul fatto che la docenza è attualmente ripartita,
almeno nella maggior parte delle facoltà, in modo paritario tra tutti i docenti, siano
essi professori o ricercatori. È stata una scelta, in questi anni, dei corsi di laurea e
delle facoltà che hanno riconosciuto la competenza dei ricercatori e hanno, nei fatti,
eliminato differenze esistenti ormai solo a livello legislativo e retributivo, visto che
spesso solo i ricercatori non sono remunerati per lattività didattica svolta.
Daltra parte, ancora molte cose vanno ridefinite riguardo alla differenziazione di
responsabilità nell'organizzazione della didattica (Presidenti dei Consigli di Corso di
Studi, direzione in commissioni dedite all'organizzazione dei corsi), di responsabilità
organizzative nella ricerca (coordinamento di progetti di ricerca a livello nazionale e/o
internazionale), nella gestione delle università (Rettori, Presidi, Direttori di
Dipartimento, Presidenti di Commissioni di funzionamento varie), legate più
allappartenenza a un ruolo (di solito quello di professore ordinario) che
alleffettivo riconoscimento delle capacità del singolo a dirigere l.organo in
questione. E visto che la maggior parte di queste cariche sono elettive, sarebbe ora di
superare questi vincoli di ruolo per basare le scelte sui meriti effettivi.
- Ma allora, perché è così difficile
riformare lUniversità italiana ed è quasi impossibile uscire da un.idea di
.gerarchizzazione. della didattica? Se consideriamo lesposizione mediatica di alcuni
professori che discutono di sistema universitario, oppure analizziamo la tipologia dei
docenti universitari che sono presenti in Parlamento, ci si accorge della grande
preponderanza di professori provenienti da facoltà economico-giuridiche rispetto a quelli
provenienti da facoltà scientifiche, a dispetto delleffettivo peso delle varie
componenti scientifico-disciplinari nel panorama generale universitario. Questa
preponderanza ha inciso non poco sul giudizio che lopinione pubblica ha
dellUniversità e dei docenti universitari in generale, sul tipo di proposte che
vengono indicate in sede legislativa e sulle difficoltà a realizzare una riforma
condivisa. Infatti si è sempre privilegiata unidea di Università molto vicina a
quella riscontrabile nelle facoltà di Giurisprudenza, di Economia o di Scienze Politiche
che rappresentano uneccezione piuttosto che la regola negli atenei italiani,
soprattutto per quanto attiene ai rapporti tra le fasce di docenza e sui soggetti che
vengono considerati docenti.
- Chi conosce il mondo universitario o vi
lavora al suo interno, sa benissimo quanto sia diverso, per un ricercatore, lavorare nelle
facoltà di Giurisprudenza rispetto a facoltà come Lettere, Architettura, Medicina,
Ingegneria, Scienze. Esiste un modo di intendere la docenza diametralmente opposto in
questi due mondi che convivono allinterno delle università, in cui da una parte
vige lidea di una struttura a piramide, dove i professori ordinari si pongono al
vertice e controllano pressoché ogni aspetto della vita della facoltà, dalla didattica
alla distribuzione dei fondi per la ricerca, e spesso anche gli orientamenti della ricerca
stessa, dove si ha unidea di facoltà organizzata in massima parte sui privilegi e
sulla subordinazione; mentre dall.altra trova compimento unorganizzazione della
didattica e della ricerca più collegiale, basata sul reciproco rispetto tra le varie
componenti, in un sistema di rapporti più improntato alla collaborazione tra gruppi di
lavoro. Nel primo caso i ricercatori non sono considerati dei docenti, nel secondo caso lo
sono a tutti gli effetti, anche perché non di rado costituiscono la componente più
aggiornata e qualificata dello stesso corpo docente.
- Noi dobbiamo cercare di far prevalere questa
seconda idea in tutta lUniversità, per liberarla dal peso di vecchie concezioni
gerarchiche che ne impediscono uno sviluppo che consenta la piena partecipazione alla vita
universitaria di tutte le sue componenti. Per questo il Coordinamento Nazionale dei
Ricercatori Universitari ha sempre avanzato la richiesta di pervenire all.unicità della
carriera del docente universitario, legandola alla questione dei concorsi. Se infatti si
vuol parlare di unicità della carriera in modo serio e non velleitario, bisogna
distinguere tra reclutamento e avanzamenti di carriera. Questa confusione ha sempre
caratterizzato la carriera universitaria, dove la presenza dei concorsi, ben tre in tutto
il percorso attuale, scandisce, in modo che non ha eguali in altre carriere, la vita del
docente universitario, presenza che costituisce momento di controllo continuo, dall'alto,
sui vari settori scientifico-disciplinari, finalizzato alla preservazione di certi
equilibri di forze tra i vari gruppi accademici.
- Bisogna perciò arrivare a prevedere un solo
concorso per lingresso nel ruolo docente, a differenza degli |
| (continua MERAFINA)
avanzamenti di carriera che vanno trattati in modo differente, considerando diversi
livelli di docenza i cui passaggi da uno all.altro siano caratterizzati da una valutazione
continua dei risultati scientifici e didattici che consenta ai più meritevoli di
progredire nella carriera e ne | | |